discorso ammina
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Prodotti carnei / Tecnologia Meat products / Technology Attività decarbossilasica in prodotti carnei stagionati. Influenza dei parametri tecnologici sulla formazione di ammine biogene Decarboxylase activity in ripened meat products. Influence of technological parameters on the formation of biogenic amines Giovanna Saccani, Enrica Tanzi SSICA Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari, V.le Tanara, 31/A - 43100 PARMA Riassunto Abstract L’andamento delle attività amino-decarbossilasiche The pathway of amino-decarboxylase activities and e l’accumulo di ammine biogene sono state studiate the accumulation of biogenic amines were studied nel corso della maturazione di salami tradizionali ad during ripening of traditional slow-acidifying salami acidificazione lenta (senza starter) in relazione alle (with no starters) in relation with drying and maturation temperature delle fasi di asciugamento e stagionatura. temperatures. Per seguire nel tempo le principali attività In order to monitor over time the main decaboxylase decarbossilasiche (tirosino-, ornitino-, istidino- e lisino- activities decarbossilasi) e la formazione delle ammine bioattive decarboxylase activities) as well as the formation of (tiramina, putrescina, cadaverina, istamina, spermidina bioactive amines (tyramine, putrescine, cadaverine, e spermina), sono stati preparati tre batch sperimentali histamine, spermidine and spermine) three experimental partendo dalla stessa materia prima e portando a batches were prepared from the same raw material while maturazione i salami secondo tre cicli di stagionatura. achieving salami ripening with three maturation cycles. È stato osservato un diverso andamento delle singole attività amino-decarbossilasiche in funzione (tyrosine, Different ornithine, pathways of histidine the and individual lysine amino- delle decarboxylase activities were observed as a function condizioni tecnologiche. L’ornitino-decarbossilasi e la of technological conditions. Ornithine-decarboxylase lisino-decarbossilasi aumentano durante l’intero processo and lysine-decarboxilase increased during the whole produttivo in relazione alle temperature delle fasi di production process in relation with drying and maturation asciugamento e stagionatura (P <0,05), con un incremento temperatures particolarmente accentuato dopo il rialzo del pH. marked L’attività tirosino-decarbossilasica aumenta rapidamente activity rapidly increased from early ripening stages and fin dalle prime fasi di stagionatura e si assesta nella fase stabilised during full ripening, independently of process di stagionatura vera e propria, indipendentemente dalle temperatures. Starting from meat mixtures with equal temperature di processo. Partendo da un impasto con la amino-forming activities, variations in process parameters stessa attività amino-formante, le variazione dei parametri caused significant (P <0.05) differences in the profiles of di processo hanno determinato differenze significative bioactive amines in the ripened product. Monitoring of (P <0,05) nel profilo delle ammine bioattive nel prodotto technological conditions is therefore one of the factors stagionato. Il controllo delle condizioni tecnologiche è able to control amine formation even in the presence of quindi uno dei fattori in grado di contenere la formazione a considerable potential activity and to ensure safety of delle ammine anche in presenza di una considerevole the ripened products. after (P <0.05), pH growth increase. being particularly Tyrosine-decarboxylase attività potenziale e di salvaguardare la salubrità dei prodotti stagionati. KEY WORDS: biogenic amines, tyramine, dry-cured sausages, decarboxylase activity INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 – 293 INTRODUCTION INTRODUZIONE I processi biochimici e i fattori tecnologici che influisco- no sull’accumulo di ammine biogene in alimenti freschi o stagionati sono stati oggetto di recenti studi, volti ad individuare le interconnessioni tra processo produttivo e salubrità del prodotto finito. L’accumulo di ammine in prodotti carnei sottoposti a processi di fermentazione e stagionatura è un processo estremamente complesso, nel quale numerose variabili possono interagire tra loro. Tra queste, in particolare, la qualità igienica delle materie prime, la cinetica di crescita dei microrganismi (selezionati naturalmente nel corso del processo produttivo o aggiunti mediante colture starter), i fenomeni proteolitici che si instaurano nel corso della stagionatura e, soprattutto, le attività enzimatiche amino-decarbossilasiche sostenute dalla microflora selezionata nel corso del processo (1-8). I metaboliti amminici, che si accumulano nel corso del processo produttivo in funzione di tali fattori, possono essere rilevati nel prodotto stagionato anche quando i ceppi microbici produttori non sono più riscontrabili (9). Di conseguenza il contenuto di ammine biogene nei salumi stagionati non rappresenta solo un indice di qualità igienica delle materie prime utilizzate, ma anche un indicatore tecnologico legato sia all’andamento della lavorazione sia alla sicurezza d’uso del prodotto stagionato (10, 11). In questo senso è evidente la necessità di monitorare e tenere sotto controllo tutti i fattori tecnologici che possono influire sulla selezione della microflora e sull’espressione dell’attività decarbossilasica durante il processo produttivo. Con quest’obiettivo alcuni gruppi di ricerca hanno studiato la possibilità di controllare la formazione delle ammine selezionando opportunamente ceppi starter decarbossilasi-negativi o valutando le condizioni ambientali durante la fase di fermentazione in presenza di colture starter idonee (12-16). Molte produzioni italiane tradizionali, tuttavia, non usano abitualmente colture starter commerciali e sono più esposte, quindi, al rischio che batteri lattici non starter, presenti nella materia prima e selezionati nel corso del processo, possano determinare un accumulo elevato di ammine (17-19). L’elevata variabilità riscontrata durante un’indagine sul contenuto di ammine e poliammine in salumi stagionati (indagine 2002-2005, dati non pubblicati), ci ha indotto ad approfondire la conoscenza del meccanismo di formazione delle ammine in salami a lenta acidificazione, prodotti senza l’uso di colture starter. Nel corso della ricerca è stata seguita l’evoluzione delle singole attività amino-decarbossilasiche (tirosino-, ornitino-, istidino- e lisino-decarbossilasiche) in funzione delle diverse lavorazioni adottate, con particolare riferimento alle temperature delle fasi di asciugamento e di stagionatura. Parallelamente al saggio enzimatico è stato determinato anche il contenuto di ammine biogene, prestando particolare attenzione al livello di poliammine naturalmente presenti nei tessuti animali. 294 – INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 The biochemical processes and technological factors which affect the accumulation of biogenic amines in fresh or processed products have been the object of recent studies, aiming at detecting interconnections, if any, between production process and safety of the ripened product. The accumulation of amines in meat products subjected to fermentation and ripening is an extremely complex process, in which numerous variables can interact. Among these, in particular, the hygienic quality of raw materials, the growth kinetics of micro-organisms (naturally selected during the production process or added as starter cultures), the proteolytic phenomena occurring during ripening and, above all, the aminodecarboxylase enzymatic activities supported by the microflora selected in the course of the process (1-8). Amine metabolites, which accumulate during the production process as a function of those factors, can be detected in the ripened product also when aminoforming microbial strains are no longer detectable (9). As a consequence, the biogenic amine content in dry cured meat products represents not only an index of the hygienic quality of the raw materials used, but also a technological indicator linked to both processing course and safety of use of the ripened product (10, 11). In this regard it is clearly necessary to monitor and control all the technological factors which may affect the selection of microflora and the expression of the decarboxylase activity during the production process. With this aim, some research groups have studied the possibility to control amine formation by properly selecting decarboxylase-negative starter strains or by evaluating the environmental conditions during the fermentation stage in the presence of suitable starter cultures (12-16). Many Italian traditional productions, however, do not commonly make use of commercial starter cultures and are therefore more exposed to the risk that non-starter lactic acid bacteria, present in the raw material and selected during the process, may cause a substantial accumulation of amines (17-19). The large variability found during an investigation into the amine and polyamine content in ripened meat products (2002-2005, data not published) induced us to carry out more in-depth studies on the formation mechanism of amines in slow acidifying salami produced without starter cultures. During the research work, the development in the different amino acid decarboxylase activities (tyrosine, ornithine, histidine and lysine decarboxylase activities) was monitored in relation to the technological processes with special reference to the temperatures in the drying and ripening phases. Besides carrying out the enzymatic test, the biogenic ammine content was also determined with special attention being paid to the level of polyamines naturally present in animal tissues. MATERIALS AND METHODS MATERIALI E METODI Disegno sperimentale per lo studio dell’attività decarbossilasica e delle ammine biogene in salame stagionato La formazione di ammine biogene e l’evoluzione delle principali attività decarbossilasiche (tirosino-, ornitino- istidino- e lisino-decarbossilasi) sono state determinate durante l’intero ciclo di stagionatura di salami tradizionali. Per studiare l’influenza delle condizioni tecnologiche (temperature della fase di asciugamento e di stagionatura) sulla formazione delle ammine e sull’attività enzimatica è stato predisposto il seguente piano sperimentale. Per la preparazione dei salami è stata utilizzata una ricetta tradizionale: 80% di tagli magri suini e 20% di grasso di gola suina sono stati macinati al tritacarne (ø fori: 7 mm) e conditi con una miscela di sale (2,4%) NaCl (24 g kg-1), NaNO2 (150 mg kg-1), KNO3 (150 mg kg-1), aromi naturali (aglio, vino bianco, pepe macinato e in grani). L’impasto è stato successivamente insaccato in budelli naturali (calibro 80 mm). I salami, del peso medio di circa 1 kg, sono stati poi avviati alla stagionatura in tre stabilimenti secondo i cicli di asciugatura e stagionatura riportati nella Tabella 1. Nel corso della lavorazione e a fine stagionatura i salami prelevati sono stati esaminati per verificare le caratteristiche organolettiche e quindi avviati alle analisi. Per seguire nel tempo l’attività decarbossilasica e la formazione delle ammine, i prelievi dei campioni sono stati programmati nell’arco di 50 giorni (sei prelievi). Ad ogni scadenza sono stati prelevati tre campioni per ogni batch sperimentale. La presenza di ammine biogene, l’attività decarbossilasica, il contenuto salino, il valore di aw e pH sono stati verificati in tre porzioni centrali e tre esterne di ciascun campione. Experimental design for the study of decarboxylase activity of biogenic amines in ripened salami The formation of biogenic amines and the evolution of the main decarboxylase activities (tyrosine, ornithine, histidine and lysine decarboxylase activities) were determined during the whole ripening cycle of traditional salami. In order to study the influence of technological conditions (temperatures of the drying and ripening stages) on amine formation and enzymatic activity the following experimental design was arranged. A traditional recipe was used to prepare salami: 80% pork lean cuts and 20% pig throat fat were ground in a mincer (ø holes: 7 mm) and seasoned with a mixture of salt (2.4%) NaCl (24 g kg -1), NaNO 2 (150 mg kg -1), KNO 3 (150 mg kg -1), natural flavours (garlic, white whine, pepper both ground and in grains). The mix was then stuffed into natural casings (80 mm). The salami, having an average weight of about 1 kg, were then conveyed to maturation in three factories according to the drying and ripening cycles reported in Table 1. In order to follow decarboxylase activity and amine formation over time, taking of samples was planned within 50 days (six samplings). At each time limit, three samples were taken for each experimental batch. The presence of biogenic amines, decarboxylase activity, salt content, a w and pH values were checked in three central and three external portions of each sample. Tab. 1 – Piano sperimentale per lo studio della formazione di ammine in salami stagionati: andamento dei cicli di maturazione sperimentati. Table 1 – Experimental design for the study of amine formation in ripened salami: evolution of the ripening cycles tested. Prova Trial Fase di asciugamento T[°C] della cella Drying phase Cell T[°C] Fase di stagionatura T[°C] della cella Ripening phase Cell T[°C] 1 25-20 16-18 2 22-18 14-15 3 18-15 14-15 Saggio per la determinazione dell’attività decarbossilasica in campioni di carne fresca e derivati carnei Per valutare le specifiche attività amino-decarbossilasiche del prodotto in esame (lisino-, ornitino-, istamino e tirosino-decarbossilasi), è stato utilizzato il metodo proposto da M. M. Hernandez-Herrero (20) adattandolo all’analisi di campioni di carne freschi e stagionati. Il metodo prevede l’estrazione degli enzimi decarbossilasici mediante soluzione tampone in presenza di antiossidanti e il successivo inoculo in terreno colturale arricchito con amminoacidi e co-fattori enzimatici, dove le reazioni decarbossilasiche possono procedere a temperatura ottimale. Le ammine formatesi nel terreno – analizzate mediante cromatografia ionica (tiramina, putrescina, istamina e cadaverina) – indicano la capacità enzimatica amino-formante complessiva sostenuta dalla microflora selezionata nel corso del processo produttivo. Estrazione degli enzimi e saggio per la determinazione dell’attività decarbossilasica Gli enzimi decarbossilasici vengono estratti da 20 g di campione con due volumi di tampone di estrazione (Trizma-Base 25 mM, EDTA 0,1 mM, DL-Ditiotreitolo 2 mM, piridossal-5-fosfato 0,01mM e Triton 100 0,1%, pH a 7,5 con acido cloridrico) mediante omogeneizzazione a freddo (15000 rpm per 1 minuto a 2-5°C) (Sterilmixer, PBI International). Dopo centrifugazione per 25 minuti a 4°C il surnatante è separato e filtrato su filtri da 0,2 µm. Gli estratti vengono inoculati su terreno decarbossilasico sterile in Test to determine decarboxylase activity in samples of fresh meat and meat products In order to evaluate the specific amino-decarboxylase activities (tyrosine, ornithine, histidine and lysine decarboxylase activities) of the product investigated, the method proposed by M. M. HernandezHerrero (20) was used after modifying it to make it suitable for the analysis of fresh and ripened meat products. The method involves extracting the decarboxylase enzymes by using buffered solutions in the presence of antioxidants followed by inoculation in culture medium enriched with aminoacids and enzymatic co-factors, where decarboxylase reactions can take place at optimum temperature. The amines formed in the medium and analysed by ion chromatography (tyramine, putrescine, histamine and cadaverine) indicate the overall amino-forming enzymatic ability supported by the microflora selected during the production process. Enzyme extraction and test for the determination of decarboxylase activity Decarboxylase enzymes are extracted from 20 g of sample with two volumes of extraction buffer (Trizma-Base 25 mM, EDTA 0,1 mM, DLDithiothreitol 2 mM, pyridoxal-5’-phosphate 0,01mM and Triton 100 0,1%, pH 7.5 with hydrochloric acid) by cold homogenization (15000 rpm for 1 INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 – 295 provetta e incubati a 37°C per 3 giorni. Il terreno decarbossilasico è preparato sciogliendo in un tampone fosfato 20 mM a pH 5,5 (corretto con acido fosforico) gli aminoacidi precursori delle ammine quali ornitina, lisina e istidina (0,25%) e tirosina (0,20% - sale sodico dell’amminoacido) in presenza di NaCl al 2,5%; sono inoltre presenti tiamina (0,01%) e piridossal-5-fosfato (0,015%) che agiscono come co-fattori nella reazione di decarbossilazione. Gli estratti enzimatici inoculati nel terreno colturale sterile sono incubati in un termostato a 37°C per 3 giorni (diluizione 1:10), quindi diluiti con acido perclorico 0,375 M prima dell’analisi in cromatografia per interrompere la reazione (diluizione 1:2) e per far precipitare le sostanze proteiche. Dopo opportuna diluizione viene effettuata un’analisi quali-quantitativa delle ammine biogene formatesi durante l’incubazione mediante cromatografia ionica. L’attività decarbossilasica a carico di ogni singolo aminoacido (tirosino-, ornitino-, istidino- e lisino-decarbossilasi) viene espressa come millimoli o mg di ammina corrispondente formatasi durante il periodo di incubazione dagli enzimi estratti da 1000 g di prodotto. Analisi delle ammine biogene Le principali ammine biogene (putrescina, cadaverina, istamina, feniletilammina, spermidina, spermina, tiramina e triptamina) vengono determinate nei prodotti carnei dopo un’estrazione in ambiente acido (acido perclorico 0,375 M) ed analizzate in HPLC con separazione a scambio ionico e rivelazione conduttimetrica. Per la determinazione della tiramina e della triptamina si utilizza uno spettrofotometro a serie di diodi λ = 275 nm e posto in serie al conduttimetro (21). Il metodo cromatografico è stato utilizzato per la determinazione delle ammine presenti nei campioni di salame e per l’analisi delle ammine formatesi nel terreno decarbossilasico dopo aggiunta dell’estratto enzimatico. Preparazione del campione Dieci grammi di campione precedentemente omogeneizzato sono estratti con acido perclorico 0,375 M (diluizione 1:10 p/v). La miscela viene omogeneizzata a 15000 giri/min per 25 minuti, filtrata su carta e su filtro in acetato di cellulosa (diametro = 0,45 μm). Volume di iniezione 10 μL. Analisi statistica L’analisi statistica dei dati è stata effettuata mediante il pacchetto statistico SPSS ver. 11.5. Il confronto tra i campioni è stato effettuato mediante analisi della varianza ad una via, rispetto alla prova di lavorazione (temperature dei cicli di lavorazione); le medie delle ammine stimate alle diverse scadenze sono state confrontate a coppie con il test LSD (P <0,05). RISULTATI E DISCUSSIONE Formazione e accumulo di ammine biogene in funzione dei parametri tecnologici È stata seguita la formazione delle principali ammine biogene e l’attività decarbossilasica nei campioni di salame in relazione alle condizioni degli ambienti di asciugamento e stagionatura (vedi disegno sperimentale) con particolare riferimento alla temperatura dei cicli di lavorazione. Nella Tabella 2 sono riportati i parametri chimico-fisici dell’impasto (prima dell’insacco) e dei campioni di salame al termine della fase di stagionatura (50 giorni) per verificare eventuali differenze tra i campioni da attribuire al processo produttivo. Le caratteristiche compositive dei salami alla fine della fase di stagionatura non mettono in evidenza differenze significative (P >0,05) da attribuire alla lavorazione utilizzata; è così possibile un confronto diretto tra i campioni provenienti dai diversi trattamenti. 296 – INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 min at 2-5°C) (Sterilmixer, PBI International). After centrifuging for 25 min at 4°C the supernatant was separated and filtered on 0.2 µm filters. The extracts are inoculated on sterile decarboxylase medium in test tubes and incubated at 37°C for 3 days. The decarboxylase medium is prepared by dissolving in 20 mM phosphate buffer at pH 5.5 (corrected with phosphoric acid) the aminoacids precursors of amines such as ornithine, lysine and histidine (0.25%) and tyrosine (0.20% - amino acid sodium salt) in the presence of 2.5%; NaCl; thiamine (0.01%) and pyridoxal-5’-phosphate (0.015%) are also present acting as co-factors in the decarboxylation reaction. The enzymatic extracts inoculated in the sterile culture medium are incubated in thermostate at 37°C for 3 days (1:10 dilution), then diluted with 0.375 M perchloric acid before chromatographic analysis in order to interrupt the reaction (1:2 dilution) and induce protein precipitation. After suitable dilution a quali-qualitative analysis is performed of the biogenic amines forming during incubation by ion chromatography. The decarboxylase activity for each individual aminoacid (tirosine-, ornithine-, hystidine- and lysine-decarboxylase) is expressed as millimoles or as mg of the corresponding amine formed during the incubation period from the enzymes extracted from 1000 g product. Anaysis of biogenic amines The main biogenic amines (putrescine, cadaverine, histamine, phenylethylamine, spermine, tyramine and tryptamine) are determined in meat products after extraction with 0.375 M perchloric acid and analysed by HPLC with ion-exchange separation column and conductimetric detection. For the determination of tyramine and tryptamine a λ = 275 nm diod-array spectrophotometer connected in series is used (21). The chromatographic method was used for the determination of the amines in salami and for the analysis of the amines formed in the decarboxylase medium after enzymatic extract addition. Sample preparation Ten grams of sample previously homogenised was extracted with 0.375 M perchloric acid (dilution 1:10 w/v). The mixture is homogenised at 15000 rev/min for 25 min, filtered on paper and on cellulose acetate filter (diameter = 0.45 μm). Injection volume 10 μL. Statistical Analysis Statistical analysis of data was performed using the statistical package SPSS ver. 11.5. Sample comparison was carried out by one-way ANOVA to check the effect of the processing factory (temperatures of processing cycles); the estimated means of the amines at different times were compared by the Least Significant Differences (LSD) test (P <0.05). RESULTS AND DISCUSSION Formation and accumulation of biogenic amines as a function of technological parameters The formation of the main biogenic amines and the decarboxylase activity was monitored in salami as related to the conditions of the drying and ripening areas (see experimental design) with special reference to the temperature during the processing cycles. Table 2 reports the physico-chemical parameters of the meat mixture (before stuffing into casings) and of the salami samples at the end of the ripening stage (50 days) to find differences, if any, among the samples which could be ascribed to the processing process. The compositional characteristics of salami at the end of the ripening stage do not display significant differences (P >0.05) to be ascribed to the type of processing applied, thus making possible a direct comparison between the samples coming from the different treatments. The average content of the main amines (bioactive Tab. 2 – Contenuto salino, attività dell’acqua e valore di pH degli impasti e dei salami stagionati in relazione ai tre cicli di lavorazione. Table 2 – Salt content, water activity and pH value of meat mixtures and ripened salami in relation with three processing cycles. Sale [g%] Salt [g%] aw pH 2.4 ± 0.3 0.968 ± 0.003 5.61 ± 0.02 Prova 1 Trial 1 3.7 ± 0.5 0.881 ± 0.011 5.65 ± 0.05 Prova 2 Trial 2 3.6 ± 0.4 0.894 ± 0.011 5.68 ± 0.05 Prova 3 Trial 3 3.6 ± 0.4 0.901 ± 0.009 5.65 ± 0.05 Impasto Meat mixture Salame stagionato Ripened salami Il contenuto medio delle principali ammine (ammine bioattive e poliammine) e la somma delle ammine biogene propriamente dette (tiramina, putrescina, cadaverina, istamina, feniletilammina e triptamina) sono riportati nella amines and polyamines) and the sum of bioactive amines (putrescine, cadaverine, histamine, phenylethylamine, tyramine and tryptamine) are reported in Table 3 as a function of the ripening period, whereas the values of Tabella 3 in funzione dell’epoca di stagionatura, mentre i valori dell’attività enzimatica tirosino-, ornitino-, lisino- e istidino-decarbossilasica sono riportati nella Tabella 4. Dai dati riportati nella Tabella 3 è possibile osservare che il livello complessivo delle ammine aumenta in maniera progressiva nell’arco della stagionatura in tutti i batch sperimentali; l’aumento risulta particolarmente evidente per tiramina e per le ammine alifatiche (putrescina e cadaverina), che risultano, a fine stagionatura, le principali ammine presenti. Non sono stati rilevati, invece, valori di triptamina superiori al limite di determinazione del metodo analitico utilizzato (2 mg kg-1), mentre bassi valori di feniletilammina, compresi in un intervallo tra 2 e 11 mg kg-1, sono stati osservati in una piccola percentuale di salami a partire dal 35° giorno di stagionatura. In accordo con quanto riportato da altri Autori (22-24) anche nei salami prodotti in questa sperimentazione non sono stati riscontrati livelli di istamina superiori a 2 mg kg-1 di prodotto (limite di determinazione) e, ancor di più, non è stata rilevata alcuna attività istidino-decarbossilasica. In diversi studi pubblicati, la presenza di tale ammina nei prodotti carnei è solitamente attribuita all’utilizzo di materia prima di scarsa qualità igienica o conservata in modo improprio (22, 9); l’assenza di istamina può essere spiegata dal fatto che nei prodotti carnei siano stati raramente riscontrati ceppi microbici in grado di sostenere un’attività istidino decarbossilasica (9) e dall’utilizzo in questo lavoro di tagli muscolari di elevata qualità igienica. Un discorso a parte meritano le poliammine alifatiche (spermidina e spermina), componenti endogeni delle cellule dei tessuti animali e vegetali, presenti sia nei campioni di impasto sia nei campioni di salame prelevati durante il ciclo produttivo, per le quali non sono stati osservati cambiamenti significativi (P >0,05) nel corso della stagionatura. L’andamento delle poliammine, riportato nella Tabella 3, sembra non risentire delle variazioni di temperatura in lavorazione e i valori medi rilevati sono in accordo con quelli riportati in letteratura per tessuti muscolari freschi e impasti stagionati the tirosine, ornithine, lysine and histidine decarboxylase activities are reported in Table 4. The data reported in Table 3 show that the overall level of amines progressively increases during ripening in all experimental batches; the increase is particularly evident for tyramine and aliphatic amines (putrescine and cadaverine) which, at the end of ripening, are shown to be the main amines present. However, tryptamine values higher than the detection limit of the analytical method used (2 mg kg1) were observed, whereas low phenylethylamine values, ranging from 2 to 11 mg kg-1 were observed in a small percentage of salami from day 35 of ripening. In accordance with what reported by other Authors (2224) also the salami produced in this experimentation did not have histamine levels higher than 2 mg kg-1 product (detection limit) and, moreover, no histidine-decarboxylase activity was found. In a number of studies published, the presence of that amine in meat products is usually ascribed to the use of raw material of poor hygienic quality or stored improperly (22, 9); the absence of histamine can be accounted for by the fact that in meat products histidine-decarboxylating bacteria were only rarely found (9); moreover, in this study muscle cuts of high hygienic quality were used. Aliphatic polyamines (spermidine and spermine) must be considered from a different point of view: these endogenous components of animal and vegetable tissue cells, present both in the meat mixture and in salami during the production cycle, did not undergo any significant changes (P >0.05) during ripening. Polyamine development and accumulation, reported in Table 3, does not seem to be affected by temperature changes during processing and the average values found are in agreement with those reported in the literature for fresh muscle tissues and ripened sausages (25, 26). These results seem to confirm the absence of microbial involvement in their formation, as is assumed by numerous Authors (13, 15, 27, 28). INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 – 297 Tab. 3 – Evoluzione del contenuto di ammine biogene nel corso della stagionatura di salami in funzione della tecnologia adottata. I dati sono espressi come valore medio ± deviazione standard. Table 3 – Changes in biogenic amine contents during ripening of salami as a function of the technology adopted. The data are expressed as average value ± standard deviation. Prova 1 Tiramina Tyramine [mg kg-1] Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Putrescina Putrescine [mg kg ] -1 Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Cadaverina Cadaverine [mg kg-1] Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Istamina Histamine [mg kg-1] Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Fenil-etilamina Phenylethylamine [mg kg-1] Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Spermidina Spermidine [mg kg-1] Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Spermina Spermine [mg kg-1] Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Triptamina Triptamine [mg kg ] -1 Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Ammine biogene totali (tiramina, putrescina, cadaverina, istamina, feniletilammina, triptamina) Prova 2 Trial 2 phenylethylamine, triptamine) [mg·kg-1] a,b Trial 1 Total biogenic amines (tyramine, putrescine, cadaverine, histamine, a,b Prova 1 Prova 3 Trial 3 Impasto Fine asc. 15 giorni 25 giorni 35 giorni 50 giorni Meat mixture End of drying 15 days 25 days 35 days 50 days 5±7 57 ± 11 89 ± 13 129 ± 13 135 ± 18 228 ± 58 5±7 54 ± 10 92 ± 18 109 ± 19 155 ± 18 175 ± 24 5±7 57 ± 11 88 ± 9 129 ± 11 135 ± 12 162 ± 14 9 ± 11 81 ± 15a 118 ± 12a 136 ± 11a 157 ± 13a 198 ± 17 a 9 ± 11 68 ± 17 a 107 ± 15a 115 ± 13b 129 ± 11b 145 ± 15b 9 ± 11 46 ± 11 b 84 ± 18 b 102 ± 11 c 117 ± 12b 129 ± 18 c <L.O.D. 13 ± 9 a 38 ± 8 a 64 ± 17a 87 ± 14 a 117 ± 24a <L.O.D. 15 ± 7 a 49 ± 11 a 55 ± 12a 76 ± 12 a 89 ± 14 a <L.O.D. 6±4b 14 ± 8 b 29 ± 11 b 33 ± 12 b 48 ± 13 b <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. < L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. < L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. < L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. 5±6 7±9 9±5 <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. 5±8 7±6 9±7 <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. 5±4 7±7 6±6 8±6 8±7 11 ± 8 9±7 6±6 6±6 10 ± 9 9±4 6±6 11 ± 7 9±9 6±6 7±6 9±6 10 ± 5 6±9 9±8 31 ± 9 36 ± 8 28 ± 11 26 ± 9 32 ± 9 34 ± 11 31 ± 9 29 ± 9 29 ± 14 31 ± 11 35 ± 11 37 ± 13 31 ± 9 34 ± 9 34 ± 13 32 ± 14 31 ± 14 35 ± 12 <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. < L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. <L.O.D. 14 ± 18 151 ± 35a 245 ± 33a 344 ± 47a 416 ± 44a 565 ± 58a 14 ± 18 137 ± 34a 245 ± 44a 317 ± 52a 387 ± 47a 428 ± 61b 14 ± 18 109 ± 26b 186 ± 35b 260 ± 33b 296 ± 42b 372 ± 59c = lettere soprascritte indicano una differenza significativa (p <0,05) tra le prove. I confronti sono stati effettuati alla stessa epoca di prelievo. = the letters written above indicate a significant difference (p <0.05) between the trials. The comparison were made at the same sampling times. 298 – INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 Tab. 4 – Evoluzione delle attività enzimatiche amino-decarbossilasiche rilevate nel corso della stagionatura di salami in funzione della tecnologia adottata. L’attività enzimatica è espressa come mg di singola ammina formata su terreno decarbossilasico dagli enzimi estratti da 1000 g di salame. Table 4 – Amino-decarboxylase activities in the course of salami ripening as a function of the technology adopted. Enzymatic activity is expressed as mg of individual amines formed on decarboxylase substrate by the enzymes extracted from 1000 g salami. Impasto Fine asc. Meat mixture End of drying Attività tirosino-decarbossilasica [mg tiramina da enzimi estratti da 1000 g di prodotto] Tyrosine-decarboxylase activity [mg tiyramine from enzymes extracted from 1000 g product] Attività ornitino-decarbossilasica [mg putrescina da enzimi estratti da 1000 g di prodotto] Ornithyne-decarboxylase activity [mg putrescine from enzymes extracted from 1000 g product] Attività lisino-decarbossilasica [mg cadaverina da enzimi estratti da 1000 g di prodotto] Lysine-decarboxylase activity [mg cadaverine from enzymes extracted from 1000 g product] Attività istidino-decarbossilasica [mg istidina da enzimi estratti da 1000 g di prodotto] Hystidine-decarboxylase activity [mg hystidine from enzymes extracted from 1000 g product] Prova 1 Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 Prova 1 Trial 1 Prova 2 Trial 2 Prova 3 Trial 3 15 giorni 15 days 25 giorni 25 days 35 giorni 35 days 50 giorni 50 days 154 ± 28 752 ± 66 722 ± 89 341± 45 337 ± 39 309 ± 16 154 ± 28 605 ± 61 623 ± 78 319 ± 49 218 ± 38 232 ± 17 154 ± 28 848 ± 74 771 ± 89 234 ± 36 301± 37 224 ± 16 299 ±19 2938 ± 132 3278 ± 154 3437 ± 149 3053 ± 165 3853 ± 177 299 ±19 2595 ± 145 2702 ± 147 3298 ± 154 3407 ± 176 3289 ± 187 299 ±19 1645 ± 127 2773 ± 135 3441 ± 173 3127 ± 169 3398 ± 198 23 ± 9 45 ± 6 202 ± 18 345 ± 32 723 ± 65 1080 ± 97 23 ± 9 31 ± 5 70 ± 11 257 ± 27 472 ± 37 626 ± 49 23 ± 9 29 ± 5 57 ± 8 270 ± 28 343 ± 33 519 ± 48 assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent assente absent (25, 26). Questi risultati sembrano confermare l’assenza di un coinvolgimento microbico nella loro formazione, come sostenuto da numerosi Autori (13, 15, 27, 28). Al contrario la presenza delle altre ammine bioattive nei prodotti fermentati e stagionati è, per la maggior parte, riconducibile all’attività decarbossilasica della flora microbica presente ed è quindi, fondamentalmente, una conseguenza dei processi di selezione microbica che avvengono nel corso della stagionatura. Come già indicato nella parte introduttiva, numerosi studi condotti sull’attività amino-formante di ceppi microbici isolati da prodotti carnei freschi e stagionati hanno mostrato che la maggior parte dei generi microbici è in grado di produrre metaboliti amminici. Alcune osservazioni fatte nel corso di questi ultimi anni hanno permesso di definire il ruolo delle singole specie microbiche nella formazione delle ammine. L’attitudine a formare ammine è una caratteristica specie-specifica legata alla presenza delle singole attività amino-decarbossilasiche. Specie microbiche solitamente considerate come contaminanti indesiderati (quali Enterobacteriaceae e Gram-negativi) ma anche numerosi ceppi di Lattobacilli, Micrococchi, Pediococchi e Lattococchi, normalmente coinvolti nei processi di fermentazione e maturazione degli insaccati possiedono una o più attività amino-formante. Le osservazioni effettuate hanno messo in evidenza che la formazione e l’accumulo di tiramina sono generalmente On the contrary, the presence of the other bioactive amines in fermented and ripened products can be mainly ascribed to the decarboxylase activity of the microflora present and is, therefore, mainly a consequence of the microbial selection processes which occur during ripening. As has already been indicated in the introduction part, numerous studies on the amino-forming activity of microbial strains isolated from fresh and ripened meat products showed that most microbial genera are able to produce amine metabolites. Some observations made during the last few years allowed us to define the role of individual microbial species in amine formation. The ability to form amines is a species-specific characteristic linked to the presence of the individual amino-decarboxylase activities. Microbial species usually considered as undesirable contaminants (such as Enterobacteriaceae and Gram-negatives) but also numerous Lactobacillus, Micrococcus, Pediococcus and Lactococcus strains, usually involved in the fermentation and ripening processes of meat products have one or more amino-forming activity. The observations made have evidenced that the formation and accumulation of tyramine is generally supported by Lactobacillus, the formation of cadaverin by Enterococcus and spoilage microflora material, whereas putrescin formation can be attributed to the action of both of them (6, 9, 15, 24). INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 – 299 sostenuti da Lactobacillus, la formazione di cadaverina da Enterococcus e altra microflora d’alterazione, mentre la formazione di putrescina è attribuibile all’azione di entrambi (6, 9, 15, 24). Numerosi fattori come la qualità igienica della materia prima, il tenore salino, l’aggiunta di additivi e i parametri tecnologici di stagionatura - agendo sulla selezione della microflora nel corso della stagionatura – possono influire sulla formazione di questi metaboliti che si accumulano durante il processo di maturazione e che sono quindi rilevabili nel prodotto stagionato, anche quando non è più possibile riscontrare la presenza della microflora responsabile (15). Pertanto è utile rilevare la presenza delle ammine per evitare eventuali conseguenze a livello tossicologico per i consumatori e per avere precise indicazioni sulla qualità del processo produttivo e del prodotto finito. Tra i numerosi fattori che possono influire sulla formazione di questi metaboliti, questo studio ha concentrato l’attenzione sul processo, per verificare se è possibile limitare l’accumulo di ammine con il solo controllo tecnologico, partendo dalla stessa materia prima. Nelle Tabelle 3 e 4 è possibile seguire l’evoluzione delle principali ammine e delle attività decarbossilasiche alle diverse epoche di prelievo in funzione dei cicli di temperatura di asciugamento e stagionatura. Le specifiche attività decarbossilasiche rappresentano il contributo dei singoli ceppi microbici selezionati dal processo tecnologico e sviluppati nel prodotto rilevati nel corso della stagionatura. A differenza della maggior parte dei dati riportati in letteratura che si riferiscono alle attività decarbossilasica di ceppi isolati dal prodotto e misurate in vitro, i livelli enzimatici riportati in questo lavoro sono il risultato dell’espressione enzimatica di tutta la microflora decarbossilasipositiva, selezionata nel corso del processo e presente alle varie scadenze produttive. A parità di attività decarbossilasica iniziale, la formazione e l’accumulo di cadaverina e di putrescina risultano dipendere (P <0,05) dall’aumento della temperatura, rispettivamente, della fase di asciugamento e di stagionatura. Nel caso della putrescina, i dati presentati nella Tabella 3 indicano che le temperature della fase di asciugamento e stagionatura esercitano un’influenza determinante (P <0,05) sulla formazione e sul progressivo accumulo di putrescina nel prodotto finito. Solo nella prova 3 dove il ciclo di asciugamento e di stagionatura avviene a temperature ridotte è possibile contenere l’accumulo di putrescina negli insaccati stagionati a valori di poco inferiori ai 130 mg kg-1. In generale è evidente l’effetto esercitato dalla temperatura che, in modo diretto e proporzionale, sostiene l’attività ornitino-decarbossilasica fino alle fasi finali della stagionatura. Nel caso dell’attività lisino-decarbossilasica e della sintesi di cadaverina, il fattore in grado di spiegare la diversa evoluzione nelle tre prove sembra essere la temperatura media della fase di asciugamento: nei salami delle prove 1 e 2 , entrambi caratterizzati da temperature superiori a 22°C in asciugamento, già dopo 15 giorni sono stati osservati valori medi superiori (P <0,01) rispetto alla prova 3. L’accumulo progressivo di cadaverina prosegue nella fase di stagionatura di entrambe le prove, sostenuto da un’attività lisino-decarbossilasica più elevata anche quando – come nella prova 2 – le temperature di stagionatura tornano in linea con quelle della prova 3, dove invece il dato medio di cadaverina non supera i 60 mg kg-1. Le temperature più elevate ( >22°C) delle prime fasi di lavorazione potrebbero sostenere la crescita di ceppi microbici di 300 – INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 Numerous factors such as the hygienic quality of raw material, salt content, the use of additives and ripening technological parameters, by acting on microflora selection during ripening, may affect the formation of these metabolites which accumulate during the ripening process and can therefore be detected in the ripened product, also when the presence of the microflora involved cannot be detected any more (15). Therefore, it can be useful to detect the presence of amines in order to avoid possible consequences for consumers at a toxicological level and to have precise indications on the quality of the production process and of the finished product. Among the numerous factors which may affect the formation of these metabolites, in this study focus was on the process to evaluate whether it is possible to limit accumulation of amines through technological control only, starting from raw material. Tables 3 and 4 show the evolution of the main amines and decarboxylase activities at the different sampling times as a function of drying temperature cycles and ripening. Specific decarboxylase activities represent the contribution of individual microbial strains selected from the technological process and developing in the product during ripening. Unlike most literature data which refer to the decarboxylase activities of strains isolated from the product and measured in vitro, the enzymatic levels reported in this work are the result of the enzymatic expression of the whole decarboxylase-positive microflora, selected during the process and present at the different processing times. For equal initial decarboxylase activities, the formation and the accumulation of cadaverin and putrescin prove to depend (P <0.05) on temperature increase of the drying and ripening stages, respectively. In the case of putrescine, the data presented in Table 3 indicate that the temperatures of the drying and ripening stages exert a determining influence (P <0.05) on the formation and progressive accumulation of putrescin in the finished product. Only in trial 3 where the drying and ripening cycle occurs at lower temperatures a reduction of the accumulation of putrescin in ripened meat products to values lower than 130 mg kg-1 is possible. In general, the effect exerted by temperature is evident; this, in a direct and proportional way, supports ornithine-decarboxylase activity up to final ripening steps. In the case of lysine-decarboxylase activity and cadaverine synthesis, the factor able to account for the different evolution in the three trials seems to be the average temperature of the drying step: in salami from trials 1 and 2, both characterised by temperatures higher than 22°C during drying, already after 15 days were observed average values higher (P <0.01) than those of trial 3. Progressive accumulation of cadaverin continues during the ripening stage in both trials, this being supported by a higher lysino-decarboxylase activity even when, as in trial 2, ripening temperatures fall again within the range of those of trial 3, where, instead, the average datum of cadaverin does not exceed 60 mg kg-1. The higher temperatures (>22°C)of the first processing steps might support the growth of microbial strains of Enterobacteriaceae and Gram-negative strains, common Enterobacteriaceae e ceppi Gram-negativi, abituali contaminanti degli impasti e tra i principali responsabili della sintesi di cadaverina. L’attività enzimatica risulterebbe, quindi, essere influenzata dalle temperature della fase di asciugamento che pur permettendo una buona discesa di pH (valore minimo riscontrato 5,4) non consente tuttavia di contenere la crescita della microflora contaminante. L’attività tirosino-decarbossilasica e l’accumulo di tiramina procedono con la maturazione indipendentemente dai valori di temperatura in lavorazione (P >0,05), anche se si può osservare una tendenza all’aumento dell’attività enzimatica in funzione delle temperature di processo. I dati medi nel prodotto stagionato sono in accordo con quelli riportati in letteratura e riferiti a salami fermentati prodotti senza colture starter (13, 15, 29, 30). In tutti questi insaccati la tiramina varia, infatti, in un intervallo molto ampio compreso tra 64 e 295 mg kg-1 e risulta sempre l’ammina principale a fine stagionatura, con un rapido aumento fin dalle prime fasi del processo produttivo. Anche se in questo lavoro non sono stati osservati effetti significativi della temperatura sulla formazione di tiramina, l’intervallo di variazione osservato negli insaccati provenienti dalle tre prove (a fine stagionatura tra 162 e 228 mg kg-1) fa ipotizzare il coinvolgimento di più fattori tecnologici e microbiologici insieme. Dalla Figura 1 è evidente che la riduzione delle temperature di asciugamento e stagionatura ai livelli riportati nel presente lavoro, permette, in seconda battuta, di contenere efficacemente la formazione delle ammine, compatibilmente con il mantenimento delle caratteristiche organolettiche dei salumi stagionati. contaminants of the mixes and among the main agents responsible for cadaverin synthesis. Enzymatic activity, therefore, would appear to be influenced by the drying stage temperatures which, although allowing a good pH decrease (minimum value observed 5.4), does not allow growing contaminating microflora. The tyrosine-decarboxylase activity and tyramine accumulation advance with maturing independently of temperature values during processing (P >0.05), even though a tendency toward an increase in enzymatic activity as a function of processing temperatures can be observed. The average data in the ripened product are in agreement with those reported in the literature referring to fermented salami produced without standard cultures (13, 15, 29, 30). In all these products, tyramine, in fact, widely ranges between 64 and 295 mg kg-1 and is always the main amine at the end of ripening, with a rapid increase from the very first stages of the production process. Although in this work no significant effects of temperature on tyramine formation were observed, the variation range found in the products from the three trials (between 162 and 228 mg kg -1 at the end of ripening) let us assume involvement of several technological and microbiological factors. Figure 1 shows that a reduction in drying and ripening temperatures to the levels reported in the present work allows, in a second phase, amine formation to be effectively controlled, compatibly with the maintainance of the sensory chracteristics of ripened meat products. FIG. 1 – Effetto della temperatura sull’accumulo delle ammine (putrescina, cadaverina, tiramina): confronto tra il contenuto medio dell’impasto e il livello medio riscontrato nei salami a fine stagionatura provenienti dalle tre prove. Le condizioni di stagionatura delle tre prove sono riportate nella Tabella 1. FIG.1 – Effect of temperature on amine accumulation (putrescine, cadaverine, tyramine): comparison between average meat mixture content and average level found in salami at the end of ripening coming from the three trials. Ripening conditions in the three trials are reported in Table 1. INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 – 301 Mettendo in relazione l’andamento dell’attività tirosinoe lisino-decarbossilasica con l’evoluzione del pH (Figura 2) registrato durante la stagionatura dei salami, si può osservare che l’attività tirosino-decarbossilasica raggiunge un massimo durante la fase di asciugamento in corrispondenza proprio del minimo di pH (pH = 5,4 alla fine della fase di asciugamento) per poi abbassarsi nella seconda fase di stagionatura. L’andamento della curva coincide con il massimo sviluppo della microflora lattica, di cui è stata descritta la capacità di favorire, oltre all’acidificazione, anche l’attività tirosino-decarbossilasica (13, 28). Anche l’accumulo di tiramina procede rapidamente in corrispondenza dell’attività decarbossilasica, con un rapido aumento nella fase di fermentazione, per poi rimanere attorno a valori costanti nella seconda parte della stagionatura. By relating the pattern of tyrosine and lysine decarboxylase activities to pH course (Figure 2) recorded during salami ripening it can be observed that tyrosine-decarboxylase activity reaches a maximum during the drying stage in correspondence with pH minimum value (pH = 5.4 at the end of the drying stage). The pattern of the curve coincides with maximum growth of lactic acid microflora whose ability to favour, beyond acidification, also tyrosine-decarboxylase activity was described (13, 28). Also tyramine accumulation rapidly progresses in correspondence with decarboxylase activity, with a rapid increase in the fermentation stage, to settle around constant values in the second part of ripening. An opposite behaviour is observed for lysine-decarboxylase activity which remains at minimum values until pH does not FIG. 2 – Andamento delle attività tirosino- e lisino-decarbossilasiche in relazione all’evoluzione del pH nel corso della maturazione dei salami. FIG.2 – Tyrosine- and lysine-decarboxylase activities in relation with pH changes during salami ripening 6,4 600 500 6 400 300 5,6 200 100 0 impasto 5,2 fine asc 15 gg 25 gg 35 gg 50 gg te mpo di stagiona tura (giorni) tirosina decarbossilasi Un andamento opposto viene osservato per l’attività lisino-decarbossilasica che resta ai minimi valori fino a quando il pH non comincia a risalire dal 20° giorno in avanti. Anche in questo caso è evidente l’analogia tra le condizioni ambientali, la selezione microbica e l’attività enzimatica: la fase di acidificazione costituisce un ostacolo alla sopravvivenza e allo sviluppo dei ceppi di Enterobacteriaceae e Gram-negativi, ceppi produttori di cadaverina ed è in grado di rallentarne le attività enzimatiche. L’accumulo di putrescina e cadaverina aumenta, quindi, dopo i primi 15-20 giorni di stagionatura e da quel momento in poi i valori medi delle due ammine si discostano da quelli osservati alla fine della fase di asciugamento per aumentare in maniera significativa (P <0,05) soprattutto nei salami della prova 1. 302 – INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 lisina decarbossilasi pH start to increase again from day 20. Also in this case analogy among environmental conditions, microbial selection and enzymatic activity is evident: the acidification stage is an obstacle to survival a growth of Enterobacteriaceae e Gramnegative strains, cadaverine producers, and is able to slow down their enzymatic activities. Accumulation of putrescine and cadaverine, therefore, increases after the initial 15-20 days’ ripening and from that time on average values of the two amines are different from those observed at the end of the drying stage to increase significantly (P <0.05) especially in salami from batch 1. Decarboxylase activity and formation of biogenic amines: comparison between potential and actual production during ripening of salami. Attività decarbossilasica e formazione di ammine biogene: confronto tra produzione potenziale ed effettiva nel corso della stagionatura di salami. Sono stati messi a confronto i livelli di ammine potenzialmente prodotti dall’attività enzimatica estratta dai campioni con la concentrazione reale delle ammine riscontrata: nei tre grafici della Figura 3, l’area sullo sfondo indica l’evoluzione delle singole attività decarbossilasiche a cui viene sovrapposto il dato medio della relativa ammina in forma di grafico a barre. The amine levels potentially produced by the enzymatic activity extracted from samples were compared with the actual concentration of the amines observed: in the three plots in Figure 3, the area in the background indicates the evolution of the individual decarboxylase activities to which the average datum of the corresponding amine is overlapped in the form of a bar graph. The data reported refer to the average of all samples processed according to the experimental design (average FIG. 3 – Confronto tra le singole attività amino-decarbossilasiche (tirosino-, ornitino- e lisino-decarbossilasi) e la corrispondente ammina (tiramina, putrescina e cadaverina) realmente formatasi nel corso della maturazione di salami. Le condizioni di stagionatura (asciugatura e stagionatura) sono riportate nella Tabella 1. FIG.3 – Comparison between individual amino-decarboxylase activities (tyrosine, ornithine and lysine-decarboxylase) and the corresponding amines (tyramine, putrescine and cadaverine) really forming during salami ripening. Ripening conditions are reported in Table 1. attività tirosino decarbossilasica (mgkg-1 prodotto) tiramina (mgkg-1) attività ornitino decarbossilasica (mgkg-1 prodotto) putrescina (mgkg-1) attività lisino decarbossilasica (mgkg-1 prodotto) cadaverina (mgkg-1) INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 – 303 I dati riportati si riferiscono alla media di tutti i campioni lavorati secondo il disegno sperimentale (dato medio delle tre prove). Il confronto viene effettuato lungo tutto il corso della stagionatura per verificare se e quanto le condizioni tecnologiche adottate nel corso della maturazione possano influire sull’espressione dell’attività enzimatica, limitando o meno la formazione e l’accumulo delle ammine. Dalla Figura 3 è evidente come il contenuto reale di metaboliti amminici sia notevolmente inferiore a quello potenziale, cioè a quello prodotto nelle condizioni impiegate nel saggio enzimatico, anche quando i parametri tecnologici delle singole fasi di produzione (temperatura, pH, aw) possono sostenere una maggiore attività amino-decarbossilasica, come nel caso della prova 1. È da sottolineare che la somma delle ammine biologicamente attive rilevate nel corso della maturazione e riportata nella Tabella 3 resta al di sotto dei limiti di interesse tossicologico segnalati (1000 mg kg-1) (31). CONCLUSIONI La determinazione dell’attività decarbossilasica nella produzione di salami a lunga stagionatura ha permesso di osservare il diverso andamento delle singole attività enzimatiche. L’ornitino decarbossilasi e la lisino decarbossilasi aumentano durante l’intero processo produttivo, con un aumento particolarmente accentuato dopo il rialzo del pH. È risultata evidente l’influenza delle temperature di stagionatura sulla formazione di cadaverina: nel processo condotto a temperatura più alta si instaurano probabilmente condizioni ambientali ottimali per selezionare una flora microbica decarbossilasi positiva, anche quando il processo di disidratazione e le variazioni di pH sono sotto controllo. Nel caso dell’attività tirosino-decarbossilasica, è stato osservato un rapido aumento proprio nel primo periodo di stagionatura in concomitanza della diminuzione del pH, così come osservato anche da altri Autori, in associazione con l’accrescimento della flora lattica. Nella seconda fase della stagionatura vera e propria l’attività tirosino-decarbossilasica subisce un calo evidente e il livello di tiramina non si discosta da quello raggiunto dopo i primi 20 giorni di stagionatura. È importante comunque sottolineare che un primo effetto di contenimento della formazione dei metaboliti amminici è costituito dalla tradizionale tecnologia di stagionatura: le condizioni tecnologiche adottate nel corso della stagionatura risultano, infatti, importanti nel controllo dell’accumulo di ammine anche in presenza di un’elevata attività amino-formante. La riduzione delle temperature di asciugamento e stagionatura ai livelli riportati nel presente lavoro, permette, in seconda battuta, di contenere efficacemente la formazione delle diammine (putrescina e cadaverina), compatibilmente con il mantenimento delle caratteristiche organolettiche dei salumi stagionati. Se da una parte è vero che i prodotti sottoposti a un processo fermentativo risentono inevitabilmente del fenomeno di formazione e accumulo di ammine biogene anche quando il processo produttivo è condotto con il massimo controllo delle condizioni igieniche e di processo, è altresì evidente che dallo stesso impasto di partenza si arriva ad un profilo finale di ammine molto differente anche solo variando i parametri di processo. 304 – INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007 datum of the three batches). The comparison is performed throughout ripening to assess whether and to what extent the technological conditions adopted during ripening may affect the expression of enzymatic activity while possibly limiting the formation and accumulation of amines. Figure 3 shows that the real content of amine metabolites is much lower than the potential one, i.e. that produced under the conditions used in the enzymatic test, even when the technological parameters of the individual production stages (temperature, pH, a w) can support a higher decarboxylase activity, as was the case of trial 1. It must be underlined that the sum of biologically active amines detected during ripening and reported in Table 3 remains below the limits of toxicological interest indicated (1000 mg kg -1) (31). CONCLUSIONS The determination of decarboxylase activity in the production of long-ripening salami allowed the different evolution of the individual enzymatic activities. Ornithine-decarboxylase and lysine-decarboxylase increase during the whole production process, with a particularly marked increase after pH increase. The influence of ripening temperatures on cadaverine accumulation proved evident: in the process performed at higher temperature optimum environmental conditions to select a decarboxylase-positive microbial flora are probably present even when the dehydration process and changes in pH are under control. In the case of tyrosine-decarboxylase activity a rapid increase was observed just in the first ripening period concurrently with pH decrease, as was observed also by other Authors, in association with the growth of lactic acid flora. In the second stage of ripening the tyrosine-decarboxylase activity undergoes an evident decrease and tyramine level is the same as that reached after the first 20 days’ ripening. However, it is important to underline that a first control on the formation of amine metabolites is performed by the traditional ripening technology: the technological conditions applied during ripening are, in fact, important in the control of amine accumulation also in the presence of a high aminofermentative activity. Decrease of drying and ripening temperatures to the levels reported in the present work allows, in a second phase, effective control of diamine (putrescine and cadaverine), compatibly with the maintainance of the sensory characteristics of ripened meat products. If, on one hand, it is true that the products undergoing a fermentative process are inevitably affected by the phenomenon of formation and accumulation of biogenic amines even when the production process is performed under strict hygienic and process conditions, it also evident that, although the original mix used is the same, the final amine profile achieved is much different even by changing the process parameters alone. Thus, assuming that the evolution of technological conditions during salami ripening process is able to control amine È giustificato, allora, affermare che l’evoluzione delle condizioni tecnologiche durante il processo di maturazione dei salami è in grado di contenere la formazione di ammine, anche in presenza di una considerevole attività potenziale, salvaguardando, in tal modo, la salubrità dei prodotti. I dati ottenuti in questo lavoro incoraggiano a proseguire sulla via di una limitazione delle temperature di stagionatura e a riservare una particolare attenzione anche alle temperature di conservazione dei prodotti interi o confezionati. Si avverte comunque la necessità di approfondire il ruolo svolto dagli additivi e da specifici ceppi microbici (starter) per individuare le eventuali sinergie con i cicli termici di lavorazione, al fine di indicare le condizioni tecnologiche idonee al contenimento delle ammine e della tiramina in particolare. formation, it is justified to state that evolution of technological conditions during ripening of salami is able to control amine formation, even in the presence of considerable potential activity, which ensures product safety. The data obtained in this work allow for efforts being directed towards limiting ripening temperatures, with attention being paid also to storage temperatures of whole or packaged products. There is also a need to perform further studies on the role played by additives and specific microbial strains (starter) to look for potential synergies with thermal processing cycles, in order to detect suitable technological conditions for amine control, especially tyramine. Parma, 10 maggio 2007 BIBLIOGRAFIA 1 – D. Ansorena, M. C. Montel, M. Rokka, R. Talon, S. Eerola, A. Rizzo, M. Raemaekers, D. Demeyer, Meat Sci., 61, 141 (2002). 2 – S. Bover-Cid, Izquierdo-Pulido, M. C. Vidal-Carou, J. Food Protect., 63 (11), 1556 (2000). 3 – R. Maijala, S. Eerola, Meat Sci., 35, 387 (1993). 4 – H. Bozkurt, O. Erkmen, Food Sci Tech Int., 10 (1), 21 (2004) 5 – S. Eerola, R. Maijala, A. X. Roig-Sagues, M. Salminen, T. Hirvi, J. Food Sci., 61 (6), 1243 (1996). 6 – A. Halász, A. Baráth, L. Simon-Sarkadi, W. Holzapfel, Trends Food Sci. Technol., 5, 42 (1994). 7 – S. Bover-Cid, M. J. Miguélez-Arrizado, L. L. Latorre Moratella, M. C. Vidal-Carou, Meat Sci., 72, (2006). 8 – R. Maijala, S. Eerola, S. 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Rodolfo Andreotti La fabbricazione delle conserve di piselli 9,30 euro Giuseppe Safina I derivati agrumari 12,90 euro Giulio Barbieri e Silvio Rosso Il controllo dei contenitori di banda stagnata per conserve alimentari 15,50 euro Angela Montanari e Giovanni Milanese Materiali metallici e contenitori per conserve alimentari 51,56 euro Giovanni Mataloni e Rodolfo Andreotti La preparazione industriale dei canditi 15,50 euro Antonio Casolari e Enzo Vicini Il conteggio delle muffe nelle conserve di pomodoro 15,50 euro Carlo Leoni I derivati industriali del pomodoro 28,80 euro Sebastiano Porretta Il controllo della qualità dei derivati del pomodoro 25,80 euro Giuseppe Arcangeli, Gianfranco Baldrati e Pietro Pirazzoli La trasformazione dei prodotti della pesca: tecnologia, controllo e igiene di lavorazione 60,00 euro Le monografie possono essere acquistate usando una fotocopia della presente pagina come buono d’ordine, indicando il numero di copie nel rispettivo quadratino e inviandola a mezzo posta o fax (0521 771829) con le coordinate fiscali a: SSICA - Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari V.le Tanara 31/a 43100 PARMA Vi preghiamo di indicarci la/e monografia/e indicata/e. forma di pagamento: a ricevimento fattura comprensiva delle spese di spedizione. Per gli ordini provenienti dall’estero, al ricevimento dell’ordiene verrà emessa una fattura pro-forma, compensiva di spese postali e bancarie e si provvederà all’invio del materiale al ricevimento del pagamento dello stesso. 306 – INDUSTRIA CONSERVE, N.4, anno 82, 2007