di Cristina Evangelisti - Rivista "Campo de` Fiori"
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di Cristina Evangelisti - Rivista "Campo de` Fiori"
2 Campo de’fiori Esprimo sentimenti di compiacenza al direttore della rivista “Campo de’ fiori”. Devo dire, con estrema sincerità, che non la conoscevo. Sfogliando i numeri che mi sono stati recapitati ho avuto la netta impressione che un periodico del genere ha sapore di storia, di arte, di cultura, di giusto attaccamento a questo territorio dell’Alto Lazio, così affascinante per la sua civiltà più che millenaria. “Campo de’ fiori” ti porta ad alimentare anche l’amore al campanile, al luogo di origine. Ed è bello e, direi, è suggestivo e naturale non rinnegare mai le proprie radici. C’è da formulare l’augurio che la rivista in questione cresca col contributo di tutti coloro che hanno a cuore la propria terra. La storia si fa con i documenti e l’apporto che si potrà dare col periodico formerà sicuramente materiale di storia e di cultura. In questa società talvolta banale e superficiale, poco attenta ai valori veri della natura e della stessa vita, riscoprire il bello che ci porta nella dimensione della Beltà Infinita, è qualcosa che fa sperare. Credo che “Campo de’ fiori” abbia questo scopo. Con viva considerazione, saluto cordialmente. Le meravigliose parole che Sua Eccellenza ha voluto usare per Campo de’ fiori mi lusingano e mi colmano di gioia. Mi sento profondamente onorato. Grazie, grazie di cuore Eccellenza, anche da parte di tutta la redazione. 1° Maggio 1988 un Papa operaio a Civita Castellana La città s’era vestita a festa per accogliere il Santo Padre che vi veniva in visita per portare la Parola di Cristo. Si erano susseguiti, nel breve periodo precedente, una numerosa serie di lavori, fra i quali: quelli della sistemazione delle strade, della piantumazione di moltissimi alberi, del restauro dello Stadio Madami e l’installazione dell’unico semaforo di Via Giovanni XXIII. Incontrava, con l’occasione della festa del I°Maggio, gli operai come Lui era stato durante la Sua giovinezza, i quali donavano con il Santo Padre saluta i fedeli di Civita Castellana amore, i loro manufatti. Ricordare oggi quella visita del Santo Padre a Civita Castellana, ha un valore diverso da quello del momento, perché gli anni trascorsi da quell’evento hanno fatto crescere l’attaccamento al Papa Polacco e, la sua morte sofferta, ha dato un’aura di santità alla Sua meravigliosa figura. Civita Castellana Lo ricorda con commozione e rimpianto. il Santo Padre in visita alla Cattedrale Santa Maria Maggiore di Civita Castellana 17 Settembre 1989 visita del S.Padre a Trevignano ed Orte sotto il mandato di S.E. Divo Zadi Vescovo In occasione della commemorazione dell’Abate Silvestri, la cittadina di Trevignano Romano, ospitò il Santo Padre che, all’omelia della Santa Messa si rivolse ai giovani esortandoli “…a raccogliere l’ansia di giustizia, di solidarietà, di libertà, di pace, che anima la presente generazione – per trarne i frutti attesi a vantaggio vostro e delle generazioni che verranno” e “…a realizzare atteggiamenti coerenti e visita del Papa a Trevignano generosi verso le esigenze del bene comune e del progresso civile, a vantaggio soprattutto dei più deboli.” Il Santo Padre presenziò l’inaugurazione della Virgo Prudentissima sull’Autostrada del Sole nei pressi dell’uscita per Orte. Nel libro dell’Apocalisse si parla della Donna “vestita di sole” ed è appunto nell’autostrada il S.Padre arriva ad Orte accompala Virgo del sole che venne posta la bellissima statua della Vergine. gnato da S.E. Divo Zadi Vescovo Prudentissima Solenne Liturgia in memoria e suffragio di S.S. Giovanni Paolo II La Diocesi di Civita Castellana si stringe al suo Vescovo Divo Zadi, nella solenne liturgia in memoria e in suffragio di S.S. Giovanni Paolo II. Erano presenti autorità civili e militari, il Prefetto della Provincia di Viterbo S.E. Dott. Carlo Alfiero, i quarantuno sindaci delle due province che compongono la Diocesi e la partecipazione silenziosa, segnata dalla commozione e dal dolore del popolo di Dio. Nell’omelia il Vescovo ha avuto parole di ringraziamento per la presenza di tanti fedeli, come mai si era visto, uniti nella fede del Cristo Risorto, per ricordare e pregare per il Santo Padre Giovanni Paolo II. Continuando ha detto: “La testimonianza d’amore che ci ha lasciato e la sofferenza vissuta fino all’ultimo, la Sua attenzione per l’uomo come persona, ravvivi in noi la fede, la speranza e la certezza della risurrezione futura”. Giancarlo Palazzi – l’Avvenire 10 Aprile 2005 Campo de’fiori 3 Papa Karol, Papà di tutti Sto seguendo in TV il lungo collegamento in diretta da Piazza San Pietro, una folla immensa che prega commossa, è ormai lì dalla scorsa notte per vegliare il Santo Padre che si sta spegnendo. Vecchi, giovani di Sandro Anselmi e perfino tanti bambini con le candele in mano ed i rosari, sperano incessantemente nel miracolo, e seguitano a tenere gli occhi puntati sulle finestre accese del terzo piano degli appartamenti del Papa. Splendidi ragazzi, i PAPABOYS, cantano accompagnati dalle chitarre per far sentire la loro presenza, il loro affetto al “GRANDE AMICO”, a Colui che nella Settimana Santa ha voluto sovrapporre la Sua sofferenza a quella di Cristo. Roma vive la sua notte più lunga, la più trepida, la vive nell’eterno sperare, ma il suo Vescovo è stanco, poco vale insistere perché il Buon Pastore resti ancora su questa terra, se l’Angelo del Signore è venuto per riportarlo nella Casa del Padre. Egli ha volato dolcemente nel cielo sopra la piazza, l’ha riempita del Suo fulgore e, abbracciata l’Anima del Figlio, l’ha portata con Lui nel Paradiso. Sono le 21 e 37 del 2 Aprile 2005 e la luce che si è accesa nella camera da letto del Santo Pontefice, dice che Karol Wojtyla è morto. La mestizia dei rintocchi della campana della Basilica di San Pietro annuncia ai fedeli presenti, a Roma, al mondo intero, che è morto il più GRANDE PAPA della storia. Un dolore profondo, cocente, scioglie le lacrime e fa male al cuore, nello stordimento c’è il silenzio, il vuoto. E’ voluto morire di Sabato, nel giorno dedicato alla Madonna, alla Madre da Lui sempre cercata ed invocata ed alla quale è stato profondamente devoto. Questo Papa ci lascia un’ eredità ricchissima e, nel grande lavoro di apostolato da Lui svolto e, nei tratti caratteristici della Sua meravigliosa Persona. Fin dalla Sua elezione del 22 Ottobre 1978 fa capire immediatamente la forza del Suo messaggio tuonando “aprite le porte a Cristo……permettete a Cristo di parlare all’uomo, solo Lui ha parole di vita, di vita eterna”. La Chiesa Cristiana ha il suo pellegrino che porterà la Parola di Dio in 170 paesi. Farà 104 viaggi per 1.240.000 chilometri, incontrerà 300.000.000 di persone, entrerà nelle Sinagoghe, nelle Moschee, nelle Chiese Ortodosse. Sarà il Papa dei giovani che chiamerà a milioni e che amerà sempre. I giovani Papaboys saranno quelli che porteranno integro nel mondo il messaggio del loro Padre per trasmetterlo, poi, ai loro figli. Lui li raccomanderà sempre a Maria come in questa Sua: I GIOVANI TI SALUTANO… o Donna rivestita di lo sport; il Papa operaio che si è sempre battuto con fermezza e coraggio per la pace, la dignità e la vita dell’uomo; il Papa che aveva sofferto la barbarie nazista ed il regime sovietico e che si batterà contro ogni guerra, ma che non riceverà mai il premio Nobel per la pace… Tutti i personaggi che ora lo piangono, non l’hanno ascoltato però quando diceva di smetterla con le guerre, quando diceva di difendere la vita sotto ogni forma ed in ogni suo momento !!! Lui non era certo d’accordo con gli interventi armati in terra straniera, con l’aborto e l’eutanasia !!! Con l’atroce assassinio di Terry Schiavo !!! Eppure carissimo Karol non ti hanno seguito sulla strada della libertà, della pace e della giustizia, neanche quando la tua sofferenza, straziante, avrebbe potuto indurli a compassione !!! Chissà quanto dolore hai provato nel vedere incompiuta la Tua opera, seppur colossale. Ora, però, tutti piangono per TE. Con te moltissime persone hanno ritrovato la Fede, la loro forza morale. sole – i giovani del mondo – ti salutano con tanto amore – sono venuti a te – con tutto il coraggio dei loro giovani cuori. Sarà il Papa dei poveri, dei sofferenti, degli ammalati, che primi abbraccerà il giorno della Sua elezione, avanti alle alte cariche presenti. Ricordo con simpatia ed affetto la Sua cordialità, la Sua semplicità: i giochi con i bambini, i canti con i giovani, le parole scherzose “volemose bene” , “damose da fa” , la Sua passione per il teatro, la poesia, Non so vedere la Chiesa domani, è troppo grande il vuoto che lasci ed anche se la Tua figura continuerà a sopravvivere nella perennità della memoria, sarà comunque faticoso e difficile allungare il solco che hai tracciato. Cristo però non ci ha mai abbandonati, e nei Suoi disegni c’è sempre la certezza che ci prenderà per mano fino alla fine dei giorni. Quando si spegneranno i riflettori su questo grande evento, si vedrà allora brillare per sempre nel cielo, questa bellissima, luminosissima Stella. Campo de’fiori 4 Civita Castellana Il “Grande” venuto da lontano Sabato 2 Aprile... Sembra una serata romana come tutte le altre. Un fine settimana in cui, immersi nel traffico di Roma, il frastuono quodi tidiano delle auto, malErminio Quadraroli tratta le orecchie mentre le luci della città eterna si mescolano a quelle dei fari e lo smog profuma quel velo di nebbia tipico delle tiepide notti primaverili. In questo giorno così uguale a tanti altri, in un viaggio verso lo Stato più piccolo del Mondo, un sms spezza quel filo di speranza nutrita a lungo nei nostri Cuori: “ ore 21.37, Papa Giovanni Paolo II è morto”. Fredde parole che non hanno però fermato la voglia di raggiungere Città del Vaticano per portare l’estremo saluto a Chi ha compreso le grida silenziose dei deboli, ricordando il senso profondo della realtà ai potenti. Dentro di noi è cresciuta la voglia di regalare un affettuoso “arrivederci” ad un Uomo che ha insegnato l’arte del perdono a chi non aveva avuto mai il coraggio di dimenticare. Più che mai è diventato irrinunciabile il desiderio di Pregare davanti a quella finestra, dove qualche mese prima, ci eravamo fermati quasi per caso. Non immaginavamo, in quel giorno di novembre, che quelle parole, pronunciate a fatica dal Santo Padre, ci avrebbero cambiato e gonfiato gli occhi di gioia. Parole che hanno tracciato solchi profondi nei nostri Cuori, perché dette da un Uomo che ha saputo imprimere, senza paura, il concetto di amicizia e di pace negli Animi aridi dei potenti indeboliti nello Spirito. In quell’umido sabato sera, quella finestra era chiusa e con gli occhi gonfi di dolore in quel silenzio irreale, rotto solo da applausi spontanei, abbiamo fissato per ore la luce che da essa usciva… Quella luce, più forte di qualsiasi altra presente nella piazza, sembrava essere sorda ai nostri cori.Dal più profondo di noi stessi, speravamo che da quel bagliore potesse spuntare la sagoma di quell’Uomo che, in quel giorno di novembre, ci aveva dato un’energia tale da strapparci sorrisi, lacrime e una serenità che ancora oggi ci fa molto bene al Cuore. In quella sera d’aprile, invece, abbiamo messo a nudo la nostra Anima, nella consapevolezza di aver perso un “Corpo Mortale”, ma di aver ritrovato dentro di noi e nel nostro Cuore, gli insegnamenti di Papa Giovanni Paolo II, “il Grande”, che a me personalmente piace ricordare attraverso la frase che più mi ha fatto sorridere: << Damose da fa!>>. NATI Matrimoni MORTI 06.01 Francesco Agostinelli 04.01 Amalfitano Alessia 05.01 Chiara Bongarzone 15.01 Jessica Michela Burdusa 25.01 Giovanni Matteucci 21.01 Alice Mozzicarelli 17.01 Giorgia Mutti 02.01 Pirusca G.Loredana 07.01 Sabrina Alessandra Rusu 10.01 Ketryn Jeyn Trapani 03.02 Nicolò Annesi 14.02 Emanuele Di Berardino 10.02 Diego Massaccesi 07.02 Nicolò Paciosi 22.02 Maria Maddalena Sacchetti 08.02 Zaira Savoia 20.03 Serena Alessandrini 16.03 Clara Arpini 07.03 Anna Chiovelli 21.03 Giorgia Mancini 19.03 Angelica Patrizi 29.03 Luca Pieri 01.03 Flavio Santini 22.03 Marta Stan 29.01 Tommasso Torretta / Cristina M.Dinica 20.02 Riccardo Sablone / Arianna Lazzari 27.02 Massimo Anselmi / Vania Farina 12.03 Luigi Brocchi / Gloria Conti 21.03 Franco Cirioni / Matilde Querciotti 26.03 Antonio Giorgi / Ada Groppa Sante Giovanni Avigliana 03.01 - Adamo Campagnoli 27.01 - Maria Cecchini 20.01 Giuditta Cirioni 17.01 - Rosa D’Angeli 24.01 Teresa Del Priore 11.01 - Cesina Di Basilio 16.01 Orsolina Di Felice 19.01 - Nello Di Matteo 29.01 Caterina Fidaleo 01.01 - Annunziata Mindel 25.01 - Irma Rocconi 19.01 - Mario Rompietti 07.01 - Esterina Tombolini 21.01 - Massimo Villani 28.01 - Giuseppina Angelelli 02.02 Emanuele Bernini 26.02 - Bianca De Vincenzi 17.02 - Agostino Giacomini 18.02 - Antonio Guglielmo 28.02 - Marzia Marcantoni 16.02 Fiorino Mecucci 20.02 - Cesare Foscatelli 07.02 - Elpidio Proietti 25.02 - Luigi Romani 13.02 Dionigi Adamo 06.03 - Tancredo Bececco 12.03 - Giustino De Rosa 28.03 - Umberto Di Giovenale 21.03 - Elena Fantera 19.03 - Lina Lisi 28.03 - Nerina Mancini 11.03 - Anna Reali 18.03 - Gracco Scopetti 05.03 - Giorgio Zanoli 29.03 01100 Viterbo - P.zza Verdi, 2/A - Tel./Fax 0761.347651 e-mail: [email protected] Centro Commerciale Tuscia - Tangenziale Ovest - Tel. 0761.390013 e-mail: [email protected] 01030 Vallerano (VT) - Via Don Minzoni, 58 - Tel./Fax 0761.751551 e-mail: [email protected] 01033 Civita Castellana (VT) - Via Giovanni XXIII, 28-28A - Tel./Fax 0761.517951 e-mail: [email protected] 00169 Roma - Centro Commerciale Casilino - Via Casilina, 1011 - Tel. 06.23260306, Fax 06.23279988 e-mail: [email protected] 63037 Porto D’Ascoli (AP) - Centro Commerciale Portogrande - Via Pasubio, 144 - Tel./Fax 0735.753665 e-mail: [email protected] 70124 Bari - Centro Commerciale Carrefour - Viale L. 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Nel Piazzale San Biagio, Gesù viene crocifisso, circondato da Sera del Venerdì Santo a Civita Castellana - (Foto Mauro Topini) Maria, sua madre (Marina Paolucci), Maria Anche quest’anno a Civita Castellana, la Maddalena (M.Rita Prosperi), Maria di Cleofa Processione del Venerdì Santo è stata segui(Francesca Di Stani), la Veronica (Simona ta da una gran moltitudine di fedeli che, in Ridolfi), i centurioni romani e gli Apostoli. rispettoso silenzio, davanti al Cristo Crocifisso, posto nella splendida cornice del portico di Santa Maria Maggiore, hanno, d’apprima ascoltato le parole pronunciate dal Vescovo Divo Zadi e poi assistito al Sacro Evento che vede Gesù deposto dalla Croce e portato in Processione fino alla chiesa di San Benedetto, dove i fedeli, in fila, aspettano il loro turno per il rito del “Bacio”. Il momento della deposizione del Cristo dalla Croce è sempre un momento emozionante durante il quale, tutti gli occhi, fissi su quel corpo esanime, rivivono, come duemila anni fa, il Sacrificio del Figlio di Dio per la remissione dei peccati del mondo. Durante la settimana Santa il Vescovo Divo Zadi ha celebrato la Messa Crismale alla quale hanno partecipato tutti i sacerdoti della Diocesi. Durante questo Evento, infatti, si assiste alla mescita degli oli sacri da parte del Vescovo il quale li distribuirà poi fra i sacerdoti della diocesi che li useranno per impartire i Sacramenti del Corchiano rappresentazione vivente della Battesimo, della Cresima e del Sacerdozio. Passione di Cristo -( foto Eleven Focus) Altri oli verranno usati per gli infermi ed altri Deposto dalla Croce il Cristo viene condotto ancora per coloro che si preparano a ricevein processione nella Chiesa di Santa Maria e re il Battesimo. Diversamente da Civita qui i fedeli si uniranno nel rito del “Bacio” e Castellana, a Corchiano possiamo assistere venerazione della Croce. ad una vera e propria rievocazione storica L’evento Pasquale, in qualunque modo venga vivente del Venerdì Santo. Attori e attrici, rievocato, credo trasmetta in ognuno di noi il preparati per l’evento organizzato dalla vero senso della festa religiosa. Esso, diverProloco, ripropongono ai fedeli, che seguono samente dal Natale che, per nostra colpa e con devozione la manifestazione, il processo per i nostri eccessi, ha assunto un significafatto a Gesù da Ponzio Pilato (interpretato da to sfrenatamente consumistico, è la ricorrenza che riscopre maggiormente lo spirito e il sacrificio cristiano vero e proprio. Messa Crismale celebrata da S.E.Mons. Divo Zadi Vescovo - (Foto Mauro Topini) Corchiano rappresentazione vivente della Passione di Cristo -( foto Eleven Focus) Campo de’fiori Periodico Sociale di Arte. Cultura ed Attualità edito dall’Associazione Accademia Internazionale D’Italia (A.I.D.I.) senza fini di lucro Presidente Fondatore: Sandro Anselmi Direttore Editoriale: Sandro Anselmi Direttore Responsabile: Stefano De Santis Segretaria di Redazione e Coord: Cristina Evangelisti Impaginazione e Grafica: Cristina Evangelisti Consulente Editoriale: Enrico De Santis Reg.Trib. VT n. 351 del 2/6/89 Stampa: Tipolitografia A.Spada La realizzazione di questo giornale e la stesura degli articoli sono liberi e gratuiti ed impegnano esclusivamente chi li firma. Testi, foto, lettere e disegni, anche se non pubblicati, non saranno restituiti se non dopo preventiva ed esplicita richiesta da parte di chi li fornisce. I diritti di riproduzione e di pubblicazione, anche parziale, sono riservati in tutti i paesi. 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Le informazioni custodite nello archivio di Campo de’ fiori verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati il giornale e gli allegati, anche pubblicitari (legge 675/96 tutela dati personali). Campo de’fiori 8 Protegge i tuoi valori Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25 01033 Civita Castellana (VT) Tel.0761.599444 Fax 0761.599369 [email protected] Il personaggio misterioso Vi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto nella foto sotto. I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto a ricevere un premio offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta: Bar Alessandrini snc di Alessandrini B.e C. Via Vincenzo Ferretti, 86 Civita Castellana (VT) Tel. 0761.518298 Campo de’fiori 9 Una Fabrica di ricordi storie e immagini di Fabrica di Roma di Sandro Anselmi La Settimana Santa G ià un mese prima della solenne processione del Venerdì Santo, noi ragazzi del rione San Rocco andavamo raccogliendo tantissime fascine di legna di vite per accendere il “focaraccio”. La legna disponibile in quantità in quel periodo, era appunto la potatura delle viti, che i contadini cedevano volentieri per lo scopo. Noi ragazzi, così, le trascinavamo con fatica fuori dai campi, per portarle sulle spalle fino al piazzale dove veniva rappresentato il Golgota. Quella montagna di fascine veniva accumulata a formare una grande pira, cava all’interno, così che potevamo giocarci, nascondendoci come in una capanna. Tante cose intanto succedevano in quella Settimana Santa quando, chiuse le scuole venivamo in aiuto alle mamme che erano indaffaratissime per preparare le pizze di Pasqua. Esse venivano impastate e messe a lievitare sopra le tavole per il pane, coperte dalla mantiglia (una sorta di duro canovaccio che serviva per coprire e dar calore alle pizze ed al pane in lievitazione) e per aiutarne il processo venivano accesi, vicini, dei lumini che le scaldavano con la loro fiammella. Nel frattempo, l’addetto al forno del quartiere, doveva essere un buon temporeggiatore e mantenere vivo il fuoco perché potesse servire a turno, tutte le comari. Noi facevamo continuamente la spola tra il forno e le case per poter far collimare i tempi e godevamo del gusto di poter aiutare, di tanto in tanto, il fuochista, rifornendolo di fascine. Una volta uscite dal forno, ancora calde, le pizze di Pasqua venivano bagnate, sulla parte superiore, con la chiara dell’uovo battuta perché la crosta potesse indurire e diventare lucida. Le pizze da noi particolarmente gradite, erano quelle istantanee perché, a differenza di quelle classiche, erano più morbide e dolci. Esse erano condite con diverse essenze come alchermes, strega o amaretto che eravamo comandati di acquistare dal farmacista, il quale le versava in un bicchiere, mezzo pieno di zucchero, portato da casa. L’impasto di queste ultime era talmente dolce che si aspettava di poter leccare, con le dita, il contenitore dove era stato lavorato. Mentre la pizza istantanea restava morbida per giorni, l’altra classica, si induriva rapidamente, cosicché i vecchi l’ammorbidivano in un buon bicchiere di vino. Tornando al Venerdì Santo, nelle prime ore del pomeriggio gli operai alzavano le tre Croci proprio ai bordi del piazzale, di rimpetto alla pira di legna, e vi inchiodavano il Corpo di Gesù che coprivano con un lenzuolo. Allora noi, che avevamo giocato e ci eravamo divertiti nei giorni precedenti, ci sentivamo investiti da un senso di responsabilità per la riuscita dell’evento, mentre il quartiere veniva tutto pervaso da un’aria di sacralità. La sera, quando giù nel paese usciva la processione dalla chiesa, c’era quello di noi più veloce, che faceva da staffetta fra la testa del corteo che avanzava e gli addetti all’accensione del “focaraccio”. Quando su dal Golgota si udiva avvicinarsi il suono della banda ed il rumore delle catene trascinate dai piedi dei cirenei incappucciati, il ragazzo che era già tornato trafelato per la corsa, sollecitava, impaziente, l’accensione del fuoco. Allora i bagliori, le lunghe fiamme, illuminavano l’arrivo composto della banda, poi della statua della Madonna, seguita dalle pie donne e poi i Cirenei. Seguiva la Compagnia della Buona Morte con le lanterne accese e la grande Croce, portata con uno sforzo immenso alla cinta e tenuta dritta, in equilibro, impugnando i suoi due manici. Noi ragazzi provavamo una ammirazione particolare per il personaggio che portava la Croce, perché pensavamo dovesse essere il più forte di tutti, per sopportare un peso così grave. Poi seguiva la predica del prete con il volto illuminato dalla luce delle fiamme e tutto il popolo era attento e triste. Al momento della deposizione del Cristo Morto dalla Croce, i fedeli raggiungevano l’acme del trasporto spirituale e qualche lacrima scivolava dagli occhi stanchi delle nonne presenti, specie in quelle più anziane. Alla fine la processione riprendeva la strada del ritorno e le note tristi della banda, il salmodiare dei fedeli, lo strisciare delle catene, si affievolivano man mano che scendevano giù verso il centro del paese. Allora alcune vecchiette portavano a casa un po’ di quella brace Sacra, dentro a dei secchielli di alluminio e noi, che avevamo tanto lavorato in quei giorni, restavamo attorno alla montagna di carboni ardenti, soddisfatti delle nostre fatiche. Si stava bene al caldo ed era bello guardarsi illuminati da quella luce insolita, mentre si facevano discorsi che ricordavano i fuochi degli anni precedenti. Alla fine, quando le ultime scintille si nascondevano sotto la cenere ed il freddo incominciava ad incedere, tornavamo alle nostre case sperando che l’anno dopo avremmo potuto ripartecipare al rito, perché non ancora troppo grandi d’età, ma che poi, una volta cresciuti, avremmo potuto finalmente portare la Grande Croce. 10 Campo de’fiori Lettere al direttore Fra le tante lettere ed altrettante e-mail che arrivano da parte dei nostri affezionati lettori, che ringrazio, ho scelto di pubblicare quella della signora Orietta perché ha trattato un valido argomento. Confesso che avevo già scattato queste foto perché reputo veramente importante la realizzazione dei marciapiedi sulla circonvallazione, come pure la pavimentazione dello spazio sterrato che collega Via Belvedere Falerii Veteres al ponte del Forte del Sangallo. Questo infatti è il percorso obbligato per chi proviene dai parcheggi, una volta attraversate le strisce pedonali. DENUNCIA DI UNA MAMMA Gentilissima redazione di Campo de’ fiori. Sono una giovane mamma di Civita Castellana ed ho una bambina di 11 mesi. Fin qui tutto normale. Il motivo che mi ha spinto a scrivere questa lettera è che da un po’ di tempo, quando esco con la mia bambina per andare a fare una passeggiata con il passeggino, non c’è alcun posto dove poter passeggiare a piedi. Questo credo sia un problema di tutte le mamme. Cerco di spiegarmi meglio: se passo davanti a Via Ferretti o Via Panico, il marciapiedi è inesistente e si rischia che le macchine che passano ti mettano sotto. Per evitare ciò sei costretto a camminare in mezzo alla strada e a bloccare il traffico. Un’altra strada che si potrebbe fare è la circonvallazione Falerii Veteres, che è tutta assolata. Andrebbe proprio bene se non fosse che anche li non c’è traccia di marciapiedi e, in una strada di scorrimento come è questa, è veramente pericoloso provare a camminare in mezzo alla strada. Ho notato che ultimamente sono sorti nuovi marciapiedi, come quello di Fontana Quaiola, ma lì le rampe d’accesso non sono rampe ma gradini molto alti che si fa fatica a far salire un passeggino! E questo non è un grosso problema soprattutto per i diversamente abili ? Qualora poi riuscissimo a salirci è impossibile camminarci con un passeggino in quanto il percorso non è lineare e scorrevole ma interrotto dalla presenza di alberi. ED ECCO ALLORA CHE BISOGNA TORNARE A CAMMINARE IN MEZZO ALLA STRADA!! E non parliamo poi della strada che da Via Masci porta al Ponte Clementino (quella dove da poco sono stati rifatti i muretti di cinta). Anche qui, nonostante la presenza del marciapiede, per poter scendere ci sono 5 gradini e manca del tutto la rampa. Si torna a camminare in mezzo alla strada!!! Stessa musica in via della Repubblica e a Via Terni, all’altezza del Supermercato Superconti. Si fanno tante chiacchiere per abbattere le barriere architettoniche ed invece a Civita Castellana ne costruiamo di nuove??? Non sono una giornalista ma una semplice cittadina. Spero di essere abbastanza chiara perché credo che questo sia un problema che non sta particolarmente a cuore solo a me in quanto mamma, ma a tutti. Con la speranza che possiate pubblicare questo mio piccolo sfogo, porgo cordiali saluti. Orietta. Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina, Vasanello, Soriano Nel Cimino, Vitorchiano, Bagnaia, Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola, Ronciglione, Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano, Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese, Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto, Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia, Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale Monterano, Mazzano, Campagnano, Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San Paolo, Torrita Tiberina, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto, Riano, Ostia, Nettuno, Anzio, Fregene e nei migliori locali di Roma, in tutte le stazioni MET.RO. Spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’estero, inviato ad Istituzioni Culturali e sedi Universitarie italiane e straniere, a personaggi politici, della cultura, dello sport e dello spettacolo. Via Belvedere Falerii Veteres marciapiede di Via F. Petrarca Benvenuto... - alla Dott.ssa Loredana Filoni che curerà una rubrica di pediatria e quella delle interviste ai personaggi dello spettacolo; - a Maria Cristina Caponi che si occuperà di news cinematografiche trattandone la critica. - al Dott. Carlo Cattani, 30 anni di passione musicale, fondatore di radio private negli anni ‘70, manager di Rock Band, collaboratore in alcuni management di gruppi indipendenti, collaboratore di Rock fanzine Francese, che segnalerà opere discografiche di autori emergenti e dischi di particolare pregio storico. - all’arch. Massimo Santini, il quale è presente nella rubrica SCOPRI L’ARTE di questo numero e che porterà su Campo de’ fiori i personaggi dello spettacolo che operano “dietro le quinte” . Il Direttore e la redazione mitico locale di Lando Fiorini è nella rosa dei migliori locali romani, dove potrete trovare Campo de’ fiori. Campo de’fiori 11 Suonare ! Suonare ! ciò che si.....sente è Il “deus ex machina” Andrea Pavoni ha aperto il suo “ treadel Dott. sure box “ e ne ha Carlo Cattani tratto gemme di intensa valenza emotiva . …si perché “FROM THE TREASURE BOX”, ultima release del progetto GREENWALL, di cui è leader l’ eccellente tastierista e compositore, Andrea Pavoni , è un viaggio tra emozioni , sensazioni , stupori, abilmente organizzato con l’ausilio di ottimi partners. Le “essenze” musicali , riposte per alcuni anni nello “scrigno dei preziosi ” di Pavoni, sono ora diffuse per il piacere di tutti coloro che hanno orecchie e menti disposte a viaggiare a bordo di un confortevole tappetto musicale a tariffa “rich cost” con servizi di bordo a base di impennate rock , virtuosismi classici , accelerazioni jazz rock ,! Che “il “ragazzo” ha studiato, con profitto, i “classici” e i grandi del jazz si sente e noi gliene siamo grati di questa sua diligenza poiché ha saputo sapientemente concertare , in questo cd , le sue pulsioni di musicista “colto” , con le prestazioni musicali e interpretative degli altri compagni di viaggio . Un’ esecuzione da mandare giù tutto d’un fiato senza precauzioni per l’uso ….il sovradosaggio è fondamentale , non dannoso , per una completa, soddisfacente degustazione ! “FROM THE TREASURE BOX” rappresenta il 3° capitolo del GREENWALL Project ( prima c’erano stati le opere “Il Petalo del Fiore e altre storie-1999 ” e “ Elektropuzzles –2000”) ma il primo realizzato contando su i Greenwall in concerto un’effettiva line-up in fase di registrazione …..infatti nei precedenti “episodi” , gli interventi esterni erano stati occasionali o addirittura inesistenti : “Elektropuzzles” era stato interamente , magistralmente, eseguito alle tastiere dal ns. Andrea . Tra i brani , da assaporare come si sorseggiasse un buon vino , spiccano “Il cunicolo”, unica track scritta a 4 mani con il bass player Fabio Zoeli Ciliberti , impreziosita da una bella interpretazione vocale di Sofia Baccini (ospite proveniente dal gruppo Partenopeo dei Presence) che dà voce anche a “ Dondolando su laghi di smeraldo” e “Preludio…to the end” , “Pollicino”, condotta a “voce” dall’ espressiva Michela Botti (vocalist titolare della band ) ,la lunga suite di “Preludio …to the end (26 m.) ”. Oltre la musica , la cosa che potrebbe passare ai “posteri” è la bella copertina e l’annesso booklet ad opera dell’illustratrice Serena Riglietti , autrice affermata nel mondo dell’illustrazione e grafica , nota alla massa per essere l’ideatrice delle copertine della serie dei libri di Harry Porter in Italia : un bel lavoro grafico e di illustrazione ,che da solo vale l’acquisto del cd, a sostegno delle “visioni” musicali di Pavoni ! 60 ca minuti di vitalità musicale ….che non è poco ! Scheda sintetica Band : GREENWALL Origine : Roma Genere : progressive ( influenze jazz rock -classica-canzone d’autore) discografia : “Il petalo del fiore ed altre storie” 1999 Mellow records “Elektropuzzles” – 2000 Mellow records “ From the treasure box” – 2005 Rock Revelations partecipazione a progetti :-“Kalevala” –Musea 2002 (3cd):opera rock ispirata al poema epico Finlandese Greenwall “KALEVALA” ; i Greenwall sono presenti con il brano “THE WEDDING” -The letters/an unconventional Italian guide to King Crimson”- 2004 Mellow records (2cd+EP) i Greenwall sono presenti con un loro personale del brano tributo ai K.C. di “Larks tongues in Aspic/parte 1°” -“The Colossus of Rhodes” – 2005 Musea brani ispirati al film omonimo degli anni ’60 di Sergio Leone: i Greenwall sono presenti con la lunga suite (25 min.) di “The secret passage” . LA FORMAZIONE Andrea Pavoni (piano e tastiere) Alfredo De Donno (tastiere) Michela Botti (voce) Stefano Marazzi (batteria) Riccardo Sandri (chitarre) Fabio Ciliberti (basso) approfondimenti-informazioni varie e acquisto cds : consulta www.greenwall.it copertina Greenwall Campo de’fiori 12 Come eravamo di Alessandro Soli I MITICI ANNI ‘60 L e minigonne, i pantaloni a zampa d’elefante, i capelli lunghi, il Juke-box, la 500, la Alessandro Soli rivolta studentesca, il rock, “la dolce vita”, i Beatles. Quanti sono i ricordi di quegli anni, gli anni della mia gioventù, della gioventù di una generazione “di mezzo”, che viveva un nuovo “rinascimento”, dopo la barbarie della seconda guerra mondiale. Erano gli anni del cosiddetto “Boom economico”: nelle case cominciavano ad apparire la televisione, il frigorifero, la lavatrice, il giradischi, il phon, tutto si poteva comprare a rate. Se la Fiat 600 era il traguardo di ogni capo famiglia, la 500 rimaneva nei sogni dei diciottenni di allora, era uno degli “status simbol”, specialmente se con i pneumatici “più larghi” e il motore elaborato “Abarth”. Le ragazze rinnovavano il loro abbigliamento, passavano dalle morigerate gonne sotto il ginocchio alla“minigonna”, che arrivava prepotentemente dall’Inghilterra, insieme ad una musica strana, ritmica, affascinante e originale, quella dei Beatles. Noi maschietti invece, cercavamo di imitare nell’abbigliamento l’idolo nascente della canzone italiana: Adriano Celentano, con i suoi calzoni a “zampa d’elefante” e gli stivaletti da cow boy ereditati dal grande “Elvis”. In ambedue i casi, questi capi di abbigliamento valorizzavano le forme che madre natura aveva dato ai giovani più fortunati. Infatti, se la minigonna suscitava strane fantasie erotiche indossata su due belle gambe, lunghe e affusolate, non da meno era il risultato dei calzoni attillati e a zampa d’elefante, che il “paino” di turno sfoggiava con andamento lento e dinoccolato. La discoteca di quegli anni era molto particolare, perché non c’era, mi spiego: la musica si poteva ascoltare solo nei bar, d’inverno al chiuso,in genere nello stesso locale dove avveniva la mescita, d’estate all’aperto, magari nel piazzale antistante l’esercizio. Ma da dove veniva questa musica? Essa veniva sprigionata da un “aggeggio”(passatemi il termine) straordinario, che arrivava direttamente dall’America, sua maestà il “Juke-Box”. In genere aveva la forma tondeggiante, era coloratissimo, ed aveva due tastiere , una con le lettere dell’alfabeto, l’altra numerica, che ti permetteva di selezionare, dopo aver introdotto la moneta nell’apposita fessura, il tuo disco preferito. Che emozione, e quale stupore quando, dopo aver fatto la selezione, ti appoggiavi sulla parete di plexigass, e vedevi quel piccolo braccio meccanico che agganciava il 45 giri e dopo averlo trascinato lo adagiava sul piatto girevole. Avevi selezionato B5, H16, e G9, era appena partito Please Please me ( B5) e già pensavi a Pregherò (H16), poi mentre pregustavi la terza ed ultima selezione She loves you (G9) , partiva Sapore di sale ( G8), t’eri sbagliato, ma eri felice lo stesso, perché girandoti , guardavi languidamente lei, e quella canzone così romantica, rappresentava il tuo messaggio d’amore, che non eri riuscito ancora a trasmetterle. copertina originale del disco dei Beatles - Novembre 1963 ... continua Campo de’fiori 13 Campo de’ fiori è la più grande vetrina per i tuoi affari. La pubblicità su Campo de’ fiori arriva e “porta bene” ed entra nelle case di centinaia di migliaia di lettori Indovina l’Artista Di lato è riportato il particolare di un famoso quadro denominato “La Primavera”. Sai dirci chi l’ha dipinto? I primi tre che indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione riceveranno un simpatico omaggio offerto dal Centro Parati di Selli Vittorio Tel. 0761.513117 [email protected] Storia e Geografia Sai dirci da quale monte nasce il Tevere? i primi tre che indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione, riceveranno un simpatico omaggio offerto da SAMU Informatica VISITATE I NOSTRI SITI WWW.CAMPODEFIORI.BIZ WWW.ACCADEMIAINTERNAZIONALEDITALIA.IT WWW.CAMPODEFIORIONLINE.IT Ristorante-Pizzeria Sala da ballo - cerimonie meeting Il Sabato liscio - latino americano balli di gruppo Via F. Petrarca snc - 01033 Civita astellana Tel. 0761.514186 Cell. 334.3073679 e-mail: [email protected] Tessuti Via Rio Fratta, 11 Civita Castellana Tel. 0761.513946 Campo de’fiori 15 INCONTRO CON UN ROMANO D.O.C. ALFIERO ALFIERI L’artista che ho incontrato, incarna lo spettacolo popolare più verace, schietto e spontaneo che, tutt’ora, si può trovare nelle sue originali rappresentazioni che, da anni, si svolgono al della Dott.ssa Teatro Rossini, in un Loredana Filoni angolo ridente di romanità, a due passi da Largo Argentina, nella Piazzetta di Santa Chiara a Roma. Questo è l’unico spazio esistente, nella capitale, nel quale si può assistere alla commedia romanesca. Dialetto, questo, che essendo ormai sempre meno usato nelle rappresentazioni di teatro giovanile, viene egregiamente tenuto in vita dal direttore artistico del Teatro, appunto Alfiero Alfieri. Alfiero Alfieri è nato a Roma il 6 Ottobre del 1942. Il padre Ardilio, era ispettore della Coca-Cola, mentre la madre Rosa, casalinga. Alfieri ha sentito, sin dall’infanzia, una grandissima passione ed uno smodato desiderio di calcare le vette del palcoscenico. Così, a quindici anni, iniziò come imitatore e showman, in varie compagnie teatrali. Il suo primo, grande maestro, fu l’indimenticabile Aldo Fabrizi. Ma l’occasione della vita gli arrivò nel ’70, quando si presentò al Teatro Rossini, presso la compagnia di Checco Durante. Lì venne assunto inizialmente come suggeritore. In seguito, data la sua grande vena artistica, il maestro lo promosse “attor giovane” e da lì è cominciata la grande ascesa artistica di Alfieri, costellata da innumerevoli successi e riconoscimenti personali, il più importante dei quali, la sostituzione del suo professore, Checco Durante, al Rossini, nella stagione 1990/91 quando, grazie alle sue performance, il teatro tornò agli antichi fasti. Oggi, la compagnia Checco Durante è interamente diretta da Alfieri, che vi rappresenta due commedie per due mesi all’anno. L’artista è sposato ed ha due figli. Una in particolare, Monica Paliani, ha recitato con il padre fino allo scorso anno mentre, que- st’anno, collabora dietro le quinte. Lo spettacolo del quale vi parlerò è, appunto, quello al quale ho assistito personalmente un paio di settimane fa, dal titolo “E mò ricominciamo da capo”. E’ interamente inedito e scritto dal genio creativo di Alfieri. La vicenda si svolge nella Roma degli anni ’60, nella casa di un fiero sessantenne, vedovo, con una figlia. Arrivato alla soglia della pensione, con grande orgoglio e dignità, il ‘nostro’ personaggio (Giovanni è il suo nome) si vede costretto a rimettere la testa sui libri, per sostenere un esame che gli consentirebbe di ottenere la licenza media e poter così andare in pensione con un grado superiore. Inizialmente, Giovanni è sconcertato ma poi, il suo carattere tipico del romano un po’ sardonico e pieno di immaginazione, trasformerà questo evento in una situazione tragicomica, piena di doppi sensi, gags ed anche improvvisazioni con gli attori e con la partecipazione del pubblico che variano di sera in sera. Ed appunto il coinvolgimento del pubblico in sala (del tutto casuale) è una particolarità che Alfieri, da sempre, utilizza nei suoi spettacoli. Questo rende tutto originale e pieno di sorprese che, in base alle risposte del pubblico, variano ogni sera ed è, a mio avviso, il punto di forza della creatività di questo genio di comicità quale è Alfieri. Io stessa, ed anche mio marito, siamo stati “interrogati” più volte su innumerevoli situazioni inerenti la commedia e, ad un certo punto, mi sono quasi ritrovata “catapultata” nelle sorti della commedia (sembrando quasi attrice io stessa! Alfieri mi perdonerà l’azzardo), quando a richiesta dello stesso, ho “aiutato” a portare ad un esito positivo, il suo esame di inglese! La cosa mi ha molto divertita e messa veramente ad un contatto umano con l’intera compagnia (bravi tutti!)! Sul finire, con mia grande sorpresa, ho ricevuto anche i ringraziamenti di Alfieri!!! La cosa che mi ha colpito in quest’uomo è stata la sua grandissima umanità, disponibilità e, soprattutto, grande umiltà, con le quali mi ha accolto nel suo camerino! (Non mi aveva mai conosciuta prima). Ne è scaturita una breve, ma piacevolissima, conversazione. Mi sembrava di rivolgermi ad un amico fraterno e non dimenticherò mai con quanto calore umano, il grande attore ha abbracciato me e mio marito nel congedarci. Molto cara anche la consorte e la signora Ines. Grazie a tutti voi! Grazie Alfiero! A presto rivederci. 16 Campo de’fiori Album Civita Castellana - 8 Marzo 1967 - Scuola Media I°D foto della Sig.ra Basso Iosana Civita Castellana - anni ‘50 Festa della Madonna delle Piagge Foto del Sig. Giuseppe Sorge Corchiano - anni ‘60 - foto della Sig.ra Severina Iannoni Campo de’fiori ei ricordi Civita Castellana - 1957 Festa della Madonna delle Piagge, foto del Sig. Francesco Barboni Sergente Bergamasco Varone Fiore (Gustavino) 17 18 Campo de’fiori Album d Campo de’fiori 20 Anni ‘70 - Club Juventus di Civita Castellana. Foto del Sig. Morzelli Pietro 1984 - Scuola Rugby di Civita Castellana. Foto della Sig.ra Cipriani Vincenza Se vi riconoscete in queste foto venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere p dei ricordi Anni ‘60 - Torneo di Calcio dei Bar Foto del Sig. Vittorio Nizzoli 3 Settembre 1989 - Scuola Calcio di Civita Castellana Campo de’fiori pubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite. 21 22 Campo de’fiori L’Angolo misterioso Nella foto sopra è riportata una via di Civita Castellana. I primi tre che la identificheranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto a ricevere un premio offerto dalla Vinicola Mancini Via M.Masci,19 Civita Castellana (VT) T.0761.513182 Ab.T.0761.517601 Via della Repubblica, 6 Civita Castellana (VT) Tel e Fax 0761.51.32.17 e-mail: [email protected] Campo de’fiori 23 Il Sottotenente Aldo Costantini Civita Castellana 7 Settembre 1920 - Campo di prigionia di Suzdal (Russia) Febbraio 1943 Prof. Arch. Enea Cisbani Sono trascorsi sessantadue anni dalla ritirata dell’esercito italiano in Russia nel Gennaio del 1943. Saggi, libri, pubblicazioni di vario genere, memoriali e articoli di giornale si sono occupati della vicenda storica in modo frammentario e personalistico, senza però tracciare un quadro storico – politico e militare definitivo, che ricostruisca in maniera documentata ed oggettiva il reale impegno, in termini di uomini e mezzi, dell’ esercito italiano nella tragica guerra di Russia. All’interno di questa crudele pagina di storia, che ha travolto i destini di tanti italiani, si colloca la vicenda umana e personale di un giovane civitonico, ALDO COSTANTINI, Ufficiale dei Bersaglieri, tragicamente scomparso in Russia nel Febbraio del 1943. Il giovane Aldo, nasce a Civita Castellana il 7 Settembre del 1920, figlio di ARNOLFO COSTANTINI e MARIA MARIANI. Primo di tre fratelli, Aldo-Vasco-Elva, abitava con la sua famiglia, in un palazzo di Via del Castelletto, poco distante dalla Piazza Matteotti. La sua infanzia e giovinezza trascorrono normalmente fino all’età di 18 anni, quando, conseguito il diploma di scuola superiore viene ammesso al Collegio Militare della G.I.L., Gioventù Italiana del Littorio, con sede in Monte Mario a Roma. All’entrata in guerra dell’Italia, 10 Giugno 1940, viene ammesso a frequentare il Corso Allievi Ufficiali di Complemento, sezione Fanteria, della Scuola della Farnesina in Roma. Al termine del corso viene assegnato al 12° Reggimento Bersaglieri, 92° Battaglione, 11^ Compagnia, dislocato a Cavriago (Reggio Emilia). 22 Giugno 1941: Le armate tedesche, con reparti Ungheresi e Rumeni, invadono l’Unione Sovietica, dando così inizio all’Operazione Barbarossa, una delle fasi belliche più cruente della Seconda Guerra Mondiale. In pochi mesi le armate naziste raggiungono i sobborghi di Mosca e stringono d’assedio Leningrado, lasciando dietro di loro massacri e crudeltà inenarrabili. Mussolini e lo Stato Maggiore Italiano decidono l’invio nell’Ottobre del 1941 di un corpo di spedizione, in codice C.S.I.R. - corpo di spedizione italiano in Russia - composto da tre divisioni e 5600 automezzi, per un totale di 60.000 soldati. Nell’Inverno 1941-1942, i tedeschi, preso atto delle grandi difficoltà e dell’inaspettata reazione dell’Armata Rossa, chiedono agli italiani un notevole salto di qualità, in termini di mezzi e uomini, nel loro impegno nel teatro della Guerra di Russia, e questi inviano un secondo contingente – in codice AR.M.I.R(Armata Militare Italiana in Russia), composto dal I° Corpo d’Armata Alpino, Divisioni TRIDENTINA, JULIA, CUNENSE con il supporto della Divisione di Fanteria VICENZA e dall’8^ Armata Italiana, composta dalle Divisioni RAVENNA, COSSIRIA, PASUBIO, TORINO, CELERE, SFORZESCA e LITTORIO, per un totale di 225.000 effettivi. La Divisione LITTORIO inquadrava i Bersaglieri e il Reggimento del Tenente Aldo Costantini. All’Ottobre del Sottotenente Aldo Costantini a cui è dedicata la Sez.dei Bersaglieri di Civita Castellana 1942, 285.000 italiani, tra soldati e ufficiali, si trovavano in Russia e il fronte di guerra si era praticamente stabilizzato nella zona sud della Russia compresa tra i fiumi Don e Volga e nel triangolo delle attuali città di Rostov, Kotelnikovo e Majkop. Un fronte di guerra di oltre 100 km. di sviluppo. Dal 16 Dicembre 1942 al 2 Febbraio 1943 in queste zone si svolse una delle più cruente battaglie della storia, il cui epicentro fu una piccola città sul Volga in cui si sarebbero decisi i destini del mondo: Stalingrado. Gli italiani, tra il Luglio e il Novembre del 1942, con il 1° Corpo d’Armata Alpino e l’8 Armata, a tappe forzate, si schierano nella zona a nord di Kalac e Stalingrado, sul fiume Don, con la Terza e Quarta Armata Rumena, mentre i tedeschi coprivano il centro con la Sesta Armata impegnata nell’inferno di Stalingrado. Il reparto del Tenente Costantini, da Cavriago raggiunge Pola: dalla città istriana il convoglio militare parte nel Luglio 1942 per arrivare, dopo un mese di viaggio tra città ungheresi e polacche, nelle zone assegnate ai bersaglieri comprese tra le località russe di Rostow e Arbusow. Dall’esame dei documenti militari ben 20 furono i giovani di Civita Castellana che partirono per il Fronte Russo e di essi soltanto cinque ritornarono a casa. All’alba del 16 Dicembre 1942, l’Armata Rossa del Maresciallo Zukow, per rompere l’assedio di Stalingrado, scatena una potente offensiva forte di tre milioni di soldati, tremila carri armati e 2000 aerei: le linee italiane dopo una iniziale tenuta vengono sopraffatte e costrette alla ritirata. Le divisioni VICENZA e LITTORIO, per coprire la ritirata del grosso delle truppe italiane si sacrificano perdendo numerosi soldati in cruente battaglie. Dai rapporti militari, si legge che il 6^ Battaglione Bersaglieri della LITTORIO del Tenente Costantini, viene fatto prigioniero dai russi nella battaglia di Starobesk del 24 Dicembre 1942. Gli ottomila soldati italiani superstiti, con numerosi feriti e con un convoglio militare vengono allora condotti nel campo di prigionia di SUZDAL, una città a nord di Mosca, ricavato all’interno di un Monastero Ortodosso, dove il Tenente Costantini colpito da febbre e tifo petecchiale muore nel Febbaio 1943. Viene sepolto, insieme con altri soldati, in una fossa comune. 1° Corpo d’Armata Alpino: 33.120 italiani morti, senza contare i feriti e i congelati, su un organico effettivo di 43.580 unità. 8° Corpo d’Armata: 84.830 morti e dispersi, 29.690 feriti e congelati su un totale di 229.005 effettivi. Numeri e cifre impressionanti. Nel 1963 il numero dei soldati italiani appartenenti all’ARMIR, rientrati dalla prigionia in Russia è di 10.087 unità. Secondo dati forniti dall’ ufficio dell’ONU per i rifugiati nel 1956, i dispersi e i morti in Russia ammontano a 63.654 italiani. Nel 1991, con l’apertura degli archivi sovietici, il numero reale ammonta a 84.550 soldati, di cui si ignora la sorte. Nel celebre romanzo di Guareschi “Il Compagno Don Camillo”, il parroco emiliano, sotto mentite spoglie al seguito di una comitiva di comunisti italiani comandata da Peppone, si era recato nell’Unione Sovietica. Arrivati nei pressi di un piccolo centro abitato, Don Camillo e un compagno di viaggio che aveva un fratello morto in Russia nella stessa località, decidono di andare a trovare il cimitero dove era sepolto con altri soldati italiani, ma arrivati sul luogo, scoprono che al posto delle croci cresceva un rigoglioso campo di grano. Di fronte allo stupore dell’amico, Don Camillo pronuncia la ormai celebre frase: “compagno, chi ha avuto venti milioni di morti in guerra non può certo preoccuparsi degli ottantamila che gli lascia il nemico…”. In memoria del Tenente ALDO COSTANTINI e dei soldati italiani morti e dispersi in Russia. Seconda Guerra Mondiale - Cartoline Militari 24 Campo de’fiori Amarcord i luoghi dell’infanzia Piazza San Gregorio secoli, tutto l’antico splendore e semplicità dell’originaria architettura. La piazza, intitolata proprio a San Gregorio, libera dalle auto e dal caos cittadino di cinquant’anni fa, il 3 Settembre, in occasione della ricorrenza del Santo, veniva addobbata a festa con tante bandierine colorate. Don Giacomo Pulcini era il parroco che un tempo aveva cura di quella piccola perla, insieme alla chiesa di San Francesco situata nella vicina Piazza Matteotti e, dopo aver officiato la Santa Messa, organizzava una grande festa con giochi e divertimenti per tutti i bambini del centro storico. Per tutta la giornata essi venivano riuniti in piazza e qui si sfidavaChiesa di San Gregorio Magno no in divertenti giochi come il tiro alla fune, la corsa coi sacchi, la ncastonata in una piccola piazzetta cuccagna e la gara a chi mangiava più spadel centro storico di Civita Castellana, si ghetti, già conditi col sugo, avendo legate erge l’antica chiesa romanica di San le mani dietro la schiena. Ma per vedere la Gregorio Magno. Essa ha conservato nei I di Cristina Evangelisti piccola piazza e tutta Via San Gregorio piena di bambini non era necessario aspettare il giorno in cui ricorreva la festa del Santo. Tutti i giorni, bambini e bambine chiassosi animavano le strade. I maschietti giocavano a fare la guerra o a chiapparella, le femminucce a campana, a corda o a fare le mamme. L’antico rione era, specialmente nelle belle serate estive, sempre pieno di donne che, sedute in gruppetti lungo la strada, prendevano il fresco e si scambiavano qualche piccolo pettegolezzo. In tempi più recenti mi ricordo quando anch’io, ancora bambina, durante le vacanze estive, trascorrevo la mattinata nel vicoletto che costeggia la chiesa. Quello era il posto più sicuro per noi bambini per evitare di essere investiti da quelle poche macchine che circolavano. Mi ricordo che giocavamo a palla, a uno due tre stella, con le bambole ed ogni tanto ci scappava qualche piccola scaramuccia. Il tutto fino a quando verso le dodici e trenta, la mamma non ci chiamava dalla finestra perché papà era rientrato dal lavoro ed era ora di pranzo. Non appena la calura delle prime ore del pomeriggio aveva allentato la sua morsa, eccoci di nuovo pronti a scendere giù o’ vicoletto fino a sera. E la piccola chiesa, sempre li, faceva da cornice a tanta gioia e spensieratezza. Oggi le automobili, i parcheggi e il forte traffico hanno preso il posto a quei bambini. Campo de’fiori L ’angolo del Bebè Il “mestiere” di mamma è un’avventura da affrontare giorno per giorno, con grande serenità e fiducia nel proprio “istinto”. Tuttavia, qualche informazione non guasta e così, da questo a cura della mese, curerò una Dott.ssa Loredana Filoni rubrica, attraverso la quale, fornirò informazioni, consigli e curiosità su questo “mondo” meraviglioso che è l’infanzia: soprattutto perché, a volte, per insicurezza, si rischia di prendere buoni i consigli, non sempre “illuminati”, di amici e parenti od i classici luoghi comuni di cui, purtroppo, il campo medico abbonda. Così, di mese in mese, tratterò i più svariati argomenti concernenti la prevenzione, la salute e la cura del bebè, dalla nascita allo svezzamento, augurandomi di poter sfatare “quei soliti errori” che si commettono, inevitabilmente, per ansia e troppo amore, nei confronti dei piccoli. Come primo, breve, argomento introduttivo, vorrei dare dei consigli su come proteggere la pelle del neonato. Delicata e sensibile, necessita di accorgimenti particolari. La pelle dei piccoli non possiede ancora il naturale “film idrolipidico” (un sottilissimo strato di acqua e grassi) che è naturalmente presente nella cute dell’adulto, per proteggerla dalle aggressioni degli agenti esterni. Quindi, il bebè, và adeguatamente “pro- L’angolo ... cin cin Ci accingiamo in questo nostro nuovo appuntamento a parlare di ciò che completa la nostra degustazione, ovvero l’ Esame Gustativo. Attraverso questo esame, si cerca di rilevare dal nostro bicchiere se sono presenti anomalie del sapore e soprattutto se ci sono alterazioni in atto. In questa fase si possono riconoscere sia i diversi sapori, sia le sensazioni tattili chimiche e termiche, avendo così la possibilità di valutare la struttura ed il corpo del nostro vino e poter così arrivare a darne un giudizio sull’equilibrio, l’intensità, la complessità e la qualità gustativa. Vediamo ora quali sono i costituenti di questa “affascinante bevanda” che influenzano l’ Esame Gustativo e le sensazioni che forniscono al nostro palato: - Gli zuccheri, che ci regalano la sensazione gustativa della dolcezza e donano al vino quella che in gergo tecnico viene detta la morbidezza; - Gli alcoli, che danno al vino la sensazione tattile del calore, apportano anch’essi la morbidezza e attraverso gli archetti che si formano agitando il nostro bicchiere, attribuiti alla glicerina, ci informano sulla consistenza, ovvero sul grado alcolico della nostra bottiglia; - Gli acidi, con la loro sensazione gustativa della freschezza e dell’acidità, apportano al nostro cavo orale la salivazione; - Un’altra sensazione tattile, ci viene donata dai tannini (non sono presenti nel vino bianco) che ci trasmettono la sensazione dell’astringenza (la sensazione è simile a quella che abbiamo addentando un frutto acerbo); - I sali minerali ci offrono la sensazione gustativa della sapidità (sapore salato), che spesso è data dai vitigni che sono coltivati in zone salmastre, anche qui nella nostra bocca avremo la sensazione della salivazione; - Quando poi ci troviamo in presenza di vini frizzanti, una buona parte la fanno le bollicine che ci forniscono vivacità e briosità in bocca e potremmo quindi dire che l’anidride carbonica ci regala un’altra sensazione tattile: la pungenza. -Arriviamo infine alle sensazioni retronasali che ci danno gli aromi in bocca e quindi il gusto ed il sapore effettivo del nostro vino. Uovo ballerino Or accingiti a fare, ciò che vigor ti potrà donare. Un miscuglio di energia, che può metterti allegria. Un frullatore prendi già, e riempilo a metà. Or ti chiedi tu con cosa, di zucchero e di ghiaccio, tritato, a iosa. Poi metti prima di frullare, due tuorli e marsala senza abbondare. Ora accendi il frullatore, e intanto gustati l’odore. Un minuto è armai passato, il frappè è preparato. Già ti vedo splendere in viso, un solare e lucente sorriso. Erminio Quadraroli 25 tetto”, onde evitare rossori ed irritazioni. Nei primi mesi è necessario lavarlo con attenzione: meglio evitare le acque calcaree che potrebbero alterare la barriera protettiva cutanea. Usare, quindi, prodotti specifici per neonati (a base di agenti liporestitutivi, vitamina B5, calendula e timo). Dopo il bagnetto applicare SEMPRE creme restitutive a base di ossido di zinco, in special modo nelle zone dove c’è maggior sfregamento con gli abiti; sulle restanti parti del corpo, invece, è sufficiente un’emulsione leggera che rispetti il PH naturale della pelle. Il viso e le mani, invece, necessitano di prodotti privi di profumi e contenenti ingredienti vegetali come, ad esempio, estratti d’avena. di Letizia Chilelli Accertato ora lo stato di perfetta salute del nostro vino, possiamo servirlo e lasciare così che anche i nostri commensali ne apprezzino tutte le qualità. A questo punto non ci resta, quindi, che parlare delle varie temperature di servizio del vino, per poter esaltare ancora di più le qualità che abbiamo elencato in questo e nei nostri precedenti appuntamenti: Vini Spumanti 8°C; Vini Bianchi 8°C – 10°C; Vini Rosati e Secchi 10°C; Vini Bianchi, Rosati con residuo zuccherino 12°C; Vini Rossi poco tannici 14°C; Vini Rossi medio tannici 16°C, Vini Rossi tannici 18°C; Vini Passiti e Liquorosi 8°C – 18°C. Diamo ora anche un rapido sguardo ai vari tipi di bicchieri che ci permettono di apprezzare il vino al meglio: -Flute per vino spumante, ma se ci troviamo in presenza di vino spumante dolce e aromatico essa può venir sostituita dalla classica coppa; -Bicchiere slanciato per i vini bianchi sapidi, vini rossi giovani e novelli ed i classici vini rossi mediamente invecchiati; -Bicchiere arrotondato ed allungato per esaltare il bouquet dei vini bianchi frizzanti; -Bicchiere leggermente svasato per i vini rosati; -Bicchiere grande e panciuto per i grandi vini rossi, austeri e molto invecchiati. Ultimamente però si è assistito ad un cambio di alcuni di questi bicchieri per alcune tipologie di vino, ma di norma questi bicchieri possono essere utilizzati per ogni esigenza. 26 Scopri l’Arte Massimo Santini nasce a Roma l’11 Maggio del 1942 e la sua prima culla è il cassetto di un mobile, posto all’interno di un rifugio antiaereo. Vive il primo dopoguerra scoprendo, ragazzo, guasti, miseria ed orrori prodotti Arch.Massimo Santini dal conflitto ed il vivere tali esperienze forgerà il suo animo portandolo a battersi in difesa di deboli ed oppressi e contro ogni forma d’ingiustizia. Questi ideali avranno una notevole influenza non solo sulle sue tele, ma su tutta la sua attività artistica. Dal padre, uomo politico di vasta cultura, eredita grinta, amore per la libertà ed una profonda passione per la conoscenza ed in particolare per la letteratura e la musica. Dalla madre eredita uno spirito estremamente creativo ed un’alata fantasia. Fin dagli anni della fanciullezza, tutti i materiali (matite, pastelli, gessi, chine etc.) diventano amici inseparabili, tutte le superfici diventano una ideale tela per un’avventura espressiva. Ancora alle scuole medie, si distingue partecipando ad una mostra collettiva riservata a studenti, organizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione a Roma, nel Palazzo delle Esposizioni. Studioso ammirato dei classici, soprattutto del Caravaggio, è tuttavia attratto dalla ricerca e dalla libertà espressiva degli artisti del periodo impressionista, soprattutto Gauguin e Van Gogh e tale scoperta lo stimola a dare inizio ad un’attività pittorica che non conoscerà soste, per molto tempo. Ancora diciassettenne trova ospitalità in uno studio collettivo a Roma a Via Margutta. Sono gli ultimi anni di fermento artistico della celebre via, animato dalla cosiddetta “Scuola Romana”, prima del suo declino. In questo periodo, Santini, ha tuttavia occasione d’incontrare artisti noti come Mafai, Monachesi, Omiccioli, Giampistone, Purificato, Fantuzzi etc. e soprattutto Renato Guttuso, di cui subirà in parte un positivo influsso in relazione al segno deciso ed alla solare policromia. Nel 1959 esordisce in una importante collettiva a Frascati nella Villa Torlonia; partecipano alla mostra, animata dalla ‘verve’ di Novella Parigini, anche alcuni tra i più noti artisti dell’epoca. Più che le mostre, sempre ‘collettive’ per ovvi motivi economici, per Santini gli anni sessanta rappresentano un periodo intenso di sperimentazione e ricerca del proprio “io”. Dopo una brevissima escursione nell’astrattismo, che in quegli anni annoverava numerosi adepti, ma che appaga solo la sua curiosità, trova la sua strada nella rappresentazione di un neo-realismo, proposto a volte crudo nella sua essenza, a volte sfumato con sottile ironia ed a volte richiamato attraverso l’uso di simboli. L’ambizione al titolo di studio da parte dei genitori, tipico dei tempi, lo ‘costringe’ ad iscriversi alla facoltà di Architettura di Roma e la rivoluzione studentesca del 1968 lo troverà sulle “barricate” a difendere il diritto allo studio per tutti ed a tentare di realizzare il sogno di un mondo nuovo, più onesto. Nel 1970 Massimo Santini sposa la cesenate Annamaria Chersoni (vero nome Nedy) che sarà, non solo la fedele compagna della sua vita, dandogli due figli maschi, ma anche modella, saggia consigliera ed amministratrice della sua produzione. La sua attività si fa sempre più intensa: si occupa di Campo de’ fiori di Cristina Evangelisti restauro architettonico, pubblica, attraverso la facoltà di Architettura di Roma, uno studio urbanistico sulla sistemazione del territorio interessato al Parco Nazionale d’Abbruzzo, scrive nel 1971, con la collaborazione dell’amico fraterno Umberto D’Errico (famoso driver ed allenatore di cavalli), un trattato sull’ambiente e del rapporto di quest’ultimo con l’uomo nella vita ‘en plein air’ intitolato Area Ecosociologica (la pubblicazione viene usata dalla Regione Lazio come guida per la legge n. 10 sulle aree di sosta). Il comune di Castelnuovo (a Terme di Suio) gli commissiona un progetto per la salvaguardia della macchia mediterranea nel suo territorio (il progetto pur finanziato da CIPE non sarà realizzato per interventi politici). Scrive numerose liriche che non riuscirà a pubblicare che qualche anno più tardi. I colori delle sue tele si accentuano, ma ancora non trovano l’esplosione desiderata. La lettura di Noa Noa (lettere di P. Gauguin nella sua avventura polinesiana) lo convince che l’unico modo di proseguire la sua ricerca, è quello di tuffarsi in una natura primordiale, non contaminata profondamente dall’intervento umano. Nel 1972 parte per il Venezuela in visita ai parenti della moglie ed è proprio in quella natura così fortemente contraddittoria, dagli indigeni della foresta amazzonica ai grattaceli ed alle favelas di Caracas, che la ricerca si compie. Nel 1986 stringe un sodalizio artistico con lo scultore e pittore sardo Manuel Campus, artista della non violenza, da tempo residente a Spoleto, con cui condivide tematiche ed identità d’ideali. L’incontro con Campus consente a Massimo Santini, non solo di realizzare numerose mostre personali nel periodo del Festival spoletino, ma dalla collaborazione dei due artisti e sede nello studio-castello di Manuel Campus, nasce un mensile d’arte ‘Il Casale’, una festa popolare d’arte ed artigianato ‘La Frasca’ con rappresentazione di tutte le arti, ed un Centro Culturale che favorisce la conoscenza di artisti noti ed emergenti. Durante la seconda edizione della Festa (1990), Santini è autore della commedia teatrale in due atti ‘Il Diavolo fa le pentole ma …” e ne cura la scenografia. La commedia è messa in scena nel teatro IL CASALE (Bazzano di Spoleto) e resta in cartellone nei due anni successivi. Nel 1988 Massimo Santini è ideatore e direttore artistico di Castellarte88 (Abbruzzo, comune di Castellalto), dove tenta la rivalutazione dei territori dell’entroterra attraverso la conoscenza delle arti maggiori e dell’artigianato colto e popolare. Collaborano con l’artista e si esibiscono con la propria arte i pittori Bellardi, Canova, Campus, Porzano, Maidoff, il Maestro organista G.Carnini, la prima ballerina dell’opera di Roma M. Parrilla, la concertista M.Crudeli, il quintetto d’archi dell’orchestra di Santa Cecilia, l’attrice V.Chiarini, il sestetto Piana-Valdambrini, la New Orleans Jazz Band di C. Loffredo, l’ottetto italiano di fiati, la regista RAI F.Turvani, la musicista M.Bruni e tanti altri, compresa l’intera popolazione come mano d’opera volontaria. Nel 1991 Massimo Santini viene inviato, insieme a Campus, in Svizzera, a Berna, dall’Istituto d’Arte e Professioni CISAP, a celebrare, con una mostra personale, il 25° anno dalla fondazione dell’Istituto. In quell’occasione, Massimo Santini realizza la tela storica PROCESSO ALL’UOMO (olio su tela mt 1,50x3,50) inaugurata dal Console Italiano a Berna e donata all’istituto. Ancora oggi è meta di visitatori. L’anno successivo sarà la volta dello stesso Consolato d’Italia ad ospitare la mostra di Santini e Campus. Nel 1997 Massimo Santini pubblica una raccolta di poesie intitolata IO CIRANO che raccoglie il meglio di trent’anni di collaterale attività poetica a lungo ‘tenuta in un cassetto perché la poesia spesso non trova estimatori né editori’. Dopo la scomparsa della sua Nedy (2002), colpita da un male incurabile, l’attività artistica di Massimo Santini ha subito un periodo di stasi, tanto da far temere un definitivo abbandono, ma dal 2004 la vita e la passione artistica hanno avuto il sopravvento e l’artista ha ripreso con rinnovato fervore la sua opera. Conosco l’ architetto Massimo Santini da moltissimi anni per motivi professionali, ma solo oggi ho scoperto in lui un grande artista e un grande uomo, dal carattere fermo ma dolce allo stesso tempo, che lo porta in ogni momento della sua vita, a cercare negli altri l’intima essenza e a capire e comprendere l’altrui disagio, l’altrui dolore o disperazione. E’ proprio il disagio dell’uomo che colpisce maggiormente l’animo di Santini e questa intima percezione, tramutandosi in arte, esplode in magnifici quadri, carichi di travolgenti colori che, a loro volta scatenano nell’animo di chi li osserva un turbine di sentimenti e pensieri. Il periodo storico vissuto dal Santini, lo ha portato ad essere spettatore di drammi umani come quello della durezza e la povertà della vita nelle campagne ed, in seguito, dell’emigrazione verso paesi stranieri. Negli occhi dei personaggi da lui dipinti c’è tutta la drammaticità di chi, lasciando la sua terra, per raggiungere l’ignoto, ha comunque la speranza di una vita migliore da poter offrire alla propria famiglia. Negli anni che vanno dal ’70 all’ ‘80, quelli del boom economico, Massimo Santini è testimone di una nuova realtà, quella giovanile, che cambia col cambiare dei tempi e si ritrova di fronte alle aberrazioni portate proprio dal benessere. Ecco, allora, che i suoi dipinti ritraggono giovani nel pieno della loro vita e delle loro facoltà, distrutti e ridotti come larve da una effimera polvere bianca. Ammiro Massimo Santini come uomo e come artista perché, in tutti e due, emerge la necessità di avvicinarsi all’ essere umano e di comprenderne i pregi e, soprattutto, i difetti , con la speranza di capirne la vera natura e lo scopo della sua esistenza. Campo de’ fiori 27 Alcune opere del Maestro Massimo Santini 28 Campo de’fiori nostri desideri a spese degli altri, rovinando così il nostro rapporto con loro. Chi mette in atto frequentemente un comportamento aggressivo, tende ad affermare se stesso con arroganza e prepotenza,senza tenere in consideCentro di Diagnosi e Terapia Neuropsichiatrica, razione le opinioni e le esigenze Psicologica, Logopedica, Psicopedagogica altrui. Il presupposto è”Solo uno di noi due può vincere:se io vinco tu Via T.Tasso 6/a - Civita Castellana (VT) perdi”. Viene attuato da chi è fondamentalmente insicuro e timido e si Tel. 0761.517522 sente a disagio:aggredendo per primo vuole prevenire attacchi da parte degli CHE COMPORTAMENTO altri. Possiamo considerarci aggressivi se METTI IN ATTO.... vogliamo che gli altri si comportino come fa PASSIVO? piacere a noi, se prevarichiamo, dominiamo, AGGRESSIVO? manipoliamo , se non accettiamo di poter ASSERTIVO? sbagliare, se non ascoltiamo gli altri mentre “Accidenti, avrei dovuto parlano e interrompiamo frequentemente dire così, avrei dovuto avendo scarsa stima dei nostri interlocutori. fare cosà e invece non a cura della Dott.ssa Se capita che qualcuno ci chieda un passagho detto nulla, ma la Emilia Grassetti gio fino a casa sua e ciò ci porterebbe a fare prossima volta farò Psicologa un giro più largo e siamo già in ritardo e diversamente”: a volte, rispondiamo: “Oggi ho poco tempo e posso in seguito a una discussione con una persosolo darti un passaggio fino alla fermata delna, è questo quello che pensiamo dentro di l’autobus” abbiamo messo in atto un terzo noi mentre ce ne andiamo. Altre volte, invetipo di comportamento: quello Assertivo. ce, dopo una discussione, ci rendiamo conto Chi si comporta in maniera assertiva considi aver risposto troppo duramente e di aver dera importanti i propri diritti, bisogni, desiesagerato nell’infierire. Nel primo caso deri, li esprime senza imbarazzo e cerca di abbiamo adottato un comportamento sociasoddisfarli e, allo stesso tempo, fa in modo le Passivo, nel secondo Aggressivo. In che i propri interessi non vengano ad intacmomenti diversi possiamo dunque adottare care i bisogni degli altri. Essere assertivi stili comunicativi differenti,ed è per questo significa, dunque, avere un comportamento che parliamo di –comportamento- Passivo e efficace e adeguato per ottenere il risultato Aggressivo. C’è poi chi mette in atto con più desiderato, comunicarlo con autenticità, frequenza un comportamento piuttosto che senza essere sottomessi o aggressivi, rispetun altro, adottandolo in maniera preferentando il proprio interlocutore. La stima di sé ziale. rappresenta un elemento essenziale, in Per comportamento Passivo si intende quanto conferisce una sensazione di adequello in cui subiamo le situazioni senza reaguatezza e la capacità di sentire i propri zioni apparenti, in cui non affermiamo le bisogni importanti quanto quelli degli altri. nostre idee, sposando e avvalorando quelle Essere assertivi significa assumersi le degli altri e svalutando il nostro comportaresponsabilità di quanto si dice e si fa, accetmento. Siamo Passivi quando tendiamo a tare il punto di vista degli altri e le critiche inibire le nostre emozioni, dalla rabbia, alla costruttive, rifiutando quelle manipolative o gioia, all’amore alla frustrazione, a causa di svalutanti, riconoscere ed esprimere le momenti di imbarazzo, tensione, ansia, sennostre emozioni. Mai dire “si”, quando si vortimenti di colpa.Il presupposto da cui si rebbe dire “no”!!”. E’ molto importante saper parte è “Io sono meno importante degli dire “no” al momento giusto: assertività è altri”, di conseguenza l’obiettivo che muove allora anche rifiutare ciò che non si desidera la nostra azione è quello di essere accettati, e perseguire coerentemente i propri obiettidi evitare di attirare l’aggressività degli altri vi. e il conflitto. Il comportamento passivo è Per muovere i primi passi verso un comporattuato in maniera preferenziale da chi si tamento più assertivo, non dobbiamo innansente inadeguato in una situazione e ha zitutto negare a noi stessi di dirci quello che paura delle conseguenze di un comportasentiamo. Avvicinarci ai nostri vissuti emomento diverso. Possiamo dunque considezionali è, infatti, la prima modifica che dobrarci passivi se non riusciamo a dire “no”, se biamo effettuare in noi stessi:imparare a abbiamo difficoltà nel comunicare agli altri riconoscere i nostri sentimenti, a dare loro il ciò che pensiamo e ciò che proviamo, se loro giusto nome. Il secondo passo è quello dipendiamo dal giudizio altrui e abbiamo di imparare a manifestare i nostri sentimenbisogno dell’approvazione di questi. ti tramite il corpo:attraverso la nostra Siamo Aggressivi quando realizziamo i gestualità, le nostre espressioni facciali, il nostro sguardo, il tono della voce in modo che l’emozione non venga soffocata. Inoltre ha un ruolo centrale nello sviluppo della capacità di essere assertivi, il raggiungimento della consapevolezza dei diritti della persona (diritto di dire “no”, “non capisco”, “non mi interessa”, diritto di commettere errori accettando di esserne responsabile etc..) fondato sul principio di reciprocità e sulla distinzione fra comportamenti passivi, aggressivi o assertivi che garantisce il rispetto di sé e degli altri.Il passo successivo consiste nella conquista della stima di sé, nello sviluppo della capacità di apprezzare se stessi e gli altri e la disponibilità a valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza.In ultimo vi è la capacità di autorealizzarsi intesa come consapevolezza di poter decidere della propria vita. Training all’assertività risultano essere particolarmente utili per affrontare i comportamenti bullistici cioè azioni di sopraffazione, che mirano deliberatamente a ferire con desiderio di intimidire e di dominare e che spesso sono persistenti.Il fenomeno del bullismo nelle scuole elementari e secondarie è un fenomeno sempre più frequente e, per coloro che ne sono vittima, è difficile difendersi e spesso provano il desiderio di non andare a scuola.E’ probabile che perdano sicurezza e autostima rimproverandosi di attirare le prepotenze dei compagni. Questo influisce sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento e può determinare in alcune occasioni sintomi di stress come mal di stomaco, mal di testa, incubi o attacchi d’ansia.Le vittime dei comportamenti bullisitici hanno bisogno di esercitarsi a lungo su come parlare alle persone e su cosa dire loro, combinando ai messaggi verbali un linguaggio del corpo adeguato che esprima sicurezza come stare ben eretti e guardare negli occhi.Le affermazioni assertive possono essere molto utili per replicare agli insulti, alle prese in giro o alle provocazioni fisiche minori. I bambini possono imparare a dire: “Non mi piace quando fai cosi’,voglio che tu smetta” e non cedere ai raggiri e alle minacce. Possono imparare a dire “no” e ad adottare la tecnica del disco rotto che consiste nel continuare a ripetere la stessa affermazione assertiva in risposta a una prepotenza accompagnata da minacce (Sharp e Smith, 2002). La padronanza dell’assertività si apprende, i progressi personali rinforzano la pratica, migliorano gli scambi di comunicazione e la crescita della stima del valore personale. Tutto questo assicura maggior consapevolezza e serenità nell’affrontare le situazioni quotidiane problematiche, facilità di relazione, soddisfazione e benessere personale. EUROSTUDIO srl Centro Elaborazione Dati P.zza della Liberazione, 2 Civita Castellana (VT) Tel 0761.516250 30 Campo de’fiori Cari amici la storia di Noel si arricchisce sempre più di nuove avventure. Conservate gli inserti e ... buona lettura dai vostri Cecilia e Federico soggetto e testo Sandro Anselmi continua sul prossimo numero... Campo de’fiori 31 I° Crush Golf Cup 2005 “Non solo un avvenimento mondano o pubblicitario” dell’Avv. Stefano De Santis ROMA - Domenica 27 Febbraio. Nello splendido scenario del Golf Club Parco di Roma di Via Due Ponti si è svolta la 1° CRUSH GOLF CUP. La manifestazione si è svolta con la formula Louisiana a squadre. l’Avv. Stefano De Santis e Giovanni Bifano di Tele Ambiente 1 SAT Circa un centinaio i concorrenti che alle dieci di domenica mattina si sono presentati ai nastri di partenza. La maggior parte della gara si è svolta con tempo incerto, ma questo non ha impedito la buona riuscita della manifestazione. Ricco il montepremi con gli orologi Crush . La 1° Coppa Crush Military Watch nasce poiché la azienda costruttrice ha sentito l’esigenza di presentare al grande pubblico un prodotto di nicchia, riservato ai militari e ai corpi più specializzati. Si tratta infatti di un orologio con particolarità costruttive specifiche per esigenze di robustezza e di durevolezza come pure di antiallergicità e di resistenza estrema in tutte le situazioni ( in acqua ,nella polvere, in volo). La Crush nasce infatti nel 1933 come azienda produttrice di orologi per un pubblico appassionato del genere militare. Successivamente si è dedicata solo ed esclusivamente alla fabbricazione di orologi per le forze armate. Dopo circa 60 anni la Crush rientra sul mercato civile con modelli particolari prodotti su specifiche militari. Oggi produce per varie forze armate impegnate in operazioni di peacekeeping, garantendo la solidità e la precisione di un orologio unico nel suo genere. La seconda esigenza di cui la Crush vanta un primato assoluto, è l’aver devoluto una percentuale su tutta la produzione ad opere umanitarie. A questo fine ha stretto una partnership con l’AISA (Associazione Nazionale per la lotta alle Sindromi Atossiche) e con lei organizzerà molti eventi sportivi nel calendario del 2005 : si va dai Campionati di Endurance Laziali ( sport durissimo che equivale alla maratona a cavallo ), in accordo con la Federazione FISE LAZIO , ai campionati di Salto Ostacoli, alla selezione di Miss Bellezza 2005 ,con le riprese televisive e la patnership della Giovanni Bifano Gruop ,che ha messo a disposizione spazi televisivi sia Dott. Francesco Restaino, Dott. Carlo Rossetti Presidente AISA, Avv. Stefano De Santis sul sistema di irradiazione satellitare , sia su una televisione a diffusione regionale . Ma il coinvolgimento delle aziende alla formazione del gruppo si è esteso anche alla Grizzlies Football team, per l’organizzazione di nuovi avvenimenti sportivi rivolti alle giovani leve di uno sport di alta evoluzione oggi in Italia , al fine di creare ulteriori eventi a beneficio e per la raccolta di fondi che servono per la costruzione di un Ospedale nel Comune di Ardea per il rico- l’Avv. De Santis nell’intervista per Tele Ambiente vero e la cura di malati di Talassemia, ma soprattutto per la ricerca e la prevenzioni delle Sindromi Atossiche che ad oggi sono state isolate dai ricercatori e che interessano, sotto tutti le forme, qualche milione di individui. La Crush sarà infine Sponsor Ufficiale del Campionato di Football americano che si svolgerà in Italia e soprattutto , come vero fiore all’occhiello , delle Olimpiadi Militari , di cui vanta l’esclusiva, e che si svolgeranno in giugno. Tra tutti questi avvenimenti il prossimo appuntamento al Golf di Roma è ora rimandato a fine Aprile con la 2° Crush di Golf A.I.S.A.CUP , poiché i fondi a beneficenza non bastano per la costruzione dell’Ospedale ,e ogni iniziativa porta quel qualcosa in più che aiuta e rende meritevole ogni sforzo: la CRUSH MILITARY WASTCH- LA BIFANO GROUP- FISE LAZIO Sezione Endurancela Grizzliies Football Team, si sono prefissati questi obiettivo umanitario e vogliono mantenerlo. Scopri lo Sport Vi invitiamo ad indovinare il noto personaggio sportivo riportato nella foto a fianco. I primi tre che indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto ad uno sconto del 30% sul primo acquisto presso la FLASH JEANS di Fabrica di Roma Campo de’ fiori 32 Roma che se n’è andata: l ANTICHE OSTERIE E TRA Nell’ottocento crebbero notevolmente le Osterie Romane, ma per conoscerne l’esatto numero, bisognerà attendere l’anno 1854 allorquando il Cav. Alessandro Rufini dà alle stampe il libro dal titolo: “Notizie storiche intorno all’origine dei nomi di alcune Osterie, Caffè, Alberghi e Locande esistenti nella città di Roma” che annovera ben seicentodue nomi di Osterie e Trattorie ubicate all’interno delle mura della città alle quali ne vanno aggiunte, come precisa lo stesso autore, altre centotrentanove che “non portano alcun nome”. Il libro fu compilato confidando “nel criterio degli uomini di senno, i quali sapranno meglio di ogni altro considerare la utilità dello scopo del presente mio debolissimo opuscolo, come i storici sapientissimi considerarono e si valsero con tanto comune vantaggio delle antiche cronache, talune volte redatte da meschini e zotici fraticelli, che altro non contenevano se non le semplici quotidiane notizie delle cose accadute nel tempo di loro vita e che sarebbero rimaste nella oscurità, se l’esercizio di pazienza del compilatore, non ne avesse conservata la rimembranza”. Queste notizie hanno il grande merito di costituire un documento eccezionale di vita romana riuscendo a trasmetterci, ricostruire e farci rivivere alcuni tratti popolari della fisionomia di un mondo perduto ed oggi appena credibile. Premesso che poche di quelle Osterie possono ancora oggi inalberare le antiche insegne quali Tre Re, Sole, Capanna, Fortuna, Cinque Lune, Leon d’Oro; osserviamo che esse, non di rado, hanno determinato il nome di particolari elementi della configurazione stradale come Pantani, Argentina, Ponte Rotto, Testa Spaccata, Scrofa, Popolo, Colonnato, Piazza, Scalone, Clementino, Quattro Fontane, Villa Cecchina, Rotonda, Torre Nona; così come alcuni nomi sono rievocativi di una particolare epoca quali Rimessa, Rimessone, Spiazzo, Mondezzaio, Chiavica, Chiavichetta, Passetto, Fontanella o di vitali mestieri vedi Barcaiolo, Beccamorti, Macellaretto, Stagnaro, Coronari, Falegnami, Carrettieri. Trattare delle antiche Osterie di Roma non vuole avere il senso del recupero di ciò che il tempo ha radicalmente e inesorabilmente modificato ma, piuttosto, il significato di trasmettere ai più giovani le notizie inerenti un luogo fisico, l’Osteria appunto, in cui si è fatta e costruita un pezzo della storia della città, storia intesa come lo snodarsi di quella quotidianità che determina il costume ed il carattere di un popolo; mentre, per i più anziani, il parlarne potrà essere assunto a pretesto per il recupero di sensazioni, sentimenti, sapori e per guardare a questi locali con tenerezza e, forze, anche con una punta di rimpianto. Ancora, parlare delle antiche Osterie Romane entro le mura impone la descrizione, sia pure sommaria, di quegli edifici che le accoglievano e che avevano struttura architettonica tra la più varia trattandosi, in realtà, di civili abitazioni adattate a posto di rifugio per viandanti e pellegrini; erano, generalmente, locali non molto lumi- nosi in cui tutto, l’arredamento, l’odore, il clima familiare che trovava la sua massima espressione nella figura dell’oste e della moglie, tradiva quel carattere di dignitoso atteggiamento tipico di un certo modo d’intendere il mestiere dell’oste, atteggiamento che, sia pure in pochi casi, è ancora possibile rintracciare. In realtà ciò che più si avvicina al nostro modo di intendere l’Osteria, è quel luogo d’incontro e di discussione di gente delle più diverse estrazioni sociali, tutta gente che, come dice Trilussa (Carlo Alberto Salustri, 1871-1950): “… spera e ch’ha bisogno de vedè, armeno in sogno, quer che nun trova ne la vita vera…”. Peraltro, la ricerca delle diverse aspirazioni, sarà una costante delle Osterie Romane, prima con Pasquino, sarcastico e mordace commentatore dei vizi e dei difetti dell’epoca papalina e dopo, mediante l’acquisizione di una coscienza sociale che troverà pratica attuazione nell’episodio risorgimentale della Repubblica Romana. Proprio per questo motivo il Potere ha sempre tenuto d’occhio le Osterie, come dimostrano i numerosi editti che stabilivano le pesanti gabelle che i gestori erano tenuti a pagare o che, nei casi estremi, determinavano la loro chiusura con il pretesto di misure precauzionali poste in atto allo scopo di evitare il diffondersi di epidemie; certo, ad onor del vero, le condizioni igieniche delle Osterie non dovevano essere delle migliori, ma se si tiene conto delle condizioni generali della città in quell’epoca, non erano di certo questi locali gli unici focolai. Il rapporto con gli avventori che venivano in contatto con le Osterie è stato piuttosto controverso, infatti si passava dal parere espresso da visitatori stranieri i quali assumevano atteggiamenti di incontenibile ammirazione, ad un disprezzo altrettanto incontenibile espresso da alcuni autori nostrani che ne davano una descrizione a dir poco inquietante, fermo il fatto, che in questi affascinanti e mitici locali si consumavano portate uniche. Ne è stato autorevole testimone Gabriele D’Annunzio che scriveva: “… era la moglie dell’oste una vecchietta rubizza, il cui perpetuo sorriso, irradiandosi per le rughe, pareva avesse cento labbra, ella serviva quel pan biondo che porta nella crosta due fenditure come due belle ferite rammarginate dal forno e, nell’insalata di mesticanza, erbe molto delicatissime e, la tonda caciottella, quel candido tenero umido formaggio che sembra serbare la più fresca verginità del latte sotto la sua liscia buccia…” . Caratteristica essenziale delle Osterie è quella di aver saputo conservare, nel corso del tempo e a dispetto dei tumultuosi eventi verificatesi, quell’aria di semplicità tipica di un posto nato come luogo d’incontro per le classi più semplici fino ad assumere un clima goliardico successivamente mutato in uno più serioso, tanto da ispirare la formazione di un gruppo di giornalisti, intellettuali e uomini politici che potevano discutere dei destini della Patria davanti ad un buon bicchiere di Frascati. Sia pur brevemente, passiamo ora alla descrizione di qualcuno di questi affascinanti e mitici locali. Osteria della Vacca a Campo de’ Fiori Succedeva, anticamente, che nella parte storica della città le Osterie offrissero servizi non solo vinicoli e che gli avventori potessero qui alloggiare con le relative comodità compresa la compagnia di una cortigiana e poteva, altresì, verificarsi che qualcuna di queste ultime riscattasse quel locale dove aveva prestato il proprio servizio. Pare sia stato questo il destino dell’Osteria della Vacca dal nome non troppo elegante riscattata da Madonna Vannozza Cattanei o de’ Cathaneis, amante dell’allora Cardinale Roderigo de Borja Y Doms – Rodrigo Borgia, per dieci anni Governatore di Civita Castellana e futuro Papa Alessandro Sesto tra il 1492 ed il 1503, dal quale ebbe quattro figli: Cesare – il Duca Valentino, Juan, Lucrezia e Jofrè. In età matura Vannozza svolse una straordinaria attività come albergatrice. Ebbe, infatti, in affitto l’ Albergo del Piscione e le locande del Leone Grande e del Leone Piccolo tutti e tre ubicati in prossimità delle Carceri di Tor di Nona e, per quel che riguarda l’ Osteria della Vacca , in Campo de’ fiori, posta all’angolo tra Via de’ Cappellari e Via del Gallo, ella la fece restaurare avendo cura di far apporre sulla facciata uno stemma di marmo che recava, oltre l’arme dei Borgia, quella dei Cattanei di Castel San Pietro presso Palestrina e del suo terzo marito Carlo Canali di Mantova. Questo locale, come detto, si apriva su quella Piazza Campo de’ Fiori luogo che vedrà bruciare Giordano Bruno quasi a voler completare l’immagine di cupo e ipocrito potere papalino nascente dal connubio tra un locale di proprietà dell’amante di un Cardinale e il rogo della verità. Bevitoria di Felicetto in Via Mario de’ Fiori Riferiscono le cronache che, in questo caso, piuttosto che trovarsi davanti un oste, l’avventore venisse a contatto con un autentico Monarca il quale, a suo insindacabile giudizio, decideva se un cliente fosse o meno con- Campo de’fiori 33 luoghi, figure, personaggi TTORIE ENTRO LE MURA sono al proprio locale e, superato questo preliminare severo giudizio, succedeva che egli donasse all’avventore medesimo tutta la sua amicizia che si concretizzava nel non lasciarlo mai bere da solo. Ovviamente non si comprende bene se questo fosse autentico amore per il prossimo o piuttosto una scusa per dare sfogo, senza troppi scrupoli, alla propria naturale inclinazione alcolica; resta il fatto che questo oste era più simile al dio Bacco che non ad un venditore di vini. Perilli a Testaccio in Via Mormorata Locale, originariamente ubicato in Via dell’Oca, era assiduamente frequentato dagli operai e dai trasportatori degli animali destinati al vicino mattatoio; è quindi facilmente immaginabile la particolare atmosfera che si respirava in questa Osteria dove nerboruti carrettieri giocavano alla rumorosissima morra con accanto un buon bicchiere di vino bianco ben conservato fresco nelle sottostanti cantine. Vuoi per il vino che qui veniva consumato in abbondanza, vuoi per la natura sanguigna dei vecchi carrettieri ed operai, vuoi per la loro diversa provenienza, arrivavano da Viterbo, Canapina, Civitavecchia, Capena, non era raro che, tra il fumo delle frattaglie cotte nella vicina cucina, balenasse qualche coltello. Piperno in Via Monte de’ Cenci Il locale si appoggia all’antica chiesetta di San Tommaso edificata nel XII secolo, presso la quale ogni anno si celebra una messa in suffragio di Giacomo Cenci autore, assieme alla sorella ed alla matrigna, del parricidio per il quale venne condannato a morte l’11 Settembre del 1599, fattaccio riportato con dovizia di particolari dalle cronache dell’epoca. Ubicato in prossimità del Portico d’Ottavia, come denota il nome del proprietario, ci troviamo di fronte a quella storica convivenza tra il popolo romano e quello della diaspora ebraica; il locale nasce attorno all’anno 1860 allorquando Mosè Piperno prende in affitto una delle stalle di Palazzo Cenci per trasformarla in una vera e propria Osteria. Il menù non era dei più leggeri privilegiando Mosè i filetti di baccalà ed i carciofi, ovviamente alla giu- di Riccardo Consoli dia e se a questo aggiungiamo che l’aerazione del locale non era della migliore, si ha netta la sensazione di quella atmosfera carica di fumo di fritto, mucchi di carciofi accatastati qua e là, gente appoggiata ai tavolini, fiumi di vino bianco e rosso che riempiva i capienti stomaci dei numerosi avventori, ma anche questo era il fascino di questa Osteria. Sembrerebbe che anche i preti frequentassero questo locale gestito da un infedele citando, per poi giustificarsi, la tolleranza evangelica e, a questo proposito ci è stato tramandato un divertente aneddoto risalente ai tempi di Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti (1846-1878). Si racconta di un prelato che, cedendo alle tentazioni della gola, frequentasse con assiduità il locale e che poi, non pago di ciò, lo raccontasse al vecchio Pontefice che soffriva di mal di stomaco il quale, perplesso sul fatto che un sacerdote potesse frequentare un ritrovo di ebrei, si sentiva rispondere che il suo predecessore aveva tollerato gli strali di Pasquino e ricevuto il Rabbino Maggiore, senza contare, che Piperno, questa era la tesi dell’astuto sacerdote, era un artista nel suo genere e la Chiesa aveva sempre difeso gli artisti e l’arte. Davanti a tanto entusiasmo il Papa non potè fare a meno di assolvere l’epicureo prete con l’unico rammarico, probabilmente, di non poter godere anche lui della bontà di tanta sapienza gastronomica. SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL VOSTRO ABBONAMENTO CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE SI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 I miei dati Nome___ ____ ___ Cognome____________________Età_________CAP________Città________________________Prov._______ Telefono______________________e-Mail________________________ Desidero regalare l’abbonamento a: Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 Il regalo è per: Nome__________________________Cognome_____________________Età___Via_________________________________________ CAP_______Città__________________________Prov._____Telefono__________________e-Mail______________________________ effettuerò il pagamento con c/c postale n. 42315580 intestato alla Associazione Accademia Internazionale D’Italia - P.za della Liberazione n. 2 - Civita Castellana Firma________________________________________________________ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo quanto disposto dalla legge n. 675 del 31.12.1996 in materia di “Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita Castellana (VT) Data_______________Firma_____________________________________ Per abbonarti puoi spedire questa cartolina a Campo de’ fiori - P.za della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117 34 Campo de’fiori Pillole di Sapienza Da cosa deriva… “ritornare con le pive nel sacco”? Verso la fine del settecento, si sviluppò un nuovo modo di combattere. Vecchie balestre e archi con frecce infuocate, lasciarono il posto a tuonanti fucili e rumoreggianti pistole. Queste armi, che ora sembrano appartenere alla preistoria, spesso uccidevano più chi le usava che il nemico. Non per questo furono abbandonate, anzi si diede sempre più importanza all’invenzione della polvere da sparo. Parallelamente a questa evoluzione di armamenti si rivoluzionò anche la strategia bellica e il dispiegamento dei fronti. Un esempio di “Rivoluzione Militare” fu la battaglia condotta nella seconda metà del settecento dagli americani contro i dominatori inglesi. Durante la Guerra d’Indipendenza, le truppe sul campo avevano nelle prime file una schiera di suonatori di trombe o cornamuse nel mezzo dei quali dominavano le insegne militari. Il suono sempre più alto di questi strumenti, dava il via ad altre note più cupe e portatrici di morte. Questo “concerto” di armi faceva contare numerose perdite da entrambi i fronti. Da ogni conflitto usciva sempre un vincitore ed uno sconfitto. Questi ultimi, delusi, ritornavano all’accampamento con le bandiere arrotolate e gli strumenti musicali, detti genericamente pive, in un sacco ed ascoltavano amareggiati, in lontananza, il suono del trionfo nemico. Erminio Quadraroli Messaggi Tanti cari Auguri a Alessandro Caon chel’8 Aprile compie 21 anni. Un grosso bacio dalla mamma Paola, papà Antonio e il fratello Stefano Tantissimi auguri al nostro amico “Lollo” dagli amici del “The Club” Tanti auguri a Adriano Scorrano per i suoi 42 anni dalla sua famiglia, i cognati e tutti gli amici. Continua a pag. 39...... Su questa foto pubblicata sul n. 15 di Campo de’ fiori sono state riconosciute: Giulia Paolelli, Coletta Brunelli, Linda De Angelis, la Maestra Adele Carrara, Vanda Zenoni, Giovanna Carabelli, Liliana Peri, Valeria Anselmi, Elsa Angeletti, Rina Corteselli, Adriana Bonfiglioli, Benita Fiorani, Lisida Gentili e Pina Panichelli. In questa foto pubblicata sul n. 15 di Campo de’ fiori sono stati riconosciuti: in alto da sx Mauro Gatti, Mauro Tombolini, Fabrizio Profili, G. Rossi, Braconi, Velio Alessandrini, Luciano Primanni, Francesco Scopetti, Vaselli, Angeletti, Giulio. Fila al centro da sx Franco Profili, Mauro Capi, Rita Evangelisti, Maria Assunta Severini, Miria Frezza, Carlo Bertocci, Sergio Rughi, Pierino Pellegrini. In basso da sx Conchita Marini, Sandra Baldoffei, Daniela Mezzanotte, Mariella Mancini, Chiara Placidi, Maria Luisa De Angelis, Maura Mancini, Villelma Giovannetti. Campo de’fiori 35 Note di Speranza Col riaffacciarsi del terremoto nelle già martoriate terre, dove lo Tsunami ha già mietuto innumerevoli vittime, mi piace ricordare che, fra le tante iniziative comunicateci in redazione, a beneficio di questi popoli, il 16 Gennaio, l’Associazione Musicale Valletiberina, ha tenuto un concerto presso il Santuario di Santa Maria in Vescovio per raccogliere i fondi da devolvere alle popolazioni dell’Oceano Indiano. Un’ora intensa di musica, riflessione, coinvolgimento; poche parole, molto cuore. Sono state queste le linee direttrici lungo le quali è confluita la generosità del numeroso pubblico intervenuto. La musica, dunque, ancora una volta veicolo di solidarietà, fratellanza, pace, speranza. Valori tanto semplici quanto intensi, come il proposito che ha spinto Valletiberina ad organizzare questa manifestazione e cioè ascoltare e interiorizzare il prezioso e severo monito di San Giovanni Crisostomo: “Vuoi onorare il Corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in Chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre il freddo e la nudità…. Il mantello che hai nel tuo armadio è quello del povero coperto di stracci e intirizzito dal freddo”. Il complesso bandistico, sotto la direzione del carismatico maestro, Prof. Regoli (ormai non più una sorpresa anche per il pubblico della Sabina), ha eseguito una preghiera tratta dal “Mosè” di Rossini, il valzer viennese “Le onde del Danubio”di Strauss, l’intermezzo della “Cavalleria Rusticana” di Mascagni, l’aria sulla quarta corda di Bach ed infine il brano di augurio e speranza “Oh Happy Day”. Ma il momento più suggestivo ed emozionante si è avuto, senza dubbio, quando gli allievi della Scuola di Musica Valletiberina hanno voluto tendere idealmente la mano ai loro meno fortunati coetanei del sud-est asiatico; i giovani musicisti – preparati con professionalità e dedizione dai Maestri Dopchiz, Chiodi, Gerini e Batoli – hanno suonato, con la trepidazione e l’entusiasmo dei debuttanti, divertenti duetti e melodie. I veri protagonisti di quel pomeriggio sono stati, comunque, i due salvadanai collocati all’ingresso della Chiesa con i quali sono stati raccolti i fondi che verranno consegnati alla Protezione Civile Nazionale. Alla fine della manifestazione i salvadanai contenevano 647,11 euro. Tanto? Poco? Non importa. Il mare – si sa – è fatto di gocce d’acqua e forse i nostri amici dell’Associa-zione Musicale Valle Tiberina, aggiungeranno altre preziose gocce a questo mare. Cristina Evangelisti Campo de’fiori 37 CIAK SI GIRA di Roberto Moscioni scenario architettonico offertogli dal portico della Posta Vecchia , antico luogo dove i viandanti in viaggio per Roma, stazionavano per il cambio dei cavalli e per rifocillarsi. Proprio qui, nel 1770, il giovane Mozart, accompagnato dal padre, in viaggio verso Roma, vi pernottò e come lui anche tanti altri famosi personaggi della storia. In questo magnifico portone Geronimo Meiner e Carla Gravina, si scambiarono un bacio appassionato, di nascosto dai loro genitori. Mio padre, Fabrizio Moscioni, mi racconta che in quel periodo lui aveva tredici anni e lavorava, come benzinaio, nella piccola stazione di servizio situata accanto all’entrata della Posta Vecchia. Durante le riprese del film, venne più volte sgridato e cacciato dal regista in quanto, la sua curiosità, lo portava a spingersi troppo vicino agli attori tanto da entrare nell’inquadratura della macchina da presa, rovinando più volte la scena. scena del film girata nel portico della posta vecchia Nello scorso numero di Campo de’ fiori abbiamo pubblicato delle bellissime fotografie del film “Amore e chiacchiere – salviamo il panorama”, girato nel 1957 a Civita Castellana. In questo numero vogliamo concludere l’argomento mostrandovi altre bellissime immagini dove vengono riscoperti preziosissimi angoli della nostra ... Piazza Quintana cittadina. Vediamo infatti Piazza Matteotti in una veste insolita dove appare un personaggio che non ha bisogno di presentazioni, ovvero Vittorio De Sica (nel ruolo del Sindaco), che esce con la sua inconfondibile eleganza dai porticati del palazzo comunale accompagnato da un vigile urbano. Quel vigile urbano che, nel film, fa una brevissima apparizione, è un civitonico doc, Umberto Ciucani, un tempo titolare del famoso ristorante “Il Bersagliere” sito in Via Cavour, che, fra una pietanza e l’altra, si ritrovò ad occupare la scena accanto ad un grande del cinema italiano, appunto Vittorio De Sica. Un’altra scena del film molto caratteristica, adiacente a quella di Piazza Matteotti, è Via Giovanni Montanari, conosciuta anche come l’Arco de’ Montanari, dove si vede il giovane Geronimo Mainer che, con la sua bicicletta, si ferma sotto le Via Giovanni Montanari e sullo sfondo finestre della sua amata (Carla Gravina) a l’”Arco de’ Montanari” sua volta affacciata ad un balcone di proprietà di una famiglia civitonica (Cantini) la quale cedette, per un certo periodo di tempo, la propria casa alla produzione affinché fossero girate alcune scene del film. Il regista, Alessandro Blasetti, non poteva non accorgersi ... scena girata in Piazza Matteotti con Geronimo Mainer, del bellissimo Vittorio De Sica e Umberto Ciucani M EL FIL OLO D T I T L INA I INDOV L’immagine qui sotto è tratta da un celebre film. I primi tre che ne indovineranno il titolo e ne daranno comunicazione in redazione, riceveranno un simpatico omaggio offerto da LATINI Campo de’fiori 38 Il consulente di Campo de’ fiori Oggi rispondiamo alla email della Sig.ra Fiorella, la quale ci chiede alcune informazioni in merito ai recenti avvenimenti di clonazione di bancomat e carte di credito. D. Vorrei sapere a chi rivolgermi in caso di clonazione del bancomat e se è previsto un risarcimento del danno eventualmente subito . della Dott.ssa Giulia Radice R. La clonazione di bancomat e carte di credito è un fenomeno che si sta espandendo sempre di più e che rischia, in mancanza di una tutela sufficientemente adeguata, di compromettere in modo diretto gli utenti interessati. Questo tipo di truffa telematica è particolarmente insidioso: l’utente rimane in possesso dell’originale del proprio bancomat o carta di credito e si accorge, pertanto, dell’eventuale clonazione solo a prelievi e pagamenti illeciti avvenuti, vale a dire quando controlla il proprio estratto di conto corrente o della carta di credito. Tecnicamente, la clonazione di bancomat e carte di credito avviene mediante il posizionamento, presso lo sportello bancomat, di una microcamera in grado di “filmare” il codice nel momento in cui l’utente lo digita sulla tastiera, nonché mediante l’apposizione, sopra la fessura dove si inserisce la carta di credito o il bancomat, di un lettore di dati magnetici; in alcuni casi sopra la tastiera dello sportello bancomat viene, addirittura, posizionata un’ulteriore tastiera in grado di decriptare il PIN (personal identification number) all’atto della sua digitazione. Alla luce di quanto detto, è, pertanto, necessario diffidare di sportelli bancomat che appaiano manomessi nonché controllare che sulla tastiera non sia apposto nulla di sospetto e che la tessera bancomat o la carta di credito entrino nella fessura senza alcuno sforzo. Si pensi poi, anche relativamente ai recenti fatti di cronaca, alla maxi clonazione di bancomat messa a segno in alcuni supermercati di Roma e provincia tramite la manomissione dei lettori delle casse ed alla conseguente costituzione, da parte della Polizia Postale e dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), di una taskforce per studiare contromisure alla truffe telematiche. Pertanto, non appena si abbia il sospetto e/o la certezza che il proprio bancomat o la carta di credito siano stati clonati, è opportuno e necessario provvedere al blocco degli stessi, telefonando ai numeri verdi dei circuiti bancomat e carta di credito. Successivamente, il titolare dovrà, munito del codice del blocco rilasciato dall’operatore del servizio clienti, sporgere regolare denuncia dell’accaduto presso Polizia e/o Carabinieri e confermare il blocco del bancomat o della carta di credito alla propria banca o società emittente la carta di credito, mediante raccomandata a.r., allegando anche copia della denuncia. Di fatto, la procedura da seguire è come quella prevista per il caso di furto o smarrimento, ma poiché spesso si viene a conoscenza dell’avvenuta clonazione quando si riceve l’estratto di conto corrente o della carta di credito, il titolare deve, nei 60 giorni successivi al ricevimento dell’estratto, inviare alla propria banca o società emittente la carta di credito, un reclamo scritto corredato della relativa denuncia. Adempiuta la suddetta procedura, l’utente può rivolgersi, per il risarcimento dei danni conseguenti alla clonazione (prelievi indebiti e pagamenti non effettuati), alla banca o alla società Indovina Indovinello... Si spoglia quando incomincia a far freddo. Sai dirmi cos’è ?? emittente, che, in quanto depositarie a titolo oneroso, devono ritenersi tenute al risarcimento (anche se spesso rifiutano i relativi rimborsi): il rischio di illeciti prelevamenti e/o pagamenti dovrebbe ricadere sulla banca o sulla società che fornisce il servizio di bancomat o carta di credito. Tuttavia, spesso accade che la banca o la società emittente la carta di credito si rifiutino di pagare, ritenendo che il comportamento dell’utente sia stato poco diligente. In questi casi si può sporgere reclamo, in prima istanza, presso l’ufficio reclami dei singoli istituti di credito e società emittenti tramite raccomandata a.r. o lettera consegnata a mano e, decorsi 60 giorni senza risposta o in caso di rigetto e per somme non eccedenti gli € 5.165,00, presso l’Ombudsman bancario (una sorta di difensore civico), sempre tramite raccomandata a.r. ed allegando il primo reclamo e tutta la documentazione utile. Si sottolinea come in questi casi l’utente dovrà dimostrare di aver avuto un comportamento diligente; ad esempio lo stesso potrà fare richiesta di acquisizione delle immagini a circuito chiuso filmate dalle telecamere a presidio degli sportelli bancomat o richiedere la lettura della terza banda magnetica di carte di credito e bancomat, di cui pochi conoscono l’esistenza e dove vengono registrati i prelevamenti ed operazioni leciti perché fatti mediante il bancomat o la carta di credito stessi. Comunque, in caso di mancato rimborso da parte della banca o della società che ha emesso la carta di credito, in virtù di un asserito comportamento poco diligente da parte dell’utente, si può, in definitiva, ricorrere all’autorità giudiziaria, che rimane l’unica via per avere soddisfazione dei propri diritti. i primi tre che, telefonando in redazione, daranno la soluzione dell’indovinello riportato qui a fianco, riceveranno un simpatico omaggio offerto dalla profumeria GLAMOUR. Campo de’fiori 39 MESSAGGI 18 Aprile 1955 18 Aprile 2005 Alfonso Foggi e Valentina Profili festeggiano 50 anni di matrimonio Auguri affettuosi dai figli Antonella e Sergio, da Francesco e Lucia, dai nipoti Daniele, Pamela, Viola e Veronica. Auguri da tutta la redazione. Tanti auguri a Federico Anselmi che compie gli anni il 20 Aprile, dalla mamma, il papà, la sorella, zii e nonni. Tantissimi auguri alla Signora Flora Iaffei che compie gli anni il 29 Aprile dalle figlie Roberta e Rossella e da tutti i suoi cari. Infiniti auguri a nonno Mario Domizi che compie 91 anni il 22 Aprile dai figli, la nuora, i generi e i nipoti tutti. Auguri a nonno Mario anche dagli amici che gli vogliono un mondo di BENE Tanti auguri a Marlene Loredana Filoni che compie gli anni il 23 Aprile. Con amore dal marito Francesco 40 Campo de’fiori Annunci -VENDO macchina autocarro, 5 sportelli, Citroen Xsara 1900 Diesel, anno 2000, con aria condizionata, unico proprietario, buone condizioni, manutentata regolarmente da officina Citroen. € 4.000,00 trattabili. Tel. 0761.220625/344576 ore ufficio -VENDO Mercedes E270 CDI, anno 2002, Km 35.000, cambio sequenziale, navigatore, Full Optional, sempre garage, € 35.000,00. Tel 0761.513117 -VENDO moto Ducati Monster 600, anno 2000, ottimo stato, accessoriata. Tel. 340.8451724 -VENDO motorino Gilera 50, anno 1999, sempre garage, buone condizioni. € 650,00 trattabili. T. 0761.573339 -VENDO 2 letti singoli in legno marrone scuro, compresi di rete. € 300,00. 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Tel. 0761.515517 - Il coro polifonico dell’Accademia Muzio Clementi comunica che le lezioni per l’anno 2005 sono aperte a tutti e sono gratuite. Iscrizioni c/o sede Via Gramsci 8, Civita Castellana. Tel. 0761-599662 -VENDO batteria Ludwig originale degli anni ‘60, superclassic, nero ostrica, modello Ringo 41 Star, fusti in legno tre strati mogano - pioppo - acero, rullante 5x14 supra phonic 1962/63, cassa 22”, Tom 13”, Timpano 16”, meccaniche originali, pedale Speed King + Tom fondine picco 12 blu + timpano del 16, 6 custodie, 6 piatti, aste Ludwig. € 2.600,00 Tel. 0761.751473 - 338.3038443. COMUNICATO STAMPA Su iniziativa spontanea di un gruppo di cittadini, il giorno 10.03.2005 si è costituita un’associazione di volontariato ONLUS denominata “UNA MANO AL TUO OSPEDALE”. L’associazione non ha scopi di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale. Essa si prefigge di: 1) Promuovere ogni tipo di iniziativa finalizzata a migliorare lassistenza agli utenti che si rivolgono all’Ospedale di Civita Castellana. 2) Promuovere iniziative per il miglioramento della struttura alberghiera, della diagnostica strumentale e di laboratorio. I soci fondatori dell’associazione sono: Mario Sardi, Luciano Caregnato, Ugo Baldi, Costante Patrizi, Carlo Drogo, Andrea Brunelli, Mara Sprega, Enrico Simoni, Donato Di Donato, Marco Granatelli, Fabrizio Pinardi, Gino Giuseppe Giuri, Adalgisa Ricci, Gaspare Milazzo, Comincio Faggiani, Rocco Fersini. Tutti i cittadini, anche dei centri limitrofi, sono invitati ad iscriversi all’associazione e chiunque volesse collaborare fattivamente può, al momento del tesseramento, comunicare la propria disponibilità per far parte dei gruppi di lavoro istituiti. L’iscrizione all’associazione prevede il versamento volontario di una quota minima di € 5,00 ma naturalmente sono ben accetti versamenti superiori. Agli iscritti verrà consegnata una tessera e una ricevuta del versamento. Per le iscrizioni rivolgersi presso la sede dell’associazione situata in Piazza Matteotti, a fianco dell’ingresso della Curia Vescovile, Tel. 339.8088597. Il 21 e 22 Maggio avverrà la presentazione ufficiale dell’associazione con una conferenza ed una manifestazione pubblica ed il programma verrà successivamente comunicato. I fondi per gli scopi suddetti verranno reperiti attraverso la richiesta di contributi alle attività industriali, commerciali, artigianali ed altre donazioni e con manifestazioni ed attività che verranno organizzate dall’associazione, nonchè salvadanai posti negli esercizi pubblici. Ci sembra doveroso e ci teniamo sia messo in evidenza ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del nostro progetto; in particolare il Dott. Mauro Scopetti, per il lavoro svolto nella stesura dell’atto costitutivo e nel disbrigo delle pratiche burocratiche; la ditta Battaglia di Fabrica di Roma, per la realizzazione del logo; la Tipografia Falisca, per il contributo e la fornitura di volantini, tessere, carta ecc.; Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Divo Zadi, per averci gentilmente concesso l’utilizzo del locale per la sede dell’associazione; l’amministrazione comunale per la concessione dell’aula consiliare, dove si terrà la conferenza, la ditta Caregnato per la fornitura del telefono. IL COMITATO DIRETTIVO L’OGGETTO MISTERIOSO Vi invitiamo ad indovinare l’oggetto misterioso riprodotto nella foto di lato. I primi cinque che lo indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto a ricevere un premio offerto dal negozio IL QUADRIFOGLIO di Foggi Antonella ANNUNCI ECONOMICI GRATUITI PER PRIVATI a pagamento per ditte o società Tel.Fax 0761.513117 Cedola da ritagliare e spedire L’annuncio sarà ripetuto per 3 uscite, salvo diversa decisione della redazione Compilate qui il vs ANNUNCIO GRATUITO e speditelo in busta chiusa a Campo de’ fiori, P.za della Liberazione n. 2 - 01033 Civita Castellana (VT) oppure mandate un fax al n. 0761.513117 o una e-mail a [email protected] TESTO (scivere in stampatello e senza abbreviazioni)......................................................................................................................................... ............................................................................................................................................................................................................................. ............................................................................................................................................................................................................................. ............................................................................................................................................................................................................................. ............................................................................................................................................................................................................................. Gli ANNUNCI GRATUITI sono esclusivamente riservati ai privati. Campo de’ fiori non è responsabile per la qualità e veridicità delle inserzioni. A garanzia dei lettori, Campo de’ fiori si riserva il diritto di NON PUBBLICARE annunci non conformi al presente regolamento o che, a suo insindacabile giudizio, risultino non chiari o che possono prestarsi ad interpretazioni equivoche. Gli inserzionisti prendono atto che, a richiesta dell’Autorità Giudiziaria, Campo de’ fiori fornirà tutte le notizie riportate nella presente cedola. COMMITTENTE: Nome.........................................................Cognome............................................................... Via...................................................................Città........................................................................................... Tel.....................................................................Firma........................................................................................ Campo de’fiori 42 Usa 2004, regia Clint Eastwood, interpreti Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman, scePaul neggiatura Haggis, produzione Albert Ruddy, Tom Rosenberg, Paul Haggis, distribuzione di 01 Distribution, duraMaria Cristina Caponi ta 2h e 17’’. Il settantacinquenne regista americano Clint Eastwood si è mostrato sorridente in volto alla scorsa cerimonia dei premi Oscar, grazie ai quattro trofei ottenuti per: migliore attrice (Hilary Swank), miglior attore non protagonista (Morgan Freeman), migliore regista e miglior film The Million Dollar Baby. Il filmmaker cavalca di nuovo l’onda del successo, com’era già successo con il precedente Mystic River. Questa volta, l’attore scoperto negli anni ’60 da Sergio Leone c’introduce nell’efferato mondo del pugilato. I graffi dell’anima inflitti dalla vita ad una giovane trentunenne fomentano in lei il desiderio di impugnare i guantoni da boxe e sferrare duri colpi contro un sacco appeso. Quella della cameriera di bassa lega Maggie Filztgerald (Hilary Swank) è un’esistenza da buttare, a cui lo sport e la competizione danno nuova linfa. Nell’underground losangeliano, una scalcinata palestra diviene il set ideale per ambientare l’incontro fra un anziano allenatore (Clint Eastwood), con una spiccata tendenza alla misoginia, e una donna intenzionata a realizzare il suo sogno. Nonostante la riluttanza iniziale ad allenare un membro del sesso debole, l’uomo cede di fronte alla caparbietà e alla tenacia che alberga nel cuore di Maggie. Ha inizio la scalata al successo agonistico della ferrea boxeur, che giunge a gareggiare per il titolo mondiale nella sua categoria. Nello scontro finale, la volubile sorte decide di ritrarsi, allontanandosi come la marea. Un colpo infertole dalla sua avversaria le lacererà la colonna vertebrale, costringendola ad un lento calvario in un letto d’ospedale. Al suo fianco il taciturno istruttore, roso dai rimorsi di coscienza. L’atmosfera cupa del film, tipica dei noir anni Quaranta, introduce al leitmotiv del 25° lungometraggio da regista di Clint Eastwood: l’eutanasia. Questo tema è ultimamente oggetto di discussione e campeggia negli articoli e editoriali dei giornali attuali. Di recente, la scelta di Maggie è in auge fra quanti tendono a criticare il cosiddetto accanimento terapeutico e rifiutano l’idea di una sopravvivenza ad ogni costo. Simile argomento spinge molti ad appoggiare la proposta di un testamento biologico: un testo in cui vengano poste per iscritto le volontà di ciascuno, riguardo ai trattamenti sanitari; finché ognuno sia in possesso della facoltà di intendere e di volere. Il consorzio umano è ancora piuttosto perplesso al riguardo, e la mozione è ancora lontana dall’essere approvata. Un secco e categorico no giunge dalla Chiesa cattolica, annullando in tal modo il libero arbitrio, che chiede all’infermo di rimettersi alla volontà di Dio. Simile integrità morale è consona al personaggio interpretato sullo schermo da Clint Eastwood, abituato a frequentare il tempio del Signore quoti- Clint Eawtwood e Hilary Swank in una scena del film locandina del film dianamente, negli ultimi anni della sua vita. I suoi valori morali cozzano vertiginosamente alla vista del corpo della povera donna, stigmatizzato dalle pieghe da decubito a cui è ella è esposta. La sequenza finale, con il protagonista maschile impegnato ad attraversare l’androne dell’ospedale, è dominata da un’immagine slavata e racchiude una lirica elegiaca di gran pathos nei confronti di una vita che si sta affievolendo. Mirabile il trainer fisico a cui si è sottoposta l’attrice, già premio Oscar, Hilary Swank; il cui corpo levigato dagli sforzi atletici ha assunto dieci chili di muscoli d’acciaio, slanciando maggiormente la sua già snella silhouette. Il film, liberamente ispirato al romanzo dell’irlandese F.X. Toole Lo sfidante, fa ricorso ad una vellutata voice over, che in seguito si capirà appartenere ad un ex pugile privo di un occhio, interpretato da un Morgan Freeman, dotato di una realistica recitazione adatta al suddetto dramma sportivo. Clint Eastwood in una scena del film Campo de’fiori Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di Civita Castellana e sezioni associate il Dirigente Scolastico di Faleria e Corchiano 43 Prof. Orlando Pierini C a r i P r o f e s s o r i Cari Professori, vorrei parlarvi un pò del mio rapporto a volte difficile, ma anche importante con voi. Per me voi siete veramente speciali, perchè con le vostre parole, con il vostro modo di fare e di spiegare riuscite spesso a trasformare un argomento difficile o noioso in un vero sballo. L’unico motivo che mi fa piacere al 100% la scuola, siete voi, anche se devo dire che quando vi arrabbiate diventate dei leoni, pronti a sbranarci. In quei momenti devo dire la verità non vi capisco, ma dopo aver fatto una lunga riflessione riconosco che mi sono comportato da bambino e che le cose non si risolvono mettendo il “muso” come faccio spesso, ammettendo i propri errori e cercando di migliorare sempre più. Voi ci aiutate nei momenti di difficoltà; anzi non c’è nemmeno bisogno che vi diciamo che siamo tristi, perchè appena ci guardate negli occhi capite al volo il nostro problema e piano piano riuscite a farci tirare fuori “il rospo” che abbiamo in gola. Comunque, in tutto questo gran discorso fatto di tante parole, un fine c’era, cioè dirvi che...siete stupendi, siete la mia seconda famiglia, unici al mondo, vi voglio bene. Francesco Stilli Cari Professori...... Cari professori ve ne combiniamo di tutti i colori; Cari professoresse, quando correggete i compiti in classe avete le penne rosse; Cari professori tra matematica e geografia vi mandiamo fuori di euforia; Cari professori, quando parlate con i genitori risparmiategli alcuni errori; Cari professori tra matematica e scienze migliorateci le nostre competenze; Cari professori tra un compito e un’ interrogazione arriva sempre l’ora della...RICREAZIONE!! Valentina Lilli II B Corchiano Cara Professoressa Natale, mi sono molto affezionata a Lei perchè è spiritosa e divertente, mi piace anche come abbina orecchini e collana. Sono felice che Lei ci faccia da professoressa anche se a volte urla, inoltre sono felice che lei sia l’insegnante di tecnica perchè è molto precisa in tutto e quindi la vedo bene in queVeronica S. sta materia, Le voglio bene. Cara Professoressa ci conosciamo da pochi mesi, ho già capito che lei è una donna perbene e molto brava. Le cose che più mi piacciono di Lei sono i suoi modi di parlare e imitare i vari personacci delle storie che leggiamo. Mi piace il soprannome che mi ha affibiato: “grillo”. Credo di aver capito anche il suo significato, poichè non sto un attimo fermo e chiacchiero molto, proprio come il grillo parlante di Pinocchio, ecco come nasce la scelta di questo nome. Lo accetto molto volentieri, perchè questo sostantivo è sinonimo di allegria, intelligenza e saggezza, per questo sento il dovere di dirLe che Le voglio molto bene. Riguardo i compiti per casa, Lei è l’unica che ce li fa iniziare a scuola. Veste in modo sobrio e spesso variato, ma devo farLe una domanda. Quanti foulard possiede? Dovrebbe averne una montagna, perciò se i giorni dell’anno sono trecentosessantacinque il risultato è fatto. Dunque l’armadio è colmo, ci potrebbe uscire un problema di matematica. PROBLEMA Calcolando i giorni delle vacanze estive, le domeniche, i giorni festivi di Natale e Pasqua, qualche sciopero sindacale, la festa patronale, i giorni liberi: quanti foulard utilizza la professoressa durante le lezioni di un intero anno? Andrea Belardi IA Faleria Cari Professori, tante sono le cose che vorrei dirvi, ma con il mio timido carattere non riesco mai a farmi avanti. Approfitto di queste poche righe per dirvi che: quando sono con voi mi sento al sicuro, anche se ho sempre il cruccio di non riuscire a parlarvi. Sono riuscita solo qualche volta a parlare con una professoressa, che credo abbia ben capito il mio carattere introverso e sensibile. Una volta a settimana raggiungo il cielo, il sole, sono in paradiso, ma il professore di musica avrà intuito l’armonia che sento dentro di me quando ci fà suonare? Credo che la maggior parte di voi non abbia capito molto di me, del mio carattere. Mi auguro di riuscire ad essere più aperta, più serena con tutti voi e di sentire la vostra stima nei miei confronti. Liuda Guerrini IIB C.Castellana Caro Professore, non avrei mai pensato di scriverti un lettera, ma ora mi trovo a farlo. L’anno scorso non andavamo molto d’accordo solo perchè non riuscivo a capirti veramente e abbiamo perso un anno, mentre, invece,potevamo conoscerci e scherzare insieme. Quest’anno ho provato veramente a capire cosa c’è dietro la veste da professore che poche volte indossi e ho trovato in te un ragazzo con cui scherzare, un professore “all’ordine del giorno”, un adulto con cui parlare di tutto, anche di problemi personali e, da pochi mesi, anche un dolce papà. I due giorni più belli trascorsi sui banchi di scuola sono stati: quando abbiamo suonato e cantato con la chitarra e quando ti abbiamo fatto una sorpresa per la nascita di tuo figlio. Quando abbiamo cantato mi hai fatto sognare una scuola diversa, non fatta solo di compiti e di interrogazioni, ma anche di divertimento. Lo stesso gionro ho avuto una bellissima sorpresa e sai bene di cosa sto parlando!!! Un altro bellissimo giorno è stata la festa che ti abbiamo fatto. Ti ricordi? Luci spente, il silenzio era accompagnato dalle note della canzone “per me sempre” di Eros Ramazzotti, dedicata alla figlia. Una frase di quella canzone ha illuminato i tuoi occhi, ma le lacrime non hanno accarezzato il tuo volto, come tutti ci aspettavamo. Non sono mai riuscita a dirti grazie per le tante volte che mi hai aiutato e dato dei consigli, anche su cose molto personali. Grazie papà. Infine volevo chiederti: perchè sei sempre arrabbiato? Che fine ha fatto quel simpaticissimo professore su cui contare per ogni tipo di problema? Da quando sei diventato papà il tuo unico pensiero è rivolto a tuo figlio. Pensiero giusto e premuroso da parte tua, ma non dimenticarti mai che i tuoi alunni ti stimano e, per qualunque cosa, staremo sempre al tuo fianco. Dai un grandissimo bacio al tuo bambino, da parte mia. Agostini Michela II A Corchiano Caro Professore per noi alunni sei importante perchè altrimenti studiare storia, geografia, tecnica, grammatica, matematica sarebbe stressante. Nella scuola tu insegni e un bello stipendio prendi, per mettere i voti ti devi impegnare e noi alunni li dobbiamo meritare. Alcune volte devi anche urlare perchè noi ti facciamo arrabbiare, in fin dei conti siete molto simpatici, ma quando vi ci mettete siete anche antipatici. Simone Benedetti IIB Corchiano Pace, la pace sembra far male A tutti coloro che non hanno un Cuore E non sanno sperare nell’amore Beatrice Sernicola IE Civita Castellana 44 Campo de’fiori Un brillante storico britannico amante dell’Italia: ROBERT MALLETT Una delle figure più interessanti nel panorama degli storici contemporanei è quella di Robert Mallett. Inglese, quarantenne, sposato, padre di una splendida bambina di quatdel Prof tro anni, docente Michele Abbate all’Università di Birmingham e direttore del periodico ‘Totalitarian Movements and Political Religions’, Robert Mallett è attualmente, con Stanley Paine, Emilio Gentile e pochissimi altri, tra i maggiori storici a livello mondiale del fascismo. E’ molto stimato ed apprezzato dal famoso Denis Mack Smith, storico suo connazionale assai noto in Italia che, in qualche misura, l’ha proclamato suo erede come maggiore storico italianista. Un altro grande ed anziano storico britannico, Jeoffrey Warner, professore emerito a Cambridge, vede Mallett nella stessa maniera. Robert Mallett esordisce nel mondo accademico inglese specializzandosi in storia e politica navale italiana tra le due guerre mondiali. Grande conoscitore della politica estera e di difesa italiana degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, è autore – tra l’altro – di due importantissimi volumi sull’argomento. Il primo è ‘The Italian Navy and Fascist Expansionism, 1935 – 1940’, mentre il secondo è ‘Mussolini and the Origins of the Second World War, 1933 – 1940’. Questi due lavori storici sono di grande rilievo storiografico, in quanto contengono una documentazione per lo più inedita e sconosciuta tanto in Italia come all’estero, frutto di molti anni di ricerca negli archivi diplomatici e militari sia italiani quanto inglesi, che concerne il periodo che va dagli anni trenta allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. A tale proposito ribadisco quanto ebbi a scrivere alcuni anni fa, quando sottolineai che << mi permetto di osservare, con sicura e ferma convinzione, che se chiarezza è stata portata su questa materia, lo dobbiamo proprio a Robert Mallett>>. Noto per essere un forte critico degli studi storici sul fascismo di Renzo De Felice, considerato come il più grande storico sull’argomento per quella sua gigantesca opera su Mussolini e il suo tempo in sei volumi, Mallett argomenta con dovizia di particolari ed una vasta documentazione d’archivio quelle che ritiene errate ed inesatte interpretazioni storiche del famoso storico italiano. Una delle principali caratteristiche di Robert Mallett come studioso è quella di essere un instancabile e prolifico ricercatore di fonti primarie, grazie alle quali i suoi lavori sono documentatissimi e sovente conducono a sorprendenti scoper- te. Nel complesso il suo lavoro di storico evidenzia, come in passato ho avuto modo di scrivere su di lui, <<una capacità non comune di analisi dei fatti in rapporto alle fonti di archivio. Robert Mallett è uno studioso di notevole talento che ha saputo innovare gli studi su Mussolini e sul regime fascista, grazie alla sua assidua e meticolosa ricerca su moltissime fonti archivistiche, spesso inedite, soprattutto in Italia. Così facendo, ha portato all’attenzione generale tanti di quei documenti, specie di politica diplomatica e militare ma anche interna al regime, che hanno permesso di gettare una luce nuova sugli avvenimenti relativi al ventennio fascista>>. Robert Mallett è autore di molte pubblicazioni su temi che caratterizzano i suoi studi e le sue ricerche. Ovviamente sono tutte scritte nella sua lingua, l’ inglese, ed è un vero peccato che nessuno dei suoi scritti sia stato tradotto in italiano. Per la verità un suo saggio, quasi certamente il solo, è stato tradotto in italiano (da chi scrive) e pubblicato dal Centro Falisco di Studi Storici nel volume ‘Pensiero ed Azione Totalitaria tra le due Guerre Mondiali’. Si tratta del saggio che ha per titolo ‘Il dibattito internazionale sul fascismo: le implicazioni di politica estera’. In origine è stata una delle relazioni tenute da Robert Mallett nel contesto degli annuali seminari internazionali di Orte su periodo tra le due Guerre Mondiali ed i regimi totalitari. Insieme a chi scrive, Robert Mallett, è stato l’ideatore di questi seminari che riscuotono da anni un certo successo. A questo riguardo Mallett ha dichiarato di recente che <<il CEFASS, del quale sono onorato di far parte, sta svolgendo un lavoro scientifico di enorme importanza in Italia, dove temi chiave delle sua storia moderna sono stati sviluppati dagli storici in modo distorto e senza una efficace utilizzazione delle vastissime fonti archivistiche del Paese>>. Se consideriamo che tutti i lavori di Mallett sono di estremo interesse, tanto per l’accuratezza della ricerca, quanto per le novità storiche a cui spesso perviene, è veramente un peccato che in Italia non vengano ancora tradotte e pubblicate le sue opere che, al contrario, meriterebbero di essere conosciute, se non altro per le tematiche di storia italiana affrontate. Benché sia un perfetto british man per comportamenti e modi di pensare, Robert Mallett si caratterizza anche per possedere una verve fortemente ed appassionatamente, tutta latina. Non solo parla con disinvoltura un fluente italiano e conosce molto bene l’Italia e la sua cultura, ma ama considerarsi, a ragione, anche un italiano. Non solo perché da parte di madre ha origini italiane, e più precisamente friulane, ma piuttosto perché nella più profonda parte dell’animo suo conserva da sempre un grande amore per l’Italia. Soprattutto un amore per la sua civiltà e le Prof. Robert Mallett sue bellezze artistiche ed ambientali. In Italia Robert Bruno Mallett non ha mai smesso di venire. Da giovanissimo, per trascorrere le vacanze estive presso i parenti della madre, più tardi, da studioso, per approfondire le sue ricerche ed i suoi studi storici sul periodo fascista. Da diversi anni Mallett viene in Italia frequentemente e non solo per ragioni di studio e motivi accademici. Ci viene proprio perché ama moltissimo il nostro Paese, tanto che ha confidato di volersi ritirare a vivere in Italia una volta che lascerà il mondo accademico per andare in pensione. Di recente ha trascorso lunghi periodi di vacanza nell’Alto Lazio e, in modo particolare, ad Orte e Civita Castellana, due località che apprezza molto. La regione d’Italia per la quale ha una forte passione, in virtù del paesaggio e delle sue bellezze artistiche è l’Umbria. Ogni qualvolta viene in Italia per ragioni di svago non tralascia mai di fare lunghe escursioni sul territorio umbro. Però, da quando è entrato a far parte del Centro Falisco di Studi Storici (tra l’altro è tra i suoi soci fondatori), ha esteso il suo interesse di turista e di amante dell’Italia, anche e soprattutto, all’Alto Lazio. Ha avuto parole di grande simpatia e di apprezzamento per le aree della Tuscia, dell’Agro Falisco, del Reatino, della Sabina, nonché per la zona compresa tra i Cimini, il Tevere ed il Monte Soratte. In quest’ultima vorrebbe, se sarà possibile, trascorrere la sua vecchiaia. Robert Mallett quando non è alle prese con le sue ricerche archivistiche o in giro per il mondo per partecipare a Seminari e Convegni internazionali (di recente è stato negli Stati Uniti e in Sud Corea), dedica tutto il suo tempo libero alla famiglia e, in maniera speciale, a giocare con la sua bellissima e vivacissima figlioletta Ruby di quattro anni. la piccola Ruby Mallett Campo de’fiori 45 I GIOVANI E LA MUSICA: QUANDO UN SOGNO DIVENTA PROGETTO DI VITA Fabio Nenci ci racconta il suo percorso di musicista, dai primi accordi sotto casa, alla colonna sonora di un film Quanta vita passata sulle note di una canzone. Quanti ricordi, quante emozioni legate ad una melodia o a un testo. E poi le atmosfere. La musica è la melodia che disegna il di Tamara Gori continuo mutare dell’esistenza del mondo; forse l’energia stessa che muove il mondo. Poi per qualcuno diventa passione o addirittura il sogno da realizzare. Tutti i più grandi musicisti sono passati attraverso una gavetta lunga e difficile, aspettando il colpo di fortuna inaspettati che ti cambiano la vita; ma soprattutto fatta di tanta inesauribile passione. E queste storie non sono poi così lontane da noi. Sono tanti i ragazzi che vivono la musica come un traguardo da raggiungere; musicisti, cantanti, autori, ma tutti con le note che vibrano sotto la pelle. Qualcuno ce la fa, pochi a dire il vero; la maggior parte resta a casa a vivere della sua musica nel tempo libero, come un’isola felice al di là della quotidianità. Ma in ogni caso vale la pena di parlare di musica con alcuni di loro, quelli che hanno già sentito passare le loro canzoni su qualche radio locale e ora puntano a qualcosa di più. “ Mi chiamo Fabio Nenci. Ho 28 anni e vivo a Corchiano” D. Come è iniziata la tua passione per la musica? R: “Suono dall’età di 13 anni. Ascoltavo molta musica rock, sia italiana che straniera, specialmente il mitico Vasco che è sempre stato il mio idolo. La chitarra mi ha colpito da sempre ed ho iniziato a suonarla prendendo lezioni da un mio vicino di casa. Poi alla scuola di musica di Civita Castellana e il salto obbligato all’Università della Musica di Roma. Per tre anni ho insieme lavorato e studiato; ma alla fine ho dovuto scegliere: la musica richiede tempo e impegno costante, è difficile conciliarla con il lavoro, così ho lasciato l’università. Ho continuato però a strimpellare e dopo qualche anno ho iniziato a scrivere canzoni, curando musica e testo. Certo, sono un chitarrista e non un cantante, quindi era difficile riascoltare i miei lavori. Poi, un giorno, alla ricerca di elementi per mettere insieme un gruppo, ho incontrato Roberto Cristofori, un cantante dalle caratteristiche vocali che mi piacevano; così abbiamo iniziato a lavorare sui pezzi per realizzare un demo dimostrativo. Da qui è iniziato il percorso più difficile: il demo va alle case discografiche e ai produttori e deve essere ascoltato, come altre centinaia di migliaia di demo” D. Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato finora? R. “Tante, creare un demo dimostrativo costa tantissimo. Le sale di registrazione vanno pagate a tempo e per provare i pezzi ne occorre tantissimo. Per fortuna conosco Federico Longhi, un ragazzo di Civita che ha una sala di registrazione essenziale e si fa pagare a pezzo. Lui mi ha aiutato molto. Ma poi il demo deve essere ascoltato da produttori che hanno voglia di produrlo e non è semplice. D. Qualche soddisfazione? R. “Due miei pezzi sono passati su Radio Punto Zero, nella trasmissione curata proprio da Federico Longhi: sono “Finisce qui” e “Tequile”. D. Quale è la tua fonte di ispirazione? R. “Tutto inizia da un giro armonico di accordi, poi arriva una frase e quella mi apre un canale continuo di note e parole. E’ difficile spiegare, viene tutto da sé di getto, come a seguire un fiume emotivo che è tale solo in quel momento. Proprio come dive Vasco: “…le canzoni sono come i sogni…”. D. Ci sono progetti in vista? R. “Attualmente suono come chitarrista in un gruppo che si chiama DISSONANZE. Il mio sogno sarebbe proprio quello di continuare a suonare per passione; è quello che sento più mio. Ho provato in passato a comporre la colonna sonora di un cortometraggio horror al quale partecipava l’attrice Rita Carlini, ma poi non se ne è fatto più nulla. Attualmente c’è in corso la composizione di una colonna per un film sperimentale ispirato da un’opera di Goddard. Sarà un demo dimostrativo per Fabio Nenci la regista Angela Brindisi e per me. E’ un’esperienza stimolante: spaziare con la musica, sperimentare, riprodurre in note le emozioni di una storia”. D: Perché la tua musica dovrebbe essere così diversa da quella di tanti altri che, come te, puntano su di essa per realizzare i propri sogni? R. “La mia musica la sento intima; sono io stesso, con le mie emozioni, la mia vita, il mio modo di sentire la vita e il mondo. Forse la mia è l’espressione di tante storie tutte simili, ma forse è bella proprio per questo. E’ come un’opera artigianale, unica e irripetibile; è arte allo stato puro, senza il condizionamento del mercato, forse con meno tecnica, ma proprio per questo più genuina e vera”. 46 Campo de’fiori “cottura” (vedi l’impiego di forni “a tempo e intermittenza”), sono rimasti a livello “manuale”, con impiego soprattutto di personale “femminile” più portato da sempre alla “decorazione”, decorazione che ormai non è più un’arte, perché da tempo superata dalle tecniche “serigrafiche e computerizzate”, che hanno fatto della fabbrica quasi una tipografia. Come ripeto non voglio addentrarmi in discorsi tecnici, tipici degli imprenditori e dei dirigenti d’azienda, perché essi spettano a loro, voglio solamente dire il mio modesto parere e dare la mia modesta testimonianza. Io penso innanzitutto, che il primo colpo all’economia specifica riguardante le stoviglie, l’abbia dato il diverso modo di vivere, e mi spiego. Signori miei guardiamo i piatti di plastica: fino a circa venticinque anni fa, essi venivano usati raramente ed in occasioni particolari quali la gita “fuori porta” e l’anglosassone “picnic”, quando si faceva della praticità virtù. Oggi invece purtroppo, e dico purtroppo, specialmente le coppie giovani, adoperano i piatti di plastica anche in casa, perché? Perchè se non c’è più tempo per cucinare, figuriamoci per lavare i piatti. Infatti, oggi c’è anche un calo di vendite di “lavastoviglie”. Sul discorso Cina , al di là della questione trita e ritrita del costo della manodopera, che però non fa una piega, posso dire, avendoli visti, che i piatti cinesi (anni addietro grossolani nelle forme e nei A proposito di PIATTI Spero con tutto il cuore che quando uscirà questo articolo, le istituzioni locali, imprenditori e sindacati in primis, avranno, se non risolto, per lo meno tamponato, l’emorragia che ha coldi Alessandro Soli pito il settore delle stoviglierie. Chi scrive ha vissuto e vive sulla propria pelle questa annosa crisi, fatta di lunghi periodi di cassa integrazione, contratti di solidarietà, turnazione lavorativa ecc. , in quanto dipendente di una ceramica che da sempre è stata tra le prime in Europa. Non sto qui ad elencare le cause di questa crisi, perché i ”media” lo hanno fatto e lo stanno facendo ormai da anni, addossando la colpa alla cosiddetta “globalizzazione” che ha annullato il “made in italy” e alla massiccia “invasione” del colosso cinese. Voglio solamente esternare i sentimenti e le sensazioni dei circa 1000 operai che giornalmente vivono questo dramma, e lo farò con l’ottica di chi sta ultimando la sua attività lavorativa, avendo raggiunto i requisiti per la pensione. Gli stabilimenti che producono stoviglierie, da quarant’anni ad oggi, pur con qualche automazione, che riguarda in particolare lo “stampaggio” del materiale, e la decorazione a mano Ceramica Sbordoni 1935 decori) oggi sono più belli dei nostri (e soprattutto “costano di meno”). In chiusura voglio ritornare all’argomento occupazione, che è quello più contingente. Sono amareggiato per quanto sta accadendo, perché penso a intere famiglie che potrebbero (metto il condizionale, perché esso dà almeno speranza) trovarsi, da un giorno all’altro, davanti lo spettro del licenziamento, quando la disperazione cercherà di sopraffare, ma non ci riuscirà, quello spirito temprato al sacrificio tipico dell’operaio civitonico. Dobbiamo avere coraggio, dobbiamo, malgrado tutto, credere nelle istituzioni, e non dimentichiamo che: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Campo de’fiori 47 a Viterbo con Amore e Nostalgia di Sandro Anselmi Penso spesso con rabbia e tenerezza alla mia infanzia, quando la timidezza mi assaliva ad ogni occasione e mi condizionava la vita nei rapporti con gli altri. Con rabbia, per le possibilità negate e le occasioni mancate, con tenerezza, per i disagi che venivano a crearsi quando, improvvisi rossori, assalivano le gote facendomi provare una stupida vergogna. Ancora oggi, mentre scrivo queste righe, mi sento uno sciocco sentimentale e non riesco a farlo schiettamente, per il subbuglio di pensieri e sentimenti che turbinano nell’anima. Le buone pagelle ed i complimenti degli insegnanti delle elementari, avevano ulteriormente pesato sul mio carattere, sicchè mio padre, per aiutarmi, pensò bene di mandarmi in colonia e quell’estate andai, per un mese, a San Martino al Cimino. Non fu facile… Cercavo di fare amicizie, di partecipare a tutte le attività del gruppo ma, quella eccessiva educazione e quella subdola timidezza, mi bloccavano non poco. C’erano poi ragazzi molto svegli, esuberanti, che sfociavano nel bullismo. Uno in particolar modo, del quale non ricordo il 1955 colonia montana a San Martino al Cimino. (io sono il primo in basso a dx) nome, aveva un’espressione sfrontata, ironica, quasi strafottente. Rideva talmente forte, che le orecchie sembrava dovessero cadergli dentro la bocca. Era persino faticoso ascoltarlo, figuriamoci semmai avessi voluto prendere la parola. Ricordo che, tutti gli aerei che passavano, ci diceva erano pilotati dallo zio, dal fratello, poi ancora dal cugino e noi ci credevamo. Passati i primi giorni, però, ci si incominciava a conoscere meglio ed allora si livellavano i ruoli ed i giochi fluivano con più partecipazione e divertimento. Si aspettava, con passione nascosta la Domenica, quando venivano a trovarci i genitori che si potevano vedere solo attraverso la rete che recingeva tutto il castagneto della colonia, ed allora, sia noi, che loro, stentavamo una gioia scontata per consolarsi tacitamente della lontananza. Conobbi allora le prime cacce al tesoro, i primi giochi di società, le prime adunate e le file ordinate per le docce e per il refettorio. La sera, dopo aver cenato tutti insieme, uscivamo sulle larghe scale esterne che portavano alle camerate e ci sedevamo, cingendo le ginocchia con le braccia, per guardare il cielo chiaro di stelle e prendere sollievo al venticello leggero, che stemperava la calura del giorno. Si sognava allora di essere a casa e di addormentarsi nel proprio letto, vicini alla famiglia che ci mancava tanto. Quella, era per tutti noi la prima volta che eravamo lontani, per un periodo così lungo, dai nostri cari, dai nostri amici abituali e, se l’esperienza doveva risultare formativa, quanta tristezza e quanta nostalgia celavano i nostri cuori. Pianofor ti - Strumenti - Edizioni Musicali Via Palazzina, 109 - 01100 Viterbo - Tel. 0761.309095 Campo de’fiori 48 Sandro Anselmi P.zza della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT) Tel./Fax 0761.51.31.17 e-mail : [email protected] Da 35 anni al vostro servizio Pubblicizza una selezione di offerte immobiliari -AFFITTO ampio locale per usi diversi in zona industriale di Civita Castellana. -VENDO azienda industriale a porte chiuse, o solo stabile in Civita Castellana. -CEDO negozio di abbigliamento a Fabrica di Roma a prezzo di realizzo. -CEDO attività di Bar-Gelateria in locale di mq 105. Licenze per somministrazione di allcolici e superalcolici, pasticceria fresca e secca, vendita al minuto. 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La tavola principale raffigura l’incoronazione della Vergine, la predella suddivisa in tre scomparti quadrati rappresenta l’Annunciazione, la Nascita e la Morte del figlio di Uliano e si riferisce alla storia del miracolo avvenuto nel 1234. La pala mantiene ancora la bella cornice originale in legno dorato. La Cattedrale conserva un baldacchino della Cina del ‘600 ed una Croce in rame del XV secolo Costruita sui ruderi di una rocca medievale presso una delle porte della città, conserva un’artistica immagine sacra della “Madonna della Misericordia” di scuola umbra del ‘400, sottoposta a nuovo restauro nel corso del 2001. Nella cripta protoromantica della chiesa si trova un affresco che rappresenta San Francesco ed il miracolo delle stimmate. L’antica pittura è forse memoria del viaggio fluviale sul Tevere effettuato dal Santo e dai suoi compagni, di ritorno da Roma intorno al 1228-29. La cripta di origine romanica, presumibilmente edificata su una struttura più antica, colpisce per il senso di delicatezza suggerito dalle colonne leggermente sfasate. Chiesa di Santa Maria Assunta Situata nella frazione di Foglia, deve la sua fama agli affreschi settecenteschi che ne adornano l’interno. Chiesa di San Pietro (XII sec.) E’ uno dei monumenti più antichi della città e mantiene inalterate le linee architettoniche romaniche. La facciata, semplice ed elegante, è abbellita da archetti ciechi su colonnine a sbalzo e da un finestrone semicircolare sovrastante il portale. Tipicamente romanico è l’interno, dove le tre navate sono separate da dieci colonne. Come arrivare: da Roma con la Flaminia (km 63), con l’A1 uscita Magliano Sabina. da Terni con la Flaminia e da Viterbo con la superstrada Viterbo-Orte, A1 direzione Roma uscita Magliano Sabina (Km 35. NUMERI UTILI Comune 0744.910336 Vigili Urbani 0744.910032 Archivio Storico 0744.910336 Biblioteca Comunale 0744.910108 Carabinieri 0744.91333 Ospedale M.Marini 0744.9121 Ufficio Postale 0744.91388 Ristorante Sabina 0744.919990/921528 Teatro Manlio 0744.910344 Proloco 0744.910021 Campo de’ fiori 50 Un modesto contributo allo studio della Piazza del Pantheon in Roma Prof. Arch. Enea Cisbani La celebre e universalmente conosciuta Piazza del Pantheon in Roma, meglio nota come Piazza della Rotonda, dominata dal portico e dalla possente mole dell’omonimo Tempio Romano, nasconde nel suo interno numerose opere d’arte, palazzi nobiliari di rara fattura e bellezza, un’edicola votiva del XVII secolo e una Fontana con vasca polilobata, coronata superiormente da un modesto obelisco egiziano, che nella sua conformazione si collega, formalmente ed artisticamente, alla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in Piazza Navona, poco distante. Strano destino quello di più opere d’arte che vivono e coesistono in uno stesso luogo: ognuna tende a prevaricare sull’altra e a catturare in termini artistici e visivi, l’attenzione dello spettatore, che si aggira in questo meraviglioso spazio come sul palcoscenico di un teatro delle meraviglie. E’ il caso della Fontana di Piazza del Pantheon, su i cui scalini si siedono i turisti portati più ad ammirare le splendide vestigia del Pantheon stesso, che ad ammirare le forme tipicamente classiche della fontana, progettata dall’Architetto FILIPPO BARIGIONI, (1672-1753), nel 1711 per volere del Pontefice CLEMENTE XI. Se oggi conosciamo il committente e gli esecutori dell’opera, poco noto è l’assetto della fontana e della piazza stessa prima degli interventi Clementini del 1711. Un rilievo metrico del 1709 dell’Arch. Giovanni Battista Landini, ci dà l’esatta situazione della fontana prima dell’intervento del Barigioni: si nota, infatti, che la vasca progettata da Giacomo della Porta, allievo di Michelangelo, nel 1542, era circondata da quattro corpi di fabbrica in muratura, ad un unico livello e addossati alla stessa, adibiti a magazzini e negozi per la vendita di generi alimentari. Dall’esame metrico del rilievo si evince che occupavano una superfice di circa 350 mq. e in un certo senso condizionavano visivamente l’assetto della piazza e la per- Piazza del Pantheon - rilievo metrico del 1709 cezione del Pantheon. Dall’esame dei disegni condizionavano fortemente la piazza e la fontana e ne occultavano la vista. Le valenze commerciali prevaricavano su quelle estetiche ed artistiche. L’esistenza di tali strutture in muratura adibite a funzioni commerciali, è altresì suffragata da una incisione di BENEDETTO RENARD del 1711, appositamente redatta per celebrare i lavori e attualmente conservata nel Gabinetto Nazionale delle Stampe: mostra la piazza e la fontana vista dal Pantheon, con queste basse costruzioni addossate alla vasca, poggiante su un alto stilobate e coronata da una modesta vasca superiore, propabilmente realizzata successivamente al progetto di Giacomo della Porta. Nel 1711, l’architetto Filippo Barigioni, per volere del Pontefice, ordina la demolizione delle strutture, libera la vasca da tali superfetazioni e realizza la configurazione attuale della fontana, su cui colloca un piccolo obelisco egiziano prelevandolo da piazza San Macuto, poggiandolo su una conformazione rocciosa, alla cui base troviamo l’arma nobiliare del Pontefice con la scritta commemmorativa e dei delfini, opera degli scultori romani FRANCESCO PINCELLOTTI e VINCENZO FELICI. Filippo Barigioni: autore e progettista del Ponte Clementino e della Fontana di Corte a Civita Castellana. Architetto prolifico, fiduciario del Cardinale Giuseppe Renato Imperiali, a cui si deve la realizzazione della fontana e dell’acquedotto di Nepi, fu progettista di palazzi romani e autore di restauri di numerose chiese dell’urbe, come quella di San Marco in Piazza Venezia a Roma. Architetto soprastante della fabbrica di San Pietro, muore a Roma il 1° Gennaio del 1753. Totalmente dimenticato alla morte e rivalutato recentemente nell’ambito di quella generale riscoperta dell’architettura romana del XVIII secolo. Francesco Pincellotti e Vincenzo Felici: scultori romani particolarmente attivi tra il 1702 e il 1730, collaboratori assidui del Barigioni e del Cardinale Imperiali. Autori di numerosi bassorilievi e composizioni scultoree in chiese romane. Di Francesco Pincellotti, troviamo vari busti del Cardinale Angelo Maria Querini, prefetto della Biblioteca Vaticana dal 1730 al 1755, a Brescia e Venezia. Di Vincenzo Felici è documentato un intervento nella Fontana di Corte in Civita Castellana. Nella fontana di piazza del Pantheon realizzano un inedito sistema di rocce e forme acquatiche di particolare bellezza, che si accordano magistralmente e non se ne dissociano dal preesistente impianto cinquecentesco della vasca, il cui profilo sinuoso fatto di sporgenze e rientranze ritroviamo, seppur in scala ridotta, nella Fontana di Corte in Civita Castellana. Campo de’ fiori Le (dis)avventure del Sig. G. 51 di Gianni Bracci La dottoressa A., medico di base, lo aveva ascoltato attentamente. Quindi domandò :“ Verniciate di rosso mi ha detto ? ” “Assolutamente sì, di rosso, rosso vivo.” Il Signor G. aveva deciso di rivolgersi a lei per capire cosa potevano significare alcune tracce vermiglie che aveva notato da qualche giorno. Non sentiva fastidi, né dolore, ma temeva potessero preludere a qualcosa di più serio: quando c’è di mezzo la salute le precauzioni non sono mai troppe. “ Le devo prescrivere una visita coloproctologica di controllo”. “Colo….che ?” “Coloproctologica”, confermò la dottoressa sforzandosi di mostrarsi più rassicurante possibile. “Non si preoccupi, è solo una formalità. In questi casi…. visti i sintomi e i suoi trascorsi familiari…. è sempre meglio non lasciare nulla al caso.” Il signor G. prese la ricetta e salutò. Si sentiva appesantito e depresso al pensiero delle file a uffici e ambulatori della Asl , ma tant’è, doveva rassegnarsi al volere del suo medico; d’altronde ci si era recato proprio per farsi dire cosa fosse necessario fare. Nei giorni successivi non pensò più all’accaduto. Il sintomo, o presunto tale, era praticamente sparito e si sentiva bene. Solo il giorno prima della visita valutò la possibilità di disdire l’appuntamento, ma oramai era tutto predisposto, tanto valeva perderla quella mattinata, anche perché preferiva che fosse uno specialista a giudicare l’eventuale innocuità della cosa. Si lavò più scrupolosamente del solito, si vestì un po’ meglio del solito. Voleva fare bella figura, come se un aspetto più dignitoso avrebbe convinto il dottore a visitarlo con maggior scrupolo. Aspettava il suo turno nei corridoi verde acqua dell’ospedale, sui quali si aprivano delle stanze giallognole adibite a gabinetti medici. C’erano delle sedie di plastica. Si sedette. Un paio di piante polverose e malconce ce la mettevano tutta per dare un aspetto più decoroso all’ambiente, senza ovviamente riuscirci. I vetri rotti di una finestra e alcuni sacchi di lenzuola sporche ammassati per terra facevano il resto. Vecchi manifesti dai lembi logori mostravano le più svariate parti interne del corpo umano, prima e dopo una malattia, e raccomandavano agli astanti di sottoporsi periodicamente a controlli. Un frenetico viavai di camici bianchi appariva in stridente contraddizione con la snervante lentezza con cui smaltiva la fila. Il signor G. guardò l’orologio: era già un’ora e mezza che aspettava. A un certo punto una voce annoiata pronunciò il suo nome: era il dottor P. che lo invitava ad entrare nella stanza utilizzata come ambulatorio. Un arredo povero e sbrigativo, perfettamente in linea con l’impressione di precarietà che suscitano generalmente le strutture sanitarie pubbliche, malcelava l’uso occasionale e improvvisato di quella stanzetta da parte dello specialista, il quale, da parte sua, non poteva che fingere di trovarsi perfettamente a suo agio. C’era una piccola scrivania in ferro malamente verniciata di bianco, un lettino con sopra un lenzuolo di carta, un carrello con strumenti e pomate e una lampada da scrittoio. Il signor G. fu invitato a raccontare le modalità con cui si era manifestata la sintomatologia, poi ad abbassare i pantaloni e a sdraiarsi sul lettino, di fianco, mentre il dottor P. si apprestava ad estrarre da una borsa appoggiata per terra guanti di lattice, pomate e alcuni strumenti evidentemente necessari per effettuare l’esame. A quel punto il signor G. venne colto da un atroce sospetto, che peraltro prendeva sempre più consistenza fino a quando il suo viso si illuminò. Aveva capito tutto: << Ecco cosa significa visita coprotologica, o come cavolo si chiama !>>, pensò. Lo sguardo esperto del dottore della mutua notò subito il repentino cambiamento di umore: anche questo paziente non intendeva sottomettersi di buon grado all’ispezione. Cercò allora di tranquillizzarlo con sguardi e parole benevoli, ma l’infingardo andava sempre più irrigidendosi nel suo rifiuto : “Guardi, deve esserci un equivoco, uno scambio di persona. Io sto benissimo, non c’è bisogno di sottopormi a tutto ciò. Facciamo finta che abbiamo scherzato e amici come prima.” “ E nò, caro G. ! A lei hanno prescritto la visita, lei ha pagato il ticket, io devo procedere. Non voglio essere accusato di omissione: se le dovesse capitare un accidente sarei il primo responsabile. Mi dispiace, ma andiamo avanti. Stia fermo e faccia quello che le dico !”. “ Guardi, non è nulla di personale, ma è una pratica troppo troppo intrusiva, non sono sicuro di poterla sopportare. Cerchi di capirmi.” “ Vedrà, sarò velocissimo. Non faccia il ragazzino e stia fermo. E’ solo per il suo bene !” Ma il signor G., per niente convinto da parole e toni perentori del dottore, ebbe una folgorante idea: si girò verso la finestra e, fingendosi allarmato, esclamò: “ Cacchio, precipita un elicottero ! ” Lo specialista, più stupefatto che incredulo, fu costretto dall’istinto a voltarsi ma fece appena in tempo a farlo che gìà il signor G. aveva già tirato su i pantaloni preso il giubbotto aperto la porta e, zigzagando senza complimenti chiunque lo incontrasse, si precipitava furiosamente giù per le scale. Tornato in sè, il dottor P. provò a rincorrerlo ma non potè fare altro che gridargli dietro:” Signor G., lei è un imbecille ! ” quando il paziente, reggendo con una mano i pantaloni ancora slacciati e con l’altra il cappotto, ormai si defilava goffamente lungo l’androne del piano terra che lo avrebbe portato verso la macchina. Finalmente a casa, con fare liberatorio si gettò sul divano per ripensare beatamente allo scampato pericolo. Si versò un bicchiere d’acqua, mangiò un po’ di cioccolato fondente e accese la televisione. Quindi si addormentò. Alcuni giorni dopo, passeggiando per le vie del paese, non potè fare a meno di incrociare la dottoressa A. la quale, professionale e premurosa, chiese subito informazioni sulla visita specialistica: “ Allora, signor G., come è andata ?” Inizialmente avrebbe voluto spiegare, chiarire, in qualche modo giustificarsi, ma era troppo complicato. Allora preferì rifugiarsi in un conciso quanto reticente:“Bene, grazie.” La guardò, intimamente sorpreso - per come stava buttando la cosa - e soddisfatto – per come aveva saputo dire bene quella pietosa bugia-. Ma lei, non contenta, ribattè, impertinente:“E’ stata dolorosa ? ”. Non gli restava che continuare a giocare sull’equivoco per cui, aggiungendo una punta di sottilissimo quanto perfido sadismo, rispose serio :”Per niente. Anzi… fosse per me la consiglierei a tutti.”