sommario - Miabbono
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sommario - Miabbono
Rassegna Gastronomica Ristora Magazine anno XIII/n°60 4° bimestre settembre 2015 chf 12.- 52 Mendrisiotto e Basso Ceresio 52a edizione 2015 1° ottobre 1° novembre La tradizione che si rinnova ogni anno! Con il sostegno di Banca Popolare di Sondrio (SUISSE) La Banca che parla con te Ci trovi a Chiasso e Mendrisio www.bps-suisse.ch anno XIII / n.60 / 4° bimestre / settembre 2015 rassegna.ch MEZZO PIENO FOCUS VINO Anche in Ticino si cambia: l’enologia guarda avanti / TENDENZE La Fermentazione nelle cucine degli chef / MERCATI A Tokyo, nell’Olimpo del pesce / BIRRA Quando la “bionda” incontra le fondue / STRATEGIE osare per vincere la sfida della ristorazione d’oltreconfine EDITORIALE 3 IL VINO AL PLURALE Arianna Livio In momenti come questo, dalla congiuntura economica quantomeno complicata, tutti noi cerchiamo di distinguerci con i nostri pregi, facendo risaltare le virtù personali, cercando di presentare al meglio chi siamo, cosa facciamo e soprattutto come lo facciamo. Insomma, vedendo il bicchiere mezzo pieno, il mondo del vino, oggi molto più di prima, va esattamente in questa direzione. Sono le persone, le storie, le scelte e le filosofie di vita dei produttori che fanno i loro vini. La singola etichetta che ha vissuto di rendita e di “buon nome” per decenni, oggi deve fare i conti con vini emergenti che rispecchiano le nuove attenzioni e i gusti contemporanei del pubblico. In quest’ottica, che ad alcuni piaccia o no, i vini “verdi” (i vari biologici, biodinamici o naturali) stanno conquistando una fascia di mercato non più trascurabile. I produttori adeguano le loro forze a quello che chiede il mercato, oppure continuano a lavorare in maniera convenzionale, chi bene e chi zoppicando. Insomma, non è più possibile parlare di vino, quanto piuttosto di vini. Dietro ogni singola bottiglia c’è una storia, una passione antica, un piccolo mondo che (quando conosciuto) riesce a far meglio apprezzare lo stesso vino. Anima e cuore sono componenti fondamentali per innamorarsi perdutamente di un nettare, ma è necessario anche saper raccontare dietro a quella bottiglia cosa c’è e chi c’è. In quest’ottica abbiamo pensato ad un approfondimento che guardasse in maniera contemporanea, e senza nascondersi dietro a un dito, al vino di oggi. Uno sguardo al mercato con i tanti nuovi arrivati (“naturali” in primis), chicche dal nostro fecondo Ticino, tecniche enologiche d’avanguardia e, perché no, anche vino e smartphone che oggi vanno a braccetto. Gli spunti interessanti arrivano anche dall’estero, visto che per imparare qualcosa di nuovo non bisogna solo guardarsi le punte delle scarpe. Fuori il mondo si muove, e il Ticino dovrebbe essere pronto a cogliere nuove opportunità, dato che l’anima e il cuore certo non mancano ai nostri produttori. Entrando in contatto coi produttori locali, scopriamo storie tutte da raccontare, aziende che tentano di convertirsi a produzioni più sostenibili, gente che crede nel proprio mestiere e nel futuro dell’azienda che ha cresciuto come un figlio. In questo Ristora Magazine non è tanto distante dal mondo vitivinicolo ticinese. 4 SOMMARIO 8 12 14 NEWS 56PERSONAGGI Dal mondo Colpo d’occhio 81BOOK 62VINO.CH Libreria golosa 64 FOOD TROTTER Parola agli inviati di RM nel mondo Date e appuntamenti 6TRIBUTO 68BIRRA In ricordo di Adriano Petralli 10 PAST & FUTURE Il vino nella storia 14FOCUS: Vino, evoluzione di un classico 46 14 46 I vini “verdi” alla riscossa 2013, vini ticinesi protagonisti Perlage al naturale Merlot in abito da sera Quando il gelo accarezza l’uva Sotto il segno dei grandi rossi Vino: APP-unti tecnologici Se la natura chiama… 34TENDENZE 70MERCATI 74 GIOIELLI DAL MARE Rosso di Mazara, il gambero col cuore 77 DISTILLATI E DINTORNI Profumo di Trinidad Se il pic-nic si trasforma in un incubo CLUB PROSPER MONTAGNÉ Parliamo di cibo, di territorio, di prodotti. 50 assaggi per 50 anni Raccontiamo storie che ci convincono, per CIBO E SALUTE Farsi del bene mangiando La Cantina Kopp von der Crone Visini a Barbengo raccontata grappolo dopo grappolo. Sette ettari di passione per un esempio ticinese di qualità e successo. 40 USI E COSTUMI PUBLIREPORTAGE Ristorazione, osare per vincere RISTORAZIONE 42 SEDURRE IN CUCINA La prima cena: consigli per non andare in bianco 28 Chiodi SA 44Gusto16 48 Tamborini Vini 54 Riso Gallo per Expo 2015 58 Rassegna Gastronomica del Mendrisiotto e Basso Ceresio 66 Ristorante Da Giuseppe 46SUCCESSI Paolo Basso traccia un ritratto dell’Amigne, un vino più unico che raro, uno dei fiori all’occhiello nel panorama enologico del nostro Paese. A “casa” di Alice MERCATI 5 palati, 5 cuori, 5 vini non vi sarebbe futuro e il nostro lavoro non 80 38 VINI UNICI Il desiderio alimenta tutto. Senza di esso sarebbe così appassionante e unico. ECCELLENZE 70 PURA PASSIONE SENZA RIVALI Tsukiji, il mercato del pesce di Tokyo Fermento in azione 50DEGUSTAZIONE 70 Fondue e birra, amore a prima vista 78AMMAZZACAFFÈ Un po’ casa, un po’ ristorante, un po’ oasi di pace: a Lugano La cucina di Alice è tutto questo, e qualcosa in più. 62 FOCUS – VINO SEMPRE PIÙ “VERDE” Mettiamo ordine al caos: cosa sono i vini convenzionali, biologici, biodinamici, naturali e vegani. Pregi e difetti di un mercato in costante cambiamento. 24 Amigne, più unico che raro 82AGENDA 24 Angelica Maury: nata per stare in cucina continuare a desiderare. Di fare sempre meglio, di apprendere, di informare. Senza limiti, in modo chiaro e diretto, rivolgendoci ai professionisti della ristorazione e agli appassionati di enogastronomia. Sotto il segno della qualità e a tutti i livelli. Perché i migliori spunti vengono dalle più umili cucine e il rispetto della tradizione, unito alla consapevolezza dell’innovazione, non ci mancano. Chi ci sostiene la pensa come noi e sceglie la nostra via, quella del cuore. L’unica che conosciamo, che percorriamo da Inizia la nostra nuova rubrica sui mercati del mondo: colori, profumi e specialità a 360 gradi. Si parte dal mercato del pesce di Tokyo. oltre 12 anni e che continueremo a percorrere. Campagna abbonamenti 2015 PURA PASSIONE 62 www.ristoramagazine.ch TRIBUTI 7 N rd 3 IO DIT E Evento riservato agli operatori del settore ho.re.ca e ai lettori di Ristora Magazine Sala Metamorphosis Palazzo Mantegazza, Lugano-Paradiso lunedì 9 novembre 2015 WEB REPUTATION NELL’HORECA Dopo il successo delle passate edizioni, Ristora Magazine torna a organizzare una tavola rotonda sulle tematiche del web applicato ai settori della ristorazione e dell’albergheria. La reputazione online di ciascuno di noi, come privato o azienda, è per molti un territorio inesplorato, ma allo stesso tempo riveste un ruolo importante per presentarsi al grande pubblico di Internet. L’evento sarà occasione per approfondire il tema dei social network e di come utilizzarli per fare personal branding e costruire la propria “web reputation”. Posti limitati. Ingresso gratuito. Per iscriversi e per tutti i dettagli: http://www.ristoramagazine.ch/eventi/web-star-day-3rd-edition/ oppure tel. alla segreteria organizzativa al nr. 091 290 49 36. Evento organizzato da In collaborazione con IN RICORDO DI ADRIANO PETRALLI UNA PERSONA SPECIALE, UN AMICO, UN PUNTO DI RIFERIMENTO IMPORTANTE PER TUTTO IL SETTORE ENOLOGICO TICINESE Andrea Conconi L’amico Adriano non c’è più. La sua prematura scomparsa ci ha presi tutti quanti di sorpresa, non si pensa mai che la morte possa essere sempre in agguato e le persone a noi vicine ci sembrano eterne. Non sembra possibile non ricevere più le sue telefonate che si sapeva quando iniziavano, ma mai quanto duravano. Adriano Petralli era una persona speciale, ci siamo conosciuti quando, da poco, entrambi non portavamo più i pantaloni corti. Erano gli anni della scuola di enologia di Changins. Lui, ormai un veterano, era già diplomato alla scuola agraria di Mezzana e stava frequentando il Technicum, io fresco da un anno di “stage” in viticoltura, venivo da un’altra professione e muovevo i miei primi passi al corso principale di viticoltura ed enologia. Mi è subito piaciuto perché Adriano sapeva conquistarti immediatamente, era sempre allegro e aveva la battuta pronta, era una di quelle persone che lasciano il segno; un amico vero, sempre disponibile, che affrontava la vita e i suoi problemi cercando le soluzioni in modo da accontentare tutti. Non era un “uregiat”, nel senso buono, ma riusciva a dare un colpo al cerchio e uno alla botte in modo che tutti capissero l’importanza delle sue proposte. Il mondo contadino non è semplice, ma lui riusciva a convincerlo della necessità di alcune scelte a volte impopolari, ma che tutti rispettavano. Rispondeva sempre presente quando veniva sollecitato a partecipare ad assemblee o giornate di formazione, fosse anche solo per un attimo per rappresentare quella interprofessione che dirigeva. Le nostre vite professionali si sono spesso incrociate, per culminare con la mia nomina a direttore di Ticinowine a collaborare, in questi pochi mesi, assieme a favore della viticoltura ticinese. Negli anni è sempre stato generoso di insegnamenti, a divulgare ciò che con la sua curiosità aveva scoperto. Agiva spesso in maniera discreta, era il regista, ma operava dietro le quinte, lontano dai riflettori. Lavorava per il bene comune mediando, progettando, mettendo a punto idee che, una volta concretizzate, sono state poi adottate con entusiasmo. Senza di lui la viticoltura e l’enologia in Ticino non sarebbero quello che sono oggi. Adriano è stato un punto di riferimento importante per tutto il settore enologico ticinese e anche un precursore. Ha capito il potenziale della versatilità del Merlot vinificandolo in bianco e lanciando quel “Bucaneve” che in pochi anni è diventato il leader dei bianchi di Merlot. Ciao Adriano grazie per i bei momenti conviviali che ci hai fatto trascorrerre e per tutto quello che hai fatto per il settore vitivinicolo. Ci mancherai, ma siamo convinti che dove ti trovi adesso hai già scelto il giusto pendio per coltivare il tuo amato Merlot. 8 NEWS DAL MONDO NEL 2016 IN SVIZZERA SI MANGERANNO INSETTI? Grilli, vermi e locuste: stavolta arrivano davvero. In parlamento, la deputata verde liberale Isabelle Chevalley ha già presentato diverse proposte in favore del commercio di insetti commestibili. “Perché vietare in Svizzera il commercio di insetti comunemente consumati in altri Paesi?”, ha chiesto in una delle sue più recenti interpellanze su questo tema. La strada per pietanze simili si dovrebbe presto aprire anche in Svizzera. Il governo federale alla fine di giugno ha infatti messo in consultazione i progetti preliminari di revisione delle ordinanze relative alla nuova legge sulle derrate alimentari, che introducono in queste ultime tre specie di insetti: larve di tenebrioni, grilli e locuste migratorie. Se e quando esattamente questi insetti saranno ammessi come derrate alimentari, dipende anche dai risultati della consultazione. L’USAV prevede che le ordinanze potrebbero entrare in vigore nel primo semestre del 2016. Attualmente è in corso una valutazione globale dei rischi, “Tutt’al più potranno esserci delle modifiche o aggiustamenti”. 9 MC DONALD’S IN CRISI: 700 RISTORANTI CHIUDONO In tutto il mondo saranno 700, e la quota più ingente è naturalmente quella degli Stati Uniti che vedrà chiudere i battenti a 184 Mc Donald’s. I ben informati diranno che il classico riciclo (con chiusure in un luogo e aperture in zone più strategiche) potrà riequilibrare i conti. Invece, per la prima volta da sempre, il numero dei ristoranti chiusi supera quello delle nuove aperture. Insomma anche i colossi soffrono, e non solo negli Stati Uniti. Sarà la concorrenza spietata? Sarà un cambiamento di molti golosi verso un atteggiamento più slow? Staremo a vedere. AGRICOLTURA NELLO SPAZIO, LA LATTUGA VA SULLA LUNA DANIMARCA, CONVERSIONE BIO AL 100% C’è da scommerci: con tutta probabilità riusciranno nel loro coraggioso intento. Nelle scorse settimane in governo danese ha presentato un progetto che prevede la conversione totale dell’agricoltura nel Paese al biologico, entro “solo” 5 anni (entro il 2020). Costerà molto e sarà di certo un grande impegno, ma ormai la Danimarca vola verso la palma d’oro di nazione più sostenibile del pianeta. Il marchio bio nazionale ha già compiuto i suoi primi 25 anni, e la crescita del mercato “organic” fa ben sperare per i prossimi 5 anni di duro lavoro. Un in bocca al lupo alla Danimarca, sperando faccia da apripista. A LONDRA LA CENA SI PAGA IN ANTICIPO Se in Europa ancora si discute della possibilità o meno di portare i cani al ristorante, nelle Filippine sono ben oltre. Giannina Gomez, gerente del ristorante Whole Pet Kitchen da 4 anni a Manila, ha pensato di accogliere gli amici a quattro zampe, e fare anche di più. Per gli umani un menu di cucina tradizionale, e per i migliori amici dell’uomo, invece, sono disponibili dei menu studiati ad hoc per il palato canino. Ma non è tutto: i cani possono persino sedersi al tavolo insieme ai padroni. L’idea nasce dalla passione per gli animali di Giannina, e oggi il suo strano locale, attraverso il passaparola, è diventato una meta per curiosi o per padroni che hanno voglia di condividere anche la cena col proprio cane. L’INDIA AVRÀ UN TE PIÙ SANO L’India compie un significativo passo avanti nell’eliminazione dei pesticidi dalle coltivazioni di tè. La principale azienda indiana del tè, ha infatti deciso di sperimentare nelle piantagioni dell’Assam tecniche di coltivazione ecologica per ridurre l’abuso di sostanze chimiche. Lo rende noto Greenpeace, sottolineando che si tratta di “una buona notizia per gli amanti di questa bevanda, che con il caldo record di questi giorni apprezzano soprattutto il tè freddo. E un successo per Greenpeace in India, che da tempo denuncia l’uso eccessivo di pesticidi nelle coltivazioni indiane di tè”. Un rapporto dell’associazione ambientalista ha infatti mostrato come nelle piantagioni dell’India – il secondo produttore al mondo di tè, con circa 1,2 miliardi di chili l’anno – si impiegassero fino a 11 chili l’ettaro di pesticidi, contro una media nazionale di 0,5 chili per ettaro. Di particolare importanza – rileva Greenpeace – è il sostegno concreto (circa 30 milioni di euro) che sarà garantito ai piccoli agricoltori dal Tea Board of India, per aiutarli nel passaggio verso un’agricoltura ecologica. Lattuga e pomodori coltivati sulla Luna o su Marte perché i primi equipaggi umani possano avere a disposizione verdura fresca: all’obiettivo stanno lavorando numerosi esperimenti, molti dei quali parlano italiano. Sono stati presentati a Roma, nel convegno sull’”agrispazio” e dopo i test sulla Terra, il primo banco di prova dei primi sistemi autosufficienti potrebbe essere uno speciale modulo destinato alla Stazione Spaziale. ‘’Ma la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale - ha rilevato Salvatore Pignataro, dell’Agenzia Spaziale Italiana, responsabile del coordinamento con la Nasa per l’utilizzazione nazionale della Stazione Spaziale Internazionale - è andare oltre l’orbita bassa e a questo scopo è fondamentale riuscire a creare una biosfera artificiale, utilizzando tecnologie biogenerative basate su alghe, funghi e microrganismi in sistemi a ciclo chiuso’’. Persino lo slow food rapido. diventa PAGAMENTI SENZA CONTATTO! Un terminale mobile di Aduno è sinonimo di servizio impeccabile. Perché è l’apparecchio che va dal cliente, non il contrario. Questo peso piuma è la forma più comoda per pagare velocemente senza contanti. Con tastiera illuminata per il servizio a lume di candela. Particolare vincente: la libertà di pagare senza contatto – per i piccoli importi persino senza PIN, né firma o dispendio di tempo. www.aduno.ch oppure 058 234 56 78. I terminali di Aduno accettano tutte le carte di pagamento correnti in Svizzera. payment services Un’azienda del Gruppo Aduno www.aduno-gruppe.ch 10 PAST & FUTURE 11 BEVANDA, ALIMENTO E MEDICINA: IL VINO NELLA STORIA a cura di Marta Lenzi IL VINO È COMPAGNIA, CONDIVISIONE, ALLEGRIA. BERE INSIEME È UN RITO SOCIALE, UN ATTO COLLETTIVO ATTRAVERSO I MILLENNI. RIPERCORRERE LA SUA STORIA SIGNIFICA SCRIVERE LA STORIA DELL’UOMO. Già seimila anni fa, i Sumeri simboleggiavano con una foglia di vite l’esistenza umana e sui bassorilievi assiri con scene di banchetti sono rappresentati schiavi che attingono il vino da grandi crateri e lo servono ai commensali in coppe ricolme. Anche gli Ebrei dell’Antico Testamento, che attribuivano a Noè la piantagione della prima vigna, consideravano la vite uno dei beni più preziosi dell’uomo ed esaltavano il vino perché “rallegra il cuore del mortale”. Appartiene, insieme al pane e all’olio, alla cosiddetta “triade mediterranea”, composta dagli alimenti che hanno maggiormente caratterizzato lo sviluppo delle antiche civiltà mediterranee, in special modo quella greca e quella romana. In queste aree, la pratica della coltivazione della pianta della vite venne introdotta da Fenici ed Etruschi, ma furono questi ultimi ad avere per primi l’idea di utilizzare il vino come componente delle ricette: in particolare marinavano la carne, al fine di conservarla, lasciata a bagno nel vino per molte ore, talvolta anche giorni, o lo utilizzavano come base di cottura per aromatizzare gli altri alimenti, e anche nelle zuppe, nelle verdure e perfino nei dolci. Nell’antichità il vino veniva considerato un alimento per via del suo contenuto calorico e quindi veniva consumato abbinandolo con il cibo in maniera casuale. Nel mondo greco era ritenuto un dono degli dei e tutti i miti sono concordi nell’attribuire a Dioniso, dio del vino, il più giovane figlio immortale di Zeus, l’introduzione della coltura della vite tra gli uomini. Era il significato del simposio, la cui sacralità del rito conosceva anche momenti ludici. I riti dionisiaci o la sola pigiatura dell’uva per secoli hanno rappresentato un momento di festa collettiva. Sia nei conviti greci che quelli romani il vino si beveva mescolato con acqua, molto probabilmente a causa della sua altissima gradazione alcolica dovuta alla vendemmia tardiva. Diffusissimo era inoltre l’uso di addolcirlo con il miele e profumarlo con foglie di rosa, viola e cedro, cannella e zafferano. Insieme al vino venivano servite focacce dolci, uova e formaggi, frutta fresca, verdure e ceci. Le locande più pretenziose potevano avere specialità quali cacciagione o pesce, funghi o tartufi. Molti erano i vini prodotti nel bacino del Mediterraneo, ed in particolare in Italia: bianchi, rossi, secchi, abboccati, leggeri e pesanti. Plinio parla, solo per Roma, di ben ottanta qualità di vino! Il più apprezzato era il Falerno. Il vino ordinario veniva consumato o venduto appena limpido, quello di qualità o destinato alla vendita era invece travasato in anfore, dove subiva una serie di trattamenti mirati a garantirne, o meglio a tentare di garantire, la corretta conservazione. Molto comune era l’uso di esporre le anfore al calore e al fumo in appositi locali oppure quello di aggiungere al vino acqua di mare o comunque salata, secondo un uso già diffuso in Grecia dove si pensava che l’acqua di mare rendesse il vino più dolce e servisse ad evitare il mal di testa del giorno dopo. Le anfore venivano tappare con sugheri e sigillate con pece, argilla o gesso e trovavano collocazione entro le celle vinarie. Il vino era proibito alle donne che, se avevano partecipato al banchetto, si ritiravano prima della bevuta finale. Nel Medioevo la viticoltura sopravvisse solo grazie ai monasteri dove la preparazione del vino, simbolo del sangue di Cristo, era indispensabile allo svolgimento dei riti liturgici. Con la nascita dei castelli, attorno alle mura si diffuse l’uso di coltivare una vigna più o meno pregiata, il cui vino era detto “nobile” per indicare che apparteneva esclusivamente al feudatario. In questa epoca, oltre alla funzione di bevanda, il vino riconquistò il ruolo di farmaco per le più diverse malattie, come già raccontato nei poemi omerici, quando alcune ferite venivano guarite con unguenti a base di vino. Anche Ippocrate raccomandava di bere vino per curare la febbre, come antisettico o nella convalescenza. In epoca romana si era adottata l’assunzione di vino come terapia contro le febbri: Galeno inventò come analgesico il Galenos, una soluzione di alcol e oppio che portò addirittura alla dipendenza l’imperatore Marco Aurelio. Una cura per il corpo che giunge fino a noi. Oggi sappiamo che la presenza di polifenoli e resveratrolo costituisce un aiuto al funzionamento del cuore, ed è usato anche nei prodotti anti-aging. Nella scelta non si considerava quindi l’abbinamento con il cibo, ma veniva bevuto nel rispetto dei canoni medico-scientifici. Secondo la Scuola Medica Salernitana, un vino poteva dirsi perfetto quando risultava “gagliardo, bello, profumato, freddo o meglio fresco”. Come il cibo, doveva permettere di mantenere l’equilibrio di ogni persona. Ogni individuo doveva bere secondo la propria natura: vino allungato per i collerici, secco per i sanguigni, puro per i malinconici. Il vino di mirto era consigliato per migliorare il carattere delle donne! Riscaldava in quanto umido di natura, ma rinfrancava i corpi affaticati se preso con moderazione e bere vino di buona qualità aiutava a generare umori positivi. Già Platone consigliava di berlo in quantità crescenti con l’età, per lenire qualsiasi tristezza propria della vecchiaia. Alla fine del pasto era di rigore bere Ippocrasso, bevanda aromatizzata a base di vino addizionato con zucchero e spezie. Dal Rinascimento si cominciarono a delineare, a piccoli passi, i primi abbinamenti tra vini e cibi, partendo dai vini bianchi leggeri per gli inizi del pasto, sino ai vini forti per i dessert, passando attraverso i rossi degli arrosti. Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III, divenne un grande intenditore grazie all’immenso culto del pontefice, che ne sceglieva uno per ogni ora del giorno, per ogni mese dell’anno, per quando viaggiava, e per quando si sentiva afflitto dal peso della vecchiaia. Le sue esperienze confluirono in una lettera, considerata il primo testo della letteratura enologica, dove si analizzavano gusto e retrogusto, aspetto e profumo, elementi indispensabili da considerare, assieme a stato d’animo, circostanze e periodo dell’anno, prima di bere un vino: il vino spagnolo era ritenuto troppo forte, mentre i vini francesi, seppur ottimi, risentivano del terreno di provenienza; tra le produzioni italiane, reputava il moscatello ideale per osti e “imbriaconi”; il Greco della Torre buono per la servitù, ma non per gli alti prelati; il rosso di Terracina ottimo per notai e copisti; il Mangiaguerra di Napoli pericoloso per il clero, ma ideale per “incitare la lussuria delle cortigiane”. In testa alla classifica delle sue preferenze c’erano vini come Malvasia, Greco d’Ischia, Vernaccia di San Gimignano e Nobile di Montepulciano. La terminologia usata era ricca e precisa: per definire il gusto impiega parole come “tondo, grasso, asciutto, fumoso, possente, forte, maturo”; per il colore utilizza “incerato, carico, verdeggiante, dorato” e così via. Sono passati 500 anni, chissà che termini utilizzerebbe oggi per commentare il vino di cobra del Vietnam (un distillato di riso in cui è immerso un serpente) presentato ad Expo! 12 COLPO D’OCCHIO Aumentare la barriera antiossidante nel sangue attraverso un’elevata matrice polifenolica. È possibile grazie al vino a marchio Equilibrium Food, prodotto in Piemonte dall’enologo Giorgio Gozzellino. L’equipe scientifica Equilibrium intelligent food si è impegnata per ricercare un vino che fornisse immediatamente e in un solo bicchiere al giorno (che sarebbe la quantità giornalmente consigliata 150-200 ml) l’apporto benefico del vino rosso, senza dover assumere eccessive quantità di alcool. Gli effetti benefici dei polifenoli sulla salute si riflettono positivamente sulla capacità di aumentare la barriera antiossidante nel sangue, sia in soggetti giovani che anziani, sul miglioramento dei meccanismi che possono essere alla base di effetti anti-invecchiamento, alzheimer, anti-diabetici e anti-tumorali, oltre a una minor incidenza delle malattie. PROMUOVERE ITINERARI DI CASA Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha affidato a Ticino Turismo il nuovo progetto di valorizzazione degli itinerari turistici in Canton Ticino. Dopo due anni di lavoro, oggi il progetto è pronto a partire, attraverso la spinta di 150 itinerari che saranno promossi attraverso i media del territorio e le nuove tecnologie. Percorrere virtualmente gli scorci più reconditi delle valli, lasciarsi ispirare dai grandi classici dell’escursionismo come il Monte Generoso, potersi orientare attraverso il GPS, sfruttare 4 mila chilometri di sentieri: tutto questo da oggi sarà molto più facile e a portata di mano. Il turismo in Canton Ticino guarda avanti con ottimismo, curando i particolari e puntando tutto sulle sue bellezze. VINI DI MONTAGNA, I TICINESI PREMIATI Per la 23esima volta il Cervim, Centro di Ricerche, studi e valorizzazione dei vitigni di montagna, ha premiato i migliori risultati della viticoltura eroica nel mondo. A partecipare al concorso, quest’anno sono stati 600 vini provenienti da diversi Paesi del mondo, in particolare da quelli che, per tradizione e geografia, rispondono alle caratteristiche ricercate. Presente con un buon numero di etichette anche la Svizzera, che ha visto in Canton Ticino in prima linea per qualità dei vini. I premi, infatti, sono arrivati anche “a casa nostra”, grazie all’impegno e ai prodotti della Cantina Monti di Cademario e alla Tenuta Luigina di Stabio. Se a Monti è andato il grande oro e il premio speciale “Gran Premio Cervim” per Ticino DOC Merlot Il Canto della terra 2013, e un argento per Ticino DOC Malcantone Rosso dei Ronchi, a Tenuta Luigina sono andati invece due ori, per Anno Secondo 2011 e per Gemma dell’Est 2013. In particolare l’azienda di Stabio, nata solo qualche anno fa, dimostra ancora una volta che lavorare sulla qualità delle uve e con maestria in cantina porta buoni frutti. Anzi, frutti d’oro! [Nella foro Ettore Biraghi, enologo della Tenuta Luigina] l dire R vuo a E I E S RAM ta svizzer 00 % 1 t ✓ fru ralezza al aggiunti u i t r a e n h ✓ cc za zu ✓ sen VINO ED ETICHETTE: SEMPRE PIÙ STRANE Distinguersi nel mondo del vino è un imperativo per tante cantine che si trovano a concorrere con avversari sempre più agguerriti. La battaglia del mercato, però, oltre che sulla qualità, si gioca anche sul fattore estetico, che si trasforma sempre più in fattore sorpresa. Oggi, infatti, l’etichetta di un vino deve catturare l’attenzione del consumatore, strizzare l’occhio ai mercati e soprattutto distinguersi. Solo in questo caso ha possibilità di emergere tra un numero crescente di aziende. Ne è un esempio l’etichetta del Shiraz australiano che (guarda un po’) si chiama Boarding Pass Shiraz. La creatività dei grafici si è fatta notare: l’etichetta ricostruisce un biglietto d’imbarco per aereo, un modo per far volare lontano (almeno con la mente) il consumatore. Un successo di pubblico garantito! O NUOV naturalmente Ramseier ramseier.ch La forza della natura planet-luzern.ch EQUILIBRIUM: NE BASTA UN BICCHIERE 13 14 FOCUS 15 VINO, EVOLUZIONE DI UN CLASSICO È SEMPRE PIÙ CONTEMPORANEO E AMICO DELLA NATURA. OGGI IL VINO GUARDA AL FUTURO, USA TECNICHE INEDITE, VALORIZZA IL TERRITORIO, SFRUTTA LE NUOVE TECNOLOGIE E FA ANCORA INNAMORARE. 16 FOCUS 17 più alla luce del sole, fino a diventare addirittura una moda. Non commettiamo l’errore però di vedere il mondo del vino in bianco e nero in una concezione manichea: le persone che lavorano con onestà e amore per un prodotto “buono, pulito e giusto” esistono anche nelle aziende di dimensioni ragguardevoli, i furbetti che sperano di sfruttare l’onda arricchendosi senza una vera scelta di parte esistono anche fra le file dei “puri”. Ora, dare un’etichetta e una precisa definizione a questi vini “altri” non è semplice, difficile anche dare un cappello ad organizzazioni differenti che hanno frazionato le forze. Premesso che aborriamo le etichette, proveremo a dare alcune informazioni di massima (e sicuramente incomplete a causa dello scarso spazio a disposizione) su questo variegato panorama, dai tratti ancora incerti. VINO CONVENZIONALE I VINI “VERDI” ALLA RISCOSSA a cura di Alessandra Piubello “Il peggior vino del contadino è meglio del miglior vino industriale”. Amava le provocazioni intellettuali, Gino Veronelli, per la forza dirompente che emanano, tale da spostare in avanti l’obiettivo da perseguire. Un paradosso dal quale distillare la sua verità, che a distanza di ant’anni fa ancora discutere. Se ripercorriamo gli anni precedenti al rinascimento enologico degli anni Ottanta, il vino del contadino era viziato da malagrazia, da ignoranza nella vinificazione. Puzzava, si corrompeva presto, offriva il corpo esile di una viticoltura votata alla quantità, era sinonimo di pressappochismo e poca cura per i fattori qualitativi. Vignaioli sapienti radicati tra terra e cielo, però, c’erano già, e Veronelli li scopriva e valorizzava. Il contraltare? Una rivoluzione aziendale (investimenti in macchinari, tecnologie, ricerche) del vino nata in sordina, che all’inizio fece compiere al vino medio un salto di qualità. Poi, il successo e la brama dei soldi, hanno spinto le aziende alla super produzione, violentando la terra con escavatrici che cambiano i profili delle colline, con l’utilizzo massiccio di fitofarmaci e concimi chimici che hanno sterilizzato il suolo uccidendo la microflora e la fauna. E si è imboccato il tunnel della standardizzazione: la tecnologia ha prodotto vini piacevoli, sapori morbidi, finali setosi, uguali ovunque. Il vino rischiava di perdere l’anima, l’identità, l’essenza della sua diversità che esprime un territorio, un tempo, un genius loci. La reazione a quest’omologazione porta alcuni vigneron a seguire una strada più autentica, perseguendo una viticoltura rispettosa. Nascono i movimenti dei vini naturali, biologici, biodinamici. All’inizio ristretti a cerchie di adepti, una sorta di carboneria del vino, poi sempre La viticoltura convenzionale è la più diffusa al mondo con un impatto ambientale preoccupante. Chi non vive il mondo agricolo non sa che c’è un sottile terrorismo che impone l’uso esclusivo della chimica. Questa logica favorisce la pigrizia, l’ignoranza e allontana il viticoltore dai “vecchi saperi”, dall’osservazione delle cause che generano un problema, dal nutrire la competenza attraverso lo studio, imparando a porsi delle domande. Questo vuol dire anche che è sempre meno libero, meno colto, impaurito e chimico-dipendente. Purtroppo, il più delle volte, la nostra è una viticoltura gestita da consorzi e negozianti che hanno nelle vendite il loro unico fine. È fin troppo chiaro che la scienza finanziata, ahinoi, quasi esclusivamente dall’industria, non ha molti margini di indipendenza per verificare alternative che metterebbero l’agricoltore in uno stato di maggior indipendenza, sensibilità e responsabilità, recuperando quegli equilibri che Madre Natura impone. Dobbiamo tentare di far crescere un esercito di soggetti pensanti, cercando alleanze con la parte indipendente della Scienza e delle Università. consentite l’osmosi inversa, le resine a scambio ionico…!); proibire sostanze dannose per la salute, indipendentemente dalla loro utilità nel processo di vinificazione; ridurre i limiti massimi consentiti per gli additivi critici, specialmente per l’anidride solforosa. Purtroppo la riduzione dei solfiti stabilita è troppo blanda, tanto da non marcare una vera differenza tra vini convenzionali e vini bio. Oggi il limite di solforosa ammessa per i vini biologici bianchi è 150 mg/l contro i 200 mg/l sul vino convenzionale; per i rossi 100 mg/l contro i 150 mg/l sul convenzionale. Di fatto la normativa lascia al produttore mani libere sull’uso di lieviti selezionati, additivi chimici e coadiuvanti enologici durante i processi di vinificazione e affinamento, demolendo così qualsiasi possibile significato di “naturalità” attribuibile ai vini etichettati come biologici. Di per sé il vino bio non garantisce il consumatore dell’autenticità compiuta e affidabile. Se applicata con cognizione di causa l’agricoltura biologica rimane una valida opzione per trattare la terra e le piante in modo più rispettoso, meno inquinante e meno invasivo. Purtroppo non sempre è così e molti hanno cavalcato questa opportunità di marketing perché le maglie ufficiali di questa pratica agricola sono troppo larghe e sono state sapientemente studiate per poter essere applicate su scala agroindustriale. È evidente che il processo di certificazione non garantisce pienamente che il metodo biologico venga applicato con qualità. Il punto è che si deve garantire che le pratiche biologiche vengano realmente eseguite. Certo, i costi burocratici ed economici ci sono, ma la responsabilità nei confronti del consumatore va presa. La certificazione serve per dare garanzie al consumatore, in questo momento confuso e disorientato dagli opportunismi del mercato. Il modo di operare poi è secondo coscienza del vignaiolo, e può essere molto più restrittivo del disciplinare stesso. Ma almeno una scelta di campo è stata fatta, altrimenti si rischia di starne fuori, troppo facile stare a guardare e non prendere posizioni chiare e nette. VINO BIODINAMICO VINO BIOLOGICO Il vigneto biologico è ormai una solida realtà e, secondo gli ultimi dati analizzati da “Millèsime Bio” (www.millesime-bio.com), la superficie complessiva dei filari coltivati secondo i dettami green ha raggiunto i 275.000 ettari (di cui il 30% in conversione), pari al 3,6% del vigneto mondiale. Il che vuol dire una crescita dell’11% nell’arco di un anno, e del 164% dal 2007 al 2013. La produzione, di pari passo, ha raggiunto i sei milioni di ettolitri, concentrati essenzialmente in Europa: Spagna, Francia ed Italia, infatti, rappresentano il 73% della superficie mondiale dei vigneti bio. I vini biologici, in Europa, vengono identificati dal simbolo della foglia verde in etichetta. Sono tutti quei vini che ricadono sotto il discusso regolamento UE n. 203/2012 la cui innovazione, rispetto ai precedenti regolamenti, consta proprio nell’unificazione delle norme da seguire in vigna e in cantina. Senza scendere troppo nei tecnicismi, i vini biologici europei sono accomunati da identiche pratiche biologiche nei vigneti (che vietano l’utilizzo della chimica, ma consentono l’uso di rame, zolfo, poltiglia bordolese) e in cantina, atte ad ottenere un vino che rispetti queste linee guida: limitare gli additivi o processi che influenzano l’aroma e quindi l’autenticità del vino (però vengono consentite acidificazione e deacidificazione dei vini; sono ammessi l’uso di tannini, gomma arabica, chips, azoto; sono I “vini prodotti con uve da agricoltura biodinamica” seguono tre principi basilari (mantenere la fertilità della terra; rendere le piante immuni alle malattie e ai parassiti; produrre alimenti di qualità più “Se vuoi trovare l’infinito vai nel finito in tutte le direzioni. La materia non è nulla ciò che conta è il gesto di chi l’ha fatta. ” Johann Wolfgang Goethe 18 FOCUS alta possibile) e tutta una serie di pratiche che si ispirano agli scritti di Rudolph Steiner, filosofo fondatore dell’antroposofia. Queste pratiche consistono nell’uso di particolari concimi naturali dinamizzati, nel tenere in considerazione eventi naturali come le fasi lunari, nel considerare la propria azienda agricola come un organismo autosufficiente vibrante che riconosce e rispetta i principi di base della natura. Ovviamente non sono utilizzati prodotti chimici di sintesi né pesticidi o diserbanti; ai vini biodinamici non vengono apportati additivi di alcun genere e si usano preferibilmente solo i lieviti indigeni, naturalmente presenti sulle uve. Le produzioni biodinamiche non sono contemplate dalla normativa europea, ma sono certificate da soggetti privati, perlopiù associazioni, la più celebre delle quali è Demeter (oltre alla quota annuale, vuole anche una percentuale sulle vendite, alla faccia di Steiner!), che si fanno garanti dell’osservanza delle loro regole. Per molti detrattori la biodinamica viene vista come una pratica mistica o addirittura esoterica, dato che l’approccio non può definirsi analitico matematico. Se è vero che i principi della biodinamica applicata in agricoltura possono non avere delle risposte scientifiche è doveroso chiarire, immediatamente, che non mancano le ricerche della comunità scientifica. Da oltre trent’anni viene misurata l’efficacia del sistema biodinamico messo a confronto con il metodo convenzionale e con l’agricoltura biologica. Vari studi, ad esempio quelli dell’Istituto di Ricerca per l’Agricoltura Biologica in Svizzera (www.fibl.org) evidenziano, a parità di condizioni ambientali, risultati agronomici migliori per la biodinamica rispetto sia all’agricoltura biologica sia a quella convenzionale. Certo, è molto interessante aggiungere che in alcuni casi, non si è ancora capito perché alcuni interventi funzionino, ma è stato stabilito, su base sperimentale, che l’effetto c’è, è determinato, è migliorativo. Richard Feynman, uno dei più grandi scienziati del Novecento e straordinario divulgatore, sosteneva che i poeti sono sempre in anticipo di una decina d’anni rispetto agli scienziati. È come se attraverso la poesia potessimo intuire delle decifrazioni scientifiche. Per questo la varietà espressiva dei vini ottenuti da agricoltura biodinamica non si può riassumere con parametri troppo semplici, nell’assaggio occorre fare uno sforzo personale, entrare in contatto. VINO NATURALE Arriviamo ai vini naturali, più difficili da definire, sui quali fervono accesi dibattiti. Partiamo dall’origine: il dualismo tra uomo e natura costituisce un tema sostanzialmente irrisolto o, se si vuole, inevitabilmente aperto. Alcuni credono che uomo e natura siano un’unica entità; altre filosofie, invece, pongono uomo e natura su due piani differenti, quasi fossero, l’uno di fronte all’altro, in perenne contrasto. Evidente che, se si vivono le cose su quest’ultimo piano, il vino non viene percepito come un prodotto della natura, perché alla sua esistenza occorre inevitabilmente l’intervento dell’uomo. E quindi viene rigettato nella sua accezione di “naturale”. Se invece l’uomo è natura, allora il suo lavoro di affiancamento all’uva, la sua partecipazione profonda affinché tutto si adempia, attraverso un processo di tutela e custodia, permettendo una vigilata espressione spontanea del vino, può essere inteso come naturale. Non essendo disciplinato per legge, il termine “naturale” continua ad essere usato a discrezione di chi se ne serve, e fare chiarezza è difficile. I vignaioli che producono vini naturali lavorano in vigna seguendo, 19 anche di latte, latticini, uova e derivati, nonché di acquistare e usare prodotti di qualsiasi genere la cui realizzazione implichi lo sfruttamento diretto di animali. Le scelte sono guidate dall’attenzione alla cosiddetta cruelty free. Il termine “vegan” è stato coniato nel 1944 con la nascita della “Vegan Society” ma, nella sostanza, il veganismo ha una storia molto più datata. Tanto in Oriente, con alcune elaborazioni buddiste, quanto in Occidente, ci sono prove di come fosse già stato tracciato il percorso verso una dieta che escludesse non solo il consumo di carne animale ma anche dei prodotti derivati, in particolare del latte. Il veganismo, così come lo conosciamo adesso, è nato quando la proposta di Donald Watson di creare un coordinamento tra “vegetariani non consumatori di latticini” venne respinta dalla Vegetarian Society, portando Watson a fondare la “Vegan Society”. Per quanto riguarda il marchio, in assenza di una definizione a livello internazionale, europea o nazionale di regole per la definizione di prodotti vegani, sono nate miriadi di brand differenti, che rischiano di confondere i consumatori. Il vegan non gode di una certificazione basata su una norma di legge e neppure di protezione giuridica; la certificazione si basa su regole autodefinite da singole organizzazioni. L’adesione alla filosofia vegan riguarda ogni fase di produzione. In particolare per il vino si parte dalla vigna dove non possono essere utilizzati prodotti derivanti da animali, perfino quelli che possono sembrare più innocui (per esempio la propoli). Al bando anche il letame da usare come concime naturale. In cantina sono vietati i chiarificanti che derivano da uova, latte e tutto ciò che riguarda o che semplicemente ha avuto a che fare con l’animale. Quindi niente colla di pesce o gelatina animale. A tutto ciò si aggiunge il packaging, per il quale non si possono utilizzare pigmenti animali per le etichette, né colla di animale per lo scotch: i controlli vanno dall’etichetta ai cartoni in cui si spediscono le bottiglie. Il mondo del vino vegano è ancora in fase di sviluppo, sono ancora pochi i produttori, ma sicuramente esiste una tendenza in atto. spesso, le pratiche del biologico o del biodinamico in modo ancor più rigoroso, ma non tutti si sottopongono ad una certificazione per dimostrarle. A rigor del vero, naturale non sempre è sinonimo di buono, e non ci si può nascondere dietro il paravento dell’autenticità a tutti i costi quando ci sono dei reali errori di vinificazione. Però il percorso di miglioramento in questi anni è stato netto e decisivo: ci troviamo nel bicchiere vini originali, di carattere, che esprimono la terra, il sole, l’uva. Vini genuini (l’approccio va però resettato nell’ascolto delle diversità espressive rispetto al convenzionale) e senza make up, che sono godibili, sani, digeribili e spesso onesti anche nel prezzo. Alla base del processo sta l’artigianalità, intesa come il lavoro sia viticolo sia di cantina della stessa persona, che segue l’intero processo produttivo, vinificando un’uva sana di cui ha seguito passo dopo passo l’evoluzione, con una conoscenza della materia che gli consente di interpretarla rispettandola, producendo un vino che è figlio della natura, del proprio territorio e dell’annata. Va da sé che il vino naturale è prodotto in piccole quantità da aziende di dimensioni ridotte, spesso familiari. Le pratiche per ottenere un vino naturale possono variare da produttore a produttore, ma, ultimamente, sono nate associazioni che tentano di sistematizzare i principi della vitivinicoltura naturale, proponendo sistemi di autoregolamentazione severi e oggettivi, volti a promuovere e ad accreditare l’immagine del vino naturale nel mondo. Se dovessimo sintetizzare in maniera grossolana le pratiche naturali, potremmo così riassumerle: in vigna divieto assoluto della chimica ad eccezione di zolfo e rame (con la prospettiva di eliminare anche questi rimedi); divieto OGM; coltivazione di vigneti autoctoni; vendemmia manuale; rispetto della biodiversità; pratiche volte al rispetto e alla preservazione delle risorse ambientali, dell’equilibrio e della vitalità del suolo, ecc... In cantina, fermentazione con lieviti indigeni presenti sull’uva; divieto di qualsiasi additivo; esclusione di ogni sistema meccanico o chimico che alteri la fermentazione, chiarifichi o modifichi l’equilibrio naturale dei vini; utilizzo della solforosa in quantitativi minimi, ben al di sotto dei regolamenti biologici vigenti e altro. Tutti, produttori e consumatori, dobbiamo evitare che la questione naturale si blocchi all’ideologia. Alla fine il vino viene fatto con l’uva, non con le parole, e non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo, il vino, inteso nella sua purezza, manipolato il meno possibile, tramite per far emergere ogni singolo terroir con la sua storia, cultura, civiltà, umanità. Per darci piacere e gioia. VINO VEGANO Per veganismo si intende una filosofia che esclude totalmente dalla propria vita l’uso di prodotti di origine animale. Gli aderenti rifiutano quindi non solo di nutrirsi di carne e pesce, come i vegetariani, ma E ALLORA? È ormai chiaro che il mondo degli enoappassionati chiede prodotti in grado di raccontare una storia. E quando questa storia non è solo buona, ma pure eticamente bella, la promozione del proprio lavoro ne guadagna. Tutto marketing? Non solo. Sebbene sia palese che i “vini verdi” (mi si conceda quest’espressione, intesa non riferendoci a vini immaturi, ma a quelli attenti alla sostenibilità ambientale) utilizzino la diversità come leva commerciale (ma quale azienda non mette in luce le sue peculiarità?), è altrettanto vero che i sentieri intrapresi dalle varie filosofie vitivinicole tracciano un cammino comune: quello alla ricerca di un vino più autentico, sincero. Certo, l’onestà del produttore non può essere certificata, e quindi è sempre necessario vigilare, formarsi in un proprio percorso, fatto di visite in vigna e in cantina delle aziende produttrici, di assaggi fatti occhi negli occhi con il vignaiolo stesso, costatando personalmente se c’è l’Uomo nella bottiglia. La soluzione più ovvia per dirimere la confusione sarebbe quella di obbligare i produttori a indicare sulla retroetichetta tutti i prodotti utilizzati, durante la coltivazione, durante i processi di vinificazione e affinamento. Libertà ai produttori di fare il vino come da proprio credo, ma contestualmente andrebbero date informazioni ampie e corrette, fornendo l’opportunità all’appassionato di scegliere su basi obiettive. 20 FOCUS 21 2013, VINI TICINESI PROTAGONISTI FRUTTATI, COMPLESSI E CON BUONA STRUTTURA, COSÌ SI PRESENTANO I VINI ROSSI TICINESI DEL 2013 CHE SONO STATI PRESENTATI IL 3 SETTEMBRE AL PALACONGRESSI DI LUGANO. In arrivo sulle tavole dei ristoranti e nelle cucine dei ticinesi: l’annata 2013 regalerà grandi soddisfazioni ai consumatori, sempre attenti e appassionati dei vini locali. Per ripercorrere le fila di una stagione che ha portato buoni risultati in casa Ticino, abbiamo ricordato l’annata 2013 insieme ad Andrea Conconi, direttore di Ticino Wine. “Un gennaio mite e un febbraio che non si è smentito come il mese più freddo dell’anno, hanno preceduto un mese di marzo molto freddo facendo sì che la vigna germogliasse in ritardo rispetto alla media decennale. Anche la fioritura è avvenuta in ritardo, ma le ottime condizioni climatiche durante questo importante periodo hanno fatto modo che l’allegagione desse un tasso molto alto di fecondazione. Un mese di settembre caldo e l’alto numero di ore d’insolazione hanno permesso di recuperare il ritardo che si era costantemente mantenuto durante tutto il periodo vegetativo permettendo anche un’ottima maturità fenologica. Con un morale alto il 25 di settembre del 2013 si è iniziato a vendemmiare uve sane, di ottima qualità e anche di buona quantità per la felicità dei viticoltori.” Oggi che sono trascorsi due anni da quella vendemmia, i vini ticinesi sono pronti per il mercato locale e non solo. Prosegue Conconi: “le premesse della vigilia si sono confermate, i vini si sono affinati, maturati e i primi stanno giungendo sulle tavole. I primi riconoscimenti, sia al Mondial du Merlot che al Grand Prix des Vins Suisse, non si sono fatti attendere.” LA PAROLA A CHI HA VINIFICATO Sacha Pelossi, Presidente dell’AVVT, Associazione viticoltori vinificatori ticinesi “I vini del 2013 si presentano con un bel colore, una struttura maggiore dei 2012 e con dei tannini presenti.” Fredy De Martin, enologo di Gialdi Vini “Una grandissima annata, a livello analitico bella acidità, basso PH, ricco di colore e profumi: una delle più belle annate che ho potuto vinificare. A dimostrazione del fatto, col 2013 arriverà il 36, vino che viene prodotto unicamente nelle annate eccezionali.” Francesco Tettamanti, responsabile Agriloro “L’annata2013 é in linea con le annate dispari precedenti, 20072009-2011. Potenza, eleganza e ottima struttura, accompagnate da quella fragranza e freschezza aromatica che hanno reso grandi i vini ticinesi, qualità che molti ci invidiano in quanto sovente non riescono ad unire queste due caratteristiche, apparentemente agli antipodi.” Markus Von Dack, enologo dei Terreni alla Maggia “Le gradazioni e la sanità erano perfette. La vinificazione si è svolta senza problemi, i vini oggi si presentano con dei freschi profumi di frutta di bacche, il palato è corposo con una buona armonia, tannini fini presenti e un’acidità interessante.” Enrico Trapletti, enologo di Trapletti Vini “Il 2013 è stata nel suo insieme una bell’annata, con piccole differenze tra le diverse regioni. Un po’ più nervosetti dei 2011 e 2012 i vini si sono espressi un po’ più tardivamente e si dimostrano con un buon potenziale di invecchiamento. Un vino da acquistare e dimenticare in cantina per qualche annetto.” Michele Conceprio, enologo della Tenuta Castelli di Morcote “Sui vini di pronta beva vi è un buon frutto complesso, maturo e sono meno spigolosi dei 2012. I barricati 2013 hanno una struttura molto importante ancora in piena fase primaria. Ricco di colori profondi aromi tra i primari e i secondari che marcano ancora una piena freschezza. Il 2013 è stato un bel regalo dalla natura. Probabilmente in una fase difficile da degustare oggi dal grande pubblico perché ancora in evoluzione e l’affinamento non è ancora terminato.” 22 FOCUS E IL MERCATO? Gli Champagne biologici stanno avendo in questi anni un boom d’interesse da parte dei consumatori piuttosto importante. Quando si fanno i conteggi, però, questa realtà è costretta a ridimensionarsi: tra i produttori certificati bio e quelli che invece “filosofeggiano” fuori dall’accademia, ne contiamo ancora un numero piuttosto basso. Ci sono diverse ragioni che potrebbero spingere verso una crescita del mercato dello Champagne bio o naturale: ad esempio la riscoperta della filosofia green e naturale, una sempre maggiore sensibilità alle piccole produzioni (di nicchia), la ricerca di un gusto più caratteristico e “verticale” rispetto alle ben conosciute e più comuni sensazioni. Le carte dei vini dei ristoranti più contemporanei e attenti al movimento costante delle masse di acquisto si stanno letteralmente gonfiando di queste etichette, ma continuano a rappresentare pur sempre un piccolo segmento rispetto ai grandi numeri dello Champagne vecchio stampo. PERLAGE AL NATURALE SIAMO SULLA STRADA GIUSTA, MA SI PUÒ MIGLIORARE LA FRONTIERA BIO DEL PIÙ CELEBRE DEI VINI, LO CHAMPAGNE a cura di Giacomo Pellegrini Nuovi gusti, emozioni “diverse”: negli ultimi anni sono stati diversi i momenti di degustazione che mi hanno fanno meditare su cosa “frizza dentro al bicchiere” (che possibilmente non sia l’ormai vecchia e démodé flûte), per captare tutto quello che le mani del vigneron, la salubrità dell’uva e la specificità del terroir ci hanno regalato e ci stanno regalando. Sì, parlo di vigneron perché il connubio grande maison – vino biologico difficilmente “s’ha da fare” per una serie di motivi, il primo tra tutti gli alti costi di produzione che questa filosofia di vita in primis e poi di lavoro richiede, dati dall’ingente spesa di tempo, dall’abbassamento delle rese e dalla possibile incertezza sul risultato conclusivo. Tutte queste variabili, oggi che il consumatore medio risulta più informato, sono ormai chiarissime. Da diversi anni ormai esiste un nuovo filone di produzione enologica che ha toccato anche la Champagne. Anch’esso come nel resto delle altre roccaforti nel vino BIO s’ispira al più stretto rapporto tra le tre componenti uomo - terra - vino, creando un microcosmo gustativo diverso dai soliti schemi convenzionali. Nel caso specifico si assiste più ad una esaltazione di un dato territorio piuttosto che all’espressione di un mono-vitigno riscontrabile nelle uguali misure in un’altra parte del globo. Gli Champagne bio, quindi, rispondono a logiche comuni per tutti i produttori di altri vini biologici, ma ci sono anche delle caratteristiche specifiche: ci troviamo davanti a dosaggi bassissimi di liqueur d’expedition, di anidride solforosa (non inoculata, ma solo prodotta naturalmente), e anche di zuccheri. Inoltre l’uso del legno è piuttosto morigerato, mentre in vigna abbiamo davanti una generazione di addetti ai lavori che ha imparato ad usare il meno possibile i prodotti chimici e di sintesi, privilegiando invece l’utilizzo di prodotti naturali. Queste pratiche appaiono più efficienti e meno nocive, e ci riferiamo in particolare all’utilizzo di preparati biodinamici (ad esempio il cornoletame, il cornosilice, alcuni infusi di ortica, achillea ecc.) E poi c’è la Natura con la N maiuscola, che a modo suo riesce a dare una mano alla produzione di questi “artisti enologici” grazie alla loro buona conoscenza delle fasi lunari, stellari e dell’intera galassia. Non dico certo una novità se sottolineo che per vendere una bottiglia al ristorante, è necessario e basilare sapere cosa si sta vendendo. Diciamo pure che è la prima regola per un sommelier in sala, ma anche per un ristoratore che ha spesso a che fare col proprio pubblico. Di recente, Siete tra i curiosi che ancora non hanno avuto occasione di assaggiare uno Champagne naturale? Potete iniziare visitando il sito www.organicchampagne.com (in lingua inglese) Se invece volete partire non tanto dalle nozioni, ma da uno “studio sul campo” allora eccovi qualche etichetta da non perdere: Jacques Selosse, Andrè Beaufort, Larmandier-Bernier, Fleury, Francois Bedel, Georges Laval. però, si può assistere a scene non troppo confortanti in cui chi ha in carta questi vini pare solo cavalcare l’onda commerciale di successo di pubblico, senza dare le informazioni che il cliente in realtà si aspetta da chi “sposa” una certa filosofia. Questo dei vini biologici, e non fanno eccezione naturalmente gli Champagne, non è un trend fine a se stesso, ma una presa di coscienza consapevole e seria che ha necessità di essere trasmessa al pubblico col giusto grado di entusiasmo, in modo che il cliente finale si senta stimolato e si lasci pian piano educare al rispetto della Natura che oggi, per nostra fortuna, passa anche dal bicchiere. Quello che si può credere un difetto, a volte si potrebbe scoprire essere una tipicità: bisogna tornare un po’ bambini e ricominciare da capo. Questa è la grande sfida degli Champagne biologici oggi. Il territorio le vigne un vino... il nostro The land the wineyards a wine... our Prenota una visita / Book a visit Pozzol Groppo (AL) S.P. 105, n° 1 - Pozzol Groppo (AL) - ITALY Tel. +39 0131 800117 - Fax +39 0131 1859657 [email protected] - www.cascinacarpini.it CAMPAGNA FINANZIATA AI SENSI DEL REGOLAMENTO CE N. 1308/13 CAMPAIGN FINANCED PURSUANT TO EEC REGULATION NUMBER 1308/13 24 FOCUS 25 MERLOT IN ABITO DA SERA PREMIATO COME MIGLIOR VINO AL MONDIAL DU MERLOT 2015 PER LA SUA ELEGANZA E RAFFINATEZZA, BALIN 2012, UNO DEI MERLOT DELLA CANTINA KOPP VON DER CRONE VISINI DI BARBENGO È “SOLO” LA PUNTA DI DIAMANTE DELL’AZIENDA VINICOLA LUGANESE. PERCHÉ QUI, OLTRE AI VINI, C’È UNA PASSIONE DA MEDAGLIA D’ORO. Barbengo è un piccolo angolo di paradiso. E non solo perché in estate tira una leggera brezza rinfrescante, ma anche perché qui c’è uno dei regni del nostro vino più conosciuto e amato: il Merlot. La cantina Kopp von der Crone Visini sorge proprio in quel di Barbengo ed è la realizzazione di due sogni che si sono uniti per formarne uno solo. Anna Barbara von der Crone e Paolo Visini collaborano dal 2002, ma nel 2006 finalmente realizzano il loro sogno condiviso: quello di aprire insieme una cantina che porti entrambi i nomi e racchiuda la filosofia che li unisce da sempre. L’amore per la terra ticinese e per il suo terroir, unito ad un profondo rispetto per la natura e i suoi cicli naturali, ha portato la cantina di Barbengo a raggiungere successi di tutto rispetto. Oggi, a raccoglierne i frutti, è in particolare un’etichetta: Balin, annata 2012, che si conquista ben tre premi invidiabili come “Miglior Mer- lot Svizzero”, “Miglior vino del concorso” e “Medaglia Grand Or” (94.4 punti) nell’ultima edizione del Mondial du Merlot. E non è certo un caso: l’impegno da sempre profuso in vigna e in cantina, ha portato la Kopp von der Crone Visini agli onori della cronaca e ha suscitato sana curiosità nei consumatori attenti alla qualità. “Dopo il recente riconoscimento, in occasione di Cantine Aperte sono venuti a farci visita molti appassionati, richiamati dalla notizia del premio, e questo ci ha fatto davvero piacere”: a raccontarcelo è Anna Barbara von der Crone, che in questa splendida cantina ci lavora e ci vive. “Paradossalmente, avendo lavorato molto coi mercati della Svizzera interna, i nostri vini sono più conosciuti fuori dal Ticino, che qui in casa. Ora, però, anche il Ticino si accorge di noi, visti i buoni risultati raggiunti e a parlare sono solo i nostri vini”. Vini che rispettano le leggi silenziose della natura e dell’agricoltura integrata, e che vengono lavorati separatamente rispetto alla tipologia di uva raccolta, per rendere piena giustizia alle caratteristiche e alla personalità di ciascun vitigno. “Abbiamo un vitigno che stiamo coltivando seguendo le regole del biologico” continua Anna, “ad oggi stiamo sperimentando e cercando di capire i primi risultati, per poi lavorarci anche in futuro. Nel frattempo, io e Paolo insieme al nostro staff quotidianamente cerchiamo di intervenire il meno possibile sulle uve, lasciando che ogni anno la vigna si esprima in modo naturale. Le nostre uve sono a Barbengo, ma anche in Sementina e soprattutto nel Mendrisiotto (a Pedrinate e Castel San Pietro).” Da sempre innamorati del Merlot, Anna e Paolo hanno trovato la “ricetta perfetta” per il loro Balin 2012 che è valsa tante soddisfazioni: si tratta di un Merlot in purezza con un bouquet molto variegato, floreale e anche speziato (al naso ricorda le rose, ma anche i chiodi di garofano, e per certe note anche il caffè). “Non andiamo alla ricerca di vini dall’importanza eccessiva”, ci spiega ancora Anna, “piuttosto il nostro “marchio di fabbrica” è l’eleganza e un tocco di finezza che accomuna un po’ tutte le nostre etichette.” Alla Cantina di Barbengo si è brindato ali successi raggiunti, dopo i premi dell’ultima edizione del Mondial du Merlot: tutto, rigorosamente, insieme al personale. “È come una grande famiglia: oltre a me e Paolo, qui hanno vissuto anche i miei quattro figli e il nostro staff, preziosissimo, va e viene di continuo. I risultati e le gioie vanno condivise, altrimenti non hanno valore. Ad esempio, già lo scorso anno avevamo avuto buoni riscontri dal Mondial e abbiamo scelto di fare un paio di giorni di vacanza-studio insieme a tutto il team: abbiamo visitato altre cantine e ci siamo divertiti, questo è il modo migliore per festeggiare i successi, che non sono solo nostri, ma di tutti quelli che lavorano per noi in vigna e in cantina.” Quando i risultati vengono raggiunti, poi però è facile sedersi sugli allori e accontentarsi. Non è il caso della cantina von der Crone Visini, che guardando al futuro non ha sogni nel cassetto da realizzare, quanto piuttosto progetti da alimentare di continuo. “Non c’è un vero e proprio sogno, piuttosto la voglia di migliorare sempre, di riuscire a fare ancora meglio di oggi sia in vigna che in cantina. Non vogliamo diventare più grandi, ma curare sempre più dettagliatamente i nostri prodotti.” 26 FOCUS 27 QUANDO IL GELO ACCAREZZA L’UVA A SOLI 23 ANNI HA REGISTRATO IL BREVETTO DELLA CRIOESTRAZIONE AROMATICA, UN METODO INNOVATIVO PER ESTRARRE AL MEGLIO GLI AROMI DALLE UVE. DOPO SOLI 5 ANNI I RISULTATI NON MANCANO: ABBIAMO INTERVISTATO MARCO TERZONI, ENOLOGO PIACENTINO DELL’AZIENDA FAMIGLIARE TERZONI CLAUDIO ARRIVATA ALLA QUINTA GENERAZIONE. No, non si parla di ice wine. Piuttosto di una storia di professionalità e caparbietà che merita di essere raccontata, soprattutto alla luce degli eccellenti risultati raggiunti. Nelle vene di Marco Terzoni, ventottenne piacentino DOC, scorre DNA da vignaiolo, e non poteva che essere così visto che rappresenta la quinta generazione al lavoro su quelle vigne. Fino a qui, una bella storia di famiglia, ma uguale a tante altre in Italia. 5 anni fa, però, Marco Terzoni a soli 23 anni e dopo aver ultimato gli studi in enologia ad Alba e aver girato mezza Francia lavorando a Bordeaux, Sauterne e Cognac, mette a punto un metodo di vinificazione unico nel suo genere, che oggi gli regala tante soddisfazioni. Si chiama Crioestrazione Aromatica, marchio registrato onde evitare copie non autorizzate, ed è un trattamento dell’uva che riesce a estrapolare il cuore aromatico degli acini. “Tutto è iniziato diversi anni fa, riflettendo sulle uve Ortrugo”, ci spiega Terzoni, “il nome di questo vitigno significa altra uva, a sottolineare il fatto che questa tipologia d’uva non avesse una grande personalità propria, ma piuttosto venisse fin da tempi antichi utilizzata per i tagli dei vini. L’Ortrugo è uno dei cavalli di battaglia della mia terra, e non mi davo pace del fatto di non riuscire a ricavare dalla mia uva un bouquet aromatico degno. Quindi mi sono messo a studiare su libri di enologia contemporanei, ma anche antichi. In uno di questi mi sono imbattuto negli studi di Ollivier, un allievo del famoso enologo francese Gayon: si parlava di congelamento e scongelamento delle uve e di alcuni risultati raggiunti con questa pratica. Allora mi si è accesa la lampadina: bisognava lavorare su queste fasi, sui tempi e le temperature. Questione di numeri, di precisione e di tante, tante prove. Un enologo, però, non ha a disposizione un numero infinito di vendemmie su cui sperimentare le proprie teorie. Ho cercato di ottimizzare al meglio le prove e ho lavorato per un paio d’anni per ottenere il giusto mix di congelamento, scongelamento, temperature, tempistiche. Alla fine, però, ho trovato i coefficienti giusti e sono riuscito nel mio intento.” E bisogna credergli sulla parola, visto che i suoi vini parlano da soli. I vini dell’azienda che oggi possono vantare l’uso della Crioestrazione Aromatica sono tre, due dei quali sono Ortrugo in purezza. E, indovinate? Terzoni è riuscito a estrarre un bouquet aromatico di tutto rispetto anche da loro. I premi nazionali e internazionali, d’altra parte, rendono omaggio alla caparbietà di riuscire a trarre il meglio dal proprio territorio (e dalle proprie uve). Molti di questi sono stati assegnati al Sensazioni d’Inverno, un passito di Malvasia di Candia aromatica (una tipologia di Malvasia presente solo sulle colline piacentine), che non si avvale della Crioestrazione aromatica, ma che rappresenta la passione e l’eccellenza dei vini Terzoni. La tecnica Le uve, una volta raccolte, vengono tempestivamente portate in una cella ove la temperatura e l’umidità sono costantemente controllate. Solo in questo modo è possibile tenere sotto controllo i processi biochimici che avvengono nell’acino. Per un periodo di circa 10 giorni i grappoli, stoccati in cassette di legno resistenti agli sbalzi termici, vengono sottoposti ad escursioni termiche predefinite in base agli obiettivi qualitativi e alla varietà di uva interessata (importante lo stato sanitario del raccolto e l’elasticità della buccia). Come riportano gli studi effettuati da C. Ollivier (1986) “il congelamento e il decongelamento delle bucce e degli strati sottoepidermici comportano delle modificazioni dell’ultrastruttura dei tessuti e producono una migliore liberazione degli aromi e dei precursori di aromi dell’uva”. Questo si traduce in vini dal corredo aromatico netto, fresco, fiorale, tutte qualità ricercate per un vino bianco. La tecnica, applicata per la prima volta su uve Ortrugo per la produzione di vino spumante, ha già riscontrato un ampio successo soprattutto grazie alla facilità di beva ed alla caratteristica delicatezza del bouquet che la Crioestrazione consente di ottenere. 28 PUBLIREPORTAGE 29 SOTTO IL SEGNO DEI GRANDI ROSSI, DA CHIODI UN AUTUNNO TUTTO DA DEGUSTARE “L’attività di importazione di grandi rossi francesi è da quasi trent’anni una delle caratteristiche della Chiodi, che già a partire dagli anni 80, sotto la direzione di Fabio Arnaboldi, ha costruito una sempre più fitta rete di contatti diretti e privilegiati nella regione di Bordeaux, tradizione poi consolidata, a partire dal 2005, dal figlio Andrea, ingegnere enologo diplomato all’Istituto nazionale di Changins.” Giovanni Antognini, direttore generale di Chiodi Ascona, va fiero di questa peculiarità del gruppo, soprattutto da quando nella nuova enoteca Arnaboldi ad Ascona, ristrutturata nel 2012, gli esclusivi vini francesi hanno trovato la loro giusta visibilità. Qui le bottiglie, in una location minimalista e nel giusto spazio, diventano protagoniste, esposte con discrezione ed eleganza, senza confondere o sopraffare il cliente per quantità esposta. Nel punto vendita dell’azienda, oltre ai merlot ticinesi e alla produzione propria, quest’ultima con i vini delle Terre di Pedemonte e del Bellinzonese in primo piano, sono esposti i grandi vini bordolesi, dai grandi ai piccoli Châteaux, e i vini della Borgogna. Oltre naturalmente ad un’ampia selezione di vini d’importazione italiani, di bollicine, dai Franciacorta agli Champagne, e di distillati. Non tutti ovviamente sono esposti in enoteca, l’assortimento è molto vasto! Per questo, per gli amanti dei grandi rossi francesi, una visita ai piani inferiori, in cantina, fra i corridoi di scatole in legno dove riposano i nettari dei più pregiati Châteaux, non può che rassicurare. Giovanni Antognini (Direttore Generale di Chiodi) Andrea Arnaboldi (enologo di Chiodi) Dall’inaugurazione del nuovo punto vendita, dotato di accogliente sala degustazione, sono state valorizzate anche le attività di eventistica, alle quali partecipano sempre più appassionati di vino e professionisti del settore. Ricco il programma di appuntamenti da settembre a dicembre, che vede protagonisti dai grandi vini piemontesi ai francesi (vedi box). Gli appuntamenti in Enoteca Arnaboldi giovedì 10 settembre serata Piemonte giovedì 10 ottobre serata Borgogna venerdì 6 novembre serata Prima Goccia Rompidèe venerdì 20 novembre serata vini Carlevaro (a Bellinzona) giovedì 10 dicembre serata Champagne giovedì 17 dicembre serata Bordeaux Dalla primavera del prossimo anno, riprenderanno inoltre le attività all’aperto, con le proposte di Wine & Food per conoscere e apprezzare il territorio vinicolo ticinese e le sue eccellenze enogastronomiche. Anche in questo caso qualità e cura nel programma proposto: aperitivo nei vigneti delle “Tre Terre” nelle Terre di Pedemonte, dai quali vigneti, nei comuni di Tegna, Verscio e Cavigliano, vengono prodotti i merlot Tre Terre, Rompidèe e Ultima Goccia; visita nella cantina di Verscio, dove le uve vengono vinificate, pranzo in comune accompagnato dai vini propri e visita della cantina di Ascona, con degustazione finale negli accoglienti spazi della nuova enoteca. Nelle cantine Chiodi di Ascona, l’enologo Andrea Arnaboldi che rappresenta la terza generazione della famiglia in azienda, continua a lavorare con grande impegno ispirandosi alla vinificazione bordolese come il padre Fabio gli ha trasmesso e insegnato ad apprezzare: “Sin dalla mia prima vinificazione, mi sono costantemente applicato per ricercare una sempre maggiore finezza, sia per la linea Chiodi, sia per i vini che curo per la Cantina Carlevaro, con la quale ci siamo uniti nel 2009 vista la nostra armonia di intenti in fatto di vino e la grande amicizia fra Gian Piero Carlevaro e mio padre”. Fra i merlot della linea Chiodi, dalle uve delle Terre di Pedemonte, spiccano il Merlot Tre Terre, l’Ultima Goccia, vino sempre più apprezzato a livello ticinese e svizzero, e il Rompidèe, ottenuto da vigne di oltre 50 anni. Dalla linea Carlevaro, prodotti da uve del bellinzonese, il merlot la Murata, con le mura storiche della città sull’etichetta, l’Ampelio, vinificato con la migliore selezione di uve e che nel 2011 ha ottenuto 18 punti su 20 da Weinwisser e il Riserva del Carmagnola, da uve provenienti esclusivamente dai vigneti di Arbedo, fresco d’argento al Gran Prix du Vin suisse 2015. CHIODI ASCONA SA Via Delta 24 6612 Ascona www.chiodi.ch 30 FOCUS TESTATA vono molte informazioni su dove è possibile acquistare, sul rating d’epoca, sui vitigni, eventuali critiche e prezzi. Attivando il Gps nel proprio smartphone è possibile persino cercare il negozio più vicino nel quale è disponibile una determinata annata. L’applicazione stagionale più usata è quella di Vinitaly, che fornisce informazioni indispensabili per organizzare al meglio le proprie giornate di lavoro veronesi: coordinate degli stand, orari dei convegni, elenco degustazioni e molto altro. Per ogni consumatore c’è un vino, analogamente si può dire per le applicazioni: c’è solo da divertirsi scoprendo e provando le App più originali e funzionali del settore vino! Per gli agronomi c’è Agro, l’App professionale che permette di creare report delle proprie visite e delle analisi svolte su terreni, culture e piante. Con Agro si risparmiano carta, penna e circa 15 ore di lavoro settimanali, anche se il prezzo (999,99 $ su iOS) non è proprio economico! Ma esistono anche le applicazioni professionali, progettate per andare incontro alle più svariate esigenze lavorative. Il territorio le vigne un vino... il nostro VINO: APPUNTI TECNOLOGICI The land the wineyards a wine... our a cura di Giacomo Acciai Bevitori occasionali, wine lovers, sommelier o professionisti: non c’è una sola categoria che non porti con sé un piccolo aiuto tecnologico o una memoria virtuale dei vini degustati. Insomma, il mondo delle App del vino è ricco, variegato e in crescita costante, proprio perché la tecnologia ci viene incontro per cercare di organizzare al meglio il nostro lavoro, ma anche per “catalogare” le emozioni che un’etichetta ci regala. Sul vostro tablet o nello smartphone che non abbandonate mai non può mancare almeno un’applicazione che veda il vino protagonista! Scopriamo insieme le migliori del settore per iOS e Android. Sicuramente non può mancare My-Sommelier disponibile per sistemi iOS e Android: come un sommelier, l’applicazione ci guida e consiglia sul giusto e corretto abbinamento del vino rispetto al piatto che stiamo per degustare. Vivino, recensita dai più come la migliore App sul mondo del vino, è paragonabile ad una biblioteca: è sufficiente scattare una foto all’etichetta del vino e ci verranno proposti recensioni, abbinamenti e molte informazioni su quel particolare vino, prezzo compreso! Vivino è lo scanner per il vino disponibile per iOS e Android. Molto simile a Vivino è Delectable Wine; con le stesse caratteristiche e funzionalità, le informazioni di entrambe le App sono continuamente arricchite ed aggiornate grazie al contributo delle community di appassionati che ne usufruiscono. organizzati dal Movimento: Cantine aperte, Calici di Stelle, Benvenuta vendemmia, Cantine Aperte a San Martino, Cantine Aperte a Natale. Nello smartphone degli enoturisti non può mancare l’App del Movimento del Turismo del Vino. Questa applicazione, nata come strumento ufficiale del movimento stesso per gli utenti iOS, permette di visualizzare in modo veloce le 20 cantine più vicine alla propria posizione. Inoltre l’App mantiene sempre aggiornati sugli eventi Se siete alla ricerca di un vino particolare o di un’annata importante ci viene incontro l’App Wine – Searcher, (anche questa sviluppata sia per iOS che per Android) che, come indica il nome, dedica la sua funzione principale alla ricerca. Gli utenti possono ricercare un vino per nome oppure scattando una foto; si rice- Molto carina e interessante l’App Vini del Vallese per iOS che, grazie a un sommelier personale interattivo, ci permette di scorrere l’elenco dei produttori del vino della regione, visualizzare la strada del vino virtuale e interattiva ed essere aggiornati su eventi, gastronomia ed enoturismo del territorio; unico neo è la non disponibilità in lingua italiana. Non dimenticate… Sicuramente tutte queste applicazioni permettono all’utente di ottenere informazioni immediate per vivere esperienze più approfondite e consapevoli. Vale la pena ricordare che i giudizi espressi, sono sempre soggettivi e nascono da esperienze personali che non possono essere gli stessi per tutti. Le valutazioni riportate su un determinato vino o azienda, derivano da community molto variegate, composte da appassionati ma anche da professionisti, che valutano i prodotti in base a criteri diversi: non dimenticatelo. Oltre a ciò, ricordate anche che non è corretto giudicare un rivenditore in base al solo prezzo di vendita visto che sono molti i fattori che vanno a determinare un prezzo: ad esempio la scelta della carta dei vini (più è ampia e più investimento richiede), la modalità di vendita (on-line o in punto vendita), le quantità vendute, ecc. Detto questo, buon’App a tutti! Prenota una visita / Book a visit Pozzol Groppo (AL) S.P. 105, n° 1 - Pozzol Groppo (AL) - ITALY Tel. +39 0131 800117 - Fax +39 0131 1859657 [email protected] - www.cascinacarpini.it CAMPAGNA FINANZIATA AI SENSI DEL REGOLAMENTO CE N. 1308/13 CAMPAIGN FINANCED PURSUANT TO EEC REGULATION NUMBER 1308/13 32 FOCUS SE LA NATURA CHIAMA… …IL CASTELLO DI MORCOTE RISPONDE “PRESENTE”. DA QUALCHE ANNO L’AZIENDA VITIVINICOLA DI MORCOTE HA INIZIATO UN PERCORSO RIVOLUZIONARIO, DALLA VIGNA ALLA CANTINA. SE PRIMA ERA L’UOMO A PIEGARE LA NATURA ALLA SUA VOLONTÀ, ORA È QUEST’ULTIMA A DETTARE LE SUE REGOLE. Non è una moda, quanto piuttosto un ritrovato rispetto per la terra. Anche in Ticino il vento sta cambiando, e la Tenuta Castello di Morcote, che della qualità dei propri vini ne ha sempre fatto una bandiera, riscopre una nuova sensibilità “verde” in favore di una mano sempre più leggera e impercettibile dell’uomo nelle sue etichette. Nel 2008 una ricerca della Confederazione metteva in luce la splendida zona del Castello di Morcote come una piccola oasi di biodiversità. Qui, in armonia, flora e fauna locale vivono in simbiosi da sempre e Gaby Gianini, anima della Tenuta, ha voluto semplicemente riportare l’equilibrio di sempre andando a valorizzare un patrimonio unico. L’intervento dell’uomo in vigna, dopo questa decisione, è andato facendosi sempre più lieve, diventando oggi un tocco impercettibile che rimette sul gradino più alto le leggi della Natura. Michele Conceprio, enologo della Tenuta, ci spiega: “Abbiamo deciso di ridurre al minimo l’impatto dell’uomo in vigna e di conseguenza anche in cantina. D’altra parte abbiamo la grande fortuna di avere dalla nostra parte una Natura benevola che ci regala nettari preziosi e di grande qualità. Da quando abbiamo iniziato questo percorso, che unisce pratiche biologiche e biodinamiche, non siamo più noi a forzare l’uva, ma piuttosto il contrario. Rispettare la natura, insomma, significa avere piante meno stressate, in simbiosi più profonda con l’intero territorio circostante.” Se una volta qui si combatteva perché la vigna fosse produttiva, oggi non sono i trattamenti a decidere quanta uva si avrà in vendemmia. Anzi, attraverso questa sorta di rivoluzione verde, è la pianta stessa, in base alle sue capacità naturali, alla stagione, alla meteo a decidere la sua resa. In molti casi questo significa poter contare su numeri inferiori rispetto al passato, ma a guadagnarne è di sicuro la qualità dei vini: un esempio è la maggiore concentrazione di polifenoli e antociani che regalano ai vini più struttura e complessità. Il tutto, senza intervento esterno, sfruttando solo le doti di Madre Natura Non c’è più una produzione forzata, ma solo la giusta produzione che la Natura ha scelto. “Essere in sintonia con la terra e i suoi frutti” prosegue Conceprio, “significa avere a che fare con piante più felici, che regalano vini organoletticamente superiori. Se prima era l’uomo ad avere preso il sopravvento cercando di pilotare la Natura, oggi è lei la vera protagonista del nostro lavoro, coi suoi cicli e le sue annate.” Questa rivoluzione copernicana coinvolge tutta la cantina: un lavoro nel rispetto della terra, seguendo codici biologici e biodinamici, significa lasciarsi guidare. Il che, tradotto in azioni, vuol dire non poter programmare scientificamente il lavoro, ma sottostare alle regole della luna calante o crescente, momenti in cui le energie in vigna seguono ritmi tutti naturali. Un percorso che, ne siamo certi, piacerà ai tanti fautori di una vita più sostenibile per il pianeta, ma anche agli intenditori e amanti del vino. 34 TENDENZE 35 Il cibo fermentato per eccellenza: il kimchi coreano Il sapore è pungente, oltre ad essere anche piccante per l’aggiunta (molto comune) del peperoncino. Il Kimchi, piatto antichissimo di origini coreane, sono le foglie del cavolo raccolto in stagione (intorno al mese di novembre) e poi fermentate in un misto di salamoia, ravanelli, verdure varie, pasta di gamberetti salata, salsa al peperoncino, aglio, acciughe, zenzero e scalogno. Dopo aver fatto questo elenco vi renderete conto da soli, anche non avendolo mai assaggiato che il suo gusto non può che essere molto intenso. Il Kimchi si ama o si odia, ma di recente (nella cornice di Expo Milano 2015) viene presentato come emblema della salubrità della cucina coreana. FERMENTO IN AZIONE ANTICHISSIMO, EPPURE ALL’AVANGUARDIA: IL METODO DELLA FERMENTAZIONE IN CUCINA VIVE UNA SECONDA GIOVINEZZA, GRAZIE A MOLTI GRANDI CHEF CHE NE RISCOPRONO LA PRATICA E I PREGI. Quando si dice fermentazione, viene in mente il vino e, meno spesso, la cucina. Il nostro cibo quotidiano, però, conta tanti cibi fermentati, e vale la pena capire meglio di cosa si tratta. La fermentazione è la trasformazione degli zuccheri contenuti nella materia organica: nel mosto, ad esempio, ma anche nella soia, nel pesce, nella verdura. Quotidianamente siamo circondati da tantissimi alimenti fermentati, a cui non facciamo troppo caso: un esempio sono i salumi, ma anche lo stesso pane e naturalmente i formaggi. Fin dall’antichità, nel lontano Oriente, la fermentazione controllata era l’unico metodo di conservazione, quando ancora i Grandi chef e fermentazione Di recente, lo chef Massimo Bottura (modenese sul secondo gradino del podio ai 50 Best Restaurants di S.Pellegrino) ha creato un piatto in cui lascia fermentare della pasta fresca. Il risultato dei suoi tagliolini è a metà strada tra i sapori tradizionali italiani, di cui è ambasciatore nel mondo, e gusti asiatici, più pungenti e “diversi”. Dopo la recente esperienza giappone, René Redzepi, chef tristellato del Noma di Copenaghen lancia i suoi nuovi trend attraverso il Nordic Food Lab (il laboratorio di ricerca gastronomica creato in collaborazione con l’Università di Copenhagen). Si sta occupando, tra le altre cose, anche della fermentazione di più alimenti, proprio in onore dell’alimentazione in stile “asian”. Funghi, lampone marinato nel suo succo fermentato, fiori e pane bianco fermentato. frigoriferi non esistevano nemmeno nelle intenzioni. In Corea il processo avviene in grandi vasi con un tappo sigillante, dove l’ossigeno non riesce a penetrare. Oggi, sempre più chef di avanguardia dichiarano di avere trovato nella fermentazione un modo per dialogare da vicino con gli alimenti, che cambiano ed evolvono secondo le leggi della natura, donando nuovo sapore alla materia originale. Attraverso la fermentazione alcuni alimenti subiscono un processo che li rende più “conservabili”: si formano degli acidi che riescono ad abbassare naturalmente il pH del cibo e, in questo modo, viene impedito il proliferare di microrganismi nocivi. Anticamente la fermentazione era necessaria per usufruire dei cibi e conservarli, oggi però sappiamo che questo millenario uso è anche salutare: i probiotici che si sviluppano negli alimenti sottoposti a questo processo, infatti, aiutano la digestione. Oggi la fermentazione ha decisamente migliorato le sue tecniche, che risultano più monitorabili grazie a condizioni ambientali che si possono tenere sott’occhio, controllando la temperatura, la densità, l’aria e le tempistiche del processo. RISTORANTE BOTTEGA DEL VINO LOCARNO Via Luini, 13 - Locarno Tel. 091 751 82 79 [email protected] ENOTECA BOTTEGA DEL VINO ASCONA Consegna a Domicilio Via Borgo, 33 - Ascona Tel. 091 791 30 81 [email protected] il Ristorante per ogni Occasione! www.delea.ch plaisir de Boire Vini Delea SA | 6616 Losone | ww.delea.ch in Oro, Rosso o Argento.. i gioielli della cantina Delea.. tutti da gustare! Vini & Distillati Angelo Delea SA | 6616 Losone | 091 780 72 94 38 CIBO E SALUTE 39 FARSI DEL BENE MANGIANDO IL PUNTO DI VISTA È FONDAMENTALE: UNA COSA È PARLARE DI CIBI CHE NON CI FACCIANO MALE, UN’ALTRA È SPERIMENTARE QUELLI CHE CI FANNO ANCHE BENE. CI RACCONTA IL SUO PUNTO DI VISTA DERRY PROCACCINI, NUTRIZIONISTA CHE SI È “INVENTATO” UNA LINEA DI PRODOTTI ALIMENTARI BUONI E SANI. Lontana, ma sempre più “vicina”, l’Asia procede con la sua pacifica invasione delle nostre tavole. Spesso, però, si tratta di una semplice ispirazione alla filosofia alimentare asiatica, con modelli alimentari rivisti all’occidentale e che, quindi, perdono tutto il loro valore. Se ancora non vi fosse chiaro quando si parla del valore dell’alimentazione asiatica, si intende la salubrità della loro cucina e del concetto locale di nutrirsi per farsi del bene e non solo per dare piacere alle papille gustative (come invece succede in Occidente). A spiegarci questi due mondi paralleli è Derry Procaccini, nutrizionista, divulgatore scientifico, consulente in benessere e docente di nutrizione SaNIS Scuola di Nutrizione e Integrazione Sportiva, presso le Università di Bologna, Torino e Pavia. Inutile opporsi all’edonismo gastronomico degli europei (e non solo) che vogliono mangiare solo “cose buone”, ma è l’ora per ripensare le nostre abitudini alimentari e provare a far incontrare il cibo in primis sano della cultura asiatica e il nostro palato fine. Nasce da questa sfida il progetto Equilibrium Food, di cui Procaccini é anima e volto. “Quello che mi piacerebbe portare sulle tavole dei ticinesi è del cibo che fosse, allo stesso tempo, buono e salutare, e con questo termine non intendo semplicemente che non faccia male, ma che abbia delle vere e proprie caratteristiche curative. E non vale solo per il Ticino, visto che il progetto muove i suoi primi passi anche al di fuori della Svizzera.” No, non siamo nell’ambito dei dietologi improvvisati, ma piuttosto in quello di un coraggioso progetto che riesce a sposare etica e salute. “Quello che cerchiamo di fare con questi nuovi prodotti (pasta, farine e crackers) è riuscire a mettere insieme gusto e benessere, ma anche e soprattutto a dimostrare in modo diretto al consumatore che davvero i nostri cibi fanno bene.” Facciamo un esempio scientifico, con carte e dati alla mano: la pasta di Equilibrium è realizzata con semola di grano duro Cappelli Akrux (una delle poche specie di grano antico che certamente non ha nulla a che fare con gli OGM, ma nemmeno con nessun’altra tecnica di manipolazione genetica, non si intende solo nell’immediato, ma anche nel passato un po’ più remoto), poi c’è un prezioso 2% di curcuma e un 1% di pepe. La curcuma è una delle spezie più usate in Oriente: nello specifico, in un piatto di pasta Equilibrium Food di 100 grammi sono contenuti i 2 grammi di spezia che normalmente vengono consumati dagli indiani in un giorno (e l’India è il Paese nel mondo in cui ci si ammala meno di tumore). Oltre 700 studi scientifici parlano della curcumina e del suo potenziale nella prevenzione di tumori, artriti, allergie, aterosclerosi, diabete, malattie neurodegenerative, sindrome metabolica, obesità, eccetera. Quello che potrebbe sembrare solo un vezzo, ossia quella piccola percentuale di pepe (talmente minima che al gusto non è percepibile) serve in realtà a garantire le doti benefiche dell’assimilazione della curcuma. Tanto per iniziare è buona, che non è così scontato. “E poi, i risultati dell’osservazione clinica da noi effettuata dicono (anzi certificano) che nei casi di bambini diabetici riescono a mantenere un livello di glicemia più costante e di conseguenza hanno bisogno di utilizzare meno insulina esogena. Insomma, una pasta con poteri antinfiammatori e antiossidanti (caratteristiche che stanno alla base anche dell’anti-invecchiamento), e che rispetta tutte le “sacre” regole dei gourmet contemporanei: coltivazione biologica, con un disciplinare di produzione a tutela dell’intera filiera, trafilata al bronzo, essiccata lentamente a bassa temperatura. Aggiungiamo anche che, contenendo curcuma, risulta più saporita di una pasta classica, quindi richiede anche meno sale per la cottura.” Quando chiedo a Procaccini se con il cibo biologico si vada sul sicuro, mi spiega quello che non avrei voluto sapere: “oggi, in quasi tutti i casi la filiera certificata bio inizia dalla coltivazione, ossia da campi non contaminati, e poi prosegue con la produzione, la distribuzione (e relativa tracciabilità). Purtroppo, però, non viene considerato un passaggio che è assolutamente fondamentale: quello dei semi e delle semenze. In alcuni casi, infatti, ha poco valore la coltivazione bio, ossia quando il seme è modificato geneticamente con tecniche indotte come l’irradiazione nucleare, anche se non lo sappiamo. Per questo, il nostro modo di lavorare è differente e vuole certificare anche l’uso di semi di origini geneticamente pure.” 40 USI E COSTUMI 41 cino le settimane del prodotto italiano, con offerte che spaziano da pasta secca di gran marca a prezzi competitivi, a tutto quanto è possibile reperire nei supermercati italiani tra i prodotti Doc o Dop. La promozione spesso è abbinata ad una comunicazione sui media locali che illustra la storia e la produzione dei prodotti tipici venduti, veri tesori gastronomici del territorio italiano. RISTORAZIONE OSARE PER VINCERE DALLA “PORCHETTA DELLA DISCORDIA” AI TANTI TICINESI CHE MANGIANO IN ITALIA. ECCO LE RIFLESSIONI SULLA CATEGORIA DI RISTORATORI LOCALI CHE OGGI SOFFRE, E ANCHE QUALCHE CONSIGLIO RAGIONATO Incuriosito da una di queste offerte ho acquistato in un grande mercato ticinese non solo qualche salume, qualche sugo o del formaggio, ma anche un piatto pronto. Parlo di una confezione di “Porchetta cotta lentamente al forno a legna, conciata con rosmarino e finocchietto selvatico” già pronta all’uso. Come forse alcuni sanno la Porchetta di maiala è conosciuta con la denominazione di Porchetta alla romana, originaria di Ariccia, ed è un tipico prodotto dei Norcini, i salumai dei Castelli romani. Diffusa e commercializzata già ai primi del `900, da tempo si fregia del riconoscimento IGP. Devo dirlo: la porchetta era ottima! Permettetemi, però, una considerazione diretta ai nostri ristoratori, confrontati con questa “migrazione” oltre confine. Il vostro cliente è sempre più solleticato (anche tra le mura di casa) da gusti di piatti di altre regioni e segue novità e tendenze in materia di food. Sapete, ad esempio, che la Porchetta è oggi lo street-food più diffuso sull’Adriatico dove ha soppiantato altre specialità affermate? A Rimini hanno contato più di 130 automezzi attrezzati per vendere panini con pane casareccio e porchetta tagliata fine! Cucinare una porchetta in “casa” è più facile del previsto per un Wet-Clean di Schulthess La prima scelta per ogni tipo di tessile Wet-Clean di Schulthess è estremamente delicato nel lavaggio con acqua e detersivi liquidi ecocompatibili: a cura di Paolo Grandi In queste calde giornate di mezza estate le cronache giornalistiche elvetiche, dopo i festeggiamenti per il recente Natale della Patria, orfano ahimè dei tradizionali falò a causa di siccità e pericolo di incendi, hanno continuato a riferire di massicce presenze nei supermercati e nei ristoranti di oltre-confine di cittadini svizzeri in trasferta alimentare. È giusto ricordare che la nuova parità franco euro invoglia i consumatori del nostro Paese a recarsi nelle nazioni vicine per acquisti di prodotti mangerecci freschi o confezionati, a prezzi considerati convenienti e analogamente a frequentare trattorie, ristoranti e alberghi per una colazione, un pranzo o una cena. Il fenomeno è allarmante: lo è soprattutto nella nostra zona di confine e ha evidentemente innescato una rapida reazione dei gruppi della grande distribuzione che con immediate contro-misure hanno iniziato ad adeguare i prezzi al nuovo rapporto di cambio, aumentando le offerte speciali e le promozioni. Nuove campagne pubblicitarie e comunicazioni mirate sui prodotti locali provenienti dalla produzione agricola del territorio evidenziano la qualità dei prodotti nostrani e la garanzia insita nei prodotti agroalimentari ticinesi a filiera corta. Ma il problema non è così semplice da risolvere perché i consumatori svizzero-italiani hanno nel frattempo acquisito, complice la globalizzazione e le frequenti vacanze, una grande familiarità con il cibo e le abitudini delle regioni italiane e apprezzano prodotti, piatti e gusti della variegata offerta Dop tipici nella storia gastronomica dello stivale italiano. La recente indagine del Censis “Gli italiani e il cibo, rapporto su una eccellenza da condividere” fotografa uno spaccato della popolazione italiana che si potrebbe estendere anche ai residenti di confine della nostra zona. L’87% degli intervistati dichiara di conoscere i cibi tipici e di sceglierli quando fa la spesa! Ecco confermato, e spiegato, l’esodo oltre confine. Per contrastare questo fenomeno e limitare i danni, la grande e piccola distribuzione svizzera ha iniziato a proporre anche in Ti- cuoco professionista e offrirla nella lista del vostro esercizio potrebbe essere una scelta di successo. Chi mi legge, forse aggrotterà il viso. Sento già le critiche: nessuna tradizione ci lega alla porchetta alla romana e bla bla bla. Cerco di spiegarmi meglio. La Svizzera ha una lunga tradizione nel cucinare la carne di maiale: un recente comunicato di Proviande informa che ogni abitante in Svizzera consuma 52,4 kg di carne all’anno, 4/5 di produzione interna, di cui circa la metà carne di maiale. I cuochi in Svizzera hanno una grande famigliarità con la cottura di arrosti in grandi pezzi, anche questo è un dato di fatto. Tra le specialità presentate nei ristoranti elvetici si trovano arrosti di vari tagli di carne, e per il maiale arrosti di carrè, di collo e di filetto. Cucinare in modo corretto un maialino è comune tradizione in vari cantoni. A Sapori Ticino 2015 lo chef Pascal Kleber dell’Arosa Kulm ha presentato il suo maialino di Ormalingen, specialità da me peraltro già ricordata su Ristora 2012, cucinata da Ambrogio Stefanetti alla Vecchia Osteria di Seseglio. Allo stesso tempo, in Ticino oggi è difficile trovare nel menu di un ristorante carni arrostite: si è persa l’abitudine di presentare un piatto del giorno con carni cotte: sempre di più solo carne bianca e rossa alla griglia o in padella (più facile e meno impegnativa per la cucina, di certo). La difficile situazione economica dovrebbe stimolare il ristorante a presentare oggi piatti diversi e più gustosi per differenziarsi dalla concorrenza d’oltre confine. La conferma viene dalla cacciagione, capriolo o cervo, che quando è offerta attira sempre la clientela straniera e locale, perché è carne cucinata a dovere e presentata con i suoi contorni di tradizione. Riflettiamoci. • Uniformi • Biancheria da letto • Abbigliamento Ecologica e intelligente, con interfaccia USB Contattateci: saremo lieti di consigliarvi! Schulthess Maschinen SA CH-8633 Wolfhausen, [email protected] Tel. 0844 880 880, www.schulthess.ch • Indumenti di protezione • Cuscini • Strofinacci in microfibra 42 SEDURRE IN CUCINA a cura di Camille Jardin L’uscita a cena al ristorante è un gioco di seduzione bellissimo: pur essendo una sorta di romantica rappresentazione teatrale e un protocollo classico come il panettone a Natale, rimane la certezza che Lei vi piace e Lei è onorata di essere il personaggio principale. Dopo che anche il nobil gesto del regalare una rosa è stato sdoganato e fast-foodizzato dai ragazzi delle rose che tampinano in centro, ogni uomo dovrebbe potersi giocare le proprie carte nel corso di una cena. Purtroppo pochissimi eletti ne escono con l’award di un bacio a fine serata. Cosa fa scattare in Lei, giuria unica, l’assegnazione di “++” nella valutazione per il premio? Esistono degli errori che vanno oltre il calzino da tennis bianco e sono più subdoli e sottovalutati. Le regole principali per il successo sono tre: saper osservare, saper ascoltare ed essere sé stessi. Questi tre princìpi devono essere applicati ancora prima che Lei abbia accettato il vostro invito. La scelta del ristorante-palcoscenico deve essere ben ponderata. Dovete innanzitutto prediligere un luogo che vi rispecchi, quindi che conoscete già. Non dovete puntare agli effetti scenici portandola in ristoranti super-stellati: per quelli, se vi guadagnerete la stella della sua approvazione, avrete tempo. Indicato potrebbe essere un ristorante-bistrot che vi descriva, un piacevole raffinato ritrovo per riscoprire l’arte della semplicità, un perfetto equilibrio tra la vostra essenza, lo stile del locale ed il gusto dei piatti. Dovete inoltre tenere presente le particolarità della vostra commensale. Se l’avrete osservata con attenzione, sarà facilissimo evitare gaffe come quella di finire in un locale per carnivori impenitenti se è vegetariana. In ogni caso, mai sottolineare che la scelta è stata fatta in base alle sue esigenze, perché passereste subito da ruffiani. Durante la cena ci si mette “a nudo”: l’uomo tira fuori i suoi pregi e difetti, le sue passioni, le sue qualità e una parte del suo carattere, Sfoglia il più grande catalogo di pasta fresca italiana. ( Studiata per la ristorazione e sapientemente surgelata.) C M Y CM MY CY CMY K Venite a trovarci a: w w w.smeraldiniemenazzi.it LA PRIMA CENA: CONSIGLI PER NON ANDARE IN BIANCO perciò care donne non fatevi distrarre dal sorriso smagliante o dal taglio degli occhi, perché ogni frase potrebbe celare l’insidia che vi condizionerà la vita per i prossimi tempi, quindi siate attente osservatrici e ascoltatrici. Dentro al locale cari signori, sfoderate tutte le regole di bon ton, eleganza e galateo. Mi raccomando: sarà forse per i troppi allenamenti in palestra che atrofizzano la muscolatura del braccio, ma troppo spesso noto uomini apparentemente educati e insospettabili che appoggiano gomito e arto inerme sul tavolo: nel mio caso per un atto ignobile del genere scarterei anche Brad Pitt (va bene forse sto esagerando, con lui sarei un po’ più tollerante). Non intromettetevi se non richiesto nella scelta del menù, lasciate libere le sue papille gustative e la sua mente di fantasticare e vagare tra i gusti dei piatti proposti (vale per entrambi). Evitate frasi come “non so cosa prendere, tu cos’hai visto?” perché sono irritanti e dimostrano insicurezza e scarsa personalità (tra qualche giorno lei si rivedrà a dovervi cercare alle 6 del mattino i calzini da accostare alla cravatta) ma anche frasi come “prendi il carpaccio, è davvero delicato e leggero” perché esprimono condizionamento e privazione di libertà anche se dette con tutte le migliori intenzioni. La conversazione a tavola è un punto determinante della serata, non tediatela con eccesive presentazioni delle vostre prodezze o beni: non state vendendo un fondo, datele spazio di scoprirvi. Se Lei inizia a giocherellare con il bicchiere, la state mettendo a disagio o annoiando; datele spazio di manovra per esprimersi, lasciatela parlare ascoltandola, così si sentirà capita ed apprezzata. Interessatevi ai suoi pensieri e alle sue passioni, dovrete essere abili a portare la conversazione su temi profondi, che le stanno a cuore senza sembrare invadenti. Argomenti apprezzati dal genere femminile sono i vostri scorci d’infanzia o adolescenza, perché inteneriscono sempre e sanno di purezza. Non fissatela imbambolati con l’espressione da branzino e non incorrete in un “sei bellissima”: ha abbastanza autostima e intelligenza da capire che siete interessato a Lei. Il corteggiatore esperto potrà poi sbilanciarsi anche nella carta dell’empatia, ma bisogna essere attenti. Se Lei gradisce un amaro a fine serata, uno “stavo pensando la stessa cosa” ma anche un classico “anch’io la penso come te” la lasceranno di stucco e vi trasformerete come per magia nell’uomo della sua vita. Ovviamente non dovete eccedere con questo trucco e un minimo di verità deve esserci: il filo che vi farà catalogare come anima gemella o come banale adulatore è davvero sottilissimo. Altro trucchetto è insinuarle un minimo di gelosia, controllando velocemente sul tardi il cellulare: fatelo una o due volte ed evitate giustificazioni. Usciti dal ristorante (inutile dirvi niente conto alla romana, vero?), osservate il suo stato d’animo: se non è stanca, sorprendetela portandola in un locale insolito o a passeggiare in un luogo non scontato. La serata sta giungendo al termine e, se avrete giocato bene le vostre carte, Lei sarà pronta per consegnarvi il premio, un bacio da copione. Ma potete anche giocarvi l’asso (di cuori) nella manica, sorprendendola: a fine serata salutatela con un bacio sulla guancia dicendole “tu mi piaci molto, lo so che ti saresti aspettata un bacio che sicuramente sarebbe stato anche per me stupendo, ma io voglio davvero conoscerti”, cose da vero cavaliere d’altri tempi. Non mi resta che aggiungere Bon appetit et bonne soirée, gustatevi questi momenti magici. Laboratorio Tortellini è un marchio L’Italiana preferita dallo chef. SU RGI TA L S .p. A . - L avez zola ( Ra ) - Emi lia Roma gna - I t alia - + 39 05 45 8 0328 - surgi t al @ surgi t al .i t - w w w. surgi t al .com D is t r i b ui to d a : Comar s a S . A . - V ia P ian on 6 93 4 B io g gio - Sv iz ze r a - Tel : + 41 0 91 61 0 1850 - Fa x : + 41 0 91 6 055535 - w w w.c omar s a .ch 44 PUBLIREPORTAGE 45 GIOVANI CUOCHI TALENTUOSI, SIETE PRONTI? ECCO IL CONCORSO DI CUCINA PER APPRENDISTI «GUSTO16» LE ISCRIZIONI PER «GUSTO16», L’UNICO CONCORSO DI CUCINA NAZIONALE PER APPRENDISTI IN SVIZZERA, SONO APERTE. QUESTO CONCORSO PER GIOVANI CUOCHI TALENTUOSI VIENE ORGANIZZATO DA PRODEGA/GROWA/TRANSGOURMET SOTTO IL PATRONATO DELLA SOCIETÀ SVIZZERA DEI CUOCHI. SI POSSONO VINCERE INTERESSANTI E ALLETTANTI PREMI, COLTIVARE CONTATTI UTILI, FARE MOLTA ESPERIENZA E VIVERE DEI MOMENTI INDIMENTICABILI. New York, Amburgo, Lucerna e Lugano: «gusto16» mette in palio dei premi veramente attraenti. Questa opportunità è riservata a Il vincitore di «gusto15»: Lukas Kaufmann, Waldhaus Flims Mountain Resort, Flims tutti gli apprendisti cuochi della Svizzera che sono al 2° o al 3° anno di apprendistato, della classe 1994 o più giovani e che sono alla ricerca di una nuova sfida. Entro il 27 novembre 2015 avete la possibilità di inviare per iscritto il vostro lavoro di partecipazione al concorso. Lavoro di partecipazione al concorso Il lavoro di partecipazione al concorso è composto per prima cosa da un lavoro scritto e in secondo luogo dalla finale pratica di cucina che avrà luogo il 17 marzo 2016 presso la scuola professio- Lukas Kaufmann durante il concorso «gusto15» a Baden nale BBBaden a cui saranno ammessi i nove migliori lavori, scelti dalla commissione di concorso della Società svizzera dei cuochi. I partecipanti dovranno realizzare due portate, costituite da un antipasto e da un piatto principale sul tema «Interpretazione creativa della tradizione». Antipasto Creazione di un antipasto freddo e caldo con pesce, verdure biologiche ed erbe aromatiche. L’antipasto può essere composto da un massimo di due componenti principali. Piatto principale Creazione di un piatto principale a base di carne di vitello “Swiss Quality” con due differenti metodi di cottura/tecniche culinarie, accompagnate da un contorno a base di carboidrati, verdura e/o frutta biologica. Il piatto principale può essere composto da un massimo di tre componenti principali. Un concorso giovane e con una lunga tradizione Il concorso di cucina «gusto16», dedicato in modo particolare ai giovani talenti culinari, è già giunto alla sua dodicesima edizione. Questo concorso di cucina nazionale per apprendisti, l’unico in Svizzera, è organizzato da Prodega/Growa/Transgourmet, il più grande commerciante all’ingrosso a libero servizio e di fornitura in Svizzera, sotto il patronato della Società svizzera dei cuochi. Attraverso questo concorso annuale, Prodega/Growa/Transgourmet si impegna a favore della formazione professionale nella gastronomia sostenibile e accompagna i giovani cuochi talentuosi sulla via del successo. Partecipare e vincere! L’obiettivo principale di «gusto16» è quello di promuovere i giovani cuochi svizzeri. Per questo motivo ogni anno i premi in palio offrono opportunità uniche all’apprendista durante la sua formazione. Il vincitore o la vincitrice si aggiudicherà un soggiorno di due settimane a New York con visita nella cucina del ristorante dello chef di cucina, gastronomo e autore di libri americano, Thomas Keller. Nel programma c’è anche la visita al «Eleven Madison Park» nella cucina di Daniel Humm. Chi si classificherà al 2° posto si aggiudicherà un viaggio di una settimana ad Amburgo. Al «Landhaus Scherrer» lo Chef di cucina Heinz O. Wehmann vi coinvolgerà nella sua nuova interpretazione della cucina tedesca settentrionale della tradizione e nella cucina moderna molecolare. Sarà anche interessante la visita e la partecipazione al corso specialistico da Bell Germania. Il 3° posto offre un doppio programma culinario, da poter scegliere. Il Park Hotel Vitznau è stato premiato per la sua eccellente cucina come «Gault Millau Hotel dell’anno 2014». L’executive chef di cucina Christian Nickel (16 punti Gault Millau) offre una visita nelle cucine dei due ristoranti del Parkhotel. A Lugano Dario Ranza, chef di cucina al Principe Leopoldo (16 punti Gault Millau), rivelerà la sua filosofia culinaria. Inoltre, tutti gli apprendisti cuochi che invieranno il proprio lavoro di partecipazione al concorso riceveranno in regalo un coltello Kai, come anche un rimborso menu sotto forma di buoni acquisti del valore di CHF 100.-- da parte di Prodega/Growa. I primi tre classificati di “gusto15” (d.s.a.d.): Corinne Heussi, (3° posto), Lukas Kaufmann (1° posto), Sara Gruosso (2° posto) Il concorso di cucina: un successo duraturo Questo concorso di cucina per apprendisti è ormai diventato un vero e proprio trampolino di lancio per giovani cuochi talentuosi. Infatti, «gusto» ha permesso a molti partecipanti di entrare a far parte della squadra giovanile di cuochi e, di conseguenza, di muovere i primi passi nel mondo dei concorsi di cucina. Grazie a «gusto» molti apprendisti hanno la possibilità di dimostrare in pubblico le proprie capacità, di farsi conoscere e allo stesso tempo fare delle esperienze importanti. Inoltre, la partecipazione a «gusto» rappresenta per molti apprendisti anche una sfida personale grazie all’ideale preparazione all’esame finale. Sostegno di partnership La realizzazione di «gusto», è possibile grazie al grande sostegno dei tanti sponsor dell’industria e del commercio. Oltre a Emmi, Ice Factory Schweiz AG, Kadi, Mercedes-Benz e Unilever Food Solutions, che sono i partner leading, vi sono ulteriori sponsor che sostengono in modo considerevole questo evento. I documenti del concorso, come anche ulteriori informazioni e immagini, si possono scaricare da subito sul sito ufficiale www. gustoevent.ch. «gusto» è l’unico concorso di cucina nazionale in Svizzera per apprendisti al 2° e al 3° anno. Questo concorso viene organizzato da Prodega/Growa/Transgourmet, Transgourmet Svizzera SA, sotto il patronato della Società svizzera dei cuochi. 46 SUCCESSI A “CASA” DI ALICE SENTIRSI A CASA AL RISTORANTE? NON POTEVA CHE CHIAMARSI COME LEI QUESTO ANGOLO DI MONDO A LUGANO, VISTO CHE QUI ALICE È UN PO’ OVUNQUE: NEI PICCOLI DETTAGLI COME NELLA FILOSOFIA DEL RISTORANTE, CHE FA RESPIRARE ARIA FAMIGLIARE, MA CHE VI TRASPORTA ANCHE IN GIRO PER IL MONDO. IL TUTTO CON UN TOCCO UNICO, CHE È QUELLO DI ALICE E DEL SUO STAFF: SENZA INVADENZA, MA CON UNA GRAZIA E UN TOCCO CHE “CI SONO, MA NON SI VEDONO”. Ricette di casa, un sorriso solare e uno staff collaudato e in sintonia: sono questi gli ingredienti del successo de La cucina di Alice, ristorante nel cuore di Lugano, affacciato sul lago e dove davvero ci si sente come a casa. Da cinque anni l’anima del locale è naturalmente Alis Dancilovic, origini croate ma ormai luganese DOC, da anni impegnata nella ristorazione (prima in patria e poi in Svizzera, sua patria di adozione). Tutto qui parla di lei: un tocco a metà strada tra informale e curato, un’anima femminile e di buon gusto che riesce a trasportare il cliente, nei brevi tempi di una pausa pranzo, in un ambiente dove concedersi qualche vizio. A metterci il cuore (fattore non misurabile, ma di certo non trascurabile) è lei, l’Alice che dà il nome al ristorante. “Ho sempre amato la cucina fin dall’infanzia nella campagna istriana, e una volta cresciuta ho iniziato a esplorare il terreno lavorando nell’ambito dei catering, poi finalmente ho aperto questo angolo di buona cucina in città” ci racconta Alis, “Era il 2010 e mi sono guardata un po’ intorno: a Lugano ci sono tanti bellissimi ristoranti, ma io volevo proporre qualcosa che ancora non trovavo: l’aria di casa. E dopo cinque anni, credo di esserci riuscita”. Sarà la prevalenza di colori luminosi, sarà la sua presenza che in sala si sente eppure è leggera, di certo ci pare che Alis sia riuscita nel suo intento. In cucina, a darle man forte fin dal primo giorno, c’è Daniel Codega, chef di origini valtellinesi e con una mano mediterranea che sa rispettare la materia prima e anche rivederla in luce più contemporanea. Qui infatti, oltre ai grandi classici che non si possono togliere dalla carta senza rischiare di far arrabbiare gli habitué (la cheesecake, ad esempio, ma anche il mitico hamburger) ci sono diversi piatti interessanti. Il filo rosso è quello della stagionalità, per andare incontro alle regole e ai tempi dettati dalla Natura. “Quando possiamo scegliamo prodotti locali, con un occhio di riguardo ai fornitori che rispettano la nostra idea di sostenibilità: ad esempio, il pesce di lago viene dall’unica donna pescatrice del Ceresio. Non mancano anche delle chicche che servono ad impreziosire le nostre ricette: per citarne solo una, in stagione abbiamo un’insalata di carciofi e calamansi (un agrume poco conosciuto, ma buonissimo) che i clienti apprezzano molto. Pensiamo agli amici vegetariani che trovano sempre piatti a loro dedicati, infine usiamo tante erbe che danno profumo oltre che colore ai nostri piatti. Insomma abbiamo un tocco decisamente personale in sala come in cucina.” Alis è complice di aver contagiato lo chef con la sua grande passione per il te. “Da questo incredibile prodotto non si ricava solo una bevanda” ci spiega lo chef, “noi, ad esempio, col te spesso ci cuciniamo: molto spesso realizziamo a mano la pasta al te matcha, che i clienti ormai hanno nel cuore.” Paste, gnocchi e dessert, infatti, sono realizzati a mano, esattamente come si farebbe a casa. In tutto questo, il tocco elegante di Alis e staff è un po’ dappertutto, anche nell’attenzione per i dettagli del catering che continua ad essere uno dei suoi impegni: sarà per questo che non sembra di stare a Lugano, ma in un posto nel bel mezzo del mondo. I collaboratori di Alis, infatti, provengono da tutto il mondo: Portogallo, Ecuador, Afghanistan, Italia, Croazia realizzando un melting pot unico nel quale si respira un’aria internazionale, ma col calore di una casa. In autunno, tra le varie proposte gastronomiche, c’è anche uno dei cavalli di battaglia de “La cucina di Alice”: il filetto di Angus scozzese al Blu di Moncenisio. La firma dello chef, in moltissime pietanze, ha il profumo delle erbe aromatiche, che riescono a dare un tocco mediterraneo, e anche a colorare il piatto in modo che si inizi a mangiare prima con gli occhi. Dal vino spumante al bagnoschiuma Tutto per un’ospitalità impeccabile: da scoprire dal vivo all’evento più importante per il settore alberghiero, della ristorazione, del take-away e del benessere Basilea 21.–25.11.15 Powered by 48 PUBLIREPORTAGE IL NERO D’AVOLA NEI SECOLI Il Nero d’Avola ha origine siciliana, nell’assolata terra di Siracusa, vino forte, capace di resistere in terreni non irrigati ed utilizzato per decenni come uva da taglio per rinforzare vini dal tenore insufficiente. Riscoperto negli ultimi 10 anni, il Nero d’Avola è il vitigno usato per i migliori rossi siciliani, infatti è propenso all’invecchiamento. Ha un grappolo non molto grande con acino medio-piccolo leggermente appuntito, con frutti dal colore rosso con sfumature violette, molto suggestivo, aroma pronunciato di frutta rossa (prugna, mora) e tannini non allappanti. Vitigno dalla bassa resa per vite, il Nero d’Avola dà origine a grandi vini rossi in cui le sensazioni olfattive di frutta rossa, anche dopo lunghi anni, rappresentano la componente più importante e caratteristica, insieme ai tannini tipicamente dolci. Pur essendo coltivato in tutta la Sicilia, il Nero d’Avola soprattutto tra Noto e Pachino continua ad avere la sua massima espressione. L’azienda Gulfi (www.gulfi.it) ha fatto un’importante ricerca del proprio “terroir” per esaltare i suoi vini che sono Nerojbleo, prodotto con uve che provengono dai vigneti situati nelle vicinanze della cantina a Chiaramonte Gulfi, ed i vari cru Nerobaroni, Nerobufaleffj, Neromaccarj, Nerosanloré che provengono da vigneti nelle contrade del comune di Pachino nel siracusano. Il punto di forza dell’azienda Gulfi è di essere riuscita a rappresentare al meglio le tipicità di ogni singolo vigneto, mettendo sul mercato cinque tipologie di Nero d’Avola con caratteristiche diverse. Vi presentiamo in questo numero un loro grande cru: NEROMACCARJ, Nero d’Avola in purezza. Il NEROMACCARJ è un cru di Nero d’Avola dal carattere particolarmente deciso possente e ricco. La forza acida che ne segna la personalità trova puntuale riscontro e bilanciamento nella fitta trama tannica ma soprattutto nella ricchezza di polpa e nella maturità di frutto che danno al vino una grande avvolgenza, da cui nel tempo si liberano sempre più nette le tipiche note di erbe secche e confetture. vino viene travasato in piccole botti da 500 e 225 litri dove rimane per circa 24 mesi. All’imbottigliamento segue un periodo di affinamento in bottiglia di circa due anni. GLI ABBINAMENTI GASTRONOMICI: Denso e potente, merita la carne, il pollame nobile come faraona o fagiano, quei piatti in cui l’acidità accompagnata ad un corredo tannico concentrato e compatto riescono a contrastare e a penetrare la fibra senza scomporsi. La fitta trama tannica suggerisce di accostarlo a piatti piccanti e speziati, come ad esempio il sugo di castrato abruzzese, una sella di camoscio o un salmì di lepre o cinghiale e formaggi a pasta dura lungamente stagionati. Temperatura di servizio consigliata non oltre i 18 gradi e servito in ampi ballon. I vini dell’azienda Gulfi sono importati in Svizzera in esclusiva da Tamborini Vini – Lamone (www.tamborinivini.ch) LA VIGNA: La Vigna Maccari fra le più rinomate del pachinese, sottozona classica della Val di Noto, si estende per circa 3 ettari a 30 m di altitudine. Il terreno, calcareo argilloso, appartiene ad una formazione geologica particolarmente antica, caratterizzata da stratificazioni molto sottili e compatte. Il clima è temperato-caldo mediterraneo. La densità di impianto è di 7000 viti per ettaro allevate ad alberello. Le vigne, non irrigate hanno oltre 35 anni con resa naturale che non supera i 50 quintali ad ettaro. LA VINIFICAZIONE E L’AFFINAMENTO: Le uve vendemmiate dopo la metà di settembre, vengono vinificate in rosso con lunga macerazione del mosto con le bucce. Dopo la malo-lattica, il eyewear www.athinalux.com 50 DEGUSTAZIONE 51 I degustatori: IL PROFESSIONISTA Anna Valli è sommelière con APF (attestato professionale federale) LA GIORNALISTA Arianna Livio è esperta di comunicazione e direttrice di Ristora Magazine LA VENDITRICE Annelie Lundin è titolare dell’enoteca Nonsolovino IL RISTORATORE Gagan Nirh è gerente del Ristorante Tabla a Montagnola L’APPASSIONATO Jean Claude Cochard è un abbonato di Ristora Magazine e appassionato di vino La scelta dei vini: Per rispettare le “quote rosa” del vino, per questa degustazione abbiamo scelto dei vini fatti da donne. Che siano produttrici o enologhe, insomma, queste 5 bottiglie portano nel bicchiere lo spirito 5 Conegliano Valdobbiadene DOCG Extradrye PALATI, CUORI, VINI OSPITI DELL’ENOTECA NONSOLOVINO A VEZIA, 5 DEGUSTATORI SI SONO INCONTRATI PER SCAMBIARSI OPINIONI E STORIE SU 5 VINI PARTICOLARI, TUTTI SOTTO IL TETTO DEI 20 FRANCHI. UNA DEGUSTAZIONE CHE, PIÙ CHE FAR EMERGERE LE CARATTERISTICHE TECNICHE DEI VINI È UN MOMENTO DI SCAMBIO INTERESSANTE TRA AMANTI DEL NETTARE DI BACCO. Azienda BiancaVigna 100% Glera Provenienza: Conegliano – Valdobbiadene Classificazione DOCG Prezzo: 16,90 Chf femminile ed elegante che non guasta anche quando si parla di vino. I vini degustati sono vini di importazione, svizzeri e ticinesi. IL PROFESSIONISTA: Già al naso è un vino appassionante, con nessuna nota “ruffiana” tipica di tanti Prosecco. C’è una bella freschezza, una nota finale mandorlata che apprezzo molto, e direi che è un vino schietto: così come si sente al naso risulta anche sul palato, il gusto non è coperto dai lieviti che lo renderebbero più “facile”, ma anche con meno personalità. LA GIORNALISTA: Con giornate calde e assolate come quelle di questa torrida estate, un vino come questo potrebbe diventare il miglior amico dell’aperitivo. Non esiste più un vino “fatto per le donne” e sono sempre più i vini fatti da donne: questo è semplicemente un buon vino. LA VENDITRICE: Se dovessi riassumere questo vino alla luce della personalità della produttrice, che conosco, direi che siamo davanti ad un vino senza particolari voli pindarici, ma che convince e piace in primis a chi lo fa. Pulito, in ordine e con una vena tutta personale: pur essendo commerciale, visto che il Prosecco oggi piace a tutti, questo ha qualcosa in più. IL RISTORATORE: perfetto per l’aperitivo, sembra studiato apposta! Fresco, con delle bollicine piene che invitano a bere un bicchiere e a chiederne subito un secondo. Un vino “easy” che incontra i favori della maggior parte della clientela, che oggi è stata letteralmente conquistata dal Prosecco. L’APPASSIONATO: la leggera nota sapida non è fastidiosa, ma piuttosto insieme agli agrumi pulisce bene il palato. Decisamente adatto come vino di inizio pasto, un vino che come si dice per una signora elegante ma non troppo “che non impegna”, e che si distingue nella massa dei tanti Prosecco che oggi ci offre il mercato. 52 DEGUSTAZIONE Podium Azienda Garofoli 100% Verdicchio Provenienza: Jesi (Marche) Classificazione: Verdicchio Castelli di Jesi DOC Classico Superiore Annata: 2012 Prezzo: 19,50 Chf LA PROFESSIONISTA: Uno splendido vino che, a differenza del precedente, è più “impegnativo” e non è certo un prodotto beverino come il Prosecco. D’altra parte, ha uno stile molto personale e molto deciso, è un vino con un carattere ben percepibile, con il suo profumo fruttato, una lunghezza notevole e un calore avvolgente. LA GIORNALISTA: Un vino con un carattere ben delineato, con un’anima che si percepisce in ogni sorso, ma addirittura anche prima, visto che la prima cosa che colpisce è il colore intenso. Forse non semplice o per tutti (data la sapidità importante) è comunque qualcosa che stupisce e che si fa ricordare. LA VENDITRICE: Questo Verdicchio è in costante e silenziosa evoluzione. Rispetto alla prima volta che assaggiai un 2012 si è decisamente evoluto, e questo mi lascia pensare che il miglior consiglio sia quello di dare ancora un po’ di tempo a questo vino e lasciarsi sorprendere dall’invecchiamento. 53 IL RISTORATORE: bella freschezza, note mandorlate e una buona struttura. Insomma, un vino che mi piace. Di certo, il suggerimento ai ristoratori è quello di abbinarlo (non è certo un vino da aperitivo), magari con una capasanta speziata con ceci, per rifarci ad un piatto “di casa”. La crosticina leggermente piccante si sposa perfettamente con la spalla del vino che arriva a pulire tutto il palato. L’APPASSIONATO: Un vino che, personalmente, apprezzo davvero molto. Quasi incredibile pensare che non si sia mai avvicinato ad una barrique, ma questo lo rende ancora più interessante e intrigante, anche per il consumatore in cerca di qualcosa di diverso dai bianchi più classici. Dôle la Liaudisaz Azienda Marie-Thérèse Chappaz Gamay e Pinot Nero Classificazione: AOC Valais Annata : 2014 Prezzo : 20 Chf LA PROFESSIONISTA: Si sente molto l’incidenza del Pinot nero con le spezie dolci al naso e poi in bocca è un buon vino, “succoso”, non troppo artefatto o perfettivo, ma piuttosto con una rugosità che gli conferisce carattere e un’anima che letteralmente si accende sul palato. LA GIORNALISTA: La questione della qualità dei biodinamici è un argomento ancora aperto, e che vede schierati fautori e detrattori. A giudicare semplicemente dal prodotto di questa Signora del vino, possiamo dire tranquillamente che i buoni risultati, per chi lavora bene (seguendo la biodinamica o i metodi tradizionali) arrivano sempre. E questo è uno dei casi, appunto. LA VENDITRICE: Non si può bere questo vino senza citare la grande donna che ci sta dietro. Marie-Thérèse Chappaz è una delle grandi protagoniste del vino svizzero, conosciuta nel Vallese e non solo, una donna con le idee chiare, un punto di riferimento per l’enologia nazionale, e anche per quella “in rosa”. Il suo amore per la terra e i suoi cicli naturali l’hanno portata verso la scelta biodinamica, che oggi porta avanti con successo e convinzione. IL RISTORATORE: Questo è un vino che si sposa perfettamente al tipo di cucina dei miei ristoranti. Ma, come per quella indiana, vale per tutti gli abbinamenti con piatti speziati, saporiti e di un certo carattere, dove il sapore è deciso. Che ne dite di uno spiedino di pollo, cipolla e peperoni cotto in forno tandoori? L’APPASSIONATO: Molto spesso, al ristorante e non solo, si tende a scegliere questa tipologia di vino, ma preferendo etichette italiane. Sarà il prezzo, oppure un po’ di faciloneria, ma sarebbe interessante trovare più spesso in carta un vino di questo tipo. Il rapporto qualità prezzo è ottimo, e in più è un prodotto nazionale. Trebbiolo Azienda La Stoppa Provenienza: Piacenza 60% Barbera – 40% Bonarda Classificazione: Igt Emilia Rosso Annata: 2013 Prezzo: 15 Chf LA PROFESSIONISTA: In questo caso siamo di fronte ad un vino che potremmo definire d’altri tempi. Rispetto ai tanti vini studiati a tavolino e che riescono nel loro intento di piacere a tutti, qui siamo davanti ad un prodotto “rustico e sincero”, con una vena acida piuttosto marcata e una certa libertà di espressione, che potrà anche raccontarci qualcosa di diverso tra qualche anno. LA GIORNALISTA: Si torna di nuovo ai vini naturali, e mi viene da chiedere quando i palati dei consumatori si abitueranno a vini un po’ diversi come questo, che nell’accezione di naturale racchiude una buona dose di personalità e di carattere. Al contempo, anche in questo caso, il tocco femminile mi pare una nota distintiva. LA VENDITRICE: Elena Pantaleoni gestisce l’azienda dal ’97 e da sempre ha dato la sua impronta alle vigne, andando nella direzione dei vini naturali, senza cercare di rincorrere le certificazioni biologiche, ma semplicemente lavorando come le dice il cuore. Questo, in particolare, è un vino che ha moltissimo successo in Svizzera interna, ma ancora relativamente poco conosciuto in Ticino. IL RISTORATORE: Un azzardo: con questo vino un po’ speciale si potrebbe pensare di farci un aperitivo. Magari si potrebbe servire ad una temperatura un po’ più fredda del consueto, e abbinarlo a qualche stuzzichino prima dei pasti. Ottimi i salumi che ammantano di grassezza la bocca, e il vino arriverebbe a sgrassare tutto. L’APPASSIONATO: Per tornare sul tema donne e vino, trovo che in questi ultimi anni la donna sia sempre più spesso alla ricerca di vini di carattere. Finiti i tempi del palato “da signorine”, oggi mi trovo di frequente seduto al tavolo con donne competenti e che hanno gusti decisi e forti. L’Arco Azienda Fattoria Moncucchetto 100% Merlot Provenienza: Canton Ticino Annata: 2013 Prezzo: 20 Chf LA PROFESSIONISTA: Note tipiche di Merlot, anzi del Merlot di casa nostra, con la prugna, la frutta matura, spezie, e anche qualche tocco di viola. In bocca ha un bell’impatto con una delicata freschezza, tannini giovani e presenti, e un potenziale di invecchiamento che lo migliorerà nel giro di due/tre anni. LA GIORNALISTA: Dietro questo vino, che conosciamo, ci stanno due donne: Lisetta Lucchini è anima e cuore dell’azienda, insieme all’enologa della Fattoria Moncucchetto, Cristina Monico. Oggi non fa più specie, ma fino a pochi anni fa il mondo del vino era prettamente maschile, e questa inversione di tendenza è un bel traguardo per tutto il popolo femminile, soprattutto per chi il vino lo ama. LA VENDITRICE: Le esperienze all’estero hanno donato qualcosa in più alla professionalità dell’enologa Monico. Questo Merlot andrebbe lasciato in cantina e se ne potranno cogliere i frutti anche tra due o tre ani, quando si sposerà degnamente a piatti di carne alla griglia, ma anche ai formaggi freschi ticinesi. IL RISTORATORE: Personalmente nel mio locale ho una carta dei vini decisamente ricca: si contano 340 etichette, di cui una sessantina sono svizzere. Per esperienza, questa è una buona espressione del Merlot ticinese e il cliente locale apprezza sempre di più il vino “di casa”. Oggi, molto spesso, il cliente si fa sempre più sensibile al fattore costi e riesce a capire anche che i ticinesi, a volte, sono penalizzati dai concorrenti di altre nazioni. Nonostante questo il trend è quello di scegliere vini locali al ristorante. L’APPASSIONATO: Vedrei bene un incontro tra grandi classici del territorio: questo Merlot ticinese si sposa alla perfezione con un buon risotto alla luganighetta, ad esempio, a dimostrazione che cucina e carta dei vini possono andare a braccetto. 54 PUBLIREPORTAGE A A AT N 3 N 1 bile 0 2 disponi L’ELEGANZA DEL NERO ora Miglior Sommelier del Mondo Miglior Sommelier d’Europa DI RISO GALLO PROFUMI E SAPORI CHE, DAL LONTANO ORIENTE, HANNO CONQUISTATO ANCHE LE NOSTRE TAVOLE. I CHICCHI NERI DEL RISO GALLO VENERE REGALANO PRESTIGIO AI VOSTRI PIATTI, GRAZIE AD UN TOCCO ESOTICO E DI CLASSE CHE NON SI PUÒ CHE APPREZZARE. In fatto di eleganza, si sa, il nero va su tutto. Non fa eccezione il riso Gallo Venere, integrale e dal colore inconfondibile, scelto da molti grandi chef per piatti di una classe innegabile. Le sue caratteristiche conquistano al primo assaggio, anzi ancora prima. Durante la cottura, infatti, i suoi chicchi sprigionano un caldo e avvolgente aroma di pane appena cotto. Il Riso Gallo Venere, originario dalla lontana Cina, oggi viene coltivato anche in Pianura Padana, culla italiana dei chicchi di qualità. Interessanti anche le leggende legate a questo antico, eppur contemporaneo riso: si narra, infatti, che fosse uno dei piatti preferiti degli imperatori cinesi e che ne apprezzassero anche le doti afrodisiache che gli valsero il nome di riso proibito. Il Riso Gallo Venere, anche semplicemente bollito è una sorpresa per i palati, anche i più esigenti. Tuttavia moltissimi grandi chef lo hanno scelto per realizzare intriganti ricette dai profumi esotici, piatti di carattere con il pesce come co-protagonista oppure rivisitazione di grandi classici tradizionali con un tocco in più. Per capire da vicino come elevare al massimo questo tipo di riso, ecco l’illustre esempio di Gualtiero Marchesi che ha curato per la Guida di Riso Gallo una ricetta davvero golosa. RICETTA DELLO CHEF GUALTIERO MARCHESI PIRAMIDE DI RISO VENERE CON GAMBERI E CALAMARETTI Ingredienti: 220 g Riso Gallo Venere 16 code di gambero 16 piccoli calamaretti già puliti 1 scalogno tritato 3/4 l brodo vegetale 80 g olio extravergine d’oliva 1 piccolo zenzero 2 cucchiai salsa di soia 1 cucchiaio nero di seppia il succo di mezzo limone Preparazione: Mettere a marinare lo zenzero nel succo di limone, 30 g di olio, la soia e il nero di seppia. Frullare il tutto per ottenere la salsa di decorazione. In un tegame con 40 g di olio soffriggere lo scalogno e unire il Riso Venere di Riso Gallo. Continuare la cottura aggiungendo poco per volta il brodo bollente. Nel frattempo in una padella, con l’olio restante, saltare velocemente e su un solo lato le code di gambero precedentemente incise per il lungo e i calamaretti, senza salare e pepare. Tenere al caldo. Terminare la cottura del Riso Venere di Riso Gallo aggiustandolo di sale. Pressarlo dentro 4 stampini piramidali foderati di pellicola da cucina. Rovesciarli al centro di ciascun piatto e contornarli con le code di gambero e i calamaretti. Nappare il Riso Venere di Riso Gallo con la salsa precedentemente preparata. Paolo Basso, Miglior Sommelier del Mondo, ha realizzato “Il Rosso di Chiara” Rosso del Ticino DOC, prodotto selezionando i migliori Merlot, Corso Pestalozzi 3, CP 5996, CH-6901 Lugano tel. +41 91 922 08 10, fax +41 91 922 08 11 Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. email [email protected], paolobassowine.ch “ La mia esperienza è racchiusa in questo vino dalla struttura elegante che con personalità è capace di ” esaltarsi nell’abbinamento cibo vino. Paolo Basso gestisce la propria azienda di consulenze, di servizi e di vendita di vino on-line. Consultate e ordinate su www.paolobassowine .ch Il piatto di Gualtiero Marchesi della nona edizione di Guida Gallo. tel. +41 91 922 08 10, fax +41 91 922 08 11 email [email protected] www.paolobassowine.ch 56 PERSONAGGI 57 LA STORIA DI ANGELICA MAURY VICARI È FATTA DI COINCIDENZE DI VITA, MA ANCHE DI UNA PASSIONE INNATA PER IL SETTORE DELLA RISTORAZIONE, DAL QUALE HA IMPARATO MOLTO E NON SMETTE DI IMPARARE. UN ESEMPIO DI COME I SOGNI PROFESSIONALI POSSONO ANCHE TRASFORMARSI IN GRANDI ESPERIENZE DI VITA. SONO NATA PER STARE IN CUCINA La storia di Angelica Maury Vicari non si può condensare in un paio di pagine, e non tanto perché siano successe tante cose dalla sua nascita a Santiago del Cile nel 1962, ma piuttosto perché è difficile spiegare il susseguirsi di coincidenze e incroci che l’hanno portata oggi ad avere uno dei sorrisi più contagiosi mai incontrati. Il suo destino sembrava segnato, purtroppo in negativo, da un’infanzia un po’ complicata in cui la famiglia alto borghese da cui proviene ebbe dei problemi finanziari, che la spinsero a iniziare a lavorare giovanissima per mantenersi e pagarsi gli studi alla scuola alberghiera e di cucina. Lo si capisce anche la prima volta che la si incontra: Angelica non è il tipo da abbattersi, anzi, paradossalmente esprime il meglio nell’affrontare i problemi e ricostruirsi. È così che anche se, in quell’epoca era quasi impossibile senza l’aiuto della famiglia, ancora giovanissima con un marito e una figlia piccola e a dispetto dei rischi, decide di trasferirsi in Svizzera dove pensava le opportunità fossero sicuramente migliori che in Cile: non a caso, ma semplicemente perché il destino ha scelto che il padre di sua figlia fosse uno svizzero nato e cresciuto in Cile. “Questo pezzo di carta era il mio passaporto per la vita” dice Angelica e prosegue nel raccontarci la sua lunga e bellissima storia. Arriva in Ticino con un bagaglio leggero, ma già ricco di esperienze lavorative: durante gli studi alla Scuola Alberghiera, infatti, aveva iniziato un’attività di catering e aveva lavorato in un bar serale molto rinomato. La passione per la cucina è nata da bambina: “Le necessità mi hanno portato tra i fornelli fin da piccola, ed è sempre stato un grande amore quello per la cucina” prosegue, “e una volta arrivata qui avevo il sogno di realizzarmi ed aprire una mia attività nella ristorazione.” Il suo primo lavoro, in realtà, si svolge nel palazzo dove abita con la famiglia, come colf, ma poi riesce a trovare un impiego nel reparto macelleria di un supermercato. Lavora a stretto contatto con 13 uomini e coi primi soldi messi da parte frequenta la scuola esercenti. Tutto si può dire, ma non che ad Angelica manchi caparbietà. Da quel momento, la ristorazione è stata una parte importante, basilare della sua vita: ha lavorato in cucina, ma anche come gerente, ha imparato a gestire il personale e l’amministrazione, ha “rubato” agli chef del Sud Italia i loro segreti, ha conosciuto e sperimentato un po’ tutto all’interno di questa incredibile e poliedrica professione. Paninoteche, bar, hotel, ristoranti e grandi catene: nel suo ampio curriculum vitae non manca nulla. Le sue tante e diverse esperienze l’hanno portata ad avere un punto di vista privilegiato, in cui professionalità e passione per la cucina si fondono per andare a formare quella particolare e unica donna che è Angelica Maury Vicari. Le sue esperienze professionali si alternano in diversi luoghi, in Canton Ticino e nella vicina Italia, e la aiutano a prendere confi- denza con la ristorazione veloce, ma anche quella classica e a poter contare su esperienze molto diverse tra loro e tutte formative. A causa di qualche problema di salute, Angelica è stata costretta a rinunciare al suo ristorante dove ha lavorato per quasi 10 anni, ma non si è certo data per vinta, trovando comunque spazio in realtà lavorative più piccole e scoprendo un nuovo mondo all’interno della ristorazione, oggi fa “la chefa” come la chiama simpaticamente la sua titolare, in un piccolo esercizio nel Mendrisiotto. “In tutti questi anni di lavoro, tra sala e cucina, tra gestione e rapporti col personale, ho capito che mi piacerebbe mettere a disposizione degli altri il mio bagaglio lavorativo, entrare nel mondo della formazione, una integrazione professionale per adulti che si affacciano a questo lavoro. Questa professione non è statica, come molti pensano. Si evolve di continuo, e ho un piccolo progetto personale che mi piacerebbe realizzare, visto che stare in cucina è la mia più grande passione. Staremo a vedere.” Una cosa è certa: Angelica non si ferma qui. Nuove sfide professionali la attendono, e da lei non ci si può che aspettare qualche bella sorpresa. 58 PUBLIREPORTAGE 59 RASSEGNA GASTRONOMICA, DOVE I PIATTI TRADIZIONALI SONO DI CASA EDIZIONE NUMERO 52 PER UNA DELLE KERMESSE PIÙ LONGEVE E AMATE DELLA SVIZZERA: TORNA LA RASSEGNA GASTRONOMICA DEL MENDRISIOTTO E BASSO CERESIO DAL PRIMO OTTOBRE AL PRIMO NOVEMBRE 2015. PIATTI E TRADIZIONE, TERRITORIO ED ECCELLENZA: ANCHE QUEST’ANNO GLI INGREDIENTI PER LA RICETTA DI UN SUCCESSO CI SONO TUTTI. sulle etichette dei vini prescelti e sulla comunicazione ufficiale dell’evento. In questo modo il comitato organizzatore, in collaborazione con Mendrisiotto Turismo, vuole farsi promotore di una nuova immagine legata al territorio, che ne valorizzi l’aspetto artistico-enogastronomico come richiamo al turismo. Sabrina Corti ha messo, quindi, la firma all’edizione 2015 con una splendida fotografia ispirata al tema di Expo Milano “nutrire il pianeta”. Il nuovo concorso per scegliere l’immagine simbolo della Rassegna del prossimo anno è già partito, il tema sarà “Mendrisiotto attraverso” e potete partecipare anche voi iscrivendovi tramite l’apposita sezione del sito www.rassegna.ch. I RISTORANTI DELLA RASSEGNA Antonio Florini, Presidente della Rassegna Gastronomica del Mendrisiotto e Basso Ceresio Una tradizione che riesce a non spegnere le tradizioni, quelle culinarie. La Rassegna Gastronomica del Mendrisiotto e Basso Ceresio, che ha visto i suoi albori nei lontani anni ’70, oggi è più viva che mai e si prepara a vivere una nuova stagione da grandi numeri. Lo scorso anno, infatti, hanno risposto presente all’appello della Rassegna oltre 20 mila persone. “Per il 2015 puntiamo a raggiungere quota 25 mila presenze”, ci racconta Antonio Florini, presidente della Rassegna, che in questa festa autunnale della buona cucina del territorio ci ha creduto fin dall’inizio. A proporre i loro piatti saranno 42 ristoranti (più un ospite fuori territorio) che tengono alta la bandiera della buona cucina, proponendo gustosi piatti tradizionali, ma anche ricette più contemporanee per andare incontro ai gusti moderni dei gourmet di oggi. A partire dalla mitica sella di capriolo, toccando un po’ tutta la selvaggina di stagione, si arriva anche a piatti un po’ diversi che sono i “nuovi classici” e che rendono giustizia a prodotti d’eccellenza del territorio. Insomma, la rassegna è la vera e autentica portavoce dei valori gastronomici, e anche un modo goloso per accaparrarsi gli ambiti omaggi. Non possiamo ancora svelarvi quali oggetti saranno a disposizione dei clienti, ma vi assicuriamo che ne rimarrete conquistati. L’arte della buona cucina necessita della giusta immagine di promozione: attraverso il concorso fotografico lanciato lo scorso anno, infatti, l’immagine della Rassegna è stata scelta dalla giuria presieduta dal fotografo Giovanni Luisoni per apparire 0 - OSPITE DELLA RASSEGNA RISTORANTE GROTTO GRILLO, LUGANO Indirizzo: via Ronchetto 6 Località: 6900 Lugano tel: 091 970.18.18 www: http://www.grottogrillo.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso il sabato a mezzogiorno e la domenica tutto il giorno 1 - PIZZERIA RISTORANTE CON ALLOGGIO AL TORCHIO ANTICO, ARZO Indirizzo: Piazzetta Bustelli Località: 6864 Arzo tel: 091 646 49 94 www: http://www.altorchioantico.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.00 - 14.00 / 18.00 - 23.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Lunedì chiuso fino alle 17.00 2 - RISTORANTE PIZZERIA BORGOVECCHIO, BALERNA In cucina: Michele Sepe Indirizzo: Via Monti 9 Località: 6828 Balerna tel: 091 682 81 81 www: http://www.ristorante-borgovecchio.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Apertura: Chiuso il sabato e la domenica a pranzo 3 - GROTTO CROTTO DEI TIGLI, BALERNA Indirizzo: Viale A. Tarchini 53 Località: 6828 Balerna tel: 091 683 30 81 www: http://www.crottodeitigli.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: chiuso sabato mezzogiorno, domenica sera e lunedì tutto il giorno 4 - ALBERGO RISTORANTE LA PALMA, BISSONE Indirizzo: Piazza Borromini Località: 6816 Bissone tel: 091 649 84 06 www: http://www.futuraristoranti.com e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.30 - 15.00 / 18.30 - 23.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Sempre aperto 11 - GROTTO LOVERCIANO, CASTEL SAN PIETRO Indirizzo: Via ai Grotti 30 Località: 6874 Castel San Pietro tel: 091 646 16 08 www: http://www.grottoloverciano.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Sempre aperto 5 - RISTORANTE BATTELLO, BRUSINO ARSIZIO Indirizzo: Lungolago P. Roncaioli Località: 6827 Brusino Arsizio tel: 091 996 21 35 e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 15.00 / 18.00 - 23.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: chiuso il lunedì 12 - CAFFÈ RISTORANTE INDIPENDENZA, CHIASSO Indirizzo: Via Bossi 2 Località: 6830 Chiasso tel: 091 683 04 04 www: http://www.ristoranteindipendenza. com e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.45 - 14.30 / 18.45 - 22.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso la domenica 6 - RISTORANTE PIZZERIA CHALET SAN GIORGIO, BRUSINO ARSIZIO Indirizzo: Via San Giorgio 24 Località: 6827 Brusino Arsizio tel: 091 996 21 55 www: http://www.chaletsangiorgio.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00/ 18.00 - 22.00 Prenotazione: Indispensabile Riposo settimanale: chiuso il lunedì 7 - OSTERIA OSTERIA DELLA POSTA, BRUSINO ARSIZIO Indirizzo: Lungolago Roncaioli Località: 6827 Brusino Arsizio tel: 091 980 24 80 www: http://www.brusino.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18.00 - 21.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Sempre aperto 13 - ALBERGO RISTORANTE TOURING MOEVENPICK, CHIASSO Indirizzo: Piazza Indipendenza 1 Località: 6830 Chiasso tel: 091 682 53 31 www: http://www.moevenpick-restaurants. com/hotel-albergo-touring e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.30 - 14.30 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Sempre aperto 14 - RISTORANTE PIZZERIA PIANO BAR LE FONTANELLE, GENESTRERIO Indirizzo: Via Vallera 6 Località: 6852 Genestrerio tel: 091 647 11 47 www: http://www.ristfontanelle.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.45 - 14.15 / 18.30 - 22.15 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Sempre aperto 8 - GROTTO DEL TIGLIO, CAPOLAGO Indirizzo: Via Municipio 10 Località: 6825 Capolago tel: 091 648 16 98 e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.30 - 13.45 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Indispensabile Riposo settimanale: Chiuso il mercoledì a mezzogiorno 15 - GROTTO VALLERA, GENESTRERIO Indirizzo: Via Vallera 3a Località: 6852 Genestrerio tel: 091 647 18 91 e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.30 / 19.00 - 22.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso sabato e lunedì a mezzodì 9 - RISTORANTE GROTTO EGUAGLIANZA, CAPOLAGO Indirizzo: Via Municipio 20 Località: 6825 Capolago tel: 091 630.56.17 www: http://www.eguaglianza.com e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.45 - 14.00 / 18.45 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso la domenica e il lunedì 16 - RISTORANTE PIZZERIA ANATOLIA, MENDRISIO Indirizzo: Via Lavizzari 2 - Piazzale Alla Valle Località: 6850 Mendrisio tel: 091 630 22 55 www: http://www.anatolia-tr.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.45 - 14.30 / 18.30 - 22.30 (Pizzeria fino 23.30) Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso la domenica a mezzogiorno 10 - ALBERGO RISTORANTE SVIZZERO, CAPOLAGO Indirizzo: Via Famiglia Avvocato Scacchi 13 Località: 6825 Capolago tel: 091 648 19 75 www: http://www.albergoristorantesvizzero. com e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.30 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Aperto tutti i giorni 17 - RISTORANTE ANTICO GROTTO TICINO, MENDRISIO Indirizzo: Viale alle Cantine 20 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 646 77 97 www: http://www.grottoticino.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: mercoledì chiuso 60 61 e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso il lunedì e il martedì 27 - RISTORANTE AL GHITELLO, MORBIO INFERIORE Indirizzo: Parco della Breggia Località: 6834 Morbio Inferiore tel: 091 682 20 61 www: http://www.alghitello.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12:00-13:45/ 19:00-21:45 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: sabato a mezzogiorno, domenica sera 28 - GROTTO DEL MULINO, MORBIO INFERIORE Indirizzo: Via Ai Crotti 2 Località: 6834 Morbio Inferiore tel: 091 683 11 80 www: http://www.grottomulino.com e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 21.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso il lunedì e il martedì 18 - RISTORANTE, ENOTECA,WINE BAR ATENAEO DEL VINO, MENDRISIO Indirizzo: Via Pontico Virunio 1 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 630 06 36 www: http://www.atenaeodelvino.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso la domenica 19 - ALBERGO RISTORANTE HOTEL CORONADO, MENDRISIO Indirizzo: Via Borromini 10 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 630 30 30 www: http://www.hotelcoronado.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Sempre aperto 20 - OSTERIA OSTERIA LANTERNA, MENDRISIO Indirizzo: Via alle Cantine 10 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 646 85 00 Orari pasti: 11.45 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: chiuso il martedì 21 - RISTORANTE PIZZERIA LICEO, MENDRISIO Indirizzo: Via Agostino Maspoli 37 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 646 20 22 www: http://www.ristorantepizzerialiceo.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.30 - 13.30 / 18.30 - 22.00 (pizzeria fino alle 23.00) prenotazione indispensabile a mezzogiorno Prenotazione: Indispensabile Riposo settimanale: Chiuso la domenica e il sabato a mezzogiorno 22 - ALBERGO RISTORANTE PIZZERIA ALBERGO MILANO, MENDRISIO Indirizzo: Via Stefano Franscini 6 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 646 57 41 www: http://www.hotel-milano.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.30 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Sempre aperto 23 - RISTORANTE GROTTO SAN MARTINO, MENDRISIO Indirizzo: Via alle Cantine 30 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 646 53 12 www: http://www.grottosanmartino.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso il martedì 24 - RISTORANTE STELLA, MENDRISIO Indirizzo: Via Stella 13 Località: 6850 Mendrisio tel: 091 646 72 28 www: http://www.ristorantestella.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18.30 - 23.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Aperto tutti i giorni 25 - GROTTO BALDOVANA, SALORINO Indirizzo: Bellavista-Monte Generoso Località: 6872 Salorino tel: 091 646 25 28 www: http://www.baldovana.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 21.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: chiuso il martedì 26 - OSTERIA LA PEONIA, SALORINO Indirizzo: Alpe di Mendrisio Bellavista Monte Generoso Località: 6872 Salorino tel: 091 646 98 88 www: http://www.peonia.ch 29 - BAR RISTORANTE MIMOSA, MORBIO INFERIORE Indirizzo: Via dei Fiori Località: 6834 Morbio Inferiore tel: 091 682 18 34 www: http://ristorantemimosa.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso il sabato a mezzogiorno 30 - RISTORANTE PIZZERIA AL GAGGIO, NOVAZZANO Indirizzo: Via Gaggio 15 Località: 6883 Novazzano tel: 091 647 29 51 e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Apertura: 10.00 - 14.30 / 17.00 - 23.00 Riposo settimanale: Chiuso il lunedì tutto il giorno e il sabato a mezzogiorno 31 - RISTORANTE CAFFÈ SOCIALE, RIVA SAN VITALE Indirizzo: Via Dell’Indipendenza 7 Località: 6826 Riva San Vitale tel: 091 648 17 89 www: http://www.ristorantesociale.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.30 / 18.30 - 22.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Aperto tutti i giorni 32 - GROTTO GROTTO POJANA, RIVA SAN VITALE Indirizzo: Via Pojana 63 Località: 6826 Riva San Vitale tel: 091 649 74 31 www: http://www.grottopojana.com e-mail: [email protected] Orari pasti: 11.30 - 14.00 / 18.30 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Aperto tutti i giorni 33 - OSTERIA OSTERIA TEATRO UNIONE, RIVA SAN VITALE Indirizzo: via dell’Indipendenza 16 Località: 6826 Riva San Vitale tel: 091 648 23 53 www: http://www.osteriaunione.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 15.00 / 19.00 - 22.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: martedì sera e mercoledì tutto il giorno 34 - ALBERGO RISTORANTE PARK HOTEL , ROVIO Indirizzo: Ronchi 8 Località: 6821 Rovio tel: 091 649 73 72 www: http://www.parkhotelrovio.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18.45 - 21.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Aperto tutti i giorni 35 - OSTERIA CON ALLOGGIO UL FURMIGHIN, SAGNO Indirizzo: Piazza Garuf 3 Località: 6839 Sagno tel: 091 682 01 75 e-mail: [email protected] Orari pasti: 12:00 - 14:00 / 19:00 - 21:00 Prenotazione: Indispensabile Riposo settimanale: chiuso il martedì 36 - OSTERIA GROTTO GROTTO DEL GIUVAN, SALORINO Indirizzo: Via Stradone 19 Località: 6872 Salorino tel: 091 646 11 61 www: http://www.grottodelgiuvan.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00-14.00/19.00-22.00 in settimana prenotazione indispensabile a mezzogiorno Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso il lunedì e il martedì 37 - ALBERGO RISTORANTE HOTEL SERPIANO, SERPIANO Indirizzo: Via Serpiano Località: 6867 Serpiano tel: 091 986 20 00 www: http://www.serpiano.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 18:30 - 21.30 Prenotazione: Indispensabile Riposo settimanale: Sempre aperto 38 - OSTERIA OSTERIA LUIS, SESEGLIO Indirizzo: Via Campora 1 Località: 6832 Seseglio tel: 0916830013 www: www.osterialuis.ch e-mail: [email protected] Prenotazione: Gradita Apertura: 10.00 - 14.30 / 17.00 - 24.00 Riposo settimanale: sabato a pranzo, domenica sera e lunedì tutto il giorno 39 - RISTORANTE VECCHIA OSTERIA SESEGLIO, SESEGLIO Indirizzo: Via Campora 11 Località: 6832 Seseglio tel: 091 682 72 72 www: http://www.vecchiaosteria.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 22.00 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso domenica sera e lunedì tutto il giorno 40 - RISTORANTE ANTICA OSTERIA, TREMONA Indirizzo: Piazza Rinaldi Località: 6865 Tremona tel: 091 646 75 45 e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 13.30 / 19.00 - 21.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: chiuso sabato mezzogiorno, domenica sera e lunedì tutto il giorno 41 - GROTTO GROTTO GRASSI, TREMONA Indirizzo: via ai Grotti 16 Località: 6865 Tremona tel: 078 894 06 65 www: http://www.grottograssitremona.ch Orari pasti: 12.00 - 14.30 / 18.30 - 22.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: chiuso lunedì, martedì e mercoledì 42 - ALB.RIST.ENOTECA CONCA BELLA, VACALLO Indirizzo: Via Concabella 2 Località: 6833 Vacallo tel: 091 697 50 40 www: http://www.concabella.ch e-mail: [email protected] Orari pasti: 12.00 - 14.00 / 19.00 - 21.30 Prenotazione: Gradita Riposo settimanale: Chiuso la domenica e il lunedì RASSEGNA GASTRONOMICA DEL MENDRISIOTTO E BASSO CERESIO 1 OTTOBRE - 1 NOVEMBRE 2015 WWW.RASSEGNA.CH Il vino della Rassegna Gastronomica, parola a Gialdi Come tutti gli anni, anche per il 2015 la Rassegna Gastronomica del Mendrisiotto e Basso Ceresio ha il suo vino. A mettere la firma al nettare, rigorosamente ticinese, stavolta è Feliciano Gialdi. Proprio a riguardo, Gialdi ci ha spiegato che il rosso “è una selezione di uve Merlot del Mendrisiotto. Volevamo un vino Merlot di buona struttura e di carattere, ma allo stesso tempo fruttato e morbido, versatile e adatto ai vari piatti proposti durante la rassegna gastronomica. Per il bianco abbiamo creato un assemblaggio di uve Chardonnay e Viognier del Mendrisiotto, un vino elegante e fine, fresco e adatto ad accompagnare l’aperitivo e i primi piatti.” 62 VINO.CH AMIGNE, PIÙ UNICO CHE RARO ALLA SCOPERTA DI UN VITIGNO CHE È UNO DEGLI ORGOGLI NAZIONALI DELLA SVIZZERA. DOLCE, SECCO E NELLE INFINITE DECLINAZIONI CHE GLI SONO CONGENIALI: QUESTO È UN VINO CHE MERITEREBBE DI ESSERE CONOSCIUTO IN TUTTO IL MONDO, UN BELL’ESEMPIO DI ECCELLENZA a cura di Paolo Basso C’è un luogo particolare e unico nel cuore del Canton Vallese e si chiama Vetroz. Qui, in un paesaggio verde suggestivo e carico di storia, tra un campanile “appuntito” e le montagne sullo sfondo, nasce qualcosa che il resto del mondo ancora non conosce, ma che meriterebbe l’attenzione internazionale. Il vitigno Amigne ha una storia antichissima che si perde nelle interpretazioni di millenni orsono. Alcuni dicono che siano stati gli antichi Romani a portare qui quest’uva, anche se ricerche più recenti non sembrano confermare questa tesi. Per molto tempo si è pensato che il suo nome derivasse proprio dal latino “vitis aminea” (vite di qualità), ma probabilmente si intendeva in generale la vite pregiata, e non nello specifico il vitigno Amigne. Di storielle a riguardo ce ne sono parecchie, ma quello che oggi diamo assolutamente per certo è che l’Amigne è un’uva autoctona del Vallese (con qualche similitudine e corrispondenza con il piemontese Avanà, con il francese Meslier e persino con il valdostano Roussin). Nel mondo ne esistono solo 40 ettari, di cui una trentina a Vetroz. Gli altri, invece, poco distanti e comunque all’interno del territorio vallesano. Insomma, siamo davanti ad un gioiello rarissimo e prezioso, un tipo d’uva che, oltre ad essere più unico che raro, riesce a produrre un nettare con caratteristiche altrettanto rare. Proprio a Vetroz, l’Amigne trova il suo terreno ideale (con scisti nere e granito) e condizioni climatiche favorevoli. Visti i buoni risultati ottenuti dalle cantine, in questi ultimi anni è aumentata la superficie produttiva, anche per rispondere a una domanda in crescita. Certo, si tratta pur sempre di un vino di nicchia, che gli stessi esperti fuori dalla Svizzera spesso non conoscono ancora. Uno dei suoi punti di forza è senza dubbio il fatto che possa esse- re vinificato in dolce o secco, una versatilità che si estende anche alla versione dolce, che esiste in diverse gradazioni zuccherine. L’Amigne dolce è di certo la tipologia più diffusa, ma di recente la versione secca vive una seconda giovinezza date le tendenze di mercato. Per chi opta per una produzione secca, il lavoro in vigna è fondamentale, visto che è necessario intervenire con largo anticipo per portare l’uva ad una certa maturità fenolica, ma senza che lo zucchero diventi troppo importante. Se, fuori dalla sua area di eccellenza, l’Amigne è ancora poco conosciuta, come abbiamo detto, è anche vero che chi ci si imbatte difficilmente potrà poi dimenticare questi vini: tipiche sono le sue note di mandarino (il vero timbro di fabbrica di questo nettare), che sul palato ha tannini importanti (per un bianco) che lo rendono particolarmente adatto agli abbinamenti col cibo. Nella versione secca, ad esempio, si sposa ottimamente con pesci di lago in padella, magari con un salmerino impreziosito da qualche spezia esotica che richiami i sentori del mandarino. Nella versione dolce, invece, si abbina con dessert a base di frutta o pasticceria secca, ma anche da solo è un buon compagno di meditazione. Ha una buona capacità di invecchiamento: personalmente lo apprezzo particolarmente intorno al suo quinto “compleanno”, ma per chi ama una complessità maggiore si arriva anche fino a 20 anni. Insomma, l’Amigne è una vera chicca svizzera, un vino di cui i produttori locali vanno giustamente molto fieri. Per promuoverlo al meglio, esistono diversi eventi in loco che sono riusciti a togliere un po’ di polvere alle bottiglie, per presentarsi in modo più contemporaneo e attuale. C’è l’Amigne on the Road, un festival di street food a fine agosto, ad esempio, che riesce a rendere più popolare un vino che finora è stato più a suo agio nell’alta gastronomia. Ecco un ottimo esempio di come promuovere un vino (e il suo territorio) coinvolgendo le nuove generazioni e strizzando l’occhio ai consumatori più giovani. 0-8 g/l di zucchero residuo 9-15 g/l di zucchero residuo articoli da cucina per la ristorazione professionale P Paderno, leader nella fabbricazione di pentolame professionale ed articoli da cucina per comunità, produce e distribuisce i propri prodotti dal 1925, attraverso rivenditori specializzati in tutti i settori della ristorazione (ristoranti, fast-food, alberghi, comunità, ospedali, enti militari, ecc.), in oltre 60 paesi. Offre inoltre una vasta gamma selezionata di prodotti complementari e affini realizzati da ditte altamente qualificate, col fine di soddisfare gli standard qualitativi più alti e le aspettative dei clienti più esigenti. più di 25 g/l di zucchero residuo Le collezioni Paderno sono caratterizzate da semplicità d’utilizzo, design unico ed estrema robustezza, per un risultato senza paragoni nelle migliori cucine del settore. Articoli da cucina Paderno e ICS: La scelta naturale per la ristorazione professionale. Chi lavora bene con l’Amigne Fabienne Cottagnoud Jean René Germanier André Fontannaz Romain Papilloud Serge Roh professionisti per la ristorazione Instruments for Cooking & Service (ICS) SA Zona industriale 2 Via del Balconi 3 CH-6917 Lugano - Barbengo Tel. +41 (0)91 995 14 52 Fax +41 (0)91 995 14 53 www.icsticino.ch 64 FOOD TROTTER 65 TOKYO, LA METROPOLI DA SCARTARE di Bruno Remondini (residente in Asia ed Europa, combatte il colesterolo con il “pata negra”) VIETNAM MON AMOUR di Francesca Lalia Giovati (un po’ mamma, un po’ geisha, un po’ chef: è nata senza occhi a mandorla, ma l’Asia è nel suo DNA) Sapevo che la cucina vietnamita era ottima, ma non avevo idea di quanto lo fosse realmente fino a quando non mi ci sono trovata fisicamente, con i piedi, le mani, la testa e il cuore in Vietnam. Nossignori, la cucina orientale non è tutta uguale, i noodles non hanno tutti lo stesso sapore! Potrei perdere ore a raccontarvi la prelibatezza e al contempo la delicatezza e l’equilibrio del “PHO”, il loro piatto nazionale, declinato da nord a sud del Paese in decine di modi differenti, ma l’indelebile resta per me quello che il mio compagno di viaggio ed io abbiamo condiviso con i monaci della pagoda del legame (Chua Phuoc Duyen) nei pressi di Hue. All’ombra di ciliegi timidamente fioriti, nell’ora in cui si schiudono i fiori di loto, accompagnati dal meditato silenzio della campagna vietnamita, il nostro corpo e la nostra anima si sono fusi: dapprima incantati dalla bellezza di ciò che ci circondava e poi saziati dai profumi avvolgenti e dai sapori lievemente speziati del Pho preparatoci e che ha suggellato il nostro matrimonio buddhista. Menta, lime, germogli di soia, una punta di peperoncino, forse dello zenzero, spaghetti di riso (noodles), brodo e manzo tagliato finemente sono ancora impressi nel mio palato e nei miei occhi insieme agli sguardi dolci del mio compagno e ai sorrisi sdentati dei monaci. Credetemi, un Pho del genere capita una sola volta nella vita! ISRAELE: CENA DI NOZZE CON… RISO IN BIANCO di Maddalena Goi (si nutre fotografando il mondo, ma ogni tanto non disdegna qualche assaggio etnico) Se ti ritrovi in Medio Oriente (più precisamente in Israele, a Gerusalemme) l’equazione culinaria (arabo-israeliana) è presto fatta: hummus, falafel, tabbouleh, menta, labané (una specie di yogurt), pite in gran quantità, spezie, caffè al cardamomo, datteri, miele, pollo, sesamo e frutta secca impareggiabile, a tal punto da rischiare il ricovero per “nocciodipendenza”. Ma questa volta va diversamente e ti ritrovi davanti a un’occasione a cui non puoi proprio rinunciare: l’invito a cena a un matrimonio arabo! Non ci penso due volte e accetto. Chi avrebbe resistito all’idea di sapere come si svolge un matrimonio all’araba e soprattutto quali prelibatezze ti avrebbero servito? La sala è colma di invitati, 700 almeno, chi più chi meno. Ma è proprio quest’ultimo dettaglio che diventa insopportabile quando capisci che il matrimonio non inizia e quindi gli sposi non arrivano e tu di conseguenza non mangi finché tutti gli ospiti non sono seduti a tavola. Verso le 21.30 iniziano ad arrivare le prime portate, o meglio i primi piattini. Ad ogni tavolo vengono serviti circa 8/10 piattini, ognuno con qualcosa di diverso sopra. C è hummus, mais, salsa di tahina con melanzane così detta babaganoush, peperoni, pasta fredda, couscous... loro le chiamano insalate ma sarebbero delle salsine, che si accompagnano tutte con l’immancabile pane pita. Tutto procede a questo ritmo di farcitura dei panini per almeno due ore e mezza. Nel frattempo, la maggior parte degli ospiti si lancia, a turno chiaramente, in balli sfrenati al centro della pista. Finalmente arriva un altro piatto, questa volta servito ad ogni invitato. “Ecco, questa è la cena!” mi dicono. Rimango incredula e disorientata per un attimo: il piatto è costituito da riso in bianco con mandorle tostate e carne trita (una chicca!), una coscia di pollo e contorno di piselli con carote lessi. Subito dopo arriva la torta: una di quelle estremamente glassate, colorate, luccicose e alte ma dal gusto piuttosto artefatto. Fedele compagno per tutto il tempo della cena è il famoso liquore a base di anice: l’arak. Per quanto abbia trovato il menù abbastanza scontato e tradizionale è stata una serata estremamente curiosa, divertente e sicuramente insolita. La multiculturalità, soprattutto se si parla di cibo, è sempre cosa assai gradita e giusta. Il titolo potrebbe far storcere il naso e domandarsi: “Ma come? Tokyo non era una meta per buongustai?” Tokyo, e il Giappone più in generale, sono un mecca imperdibile per un ricercatore di prelibatezze da gustare. E allora perché scartarla? Per un gioco di parole. Tokyo va scoperta levando i vari strati dell’imballaggio che la proteggono, uno dopo l’altro. Proprio come un pacco regalo natalizio taluni tenderanno a strapparne l’incartamento per entrare subito in possesso dell’oggetto desiderato. Ed é qui che sta l’errore. Il “packaging” é estremamente importante nella cultura alimentare giapponese. Se vi capita di girare nei pressi del famoso Senso-Ji di Asakusa, vi potrete imbattere in una strada specializzata nella cucina, dagli elettrodomestici agli utensili più svariati. Ma soprattutto in negozi che vendono (a caro prezzo) imitazioni di pietanze, dal sushi al Katsu-don, che raggiungono una perfezione quasi maniacale. Una sorta di Madame Tussauds del cibo. Moltissimi ristoranti fanno bella mostra di queste ingannevoli copie all’entrata. Invece, nei basement dei grandi centri commerciali a Ginza troverete i migliori prodotti alimentari provenenti dal Giappone e dal resto del mondo: tutti perfettamente disposti e imballati per attirare l’attenzione del più raffinato acquirente. Qui scoprirete anche che un melone o un grappolo d’uva possono costare quanto un abito firmato. Certo, alla fine quello che conta è che il contenuto sia all’altezza del contenente, ma perché privarsi della gioia di cominciare a pregustarlo con la vista? Tokyo é una città complessa, enorme, con una cultura e un idioma molto complicati. Insomma, per non fare indigestione, andrebbe scoperta poco alla volta. Il mio consiglio è di immergervi nei vari quartieri, osservare i ristoranti che distinguono l’area in cui vi trovate, gli odori che ne traspirano e le pietanze che vengono offerte. Una volta fatta la vostra scelta, sbirciate nel tavolo del vicino e non siate timidi nel chiedere con un impacciato gesto di avere lo stesso. Avrete così assaporato il gusto del cibo che vi troverete davanti, scartandone una alla volta le caratteristiche che lo avvolgono e lo rendono unico. E statene certi, difficile che il cibo non sia all’altezza! CORTES APERTAS: LA BARBAGIA TI APRE LE PORTE DI CASA di Lars Prinz (skipper e lupo di mare, con un debole per le traversate enogastronomiche) Mi trovo in Sardegna. Ormai da più di 2 anni vivo sulla mia barca a vela a Santa Teresa in Gallura. La sto preparando per il giro del mondo a vela (partenza autunno 2017). Nel frattempo si vive, si fanno amicizie, si esplorano costa, isole ed entroterra. E, naturalmente, si mangia e si beve. Ad esempio in Barbagia a Cortes apertas. Sì, proprio la Barbagia – terra di semplici pastori, briganti e sequestri – ha saputo reinventarsi con un’idea di marketing geniale. A turno, secondo un calendario ben strutturato, da settembre a dicembre i paesi della Barbagia si aprono al mondo per qualche giorno e mettono a disposizione di tutti i visitatori i loro ingredienti più genuini e le loro tradizioni culinarie (e non) più antiche e autentiche. Se arrivi in anticipo alla manifestazione o ti attardi oltre, ti capiterà anche di vedere situazioni-quasi-limite. Orde di uomini-lupo al bar che sbranano le tue donne con lo sguardo (le loro le conservano gelosamente in casa) o lupi solitari che ti sfidano a bere per vederti crollare a terra in coma. Se invece ti confondi nella folla di curiosi turisti - e sardi di altre zone - durante gli orari ufficiali della manifestazione, potrai ad esempio imparare a fare i macarrones de erritu o la fregola con la simpatica nonnetta di turno, ma anche vedere le nipoti nei costumi tradizionali che infornano le formaggelle nel forno a legna. I macarrones sono dei pezzetti di pasta fresca attorcigliati con maestria attorno ad un lungo ago di ferro, capaci poi di accogliere e assorbire al meglio il sugo di pomodoro e maiale. La fregola invece si lavora in un paiolo di rame buttandoci della farina di grano duro e poca – mi raccomando poca – acqua. Con gesti sapienti della mano si raggruma poi in palline che ricordano lontanamente il couscous. Le formaggelle poi sono ancora un’altra storia. Comunque occhio: non pensate di andare in Barbagia a fare gli splendidi o a provocare perché troverete pane per i vostri denti. Un atteggiamento rispettoso e fermo è quello che vi consiglio e che mi ha permesso di viaggiare in tutto il mondo in sicurezza. Anda bè! (Autunno in Barbagia: www.cuoredellasardegna.it) E VOI? Avete mangiato qualcosa di indimenticabile durante le ultime vacanze? Avete bevuto strani intrugli dall’altra parte del mondo? Diventate uno dei nostri Food Trotter inviandoci la vostra esperienza enogastronomica dai cinque continenti all’indirizzo [email protected] 66 PUBLIREPORTAGE SVIZZERA NEL CUORE, BRIANZA NEL PIATTO Giuseppe Longo dalla Svizzera ha imparato molto e come afferma mamma Lucia “è diventato più svizzero di uno svizzero!”. Grande professionalità, precisione e sensibilità gli ingredienti base della filosofia di Giuseppe. Siciliano d’origine, brianzolo d’adozione, questo chef appassionato, dopo la gavetta in alberghi e ristoranti in Italia, Inghilterra, Spagna e Svizzera, trova finalmente la possibilità di saziare la sua voglia di esprimersi in cucina decidendo di aprire, due anni fa, un locale tutto suo. L’ambizione e la tenacia non gli mancano, insieme al sostegno di mamma Lucia, che lo affianca in sala con affettuosa fermezza, e a quello dei fedeli clienti, diventati amici negli anni. A Colle Brianza, non senza sacrifici, ridà lustro ad una location storica, dove un tempo hanno sostato molti personaggi famosi, da musicisti, attori, fino a cantanti. Riportato in auge soprattutto per banchetti e per famiglie, il Ristorante-pizzeria “Da Giuseppe” è ora la location ideale per assaggiare una cucina regionale e tradizionale o una buona pizza. La linea di cucina di Giuseppe è classica mediterranea e regionale, con una particolare attenzione ai prodotti del territorio, cotture brevi o a bassa temperatura e pasta fresca fatta in casa. “Ovunque mi sono trovato, in diversi paesi e in altrettante diverse località, ho sempre cercato di rispettare il contesto tradizionale in cui mi trovavo, ma ho sempre da oltre 50 anni non solo food portato con me l’italianità. L’impronta dei luoghi dove sono stato e dove ho vissuto, luoghi lontani o vicini, è sempre presente nei miei piatti.” L’ampia sala del ristorante è utilizzata per esporre quadri di artisti locali. Perché Giuseppe ama l’arte in tutte le sue forme, e soprattutto condividerla con chi varca la soglia del suo ristorante. Una piccola libreria a disposizione degli avventori è un altro piccolo grande dettaglio di come il patron ami lasciar esprimere i suoi clienti, “promuovo la lettura valorizzando i libri, ovvero regalandoli a tutti coloro che amano leggere. Chiedo solo di rimetterli in circolazione e se proprio sono piaciuti e non si riesce a separarsene almeno di rimettere in viaggio un altro libro”. Giuseppe ama tenersi aggiornato sulle varie cucine regionali appena può e coinvolgere i suoi clienti in queste esperienze attraverso corsi e rassegne a tema. In un’accogliente e intima saletta organizza corsi di cucina e dimostrazioni per piccoli gruppi, eventi molto apprezzati dai clienti, abituati ad essere coinvolti in proposte sempre più accattivanti, dove si può imparare e divertirsi forniti di grembiule e di tanta voglia di sperimentare. La carta del ristorante è contenuta e curata, tutto è preparato al momento, con prodotti di stagione e con qualche piatto “svizzero” stagionale, soprattutto quando lo chef ha malinconia delle specialità che ha imparato a cucinare nel periodo in cui ha lavorato nella Svizzera interna e in Ticino. Fra poco, e non vede l’ora di ricominciare a proporla, sarà la volta della selvaggina, con tutte le sue specialità a base di cervo, capriolo, cinghiale e lepre. E c’è già chi si è riservato una sella alla Baden Baden, preparata con tutti i crismi, con la magia dell’autunno attorno e un buon bicchiere di vino a scadare gli animi. RISTORANTE PIZZERIA DA GIUSEPPE Cucina Tipica – Selvaggina Via Europa 2, Colle Brianza (LC) www.ristorantepizzeriadagiuseppe.it dal1964 partner per professionisti ipppergros noranco - Losone ipppergros.ch 68 BIRRA TESTATA 69 FONDUE MOITIÉ MOITIÉ Uno dei piatti che hanno fatto conoscere la Svizzera gastronomica nel mondo è sicuramente la fondue di formaggio. Per compensare questo piatto grasso e pieno, composto per il 50% da Vacherin Fribourgeois e per il 50% da Gruyère, ho scelto un accostamento ardito con una birra acida. La Gueuze Foudroyante di Lindemans è una belga a fermentazione spontanea che regala note minerali al vostro palato. Appartiene al genere Lambic, e trovo che l’abbinamento a questo piatto, oltre che dettato dall’intuizione, sia un ottimo modo per gustare appieno il sapore del formaggio fuso. Rinfrescante e dalla gasatura non eccessiva, si avvicina molto più che in altri casi, al risultato sgrassante di un vino, donando alle papille la giusta preparazione al prossimo boccone di pane e formaggio. Nel caso, invece, aggiungeste del pomodoro alla vostra fondue, preferirei l’abbinamento con una IPA. FONDUE BOURGUIGNONNE FONDUE E BIRRA AMORE A PRIMA VISTA Il piatto è amato soprattutto dagli estimatori carnivori e da chi predilige sapori decisi. I quadretti di carne cotti in olio bollente si sposano perfettamente alla Belgian Ale Gouden Carolus Hopsinjoor, una fiamminga generosa e morbida allo stesso tempo firmata da Het Anker. L’invitante schiuma e il fine perlage la rendono particolarmente adatta a compensare, col suo gusto amarognolo, il sapore piuttosto dolciastro delle salse in accompagnamento. Il luppolo si sente (è prodotta con 5 diverse qualità), ma non è troppo invadente e “non uccide” il piatto dato che questa birra è dotata anche di una buona freschezza. Questa etichetta, che si presta decisamente all’invecchiamento, ha 8 gradi e sostiene in tutto un piatto importante come la fondue bourguignonne. a cura di Luca Mazzola (Luppolo in Fabula) NON È UNA MISSIONE IMPOSSIBILE, MA UNA CORAGGIOSA PROVOCAZIONE. INSIEME ALLE TRE PIÙ CLASSICHE DECLINAZIONI DELLA FONDUE, INFATTI, SOLITAMENTE SI SERVE DEL VINO O DEL TE CALDO. OGGI, INVECE, VI DIMOSTRIAMO CHE ANCHE LA BIRRA FA LA SUA BELLA FIGURA Ricette conviviali per natura, che riuniscono intorno allo stesso fornelletto più persone, le fondue (che siano di carne o formaggio) sono una gioia per tutti i palati. Si mangia, si beve e si chiacchiera, forse un po’ di più rispetto alle cene classiche, visti i tempi obbli- gati per aspettare o comporre il proprio piatto. Tra un boccone e l’altro, di solito, ci sono vino o te caldo. Ma, visto che la birra è il mio forte (e il mio pallino) ecco qualche abbinamento inconsueto per le vostre fondue. FONDUE CHINOISE La più delicata e fine tra le fondue è di certo la versione chinoise, di note origini asiatiche. Tramite la cottura nel brodo, la carne si asciuga e ne esce un sapore delicato dato anche dai sentori vegetali del brodo. Per rendere giustizia a questo piatto ci vuole una birra che sappia valorizzare senza sopraffare i sapori decisi, ma leggeri. A questo scopo ho scelto una Valaisanne Amrich, in puro stile weizen (la legge di purezza a cui sottostà il processo produttivo le dona più carattere del resto delle blanche). Qui il luppolo aromatico “Amarillo” regala note di albicocca e una spiccata acidità: questa è la vera e unica blanche vallesana, che accompagna degnamente il vostro piatto di chinoise. 70 MERCATI TESTATA 71 aver trascorso geologici tempi d’attesa ed essere stati rigorosamente registrati. Fu proprio qui che nel 2013 venne venduto all’asta un tonno di 222 chilogrammi per la modesta somma di 155 milioni di yen, ovvero circa 1,8 milioni di dollari. Quello che al semplice spettatore è dato vedere sono i contorni di questi spazi, non privi di fascino, ma che spesso hanno le sembianze, più che di un luogo dove si è venduto e comprato, di un’area dove è appena terminata una rissa tra bande rivali. frutta e verdura dai colori e profumi inebrianti. Tra queste si intercalano minuscoli negozi, ristoranti o altri angoli dove viene preparato e servito cibo anche sfruttando pochi metri quadrati. Questa zona, liberamente accessibile al pubblico, accoglie una moltitudine di visitatori sia giapponesi che stranieri. Infatti se per uno straniero in visita in Giappone Tokyo è una meta irrinunciabile, tanto è che il mercato risulta una tappa obbligata. Molti preferiscono approcciare questo universo all’alba, mentre altri, compreso il sottoscritto, prediligono rinunciare a qualche ora di sonno e godersi questo spettacolo straordinario a conclusione di una serata immersa nelle abbaglianti vie della capitale. Già dopo mezzanotte si avverte il primo brulicare di attività. Inconfondibile è il rumore ronzante dei carrelli i quali girano Lo spazio aperto al pubblico, adiacente al mercato, consiste invece in un dedalo di viuzze, anfratti e cunicoli lungo i quali si TSUKIJI: carichi seguendo traiettorie irregolari lungo ogni via percorribile quasi fossero formiche impazzite. Il visitatore deve pertanto non lasciarsi troppo distrarre dall’ambiente circostante mantenendo un occhio vigile per non incorrere in qualche serio pericolo e evitare, nella migliore delle ipotesi, di farsi apostrofare in malo modo in perfetto idioma nipponico. E così, vagabondando inebriati per questi DALLA NOTTE ALL’ALBA IMPRESSIONI DI UNA NOTTE TRASCORSA SENZA META AL MERCATO DEL PESCE DI TOKIO, TRA LUCI, PROFUMI E SAPORI. a cura di Nicola Guarneri Tsukiji: il nome risulta sicuramente imperscrutabile almeno tanto quanto lo spazio che accoglie quello che è considerato oggi il più grande e organizzato mercato del pesce del mondo, quello di Tokyo. La benevolenza del popolo giapponese nei confronti dello straniero fa sì che, fortunatamente, il termine venga spesso accoppiato alla più comprensibile espressione anglosassone “Fish Market” il che conferisce un non so che di tranquillizzante. Ciò in quanto, mai come in questo luogo, è necessario essere sereni per affrontare e godere appieno questa esperienza. L’area che ospita questo scenario unico si articola su 200’000 metri quadrati e ormai dal 1935 rappresenta, oltre che un’attrazione imperdibile per lo straniero, un solido ramo dell’economia giapponese, capace di generare un volume d’affari di più di 5 miliardi di dollari all’anno coinvolgendo più di 60’000 operatori. Il mercato, agli occhi dei profani, si presenta in modo non usuale rispetto ad altri spazi destinati a questo genere di attività, in quanto l’accesso alle aree dove realmente avviene il commercio del pesce è strettamente riservato agli addetti ai lavori e protetto da forze dell’ordine, le quali non esitano ad allontanare l’invasore, anche con metodi risoluti. Solo pochi eletti, 120 al giorno, hanno la fortuna di guadagnarsi un posto d’onore alle aste dei tonni, dopo susseguono bancarelle con esposti prodotti di ogni sorta che includono sì pesce fresco ma anche suoi derivati, così come spazi, lo spirito di questo luogo inizia ad impossessarsi del visitatore aiutandolo a dimenticare la stanchezza della giornata passata e facendo crescere in lui un irrefrenabile curiosità nel vedere una luce accendersi dietro una serranda appena alzata, osservare un’anziana disporre meticolosamente delle casse colme di pescato in bella mostra o udire una friggitrice iniziare a sfrigolare nell’attesa dell’arrivo dei primi avventori. La varietà degli stimoli e l’intensità delle sensazioni permettono di trascorrere ore come fossero istanti, curiosando in ogni angolo in cerca di profumi e colori nuovi, lasciandosi entusiasmare da ogni sensazione. Perché è propriamente questo che l’esperienza nel paese del Sol Levante regala al neofita: la sensazione, ormai sempre più rara alle nostre latitudini, di essere confrontati con qualcosa di nuovo e di diverso, ma altrettanto organizzato, gradevole ed efficiente rispetto alle esperienze gastro-turistiche domestiche. Verso le quattro, quando le gambe ci ricordano che sono troppe le ore senza sosta, cresce il desiderio di affidarsi ad un porto sicuro. Il locale, scelto a caso, ha appena aperto. È sicuramente uno dei tanti ma è fondamentale ribadire che la professionalità nel maneggiare cibo da queste parti è talmente elevata, che è impensabile uscire da un ristorante insoddisfatti. Quando è possibile ci si accomoda direttamente al bancone. Una posizione privilegiata perché permette ai maniaci di questo tipo di cucina di assistere ad ogni attimo delle minuziose preparazioni. Il saluto, fatto da tutto il personale e ad alta voce all’entrata del cliente nel locale, lascia forse stupiti in quanto inevitabilmente si viene catapultati al centro dell’attenzione. Superato questo primo impatto diventa una piacevole abitudine alla quale è anche piacevole rispondere, solo però con un timido versetto e senza eccedere. Chi sta nella postazione di comando, dietro il bancone, ha esperienza. A queste latitudini il contatto con il cliente e la possibilità di preparare del pesce sotto i suoi occhi è considerato un punto di arrivo per un cuoco, motivo di grande orgoglio e coronamento di anni di apprendimento, spesi il più delle volte ad affettare verdura e maneggiare riso dietro le quinte. Dietro il banco è facile che troneggino acquari ricolmi di pesci che sguazzano inconsapevoli di non essere unicamente parte di un soprammobile ornamentale. 72 MERCATI L’offerta di prelibatezze spazia da sushi e sashimi, passando per nigiri, gunkan e maki, i quali vengono sapientemente sempre assemblati al momento con maestria, utilizzando pesci di innumerevoli tipologie e di indicibile freschezza. Un esempio su tutti è rappresentato dal tonno dove in ogni ristorante ne vengono distinte e proposte numerose specie, valorizzando sempre anche le varie parti dell’animale. Il miglior modo per affrontare l’esperienza gastronomica seduti su un banco sushi al mercato del pesce di Tokyo è senza dubbio concedere carta bianca a chi ti sta di fronte affinché egli si senta libero di esprimersi personalizzando le sue creazioni in base alla sua esperienza. Questo approccio generalmente suscita un certo entusiasmo, caratteristica che non è sempre evidente scorgere nello chef nipponico. Non occorre aspettarsi vagonate di cibo servite a raffica: le preparazioni sono lente, precise e meticolose, i tagli perfetti, l’estetica impeccabile. L’attesa dei piccoli capolavori e l’accresciuta confidenza permettono nell’occasione lo scambio di qualche battuta, cosa non scontata, ma il nostro entusiasmo ha probabilmente scalfito la coriacea personalità del maestro. Discutiamo principalmente di come la cucina giapponese abbia conosciuto ultimamente molta popolarità anche dalle nostre parti, con risultati non sempre esaltanti. Discorso ovvio ma lui, subito, si rabbuia. Credo di aver forse detto qualche parola di troppo ma non è così, e subito scopro il motivo della sua contrarietà. Narra di sempre maggiori proposte, spesso indecenti, ricevute da operatori della ristorazione di diversi paesi, soprattutto asiatici, affinché lui potesse organizzare corsi di preparazione di sushi di durata settimanale. Visibilmente inorridito, prosegue la sua opera, fiammando un nigiri. È arduo riassumere l’essenza di queste preparazioni, le quali sanno concentrare, in una forma minimale, un elevato numero di pregi. Qualità, estetica e gusto, il tutto curato con una ritualità quasi maniacale, questi sono gli elementi che risiedono in perfetto equilibrio in ciò che viene servito con una grazia unica su una essenziale tavoletta di legno. Il tutto è impreziosito da una sensazione pervasiva di attenzione e rispetto nei confronti di cosa e di chi si sta servendo. Dopo due ore arriva la dodicesima e ultima preparazione ed il percorso si conclude più per ragioni di spazio che di desiderio, in quanto il nostro uomo, ormai libero da ogni inibizioni, potrebbe continuare ad oltranza a deliziarci, apprezzando la nostra malcelata euforia. All’uscita del locale il sole è già alto e tiepido. Imbocchiamo un cunicolo buio ritrovandoci in una corte interna. Restiamo attratti da un locale lillipuziano dove ci abbandoniamo alla rituale ultima sosta gustando un chirashi con gamberi e tonno accompagnato da un sakè per un ultimo brindisi. Varchiamo il perimetro del mer- cato e lo sguardo, poco prima chino sulle mani del maestro, ritorna alto puntando sui grattacieli, mentre i rotondi profumi di cibo scompaiono lasciando spazio all’acre odore d’asfalto. CASTELLO DI MORCOTE 74 GIOIELLI DAL MARE 75 Diario di bordo del capitano MOTOPESCA OLYMPIA Una tipica giornata di pesca nel canale di Sicilia, ultimo giorno di navigazione dopo ventisette trascorsi in mare. ROSSO DI MAZARA ore 7.15: mare calmo con una leggera foschia e una bava di vento, equipaggio inquieto perché la pesca non va troppo bene. IL GAMBERO COL CUORE ore 7.30: marinai impazienti attendono una mia decisione. Ordino al motorista di sostituire gli iniettori al motore e al nostromo di misurare la lunghezza delle catene e dei cavi. a cura di Attilio Scotti ore 9.10: il motorista rimette in moto e caliamo la rete, “che Dio ce la mandi buona!” Il gambero rosso di Mazara viene pescato da motopesca di altura in zone molto distanti dalla costa, ad una profondità di circa settecento metri, vicino a grandi canyon marini e dove la corrente di acqua fresca attira il gambero. La collaborazione con esperti di tecnologie alimentari ha consentito di sviluppare a bordo delle motonavi da pesca la tecnica del Flash Freezing Process, ovvero la surgelazione istantanea. Il gambero appena pescato viene immesso in acqua salata a -5°C con aggiunta di un ossidante organico inodore e immediatamente inserito nel tunnel di surgelazione subendo uno shok termico con temperatura di -50 gradi. ore 13.30: salpiamo la rete e il nostromo mi conferma che il pescato c’è. I marinai sono contenti e a bordo ritorna la serenità dopo giorni di reti vuote. Dopo ventisei giorni di navigazione si prevede l’arrivo di una tempesta con mare forza sette. Ci mettiamo in navigazione per Mazara che dista 168 miglia. ore 19.40: finalmente in porto a Mazara del Vallo, scarico del pescato. Il rosso di Mazara scaricato è stato pescato nel Mar Mediterraneo ad una profondità di 700 metri circa, in acque incontaminate, e dopo averlo scelto con cura è stato surgelato a bordo ad un temperatura di -50 gradi per garantire un prodotto di assoluta freschezza e genuinità. Durante la bordata di pesca lo abbiamo conservato nella stiva ad una temperatura non inferiore a -20 gradi e tutte le fasi della lavorazione sono state eseguite dal mio equipaggio a bordo del motopesca e nessun’altra manipolazione è intervenuta successivamente. Il Rosso di Mazara, il gambero con il cuore, è l’unico gambero rosso al mondo certificato “Friend of the Sea”, per noi pescatori il rispetto del mare e delle sue specie marine sono una priorità. Il Comandante Paolo Giacalone N.B. ore 20.30: scendo dal motopeschereccio con le gambe quasi rattrappite e sulla terraferma mi gira la testa. Mi siedo su una panca vicino ad un tavolo: qui mi offrono un bicchiere di vino bianco Anthilia Donnafugata e un piatto caldo di zuppa di pesce. Letteralmente rinasco. Grazie Paolo Giacalone e grazie Mazara del Vallo: domani andrò al Museo del Satiro di Mazara e lascerò una pergamena in cui racconto questa bellissima esperienza. A.S. 76 GIOIELLI DAL MARE DISTILLATI E DINTORNI 77 Con lo slogan “-50° C più che fresco” si vuole proprio rendere questa idea: il consumatore finale ha l’opportunità di poter prelevare dall’intera confezione anche modiche quantità di crostacei e conservare il resto senza che ciò influisca negativamente sulla genuinità del prodotto. Oggi con questa tecnica di surgelazione si può affermare con assoluta certezza che il “-50° C più che fresco “del Rosso di Mazara è meglio del fresco! IL QUINTO GUSTO Nel 1908 anno fa in Giappone, viene “scoperto” l’umami. Il gusto Umani), detto anche quinto gusto (quattro i sapori fondamentali: l’amaro, il dolce, il salato, l’acido) fu reso celebre dal dottor Ikeda che per primo isolò il glutammato e lo indicò come fonte di sapore. Poi vennero gli studi di Giovanni Bonafaccia e di Stefano de Martino dell’Istituto Nazionale Italiano di ricerca degli alimenti che hanno perfezionato e codificato il gusto Umani (dato sostanzialmente dal monosodio glutammato) che non viene percepito immediatamente, ma solo dopo che l’alimento è stato deglutito. Evidentissimo nel Gambero Rosso di Mazara: quindi questo crostaceo (Aristeus antennantus o Aristaeomorphafoliacea) consegna due generi di sapori, dati da il prima e il dopo. “Il quinto gusto del Rosso di Mazara consegna alle papille e allo stomaco la nuova magia del mare, quello vero, dove a settecento metri di profondità le correnti fredde consegnano al Rosso di Mazara purezza ed immensità.” La scheda tecnica Sapore: carne compatta e molto iodata, con un gusto pronunciato e con delle note leggermente dolci Nota: dal mese di luglio a ottobre la testa del gambero assume una colorazione scura per la presenza delle uova. Il caviale del gambero si presta per preparazioni culinarie sublimi Riconoscimenti: unnico gambero al mondo certificato “Friend of the Sea” Come degustarlo a crudo: scongelare il gambero, poi su un piatto spruzzare qualche goccia di spremuta di mandarino tardivo di Ciaculli e un filo di olio extravergine di oliva spremuto a freddo da olive del Poggio Belvedere di Trapani dell’Azienda agricola Sortino. Degusterete un capolavoro CARONI PROFUMO DI TRINIDAD DALLA CHIUSURA DELLA DISTILLERIA A MUST HAVE PER APPASSIONATI E COLLEZIONISTI Lo zuccherificio con annessa distilleria Caroni di proprietà dello stato di Trinidad ha iniziato la sua attività nel 1918. Trinidad è una grande isola staccata dal Continente Sudamericano, non è vulcanica ma produce ugualmente delle ottime melasse, utilizzate per l’esportazione e per grandi Rum da blend. La distilleria possedeva sia degli alambicchi a colonna che alambicchi discontinui e produceva degli “heavy rum” dallo stile unico e subito riconoscibile. Era un prodotto venduto solo in piccole quantità con l’etichetta della distilleria e quindi ad appannaggio di pochi estimatori. Ci sono quattro diversi stili: Il Ron Spagnolo di Cuba, Santo Domingo e America Centrale, speziato ed elegante che utilizza il metodo Solera; il Rhum Francese Agricole diffuso in Martinica, Haiti e Guadalupe, dal dolce profumo di canna da zucchero; il Rhum Inglese, potente e concentrato, originario di Barbados, Giamaica, Grenada e St. Lucia; infine il Rhum Demerara prodotto solo in Guyana dalle migliori canne da zucchero, coltivate sulle sponde del fiume Demerara. Il declino dell’industria dello zucchero, iniziato nel 900 tocca anche Trinidad e nell’ottobre del 2003 lo stato chiude Caroni, che pur lavorando zucchero da 100 anni aveva riservato al rum un’importanza secondaria. Nel 2004 il caso vuole che Luca Gargano, presidente e direttore generale dell’azienda genovese Velier, durante un suo viaggio a Guyana e Trinidad, scopre che la distilleria Caroni è stata chiusa da pochi mesi e si faceva già fatica a leggere il nome Caroni sul muro esterno. Alcuni operai stavano ancora imbottigliando in maniera artigianale alcuni lotti di rum, così Luca chiese al liquidatore se ci fossero ancora delle botti. Giunti al magazzino; all’apertura della porta appare una visione che non avrebbe potuto immaginare neanche nel sogno più ottimistico: centinaia di barili di rum di cui i più vecchi risalivano al 1974. Decise così di comperarli tutti e di imbottigliarli a pieno grado. Nel 2012 incomincia ad imbottigliare l’annata 2000, l’ultima trovata nel magazzino, l’ultima 100% Trinidad, dato che dopo questo millesimo la melassa per le successive produzioni sarà proveniente dall’estero. Oggi infatti non esiste più canna da zucchero nell’isola. Le bottiglie Caroni messe in commercio sono poche e rare e quindi subito diventate oggetti di culto. Oggi si trovano in commercio l’annata 1998, un 12 anni ed un 15 anni. Il rum Caroni rappresenta dunque la memoria storica della tradizione di un’isola che Luca Gargano ha voluto preservare e far conoscere al mondo. Caroni 12 anni è un Heavy Rum “del passato”, di grande struttura ma anche sorprendete bevibilità. CARONI 12 ANS (100% TRINIDAD) – 50% VOL. Questo rum dal colore oro intenso ha un aroma di melassa carbonizzata, idrocarburi, vaniglia e banane caramellate . Al palato è vellutato e morbido, ha sentori di frutta secca tostata, liquirizia affumicata, vaniglia e miele , marzapane e spezie delicate come pepe bianco con un po’ di zenzero e noce moscata. Si tratta di un rum corposo che ha un palato equilibrato ed armonico, con un finale lungo. Un classico dei Caraibi. LA PROVOCAZIONE DEL SOMMELIER MARCO RASETTI: Provatelo con una Bavarese Karma Dark con gelatina di frutti esotici RUBRICA A CURA DI: Mondo Whisky La più grande collezione di Single Malt del Ticino Vinoteca Tamborini, Via Serta 18, 6814 Lamone Tel. +41 91 935 75 45 www.tamborinivini.ch 78 L’AMMAZZACAFFÈ SE IL PIC NIC SI TRASFORMA IN UN INCUBO BUCOLICHE ASPETTATIVE DI PRANZETTI ALL’ARIA APERTA ROVINOSAMENTE DISTRUTTE DALLA DURA REALTÀ: QUANDO IL PIC-NIC DA IDILLIO CAMPESTRE DIVENTA UNA SFIDA CON LA NATURA. a cura di Carlotta Girola Immaginate un prato verde, una bella tovaglia a quadri bianca e rossa distesa e leccornie di ogni genere pronte all’uso. Immaginate una giornata di sole ancora un po’ calda, il giusto direi, con un cielo azzurro limpido e della buona compagnia. È così che tutti noi, romantici e un po’ idealisti, immaginiamo il nostro pic nic alla sua vigilia. Poi, però, c’è la realtà con cui fare i conti. La verità è che la meteo prometteva benissimo, ma il cielo pare coperto. E comunque, spesa fatta con anticipo e tutti i commensali avvisati, ora il pic-nic va fatto ugualmente. Quel bel prato verde che ricordavate in collina, in realtà, è un po’ in pendenza ma non sarà certo questo a fermarvi. Si inizia a preparare: l’insalata di riso nel contenitore è pronta per essere degustata quando un’orda impazzita di formiche prende d’assalto la vostra postazione. Bisogna correre ai ripari (e velocemente) prima che l’insalata di riso sparisca smangiucchiata da be- stie più voraci di voi oppure i vostri invitati si ritraggano per qualche macchiolina nera non identificata tra un chicco e l’altro. Tutti in piedi e col piatto in mano, quindi, a distanza di sicurezza dalle formiche, ma non dalle api malefiche che vi vogliono rubare il companatico e vi ronzano attorno rischiando di infilarvisi in bocca ad ogni boccone. Ci si consola con la torta salata fatta dalla mamma della cugina della sorella del cognato: “sai, lei è bravissima con le torte salate”. Il sapore, però, assomiglia pericolosamente a quello della naftalina, con retrogusto di crostacei e un tocco di suola di scarpa. Nel frattempo, si scatena un’improvvisa folata di vento che rimescola le carte in tavola e fa planare i tovaglioli e i piatti di plastica sopra le vostre teste. Che importa? Le belle cose vanno sudate, siete pronti ad organizzare il prossimo pic-nic? Risposta: “sì beh, magari facciamo l’anno prossimo…” Prendetevi il meglio o lasciatevi rifornire Mercato Prodega Transgourmet Svizzera SA Centro Galleria 3 6928 Manno Tel. 091 604 24 00 Fax 091 604 24 01 Mercato Prodega Transgourmet Svizzera SA Zona Industriale 3/Via Ganne 5 6572 Quartino Tel. 091 785 99 99 Fax 091 785 99 90 www.transgourmet.ch, shop.transgourmet.ch BOOK 81 GOLOSA LIBRERIA 80 CLUB PROSPER MONTAGNÉ 1 SABATO 17 OTTOBRE SERATA DI GALA PER IL GIUBILEO DEL CLUB PROSPER MONTAGNÉ 50 ASSAGGI PER 50 ANNI DI STORIA DELLA GASTRONOMIA Non è usuale scoprire un territorio attraverso 50 specialità gastronomiche servite in una sola cena. L’idea è venuta all’Ambasciata ticinese del Club Prosper Montagné che quest’anno taglia il traguardo dei 50 anni. Ecco quindi che sabato 17 ottobre al Ristorante Albergo Cereda di Sementina, diversi cuochi, guidati dallo chef Luca Merlo, proporranno un viaggio imperdibile tra sapori, profumi e colori del Ticino, con qualche doverosa concessione ai prodotti svizzeri. La serata di gala celebra, quindi, un Club che emoziona i gastronomi di tutta la svizzera da ben mezzo secolo. Un Club nato per rendere omaggio a Prosper Montagné, il celebre cuoco, giornalista e scrittore - nato a Carcassonne nel 1865 e morto nel 1948 che fu considerato come un vero e proprio maestro culinario da tutti gli chef del suo tempo. A lui, alla sua opera e soprattutto alla sua filosofia gastronomica, si ispira il Club Prosper Montagné fondato subito dopo la morte del “maestro” dal discepolo René Morand. In Svizzera il Club esiste dal 1965 e conta 15 “ambasciate”. Il Comitato dell’Ambasciata ticinese è composto, oltre che dall’“ambassadeur” Alessandro Pesce, dal “consul” Ezio De Bernardi (responsabile settore vino) e dai “chevaliers” Luca Merlo (cassiere e responsabile culinario), Piero Tenca (responsabile culinario) e Marco Pasotti (responsabile settore pane). I membri “gourmet” sono oltre 40, mentre i ristoranti ticinesi sono 6: il Ristorante Castelgrande a Bellinzona, l’Antica Osteria del Porto a Lugano, il Ristorante Albergo Cereda di Sementina, il Ristorante Atenaeo del Vino a Mendrisio, il Ristorante Stazione da Adriana e Agnese a Intragna e il Ristorante della Torre a Morcote. La cena di gala vivrà su una ricca scelta di prodotti di qualità consigliati da Ticino a tavola, l’iniziativa di GastroTicino per aumentare la conoscenza e il consumo di prodotti locali nella ristorazione. Per iscriversi e avere ulteriori informazioni è sufficiente inviare un e-mail ad [email protected]; per sottolineare il 50esimo, il Club apre le iscrizioni anche ai non associati. E durante la cena saranno presentati anche i prodotti realizzati per i festeggiamenti: la “Cuvée Prosper”, un vino speciale imbottigliato in “Magnum” dalla Valsangiacomo Vini di Mendrisio, il riso Terreni alla Maggia allo zafferano e i Sali del Jura, aromatizzati dallo chef Luca Merlo (limone, zenzero, erbe dell’orto, fiori delle Alpi svizzere e molte altre spezie). BIANCO ROSSO & BLU AA. VV. Salvioni Edizioni 4 UNA POLPETTA CI SALVERÀ A. Scafuri, G. Roversi Giunti Editore Bianco Rosso & Blu ripercorre dalle sue origini la storia della viticoltura della Svizzera italiana e fotografa la situazione attuale attraverso i cicli vitivinicoli della coltivazione, raccolta, vinificazione, distribuzione e degustazione del nettare di Bacco. Nell’ottica del risparmio e del non spreco, la ricetta più “rivalutata” di recente è quella delle polpette. Di carne, di pesce o di verdura: tutto fa brodo, per un piatto classico, che ha fatto la storia e che ora torna sulla cresta dell’onda. Qui potete ispirarvi con tante ricette, e farle vostre con una sbirciata tra gli avanzi. 2 5 SLOW WINE 2015 G. Gariglio, F. Giavedoni Slow Food Editore I vini, le etichette e le loro storie. La guida, ormai entrata nell’Olimpo delle più attendibili e autorevoli, racconta lo stato dell’enologia italiana e vi aiuta ad orientarvi nella giungla delle tante etichette. 1909 cantine, 23.000 vini degustati, 182 chiocciole: cosa vi serve ancora? 3 WHERE CHEFS EAT J. Warwick L’Ippocampo Le guide ai ristoranti non si contano più. Ma questa è decisamente diversa, visto che il parere spassionato arriva direttamente dai professionisti del settore. I più grandi chef al mondo (alcuni anche svizzeri) ci raccontano i loro ristoranti del cuore, divisi per tipologia. NEW YORK, LE RICETTE DI CULTO M. Grossman Guido Tommaso Editore Un newyorkese DOC ripercorre le strade della sua città attraverso le ricette che sono entrate nel mito. Un ottimo modo per trarre ispirazione d’oltreoceano, dalla metropoli più cosmopolita del pianeta. Non manca nulla: dai bagel al salmone alla celebre cheesecake. 6 BISTROT B. Auboyneau, F. Simon Guido Tommasi Editore Un volume illustrato dove si parla della filosofia dei bistrot parigini, offrendo ottimi spunti per chi vuole proporre una ristorazione curata e golosa, ma a prezzi abbordabili. Ricette, arredamento, riflessioni: un ottimo strumento per farsi trasportare altrove e da cui “rubare” idee. 82 AGENDA USCITA NR. 60 ANNO XIII SETTEMBRE 2015 BIMESTRALE DI ENOGASTRONOMIA PERIODICITÀ CINQUE VOLTE L’ANNO EDITORE RM Ristora Magazine S.A. Via Motta 18 – C.P. 1564 – 6830 CHIASSO Tel. +41 (0) 91 290 49 36 Fax +41 (0) 91 290 49 37 www.ristoramagazine.ch [email protected] DIRETTORE Arianna Livio [email protected] DATE E APPUNTAMENTI CIOTTOLANDO CON GUSTO 26-27 settembre, Malcesine (Verona) Se avete ancora qualche giorno di vacanza, non perdete la “caccia al tesoro gourmet” organizzata sulle sponde del Lago di Garda. La sera del 25 settembre ci sarà anche una cena in quota, dove dall’alto del Monte Baldo potrete assaporare le specialità d’acqua dolce (e non solo) tipiche della zona. RASSEGNA GASTRONOMICA MENDRISIOTTO E BASSO CERESIO 1 ottobre - 1 novembre 2015, Mendrisiotto e Basso Ceresio Gourmet, questo è l’appuntamento per voi. Oltre 40 ristoranti per la rassegna gastronomica più longeva di tutta la Svizzera. Un mese intero per gustare il meglio della gastronomia di casa, e tanti premi per i golosi partecipanti. GOURMESSE CAPO REDATTRICE Carlotta Girola [email protected] 9 - 12 ottobre 2015, Zurigo Con 4000 metri quadrati di esposizione, Gourmesse festeggia i suoi primi 21 anni di successi con una selezione dei prodotti gourmand che trovano a Zurigo una piattaforma di vendita privilegiata. GRAFICA Elios Meroni SETTIMANA DEL GUSTO FOTO © Ristora Magazine PUBBLICITÀ RM Ristora Magazine S.A. Tel. +41 (0) 91 290 49 36 Fax +41 (0) 91 290 49 37 [email protected] HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Giacomo Acciai, Paolo Basso, Andrea Conconi, Paolo Grandi, Nicola Guarneri, Camille Jardin, Marta Lenzi, Luca Mazzola, Giacomo Pellegrini, Alessandra Piubello, Attilio Scotti 17 - 27 settembre 2015, Locarno Una settimana (e qualche giorno in più) per riscoprire tutto il piacere del buon cibo e della convivialità a tavola. Quest’anno tocca alla nostra bella Locarno la palma di Città del Gusto 2015, e tra eventi, degustazioni e incontri ci sarà un bel da fare per i golosi ticinesi e non solo. Per maggiori info www.gout.ch BASLER WEINMESSE 24 ottobre - 1 novembre 2015, Fiera di Basel Oltre 4500 etichette per andare alla scoperta delle novità vitivinicole del mondo. Prodotti nazionali e internazionali non mancheranno, per uno dei principali eventi di settore, dove potrete tranquillamente fare una passeggiata tra le vigne dei 5 continenti. WEB STAR DAY 9 novembre, Lugano Palazzo Mantegazza Sala Metamorphosis Terza edizione per la tavola rotonda organizzata da Ristora Magazine sul web applicato al mondo dell’albergheria e della ristorazione. Questa volta si parlerà di web reputation, ossia di cosa dice la Rete di voi, professionisti e singoli cittadini. IGEHO ABBONAMENTI CHF 40.00 per 5 numeri (in Svizzera) CHF 50.00 per 5 numeri (estero) [email protected] PREZZO A COPIA Chf 12.00 (+ spese di spedizione) 21 - 25 novembre, Basilea Torna uno degli appuntamenti imperdibili per i professionisti del settore Horeca: l’esposizione internazionale dedicata a hotel, aziende di catering, e consumi extra-domestici è il punto di incontro ideale per chi vuole restare aggiornato e fare business. I Vini ticinesi si riconfermano al Grand Prix des Vins Suisses 29 medaglie d’oro 10 finalisti 5 nella categoria Merlot 4 nella categoria assemblaggi rossi 1 nella categoria Spumanti