Diapositiva 1 - Liguria Informa Salute
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Diapositiva 1 - Liguria Informa Salute
“Determinazione dei macrofunghi, con approfondimento delle Tricolomataceae” 6 dicembre 2012 Genova, P.zza della Vittoria, 15 - Sala Riunioni Piano Ammezzato Il ruolo del micologo nella gestione delle intossicazioni da funghi Dr. Francesco Golzio [email protected] Ministero della Sanita’ - Decreto ministeriale 16 ottobre 1998 Approvazione delle linee guida concernenti l'organizzazione del Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione (S.I.A.N.), nell'ambito del Dipartimento di prevenzione delle aziende sanitarie locali. L'Ispettorato Micologico, di cui le recenti norme nazionali e quelle regionali conseguenti hanno sancito compiti e finalità, costituisce, soprattutto in alcuni ambiti, un impegno organizzativo non indifferente, sia in campo formativo, sia in campo operativo. Esso assicura l'importante funzione di controllo ufficiale dei funghi posti in commercio, (attivita' capillare e giornaliera), che richiede talvolta, ove siano presenti ortomercati, personale esclusivamente assegnato. L'Ispettorato ha inoltre il compito di garantire servizi di consulenza ai raccoglitori, servizi di pronta reperibilita' micologica per gli ospedali (per le indagini di primo livello in occasione di presunte intossicazioni), attivita' di informazione ed educazione sanitaria (corsi per raccoglitori e per commercianti, mostre micologiche, pubblicazioni). Foto M. Donini Tra le funzioni del micologo, quella di consulenza ai presidi ospedalieri nei casi di presunta intossicazione da funghi è tra le più complesse Essa consiste in una diagnosi micologica che funge da importante supporto al medico, fornendogli la certezza della presenza di una specie tossica, o perlomeno dell’assenza di specie che causino sindromi potenzialmente mortali Per il micologo che si cimenta in questa attività, è fondamentale possedere già una certa esperienza di microscopia dei funghi, cioè conoscere le tecniche di osservazione e avere pratica del loro utilizzo per l’esame delle specie fungine studiate macroscopicamente: è estremamente utile sapersi subito orientare dopo una prima veloce osservazione L’intervento del micologo, oggi sempre più diffuso nella realtà italiana, si esplica su più fronti; in particolare esso può consentire di: 1) “dare sicurezza” al medico coinvolto segnalando una causa molto probabile per la sintomatologia manifestata dal paziente, che diviene ben fondata se la diagnosi differenziale medica tende a escludere altre possibilità 2) prevedere eventuali sindromi non ancora manifeste (è il caso in cui si rileva la presenza di specie “mortali”, la cui sindrome a lunga incubazione non si è ancora manifestata a causa della concomitante ingestione di specie responsabili di sindrome a breve incubazione) 3) consentire una migliore gestione, una terapia mirata (che consenta di evitare iper e ipo-trattamenti) e una migliore prognosi del paziente intossicato 4) contribuire alla redazione di una mappa epidemiologica delle intossicazioni 5) tenere aggiornate le conoscenze relative alla tossicità delle varie specie fungine (es. Tricholoma equestre, Clitocybe nebularis, Amanita ovoidea ecc.) ai fini di una corretta divulgazione e di prevenzione delle intossicazioni. Il medico dovrà essere informato se il campione esaminato contiene: – funghi velenosi (e quali, specificando la sindrome) – funghi commestibili (e quali, specificando eventuali trattamenti necessari a renderli tali: eliminazione gambi, prebollitura, cottura adeguata…) – funghi non commestibili (e quali, aggiungendo eventuali osservazioni sulla loro non commestibilità). L’indicazione della sindrome che può essere provocata dalle specie fungine rinvenute, è un ulteriore elemento che può servire al medico per definire la diagnosi e le terapie più adeguate La gestione dell’intossicazione 3URQWRVRFFRUVR &HQWUR0LFRORJLFR&0 5HFDSLWRDO&0GHOFDPSLRQH ,QWHUYHQWRDO36 5LFH]LRQHFDPSLRQH ,QIRUPD]LRQLGDOVDQLWDULR (VDPHPLFRORJLFRGHOPDWHULDOH 0DWHULDOHIUHVFR 'HWHUPLQD]LRQH PDFURVFRSLFD )XQJKLFRWWLFRQVHUYDWL 9RPLWRDVSLUDWRJDVWULFR 'HWHUPLQD]LRQHPLFURVFRSLFD 5LVSRVWD Occorrono specifiche conoscenze A seguito di richiesta di consulenza micologica da parte di un presidio ospedaliero per un sospetto caso di avvelenamento da funghi, l’Ispettore micologo deve svolgere la seguente attività: 1) accertarsi anche telefonicamente dell’eventuale presenza di materiale da sottoporre ad analisi (funghi rimasti non cucinati; resti di pulitura dei funghi; residui di pasto; vomito o aspirato gastrico; feci) e recuperarlo (per esempio facendolo portare in pronto soccorso) 2) recarsi presso l’unità ospedaliera che ha richiesto l’intervento 3) effettuare un’indagine, tramite intervista al paziente e ai famigliari, al fine di ottenere tutte le informazioni utili per la comprensione del caso di intossicazione, con particolare riguardo: - a quando e dove è stato consumato il pasto interessato - alle persone coinvolte nel pasto (differenziando fra chi ha mangiato i funghi e chi eventualmente non li ha consumati) - alle persone che hanno accusato sintomi; - alla provenienza dei funghi: se raccolti, prendendo informazioni sul raccoglitore (anche facendosi telefonare, qualora voglia rimanere anonimo) e sul luogo di raccolta; se acquistati, sull’esercizio che li ha venduti; - ai trattamenti effettuati sui funghi prima del loro consumo (modalità di conservazione e/o preparazione); - alle specie che il raccoglitore, il cuoco e gli intossicati dichiarano di aver consumato (questo dato potrà indirizzare il micologo analista verso le possibili specie sosia o confondibili). Poiché la causa dell’episodio potrebbe anche non derivare dai funghi, è importante raccogliere informazioni anche sugli altri alimenti che costituivano il pasto incriminato. Le tipologie di campioni fungini sottoposte al riconoscimento del micologo possono essere le più disparate: funghi freschi ed interi funghi ridotti in frammenti funghi congelati, cotti, secchi o diversamente conservati resti di pulitura aspirati gastrici vomito o feci Ogni informazione ricevuta può risultare determinante ed è molto importante compilare in modo dettagliato la “scheda micologica anamnestica” essa termina con una prima diagnosi micologica, che in alcuni casi può anche essere definitiva, se il materiale a disposizione consente una sicura determinazione delle specie consumate. Il medico dovrà essere informato dal micologo che effettua la consulenza se il campione esaminato contiene: - funghi velenosi (e quali, specificandone la pericolosità e la sindrome) - funghi commestibili (e quali, specificando eventuali trattamenti necessari, come cottura adeguata, eliminazione gambi, ecc...) - funghi non commestibili (e quali, aggiungendo eventuali osservazioni sulla loro non commestibilità). Il micologo che effettua il primo intervento, in funzione del materiale disponibile, deve decidere se “chiudere il caso” oppure far proseguire l’indagine in laboratorio. Se dispone soltanto di materiale fresco e identifica le specie, l’indagine può essere chiusa con questa prima diagnosi micologica Per contro, anche avendo già identificato specie tossiche nel materiale fresco, quando siano disponibili anche campioni di funghi cotti, aspirato gastrico o altro materiale da analizzare in laboratorio, è bene far comunque proseguire l’indagine (eventualmente senza estrema urgenza) per una conferma della prima diagnosi e per cercare di escludere la presenza di altre specie velenose (con sindrome a lunga latenza) Nella maggior parte dei casi la diagnosi micologica prosegue in “laboratorio” o presso l’Ispettorato micologico adeguatamente attrezzato Riepilogo intossicazioni/intolleranze anni 2005-2011 Anni Totale Episodi N. Soggetti Malati N. Casi Fatali 2005 40 68 0 2006 22 37 1 2007 11 18 1 2008 12 30 0 2009 14 29 0 2010 33 56 2 2011 12 21 0 Tot. 2002-2011 144 259 4 Funghi freschi in 42 casi Frammenti di funghi freschi in 19 casi Funghi cotti in 40 casi Funghi surgelati in 5 casi Funghi sott’olio in 3 casi Vomito in 1 caso TOT. 68 casi in cui necessita l’analisi microscopica Occorre pertanto determinare la/le specie fungine anche mediante l’analisi microscopica e quindi l’osservazione dei principali caratteri microscopici dei funghi: spore, basidi, cistidi e altre strutture cellulari importanti per la determinazione dei funghi (cuticole) Bisogna comunque sempre considerare le caratteristiche macroscopiche dei funghi derivanti dall’avanzo del pasto effettuando: - un lavaggio con acqua calda per togliere grassi e altre sostanze (condimenti) che possono anche dare fastidio nel corso dell’osservazione microscopica; - un osservazione accurata su ogni frammento fungino suddividendoli per tipologia (imenoforo, colore, tipo di cuticola ed ogni altra caratteristiche che può tornare utile alla determinazione) - un osservazione microscopica della parte imeniale del frammento ed in alcuni casi della cuticola (gen. Tricholoma !) Foto M. Donini cuticola (pileipellis) L’ANALISI MICROSCOPICA apicolo cistidi pleurocistidi basidi cauloimenio imeniforo: sezione verticale basidioli cheilocistidi sterigma Considerato che, spesso, nell’ambito dei Generi o delle Sezioni, le caratteristiche delle spore risultano simili per forma, grandezza e reazioni microchimiche, l’indagine microscopica il più delle volte può portare a determinare solo il genere fungino o al limite il “gruppo” di appartenenza all’interno di un genere. Ciò comunque può consentire al micologo di fornire una risposta utile al medico nella gestione del caso di intossicazione Innanzitutto, nel preparato in acqua, si dovranno osservare: • la presenza/assenza di apicolo e poro germinativo; • la trasparenza (ialinità) e/o colorazione delle spore; • le caratteristiche della parete (spessore); • la presenza/assenza di ornamentazioni sulla superficie sporale e loro tipologia; • la presenza/assenza di strutture interne alla spora (guttule, masserelle di sostanza, ecc.). la forma delle spore Le dimensioni delle spore (la misurazione va fatta attraverso l’utilizzo dell’oculare micrometrico) è preferibile effettuare la misurazione di almeno 10 spore, scegliendo quelle “mature” cioè quelle più grandi, che, nel caso di funghi a sporata scura (ocra, melano), risultano più intensamente colorate) 1. Genere Cudonia 2. Sarcosphaera coronaria 3. Genere Helvella 4. Giromitra sp. 5. Amanita sez. phalloideae e mappae 6. Amanita virosa 7. Amanita proxima e sottogen. Amanitaria 8. Mycena sp. 9. Russala sp 10. Lactarius sp 11. Leucoagaricus badhamii 12. Lepiota sez. Stenosporae 13. Macrolepiota sp. 14. Lepiota gr. Helveola 15. Lepiota felina 16. Entoloma sp 17. Armillaria sp 18. Ramaria sp 19. Lepiota lilacea 20. Clitocybe sp 21. Genere Tricholoma 22. Gyroporus sp 23. Genere Boletus 24. Genere Suillus 25. Coprinus atramentarius 26. Conocybe filaris 27. Genere Panaeolus 28. Genere Hypholoma 29. Genere Omphalotus 30. Genere Paxillus 31. Inocybe sottog. Inocibium 32. Inocybe sottog. Inocybe 33. Genre Stropharia 34. Genere Agaricus 35. Scleroderma verrucosum 36. Galerina Sez. Naucoriopsis 37. Genere Gymnopilus 38. Genere hebeloma 39. Cortinarius orellanus 40. Cortinarius speciosissimus Entoloma sinuatum Amanita crocea Laccaria laccata Russula cyanoxantha Boletus edulis Panaeolus semiovatus Fra i basidi nell’imenio emergono elementi di forma o struttura diversa: i cistidi (attenzione a non confonderli con basidi non ancora sviluppati) I CISTIDI IMENIALI si dividono in: 1- PLEUROCISTIDI (si sviluppano sulle facce della lamella o all’interno del tubulo) 2- CHEILOCISTIDI (si sviluppano sul filo della lamella) Inocybe asterospora Oudemansiella pudens Conocyne rickeniana Pluteus cervinus Occorre una buona bibliografia in cui siano rappresentate microscopicamente le principali specie fungine Alcuni altri testi che possono essere utili per il micologo nella gestione dei casi di intossicazione da funghi Svolgimento delle analisi: attrezzature, strumenti e reagenti necessari • • • • • • • • garze da medicazione provette fondo conico pipette centrifuga lampada da tavolo lente pinzette piatto da cucina di colore bianco • microscopio ottico con obiettivi 10x, 40x e 100x, attrezzato con oculare micrometrico e olio da immersione • vetrini portaoggetti e coprioggetto • lamette da barba (o bisturi) • carta assorbente • acqua • smalto per unghie Il materiale elencato è per la maggior parte già in possesso del micologo che pratica normalmente la microscopia Solo la centrifuga è strumento da “laboratorio attrezzato”: essa può essere superflua in diverse occasioni, ma rappresenta uno strumento necessario per l’indagine su alcune tipologie di reperti (aspirato gastrico, vomito, feci) Come si preparano i vetrini prelevare un pezzo del frammento fungino, avendo cura di asportare l’imenoforo, da cui ricavare una fettina sottile posizionandolo su un vetrino portaoggetto; allestire due preparati sullo stesso vetrino, effettuando con una lametta da barba o con un bisturi ben affilato delle sezioni sottilissime del frammento L’allestimento dei vetrini (sezioni) è facilitato nel materiale fresco, un po’ meno nel materiale essiccato Su materiale cotto diventa più difficile allestire dei preparati con sezioni di lamella ben definite. Lo schiacciamento del materiale cercando il più possibile di fare fettine sottili è sufficiente per consentire l’osservazione dei caratteri microscopici che possono servirci nei casi di intossicazione ¾ su un preparato aggiungere semplicemente una goccia di acqua distillata; solo nel caso di esame di un frammento secco, al fine di favorire la reidratazione della fettina, può essere aggiunta una goccia di idrato di ammonio (soluzione al 2-3%) ¾ nell’altro preparato aggiungere una goccia del Reattivo di Melzer ¾ attendere qualche minuto affinché il Reattivo venga assorbito dal preparato acqua Reattivo di Melzer ¾effettuare la sigillatura del preparato (lutaggio) al fine di isolarlo dall’ambiente esterno, di impedirgli essiccatura, evaporazione e deterioramenti e quindi per poterlo osservare più avanti nel tempo; per il lutaggio si può utilizzare del comune smalto per unghie che dovrà essere posto ai bordi del vetrino coprioggetto La visione dei due preparati deve essere effettuata annotando scrupolosamente ogni caratteristica della spora osservata, comprese le dimensioni. Il rinvenimento di caratteri legati ad altre strutture (es. basidi o cistidi, particolarmente caratteristici in generi come Inocybe, Pluteus o Melanoleuca) dovrà essere annotato e potrà risultare determinante per la diagnosi micologica. Il principale reattivo da utilizzare è il REATTIVO DI MELZER È costituito da: - acqua distillata 100 ml - Iodio metallico 2,5 g - Ioduro di potassio 7,5 g - laurilsolfato sodico 1 g Il quadro delle possibili reazioni è il seguente: Reazione amiloide: la reazione è positiva quando il reagente che ha una colorazione propria (bruno giallognola) colora la parete sporale in tonalità da grigio, grigio-blu a blu-nerastro. L’amiloidia può interessare tutta la parete o solo le ornamentazioni, come ad esempio nelle Russulaceae. Reazione non amiloide o inamiloide: è la reazione negativa, quando le pareti della spora non cambiano colore, ma assumono la tonalità del colore di base del reattivo, cioè giallobrunastro Reazione destrinoide o pseudoamiloide: è una reazione positiva che però vede la parete sporale colorarsi di porpora fino a rosso-bruno. L’osservazione in acqua e Melzer rappresenta la prassi di ogni indagine, poi a seconda delle circostanze, il micologo può servirsi di tutti i reagenti che vengono usati in microscopia, quando ciò consente un passo verso la determinazione di quello che si sta osservando L’AMILOIDIA E’ la proprietà di certi elementi istologici (spore, ife, trama) di reagire assumendo una tinta particolare a contatto di soluzioni iodate (Reattivo di Melzer) L’amido (quando presente in certe parti del fungo) reagisce con lo IODIO con una reazione caratteristica L’AMILOIDIA blu-violetta, bluastra, grigia, grigio-bluastra, azzurra, blu-nerastra In alcuni casi tutta la superficie sporale risulta amiloide, anche se spesso è difficile da osservare; In altri casi solo le ornamentazioni lo sono (Russula, Lactarius, Melanoleuca) - SPORE amiloidi Spore in acqua Spore con R. di Melzer A. phalloides Da Osservazione Microscopica – Centro Micologico Lombardo – Sergio Ruini – 1999 A titolo d'informazione hanno spore amiloidi i seguenti funghi più importanti: Albatrellus (parte): confluens, crislatus, subrubescens; Amanita (parte): citrina, codinae, echinocepliala, francheti (aspera), lepiotoides, ovoidea, phalloides, porphyria, rubescens, spissa, strobiliformis (solitaria), verna, virosa, vittadini); Baeospora (tutti); Bondarzewia montana; Cantharellula umbonata; Catathelasma imperiale; Clitocybula (parte): abundans, lacerata, lenta; Cystoderma (parte): ambrosi, amianthinum, carcharias, fallax, jasonis, lilacipes, simulatum, superbum; Cystolepiota (parte): bucknallii, Delicatula (tutti), Dermoloma (parte): hygrophorus, josserandii, pragensis, pseudocuneifoliuni; Fayodia (parte): gracilipes; Floccularia (tutti); Hydropus (parte): marginellus (debolmente), scabripes, trichodenna; Lactarius (tutti: le oniamentazioni): Lentinellus (tutti); Leucopaxillus (tutti); Melanoleuca (tutti); Mycena (parte): abramsii, adscedens, aetites, alcalina, alnetorum, amicta, arcangeliana, aurantiomarginata, capillaripes, capillaris, cinerella, corynephora, crocata, cyanorrhiza, debilis, diosma, epipterygia, erubescens, filopes, flavescens, flos-nivium, galericulata, galopus, hematopus, inclinata, levigata, latifolia, leptocephala, Ieucogala, maculata, melligena, metata, mirata, pelianthina, picta, polyadelpha, polygramma, pseudocorticola, pterigena, pura, renatii, rorida, rosea, rosella, rubromarginata, sanguinolenta, silvae-nigrae, stipata, strobilicola, stylobates, tintinnabulum, viridimarginata, vitilis, xantholeuca, zephirus; Myxonphalia (tutti); Panellus (tutti); Plicaluropsis crispa; Porpoloma (tutti); Postia (parte): caesia; Pseudoclitocybe (tutti); Pseudoomphalina (tutti); Russula (tutti: le ornamentazioni); Squamanita (parte): fimbriata, scotica; Stereum (tutti); Tectella patellaris; Typhula (parte): erythropus, setipes]; Xeromphalina (tutti). Hanno basidi amiloidi: Calyptella campanula. Hanno ife amiloidi i seguenti funghi principali: Albatrellus confluens (nella trama); Boletus (alcuni nella pellicola pileica); Chroogomphus (alla base del gambo); Rozites caperatus (incrostazioni). AMANITA CON IL MARGINE LISCIO (NON STRIATO) HANNO SPORE AMILOIDI, LE ALTRE SPORE NON AMILOIDI Spore amiloidi Spore non amiloidi A. phalloides A. vaginata A. verna A. caesarea A. virosa A. muscaria A. citrina A. junquillea A. rubescens A. pantherina A. ovoidea REAZIONE DESTRINOIDE O PSEUDOAMILOIDE Alcune volte la reazione amiloide non è completa Gli elementi fungini a contato con il Melzer assumono una colorazione brunorossastra sino a porpora Si definisce questa reazione DESTRINOIDE O PSEUDOAMILOIDE Macrolepiota rachodes Hanno spore pscudoamiloidi i seguenti funghi principali: Chaetocalathus cratellus; Chlorophyllum molybdites; Collybia (parte): maculata (parz.); Galerina [tutti]; Hygrophoropsis (parte) auranliaca; Lepiota (tutti); Leucocoprinus [tutti]; Leucoagaricus (tutti); Limacella (parte): glioderma (qualche spora), ochraceolutea (leggermente), vinosorubescens (qualche spora)], Macrolepiota (tutti);Pseudobacospora [tutti]; Seryceomyces (tutti); Squamanita (parte): personii. Leucoagaricus leucothites Lepiota josserandii ¾coprire i preparati con due distinti vetrini coprioggetto, che non devono essere messi “di piatto” sul preparato, ma collocati in verticale lateralmente e fatti scendere lentamente per farli aderire; tale procedura limita la formazione di bolle d’aria; ¾eliminare il liquido in eccesso (acqua o Melzer) appoggiando una carta assorbente e premere molto delicatamente; Quando il micologo ha acquisito una certa esperienza e competenza può, per accelerare i tempi dell’analisi, eseguire l’osservazione del frammento semplicemente per schiacciamento della parte prelevata (imenoforo) senza fare il lutaggio del vetrino (osservazione estemporanea); rimane invece la doppia preparazione del reperto, prima in acqua e poi in Melzer Analisi chimiche al fine della determinazione dell’orellanina in funghi appartenenti al genere Cortinarius 2,2'-Bipyridin-3,3',4,4'-tetrol-1,1'-dioxid 3,3',4,4'-Tetrahydroxy-2,2'-bipyridin-N,N'-dioxid Il Test di Pöder (PÖDER & FEIFEL 1993) ed il Test di Fontanari (Monica Fontanari) permettono di verificare la presenza di orellanina, tossina responsabile della sindrome orellanica e sono facilmente eseguibili per la semplicità della sua procedura e per i materiali utilizzati. Foto M. Donini Foto F. Golzio Test di Pöder (test al cloruro ferrico) Materiali occorrenti: piatto; pipetta; acqua distillata o di rubinetto; carta bibula (carta assorbente per laboratorio); reagente secondo Stahl 1967 (1 g di cloruro ferrico FeCl3 si diluisce con 49 ml di HCl 0.5 N oppure 48 ml di acqua distillata + 2 ml di HCl 37%). Il reagente di Stahl è conservabile per anni in bottiglietta ermeticamente chiusa. Fare assorbire la carta assorbente con il reagente e asciugare Porre una goccia del liquido da analizzare sulla carta imbevuta ed asciugata Test di Fontanari (test al solfato ferroso) Messo a punto da Monica Fontanari Si differenzia dal Test di Pöder per l’utilizzo del FeSO4 al 20-30% in luogo del reagente secondo Stahl 1967 Per entrambi i metodi occorre: Mettere in un piatto un frammento del fungo che si deve analizzare mettendolo “in ammollo” con qualche ml di acqua, schiacciando il frammento Il liquido che se ne ricava viene utilizzato per il test L’analisi si effettua anche su un campione di fungo di una specie sicuramente che deve dare esito negativo (senza orellanina) Æ controllo Liquido da esaminare Liquido da esaminare Cortinarius speciosissimus Cortinarius sp. (negativo) Utilizzando la carta assorbente Si può in alternativa effettuare la reazione direttamente in provetta facendo il liquido derivato dal fungo con il reagente di Stahl o di Fontanari direttamente in una provetta Reagente secondo Stahl 1967 Solfato ferroso Utilizzando il Reagente secondo Stahl 1967 REAZIONE POSITIVA 1. Solo il reagente 2. una goccia di liquido derivante dal fungo in esame 2. due gocce di liquido derivante dal fungo in esame Utilizzando il Reagente secondo Stahl 1967 REAZIONE + NEGATIVA 1 e poi 2 gocce del liquido del campione di controllo (Cortinarius sp.) Utilizzando il Reagente REAZIONE il Test di Fontanari (test al solfato ferroso) 1. Solo il reagente 2. una goccia di liquido derivante dal fungo in esame POSITIVA 2. due gocce di liquido derivante dal fungo in esame Utilizzando il Test di Fontanari (test al solfato ferroso) + 1 e poi 2 gocce del liquido del campione di controllo (Cortinarius sp.) Solo il reagente 1 goccia di reagente 2 gocce di reagente ILLUSTRAZIONE DI ALCUNI CASI DI INTOSSICAZIONE 1° CASO Funghi freschi raccolti da un bambino della Scuola materna che forse ne ha “assaggiato” qualche esemplare 2° CASO Funghi “cotti” utilizzati per la consumati unitamente a pasta; i funghi provenivano da una raccolta privata 1° CASO Funghi freschi raccolti da un bambino della Scuola materna che forse ne ha “assaggiato” qualche esemplare Dal Pronto Soccorso è pervenuta una segnalazione da parte del medico che chiedeva una consulenza sui funghi forniti dalle maestre della Scuola materna denunciando la possibilità che il bimbo ne avessere mangiato alcuni. Il bimbo era asintomatico Avendo dei funghi freschi forniti dalle maestre e raccolti nel prato dove i bambini facevano la ricreazione si può arrivare anche senza la microscopia a dare già delle importanti informazioni al medico: -Escludendo innanzitutto che trattasi specie velenoso-mortali -Informandolo che una delle due specie appartiene al genere Panaeolus RISPOSTA ANALISI MACRO-MICROSCOPICA. A) FUNGO 1. Esemplari di dimensioni medio-piccole aventi cappello marrone scuro e lamelle nerastre; spore 4-15 x 7-8 Pm fortemente rugose e giallastre intense al microscopio. Dall’esame macro-microscopico risulta che i funghi esaminati appartengono alla specie Panaelous foenisecii. B) FUNGO 2. Esemplari di funghi di dimensioni medio-piccole a lamelle ocra-grigiastre cappello beige-giallastro gambo concolore al cappello. Le spore risultano ellissoidi 7-8 x12-13 Pm lisce a doppia parete con apicolo e poro germinativo visibile; giallastre al microscopio. Dall’esame macro-microscopico risulta che i funghi esaminati appartengono ad una specie del genere Agrocybe. C) Frammento di fungo tolto dalla bocca del bambino. Il frammento presenta colorazione della cuticola del cappello beige giallastra e lamelle marronicine Si conferma dal punto di vista microscopico quanto indicato per il fungo 2 (punto B). CONCLUSIONI. Per quanto sopra esposto si ritiene che i funghi esaminati appartengono A) Fungo 1. Gli esemplari appartengono alla specie Panaeolus foenisecii. Secondo la letteratura micologica tale specie è considerata “sospetta” di dare “sindrome psilocibinica”. B) Fungo 2. Gli esemplari appartengono ad una specie del genere Agrocybe. Tra le specie appartenenti a tale genere non sono annoverate specie tossiche. Con la presente si conferma pertanto per iscritto quanto già comunicato telefonicamente alle ore 19,30 circa del 29.05.2008 alla S.V. Il Micologo 2° CASO Funghi “cotti” utilizzati per la consumati unitamente a pasta; i funghi provenivano da una raccolta privata Dal Pronto Soccorso è pervenuta una segnalazione da parte del medico che chiedeva una consulenza su caso di intossicazione che ha coinvolto 3 persone aventi sintomi gastrointestinali a 4-5 ore dal consumo. Venivano forniti avanzi di funghi che erano stati cotti. Trattasi di un fungo a lamelle omogeneo che già macroscopicamente si poteva riconoscere come Armillaria mellea s.l. Risposta. ESAME MACROSCOPICO. Dal residuo di pasto costituito da avanzo di funghi che appaiono poco cotti, si tratta di pezzi di varie dimensioni aventi imenoforo a lamelle, omogeneo e colore nel complesso brunastro che presenta lamelle tali da ricondurre il fungo ad una specie leucosporea e precisamente ad Armillaria mellea s.l. Tale specie considerata commestibile ed ammessa alla vendita risulta tossica da cruda o senza una adeguata cottura. 4° CASO 3° CASO Avanzo di risotto contenente funghi provenienti da una raccolta privata Funghi secchi avanzati dello stesso tipo utilizzati per preparare un sugo per la pasta; i funghi provenivano da una raccolta privata 1° CASO Avanzo di risotto contenente funghi provenienti da una raccolta privato Dal Pronto Soccorso è pervenuta una segnalazione di intossicazione di n°2 pazienti che presentano sintomi gastrointestinali; Il periodo di latenza è di 3 ore. I sanitari fornivano al micologo il campione di avanzo di pasto La prima operazione è quella di separare il materiale fungino dall’avanzo di pasto e suddividere in base alle caratteristiche macroscopiche i frammenti di funghi In questo caso le tipologie di frammenti separati sono 2 Per ogni tipologia di frammento isolato si effettua una analisi microscopica Si allestiscono due preparati andando a prelevare un frammento della parte fertile del fungo a) Un preparato in acqua b) Un preparato con il Reattivo di Melzer Il preparato in acqua serve per capire il colore della spora Il preparato in Melzer serve per valutare l’eventuale AMILOIDIA O DESTRINOIDIA Sono reazioni determinanti per la determinare l’appartenenza a certi generi fungini e in alcuni casi la tossicità di alcuni funghi Primo frammento avente colore bianco-rosato a lamelle Si osservano spore poligonali tipiche del genere Entoloma 2° Frammento Con imenoforo a tubuli e pori Spore tipiche di un boleto s.l. Al Melzer si osservano spore di Entoloma Le macchie nerastre sono dovute alla reazione amiloide dell’amido del riso Risposta. ESAME MACROSCOPICO. Dal residuo di pasto costituito da avanzo di riso sono state isolate due tipologie di fungo. Una costituita da frammenti di fungo con imenoforo a lamelle con colorazione rosata, l’altra costituita da frammenti di fungo con imenoforo a tubuli e pori, cuticola del cappello marrone. ESAME MICROSCOPICO: per ognuna delle due tipologie è stato effettuata un’analisi microscopica allestendo due preparati per ogni tipologia, uno in acqua e l’altro in Melzer. Risultati: sono state osservate nel campione con imenoforo a lamelle spore lisce di forma poligonale, molte delle quali pentagonali o esagonali. Nel preparato in acqua le spore appaiono con guttula centrale circolare aventi dimensioni 8,5-11 x 7,5-8,5 µm e apicolo evidente; nel secondo campione con imenoforo a tubuli e pori si sono osservate spore tipiche di una specie appartenente alla famiglia delle Boletaceae avente dimensioni di 12-15 x 4-5 µm. CONCLUSIONI: Viste le caratteristiche macro-microscopiche dei frammenti di funghi esaminati si ritiene che il campione sia costituito: 1) da frammenti di funghi della specie tossica Entoloma lividum, che può causare sindromi gastrointestinali anche molto severe; 2) da frammenti di funghi appartenenti ad una Boletacea e presumibilmente viste anche le caratteristiche macroscopiche dei frammenti di una specie appartenente al Genere Xerocomus. Nell’ambito di questo genere non si annoverano specie tossiche. Entoloma sinuatum Foto .F. Golzio Xerocomus badius Foto F. Golzio 2° CASO Funghi secchi avanzati dello stesso tipo utilizzati per preparare un sugo per la pasta; i funghi provenivano da una raccolta privata Anche in questo caso occorre separare il materiale fungino e suddividere i pezzetti in base alle caratteristiche macroscopiche dei frammenti di funghi Anche in questo caso le tipologie di frammenti separati sono 2 Macroscopicamente un’idea su questi frammenti potremmo farcela osservando i funghi Un forte sospetto su una specie tossica osservando il materiale secco ci sovviene Occorre pertanto passare alla microscopia sulle due tipologie di funghi isolati: in acqua e con R. di Melzer Presenza nel prep. in acqua di spore ialine 1° frammento Al Melzer risultano non amiloidi in quanto assumono una colorazione giallastra Viste le caratteristiche macro e microscopiche si può affermare che i frammenti appartengono alla specie MARASMIUS OREADES Marasmius oreades Spore ialine ellissoidale di piccole dimensioni spore destrinoidi appartenenti a Lepiota gr. helveola Lepiota josserandii 1 La risposta anche in questo caso dovrà mettere in evidenza: -Tutte le caratteristiche morfologiche macroscopiche dei frammenti funghi (tipologia dell’imenoforo, gambo ritorto, lamelle spaziate, cuticola liscia per la prima tipologia, cuticola decorata, lamelle più serrate) -Tutte le caratteristiche microscopiche (soprattutto quelle sporali) e le reazioni osservate con il reattivo di Melzer (nel nostro caso specifico reazione negativa per la uno e destrinoide positiva per l’altro) - Riportare la presenza di specie tossiche se presenti, segnalando la sindrome e sottolineare se trattasi di specie “potenzialmente mortali” Caso particolarmente complesso: Foto M. Donini Foto M. Donini Foto M. Donini Foto M. Donini Foto M. Donini Foto M. Donini Foto M. Donini Foto M. Donini CHIAVE SISTEMATICA PER LA DETERMINAZIONE DELLA SPECIE FUNGINA ATTRAVERSO L’ESAME DELLE SPORE Realizzazione Francesco Golzio SPORE Fig. 1 COLORAZIONE IN MASSA SPORE BIANCHE, CREMA, GIALLE SPORE OCRA, BRUNASTRE SPORE ROSA, ROSA SALMONE SPORE VIOLA NERASTRE COLORAZIONE AL MICROSCOPIO IALINA GIALLASTRE IALINE CON SFUMATURE ROSA BRUNASTRE Fig. 2 SPORE BIANCHE, CREMA, GIALLE IALINE AL MICROSCOPIO CON IL REATTIVO DI MELZER REAZIONE NEGATIVA VEDI FIG.5 REAZIONE POSITIVA REAZIONE AMILOIDE Spore amiloidi nel complesso Spore con ornamentazioni amiloidi COLORAZIONE GRIGIO-AZZURRA NEL COMPLESSO ORNAMENTAZIONI NERASTRE REAZIONE DESTRINOIDE COLORAZIONE ARANCIO-OCRA ROSSASTRO Vedi figura n.4 - Genere Amanita. Specie con margine del cappello non striato (Fig.3 ) - Genere Mycena -Genere Leucopaxillus (partim Sezione Aspropaxillus) Genere Russula Genere Lactarius Genere Leucopaxillus partim Genere Melanoleuca Fig. 3 Genere Amanita Specie con margine del cappello “non striato” (reazione amiloide positiva) Sottogenere Lepidella Sezione Phalloidae Specie velenose mortali 1 (sindrome phalloidea) A. phalloides A. verna A. virosa A. porrinensis Sottogenere Lepidella Sezione Amidella Specie commestibili A. curtipes A. ponderosa A. lepiotoides A. gilberti Specie tossica (sindrome nefrotossica) A. proxima Sottogenere Lepidella Sottosezione Solitarie Specie non commestibili A. strobiliformis A. echinocephala A. gracicolor A. boudieri Sottogenere Lepidella Sezione Validae Specie non commestibili A. citrina A. porphyria A. erythrocephala A. spissa A. excelsa A. francheti Specie commestibile A. rubescens Sottogenere Lepidella Sottosezione Vittadinae Specie commestibile A. vittadini Fig. 4 SPORE BIANCHE PSEUDOAMILOIDI (DESTRINOIDI) CON IL REATTIVO DI MELZER Colorazione arancio – ocra r intenso Spore fusiformi Genere Lepiota Sez. Fusisporae Forma tipo Lepiota clypeolaria Spore speronate Genere Lepiota Sez. Stenosporae Forma tipo Lepiota cristata Spore ellissoidali Dimensioni piccole 6-10 x 3,5-6 μm Lepiota Sez. ovisporae Dimensioni medio- grandi 12-18 x 8-10 μm Genere Macrolepiota Genere Leucoagaricus Fig. 5 SPORE BIANCHE, CREMA, GIALLE CON REAZIONE NEGATIVA al R. di MELZER Spore lisce (non decorate) Spore da globose a ellissoidali, dimensioni medie (6-12 μm) Specie appartenenti al genere Amanita (margine del cappello striato) Sottog. Amanitopsis Sez. Caesarea Sez. Amanita Spore da globose a ellissoidali, ad allungate dimensioni da piccole a medie (5-6 a 10-12μm) Spore decorate Spore da globose a ellissoidali a strangulate (alcune specie), dimensioni da piccole a medio grandi Spore ellissoidali Finemente verrucose Genere Lepista Famiglia Tricholomataceae Genere Tricholoma Genere Clitocybe Genere Armillaria Genere Marasmius Genere Collybia Famiglia Hygrophoraceae -Genere Hygrophorus -Genere Hygrophorus -Genere Camarophyllus Spore da rotonde ad ellissoidali, cilindriche, spinose Genere Laccaria Fig. 6 SPORE ROSA – ROSA SALMONE IN MASSA IALINE AL MICROSCOPIO CON SFUMATURE ROSA-LILACEE REAZIONE NEGATIVA AL R. DI MELZER Spore ovoidali-ellittiche Genere Volvaria Genere Pluteus Spore poligonali Genere Entoloma Spore fusiformi allungate e striate longitudinalmente Genere Clitopilus Fig. 7 SPORE OCRA-BRUNASTRE IN MASSA GIALLASTRE OCRA AL MICROSCOPIO Reazione negativa al R. di Melzer Reazione destrinoide al R. di Melzer Genere Galerina Genere Hebeloma partium Spore ellittico-fusiformi Famiglia Boletaceae Generi: Boletus Xerocomus Suillus Boletinus Leccinum Spore ovoidali ellittiche Generi: Pholiota Inocybe Gymnopilus Tubaria Paxillus Spore ornamentate Generi: Cortinarius Hebeloma Forma irregolare (stellata o bitorzoluta) Inocybe (gruppo Asterospora) Spore bruno-porpora o violacee in massa Spore nere in massa (melanosporee) Brunastre +/- intenso al microscopio Brunastre – nerastre al microscopio Agaricus Hypholoma Tondeggianti ellissoidi con poro germinativo ± indistinto Ellissoidi, liscie, con poro germinativo Psatyrella Ellissoidi, lisce, verrucose in P. lacrimabunda, con poro germinativo Fig. 8 Stropharia Bruno violacee o bruno porpporine in massa. Amigdaliformi o ellissoidi a parete spessa con poro germinativo evidente Gomphidius Chroogomphus Allungato-fusiformi, piuttosto irregolari, lisce, nere in massa Coprinus Spore melanosporee, per lo più ellissoidi, mitriformi o subfaseoliformi, lisce, verrucose, con poro germinativo Panaeolus Spore melanosporee, ellissoidi, o a forma di limone, lisce o ruvide, con poro germinativo evidente REGIONE PIEMONTE BU 35 30/08/2012 D.D. 6 agosto 2012, n. 534 Indirizzi operativi per la gestione del Centro micologico delle ASL e per la disciplina della commercializzazione e vendita dei funghi epigei freschi spontanei da parte dell'OSA. E. Consulenza ad ospedali, medici e strutture di emergenza in genere in occasione di sospetta intossicazione da funghi In occasione di sospetto avvelenamento da funghi, i micologi del Centro di Controllo Micologico daranno il supporto di competenza al personale medico ospedaliero, al fine di: - riconoscere la specie o quantomeno il genere fungino che ha causato la presunta intossicazione; per il riconoscimento sarà necessario raccordare l'esame del materiale osservato con informazioni sia di tipo ecologico sull'habitat di provenienza del fungo, sia tossicologico considerando i sintomi lamentati e il tempo trascorso dall’ingestione dei funghi, risultanti dall'anamnesi raccolta dal medico. - avviare indagini per evidenziare il coinvolgimento di altri individui nell'intossicazione, in particolare nel caso di funghi consumati presso pubblico esercizio. L’ispettore micologo dovrà: - acquisire dal personale medico le informazioni relative al caso clinico, compilando una apposita scheda di riscontro riguardante l’intervento effettuato sul caso di sospetta intossicazioni da funghi (ALLEGATO 9); - esaminare il materiale disponibile: funghi interi, frammenti di funghi, resti di pulizia di funghi, avanzi di cibo, funghi conservati della stessa raccolta dei funghi consumati; qualora, a causa delle condizioni del materiale disponibile, l’ispettore micologo non abbia la possibilità di identificare la specie fungina con l’esame macroscopico, egli dovrà indicarlo nell'apposita scheda di cui al ALLEGATO 9, specificando la problematica riscontrata nel materiale a sua disposizione; - raccogliere e conservare i residui di funghi utili per le eventuali indagini microscopiche e/o macrochimiche che potranno essere svolte da micologi qualificati, appositamente formati; nel caso di esecuzione di tali indagini il micologo dovrà riportare quanto accertato nell’apposita “Scheda di Analisi Micologica – Referto micotossicologico” come da ALLEGATO 10; - ispezionare gli esercizi di vendita interessati (ingrosso, minuto, ristoranti), qualora i funghi provengano dal circuito commerciale; - effettuare, ove necessario, un’indagine domiciliare e/o sul luogo di raccolta al fine di reperire elementi utili alla diagnosi micologica. Per garantire la consulenza micologica per gli ospedali in tutte le fasce orarie (diurne, notturne, festive) potranno essere studiate apposite modalità di pronta disponibilità anche a livello di più aziende sanitarie. L’attività di consulenza dell’Ispettorato Micologico dovrà essere adeguatamente pubblicizzata presso le strutture sanitarie interessate (ospedali, poliambulatori, ecc.)