Sonata - Amadeus

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Sonata - Amadeus
Amadeus
Gabriel Fauré
(Pamiers, 12/5/1845 - Parigi, 4/11/1924)
Sonata in la maggiore n. 1 op. 13 per violino e pianoforte (26'52)
1 Allegro molto
9'51
2 Andante7'14
3 Allegro vivo
4'12
4 Allegro quasi presto
5'35
Édouard Lalo
(Lille, 27/1/1823 - Parigi, 22/4/1892)
Sonata in re maggiore per violino e pianoforte op. 12 (18'55)
5 Allegro moderato
6 Variations. Andantino con moto
7 Rondo. Vivace
7'44
7'03
4'08
César Franck
(Liegi, 10/12/1822 - Parigi, 8/11/1890)
Sonata in la maggiore per violino e pianoforte (27'56)
8 Allegretto ben moderato
5'52
9 Allegro7'55
bl Recitativo-Fantasia. Ben moderato
7'19
bm Allegretto poco mosso
6'50
FrancescoViva
D’Orazio,
violino (violino Jean Baptiste Vuillaume, Parigi, 1863)
Std = F
ITC Benguiat = Amadeus
Giampaolo
Nuti, pianoforte (pianoforte Pleyel, 1890)
Neuzeit Std = per la diffusione
Fondazione
T. T.: 73'49
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Amadeus
Amadeus
AM 291-2
G. Fauré, É. Lalo, C. Franck
La Sonata francese nell’Ottocento
Francesco D’Orazio, violino
(violino Jean Baptiste Vuillaume, Parigi, 1863)
Giampaolo Nuti, pianoforte
(pianoforte Pleyel, 1890)
REGISTRAZIONE INEDITa
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GABRIEL FAURÉ
(Pamiers, 12/5/1845 - Parigi, 4/11/1924)
Sonata in la maggiore n. 1 op. 13 per violino e pianoforte
1 Allegro molto (9'51)
2 Andante (7'14)
3 Allegro vivo (4'12)
4 Allegro quasi presto (5'35)
Composizione 1875-76
Prima esecuzione Société Nationale de Musique, Salle Pleyel, Parigi
27 gennaio 1877; l’autore al piano, Marie Tayau al violino
Prima edizione Breitkopf und Härtel, Lipsia, 1877
Organico violino e pianoforte
ÉDOUARD LALO
(Lille, 27/1/1823 - Parigi, 22/4/1892)
CÉSAR FRANCK
(Liegi, 10/12/1822 - Parigi, 8/11/1890)
Sonata in la maggiore per violino e pianoforte
8 Allegretto ben moderato (5'52)
9 Allegro (7'55)
bl Recitativo-Fantasia. Ben moderato (7'19)
bm Allegretto poco mosso (6'50)
Composizione 1886
Dedica à Eugène Ysaÿe
Prima esecuzione privata 26 settembre 1886; Eugène Ysaÿe (violino),
Marie-Léontine Bordes-Pène (piano) al matrimonio di Ysaÿe, di fronte agli ospiti di nozze
Prima esecuzione pubblica 16 dicembre 1886, al Musée de PeintureModerne
(Museo di Pittura Moderna) di Bruxelles; Eugène Ysaÿe e Léontine Bordes-Pène
Prima edizione J. Hamelle, Parigi, 1886
Organico violino e pianoforte
Sonata in re maggiore per violino e pianoforte op. 12
5 Allegro moderato (7'44)
6 Variations. Andantino con moto (7'03)
7 Rondo. Vivace (4'08)
Composizione 1853 (Gran Duo Concertante); 1873
Prima esecuzione 29 novembre 1873, Sociètè Nationale de Musique, Parigi;
Pablo de Sarasate (violino) e Georges Bizet (pianoforte)
Prima edizione Durand, Parigi, 1873
Organico violino e pianoforte
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Francesco D’Orazio, violino
(violino Jean Baptiste Vuillaume, Parigi, 1863
arco Nicholas Voirin, Parigi, 1880 circa)
Giampaolo Nuti, pianoforte
(pianoforte Pleyel, 1890)
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Guida all’ascolto
Guida all’ascolto
Guida all’ascolto
G. Fauré, É. Lalo, C. Franck
espone un tema avvolgente, elaborato nel
suo respiro in levare dalla voce suadente del
violino. Questa densa trama che fa pensare
a
pensieri, soggetti sonori di stampo schumanniano e persino brahmsiano, anche per
la fitta opera di elaborazione a intarsio prodotta nella scrittura, conduce a poche battute di raccordo, un motivo-ponte su quattro
note ascendenti, che porta al secondo tema
dal profilo discendente. Un momento di rilascio, di respiro da questa tempestosa esposizione avviene per
poche battute, prima
che il precedente ponte di collegamento si
trasformi in un
lampeggiante episodio di
epilogo. Nello sviluppo gli elementi sono
profondamente elaborati dal punto di vista
dei profili timbrico-armonico, così
come
nel percorso melodico. Nella ripresa Fauré ci
sorprende ripresentando il
percorso in forma sonata in modo del tutto originale e notevolmente libero. L’Andante 2
è tenero e
malinconico, con il suo tema lirico che si
muove sopra un disegno architettonico fornito da un ampio arco ascendente del piano
contrappuntato dai sospiri del violino, mentre caratteristico è il sostegno ritmico, fornito da un accompagnamento di breve-lunga;
il secondo tema è come
una danza libera,
La Sonata francese nell’Ottocento
di Marino Mora
C
i mettiamo all’ascolto della Sonata
per violino n. 1 op. 13 in la maggiore
di Gabriel Fauré e siamo come avvolti
da un flusso rotondo di alta
densità, tutto arpeggi, movimenti scalari, armonie iridescenti e lampeggianti. La melodia è ricca di
vibrante sensualità, elegante, in grado di
produrre un
meraviglioso effetto di spaesamento: non possiamo che sottoscrivere le
ispirate parole riportate nel 1914 sulla Rivista Musicale Italiana, che così bene identificano il sonor originale dell’autore, la sua impronta stilistica: «Musica amabile, graziosa,
deliziosa
come un paesaggio all’acquerello,
un ritratto in miniatura, una porcellana di
Sèvres, tutti oggetti da salotto ma che possono essere preziosi».
Nel primo
tempo, Allegro molto 1, il piano
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agile e fantasiosa. Momenti di partecipato
pathos, altri di trasparente serenità si alternano in un sogno dai maliosi effetti. L’Allegro
vivo 3 è uno Scherzo di grande spirito con
una prima parte dominata da sequenze di
veloci semicrome
rimbalzate tra violino e
piano sopra appuntiti accordi in controtempo in
grado di rendere nervosa ed elettrica la
pagina. Un Trio centrale dai toni riflessivi fa
da contrasto con la ripresa del tema di Scherzo che conclude icasticamente il movimento. L’Allegro quasi presto 4 viene ineugurato
da una melodia
di passeggiata sopra le cristalline armonie espresse dal pianoforte. Un
energico
e sincopato tema del piano porta a
un' accesa fase declamatoria. Dopo lo sviluppo,
giocato sopra il profilo interrogante del
primo tema presentato in caleidoscopiche
prospettive tonali, il materiale viene ripreso in un esaltante gioco conclusivo.
La Sonata in re maggiore per violino e pianoforte op. 12 di Edouard Lalo si apre con un Allegro moderato 5 dai toni gentili sopra due
ariose linee espresse da piano e violino in un
dialogo in cui le voci intervengono nell’enunciato
alternandosi e facendo via via da parte
tematica o da sostegno nell’intreccio strumentale. Dopo una fase elaborativa, ecco la
ripresa del materiale tematico
secondo lo
schema tipo della forma sonata, con l’aggiunta di un brillante epilogo. Nell’Andantino con
moto 6 assistiamo a una bella serie di variazioni. Dopo che il tema (distribuito su una
frase iniziale A, un passo B e il ritorno del tema A) è stato esposto dal violino sugli appoggi armonici del piano, il pianoforte ce lo ripresenta in un soliloquio di intima dolcezza.
Segue
una variazione dal carattere suadente,
equamente bilanciata tra i due
strumenti,
mentre poco dopo il tema è presentato in un
affascinante sol minore
e successivamente in
una nuova versione su moto in terzine cariche di trasporto. Una breve sezione in tempo
Più Lento funziona da poetica coda. Il finale
è un
brillante Rondò (Vivace) 7. Il refrain
principale corrisponde a un serrato passo a
due di scoppiettante vitalità,
mentre un primo episodio (Un poco più lento) rappresenta
un’oasi di quiete dopo la tempestosa cornice
precedente. Di nuovo rientra il refrain e ancora, più moderato, il tempo di stacco, prima
del vivacissimo tema principale.
La Sonata in la maggiore per violino e pianoforte di César Franck
è sicuramente uno dei
capolavori della musica da camera dell’Ottocento, laddove,
come osserva Cesare Ferto5
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Guida all’ascolto
Guida all’ascolto
nani, si intrecciano linguaggio lirico coloristico francese con l’attenzione all’architettura della forma, dentro a un linguaggio armonico di straordinaria raffinatezza ispirato dal
cromatismo wagneriano e da nouance modali.
Franck scrive la Sonata secondo il principio ciclico a lui caro, per cui temi, idee e loro variazioni si intrecciano tra i movimenti
creando continuità attraverso l’unificazione
motivica, aggregando coerentemente e in
modo originale il
materiale. Era una tecnica
che Franck aveva cooptato da Franz Liszt e
fatta sua come comun denominatore di riferimento, tanto che Vincent d’Indy descrisse
la Sonata come «il primo e più puro modello
di utilizzo ciclico dei temi in forma sonata…
vero monumento
musicale».
Nell’Allegretto ben moderato 8 ci si ritrova
come cullati in una morbida berceuse: strana
scelta per
un movimento di sonata, nella
quale comunque mancherà la sezione di sviluppo e
sarà presente una semplice riconduzione. Ecco dunque, già dalle quattro battute
di introduzione pianistica, il nucleo generativo del primo tema, definito da un
intervallo
ascendente di terza sopra un ritmo trocaico
lunga-breve. Il violino espone il primo tema,
ondeggiante e molto dolce sulle delicate ar-
monie del piano. Questo tema corrisponde
all’idea
ciclica ricorrente dell’intera Sonata e
man mano si sviluppa in arcate via via intense e ampie, sino a un climax. Appare
ora il
dolce e sentimentale secondo tema, lasciato
al piano solo e ai suoi ampi
e morbidi arpeggi, mentre, poco dopo, affiora il ricordo del
primo tema, fatto
sentire in imitazione a canone e poi “ripreso” dolcemente dal violino.
Di nuovo torna il secondo tema ancora al
pianoforte solo, mentre il violino si inserisce
nell’enunciato facendo sentire un’idea derivata dal nucleo ciclico di base. Ancora sull’idea ciclica si basa la coda, dove gli
echeggiamenti rappresentano una onirica reminiscenza della materia sonora. Anche l’Allegro
9, il secondo tempo, è in forma sonata. Inquietudine e un’aura di tragicità lo pervadono sin dai primi passi sui trascinanti arpeggi
del
piano da cui emerge il primo tema, dalla
matrice che si rifà all’idea ciclica;
ripreso dal
violino nel registro cupo e grave, si trasforma
in sempre nuove
proposizioni, compresa
una bella linea melodica discendente, mentre echeggia ancora
un ricordo dell’idea ciclica al violino. Di seguito il secondo tema, pure
derivato dall’idea generatrice, rappresenta,
in questo turbinoso vortice, una fase disten6
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siva, condotto dal violino sopra arpeggi in
terzine del piano, a sfociare nel Poco più lento, dove tutto viene come sfumato e attenuato sulle ultime battute dell’esposizione. Nel
Quasi lento inizia un rarefatto sviluppo, in
continuità con l’atmosfera divagata di fine
esposizione, dove il piano
appoggia i suoi accordi offrendoli al violino, che vagheggia elementi del
secondo tema. Ma questo sviluppo
è ricco di sorprese: un improvviso ritorno
al
Tempo I in Allegro, dopo una pausa, riprende frasi simili a quelle appena sentite, ma
sotto ben altra prospettiva sonora, ora intensa, espressiva. Gli altri elementi, come la linea
melodica discendente dell’esposizione, sono
continuamente
sviluppati: qui si ripresenta
in sovrapposizione alla parte finale del secondo
tema; ecco una sua netta rielaborazione con l’incipit del primo tema al piano
che si
alterna a turbinose frasi del violino, mentre
poco dopo si sentono,
ulteriormente rimodulati, i segmenti melodici di secondo e primo tema, messi in
risalto vuoi al pianoforte,
vuoi al violino, sopra un ritmico accompagnamento. Dopo la ripresa, una coda in tempo Animato poco a poco e poi Quasi presto
prosegue la tendenza al crescendo emotivo.
Il ricordo del primo tema e poi dell’idea cicli-
ca affiorano come sogni reali, mentre un lungo trillo del violino, seguito
da tre accordi di
violino e piano, fa da emblematica sigla di
chiusura della complessa struttura.
Il terzo movimento bl è un meraviglioso saggio di fantasia e
stile, straordinariamente
congegnato anche nella costruzione. Libertà
di invenzione, ma anche dominio scrupoloso dell’architettura sorprendono per la
capacità di mettere insieme libertà e regola.
Spunti e idee simili a una preghiera paiono
provenire dalla coscienza di un destino avverso, che si cerca di contrastare con ogni
forza. Già nell’introduzione-recitativo, di carattere
improvvisativo, si intravede il respiro
dell’idea ciclica. Passi del
pianoforte e del
violino si alternano in stile rapsodico, mentre
nel Molto
lento gli strumenti suonano insieme. Quando riprende il recitativo, trova violino e pianoforte a duettare in tandem in uno
scambio via via intenso, sino a
tracimare in
un passo di transizione in cui rintracciamo, a
creare profonda liaison, la linea melodica
ascendente che
stava all’inizio dello Sviluppo
del secondo tempo. Siamo giunti in una sezione fortemente lirica e di intensa cantabilità, con un tema vero e proprio organizzato in
due idee (A e B) – più tardi ripreso nell’ulti7
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Interpreti
mo movimento – in cui si sovrappongono,
o meglio, si fondono in un tutt’uno gli arpeggi del piano con il
profluvio motivico del violino, ovvero il tema “dolcissimo espressivo”
(A) e
il tema “drammatico” (B); dentro questo crogiuolo di impressioni, riemerge una
reminiscenza dell’idea generatrice così come
si era sentita nel primo tempo iniziale, dentro il primo tema, che ne era diretta emanazione. La coda, Lento e
mesto, è una malinconica variante dell’episodio intermedio del
Molto lento
iniziale, a consolidare la struttura formale nel trapasso continuo di spunti e
idee. L’Allegretto poco mosso bm conclusivo
è un versus del tempo precedente, perché, in
un certo senso, pare voler
presentare una
soluzione chiudendo la Sonata attraverso
una liberazione gioiosa. Ad esempio, il tema
generatore, sottoposto a un’opera di lavorio
continuo in forma di canone tra piano e violino, è ora ricco di spunti luminosi. Così tutti
gli elementi, di fronte a questa improvvisa e
progrediente immagine di luce, ne
scaturiscono trasformati. La struttura è quella del
rondò alla francese, dove
il refrain, di volta in
volta proposto in tonalità differenti, si alterna
a episodi-couplets. Notevole, però, anche il
lavoro tecnico sulla linea tematica, sottopo-
sta a un massivo lavoro contrappuntistico
proposta com’è in canone all’ottava violinopiano; qui però, è netta anche la matrice con
l’idea
ciclica, perfettamente camuffata dentro la plastica bellezza dell’arco melodico. Il
primo episodio echeggia il tema lirico del
terzo movimento (A), suonato “cantabile”
dal piano mentre il violino veleggia su eleganti arabeschi;
poco dopo si sente anche il
riferimento al tema principale di questo movimento. Lo stesso ancora torna in un cantabile enfatizzato in un vivace passo finale, brillantissimo,
ancora in canone. Una frase di
raccordo porta allo sviluppo, dove il tema
principale è frammentato in segmenti e incisi. A seguire, nel secondo episodio,
Franck
conferma la paziente opera di recupero e integrazione dei materiali
prendendo spunto
dal plastico secondo elemento tematico incastonato nel terzo tempo
come elemento
(B), unitamente a elementi elaborativi dello
sviluppo. Infine,
nell’epilogo, ecco l’ennesimo ritorno del tema (A), già richiamato nel
primo episodio, in un progressivo diminuendo da ff e pp. Emblematicamente il movimento si
chiude col ritorno del tema principale e una coda che ripropone la
saettante e
brillante fase conclusiva del profilo tematico.
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Interpreti
Francesco D’Orazio
Nel 2010 è stato insignito del XXIX Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana
quale “Miglior Solista” dell’anno, unico violinista italiano a ricevere questo prestigioso
riconoscimento dopo Salvatore Accardo nel 1985.
Laureato in Lettere, ha studiato violino e viola sotto la guida del padre, con Denes
Zsigmondy al Mozarteum di Salisburgo e Yair Kless presso l’Accademia Rubin di Tel
Aviv. Il suo vasto repertorio spazia dalla musica antica eseguita con strumenti originali
alla musica classica, romantica e contemporanea.
Tra i compositori che hanno scritto per lui figurano Ivan Fedele, Terry Riley, Michele dall’Ongaro, Michael Nyman, Alessandro Solbiati, Lorenzo Ferrero, Gilberto
Bosco, Marco Betta, Luis De Pablo, Raffaele Bellafronte, Fabian Panisello, Nicola
Campogrande.
Per molti anni ha collaborato con Luciano Berio del quale ha eseguito Divertimento
per trio d’archi in prima mondiale al Festival di Strasburgo, e inoltre Sequenza VIII al
Festival di Salisburgo e Corale per violino e orchestra alla Cité de la Musique a Parigi e
all’Auditorium Nacional de Musica di Madrid diretto dall’autore. Ha eseguito in prima
italiana i concerti per violino e orchestra di John Adams (The Dharma at Big Sur),
Unsuk Chin, Kaija Saariaho, Aaron Jay Kernis, Luis De Pablo, Michael Daugherty e
Michael Nyman.
Si è esibito in tutta Europa, Nord e Sud America, Messico, Cina e Giappone e ha inciso
per Decca, Opus 111, Hyperion, Stradivarius e Amadeus. È stato ospite della Philarmonie a Berlino, del South Bank Centre di Londra, del Teatro di Aix-en-Provence,
dell’Accademia di Santa Cecilia e dei Festival MiTo, Ravello, Pontino, Innsbruck, Cervantino, Istanbul, Montpellier, Ravenna, Urbino, Postdam, Radio France, Salzburg,
Siena, Strasbourg, Stresa, Tanglewood e Biennale di Venezia.
Nel marzo 2011, diretto da Lorin Maazel, ha tenuto a Washington il concerto celebrativo in USA per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Suona il violino “Comte de Cabriac” di Giuseppe Guarneri del 1711.
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Interpreti
Giampaolo Nuti
È nato a Firenze, dove ha compiuto gli studi pianistici sotto la guida di Antonio Bacchelli; successivamente ha studiato con Franco Scala a Imola e ha seguito corsi di
perfezionamento in Italia e all’estero sia di pianoforte che di musica da camera, conseguendo anche il diploma di clavicembalo.
Vincitore di numerosi concorsi pianistici nazionali, ha tenuto concerti in Austria,
Germania, Irlanda, Svezia, Slovenia, Stati Uniti, Canada, Colombia, Perù e Messico,
nonché nei maggiori centri italiani, dove suona regolarmente in importanti stagioni e
festival concertistici. È stato ospite di varie orchestre italiane e straniere, con le quali
ha eseguito concerti che vanno da Haydn a Schnittke; per il prestigioso Tuscan Sun
Festival ha sostituito Valentina Lisitsa nel Concerto n. 1 di Šostakovič con poche ore
di preavviso.
La sua discografia, per Stradivarius, Decca e Brilliant, comprende alcune importanti
monografie, recensite e premiate dalle riviste specializzate europee: Schnittke e Barber per pianoforte solo e, col violinista Francesco D’Orazio, Schnittke, Busoni, Ravel,
Rota e Berio. Nel 2010, centenario della nascita di Samuel Barber, Stradivarius ha
pubblicato la sua esecuzione del Concerto per pianoforte, con l’Orchestra Sinfonica
Nazionale della Rai diretta da Daniel Kawka.
Molto attivo anche come didatta, è attualmente docente di pianoforte al Conservatorio “A. Boito” di Parma e tiene regolarmente corsi e masterclass per varie istituzioni e
accademie.
Amadeus
n. 291
Periodico registrato al Tribunale di Milano 186/19-03-1990
 e  2014
s.r.l.
Direttore responsabile Gaetano Santangelo
Redazione Andrea Milanesi
Grafica Dario Codognato
Impaginazione Riccardo Santangelo
Registrazione 28 e 29 agosto 2013, Oratorio Santa Croce, Mondovì (CN)
Direzione artistica Andrea Dandolo
Tecnico del suono Gabriele Robotti
Restauro e accordatura pianoforte Umberto Debiaggi
Si ringraziano l'Academia Montis Regalis, l'Ing. Carlo Giuseppe Battaglia, Mariuccia Zerilli Marimò
In copertina Francesco D’Orazio e Giampaolo Nuti (foto di Carlo Cofano)
N.B.: È possibile scaricare questo booklet in formato digitale
all'indirizzo www.amadeusonline.net/books/201402.pdf
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