DIETA PROTEINATA E REGIME IPOCALORICO
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DIETA PROTEINATA E REGIME IPOCALORICO
DIETA PROTEINATA E REGIME IPOCALORICO I - INTRODUZIONE Nei confronti del problema del soprappeso, si impone una tripla costatazione : 1°/ Si tratta di una sindrome che, per la morbosità e la mortalità che provoca e per il suo continuo progredire, è diventata uno dei più importanti problemi di salute pubblica nei paesi industrializzati. 2°/ I risultati dei vari approcci terapeutici sono molto deludenti; in effetti, per la maggior parte delle statistiche ci sarebbero più del 90% di fallimenti. 3°/ Infine, l’alternanza molto frequente perdita – ripresa del peso costituisce un pericolo, le grandi oscillazioni ponderali sembrano essere patogene a livello cardiovascolare; tanto che potrebbe essere preferibile non fare niente per gli individui inadatti a mantenere il loro peso. Citiamo A. STRENKARD il cui apparente pessimismo traduce sfortunatamente bene la realtà: "A ben vedere, ci si rende conto che la maggior parte degli obesi non rientrano nei programmi di dimagrimento. Fra quelli che vi rientrani, molti non ci restano; quelli che ci restano non perdono molto peso, ed infine fra questi, molti riprendono i chili persi". II – LE RAGIONI DEL FALLIMENTO Sono numerose e noi citeremo solo le principali: A/ LE DEVIAZIONI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE Benché esse rappresentino senza dubbio le cause di fallimento più importanti perchè le più difficili da trattare, queste escono dal quadro di questo studio e li ricordiamo per memoria: 1°/ L'iperfagia prandiale. 2°/ Il rosicchiare. 3°/ La bulimia. etc... B/ LA PERDITA DELLA PRESENZA MEDICA Il medico si confronta con un problema che è disceso sulla piazza pubblica tramite la scorciatoia dei media in generale. Non è più quindi l’unico detentore dell’informazione e, © WP Group S.r.l. 1 pensando la maggior parte dei pazienti di essere competenti in dietetica, molti fanno diete senza controllo medico, tanto più che spesso sono stati delusi dai risultati ottenuti in ambiente medico. C/ I DISTURBI METABOLICI ED ENERGETICI Creano una disuguaglianza nei confronti delle calorie. 1°/ L’IPERINSULINISMO CON INSULINORESISTENZA Lo prenderemo come tipo di descrizione, per descrivere i disturbi della regolazione del metabolismo glucidico nella genesi dell’obesità, benché questo difetto di funzionamento riguardi solo gli eccessi ponderali importanti.. L’obesità è caratterizzata da uno sviluppo anormale del tessuto adiposo (ipertrofia ed iperplasia) che immagazzina grandi quantità di calorie sotto forma di lipidi. Nell’obesità si distinguono due fasi: una fase dinamica seguita da una fase statica. Le prenderemo in considerazione dopo aver brevemente richiamato quali sono le vie metaboliche di stoccaggio dei lipidi. a) LE VIE DI STOCCAGGIO DEI LIPIDI (schema 1) I lipidi stoccati dal tessuto adiposo possono avere un’origine esogena (alimentazione) o endogena (a partire dal glucosio nel fegato). Quale che sia la loro origine, essi circolano nel sangue sotto forma di lipoproteine. A livello del tessuto adiposo saranno idrolizzati dalla liproteina lipase (sintetizzata dall’adipocita), che libererà gli acidi grassi. Questi potranno così penetrare nella cellula adiposa. Lo stoccaggio nel tessuto adiposo dipende dalla disponibilità in glucidi e dalla secrezione di insulina che è funzione della quantità di glucidi nell’alimentazione. b) LA FASE DINAMICA DELL’OBESITA’ I modelli animali di obesità hanno mostrato, che oltre ad un’assunzione alimentare più importante, una delle prime anomalie rilevabile è l’aumento della secrezione di insulina in risposta al glucosio, seguita da una resistenza epatica e muscolare all’insulina. Essendo diminuito l’utilizzo del glucosio a livello epatico e muscolare, ne risulta un aumento della disponibilità di glucosio per la lipogenesi nel fegato e nel tessuto adiposo, con stoccaggio accresciuto negli adipociti per stimolazione della lipoproteine lipasi. c) LA FASE STATICA DELL’OBESITA’ L'importanza della massa adiposa porta una liberazione di acidi grassi che saranno utilizzati in modo preferenziale dai muscoli ossidativi, diminuendo di altrettanto l’utilizzo del glucosio, ciò che aumenta la resistenza all’insulina e porta ad un’inolleranza al glucosio. Il tessuto adiposo evolve anch’esso secondariamente verso l’insulinoresistenza. Questa resistenza generalizzata all’insulina obbliga il pancreas a secernere sempre più insulina per mantenere una glicemia normale, cosa che può portare nel tempo alla comparsa di un diabete di tipo II. L’insulinoresistenza muscolare ostacolando il catabolismo del glucosio, contribuiosce a ridurre il dispendio energetico. © WP Group S.r.l. 2 2°/ LA RIDUZIONE DEL DISPENDIO ENERGETICO Vediamo quali sono i vari elementi del dispendio energetico quotidiano (schema 2) a) IL DISPENDIO ENERGETICO A RIPOSO (D.E.R.) Rappresenta 70 - 75% del totale. Corrisponde: - al servizio fisiologico per il 20 - 25% (respirazione, circolazione, secrezione, etc) - alla vita cellulare per 75 - 80%. Esso dipende dalla massa magra. Classicamente, si stima che il D.E.R. sia identico in tutti i soggetti, qualunque sia il sesso ed il peso, se si rapporta alla massa magra, cosa che si può esprimere come: D.E.R soggetto normale Kcal = D.E.R soggetto obeso Kcal Massa magra Kg massa magra Kg In effetti, sembra che questo non sia sempre vero. Alcuni studi hanno mostrato recentemente che il D.E.R dei soggetti obesi era più basso di quello dei soggetti normali. D’altra parte, in caso di un sovraccarico energetico massiccio o, al contrario di una restrizione più grande, si ha aumento o una diminuzione del D.E.R.del 10% prima di ogni modifica della massa magra. Infine, potrebbero esserci dei processi di regolazione del D.E.R. diversi a secondo degli individui. Ogni perdita di peso porta obbligatoriamente ad una perdita di massa magra e quindi ad una diminuzione del D.E.R. ma il grado di questa perdita di massa magra varia in funzione inversa rispetto il tenore di proteine della dieta e dell’importanza dell’attività fisica. b) IL DISPENDIO ENERGETICO DI TERMOREGOLAZIONE DE (T.R.) Si compone di termogenesi senza brivido e termogenesi con brivido. E’ trascurabile. c) IL DISPENDIO ENERGETICO POST-PRANDIALE (D.E.P.P.) Rappresenta circa il 10% del totale e si suddivide in due elementi: 1- La parte obbligatoria del D.E.P.P. Essa corrisponde al costo della presa alimentare (maticazione), della digestione e dell’assorbimento degli alimenti, alla metabolizzazione ed allo stoccaggio dei nutrimenti. E’ variabile secondo il tipo di nutrimento: - per un carico glucidico orale: il 5% di questo carico è consumato sotto forma di calore se lo stoccaggio è fatto sotto forma di glicogeno , il 24% se lo stoccaggio è fatto sotto forma di sintesi dei trigliceridi, il 15% se lo stoccaggio è misto ; - per un carico lipidico : 4% ; - per un carico protidico : 25%. Da qui l’interesse dei glucidi e soprattutto dei protidi per aumentare il dispendio d’energia dovuto allo stoccaggio. 2 - La parte facoltativa del D.E.P.P. © WP Group S.r.l. 3 E’ la parte della termogenesi alimentare non spiegata dal costo di stoccaggio dei nutrimenti. Per i lipidi è nulla. Per i glucidi è il 7% dell’energia ingerita. Per i protidi è il 25 40%. Essa è in rapporto con una stimolazione del sistema simpatico che sarebbe indebolita in alcuni obesi. Il 30% degli obesi avrebbero una termogenesi facoltativa diminuita e che resterebbe ridotta dopo la perdita di peso, il che fa pensare ad una programmazione genetica. Alcuni avanzano l’ipotesi che questa particolarità sarebbe stata selezionata, durante l’evoluzione della specie umana, per una migliore resistenza alle carestie. Per contro, nella nostra epoca di abbondanza questa selezione naturale favorisce l’obesità. La termogenesi facoltativa (T.F.) diminuisce con l’età, senza dubbio per la diminuzione della stimolazione del sistema simpatico, cosa che potrebbe spiegare la più grande propensione per l’obesità durante l’invecchiamento. Essa è anche funzione del tipo di nutrizione: durante la nutrizione entérale continua (N.E.C.) la T.F diminuisce del 50%. Lo sgranocchiare che assomiglia alla N.E.C., in quanto si tratta anche qui di un’alimentazione continua, porta ugualmente una diminuzione della T.F. L’insulinoresistenza, che favorisce la lipogenesi e lo stoccaggio del glucosio sotto forma di lipidi, favorisce la diminuzione della T.F. Infine, la nicotina aumenta la T.F., cosa che spiega in parte l’aumento di peso quando si smette di fumare. d) IL DISPENDIO ENERGETICO LEGATO ALL’ATTIVITA’ FISICA Esso rappresenta il 15 - 20% del dispendio totale. Nell’obeso le sue variazioni sono poco importanti. In effetti, se il dispendio energetico aumenta perchè l’obeso deve muovere un peso maggiore, ciò che richiede maggior lavoro, per contro il soggetto in soprappeso ha spessa la tendenza a muoversi di meno. Al contrario, il dispendio energetico legato all’attività fisica sarà minore dopo una perdita di peso, ma il soggetto sarà più facilmente incoraggiato a muoversi e quindi ad aumentare i suoi consumi energetici. Per contro, è più interessante notare che l’attiità fisica porta una diminuzione dell’einsulinoresistenza periferica. Infine, l’interesse dell’esercizio fisico è soprattutto di conservare, o anche di aumentare la massa magra, il che ha tendenza ad elevare il D.E.R. e) RIASSUMENDO 1 – concorrono a favorire il soprappeso con una diminuzione del dispendio energetico: - il determinismo genetico che potrebbe causare una diminuzione del D.E.R e del D.E.P.P. facoltativo, - un’alimentazione sovraccarica in glucidi e soprattutto in lipidi, - il rosicchiamento, - l’insulinoresistenza, - una diminuzione dell’attività fisica, - smettere di fumare. 2 – favoriscono la ripresa del peso dopo il dimagrimento: - la diminuzione della massa magra che si ha durante tette le diete dimagranti, quanto più esse sono povere in proteine, - l’abbassamento del D.E.P.P. in relazione con la diminuzione della quantità di alimenti ingeriti. © WP Group S.r.l. 4 3°/ LE RESISTENZE LEGATE AL TESSUTO ADIPOSO a) IL TESSUTO ADIPOSO BIANCO 1 – L’iperplasia indotta dall’alimentazione. Il tessuto adiposo bianco può moltiplicarsi in caso di sovraccarico alimentare, in particolare nell’infanzia, ma anche in età adulta ed il soggettonon potrà più sbarazzarsene neanche in caso di dimagrimento (di qui l’interesse di una lipoplastica). 2 – L’iperplasia genotipica. Fattori ereditari fanno sì che alcuni obesi abbiano una propensione mggiore a moltiplicare i loro adipociti biabchi. 3 – L’eterogeneità fenotipica di corporatura e di sensibilità ai meccanismi regolatori. La ripartizione dei recettori adrenergici alla superficie degli adipociti varia seguendo il sesso e la loro localizzazione: - gli adipociti dei deltoidi e addominali sono più voluminosi negli uomini che nelle donne e comportano più recettori β1 che α2, ciò che rende più facile la lipolisi, - gli adipociti dei glutei e delle cosce sono più voluminosi nella donna che nell’uomo e comportano più recettori α2 che β1 ; in questo caso la lipolisi sarà più difficile e gli acidi grassi di questi adipociti potranno essere mobilitati solo da una dieta molto ipocalorica e chetogena (da qui l’interesse per la dieta proteinata). Storicamente, queste cellule di grasso servivano certamente da riserva energetica per i periodi di gravidanza e d’allattamento in case di carestia. b) IL TESSUTO ADIPOSO SCURO Nell’uomo il suo ruolo non è ancora ben conosciuto l'homme 4°/ GLI ADATTAMENTI ENERGETICI AL DIMAGRIMENTO. In tutti i regimi ipocalorici, si ha una diminuzione della massa magra, cosa che porta una iminuzione del D.E.R., tanto più che le fasi di dimagrimento – ripresa del peso si succedono e questi regimi sono più poveri in proteine. C’è anche un adattamento metabolico legato ad una più grande sensibilità di alcuni sistemi enzimatici: per esempio si ha un aumento della sensibilità della lipoproteina, cosa che comporta una messa in riserva dei grassi più facile. Per concludere, una diminuzione degli apporti calorici ha per conseguenza un aumento dell’efficacia metabolica. Così, dopo più cure dimagranti, la maggior parte delle persone si ritrovano con una massa magra sempre più ridotta, ciò che tende ad avvicinare sempre più il dispendio energetico al livello degli apporti calorici. Si arriva così ad un livello ponderale con resistenza al regime. III - LA DIETA PROTEINATA. A/ LE ORIGINI DELLA DIETA PROTEINATA: IL DIGIUNO TOTALE © WP Group S.r.l. 5 I fallimenti delle diete ipocaloriche hanno portato ben presto i ricercatori ad esplorare le possibilità del digiuno totale per il trattamento dell’obesità. Dal 1915 BENEDICT fa stato di uno studio sul digiuno prolungato. Il primo studio moderno è fatto da BLOOM nel 1959. Nel 1970 CAHILL descrive in dettaglio gli adattamenti metabolici che si svolgono durante il digiuno totale. Si possono schematicamente distinguere due fasi: 1°/ IL DIGIUNO CORTO (schema 3) In una prima fase che corrisponde al digiuno notturno e che può durare qualche, la mancanza di qualsiasi alimentazione porta una glicemia leggera, che è ben presto rilevata dal pancreas ed il sistema nervoso centrale e scatena tutta una serie di modifiche ormonali: diminuzione dalla secrezione di insulina, aumento della produzione degli ormoni iperglicemianti (glucagone, adrenalina e anche glucorticoidi e ormone della crescita). Grazie a queste modifiche ormonali vanno ad instaurarsi dei meccanismi di regolazione che permettono di mantenere una glicemia subnormale : - aumentando la produzione di glucosio endogeno col fegato: si tratta della glicogenolisi e della neoglucogenesi, - riducendo il consumo di glucosio. a) LA GLICOGENOLISI EPATICA (schema 4) Essa è provocata dal glucagone e rinforzata dalle catecolamine per trasformare il glicogeno epatico in glucosio. Ma le riserve epatiche in glicogeno, se sono immediatamente utilizzabili, sono anche molto modeste e permettono di mantenere la glicemia solo qualche ora, al massimo per la durata del digiuno fisiologico notturno. b) LA NEOGLUCOGENESI (schEma 4) Se il digiuno si prolunga, diventa indispensabile un’altra fonte di glucosio: è la neoglucogenesi epatica: trasformazione in glucosio di precursori non glucidici di origine extraepatica. Si tratta di: - gli acidi aminati per il 60% (soprettutto l'alanina) provenienti dalla proteolisi muscolare, - l’acido lattico per il 30%, proveniente dalla glicolisi dei muscoli, delle cellule del sangue e da altri tessuti, -il glicerolo per il 10%, proveniente dai trigliceridi del tessuto adiposo. Serve anche : - dell’energia e in particolare dell'A.T.P. che proviene dall’ossidazione degli acidi grassi liberati dal tessuto adiposo, - degli enzimi la cui regolazione è fatta essenzialmente dall’insulina ed il glucagone e che permettono l’inversione della glicolisi. c/ LA DIMINUZIONE DEL CONSUMO TESSUTALE DEL GLUCOSIO . Contemporaneamente all’aumento della produzione epatica di glucosio per glicogenolisi e poi per neoglucogenesi, la diminuzione del consumo tessutale del glucosio concorre alla regolazione glicemica. Questa diminuzione risulta principalmente da due fenomeni: - la debole concentrazione di insulina che porta una diminuzione della penetrazione cellulare del glucosio nei tessuti insulino-sensibili, - la liberazione di quantità importanti di acidi grassi liberi e di corpi chetonici che permette alla maggior parte dei tessuti di ossidarli per i loro bisogni energetici al posto del glucosio. Gli acidi grassi liberi ed i corpi chetonici si comportano come dei substrati preferenziali in rapporto al glucosio. (schemi 4 e 5). © WP Group S.r.l. 6 In effetti, gli acidi grassi liberati dal tessuto adiposo sotto l’influenza della lipasi ormonosemsibile attivata dall'A.M.P. ciclico, lui stesso stimolato dalla glucagone e le catecolamine con l’intermediario dell’adenil ciclasi, sono in parte captati dal fegato ove sono trasformati in corpi che tonici e riesportati nella circolazione. Questo insieme di regolazioni ensemble de régulation sfocia in un risparmio del glucosio che non è più consumato che dal tessuto strettamente gluco-dipendente (cervello, eritociti, midollare renale). 2°/ IL DIGIUNO LUNGO (schema 3) La persistenza di un consumo di 75 gr di protidi al giorno essendo incopatibile con la sopravvivenza, al dilà del 5° giorno l’organismo adatta il suo metabolismo: - dimonuendo la glucogenesi protidica, - utilizzando le riserve lipidiche, - consumando i corpi chetonici, - diminuendo il dispendio calorico totale. La proteolisi muscolare è ridotta di 3 volte, in parte sotto l’azione regolatrice dei corpi chetonici. Ne risulta una diminuzione importante dei substrati della neoglucogenesi epatica e quindi della produzione del glucosio. Ma in contropartita, il sistema nervoso diventa capace di utilizzare i corpi chetonici in modo uguale con il glucosio. La neoglucogenesi globale è ridotta di metà, ma in più appare una neoglucogenesi renale che diventa importante quanto quella del fegato (40 gr di glucosio al giorno). Questa neoglucogenesi renale è stimolata dall’acidosi metabolica. Essa si effettua principalmente a partire dalla glutammina proveniente dai muscoli. Questo processo causa un’eliminazione di ioni ammonio N.H.4.+ e partecipa quindi alla lotta contro l’acidosi (buon esempio di autoregolazione poiché e l’acidosi che stimola la neoglucogenesi renale). Questo adattamento naturalmente non può durare indefinitamente e la morte rischia di sopraggiungere in capo a 1,5 mesi per complicazioni cardio-vascolari, respiratorie o neurologiche. In un obeso la sopravvivenza sarà nettamente più lunga, il che può spiegare che l’obesità è stata in altri tempi un carattere favorevole in caso di carestia. Da qui una possibile selezione del diabete non insulinodipendente che è spesso associato all’obesità. B/ LA DIETA PROTEINATA 1°/ STORICO Molti autori hanno provato a modificare il digiuno totale per conservarne l’efficacia senza averne i rischi. E’ il caso d'APFELBAUM nel 1967 a Parigi. Nel 1973, BLACKBURN, ricercatore al Massachussetts Institute of Technology, dimostra che una dieta a bassissime calorie (intorno alle 500 Kcal/giorno), unicamente a base di proteine, permette di diminuire sufficientemente la secrezione di insulina al fine di bloccare la lipogenesi e di far partire la lipolisi, pur proteggendo l’attività metabolica dei tessuti nobili ed assicurando un bilancio azotato equilibrato. Esso determina i bisogni in proteine in caso di digiuno che devono essere di 1,2 gr/Kg di peso ideale /giorno per le femmine e di 1,5 gr/Kg di peso ideale /giorno per gli uomini per assicurare una bilancia azotata equilibrata. 2°/ LE VIE METABOLICHE NEL CORSO DELLA DIETA PROTEINATA Sono le stesse di quelle del digiuno totale (schema 6 e 7). 3°/ VNTAGGI DELLA DIETA PROTEINATA IN RAPPORTO AL DIGIUNO © WP Group S.r.l. 7 Nel corso della dieta proteinata si conservano i vantaggi del digiuno (diminuzione molto importante del rapporto insulina/glucagone che porta una lipolisi accalerata ed una produzione di corpi chetonici che oltre al loro utilizzo energetico hanno un effetto tagliafame) senza averne gli incovenienti: il bilancio azotato è in effetti pressoché mantenuto grazie all’apporto di proteine. 4°/ INDICAZIONI DELLA DIETA PROTEINATA Classicamente, la dieta proteinata sarebbe riservata solo agli obesi importanti. In pratica, tutti i sovraccarichi ponderali dell’adulto a partire da 7 - 8 Kg possono beneficiarne, mentre i sovraccarichi inferiori possono essere trattati con diete miste associanti proteine e alimenti naturali. A fortiori, la dieta proteinata è giustificata nei casi di : - veri obesi, - diabetici non insulino-dipendenti, - tutti i pazienti con una o più complicazioni del sovraccarico ponderale: ipertensione arteriosa, artrosi lombare o dei membri inferiori, apnee del sonno etc. Del resto, la dieta proteinata può essere particolarmente utile quando è indicata una perdita ponderale rapida: - prima di un intervento chirurgico programmato, - prima dei tests d'embauche, - prima della firma di un contratto di assicurazione sulla vita, etc... 5°/ CONTRO-INDICAZIONI. a) CONTRO-INDICAZIONI ASSOLUTE - Peso normale !!! - Insifficienza renale, - Insufficienza epatica severa; un aumento delle transaminasi o del gamma G.T non è per forza una controindicazione, al contrario (steatosi) - malattie infettive gravi, acute o croniche, - malattie infiammatorie evolutive, - sindrome di CUSHING, trattamento con corticoidi, - neoplasie in attività - accidente cardiovascolare (infarto) o vascolare cerebrale di meno di 6 mesi. - insufficienza cardiaca sotto trattamento digitalico, - disturbi del ritmo cardiaco, - diuretici kali-eliminatori, - diebete insulino-dipendente, - gravidanza e allattamento, - patologia psichiatrica pesante (psicosi). b/ CONTRO-INDICAZIONI RELATIVE -iperuricemia (gotta, litiasi urica): non è una controindicazione, ma bisogna prescrivere dell'allopurinolo, - ipocaliemia: la dieta è possibile se è corretta, - ipotiroidia: la dieta è possibile se è trattata, - anziano: l’età non è forzatamente una controindicazione; dipende tutto dai casi ed in particolare dall’esistenza o no e dalla natura di eventuali patologie preesistenti, © WP Group S.r.l. 8 - bimbi e adolescenti: per l'Institut National de la Santé des U.S.A., la dieta proteinata può essere utilizzata nel bimbo e nell’adolescente che soffrano di un’obesità maggiore, en adattando i tassi di proteine ai bisogni particolari della crescita. 6°/ LA DIETA PROTEINATA IN PRATICA La realizzazione pratica di una dieta proteinata necessita da sola un’esposizione intera; non sarà quindi possibile esplicitarla in dettaglio oggi. Ne daremo solo un’idea. a) LA DIETA PROTEINATA STRETTA ( scheda regime 1) Prima di cominciare una dieta proteinata, bisogna evidentemente fare un bilancio clinico e paraclinico completo che qui non vedremo in dettaglio. Converrà ugualmente spiegare al paziente lo svolgimento della dieta, di insistere sull’importanza della sua stretta osservanza, così come l’assunzione dei micronutrimenti complementari ed in particolare il potassio. Infine, è auspicabile vedere regolarmente il malato per verificare il decorso della cura e controllarne i principali parametri clinici e biologici. In pratica, bisogna somministrare una dose di proteine almeno uguale a 1,2 gr par kg di peso ideale nelle donne e 1,5 gr nell’uomo, ovvero il più delle volte da 4 a 6 buste da 20 gr di proteine al giorno . Deve trattarsi di proteine di alto valore biologico, aventi un indice chimico superiore a 100. bisogna ricordarsi che la sintesi proteica è proporzionale al tasso sanguigno di acidi aminati e che si ha interesse a dare dosi importanti per evitare un deficit del bilancio azotato. Converrà anche assicurare una supplementazione in potassio, calcio, magnesio, cloruro di sodio, vitamine, oligo elementi e acidi grassi essenziali, per evitare ogni carenza in elementi indispensabili. Sarà consigliata acnhe l’assunzione di legumi poveri in glucidi che saranno permessi a volontà, come anche 2 litri d’acqua al giorno. E’ possibile poi e anche consigliata un’attività sportiva moderata. b) LA FASE DI STABILIZZAZIONE (schede regime 2 - 6) Sarà intrapresa quando il paziente avrà raggiunto un peso superiore di qualche chilo al peso desiderato. Essa è molto importante per il risultato finale. Essa consiste in una reintroduzione progressiva dell’alimentazione tradizionale per gradi di 200 - 300 Kcal, pur mantenendo un apporto iperproteico di tipo misto: busta di proteine e proteine alimentari. c) LA FASE DI CONSOLIDAMENTO Essa non differisce da uqlla di altre diete. Si tratta di una rieducazione nutrizionale che deve del resto cominciare già nella fase di stabilizzazione. d) LA DIETA PROTEINATA MISTA (scheda regime 7) Per le persone anziane, così come per i bimbi e gli adolescenti, si utilizzerà più spesso una dieta mista che associ buste di proteine e alimenti tradizionali. e) LA DURATA 1 – Dieta stretta. Classicamente, in Francia, si consigli di non oltrepassare le tre settimane/un mese per la dieta proteinata stratta. Negli U.S.A., le diete durano correntemente tre/quattro mesi, anche più. © WP Group S.r.l. 9 Alcuni fanno cure senza soluzione di continuità, altri preconizzano più cure intramezzate da peiodi di regime ipocalorico. 2 – Fase di stabilizzazione La durata di ogni livello è variabile a secondo dei casi. Essa è in media di quindici giorni. 2 – Fase di cosolidazione Come per tutta le diete, essa deve essere molto lunga, tanto più il sovraccarico era importante. In generale si consiglia, per i veri obesi, una durata di due anni a partire dalla fine del dimagrimento. 7°/ GLI INCIDENTI Ne parleremo solo sul piano storico, poichè non sono più d’attualità. In effetti, il sopravvenire di alcuni incidenti cardiaci mortali negli U.S.A., agli inizi della dieta proteinata, ha gettato l’obbrobrio su questo metodo per qualche tempo. Ecco cosa ne ha detto l'Institut national de la Santé de Bethesda (U.S.A.) nel 1993 : "i rapporti hanno mostrato che questi decessi erano dovuti all’utilizzo di proteine di cattiva qualità e in quantità troppo scarsa, per periodi troppo lunghi e senza controllo medico... Negli studi su migliaia di pazienti che utilizzano la dieta proteinata, con proteine di alto valore biologico, la mortalità è altrettanto bassa o ancora più bassa, di quella che si ha negli obesi comparabili e che non seguono questa dieta ". BLACKBURN non ha avuto nessun decesso in una serie di 1200 pazienti, così APFELBAUM per 4000 pazienti. In effetti, nessun decesso imputabile al metodo è stato rapportato con le diete proteinata moderne. 8°/ GLI EFFETTI SECONDARI Sono benigni nell’immensa maggioranza dei casi e solo eccezionalmente richiedono l’interruzione della dieta. a) FAME Può esserci durante i primi due o tre giorni che corrispondo all’installarsi della chetosi. Se persiste o se appare in seguito, è un segno di scarto dal regime: l'ingestione di glucidi porta una risalita della glicemia con aumento del rapporto insulina/glucagone, blocco della lipolisi e arresto della chetogenesi. b) ASTENIA Contrariamente a ciò che è generalmente scritto, non c’è stanchezza dal terzo o quarto giorno, quando la glicemia è stabilizzata. L’esistenza di un’astenia è il segno di uno scarto dal regime o d’una mancanza di qualche complemento alimentare: 1 – Scarto dal regime con ingestione di glucidi C’è in questo caso aumento della glicemia, poi aumento della secrezione di insulina e ipoglicemia di reazione, tanto più forte poiché il soggetto era precedentemente in stato di digiuno ed ha in generale un ritardo per la rimessa in marcia della neuclogenesi. © WP Group S.r.l. 10 2 – Ipotensione ortostatica Può prodursi per diminuzione del volume intravascolare. Per evitarlo bisogna dare 2 gr di NaCl al giorno. 3 – Debolezza muscolare e mialgie Possono derivare da una ipocaliemia. Il rispetto di un apporto importante in potassio ( 40 meq/giorno) è essenziale per evitare un incidente cardiaco. c/ DISTURBI DIGESTIVI 1 - Nausee Accompagnate da cefalee, possono aversi i primi giorni, legate ad intolleranza momentanea alla chetosi. Spariscono spontaneamente. Se appaiono più tardi o se sono persistenti, vanno ricercati in disturbi metabolici (iponatremia, ipocaliemia) 2 - Costipazione E’ prima di tutto relativa e legata alla diminuita ingestione di alimenti.. per diminuirne l’importanza, bisogna insistere sull’ingestione delle verdure autorizzate e di un apporto idrico sufficiente. 3 - Diarrea E’ legata alla dieta solo eccezionalmente. Qualunque ne sia la causa, bisogna trattarla rapidamente a causa del rischio di fuga di potassio di cui si dovrà eventualmente aumentare le dosi. Se persiste in modo importante, meglio sospendere la dieta. 4 - Coliti. Sono legate all’abbondanza di verdura nella razione nei soggetti sensibili 5 – Alito cattivo E’ dovuto alla chetosi. Se dà molto fasidio gênante, si può utilizzare uno spray per bocca. d/ FREDDOLOSITA’ E’ dovuta all’ipometabolismo e alla diminuzione dello spessore del pannicolo adiposo. e/ CRAMPI NOTTURNI Si hanno nei soggetti predisposti. Da verificare l’assunzione di K, Ca e Mg. f/ MODIFICHE DEL CICLO MESTRUALE Possono aversi delle irregolarità del ciclo mestruale, come un’amenorrea. Questi disturbi sono legati alla diminuzione della secrezione estrogenica degli adipociti che rappresentano una terza ovaia. La riduzione del tessuto adiposo nel corso della dieta, porta una diminuzione di questa secrezione, alla quale l’orgnismo dovrà adattarsi. Questi disturbi sono sempre reversibili e sono poco frequenti. g/ CADUTA DEI CAPELLI E’ rara e minima, sempre reversibile, si vede alla fine della dieta o anche dopo questa. Si ha soprattutto nei pazienti che hanno trascurato l’assunzione regolare delle proteine e dei complementi nutrizionali. © WP Group S.r.l. 11 h/ LITIASI BILIARE Secondo alcuni studi, ci sarebbe un leggero aumento del rischio di litiasi biliare, spesso asintomatiche. In caso di antecedenti litisiaci si può proporre un trattamento profilattico con aspirina o acido ursodesossicolico. i/ INTOLLERANZA ALLERGICA Esistono eccezionali reazioni allergiche alle proteine che portano un’inolleranza digestiva totale obbligandoci a sospendere la dieta. 9°/ I ISULTATI a) A BREVE TERMINE La rapidità della perdita di peso dipende dall’importanza del sovraccarico ponderale. Nella donna è di 1,5 - 4 Kg a settimana, nell’uomo varia da 2 a 5 Kg a settimana. Cifre da paragonare con la perdita di peso ottenuta con un regime ipocalorico equilibrato che non supera i 500 gr a settimana. b) A LUNGO TERMINE Sono molto più difficili da valutare, pechè da una parte, abbiamo poche statistiche disponibili e d’altra parte, i metodi utilizzati per la stabilizzazione ponderale sono molto diversi secondo gli autori. Per alcuni, i risultati a lungo termine non sono migliori che con i regimi ipocalorici. Altri annunciano tassi di mantenimento di peso superiori al 50%. Ciò che è sicuro, è che la dieta peoteinata permette di far dimagrire degli obesi che non ci sarebbero arrivati con un regime ipocalorico tradizionale e di provar loro così che non hanno un metabolismo particolare che impedisce di perdere peso. Il mantenimento del risultato dipende essenzialmente dalle diverse tecniche di stabilizzazione impiegate successivamente. IV – CONFRONTO DELLA DIETA PROTEINATA IN RAPPORTO AGLI ALTRI REGIMI IPOCALORICI Sarebbe troppo lungo passare in rivista tutti i regimi ipocalorici che sono stati provati. E’ per questo che citeremo solo i più conosciuti. 1°/ IL REGIME IPOCALORICO EQUILIBRATO Vedi quadro comparativo REGIME IPOCALORICO FAME © WP Group S.r.l. Si DIETA PROTEINATA No nell’arco di 2 giorni, grazie alla chetosi 12 RAPIDITA’ lungo STANCHEZZA Si, se molto ipocalorico BENESSERE No AMBULATORI Si o no (in istituzione) Molto rapida, cos ache aumenta la motivazione No, salvo i primi 2 giorni o se la dieta non è fatta bene Si, grazie all’efgfetto auforizzante della chetosi Si CONVIVIALITA’ Più o meno No FACILITA’ Le scelta favorisce la tentazione, pesare gli alimenti è difficile fuori PROTEZIONE DELLA MASSA MAGRA SPARIZIONE DELL’IPERINSULINIS MO LIVELLO DI RESISTENZA AL REGIME CORREZIONE MOLTO RAPIDA DEI DISTURBI CLINICI E BIOLOGICI: H.T.A, IPERGLICEMIA, IPERLIPIDEMIA INFELTRIMENTO DELLA PELLE RILASSAMENTO MUSCOLARE "CELLULITE" COSTO STRETTA Più o meno secondo la dose di proteine Più o meno Nessuna scelta, niente da pesare quindi meno rischi di tentazioni e di errori. Facile da trasportare Si se la dose è sufficiente in proteine Si Si No No Si Si No si No Poco effetto Variabile Più o meno PERICOLI No, se sotto controllo medico Efficace Relativamente elevatp Deve essere molto stretta, per averne tutti i vantaggi No, se sotto controllo medico RISULTATO A BREVE TERMINE RISULTATO ALUNGO TERMINE Mediocre Eccellente Cattivo Variabile 2°/ LA DIETA ATKINS a) PRINCIPIO Esclusione dei glucidi. Nessuna limitazione per proteine e lipidi. b) PRO E’ semplice ed efficace. Calma la fame perchè è chetogeno. c) CONTRO E’ meno efficace della dieta proteinata, in quanto è più ricco in calorie a causa dei lipidi. Ma soprattutto, è pericoloso sul piano cardiovascolare in quanto veramente troppo ricco in grassi, tanto più che per ATKINS, si tratta di un sistema alimentar definitivo. E’ per questo che è stato chiamato "il passaporto per l’infarto". 3°/ LA DIETA MONTIGNAC © WP Group S.r.l. 13 a) PRINCIPIO Dissociazione dei lipidi e dei glucidi. Apporti glucidici limitati ai soli alimenti ricchi in fibre. b) PRO E’ efficace le prime settimane. Non limita le quantità degli alimenti autorizzati limite. Come in tutte le diete dissociate, si mangia meno in quanto l’alimentazione è più monotona. c) CONTRO E’ molto meno efficace della dieta proteinata, perchè è più ricco in calorie e non ha effetto tagliafame. Come la dieta ATKINS, è troppo ricca in grassi e quindi pericoloso sul piano cardiovascolare. 4°/ I SOSTITUTI DEI PASTI a) PRINCIPIO Dovrebbero rimpiazzare uno o più pasti con un pasto ipocalorico remplacer. b) PRO Facilità d’impiego. Possono essere utili per rimpiazzare un pasto quando si ha fretta nel quadro di un regime ipocalorico. c) CONTRO Sono troppo poveri in proteine. In più, essendo troppo ricchi in glucidi, non sono chetogeni e non possono quindi avere un effetto tagliafame. La loro composizione non ha niente a che vedere con quella della dieta proteinata, della quale non hanno alcun vantaggio. COMPOSIZIONE MEDIA PER 100 gr PROTEINE GLUCIDI LIPIDI Kcal X Gr X Gr X Gr INSUDIET D.P. 70 7 3 350 Slim fast 26 36 9 362 SOSTITUTI DI UN PASTO Arkoline Gayelord Gerlinéa 37 37 13 413 29 39 10 378 29 48 15 443 Bifide 29 50 3,5 365 V - "SIAMO TUTTI DEI CROMAGNON" O L’INTERESSE DELLO STUDIO DELLE ABITUDINI NUTRIZIONALI DELL’UOMO PREISTORICO In questi ultimi decenni, i metodi di ricerca preistorica hanno fatto progressi considerevoli, in particolare nel campo della paleo-etnologia. Sfortunatamente, queste scoperte restano molto spesso ignorate dal mondo medico, mentre potrebbero presentare un grande interesse per l’uomo di oggi, specialmente sul piano nutrizionale. © WP Group S.r.l. 14 A/ LA NUTRIZIONE NEL PALEOLITICO L’uomo del paleolitico era un predatore, cacciatore - raccoglitore. I lavori d' EATON, fatti nel corso degli ultimi dieci anni, sono arrivati a proporre più modelli di regimi alimentari, seguendo la ripartizione fra prodotti d’originr animale (AN) e vegetale (VEG) e quindi fra protidi, glucidi e lipidi RIPARTIZIONE AN-VEG PROTIDI % GLUCIDI % LIPIDI % AC GRAS P.INS/SAT 20% - 80% 40% - 60% 60% - 40% 80% - 20% 24,5 55 20,5 1,72 37 41 22 1,33 49 28 23 1,08 61 14 25 0,91 CLIMA TEMPERATO U.S.A 12 46 42 0,44 EXPERTS 12 58 30 1 CLIMA FREDDO Si nota che l’apporto in proteine è sempre molto superiore alle raccomandazioni attuali (almeno il doppio e fino a 5 volte di più). L'apporto in glucidi è sempre inferiore alle raccomandazioni attuali. L'apporto in lipidi è sempre inferiore alle raccomandazioni degli esperti e ridotto di metà in rapporo alle abitudini dell’uomo moderno. Infine, il rapporto acidi grassi polinsaturi/acidi grassi saturi è superiore a quello dell’alimantazione moderna. B/ "LA RIVOLUZIONE DEL NEOLITICO " Durante il neolitici l’uomo diventa sedentario con l’apparizione dell’allevamento e dell’agricoltura, cosa che ha per conseguenza una diminuzione dell’attività fisica, un aumento dell’apporto di glucidi (cereali) e lipidi (la carne d’allevamento è molto più grassa della carne di cacciagione). La statura dell’uomo diminuisce allora di 10 cm, la sua muscolatura diventa meno potente e si vedono apparire più malattie. C/ L’EPOCA MODERNA Alla fine del 19° secolo, l’era industriale accentua le modifiche alimentari apportando più lipidi saturi, zuccheri rapidi piuttosto che zuccheri lenti, meno fibre, una sedentarietà accresciuta con una diminuzione dell’attività fisica e una diminuzione della lotta contro il freddo ed il riscaldamento. D/ LE CONSEGUENZE PER L’UOMO MODERNO OVVERO "I GRANDI CACCIATORI SPERSI AL SUPERMERCATO " Si pensa attualmente che il, programma genetico dell’uomo è variato pochissimo dopo il paleolitico (meno dell’1%). Ora, la nutrizione di tipo paleolitico ha alimentato gli umani per più del 99% del tempo dell’evoluzione della loro discendenza. Si può quindi pensare, in modo logico, che noi subiamo attualmente le conseguenze delle modifiche delle abitudini nutrizionali ancestrali e, in particolare, in quello che concerne l'insulino-resistenza e l’obesità. Queste deduzioni sono confermate dall’esempio delle società pre-agricole, che erano ancora in uno stato primitivo qualche decennio fa e hanno avuto accesso molto recentemente, ed in modo molto rapido, all’abbondanza alimentare. Queste società mostrano, in modo accelerato, gli sconvolgimenti metabolici che hanno potuto prodursi nel corso dell’evoluzione, con una frequenza considerevole dell’iperinsulinismo e delle obesità maggiori. © WP Group S.r.l. 15 E / QUALE LEZIONE TRARNE? Il ritorno ad un’alimentazione che privilrgi le carni magre, il pesce, le piante a fibra soppreimendo gli zuccheri rapidi, permetterebbe certamente di migliorare lo stato nutrizionale dell’uomo moderno. Ci si può ugualmente chiedere se le raccomandazioni dietetiche attuali sono perfettamente adatte agli obesi. In altri termini, il regime equilibrato (proteine 15%, lipidi 30%, glucidi 55%) è adatto, non soltanto per la fase di dimagrimento, ma anche per la stabilizzazione e l’alimentazione definitiva degli obesi? E’ in effetti legittimo pensare che questi ultimi rappresentino una discendenza umana, per la quale l’adattamento alle condizioni nutrizionali moderne si è realizzato di meno. Per questo, potrebbe sembrare giudizioso tornare ad un’alimentazione di tipo neolitico: - diminuendo le razioni glucidiche e soprattutto lipidiche - aumentando sensibilmente la razione protidica, con l’aiuto di alimenti naturali o perchè no, di una supplementazione in proteine pure, avendo queste il vantaggio di evitare un apporti troppo ricco in lipidi in generale e soprattutto in acidi grassi saturi, contenuti in abbondanza nelle carni d’allevamento. Questi aggiustamenti avrebbero per effetto: - di diminuire il rischio d'iperinsulinismo e lo stoccaggio dei lipidi, - di aumentare la D.E.R. e la D.E.P.P. mantenendo, o addirittura aumentando la massa magra. VI - CONCLUSIONE Nel quadro della presa in carico di un’obesità, la dieta proteinata appare indiscutibilmente come avente un’efficacia molto superiore a quella dei regimi ipocalorici tradizionali per la fase del dimagrimento. In ciò che concerne la perpetuazione del risultato, il digiuno proteinato mette l’antico obeso in condizione favorevole, grazie al mantenimento della sua massa magra e alla scomparsa dell’iperinsulinismo. Certo l’efficacia di questo metodo non deve escludere per la stabilizzazione, le altre misure ben conosciute come: l’educazione nutrizionale, le terapie comportamentali, la psicoterapia, l’attività sportiva. E’ vero che l’pprendimento della stabilizzazione del peso è il più lungo e più difficile nella presa in carico di un’obesità. Ma per stabilizzare, bisogna prima esser dimagriti e per questo la dieta proteinata è senza. In più, essa ha il merito di portar molti obesi dal medico, poichè non può essere realizzata senza di lui e questo non è il più piccolo dei vantaggi di questa tecnica. © WP Group S.r.l. 16