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Periodico dell’Ente Bilaterale per il Turismo di Roma e Lazio
Autorizzazione Tribunale di Roma n° 539 07/12/2001
-
21
Poste Italiane SPA- Spedizione in abbonamento postale70% - DCB Roma - N° 20
OSSERVATORIO:
marzo e aprile
col vento in poppa
L’area di Bracciano
un “sistema”
che non decolla
EDITORIALE
Nuove speranze
e vecchie delusioni
I
Provincia di Roma
Assessorato al Turismo
Comune di Roma
Assessorato al Turismo
Ente Bilaterale Territoriale per il Turismo
COMITATO SCIENTIFICO
Attilio Celant - Giovanni Peroni
Giuseppe Aiello - Guido Improta
Franco Paloscia - Maurizio Fantaccione
Antonio Calicchia
Direttore responsabile: Pietro Licciardi
Direttore: Giancarlo Mulas
Coordinatore Editoriale: Orfeo Cecchini
COMITATO DI REDAZIONE:
Coordinatore: Bartolo Iozzia
Giuseppe Aiello - Guido Improta
Orfeo Cecchini - Caterina Saccaro
Marcello Marzi - Giuseppe Zazzara
Produzione: Impatto srl
Stampa: Di Marcotullio
finito di stampare: Maggio 2005
l turismo - è un dato storico - ha sempre trovato a Roma, e ora anche in
provincia, la sua collocazione ambientale ideale. Roma è arte, cultura, storia, spiritualità, sentimenti ed allo stesso tempo emozioni.
Roma è. Anche sola ed in controtendenza.
Poi però abbiamo scoperto che tutto questo, in un sistema che gira vorticosamente e che mette sempre più spesso in primo piano opportunità turisticamente nuove, attraenti e magari competitive, non è più sufficiente. Se poi
questi elementi li aggiungiamo agli eventi nefasti che hanno sistematicamente infierito sul movimento turistico nazionale ed internazionale, allora lo scenario è quasi completo.
Ci accorgiamo così che per “tenere botta”, ora e in futuro, a Roma dobbiamo aggiungere la Provincia, alla quale va aggiunta la Regione cui, a sua volta,
va aggiunta… l’Italia.
Ci sono voluti dodici anni per riscoprire, a nostre spese, che il turismo è un
prodotto nazionale, con un marchio doc che va tutelato, promosso e difeso
a livello nazionale, europeo e mondiale.
Alle Regioni, entro questo quadro, il compito di caratterizzarne i contenuti
determinando altresì il quadro legislativo e normativo di competenza per la
valorizzazione del territorio attraverso lo sviluppo ed il finanziamento di progetti turistici locali.
Le nuove competenze legislative regionali in materia di turismo intervenute a
seguito della nota modifica costituzionale del titolo quinto comportano l’assunzione di responsabilità politiche dirette in materia di turismo, non più rinviabili a carenze nazionali o a mutazioni politiche strutturali che,di volta in volta,
generano nuove speranze e finiscono per spegnersi in vecchie delusioni.
Dopo dodici anni si torna all’antico. Serve una istituzione (non lo si può più
chiamare Ministero) che, a livello nazionale, metta in rete tutte le risorse territoriali disponibili,eviti spese inutili e… guerre fratricide fra Regioni.Una istituzione che si dia da fare per incentivare l’incoming anche attraverso le “nuove
forme di turismo” possibili, le quali hanno bisogno di norme e regole precise,agevolando le aziende interessate affinché si affermino sul mercato alla luce
del sole e non facendo di esse una sorta di limbo entro il quale si genera spesso una concorrenza non sempre leale verso altre imprese del settore. E ad
essi, ai nuovi turismi, destinare adeguata e professionale formazione.
La ristrutturazione e trasformazione dell’Enit non è che un primo passo verso
una inversione di tendenza che va accelerata e seguita costantemente, ma ad
essa altri elementi importanti devono seguire. A partire da una legislazione
regionale omogenea su alcuni irrinunciabili principi fondamentali:prodotti turistici diversi, ma tutti di qualità certificata dal “Marchio Italia”.
Il turista deve tornare ad essere ospite gradito nel nostro Paese. Non può
sentirsi tale magari a Cesenatico e poi essere un “cliente”, a volte pure mal
sopportato, in una grande città turisticamente matura.
E’ un percorso a ritroso che non può durare altri dodici anni!
Il tempo perduto va recuperato rapidissimamente.Se vogliamo competere sul
mercato globale non possiamo certo farlo per decreto, o solo con quello.
Orfeo Cecchini
SOMMARIO
INTERVISTA
Parte da Tor Vergata
la “rivoluzione culturale” nel turismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
Pietro Licciardi
OSSERVATORIO
Marzo e aprile col vento in poppa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
Giuseppe Aiello
INTERVENTI
Trevignano Romano
Turismo al bivio: rinascita o declino?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
Franco Paloscia
L’area di Bracciano, un “sistema” che non decolla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
Francesco Maria Olivieri
Itinerari underground alla scoperta delle città perdute. . . . . . . . . . . . 12
Letizia Crescenzi
Nel turismo la pubblicità, da sola, non basta. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
Angela Schito
La Provincia strizza l’occhio al mondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
Giuseppe Zazzara
A ciascuno la sua cucina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
Alessandro Circiello
Roma, città aperta e santa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Roberto Coramusi
Ambiente, dalla sostenibilità al progresso ecologico . . . . . . . . . . . . . . . . 22
Roberto Sinibaldi
NOTIZIARIO
Japanitaly news . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
Contributi a fondo perduto per la pescaturismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
O.C.
L’Enit informa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
Blu Hotel, pensato per chi è “cittadino del mondo” . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
Giovanna Sfragasso
Mostre, musica, teatro, eventi: la Roma da vivere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
Occhio alla pelle. Specialmente in vacanza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
Andrea Farabini
TRIBUNA DEL LAVORO
Per battere la precarietà c’è l’apprendistato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
Valentina Caracciolo
Prestiti, quando il tasso diventa usuraio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
Maurizio Fantaccione
Massimario del diritto tributario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
Il licenziamento dei dirigenti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
Daniela Carbone
Massimario del diritto del lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
L’impiego dei lavoratori immigrati
in attesa dello Sportello unico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
T
revignano Romano sorge sulle sponde del
lago di Bracciano, su una rupe; all’estremità di un piccolo golfo. Il paese conserva un pregevole borgo medievale e offre un percorso
alberato che si estende per circa 3 km, con molti
bar e ristoranti in vista del lago. Per la sua posizione Trevignano rappresenta una base ideale
per esplorare un’area di grande interesse turistico, artistico e naturalistico.Tra le manifestazioni che ogni anno si svolgono in questo piccolo centro, a circa trenta chilometri da Roma,
la Sagra del pesce marinato con cottìo del “lattarino”, in maggio; la processione di barche sul
lago e il palio, cui partecipano le barche dei tre
paesi che si affacciano sullo specchio d’acqua.
Entrambe le manifestazioni si svolgono in occasione della Festa dell’Assunta il 15 agosto. A
dicembre nei diversi rioni vengono infine allestiti i tradizionali Presepi.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
4 / anno 4 - numero 21
INTERVISTA
Parte da Tor Vergata
la “rivoluzione culturale” nel turismo
Pietro Licciardi
guida turistica; poi, ma in misura minore, dell’accompagnatore turistico e del
redattore turistico. La collocazione più
innovativa tuttavia è quella del progettista di nuove forme di turismo. La
sua collocazione ideale sarebbe presso gli enti locali».
L
a professoressa Anna Pasqualini, è presidente del corso di
laurea in beni culturali e operatori del turismo della facoltà di lettere e filosofia dell’Università Tor Vergata. Una esperienza “giovane”, nata
nel 1998 come diploma e trasformatasi nel 2000 dopo la riforma universitaria, alla quale guardare con interesse. Se non altro perché rappresenta un primo tentativo per formare
quella cultura turistica che in Italia è
ancora insufficiente.
«Il turismo è arrivato tardi all’università e questo è stato un danno,
perché la formazione è stata lasciata agli istituti tecnici del turismo, che
hanno svolto una funzione importante ma molto limitata da un punto
di vista culturale», esordisce la presidente, che prosegue: «La cultura
del turismo non è certo stata praticata e si sono privilegiate quelle
discipline funzionali all’esercizio quotidiano della professione senza badare alla programmazione di più alto
livello, che invece è quella che serve.
Soprattutto manca la customer sodisfation, che da noi non esiste. Per
troppi imprenditori il turista va spolpato e tanto per fare un esempio
non c’è una politica di alberghi dignitosi a basso costo, che agevolerebbe
moltissimo l’afflusso dei ceti medi.
Non bastano gli agriturismo, poiché
non credo tutti ambiscano di mangiare fagioli, sia pure d.o.c. Molti
vogliono invece vedere le città e non
possono permettersi di starci più di
un giorno perché gli hotel costano
troppo. C’è tutta una pianificazione
da studiare, proponendo nuovi itinerari e mete che devono poi essere commercializzate».
Dove bisognerebbe iniziare a formare questa cultura turistica?
«Dalla cultura tout court. Se si capi-
Anna Pasqualini
sce che il turista è un nostro simile, il
quale va rispettato, tutto viene di conseguenza».
Cominciare dall’università mi
sembra però un po’ tardi…
«Certo, bisognerebbe cominciare dalla
scuola ma io mi occupo di Università.
Vedo che i nostri ragazzi sono affamati di conoscenza e molto motivati, tanto
che pochi abbandonano il corso di laurea. Purtroppo l’università italiana ha
un alto tasso di “mortalità” ma da un
monitoraggio che abbiamo fatto per
un paio d’anni risulta che i nostri studenti resistono; nonostante alcune delle
materie siano abbastanza ostiche».
Come è nata l’idea di creare
una facoltà per il turismo?
«Dal bisogno di rivitalizzare la facoltà
di lettere, che purtroppo era diventata poco attraente per la mancanza di
sbocchi professionali. Dal ministero poi
è arrivato l’invito alle facoltà universitarie di raccordarsi col mondo del
lavoro e così è venuto quasi naturale
pensare al turismo culturale».
Quale figura professionale dovrebbe uscir fuori dal vostro
corso?
«La figura tradizionale è quella della
Invece per quanto riguarda le
materie?
«Si parte dall’archeologia, classica e del
vicino oriente, considerata la nostra
collocazione mediterranea, per passare alla topografia antica e all’archeologia delle province romane. Poi naturalmente c’è la storia antica e contemporanea, la storia dell’arte antica,
moderna e contemporanea; la sociologia del turismo, la sociologia dell’ambiente e del territorio. Queste
materie servono a progettare anche
itinerari di turismo sostenibile; una esigenza emersa in questi ultimi anni. Per
quanto riguarda l’indirizzo gestionale
abbiamo economia e gestione delle
imprese, legislazione del turismo…
Insomma cerchiamo di dare una formazione a tutto campo. Naturalmente abbiamo previsto anche una sezione, per la verità non troppo vasta, dedicata agli stage».
Di cosa si tratta?
«Sono centoventicinque ore di pratica che dovrebbero servire a preparare la prova finale, che poi è la vecchia
tesi. Ad esempio un nostro studente
si è occupato della organizzazione dei
musei capitolini, così ha speso le sue
ore di stage per studiare “dal vivo”
come erano stati organizzati i servizi
aggiuntivi di quei musei. Quello dello
stage è insomma un modo per dare ai
laureandi una metodologia da poter
applicare ad altre realtà, magari più piccole. Nella fattispecie anche un museo
provinciale o regionale, che non ha
certo a disposizione i mezzi dei musei
capitolini, grazie ad un nostro laurea-
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 5
INTERVISTA
sforzo per cercare di raccordare formazione e mondo del lavoro ma
occorre un po’ di pazienza, perché non
siamo molto attrezzati a pensare in
termini di sbocchi professionali.Tuttavia, anche con l’aiuto del ministero, si
spera di fare meglio».
to potrebbe dotarsi di servizi ispirati
a questi grandi modelli».
La sua facoltà ha sfornato
qualche laureato?
«Sono una quarantina e alcuni hanno
già trovato lavoro. Bisogna dire però
che la nuova imprenditorialità turistica
si sta appena formando e noi speriamo
molto nei sistemi turistici locali».
A proposito di imprenditoria,
secondo lei qual è il gap più
evidente di chi opera attualmente nel turismo?
«Credo sia necessario un maggiore
raccordo tra i soggetti.
Ai nostri ragazzi insegniamo a fare
sistema, perché un’agenzia di viaggio da
sola si regge a malapena, mentre il discorso cambia se riesce a fare sistema
con l‘ente locale, le associazioni culturali, gli albergatori. In fondo è proprio
questo lo spirito del sistema turistico
locale: mettere insieme le varie competenze e tutti insieme promuovere il
territorio».
Ma da quello che potete vedere c’è la disponibilità a “fare
sistema”?
«Non sono in grado di dirlo ma secondo me questo è il futuro. Nient’altro.
O si fa così o quello che stiamo facendo adesso non serve a niente».
Parecchi imprenditori si lamentano perché chi esce dalla scuola non è in grado di cominciare
subito a lavorare…
«E’ proprio quello che ho appena cercato di dire. L’Università ha fatto uno
Diciamolo chiaramente, è veramente compito dell’università
inserire i giovani nel mondo del
lavoro?
«In effetti non si può pianificare tutto
e molto dipende anche dalle capacità
personali…»
Che mi dice dell’apprendistato,
che in Italia è scomparso?
«E’ assolutamente da rivalutare.Tutti i
miliardi spesi ad esempio dalla Regione per i corsi professionali, a cosa servono? Spesso sono le stesse associazioni di categoria che devono trovarsi i fondi per finanziare corsi veramente utili per svolgere le professioni turistiche. Ma non mi faccia dire
altro, non voglio innescare polemiche».
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periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
6 / anno 4 - numero 21
OSSERVATORIO
Marzo e aprile col vento in poppa
Giuseppe Aiello
I
dati consuntivi sulla domanda turistica nel secondo
bimestre dell’anno in corso indicano che il già positivo
andamento del mercato turistico in tutto il territorio
di Roma e provincia si sta ulteriormente rafforzando.
L’analisi dei dati sull’andamento della domanda turistica
negli alberghi della provincia di Roma tra marzo e aprile
evidenzia infatti una chiusura complessivamente positiva
sia sul fronte degli arrivi sia delle presenze. Ciò a conferma
del trend avviato nell’anno precedente, anche in presenza
di potenziali fattori di crisi (le stime al ribasso nella crescita del Pil di diversi paesi, il rapporto euro/dollaro, l’andamento dei mercati finanziari) che nel medio e lungo termine rappresentano tendenzialmente un freno alla ripresa
della domanda turistica internazionale e interna.
Passando ai dati, da marzo ad aprile 2005 gli alberghi della
provincia di Roma hanno registrato 1.421.007 arrivi e
3.417.484 presenze, con una crescita rispettivamente di
+7,96% e di +7,84%; si tratta, come ben si può vedere, di
una crescita ulteriore rispetto a quella registrata nel bimestre precedente. La crescita ha coinvolto in misura significativa sia la domanda italiana sia quella straniera, con una
maggiore accentuazione per quest’ultima (tabelle 1 e 2).
La domanda italiana è cresciuta in misura decisamente
apprezzabile in tutto il territorio provinciale registrando
negli alberghi dell’intero territorio provinciale 644.217
arrivi (+7,40%) e 1.290.565 presenze (+6,24%). La
domanda estera ha registrato invece 776.790 arrivi
(+8,43%) e 2.126.919 presenze (+8,84%).
L’analisi della domanda per categoria di esercizi alberghieri evidenzia nel bimestre in esame una crescita della
domanda in tutte le categorie di esercizi alberghieri, ad
indicare una domanda estremamente diversificata in
aspettative e capacità di spesa. Sul fronte della domanda
estera trova conferma la continua ed apprezzabile crescita degli europei (+8,36% di arrivi e +8,38% di presenze), ed in particolare della domanda proveniente dalla
Francia, dalla Germania, dal Regno Unito, dalla Spagna e
dalla Russia. In crescita risultano anche alcuni paesi
dell’Est, come Russia, Ungheria, ecc.
Ancora più accentuata la crescita della domanda proveniente dagli Usa: (+14,04% di arrivi e +13,82% di presenze) che, lo ricordiamo, in passato è stato il segmento
di mercato più colpito dalla crisi. Buona anche la crescita
del Giappone (+4,20% di arrivi e +4,43% di presenze) e,
in generale, di tutto il Sud Est asiatico (+7,95% di arrivi e
+7,37% di presenze)
Dati decisamente positivi dunque, che dovrebbero ulte-
Tabella 1 - Provincia di Roma - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri: Marzo - Aprile 2005
Paesi
5 stelle
Arrivi
Presenze
Totale
76.978
210.140
Italiani
19.371
35.357
Stranieri
57.607
174.783
4 stelle
Arrivi
Presenze
570.725 1.324.486
3 stelle
Arrivi
Presenze
2 stelle
Arrivi
Presenze
1 stella
Arrivi
Presenze
Totale
Arrivi
Presenze
515.980 1.288.780
196.277
453.081
61.047
140.997 1.421.0073.417.484
215.759 392.497
242.717 523.339
127.604
259.246
38.766
80.126
644.217 1.290.565
354.966 931.989
273.263 765.441
68.673
193.835
22.281
60.871
776.790 2.126.919
Tabella 2 - Provincia di Roma - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri: Marzo - Aprile 2004 - Var. % su anno precedente
Paesi
5 stelle
4 stelle
Presenze
3 stelle
Arrivi
Presenze
Arrivi
Arrivi
Totale
1,88
14,23
8,90
8,13
7,21
Italiani
1,42
5,35
8,59
6,12
Stranieri
2,04
16,21
9,08
9,00
Presenze
2 stelle
1 stella
Totale
Arrivi
Presenze
Arrivi
Presenze
Arrivi
Presenze
5,45
9,73
11,18
8,22
8,15
7,96
7,84
5,27
4,40
8,79
8,76
13,43
11,78
7,40
6,24
9,00
6,18
11,53
14,58
0,20
3,72
8,43
8,84
Tabella 3 - Roma - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri: Marzo - Aprile 2005
Paesi
5 stelle
Arrivi
Presenze
209.315
4 stelle
Arrivi
Presenze
484.251 1.185.975
3 stelle
Arrivi
Presenze
422.195 1.065.614
2 stelle
Arrivi
147.185
Presenze
355.217
1 stella
Arrivi
43.711
Presenze
Totale
Arrivi
Presenze
Totale
76.373
108.032 1.173.7152.924.153
Italiani
19.100
34.774
174.621 324.181
185.041 369.423
89.358
185.790
24.090
53.814
492.210 967.982
Stranieri
57.273
174.541
309.630 861.794
237.154 696.191
57.827
169.427
19.621
54.218
681.505 1.956.171
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 7
OSSERVATORIO
riormente rafforzarsi nei prossimi mesi, nel corso dei
quali le quote di mercato di queste aree continueranno ad
aumentare se gli operatori pubblici e privati sapranno
ancora affrontare adeguatamente le sfide che abbiamo
segnalato nei mesi scorsi, come recuperare e potenziare
le quote di mercato dei principali segmenti e l’apertura
verso i nuovi, ad elevato potenziale di sviluppo.
Ovviamente occorrerà che il quadro internazionale si
mantenga perlomeno stabile.
Come appare dalle tabelle da 3 a 6, gli andamenti di Roma
e del suo hinterland sono entrambi positivi ma diversificati: l’hinterland è cresciuto a ritmi più sostenuti. A Roma
vi è stata una buona ripresa degli arrivi (+4,92%) e delle
presenze complessive (+6,81%). Anche la domanda straniera ha registrato un’apprezzabile crescita nel bimestre,
sia negli arrivi (+5,11%) che nelle presenze (+7,88%),
così come la domanda italiana con +4,66% negli arrivi e
+4,71% nelle presenze. In entrambi i casi l’andamento
positivo ha caratterizzato tutte le categorie di hotel
(tabelle 3 e 4).
Prosegue la buona crescita della domanda italiana e straniera pure negli alberghi dell’hinterland (+25,79% di
arrivi e + 14,92% di presenze). Qui la domanda italiana
è cresciuta del +17,92% negli arrivi e del +11,58%
nelle presenze; la domanda proveniente dall’estero è
cresciuta del +40,78% negli arrivi e del +21,82% nelle
presenze (tabelle 5 e 6). Anche in questo caso la crescita è dovuta all’accresciuta capacità di marketing degli
operatori dell’hinterland rispetto al passato, ma anche (e
soprattutto) alla crescita del numero di operatori sul
mercato. Ricordiamo che i numeri di partenza erano
MUNICIPI DI ROMA
Roma - Distribuzione degli arrivi e delle presenze negli alberghi per Municipi - APRILE 2005
Valori assoluti
Municipi
Arrivi
Composizione %
Variazione %
su stesso mese a.p.
Arrivi Presenze
Arrivi Presenze
Presenze Permanenza
media
Municipio 1
375.373
951.596
2,54
Municipio 2
30.309
76.844
2,54
5,11%
5,11% -13,69% -14,33%
Municipio 3
19.170
48.666
2,54
3,23%
3,23%
86,99% 87,91%
Municipio 4
10.461
26.176
2,50
1,76%
1,74%
73,14% 69,73%
Municipio 5
5.112
12.958
2,53
0,86%
0,86% -22,52% -22,56%
Municipio 6
1.584
3.761
2,37
0,27%
0,25% 100,76% 98,16%
Municipio 7
2.233
5.407
2,42
0,38%
0,36%
Municipio 8
9.043
22.598
2,50
1,52%
1,50% -16,64% -19,98%
Municipio 9
4.442
11.133
2,51
0,75%
0,74% 292,06% 278,93%
Municipio 10
6.837
16.919
2,47
1,15%
1,12%
28,64% 23,54%
Municipio 11
8.717
22.605
2,59
1,47%
1,50%
81,34% 85,23%
Municipio 12
19.442
50.397
2,59
3,28%
3,35% -31,36% -31,85%
Municipio 13
11.795
30.024
2,55
1,99%
2,00%
Municipio 15
3.680
9.377
2,55
0,62%
0,62% -63,33% -63,07%
63,24% 63,26%
37,43% 36,33%
35,09% 20,83%
-5,46%
-4,82%
Municipio 16
9.555
24.011
2,51
1,61%
1,60% -61,48% -61,66%
Municipio 17
35.775
91.353
2,55
6,03%
6,07%
Municipio 18
16.626
42.693
2,57
2,80%
2,84% -60,32% -59,86%
Municipio 19
11.991
29.937
2,50
2,02%
1,99% -35,48% -36,56%
Municipio 20
11.349
27.939
2,46
1,91%
1,86%
25,50% 20,66%
2,53 100,00% 100,00%
11,74% 10,95%
Totale
593.494 1.504.394
18,10% 19,34%
infatti bassissimi. La conferma in futuro di questi tassi di
crescita è fortemente auspicabile, soprattutto se si tiene
conto che essi non vanno a danno della capitale, ma
significano un apporto di domanda aggiuntiva nel territorio.
Tabella 4 - Roma - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri: Marzo - Aprile 2005 - Var. % su anno precedente
Paesi
5 stelle
4 stelle
Presenze
3 stelle
Arrivi
Presenze
Arrivi
Arrivi
Totale
2,40
14,95
5,12
6,77
4,52
Italiani
3,36
7,39
5,07
4,44
Stranieri
2,09
16,59
5,14
7,67
Presenze
2 stelle
1 stella
Totale
Arrivi
Presenze
Arrivi
Presenze
Arrivi
Presenze
4,47
7,73
10,29
2,04
5,12
4,92
6,81
3,36
3,23
6,53
6,73
5,97
8,25
4,66
4,71
5,44
5,14
9,64
14,46
-2,41
2,18
5,11
7,88
Tabella 5 - Hinterland di Roma - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri: Marzo - Aprile 2005
Paesi
5 stelle
4 stelle
Arrivi
Presenze
Arrivi
Totale
605
825
86.474
Italiani
271
583
Stranieri
334
242
Presenze
3 stelle
2 stelle
Arrivi
Presenze
Arrivi
138.511
93.785
223.166
49.092
41.138
68.316
57.676
153.916
45.336
70.195
36.109
69.250
Presenze
1 stella
Totale
Arrivi
Presenze
Arrivi
97.864
17.336
32.965
247.292 493.331
Presenze
38.246
73.456
14.676
26.312
152.007 322.583
10.846
24.408
2.660
6.653
95.285
170.748
Tabella 6 - Hinterland di Roma - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri: Marzo - Aprile 2005 - Var. % su anno precedente
Paesi
5 stelle
Arrivi
Presenze
4 stelle
Arrivi
Presenze
3 stelle
Arrivi
2 stelle
1 stella
Totale
Presenze
Arrivi
Presenze
Arrivi
Presenze
Arrivi
Presenze
Totale
-37,95
-55,93
36,34
21,39
21,26
10,42
16,21
14,53
27,71
19,46
25,79
14,92
Italiani
-56,29
-50,64
26,56
14,92
11,90
7,35
14,46
14,24
28,26
19,76
17,92
11,58
Stranieri
-5,92
-64,98
46,62
28,42
39,96
17,92
22,82
15,40
24,77
18,25
40,78
21,82
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
8 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
Turismo al bivio: rinascita o declino?
Franco Paloscia
C’
è una crisi di sistema nel
turismo che porta al declino del nostro Paese o un
ciclo congiunturale reversibile? C’è
un’onda lunga di carenza strutturali
che produce una
diffusa sensazione di minore
competitività del
Declino o calo
settore, o c’è una
congiunturale?
fase di transizioCarenze strutturali
ne verso un ripoo transizione?
sizionamento
Non sempre
della destinaziole analisi partono
ne Italia e dei
da dati oggettivi
suoi prodotti? Le
analisi che si
vanno conducendo non sempre
muovono da dati
“oggettivi”. Eppure non ne mancano.
Esaminiamone alcuni.
L’Italia ha perduto quote
di mercato internazionale
È vero se analizziamo un lungo periodo durante il quale il dinamismo del
mercato internazionale verso la sua
globalizzazione ha creato problemi di
concorrenza reale al nostro Paese.
Negli ultimi anni, a partire dal 2001 che
segna una data importante per i fatti
dell’11 settembre, il processo di arretramento del paese si è intensificato:
la quota di mercato (sul volume mondiale dei ricavi turistici) è scesa di circa
un punto. In termini di perdite valutarie significa un calo di oltre il 20% della
nostra quota. Siamo scesi dal secondo
al quarto posto della graduatoria per
nazionalità.
Posizionamento più debole
della nostra offerta
L’Italia conferma che la sua posizione
è ancora solida: al secondo posto in
Europa e al terzo nel mondo per i
livelli dell’industria alberghiera. Lo sviluppo globale della nostra offerta e la
sua diversificazione consentono di non
perdere contatto con i nuovi “turismi”
internazionali.
La nostra imprenditoria alberghiera è
molto poco presente nelle catene
internazionali, mentre quasi tutte le
multinazionali del settore sono presenti in Italia. Nelle graduatorie dei
grandi tour operator internazionali, il
primo italiano figura oltre la ventesima posizione. Nel settore delle tecnologie di comunicazione, l’Italia è però
tra i paesi in cui si diffonde più rapidamente Internet, che è uno strumento essenziale per la promozione
on-line del turismo. Ma la funzione di
Internet per il turismo da noi è molto
più bassa della media europea.
Le compagnie aeree low–cost hanno
aggredito l’Europa con un’offerta di un
milione di posti aerei, immettendo sul
mercato una crescente offerta a prezzo concorrenziale. Quante sono però
le nostre destinazioni turistiche che
beneficiano di questa rivoluzione del
trasporto, soprattutto nel nostro Sud?
Manca una politica nazionale
per il turismo
È la nota dolente. Siamo tra i primi ad
aver creato istituzioni che si occupano di turismo (l’Enit nel 1919), ma
dopo aver soppresso il Ministero del
turismo abbiamo atteso oltre trent’anni un assetto istituzionale del settore compiuto come quello degli altri
24 paesi aderenti all’Unione Europea.
Forse il 2005 è l’anno del cambiamento. Con il decreto n. 35 del 13
marzo è stato istituito il Comitato
nazionale per il turismo per coordinare le strategie dello Stato, delle
regioni e delle categorie. Una sorta di
“cabina di regia” e di coordinamento.
La trasformazione dell’Enit in Agenzia
apre alle regioni e alle categorie il
governo della promozione internazionale del turismo. Bisognerà verificare
il grado di consenso generale del
mondo del turismo intorno a queste
novità.
Troppa offerta formativa?
C’è poca offerta formativa: è ormai un
luogo comune. Fino a qualche anno fa
la formazione nel turismo era un punto
debole. Oggi c’è un’evoluzione a ritmi
elevati. Con la riforma universitaria
sono stati istituiti circa 70 corsi a livello universitario, ai quali si aggiungono
quelli post-universitari. Il turismo è
oggetto di formazione nelle facoltà di
scienze economiche, di scienze sociali,
di lingue, lettere e filosofia, di diritto, di
scienze ambientali e del territorio, ecc.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 9
INTERVENTI
Il problema è la regolamentazione dell’offerta, partendo dal dato che la formazione deve essere il riflesso di una
cultura multidisciplinare. Oggi c’è più
quantità, forse eccessiva. L’obiettivo è
la qualità e la corrispondenza della formazione al mercato del lavoro.
Il Sud non è più al Sud
Le statistiche indicano un progresso
del turismo nel Sud ma non autorizzano a proclamare il nostro Mezzogiorno area di sviluppo intenso. Il
recente dibattito sulla competitività,
ha fatto emergere visioni contrappo-
ste. Alle proposte di “vendere” le
spiagge, ovvero di concessioni molto
più lunghe (Tremonti), di creare casinò e campi da golf (Miccichè), una
banca di sviluppo del Sud e l’invio di
pensionati europei (Tremonti), sono
state opposte altre strategie: adottare
una logica di sistema per la valorizzazione delle risorse, favorendo l’attrazione di capitali (Epifani); realizzare
grandi opere infrastrutturali (Franceschini); puntare sull’ambiente (Prodi).
Intorno al turismo c’è un consulto
allargato mentre in altri paesi la terapia d’urto ha prodotto già i suoi effetti, con il risultato che nei prossimi anni
ci giocheremo la partita più difficile,
risalire da un percorso che ci spinge
indietro rispetto ai grandi traguardi
realizzati con i cicli di sviluppo dei
decenni passati, oppure imboccare
quella che, estendendo la teoria del
ciclo di vita delle località turistiche alle
nazioni, potrebbe segnare un nostro
ridimensionamento effettivo. Con
buona pace per i medici di turno.
l’esclusiva
innanzitutto
SAMBONET
Posaterie e vasellame
RICHARD GINORI
Porcellana per la tavola
PERMAFLEX
Materassi e accessori
FRIULSEDIE
MANUFATTURE
f.lli GAMBA
Tavoli e sedie
TECHNOMAX
Cassaforti e minifrigo
Biancheria per la
camera e per la tavola
CUSINELLI HOTELS SERVICE S.N.C
Showroom: via A. Catalani, 19 - Tel.06.86322589 - 06.86325075 Fax 06.86217664
[email protected]
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
10 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
L’area di Bracciano,
un “sistema” che non decolla
Francesco Maria Olivieri
C
ome è noto è Roma a detenere il quasi monopolio del
turismo provinciale, avendo
da sola l’85% della ricettività alberghiera; tuttavia l’area del Lago di Bracciano, pur essendo relativamente marginale, potrebbe essere una delle più
ricche dell’intero sistema turistico. Essa
infatti è uno dei pochissimi sistemi turistici definiti e non sussidiari – come
vengono considerate ad esempio le
aree di Tivoli e
Cerveteri – che
sussistono al di
fuori della Capitale.
L’area del lago di
La vicinanza alla
Bracciano è uno
grande città per i
dei pochissimi sistemi
territori limitrofi
turistici non
comporta flussi
sussidiari esterni
crescenti di visialla Capitale
tatori giornalieri,
soprattutto
durante il “weekend”, ma d’altro
canto la vicinanza
ad un grande attrattore turistico è
anche causa di un notevole “effetto
ombra”, impedendo lo sviluppo di un
proprio sistema turistico.
Per quanto riguarda Bracciano dall’analisi dell’area si ottiene una “istantanea” dalla quale si nota immediatamente la discrasia fra le attrattive locali e l’offerta ricettiva. Il lago si trova
all’estrema periferia nord occidentale
del territorio provinciale, al confine
con la provincia di Viterbo. La risorsa
principale è il sistema di origine vulcanico denominato “sabatino”, formato dai due laghi di Bracciano e Martignano. Si tratta di un’area dalla superficie non esigua (280,64 Kmq), attraversata dall’unico emissario di entrambi i laghi, il torrente Arrone. L’attrattiva principale consiste nei due specchi
d’acqua e nella cornice collinare che
caratterizza il paesaggio, vario e sug-
gestivo; contornato da un ventaglio
articolato e storicamente differenziato di risorse: storiche, architettoniche
e naturali; secondo la denominazione
classica. Percorrendo il perimetro
lacuale i tre borghi medioevali di Bracciano,Anguillara Sabazia e Trevignano
mostrano architetture varie, di tipo
prevalentemente religioso, caratterizzate da diversi stili: la chiesa romanica
di S.Caterina a Trevignano, la medioevale chiesa dei Santi Marco e Marciano a Bracciano, passando per le chiese cinquecentesche dell’Assunta ad
Anguillara, di Santa Maria Novella a
Bracciano e Santa Maria dell’Assunta
a Trevignano; infine la collegiata barocca di Santo Stefano, ancora a Bracciano. La civiltà etrusca ha lasciato tracce a Trevignano con il Forum Clodii e
la necropoli che insieme alla Rocca
Medioevale formano la cornice in cui
si incastona quell’autentico gioiello del
castello Orsini-Odescalchi. Il territorio si completa con le risorse naturali, che hanno la loro principale espres-
sione nel parco regionale del complesso lacuale di Bracciano e Martignano, per una superficie di 16.600
ettari. Una ulteriore attrattiva è rappresentata dalla Macchia Grande di
Manziana, un’area protetta con all’interno il monumento naturale della Caldara, dalla contigua riserva naturale di
Monterano e delle terme Apollinarie.
Sempre in quest’area è possibile individuare percorsi enogastronomici, i
quali pur non caratterizzando l’area
come distretto enoturistico, ne riassumono comunque molte delle caratteristiche. Tra i prodotti spiccano il
pane casereccio della Tolfa, il prosciutto, il formaggio e i prodotti del
bosco (more, corbezzoli, castagne, funghi e tartufo). Dal lago arriva la materia prima per numerosi piatti tipici a
base di pesce. A fronte di questa
importante e variegata offerta però la
ricettività mostra evidenti segni di
debolezza. Le strutture alberghiere
sono meno di venti e di bassa categoria; gli hotel infatti sono essenzialmente
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 11
INTERVENTI
manutenzione -, la Cassia Bis, la Braccianese, e con collegamenti ferroviari
da Viterbo e da Roma.
In conclusione l’area del Lago di Bracciano ha notevoli potenzialità turistiche, una vivace economia, soprattutto legata all’artigianato, e una popolazione in crescita, grazie ai saldi migratori, con una forte presenza di giovani.Tuttavia questo territorio collinare
non sembra del tutto capace di “fare
sistema”, nonostante abbia una realtà
territoriale di qualità che a differenza
di altre zone limitrofe alla capitale continua ad avere una bassa densità abitativa e un ambiente che si è mantenuto integro nel corso del tempo.
Caratteristiche che l’area deve oggi
a due e tre stelle. L’unico albergo a
quattro stelle si trova nel comune di
Manziana, leggermente delocalizzato
rispetto agli altri tre comuni, ed è al
momento chiuso.
La maggior parte della ricettività alberghiera è concentrata nei comuni di
Anguillara e Bracciano, con circa 700
posti letto. Nel complesso emerge
comunque una certa omogeneità
rispetto al resto della provincia; ovviamente senza considerare il comune di
Roma.Tuttavia nell’area si riscontra una
elevata presenza di campeggi e villaggi turistici: circa il 30% di quelli censiti nell’intera provincia, in questo caso
incluso il capoluogo. Inoltre si segnala
una discreta presenza di agriturismo:
circa il 24% del totale. Le elevate percentuali si spiegano senz’altro col fatto
che si tratta di tipologie ricettive strettamente legate alla vocazione naturalistica del territorio. Bisogna però valutare con attenzione quanta parte di
questa offerta ricettiva complementare sia in realtà frequentata da turisti
che durante la giornata si recano a
Roma.
Nell’area mancano in ogni caso strutture in grado di soddisfare le esigenze
di segmenti di domanda più esigenti,
come il turismo internazionale o il turismo d’affari. La stessa posizione sussidiaria rispetto a Roma potrebbe essere maggiormente valorizzata attraverso lo sviluppo di forme specifiche e
specializzate di offerta; come il turismo congressuale.
La vicinanza alla capitale e la relativa
facilità con cui si può raggiungere
Roma offre in definitiva un bacino
quasi inesauribile di turisti, i quali
potrebbero trovare l’area estremamente attraente proprio per le sue
caratteristiche naturali, specialmente
coloro che oltre alla “dimensione urbana” attribuiscono valore anche alla
“dimensione rurale” e ambientale dell’esperienza turistica.
Una simile miscela si adatta ai gusti dei
turisti tedeschi ed olandesi, che prediligono proprio territori collinari bagnati da acque interne, a pochi passi da
città d’arte. Attualmente invece l’area
strizza l’occhio ai residenti e agli escursionisti, prediligendo il turismo “mordi
e fuggi” e quello di tipo residenziale,
basato sulle seconde case. Un dato di
conferma è la permanenza media, che
varia fra i quasi tre giorni di Anguillara
ai due di Trevignano, mentre Bracciano
rispecchia la media provinciale di due
giorni e mezzo, che riguarda essenzialmente turisti italiani.
Infine una caratteristica su cui riflettere è l’accessibilità. Si può senz’altro
affermare che l’area gode di un elevato grado di accessibilità, in quanto è
raggiungibile da Roma lungo tre vie di
comunicazioni stradali: la Cassia –
anche se con qualche problema legato al traffico e ai frequenti lavori di
imparare a valorizzare. In particolare
esiste la possibilità di inserirsi in circuiti ed itinerari turistici tramite l’affiliazione a filiere agro-turistiche o
creando eventi e manifestazioni artistiche e culturali.
Una strada peraltro già imboccata con
l’adesione al PRUSST del Patrimonio
di San Pietro in Tuscia e che deve ora
recuperare slancio. In questa direzione va anche la decisione di istituire a
Bracciano un corso di alta formazione in economia e management del
turismo voluto dall’ente comunale,
finanziato con il Fondo sociale europeo tramite la Regione Lazio e organizzato dalla facoltà di Economia dell’Università di Roma “La Sapienza”.
Le istituzioni locali sembrano insomma aver compreso le potenzialità turistiche del proprio territorio, ma anche
la necessità di avviare una strategia di
largo respiro.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
12 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
Itinerari underground
alla scoperta delle città perdute
Letizia Crescenzi
I
l lento fluire dei secoli e il turbinio
degli eventi ha cancellato molte delle
antiche vestigia.Tuttavia il caso, la fortuna o il lavoro ostinato di studiosi e
appassionati di tanto in tanto fa riemergere qualcosa che si credeva perduto
o che semplicemente era stato dimenticato. Luoghi simili è facile incontrarli
nelle città, la cui crescita talvolta tumultuosa nasconde e sotterra rapidamente tutto ciò che per qualsiasi motivo è
caduto in disuso ma anche fuori dei
grandi centri abitati è facile imbattersi
in cisterne, mitrei, acquedotti o dimore che talvolta diventano inconsuete
mete per il visitatore più attento e
curioso.
La provincia di Roma non fa eccezione
e sono parecchi i luoghi sotterranei che
custodiscono
autentiche chicche delle più svariate epoche.Ad
Albano ad esemA Roma
pio è ancora utie in provincia tanti
lizzato il Cisterluoghi sotterranei
none, un enorme
per un turismo
serbatoio d’acqua
inconsueto
dalla capacità di
circa diecimila
metri cubi, internamente diviso in
cinque navate
con volta a botte,
larghe trentadue metri e lunghe cinquantotto, separate da 36 pilastri. Fu
scavato duemila anni fa per fini militari
ed è l’unica cisterna di età romana che
ancora funziona alla perfezione raccogliendo le acque che da un cunicolo sotterraneo giungono direttamente dal
cratere dell’omonimo lago. Sempre ad
Albano una ex cava di pozzolana sull’antica via Appia custodisce le catacombe di San Senatore, cimitero cristiano dalla fine del III secolo e gli inizi
del IV secolo la cui fama è legata alla
presenza dei corpi di san Senatore,
santa Perpetua e un gran numero di
martiri. Nella cripta centrale sono ben
conservati vari affreschi del IV e VI secolo e di età medievale.
Alla valorizzazione delle vestigia sotterranee si dedicano con successo
anche alcune amministrazioni locali. Il
15 aprile scorso ad esempio è stata
inaugurata a Formello, la mostra Formello sotterranea, allestita all’interno di
Palazzo Chigi per iniziativa dell’assessorato alla cultura del Comune e organizzata con il patrocinio della Provincia
di Roma e dell’Ente Regionale Parco di
Veio. L’iniziativa è stata il coronamento
del progetto “Passaggi sotterranei”,
avviato nel gennaio 2004 su autorizzazione della Soprintendenza per i beni
archeologici del Lazio, grazie al quale
sono stati esplorati e documentati con
grafici, fotografie e filmati multimediali
i cunicoli del Parco di Veio. Con particolare attenzione è stato esplorato il
cunicolo de La Selvotta (Fosso degli
Olmetti), meta di visite guidate durante l’anno.
Come è facile immaginare sono le vestigia etrusche e romane, essendo le più
antiche, a riaffiorare in maggior numero dalle viscere della terra. Le necropoli innanzitutto, come quelle cono-
sciutissime di Vulci, città etrusca ricostruita dai Romani, e di Tarquinia ove
negli oltre 750 ettari di scavi si possono ammirare numerose tombe a camera con affreschi e decorazioni. Sempre
per quanto riguarda le necropoli non
si può fare a meno di citare la Banditaccia di Cerveteri, sito Unesco dal
luglio 2004, dove oltre alle tombe a
fossa esistono tombe a camera ipogee
e un esiguo numero di tombe con grande tumulo che al loro interno sono
strutturate come le case dell’epoca.
Per quanto riguarda i templi numerosissimi sono quelli dedicati al culto di
Mitra, i cui seguaci prediligevano gli
ambienti sotterranei, grotte naturali o
artificiali, la cui volta rappresentava l’arco del cielo. Solo negli scavi di Ostia
Antica, come ricorda Francesca Licordari, una delle bravissime guide, ne sono
stati ritrovati 18 su 60 ettari. Uno di
questi templi accessibile e già incluso
tra le visite guidate è quello delle Terme
di Mitra, struttura adattata al culto con
la statua centrale raffigurare il dio Mitra
(l’originale sta nel museo di Ostia antica) e contenente podi laterali per i banchetti sacrificali, un lungo e stretto corridoio, i resti di forni. A Marino, cittadina dei Castelli Romani, vi è invece un
mitreo della seconda metà del II seco-
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e Provincia
anno 2 - numero 18 / 13
INTERVENTI
lo a.C ricavato in una antica cisterna
con copertura a botte, scavata nel tufo
come una galleria che si infila nella collina, lunga circa 25 metri e larga 3,50.
Fu scoperto nel 1962 nei pressi della
stazione ferroviaria, all’interno di un
garage privato, ed è ricco di affreschi
ben conservati; tra i quali uno raffigurante il dio Mitra nell’atto di sacrificare un toro.
Nel sottosuolo della provincia si conservano anche tratti dell’opera «più
maestosa e originale dell’edilizia dell’antica Roma»: gli acquedotti.Angelo
Procaccianti, speleologo dell’associazuione Shaka Zulu. (recapito telefonico: 0774822114) è solito portare tra
Vicovaro,Vignola e Subiaco gli avventurosi visitatori in ciò che resta dell’Anio
Vetus, e dell’Anio Novus, due acquedotti alimentati entrambi dal fiume
Aniene. L’Anio Vetus fu costruito dai
censori Marcio Curio Dentato e Fulvio
Flacco tra il 272 e il 269 a.C. per trasportare le acque, raccolte da un laghetto artificiale di decantazione, fino
all’Esquilino, correndo lungo la via Prenestina e Latina. La portata era di circa
180 mila metri cubi. L’Anio Novus fu
invece iniziato da Caligola nel 38 d.C.
e finito da Claudio nel 52 d.C.
Altri itinerari a metà strada fra la speleologia e l’archeologia li forniscono le
ville e i palazzi disseminati un po’ ovunque attorno all’Urbe. Nell’ambito di un
progetto di scavo, restauro e valorizzazione a cura della soprintendenza del
Lazio sono attualmente in corso delle
ricerche nella parte sotterranea dell’immensa dimora imperiale di Villa
Adriana. L’indagine riguarda quanto resta
della struttura ipogeica sottostante il
corpo principale della villa, costituita dal
sistema sotterraneo di alimentazione,
distribuzione e raccolta dell’acqua e da
quello, di ben maggiori dimensioni, costituito dalle gallerie di comunicazione percorribili che permettevano lo spostamento di materiali all’interno della dimora senza uscire all’esterno. Gli studiosi
intendono verificare lo stato di conservazione e attuare eventuali interventi.
Non è escluso che in futuro anche questa parte nascosta del sito possa essere aperta al pubblico.
Anche a Roma esiste tutto un mondo
sotterraneo, immerso da secoli nelle
tenebre, che di tanto in tanto viene
riscoperto. Quasi una città nella città;
anche qui con le sue terme, le cisterne,
antiche tombe e case. Lo storico dell’arte e archeologo Carlo Pavia sull’argomento ha scritto un libro: La Roma
sotterranea e segreta (Libri illustrati
Mondadori) che è insieme guida e catalogo di un mondo affascinante quanto
sconosciuto ai più, salvo qualche eccezione. Di recente è stata aperta al pubblico la visitatissima Domus Aurea, quel
che resta dell’immensa dimora dell’im-
peratore Nerone: un padiglione di circa
trecento metri di lunghezza per cinquanta di larghezza, purtroppo ormai
privo delle originarie sontuose decorazioni. Molto visitate sono anche le
catacombe, circa 69 sparse fin nei dintorni della capitale le più conosciute
delle quali sono quelle di San Callisto,
San Sebastiano, Santa Domitilla, Santa
Priscilla e Santa Agnese.Alcune arrivano fino a quaranta metri di profondità
con un chilometrico dedalo di gallerie
disposto su diversi piani.
Comunque uno dei luoghi sotterranei
forse più affascinante è lo scavo sotto-
I luoghi, le guide
San Paolo alla Regola:
ora in restauro, visitabile su richiesta telefonando allo 0667103819.
Le visite guidate possono essere prenotate alla coop. Il Sogno
(tel. 0685301758, fax 0685301756).
San Nicola in Carcere: prenotazione
telefonica obbligatoria, visite guidate,
(tel. 066869972).
San Clemente: Apertura: 9-12.30 e
15.00-18.00. Da ottobre a marzo fino alle
18. Piazza San Clemente.Via labicana 95
(tel. 0677450021).
Domus aurea: visita guidata facoltativa
ma obbligatorio l’accompagnatore, consigliata la prenotazione; orario: da lunedì
a sabato ore 9.00-13.30 e ore14.30-17.00
(tel. 0639967700)
Catacombe di S.Agnese: chiuse la domenica mattina e il lunedì pomeriggio
(tel. 068610840)
Catacombe di Priscilla:
chiuse il lunedì (tel. e fax. 0686206272).
Catacombe di Domitilla:
chiuse il martedì
(tel.065110342-065133956,fax 065135461)
Catacombe di S. Sebastiano:
chiuse la domenica
(tel. 067887035, fax 067843745)
Catacombe di S. Callisto:
chiuse il mercoledì
(tel. 065130151-, fax 0651301567)
Basilica di San Martino ai Monti:
visita su richiesta alla Soprintendenza
archeologica di Roma, con guida
(tel. 0667106746)
Mitreo di Palazzo Barberini: informazioni e prenotazioni tel. 06. 4824184
(da lunedì-a sabato ore 9-13.30 e 14.30-17)
Mitreo Santa Prisca: aperto per i singoli la seconda e la quarta domenica del
mese alle ore 16; per i gruppi su richiesta. Prenotazione obbligatoria.
(tel 065743798)
Mitreo del Circo Massimo: prenotazioni e informazioni: sopraintendenza beni
archeologici Roma: 0667106746
Sotterranei di Santa Sabina: informazioni: 065743573; orario: dalle 6.30 alle
12.45, dalle 15 alle 19
Sotterranei di Santa Cecilia: per i resti
romani ore 10-12; per l’affresco del Cavallini, martedì e giovedì ore10-12.
(tel. 065899289).
•••••••••••••••••••••••••••••••
Associazione culturale Storicum:
tel. e fax 064390614
Associazione culturale Archimede:
tel. 068418271, fax 068552660
Archeolupa: per informazioni e prenotazioni da lunedì a venerdì ore 18:00-19:30;
tel. e fax. 065741974
Associazione culturale Raffaello Sanzio:
tel. 347 8257353.
Sopraintendenza ai beni culturali:
tel. 0667106746
Centri di informazioni turistica suggeriti
dall’associazione salvaguardia romanità:
per orari, biglietti, guida e ogni altro tipo
d’informazione
tel.0636004399-06488991
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
14 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
stante l’altare maggiore di San Pietro,
che ha portato alla luce la necropoli
romana con la tomba contenente le
reliquie del primo papa, sulla quale l’intera basilica è stata edificata.
Fu Pio XVII ad ordinare il primo scavo
nel 1939, che poco alla volta portò alla
luce una necropoli perfettamente conservata le cui tombe risalgono al primo
secolo d.C.; l’epoca in cui avvenne il
martirio di Pietro. Proprio sotto l’attuale statua del santo, ai piedi dell’altare papale, è stata infine rinvenuta un’edicola funeraria risalente al 160 circa
d.C. identificabile con il “trofeo” di cui
parla Gaio. Sul “muro rosso”, cui l’edicola è addossata, un graffito in greco
databile alla stessa epoca riporta le
parole: Petros eni, Pietro è qui. Nel 1956
fu l’archeologa Margherita Guarducci
ad esaminare le ossa lì ritrovate e i resti
di un vestito porpora: erano le autentiche reliquie di Pietro, sulle quali fu edificata l’originale basilica costantinea del
IV secolo e poi quella attuale.
Alessandro Locchi è una delle guide
vaticane che accompagnano i visitatori
lungo i vialetti sotterranei della necropoli. Da lui apprendiamo come gli
archeologi dovettero cominciare a scavare dal basso, anziché dall’alto, incontrando difficoltà di ogni genere, fino ad
arrivare all’edicola sacra posta al centro delle successive costruzioni. Oggi
sono in corso alcuni restauri, soprattutto per preservare gli affreschi e i
dipinti che decorano le diverse tombe,
alcune delle quali hanno coperture a
terrazza, sulle quali le famiglie romane
si riunivano in ricordo dei defunti. Continua tuttavia il via vai dei turisti, per lo
più persone di mezza età e scolaresche.
Non tutti sanno però che sotto alle
grotte ove sono sepolti i papi esiste
questo ulteriore luogo di pellegrinaggio, visitabile su prenotazione chiamando lo 0669885318 (l’ufficio scavi del
Vaticano).
La Roma sotterranea ha un’altra interessantissima tappa nel rione Regola,
sulla sponda sinistra del Tevere, dove
tra il 1978 e il 1982 il Comune effettuò
il restauro di un insieme di fabbricati di
sua proprietà situati tra via del Conservatorio e la chiesa della SS.Trinità
dei Pellegrini. Il restauro mise il luce
strutture di età romana conservate per
quattro piani di altezza, due dei quali nel
sottosuolo. Il complesso archeologico,
scavato, restaurato e attualmente visitabile è ubicato sotto il cinquecentesco
Palazzo degli Specchi, a circa 8 metri
sotto il manto stradale. Scendendo
lungo una moderna scala si accede alla
«stanza della colonna», così chiamata
dalla colonna che troneggia al centro
dell’ambiente. Il primo livello si compone di una serie di magazzini di età
saveriana che si sviluppano accanto ad
un cortile. I rimanenti due ambienti,
pavimentati a mosaico, costituiscono
invece il primo piano di un palazzetto
il cui piano terra era occupato dai
magazzini domizianei; i mosaici bianchi
e neri a disegno sono di età saveriana.
I resti di anfore, conchiglie e animali
dimostrano che il luogo fu molto frequentato fino all’età medioevale
Anche a Roma abbondano i mitrei che,
si stima, erano tra mille e duemila. Il
mitreo di Santa Prisca, sotto l’omonima chiesa e costruito sopra un edifico
più antico che risaliva alla fine del I sec.
d.C, fu ritrovato dopo una campagna di
scavo nel 1934. Il santuario ha una pianta rettangolare con copertura della
volta a botte; è preceduto da due nicchie nelle quali erano collocate in origine due statue policrome dei portatori di fiaccola: Cautes e Cautopates,
simboli rispettivamente del giorno e
della notte. Il sito rientra nel calendario esclusivo di “Archeologia nascosta”
un ciclo di visite guidate a siti archeologici generalmente chiusi al pubblico
curato da Pierreci (informazioni sul sito
www.pierreci.it).
Un altro mitreo si trova nei sotterranei del deposito del Teatro dell’Opera,
con accesso da via Santa Maria in
Cosmedin. Scendendo lungo una stretta e buia scalinata si giunge ad una sala
con un’anfora interrata e un bassorilievo; qua e là alcune nicchie purtroppo vuote. L’edificio, di età imperiale, probabilmente era connesso all’adiacente
Circo Massimo.
Questa breve carrellata sugli ipogei
romani non può fare a meno di includere anche la Cloaca Maxima, realizza-
ta da Tarquinio Superbo nel VII secolo
a.C., che nonostante le modifiche e le
ristrutturazioni avvenute in ogni epoca
funziona ancora in maniera mirabile. Lo
sbocco principale della Cloaca è presso il ponte Palatino, sulla sponda sinistra
del Tevere, ma di ingressi ve ne sono
diversi e l’antico condotto fognario risulta quasi interamente percorribile; tuttavia le difficoltà sono tali da consigliare la visita solo del primo tratto.
Se simili luoghi sono sottratti all’oblio
diventando talvolta delle vere attrazioni lo si deve in gran parte alle associazioni di appassionati che oltre a dedicarsi all’esplorazione organizzano itinerari e accompagnano nelle visite.Tra
le più attive è Roma sotterranea. Costituita nel 2000 conta attualmente 350
soci ed è conosciuta soprattutto fra i
più giovani poiché, spiega il suo presidente e fondatore Marco Placidi, è presente soprattutto su internet, inoltre
fra i più anziani esiste una certa diffidenza nei confronti di tutto ciò che è
sotto terra. Comunque ad approfittare
dell’opportunità di visitare luoghi normalmente inaccessibili al pubblico sono
anche alcuni stranieri, per i quali c’è la
possibilità di concordare date e percorsi. Una quarantina degli iscritti a questa associazione si dedica all’esplorazione e collabora con la Soprintendenza di Roma; loro è ad esempio il merito della scoperta di un mosaico all’interno della Domus Aurea. Oltre alla
Pierreci e La Lupa è molto attiva anche
l’associazione culturale Archimede, che
dal 1998 – anno di costituzione – organizza visite a Roma e dintorni. Nei suoi
itinerari vi sono fra l’altro i sotterranei
della chiesa di Santa Sabina sull’Aventino, costruita sui resti di una domus
romana. Sotto la chiesa è visibile un
tempietto repubblicano del terzo secolo a.C.Anche l’associazione culturale
Raffaele Sanzio include nel proprio programma alcune visite sotterranee.
A conclusione del nostro, purtroppo
incompleto, excursus ci sembra appropriato citare la frase che Roma sotterranea ha in apertura del suo sito: «La
porta del tempo si cela sotto i nostri
piedi… Noi ti diamo la chiave, a te il
piacere di aprirla».
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 15
INTERVENTI
Nel turismo la pubblicità,
da sola, non basta
Angela Schito
D
ibattuta e spesso “battuta” la
pubblicità è divenuta negli anni,
come ci ricorda Giampaolo
Fabris, uno dei suoi guru, un elemento
fondamentale della vita economica e
sociale dei paesi sviluppati. A dimostrazione di ciò la crescente presenza
di spot e annunci di vario genere che
percorrono le strade affollate dei mezzi
di comunicazione di massa giungendo
nelle case e scandendo a ritmi serrati la
nostra vita quotidiana. Ma in cosa consiste questo fenomeno invasivo e, perché no, intrusivo?
Spesso si sottolinea la funzione di manipolazione o “accecamento” sul pubblico della pubblicità, che ha largamente
influenzato la cultura anti-industriale.
Oggi questa visione passiva del consumatore è ampiamente superata e con
essa la connotazione prettamente condizionante della pubblicità. La crescita
della produzione, insieme alla maggiore
competitività dei mercati globali, hanno
portato negli ultimi anni ad una crescente standardizzazione ed omogeneizzazione dei prodotti e servizi. Con
essi anche la pubblicità ha cambiato
volto e finalità. Ha man mano assunto
la funzione di “caratterizzazione” dell’insieme indistinto di merci, cercando
di riscattarle dall’anonimato in cui sono
cadute. La pubblicità oggi dunque tende
a conferire personalità e valore distinti
e forti ai suoi prodotti, riuscendo a catturare l’interesse di consumatori sempre più esigenti ed informati. Ma, come
direbbero gli esperti del marketing, essa
rappresenta solo una delle leve di quel
processo che ogni giorno, incessantemente, porta il prodotto o servizio ad
essere acquistato.
Anche il mercato turistico, per nulla
risparmiato dal vento della concorrenza, oggi sta riscoprendo nella pubblicità
una leva importante per il proprio posizionamento nel mercato. Questa però
da sola non basta: sempre più le impre-
se turistiche sentono la necessità di utilizzare un approccio strategico nella
gestione d’impresa e questo deve includere necessariamente la definizione, la
programmazione e lo sviluppo di azioni di comunicazione e promozione integrate dei propri servizi.
Nel settore turistico esistono diverse
forme di comunicazione e promozione
a seconda del mercato di riferimento in
cui opera un’azienda. Come sostiene Elisabetta Guida, responsabile sviluppo
marketing presso Promowind, agenzia
di servizi e promozione di Roma, le
forme di pubblicizzazione ed i relativi
strumenti differiscono tra un’azienda
pubblica che opera nello sviluppo territoriale e un’azienda di organizzazione
e vendita di servizi turistici, come
potrebbe essere un tour operator o
un’agenzia di viaggi; così come tra un’azienda che opera nel settore dell’ospitalità, come un albergo o un ristorante,
e una che opera nel settore dei trasporti, quale una compagnia aerea. Prendendo in esame le forme di comunicazione di un tour operator, tra le più
importanti troviamo sicuramente la
pubblicità verso il trade o settore dell’intermediazione (ad esempio le
agenzie di viaggio), che differisce da quella indirizzata direttamente ai turisti in
quanto privilegia le informazioni sulla
struttura e sui servizi, evidenziando il
“fattore prezzo”, gli aspetti tecnici e logistici di un soggiorno e le possibilità di
costruire pacchetti “ad hoc” e packages
per diversi tipi di clientela.
Per quanto riguarda la promozione altra
leva importante del marketing, tra le
forme più diffuse verso la rete di vendita, si possono citare gli “incentivi”, i
manuali di vendita, la pubblicità sulle riviste di categoria, il materiale da vetrina
e quindi di merchandising, le videobrochure o i cd-rom con la descrizione di
programmi, destinazioni e territori.
Ricordiamo inoltre l’organizzazione degli
educational tours, che consistono
in viaggi di analisi e studio delle caratteristiche di un prodotto turistico, rivolto ai titolari, direttori e banconisti delle
agenzie di viaggio, ai giornalisti ed ai
responsabili della programmazione dei
tour operators. Il catalogo, ad ogni
modo, resta il principale strumento di
relazione tra il tour operator, il trade ed
il cliente finale, in quanto abbina la funzione di caratterizzazione e differenziazione dei prodotti del tour operator a
quella di promozione e valorizzazione
dell’immagine dello stesso: si potrebbe
dire che è la “ vetrina” del tour operator. Le fiere turistiche sono inoltre
occasioni in cui poter incontrare ed
interagire contemporaneamente con
potenziali turisti, professionisti del turismo, opinion leaders, consulenti ed
albergatori. E’ qui che si possono raggiungere obiettivi d’immagine, commerciali, di prodotto e di raccolta di utili
informazioni sull’andamento del mercato e sulle novità proposte.
Tirando le somme quindi, per gli addetti ai lavori comunicare e promuovere il
servizio turistico significa poter puntare su strumenti validi ed efficaci; ma
uscendo fuori dall’ambito, cambiando
per una attimo prospettiva, la sensazione che si ha è quella di una mancanza di
omogeneità nell’oggetto di tale comunicazione. In Italia, lo si legge da più fonti,
non è ancora sviluppato un approccio
strategico alla comunicazione turistica.
Abbiamo raccolto il parere di un esperto della comunicazione, come Gianfranco Vallana, amministratore delegato
della Grey Interactive Italia, agenzia di
comunicazione con sede a Milano che
tra i suoi principali clienti può contare
oggi anche Meridiana e la Compagnia
aerea internazionale Emirates per le
quali ha curato il direct marketing di presentazione di nuove linee (campagne
banner via Internet ed un’attività estesa di mailing indirizzata prevalentemente a clienti business).
«Ci sono vari aspetti da considerare»,
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
16 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
esordisce Vallana, «Innanzitutto l’approccio alla comunicazione risulta essere frammentato, ovvero sia le pubbliche
amministrazioni che i privati tendono a
proporre servizi e attrattive del proprio
territorio in maniera scoordinata. Da
questo deriva ovviamente la mancanza
di una immagine omogenea del territorio da promuovere. Inoltre prevale la
sporadicità della comunicazione e non
viene curata a sufficienza la fidelizzazione. Quando si propone un bene o un
servizio non basta produrre sola informazione, ma attraverso idonei strumenti
bisogna creare un duraturo feedback tra
cliente e impresa».
Qui, sostiene Vallana, ci viene incontro la
tecnologia, della quale, purtroppo, non
siamo ancora in grado di sfruttare tutte
le potenzialità. In questo senso un fenomeno diffuso è l’uso inappropriato di
Internet. Grazie alla rete infatti sarebbe
possibile, e a costi quasi irrisori, fare
comunicazione e marketing one to one.
Con questa espressione s’intende la
capacità di gestire il rapporto col cliente (durante e dopo la vendita) attraverso
strumenti estremamente personalizzati come l’e-mail. Quanti albergatori o
tour operator, ad esempio, mandano una
mail ai loro clienti chiedendo se sono
rimasti soddisfatti del servizio e se
hanno suggerimenti per migliorarlo?
Su un altro piano invece si colloca la
comunicazione pubblicitaria, quella veicolata dai tradizionali mezzi di comunicazione di massa e diretta, per intendersi, al grande pubblico. Essa non ha
pretese di esaustività dei contenuti (non
può, per ovvi limiti spazio-temporali,
soddisfare l’intero fabbisogno informativo sul servizio) ed ha esclusivamente
lo scopo di far sognare la gente, attraverso immagini e suoni accattivanti,
attrarre l’attenzione e creare desiderio. «La campagna pubblicitaria è importante e quello che lascia è un’impressione generale», spiega ancora l’amministratore delegato della Grey Interactive, «ma quello che conta veramente
è tutto ciò che segue; la capacità cioè
di fornire informazioni sui servizi e di
riuscire a farlo attraverso diversi canali. Nel turismo solo con la creatività si
va poco lontano. Si può far leva sulla
novità di un servizio e se si trova un
modo simpatico e originale di rappresentarlo meglio; anche se talvolta si
vedono campagne pubblicitarie con forzature tali da risultare irritanti. Un elemento strategico secondo me è il
riuscire a dare un set di informazioni il
più possibile completo. Ad esempio un
tour operator assieme alle informazioni relative al proprio prodotto base
dovrebbe riuscire a comunicare anche
quali servizi accessori e secondari quella stessa vacanza offre. Qui torna il discorso della fidelizzazione e del colloquio continuo con i propri clienti. Pensiamo ad una famiglia tipo, in cui alla
moglie piace il mare e la spiaggia, al
marito gli sport acquatici e ai figli la
discoteca o i divertimenti serali; in questo caso elemento strategico della campagna di comunicazione è veicolare
contenuti che tocchino le aspettative
di tutti i soggetti coinvolti»
Dal dibattito non sono esclusi certamente gli enti territoriali che con la loro
promozione potrebbero contribuire ad
omogeneizzare l’immagine del Paese.
Sostanzialmente, sempre secondo Gianfranco Vallana, c’è un problema di ruoli
da definire: «Più si scende nella gerarchia degli enti locali più si sente la
necessità che essi siano dei validi content provider, ovvero che siano in grado
di costruire e distribuire contenuti di
rilievo.Al contrario più si sale e maggiore è l’esigenza di una attività di controllo e unificazione. Poiché non si può
pensare di frammentare troppo la
comunicazione dovrebbe essere almeno la Regione a raccogliere gli elementi di interesse segnalati a livello locale
e promuoverli in modo efficace e coordinato. In questo senso il Trentino Alto
Adige ha fatto un buon lavoro. Da utente, e non da professionista, ho notato
che c’è una forte uniformità di strategia comunicativa. Recandomi in quella
regione fisicamente ho visto che i sistemi di prenotazione e di accoglienza
sono molto ben integrati e gestiti. Con
questo voglio sottolineare che per me
non è la campagna pubblicitaria singola che può fare un risultato. Questo è
un aspetto che bisogna tener presente
quando si parla di servizi nel settore
turistico. »
La comunicazione integrata dunque,
anche a livello pubblico, rappresenta una
carta vincente poiché sfrutta più canali, ma allo stesso tempo fornisce un’immagine unitaria, completa ed esclusiva
del servizio. «Il web è il canale che ora
viene principalmente battuto, grazie alla
velocità e alla semplicità di fruizione, ma
contano anche tanto, in questi casi, la
documentazione cartacea, come cataloghi e brochure, e la creazione di punti
di contatto con la clientela. In quest’ultimo caso intendiamo sia veri e propri
uffici di rappresentanza con personale
di contatto disponibile; in grado di fornire tutte le informazioni relative ad un
servizio. Oppure, in alcuni casi, un numero verde; ovvero un centralino dedicato che fornisca 24 ore su 24 un supporto continuo alla clientela. La quantità e la qualità dell’informazione sono
due elementi da tener sempre in considerazione ma spesso trascurati».
Il discorso infine porta a considerare
quanto sia impegnativo avviare un processo integrato di comunicazione; tanto
più in Italia dove le imprese turistiche
hanno generalmente dimensioni mediopiccole e di conseguenza non dispongono di grandi investimenti nel settore.
La soluzione, conclude Gianfranco Vallana, sarebbe che gli operatori si riunissero per creare utili sinergie: «In Italia
c’è una forte frammentazione e non c’è
una volontà di mettersi insieme. La grande difficoltà in questo settore è che ciascuno, creando una piccola impresa,
vede col massimo della diffidenza il collega che gli sta a fianco. Non ci sono
alternative al fatto di organizzarsi insieme, di consorziarsi.Tutte le realtà economiche che funzionano, le grandi operazioni turistiche che hanno avuto e tutt’ora hanno un grande successo, sono
in mano a grandi gruppi che si muovono nel mondo della comunicazione. Per
questo, chiaramente, sono necessari
grossi investimenti».
Qui entra in gioco il settore pubblico,
il solo che può unire queste realtà
estremamente frammentate, attraverso un’attività di programmazione che
dia un’immagine più omogenea del
nostro paese.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
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INTERVENTI
La Provincia strizza l’occhio al mondo
Giuseppe Zazzara
I
l boom di turisti a Roma e provincia nei primi mesi del 2005 conferma l’ottimo lavoro svolto finora dall’Amministrazione provinciale e premia
il coraggio delle scelte operate a Palazzo Valentini, come gli importanti investimenti in eventi culturali di livello mondiale, da soli in grado di arricchire un’offerta già importante.
La Giunta Gasbarra si è impegnata negli
ultimi due anni in diverse direzioni: la
promozione di grandi manifestazioni culturali e la valorizzazione delle bellezze
storiche e artistiche del territorio, anche
attraverso la partecipazione alle grandi
borse internazionali del turismo. La presenza negli ultimi due anni della Provincia di Roma alle Borse europee di
Madrid, Dusseldorf, Londra e Milano ha
contribuito in maniera sensibile all’aumento della presenza di turisti nel
nostro territorio.
In questa cornice si è inserita anche la
recente visita di una delegazione di Palazzo Valentini negli Usa, per effettuare una
serie di incontri con le autorità locali e
partecipare, nell’ambito del Comitel Italy,
alle conferenze stampa organizzate dall’Enit alle quali hanno preso parte trecento tour operator ed agenti di viaggio
di Los Angeles. Una visita che parte dalla
constatazione che sono sempre più
numerosi i visitatori americani nel territorio della provincia di Roma, come
dimostra l’aumento nel 2004 del 33,9%,
percentuale tripla rispetto all’11,72%
della Capitale. Dati eccezionali, tanto più
se confrontati con il bilancio purtroppo
negativo delle presenze di visitatori stranieri a livello nazionale.
La serata conclusiva offerta dalla Provincia di Roma, che si è tenuta presso il
Puck Building di New York, ha registrato la presenza di oltre duecentocinquanta tour operator, dei rappresentanti
dello Stato e della Camera di Commercio di New York, dell’addetta commerciale presso il consolato generale
italiano, Mariapia Bianconi e delle auto-
rità della comunità italiana in America.
L’iniziativa negli Usa è stata una occasione utile per presentare al grande
mercato turistico americano le potenzialità del territorio della provincia di
Roma ed il ricchissimo carnet della
seconda edizione di Festa di Primavera,
il ricco contenitore di eventi culturali in
programma a Roma e nei comuni della
provincia dal 21 marzo al 20 giugno.
Tra le iniziative della Giunta Gasbarra
di questo ultimo anno va sottolineato
anche il nuovo collegamento aereo tra
Roma e Riga (Lettonia), operato dalla
compagnia aerea Czech Airlines, che
intende rafforzare il ruolo internazionale dello scalo di Fiumicino, permettendo di far crescere ulteriormente le
relazioni tra la Provincia di Roma e i
nuovi paesi entrati nella Comunità
Europea, in particolare con la Lettonia.
Tra le righe di questo accordo si legge
la volontà da parte dell’amministrazione provinciale di collaborare con gli
Aeroporti di Roma per rafforzare il
ruolo di hub internazionale dello scalo
romano, anche in considerazione dell’attenzione che gli operatori locali
hanno palesato nei confronti delle
destinazioni turistiche su Roma e provincia, unita alla disponibilità riscontrata a collaborare per organizzare eventi nel campo dello spettacolo, del turismo e della cultura.
I risultati finora ottenuti dimostrano
che la direzione in cui si sta lavorando
è quella giusta, l’obiettivo resta quello
di offrire un prodotto sempre più appetibile, che sia in grado di attirare turisti di tutte le nazionalità.
I viaggi e il turismo, dai fenici
al ClubMed
Il viaggio ha profonde radici nelle antiche civiltà, dagli assiro-babilonesi ai
romani.Viaggiavano
i mercanti, gli storici,
i filosofi, i geografi…
La cultura dell’accoglienza era pertanto
un dovere civile e
religioso; rimasta
intatta in età medievale, ove fiorirono i
pellegrinaggi, e nel
Rinascimento, in cui il
viaggio assunse i caratteri di una esperienza
spirituale e intellettuale. Nel Settecento il
Gran tour rappresentò il punto più alto
dell’esperienza classica del viaggio delineando la nuova frontiera del turismo
moderno, organizzato dall’inglese Cook.
Insomma il viaggio è un fenomeno che
si intreccia con quello delle civiltà, che
senza relazioni, contatti, scambi tra i
popoli non avrebbero avuto lo slancio
che le ha condotte al proprio splendore. Queste almeno
sono le conclusioni cui
giunge il volume di
Franco Paloscia Viaggi
e turismo nella storia
delle civiltà, pubblicato
lo scorso aprile dalla
editrice Agra, che delinea una accurata
“storia” del turismo,
fenomeno che ha
reso intensamente
dinamica ogni forma
di progresso; da
quando l’uomo è uscito
dalle caverne a oggi.
Viaggi e turismo
nella storia delle civiltà,
edizione Agra,
collana Scenari&Ricerche
pagine 292, euro 25,00
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
18 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
A ciascuno la sua cucina
Alessandro Circiello
U
na semplice hostaria non è la
versione povera del ristorante, è semplicemente un altro
modo di accogliere l’ospite.
L’ospitalità è una disciplina complessa,
perché multiforme: il servizio, la decorazione, l’ambiente, la mise en place
della tavola sono solo alcuni degli elementi essenziali affinché il locale comunichi benessere al proprio cliente ed
è soprattutto questo, ovviamente unito
alla qualità dei cibi e alla bontà delle
pietanze, che fa la differenza
L’ospitalità sta innanzitutto nella creazione di un ambiente. E’ l’ambiente che
cattura lo sguardo del cliente, lo fa sentire a proprio agio e lo predispone
favorevolmente. Ma il momento magico scatta soprattutto se chi accoglie il
proprio ospite ha un certo talento e
una vera e propria predisposizione
all’ospitalità. Se ciò avviene il cliente si
trova come in una seconda casa e si
sente soddisfatto anche se mangia una
semplice pasta o un purè di patate dell’orto condito con del semplice olio
d’oliva. Questa è una regola aurea che
vale sempre, sia nel ristorante di lusso
che nella locanda o in una hostaria, che
divergono fra loro soltanto perché
hanno in sé e propongono un’altra
idea di ospitalità. La clientela è infatti
come una compagnia di amici, dove
non tutti amano gli stessi piatti.
Come un padrone di casa che si
rispetti è felice se i propri ospiti tornano spesso a trovarlo, allo stesso
modo un buon gestore deve saper trasformare un momento di incontro, per
quanto fugace, in un piacevole ricordo; anche se oggi ciò può essere reso
più difficile dalla moderna necessità di
offrire un servizio rapido e una adeguata gamma di prezzi. Del resto la
buona cucina non è che una sorta di
istantanea della società, l’espressione
degli stati d’animo delle persone e per
questo deve essere pronta ad evolve-
(www.cuochilazio.it)
re adattandosi ai desideri e ai ritmi
della clientela.
Per questo esistono tanti modi di fare
ristorazione e tanti luoghi dove poter
mangiare; quasi uno per ciascun stile
di vita: dal semplice e veloce pasto
consumato al banco di un bar, ai piatti della cucina “povera” serviti all’hostaria, al consueto pranzo al ristorante, magari in un lussuoso “cinque stelle”. Eppure fino a pochi anni fa il
mondo della ristorazione era rigidamente diviso. Da una parte l’alta
gastronomia, estremamente costosa e
in cui il pranzo durava a lungo in un’atmosfera un po’antica; dall’altra il mangiare in fretta, che era sinonimo di scomodità e cibi scadenti; anche se come
contropartita i prezzi erano “leggeri”.
Esattamente il contrario di ciò che
avviene oggigiorno, in cui è possibile
mangiare velocemente cibi di qualità
in una cornice più che dignitosa e a
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 19
INTERVENTI
prezzi accettabili.A rendere possibile
questa mutazione è stata sicuramente
una certa globalizzazione, anche in
campo culinario, che ha portato nel
nostro Paese nuovi tipi di locale e di
modi di cucinare. Come in tutte le
cose però bisogna stare attenti a non
esagerare e talvolta c’è da rimaner stupiti come in certi menù ben il cinquanta per cento dei prodotti ha provenienza esotica, senza la minima
attenzione a ciò che offre il proprio
territorio.
Tuttavia occorre spezzare una lancia
in favore dell’alta ristorazione, che seppur esosa per quanto riguarda i costi
è ancora la principale custode di una
tradizione di qualità. E’ nei grandi ristoranti che si incontrano l’estrema ricercatezza delle materie prime, le ambientazioni più raffinate, le migliori risorse
umane. Proprio per quanto riguarda
questo ultimo aspetto occorre dire
che l’iter formativo di ciascuno Chef
che si rispetti comprende almeno dieci
anni di studio e di formazione professionale. Anche se c’è ancora chi manda
a fare il cuoco il figlio che non ha voglia
di studiare, è lunga e faticosa la strada
per chi vuol diventare un “maestro”: il
direttore d’orchestra nelle cucine degli
alberghi di lusso o il proprietario di un
ristorante stellato. Compito dello Chef
è infatti il continuo confronto con le
nuove tendenze, aggiornarsi, creare…
Insomma egli incarna una figura professionale che non solo non nasce per
caso ma anzi richiede applicazione,
tempo e costanza.Talvolta a spese della
vita di tutti i giorni.
La strada che ogni Chef deve intraprendere, oltretutto senza alcuna
garanzia di successo, comincia dalla
scuola professionale: tre o cinque anni
che forniscono le basi. Dopo c’è un
periodo di stage a titolo gratuito - ma
se si vuole apprendere in grandi locali bisogna pure investire dei soldi –
durante i quali si lavora con tutti gli
“chef di partita”: garde à manger (preparazioni carni, pesci, verdure), hors
d’oeuvrier (antipasti caldi e freddi),
entremetier (primi piatti) saucier (alle
salse e attualmente comprende i
secondi piatti) patisserie (tutti i dolci,
pani speciali). Infine si frequentano i
corsi delle numerose scuole private
di specializzazione. Alla fine non resta
che tirar fuori tutta l’esperienza
maturata, che comunque servirà a
poco se non è accompagnata dal
talento naturale; che non s’impara e
non si compra.
In ogni caso un grande Toque Blanche,
come dicono in Francia, non può mai
riposare sugli allori perché deve sempre mantenere viva la curiosità, la
voglia di esplorare e sperimentare
nuovi prodotti e nuovi piatti, confrontarsi con cucine di altri paesi, leggere
in continuazione i vecchi testi per reinterpretarli.In una parola deve avere il
polso di tutto quanto avviene fuori la
propria cucina, senza mai fossilizzarsi.
Per questo ci sono le associazioni di
categoria, che promuovono scambi
professionali, gare e formazione professionale. Perché mangiare non significa soltanto nutrirsi.
LA RICETTA
Carrè di agnello cotto in foglia
di vite e ricotta con tortino di patate
Ingredienti per 4 persone
Per il tortino di patate:
patate g. 600
uova intere g. 100
parmigiano g. 40
rosmarino g. 20
olio extra vergine oliva g. 10
sale g. 2
pepe g. 2
Per il carrè:
tutto; unire le uova, il parmigiano grattugiato, il fondo di olio soffritto con il
rosmarino tritato. Regolare di sapore
e miscelare il tutto; porre in appositi
stampini precedentemente imburrati
e passati al pane grattugiato. Cuocere
in forno a 160°c per 20 minuti.
Per il carrè:
Pulire le costolette dalla carne, avvolgere il carrè nelle foglie di vite e cuocere in padella con poco olio; salare e
pepare.Tenere la carne rosa.
carrè di agnello g. 1000
foglie di vite ( in salamoia ) g. 40
olio extra vergine oliva g. 20
ricotta pecora g. 200
Per la salsa:
Per la salsa:
Composizione del piatto:
mosto di uva g. 150
fondo di agnello g. 200
Ridurre il mosto di uva con il fondo di
agnello.
Disporre al lato del piatto il carrè scaloppato, nappare con la salsa e contornare con il tortino di patate caldo.
PROCEDIMENTO
Per il tortino di patate:
Per chiedere consigli allo Chef:
Bollire le patate, passarle al passa [email protected]
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
20 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
Roma, città aperta e santa
Roberto Coramusi
R
oma invasa, Roma sotto assedio pacifico, Roma accogliente,
Roma bellissima. Sono le frasi
più ricorrenti che sono rimbalzate nei
quattro angoli del globo durante la settimana di passione che ha seguito la
morte di Papa Giovanni Paolo II.Televisioni, giornali, web cam, canti e preghiere hanno fatto da cassa di risonanza alle vicende della capitale della cristianità come non era mai avvenuto
prima. L’era mediatica del terzo millennio si è aperta ufficialmente quel triste
sabato di inizio aprile, quando, tra le
colonne del Bernini in piazza San Pietro, si è affacciato il mondo.
L’eccezionalità dell’evento ha interessato, come era del resto prevedibile,
anche il settore turistico, facendo registrare in nove giorni, secondo i numeri ufficiali, tanti arrivi quanti ne sono stati
registrati in sei mesi del Giubileo del
2000. L’afflusso di visitatori, curiosi e
soprattutto pellegrini ha riguardato, seppur in maniera indiretta, diverse “tipologie” di turismo e non solo quello religioso. Come ha spiegato Amedeo Ottaviani, presidente dell’Ente nazionale italiano per il turismo (Enit), la domanda
turistica è in rapida evoluzione e risente maggiormente di un fattore prima
sconosciuto dell’ascendente emozionale: «Il turismo contemporaneo è
influenzato, anche per il forte impatto
emotivo che determineranno nelle opinioni pubbliche, dai grandi eventi.Abbiamo più volte constatato che le vicende
riguardanti la vita e la morte di grandi
personalità suscitano ondate di commozione al punto che milioni di individui si sentono in dovere di rendere un
omaggio personale ai loro “simboli”,
partecipando direttamente alle vicende più significative che li riguardano. Nel
caso di Papa Giovanni Paolo II, non c’è
dubbio che la sua straordinaria personalità abbia esercitato un carisma molto
forte su una vasta opinione pubblica;
non soltanto credenti».Tutto questo in
relazione con l’elemento mediatico che
«certamente ha un ruolo nello stimolare gli individui a partecipare gli eventi», ha puntualizzato Ottaviani, «ma per
quanto riguarda il Papa che è scomparso è la sua figura che ha esercitato
un’attrazione senza precedenti. L’evento è dunque tale solo perché tutto il
mondo ha potuto seguirlo in diretta,
ma ciò accade solo se la motivazione è
forte».
Prendere atto di questa nuova tendenza è necessario per rilanciare il turismo
di Roma e provincia con l’obiettivo di
recuperare il gap di presenze che hanno
interessato il nostro territorio a seguito delle contingenze nate dal settembre del 2001. La morte del Papa sembra aver involontariamente indicato una
strada: sfruttare la peculiarità della “città
eterna” come il massimo centro cultuale e religioso, non solo dell’Occidente, oltre che catalizzatore di bellezze naturali, culturali ed architettoniche.
Ciò rappresenterebbe un’arma in più
per sopperire alle lacune nella promozione turistica di Roma in particolare e
dell’Italia in generale.
«L’immagine positiva che i romani e la
loro città hanno offerto al mondo e
l’eco che ha ricevuto attraverso i media,
valgono più di migliaia passaggi pubblicitari che peraltro sarebbero costati
un’enormità. Come associazione di
albergatori dalle tre alle cinque stelle
non abbiamo registrato incrementi
sostanziali in relazione all’evento della
morte del Santo Padre, ma siamo fiduciosi di poter beneficiare in futuro di
questo vernissage propagandistico».
Questo il parere di Giuseppe Roscioli,
presidente dell’Associazione provinciale romana albergatori (Apra), il quale
ha profetizzato anche un ultimo quadrimestre in crescita per il turismo:
«Della pubblicità indiretta che la Capitale ha ricevuto durante il periodo che
è intercorso dalla morte del vecchio
pontefice all’elezione del nuovo, beneficeremo probabilmente dopo l’estate.
Speriamo di incrementare gli arrivi, e
con essi gli introiti, perché ancora siamo
attestati circa al 60% della ricettività
dell’intera provincia».
Chi invece ha dovuto far fronte in prima
linea all’emergenza pellegrini è stata l’Opera romana pellegrinaggi, la quale si è
adoperata ad accogliere i fedeli, prima
ancora di organizzare pacchetti turistici.
Come ha sottolineato l’amministratore delegato dell’Orp, monsignor Liberio Andreatta, «sono stati convogliati
gruppi di persone in scuole cattoliche,
chiese ed istituti religiosi tramite l’apertura di un call center con venti linee
che è rimasto attivo il tempo necessario a fronteggiare l’enorme afflusso di
credenti. Inoltre abbiamo gestito direttamente l’alloggio e gli spostamenti dei
vescovi in tre case dislocate sulla via
Aurelia. Mentre in relazione al turismo
si è riscontrato un incremento nel
periodo successivo ai funerali del Papa,
visto che una buona parte dei pellegrini si è fermata anche per il fine settimana».
Anche monsignor Andreatta è rimasto
colpito dall’ottima impressione che
Roma ha destato nell’opinione pubbli-
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 21
ca internazionale; forse ben al di là di
ogni più rosea aspettativa: «Il clima che
ha contraddistinto la città prima delle
esequie del Santo Padre ha fatto in
modo che tutta la macchina organizzativa, coordinata dalla protezione civile,
si muovesse alla perfezione. La cittadinanza ha accolto i pellegrini come fossero parenti di ritorno a casa per assistere ai funerali di un congiunto. Questo amore e questa accoglienza valgono molto di più di una semplice pubblicità».
Insomma sembra che Roma abbia superato la prova, anche se è presto per
misurare la ricaduta dell’evento. Per
ottenere il massimo però bisogna lavorare seriamente per non tradire le attese di quanti, tramite la propria esperienza personale, la tv, internet ed il
passa parola, hanno deciso o decideranno di visitare la “città eterna”.
I numeri dell’accoglienza
straordinaria
R
oma ha stupito tutti, anche se stessa. Unanime è stato il coro delle
autorità civili e religiose, dei pellegrini,
anche stranieri, e dei capitolini: l’accoglienza è stata efficiente ed ha permesso ad oltre tre milioni di persone di
vivere una settimana intensa, dal punto
di vista emozionale, senza particolari
problemi. L’analisi dei dati ufficiali diramati dagli uffici stampa degli enti che
hanno fatto parte dell’imponente macchina organizzativa coordinata dalla Protezione Civile rendono l’idea della grandiosità dell’evento. La maggior parte dei
gruppi che ha raggiunto Roma da sabato 3 a domenica 9 aprile ha prediletto
i mezzi propri ed ha dormito all’addiaccio o in sistemazioni di fortuna, tanta
era la voglia di esserci e di rendere
omaggio a papa Giovanni Paolo II. Il
tutto a scapito degli scali aeroportuali
(Fiumicino e Ciampino) che hanno registrato un calo di passeggeri pari al 3,5%.
Aeroporti di Roma ha annotato le cancellazioni di prenotazioni dei pendolari-lavoratori e dei turisti che hanno preferito rimandare l’arrivo nella capitale a
causa dei ripetuti avvisi di disagi negli
aeroporti. Sono stati invece circa 5.200
i pullman, di cui 1.200 entrati dalla frontiera di Tarvisio, che sono giunti nella
Capitale. Sulle vetture Trenitalia hanno
viaggiato circa 800 mila pellegrini, a fronte di un’offerta aggiuntiva al normale
traffico su binari di 1000 treni (500 mila
posti), 6 treni soltanto da e per la Polonia che hanno trasportato 5.000 polacchi, oltre ad una media di 25 mila chiamate al giorno al numero verde
892021.
Imponente anche il numero di dipendenti impegnati: 2600 macchinisti; 3000
uomini personale di bordo, 400 uomini per l’assistenza nelle stazioni. La grande massa degli arrivi ha interessato principalmente i luoghi di accoglienza predisposti dalle istituzioni, la cui capienza
si aggirava intorno alle 15 mila unità:Tor
Vergata (1.150 tende), 8 cucine da
campo, 400 fontanelle, 2 autocisterne
e 7 autobotti; Fiera di Roma (5.000
posti); Ferrovie Ippolito Nievo (1.000
posti). Solo il giorno delle esequie
hanno assistito in piazza San Pietro e
dintorni 500mila fedeli in aggiunta ad
altri 600mila stanziati davanti ai maxischermi in altre zone.
Sono state 20.000 le persone tra dipendenti comunali, dipendenti delle aziende pubbliche comunali e volontari in
collegamento con il Comune di Roma,
a prestare la propria opera nell’eccezionale evento della morte e delle esequie del santo padre Giovanni Paolo II.
Per ciò che concerne il trasporto pubblico - potenziato del 40% - gli autobus
e i tram di Roma, nell’ultima settimana,
hanno trasportato 1.100.000 passeggeri in più ogni giorno, per cui si può
calcolare in circa 7 milioni il numero di
viaggi effettuati in più sui mezzi pubblici di superficie.
le foto di questo
servizio
sono state gentilmente
concesse
da “Poliziamoderna”
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
22 / anno 4 - numero 21
INTERVENTI
Ambiente, dalla sostenibilità
al progresso ecologico
Roberto Sinibaldi
(direttore del Parco di Veio)
D
Mola
Maggiorana
nel parco
di Veio
ai i primi slogan dell’arcipelago
verde degli anni Settanta, al
“pensare globalmente ed agire
localmente” degli anni Ottanta, ora
siamo sommersi dalla “sostenibilità”.
Dopo una decina d’anni anche le parole d’ordine più efficaci risento del logorio del tempo, ma dietro lo “sviluppo
sostenibile” c’è un ossimoro la cui dualità a ben guardare appare insanabile. lo
sviluppo contrasta intrinsecamente con
la sostenibilità; la sostenibilità si ha riducendo gli impatti dello sviluppo e per
molti versi lo sviluppo stesso. Insomma
lo sviluppo sostenibile cerca di contemperare due concetti opposti, figli di
un’idea di sviluppo fatta di interventi fisici e gestione utilitaristica delle risorse
ambientali da una parte, e di sostenibilità intesa come attenta valutazione e
mitigazione dei pesi e delle ricadute
ambientali di quello stesso sviluppo.
Il concetto di sostenibilità si può riassumere nell’uso delle risorse ambientali in misura non superiore alle capacità
rigenerative dell’ambiente. Se questo è
relativamente semplice per un bosco
(taglio tanti alberi quanto il bosco è
capace di far ricrescere) è molto più
complesso da valutare per altri ambiti
o addirittura impossibile, e legato solo
a valutazioni soggettive, per esempio per
valutare la sostenibilità di alcuni interventi urbanistici dal punto di vista paesaggistico. Chi potrà dire con certezza
se un villaggio turistico su una costa o
su una montagna siano sostenibili secondo la percezione visuale?
Gli spazi e l’aria sembrano avere dei limiti, nelle nostre città il PM10 è in crescita e la sostenibilità è ancora lontana.
Dopo le sbornie sulla sostenibilità
potrebbero essere maturi i tempi per
fare un passo avanti, non solo nella riorganizzazione sintattica di uno slogan, ma
anche nella revisione dei concetti su cui
è conformato. Anzi forse è il caso di
proporre una rivoluzione copernicana
e assumere come concetto fondamentale il valore ecologico dell’ambiente
(della biodiversità, delle differenze, delle
culture…) e far diventare questo il
motore di ogni iniziativa sul territorio
(e non il suo blando limitatore), specie
se si tratta di territori di pregio come
per esempio i parchi. Quindi non più lo
sviluppo classico (pericolosamente contiguo con lo sviluppismo tradizionale)
che è limitato e circoscritto da una giusta e obbligatoria sostenibilità, che essendo pervasiva ha progressivamente perso
nel tempo una sua specifica connotazione, ma un progresso, che non è la
stessa cosa di sviluppo, che si può avere
anche in senso afisico, e che sia basato
sulla salvaguardia ecologica.
Progresso ecologico quindi. Una
nuova parola d’ordine che ha dietro
un’altra cosa rispetto allo
sviluppo sostenibile. In
questo caso è l’ambiente che fonda le premesse per il progresso: le
bellezze naturali, le risorse ambientali, le caratteristiche ecologiche, le ricchezze culturali, le differenze biologiche, le qualità percettive di un territorio, sono la base per
il suo progresso (anche
in senso economico
certo), non come ora
che la sostenibilità limita
lo sviluppo.
Se va bene salviamo quel
che resta dei luoghi in
cui viviamo, e non pare
ci siano altre strade.
I parchi, le ultime aree
preservate dall’aggressione del cemento e
delle attività industriali
più “invasive”, sono i luoghi dove tentare questa
sperimentazione. In effetti il loro obiettivo non è solo fare le feste degli alberi, ma promuovere un nuovo modello
di sviluppo economico. Sì certo “economico”. La cosa a prima vista può
destare meraviglia, ma è così: se non
proviamo qui, in queste aree pregiate, a
ribaltare il modello economico prevalente, fatto di case e macchine, strade e
mattoni, non riusciremo da nessuna
parte, quindi per uno sviluppo afisico del
territorio e per una centralità dell’ambiente non rimane che tentare la carta
del progresso ecologico, per poi eliminare i parchi (non se ne può più neanche di questi) e riportare ad una normale condizione di preservazione dell’ambiente naturale, l’intero territorio
del nostro paese.
In parole povere cosa vogliamo dire?
Per maggior chiarezza proviamo a fare
qualche esempio. Pensiamo a regioni
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 23
INTERVENTI
come il Trentino Alto Adige o certe aree
della Toscana, dove la cura del territorio e la conservazione del paesaggio non
solo non rappresentano un ostacolo allo
svolgimento di certe attività economiche, ma fanno da volano per altre altamente remunerative, come il turismo,
o sicuramente “verdi”, come la produzione e la commercializzazione di prodotti enogastronomici, per non parlare
dell’artigianato. Una volta sperimentati
i benefici che derivano dal mettere l’ambiente al primo posto si innesca insomma un circuito virtuoso e un evidente
cambio di mentalità.
Purtroppo ci sono delle grosse resistenze, specialmente a livello locale.
Quando infatti qualche sindaco parla di
sviluppo turistico del proprio territorio
immediatamente c’è chi pensa a costruire nuove case o alberghi. Del resto il
modello di sviluppo prevalente è quello, e oltretutto può risultare difficile
opporsi a lobby molto forti come quella dei costruttori. Eppure se si vuole
avviare quel progresso ecologico cui
abbiamo prima accennato, occorre avere
il coraggio di far sì che siano anche altri,
i soggetti beneficiari delle azioni economiche sul territorio.
Perché, ad esempio, invece di procedere alla ulteriore cementificazione delle
campagne non si comincia a puntare
sulla riqualificazione e sulla ristrutturazione dei centri storici dei numerosi
paesi dell’hinterland romano? Chi si
trova a passare per certi luoghi non
ancora aggrediti dal mattone, o per certi
borghi riportati all’antico splendore con
ogni probabilità torna per scoprire,
magari, che lì si producono ancora le
cose tradizionali, con metodi antichi o
anche moderni, ma sicuramente a basso
impatto. Una esperienza simile avviene
ad esempio proprio nel territorio del
parco di Veio, dove numerose scolaresche visitano i produttori locali di ricotta e formaggio, portando a casa qualche
piccola forma come souvenir. Ebbene,
la domenica successiva c’è la corsa dei
genitori all’acquisto e più di un allevatore, che produceva a malapena per il
suo consumo personale, ha cominciato
ad attrezzarsi avviando una piccola attività economica. Mestieri che sembrava-
no così destinati all’estinzione si rivitalizzano, trovano giovani disposti a continuare l’attività e si mette un freno
all’abbandono delle campagne, con tutto
ciò che ne consegue; anche dal punto di
vista della tutela ambientale.
Un aiuto al progresso ecologico, così
come lo abbiamo definito, potrebbe arrivare dal Green Public Procurement (GPP),
strumento che serve a rendere “verdi”
gli acquisti pubblici, adottando criteri
ambientali nelle procedure d’acquisto
degli enti locali e della Pubblica Amministrazione.Acquistare “verde” significa
scegliere un determinato prodotto o
servizio tenendo conto degli impatti
ambientali che questo può avere nel
corso del suo ciclo di vita, ovvero durante tutte le fasi del processo produttivo,
dall’estrazione delle materie prime allo
smaltimento dei rifiuti. Poiché la Pubblica Amministrazione sviluppa una
domanda che in Italia rappresenta il 17%
del Pil (il 12% in media nei paesi dell’UE)
è in grado di orientare la produzione di
beni. L’acquisto “verde” perciò può rappresentare un efficace strumento per
valorizzare le produzioni locali di qualità, l’identità e la specificità del territorio, per riattivare delle economie locali
che stentano a trovare mercato e che,
al contrario, potrebbero rappresentare
il cuore attivo di un territorio vivo, che
sa sposare ricchezza ecologica, buona
occupazione e qualità della vita.
Per quanto riguarda il nostro paese Il
Green Public Procurement è esplicitamente
richiamato (assieme ad altri strumenti
quali l’Agenda 21 locale, la Valutazione
ambientale strategica e la contabilità
ambientale) nel documento di “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo
sostenibile in Italia”, approvato dal Cipe
nell’agosto 2002, il quale indica gli obiettivi e i target, in termini di beni ecologici acquistati, che la Pubblica Amministrazione dovrebbe raggiungere entro
il 2006. Secondo questo documento
almeno il 30% dei beni acquistati dovrà
rispondere anche a requisiti ecologici
mentre tenendo conto delle sostituzioni
e facendo ricorso al meccanismo della
rottamazione, il 30-40% del parco dei
beni durevoli dovrà essere a ridotto
consumo energetico. Nella direzione
delineata va anche il decreto ministeriale n. 203 dell’8 maggio 2003 il quale
stabilisce che uffici pubblici, società a
prevalente capitale pubblico, società di
gestione dei servizi coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una
quota di prodotti ottenuti in materiale
riciclato nella misura del 30%.
Riguardo l’applicazione pratica del GPP,
se ad esempio l’economia montana del
territorio soffre di una grave situazione
di crisi e contemporaneamente la manutenzione del bosco è insufficiente, si
potrebbe inserire come “criterio ecologico”, quando si acquista un arredo
per esterno, l’adozione di una specifica
tecnica che prevede l’utilizzo di particolari materiali, come il legno autoctono. In questo modo si potrebbe incentivare la manutenzione di un bosco locale e l’utilizzo in loco dei prodotti del
legno, derivanti da una corretta manutenzione del bosco, attraverso la tecnica degli acquisti verdi.
Oppure si potrebbe alimentare la domanda di prodotti derivanti da agricoltura biologica locale
inserendoli nella
refezione scolastiDagli acquisti
ca.
pubblici “verdi”
Un Ente Parco,
un aiuto allo sviluppo
infine, può inneeconomico
scare un processo
delle aree locali
virtuoso che porti
all’attuazione di un
vero e proprio
piano di politica
integrata di prodotto del Parco,
facendo del GPP lo strumento traino,
il linguaggio comune per enti, cittadini,
imprese che operano nel parco. Soprattutto il Green Public Procurement può
diventare un utile strumento di educazione ambientale, nel senso che sperimentando i vantaggi economici di una
gestione ambientale corretta, tesa non
solo alla salvaguardia ma anche all’incremento delle risorse naturali, popolazione e amministratori locali troveranno naturale intraprendere quel cammino virtuoso e quel cambio di mentalità riguardo lo sfruttamento economico del territorio cui accennavamo.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
24 / anno 4 - numero 21
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Japanitaly news
NOTIZIARIO
In aumento i turisti
della Golden week
Il numero dei turisti giapponesi in Europa per il periodo della Golden week la «settimana d’oro» che cade tra la
fine di aprile e gli inizi di maggio - è
aumentato del 14.7% rispetto all’anno
precedente. Ciò grazie anche alla concomitanza dei giorni di festa nazionale, che hanno creato un ponte di dieci
giorni. Secondo la JTB, maggior tour operator nipponico, i “vacanzieri” sono stati
infatti 602.000, con due picchi di partenze: il 29-30 aprile e il 3-4 maggio.
Durante il periodo di ferie, il più lungo
dell’anno, i lavoratori delle aziende, delle
amministrazioni pubbliche e i professionisti, lasciano le abituali occupazioni e si riversano nelle località turistiche, preferibilmente all’estero, approfittando di quello che potremmo paragonare al nostro Ferragosto. Anche la
spesa media del turista giapponese all’estero, secondo le previsioni, dovrebbe
aumentare del 3 %
Ristorante,
al primo posto
la qualità
Continua l’analisi del comportamento
dei turisti giapponesi in visita in Italia
riguardo la scelta del ristorante. Lo
spunto è offerto dal sondaggio effettuato online lo scorso novembre su un
campione di nipponici rientrati da una
vacanza italiana
Alla domanda di quali siano gli elementi che determinano la scelta del
ristorante, le risposte (multiple) si
sono concentrate innanzitutto sulla
qualità della cucina (86.8%) quasi a pari
merito con “l’ambiente” (83.0%).
Segue da vicino l’elemento prezzo, con
il 71.7%, delle risposte; segno evidente del peso che ha l’apprezzamento
dell’euro rispetto allo yen. C’è da dire
però che i prezzi dei ristoranti italiani sono obbiettivamente molto cresciuti negli ultimi tempi e questo certo
non aiuta. La posizione del locale interessa il 32.0% degli intervistati, mentre elementi poco rilevanti (13.2%)
sono stati a pari merito la vicinanza
all’albergo e la “fama” del locale. A
quanto pare i giapponesi badano più
alla sostanza: come si mangia e come
si presenta il ristorante. Anche in questo caso è internet a fare da padrone
nella ricerca e nella scelta del ristorante. Infatti l’88.6% degli interpellati
ha detto di essersi servito di questo
strumento, mentre le indicazioni delle
riviste (soprattutto femminili) hanno
influito per il 73.5%. In effetti in Giappone sono soprattutto le donne ad
avere l’ultima parola sul tipo di viaggio, sulla località da visitare e su dove
andare a mangiare. Gli uomini subiscono.
Le indicazioni delle guide giapponesi
sono prese in considerazione dal 58.5%
dei turisti, mentre il passaparola di amici
o conoscenti rappresenta un valido
suggerimento per il 54.7% del campione. Infine ben il 45.3% degli intervistati ha dichiarato di tornare volentieri là dove in un precedente viaggio ha
potuto sperimentare una buona cucina e una buona accoglienza.
Oetzi sbarca
in Giappone
Oetzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, che
attualmente si trova a Bolzano nel
Museo archeologico dell’Alto Adige sarà
l’ospite d’onore dell’Expo Universale
2005 di Aichi. Su invito della Prefettura
(l’equivalente della nostra Regione) il
famoso reperto prenderà infatti il volo
alla volta del Giappone per prendere
parte alla mostra dedicata al rapporto
fra il fuoco e l’ambiente allestita in uno
dei padiglioni principali.
“Fuoco ed Ambiente”, costituirà
appunto il tema centrale del racconto che illustrerà l’uso del primordiale elemento che ha rivoluzionato la
storia dell’umanità, fino a costituire
un potenziale pericolo per l’ambiente naturale in seguito al cosiddetto
“effetto serra”. Il surriscaldamento
dell’atmosfera provocato dalle attività umane provocherebbe, secondo
alcuni, lo scioglimento dei ghiacci e
proprio il progressivo ritirarsi di un
ghiacciaio alpino ha portato all’eccezionale scoperta di Oetzi, l’uomo vissuto oltre 5.000 anni fa.All’argomen-
to sarà dedicato uno spettacolo
Kabuki e alcuni filmati girati da una
troupe giapponese a Bolzano. Come
corollario all’”esibizione” la presentazione di una fedelissima imitazione
della mummia, animata da un attore
giapponese il quale reciterà per tutti
i 180 giorni dell’Expo, fino a settembre prossimo. All’Uomo venuto dal
ghiaccio è dedicata anche la mostra
itinerante ospitata dal museo delle
Belle Arti di Nagoya e dal museo di
Natural History di Toyohashi, entrambi nella Prefettura di Aichi.
L’intera iniziativa è stata possibile grazie
alla
collaborazione
di
Japanitaly.com che ha pazientemente
svolto una difficile opera di intermediazione culturale e organizzativa fra
la Prefettura di Aichi, organizzatrice
dell’EXPO Universale 2005, l’Agenzia
di comunicazione Dentsu, il quotidiano Chunichi Shinbun ed il Museo
archeologico di Bolzano. E’ prevedibile che la mostra avrà un grosso successo, rappresentando una efficace
promozione turistica dei luoghi di
provenienza di Oetzi, che numerosi
giapponesi vorranno senz’altro in
seguito conoscere e visitare.
Aumenta
il fatturato
delle agenzie
Per gli operatori italiani può essere
interessante sapere che secondo il
Ministero del Trasporto giapponese il
fatturato relativo ai viaggi all’estero del
mese di gennaio 2005 delle 50 più
grandi agenzie di viaggio nipponiche è
aumentato del 16.6% rispetto allo stesso mese del 2004. A riscuotere l’interesse dei viaggiatori sono state un
po’ tutte le destinazioni, incluse l’Europa e l’America; qualche flessione ha
riguardato invece la Thailandia e la
Malesia a causa dell’effetto tsunami. La
notizia è che l’acquisto di pacchetti
organizzati dalle agenzie di viaggio ha
registrato un aumento di appena il
5.2%. Ciò conferma ulteriormente l’avvenuto cambiamento delle abitudini
dei turisti nipponici, sempre più orientati verso i viaggi individuali.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 25
NOTIZIARIO
Contributi a fondo perduto
per la pescaturismo
O.C.
P
rendere il mare con i pescatori, ascoltarli mentre raccontano il loro mestiere,
guardarli sistemare le attrezzature e
dividere il pesce appena pescato,
cenare in barca aspettando di issare
le reti…
Tutto questo è la pescaturismo, che
con una certa approssimazione possiamo definire come l’equivalente
marino dell’agriturismo. Dal punto di
vista di chi esercita la pesca professionale è l’opportunità di integrare la
propria attività ospitando persone
estranee all’azienda e desiderose di
trascorrere una vacanza alla scoperta del mare e delle sue tradizioni;
magari partecipando alle uscite in
mare dei battelli. Per tutti gli altri è
una opportunità unica di scoprire il
fascino del mare, trascorrendo giornate diverse dal solito, tra sorprese e
divertimento; mangiando pesce freschissimo, cucinato secondo le ricette della migliore tradizione regionale
anche soggiornando nelle case dei
pescatori.
Nel Lazio, nonostante i suoi 340 chilometri di costa e le aree lacustri, ci
sono soltanto quattro aziende che
praticano pescaturismo (tre in provincia di Latina, una in provincia di
Viterbo) ma da oggi il numero
potrebbe crescere dal momento che
il Ministero delle politiche agricole
con un decreto del 9 marzo ha stanziato ben 3 milioni 271 mila euro a
fondo perduto per finanziare tali attività.
L’intervento rientra tra quelli consentiti dai regolamenti europei per
sostenere e favorire la modernizzazione dell’attività dei pescatori proprietari o armatori di unità abilitate
all’esercizio della pesca professionale ma non c’è dubbio che se opportunamente promossa e pubblicizzata
la pescaturismo può dare un impor-
tante impulso al turismo marino e
balneare, specialmente in provincia di
Roma, il cui litorale per lunghi tratti
difficilmente può competere con quello di altre località italiane o straniere. La pescaturismo è infatti una
forma di svago ancora nuova ma in
costante crescita tra gli appassionati
di mare e nel 2004 coloro che l’hanno scelta sono stati il 20 per cento in
più rispetto all’anno precedente.
Il finanziamento è diretto a persone
o aziende che esercitano almeno da
cinque anni la professione di pesca-
tore e le norme sono analoghe a
quelle che regolano gli agriturismo; le
attività “integrative”, cioè, non devono essere prevalenti rispetto a quella principale, la pesca appunto, e devono essere svolte mediante l’utilizzo
di prodotti, risorse e attrezzature
provenienti dalla propria attività.
A chi esercita la pescaturismo è consentito l’imbarco a scopo turisticoricreativo di persone che non fanno
parte dell’equipaggio e di svolgere
quelle attività di ospitalità, ricreative,
didattiche e culturali idonee a far
conoscere meglio gli ecosistemi marini e lacustri, le risorse della pesca e
dell’acquacoltura, la valorizzazione
degli aspetti socio-culturali delle
imprese ittiche. Inoltre è consentita la
prima lavorazione dei prodotti del
mare e dell’acquacoltura, la conservazione, la trasformazione, la distribuzione e la commercializzazione,
nonché le azioni di promozione e
valorizzazione.
Un successivo decreto che la nostra
rivista seguirà con la massima attenzione, ne illustrerà in dettaglio le
modalità attuative.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
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L’Enit informa
NOTIZIARIO
Ecotur: rapporto su
“turismo e natura”
turistico regionale diversificato e di alta
qualità. Come lo scorso anno il territorio viene presentato in sezioni distinte per prodotto offerto: mare del Lazio,
città d’arte e cultura, enogastronomia,
ambiente e natura, congressuale. E’ prevista la presenza di 70 buyers selezionati, provenienti dai mercati turistici
nordeuropei specializzati nell’outgoing
e nell’organizzazione di soggiorni in Italia. Sul versante dell’offerta, sono previste oltre 200 aziende laziali.
Momento saliente della XV edizione
di Ecotur, che si è svolta dal 22 al 24
aprile a Montesilvano, è stato la presentazione del terzo Rapporto sul
Turismo-Natura.
Le vicende e le tensioni internazionali
hanno inciso anche sulla scelta delle
vacanze. Non potrebbe spiegarsi diversamente il significativo aumento, in termini di arrivi e di presenze del turismo
0e0uealri4vtnalpteriasenlrT
id
eco-ambientale e di quanti decidono 2d
di trascorre una vacanza non consumistica, alternativa, nei territori naturalistici o nelle aree protette. Il termometro di questo crescente fenoNel 2004 il turismo congressuale ha
meno, lo si è avuto nel corso della XV
fatto segnare oltre 22,5 miliardi di
edizione di Ecotur con la presentazioeuro, pari ad una quota-mercato del
ne del terzo Rapporto, secondo il quale
26% rispetto allo share del turismo
lo scorso anno i turisti che hanno scelbalneare, attestatosi al 23%. Il dato è
to una vacanza a contatto con la natuemerso nel corso della presentazione
ra sono stati 7,5 milioni dei quali 1,7
a Roma dell’Osservatorio congressuale
milioni stranieri (4,5% degli arrivi gloitaliano, promosso dal Convention
bali in Italia). La spesa complessiva è
Bureau della Riviera di Rimini e dalla
stata di 5,4 miliardi di euro, pari al 6,7%
rivista specializzata Meeting & Congressi,
dei complessivi 80 miliardi di euro di
della Ediman.
spesa per consumi turistici a livello
Nel corso dell’incontro, annuale appunnazionale, e l’occupazione fu di 102 mila
tamento per gli operatori del settore,
posti di lavoro.
sono stati presentati i dati del mercato: 109.000 incontri tra congressi e conm
eno
trbteseA
vegni, 17 milioni di congressisti (+10%)
e circa 12,6 milioni di pernottamenti),
e per la prima volta è stato anche reso
noto il conto economico del settore,
Il Buy Lazio torna in provincia di Roma
che contribuisce alla formazione del Pil
dal 15 al 18 settembre 2005. Secondo la
con circa 15 miliardi di euro.
formula di workshop turistico itineranSecondo il curatore dello studio, il prote in tutto il patrimonio turistico del
fessor Attilio Gardini, «Dati economiLazio. Protagonisti di questa ottava edici alla mano, si tratta, di un settore
zione sono i mercati dei paesi del Nord
sano, con imprese dinamiche e altaEuropa, in particolare i paesi scandinavi,
mente produttive, dove appare evii paesi baltici, il Regno Unito e l’Irlanda.
dente l’appeal per investimenti futuri.
Buy Lazio è un’iniziativa promossa da
Anche se purtroppo non va ignorato
Unioncamere Lazio, in collaborazione
il fatto che a fronte di un’offerta ben
con l’assessorato al Turismo della
articolata, si registra un insoddisfacente
Regione, l’Enit, l’Alitalia e con il sosteposizionamento sui mercati internagno operativo delle Camere di comzionali». Mercati, come ha aggiunto il
mercio del Lazio, delle associazioni di
presidente di Federcongressi, Adolfo
categoria del turismo (Confturismo,
Parodi, sui quali l’Italia si presenta
Assoturismo, Federturismo) e di tutti
«senza una strategia di competitività,
gli attori locali.
ma soprattutto senza aggregazioni di
Riproposta la strategia di marketing terqualità, come ad esempio i Convention
ritoriale “Dalla geografia al prodotto”,
Bureau che potrebbero sostenere le
finalizzata a promuovere un prodotto
Primato economico
per il turismo
congressuale
A settembre torna
Buy Lazio
candidature delle nostre sedi congressuali presso gli interlocutori esteri». Per il presidente di Italcongressi,
Massimo Fabio, occorre però anche il
supporto delle istituzioni, poichè «se
non siamo appetibili all’estero è anche
perché non coinvolgiamo le associazioni scientifiche, rendendole consapevoli dell’importanza di ospitare eventi internazionali. Dovremmo sollecitare la nuova Enit, recentemente trasformata in Agenzia di promozione, a
sensibilizzare la rete diplomatica italiana per supportare le promozioni
delle nostre offerte congressuali»
Trend in salita
per le entrate
valutarie del 2004
Il 2004 è stato un anno sostanzialmente positivo per il turismo internazionale in Italia, con un aumento
delle entrate pari a +3,8% rispetto al
2003 (da 27.605 a 28.665 milioni di
euro). La diminuzione delle uscite (da
18.193 a 16.515 milioni di euro, pari
al -9,4%) ha portato ad un conseguente miglioramento del saldo della
bilancia dei pagamenti turistica rispetto al 2003 (da 9.412 a 12.150 milioni
di euro, pari al +29,1%). Questo quadro è emerso nel corso della VI conferenza “L’Italia e il turismo internazionale nel 2004. Risultati e tendenze
per incoming ed outgoing” organizzata dal Ciset, Università Ca’ Foscari di
Venezia e Ufficio Italiano Cambi, svoltasi a Venezia.
In rapporto al Pil le entrate rappresentano il 2,1%. La destinazione con il
maggior apporto di valuta straniera si
è confermata la provincia di Roma
(3.732 milioni di euro), in aumento del
5,4% rispetto al 2003, come risulta dall’indagine campionaria alle frontiere
condotta dall’Uic. Per quanto riguarda i paesi d’origine, la Germania si è
confermata la nazione che alimenta le
maggiori entrate per turismo in Italia
(23% del totale, +260 milioni di euro
sul 2003) con flussi in aumento. Positivo anche l’andamento delle spese
dagli Stati Uniti (11,2%), dal Regno
Unito (8%), dall’Australia (2,1%).
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 27
NOTIZIARIO
Blu Hotel, pensato
per chi è “cittadino del mondo”
Giovanna Sfragasso
U
na nuova struttura alberghiera è stata aperta da poco e
arricchisce il tessuto urbano
di Roma, regalando una nota di eleganza e raffinatezza ad un quartiere
della periferia che in questi ultimi anni
è stato travolto da una sorprendente fase di trasformazione e rilancio.
E’ il Blu Hotel che con le sue quattro
stelle si è inserito a pieno titolo nel
processo di riqualificazione e valorizzazione del territorio che lo ospita. Una sede d’eccellenza, dunque,
avvalorata da una strategica posizione. Il Blu Hotel sorge a poca distanza dalla stazione Tiburtina, uno dei
principali nodi di scambio ferroviario
e metropolitano della Capitale, e dall’autostrada A24 Roma-L’Aquila, con
uscita a Portonaccio, a circa 500 metri
dall’albergo; facilmente raggiungibile
sia per chi viaggia in treno che per chi
si sposta in auto.
La struttura ha la capacità di attrarre lo sguardo, anche distratto, del passante, richiamato dalla vivacità cromatica dell’edificio e dalla presenza
energica dell’enorme cilindro blu.
L’impatto iniziale, varcata la soglia, è
però subito mitigato dalla dolcezza e
dalla delicatezza dei colori, che creano un’atmosfera di piacevole tranquillità. Le tinte calde degli arredi e
delle pareti che avvolgono la hall e la
sobrietà dello stile rendono l’hotel
particolarmente accogliente.
Uno spazio bar con un grande schermo tv si apre sull’ampia sala, da cui si
arriva alle settantadue camere, molto
ampie e luminose, realizzate utilizzando le più avanzate tecnologie per
offrire agli ospiti il massimo confort
e sicurezza. Dotate di bagni spaziosi
con vasca o doccia e corredate di
telefono diretto, frigobar, aria condizionata, tv satellitare e connessione a
internet, le stanze sono espressione
di una elegante modernità. Anche qui
tinte calde e design italiano caratterizzano l’impeccabile funzionalità.
Il Blu Hotel dispone di camere per disabili e di un intero piano arredato con
materiale ipoallergenico; due le sale
congressuali, che accolgono circa duecentocinquanta persone. Sono attualmente in cantiere ulteriori 3.200 mq
di spazio, a disposizione per eventuali
richieste di mercato. Una sala breakfast offre un ricco buffet, con un angolo riservato ai prodotti biologici e la
colazione, nella stagione estiva, può
essere servita nell’ombroso cortile
interno; dove è anche possibile fare
incontri, coffee break e lunch di lavoro.
Un ampio parcheggio che può ospitare fino a tre pullman e venti automobili all’aperto, cui si aggiungono cinquanta posti nel garage sotterraneo,
completa le dotazioni dell’hotel.
«E’ stato un americano ad onorarci
della prima presenza», ha confidato il
proprietario del Blu Hotel, Francesco
Napoletano, «ma in questi primi mesi
d’apertura sono arrivati clienti da
tutto il mondo». Riguardo al nome
invece è ancora il proprietario a spiegare che «Il “Blu” è il miglior colore
per ottenere un impatto cromatico
forte, capace di connotare l’edificio
come struttura non residenziale»,
mentre tanta funzionalità e alta tecnologia dipende dalla scelta «di dare
una risposta positiva ai diversi problemi incontrati nelle strutture alberghiere che mi hanno ospitato durante i miei viaggi». Quindi un albergo “su
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
28 / anno 4 - numero 21
NOTIZIARIO
misura” per chi viaggia molto, non
solo per turismo.
Il Blu Hotel è l’ultimo successo della
Global Tourism Management, società
nata dalla collaborazione di un gruppo di professionisti e presente sul territorio nazionale dal 2003. Forte-
mente innovativa in progetti e metodologie, la Global Tourism Management fornisce al settore turistico
alberghiero un’assistenza globale,
tenendo conto sia delle continue evoluzioni tecniche e commerciali del
mondo dell’ospitalità che delle sem-
pre più esigenti richieste della clientela. Interesse primario della Global
Tourism Management è la fase di
preapertura delle strutture alberghiere. Come spiegano i due soci
Mariano Paesani e Marina Ravasio
«Accompagniamo le proprietà dallo
start-up, alla commercializzazione, al
marketing, all’acquisizione di nuovi
mercati, alla ricerca e formazione del
personale, fino al definitivo lancio sul
mercato, a fronte di un affiancamento di almeno due anni». Tra i clienti
della Global Tourism Management,
l’Hotel Giulio Cesare e l’Hotel Residenza Farnese a Roma e in provincia
Villa Germane-Country House ad
Ariccia. «La nostra società», puntualizzano infine Mariano Paesani e Marina Ravasio, «si occupa anche della formazione del personale e degli studi
di fattibilità per alberghi di prossima
apertura. Da qualche tempo sta valutando la possibilità di diventare partner di compagnie alberghiere indipendenti per lo sviluppo del loro marchio in Italia»
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venerdì ore 9.00/14.00
anno 4 - numero 21 / 29
NOTIZIARIO
Mostre, musica, teatro, eventi:
la Roma da vivere
Il seguente programma è provvisorio
e la redazione non è responsabile di
eventuali variazioni
Dal 3 al 10 novembre 2005
LO SCHIACCIANOCI
Di Cajkovskiji
Dal 13 al 23 dicembre 2005
MOSTRE
… E ANCORA
ADALBERTO LIBERA.
L’OPERA COSTRUITA
Esposizione dedicata al noto architetto
(1903-1963), protagonista dell’architettura italiana del Novecento e autore del
Palazzo dei Congressi all’Eur.
CASA DELL’ARCHITETTURA
www.casadellarchitettura.it
Prevista per ottobre-novembre 2005
IL TEMPIO DI GIOVE
Esposizione che ripercorre la vita del Colle
capitolino, dal più antico insediamento dell’Età del Bronzo al VI sec. a.C. quando i
re Tarquini vi fecero edificare il Tempio
dedicato a Giove, Giunone e Minerva. In
mostra diversi reperti archeologici, rinvenuti nell’area del Colle capitolino durante i recenti scavi, insieme a plastici e rilievi cartografici.
MUSEI CAPITOLINI
www.museicapitolini.org
Dal 6 ottobre 2005 al 9 gennaio 2006
WOLFGANG LAIB
LEANDRO ERLICH
Doppia personale con opere del tedesco Laib, che utilizza elementi naturali
come riso, miele, cera d’api e polline, e
dell’argentino Erlich che utilizza il video
e la fotografia.
MACRO MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA
www.macro.roma.museum/italiano/most
re/index.html
Da ottobre 2005 a gennaio2006
DANZA
TEATRO DELL’OPERA
www.opera.roma.it
CENERENTOLA
Di Prokof ’ev
FIERA CAMPIONARIA DI ROMA
www.fieradiroma.it
MOA CASA
Mostra del mobile, dell’arredamento e
dell’ambiente casa
Dal 29 ottobre al 6 novembre 2005
HOBBY SHOW ROMA
Salone delle Arti Creative e dell’Artigianato
Dal 24 al 27 novembre 2005
ROMICS
Festival del Fumetto e del Cinema d’Animazione
Dal 6 all’8 ottobre 2005
ITALIA COLLEZIONA
Filatelia, numismatica, cartoline e telecarte
3 e 4 dicembre 2005
ESTATE ROMANA
LUGLIO/AGOSTO/SETTEMBRE 2005
Famosa Manifestazione promossa dal
Comune di Roma durante la quale la Città
si trasforma, dal centro alla periferia in
un palcoscenico a cielo aperto che acco-
glie musica, cinema, danza, incontri culturali e spettacoli di vario genere. Ogni
edizione è ricca di molteplici eventi e fermenti creativi che catturano l’attenzione
di un vastissimo pubblico, romano e turistico, di ogni età.
www.comune.roma.it
Informazioni Call Centre Turistico
06.36004399 e Centralino Comune di
Roma 06.06.06
NEVICATA ALLA BASILICA
DI S.MARIA MAGGIORE
Con una pioggia di petali di rose viene
rievocata la leggenda popolare che attribuisce ad una nevicata fuori stagione – il
5 agosto del IV secolo d.C. – la edificazione della Basilica per il culto della
Madonna della Neve
5 agosto 2005
CENTO PITTORI
VIA MARGUTTA (71° ed.)
Tradizionale appuntamento con l’arte. I
numerosi artisti dell’associazione espongono all’aperto le loro opere intrattenendosi con il pubblico dei visitatori.
VIA MARGUTTA - Rione Campo
Marzio
Novembre - dicembre 2005
CONCERTI DELLA RASSEGNA MUSICALE
ROMAinCANTO 2005
Domenica 19 giugno 2005
Basilica S. Alessio all’Aventino
(P.zza S. Alessio,23 - Roma)
(Ingresso libero)
CORO DELL’ACCADEMIA POLIFONICA
ROMANA (Roma)
maestro Roberto Montuori
CORO FEMMINILE FLOREOS (Roma)
maestro Silvia Merlini
CORO GOSPEL BIG SOUL MAMA (Roma)
maestro Sara Lazzaro
Mercoledì 29 giugno 2005 Basilica S. Maria
sopra Minerva (P.zza della Minerva - Roma)
(Ingresso libero)
Serata conclusiva:
CORO DELL’AVENTINO e ORCHESTRA
Associazione musicale ROMAinCANTO
maestro Fabio Avolio
«Concerto in memoria delle Vittime di ogni
guerra e del terrorismo»
F. J. Haydn «Missa in tempore belli»
(Paukenmesse) per Soli, Coro e Orchestra
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
30 / anno 4 - numero 21
NOTIZIARIO
Occhio alla pelle.
Specialmente in vacanza
Da qualche tempo programmi tv, siti internet, rubriche e addirittura intere riviste
dedicate alla cura del corpo e alla medicina sono in crescita esponenziale. Segno
evidente che la salute, intesa come benessere psico-fisico, è diventata una delle
maggiori preoccupazioni delle persone.
Detto questo ci è sembrato in certa misura necessario inaugurare anche su
Roma&provincia una rubrica per affrontare e trattare argomenti di carattere medico. Naturalmente, considerato il taglio della rivista, ci occuperemo di patologie, disturbi, profilassi che in qualche modo hanno a che fare con i viaggi. Parleremo così
di tutti quei problemi, piccoli e grandi, che possono verificarsi in paesi lontani, oppure dopo aver affrontato lunghi viaggi, in aereo, nave, treno o macchina. Parleremo
anche degli inconvenienti per la salute che può comportare una semplice gita fuoriporta o la normale e routinaria vita di tutti i giorni. Pensiamo infatti sia una esperienza comune a molti l’aver visto sfumare il relax di una vacanza a causa di un
infortunio che avremmo potuto benissimo fronteggiare nel nostro abituale contesto ma che è diventato un piccolo dramma fuori casa, magari senza alcuna struttura sanitaria a portata di mano.
Chi viaggia inoltre si trova spesso a
dover convivere con clima, abitudini, usi e costumi assai diversi dai propri. Un piccolo eloquente esempio
lo ritroviamo ogni estate sulle nostre
spiagge, in cui i turisti del nord Europa, evidentemente poco avvezzi alla
canicola italica, spiccano per il loro
bel colorito rosso intenso, al limite
dell’ustione. Ecco dunque che, anche
in questo caso, qualche piccolo consiglio da parte di un esperto potrebbe risultare assai utile, non solo per
l’incauto o sprovveduto viaggiatore
ma anche per l’operatore turistico,
cui potrebbe capitare l’incombenza
di rassicurare, consigliare o soccorrere un proprio sfortunato cliente.
Andrea Farabini
Specialista in dermatologia presso
la Casa di cura Paideia di Roma
L
e radiazioni solari rappresentano per noi il più importante
stress ambientale, risultato dall’interazione tra la superficie cutanea
e parte dello spettro solare che comprende le radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti con lunghezza
d’onda che si estendono dall’ultravioletto all’infrarosso. La fotodermatologia è la branca dermatologica che
studia tale interazione, che può essere patologica, alcune volte fisiologica
o anche terapeutica.
E’ ampiamente riconosciuto che l’eccessiva esposizione alla luce solare
determina effetti acuti, come le ustioni, e cronici come l’invecchiamento
cutaneo prematuro o lo sviluppo di
neoplasie maligne (carcinomi spinocellulari, basocellulari e melanomi). Il
melanoma in particolare è una neoplasia altamente maligna che origina
dai melanociti il cui tasso di inciden-
za continua a salire più rapidamente
di altri tipi di tumore: da 2 per
100.000 abitanti in Spagna e in America Latina a 20 per 100.000 in Australia. I tassi di incidenza più elevati si
riscontrano in aree molto soleggiate
su popolazioni di origine nord europea con pelle chiara (Australia, Hawaii
e Israele).
Ogni anno in Italia si scoprono 12
nuovi casi di melanoma su 100.000
persone. E’ raro durante l’infanzia e
l’adolescenza, diventa più frequente
nella seconda decade ma raggiunge il
massimo dell’ incidenza tra la terza e
quarta decade di vita. Nei maschi di
età tra i 30 e i 49 anni è il secondo
tumore per prevalenza (il primo è il
tumore del testicolo) e nei maschi leggermente più anziani, 50-59 anni, il
melanoma rappresenta il quarto tumore per prevalenza, superato solo dal
tumore della vescica, del polmone e
del retto. Nelle donne tra i 25 e i 29
anni, è il tipo di tumore più comune.
Rischia di più chi ha avuto casi in famiglia, chi ha la carnagione chiara, capelli castano-chiaro, biondi o rossi, l’elevato numero di nei o la presenza di
nevi “atipici”. Si ritiene inoltre che pregresse scottature in età giovanile siano
uno stimolo alla comparsa di melanoma, che nelle donne colpisce di preferenza gli arti inferiori, mentre negli
uomini il tronco.
Da evitare è l’esposizione solare intensa ed intermittente, perché impedisce
alla cute di mettere in moto tutti i meccanismi fisiologici di fotoprotezione.
In passato la prognosi era infausta, ma
il melanoma non è necessariamente
letale, soprattutto se la diagnosi è precoce. E’ quindi importante la prevenzione e soprattutto individuare chi è
maggiormente a rischio mediante l’esame del fototipo, dell’attività lavorativa svolta, delle abitudini di vita e la
storia familiare. E’ essenziale inoltre
educare ad una corretta esposizione
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 31
NOTIZIARIO
alle radiazioni ultraviolette, controllando così il principale fattore di
rischio della neoplasia.
Per una diagnosi precoce è opportuna un’ informazione precisa circa i
segni ed i sintomi maggiormente indicativi di melanoma.
Quali segnali d’ allarme?
Nel 50 % dei casi i melanomi insorgono sulla pelle sana, senza lesioni
preesistenti. In questi casi ciò che
deve allarmare è la comparsa di una
lesione nuova, in genere di colore
marrone-scuro, che si ingrandisce
progressivamente e rapidamente. Nell’altro 50% dei casi insorgono su lesioni neviche preesistenti, particolarmente quelle “atipiche” e su nevi congeniti di grandi dimensioni (superiori a 20 cm.) Modificazioni del colore,
rapido aumento delle dimensioni e
dello spessore, arrossamento e più
tardi sanguinamento rappresentano i
possibili segni d’ allarme.
L’ asportazione delle lesioni “a rischio”
previene la comparsa di melanomi. Se
questo è diagnosticato in una fase
molto precoce ed è asportato correttamente e opportunamente, le probabilità di guarigione definitiva raggiungono praticamente la totalità dei casi.
Come prevenire melanomi
e carcinomi
Innanzitutto bisogna conoscere bene
la propria pelle, soprattutto la reazione all’ esposizione solare; poi è
bene sapere se in famiglia vi sono stati
casi di tumori maligni della pelle.
Occorre inoltre evitare di esporsi al
sole nelle ore più calde (dalle 11 alle
16). L’ educazione ad una corretta
esposizione solare deve cominciare
già nell’infanzia, proteggendo dal sole
secondo i consigli del dermatologo e
usando prodotti con fattori di protezione adeguati. Bisogna anche controllare regolarmente la cute, poiché
è lo stesso paziente che può segnalare la prima manifestazione sospetta.
Se si notano delle lesioni cutanee
nuove, che non tendono a scomparire, o dei cambiamenti di lesioni preesistenti, ad esempio un “nevo” che
continua a crescere, è bene ricorrere al consulto del medico di famiglia
e del dermatologo.
Chi ha molti nei oppure nevi congeniti di dimensioni superiori ai 10 mm
dovrebbe farsi visitare periodicamente
dal dermatologo, così come le persone che hanno già avuto un melanoma e corrono un rischio più elevato di svilupparne altri. La fotoprotezione deve essere particolarmente
accurata nelle persone che hanno sofferto di cheratosi solari, carcinomi e
melanomi.
Cosa evitare.
Esporsi al sole in modo indiscriminato; trascurare di guardare con attenzione la propria pelle e le sue lesioni, sia quelle nuove, sia quelle vecchie,
che crescono o cambiano aspetto;
considerare le lesioni cutanee come
semplici inestetismi o una fatalità,
senza effettuare una diagnosi esatta
(non tutte le lesioni pigmentate sono
nevi o melanomi e non tutti i noduli
della pelle sono carcinomi); dimenticarsi di effettuare i controlli consigliati; aspettare un sintomo “importante”, come il sanguinamento di un
nevo, per consultare il medico, rifiutare l’ intervento su un nevo, per il
timore completamente infondato di
favorirne la diffusione.
Foto n 1:
Foto n 2:
Foto n 3
Foto n 4:
Foto n 5:
Nevo comune
Nevo atipico
Nevo palmo-plantare
comune
Nevo palmo
plantare atipico
Nevo genitale
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
32 / anno 4 - numero 21
TRIBUNA DEL LAVORO
Per battere la precarietà
c’è l’apprendistato
Valentina Caracciolo
«U
no strumento per entrare nel mondo del lavoro
in modo pulito e trasparente, senza precarietà». Così Bartolo
Iozzia, segretario regionale della UILTucs, commenta l’accordo, del primo
aprile scorso, firmato da sindacati,
aziende e Regione Lazio, sulla sperimentazione dell’apprendistato professionalizzante nel settore del turismo.
L’accordo, che prende le mosse dal
Dlgs 276/2003 (la cosiddetta “Riforma
Biagi”), fissa le regole di applicazione
dell’apprendistato ai giovani tra i diciotto e i ventinove anni, attraverso contratti – dice il testo – di durata compresa tra un minimo di due e un massimo di sei anni. Un piano formativo
individuale, un minimo annuo di centoventi ore di formazione “formale” –
cioè effettuata attraverso strutture
accreditate o all’interno dell’azienda
stessa secondo percorsi strutturati di
formazione on the job certificabili -, l’accompagnamento da parte di un tutor
durante tutto il periodo di formazio-
Il nuovo apprendistato: ecco cos’è
I
l decreto legislativo 276/2003 ha introdotto, in
sostituzione del contratto di formazione e lavoro, il cosiddetto “nuovo apprendistato”. Si tratta di
un contratto a contenuto formativo, in cui il datore di lavoro, oltre a versare un corrispettivo per
l’attività svolta, garantisce all’apprendista una formazione professionale. Il Dlgs 276/2003 individua
tre tipologie di contratto: l’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, che consente di conseguire una qualifica professionale e favorire l’entrata nel mondo del lavoro dei più giovani; l’apprendistato professionalizzante, che consente di ottenere una qualifica attraverso una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico-professionale; l’apprendistato per
l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione, che consente di conseguire un titolo di
studio di livello secondario, universitario o di alta
formazione e per la specializzazione tecnica superiore. Possono usufruire di tale contratto, per quel
che la riguarda la prima tipologia, i giovani che
abbiano compiuto 15 anni (prevalentemente la
fascia d’età tra i 15 e i 18 anni); per l’apprendistato professionalizzante e quello per l’acquisizione
di un diploma o per percorsi di alta formazione, i
giovani tra i 18 e i 29 anni e diciassettenni in possesso di una qualifica professionale (conformemente alla Riforma Moratti).
L’apprendistato si applica a tutti i settori di attività, compreso quello agricolo.
L’apprendistato per il diritto-dovere di formazione ha una durata massima di 3 anni. L’apprendistato professionalizzante può durare da 2 a 6 anni,
in base a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva. È possibile sommare i periodi di apprendistato svolti nell’ambito del diritto-dovere di istruzione e formazione con quelli dell’apprendistato
professionalizzante. La durata dell’apprendistato
per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di
alta formazione deve essere stabilita, per i soli profili che riguardano la formazione, dalle Regioni in
accordo con le parti sociali e le istituzioni formative coinvolte.
Il compenso dell’apprendista non può essere stabilito in base a tariffe di cottimo e il suo inquadramento non può essere inferiore per più di 2
livelli rispetto a quello previsto dal contratto aziendale per i lavoratori che svolgono la stessa mansione o funzione. La qualifica professionale conseguita attraverso uno qualsiasi dei tre contratti di
apprendistato costituisce credito formativo per il
proseguimento nei percorsi di istruzione e formazione professionale. Il datore di lavoro non può
recedere dal contratto in assenza di una giusta
causa o di un giustificato motivo, può però chiudere il rapporto di lavoro al termine del periodo
di apprendistato.
Per altre informazioni si può consultare il sito:
http://www.welfare.gov.it/RiformaBiagi
ne: sono queste alcune caratteristiche
del nuovo contratto di apprendistato,
che l’accordo del primo aprile recepisce. L’accordo prevede, peraltro, l’individuazione dei diversi profili formativi da adottare all’interno delle aziende sulla base delle indagini degli enti
bilaterali e dell’Isfol, seguendo quindi
una strada strutturata e “ufficiale”. «Si
tratta di un percorso», spiega Iozzia,
«che permette alle aziende di avere
personale e manodopera da qualificare sulla base delle sue esigenze, in un
momento in cui i servizi di ristorazione e di ospitalità hanno certamente
punte di eccellenza, ma non sono certamente sufficienti a “vendere” una
buona immagine del turismo italiano,
e laziale in particolare».
La riflessione di Iozzia è ampia e non
del tutto positiva: «Alcuni mestieri, in
passato, erano per qualità il nostro
fiore all’occhiello. Adesso è sempre
più difficile incontrare un italiano che
li faccia, e li faccia a livelli elevati». E
non si tratta soltanto di scarsa volontà, da parte dei nostri giovani, di intraprendere certe professioni. «C’è grandissima disattenzione verso la formazione di alcuni profili professionali tipici del settore», prosegue Iozzia. «Solo
alcuni ristoranti di lusso stanno rispolverando certe figure, ad esempio quella del sommelier». Ma non basta. «Se
pensiamo di poter competere con la
Spagna, i paesi del Mediterraneo o dell’ex est europeo solo sulla quantità,
sbagliamo; e sbagliamo di grosso».
Il piano sul quale possiamo recuperare punti in graduatoria è solo quella
della qualità, e dell’adeguata promozione della nostra offerta e del nostro
patrimonio. Il nuovo accordo sull’apprendistato permetterà quindi a tanti
giovani di formarsi e acquisire valide
competenze che certamente – sempre secondo Iozzia – consentiranno
loro di restare a tempi indeterminato
nelle stesse imprese che li hanno adde-
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 33
TRIBUNA DEL LAVORO
Segue da pag. 31
strati, o di collocarsi fuori in maniera
più che adeguata. Senza rigidità inutili: «Nessuno rifiuta la flessibilità, anzi,
siamo tutti consapevoli, sindacati e
lavoratori, che il turismo, proprio per
le sue peculiari caratteristiche, abbia
bisogno di una buona dose di flessibilità. Il problema è restare all’interno
di una flessibilità concordata. Altrimenti si rischia di cadere nel lavoro
nero, o comunque in una flessibilità al
limite della legge». Si chiede infatti il
segretario della Uil-Tucs, «che senso
ha avere i co.co.co. in un ristorante?».
Ma l’accordo sull’apprendistato professionalizzante non è vantaggioso solo
per i giovani che intendono impiegarsi nel settore del turismo. Le aziende
che decideranno di utilizzarlo, non
solo avranno la possibilità di valutare
in modo più strutturato e “attendibile” i loro potenziali dipendenti; ma
soprattutto, hanno diritto a sgravi
fiscali e contributivi, che il Governo
ha pensato proprio per incentivare il
ricorso a tale tipo di contratto.
A valutare positivamente l’accordo,
inoltre, non sono soltanto i sindacati, ma anche gli imprenditori. «Sono
fortemente convinta», dice ad esempio Cinzia Renzi, presidente della Fiavet Lazio, «della necessità di un
miglioramento didattico nel settore
del turismo, che deve tradursi
soprattutto in una collaborazione più
concreta tra realtà scolastiche e
mondo del lavoro». Apprendimento
ed aggiornamento costanti e continui, in un momento di cambiamenti
epocali per le imprese del comparto turistico, ha proseguito Cinzia
Renzi, è fondamentale per creare
competenza, attuando una radicale
riconversione professionale e superare il divario tra il mondo del lavoro e gli istituti superiori. E’ infatti
opportuno sfruttare meglio le possibilità offerte dalla legge n.53/2003,
che nel quarto articolo in particolare sancisce l’importanza fondamentale, anche per il mondo del turismo,
della formazione continua basata sul
binomio scuola-lavoro.
Prestiti, quando
il tasso diventa usuraio
Maurizio Fantaccione
I
l decreto del Ministero Economia
e Finanze 17.3.2005 (Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2005) per
il periodo 10 aprile-30 giugno 2005 ha
rideterminato il tasso effettivo globale medio (TEGM) per singola categoria di operazione, assunto a parametro per la determinazione del tasso
usurario.
L’articolo 1, legge n. 108 del 7 marzo
1996, ha sostituito l’art. 644 del Codice penale introducendo e disciplinando il reato d’usura. Esso avviene quando, a fronte di un prestito di denaro, la
controprestazione abbia superato il
«tasso effettivo globale medio»
(TEGM), aumentato della metà, stabilito trimestralmente dal Ministero del
Tesoro. Lo stesso Ministero, sentiti la
Banca d’Italia e l’Ufficio Italiano dei
Cambi, deve effettuare annualmente la
classificazione delle operazioni per
categorie omogenee, considerando la
natura, l’oggetto, l’importo, la durata, i
rischi e le garanzie.
Tassi sulle operazioni creditizie - ambito soggettivo della
rilevazione
Sono tenuti alla segnalazione alla Banca
d’Italia dei tassi praticati sulle operazioni creditizie le banche e gli intermediari finanziari che, alla fine del trimestre di riferimento, risultano iscritti nel relativo albo o elenco previsto
dall’art. 13 del testo unico delle leggi
in materia bancaria e creditizia (D.Lgs.
385/1993). In caso di fusione per incorporazione, obbligato alla segnalazione
è il soggetto incorporante, il quale vi
includerà anche i dati relativi all’intermediario incorporato.
La rilevazione ha per oggetto le medie
aritmetiche dei tassi praticati sulle operazioni creditizie censite nel trimestre
di riferimento dal sistema bancario e
finanziario, in relazione a categorie omogenee e per classi d’importo. Limitata-
mente a talune categorie è data rilevanza
alla durata, all’esistenza di garanzie e alla
natura della controparte.
Ai sensi dell’art. 2, comma 1, legge n.
108 del 7 marzo1996, sono tassi usurai quelli che superano il tasso. Inoltre
è stato abrogato l’art. 644-bis del Codice penale che disciplinava l’usura
impropria.
Con appositi decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono ripartite, ai fini della rilevazione dei tassi
effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, le
operazioni di credito in categorie omogenee, attribuendo alla Banca d’Italia e
all’Ufficio Italiano dei Cambi il compito di rilevare il TEGM, aumentato della
metà. L’articolo 644 del Codice penale stabilisce altresì che sono usurari gli
interessi, anche se inferiori al suddetto
limite, e gli altri vantaggi o compensi
che considerato il tasso medio praticato per operazioni similari risultano
comunque sproporzionati rispetto alla
prestazione di denaro o di altra utilità,
ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha concessi o promessi si trova
in condizioni di difficoltà economica o
finanziaria.
Schema e modalità
di segnalazione
Gli intermediari tenuti alla segnalazione, a prescindere dall’operatività tipica o prevalente, devono inviare a
mezzo di modulo unico i dati relativi
alle operazioni effettivamente poste in
essere per ciascuna delle categorie
individuate. I dati vanno inviati alla
Banca d’Italia – Servizio informazioni
sul sistema creditizio, su supporto
magnetico o tramite la Rete nazionale interbancaria. La segnalazione con
cadenza trimestrale deve fare riferimento ai seguenti periodi di tempo:
primo gennaio-31 marzo; primo aprile-30 giugno; primo luglio-30 settembre; primo ottobre-31 dicembre.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
34 / anno 4 - numero 21
TRIBUNA DEL LAVORO
Classificazione delle operazioni
per categorie
e classi di importo
Le operazioni creditizie oggetto della
rilevazione sono state ripartite nelle
seguenti categorie:
apertura di credito in conto corrente;
finanziamenti per anticipi su crediti e
documenti e sconto di portafoglio
• commerciale;
• crediti personali;
• crediti finalizzati all’acquisto rateai e;
• operazioni di factoring;
• operazioni di leasing;
• mutui;
• prestiti contro cessione del quinto
dello sti-pendio;
• altri finanziamenti a breve e a
medio/lungo termine.
Ai fini della rilevazione, rientrano le operazioni creditizie indicate di seguito.
Apertura di credito in conto corrente: rientrano in tale categoria le operazioni
regolate in conto corrente in base alle
quali l’intermediario si obbliga a tenere a disposizione del cliente una
somma di denaro per un dato periodo di tempo, ovvero a tempo indeterminato, ed il cliente ha facoltà di ripristinare le disponibilità.Vengono considerati anche i passaggi a debito di conti
non affidati, nonché gli sconfinamenti
sui conti correnti affidati rispetto al
fido accordato. Le operazioni con o
senza garanzia devono essere distintamente evidenziate; tra le operazioni in
garanzia vanno indicate anche quelle
parzialmente garantite.
Finanziamenti per anticipi su crediti e
documenti e sconto di portafoglio commerciale: rientrano in tale categoria i
finanziamenti su effetti, altri titoli di
credito e documenti salvo buon fine,
le operazioni di finanziamento poste
in essere sulla base di un contratto di
cessione (ai sensi dell’art. 1260 c.c.) e
le operazioni di sconto di portafoglio
commerciale. Dette operazioni vanno
indicate in questa categoria anche
quando sono gestite contabilmente sul
c/c ordinario.
Crediti personali: rientrano in questa
categoria i prestiti destinati a finanziare esigenze generiche di spesa o consumo personali, familiari o esigenze
legate all’esercizio dell’attività professionale del cliente; i prestiti erogati in
un’unica soluzione e prevedano il rimborso in base a un piano di ammortamento.
Il credito personale erogato sotto
forma di apertura di credito in c/c rientra nella categoria delle aperture di
credito in conto corrente.
Crediti finalizzati all’acquisto rateale: rientrano i finanziamenti rateai i relativi
all’acquisto di uno o più specifici beni
di consumo, nonché al pagamento di
servizi, anche mediante utilizzo di carte
di credito.
Factoring: rientrano gli anticipi erogati
a fronte di un trasferimento di crediti
commerciali, effettuati con la clausola
«pro solvendo» o «pro soluto» dal
soggetto titolare (impresa fattorizzata) a un intermediario specializzato
(factor) che assume l’impegno della
riscossione. Gli anticipi su crediti acquisiti e quelli su crediti futuri vanno indicati distintamente.
Leasing: rientrano i finanziamenti realizzati con contratti di locazione di beni
materiali o immateriali, acquisiti o fatti
realizzare dal locatore su scelta e indicazione del conduttore, che ne assume tutti i rischi e con facoltà dello
stesso di divenire proprietario dei beni
locati dietro versamento di un prezzo
prestabilito al termine della locazione.
Non rientrano in tale categoria le operazioni di leasing operativo. Le operazioni con durata fino a tre anni e quelle con durata superiore a tre anni
vanno indicate separata mente.
Mutui: rientrano in tale categoria i finanziamenti oltre il breve termine che:
- siano assistiti, anche se parzialmente,
da garanzie reali;
- non abbiano la forma tecnica del conto
corrente o del prestito personale;
- prevedano l’erogazione in un’unica
soluzione e il rimborso tramite il
pagamento di rate comprensive di
capitale ed interessi.
I mutui a tasso fisso e quelli a tasso
variabile vanno indicati separatamente. Relativamente ai tassi dei finanziamenti a tasso misto, la Banca d’Italia ha
precisato che questi vanno segnalati
tra quelli a tasso variabile. Le opera-
zioni di finanziamento chirografario e
quelle aventi un piano di ammortamento che prevede il pagamento della
quota capitale per intero alla data di
scadenza del prestito vanno indicate
nella categoria. Altri finanziamenti a
breve e a medio/lungo termine.
Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio: si riferiscono ai prestiti concessi
sulla base di schemi negoziali riconducibili al D.P.R.180/1950. Obbligato ad
effettuare la segnalazione è il titolare
del rapporto di finanziamento anche
se il prestito è erogato per il tramite
di società con esso convenzionate.
Altri finanziamenti a breve e a
medio/lungo termine: vi rientrano tutte
le forme di finanziamento che non
siano riconducibili ad una delle categorie precedenti come, ad esempio, le
anticipazioni attive non regolate in c/c,
altre sovvenzioni attive non regolate
in c/c, con esclusione dei prestiti personali, operazioni di credito su pegno,
portafoglio finanziario, utilizzi di carte
di credito, ecc.
Categorie di operazioni escluse
Sono escluse dalla rilevazione le
seguenti operazioni creditizie:
- operazioni con non residenti;
- operazioni in valuta estera;
- posizioni classificate a sofferenza: si
intendono le esposizioni nei confronti di soggetti in stato di insolvenza o in
situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali
previsioni di perdita formulate dall’azienda.
Crediti ristrutturati o in corso di ristrutturazione: si intendono i crediti in cui un
“pool” di intermediari, nel concedere
una moratoria al pagamento del debito, rinegozia il debito a tassi inferiori a
quelli di mercato. Sono esclusi i crediti nei confronti di imprese per le quali
sia prevista la cessazione dell’attività.
Sono inoltre esclusi:
- i rapporti che risultano oggetto di
ristrutturazione alla fine del trimestre di riferimento;
- operazioni a tasso agevolato: si intendono i finanziamenti eseguiti a tasso
inferiore a quello di mercato in virtù
di provvedimenti legislativi che dis-
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 35
TRIBUNA DEL LAVORO
pongono un contributo in conto interessi da parte dello Stato, ovvero di
altri enti della Pubblica amministrazione;
- operazioni a tassi promozionali e convenzionati: si intendono i finanziamenti
a «tasso zero” e quelli concessi a tassi
di favore nell’ambito di campagne promozionali pubblicizzate e limitate nel
tempo. Sono considerate inoltre operazioni a tassi convenzionati i finanzia menti concessi a tasso di favore:
- ai dipendenti della banca o dell’intermediario;
- ad altri soggetti in virtù di particolari convenzioni;
- finanziamenti revocati;
- posizioni relative a utilizzi per soli saldi
liquidi, che non hanno fatto registrare saldi contabili a debito;
- posizioni affidate con utilizzo contabile nullo nel periodo di riferimento;
- finanziamenti finalizzati alla commercializzazione di specifici beni concessi a tassi di favore da parte di intermediari specializzati, spesso collegati
alle imprese produttrici dei medesimi beni, generalmente nell’ambito di
contratti di fornitura;
- operazioni di finanziamento effettuate nei confronti di società del gruppo di appartenenza;
- finanziamenti effettuati con fondi raccolti mediante emissioni di obbligazioni di serie speciale con la clausola
di convertibilità in azioni di società
terze, regolati a condizioni prossime
a quelle della relativa provvista.
Classi di importo
Le categorie omogenee di operazioni
creditizie sono ripartite in classi di
importo ed ogni singolo finanziamento
deve essere attribuito alla relativa classe di importo sulla base dell’ammontare del fido accordato. Per fido accordato si intende il limite massimo del
credito concesso dall’intermediario al
cliente sulla base di una decisione assunta nel rispetto delle procedure interne.
Il fido accordato da prendere in considerazione è quello al termine del periodo di riferimento. Per le operazioni di
leasing, la classe di importo va individuata con riferimento all’ammontare
del finanziamento al lordo del cd.“maxicanone” e/o di eventuali anticipi.
Le metodologie di calcolo del tasso
effettivo globale variano a seconda delle
diverse categorie di operazioni individuate. In particolare, devono essere
adottate, alternativamente, le metodologie stabilite appositamente dal Ministero del Tesoro.
Il calcolo del tasso deve tener conto
delle commissioni, remunerazioni a
qualsiasi titolo e spese, escluse quelle
per imposte e tasse collegate all’erogazione del credito.
In particolare, sono incluse:
- le spese di istruttoria e di revisione
del finanziamento in caso di factoring
le spese di “istruttoria cedente”;
- le spese di chiusura della pratica (in
caso di leasing le spese forfetarie di
«fine locazione contrattuale). Rientrano in tale categoria le spese di
chiusura o di liquidazione addebitate
con cadenza trimestrale, in quanto
diverse da quelle per tenuta conto;
- le spese di riscossione dei rimborsi e
di incasso delle rate se stabilite dal
creditore;
- il costo dell’attività di mediazione
svolta da un terzo, se necessaria per
l’ottenimento del credito;
- le spese per assicurazioni o garanzie,
imposte dal creditore, intese ad assicurare allo stesso il rimborso totale o
parziale del credito in caso di morte,
invalidità o disoccupazione del debitore;
- ogni altra spesa contrattualmente prevista connessa con l’operazione di
finanziamento.
Rimangono invece esclusi:
- le imposte e tasse;
- il recupero di spese, anche se sostenute per servizi forniti da terzi (ad es.
perizie, spese postali, ecc.);
- le spese legali e assimilate (ad es.
spese notarili, visure catasta li, ecc.);
- gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente previsti per il
caso di inadempimento di un obbligo;
- gli oneri applicati al cliente indipendentemente dalla circostanza che si tratti
di rapporti di finanziamento o di deposito (ad es. le commissioni di incasso in
caso di sconto di por-tafoglio);
- le spese connesse con i servizi accessori (ad es. spese di custodia in caso
di pegno);
- le spese per assicurazioni e garanzie.
La commissione di massimo scoperto
non è compresa nel calcolo del TEGM
ed è oggetto di autonoma rilevazione e pubblicazione nella misura media
praticata.
Rilevazione dei tassi ai fini
della legge sull’usura
Nella tabella 1 sono riportati i tassi
medi di interesse per il trimestre aprile/giugno 2005 rilevati ai fini della legge
antiusura contenuti nel decreto del
Ministero dell’Economia e delle Finanze del 17 marzo 2005 per categorie di
operazioni
(*):i tassi non comprendono la commissione di massimo scoperto che,nella media delle
operazioni rilevate,si ragguaglia a 0,76 punti percentuali.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 37
TRIBUNA DEL LAVORO
0
MASSIMARIO DEL DIRITTO
TRIBUTARIO
La selezione delle sentenze
della Cassazione civile in
materia tributaria
Sezione tributaria, sentenza 28 gennaio
2005 n. 1797 - Pres. Cristarella Orestano; Rel. Ferrara
Studi di settore - Gravi incongruenze tra quanto dichiarato
e le risultanze degli studi di
settore - Accertamento Legittimità - Retroattività del
principio
Ai sensi dell’articolo 62-sexies del Dl
331/1993 (convertito dalla legge
427/1993) gli accertamenti di cui agli
articoli 39, comma 1, lettera d), del Dpr
600/1973 e 54 del Dpr 633/1972 possono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i
compensi e i corrispettivi dichiarati e
quelli desumibili dagli studi di settore
elaborati ai sensi dell’articolo 62-bis
dello stesso decreto legge. La norma
avendo natura procedimentale, è applicabile anche ai periodi di imposta anteriori alla sua entrata in vigore.
Sezione tributaria, sentenza 5 gennaio
2005 n. 129 - Pres. Favara; Rel. D’Alonzo
Ricorso per Cassazione - Contenuto - Censure che importino l’esame di un regolamento
comunale o provinciale - Integrale trascrizione - Necessità
Ove con il ricorso per cassazione (nella
specie, in tema di tassa per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani) si sollevino censure che comportino l’esame
di un regolamento comunale o provinciale è necessario che le norme del
regolamento invocate siano interamente trascritte o allegate, non operando, con riguardo alle norme giuridiche secondarie, il principio iura novit
curia, e non rientrando, pertanto, la
conoscenza dei regolamenti comunali
e provinciali tra i doveri del giudice che,
sole ove disponga di poteri istruttori,
può acquisirne diretta conoscenza, indipendentemente dall’attività svolta dalle
parti
Sezione tributaria, sentenza 27 gennaio
2005 n. 1642 - Pres. Cristarella Orestano; Rel. Schirò
Imponibile - Oneri deducibili Contributi previdenziali Facoltativi - Esclusione - Regime anteriore al Dlgs 47/2000 –
Fattispecie
Nel regime anteriore alle modifiche
apportate dal Dlgs 47/2000 (che ha
natura innovativa e non di interpretazione autentica della precedente
normativa), in tema di oneri deducibili dal reddito l’esclusione dall’imponibile Irpef dei contributi previdenziali, e
in particolare delle contribuzioni per
il ricongiungimento di posizioni previdenziali, prevista dall’articolo 10,
comma 1, lettera e), del Dpr 917/1986
è limitato ai casi in cui l’obbligo della
contribuzione deriva direttamente ed
esclusivamente da disposizioni di legge,
e non alle ipotesi di mera facoltà per
il lavoratore dipendente di richiedere
la ricongiunzione di tutti i periodi di
contribuzione obbligatoria, volontaria
e figurativa ai fini del diritto e della
misura di un’unica pensione (nella specie, in applicazione del riferito principio, è stato negato al ricorrente il diritto a indicare, tra gli oneri deducibili, i
contributi versati all’Inpdai per la ricongiunzione di periodi assicurativi ai sensi
della legge 29/1979).
Sent. n. 16233 del 18 marzo 2004 (dep.
il 19 agosto 2004)della Corte Cass., Sez.
tributaria - Pres. Cristarella Orestano, Rel.
Di Blasi Irpef - Redditi di lavoro dipendente
Contribuente non residente Proventi soggetti a tassazione
separata - Esclusione dalla base
imponibile ex art. 3, comma 3,
lettera c), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 - Non sussiste
Massima - L’esenzione prevista dall’art.
3 del D.P.R. n. 917/1986 non opera
rispetto ai redditi assoggettati a tassazione separata in quanto essi sono per
altro verso esclusi dalla determinazione del reddito complessivo del contribuente.
(Oggetto della controversia: istanza di
rimborso ritenute Irpef) Svolgimento
del processo - G R., ritenendo non
imponibile l’erogazione, ricevuta transattivamente dalla G. con sede in Moncalieri, a titolo di indennità sostitutiva
di preavviso, di indennità supplementare per licenziamento ingiustificato e
di indennità integrativa del Tfr, sulla
quale era stata operata la ritenuta Irpef,
avanzava istanza all’Amministrazione
finanziaria, per il rimborso delle ritenute nella circostanza effettuate dal
detto datore di lavoro.
Formatosi sulla domanda il silenziorifiuto, lo impugnava innanzi la Commissione tributaria provinciale di Torino, la quale, con decisione n. 171/1998,
rigettava il relativo ricorso, ritenendo
non dovuto il chiesto rimborso, stante l’imponibilità delle erogazioni.
L’appello del contribuente, che deduceva l’intassabilità dell’erogazione, veniva accolto dalla Commissione tributaria regionale di Torino con la decisione in epigrafe indicata, nella considerazione che i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero dovessero
ritenersi esclusi dalla base imponibile
ai sensi dell’art 3 comma 3, lettera c),
del D.P.R. n. 917/1986.
L’Amministrazione delle finanze, con
ricorso notificato il 21 giugno 2002,
affidato ad un mezzo e due profili di
censura, ha chiesto la cassazione della
decisione di appello.
L’intimato con controricorso notificato il 30 luglio 2002 ha chiesto il rigetto dell’impugnazione.
Motivi della decisione - L’Amministrazione censura l’impugnata decisione
per violazione e falsa applicazione degli
artt. 2, 3, 6, 16, 46, 48 del D.P.R. n.
917/1986 e dell’art. 2697 del codice
civile, nonché per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su
punto decisivo della controversia.
Deduce l’inapplicabilità del comma 3
dell’art. 3 del D.P.R. n. 917/1986 ai red-
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
38 / anno 4 - numero 21
TRIBUNA DEL LAVORO
diti soggetti a tassazione separata.
Disposizione, invece, posta a base dell’impugnata pronuncia, da parte dei giudici di appello, nella erronea considerazione che prestando G.R. lavoro
dipendente all’estero, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, il relativo reddito ivi prodotto,
doveva ritenersi escluso dalla base
imponibile, ex art. 3, comma 3, lettera
c), del D.P.R. n. 917/1986, non potendo trovare applicazione, così come
ritenuto dalla Commissione di prime
cure, la disposizione dell’art. 20 del
citato D.P.R. in quanto esplicitamente
dettata solo per i soggetti non residenti.
La questione posta dal ricorso di che
trattasi va risolta sulla base del principio, già affermato dalla Corte (Cass. n.
519 del 21 gennaio 1999), secondo cui
deve escludersi che l’esenzione, prevista dall’art. 3 del D.P.R. n. 917 del
1986, operi anche rispetto ai redditi
assoggettati a tassazione separata. Ciò
in quanto essi sono per altro verso
esclusi dalla determinazione del red-
dito complessivo del contribuente.
In buona sostanza, si è ritenuto che, a
regime, la base imponibile dei soggetti
residenti è costituita dal complesso dei
redditi posseduti, ovunque prodotti e,
quindi, anche da quelli realizzati all’estero, dalla quale, in virtù di specifiche
previsioni di legge sono espressamente
esclusi taluni redditi che, in quanto percepiti una tantum, sono assoggettati a
tassazione separata e, conseguentemente, esclusi dal novero di quelli che
concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente.
Emblematica, è stata ritenuta la formulazione della disposizione di che
trattasi la quale si limita a dichiarare i
redditi derivanti da lavoro dipendente
prestato all’estero, «esclusi dalla base
imponibile».
In applicazione di tali affermazioni, che
il Collegio condivide e dalle quali non
ravvisa ragioni per discostarsi, vertendosi, nel caso, in tema di indennità soggette a tassazione separata ai sensi
degli artt. 16 e 18 del D.P.R. n.
917/1986, va escluso che il relativo
Inps - Direzione centrale entrate contributive
Circolare 14 marzo 2005 n. 44
AUMENTATE LE RETRIBUZIONI MEDIE CONVENZIONALI
SU CUI CALCOLARE LA CONTRIBUZIONE VOLONTARIA 2005
L
a prosecuzione volontaria della contribuzione
può essere chiesta dai lavoratori che interrompono l’attività lavorativa, al fine di raggiungere
il diritto alla pensione o per aumentarne la misura. I versamenti sono effettuati trimestralmente, alle
seguenti scadenze: 30 giugno per il trimestre gennaio-marzo, 30 settembre per il trimestre aprilegiugno, 31 dicembre relativamente al periodo lugliosettembre e 31 marzo dell’anno successivo per i
mesi che vanno da ottobre a dicembre. Gli importi da versare tengono conto delle aliquote Ivs da
versare al Fondo pensionistico dei lavoratori dipendenti e sono calcolati su imponibili settimanali
annualmente rivalutati sulla base dell’aumento dell’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati. Con la circolare 14 marzo 2005 n. 44 l’Inps
comunica che, in base all’aumento del 2% dell’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, rilevato dall’Istat nell’anno 2004 rispetto all’anno
2003, sono aumentate di pari importo le retribuzioni medie settimanali su cui sono calcolati i contributi volontari per l’anno 2005. Inoltre, l’importo
minimo settimanale su cui calcolare i contributi
deve tenere conto dell’importo del minimale di cui
all’articolo 7, comma 1, della legge 638/1983 e successive modificazioni. Ne deriva che, per l’anno
2005 la retribuzione minima settimanale sulla quale
determinare l’importo dei contributi volontari è
pari a 168,17 euro. Oltre coloro che hanno cessato il rapporto di lavoro e non hanno altre forme
di assicurazione obbligatoria, possono essere autorizzati alla prosecuzione volontaria, per integrare la
contribuzione figurativa prevista, anche i lavoratori che si avvalgono dell’astensione facoltativa dal
lavoro tra i tre e gli otto anni di vita del bambino
o che usufruiscono dei permessi di allattamento e
dei periodi di assenza per malattia del bambino (di
età compresa tra i tre e gli otto anni).
regime trovi regolamentazione nell’art.
3 citato.
Del pari fondato è l’altro profilo di
censura, con cui denunciano carenze
motivazionali, non essendo dato comprendere sulla base di quali elementi
la Commissione di appello abbia ritenuto di affermare l’assoluta irrilevanza, ai fini impositivi, delle erogate
indennità e, quindi, di escludere che le
stesse avessero «caratteristiche reddituali».
Non è data contezza, infatti, dell’iter
decisionale seguito per escludere la
rilevanza impositiva dell’erogazione, e
cioè le circostanze che inducevano a
ritenere intassabili le indennità in questione, in palese contrasto con la specifica previsione degli artt. 16 e 18 del
D.P.R. n. 917/1986, che tale rilevanza
prevede.
Viene, poi, omessa ogni indicazione
degli elementi alla cui stregua è stata
affermata la natura risarcitoria dell’indennità supplementare per ingiustificato licenziamento non essendo dato
comprendere quale acquisizione processuale, i giudici di appello, abbiano
posto a base dell’iter decisionale che
li ha indotti, nel caso, a ritenere sussistenti i presupposti indefettibili per
poter riconoscere natura risarcitoria
all’erogazione e, quindi, per inferirne
l’irrilevanza a fini impositivi (Cass. 14
aprile 2000, n. 4891; 5 maggio 1998, n.
4525).
L’impugnata sentenza risulta, dunque,
affetta dai denunciati vizi e va cassata,
in accoglimento dei motivi di ricorso.
Il Giudice del rinvio, che si designa in
altra Sezione della Commissione tributaria regionale del Piemonte, procederà al riesame e deciderà, motivando adeguatamente, applicando il
complesso normativo di riferimento e
tenendo conto dei richiamati princìpi.
Il medesimo Giudice provvederà
anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.
P.Q.M. - la Corte accoglie il ricorso.
Cassa l’impugnata sentenza e rinvia,
anche per le spese del presente giudizio di legittimità, ad altra Sezione
della Commissione tributaria regionale del Piemonte.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 39
TRIBUNA DEL LAVORO
Il licenziamento dei dirigenti
Daniela Carbone
(avvocato)
Cassazione sezione lavoro 17 gennaio
2004 n. 775.
Nel rapporto di lavoro dirigenziale, la circostanza che il datore di lavoro abbia tollerato per alcun tempo la situazione di
contrasto creatasi tra un dirigente e gli
altri quadri esclude ex se, in mancanza di
fatti ulteriori, la legittimità del licenziamento senza preavviso, giacchè proprio la
tolleranza del datore di lavoro dimostra
che il rapporto poteva essere proseguito
per il periodo di preavviso.
Il ricorrente-dirigente impugnava il
licenziamento, allegando il difetto di
giusta causa. Il giudice di merito accoglieva in parte la domanda, ritenendo
che gli insanabili contrasti tra il dirigente e i colleghi legittimavano il recesso del datore di lavoro; condannava
quest’ultimo al solo pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso,
ritenendo che i contrasti non erano
tali da impedire la prosecuzione del
rapporto per il periodo del preavviso.
La Suprema Corte confermava la decisione.
Il ricorrente denunciava due ordini di
motivi: violazione e falsa applicazione
dell’art. 2119 C.c. e vizio di motivazione; ancora, censurava la sentenza
impugnata perché, pur avendo ritenuto l’esistenza di un contrasto tra il dirigente ed il datore di lavoro ha escluso che quel contrasto integrava una
giusta causa di recesso.
Per i giudici della corte la censura è
infondata, poiché manca la responsabilità del dirigente nella determinazione della situazione di contrasto; il che
esclude che quella situazione possa
integrare una giusta causa di licenziamento, intesa come mancanza addebitabile al dipendente di gravità tale da
farlo ritenere inidoneo alla prosecuzione del rapporto.
Il secondo motivo denunciava violazione e falsa applicazione degli articoli 2119 e 2967 C.c., perché malgrado
le accertate critiche del dirigente nei
confronti dell’associazione e dei suoi
vertici, non ha ritenuto sussistere giusta causa di recesso. Il motivo è infondato, perché le denigrazioni sono del
tutto generiche e formulate senza che
fossero dimostrate. Così la Corte territoriale ha osservato che essendo
alcuni fatti risalenti nel tempo, è necessario adottare un criterio rigoroso
nella valutazione della prova della sussistenza e della rilevanza degli stessi
fatti; che la giustificazione del recesso
dal rapporto di lavoro con il dirigente
può essere tratta da analisi complessiva del suo operato e non solo dai
fatti immediatamente precedenti il
licenziamento, poi aggiungendo che la
mancanza di contestazioni immediate
può costituire un elemento di interpretazione della volontà delle parti in
ordine al contenuto dei reciproci diritti ed obblighi.
Con la stessa pronuncia, la corte ha
avuto poi modo di trattare il tema del
diritto all’indennità supplementare,
spettante in base alla contrattazione
collettiva al dirigente; al proposito ha
sottolineato che la nozione di giustificatezza del licenziamento, determinante per il riconoscimento di quel
diritto, non coincide con quello di giusta causa o giustificato motivo del
licenziamento del lavoratore subordinato, ma è molto più ampia, estendendosi fino al punto di comprendere qualsiasi motivo di recesso che ne
eluda l’arbitrarietà, con i limiti del
rispetto dei principi di correttezza e
buona fede nell’esecuzione del contratto, e del divieto di licenziamento
discriminatorio. E si è precisato che
fatti o condotte che non integrano giusta causa o giustificato motivo, possono giustificare il licenziamento del dirigente con conseguente disconoscimento dell’indennità supplementare.
Tuttavia, non ricorrendo violazione dell’art. 2118 C.c. il giudice del gravame
ha riconosciuto al resistente l’inden-
nità sostitutiva del preavviso.
Concludendo per la giustificatezza del
recesso, ed escludendo invece le voci
di giusta causa e giustificato motivo, la
Suprema corte ha ulteriormente stabilito che la risarcibilità del danno alla
salute, all’immagine professionale ed
alla vita di relazione, presuppone un
comportamento illegittimo del datore di lavoro.
La sentenza della Cassazione è degna
di nota poiché contribuisce a meglio
comprendere le varie e vaghe disposizioni contrattuali in tema di obblighi
del dipendente. La troppa genericità di
alcune disposizioni contrattuali permettevano che al lavoratore venisse
spesso contestata la violazione di
obblighi a contenuto indeterminato,
sulla base della personalissima interpretazione data dal datore di lavoro
alle norme che li contengono, sicuramente non convergente con quella del
lavoratore.
A sostegno di quanto detto si pensi
alle disposizioni contenute nel contratto collettivo nazionale di lavoro
comparto ministeri, nel quale si legge:
«manifestazioni ingiuriose nei confronti
dell’amministrazione; atti, comportamenti o molestie lesivi della dignità
della persona; atti o comportamenti
aggressivi, ostili o denigratori verso
altro dipendente».
Il datore di lavoro, nel procedimento
disciplinare, si trova in una posizione
dominante rispetto al lavoratore, avendo modo di interpretare, in maniera
del tutto personale, alcuni importanti
incisi contenuti nelle citate disposizioni,
quali i principi di corretta, la libertà di
pensiero, le manifestazioni ingiuriose
e gli atti lesivi.
Quello che si evidenzia con la pronuncia citata è che alcune disposizioni sono talmente vaghe che necessitano di decisi giurisprudenziali per essere interpretati nei giusti limiti.
Ancora una volta, dunque, i giudice
della Suprema corte sono stati inve-
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
40 / anno 4 - numero 21
TRIBUNA DEL LAVORO
stiti del compito di intervenire per tentare di definire i contorni di un obbligo del lavoratore; nel caso specifico
quello di non criticare il datore di lavoro con manifestazioni ingiuriose ed illecite.
La Cassazione, nell’esaminare la giusta
causa di licenziamento di un dipendente di una società privata, ha richiamato il precedente orientamento
della stessa corte sul tema: perché le
critiche possano costituire una giusta
causa di licenziamento occorre che
esse travalichino i limiti della correttezza e che il comportamento del
dipendente si traduca in atto illecito,
quale l’ingiuria o la diffamazione, o
comunque in una condotta manifestamente riprovevole, così potendosi
riscontrarsi quella gravità necessaria a
compromettere in modo irreparabile
il vincolo fiduciario, e tale da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto.
La Corte, così come in precedenti pronunce, aveva già evidenziato che al
lavoratore subordinato è garantito il
diritto di critica, senza ledere sul piano
morale l’immagine del proprio datore
di lavoro con riferimento a fatti non
oggettivamente certi e non comprovati, poiché il principio delle libertà di
manifestazioni del pensiero, di cui
all’art. 21 della Costituzione, incontra
limiti posti dall’ordinamento a tutela
dei diritti e delle libertà altrui e deve
essere coordinato con altri interessi
degni di pari tutela costituzionale.
0
MASSIMARIO DEL DIRITTO
DEL LAVORO
Ministero del Lavoro - Direzione generale immigrazione - circolare 22 aprile 2005
n. 16
Autorizzati nuovi ingressi di
stagionali extraUe da destinare ai settori dell’agricoltura e
turismo
Con l’ordinanza del Consiglio dei ministri 22 aprile 2005 n. 3426 è stata stabilita una quota di 20mila lavoratori
stranieri aggiuntiva a quella di 25mila
consentita nel decreto flussi 2005. Il
provvedimento arriva dopo l’approvazione di un emendamento del Governo al decreto legge sulla competitività.
Le domande pervenute alle Direzioni
provinciali del lavoro, a partire dal 3 febbraio 2005, hanno abbondantemente
superato la quota prefissata, tanto da
determinare il Governo ad autorizzare questi nuovi ingressi. In concomitanza
con l’emanazione dell’ordinanza, il ministero del Welfare, con la circolare
16/2005 detta agli uffici periferici le indicazioni operative.Al momento dal totale della quota di 20mila sono accantonati 4mila posti per successive esigenze. I residui 16mila posti da assegnare
si riferiscono alle domande di autorizzazione al lavoro stagionale presentate, ma non evase per indisponibilità di
posti, e le nuove domande che dovranno essere presentate sempre alle Direzioni provinciali del lavoro e non allo
sportello unico. L’eventuale mancanza
della firma del lavoratore sul contratto
di lavoro non rappresenta un motivo
ostativo all’accoglimento della domanda di assunzione, in quanto il perfezionamento del contratto potrà avvenire
anche dopo il rilascio del visto di ingresso al lavoratore straniero. La quota di
lavoratori extracomunitari riguarda gli
stranieri provenienti dall’area balcanica, nonché dagli Stati che hanno sottoscritto accordi di cooperazione in materia migratoria. La circolare riserva, a prescindere dall’aerea di provenienza, l’ingresso per lavoro anche per tutti gli
extracomunitari che sono stati titolari
di un soggiorno per lavoro subordinato stagionale nell’anno 2003 o 2004.
Secondo le richieste provenienti dalle
singole Dpl, la circolare ripartisce fra le
Regioni e le Province autonome la quota
di 16mila: dal prospetto di riparto si nota
che all’Emilia Romagna sono assegnati
circa un terzo dei posti disponibili, mentre la Valle D’Aosta ha solo 20 posti da
distribuire ai datori di lavoro.
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali - Direzione
Generale dell’immigrazione
Ripartizione della quota dei
lavoratori extracomunitari
stagionali alle Direzioni Regionali del Lavoro
REGIONE
QUOTA
ABRUZZO
1.100
BASILICATA
70
CALABRIA
200
CAMPANIA
1.600
EMILIAROMAGNA
5.550
FRIULI VENEZIAGIULIA
250
LAZIO
200
LIGURIA
100
LOMBARDIA
200
MARCHE
250
MOLISE
50
PIEMONTE
1.200
PUGLIA
1.000
SARDEGNA
60
SICILIA
150
TOSCANA
900
UMBRIA
150
VAL D’AOSTA
20
VENETO
1.850
Provincia Autonoma
di BOLZANO
600
Provincia Autonoma
di TRENTO
500
TOTALE
16.000
Corte di Cassazione – Sezione Lavoro, 27
maggio 2004, n.10201
Sanzioni disciplinari – Codice
disciplinare aziendale – Preventiva affissione – Necessità
– Limiti. (Art. 7, l.20 maggio
1970, n. 300)
In tema di sanzioni disciplinari di cui all’art.
7 della l.n.300 del 1970,deve distinguersi
tra illeciti relativi alla violazione di prescrizioni attinenti all’organizzazione aziendale e ai modi di produzione, conoscibili solamente in quanto espressamente
previste, ed illeciti concernenti comportamenti manifestamente contrari agli interessi dell’impresa per i quali non è invece richiesta la specifica inclusione nel
codice disciplinare, che è pertanto sufficiente sia redatto in forma tale da rendere chiare le ipotesi di infrazione, sia
pure dandone una nozione schematica
e non dettagliata, e da indicare le correlative previsioni sanzionatorie, anche se
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
anno 4 - numero 21 / 41
TRIBUNA DEL LAVORO
in maniera ampia e suscettibile di adattamento secondo le effettive e concrete inadempienze.
Nell’affermare il suindicato principio, la
S.C.ha ritenuto infondata la doglianza dei
ricorrenti – in ordine al mancato accoglimento, da parte del giudice di merito,
dell’impugnazione del provvedimento
disciplinare di sospensione, per un giorno, dal lavoro adottato nei loro confronti
per avere essi, durante un’agitazione sindacale, attuato un “picchettaggio” all’esterno dell’ufficio impedendo ai colleghi
non scioperanti di prendere servizio –
basata sul rilievo che il datore di lavoro
non aveva nel caso portato a conoscenza dei lavoratori, in luogo accessibile a
tutti, le disposizioni concernenti le sanzioni disciplinari e le relative procedure
– cosiddette “codice disciplinare”).
2 settembre 2004, n. 17763
Sanzioni disciplinari – Predisposizione ed affissione del codice
disciplinare – Ambito di applicazione – Sanzioni relative a comportamenti integranti violazioni del minimo etico o illecito
penale – Esclusione – Carattere
conservativo od espulsivo della
sanzione – Irrilevanza.
Anche relativamente alle sanzioni disciplinari conservative (e non per le sole
sanzioni espulsive) deve ritenersi che, in
tutti i casi nei quali il comportamento
sanzionatorio sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. minimo etico o a
norme di rilevanza penale, non sia necessario provvedere alla affissione del codice disciplinare, in quanto il lavoratore
ben può rendersi conto, anche al di là di
una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare,
della illiceità della propria condotta,
dovendosi d’altro canto considerare che
sarebbe contraddittorio affermare la sussistenza di un interesse del lavoratore
ad essere previamente edotto della possibilità di essere destinatario di una sanzione conservativa per i detti comportamenti e negarla in presenza di sanzio-
ni di carattere espulsivo, le quali sono
ben più afflittive.
Corte Costituzionale 11 gennaio 2005, n.1
Infortunio in itinere – Interruzioni durante il percorso – Brevi soste
– Differenza – Sussiste – Illeggittimità dell’art. 12 d.lgs. 23 febbraio
2000, n. 38 – Non sussiste.
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2,
terzo comma, del d.p.r. 30 giugno 1965,
n. 1124 (Testo unico delle disposizioni
per l’assicurazione obbligatoria contro
gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) aggiunto dall’art. 12 del d.lgs.
23 febbraio 2000, n. 38, nella parte in cui
esclude dalla tutela gli infortuni in itinere verificatisi in ogni caso di interruzione non necessitata del normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello do lavoro.
Prevenzione infortuni – Obblighi
del datore di lavoro di vigilare sul
preposto – Sussistenza – Inosservanza – Conseguenze in caso
di infortunio – Responsabilità del
datore di lavoro – Sussistenza –
Reato di lesione colposa aggravato dalla violazione delle norme
antinfortunistiche – Configurabilità.
In tema di prevenzione infortuni, il datore di lavoro deve controllare che il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatagli, si attenga alle disposizioni di legge e a quelle, eventualmente in aggiunta, impartitegli; ne consegue
che, qualora nell’esercizio dell’attività
lavorativa si instauri, con il consenso del
preposto, una prassi contra legem, foriera di pericoli per gli addetti, in caso di
infortunio del dipendente la condotta
del datore di lavoro che sia venuto
meno ai doveri di formazione e informazione del lavoratore e che abbia
omesso ogni forma di sorveglianza circa
la pericolosa prassi operativa instauratasi, integra il reato di lesione colposa
aggravato dalla violazione delle norme
antinfortunistiche.
periodico dell’EBT sull’andamento del turismo a Roma e provincia
42 / anno 4 - numero 21
TRIBUNA DEL LAVORO
L’impiego dei lavoratori immigrati
in attesa dello Sportello unico
I
l 25 febbraio scorso doveva diventare operativo lo Sportello unico
per l’immigrazione, presso il quale
accentrare tutte le pratiche legate
all’immigrazione; constatata però l’inadempienza in quasi tutte le Province il Ministero del Lavoro, con la circolare n.9 dell’8 marzo ha dettato le
linee guida per gestire in via transitoria le procedure di ammissione al lavoro dei cittadini extra Ue entrati nel
Paese nell’ambito delle quote 2005.
Mediante la lettera circolare congiunta Ministero Interno-Ministero Lavoro n. 23/910 del 24/2/2005 si è disposto che «fin quando non verranno
attuati gli adempimenti preliminari previsti dalla legge per l’operatività dello
Sportello unico per l’immigrazione, l’istruttoria delle pratiche sarà avviata
per quanto di propria competenza
dalle singole amministrazioni interessate, fermo restando che le domande
e le comunicazioni dovranno essere
presentate alla Prefettura-UTG e che
il provvedimento finale sarà adottato
dallo Sportello unico».
Le domande per il primo rilascio dell’autorizzazione, presentate prima del
25 febbraio, continueranno ad essere
trattate e definite in applicazione della
disciplina in vigore all’atto della presentazione e saranno le Direzioni provinciali del lavoro a curare l’istruttoria
e il rilascio della relativa autorizzazione al lavoro. Per le domande presentate dal 25 febbraio le domande andranno invece presentate alla Prefettura
secondo le modalità fissate dal nuovo
regolamento. Ciò implica l’utilizzo degli
appositi moduli, distinti a seconda che
la domanda riguardi cittadini extracomunitari o cittadini neocomunitari, che
vengono messi in uso in via provvisoria per garantire la pratica attuazione
delle istruzioni dettate dalla lettera circolare n. 23/910 del 24 febbraio e da
osservare durante la presente fase
transitoria. Le domande dovranno esse-
re inviate alla Prefettura mediante raccomandata con ricevuta di ritorno.
Saranno le Direzioni provinciali del
lavoro ad effettuare l’istruttoria che
verifichi la sussistenza dei presupposti
di accoglibilità diversi da quelli devoluti all’accertamento delle Questure.
In attuazione della lettera circolare n.
23/910, l’esito delle verifiche istruttorie saranno trasmesse alla Prefettura,
fermo restando che il provvedimento
finale del procedimento è di spettanza dello Sportello unico e sarà in concreto adottabile soltanto dopo che
quest’ultimo sarà costituito e diventerà operativo.Tenuto conto delle disposizioni contenute nella circolare n.
14 del 28 aprile 2004, il nullaosta al
lavoro nei confronti dei lavoratori neocomunitari sarà adottato dallo Sportello unico per l’immigrazione:
• senza procedere alla verifica da compiersi, ai sensi dell’art. 31, comma 1,
nuovo regolamento, a cura della
Questura nel caso di nullaosta
riguardante l’assunzione di lavoratori extracomunitari;
• senza far luogo agli adempimenti
diretti alla sottoscrizione del contratto di soggiorno per lavoro;
• senza far luogo agli adempimenti
preordinati al rilascio, da parte degli
Uffici rispettivamente competenti,
del visto d’ingresso (art. 31, comma
6, nuovo reg.) e del permesso di soggiorno per lavoro (art. 36 nuovo
reg.), entrambi non richiesti nei confronti dei lavoratori neocomunitari.
In via provvisoria e fino a quando lo
Sportello unico per l’immigrazione non
sarà operativo, la Direzione provinciale del lavoro provvede anche agli adempimenti per la verifica delle disponibilità di offerta di lavoro presso i Centri
per l’impiego. Esula invece dagli adempimenti istruttori di competenza delle
summenzionate direzioni provinciali la
convocazione del datore di lavoro che
richiede il rilascio del nullaosta e la pre-
liminare sottoscrizione del contratto di
soggiorno per lavoro a conferma della
proposta formulata nella domanda (la
conclusione del contratto interverrà al
momento della successiva sottoscrizione da parte del lavoratore).
Una successiva circolare illustrerà le
notevoli modifiche riguardanti l’art. 40
e le eventuali indicazioni operative. È
comunque necessario sottolineare fin
da ora almeno le novità riguardanti
l’attuazione dell’art. 27 lettera f) del
TU. Innanzitutto sarà necessario il nullaosta al lavoro soltanto nel caso di cui
alla lettera b). Per il caso della lettera
a), la norma prevede invece che i cittadini extracomunitari possano fare
ingresso in Italia per effettuare i tirocini formativi senza bisogno del nullaosta al lavoro, bensì sulla base del
visto per motivo di studio e formazione professionale precisandone le
modalità di rilascio.
Il nuovo regolamento d’attuazione
apporta un’ulteriore innovazione: il
nuovo art. 40, in alcuni casi, ammette
la possibilità di instaurare un nuovo
rapporto di lavoro a condizione che la
qualifica d’assunzione coincida con
quella per cui sono stati autorizzati
l’assunzione e l’ingresso originari.
L’assunzione dei lavoratori muniti del
permesso di soggiorno (se cittadini
extracomunitari) o della carta di soggiorno (se cittadini neocomunitari) rilasciata in applicazione dell’art. 27, lettera r-bis), del TU può avvenire esclusivamente ad opera di:
- struttura sanitaria pubblica o privata;
- società cooperativa appaltatrice della
gestione diretta ed esclusiva dell’intera struttura sanitaria (ovvero di un
suo reparto o servizio) di destinazione del lavoratore;
- agenzia di somministrazione tenuta
alla fornitura di lavoro infermieristico nei confronti della struttura
sanitaria di destinazione del lavoratore.
Serietà
e competenza
al servizio degli albergatori
Ristrutturazione
Preventivi gratuiti
Certificazione 46/90
Azienda certificata SOA
“Chiavi in mano”
Az. con elementi di qualità
Progettazione
Consulenze
Arredamento
Manutenzioni 24 ore
Finanziamenti e leasing
Impiantistica
Sicurezza 626/94
Pagamenti personalizzati
Sicurezza 494/96
Antincendio
Hotel Royal Santina
ALCUNI NOSTRI LAVORI
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