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SCUOLA SUPERIORE PER MEDIATORI LINGUISTICI (Decreto Ministero dell’Università 31/07/2003) Via P. S. Mancini, 2 – 00196 - Roma TESI DI DIPLOMA DI MEDIATORE LINGUISTICO (Curriculum Interprete e Traduttore) Equipollente ai Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università al termine dei Corsi afferenti alla classe delle LAUREE UNIVERSITARIE IN SCIENZE DELLA MEDIAZIONE LINGUISTICA “Paese che vai, auto che trovi” Storia ed economia dell’industria automobilistica: dalla nascita all’auto elettrica RELATORI: Prof.ssa Adriana Bisirri CORRELATORI: Prof.ssa Marilyn Sopes Prof.ssa Luciana Banegas Prof.ssa Claudia Piemonte CANDIDATA: Raluca Luciana Turceac ANNO ACCADEMICO 2013/2014 1 2 A mamma e papà. Grazie per aver sempre creduto in me! 3 4 SEZIONE LINGUA ITALIANA “Paese che vai, auto che trovi” Storia ed economia dell’industria automobilistica: dalla nascita all’auto elettrica INDICE INTRODUZIONE ................................................................................................................ 11 1. DALLE ORIGINI AI CENTRI STILE ............................................................................. 12 2. TEMPO DI GT, TRA GUERRA E RINASCITA .............................................................. 15 3. LA DOLCE VITA VIAGGIA IN SPORTIVA................................................................... 19 4. ELETTRIZZANTE FUTURO ......................................................................................... 23 5. FIAT-MADRE DELL’AUTO EUROPEA ....................................................................... 27 6. 7. 5.1. CRISI E RIPRESA NEL DOPOGUERRA ................................................................ 28 5.2. SVILUPPO TECNOLOGICO IN TEMPI DI GUERRA.............................................. 30 5.3. ALTI E BASSI: TRA GUERRA E MIRACOLO ECONOMICO ................................. 31 5.4. AUTOMOBILE – OGGETTO DEL DESIDERIO ..................................................... 32 5.5. AUTO E CARROZZERIE LEGGENDARIE ............................................................ 33 5.6. L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA ITALIANA OGGI .......................................... 34 PERCHÉ NON ABBIAMO TUTTI UN’AUTO ELETTRICA? ........................................... 35 6.1. UN PO’ DI STORIA .............................................................................................. 36 6.2. AUTO ELETTRICA PER SALVARE IL PIANETA .................................................. 38 6.3. ALTERNATIVA IBRIDO ...................................................................................... 39 6.4. EVOLUZIONE PROBLEMATICA ......................................................................... 41 AUTO VOLANTE: FINZIONE O REALTÀ? ................................................................... 43 7.1. CENNI STORICI .................................................................................................. 44 7.2. LE ULTIME NOVITÀ ........................................................................................... 46 5 ENGLISH SECTION “Different cars for different folks” History and economy of the auto industry: from the birth to the electric auto TABLE OF CONTENTS 1. FIAT-MOTHER OF THE EUROPEAN CARS................................................................ 51 2. CRISIS AND RESUMPTION IN THE POST-WAR PERIOD ............................................. 52 3. HIGHS AND LOWS: THE WAR AND THE ECONOMIC MIRACLE ................................ 54 4. THE AUTOMOBILE - AN OBJECT OF DESIRE ............................................................ 55 5. LEGENDARY CARS AND BODYWORK DESIGN .......................................................... 56 6. THE ITALIAN AUTOMOTIVE INDUSTRY TODAY ....................................................... 57 7. WHY DO NOT WE ALL HAVE AN ELECTRIC CAR? .................................................... 58 8. A BRIEF HISTORY ...................................................................................................... 58 9. ELECTRIC CAR TO SAVE THE PLANET ..................................................................... 60 10. ALTERNATIVELY HYBRID ..................................................................................... 61 11. PROBLEMATIC EVOLUTION .................................................................................. 63 12. FLYING CARS: FACT OR FICTION? ....................................................................... 65 13. BACKGROUND ....................................................................................................... 65 14. THE LATEST NEWS ................................................................................................ 67 6 SECCIÓN ESPAÑOLA “Allá donde fueres, coches que vieres” Historia y economía de la industria automovilística: del nacimiento al coche eléctrico ÍNDICE 1. FIAT-MADRE DEL COCHE EUROPEO ........................................................................ 72 2. CRISIS Y REANUDACIÓN EN LA POSGUERRA ........................................................... 73 3. DESARROLLO TECNOLÓGICO EN TIEMPO DE GUERRA ........................................... 75 4. ALTOS Y BAJOS: ENTRE GUERRA Y MILAGRO ECONÓMICO ................................... 76 5. AUTOMÓVIL-OBJETO DEL DESEO ............................................................................ 77 6. COCHES Y CARROCERÍAS LEGENDARIOS ................................................................ 78 7. LA INDUSTRIA AUTOMOVILÍSTICA ITALIANA HOY ................................................. 79 8. ¿POR QUÉ NO TENEMOS TODOS UN COCHE ELÉCTRICO? ....................................... 80 9. UN POCO DE HISTORIA .............................................................................................. 80 10. COCHE ELÉCTRICO PARA SALVAR EL PLANETA ................................................. 83 11. ALTERNATIVA HÍBRIDO ........................................................................................ 84 12. EVOLUCIÓN PROBLEMÁTICA ............................................................................... 86 13. COCHE VOLANTE: ¿FICCIÓN O REALIDAD? ........................................................ 88 14. SEÑAS HISTÓRICAS ............................................................................................... 89 15. LAS ÚLTIMAS NOVEDADES ................................................................................... 91 CONCLUSIONI ........................................................................................................................ 93 RINGRAZIAMENTI ................................................................................................................. 95 BIBLIOGRAFIA ....................................................................................................................... 96 SITOGRAFIA ........................................................................................................................... 96 7 8 SEZIONE LINGUA ITALIANA 9 10 INTRODUZIONE Dalla carrozza con motore a scoppio al veicolo da guidare. Questa è la parabola dell’automobile che ha accompagnato con la sua innovazione, l’evoluzione della società, dell’uomo e del suo stile di vita. A partire dal 1886, l’anno zero in cui ha debuttato la vettura di Gottlieb Daimler, l’auto è sempre stata protagonista di molti dei fatti che hanno scritto la storia dell’umanità. Ha difatti vissuto guerre, rivoluzioni di pensiero, movimenti giovanili, mutamenti sociali, adeguandosi di volta in volta a quelle che erano le esigenze del periodo: si pensi soltanto alla sua conversione come mezzo militare, possibile in quanto l’automobile si era dimostrata affidabile e robusta. La velocità arriva dopo: l’esigenza di mobilità porta alla realizzazione di auto capaci di percorrere lunghi tragitti senza intoppi. Una volta acquisita la resistenza meccanica arriva quindi il momento di coprire il maggior numero di chilometri possibili nel minor tempo possibile. Nascono le competizioni che soddisfano l’atteggiamento di sfida e cresce lo studio delle forme, che asseconda l’aerodinamica dei modelli da competizione. Per le auto da strada si guarda più spesso all’estetica. Si sviluppano i centri stile: è l’evoluzione battilastra-carrozziere-designer. La voglia di bello è forte soprattutto dopo i conflitti bellici, le crisi petrolifere, le recessioni, le contestazioni. Iniziano così le ricostruzioni, le riconversioni, la Dolce Vita. Simbolo di progresso e agio sociale, l’automobile diventa matura e inizia a pensare alla sicurezza e all’ambiente. Entra in gioco l’elettronica che fornisce una mano grandissima, migliora prestazioni e comfort. Fino a far marciare l’automobile senza l’ausilio del guidatore. La grande sfida del Terzo millennio. 11 1. DALLE ORIGINI AI CENTRI STILE Cavallo, carro, carrozza, automobile. È l’evoluzione del mezzo di locomozione che ha innescato la rivoluzione dell’uomo come individuo in grado di spostarsi da un luogo all’altro, utilizzando un proprio veicolo. Nel corso dei decenni, le automobili sono assurte a simbolo di libertà, di status sociale, di progresso, di ideologia, di competizione, valenze attribuite dagli uomini che le hanno costruite per altri uomini che le hanno possedute e guidate. L’anno zero dell’automobile è il 1886, intendendo per automobile un mezzo a quattro ruote, dotato di volante, motore a scoppio e la possibilità di trasportare un passeggero seduto comodamente nel senso di marcia. All’inizio si sono susseguiti numerosi esperimenti, come per esempio il carro di Cugnot nel 1769, la prima auto in assoluto è però quella brevettata da Karl Benz nel 1886. Il tedesco sarà in seguito uno degli artefici di quella che oggi è diventata, dopo varie Carro di Cugnot, 1769 vicissitudini, la Mercedes-Benz. Il nome Mercedes deriva da Mercedes Jellinek, figlia del diplomatico nonché appassionato e venditore di automobili Emil, che colse con lungimiranza e fiuto le potenzialità e le prestazioni dei modelli Daimler commissionando auto sempre più potenti, che poi ebbero successi sportivi importanti e di conseguenza vendite altrettanto importanti. Negli anni successivi al 1886 le idee di Daimler ben presto oltrepassarono i confini tedeschi: in Francia c’erano Peugeot e Panhard & Levassor, in Italia Giovanni Agnelli, mentre in Inghilterra Daimler aprì una propria filiale. Dunque l’auto nasce in Germania e si diffonde velocemente in Francia, Italia e Inghilterra, mentre gli 12 Stati Uniti partono un po’ in ritardo, all’inizio del 1900, per poi non fermarsi più. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, quando l’auto va via via assumendo una dimensione industriale, circolano nel mondo già un milione e mezzo di automobili, prodotte per la maggior parte delle case automobilistiche ancora oggi protagoniste del mercato, come Ford, Fiat, Mercedes, Peugeot, Rolls-Royce. I personaggi-icone che le hanno create provengono però molto spesso da mondi completamente diversi: Gottlieb Daimler è un armaiolo; il fondatore della Fiat, Giovanni Agnelli, è un ufficiale di cavalleria; Karl Benz e Ransom Olds della Olds Mobile sono meccanici; Christian Schmidt e Heinrich Stoll, che contribuiranno alla nascita dell’Audi, sono infine industriali tessili. Henry Ford è un riparatore di locomotive. Nei suoi primi anni di vita l’automobile beneficia già della maggior parte delle invenzioni meccaniche (elettronica a parte), che arriveranno ai giorni nostri con le ovvie rivoluzioni: per esempio il ponte De Dion per gli assi delle ruote risale al 1881 ed è frutto della società creata dal marchese Jules Albert De Dion e Georges Bouton, fondatore dell’Automobile Club de France, prima associazione automobilistica al mondo a organizzare corse automobilistiche, oltre al primo gran premio a cadenza annuale. Nel 1853 si ha invece l’invenzione del motore a scoppio da parte degli italiani Eugenio Barsanti e Felice Matteucci che depositano all’Accademia dei Georgofili a Firenze una memoria sulla costruzione di questo motore, brevettato l’anno seguente in Inghilterra. Nel 1882 un altro italiano, Enrico Enzo Bernardi, brevetta a sua volta il motore a scoppio a benzina; il commesso viaggiatore Nikolaus August Otto nel 1876 è invece l’inventore del motore a quattro tempi-ciclo Otto. E se oggi si parla tanto di inquinamento e si studiano i metodi adatti alla diffusione di massa dell’auto elettrica, è davvero strano immaginare che già 1894 circolavano a New York i taxi elettrici. La dimensione industriale dell’auto prende piede all’inizio del 1900 e vede il suo massimo rappresentante in Henry Ford: le auto hanno finalmente tutte e quattro le ruote di uguali dimensioni e si differenziano così definitivamente dalle carrozze, che avevano quelle posteriori più grandi. 13 La Ford Model T è un modello primario fondamentale nella dell’automobile: concetto della montaggio, produzione storia introduce il catena di dunque in e grande della serie propria dei tempi moderni, con Ford Model T più di 15 milioni di esemplari prodotti dal 1908 al 1928 motorizza in pratica gli Stati Uniti. Sono anni, quelli che precedono il primo conflitto bellico, in cui si assiste alla diffusione delle Torpedo, modello di congiunzione tra le baquet e le touring dei primi anni e tra le gran turismo e le cabriolet degli anni ’20 e ’30. Le Torpedo sono auto lunghe, adatte ai viaggi lunghi, con una capote per ripararsi dalla pioggia. Le Chevrolet Classic Six del 1910 e la Lancia Theta Torpedo del 1913 sono le maggiori esponenti di questa categoria, che presto però deve adeguarsi alle esigenze belliche per il trasporto degli ufficiali o dei feriti, dotandosi di cingoli, blindature e carrozzerie chiuse. Il primo dopoguerra e la Grande depressione del 1929 innescata dalla caduta della borsa di Wall Street sono eventi che influenzano pesantemente anche l’automobile: negli Stati Uniti c’è voglia di bello e di felicità, elementi che in chiave automobilistica si trasformano in modelli comodi ed esteticamente accattivanti, come le Duesenberg. In Europa, invece, i costruttori tedeschi risentono più di altri del conflitto, ma i produttori più deboli in generale vengono feriti mortalmente nel ’29. Anno in cui debutta un altro marchio: Bayerische Motor Werke (BMW), leader dei motori aeronautici, che nel 1928 aveva acquisito la Fahrzeugfabrik Eisenach, produttrice della Dixi 3/15. La BMW, considerato il periodo, si lancia nella realizzazione di vetture piccole ed economiche. Ma è oltreoceano che prende il via la “prima rinascita” dell’auto. La crisi del ’29 porta nuove idee e desiderio di cambiamento, la ricerca della bellezza delle forme è il viatico per 14 la nascita dei centri stile, dove giovani designer vengono incaricati di dare vita ad automobili dotate di uno stile proprio ed inconfondibile, per fare riconoscere l’appartenenza a un marchio; questo metodo oggi è definito family feeling. Il merito di aver riconosciuto per primo l’importanza del concetto di centro stile è attribuibile ad Alfred P. Sloan, presidente della General Motors. 2. TEMPO DI GT, TRA GUERRA E RINASCITA In pochi decenni viene sconvolto sia il mondo intero sia il mondo dell’automobile: le giovani quattro ruote a motore, da poco entrate in una dimensione industriale, perdono molte certezze per acquisirne però altre che le porteranno verso una centralità nell’evoluzione dell’uomo e della società. Società che passerà in pochi anni dalla Grande depressione del 1929, che ridimensiona soprattutto lo stile di vita degli americani, alla Seconda guerra mondiale, con la conseguente ricostruzione e il successivo boom economico. In questo periodo l’automobile guadagna il design e perde la sua prerogativa di veicolo scoperto: se fino agli anni ’20, per ragioni di costi di produzione, la quasi totalità dei modelli non avevano il tetto rigido, dagli anni ’30 in poi le decappottabili diventano una nicchia. Non solo: le carrozzerie si evolvono, si inizia a integrare i parafanghi, i fanali e le griglie del radiatore. La densità di auto nel mondo è in costante crescita e i grandi costruttori degli anni ’30 sono quelli che oggi ancora conosciamo. Negli Stati Uniti General Motors, Ford e Chrysler detengono il 90% del mercato; in Francia Peugeot, Citroën e Renault sfiorano il 70%; in Gran Bretagna tre quarti dei veicoli sono di marchio Rolls-Royce (che ha di recente acquisito Bentley), Austin, Morris; in Italia il 75% del mercato è in mano Fiat; in Germania Opel è il primo marchio. Dal punto di vista sociale, vi è un forte interesse verso tutto quello che è meccanico: il movimento futurista di Marinetti 15 nel 1909 aveva già esaltato la velocità e l’automobile come ideale messaggera di libertà e indipendenza. Automobile che vent’anni dopo si trova a difendere la propria leadership dall’immaginario collettivo delle aeromobili, che dopo la trasvolata atlantica di Charles Lindbergh nel 1927 a bordo dello Spirit of SaintLouis, innescano il mito dell’aereo che contaminerà anche le forme delle vetture negli USA, raggiungendo l’apice negli anni ’50 con modelli molto appariscenti. Prima di arrivare negli anni ’50, l’automobile registra la nascita importante delle gran turismo, modelli frutto della sinergia tra il mondo delle corse e quello della produzione di serie: spesso due porte e quattro posti diventano due nelle versioni da competizione, vantando prestazioni di prim’ordine e una certa spartanità negli interni. Filanti e veloci, nella loro prima comparsa sono caratterizzate da dimensioni importanti come la Mercedes SSK, eccellente rappresentazione Mercedes SSK della categoria progettata dalla Daimler Benz che ha come capo progettista, per quasi tutti gli anni ’20, Ferdinand Porsche, futuro papà del Maggiolino e della Porsche 356. La SSK, massima espressione delle serie sportive S e SS, fa della leggerezza e delle prestazioni i suoi punti di forza: 225 CV, motore da 7000 CC, 190 km/h che diventano 235 all’ora nella versione più spinta da 300 CV. Parlando di modelli sportivi non si può non citare un altro líder máximo del mercato automobilistico: l’Alfa Romeo che con le 6C firma modelli vincenti a partire dal 1927 sino al dopoguerra, modelli che consentiranno al marchio di sopravvivere alla crisi. 16 In Germania invece la BMW inizia a produrre dal 1936 le 328: vere mattatrici durante le Mille Miglia. Sia la 6C che la 328 sono ancora oggi protagoniste eventi di celebri internazionali come, per esempio, il BMW 328 Concorso di Eleganza a Villa d’Este sul lago di Como, che in tema di esclusività vanta sempre tra le protagoniste anche le Rolls-Royce nelle loro varie evoluzioni, oppure durante le rievocazioni della Mille Miglia su circuito stradale che parte e arriva a Brescia passando da Roma. Altri modelli storici nati nel terzo decennio del secolo scorso sono ancora oggi protagonisti assoluti: è il caso del Maggiolino Volkswagen che vede la sua edizione definitiva nel 1948, ma in realtà il progetto è del 1934 ed è realizzato da Ferdinand Porsche che progetta questa “vettura del popolo” (Volkswagen in tedesco) su commissione di Adolf Hitler, con il fine di realizzare un’auto economica, funzionale e affidabile. La vettura ha forma a semiluna come un maggiolino (Käfer in tedesco) ed è una delle più famose nel mondo delle quattro ruote. Durante la Seconda guerra mondiale viene trasformata in fuoristrada, per poi ridiventare civile e conquistare i mercati del mondo con vendite plurimilionarie. Il 1936 è invece l’anno di altri due mostri sacri in scala ridotta, come la Fiat Topolino e la Citroën 2CV. Italiana risposta alla celebre Austin 7, costruita su licenza in molti paesi del mondo (in Francia come Rosengart, Bantam negli Stati Uniti, Datsun in Giappone, Dixi per BMW o Hanomag per DKW in Germania) come auto piccola ed economica, è il capolavoro dell’ingegner Dante Giacosa. Possiede soluzioni meccaniche inedite e interessanti, come le 17 sospensioni anteriori e la trasmissione, riuniti in un unico blocco removibile, oppure il radiatore dietro il motore da 569 CC. Restò in vendita per 19 anni a conferma della modernità del progetto. Più longeva la 2CV è pensata per i cittadini e le strade sconnesse: con il suo motore da 3,75 CC e appena 9 CV, raggiunge 60 km/h di velocità massima. Entra in produzione solo nel 1948 per via del conflitto bellico, ma Citroën 2CV continua ad essere prodotta sino al 1990. Prima della 2CV, sempre in Francia e sempre con marchio Citroën, prende vita anche la Traction Avant (1934-1957), una serie di modelli che porteranno con sé, come ricetta di denominazione, la novità epocale della trazione anteriore. In più, il telaio monoscocca determinava una carrozzeria più bassa e in acciaio, forme più filanti e la scomparsa definitiva delle pedane laterali. Oltremanica le massime esponenti dell’old fashion anglosassone sono la Morgan del 1939 a tre o quattro ruote, ancora oggi in vendita nella stessa livrea, e la MG TC (1945-1949), antesignana di spider britanniche quali le Jaguar XK del 1948-1954. L’Italia si fa invece notare grazie a tre punte di diamante: la Cisitalia 202, piccola gran turismo disegnata da Savonuzzi e progettata da Giacosa nel 1946, la Ferrari 166 Inter del 1949, prima stradale costruita da Enzo Ferrari, e infine la Ferrari 166 Touring Barchetta, modelli aggressivi e sportivi ancora in grado di ammaliare collezionisti e appassionati. 18 3. LA DOLCE VITA VIAGGIA IN SPORTIVA La guerra vuole essere rimossa in fretta dalla mente come le macerie che ha seminato e gli anni ’50 nascono all’insegna di questa rimozione. Nel frattempo anche l’industria automobilistica si è liberata dalle scorie del conflitto: molte aziende, piccole e deboli, chiudono, altre riprendono con la realizzazione di modelli pre-bellici e portano sul traguardo della catena di montaggio i progetti approvati che la guerra aveva fermato. L’Europa che si rimette in moto chiede vetture piccole, economiche e funzionali che fanno da viatico ad auto da sogno, soprattutto compatte spider. addirittura Modelli luccicano che diventando “extra long” negli Stati Uniti. Ma, sfarzosi o essenziali che siano, separati o meno dall’Atlantico, hanno una Cadillac Eldorado 1957 missione comune: regalare spensieratezza, positività, allegria. E d’altra parte, guardando alle cromature e alle pinne di una Cadillac Eldorado del 1957 o a una Ford Thunderbird, 1959 Ford Thunderbird del 1959, come non si può non sorridere piacevolmente vedendole passare nella loro opulenza, estetica e meccanica? Tutta un’altra storia rispetto alle sportive del vecchio continente, essenziali, filanti e veloci. Un’efficienza e una discreta sobrietà che le rendono 19 irresistibili e alimentano il mito dell’automobile. Molti modelli nati in questi anni scriveranno addirittura la storia dell’auto. Si tratta di icone come la Jaguar E-Type (1961), la Mercedes 300 SL “Ali di Gabbiano” (1954), la Lancia Aurelia B24 Spider, la Ferrari 250 GTO (1962), l’Alfa Romeo Giulietta Sprint Spider (1954), la Jaguar XK (1957) e, oltreoceano, la Chevrolet Corvette (1956), e la magnifica Corvette Sting Ray caratterizzata da un lunotto posteriore diviso in due parti (1963), la Ford Mustang e Thunderbird. Altre auto uniche nel loro genere e che hanno fatto sognare intere generazioni sono figlie di questi anni: basti pensare alla Mini progettata dall’ingegnere britannico Alec Issigonis (1959), o alla Fiat Nuova 500 (1957), alla Porsche 356 sia coupé che roadster (1956) e 911 (1963). Tutti modelli che hanno determinato una ricerca e un’effervescenza nel campo automobilistico, che per alcune delle auto sopra citate non si sono mai esaurite, considerato che si sono perpetrate identiche nel nome attualizzandosi di volta in volta nelle forme, nelle prestazioni e nelle caratteristiche tecniche. Gli inglesi iniziano a dare lustro alle spider con i modelli spartani ma divertentissimi (prodotti dalle principali case automobilistiche britanniche: MG, Triumph, Morgan, Lotus) o con GT dall’eleganza pura al punto da diventare icone del cinema (come l’Aston Martin DB5 apparsa sul grande schermo accanto a James Bond). 20 La Dolce Vita italiana degli anni ’60 conferisce invece alle sportive quell’allure in termini di eleganza, bellezza e stile realizzato da carrozzieri e designer Farina come poi Bertone, Pininfarina, Giugiaro, Castagna, Ghia, Alfa Romeo Spider Duetto Zagato, Vignale. Uno dei simboli di questo periodo d’oro è l’Alfa Romeo Spider Duetto, nata come “osso di seppia” per via della forma assottigliata del posteriore. Linee e forme ancora moderne e attuali nel Terzo millennio, che hanno sedotto anche il cinema. La Duetto viene scelta come inseparabile compagna di viaggio di Dustin Hoffman nel film “Il laureato”, del 1967. Non sono solo le sportive a essere protagoniste in questi anni: basti pensare a una berlina come Citroën Ds, che pronunciato in francese suona come “déesse”, che significa dea. Le sue linee anticonformiste e rivoluzionarie diedero vita a un affascinante “squalo”, un capolavoro meccanico dotato di sospensioni oleopneumatiche, soluzione questa insieme al nuovo design che ancora oggi è all’avanguardia. A proposito di eccessi: gli anni ’60 vedono l’ingresso nel grande scenario dell’automobile dei costruttori giapponesi con modelli finalmente propri. Lo sviluppo interno e della rete stradale contribuì alla crescita dei costruttori nazionali, tanto che la prima sportiva è la Nissan Datsun Fairlady S211 del 1959. Nissan Datsun Fairlady S211 21 Ci sono per esempio marchi come la Honda, prima giapponese a esordire in Formula Uno, che si specializza nelle automobili nel 1962, dopo essersi affermata sul mercato con le motociclette, o Toyota che con Yamaha realizza la 351 2000GT tra il 1966 e il 1968. Si arriva quindi agli anni ’70 con la convinzione che il boom e lo sviluppo del decennio precedente continuino. Ma non vi è alcuna espansione, anzi: le due crisi petrolifere mondiali del 1973 e del 1979 fanno lievitare il prezzo del carburante, di conseguenza a rimetterci sono le auto di grossa cilindrata, perché la tecnologia si orienta verso lo sviluppo di propulsori più parchi. Si aggiungono poi le norme statunitensi in materia di sicurezza ed emissioni, pertanto motori da 7000, 8000 CC diventano anacronistici. La tecnologia aguzza l’ingegno degli uffici di sviluppo prodotto, soprattutto quelli dei reparti meccanici, ed ecco che si crea un filone di berlinette a grande diffusione in versione sportiva dalle elevate prestazioni. Compatta, leggera, con propulsori di cubature e potenze non eccelse, ecco che nel 1975 compare la berlina sportiva simbolo: la Volkswagen Golf GTI con motore da 1,6 litri e 110 CV. Qualche modello subisce alcune modifiche sportive estetiche e nell’abitacolo. Altri esponenti sono la Renault 5 Alpine e Turbo, l’Autobianchi A112, l’Alfasud Sprint, la Fiat 131 Abarth o, derivate dalla berlina, la 124 Spider, l’Alfa Romeo Alfetta GT e GTV, la Ford Capri, l’Opel Manta e Ascona. Vi sono poi coupé come la BMW Serie 6 e l’imponente Mercedes SEL. Non restano poi che le top car come la Lamborghini Countach, la De Tomaso Pantera, la Porsche 911 Turbo, la Ferrari 308 e la BMW M1. Un lungo ed eterogeneo elenco di modelli che spaziano da potenze di qualche decina a qualche centinaio di cavalli ricavati da motori da 4 e 12 cilindri, che hanno però tutti nel loro DNA i cromosomi della sportività e delle prestazioni. Ma questo periodo lascia anche un’altra pesantissima eredità sulle quattro ruote: nel 1970 debutta infatti la Range Rover, antesignana dei moderni SUV, auto che inventa una nuova tipologia di vettura che nel Terzo millennio troverà la sua consacrazione. 22 4. ELETTRIZZANTE FUTURO Nel giro di boa dei primi cento anni, l’automobile si presenta in gran forma e in corsa verso il nuovo millennio, capace sempre di migliorarsi. L’evoluzione e l’innovazione di cui è stata portatrice l’hanno trasformata da una carrozza senza cavalli in un veicolo da trasporto affidabile, facile da guidare, robusto, sempre più sicuro. E la discesa in campo dell’elettronica non fa che migliorare ulteriormente questi aspetti. CHIP e BIT funzionano da acceleratori di performance prima per le meccaniche, su tutte l’iniezione elettronica al posto del carburatore, poi per la protezione di guidatore e passeggeri. L’elettronica diventa molto importante anche nel comfort di bordo. Dal punto di vista dell’offerta di automobili, le classiche berline restano schiacciate da nuove tipologie di automezzi e da un mischiarsi di ruoli: la station wagon diventa elegante e performante come una berlina. Con la Renault Espace nascono nel 1984 le Renault Espace, 1984 monovolume, auto alte capaci di ospitare comodamente fino a sette o a otto posti su tre file, accessoriate per le lunghe percorrenze. È una categoria che conosce un vero boom con l’arrivo poi nel 1990 della Chrysler Voyager dagli Stati Uniti e di modelli compatti negli anni successivi. Chrysler Voyager, 1990 23 Inizia anche l’evoluzione delle fuoristrada che diventano più da asfalto che da sterrato, si ingentiliscono con allestimenti curati, con accessori all’avanguardia e con motori e telai che garantiscono prestazioni sportive. Ecco dunque le Sport utility vehicle (Suv): BMW X5 (1999), Mercedes Classe M (1997), Audi Q7 (2006), Lexus RX (1997), Jeep Grand Cherokee (1993), per citare alcuni tra i maggiori esponenti in Europa della categoria (negli Stati Uniti sono già molto diffusi, ma sono più fuoristrada che Suv) trent’anni dopo la pioniera Range Rover. La BMW fa un ulteriore passo avanti e dà una connotazione sportiva ai Suv con la X6, una X5 coupé. Anche le classiche berline diventano coupé con posteriori ribassati e portiere senza cornici per i finestrini, senza pregiudicare abilità e comfort: Mercedes CLS (2004), BMW Serie 6 Gran Coupé (2012), Porsche Panamera (2009) e Aston Martin Rapide (2009). Le grandi sportive continuano invece a sedurre, soprattutto in abito spider o cabriolet: l’Aston Martin DBS Volante o la Ferrari California sono tra le rappresentanti. 24 L’automobile ha una prolificità incredibile: molti marchi, soprattutto statunitensi, scompaiono per la crisi dei primi anni 2000, ma altri modelli crescono esponenzialmente, si perpetrano mostri sacri come la 500 (2007), la Mini (2001) o il Maggiolino (2011), dopo il successo della New Beetle nel 1998. Compaiono inoltre “agi elettronici” come i sistemi di navigazione satellitare. La contrazione della domanda di automobili in Italia e in Europa (dal 2011 negli Stati Uniti riprende la richiesta delle quattro ruote, mentre i Paesi orientali diventano il nuovo Eldorado) non ferma però l’evoluzione della tecnologia che, anzi, diventa per i costruttori motivo di rinnovamento e di lancio di nuovi prodotti per stimolare la domanda. Il downsizing è il nuovo obiettivo dell’automobile, accompagnato dall’espansione dei modelli ibridi e dallo sviluppo di quelli elettrici. Soluzioni come l’alimentazione a GPL e a metano raccolgono molti consensi soprattutto in Italia, grazie anche agli incentivi statali, come alternativa al rincaro dei combustibili e alle limitazioni del traffico. Con il downsizing diminuiscono le cilindrate dei propulsori. L’evoluzione della tecnologia motoristica e lo sviluppo di sovralimentazioni con 1, 2 e 3 turbo accompagnati da sistemi di alimentazioni sempre più performanti consentono la riduzione delle cubature e delle potenze, mantenendo inalterate le prestazioni e alimentando consumi ed emissioni inquinanti in netta discesa. L’ambiente ringrazia, le tasche degli automobilisti pure. Nonostante la crisi, soprattutto in Europa, i saloni dell’auto restituiscono entusiasmo, mostrando tantissime novità. A partire dal secondo decennio del 2000 il Naias (North American International Auto Show) di Detroit o l’International Motor Show di Ginevra presentano una serie di modelli da sogno: regina è LaFerrari della Ferrari del 2013, prima ibrida di Maranello con ben 963 CV di cui 800 del motore termico V12. Al valzer delle potenze si unisce la Lamborghini Veneno, altro nome che rende omaggio a un celebre toro da corrida, mentre la McLaren P1, ibrida, resta 25 in scia de LaFerrari con 916 CV. A 600 CV si pone una bella coupé come la Rolls-Royce Wraith; l’italiana Maserati Gran Turismo MC Stradale possiede 460 CV. La Sting Ray raggiunge i 450 CV, in memoria del celebre modello del passato. Una piccola come la Mercedes A45AMG con motore 4 cilindri 2.0 turbo sfoggia invece 360 CV. Un’altra compatta italiana è l’Alfa Romeo 4C, un nome importante che ritorna per una sportiva da meno di 1000 kg e 240 CV. 26 5. FIAT-MADRE DELL’AUTO EUROPEA L’industria automobilistica Italiana ha origini molto antiche rispetto a quella di molti altri paesi europei. Le prime aziende produttrici comparvero già negli ultimi anni del diciannovesimo secolo; erano piccole aziende familiari che producevano pochissime auto costruite artigianalmente in base a propri progetti e brevetti. Nel 1899 nasce la “società anonima Fabbrica Italiana di Automobili – Torino” che nel 1900 inizia la sua produzione di auto, riguardanti 24 prodotti l’anno. L’industria automobilistica Italiana continua il suo processo evolutivo durante i primi anni del ‘900 fino ad arrivare allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, durante la quale molte aziende produttrici di automobili convertirono la loro produzione per sostenere i gravosi costi della belligeranza Italiana. La guerra quindi modificò l’evoluzione di molte aziende che si ritrovarono in difficoltà alla fine del conflitto, per riconvertire la produzione a un’economia di “pace”. Molte piccole aziende esistenti in Italia prima delle attività belliche scomparvero o vennero assorbite dalla più grande e stabile impresa industriale produttrice di auto in Italia, la FIAT, come nel caso della piccola azienda “Ceriano” che, ospitò fra i suoi più abili meccanici, anche se ufficialmente era assunto come contabile per volere di suo padre, Vincenzo Lancia, il futuro cofondatore della casa automobilistica “Lancia”. L’industria dell’auto Italiana è dunque dominata da un unico grande produttore circondato da molte piccole aziende che iniziano e concludono il loro ciclo di vita nel giro di pochi decenni. 27 5.1. CRISI E RIPRESA NEL DOPOGUERRA L’economia post-bellica era caratterizzata da gravi deficit di bilancio dovuti agli enormi costi della guerra e la società era caratterizzata da movimenti popolari sull’onda della grande rivoluzione Russa; i sindacati cominciarono grandi proteste per ottenere condizioni migliori a livello lavorativo ed economico. Tutti questi problemi non scalfirono l’industria automobilistica, che anche se subì degli arresti a livello evoluzionistico, resistette però ai vari problemi socio-economici del paese, riuscendo poi a continuare la sua grande crescita. Il periodo fascista, che portò alla Seconda Guerra Mondiale, fu un periodo florido per l’industria dell’auto Italiana, dovuto al fatto che il governo totalitario capì l’importanza dei veicoli motorizzati e sostenne l’iniziativa di costruire opere pubbliche per la viabilità. Com’è, infatti, l’Autostrada dei Laghi inaugurata nel 1924 per unire Milano alle vicine Como e Varese e alle località turistiche del lago maggiore e del lago di Como. In questo periodo vi erano pochi autoveicoli in circolazione in Italia, circa 80000, in relazione al fatto che vi era stato un solo piccolo accenno, da parte della FIAT, alla costruzione di auto in serie. Il problema delle aziende produttrici di auto era che la loro produzione era troppo costosa per poterle vendere ad un prezzo accessibile alla maggior parte dei cittadini Italiani, quindi rimase un prodotto accessibile solo a “pochi” consumatori abbienti o ad aziende che necessitavano di un veicolo motorizzato per il trasporto dei loro prodotti. 28 L’idea di auto “di massa” prese vita negli anni della “Grande crisi” del 1929. L’industria Italiana, viste economiche del diminuzione immatricolazioni, automobilistica le gravi paese e difficoltà l’enorme delle rispose nuove alla crisi mondiale puntando alla costruzione di modelli di auto accessibile a tutti, nacque cosi, nel 1932, la FIAT “Balilla” che fu la capostipite di modelli a basso costo accessibile alla maggioranza della classe media Italiana; ma Mussolini pretese ancora di più e chiese la progettazione di un modello che non superasse le 5000 Lire, visto che la “Balilla” nella configurazione più economica a due posti costava addirittura 9900 Lire. Le sue richieste parzialmente esaudite torinese, nel che 1936 vennero dall’azienda iniziò la produzione della prima vera utilitaria, la “Topolino”, il cui prezzo non superava le 9000 Lire. 29 5.2. SVILUPPO TECNOLOGICO IN TEMPI DI GUERRA Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale costrinse le case automobilistiche Italiane a convertire la loro produzione a fini bellici, come avvenne durante la Prima Guerra Mondiale, ma l’evoluzione tecnica raggiunta in questo periodo permise l’utilizzo dei veicoli motorizzati da inviare al fronte, mezzi corazzati e autoblindo, oltre che al loro utilizzo per il trasporto di truppe, armamenti e viveri. Questo diede la possibilità, soprattutto alle imprese affermate nel settore automobilistico ma anche a piccole aziende come la “Ansaldo”, di effettuare enormi passi in avanti in termini di avanguardia tecnologica grazie alle richieste dell’esercito Italiano e alla concorrenza degli altri eserciti impegnati nel conflitto. La guerra quindi permise al settore industriale automobilistico Italiano di studiare le tecnologie applicate da altre aziende straniere ai propri mezzi utilizzati durante il conflitto, per poi poterle applicare ai vari progetti che molte case automobilistiche dell’epoca proposero al Regio Esercito Italiano; come la sopracitata “Ansaldo”, che propose molti progetti di veicoli specifici per l’uso militare e a differenza di FIAT che fu impegnata nella produzione di carri armati, camion, motori nautici ed aerei, sempre per il Regio Esercito Italiano. 30 5.3. ALTI E BASSI: TRA GUERRA E MIRACOLO ECONOMICO Il periodo del secondo conflitto mondiale vide i produttori di autoveicoli molto impegnati nel loro settore e nel settore bellico e ciò rese possibile la loro stabilità durante gli anni di guerra, ma il periodo post-bellico non risparmiò il fallimento di aziende che per impossibilità economiche non riuscirono a riconvertire la loro produzione; tale fatto non impedì però all’industria dell’auto, negli anni del dopoguerra, di imporsi come settore trainante dell’economia del Paese. Gli anni del dopoguerra furono caratterizzati dalla ricostruzione del paese uscito in disfatta dal conflitto e da una occupazione massiccia da parte della Germania al nord e degli Stati Uniti nel centro sud; l’economia del paese era quindi sconvolta dall’enorme bisogno di denaro per dare un nuovo impulso all’industrializzazione, e in questo fu aiutata dal piano Marshall, che consisteva in un grande aiuto monetario da parte degli Stati Uniti verso quei paesi deteriorati dalla guerra e considerati strategicamente importanti dal punto di vista economico degli scambi commerciali e dal punto di vista bellico, in uno scenario di tensione fra le due maggiori potenze mondiali quali USA e URSS. 31 5.4. AUTOMOBILE – OGGETTO DEL DESIDERIO L’aiuto ricevuto dall’Italia e la grande forza di volontà del Paese permise negli anni ’50 di entrare verso un periodo florido per l’economia, un periodo di aumento vertiginoso dei consumi con un conseguente miglioramento della vita; sono gli anni del “miracolo economico”, durante i quali il settore industriale dell’auto diviene la colonna portante dell’industria Italiana grazie, appunto, al migliorato stile della vita dei cittadini che ora possono permettersi un auto e che vedono nell’automobile non solo uno strumento per spostarsi in modo più veloce, ma anche un “oggetto” del desiderio, uno status symbol del cambiamento sociale. Quel prodotto commerciale destinato all’uso militare, lavorativo e ad un pubblico ristretto, divenne un prodotto che tutti possono utilizzare ogni giorno per ogni disparata attività. Il governo, negli anni ’50 – ’60, incentivò la costruzione di infrastrutture per collegare l’Italia sempre più “motorizzata” e nacquero le prime autostrade di nuova concezione, dopo quelle costruite durante il Fascismo, come la Milano – Napoli, l’Autostrada del Sole; le imprese industriali produttrici di auto lanciarono sul mercato sempre più “utilitarie”, come la “500” e la “600” dell’azienda torinese FIAT, che divennero poi il simbolo del miracolo economico Italiano. 32 5.5. AUTO E CARROZZERIE LEGGENDARIE L’industria Italiana delle auto risultò essere sempre più conosciuta e vide un periodo di espansione entusiasmante guidata dall’eccellenza del design e delle auto sportive “made in Italy”; infatti, dalla fine degli anni ’40, iniziarono a entrare nel mercato Italiano e mondiale auto ancora oggi simbolo di eccellenza sportiva, tecnologica e stilistica come la Ferrari e la Lamborghini, nate dall’iniziativa di facoltosi industriali e grandi appassionati che vollero cimentarsi in un settore in continua espansione; simbolica è la storia di Ferruccio Lamborghini che dopo aver fatto fortuna grazie ad un azienda produttrice di trattori ad uso agricolo acquistò una Ferrari, che aveva un difetto congenito alla frizione che lui stesso riparava utilizzando ricambi dei suoi trattori, ciò lo spinse a contattare Enzo Ferrari per metterlo al corrente del difetto e per consigliarlo nella risoluzione del problema e ne nacque una discussione dove Ferrari disse a Lamborghini che “era solo capace di guidare trattori e non di guidare le Ferrari”, questa fu la scintilla che diede vita al settore automobili della Lamborghini, ancora oggi auto simbolo, per le sue meravigliose rifiniture, del made in Italy. L’industria automobilistica Italiana, dunque, durante gli anni floridi del “boom economico” divenne un settore estremamente importante per l’economia del paese, ma non solo; questo settore industriale, portò il nome dell’Italia nel mondo tramite piccole aziende specializzate nella creazione di speciali carrozzerie applicate ai prodotti dei grandi marchi mondiali, come Zagato, Bertone e Pininfarina, che grazie all’enorme sviluppo del mercato mondiale dell’auto aiutarono l’industria Italiana ad esportare sia i prodotti delle marche 33 nostrane, sia l’eccellenza del design Italiano, tenendo alto l’orgoglio e il nome dell’intera industria Italiana. 5.6. L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA ITALIANA OGGI Gli anni che vanno dal termine del miracolo economico fino ai giorni nostri hanno visto l’industria dell’auto evolversi costantemente ed avere un impatto sociale estremamente importante sul piano dei trasporti, dello sport e della tecnologia; l’auto ha permesso agli Italiani di spostarsi in modo sempre più veloce, comodo e sicuro e ha permesso agli Italiani di rendersi orgogliosi della propria industria automobilistica grazie a successi sportivi nelle più svariate discipline automobilistiche, dai rally alla formula Ferrari - la migliore nella Formula 1 uno. Nell’ambito economico, negli gli anni seguenti l’aumento dei consumi, l’industria dell’auto rimase stabile al vertice dell’industria Italiana e mantenne per anni il ruolo di colonna portante dell’economia, anche se oggigiorno vi sono altri settori industriali capaci di concorrere con la forte espansione del settore automobilistico, e la grande concorrenza dei produttori tedeschi e giapponesi ha portato l’industria dell’auto Italiana a stabilizzarsi nel mercato, dovendo poi ricorrere anche ad aiuti statali nei periodi di crisi recenti di mercato; quest’ultimo fatto esprime l’importanza dell’industria automobilistica sia sotto il punto di vista economico ma anche, e soprattutto, da un punto di vista sociale di orgoglio nazionale. 34 6. PERCHÉ NON ABBIAMO TUTTI UN’AUTO ELETTRICA? I livelli preoccupanti dell’inquinamento atmosferico e le notizie sullo sfruttamento delle risorse petrolifere riaprono periodicamente il dibattito su impatto ambientale e convenienza dei mezzi di trasporto comunemente alimentati a combustibili fossili. E la ricerca di un’alternativa alle “tradizionali” auto a benzina finisce spesso per indicare i veicoli elettrici come possibile soluzione ai problemi della mobilità, perché l’elettricità può essere generata da fonti ecosostenibili e gli EV (electric vehicles) non emettono gas di scarico inquinanti quando vengono utilizzati. Le auto elettriche restano però tuttora poco diffuse e questo dipende (malgrado le diffuse ipotesi su fantomatici complotti internazionali tra case automobilistiche e compagnie petrolifere) da ragioni storiche e tecniche che hanno reso e in parte rendono ancora oggi il motore a combustione interna – alimentato a benzina, gasolio o gas – più pratico e conveniente. 35 6.1. UN PO’ DI STORIA La prima automobile a motore elettrico fu costruita nel 1884 dall’ingegnere Parker, un inglese Thomas inventore vissuto nell’epoca vittoriana che realizzò l’elettrificazione della metropolitana londinese e dei tram di Liverpool e Birmingham. La prima auto con motore a benzina arrivò invece nel 1886, si chiamava Benz Patent-Motorwagen ed era un triciclo progettato dall’ingegnere tedesco Karl Benz, il quale quarant’anni dopo, insieme a Gottlieb Daimler, avrebbe fondato la Daimler-Benz AG, che ancora oggi produce le automobili Mercedes-Benz. Nei decenni a cavallo tra Diciannovesimo e Ventesimo secolo, a contendersi il nascente mercato dell’automobile c’erano tre tipi di alimentazione: il vapore, l’elettricità e la benzina. Inizialmente le auto elettriche ebbero un’ampia diffusione perché producevano meno rumore e vibrazioni rispetto a quelle a benzina, che inoltre erano difficili da avviare, si surriscaldavano facilmente ed emettevano fumo e odori sgradevoli. L’assenza di transistor, che sarebbero stati inventati solo cinquant’anni più tardi, e il peso delle rudimentali batterie rendevano però le auto elettriche lente (la velocità massima era di circa 30 chilometri orari) e incapaci di coprire distanze superiori ai 50 chilometri: per questo il loro utilizzo era prevalentemente urbano. Nei primi anni del Novecento alcune innovazioni tecniche migliorarono le caratteristiche delle auto con motore a combustione interna: il silenziatore della marmitta fece sì che il motore a scoppio fosse meno rumoroso e l’invenzione del radiatore risolse il problema del surriscaldamento, rendendo le auto a benzina capaci di coprire distanze sempre maggiori. In quel periodo, inoltre, la 36 diffusione dell’energia elettrica era ancora incompleta e il suo costo molto alto, mentre la continua scoperta di nuovi giacimenti rendeva i derivati del petrolio sempre più economici. Tuttavia, a dare il definitivo colpo di grazia alla diffusione dell’auto elettrica contribuì in maniera fondamentale un uomo solo: Henry Ford. Il fondatore dell’omonima casa automobilistica era un ingegnere che dal 1891 lavorava per la Edison Illuminating Company, un’azienda costruttrice di centrali elettriche posseduta da Thomas Alva Edison, inventore tra le tante cose del fonografo e della lampadina. Nel tempo libero Ford si dedicava a esperimenti sul motore a scoppio, così nel 1896 le sue ricerche portarono alla costruzione di un prototipo, chiamato Ford Quadricycle. Il quadriciclo fu mostrato a Edison, il quale ne approvò l’idea e invitò Henry Ford a continuare nelle sue sperimentazioni. Nei dieci anni successivi Henry Ford realizzò numerosi prototipi e auto da corsa, tra cui la Ford 999 che nel 1904 sul Lago St. Clair, in Michigan, raggiunse la velocità record di 147 km/h. Il 1° ottobre 1908 la Ford Motor Company presentò la Model T, la prima auto della storia destinata alla diffusione su larga scala, grazie al suo prezzo accessibile alla crescente classe media statunitense. Questo modello fu il primo a essere prodotto per il mercato di massa, su una linea di montaggio dove gli 37 operai assemblavano componenti realizzati industrialmente, e nel corso dei suoi 19 anni di vita fu costruita in oltre 15 milioni di unità, restando l’auto più venduta per i successivi 45 anni. Dopo il successo della Ford Model T, l’auto elettrica non fu più ritenuta una vera alternativa al motore a scoppio, che nel corso degli anni diventò sempre più pratico e affidabile. La diffusione del motorino di avviamento elettrico dal 1912 risolse poi un altro problema dell’auto a benzina, quello dell’accensione a manovella, e la crescente rete stradale rese i limiti di autonomia dei veicoli elettrici sempre più evidenti. 6.2. AUTO ELETTRICA PER SALVARE IL PIANETA L’automobile elettrica scomparve dal dibattito pubblico e dai piani delle maggiori case produttrici fino all’inizio degli anni Novanta, quando il crescente inquinamento atmosferico e le ripetute risollevarono crisi petrolifere il problema riguardante l’alimentazione delle automobili. Nei sessant’anni trascorsi tra la Ford Model T e la Guerra del Golfo, il motore elettrico è stato usato in produzioni limitate o in veicoli particolari, come i carrelli elevatori o il “Moon Buggy” utilizzato durante la missione spaziale Apollo 15, che fu sviluppato dalla Boeing e dalla Delco Electronics, un’azienda parte del gruppo automobilistico General Motors. L’approvazione negli Stati Uniti del Clear Air Act Amendment nel 1990 e dell’Energy Policy Act nel 1992 rinnovarono l’interesse verso l’auto elettrica negli Stati Uniti e la General Motors – insieme agli altri costruttori – riprese le ricerche sugli EV. Nello stesso periodo il California Air Resources Board 38 introdusse una legge che obbligava i costruttori d’auto a produrre un veicolo totalmente elettrico, pena il divieto di vendere nello stato, per questo nel 1996 General Motors presentò la GM EV1, un’auto elettrica a due posti che non veniva venduta, ma concessa in leasing ai clienti al fine di valutare la fattibilità della costruzione e commercializzazione di veicoli elettrici. L’accoglienza dei clienti fu positiva, ma GM valutò il progetto non sostenibile dal punto di vista economico e – dopo cinque anni e circa 2.500 esemplari prodotti – ritirò tutte le auto, mandandole in demolizione. Nel frattempo i costruttori automobilistici avevano sollevato l’illegittimità della normativa californiana e la loro vittoria in tribunale pose fine alla produzione obbligatoria di veicoli elettrici. Sulla storia di quegli anni e della GM EV1 nel 2006 è stato realizzato un documentario dal titolo “Who killed the electric car?” (Chi ha ucciso l’auto elettrica), a cui hanno partecipato Tom Hanks, Mel Gibson e Martin Sheen in veste di voce narrante. 6.3. ALTERNATIVA IBRIDO Ma la principale ragione tecnica per cui l’auto elettrica non ha mai preso il posto di quella a benzina viene dal fatto che, almeno fino ad oggi, nessuna nuova tecnologia ha superato due limiti essenziali: la quantità di energia immagazzinabile dalle batterie e il loro tempo di ricarica, limiti che non riguardano solo l’auto ma tutti i dispositivi elettronici, a cominciare da computer e smartphone. Oggi la diffusione del motore elettrico sulle automobili è in crescita e nella maggior parte dei modelli in circolazione non sostituisce quello a combustione interna, ma lo affianca formando un sistema “ibrido”. Le auto ibride hanno un normale motore a benzina o gasolio che trasmette il suo moto alle ruote, e uno o più motori elettrici alimentati a batterie che lo aiutano nell’operazione. Una centralina elettronica decide come distribuire l’energia generata da ciascun motore: l’auto può muoversi solo a energia elettrica, solo a benzina o con un misto delle due; nel caso in cui le batterie siano scariche la centralina sfrutta 39 parte dell’energia prodotta dal motore a benzina per ricaricarle. Un’altra fonte per ricaricare le batterie è l’energia che si genera se l’auto frena o rallenta. Quando si smette di accelerare o si frena, un dispositivo dedicato oppone una resistenza al moto dell’auto, e l’energia cinetica – che altrimenti andrebbe semplicemente sprecata nell’attrito con i freni – viene convertita in corrente elettrica. Il funzionamento di questo sistema è simile a quello della dinamo sulle biciclette, con la differenza che il moto della ruota non è usato per accendere una lampadina, ma per ricaricare le batterie. La prima auto ibrida prodotta in massa è stata la Toyota Prius, che fu messa in commercio nel 1997 in Giappone e arrivò in Europa nel 2000. Da allora ricerca e sviluppo delle tecnologie hanno reso i sistemi ibridi più efficienti e sofisticati, col fine di sfruttare al meglio la maggiore spinta alle basse velocità che il motore elettrico è in grado di offrire – che rende le ibride molto economiche in città – e la sua efficienza energetica molto superiore rispetto a quello a scoppio. Sono state messe in commercio anche auto ibride plug-in, che funzionano come le ibride ma in più permettono di ricaricare le batterie collegando l’auto a una presa di corrente. 40 6.4. EVOLUZIONE PROBLEMATICA Un altro tipo di sistema misto (ancora poco diffuso) è quello “rangeextended”, di serie sulla Chevrolet Volt o in optional sulla BMW i3. Questi modelli possono essere definiti EV a tutti gli effetti perché è il loro motore elettrico a trasmettere il moto alle ruote, ma sono anche dotati di un motore a benzina che ricarica le batterie quando queste sono scariche, risolvendo il problema dell’autonomia limitata. Autonomia e ricarica restano i principali punti deboli delle auto elettriche: la maggior parte dei modelli venduti non supera i 200 chilometri reali, i tempi di ricarica si misurano in ore e spesso sono necessari caricatori specifici e costosi. L’auto elettrica più evoluta in commercio è la Tesla Model S, il suo prezzo di listino parte da 66mila euro e la sua autonomia effettiva va dai 300 ai 400 chilometri, a seconda della versione. 41 Collegata a una normale presa di corrente casalinga (quella a 220V), ogni ora di ricarica equivale a 36 chilometri di autonomia, ma anche nella più pratica delle ipotesi – quella di un connettore a muro apposito montato in garage – per un pieno ci vogliono quattro ore e mezza. I limiti dell’auto elettrica però non sono solo di tipo pratico. Dal punto di vista tecnico, le batterie sono molto pesanti, costose, complesse e impiegano metalli come il litio, il nichel, il cadmio, che sono disponibili in quantità limitata. Lo stesso discorso vale per il motore elettrico, di tipo sincrono a magneti, che necessita di elementi chiamati “terre rare”, che lo sono di nome e di fatto. Anche dal punto di vista delle credenziali ecologiche l’auto elettrica non è esente da problemi: è vero che non produce emissioni inquinanti in fase di utilizzo, ma l’energia accumulata nelle batterie proviene dalla rete elettrica e questa si alimenta – nella maggior parte dei casi, almeno – da centrali a carbone, a metano, nucleari. Per calcolare l’impatto ambientale di un EV è necessario usare un parametro diverso rispetto a quello delle auto con motore a combustione interna, chiamato “well-to-wheel”, dal pozzo alla ruota. I dati del Dipartimento dell’Energia statunitense – che comparano le emissioni annue di veicoli elettrici, ibridi e tradizionali tenendo conto di tutta la filiera dell’energia – dicono che negli Stati Uniti la quantità di anidride carbonica prodotta da un’elettrica è pari al 60 per cento di quella di un’auto con motore a combustione interna. La maggiore diffusione di auto elettriche è un grande passo avanti per ridurre le emissioni inquinanti, ma l’indipendenza dal petrolio non sembra un risultato realisticamente raggiungibile entro poco tempo. A rallentare il passaggio dai combustibili fossili all’elettricità contribuisce molto il basso prezzo del petrolio, in costante discesa nell’ultimo periodo a causa del raffinarsi delle tecniche d’estrazione e della scoperta di nuove riserve. L’eventuale maggiore diffusione dell’auto elettrica dipende quindi sia dalla rivalità con il petrolio, che da un problema di infrastrutture e tecnologia 42 delle batterie. Finché prezzo, autonomia e tempo necessario per “fare il pieno” non diventeranno comparabili a quelli di un’auto a benzina e la diffusione di stazioni di ricarica non sarà capillare, l’auto elettrica resterà confinata a piccoli numeri e all’ambito urbano. Le ricerche sui super condensatori alimentano le ipotesi che alla fine si riesca ad accumulare energia elettrica in quantità e tempo comparabili a quelli delle auto a combustibili fossili, ma per ora i limiti tecnici restano. 7. AUTO VOLANTE: FINZIONE O REALTÀ? Con il termine Auto volante si intende un'automobile in grado anche di volare. Questo mezzo di trasporto è stato messo in particolare risalto da vari film fantascientifici, come nei casi ad esempio di Chitty Chitty Bang Bang e Ritorno al futuro II, ma vi sono stati anche molti studi per le sue applicazioni pratiche e più volte è stata annunciata come di imminente commercializzazione. I progetti più concreti sono quelli della Terrafugia Transition e dell'AeroMobil 3.0, che già presentati dovrebbero uscire tra il 2015 e il 2016 come primi autoveicoli volanti prodotti e immessi sul mercato. 43 7.1. CENNI STORICI «Segnatevi queste parole: automobili e aeroplani si combineranno. Potete sorriderne, ma avverrà» (Henry Ford, 1940) Da sempre nell'immaginario collettivo come mezzo di trasporto futuristico, l'auto volante nel corso degli anni ha avuto molti interessi da parte della comunità scientifica, soprattutto per la comodità che il mezzo potrebbe avere nella vita di tutti i giorni. Nel corso del XX secolo sono stati diversi i progetti e i prototipi realizzati per far diventare l'auto volante realtà. Il primo esempio viene fatto risalire al 1917, ad opera di Glenn Curtiss. L'Autoplane di Curtiss, con scarse capacità di carico, nonostante fosse teoricamente un'opera entusiasmante, non volò mai e il Autoplane di Curtiss progetto fallì. Il secondo progetto fu del 1933, per mano dell'U.S. Air Commerce Bureau che istituì un concorso rivolto a tutti i progettisti di aeromobili. Il prototipo più interessante fu l'Aerobile di Waldo Waterman, simile nel funzionamento ad una normale automobile. A causa della Grande depressione che in quegli anni colpì l'intera economia mondiale, il veicolo non fu però mai certificato e di conseguenza anche il secondo tentativo svanì. Negli anni quaranta, almeno altri tre progetti tentarono di entrare nel mercato. Il primo, nel 1945, riuscì ad ottenere il certificato di volo, ma a causa della pesantezza e della lentezza del veicolo, non fu mai prodotto in serie. Nel 1947 fu progettata la Convaircar, con abitacolo in fibra di vetro che poteva ospitare 4 persone, dotato di ali rimovibili nella parte superiore. Ma durante un test di volo, il veicolo precipitò, uccidendo il pilota. Fu quindi abbandonata anche quell'idea. 44 Due anni più tardi fu la volta dell'Aerocar di Molt Taylor, una via di mezzo tra un'automobile e una macchina volante. L'auto, certificata, riuscì ad ottenere dal suo produttore un accordo per la produzione di massa, ma le Aerocar di Molt Taylor condizioni imposte non permisero al veicolo di essere immesso sul mercato. Ne furono costruiti sei modelli, di cui uno ancora oggi esistente. Nello stesso periodo, seguente al termine della seconda guerra mondiale, studi vennero fatti anche in altre parti del mondo, ad esempio in Italia venne presentata l’Aerauto PL.5C. Nella prima metà degli anni settanta, la Advance Vehicle Engineers disegnò la Mizar, un ibrido dal costo anche abbordabile per la produzione di massa. Purtroppo anche la Mizar durante un test di volo uccise il pilota e il suo inventore, chiudendo i battenti. In seguito fu progettata lo Skycar dal Dr. Paul Moller, già in studio dal 1962. Dal 1989 il veicolo ha già effettuato con successo oltre 200 test di volo, e la produzione di massa, peraltro più volte procrastinata, era prevista per il 2012, ma attualmente non è ancora stata certificata. Un ulteriore progetto è stato presentato in Cina, un'auto volante prodotta dalla Volkswagen che si alza in volo grazie alla levitazione magnetica. 45 7.2. LE ULTIME NOVITÀ Gli ultimi progetti ed anche i più concreti sono quelli di Transition e AeroMobil. La Transition è una vettura prodotta dalla Terrafugia, compagnia statunitense fondata nel 2006 da un gruppo di ingegneri del MIT, con lo scopo di produrre esclusivamente automobili volanti. Lunga 6 metri, grazie alle ali ripiegabili, secondo il costruttore, è in grado di completare la trasformazione da auto normale in auto volante in circa 30 secondi, premendo un solo tasto. Così la Terrafugia Transition diventa larga solo 2 m e può trovare posto anche in garage. Può volare per più di 650 km a 185 km/h ed essere guidata su strada a velocità autostradali. Funziona a normale benzina verde. Secondo la stessa compagnia, l'auto dovrebbe uscire sul mercato entro non molto tempo. Con un costo iniziale di quasi 280.000 dollari, Transition ha già effettuato con successo decine di voli ed è pronta per la fase di sviluppo finale che la porterà a debuttare sul mercato. 46 Nel 2014 al Pioneer Festival di Vienna è stato invece presentato il prototipo di "AeroMobil 3.0", costruito da un'azienda slovacca, dopo che in passato svariati tentativi erano stati fatti per prototipi del genere. Il modello 3.0 sembra essere quello meglio riuscito. Con caratteristiche molto simili alla Terrafugia, potrebbe già essere in vendita dal 2015. Un altro prototipo è quello della 'PAL-V', più simile a una moto, che si muove come un elicottero. Iniziata a progettare nel 2008, può raggiungere i 180 km/h ed avere un'autonomia in volo dai 350 ai 500 km. 47 48 ENGLISH SECTION 49 50 1. FIAT-MOTHER OF THE EUROPEAN CARS The Italian car industry has very ancient origins compared to those of many other European countries. The first manufacturing firms were founded in the last years of the nineteenth century; they were small family-run businesses that produced small hand-made vehicles produced to their design and under their own licences. FIAT (società anonima Fabbrica Italiana di Automobili-Torino – in English Italian Automobile Factory Public Limited Company -Turin) was born in 1899 and in 1900 it manufactured its first car – the 3 ½ CV, of which only 24 copies were made. The Italian automotive industry continued to evolve during the first years of the twentieth century until the outbreak of World War I. In this period, many car-manufacturing firms converted their production to sustain the heavy costs of the Italian war effort. The war modified the evolution of many firms because at the end of the conflict they had to face many difficulties to reconvert their production to a “peace” economy. In Italy, many small firms that had existed before the war, disappeared or were absorbed by the largest and most stable Italian enterprise, FIAT. One example was the small firm “Ceriano” that counted among its most skilled mechanics (although he was officially hired as a bookkeeper) Vincenzo Lancia, the future co-founder of the Lancia car company. Therefore, one large producer surrounded by many small firms that began and ended their lifecycle within a few decades dominated the Italian automotive industry. 51 2. CRISIS AND RESUMPTION IN THE POST-WAR PERIOD The post-war economy was characterized by a huge budget deficit owing to the enormous costs of the war, and. popular movements in the wake of the Great Russian Revolution characterized society. The labour unions staged large protests to obtain better wages and working conditions. The Italian automotive industry, however, was not really affected by these problems. Although its evolution suffered a few setbacks, it withstood the country’s socio-economic problems and then continued growing steadily. The Fascist period, which led to World War II, was a florid period for the Italian automotive industry. In this period, the totalitarian government understood the importance of motorized vehicles and decided to invest in a number of public works schemes to improve mobility. For example, in 1924 the government inaugurated the “Autostrada dei Laghi” a motorway that connects Milan to Como and Varese and to other tourist places situated near Lake Maggiore and Lake Como. In this period there were only about 80,000 cars circulating in Italy, mainly because FIAT’s first attempts Autostrada dei Laghi at a kind of mass-production had almost immediately been suspended. The main reason was that the high production costs increased the price for buyers and so only the rich and enterprises that needed a motorized vehicle for transporting their products could afford one. The concept of mass-produced cars was not really put into practice until the middle of the Great Depression of 1929. 52 Given the country’s serious economic difficulties and the sharp drop in new registrations, the Italian car industry reacted to the global crisis by investing in the construction of a car that everyone could afford. Thus, in 1932, the “Balilla”, FIAT’s first low-cost car affordable to the majority of middle-class Italians was born; but Mussolini demanded even more. He asked for a model that did not cost more than 5000 Lire, as the cheapest two-seat version of the Balilla cost 9900 Lire. His demands were partially satisfied FIAT Balilla by the Turin Company, who in 1936 began the production of the first true economy car, the "Topolino", which did not cost more than 9000 Lire. The outbreak of World War II forced the Italian car manufacturers to convert their FIAT Topolino production for military purposes, as happened during World War I. This time, however, thanks to the technical advancement achieved during this period it was possible to produce armoured cars and tanks to send to the front as well as vehicles for the transportation of troops, weapons and food. This gave the opportunity, especially to established companies in the automotive industry but also to small companies like "Ansaldo", to make huge strides in terms of cutting-edge technology thanks to the demands of the Italian army and the competition from the other armies engaged in the conflict. The war allowed the Italian automotive industry to study the technologies applied by other foreign companies to their vehicles used during the conflict, and then apply them to the various projects that many car manufacturers of that time proposed to the Royal Italian Army. The aforementioned firm, "Ansaldo", proposed many projects to produce specific vehicles for military use unlike 53 FIAT who was engaged in the manufacturing of tanks, trucks, marine engines and aircraft, again for the Italian Army. 3. HIGHS AND LOWS: THE WAR AND THE ECONOMIC MIRACLE The period of World War II saw the vehicle manufacturers busy in their industry and in the military sector, and this made their stability possible during the war years, but the post-war period did not spare the companies that did not manage to convert their production for a peacetime economy from failure. However, this did not prevent the car industry, in the post-war years, from establishing itself as a leading sector of the Italian economy. The post-war years were characterized by the reconstruction of the country destroyed by the war and by a massive occupation by Germany in the north and by the USA in the centre and in the south. The country's economy was devastated by the great need for money to give a new impetus to the industrialization process. In this, it was helped by the Marshall Plan – financial aid given by the United States to countries damaged by the war and considered strategically important from the economic point of view of trade and in terms of war, in a scenario of tension between the two major world powers: the USA and the USSR. 54 4. THE AUTOMOBILE - AN OBJECT OF DESIRE Thanks to the help received and the great willpower of the country in the 50s, Italy entered a period of economic growth and prosperity; consumption soared and consequently the standard of living greatly improved. These were the years of the so-called "economic miracle", during which the automotive sector became the mainstay of Italy’s industry. This happened thanks to the improved lifestyle of citizens who could now afford a car and who saw the car not only as a means for moving about more quickly, but also as an "object" of desire, a status symbol of social change. The commercial product once intended for military or business use, and affordable for an extremely small segment of the population, became a product that everyone could use every day for a wide range of activities. The government, in the 50s - 60s, encouraged the construction of infrastructures in order to create connections in an increasingly “motorized” Italy. Thus were born the first newly designed motorways after those built during the Fascist era, such as the Milan - Naples “Autostrada del Sole” (Motorway of the Sun). The automotive industry launched more and more "economy cars" on the market such as the FIAT "500" and "600" produced by the Autostrada del Sole Turin-based company, which became the symbols of the Italian economic miracle. 55 5. LEGENDARY CARS AND BODYWORK DESIGN Gradually, the Italian car industry became known more and more and it saw a period of expansion driven by the excellence of design and exciting "Made in Italy" sports cars. In fact, in the late '40s, several cars began to enter the Italian and global market that are still today a symbol of sporting, technological and stylistic excellence such as Ferrari and Lamborghini, born of the initiative of wealthy industrials and great fans who wanted to get a foothold in a continually expanding sector. Symbolic is the story of Ferruccio Lamborghini who, after making a fortune manufacturing tractors for agricultural use, bought a Ferrari, which had a defective clutch, that he repaired using parts of his tractors. This prompted him to contact Enzo Ferrari to inform him of the defect and to advise him how to solve the problem. A discussion ensued during which Ferrari told Lamborghini that "he was only capable of driving tractors and not a Ferrari". It was this comment that persuaded Lamborghini to produce his first luxury cars, still symbols for their stunning, made-in-Italy refinement. During the prosperous years of the “economic boom”, the Italian automotive industry became an extremely important sector and not only for the economy of the country. This industry, carried the name of Italy around the world through small companies specialized in special bodywork design, such as Zagato, Bertone and Pininfarina, applied to the products of the world's great brands. Thanks to the enormous development of the global car market, these great bodywork designers helped the Italian industry to export both homeproduced products, and the excellence of Italian design, becoming the bearers of national pride and upholders of the excellence of Italy’s entire car industry. 56 6. THE ITALIAN AUTOMOTIVE INDUSTRY TODAY The period from the end of the economic miracle to the present day, has been characterized by a constantly evolving car industry that has had an extremely important social impact in terms of transport, sport and technology. Thanks to cars, the Italians could move faster and faster, in a convenient and safe way, and they became proud of their automotive industry following sporting successes in various disciplines, from rallies to Ferrari - the best Italian Formula 1 car Formula 1. In the economic sphere, in the years following the increase in consumption, the automotive industry dominated Italy’s industrial sector and for years continued to be the backbone of the economy. Today, there are other industrial sectors able to compete with the strong growth of the automotive industry, and due to the tough competition from producers in Germany and Japan, sales in the Italian auto industry have levelled off. Recently, Italian car manufacturers even had to ask for state aid due to the market crisis; more than anything else, this fact shows the importance of the automotive industry both from the economic point of view and above all, from a social and national pride point of view. 57 7. WHY DO NOT WE ALL HAVE AN ELECTRIC CAR? The worrying levels of air pollution and the news on the exploitation of oil resources periodically reopen the debate on environmental impact and the cost of fossil fuel-powered means of transport. Moreover, the search for an alternative to "traditional" cars run on gasoline often ends up by indicating electric vehicles as a possible solution to the problems of mobility, because electricity can be generated from sustainable sources and EVs (electric vehicles) do not emit polluting exhaust gas. The use of electric cars, however, is still not very widespread, and this is due, not to the widespread hypothesis of imaginary plots between international car manufacturers and oil companies, but to historical reasons and techniques that have made and partly still make the internal combustion engine – be it petrol, diesel or gas powered - more practical and convenient. 8. A BRIEF HISTORY The first electric motor car was built in 1884 by Thomas Parker, an English inventor who lived in the Victorian era and first electrified the London Underground (1890) and the trams in Liverpool and Birmingham. The first car with a petrol engine arrived in 1886. It was called the Benz Patent Motorwagen and was a tricycle designed by the German engineer Karl Benz, who, forty years later, along with Gottlieb Daimler, Benz Patent Motorwagen founded Daimler-Benz AG, which still produces Mercedes-Benz cars. In the decades straddling the nineteenth and twentieth century, there were three types of power contending for the nascent automobile market: steam, electricity and gasoline. Initially, electric cars were very popular because they 58 produced less noise and vibrations than gasoline-powered cars, which also were difficult to start, easily overheated and emitted fumes and unpleasant odours. However, the absence of transistors, which were invented only fifty years later, and the weight of the rudimentary batteries, made electric cars slow (the maximum speed was about 30 km/h) and unable to cover distances of over 50 km; for this reason their use was predominantly urban. In the early years of the twentieth century, some technical innovations improved the characteristics of cars with an internal combustion engine; the use of silencers made them less noisy and the invention of the radiator solved the problem of overheating, making petrol cars capable of covering greater distances. In that period, access to electricity was still limited and it was very expensive, while the ongoing discovery of new deposits made petroleum derivatives cheaper and cheaper. However, basically, one man gave the final blow to the spread of electric cars: Henry Ford. The founder of the motor company of the same name was an engineer who in 1891 started to work for the Edison Illuminating Company, a manufacturer of power plants owned by Ford Quadricycle Thomas Alva Edison, inventor of the phonograph and the light bulb. Ford devoted his free time to experiments on the internal combustion engine and in 1896, his research led to the construction of a prototype, called the Ford Quadricycle. The quad was shown to Edison, who had endorsed the idea and invited Henry Ford to continue his experiments. In the next decade, Henry Ford created several prototypes and racing cars, including the Ford 999 that, in 1904 at Lake St. Clair, Michigan, reached the record speed of 147 km / h. On 1 October 1908, the Ford Motor Company introduced the Model T, the first car in history intended for widespread use and thanks to its price, affordable for the growing American middle class. This model was the first car to be mass 59 produced on an assembly line where workers had to assemble components industrially produced, and in the course of its 19 years of life more than 15 million units were produced making it the most sold car for the next 45 years. After the success of the Ford Model T, the electric car was no longer considered a viable alternative to the internal combustion engine, which over the years became more and more practical and reliable. The spread of the electric starter in 1912 solved another problem of petrol cars, the crank ignition, and the growing road networks made the limits of autonomy of electric vehicles increasingly evident. 9. ELECTRIC CAR TO SAVE THE PLANET The electric car disappeared from public debate and from the plans of the major manufacturers until the beginning of the nineties when, due to the increasing air pollution and the repeated oil crises the question concerning alternative fuel for cars Ford Model T was brought up again. In the sixty years elapsed between the Ford Model T and the Gulf War, the electric motor was used in limited productions or in special vehicles, such as forklifts or the "Moon Buggy" used during the Apollo 15 space mission, which was developed by Boeing and Delco Electronics, a company of the automotive group, General Motors. The approval in the US of the Clean Air Moon Buggy Act Amendment in 1990 and the Energy Policy Act in 1992 renewed interest in the electric car in the United States and General Motors, along with other manufacturers, resumed research on EVs. During the same period, the California Air Resources Board introduced a law that forced car manufacturers to produce an all-electric vehicle and refusal to do so meant 60 their sales being banned in the state. So, in 1996 General Motors introduced the GM EV1, a two-seat electric car that was not sold, but leased to clients to assess the feasibility of construction and sale of electric vehicles. The response of customers was positive, but GM said that the project was not sustainable from an economic point of view and after five years and about 2,500 units produced, it withdrew all the cars and sent them for demolition. Meanwhile car manufacturers questioned the illegality of the California law and their court victory ended the mandatory production of electric vehicles. In 2006, a documentary was made on that particular period in American history and the GM EV1. It was entitled "Who Killed the Electric Car?" and featured among others Tom Hanks, and Mel Gibson and was narrated by Martin Sheen. 10. ALTERNATIVELY HYBRID The main technical reason why the electric car has never taken the place of the petrol-powered car is that, at least to date, no technology, however innovative, has solved two essential shortcomings i.e. the amount of energy storable in the batteries and their charging time. These limitations concern not only cars, but also all electronic devices, including computers and smartphones. Today, although the use of electric motors in cars is increasing, in most of the models in circulation, it does not replace the internal combustion engine but it supports it by forming a "hybrid" system. Hybrid cars have a normal petrol or diesel engine, which transmits its motion to the wheels, and one or more electric motors powered by batteries that help it in the operation. An electronic control unit decides how to distribute the energy generated by each motor; the car can move only on electricity, only on petrol or a mixture of the two. In the event of the batteries running low, the control unit uses part of the energy produced by the petrol engine to recharge them. Another source that recharges the batteries is the energy generated when the car brakes or slows down. When you stop accelerating or you brake, a dedicated device opposes resistance to the motion of the car, and the kinetic energy that would otherwise be wasted simply in the 61 friction of the brakes, is converted into electric power. The operation of this system is similar to that of the dynamo on bicycles, with the difference that the motion of the wheel is not used to turn on a light bulb, but to recharge the batteries. The first mass- produced hybrid car was the Toyota Prius, which was launched in 1997 in Japan and arrived in Europe in 2000. Since then, the research and development of technologies have made Toyota Prius hybrid systems more efficient and sophisticated, with the aim of exploiting as best as possible the greater thrust at low speeds that an electric motor is able to offer - which makes the hybrid economic in the city - and its energy efficiency much higher than that of the internal combustion engine. The trade has now also plug-in hybrid cars, which work like the hybrids but allow you to recharge the batteries by connecting the car to a power outlet. 62 11. PROBLEMATIC EVOLUTION Another type of mixed system (still not widespread) is the "rangeextended", standard on the Chevrolet Volt or optional on the BMW i3. These models can be defined EV to all effects because it is their electric motor that transmits motion to the wheels but they are also equipped with a petrol engine that recharges the batteries when they are exhausted, solving the problem of limited autonomy. Operating and charging remain the main weaknesses of electric cars; most of the models sold cannot run for more than 200 actual kilometres, charging them takes hours and they often require specific and expensive chargers. The most advanced electric car on the market is the Tesla Model S. Its list price starts from 66 thousand euro and its effective autonomy goes from 300 to 400 km, Tesla Model S depending on the version. It can be plugged into a standard household power socket (120 to 240-volt sources at up to 10 kW); each hour of charging is equivalent to 36 kilometres of autonomy, but even in the more practical alternative - a special wall plug mounted in the garage – four and a half hours are needed to fully charge the battery. 63 The shortcomings of the electric car, however, are not just practical. From the technical point of view, the batteries are very heavy, expensive and complex, and employ metals such as lithium, nickel and cadmium, which are available in limited quantities. The same goes for the synchronous magnet electric motor, requiring elements called "rare-earths", which are rare not only in name. Also from the point of view of ecological credentials, the electric car is not free from problems; although it is true that it does not produce polluting emissions during use, the energy stored in the batteries comes from the power grid and this is fed - in most cases, at least - with coal, natural gas, and nuclear power stations. In order to calculate the environmental impact of an EV it is necessary to use a different parameter from the so-called “well-to-wheel” one used for a car with an internal combustion engine. Data from the US Department of Energy - which compare the annual emissions of electric, hybrid and traditional vehicles taking into account the whole energy chain - show that in the US an electric car produces only 60% of the carbon dioxide produced by a car with an internal combustion engine. The more widespread use of electric cars is a big step towards reducing polluting emissions, but oil independence does not seem to appear realistically achievable within a short time. The slowing down of the transition from fossil fuels to electricity is influenced by low oil prices that recently have been getting lower and lower thanks to the refinement of extraction techniques and the discovery of new oil fields. The potential increase in the use of electric cars therefore, depends on both the rivalry with oil and improving infrastructures and battery technology. As long as the price, range and time needed to "fill up" is not comparable to that of a petrol-powered car, and while there are not enough charging stations, the number of electric cars on the road will not grow and they will remain confined to an urban environment. Research on super capacitors has led to the hypothesis that in the end EVs will be able to accumulate electricity in the same quantities and time as fossil-fuel cars, but for now, the technical limitations remain. 64 12. FLYING CARS: FACT OR FICTION? The term "flying car" refers to a road vehicle also able to fly. This means of transport has appeared in various science fiction films, such as "Chitty Chitty Bang Bang" and "Back to the Future II", but there have also been many studies for its practical applications and more than one carmaker has announced its imminent commercialization. The more concrete projects are those of the Terrafugia Transition and the AeroMobil 3.0, which have already been presented and should be launched between 2015 and 2016, and will be the first flying cars produced and placed on the market. 13. BACKGROUND "Mark my words: a combination airplane and motorcar is coming. You may smile, but it will come." (Henry Ford, 1940) In the collective imagination as a futuristic means of transportation, the flying car has roused the interest of the scientific community over the years, especially for the impact in terms of convenience that this means would have on everyday life. During the twentieth century, several projects and prototypes were developed to transform the theory of flying cars into practice. The first example, created by Glenn Curtiss, dates back to 1917. The Curtiss Autoplane, limited cargo with capacity, despite being theoretically an exciting prospect, never Curtiss Autoplane flew and the project failed. The second project came about thanks to the US Air Commerce Bureau that organized a competition open to all aircraft designers in 1933. The most interesting prototype was the Waterman Arrowplane, similar in functioning to 65 a normal car. Because of the Great Depression that in those years struck the entire world economy, the vehicle was never been certified and therefore also the second attempt came to nothing. In the forties, at least three other flying cars tried to enter the market. The first obtained its flight certificate in 1945, but because it was heavy and slow it was never mass-produced. In 1947, the ConvairCar was designed. The cockpit in fiberglass could seat four people and it was equipped with wings removable at the top. However, during a test flight, the vehicle crashed and the pilot was killed so this idea was also abandoned. Two years later, it was the turn of Molt Taylor's Aerocar, a cross between a car and a flying machine. Once the car had been certified, the manufacturer obtained an agreement for its mass production, but the conditions imposed were such Molt Taylor's Aerocar that its launch in the market was not viable. The manufacturer built six models of this flying car and one of them still exists today. In the same period, following the end of World War II, studies were conducted in other parts of the world. For example in Italy, the Aerauto PL.5C was presented. In the first half of the seventies, the Advance Vehicle Engineers designed the Mizar, a hybrid with an affordable cost for mass production. Unfortunately, the pilot and the inventor of the Mizar were killed during a test flight and the project folded. Later Dr. Paul Moller designed the Skycar. He had been working on this project since 1962. Since 1989, the vehicle has successfully performed over 200 66 test flights, and although its mass production was scheduled for 2012 it has been repeatedly postponed because it but it has not been certified yet. Another project, presented in China, is a flying car produced by Volkswagen that lifts off thanks to magnetic levitation. 14. THE LATEST NEWS The latest and more concrete projects are those of Transition and AeroMobil. Terrafugia Transition The Transition is a car produced by Terrafugia, the US Company founded in 2006 by a group of engineers from the MIT (Massachusetts Institute of Technology) for the purpose of producing exclusively flying cars. Transition is 6 meters long and thanks to its folding wings, according to the manufacturer, it is able to complete the transformation from normal car to flying car in about 30 seconds, with a single keystroke. As a normal car, the Terrafugia Transition is only 2 meters wide and can be parked in a standard garage. It can fly for more than 650 km at 185 km/h and be driven on the road at highway speeds. It operates on normal unleaded petrol. According to Terrafugia, the car will be launched on the market in the very near future. With an initial cost of almost $ 280,000, Transition has already successfully performed dozens of flights and it is ready for the final development phase that will ensure its debut on the market. 67 AeroMobil 3.0 In 2014 at the Pioneers Festival of Vienna, the "AeroMobil 3.0" prototype was presented. A Slovak company built it, after several attempts made in the past to create this kind of prototype. The model 3.0 seems to be the best managed. With very similar characteristics to Terrafugia, it may already be on sale from 2015. Another prototype is the 'PAL-V', similar to a motorcycle, which moves like a helicopter. Its design began in 2008. It can reach 180 km/h and it has a flight autonomy from 350 to 500 km. 68 69 SECCIÓN ESPAÑOLA 70 71 1. FIAT-MADRE DEL COCHE EUROPEO La industria automovilística italiana tiene orígenes muy antiguos con respecto a la de otros países europeos. Las primeras empresas productoras comparecieron en los últimos años del siglo XIX; fueron pequeñas empresas familiares que produjeron pocos coches construidos artesanalmente basándose en sus propios proyectos y patentes. En 1899 nace la "sociedad anónima Fábrica Italiana de Automóviles Turín" que en 1900 inicia su producción de coches con 24 productos al año. La industria automovilística italiana continúa su proceso evolutivo durante los primeros años del siglo XX hasta llegar al estallido de la Primera Guerra Mundial, durante el que muchas empresas productoras de automóviles convirtieron su producción para sustentar los elevados costes de la beligerancia italiana. La guerra por lo tanto modificó la evolución de muchas empresas que encontraron dificultades al final del conflicto, para reconvertir la producción a una economía de "paz." Muchas pequeñas empresas existentes en Italia antes de la guerra desaparecieron o fueron absorbidas por la más grande y estable empresa industrial productora de coches en Italia, FIAT, como en el caso de la pequeña empresa "Ceriano" que, hospedó entre sus más hábiles garajistas, aunque oficialmente fue asumido como contable por querer de su padre, Vincenzo Lancia, el futuro co-fundador de la casa automovilística "Lancia." 72 La industria del coche italiano es dominada pues por un único grande productor circundado por muchas pequeñas empresas que inician y concluyen su ciclo de vida en pocas décadas. 2. CRISIS Y REANUDACIÓN EN LA POSGUERRA La economía post-bélica fue caracterizada por graves déficits de balance debidos a los enormes costes de la guerra y la sociedad fue caracterizada por movimientos populares sobre la ola de la gran Revolución Rusa; los sindicatos empezaron grandes protestas para conseguir condiciones mejores a nivel laboral y económico. Todos estos problemas no han infligido el menor rasguño a la industria automovilística, que aunque padeció paradas a nivel de evolución, resistió a los problemas socio-económicos del país, logrando luego continuar su gran crecimiento. El período fascista, que llevó a la Segunda Guerra Mundial, fue un período floreciente por la industria del coche italiano, debido al hecho de que el gobierno totalitario entendió la importancia de los vehículos motorizados y sustentó la iniciativa de construir obras públicas para la viabilidad. Como es, en efecto, la “Autostrada dei laghi”, autopista inaugurada en 1924 para unir Milán a las cercanas Como y Varese y a las localidades turísticas del Lago Maggiore y el Lago de Como. En este período circulaban pocos coches en Italia, acerca de 80000, en Autostrada dei Laghi relación al hecho que FIAT había dado solo un pequeño señal relativo a la construcción de coches en serie. 73 El problema de las empresas productoras de coches fue que su producción fue demasiado cara para poderlas vender a un precio accesible a la mayor parte de los ciudadanos italianos. Por lo tanto el coche sólo quedó un producto accesible a "pocos" consumidores acomodados o a empresas que necesitaron un vehículo motorizado para el transporte de sus productos. La idea de coche "de masa" tomó vida en los años de la "Gran Depresión" de 1929. La industria automovilística italiana, vistas las graves dificultades económicas del país y la enorme disminución de las nuevas matrículas, respondió a la crisis mundial apuntando a la construcción de modelos de coches accesibles a todos. Nació así, en 1932, el FIAT "Balilla" que fue el fundador de modelos a bajo coste accesible a la mayoría de la clase media italiana; pero Mussolini pretendió aún más y pidió el planeamiento de un modelo que no superara las 5000 Liras, visto que el FIAT Balilla "Balilla" en la configuración económica a dos sitios costó hasta 9900 Liras. Sus solicitudes fueron atendidas parcialmente por la empresa turinés, que inició la producción del primer verdadero coche utilitario en 1936, el "Topolino", cuyo precio no superó las 9000 Liras. FIAT Topolino 74 más 3. DESARROLLO TECNOLÓGICO EN TIEMPO DE GUERRA El estallido de la Segunda Guerra Mundial obligó las casas automovilísticas italianas a convertir su producción a fines bélicos, como ocurrió durante la Primera Guerra Mundial. La evolución técnica alcanzada en este período permitió el empleo de los vehículos motorizados en la guerra, medios acorazados y auto blindo, además de su empleo en el transporte de tropas, armamentos y víveres. Esto dio la posibilidad, sobre todo a las empresas afirmadas en el sector automovilístico pero también a pequeñas empresas como la "Ansaldo", de efectuar hacia adelante enormes pasos en términos de vanguardia tecnológica gracias a las solicitudes del ejército italiano y a la competencia de los demás ejércitos ocupados en el conflicto. La guerra por lo tanto permitió al sector industrial automovilístico italiano estudiar las tecnologías aplicadas por otras empresas extranjeras a los mismos medios de transporte utilizados durante el conflicto, para luego poderlas aplicar a los varios proyectos que muchas casas automovilísticas de la época le propusieron al Ejército Real Italiano; como la antes mencionada "Ansaldo", que propuso muchos proyectos de vehículos específicos para el empleo militar y, a diferencia de FIAT que fue empeñada en la producción de tanques, camiones, motores náuticos y aviones, siempre por el Ejército Real Italiano. 75 4. ALTOS Y BAJOS: ENTRE GUERRA Y MILAGRO ECONÓMICO El período del segundo conflicto mundial vio a los productores de automóviles muy ocupados en su sector y en el sector bélico y esto ha hecho posible su estabilidad durante los años de guerra, pero en el período post-bélico muchas empresas fallaron y a causa de imposibilidades económicas no lograron reconvertir su producción; este hecho no impidió a la industria del coche, en los años de la posguerra, imponerse como sector principal de la economía del país. Los años de la posguerra fueron caracterizados por la reconstrucción del país destruido y de una ocupación masiva por parte de Alemania al Norte y de los Estados Unidos en el centro sur; la economía del país fue revuelta por lo tanto, la enorme necesidad de dinero para dar un nuevo impulso a la industrialización. La ayuda llegó del Plan Marshall, que consistió en una gran ayuda monetaria por parte de los Estados Unidos hacia aquellos países deteriorados por la guerra y considerados estratégicamente importantes desde el punto de vista económico de los cambios comerciales y desde el punto de vista bélico, en un escenario de tensión entre las dos mayores potencias mundiales: EE.UU. y URSS. 76 5. AUTOMÓVIL-OBJETO DEL DESEO La ayuda recibida por Italia y la gran fuerza de voluntad del país permitió en los años 50 entrar en un período floreciente para la economía, un período de aumento vertiginoso de los consumos con una consiguiente mejora de la vida; son los años del "milagro económico", durante los que el sector industrial del coche se vuelve la columna portante de la industria italiana gracias al mejor estilo de vida de los ciudadanos qué ahora pueden permitirse un coche y que ven el automóvil no sólo como instrumento para desplazarse más rápidamente, pero también como "objeto" del deseo, un símbolo de estatus del cambio social. Aquel producto comercial destinado al empleo militar, laboral y a pocas personas, se volvió un producto que todos pueden utilizar cada día para cualquier actividad. El gobierno, en los años 50-60, incentivó la construcción de infraestructuras para conectar la Italia cada vez más "motorizada" y nacieron las primeras autopistas de nueva concepción, después de aquellas construidas durante el Fascismo como la autopista MilánNápoles, llamada “Autostrada del Sole”; las empresas industriales productoras de coches lanzaron sobre el mercado cada vez más "utilitarios" como los modeles Autostrada del Sole "500" y "600" de la empresa turinés FIAT, que se volvieron luego el símbolo del milagro económico italiano. 77 6. COCHES Y CARROCERÍAS LEGENDARIOS La industria italiana de los coches resultó ser cada vez más conocida y vio un período de expansión exponencial por la excelencia del diseño y los coches deportivos "made in Italy"; de hecho, a fines de los 40, iniciaron a entrar en el mercado italiano y mundial coches que todavía hoy son símbolos de excelencia deportiva, tecnológica y estilística: el Ferrari y el Lamborghini, nacidos por la iniciativa de ricos empresarios y adultos apasionados que quisieron entrar en un sector en continua expansión; simbólica es la historia de Ferruccio Lamborghini que después de haberse vuelto rico gracias a una empresa productora de tractores agrícolas, adquirió un Ferrari, que tuvo un defecto congénito en la fricción que él mismo arregló utilizando repuestos de sus tractores. Eso lo empujó a contactar Enzo Ferrari para ponerlo en conocimiento del defecto y para aconsejarlo en la resolución del problema y nació una discusión entre Ferrari y Lamborghini. Enzo dijo a Ferruccio que era capaz de conducir solo tractores y no Ferrari. Ésta fue la chispa que dio vida al sector automóviles Lamborghini, todavía hoy coche símbolo, por sus maravillosos acabados, del “made in Italy”. La industria automovilística italiana, pues, durante los años florecientes del milagro económico se volvió un sector extremadamente importante para la economía del país, pero no sólo; este sector industrial, llevó el nombre del país en el mundo a través de pequeñas empresas especializadas en la creación de exclusivas carrocerías aplicadas a los productos de las grandes marcas mundiales, como Zagato, Bertone y Pininfarina, que gracias al enorme desarrollo del mercado mundial del coche ayudaron la industria italiana a 78 exportar sea los productos de las marcas lugareñas, sea la excelencia del diseño italiano, teniendo alto el orgullo y el nombre de la entera industria italiana. 7. LA INDUSTRIA AUTOMOVILÍSTICA ITALIANA HOY Los años que van desde el término del milagro económico hasta hoy en día han visto la industria del coche desarrollarse constantemente y tener un impacto social extremadamente importante sobre el plan de los transportes, del deporte y de la tecnología; el coche les ha permitido a los italianos de desplazarse de modo cada vez más veloz, cómodo y seguro y les ha permitido a los italianos de estar orgullosos de la misma industria automovilística gracias a éxitos deportivos en las más variadas disciplinas Ferrari - el mejor coche italiano de Formula 1 automovilísticas, de los rally a la Fórmula 1. En el ámbito económico, en los años que siguieron el aumento de los consumos, la industria del coche quedó estable en la cumbre de la industria italiana y mantuvo por años el papel de columna portante de la economía, aunque hoy en día hay otros sectores industriales capaces de concurrir con la fuerte expansión del sector automovilístico, y la gran competencia de los productores alemanes y japoneses ha llevado la industria del coche italiano a estabilizarse en el mercado, teniendo que recurrir también a ayudas estatales en los recientes períodos de crisis de mercado; este último hecho expresa la importancia de la industria automovilística sea desde el punto de vista económico como, y sobre todo, de un punto de vista social de orgullo nacional. 79 8. ¿POR QUÉ NO TENEMOS TODOS UN COCHE ELÉCTRICO? Los niveles preocupantes de la polución atmosférica y las noticias sobre la explotación de los recursos petrolíferos reabren periódicamente el debate sobre impacto ambiental y conveniencia de los medios de transporte comúnmente alimentados con combustibles fósiles. Y la búsqueda de una alternativa a los "tradicionales" coches a gasolina a menudo acaba indicando los vehículos eléctricos como posible solución a los problemas de la movilidad, porque la electricidad puede ser engendrada por manantiales eco sostenibles y los EV, (electric vehicles), no emiten gases del escape contaminantes cuando son utilizados. Los coches eléctricos se quedan todavía poco difusos y éste depende (a pesar de las hipótesis sobre fantasmales complotes internacionales entre casas automovilísticas y compañías petrolíferas) de razones históricas y técnicas que han hecho y hacen el motor a combustión interior (alimentado con gasolina, gasóleo o gas) más práctico y conveniente. 9. UN POCO DE HISTORIA El primer automóvil a motor eléctrico fue construido en 1884 por el ingeniero inglés Thomas Parker, un inventor de la época victoriana que realizó la electrificación de la metropolitana londinense y los tranvías de Liverpool y Birmingham. El primer coche con motor a gasolina llegó, en cambio, en 1886, se llamó Benz Patent-Motorwagen y fue un Benz Patent Motorwagen 80 triciclo planeado por el ingeniero alemán Karl Benz, el que cuarenta años después, junto a Gottlieb Daimler, habría fundado el Daimler-Benz AG, que produce hoy todavía los automóviles Mercedes-Benz. En las décadas a caballo entre los siglos XIX y XX, a disputarse el naciente mercado del automóvil habían tres tipos de alimentación: el vapor, la electricidad y la gasolina. Inicialmente los coches eléctricos tuvieron una amplia difusión porque hacían menos ruido y vibraciones con respecto de los a gasolina, que fueron además difíciles de encaminar, se sobrecalentaban fácilmente y emitían humo y olores desagradables. La ausencia de transistor, que habrían sido inventados sólo cincuenta años más tarde, y el peso de las rudimentarias baterías hacían los coches eléctricos lentos, la velocidad máxima era de unos 30 kilómetros horarios, y eran incapaces de cubrir distancias superiores a los 50 kilómetros: por esto su empleo fue predominantemente urbano. En los primeros años del siglo XX algunas innovaciones técnicas mejoraron las características de los coches con motor a combustión interior: el silenciador de la marmita hizo el motor a explosión menos ruidoso y la invención del radiador solucionó el problema del sobrecalentamiento, volviendo los coches alimentados con gasolina capaces de cubrir distancias siempre mayores. En aquel período, además, la difusión de la energía eléctrica todavía estuvo incompleta y su coste muy alto, mientras que el continuo descubrimiento de nuevos yacimientos hizo los derivados del petróleo cada vez más barato. Sin embargo, a suponer un giro definitivo a la difusión del coche eléctrico contribuyó un hombre solo: Henry Ford. El fundador de la homónima casa automovilística fue un ingeniero que desde 1891 trabajó para la Edison Illuminating Company, una empresa constructora de centrales eléctricas 81 controlada por Thomas Alva Edison, inventor entre las muchas cosas del fonógrafo y la bombilla. En el tiempo libre Ford se dedicó a experimentos sobre el motor a explosión, así en 1896 sus búsquedas lo llevaron a la construcción de un prototipo, llamado Ford Quadricycle Ford Quadricycle. El cuadriciclo le fue enseñado a Edison, quien aprobó la idea e invitó Henry Ford a continuar con sus experimentaciones. En los diez años siguientes Henry Ford realizó numerosos prototipos y coches de carrera, entre los cuales el Ford 999 que en 1904 sobre el Lago St. Clair, en Michigan, alcanzó la velocidad récord de 147 km/h. El 1° de octubre de 1908 la Ford Motor Company presentó el Model T, el primer coche de la historia destinado a la difusión a gran escala, gracias a su precio accesible para la clase media estadounidense. Este modelo fue el primero a ser producido para el mercado de masa, Ford Model T dónde los obreros ensamblaron las piezas realizadas industrialmente, y en el curso de sus 19 años de vida fue construida en más de 15 millones de unidades, siendo el coche más vendido durante los siguientes 45 años. Después del éxito del Ford Model T, el coche eléctrico no fue más una verdadera alternativa al motor a explosión, que se volvió cada vez más práctico y confiable en el curso de los años. La difusión del motor de arranque eléctrico 82 de 1912 solucionó luego otro problema del coche a gasolina, lo del encendido a manivela y la creciente red vial evidenció los límites de autonomía de los vehículos eléctricos. 10. COCHE ELÉCTRICO PARA SALVAR EL PLANETA El automóvil eléctrico desapareció del debate público y de los planes de las mayores casas productoras hasta el principio de los años Noventa, cuando la creciente polución atmosférica y las repetidas crisis petrolíferas plantearon la cuestión relativa a la alimentación de los automóviles. En los sesenta años pasados entre el Ford Model T y la Guerra del Golfo, el motor eléctrico ha producciones sido usado limitadas o en en vehículos como las carretillas elevadoras o el "Moon Buggy" utilizado durante la Moon Buggy misión espacial Apolo 15, fue desarrollado por Boeing y por Delco Electronics, una empresa asociada al grupo automovilístico General Motors. La aprobación en los Estados Unidos del Clear Air Act Amendment en 1990 y del Energy Policy Act en 1992 renovó el interés hacia el coche eléctrico en los Estados Unidos y General Motors, junto a los otros constructores, retomaron las investigaciones sobre los EV. En el mismo período California Air Resources Board introdujo una ley que obligó a los constructores de coche a producir un vehículo totalmente eléctrico, pena la prohibición de vender en el estado, por este en 1996 General Motors presentó el GM EV1, un coche eléctrico a dos sitios que no fue vendido, pero concedido en leasing a los clientes para juzgar la factibilidad de la construcción y comercialización de vehículos 83 eléctricos. La acogida de los clientes fue positiva, pero GM valoró el proyecto no sostenible desde el punto de vista económico y después de cinco años y acerca de 2.500 ejemplares producidos retiró todos los coches, mandándolos en demolición. En el ínterin los constructores automovilísticos levantaron la ilegitimidad de la normativa californiana y su victoria en tribunal puso punto final a la producción obligatoria de vehículos electrónicos. Sobre la historia de aquellos años y del GM EV1 en 2006 ha sido realizado un documental con el título "¿Who killed the electric car?”, (Quién ha matado el coche eléctrico), al cual han participado Tom Hanks, Mel Gibson y Martin Sheen en calidad de voz narradora. 11. ALTERNATIVA HÍBRIDO Pero la principal razón técnica por la cual el coche eléctrico nunca ha sustituido el coche a gasolina viene del hecho que, al menos hasta a hoy, ninguna nueva tecnología ha superado dos límites esenciales: la cantidad de energía almacenable de las baterías y su tiempo de recarga, límites que no conciernen sólo el coche pero todos los aparatos electrónicos, como ordenador y smartphone. Hoy la difusión del motor eléctrico en los automóviles está en crecimiento y en la mayor parte de los modelos en circulación no reemplaza el motor a combustión interior, pero lo acerca formando un sistema "híbrido." Los coches híbridos tienen un motor a gasolina o a gasóleo que transmite su movimiento a las ruedas y a uno o más motores eléctricos alimentados a baterías que lo ayudan en la operación. Una centralita electrónica decide cómo distribuir la energía engendrada por cada motor: el coche puede moverse sólo a energía eléctrica, sólo a gasolina o con una mezcla de las dos; en el caso en que las baterías sean descargadas la centralita explota parte de la energía producida por el motor a gasolina para recargarlas. Otro manantial para recargar las baterías 84 es la energía que se produce si el coche frena o ralentiza. Cuando para de acelerar o reduce la velocidad, un aparato dedicado opone una resistencia al movimiento del coche, y la energía cinética -qué de otro modo iría sencillamente desperdiciada en el roce con los frenos- es convertida en corriente eléctrica. El funcionamiento de este sistema es parecido al de la dínamo sobre las bicicletas, con la diferencia que el movimiento de la rueda no es usado para encender una bombilla, pero para recargar las baterías. El primer coche híbrido producido masa ha sido en Toyota Prius, que fue puesto en comercio en 1997 en Japón y llegó a Europa en 2000. Desde entonces búsqueda y desarrollo de las tecnologías han hecho Toyota Prius que los sistemas híbridos sean más eficientes y sofisticados, con el objetivo de explotar de la mejor manera el mayor empujón a las bajas velocidades que el motor eléctrico es capaz de ofrecer –por lo que los coches híbridos son más económicos en la ciudad- y su eficiencia energética muy superior con respecto del motor a estallido. También se han fabricado coches híbridos plug-in, que funcionan como los híbridos pero además permiten de recargar las baterías conectando el coche a una toma de corriente. 85 12. EVOLUCIÓN PROBLEMÁTICA Otro tipo de sistema mixto (todavía poco difuso) es el "range-extended", de serie sobre el Chevrolet Volt u opcional sobre el BMW i3. Estos modelos pueden ser definidos EV a todos los efectos porque es su motor eléctrico a transmitir el movimiento a las ruedas, pero también están dotados de un motor a gasolina que recarga las baterías cuando éstas son descargadas, solucionando el problema de la autonomía limitada. Autonomía y recarga quedan los principales puntos débiles de los coches eléctricos: la mayor parte de los modelos vendidos no supera los 200 kilómetros reales, los tiempos de recarga se miden en horas y muchas veces son necesarios cargadores específicos y caros. El coche eléctrico más desarrollado en comercio es el Tesla Model S. Su precio de listín parte de 66 mil euros y su autonomía Tesla Model S efectiva va de los 300 a los 400 kilómetros, según la versión. Conectado a una normal toma de corriente hogareña (220V), cada hora de recarga equivale a 36 kilómetros de autonomía, pero también en la más práctica de las hipótesis –la 86 existencia de un conector a muro adecuado montado en cochera- para un lleno se llevan cuatro horas y media. Los límites del coche eléctrico pero no son sólo de tipo práctico. Desde el punto de vista técnico, las baterías son muy pesadas, caras, complejas y emplean metales como el litio, el níquel, el cadmio, disponibles en cantidad limitada. El mismo discurso vale para el motor eléctrico, de tipo sincrónico a imanes, que necesita de elementos llamados "tierras raras", que lo son de nombre y de hecho. También desde el punto de vista de las credenciales ecológicas el coche eléctrico tiene algunos problemas: es verdad que no produce emisiones contaminantes en fase de empleo, pero la energía acumulada en las baterías proviene de la red eléctrica y este se nutre -en la mayor parte de los casos, al menos- de centrales a carbón, a metano, nucleares. Para calcular el impacto ambiental de un EV es necesario usar un parámetro diferente con respecto al de los coches con motor a combustión interior, llamado "well-to-wheel", (del pozo a la rueda). Los datos del Departamento de la energía estadounidense -que comparan las emisiones anuales de vehículos electrónicos, híbridos y tradicionales teniendo en cuenta toda la hilera de la energía- dicen que en los Estados Unidos la cantidad de anhídrido carbónico producido por un coche eléctrico es igual al 60 por ciento a la de un coche con motor a combustión interior. La mayor difusión de coches eléctricos es un gran paso adelante para reducir las emisiones contaminantes, pero la independencia del petróleo no parece un resultado concretamente alcanzable dentro de poco tiempo. A ralentizar el paso de los combustibles fósiles a la electricidad contribuye mucho el bajo precio del petróleo, en constante pendiente en el último período a causa del afinarse de las técnicas de extracción y del descubrimiento de nuevas reservas. 87 La mayor difusión del coche eléctrico está obstaculizada por la rivalidad con el petróleo y por un problema de infraestructuras y tecnología de las baterías. El coche eléctrico quedará desterrado a pequeños números y al ámbito urbano hasta que precio, autonomía y tiempo necesario para "hacer el lleno" no serán comparables a los de un coche a gasolina y hasta que la difusión de estaciones de recarga no será ampliada. Los límites técnicos de los coches eléctricos quedan, aunque las búsquedas sobre los súper condensadores continúan. Estas investigaciones alimentan las hipótesis que al final se logre acumular una cantidad de energía eléctrica en un tiempo comparable al de los coches a combustibles fósiles. 13. COCHE VOLANTE: ¿FICCIÓN O REALIDAD? Con el término coche volante se entiende un automóvil capaz de volar. Este medio de transporte ha sido acentuado por películas de ciencia ficción, como en los casos de Chitty Chitty Bang Bang y Vuelta al futuro II, pero se han hecho también muchos estudios por sus aplicaciones prácticas y más veces ha sido anunciada como de inminente comercialización. Los proyectos más concretos son aquellos del Terrafugia Transition y del AeroMobil 3.0, que ya han sido presentados y deberían salir entre 2015 y 2016 como primeros coches volantes producidos e introducidos en el mercado. 88 14. SEÑAS HISTÓRICAS “Recordad mis palabra, una combinación de avión y con motor de coche está llegando. Podéis sonreír, pero llegará" (Henry Ford, 1940) Desde siempre en el imaginario colectivo como medio de transporte futurístico, el coche volante en el curso de los años ha despertado muchos intereses en la comunidad científica, sobre todo por la comodidad que el medio podría tener en la vida de todos los días. En el curso del siglo XX han sido diferentes los proyectos y los prototipos realizados para convertir el coche volante en realidad. El primer ejemplo remonta al año 1917, a obra de Glenn Curtiss. El Autoplano de Curtiss, con escasas capacidades de carga, a pesar del hecho de que fue teóricamente una obra extraordinaria, nunca voló y el proyecto fracasó. Autoplano de Curtiss El segundo proyecto era de 1933, por mano del U.S. Air Commerce Bureau que instituyó un concurso dirigido a todos los proyectistas de aeromóviles. El prototipo más interesante fue el Aerobile de Waldo Waterman, parecido en el funcionamiento a un normal automóvil. A causa de la Gran Depresión que en aquellos años afectó la entera economía mundial, el vehículo nunca fue certificado y por consiguiente el segundo intento también se desvaneció. En los años cuarenta, al menos otros tres proyectos intentaron entrar en el mercado. El primero, en 1945, logró conseguir el certificado de vuelo, pero a causa de la pesadez y la lentitud del vehículo, nunca fue producido en serie. En 1947 el Convaircar fue planeado, con habitáculo en fibra de vidrio que pudiera 89 hospedar hasta 4 personas, dotado de alas removibles en la parte superior. Pero durante una prueba de vuelo, el vehículo precipitó, causando la muerte del piloto. Fue abandonada, por lo tanto, también aquella idea. Dos años más tarde fue la vez del Aerocar de Molt Taylor, un compromiso entre un automóvil y una máquina voladora. El coche, certificado, logró conseguir por su productor un acuerdo para la producción de masa, pero las condiciones impuestas Aerocar de Molt Taylor no permitieron al vehículo ser introducido en el mercado. Fueron construidos seis modelos de este coche volador, y uno todavía hoy existe. En el mismo período, después de la segunda guerra mundial, los científicos han hecho estudios también en otras partes del mundo, por ejemplo en Italia fue presentado el Aerauto PL.5C. En la primera mitad de los años setenta, el Advance Vehicle Engineers dibujó el Mizar, un híbrido con un coste accesible para la producción de masa. Desgraciadamente también el Mizar durante una prueba de vuelo causó la muerte del piloto y de su inventor, cerrando las hojas. Sucesivamente fue planeado el Skycar por el Dr. Paul Moller, ya en estudio de 1962. De 1989 el vehículo ya había efectuado con éxito más de 200 pruebas de vuelo y la producción de masa era prevista por el 2012, pero actualmente no ha sido certificada. Un ulterior proyecto ha sido presentado en China, un coche volador producido por Volkswagen que se levanta en vuelo gracias a la levitación magnética. 90 15. LAS ÚLTIMAS NOVEDADES Los últimos proyectos y también los más concretos son aquellos de Transition y AeroMobil. Terrafugia Transition El Transition es un coche producido por Terrafugia, compañía estadounidense fundada en 2006 por un grupo de ingenieros del MIT (Massachusetts Institute of Technology), que tenía el objetivo de producir exclusivamente automóviles voladores. Largo 6 metros, gracias a las alas plegables, según el constructor, es capaz de completar la transformación de coche normal en coche volador en unos 30 segundos, comprimiendo una sola tecla. Así el Terrafugia Transition se extiende sólo por 2 m y también puede estar en cochera. Puede volar por más de 650 km a 185 km/h y ser conducido sobre la calle a velocidades de autopista. Funciona con normal gasolina verde. Según la misma compañía, el coche debería salir en el mercado dentro de poco tiempo. Con un coste inicial de casi 280.000 dólares, Transition ya ha efectuado con éxito decenas de vuelos y está listo para la fase de desarrollo final que la llevará a debutar en el mercado. 91 AeroMobil 3.0 En 2014 al Pioneer Festival de Viena ha sido presentado el prototipo de "AeroMobil 3.0", construido por una empresa eslovaca, después de que en pasado muchos tentativos han sido hechos para prototipos similares. El modelo 3.0 parece el más triunfante. Con características muy similares al Terrafugia, ya podría ser a la venta desde 2015. Otro prototipo es aquel del 'PAL-V', más semejante a una moto, que se mueve como un helicóptero. Su planeación inició en 2008, y hoy puede alcanzar los 180 km/h y tener una autonomía en vuelo de 350 a 500 km. 92 CONCLUSIONI La storia degli ultimi anni è materia troppo incandescente per poter essere trattata in un volume con finalità di analisi storica. Si può solo accennare a degli elementi che paiono emergere con maggiore forza dal magma dell’attualità, tenendo conto del fatto che gli ultimi venticinque anni hanno cambiato il mondo dell’auto, più di ogni altra epoca da quando l’auto esiste. Innanzitutto le vicende politiche ed economiche di questi lustri hanno reso difficile parlare dell’auto come di un prodotto nazionale. Lancia prodotte da Chrysler negli Stati Uniti, Ford prodotte da Fiat in Polonia, Peugeot-Citroën prodotte da Mitsubishi nei Paesi Bassi, Toyota prodotte in Messico da Mazda, sono solo alcune realtà del nostro nuovo mondo globalizzato. Fusioni e acquisizioni, in tutto il mondo, sono state ricorrenti, alcune fallite (Daimler-Chrysler, BMW-Rover), altre riuscite (Peugeot-Nissan), altre criticate (Fiat-Chrysler), ma tali da ridurre notevolmente il numero di costruttori, a fronte di un aumento delle vetture prodotte nel mondo da 50 a 80 milioni/anno. Le aspettative dei clienti si sono ampliate grandemente, articolandosi in modi diversi, a seconda dei mercati, ma con un comune denominatore: la crescente sensibilità verso l’ambiente e la sicurezza, che nel corso degli anni ha fatto maturare un atteggiamento etico mai visto prima e che ha spinto svariati costruttori a impegnarsi sul fronte delle vetture ibride. Motori del mondo sono diventati Germania e Cina: la Germania fornisce un’auto su due in Europa e un’auto su cinque nel mondo, la Cina è ormai una realtà industriale inarrestabile, tale da diventare il primo mercato mondiale. In Italia, il declino del settore automobilistico è innegabile. La Fiat registra un crollo delle quote di mercato interno che pare non avere rallentamenti: dal 57,8% del 1989 al 46,2% del 1994 al 32% del 2008 al 29,7% del novembre 2012. I dati parlano di una crisi profonda che tocca non solo l’auto, ma l’intero settore industriale italiano. Nel 1970, nel solo Piemonte, l’industria rappresentava il 40% del PIL (Prodotto Interno Lordo); oggi, poco più del 20%. Uno stravolgimento produttivo, ma anche culturale e psicologico. Il comparto auto soffre in Italia di un mercato maturo, saturo, in cui le vendite sono scese da 93 due milioni e mezzo del 2007 a un milione e quattrocentomila (di cui oltre il 70% di produzione straniera) del 2012: un milione e centomila vetture in meno in cinque anni. Nel 2011 si sono vendute più biciclette che auto: 1.750.000 bici e 1.748.000 auto («La Repubblica», 1° ottobre 2012). Un dato isolato di questi ultimi anni è illuminante: nel 1993 la Fiat contava 260.000 dipendenti; dieci anni dopo, centomila lavoratori in meno; nel 2011 i dipendenti Fiat erano 141.000 di cui in Italia solo 63.000. Non c’è più un’Italia dell’auto, come invece l’Italia è stata per tutti gli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta del Novecento. I dati negativi si accavallano e si dibattono questioni, come il trasferimento di Fiat negli Stati Uniti, che sarebbero state impronunciabili qualche decennio fa. L’automobile ha cessato di essere strumento di crescita sociale, di occupazione, di emancipazione personale, di orgoglio e appartenenza. È diventata invece, tra progressiva perdita del potere d’acquisto delle famiglie, costante aumento del prezzo dei carburanti e dei pedaggi autostradali, crescita del costo delle assicurazioni, un bene di lusso, o comunque molto costoso. Ma l’automobile è, per sua stessa definizione, qualcosa in movimento, e che racchiude un mondo di competenze, di energie, di passioni che nessun altro oggetto industriale del Novecento contiene. È il prodotto finale di tecnologia, innovazione, design, studio dei mercati, capacità imprenditoriale e progettuale, evoluzione dei materiali, processi produttivi; si avvale della scienza, ma anche della psicologia e dell’etica. Ogni automobile nuova è una diversa visione del mondo. Nel Novecento, in Italia in particolare, è stata il motore dell’economia e di gran parte dei rivolgimenti sociali, ambientali ed economici. Pare impossibile non riconoscerle, ancora una volta, un grande avvenire davanti a sé. 94 RINGRAZIAMENTI Giunta al termine di questo percorso, che ho vissuto intensamente, fatto di grandi soddisfazioni, ma anche grandi ostacoli, sento di dover ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine e che mi hanno aiutato. Prima di tutto un grazie speciale va alla mia relatrice Adriana Bisirri che è stata fondamentale sia nei tre anni di corso sia nella stesura di questa tesi. Ringrazio anche i miei correlatori, Claudia Piemonte, Marilyn Scopes e Luciana Banegas che sono stati un punto fermo e che mi hanno aiutato a costruire le basi per la mia vita professionale. Oltre a loro, devo ringraziare tutto il personale docente e amministrativo della SSML Gregorio VII che è sempre stato molto disponibile ed efficiente. Le persone che più di tutte hanno creduto in me e mi hanno sostenuto sono stati i miei genitori. Grazie Dorin e grazie Violeta per avermi dato la possibilità di prendere un titolo così importante e per essermi stati vicino incondizionatamente. Non smetterò mai di ringraziare i miei nonni che, anche se lontani, mi hanno dato tutto il loro supporto. Grazie ai miei amici: Gianfilippo, Sara, il Franchino, la Vittima, che hanno sempre ravvivato il mio umore, che mi hanno donato serenità e mi hanno tirato su in tutti i momenti di difficoltà. Li ringrazio anche per il contributo importantissimo che mi hanno dato in tutto questo percorso. Ringrazio infinitamente Francesco, che ha scelto di vivere insieme a me sia i momenti belli sia quelli brutti, senza mai lasciarmi sola. Infine grazie a chiunque abbia partecipato anche in minima parte a questo progetto e a chi mi ha sopportato in questi anni. GRAZIE! 95 BIBLIOGRAFIA Enzo Rizzo, Auto leggendarie, Edizioni White Star, Novara, 2013. Alfa Romeo Auto Press, Firenze. BMW Group, Viterbo. Chrysler Media, Firenze. Citroën Communication, Firenze. Daimler Chrysler Media Archives, Firenze. Cesare Romiti, Questi anni alla FIAT, Rizzoli, Milano, 1988. Antonio Galdo, Fabbriche, Gli struzzi Einaudi, Trento, 2007. “La Repubblica. Auto”, 5 dicembre 2012. Dati Unioncamere 2012. SITOGRAFIA HTTP://WWW.ILPOST.IT/2014/10/27/AUTO-ELETTRICHE/ HTTP://WWW.DIREGIOVANI.IT/RUBRICHE/FOTOGALLERY/34872AEROMOBIL-30-PRIMA-AUTO-VOLANTE-2015-VIDEO.DG HTTP://WWW.TGCOM24.MEDIASET.IT/MAGAZINE/VIDEODALLARET E/1000262/CINA-ECCO-LAUTO-VOLANTE.SHTML HTTP://VIDEO.REPUBBLICA.IT/MOTORI/NUOVA-AUTO-VOLANTE-ISOGNI-SI-AVVERANO/181868/180671 HTTP://WWW.MUSEOAUTO.IT/WEBSITE/ HTTP://WWW.SISTAN.IT/INDEX.PHP?ID=88NO_CACHE=1&TX_TTNE WS%5BTT_NEWS%5D=3292&CHASH=CC6340D990FA378357CFA 02C51294794 HTTP://WWW.ISTAT.IT/IT/FILES/2011/05/04_CONSUMI.SWF HTTP://WWW.FIAT.IT/IT/FIATPEDIA/STORIA/ HTTP://FORMULA1.FERRARI.COM/IT/STORIA 96