mi e` mancato il monte lancino

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mi e` mancato il monte lancino
Nati per correre
MI E’ MANCATO IL MONTE LANCINO
Inviato da Giovanni Baldini
martedì 31 luglio 2012
Ultimo aggiornamento martedì 31 luglio 2012
Fanano (MO), sabato 21 luglio 2012, stand gastronomico in piazza Corsini: tre crescentine farcite e una bibita in lattina;
Piadineria la “Pida”: una piadina farcita, una crescentina farcita e una bibita in lattina; “Le
Tentazioni di…”: un piatto di pasta al ragù, una insalata ricca e una bibita in lattina; “Osteria
dell’Emigrante”: una crepe farcita, un berlengo, una bibita in lattina; pizza al taglio di Brusiani e Ghibellini:
due pizzette farcite, una crescentina lardo o Nutella e una bibita in lattina. Non è la classica sagra
“magnereccia”, come ce ne sono un’infinità dalle mie parti, con l’elogio alla bistecca, al
cinghiale, allo gnocco ecc., erano solo i menù a scelta offerti dall’A.S.D. Cima Tauffi Fanano, a tutti partecipanti
della prima edizione dello spettacolare CIMA TAUFFI TRAIL. Attenzione, il pasto in questa occasione era ben meritato
e te lo dovevi sudare a suon di saliscendi sfidando gli importanti numeri della gara emiliana. Non nego che sono una
buona forchetta, e la cucina merita essere considerata l’ottava arte così come: l’architettura, la
pittura/scultura, la musica/danza, la letteratura, la fotografia, il teatro ed il cinema. Ma prima della degustazione delle
specialità emiliane, alle ore 7,00 di mattina sabato detto, dovevi prima salire sul punto più elevato dell’Emilia
Romagna ed attraversare il crinale appenninico dal monte Cimone, al Libro Aperto, alla cima Tauffi, al monte Spigolino
e ridiscendere nuovamente per sentieri spaccagambe a Fanano. Tempo a disposizione quindici ore. Qualcosa non mi
quadrava: mi mancava all’appello il monte Lancino (ahi,ahi!). Lo dico con cognizione di causa avendo acquisito
l’anno passato il titolo onorifico di “Malandrino del Crinale”, portando a compimento la prima
edizione del “Trail del Malandrino” (Prato-Abetone). Feci grosso modo lo stesso percorso per il senso
inverso, dal passo dello Strofinatoio (sotto il Corno alle Scale) al Libro Aperto, ed il monte Lancino è difficile
dimenticarlo perché è una cima aguzza costituita da squadrati blocchi di pietra che ricade nel Granducato di Toscana.
Forse non hanno acconsentito i malandrini pratesi Kappadocio e Gaggio che stazionavano dopo il passo della Croce
Arcana sotto il monte Spigolino chiedendo dazio come ai tempi andati? Per la verità i simpaticissimi amici toscani, mi
stavano riservando delle punizioni corporali con la verga d’avellano per averli quest’anno traditi e,
avvistatili da lontano, a gran voce gli facevo presente che ero armato di bastoni appuntiti dove sono stampate tutte le
tappe del Tor des Géants. Roba tosta eh!
I dati ufficiali della prima edizione del CIMA TAUFFI TRAIL, soprattutto nel dislivello, erano ragguardevoli : km. 60 con
d+ m.4500, poi corretti a km.61,5 e d+ m.4150. Il gps del mio amico Riccardo Silva, il quale mi ha assicurato che non è
un sottoprodotto cinese low cost, ha registrato al termine della gara km. 58 e d+ m. 3500 e credo che, in base alle mie
esperienze di montanaro, siano le cifre più fedeli pur sempre ragguardevoli, quel tanto che basta per strapazzare i
muscoli e le articolazioni dei circa 130 partenti. Le condizioni metereologiche sono state molto d’aiuto: alta
copertura nuvolosa con brezza in quota, hanno favorito le prestazioni dei partecipanti. Cosa sarebbe stato sotto il
solleone. Per fortuna le famigerate correnti a getto che spazzano spesso le citate vette provocando l’effetto stau,
si sono tenute alla larga e solo attraversando la Cima Tauffi sono stato avvolto dalle nuvole facendo ricorso alla giacca
antivento. A distanza di un anno ho potuto così nuovamente ammirare e solcare il lungo ed agevole crinale dello
spartiacque appenninico, il laghi agonizzanti dello Scaffaiolo e di Pratignano quest’ultimo ricoperto da un
canneto. I fianchi delle montagne del versante modenese sono ricoperti da estese mirtillaie. Che meraviglia! Ti fermi e
gusti i frutti ormai maturi, si sente il fischio della marmotta, se alzi la testa al cielo è facile scorgere i rapaci. Non siamo
sulle Alpi siamo nell’Appennino! Ma la distanza del trail pur di 60 km è breve, perché quando hai la fortuna di
godere di tali meraviglie entri un uno spazio cosmico, e significa che il tempo si dilata. Inizi a guardarti intorno, contempli
e ti domandi il perché di tutta questa fretta, ma hai l’assillo del traguardo, perciò avanzi alcune volte
d’impeto dove il fondo lo permette. Volgi lo sguardo a terra per vedere dove poggi i piedi e ti perdi il panorama.
La fatica scompare ed avanzi ad oltranza, poi subentrano i limiti fisiologici. Devi nutrirti ed idratarti altrimenti ti pianti. Ai
ristori del Cima Tauffi Trail ho molto gradito l’anguria al rifugio Taburri ed il plumkake di cioccolato, ma scomodi
erano i rubinetti dei contenitori dell’acqua, molto più pratici quelli a pulsante. Di conforto sono stati i fontanili
d’acqua fresca. Ma quello che ho più apprezzato, a parte il paesaggio, è stata la gentilezza e la cordialità di tutti i
collaboratori sparsi negli angoli più remoti delle montagne. Il tratto più impegnativo? L’ultimo strappo di salita dal
fondovalle dopo aver attraversato il torrente sino a piazza Corsini a Fanano, con i quadricipiti femorali che chiedevano
pietà terminata l’ultima ardua discesa. Col caldo opprimente mi sembrava di scalare l’Everest. Tuttavia,
all’interno del Palaghiaccio con ampi spazi, è stata rigenerante la doccia alla giusta temperatura senza gli sgraditi
eccessi. Un abbraccio anche all’idraulico del Comune di Fanano. Mi complimento con Gianpietro Lucci per la sua
grande prestazione alla sua seconda gara in montagna, ma prima di chiudere vorrei dare una tiratina d’orecchie
all’opportunista mammina viterbese accompagnata ed assistita amorevolmente da un gruppo di modenesi
quando stava per gettare la spugna. Signora Monica d’Amore, non hai fatto fare una bella figura alla nostra città
(anche se desidero vivere sulle mie amate montagne). Da questo momento userò la terza persona singolare. Non è
sportivo comportarsi così come lei ha fatto. Non è nell’etica di chi pratica la variante del podismo che si chiama
trail i cui praticanti, generalmente, non cercano gloria e sono premiati dai paesaggi che Madre Natura gli offre. E’
un bene per tutti che si dedichi a fare la mamma a tempo pieno. Ecco uno stralcio dell’articolo (super) di Fabio
Marri testimone dell’accaduto pubblicato di questo sito: “…Ma a dire il vero ha fatto una vittima: una
bella mammina trentaduenne di Viterbo, che si voleva ritirare già a metà corsa, ma persuasa, incoraggiata, dissetata da
una collega aveva continuato, quando si è sentita di nuovo in forze se ne era andata per conto suo, preoccupandosi più
dei numerosi appuntamenti col marito che la seguiva in auto che della ex compagna di strada. Però, a voler fare tutto da
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sola, all’ingresso in Fanano ha perso il marito e perso il sentiero, arrivando ultima donna, sei minuti dopo colei
che l’aveva sorretta nelle fasi precedenti. A Bologna dicono che le sta bene come un vestito nuovo: oltre tutto, la
signora era davvero elegante e carinissima, e naturalmente va riconosciuto che è stata anche brava, nello stare sotto le
13 ore”. Riallacciandomi alla versione gastronomica: “Le Tentazioni di…”: un piatto di pasta
al ragù, una insalata ricca e una bibita in lattina. Questo stato il menù da me scelto tra i quattro a disposizione e gustato
in Piazza Corsini a Fanano insieme ai miei compagni di viaggio Riccardo Silva e Gianpietro Lucci: eccellente, così come
tutta l’organizzazione del CIMA TAUFFI TRAIL.
Bravi!
Giovanni (Gianni) Baldini
P.S.
Il mio omaggio alla terra che tanto amo. La nobile terra d’Emilia Romagna trema, e chissà per quant’ altro
ancora. Tossisce la pianura Padana, ma in ogni catastrofe bisogna anche guardare anche agli aspetti positivi. Sembra
una follia dire questo ma è così. In primis è emerso prepotentemente il coraggio e la dignità della laboriosa gente
emiliana che mi fa sentire fiero, che vuole rialzarsi da sola senza lamenti, dove le lacrime vengono versate
nell’assoluta intimità: è quanto di meglio che l’Italia può esprimere. Si risolleverà ancor più forte questa Terra,
queste genti. Ma i fatti parlano da soli, perché passeggiando per Fanano la popolazione, fatta di tutt’altra pasta, ti
fermava, ti domandava con quale spirito una persona affrontava una gara del genere, per certi versi assurda. E’
difficile trovare un riscontro del genere altrove. Come detto, ogni evento anche il più catastrofico ha sempre il suo lato
positivo. Lo scontro tra le placche tettoniche, le zattere su cui le nostre membra, le nostre case poggiano, rende tutto
estremamente vulnerabile. Non possiamo far nulla di fronte alla potenza della natura che chi ha fede chiama il Creato.
Qual è allora l’aspetto positivo di questi sussulti che ci terrorizzano: gli Appennini, come tutti i rilievi del pianeta
azzurro sono nati dai terremoti. Rimaniamo incantati contemplando le montagne che sono il frutto di ciclopiche collisioni,
è bene non dimenticarlo. E’ da maggio che percorro i più suggestivi scorci dell’Appennino ToscoEmiliano e Ligure in territorio emiliano: Il Monte Lama sopra Bardi (PR) durante l’ultra trail “The Abbots
Way” Pontremoli Bobbio; in monte Carevolo ed il monte Bue con la lunare Valle Tribolata nel piacentino durante il
Trail dell’Alta Val Nure, e questo perché lì mi sento a casa mia.
Emilia nel Cuore!
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