PD - Il Pepeverde
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PD - Il Pepeverde
Indice Il Pepeverde N. 1/1999 Comitato di direzione Giuseppe Assandri Silvia Blezza Picherle Bruno Cicconi Alessandro Compagno Alberto Conte Alberto D’Amico Valentina De Propris Ermanno Detti Laura Detti Gaetano D’Onofrio Liliana Dozza Franco Frabboni Gioacchino Giammaria “Leggere per...” di Napoli (Silvia Campanile, Annamaria Lovo, Maria Rosaria Musella, Paola Parlato) Antonio Leoni Roberto Maragliano Ornella Martini Anna Parola Marco Pellitteri Claudio Saba (art director) Redazione Carla Turri (caporedattore) Ivan Quiselli, Anna Toccaceli Hanno collaborato a questo numero Gloria Francella Carla Marotta Alessandro Petrone Luisa Piazza Direttore responsabile: Ermanno Detti Progetto grafico: Claudio Saba Copertina: illustrazione di Mirek Stampa: Arti Grafiche Tofani, Alatri (FR) Redazione, amministrazione e abbonamenti Centro Servizi Culturali del Comune di Anagni Via Garibaldi 21, 03012 Anagni (FR) Tel. 0775.730424 – fax 0775.730430 http//www.axa.it/pepeverde/ e-mail: [email protected] Rivista periodica Un numero: Lit. 15.000 Arretrati: Lit. 30.000 Abbonamento annuo: Lit. 50.000 (quattro numeri) Versamenti da effettuare su c.c.p n. 13008032 intestato a COMUNE DI ANAGNI, Servizio di tesoreria, 03012 - Anagni (FR) Autorizzazione del Tribunale di Frosinone n. 271 del 9/6/1999 Da Anagni Bruno Cicconi, Salute a “Il Pepeverde” Gioacchino Giammaria, Inventare una, cento biblioteche 2 3 Ermanno Detti, L’Editoriale 4 Interventi e interviste Alessandro Compagno, La buona merendina Anna Parola, I clienti più difficili Roberto Maragliano, Un non lettore ostinato. Frammenti di una lettura Franco Frabboni, Dalla parte della scrittura. Stupisci i tuoi genitori, leggi un libro Ornella Martini, Testo e trame multimediali. Il ricamo dei verbi e dei nomi Antonio Leoni, Una Casa Editrice in primo piano. Crescere tra le righe Intervista a Orietta Fatucci Intervista a Antonio Ruberti Elena Mutti, L’Autore in primo piano. Promozione e animazione della lettura. Intervista a Bianca Pitzorno Elena Mutti, Librerie, cultura e biblioteche. Quando Josè Martì incontrò Garibaldi Valentina De Propris, Le fiere. Da Bologna a Torino, un viaggio tra i libri “Leggere per…”, Strategie di motivazione alla lettura. La didattica laboratoriale Marco Pellitteri, Expocartoon. Una festa a fumetti Giuseppe Assandri, Dal libro al teatro. Ragazzi, che spettacolo! Claudio Saba, L’Illustratore in primo piano. Mirek, la bellezza delle immagini Studi e ricerche Silvia Blezza Picherle, La voglia di leggere 6 7 10 12 14 17 18 19 20 22 26 28 31 32 36 38 Ragnatela Le collane Valentina De Propris, Ermanno Detti, Antonio Leoni Le schede Gaetano D’Onofrio, Gloria Francella, Antonio Leoni, Carla Marotta, Alessandro Petrone Gli strumenti Valentina De Propris, Ermanno Detti, Antonio Leoni, Luisa Piazza 1 IL PEPEVERDE n. 1/1999 46 50 54 D a A n a g n i Salute a “Il Pepeverde” Il compito di un Sindaco non è solo quello di garantire i servizi concreti ai cittadini ma anche e soprattutto quello di tendere allo sviluppo culturale del proprio territorio. La cultura, se ben gestita, se non è asfittica e campanilistica ma se è aperta al confronto e al contributo di tutti, produce inevitabilmente professionalità, immagine e ricchezza, migliore qualità della vita. Non è un caso che nel nostro Statuto gli interventi dedicati alla sfera culturale occupino un ruolo primario, anche per la grande tradizione storica e di studio che vanta la città di Anagni. Ma accanto a grandi eventi culturali anche internazionali che la città organizza nel corso dell’anno come il Festival del Teatro medievale e rinascimentale e gli appuntamenti di AnagniArte, la nostra Amministrazione ha sempre curato intensamente l’aspetto dell’educazione dei bambini e dei giovani, collaborando con le altre agenzie educative presenti, in particolare con la scuola. In questo senso la Biblioteca, con le sue molteplici attività di studio e di approfondimento nel campo della lettura, della musica, delle arti visive, delle lingue, è diventata il punto di riferimento e di coordinamento di tutti gli interventi. La proposta di fondare una nuova rivista di letteratura per ragazzi ci è sembrata quindi il degno completamento di un impegno attivo che dura da anni. La nuova rivista per noi sarà una sfida ma anche uno stimolo inevitabile a crescere in cultura e professionalità, un ambito privilegiato in cui oltre ad informare sarà possibile confrontarsi concretamente su prospettive, problematiche, innovazioni ed interventi che specialmente in questi ultimi dieci anni sono stati prodotti dal rinnovato interesse verso la letteratura per l’infanzia ma che spesso restano isolati e sconosciuti. Il nostro obiettivo è riunire le ricerche di studiosi, professori universitari ma anche le esperienze concrete di bibliotecari, educatori ed operatori scolastici in modo che la nuova rivista sia veramente interessante ed utile per tutti. Essa è di proprietà pubblica e quindi nasce in piena libertà ed è aperta alla collaborazione di tutti coloro che speriamo vogliano contribuire alla sua crescita e alla sua diffusione. Il Sindaco di Anagni Prof. Bruno Cicconi 2 IL PEPEVERDE n. 1/1999 La Valle del Sacco Inventare una, cento biblioteche L’Associazione Biblioteche “Valle del Sacco” è uno dei sistemi bibliotecari della provincia di Frosinone posto lungo la omonima valle, l’autostrada del Sole, la ferrovia, la Casilina, insomma lungo i principali assi viari che tagliano longitudinalmente questa parte della Ciociaria. Non a caso, poiché essendo questa terra composta da piccoli insediamenti, sparsi su poggi, colline, fianchi di montagne, necessariamente occorre mettersi in contatto per poter costruire ciò che da soli sarebbe difficile o impossibile. Fare biblioteche capaci di soddisfare le moderne esigenze sarebbe rimasto un sogno senza l’unione di più comuni che hanno messo insieme uomini, progetti e risorse per costruire quello che fino a pochi anni or sono sarebbe stato impensabile: una rete di iniziative comuni. L’Associazione ha poco più di dieci anni ufficiali, sede a Ceccano, ed è strutturata sul principio di cooperazione in quanto ciascuna biblioteca lavora anche per tutte le altre. Esistono alcuni punti centrali (i centri sistema) ove si depositano e si curano certi aspetti: a Ceccano l’Amministrazione, ad Anagni il Progetto di Promozione alla Lettura, a Ferentino l’informatica, a Patrica il Centro Catalografico, etc. Poi ci siamo specializzati; ogni biblioteca ha un settore di specializzazione con l’idea di poter disegnare e conseguire nel tempo la consistenza e l’importanza di una corrispondente biblioteca d’Istituto universitario. Questo per offrire un patrimonio degno dei tempi moderni e nello stesso tempo costruire una grande unica biblioteca per tutti risparmiando sugli investimenti e sui magazzini. Tale ramificazione presupponeva la possibilità di sapere ciò che sta in altri luoghi e poter accedere al patrimonio librario. Per questo abbiamo costruito e potenziato il Centro Catalografico, che lavora per tutti a costi accettabili e nello stesso tempo ha fatto una banca dati di oltre 111.000 libri catalogati; si tratta di un catalogo cumulativo che sarà incrementato e ripulito a breve. Poi, d’accordo con la Provincia di Frosinone abbiamo dato vita ad un sistema provinciale di distribuzione delle pubblicazioni che, previa prenotazione telefonica o informatica, invia i libri disponibili ai richiedenti. Quest’ultimo servizio deve essere messo a punto e potenziato, coinvolgendo altre biblioteche non sistemiche e altri sistemi. Infine due parole sull’informatica. Internet in biblioteca è diventata una realtà nel giro di pochi mesi: dalla prima sperimentazione a Giuliano di Roma si è passati ad avere il collegamento un po’ dappertutto. Il fatto sta avviando le biblioteche ad essere un punto di riferimento informatico ed informativo: le biblioteche diventano il luogo privilegiato dove passa e dove si raccoglie l’informazione. Tutto ciò rende le biblioteche degli strumenti della moderna società che sa di poter progredire e diventare sempre più consapevole solo governando la massa ingente di informazioni che si sta rovesciando sull’inerme umanità. Le biblioteche sono lo strumento per governare, da parte di ciascun utente, quanto di sapere egli vuole e potrà conseguire. Gioacchino Giammaria Presidente dell’Associazione Intercomunale Biblioteche “Valle del Sacco” I l P e p e v e r d e L’Editoriale di Ermanno Detti Cari lettori, con “Il Pepeverde” nasce una nuova rivista che si occupa di letteratura giovanile. Ce ne sono altre ma naturalmente non vi sono rischi di sovrapposizioni, sia perché sono, almeno in parte, nuovi gli obiettivi che ci proponiamo, sia perché in un momento di espansione della lettura e della letteratura giovanile occorrono più numerosi e articolati strumenti. Rispetto ai nuovi obiettivi diciamo subito, a costo di apparire retorici, che questa è una rivista rivolta prima di tutto a voi lettori. Non è né uno strumento di dibattito tra gli addetti ai lavori, né un mezzo di ricerca accademica, è invece uno strumento che vuole offrire informazione puntuale e rigorosa e strategie di lettura a insegnanti, bibliotecari, genitori e altri addetti alla formazione giovanile, affinché il “vizio” della lettura si diffonda sempre di più tra i giovani e non solo. Noi crediamo che di informazione ci sia un gran bisogno per il semplice motivo che l’editoria per ragazzi sta affrontando, in questi ultimi tempi, un’interessante fase di crescita e di sviluppo positivo; forse mai come in questo periodo nelle nostre librerie sono comparse opere per ragazzi tanto ben curate e con prezzi accessibili a un pubblico vasto. Ma, come spesso accade in queste fasi, gli operatori si trovano di fronte a una produzione non solo sovrabbondante, ma anche disorganica e disordinata e, contraddittoriamente, un po’ uniforme (pensiamo alla nascita di collane simili da parte di case editrici molto distanti). All’interno di questo panorama variegato vi sono sbalzi che vanno dalla traduzione di ottimi scrittori stranieri e dalla scoperta di giovani e buoni scrittori italiani alla pubblicazione di opere o di collane un po’ improvvisate o finalizzate alla speranza di un facile mercato, dalla ricerca di rinnovamento alle fughe in avanti con ritorni a curiosi conformismi. D’altra parte abbiamo un pubblico giovanile che, probabilmente grazie a lunghe campagne di sensibilizzazione nelle quali si sono impegnati operatori culturali e personalità note e di rilievo, sta mostrando un notevole interesse alla lettura e al libro (senza rifiutare, ci assicurano i ricercatori, gli altri mezzi, da internet alla tv). Ora, proprio per tutto ciò, noi crediamo che la scuola, le biblioteche, i genitori, le stesse librerie abbiano bisogno di strumenti che li aiutino a scegliere. Non sono dunque sufficienti iniziative - che pure hanno importanza - come i premi letterari, le classifiche dei libri più venduti o considerati migliori da gruppi di esperti. Siamo tutti abbastanza smaliziati per sapere che le scelte giuste sono quelle che vengono fatte dall’operatore che ha alle spalle un’informazione e una preparazione a 360 gradi. Non solo perché sinceramente un po’ di diffidenza nei confronti degli “esperti” e delle “giurie” non fa mai male, ma anche perché, siccome l’operatore ha la funzione di mediatore tra libro e ragazzo, solo 4 IL PEPEVERDE n. 1/1999 se egli possiede gli strumenti adeguati può essere sul serio un buon mediatore. L’altro aspetto, dicevamo, sono le strategie di lettura. Per anni le avanguardie si sono battute sia contro le schede di lettura che contro gli smontaggi dei testi e le analisi pseudoproppiane. Ebbene, se i tempi hanno dato finalmente ragione a quegli studiosi, d’altra parte poco è stato elaborato, specie a livello teorico, per un approccio di stimolo alla lettura. Sul piano pratico però – a cominciare da gruppi di intelligenti insegnanti – vi è stata una ricerca che rischia di andare dispersa. Noi vorremmo recuperare sia quel poco che comunque è stato proposto a livello teorico, sia quel notevole patrimonio che proviene dalle scuole e dalle biblioteche. Questa rivista – lo diciamo anche in nome della trasparenza – è promossa dall’Amministrazione comunale di Anagni, e sostenuta dall’Associazione intercomunale Biblioteche Valle del Sacco, è realizzata da un gruppo di persone non legate a gruppi, tenute unite dal solo intento di portare avanti un discorso che, pur essendo consapevoli che non appartiene solo ad esse, ritengono di fondamentale importanza per lo sviluppo culturale del paese. La vita de “Il Pepeverde” è però legata all’interesse e alla risposta di voi lettori. In pratica solo se sarà letta perché sentita come uno strumento valido avrà ragione di esistere. Per questo sarà inviata in abbonamento. “Il Pepeverde” nasce ad Anagni, città storica, nota tra l’altro per l’oltraggio (uno schiaffo!) a Bonifacio VIII da parte di Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret, inviato di Filippo IV di Francia (1303). Ma, al contrario di questa singolare tradizione, questa cittadina è calda e accogliente, semplice e allo stesso tempo ricca di una grande sensibilità per la formazione dei giovani e della diffusione della cultura. Dico questo perché la rivista nasce, prima ancora che dal sottoscritto e dagli altri chiamati a realizzarla, dall’idea e dalla volontà di un gruppo di operatori culturali di Anagni e della zona limitrofa (autorità politiche, insegnanti, responsabili dei servizi socio-culturali, giovani volontari, ecc.). E ci pare sinceramente bello che oggi, nell’era di internet e 5 IL PEPEVERDE dell’informatica, anche comunità non metropolitane sentano il bisogno di battersi per la lettura come piacere e come mezzo di arricchimento permanente della personalità. Mi verrebbe da dire, parafrasando il titolo di un libro famoso di Mario Lodi: “Se questo accade ad Anagni...”. Dovrei a questo punto parlarvi dell’impianto della rivista. Siccome credo che più delle parole contino i fatti, vi consiglio di scorrere l’indice e di leggere le nostre pagine. Sono certo che vi apparirà tutto molto chiaro. Una sola precisazione: una sezione della rivista presenterà, di volta in volta, una casa editrice, un autore, un illustratore, ecc. Questo ci consentirà, in qualche anno, di offrire ai lettori una panoramica delle tendenze della letteratura per ragazzi. Riassumendo, pertanto, vogliamo offrire: - alle biblioteche, elaborazioni teoriche, proposte e strategie per la diffusione della lettura e informazione su quanto avviene nel campo editoriale, dalla produzione per ragazzi a quella teorica che troviamo sulle altre riviste o in saggistica di vario livello. - alla scuola, che consideriamo anello privilegiato della formazione dei “futuri lettori”, tutte le indicazioni per sviluppare sempre di più interazioni con le altre agenzie (biblioteca, editoria, casa, teatro, media, ecc.). La rivista si farà pertanto portatrice sia di riflessione teorica sul lavoro dell’insegnante, sia di esperienze. Quest’ultime non debbono tuttavia essere dei resoconti, ma evidenziazioni di strategie che spesso, con una creatività eccezionale, gli insegnanti mettono in atto nel loro lavoro. - ai genitori e agli adulti, in generale, una nuova visone della casa come luogo in cui fin dalla nascita il bambino vive. Pensiamo all’importanza che può assumere per un bambino la libreria personale, i primi libri senza scrittura, i primi giornalini o il primo album di figurine, la possibilità di possedere “carta e penna” per disegnare e scarabocchiare, le prime storie lette o narrate ad alta voce dagli adulti. - a tutti, un’informazione sia sulla produzione editoriale per ragazzi sia sulla ricerca teorica, diffusa anche attraverso il nostro sito internet all’indirizzo http://www.axa.it/pepeverde. n. 1/1999 I n t e r v e n t i . . . La buona merendina di Alessandro Compagno Avevamo appena finito di commentare con Beba Restelli (ad Anagni per dei corsi su Bruno Munari) che in Italia le realtà periferiche molte volte hanno più vivacità culturale delle metropoli, che eccoci imbarcati nella nuova avventura di fondare una rivista di letture per ragazzi. Quale imprudente azzardo possa aver animato i promotori de “Il Pepeverde” nell’epoca della globalizzazione ed in un settore di mercato dove non sembra esserci scampo per i piccoli editori, è una domanda che ci ha ronzato per la testa per tutto il tempo che ci è voluto per confezionare questo primo numero e che, forse, non ci abbandonerà facilmente per il futuro. Eppure lo scandalo di un Comune che si fa editore per pubblicare una rivista che si interroghi sulle strategie e le tecniche di promozione della lettura è, ve lo assicuro, quanto di più intrigante possa capitare ad un bibliotecario comunale. Se poi solo penso a come i tycoon dell’editoria e dell’informazione, alla testa delle loro monopolizzanti imprese, vogliono costringerci a consumare la buona merendina o a leggere il più bel libro uscito negli ultimi cento anni, non mi sembra vero che una piccola comunità di cittadini, anche se con una grande storia, offra le risorse per realizzare uno strumento informativo libero, utile a chiunque voglia orientarsi in un settore in crescita quale quello della lettura per i ragazzi. Al di là comunque dei fattori emotivi ed esistenziali c’è un motivo d’ordine professionale che sicuramente dovrà interessare la categoria a cui appartengo. Noi bibliotecari comunali siamo un po’ l’ultima linea della pubblica amministrazione italiana, ma sempre più stiamo diventando la prima linea nei confronti di quei cittadini, specie i più giovani, alla ricerca di un rapporto amichevole con lo Stato e che allo Stato si rivolgono richiedendo momenti di istruzione, di formazione, di informazione molte volte alternativa, che nei programmi televisivi o in altri media o in altri luoghi non riescono a trovare. Quante domande ci vengono quotidianamente rivolte ed a quante domande non sappiamo trovare una risposta. Mol- 6 IL PEPEVERDE n. 1/1999 ti di noi vivono tutto ciò con comprensibile angoscia e questa, spesso, si tramuta in sindrome da isolamento, che non è solo quella che prende i colleghi che lavorano in avamposti isolati all’interno di un quartiere dormitorio o in sperduti paesi di montagna. A noi dunque serve una strategia e un senso di appartenenza: l’appartenenza ad una categoria, quella dei bibliotecari, disseminata negli angoli più remoti della nazione, ma molto parcellizzata, e una strategia che ci porti a stringere alleanze solidali con altre categorie. Tra queste indicherei senz’altro quella degli insegnanti e quella degli editori che hanno in comune con noi l’obiettivo della promozione della lettura. Anche se poi le categorie possono essere molte di più, visto tutto quello che ruota intorno ad un progetto di promozione della lettura, fino quindi a comprendere tutto il mondo degli agenti della promozione culturale. È questa una strategia che passa necessariamente attraverso una capillare opera di documentazione e di informazione su tutto quello che avviene in Italia, ma anche all’estero, in materia di letture e letterature per ragazzi e che, necessariamente, deve coinvolgere ogni potenziale lettore de “Il Pepeverde” che senz’altro consideriamo un altrettanto potenziale informatore della rivista, trasformandola da strumento informativo a vero canale comunicativo. Non a caso, oltre la rivista di carta, siamo impegnati a mettere in linea una rivista virtuale che, attraverso la rete delle reti, diventerà il nostro laboratorio di comunicazione permanente con tutti quelli che intendano portarci loro significative esperienze di lavoro e punti di vista sul mondo delle letture per ragazzi. . . . e i n t e r v i s t e I clienti più difficili di Anna Parola Intere classi visitano spesso le librerie per ragazzi. Nella mia libreria di Torino, quando arriva una classe è necessario mettersi a disposizione per rispondere alle innumerevoli domande di insegnanti e ragazzi. È un momento di lavoro ma anche di festa e di stimoli. Ecco un ipotetico dialogo in libreria con una classe particolarmente curiosa, le domande dei ragazzi e le mie risposte. Vengono più bambini o adulti in negozio? Sono gli adulti quelli che vengono di più, ma i bambini sono sicuramente in aumento. Del resto noi della libreria chiediamo a genitori, insegnanti, zii e nonni di portare anche i bambini quando vengono ad acquistare un libro… Perché? Perché noi ci teniamo molto al contatto diretto con voi, che siete i lettori. Così possiamo parlare: noi cerchiamo di capi- re quali sono le preferenze, voi potete dare qualche informazione in più sui libri da scegliere Quando ti dicono che un bambino non legge, tu cosa fai? Cerco di capire come mai. E i motivi possono essere tanti. Uno dei motivi più frequenti è che gli adulti vi fanno leggere libri non adatti alla vostra età o che non credono, o forse non pensano, che la lettura di un libro possa essere un piacere. Comunque, anche in questi casi, consiglio di accompagnare quei bambini in libreria per parlare con noi in modo da capire quali sono i loro gusti, i loro passatempi… Cosa acquistano i bambini? Dipende dall’età e dai “passa parola”. Sovente quello che piace a voi non piace agli adulti. Ma se la cosa vi può consolare, un tempo i libri di scrittori come Salgari, che spesso oggi vengono consigliati, venivano proibiti ai ragazzi perchè ritenuti troppo fantasiosi. E cosa acquistano i genitori? Di solito, sono molto attenti ai vostri desideri. Ma mi è più facile dirvi cosa tentano di non comprare: i libri della collana Piccoli brividi (Mondadori) e Disney. Se un bambino vuole un libro e il genitore no, cosa fate? Appoggiamo, quasi sempre, la scelta di voi bambini. Se, però, il libro che volete comprare è troppo difficile o noioso, riteniamo importante farvelo sapere. Vendete solo i libri che vi piacciono? Ma no! Siamo un negozio e quindi vendiamo tutti i libri. È certo che se siamo 7 IL PEPEVERDE n. 1/1999 noi a consigliarli, scegliamo solo quelli che ci piacciono. Se poi le persone che abbiamo di fronte ci sembrano molto simpatiche e disponibili, discutiamo con loro e cerchiamo di far cambiare loro idea. Come fate a scegliere i libri per la libreria? Gli editori ci fanno vedere le copertine e ci raccontano la trama. In base a questa indicazione, in base all’autore e in base ai nostri gusti e alla nostra esperienza decidiamo cosa tenere. Leggete tutti i libri? Li iniziamo tutti. Crediamo nell’importanza dell’incipit, cioé dell’inizio del libro. Una volta che abbiamo deciso se meritano essere letti o no, decidiamo se arrivare fino alla fine o smettere. Io, che mi occupo di corsi d’aggiornamento e di incontri con i ragazzi, leggo sempre i primi due capitoli prima di smettere o di continuare. Quali sono i clienti più difficili, i bambini o gli adulti? Voi siete, sicuramente, più esigenti. Mi sembra giusto, il libro è per voi e quindi ci mettete molto impegno nella scelta. Però ci capita di dover discutere con nonne e zie che vogliono regalarvi un libro “educativo” e non si rendono conto che ogni libro contiene del “sapere”. Se un genitore vuole assolutamente un libro che ai bambini non piace cosa fate? Ci disperiamo, cerchiamo di fare il possibile per convincerlo che è un libro “sbagliato”. Ma se proprio non riusciamo, glielo vendiamo lo stesso. Si renderà conto da solo di aver sbagliato. Se poi non INTERVENTI E INTERVISTE sarà così, siamo noi che abbiamo fatto un errore. Non tutti i bambini sono uguali. Gli adulti vi chiedono spesso un libro da regalare a un bambino perchè loro l’hanno letto da piccoli? Ultimamente si è persa un po’ l’abitudine. La gente entra di più in libreria ed è più disponibile a farsi consigliare. Ma capita che soprattutto i nonni cerchino grandi storie del passato. Tu leggi molto? E hai sempre letto? Sì, non potrei vivere senza il libro. Nella mia borsa c’è sempre qualche libro. Sul I libri che consiglio 0/3 anni Nick Denchfield, Paolo il pollo, E. Elle, Trieste, 1998. ANIMATO-DIVERTENTE-COLORATO. Ma quanto è grande un pollo? E la sua mamma? Emanuela Bussolati, Il leone dormiglione, La Coccinella, Varese, 1997. TEATRALE-TRASFORMISTA-GIOCOSO. Un leone dormiglione che diventa un topino, un perfido incubo e un… M. Loretta Giraldo, Antonella Abbatiello L’arca burlona, Giunti, Firenze, 1998. BESTIALE-BIBLICO-SPIRITOSO. Presto! Salite! Avanti, su…via! C’è posto per tutti sull’Arca dell’allegria! 3/6 anni Babette Cole, La mamma ha fatto l’uovo!, Emme, Trieste, 1993. SDRAMMATIZZANTE-DIVERTENTE-EFFICACE. Ma la mamma e il papà dove trovano i bambini? Sotto un cavolo o dentro un vaso? Sam McBratney, Indovina quanto bene ti voglio, Piccoli, Torino, 1995. DOLCE-COCCOLOSO-RASSICURANTE. Un leprotto e il suo papà giocano al gioco “Indovina quanto bene ti voglio” e scoprono quanto è difficile misurarlo. mio comodino da notte ce ne sono almeno cinque iniziati. Nella libreria della camera da letto ne ho una trentina già iniziati. Come vi ho già spiegato, leggendo tutti i libri che escono per ragazzi, per non fare torto a nessuno, comincio un volume per collana e li leggo tutti insieme. Per quanto riguarda i libri per adulti, leggo quelli che parlano di voi, e quelli che parlano di lettura e letteratura per ragazzi. Solo durante le vacanze leggo libri “per adulti”. Ho cominciato a leggere a 7 anni e subito mi sono innamorata del libro. Devo ammettere che ho sempre letto molto e studiato poco. 6/8 anni Beatrice Masini, Octavia Monaco, Una principessa piccola così, Arka, Milano, 1999. AVVENTUROSO-ORIGINALE-INCORAGGIANTE. Una storia di una piccola principessa molto coraggiosa. René Mettler, La natura di mese in mese, E. Elle, Trieste, 1998. AGRESTE-DETTAGLIATO-RAFFINATO. Un libro per osservare il ritmo delle stagioni e per scoprire i mutamenti che trasformano la natura. Alexis Lecaye, Ahamm! Ti mangio!, Mondadori, Milano, 1993. COMICO-CATTIVO-IMPREVEDIBILE. Un gregge di pecore chiede aiuto ad un amabile lupo per togliere di torno una pastora ghiottissima di carne arrosto. 8/10 anni Andrew Clements, Drilla, Bompiani, Milano, 1997. SCOLASTICO-SORPRENDENTE-PROVOCANTE. Una battaglia a colpi di penna, anzi di drilla, tra Nick e un insegnante vecchio stile. Elizabeth Honey, Stella Street 45 e 47, Salani, Firenze, 1997. COMICO-MISTERIOSO-INVESTIGATIVO. Si vive benissimo a Stella Street, fino a 8 IL PEPEVERDE n. 1/1999 Cos’è cambiato nei libri per bambini rispetto a quando eri bambina tu? Prima di tutto, c’è molta più scelta. Poi, quando io ero piccola gli albi illustrati erano pochissimi e, quando si cominciava a leggere, si iniziava da Tom Sawyer e da Piccole donne, volumi poco illustrati e scritti in un linguaggio dell’Ottocento, che creavano problemi a più di un ragazzo. Infatti, non è un caso che la mia generazione sia fatta di pochi lettori. Ma ti diverti nel tuo lavoro? Sì, mi diverto moltissimo. È un lavoro che ho cercato, voluto e che tento di fare meglio che posso. Mi piace stare con voi quando arrivano i Finti, ricchi individui, antipatici, con cani, bambini e vicini. James Gurney, Dinotopia, Fabbri, Milano, 1992. AVVENTUROSO-FANTASTORICO-RAFFINATO. Nel 1860 il professor Denison fa naufragio su un’isola dove i dinosauri e gli uomini vivono assieme in pacifica intedipendenza. 10 anni in su Ron Van der Meer, Frach Whitford, Arte, Panini, Modena, 1997. AFFASCINANTE-SORPRENDENTE-CREATIVO. Un libro per creare i vostri capolavori e per scoprire il mondo dell’arte e degli artisti. Margaret Mahy, La figlia della luna, Mondadori, Milano, 1996. MAGICO-MISTERIOSO-INTRIGANTE. Laura, 14 anni, è una ragazza davvero speciale: possiede un sesto senso che le permette di “sentire” l’avvicinarsi di un avvenimento insolito o di una disgrazia. È una strega? Roberto Piumini, Lo stralisco, Einaudi Ragazzi, Trieste, 1996. POETICO-GENEROSO-FIABESCO. La storia di una amicizia delicata e assoluta tra un pittore turco e un bambino ammalato. LA VOGLIA DI LEGGERE e mi piace leggere. Credo che il libro debba fare parte del quotidiano e che aiuti a vivere meglio. Bianca Pitzorno, la collana che vendiamo di più in questo momento è I piccoli brividi. Tutto questo però è solo indicativo. Il tuo lavoro è difficile? Sì, moltissimo. Devo leggere tutti i libri che riesco e non posso lasciare nulla al caso. Voi siete molto esigenti ed è giusto che abbiate qualcuno che riesca a capire cosa vi piace e che vi consigli in modo adeguato. E quali quelli che piacciono a te? Io leggo un po’ di tutto. Mi piacciono molto i libri in cui le protagoniste sono donne o ragazze, ma amo moltissimo anche i gialli. Cosa ti piace di più del tuo lavoro? Sicuramente leggere i libri per voi, ma anche guardare le schede dei libri che devono ancora uscire e ordinarli. È una grossa sfida riuscire ad ordinarne il numero giusto e il libro giusto. Che cosa vorresti dal tuo lavoro? Devo dire che forse ho già quello che voglio. Penso che un vostro sorriso nei miei confronti o il fatto che mi chiediate ancora consiglio sia la più importante tra le gratificazioni. Forse vorrei che i bambini fossero trattati un po’ meglio e che si parlasse di loro un po’ di più; e soprattutto non soltanto in cronaca nera, ma anche quando succede qualcosa di bello per loro. Quali sono i libri che piacciono di più ai bambini? Dovrei pensare che i bambini sono tutti uguali per rispondere a questa domanda, invece penso che ognuno di voi ha una testa e che i libri che vi piacciono sono diversi in base al tipo di storia e al tipo di gusti che avete. Posso dirvi che gli autori che vi piacciono di più sono Roal Dahl e Riesci sempre ad indovinare i nostri gusti? Se volete proviamo. Sì, devo ammettere di azzeccarci quasi sempre. Non è poi così difficile. Basta ascoltare gli altri e non pensare che siate tutti uguali. Come ti senti quando un bambino torna e dice che vuole proprio te per essere consigliato? È la cosa più bella che mi può succedere. I bambini seguono sempre i tuoi consigli? No, non sempre. Alcune volte discuto moltissimo per riuscire a convincere che un libro non va bene o che sarebbe meglio leggerne un altro. Non sempre riesco ad avere la meglio, ma ritengo che l’ultima parola debba essere la vostra e che quindi se volete leggere un libro che io trovo non adatto a voi è giusto che lo facciate. Per male che vada smetterete di leggerlo! Sono più i bambini che vogliono essere consigliati o quelli che scelgono da soli? Dipende moltissimo dall’età. I più grandi preferiscono scegliere da soli e solo alla fine ci chiedono cosa ne pensiamo, mentre i piccoli ci chiedono maggior9 IL PEPEVERDE n. 1/1999 mente consiglio. Com’è che fai la libraia? È un puro caso, anche se verso i 14 anni volevo già occuparmi di bambini. Solo più tardi ho pensato che volevo occuparmi anche di libri. Mia sorella lavorava nell’editoria e quando si è liberato un posto da un grossista di libri ho cominciato a lavorare e a vendere libri. Solo più tardi mi è stato possibile comprare questa libreria. Un non lettore ostinato Frammenti di una lettura di Roberto Maragliano Amo Tolstoj perché alle volte mi pare di essere lì lì per capire come fa e invece niente. Amo Manzoni perché fino a poco fa l’odiavo Italo Calvino «A questo punto te lo confesso: non sono stato da bambino e poi da ragazzo un lettore famelico e ostinato, corrispondente all’immagine che ancora circola del giovane di ieri. Sono anche convinto che, mediamente, i grandi di oggi siano stati ai loro tempi dei lettori modesti. Penso che, crescendo, si siano fatti ricattare chi da Proust o da Sartre chi da Faeti, e adesso, vittime di un’idea tutto sommato letteraria di bambino lettore, si trovino a ricattare te [bambino di oggi, presunto “non lettore”], prendendosela con la tv e il computer. Hanno veramente letto tutto quello che dicono di aver letto? Vado avanti con la confessione. Io non ho letto, “ai tempi e nei modi giusti”, Guerra e pace. Mi manca questa fondamentale esperienza. Ma non manca, nella mia enciclopedia personale, la storia di Guerra e pace, che mi è entrata dentro attraverso le pagine delle antologie, i riassunti delle storie letterarie, i film, le musiche, ecc. È come se lo avessi letto? Sì e no. Sì, per come mi vivo il rapporto con la storia e le storie: c’è uno spazio, dentro il mio bagaglio, dove alloggiano Pierre Bezuchov, Andej Bolkonskij, Natascia. No, secondo una visione “fiscale” dell’esperienza di lettura. Ma su questo ultimo fronte, sto tranquillo: conto di colmare la lacuna, negli anni a venire». Questo scrivevo nella mia Lettera ad un bambino che mai diventerà lettore. Almeno, così credono. Loro (chi voglia leggere il tutto potrà risalire a Esseri multimediali. Immagini del bambino di fine millennio, La Nuova Italia, Firenze, 1996). Tre anni dopo, posso dire di aver mantenuto l’impegno con me stesso (e con i canonici venticinque lettori, grandi o piccoli che siano stati). Ebbene, ho letto Guerra e pace. L’ho letto, si badi bene, in modo non professionale, impiegandoci tre mesi e rubando un po’ di ore al riposo. Che intendo dire? Chiamo in causa, per questa notazione sulla «lettura non professionale», Claudio Magris. Il quale, in un intervento di inizio d’anno (I classici al tempo del terziario, in “Corriere della Sera”, 21 febbraio 1999), distingue «i lettori che non si occupano professionalmente di letteratura, e che sono, ovviamente, la maggioranza» dalla minoranza dei letterati di professione: i primi sanno bene «se hanno letto o no Il piacere di D’Annunzio o Gli indifferenti di Moravia», per loro tertium non datur; mentre per i secondi è più difficile ammettere, per esempio, di «non aver letto uno o due volumi della Recherche proustiana», non perché vogliano nascondere le loro lacune, ma perché sovente non lo sanno proprio, se hanno letto o no (cioè attraversato pagina per pagina) quel libro, considerata la gran quantità di interpretazioni, citazioni, parafrasi, analisi nelle quali sono professionalmente incappati; a loro, dunque, è data una terza possibilità. Insomma, se ho capito bene, chi legge in modo non professionale o vive o non vive un testo narrativo, dove vivere equivale a divorare riga per riga. Al secondo tipo di lettore, invece, può capitare, a volte, di collocarsi nel terziario della letteratura (e della lettura): la confi10 IL PEPEVERDE n. 1/1999 denza con quel testo gli può essere arrivata anche da altri, in forma di leasing. Bene. In questa materia, io sono dicotomico. Fino all’altro ieri, il mio rapporto con Guerra e pace è stato di natura terziaria: cinema, televisione e antologie più o meno scolastiche e accademiche mi consentivano di far parte, anche se indegnamente, della categoria dei lettori professionisti. Oggi, invece, avendo finalmente percorso le millequattrocento e passa pagine dell’edizione Einaudi del capolavoro di Tolstoj, posso godere del titolo, conquistato sul campo, di “lettore non professionista” di quel libro. Cosa mi ha spinto all’impresa? Permettetemi di ampliare l’area della confessione, aperta con il brano della lettera su citato. Sono stato, per quasi un trentennio, un “ostinato non lettore” di letteratura. Come mai? Per deformazione professionale, potrei addurre a mia discolpa il fatto di aver pagato pesantemente il trauma della lettura coatta, al liceo, del romanzo di Manzoni. Renzo e Lucia (poveretti, non loro! ma la loro versione scolastica) hanno fatto il deserto: niente più posto per Pierre, Fabrizio del Dongo, Ulrich, nemmeno per miss Marple! Esagero, certo. Sarei disonesto se riducessi l’analisi della questione a questo aspetto soltanto. Evidentemente ci sono state altre ragioni, più profonde, che mi hanno spinto ad essere per tanto tempo un “lettore onnivoro con eccezione” (l’eccezione, appunto, della narrativa). Non penso che vi interessi sapere quali possano essere state; il giorno che vorrete saperlo, vi metterò in contatto con il mio psicoanalista, se nel frattempo avrò deciso di averne uno. Per ora, permettetemi di tenere sospeso il discorso. Basterà dire che, attorno ai cinquant’anni, sono “rinsavito”. Ma qui intendo parlare di altro. Non di un mio problema personale, ma di una questione generale. La stessa su cui si è soffermato Italo Calvino (Perché leggere i classici, Oscar Mondadori, Milano, 1995), in pagine notissime su cui è sempre bene tornare. Ne richiamo un passo, qui, per vostra comodità, e per approssimare meglio il tema: «Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli» (p. 6). Ecco, io ho avuto la fortuna richiamata da Calvino nella sua definizione di classico. Paradossalmente, me l’ha procurata proprio quella scuola che mi ha reso, per lunga pezza, un ostinato non lettore. Grazie, dunque, Manzoni. Forse è per questo che, adesso, ti posso amare: perché l’odio che mi ha procurato la tua imposizione scolastica mi ha riserbato la fortuna di leggere Guerra e pace (e tante altre opere) “nelle condizioni migliori”. Che ricavarne, dunque? Che certe letture dovrebbero essere sconsigliate ai giovani? Ma si tratta proprio di quelle opere che più desidereremmo vedere nelle loro mani! Come la mettiamo? È ancora Calvino a trarci d’impaccio: «[…] le letture di gioventù possono essere poco proficue per impazienza, distrazione, inesperienza delle istruzioni per l’uso, inesperienza della vita. Possono essere (magari nello stesso tempo) formative nel senso che danno una forma alle esperienze future, fornendo modelli, contenitori, termini di paragone, schemi di classificazione, scale di valori, paradigmi di bellezza; tut- te cose che continuano a operare anche se del libro letto in gioventù ci si ricorda poco o nulla». Dunque, tornando al classico Guerra e pace, che cosa distingue una lettura in età giovanile da una fatta in età matura? Ricordo cosa mi dicevano, al tempo, i miei coetanei adolescenti (pochissimi, in verità) che erano riusciti nell’impresa di sottrarre parte delle loro ore di cinema, festicciole, sport (e lettura dei manualoni scolastici) per dedicarle alle pagine di Tolstoj. Dicevano che avevano saltato tante parti, che la loro lettura, peraltro appassionante, era stata un percorso ad ostacoli, e che gli ostacoli (da superare, meglio da saltare) corrispondevano alle sezioni filosofiche e a quelle storiche (della storia dei grandi personaggi, e quindi della guerra). Insomma, avevano finito col leggere un terzo del libro, se non in termini quantitativi, in termini qualitativi: il terzo corrispondente alle vicende dei personaggi umani (quelli della pace). Questo grandioso “libro senza centro” (la definizione è del critico Percy Lubbock, e la ricavo dalla bellissima Introduzione di Pier Cesare Bori alla nuova edizione Einaudi Tascabili del settembre 1998: da consultare dopo la lettura o la rilettura del romanzo!), nelle loro mani, era diventato un “libro con un centro” (e una, meglio due periferie). Io, invece, dall’alto dei miei cinquantatré anni (compiuti proprio in compagnia di Tolstoj) questa mancanza di centro me la sono proprio goduta: è la cosa che più mi ha emozionato, di Guerra e pace. Al punto che, ad ogni passaggio di livello, ogni volta che Tolstoj abbandonava i suoi personaggi con la minuscola per curare quelli con la maiuscola o per 11 IL PEPEVERDE n. 1/1999 sviluppare i suoi percorsi filosofici, la dolcezza della sospensione prevaleva sul dispiacere dell’abbandono. E non mi sono chiesto, né mi chiedo adesso come poter mettere assieme, dentro di me, questi tre piani. Perché? Perché li ho vissuti come altrettante dimensioni di una stessa poetica, e altrettante dimensioni della mia personale appropriazione di quella storia. Come le cose stiano assieme, resta un mistero, che accetto come tale. Ha dunque ragioni da vendere Carlo Ginzburg (che con l’intervista I destini incrociati di Tolstoj, concessa a Corrado Stajano e pubblicata sul “Corriere della Sera” del 18 agosto 1998, mi ha definitivamente convinto a leggere il romanzo): in questo libro «si è come costretti a mettersi in punta di piedi per raggiungere qualcosa che non si arriva a vedere e a capire. Ma – essenziale in Tolstoj – la premessa per capire di più passa attraverso il non capire». Avevo appena finito di leggere che è scoppiata la guerra del Kosovo. Per uno di quei casi di cui sono piene le storie di Paul Auster, mi sono trovato a viverla con le parole del libro: «[…] nella storia a ciò che conosciamo diamo il nome di leggi di necessità; a ciò che ci è ignoto, di libertà. La libertà per la storia non è che la manifestazione di quel residuo ignoto di ciò che sappiamo delle leggi della vita umana» (p. 1421). Mio figlio Carlo ha soltanto dodici anni. Fortunatamente ho ancora un po’ di tempo per decidere se consigliargli o no di leggere Guerra e pace. Di una cosa però sono certo: se potessi, gli farei evitare la lettura scolastica de I promessi sposi. Dalla parte della scrittura di Franco Frabboni Stupisci i tuoi genitori Per un duemila targato lettura Se accostiamo l’orecchio al suolo – in posizione indiana d’ascolto – si possono sentire, nitidi e chiari, i tam tam di un duemila già alle porte. I loro messaggi inondano l’aria per trasmettere annunci, sfide e destini di profondità stellare. Tra queste note profetiche (esistenziali, socioculturali, valoriali) dello spartito no stop del terzo millennio, inconfondibile risuona questo annuncio – invito: benvenuti nel secolo dell’informazione e della comunicazione elettronica. È un invito che si fa subito promessa solenne. Questa. Nel primo secolo del terzo millennio, le quattro età generazionali (infanzia, adolescenza, età adulta ed età senile) disporranno – ciascuna per il proprio arco temporale – di diffusi e sofisticati alfabeti informatici e telematici: ineluttabili (o inelubili) per essere cittadino attivo e consapevole in un villaggio globale videocratico popolato di soli alfabeti iconici ed elettronici. Sulla scia di questo “annuncio” dagli indubbi toni fondamentalisti e totalizzanti, non possiamo non lanciare un Manifesto-Appello pedagogico per la difesa del libro, riconosciuto umanamente come l’altra faccia della luna dell’informazionecomunicazione: di una “luna” chiamata. Nel nome della cultura diffusa, a traslocare conoscenze “critiche”, a far pensare con la propria testa, a far sognare con il proprio cuore. Dunque, nella stagione imparabilmente egemonizzata dai codici iconici ed informatici (che non intendiamo certo demonizzare) occorre diffondere precocemente sulle nuove generazioni l’alfabeto scritto: il solo in grado di mettere al riparo il cittadino del duemila dai possibili processi di omologazione – modellamento – clo- nazione culturali provocati dai mediatori di massa (televisione) e personalizzati (informatica e telematica). Questo, il vibrante nostro appello: anticipiamo nella seconda infanzia (nella scuola materna) il morbo della letturascrittura. E diamo più tempi, più spazi, più occasioni quotidiani al libro. Dunque, un grido di allarme – forte e a voce alta – rivolto alle coscienze pedagogiche di genitori e insegnanti affinché contribuiscano a invertire la linea di tendenza che sembra condurre – senza scampo – all’eclisse, al tramonto del codice scritto: accerchiato, invaso e barbaramente soppresso dal Moloch insaziabile dei codici elettronici, con riferimento particolare al linguaggio invadente e totalitario dell’immagine televisiva. A partire da questa consapevolezza, queste righe intendono chiamare a raccolta la scuola militante, l’associazionismo degli insegnanti e gli studiosi di scienze dell’educazione perché intitolino l’anno scolastico 1999-2000 al linguaggio scritto (a partire dalla crescita esponenziale del consumo del libro) gridando a tutto megafono la sua “centralità” culturale in una scuola che intende intitolarsi alla qualità dell’istruzione e della formazione. Questo Manifesto-Appello pedagogico dà voce (brevemente) a tre interrogativi, a tre punti di domanda: perché, quando e dove leggere, oggi? E come far sì che gli allievi possano stupire i propri genitori leggendo un libro? Sul banco degli imputati la Pedagogia farisaica e perbenista Perché leggere? Da un lato perché in una società multiculturale occorre giocoforza padroneggiare la pluralità dei “codici”: manuale, gestuale, orale, iconico e scrit12 IL PEPEVERDE n. 1/1999 to. Dall’altro lato, perché ci troviamo ad educare in una età storica egemonizzata dagli alfabeti televisivi (aderiamo senza incertezze ai richiami angosciati di Popper e della Tamaro). Il codice scritto (e la lettura, in particolare) – per la sua forza comunicativa, cognitiva ed euristica – ha il compito non di oscurare il video, ma di evitare che i suoi “alfabeti” (se monopolizzati da oligopoli) si tramutino in codici subcorticali di indottrinamento, manipolazione e omologazione culturale per le giovani generazioni. Quando leggere? Sul “quando” iniziare a leggere (e a scrivere) va chiamato sul banco degli imputati il nostro ricorrente manicheismo pedagogico. Da una parte, una certa pedagogia di casa nostra (idealistica e postidealistica) da sempre dipinge la precoce iniziazione al codice scritto come una sorta di “via-infernale”: distruttrice dei paradisi inventivi, fantastici e creativi dell’infanzia. Con il risultato di procastinarlo il più tardi possibile: alla terza infanzia, all’ormai “senile” sesto anno del bambino e della bambina. Dall’altro lato, la stessa farisaica pedagogia perbenista piange lacrime coccodrillesche sull’odierna tomba della lettura, sul progressivo tramonto del libro sotto l’incalzare di linguaggi massmediologici ed elettronici. Il nostro appello pedagogico batte strade diverse, libere da ogni pregiudizio e falsa preclusione nei confronti di qualsivoglia precoce iniziazione al codice scritto. Dove leggere? I “luoghi” della lettura (e scrittura) possono e devono essere molteplici: a casa, a scuola, nel tempo libero e della vacanza. In queste righe, daremo la parola a quest’unico interrogativo: come stanno di salute gli alfabeti scritti della scuola? Questa la risposta. Perché quando e dove leggere La scuola che sta sotto ai nostri occhi, a lungo trascurata dalle politiche governative, giocoforza nemica della lettura, è contro la scrittura. Se la scuola imprigiona l’allievo nell’aulaclasse (anche perché non dispone di biblioteche e laboratori linguistici) e nell’immobilismo del banco (dove è proibito il piacere del leggere e dello scrivere liberamente) e, per di più, costringe a mandare papagallescamente a memoria due monoculture preconfezionate – quella “orale” della lezione e quella “scritta” del libro di testo – allora, statene pur certi, questa scuola veste mestamente gli abiti (gattopardeschi) di nemico numero uno degli alfabeti scritti: tradendo con il suo compito Costituzionale di agenzia di alfabetizzazione di massa nel nome di una diffusa emancipazione ed autonomia intellettuale delle sue giovani generazioni. Occorre allora voltare pagina, perché soltanto una scuola-altra può trasmettere il gusto della lettura e scrittura. Il che è possibile a partire da un’agenzia scolastica al “centro” delle opzioni istituzionali e culturali di Paese moderno. a) Anzitutto, nuove opzioni istituzionali significa una scuola garantita da nuove politiche formative: - da una legge Bassanini che dia autonomia (che dia le regole su ciò che spetta al centro e ciò che spetta alla periferia) e continuità al sistema/scuola (riducendo le sue elevate cifre di abbandono-dispersione); - da un Piano poliennale di programmazione e sviluppo quantitativo della risorsa/scuola (edilizia, servizi sanitari-mensatrasporto, attrezzature laboratoriali e informatiche et al.). b) Poi, nuove opzioni culturali significa una scuola garantita da una nuova qualità didattica: aperta alla molteplicità delle leggi un libro culture dell’ambiente, collegialmente progettate dagli insegnanti, disponibile all’integrazione dei bambini portatori di handicap, articolata in percorsi formativi di classe (dove si “cucina” prevalentemente la “disciplinarità” e “l’individualizzazione” dell’insegnamentto-apprendimento) e di interclasse (dove si “cucina” prevalentemente “l’interdisciplinarità” e la “ricerca”: tramite gli spazi di laboratorio, atelier, centri di interesse). È a partire da questa riflessione fugace 13 IL PEPEVERDE n. 1/1999 sul perché, quando e dove leggere che intitoliamo e targhiamo il duemila al codice scritto. E assieme alla scuola militante, all’associazionismo degli insegnanti e degli studiosi di scienze dell’educazione auspichiamo di ricevere in calce a questo Manifesto-Appello anche la firma del Ministro della pubblica istruzione. Ne siamo certi. Testo e trame multimediali Il ricamo dei verbi e dei nomi di Ornella Martini Dove si mettono in relazione due termini spesso utilizzati in modo alternativo: testo e multimedialità. In questo caso la relazione è data dalla possibilità di realizzare sceneggiature multimediali di un testo narrativo. Il perché e il per-come cercherò di spiegarlo e di farlo vedere. Viviamo in un mondo incredibilmente mutante: per questa ragione, spesso, non si ha il tempo o la forza di rivedere ipotesi, concetti, opinioni. Molto più frequentemente, è la paura di vederli scorrere via dai nostri orizzonti culturali, come sabbia tra le dita, ad immobilizzare il pensiero. È quello che accade ancora nel considerare il testo scritto come mondo altro rispetto al colorato e rumoroso universo della multimedialità: come minimo indifferente, come massimo invocato, come agguerrito “cavaliere” impegnato nella lotta contro la “barbarie” e l’infedeltà del “multim-edia”, “-ale”, della multimedialità. Eppure, e qui sta il significato principale di questo mio contributo, a guardare bene con passione ed attenzione, le affinità e le relazioni tra i due termini sono intense e dinamiche: un testo, in modo precipuo un testo narrativo, anche se costruito ed espresso in modo “monomediale” attraverso la scrittura, è sempre un’organizzazione di intrecci e sinestesie sensoriali, nelle quali risuonano e scintillano suoni, dialoghi, gesti, musiche, immagini, colori, movimenti. Allo stesso tempo, l’esperienza sensoriale quotidiana di ciascuno di noi, è caratterizzata dal fluire continuo di stimoli e suggestioni derivanti da canali diversi, in un “montaggio” casuale che li mescola tutti. Di questa comune, forse troppo poco consapevole, esperienza è Roland Barthes a darne, per me, un’efficacissima testimonianza nel passo che segue: «Una sera, semiaddormentato sul sedile di un bar, cercavo per gioco di censire tutti i linguaggi che entravano nel mio ascolto: musiche, conversazioni, rumori di sedie, di bicchieri, tutta una stereofonia di cui una piazza di Tangeri è il luogo ideale. Si parlava anche dentro di me (è cosa nota), e questa parola detta “interiore” somigliava molto al rumore della piazza, a quello scaglionamento di piccole voci che mi venivano dall’esterno: io stesso ero un luogo pubblico, un souk; passavano in me le parole, i sintagmi minuti, i mozziconi di formule, e non si formava nessuna frase, come se fosse stata la legge di quel linguaggio”1». L’abitudine secolare della nostra cultura (come minimo dall’invenzione dell’alfabeto alla scrittura manuale, fino a quella fondamentale rivoluzione che è stata l’invenzione della stampa) a leggere ed interpretare il mondo attraverso la parola muta consegnata al foglio, ci ha portato a sottovalutare la nostra naturale modalità comunicativa: la “globalità dei linguaggi”, la “multimedialità” spontanea del nostro dire e agire. A questa sottovalutazione ha corrisposto, e tuttora corrisponde, la sopravvalutazione della parola scritta come primaria, se non esclusiva, forma e sostanza dell’espressione e della comunicazione. Secondo questa logica, ogni forma di linguaggio è ricondotta al linguaggio scritto: non esisterebbe altra logica, altra semiosi, se non quella «modellata sulla scrittura». Le parole tra virgolette sono di Paolo Fabbri che, nelle righe seguenti, continua così: «Molto spesso, quando si pensa a una lingua, consa14 IL PEPEVERDE n. 1/1999 pevolmente o inconsapevolmente si ha in mente una specie di trasposizione di un testo scritto. In realtà il linguaggio – come diceva spesso Barthes nell’ultima parte della sua vita – è dotato di intonazioni, è articolato insieme alla gestualità in maniera decisiva, è accompagnato da tratti fisiognomici precisi. Il linguaggio, cioè, […] ha un suo spessore, che va considerato al momento dell’analisi»2. E due pagine più avanti, concludendo un ragionamento sulla non necessaria corrispondenza tra forme del pensiero e linguaggio, Fabbri scrive: «Il che significa che c’è la possibilità che forme di segni diverse dal linguaggio verbale siano capaci di organizzare forme del contenuto, cioè significati, che il linguaggio verbale non è necessariamente capace di trasmettere»3. Eppure, la fatica e la genialità di uno scrittore sta proprio nel rendere conto, di esprimere, utilizzando esclusivamente come materia prima il silenzio delle parole scritte e l’ordine (anche se in diverse direzioni) della sequenza, il movimento e il rumore del mondo, contribuendo quindi alla costruzione di infiniti “mondi” attraverso il racconto. In questo contesto, dunque, il termine “multimedialità”, come spero risulti già chiaro da quanto ho detto fin qui, indica prima di tutto la ricchezza e la varietà dei modi e degli strumenti (materiali e culturali) del nostro esperire, la loro compresenza e il loro intreccio. Insieme ad una multimedialità “naturale” (la globalità dei nostri multiformi ‘linguaggi’) e a una multimedialità “fisica” (gli innumerevoli ambienti che mettono in scena l’identità di ciascun “linguaggio”, dal microfono al cinema) sempre più si sviluppa una multimedialità “elettronica” che, IL RICAMO DEI VERBI E DEI NOMI dentro l’ambiente computer, permette di sperimentare la commistione inestricabile di “linguaggi” differenti. E, ovviamente, gli scambi, le interferenze, le reciproche influenze tra questi diversi modi, sono frequenti e molto profonde. Provo ora a dare conto di quanto detto fin qui sulle relazioni tra un testo narrativo e il souk della multimedialità “naturale” e “materiale”. E poiché posso ricorrere esclusivamente alla scrittura, l’oggetto è la messa a punto della sceneggiatura di un frammento narrativo finalizzata alla successiva realizzazione in ambiente elettronico (con Power Point, ad esempio). I perché dell’attività che sto per proporre sono essenzialmente due e stanno nel permettere: - di dare corpo alle elaborazioni di senso di ciascun lettore al di là dell’impiego della sola parola che descrive e spiega; - di elaborare possibili traduzioni diverse di un testo: per il teatro o per un audiovisivo, ad esempio. Per quanto riguarda il primo punto, vale questa bella frase di Pierre Lévy: «Il vocabolo testo nell’etimologia contiene la antichissima tecnica femminile della tessitura. E forse non è un caso se il ricamo dei verbi e dei nomi attraverso il quale noi tentiamo di trattenere il senso si dice quasi con un termine tessile»4. Ciascun lettore contribuisce, con la sua interpretazione, a dare senso a quell’organizzazione di significato che l’Autore ha costruito come testo. Sceneggiando il «proprio» testo in forma multimediale, il lettore ha la possibilità di elaborare il “proprio” senso ricorrendo ad ogni forma di associazione anche non verbale che gli sembri legittima. Non si tratta, quindi, di corredare il testo di didascalie visive o sonore (né più né meno di come La Pastorale di Ludwig von Beethoven non sia soltanto la descrizione realistica di eventi naturali), ma di esprimere in molte forme le emozioni e le suggestioni personali ricevute, in quanto vissute, dalla lettura. Per quanto riguarda il secondo punto, è importante sottolineare come ogni trasposizione di un testo narrativo ne costituisca una rielaborazione, la cui legittimità non si misura in termini gerarchici: ovvero, prima e sopra di tutto il testo, sulla base del quale si valuta la rispondenza della traduzione, la sua somiglian- za all’originale. Se è vero che esistono logiche e semiosi diverse tra loro (quelle della musica, della visione, della gestualità, sono alcune di queste) non del tutto, o per nulla, riconducibili a quelle della scrittura, la rielaborazione secondo tali diverse logiche e semiosi si legittima sulla base di valori estetici e strutturali interni ad esse. Ciò vuol dire, ad esempio, che un film ispirato da un testo deve essere valutato non per la sua sovrapponibilità alla storia dal quale è partito, ma adottando i criteri che sono propri della messa in scena cinematografica: buona sceneggiatura, eventualmente, selezione degli aspetti privilegiati della storia da cui si è partiti, ritmo dell’azione, qualità della colonna sonora, ricchezza o particolarità delle inquadrature, ricerca estetica della fotografia e della luce, per esempio, sono alcuni fondamentali elementi della messa in scena cinematografica. Ora, il frammento che ho scelto per elaborare la mia sceneggiatura multimediale5 è tratto da un piccolo ma prezioso lavoro di Alessandro Baricco: Novecento. Un monologo 6, una sorta di racconto teatrale. Novecento l’ho ascoltato alla radio, l’ho letto e l’ho visto in teatro. Mi manca il film realizzato recentemente da Giuseppe Tornatore, che s’intitola La leggenda del pianista sull’Oceano. E confesso che fino ad ora mi ha tenuta lontana dallo schermo un po’ di diffidenza nei confronti del cinema di Tornatore, e quindi una sorta di paura non tanto di restare delusa quanto, al contrario, di amare più il film del racconto. Di questo non dico nulla qui, se non che ho scelto un pezzettino di una scena che a me sembra difficile da visualizzare e sonorizzare, e per questo ci ho voluto provare (a proposito, ho sentito dire che nel film questa scena è molto bella). Funziona così: ho scelto un frammento, questo: «Ora, nessuno è costretto a crederlo, e io, a essere precisi, non ci crederei mai se me lo raccontassero, ma la verità dei fatti è che quel pianoforte incominciò a scivolare, sul legno della sala da ballo, e noi dietro a lui, con Novecento che suonava, e non staccava lo sguardo dai tasti, sembrava altrove, e il piano seguiva le onde e andava e tornava, e si girava su se stesso, puntava dritto verso la vetrata, e quando era arrivato 15 IL PEPEVERDE n. 1/1999 a un pelo si fermava e scivolava dolcemente indietro, dico, sembrava che il mare lo cullasse, e cullasse noi, e io non ci capivo un accidente, e Novecento suonava, non smetteva un attimo, ed era chiaro, non suonava semplicemente, lui lo guidava quel pianoforte, capito?, coi tasti, con le note, non so, lui lo guidava dove voleva, era assurdo, ma era così. E mentre volteggiavamo tra i tavoli, sfiorando lampadari e poltrone, io capii che in quel momento, quel che stavamo facendo, quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l’oceano, noi e lui, ballerini pazzi, perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte. Oh yes». Ho messo in evidenza i passaggi sui quali volevo lavorare, e poi ho costruito (utilizzando una griglia) l’oggetto che trovate nel riquadro. Ora a voi. Fate pure il vostro gioco. La citazione è tratta dal volume, uscito proprio di recente, che pubblica per la prima volta in Italia le Variazioni sulla scrittura. Il riferimento bibliografico completo, quindi, è Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura seguite da Il piacere del testo, (a cura di Carlo Ossola), Einaudi, Torino, 1999, p.112. 2 Così Paolo Fabbri in La svolta semiotica, Laterza, Bari, 1998, p. 21. 3 Paolo Fabbri, idem, p. 23. 4 Da Le tecnologie dell’intelligenza, A/Traverso, Bologna. 5 Lo ricordo: l’attività è pensata per una realizzazione in PowerPoint, quindi tiene conto delle funzioni e dei limiti di questo software. La realizzazione può consistere nell’impiego di PowerPoint come ambiente per realizzare un vero e proprio oggetto multimediale, oppure come strumento per mettere a punto la sceneggiatura di un altro oggetto, come un video, un fumetto, uno spettacolo musicale o teatrale, e così via. Allo stesso tempo, la griglia stessa costituisce già una fondamentale palestra per misurarsi con la “globalità dei linguaggi” e il loro intreccio multimediale. 6 Edito da Feltrinelli nel 1997 per la prima volta, e nel 1999 per la venticinquesima. 1 INTERVENTI E INTERVISTE Testo originale Visivo Scrittura Acustico EFFETTI SPECIALI/ VISIONI Quel pianoforte incominciò a scivolare, sul legno della sala da ballo, e noi dietro a lui Il piano e la tromba cominciano a suonare: si vedono soltanto le silouettes dei due strumenti COME SFONDO IL QUADRO DI MONET MARE AGITATO Rumore ritmico di onde Il Köln Concert di Keith Jarrett. Ogni tanto interviene la tromba di Miles Davis di Kind of Blue E il piano seguiva le onde e andava e tornava, e si girava su se stesso Le due piccole sagome nere si muovono in tutte le direzioni dentro una delle “onde” del quadro IL QUADRO IDEAL 1 DI PIERO DORAZIO SOSTITUISCE IN DISSOLVENZA IL QUADRO PRECEDENTE Rumore ritmico di onde Il Köln Concert di Keith Jarrett. Ogni tanto interviene la tromba di Miles Davis di Kind of Blue Sembrava che il mare lo cullasse, e cullasse noi, Le due sagomine vanno avanti e indietro lungo le onde centrali del quadro QUADRO IDEAL 1 DI PIERO DORAZIO Rumore ritmico di onde Il Köln Concert di Keith Jarrett. Ogni tanto interviene la tromba di Miles Davis di Kind of Blue ed era chiaro, non suonava semplicemente, lui lo guidava, quel pianoforte, Le due onde centrali del quadro, sovrapponendosi allo sfondo, si animano e danzano QUADRO IDEAL 1 DI PIERO DORAZIO. LE DUE SCRITTE COMPAIONO DENTRO LE DUE ONDE IN MOVIMENTO Un tango di Astor Piazzolla che s’intitola Los sueños quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l’Oceano, noi e lui, ballerini pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte. Il piano e la tromba cominciano a suonare: si vedono soltanto le silouettes dei due strumenti UNA DELLE NINFEE DI MONET COME SFONDO Il tango dei Sexteto Maior che s’intitola Adios nonino, dall’attacco del pianoforte Dialogo Suono Musica Ciò che si vede Non suonava semplicemente e subito dopo: lui lo guidava quel pianoforte NOTE Per il modello di questa griglia ringrazio due miei colleghi e amici: una “strana coppia” formata da Gyöngyvér Hegyi, linguista, e Giovanni Pianigiani, sceneggiatore, che l’hanno adottata nell’ambito di una iniziativa didattica chiamata Apprendere in Rete, e che è possibile consultare accedendo al sito del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive nel quale lavoro: l’indirizzo è www.geocities.com/Athens/Forum/9897. Della sezione “Visivo” fanno parte due elementi: “Ciò che si vede” (o si dovrebbe vedere, nel caso l’oggetto finito venga sceneggiato per un medium diverso dall’ambiente che lo ospita come esemplificazione), e che costituisce l’azione compiuta dai personaggi e ciò che fa parte della scena; e “Effetti speciali/Visioni” che indica la presenza di effetti applicati a ciò che si vede (ad esempio, rallentamenti, dissolvenze, e così via). Sia nel caso di vere e proprie messe in scena multimediali sia nella progettazione per altri media, “Ciò che si vede” può essere rappresentato da fumetti, come per le story board usate per descrivere gli spot pubblicitari o scene di film. 16 IL PEPEVERDE n. 1/1999 Una Casa Editrice in primo piano Crescere tra le righe Il 12 aprile 1999 si è inaugurata a Roma, nella sede dell’Associazione Culturale Montedoro, una mostra dedicata alla produzione editoriale della Casa editrice E. Elle di Trieste. Nata inizialmente come esigenza di Gianna Marrone per far conoscere parte dei testi della famosa Casa editrice triestina agli studenti della Facoltà di Scienza dell’Educazione dell’Università RomaTre, l’iniziativa, via via che si concretizzava, ha suscitato l’interesse di molti operatori culturali compreso il Centro Servizi Culturali del Comune di Anagni, e dello stesso editore che finalmente poteva avere un riconoscimento pubblico in una piazza, come quella romana, notoriamente refrattaria ad iniziative specifiche sulla letteratura per l’infanzia. Ma anche questo è un segno dei tempi che cambiano anche in relazione all’enorme sviluppo che sta avendo in questi anni la produzione editoriale per l’infanzia. Il risultato è stato quindi che hanno partecipato all’iniziativa, oltre alla Biblioteca Comunale di Anagni che ha fornito i testi e all’Università RomaTre, anche il Coordinamento Genitori democratici, la signora Maria Teresa Ferretti Rodari e il Teatro Verde, storico teatro per ragazzi di Roma. Il giorno dell’apertura hanno svolto i loro interventi fra l’altro Antonio Ruberti, ex Ministro della Ricerca Scientifica e dell’Università e Guido Fabiani, attuale Rettore dell’Università Roma Tre, che ha ricordato la figura di Gianni Rodari. Dello stesso Gianni Rodari, che tanto ha pubblicato in E. Elle, nella fortunata riformulazione grafica di Altan, sono stati letti brani e poesie da parte di un gruppo di studenti coordinati dalla professoressa Marinella Rocca Longo, alla presenza della signora Maria Ferretti Rodari che ha parlato del Centro Studi «Gianni Rodari» di Orvieto. Per una settimana la mostra è rimasta nella sede dell’Associazione Montedoro ed è stata visitata da molti studenti, educatori ed intere scolaresche. Sabato 17 aprile invece è stata spostata nell’ingresso del Teatro Verde dove si è tenuta una vera e propria conferenza stampa da parte di Orietta Fatucci, responsabile della Casa editrice. Alla presenza di studiosi, giornalisti, studenti ed insegnanti, Orietta Fatucci ha ripercorso le tappe di una crescita editoriale che l’ha vista protagonista in veste di responsabile di scelte e di strategie che hanno spesso fatto discutere ma che hanno segnato gli orientamenti di molta produzione editoriale italiana per l’infanzia. Precisiamo che è nei progetti degli organizzatori (dall’Università al Comune di Anagni) ripetere l’iniziativa annualmente con altre case Editrici, grandi e piccole, purché di valore. Ma perché abbiamo deciso di iniziare queste rassegne, che si spera annuali, delle Case editrici proprio dalla E. Elle? 17 IL PEPEVERDE n. 1/1999 di Antonio Leoni Provo ad enumerare qualche ragione limitandomi alla narrativa ed escludendo volutamente la divulgazione che pure avrebbe la sua enorme importanza. La E. Elle è una casa editrice che si è posta con chiarezza il problema del rinnovamento della grafica nei libri per l’infanzia e del rapporto delicato ed organico tra illustrazione e testo. Ciò è stato realizzato attraverso l’apporto di grandissimi illustratori sia stranieri (T. Ross, H. Heine, Pef, Q. Blake, J. Stevenson, S. Hellard ed altri) che italiani (Lastrego, Testa, Altan, Costa, Traini, Nannini, Curti, Luciani, Musso ed altri) che hanno rivoluzionato i canoni “realistici” dell’illustrazione tradizionale riservata ai bambini. Inoltre, nella consapevolezza della funzione di attrazione e stimolo verso la lettura che le illustrazioni possono esercitare nei più piccoli, la Casa editrice ha ideato tutta una serie di collane curatissime dal punto di vista grafico, dove le immagini o accompagnano semplicemente un testo scritto in font grandi (Collane Per cominciare, Prime pagine) o presentano qualcosa in più che nel testo INTERVENTI E INTERVISTE Il libro per ragazzi tra quantità e qualità Intervista a Orietta Fatucci La vostra Casa editrice ha sempre rappresentato un punto di riferimento nell’editoria italiana per la ricerca e la selezione che opera nella pubblicazione delle opere destinate ai ragazzi. Per la narrativa in particolare, sia riguardo agli autori che agli illustratori, quali sono i criteri da voi seguiti e chi vi aiuta nelle scelte editoriali? Il criterio che da sempre è stato alla base delle nostre scelte editoriali, e narrative in particolare, è quello della qualità letteraria. Nessun testo, nemmeno se semplicissimo, nemmeno se destinato ai più piccoli, nemmeno se divertente e leggero è mai venuto meno al criterio qualitativo. La qualità della scrittura, come anche quella della “costruzione” del testo e quella del linguaggio, anche se contaminato da altri di diversa provenienza come quello cinematografico, è sempre stata rigorosamente rispettata. Ferma restando questa qualità, i testi dovranno rispondere naturalmente a requisiti diversi: brevi, lunghi, complessi, semplicissimi, lievi, divertenti, problematici e così via. Ma questo riguarda lo stile e i contenuti. Il criterio di scelta degli illustratori è esattamente lo stesso. Non dimentichiamo infatti che quello iconografico è solo un linguaggio diverso rispetto a quello espresso dal testo. Dovranno dunque essere di uguale qualità in quanto rivolti allo stesso lettore. L’illustrazione nei libri per i più piccoli avrà un peso preponderante rispetto al testo, poi un peso pari e solo più tardi un peso subordinato: ma non potrà essere scadente. All’interno dell’ormai famosa collana Le Letture sono cresciuti autori italiani ormai diventati dei classici della letteratura dell’infanzia, come Pitzorno, Piumini, Pinin Carpi, Ziliotto, Solinas Donghi, solo per citarne alcuni. Dei nuovi autori italiani ce ne segnalerebbe almeno uno? Nella collana Le Letture sono nati e cresciuti molti dei più grandi autori per ragazzi di oggi. Purtroppo l’inserimento di nuovi autori, soprattutto giovani, è inspiegabilmente lento. Segnalo quindi con entusiasmo Stefano Bordiglioni: autore effervescente, brillante, fantasioso, stilisticamente innovativo, autore per piccolissimi ma anche per ragazzi. Laureato con Antonio Faeti è insegnante elementare: mestiere che lo aiuta enormemente nella scrittura. non veniva detto o descritto, stimolando così l’osservazione del bambino che è spinto a continue inferenze ed a ulteriori connotazioni di senso. Quest’operazione è stata completata nella Collana Le Letture, dove l’illustrazione, in una pratica di lettura più consolidata, ha un ruolo marginale: gli illustratori presenti sono buoni illustratori, ma non Sabina Colloredo: di grande spessore e notevole poesia. Per i giovani adulti: Barbara Guarlaschelli, straordinaria giovane autrice anche per adulti. Usa un linguaggio equilibrato, veloce, preciso, moderno, mai sciatto. Ci può parlare della nuova collana Viperette che ha suscitato curiosità e consensi ma anche perplessità in molti operatori? Non ho colto molta perplessità sulla nostra nuova collana Viperette, ma notevoli consensi. Qualche perplessità è venuta solo sull’indicazione dell’età in quarta di copertina: 5 anni. In realtà noi non abbiamo mai pensato che i bambini dovessero o potessero leggere da soli le Viperette e pertanto l’impaginazione un po’ complessa e molto moderna con testi rotanti prevedeva la presenza di un adulto che del resto è assolutamente previsto anche nella lettura dl testo. Gli argomenti trattati sarebbe meglio infatti che fossero affrontati assieme al bambino. Devono essere analizzati, sviscerati, interiorizzati assieme ad un adulto. Come giudica l’attuale “esplosione” del mercato editoriale per bambini e ragazzi, con migliaia di titoli, specialmente stranieri, sfornati ogni anno? Come orientarsi nel rischio di un appiattimento della qualità editoriale? Negli anni ’90 ci si è accorti che il business dei libri per ragazzi è interessante e così molti nuovi editori sono nati. Ma come spesso accade, qualità e quantità non si coniugano bene, e oggi assistiamo, a mio avviso, a un pericoloso abbassamento del livello medio della qualità dell’offerta. Il mercato ormai cresce molto lentamente. Chi dispone già di una certa quota aumenta il numero delle novità per mantenerla e queste vanno ad accumularsi a quelle dei nuovi arrivati. Nel ’98 sono uscite oltre 2000 novità. Allora sarà compito fondamentale degli operatori (librai, insegnanti, bibliotecari) quello di aggiornarsi costantemente, leggere tutto, non fidarsi dei marchi, e selezionare duramente. Soltanto così si aiuterà nella scelta l’utente finale, sia esso l’adulto in libreria o il ragazzo in biblioteca. Ricordando soprattutto che è stata la qualità la responsabile della straordinaria crescita del numero dei lettori giovani registrato negli anni ’80 e ’90. Facciamo tutti in modo che il grande sforzo compiuto non sia vanificato. (a.l.) i migliori e le immagini sono volutamente in bianco e nero, proprio per la maggiore predominanza e importanza del testo scritto. Seconda ragione: la E. Elle ha di fatto introdotto i tascabili per bambini, secondo una idea moderna e rivoluzionaria. Il libro è diventato non solo più economico ma anche più maneggevole, più godibile 18 IL PEPEVERDE n. 1/1999 e divertente, insomma più personale, proprio e sentito dai ragazzi come un oggetto familiare da tenere, mostrare, prestare, leggere insieme. Queste idee sono alla base della fortunatissima collana Un libro in tasca, che attualmente è affiancata dalla nuova serie dei Lupetti. La lettura graduata è un’altra delle iniziative della E. Elle che si realizza nella col- CRESCERE TRA LE RIGHE lana Le Letture, secondo diversi colori, corrispondenti a fasce ideali di abilità linguistica. È una dichiarata strategia pedagogico-didattica che tende ad accompagnare il piacere e l’incremento della lettura attraverso testi più o meno strutturati, più o meno corredati dalle illustrazioni, con caratteri più grandi o più piccoli a seconda dell’età. Infine, la scelta di bei testi e di bravi autori che sono vicini al gusto e alle idee dei ragazzi d’oggi. Sono cresciuti così nella Casa editrice di Trieste autori italiani che oggi sono diventati dei classici come Pitzorno, Quarzo, Nanetti, Piumini e sono stati conosciuti grandi autori stranieri specialmen- te nelle nuove collane di Ex Libris e di Frontiere dove, per la prima volta, vengono affrontate problematiche adolescenziali scottanti, indicibili fino a pochi anni fa ma che già erano negli interessi e nei pensieri dei ragazzi del nostro tempo. Libri diversi e, specie in prima uscita, mal visti, sconsigliati e non esposti spesso nelle librerie perché fuori degli schemi moralistici della letteratura italiana per l’infanzia. L’effetto invece è stato straordinario perché i giovani che dapprima li avevano notati e letti nelle biblioteche pubbliche, li hanno poi acquistati in massa, trovando un segmento di editoria fatto su misura per loro. Sono queste le ragioni principali che ci Sono partito dai classici Intervista a Antonio Ruberti L’Associazione Culturale Montedoro si è fatta promotrice, insieme ad altri enti, di una delle poche mostre editoriali di letteratura per l’infanzia che si svolgono a Roma. Mi può parlare dei programmi dell’associazione da lei presieduta e delle motivazioni che hanno portato a quest’intervento del tutto particolare sulla letteratura per l’infanzia? L’Associazione Montedoro è nata con l’obiettivo di promuovere nel quartiere di Monteverde una più larga conoscenza delle sue caratteristiche e di stimolare ed alimentare attività culturali. In questo quadro vi è una naturale cooperazione sia con la III Università di Roma, alla quale sono iscritti molti giovane di Monteverde, sia con le scuole. In questo contesto è maturato l’interesse per la letteratura per ragazzi. Mi può parlare della sua infanzia e delle letture che hanno contribuito alla sua prima formazione? La lettura ha costituito per me, fin da ragazzo, una forte attrazione ed ha occupato molto del mio tempo. Naturalmente sono partito dai classici per ragazzi e dai libri di avventure, ma presto ho iniziato le mie incursioni tra i libri per adulti. Per me è stata una educazione alla riflessione e un alimento forte per la curiosità. Ed anche la crescita di attenzione alla varietà e diversità, dunque alla ricchezza, dei prodotti del pensiero. Lei ha avuto anche esperienza come uomo di governo e quindi vorrei chiederle quali interventi prioritari dovrebbero svolgere le istituzioni per incrementare la pratica di lettura che, pur essendo aumentata in questi ultimi anni, tuttavia rimane ancora molto bassa tra i giovani. Siamo di fronte ad una fase di trasformazione profonda dei 19 IL PEPEVERDE hanno spinto a realizzare una mostra sulla E. Elle come riconoscimento dovuto ad una grande Casa editrice italiana che ha sempre fatto della ricerca della qualità un punto irrinunciabile della sua strategia editoriale e che, nella sovrapproduzione attuale dove spesso sono presenti testi di bassa qualità, rappresenta un sicuro punto di riferimento. Uno dei compiti infatti che si debbono prefiggere oggi le Biblioteche di pubblica lettura e gli Enti universitari che formeranno i futuri educatori è proprio quello di orientare e di segnalare, tra tante pubblicazioni di tante case editrici, autori ed opere meritevoli d’essere prese in considerazione per le letture dei nostri ragazzi. linguaggi di comunicazione, sinteticamente riassumibile nel passaggio dal testo all’ipertesto. L’integrazione dei linguaggi e il mutamento strutturale che lo caratterizzano sono destinati ad incidere profondamente sul ruolo del lettore. È in questo contesto che devono essere valutati l’atteggiamento e la propensione alla lettura, che viene invece usualmente riferita al testo e dunque a un quadro che si va modificando. Ragazzi e giovani sono immersi in un universo di comunicazione multimediale rispetto al quale il libro ha uno statuto e una specificità particolari. Del resto tutti sanno quale ruolo abbia avuto ed abbia, proprio nell’editoria per l’infanzia, l’integrazione dello scritto e delle illustrazioni, una prima forma di integrazione dei linguaggi. Forse proprio nell’editoria per ragazzi occorrerebbe fare i conti più a fondo con il passaggio all’ipertesto. Vorrei chiederle come lei personalmente giudica il fenomeno dell’aumento della produzione dei libri e dei CD di divulgazione scientifica e come lei immaginerebbe una collana di divulgazione scientifica. È molto importante e positivo intervenire nell’area della scienza, perché essa è parte della cultura. E peraltro con le sue applicazioni, attraverso la tecnologia, incide in modo profondo su tutte le attività dell’uomo e della società. Naturalmente l’approccio deve essere culturale e dunque tener conto dell’evoluzione del pensiero scientifico. E deve essere improntata ad una visione critica e non puramente celebrativa, presentare i successi ma anche gli insuccessi. Per questa via si potrebbe dare un contributo importante al superamento di quella visione strumentale delle conoscenze scientifiche che ispira i programmi scolastici attuali. Una buona collana per ragazzi dovrebbe essere ispirata alla «messa in cultura della scienza» e dunque recuperarne la dimensione storica e quella critica. (a.l.) n. 1/1999 L’Autore in primo piano Promozione di Elena Mutti Libri, insegnanti e incontri Intervista a Bianca Pitzorno Che cosa pensa della dilagante moda della “promozione della lettura”, che sembra aver contagiato un po’ tutti? A dire la verità sono un po’ preoccupata, perché mi pare che ci siano alcune ambiguità da chiarire. Che cosa vuol dire promuovere la lettura? Io penso che innanzitutto l’amore della lettura si trasmetta attraverso l’esempio, e che lo si possa fare con i libri, intendo dire ponendo i libri in primo piano, leggendoli e offrendo l’opportunità di farlo. È come dire a qualcuno: “Mi piace leggere e te lo dimostro”. È normale che gli editori utilizzino strategie di mercato per vendere sempre più libri, ma chi non deve vendere non può fare del libro un semplice “pretesto” che tradisce il testo. Quando si organizzano incontri e manifestazioni in cui il libro rischia di diventare un mezzo, quasi un accessorio e perdersi tra zucchero filato e capriole, indovinelli e canzoni, ecco io non credo che si faccia un buon servizio alla lettura. La promozione si fa con il linguaggio del libro, lasciando spazio alle parole e ai personaggi dei testi che si possono raccontare, scambiare e prestare. Accanto alla santificazione da parte dei collegi docenti di mezza Italia del decalogo di Pennac, un’altra parola d’ordine quella dell’“animazione della lettura”. Lei è favorevole all’incontro ludico con i libri? Anche qui si tratta di intendersi su quel- con l’Autore lo che si vuole fare. Per carità, è assolutamente legittimo e anche divertente creare giochi di parole con i libri o mettere in scena una storia tratta da un libro. Ma deve essere chiaro che gli indovinelli, i giochi o la spettacolarizzazione del libro sono cose diverse dalla lettura. Io credo alla promozione della lettura, molto meno all’animazione, che non mi pare il modo migliore di far crescere l’amore per i libri. Da scrittrice, come giudica l’interesse sempre maggiore per i libri per bambini e ragazzi di autori italiani? Di per sé credo che il fenomeno sia positivo. L’interesse esclusivo per gli autori stranieri negli anni scorsi era perfino ec- Bianca Pitzorno è nata a Sassari nel 1942, ma da molti anni vive e lavora a Milano. Prima di dedicarsi alla scrittura, si è laureata in lettere, ha fatto l’archeologa e per sette anni ha lavorato come funzionario alla Rai, producendo trasmissioni televisive per bambini e ragazzi. Dal 1977 fa la scrittrice a tempo pieno, anche se con la televisione ha continuato a collaborare (ad esempio con la trasmissione per bambini “L’albero azzurro”). Nel 1985 ha sceneggiato per la televisione della Svizzera Italiana un film d’animazione a puntate, a metà tra fiaba e fantascienza, tradotto e diffuso in diversi paesi europei: Clorofilla dal cielo blu (Mondadori Junior). Ha scritto più di trenta libri per bambini e ragazzi, la maggior parte dei quali con protagonisti al femminile. Tra i suoi maggiori successi, L’incredibile storia di Lavinia (E. Elle, 1983), ormai un piccolo classico, continuamente ristampato; i racconti etimologici di Parlare a Vanvera (Mondadori Junior, 1989); il romanzo storico La bambina col falcone (1988, ora ripubblicato da Salani nei Grand’Istrice). Due romanzi per adolescenti sono apparsi nella collana Gaja Junior: Speciale Violante (1989) e Principessa Laurentina (1991). Da non perdere il romanzo-diario di un anno scolastico del dopoguerra, narrato con vivace realismo e pungente ironia: Ascolta il mio cuore (Mondadori Contemporanea, 1991). Re Mida ha le orecchie d’asino (Mondadori Contemporanea, 1996) un romanzo di formazione che racconta l’estate indimenticabile di un gruppo di ragazzine alla soglia dell’adolescenza, sul finire degli anni ’50. Gli ultimi libri sono La voce segreta (Mondadori Contemporanea, 1998), al confine tra il mondo reale e quello magico delle cose che parlano e A cavallo della scopa, apparso nella nuova collana Mondadori I sassolini (1999). Per chi vuole entrare nel mondo di una scrittrice che si sente «della stessa stirpe dei bambini», non c’è che da leggere Storia delle mie storie (Pratiche Editrice, 1995), una lunga conversazione a ruota libera, ricca di riflessioni e memorie personali sulla educazione alla lettura, le passioni e le esperienze letterarie dell’autrice. 20 IL PEPEVERDE n. 1/1999 e animazione della lettura Che cosa ne pensa? Ecco, io mi sento un po’ in controtendenza in proposito. L’autore deve parlare attraverso i libri che scrive, non promuovendo se stesso, salendo e scendendo da un treno all’altro. Chi accetta di farlo, rischia di non avere più il tempo necessario per la scrittura, un lavoro intellettuale faticoso e molto impegnativo, che richiede silenzio, concentrazione e un’attenta rielaborazione di esperienze. Vedo un ulteriore pericolo, che si cerchi l’autore simpatico, comunicativo, magari istrionico, mettendo in secondo piano la qualità di ciò che scrive. Un autore può essere anche un misantropo o un timido, ma non è quello che conta. L’importante è ciò che scrive. Alle scuole che mi invitano, la Mondadori invia una videocas- cessivo. Oggi sembra che dalle scuole, soprattutto da parte delle scuole elementari, ci sia una forte richiesta di libri di autori italiani contemporanei. E l’editoria risponde a tale domanda. Ma mi viene un sospetto, che richiama quel che stavamo dicendo sulla promozione della lettura. Non sarà che le scuole cercano scrittori italiani perché sperano di far incontrare gli alunni con l’autore in carne ed ossa? C’è il rischio che questo diventi il criterio di scelta per leggere con i bambini. Se così fosse, sarebbe preoccupante, perché allora non si potrebbero leggere i libri di Roald Dahl o di Robert Westall perché sono morti! setta che ho realizzato raccogliendo le domande e le risposte date in centinaia di incontri fatti con insegnanti e bambini di tutta Italia. Sia chiaro, non sono contraria agli incontri con i libri e con gli autori; ad esempio, vado volentieri alla Fiera di Mantova, che è un luogo in cui si incontrano gli scrittori e si parla di libri. Recentemente, presso la Libreria dei Ragazzi di Roberto Denti di Milano, ho tenuto sei incontri di lettura, rivolti a un pubblico misto, di adulti e ragazzi. Ho letto libri non miei, da Victor Hugo a Mark Twain a scrittori di oggi, scegliendo le letture sulle suggestioni di un tema. C’erano 150-200 persone, che ascoltavano in silenzio, senza domande, indovinelli e giochi. Ha funzionato, mi pare sia un buon esempio di promozione della lettura. Sempre più spesso gli scrittori vengono chiamati nelle scuole e nelle biblioteche per dar vita a “incontri con l’autore”. 21 IL PEPEVERDE n. 1/1999 Librerie, cultura e biblioteche Quando Josè Martì di Elena Mutti C’è un piccolo negozio, nell’atrio della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, che vende prodotti regionali tipici sotto l’insegna “La casa dei sapori”. Tra le forme di grana e i vassoi di tortellini incontro Bianca Pitzorno e noto tra le sue mani una confezione regalo che racchiude una fettona di parmigiano. L’accompagno nel piccolo stand di Cuba, dalla sua amica bibliotecaria, a cui il regalo è destinato. Ha inizio così una conversazione sulla sua esperienza cubana, perché la scrittrice risponde con entusiasmo alle mie domande e parla a ruota libera di incontri in piazza, di biblioteche, di libri e dei bambini di Cuba. Ha molte cose da raccontarmi e proseguiamo con calma il colloquio nella sua casa milanese, dove mi mostra alcuni filmati da lei realizzati, con interviste a bambini cubani e alle bibliotecarie che lavorano con loro. E io capisco che il suo legame con la lontana isola non è solo culturale e intellettuale, ma vivo e affettuoso. Plaza de Armas Tutto è cominciato in una grande piazza dell’Avana vecchia nel 1994, durante il suo primo viaggio a Cuba. Al centro della piazza c’è il monumento di Miguel de Cespedes, (antenato di Alba de Cespedes) che fu il primo a liberare gli schiavi della sua piantagione, ed è considerato uno dei padri della patria. Ma Plaza de Armas è famosa soprattutto per le bancarelle di libri usati, sempre affollate, dove Bianca ha cominciato la sua avventura scoprendo la Edad de oro, di Josè Martì, intellettuale e poeta di fine Ottocento, patriota amato da tutti sull’isola, che fu uno dei primi scrittori cubani per bambini. Il 1994 fu uno degli anni più duri dell’embargo imposto dagli Stati Uniti e a Cuba non c’era carta. Gli scaffali delle librerie erano semivuoti e i libri si trovavano nel mercato dell’usato e nelle biblioteche. Negli anni del “Bloqueo”, le novità editoriali erano stampate in modo artigianale, su fogli ripiegati in quattro, senza rilegatura nè copertina. Ed ecco la prima sorpresa: all’Avana ci sono numerose biblioteche, anche nei quartieri periferici, di dimensione e natura diverse, aperte fino a tardi; sono molto frequentate dai cubani, un popolo che non conosce più l’analfabetismo e che si è rivelato assetato di libri e di lettura. La Biblioteca Provincial Infantil-Juveniri All’interno della città vecchia sorge la biblioteca per bambini e ragazzi “Ruben Martinez Villena”, che oggi ha una nuova sede costruita con i finanziamenti dell’Unesco, da quando l’Avana vecchia è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità. Nell’atrio c’è un busto di Josè Martì con un cartello: “La fantasia ha ali di fuoco”. I locali sono ampi e luminosi, molto colorati. La biblioteca è aperta fino alle 21 per gli adulti e fino alle 19 per i ragazzi. C’è un grande salone per i giovani, la Sala de Juegos per i piccoli, la sala di Musica, la Sala Braille per non vedenti. Ogni pomeriggio si svolgono almeno tre laboratori per i ragazzi. Il personale non manca, le bibliotecarie sono motivate, sorridenti e dolcissime con i bambini. Alcuni sono seduti per terra e ascoltano un adulto che legge ad alta voce, altri dipingono, altri ancora drammatizzano una storia. Parecchi bambini e ragazzi, dopo la scuola si in22 IL PEPEVERDE n. 1/1999 contrano in biblioteca, ci stanno bene, conoscono per nome le bibliotecarie, sfogliano i libri e li prendono in prestito. Abitano in un quartiere degradato e a casa molti di loro non hanno comodità, possono giocare per strada, ma anche solo andare al mare – pur così incantevole – è un lusso delle grandi occasioni, perché l’autobus costa troppo. Così la biblioteca diventa un luogo gradevole per incontri, giochi e attività e nel quartiere costituisce un importante punto di riferimento sociale e culturale. Un’iniziativa che mi ha colpito: presso la biblioteca c’è una stanza, dove per un mese, a turno, una classe di bambini si trasferisce per fare scuola, ogni giorno in mezzo ai libri. Un museo come centro sociale Il Centro Estudiantil “Josè de la Luz y Caballero” dell’Avana è diretto dal pedagogista Ulise Cruz Grau. Il direttore si è prefisso di operare un’attività di recupero di ragazzi difficili in un quartiere difficile attraverso l’arte: i bambini sono coinvolti in attività di scultura e di pittura e ciò non avviene in laboratori o in sale speciali, ma proprio negli stessi spazi in cui sono ospitate le opere esposte al museo. Nelle sale di pittura dipingono, nelle sale di scultura scolpiscono, tra le bambole antiche costruiscono bambole e la cosa più curiosa è che allevano animali. Nelle ampie e austere sale del museo si odono i versi rochi dei pappagalli, si vedono tartarughe, vivono criceti e scoiattoli. L’idea di Ulise Cruz Grau è che occuparsi di un animale sia un efficace antidoto contro l’aggressività e ciò appare di particolare rilievo in un ambiente di disagio sociale. Attraverso i bambini poi, arrivano in biblioteca anche i genitori, attirati incontrò Garibaldi La letteratura per ragazzi a Cuba e nell’America Latina dalle mostre o dalle feste organizzate dal museo. In un quartiere molto povero, con un alto tasso di alcolismo, il museo è un essenziale centro di incontro e di ritrovo. Cosa leggono i bambini Bianca Pitzorno mi racconta che una delle sue prime curiosità, appena arrivata a Cuba, è stata quella di sapere che cosa leggono i bambini cubani, quali autori conoscono e amano. Naturalmente tutti i bambini hanno letto la Edad de oro e conoscono a memoria qualche poesia di Josè Martì. Le bibliotecarie poi leggono loro gli stessi classici amati dai bambini degli altri paesi: Pippi Calzelunghe, Piccole donne o Pinocchio, che è popolarissimo, come del resto il libro Cuore e i romanzi di Emilio Salgari. Vengono molto letti e apprezzati i libri di poesie, spesso opera di poeti cubani e illustrati con bei disegni colorati. E gli autori contemporanei? Nelle biblioteche ci sono i volumi di scrittori e scrittrici famosi in tutto il mondo, come Roald Dahl o Astrid Lindgren, ma anche di autori latino-americani, come Jorge Amado, Osvaldo Soriano o Gabriel Garcia Marquez e di autori cubani che scrivono per i bambini di oggi, come Dora Alonso o Soledad Cruz Guerra. Fu proprio il casuale acquisto su una bancarella di un piccolo libro dalla copertina azzurra, Adios y bienvenidas, a far scoprire a Bianca molte affinità con Soledad, la giovane scrittrice cubana (oggi ambasciatrice del suo paese all’Unesco di Parigi), della quale è diventata amica, traducendo e facendo conoscere quel bel libro, pubblicato in Italia col titolo Delfin Delfinèro. Ne parla con affetto, mentre guardiamo le fotografie dei viaggi a Cuba. Un atteggiamento aperto e fiducioso Un aspetto che stupisce il nostro smaliziato occhio occidentale è il candore con il quale i bambini cubani esprimono il loro piacere di andare a scuola per imparare o dichiarano di aver apprezzato un libro perché ha insegnato loro qualcosa. È una mentalità molto diversa dalla nostra, che può farci sorridere, ma che rivela una carica di idealismo e fiducia che a noi sembra irrimediabilmente perduta. Bianca Pitzorno mi mostra una carta sull’atlante e sono sorpresa di constatare che Cuba è poco più piccola dell’Italia. L’Avana è una metropoli, con tre milioni di abitanti e tredici municipi. Il tenore di vita della gente è bassissimo, scarseggia la benzina e non si trovano i pezzi di ricambio delle automobili, gli stipendi sono esigui, le case sovraffollate. 23 IL PEPEVERDE n. 1/1999 Però non esiste l’analfabetismo, i cubani amano leggere, si interessano della cultura, non sono diffidenti o prevenuti verso gli stranieri. Ad esempio, nel suo primo viaggio come turista, Bianca Pitzorno è entrata senza problemi dappertutto, è stata accolta in scuole e biblioteche presentandosi da sè come una scrittrice italiana per bambini. I cubani di oggi sono il frutto della mezcla, come viene chiamata: spagnoli, tedeschi, scandinavi, africani, giapponesi, molti cinesi, un crogiolo di razze che si sono mescolate e che si ritrovano nelle varietà di colori degli occhi, dei capelli e della pelle degli abitanti. Tradizioni culturali e patriottismo I cubani amano le storie, amano leggerle e raccontarle. INTERVENTI E INTERVISTE Dall’America Latina La letteratura per ragazzi latino-americana è ancora poco conosciuta in Europa e risente delle condizioni socio-economiche dei vari paesi. Ma l’entusiasmo e le iniziative non mancano. È importante lo sforzo di coordinamento tra le nazioni. Il Gruppo Editoriale colombiano Norma costituisce un punto di riferimento dell’editoria infantile e giovanile latino-americana, per far conoscere e diffondere i libri di ben 12 differenti paesi (Argentina, Costa Rica, Cile, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Messico, Panama, Perù, Porto Rico, Repubblica Domenicana, Venezuala). Il Gruppo Editoriale Norma e la Fondazione per la promozione della lettura “Fundalectura” indicono da 5 anni il Premio latino americano di letteratura infantile e giovanile (Fundaciòn parà el fomento de la lectura, avenida 40, 16-18. E-mail: [email protected]; http://www.fundalectura.org.co Bogotà D.C. Colombia). La stessa Fondazione pubblica tre riviste specializzate. “Hojas de lectura”, trimestrale destinato a insegnanti, bibliotecari, giornalisti e genitori interessati alla letteratura infantile e giovanile, che offre materiali di riflessione sulla formazione del lettore, la promozione della lettura e le strategie per favorire l’incontro tra libri e lettori a scuola e in biblioteca. “Relalu”, pubblicazione semestrale della sezione latinoamericana dell’organizzazione mondiale Ibby (International Board on Books for Young People) come strumento specialistico di analisi e ricerca. “Cincuenta Libros Sin cuenta”, la rivista dell’organizzazione “Red Prolectura” che raggruppa 28 istituzioni pubbliche e private che lavorano per la promozione della lettura. Ne escono due numeri all’anno, in cui si trovano ampie recensioni di libri selezionati da un comitato di valutazione, interviste e articoli su autori, illustratori, informazioni su premi e iniziative. Ricco e articolato anche il panorama delle iniziative internazionali previste per i prossimi mesi. Cominciamo con Cuba, dove dal 22 al 26 novembre ’99 si svolge all’Avana il congresso internazionale Lectura ’99. Per leggere nel XXI secolo, organizzato dal comitato cubano dell’Ibby, dalla cattedra iberoamericana Mirta Aguirre, con il patrocinio dell’Unesco e dell’Istituto Cubano del libro. Sempre all’Avana è in programma dal 9 al 15 febbraio 2000 la Fiera Internazionale del libro. Avana 2000. L’edizione del 2000 è particolarmente interessante perché l’Italia sarà il paese invitato d’onore. Scopo della Fiera (che dedica un ampio spazio alla letteratura per ragazzi) è quello di promuovere incontri tra editori, scrittori e librai di oltre 30 paesi e di stimolare la riflessione sul libro e la letteratura del futuro nell’area caraibica. Con una frase di Josè Martì gli organizzatori ricordano che «un nuovo libro è sempre un motivo di allegria, una verità che ci viene incontro, un amico che ci aspetta». È in preparazione infine il 27° Congresso Mondiale dell’Ibby che si svolgerà a Cartagena de Indias (Colombia) nel settembre 2000. Il tema “Il Nuovo Mondo per un Mondo Nuovo. Libri per l’infanzia per il nuovo millennio”. (e.m.) Un aspetto importante della cultura dell’isola è l’interesse per la palabra viva, per la dimensione orale, che ha assunto ancora più rilievo e diffusione con la crisi economica della carta e della stampa. A Cuba, nelle università, c’è una cattedra di “Cuento oral” e c’è chi si laurea in “racconto orale”. Non solo i cubani, come noi, curano lo studio e il recupero et- nografico della tradizione orale, ma si preoccupano di formare nuovi narratori. E poi c’è la radio: pochi sanno che le famose telenovelas di stampo latino-americano sono nate a Cuba negli anni ’20’30, sotto forma di radionovelas, di sceneggiati radiofonici. Anche il cinema cubano è molto vitale, nonostante i pochi mezzi a disposizione. 24 IL PEPEVERDE n. 1/1999 Bianca sorride ripensando al racconto di un suo amico, professore universitario di cinematografia, presente a Cuba per un congresso al campus di S. Antonio de Los Banos, quasi commosso per essere stato condotto, prima della conferenza, ad innaffiare tre alberi nel parco, che idealmente rappresentano l’Africa, il Sudamerica e l’Europa. È un po’ quello che è capitato a lei, durante la visita al Museo della Storia. La custode, con la quale aveva familiarizzato, in segno di grande riguardo e di confidenza, la portò davanti a una bandiera italiana dell’Ottocento, dicendole nell’orecchio che le permetteva di baciarla. In quel momento le è apparso naturale e niente affatto ridicolo. Molti italiani hanno combattuto per l’indipendenza di Cuba e la solita targa commemorativa indica la casa che ha ospitato all’Avana Garibaldi. Un fatto da non dimenticare è che nell’isola caraibica la schiavità è durata più a lungo che negli altri paesi. Infatti Cuba è stata il principale scalo delle navi negriere e la tratta è continuata per anni; la lotta dell’isola per liberarsi dagli spagnoli e dalla schiavitù è stata lunga e difficile. Perciò tra loro c’è un orgoglio, una fierezza e un senso patriottico che al nostro occhio può apparire un po’ ottocentesco e superato, ma che lì ha un senso. Molti e venerati da tutti sono i “padri della patria”, ma il più popolare di tutti è sicuramente Josè Martì (1853-1895). Amico di Victor Hugo e di Garibaldi, fu perseguitato per le sue idee di libertà. Esule a New York, aprì una scuola di alfabetizzazione dei neri, scrisse saggi, poesie e pubblicò quattro numeri di una rivista per bambini, “Edad de oro”. Quegli scritti divennero un libro conosciuto da ogni cubano. La popolarità di Martì è così vasta che tutti, castristi e oppositori, lo amano; le immagini e i versi di Martì sono dappertutto, anche la televisione apre i programmi con una sua frase famosa. Le parole della canzone “Guantanamera” sono tratte da una poesia di Josè Martì. La scuola e l’amore per i libri È proprio una caratteristica di Cuba, un paese dove esiste un’antica tradizione culturale – con importanti università QUANDO JOSÈ MARTÌ INCONTRÒ GARIBALDI La letteratura latino-americana in Italia Mentre non mancano nei cataloghi della narrativa italiana per ragazzi gli autori spagnoli, è invece molto scarsa la presenza di scrittori e scrittrici latinoamericani tradotti nella nostra lingua. Nella serie bianca de Il Battello a Vapore si possono leggere i libri di due autrici argentine: La forza della gazzella (una divertente storia di animali della foresta la cui vita pacifica viene minacciata da una tigre feroce) di Carmen Vasquez-Vigo e Valentino somiglia a...di Graciela Montes, la storia di un bambino che scopre la propria irripetibile identità. Nella stessa collana La strega della montagna (una strega alle prese con alcuni inconvenienti delle scope volanti) della colombiana Gloria Cecilia Diaz. Due simpatiche avventure fantastiche della Vacca Volante, ricche di ironia e senso dell’assurdo, quelle della scrittrice brasiliana Edy Lima: La Vacca Volante e La Vacca nella sedia (Salani Istrici). Per gli adolescenti un bel libro della scrittrice cubana Soledad Cruz Guerra (tradotto e presentato da Bianca Pitzorno): Delfn Delfinero (Mondadori): una storia di crescita, che racfondate dalle congregazioni religiose fin dal XVII secolo – la centralità assegnata all’educazione dei bambini. Vinta nel 1961 la battaglia dell’analfabetismo, è stata attuata una grande riforma scolastica, che rende la scuola realmente gratuita per tutti fino all’università. Molti giovani cubani studiano e si laureano, ma poi a causa della situazione economica fanno i tassisti o le guide turistiche. Nel quadro della solidarietà tra i popoli del Terzo Mondo, molti cubani prestano la loro opera in Sudamerica. A scuola vanno tutti, dunque, e non ne sentono la costrizione. Andare a scuola significa sottrarsi al massacrante lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero e lo studio è vissuto come una fortuna. Gli insegnanti sono pagati poco, ma hanno un’alta considerazione sociale. Suppliscono con la fantasia e l’ingegnosità manuale alla scarsità di mezzi, arredi e sussidi didattici. Fu osservando come lavorano le bibliotecarie Holy e Nancy e dialogando con la direttrice che a Bianca Pitzorno venne un’idea. Se le bibliotecarie e i maestri di scuola riuscivano a leggere e raccontare ai bambini anche i libri stranieri, che venivano o tradotti o reinventati sulla base delle illustrazioni giocando e drammatizzando, perché non creare una collabora- conta gli incontri, i sogni e le scoperte di una ragazzina cresciuta a Cuba nei primi anni della rivoluzione di Fidel Castro. Appena uscito nella stessa collana è una struggente fiaba sull’esilio e sul ritorno, con un bambino di Buenos Aires che dopo aver vissuto in esilio in Francia con i suoi genitori, torna nel suo paese: Al di là del mare di uno straordinario scrittore argentino da poco scomparso, Osvaldo Soriano. Nei Junior Mondadori si può leggere Figli del buio, di Josè Louzerio e Julio Emilio Braz, con il quale i due autori brasiliani accompagnano il lettore nella tragica realtà quotidiana dei «bambini di strada». Infine, per i “giovani adulti”, tre bei libri pubblicati nella collana Supertrend di Mondadori: Vito Grandam del brasiliano Ziraldo, che racconta un tormentato sodalizio tra uno zio e un nipote, un romanzo ambientato in una grande città brasiliana, tra la memoria dell’infanzia e la difficoltà di crescere; Storie del Barrio (un quartiere portoricano alla periferia di una città americana) di Judith Ortiz Cofer; una travagliata storia di emigrazione, dal Messico agli Stati Uniti: Il pappagallo nel forno di Victor Martinez. (e.m.) zione diretta che favorisse l’acquisizione di libri italiani, specie per i bambini più piccoli? Nacque così l’idea di invitare non solo gli amici ma anche i turisti italiani che si recavano a Cuba a portare con sé libri da donare alla biblioteca. 25 IL PEPEVERDE n. 1/1999 L’idea ha funzionato: ha cominciato a scorrere un flusso di libri italiani per bambini, sempre più consistente, che attraverso i turisti ha raggiunto le sale della Biblioteca per ragazzi dell’Avana. Come un ponte culturale gettato tra le sponde dell’oceano. Le Fiere Da Bologna a Torino, di Valentina De Propris Nel corso della Fiera del Libro per Ragazzi, a Bologna dall’8 all’11 aprile 1999, il Ministero della Pubblica Istruzione ha presentato il progetto Minerva, dedicato alla Scuola Elementare e al suo ruolo essenziale nella formazione primaria «La Scuola Elementare è ormai multietnica e multimediale, aperta a sperimentazioni teatrali e musicali, luogo privilegiato per la formazione dell’individuo e del cittadino». La Fiera ha ospitato nei suoi spazi espositivi una serie di progetti didattici riuniti nella mostra “La Città della Scuola”, illustrata da Emanuele Luzzati e articolata secondo la pianta di una città immaginaria, che racchiude tutte le linee guida seguite dalla scuola di oggi: ricerca, integrazione, multimedia, linguaggi, continuità e comunicazione. Il Ministero ha inoltre organizzato un seminario nazionale, la Giornata della Scuola Elementare, che mira a fare il punto sui saperi dei bambini, dai nuovi alfabeti della comunicazione telematica ai percorsi di integrazione interculturale, dai “sentieri della formazione” alle nuove professionalità legate alla figura del dirigente scolastico. Un altro importante convegno, promosso da BolognaFiere e dall’Associazione Italiana Editori, dal titolo Imparare ad imparare, ha avuto come tema “la nuova centralità della biblioteca scolastica”, mettendo subito in risalto il ruolo fondamentale della biblioteca nei processi di apprendimento, formazione e ricerca. Tuttavia nella scuola italiana la biblioteca scolastica è una “camera chiusa”, un luogo spesso inaccessibile, sconosciuto e poco funzionale per carenza di spazi, personale e documenti. Nella scuola del “roseo” futuro prospettato dall’autonomia tutto questo dovrebbe cambiare, ma in attesa della legislazione che tarda ad arrivare, alcuni istituti hanno lavorato su progetti originali e innovativi, dotandosi di strutture che farebbero invidia a qualsiasi biblioteca di pubblica lettura: mi riferisco ai 16.000 volumi, alle 100 riviste e al laboratorio multimediale della biblioteca scolastica dell’Istituto Tecnico Commerciale “G. Cesare Abba” di Bre26 IL PEPEVERDE n. 1/1999 scia, nella quale lavorano due bibliotecari per garantire un’apertura settimanale di 40 ore. All’esperienza dell’Istituto Tecnico Commerciale “G. Tosi” di Busto Arsizio, che grazie all’autofinanziamento degli studenti si è dotato di una biblioteca scolastica formata da 20.000 volumi accessibili a scaffale aperto, 2.000 video, 300 Cd ROM e diversi computer collegati ad Internet, con un’affluenza quotidiana di 200 studenti. O ancora al “modello che funziona” della “Scuola Città Pestalozzi” di Firenze, dove fin dalle scuole materne si trasmette il piacere di leggere attraverso la mediazione dei bambini più grandi, per eliminare il carattere “punitivo” della lettura e la funzione precettiva dell’adulto. Nel suo intervento il Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer si è soffermato sul ruolo fondamentale dell’autonomia scolastica proprio per favorire simili esperienze, casi isolati che devono servire da guida per le altre scuole nel percorrere la strada del cambiamento, verso la rivoluzione copernicana che riporta al centro Il vizio di leggere in famiglia in biblioteca a scuola del processo formativo lo studente e al centro della scuola l’autopromozione. La scuola non deve essere più «monocorde, unidirezionale, forzatamente omogenea», ma al contrario deve rompere l’unità di classe, di orario e di programma; la cultura moderna esige infatti una pluralità di approcci e di strumenti che lo studente deve essere in grado di gestire, ricorrendo ad una «molteplicità di fonti di apprendimento e di formazione». La biblioteca diventa così il fulcro della scuola e il Ministro ha annunciato che non si costruiranno nuovi edifici scolastici che non prevedano spazi adeguati per le biblioteche; inoltre ha decretato un primo stanziamento di 20 miliardi per l’aggiornamento e le dotazioni minime delle strutture esistenti, e ha firmato un protocollo con il Ministero dei Beni Culturali per la formazione degli insegnanti bibliotecari; molto interessante anche la volontà di coinvolgere gli studenti nella gestione diretta della biblioteca scolastica, attraverso collaborazioni part-time. La Fiera del Libro, organizzata a Torino dal 12 al 16 maggio, è stata dedicata quest’anno al tema della lettura, intesa come «divertimento, emozione, curiosità, conoscenza», e proprio per questo molto spazio è stato dato alla letteratura per ragazzi, che sono il primo anello nella catena della lettura; chi infatti contrae da piccolo il “morbo” della passione per i libri è difficile che poi crescendo entri a far parte di quel 50% di italiani che, per qualche misterioso motivo, non prendono mai in mano un libro. Nel percorso fieristico è stato allestito lo Spazio Ragazzi, curato tra gli altri da Anna Parola; un’area di 1400 mq piena di colori, giochi, musica e naturalmente libri; i bambini si sono mossi con grande libertà e un viaggio tra i libri curiosità dalla «montagna fantastica» alla «foresta delle storie», dal «mare dell’avventura» alla «città dei linguaggi», coinvolti da incontri e animazione. Due importanti convegni hanno poi trattato gli aspetti centrali del rapporto tra libri e nuovi lettori: il primo, intitolato Cominciare dal bambino: il libro in famiglia, ha visto la partecipazione di Anna Oliverio Ferraris, Silvia Vegetti Finzi, Tilde Giani Gallino, Donatella Ziliotto e della scrittrice Lidia Ravera; insieme le studiose hanno discusso del rapporto madre-figlio e del libro “materno”, che la madre dona al figlio “come un abbraccio”, come un rito di passaggio e iniziazione all’interno della famiglia. Nel secondo incontro si è discusso del Libro a scuola con una serie di interventi particolarmente stimolanti: Erica Giacosa ha raccontato l’esperienza del Giralibro, un’iniziativa privata che ha portato gratuitamente migliaia di libri nelle scuole italiane; Pino Assandri, partendo dal convegno itinerante del 1988 Il vizio di leggere, ha riferito le ultime novità dalla 27 IL PEPEVERDE n. 1/1999 “trincea scolastica”, segnalando tante iniziative di promozione della lettura, magari isolate ma operanti ed efficaci, da valorizzare e far conoscere per accrescere le potenzialità della scuola, che deve trovare anche gli spazi per trasformarsi nel “posto magico” dove avviene “l’iniziazione alla lettura”. Infine Bruno Mari della Giunti, José Luis Cortés della Piemme e Carlo Minoia del gruppo Elemond, hanno portato la voce delle case editrici su questioni spinose come i libri di testo e gli apparati “polizieschi” di commento ai testi di narrativa. La consapevolezza finale che emerge da tanti contributi diversi è il ruolo che il libro deve avere nella vita dei ragazzi di oggi, come centro di parole, comunicazione, scambio, incontro; il mondo del libro crea appartenenza e i ragazzi ne hanno un disperato bisogno, così come hanno bisogno di adulti che si occupino di loro e dei loro problemi; per questo il libro può diventare un punto di contatto insostituibile tra due mondi che rischiano di non trovare più le parole in comune per capirsi. Strategie di motivazione alla lettura La didattica laboratoriale a cura del gruppo “Leggere per...” Nella formazione dei giovani lettori ha un ruolo significativo la scuola, in cui si insegna e si sviluppa l’abilità di lettura, ma raramente si insegna il piacere di leggere. Per educare alla lettura la scuola deve favorire l’accostamento intellettuale, affettivo, “magico” al testo ed indurre, con metodologie e mezzi adeguati, l’amore, l’entusiasmo per il libro, perché la chiave del piacere di leggere è la seduzione. Ma la strada per coltivare il piacere di leggere è difficile e complessa, si costruisce e si percorre lentamente, promuovendo un approccio metodologico-didattico completamente rinnovato, attraverso interventi strutturati e attività laboratoriali di animazione, anche a carattere ludico e fantastico, miranti a motivare i ragazzi alla lettura, a determinare un rapporto positivo con l’oggetto libro. Il laboratorio è innanzitutto uno spazio metodologico, un “luogo mentale” che può essere agito anche in mancanza di aule specifiche, capace di garantire un collegamento continuo tra la motivazione e le attività didattiche, tra gli aspetti affettivi e quelli cognitivi. Questo spazio, progettuale e/o fisico, agisce come mediatore e condizionatore delle attività: il concetto stesso di laboratorio si oppone alla lezione tradizionale, allo studio libresco, ai rapporti formali tra docenti e studenti. È il luogo che favorisce processi di integrazione, cioè la percezione di sé come personalità integrata, in relazione costruttiva con la realtà e con gli altri. In ogni caso, si tratta di progettare un laboratorio di drammatizzazione, di costruzione o di lettura, è indispensabile considerare la centralità di: - unità e complessità del soggetto che apprende; - integrazione multidimensionale del processo di apprendimento; - globalità dell’esperienza educativa. I laboratori hanno l’obiettivo di accrescere il grado di conoscenza di sé e di privilegiare il momento del “fare”, attivando intenzionalmente tutti i canali percettivi. Toccare, esplorare i materiali, costruire oggetti, progettare, sono attività che coinvolgono sempre l’espressione, a vari livelli. Secondo il metodo naturale di Le Bohec l’espressione ha quattro dimensioni: 1. Sperimentazione. Ricerca oggettiva sull’uso degli elementi che costituiscono la grammatica dei linguaggi; 2. Piacere. Approccio soggettivo alle tecniche dei linguaggi, attraverso esperienze motivanti; 3. Comunicazione. Uso dei linguaggi per raccontare, per ricordare, per inviare messaggi; 4. Proiezione. Uso dei linguaggi come espressione dei propri vissuti. Nelle attività di laboratorio, inoltre, prevale anche una dimensione temporale più distesa e serena: l’insegnante deve concedere a se stesso e agli alunni di “perdere tempo”, promuovendo l’attenzione all’ascolto, investigando tra proposte, idee diverse, mettendo in atto un processo di ricerca e di confronto, che accoglie e sostiene l’espressione e la creatività di ognuno e permette a tutti, adulti e ragazzi, di sperimentare il piacere, di appassionarsi nel “fare”. Scegliere la didattica laboratoriale, dunque, significa programmare in modo flessibile, per assicurare opportunità educative, dando spazio e valore alle proposte spontanee degli alunni, sostenendole ed integrandole con altre attività guidate, in un intreccio denso di segni percettivi, 28 IL PEPEVERDE n. 1/1999 lessicali, socializzanti, creativi, realizzando così appieno la propria funzione di organizzatore e regista delle dinamiche educative. I motivi per cui è opportuno privilegiare l’attività laboratoriale si possono cogliere negli obiettivi stessi di tale didattica: - sviluppare la creatività; - far sperimentare le capacità progettuali; - potenziare le capacità espressive utilizzando una varietà di linguaggi; - favorire la maturazione del gusto estetico; - ridurre tensioni ed insicurezze; - promuovere la collaborazione e il confronto; - migliorare la qualità della comunicazione nel gruppo; - osservare fenomeni di cambiamento e di trasformazione. Ancora di più: i laboratori possono costituire il raccordo con i genitori degli alunni, con altre scuole, con iniziative sul territorio, realizzando la costruzione di una comunità educante, in senso ampio. Una finestra sul campo Ma un quadro di riferimento teorico ha bisogno di essere continuamente sostenuto e inverato da modelli operativi. Gli esempi concreti, la descrizione di esperienze paradigmatiche conferisce chiarezza e credibilità alla teoria stessa. La presentazione di alcune strategie di animazione alla lettura può rendere meglio comprensibili e fruibili i principi metodologici indicati. Costruire giochi È importante che i bambini e i ragazzi a scuola possano ancora giocare, perché il gioco è la modalità naturale con cui apprendono, fanno scoperte, si misurano LA DIDATTICA LABORATORIALE col mondo. Giocare, stimolare la motivazione, fare leva sul piacere sono gli elementi fondamentali su cui si basano le attività di animazione alla lettura. Una strategia efficace è rappresentata dall’utilizzo di giochi inventati e costruiti a partire dai contenuti dei libri letti, ricalcando talvolta strutture e regole di giochi già noti. Gli esempi che seguono sono solo indicativi, e possono essere modificati, semplificandoli o arricchendoli in relazione all’età dei ragazzi e al contesto. Il memory Questo gioco ricalca il memory tradizionale ma le tessere, costruite dagli alunni stessi, riproducono immagini significative tratte dai libri. Pertanto l’attività mira a favorire un rapporto attivo con i libri e a suscitare curiosità verso storie note e/o sconosciute. Molte sono le capacità, a livello percettivo, logico e sociale che vengono messe in gioco, affinate e potenziate sia nella fase di costruzione del memory che in quella di gioco vero e proprio: - attenzione, osservazione, memorizzazione; - percezione e discriminazione visiva; - orientamento nello spazio piano; - discriminazione di similitudini e differenze; - socializzazione e condivisione delle regole; - sviluppo di strategie personali: saper trarre informazioni e vantaggi dalla circolarità del gioco. Come si costruisce: - scelta del libro o dei libri per il gioco; - scelta degli elementi significativi da rappresentare (personaggi, luoghi, situazioni...); - produzione delle immagini, in bianco e nero, da fotocopiare per creare la coppia; successivamente verranno colorate entrambe (colorare solo una delle immagini costituisce una variante che aggiunge al gioco un ulteriore elemento da osservare); - costruzione delle tessere, incollando le immagini su cartoncini rigidi. Oltre alle tessere-immagini si possono predisporre anche quelle relative ai titoli dei libri rappresentati nel gioco, come primo incontro dei bambini con la lingua scritta. Con i bambini che già padroneggiano la scrittura si può “complicare” il memory, aggiungendo tessere con brevi testi corrispondenti alle tessere-immagini, giocando ad abbinarle correttamente. Come si gioca Il gioco è costituito da tessere che a coppie riproducono immagini uguali. Le tessere vanno mescolate accuratamente e disposte capovolte sul tavolo. A turno ogni giocatore scopre due tessere in modo che le loro immagini siano ben visibili a tutti i partecipanti, che cercano di ricordare le posizioni delle varie tessere via via che vengono estratte. Se le tessere Bambini di prima elementare del 73° Circolo didattico di Napoli che giocano al “memory”, da essi costruito a partire da storie lette in classe 29 IL PEPEVERDE n. 1/1999 INTERVENTI E INTERVISTE non sono uguali vengono rimesse capovolte ai loro posti iniziali ed il turno passa al giocatore successivo. Se invece le tessere sono uguali il giocatore le prende e continua a giocare fino a che non sbaglia. Il gioco finisce quando tutte le coppie di tessere saranno state estratte. Vince il giocatore che avrà raccolto il maggior numero di coppie. Varianti Inoltre le tessere del memory possono essere utilizzate per ordinare le sequenze narrative di storie lette, come cantastorie, per ri-narrare a più voci partendo dalle immagini, o come carte in favola, per inventare storie nuove o insalate di storie. Il processo al libro Un’altra attività molto efficace e coinvolgente a partire dall’esperienza di lettura è il “processo al libro”. Può essere proposta alla classe solo in particolari condizioni che ne consentano la piena realizzazione. È necessario che i ragazzi abbiano innanzitutto una buona conoscenza della tecnica e una precedente esperienza di applicazione del role playing; la scelta del libro da “processare”, inoltre, deve seguire precisi criteri. La semplice conoscenza del testo non basta, il processo è appassionante solo se la lettura del libro ha suscitato forti passioni: bisogna scegliere un libro amato molto da alcuni, odiato da altri, un libro che ha fatto discutere, che offre spontaneamente spunti di “conflittualità”. La premessa fondamentale è, naturalmente, che esso sia stato letto da un elevato numero di alunni, così da permettere la formazione di due gruppi, che giocheranno i ruoli della difesa e dell’accusa; il gruppo dei ragazzi che non ha letto il libro può essere invece un’imparziale giuria. I due gruppi si riuniscono e discutono punti di forza e punti di debolezza dell’opera, costruiscono le loro argomentazioni, cercano di prevedere quelle degli av- versari, studiando repliche efficaci. Segue un autentico dibattimento in cui gli alunni hanno modo di cimentarsi, oltre che con la capacità di assumere credibilmente ruoli anche con tecniche espressive e di persuasione. Affidare il ruolo della difesa a quelli che amano il libro e il ruolo dell’accusa ai ragazzi a cui invece non è piaciuto, è la modalità più semplice, ma anche di minore efficacia, da utilizzare per le prime esperienze di role playing. Quando invece la classe è già più “scaltrita” è opportuno invertire i ruoli: saranno i denigratori del libro a doverne assumere ed argomentare opportunamente la difesa e viceversa. Sforzarsi di esaminare e sostenere un punto di vista diverso dal proprio, di decentrarsi e comprendere le “ragioni dell’altro” è un esercizio utilissimo al processo di sviluppo del pensiero critico oltre che, in un senso educativo di più ampia portata, della coscienza democratica. Il progetto “Leggere per...” “Leggere per...” è un progetto di lettura per le scuole di Napoli e Provincia, sostenuto dal Provveditorato agli Studi di Napoli e dall’Associazione culturale Galassia Gutenberg. Nasce nel 1993 su iniziativa di alcune insegnanti - attualmente coordinatrici del progetto stesso - con l’obiettivo ambizioso di diffondere nell’ambito della scuola il piacere di leggere, la lettura nella sua dimensione seduttiva. In un primo momento erano coinvolte, in forma sperimentale, solo dieci scuole medie, attualmente partecipano al progetto cinquanta scuole di ogni ordine e grado, da alcune sezioni della scuola dell’infanzia ai bienni degli istituti superiori. Poiché il progetto prevede l’utilizzo di metodologie nuove, che devono essere condivise, è sua parte integrante la formazione dei docenti; pertanto gli obiettivi sono sviluppati rispetto a due ambiti, uno relativo agli insegnanti e alla realizzazione della ricerca-azione, l’altro riguardante gli alunni. Obiettivi della formazione in servizio dei docenti: - acquisire competenze socio-emotivo-relazionali; - acquisire competenze di animazione alla lettura, attraverso la conoscenza di strategie, tecniche e metodologie specifiche; - verificare sul campo e nel confronto con realtà diverse le conoscenze, le competenze, le procedure acquisite e la validità dei modelli elaborati. 30 IL PEPEVERDE Obiettivi per gli alunni relativi al sapere, il saper essere e il saper fare: - scoprire il piacere di leggere; - esprimersi sul piano affettivo-emotivo e relazionale; - acquisire competenze comunicative, espressive, logiche, anche attraverso l’uso di linguaggi diversi; - acquisire consapevolezza delle valenze formative, personali e sociali della lettura e della scrittura. Fasi del progetto: Indagine sul campo per la raccolta di dati sulla lettura attraverso questionari somministrati ad alunni e genitori. Attività a scuola (coordinate dagli insegnanti): invito e animazione alla lettura e alla espressione creativa attraverso l’organizzazione di un tempo e/o spazio laboratoriale per la realizzazione di percorsi di lettura. Attività nell’ambito della Mostra del libro “Galassia Gutenberg” (curate dal coordinamento didattico): - momenti di confronto con alunni ed insegnanti sulle attività svolte a scuola; - incontri con l’autore: scrittori, illustratori, editori discutono con gli alunni del progetto. Manifestazione finale (curata dal coordinamento didattico): - mostra didattica con percorsi guidati; - incontro con le autorità e premiazione delle scuole partecipanti. n. 1/1999 Expocartoon Una festa a fumetti di Marco Pellitteri Expocartoon, insieme a Lucca Comics, è la più autorevole manifestazione italiana dedicata al fumetto, all’animazione, al gioco di ruolo, al modellismo, al videogioco e a tutto quanto appassiona i ragazzi di oggi. Come la rassegna di Lucca, il festival romano è semestrale: un’edizione autunnale a novembre, durante la quale vengono assegnati i prestigiosi premi Yellow Kid ai migliori autori, divulgatori ed editori d’Italia e del mondo; e una primaverile a maggio, in cui la presenza giovanile è ancor più numerosa ed euforica, anche per merito, va detto, del clima piacevole. Expocartoon, che dura quattro giorni (generalmente da giovedì a domenica), è precisamente questo: oltre alle miriadi di stand delle case editrici e dei negozi di fumetti, oltre alle imperdibili mostre su questo o quel disegnatore, su questo o quel personaggio, la manifestazione costituisce la pietra miliare dell’entertainment per i giovani italiani. In una sala proiezioni gremita di “ragazzi” dai sei ai sessant’anni vengono mandate sullo schermo, ogni giorno e nostop, tutte le novità del mondo dell’animazione in anteprima, e inoltre sono proiettati dei classici del cinema d’animazione, per far scoprire alle nuove generazioni i maestri della Disney o i fratelli Fleischer, i cortometraggi di Walter Lantz o della Metro-Goldwin-Mayer. Soprattutto vengono però mostrati gli anìme, vale a dire i disegni animati giapponesi, che da almeno vent’anni costituiscono la pietra di paragone dell’animazione mondiale per la loro perfezione tecnica (solo parzialmente coadiuvata dalla computergrafica), le loro trame delicate e avvincenti e la loro pressoché totale sintonia con i gusti del giovane pubblico di tutto il mondo. Intere ali della Fiera di Roma, luogo della rassegna, sono dedicate ad altri mondi dell’immaginario e del tempo libero, come il settore dei giochi di ruolo, cioè degli elaborati giochi di società da tavolo o, nelle versioni più avanzate, delle vere e proprie messe in scena “giocate” da attori-giocatori in costume in base a codificatissime regole di svolgimento. Expocartoon è una Mecca per i fan dei videogiochi. Un grande padiglione ospita decine e decine di consolles dimostrative dei migliori videogames della nuova generazione: una grafica più avanzata, elaboratori più veloci e potenti, giochi sempre più complessi e dal punto di vista visivo e da quello contenutistico; e in fondo è giusto che sia così, dal momento che, ragionando in termini molto ampi, i giochi computerizzati abituano i giovani ai linguaggi interattivi, e proprio sull’interattività si baseranno le modalità di comunicazione del domani. Quanto alle paure sul presunto isolamento sociale del quale soffrirebbero i ragazzini invasati da Tomb Raider o Tekken, niente paura: a Expocartoon decine di partecipanti e gruppetti di amici e amiche si sfidano goliardicamente su questa o quella consolle, giocando comunque, sempre, in compagnia. Per chi ama invece attività più “moderate” Expocartoon offre l’angolo del modellismo, dove giovani artisti/artigiani plasmano e colorano statuette di vinile raffiguranti i più popolari personaggi del cinema o del fumetto, da Predator e Alien a Dylan Dog e Gundam, dal Luke Skywalker di Guerre stellari alla Cosa dei Fantastici Quattro; oppure si cimentano nella creazione di mostri meno conosciuti, protagonisti dei giochi di ruolo fantasy che da anni imperversano fra i giovani 31 IL PEPEVERDE n. 1/1999 e che gli adulti sconoscono del tutto. Tornando ai fumetti, sono presenti molti “banchetti” votati alla diffusione delle cosiddette fanzines, ovvero le riviste fatte da e per appassionati, più che altro incentrate sugli eroi giapponesi, vecchi e nuovi: il fenomeno riguardante questo tipo particolare di fanzines, che in giapponese è denominato dojinshi, è interessante perché contempla la commercializzazione a modico prezzo non solo di giornali ciclostilati contenenti storie a fumetti autoprodotte e disegnate in stile manga, ma anche delle musicassette e dei cd audio, con le colonne sonore degli anìme, registrati in casa “abusivamente”: ma la passione è tanta, lavoro non ce n’è, il Giappone è lontano e quindi non stiamo a sottilizzare… A Expocartoon potete vedere frotte di ragazzi e ragazze mascherati come i fumetti giapponesi, da Dragon Ball a Lady Oscar, da Tekkaman a Ranma 1/2, o come i migliori videogames del momento. Questo carnevale fuori stagione prende il nome di cosplay (più o meno l’abbreviazione di costume playing) e l’hanno “formalizzato” i giovani giapponesi, da decenni maniacali riproduttori artigianali dei costumi dei loro personaggi fantastici preferiti; gli italiani hanno imparato bene la lezione e soprattutto hanno colto lo spirito di sana, anarchica follia insita nel gironzolare travestiti da fumetti fra gli sguardi divertiti e un po’ attoniti dei “grandi”. Expocartoon è per i papà e le mamme una vera e propria manna dal cielo, perché i personaggi amati dai loro piccoli sono lì, tutti insieme, ben in evidenza. Dunque non ci sono scuse: gli eroi dei figli non sono lontani, per lo meno per chi possa passare una domenica a Roma, o a Lucca. Dal libro al teatro Ragazzi, che spettacolo! di Giuseppe Assandri Da sempre il Teatro per Ragazzi, quello realizzato dalle compagnie professionali, ha un punto di riferimento per i propri soggetti nel grande repertorio della narrativa. Uno spettacolo teatrale è naturalmente qualcosa di altro, di molto diverso dal libro a cui è legato e ne costituisce necessariamente un “tradimento”, poiché viene messa in gioco una pluralità di codici e di linguaggi diversi. Diviene allora particolarmente interessante capire che cosa succede quando un libro fa il suo ingresso a teatro, diventando protagonista e interlocutore diretto. Negli ultimi anni stiamo assistendo, nel variegato mondo del Teatro Ragazzi, a una nuova attenzione nei confronti del libro per ragazzi, in sintonia con quella che nella scuola sembra ormai diventata una paro- la d’ordine: l’educazione alla lettura come piacere. Due domande, per compiere un percorso alla scoperta di quel che c’è di nuovo: 1. Quali sono le nuove fonti letterarie a cui attingono autori, registi e attori teatrali? 2. In quali differenti modi un libro può presentarsi sulla scena di uno spettacolo teatrale? Le nuove fonti letterarie del teatro ragazzi Delle 556 produzioni destinate a un pubblico dai tre ai quattordici anni presentate dalle 164 Compagnie Teatrali professionali inserite nel catalogo Eti (Ente Teatrale Italiano) 1998-99 circa il 40% cita una fonte letteraria mentre il restante 60% ha elaborato un soggetto originale. Oltre al serbatoio di fiabe e favole tradizionali e alle narrazioni popolari, sono ancora presenti in forza i classici della letteratura: le fiabe di Grimm e Andersen, i poemi omerici, l’Orlando Furioso. E poi Shakespeare, Collodi, Lewis Carroll, Kipling, Baum, Jerome, Barrie, Saint-Exupry, Rodari, Calvino. Ma il fatto rilevante degli ultimi anni, che testimonia il vero e proprio boom dell’editoria per ragazzi, è la presenza non più sporadica di spettacoli tratti o ispirati ai libri più amati dai giovani, conosciuti ormai anche dagli operatori scolastici. È una tendenza che sembra in crescita, tenendo presente che a volte il confine tra narrativa per ragazzi e per adulti appare piuttosto fluido. Chi sono gli autori prediletti? Naturalmente Daniel Pennac e Luis Sepulveda, autori di grandi best seller. Tra gli autori stranieri di libri per ragazzi conosciuti dal pubblico italiano non può mancare 32 IL PEPEVERDE n. 1/1999 Roald Dahl. Ma ci sono anche Ted Hughes e Thierry Jonquet. E tra gli italiani? Si va dagli autori consacrati come Roberto Piumini, Bianca Pitzorno, Altan, Susanna Tamaro a Guido Quarzo, Nicoletta Costa, Silvia Roncaglia. I libri per ragazzi e la lettura diventano spettacolo In quali differenti modi un libro può essere messo in scena? Proviamo a delineare una serie di modalità e di approcci al libro. Per ciascuna di esse forniamo uno o più esempi che ci paiono significativi. Dal libro alla recitazione È la modalità più comune. Chi fa la “riduzione” (ma il termine è ambiguo perché sembra suggerire che lo spettacolo sia qualcosa di meno del libro) opera una messa in scena, con attori che interpretano i personaggi, dialogano e interagiscono tra loro. Naturalmente il numero e la caratterizzazione dei personaggi, l’ambientazione, la trama stessa o il finale della storia possono venire modificati. Qualche volta il libro, specie se si tratta di un classico, viene utilizzato solo come un pretesto, come fonte di ispirazione per presentare sulla scena i vissuti e le emozioni che la lettura ha suscitato. Le tecniche utilizzate sono varie, più frequentemente quelle del teatro d’attore, ma anche quelle del teatro di figura (ombre, burattini, pupazzi animati, oggetti). Due esempi, scelti tra produzioni recenti a partire da un libro per ragazzi. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare messo in scena dalla compagnia La Piccionaia di Vicenza. Due i motivi di maggior interesse: l’elaborazione drammaturgica (di Titino Carrara, Carla Preseotto e Giacomo Ver- RAGAZZI, CHE SPETTACOLO! de) nata da una serie di letture e di improvvisazioni con bambini di scuola elementare. Nei temi presenti nel libro di Sepulveda (pubblicato da Salani), non privo di venature didascaliche e buoniste, la compagnia ritrova risonanze col proprio percorso teatrale: l’incontro e il dialogo tra diversi, il rapporto tra mondo adulto e bambino, il rispetto dell’ambiente. Una fiaba moderna con forti richiami al mondo reale, per offrire un’occasione di dialogo e riflessione non solo ai bambini, ma a tutta la famiglia. In secondo luogo la scelta di abbinare la Il libro in scena Tre domande a Claudia Casolaro, direttrice artistica de Il Ballatoio sulle strategie e metodologie di intervento sul terreno della lettura e del teatro Il Ballatoio è una compagnia di teatro per ragazzi professionale, attiva dal 1993, riconosciuta dall’Ente Teatrale Italiano e sovvenzionata dalla Regione Piemonte. Produce spettacoli e organizza corsi e laboratori di teatro e danza per bambini e laboratori per insegnanti. Con il Comune di Alessandria collabora da anni al progetto di promozione della lettura È di scena il libro e partecipa alla Campagna per la Messa al Bando delle Mine, finanziata dall’Unione Europea e coordinata da Remo Rostagno. Romeo Lucchi (con esperienze nel campo della psicomotricità e del teatro sperimentale) e Claudia Casolaro (direttrice artistica, attrice e danzatrice di formazione accademica, che ha lavorato come protagonista per il Teatro La Fenice di Venezia e con il regista americano Bob Wilson) sono gli attori e registi. Lo spettacolo Guidone Mangiaterra e gli Sporcaccioni (1998) ha portato materialmente sulla scena il libro vincitore del Premio Andersen 1996 pubblicato da Il Battello a Vapore. Nella primavera 1999 ha debuttato il nuovo spettacolo Nuvole di drago (che mette in scena un altro libro di Sebastiano Ruiz Mignone edito da Il Capitello), una fiaba moder- na, ironica e allegra sul tema dell’amicizia e della solidarietà. Perché un libro in scena e non semplicemente una narrazione o una recitazione? È una scelta nata nell’ambito di un progetto di promozione della lettura e vuol essere un omaggio al libro, che noi vogliamo valorizzare, cercando di leggere dietro le parole del testo e di comunicare soprattutto le emozioni che suscita, attraverso il nostro entusiasmo e la nostra energia. È un lavoro teatrale, non si tratta di animazione alla lettura, anche se nasce da un’esperienza di lettura con i ragazzi che noi consideriamo decisiva. Mettere un libro in scena come oggetto reale è un ostacolo, ma è giusto che sia così perché costituisce uno stimolo a dare efficacia alla comunicazione. In che modo scegliete il libro? Nel caso di Guidone Mangiaterra la scelta è stata un po’ casuale, il libro ci ha colpito per la sua vivacità e la carica fantasiosa e immaginifica. Quando si sceglie un libro è importante leggerlo e “sentirlo”, ricordando che in ogni caso occorre ridurlo ma contemporaneamente rispettarlo nel suo valore artistico. Per esempio, ci è capitato di rinunciare a utilizzare teatralmente una pagina particolarmente delicata e poetica. Quali sono gli ingredienti fondamentali e le strategie alla base del vostro lavoro 33 IL PEPEVERDE n. 1/1999 con i bambini e con gli insegnanti? Il punto di partenza è la prima lettura completa e attenta del libro, per cui si richiede la massima concentrazione, allo scopo di raccogliere le immagini, i suoni e le parole che scaturiscono dal testo, come i sassolini di un percorso. Poi occorre cercare un ritmo e costruire le azioni, mantenendo la sintonia con il testo. Si passa quindi alla riduzione, che comporta a volte anche tagli consistenti, eliminando scene o personaggi. Annotiamo il libro come una partitura musicale, con segni convenzionali che ci guideranno nella lettura ad alta voce e nell’azione scenica. Gli ingredienti essenziali su cui lavorare sono il corpo, lo spazio e gli elementi di scena, da cui nascerà lo spettacolo. Dalla lettura del testo procediamo infine a costruire le scene, selezionando azioni, parole e improvvisazioni. Nei laboratori coi ragazzi seguiamo lo stesso procedimento e ci affidiamo molto alle sensazioni e alle risposte del gruppo con cui si lavora. Agli insegnanti interessati a lavorare in questo campo, suggeriamo di scegliere un libro che piaccia sia a loro, sia ai ragazzi, e di leggerlo per intero, curando le tecniche della lettura espressiva ma soprattutto facendo emergere le sensazioni e le emozioni dei lettori. Ciò che consideriamo essenziale è che si creda veramente in ciò che si sta facendo, nel valore della lettura e del teatro come strumenti di conoscenza e di espressione di sé. INTERVENTI E INTERVISTE Chi mette in scena libri per ragazzi Segnaliamo le principali produzioni tratte da libri per ragazzi di autori contemporanei presenti nel Catalogo 1998-99 dell’Eti (Ente Teatrale Italiano). Laboratorio Teatro Settimo (via Roosvelt 8/a, 10036, Settimo T.se – Torino, T. 011-8971746). La magica medicina (dall’omonimo libro di Roald Dahl, Salani). Pandemonium Teatro (via Camozzi 56 24100 Bergamo, T. 035-235039): Dolcemiele (da Roald Dahl, Matilde, Salani) L’acchiappastreghe (da Roald Dahl, Le streghe, Salani). La Piccionaia (via Pio X 5 36051 Creazzo – Vicenza, T. 0444-521711): Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (dal libro di Luis Sepulveda, Salani). Teatro del Sole (via S. Elembardo 2 20126 Milano, T. 022552318): La storia di Lavinia (da Bianca Pitzorno, L’incredibile storia di Lavinia di, E. Elle). Teatro dell’Angolo (via Industria 2 10142 Torino, T. 011489676): Uomo Nero, Verde e Blu (dal libro omonimo di Guido Quarzo, Einaudi Ragazzi). Teatro dell’Archivolto (via Ghiglione 5 116149 Genova, tel. 010.65921): Blu cielo (dal libro Il giro del cielo pubblicato da Salani); L’occhio del lupo (dal libro di Pennac, Salani); Pimpa e Cappuccetto Rosso e Pimpa, Kamillo e il libro magico (Panini Ragazzi); Come un romanzo (conferenza spettacolo dall’omonimo libro di Pennac, pubblicato da Feltrinelli). Teatro Gioco Vita (Vicolo San Matteo 29100 Piacenza, tel. 0523.332613): Pescetopococcodrillo (dai libri di Leo Lionni, Einaudi Ragazzi) Teatro Kismet (Strada San Giorgio Martire 22/f 70123 Bari, recitazione alla tecnica del teleracconto, che consente di proiettare sulla scena delle immagini e di trasformare gli oggetti, attentamente ricercati e scelti: ecco che una penna può diventare un gabbiano e una goccia di inchiostro un mare di petrolio. Sul palcoscenico c’è la scrivania del Narratore e accanto uno schermo volante che diventa un interlocutore attivo nel raccontare la storia. Gli attori rappresentano con movimenti e pantomime la vicenda della gabbianella educata dal burbero gatto Zorba e dialogano a distanza ravvicinata con il flusso del videoracconto come se entrassero e uscissero dallo schermo. Nel libretto che contiene la sceneggiatura Giacomo Verde spiega con esempi concreti che cos’è e come si fa un teleracconto. Motu-Iti (dall’omonimo libro di Roberto Piumini pubblicato da Einaudi Ragazzi) del Teatro Laboratorio Mangiafuoco di tel. 080.5749254): Momo (dal libro di Michael Ende, Longanesi). Teatro Laboratorio Mangiafuoco (via Grasselli 14 20137 Milano, tel. 02.7610491): Motu-Iti Tra la terra e il cielo (da Roberto Piumini, Einaudi Ragazzi); Piccole storie (dai libri di Tullio Francesco Altan, pubblicati da E. Elle). Teatro Popolare la Contrada (via del Ghirlandaio 12 34138 Trieste, tel. 040.948471): La principessa dispettosa (dal libro di Nicoletta Costa, E. Elle). Attori e Cantori (via P. del Zoccolo 2 33170 Pordenone, tel. O348.5119444): L’uomo di ferro (dal libro di Ted Hughes, Mondadori). Il Ballatoio (via Garibaldi 15 15066 Gavi Ligure - Alessandria, tel. 0143.643666): Guidone Mangiaterra e gli Sporcaccioni (da Sebastiano Ruiz Mignone, Il Battello a Vapore) e Nuvole di drago (da Sebastiano Ruiz Mignone, Il Capitello) Circolo Bloom (via F.lli Calandra 17 10123 Torino tel. 011885331): Il viaggio dell’orca zoppa (da Guido Quarzo, Emme Edizioni) e Nessuna strega (di Guido Quarzo). Instabile Quick (via Manzoni 11 21010 Ferno - Varese, tel. 0331.241529): Zorba il gatto (da Sepulveda) Il Lanciavicchio (via U. Maddalena 4 67050 Antrosano di Avezzano - Aquila, tel. 0863.25933): L’occhio del lupo. Tangram (via Marsala 11 20059 Vimercate - Milano, tel. 039.6084811): Il cerchio magico (dal libro di Susanna Tamaro, Mondadori); L’orco del metrò (da Thierry Jonquet, Mondadori); Cartaruga e Lumacarta (dal libro di Silvia Roncaglia, Bruno Mondadori). Teatro Cittau Murata (via Natta 12 Como, tel. 031.269175): Notte di carta (da Guido Quarzo, Uomo nero, verde, blu, Einaudi Ragazzi). Milano che opera nell’ambito del teatro di figura. Per cercare di tradurre le parole in immagini mantenendo la forza evocativa del libro, letto con gli occhi, con le orecchie e il naso, è stata costruita una struttura scenografica con una “baracca” realizzata con legni e corde di canapa, tele grezze e pesanti che attraverso scorrimenti orizzontali e verticali suggerisce piani prospettici e orizzonti di mare, isole e cieli solcati dal volo dei gabbiani. Sono le mani ad assumere un’importanza fondamentale per animare, plasmare e rendere viva una storia molto suggestiva, legata alle vicissitudini del popolo dell’Isola di Pasqua. Le musiche originali, i suoni e le luci sono gli ingredienti che accompagnano la narrazione, giocata attraverso le ombre e i burattini a bastone. Dal libro alla narrazione La storia contenuta nel libro, più o meno 34 IL PEPEVERDE n. 1/1999 liberamente “trattata”, viene raccontata sulla scena; spesso da un solo attore, che dà voce a più personaggi e utilizza il corpo, e il linguaggio mimico e gestuale per rendere vivo il racconto. Un esempio è Magica Medicina realizzato dal Laboratorio Teatro Settimo (Torino). Lo spettacolo, narrato da Beppe Rosso che interpreta fisicamente tutti i personaggi, ci mostra la straordinaria quotidianità del protagonista Giorgio, un bambino di otto anni alle prese con una famiglia assuefatta alla televisione e al mondo dei consumi che ogni sabato pomeriggio, quando immancabilmente i genitori vanno a far spesa al mega centro commerciale “La città del sorriso”, resta solo con la terribile nonna, una vera strega. Come nelle fiabe, Giorgio sconfiggerà i suoi antagonisti, in questo caso gli adulti, con l’astuzia, l’ironia e un pizzico di magia. L’attore, dotato di una grande RAGAZZI, CHE SPETTACOLO! capacità mimica e gestuale è un narratore consumato, con una faccia che sembra quasi una maschera buffa e sa mantenere vivi il ritmo e la tensione, nonostante una certa debolezza del testo, in un flusso di invenzioni immaginifiche, con una mitragliata di gags, a metà tra la comicità concreta della Commedia dell’Arte e quella surreale e clownesca. Gli autori dello spettacolo, Beppe Rosso e Roberto Tarasco, sono intervenuti nell’ambientazione della vicenda: l’esilarante scena della cottura in un pentolone gigante della magica pozione, ad esempio, si svolge in una discoteca. Il libro in scena Il libro stesso compare sulla scena e uno o più attori ne leggono pagine scelte, accompagnando la lettura con azioni sceniche, attraverso il movimento, la danza e la parola dialogata. Più frequentemente tale modalità si combina con la recitazione o la narrazione. In alcuni casi può diventare prevalente. La testimonianza più netta di tale tendenza è lo spettacolo Guidone Mangiaterra e gli Sporcaccioni (dal libro di Sebastiano Ruiz Mignone, edito dal Battello a Vapore) di una giovane compagnia piemontese, Il Ballatoio di Gavi (Alessandria). Il libro stesso è presente come oggetto sulla scena e i due attori se lo passano di mano, con una lettura teatrale molto vivace ed energica, accompagnata da azioni sceniche che combinano il linguaggio del teatro e quello della danza. Anche nella successiva produzione della compagnia, Le nuvole drago (tratto da un libro del medesimo autore edito da Il Capitel- lo) in libro rimane in scena durante tutto lo spettacolo. sto Pandemonium Pickwick, letture ad alta voce con musica e azioni teatrali. La lettura teatrale del libro Molte compagnie teatrali, specialmente negli ultimi anni, propongono laboratori di lettura espressiva. Pandemonium Teatro di Bergamo ha elaborato un interessante progetto culturale di promozione del piacere di leggere, ascoltare, discutere di storie, di autori, di temi e generi letterari: il programma si chiama Fantastiche letture. Un attore professionista legge un racconto, una fiaba, un brano letterario a un gruppo di spettatori facendo loro riscoprire tramite la magia della voce, come “muscolo dell’anima”, il piacere, l’emozione, l’entusiasmo del leggere. Dopo la lettura che diviene performance spettacolare, a seconda del tipo di testo, si propone: per i bambini, uno o più giochi che prendono spunto dalla storia; per giovani e adulti, un momento di riflessione verbale su quanto letto. Il repertorio è ampio e diversificato per fasce di età: da L’enorme coccodrillo e Agura Trat di Roald Dahl, a Il Folletto Brambilla di Piumini, L’occhio del lupo di Pennac, a Storie per ridere di Henriette Bichonnier. Due percorsi La paura e la voglia di diventare grandi e Grandi brividi presentano racconti di Ray Bradbury e di grandi autori del mistero, con momenti di musica dal vivo e quiz semiseri con i ragazzi. Per i più grandi, Antologia Bichsel e Metamorfosi e Mutazioni, quattro incontri di lettura da Le Metamorfosi di Ovidio agli alieni di Fredrick Brown. Al pubblico degli adulti, seduti ai tavoli come a un caffè letterario, viene propo- Il libro come conferenza spettacolo Il Teatro dell’Archivolto di Genova (che ha realizzato altri tre spettacoli a partire da libri di Daniel Pennac) ha messo in scena Come un romanzo tratto dall’omonimo saggio (edito da Feltrinelli), ormai divenuto una sorta di “manifesto” dei diritti del lettore. È stato presentato nel 1998 in occasione di un “festival Pennac” svoltosi alla presenza dello scrittore francese e recentemente riproposto alla Fiera del Libro di Torino (12-16 maggio 1999), che nell’ultima edizione ha scommesso sulla passione dei libri e la formazione del lettore. La formula è quella della conferenza-spettacolo. Gli spettatori (a partire da 14 anni) si trovano di fronte un professore (Giorgio Scaramuzzino) che li saluta elencando i titoli dei temi da svolgere e li provoca presentando i lettori come dei malati da curare. Quali sono le patologie ricorrenti? Si va dalla “Bibliofagia”, che fa divorare i libri che nei casi più gravi (i book-drinkers) possono essere scolati come bibite, alla “Bibliografia”, che colpisce quelli che per non separarsi dai libri hanno inventato una finta disciplina che li analizza, li cataloga e li archivia o alla “Bibliocastia” che provoca roghi e distruzioni di libri. In che modo i lettori, rimanendo tali, possono curarsi e prevenire le malattie? Il rimedio da prescrivere è costituito dal decalogo dei “diritti imprescindibili del lettore”, a cui si aggiungono due nuovi diritti che Pennac non ha scritto: quello di addormentarsi leggendo e quello di sognare. 35 IL PEPEVERDE n. 1/1999 L’Illustratore in primo piano Mirek, la bellezza di Claudio Saba “Il Pepeverde” che si occupa, sotto vari aspetti, di letture e letterature per ragazzi – lo si legge nella testata – e quindi della parola scritta o raccontata, non può non dedicare un spazio particolare all’immagine che a quella parola s’accompagna, rappresentazione spesso misteriosa di vissuti profondi, di affetti celati o dimenticati. Per questo, accanto a interventi, interviste e spazi di discussione riguardanti il mondo dell’illustrazione, si è pensato di proporre in ciascun numero una sorta di monografia per immagini, un “viaggio” che, dalla copertina della rivista attraverso vari disegni all’interno, porti i lettori ad incontrare e approfondire un illustratore ogni volta diverso, scelto fra i più interessanti, siano essi già noti o semplici promesse. Questa speciale galleria si apre con Mirek, artista di fama consolidata nato in Boemia e che da diversi anni vive e lavora a Bracciano, vicino Roma. È qui, sulla riva del lago, che lo incontro in un caldo pomeriggio d’estate, il castello, le colline e qualche vela a far da sfondo mentre mi racconta della sua infanzia vissuta come “una favola di colori” in una piccola cittadina nei dintorni di Praga in mezzo a boschi, ruscelli e laghi. Nel ricordo sembra ripercorrere i passaggi segreti scavati nella roccia, gli avventurosi sentieri coi nomi di antiche battaglie come la “via svedese” della guerra dei trent’anni, una suggestione straordinaria per un bambino la cui fantasia era già totalmente protesa verso la creazione di immagini. E la passione per il disegno emerge infatti prestissimo insieme con la capacità di dare forma e colore ai materiali più diversi che poteva trovare, dalla creta alla cartapesta. Sorvolo, mentre parla, su una stranezza che colgo nelle sue parole e che comunque avevo già notato in precedenti circostanze: Mirek non dà date, non fa alcun riferimento temporale preciso perlomeno agli avvenimenti del periodo trascorso in patria. Forse è un vezzo d’artista, una curiosità che mi pare tuttavia significativa di un tempo percepito come opzione marginale rispetto al vissuto. Sono gli anni della formazione. Dapprima la scuola di ceramica a Teplice dove, passeggiando nei parchi, era facile immaginare di incontrare Goethe o Beethoven o di togliersi il cappello davanti alla carrozza dell’imperatore. Poi a Praga nella Scuola superiore di arti applicate dove studia pittura, scultura, scenografia. Comincia qui, con una collaborazione alla casa editrice statale per l’infanzia, la sua attività di illustratore di libri per ragazzi. Il servizio militare, durissimo nel suo paese – siamo in piena guerra fredda – rappresenta una frattura terribile che lo sradica totalmente dal percorso creativo appena iniziato. Lì, fra i suoi compagni, c’è Stepan Zavrel, altro grandissimo illustratore scomparso di recente e al quale va un commosso saluto. Mi racconta Mirek dell’insofferenza di Zavrel per la disciplina e dei suoi continui tentativi di svincolarsi inventando ogni volta qualcosa che invece di divertire aveva però l’effetto di mandare su tutte le furie i suoi superiori. Con il ritorno alla vita civile, realizza importanti lavori: crea costumi e scenografie per il teatro, manifesti per il cinema, sigle e cartoni animati per la televisione. E, soprattutto, riprende ad illustrare libri per ragazzi. Ma è nel 1966 – compare la prima data – 36 IL PEPEVERDE n. 1/1999 che Mirek decide di lasciare Praga, magica città di sempre illuminata di notte dai lampioni a gas, i grandi alberi in fiore in primavera, la neve che scricchiola sotto i piedi d’inverno, e con lei il suo paese. Germania, Francia, Italia, Svezia e poi ancora Italia. Sono molte le tappe del viaggio prima del suo stabilirsi definitivo a Bracciano perché forse, come lui stesso dice, anche qui c’è un lago. Il suo inserimento nella vita artistica del nostro paese non è per niente facile e tardivo è il suo riconoscimento. Come per Stepan Zavrel già citato o Roberto Innocenti, la cui “emigrazione” professionale negli Stati Uniti costituisce un caso ancora più clamoroso. Dispiace molto, tanto per fare un esempio, che un’istituzione importante come la Fiera del libro per ragazzi di Bologna abbia dedicato in questi anni a Mirek uno spazio assolutamente esiguo. Ciononostante la sua attività è molteplice e variegata. Si dedica alla pittura e alla scultura partecipando a diverse mostre, collabora con la Rai realizzando sigle e cartoni animati e con numerosi quotidia- delle immagini ni e riviste tra i quali La Repubblica, El Pais, La Fiera letteraria, L’Espresso. Ma il centro del suo interesse rimane il libro per ragazzi. E, in particolare negli ultimi dieci anni, ne illustra tanti per diverse case editrici tra cui gli Editori Riuniti, Giunti, le Nuove Edizioni Romane, la Piemme. Sfogliando i libri illustrati da Mirek e osservando le sue tavole, si percepisce immediatamente quella che ritengo essere la sua caratteristica più importante: una straordinaria libertà espressiva. La stessa forse che lo aveva colpito da bambino guardando per la prima volta i quadri di Picasso, Dalì e De Chirico. Si è capito dalla sua biografia che Mirek è illustratore di scuola forte, la stessa che ci ha regalato Trnka e Zavrel, eppure come pochi è libero da identificazioni e stratificazioni stilistiche. Egli è capace di intraprendere nel proprio universo immaginario sentieri sconosciuti, notturni, di illuminarli improvvisamente con grandi chiarori poetici, e di liberare infine sulla pagina del libro, attraverso la magica leggerezza di uno scenario acquerellato, di una figura a china, di un tratto I libri di Mirek I libri che Mirek ha illustrato sino ad oggi sono tanti. Da alcuni di questi abbiamo tratto i disegni e le tavole che animano l’iconografia di questo numero de “Il Pepeverde”. Tra i numerosi titoli della sua produzione segnaliamo: J. K. Jerome, Tre uomini in barca, SAIE, Torino, 1969; A. Petrosino, La febbre del Karatè, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1989; A. Petrosino, L’isola senza nome, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1989; G. Rodari, Il lupo e il grillo, Editori Riuniti, Roma, 1991; G. Rodari, Il naso della festa, Editori Riuniti, Roma, 1991; P. M. Fasanotti, Il ladro dei sogni, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1992; G. Rodari, Le storie dello zio Barba, Editori Riuniti, Roma, 1993; P. M. Fasanotti, L’altra città, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1994; G. Quarzo, Chi trova un pirata trova un tesoro, Piemme, Casal Monferrato, 1994; R. Kypling, Il libro della giungla, Giunti, Firenze, 1994; J. Fletcher, La voce perduta di Alfreda, Piemme, Casal Monferrato, 1995; A. Lavatelli, Il cannone Bum, Piemme, Casal Monferrato, 1995; F. Giordani, L’assedio di Troia, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1995; C. Rapaccini, La vendetta di Debbora (con due “b”), Piemme, Casal Monferrato, 1995; T. Deary, L’anello magico e la fabbrica degli scherzi, Piemme, Casal Monferrato, 1997; L. Garfield E. Blishen, Il romanzo degli dei greci, (riedizione di Al principio erano gli dei), Nuove Edizioni Romane, Roma, 1999; N. Ghetti, Le vite di Plutarco, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1999. 37 IL PEPEVERDE n. 1/1999 a matita, una limpida dinamica con la parola scritta. È come se il tratto e il colore nascessero altrove, si animassero sulla carta rinviando lo sguardo del lettore ad un suo racconto interno per lasciarlo poi alle proprie immagini. Concludo citando un libro del 1992, Il ladro dei sogni di Pier Mario Fasanotti pubblicato dalle Nuove Edizioni Romane, che credo sia il suo lavoro più bello. Tavole a colori, disegni in bianco e nero e racconto risultano qui infatti un’unica cosa. Insomma, un libro. S t u d i e r i c e r c h e La voglia di leggere di Silvia Blezza Picherle Voglia di leggere e realtà socio-culturale Secondo alcuni studiosi la nostra potrebbe essere considerata una società dell’antilibro, perché il modo di vivere e l’abitudine alla fruizione massmediale fanno acquisire capacità e comportamenti antitetici a quelli abitualmente richiesti e attivati durante la lettura. Sono le caratteristiche strutturali dei media che determinano ciò. Ad esempio, mentre la lettura si caratterizza per la monosensorialità, in quanto vi è impegnato esclusivamente uno solo dei cinque sensi (la vista), la “lettura” dei media si presta solo ad un approccio multisensoriale. Infatti per la comprensione del messaggio audiovisuale si richiede l’utilizzo simultaneo dei diversi sensi: si vede e si ascolta, oppure, nel caso dei videogiochi, si vede, si ascolta e si agisce (R. Simone, 1990). La fruizione multisensoriale ha conseguentemente sviluppato in tutti, e particolarmente nei giovani, una nuova e diversa forma di capacità attentiva, che solo apparentemente si identifica con la disattenzione. Si tratta invece di un’attenzione pluriorientata, e se vogliamo anche piuttosto dispersiva, che consente di tenere sotto controllo più elementi nello stesso tempo. In tal modo si colgono solamente alcune parti del messaggio: ciò che interessa, che coinvolge, che attira o che consente di conoscere l’essenziale. I media veicolano non solo immagini ma anche suoni; infatti la nostra è anche una società del suono e del rumore. Particolarmente i giovani sono attirati dal suono e dalla musica, che ha il potere di creare e di esaltare le emozioni, insomma di far vibrare la sfera emotivo-affettiva. Questa loro predilezione, però, li disabitua a cogliere ed a controllare il linguaggio orale che, rispetto a quello musicale, si presenta maggiormente strutturato e dotato di significati (R. Simone, 1990). Si può dire che i bambini e i giovani di oggi “sentono” ma più difficilmente “ascoltano”; inoltre essi incontrano ancora maggiore difficoltà a seguire ed a capire un discorso scritto. La nostra si presenta altresì come una società frenetica, in cui il tempo collettivo e personale si consuma molto velo38 IL PEPEVERDE cemente. Oggi tutti sono proiettati in avanti, pensano già al dopo e nessuno trova il tempo per fermarsi, per ripiegarsi su se stesso e riflettere. Anche lo svago e il divertimento sono un’eterna lotta contro il tempo. I giovani soprattutto sembrano aver incorporato un tempo interno incredibilmente veloce che proibisce o rende loro difficile trovare quelle anse di lentezza (R. Simone, 1990) e di riflessione che sono invece indispensabili per fare della lettura di un libro un’esperienza piacevole e significativa. Immagine, suono, tempo, media: sono tutte forze centrifughe che possono contribuire ad un progressivo quanto involontario allontanamento dalla lettura e dal libro. In questo contesto i bambini ed i giovani hanno acquisito una forma mentis multimediale anche nell’ambito della narrativa, nel senso che possiedono una competenza e una sensibilità diverse da quelle dei loro coetanei del passato. «I ragazzi di oggi – sostiene lo scrittore A. Molesini – sono in buona parte degli “esperti” di narrativa anche se la loro esperienza è fondata sul racconto cinematografico, più che sul libro. Intuiscono, rapidissimi, là dove l’azione cede il posto a lentezze descrittive, e sanno quali paragrafi, magari quali pagine, saltare». La narrativa audiovisuale si differenzia da quella scritta per le sue caratteristiche strutturali e stilistiche. Ci troviamo di fronte ad un ritmo incalzante, veloce, con il rapido susseguirsi delle azioni, con repentini, continui ed improvvisi cambi di scena. La storia, inoltre, è tutta centrata sui dialoghi, che spesso risultano troppo essenziali e schematici. Anche il linguaggio scade sovente nella ripetitività, con l’uso di espressioni stereotipate e di metafore vuote e morte. Tutto ciò accade perché nei media l’immagine e il suono giocano un ruolo predominante. Anzi, l’evoluzione rapidissima delle tecnologie, con il conseguente uso di effetti tecnici sempre più sofisticati e raffinati, ha accentuato la centralità iconica e sonora, a scapito della parola detta e recitata. In tal modo, la suspense aumenta ed i lettori rimangono costantemente coinvolti sotto il profilo emotivo. La narrazione audiovisuale suggestiona fortemente ed attira il telespettatore nella storia, tanto che egli sente di viven. 1/1999 re dentro di essa e di interagire realmente con i personaggi. «Leggo la narrativa con il distacco di chi si pone di fronte ad un modello di realtà; partecipo alla narratività con il coinvolgimento di chi è dentro una realtà-modello (…). Partecipare ad una storia narrata è mescolare la mia con quella vicenda, proiettarle in uno spazio comune che impegna prima di tutto il mio corpo e i miei sensi» (R. Maragliano, 1992). Quali le conseguenze sulla lettura? Una prima conseguenza riguarda la nuova identità del lettore giovane. Queste abilità sviluppate per “leggere” e decodificare i media vengono poi trasferite quasi automaticamente alla lettura. Il bambino multimediale, infatti, legge il libro con un’attenzione dispersiva, magari svolgendo contemporaneamente altre attività. Ciò significa che egli non legge ma “intralegge”, e cioè corre rapidamente sulle parole, soffermandosi soltanto in alcuni casi: quando trova gli elementi necessari per cogliere a grandi linee la trama e lo svolgersi degli avvenimenti, oppure quando alcune parole o espressioni risvegliano le sue emozioni ed i suoi sentimenti. Si tratta dunque di una lettura piuttosto superficiale, che, pur coinvolgendo, non lascia un segno molto profondo e significativo. La voce del libro si disperde tra il frastuono di mille altre voci, senza poter far sentire la sua ricchezza. La velocità della vita e dei ritmi fruitivi multimediali abituano inoltre il lettore a correre troppo rapidamente sulle pagine, per trovare il prima possibile l’azione, l’effetto forte, il colpo di scena. I giovani si sono trasformati in lettori divoratori che ingurgitano le parole e saltano intere pagine, in modo da garantirsi un’emozione continua e prolungata. Solo a questa condizione, infatti, riescono ad accettare il libro. Per loro la vita, senza forti emozioni, senza colpi di scena e suspense diventa vuota, insignificante, noiosa. Se nel passato il “divorare” i libri costituiva solo un momento passeggero dell’intero atto di lettura, oggi tale comportamento è diventato quasi l’unica modalità di lettura che si conosce. Ci troviamo quindi di fronte a bambini e giovani diventa39 IL PEPEVERDE ti “sordi” alla parola scritta, nel senso che non sanno più godere del gioco linguistico, né assaporare il fascino della lingua. Così mentre la parola letteraria, ricca ed originale, scivola e scorre via, la parola massmediale invece rimane impressa con tutto il suo carico di ovvietà, di banalità e di stereotipia. Anche il pensiero e l’immaginario ne rimangono infine impoveriti. Una seconda conseguenza concerne il cambiamento delle “scritture” per l’infanzia. La maggior parte degli scrittori, tenendo conto del cambiamento epocale prodotto dai media, ha scelto nuove tematiche ed ha modificato il modo di scrivere. Anzi, secondo Marcello Argilli l’inautenticità ed il senso di stantio di una parte dell’attuale letteratura infantile dipende soprattutto dal fatto che molti scrittori si rivolgono a un bambino-lettore che non esiste più. Oggi il bambino-lettore è un fruitore di media e come tale accetta ed apprezza una narrativa che ha caratteristiche audiovisuali. Per questo motivo gli scrittori contemporanei hanno ripensato la scrittura, la struttura narrativa, il linguaggio, le tecniche narrative e il ritmo delle storie, in riferimento ai linguaggi e alle tecniche del racconto audiovisivo. Ciò non significa, comunque, che l’autore debba imitare o trascrivere il racconto audiovisivo; infatti accettare la concorrenza del cinematografo e della televisione porta a scrivere libri che sono quasi delle sceneggiature, in cui predominano i fatti e le situazioni, gli scenari anziché il pensiero del protagonista. L’autore deve saper adeguare i propri meccanismi narrativi e fantastici, senza che venga a perdere il valore artistico dello stile personale. Una terza conseguenza attiene la possibilità di sopravvivenza del libro. Di fronte all’invadenza ed alla pervasività dei media gli “apocalittici” ipotizzano la “morte del libro”. Esso, secondo Franco Ferrarotti, «è in pericolo e le mostre, le famose “fiere del libro” e le sagre ad esso consacrate, hanno già il sapore e l’odore delle commemorazioni funebri (…). La lettura d’un tempo è ormai considerata un vizio assurdo, quindi imperdonabile, nel caso migliore un lusso inaccettabile nel mondo dell’utilità immediata». I n. 1/1999 STUDI E RICERCHE media hanno soppiantato il libro e, data la vistosa evoluzione informatica, i tempi e gli spazi per la lettura dei libri stanno estinguendosi. Invece altri studiosi ed esperti meno catastrofici preferiscono parlare piuttosto di “crisi della lettura”. Infatti gli editori ed i librai lamentano i bassi fatturati e le vendite insufficienti; i sociologi rilevano l’elevato numero di nonlettori in un’Italia notevolmente scolarizzata; i pedagogisti e gli educatori sottolineano la crescente incapacità degli studenti di leggere correttamente e la loro notevole disaffezione verso una lettura “non obbligatoria”; i genitori dicono che oggi, durante il tempo libero, i loro figli leggono meno di quanto si facesse nel passato. Anche nei testi programmatici della scuola elementare (1985), ad esempio, si sottolinea che bisogna tenere conto «della diffusa disaffezione dei fanciulli di oggi per il leggere, assorbiti come sono dalle immagini televisive e filmiche». D’altra parte, però, alcune indagini dimostrano come i bambini si rivelino migliori lettori degli adulti o come i giovani leggano, però, solo alcuni generi (libri-game, gialli, fumetti, ecc.). Si tratta di aspetti diversi, e talvolta contraddittori, di una crisi che, se da una parte esiste, dall’altra è difficile da definire e da delimitare. I motivi di questa situazione vanno ricercati sia nei rapidissimi cambiamenti che investono la società sia nella complessità che caratterizza oramai tutti i fenomeni. Per cui più che di “morte del libro” si potrebbe forse parlare di una continua metamorfosi dei tipi e delle modalità di lettura, di cui le varie crisi non rappresentano altro che momenti fisiologici di crescita. Tutto è cambiato e sta cambiando: la società, la cultura e le culture, i bambini e i giovani lettori, le “scritture narrative” adulte e giovanili. Ciò che rimane immutato, invece, è il bisogno di storie e di narrazioni che è in ognuno di noi. La motivazione al leggere e il piacere della lettura Molto spesso la crisi della lettura nasconde una mancata “scoperta”: forse i giovani e gli adulti non leggono anche perché non hanno mai assaporato un intenso piacere di leggere, quella sensazione così gradita che coinvolge la sfera emotivo-affettiva e cognitiva. Per troppi anni infatti la lettura, anche delle opere di narrativa, è stata troppo “scolasticizzata”, nel senso che era presentata come un dovere ed un obbligo piuttosto che come un divertimento. Peraltro gli alunni e gli studenti finivano con il considerarla un’attività noiosa e priva di fascino, sia per i titoli poco interessanti suggeriti dagli insegnanti sia per l’eccessivo carico degli esercizi di analisi testuale cui veniva sottoposto il testo. A questa caduta d’interesse, causata da una scuola poco attenta ai veri bisogni ed interessi degli studenti, ha corri40 IL PEPEVERDE sposto come reazione un recupero dell’aspetto sensuale ed emozionale della lettura. Infatti nel 1974 Gianni Rodari scriveva: «L’incontro decisivo tra i ragazzi e i libri avviene sui banchi di scuola. Se avviene in una situazione creativa, dove conta la vita e non l’esercizio, ne potrà sorgere quel gusto alla lettura col quale non si nasce, perché non è un istinto» (Grammatica della Fantasia, 1974). Con il passare del tempo si è capito sempre di più, dapprima negli ambienti extrascolastici e poi anche nella scuola, che per catturare i giovani lettori c’è bisogno di far leva sul piacere, sulla dimensione emotivo-affettiva del leggere. Tanto che alcuni degli ultimi documenti e testi programmatici della scuola si riferiscono in modo esplicito sia al piacere sia alla motivazione al leggere. «L’insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura, stimola e accresce la motivazione del fanciullo a leggere e dedica particolare attenzione alla scelta di testi validi per le loro qualità intrinseche (…). L’insegnante avrà cura di accendere interessi idonei a far emergere il bisogno ed il piacere della lettura (…). La motivazione al leggere va ulteriormente incentivata: l’insegnante verificherà in quale misura i fanciulli si avvalgono della lettura a livello di processi cognitivi (…), a livello affettivo-emotivo e a quello comportamentale» (Programmi didattici per la scuola elementare. Italiano, La lettura, 1985). «Saper leggere è un insieme di abilità e un atteggiamento che supera gli ambiti dell’educazione linguistica (…), è soprattutto un problema di curiosità e di motivazione alla lettura in quanto tale e non solo alla lettura scolastica, basato sul superamento della scissione tra quello che si vuole e quello che si deve leggere. Anche i programmi sperimentali proposti per la scuola secondaria superiore pongono in evidenza: a) la valenza affettivo-relazionale e sociale della lettura; b) la motivazione come condizione essenziale per attivare e consolidare un comportamento costante e intelligente di lettura (…). In tutti i programmi citati l’educazione alla lettura non è vista come obiettivo dell’educazione linguistica e dell’insegnante di lettere, ma deve divenire momento trasversale a tutte le discipline, attraverso l’incentivazione della motivazione a un leggere che coinvolga i processi cognitivi e quelli affettivo emotivi» (Piano Nazionale di educazione alla lettura, Ministero della Pubblica Istruzione, marzo 1995). «L’approccio del giovane alla dimensione letteraria dovrebbe essere sviluppato secondo le caratteristiche di una pratica di lettura disinteressata, libera, avventurosa. La lettura va intesa e sollecitata come emozione immediata e come bisogno-piacere inesauribile, come scoperta di un libro e continua ricerca di altri libri, come esperienza che può sembrare irripetibile e che può invece durare all’infinito, e perciò anche come uso imprevedibile e imponderan. 1/1999 LA VOGLIA DI LEGGERE bile dei testi. La didattica, anche con la sua strumentazione storica, critica, filologica, dovrebbe tendere a questo risultato, svolgendo un ruolo ausiliario e ritirandosi al momento opportuno. Dovrebbe inoltre saper integrare l’esperienza tradizionale del lettore “catturato dal testo” e l’esperienza moderna del lettore partecipe e cooperante, del lettore-lettore e del lettore-autore» (Sintesi dei lavori della Commissione Tecnico-Scientifica incaricata dal Ministro della Pubblica Istruzione di individuare «Le conoscenze fondamentali su cui si baserà l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni», 13 maggio 1997). Nei testi sopra citati sembra interessante rilevare la presenza di alcune “parole-chiave”, quali ad esempio motivazione, piacere, bisogno, sulle quali si impernia tutta l’attività di educazione alla lettura. Per affrontare in modo significativo ed incisivo la “crisi del leggere” è quindi necessario fare un salto di qualità: conviene insistere su un piacere profondo che diventa e si trasforma in motivazione, piuttosto che su un generico interesse o piacere della lettura. La motivazione si può considerare un fattore interiore che, agendo a livello sia conscio sia inconscio, è la causa di ogni comportamento. Si tratta di una forza di natura psichica che induce l’individuo a svolgere un’attività o a mettersi in una situazione (motivazione positiva), oppure ad astenersi da tale attività, o ad uscire e ad allontanarsi da tale situazione (motivazione negativa). Perciò l’aspetto tipico che contraddistingue la motivazione è soprattutto il suo carattere dinamico, evolutivo e direzionale. Le forze motivazionali che originano e direzionano il comportamento sono i bisogni interiori, che spingono l’individuo a muoversi, a scegliere, ad assumere diversi tipi di comportamento e ad adottare un particolare stile di vita. Si tratta di esigenze “non materiali” il cui soddisfacimento consente ad ogni persona di crescere, di autorealizzarsi e di trovare significati esistenziali. Attraverso i libri di narrativa i bambini e i giovani possono soddisfare bisogni importanti, quali, ad esempio, il bisogno di conoscere il mondo e se stessi, di interagire con l’ambiente, di esplorarlo e di essere stimolati da questo verso il cambiamento, di capire e di individuare le ragioni delle cose e del verificarsi degli eventi, di maturare e rafforzare gradualmente la propria identità e la propria autonomia. Inoltre la narrazione consente di imparare a percepire e a conoscere la propria e l’altrui sfera emotivoaffettiva. I giovani lettori, identificandosi con i vari personaggi, imparano gradualmente a conoscersi, a chiarirsi interiormente e ad acquisire una sempre maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e dei propri sentimenti. «La forma narrativa – osserva Silvia Vegetti Finzi – fatta di parole messe insieme intenzionalmente, di immagini con41 IL PEPEVERDE catenate da un costrutto narrativo convalidato, introduce un principio d’ordine nel caos delle emozioni infantili. La lettura fornisce al bambino figure simboliche con le quali esprimere i propri stati d’animo, immagini tratte dall’archivio della conoscenza umana alle quali agganciare i propri affetti e soprattutto parole per dirli all’interno di una situazione di dialogo». Nel momento in cui il lettore incontra letture significative che soddisfano i suoi bisogni interiori, si manifesta in lui uno stato emotivo connotato da piacevolezza. Dapprima egli prova sorpresa per l’incontro inaspettato, poi curiosità per il seguito della narrazione ed infine interesse crescente, che mano a mano si trasforma, si consolida e diventa piacere. Il piacere è un’emozione che coinvolge così profondamente e completamente da indurre ad estraniarsi dal mondo. Allora, durante la lettura, fruita autonomamente o attraverso la voce dell’adulto, si entra in un’altra dimensione, si sprofonda e ci si immerge in una realtà fantastica che solo gli “occhi interiori” possono vedere. Si tratta di un godimento che, investendo tutti i sensi, assume una carica di sensualità. «Leggere significa identificarsi con l’amante e con il mistico (…), abolire il mondo esterno, spostarsi verso una finzione, aprire la parentesi dell’immaginario (…), stabilire una relazione attraverso il tatto, la vista, l’udito stesso (le parole risuonano). Si legge con tutto il corpo» (L. Bellenger, 1980). «La lettura sensuale è capace di assorbire tutti i nostri sensi e di estraniarci quindi da tutte le altre cose sensibili (…); tutti i sensi ci isolano dal mondo esterno cosicché tutte le nostre energie restano in noi» (E. Detti, 1987). Tale piacere, però, non è un’emozione unica, indifferenziata ed indistinta; anzi si tratta di uno stato d’animo che, passando attraverso varie fasi, diventa sempre più intenso n. 1/1999 STUDI E RICERCHE e raffinato. A tal proposito si può parlare di tre livelli di piacere: un primo, più superficiale che nasce dalla scoperta di luoghi inesplorati e dallo svolgersi della storia (Come continua? Cosa accade dopo? Come va a finire?); un secondo, quello della rilettura (parziale o integrale) che consente di riprovare l’originario piacere, ma soprattutto di gustare ed assaporare aspetti testuali nuovi, che ad una prima lettura erano sfuggiti; un terzo, ancora più raffinato, di esplorazione del testo attraverso un distacco critico e un gioco intellettuale che tende all’analisi e alla decodifica degli elementi ( E. Detti, 1987). Il piacere profondo e raffinato, provato e riprovato continuativamente nel tempo, fa attivare la motivazione, quale forza interiore che spinge il giovane a continuare a leggere, a rimanere “lettore per la vita”. Un piacere superficiale ed epidermico, invece, basato solo sulla curiosità del “come va a finire”, e provato soltanto occasionalmente, non riesce ad incidere tanto profondamente a livello motivazionale. Solo la motivazione, infatti, è una forza interiore tanto potente da sostenere ed alimentare a lungo nel tempo, nonostante crisi e ricadute, un comportamento ed un atteggiamento consolidato di abitudine alla lettura. In uno dei documenti scolastici sopra citati tutto ciò viene esplicitato nel punto in cui si dice che «la motivazione (è) una condizione essenziale per attivare e consolidare un comportamento costante e intelligente di lettura…». Per questo motivo è importante “saper scegliere” e “far scegliere” i libri “giusti”, quelli che, oltre ad essere piacevoli, divertenti ed interessanti, riescono anche ad incidere sui bisogni profondi. Oggi l’espressione “piacere di leggere” è ormai diventata una formula alla moda, se non un vero e proprio strumento di marketing. Gli editor adoperano questo slogan per pubblicizzare i libri più diversi (validi e non), nonché ogni sorta di esercizio o attività sul testo. Bisogna constatare quindi che questa espressione ha subìto nel tempo uno svuotamento di significato. Per questo motivo gli operatori culturali, che si occupano di educazione alla lettura e alla letteratura per l’infanzia, dovrebbero sviluppare un maggiore senso critico. Ciò significa sia cercare di comprendere a fondo tutti gli aspetti e le dimensioni del “piacere di leggere”, sia imparare a selezionare, tra tante proposte e materiali, quelli che consentono di perseguirlo veramente. Vale la pena, inoltre, riflettere sui due più frequenti equivoci sorti intorno al “piacere di leggere”. Il primo equivoco riguarda il rapporto tra il piacere emotivo-sensuale e il piacere cognitivo. I diversi studiosi per anni si sono schierati a favore dell’uno o dell’altro. Per alcuni la vera motivazione alla lettura deve nascere solamente da 42 IL PEPEVERDE quel piacere che consiste, secondo Edoardo Lugarini, «nel compiere un certo tipo di operazioni sul testo: piacere dell’intelligenza, del riconoscimento, piacere dell’interrogarsi e del rispondere alla sfida lanciata dal testo». La soddisfazione deriverebbe dall’esplorare ed analizzare, attraverso una tipologia diversificata di esercizi, i contenuti complessi e le sottigliezze stilistiche di un testo. Per i pedagogisti, gli scrittori e gli esperti di letteratura per l’infanzia, accusati spesso di edonismo, la motivazione si incrementa invece facendo provare in prima istanza un piacere emotivo intenso, che non richieda molti esercizi troppo formalizzati. Si tratta di un recente itinerario che, partendo da Detti, arriva al libro dello scrittore francese Daniel Pennac. La scuola, sostiene Pennac riferendosi in particolare a quella francese, ha fatto perdere la voglia e il piacere di leggere perché ha trasformato la lettura di narrativa in un dovere noioso. Gli insegnanti, ossessionati dall’idea di far capire il testo, hanno costretto gli studenti a troppi esercizi di analisi e critica testuale, facendo così nascere in loro l’idea che ogni lettura richiede un controllo. «Il piacere di leggere era vicinissimo, imprigionato in quelle soffitte adolescenti da una paura segreta: la paura (molto molto antica) di non capire (…). Avevano semplicemente dimenticato che cos’era un libro, cos’aveva da offrire. Avevano dimenticato, per esempio, che un romanzo racconta prima di tutto una storia. Non sapevano che un romanzo deve essere letto come un romanzo: placare prima di tutto la nostra sete di racconto» (D. Pennac, 1993). Per riconciliare i ragazzi con la lettura egli propone quindi che gli insegnanti, attraverso la lettura a voce alta, facciano assaporare il piacere e lascino poi che questo si consolidi nel tempo prima di iniziare un’attività di comprensione formalizzata. Le due posizioni sono solo apparentemente antitetiche ed inconciliabili, tanto più che il piacere derivato dalla comprensione critica e razionale non è identico al piacere procurato da una lettura emotiva e di identificazione, senza la quale comunque è piuttosto improbabile che si crei e si consolidi la motivazione al leggere. Né d’altronde è corretto pensare che le attività cognitive siano estranee al piacere e che il piacere abbia solo a che fare con la dimensione affettiva in senso stretto. Nel Piano Nazionale di lettura si scrive infatti esplicitamente che «l’educazione alla lettura (…) deve avvenire attraverso l’incentivazione della motivazione a un leggere che coinvolga i processi cognitivi e quelli affettivo-emotivi». Agli operatori del settore spetta il compito di giocare con sapienza ed intelligenza su questo doppio versante del piacere, riflettendo e rispondendo criticamente ad alcuni quesiti importanti: quale piacere di leggere si può far provare rispettivamente nella scuola e nell’extrascuola? Come n. 1/1999 LA VOGLIA DI LEGGERE può la scuola, senza perdere la sua specificità di ambiente educativo di apprendimento, far assaporare il piacere sensuale? Il secondo equivoco consiste nel ritenere, peraltro erroneamente, che il piacere della lettura significhi solo abbandonarsi al testo per assaporarlo e goderlo senza compiere alcuno sforzo. In realtà, come hanno già scritto letterati e critici, il vero piacere, quello più profondo ed intenso che coinvolge e tocca anche significati di vita profondi, richiede al lettore di ogni età un impegno ed uno sforzo notevoli. Anzi lo sforzo è un prezzo che si è disposti a pagare purché ne valga la pena, e cioè se il piacere che se ne ricava è qualitativamente molto elevato ed intenso. Il libro banale, superficiale, che procura una facile evasione e richiede poco impegno, genera un piacere altrettanto superficiale. Il libro, invece, un po’ più complesso ma ricco ed originale nella struttura e nel linguaggio, offre la possibilità di entrare in una dimensione del piacere molto più profonda, significativa ed arricchente. Allora lo sforzo di afferrarne il senso si trasforma in piacere; «le nozioni di sforzo e di piacere operano potentemente l’una in favore dell’altra: il mio sforzo garantisce l’accrescimento del mio piacere, e il piacere di capire mi immerge fino all’ebbrezza nell’ardente solitudine dello sforzo» (D. Pennac, 1993). Voglia di leggere: motivazione e progettualità Da qualche anno a questa parte stiamo assistendo in Italia ad una vera e propria “esplosione” di studi e di iniziative promozionali nell’ambito della Letteratura per l’infanzia (mostre, conferenze, premi, feste del libro, convegni, progetti, corsi di aggiornamento, ecc.). Si tratta di attività importanti, la cui consistenza quantitativa, però, non rappresenta più una condizione sufficiente per aggredire la crisi della lettura. Spesso ci si accorge infatti che il tanto fare non porta a risultati veramente significativi e duraturi. Così negli operatori culturali subentra un senso di scoraggiamento ed il desiderio, più o meno palese, di abbandonarsi all’ineluttabile morte del libro. Di fronte alle tante proposte si rischia quindi di creare una cultura del libro frammentata, disorientante e soprattutto superficiale, proprio come è ormai la nostra società complessa. Forse adesso sarebbe necessario procedere in modo qualitativamente diverso, pensando proiettivamente su tempi lunghi e ricorrendo a criteri di scelta e di selezione scientificamente fondati. Oggi più che nel passato si richiede quindi agli operatori di saper gestire e controllare, nei limiti del possibile, questa complessità che ha investito anche il mondo letterario per l’infanzia. Si tratta di predisporre un progetto di educazione alla lettura ed alla letteratura per l’infanzia che si contraddistingua per le seguenti caratteristiche: 43 IL PEPEVERDE 1. Tempestività, e cioè un accostamento precoce ai libri e alla lettura per consolidare quanto prima gli atteggiamenti e le abitudini da lettore. 2. Sistematicità ed organicità reali e concretamente operanti. Spesso, infatti, sia nella scuola che nell’extrascuola, si attuano iniziative, che, seppur numerose ed originali, si connotano per l’asistematicità e l’occasionalità. 3. Intenzionalità non generica, bensì fondata su una maggiore chiarezza concettuale. Prima di progettare bisognerebbe rispondere in maniera esaustiva a queste domande: quali sono gli obiettivi effettivamente perseguibili nella scuola e nell’extrascuola? Che cosa può rappresentare il libro di narrativa per i bambini di oggi? Come gestire ed usare criticamente la produzione editoriale senza farsi condizionare dalle mode? Ripensando alla motivazione alla lettura, che si accresce e si consolida a condizione di alimentarla costantemente nel tempo, vale la pena soffermarsi sui diversi tipi di progettualità. Le scuole, sovente in collaborazione con le agenzie educative del territorio, programmano e pianificano progetti speciali di educazione alla lettura che possono durare per uno o più anni scolastici. Durante questi periodi si intensificano i lavori con i libri: si legge molto, si svolgono tante attività, si organizzano manifestazioni e corsi di aggiornamento. Frequentemente, però, alla fine del periodo di sperimentazione progettuale, l’attività di lettura diventa n. 1/1999 STUDI E RICERCHE molto marginale o viene messa da parte completamente. Si passa ad un nuovo progetto che riguarda un’altra disciplina e la maggior parte del tempo scolastico viene dedicato a questa. I progetti di educazione alla lettura hanno avuto ed hanno l’indubbio merito di sollecitare e stimolare l’aggiornamento, il cambiamento, e quindi un nuovo modo di fare scuola. È importante partire da questi per avviare un serio discorso educativo, però essi da soli non sono più sufficienti per motivare in modo profondo ed incisivo alla lettura dei libri di narrativa. Sarebbe necessario invece recuperare e valorizzare una progettualità del quotidiano, la quale interessi in prima istanza la scuola, che può diventare così centro propulsivo ed aggregativo anche nei confronti della famiglia e del territorio. Si tratta di pensare ad un progetto che consenta di trovare quasi quotidianamente il giusto ed indispensabile posto per i libri e la lettura. Ancora una volta ci si riferisce non al criterio della quantità, bensì a quello della qualità: il tempo dedicato ai libri di narrativa può essere anche poco, purché sia ben impiegato. Infatti, senza il piacere provato quotidianamente, reiteratamente e continuativamente difficilmente si creeranno lettori motivati. Nelle migliore delle ipotesi nasceranno solo alcuni lettori occasionali ed incostanti nella fruizione. Affinché un progetto di educazione alla lettura e alla letteratura per l’infanzia dia risultati soddisfacenti bisogna intendere ed attuare in modo corretto anche il principio della continuità educativa, sia verticale (tra i diversi ordini di scuole) sia orizzontale (tra scuola, famiglia e istituzioni del territorio). Nella realtà quotidiana, infatti, nonostante le dichiarate intenzioni programmatiche, si riscontra spesso una discontinuità di fatto. Si riportano qui alcuni casi significativi. Un primo caso riguarda le scuole dell’infanzia, elementare e media, tra le quali manca un vero collegamento, che non si limiti ad incontri informativi. La continuità verticale è spesso interpretata dagli insegnanti come semplice scambio di informazioni attinenti gli alunni e l’attività didattica svolta. Di fatto poi tale incontro non produce alcun cambiamento: ogni docente continua sulla propria strada, secondo gli obiettivi e le metodologie già previste, senza concordare con i colleghi dell’altro ordine di scuola un intervento che continui, pur con le dovute differenziazioni, ciò che è stato già iniziato nel periodo scolastico precedente. Per cui può accadere che a periodi scolastici contraddistinti da soddisfacente ed intensa frequentazione di libri, ne seguano altri di estraneazione pressoché completa o di accostamento superficiale o rapsodico ad essi. Inoltre l’occasionalità e l’asistematicità dell’accostamento si riscontra anche all’interno dello stesso livello di scuola, 44 IL PEPEVERDE sia durante i vari anni scolastici sia durante lo stesso anno. Tutto ciò costituisce un’altalena didattica che può generare nell’alunno un interesse non duraturo, noia, o addirittura rifiuto del libro, soprattutto se questo, in alcuni periodi, è stato analizzato troppo approfonditamente (S. Blezza Picherle, 1996). Un secondo caso di malintesa continuità riguarda l’istanza della propedeuticità e quindi la specificità educativo-didattica di ciascuna scuola. Tale fraintendimento si manifesta nei docenti con l’assunzione dell’idea che si devono preparare gli alunni in modo da soddisfare le richieste scolastiche future. Seguendo tale impostazione, infatti, ogni scuola di grado inferiore finirebbe per essere funzionale all’altra, e quindi subalterna e servile rispetto alla seguente, preoccupandosi di porre in essere tutti i prerequisiti che direttamente e funzionalmente servono come punto di partenza per chi viene dopo (C. Scurati, 1986). Tutto ciò implica talvolta anche un anticipo e quindi un trascinamento di mezzi, di metodi e di contenuti da un ordine superiore di scuola ad un altro inferiore. Quando ciò accade in relazione all’educazione alla lettura, possono verificarsi, ad esempio, questi inconvenienti: l’esecuzione nella scuola elementare, di analisi testuali anche raffinate e complesse, più solitamente proposte nella scuola media inferiore; la lettura di alcuni libri di narrativa (ad esempio i grandi classici o libri importanti nell’attuale panorama letterario) ad un’età in cui non si è ancora in possesso della necessaria maturità per comprenderli ed apprezzarli adeguatamente; l’analisi della fiaba classica secondo una metodologia strutturalista troppo raffinata, ecc. La continuità non è da considerare quindi come subordinazione tra istituzioni, bensì come articolazione del diverso e valorizzazione della specificità di ciascuna istituzione sia in dimensione verticale che orizzontale. Un terzo ed ultimo caso interessa invece la continuità orizzontale, ed in particolare il rapporto tra scuola e istituzioni culturali del territorio (ad esempio biblioteche, teatri, centri culturali, ecc.). Soprattutto in questi ultimi anni, con il moltiplicarsi delle iniziative promozionali, la scuola tende a ripetere e ad adottare le stesse strategie operative che sono tipiche, ad esempio, delle biblioteche. Nel tentativo di scrollarsi di dosso la vecchia patina di scolasticismo, gli insegnanti hanno pensato che per far emergere ed alimentare il piacere di leggere fosse sufficiente uniformarsi ad uno standard operativo extrascolastico. Ricorrendo quindi alla consulenza di attori e di animatori hanno fatto entrare nella scuola tante attività nuove e diverse (giochi, costruzioni di libri, recitazioni, animazioni, ecc.). Questa assunzione di nuove dimensioni operative è stata ed è indubbiamente salutare per collegare maggiormente la scuola alla vita e al territorio, nonché per farle acquisire una nuova n. 1/1999 LA VOGLIA DI LEGGERE vitalità. Bisogna riconoscere però che questa semplice trasposizione acritica e non meditata può causare una perdita di specificità delle diverse istituzioni. Nell’ambito dell’educazione alla lettura la scuola finisce così per fornire le stesse prestazioni della biblioteca, della compagnia teatrale o di animazione, senza che il bambino trovi invece nei diversi ambienti delle differenziazioni stimolanti. Il piacere di leggere, ad esempio, lo si potrebbe far assaporare in modo diverso nei vari contesti istituzionali, facendo scoprire al giovane lettore che esistono diverse forme e gradi di questa così importante emozione. Anche la lettura a voce alta dell’adulto (insegnante o altro operatore) si può eseguire in molti modi, in rapporto agli obiettivi educativi che ci si pongono. L’attore e l’animatore, ad esempio, leggono con un’espressività molto teatralizzata, attraverso la quale il testo acquista corporeità, ma viene anche forzato troppo in alcune sue parti. In tal caso non si riesce certo a far provare il livello più profondo e raffinato del piacere, che consiste nell’assaporare il linguaggio originale dell’autore, e quindi le battute incisive, le arguzie allusive, le sorprendenti associazioni verbali, le ripetizioni, la musicalità delle parole, ed anche alcune semplici forme di linguaggio figurato che stupiscono ed affascinano. Se l’insegnante vuole ripetere a scuola la lettura che ha visto eseguire a questi operatori, il bambino verrà a perdere per sempre la possibilità di incontrare quelle profonde dimensioni piacevoli del libro che solo un tipo di lettura diversa può dare. Le letture a voce alta del genitore, del nonno, dell’insegnante o di altro operatore culturale, pur essendo molto simili per certi aspetti, in realtà si differenziano sempre per modalità esecutive e risultati finali (S. Blezza Picherle, 1996). In questo caso si tratta di recuperare le reciproche specificità istituzionali, che possono derivare soltanto dalla giusta rivalutazione della discontinuità in positivo all’interno della continuità. Infatti «l’aggiunta del nuovo, l’integrazione del diverso, il cambiamento qualitativo delle esperienze vanno intesi come costitutivi essenziali del processo educativo, cioè come dei veri e propri diritti del soggetto» (C. Scurati, 1986). Lo sviluppo stesso dell’individuo è discontinuo e della discontinuità c’è bisogno per crescere e formarsi. Nel caso dell’educazione alla lettura e alla letteratura per l’infanzia, la discontinuità, intesa come specificità propositiva delle diverse agenzie educative, costituisce una condizione indispensabile per attuare in modo diversificato e sempre nuovo quel processo formativo continuo di crescita della motivazione al leggere. La voglia di leggere oggi si può costruire partendo dalla chiarezza concettuale che bisogna poi saper porre in atto attraverso idee e proposte coerenti e continuative. In tal senso occorre pensare secondo un’ottica sistemica, così da 45 IL PEPEVERDE attuare modalità di effettiva integrazione e complementarietà tra i diversi gestori del progetto di educazione alla lettura. Non si può pensare di ottenere risultati di qualche rilievo senza sapere integrare i contributi culturalmente differenti. In tal modo tra la famiglia, la scuola e le istituzioni territoriali si può costituire una rete di rapporti tali da integrarsi in un vero ecosistema formativo. Bibliografia Bellenger L., Saper leggere, Editori Riuniti, Roma, 1980. Blezza Picherle S., L’analfabeta culturale del libro, in “Scuola e Didattica”, 1994. Blezza Picherle S., Leggere nella scuola materna, La Scuola, Brescia, 1996. Cesareo V. , Scurati C. (a cura di), Infanzia e continuità educativa, Franco Angeli, Milano, 1986. Cives G. (a cura di), La scuola di base. Continuità e integrazione, La Nuova Italia, Firenze, 1986. Detti E., Il piacere di leggere, La Nuova Italia, Firenze, 1987. Fabri S., Lazzarato F., Ongini V. (a cura di), Il libro nella pancia del video. Il bambino lettore nell’era dell’informatica, Ediesse, Roma, 1986. Ferrarotti F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998 Maragliano R., Narratività e narrativa, in “Li.B.e.R.”, 1992, n.16. Pennac D., Come un romanzo, Feltrinelli, Milano, 1993 Simone R. (a cura di), Un mondo da leggere, La Nuova Italia, Firenze, 1990. Valentino Merletti R., Leggere ad alta voce, Mondadori, Milano, 1996. Vegetti Finzi S., L’emozione del libro, in “Schedario”, 1991, n. 2. n. 1/1999 R a g n a t e l a Le collane I “Kids” in libreria Anche la Feltrinelli pubblica libri per ragazzi Niente male i Kids della Feltrinelli con i quali la grande casa editrice milanese si conquisterà, a nostro giudizio, sicuramente un posto di rilievo all’interno del variegato e vasto mondo dell’editoria per l’infanzia. Il cuore della nuova collana editoriale, curata da Valeria Raimondi, sembra essere la scelta accurata delle storie da presentare perché, come dicono gli stessi operatori della Feltrinelli, «siamo convinti che raccontare sia la vera strada maestra per bambini e ragazzi già bombardati di informazione, già “educati” dalla scuola, dalla famiglia, dai media». Dunque raccontiamo. Per dare sostegno alla sua tesi la Feltrinelli ha schierato nientemeno che Pennac, conosciuto in Italia proprio attraverso l’Universale Economica Feltrinelli e che ha tenuto una conferenza stampa anche alla Fiera del Libro di Bologna. È lo stesso Pennac che invita i bambini alla lettura in una sua “lettera” che appare in presentazione della nuova collana «Signori bambini, se fossi in voi la prima cosa che chiederei alla maestra entrando in classe al mattino sarebbe: “Maestra, per favore, leggici una storia”. Non c’è modo migliore di cominciare una giornata di lavoro». Belle storie dunque, scritte bene: e, in effetti, molte lo sono. La collana dei Kids si presenta intanto nel formato dei tascabili e nella collaudata formula delle letture graduate per età. Due sottocollane: i Babù per i più piccoli (4-5 anni) e gli Sbuk per i più grandicelli (7-10 anni), un po’ diversi nel formato editoriale (i Babù sono più piccoli, con molte illustrazioni, gli Sbuk sono più grandi, con più testo e poche illustrazioni in bianco e nero) ma tutti riconoscibili facilmente per le copertine colora46 IL PEPEVERDE te a tutta immagine che attirano molto l’attenzione. Tra i Babù e gli Sbuk non c’è una frattura netta e vi sono testi della collana maggiore che fanno “da ponte” con quella per i più piccoli come Uno gnomo nell’orecchio di Anna Vivarelli o Un vampiro piccolo piccolo di Renate Welsh. Tra le due collane il comun denominatore ci sembra essere la qualità e la scelta dei testi più che le immagini, tanto che nella serie maggiore le illustrazioni sono solo accessorie e in bianco e nero, segno evidente di subordinazione al testo. Nella serie dei Babù è stata operata una scelta oculata che speriamo rimanga negli aggiornamenti futuri: le storie sono lineari e chiare, predominano la fantasia e le piccolegrandi avventure dell’infanzia che attraggono i bambini perché dietro la narrazione vi sono impliciti riferimenti ai loro desideri di conoscere e di fare. n. 1/1999 Le illustrazioni a colori accompagnano e facilitano la lettura delle storie, senza essere invadenti. Segnaliamo tra gli stranieri Buonanotte Talpotto di Janosch, già autore conosciuto in Italia attraverso le edizioni Mondadori, Aer, Panini e Piemme, come delicatissimo narratore e fine illustratore di storie di animali. Con le avventure di questa piccola talpa che ha un buffo cappello ornato da una piuma, i bambini si divertiranno di certo, specialmente se poi Talpotto diventa invincibile grazie ad un misterioso messaggio contenuto in una bottiglia galleggiante sul fiume. Tra gli italiani, dei Babù abbiamo apprezzato il libro di Guido Quarzo, Orazio tanti colori, che con umorismo pone il bambino di fronte al problema delle scelte da com- LE COLLANE piere insieme agli altri e Parla, Rodrigo! di Simone Frasca, già conosciuto dai bambini di questa fascia di età specialmente per Bruno lo zozzo e Renato e la tv dei pirati usciti nella collana de Il Battello a vapore. Anche in questo libro Simone Frasca, magistralmente, usa l’umorismo per attirare l’attenzione del piccolo lettore e riesce a trattare lievemente uno dei temi importanti per i bambini, ma anche per gli adulti che cercano di instaurare con loro un rapporto costruttivo: parlare troppo, parlare poco, parlare a proposito o a sproposito. Rodrigo parla troppo e a sproposito e nessuno lo vuol più sentire poiché rischia di addormentarsi, ma il riscatto non si fa attendere: il suo difetto diventa un potere micidiale quando il villaggio di Secco City, dove Rodrigo vive, è minacciato dai terribili fratelli Morticini, che lui riesce a stendere con la sua parlantina. Nella sottocollana degli Sbuk predominano l’avventura e il mistero, anche se questi generi non sono fine a se stessi ma servono a veicolare valori forti come l’amicizia ed il valore della letteratura. A questo proposito è significativo La coppa del mondo non si farà di Daniel Picouly. Autore originario delle Antille, si è affermato in Francia per aver inventato una serie di racconti gialli per ragazzi che hanno come protagonista la simpatica figura di Hondo, un ragazzino di colore di dieci anni, figlio di un commissario di polizia, che fonda con i suoi amici il “Circolo delle Rovine”, una loro personale associazione che affronta e risolve delitti e misteri insoluti. Picouly lo avevamo già apprezzato nelle Gru della Giunti con l’opera Incubo pirata. In questo romanzo della Feltrinelli, Hondo ed i suoi compagni affrontano grandi pericoli per salvare la loro amica Faussette da criminali senza scrupoli che vogliono far saltare la competizione più famosa del mondo: i Campionati mondiali di calcio. Altra segnalazione va fatta per il delizioso e intrigante libro di Ruiz Mignone, L’estate di Bram, che tratta dell’amicizia e delle avventure di due ragazzini veramente straordinari: Bram ed Arthur che altri non sono che Bram Stoker e Arthur Conan Doyle immaginati da piccoli, ma già alle prese con gialli ed enigmi da risolvere. Di particolare interesse e suggestione e anche di grande perizia linguistica è la scelta di ripresentare gli avvenimenti sempre da due punti di vista diversi da parte dei due protagonisti, legati anche dall’amore comune per la lettura di romanzi. Le lettere del sabato Tra i libri della nuova serie degli Sbuk un posto particolare a nostro giudizio spetta a Le lettere del sabato di Irene Dische, già vincitrice in Germania del premio Deutsche Judendliteraturpreis 1998, che ricorda molto La vita è bella 47 IL PEPEVERDE di Roberto Benigni. È sicuramente un piccolo capolavoro per il modo poetico e inquietante di trattare il problema della persecuzione ebraica in Germania. Laszlo Nagel, giovane diplomatico ungherese, intelligente e pieno di voglia di vivere, si trasferisce a Berlino portando con sé suo figlio Peter, piccolo di sei anni, orfano della madre. Inserito nelle scuole tedesche, il bimbo vive, come una grande avventura giocosa, questo periodo assieme al padre, filtrando con la sua innocenza e con la sua semplicità d’animo i tremendi segnali di intolleranza razziale che si imponevano nella scuola e nella società tedesca. «A scuola i bambini si divertivano a prendere in giro gli ebrei. Una volta la maestra li aveva disegnati alla lavagna; avevano la testa tonda e il naso che sembrava un cavatappi. Aveva insegnato alla classe una poesiola sul mai fidarsi di un ebreo. A Peter sarebbe piaciuto molto vedere uno di quegli ometti grassi e col naso strano che cercavano di impadronirsi del mondo intero, gli avrebbe mostrato volentieri la lingua». Il padre, con il suo carattere frizzante e aperto, smitizza le paure e i dubbi del bambino e non assume nei suoi confronti un atteggiamento di iperprotezione, ma di complicità e di ottimismo. Quando però, dopo «la notte dei cristalli», che il bambino immagina come una grande e gioiosa partecipazione della gente del quartiere alla festa di compleanno della sua governante Thea, il pericolo diventa reale, il padre è costretto a porlo di fronte alla realtà rivelandogli di essere in pericolo: essi discendono da una famiglia ebraica. Il Piccolo Peter viene così riportato in Ungheria dal nonno, il dottor Nagel, n. 1/1999 uomo apparentemente burbero e tutto di un pezzo. Il vecchio dottore, stimato e rispettato costruisce, all’interno delle sue ferree abitudini borghesi, un’oasi protettiva attorno al ragazzo, il quale intreccia intanto una fitta corrispondenza con il padre rimasto a Berlino (le lettere del sabato, appunto). Nelle lettere il padre non fa emergere alcuna preoccupazione e la loro corrispondenza continua quell’allegria e quella gioia di vivere che li aveva accomunati quando erano insieme. Il piccolo Peter però comincia ad intuire qualcosa dalle voci della servitù: «Il padre di Peter è in grossi guai, il padre di Peter cospirava contro di loro». Ma non riesce a capire la verità nemmeno quando riceve le ultime lettere dal padre battute a macchina con la scusa di migliorare la sua illeggibile scrittura. Era il nonno a rispondere, al posto del padre: l’ultima lettera che il vecchio dottor Nagel, colpito da un infarto non riesce a finire, viene ritrovata ancora inserita nella macchina da scrivere del suo studio, con il solito inizio «Carissimo e amatissimo figlio!». Delicatissima la figura del bambino; vere, nella complessità e nelle sfaccettature del RAGNATELA carattere quella del padre e del vecchio dottor Nagel. Ancora più inquietante per il lettore la realtà storica del nazismo, filtrata in controluce dagli occhi di un bambino. Pregi questi che fanno di Le lettere del Sabato un libro che vale la pena di leggere, magari in compagnia del papà, cui chiedere tante spiegazioni. Gli altri titoli della collana Kids - Babù Véronique M. Le Normand, Basile apprendista mago, illustrazioni di Catherine Reisser. Véronique M. Le Normand, Basile a Topolandia, illustrazioni di Catherine Reisser. Emanuela Nava, Quando i babbuini andavano al cinema, illustrazioni di Desideria Guicciardini. Kids - Sbuk Carol Hughes, Tuzzy e la casa a testa in giù, illustrazioni di Paolo Savelli. Domenica Luciani, Sette volte gatto, illustrazioni di Cristina Rinaldi. Jean-François Ménard, Quindici milioni per un fantasma, illustrazioni di Chiara Carrer. Sebastiano Ruiz Mignone, L’estate di Bram, illustrazioni di Franco Matticchio. Renate Welsch, Un vampiro piccolo piccolo, illustrazioni di Heribert Schulmeyer. Anna Vivarelli, Uno gnomo nell’orecchio, illustrazioni di Valentina Billetta. Antonio Leoni La ADN Kronos per ragazzi Cibo per giovani menti La collana Prima scelta. Cibo per giovani menti è nata dalla collaborazione di un piccolo e agguerrito gruppo di giovani autori italiani “d’avanguardia”, coordinati da Chiara Belliti, tutti uniti da una sensibilità particolare per le tendenze sotterranee che muovono il mondo dei giovani ai quali sono rivolti i testi di narrativa, saggistica, giornalismo e teatro pubblicati tra il settembre 1998 e l’aprile 1999. Il simbolo grafico scelto dalla casa editrice Adn Kronos Libri per la sua nuova creatura è un colorato barattolo che ricorda la pubblicità della zuppa Campbell, trasformata da Andy Warhol in un’icona della pop art. I romanzi brevi sono caratterizzati da uno stile rapido e asciutto, vicino al ritmo narrativo dei videoclip, e contengono numerosi riferimenti alla cultura “massmediologica” dell’ultima generazione: dal cinema alla televisione, dai videogiochi ai fumetti, da Internet alla fantascienza. Il tema più presente è quello dell’amicizia tra adolescenti: in Matilda City di Simona Vinci, Matilda aiuta Cat a tirarsi fuori da una brutta storia di droga, sventando un traffico illegale di stupefacenti e di bambini; in Fucking matura, dell’esordiente Paola Mordiglia, Livia e Smile si trovano alle prese con le angosce dell’esame di maturità e con un misterioso delitto, sullo sfondo di una città multietnica e multiforme come Genova, vero fulcro narrativo del romanzo. L’amicizia è un legame che 48 IL PEPEVERDE supera anche la morte in Graffiti, di Stefano Massaron, uno dei testi più duri e visionari, che racconta la storia di due writers metropolitani convinti che «i disegni sono squarci di realtà nella periferia che è irreale»; e se nella realtà Zolster viene ucciso da una banda di teppisti, per lui c’è ancora una possibilità di salvezza nella dimensione parallela nella quale accede il suo amico e maestro Crash, grazie ai graffiti ispirati al mondo dei videogiochi dell’eroina Lara Croft. L’amicizia è l’unico valore sopravvissuto nel mondo postatomico di Sur, la città in mezzo al deserto al centro dei due racconti di Nicoletta Vallorani, I misti di Sur e Darjee. Nel testo teatrale di Philip Ridley, Sparkleshark, scritto appositamente per i ragazzi e rappresentato in Italia nel 1998 nell’ambito del Festivaletteratura di Mantova, l’amicizia è la più grande conquista che un gruppo di giovani possa fare: sul tetto di un condominio alla periferia di Londra, tre ragazze e cinque ragazzi, n. 1/1999 molto diversi tra loro per indole e caratteri, riescono a superare barriere e diffidenze reciproche inventando una storia, popolata di draghi e principesse, e raccontandola con una narrazione “collettiva”; si crea così un legame di forte appartenenza e i ragazzi si uniscono in una vera e propria «banda delle storie» che prende il nome del drago cattivo – lo «squalo luccicante» – redento e graziato nel lieto fine atipico da tutti i narratori, che scoprono il valore salvifico dell’amicizia. Il genere comico è presente nella collana con le guide di Lia Celi, scrittrice satirica di alto livello, illustrate dal tratto ironico e intelligente di Francesco Fagnani: una è dedicata ai figli unici e insegna a sopravvivere alla sventura di nascere “monofigli”, suggerendo tutti i trucchi per «allevare due adulti ansiosi e pasticcioni e trasformarli in genitori decenti». L’altra è il prezioso Manuale della baby-sitter, miniera di consigli utili e dilettevoli per gestire tutti i pericoli di una delle professioni più a rischio dopo l’arbitro di boxe. Di tutt’altro segno Vengo da lontano, abito qui, un’avvincente mappa multiculturale che descrive la realtà dei giovani immigrati di seconda generazione. I curatori, Maria Chiara Martinetti e Raffaele Genovese, hanno raccolto le testimonianze di ragazzi cinesi, africani, rom e latinoamericani che raccontano sogni, delusioni e speranze molto simili a quelle dei loro coetanei italiani, eppure radicalmente LE COLLANE diverse. Tra una storia e l’altra c’è posto per notizie utili su costumi sociali e religiosi, luoghi di ritrovo, tradizioni, cucina, musica, progetti di cooperazione e quant’altro può servire a conoscere il “diverso” che è accanto e dentro di noi, che modifica e arricchisce la nostra cultura. Uno sguardo su una realtà apparentemente lontana ci viene offerto dal volume dedicato alle Arti Marziali, frutto del lavoro di ventotto autori, coordinati da Chiara Belliti e Simona Vinci: maestri di diverse discipline, esperti e semplici appassionati si sono uniti per disegnare una panoramica a tutto tondo delle pratiche presenti in Italia, dando i primi consigli per accostarsi ad un universo affascinante e ricco di storia e cultura; oltre alla bibliografia finale sono da segnalare i legami con il cinema, i fumetti e i videogiochi evidenziati nella terza parte del saggio, La mente, dopo quella dedicata al Corpo, con le tecniche delle discipline illustrate in dettaglio, e al Cuore, con i racconti degli scrittori affascinati dalle arti marziali, da Lucarelli a Vinci, da Ammaniti a Pinketts. Ultima uscita la guida al mondo delle discoteche e dei club di tutto il mondo, Discotech, di Pierfrancesco Pacoda: attraverso l’analisi di stili, tendenze e culture, l’autore esplora la realtà della pista da ballo, considerata «laboratorio aperto dei giorni attuali, fabbrica di suoni e luogo di sperimentazione»; chiude il testo la consueta appendice con informazioni e indirizzi che forniscono utili strumenti per avvicinarsi ad un mondo esclusivo e sotterraneo, svelandone le indispensabili chiavi di accesso. Valentina De Propris Mondadori per le elementari I Sassolini Questa nuova collana Mondadori, I Sassolini, si presenta particolarmente felice in primo luogo per l’articolazione. Studiata per la scuola elementare, si suddivide per bambini di prima e seconda elementare (i primi quattro libretti sono di Matilde Lucchini, Tiziana Merani, Giusi Quarenghi e Luca Raffaelli), di terza elementare (Roberto Denti, Bianca Pitzorno, Margherita D’Amico, Alberto Rebori), di quarta e quinta elementare (Paola Zannoner, Andrea Molesini, Gabriella Monticelli, Paolo Fallai). L’altro aspetto interessante è il prezzo: solo 6.500 lire. L’articolazione per classi scolastiche certo favorisce la diffusione dei libretti nella scuola. Chissà se funzionerà anche in libreria? Scritti rigorosamente con un linguaggio leggero, ben calibrato per l’età a cui si riferiscono e con storie semplici ma fantasiose, questi libriccini sono un importante – e per certi aspetti anche nuovo – esempio della capacità degli autori italiani di misurarsi con la realtà dei bambini, senza 49 IL PEPEVERDE “preoccupazioni letterarie”. Esaminiamo alcuni volumetti. Spassoso e leggerissimo è Un fantasma in cucina, di Luca Raffaelli, il quale racconta le paure di un bambino che viene lasciato solo in casa dalla mamma. Fantasmi, orchi, extraterrestri invadono improvvisamente la casa. Bella l’idea di inserire, all’interno della narrazione, semplici giochi: insomma leggere può essere anche giocare. Di paure si occupa anche Chi ha paura di chi, di Roberto Denti. Il Principe Azzurro e Giovannin Senza Paura viaggiano e viaggiano incontrando i personaggi delle altre fiabe, i quali spesso non sono finiti proprio bene... Il divertimento è comunque assicurato. Una riscrittura davvero originale di un classico è quella di Paola Zannoner con il suo Exalibur. Re Artù, mago Merlino, la crudele principessa Morgana e tanti altri personaggi “d’epoca” si incontrano e si scontrano in duelli, tornei, battaglie. Un bel lavoro anche dal punto di vista linguistico. Perché Paola Zanno- n. 1/1999 ner usa, per narrare questa antica storia, un ardito presente storico; il risultato è una narrazione scorrevolissima, di certo azzeccata, rispondente alle esigenze dei bambini di quarta e quinta elementare. Straordinario e originalissimo, infine, Lo chiameremo Diciassette, di Paolo Fallai. Questo scrittore, di cui avevamo già apprezzato l’opera Le 3 chiavi (Junior Mondadori), presenta una novità nel panorama del nostro Paese: racconta infilando una battuta dietro l’altra, per cui anche questa storia, di un bambino chiuso e silenzioso, è fatta di risate inframmezzate da colpi di scena, per dir così, all’americana. In questi interessanti libriccini, solo la grafica non è proprio leggera. Nemmeno pesantissima, forse è come... un sassolino. Ma non è certo per questo che si chiamano così. Ermanno Detti R a g n a t e l a Le schede Riccardo Diana Pelle d’asino Commedia in due atti dalla fiaba di Perrault illustrazioni di Maria Toesca, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1999 La poesia e la magia di una tra le più belle fiabe di Perrault le ritroviamo intatte nell’originale sceneggiatura teatrale di Riccardo Diana, attore e regista che da qualche tempo, grazie anche ad un linguaggio semplice, ma profondo, si dedica alla riduzione di testi classici per il teatro dei ragazzi. La favola Pelle d’asino è perfetta per rievocare attraverso l’azione scenica un mondo lontano e fantastico, dove fate bellissime sono disposte, pur di vedere trionfare il bene e l’amore, a trasformare zucche in carrozze, stracci in abiti da sera, asini in bancomat. La storia è notissima: una ra- gazza bellissima, principessa in un regno perfetto, alla morte della madre viene chiesta in sposa da suo padre, il re, ormai fuori di testa per aver perduto la sua adorata consorte. La fata dei Lillà consiglia alla ragazza di porre ostacoli all’insano matrimonio facendo richieste assurde che il padre non potrà mai esaudire (abiti color dell’aria, della luna e del sole e addirittura la pelle dell’asino che sputa monete d’oro al quale il re è molto affezionato), ma tutti i desideri della ragazza vengono esauditi in un baleno, sicché non le resta che fuggire via coprendosi con la pelle dell’asino per non farsi riconoscere. Giunge in una fattoria dove lavora per qualche tempo come allevatrice e dove viene notata casualmente da un principe che si innamora pazzamente di lei e riuscirà a sposarla, dopo aver superato non pochi ostacoli. Avvincente nel ritmo e divertente nei diversi linguaggi che evidenziano la variegata psicologia dei personaggi, il libro si distingue anche per le poetiche immagini di Maria Toesca (peccato che non sono a colori) che si allineano perfettamente all’aria misteriosa e affascinante della commedia che si snoda in due atti divisi a loro volta in tredici scene. Gaetano D’Onofrio 50 IL PEPEVERDE Paola Gabrielli (a cura di) Sconfiniamoci, storie di giovani migranti Storia di Tea, notizie, giochi a cura di Laura Detti e Maria Mannino Nuove Edizioni Romane, Roma, 1998 Tea ha nove anni e viaggia col padre in treno, verso le terre del sud (dal nord Italia alla Sicilia). Il padre di Tea, per far trascorrere il tempo, decide di raccontare una storia alla figlia: «È una storia fatta di tante storie. Perché l’hanno scritta tanti bambini. Bambini che si sono messi in viaggio dal loro paese – Romania, Cina, Italia, Nigeria, Perù – alla ri- n. 1/1999 cerca di un altro posto in cui vivere». Così sono introdotte le lettere di bambini e ragazzi di scuole elementari e medie di Roma LE SCHEDE che hanno partecipato al concorso Racconti di immaginazione. E, insieme alle lettere, poesie, giochi, spunti di riflessione rendono questo libro quasi un manuale ad uso degli insegnanti che cercano materiale adatto ad introdurre il tema dell’immigrazione nelle proprie classi. «Un’operazione complicata» la definisce Fiorella Farinelli che ha scritto l’introduzione del libro. E la prima cosa che viene spontanea chiedersi è: «Che cos’è Sconfiniamoci? E come va letto?». Diciamo allora che Sconfiniamoci è come il baule che Joe, la protagonista di Piccole donne, teneva in soffitta. Contenitore di ricordi, oggetti, mille cose diverse fra loro appartenenti a luoghi e periodi distanti ma tutti necessari a comporre il mosaico di una vita. E la vita che questo libro compone è quella del mondo, con i colori della pelle dei suoi abitanti, i frutti degli alberi delle sue terre, i vestiti bizzarri dei suoi popoli, e tutto ciò che contribuisce a descrivere questo spirito strano, fatto di tanti corpi con una sola anima che è l’umanità. Alessandro Petrone semplici di Clara che osserva, dialoga, e si muove finalmente libera dalle protezioni benevole della mamma, delle maestre, degli educatori. Tra presente e ricordo, le azioni della piccola protagonista si svolgono secondo le linee che per lei sono ovvie e chiare e rispecchiano i criteri della massima semplicità e coerenza, ma che agli occhi degli adulti “sani” possono sembrare strane e “diverse”. «“Sei sola?” domandò. Clara invece di rispondere alzò le mani e mostrò una manciata di biglietti da mille lire. Anche questa è una cosa che aveva imparato da Roberto: che per comprare il biglietto del treno ci vogliono i soldi. Quando giocava con Roberto usava quelli finti del Monopoli. Per Clara però non c’era differenza tra soldi veri e soldi finti». Di solito con questi bambini, con il “diverso”, si cerca sempre di soddisfare e di capire i loro bisogni materiali, come d’altronde si fa anche con i bambini “normali”. Invece il messaggio che l’autore manda dentro una «nuvola di panna» è quello di capire soprattutto i loro sentimenti, quello che provano e che cer- Guido Quarzo Clara va al mare Salani, Milano, 1999 Clara va al mare è il nuovo romanzo di Guido Quarzo che racconta l’avventura di una bambina di quattordici anni che, grazie ad una serie di fortunate situazioni, riesce a realizzare il suo sogno: prendere il treno e arrivare al mare, tutto in un giorno e tutto da sola. Clara però è una bambina down. La storia passa attraverso le sensazioni e le impressioni cano di esprimere, in un’innocenza che spiazza e fa pensare 51 IL PEPEVERDE anche chi potrebbe aiutarli, ma che si pone barriere mentali troppo complicate ed ansiose per capirli. «Sulla spiaggia, si è messa paura per tutte quelle onde che venivano ed andavano e non smettevano mai. Insomma aveva creduto che venivano a prenderla: a prendere proprio lei… Poi Roberto le aveva fatto vedere che poteva togliere le scarpe e aspettare l’onda. E che l’onda non portava via nessuno ma faceva invece delle carezze fresche». Quarzo si riconferma grande narratore estremamente incisivo nelle tematiche e nelle scelte stilistiche: la sua sinteticità è voluta, ed è sinonimo di sincerità e di schiettezza del dire e dell’esprimere. Assolutamente da leggere. G. Francella, A. Leoni facendo colazione, un temporale la sorprende lungo la strada e arriva a scuola in ritardo, fradicia e con un mal di testa che non la fa più ragionare. In classe Margherita cerca di risolvere la situazione, mascherando la sua condizione ed assegnando ai bambini per forza un compito scritto, al solo scopo di prendere tempo e rilassarsi: nulla di più sbagliato. I piccoli alunni rifiutano l’imposizione, la confusione aumenta e la situazione peggiora. Non le rimane giustamente che confessarsi e dire la verità, mostrarsi così com’è in quel momento e «togliersi la maschera di maestra», per recuperare con loro un rapporto più umano e comprensivo. «Ora veramente Margherita non ne può più! Ritorna dietro la cattedra e comincia a singhiozzare disperata […] “Guardate, guardate bambini Nicoletta Costa Margherita non ne può più Emme edizioni, Trieste, 1999 Libri che fanno ridere e pensare. È questa l’indicazione che compare come invito alla lettura dell’ormai avviata collana prime letture della Emme. E, in effetti, il nuovo libro di Nicoletta Costa, al di là delle immagini sempre puntuali e curate, fa proprio quest’effetto: ci spinge al riso ma anche alla riflessione poiché capovolge gli stereotipi sulle maestre sempre efficienti, ordinate e puntuali, in ogni caso ed in ogni occasione… caschi pure il mondo. La maestra Margherita no…, o meglio, lei vorrebbe essere a posto, ma gliene accadono di tutti i colori: il suo gatto la sveglia di notte e le imbratta il registro firmandolo con le sue zampe sporche di tempera, si sveglia malissimo e si sporca n. 1/1999 che cosa ha combinato il mio gatto questa notte…”». A quest’atteggiamento apparentemente debole ma umanissimo, i bambini rispondono alla perfezione: la consolano, le preparano un improvvisato giaciglio con i loro cappottini e, mentre lei riposa, loro le scriveranno dei bellissimi pensierini per quando si sveglierà e sarà nuova come prima. Assolutamente da leggere, RAGNATELA magari insieme a qualche maestra un po’ burbera. Antonio Leoni Mino Milani Guglielmo e Mabruk EL, Trieste, 1999 È possibile ancora proporre ai ragazzi libri di avventure che non abbiano risvolti d’horror o situazioni paranormali? Mino Milani, forse uno dei pochi originali scrittori d’avventure in Italia, con questo suo nuovo racconto Guglielmo e Mabruk ci dimostra che quando è presente un’idea narrativa forte e lo stile è scorrevole e moderno, il libro di avventura riacquista tutta la sua importanza letteraria, suscitando fascino e grande interesse. La storia è ancora più accattivante in quanto i protagonisti sono dei bambini, Guglielmo appunto, che, in un contesto diverso già avevamo conosciuto nel romanzo Guglielmo e la moneta d’oro, giovane tamburino a servizio dell’Armata di Sua Altezza Serenissima e Mabruk, piccolo pifferaio moro, agli ordini dell’esercito del Gran Sultano. I due, pur appartenendo a popoli diversi e addirittura nemici in guerra, stringono una profonda e sincera amicizia, dopo essersi incontrati per caso alla fine di una tremenda battaglia. Grazie al caporale Ettore, che ha praticamente adottato il piccolo Guglielmo, Mabruk viene liberato dalla prigionia e i due ragazzi iniziano insieme un lunghissimo viaggio: devono arrivare nella città di S. Andrea dove potranno costruirsi un futuro lavorando nella fattoria del vecchio Giuseppe, un amico fidato di Ettore. È un viaggio che sembra interminabile. I due ragazzi, accompagnati da un cane e un gatto, oltre a patire fame e stanchezza, conoscono anche la violenza e l’intolleranza di quanti non approvano l’amicizia tra un bianco e un nero. Ma il sentimento che li unisce, di fronte alle difficoltà, si rinsalda ancora di più e dà loro la forza di arrivare nella città tanto sognata, dove ritrovano anche il vecchio Ettore che li aveva preceduti e grazie al quale possono finalmente riprendere una vita normale. Guglielmo e Mabruk è un romanzo che si inizia e non si lascia: scorrevole e immediato nelle descrizioni, vivace e ricco nei dialoghi, originale nelle situazioni narrative, crea subito empatia e aspettative nel lettore. Il racconto non solo suscita immediatamente curiosità per sapere come andrà a finire l’avventura dei due piccoli protagonisti, così diversi fra loro, travolti da avvenimenti troppo grandi, ma crea anche molti momenti di riflessione sul tema della discriminazione, dell’indifferenza, dell’abbandono. E tutto questo Milani riesce a farlo senza mai essere pedante. Un libro per crescere, senza dubbio. (a.l.) 52 IL PEPEVERDE Bianca Fo Garambois, Cartigli, infernotti e cronache bislacche Fatatrac, Firenze, 1999 Avete mai letto Le avventure di Pinocchio? Beh, sembra che l’autrice di Cartigli, infernotti e cronache bislacche, Bianca Fo Garambois l’abbia letto proprio bene. D’altronde, è anche il libro preferito di Adelma la scrittrice di libri in bianco, tra i protagonisti della storia. Come Pinocchio i personaggi di questo libro si fanno la vita come più piace a loro. Adelma scrive romanzi, ma lascia le pagine bianche, così tutti possono immaginare la storia che preferiscono. Aldo, il marito reporter, scrive un articolo sul calcio vedendo una partita di basket, descrive Milano convinto di essere a Napoli. E Aldino, il loro figlio di sei anni, genio precoce che ha imparato l’arte di Placido, erede del vecchio Demo – diminutivo di Demostene – fa il giro del mondo in cerca del tesoro nascosto dal suo parente defunto. Alla fine, scopre che il tesoro non esiste, e sembra quasi voler dire che i viaggi e le avventure che ha dovuto fare sono il vero tesoro che il vecchio voleva lasciargli. Sennonché, arriva il piccolo Aldino, erede a sua volta di Placido, che scopre nell’infernotto n. 1/1999 della casa di Demo, da dove è cominciata tutta l’avventura di Placido, un reperto archeologico di inestimabile valore. Forse è il tesoro che Placido ha cercato senza successo. E l’autrice paragona quel tesoro all’araba fenice: uccello mitico che tutti cercano ma nessuno sa dov’è, nessuno l’ha mai visto. Che sia una metafora della felicità che solo gli occhi di un bambino possono vedere? In fondo, Adelma e il marito reporter sembrano avere grandi occhi da bambini per venire fuori dal mondo grigio e dipingerne uno tutto loro fatto di mille figure gioiose e coloratissime come le illustrazioni che Dario Fo ha disegnato per questo libro. (a.p.) Ron Van De Meer, Bob Gardner Matematica traduzione italiana di Alice Ruini, Franco Cosimo Panini, Modena, 1998 La matematica è difficile, incomprensibile, arida e noiosa? Nulla di più falso: nella matematica c’è più creatività, inventiva, gioco e divertimento di quanto si creda. Irresistibile per gli addetti ai lavori, utile strumento didattico per gli insegnanti, accattivante e divertente per i ragazzi dai 12 anni in su, questo straordinario libro animato LE SCHEDE conferma, ove ce ne fosse ancora bisogno, che l’approccio lucido è prezioso nell’apprendimento della matematica, a qualsiasi livello di complessità. Senza perdere rigore scientifico e formale gli autori propongono concetti matematici elementari e non, con giochi, esperimenti e racconti che fanno di questo testo un vero laboratorio didattico, utilizzabile dai ragazzi, meglio se guidati dagli insegnanti. Vedere, toccare, fare in prima persona per comprendere veramente: attraverso questo approccio, rispettoso delle modalità di apprendimento proprie dell’età evolutiva, in cui avviene gradualmente il passaggio del pensiero operativo concreto all’astratto, questa proposta editoriale esemplifica concretamente come si dovrebbe insegnare la matematica, facendo cogliere ai ragazzi la sua evoluzione storica, le motivazioni pratiche da cui originano certi concetti e procedimenti e le loro applicazioni quotidiane. La veste editoriale colorata e curatissima, concepita dallo stesso Van Der Meer, utilizza un taglio interattivo nella disposizione di testi e figure, introducendo tra le pagine modelli tridimensionali pop-up, gadget ed altro ancora per fare matematica giocando e sperimentando. Troverete così degli occhiali “magici” per scoprire proprietà nascoste di numeri e figure geometriche, calcolatori scorrevoli e girevoli, angoli mobili, dimostrazioni animate, tutto spiegato in modo chiaro e didatticamente corretto. Carla Marotta Rafael Estrada Il re Solosoletto Piemme, Casale Monferrato, 1999 Si può sopravvivere e non abbattersi anche stando soli, ma dico soli soli senza nemmeno la mamma e il papà, senza nessuno voglio dire? È proprio quello che capita al protagonista del nostro romanzo, re di un regno così povero, ma così povero che tutti, dai funzionari ai dignitari di corte, dai soldati ai contadini, decidono di andarsene. Il re quindi rimane solo, anzi Solosoletto. Invece di abbattersi e mettersi a piangere, il nostro eroe se la cava benissimo anche da solo. Velocissimamente durante la giornata impersona tutte le parti: cuoco, servitore, consigliere e re, naturalmente. Si prepara e si serve così la colazione e il pranzo, si veste e sbriga gli affari di Stato. Addirittura organizza una vera e propria guerra ogni mercoledì, salendo e scendendo le scale del castello per scagliare dardi e frecce ora dall’alto dei merli, ora dal basso dei bastioni. Però la cosa più incredibile e divertente è che, dopo un’attenta riflessione sulla necessità di avere a fianco una regina, si sposa da solo in una cerimonia che farebbe morire di invi53 IL PEPEVERDE dia i più esperti trasformisti di teatro. Sarà una dolce pastorella, che poi il nostro re sposerà veramente, a tornare per prima nel regno; poi via via torneranno tutti gli altri. Ma quel re, come tanti bambini che, specie quando stanno soli, parlano con amici o personaggi immaginari, non era pazzo. Stava solo giocando e si divertiva pure. Certo che con persone vere sarebbe stato meglio. È quanto confessa candidamente alla sua nuova compagna: «Il re le raccontò che aveva giocato a sposarsi, che si era inventato dei bambini e che aveva giocato alla guerra perché si sentiva solo». Il racconto è tenero e divertente, affronta tematiche importanti ed emotivamente coinvolgenti per bambini. Le illustrazioni di Jesus Gabàn che seguono il testo con un ritmo serrato di inquadrature, rafforzano la simpatia verso il protagonista e i processi di identificazione dei piccoli lettori, dato che rappresentano il re come un bambino piccolo e rotondetto. (a.l.) Renè Mettler La natura di mese in mese Edizioni EL, Trieste, 1998 L’affascinante libro realizzato da Renè Mettler per la casa editrice francese Gallimard Jeunesse, è pubblicato in Italia dalle Edizioni EL di Trieste, sempre attente alla correttezza del messaggio scientifico rivolto all’infanzia, senza perdere di vista la bellezza delle immagini, il gioco, la fantasia. Tutti elementi che troviamo armoniosamente dosati in questo bell’album delle stagioni, concepito come un diario naturalistico, che presenta, di mese in mese, i cambiamenti n. 1/1999 ambientali di uno stesso scorcio della campagna francese, ben illustrato in stile naïf. Ogni tavola è corredata da dettagli ingranditi della flora e della fauna, in stile più strettamente naturalistico, con agili didascalie esplicative. Sfogliando le tavole si ha così l’impressione di attraversare il ciclo dell’anno e della vita, quasi percependo veramente i cambiamenti di temperatura, di luce, di colori e di odori. Un modo intelligente per condurre i ragazzi dagli otto ai dodici anni all’osservazione della natura, con curiosità e rispetto per le creature viventi e per l’ambiente, ricco di consigli su dove e come guardare per cogliere gli adattamenti al variare del clima, le strategie di sopravvivenza, la perfezione dei meccanismi ambientali messi a punto dalla natura in millenni di evoluzione. (c.m.) R a g n a t e l a Gli strumenti Antonio Faeti La casa sull’albero. Orrore, mistero, paura, infanzie in Stephen King Einaudi Ragazzi, Torino, 1998 no il suo immaginario, confluito nella cultura popolare e diffuso a livello mondiale. Tra i temi ricorrenti – dal doppio all’ossessione per la corporeità, dalla morte all’orrore nascosto nel quotidiano – spicca l’attenzione per l’infanzia e l’adolescenza, descritte con una sensibilità e un’acutezza psicologica che lo rendono un modello esemplare per una «antropologia culturale dell’infanzia» di fine millennio. Valentina De Propris Ermanno Detti La lettura e i suoi “nemici” La Nuova Italia, Firenze, 1998 Il saggio di Faeti, ricco di spunti interessanti, affronta la vasta mole della produzione narrativa di Stephen King, attraversando in senso orizzontale tutte le opere del grande Raccontafiabe dell’Occidente, alla ricerca dei temi notevoli che caratterizzano lo stile inconfondibile e avvincente del romanziere del Maine. Con riferimenti continui alla letteratura americana, al repertorio fiabesco mondiale e ai classici della letteratura per ragazzi, Faeti traccia le coordinate letterarie entro cui collocare l’opera omnia di King, per rintracciare le fonti che alimenta- Pubblicato nella Biblioteca di Italiano e oltre diretta da Raffaele Simone, il volume di Ermanno Detti traccia un ricco panorama dei media che “minacciano” la lettura, dopo aver fornito una serie di dati molto interessanti sulle abitudini dei ragazzi italiani, che sicuramente leggono meno dei giovani europei, ma molto di più dei propri genitori (e di molti insegnanti...). In realtà la questione della lettura viene collocata in un ambito allargato, «un ecosistema costituito da diversi aspetti del flusso informativo emesso dai nuovi media»; così la televisione e il computer, il fumetto e il fotoromanzo, le figurine e i gior54 IL PEPEVERDE nalini, il cinema e la letteratura di genere, dal giallo al rosa, sono tutti fattori culturali analizzati nelle loro interconnessioni e nelle possibili ripercussioni che concorrono alla formazione di una “lettura sensuale”, alla base di un rinnovato piacere di leggere, stimolo ineludibile per una società ancora incentrata sul valore formativo della parola scritta, in tutte le sue forme di trasmissione. (v.d.p.) Atlante del bambino a cura di Claudio Volpi, Edizioni SEAM, Roma, 1998 Nella collana Immagine e parola, diretta da Gianna Marrone e dedicata alla letteratura per ragazzi, compare questa poligrafia incentrata sui pro- n. 1/1999 blemi dei bambini degli anni ’90, dal rapporto con i massmedia alla scuola, dai diritti dei fanciulli (spesso calpestati) ai loro bisogni (quasi sempre ignorati). Il volume si apre con una premessa di Volpi scritta a mo’ di lettera, rivolta da un bambino agli adulti che lo circondano, genitori e nonni, con un rovesciamento dell’ottica accademica a favore del primo soggetto-oggetto degli studi pedagogici, ossia il bambino reale, quello che «regge sulle proprie spalle tutto il peso del presente e del futuro, tutte le aspirazioni, le paure e le incertezze di noi adulti». Nel suo saggio Volpi analizza il ruolo della famiglia, della scuola e dei mass media nel processo educativo del bambino “al bivio”, costruendo un percorso teorico che va dalla fine dell’infanzia al suo prolungamento innaturale. Tra gli altri interventi GLI STRUMENTI quello di Gianna Marrone attraversa il panorama storico della letteratura per ragazzi analizzando i generi più presenti, dalla fiaba alla favola, dall’avventura al romanzo epistolare, senza tralasciare l’importanza del fumetto, unico genere «veramente costruito a misura di bambino». Invece Adolfo Gente ripercorre il cammino della scuola elementare dall’esclusione dei bambini portatori di handicap alla loro piena integrazione nel tessuto scolastico attraverso la valorizzazione della diversità, vero punto di partenza del percorso formativo. (v.d.p.) Compagnia degli Sbuffi Girofestival. Mappa dei festival e delle rassegne di teatro di figura in Italia Edizioni Compagnia degli Sbuffi Girofestival, scritto e pubblicato dalla Compagnia degli Sbuffi, è una mappa, poche chiacchiere e molte informazioni su centodieci festival di teatro di figura. La compagnia napoletana da anni riesce a conciliare, con serietà e passione, il lavoro teatrale, di creazione e promozione di spettacoli, con quello di organizzazione di festival e rassegne. Da questa grossa esperienza è nato il lavoro di ricerca di cui Girofestival ne è il risultato: un censimento di gruppi, compagnie e comuni che organizzano Festival in Italia. Il libro contiene anche una bella raccolta di fotografie di Gianni Biccari. « Noi pensiamo che il libro non interesserà solo i burattinai» scrive Aldo de Martino, il presidente della compagnia «ma anche ricercatori e studiosi, perché nei festival si troveranno: mostre, convegni, seminari, dibattiti, laboratori e corsi di formazione». Sulla scia della nuova legge che riconosce l’esistenza del teatro di figura e concede più spazio al teatro di strada, allineandosi con altri paesi europei, « Girofestival è solo l’inizio di un lavoro» spiega de Martino «che porterà alla creazione, in seno all’ATF/AGIS, (Associazione di centri di teatro di figura) di un archivio e di un osservatorio permanente in grado di elaborare dati, fornire e raccogliere informazioni». I festival italiani ospitano il meglio delle produzioni internazionali e offrono un’esauriente panoramica su quest’arte complessa e variegata. L’arte dei burattini, delle marionette, dei pupi e delle ombre, è molto antica. Fino al secolo scorso, era legata al mondo degli adulti, da circa cinquant’anni, è stata relegata a quello dell’infanzia. Oggi le marionette e i burattini vengono utilizzati nelle scuole, come supporti pedagogici, e negli ospedali, come strumenti efficaci di comunicazione. Sarebbe auspicabile, ora, diffondere il teatro di figura e farlo circolare riconoscendogli anche il suo valore artistico, Girofestival si può richiedere telefonando al numero: tel 081.8728115 – fax 081.8719408 Compagnia degli Sbuffi, via Pomponio, 10 80053 Castellammare di Stabia (NA) E-mail: [email protected] Costo: L. 20.000 + spese postali 55 IL PEPEVERDE affinché non vada perso il prezioso contributo culturale di tutti quei gruppi che, ogni anno, rappresentano i loro spettacoli nelle piazze, nei giardini, nei cortili, nei vicoli, nelle arene, nei teatri. Luisa Piazza Rita Valentino Merletti Raccontar Storie Mondadori, Milano, 1998 Chi è che in Italia racconta ancora delle storie ai piccoli ed ai grandi? Pochissimi ci sembra, ed anche quella che era una delle nostre grandi tradizioni, specialmente familiari, è sparita completamente, soppiantata da altri strumenti narrativi come il cinema, la televisione, le videocassette. Essi sono apparentemente più attraenti e completi, ma in realtà privi di un elemento fondamentale: la compartecipazione emotiva e interpersonale all’“evento narrativo”. Anche la lettura ad alta voce è cosa diversa dal raccontar storie: nella lettura, seppure espressiva e coinvolgente, ciò che è in primo piano è la storia stessa, mentre nella trasmissione orale diretta dei raccontastorie ciò che è alla ribalta è chi racconta la storia, con tutta la sua passione e la sua voglia di trasmettere contenuti importanti e fatti coinvol- n. 1/1999 genti. Il raccontar storie quindi si definisce con un vero e proprio evento psicologico e culturale, sia per chi lo prepara, sia per chi lo fruisce. La pratica del raccontar storie è, secondo Rita Valentino Merletti, assolutamente da recuperare e da diffondere, così come avviene in altri paesi, perché gran parte della nostra umanità personale, del nostro senso di appartenenza, viene fissato attraverso forme di dialogo e di memorizzazioni dirette e personali tra ascoltatore e narratore, sia egli il papà o la mamma o un raccontastorie di professione. Sì, perché raccontastorie non ci si improvvisa: nel libro ci sono tre illuminanti ed utilissimi capitoli: La scelta delle storie, Come si raccontano le storie, Le storie a scuola, in cui l’autrice definisce con precisione i criteri di individuazione delle storie da raccontare, sia rispetto alle possibili fasce di età, sia rispetto alla fruibilità stessa del testo che a volte va rivisto ed adattato proprio in funzione della sua comprensione e trasmissibilità, specie emotiva. Infatti prima regola del raccontastorie è che la storia sia fatta propria e assolutamente significativa prima di tutto per chi la deve dire. Solo a partire da questo presupposto si può pensare di interessare gli ascoltatori. Ma quando ciò avviene si crea un’atmosfera magica e irripetibile che fa sviluppare fantasia, emozioni e voglia di partecipare, condividendo storie comuni. Parallelamente alla lettura ad alta voce, il raccontare storie quindi è una pratica anche assolutamente educativa che dovrebbe essere reintrodotta nelle scuole, come momento indimenticabile di una formazione che voglia dirsi umana e significativa. (a.l.) RAGNATELA Roberto Denti Lasciamoli leggere. Il piacere e l’interesse per la lettura nei bambini e nei ragazzi Einaudi, Torino, 1999 L. 15.000 È scritto nella quarta di copertina di questo libro: «Roberto Denti si occupa da quarant’anni di cultura giovanile e della sua diffusione, ed è creatore delle Librerie dei ragazzi. Presso Einaudi ha pubblicato un libro per bambini, Vogliamo un tram, e un saggio, I bambini leggono. Una guida alla scelta». Aggiungiamo noi che Denti è anche autore del meraviglioso volumetto Come far leggere i bambini, pubblicato nel 1982 per i tipi degli Editori Riuniti (due capitoli di questo volumetto ora esaurito sono rifluiti in questo nuovo libro), che è autore di numerosi articoli su riviste specializzate e quotidiani, che ha scritto interessanti romanzi per ragazzi pubblicati con case editrici come Mondadori e Il Formichiere. Ora con questa nuova opera Denti torna a parlare di lettura e di libri nella scuola e nel tempo libero: dalla fiaba a Pinocchio, dagli attuali libri per ragazzi alle influenze della tv, dalle censure ai consigli per far leggere i bambini. E il suo motto è quello del titolo: “Lasciamoli leggere”. Un bel motto sia perché ottimistico sia perché dettato dal sano principio di rispettare i ragazzi e le loro scelte. Nella quarta di copertina di questo nuovo libro si fa un esplicito riferimento allo “spirito polemico” (parole testuali) di Denti. In effetti questo volume è così ricco di passione che i temi trattati possono apparire talvolta venati di una certa partigianeria. Senza contare che gli entusiasmi per alcune collane, come quelle dei Piccoli Brividi o dei Libri game e allo stesso tempo il silenzio su altre di indubbio prestigio, creano nel lettore esperto un qualche disorientamento; senza contare che i riferimenti culturali di Denti, sempre così “esterofili” o “regionali”, creano qualche sussulto anche nel lettore italiano più libero e privo di pregiudizi. Però bisogna fare attenzione. Denti ha non solo dedicato quarant’anni alla letteratura per ragazzi, egli è stato anche in prima linea nelle battaglie sulla lettura, da quella contro le schede didattiche a quella contro le censure, i moralismi, i dannosissimi buonismi. Ha quindi dedicato almeno una parte di vita a battersi per il rinnovamento nel campo della lettura e della letteratura per ragazzi quando ancora le sue teorie andavano controcorrente. Insomma, per dirla tutta, Denti parlava di gusto di leggere quando Pennac era ancora di là da venire e lo faceva con dati alla mano. D’altra parte la sua esistenza, trascorsa anche per motivi professionali tra i libri, lo hanno portato a una sensibilità straordinaria che gli permette di intuire al volo “ciò che va e ciò che non va per i ragazzi” (invitiamo a leggere l’ottavo 56 IL PEPEVERDE capitolo di quest’opera, nel quale viene spiegato con intelligenza come e perché i gusti dei ragazzi sono oggi cambiati e perché alcuni libri sono o non sono adatti a loro. In conclusione il pregio di questo libro ci pare, paradossalmente, proprio la vivacità, la forza polemica presente anche tra le righe, elementi che come è noto fanno riflettere e vincono l’appiattimento. Caro Roberto, ti auguriamo di poterti dedicare ai libri per ragazzi per altri quarant’anni, anzi per molto di più. Non solo per stima o per affetto, ma anche perché di idee c’è bisogno. (e.d.) Walter Fochesato Spettri, santi e streghe. Leggende liguri illustrate Provincia di Genova, Genova, 1999, (sip) È il catalogo della mostra iti- nerante omonima del Centro Sistema Bibliotecario della Provincia di Genova, una mostra di illustratori dedicata al patrimonio fiabistico della Liguria. In pratica ogni illustratore ha dedicato una tavola a una fiaba ligure. E una parte delle tavole di questo catalogo, ci informa nella prefazione l’Assessore al Patrimonio culturale Gualtiero Schiaffino, sono già state presentate, in anteprima, alla Fiera internazionale del libro per ragazzi di Bologna. Bisogna dire subito che il va- n. 1/1999 lore di questa ricerca non è solo la “ricatalogazione” di fiabe popolari tradizionali, operazione che pure ha un suo significato, dato che esse rappresentano – sono parole del curatore – “un patrimonio vasto e difforme, poco o nulla criticamente indagato”, una mescolanza di sacro e profano che attinge sostanzialmente al substrato delle aspirazioni e dei sogni più profondi del popolo. Il valore della ricerca è prima di tutto nella presentazione di una bio-bibliografia dei 40 illustratori curata con meticolosità. Così, chiunque volesse sapere tutto su Chiara Carrer o Nella Bosnia, su Stefano Pach o Arianna Papini, su Cecco Mariniello o Gianluigi Coppola, su Sergio Frediani o Federico Maggioni, su Chiara Rapaccini o Alberto Rebori e altri illustratori contemporanei non ha che prendere questo volume e cercare la relativa scheda, nella quale sono elencate le più importanti opere e fasi biografiche dell’artista. Il volume si conclude con un intervento di Donatella Curletto, La rondine dell’anima: un viaggio tra mito e religiosità, nel quale si spiega che l’attuale proposta bibliografica, con relativa mostra itinerante, si articola in cinque sezioni: miti delle origini, miti greci e romani, la Bibbia, altre religioni, spiritualità. Poiché il catalogo non ha indicazione di prezzo, ci sembra di capire che non sia facile reperirlo nel mercato. Ci si può però rivolgere, per informazioni, al Centro Sistema Bibliotecario della Provincia di Genova, via G. Maggio 3, 16147 Genova. Tel. 010.5499771, 010.5499772, fax 010.5499680. (e.d.)