verbale della relazione finale
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verbale della relazione finale
VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICO-DISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” VERBALE DELLA RIUNIONE PRELIMINARE PER VIA TELEMATICA (N. 1) Vista la N.R. n. di prot. 14283 del 21 giugno 2006 che autorizza la Commissione ad avvalersi di strumenti telematici per l’espletamento degli adempimenti della riunione preliminare il giorno 30/6/2006 alle ore 10.00, si riunisce la commissione della valutazione comparativa citata in epigrafe nominata con D.R. n. 235 del 21/3/2006 e composta da: prof. Rosa Maria Colombo, ordinario prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario La commissione designa presidente il prof. Rosa Maria Colombo e segretario il prof. Rosanna Camerlingo. Ciascun commissario dichiara di non avere relazioni di parentela o affinità entro il quarto grado incluso con gli altri componenti la commissione (art.5 comma 2 D.lgs. 7.5.48 n.1172) e che non sussistono le cause di astensione e di ricusazione di cui agli artt.51 e 52 c.p.c. La commissione prende atto di quanto stabilito dal D.P.R. 117/00, art. 4, commi 2, 3, 4 e, dopo attenta e prolungata riflessione, stabilisce i seguenti criteri generali per: valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche a) originalità ed innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico; b) apporto individuale del candidato, analiticamente determinato nei lavori in collaborazione; c) congruenza dell' attività del candidato, con le discipline ricomprese nel settore scientifico disciplinare per il quale è bandita la procedura, ovvero con tematiche interdisciplinari che le comprendono; d) rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all' interno della comunità scientifica; e) continuità temporale della produzione scientifica anche in relazione alla evoluzione delle conoscenze nello specifico settore scientifico-disciplinare. Costituiscono, in ogni caso, titoli da valutare specificamente quelli di cui all' art. 4 comma 4 del regolamento di cui al D.P.R. 23/03/2000 n. 117, ed in particolare: a) attività didattica svolta anche all’estero; b) i servizi prestati negli atenei e negli enti di ricerca, italiani e stranieri; c) l'attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri; d) i titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca; e) il servizio prestato nei periodi di distacco presso i soggetti di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 27 luglio 1999, n.297 f) il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico. g) l'organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca. I commissari prendono altresì visione dell’elenco dei candidati che risultano essere i seguenti: FERRARI Roberta GREGORI Flavio GUERRA Lia Simonetta LA RAGIONE Colomba LAMARRA Annamaria LUCIANI Giovanni MONTESPERELLI Francesca PIAZZA Antonella SASSI Carla STANCO Michele TRULLI Maristella e dichiarano di non avere alcun rapporto di parentela o affinità entro il quarto grado incluso con i candidati e che non sussistono le cause di astensione e di ricusazione di cui alle norme sopracitate. I candidati riportati nel precedente elenco risultano essere tutti professori associati in servizio presso Università e pertanto non necessitano ai fini della valutazione comparativa di sostenere la prevista prova didattica. Tutta la documentazione relativa alla presente sarà allegata al verbale della prossima seduta della Commissione che si terrà in data 5 settembre 2006, ore 9,30 presso L'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI ‘‘PARTHENOPE’’ - Via Acton, 38 DATA, 30-6-2006 Il presidente della Commissione prof. ROSA MARIA COLOMBO _________________________ VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICO-DISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” (D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005) VERBALE DELLA SEDUTA D’INSEDIAMENTO DELLA COMMISSIONE (n. 2) A seguito della nomina e della relativa comunicazione i sottoscritti commissari della valutazione comparativa citata in epigrafe prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario si riuniscono in data 5/9/2006 alle ore 9,30 nei locali della Sala del Consiglio dell'Università degli Studi di NAPOLI “PARTHENOPE” situato in via Acton, 38 per procedere alla valutazione dei titoli dei candidati. Successivamente per ragioni tecniche (impiego delle attrezzature tecnologiche e assistenza del personale) il Rettore ha suggerito di spostare i lavori della Commissione presso l’Istituto degli Studi Aziendali, sito in Via Medina, 40. Prima di intraprendere i lavori, i commissari danno atto che, previa autorizzazione del Rettore rilasciata con N.R. di prot. n. 14283 del 21 giugno 2006 che autorizza la Commissione ad avvalersi di strumenti telematici, hanno proceduto per via telematica - il giorno 30 del mese di giugno 2006, alle ore 10 - espletando i compiti di seguito specificati: 1) hanno proceduto alla designazione del presidente e del segretario rispettivamente nelle persone dei proff. Rosa Maria Colombo e Rosanna Camerlingo; 2) hanno individuato i criteri generali per la valutazione dei titoli e hanno verificato che tutti i candidati rivestono la qualifica di professore associato; 3) hanno stabilito la data della riunione per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche; 4) hanno dichiarato l’assenza di relazioni di parentela o affinità entro il quarto grado incluso e che non sussistono cause di astensione e di ricusazione tra loro né con i candidati. Ai sensi del D.P.R. 445/00 i sottoscritti commissari, consapevoli delle sanzioni penali in caso di dichiarazioni mendaci, dichiarano che tutte le determinazioni di cui sopra sono frutto di lavoro collegiale svolto per via telematica e che il documento datato 30/6/2006, sottoscritto a firma autografa dal presidente della commissione, prof. Colombo, rispecchia fedelmente tali determinazioni. E’ parte integrante del presente verbale la documentazione relativa all’uso dello strumento telematico come prescritta dall’autorizzazione del Rettore. La seduta è sospesa alle ore 11.00 Letto, approvato e sottoscritto Napoli, 5/9/2006 LA COMMISSIONE prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICO-DISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” (D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005) VERBALE DELLA VALUTAZIONE DEI TITOLI E DELLE PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE (n. 3) Il giorno 5/9/2006 alle ore 11,30 nei locali dell’Istituto degli Studi Aziendali, dell'Università degli Studi di NAPOLI “PARTHENOPE”, sito in Via Medina, 40, i commissari della valutazione comparativa in epigrafe proseguono la riunione per procedere alla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche dei candidati. La commissione decide di procedere secondo l’ordine alfabetico dei candidati come da elenco fornito dall’amministrazione. Risultano regolarmente pervenuti i plichi dei seguenti candidati: FERRARI Roberta GREGORI Flavio LA RAGIONE Colomba LAMARRA Annamaria LUCIANI Giovanni PIAZZA Antonella STANCO Michele Relativamente alla candidata Francesca Montesperelli, il plico non risulta pervenuto ai singoli commissari entro il termine di scadenza previsto dal bando. Relativamente ai candidati Maristella Trulli e Lia Simonetta Guerra, non risulta pervenuto alcun plico ai singoli commissari come previsto dal bando. Relativamente ai candidati Carla Sassi e Maurizio Ascari sono pervenute le rinunce alla partecipazione alla valutazione comparativa e pertanto la commissione si astiene dall’esprimere giudizi (Allegato). La commissione: apre il plico delle domande documentate pervenuto dall’amministrazione e i plichi del primo candidato, Ferrari Roberta, verifica che il bando prevede le seguenti limitazioni (massimo 10) in ordine alle pubblicazioni ; verifica la corrispondenza di quanto indicato nell’elenco pubblicazioni e nel curriculum (e nell’eventuale dichiarazione sostitutiva) allegati alla domanda con quanto inviato nel plico delle pubblicazioni; procede quindi all’esame della domanda, del curriculum scientifico e didattico, dell’elenco e delle relative pubblicazioni. Al termine dell’esame della documentazione del candidato, ogni commissario, tenendo conto dei criteri generali stabiliti nella riunione preliminare, formula il proprio giudizio individuale. La stessa procedura viene ripetuta per tutti i candidati esaminati nella seduta odierna e di seguito elencati: GREGORI Flavio LA RAGIONE Colomba LAMARRA Annamaria LUCIANI Giovanni PIAZZA Antonella STANCO Michele I giudizi individuali allegati al presente verbale fanno parte integrante di esso. La seduta è tolta alle ore 20.00 Letto, approvato e sottoscritto. Napoli, 5/9/2006 LA COMMISSIONE prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICODISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” (D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005) ALLEGATO AL VERBALE n. 3 GIUDIZI INDIVIDUALI CANDIDATO: FERRARI ROBERTA Presidente prof. Rosa Maria Colombo Professore associato presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Pisa dal 2000, Ferrari presenta un curriculum didattico standard, sia pure corredato di cariche che attestano la sua responsabilità per due anni nel campo delle relazioni internazionali e nell’organizzazione del Corso di laurea specialistica in qualità di Presidente da novembre 2004. Più attiva invece la sua partecipazione a numerosi progetti di ricerca, in sintonia con il taglio delle sue pubblicazioni, legate principalmente alla problematica intertestuale - anche sul versante delle pratiche traduttive e delle transcodificazioni multimediali nella contemporaneità - e al romanzo del Settecento, con particolare attenzione alla genesi del novel e alle sue trasformazioni nel corso del secolo diciottesimo. Ferrari presenta 3 monografie: uno studio sulla narrativa di Flann O’Brien (La scrittura come travestimento dell’io, 1995 ), un volumetto di argomento teatrale (Lo spettro del padre, Dialogo intertestuale e riflessione sul presente in tre drammi contemporanei, 1997, concentrato sul rapporto con Shakespeare di Beckett, Stoppard, e Bond, generatore di una complessa fenomenologia del rimando intertestuale). Del 2002 è un volume su La nascita di un genere. Il novel del primo Settecento (2002), quasi contemporaneo a una curatela di scritti sul topos della memoria. Il volume Gli abissi di Alfeo: la dimensione memoriale nella letteratura in inglese (2003) contiene anche un contributo individuale della curatrice su Charles Lamb, di cui si evidenzia sia l’aspetto soggettivo, idiosincratico della memoria, sia la valenza culturale depositata nella tradizione, a sua volta riconducibile al paradigma dell’intertestualità. L’evento della nascita – di un’opera, di una forma letteraria – è il tema di fondo che Ferrari affronta tramite questioni come quella dell’instabilità dell’io, del ruolo costitutivo della maschera, del parto come metafora dell’origine femminile della scrittura (cfr. il piccolo saggio in lingua inglese su “Dacia Maraini e The Secret Sharer”, 2005). Purtroppo nel volume intitolato al codice genetico del novel l’argomentazione, se così si può definire, manca del necessario spessore scientifico attualmente rappresentato da studi fortemente innovativi sulla scena internazionale, noti anche in Italia ( Richetti, Mckeon, Gallagher e Jameson, per non citare che alcuni fra i maggiori revisionisti della classica tesi di Ian Watt sulle origini del romanzo moderno). Il taglio manualistico del libro di Ferrari non si preoccupa di suggerire gli essenziali aggiornamenti bibliografici. Resta ancorato al canone rigorosamente maschile di Ian Watt, spostando altrove il ruolo sperimentale di Aphra Behn in attesa di un novel di là da venire (“Aspettando il novel: Love Letters between a Nobleman and His Sister”, 2000). Sorprende che una studiosa dell’intertestualità come metodo interpretativo proponga del novel settecentesco un’immagine tanto convenzionale e statica. Del resto anche la sua lettura del topos spaziale dell’isola in Defoe e in Swift (in inglese, nella rivista Textus) appare esile e piuttosto meccanica (“Islands of Reason /Islands of Folly: Metamorphoses of a Topos in Defoe and Swift”, 1998). commissario prof. Anthony Leonard Johnson La candidata presenta dieci pubblicazioni, che coprono un arco di tempo di quindici anni; di queste, due sono redatte in lingua inglese. Vi figurano tre monografie: (A) La scrittura come travestimento dell'io. La narrativa di Flann O'Brien, Pisa, ETS, 1995, pp. 184; (B) Lo spettro del padre. Dialogo intertestuale e riflessione sul presente in tre drammi contemporanei, Pisa, SEU, 1995, pp. 99; (C) La nascita di un genere. Il novel del primo settecento, Pisa, ETS, 2002, pp. 152. Inoltre, ci sono due contributi, “Intertestualità: un approccio diacronico” e “Shakespeare in Ulysses”, inclusi in un volume scritto insieme ad Antonella Bernabò, La presenza di Shakespeare in Eliot e Joyce (Pisa, ETS, 1991, pp. 7-18 e 77-124). Le altre sei pubblicazioni sono articoli o brevi saggi dedicati ad opere in prosa di Aphra Behn, Defoe e Swift, Fielding, Maturin, Charles Lamb e di Dacia Maraini come interprete e traduttrice di The Secret Sharer di Conrad. Nel volume (A), felicemente dedicato alla narrativa di Flann O’Brien (al secolo Brian O’Nolan), considerato che esso costituisce la prima monografia pubblicata in Italia sul romanziere irlandese, la candidata, nella sua introduzione, rileva “l’ossessivo ricorrere di alcune tematiche e situazioni, che ritornano da un romanzo all’altro, pur nella sostanziale eterogeneità dei percorsi diegetici” e nota come rimane imperante il “duplice tema del peccato e dell’espiazione, all’interno di un’atmosfera kafkiana”. Inoltre, le prospettive critiche della candidata vedono le scelte operate da O’Nolan in ambito artistico come riconducibili alla sua “vicenda biografica, a certi irrisolti problemi interiori” (pp. 11-12). Lungo tutto il percorso seguito nella monografia, quindi, troviamo un collegamento insolitamente stretto fra le vicende biografiche e le opere narrative, quasi come queste ultime fossero, fino ad un certo punto, una ricaduta delle prime, almeno al livello delle motivazioni profonde. La candidata insiste sull’importanza del rapporto intertestuale con le opere di James Joyce, rapporto percepito come caratterizzato da un’ “ansia dell’influenza” bloomiana, la prevalenza dell’attaccamento di O’Brien al gaelico rispetto all’inglese, il forte desiderio dell’autore di superare i contemporanei nel suo sperimentalismo narrativo, l’eccezionalità delle sue qualità di polemista e inventore di audaci tecniche espressive, che non di rado allontanavano o allarmavano le case editrici e il pubblico. Il volume è caratterizzato dal filo conduttore della vicinanza fra gli eventi biografici e quelli artistici. La candidata intraprende l’esame di tutta la variegata traiettoria artistica di O’Brien, ottenendo esiti molto pregevoli. Ognuno dei tre capitoli del volume (B) è focalizzato su una singola opera drammatica, rispettivamente di Samuel Beckett, Tom Stoppard e Edward Bond. Questa monografia si distingue per l’intensità del confronto critico con il testo drammatico e si differenzia dalla prima per la natura serrata dell’interrogazione ermeneutica dei singoli testi esaminati. Le note sono immancabilmente pertinenti e preziose e i rimandi alla letteratura critica sono sempre funzionali. Pur nella sua concisione ed essenzialità, questa monografia può essere considerata il singolo contributo più riuscito della candidata. La monografia (C), quella più recente (esce nel 2002) presceglie un argomento più impegnativo, quello della nascita del romanzo nel primo Settecento. I primi tre dei sei capitoli mostrano un approccio prevalentemente storico e panoramico, essendo dedicati, nell’ordine, al “romance e le forme narrative precedenti al novel”, alle “anticipazioni del romanzo borghese in Inghilterra” e all’ “età augustea”, mentre gli ultimi tre si concentrano su un romanzo particolarmente rappresentativo di Defoe (Robinson Crusoe), di Richardson (Pamela or Virtue Rewarded) e di Fielding (Tom Jones). Questa strutturazione rispecchia l’evidente proposito della candidata di offrire un inquadramento prospettico dei primi grandi romanzi inglesi. Il discorso è scorrevole e sempre stimolante. Nel volume scritto insieme ad Antonella Bernabò, a cui la candidata contribuisce il primo e il quarto capitolo, quest’ultimo si distingue per la discussione, attenta e sensibile, dei molti punti di contatto stabiliti fra i drammi di Shakespeare e lo Ulysses di Joyce. Il breve saggio Tecniche di autenticazioni: l’esempio gotico di ‘Melmoth the Wanderer’ (presentato al Convegno AIA del 1993) costituisce un’analisi accorta e tecnicamente precisa del romanzo di Maturin. Di particolare pregio, poi, è l’articolo “Aspettando il ’Novel’: Love Letters between a Nobleman and his Sister di Aphra Behn” (2000); qui la candidata riesce a delineare con finezza innovazioni e accorgimenti narrativi introdotti dalla Behn. Le tre pubblicazioni più recenti fra quelle presentate sono contributi a volumi collettanei o a riviste. Il capitolo “’Some sickly idiosyncrasy’: ‘The South-Sea House’ e ‘Mackery End in Hertfordshire’ di Charles Lamb”, nel volume Gli abissi di Alfeo: la dimensione memoriale nella letteratura in inglese (curata dalla stessa candidata, Pisa , ETS, 2003, pp. 69-91) rappresenta una fine indagine su due dei saggi più rinomati di Lamb. Il pregio particolare di questo saggio è la capacità di rendere espliciti, con tocco sicuro, le implicazioni e i non-detti più importanti del discorso intricato di Lamb. Nell’articolo “Scrittura di viaggio / Viaggio della scrittura: The Journal of a Voyage to Lisbon di Henry Fielding” (Anglistica Pisana, I/2, 2004, pp. 9-20), la candidata indaga l’ultima opera scritta da uno dei romanzieri più frequentati dalla Ferrari; il commento critico è ben condotto e convincente. Il contributo più recente della candidata, “Translating/Transforming: Dacia Maraini’s Reading of The Secret Sharer”, in M. Curreli (ed.), The Ugo Mursia Memorial Lectures: Second Series (Pisa, ETS, 2005, pp.163-173), fu presentato all’International Conrad Conference (Università di Pisa, 16-18 settembre 2004). Esso costituisce un esame congiunto di “Lettera sull’aborto”, in Un clandestino a bordo. Le donne, la maternità negata, il corpo sognato (Milano, Rizzoli, 1996), e della curatela (introduzione e traduzione) della Maraini di J. Conrad, The Secret Sharer (Milano, Rizzoli, 1996); i commenti sono sempre pertinenti, a volte illuminanti. Nel complesso, le dieci pubblicazioni proposte rilevano una notevole varietà di argomenti e di approcci critici. In particolare, la candidata dimostra sicurezza ed ampie competenze sia nel confronto critico con la narrativa del tardo Seicento e del primo Settecento, sia in quello con la drammaturgia sperimentale del Novecento. E’, quindi, apprezzabile la sua versatilità e, soprattutto, la grande apertura dei suoi contributi critici. commissario prof. Luciana Pirè La prof. Ferrari ha esplorato con versatile continuità i generi e gli snodi più significativi della tradizione britannica: dalla narrativa del Settecento alla saggistica, dalla satira al teatro contemporaneo. La prospettiva intertestuale – dichiarata esplicitamente come strumento interpretativo (“Intertestualità: un approccio diacronico”, 1991) e applicata nel saggio sulle corrispondenze fra l’Ulysses di Joyce e l’Hamlet (“Shakespeare in Ulysses”, 1991) – viene poi adottata in altri due lavori di più ampio respiro: nel confronto di tre drammaturghi contemporanei (Beckett, Stoppard e Bond) con l’eredità shakespeariana, ivi incluse la figura e l’autorità del padre/re; e nel saggio che coglie una sorta di interferenza personale nella traduzione conradiana ad opera di Dacia Maraini (“Translating/Transforming: Dacia Maraini’s Reading of The Secret Sharer”, 2005). Ad un autore troppo poco presente negli studi accademici italiani, Flann O’Brien, la candidata ha dedicato una monografia in cui finemente individua nelle opere dello scrittore irlandese un rapporto dinamico fra la gravità del nesso colpa/espiazione e la leggerezza parodica del modo narrativo, entrambe contaminate dall’angoscia dell’influenza di Joyce. Negli anni Novanta le prospettive della ricerca della candidata si ampliano concentrandosi sul Settecento con due lavori: un saggio sul romanzo epistolare di Aphra Behn, letto nei suoi aspetti tecnici sperimentali e non secondo il convenzionale e, in questo caso, non esauriente approccio femminista (“Aspettando il Novel: Love Letters between a Nobleman and His Sister”, 2000); e una monografia dall’impianto manualistico (La nascita di un genere. Il ‘Novel’ del primo Settecento, 2002) sulla nascita del ‘nuovo’ genere letterario, il novel appunto, a partire dai suoi antecedenti teorici e formali e attraversando i testi dei tre classici inventori del genere (Defoe, Richardson e Fielding). Si segnalano, infine, i più brevi contributi: “Tecniche d’autenticazione: l’esempio gotico di Melmoth the Wanderer”, 1996); e altri due saggi che, seppur diversi nelle tematiche, risultano legati dalla modalità con cui viene discusso il tema del viaggio, che la candidata arricchisce di implicazioni non ovvie sulla simbolicità della dimensione spaziale e sul suo continuo inveramento in un viaggio sempre ‘altro’ e diverso (“Islands of Reason/Islands of Folly: Metamorphoses of a Topos in Defoe and Swift”, 1998; e “Scrittura di viaggio/Viaggio della scrittura: The Journal of a Voyage to Lisbon di Henry Fielding”, 2004). Con la sua produzione, rivelatrice di un autentico interesse culturale e di una indubbia professionalità, la prof. Ferrari si conferma una delle risorse intellettuali dell’anglistica italiana che si attende a più maturi contributi. commissario prof. Simonetta de Filippis Dalle pubblicazioni presentate dalla candidata emerge un interesse prevalente verso la narrativa di periodi diversi con lavori su Joyce (“Shakespeare in Ulysses”, 1992) e su Flann O’Brien che viene letto soprattutto attraverso l’influsso joyciano (La scrittura come travestimento dell’io, 1995); sulla narrativa del Settecento con saggi sul gotico (1993), Defoe e Swift (1998) e sulla scrittura pre-settecentesca di Aphra Behn (2000); più recente è lo studio sulla grande narrativa del primo Settecento (La nascita di un genere, 2002) e il saggio su Henry Fielding (“Scrittura di viaggio/viaggio della scrittura”, 2004). Particolarmente interessante è lo studio “Translating/Transforming: Dacia Maraini’s reading of The Secret Sharer” (2005) che rintraccia l’influenza della lettura di Conrad sulla scrittura di Maraini e le implicazioni psicologiche che ne emergono. Oltre alla narrativa, la candidata si è confrontata anche con alcuni testi del teatro contemporaneo (Lo spettro del padre, 1995) e con la prosa romantica di Charles Lamb (2003). Nel complesso la produzione scientifica di Roberta Ferrari delinea il profilo di una studiosa seria e operosa che a tratti mostra una capacità di analisi e di approfondimento critico molto notevole, come nel volume su Flann O’Brien. Tuttavia non tutti i suoi lavori possono considerarsi contributi originali e pienamente consapevoli del dibattito critico esistente sull’argomento (il volume sulla nascita del romanzo, a esempio, si ispira solo a una critica “tradizionale” senza tener conto di posizioni diverse e innovative come quelle di Richetti, Davis e Mckeon). Va apprezzata la capacità di Ferrari di attraversare gli argomenti di studio con competenza, garbo ed eleganza, offrendo molti spunti interessanti anche se manca talvolta una prospettiva di tipo critico-teorico più definita. Dal curriculum che accompagna le pubblicazioni, molto completo e ben articolato, emerge una produzione ricca, variata e costante: di buon livello ma non particolarmente originale e un po’ debole sul piano teorico. commissario prof. Rosanna Camerlingo La prof.ssa Ferrari presenta tre volumi: La Scrittura come travestimento dell’io. La narrativa di Flann O’Brien, 1995; Lo Spettro del padre. Dialogo intertestuale sul presente in tre drammi contemporanei, 1997, La nascita di un genere. Il Novel del primo Settecento. Defoe, Richardson, Fielding, 2002. Inoltre sei articoli che spaziano dalla narrativa del Settecento e Ottocento al teatro contemporaneo, una curatela e una parte di un volume scritto a due mani. Dei tre volumi, il primo è una monografia su Flann O’Brien, le cui opere sono esaminate alla luce della biografia dell’autore. Una scelta che la candidata giustifica sulla base dell’intreccio fortemente conflittuale del romanziere irlandese sia con le sue origini e con la sua lingua madre, il gaelico, sia con la figura del suo grande conterraneo James Joyce. L’analisi dei romanzi che ne segue ha perciò un andamento per lo più narrativo, il ché rende gradevole la lettura, interrotta da momenti di finezza interpretativa. Il secondo breve volume, Lo spettro del padre, prende in esame tre opere teatrali di tre grandi drammaturghi del Novecento, Samuel Beckett, Tom Stoppard e Edward Bond, mettendoli insieme sulla base dell’uso parodico che essi fanno dei drammi di Shakespeare. Utilizzando sia il concetto di “anxiety of influence” del critico americano Harold Bloom sia quello di intertestualità, la candidata prende in considerazione le varianti del riutilizzo di Shakespeare nel Novecento, estrapolando le ideologie dei singoli autori all’interno del più ampio fenomeno culturale e artistico che va sotto il nome di Postmodernismo. La lettura dei singoli testi è garbata e ben scritta. Sempre alle riscritture dei drammi di Shakespeare nelle opere di grandi scrittori del Novecento è dedicata una parte del breve volume scritto insieme ad Antonella Bernabò “scaturito da un’esperienza didattica”, dal titolo La presenza di Shakespeare in T.S. Eliot e J. Joyce. In due capitoli la candidata affronta con puntualità rispettivamente il concetto di intertestualità e la presenza di Hamlet nell’Ulysses di Joyce. Il terzo volume dedicato ai tre più grandi romanzieri del Settecento, Defoe, Richardson, Fielding, si propone di percorrere le “tappe fondamentali” dello sviluppo del romanzo moderno rintracciando la presenza delle vecchie strutture narrative del “romance” nelle nuove forme narrative del “novel”, e rinvenendo la loro inevitabile riformulazione nel nuovo tessuto sociopolitico nel quale il novel nasce. Si tratta di uno studio breve e scorrevole che ha l’intento di offrire un’ampia panoramica sul romanzo del Settecento. Più specifiche e circostanziate sono le analisi dedicate ai romanzieri del Settecento nei singoli articoli. In “Aspettando il ‘Novel’: Love Letters between a Nobleman and His Sister di Aphra Ben”, la candidata presenta una elegante lettura di Love Letters nella quale tende a dimostrare quanto le convenzioni del “romance” settecentesco di origine francese vengano utilizzate e rinnovate dalla Behn agli esordi della sua carriera di romanziera. Seguendo un percorso critico analogo, la candidata analizza la retorica di The Journal of a Voyage to Lisbon di Henry Fielding per estrapolare l’ideologia conservatrice dell’autore che si riscontra anche nei suoi romanzi maggiori (“Scrittura di viaggio/Viaggio della scrittura: The Journal of a Voyage to Lisbon di Henry Fielding”). Più esile il raffronto tra le isole di Defoe e Swift in “Islands of Reasons/Islands of Folly: Metamorphoses of a Topos in Defoe and Swift”. In un articolo sui saggi di Charles Lamb che si trova in un volume collettaneo a cura della candidata, Gli Abissi di Alfeo, si esamina il valore della memoria per lo scrittore inglese. Uno dei contributi più pregevoli e accurati è infine l’analisi sui modi di autenticazione del romanzo gotico esemplificata sul romanzo di Charles R. Maturin Melmoth the Wanderer in “Tecniche di autenticazione: L’esempio di Melmoth the Wanderer”. Nel complesso la candidata presenta una produzione scientifica varia ma coerente, piana e corretta, raffinata e agile. Non sempre, tuttavia, affronta gli aspetti e i temi dei suoi saggi con l’approfondimento che meritano. CANDIDATO: GREGORI FLAVIO Presidente prof. Rosa Maria Colombo Il candidato è professore associato di Letteratura inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia dal 1 settembre 2001, a seguito di un interessante curriculum in cui si segnalano: il conseguimento del titolo di dottore di ricerca presso l’Università di Firenze e il ruolo di lettore d’italiano in Irlanda e Germania. E’ stato visiting scholar e visiting lecturer in alcune università inglesi e americane. La produzione scientifica di Flavio Gregori si distingue per sicurezza e originalità di metodo, spessore teorico e culturale, rara integrità intellettuale. Il candidato presenta due consistenti monografie (Il wit nel Tristram Shandy: totalità e dialogo, 1987; Rettorica dell’epica: la dissoluzione dell’epica neoclassica e le traduzioni omeriche di Alexander Pope, 1998), una recente curatela di scritti su Clockwork Orange (2004) introdotta da un lungo e complesso saggio (A Clockwork Orange da Burgess a Kubrick, circa settanta pagine) che mette a fuoco le metamorfosi del testo nelle diverse versioni firmate dall’autore e nella sua transcodificazione cinematografica. La continuità fra questi due momenti è assicurata da alcuni saggi, anche in lingua inglese, che riaprono l’interrogazione sull’epoca storica e sugli autori con i quali lo studioso non intende chiudere la partita: il Settecento, filtrato dallo sguardo tagliente degli Augustei e dello Scriblerus Club; Jonathan Swift, antenato riconosciuto della nostra contemporaneità in ordine a molte questioni, non ultima la visione del male, sia nella sua dimensione ontologica (Splendide Mendax, saggio del 1999), sia infine come prodotto storico della metropoli e della cultura della modernità (oggetto di indagine anche nel saggio su Trivia, 1990, come pure nel più recente “Lo spazio anomico dell’eccesso: la satira urbana nel primo Settecento inglese”, 2003). Per Gregori, come per i suoi scrittori prediletti, la questione della letteratura moderna è soprattutto questione del senso, tanto estetica quanto etica. Da ciò la centralità del libero arbitrio nel corpo della sua riflessione: filosofica e filologicamente accurata. Gregori è essenzialmente un comparatista, non tanto nell’accezione disciplinare del termine, quanto nel modello per lui incarnato da Claudio Magris, portavoce di una concezione della critica letteraria come atto costitutivamente ermeneutico, impegnato nella valorizzazione della sua stessa instabilità epistemologica, e dunque necessariamente situato dentro e fuori i singoli sistemi culturali. L’attenzione di Gregori al paradosso che lo stare fuori della legge può garantirne la conservazione (il tema di Burgess) ha dunque anche una forte valenza metacritica. Egualmente può dirsi dell’insistenza nei suoi scritti settecenteschi sulle rovine della totalità: tema centrale nel volume sul Tristram Shandy , in quello sulla dissoluzione dell’epica neoclassica a partire da Dryden, e negli studi sulla menzogna in Jonathan Swift. La riflessione metacritica è un meditato filo conduttore elaborato con finezza e ampiezza di orizzonte culturale, e con originalità di risultati. Profondità della ricerca, elaborazione delle proposte più innovative a livello internazionale (per. es. gli studi di Michael Mckeon), padronanza degli strumenti adottati e felicità dell’argomentazione conducono a valutare l’attività scientifica del candidato come molto positiva, ciò anche in considerazione della stima di cui gode nella comunità accademica internazionale, attestata fra l’altro dalla voce di Sir Richard Blackmore nel prestigioso Oxford Dictionary of National Biography (2004). commissario prof. Anthony Leonard Johnson Il candidato presenta dieci pubblicazioni, che sono distribuite su un arco di diciotto anni; di queste, due sono monografie, una è una curatela, cinque sono articoli o brevi saggi, uno è un capitolo incluso nella Guida allo studio della lingua e della letteratura inglese (a cura di Franco Marenco) e una è una voce dell’Oxford Dictionary of National Biography (2004). La prima monografia è Il wit nel ‘Tristram Shandy’. Totalità e dialogo (Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1987, pp. 159) e la seconda è Rettorica dell’Epica. La dissoluzione dell’epica neoclassica e le traduzioni omeriche di Alexander Pope (Bologna, Cisalpino, 1998, pp. 292). La monografia sul Tristram Shandy si muove dall’idea complessa che Sterne aveva dello wit. Avendo meditato e superato il pensiero di Locke sulla questione, Sterne, più che conciliare wit e judgment, mira ad uno wit in continuo divenire che rimane sempre capace di sviluppi nuovi. Una volta iniziato questo processo, nuove forme di judgment ne derivano come un esito inevitabile. Questa visione delle tecnica di Sterne dà ragione di quel suo “attraversamento enciclopedico del mondo per scoprirvi un senso, perduto nella propria lontananza soggettiva da esso” (p. 107), mentre il secondo impulso, nella proposta critica del candidato, che spinge l’opera stessa verso esiti originali è la sua “dinamicità dialogica” (p. 110). La monografia si avvale di un notevole repertorio di rimandi alla letteratura critica e filosofica e scopre sorprendenti collegamenti con autori neoclassici di primo piano, come Swift, Shaftesbury e Pope. La seconda monografia, nettamente più impegnativa ed articolata della prima, indaga a fondo i tentativi insistenti dei poeti neoclassici di conferire alla loro poesia epica la totalità e l’oggettività di Omero, o almeno quelle del Virgilio dell’Eneide, e individua i motivi del loro fallimento. Il genere, il poema epico, che quei poeti collocavano al di sopra di ogni altra forma letteraria, non era più realizzabile, per una serie di motivi storici, culturali e quelli dipendenti dalle prospettive letterarie epocali, chiaramente descritte da Gregori. Nel corso della discussione egli cita pertinentemente molte interpretazioni autorevoli dell’epica, fra cui quelle di Lukács, Hegel, W.P. Ker, H.T. Swedenberg, ma anche i contributi di Benjamin, M. McKeon. G. Sherburn e M.A. Doody. Le principali disamine testuali vertono su Davenant, Cowley, Milton (Paradise Lost), Dryden e, in fine, le traduzioni omeriche di Pope come soluzione di ripiego di fronte all’impossibilità di emulare l’originale. Si tratta di un studio scrupoloso e metodologicamente sicuro e aggiornato e che costituisce un grosso contributo al settore. Nella sua curatela, il candidato si sposta dal tardo Seicento e dal primo Settecento al Novecento. Il volume collettaneo, intitolato Singin’ in the Brain. Il mondo distopico di ‘A Clockwork Orange’ (Torino, Lindau, 2004: l’introduzione di Gregori è di 70 pp.) rappresenta gli atti del convegno tenuto nel 2002 all’Università Ca’ Foscari sullo stesso argomento. L’introduzione del candidato, “A Clockwork Orange da Burgess a Kubrick” rappresenta un’attenta e vivace lettura dell’opera scritta da Burgess e trasposta da Kubrick. Il candidato spiega in apertura le varie funzioni letterarie e linguistiche delle citazioni di vocaboli attribuiti al linguaggio Nadsat. Dei tre brevi saggi che di più si segnalano, due riguardano il Settecento e l’altro il primo Novecento. E’ particolarmente avveduto e ben argomentato il contributo “Gulliver’s Myopic Reformation. Reason and Evil in ‘Gulliver’s Travels’” (2004, pp. 23), il cui pregio più evidente è quello di aver comprovato l’instabilità dei ruoli e degli atteggiamenti di Gulliver all’interno del romanzo, e la distanza tacitamente posta da Swift fra i propri atteggiamenti e quelli del suo protagonista; la presa di distanza diventa esplicita solo nelle sue lettere, mentre rimane molto più difficilmente percettibile all’interno del romanzo. Nel saggio “Lo spazio anomico dell’eccesso: la satira urbana nel primo Settecento inglese” (2003, pp. 23), il candidato mutua alcune proposte di Giorgio Agamben, che nel volume Stato di eccezione valuta la sospensione della legalità da parte del Senato nella Roma antica per far fronte alle emergenze politiche. Con queste premesse il candidato interpreta certi aspetti della vita londinese del primo Settecento come una sorta di charivari urbana. Il discorso critico rileva con puntualità “la fascinazione settecentesca per la licenziosità e l’eccesso” (p. 37) della sregolata vita londinese del periodo già scandagliata da Ben Jonson in Bartholemew Fair. E’ poi molto apprezzabile il contributo “Cézanne a Bloomsbury tra rivoluzione e conservazione: Roger Fry” (2001, pp. 19), che attesta le estese conoscenze del candidato nel campo delle arti visive. I due rimanenti articoli esplorano rispettivamente i Trivia di John Gay e A Tale of a Tub di Swift. Nell’insieme, il curriculum scientifico del candidato dimostra una notevole sicurezza metodologica e ermeneutica, e i contributi recenti evidenziano una crescente maturità. Il candidato si trova egualmente a suo agio nelle sue disamine critiche dei testi del Settecento e in quelle del Novecento. Lo stile e gli aspetti tecnici del piano formale sono sempre ben curati. commissario prof. Luciana Pirè Due sono le importanti monografie che hanno portato a riconoscere nel prof. Gregori uno dei massimi esperti italiani negli studi sul Settecento inglese. Si tratta di contributi originali e di rara vastità e, in quanto tali, apprezzati dalla critica e dalla comunità degli studiosi in Italia e all’estero. Nel primo lavoro (Il Wit nel Tristram Shandy. Totalità e dialogo, 1987) il candidato ricostruisce, valorizzando lo stile come veicolo di “una teleologia che si dà forma”, un articolato e persuasivo quadro di istanze filosofiche, retoriche, epistemologiche e letterarie, su cui fondare la totalità dialogica del testo sterniano. La medesima felicità espositiva e il medesimo rigore critico contraddistinguono il secondo, pregevolissimo lavoro (Rettorica dell’epica. La dissoluzione dell’epica neoclassica e le traduzioni omeriche di Alexander Pope, 1998). Governando con lucida padronanza intellettuale una straordinaria mole bibliografica su uno dei temi fondativi della tradizione culturale occidentale, il prof. Gregori argomenta la dissoluzione dell’epica ma, soprattutto, la sua riluttante dissoluzione, nelle tante risorgenze e combinazioni eroicomiche dell’età neoclassica, prima che ne sia sancita la definitiva trasmutazione nella ‘rettorica’ dell’epica. Ai primi due capitoli della monografia si affianca un ultimo capitolo che esemplifica gli esiti del robusto impianto teorico sui testi omerici di Pope. Il candidato si è costruito la sua seria e indiscussa specializzazione in questo ambito di studi attraverso saggi che integrano e approfondiscono quella che si può considerare una complessa e strutturata teoria interpretativa. Parliamo dei saggi: “Tra Augusta e Dultown: intenzione georgica e visione urbana nei Trivia di J.Gay” (1990); “Lo spazio anomico dell’eccesso: la satira urbana del primo Settecento inglese”(2003); e due studi swiftiani, “Splendide Mendax: realtà, finzione e transazione in A Tale of a Tub” (1999) e “Gulliver’s Myopic Reformation: Reason and Evil in Gulliver’s Travels” (2004), quest’ultimo pubblicato nella collana di una prestigiosa casa editrice tedesca; e, infine, la voce su Sir Richard Blackmore per l’Oxford Dictionary of National Biography (2004). Il prof. Gregori si segnala per la sua cospicua e intensa attività di ricerca nonché per la finezza ermeneutica di studioso con una sicura vocazione. commissario prof. Simonetta de Filippis La produzione scientifica di Flavio Gregori è molto ricca e densa (due volumi, una curatela e numerosi saggi anche molto ampi). Il volume Il Wit nel Tristram Shandy (1987) è un lavoro che, benché derivato dalla ricerca per la tesi di laurea e quindi prodotto in una fase iniziale degli studi di Gregori, lascia già trasparire un notevole acume critico, rigore scientifico nell’analisi linguistica e nel confronto con la letteratura critica esistente sull’argomento e capacità di organizzazione del discorso all’interno di una prospettiva teoricofilosofica molto ben delineata. Queste qualità vengono confermate e affinate nell’ottimo lavoro Rettorica dell’epica (1998) sulle traduzioni omeriche di Alexander Pope (anche questo derivato dalla ricerca per dottorato e post-dottorato), uno studio ampio e di grande spessore in cui il candidato mostra competenza e disinvoltura nel muoversi in un campo complesso e vasto con riferimenti alla letteratura classica e a quella europea. I saggi presentati dal candidato sono fondamentalmente riferiti al Settecento: uno studio sui Trivia di John Gay in cui si discute come la visione della città di Londra sia in parte ispirata al modello virgiliano delle Georgiche (1990); un ampio saggio sul particolare uso della satira fra realtà e finzione nel Tale of a Tub di Swift (1999); un articolo sulla satira urbana nel primo Settecento inglese (2003) con interessanti spunti e riferimenti a Gay, Swift e Pope; infine un saggio sui Gulliver’s Travels (2004) anch’esso ampio e articolato. Un’incursione nel primo Novecento è presente nel saggio su Roger Fry “Cézanne a Bloomsbury” (2001) in cui l’ampio apparato di note conferma il rigore scientifico e la correttezza del discorso; l’ampio saggio “‘A Clockwork Orange’ da Burgess a Kubrick”, introduzione al testo curato dallo stesso Gregori, Singin’ in the Brain (2004), mostra ulteriormente come gli interessi di studio del candidato siano rivolti anche a periodo diversi dal Settecento e presenta un’acuta lettura del romanzo di Burgess accanto a una ricostruzione del lavoro di Kubrick nella trasposizione cinematografica di quel romanzo. Una menzione a parte meritano il contributo su metrica e versificazione dall’inglese antico al moderno (1994) nella Guida allo studio della letteratura inglese curata da Franco Marenco per il Mulino che testimonia dell’apprezzamento dell’attività scientifica del candidato già diversi anni or sono; e soprattutto il contributo su Sir Richard Blackmore (2004) per la prestigiosa pubblicazione dell’Oxford Dictionary of National Biography che rappresenta una conferma importante a livello internazionale della validità e maturità scientifica di questo studioso. Dall’insieme della produzione scientifica di Flavio Gregori emerge il profilo di uno studioso di prim’ordine e pienamente maturo. commissario prof. Rosanna Camerlingo Il prof. Flavio Gregori presenta due volumi: Il Wit nel Tristram Shandy. Totalità e dialogo,1987 e Rettorica dell’Epica. La dissoluzione dell’epica neoclassica e le traduzioni omeriche di Alexander Pope, 1998, una curatela di Singin’ in the Brain. Il mondo distopico di “A Clockwork Orange”, 2004, con ampia Introduzione. Inoltre cinque articoli, un capitolo nella Guida allo studio della Lingua e della letteratura inglese, a cura di Franco Marenco, e una voce sull’ Oxford Dictionary of National Biography. La produzione scientifica del candidato verte principalmente sulla prosa del secolo diciottesimo. Nella prima monografia Gregori introduce il romanzo di Sterne nel dibattito letterario e nelle diverse correnti filosofiche di metà secolo, per fare emergere non solo i noti rapporti del romanzo con le teorie di Locke ma anche insospettate continuità con le aspirazioni e ideologie neoclassiche della prima metà del secolo. Attraverso una accurata analisi dello wit sterniano, il candidato dissotterra il pensiero profondamente umanista che si nasconde sotto il manto ironico del testo. A questa prima monografia Gregori fa seguire una seconda corposa monografia sull’epica settecentesca fino a quella di Alexander Pope. Il candidato inizia discutendo le più famose teorie che contrappongono l’epica al romanzo (Hegel, Lukàcs, ma anche Auerbach, Blumemberg, Mckeon, Moretti, ecc.) per introdurci a quella età di mezzo, tra la fine del diciassettesimo e l’inizio del diciottesimo secolo, che decreta definitivamente la fine dell’epica attraverso i tentativi fallimentari di ripristinarla, aprendo così la strada al romanzo moderno. Tale introduzione--che passa anche per una discussione delle teorie neoclassiche importate dal dibattito italiano sulla Poetica di Aristotele nel sedicesimo secolo -permette la disanima dei motivi storici e filosofici che portarono al fallimento dell’epica a partire da Milton fino a Dryden e Pope attraverso un sofisticato intreccio tra le poetiche del periodo ed eventi storici, sostenuto dalla discussione di una imponente bibliografia critica. Dei cinque articoli, spicca come contributo originale “Gulliver’s Myopic Reformation: Reason and Evil in Gulliver’s Travels” contenuto nel volume collettaneo “”But Vindicate the Ways of God to man”: Literature and Theodicy”. In un serrato e dotto ragionamento, il candidato fa emergere l‘antiumanesimo dei Gulliver’s Travels e in particolare dell’ultimo libro, dove una riforma dell’umanità, immersa in paradossi e contraddizioni, passa attraverso una impietosa vessazione del lettore. Ancora a Swift è dedicato l’articolo “Splendide mendax: realtà, finzione e transazione in “A Tale of a Tub”, contenuto nel volume collettaneo L’Invenzione del vero. Forme di autenticazione nel romanzo inglese del ‘700. Anche qui il candidato affronta con autorevolezza e vastità di riferimenti bibliografici il rapporto tra realtà e finzione che in A Tale of a Tub si presenta come un problema che oscilla tra retorica e filosofia. Particolarmente innovativo l’articolo “Lo spazio anomico dell’eccesso: la satira urbana del primo Settecento inglese”, in cui il candidato presenta le varie percezioni della Londra settecentesca nelle poesie di John Denham e Elkanah Settle, nei saggi di Addison e di Swift, nel Dunciad di Pope, nei romanzi di Defoe e altri che il candidato divide in due filoni contrapposti: esaltazione della vitalità mercantilistica da una parte e spavento per la pericolosità del gigantesco magma cittadino dall’altra, che corrispondono alle due opposte ideologie whig e tory. Sempre alla contrapposizione city-country settecentesca è dedicato l’articolo “Tra Augusta e Dultown: intenzione georgica e visione urbana nei Trivia di John Gay”. Le visioni di Londra si articolano, scrive il candidato, in generi e stili diversi a seconda dell’ideologia dell’autore: giornalistico, alla Defoe, per “l’esuberante market-place”, topografico-georgico per una Londra nuova Augusta (Windsor Forest), eroicomico o satirico per una Londra moderna Babilonia (Hubridas, The Dunciad). Trivia di John Gay, sostiene il candidato, è un tentativo di sintesi delle tre prospettive. Il candidato presenta anche una lunga Introduzione al volume su A Clockwork Orange , dal titolo “’A Clockwork Orange’ da Burgess a Kubrick”. Dopo aver descritto la genesi del romanzo, il candidato passa a una analisi stilistica della lingua neorussa inventata dal romanziere. Il romanzo viene quindi analizzato alla luce della tradizione del romanzo distopico dell’inizio del ventesimo secolo, e quindi confrontato con la versione che ne fece Kubrick nel suo capolavoro. Un articolo dal titolo “Cézanne a Bloomsbury tra rivoluzione e conservazione: Roger Fry”, contenuto nel volume collettaneo Il Cézanne degli scrittori dei poeti e dei filosofi, prende in esame la ricezione delle opere di Cézanne e dell’arte post-impressionista a Londra a partire dalla mostra allestita e curata dal critico e pittore Roger Fry a Londra nel 1910. Il saggio di Fry su Cézanne è il punto di partenza per esaminare le teorie sull’arte collegate ai mutamenti ideologici del primo Novecento in Inghilterra. Il capitolo “Metrica e versificazione” nel volume Guida allo studio della lingua e della letteratura inglese mostra la competenza del candidato anche in questo campo. Infine la voce Sir Richard Blackmore sull’Oxford Dictionary of National Biography mostra l’affidabilità che il candidato si è guadagnato nella comunità accademica internazionale di prima qualità. Nel complesso, la produzione scientifica del candidato sulla prosa e sulla cultura del Settecento inglese ed europeo in generale è solida, originale, importante. CANDIDATO: LA RAGIONE COLOMBA Presidente prof. Rosa Maria Colombo La candidata è professore associato di Letteratura inglese presso la Facoltà di economia dell’Università ‘Parthenope’ di Napoli dal 2003, dopo aver ricoperto nella stessa sede il ruolo di professore supplente di Lingua inglese dal 1997-1998 al 2002-2003. Dal suo curriculum vitae, estremamente dettagliato, emerge un instancabile impegno professionale, con forte prevalenza quantitativa del sapere linguistico su quello letterario. Ciò si evince sia dal tipo di lavoro didattico che dalle molte responsabilità istituzionali svolte nell’Ateneo di appartenenza e giustamente premiate; infine dalle pubblicazioni presentate. Di queste ultime una monografia e una curatela in lingua inglese, entrambe del 2005, vertono sull’evoluzione del pensiero economico nell’età classica (L’economia industriale e la società inglese agli esordi della Rivoluzione industriale; The Age of Machinery, saggio introduttivo a Classical Political Economy and “The Age of Machinery”), con esplicito intento divulgativo del percorso che da Smith a Ricardo conduce a Marx nella costituzione dell’economia come scienza. L’esposizione manualistica e la forma antologica sono comprensibilmente dettate dalla contingenza, mirate a un curriculum universitario di matrice economica. Tuttavia, non convince il fatto che l’ottica adottata, di per sé indicativa di una svolta negli studi della candidata, venga proposta come adozione di una prospettiva culturale di ampio respiro, tesa a coniugare problematiche economiche e letterarie per dar conto dei fermenti intellettuali epocali presenti nel contesto della Rivoluzione industriale in Inghilterra. In realtà la metodologia culturalista che La Ragione invoca viene da lei spesso applicata in modo meccanico, senza particolare sensibilità intellettuale né originalità: per esempio là dove chiama in causa la questione del rapporto controverso fra letteratura e scienza, riproposto come stereotipo culturale (“le due culture”) proprio in un momento di revisione del linguaggio di Darwin, operata fra gli altri, da uno studioso come George Levine con la formula “Darwin’s Romance”. Più motivati intellettualmente risultano invece alcuni saggi di La Ragione sul teatro elisabettiano: un dittico intitolato a Measure for Measure (2000 e 2001), un intervento sulle transcodificazioni cinematografiche di Tom Stoppard, in linea con la collaborazione dell’autrice con il Dipartimento dello Spettacolo dell’Università di Roma Tre; un contributo sulla circolazione dell’ermetismo nella cultura rinascimentale (Tracce della tradizione ermetica ed echi bruniani nel Mercante di Venezia, 2004). Alla luce di un consolidato interesse per il topos del Cortigiano nel Rinascimento inglese avviato molti anni fa con uno studio su Sir Philip Sidney (1976-77), è probabile che il saggio in chiave neostoricista sul genere dei conduct e dei courtesy books da lei annunciato di prossima pubblicazione conferirà una marca più autorevole al profilo scientifico della candidata, a tutt’oggi scisso fra pubblicazioni voluminose ma di scarso spessore culturale e progetti di ricerca sicuramente interessanti, ma circoscritti a una trattazione di corto respiro. commissario prof. Anthony Leonard Johnson La candidata presenta dieci pubblicazioni disposte su un arco di 35 anni; una di queste è redatta in lingua inglese. Delle pubblicazioni, due sono monografie: Quotidianamente donna. Il privato nella pratica significante dei giornali popolari inglesi (Napoli, Liguori, 1989, pp. 267) e L’Economia politica e la società inglese agli esordi della Rivoluzione industriale (1780-1850) (Napoli, Liguori, Dante & Descartes, 2005, pp. 588); una è una curatela: Classical Political Economy and “The Age of Machinery”: 1780-1850 (Napoli, Liguori, Dante & Descartes, 2005: il volume contiene l’articolo di apertura, “The Age of Machinery” [pp. 144] e un secondo articolo, “Distribution and Growth, Value and Class Conflict: Critical Issues in Political Economy between the Eighteenth and Nineteenth Centuries” [pp. 65-79]). Le altre sette sono articoli: in tre casi si tratta di studi rinascimentali (rispettivamente del 1971, del 1973, del 1976-77), in altri tre di articoli sulla drammaturgia di Shakespeare (del 2000, del 2001, del 2004), mentre il settimo, che è anche disponibile su internet, presenta un Ritratto di Tom Stoppard (2002, pp. 23). Il primo volume rappresenta la prima monografia in Italia dedicata agli studi culturologici riguardanti un settore mediatico inglese e di questo rilievo: i quotidiani popolari nella loro presentazione delle donne. Esso delinea in modo approfondito ed articolato le modalità secondo cui le notizie che riguardano le donne sono comunicate sui quattro giornali Daily Mirror, The Sun, Daily Express, Daily Mail, compresi i rapporti fra la componente scritta e quella iconica. Oltre ad essere innovativa, la discussione chiarisce molte questioni inerenti alle tecniche di scrittura e di produzione di questi quattro tabloid e costituiscono un notevole sforzo pionieristico. Il secondo volume, come pure il primo, è collegato alle esigenze della facoltà in cui presta servizio la candidata (Facoltà di Economia) e così mostra una doppia valenza, quella scientifica e quella di un’evidente fruibilità didattica. Tutti gli aspetti di questo corposo volume sono stati curati con attenzione ed ammirevole professionalità. La curatela, come il secondo volume, è uscita nel 2005 e attesta l’intensità dell’attività di ricerca intrapresa dalla candidata in questi ultimi anni; essa prende in esame in modo convincente il periodo 1780-1850 e i due contributi personali mostrano un’apprezzabile conoscenza di autori come Mandeville, Locke, Hume, Paine, Mill, Ricardo, Engels e Bentham. Oltre ai due contributi della candidata, la prima parte del libro comprende capitoli di grande autorevolezza, di Eric J. Hobsbawm e di Ernest Jones. La seconda parte del volume propone una scelta antologica di “Economic Readings from Original Sources, 1780-1850”. Nei suoi vari aspetti, il volume è stato curato con notevole stile. Il primo articolo s’intitola Il Figliuol Prodigo nell’Acolastus’ di Gnapheus: Analisi di una condizione emblematica (pp. 21), il secondo ‘Hickscorner’. Un’immagine drammatizzata della crisi dei valori medievali all’inizio dell’età moderna (pp. 29). Entrambe le discussioni sono condotte in modo vivace e accattivante. Di particolare rilievo sono, nel secondo, i parallelismi che riguardano la formazione di un giovane, in Hickscorner e nelle due parti dell’Enrico IV di Shakespeare; certi passi nel primo sembrano costituire un preciso precedente drammatico per il modo in cui il principe Henry che diventerà Enrico V si trasformerà secondo una precisa e consapevole strategia (pp. 66-70). Il lungo articolo intitolato “Sir Philip Sidney: un cortigiano polemico alla corte di Elisabetta” (pp. 35) riesce a dimostrare come Sidney e anche gli aspetti più tendenziosi delle sue principali pubblicazioni narrative, furono strettamente collegati agli interessi dell’aristocrazia di quel periodo, una classe sociale di cui, infatti, Sidney si profila come massimo esponente letterario. La candidata conclude la sua convincente analisi con la constatazione che “l’ideologia elaborata dal gruppo di Sidney e quella del potere centrale si identificavano solo per il campo della conoscenza, mentre differivano per il campo economico e quello politico” (p. 187). Il saggio dimostra una pervasiva conoscenza della letteratura scientifica sull’argomento. Fra gli articoli di critica letteraria, comunque, i tre più impegnativi e metodologicamente aggiornati sono quelli più recenti. Di questi, i primi due vertono su Measure for Measure e indagano con finezza i molti risvolti intricati dei personaggi e dei paradigmi che emergono dalle loro battute; i rimandi alla critica precedente sono intelligenti e penetranti; emerge una lettura personale del dramma di grande coesione e particolarmente attenta ai rapporti fra i personaggi maschili e femminili. Fra tutti gli articoli, quello che più si impone per l’originalità dell’inquadramento e per la puntualità delle osservazioni critiche e fontistische è “Tracce della tradizione ermetica ed echi bruniani nel Mercante di Venezia di Shakespeare” (pp. 19). L’unico rilievo che si possa muovere è che la discussione è fin troppo densa e rapida, al punto di suscitare l’auspicio che in futuro la candidata possa conferire una forma più ampia a tale approccio critico. In fine, il profilo critico scritto su Stoppard, sebbene abbia un taglio meno tipicamente accademico degli altri articoli, è redatto in modo efficace, riuscendo ad illustrare la polisemia complessa e stratificata dei testi di Stoppard. Nel complesso, il curriculum scientifico della candidata rivela un’insolita versatilità scientifica. Accanto alle pubblicazioni dedicate ai quotidiani inglesi e alle trasformazioni che sottendono la rivoluzione industriale nel Regno Unito, lei dimostra capacità molto notevoli di indagare i drammi allegorici del rinascimento, l’opera narrativa di Sidney, le complessità di Measure for Measure e l’apporto delle dottrine bruniane a The Merchant of Venice. La valutazione di questo curriculum, che, fra l’altro, evidenzia una costante maturazione, non può che essere decisamente positiva. commissario prof. Luciana Pirè La candidata si segnala per una ragguardevole e ampia attività di ricerca che ha al suo attivo numerose pubblicazioni su temi centrali della civiltà e cultura letteraria inglese, con un’attenzione particolarmente focalizzata alla verifica e applicazione delle metodologie degli studi culturali. La ricerca della prof. La Ragione si è avviata producendo un compatto e coerente nucleo di studi letterari dedicati alla cultura umanistica e rinascimentale attraverso l’analisi di testi pochissimo frequentati: dalla riscrittura della parabola del ‘figliuol prodigo’ di Gnapheus (“Il Figliuol prodigo nell’Acolastus di Gnapheus”, 1971) alla commedia anonima inglese Hickscorner, valorizzata nei suoi predominanti tratti medievali e allegorici (“Hickscorner: un’immagine drammatizzata della crisi dei valori all’inizio dell’età moderna”, 1973). Raffinando nel tempo i suoi strumenti analitici, la candidata si è misurata con problematiche nodali dell’età elisabettiana: nel contributo in cui argomenta la resistenza di un sistema di valori riproposti come portanti della cultura aristocratica ma, alla fine del Cinquecento, inarrestabilmente in declino (“Sir Philip Sidney: un cortigiano polemico alla corte di Elisabetta”, 1976-77); e nei tre saggi dedicati ai drammi shakesperiani: rispettivamente a Measure for Measure (nel 2000, “Measure for Measure: razionalità e sensualità fra ostensione e riserbo”, e nel 2001 “Measure for Measure: l’utopia ‘tragi-comica del duca Vincentio”) e al Mercante di Venezia, letto alla luce delle teorie ermetico-platoniche e cabalistiche (“Tracce della tradizione ermetica ed echi bruniani nel Mercante di Venezia di Shakespeare”, 2004). Più di recente la prof. La Ragione ha profuso grande impegno nell’ambito degli studi socio-economici, offrendo un prezioso modello di intersezione di ambiti disciplinari nel volume che ripercorre il complesso sistema concettuale e i processi che dalla Rivoluzione industriale del Settecento hanno portato all’economia di mercato dell’Inghilterra moderna (L’economia politica e la società inglese agli esordi della Rivoluzione industriale, 2005). L’analisi trasversale fra cultura, economia e politica, condotta attingendo a una cospicua documentazione critica, poggia sulle argomentazioni degli economisti classici (da Adam Smith a Ricardo, da Malthus a Marx) e di intellettuali coinvolti in vario grado nella formazione del pensiero liberale, così da congiungere un’impostazione di tipo culturalista con una più strettamente linguistica. I brani di lettura esemplificativi, legati alle tematiche economiche trattate in questa monografia, sono stati poi raccolti e annotati separatamente in volume (Classical Political Economy and ‘The Age of Machinery, 2005). Tutti questi contributi, valutati accanto a un’intensa e fervida attività didattica, concorrono a rendere la prof. La Ragione meritevole di commissario prof. Simonetta de Filippis La candidata presenta una produzione ampia e un’attività scientifica (convegni, corsi, seminari) molto intensa. Particolarmente notevole l’ampiezza delle pubblicazioni successive al conseguimento dell’associazione. Anzitutto il corposo volume L’economia politica e la società inglese agli esordi della Rivoluzione industriale (1780-1850) (2005, 588 pp.) un testo di storia economica in cui la letteratura viene utilizzata solo a tratti per precisare alcuni discorsi e aspetti particolari della realtà sociale inglese (Dickens, Wordsworth, Austen, ecc.). Sullo stesso periodo e con lo stesso approccio è il saggio introduttivo al volume curato da La Ragione Classical Political Economy and “The Age of Machinery” 1780-1850 (2005) anche se qui l’aspetto letterario è del tutto assente. Il saggio “Tracce della tradizione ermetica ed echi bruniani nel Mercante di Venezia di Shakespeare” (2004) va a proseguire l’impegno della candidata per il campo di studi shakespeariani e per le commedie problematiche in particolare (già affrontate nei due saggi su Measure for Measure, 2000 e 2001, di cui specie il secondo è molto corposo e approfondito). In questi lavori la candidata mostra buone capacità critiche e analitiche, una notevole sensibilità linguistica che le permette di entrare nei testi con competenza e un’attenzione particolare al contesto culturale. Del resto la prospettiva culturalista è molto presente in tutti i lavori di Colomba La Ragione, evidente soprattutto nel volume Quotidianamente donna. Il privato nella pratica significante dei giornali popolari inglesi (1989) che analizza la presenza della figura femminile nella stampa popolare inglese durante la congiuntura storico-sociale del thacherismo. Brevi saggi su aspetti del teatro del primo Cinquecento e sull’Arcadia di Sir Philip Sidney completano il quadro della produzione scientifica di Colomba La Ragione. Nel complesso emerge un profilo di studiosa e di docente attiva e laboriosa, con un interesse molto preciso per gli studi culturali, per la sociologia, la linguistica e la semiotica. Se nei primi lavori l’applicazione di certe metodologie può apparire un po’ meccanicistica, negli studi più maturi si può vedere un affinamento notevole degli strumenti di indagine e della loro applicazione con risultati di buon livello che delineano la maturità scientifica della candidata. commissario prof. Rosanna Camerlingo La Prof.ssa La Ragione presenta due monografie: Quotidianamente donna. Il privato nella pratica significante dei giornali popolari inglesi (1989) e L’Economia politica e la società inglese agli esordi della Rivoluzione industriale (1780-1850) (2005); una curatela: Classical Political Economy and The Age of Machinery: 1780-1850 (2005) con introduzione “The Age of Machinery” e un articolo, “Distribution and Growth, Value and Class Conflict: Critical Issues in Political Economy between the Eighteenth and Nineteenth Centuries” Presenta inoltre sette articoli: “Il Figliuol Prodigo nell’ Ascolatus di Gnapheus: Analisi di una condizione emblematica”; “Sir Ph. Sidney: un cortigiano polemico alla corte di Elisabetta”; “Measure for Measure: razionalità e sensualità” nel volume collettaneo Le Passioni tra ostensione e riserbo a cura di R. Rutelli e Luisa Villa; “Measure for Measure: L’Utopia “tragi-comica” del duca Vincentio” in Teatro e palcoscenico dall’Inghilterra all’Italia. 1540-1640; “Tracce della tradizione Ermetica ed Echi bruniani nel Mercante di Venezia di Shakespeare” in Le Muse e la “nova” filosofia di Giordano Bruno, nel volume collettaneo Le Muse e la “nova” filosofia di Giordano Bruno 2004 e inoltre Ritratto di Tom Stoppard (2002). Le due monografie appartengono alla tradizione critica che va sotto il nome di studi culturali. Nella prima, utilizzando i metodi della linguistica e della semiotica, la candidata esamina le strategie retoriche che hanno contribuito alla costruzione dell’immagine della donna nei giornali popolari inglesi nel primo dopoguerra. La seconda corposa monografia esamina invece con notevole sicurezza il dibattito intellettuale che impegnò uomini di cultura ed “economisti” tout court nell’epoca in cui l’Inghilterra si sviluppa come potenza industriale, tra il 1750 e il 1850, su argomenti quali il rapporto tra l’ideologia liberista e lo Stato, la democrazia e l’industrializzazione, etica e felicità su cui si alzarono voci discordanti e la cui eco giunge fino a noi. La candidata si serve di una bibliografia vastissima che rende conto dell’importanza di quel dibattito i cui protagonisti furono Adam Smith e Alexis de Tocqueville, Robert. T. Malthus e John Stuart Mill, e naturalmente Engels e Marx, ma anche Defoe, Dickens, Burke. L’agile rete discorsiva che la candidata costruisce tra i vari attori dell’accesissima discussione sull’economia politica all’inizio della Rivoluzione Industriale in Inghilterra fa emergere la matrice umanistica della scienza dell’economia e il suo originario progetto utopico. Si tratta di un lavoro interessante, coinvolgente e ben scritto. Gli articoli su Philip Sidney, Acolastus, i due su Measure for Measure e quello su The Merchant of Venice e Giordano Bruno dimostrano infine la capacità della candidata di indagare in un campo vasto e interdisciplinare come quello della letteratura, della filosofia e della politica del sedicesimo secolo in Inghilterra. In particolare l’articolo su Shakespeare e Bruno è l’esito di un intervento a un convegno internazionale su Giordano Bruno che si è svolto a Napoli nel 2000. Il giudizio sulla produzione scientifica della candidata nel suo complesso è positivo. CANDIDATO: LAMARRA ANNAMARIA Presidente prof. Rosa Maria Colombo La candidata è professore associato di Letteratura inglese dal 2000 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli. E’ stata visiting professor all’Università di Warwick nel 1986. Ha partecipato e partecipa a numerosi progetti di ricerca, anche di carattere internazionale, e spesso in qualità di coordinatrice. Dall’ottobre del 2002 fa parte del gruppo di lavoro European Thematic Network Project ACUME, finanziato dalla comunità europea e diretto dalla prof. Vita Fortunati. Dirige insieme con Laura Guidi la collana Frontiere innaturali. Studi di genere, edita da Filema. Presenta 1 monografia (Invito alla lettura di Forster, 2003), che raccoglie al suo interno i risultati di una interessante riflessione critica sul modernismo, già particolarmente originale nel saggio dedicato all’analisi della crescente egemonia della short story nel canone narrativo (The Short Story and the Decanonization of the Novel: Differences and Analogies in E. M. Forster and J. Conrad’s Short Narrative, 2001). Presenta anche diverse curatele: sia di testi da lei tradotti: Aphra Behn, Lettere d’amore fra un gentiluomo e sua sorella (1999, proposto per la prima volta in Italia), Oscar Wilde, La decadenza della menzogna, 2005), sia di volumi collettanei (Travestimenti e metamorfosi. Percorsi dell’identità di genere tra epoche e culture, 2003, contemporaneamente a The Controversial Women’s Body. Images and Representations in Literature and Art.) Qui la riflessione critica è rivolta soprattutto all’identità di genere, in riferimento alle pratiche di significazione del proprio sé, e in quanto decostruzione dei discorsi canonici sul corpo femminile. Il registro è dichiaratamente ideologico e apertamente femminista, eppure l’intento politico è declinato con finezza, e sensibilità. Annamaria Lamarra ha concentrato la sua ricerca in due ambiti: quello della scrittura femminile, con il quale si è conquistata visibilità nella comunità scientifica internazionale partecipando a, e curando lei stessa convegni di qualità (fra La Sorbonne, 2003 e Napoli, 2005). In Italia la sua voce è riconoscibile fra quante lavorano nell’anglistica alla revisione del canone letterario settecentesco: la lunga e nutrita rassegna di “Generi al femminile” pubblicata nella prestigiosa Storia della civiltà letteraria inglese diretta da Franco Marenco (UTET, 1995) completa un appassionato lavoro di traduttrice di Aphra Behn cominciato nel 1986 (traduzione e cura di Oroonoko) e proseguito negli anni Novanta, a fianco dell’invenzione di un’immagine di scrittrice moderna, consapevole che anziché l’agente del discorso, l’Io ne è piuttosto l’effetto e la conseguenza (The Difficulty in Saying ‘I’. Aphra Behn and the Female Autobiography, 2005). Da molti anni Lamarra spende energie nel settore dell’istruzione, con particolare attenzione all’uso delle nuove tecnologie nel contesto europeo (Relazione sullo stage a Aberdeen, 1971). In quest’ottica svolge un lavoro didattico altamente qualificato intorno a tematiche di gender (lezioni di dottorato e di Master in alcune università italiane), intesse relazioni e scambi internazionali, promuove rapporti fra l’Università e il territorio, esercita un ruolo importante come delegata del Rettore per le Pari opportunità. Alla definizione della personalità scientifica concorre senz’altro una evidente coerenza intellettuale e politica. commissario prof. Anthony Leonard Johnson Fra le dieci pubblicazioni presentate dalla candidata, una è uno studio monografico (Invito alla lettura di Forster [Milano, Mursia, 2003, pp. 251]), quattro sono curatele: di Aphra Behn, Lettere d’amore tra un gentiluomo e sua sorella, 1999, pp. 208, di cui 55 di apparatus criticus scritte dalla candidata; poi, insieme a L. Guidi, di Travestimenti e metamorfosi. Percorsi dell’identità di genere tra epoche e culture (2003, pp. 293), volume a cui la candidata contribuisce l’introduzione alla seconda parte (pp. 149-54) e il saggio “Le maschere dell’io: incroci e contaminazioni di canoni nella scrittura autobiografica femminile” (pp. 193-203); poi, insieme a V. Fortunati e a E. Federici, The Controversial Women’s Body. Images and Representations in Literature and Art (2003, pp. 282), volume per cui la candidata scrive il saggio The Body as a Texture and the Geometry of Passions: the New Feminine Episteme during Baroque Times and the Early Enlightenment (pp. 23-34); poi, di Oscar Wilde: ‘La decadenza della menzogna’ (2005, pp. 151), scrive la “Prefazione” e il “Profilo Biografico” (pp. 7-39). Le altre cinque pubblicazioni sono articoli, saggi o capitoli di volume. Di quest’ultima tipologia si segnala il capitolo “Generi al femminile” incluso nel secondo volume di Storia della civiltà letteraria inglese (1995, pp. 172-99); il primo saggio letterario presentato s’intitola ‘La ballata del vecchio marinaio’: una proposta di lettura (1979-80); un altro saggio è dedicato ai racconti e ai romanzi di E.M. Forster e di J. Conrad (The Short Story and the Decanonization of the Novel: differences and analogies in E.M. Forster and J. Conrad’s short narrative [2001]); la candidata presenta inoltre un breve contributo’The Difficulty in Saying ‘I’‘. Aphra Behn and the Female Autobiography, nel volume collettaneo Aphra Behn (1640-1689). Le Modèle Européen (a cura di M.A. O’Donnell e Bernard Dhuicq, 2003). Le due principali aree di ricerca frequentate dalla candidata sono (A) la narrativa, comprese le forme epistolari e autobiografiche, del Seicento (in primo luogo, quella di Aphra Behn) e del Settecento (spiccano anche le innovazioni di Mary Manley de la Rivière e di Eliza Haywood) e (B) i racconti e la fiction del Novecento, soprattutto quelli di E.M. Forster. Solo uno dei contributi riguarda la poesia (quello sulla Ballata del vecchio marinaio), mentre figura anche una breve Relazione sullo stage a Aberdeen della dott.ssa Annamaria Lamarra, che si riferisce al periodo gennaio-marzo 1971. A parte l’interesse per l’opera letteraria di E.M. Forster, che porta ad esiti positivi nel volume Invito alla lettura di Forster e la curatela –– che comprende un breve ma nitido profilo di Oscar Wilde –– del saggio di Wilde La decadenza della menzogna (opera spesso trascurata, ma di notevole importanza e raffinatezza), gli sforzi più continui e insistenti della candidata sono stati dedicati alle prime narratrici anglofone, fra cui viene riconosciuto un ruolo pionieristico e, al contempo, poliedrico, ad Aphra Behn. Nel complesso, emerge la figura di una studiosa assidua ed impegnata, sempre attenta a tutta la gamma degli aspetti sociali, antropologici e storici delle opere delle autrici e degli autori prescelti; da ciò risulta, in modo particolare, il senso dell’estrema difficoltà, per le scrittrici indagate, di costruirsi un’identità letteraria e personale. La candidata ci comunica con efficacia e con un certo spessore d’indagine le caratteristiche oggettive e i contenuti ideologici delle opere prese in esame. D’altronde, con altrettanta coerenza e continuità, è mostrata disattenzione per i livelli tecnici, formali, teorici e metodologici delle stesse opere. Al tessuto linguistico viene rivolto un saltuario interesse per gli aspetti più immediati e appariscenti, mancanza che si nota soprattutto nelle pubblicazioni successive al 1980. Di fatto, quell’unico studio fra i dieci proposti dalla candidata ad essere dedicato alla poesia, ‘La ballata del vecchio marinaio’: una proposta di lettura (1979-80), rappresenta il solo caso in cui questioni metodologiche vengono affrontate. La candidata esamina le proposte di J. Lotman e di J. Cohen, accogliendo le prime e respingendo come infruttuose le seconde, e prova, comunque, ad applicare entrambe al testo poetico in questione. In questo caso, ma solo in questo, si trovano rimandi in nota a molti teorici autorevoli. Gli aspetti biografici, sociali, politici e quelli che riguardano i rapporti fra uomo e donna sono ampiamente rappresentati e discussi, ma, da un punto di vista scientifico, l’indagine non va oltre, fermandosi al di qua di un’ipotesi teorica. Ciò non toglie la qualità della sintesi storica raggiunta nel capitolo “Generi al femminile”, né il valore di documentazione o l’affidabilità delle traduzioni riscontrati nelle curatele, né la solidità dell’unica monografia presentata, quella su E.M. Forster. In ultimo dispiace dover rilevare l’abbondanza e la varietà di imprecisioni nelle pubblicazioni presentate (punteggiatura, corsivi, ecc.). commissario prof. Luciana Pirè La prof. Lamarra ha equamente diviso la sua attività fra ricerca universitaria e impegno di operatrice culturale nel settore della promozione e divulgazione del femminismo per conto di enti pubblici e associazioni private. Fra i due aspetti della sua attività la candidata ha trovato tali punti di convergenza da fare della cultura della differenza l’epicentro dei suoi interessi di ricerca. Di sicuro valore, entro quest’ottica, è il saggio sull’affermazione della professionalità femminile in campo letterario nel corso del Settecento, pubblicato nella poderosa Storia della civiltà letteraria curata da F.Marenco (“Generi al femminile”, 1995). Da questo studio inaugurale sono conseguiti: un essenziale excursus sulla scrittura autobiografica femminile (“Le maschere dell’io: incroci e contaminazioni di canoni nella scrittura autobiografica femminile”, 2003); e un più ampio saggio sulla rappresentazione del corpo femminile come decostruttiva della ratio maschile (“The Body as a Texture and the Geometry of Passions: The New Femminine Episteme during Baroque Times and Early Enlightenment”, 2003). Ma è intorno alla figura di Aphra Behn, la capostipite più consapevole e rappresentativa dei generi della scrittura al femminile, che la candidata aggrega i suoi studi, facendone dapprima oggetto di traduzioni, come nel caso del romanzo epistolare Lettere d’amore fra un gentiluomo e sua sorella (1999) e poi di attenta e complessiva analisi (come nell’introduzione alla traduzione succitata e nel saggio “The Difficulty in Saying ‘I’. Aphra Behn and the Female Autobiography”, 2005). Il contributo più maturo, che esula dal women’s writing in exile, seppure mai troppo distante dall’ottica del rapporto tra sessualità e scrittura, è la monografia su Forster (Invito alla lettura di Forster, 2003), in cui l’accurata e didatticamente esauriente analisi della vita e delle opere dello scrittore modernista sfocia talvolta in un commento sulla “metafora della condizione umana” che non può interamente dare conto delle inquiete contraddizioni e del disagio narrativo di uno scrittore che attraversa e chiude la fase sperimentale del romanzo inglese moderno (lo si veda in particolare per A Passage to India). Interessante è la tesi sulla diffusione della short-story all’inizio del XX secolo (“The Short Story and the Decanonizaton of the Novel: Differences and Analogies in J.Conrad and E.M. Forster’s Short Narrative”, 2001) che si fa coincidere con l’aspirazione woolfiana al ‘frammento’, per quanto il frammento woolfiano esplicitamente metta in crisi l’onnipotente inclusività della forma del romanzo, e per quanto sia stato lasciato sotteso ogni rimando alla tradizionale compiutezza ottocentesca della short story. Si ricordano, infine, un articolo su un’ipotesi lotmaniana di lettura di Coleridge (“La ballata del vecchio marinaio: una proposta di lettura”, 1979-80) e il profilo biografico che introduce una nuova traduzione di La decadenza della menzogna di Oscar Wilde (2005). Indubbiamente consistente è la produzione della candidata, che ha consolidato una consapevole elaborazione teorica e una prassi di lettura in ambito femminile affermandosi in un campo, come quello dei gender studies, sempre più rilevante nella critica letteraria degli ultimi decenni. commissario prof. Simonetta de Filippis L’interesse per la scrittura femminile emerge fin dalle prime pubblicazioni di Annamaria Lamarra con particolare attenzione alla scrittura di Aphra Behn, un’autrice che ha coltivato da sempre e che continua a studiare con grande rigore, sia sul piano critico-analitico, sia con la cura e traduzione di importanti testi (Oroonoko, 1986; Lettere d’amore a un gentiluomo, 1999), sia con la partecipazione a e organizzazione di convegni sull’argomento. Lo studio sulle Love Letters Between a Nobleman and His Sister è al centro di un contributo molto interessante – “The Body as a Texture and the Geometry of Passions: the New feminine Episteme during Baroque Times and the Early Enlightenment” (2003) – che parte da alcune premesse filosofiche di Walter Benjamin sul femminile. In alcuni lavori Lamarra approfondisce inoltre la riflessione sulla scrittura autobiografica femminile, come nel saggio “The Difficulty in Saying ‘I’. Aphra Behn and the Female Autobiography” (2005) e anche in “Le maschere dell’io: incroci e contaminazioni di canoni nella scrittura autobiografica femminile” in cui il discorso critico viene svolto in particolare sull’autobiografia di Gertrude Stein, di cui si rintracciano insospettabili anticipazioni nella scrittura autobiografica di una autrice del Settecento, Mary Manley de la Rivière. Una menzione particolare merita il contributo “Generi al femminile” per la Storia della civiltà letteraria inglese a cura di Franco Marenco (1995), sia per il prestigio della pubblicazione stessa, sia per la qualità del lavoro molto ampio e informato in cui si parte dalla nascita della scrittura femminile come professione per poi discutere come e quanto alcuni generi narrativi – il romanzo epistolare, l’autobiografia, il romanzo sentimentale, di costume e gotico – si siano sviluppati e arricchiti grazie alla scrittura delle donne. L’intensa attività di curatrice e traduttrice dalla Prof. Lamarra ha prodotto di recente il volume La decadenza della menzogna di Oscar Wilde (2006) nella cui ampia introduzione si discute l’attività saggistica di Wilde assieme a un profilo biografico approfondito e informato. La prova critica più completa è costituita dalla bella monografia Invito alla lettura di Forster (2003) in cui Lamarra riesce a dare un quadro pieno della produzione di Forster, alternando con sapienza i riferimenti testuali alle molte voci critiche e riuscendo a chiarire molto bene l’aspetto delle strategie narrative forsteriane accanto a una discussione ben centrata delle tematiche della sua scrittura.Va sottolineato anche che la candidata presenta un curriculum molto ricco e interessante, non solo quanto alla produzione scientifica ma anche per la sua partecipazione a numerose iniziative scientifiche (convegni, seminari e progetti di ricerca), per la sua attiva presenza in istituzioni culturali di importante rilevanza sociale e politica sul versante della questione femminile e delle pari opportunità, e per le sue collaborazioni alle pagine culturali di alcuni quotidiani, attività in cui mostra di aver saputo coniugare perfettamente la ricerca accademica con l’impegno nel sociale e che contribuiscono ad arricchire il suo profilo scientifico. commissario prof. Rosanna Camerlingo La prof.ssa Lamarra presenta una monografia, Invito alla lettura di Forster (2003), quattro curatele: di Aphra Behn, Lettere d’amore tra un gentiluomo e sua sorella, 1999, con apparato critico; Travestimenti e metamorfosi. Percorsi dell’identità di genere tra epoche e culture (insieme a L. Guidi, 2003) con una introduzione alla seconda parte e un articolo “Le maschere dell’io: incroci e contaminazioni di canoni nella scrittura autobiografica femminile”). Insieme a V. Fortunati e a E. Federici ha curato il volume The Controversial Women’s Body. Images and Representations in Literature and Art (2003), con un contributo individuale su “The Body as a Texture and the Geometry of Passions: the New Feminine Episteme during Baroque Times and the Early Enlightenment”. Più recentemente ha curato un volume su Oscar Wilde ( Oscar Wilde: ‘La decadenza della menzogna’), con “Prefazione” e “Profilo Biografico”. Presenta inoltre due articoli “‘La ballata del vecchio marinaio’: una proposta di lettura” (1979-80); “The Short Story and the Decanonization of the Novel: differences and analogies in E.M. Forster and J. Conrad’s short narrative” (2001) e un breve contributo “’The Difficulty in Saying ‘I’. Aphra Behn and the Female Autobiography”, nel volume collettaneo Aphra Behn (1640-1689). Le Modèle Européeen (a cura di M.A. O’Donnell e Bernard Dhuicq, 2003). Inoltre va segnalato un capitolo, “Generi al femminile”, nel secondo volume della prestigiosa Storia della civiltà letteraria inglese, a cura di Franco Marenco (1995). La candidata presenta inoltre la relazione dello stage borsisti-formez sull’attività svolta dalla candidata ad Aberdeen nel 1971 nell’ambito della didattica della lingua inglese. I settori della ricerca della candidata sono sostanzialmente due: il primo e più significativo ruota intorno alla figura di Aphra Behn e alla scrittura femminile. La candidata ha il merito di essere stata tra le prime studiose italiane ad avere portato all’attenzione del pubblico italiano la vita e le opere di una romanziera a lungo e ingiustamente esclusa dal canone della letteratura inglese. La vivace e appassionata introduzione a Lettere d’amore presenta l’intreccio tra la vita della scrittrice alle prese con il difficile tentativo di trovare una identità professionale nel mondo maschile del teatro e dell’editoria e l’altrettanto difficile compito di creare una nuova identità di genere femminile nelle sue opere. Ad Aphra Behn e alla identità di scrittrice è anche dedicato l’articolo “The Difficulty in Saying ‘I’”. La candidata affronta poi un discorso più ampio sulla letteratura femminile, e in particolare l’autobiografia nei secoli diciassettesimo e diciottesimo, in “The Body as a Texture”, mentre in “Le maschere dell’io: incroci e contaminazioni di canoni nella scrittura autobiografica femminile” e nel capitolo nella Storia della civiltà inglese, il genere al femminile copre spazi e tempi più vasti. Sorprende e dispiace che il costante e prolungato interesse della candidata per Aphra Behn e la scrittura femminile che le ha guadagnato la stima della comunità internazionale non abbia portato a uno studio più ampio e impegnativo. E’ invece dentro l’ambito del secondo campo di ricerca, la narrativa del primo Novecento, i cui contributi, pur apprezzabili, sono più vari e meno focalizzati del primo, che la candidata presenta la sua monografia. L’Invito alla lettura di Forster è esaustivo e informato sull’intreccio tra le tormentate vicende biografiche dell’autore e i suoi romanzi. Più interessante “‘La ballata del vecchio marinaio’: una proposta di lettura” e “The Short Story and the Decanonization of the Novel: differences and analogies in E.M. Forster and J. Conrad’s short narrative” (2001). Nel complesso la produzione scientifica della candidata è stimolante, vivace e coraggiosa. E tuttavia essa si presenta spesso come intervento vivo e corroborante piuttosto che come il prodotto di una lunga e meditata ricerca nel tempo. CANDIDATO: LUCIANI GIOVANNI Presidente prof. Rosa Maria Colombo Di formazione filosofica, il candidato è dal 2000 professore associato di Letteratura Inglese presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Roma “La Sapienza”, dopo un percorso di studi e di esperienze didattiche svolte anche all’estero, rispettivamente in Canada e a Sheffield. Presenta tre monografie (L’arte della biografia. Saggio su Lytton Strachey, 1987; La polvere della lettura. La critica letteraria di Virginia Woolf, 1994; L’incendio di Londra. Samuel Pepys fra diario e autobiografia, 2003). Presenta anche alcuni saggi, buona parte dei quali è costituita da prefazioni, introduzioni, postfazioni a opere da lui stesso curate (La grande e grigia Babilonia, 1996) e tradotte (Jude l’oscuro, 1995; Anon, 2001 sono esempi significativi, ma non i soli, delle sue competenze linguistiche in un impegno qualificato di alta divulgazione letteraria, cui va aggiunta la realizzazione di un portale di letteratura in lingua inglese per gli studenti della Sapienza di Roma, nell’ambito dell’importante progetto nazionale Campus One). Nel complesso l’attività scientifica di Luciani, articolata in fili che legano alcune tematiche del modernismo (a partire dal primo volume sull’invenzione biografica di Lytton Strachey) e diversi discorsi sulla città (da quello “aperto” di Samuel Pepys alla rappresentazione “claustrofobica” che da Blake a T.S. Eliot caratterizza il punto di vista “inglese”) con particolare attenzione alle forme espressive (biografia, diario, autobiografia) testimonia la serietà e la coerenza intellettuale dello studioso nell’ambito dell’approccio interdisciplinare. Centrale nella sua produzione è però la riflessione sullo statuto e sul ruolo sociale della critica letteraria. Un nesso profondo unisce la sua pratica di traduttore (di René Wellek, René Girard, Frank Kermode) e le scelte del critico che interroga le pagine di Virginia Woolf in merito all’importanza della ricezione e al senso della tradizione, concludendo che quelle domande hanno nel frammento Anon la loro formulazione più radicale a livello ermeneutica, storico-culturale e antropologico. A sua volta, l’analisi comparativa fra la retorica sperimentale in senso narrativo di Samuel Pepys e il taglio diaristico tradizionale del contemporaneo John Evelyn si spinge a promuovere l’inserimento di Pepys nel Canone. Per l’originalità – talvolta provocatoria - delle tesi sostenute e l’argomentazione appassionata il contributo di Giovanni Luciani offre esiti critici di notevole interesse. Il giudizio è positivo. commissario prof. Anthony Leonard Johnson Le dieci pubblicazioni presentate dal candidato coprono un arco di tempo di 17 anni (1987-2003); mancano in assoluto contributi redatti in lingua inglese. Dei dieci contributi, tre sono volumi, tre sono introduzioni a volumi, quattro sono articoli o brevi saggi e una è una curatela. I tre volumi sono dedicati a Lytton Strachey, Virginia Woolf e Samuel Pepys, e precisamente: L’arte della biografia. Saggio su Lytton Strachey (Roma, Bulzoni, 1987, pp. 155), La polvere della lettura. La critica letteraria di Virginia Woolf (Bari, Adriatica, 1994, pp. 203) e L’incendio di Londra. Samuel Pepys tra diario e autobiografia (Bari, Adriatica, 2003, pp. 158). Le tre introduzioni riguardano Thomas Hardy, ‘Jude l’oscuro’ (Milano, Garzanti, 1995, pp. 26), il volume di AA. VV., La grande e grigia Babilonia: Londra nella letteratura inglese (Bari, Adriatica, 1996, pp. 30) e il volumetto di Virginia Woolf, Anon (Catanzaro, Abramo, 2000, pp. 12). I quattro articoli sono dedicati ad una breve lirica di Thomas Hardy (1995, pp. 11), a “La scena degli specchi: Between the Acts di Virginia Woolf (1999, pp. 9), a “Pepys e Shakespeare” (2003, pp. 8) e a “Il castello di Wemmick” (2003, pp. 11). Il primo volume, sulla figura di Lytton Strachey, è composto da un’introduzione, sei capitoli e una conclusione. L’introduzione, adottando uno stile molto piano e matter of fact, prende in esame gli aspetti principali della vita di Strachey e della sua fortuna critica. Valutando Strachey soprattutto come raffinato biografo, e secondariamente come l’autore del romanzo storico Elizabeth and Essex, il candidato tratta brevemente in esordio le qualità di Strachey come critico letterario: i primi tre capitoli sono intitolati “Un critico antivittoriano”, “La biografia come critica letteraria oggettiva” e “La biografia tra arte e storia”. Questo modo di scandire le opere di Strachey ha certe implicazioni diacroniche. Il primo capitolo prende le mosse da uno Strachey sprezzante nei confronti del moralismo degli autori e dei critici vittoriani, ma anche dell’estetismo puro dei sostenitori tardovittoriani dell’ “arte per l’arte”. Alle prescrizioni di un Matthew Arnold, Strachey contrappone e loda la poesie di Pope, per la sua “perfezione” e “arte profonda” (p. 27). In fondo, Strachey cerca di abbinare una “sensibilità moderna” (alla Rousseau) all’intelletto penetrante e lucido di un Voltaire. Il secondo capitolo puntualizza l’attenzione meticolosa di Strachey per i dati e la loro raccolta abbondante, che permette la scoperta dei dettagli e degli scenari più illuminanti; qui emerge la necessità per Strachey di conciliare le istanze dell’immaginazione con quelle della “pura e scarna conoscenza storica” (p. 51). Nel terzo capitolo il candidato vede Strachey come biografo che cerca di individuare e comunicare “la psicologia del personaggio” (p. 70): “infatti, ogni storia che merita questo nome è, a suo modo, personale come la poesia” (p. 72); fra le qualità indispensabile del critico spicca la “concisione” e la “propria libertà di spirito” (p. 76). Nei capitoli IV-VI il candidato applica queste idee alle tre principali opere di Strachey: Eminent Victorians, Queen Victoria e Elizabeth and Essex. Le logiche interne dell’arte biografica di Strachey lo portano ad un crescente soggettivismo o, almeno, come nel caso della presentazione della regina Vittoria, ad una vicinanza al personaggio che diminuisce la carica ironica, mentre aumenta il senso di partecipazione alla sua vita privata. Questo processo sfocia negli esiti di Elizabeth and Essex, in cui, secondo il candidato, “Strachey si innamora di un personaggio tanto generoso quanto perdente come Essex, ed il rapporto dello scrittore con la vita si è fatto più complesso, inevitabilmente precario” (p. 148). Gli obiettivi di questo volume sono limitati e piuttosto tradizionali; si basano in modo prevalente sulle osservazioni di Strachey e sulle ottiche da lui adottate nelle singole opere. Tuttavia, rispetto agli altri due volumi presentati, questa monografia risulta più propositiva di quella sulla Woolf e meno compilativa di quella su Pepys. Di fronte a La polvere della lettura. La critica letteraria di Virginia Woolf, si rimane delusi per la scarsità di vere ipotesi interpretative. A causa di ciò la monografia appare meno soddisfacente, anche a livello di scrittura, di quella su Strachey. In ultima analisi, la visione che il candidato individua nella Woolf: “La Woolf-lettrice esprime un dubbio di fondo sul valore della critica e si colloca in una posizione difensiva, di attesa, nei confronti di tutta la tradizione letteraria e culturale su cui si è formata” (p. 59), rimane un suo approdo, anziché costituire un punto di partenza. Tutto il resto rimane come dileguato. Il senso di un’abdicazione di responsabilità che Luciani attribuisce all’autrice: ”La Woolf non rinuncia a scrivere saggi, né a raccoglierli in volume; neppure, però, si presenta per ciò che a tutti gli effetti è, ossia un critico, come se qualcosa la trattenga dal riconoscersi in tale ruolo: veste i panni dimessi del lettore comune” (p. 62) diventa transitivo e viene assunto a sua volta dal candidato, lasciando il senso di un’opportunità mancata. La terza monografia, L’incendio di Londra. Samuel Pepys tra diario e autobiografia riporta un gran numero di dati e di circostanze che vanno a costituire un contesto di sostegno per il diario, e non manca qualche confronto con l’opera di Evelyn. Tuttavia, nei passi cruciali, quelli in cui il candidato commenta il diario stesso, le sue osservazioni mancano di incisività e di novità interpretativa. Le tre brevi introduzioni rimangono su un piano in cui risultano nettamente prevalenti le informazioni rispetto all’indagine propriamente critica. Dei quattro articoli, quello su Pepys and Shakespeare propone annotazioni storiche che aggiungono poco al terzo volume, mentre Il castello di Wemmick si affianca validamente all’introduzione a La grande e grigia Babilonia. Si rimane perplessi davanti all’unico contributo sulla poesia, Thomas Hardy: ‘Shelley’s Skylark’. Il candidato tratta quella lirica esclusivamente come se fosse svolta sul piano del pensiero, mentre al piano espressivo non è dedicata una parola. Dopo aver riconosciuto che “Shelley […] fu uno dei poeti più ammirati da Hardy” e che Shelley viene citato “innumerevoli volte […] nei suoi romanzi” (p. 183), il candidato afferma che “di tale venerazione per Shelley non traspare quasi nulla nella poesia che gli dedica” (ibidem). Questo orientamento risulta contraddittorio rispetto ai riconoscimenti a Shelley e alla sua lirica contenuti nei versi 3-6 e in tutta la chiusa, dal verso 17 al verso 24, senza considerare lo stesso titolo. Il breve saggio su Between the Acts di Virgina Woolf, mentre non scarta o disdegna il testo woolfiano, si limita principalmente, come proposta interpretativa, ad un confronto sorprendente con Bartholemew Fair di Ben Jonson, la cui testualità per tutta una serie di motivi è estranea a quella di Between the Acts. Nel complesso, le pubblicazioni del candidato mostrano una certa assiduità, ma l’innovatività è scarsa e la tensione scientifica mostrata nei confronti delle specifiche forme testuali si rivela insufficiente. In molti casi non si riesce ad individuare né una chiara proposta ermeneutica né la sua dimostrazione; questo vale per almeno due delle tre monografie e per diversi articoli. Infine, non mancano errori formali del tipo “that rash moltitudine”, “Essex and his band were at St. Paul” (p. 137); “shuffled so shamelessy” nel primo volume (p. 147), che nessuna errata corrige ha mai segnalato nell’arco di diciannove anni. commissario prof. Luciana Pirè Muovendosi in prevalenza nell’ambito della letteratura inglese tra fine Ottocento e inizi del Novecento, il prof. Luciani ne ha saputo cogliere e approfondire sia alcune specificità individualmente significative sia nessi e relazioni tra testi coevi. A raccordare questi e altri titoli del candidato è il continuativo e prevalente interesse per la letteratura non narrativa. Per quanto ancora segnato da intermittenti immaturità, il tema della definizione del genere biografico in età moderna è sviluppato nella prima monografia dedicata a Strachey (L’arte della biografia. Saggio su Lytton Strachey, 1987) in cui è evidenziata la transizione dalla critica letteraria alle biografie fictional dell’autore vittoriano. Più estesamente indagato è il genere del diario in una lettura interdisciplinare che, sostenuta da una robusta bibliografia critica, consente al candidato di riformulare i termini della distinzione tra ‘diario’ e ‘autobiografia’ (L’incendio di Londra. Samuel Pepys tra diario e autobiografia, 2003). Letta anch’essa come forma mediata di autobiografia intellettuale è la critica letteraria di Virginia Woolf (La polvere della lettura. La critica letteraria di Virginia Woolf, 1994) che il candidato commenta con padronanza dell’intera produzione della più importante personalità della letteratura inglese novecentesca, come conferma ulteriormente il successivo contributo “La scena degli specchi in Between the Acts” (1999), pubblicato nel volume miscellaneo curato da Agostino Lombardo. Accanto a questa cospicua attività di ricerca, si segnalano le traduzioni per le maggiori case editrici italiane di numerose opere di narrativa e di critica moderna e contemporanea (Woolf, Lehmann, Bowen, Hardy, Bukowski, Wilde, Wellek, Girard, Tom Wolfe, Kermode). Fra le prefazioni, particolare menzione meritano quella a Jude l’oscuro di Thomas Hardy (1995) e l’originale introduzione alla selezione antologica La grande e grigia Babilonia. Londra nella letteratura inglese (1996). commissario prof. Simonetta de Filippis Fin dal primo volume su Lytton Strachey, L’arte della biografia (1987), il Prof. Luciani affronta la materia con estremo rigore e attenzione unendo alla presentazione della produzione di Strachey interessanti riflessioni sul genere della biografia mentre nel volume successivo dedicato alla critica letteraria di Virginia Woolf, La polvere della lettura (1994), conferma la sua capacità di coniugare lo studio di un autore con riflessioni di più ampio respiro su questioni teoriche più generali, in questo caso riferite alla forma e al ruolo del lettore e del critico letterario. L’interesse per Virginia Woolf trova ulteriore espressione nel saggio “La scena degli specchi in Between the Acts” (1999) e nella breve introduzione ad Anon, saggio di Woolf sulla letteratura e la sua funzione (tradotto dallo stesso Luciani). Thomas Hardy rappresenta un altro centro di interesse di ricerca del candidato come risulta dal saggio “Thomas Hardy: Shelley’s Skylark” (1995) e dall’introduzione a Jude l’oscuro (1995; prefazione e traduzione di Luciani), un saggio molto ampio su tutta la produzione di Hardy che viene presentato nel confronto con i movimenti letterari coevi in modo da far emergere, con bella intuizione e finezza di analisi, la personalità e il sentire profondo dello scrittore; la prefazione illustra invece più approfonditamente Jude l’oscuro come romanzo autobiografico e pienamente rappresentativo della poetica di Hardy. Di notevole interesse è l’antologia su Londra nella letteratura inglese, La grande e grigia Babilonia (1996), curata da Luciani con una ampia introduzione che presenta molto approfonditamente la Londra letteraria nel contrasto più generale città-campagna, o nel particolare intrecciarsi delle sue strade tanto presenti nella produzione letteraria inglese, da Chaucer a T. S. Eliot. Il volume L’incendio di Londra. Samuel Peyps tra diario e autobiografia (2003) è, a mio avviso, un bell’esempio di lavoro scientifico rigoroso (vedi l’apparato bibliografico) unito a una notevole maturità scientifica e alla capacità di articolare il discorso critico fra il piano teorico e quello analitico con grande disinvoltura. Complessivamente la produzione del prof. Luciani si presenta ampia e di ampio respiro toccando diversi generi (romanzo, poesia, saggistica, critica letteraria) e diversi periodi (dal Seicento al primo Novecento) e mostrando una notevole operosità e maturità critica, anche se non sempre questi studi si distinguono per originalità di approccio e spessore teorico. Va sottolineato, inoltre, che, pur mancando pubblicazioni in lingua, alla produzione critica di Luciani si accompagna una vasta e intensa attività di traduttore che va a completare la fisionomia scientifica del candidato. commissario prof. Rosanna Camerlingo Il prof. Luciani presenta tre monografie dedicate rispettivamente a Samuel Pepys, Virginia Woolf, e Lytton Strachey, tre introduzioni a volumi, quattro articoli e una curatela. Due delle tre monografie hanno un impianto classico e lineare. Un breve ritratto della vita dell’autore è seguito dalla descrizione di alcune sue opere. L’arte della biografia. Saggio su Lytton Strachey (1987) percorre la carriera letteraria di Strachey come biografo e critico letterario antivittoriano, influenzato da Rousseau e Voltaire. Il candidato segue le tappe della evoluzione della sensibilità critica dell’autore da Eminent Victorians al romanzo storico Elizabeth and Essex. Si tratta di una monografia piuttosto piana ma interessante. Nella monografia su Samuel Pepys, L’Incendio di Londra. Samuel Pepys tra diario e autobiografia (2003) il candidato definisce il genere del diario e quello dell’autobiografia con l’aiuto di una non vastissima bibliografia critica su un argomento ampiamente discusso (Spengermann, Lejeune, Segre) che ci introduce al Journal to Stella di Pepys Questa premessa teorica serve a stabilire se Pepys intendesse o meno destinare il Journal al pubblico o se lo avesse scritto esclusivamente per sé, o, più precisamente, se volesse che il suo Journal fosse “pubblico” o “privato”. Non sempre chiaro è poi il tentativo di teorizzare sulla rappresentazione della vita quotidiana, l’autobiografia e la rappresentazione di Londra da parte di Pepys (pp. 110-121). La terza monografia riguarda la critica letteraria di Virginia Woolf, La Polvere della Lettura. Si tratta di una monografia descrittiva e poco interpretativa. Oltre alle tre monografie, il candidato presenta un breve articolo (“Pepys e Shakespeare”) informato ma esclusivamente compilativo sulla ricezione di Shakespeare da parte di Pepys. Più lunga e ricca è l’introduzione a un volume su Londra, La grande e grigia Babilonia. Londra nella letteratura inglese. Nella lunga ed esaustiva introduzione a Jude the Obscure di Thomas Hardy il candidato descrive in modo pregevole il rapporto contraddittorio di Hardy con la società e con la letteratura vittoriana che si ritrova nell’ultimo suo controverso romanzo. Sempre su Hardy, in questo caso sulla poesia, un breve articolo disanima la poetica piuttosto che la poesia dell’autore. Pregevole e originale è l’articolo “Il castello di Wenmick” dove il candidato prende in considerazione la rappresentazione di Londra in Great Expectations a partire da un episodio di cui è protagonista un personaggio minore, Mr. Wemmick, per evidenziare le novità della visione della città che Dickens presenta rispetto alla tradizione letteraria. A Virginia Woolf, infine sono dedicati un breve articolo “la Scena degli Specchi in Between the Acts di Virginia Woolf” e la breve introduzione al saggio della Woolf Anon, tradotto dal candidato. Nel complesso la produzione scientifica del candidato, concentrata soprattutto sulla narrativa del diciannovesimo e inizio del ventesimo secolo, si presenta, informata, piana, e sostanzialmente continuativa, ma il suo approccio impressionistico non sempre chiarisce le sue ipotesi interpretative. CANDIDATO: PIAZZA ANTONELLA Presidente prof. Rosa Maria Colombo Antonella Piazza è professore associato di Letteratura inglese presso l’Università di Salerno dal 2000, a completamento di un curriculum di studi in cui si segnala un Master of Arts Degree in English conseguito all’Università di Charlottesville (USA) nel 1978-79. Presenta una monografia Quarto: Onora il Padre. Tragedie domestiche sulla scena elisabettiana (2000), due curatele con introduzione e contributi e sette articoli. Il suo ambito di ricerca è soprattutto il XVI secolo a cui dedica, oltre che la monografia e una curatela (Shakespeare in Europa, 2004), anche quattro dei sette articoli: “Public and Private in Thomas More’s Life and Utopia” (1995); “The Witch of Edmonton: the Space of the Witch’s Body as Formation and Critique of the Enclosed Body” (1996); e “Tra tribunale umano e divino: il discorso patibolare nella tragedia domestica elisabettiana” (1998). La monografia risulta il suo lavoro più importante. Qui la candidata prende in esame la forma della tragedia ‘domestica’ in opere shakespeariane (Othello e Macbeth) e in alcune tragedie di drammaturghi ‘minori’: Arden of Faversham, A Warning for Fair Women, Two Lamentable Tragedies, The Vow-Breaker, The Witch of Edmonton e Late Lancashire Tragedies. La sua proposta di lettura è informata e intelligente. Purtroppo agli esiti promettenti di questo lavoro non corrisponde altrettanta tenuta di scrittura critica negli altri saggi (per esempio, quello su Thomas More, che pure dimostrano l’operosità e la versatilità della candidata). commissario prof. Anthony Leonard Johnson La candidata presenta una monografia, due curatele e sette fra quaderni, articoli e brevi saggi. Lo studio monografico si intitola Quarto: ‘Onora il Padre’. Tragedie domestiche sulla scena elisabettiana (Napoli, ESI, pp. 240, 2004). Per la prima delle curatele: D.H. Lawrence. Arte e Mito (Napoli, CUEN, pp. 170), contribuisce la premessa, ‘I can feel myself unfolding in the dark sunshine of death’: l’immaginario mitico di D.H. Lawrence (pp. 7-20), e un saggio, The Cult of the Dead in ‘Etruscan Places’ (pp. 132-40); per la seconda scrive un’introduzione intitolata Shakespeare tra early modern e early global Europe (pp. 7-31), e un saggio, Shakespeare e Eduardo. Prospero e Calibano: una versione da Napoli di Napoli di ‘The Tempest’ (pp. 153-65). Delle altre sette pubblicazioni, tre sono dedicate alla drammaturgia elisabettiana o giacomiana, una a Thomas More, una al Paradise Lost, una è su L’Euro-America di Henry James e una è uno studio comparativo intitolato Jane Eyre e Rebecca: ‘Bildung’ e modelli di autorità domestica. Nell’unica monografia, la candidata, avvalendosi delle tesi di Lawrence Stone e di Hannah Arendt, mette in rilievo il radicale mutamento sociale e negli atteggiamenti verso la famiglia avvenuto con il cambiamento nella precedenza accordata, nella valutazione dei comportamenti famigliari, dal ruolo primario dei sette vizi capitali (fino al tardo medio evo) a quello del decalogo mosaico e, in particolare, al primo e al quarto comandamento. Di conseguenza, emergeva nel Cinquecento e nel Seicento una forte analogia fra lo stato e il body politic da un lato e, dall’altro, una famiglia non più estesa a tutti i componenti affini (kin) ma incentrato sulla coppia, tuttavia con una preminenza patriarcale mai conosciuta prima. Lo studio verte principalmente sulla tragedia domestica e propone disamine critiche di Macbeth, Arden of Faversham, A Warning for Fair Women, Two Lamentable Tragedies, Othello, The Vow-Breaker, The Witch of Edmonton e Late Lancashire Tragedies. Una procedura adottata sistematicamente dalla candidata è quella di riassumere gli interventi di un’ampia schiera di storici e antropologi, oltreché filosofi e critici letterari, per poi aggiungere, non di rado in subordine o come aggiunte di scarsa consistenza, le sue proprie proposte di lettura. I contributi migliori riguardono Arden of Faversham, A Woman Killed with Kindness e Othello. E’ apprezzabile l’analisi di The Witch of Edmonton, mentre le osservazioni su Macbeth risultano spesso insufficientemente fondate e alcune sono assai impressionistiche. Questo volume mostra momenti di approfondimento e un certo spessore conoscitivo, ma il piano informativo tende a prevalere sul contributo critico personale. Nel volume collettaneo Shakespeare in Europe, l’introduzione scritta dalla candidata riassume in modo competente i singoli contributi; il breve saggio Shakespeare e Eduardo propone un’angolazione interessante, ma il piano storico-informativo è privilegiato rispetto a quello precipuamente critico. Nella sua Premessa al volume collettaneo su Lawrence, la candidata apre in modo stimolante, per poi riassumere i singoli contributi; il suo breve articolo, The Cult of the Dead in ‘Etruscan Places’, costituisce un momente critico felice, anche se bisogna riconoscere la frequenza degli errori formali. Degli altri tre contributi che riguardano la drammaturgia elisabettiana o giacomiana, quella più problematica è ‘The Witch of Edmonton’: The Space of the Witch’s Body as Formation and Critique of the Enclosed Body (1996). Il capitolo I tempi del re: ‘Edward IV’, un ‘history’ di Thomas Heywood (2000) è pregevole, ma è più informativo che innovativo. Lo stesso vale per l’articolo sul discorso patibolare nella tragedia domestica elisabettiana. Il quaderno che verte su Public and Private in Thomas More’s ‘Utopia’ 1995) riassume quegli aspetti del pensiero di More che riguardano la struttura famigliare, ma riesce poco a problematizzare l’argomento, a parte un breve ma utile raffronto con Patriarcha di Robert Filmer. Nel breve saggio su Paradise Lost (2002) la candidata parte dalla questione del singolare incontro fra Satana, Sin e Death nel libro II, concludendo che “Death, e non Satana, è il monstrum, la divinità diabolica che presiede e presidia l’inferno” (p. 90) e osservando che, attraverso la stranezza delle modalità dell’incontro di Satana con le altre due figure (inizialmente egli non le riconosce), “Ci accorgiamo in questo punto, e in questo soltanto, che Milton ha dato a Satana un inconscio” (p. 84). Il saggio ‘Jane Eyre’ e ‘Rebecca’ (1999) rivela una sicurezza nonché un’essenzialità e una scioltezza discorsive superiori a quelle degli altri contributi brevi. I commenti critici sono spesso perspicaci e attingono ad ampie conoscenze nel campo delle teorie freudiane sui rapporti all’interno della famiglia. Il breve saggio L’Euro-America di Henry James. ‘Pandora’ e la vertigine del “tra”(1993) interroga certi paradigmi fondamentali della narrativa di James, prescegliendo Pandora come testo transizionale. Alcune delle riflessioni della candidata che riguardano tutta l’opera di James sono efficaci, mentre la specifica disamina di Pandora risulta incompiuta. In conclusione, gli sforzi principali della candidata sono stati dedicati alla drammaturgia elisabettiana, in primo luogo alla tragedia domestica. L’unica monografia presentata rivela una conoscenza diffusa e ben delineata dell’argomento, ma il livello critico è diseguale e mostra un andamento troppo poco coeso, a volte sussultorio. I due buoni interventi su D.H. Lawrence meriterebbero un approfondimento. Fra i quaderni e i contributi a volumi curati da altri, spicca ‘Jane Eyre’ e ‘Rebecca’ per l’argomentazione serrata ed esente da prolissità –– qualità che non si trovano sempre nelle altre pubblicazioni. In genere, il versante più debole del curriculum scientifico della candidata è la tendenza diffusa a puntare prevalentemente sul livello conoscitivo, anche attraverso un ricorso ipertrofico alle citazioni, lasciando le sue proposte e prospettive in uno stato ancora abbozzato o, comunque, insufficientemente sviluppate. commissario prof. Luciana Pirè Nella produzione della prof. Piazza si denota una passione agli oggetti di studio prescelti che l’ha portata a coniugare interessi legati a temi e figure della letteratura moderna con un’approfondita ricerca su questioni e testi del ‘500. Lungo queste due linee di ricerca si articolano i suoi contributi: all’ambito del modernismo appartengono i saggi su D.H. Lawrence e Henry James, e l’articolo sulla riscrittura di Jane Eyre; all’ambito degli studi cinquecenteschi appartengono la monografia e i saggi su Shakespeare, More, Heywood e Milton. La perdita del Sacro costituisce il nucleo intorno al quale la candidata argomenta la sua interpretazione di Etruscan Places, ultimo travel-writing di Lawrence nel suo pellegrinaggio italiano alla ricerca di un rinnovato vitalismo pagano (introduzione a D.H.Lawrence. Arte e mito, 2000). Per James, invece, il viaggio si connota come esperienza nello spazio che il tema internazionale ripropone in plurime varianti, di cui un esempio fra i più significativi è Pandora, ‘nouvelle’ che la candidata assume come persuasivo banco di prova della complessa mediazione jamesiana tra America ed Europa (“L’Euro-America di Henry James. Pandora e la vertigine del ‘tra’”, 1993). Ma il contributo più meditato che qui si vuole segnalare è la monografia Quarto: ‘Onora il Padre’. Tragedie domestiche sulla scena elisabettiana (2000), in cui un esteso contesto culturale-religioso-politico sostiene l’analisi della trasformazione della teoria patriarcale in età premoderna, condotta attraverso tre domestic tragedies con opportune intersezioni e ampi riferimenti ai drammi shakespeariani ed elisabettiani coevi. Tuttavia, la cospicua documentazione e la vastità dei temi messi in campo – già in precedenza e in parte sondati in alcuni articoli correlati: “Public and Private in Thomas More’s Life and Utopia” (1995); “The Witch of Edmonton: the Space of the Witch’s Body as Formation and Critique of the Enclosed Body” (1996); e “Tra tribunale umano e divino: il discorso patibolare nella tragedia domestica elisabettiana” (1998) – avrebbero potuto meritarne la sedimentazione in lavori separati, per non sacrificare la pregnanza del discorso argomentativo all’interno del dibattito critico attuale. Del resto, la stessa candidata ha ritenuto di applicare ad altri campioni di studio alcune riflessioni rimaste in nuce nella monografia: la pervasività degli esiti della Riforma nella formazione della soggettività moderna in area protestante alla lettura della scissione tra pubblico e privato in una history di Heywood (“I tempi del re: Edward IV, una history di Thomas Heywood”, 2000); così come ritorna il tema patriarcale come fertile prospettiva interpretativa del II libro dell’epica miltoniana (“Paternità mostruosa: trinità diabolica in Paradise Lost”, 2002). Ancora un ultimo e felicissimo contributo va segnalato nel commento della trascrizione di Eduardo nella ‘lingua’ napoletana di The Tempest, che sarebbe piaciuto vedere più estesamente sviluppato. commissario prof. Simonetta de Filippis Nella produzione di Antonella Piazza spicca il volume sulle tragedie domestiche elisabettiane Quarto: “Onora il padre” (2000), un ottimo lavoro che fa emergere appieno le capacità di discorso critico-analitico della candidata, lo spessore teorico e il rigore scientifico (confermato dall’ampia bibliografia di riferimento) della sua ricerca. La scrittura, curata e dallo stile molto personale, si muove con disinvoltura dal piano storico-culturale al discorso analitico-testuale discutendo alcune delle grandi tragedie shakespeariane accanto a tragedie meno note di anonimi o di autori minori con spunti originali e stimolanti. La serietà del lavoro di questa studiosa emerge anche dalle altre pubblicazioni presentate che, sebbene non sempre limpide nell’esposizione, confermano un notevole rigore e attenzione anche ai nuovi approcci metodologici. Naturalmente, trattandosi di saggi e curatele, non hanno il respiro e lo spessore che distingue un volume critico come quello sulle tragedie domestiche ma sicuramente confermano la laboriosità della candidata e anche l’ampiezza dei suoi interessi. Oltre a ulteriori saggi sul teatro elisabettiano e giacomiano (“The Witch of Edmonton: the Space of the Witch’s Body as Formation and Critique of the Enclosed Body”, 1996; “Tra tribunale umano e divino: il discorso patibolare nella tragedia domestica elisabettiana”, 1998; “I tempi del re: Edward IV, una history di Thomas Heywood”, 2000), vengono affrontati anche grandi nomi della letteratura inglese, talvolta in maniera eccessivamente stringata come nel caso degli articoli su Thomas More (“Public and private in Thomas More’s Life and Utopia”, 1995), su Charlotte Brontë (“Jane Eyre e Rebecca: bildung e modelli di autorità domestica”, 1999) o su D. H. Lawrence (“The Cult of the Dead in Etruscan Places”, 2000), talaltra dando invece ulteriore prova di saper ben coniugare la lettura analitica del testo con premesse teoriche e sfondi culturali importanti come nel caso dei lavori su John Milton (“Paternità mostruosa: trinità diabolica in Paradise Lost”, 2002) ed Henry James (“L’Euro-America di Henry James. Pandora e la vertigine del ‘tra’”, 1993). Le due curatele D. H. Lawrence. Arte e mito (2000) e Shakespeare in Europa (2004) e le relative introduzioni testimoniano dell’operosità e delle indubbie capacità di studiosa della Prof. Antonella Piazza. I lavori e il curriculum presentati dalla candidata permettono di riconoscere la sua preparazione, la serietà del suo impegno, una decisa vivacità intellettuale e notevoli doti critiche che ne confermano, nel complesso, la maturità scientifica. commissario prof. Rosanna Camerlingo La prof.ssa Piazza presenta una monografia Quarto: “Onora il Padre”. Tragedie domestiche sulla scena elisabettiana (2000), due curatele con introduzione e contributi, e sette articoli. L’ambito della ricerca della candidata è soprattutto il sedicesimo secolo a cui dedica oltre che la monografia e una curatela (Shakespeare in Europa), anche quattro dei sette articoli: “Public and Private in Thomas More’s Life in Utopia”, “The Witch of Edmonton: the Space of the Witch’s body as Formation and Critique of the Enclosed Body”, “Tra tribunale umano e divino: il discorso patibolare nella tragedia domestica elisabettiana”, “I tempi del re: Edward IV, una history di Thomas Heywood”. Nella monografia, il suo lavoro più impegnativo, la candidata prende in esame sia due grandi tragedie shakespeariane (Othello e Macbeth) sia tragedie di drammaturghi “minori”,, Arden of Faversham, A Warning for Fair Women, Two Lamentable Tragedies, , The VowBreaker, The Witch of Edmonton e Late Lancashire Tragedies chiamate tutte a testimoniare delle contraddizioni sociali, culturali e psicologiche aperte dal passaggio dal sistema familiare centrato sul Kin, o patriarcale, di origine feudale, a quello della famiglia nucleare della prima età moderna. Alla luce della trattatistica teologica e giuridica sulla organizzazione della nuova famiglia, associata frequentemente alla organizzazione dello Stato allora emergente, la candidata non solo trova un filo rosso che lega tutte le tragedie domestiche ma offre anche delle prospettive nuove e originali dei drammi di Shakespeare presi in considerazione. Al teatro elisabettiano è ancora dedicato l’ articolo su The Witch of Edmonton di cui la candidata offre una lettura convincente -- centrata sul contrasto tra una strega “domestica” e il mito di Faust (“The Whitch of Edmonton is the domestication of the Faustian myth” (p.163) --, ben sostenuta da una cospicua bibliografia critica sulla caccia alle streghe che infestò l’Europa e l’Inghilterra del tardo Cinquecento (Thomas, Macfarlane). Le tragedie domestiche vengono di nuovo analizzate in “Tra tribunale umano e divino” alla luce del fortunato filone critico che mette insieme letteratura e pratiche giudiziarie nella seconda parte del sedicesimo secolo in Inghilterra. Ben argomentato e penetrante è il saggio su Edward IV di Thomas Heywood, la cui storia la candidata contrappone alla storia sacralizzata dei re negli history plays di Shakespeare e nei masques di corte. Utopia di Thomas More e Paradise Lost di John Milton sono al centro di due brevi articoli. Nel primo la candidata esamina il rapporto tra stato e famiglia nel capolavoro di More, mentre nel secondo, più recente, la candidata prende in considerazione l’episodio in cui Satana incontra la mostruosa creatura da lui partorita: il peccato e il loro figlio, la morte. Entrambi gli articoli sono efficaci e accurati. A questa compatta produzione scientifica, tutta centrata sulla letteratura della prima età moderna, va aggiunta la curatela di un volume dedicato alla ricezione di Shakespeare in Europa a cui la candidata contribuisce con un articolo sulla Tempesta di Edoardo De Filippo. La candidata presenta inoltre due articoli sulla narrativa del diciannovesimo secolo: “L’Euro-America di Henry James: Pandora e la vertigine del tra” in cui esamina il rapporto tra Europa e America in Pandora, e “Jane Eyre e Rebecca: bildung e modellli di autorità domestica” un cui due romanzi sono messi a confronto alla luce di una sofisticata analisi freudiana. La candidata presenta anche la curatela e l’introduzione a un volume dedicato a D.H. Lawrence in cui compare un suo breve saggio. Nel complesso, la produzione scientifica della prof.ssa Piazza mostra competenza, continuità e originalità soprattutto nella parte dedicata al teatro elisabettiano. Ma anche i saggi sulla narrativa del diciannovesimo e ventesimo secolo mostrano un continuato interesse per i temi della formazione dell’identità privata e di genere. CANDIDATO: STANCO MICHELE Presidente prof. Rosa Maria Colombo Michele Stanco è professore associato di Letteratura inglese all’Università ‘Federico II’ di Napoli dal 30 dicembre 2004. Ha conseguito nel 1992 il titolo di dottore di ricerca in anglistica. Ha partecipato a diversi programmi di ricerca, fra cui si segnala un progetto MIUR (2004-2005) coordinato da Franco Marenco. Le dieci pubblicazioni presentate dal candidato sono costituite da saggi – alcuni dei quali in lingua inglese – che rivelano un interesse costante nel tempo per questioni di teoria della letteratura al confine fra estetica e retorica. La ricerca si è svolta principalmente nell’ambito della trattatistica elisabettiana (pregevole lo scritto su The Arte of English Poesie di George Puttenham, 1993) e di opere shakespeariane (“‘Talking of Dreams’. Illusione fantasmatica e malinconia in Shakespeare” (2000), ove l’analisi è condotta con felice disinvoltura metodologica) per lo più con i necessari riferimenti alla circolazione della tradizione classica nel Rinascimento inglese. Proprio l’indagine sugli ascendenti costituisce un tratto distintivo di questo giovane studioso, evidente anche negli ultimi saggi ((“L’improbabile formazione del principe Hal: da anti-eroe a eroe in King Henry. Part One”, 2002 e “Art and Beauty. Linguistic versus psychological aesthetic theories”, 2003). Tuttavia la mancanza di un volume di ampio respiro costituisce un limite evidente nel corpo di questa produzione scientifica, a tutt’oggi insufficiente per ottenere una valutazione positiva nel concorso in atto. commissario prof. Anthony Leonard Johnson Tutte e dieci le pubblicazioni del candidato prendono la forma di articoli, di capitoli inseriti in volumi collettanei o di brevi saggi; sono disposti su un arco di tempo di dieci anni e sono redatti in italiano in sette casi, in inglese in tre. I contributi presentati in italiano sono quasi del tutto esenti da difetti formali, mentre quelli stilati in inglese mantengono un tenore di correttezza formale molto elevato. Diremmo che il livello di controllo formale, come pure il livello di conoscenza della letteratura critica oltreché delle varie fonti pertinenti alle questioni trattate (compresa la conoscenza degli autori classici) si mantiene alto. Il primo contributo, Teoria, norma e canone poetico in ‘The Arte of English Poesie’ (1589) di George Puttenham (1993) è, rispetto ai contributi successivi, più limitato al piano informativo e intertestuale (i.e. nella segnalazione di altri testi pertinenti perché essi prendono posizioni simili o contrapposte a Puttenham). Due contributi rientrano nella collana “Shakespeare dal testo alla scena” curata da Mariangela Tempera: Le insolubili ambiguità del codice dinastico: ‘King John’ come ‘Problem Play’ (1993) e Commedia di beffa e commedia di formazione: riscrittura parodica e ricodifica culturale in ‘The Taming of the Shrew’ (1997). Il primo saggio mette a fuoco l’applicazione nel dramma della teoria del basso medievo dei “due corpi – un corpo naturale e un corpo politico” (p. 92); il contributo è coerente e ben argomentato. Nel secondo il candidato utilizza un approccio che si fonda principalmente sulla presentazione, in forma diagrammatica, dell’evoluzione dell’oggetto del desiderio nei protagonisti. Considerato l’esito felice del dramma, The Taming of the Shrew, esso viene caratterizzato come “commedia di formazione”, oltreché “commedia di beffa” e il candidato insiste in modo convincente sul fatto che il modello formativo viene “parodicamente decostruito dal polifonico trasformismo e dal multiprospettivismo di situazioni e ruoli, maschili e femminili, che caratterizzano il dramma nel suo insieme” (p. 77). Due dei contributi più approfonditi ed autorevoli, pubblicati rispettivamente nel 1997 e nel 2000, sono dedicati in modo preponderante a The Tempest, che è vista come appartenente al genere della commedia, ma in un modo del tutto particolare; si intitolano ‘The Tempest’ e il genere commedia (58 pp.) e “Talking of Dreams. Illusione fantastica e malinconia in Shakespeare (35 pp.). A parte la tendenza del candidato a contravvenire alla chiara distinzione greimasiana fra attorialità e attanzialità, in quanto elimina la prima e riduce tutto a quest’ultima, va riconosciuto nel primo saggio la capacità del candidato di dare ragione di molti elementi fondanti di The Tempest attraverso un’analisi struttural-semiotica, su base greimasiana, realizzata anche con l’utilizzo di diagrammi. Ancora più soddisfacente è il secondo saggio, che rappresenta un notevole approfondimento di tutta la problematica dell’associazione –– particolarmente evidente nella Tempesta, ma diffusa in altri drammi di Shakespeare –– fra l’aria, il vento, il fumo, e un’alienazione dal reale che porta i personaggi verso il trionfo dell’illusione, ma anche verso la malinconia. La discussione si sofferma in modo appropriato su un’ampia schiera di possibili fonti. Il contributo “L’idea e il testo. Linee d’indagine poetica nell’antichità classica e nell’età elisabettiana”, muovendosi dal saggio sull’Idea di Irwin Panofsky (1924, ediz. italiana 1952), mette a confronto in modo proficuo e dettagliato le linee di indagine poetica che privilegiano rispettivamente l’idea o il livello mentale e psichico, e il livello di espressione linguistica. Il candidato esplora questa polarizzazione prima nei dialoghi platonici lo Ione e il Fedro rispetto alla Poetica di Aristotele, per poi giungere ad una contrapposizione simile fra Sidney, nella sua An Apology for Poetry e Puttenham, nell’Arte of English Poesie, passando per Federico Zuccari, Giovanni Paolo Lomazzo, Thomas Wilson e Abraham Fraunce, e riflettendo anche sulle anticipazioni che si trovano in Sidney e in Puttenham di posizioni che sarebbero poi assunte da critici del Novecento come Shklovskij, Jakobson ed Eco. Per l’ampiezza e l’accuratezza del discorso, il saggio è encomiabile. Si trova poi una variante di questo contributo dedicata alle stesse tematiche in “Art and Beauty. Linguistics versus psychological and aesthetic theories in Ranam”, XXXVI, 1, 2003 (22 pp.). Un contributo di un certo interesse teorico è intitolato “Upon Historical Fiction. The Anachronism as a Form of Representational Economy” (2002). Il candidato discute efficacemente esempi di anacronismi, anche quelli semantici, tratti dalle opere di Shakespeare, G.B. Shaw, R.L. Stevenson, T. Chatterton e dall’interpretazione cinematica di Lubitsch del soggetto Anne Boleyn. Ci si sofferma su quello che occorre per creare “un’illusione di passatezza” (p. 637). Gli ultimi due articoli, più esili e di innovatività più sfumata, riguardano le histories di Shakespeare: “Historico-tragico-comical Kings. Genre Conventions and/as Emblems of Power in Shakespeare’s ‘Histories’” (2000) e “L’improbabile formazione del principe Hal: da anitieroe a eroe in ‘King Henry IV. Part One’”. Il secondo ha, comunque, il pregio di ricercare testualmente i luoghi in cui si palesa quello che Freud aveva delineato come ‘Romanzo familiare’ edipico. Nell’insieme le pubblicazioni presentate dal candidato risultano apprezzabili, anche a livello di scrittura, ma hanno dimensioni che limitano gravemente la loro portata ed efficacia critica. In un certo senso, per l’apparente impossibilità di andare oltre il formato dell’articolo, il candidato si presente su scala ridotta. Una parziale conferma si ottiene nella constatazione che i suoi contributi migliori sono quelli in cui si concede un po’ più respiro. Ci si augura che in un prossimo futuro egli non rimanga confinato in spazi troppo angusti e frammentati. commissario prof. Luciana Pirè Il candidato presenta una produzione consistente, per quanto ancora iscritta esclusivamente nella misura del saggio, incentrata su problemi e testi dell’età elisabettiana. Sin dal primo saggio del 1993 su “Teoria, norma e canone poetico in The Arte of English Poesie di George Puttenham” si precisa un’attenzione rivolta a una discussione teorica dei generi letterari e a un approfondimento dei passaggi attraverso cui il canone si è costituito e si è redifinito. Assunto questo metodo d’indagine, il prof. Stanco lo applica ai diversi generi del corpus shakespeariano, così come si trovano codificati nel primo in-folio, per sondarne conformità e difformità dai modelli canonici. Lo si può vedere nel saggio su King John (“Le insolubili ambiguità del codice dinastico. King John come ‘problem play’”, 1993), in cui alla luce della crisi del codice dinasticoregale, viene ribadita la struttura irrisolta e ‘problematica’ del play a scapito della convenzionale collocazione fra i drammi storici shakespeariani. In maniera analoga avviene sia per The Tempest (“The Tempest e il genere commedia”, 1997) sia per The Taming of the Shrew (“Commedia di beffa e commedia di formazione. Riscrittura parodia e ricodifica culturale in The Taming of the Shrew”, 1997): in entrambi i lavori il candidato analizza narratologicamente la perspicuità dei testi shakespeariani all’‘architesto’ della commedia rapportandola al processo di ricodificazione delle regole del modello comico-tragico. Ancora entro la medesima ottica si inserisce il saggio sulle histories (“Historico-Tragio-Comical Kings. Genre Conventions and/as Emblems of Power in Shakespeare’s Histories”, 2000), interpretate come documenti di un’ibridazione dei generi che produce un nuovo tipo di discorso storicistico, come viene poi più dettagliatamente esemplificato con il successivo saggio imperniato sulla lettura di Henry IV, part one (“L’improbabile formazione del principe Hal: da anti-eroe a eroe in King Henry. Part One”, 2002). Si distingue per approccio tematico e per un originale impostazione storico-culturale il saggio “‘Talking of dreams’. Illusione fantasmatica e malinconia in Shakespeare” (2000) in cui circolazione aerea, fantasmi della mente e indole malinconica sono associati per attestare la costruzione del sé in alcuni testi esemplificativi della produzione shakespeariana. Con questi studi il prof. Stanco si conferma accurato lettore della tradizione letteraria inglese che potrebbe arricchire con nuovi e più vasti contributi. commissario prof. Simonetta de Filippis La produzione critica del Prof. Michele Stanco risulta abbastanza continua fra il 1993 e il 2003 (mancano gli anni più recenti) e presenta un evidente interesse per il periodo elisabettiano e il teatro shakespeariano, argomenti su cui sono stati pubblicati saggi piuttosto consistenti ed estesi. Fra questi in particolare il saggio “The Tempest e il genere commedia” (1997) discute l’appartenenza del testo shakespeariano al genere commedia sulla base di categorie semiotiche e semantiche (Serpieri, Greimas), psico-antropologiche (Freud) e filosofico-culturali (Schopenhauer, Garin, Greenblatt, Lotman e altri). Alcune di queste stesse categorie vengono utilizzate anche nel saggio “Commedia di beffa e commedia di formazione: riscrittura parodica e ricodifica culturale in The Taming of the Shrew” (1997) con un’applicazione di modelli semiotici forse un po’ meccanicistica mentre si propone un interessante confronto fra la critica tradizionale e la critica femminista. “‘Talking of Dreams’. Illusione fantasmatica e malinconia in Shakespeare” (2000) torna fondamentalmente su The Tempest pur attraversando rapidamente anche altri testi shakespeariani mentre riflessioni sulla scrittura storica vengono presentate nei saggi “Le insolubili ambiguità del codice dinastico. King John come ‘problem play’” (1993), “Historico-Tragico-Comical Kings. Genre conventions and/as Emblems of Power in Shakespeare’s Histories” (2000), “Upon Historical Fiction. The Anachronism as a Form of Representational Economy” (2002) e “L’improbabile formazione del principe Hal: da antieroe a eroe in King Henry IV. Part One” (2002). I due saggi più recenti – “L’idea e il testo. Linee di indagine poetica nell’antichità classica e nell’età elisabettiana” (2002) e “Art and Beauty. Linguistic versus psychological aesthetic theories” (2003) – presentano un approfondimento critico-analitico in senso filosofico ed estetico segnando, mi pare, una svolta anche di maturità di elaborazione e di scrittura rispetto alla produzione precedente. Nel suo insieme, l’attività scientifica del Prof. Michele Stanco mostra rigore e serietà anche se al momento la produzione presentata risulta un po’ troppo limitata per argomenti e per estensione; l’assenza di lavori di più ampio respiro, infatti, non permette ancora di poterne definire compiutamente il profilo di studioso. commissario prof. Rosanna Camerlingo Il prof. Michele Stanco presenta dieci pubblicazioni: “Teoria, norma e canone poetico in The Arte of English Poesie (1589) di George Puttenham” (1993); “Le insolubili ambiguità del codice dinastico. King John come ‘problem play’” (1993); “The Tempest e il genere commedia” (1997); “Commedia di beffa e commedia di formazione. Riscrittura parodica e ricodifica culturale in The Taming of the Shrew” (1997); “’Talking of dreams’. Illusione fantasmatica e malinconia in Shakespeare”(2000); “Historico-Tragico-Comical Kings. Genre conventions and/as Emblems of Power in Shakespeare’s Histories”(2000); “L’improbabile formazione del principe Hal: da anti-eroe a eroe in King Henry IV. Part One” (2002); “L’idea e il testo. Linee d’indagine poetica nell’antichità classica e nell’età elisabettiana”(2002); “The economy principle in English: linguistic, literary, and cultural perspectives”(2002); “Art and beauty. Linguistic versus psychological aesthetic theories” (2003). La maggior parte dei dieci articoli vertono sulla retorica e sulla drammaturgia del sedicesimo secolo, soprattutto Puttenham e Shakespeare. L’interessante articolo su George Puttenham sostiene con una argomentazione dotta e competente che The Arte of English Poesy, nel proporre regole e norme retoriche e linguistiche per la creazione di testi poetici, può definirsi come un testo fondante della formazione del canone della letteratura inglese. Il trattato di Puttenham, che il candidato mostra di avere studiato a fondo, rimane un testo di costante riferimento, insieme al trattato di Philip Sidney A Defence of Poetry, per le successive analisi dei testi shakespeariani che il candidato esamina. L’articolo su King John, che fa parte di un volume collettaneo dedicato al dramma di Shakespeare (King John. Dal testo alla scena, a cura di Mariangela Tempera) parte invece dal famoso libro di Kantorowicz sulla teoria giuridicoteologica dei due corpi del re per poi addentrarsi in una dettagliata analisi retorica del testo. Il lungo saggio sulla Tempesta, nel volume collettaneo Tra Shakespeare e Milton, affronta il celebre testo di Shakespeare usando sia gli strumenti teorici della narratologia e della teoria della letteratura contemporanei -- Greimas, Genette, Fowler – sia quelli delle teorie classiche, per stabilire lo statuto di genere del dramma di Shakespeare per ricavarne una interpretazione interessante. Con lo stesso apparato critico, il candidato offre una attenta analisi centrata sulla formazione di Katherina in The Taming of the Shrew nel volume collettaneo The Taming of the Shrew. Dal testo alla scena. Ancora sulla formazione del principe Hal in Henry IV è centrato l’articolo “L’improbabile formazione del principe Hal” nel volume collettaneo Imperi moderni. L’eroe tra apoteosi e parodia, mentre alle forme di rappresentazione del potere nei drammi storici di Shakespeare è dedicato l’intenso articolo “Historico-Tragico-Comical Kings”. In “’Talking of dreams”. Illusione fantasmatica e malinconia in Shakespeare”, il candidato discute l’associazione tra fantasia e sogni che si trova in The Tempest e in Midsummer Night’s Dream corredandola di un’ampia bibliografia coeva sull’argomento. Dispiace che non venga fatta alcuna menzione delle diffusissime teorie sui sogni nel Rinascimento europeo. Tre articoli, infine, sono interamente focalizzati su questioni di teoria del linguaggio e di estetica. Nel complesso il candidato presenta una produzione scientifica fortemente orientata sulla retorica e sulla filosofia del linguaggio. Una produzione apprezzabilmente compatta e coerente che mostra la continuità e la crescita della ricerca scientifica del candidato. Ci si augura che nel prossimo futuro egli produca uno studio più impegnativo che metta a frutto le conoscenze acquisite fino a oggi. LA COMMISSIONE prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICODISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” (D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005) VERBALE DELLA VALUTAZIONE DEI TITOLI E DELLE PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE (n. 4) Il giorno 6/9/2006 alle ore 9,30 nei locali dell’Istituto degli Studi Aziendali, dell'Università degli Studi di NAPOLI “PARTHENOPE”, sito in Via Medina, 40, i commissari della valutazione comparativa in epigrafe si riuniscono per proseguire la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche dei candidati. Dopo aver fatto constatare che sono stati formulati i giudizi di ogni commissario sui titoli e sulle pubblicazioni presentate da ciascun candidato, il presidente invita la commissione alla discussione collegiale. La discussione collegiale avviene attraverso la comparazione dei singoli giudizi sui candidati e per ciascuno di essi si conclude con la formulazione altrettanto collegiale di un giudizio. Al termine della discussione risultano emessi i giudizi collegiali sui titoli di tutti i candidati. I giudizi collegiali allegati al presente verbale fanno parte integrante di esso. La seduta è tolta alle ore 20.00 Letto, approvato e sottoscritto. Napoli, 6/9/2006 LA COMMISSIONE prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICO-DISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” (D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005) ALLEGATO AL VERBALE n. 4 GIUDIZI COLLEGIALI CANDIDATO: FERRARI ROBERTA Professore associato presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Pisa dal 2000, Roberta Ferrari presenta un curriculum didattico standard, sia pure corredato di cariche che attestano la sua responsabilità nel campo delle relazioni internazionali e come Presidente di un Corso di laurea specialistica dal novembre 2004. E’ stata ‘Conversational Assistant’ d’italiano presso l’università di Warwick nell’anno accademico 1988-89. La prof. Ferrari ha esplorato con versatile continuità i generi e gli snodi più significativi della tradizione britannica: dalla narrativa del Settecento alla saggistica, dalla satira al teatro contemporaneo. La prospettiva intertestuale – dichiarata esplicitamente come strumento interpretativo (“Intertestualità: un approccio diacronico”, 1991) e applicata nel saggio sulle corrispondenze fra Ulysses di Joyce e Hamlet (“Shakespeare in Ulysses”, 1991) – viene poi adottata in altri due lavori di più ampio respiro: nel confronto di tre drammaturghi contemporanei (Beckett, Stoppard e Bond) con l’eredità shakespeariana (Lo spettro del padre, Dialogo intertestuale e riflessione sul presente in tre drammi contemporanei, 1997); e nel saggio che coglie una sorta di interferenza personale nella traduzione conradiana di Dacia Maraini (“Translating/Transforming: Dacia Maraini’s Reading of The Secret Sharer”, 2005). A un autore troppo poco presente negli studi accademici italiani, Flann O’Brien, la candidata ha dedicato una monografia in cui finemente individua nelle opere dello scrittore irlandese un rapporto dinamico fra la gravità del nesso colpa/espiazione e la leggerezza parodica del modo narrativo, entrambe contaminate dall’angoscia dell’influenza di Joyce. Negli anni Novanta le prospettive della ricerca della candidata si ampliano concentrandosi sul Settecento con due lavori, fra cui una monografia dall’impianto manualistico (La nascita di un genere. Il ‘Novel’ del primo Settecento, 2002) sulla nascita del ‘nuovo’ genere letterario, il novel appunto, a partire dai suoi antecedenti teorici e formali e attraversando i testi dei tre classici ‘inventori’ del genere (Defoe, Richardson e Fielding). Tuttavia questo lavoro non può considerarsi contributo originale e pienamente consapevole del dibattito critico esistente sull’argomento non tenendo conto di posizioni innovative come quelle di Richetti, Davis, Jameson e Mckeon. Del resto, pur offrendo spunti interessanti, non tutti i suoi lavori presentano una prospettiva teorico-critica definita e riconoscibile. Emerge una produzione variata e di buon livello ma disuguale e non particolarmente originale. Sulla base di queste considerazioni, la commissione non ritiene di poter formulare per Roberta Ferrari un giudizio di idoneità. CANDIDATO: GREGORI FLAVIO Il candidato è professore associato di Letteratura inglese all’Università Ca’ Foscari di Venezia dal 2001, a seguito di un interessante curriculum in cui si segnalano: il titolo di dottore di ricerca presso l’Università di Firenze, il ruolo di lettore d’italiano in Irlanda e Germania, e una borsa di post-dottorato assegnata dall’Università di Genova. E’ stato visiting scholar e visiting lecturer in alcune università inglesi e americane. La produzione scientifica di Flavio Gregori si distingue per sicurezza e originalità di metodo, spessore teorico e culturale, rara integrità intellettuale. Il candidato presenta due consistenti monografie (Il wit nel Tristram Shandy: totalità e dialogo, 1987; Rettorica dell’epica: la dissoluzione dell’epica neoclassica e le traduzioni omeriche di Alexander Pope, 1998), una curatela di scritti su Clockwork Orange (2004) introdotta da un lungo e complesso saggio (“A Clockwork Orange da Burgess a Kubrick”) che mette a fuoco le metamorfosi del testo nelle diverse versioni firmate dall’autore e nella sua transcodificazione cinematografica. La continuità fra questi due momenti è assicurata da alcuni saggi, anche in lingua inglese, che riaprono l’interrogazione sull’epoca storica e sugli autori con i quali lo studioso non intende chiudere la partita: il Settecento, e in particolare Jonathan Swift. Governando con lucida padronanza intellettuale una straordinaria mole bibliografica su alcuni dei temi fondativi della tradizione occidentale, il prof. Gregori argomenta la dissoluzione dell’epica nelle tante risorgenze e combinazioni eroicomiche dell’età neoclassica, prima che ne sia sancita la definitiva trasmutazione nella ‘rettorica’ dell’epica. Nei saggi, “Tra Augusta e Dultown: intenzione georgica e visione urbana nei Trivia di J.Gay” (1990), “Lo spazio anomico dell’eccesso: la satira urbana del primo Settecento inglese”(2003), e nei due studi swiftiani - “Splendide mendax: realtà, finzione e transazione in A Tale of a Tub” (1999) e “Gulliver’s Myopic Reformation: Reason and Evil in Gulliver’s Travels” (2004) - il candidato ha raggiunto una indiscussa autorevolezza e in questo ambito di studi, riconosciuta anche a livello internazionale. Per il pieno controllo di diverse lingue, discipline e culture, Gregori appare essenzialmente un comparatista, non tanto nel senso disciplinare del termine, quanto per una concezione della critica letteraria come atto costitutivamente ermeneutico, impegnato nella valorizzazione della sua stessa instabilità epistemologica, e dunque necessariamente situato dentro e fuori i singoli sistemi nazionali e culturali. Nell’insieme, il curriculum scientifico del candidato dimostra una notevole sicurezza metodologica e una indubbia vocazione etica alla ricerca. In considerazione di tutto ciò, il prof. Gregori si segnala pienamente meritevole di ottenere l’idoneità in questa valutazione comparativa. CANDIDATO: LA RAGIONE COLOMBA La candidata è professore associato di Letteratura inglese presso la Facoltà di Economia dell’Università ‘Parthenope’ di Napoli dal 2003, dopo aver ricoperto nella stessa sede il ruolo di professore supplente di Lingua inglese dal 1997-1998 al 2002-2003. Dal suo curriculum vitae, estremamente dettagliato, emerge un instancabile impegno professionale, espletato nel lavoro didattico nonché nelle molte responsabilità istituzionali svolte nell’Ateneo di appartenenza e giustamente premiate. Dal 2001 è componente del Comitato Regionale di Coordinamento dell’Università. Ha partecipato a diversi convegni internazionali. La candidata si segnala per una ragguardevole e ampia attività di ricerca che ha al suo attivo numerose pubblicazioni su temi centrali della civiltà e cultura letteraria inglese, con un’attenzione particolare alla verifica e applicazione delle metodologie degli studi culturali. Il volume Quotidianamente donna. Il privato nella pratica significante dei giornali popolari inglesi (1989) rappresenta la prima monografia in Italia riguardante questo settore mediatico; esso delinea in modo approfondito e articolato le modalità secondo cui le notizie che riguardano le donne sono comunicate sui quattro giornali Daily Mirror, The Sun, Daily Express, Daily Mail, nonché i rapporti fra la componente scritta e quella iconica. La discussione costituisce un notevole contributo pionieristico. Altrettanto può dirsi del volume L’Economia politica e la società inglese agli esordi della Rivoluzione industriale (1780-1850) del 2005, che con evidente impostazione manualistica è legato alle esigenze della Facoltà di Economia presso cui la candidata presta servizio, rispondendo così anche a una precisa domanda didattica. Più letterariamente motivati risultano alcuni saggi sul teatro elisabettiano: un dittico intitolato a Measure for Measure (2000 e 2001); un intervento sulle transcodificazioni cinematografiche di Tom Stoppard, risultato della collaborazione dell’autrice con il Dipartimento dello Spettacolo dell’Università di Roma Tre; un contributo sulla circolazione dell’ermetismo nella cultura rinascimentale (“Tracce della tradizione ermetica ed echi bruniani nel Mercante di Venezia”, 2004) esito della sua partecipazione al convegno internazionale su Giordano Bruno (Napoli 2000). Nel complesso emerge un profilo di studiosa e di docente assai attiva, con un interesse preciso per gli studi culturali, per la sociologia, la linguistica e la semiotica. Negli studi più maturi si può vedere un affinamento notevole degli strumenti di indagine e della loro applicazione, con risultati di buon livello che inducono la commissione a esprimere un giudizio positivo sull’idoneità della candidata a ricoprire il ruolo di docente di prima fascia. CANDIDATO: LAMARRA ANNAMARIA La candidata è professore associato di Letteratura inglese dal 2000 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli. E’ stata visiting professor all’Università di Warwick nel 1986. Ha partecipato e partecipa a numerosi progetti di ricerca, anche di carattere internazionale, e spesso in qualità di coordinatrice; inoltre ha contribuito a convegni internazionali (fra la Sorbonne nel 2003 e Napoli nel 2005, quest’ultimo in qualità di organizzatrice). Partecipa a diversi gruppi di ricerca finanziati dalla Comunità Europea e dal MIUR, e dirige insieme con Laura Guidi la collana Frontiere innaturali. Studi di genere. Da molti anni Lamarra spende energie nel settore dell’istruzione, con particolare attenzione all’uso delle nuove tecnologie nel contesto europeo (Relazione sullo stage a Aberdeen, 1971). In quest’ottica svolge un lavoro didattico qualificato intorno a tematiche di gender (lezioni di dottorato e di Master in alcune università italiane), intesse relazioni e scambi internazionali, promuove rapporti fra l’Università e il territorio, è delegata del Rettore per le Pari Opportunità. La prof. Lamarra ha equamente diviso la sua attività fra ricerca universitaria e impegno di operatrice culturale nel settore della promozione e divulgazione del femminismo. In questo duplice impegno la candidata ha trovato sicuri punti di convergenza facendo della cultura della differenza l’epicentro dei suoi interessi di ricerca. Di sicuro valore, entro quest’ottica, è il saggio sull’affermazione della professionalità femminile in campo letterario nel corso del Settecento, pubblicato nella Storia della civiltà letteraria (“Generi al femminile”, UTET 1995). Da questo studio inaugurale sono conseguiti: un essenziale excursus sulla scrittura autobiografica femminile (“Le maschere dell’io: incroci e contaminazioni di canoni nella scrittura autobiografica femminile”, 2003); e un più ampio saggio sulla rappresentazione del corpo femminile come decostruttiva della ratio maschile (“The Body as a Texture and the Geometry of Passions: The New Femminine Episteme during Baroque Times and Early Enlightenment”, 2003). Ma è intorno alla figura di Aphra Behn che la candidata aggrega i suoi studi, facendone dapprima oggetto di traduzioni, come nel caso del romanzo epistolare Lettere d’amore fra un gentiluomo e sua sorella (1999) e poi di attenta e complessiva analisi (come nell’introduzione alla traduzione succitata e nel saggio “The Difficulty in Saying ‘I’. Aphra Behn and the Female Autobiography”, 2005). Sorprende e dispiace che questo costante e prolungato interesse per Aphra Behn e la scrittura femminile non abbia portato a uno studio più ampio e impegnativo. Un secondo ambito di ricerca della candidata riguarda il Modernismo. Presenta una monografia (Invito alla lettura di Forster, 2003) che raccoglie al suo interno i risultati di una interessante riflessione critica sull’autore, già in parte anticipata nel saggio dedicato all’analisi della crescente egemonia della short story nel canone narrativo (“The Short Story and the Decanonization of the Novel: Differences and Analogies in E.M.Forster and J. Conrad’s Short Narrative”, 2001). Tuttavia le sue pagine mostrano disattenzione per i livelli stilistici e formali delle opere in esame. Soltanto in un suo contributo su un testo poetico, “La ballata del vecchio marinaio: una proposta di lettura” (1979-80), le questioni metodologiche vengono affrontate in maniera più approfondita. Al tessuto linguistico viene rivolto un saltuario interesse per gli aspetti più immediati e appariscenti, tanto più nelle pubblicazioni successive al 1980. Nel complesso la sua produzione si presenta come una serie di interventi vivaci e intelligenti piuttosto che come il prodotto di una lunga e meditata ricerca nel tempo. La commissione non ritiene pertanto di poter formulare per Annamaria Lamarra un giudizio di idoneità. CANDIDATO: LUCIANI GIOVANNI Di formazione filosofica, il candidato è dal 2000 professore associato di Letteratura Inglese presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Roma “La Sapienza”, dopo un percorso di studi e di esperienze didattiche svolte anche all’estero, rispettivamente in Canada e a Sheffield. Presenta tre monografie (L’arte della biografia. Saggio su Lytton Strachey, 1987; La polvere della lettura. La critica letteraria di Virginia Woolf, 1994; L’incendio di Londra. Samuel Pepys fra diario e autobiografia, 2003). Presenta anche alcuni saggi, buona parte dei quali è costituita da prefazioni, introduzioni, postfazioni a opere da lui stesso curate (La grande e grigia Babilonia, 1996) e tradotte (Jude l’oscuro, 1995; Anon, 2001 sono esempi significativi, ma non i soli, delle sue competenze linguistiche in un impegno qualificato di divulgazione letteraria, cui va aggiunta la realizzazione di un portale di letteratura in lingua inglese per gli studenti della Sapienza di Roma, nell’ambito dell’importante progetto nazionale Campus One). Pur mancando di pubblicazioni in lingua, la sua produzione critica è comunque affiancata da molte impegnative traduzioni di classici della letteratura e del pensiero critico. Muovendosi in prevalenza nell’ambito della letteratura inglese fra fine Ottocento e inizi del Novecento, il Prof. Luciani ne ha saputo cogliere e approfondire alcune specificità individualmente significative, sia nessi e relazioni tra testi coevi. A raccordare questi e altri titoli del candidato è il continuativo interesse per la letteratura convenzionalmente ritenuta non narrativa. Il tema della definizione del genere biografico in età moderna è sviluppato nella prima monografia dedicata a Strachey in cui, sia pure con intermittente immaturità, è evidenziata la transizione dalla critica letteraria alle biografie fictional dello scrittore vittoriano. Più estesamente indagata è la forma diario in una lettura interdisciplinare che, sostenuta da una robusta bibliografia critica, consente al candidato di riformulare i termini della distinzione tra ‘diario’ e ‘autobiografia’ (L’incendio di Londra. Samuel Pepys fra diario e autobiografia). Rispetto alla monografia su Strachey La polvere della lettura. La critica letteraria di Virginia Woolf delude per la scarsità di autentiche ipotesi interpretative. Il senso di un’abdicazione di responsabilità che Luciani attribuisce a Woolf diventa transitivo e viene assunto a sua volta dal candidato lasciando il senso di un’opportunità mancata. Nell’unico contributo sulla poesia “Thomas Hardy: Shelley’s Skylark” il candidato tratta quella lirica esclusivamente sul piano del pensiero ignorandone il piano espressivo. Complessivamente la produzione di Giovanni Luciani non sempre si distingue per originalità di approccio e profondità interpretativa anche se si presenta ampia e tocca diversi generi e periodi, mostrando un’apprezzabile operosità. Sulla base di queste considerazioni la commissione non ritiene di poter esprimere per Giovanni Luciani un giudizio di idoneità. CANDIDATO: PIAZZA ANTONELLA Antonella Piazza è professore associato di Letteratura inglese presso l’Università di Salerno dal 2000, a completamento di un curriculum di studi in cui si segnala un Master of Arts Degree in English conseguito all’Università di Charlottesville (USA) nel 1978-79. Presenta una monografia Quarto: Onora il Padre. Tragedie domestiche sulla scena elisabettiana (2000), due curatele con introduzione e contributi e sette articoli. Il suo ambito di ricerca è soprattutto il XVI secolo a cui dedica, oltre che la monografia e una curatela (Shakespeare in Europa, 2004), anche quattro dei sette articoli: “Public and Private in Thomas More’s Life and Utopia” (1995); “The Witch of Edmonton: the Space of the Witch’s Body as Formation and Critique of the Enclosed Body” (1996); e “Tra tribunale umano e divino: il discorso patibolare nella tragedia domestica elisabettiana” (1998). Nel volume monografico la candidata prende in esame la forma della tragedia ‘domestica’ in opere shakespeariane (Othello e Macbeth) e in alcune tragedie di drammaturghi ‘minori’: Arden of Faversham, A Warning for Fair Women, Two Lamentable Tragedies, The Vow-Breaker, The Witch of Edmonton e Late Lancashire Tragedies. La sua proposta di lettura è informata e intelligente, sebbene presenti alcuni limiti. Una procedura adottata sistematicamente è quella di riassumere gli interventi di un’ampia schiera di storici e antropologi, filosofi e critici letterari, per poi aggiungere, non di rado in subordine o come contributi di scarsa consistenza, le sue proprie proposte di lettura. I contributi migliori riguardano Arden of Faversham, A Woman Killed with Kindness e Othello, ed è apprezzabilke l’analisi di The Witch of Edmonton, mentre le osservazioni su Macbeth risultano talvolta poco fondate. Nell’insieme il volume mostra le qualità e i limiti della candidata: contiene momenti di approfondimento di un certo spessore, ma il discorso informativo tende a prevalere su quello critico personale. Nel volume collettaneo Shakespeare in Europa l’introduzione firmata dalla candidata riassume con competenza i diversi contributi; il breve saggio “Shakespeare ed Eduardo” propone un’angolazione interessante ma il piano storicoinformativo resta privilegiato rispetto a quello dell’interpretazione. Nella sua “Premessa” al volume collettaneo su Lawrence, la candidata apre in modo stimolante creando delle aspettative, ma poi finisce col riassumere soltanto i singoli contributi; il suo breve articolo “The Cult of the Dead in Etruscan Placet”, costituisce un possibile momento critico felice, nonostante la frequenza di errori formali. La candidata mostra nel complesso una diffusa tendenza a un ricorso ipertrofico alle citazioni, lasciando le sue proposte e prospettive in uno stato ancora abbozzato, o comunque insufficientemente sviluppate. Sulla base di queste considerazioni la commissione non ritiene di poter formulare per Antonella Piazza un giudizio di idoneità. CANDIDATO: STANCO MICHELE Michele Stanco è professore associato di Letteratura Inglese all’Università ‘Federico II’ di Napoli dal 30 dicembre 2004..Ha conseguito nel 1992 il titolo di dottore di ricerca in Anglistica presso l’Università Ca’ Foscari e ha usufruito di una borsa di post-dottorato presso l’Università degli studi di Padova. Ha partecipato a diversi programmi di ricerca, tra cui si segnala un progetto MIUR (coordinato dal prof. F. Marenco, 2004-2005). Le dieci pubblicazioni presentate dal candidato sono costituite da saggi – alcune dei quali in lingua inglese- che rivelano un interesse costante nel tempo per questioni di teoria della letteratura al confine tra estetica e retorica. La ricerca si è svolta principalmente nell’ambito della trattatistica elisabettiana (pregevole lo scritto su The Arte of English Poesie di George Puttenham, 1993) e di opere shakespeariane (“’Talking of dreams’. Illusione fantasmatica e malinconia in Shakespeare”, 2000), ove il candidato discute l’associazione tra fantasia e sogni che si trova principalmente in The Tempest e Midsummer Night’s Dream, riferendosi a un’ampia bibliografia coeva sull’argomento. Dispiace, tuttavia, che non venga fatta alcuna menzione delle diffusissime teorie sui sogni nel Rinascimento europeo. I due saggi più recenti – “L’idea e il testo. Linee di indagine poetica nell’antichità classica e nell’età elisabettiana” 2002) e “Art and Beauty. Linguistic versus psychological aesthetic theories” , 2003 – presentano un approfondimento analitico in senso filosofico ed estetico, segnando una svolta anche di maturità di elaborazione e di scrittura rispetto alla produzione precedente. Nell’insieme le pubblicazioni presentate dal candidato risultano apprezzabili anche al livello di scrittura, ma hanno dimensioni che limitano gravemente la loro portata ed efficacia critica. In un certo senso, per l’apparente impossibilità di andare oltre il formato dell’articolo, il candidato si presenta su scala ridotta. Una parziale conferma si ottiene nella constatazione che i suoi contributi migliori sono quelli in cui si concede un po’ più respiro. Ci si augura che in un prossimo futuro egli non rimanga confinato in spazi angusti e frammentati. Sulla base di queste considerazioni, la commissione non ritiene di poter formulare per Michele Stanco un giudizio di idoneità. LA COMMISSIONE prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICO-DISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” (D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005) VERBALE DELLA SEDUTA DI INDIVIDUAZIONE DEGLI IDONEI (n. 5) Il giorno 7/9/2006 alle ore 9,30 si riuniscono nei locali dell’Istituto degli Studi Aziendali, dell'Università degli Studi di NAPOLI “PARTHENOPE”, sito in Via Medina, 40, i commissari: prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario per concludere la procedura della valutazione comparativa in epigrafe. La commissione riesamina i giudizi collegiali sui candidati e, dopo lunga, attenta e approfondita discussione nella quale intervengono ripetutamente tutti i presenti comparando tra di loro tutti i candidati, il presidente dichiara che ogni commissario ha a disposizione due voti e pone in votazione i seguenti nominativi: FERRARI Roberta GREGORI Flavio LA RAGIONE Colomba LAMARRA Annamaria LUCIANI Giovanni PIAZZA Antonella STANCO Michele Fatta per appello nominale (in ordine alfabetico), candidato per candidato, la votazione dà i seguenti risultati: CANDIDATO: FERRARI Roberta voti 0 CANDIDATO: CANDIDATO: CANDIDATO: CANDIDATO: CANDIDATO: CANDIDATO: GREGORI Flavio LA RAGIONE Colomba LAMARRA Annamaria LUCIANI Giovanni PIAZZA Antonella STANCO Michele voti 5 voti 3 voti 1 voti 1 voti 0 voti 0 Visto il risultato della votazione, risultano idonei i seguenti proff.: GREGORI Flavio LA RAGIONE Colomba Alle ore 16,00 la seduta termina. Letto, approvato e sottoscritto Napoli, 7/9/2006 LA COMMISSIONE prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario VALUTAZIONE COMPARATIVA PER LA COPERTURA DI N. 1 POSTO DI PROFESSORE UNIVERSITARIO DI RUOLO DI PRIMA FASCIA PER IL SETTORE SCIENTIFICO-DISCIPLINARE L-LIN/10 DELLA FACOLTA' DI ECONOMIA DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI “PARTHENOPE” (D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005) RELAZIONE RIASSUNTIVA (n. 6) La commissione nominata dal Rettore dell'Università degli studi di NAPOLI “PARTHENOPE” con D.R. n. 235 del 21/03/2006 pubblicato su G.U. n.31 del 21/4/2006 e composta dai professori: prof. Rosa Maria Colombo, ordinario prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario si è riunita alle ore 9,30 del 5/9/2006 nei locali della Sala del Consiglio dell'Università degli Studi di NAPOLI “PARTHENOPE” situata in via Acton, 38 per procedere alla valutazione dei titoli dei candidati. Successivamente per ragioni tecniche (impiego delle attrezzature tecnologiche e assistenza del personale) il Rettore ha suggerito di spostare i lavori della Commissione presso l’Istituto degli Studi Aziendali, sito in Via Medina, 40, ove la commissione si è riunita nei giorni 5, 6, 7 settembre 2006 per l'espletamento della valutazione comparativa a n. 1 posto di professore universitario di ruolo di prima fascia per il settore scientifico-disciplinare L-LIN/10 della Facoltà di Economia, bandito con D.R. n. 304 del 28/4/2005, il cui avviso è stato pubblicato nel supplemento ordinario alla G.U. - 4° serie speciale - n. 37 del 10/5/2005. La commissione, presa conoscenza delle disposizioni regolamentari concernenti l'espletamento delle valutazioni comparative, ha designato presidente il prof. Rosa Maria Colombo e segretario il prof. Rosanna Camerlingo. La commissione, nella riunione telematica del 30-6-2006 ha deliberato i seguenti criteri di valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche: a) originalità ed innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico; b) apporto individuale del candidato, analiticamente determinato nei lavori in collaborazione; c) congruenza dell'attività del candidato, con le discipline ricomprese nel settore scientifico disciplinare per il quale è bandita la procedura, ovvero con tematiche interdisciplinari che le comprendono; d) rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all' interno della comunità scientifica; e) continuità temporale della produzione scientifica anche in relazione alla evoluzione delle conoscenze nello specifico settore scientifico-disciplinare. Costituiscono, in ogni caso, titoli da valutare specificamente quelli di cui all' art. 4 comma 4 del regolamento di cui al D.P.R. 23/03/2000 n. 117, ed in particolare: a) attività didattica svolta anche all’estero; b) i servizi prestati negli atenei e negli enti di ricerca, italiani e stranieri; c) l'attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri; d) i titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca; e) il servizio prestato nei periodi di distacco presso i soggetti di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 27 luglio 1999, n.297 f) il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico. g) l'organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca. I candidati alla valutazione comparativa sono risultati: FERRARI Roberta GREGORI Flavio LA RAGIONE Colomba LAMARRA Annamaria LUCIANI Giovanni PIAZZA Antonella STANCO Michele Le sedute di valutazione dei titoli sono state effettuate nei giorni 5, 6, 7, settembre 2006. Sulla valutazione dei titoli di ciascun candidato sono stati emessi giudizi individuali e collegiali. La deliberazione finale ha designato idonei: prof. GREGORI FLAVIO prof. LA RAGIONE COLOMBA Sono allegati alla presente relazione tutti i giudizi individuali e collegiali espressi. I lavori sono terminati il giorno 7/9/2006, alle ore 16.00 Letto, approvato e sottoscritto NAPOLI , 7/9/2006 LA COMMISSIONE prof. Rosa Maria Colombo, ordinario, presidente prof. Anthony Leonard Johnson, ordinario prof. Luciana Pirè, ordinario prof. Simonetta de Filippis, ordinario prof. Rosanna Camerlingo, ordinario, segretario