Dicembre 2015
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Dicembre 2015 anno 6 - n°41 5 € Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale –70% CB-NO /GENOVA n.41 anno 2015 politica LA CRISI DEI POLI a pag. 14 porto CHIUSO IL “REGNO”DI MERLO a pag. 18 sanità RIVISTA DI ECONOMIA, POLITICA E CULTURA IN LIGURIA Giuseppe Montobbio Ha costruito come una fortezza inespugnabile un centro sanitario modello: una offerta di eccellenza per la sanità pubblica PUBBLICA E/O PRIVATA? a pag. 30 41 In copertina Giuseppe Montobbio ritratto da Marcello Scavo editoriale – L’Occidente e l’Italia incerti di fronte alla guerra di Paolo Lingua 4 | bébert - Il giallo delle scarpette da ballo: rosse o azzurre? 5 | l'economista - Com’è mesto lo sciatto abbandono dei bei giardini di Genova di Mario Margiocco 6 | la finestra sul mondo – Tutti gli italiani in festa sul gran carro dell’EXPO di Luciano Clerico 7 | ritratto – GIUSEPPE MONTOBBIO di Paolo Lingua 8 | politica – Comunali: i due poli “imbarazzati” di Caffaro di Rustico 14 | porto - L’ammiraglio sportivo nuovo “reggente”del Porto di Genova 18 | porto - “Count down” ora per Del Rio di Paolo Lingua 21 | genova - Il Blue Print: un sogno o l’ennesima illusione? 22 | genova - Quanti progetti ormai imbalsamati 25 economia - Il Premio Polis al manager Giuseppe Bono 26 | economia - Autobi: tutto l’“elettrico” di BMW 28 | sanità - La sanità secondo i progetti di Sonia Viale di Paolo Lingua 30 | sanità - Come superare il tabù politico della sanità privata di Matteo Cantile 32 | sport - Il modello di Torino capitale dello sport di Maurizio Michieli 34 | costume e società - Meglio un giorno da Black Widow o cento da Zorro? O no? di Carlo Brozzo 36 | gastronomia – Quando la pasta diventò un business di Lucullo 42 | cultura - Il senso della vita. Ho fotografato per capire 44 | cultura - Dagli impressionisti a Picasso 46 | cultura - Brassaï, pour l’amour de Paris 47 | appuntamenti – L’agenda europea del Natale di Renzo Tebano 48 | turismo – Natale “diverso” al mercatino di Govone di Valentina De Riz 50 | moda – Fiori e profumi di Valentina De Riz 54 | agenda di Renzo Tebano 55 | Direttore responsabile Paolo Lingua Redazione [email protected] tel. 010 5532774 Impaginazione Matteo Callegaro Progetto grafico studio Fa.Ma. Stampatore Ditta Giuseppe Lang arti grafiche srl Via Romairone 66 16163 Genova Editore Edizioni Liguri srl via XX Settembre 41/3 16121 Genova Iscrizione Roc 19634 Come abbonarsi: 5 numeri euro 15 bonifico bancario IBAN: IT51 Q061 7501 4000 0000 6803 880 intestato a Edizioni Liguri Srl Tel. 010-5532774 Fax 010-5532738 [email protected] 3 editoriale bébert L’Occidente e l’Italia incerti di fronte alla guerra PAOLO LINGUA N on è facile comprendere (ma è mai possibile capire le nostre infinite sottigliezze e i tortuosi distinguo che albergano nel nostro DNA nazionale?) la politica estera, sempre che ne esista una, dell’Italia. Dal dopoguerra a oggi abbiamo attraversato molti “passaggi” anche in contraddizione palese tra diverse visioni del mondo. Dal 1945 alla fine degli anni Cinquanta l’Italia, grazie ad Alcide De Gasperi, autentico statista di livello internazionale, uno dei tre della storia italiana unitaria (con Cavour e Giolitti), la rotta è stata univoca. L’Italia è stata correttamente fedele alla linea dei Paesi dell’Occidente e coerente all’interno del Patto Atlantico. Si obietterà che era una linea obbligata, dal momento che il mondo era condizionato dalla cosiddetta “guerra fredda” e che l’Urss, oltre che a proporre un modello politico inaccettabile (poi clamorosamente sconfitto dalla Storia), era un incombente pericolo d’ordine militare. Pure avevamo un vasto schieramento del quale non faceva parte solo il Pci, ma sino al 1956 anche il Psi di Nenni, che vedeva nel modello democratico e capitalistico occidentale d’impronta anglosassone un modello inquietante del Regno del Male. Non solo: piccole minoranze di intellettuali cattolici giudicavano negativamente l’atlantismo – anche per una inveterata antipatia per la cultura protestante – e vagheggiavano un non ben precisato neutralismo. Emarginato e sconfitto da De Gasperi, questo filone di pensiero però influenzò, all’inizio degli anni Sessanta il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, anche lui proveniente dalla sinistra democristiana, che tentò un approccio “diverso” con l’Urss, poi finito in maniera maldestra. Nel mondo cattolico, per non parlare 4 Solo Alcide De Gasperi lucido nella politica estera di quello socialista nuovo riferimento di governo della Dc, questo filone di pensiero sopravvisse: sfiorò, senza contaminarlo, Amintore Fanfani che si salvò grazie al suo pragmatismo; si insediò in alcuni settori minoritari delle stessa Chiesa Cattolica e si fece strada nel contorto pensiero di Aldo Moro. La vicenda delle Brigate Rosse e poi il crollo dell’Unione Sovietica chiusero quella problematica così come era stata impostata, ma nel frattempo la visione dei politici italiani della gestione della diplomazia e delle alleanze era diventata un brodo limaccioso. Il post comunismo sia pure traballante come castello ideologico ha portato con sé, sia pure nel gioco trasformistico del partito di Togliatti, elementi di neutralismo e di pacifismo di maniera, così come è continuato ad albergare in non pochi settori degli ex Dc poi confluiti nel Pd. Questo atteggiamento non sem- pre emergente e non sempre definito in termini di logica politica ha trovato un humus fertile in un diffuso atteggiamento delle democrazie occidentali dell’Ue. In realtà, dopo il 1945, l’Europa che aveva sconfitto il nazifascismo con l’aiuto determinante degli Usa, è uscita dalla mentalità bellicistica. Il che sarebbe anche un bene e potrebbe essere inteso con una respiro di civiltà e di progresso se non si dimostrasse poi incapace di voler vedere certi aspetti della violenza diffusa nel mondo e in particolare a causa della parte fanatica del complicato universo islamico. Naturalmente sarebbe assurdo perseguire scelte alla cieca come l’invio massiccio di truppe di terra (non è riuscito alla vecchia Urss in Afganistan e non è riuscito all’alleanza occidentale in Irak), così come è stato un grave errore la guerra alla Libia di Gheddafi. In questo frangente difficilissimo, dopo la serie di atroci attentati delle scorse settimane, il leader politico più risoluto e con le idee chiare è apparso Putin, mentre Obama ha dimostrato i suoi limiti nella gestione della politica estera. Certo, Putin ha il vantaggio di non dover tener conto dei processi mediatici e dell’opinione pubblica del suo Paese e detiene il potere come una sorta di “caudillo”. Ma l’Occidente e l’Europa hanno mostrati limiti, confusioni, piccole furbizie, contraddizioni e, perché no?, vigliaccherie, al di là dei proclami roboanti. In questo contesto, non si può forse neppure massacrare polemicamente il Governo italiano che si è messo in coda dietro agli altri Stati più importanti chiedendo accordi generalizzati prima di agire. Forse non si poteva far nulla di diverso, ma è indubbio che la nostra tradizione opportunistica e rinunciataria ci assiste minuto per minuto e non ci abbandona. Il giallo delle scarpette da ballo: rosse o azzurre? I l Gran Consigliere Pellegrino da Gattinara esitò sulla porta dell’imperatore Giovanni Sulla Terra immerso nella lettura di missive e decreti. Finalmente l’Imperatore alzò lo sguardo aggrottando le ciglia. “Gattinara cosa tenete in mano? Venite avanti”. Pellegrino fece tre passi: in mano aveva una elegante scarpetta da donna dal tacco allungato come un pugnale. Era di cristallo appena venato d’azzurro. Giovanni guardò stupefatto: “Che cos’è?” “Mio Sire – sospirò Pellegrino – alla gran festa degli Italioti che è stata data in vostro onore, scendendo dallo scalone, vostra nipote Cenerilaria ne ha perduta una che è ruzzolata fuori del bordo precipitando nel giardino: i domestici si sono precipitati a cercarla ma nel buio non s’è trovato nulla”. “E allora? – il Sovrano era sempre più stupefatto – il dramma è tutto lì?”. Nuovo sospiro del povero Gran Consigliere: “Ma voi conoscete Cenerilaria, mio Signore. Tra due giorni a Mediolano, il Re dei Re darà una nuova festa nella sua magione Arcoliana. Quelle scarpette sono quasi un feticcio per lei; vuole disperatamente trovare quella perduta che è la sinistra. Poi sapete che la principessa la destra non la perde mai”. L’Imperatore fece un cenno sulla fronte come per dire: qui siamo fuori di testa. Pellegrino da Gattinara allargò le braccia: “Ora faremo il giro delle damigelle della festa per vedere a quale potrebbe stare alla perfezione la scarpina. Potrebbe essere lei la ladruncola...”. Giovanni alzò gli occhi al cielo. “Ma andranno alle feste con una scarpa per sola? Una di destra e una di sinistra?” Anche Pellegrino era desolato “Ah, le donne, valle a capire”. Così uscì in carrozza, accompagnato Chi ha rubato la scarpetta sinistra della principessa Cenerilaria? dal prode Granpiedone che un altro dei collaboratori dell’imperatore, alto e aitante, gran spadaccino. La ricerca non fu facile. Poche avevano il piede slanciato e sottile come la principessa Cenerilaria. Furono interrogati i domestici, si frugò dappertutto. In uno studiolo del palazzo Granpiedone ormai stanco si fermò a omaggiare la damigella Miscella che era un raro caso di fanciulla erudita che stendeva pergamene di memoriali di corte con una gran penna d’oca rosso fiamma. Miscella era bruna, slanciata con profondi occhi neri. Granpiedone depose la spada e confessò d’essere, all’occasione, menestrello e che avrebbe volentieri composto un’ode per esaltare le sue grazie. Miscella ridacchiava senza farsi notare, quando, agitando la mano declamando fece cadere a terra uno scrignetto dal qualche balzò fuori una scarpina di cristallo. In quella fece irruzione nella stanza un trafelato Pellegrino da Gattinara. Fulminò con uno sguardo Granpiedone e gli intimò di bloccare Miscella sulla sedia. Poi le provò la scarpina nel piede sinistro. Risultò perfetta. Si scoperse che la damigella ladra di scarpe era una seguace di Lorenzaccio duca di Florentia, gran nemico del Re dei Re. Era una trama? “Sì, la congiura dei pazzi” commentò il Gattinara. L’Imperatore Giovanni Sulla Terra aveva per fortuna buon senso. Firmò un decreto di grazia per Miscella, mentre la principessa Cenerilaria strillava e Granpiedone cercava di consolare una Miscella indifferente alla sua corte. Alla festa seguente Cenerilaria danzò traballando sulle scarpette di cristallo azzurro. Miscella per dispetto venne con le scarpette rosse. 5 opinioni l'economista la finestra sul mondo COM’È MESTO LO SCIATTO ABBANDONO DEI BEI GIARDINI DI GENOVA TUTTI GLI ITALIANI IN FESTA SUL GRAN CARRO DELL’EXPO MARIO MARGIOCCO F rancesco Messina (1900-1995) è stato uno dei più grandi scultori italiani ed europei moderni, le sue opere sono nei grandi musei del mondo, da Zurigo a Washington a San Paolo a Tokyo, e i genovesi possono ammirare una sua scultura giovanile (nato in Sicilia, studiò e si formò a Genova dove visse fino al 1932) in piazza Villa a Castelletto. È il monumento (1925) ai caduti del quartiere nella prima guerra mondiale, al centro di un’aiuola oggi spelacchiata dove nonostante la piccola recinzione decine di genovesi portano ogni giorno il loro cane o i loro cani a fare la popò. È un piccolo rito locale a sera fare due chiacchiere con altri proprietari mentre gli animali razzolano. Ai turisti che lì scendono dal pullman per incamminarsi verso la magnifica Spianata nessuno probabilmente indica il Messina, e forse è meglio così, per il buon nome della città. Genova di suo è bellissima, alluvioni permettendo. Ma ha aiuole giardini e giardinetti tra i più trascurati d’Europa, per la sciatteria di certi suoi abitanti e l’incuria di chi dovrebbe fare sia la manutenzione che l’antimaleducazione, cioè qualche multa. Nella citata aiuola Messina di Castelletto, e in quelle vicine, bisogna dare atto al Comune che ogni tanto un piccolo intervento per ripristinare un pezzo di recinzione (inutile, come segnale di “qui non si passa”) , viene fatto. Sono le classiche recinzioni delle aiuole genovesi, una serie continua di U rovesciate alte circa 30 centimetri. Ma si è visto proprietari di cani sfondare con una ripetuta pressione del piede un pezzo pericolante per facilitare il passaggio ai quadrupedi troppo vecchi o grassi per saltare. Messina che 6 LUCIANO CLERICO Mario Margiocco, genovese, giornalista esperto di economia internazionale. si aggiudicò il concorso nel 1923, i suoi tre soldati vittime del conflitto immortalati nel bronzo, e i poco meno di 200 caduti nominati nelle lapidi rigorosamente e giustamente in ordine alfabetico, da un colonnello a moltissimi tenenti e capitani a moltissimi caporali e soldati, guardano tacendo. C’erano un paio di paletti e avvisi del tipo “vietato calpestare le aiuole e sporcare” con citata la norma che ne fa divieto, ma da qualche tempo sono scomparsi. I cartelli a protezione del verde da bipedi e quadrupedi ci sono invece nei grandi, e nei piccoli, e un tempo bei prati di villa Gruber, dove oggi sull’erba “vietata” si tirano calci al pallone, si fanno corse, e dove molti, moltissimi, portano i loro cani a razzolare e a fare il dovuto. Lo raccolgono, se si tratta di solidi, ma non sempre. Villa Gruber non solo per i prati è particolarmente triste, con l’edificio principale sbarrato a marcire, finestre plastificate e inchiodate, e la bella dépendance poco sotto la villa neoclassica un rudere devastato dove ogni tanto si muovono improbabili personaggi. Difficile che una comunità così dimentica del passato, nei limiti del possibile, possa ben provvedere al futuro. Troppi genovesi spesso a un metro del “vietato calpestare” liberano con soddisfazione il loro Fuffi, a villa Gruber e altrove. Qualcuno che ne ha potere dovrebbe dare un’occhiata, perché un privato, se ricorda l’elementare civismo, viene in genere mandato a quel paese. Come qualcuno di nostra conoscenza che per tre o quattro volte gentilmente ha fatto osservare a chi “pascolava” il cagnetto o il cagnone o i due cani nelle aiuole sotto il monumento a Mazzini, tra Villetta di Negro e Corvetto, che la cosa era vietata da cartelli appositi. Oltretutto sono fra i pochissimi prati erbosi sempre ben curati della città. Prima non si era mai visto, ma da qualche tempo in particolare verso sera e più sul tardi all’ombra di Mazzini succede, eccome. “Pensi ai fatti suoi”, “va fa…” e “pensa ai c… tuoi” sono fra le risposte ricevute, anche da parte di “signore”. Fino a quando non si sparge la voce di qualche piccola multa appioppata ai trasgressori non può che peggiorare. Coraggio, signori vigili urbani. Se vogliamo essere una città turistica, anche a questo occorre provvedere. Per non parlare di un altro gioiello di Genova, la passeggiata Anita Garibaldi di Nervi. Qui i poveri cani c’entrano poco. C’entra l’incuria. Il salino corrode tutto: panchine, per metà con le tavole marce o andate, le intelaiature di ferro corrose, i lampioni e la ringhiera malandati oltre il possibile recupero, a volte. Tutto era stato sistemato una ventina di anni fa. Ma, come a bordo, ci vorrebbe sempre qualcuno con il pennello in mano. Si conferma quanto diceva Leo Longanesi: l’Italia più che di rivoluzione ha bisogno di manutenzione. E a volte di educazione. M ILANO - L’Expo ha chiuso con un successo “di tutti”. Se fosse andata male era una colpa “di pochi”. Niente di nuovo, sotto il sole italiano. Basti pensare al memorabile incipit dei “23 giorni della città di Alba” del grande Beppe Fenoglio. Per raccontare la presa della città da parte dei partigiani, e la successiva perdita della città un mese dopo, Fenoglio comincia così il racconto: “Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944”. Così è, in Italia. Da sempre. È un modo d’essere che porta l’italiano medio a salire sul carro dei vincitori, a trasformarsi in maggioranza silenziosa quando non si sa chi vincerà, a scendere in fretta (e prima) dal carro dei perdenti quando le cose si mettono male. Niente di nuovo, appunto, neppure per Expo. Per chi l’ha vissuto dall’interno, però, fa un po’ specie registrare certi trionfalismi da parte di persone ‒ e non farò nomi ‒ che nei mesi precedenti manifestavano apertamente tutto il loro scetticismo. Ed è questo il punto vero: il bisogno, tutto italiano, di “esibire” se stessi e le proprie facce spacciandole per opinioni. No, cari italiani, una faccia non è un’opinione. Non lo è mai stata, né lo sarà mai. Un’opinione è qualcosa di argomentato, di ponderato, di sofferto addirittura. Una faccia, in genere, è solo un indizio. Nell’esperienza di Expo ciò che colpisce è lo scarto tra la percezione interna dell’evento e la percezione esterna. Ad aprile, mentre in Italia ancora Esposizione universale da grandi numeri, tra trionfalismo e lamento made in Italy Luciano Clerico, caposervizio ANSA è stato a lungo corrispondente dagli Stati Uniti. imperversava il dibattito-scontro tra ottimisti e pessimisti circa l’opportunità di “fare” Expo, negli Stati Uniti il “New York Time”s segnalava ai suoi lettori che ‒ per l’estate 2015 ‒ il posto nel mondo da andare a vedere era Milano. Ed elencava i motivi, cominciando dalla mostra di Leonardo. Il servizio non taceva gli scandali tutti italiani degli appalti poco chiari, riportava con chiarezza il profilo e la funzione ‒ nell’ambito di Expo ‒ del presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, non nascondeva la possibilità che i turisti potessero incontrare scioperi o ritardi. Tuttavia, alla fine, giungeva a questa conclusione: nell’estate di Expo vale la pena andare a Milano. Per il cibo, la storia, l’arte, la cultura. Milano era la prima in classifica tra 52 destinazioni consigliate. In Italia invece prevaleva il lamento. È un’arte antica e tutta italiana che ha varie declinazioni, ma riguarda tutte le nostre culture regionali, da nord a sud. Ciò che a Genova è il mugugno, a Napoli è la preghiera a San Gennaro, ma è sempre la stessa minestra. Ben sintetizzata dall’espressione vernacolare della tradizione partenopea che più di altre esprime un modo d’essere dell’italiano medio: “chiagne e fotte”. Con Expo, o per meglio dire con coloro che ne prevedevano il totale insuccesso, è successo qualcosa di analogo. Prima piangevano miseria, prevedendo sfracelli. Ora si autocelebrano, dicendo che è stato merito loro. Il commissario Sala tace. E sorride. 7 ritratto Con grinta e con tenacia, convinto che alla fine dei conti la storia “gli darà ragione”, GIUSEPPE MONTOBBIO, imprenditore del settore sanitario sogna un cambiamento di mentalità da parte della politica per arrivare a una integrazione tra pubblico e privato in un settore sociale della massima importanza: è sicuro, al di là del suo ruolo nel mercato, che i cittadini avranno solo dei vantaggi PAOLO LINGUA 8 9 ritratto Nel 2006 apre la più grande delle filiali Biomedical, quella di Genova Sestri Ponente G iuseppe Montobbio nasce a Genova nel 1952. Trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza nel ponente genovese, conseguendo il diploma di Scuola Media Superiore nei primi anni Settanta. Dopo un breve periodo trascorso in qualità di dipendente pubblico nella sanità, decide di dar vita ad attività privata con la nascita di Biomedical, sorta come Laboratorio di Analisi Cliniche, all’interno di un locale di circa 10 mq e con un investimento estremamente modesto. Ma se l’investimento è esiguo l’intuizione è grande e dà inizio ad una storia aziendale fortemente positiva. Difficile scindere la vita di Montobbio da quella di Biomedical; la crescita dell’uomo è sempre direttamente proporzionale a quella dell’Azienda. Reinveste costantemente nella propria attività, intraprendendo un percorso, certamente non privo di asperità, ma dove la capacità imprenditoriale e innovativa sono punti cardine degli obiettivi di Giuseppe Montobbio, non si spiegherebbero altrimenti gli importanti investimenti fatti nel corso degli anni, in una logica di adesione totale ai processi di cambiamento e di risposta ai nuovi bisogni emergenti. Il periodo di espansione va avanti negli anni fino al 1988 quando Montobbio porta, nella filiale di Radiologia di Biomedical, la prima Tac del ponente. Nel 1993 il salto di qualità è fatto, con la creazione della nuova sede operativa, che unisce le due originarie sedi di Laboratorio Analisi e Fisioterapia e di Radiologia, mantenendo una filiale a Genova Pegli , aperta negli anni Ottanta. La nuova struttura è un edificio di circa 1800 mq, con 2500 mq di posteggio privato, posta tra le delegazioni di Pegli e Prà. Tutto sembra andare per il meglio, ma, a solo un mese dall’inaugurazione, l’alluvione del 23 settembre 1993 mette in ginocchio la zona e con essa anche Biomedical. È un periodo buio, occorre ricominciare e le risorse sono quasi inesistenti. 10 La radiodiagnostica è un servizio di eccellenza sul quale Biomedical ha investito con l’acquisto di moderne e sofisticate attrezzature. Nessun contributo straordinario da parte delle istituzioni viene in aiuto. Biomedical è costretta a rinunciare ad un progetto già in fase di realizzazione, ovvero la nascita di una Casa di Salute della capienza di 90 posti letto, e per far fronte alle spese più urgenti deve “svendere” l’immobile già di proprietà. Ma Montobbio ama le sfide, soprattutto ama vincerle, ed è così che mettendo in campo tutta la sua intraprendenza e coadiuvato dalla partecipazione dei suoi collaboratori, riesce a superare le avversità e riprende l’ascesa. Nel 2004 ottiene l’accreditamento definitivo da parte della Regione Liguria, che comprende anche la creazione di un blocco operatorio con annesso Day Hospital, Day Surgery e One Day Surgery. Nel 2006 si realizza l’apertura della più grande delle filiali Bomedical, quella di Genova Sestri Ponente. A questa seguono nel 2013 la filiale di Con oltre settanta persone tra dipendenti e collaboratori, è uno degli istituti più qualificati del Nord d’Italia Mele, nell’immediato entroterra e nel 2015 la filiale di Arenzano. Motivo di soddisfazione e di riconoscimento da parte della popolazione che frequenta l’Istituto è la sottoscrizione di un prestito obbligazionario, chiusa anticipatamente sia la prima volta, nel 2007, che la seconda nel 2012. Montobbio non ritiene di ricorrere al prestito obbligazionario per meri motivi finanziari, vuole capire quanto la sua azienda goda di stima e di credibilità fra coloro che accedono alle prestazioni e la gente risponde. Questo è uno dei successi che egli ritiene più importante. Tutto ciò pone Biomedical Spa tra gli istituti più qualificati del Nord Italia. Oggi Montobbio può considerarsi imprenditore affermato, in grado di fornire alla propria utenza prestazioni di eccellenza e di dar lavoro a circa 70 persone, tra dipendenti e collaboratori, mantenendo una società sana ed efficiente anche in tempi difficili come quelli attuali. Montobbio ha certamente sacrificato buona parte della sua esistenza alla sua azienda, rimanendo a lavorare in Liguria, malgrado le innumerevoli difficoltà che questa Regione presenta e le richieste che gli vengono fatte di trasferire altrove la propria azienda e la propria persona. Forse perché, malgrado tutto, la dignità e la serietà che gli vengono dalle proprie origini, fanno parte della sua vita. L a sua azienda annuncia importanti innovazioni e un aumento del suo potenziale di servizio. Ci saranno nell’immediato avvenire altre novità e altri investimenti? Ritengo che per il 2015 un investimento sull’innovazione tecnologica di 2.000.000,00 Euro sia molto più che sufficiente. Nel dettaglio l’operazione consiste nell’ampliamento ed il rinnovo di una Risonanza Magnetica ad alto campo da 1,5 tesla, anche se si tratta di una macchina di soli 5 anni, ed è stata acquistata una nuova Risonanza Magnetica da 1,5 tesla Optima 450 Gem General Electric, la prima silent scan, dove le prime sequenze non creano più rumore, con un “tubo” di 70 cm di diametro, (utile per le persone in forte sovrappeso, i bambini ed i claustrofobici) e più corto di 40 cm. Le due macchine sono corredate di ogni tipo di software, consentendo l’esecuzione di qualsiasi prestazione ad altissimo livello. Inoltre è stata rinnovata la radiodiagnostica generale con l’acquisto di un digitale diretto “robotizzato”. È stato acquistato un nuovo Ecografo dedicato ad indagini vascolari e proctologiche. Infine è stato acquistato un nuovo sistema Ris Pacs, per la gestione dei referti medici e relative immagini. Il sistema consentirà di avere immagini consultabili “on line” di 10 anni di archivio. continua a pag. 12 X 11 ritratto Tra le novità, un nuovo ecografo per indagini vascolari e proctologiche e un nuovo sistema per la gestione dei referti medici e relative immagini Queste scelte strategiche rispondono a una precisa esigenza di mercato oppure lei ritiene che siamo alla vigilia di importanti cambiamenti? La situazione del mercato di oggi è esattamente la stessa di quella di 10 anni fa. Ritengo e spero di essere alla vigilia di importanti cambiamenti. Quale è secondo lei il rapporto oggi tra sanità pubblica e sanità privata? Ancora oggi è un rapporto gestito in modo unilaterale; la speranza è che diventi un rapporto di collaborazione costruttiva, in grado di apportare vantaggi ad entrambe le parti. Intravede dei cambiamenti, con la nuova giunta, nella politica sanitaria della Regione Liguria? I cambiamenti li auspico. Basti pensare che nel precedente decennio l’Assessore alla Sanità, più volte invitato, non ha mai visitato Biomedical. Tengo comunque a precisare che ho notato una volontà da parte della nuova giunta ad ascoltare e cercare di capire i problemi da risolvere. Come giudica l’annunciato asse di collaborazione tra Liguria e Lombardia? Se la Liguria è destinata a rimanere terra di conquista da parte di altre regioni è evidente che il mio giudizio è negativo; altresì se accade che la regione Lombardia trasmette la sua impostazione di gestione sanitaria la collaborazione diventa positiva. Pensiamo alle lunghe liste di attesa ed alle conseguenti “fughe” verso altre regioni; senza contare l’esodo dei nostri specialisti che sono andati a prestare la loro opera nelle regioni limitrofe. È evidente che con un concetto di “libera scelta” da parte del cittadino, come accade da loro, si avrebbe un rilancio delle strutture liguri (ammesso che ci siano nella nostra regione strutture tecnologicamente avanzate). Tutto ciò darebbe adito al rientro di professionalità ligure e di nuovi investimenti sul territorio. Proprio a seguito dell’avvenuta conoscenza di questo progetto mi sono affrettato a trasmettere le potenzialità tecnologiche e di risorse umane di Biomedical, affermando che “un pezzo di Lombardia è già qua”. Secondo lei in Italia ci sono ancora molti sprechi nella gestione della medicina e dell’assistenza? Penso di sì, ma tanto dipende da regione a regione. 12 Nel 2015 Biomedical ha investito 2.000.000 di euro sull’innovazione tecnologica con una risonanza magnetica di altissimo livello. Biomedical è un importante punto di riferimento in materia di sanità per l'ampio bacino di utenza del ponente cittadino Ha anche lei un “dream”, un sogno da realizzare? Il sogno irrealizzabile è una azienda di produzione, in quanto confesso che la sanità non mi è mai piaciuta. Invece un sogno da realizzare, rimanendo ahimè nel mondo della sanità, è una scuola intesa non in senso tradizionale, ma in grado di colmare un “vuoto” istituzionale che esiste tra il conseguimento della laurea e della specialità e l’inserimento nel mondo del lavoro delle nuove generazioni. Per meglio intendere un insieme di professionisti, meglio ancora se organizzati in una associazione, che mettono a disposizione la loro esperienza ed il loro lavoro per “traghettare” i giovani nelle realtà lavorative locali e perché no anche in quelle di Paesi in via di sviluppo. 13 politica La primavera elettorale si prospetta un campo di battaglia, dal capoluogo alle province. Tra antichi conflitti e nuove coalizioni Marco Doria sta pensando di ripresentarsi forte d’uno schieramento che raccoglierebbe tutta l’estrema sinistra, la sua lista indipendente e che godrebbe del sostegno di una parte del Pd. Comunali: i due poli “imbarazzati” CAFFARO DI RUSTICO I l 2016 sarà una sorta di “anno di prova” per tutti i variegati schieramenti politici della Liguria. La “prova” verrà dalla tornata elettorale di primavera che avrà come epicentro (siamo nella logica dei terremoti) le elezioni comunali di Savona. Nel capoluogo ponentino, per adesso, non sono ancora emerse indicazioni nette. Il Pd ha subito una secca sconfitta nell’arco della provincia alla prova delle elezioni regionali, dopo un più che discreto esito delle “primarie” che aveva suscitato non poche illusioni. I vertici locali, che non potranno per legge ripresentare il sindaco uscente Federico Berruti, dopo due mandati consecutivi, si sono chiusi in se stessi e divisi, come un po’ dovunque, in molte tribù. Savona, se fosse conquistata dal centrodestra o (ancor peggio per la stessa sinistra) dal movimento Cinquestelle, sarebbe il preludio a una probabile sconfitta a Genova, dove si voterà nel 2017. Forse per il Pd sarà 14 possibile conservare la roccaforte spezzina che però è per molti aspetti anomala rispetto al resto della Liguria. Il nocciolo del problema della sinistra resta però la situazione di Genova che è stata il vero campo di battaglia dove è maturata la sconfitta della scorsa primavera con la conseguente perdita della Regione. Il Pd ha subito emorragie a sinistra, ufficiali e ufficiose. Non si sa ancora se i malumori in qualche modo si concreteranno nella formazione d’una lista in antitesi al Pd. Per il momento, non si capisce ancora la strategia dei cosiddetti “civatiani”: correranno da soli o faranno squadra con il “nuovo” raggruppato attorno a Sel e ad alcuni fuoriusciti. All’interno del Pd, comunque, sopravvive ancora una componente storica nostalgica solo in parte dell’ideologia del vecchio Pci, ma che è soprattutto legata ai miti, ai rituali, al linguaggio e ad alcuni punti di riferimento che han- L’epicentro della tornata elettorale della prossima primavera saranno le elezioni comunali di Savona no costituito l’ossatura d’un movimento che per decenni è stato alternativo sia in politica interna sia in politica estera. Sono i vecchi ex deputati, ex assessori ed ex dirigenti che non si ritrovano nel “renzismo” che modifica il DNA al partito. Al tempo stesso ci sono i giovani “renziani” che potremmo definire la destra dello schieramento del partito che incalzano perché vogliono chiudere l’esperienza del sindaco Marco Doria che ritengono negativa. Agitate anche le acque degli esponenti Pd che provengono dall’area cattolica, ex democristiana. Una parte sono “renziani” e vedono nel leader nazionale il loro riscatto e la loro rivincita sugli ex comunisti. Ma non mancano dissensi da parte di frange che un tempo sarebbero state definite “cattocomuniste” e che trovano Renzi troppo disinvolto. Le scelte, che il commissariamento della federazione regionale non hanno assolutamente risolto come del resto era prevedibile, si presentano assai complesse. La giunta Doria è spaccata e ogni giorno è ricucita a stento. Il gruppo dei consiglieri è dilaniato: politica sociale, mercatini, trasporti, progetto di Renzo Piano per il nuovo porto, strategie industriali, urbanistica sono tutti argomenti di scontro che poi si riflettono in quella realtà politica fragile e priva di identità che va sotto il nome di Città Metropolitana. Marco Doria sta pensando di ripresentarsi forte d’uno schieramento che raccoglierebbe tutta l’estrema sinistra, la sua lista indipendente e che godrebbe del sostegno di una parte del Pd. Avrebbe contro la maggioranza del Pd e un po’ di gruppuscoli eredi d’un centro disgregato. Sarebbe una candidatura destinata a spaccare magari evitando le primarie che sarebbero laceranti. Al tempo stesso i moderati “renziani” sono per ora senza un candidato di riferimento, capace di “mangiare” spazio e voti al centro. Qualcuno dice che ci vorrebbe un “nuovo Pericu” cinquantenne. Ma esiste? E se esistesse avrebbe voglia di mettersi in gioco? Il Centrodestra Lo schieramento di centrodestra che ha vinto sorprendentemente alle elezioni regionali potrebbe avere, per la prima volta, qualche chance di conquistare la roccaforte storica della sinistra, ovvero il Comune di Genova. Nel 2012 il Pd commise una serie impressionante di errori. Si fece sorprendere dalla candidatura di Marco Doria che poi, a denti stretti, dovette subire dopo lo sgangheramencontinua a pag. 16 X 15 politica Giovanni Toti è presidente della regione Liguria in carica dalla scorsa primavera. La soluzione, per Giovanni Toti è la riproposizione del modello vincente già collaudato. Tutti uniti e con un candidato presidente più di centro che di destra to delle primarie. Lo schieramento di sinistra però nel 2012 nella disgrazia ebbe fortuna perché i partiti e i partitini di centrodestra si presentarono alla urne con tre-quattro candidati che si massacrarono l’un l’altro perché l’odio e la rivalità furono più forti della voglia di vincere. Fu una delle peggiori “performance” politiche dell’area moderata. Alle regionali è successo il contrario: tutti uniti e con un candidato presidente più di centro che di destra. La soluzione – Giovanni Toti lo sta ripetendo sino alla esasperazione – è la riproposizione del modello vincente già collaudato. Ma non mancano i problemi. Dato per scontato che i tre partiti del centrodestra (Lega Nord, Fratelli d’Italia, Forza Italia) faranno blocco, resta il problema – non secondario – del candidato sindaco. Sarà un espo- 16 nente di Forza Italia o della Lega Nord? Oppure una personalità esterna ai partiti, un imprenditore, un manager o un professionista? E sia pure nella sua posizione esterna, sarà più incline alle posizioni della Lega o di Forza Italia? Non è una questione tanto semplice. Oggi la poltrona di sindaco è in assoluto la più scomoda cui possa aspirare un politico. Genova è un capoluogo certamente ricco di problemi e di contraddizioni e da decenni in crisi di crescita, ma il panorama italiano non è dei migliori: Napoli, Roma, Palermo sono gli esempi più vistosi. Il sindaco è un amministratore pubblico che decide ogni attimo sulla pelle dei cittadini, è sotto il riflettori 24 ore su 24 e il suo incarico non è neppure particolarmente remunerato, condizione quest’ultima (non bisogna essere ipocritici) che frena chiunque stia attraversando un momento di brillante carriera nella propria vita. Una considerazione che, obiettivamente, pesa di più nel mondo del centrodestra, dover l’individualismo è più forte che in quello del centrosinistra. La soluzione, come s’è detto, apparirebbe semplice sulla carta: bisognerebbe trovare una sorta di nuovo Toti e poi andare alle urne blindati e compatti come una sorta di falange macedone. Soluzione auspicata per Forza Italia. Ma alla Lega di Salvini andrà bene? Non manca chi storce il naso ricordando che la Lega, per adesso, è lo schieramento più forte e che il candidato sindaco dovrebbe essere un esponente del Carroccio. Una scelta del genere non comporterebbe una perdita di voti al centro, perché la Lega potrebbe strappare suffragi ai Cinquestelle. Il ragionamento per certi aspetti sta in piedi. E allora? Ai liguri, di tutti gli schieramenti, toccherà ancora un anno di colpi di scena e di spostamenti tattici. Sempre con l’ombra inquietante dei Cinquestelle alle spalle degli eterni contendenti. porto L’ammiraglio sportivo nuovo “reggente”del Porto di Genova Nella sua prima uscita pubblica, al Propeller, ha sostenuto la riforma della portualità allo studio del governo 18 L’ ammiraglio Giovanni Pettorino, 59 anni, si è insediato a Palazzo San Giorgio senza enfasi, scortato dal presidente uscente Luigi Merlo. In borghese, lasciata la divisa in Capitaneria, il nuovo commissario ha cominciato dai dipendenti dell’Autorità portuale e si è fatto consegnare tutti i dossier aperti. Sposato, due figli, laureato in Scienze Politiche, specializzato in “Diritto internazionale marittimo”, nel 1989 ha ottenuto il suo primo incarico di peso Comandante del porto di Sanremo, successivamente è stato trasferito a Roma presso il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, quindi ha partecipato alla prima missione in Albania ed è stato comandante delle Capitanerie di Porto di Pescara e di Gioa Tauro (dove è stato commissario dell’Autorità portuale, per un anno, nel 2000). Dal 2001, presso il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, è stato prima Ufficiale superiore addetto ai rapporti con il Parlamento, poi Ufficiale Superiore addetto al Ministro. Nel 2005/2007 è stato Comandante del porto della Spezia e nel 2010 è stato promosso Contrammiraglio. I suoi ultimi incarichi: Comandante del porto di Ancona e Capo del 3° Reparto Piani e Operazioni alle cui dipendenze opera il Centro Nazionale di Coordinamento di Soccorso Marittimo (IMRCC), impegnato per lo più nelle operazioni in soccorso dei migranti. È 35% La quota sul totale nazionale di container movimentati dai terminal genovesi 2,173 mln di teu Nel 2014 viene stabilito il nuovo record storico per traffico di teu stato per quattro volte campione Marina Militare nei 5000 metri di marcia negli anni 1985, 1989, 1991 e 1997. Oggi è al vertice del Porto di Genova e il suo stile è quello di sempre: toni gentili, determinazione, profilo mai sopra le righe. Nella sua prima uscita pubblica, al Propeller, in giacca e cravatta, ha sostenuto la riforma della portualità allo studio del governo: “È un buon progetto perché offre una visione sistemica”. Intanto ha già convocato due comitati portuali nel primo mese di insediamento. Pettorino ha ricevuto dalle mani di Luigi Merlo un porto in ottima salute, nonostante la crisi sui traffici che soffia dal Far East. I terminal genovesi movimentano nel loro insieme oltre il 35% dei container trattati in Italia e negli ultimi anni, nonostante la crisi globale, Genova ha aumentato le sue quote di mercato del 4,4% rispetto alla situazione nell’anno peggiore, il 2009. È stato il porto che ha raggiunto le migliori performance, anche all’interno del solo ambito tirrenico (che detiene l’80% del mercato nazionale e nel quale Genova cresce più degli altri scali). Tra il 2008 e il 2014 i traffici sono cresciuti a un tasso medio del 3,5%, più del doppio rispetto alla media nazionale. Se si considera solo il periodo della ripresa la percentuale sale al 7,2%. L’ultimo anno certificato, il 2014, ha visto aumenti del traffico container a Genova del 9,3%, dato che ha consentito di determinare il nuovo record storico per traffico di teu (2,173 mln). Battuto il precedente record, del 2012, coinciso con il simbolico sfondamento dei due milioni di teu. Il ritmo conseguito dallo scalo, con oltre sei mila navi in arrivo ogni anno, consente oggi una movimentazione che supera, nei mesi migliori, i 200 mila container. Insomma, come ha detto Merlo: “Nel 2008 il Porto di Genova era stato battezzato come la Striscia di Gaza dai giornali nazionali, era il problema più grande della città. Ora è la più grande speranza di sviluppo”. Anche grazie alla pianificazione e alla programmazione di nuove opere, nonché grazie alla coesione della comunità portuale e all’efficienza degli operatori, Genova ha infatti saputo attrarre anche le imprese italiane che sono state capaci di reagire alla crisi, come dimostra l’aumento delle esportazioni, ormai allo stesso livello delle importazioni. Il totale delle tonnellate di merci trattate si consolida sopra i 50 milioni, mentre prosegue lo sforzo per riportare i passeggeri attorno alla soglia dei 3 milioni di unità soprattutto recuperando nel settore delle crociere, partito da 500 mila passeggeri e arrivato oggi a prevedere lo stabile ritorno sul milione. Il Porto di Genova, inoltre, dal luglio del 2009 è soggetto alla più grande opera di dragaggio mai avvenuta nella sua millenaria storia. Durante l’opera, interamente finanziata dall’Autorità portuale con 68 milioni di euro e con un cantiere che è previsto in chiusura nel dicembre 2015, sono stati smaltiti (e, una volta monitorati, utilizzati per i riempimenti di Calata Bettolo) oltre 3,5 milioni di metri cubi di materiale. I fondali verranno portati a quote compatibili alla navigazione di navi continua a pag. 20 X 19 porto Giovanni Pettorino ha ricevuto dalle mani di Luigi Merlo un porto in ottima salute mercantili di elevato tonnellaggio e all’attracco delle più moderne navi da crociera. Le aree interessate dai dragaggi sono state: il canale di Sampierdarena, l’area del super bacino, calata Sanità, i bacini di carenaggio, il bacino di evoluzione, il Porto Antico, calata Massaua, calata Inglese, calata Giaccone, il Porto petroli, la vasca di decantazione del torrente Polcevera, la zona tra Ponte Ronco ponente e la banchina Italsider di levante, l’imboccatura di ponente del bacino di evoluzione e il canale di calma antistante la banchina Italsider sud. Oggi, a detta di ogni soggetto, il Porto di Genova ha caratteristiche e immagine di una comunità portuale che sa fare sistema e che sa confrontarsi su temi e progetti che la pongono all’avanguardia della portualità nazionale. Dal 2008 a oggi il Porto di Genova ha ridotto del 30% (in via prudenziale) i tempi di transito e di stazionamento dell’autotrasporto. Il viadotto di Voltri, che da solo regge la metà del traffico portuale genovese, vede il passaggio di 2.000 camion al giorno alla media di uno ogni 20 secondi. Si tratta di un risparmioa di oltre 400 ore di lavoro per ogni giornata. L’Autorità portuale si è fatta promotrice di un costante dialogo con i soggetti coinvolti nel lavoro quotidiano, dai privati agli organismi di vigilanza, creando piattaforme, programmi e sistemi logistici integrati capaci di gestire il traffico ordinario e le urgenze. In questo senso, oltre al netto miglioramento delle procedure a terra, ha avuto un peso fondamentale il coordinamento delle procedure a mare insieme alla Capitaneria di Porto e alle frontiere insieme all’Agenzia delle Dogane, con linguaggi uniformi ed eliminazioni delle procedure doppie. È stata creata una disciplina del carico-scarico 20 Palazza San Giorgio, la sede dell'Autorità portuale genovese. “Count down” ora per Del Rio -78% Incidenti sul lavoro dal 2008 merci senza paragoni in Italia. Valga per il corridoio recentemente destinato all’Expo di Milano (che ha visto Genova porto dei paesi partecipanti) e valga per le riforme strutturali come il preclearing (lo sdoganamento a mare, che ormai riguarda oltre il 93% delle navi procedibili), il Pmis e le varie procedure unificate. Non è stata solo una corsa verso lo sviluppo, quella che ha caratterizzato l’era Merlo. È stata anche una lotta per la tutela del lavoro, con 540 riunioni sindacali per favorire la pace sociale e una battaglia costante per la sicurezza, prova ne è il fatto che gli incidenti sul lavoro in porto sono calati del 78%. La riforma dovrebbe ridurre le Autorità a pochi centri localizzati strategicamente sul territorio È possibile fare una riforma decente in Italia? La prima risposta che esce dalle labbra è: no. Pensiamo al pasticcio delle province o alla follia della legge Fornero con la creazione allucinante degli esodati. Riflettiamo sui corsi e i ricorsi sulle norme fiscali con il tentativo surrettizio ogni volta di dare alle scelte una etichetta di destra o di sinistra. Ma, per noi che viviamo in Liguria, da anni e anni, ministro dopo ministro (di qualunque coalizione si voglia), aspettiamo l’esito – se mai ci sarà – della più volte annunciata riforma dell’organizzazione delle Autorità Portuali. Occorre una premessa. In Italia, a differenza dal resto dei grandi Stati dell’Europa occidentale (Spagna, Francia ,Gran Bretagna e Germania), ci sono 24 enti di questo tipo. In queste due dozzine di strutture burocra- tiche si trovano porti che hanno la dimensione del traffico di Genova, Napoli, Trieste accanto a piccoli scali insignificanti. Nella storia politica del nostro Paese i “piccoli porti” soprattutto ubicati nel Mezzogiorno o nelle isole in realtà sono sempre stati, dal dopoguerra a oggi, dei centri di sottogoverno per distribuire posti di potere e raccogliere consensi elettorali. La riforma dovrebbe ridurre – ed era stato detto – le Autorità a pochi centri localizzati strategicamente sul territorio. Invece i tagli appaiono a questo punto assai limitati e non sempre coerenti. In Liguria ci stiamo trascinando l’annessione di Savona a Genova, mentre La Spezia ha annesso il porto di Carrara. Certo, le polemiche sono legate a molti aspetti storici di rivalità localistica. Su questi punti ha sorvolato, nel giorno del suo addio a Palazzo San Giorgio, Luigi Merlo, dopo otto anni di presidenza. Merlo ha rivendicato i successi e la netta ripresa dei traffici dello scalo. Non ha torto. Merlo è salito a Palazzo San Giorgio all’indomani dell’arresto del suo predecessore Giovanni Novi, una delle peggiori operazioni della magistratura genovese, aizzata anche indirettamente dalla rissa tra non pochi degli operatori privati in lite tra di loro. Novi dopo alcuni anni è stato assolto con formula piena insieme a tutti gli altri coimputati, ma proprio per questo, lo slancio di Merlo è stato in parte condizionato dal timore dell’intervento dei giudici. Probabilmente si sarebbe potuto fare di più senza la “spada di Damocle” delle Procure. Il porto ha bisogno di una cultura imprenditoriale e privatistica più libera, più agile e meno condizionata dai giochi dei veti incrociati e dagli asfissianti percorsi burocratici. Anche dal punto di vista sindacale occorrerebbe superare la cultura di trent’anni fa che era inchiodata alla difesa dell’occupazione anche se dentro imprese passive o con una molto bassa produttività. Adesso ci aspettano mesi, speriamo solo due o tre, di gestione commissariale e di attesa del varo definitivo della riforma. Molto interrogativi sul “nuovo” che ancora deve avanzare. p.l. 21 Genova “B lueprint”, termine con cui vengono indicate le copie dei disegni per il cantiere, è il titolo della visione donata alla Città da Renzo Piano Building Workshop il 23 settembre 2015 come apporto libero e gratuito per il futuro urbanistico, portuale, industriale e sociale di Genova. Questo studio, che ridisegna quella porzione di città che va da Porta Siberia a Punta Vagno, esprime una visione che proprio come un Blueprint ha quell’immediatezza necessaria a tracciare una relazione armonica tra porto e città, gettando un ponte tra le istanze dei cittadini e quelle degli operatori portuali, tra chi pretende uno sviluppo ecosostenibile e chi auspica un maggiore incremento delle attività produttive della macchina portuale e della Fiera del Mare. Con esso Genova potrà tornare ad essere una città di mare: così come il recupero del Porto Antico, ridisegnato da Renzo Piano, ha consentito al centro storico di ritrovare un affaccio al mare, il Blueprint aprendo un canale in quell’area che collega il Porto Antico alla Fiera permetterebbe di superare la cesura tra città e mare provocata dall’accrescimento portuale del secondo dopoguerra. Anzichè riempire il mare per conquistare spazio, il disegno prevede infatti che si predisponga un processo inverso in cui sia l’acqua a riconquistare spazio. Rappresenta inoltre un’opportunità per: dare vita a quella che l’architetto chiama “fabbrica del porto”, una grande realtà commerciale e produttiva, idealmente assai vicina al “porto-emporio” del passato quando la città aveva ancora una stretta relazione con il mare. Il nuovo porto dovrà creare occupazione e favorire tutte quelle attività collaterali che portano alla città ricchezza e lavoro, dalle riparazioni navali, ai servizi connessi alla nautica da diporto e alle più svariate attività commerciali che da sempre gravitano intorno al mondo del mare. rendere più attrattiva e vivibile la città con una promenade che dal waterfront prosegue sino alla Foce supportare il settore della cantieristica navale, in cui la città ricopre un ruolo d’eccellenza, garantendo spazi adeguati sia per quanto riguarda le dimensioni dei bacini che gli spazi a terra rilanciare il settore della nautica riqualificare le aree ex fieristiche, ripensando l’utilizzo di spazi oggi poco valorizzati e in cattivo stato di manutenzione 22 Questo studio, donato alla Città da Renzo Piano Building Workshop il 23 settembre 2015 ridisegna quella porzione di Genova che va da Porta Siberia a Punta Vagno. Il Blue Print: un sogno o l’ennesima illusione? Fonte www.comune.genova.it ma ubicati in un contesto centrale e strategico per la città. Il Blueprint in 10 punti Fonte www.comune.genova.it Il Blueprint si fonda essenzialmente su dieci punti e rappresenta una visione concreta di ridisegno della parte della città che va da Porta Siberia a Punta Vagno per restituire il rapporto con il mare alla città, così come il progetto di Porto Antico lo ha restituito al Centro Storico. 1. Realizzazione della nuova Torre dei Piloti in corrispondenza dell’estremità del molo di sottoflutto all’ingresso del porto. 2. Riorganizzazione dello Yacht Club Italiano nello specchio d’acqua antistante la Fiera del Mare (circa 1.000 ml di attracchi, contro i 900 ml attua- li) e negli spazi a terra a ridosso del molo esistente (circa 15.000 mq, contro i 10.000 mq attuali), mantenendo la palazzina e la banchina storica come sede di rappresentanza (Museo dello Yacht Club Italiano). 3. Creazione di un “canale-urbano” o darsena navigabile a ridosso delle mura antiche della città. Questo ‒ largo in più punti fino a 50 m ‒ connetterà il Porto Antico alla Fiera. La demolizione dell’edificio ex Nira e dei Padiglioni obsoleti della Fiera (padiglioni C, M e Fiat) consentirà la realizzazione di un “porto-canale” de-cementificando un’area di 85.000 mq (circa 780.000 mc). Grazie al canale-urbano si realizza l’isola della “fabbrica del porto” che staccandosi dalla linea della terra consente alla città di riconquistare quell’affaccio sul mare che nel tempo ha perso. 4. Riorganizzazione dei circoli nautici (Elpis, Rowing, LNI, UDP) e della Marina Molo Gianolungo il nuovo canale-urbano (1.800 ml di attracchi, contro i 1.700 ml attuali). 5. Utilizzando gli sterri e le demolizioni per la realizzazione del canale-urbano e del porto-canale, ampliamento (78.000 mq) dell’area delle riparazioni navali nell’isola del “porto-fabbrica” e riorganizzazione dei bacini di carenaggio. 6. Riorganizzazione ad uso terziario, commerciale e residenziale delle superfici delle strutture demolite (48.300 mq), diminuendone la volumetria da 332.000 mc a 120.000 mc (le funzioni commerciali sono parzialmente ipogee). Si realizza continua a pag. 24 X 23 Genova Quanti progetti ormai imbalsamati Il progetto mira a rendere più attrattiva e vivibile Genova con una promenade che dal waterfront prosegue sino alla Foce. Genova è sempre alle prese con burocrazia e voglia di fare Blueprint permetterebbe di superare la cesura tra città e mare provocata dall’accrescimento portuale del secondo dopoguerra 24 in questo modo una nuova polarità urbana tra la Fiera e la città, la quale riacquista un nuovo fronte sul mare prima negato dai volumi della Fiera, con 1.200 ml di attracchi nel Porto Canale. È prevista inoltre la riorganizzazione della zona fieristica e il recupero del Palasport con la possibilità di mantenere la sua vocazione sportiva. 7. Messa a punto di un sistema di movimentazione delle acque ferme del porto attraverso il canale-urbano aprendo la radice di Calata Gadda e del Molo Giano e realizzazione di un sistema di ossigenazione per bonificare le acque interne attraverso dispositivi energetico-ambientali connessi ai nuovi interventi. 8. Creazione di un parco lineare urbano formato da circa 1.000 alberi (lecci, pini, palme e platani) da Porta Siberia a Punta Vagno, arricchendo la promenade urbana lungo il canale e gli spazi interstiziali a ridosso della sopraelevata di un verde pubblico di immediata vicinanza alla città e al mare. In corrispondenza di Piazzale Kennedy si realizzerebbe un “giardino-urbano” (con relativa spiaggia), una sorta di oasi naturalistica alla Foce del Bisagno, preservando un diretto rapporto ambientale della città con il mare. 9. Prosecuzione della passeggiata a mare di Corso Italia, dalla Foce sino a Porta Siberia e quindi al Porto Antico, con affaccio diretto sul mare lungo il canale-urbano, con diversi collegamenti verticali con Corso Aurelio Saffi, restituendo alla città le aree di maggior vocazione urbana. Contemporaneamente viene riorganizzata l’attuale viabilità di accesso all’isola della “fabbrica del porto” che avverrà tramite due ponti sul canale, uno a Ponente in corrispondenza del Molo Giano, e uno a Levante (mobile per la navigazione). A Genova, più che in altre parti d’Italia, è impossibile progettare e decidere, passando poi all’esecuzione, nel volgere di pochi mesi. Si tratti di un’opera pubblica, d’un progetto strategico ma anche di iniziative non di utilità pubblica bensì privata. Per quanto s’è discusso sul Terzo Valico che è in via di realizzazione tra infiniti “stop and go”? Da quanto si parla del trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli? Da quanto si articola il dibattito sulle aree potenzialmente produttive di Ponente? E le tracce della Gronda si sono perdute? E il Tunnel della Fontanabuona quando sarà mai almeno disegnato su un progetto? Infine, per concludere con la classica “comica finale”, quando si riprenderà la discussione sul “tunnel sottomarino” che, attraversando il porto, renderebbe – si fa per dire – “demolibile” la provvidenziale Sopraelevata? Genova è così, se vi pare. Con una analisi di tipo psicanalitico si potrebbe azzardare che l’accanito ed eterno gioco dei veti incrociati in realtà è come una partita a filetto in un club di ottuagenari. Si discute sul nulla perché non accada nulla. Anche perché nessuno, pubblico o privato, caccia un quattrino. Nessuno rischia e discutere non fa male. La premessa serve per introdurre un breve ragionamento sul cosiddetto “blue print” di Renzo Piano che dovrebbe armonizzare l’attuale struttura del porto di levante, consentendo un recupero estetico- turistico, accanto a una nuova funzionalità dell’approdo turistico, della boccheggiante Fiera Internazionale, del Porto Antico. Renzo Piano dovrebbe ormai avere una consumata esperienza sul difficile approccio con la propria città quando si tratta di progetti. Qualche anno fa, il suo “Affresco”, nel bene e nel male, venne esaltato e criticato e poi trasformato in un disegno da museo. Il suo inserimento nel disegno dell’area avveniristica degli Erzelli finì in una ritirata strategica di cui nessuno parla più. Adesso è la volta del “blue print”. Renzo Piano non è uno sprovveduto, ma ormai dovrebbe aver capito che i suoi progetti – eleganti e geniali finché si vuole – a Genova servono per far vivere di rendita per qualche giorno o per qualche settimana i leader politici che ci mettono il cappello sopra. Poi, al momento di dover diventare operativi, emergono le dolenti note. Oggi assistiamo al ricorso dei club nautici alla magistratura amministrativa contro il progetto perché nessuno si vuole spostare per pigrizia e per arroganza. Poi è subentrato lo scontro all’interno della maggioranza del Comune – sindaco Marco Doria contro il vicesindaco Stefano Bernini – che non è stato ancora bloccato da un Pd disastrato e diviso in tribù rivali. Al gioco al massacro partecipa così tutta la città, dalle organizzazioni di categoria agli imprenditori e da tutti quelli che hanno qualche interesse. Come finirà? Boh, siamo come dinanzi a una teatro kabuki giapponese, di quelli che durano giorni e giorni dinanzi agli spettatori accampati. Alla fine si spengono le tensioni perché subentra il nulla, forse la vera divinità che sovrasta la sventurata città di Genova. p.l. Renzo Piano è un architetto apprezzato a livello internazionale, tra i più attivi nel panorama mondiale. Nel 2013 è stato nominato senatore a vita dal presidente Napolitano. 25 economia L’edizione 2015 ha premiato l’amministratore delegato di Fincantieri D omenica 29 novembre, nel sede storica della manifestazione, il ristorante “Manuelina” di Recco è stato assegnato il “Premio Polis” giunto alla 17° edizione. Voluto e creato da un imprenditore di Santa Margherita, Gian Carlo Mai, il “Premio Polis” è stato quasi sempre assegnato a imprenditori, dirigenti d’azienda o comunque personalità che hanno operato nel territorio ligure e in particolare con riferimenti all’area del levante genovese. L’anno scorso, per esempio, la singolare caravella preziosa che è il simbolo del riconoscimento è stato assegnato all’imprenditore chiavarese del settore siderurgico Tonino Gozzi, presidente dell’Entella da due campionati in serie B. Quest’anno, la giuria che ha come presidente onoraria l’imprenditrice Ornella Barra e come presidente Giovanni Carbone, “patron” della “Manuelina”, ha assegnato all’unanimità il prestigioso riconoscimento al dottor Giuseppe Bono, amministratore delegato della Fincantieri, società che è presente a Sestri Ponente, a Sestri Levante e alla Spezia. Giuseppe Bono è nato a Pizzoni (Vibo Valenza) nel 1944. Laureato in Economia e Commercio all’Università di Messina, tra il 1971 e il 1993, anno in cui è entrato in Finmeccanica, ha svolto incarichi dirigenziale in molte im- 26 Il Premio Polis al manager Giuseppe Bono LA MOTIVAZIONE Giuseppe Bono, manager pubblico di profonda ed eclettica formazione economica e dotato di acute capacità organizzative oltre che di una vasta conoscenza dei mercati mondiali, ha sposato il senso concreto di una gestione moderna a un forte senso della difesa del sociale e dell’interesse pubblico, virtù peculiari del migliore management dell’impresa italiana dalla fondazione dell’Iri ai giorni nostri. prese sia pubbliche, sia private (Efim e Omeca) e ha insegnato “Sistemi di controllo di Gestione” presso l’Università Luiss di Roma. In Fimeccanica è stato direttore generale della Sopal, poi amministratore delegato dell’Aviofer e direttore generale dell’Efim. Dal 2002 è amministratore delegato della Fincantieri. È presidente della Confindustria di Gorizia e del Friuli Venezia Giulia. Dal 2014 è presidente del Fondo Strategico Italiano. È Cavaliere del lavoro. L’università di Genova gli ha conferito la laurea honoris causa in Ingegneria Navale. economia L a nuova era delle auto elettriche è BMW. A Genova la concessionaria 360° electric, esclusiva BMW e MINI per la provincia, è Autobi. Con le nuove BMW i3 e i8 “Il mondo è in movimento noi siamo in movimento ed il movimento porta sempre qualcosa di eccitante: il cambiamento. BMW ne è l’esempio eclatante, non domani ma già oggi” sono parole di Gianluigi Ottaggio, Amministratore Delegato della Concessionaria BMW MINI Autobi che continua parlando della i3 “Lei elettrizzata, voi rilassati, provare per credere... presso la nostra concessionaria a Genova Campi in via Renata Bianchi è possibile effettuare una prova su strada e sperimentare il ‘One pedal feeling’, ossia la tecnica di guida di BMW i3, che premia uno stile di guida efficiente, poiché in fase di frenata permette di recuperare energia cinetica”. La i3 è una compatta a quattro posti dal design futuristico ed evocativo, mentre sul fronte meccanico è disponibile in due versioni, solamente elettrica o con motore extender. Quest’ultimo non ha nessun impatto sulla trazione, che resta elettrica, ma consente un aumento della tensione della batteria e quindi dell’autonomia. In media la i3 nella versione standard percorre 190 km se si viaggia in modalità ECO, mentre la extender duplica quasi questa cifra, raggiungendo la media di 350 km. La linea ecologica della vettura non si ferma alla propulsione ma si estende agli interni in fibra di carbonio e negli esterni interamente in alluminio: tutto è in materiale rinnovabile. Le batterie sono distribuite su tutto il pianale in maniera da conferire all’auto maggiore stabilità e sicurezza. La compatta monta un motore elettrico progettato appositamente per limpiego nel traffico in città con una potenza di 125 kW/170 CV e una coppia di 250 Nm. La macchina risulta così agile in ogni situazione e garantisce impressionanti valori di accelerazione: da 0 a 60 km/h in meno di 4 secondi e raggiunge i 100 km/h in soli 7,2 secondi. “La BMW i8 – continua Gianluigi Ottaggio – rappresenta il nuovo concetto di sportiva, è un’ibrida plug-in con i vantaggi di un’innovativa tecnologia che unisce motore elettrico e motore a combustione. Il risultato è un’esperienza al volante straordinaria con consumi ed emissioni estremamente ridotti”. Dotata di un design a forte carica emotiva classiche la BMW i8 ha le proporzioni di un’automobile sportiva interpretati in una chiave nuova e porte ad apertura ad ali di gabbiano. Lauto è portatrice di un concetto di sostenibilità omnicomprensivo che copre l’intera catena di valore aggiunto; produzione della fibra di carbonio e assemblaggio della vettura con l’utilizzo di corrente elettrica prodotta al 100 per cento da materie prime rinnovabili; innovative metodologie di trasformazione di materiali riciclati e di ma- 28 BMW i3 e i8 sono le innovative auto elettriche della casa tedesca che abbinano il piacere della guida al massimo dell᾿ecocompatibilità. Nata nel 2010 Autobi è la concessionaria esclusiva BMW e MINI per tutta la provincia di Genova Autobi: tutto l’“elettrico” di BMW teriali lavorati in modo rispettoso dell’ambiente garantiscono delle caratteristiche premium illimitate di tutti i componenti. Il sistema ibrido di tipo plug-in sviluppato e prodotto dal BMW Group abbina un motore a benzina a tre cilindri della cilindrata di 1 500 cc da 170 kW/231 CV a un motore elettrico da 96 kW/131 CV, arrivando a produrre una potenza massima di sistema di 266 kW/362 CV. Le performance sono quelle di una vettura sportiva purosangue (accelerazione da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi) mentre i valori di consumo di carburante e delle emissioni comparabili a quelli di un’automobile compatta (consumo nel ciclo di prova UE: 1,0 litri/100 km, valore CO2: 49 g/km). Inoltre le vetture elettriche di BMW hanno un altro vantaggio, ricaricare è facile, utilizzando una comune presa di corrente e il cavo standard, disponibile di serie. I servizi per la ecomobilità targati Alphabet Alphabet, società del Gruppo BMW leader nella fornitura di servizi d’eccellenza per la Mobilità Aziendale, disegna soluzioni innovative e flessibili, offrendo un’ampia gamma di prodotti e servizi inclusa la consulenza ed il Noleggio a Lungo Termine. Ce ne parla Andrea Cardinali, Presidente e Amministratore Delegato di Alphabet in Italia. “Lanciato in Italia nel 2013, AlphaElectric è l’ecosistema olistico che include veicoli elettrici, consulenze personalizzate, infrastrutture di ricarica e soluzioni complete di servizi ad alto valore aggiunto, coniugando esigenze di mobilità e basso impatto ambientale. Con questo progetto Alphabet aveva già effettuato una precisa scelta di campo, al fine di percorrere, insieme ai propri clienti, la strada di una mobilità autenticamente virtuosa e sostenibile. Oggi l’azienda riconferma con convinzione la propria determinazione supportando l’adozione di veicoli ‘green’ con un approccio consulenziale a 360°”. “Grazie all’allargamento della nostra offerta di soluzioni di Business Mobility con prodotti innovativi quali AlphaElectric (eMobility) e AlphaCity (Corporate CarSharing) – spiega Andrea Cardinali – abbiamo consolidato partnership di lunga durata e stretto nuovi accordi con moltissimi clienti, come Deloitte, Aon, Costa Crociere e TenarisDalmine”. In Italia purtroppo la eMobility rimane un fenomeno di nicchia: vengono immatricolate circa 1.000 auto elettriche all’anno su un totale di un milione e mezzo di macchine. “È difficile ragionare su economie di scala partendo da questi numeri – prosegue Cardinali – ma alcuni fenomeni ci fanno pensare che qualcosa si stia muovendo anche nel nostro Paese. In primo luogo, la crescente attenzione verso i veicoli commerciali elettrici: se i trend di quest’anno saranno confermati, il mercato degli eLCV sarà una delle realtà più interessanti da sviluppare”. 29 sanità Sonia Viale è vicepresidente della Regione Liguria e assessore alla sanità della nuova giunta di Giovanni Toti. “U na delle scelte qualificanti della futura organizzazione della sanità ligure sarà lavorare per creare una eccellenza nel settore della geriatria”. Lo annuncia la vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale, esponente storica della Lega Nord, ma soprattutto assessore alla sanità della nuova giunta di Giovanni Toti. Aggiunge ancora Sonia Viale: “In Liguria abbiamo un record di abitanti anziani. Più del 40% hanno più di 60 anni. La nostra media è superiore al resto dell’Italia. Gli anziani, non solo in condizioni precarie di salute, ma anche quelli che stanno ancora bene, sono un problema sempre più La sanità secondo i progetti di Sonia Viale PAOLO LINGUA pressante. Perché vanno seguiti anche nel momento in cui si praticano forme diverse di assistenza, nel controllo delle richieste di visite specialistiche e di esami diagnostici, ma anche per creare un sistema dove assistenza e ricerca scientifica siano collegate. La Liguria, proprio per la sua per conformazione geofisica, per il suo clima, per l’organizzazione dell’accoglienza può essere una area di avanguardia per l’assistenza sanitaria “turistica”, specie per i soggiorni di recupero e di riabilitazione”. È una delle chiavi di collegamento di quel progetto ambizioso che corrisponde all’accordo tra le due regioni del Nord Ovest, Liguria e Lombardia, lanciato e sottoscritto in settembre, in occasione dell’Expo di Milano. 30 La Lombardia, al di là della sua vasta dimensione territoriale che ne fa la regione più abitata d’Italia e dell’alto livello del suo reddito ha da sempre un modello d’avanguardia nella sanità e vanta una serie prestigiosa di eccellenze nel campo medico sia nell’assistenza, sia nella ricerca. Ma, sempre secondo l’opinione di Sonia Viale, la Liguria può integrare il rapporto con le sue eccellenze e quelle delle regioni confinanti. “Un aspetto peculiare è proprio quello di realizzare un progetto di crescita qualitativa e di servizio integrando le eccellenze che già esistono, come per esempio la pediatria tra un istituto di assistenza e di ricerca come il Gaslini che va sempre più valorizzato anche con i finanziamenti statali, con altri aspetti emergenti e peculiari della Lombardia”. E come va equilibrato il rapporto che viene definito correntemente di presenza pubblica e privata nella sanità? “È un discorso complesso che non può essere risolto solo con degli slogan o con l’enunciazione di principi astratti. In Lombardia esiste da decenni una organizzazione del servizio sanitario dove pubblico e privato coesistono in funzione d’un sistema che è ormai un modello. In Liguria da sempre ha prevalso l’assistenza pubblica. Il settore privato è meno che marginale. Dovremo quindi trovare accanto alla difesa dell’interesse dei cittadini anche una riorganizzazione equilibrata e funzionale”. Ci sono altri progetti che premono sull’assessore Viale. Il primo è la valorizzazione della ricerca scientifica, da potenziare al massimo, anche ricorrendo a uno stimolo nei confronti del capitale privato attraverso donazioni o interventi mirati. C’è poi da intensificare il rapporto tra la ricerca universitaria e l’IIT, visti gli ultimi risultati. L’altro progetto su cui c’è un preciso impegno politico della giunta, già annunciato durante la campagna elettorale riguarda il delicato problema delle liste di attesa per le visite specialistiche. L’assessore Viale aveva già spinto per dilatare gli orari delle visite e dei reperti diagnostici (radiografie, analisi ecc.) è stato ridimensionato in parte per l’intervento dei sindacati di categoria per la questione degli orari di lavoro. “Cercheremo di superare questo impasse – spiega Sonia Viale – inoltre abbiamo inserito i numeri verdi e le chiamate ai Tra i progetti dell'assessore, la valorizzazione della ricerca scientifica, da potenziare al massimo e l’intensificazione del rapporto tra ricerca universitaria e IIT cittadini, con un impegno più serrato dei medici di famiglia che si sono dichiarati disponibili a collaborare”. La “spallata” della Regione alla sanità pubblica resta però un rilancio del maggior ospedale, quello davvero delle eccellenze, ovvero San Martino che ospita anche quasi tutti i reparti e gli istituti universitari (con l’eccezione della pediatria che è al Gaslini). Ma è un riassetto che va “meditato”. Conclude l’assessore Sonia Viale: “Mi aspettano ancora alcuni mesi di approfondimento e di studio delle strutture, poi passeremo, con cognizione di causa, ai momenti operativi. La sfida è difficile ma anche ambiziosa. Ma io ci credo e opererò sino in fondo senza risparmiarmi”. 31 sanità Come superare il tabù politico della sanità privata MATTEO CANTILE La nuova rotta della sanità ligure porta verso il modello lombardo, una sfida da vincere per le nostre imprese 32 L a sanità privata può contribuire a contenere i costi e incrementare la qualità di quella pubblica? Il tema, specialmente in Liguria, è di quelli tabù: ogni ragionamento di questa portata subisce quasi sempre uno stop ideologico, motivato dalla paura di una sottrazione di risorse ai già disastrati ospedali di Stato a vantaggio di qualche speculatore in camice bianco. Ma la nuova rotta impostata in Regione dall’Assessore alla Sanità Sonia Viale, le promesse di un modello lombardo e un’apertura al mondo privato, hanno spinto Confindustria a organizzare un convegno proprio su questo tema. Gli industriali genovesi, per altro, avevano già elaborato una serie di proposte che solo parzialmente hanno trovato applicazioni. “Non possiamo dimostrare il ruolo che la sanità privata potrebbe giocare nel contribuire alla qualità e all’efficientamento di quella pubblica – dice a “Il Potere” Francesco Berti Riboli, amministratore delegato della clinica Montallegro e delegato alla Sanità di Confindustria – poiché il numero di aziende private accreditate al servizio sanitario regionale è bassissimo rispetto ad altre regioni. In Liguria la considerazione della sanità privata è sempre stata scarsa fin dalla nascita del sistema sanitario ragionale: il numero dei posti letto privati accreditati con la regione è il più basso d’I- talia – spiega Berti Riboli – l’insieme dell’offerta ligure equivale a quella di una singola piccola struttura lombarda o piemontese e questo dà la dimensione del fenomeno”. Secondo il delegato Sanità di Confindustria l’idea di un modello lombardo sarebbe vincente anche nella nostra Regione: “Bisognerebbe però seguirne appieno i cardini – spiega Berti Riboli – che sono in primo luogo la separazione tra domanda e offerta. In Lombardia il servizio pubblico, da un lato acquista le prestazioni per rispondere alla domanda di salute dei suoi cittadini e vigila sulla qualità, dall’altro, con un soggetto diverso, compete con il privato nell’erogazione delle prestazioni”. Un meccanismo, quindi, non dissimile da quello utilizzato in altri settori liberalizzati, basti pensare alle ferrovie o all’energia, dove pubblico e privato si confrontano (o meglio, dovrebbero potersi confrontare) ad armi pari. Il nuovo asse Genova-Milano, in ogni caso, non spaventa le imprese della nostra regione: “Noi sappiamo che la competizione potrebbe favorirci ‒ continua Berti Riboli ‒ siamo complessivamente piccoli, perché le condizioni del mercato regionale non ci hanno consentito di espandere l’attività come è accaduto altrove ma la qualità di molte nostre strutture è di prim’ordine e non temiamo alcuna colonizzazione”. L’Assessore Viale, intervenendo sulla materia, è rimasta interlocutoria sulle Francesco Berti Riboli è l’amministratore delegato della clinica Montallegro e delegato alla Sanità di Confindustria. leve politiche da azionare, rimandando i tecnicismi al Libro Bianco sulla Sanità, annunciato a breve termine, ma ha confermato la volontà politica di cambiare marcia rispetto all’attuale sotto dimensionamento della sanità privata in Liguria. Del resto la forte presenza dell’offerta privata in ambito pubblico non dovrebbe incontrare pregiudiziali di casacca, se solo si pensa che la regione con il maggior numero di posti letto privati accreditati è l’Emilia Romagna, tradizionalmente governata dal centrosinistra. Citando questo dato statistico la giunta Toti potrebbe prevenire qualche barricata. Ma il generale efficientamento della Sanità in Liguria non può prescindere da un ripensamento dell’intero sistema di collocazione delle risorse economiche. che sono sempre più scarse a fronte di una domanda in crescendo. Le regioni italiane, infatti, ricevono dallo Stato, pro quota, una porzione del Fondo Nazionale per la Sanità che, a sua volta, è costituito con una formula stabile, una percentuale fissa del Pil nazionale: se la ricchezza del Paese sale, cresce il Fondo, se scende il Pil il Fondo si svuota. E in tempi di generalizzata crisi, con recessioni o crescite da zero-virgola, è inevitabile che il denaro scarseggi. “Non potendo decidere quanto denaro spendere ‒ spiega Adriano Lagostena, direttore generale dell’Ospedale Galliera ‒ dobbiamo stabilire come spenderlo, evitando gli sprechi. La mia struttura ‒ racconta ‒ ha costituito, assieme a ospedali di altre regioni, un network per determinare i costi standard. Quella dev’essere la nostra Stella Polare, dobbiamo lavorare tenendo sempre presente la cifra media da non superare in ogni singolo intervento”. Ovviamente la qualità della struttura, qui intesa anche architettonicamente, ha il suo impatto sull’efficienza complessiva: soffitti altri quattro metri e finestre non coibentate generano un forte incremento dei costi energetici, per esempio. Ma anche tecnologie obsolete, lente e costrette a continue manutenzioni, aumentano le spese. Anche per questo il Galliera si aspetta di procedere spedito con il progetto del nuovo ospedale: “Le procedure sono ben avviate ‒ conclude Lagostena ‒ speriamo che entro cinque anni si riesca a lavorare nella nuova struttura”. 33 sport La cultura dello sport nasce tra i banchi di scuola e fa rima con alimentazione sana Il modello di Torino capitale dello sport MAURIZIO MICHIELI G ian Francesco Lupattelli è il presidente di Aces Europe, la prestigiosa associazione che assegna annualmente i riconoscimenti di “Capitale”, “Città” e “Comune” europeo dello sport. L’assegnazione di tali riconoscimenti viene operata da Aces secondo principi di responsabilità e di etica, nella consapevolezza che lo sport è fattore di aggregazione della società, di miglioramento della qualità della vita, di benessere psico-fisico degli individui e di piena integrazione delle fasce sociali in condizioni di disagio. Aces opera in sinergia con la Commissione Europea, in particolare per le iniziative presentate nel cosiddetto “Libro Bianco dello Sport”, grazie all’attivazione di relazioni strutturate con i principali esponenti sportivi europei, mediante la cooperazione con gli Stati membri della Ue. Le città che hanno ottenuto il titolo di capitale europea della Sport sono considerate positivi ed etici esempi di politica sociale che deve essere attuata in altri contesti; nelle strategie, nei concetti e nella distribuzione di programmi. In questo 34 modo, la capitale europea dello sport diventerà parte di un più complesso modello europeo che mira a proteggere i suoi abitanti e migliorare le città. Questa iniziativa deve essere vista dalle città europee come un progetto comune destinato ad assumere i caratteri di un quadro istituzionale di responsabilità etica. Presidente, una prima domanda è d’obbligo su Torino Capitale Europea dello sport 2015. Per il contributo dato, Torino, con i suoi circa 1200 eventi sportivi nel corso di quest’anno, può essere considerata tra le prime due capitali sportive a livello europeo, grazie anche all’impegno sostenuto dal sindaco Fassino, dall’assessore Gallo e da tutti i funzionari del Comune che dimostra la grande attenzione di tutta la città per il progetto Torino Capitale. Dal punto di vista educativo cosa ci lascia Torino 2015? Nell’ambito di Torino Capitale dello sport mi preme sottolineare come diventa sempre più centrale diffondere e incentivare la pratica sportiva, obiet- Torino, con i suoi circa 1200 eventi sportivi nel corso di quest’anno, può essere considerata tra le prime due capitali sportive a livello europeo tivo che può essere raggiunto partendo da due direttrici fondamentali: aumentando il numero delle ore dedicato dalle scuole all’educazione fisica e incentivando l’impegno di amministrazioni e Asl verso la promozione dell’attività sportiva, che deve essere legata a valori di tutela e salvaguardia della salute. Una Capitale dello Sport e tante City, Town e Community dello Sport disseminate sul territorio di tutta Europa. Cosa può portare il lavoro di Aces Europa sui centomila municipi europei? Penso che tutto questo possa veramente portare ad una rivoluzione educativa capace di incidere sulla quotidianità della vita delle nostre comunità. Il vero valore aggiunto è che il nostro progetto parte dal basso per arrivare in alto e quindi è estremamente efficace fin da… subito. Sport, enogastronomia, territorio. Cosa significa? Vuole dire che il vero sportivo sa anche alimentarsi bene, conosce i prodotti del territorio e rispetta le filiere territoriali compreso l’ambiente circostante. In definitiva essere sportivi vuole dire essere veri cittadini. In più tengo a ricordare che questo progetto nasce nel Nord Ovest ed una delle prime concretizzazioni della famosa macroregione del Nord Ovest. A proposito di politica… Aces Europa come si colloca? Ci collochiamo con la gente di buon senso. Tutto questo senza guardare il colore politico ma con l’unico intento di costruire un Europa dei cittadini partendo proprio dalla base dai centomila grandi ma soprattutto piccoli comuni. Quanto dico è testimoniato dal sostegno a 360 gradi che troviamo da parlamentari europei delle più variegate sigle e convinzioni. A questo proposito ricordo le due associazioni di parlamentari che sostengono Aces Europa: Egfae il Gce. 35 costume&società Il fenomeno Cosplay nasce negli Stati Uniti prima della seconda guerra mondiale, si sviluppa poi in Giappone a metà degli anni Novanta e rapidamente si espande anche in Europa Spesso i loro costumi costano cifre a quattro zeri. Meglio un giorno da Black Widow o cento da Zorro? O no? CARLO BROZZO I cosplayer lavorano mesi per riuscire a ottenere una copia esatta del personaggio interpretato 36 L a voglia di trasformarsi in un personaggio famoso, in un condottiero o addirittura in un Dio è antica quanto l’uomo. Greci e Romani hanno insegnato come il teatro sia imperniato sulla continua ricerca della nemesi tra attore e personaggio interpretato. Più di recente il cinema e la televisione hanno affiancato il teatro quali palcoscenici virtuali. La festa di Halloween ha radici lontane, si perde nelle leggende celtiche, ma oggi è interpretata come la voglia di trasgredire e su questo il vestirsi non fa eccezione. In molti paesi si è affiancata al Carnevale, festa pagana di antiche tradizioni, poi legata al periodo di Quaresima nella tradizione cattolica e per la quale vale il detto latino “semel in anno licet insanire” confermando che almeno una volta l’anno è lecito impazzire cioè “uscire da se stessi”. Non bisogna quindi stupirsi se oggi questa voglia di interpretare un personaggio sia diventata un’attività che coinvolge giovani e meno giovani che ogni fine settimana s’incontrano in qualche città italiana dando vita al “Cosplay”. Il fenomeno nasce prima della seconda guerra mondiale in America, dove si sviluppa sull’onda del film “Things to come” di William Cameron Menzies. Ma è solo a metà degli anni ottanta che viene coniato il termine Cosplay, crasi dei termini “costume” e “play”, dal reporter giapponese Takahashi Nobuyuki a seguito di un suo viaggio negli Stati Uniti. Ci vogliono ancora dieci anni perché il fenomeno prenda una certa rilevanza in Giappone Tre interpretazioni: a sinistra Arianna (Jewelry Bonney da One Piece); in alto a sinistra Diana (Jean Grey dagli X-Men) e in alto a destra Sara (Black Widow dagli Avengers). quale trasposizione dei film d’animazione denominati “manga” o “anime”, parole che traducono appunto il concetto di “film di fumetti” o “animazione di fumetti”. Negli ultimi vent’anni gli amanti del genere sono aumentati a dismisura, le convention legate al mondo del fumetto sono state invase da persone pronte a impersonare i propri beniamini in tutto per tutto. Dal vestito al trucco, dagli atteggiamenti alle movenze. Nei paesi occidentali il fenomeno si è sviluppato anche a livello di competizione. I cosplayer si misurano di fronte a giurie di esperti cercando di fare notare sia le caratteristiche di uniformità rispetto al personaggio interpretato sia la capacità di mimare il modo di essere di quest’ulcontinua a pag. 38 X 37 costume&società La voglia d’interpretare un personaggio famoso è insita in ognuno di noi fin dai tempi antichi Il Cosplayer è donna, il numero delle ragazze supera di grand lunga quello dei ragazzi timo spesso accompagnati da una base musicale che conferisce al tutto la nobiltà di “performance scenica”. Percentualmente il cosplayer è donna, nel senso che sono certamente le ragazze a occupare una posizione predominante sia nelle competizioni sia nelle convention di settore. Capita anche che le ragazze interpretino personaggi maschili mentre è meno frequente in contrario. Il mondo cosplay si presenta quindi molto variegato, composto da semplici amatori che con un cappello e un mantello si sentono Zorro e persone che studiano mesi prima di presentare il loro personaggio costruito nei minimi dettagli e costato settimane di ricerca e di lavoro con costi che non di rado arrivano a cifre a quattro zeri. Ma che cosa spinge queste persone a esibirsi, spesso in balia di fotografi e videomaker, mettendo in gioco se stessi per interpretare il proprio eroe di riferimento? La prima volta che ho incontrato Melissa, 23 anni, era la sua prima apparizione come cosplayer. Una passione che si è sviluppata rapidamente per: “Svago, una valvola di sfogo ma soprattutto la voglia di trovare amici con i quali instaurare un legame unico, per condividere interessi e passioni. Un modo per mascherare la timidezza che nella mia vita di tutti i giorni regna sovrana”. È evidente la ricerca di un contatto di qualità perché in quel mondo il livello culturale medio è certamente elevato. Sara, nonostante i suoi 19 anni, è una veterana del settore conosciuta e rispettata per costanza e professionalità. Dal 2013 interpreta soprattutto la Vedova Nera (Black Widow), personaggio Marvel diventato ancor più famoso da quando viene portato sul grande schermo da Scarlett Johansson. L’inizio, come per molti, è stato per nel costruire un personaggio che ricordi il più possibile l’originale. Ma sopratutto una cosa che nessuno dirà mai apertamente: per egocentrismo a livello quasi patologico! Voglio che gli altri guardandomi dicano “ma sei identica” al personaggio che sto interpretando. Quando per esempio mi trasformo in Emma Frost o in Misa Amane questo mi capita spesso e mi dà una gran soddisfazione”. Abbiamo parlato di nemesi che in molti casi rappresenta la molla che spinge verso questa passione. È così per Diana, 25 anni, per la quale: “Il cosplay consente di stare con gli amici e interpretare i personaggi che adoro e che ammiro anche se a volte hanno un carattere opposto al mio”. Calarsi nei panni di un personaggio completamente diverso da noi è un esercizio molto utile per rendere espliciti comportamenti latenti del nostro carattere. Come sempre non è tutto oro quello che luccica. All’interno del mondo cosplay albergano anche sentimenti molto meno nobili, si accendono rivalità che spesso vengono portate all’esasperazione e che hanno sui social network i principali campi di battaglia. Per molti come per Sara il cosplay è: “Divertimento, come uscire con gli amici per andare al cinema. Non esiste il migliore all’interno del cosplay. Il cosplay non dovrebbe essere invidia, non esistono passioni ‘giuste’ e passioni ‘sbagliate’”. In fondo ricorda Melissa: “mi piacerebbe che le persone vedessero i lati positivi, che rimanessero colpiti e che si interessassero. Invece spesso si è giudicati male. In fondo è solo un modo per dimenticare chi si è e per qualche ora lasciare uscire il proprio vero ‘io’”. Abbiamo solo toccato la superficie del fenomeno, torneremo presto sull’argomento. 38 Tre interpretazioni in senso orario: Nina (Biancaneve dal classico Disney); Ilaria Lucrezia (Lady Steampunk) e Melissa (Juvia da Fairy Tail). gioco, la scelta del personaggio dettata dal colore rosso dei capelli. Ma una volta indossati i panni della Vedova Nera e una volta visti i riscontri del pubblico è stato amore a prima vista. Per lei è normale essere fermata a una fiera da bambini che le dicono: “Cercavamo proprio te, speravamo di incontrare la vera Black Widow, da grandi vogliamo essere come te”. Evidenziare una forma di autocompiacimento è normale, la soddisfazione di vedere il proprio lavoro apprezzato da molti è il fil rouge che attraversa la mente di tutti gli artisti. Creare il proprio personaggio è un dovere per il vero cosplayer. Per Ilaria Lucrezia, 19 anni, la realizzazione viene prima dell’esibizione: “Creo i costumi per far emergere la mia creatività. Adoro lo stile Steampunk perché il personaggio è inventato da chi crea il costume, a suo piacimento. Que- sto è il bello, sfoggiare la propria creatività”. Sulla stessa lunghezza d’onda Arianna, 21 anni, per la quale il cosplay è: “Una forma di artigianato realizzabile a qualunque livello di bravura, direi come una forma d’arte. Non siamo altro che artisti che curano tutto il processo di realizzazione della propria opera e poi la indossano divenendone parte. Ed è proprio così che vorrei essere vista, come un’opera in movimento. Mi piacerebbe che chiunque mi guardasse potesse apprezzare ogni aspetto del personaggio su cui ho lavorato, dal costume all’acconciatura, dal trucco all’interpretazione. Nulla nel cosplay è lasciato al caso, ogni cosa è il risultato dell’impiego di tempo, denaro e passione”. C’è anche chi, come Nina, 28 anni, vive il cosplay come una sfida con se stessi e con gli altri. Nina ci racconta come. “La molla è l’agonismo 39 Spettacoli &cultura S E R I O U S C O M M I T M E N T T O C U S T O M E R S AT I S FA C T I O N Spinelli Group provides inland logistics solutions for Shipping Container Lines and Container Lessors through a powerful family of companies. Each company operates independently, focused on its market segment, but also competes collectively under the Spinelli Group brand. 44 Lisetta Carmi 42 Gastronomia Spinelli Group offers the full inland shipping supply chain ranging from p o r t t e r m i n a l f a c i l i t i e s , multimodal transport solutions, inland rail connected container depots, warehouses, forwarding and custom agent activities. w w w. g r u p p o s p i n e l l i . c o m In today's Network Economy, Spinelli Group is uniquely positioned to leverage the power of networks to help connect the Customers to the high-tech, high-speed global marketplace. di Lucullo 50 Bio -vacanze di Valentina De Riz gastronomia QUANDO LA PASTA DIVENTÒ UN BUSINESS LUCULLO 42 P ochi, se non gli specialisti addetti ai lavori, sanno che la prima vera capitale della pasta in Italia è stata proprio Genova, il comune marinaro medievale che non l’ha “inventata” (la pasta è nata con l’uso del frumento macinato e impastato con l’acqua: una tecnica che si perde molte migliaia di anni prima di Cristo) ma che l’ha resa un prodotto commerciale di massa. Una scoperta e un uso geniali se si pensa che l’entroterra genovese e ligure dal punto di vista orografico non si presta a colture estese di cereali a differenza della pianura padana o delle pianure del Mezzogiorno della nostra penisola. La grande operazione commerciale, industriale e finanziaria della pasta, concepita con una intuizione di vera economia moderna, volendo seguire una definizione cara a Fernand Braudel, è largamente in anticipo (un secolo e mezzo almeno se non quasi due) rispetto ai viaggi di Marco Polo al quale sino a non molto tempo fa si attribuiva l’introduzione della pasta in Europa, avendone constatato la larga diffusione in Cina. In realtà l’avventura genovese comincia anche prima delle Crociate, nella seconda metà dell’XI secolo. Gli intensi commerci e gli scambi con la Sicilia e con le città portuali dell’Italia meridionale portarono i Genovesi a scoprire che la grande produzione di frumento non si traduceva in mercato, mentre la domanda, anche proveniente dal Nord Europa, era forte perché con scadenze regolari le aree settentrionali del nostro continente subivano pesanti e frequenti carestie. I mercanti Genovesi, acquistavano a prezzi assai convenienti perché disponevano di moneta ovvero di denaro liquido, assai raro nel Medioevo, il grano ancora prima dei raccolti. Caricavano poi le loro galee e le caracche riempiendo i granai del Comune che erano a loro volta controllati dai Magistrati dell’Abbondanza. D’inverno il frumento serviva a sfamare la popolazione (le navi non si muovevano dai porti per via del maltempo), alla distribuzione gratuita a favore delle popolazioni residenti nell’entroterra al fine di mantenere l’ordine pubblico, ma soprattutto i Genovesi giocavano sulle carestie che colpivano l’Europa del Nord in generale (ogni due o tre anni): vendevano il grano a prezzi stratosferici realizzando utili vertiginosi. Un altro aspetto, non secondario, riguardava la lavorazione e la trasformazione della farina. Il grano del Mezzogiorno era “grano duro”. Ciò significava che la pasta seccata resisteva anche dei mesi nelle casse di legno e quindi si prestava al trasporto e al commercio con forti margini di incremento del giro d’affari e delle aree di mercato. Così nacquero le confraternite dei “macharonari”, dei “lasagnari”, dei “fidelari”. Tra l’altro scopriamo che alcuni tipi di pasta come i “fidelini” derivano il loro nome dall’arabo, così come le “trenette”, per via della dominazione araba in Sicilia. Troviamo la presenza Pochi sanno che la prima vera capitale della pasta è stata Genova che non l'ha inventata ma resa un prodotto commerciale di massa Un piatto di pasta tipico della cucina ligure, condita con pesto, patate e fagiolini. della pasta in documenti di banchetti sin dal tardo XII secolo e ancora nel XIII in documenti ereditari e persino in prescrizioni mediche. Come veniva mangiata quella pasta? Era condita con olio, formaggio, verdure di stagione o a volte solo bollita e messa insieme ad altre pietanze. Poi, già nel XIV secolo la troviamo condita con la salsa di noci appresa in Oriente. Non escludiamo presenze, forse un po’ più tarde, nei minestroni. Per ultimo, alla metà del XIX secolo arrivò il condimento principe, il pesto. Il boom del turismo estivo portò l’accostamento con i sughi di pesce, mentre dal Piemonte si recuperavano e si riadattavano i “tocchi” a base di carne, forse di derivazione francese. Ma questa è tutta un’altra storia. Nel frattempo tra il XVII e il XVIII secolo a Napoli i sovrani avevano lanciato le cosiddette trafile di bronzo per produrre ottima pasta. I Genovesi però non persero la leadership. 43 cultura IL SENSO DELLA VITA. HO FOTOGRAFATO PER CAPIRE Lisetta Carmi, la mostra personale. Fino al 31 gennaio 2016, Loggia degli Abati, Palazzo Ducale, Genova. L 44 vese o tra le pieghe delle lenzuola di un letto dove i travestiti, all’epoca erano gli anni Settanta, potevano mostrarsi sfidando il pudore di una società perbenista che preferiva ignorare la loro esistenza. Dietro il suo obiettivo non sono passati solo i protagonisti del mondo culturale che animava la Genova negli anni Settanta ma anche tutta la città, fermata nelle sue contraddizioni più profonde e nascoste: il porto, lo scarico dei fosfati, i volti sfigurati dalla fatica, da una quotidianità spesso Paolo Lingua - il Melangolo La cucina di Omero è semplice: sempre e solo carne spiedata con pochissime varianti; carne bovina adulta (buoi, tori, giovenche), carne ovina (ma più sovente agnelli e capretti), maiali particolarmente ingrassati. In qualche caso si mangiano cinghiali. Sulle mense di re e principi guerrieri, accanto alla carne abbrustolita, troviamo come unico accompagnamento il pane (sembrerebbe sempre bianco, di farina pregiata: non pensiamo ad alti pani lievitati, tecnica ancora sconosciuta, ma a pani bassi, schiacciati) e il vino di cui in alcuni casi, per valorizzarne la qualità, si indica la località di provenienza. L’alimentazione dei protagonisti dei poemi omerici è, volendo giocare sul paradosso, autoreferenziale. Gli eroi sono pieni di forza quasi divina, miracolosa. Una forza che viene dalla loro vitalità fuori del comune. La carne che quegli eroi mangiano, quasi distruggendola a brani, con un appetito che può apparire feroce e belluino, è solo la metafora del circuito della vita. isetta Carmi nel corso della sua lunga attività artistica ha sempre saputo cogliere l’attimo, ha capito quale potere può contenere l’immagine, quale può essere il “dono” dell’inquadratura perfetta. Un dono come il talento per la musica, la sua prima grande passione. Di origine ebraiche, ha conosciuto l’orrore delle persecuzioni razziali, quelle che segnarono anche la sua adolescenza; espulsa dalla scuola, mentre i suoi fratelli andarono a studiare in Svizzera, rimase nella solitaria casa di Lungoparco Gropallo con un solo amico a tenerle compagnia: il pianoforte. L’incontro con la fotografia avviene in Salento dove, affascinata dalla luce e dalla bellezza di quella terra, compra la sua prima macchina fotografica, un’Agfa Silette, e comincia a conoscere la Puglia attraverso l’obiettivo. San Nicandro, Rodi Garganico, Venosa, le catacombe ebraiche i suoi primi scatti. “Come nella musica, nelle mie foto c’è ritmo, il ritmo della musica che ho studiato per 35 anni”. Il ritmo della vita – ci viene da aggiungere. Quella che passa dalle tavole del palco (per tre anni, dal 1961 al 1964, è fotografa di scena al Teatro Duse di Genova) al deserto, dagli studi degli artisti alle vie di città desolate, dove i volti dei profughi, sempre dannatamente attuali, colpiscono lo sguardo e il cuore al di là di ogni latitudine. La vita che scorre lenta sulle chiatte del porto geno- Genova rende omaggio a Lisetta Carmi con una mostra personale a Palazzo Ducale, con il più alto numero di fotografie mai esposte: 220 immagini che ripercorrono l’intero percorso creativo della grande fotografa La cucina di Omero lacerante, dalla sofferenza che è sintomo di emarginazione. Come pure la sofferenza che appartiene al ciclo vitale dell’umanità: undici scatti, per molti ancora oggi scioccanti, della sequenza del parto. La vita fermata negli attimi cruciali ma anche straordinariamente naturali. Eventi che accomunano l’umanità. La mostra, allestita nella Loggia degli Abati, curata da Giovanni Battista Martini, si potrà visitare fino al 31 gennaio 2016. 45 cultura BRASSAÏ, POUR L’AMOUR DE PARIS “Dagli Impressionisti a Picasso”, i Capolavori del Detroit Institute of Arts a Genova (Palazzo ducale – Appartamento del Doge) fino al 10 aprile 2016. L'eccezionale storia di una passione, quella che ha unito per più di cinquant’anni lo scrittore, il fotografo e cineasta Brassaï agli angoli più nascosti della capitale francese DAGLI IMPRESSIONISTI A PICASSO Una eccezionale sequenza di capolavori di Van Gogh, Cézanne, Gauguin, Monet, Matisse, Picasso 46 I l Detroit Institute of Arts si trasferisce a Genova per ben 200 giorni (fino al 10 aprile 2016) con una selezione di cinquantadue capolavori, un’occasione unica per ammirare capolavori dei più grandi pittori del Novecento nel loro periodo di massima espressione artistica e per ripercorrere all’inverso il tragitto che da Detroit porta al vecchio continente. Ritroviamo a Palazzo Ducale pionieri e simboli delle avanguardie: Monet, Van Gogh, Renoir, Degas, Picasso, Matisse, Kandinsky, artisti capaci di anticipare il gusto del moderno attraverso le loro tele, espressione di tutte quelle novità e stimoli che hanno caratterizzato l’Europa dei primi anni del secolo scorso. Curata da Salvador Salort-Pons e Stefano Zuffi, la mostra è organizzata dal Detroit Institute of Arts, prodotta da MondoMostre Skira insieme a Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura ed è promossa dal Comune di Genova e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Nel 1880 nasce la straordinaria avventura culturale e imprenditoriale del collezionismo statunitense: un inimitabile scambio tra pubblico e privato, uno scenario del tutto nuovo per il mercato dell’arte internazionale, che porta alla creazione e al rapido sviluppo di grandi musei, considerati strategici per la crescita culturale dell’intera nazione. Con tipico spirito americano, nel giro di pochi decenni, a cavallo del Novecento, si assiste a una vera e propria competizione per la formazione delle raccolte più complete. La scintillante Parigi della Belle Époque è il punto di riferimento principale, ma i collezionisti, i galleristi, gli antiquari, le case d’aste, i direttori dei musei americani sono impegnati in una continua corsa sostenuta non solo da ingenti risorse economiche, ma anche da un gusto aperto, libero da pregiudizi. I n mostra al Ducale, fino al 24 gennaio, 250 fotografie vintage e una proiezione per raccontare la storia eccezionale di una passione, quella che ha unito per più di cinquant’anni lo scrittore, il fotografo e cineasta Brassaï agli angoli e ai più nascosti recessi della capitale ma anche a tutti quegli intellettuali, artisti, grandi famiglie, prostitute e mascalzoni, in breve, a tutti coloro che hanno contribuito alla leggenda di Parigi. Nato nel 1899 a Brasso in Transilvania, Gyulus Halasz, che prende il nome di Brassaï nel 1929, ha quattro anni quando suo padre lo porta con se a Parigi dove è stato invitato, in qualità di professore di letteratura, a trascorrere un anno sabbatico. Questo periodo affascina il giovane e resta impresso nella sua memoria. Il fascino per Parigi porta Brassaï a raggiungere la capitale francese nel 1924 dopo i suoi studi d’arte a Berlino. Ben presto incontra Desnos e Prévert i quali lo inseriscono nell’ambiente degli artisti e degli intellettuali che hanno contribuito a rinominare gli Anni Folli di Montparnasse e lo introducono al surrealismo. Allo stesso tempo, Brassaï inizia a braccare nella luce notturna della città una Parigi insolita, sconosciuta e disprezzata. Durante le sue lunghe passeggiate che lo portano solo o in compagnia di Henry Miller, Blaise Cendrars e Jacques Prévert, complici nell’alimentare le sue curiosità, rende visibili le umili prostitute dei quartieri “caldi” o i lavoratori della notte alle Halles. Questo perdigiorno impenitente descrive la città seguendo i punti di vista che gli sono propri e che la luce gli offre come la visione panoramica di Parigi dall’alto della torre di Notre Dame. Nel 1932, Picasso impressionato dal lavoro di Brassaï gli affida il compito di fotografare la sua opera scultorea fino ad allora sconosciuta e che deve essere pubblicata nel primo numero di una nuova rivista d’arte: Le Minotaure. Scopritore infaticabile della Parigi notturna, Brassaï non è insensibile al fascino della capitale alla luce del giorno, passa da un quartiere all’altro e analizza le specificità di ciascuno. Mentre documenta le vita reale di questi spazi, sa anche catturare lo spirito di ogni quartiere di Parigi: la folla elegante di rue de Rivoli, i passanti davanti ai negozi dei Grands Boulevards, i carbonai lungo la Senna a Bercy, ma anche l’imponenza dei monumenti, la torre Eiffel, l’Arco di trionfo e soprattutto Notre-Dame. Così, da qualsiasi lato si guardi il suo lavoro, vi si ritrova Parigi, sempre Parigi. Genova, Palazzo Ducale, fino 24 gennaio 2016 47 appuntamenti L’agenda europea del Natale RENZO TEBANO Sei appuntamenti da non perdere. Ecco le nostre proposte per un week-end in Europa FESTIVAL dal 18 dicembre al 6 gennaio 2016 dal 13 ottobre al 31 gennaio 2016 1 FERIA DE REIS A LA GRAN VIA 2015 4 LIEGI, NATALE NEL VILLAGGIO La Feria de Reyes de la Gran Via, anche nota come Sant Tomàs i Reis (San Tommaso e i re) è il mercato di Natale e Capodanno più grande di Barcellona, con ben 300 bancarelle che vendono soprattutto giocattoli e oggetti regalo. Tra le leccornie da non perdere il carbon de azucar. www.barcellonayellow.com Il villaggio conta 200 chalet divisi in 4 temi, tra cui lo chalet “ai piedi delle piste”, che ospitano l’esposizione della famosa collezione di palline di Natale, in vetro soffiato e dipinte a mano, quest’anno arricchita di nuovi soggetti, come per esempio l’Arlecchino e San Nicola con l’asino, rispetto ai più tradizionali personaggi tratti dalla tradizione locale vallone, come per esempio il minatore. http://www.belgium-tourism.be fino al 3 gennaio 2016 2 LONDRA, WONDERLAND FOLKLORE Amsterdam 3 Londra 2 4 Liegi PARCHI Barcellona Vienna ARTE 5 1 D’INVERNO A HYDE PARK dal 22 ottobre al 28 febbraio 2016 Il parco giochi natalizio torna a Hyde Park. Tra le attrazioni spiccano la pista di pattinaggio su ghiaccio chiusa ad anello intorno al gazebo vittoriano, la ruota panoramica che offre viste mozzafiato della città a 60 mt di altezza, e il Regno Magico con il castello stile Frozen e la foresta scintillante di sculture di ghiaccio. Ingresso libero. www.visitlondon.com 5 LE DONNE NEI QUADRI DI dal 28 novembre al 17 gennaio 2016 3 AMSTERDAM E IL FESTIVAL DELLA LUCE Istanbul 6 PIU ANTICO DEL BELGIO Il 2015 segna la quarta edizione dell’Amsterdam Light Festival, che quest’anno celebra il tema dell’amicizia. Numerosi i protagonisti di questa edizione, tra cui l’artista svedese Aleksandra Stratimirovic, la cui scultura “Northern Lights”, letteralmente “Luci nordiche”, attraverserà il fiume Amstel. Da non perdere la parata prevista per sabato 19 dicembre alle 18:30 che illuminerà il canale del Prinsengracht prima di imboccare il fiume Amstel. www.iamsterdam.com KLIMT, SCHIELE E KOKOSCHKA Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka – i tre pittori principali del modernismo viennese – interpretano i cambiamenti sociali che segnarono la società all’inizio del 20esimo secolo, quando il tradizionale rapporto uomodonna inizio a essere messo in discussione da quello che diventò il movimento verso l’uguaglianza tra i sessi. www.wien.info dal 3 dicembre al 31 marzo 2016 6 LA MOSTRA DEL GIOIELLO OTTOMANO A ISTANBUL Il museo Sadberk Hanim di Istanbul ospita la mostra del gioiello, un totale di 139 oggetti preziosi ottomani che vanno dal 17esimo al 20esimo secolo, finemente decorati con smeraldi, rubini, diamanti e smalti. L’assortimento di oggetti è vasto: dalle fibbie per cintura a orologi, ventagli, pipe, tabacchiere, spille, medaglie e pantofole. www.theguideistanbul.com ARTE FOOD 48 49 turismo Come arrivare Per chi raggiunge Govone con il proprio mezzo di trasporto, ci sono aree di parcheggio dedicate a pagamento su tutto il territorio. I parcheggi lontani dal centro sono dotati di un servizio navetta gratuito. Chi è in possesso dei biglietti per gli spettacoli del Magico Paese di Natale ha la precedenza sulle navette. Come prenotare i biglietti per spettacoli e officine del gusto È possibile accedere agli spettacoli “La Casa di babbo Natale”, “Arien” e “The time of Christmas” acquistando i biglietti online. La “Locanda” è una struttura riscaldata che offre caldo ristoro e un servizio self-service. Per informazioni: www.ilpaesedinatale.com Telefono: 0173 58200. LO SAPEVATE CHE... (Dal dossier del Magico Paese di Natale di Govone) Natale “diverso” al mercatino di Govone VALENTINA DE RIZ Non solo mercatini, Govone si trasforma nel magico paese di Natale per stupire grandi e piccini 50 M ai come quest’anno c’è bisogno di Natale. Di tradizioni secolari, di famiglia, di quello stupore innocente che per un attimo mette da parte la guerra, il sangue e gli attentati che scuotono il mondo occidentale e non solo, voglia di festa, di stare insieme. I tradizionali mercatini natalizi sanciscono il conto alla rovescia che porta al 25 dicembre. Non solo Alto Adige, tutta Italia si anima di bancarelle, golosità ed eccellenze enogastronomiche. A Govone, in provincia di Cuneo, si tiene il terzo mercatino d’Italia per numero di visitatori. Dal 28 novembre al 6 gennaio, nella terra delle Langhe-Roero e Monferrato, torna ogni fine settimana “Il Magico Nel mondo esistono tanti modi per festeggiare il Natale. In Spagna i personaggi più popolari sono i Re Magi ovvero los Reyes Magos che sono popolari nei celebri Belénes, i presepi in miniatura che rappresentano la vita nel villaggio natale di Gesù e che per tradizione si costruiscono a mano in famiglia. In Grecia il Natale significa condividere con la famiglia il pranzo e il tipico Christopsomo, letteralmente il pane di Cristo. A differenza della tradizione spagnola e italiana, Babbo Natale e i doni sotto l’albero non sono una tradizione così consolidata. Al posto del classico abete i greci addobbano modellini di barche a vela in legno con decori e luci colorate. Spostandoci verso il nord dell’Europa, in Scandinavia, gli Julenisse, sono piccoli spiritelli folkloristici le cui riproduzioni sono usate come decorazioni. Fin dall’Ottocento sono legati al periodo natalizio e leggenda vuole che la loro indole dispettosa sia tenuta a bada con la ricetta preferita fatta di pappa di riso e latte. Questo piatto si ritrova nel giorno di Natale alla fine del pranzo con una mandorla nascosta nella ciotola, simbolo di fortuna per chi la trova. In Islanda di Babbo Natale ce ne sono tredici e portano regali per i più buoni e patate vecchie per quelli cattivi. Nel corso dei tredici giorni che precedono il Natale scendono uno alla volta dalla Montagna Blu, situata nei dintorni della capitale, anche per fare i dispetti. Cambiando emisfero, in Australia tradizione vuole che ci si trovi a Bondi Beach per il tradizionale scambio dei doni sotto il sole facendo il bagno con il cappellino di Santa Claus. Govone, in provincia di Cuneo, è il terzo mercatino di Natale in Italia per numero di visitatori. Paese di Natale”. Chiamarlo mercatino è riduttivo perché si tratta di uno degli eventi natalizi più significativi del panorama nazionale. Le bancarelle, con oltre ottanta espositori, sono dedicate al cibo e all’artigianato locale. Tra i prodotti da non perdere, i formaggi al tartufo bianco e il classico torrone. Tra le casette del mercatino si può passeggiare sorseggiando una cioccolata calda o un bicchiere di fumante vin brulé. Il castello reale di Govone, residenza sabauda e patrimonio dell’umanità, fa da cornice all’evento e ospita la casa di Babbo Natale. Un’esperienza da vivere con i più piccoli che potranno assistere con la famiglia, su prenotazione, ad un musical itinerante. continua a pag. 52 X 51 turismo LIGURIA. LA GENTE CHE CAMBIA Le Officine del Gusto sono un laboratorio culinario dove imparare ricette, conoscere blogger, chef ed esperti del settore 52 Certo è che a Govone non ci si annoia. Le Officine del Gusto sono un laboratorio culinario i cui temi centrali sono il pane e la farina, simboli della cucina tradizionale e di tante ricette natalizie. Grandi e piccoli potranno cucinare intorno a una grande tavola lavorando la pasta per il pane e per la pizza. I corsi sono giornalieri e prevedono grandi ospiti quali chef, blogger, giornalisti che racconteranno ricette e segreti culinari. Il laboratorio “Il pane di famiglia” è strutturato come una vera e propria officina meccanica. Tra gli eventi in programma, “Pane e Companatico, Friciule e Cibi Poveri” e il “Torrone”. Per gli amanti della carne ci sarà anche “Regina Polpetta” dove scoprire l’arte di improvvisare in cucina e preparare una polpetta davvero regale. Divertimento e meraviglia per i piccoli, artigianato e buona tavola per i più grandi. Il giusto equilibrio per accontentare tutti. Santa Claus is coming, non c’è tempo da perdere. Tra le casette del mercatino si possono gustare prodotti enogastronomici della tradizione piemontese come formaggi al tartufo o il classico torrone. Scopri ogni giorno tutte le informazioni che ti servono per abitare, per star bene, per studiare, per lavorare, per fare impresa, per aiutare. Per vivere in Liguria. LiguriaInformaPoint Palazzo della Regione Piazza De Ferrari Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle16 Numero verde 800 445 445 Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle16 [email protected] www.regione.liguria.it Agenda moda Dicembre 2015 anno 6 - n°41 COSA SUCCEDE IN LIGURIA Mostre, fiere, spettacoli, gli appuntamenti più importanti dell’agenda dell'inverno Renzo Tebano PONCHO, MON AMOUR Poncho,cappa o mantello. Quel che conta è indossarlo. Ha conquistato le passerelle invernali per la sua versatilità: si abbina al jeans come al mini-abito. Se volete essere di tendenza sceglietelo con le frange o anni Settanta con tessuto patchwork. Un classico che si afferma contemporaneo nelle sue diverse sfaccettature. FIORI E PROFUMI UN PROFUMO PER SEDURRE O UN'IDEA REGALO UN PONCHO CHE RITORNA IN DIVERSI TESSUTI E COLORI UN PANTALONE CULOTTE PER STARE COMODE Volete regalare una fragranza esclusiva? Aurélien Guichard, uno dei “nasi” più famosi al mondo, ha creato per Shiseido un’Eau de Parfum basata su due accordi floreali: Aura, fresco e radioso e Presence, delicato e sensuale. Per chi apprezza un profumo discreto. Testimonial e volto della campagna pubblicitaria è la modella tedesca Tess Hellfeuer fotografata da Ben Hasset. 54 FIERE Must have per le donne, scelta discutibile per molti uomini che non smettono mai di apprezzare una gonna ben portata, certamente un capo pratico: il pantalone ampio e corto, chiama polpacci e caviglie sottili. Per slanciare la figura meglio indossarlo con un tacco alto. Chi vuole azzardare può scegliere di abbinarlo ad uno stivaletto. PRESEPE 5-13 DICEMBRE 17 DICEMBRE – 3 GENNAIO 8 DICEMBRE – 31 GENNAIO NATALIDEA LA BOHÈME Non si respira aria natalizia senza Natalidea, che torna puntuale come ogni anno alla fiera di Genova.Tante novità per poter scegliere al meglio i vostri regali. La Bohème di Giacomo Puccini, in scena al Teatro Carlo Felice, è una di quelle opere che fotografano lo spirito di un’epoca e lo consegnano per sempre alla memoria dei posteri. IL PRESEPE DI MANAROLA www.natalidea.it CHIAMATELO... PRATICITÀ MUSICA www.carlofelicedigenova.it Ogni anno l’antico borgo della Riviera di Levante, incastonato nella suggestiva cornice delle Cinque Terre, si illumina dando vita ad un paesaggio mozzafiato, unico nel suo genere. Inaugurazione 8 dicembre intorno alle 17.30. www.incinqueterre.com