DEFINIZIONE La fusione è l`aggregazione di due o
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DEFINIZIONE La fusione è l`aggregazione di due o
DEFINIZIONE La fusione è l’aggregazione di due o più imprese organizzate in forma societaria, in cui una delle imprese rimane in essere e le altre vengono estinte. La fusione può essere propria o perfetta, quando viene costituita ex novo una società, nella quale due o più società si fondono. È impropria o diretta (forward merger), allorquando la società incorporante è preesistente (ipotesi più frequente, anche perché consente – come accerteremo - procedure semplificate). Anomala viene definita la fusione, in cui quella che incorpora ha il controllo totalitario dell’incorporanda. La fusione è omogenea quando è realizzata fra società della medesima categoria (due o più società di capitali, oppure due o più società di persone). È eterogenea quando viene attuata fra una società di capitali ed una di persone (progressiva se l’incorporante è una società di capitali e l’incorporanda quella di persone, regressiva nell’ipotesi opposta). Inoltre, si ha la fusione inversa (reverse merger), quando è la controllata ad incorporare la controllante. L’espressione “fusione rovesciata” viene usata nell’ipotesi in cui l’incorporante (ossia la controllata) è posseduta in misura totalitaria dall’altra. La nostra trattazione verte in gran parte sulle società per azioni cosiddette chiuse, essendo tale forma legale quella più diffusa e vicina agli interessi degli operatori del diritto, nonché sulle ipotesi di fusioni fra entità commerciali con fine di lucro. La fusione è un atto modificativo dello statuto: con essa si realizza un trasferimento di diritti e di obblighi (compresi impegni da patto parasociale), quindi di situazioni giuridiche attive e passive, dalle società destinate ad essere incorporate a quella risultante dalla fusione (newco) o a quella preesistente. La società risultante dalla fusione( o newco) è una nuova società, creata in occasione della fusione e priva inizialmente di capitale, fornito all'atto di fusione dalle società incorporande con la traslazione dei loro patrimoni. Tale annotazione è utile per intendere in seguito il motivo del non differimento degli effetti giuridici per questa tipologia di fusione al momento del perfezionamento dell'atto di fusione. PROCEDIMENTO ORDINARIO Il progetto di fusione La fusione è un atto importante nella vita di un’impresa e, come tale, richiede per legge un procedimento con successione di atti e scansione temporale. Ciò ai fini della tutela dei soci e dei creditori delle società coinvolte nel processo di fusione. L’intero procedimento è di competenza, non delegabile, degli amministratori. SI INIZIA dal progetto di fusione, parte preponderante della procedura, atto unico per tutte le società, nel quale viene rappresentato organicamente il futuro assetto della società incorporante o di quella risultante dalla fusione . Il progetto di fusione per legge deve avere un contenuto minimo, racchiuso in 8 punti: Gli elementi identificativi delle società partecipanti al processo di fusione. 1.Il tipo,la denominazione sociale, la sede delle società partecipanti. 2.L’atto costitutivo della newco o lo statuto dell’incorporante. Nel progetto di fusione vengono citate le clausole, che possono risultare nuove rispetto a quelle contenute negli statuti delle società o che possono risultare modificative rispetto alle stesse. Da parte degli amministratori delle società viene dedicata cura nella stesura di dette clausole, data la loro suscettibilità di essere motivo di innalzamento di quorum deliberativi, nonché di situazioni legali di recesso. 3.Il rapporto di concambio ed il conguaglio in denaro. Nella fusione propria i patrimoni delle società si uniscono e fra gli stessi patrimoni vengono determinati rapporti di concambio in base a valori economici. Ossia, non vige il rapporto fra patrimoni contabili delle società, bensì quello fra i rispettivi valori di mercato. Ciò avviene, come vedremo, in base ad un processo di valutazione, elaborato in maniera discrezionale dagli amministratori e sottoposto a controllo da esperti, ai fini della congruità dei valori. Qualora il rapporto (matematico) risulti decimale (ciò accade per le azioni e non per le quote della società a responsabilità limitata, queste ultimi esprimibili in parti percentuali del capitale), si creano dei resti, con l’esigenza di regolarli mediante un conguaglio in denaro, che può essere a carico della società (incorporante o newco) ed a favore del socio, o viceversa. Il conguaglio in denaro non può superare il 10% del valore nominale delle quote assegnate. Vedremo poi che per le società a responsabilità limitata tale limite è oggetto di deroga, ma in detta fattispecie è d'uopo interrogarsi sulla diversa natura del conguaglio. Nella fusione impropria i patrimoni delle incorporande si aggiungono a quello dell’incorporante, ed anche in tale fattispecie occorre determinare il rapporto di concambio(in termini di valori economici), questa volta fra il patrimonio della singola società e il patrimonio della società incorporante. Anche in tale situazione, vale il criterio del conguaglio in denaro con il limite già noto, nel caso in cui il rapporto numerico risulti decimale. 4.Assegnazione di azioni o quote. Nell’ipotesi della fusione propria, dove nella società neo-costituita devono fondersi tutte le altre, detta società deve assegnare le azioni ai soci delle altre società, rispettando il rapporto di concambio già determinato fra le società destinate a fondersi. Se la fusione viene attuata, invece, mediante incorporazione da parte di una società preesistente, è tale società che ha l’incarico di assegnare le azioni o le quote ai soci delle società incorporande. La materia, alquanto complessa, delle assegnazioni sarà trattata compiutamente in seguito. In questa sede, accenniamo al divieto assoluto, ai sensi dell’articolo 2504 ter c.c.( divieto di assegnazione di azioni o quote), in coerenza con l’articolo 2360 c.c.(divieto di sottoscrizione reciproca di azioni), ovvero: nel caso della fusione propria, alla proibizione di concambiare le nuove azioni della newco con le azioni proprie detenute dalle società incorporande e, nell’ipotesi della fusione impropria, all'analoga proibizione di concambio fra le azioni proprie della incorporante (società preesistente) e le partecipazioni detenute nella prima da parte delle incorporande. Tali divieti sono sanciti al fine di evitare ”l’artificioso gonfiarsi” di mezzi propri Il legislatore attribuisce importanza a tale disposizione normativa, tanto che nelle rispettive delibere di fusione e nell'atto di fusione vige l'obbligo o la conferma del rispetto del citato divieto. 5.La data dalla quale tali azioni partecipano agli utili. 6.La data a decorrere dalla quale le operazioni delle società partecipanti alla fusione sono imputate al bilancio della società incorporante. 7.Il trattamento eventualmente riservato a particolari categorie di soci e ai possessori di titoli diversi dalle azioni. Il riferimento va, nel caso di società per azioni, a particolari categorie di azioni (privilegiate, senza diritto di voto, con diritto di voto limitato, correlate, riscattabili,ecc.), che possono essere soppresse o convertite in altre categorie di azioni, con previsione di eventuali misure compensative. Nel caso di società a responsabilità limitata, ci si riferisce a titolari di quote con diritti speciali in tema di dividendi e di nomine amministrative. Infine, i titoli diversi dalle azioni sono le obbligazioni e gli strumenti finanziari partecipativi. Anche per queste due specie di titoli, il progetto di fusione può prevedere un trattamento diverso da quello riservato nel passato. Va da sè che eventuali modifiche nel trattamento (ciò vale per le spa) di tali specie di titoli vanno previamente approvate dalle competenti assemblee speciali. 8.I vantaggi particolari eventualmente proposti a favore degli amministratori delle società partecipanti alla fusione. Si tratta di riconoscimenti economici da riservare ad amministratori di società incorporande o candidate alla fusione, i quali, in forza della fusione, cessano dalle proprie cariche. La prassi riserva a tale categoria di soggetti questi eventuali vantaggi, senza estenderli agli amministratori della incorporante o ai sindaci o revisori contabili delle società destinate all’estinzione. Estensione del contenuto del progetto di fusione Nel progetto di fusione, che deve riportare gli 8 punti dianzi esposti anche in termini negativi, di regola viene allargato il quadro informativo, esteso a situazioni che possono aver luogo nel corso del procedimento, necessariamente prima della stipula dell’atto di fusione, che appone il sigillo (quasi tombale) all’intero iter della fusione. Ci riferiamo alla possibilità di semplificazione (ne parleremo diffusamente più in là) della procedura legata al conseguimento nel corso della procedura stessa della partecipazione totalitaria o almeno al 90% nella o nelle società da incorporare. Il contenuto del progetto può estendersi anche a previsioni di eventi straordinari, che possono modificare condizioni già sancite nel progetto e che, quindi, possono richiedere delle correzioni (gestibili dal board amministrativo) nel medesimo progetto già contemplate. Ciò con la finalità di mantenere in essere il progetto, immutabile in sede di delibera di fusione, salve formali modifiche non lesive degli interessi di terzi o dei soci (sono ritenute possibili variazioni sostanziali limitate ai diritti dei soci, secondo un'interpretazione notarile). Si può immaginare un rapporto di concambio, già determinato, ma mutato nel corso del procedimento a causa di un deterioramento patrimoniale (la liquidazione a carico della società di un socio, che ha esercitato un diritto legale di recesso). In tali occasioni, si parla di concambio aperto. Iscrizione del progetto di fusione presso l’ufficio del registro delle imprese Definito in maniera collaborativa da parte degli amministratori delle società partecipanti alla fusione, il progetto va depositato per l’iscrizione presso il Registro delle imprese. La data di iscrizione presso tale Registro funge da crinale fra creditori, in possesso del diritto di proporre opposizione (come vedremo) alla delibera di fusione e creditori, cui tale diritto non viene riconosciuto. La stessa data di iscrizione è rilevante, quale data di partenza del periodo di almeno 30 giorni prima della delibera di fusione. La relazione di accompagnamento degli amministratori Il progetto di fusione deve essere accompagnato dalla relazione degli amministratori, che può essere unica per tutte le società che partecipano al processo di fusione o singola, per ciascuna società. In detto documento, insopprimibile tranne che nelle fusioni anomala e rovesciata (dove il controllo è totalitario), gli amministratori illustrano l’operazione e la giustificano sotto il profilo dei vantaggi (economie di scala, accrescimento della quota di mercato, acquisizione di nuovi canali distributivi,ecc.). Per inciso, la relazione degli amministratori diventa materiale utile per l’amministrazione finanziaria nella ricerca di eventuali intenti elusivi. Nella stessa relazione vengono determinati i rapporti di cambio fra le varie società con indicazione dei criteri di valutazione. La determinazione di tali concambi da parte degli amministratori è discrezionale, nel senso di non essere soggetta a censure, nemmeno ad un parere (lo vedremo a breve) negativo in tema di congruenza di valori da parte degli esperti. La relazione degli esperti Altro documento, parte integrante del procedimento ordinario di fusione è la relazione degli esperti, i quali sono nominati direttamente dalle società, se si tratta di fusione fra società non azionarie e nell’ipotesi di società azionarie, ma incorporande o fondende in una società a responsabilità limitata. La nomina, invece, è di competenza del Tribunale, ove si tratti di società azionarie (anche quando assolvono al ruolo di incorporanti o fondenti di società a responsabilità limitata) ed anche ove si tratti di nominare uno o più esperti comuni (pur nell’ipotesi di fusione fra società a responsabilità limitata). Gli esperti sono scelti fra i revisori e fra le società di revisione (queste ultime uniche competenti per società quotate). La società di revisione, se comune a tutte le società partecipanti alla fusione nella fase della congruità del concambio, può assolvere al compito di affrancare il processo di fusione dal periodo di 60 gg., utile per l’opposizione dei creditori (ne parleremo più avanti). La relazione degli esperti verte sull’adeguatezza dei criteri di valutazione adottati dagli amministratori nel rapporto di concambio, nonché sulla congruità dei valori. Come già detto, il loro è un parere, che non è vincolante ai fini della prosecuzione del procedimento di fusione. Nella loro relazione, essi devono anche rappresentare le difficoltà nel processo di valutazione, ed indicare i criteri valutativi di verifica di quelli utilizzati dagli amministratori. Il loro ruolo è esteso a quello di effettuare la perizia ai sensi dell’articolo 2343 c.c., in caso di incorporazione di società di persone. Gli stessi esperti assolvono anche all’incarico di esprimere la ragionevolezza del piano economico-finanziario ai sensi dell’art. 2501 bis c.c. nella cosiddetta " fusione a debito" (leveraged buy out). La situazione patrimoniale di fusione È un documento rilevante, in quanto riproduce lo stato patrimoniale aggiornato di ogni società. La data di riferimento della situazione patrimoniale non deve distanziarsi di oltre 120 giorni prima di quella del deposito del progetto di fusione presso la sede sociale. Il termine “situazione patrimoniale” va inteso quale set di documenti, rappresentato dallo stato patrimoniale, dal conto economico e (si consiglia) dalla nota integrativa e dalla relazione sulla gestione. I criteri, utilizzati nella situazione, sono quelli prescritti dalle norme codicistiche. In luogo della situazione patrimoniale è possibile utilizzare l’ultimo bilancio di esercizio, purché non retrodatato di oltre 6 mesi dalla data di deposito del progetto di fusione presso la sede sociale. Il bilancio straordinario di fusione A parte la situazione patrimoniale di fusione, richiesta dal legislatore, viene per ogni società redatto un bilancio straordinario di fusione, questa volta con indicazione dei valori correnti (ininfluenti a fini fiscali) delle varie poste attive di bilancio, nonché di determinati assets intangibili (marchi, brevetti, rete di vendita, quota di mercato, ecc.). Il bilancio di fusione costituisce la base per le trattative fra le società al fine di dare un contributo alla determinazione del concambio, e non ha nessuna ufficialità. Deposito del progetto di fusione, della relazione degli amministratori, di quella degli esperti, della situazione patrimoniale di fusione e dei bilanci con relativi allegati degli ultimi tre esercizi presso la sede sociale La fase cosiddetta endosocietaria si esaurisce con il deposito presso la sede sociale del progetto di fusione insieme alle relazioni degli amministratori e degli esperti, ed alla situazione patrimoniale. Oltre a tali documenti vengono depositati i bilanci, completi di nota integrativa e di relazione degli amministratori e dell’organo di controllo, riferiti agli ultimi tre esercizi. Il deposito dei documenti ha lo scopo di mettere i soci delle società partecipanti alla fusione nella condizione di acquisire adeguate informazioni sull’operazione per una responsabile decisione sull’operazione in esame. I documenti devono restare depositati presso la sede sociale per un periodo di almeno 30 giorni prima della delibera di fusione, e finché dura la fusione. Gli stessi possono essere depositati in date diverse, ma il periodo indicato decorre dalla data dell’ultimo documento depositato. Termine massimo per la delibera di fusione Assolti gli impegni sopra menzionati (redazione del progetto di fusione, le due relazioni, la compilazione della situazione patrimoniale, il deposito presso la sede sociale), si attende la delibera sulla fusione da parte delle società che prendono parte al processo di fusione. Nel codice non esiste un termine massimo di validità dei documenti approntati per la delibera di fusione o, se vogliamo, non esiste un termine entro cui abbia luogo la predetta delibera. Secondo una pronuncia notarile, tale termine è quantificato in sei mesi (dall’iscrizione del progetto di fusione), in analogia al termine prescritto per l’approvazione del bilancio (considerato l’impegno dell’assemblea a deliberare su una situazione patrimoniale di fusione all’uopo approntata). Delibera dell'organo amministrativo Con propria delibera l'organo amministrativo sottopone all'approvazione dell'assemblea l'intera procedura della fusione. La delibera può essere impugnata entro 90 giorni dal collegio sindacale, dagli amministratori assenti e dissenzienti per difetto di conformità alla legge ed allo statuto. Può essere impugnata dai soci, se lesiva dei loro diritti. Delibera di fusione Trascorsi 30 giorni dall’iscrizione del progetto di fusione e passati, nel contempo, altrettanti giorni dal deposito dei noti documenti presso la sede sociale, le assemblee delle varie società sono convocate per deliberare in sede straordinaria in merito al progetto di fusione, che va approvato o respinto nella sua interezza, salve modifiche formali, che non intaccano diritti di terzi e dei soci ( a parte quanto precisato da una massima notarile) È infatti il progetto di fusione ad essere oggetto di delibera in via analitica in ogni suo punto. In particolare: deve essere resa attestazione circa il regolare deposito(anche ai fini del rispetto dei termini) dei documenti prescritti dalla legge; deve essere garantita la non violazione dell’articolo 2504ter c.c.(divieto di assegnazione di azioni o quote); deve essere dichiarata la conformità del progetto di fusione approvato in assemblea a quello iscritto nel Registro delle imprese; devono essere indicati i nuovi amministratori ed i nuovi sindaci, in caso di fusione propria (che dà luogo ad una società di nuova costituzione). Infine, nell’atto deliberativo deve essere contenuta apposita delega agli amministratori a stipulare l’atto di fusione. In genere nella fase della votazione della società incorporanda non versa in uno stato di conflitto di interessi la società incorporante, la quale ha una partecipazione nella prima società. La delibera di fusione va depositata presso l’ufficio del registro delle imprese unitamente ai documenti già citati (progetto – relazioni – situazione), ed ai bilanci degli ultimi tre esercizi (questi ultimi non necessariamente da ridepositare, se risultano già depositati). Naturalmente, l’iscrizione, come quella precedente del progetto di fusione, ha luogo presso il Registro delle imprese della sede legale di ciascuna società. L’eventuale revoca della delibera di fusione deve intervenire prima dell’atto di fusione. Opposizione da parte dei creditori La delibera di fusione, riferita naturalmente ad ogni società, è priva di effetti immediati, in quanto occorre che trascorrano 60 giorni dalla data dell’ultima delle iscrizioni (riferite alle varie delibere). Durante tale lasso di tempo, i creditori (pure gli obbligazionisti - in caso di non approvazione della fusione da parte della loro assemblea - e pure i titolari di strumenti finanziari), ossia tutti i titolari di una ragione di credito (secondo un’ampia accezione) maturata prima della data di iscrizione del progetto di fusione (come già riferito), possono produrre opposizione contro la fusione, con l’onere della prova del danno a loro carico. Il periodo di 60 giorni, secondo talune interpretazioni, dovrebbe scontare quello della sospensione feriale dei termini,tuttavia l’atto di fusione è ricevibile in sede notarile, passati i 60 giorni dal termine su indicato. Atto di fusione Trascorso il termine dei 60 giorni, senza opposizione da parte dei creditori, gli amministratori appartenenti alle varie società, muniti dell’apposito mandato contenuto nella delibera di fusione, sottoscrivono l’atto di fusione, da rendere in forma pubblica (ora anche per le società di persone) ed unico per le società interessate alla fusione. Anche in relazione all’epoca in cui l’atto di fusione va sottoscritto, il codice non indica il termine massimo, entro cui detto atto va stipulato. Si discute sulla natura dell’atto, che può essere contrattuale, esecutiva della delibera, o ricognitiva. L’atto deve contenere: la conferma delle delibere di fusione assunte da ciascuna società l’attestazione del compimento delle fasi procedurali, l’una propedeutica all’altra la rassicurazione del rispetto dei termini, anche ai fini dell’opposizione da parte dei creditori la conferma del rispetto del divieto di cui al già citato art. 2504 ter c.c. le informazioni relative al contenuto del progetto di fusione l’indicazione delle società destinate ad essere incorporate o fuse e, quindi, ad essere estinte l’indicazione del patrimonio netto delle società incorporate o fuse l’elenco delle attività e passività patrimoniali. L’atto di fusione va depositato per l’iscrizione presso il Registro delle imprese (il deposito dell’atto della società risultante dalla fusione o incorporante non può precedere quelli relativi alle altre società) ed acquista efficacia costitutiva alla data dell’ultima delle iscrizioni. A tale data ha luogo il passaggio degli obblighi e dei diritti delle società incorporate (ormai formalmente estinte) a quella che risulta dalla fusione (società nuova o preesistente). Come verrà meglio riferito in seguito e come è stato accennato in precedenza, gli effetti giuridici si possono posticipare, anche da date diverse per ciascuna società, ma ciò è possibile solo per la fusione impropria (società preesistente incorporante) e non per quella propria (società nuova risultante dalla fusione). Il complesso iter procedurale della fusione si è alfine concluso. SCANSIONE TEMPORALE Vale la pena di riepilogare le varie fasi della scansione temporale prevista dal codice: progetto di fusione: data di iscrizione funge da separazione fra creditori opponenti e quelli non opponenti progetto di fusione: data di iscrizione, quale quella di partenza del periodo di almeno 30 giorni prima della delibera di fusione situazione patrimoniale di fusione: data non anteriore di oltre 120 giorni a quella del deposito del progetto di fusione presso la sede sociale deposito dei documenti presso la sede sociale: per un periodo di almeno 30 giorni e finché dura la fusione prima della delibera di fusione opposizione dei creditori: 60 giorni dall’ultima delle iscrizioni relative alle delibere di fusione atto di fusione: trascorso il periodo dei 60 gg. utili per l’opposizione e senza che tale opposizione sia stata prodotta non vi è un termine massimo (determinato in via interpretativa in 6 mesi dal deposito presso la sede sociale) entro cui deve aver luogo la delibera di fusione non vi è un termine massimo entro cui deve aver luogo l’atto di fusione. ANNULLAMENTO DEI TERMINI DELLA PROCEDURA Nella prima parte è stato riferito in merito a determinati termini, previsti dal codice. È certo che, rispettando i termini legali, l’iter della procedura può essere più o meno lungo, mentre spesso viene avvertita la necessità pratica di realizzare il processo di fusione in tempi più brevi. Riguardo il deposito dei noti documenti presso la sede sociale, è disposto un periodo di almeno 30 giorni prima della delibera di fusione. Tale periodo di 30 giorni può essere annullato (il deposito si ritiene vada sempre effettuato), ove sussista consenso unanime da parte dei soci delle società partecipanti alla fusione. La stessa delibera di fusione, come è noto, non può essere presa se non sono passati almeno 30 giorni dall’iscrizione del progetto di fusione presso il Registro delle Imprese. Analogamente, ove sussista il consenso unanime dei soci delle società coinvolte nel processo di fusione, tale periodo può essere azzerato - e la delibera di fusione può essere assunta - appena si viene in possesso del progetto di fusione con la data di iscrizione. È possibile anche, senza attendere la restituzione di tale documento - risultante debitamente iscritto - dall’ufficio del registro delle imprese, assumere la delibera, previo sempre unanime accordo, perfino lo stesso giorno in cui il progetto viene depositato per l’iscrizione. In tale fattispecie, il progetto di fusione viene allegato alla delibera di fusione. Se si prevede l’utilizzo di esperti per la relazione sulla congruità del concambio ed anche per altre incombenze, è possibile provvedere con largo anticipo alla loro nomina, già prima che si avvii ufficialmente il processo di fusione, contribuendo così a comprimere i tempi della procedura. È stato riferito precedentemente che per l’efficacia della delibera di fusione è necessario che trascorra un periodo di 60 giorni dall’ultima delle iscrizioni riferite alle delibere delle società partecipanti alla fusione. In tale intervallo, i creditori (quelli abilitati a ciò) possono proporre opposizione al progetto di fusione. Tale periodo di 60 giorni può essere affrancato - e pertanto si può porre mano subito all’atto di fusione - ove: risulti il consenso alla fusione da parte dei creditori venga saldato il debito nei confronti dei creditori dissenzienti vengano depositate presso un istituto di credito e per la durata del periodo di opposizione somme a garanzia degli importi relativi ai crediti intervenga l’asseverazione di una società di revisione (unica per tutte le società), la stessa incaricata della relazione degli esperti, sulla capacità patrimoniale e finanziaria delle società partecipanti alla fusione in grado di assolvere l’intera debitoria. RINUNCIA ALLA RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI Abbiamo già riferito che la relazione degli amministratori non può essere soppressa, tranne che nei casi di incorporazione (anche inversa), ove una delle società ha il controllo totalitario dell’altra. Pertanto, anche con un eventuale consenso unanime dei soci, non vi può essere rinuncia a detta relazione. RINUNCIA ALLA RELAZIONE DEGLI ESPERTI Come avremo occasione di riferire, è possibile la rinuncia o addirittura la non previsione di detta relazione nelle procedure semplificate (con possesso totalitario o ad almeno al 90%). La rinuncia è, ad ogni modo, possibile in una procedura ordinaria ed a tal proposito occorre operare una distinzione fra fusioni in cui intervengono società non azionarie e quelle dove sono presenti società azionarie. Nella prima fattispecie, previo consenso unanime dei soci, si può rinunciare alla relazione degli esperti sul concambio. Tale fattispecie è disciplinata da un articolo del codice civile (si tratta del 2505 quater c.c.). Nell’altra situazione, non esiste una norma espressa nell’ambito di quelle che disciplinano il processo di fusione. Tuttavia, una massima notarile sull’estensione analogica dell’articolo 2506ter c.c. in tema di scissione ritiene possibile la rinuncia alla relazione degli esperti anche per le società azionarie, purché vi sia il consenso unanime dei soci e dei titolari di strumenti finanziari in possesso di diritto di voto. RINUNCIA ALLA RELAZIONE DEGLI ESPERTI IN TALUNE FORME DI FUSIONE Vi sono situazioni nelle quali le fusioni da attuare non presentano rilevanza ai fini economici nel rapporto di concambio e, pertanto, in base ad una massima notarile, è possibile sopprimere la relazione degli esperti. Citiamo alcune di tali situazioni: fusione fra società con gli stessi soci e le stesse quote di partecipazione fusione fra due o più società controllate in misura totalitaria da un unico soggetto fusione fra due o più società, una controllata da un soggetto e l'altra o le altre controllate da una società, a sua volta posseduta integralmente dal predetto soggetto fusione fra due o più società, una delle quali posseduta da una terza e l'altra posseduta dalla terza e in parte dall'altra società partecipante alla fusione. In dette fattispecie non si ravvisa una rilevanza nella determinazione di un rapporto sotto il profilo economico fra le quote di partecipazione e, quindi, l'intervento degli esperti può essere omesso (anche senza consenso unanime dei soci delle società interessate). QUOTA DELIBERATIVA PER L’APPROVAZIONE DEL PROGETTO DI FUSIONE Ogni società partecipante alla fusione dovrà deliberare sul progetto di fusione in base alle quote previste dalla legge e dal proprio statuto, in sede di prima e di seconda convocazione. Ciascuna società, tuttavia, dovrà confrontare il proprio statuto con quello della società nuova o di quella preesistente incorporante, riportato, anche in allegato, nel progetto di fusione. Ove lo statuto della società risultante dalla fusione o di quella incorporante riporti clausole non inserite negli statuti delle altre società e ove tali clausole richiedano, per la loro approvazione, quote di maggioranza più elevate di quelle statutarie, la delibera di fusione deve essere approvata dalle altre società (ossia da quelle interessate) con dette maggioranze più elevate. MODIFICHE AL PROGETTO DI FUSIONE APPORTABILI CON DECISIONE UNANIME DEI SOCI In base ad una massima del collegio notarile del Triveneto, è possibile, in sede di delibera assembleare, apportare modifiche al progetto di fusione anche incidendo sui diritti dei soli soci e non anche dei terzi, purché vi sia il consenso unanime dei soci e la discussione su dette modifiche risulti nell'ordine del giorno contenuto nell'avviso di convocazione (salvo che l'assemblea sia costituita in forma totalitaria). All'unanimità, pertanto, i soci possono apportare variazioni al progetto, riferite: alle clausole statutarie della società incorporante o della newco, al rapporto di cambio ed all'incremento di capitale sociale della incorporante o della newco, alle modalità di assegnazione delle azioni o quote ed altre materie contenute nel progetto di fusione. IMPUGNABILITÀ DELLA DELIBERA La delibera di fusione può essere impugnata come qualsiasi altra delibera, ovvero dagli amministratori, dai sindaci, dai soci astenuti, dissenzienti ed assenti. L’impugnazione va proposta entro 3 mesi dalla data di iscrizione della delibera di fusione. I soci possono avviare un’azione di impugnativa nel caso in cui essi rappresentino, anche congiuntamente, una quota pari almeno al 5% del capitale (detta quota può risultare statutariamente inferiore o essere azzerata). I soci che non si trovano in detta posizione possono intraprendere un’azione di risarcimento. In caso vi siano gli estremi per invocare l'azione di nullità, questa va prodotta da chiunque vi abbia interesse entro 3 anni a partire dall'iscrizione della delibera. RECESSO Per una società per azioni la delibera di fusione non è causa legale di recesso, mentre lo è per una società a responsabilità limitata. A parte tali indicazioni di massima, sia nel caso della società per azioni che nel caso di quella a responsabilità limitata si possono produrre cause legali di recesso in relazione a clausole inserite nello statuto della società incorporante o nell'atto costitutivo o nello statuto di quella risultante dalla fusione. Così, se l’oggetto sociale dell’incorporante è diverso da quello di una delle società partecipanti, il socio di minoranza di tale società può esercitare il diritto di recesso. Medesimo risultato può essere originato dal trasferimento della sede legale all’estero, dall’eliminazione di una delle cause di recesso, dalla modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso, dalle modificazioni dei diritti di voto e di partecipazione: insomma in tutte le fattispecie legali che legittimano il diritto di recesso e che sono contenute nell’articolo 2437 c.c. per le spa e nell’articolo 2473 c.c. per le srl, nonché in altre situazioni contemplate dal codice, oltre che in varie previsioni (per le spa chiuse e per le srl) relative a cause facoltative di recesso. LA TUTELA DEGLI OBBLIGAZIONISTI Sia nell’ipotesi di obbligazioni che in quella di obbligazioni convertibili, qualora nel progetto di fusione siano previste modifiche al trattamento riservato a detti titoli, tali modifiche sono subordinate all’approvazione delle rispettive assemblee speciali con un quorum rafforzato anche in seconda convocazione: ovvero il voto di tanti obbligazionisti rappresentanti almeno il 50% delle obbligazioni emesse e non ancora estinte. Se il progetto di fusione non riporta modifiche, non è necessaria la convocazione dell’assemblea speciale. Tuttavia, ove tale assemblea venisse tenuta in segno di approvazione del processo di fusione (senza modifiche al trattamento dei titoli), in tal caso con le maggioranze previste, che sono quelle ordinarie (non rafforzate), la decisione favorevole alla fusione vincolerebbe il singolo obbligazionista, nel senso di impedirgli un’azione individuale di opposizione alla delibera di fusione ex art. 2503 c.c.. Nell’ipotesi in cui tale decisione assembleare con le finalità dianzi accennate dovesse mancare, il singolo obbligazionista potrebbe avviare la citata azione di opposizione. Quanto ai titolari di obbligazioni convertibili, il codice impone la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della facoltà di conversione anticipata in azioni del titolo obbligazionario 90 giorni prima dell’iscrizione presso il Registro delle imprese del progetto di fusione. I titolari di obbligazioni convertibili, interessati alla conversione, devono - entro 30 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale manifestare tale loro intenzione. I possessori di obbligazioni convertibili che non hanno esercitato la facoltà di conversione anticipata hanno diritto di non vedere modificate le condizioni sostanziali del prestito obbligazionario, salvo che le modifiche di tali condizioni non vengano approvate dall’assemblea speciale con la maggioranza sopra menzionata (cioè quella rafforzata). ATTO DI FUSIONE: INVALIDITÀ EX ART. 2504 QUATER Sottoscritto l’atto di fusione e depositato presso il Registro delle Imprese, lo stesso assume efficacia costitutiva alla data dell’ultima delle iscrizioni effettuate dalle società partecipanti alla fusione. A quella data, l’atto si considera perfetto e non più oppugnabile (a differenza della delibera della fusione, soggetta ad azioni di impugnativa). Il soggetto che si sente danneggiato dalla fusione ha solo la possibilità di avviare un’azione risarcitoria. FUSIONI SEMPLIFICATE: POSSESSO TOTALITARIO All’inizio della trattazione abbiamo accennato alla fusione anomala, ossia a quel tipo di fusione in cui l’incorporante ha il possesso totalitario dell’incorporanda. È anomala, in quanto non viene realizzata una fusione fra due o più società operative ed indipendenti. In tale fattispecie, il codice prevede una semplificazione della procedura, che si riassume: nella riduzione da 8 a 5 punti del contenuto minimo obbligatorio del progetto di fusione: viene eliminato il riferimento al concambio ed al conguaglio, alle modalità di assegnazione di azioni o quote, alla decorrenza degli utili; nella (già nota) soppressione della relazione di accompagnamento degli amministratori; nella (già nota) soppressione della relazione degli esperti sulla congruità del concambio. A tali benefici in termini di semplificazione della procedura, naturalmente possono aggiungersi quelli: dell’annullamento del periodo di almeno 30 giorni fra l’iscrizione del progetto di fusione e la delibera di fusione previa rinuncia dei soci dell’incorporante e dell’unico socio della incorporanda; della rinuncia al deposito presso la sede sociale dei noti documenti (che si riducono al progetto, alla situazione patrimoniale ed ai bilanci delle ultimi tre esercizi) e del contestuale azzeramento del periodo di 30 giorni prima della delibera di fusione; dell’affrancamento dei 60 giorni dall’ultima delle iscrizioni della delibera di fusione con una delle modalità conosciute riguardo l’opposizione dei creditori. Abbiamo rappresentato il caso dell’incorporazione della controllata da parte della controllante. È possibile anche che si verifichi la situazione inversa: che la controllata incorpori la controllante (fusione inversa rovesciata). Anche in tale forma di fusione è applicabile la procedura semplificata. Come riferito in altra parte (a proposito dei contenuti del progetto di fusione), la procedura semplificata si può attuare anche quando il controllo della incorporante non è ancora totalitario, ma si prevede lo possa diventare nel corso della procedura e, comunque, prima della stipula dell’atto di fusione. Le motivazioni alla base della decisione di realizzare una fusione - quando già la società controllante è in possesso della quota totalitaria - sono varie: una fusione già programmata in seguito ad un recente acquisto o integrazione della quota di controllo totalitario; l'utilità di accorciare la catena di controllo; l' opportunità di sfruttare con maggiore efficacia le sinergie tra società controllante e controllata, creando, se del caso, delle business units; la convenienza sotto il profilo dei costi amministrativi e di quelli fiscali (si azzera la base imponibile del 5% ai fini Ires per la società-madre). DELEGA AGLI AMMINISTRATORI NELLA FUSIONE CON POSSESSO TOTALITARIO La procedura già semplificata dell’incorporazione di una società posseduta al 100% (solo in tale previsione, non in quella della fusione rovesciata) può registrare un’ulteriore semplificazione in virtù della delibera di fusione affidata non ai soci (che possono essere tanti!) ma agli amministratori (della incorporante e della incorporanda). In tal caso devono sussistere le seguenti condizioni: che esista una previsione di delega agli amministratori per tale operazione nello statuto almeno della incorporante (controllante); che l’atto di delibera sia pubblico (quindi, con la presenza del notaio); che il contenuto del progetto di fusione sia rispettato sia per l’incorporante che per l’incorporanda; che venga effettuato almeno presso la sede della incorporante il deposito del progetto di fusione e degli ultimi tre bilanci. Detta procedura delegata è attuabile, salvo che i soci della incorporante, che rappresentano almeno il 5% del capitale sociale, non presentino entro 8 giorni (termini rinunciabili) dal deposito del progetto di fusione presso il Registro delle imprese domanda indirizzata alla società perché venga attuata la delibera in forma ordinaria, ai sensi dell’art. 2502 c.c., ossia con decisione dei soci. Possono essere azzerati i noti tempi di attesa prima della delibera. FUSIONI SEMPLIFICATE: POSSESSO AD ALMENO IL 90% È una novità introdotta dal vigente codice societario. Nell'ipotesi di incorporazione di società posseduta al 90% minimo, va, ad ogni modo, rispettata la redazione del progetto di fusione, completa dell'indicazione del concambio e dell'eventuale conguaglio e delle modalità di assegnazione. La relazione degli amministratori non è, come sappiamo, omissibile. La semplificazione consiste soltanto nella disapplicazione della relazione degli esperti, Ma alla seguente condizione: che venga concesso ai soci, che detengono quote nell'ambito della sfera minoritaria del 10%, il diritto di far acquistare la propria partecipazione ad un prezzo, risultante dall'utilizzo dei criteri valutativi previsti in tema di recesso. L'impegno all'acquisto può provenire dalla stessa società (se spa), da altre incorporande, dai soci dell'incorporante, da terzi. Viene fatta una distinzione nel caso in cui l'incorporanda sia una società per azioni o una società a responsabilità limitata: nella prima ipotesi, i soci dell'incorporanda hanno il diritto di conoscere la valutazione della loro quota 15 giorni prima della data della delibera; nell'altra ipotesi, non è previsto tale diritto. DELEGA AGLI AMMINISTRATORI PER LA FUSIONE CON POSSESSO AD ALMENO IL 90% Anche nell'ipotesi di incorporazione di società, posseduta con una quota di almeno il 90% sussiste la possibilità dell'ulteriore semplificazione, costituita dalla delibera assunta dall'organo amministrativo (anziché dall'assemblea), riservata soltanto alla società incorporante. La incorporanda, invece, delibera in sede assembleare. Le modalità sono le medesime di quelle previste nel caso di incorporazione di società posseduta integralmente, ad eccezione della condizione che l'iscrizione della delibera consiliare debba aver luogo almeno 30 giorni prima della delibera della società incorporanda (termini rinunciabili all'unanimità). Anche per tale procedura semplificata, i soci dell'incorporante, rappresentanti almeno il 5% del capitale, possono, entro 8 giorni (termini rinunciabili) dal deposito del progetto di fusione presso il Registro delle imprese, richiedere alla società l'applicazione della delibera assembleare, in luogo di quella consiliare. Vale la pena di precisare che la ulteriore semplificazione della procedura mediante delibera affidata agli amministratori è praticabile solo nel caso di incorporazioni di società controllate integralmente o per una quota non inferiore al 90% e vale la pena di anticipare che le semplificazioni (procedurali e con delega agli amministratori) previste dal codice per queste specie di fusioni non sono applicabili nelle fusioni a seguito di acquisizione a debito (art. 2501 bis c.c.). A quanto sopra esposto va aggiunto che, in base ad un orientamento del collegio notarile del Triveneto, la procedura semplificata nell'ipotesi di possesso totalitario e di quella nell'ipotesi di possesso non inferiore al 90%, così come l'attuazione della delibera in sede consiliare, sono applicabili anche nella situazione in cui la società incorporante sia nel contempo titolare del 100% o di almeno il 90% delle obbligazioni convertibili emesse dalla società incorporanda. ASSEGNAZIONE DELLE AZIONI O DELLE QUOTE Uno fra i punti più rilevanti del progetto di fusione è l'assegnazione delle azioni o delle quote. Occorre, come già riferito, fare distinzione fra l'ipotesi di una fusione propria e quella di una fusione impropria. Nella prima ipotesi, è la nuova società che assegna le azioni o le quote ai soci delle società che si fondono con essa in base ad un loro rapporto di concambio. Nella fusione propria, come sappiamo, i patrimoni delle società fuse si uniscono e si sommano. Pertanto, va registrata una sommatoria dei patrimoni netti contabili delle varie società. Quanto al capitale sociale della neo-costituita, non è vincolante che questo debba essere la somma dei capitali sociali di tutte le società fuse. Il capitale sociale della nuova società può essere inferiore, uguale, o superiore alla sommatoria dei capitali sociali delle società coinvolte nella fusione. Ciò che rileva è che l'ammontare del patrimonio netto della neo-costituita sia pari – per una continuità di valori voluta dal codice in tema di criteri di bilancio – alla somma dei patrimoni netti contabili delle società che confluiscono nella citata società neo-costituita, nel cui capitale sociale vanno a formarsi le quote dei soci delle società fuse secondo un rapporto di concambio fra esse già determinato. Se la modalità di assegnazione nell'ipotesi di fusione propria è relativamente semplice, non altrettanto può affermarsi per quella o quelle riferite al caso di una fusione impropria o per incorporazione in una società preesistente (caso più ricorrente). Nella fusione per incorporazione avevamo detto che il patrimonio o i patrimoni delle incorporande si sommano (o si aggiungono) a quello della incorporante. Per la incorporante si registra un incremento di patrimonio. Di qui l'esigenza per la stessa incorporante di aumentare il capitale sociale (aumento di capitale, che ha natura diversa da quello ordinario, il quale richiede l'applicazione del diritto di opzione per i vecchi soci e l'integrale liberazione del capitale sociale preesistente). Mediante l'aumento di capitale, la società incorporante può emettere nuove azioni da assegnare ai soci delle società incorporande in base ad un rapporto di concambio già determinato (fra i patrimoni delle incorporande e quello della incorporante). Ciò che rileva è che il patrimonio netto della incorporante sia pari alla somma del patrimonio netto originario della stessa incorporante e di quelli delle società incorporande. L'aumento di capitale sociale è lo strumento per assegnare le nuove azioni ai soci dell'incorporanda, rispettando i rapporti di valore economico. Come noteremo successivamente a proposito del disavanzo da concambio (tema peraltro già accennato), in taluni casi l'aumento di capitale può essere superiore a quanto sia necessario per mantenere la parità con la sommatoria dei patrimoni. In dette situazioni, viene suggerito di far effettuare una perizia dell'incorporanda responsabile di tale ulteriore incremento di capitale ai sensi dell'articolo 2343 c.c. da parte degli stessi esperti incaricati per il parere sulla congruità del concambio. Tale orientamento, sostenuto da dottrina e classe notarile, è contrastato dalla giurisprudenza, favorevole al ricorso alla perizia ex art. 2343 c.c. soltanto in caso di conferimento. In alternativa alla modalità costituita dall'aumento di capitale sociale (che può essere "ulteriormente" accresciuto), la prassi ha elaborato altre modalità: o o o o o o l'assegnazione di azioni proprie già detenute dalla incorporante l'annullamento delle azioni in circolazione e l'emissione di nuove azioni senza valore nominale l'acquisto da parte dell'incorporante di azioni sue proprie detenute dall'incorporata e la riassegnazione delle medesime ai soci della incorporata il restringimento delle quote di partecipazione da parte dei soci dell'incorporante a beneficio dei soci della incorporata la riduzione del capitale e l'aumento dello stesso con emissione di azioni a favore dei nuovi soci la riduzione del valore nominale delle azioni dell'incorporante e l'aumento in contemporanea del capitale sociale per un importo pari a quello della riduzione del valore nominale con assegnazione delle nuove azioni ai soci dell'incorporata. RETRODATAZIONE E POSTICIPAZIONE DELLA FUSIONE Nel progetto di fusione deve essere indicata la data di decorrenza della percezione degli utili e quella dell'imputazione delle operazioni delle società fondende o incorporande alla società che risulta dalla fusione (neo-costituita) o a quella preesistente incorporante. Tale data coincide con la data in cui la fusione diventa efficace, ovvero con quella dell'ultima delle iscrizioni dell'atto di fusione. Quella è la data da cui decorrono erga omnes gli effetti giuridici della fusione. È possibile, tuttavia, come è stato già riferito, posticipare gli effetti giuridici da date diverse in relazione ad ognuna delle società partecipanti alla fusione, MA solo nel caso della fusione per incorporazione. Ai fini della fruizione degli utili e della imputazione contabile è possibile la retrodatazione (nella sola fusione per incorporazione e con effetto inter partes). La retrodatazione è ammessa anche ai fini fiscali, ma non oltre la data dell'ultimo bilancio. Detto limite viene imposto dalla normativa tributaria anche alla retrodatazione a fini contabili e di fruizione degli utili. CONGUAGLIO IN DENARO PER SPA E PER SRL In occasione dell'illustrazione degli 8 punti del progetto di fusione, ci siamo soffermati sul conguaglio in denaro, originato dalla formazione dei cosiddetti resti e contenuto in un limite pari al 10% del valore nominale delle azioni assegnate. Detto limite è imposto dal legislatore con la duplice tutela verso i soci e gli stessi creditori. Tutto ciò appena esposto vale per le società per azioni. Per le società a responsabilità limitata, tale limite non viene applicato, cioè può essere superato. Fino a quanto esso possa essere superato non è precisato, ma crediamo possa esistere una soglia ragionevole, oltre la quale il termine conguaglio non abbia più il suo significato e la sua funzione. Ciò detto, a differenza della società per azioni, le cui quote partecipative danno origine a resti nel rapporto fra le partecipazioni rispettive delle società che partecipano alla fusione, nella società a responsabilità limitata questo fenomeno non si verifica, in quanto le quote della srl sono quote espresse in ragione percentuale del capitale sociale (il concambio fra esse non dà origine a resti). Nell'ambito della normativa sulle fusioni questo è un punto controverso. Si può propendere per l'efficacia della disposizione di deroga al limite del conguaglio riferito alle società a responsabilità limitata, solo ravvisando una motivazione (che non è espressa) diversa da quella della formazione dei resti, e, comunque, lecita. FUSIONI A CUI PARTECIPANO SOCIETA' NON AZIONARIE Se la fusione ha luogo fra società non azionarie (il cui capitale, quindi, non è rappresentato da azioni), vengono applicate le seguenti facilitazioni in termini procedurali: dimezzamento dei tempi per il periodo fra iscrizione del progetto e decisione sulla fusione (solo 15 giorni) dimezzamento del tempo per il deposito dei documenti presso la sede sociale (solo 15 giorni) dimezzamento del tempo per l'opposizione dei creditori (solo 30 giorni) deroga al limite del 10% sul valore nominale delle quote sul conguaglio in denaro soppressione della relazione degli esperti sul concambio, se consenzienti tutti i soci possibilità di attuazione della fusione anche con società in liquidazione, che abbiano già iniziato la distribuzione dell'attivo. OBBLIGAZIONI In altra parte della trattazione ci siamo soffermati sulla tutela dei portatori di obbligazioni e di titoli obbligazionari convertibili. Per questi ultimi la gestione della tutela comporta l'espletamento di un'attività prima dell'avvio della procedura di fusione, dato l'obbligo (pena la caducazione della procedura) di concedere, con avviso sulla Gazzetta Ufficiale da pubblicare 90 giorni prima dell'iscrizione del progetto di fusione, la facoltà di conversione anticipata dei titoli, facoltà da esercitare entro 30 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per ovviare a tale prevista complicazione, nel regolamento del prestito obbligazionario convertibile viene all'origine omessa detta facoltà in caso di fusione. Oppure, si ottiene nel corso del processo di fusione la rinuncia uti singuli o in sede di assemblea speciale alla medesima facoltà. Occupiamoci delle varie situazioni nelle quali può trovarsi il portatore di obbligazioni (convertibili e non) nell'ambito del processo di fusione. Nel caso dei titolari di obbligazioni (pure), il prestito verrà rimborsato dalla società incorporante (che può essere la stessa che ha emesso il prestito obbligazionario) o da quella risultante dalla fusione. Se tuttavia, la società incorporante o quella derivante dalla fusione è una società a responsabilità limitata (cui è inibita la possibilità di emissione obbligazionaria), il prestito obbligazionario deve essere estinto dall'originaria società emittente prima dell'atto di fusione. Medesima sorte è riservata al prestito obbligazionario convertibile: questo va estinto anticipatamente dalla società emittente. Abbiamo riferito che, entro 30 giorni dalla data dell'avviso pubblicato sulla G.U., il titolare del titolo obbligazionario convertibile può esercitare la facoltà di conversione anticipata (momento di conversione che si aggiunge a quelli già previsti in regolamento). Se esercita tale conversione, egli diventa azionista, con riflessi favorevoli sull'entità del rapporto di cambio, dato l'accrescimento dell'equity e la riduzione del debito (sebbene la conversione contribuisca alla diluizione delle partecipazioni dei soci storici). Se, invece, non esercita l'opzione della conversione anticipata, egli rimane nella posizione originaria di portatore di titolo obbligazionario convertibile, in attesa, al maturare del periodo di conversione, di decidere se richiedere il rimborso del prestito oppure convertire la quota del prestito in azioni (nella seconda opzione, come sappiamo, gli sono riconosciuti diritti equivalenti). Se viene esercitata l'opzione del rimborso, la posizione del titolare della quota obbligazionaria convertibile e' perfettamente uguale a quella del possessore del semplice titolo obbligazionario, come sopra riferito. Se viene esercitata l'opzione della conversione, occorre fare delle distinzioni. Qualora la società incorporante sia quella che ha emesso il prestito convertibile, nessun problema: rimane l'originario rapporto di conversione e resta anche l'aumento di capitale a sua volta deliberato al servizio della conversione del prestito. Nell'ipotesi in cui la società emittente sia una società destinata ad essere incorporata in altra società o ad essere fusa nella nuova società, nascente dalla fusione, il portatore del titolo obbligazionario convertibile avrà diritto alla conversione nelle azioni della incorporante o nell'altra in base ad un rapporto equivalente a quello originario. Nel contempo, verrà deliberato (da parte della incorporante o della newco) un aumento di capitale sociale al servizio della conversione. DISAVANZO ED AVANZO DA ANNULLAMENTO E DA CONCAMBIO. SISTEMAZIONI CONTABILI. A fusione avvenuta, occorre porre mano al primo bilancio di fusione, elidendo le partite incrociate e consolidando i dati patrimoniali di tutte le società partecipanti, avuto presente quello che costituisce un principio inderogabile (l’abbiamo già riferito) del codice, cioè la continuità dei valori dalla contabilità delle società incorporate o fuse a quella incorporante o risultante dalla fusione. Effettuando le operazioni dianzi menzionate, a causa di un bilanciamento delle poste, possono emergere delle differenze. Tali differenze sono denominate differenze da fusione e possono essere da annullamento e da concambio, di segno positivo (disavanzi: nell'attivo di bilancio) o di segno negativo (avanzi: nel passivo o nel netto di bilancio). Le differenze, anche se della medesima origine, non sono mai compensabili e possono essere compresenti quelle da annullamento e quelle da concambio. Cerchiamo di spiegare la formazione di tali differenze, iniziando da quelle da annullamento, ma, a tal proposito, è utile soffermarci preliminarmente sui criteri di valutazione delle partecipazioni, appostate in un bilancio societario. Quando la partecipazione in un'altra società ha un carattere durevole - ed è quindi appostata fra le immobilizzazioni finanziarie - i criteri di valutazione possono essere due: quello del costo (purchase method) o quello del patrimonio netto (equity method). Il criterio valutativo del costo prevede l'appostazione in bilancio di quanto è stato speso per l'acquisto della partecipazione. Quanto è stato speso può essere eguale, inferiore o superiore all'importo della relativa quota di patrimonio netto contabile della società partecipata. L'altro criterio prevede l'appostazione in bilancio di una cifra ( modificabile ad ogni fine esercizio) pari all'importo della quota di patrimonio netto contabile della società partecipata. Diciamo subito che,ove la società incorporante, che detenga una partecipazione in una società incorporanda, adotti il criterio dell'equity method, non ci possono essere differenze da annullamento: né disavanzi, né avanzi. Gli avanzi ed i disavanzi da annullamento si formano quando la partecipazione è valutata in base al costo e quando tale costo è inferiore (avanzo) o superiore (disavanzo) all'importo della quota di patrimonio netto contabile della società partecipata. Quanto alle differenze da concambio, facciamo rilevare che già il termine "concambio" suggerisce la determinazione ed applicazione del rapporto di cambio fra le azioni o quote delle società incorporande e quelle della incorporante. Il presupposto delle differenze da concambio è (nel caso della fusione per incorporazione) la modalità di assegnazione di azioni o quote mediante l'aumento del capitale sociale ai soci delle incorporande. L'abbiamo a suo tempo rappresentato: l'incorporante aumenta il suo capitale sociale, al fine di emettere nuove azioni o nuove quote da assegnare ai soci delle società destinate ad essere incorporate. Può accadere che l'aumento di capitale sociale venga attuato in misura superiore o inferiore a quella necessaria per rispettare la parità fra il patrimonio netto consolidato e la sommatoria dei patrimoni netti delle società coinvolte nella fusione: ossia ai soci dell'incorporanda si attribuisce una quota in più o in meno, a causa del valore maggiore o minore della società incorporata rispetto al valore della incorporante. Ebbene, l'incremento dell'aumento di capitale sociale è il disavanzo da concambio, la diminuzione dello stesso è l'avanzo da concambio. Ai fini di un bilanciamento l'incremento (disavanzo) va appostato nell'attivo, il decremento (avanzo) nella sezione del passivo e del netto. Tutto ciò va a formarsi in dipendenza della scelta della modalità di assegnazione mediante aumento del capitale sociale. Ma se la modalità è una delle altre (v. precedenti) alternative senza aumento di capitale sociale, nessuna differenza da fusione viene ad emergere. Ricordiamo che quando l'aumento di capitale è effettuato in misura superiore a quanto sia sufficiente a rispettare la sommatoria dei patrimoni netti delle società partecipanti alla fusione, c'e' chi ritiene necessaria la perizia ex art. 2343 c.c. Le differenze da fusione non hanno una semplice funzione rettificativa contabile, ma sottindendono un contenuto economico. Il codice (per la prima volta) dispone la sistemazione contabile delle differenze da fusione. Il disavanzo va imputato ad attività, passività e, per il residuo, alla voce avviamento (quando esiste). L'avanzo confluisce in una riserva del netto patrimoniale o in fondo rischi ed oneri (previsione quest'ultima di data recente). Naturalmente, le sistemazioni contabili vanno apportate alle poste della società incorporanda (da cui hanno origine le differenze). Per quanto il codice abbia fornito un contributo di chiarezza sulle sistemazioni contabili delle differenze (che hanno rilevanza civilistica e non fiscale), occorre analizzare natura e portata delle differenze da fusione e decidere in merito al loro appropriato inquadramento contabile. Ci spieghiamo meglio. Se l'incorporante ha una partecipazione al 50% nella incorporanda, valutata al costo (10 milioni di euro), ed il patrimonio netto contabile dell'incorporanda è pari ad 8 milioni, il disavanzo da annullamento è di 6 milioni (10 meno 4, pari alla metà di 8). Occorre chiedersi se l'acquisto della partecipazione sia stato un buon affare o un cattivo affare? Si effettua un'analisi valutativa allo stato e prospettica, dando una risposta alla domanda. Se la risposta è in termini positivi, il disavanzo ha un suo fondamento, ed esso va distribuito secondo le indicazioni del codice. Se la risposta è in termini opposti, il disavanzo è un costo e come tale deve essere spesato nell'esercizio o ammortizzato in più esercizi, oppure esso va detratto dal patrimonio netto. Analoga indagine valutativa può essere esperita per l'avanzo: se tale differenza viene interpretata come un affare favorevole, va bene appostare l'avanzo fra le voci del netto patrimoniale. Se il risultato dell'analisi è contrario, lo stesso avanzo deve confluire in un fondo rischi ed oneri. Processo analogo va esperito per le differenze da concambio. Se il disavanzo ha un contenuto economico, rappresentato da plusvalori latenti della società incorporata, va bene l'imputazione disposta dal codice. Se, invece, nessun contenuto economico si evince, il disavanzo va compensato con una o più poste disponibili del patrimonio netto oppure, in subordine, va iscritto nello stesso patrimonio netto con segno negativo. Riguardo l'avanzo da concambio, esso di norma viene assimilato a un soprapprezzo di emissione applicato sulle azioni o quote da attribuire ai soci dell'incorporata. In base a tale assimilazione, sussiste l'orientamento a riconoscere a detto avanzo natura di posta del netto patrimoniale, anche ove non sia possibile attribuire allo stesso uno specifico significato economico (ma su tale punto non vi è concordia, per cui, ove sia carente il contenuto economico, si propende per l'imputazione al fondo rischi ed oneri). Quanto espresso a proposito delle differenze da concambio vale non solo per la fusione per incorporazione ma anche per quella propria, ove la nuova società risultante dalla fusione registri un patrimonio netto (capitale sociale + riserve) superiore o inferiore alla sommatoria dei patrimoni netti di tutte le società fuse. Solo un accenno, per fine di completezza, al concambio fra azioni di categorie diverse: valutazione semplificata, se l'incorporante possiede azioni della medesima categoria. Valutazione complicata, ove tale corrispondenza manchi e, quindi, in tal caso le azioni di altra categoria devono rapportarsi – quanto al valore – con le azioni ordinarie della società, cui tutte esse appartengono e, in un momento successivo, sostenere il rapporto di concambio con le azioni della medesima categoria, che saranno assegnate dalla incorporante o dalla società risultante dalla fusione. Va detto che tale processo valutativo è arduo, specie quando non vi è il riferimento a prezzi espressi in un mercato regolamentato. Talvolta, si preferisce sopprimere le categorie "diverse", convertendole nella categoria delle azioni ordinarie. NEUTRALITÀ FISCALE DELLA FUSIONE L'intera operazione di fusione si muove in ambito fiscalmente neutrale. L'articolo che disciplina la fusione e che riveste un'importanza centrale a tal proposito è l'articolo n. 172 del TUIR, in base al quale sono ininfluenti - sotto il profilo fiscale - plusvalenze e minusvalenze emergenti dall'operazione (ossia disavanzi e avanzi da annullamento e da concambio e relative sistemazioni contabili). Sono parimenti ininfluenti - sotto il medesimo profilo - i cambi di partecipazioni originarie, che hanno luogo nel procedimento di fusione. Tutto ciò sotto l'aspetto dell'Ires. In quanto all'imposta di registro, viene applicata quella fissa nella misura di 168 euro, anche per le volture catastali delle unità immobiliari. Soltanto il conguaglio in denaro percepito dal socio della incorporata o fusa è assoggettabile (secondo la tipologia di soggetto) ad Ires o ad Ire. Approfittiamo del tema sulla neutralità fiscale per precisare che il cosiddetto holding period riferito ad una partecipazione candidata a godere della Pex non subisce interruzioni a causa della fusione. Quindi una partecipazione ereditata dalla incorporante o dalla newco potrà completare il suo percorso temporale e maturare il presupposto all'esenzione (ora al 95%) dall'Ires sul capital gain. RIPORTO DELLE PERDITE FISCALI Si sa che, per una società di capitali, le perdite di esercizio sono compensabili con i futuri redditi di impresa nell'arco di un quinquennio. In tema di fusioni, il legislatore fiscale è intervenuto ponendo delle condizioni al riporto delle perdite fiscali. Ciò al fine di evitare il fenomeno delle cosiddette "bare fiscali". La società incorporante o quella risultante dalla fusione può "ereditare" le perdite delle società incorporate o quelle fuse (fatto salvo il limite quinquennale, riferito, quanto alla decorrenza, alla società incorporata) e quindi utilizzarle: fino al limite del patrimonio netto della società che ha registrato tale perdita (al netto di versamenti in conto capitale e conferimenti dei soci, e dei contributi a fondo perduto, eseguiti o ricevuti negli ultimi 24 mesi prima della chiusura dell'ultimo bilancio); se sono operativi i seguenti parametri di "vitalità": ovvero il conseguimento di ricavi ed il sostenimento per spese di lavoro nell'esercizio antecedente a quello della fusione in una misura superiore al 40% della media dei ricavi e delle spese di lavoro registrate negli ultimi due esercizi anteriori al primo; fino all'ammontare della svalutazioni di partecipazioni, di cui ha beneficiato in termini di imposte sul reddito la società partecipante (condizione quest'ultima, che ha perso consistenza dopo l'introduzione della Pex, tuttavia sono detraibili le svalutazioni di partecipazioni detenute per un periodo inferiore a quello maturando per la stessa Pex). LE FUSIONI TRANSFRONTALIERE Il decreto legislativo n. 108 del 2008, recependo la direttiva europea n. 2005/56/CE, disciplina le fusioni fra società appartenenti a Stati membri diversi della Comunità europea. Le società oggetto della normativa sono società di capitali. In detto decreto legislativo sono contenute norme di conflitto, con previsione di prevalenza della legge del Paese di appartenenza della società risultante dalla fusione. Il procedimento di fusione è sostanziamente quello già vigente nel nostro ordinamento: la redazione del progetto di fusione il riconoscimento di un conguaglio (max 10%) la relazione degli amministratori la relazione degli esperti la decisione dei soci l’atto pubblico di fusione. Ogni società, appartenente al singolo ordinamento, deve presentare un certificato preliminare notarile o di altro pubblico ufficiale, contenente l’attestazione del regolare procedimento di fusione.