tesi di laurea pdf
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SCUOLA SUPERIORE PER MEDIATORI LINGUISTICI (Decreto Ministero dell’Università 31/07/2003) Via P. S. Mancini, 2 – 00196 - Roma TESI DI DIPLOMA DI MEDIATORE LINGUISTICO (Curriculum Interprete e Traduttore) Equipollente ai Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università al termine dei Corsi afferenti alla classe delle LAUREE UNIVERSITARIE IN SCIENZE DELLA MEDIAZIONE LINGUISTICA TITOLO DELLA TESI Storia dei manicomi in Italia RELATORI: prof.ssa Adriana Bisirri CORRELATORI: Prof. Paul Farrell Prof. Carlos Medina CANDIDATA: Federica Cattaneo ANNO ACCADEMICO 2014/2015 1 “Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo's nest” 2 3 Sommario Introduzione ..................................................................................................................... 6 1. 2. 3. Storia dei manicomi ................................................................................................ 8 1.1. I pazienti internati ........................................................................................ 10 1.2. Le terapie all’interno dei manicomi ............................................................. 13 1.3. La legge Giolitti ............................................................................................. 20 1.4. Storie dal manicomio ................................................................................... 26 1.4.1. Aldo Trivini ............................................................................................ 26 1.4.2. La leggenda di Aguscello ....................................................................... 31 I manicomi nell’era moderna ................................................................................ 34 2.1. Freud e la psicoanalisi .................................................................................. 35 2.2. La legge Mariotti .......................................................................................... 39 2.3. La legge Basaglia........................................................................................... 40 2.4. Il progetto obiettivo 1994-1996 ................................................................... 44 2.5. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ................................................................ 47 2.6. I manicomi nel mondo ................................................................................. 53 Adattamenti cinematografici ................................................................................ 60 Conclusioni ..................................................................................................................... 65 ENGLISH SECTION Introduction .................................................................................................................... 67 1. 2. History of insane asylums...................................................................................... 69 1.1. Confined mental patients ............................................................................. 71 1.2. Treatments adopted for use in mental asylums .......................................... 73 1.3. The Giolitti Law............................................................................................. 76 Modern-day mental institutions ........................................................................... 77 2.1. Freud and psychoanalysis ............................................................................ 78 2.2. The Basaglia Law .......................................................................................... 82 3. 2.3. The objective project 1994-1996 ................................................................. 84 2.4. Psychiatric hospitals for the criminally insane ............................................. 87 2.5. Mental hospitals in the world ...................................................................... 91 Movie adaptations ................................................................................................ 99 Conclusions ................................................................................................................... 103 SECCIÓN ESPAÑOLA Introducción ................................................................................................................. 105 1. 2. 3. La historia de los manicomios ............................................................................. 106 1.1. Los pacientes internados............................................................................ 108 1.2. Las terapias dentro de los manicomios...................................................... 111 1.3. La Ley Giolitti .............................................................................................. 113 Los manicomios en la era moderna .................................................................... 115 2.1. Freud y la Psicoanálisis ............................................................................... 115 2.2. La Ley Basaglia ............................................................................................ 119 2.3. El proyecto objetivo 1994-1996 ................................................................. 122 2.4. Los Hospitales Psiquiátricos Judiciales ....................................................... 124 2.5. Los manicomios en el mundo..................................................................... 129 Adaptaciones cinematográficas .......................................................................... 136 Conclusiones ................................................................................................................. 140 Bibliografia .................................................................................................................... 142 5 Introduzione In questa tesi ho voluto approfondire un tema che reputo molto interessante ma che raramente viene ricordato. Sembra impossibile al giorno d’oggi pensare che una persona possa essere rinchiusa contro la propria volontà e sottoposta a violenze solo perché considerata diversa dal “normale”, eppure tutto ciò accadeva fino a pochissimo tempo fa, anche nel nostro Paese. Infatti, se oggi con il termine “manicomi” intendiamo ospedali specializzati nella cura dei disturbi mentali, una volta essi erano tutt’altra cosa. Dal Medioevo fino al ‘900 queste strutture somigliavano più a prigioni che non a ospedali, infatti esse non avevano come scopo quello di curare o accudire un paziente malato, ma di emarginarlo. Le implicazioni psicologiche, ambientali e sociali non erano prese in considerazione, ancora non si conoscevano i farmaci e per questa ragione la detenzione nel manicomio era l’unica soluzione per persone affette da disturbi psichici in quanto potevano costituire un rischio per gli altri. Si può dunque affermare che il paziente malato era un individuo che andava principalmente “custodito”, più che curato. La scarsa conoscenza 6 in campo medico faceva inoltre sì che i reclusi fossero sottoposti a trattamenti inumani, che invece di migliorare la patologia finivano per aggravarla. Nella prima parte di questa relazione è stata dunque effettuata un’analisi approfondita sulla storia e lo sviluppo dei manicomi in Italia, ponendo l’attenzione alle terapie che venivano adottate all’interno di queste strutture e alle motivazioni per cui migliaia di persone venivano recluse. Nella seconda parte viene invece studiato il cambiamento che negli ultimi anni ha avuto la visione della follia e il trattamento dell’individuo all’interno dei manicomi, fino ad arrivare alla chiusura degli stessi e all’istituzione di nuove strutture che rispettano la dignità del paziente. 7 1. Storia dei manicomi La presenza dei manicomi la ritroviamo già nel Medioevo. Allora, il destino del folle si confondeva con quello del povero e del criminale, in quanto la sua figura era vissuta come una minaccia alla quiete pubblica e all’ordine costituito. Il più delle volte, le persone affette da disturbi mentali venivano quindi rinchiuse in torri o monasteri, costruite al di fuori della città, ed erano rari gli esempi di strutture create appositamente per questo problema, come la città di Elbing, in Polonia, che vantava un vero e proprio manicomio1. Questi luoghi di ricovero erano istituti di segregazione e non avevano niente in comune con gli ospedali moderni: per i folli erano essenzialmente luoghi di reclusione, a metà tra l’ospizio e il carcere, dove si riceveva assistenza ma anche punizioni e contenzione e dove le condizioni igieniche e di vita erano molto precarie. Con le nuove idee diffuse nel secondo 700 dall’Illuminismo, e con l’affermazione dei diritti dell’uomo propagati dalla rivoluzione francese, iniziò a diffondersi la spiegazione della follia in termini di malattia. La 1 Gary D. Albrecht, Katherine D.Seelman, Michael Bury: Handbook of disability studies 8 condizione del folle quindi, almeno in linea teorica, venne distinta da quella del povero e del criminale e si cominciò a pensare a un trattamento in termini esclusivamente medici. Fu così che il manicomio, istituzione creata da Philippe Pinel in Francia durante la Rivoluzione, diventò il luogo di cura dei malati2. Questa nuova istituzione, che durante il secolo si diffuse in tutta Europa costituiva un passo avanti rispetto ai reclusori del passato, perché si basava su obiettivi di cura e di ricerca medica. Tuttavia non era dissimile dai luoghi di segregazione precedenti, dal momento che la “cura” coincideva con l’obiettivo del controllo dei malati. D’altro canto l’espansione economica e l’affermazione di nuove classi sociali fece sì che la follia iniziasse a costituire un vero problema e che il 2 “la salute mentale nella storia” dal sito tartavela.it (associazione di familiari per la salute mentale) < http://www.tartavela.it/site/la-salute-mentale/la-salute-mentale-nella-storia.html> 9 numero di emarginati aumentasse considerevolmente. Per questa ragione vennero costruiti sempre più manicomi, luoghi alle estreme periferie della città, circondati da alte mura. A fine 800 in Italia c’erano 124 strutture dedicate all’assistenza psichiatrica di cui 43 erano manicomi pubblici. 1.1. I pazienti internati Come è stato già affermato in precedenza l’istituzione manicomiale nel passato aveva come scopo quello di emarginare l’individuo dalla società in quanto ritenuto pericoloso. Non è difficile capire quindi che in queste strutture spesso venivano rinchiuse persone senza alcun disturbo psichiatrico. Vi erano tossicomani, poveri, dissidenti politici (molto importante questa figura in quanto diverse persone furono rinchiuse per la diversa ideologia politica), eretici, individui con sessualità incerta. La follia rappresentava la diversità quindi tutte le persone che sembravano allontanarsi dalla normalità in quella determinata cultura venivano rinchiuse. 10 Inoltre è ovvio che l’idea di follia è variabile e collegata alle credenze della società e del tempo. Ogni cultura nel momento in cui si dà delle norme di riferimento concepisce e sviluppa anche le devianze di tali norme per questo mentre secondo Ippocrate nel V sec a.C. la pazzia era una malattia del cervello o per Galeno nel 200 d.C. era uno “squilibrio umorale”, nel 400 prevale la spiegazione religiosa, sentita come possessione demoniaca, segno della maledizione e del peccato. A partire dalla fine del 1400, centinaia di migliaia di streghe e maghi (tra loro molti pazienti psichiatrici) furono bruciati vivi sulle pubbliche piazze. “Non tutte le persone accusate di stregoneria erano inferme di mente, ma quasi tutti gli infermi di mente erano considerati streghe, maghi, posseduti da incantesimi”3 3 Zilboorg G, Henry G.W. (1963), Storia della psichiatria, Feltrinelli, Milano. 11 La maggior parte dei pazienti venivano rinchiusi perché accusati di essere folli da parenti, amici o altre persone, ovviamente senza poter esprimere la propria opinione. E’ importante ricordare che all’epoca dei manicomi il paziente coinvolgeva nel suo destino anche l’intera famiglia infatti qualora fosse stata “dimostrata” una base genetica della patologia tutta la famiglia del malato andava incontro a limitazioni tra cui la difficoltà a sposarsi per paura di una prole tarata. Tutto questo comportava la tendenza a nascondere ed esiliare il familiare malato invece di sostenerlo e aiutarlo. La follia era considerata come un crimine piuttosto che come una malattia, era associata al mostruoso, all’aberrante, al corrotto e al marcio. Solo nel tardo XVIII sec. si comincia ad operare una distinzione, si libera la follia dalla collusione con altre forme di devianza e diventa vera e propria malattia. Ricordiamo appunto il medico francese Philippe Pinel (17451826), direttore di uno di questi ospizi, cominciò a distinguere i malati mentali dai poveri, i vagabondi e gli emarginati, cui prima venivano assimilati. Inoltre riconobbe la follia come una malattia del corpo e definì cinque malattie mentali: la malinconia, la mania senza delirio, la mania con delirio, la demenza e l’idiotismo. Nonostante questo il paziente ancora veniva recluso e sottoposto a torture di ogni genere. 12 Sarà finalmente verso la metà del 900, con lo svilupparsi della psicologia e della psicoanalisi che si analizzerà anche l’aspetto psicologico del paziente. 1.2. Le terapie all’interno dei manicomi Le terapie adottate all’interno dei manicomi sono variate nel tempo con lo sviluppo nel campo medico, ma in sostanza sono sempre state di una violenza inimmaginabile. L’ignoranza nel campo della psicologia ha fatto sì che avessero quasi tutte uno scopo in comune, cioè quello di portare il paziente a provare uno shock talmente forte da farlo guarire. Non esisteva ancora una vera e propria relazione tra medico e paziente per cui quando l’individuo veniva sottoposto a queste terapie era completamente terrorizzato, tanto che non erano rari i tentativi di suicidio. E’ incredibile pensare che fino a poco tempo fa dei pazienti abbiano dovuto sopportare una violenza simile, senza alcun rispetto della loro dignità. Di seguito vengono elencate le più utilizzate: 13 La lobotomia o leuctomia parafrontale: la lobotomia è un intervento neurochirurgico consistente nella recisione di una parte delle fibre di un lobo cerebrale, di solito del lobo prefrontale. La parte ventrale dei lobi frontali, che è la zona particolarmente interessata dall’intervento di leuctomia, è coinvolta nel comportamento emozionale, nella motivazione, nell’attribuzione di valore a cose, persone, eventi, nella valutazione del rischio e nel comportamento sociale. Nonostante i vari tentativi il primo ad effettuare una lobotomia fu il neuropsichiatra portoghese Antonio Egas Moniz il quale vinse nel 1949 il premio nobel per la medicina. La prima operazione venne considerata un successo, in quanto sembrava ridurre i sintomi di paranoia e di ansietà gravi di cui il paziente soffriva. Moniz effettuò successivamente altri interventi, arrivando a operare circa 40 pazienti in due anni. I risultati erano incerti, con alcuni pazienti che mostravano modificazioni abnormi della personalità, quali perdita di inibizione, mancanza di iniziativa e di motivazione. Non esistono statistiche precise ma si stima che i pazienti che hanno subito la lobotomia vadano da un minimo di 100.000 a un massimo di 200.000. 14 L’elettroshock: consiste nell’induzione di convulsioni nel paziente, per cui viene fatta passare una corrente elettrica attraverso il cervello per mezzo di due elettrodi applicati in specifici punti della testa. Questa tecnica terapeutica fu introdotta negli anni trenta dal neurologo italiano Ugo Cerletti dopo gli esperimenti da lui condotti sugli animali. Quando si cominciò ad effettuare l’elettroshock fu una svolta per tutti in quanto si intravedeva una possibilità di cura. Ovviamente la sofferenza non era pari al risultato infatti questa tecnica provocava una scossa epilettica talmente forte da far sussultare il paziente il quale per evitare di cadere veniva legato, con conseguenti fratture ossee. La terapia era applicata senza anestesia. Col tempo la somministrazione continuata portava a lesioni cerebrali a volte irreversibili. 15 L’insulinoterapia o shock insulinico: veniva praticata attraverso l’iniezione di insulina, un ormone prodotto dal pancreas che ha come principale funzione quella di regolare i livelli di glucosio. Il primo shock insulinico venne praticato nel 1933 da Manfred Joshua Sakel. La terapia era lunga e dolorosa infatti una volta al giorno veniva iniettata l’insulina con un giorno di riposo alla settimana. La cura completa prevedeva dalle 90 alle 120 dosi. L’iniezione di insulina provocava l’abbassamento della glicemia per fare andare il paziente vicino allo stato di coma ipoglicemico, per poi somministrargli zuccheri per evitare la morte. Lo shock insulinico 16 provocava prima del coma contrazioni cloniche, spasmi muscolari, tremori generalizzati, riflessi patologici.4 Lo shock con cardiazol: Fu ideato dal neurologo ungherese Meduna. Nel 1937 Meduna aveva applicato la terapia su 110 pazienti dei quali 62 affetti da schizofrenia. Di questi, l'80% registrò un sensibile miglioramento. A differenza di altre shock-terapie che causavano una perdita di memoria, questa permetteva al paziente di ricordare. Tuttavia, all’iniezione di cardiozol seguiva un dolore fisico e psichico intensissimo tanto da dare al paziente l’impressione di morte imminente. 4 “Manicomio e legge 180: per non dimenticare” dal sito Psicozoo.it <http://www.psicozoo.it/2010/01/10/manicomio-e-legge-180-per-non-dimenticare/> 17 Moltissime altre crudeli terapie vennero applicate sui pazienti. Queste quasi sempre peggioravano lo stato mentale del paziente invece di migliorarlo. Di seguito se ne riportano alcuni esempi: Docce di acqua gelata o bagni gelati La chiusura del soggetto in un armadio L’ostruzione di varie arterie cerebrali Bagni prolungati (a volte i pazienti ci restavano fino ad un mese) Camicia di forza Castrazione o asportazione chirurgica delle ovaie Ferri roventi applicati sulla nuca Clitoridectomia Appendere il malato per le braccia con una corda al soffitto Grate di contenzione o culle Dieta (intesa come privazione del cibo) Isolamento Luce colorata Macchina rotatoria Finte operazioni chirurgiche Inoculazione della sabbia 18 Soffocamento Applicazione di sanguisughe Iniezione sottocute di sostanze tossiche dolorosissime5 5 “Breve storia dei trattamenti psichiatrici” dal sito Bipolari.it <http://www.bipolari.it/Joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=109:breve-storia-deitrattamenti-psichiatrici&catid=94:critica-della-psichiatria&Itemid=129> 19 1.3. La legge Giolitti Agli inizi del 900 ancora non esisteva una legge che regolamentasse e unificasse le varie strutture manicomiali, così nel febbraio del 1904 venne promulgata la legge Giolitti che prendeva il nome da Giovanni Giolitti, a quell’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri, intitolata “disposizioni sui manicomi e sugli alienati”. La legge era composta da 11 articoli e venne pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 43. Di seguito i 10 articoli della legge Giolitti: art. 1: debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorchè nei manicomi. Sono compresi sotto questa denominazione, agli effetti della presente legge, tutti quegli istituti, comunque denominati, nei quali vengono ricoverati alienati di qualunque genere. Può essere consentita dal tribunale, sulla richiesta del procuratore del re, la cura in una casa privata, e in tal caso la persona che le riceve e il medico che le cura assumono tutti gli obblighi imposti dal 20 regolamento. Il direttore di un manicomio può sotto la sua responsabilità autorizzare la cura di un alienato in un casa privata, ma deve darne immediatamente notizia al procuratore del re e all’autorità di pubblica sicurezza. art. 2: l’ammissione degli alienati nei manicomi deve essere richiesta dai partenti, tutori o protutori, e può esserlo da chiunque altro nell’interesse degli infermi e della società. Essa è autorizzata, in via provvisoria, dal pretore sulla presentazione di un certificato medico e di un atto di notorietà, redatti in conformità delle norme stabilite dal regolamento, ed in via definitiva da il tribunale in camera di consiglio sull’istanza del pubblico ministero in base alla relazione del direttore del manicomio e dopo un periodo di osservazione che non potrà eccedere in complesso un mese. Ogni manicomio dovrà avere un locale distinto e separato per accogliere i ricoverati in via provvisoria. L’autorità locale di pubblica sicurezza può, in caso di urgenza, ordinare il ricovero, in via provvisoria, in base a certificato medico, ma è obbligata a riferirne entro tre giorni al procuratore del re, trasmettendogli il cennato documento. Tanto il pretore quanto l’autorità locale di pubblica sicurezza, nei casi suindicati, debbono provvedere alla custodia provvisoria dei beni dell’alienato. Con la stessa deliberazione dell’ammissione definitiva il tribunale, ove ne sia il caso, nomina un amministratore provvisorio che abbia la rappresentanza legale degli alienati, secondo le norme dell’art. 330 del codice civile, sino a che l’autorità giudiziaria abbia pronunziato sull’interdizione. E’ loro applicabile l’art. 2120 del codice civile. Il procuratore del re deve proporre al tribunale, per ciascun alienato, di cui sia autorizzata l’ammissione in un manicomio o la cura in 21 una casa privata, i provvedimenti che convenisse adottare in conformità delle disposizioni contenute nel titolo x, libro i, del codice civile. art. 3: Il licenziamento dal manicomio degli alienati guariti, è autorizzato con decreto del presidente del tribunale sulla richiesta o del direttore del manicomio, o delle persone menzionate nel comma dell’articolo precedente o della deputazione provinciale. Negli ultimi due casi dovrà essere sentito il direttore. Sul reclamo degli interessati il presidente potrà ordinare una perizia. In ogni caso contro il decreto del presidente è ammesso il reclamo al tribunale. Il direttore del manicomio può ordinare il licenziamento, in via di prova, dell’alienato che abbia ricevuto un notevole grado di miglioramento e ne darà immediatamente comunicazione al procuratore del re e all’autorità di pubblica sicurezza. art. 4: Il direttore ha piena autorità sul servizio interno sanitario e l’alta sorveglianza su quello economico per tutto ciò che concerne il trattamento dei malati, ed è responsabile dell’andamento del manicomio e della esecuzione della presente legge nei limiti delle sue attribuzioni. Esercita pure il potere disciplinare nei limiti del seguente articolo. Alle sedute della deputazione provinciale o delle commissioni e consigli amministrativi, nelle quali debbansi trattare materie tecnico-sanitarie, il direttore del manicomio interverrà con voto consultivo. art. 5: I regolamenti speciali di ciascun manicomio dovranno contenere le disposizioni di indole mista sanitaria ed amministrativa, come quelle relative alle 22 nomine del personale tecnico-sanitario, al numero degli infermieri in proporzione degli infermi, agli orari di servizio e di libertà, ai provvedimenti disciplinari da attribuirsi secondo i casi, alla competenza dell’amministrazione o del direttore, e ad altri provvedimenti dell’indole suindicata. Detti regolamenti dovranno essere deliberati, sentito il direttore del manicomio, dell’amministrazione provinciale dalla commissione amministrativa, se trattisi di opera pia, e saranno approvati dal consiglio superiore di sanità con le forme e modi stabiliti dall’art. 198 della legge comunale e provinciale. art. 6: Nulla è innovato alle disposizione vigenti circa l’obbligo delle provincie di provvedere alle spese del mantenimento degli alienati poveri. La spesa per trasporto di questi al manicomio è a carico dei comuni nei quali essi si trovano nel momento in cui l’alienazione mentale viene constatata; quella pel ricondurli in famiglia è a carico della provincia a cui incombeva l’obbligo del mantenimento; quella pel trasferimento da un manicomio all’altro a carico della provincia che l’ha ordinato. Le spese di qualunque genere per gli alienati esteri sono a carico dello stato, salvo gli effetti delle relative convenzioni internazionali. Le spese per gli alienati condannati o giudicabili, ricoverati sia in manicomi giudiziari, sia in sezioni speciali di quelli comuni, sono a carico dello stato pei condannati fino al termine di espiazione della pena e pei giudicabili fino al giorno in cui l’autorità giudiziaria dichiari non farsi luogo a procedimento a carico di essi. Negli altri casi, compreso quello contemplato dall’art. 46 del codice penale, la competenza della spesa è regolata dalle norme comuni. 23 art. 8: La vigilanza sui manicomi pubblici e privati e sugli alienati curati in casa privata è affidata al ministro dell’interno ed ai prefetti. Essa è esercitata in ogni provincia da una commissione composta dal prefetto, che la presiede, del medico provinciale e di un medico alienista nominato dal ministro dell’interno. Il ministro deve disporre ispezioni periodiche. E’ applicabile ai manicomi pubblici e privati la disposizione dell’art. 35 della legge 22 dicembre 1888 sulla tutela dell’igiene e della sanità pubblica. Le spese per le ispezioni ordinarie e straordinarie sono impostate nel bilancio del ministero dell’interno, salvo rimborso dalle amministrazioni interessate, secondo le norme fissate dal regolamento, nel caso che siano constatate trasgressioni delle disposizioni contenute nella presente legge e nel regolamento. Alle dette amministrazioni è fatto salvo il regresso contro gli amministratori e gli impiegati responsabili delle trasgressioni. Le controversie relative alla competenza di tali spese, sono decise, anche nel merito, dalla IV sezione del consiglio di stato, in camera di consiglio. art. 9: Nel caso di gravi trasgressioni della presente legge e del relativo regolamento il prefetto, senza pregiudizio delle sanzioni penali che fossero applicabili, può sentito il consiglio provinciale di sanità, al quale è per l’oggetto aggregato il medico alienista, di cui all’articolo precedente, sospendere o revocare l’autorizzazione di apertura e di esercizio pei manicomi privati. Contro tale provvedimento è ammesso il ricorso al ministro dell’interno, il quale provvede, sentito il consiglio di stato o il consiglio superiore di sanità, a seconda dell’indole della controversia. Pei manicomi pubblici si provvede in conformità della legge che regola l’ente, al quale appartengono. 24 art. 10: le disposizioni degli articoli 98 della legge 17 luglio 1890, n. 6972, e 124 del regolamento amministrativo 5 febbraio 1891, n. 99, sono applicabili a tutti i manicomi pubblici e privati.6 Questa fu la prima legge italiana sui manicomi e come tema principale aveva il legame tra malattia mentale e pericolosità subordinando così nuovamente la cura del malato alla custodia. Già da come venne intitolata, usando il termine “alienazione”, capiamo che il malato rappresentava un soggetto che andava emarginato perché ritenuto pericoloso. Quello che si può considerare innovativo è che queste istituzioni dovevano essere presenti nelle province in modo da garantire una vicinanza per i familiari. Tranne per alcuni casi le spese erano a carico delle province che si occupavano della custodia del malato. E’ importante ricordare che questa legge riconosce il potere sovrano del direttore, il quale dopo un periodo di osservazione di 15 giorni riferiva l’esito al tribunale, regolamentava le condizioni di ammissione (quasi sempre attraverso il ricovero coatto) e le dimissioni dei pazienti. Il ricovero 6 “Legge 14 febbraio 1904 N.36. Disposizioni sui manicomi e sugli alienati” dal sito PsicologiPsicoterapeuti.info (portale di informazione scientifica) <http://www.psicologi-psicoterapeuti.info> 25 prevedeva la perdita dei diritti civili e politici, la dichiarazione di pericolosità da atto giuridico, l’iscrizione su due registri (tribunale e procura) e la sorveglianza della polizia dopo la dimissione. La maggior parte dei pazienti dopo essere stati dimessi venivano anche marchiati in modo da poter essere riconosciuti come pericolosi. In sostanza con la legge Giolitti vengono solo regolamentate le strutture ma non vi è alcuna attenzione sulla possibile cura dei pazienti. 1.4. Storie dal manicomio 1.4.1. ALDO TRIVINI Il 6 dicembre 1974 un esposto denuncia viene depositato presso la pretura di Aversa. Si trattava di cinquantasei fogli, dattiloscritti da Aldo Trivini, internato tra il 1972 e il 1974 presso il manicomio di Aversa. «Il sottoscritto, Trivini Aldo, espone alla S.V. ill.ma quanto segue: nel periodo di oltre un anno in cui il sottoscritto è stato rinchiuso nel Manicomio Giudiziario di Aversa (...) egli è stato sottoposto ad ogni genere di maltrattamenti e abusi da parte dei pubblici ufficiali addetti alla custodia. Ed analoghi abusi ha dovuto osservare commessi a danno di altri internati, 26 dei quali molti hanno voluto rilasciare denuncie scritte o registrate su nastro magnetico con il desiderio di ottenere la giusta punizione dei responsabili. Il sottoscritto, pertanto, allega al presente esposto (di cui fanno parte integrante) un memoriale, firmato in ogni pagina, che riporta fatti ed avvenimenti riferibili soprattutto al 1972 e 1973, di cui egli è stato personalmente vittima o testimone (...)». Cosi grazie alla sua denuncia si apre un processo al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che finisce con la condanna di due guardie carcerarie e del direttore del manicomio di Aversa, Domenico Ragozzino, il quale si impiccò poco dopo. Un inferno che comincia appena si varca l'ingresso. «Il detenuto, appena entra in matricola, viene posto davanti ad un brigadiere e una guardia; il brigadiere, finito di leggere la cartella personale del detenuto, rivolge a costui alcune domande di carattere psichiatrico, come ad esempio queste domande: Quanto è lungo un serpente dalla coda alla 27 testa, se dalla testa alla coda è lungo 3 metri? , Se tua sorella ti piace e la vedi nuda, cosa le fai? , poi secondo la risposta data dal detenuto vanno avanti E a tua madre, e a quello, e a quella? , Hai mai camminato con tre scarpe? , ecc., ecc. Se il detenuto risponde, con l'aria di essere preso in giro per queste zozze domande, è facile che si prenda anche qualche cazzotto in faccia o un calcio negli stinchi, mentre il più delle volte volano le schicchere sul naso, o sulle orecchie, tutto questo perché le guardie ti considerano come una bestia e ciò che essi fanno è lecito».7 Un sistema diffuso di piccole violenze e sistematica coercizione. Nel letto di contenzione si finisce per la più insignificante delle ragioni. «Venne il brigadiere, mi disse dove vuoi andare, in altro reparto? sì e gli spiegai i fatti. Lui mi rispose: tu più che al cimitero, non puoi andare mi prese e mi legò di nuovo per 2 giorni in un'altra stanza. Lì mi fecero delle punture, trattato male e sempre umiliato, con la sete. Chiedevo acqua e non mi veniva data. Cibo pessimo e neanche bastava per tutti. Per fare i bisogni c'è un buco nel letto: devo fare tutto lì. Poi quando fai la cacca, dopo un'ora, due ore viene lo scopino con una scopa grande con due zeppi, con un secchio, ti scopre, allarghi le gambe e lui ti pulisce in mezzo. Ti raschia 7 Dario Stefano Dell’Aquila, Antonio Esposito(2012), Cronache da un manicomio criminale, edizione dell’asino, Roma. 28 in mezzo alle gambe e ti fa uscire pure il sangue. La spazzola è fatta di zeppi e non è pulita perché pulisce altri detenuti: è sempre sporca di cacca». Al letto di contenzione, appurerà in seguito il processo nato da questa denuncia, è morto un ragazzo di soli 19 anni, stroncato da una polmonite. Tra tutte c'è una scena che meglio descrive le condizioni di bestialità cui sono costretti gli internati, rinchiusi come in uno zoo. «Chiesi a Chirico dove bisognava andare egli mi rispose allo zoo . Come allo zoo? (perché le guardie chiamavano il cortile esterno lo zoo). Con Chirico mi avvicinai agli altri e da come le guardie ci spingevano, facendoci vedere il bastone, capii perché lo chiamavano lo zoo. Non mancava nulla alla scena: oltre alle bestie e ai domatori, c'erano pure i cani, rappresentati dagli scopini che, come cani ammaestrati, rincorrevano quei detenuti sparpagliati o che tardavano a mettersi in fila. Una volta dentro lo zoo, mi parve chiaro come il nome fosse indovinato. I detenuti, dentro, attaccati alla rete, rappresentavano gli animali, le guardie e i servi erano i guardiani. Sporchi, laceri, sozzi, con fagotti sulle spalle, giravano per il cortile, uno dopo l'altro, alcuni che erano più decenti sedevano sulle panchine, altri sdraiati per terra come cose morte. Quando sulla strada che fiancheggiava il 29 cortile passavano i lavoranti o qualunque persona che vestisse abiti borghesi (...) come gli animali del giardino zoologico si avvicinavano per ricevere le noccioline dai visitatori, i detenuti si aggrappavano alla rete per ricevere qualche cicca: solo che i visitatori danno alle scimmie, alle giraffe, agli elefanti qualunque cosa, ma se capitava qualcuno che dava la cicca, la faceva volare oltre la rete e gli animali , cercando di prenderla, si azzuffavano fra loro». Dopo la diffusione del colera: , perché la guardia aveva preso il suo scatolone buttandolo sul camion. Costui aveva nella scatola circa 400 pacchetti di veniva buttata su consiglio del capo stanza e questi un po’ per deficienza un po’ per vendetta quello che prendeva buttava perché non l’adoperavo mai e non aveva visto che la lavavo. Queste sono alcuni tra gli avvenimenti riportati da Aldo Trivini, vittima di violenze inimmaginabili ed è grazie a lui che si aprì un dibattito contro i manicomi criminali. 30 1.4.2. La leggenda di Aguscello Vi è un posto decisamente inquietante ad Aguscello, piccolo paesino della periferia ferrarese. Si tratta di un ex ospedale psichiatrico infantile, nel quale si narra si svolsero dei fatti terribili. I primi documenti che attestano l’esistenza di tale struttura risalgono al 1870 anno in cui i fratelli Pareschi ne acquistarono il lotto ad un’asta pubblica il 6 aprile. Nel 1896 un documento certifica che la proprietà passò in mano a tale signor Lombardi che ne esercita l’usufrutto per 12000 annui sotto concessione del vescovo Enrico Grazioli. Gli atti notarili di quel periodo certificano che dal 1900 al 1933 la clinica di Aguscello cambiò proprietario ogni tre anni.8 L’ultimo proprietario di cui si ha notizia certa fu Amelia Guerra che rese l’edificio un ospedale per malati di tubercolosi. Nel 1940 venne venduto alla Croce Rossa Italiana che lo trasformò in un ospedale psichiatrico per bambini di età inferiore ai 13 anni. Lo gestì per 30 anni fino al 1970 anno in cui venne abbandonato. L’edificio è circondato da una vasta zona di terreno abbandonato a se stesso, è formato da tre palazzine distinte, una più grande dove probabilmente erano tenuti i bambini e due più piccole, 8 “Aguscello, il manicomio dei bambini fantasma” dal sito Enightmare (viaggi alla scoperta dell’ignoto) <http://enightmare.it/aguscello> 31 in una delle quali ci sarebbe una piccola cappella. La leggenda narra che l’ospedale fosse gestito da alcune suore, non proprio di buon animo. Le testimonianze di chi ha vissuto quegli anni nel ferrarese parlano di torture fisiche e mentali molto pesanti incluso l’utilizzo di diverse apparecchiature come l’elettroshock, ritrovate nelle campagne adiacenti all’ex manicomio. Non c’è uniformità tra le teorie che giustificherebbero la scomparsa dei bambini. Le ipotesi più gettonate sono quella di un incendio o di un’ epidemia che avrebbero messo fine alla loro vita, ma anche quella che con l’arrivo della seconda guerra mondiale i bambini sarebbero stati abbandonati all’interno del manicomio senza cibo e acqua. La figura più inquietante è sicuramente quella di Filippo Erni, un bambino affetto da una grave forma di schizofrenia che mentalmente stremato dai metodi rigidi e opprimenti del manicomio, sarebbe impazzito, uccidendo così alcuni dei suoi compagni prima di venire rinchiuso all’ultimo piano del manicomio dove, dall’unica finestra si sarebbe lanciato per disperazione, trovando la morte. Proprio l’anima di Filippo Erni sarebbe stata avvistata nel corso degli anni dai numerosi ghost hunters che si sono recati ad Aguscello. La figura descritta è quella di un bambino di circa 12 anni, biondo che si aggira correndo nel giardino. I visitatori affermano di sentire 32 una sensazione di angoscia opprimente fra quelle pareti, e di udire gli scalpicci dei piedini e i lamenti dei tanti bambini un tempo presenti. Inoltre sul muro del terzo piano pare sia visibile la sagoma di un bambino che sarebbe stato murato all’interno. All’interno dell’edificio è presente anche la scritta “chiunque faccia girare la giostrina, non riuscirà più a fermarla poiché le anime dei bambini giocheranno in eterno.” Si riporta di seguito la testimonianza di un ragazzo che una notte si è recato ad Aguscello con degli amici: “Eravamo sul lato destro quando cominciò: iniziai a tremare, mi venne la pelle d’oca e facevo fatica addirittura a camminare. Anche uscendo all’esterno, la temperatura non cambiava molto dall’interno dell’edificio, dal momento che non vi sono finestre e il tetto è in parte crollato. La differenza sarà stata al massimo di un grado e oltretutto quella sera non 33 c’era nemmeno vento. Eppure improvvisamente avvertii un freddo terribile. Erano passati circa dieci secondi da quando quella sensazione era cominciata. Eravamo quasi arrivati sul retro, ci trovavamo precisamente davanti al vano delle caldaie, quando, non riuscendo più a camminare, dissi a Manuel, che mi precedeva con la torcia, di fermarsi. Si girò sorpreso e fece luce verso di me: gli dissi che avevo i brividi e sentivo molto freddo; poi non ricordo più nulla. Mi hanno detto che sono rimasto privo di sensi per quasi un minuto. 2. I manicomi nell’era moderna Nonostante la Legge Giolitti, non ci furono grossi cambiamenti per quanto riguarda la visione del malato e della follia, al contrario esso veniva ancora visto come un soggetto pericoloso da emarginare e le terapie utilizzate erano ancora violente e per la maggior parte inefficienti. Ma nei primi decenni del ‘900 grazie all’affermazione della psicoanalisi, che sarà fondamentale per la nascita della psicologia, si intravede un cambiamento: la follia non ha più una visione solamente biologica ma 34 psicologica. Il malato non rappresenta più un individuo da alienare ma una persona che ha bisogno di cure per guarire. Certamente la psicoanalisi rappresentò un momento essenziale nella visione della follia ma non venne comunque applicata inizialmente all’interno dei manicomi dove vi sarà un vero cambiamento solo negli anni ‘70. 2.1. Freud e la psicoanalisi La psicoanalisi è un movimento che si sviluppa nei primi decenni del 900 ma è ancora vivo e operante. Nasce in ambito psichiatrico, grazie all’opera innovatrice di Sigmund Freud, medico viennese che si era dedicato alla cura di malattie mentali come la nevrosi o l’isteria. Il suo pensiero si basava sull’idea dell’esistenza di energie psichiche avanzate cioè l’es, l’io e il super io. L’es è la parte più istintiva che risiede nella nostra coscienza, ed il compito dell’io, la parte razionale che rappresenta la figura di censore, è 35 quello di frenare i suoi impulsi. Se non vi è un equilibrio tra i due si manifesta una personalità perversa registrata soprattutto nell’attività onirica, che Freud considerava fondamentale e interpretava attraverso l’ipnosi. Egli affermava che “Il pazzo è un sognatore sveglio”.9 Il super io è invece l’insieme delle regole etiche e morali che sovrastano la ragione e l’es. Rappresenta l’interiorizzazione delle norme morali che hanno una funzione di controllo. Se tali norme non vengono concepite si può sviluppare la patologia. Quello che è importante ricordare è che Freud attribuiva il disturbo mentale alla presenza dell’inconscio, lato irrazionale dell’attività psichica, che non possiamo controllare e che quindi è la causa di molti nostri comportamenti. Pertanto invece di attribuire un’origine biologica del disturbo mentale e utilizzare terapie violente al fine di curarlo, Freud pensava che analizzando l’inconscio di un individuo, i disturbi psichici ne avrebbero trovato giovamento. Così iniziò la cura dei pazienti attraverso l’ipnosi che poi abbandonò per diverse ragioni. La terapia da lui più utilizzata fu “l’associazione libera”, descritta da lui nei seguenti termini: “Si rende necessaria, a questo scopo, una certa preparazione psichica dell’ammalato. Si aspira ad ottenere da lui, in primo 9 Sigmund Freud(1900), L’interpretazione dei sogni, tradotto da Elvio Facchinelli e Herma Trettl(1973), Bollati Boringhieri, Torino. 36 luogo, un’attenzione più intensa per le sue percezioni psichiche e, secondariamente, l’eliminazione della critica con cui di solito vaglia le idee che spontaneamente si presentano. Per raggiungere uno stato di autoosservazione con attenzione concentrata, è vantaggioso che egli assuma una posizione di riposo e chiuda gli occhi; mentre la rinuncia alla critica delle creazioni ideative percepite deve essergli imposta esplicitamente. Gli si dice dunque che il successo della psicoanalisi dipende dal fatto che egli osservi e comunichi tutto ciò che gli passa per la mente e non sia tentato di sopprimere un’idea perché gli sembra insignificante o non pertinente, un’altra perché gli sembra assurda: che deve comportarsi con tutta imparzialità nei confronti di ciò che gli viene in mente, perché dipenderebbe proprio dalla critica se non riuscisse a trovare la soluzione del sogno, dell’idea ossessiva, e così via, di cui si è in cerca.” Si trattava di dire qualsiasi cosa passasse per la mente, per quanto fosse difficile, incongrua o addirittura senza senso. Questo permetteva che l’individuo analizzato nel suo discorso dicesse più di quanto non volesse 37 dire ma facilitava anche l’instaurazione o il consolidamento del transfert nei confronti dell’analista.10 Jacques lacan, uno tra i più importanti psicoanalisti francesi per descrivere l’inconscio utilizzava l’aforisma “l’inconscio è strutturato come un linguaggio”.11 Questo aforisma è fondamentale per capire anche la visione di Freud in quanto il linguaggio, non solo verbale permette attraverso lapsus, la dimenticanza di un nome, il racconto dei sogni, il taglio del discorso, la vacillazione della parola, i cambiamenti nella tonalità vocale, di far emergere una sorpresa che Freud assimila al desiderio inconscio cioè il sintomo che fa soffrire l’individuo, il quale per vergogna o altre ragioni non vuole affrontare quel determinato argomento. Freud ebbe allievi in tutto il mondo ed è grazie a lui che si formarono diversi movimenti contrari ai trattamenti all’interno dei manicomi. Il suo pensiero ha portato allo sviluppo della psicologia. 10 “La psicoanalisi (studi internazionali del campo freudiano) dal sito la psicoanalisi.it (Bac, 2014) (Dragosei, 2007) <http://www.lapsicoanalisi.it/psicoanalisi/> 11 Jacques Lacan (2013), Altri scritti, Einaudi, Torino 38 2.2. La legge Mariotti Il 12 febbraio del 1968 venne promulgata la cosiddetta legge Mariotti, a quell’epoca Ministro della Salute, intitolata “enti ospedalieri e assistenza ospedaliera”. E’ importante citare questa legge in quanto già solo dal titolo della legge si intravede una nuova visione della struttura, infatti i manicomi divennero enti ospedalieri quindi dotati di personalità giuridica e pubblica, sottoposti al controllo del Ministero della Sanità. Venne riorganizzata la rete ospedaliera sul territorio e i manicomi divennero da istituti assistenziali a istituzioni specializzate. Inoltre con la legge Mariotti venne abolita la registrazione obbligatoria al casello giudiziario e venne anche sancita la possibilità che il paziente effettuasse un ricovero volontario. Per la prima volta si può intravedere un tentativo di restituire dignità all’individuo, il quale non deve essere visto come un criminale, ma al contrario la sua patologia va curata e prevenuta. 39 Nonostante la legge Mariotti rappresentò in un certo modo la svolta, i manicomi rimasero luoghi di aberrazione. La vera e propria rivoluzione si ebbe solo con la legge Basaglia del 1978. 2.3. La legge Basaglia Con questa legge si intende la legge italiana n. 180 del 1978 (poco dopo sostituita dalla legge n. 833 che istituì il Servizio Sanitario Nazionale). Essa prende il nome da Franco Basaglia, uno psichiatra veneziano e venne intitolata “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”. Basaglia iniziò la sua battaglia nel manicomio di Gorizia che diresse dal 1961 al 1968 che trasformò in una comunità terapeutica. In questa struttura riscontrò una realtà disumana dove i pazienti venivano trasformati da persone in oggetti, privandoli della dignità umana. Lo scopo del manicomio non era la cura di un male ma la segregazione del paziente in modo che non potesse recare disturbo ai “sani”. 40 Egli affermò: “Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale… viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione.12 Con la promulgazione di questa legge che aveva come principi fondamentali la prevenzione e la riabilitazione, i malati per la prima volta divengono titolari di diritti e sono posti al centro della reintegrazione sociale che coinvolge anche l’istituzione famiglia. Il malato viene dunque stimolato a mantenere rapporti con il mondo esterno anche attraverso il coinvolgimento in attività lavorative, la programmazione di gite, visite guidate e incontri con i parenti. Il rapporto tra medico e paziente finalmente si trasforma in una relazione tra persone anche attraverso l’istituzione di assemblee tra pazienti e personale. Il malato di mente viene trattato come gli altri malati e non deve più essere relegato ai margini della società grazie anche all’abbattimento delle barriere che isolavano l’ospedale dall’esterno. Basaglia eliminò qualsiasi forma di contenzione 12 Franco Basaglia(1953-1968), Scritti I, Einaudi, Torino. 41 fisica, abolì le pratiche più violente, dispose la chiusura dei manicomi e vietò espressamente di costruire nuovi ospedali psichiatrici ma favorì la creazione di reparti psichiatrici all’interno degli ospedali. Grazie a Basaglia per la prima volta si intravede l’accettazione da parte della società di quella figura da sempre inquietante che è la follia, definita da lui stesso come una condizione umana presente in noi come lo è la ragione. Con l’inserimento dei servizi psichiatrici nei servizi sanitari generali eliminò ogni forma di discriminazione e di segregazione. Basaglia capisce la necessità di una relazione tra medico e paziente, infatti quest’ultimo non ha solo bisogno di cure ma anche di un rapporto umano con chi lo cura, di risposte reali per il suo essere, di denaro, di affetto e di una famiglia. Basaglia affermava che “il paziente se trattato come un uomo, non presentava più una malattia ma una crisi, vitale, sociale, esistenziale, familiare che diventava permanente e definitiva con la chiusura in un manicomio.” Sostanzialmente la legge 180 fu una vera e propria riforma ed è grazie a questa che i manicomi e le terapie violente cessarono di esistere. Rappresentò l’inizio di un nuovo sistema sanitario e sociale. 42 Dal 1978 sono stati presentati e mai votati cinquanta progetti di modifica della legge Basaglia che non includevano l’aspetto finanziario della sua applicazione, proponendo al contrario forme più o meno palesi di riapertura degli Ospedali Psichiatrici. 43 2.4. Il progetto obiettivo 1994-1996 Nonostante la promulgazione della legge Basaglia, non mancarono carenze dal punto di vista finanziario e organizzativo. La legge modificò l’intera logica del trattamento riservato al malato ma lasciò il compito di costruire il complesso sistema preventivo ai singoli legislatori regionali. I fondi non erano abbastanza e la maggior parte delle regioni non riuscì a creare delle strutture organizzate. Per questo venne approvato il Progetto Obiettivo 1994-1996 che ebbe come scopo quello di sviluppare, confermare e migliorare la riforma del 1978 incentrandosi sui servizi territoriali. I contenuti fondamentali erano: - la costituzione in tutte le Unità Sanitarie Locali (che poi diventeranno ASL) di una rete di strutture territoriali psichiatriche, residenziali, semiresidenziali e di strutture ospedaliere; - L’aumento e la diversificazione delle competenze professionali degli operatori; - Il definitivo superamento dell’ospedale psichiatrico adottando precise e concrete linee di intervento; 44 - Lo sviluppo di una organizzazione del lavoro basata sulla gestione integrata dei diversi servizi psichiatrici e non psichiatrici mediante la strutturazione di un Dipartimento di Salute Mentale che coordini le attività dell’intero settore attraverso la creazione di strutture adeguate. Il DSM è l'insieme delle strutture e dei servizi che hanno il compito di farsi carico della domanda legata alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute mentale nell'ambito del territorio definito dalle USL. Le strutture e i servizi di cui è dotato sono: Il centro di salute mentale è la sede organizzativa del DSM e svolge attività ambulatoriali, domiciliari ma anche, in alcune regioni, ricoveri per brevi periodi nonché attività di valutazione delle richieste che giungono da utenti, familiari, servizi sociali e medici di medicina generale. In particolare si occupa di filtrare e prevenire ricoveri attraverso la somministrazione di psicofarmaci, visite ambulatoriali e domiciliari, colloqui di supporto psicologico e psicoterapie individuali o di gruppo. Infine offre consulenze specialistiche a istituti o altri servizi, sia territoriali sia ospedalieri. Il servizio psichiatrico di diagnosi e cura si trova all’interno dell’ospedale generale, accoglie pazienti per i quali si renda necessario il ricovero in 45 ambiente ospedaliero sia in forma volontaria che non. E’ un servizio a porte chiuse, in altre parole i degenti non possono uscire liberamente dal reparto. Il centro diurno è una struttura semi-residenziale con funzione terapeutico-riabilitativa, aperta almeno 8 ore al giorno, per 6 giorni la settimana. Dispone di locali idonei e attrezzati e si avvale di una propria equipe. Il day Hospital è una forma di ricovero giornaliero in una struttura semiresidenziale dove sono forniti i pasti principali. I pazienti vi accedono direttamente su indicazione del CSM o in seguito a ricovero. Le strutture residenziali sono complessi per accogliere al massimo 20 persone ciascuno, che necessitano di un’assistenza continuativa per lo svolgimento delle normali consuetudini di vita. Sono rivolte a pazienti di esclusiva competenza psichiatrica ma anche a portatori di handicap, anziani neuropsichiatrici, tossicodipendenti, con problematiche psichiatriche e malati terminali di AIDS. L’obiettivo è di ricreare una 46 dimensione familiare che consenta ai malati di riappropriarsi delle capacità di relazione interpersonale e di integrazione sociale, grazie alla presenza continuo di personale specializzato.13 I 76 manicomi attivi nel 1978 vennero sotituiti da: 320 SPDC, 1.341 strutture residenziali, 257 strutture semiresidenziali (day hospital), 433 imprese sociali, 481 strutture semiresidenziali (centri diurni) e 695 centri di salute mentale. In sintesi, solo nelle leggi del 94 e del 96 furono individuati gli strumenti finanziari e operativi per l’applicazione della legge 180.14 2.5. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari In Italia con la legge Basaglia vennero aboliti i manicomi ma servivano delle strutture finalizzate alla reclusione e il recupero di persone che hanno commesso reato ma che sono inadatte alla pena detentiva perché affette da malattie psichiatriche, così vennero istituiti gli ospedali 13 Progetto Obiettivo “Tutela salute mentale”dal sito europa.uniroma3.it <http://europa.uniroma3.it/cires/files/d234c29f-265b-4882-a2f3-7336e1fb15af.pdf> 14 La legge 180 dal sito Educazione&Scuola <http://www.edscuola.it/archivio/handicap/basaglia.html> 47 psichiatrici giudiziari (OPG) dipendenti dall’amministrazione giudiziaria del Ministero della Giustizia. Il primo Ospedale Psichiatrico Giudiziario venne fondato in Inghilterra nel 1857. Oggi in Italia ne esistono sette: Filippo Saporito Aversa, in provincia di Caserta ospita 179 detenuti; Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina ospita 340 detenuti; Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova ospita 279 detenuti ma ha una capienza di 193; Villa Ambrogiana, Montelupo Fiorentino, in provincia di Firenze ospita 174 detenuti; Sant’Eframo, in provincia di Napoli ospita 120 detenuti; Sant’Asernio, in provincia di Salerno ospita 80 detenuti; Reggio Emilia, in provincia di Reggio Emilia ospita 132 detenuti.15 15 “ Gli ospedali psichiatrici giudiziari presenti in Italia” dal sito Wikipedia.org < http://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_psichiatrico_giudiziario> 48 La struttura di Castiglione delle Stiviere è l’unica a non essere mai stata direttamente dipendente dal Ministero della Giustizia, configurandosi sempre come struttura essenzialmente sanitaria. Quindi se l’incubo dei manicomi sembrava oltrepassato ormai da anni non è affatto così. Gli OPG continuano ad essere luoghi aberranti con uno scarso riguardo nei confronti del malato criminale. Le polemiche nei confronti di questi istituiti sono moltissime e si dividono tra coloro che vorrebbero che ci fosse una capienza maggiore e coloro che credono che nonostante il reato commesso i detenuti debbano essere curati e abbiano il diritto di vivere in ambienti puliti e dignitosi. Secondo le statistiche quasi 400 detenuti avrebbero il diritto di uscire perché non pericolosi ma la maggior parte di loro rischia di non uscire mai. Per essere chiari si passa 49 dal detenuto per resistenza a pubblico ufficiale a quello che ha ucciso a picconate la moglie. Nel 2010 la Commissione Parlamentare d’Inchiesta, allora presidenziata da Ignazio Marino ha svolto un’indagine all’interno degli OPG dando il via a una serie di ispezioni a sorpresa, dichiarandoli strutture “inconcepibili”, più simili a carceri che ospedali e non garantiscono la cura del malato. All’interno scarseggiano non solo di personale ma anche di guardie penitenziarie. Non vi sono attività educative o ricreative e i pazienti vengono completamente abbandonati. Il tasso di suicidio all’interno di queste strutture è molto alto basti pensare che nell’ OPG di Aversa se ne sono riscontrati tre negli ultimi cinque mesi. Queste le parole di Marino: “Tutti i membri della commissione sono stati d'accordo sul fatto che era lo strumento migliore per capire quali fossero le reali condizioni di vita quotidiana di questi pazienti. Se partiamo da presupposto che chi è internato in un ospedale psichiatrico giudiziario è lì per essere curato, quello che abbiamo trovato è un fallimento totale. Innanzitutto perché i pazienti non hanno accesso sufficiente a ciò di cui hanno bisogno, ovvero le cure psichiatriche. In media, possiamo calcolare che ciascun paziente abbia contatti con uno psichiatra per meno di un'ora 50 al mese. Poi, perché chi è internato in queste strutture ed è affetto da una patologia fisica anche grave non ha modo di essere curato. E questa è una violazione dell'articolo 32 della Costituzione, sul diritto alla salute. Infine, perché questi luoghi non sono idonei dal punto di vista igienico e sanitario. Non immaginavamo nemmeno lontanamente che nel nostro Paese esistessero ancora dei residui delle strutture manicomiali realizzate durante il fascismo". Nel gennaio 2012 in Senato si discusse il decreto ribattezzato “svuota carceri” che diventerà legge il 14 febbraio 2012. Questo decreto prevedeva la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo 2013 dando il compito alle regioni che avevano competenza sanitaria di dotarsi di nuove strutture capaci di ospitare i degenti entro 12 mesi. La nuova legge prevedeva che i pazienti internati venissero distinti in due gruppi: quelli con una pericolosità tale da giustificare la detenzione e quelli che potevano già essere parzialmente reinseriti nella società. Questi ultimi, il 40% verranno presi in carico dai Dipartimenti di Salute Mentale e trasferiti in comunità terapeutiche o in strutture psichiatriche residenziali. Per quelli socialmente pericolosi la questione è più complessa in quanto dovrebbero andare in istituti con una gestione esclusivamente sanitaria e 51 con la sicurezza garantita da un perimetro di vigilanza esterna, ma queste strutture non esistono. Il compito di costruirle è affidato alle regioni e i fondi sono già stati individuati: 120 milioni nel 2012 e 60 nel 2013 in più altri 38 milioni nel 2012 e 55 all’anno dal 2013 per la loro gestione. Nel frattempo un gruppo di lavoro che coinvolge i ministeri della Salute e Giustizia e i rappresentanti di otto regioni (Campania, Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, Puglia, Veneto e Liguria) sta elaborando un decreto che definisca l’organizzazione delle nuove strutture, le loro dimensioni e gli standard di sicurezza richiesti. L’emergenza di costruire nuove strutture per ospitare i pazienti ha costituito un problema dal punto di vista organizzativo, causando ritardi che continuano a scatenare le polemiche di coloro che non approvano l’esistenza di questi Ospedali Psichiatrici Giudiziari, in quanto giudicati troppo simili ai vecchi e per fortuna aboliti manicomi. Già nel 2012 Marino affermava che i lavori avrebbero potuto avere ritardi, così vi fu una proroga al 2014 ed un decreto legge che parla di aprile 2015 ma la visione più realistica è quella del 2017.16 16 “Ospedali psichiatrici giudiziari, la chiusura è rinviata al 2015” dal sito Corriere della Sera 52 2.6. I manicomi nel mondo Anche se l’istituzione del manicomio varia a seconda del Paese in cui la ritroviamo, è possibile comunque fare una descrizione generale della situazione affermando che ormai in Italia e nella maggior parte degli altri Paesi i manicomi del passato sono stati decisamente superati e aboliti. Anche se queste strutture in parte ancora esistono, sono state adibite in maniera completamente diversa, cercando di rispettare i diritti umani e quindi in particolare la dignità del paziente. Rimanendo in Europa, in Francia la legge permette il ricovero coatto su semplice denuncia di terzi o su decisione della questura, anche per un comportamento “sospetto”. In entrambi i casi, serve il parere di due medici, il giudice non è informato e non si prevedono limiti temporali al ricovero. Malati gravi condividono la reclusione con semplici depressi. Sono internate 60 mila persone l’anno, 4.000, si stima, illegalmente e per questo nel 1990 è nata una commissione di controllo sulle irregolarità. Anche in Germania i manicomi e i ricoveri coattivi permangono, anche se, per la maggior parte, i manicomi sono diventati cliniche dove i malati, accanto alle terapie, godono di un ambiente dignitoso e a misura d’uomo. < http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/14_aprile_01/ospedali-psichiatrici-giudiziari-chiusurarinviata-2015-a4a3d624-b978-11e3-92e9-a78914a8c77a.shtml> 53 La legge prevede manicomi chiusi solo per i violenti, socialmente pericolosi, con una condanna alle spalle. Vi sono altri istituti in cui sono i tribunali sociali, con gli assistenti sociali e un medico, a decidere il ricovero, che va condiviso dai familiari. Un po’ più avanzata appare la situazione in Inghilterra, dove per poter effettuare un ricovero coatto servono due referti medici. Per chi si ricovera volontariamente o vuole curarsi a casa è responsabile il medico di base. Ci sono 86 Mental Health Trusts, cui fanno capo uno o più ospedali. La legislazione è comunque diversa in Scozia, Irlanda e Galles. Nel 1999 il governo ha lanciato il National Health Service Framework for Mental Health, che tra l’altro crea: unità di crisi 24 ore su 24 e gruppi d’intervento per schizofrenici. Il Royal College of Psychiatrists ha respinto una bozza di legge per iI ricovero coatto indefinito di malati con gravi disturbi di personalità, ma che non hanno commesso crimini. La situazione non è molto diversa negli Stati Uniti dove anche in campo psichiatrico l’assistenza è sostanzialmente gestita da strutture private di ricovero, ben organizzate e rispettose nei confronti dei pazienti. Non mancano però le eccezioni, dove gli ospedali psichiatrici ricordano ancora i manicomi del passato: 54 In Cina, oggi, secondo il Ministero della Sanità di Pechino, si riscontrano ben oltre 100 milioni di malati mentali, tra i quali 16 milioni sono affetti da malattia mentale grave, e solo il 20 per cento di loro gode di un trattamento medico e terapeutico. È stato stimato che in Cina almeno un terzo dei suicidi (300 mila all’anno quelli resi noti) è commesso da individui affetti da disagio psico-sociale, e il 75 per cento degli omicidi è causato da soggetti patologici. La gran parte di loro non è mai entrata in un centro di salute mentale, né è mai stata sottoposta a cure mediche da professionisti del settore. Solo il 20-25% della popolazione cinese beneficia di un’assicurazione sanitaria, che in ogni caso non copre i servizi per la salute mentale, pertanto sono 800 milioni i cittadini senza cure e il 90 per cento degli schizofrenici vengono tenuti in casa senza terapia o sotto effetto di droghe e allucinogeni. La malattia mentale non sembra risparmiare neppure i più piccoli: il 15-20% dei bambini nel mondo affetti da disturbi mentali sono cinesi. Questo perché la Cina manca di un sistema sanitario ben organizzato e modernizzato. Gli istituti psichiatrici sono 600 e 11 mila i posti letto, inoltre gli specialisti scarseggiano per numero e formazione. Per tale ragione il Ministero della Sanità concentra gli sforzi per reperire risorse e accelera verso l’adozione della bozza della legge 55 nazionale sulla salute mentale, che è stata resa pubblica nel giugno 2011, dopo cinquant’anni dalla prima. Lo scopo del Ministero della Sanità di Pechino è quello di adottare un sistema territoriale simile a quello Italiano, in modo da permettere assistenza e cura a molte più persone.17 In India, la situazione è completamente diversa. Secondo le statistiche ci sono solo 43 ospedali psichiatrici governativi e 3 psichiatri e uno 0,47% di psicologi per un milione di persone. Basta questo per capire che l’India manca completamente di un sistema sanitario organizzato. Le ultime notizie sono quelle di un rapporto di Human Rights Watch, di 106 pagine, presentato a New Delhi, che riguarda la condizione in cui sono costretti a vivere i pazienti. Secondo il rapporto le ragazze rinchiuse nei manicomi indiani vengono sottoposte continuamente a gravi violenze, dallo stupro all’elettroshock. Kriti Sharma, l’autrice, afferma “ Vengono trattate peggio degli animali… Donne e ragazze con disturbi mentali sono scaricate nei centri psichiatrici dai familiari o dalla polizia semplicemente perché il governo non offre alcun tipo di sostegno. Una volta rinchiuse in questi istituti, vivono completamente isolate e spesso sono vittime di abusi.” Il 17 “Viaggio nei manicomi cinesi” dal sito The post Internazionale < http://www.thepostinternazionale.it/mondo/cina/viaggio-nei-manicomi-cinesi> 56 rapporto, si basa su circa 200 interviste di pazienti con problemi psicologici, familiari, operatori sanitari e forze dell'ordine condotte negli ultimi due anni. La Human Right Watch ha visitato 24 ospedali e centri psichiatrici delle sei principali metropoli indiane. Sono emersi casi di pazienti disabili internati contro la loro volontà in centri sovraffollati e carenti di servizi igienici, costretti a subire trattamenti disumani. Il problema non è solo per le donne, infatti dal rapporto emerge che in una struttura governativa a New Delhi sono ricoverati 982 pazienti, ben tre volte la capacità. Un altro centro a Pune ospita 1.850 malati con soltanto 25 gabinetti funzionanti. Quasi tutti gli ospedali visitati erano infestati dai pidocchi. L'India ha ratificato nel 2007 una Convenzione dell'Onu sui diritti delle persone disabili che abolisce la detenzione forzata nei manicomi, ma oggigiorno i pazienti indiani possono essere rinchiusi negli ospedali psichiatrici su ordine dei tribunali e sono quindi privati del loro diritto a vivere nella comunità con il supporto del servizio sanitario.18 18 India, “trattate peggio degli animali” nei manicomi dell’orrore dal sito LineaDiretta24.it <http://www.lineadiretta24.it/esteri/report-donne-disabili-human-rights-whatc.html> 57 In Russia, il tasso di suicidi di persone affette da malattia mentale è stato uno dei più alti nella storia, in particolar modo dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La figura più riscontrata in Russia è sicuramente quella del dissidente politico, infatti sono stati molti gli individui internati all’interno dei manicomi solo per ideologie politiche diverse da quelle presenti. Se questa figura sembrava essere superata non è cosi. Ancora oggi esistono casi di persone rinchiuse in un ospedale giudiziario senza una vera ragione. Il 6 maggio 2012 Mikhail Kosenko, si trovava ad una manifestazione autorizzata in piazza Bolotnaya, a Mosca. Lui e altre 27 persone sono state arrestate con l’accusa di rissa e resistenza a pubblico ufficiale. Kosenko è 58 stato condannato al ricovero coatto in un ospedale psichiatrico e a subire cure psichiatriche obbligatorie perché ritenuto pericoloso per la società.19 Nel 2007 la giornalista Larisa Arap a Murmansk ha pubblicato sul giornale locale del movimento di Kasparov, che si oppone al presidente Putin, un’inchiesta sul locale manicomio, denunciando in particolar modo il trattamento dei giovani. Un mese dopo si è recata in ospedale per ritirare l' idoneità medica per rinnovare la patente, basata su un esame cui era stata sottoposta prima della pubblicazione dell' articolo. La stessa psichiatra che allora l' aveva ritenuta idonea, ha avuto con lei una discussione sull' articolo. Poi, sostenendo che Larisa aveva dato in escandescenze e che si era dimostrata violenta, ha chiamato la polizia che l' ha subito arrestata e trasferita al locale manicomio. Qui Larisa è stata imbottita di psicofarmaci. Un primo sciopero della fame non è servito. Così adesso ne ha iniziato un altro. Al marito Dmitrij non è stato nemmeno notificato il ricovero di Larisa, anche se questi ha già presentato numerosi ricorsi. Il 18 luglio un tribunale ha stabilito che la giornalista «ha bisogno di cure». Così ora la donna rischia di essere trasferita in un istituto per malati cronici, dal quale, probabilmente, non uscirà mai più. Questi avvenimenti 19 “Russia Amnesty, tornano i manicomi per dissidenti politici” dal sito Vita.it <http://www.vita.it/societa/giustizia/russia-amnesty-tornano-i-manicomi-per-dissidenti.html> 59 hanno scatenato il terrore nella popolazione russa che teme di ritornare alle reclusioni forzate dei manicomi passati.20 3. Adattamenti cinematografici Sono moltissimi gli esempi di pellicole che hanno trattato il tema dei manicomi e della follia. Alcuni di essi hanno offerto testimonianze fondamentali della condizione degli internati in queste strutture, portando anche a una sensibilizzazione della popolazione rispetto a questo argomento scomodo. Tra questi se ne riportano alcuni tra i più noti e significativi: Qualcuno volò sul nido del cuculo (one flew over the cuckoo’s nest), USA, 1974, di Milos Forman. Nel film, Jack Nicholson interpreta un delinquente che si finge pazzo e così entra in contatto con il mondo a parte che sono gli istituti psichiatrici. Questa pellicola ha segnato la storia del cinema nella trattazione 20 “Giornalista scomoda chiusa in manicomio “in Russia torna la psichiatria repressiva” dal sito Corriere della Sera <http://archiviostorico.corriere.it/2007/luglio/29/Giornalista_scomoda_chiusa_manicomio_Russia_co_ 9_070729002.shtml> 60 innovativa di un argomento molto delicato come il disagio presente nei manicomi, denunciando il trattamento inumano a cui sono stati sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso i quali è stato vigente un atteggiamento discriminatorio, alimentato dalla paura dell’aggressività che caratterizza in qualche caso la malattia mentale. Non molti sanno che il titolo deriva da una delle molte espressioni, the cuckoo’s nest del gergo americano che indicano il manicomio. Esiste anche una filastrocca che ha un verso che suona così: Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo's nest (“uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo”). 61 Il corridoio della paura (shock corridor), USA, 1963, di Samuel Fuller. Film molto crudo, in cui Johnny Barrett è un giornalista che fingendosi pazzo si infiltra in un manicomio con l’intento di risolvere un delitto e vincere il premio Pulitzer, ma la vita in un ambiente così alienante procura grossi danni alla sua salute mentale. Dopo esser stato sottoposto all’elettroshock i danni alla sua mente diventano infatti irreparabili ed egli non potrà mai più lasciare l’ospedale. Questa pellicola testimonia come le terapie adottate peggioravano lo stato del paziente invece di migliorarlo. Matti da slegare, Italia, 1975, di Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Sandro Petraglia e Stefano Rulli. Bellissimo documentario che racconta la vita in un manicomio emiliano, per sottolineare l’intento dello psichiatra Franco Basaglia di non emarginare i malati mentali nei ghetti costrittivi. In esso viene mostrato chiaramente come le persone chiuse in questi lager della diversità necessitino di essere liberi. Changeling, USA, 2008, di Clint Eastwood. Il film si basa su degli eventi realmente accaduti a Los Angeles nel 1928, quando a una donna, Christine Collins, a cui è scomparso il figlio viene 62 portato dalla polizia un altro bambino, e ogni sua dichiarazione al riguardo viene data come falsa fino a definirla una malata di mente. La pellicola denuncia come nell’era del proibizionismo, la polizia aveva una soluzione semplice per liberarsi da chi raccontava una storia scomoda: il manicomio. A dangerous method, Francia e Germania, 2011, di David Cronenberg. Il film, ambientato tra Zurigo e Vienna alla vigilia della prima guerra mondiale, si basa sui rapporti turbolenti tra lo psichiatra Carl Gustave Jung, il suo mentore Sigmund Freud e Sabina Spielrein, una donna bella e tormentata che si frappone tra loro. Sabina è una ragazza russa a cui è stata diagnosticata una grave forma di schizofrenia. Jung decide di tentare su di lei il trattamento sperimentale di Freud, noto come psicoanalisi o 63 “associazione libera” e questo trattamento si rivela molto positivo, tanto che la ragazza intraprende la carriera di psichiatra. La pellicola testimonia quindi i primi cambiamenti nel trattamento dei pazienti affetti da disturbi mentali, che hanno portato all’abolizione delle terapie aggressive del passato. 64 Conclusioni Nella mia tesi di laurea ho scelto di analizzare l’istituzione manicomiale nel suo cambiamento e sviluppo dal passato al presente. Ho diviso la relazione in due parti: Nella prima ho descritto le violente “terapie” praticate all’interno del manicomio e le ragioni che hanno causato la reclusione di migliaia di persone. Per essere più esplicativa ho raccontato la storia di Aldo Trivini, che ci riporta all’interno di un vero manicomio criminale e quella di Aguscello, che ancora oggi è avvolta nel mistero. Non ho potuto tralasciare la Legge Giolitti del 1904, essendo la prima legge italiana che tenta di regolare e unificare le istituzioni manicomiali; La seconda parte rappresenta la svolta, non solo dal punto di vista strutturale ma anche psicologico. Partendo da Freud e la psicoanalisi, fondamentali per il cambiamento della visione del paziente, ho analizzato con particolare attenzione la Legge Basaglia del 1978 e il successivo Progetto Obiettivo del 1994-1996 che hanno rappresentato la chiusura dei manicomi e la realizzazione di nuove strutture territoriali volte ad 65 accogliere il malato. Dopo aver descritto i nuovi servizi sanitari presenti in Italia ho voluto dedicare un paragrafo agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (ex manicomi criminali), ancora oggi presenti in Italia e causa di diverse polemiche e alla situazione nel mondo odierno, focalizzandomi sulla Cina, la Russia e l’india che ancora oggi ci ricordano in parte i manicomi del passato. Per finire ho citato alcuni adattamenti cinematografici, fondamentali per comprendere e denunciare la situazione all’interno di queste strutture Nonostante sia un argomento scomodo è importante ricordare che migliaia di persone hanno subito violenze inimmaginabili e che ancora oggi in alcuni Paesi del mondo è presente l’istituzione manicomiale. 66 ENGLISH SECTION Introduction In this thesis, I have chosen to examine closely a topic that I consider very interesting but which is rarely ever mentioned. It seems impossible to think that in modern times a person can be committed to remain in a place against his will where he is subjected to violence only because someone has declared him to be other than what is considered “normal”. Still, all this occurred up to a very short time ago even in Italy. In fact, if today by the term “mental hospitals” we mean centers specialized in the treatment of the mentally disturbed, at one time, these places had an entirely different significance. From the Middle Ages up to the 1900's, these facilities were more like prisons rather than hospitals, in fact, their purpose was not to treat or attend to ill patients but rather, to cast him out from society. Any psychological, environmental or social implications were not taken into consideration, and effective drug therapy was not yet known; for these reasons, confinement in the “insane asylum or madhouse” was the only solution for persons suffering from psychic 67 disorders which could represent a risk to others. It can thus be stated that the mentally ill person was an individual who was to be mainly “guarded” from others rather than actually cured. Scarce knowledge in the psychiatric and medical fields caused patients to undergo forced inhumane treatments, which often led to a severe worsening of the disorder rather than its improvement. In the first part of this study, an extensive analysis is done on the history and development of mental institutions in Italy, highlighting the types of treatments that were used there and the motivations given to justify the commitment there of thousands of persons against their will. The second part of this thesis, instead, examines the evolution that has occurred over the last few decades in the perception of insanity and the treatment of the individual committed insane asylums, which were actually closed down and later, reopened under the facade of new facilities managed following principles of respect for the dignity of the patient. 68 1. History of insane asylums The presence of insane asylums can be identified as far back as in the Middle Ages. At that time, a person considered insane was confused together with the poverty-stricken or criminal individual, since he was seen as a threat to public peace and order. Most often, persons with mental disorders were thus locked up in towers or monasteries built outside the town for facilities built specifically to care for this problem were rare, such as in the city of Elbing in Poland, which boasted of having a real mental institution. These places for the recovery of patients were actually intended to be institutions for confinement away from family and society and had nothing in common with modern-day hospitals: for the mentally insane, they were essentially places for keeping patients locked up, half way between today's nursing home for the elderly and a jail, where not only assistance was given but so were punishments and containment and where hygienic and life-saving conditions were very precarious. With the new ideas diffused in the second half of the 1700's by the Enlightenment, and with the affirmation of human rights propagated by 69 the French Revolution, explanations for “madness” in terms of disease began to emerge. The condition of the mentally disturbed person, therefore, at least in theoretical terms, was differentiated from that of the “pauper lunatics” and criminals, and lines of thought began to grow in exclusively medical terms. It was thus that the mental asylum as an institution created by Philippe Pinel in France during the Revolution, became the place for physicians to actually treat their mentally disturbed patients. This new type of hospital, which during the century spread over Europe, was a step forward when compared to the confinements of the past because it was based on therapeutic objectives and medical research. Still, it was not unlike places from the past that kept patients segregated since the “cure” coincided with the objective of keeping the sick under close control. On the other hand, the economic expansion and the affirmation of new social classes resulted in the marked identification of lunacy, with a subsequently considerably increased number of outcasts, which began to be a true social problem. For this reason, more and more mental hospitals were constructed, always at the extreme periphery of the town or city and surrounded by high walls. 70 At the end of the 1800's in Italy, there were 124 mental facilities, of which 43 were public, dedicated to psychiatric patient care. 1.1. Confined mental patients As stated beforehand, a principal objective of the mental institutions of the past was to keep the patient cast out from society since he was considered dangerous to those around him. It is not difficult to understand, therefore, that in these facilities, persons were often locked up involuntarily without having any true psychiatric disorder. There were drug addicts, poverty-stricken people, political dissidents (this type was very important since many persons were locked up for their diverse political ideology), heretics, and individuals of dubious sexuality. Lunacy represented a diversity, thus all persons who appeared to deviate from normality in that culture were locked up. Furthermore, it is obvious that the idea of madness is variable and linked to the beliefs of society and the times. Each culture at the time in which standards of norms are given also conceives and develops the deviations from such norms, so for this reason, while according to Hippocrates in 5 71 B.C., craziness was a disease of the brain and in Galen's viewpoint in 200 A.D., there was a “humor imbalance”, and in the 1400's, a religious explanation prevailed, taken as a demoniacal possession, sign of a curse and sin. Starting at the end of the 1400's, hundreds of thousands of witches and magicians were burned alive in public squares. “Not all accused of being witches and sorcerers were ,mentally sick, but almost mentally sick were considered witches, or sorcerers, or bewitched.” (G. Zilboorg, H. Henry). The majority of patients were put in confinement because they were accused of being crazy by their parents or relatives, friends or other persons, obviously without the accused being able to express any opinion. It is important to recall that at the time of mental asylums, the fate of the mentally ill carried over into the entire family, in fact, if a genetic base for the disease were to be demonstrated, the entire family of the patient would affront limitations such as finding difficulty in marrying for fear of having similarly affected children. All of this created the tendency to hide and isolate the mentally ill relative instead of assisting and helping him improve. The lunacy was considered a crime rather than an illness and was associated to monstrosity, aberration, corruption, and decadence. 72 It was only in the late 18th century that a distinction began to emerge, for the condition of lunacy frees itself from collusion with other forms of deviance and becomes considered a real disease. In fact, we can recall the French physician Philippe Pinel (1745-1826), who was director of one of these mental hospitals, who began to distinguish mental patients from those who were poverty-stricken, vagabonds and outcasts, who had all been assimilated in the past. Furthermore, he identified mental disorders as diseases of the body and defined five mental diseases: melancholy, mania without delirium, mania with delirium, dementia and idiocy. In spite of this, patients were still put in confinement and subjected to many types of torture. It was finally towards the middle 1900's with the introduction of the field of psychology and psychoanalysis that the psychological aspect of the patient was taken into consideration. 1.2. Treatments adopted for use in mental asylums The types of physical treatments adopted for use in mental asylums have varied over time with the development of the medical field, but they have always been of an unimaginable violent nature. Ignorance in the area of 73 psychology made all such treatments to have one common objective, that is, to cause the patient to undergo such a great shock that would in some manner shake loose the madness from his body and make him heal. There did not yet exist a real doctor-patient relationship, so that when the patient was subjected to these treatments, he was totally terrorized, so much so that it would often lead to suicide. It is incredible to think that up to a short time ago, some patients were forced to undergo a similar violence under the name of therapy, without any respect for human dignity. The most commonly used treatments of the time are listed as follows: Lobotomy or prefrontal leucotomy Electroshock therapy Insulin therapy or insulin shock Shock with cardiazol Very many other cruel treatments were carried out on patients. Rather than improve his mental condition, these treatments would almost always worsened the situation. Examples of these cruel treatments are: 74 Ice cold showers or baths Locking up patients in closets Obstruction of different cerebral arteries Prolonged baths (patients sometimes were kept in tubs for up to a month) Straight jackets Male castration or surgical removal of ovaries in women Hot irons placed at the back of the neck Removal of clitoris in females With a rope, hanging the patient from the ceiling by his arms Containment or cradle grates Diet (intended as deprivation of food) Isolation Colored lights Rotating machine Fake surgical procedures Inoculation of sand Suffocation 75 Application of leeches Subcutaneous injection of extremely painful toxic substances 1.3. The Giolitti Law At the beginning of the 1900's, there was still no law that regulated or unified the various mental institutions in Italy, but in February 1904, the Giolitti law was promulgated, named after Giovanni Giolitti, the Minister of the Interior at the time. The law was entitled ”Norms and regulations for asylums and the mentally alienated”. The law consisted of eleven articles and was published in the Official Gazette No. 43. This was the first Italian law regarding mental institutions, and its main subject was the relationship between mental illness and its danger, thus, again subordinating the care of the mentally ill to forced confinement in mental institutions. As can immediately be understood from the name of the law, using the term “the alienated”, one can see that the mental patient represented a subject that was to be locked up because he was considered dangerous to society. What can be considered innovative here is that these institutions were to have been present in the provinces so 76 that family members could at least be close to the patient. Except for a few cases, hospital costs were paid by the provinces which dealt with the custody of the mentally ill patient. It is important to recall that this law recognizes the supreme power of the hospital director, who after an observation period of the patient of fifteen days, reported the results to the court, regulated the conditions of admission (almost always through a forced commitment) and dismissal. The recovery implied the loss of civil and political rights, the declaration of danger by judicial act, inscription In the two registers (court and attorney) and the surveillance by the police after dismissal. The majority of the patients, after having been released from the hospital, was also branded in order to be identified as being a threat to society. In essence, with the Giolitti law, mental facilities only became regulated, and there was no attention directed to the eventual cure of the patients. 2. Modern-day mental institutions Despite the Giolitti law, there were no extensive changes regarding the 77 perception of the mentally ill and insanity; on the contrary, such patients were still seen as being socially dangerous subjects to be kept cast out, and the treatments for it continued to be physically and mentally violent and mostly ineffective. But in the early decades of the 1900's, thanks to the affirmation of psychoanalysis, which proved fundamental to the emergence of psychology, a change can be seen: insanity not only has a biological aspect but a psychological one as well. The mentally ill patient no longer represents an individual to be cast away from society but is one who needs care in order to get well. Certainly, psychoanalysis was an essential moment for the consideration of insanity, but it was not, in any case, applied initially in mental hospitals where a real change was to occur only in the 1970's. 2.1. Freud and psychoanalysis Psychoanalysis is a movement that developed in the early decades of the 1900's, but it is still active and utilized. Arising in a psychiatric setting, thanks to the innovative works of Sigmund Freud, a Viennese doctor who 78 dedicated himself to the cure of mental disorders such as neurotics and hysteria. His thought was based on the idea of the existence of advanced psychic energies, that is, “id”, “ego” and “super ego”. The id is the most instinctive part that lies in our conscience, and the function of the 'ego', the rational part that represents the figure of censure, is to block its impulses. If there is no equilibrium between the two, a perverse personality will become manifest, recorded especially during dreaming activities, which Freud considered fundamental and interpreted through hypnosis. He stated that “The mad man is a dreamer awake”. The superego is, instead, the whole of ethical and moral rules that takes over reason and the id represents the internalization of moral norms that have a control function. If such norms are not conceived, the disorder can develop. What is important to recall is that Freud attributed the mental disorder to the presence of unconsciousness, the irrational side of psychic activity, which cannot be controlled and that thus, is the cause of many of our behaviors. Therefore, instead of attributing a biological origin to the mental disorder and carry out violent therapies in order to cure it, Freud thought that by analyzing the individual's unconscious, his psychic disturbances would find benefit. The start of the cure of patients began 79 through hypnosis which was later abandoned for different reasons. The therapy most used by him was “free association”, described by him in the following terms: “For this a certain psychic preparation on the part of the patient is necessary. A twofold effort is made, to stimulate his attentiveness in respect of his psychic perceptions, and to eliminate the critical spirit in which he is ordinarily in the habit of viewing such thoughts as come to the surface. For the purpose of self-observation with concentrated attention it is advantageous that the patient should take up a restful position and close his eyes; he must be explicitly instructed to renounce all criticism of the thought-formations which he may perceive. He must also be told that the success of the psycho-analysis depends upon his noting and communicating everything that passes through his mind, and that he must not allow himself to suppress one idea because it seems to him unimportant or irrelevant to the subject, or another because it seems nonsensical. He must preserve an absolute impartiality in respect to his ideas; for if he is unsuccessful in finding the desired solution of the dream, the obsessional idea, or the like, it will be because he permits himself to be critical of them”. This dealt with saying whatever thought passed through the mind, no 80 matter how difficult, incongruous or even senseless it may be. This allowed the individual analyzed in his speech to say more than he wanted but also facilitated the establishment or consolidation of “transfert” in regard to the analyst. Jacques Lacan, among the most famous French psychoanalist to describe the unconscious, used the aphorism “The unconscious is structured like a language”. This aphorism is also fundamental to understand the perception of Freud since language, not only verbal, permits through lapse or slip, the forgetting of a name, recalling of dreams, blocking of speech, vacillating of speech, changes in vocal tonality, to make a surprise to be revealed that Freud likens to the unconscious desire, that is, the symptom that makes the individual suffer, who for shame or other reasons, does not want to face that specific subject. Freud had students all over the world, and it was thanks to him that different movements were created that were contrary to treatments carried out within the mental facility. His line of thought led to the development of of psychology. 81 2.2. The Basaglia Law This is designated as the 1978 Italian law no. 180 (shortly afterwards, substituted by law no. 833 instituted by the National Health Service). The law, named after Franco Basaglia, a Venetian psychiatrist, was entitled “Voluntary and obligatory health assessments and treatments”. Basaglia started his battle in the mental hospital of Gorizia which he directed from 1961 to 1965 and which was later transformed into a therapeutic community. In this facility, he found an inhuman reality occurring where patients were transformed from persons into objects, depriving them of their dignity. The purpose of the mental institution was not the cure of the disease but the isolation of the patient so that he could not be a disturbance to “sane” persons. Basaglia stated: “From the moment he goes behind the wall of internment, the patient enters a new dimension of emotional void; the patient is put into a place that was originally created to render him inoffensive while offering treatment at the same time; it is in practice a place that was designes paradoxically for the complete annihilation of the personality, a place of total objectification”. 82 With the promulgation of this law which had as its fundamental principles the prevention of mental disease and patient rehabilitation, the mental patients for the first time are recognized as having rights and are placed at the center of social reintegration that also involves the family group. The mental patient is thus stimulated to maintain relationships with the outside world even through involvement in working activities, planned excursions, guided tours and meetings with relatives. The relationship between physician and patient is finally transformed into one between persons even through the holding of encounters between patients and personnel. The mental patient is treated like other patients and no longer has to be relegated to the outskirts of society also thanks to the removal of barriers that isolated the hospital from the outside. Basaglia eliminated any form of physical containment, abolished the more violent treatments, set up the closing of mental hospitals, and expressly prohibited the building of new psychiatric hospitals but instead favored the creation of psychiatric departments within hospitals. Thanks to Basaglia, the disorder called insanity which has always been considered disturbing, can be accepted by society for the first time; insanity was defined by him as a human condition present in us just as is 83 reason and logic. With the inclusion of psychiatric services in general health services, he eliminated any form of discrimination and segregation. Basaglia understood the need for a relationship between physician and patient, in fact, the latter not only needs treatments but also a human relationship with whoever treats him, real answers to his existence, money, love, and a family. In essence, Basaglia law no. 180 has been a true reform and thanks to this, mental institutions and violent treatments have ceased. This was the start of a new health and social system. Since 1978, fifty projects have been presented, but never voted on, to modify the Basaglia law. These proposals have not included the financial aspect of their application, proposing, on the contrary, more or less evident forms to re-open psychiatric hospitals. 2.3. The objective project 1994-1996 Despite the promulgation of the Basaglia law, it has had many shortcomings from a financial and organizational viewpoint. The law modified the entire logic of the treatment reserved to the mentally ill and 84 left the task of building the complex preventative system to the individual regional legislators. However, the funds were insufficient and most of the regions did not succeed in creating the organized facilities. For this reason, approval was given to the Objective Project 1994-1996. Its purpose was to develop, confirm and improve the reform of 1978, centering on territorial services. The fundamental contents of the project were: - Constitution in all Local Health Units (later called ASL) of a network of psychiatric, residential, semi-residential and territorial facilities and hospital facilities; - increase and diversification of professional competencies of workers; - definitive passing of psychiatric hospitals, following precise and concrete lines of intervention; - development of a work organization based on the integrated management of different psychiatric and non-psychiatric services through the creation of a Department of Mental Health (DMH) coordinating the activities of the entire sector through the 85 establishment of adequate facilities. The DMH is the whole of the facilities and services that have the task of undertaking the request associated with the case, assistance and tutelage of mental health in the territorial area defined by the Local Health Unit. The facilities and services include: Mental Health Center Psychiatric Service of Diagnosis and Care Day Center Day-hospital Residential Facilities The seventy-six mental hospitals operating in 1978 were substituted by: 320 psychiatric services of diagnosis and care, 1,341 residential facilities, 257 semi-residential facilities (day hospital), 433 social organizations, 481 semi-residential facilities (Day Center) and 695 mental health centers. In summary, financial and operative instruments necessary for the application of Basaglia law no. 180 were identified only in the laws of 1994 and 1996. 86 2.4. Psychiatric hospitals for the criminally insane In Italy, through application of the Basaglia law, mental hospitals were abolished but still needed were facilities intended for the confinement and recovery of persons who had committed crimes but who were unsuited for the sentence of detention because of their psychiatric disorder, so Psychiatric Hospitals for the Criminally Insane were instituted under the judiciary administration department of the Ministry of Justice. The first psychiatric hospital for the criminally insane was founded in England in 1857. Today, there are seven in Italy: Filippo Saporito Aversa, in the province of Caserta, hosts 179 inmates; Barcellona Pozzo di Gotto, in province of Messina, hosts 340 inmates; Castiglione delle Stiviere, in province of Mantova, hosts 279 inmates but has a bed capacity for 193; Villa Ambrogiana, Montelupo Fiorentino, in province of Florence, hosts 179 inmates; Sant'Eframo, in province of Naples, hosts 120 inmates; Sant'Asernio, in province of Salerno, hosts 80 inmates; Reggio Emilia, in province of Reggio Emilia, hosts 132 inmates. 87 The psychiatric facility of Castiglione delle Stiviere is the only one that has never been directly under the Ministry of Justice, always having essentially been a health center. Thus, if the nightmare of mental hospitals has now for many years appeared to be a thing of the past, it is not quite this way at all. Psychiatric Hospitals for the Criminally Insane continue to be aberrant places with a scarce regard to the mentally ill criminal. Controversies in regard to these institutes are numerous and can be divided between those who would like for there to be a greater capacity and those who retain that despite the crime committed, the inmate must be treated and have the right to live in clean and dignified settings. According to statistics, almost 400 inmates would have the right to be released because of their not being dangerous but the majority of them risk not ever being released. In other words, the cases go from the inmate held for giving resistance to a public official to the one who murdered his wife with a pitchfork. In 2010, the Italian Parliamentary Commission of Inquiry, at the time headed by Ignazio Marino, conducted a study in a Psychiatric Hospital for the Criminally Insane, with a series of unannounced on the spot inspections, leading to his declaring them to be “inconceivable” facilities, 88 more like prisons than hospitals and which give no guarantee of treating the mentally ill. In these facilities, there are no educational or recreational activities, and patients are completely abandoned to themselves. The suicide rate in these facilities is very high, for it suffices to say that three suicides have occurred in the last five months in the criminal hospital of Aversa. In the words of Ignazio Marino: “if we start from the presupposition that whoever is committed to a psychiatric hospital for the criminally insane is there to be cured, what we have found is a total failure. First of all this is because the patients do not have sufficient access to what they need, that is, psychiatric care. On the average, we can calculate that each patient makes contact with a psychiatrist for less than one hour each month. Then, because he who is confined in these facilities and has an even serious physical pathology, he has no way to be treated. Lastly, this failure is because these places are not fit from a hygienic and sanitary point of view. We did not imagine even slightly that in Italy there still existed remnants of the insane asylums that operated during fascism”. In January 2012, the Italian Senate discussed the decree renamed “empty the jails” which became law on February 14, 2012. This decree called for 89 the closing of psychiatric hospitals for the criminally insane by March 31, 2013 and passed on the responsibility to the regions with sanitary competence to provide themselves with new facilities capable of hosting inmates within twelve months. The new law required that the inmates be differentiated into two groups: those retained dangerous enough to justify detention and those who could already be partially reintegrated into society. The latter ones, who accounted for 40% of the total, would be put under the charge of the Department of Mental Health and would be transferred to therapeutic communities or residential psychiatric facilities. For those considered socially dangerous, the question is more complex since they should go into institutions with an exclusive health structure and with a security system that guarantees a perimeter of external vigilance, but this type of structures do not exist. The project to build them is entrusted to the regions and funds have already been estimated in Euros: 120 million in 2012 and 60 million in 2013 plus an additional 38 million in 2012 and 55 million a year starting in 2013 for their management. Meanwhile, a work group that involves the Italian Ministries of Health and Justice and the representatives of eight regions in Italy (Campania, 90 Lombardy, Emilia Romagna, Sicily, Tuscany, Puglia, Veneto and Liguria) is elaborating on a decree to establish the creation of new facilities, their dimensions and the required safety standards. The urgent need to construct new structures to admit patients has been a problem from an organizational point of view, causing delays that continue to cause controversies by those who do not approve of the existence of these psychiatric hospitals for the criminally insane since they are considered too similar to the old, and fortunately abolished, insane asylums. Already in 2012, Marino had stated that the work projects could have some delays so an extension was given to 2014, and a decree law extended it to April 2015, however, a more realistic vision points to 2017. 2.5. Mental hospitals in the world Even if mental institutions vary depending on the country in which they are located, a general description can be made of the situation, affirming that at this point in Italy and in most places in other countries, mental institutions of the past have been decidedly outdated and abolished. Even if these facilities may still exist in some parts of the world, they have been 91 set up in a completely different manner, in the attempt to respect human rights and, in particular, the dignity of the patient. Starting with an overview of the European situation in France, French law permits forced confinement following a simple declaration made by a third party or on the decision of a court, even for a “suspect” behavior. In both cases, the opinion of two physicians is required, the judge is not informed and time limits for confinement are not foreseen. Seriously ill mental patients are put into confinement together with patients who have simple depression. Sixty thousand mentally ill are recovered in psychiatric institutes each year, and it is estimated that 4000 are confined there illegally. For this reason, a commission to check on irregularities was created in 1990. Even in Germany, mental hospitals and forced recoveries still exist, even if for the most part, such institutions have become clinics where the mentally ill as well as therapies are in a dignified setting adapted to each person. The law foresees mental institutions for confinement only for those who are violent, socially dangerous, who have been sentenced for committing a crime. There are other institutes in which the social courts, with the social assistants and a physician, decide on the recovery, which is 92 agreed upon along with family members. Somewhat more advanced appears to be the situation in England, where in order to be able to conduct a forced confinement, two medical reports are necessary. For those who get recovered voluntarily, or who want to be treated at home, they are placed under the care of the family doctor. There are 86 Mental Health Trusts which are headed by one or more hospitals. The legislation is, in any case, different in Scotland, Ireland, and Wales In 1999, the government launched the National Health Service Framework for Mental Health, which, among other things, creates: crisis units 24 hours around the clock and intervention groups for schizophrenics. The Royal College of Psychiatrists has refused a approving a draft for a law requiring the indefinite forced recovery of patients with severe personality disorders but who have not committed crimes. The situation is not very different in the United States where even in the psychiatric field, health care is essentially managed by private health care facilities which are well organized and respectful of human rights. There are exceptions around the world, however, in which some psychiatric hospitals still reflect the cruel insane asylums of the past. 93 Today, in China, according to the Ministry of Health of Peking, there are well over 100 million mentally ill persons, among which 16 million have severe disorders, and only 20 per cent of them are under medical and therapeutic care. It has been estimated that in China, at least one third of suicide cases (300,000 cases a year are reported) is committed by individuals with psycho-social disturbances, and seventy-five per cent of homicides is caused by pathological subjects. The vast majority of them had never been in a mental health center nor had ever been under medical care by professionals of the sector. Only 20-25% of the Chinese population has health insurance, which, in any case, does not cover mental health services, therefore, 800 million citizens are without mental care and 90 per cent of schizophrenics are kept at home without therapy or are under the effect of drugs or hallucinogens. Mental disorders do not appear to exclude even youngsters in China: 15-20% of children worldwide affected by mental disorders are Chinese. This is why China lacks a well organized and modernized health system. There are 600 psychiatric institutes, equipped with 11,000 beds, moreover, there is a scarcity of specialists in regard to number and training level. For this reason, the Chinese Ministry of Health directs its efforts on finding resources and 94 pushes towards the adoption of a draft for a national law on mental health, which was made public in June 2011, fifty years after the first law. The objective of the Ministry of Health of Peking is to adopt a territorial system similar to the Italian one so as to offer assistance and care to a wider patient load. In India, the mental health care situation is completely different. According to statistics, there are only 43 government psychiatric hospitals and three psychiatrists and 0,47% of psychologists per one million persons. This adequately explains why in India, there is a complete lack of an organized health care system. The most recent update comes from a 106 page report from the Human Rights Watch presented in New Delhi which reports on the condition in which patients are forced to live. According to the report, girls confined in insane asylums are continually subjected to severe acts of violence from rape to electroshock. The author Kriti Sharma writes “In India, many women and girls with intellectual and psychosocial disabilities are locked up in institutions against their will. Some of the institutions for those women, who have disabilities ranging from Down Syndrome and cerebral palsy to schizophrenia and depression, are filthy and overcrowded. Treated worse than animals… This report documents 95 involuntary admission and arbitrary detention in mental hospitals and residential care institutions across India, where women and girls with psychosocial or intellectual disabilities experience overcrowding and lack of hygiene, inadequate access to general healthcare, forced treatment – including electroconvulsive therapy – as well as physical, verbal, and sexual violence. In one case, a woman with both intellectual and psychosocial disabilities was sexually assaulted by a male staff member in a mental hospital in Kolkata” . The report is based on approximately 200 interviews conducted in the last two years on patients with psychological problems, family members, health workers, and police forces. The Human Rights Watch visited 24 hospitals and psychiatric centers from six main Indian cities. From this, it was revealed that there were cases of disabled patients confined against their will in centers that were overcrowded and lacking in sanitary services and who were forced to undergo inhumane treatments. The problem not only exists, however, for female patients, in fact, the report also states that in a government facility in New Delhi, 982 patients are hospitalized, which is well over three times the maximum bed count capacity for the hospital. In Pune, India, 1850 patients are hospitalized in another center having only 25 toilets that function properly. 96 Almost all the hospitals visited were lice infested. In 2007, India ratified a United Nations Convention on the rights of disabled persons which abolished forced confinement in insane asylums, but today, Indian patients can be confined in psychiatric hospitals by order of the courts and thus, such ill persons are deprived of the right to live in the community with the support of health services. In Russia, the suicide rate of persons with mental disorders has been one of the highest in history, particularly after the fall of the Soviet Union. The most frequently found profile of mentally ill patient in Russia definitely reflects that of the political dissident. In fact, many individuals have been forced into mental institutions only because their political ideologies are different from the prevailing ones of the area. If this stereotyped situation of the recent past appears to have been overcome, this is not so. Still today, there are cases of persons locked up in psychiatric hospitals for the criminally insane for no apparent reason. On May 6, 2012, Mikhail Kosenko was attending an authorized manifestation in Bolotnaya Square in Mosca. He and 27 other persons were arrested with the accusation of causing a brawl and resistance to public officials. Kosenko was quickly sentenced to a forced confinement in 97 a psychiatric hospital and to undergo forced psychiatric treatments because of his being declared a menace to society. In 2007, the journalist Larisa Arap in Murmansk, Russia had published in the local newspaper owned by the movement of Kasparov, a political adversary of Putin, an inquiry on the local mental hospital, especially in regard to the treatment of young patients. One month later, in view of her soon to expire driver's license, she went to a hospital to pick up the medical certificate she had requested for her driver's license renewal (which she had requested before the publishing of the article on local mental hospitals). The same psychiatrist who had earlier signed the certificate considering her suitable for driving, began a heated argument with her on the article and called for her immediate arrest. The psychiatrist stated to the police that she had had a fit of rage, proving to be violent, and had her transferred for commitment to the local mental hospital. She was administered many strong anti-psychotic drugs. Arap's first attempt to go on a hunger strike went to no avail, so she tried again. Her husband Dmitrij was not even notified of her forced confinement in the mental institute, even if he had already made many attempts to find her. On July 18, 2007 a court declared that the journalist “required 98 treatments and care”. So, now she risks being transferred to a mental institute for the chronically ill, from which she will probably never be released. These episodes have created terror in the Russian population which fears the return of forced confinement as in the insane asylums of the past. 3. Movie adaptations There are many examples of movies that have dealt with the subject of mental hospitals and insanity. Some of these movies have served as fundamental testimonies of the condition of patients confined in these facilities, also allowing the population to become more aware of this uncomfortable subject. Some of the most noted and significant among these movies are cited below. One flew over the cuckoo's nest, USA, 1974, by Milos Forman. In the movie, Jack Nicholson plays a delinquent who fakes being crazy and thus comes into contact with the world a part, which are the insane 99 asylums. This movie marked the history of cinematography for its innovative handling of a very delicate subject such as the hardship present in mental hospitals, revealing the inhumane treatment to which the inpatients in these state-run insane asylums were subjected, towards whom there was a discriminatory attitude, nurtured by the fear of aggressiveness that often characterizes the mental disorder. Not many people know that the movie title comes from one of the many expressions in American slang such as “the cuckoo's nest” that means a mental hospital. There is also a nursery rhyme that has a verse that states: “Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo's nest.” Shock corridor, USA, 1963, by Samuel Fuller. A very crude movie, in which Johnny Barrett is a reporter who pretends to be crazy in order to get into an insane asylum in order to solve a crime committed there and win a Pulitzer Prize, but his life in such an alienating environment severely damages his mental health. After having undergone electroshock therapy, the damage to his mind becomes, in fact, irreparable and he is never able to leave the hospital. The movie is testimony to the 100 act that the treatments utilized caused the worsening of the patient's condition rather than improve it. Matti da slegare, Italy, 1975, by Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Sandro Petraglia and Stefano Rulli. A very well done documentary that tells of the life in an insane asylum in the Italian region of Emilia, to highlight the intent of the psychiatrist Franco Basaglia to refrain from segregating mental patients in the constraining ghettos. The documentary clearly shows how people confined in these lagers of diversity need to be freed. Changeling, USA, 2008, by Clint Eastwood. The movie is based on a true story which occurred in Los Angeles in 1928. When Christine Collins, whose son has suddenly disappeared, is presented with another boy the police insist is hers, everything she states to the police is taken as being false up to the point that she is declared insane. The movie reports how, in the prohibition era in the United States, the police had an easy way to free itself from people who presented them 101 with inconvenient problems: the insane asylums. A dangerous method, France and Germany, 2011, by David Cronenberg The movie, set between Zurich and Vienna, at the start of World War I, is based on turbulent relationships occurring among the psychiatrist Carl Gustave Jung, his mentor Sigmund Freud and Sabina Spielrein, a beautiful and tormented young woman who comes between them. Sabina is a Russian woman who has been diagnosed with a severe form of schizophrenia. Jung decides to subject her to Freud's experimental treatment, noted as psychoanalysis or “free association” which proves to be highly positive, so much so that the young woman later takes on the career of psychiatry. The movie thus attests to the initial changes in the treatment of mentally ill patients, which led to the abolition of aggressive and cruel therapies of the past. 102 Conclusions In this thesis I analyzed the institution of mental hospital in Italy through its change and development over time. I divided the report in two parts: In the first I described the violent therapies used inside the mental hospital and the reasons which caused the imprisonment of thousands of people describing the Giolitti law, essential to understand the vision of the mentally ill in the past. The second part represents the “turning point”: there is a change of vision of the mentally ill by Sigmund Freud and Psychoanalysis and especially thanks to Franco Basaglia and his Law 180 of 1978 which abolished asylums. Describing the Objective Project 1994-1996 and the Psychiatric Hospitals for the Criminally Insane I have shown a representation of the current situation in Italy. Finally I devoted a paragraph to the situation in the world and the movie adaptations which have contributed to the complaint against the mental hospital. 103 It is important to know that thousands of people have been victims of unimaginable violence and even today the institution of mental hospital is present, at least in part, in some Countries of the world. 104 SECCIÓN ESPAÑOLA Introducción En esta tesis he querido profundizar un tema que reputo muy interesante pero que raramente es recordado. Hoy en día parece imposible pensar que una persona pueda ser encerrada contra su propia voluntad y ser sometida a violencia solo porque considerada distinta a lo normal, no obstante, todo esto ocuría hasta hace poco tiempo atrás, también en Italia. Efectivamente si hoy con el término manicomios nos referimos a hospitales especializados en la cura de trastornos mentales, en el pasado aquellos eran toda otra cosa. Desde la Edad Media hasta el siglo XX estas estructuras parecían más prisiones que hospitales, de hecho no tenían como finalidad la de curar o atender a un paciente enfermo, sino de marginarlo. Las implicaciones psicológicas ambientales y sociales no eran tomadas en consideración, aún no se conocían los fármacos y por esta razón la detención en el manicomio era la única solución para personas enfermas de trastornos psíquicos porque podían ser un riesgo para los otros. Se puede entonces sostener que el paciente enfermo era un individuo che iba principalmente vigilado más que curado. Además el poco 105 conocimiento en el sector médico comportaba que los internados fueran sometidos a tratamientos inhumanos, que en vez de mejorar la patología la empeoraban. En la primera parte de esta relación se ha entonces efectuado una análisis exhaustiva sobre la historia y el desarrollo de los manicomios en italia prestando atención a las terapias que venían adoptadas dentro de estas estructuras y las motivaciones por las que miles de personas eran recluidas. En la segunda parte en cambio se analiza la transformación que en los últimos años se ha manifestado de la visión de la locura y el tratamiento del individuo en los manicomios, hasta llegar al cierre de los mismos y al establecimiento de nuevas estructuras que respetan la dignidad del paciente. 1. La historia de los manicomios Los manicomios existen ya desde la Edad Media. En ese período el destino del loco se confundía con aquél del pobre y del criminal, dado que su figura era vista como una amenaza a la quietud pública y al orden constituido. La mayoría de las veces, las personas enfermas de trastornos 106 mentales eran por lo tanto recluidas en torres o monasterios edificadas a las afueras de la ciudad y eran raros los ejemplos de estructuras creadas exclusivamente para este problema, como la ciudad de Elbing en Polonia que presumía un verdadero y propio manicomio. Estos lugares de asilo eran institutos de segregación y no tenían nada en común con los hospitales modernos. Para los locos eran esencialmente lugares de reclusión entre el asilo y la cárcel donde se recibía asistencia pero también castigos y contención y donde las condiciones higiénicas y de vida eran muy precarias. Con las nuevas ideas difundidas en la segunda mitad del siglo XVIII por la Ilustración, y con la afirmación de los derechos del hombre propagados por la Revolución Francesa, empezó a difundirse la explicación de la locura en términos de enfermedad. La condición del loco, entonces, al menos téoricamente, fue distinguida de aquélla del pobre y del criminal y se empezó a pensar a un tratamiento en términos exclusivamente médicos. Fue así que el manicomio, institución creada por Philippe Pinel en Francia durante la Revolución se convirtió en el lugar de cura de los enfermos. Esta nueva institución que durante el siglo se divulgó en toda Europa constituía un paso adelante en comparación con las reclusiones del 107 pasado porque se basaba sobre objetivos de cura y de investigación médica. Sin embargo no era diferente de los lugares de segregación anteriores, desde el momento en que la cura coincidía con la finalidad de control de los enfermos . Por otra parte durante el desarrollo económico y la afirmación de las nuevas clases sociales la locura empezó a constituir un verdadero problema causando el aumento del número de marginados de manera considerable. Por esta razón han sido edificados cada vez más manicomios, lugares a las extremas periferias de la ciudad, circundados por altos murallas. A finales del siglo XIX en Italia habían 124 estructuras dedicadas a la asistencia psiquiátrica entre las que 43 eran manicomios públicos. 1.1. Los pacientes internados Como ya ha sido sostenido en precedencia la institución demencial en el pasado tenía como objetivo lo de marginar el individuo de la sociedad porque considerado peligroso. Por lo tanto no es difícil comprender que en estas estructuras han sido encerradas a menudo personas sin algún trastorno psiquiátrico. Habían toxicómanos, pobres, disidentes políticos 108 (muy importante esta figura porque varias personas han sido encerradas por la diferente ideología política), heréticos, individuos de sexualidad incierta. La locura representaba la diversidad así que todas las personas que parecían alejarse de la normalidad en aquella determinada cultura eran encerradas. Además es evidente que la idea de locura es variable y relacionada a las creencias de la sociedad del tiempo. Cada cultura en el momento en que se da normas de referencia entiende y desarrolla también las desviaciones de tales normas, por eso mientras según Hipócrates en el siglo V a.C. la locura era una enfermedad del cerebro o por Galeno en el 200 d.C. era un desequilibrio humoral, en el 400 predomina la explicación religiosa, entendida como posesión demoniaca, signo de maledición y pecado. Desde el final del siglo XV, miles de brujas y magos (entre ellos muchos pacientes psiquiátricos) han sido condenado a la hoguera en las plazas públicas. La mayoría de los pacientes han sido encerrados porque acusados de ser locos por parte de parientes, amigos o otras personas, obviamente sin poder exprimir sus propias opiniónes. Es importante recordar que en la 109 época de los manicomios el paciente comprometía también el destino de la entera familia, por lo tanto en el momento en que se hubiese demostrada una base genética de la patología toda la familia del enfermo era sometida a limitaciones como la dificultad a casarse por miedo de una prole tarada. Todo esto comportaba la tendencia a esconder y alejar el familiar enfermo en cambio de apoyarlo y ayudarlo. La locura era considerada como un crimen más que como una enfermedad, era relacionada al monstruoso,al aberrante, al corrupto y al podrido. Solo a finales del XVIII sec, se empieza a actuar una distinción, se libera la locura de la colusión con otras formas de desviación y se convierte en una real y verdadera enfermedad. Justamente recordamos el médico francés Philippe Pinel (1745-1826), director de un manicomio, que empezó a distinguir los enfermos mentales de los pobres, de los vagabundos y de los marginados, a los que antes eran asemejados. Además reconoció la locura como una enfermedad del cuerpo y estableció cinco enfermedades mentales: la melancolía, la manía sin delirio, la manía con delirio, la demencia y el idiotismo. A pesar de esto el paciente aún era encerrado y sometido a torturas de distinto tipo. Finalmente hacia la mitad del ‘900, con el desarrollo de la psicología y de la psicoanálisis se examinará 110 también el aspecto psicológico del paciente. 1.2. Las terapias dentro de los manicomios Las terapias utilizadas dentro del manicomio han cambiado en el tiempo con el desarrollo en el sector médico, pero en sustancia han siempre sido de una violencia inimaginable. A causa de la ignorancia en el campo de la psicología casi todas tenían una finalidad en común, es decir la de hacer sentir al paciente uno choque tan fuerte de hacerlo curar. No existía aún una real y propia relación entre el médico y el paciente, por eso cuando el individuo era sometido a estas terapías estaba totalmente trastornado, y por lo tanto no eran raros los tentativos de suicidio. Es increíble pensar que hasta hace pocos años algunos pacientes tenían que tolerar una violencia tal, sin algún respeto por su dignidad. En seguida son enumeradas las más utilizadas: La lobotomía El electrochoque La insulinoterapia El choque con cardiazol 111 Muchas otras crueles terapias eran aplicadas a los pacientes. Estas casi siempre empeoraban el estado mental del paciente en cambio de mejorarlo. En seguida hay algunos ejemplos: Duchas de agua helada o baños gelidos El cierre del individuo en un armario La oclusión de varias arterias cerebrales Baños prolongados (a veces los pacientes se quedaban en el agua por un mes) Camisa de fuerza Castración o extirpación quirúrgica de los ovarios Hierros candentes sobre la nuca Clitoridectomía Colgar el enfermo por los brazos con una cuerda al techo Rejas o cunas de contención Dieta (entendida como privación del alimento) 112 Aislamiento Luz colorada Imitaciones de interveciónes quirúrgicas Sofocación Aplicación de sanguijuelas La inyección subcutánea de sustancias toxicas muy dolorosas 1.3. La Ley Giolitti En los primeros años de ‘900 aún no existía una ley que reglamentase y unificase las varias estructuras manicomiales, entonces en el febrero de 1904 fue promulgada la ley giolitti que toma el nombre de Giovanni Giolitti, en aquella época Primer Ministro, titulada “disposiciones y reglamentos sobre manicomios y alienados”. La ley era formada por once artículos y fue publicada en la Gaceta Oficial n. 43. Esta fue la primera ley italiana sobre los manicomios y como tema principal tenía la relación entre enfermad mental y peligrosidad subordinando así nuevamente la cura del enfermo a la custodia. Ya desde el título, con el término 113 alienación, entendemos que el enfermo representaba un sujeto que iba marginado porque considerado peligroso. Lo que se puede considerar innovador es que estas instituciones tenían que ser presentes en las provincias de manera de garantizar una cercanía con los familiares. Excepto en algunos casos los gastos eran a cargo de las provincias que se ocupaban de la custodia del enfermo. Es importante recordar que esta ley reconoce el poder supremo del director, que después de un periodo de observación de 15 diás refería el exito al tribunal, reglamentaba las condiciones de admisión (casi siempre a través del internamiento coactivo) y las dimisiones de los pacientes. El asilo contemplaba la pérdida de los derechos civiles y políticos, la declaración de peligrosidad por un acto jurídico, la inscripción sobre dos registros (tribunal y fiscalía), y la vigilancia de la policía después de la dimisión. La mayor parte de los pacientes después de haber obtenido la baja eran además marcados para poder ser reconocidos como peligrosos. En sustancia con la ley Giolitti han sido solo reglamentadas las estructuras pero no ha habido alguna atención sobre la cura de los pacientes. 114 2. Los manicomios en la era moderna A pesar de la ley Giolitti no hubieron grandes cambios por lo que concierne la visión del enfermo y de la locura, por lo contrario, el enfermo era todavía visto como un sujeto peligroso de marginar y las terapias utilizadas eran siempre violentas y por la mayoría ineficientes. Pero en las primeras décadas del siglo XX gracias a la afirmación de la psicoanálisis que será fundamental para el origen de la psicología, se entrevé una modificación: la locura no tiene más una visión solamente biológica sino también psicologíca. El enfermo no representa más un individuo que tiene que ser alejado sino una persona que necesita ser curada para poder sanar. Seguramente la psicoanálisis simbolizó un momento esencial en la visión de la locura pero no fue aplicada inicialmente en el interior de los manicomios adonde se verificará un verdadero y propio cambio solo en los años Setenta. 2.1. Freud y la Psicoanálisis La psicoanálisis es un movimiento que se desarrolla en las primeras decadas del siglo XX pero es aún vivo y operante. Nace en ámbito 115 psiquiátrico, gracias a la obra innovadora de Sigmund Freud médico vienense che se había dedicado a la cura de enfermedades mentales como la neurosis o la histeria. Su idea se basaba sobre la existencia de energías psiquícas avanzadas o sea el ello el yo y el superyo . El ello es la parte más instintiva que se sitúa en nuestra consciencia y el deber del yo, la parte racional que representa la figura de censor, es el de frenar sus impulsos. Si no hay un equilibrio entre los dos se manifiesta una personalidad perversa registrada sobretodo en la actividad onírica que Freud consideraba fundamental y interpretaba a través de la hipnosis. Él afirmaba que el hombre loco es un soñador despierto. El superyo es en cambio el conjunto de las reglas éticas y morales que dominan la razón y el ello. Representa la interiorización de las normas morales que tienen la función de control. Si tales normas no vienen concebidas se puede desarrollar la patología. Lo que es importante recordar es que Freud atribuía el trastorno mental a la presencia del inconsciente, la parte irracional de la actividad psíquica, que no podemos controlar y que es entonces la causa de muchos nuestros comportamientos. Por lo tanto en vez de atribuir una origen biológica del trastorno mental y utilizar terapias violentas al fin de curarlo Freud pensaba que analizando el inconsciente de un individuo, los trastornos 116 psíquicois habrían sacado provecho. Fue así que él empezó la cura de los pacientes a través de la hipnosis, la cual abandonó por distintas motivaciones en un segundo momento. La terapia que utilizó más frecuentemente fue la asociación libre, descrita por él mismo en los siguientes términos: “La realización de esta labor exige cierta preparación psíquica del enfermo. Dos cosas perseguimos en él: una intensificación de su atención sobre sus percepciones psíquicas y una exclusión de la critica, con la que acostumbra seleccionar las ideas que en él emergen. Para facilitarle concentrar toda su atención en la labor de autoobservación es conveniente hacerle cerrar los ojos y adoptar una postura descansada. El renunciamento a la crítica de los productos mentales percibidos habremos de imponérselo expresamente. Le diremos, por tanto, que el éxito del psicoanálisis depende de que respete y comunique todo lo que atravierse su pensamiento y no se deje llevar a retener unas ocurrencias por creerlas insignificantes o faltas de conexión con el tema dado, y otras, por parecerle absurdas o desatinadas. Habrá de mantenerse en una perfecta imparcialidad con respecto a sus ocurrencias, pues la crítica que sobre las mismas se halla habituado a ejercer es precisamente lo que le ha impedido 117 hasta el momento hallar la buscada solución del sueño, de la idea obsesiva, etc.” Se trataba de decir cualquier cosa pasase por la mente , aunque fuese difícil, incoherente o incluso sin sentido. Esto permitía que el individuo analizado en su discurso dijese más de lo que quería decir pero facilitaba la instauración o la consolidación de la transferencia hacia el analista. Jacque Lacan, uno entre los más importantes psicoanalistas franceses, para describir el inconsciente utilizaba el aforismo " el inconsciente está estructurado come un lenguaje". Este aforismo es fundamental para entender también la visión de Freud porque el lenguaje, no solo verbal, permite a través de lapsus, el olvido de un nombre, el relato de los sueños, el corte del discurso, el titubeo de la palabra, las variaciones en la tonalidad vocal, de hacer surgir una sorpresa que Freud compara al deseo inconsciente o sea al síntoma que hace sufrir el individuo que por vergüenza o otras razones no quiere enfrentar ese determinado argumento. Freud ha tenido muchos seguidores en todo el mundo y ha sido gracias a él que se han formado diferentes movimientos que eran contrarios a los tratamientos en el interior de los manicomios. Sus afirmaciones han 118 conducido al desarrollo de la psicología. 2.2. La Ley Basaglia Con esta ley se hace referencia a la ley italiana n. 180 de 1978 (después de poco sustituida por la ley 833 que instituyó el Servicio Sanitario Nacional). Ésta toma el nombre de Franco Basaglia, un psiquiatra veneciano y fue titulada “verifación y tratamientos sanitarios voluntarios y obligatorios”. Basaglia empezó su batalla en el manicomio de Gorizia que dirigió desde 1961 hasta 1968, convirtiéndolo en una comunidad terapéutica. En esta estructura descrubió una realidad deshumana donde los pacientes eran transformados de personas a objetos, privandolos de la dignidad humana. El objetivo del manicomio no era la cura de un mal sino la segregación del paciente de manera que no pudiese causar molestia a los sanos. Él afirmó: “Desde el momento de cruzar el muro del internamiento, el paciente entra en una nueva dimensión de vacío emocional; es introducido en un espacio que, originalmente creado para volverlo inofensivo y al mismo tiempo asistirlo, en la practica aparece como un lugar paradñojicamente construido para aniquilar completamente su personalidad, como un lugar que lo vuelve un objeto”. 119 Con la promulgación de esta ley que tenía como principios fundamentales la prevención y la rehabilitación, los enfermos por la primera vez devienen titulares de derechos y son puestos en el centro de la reintegración social que incluye también la istitución familia. El enfermo es entonces incitado a mantener relaciones con el mundo exterior también a través del envolvimiento en actividades laborales, la programación de excursiones, visitas con guías y encuentros con los parientes. La relación entre médico y paciente finalmente se transforma en una relación entre personas gracias a la institución de asambleas entre pacientes y personal. El enfermo de mente empieza a ser tratado como los otros enfermos y no tiene que ser más relegado a los márgenes de la sociedad a través también del derribo de las barreras que aislaban el hospital de todo lo externo. Basaglia eliminó cualquier forma de contención física, suprimió las prácticas más violentas, dispuso el cierre de los manicomios y prohibió expresamente de construir nuevos hospitales psiquiátricos, tratando de favorecer la creación de repartos psiquiátricos dentro de los hospitales. Gracias a Basaglia por la primera vez se entrevé la aceptación de parte de la sociedad de aquella figura desde siempre inquietante que es la locura definida por él mismo como una condición humana presente en todos 120 nosotros como lo es la razón. Con la introducción de los servicios psiquiátricos en los servicios sanitarios generales se eliminó cada forma de discriminación y segregación. Basaglia advierte la necesidad de una relación entre médico y paciente, de hecho este último no necesita sólo curas sino también una relación humana con quién lo cuida, respuestas reales para si mismo, dinero, afecto y de una familia. Basaglia afirmaba que: “ si la enfermedad mental es, en su origen, la pérdida de la individualidad, de la libertad, en el manicomio el enfermo no encuentra nada más que el lugar en donde estará completamente perdido, vuelto un objeto por la enfermedad y por el ritmo de internado. La ausencia de cualquier proyecto, la pérdida del futuro, estar constantemente a merced de otros sin el menor estimulo personal, el tener definido y organizado el día en base a tiempos dictados únicamente por exigencias institucionales que por si mismas no pueden tener en cuenta al individuo y las circunstancias particulares de cada uno: este es el esquema institucionalizante que conforma la vida del manicomio”. En sustancia la Ley 180 fue una verdadera y propia reforma y es gracias a ésta que los manicomios y las terapias violentas cesaron de existir. 121 Representó el inicio de un nuevo sistema sanitario y social. Desde 1978 fueron presentados y nuncas votados cincuenta proyectos de modificación de la ley Basaglia que no incluían el aspecto financiero de su aplicación, sugiriendo por lo contrario formas más o menos patentes de reapertura de los hospitales psiquiátricos. 2.3. El proyecto objetivo 1994-1996 No obstante la promulgación de la ley Basaglia no faltaron carencias desde el punto de vista financiero y organizativo. La ley modificó la entera lógica del tratamiento reservado al enfermo pero encomendando la tarea de construir el complejo sistema preventivo a cada legislador regional. Los fondos no eran suficientes y la mayoría de las regiones no logró crear estructuras organizadas. Por eso mismo fue aprobado el proyecto objetivo 1994-1996 que tuvo como objetivo el de desarrollar, confirmar y mejorar la reforma de 1978 concentrando la atención sobre los servicios territoriales. Los contenidos fundamentales eran: - La institución en todas las unidades sanitarias locales de una red de estructuras territoriales psiquiátricas, residenciales, semi-residenciales y de estructuras hospitalieras; 122 - El aumento y la diversificación de las competencias profesionales de los operadores; - La definitiva superación del hospital psiquiátrico adoptando precisas y concretas líneas de intervención; - El desarrollo de una organización de trabajo basada sobre la gestión integrada de los diferentes servicios psiquiátricos y no psiquiátricos a través de la estructuración de un Departamento de Salud Mental que coordine las actividades del sector entero con la creación de estructuras adecuadas. El DSM es el conjunto de las estructuras y de los servicios que tienen el deber de hacerse cargo de la demanda ligada a la cura, a la asistencia y a la tutela de la salud mental en el ambito del territorio definido por las Unidades Sanitarias Locales. Las estructuras y los servicios que tiene son: - El Centro de Salud Mental - El Servicio Psiquiátrico de Diagnóstico y Tratamiento - El Centro Diurno - El Hospital de día 123 - Las estructuras residenciales Los 76 manicomios activos en 1978 fueron sustituidos por 320 SPDC , 1.341 estructuras residenciales , 257 estructuras residenciales, 433 empresas sociales, 481 estructuras semi-residenciales, 695 centros de salud mental. En sintesis, sólo en las leyes del 94 y del 96 fueron individuados los instrumentos financieros y operativos para la aplicación de la ley 180. 2.4. Los Hospitales Psiquiátricos Judiciales En italia con la ley Basaglia fueron abolidos los manicomios pero se necesitaban estructuras finalizadas a la reclusión y a la recuperación de personas que habían cometido crímenes pero que eran inadecuadas a la pena detentiva porque enfermas de trastornos psiquiátricos, así fueron instituidos los Hospitales Psiquiátricos Judiciales que dependían de la administración judicial del Ministerio de Justicia. El primer Hospital Psiquiátrico Judicial fue fundado en Inglaterra en 1857. Hoy en italia existen siete de esos: Filippo Saporito Aversa, en provincia de Caserta acoge 179 detenidos; 124 Barcellona Pozzo di Gotto, en provincia de Mesina acoge 340 detenidos; Castiglione delle Stiviere, en provincia de Mantua acoge 279 detenidos pero tiene una capacitad de 193; Villa Ambrogiana, Montelupo Fiorentino, en provincia de Florencia acoge 174 detenidos; Sant’Eframo, en provincia de Nápoles acoge 120 detenidos; Sant’Asernio, en provincia de Salerno acoge 80 detenidos; Reggio Emilia, en provincia de Reggio Emilia acoge 132 detenidos. La estructura de Castiglione delle Stiviere es la única a no haber sido nunca directamente dependiente del Ministerio de Justicia, configurándose siempre como estructura esencialmente sanitaria. Asi que si la pesadilla de los manicomios parecía sobrepasada desde años no es así. Los HPJ continuan a ser lugares aberrantes con una escasa atención por el enfermo criminal. Las polémicas respeto a estos institutos son muchísimas y se dividen entre los que querrían una capacidad mayor y los que creen que no obstante hallan cometido crimenes los detenidos tengan que ser curados y tengan el derecho de vivir en ambientes limpios 125 y dignos. Según las estadísticas casi 400 detenidos tienen dercho a salir ya que no son peligrosos pero la mayoria de ellos corre el riesgo de no salir nunca. Para ser mas claros se pasa desde el detenido por resistencia a la autoridad hasta el que mató a picazos la esposa. En 2010 la Comisión Parlamentar de Investigación en aquel momento dirigida por Ignazio Marino ha seguido una indagación en los HPJ empezando una serie de inspecciones a sorpresa, declarandolos estructuras " inconcebibles" , más similares a cárceles que a hospitales y que no garantizan la cura del enfermo. En el interior faltan no solo el personal sino también los funcionarios de prisiones. No hay actividades educativas o recreativas y los pacientes son abandonados por completo. La tasa de suicidio en los hospitales es muy alta , basta pensar que en el HPJ de Aversa en los últimos cinco meses se han verificado tres muertes. Estas son las palabras de Marino: “si presuponemos que la persona que está internada en un Hospital Psiquiátrico Judicial esta ahí para ser curada , lo que hemos encontrado es un fracaso total. Antes de todo porque los pacientes no tienen acceso suficiente a lo que necesitan, es decir las curas psiquiátricas. En término medio, podemos calcular que cada paciente 126 tenga contacto con un psiquiatra por menos de una hora al mes. Despues porque quien es internado en estas estructuras y es afectado por una patologia física, también grave, no tiene modo de ser curado. En fin porque estos lugares no son idoneos desde el punto de vista higiénico sanitario. No imaginábamos ni siquiera lejanamente que en nuestro País existieran todavía restos de las estructuras manicomiales realizadas durante el fascismo”. En enero de 2012 en el Senado se debatió el decreto llamado “vacía cárceles" que devendrá ley el 14 de febrero de 2012. Este decreto contemplaba el cierre de los HPJ dentro del 31 de marzo de 2013, encomendando a las regiones que tenían competencias sanitarias de dotarse de nuevas estructuras capaces de acoger los hospitalizados dentro de 12 meses. La nueva ley establecía que los pacientes internados fueran distinguidos en dos grupos: aquellos con una peligrosidad tal de justificar la detención y aquellos que podían ser parcialmente reintegrados en la sociedad. Estos últimos, el 40% serán a cargo de los DSM y trasladados en comunidades terapéuticas o en estructuras psiquiátricas residenciales. Por aquellos peligrosos a nivel social la cuestión es más complicada porque tendrían que ir en institutos con una gestión exclusivamente sanitaria y 127 con la seguridad garantizada por un perímetro de vigilancia exterior, pero estas instalaciones no existen. El deber de construirlas es encomendado a las regiones y los fondos han sido ya individuados: 120 millones en 2012 y 60 en 2013 y además otros 38 millones en 2012 y 55 cada año desde 2013 para la gestión de los mismos. Mientras tanto un grupo de trabajo que incluye los Ministerios de Salud y Justicia y los representantes de ocho regiones (Campania, Lombardía, Emilia-Romaña, Sicilia, Toscana, Apulia, Véneto y Liguria) esta desarrollando un decreto que defina la organización de las nuevas estructuras, sus dimensiones y los estándares de seguridad exigidos. La emergencia de construir nuevas estructuras para acoger los pacientes ha causado un problema desde el punto de vista organizativo, ocasionando retardos que continúan a incitar polémicas de aquellos que no aprueban la existencia de estos hospitales , ya que considerados demasiados similares a los viejos y por suerte ya cerrados manicomios. Ya en 2012 Marino declaraba que las obras hubieran podido tener retardos, así que hubo una prorroga para el 2014 y un decreto ley que habla de abril 2015, pero la visión mas realista es aquella del 2017. 128 2.5. Los manicomios en el mundo Aunque la institución del manicomio varia según el país donde se encuentra, es posible hacer lo mismo una descripción general de la situación afirmando que a esta altura en Italia y en mayoría de los otros países los manicomios del pasado han sido indudablemente superados y abolidos. Aunque estas estructuras en parte todavía existen son completamente diferentes: tratan de respetar los derechos humanos y sobretodo la dignidad del paciente. Por lo que concierne Europa, en Francia la ley permite el ingreso coactivo sobre simple denuncia de terceros o sobre decisión de la jefatura de policía, también por un comportamiento sospechoso. En ambos casos sirve la opinión de dos médicos, el juez no es informado y no se contemplan límites temporales al asilo. Enfermos graves condividen la reclusión con simples personas deprimidas. Son internados 60.000 individuos al ano , 4.000 se estima de manera ilegal y por eso en 1990 ha nacido una comisión de control sobre las irregularidades. También en Alemania los manicomios y los ricoveros coactivos permanecen, aunque por la mayoría, los manicomios devinieron clínicas 129 donde los enfermos, junto a las terapias, permanecen en un ambiente digno y adapto a un ser humano. La ley contempla manicomios cerrados solo para los violentos socialmente peligrosos, condenados en presidencia. Hay otros institutos donde son los tribunales sociales y con los asistentes sociales a decidir sobre el asilo, que tiene que ser compartido por los familiares. Un poco mas avanzada es la situación en Inglaterra donde para poder efectuar una hospitalización coactiva sirven dos partes médicos. Para quien se interna voluntariamente o quiere curarse en su propia casa es responsable el médico de base. Hay 86 Mental Health Trusts administrados por uno o más hospitales. La legislación es diferente en Escocia, Irlanda y Gales. En 1999 el Gobierno lanzó el Nacional Health Service Framework for mental health que entre otras cosas crea: unidades de crisis 24 horas sobre 24 y grupos de intervención para esquizofrénicos. El Royal College of Psiquiatrists rechazó un proyecto de ley concerniente el asilo coactivo indefinido para enfermos con graves trastornos de personalidad, pero que no han cometido crímenes. La situación no es muy diferente en los Estados Unidos donde también en 130 el sector psiquiátrico la asistencia es sustancialmente administrada por estructuras privadas de hospitalización, bien organizadas y que respetan el paciente. Pero no faltan las excepciones donde los hospitales psiquiátricos recuerdan todavía los manicomios del pasado. En China, Hoy según el Ministerio de Sanidad de Pekín se encuentran más que ciento de millones de enfermos mentales entre los cuales dieciséis son enfermos de trastornos mentales graves y solo el 20% de ellos tiene un tratamiento médico y terapéutico. Ha sido estimado que en china al menos un tercero de los suicidas (300 mil al ano los que se conocen) es cometido por individuos enfermos de inadaptación psíquica y social y el 75% de los homicidios es causado por sujetos patológicos. La mayoría de ellos nunca entró en un Centro de Salud Mental y ni siquiera fueron sometidos a curas médicas por profesionistas del sector. Solo el 20-25% de la población china beneficia de una aseguración sanitaria que de cualquier manera no cubre los servicios para la salud mental. Por eso son 800 millones los ciudadanos sin cura y el 90 % de los esquizofrénicos estan tenidos en casa sin terapia o bajo el efecto de drogas o alucinógenos. La 131 enfermedad mental no parece ahorrar ni siquiera los más pequeños: el 1520% de los niños en el mundo, enfermos de trastornos mentales son chinos. Esto es causado porque la China falta de un sistema sanitario bien organizado y moderno. Los institutos psiquiátricos son seiscientos y once mil las camas, además los especialistas escasean por número y formación. Por tal razón el Ministerio de Sanidad concentra sus esfuerzos para hallar recursos y acelera hacia la adopción del Proyecto de Ley Nacional sobre la salud mental que ha sido publicado en junio 2011 después de cincuenta años de la primera. El objetivo del Ministerio de Sanidad de Pekín es el de adoptar un sistema territorial parecido al italiano, de manera de permitir asistencia y cura a muchas más personas. En india la situación es completamente diferente. Según las estadísticas hay solo cuarenta y tres hospitales psiquiátricos gobernativos y tres psiquiatras y un 0,47% de psicólogos por un millón de personas. Esto basta para entender que la India falta completamente de un sistema sanitario organizado. Las ultimas noticias son las de un informe de Human Rights Watch, de 106 paginas presentado a New Delhi que concierne la condición en la que son obligados a vivir los pacientes. Según el informe las mujeres encerradas en los manicomios indianos son sometidas de continuo a 132 graves violencias desde el estupro hasta el electrochoque. Kriti Sharma, la autora, afirma: “son tratadas peor que los animales... mujeres y chicas con trastornos mentales son echadas en los centros psiquiátricos por los mismos familiares o por la policía simplemente porque el gobierno no ofrece algún tipo de apoyo. Una vez encerradas en estos hospitales viven completamente aisladas y a menudo son víctimas de abusos". El informe, se basa sobre casi 200 entrevistas de pacientes con problemas psicológicos familiares, operadores sanitarios y policía local conducidas en los últimos dos años. La human Rights Watch ha visitado 24 hospitales y centro psiquiátricos de las seis principales metrópolis indianas. Han emergidos casos de pacientes discapacitados internados contra sus propia voluntad en centros atestados, carente de servicios higiénicos, costreñidos a soportar tratamientos deshumanos. El problema no es solo para las mujeres, de hecho en el informe emerge que en una estructura gobernativa de New Delhi son internados 982 pacientes es decir tres veces la capacidad. Otro centro a Pune acoge 1850 enfermos con solo 25 baños funcionantes. Casi todos los hospitales visitados eran infestados por los piojos. 133 La india ha ratificado en 2007 una conveción de las Naciones Unidas sobre los derechos de las personas descapacitadas que elimina la detención forzada en los manicomios, pero hoy en día los pacientes indianos pueden ser recluidos en los hospitales psiquiátricos bajo el orden de los tribunales y son entonces privados del derecho a vivir en la comunidad con el apoyo del servicio sanitario En Rusia, la tasa de suicidios de personas enfermas de trastornos mentales ha sido uno de los más altos en la entera historia, en particular después de la caída de la Unión Soviética. La figura más encontrada en Rusia es seguramente la del disidente político, de hecho muchos fueron los individuos internados en el interior de los manicomios solo por ideologias políticas diferentes de aquellas presentes. Si esta figura parecía ser superada no es así. Aún hoy existen casos de personas recluidas en un Hospital Psiquiátrico Judicial sin una verdadera motivación. El 6 de mayo 2012 Mikhail Kosenko, estaba en una manifestación autorizada en la plaza Bolotnaya a Moscú. Él junto a otras 27 personas fueron arrestadas con la acusación de riña y resistencia a la policía. Kosenko fue condenado al asilo coactivo en un hospital psiquiátrico y a 134 subir curas psiquiátricas obligatorias porque retenido peligroso para la sociedad. En 2007 la periodista Arisa Arap en Murmansk publicó sobre el periódico local del movimiento de Kasparov, contra el Presidente Putin, una investigación sobre el manicomio local denunciando de manera particular el tratamiento reservado a los jóvenes. Un mes despuès fue al hospital para retirar la idoneidad médica para renovar el carné de conducir, basada sobre un examen hecho antes de la publicación del artículo. La misma psiquiátra que en aquel momento la había juzgada idónea tuvo con ella una discusión sobre el articulo. Después, sostuvo que Larisa había un comportamento muy violento y llamó la policía que en seguida la arrestó y la transfirió en el manicomio local. Aquí Larisa ha sido atiborrada de psicofarmacos. Una primera huelga de hambre no sirvió de nada. Al marido Dmitrij no le fue ni siquiera notificada la hospitalización de Larisa aunque el había ya presentado numerosos recursos. El 18 de julio un tribunal ha establecido que la periodista necesita curas. Así ahora la mujer arriesga de ser transladada a un instituto para enfermos crónicos del que probablemente no podrá salir nunca más. Estos hechos han exaltado el terror en la población rusa que tiene miedo de volver a las reclusiones 135 forzadas de los manicomios pasados. 3. Adaptaciones cinematográficas Son muchisimos los ejemplos de películas que han tratado el tema de los manicomios y de la locura. Algunos de ellos han ofrecido testimonios fundamentales de la condición de los internados en estas estructuras, sensibilizando la población respecto a este argumento incómodo. Entre ellos hay algunos más conocidos y significativos: Alguien voló sobre el nido del cuco, (one flew over the cuckoo’s nest), EE.UU., 1974, de Milos Forman. En la película, Jack Nicholson interpreta un delincuente que se hace pasar por loco y así entra en contacto con el mundo de los institutos psiquiátricos. Esta película ha marcado la historia del cine en la exposición innovadora de un argumento muy delicado como la inadaptación presente en los manicomios, denunciando el tratamiento inhumano al que han sido sometidos los pacientes acogidos en las estructuras estatales, hacia los cuales ha sido vigente una actitud discriminatoria, nutrido por el miedo de la agresividad que en algunos casos caracteriza la enfermedad mental. No 136 muchas personas saben que el título deriva de una entre las varias expresiones, The cuckoo’s nest de la jerga americana que indican el manicomio. Existe también una canción infantil que hace así: Three geese in a flock, one flew East, one flew West, One flew over the cuckoo’s nest ( “Tres gansos en una bandada, uno voló hacia el este, uno voló hacia el oeste y uno voló sobre el nido del cuco”). Shock corridor, EE.UU, 1963, de Samuel Fuller. Es una película muy cruda, en la que johnny Barrett es un periodista que se hace pasar por loco y se infiltra en un manicomio con el objetivo de resolver un crimen y ganar el premio Pulitzer, pero la vida en un ambiente así alienante causa graves daños a su salud mental. Después de ser dimitido al electrochoque los daños a su mente devienen de hecho irreparables y no dejará nunca más el hospital. Esta película testimonia como las terapias utilizadas empeoraban el estado del paciente en vez de mejorarlo. Matti da slegare, Italia, 1975, de Marco bellocchio, Silvano Agosti, Sandro Petraglia y Stefano Rulli. 137 Un cine documental que cuenta la vida en un manicomio de la Emilia Romaña, para destacar el objetivo de lo psiquiatra Franco Basaglia de no marginar los enfermos mentales en los guetos coercitivos. En esta película se muestra claramente como las personas cerradas en estos “lager de diversidad” necesiten de ser libres. El Intercambio (Changeling),EE.UU., de Clint Eastwood. La película, basada en hechos reales ocurridos en Los Ángeles en 1928, cuando desapareció el hijo una mujer, Christine Collins. La policía devolvió a esa señora un otro niño, y todas sus declaraciones fueron juzgadas falsas hasta definirla una enferma mental. La película denuncia como en la época de la prohibición, la policía tenía una solución simple para liberarse de quien contaba una historia incómoda: el manicomio. Un método peligroso (A dangerous method), Francia y Alemania, 2011, de David Cronenberg. La película ambientada entre Zúrich y Viena en vísperas de la Primera Guerra Mundial, se basa en las relaciones turbulentas entre el psiquiatra Carl Gustave Jung, su mentor Sigmund Freud y Sabina Spielrein, una mujer 138 bella y atormentada que se interpone entre ellos. Sabina es una mujer rusa con una grave forma de esquizofrenia. Jung decide de utilizar con ella el tratamiento experimental de Freud, conocido como psicoanálisis o “asociación libre” y este tratamiento se revela muy positivo, tan que la chica sigue la carrera de psiquiatra. La película por lo tanto testimonia los primeros cambios en el tratamiento de los pacientes enfermos de trastornos mentales, que llevaron a la abolición de las terapias violentas del pasado. 139 Conclusiones En esta tesis he analizado la institución del manicomio en Italia a través su cambio y desarrollo en el tiempo. He dividido la relación en dos partes: En la primera parte he descrito las terapias violentas utilizadas en el interior de los manicomios y las razones que han causado la reclusión de miles de personas describiendo también la ley Giolitti, fundamental para comprender la visión del enfermo mental en el pasado; La segunda parte representa el “viraje”: hay un cambio de la visión del enfermo mental gracias a Sigmund Freud y la psicoanálisis y sobretodo a Franco Basaglia y su ley 180 de 1978 que abolió los manicomios. Describiendo el Proyecto Objetivo de 1994-1996 y los Hospitales Psiquiátricos Judiciales he exhibido una representación de la situación actual en Italia. Por último he dedicado un párrafo a la situación en el mundo y a las adaptaciones cinematográficas, que han contribuido a la denuncia contra el manicomio. 140 Es importante saber que miles de personas han sido víctimas de violencias inimaginables y que aún hoy la institución del manicomio está presente, al menos en parte, en algunos Países del mundo. 141 Bibliografia Associazione familiari di portatori di disagio e disturbo mentale. (1996, settembre 12). La salute mentale nella storia. Tratto da La Tartavela: http://www.tartavela.it Bac, M. D. (1 de aprile de 2014). Ospedali Psichiatrici Giudiziari, la chiusura è rinviata al 2015. Corriere della Sera . Basaglia, F. (1981). Scritti I. Torino: Einaudi. Bonazzi, A. (1975). squalificati a vita: inchiesta e testimonianze sui manicomi criminali. Torino: Gribaudi. Canosa, R. (1979). Storia del manicomio in Italia dall'unità a oggi. Milano: Feltrinelli. Ciacca, A. d. (s.d.). Che cos'è la psicoanalisi? 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