Theo Penati - Cucina Evolution
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Theo Penati - Cucina Evolution
Il Personaggio Theo Penati Theo Penati è simpatico, spontaneo, pratico. Arriva all’appuntamento in scarpe da ginnastica e grembiule bianco. Saluta, offre il caffè, lo prepara personalmente e lo serve, premurandosi anche di portare acqua e bicchieri. Non si è ancora seduto che le preclusioni nei confronti degli chef capricciosi e fastidiosamente bizzarri sono già tramontate. Theo è come il suo locale: molto stile, pochi fronzoli Q uanti anni fa hai cominciato? Non mi ricordo. Quando si è figli di ristoratori non c’è un inizio, c’è la nascita. D’estate venivamo tutti arruolati da papà. Insomma, succede che alla fine ti ritrovi a fare un lavoro e non ti ricordi quando hai scelto di farlo. Gli altri sono i tuoi fratelli? Sì, per la precisione mia sorella, che si occupa del catering, e mio fratel- 12 Vivere lo, che ha aperto un’enoteca a Oggiono. Abbiamo 18 mesi di differenza l’una dall’altro. Mia sorella è nata il 2 settembre ’72, io il 6 marzo ’74 e mio fratello il 13 settembre ’75. Dicono che mio padre ci ha concepiti con il timer del forno. Che scuola di cucina hai frequentato? Nessuna. Ho studiato ragioneria a Merate. Da giovanissimo non volevo lavorare al ristorante, perché Claudia Galeazzi Un tesoro di chef (e di figlio) di Clementina Coppini stare qui era un obbligo. Ho cominciato facendo il parcheggiatore, poi il cameriere. Alla fine sono andato a lavorare da Gualtiero Marchesi, ma in ufficio, cercava un ragioniere. Sei stato uno dei suoi allievi? No, però gli devo molto per il tempo che mi ha dedicato. Mi parlava spesso. Di che cosa? Di cucina, naturalmente. Sono stati i suoi discorsi a incuriosirmi. In realtà non ho ancora capito se è stata un’azione macchinata da mio padre. Ogni tanto penso: forse ha chiamato Gualtiero, che è un suo amico, e gli ha chiesto di parlarmi. Comunque, la passione è nata lì. Così sei tornato a casa e ti sei messo ai fornelli? No, sono partito per il servizio militare. E siccome sapevano che ero figlio di un ristoratore mi hanno chiesto di fare servizio in cucina. E tu cos’hai risposto? Di no, la mensa della caserma non mi sembrava un buon posto in cui iniziare. Ho preferito guidare i carri armati. Ma una volta tornato a casa ho detto ai miei genitori che volevo cominciare a rendermi utile in azienda. Era il ‘94. Sei diventato subito bravo? Non lo so, è difficile capirlo quando sei il figlio del capo. Non sai mai se ti dicono che sei bravo perché sei bravo o perché vogliono un aumento. Qual è la prima cosa che hai imparato a cucinare? Ho cominciato aiutando il pasticcere. Poi ho fatto diversi stage. Per esempio sono stato a Le Terrazze di via Palestro, dove ho conosciuto il mio migliore amico, Dennis Panzeri. Lui oggi fa il cuoco a La Piola di Alba. Pensa che nello stesso edificio sono racchiusi due ristoranti, ma la proprietà è la stessa: uno è appunto La Piola, l’altro è Piazza Duomo, che ha appena avuto le tre stelle Michelin. Lo chef si chiama Chicco Crippa ed è di Viganò. Sono lui non è un professore e io non bravissimi, fanno cose incredibili. sono sotto esame. Se il giorno che E tu fai cose incredibili? viene il critico faccio il doppio del Anch’io faccio cose incredibili, ma mio meglio e il giorno dopo sono un devo fare anche tanti numeri perbruciapadelle, lui può anche scriveché ho un ristorante grande. re che sono bravissimo ma resta il Hai tanti amici fra gli chef? fatto che non è vero. Il cuoco deve Pochissimi, molti mi stanno antipacucinare per quello che è, non per tici perché sono falsi. Alcuni sono il palato del critico. menosi, altri primedonne. A me Ma tu accetti le critiche? non piace perdere tempo. Sono permaloso, ma non sono un Quest’anno Pierino è presente fenomeno che può permettersi di nella Guida Michelin? non accettare le critiche. Di notte Non lo so, non ho guardato. mi faccio l’esame di coscienza, le Le Guide non ti interessano? critiche mi fanno male quando c’è Gli apprezzamenti contano e non un fondo di verità. contano. Nel 2001 mi hanno preL’ultima che hai ricevuto? miato in tantissimi, ma io non mi C’erano due clienti al tavolo che sentivo di meritare questo apprezstavano molto in disparte, sembrazamento. Sapevo che c’era ancora molto da fare. Tendono a Famiglia di ristoratori pomparti, ti danno qualcosa e Tutto cominciò con il nonno Pierino, che vogliono in cambio qualcos’alnel proprio locale cucinava il tradizionale risotto monzese con salsiccia e vino rosso, tro. Tutto questo meccanismo il pollo arrosto con le erbe aromatiche, la mi stressa. Quest’anno Guida rustisciada. Poi il vulcanico Pier Giuseppe ha Golosa dice che siamo il mitrasformato una rinomata trattoria di paese glior ristorante della zona. Va in un ristorante di classe capace di soddisfare anche gourmet esigenti. Ora proseguono la bene, per carità, ma preferitradizione il figlio Theo, chef stellato, insieme sco che siano i clienti, prima di con la sorella che si occupa del catering e il uscire, a dirmi che hanno manfratello con la sua enoteca. giato bene. Comunque ben vengano anche i riconoscimenti. Mio padre ai primi del mese ha ricevuto il premio alla carriera da Davide Paolini. Cos’è one Off? È un nuovo format di ristorazione. È un ristorante a buffet dove si possono fare eventi, feste, compleanni. Giovane, divertente, si mangia bene e spendi poco. Per un cocktail con accesso al buffet si spendono 12 euro. Un po’ più di altri, ma meno di una pizza e una birra. È stato premiato dai clienti perché funziona. Ecco, in questo caso il premio acquista un senso. Cosa pensi dei critici? Avevo il terrore di Ego. Adesso non più, perché ho capito che Vivere 13 Il Personaggio Theo Penati La forza della tradizione Nel verde riposante delle colline brianzole, da tre generazioni la famiglia Penati offre agli ospiti una cucina creativa di grande saporosità, preparata a partire da un’eccellente selezione di materie prime e proposta da un sevizio impeccabile. La cotoletta alla milanese che si mangia da Pierino Penati secondo molti non ha eguali. vano a disagio. Ci siamo avvicinati più volte per chiedere se andava tutto bene, ma loro sembravano infastiditi così non abbiamo insistito. Lei mi ha scritto una mail il giorno dopo dicendo che era delusa perché quando veniva con il padre le facevamo una grande festa e invece la sera prima li abbiamo ignorati. Ho chiesto scusa e la lettera è finita su internet. Il fatto è che noi siamo sempre impegnati a soddisfare i desideri dei clienti, ma a volte loro ci mandano informazioni opposte a ciò di cui hanno davvero voglia. E poi molti vengono qui pensando di essere riconosciuti, ma magari noi non ci ricordiamo. Vediamo tanta gente, qualcuno ce lo dimentichiamo. Per te è importante il contatto con il cliente? Fondamentale, tanto che ultimamente mi divido fra la cucina e la sala. Cosa si fa in sala? Mio papà è un grande maestro nella gestione della sala. Non sarà inap14 Vivere puntabile dal punto di vista accademico, ma è perfetto per caratterizzare il ristorante. Siccome non so per quanto tempo riuscirò a tenerlo ancora qui, sto cercando di rubargli i segreti. Voglio imparare il più possibile da lui, perché penso che una buona gestione della sala faccia già metà del ristorante. Ti senti arrivato? Sento che sto arrivando alla fine dell’asse del trampolino, poi vedrò se riuscirò a tuffarmi. Ci sono diverse opportunità da cogliere, anche su altri mercati. Oggi il ristoratore bravo tende a espatriare. Vuoi andartene? No, voglio crescere. Vorrei aprire un Pierino 2 in qualche altra parte del mondo. Per esempio in Svizzera, dove il mercato è più stabile. Guardo a Paesi dove le persone si possono permettere con leggerezza la spesa della tavola. Sai, a volte emerge in me il lato del ragioniere. Il vostro è un ristorante caro? È un ristorante costoso. Caro è quando il prezzo è eccessivo rispetto alla qualità. Quanti dipendenti avete? Attualmente siamo 35 con il catering, che ha però una gestione separata, curata da mia sorella. Al ristorante siamo più di venti. Come sono i tuoi clienti? Ultimamente sono più pessimisti, perché è un momento difficile. Li capisco, anche noi quando abbiamo le serate mosce ci poniamo delle domande. La cosa più complicata è che questo ristorante è una grande pianta con radici profonde. Quindi occorre usare intelligenza e rispetto per trovargli una collocazione nel presente e nel futuro. La gente è cambiata? Diciamo che oggi alcuni vedono chi presta servizio come un servitore. Del resto la televisione considera gli chef come fenomeni, mentre il cameriere è ritenuto persona di poco conto. Ma non è affatto così, tutti concorrono a fare grande un ristorante. Qual è la cosa che preferisci cucinare? In questo periodo una crostata fatta secondo una ricetta di mia sorella. La frolla con la marmellata significa condivisione di valori. È un simbolo di comunione, un invito a mangiare insieme cose schiette e sincere. Bisogna un po’ ripartire dalla semplicità. Quanto ci vuole a mettere a punto un piatto? Capita che lo fai in un colpo ed è perfetto, altre volte ci sono piatti che non vengono mai. Insisti per un po’ e infine abbandoni. Poi all’improvviso trovi l’anello di congiunzione. Quante ricette inventi ogni anno? Cinquanta. Purtroppo però non le scrivo, perché so già cosa devo fare. Il mio fioretto per il 2013 è di scriverle tutte bene. Il piatto che cucini meglio? Il risotto giallo. Ho fatto innamorare mia moglie con il risotto giallo. E il tuo piatto preferito? Cotoletta e dolci a tonnellate. In genere comunque amo le cose fatte con il cuore e con l’intelligenza. Mi piace pane e salame come mi piace il tartufo bianco d’Alba o il caviale. Il Personaggio Theo Penati Tu mangi le cose che cucini? Anche troppo. Stai insegnando a cucinare a qualcuno? Un anno e mezzo fa per la prima volta ho assunto un apprendista. Ha vent’anni. Va molto bene. Definisci la tua cucina. Buona sicuramente, migliorabile. Sono sempre un po’ critico. Un bravo chef deve saper fare tutto o è meglio che si specializzi? Lo chef è un concentrato di esperienze, deve sapere fare tutto. Marchesi diceva che l’esempio è la miglior forma di insegnamento. Se tu non sai pulire una pentola non puoi insegnarlo. La qualità di un ristorante è determinata da molti fattori: la materia prima, il servizio, l’ambiente e il prestigio del nome sono tutte voci che non puoi tagliare. Non dimentico mai che oltre a essere capocuoco sono anche un ristoratore o, come dice mio padre, un oste. Quante ore lavori al giorno? Comincio verso le nove e mezzo e finisco all’una di notte. In genere sono quello che chiude. Secondo te uno chef è un artista? Un pittore è un artista perché un quadro è per sempre. Sinceramente preferisco non essere un artista, ma avere riconoscenza immediata. Certo, nel cucinare c’è un po’ di arte che devi ripetere ogni volta che un cliente ti chiede di farlo. Vai al ristorante? Praticamente tutte le sere. Guardami qui. Intendo da cliente. Più che altro quando sono all’estero. In Italia poco, non mi va di essere riconosciuto perché poi si finisce per parlare di lavoro. Ma per fortuna quando non sono vestito da cuoco non mi riconoscono in tanti. Dimmi i tuoi ristoranti preferiti? 16 Vivere DO di Davide Oldani a Cornaredo. Mi piace perché lui è diverso, ha rivalutato una cucina povera. Recentemente sono stato al ristorante di Villa D’Este, dove ho mangiato benissimo. È un posto dove percepisci la tradizione. Come scegli i locali dove andare? Non uso le guide. Chiedo alla gente del posto, poi guardo l’ambiente e i prezzi. Devo dire che di solito capisco subito se il locale è valido. Le fregature le ho prese solo quando non mi sono fidato del mio istinto. Che cucina ti piace? Quella italiana tradizionale, più è genuina meglio è. Mi piacciono anche la cucina vera giapponese e la cucina vera cinese. Mi piace molto la teppanyaki. Lo chef cucina su una piastra davanti a te e così si instaura un rapporto con lui. Fai contaminazioni tra varie cucine? Certo, ma i piatti tipici brianzoli li faccio come li faceva mio nonno. Utilizzi prodotti del territorio? Sì, usiamo prodotti di stagione e li acquistiamo dai fornitori più vicini. Il ristorante è un’azienda che deve rendere, ma soprattutto deve essere sana. Sai già come sarà il vostro menù di Natale? Lo stiamo ancora definendo, ma di sicuro proporremo i piatti della tradizione: salmone affumicato marinato, risotto, cappone, panettone. A te cosa piace mangiare a Na- tale? Il giorno di Natale a pranzo lo staff per tradizione mangia la pasta al forno. Il Natale in famiglia Penati invece è il 26 dicembre. Sulla nostra tavola non mancano mai insalata russa, affettati, salmone marinato, paté, crespelle alla valdostana, cappone lesso, frutta secca, torrone e panettone. La sera i cappelletti in brodo. E poi si brinda. Con cosa? Lo spumante è buono, ma a me piace lo champagne. È vero che stai per pubblicare un libro? Non io, mio padre. È un regalo mio e di mia sorella per lui. È la storia del ristorante vista da mio papà. Con ricette, naturalmente. Non vuol essere una cosa noiosa, ma divertente. Si intitola Al Ristorante come a Teatro. Qual è il premio più bello che hai vinto? Stavo imparando a fare il pasticcere e mi si era rotto lo spremiagrumi. Sono andato a Sirtori, alla festa del paese, ho preso un biglietto della lotteria e sai cosa ho vinto? Uno spremiagrumi. Ecco, quello è il premio più bello che ho vinto.