doc 16 festival internazionale di cinema e video film di Maria Arena

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doc 16 festival internazionale di cinema e video film di Maria Arena
doc 16 festival internazionale di cinema e video
film di
Maria Arena, Eric Baudelaire, Giuseppe Baresi, Rita Casdia,
Silvano Cavatorta, Alessandro Comodin, Stefano Conca Bonizzoni,
Felice D’Agostino, Andrea Caccia, Maria Giovanna Cicciari,
Leonardo Di Costanzo, Irene Dionisio, Daniele Ferro, Giacomo Gatti,
Sylvain George, Yervant Giankian, Alberto Grifi, Carlo Hintermann,
Arturo Lavorato, Daniele Maggioni, Ross McElwee, Fabio Montella,
Luca Musella, Paola Piacenza, Stefano Pistolini, Angela Ricci Lucchi,
Ben Rivers, João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata,
Lee Ann Schmitt, Michele Sordillo, Tekla Taidelli, Renata Tardani, Federico Tinelli
Milano, 22-30 novembre 2011
Dedicato a Silvano Cavatorta
FESTIVAL DOC 16
doc 16
festival internazionale di cinema e video
Direzione
Luca Mosso
organizzato da
Associazione Filmmaker
via Aosta 2
20155 Milano (Italia)
tel +39 023313411
fax +39 02341193
[email protected]
www.filmmakerfest.com
Selezione
Alice Arecco, Luca Mosso, Daniela Persico,
Cristina Piccino, Alessandro Stellino
Il catalogo è pubblicato in occasione
del festival Filmmaker doc16
Milano 22-30 novembre 2011
Cinema Gnomo, via Lanzone 30/a
Centre Culturel Français, c.so Magenta 63
Spazio Oberdan, v.le Vittorio Veneto 2
Il Fischio, Fabbrica del vapore,
via Procaccini 4
con il contributo e la collaborazione di
Mibac Ministero per i Beni e le
Attività Culturali
Comune di Milano
Cultura – Settore spettacolo
CGIL SPI
CGIL Milano
Associazione Archivio del Lavoro
Centre Culturel Français
Fondazione Cineteca Italiana
CISL Lombardia
Filmmaker aderisce all’AFIC (Associazione
Festival Italiani di Cinema) e al
Coordinamento dei Festival della Lombardia
Coordinamento programma
Alice Arecco, Cristina Caon
Segreteria organizzativa
Ottavia Fragnito, Andrea Sartori
Amministrazione
Silvana D'Errico
Ufficio stampa
Aigor
Web
Francesco Sparacio (progetto), Carlo Persico
(grafica)
Sottotitoli
Cristina Caon, Paola Piacenza, Cristina
Piccino, Stefania Rossi
Coordinamento proiezioni
Pietro Baj – Altera Cinema
Trasporti
Mencarani, FedEx
CATALOGO
Testi e redazione
Alice Arecco, Luca Mosso, Cristina Piccino,
Alessandro Stellino
Documentazione
Cristina Caon
Ringraziamenti
Stefano Boeri – Comune di Milano,
Assessore alla Cultura, Expo, Moda,
Design
Novo Umberto Maerna, Provincia di
Milano, Settore Cultura e Beni Culturali
Giulia Amato, Lory Dall'Ombra, Anna De
Benedetto – Comune di Milano
Fabrizio Provera, Marco Piccardi –
Provincia di Milano, Settore Cultura e
Beni Culturali
Anna Milani, Aldo Biffi – SPI/CGIL
Milano
Gigi Petteni, Matteo Berlanda – CISL
Lombardia; Aldo Carera, Guido Costa,
Giacinto Andriani – Bibliolavoro;
Olga Poivre d'Arvor, Malika Lahmidi,
Marie Zago, Cesare Vergati – Centre
Culturel Français de Milan;
Floriana Chailly – Il Fischio; Mario Gorni
e Monica Favara – Careof DOCVA
Bruno Oliviero, Emilio Casalini; Gabriella
Foglio – Legambiente;
Enrico Magrelli e Annamaria Licciardello
- Cineteca Nazionale, Gianluca Farinelli Cineteca di Bologna, Gianandrea Sasso,
Alessandro Bordina, Simone Venturini Università di Udine - La camera ottica,
Antonello Zanda e Giuseppe Pilleri Cineteca Sarda di Cagliari; Maria
Bonsanti, Alberto Lastrucci, Carlo
Chatrian, Claudia Maci, Lorenzo
Dell’Agnello – Festival dei Popoli;
Alessandro Riccini Ricci e Andrea
Terradura – Microcinema; Davide
Oberto, Francesco Giai Via – Torino Film
Festival, Matteo Pavesi, Enrico Nosei –
Fondazione Cineteca Italiana;
Leonardo di Costanzo; Carlo Cresto-Dina,
Laura Epasto – Tempesta Film;
Alessandro Comodin; Paolo Benzi –
Faber Film; Ross McElwee, Marie
Emmanuelle Hartness, Andrew Hartness
– St Quay Films; Pietro Marcello; Enrico
Ghezzi; Stefano Francia; Marianna De
Liso - Vertical Film; Sylvain George, Lee
Anne Schmitt, Eric Baudelaire, Ben
Rivers, Gil Leung – Lux; Charlie Bligh –
BFI Southbank; Joao Pedro Rodriguez;
Salette Ramalho – Agencia; Ben Rivers;
Felice D’Agostino e Arturo Lavorato;
Irene Dionisio, Carlo Hintermann;
Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi;
Paolo Mereghetti, Barbara Grespi, Alberto
Saibene e Antonio Somaini; Laura
Asnaghi; Daniele Maggioni; Bruno
Chiaravalloti, Antonella Grieco, Lara
Casirati, Guido Sommariva; Jean-Pierre
Rehm, Ourida Timhadjelt – Fidmarseille;
Alessandra Thiele; Sergio Fant.
Tutti i registi, le case di produzione, le
case di distribuzione, le università, le
scuole di cinema e tutti coloro che hanno
collaborato all’organizzazione della
rassegna.
INTRODUZIONE
Un'edizione con pochi soldi, molte difficoltà e, soprattutto, un'edizione senza Silvano.
Non è stato semplice arrivarci e quella che vedrete è il risultato di un lavoro intenso ma
anche di una riflessione sul senso di fare un festival come il nostro. Dopo molti dubbi e
qualche ripensamento, alla fine ha prevalso la volontà di continuare il lavoro e anzi di
precisarlo ancora meglio, focalizzando l'attenzione da una parte sul panorama
internazionale del documentario, con un Concorso di alto livello, e dall'altra sulla realtà
locale, ben rappresentata dalla sezione MilanoMetropoli, molto vivace nonostante le
carenze del sistema cinema della nostra città.
In mezzo, a ideale collegamento, alcuni grandi outsider come Gianikian e Ricci Lucchi,
cineasti internazionali che vivono a Milano ma sono più conosciuti a Parigi, New York e
Londra, Pietro Marcello con il suo film moscovita che racconta l'incontro con il grande
Artavazd Pelešjan e un omaggio a un grande dell'underground italiano, Alberto Grifi, con
la proiezione del capolavoro Anna e un laboratorio sul restauro del girato originale che
promette interessantissime rivelazioni.
Tanti sguardi, qualche connessione feconda, un bel po' di film che oltre a essere belli
speriamo possano essere utili. A chi fa film, a chi li guarda, a tutti quelli che li interrogano
per capire qualcosa di più del presente.
Un'edizione che crediamo sarebbe piaciuta a Silvano, cui abbiamo dedicato la serata finale
proiettando i suoi film insieme a Ciao Silvano!, un film ricordo realizzato dalla più
turbolenta delle sue allieve, Tekla Taidelli.
Luca Mosso
CONCORSO
Il “western” e il mito americano oggi, la “giungla” dei migranti a Calais, le archeologie post industriali, il Sud
d'Italia invisibile, il Nord dell'estate di un'adolescenza. È il paesaggio il protagonista dell'edizione 2011 di
Filmmaker, un paesaggio di conflitti, paradossi, memorie, nel quale scorre il sentimento del nostro tempo. È
come se luoghi e architetture meglio delle delle singole storie umane che le abitano riuscissero a raccontare la
realtà nei suoi infiniti aspetti, secondo dimensioni che sfuggono all'esperienza quotidiana. È questa
prospettiva che condividono i registi delle opere in gara, da Ben Rivers (Sack Barrow) a Sylvain George (Les
Eclats), da Leonardo di Costanzo (Cadenza d'inganno) a Joao Pedro Rodrigues e Joao Rui Guerra da Mata
(Almorada Vermelha), da Irene Dionisio (La fabbrica è piena), giovanissima cineasta torinese che vuole
essere la nostra scommessa sul futuro, a Felice d'Agostino e Arturo Lavorato (In attesa dell'avvento), da Ann
Lee Schmitt (Last Buffalo Hunt) a Eric Baudelaire (L'Anabase de May et Fusaku Shigenobu, Masao Adachi
et 27 années sans images), da Alessandro Comodin (L'estate di Giacomo) a Carlo Hintermann (The Dark
Side of the Sun), fino a Photographic Memory di Ross McElwee dove il “paesaggio” intimo - il conflitto tra un
padre e un figlio - diviene una riflessione sul senso stesso delle immagini.
Ma ognuno di questi “paesaggi” interroga le immagini e le possibilità di sorprendere il presente, contro i
format dominanti: un cinema di resistenza, intimamente politico e pieno di appassionante poesia.
ALVORADA VERMELHA
(TRAMONTO ROSSO)
Portogallo, 2011, HDV, colore, 30'
Regia
João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra
da Mata
Montaggio
João Rui Guerra da Mata, Rui Pedro
Mourão, João Pedro Rodrigues
Suono
Nuno Carvalho, Carlos Conceição
Produzione
Blackmaria
CONTATTI
Blackmaria
Rua da Madalena, 91 1º dto
1100-319 Lisboa
[email protected]
SINOSSI
Febbraio 2011. Il Mercato Rosso, il famoso mercato di
generi alimentari di Macao. Due registi, uno sguardo
comune. I gesti e le consuetudini, sospesi tra la vita e la
morte. Questo film è dedicato alla memoria di Jane Russell
(21 giugno 1921 – 28 febbraio 2011).
NOTE BIOGRAFICHE
João Pedro Rodrigues nasce a Lisbona nel 1966. Studia alla
Scuola di teatro e di cinema di Lisbona, inizia a lavorare
come assistente alla regia di Alberto Seixa-Santos e Teresa
Villaverde. Parabéns!, il suo primo cortometraggio viene
presentato alla 54a Mostra del cinema di Venezia dove
ottiene il Premio Speciale della Giuria. Realizza altri due
cortometraggi, Esta é a minha casa e Viagem à Expo, fino
all'esordio nel lungometraggio di finzione con O fantasma
(2000) – in concorso alla 57a Mostra del Cinema di
Venezia – che lo impone definitivamente a livello
internazionale. Il film, storia di un'ossessione amorosa gay,
sospesa in una metamorfosi notturna, diviene subito un
“cult”. Nel 2005 realizza Odete, presentato alla Quinzaine
des Réalisateurs di Cannes, ancora un'incursione nei
movimenti del desiderio, mélo estremista di amore e morte
che vive nella fisicità della meravigliosa attrice
protagonista, Ana Cristina de Oliveira. Il progetto del
successivo lungometraggio, Morrer como um homem,
viene selezionato dalla Cinéfondation del Festival di
Cannes. Il film, che esce nel 2009, si ispira alla vita di un
leggendario travestito, star delle notti lisbonesi degli anni
80. Sta lavorando a diversi progetti tra cui il
cortometraggio Manha de St. Antonio.
João Rui Guerra da Mata inizia a lavorare nel cinema nel
1995 come scenografo per diversi corti e lungometraggi, tra
cui O fantasma (2000) e Morrer como um homem (2009)
di João Pedro Rodrigues. Co-dirige insieme a Rodrigues
China, China (2007).
DICHIARAZIONE DEGLI AUTORI
Ho vissuto la maggior parte della mia infanzia a Macao.
Erano tempi di fascinazione e avventura. Trent’anni dopo
sono tornato a Macao con João Pedro Rodrigues per girare
A ùltima vez que vi Macao, un lungometraggio che stiamo
per terminare. João Pedro conosceva Macao solo
attraverso i libri e i film. Gli ho mostrato il Mercato Rosso:
i gesti, la routine dei suoi lavoratori, gli odori, i colori… il
sangue. E ancora, la fascinazione, l’avventura. E la scoperta
di un mondo che resiste, che l’occidente ha dimenticato o
evita di mostrare. Così è nato Alvorada Vermelha, tra la
vita e la morte, la realtà e la finzione. Tra animali fatti a
pezzi e sirene, donne-pesce che non indossano le scarpe
perché non hanno i piedi.
João Rui Guerra da Mata (con João Pedro Rodrigues)
L'ANABASE DE MAY ET
FUSAKO SHIGENOBU,
MASAO ADACHI, ET 27
ANNÉES SANS IMAGES
(L’ANABASI DI MAY E
FUSAKO SHIGENOBU,
MASAO ADACHI E 27 ANNI
SENZA IMMAGINI)
Francia, 2011. Super 8 su HDV, colore e
b/n, 66’
Regia
Eric Baudelaire
Fotografia
Eric Baudelaire
Montaggio
Eric Baudelaire, Laure Vermeersch
Suono
Diego Eiguchi, Philippe Welsh
Produzione
Eric Baudelaire
CONTATTI
Eric Baudelaire
[email protected]
SINOSSI
Chi sono May e Fusako Shigenobu? Fusako, leader di un
gruppo di estrema sinistra, l’Armata Rossa Giapponese,
implicato in molte operazioni terroriste, ha vissuto
nascosto per circa trent’anni a Beirut. May, sua figlia, nata
in Libano, ha scoperto il Giappone solo a 27 anni, dopo
l’arresto di sua madre nel 2000. Fino ad allora ha vissuto
tutta la sua esistenza con un’identità che non è mai stata la
sua. Masao Adachi, sceneggiatore, cineasta, protagonista
con Konj Wakamatsu del cinema politico più radicale degli
anni 70 in Giappone, entra nell'Armata Rossa per
sostenere la causa palestinese. Vive anche lui in Libano
prima di essere arrestato e rispedito in Giappone.
Girato in Super 8, L'Anabase è un viaggio incessante tra le
immagini di Tokyo e di Beirut oggi, punteggiate talvolta da
materiali d'archivio, su cui le voci di May e di Masao
Adachi costruiscono la loro memoria. Sono frammenti di
vita quotidiana, cosa significa per una bambina vivere in
clandestinità, l'esilio e la politica, il cinema e la seduzione
dell'utopia.
NOTE BIOGRAFICHE
Nato a Salt-Lake City, Stati Uniti, nel 1973, Eric Baudelaire
vive e lavora a Parigi. Fotografo che predilige il paesaggio
come mezzo di interrogazione della realtà, lavora sul
cross-over delle immagini. I suoi film The Makes (2010),
Sugar Water (2007), l'Anabase (2011) sono stati
presentati anche in forma di installazione in musei e
gallerie di tutto il mondo.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
L’epopea politica e personale dell'Armata Rossa
Giapponese raccontata come un'Anabasi, un viaggio che è
allo stesso tempo una forma di erranza verso l'ignoto e un
ritorno a casa. Da Tokyo a Beirut, nell'eccitazione
ideologica che segue il '68, e da Beirut a Tokyo oggi, due
dei suoi protagonisti ripercorrono trent'anni di storia di
una frazione radicale della sinistra rivoluzionaria. May
Shigenobu, figlia della leader dell'Armata Rossa, ne è stata
una testimone intima. Nata in Libano, vive in clandestinità
fino a 27 anni, quando con l'arresto di sua madre per lei
inizia una nuova vita, stavolta interamente pubblica.
Masao Adachi, cineasta sperimentale leggendario in
Giappone, ha lasciato il cinema per unirsi all'Armata Rossa
e alla lotta di liberazione della Palestina nel 1974. Per lui,
teorico del 'fukeiron', un movimento di cineasti che
filmano il paesaggio per rivelare le strutture onnipresenti
del potere, questi 27 anni di esilio volontario sono senza
immagini, visto che quelle girate in Libano vengono
distrutte nella guerra civile. Sono perciò la parola, la
memoria (e la falsa memoria) che compongono L’Anabase
de May et Fusako Shigenobu, Masao Adachi et 27 années
sans images. Due racconti intrecciati che mescolano
dimensione intima e politica, propaganda e teoria del
cinema, trent'anni di invenzione di un sé che mostra come
le immagini pubbliche diventano quelle dei media,
coincidono con guerre o con operazioni terroristiche in cui
le immagini personali finiscono per scomparire.
CADENZA D’INGANNO
Italia, Francia, 2011. dv, colore, 55'
Regia
Leonardo Di Costanzo
Soggetto
Leonardo Di Costanzo
Sceneggiatura
Leonardo Di Costanzo
Fotografia
Alessandro Abate
Renaud Personnaz
Leonardo Di Costanzo
Montaggio
Carlotta Cristiani
Bruno Oliviero
Musiche
Alessandro Scarlatti
Produzione
Tempesta Film srl
Produttore
Carlo Cresto-Dina
Co-produttore
Richard Copans
Co-produzione
Les Films d’Ici
CONTATTI
Tempesta Film srl
[email protected]
051 2194852
SINOSSI
Nel 2003, il regista si imbatte in un ragazzo borderline e
decide di filmarne l'esistenza turbolenta. Incontra altri
bambini del vicinato, raccoglie i loro sogni e bisogni, a
contatto con una realtà sociale estremamente difficile. Un
giorno il ragazzo decide di scomparire e la lavorazione del
film si interrompe. Anni dopo, in seguito ad alcuni nuovi
eventi, il regista ricorda e pensa.
NOTE BIOGRAFICHE
Nato a Ischia nel 1958, Leonardo di Costanzo si laurea
all’Istituto Universitario Orientale di Napoli con una tesi in
Storia delle Religioni e segue i seminari di regia presso gli
Ateliers Varan di Parigi. Nel '91 partecipa con il
cortometraggio In Nome del Papa all'opera collettiva
Premières Vues e nel '93 realizza una serie di ritratti dei
ciclisti al Tour de France nel progetto La Roue. Nel 1995
entra a far parte dell'équipe pedagogica degli Ateliers
Varan di Parigi dove tiene corsi ogni anno. Nel 1994
realizza Viva l'Italia, nel 1998 Prove di stato, in cui affronta
il tema della latitanza dello stato nel comune di Ercolano, e
nel 2000 A scuola che ottiene premi in tutto il mondo
diventando un punto di riferimento per le generazioni più
giovani di documentaristi. Dopo aver realizzato nel 2004
TicketX3, sul set del film a episodi di Kiarostami, Olmi e
Loach, con Odessa, codiretto insieme a Bruno Oliviero,
torna a Napoli, nel porto della città, dove, su una vecchia
nave ex-sovietica, si consuma l'attesa dei marinai sospesi
tra la burocrazia italiana e la fine del loro paese. I diari del
ritorno – Houcine, parte di un progetto cresciuto intorno
all'Orchestra di Piazza Vittorio, è del 2007. Attualmente sta
preparando il suo primo lungometraggio di finzione,
L'intervallo. Vive tra Napoli e Parigi.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Nella primavera del 2000 ho iniziato a fare un film sugli
adolescenti a Napoli. Era un periodo molto teso a causa di
aggressioni e rapine da parte di bande di ragazzini.
Ho iniziato le riprese in un giardino pubblico nel centro
della città, in cui i bambini trascorrevano i pomeriggi a
giocare, lasciando scivolare il tempo e prendendo una
pausa tra le incursioni in città.
Ho incontrato Antonio lì. Aveva dodici anni e mi ha
lasciato filmare la sua vita quotidiana. All'inizio ci siamo
divertiti e si dimostrava curioso e molto aperto. L'ho
seguito a casa, a scuola, durante le sue camminate per il
quartiere. Ha poi iniziato a mostrare segni di disinteresse
finché non si presentò più ai nostri incontri, iniziò ad
evitarmi fino a decidere di farla finita. Un atto di resistenza
di un personaggio cinematografico a cui ho voluto rendere
omaggio.
THE DARK SIDE OF THE
SUN
Italia, 2011, HD, colore, 94’
Regia
Carlo Shalom Hintermann
Regia di animazione
Lorenzo Ceccotti
Sceneggiatura di animazione
Carlo Shalom Hintermann, Lorenzo
Ceccotti, i bambini di Camp Sundown
Interpreti
Rachel Shipton, Dan Mahar, Katie
Mahar, Caren Mahar, Patrick Mahar,
Mackenzie Valgardson, Shannon
Valgardson, Dawson Valgardson,
Christopher Soto, Meghan Elyse, Fatima
Toumli, Hannah Watkoske, Kim
Watkoske
Fotografia
Giancarlo Leggeri
Montaggio
Piero Lassandro
Musiche
Mario Salvucci
Musica aggiuntiva
Federico Pascucci/Errichetta
Underground
Produzione
Daniele Villa per Citrullo International e
Iginio Straffi per Rainbow
in collaborazione con
Rai Cinema
in associazione con
NHK, DR TV, YLE
in associazione con
Lorenzo Ceccotti, Michele Petochi
Produttori associati
Giancarlo Leggeri, Andrea Fiorentini per
Presa Diretta, Gianluca Bronzini per
Technolight, Robert Selen per Lanterne
Volanti, Mauro Uzzeo
CONTATTI
Citrullo International
Via Ascoli Piceno, 27
00176 - Roma
Tel +39 06 97 60 11 89
SINOSSI
Per pochi bambini il sole è un nemico mortale. Una rara
malattia, Xeroderma Pigmentosum, li costringe a vivere
isolati, lontani dal mondo diurno dei loro coetanei. Questo
non accade però a Camp Sundown, un campo estivo
riservato ai bambini malati di XP creato
dall'immaginazione e dalla tenacia dei loro genitori, che
raccoglie pazienti da tutto il mondo. Qui prende forma un
universo rovesciato, colmo d'incanto. La vita di questa
piccola comunità notturna si intreccia con i sogni che
prendono forma nell'animazione, ideata dagli stessi
bambini. Genitori e figli si riconoscono qui in un unico
desiderio: vivere appieno la propria vita, nonostante la
malattia.
NOTE BIOGRAFICHE
Carlo Hintermann nasce nel 1974. Realizza diversi
cortometraggi per poi dirigere i documentari Otar Ioseliani
(1999), Rosy-fingered Dawn: un film su Terrence Malick
(Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia,
2002) e Chatzer: volti e storie di ebrei a Venezia (Torino
Film Festival, 2004). Realizza con Studio Brutus il
cortometraggio di animazione H2O (Annecy Animated
Film Festival, 2007). Produce e in parte dirige l'unità
italiana del film di Terrence Malick The Tree of Life (Palma
d'Oro a Cannes 2011). All'attività di cineasta accompagna
quella di compositore per il cinema e musicista. Insieme a
Luciano Barcaroli, Gerardo Panichi e Daniele Villa ha
fondato la Società di produzione Citrullo International.
Lorenzo Ceccotti (LRNZ) nasce nel 1978 a Roma, dove vive
e lavora. Si occupa da sempre di fumetto, illustrazione,
grafica e animazione. Fonda assieme a Dr. Pira, Maicol e
Mirco, Ratigher e Tuono Pettinato il collettivo di fumettisti
Superamici. I suoi lavori sono stati esposti nei principali
festival di fumetto e pubblicati su numerose testate. Sono
visibili sul sito www.lrnz.it e sul suo blog
lrnz.blogspot.com.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Conoscere Dan e Caren Mahar, fondatori dell’XP Society e
di Camp Sundown, ha immediatamente imposto un
metodo e un approccio preciso al lavoro. Sembrava
evidente che il nostro sarebbe stato un percorso di lavoro
lungo, un vero e proprio apprendistato. Si trattava di
rovesciare la nostra prospettiva: eravamo noi a dover
abbandonare il nostro mondo diurno, noi a dover
apprezzare la notte e il suo corredo di vita e meraviglia. Noi
a dover immaginare una vita minata dalla malattia. Una
volta realizzato questo capovolgimento avremmo potuto
instaurare un vero dialogo, avremmo potuto vivere la
dolcezza di una comunità, apprezzarne il rigore etico, la
lungimiranza e la tenacia. Ci siamo uniti a loro senza
riserve, abbiamo cercato un punto di osservazione e i loro
bisogni sono diventati i nostri. Da quel momento in poi
tutto sarebbe cambiato, avremmo anche noi sposato quel
rigore, cullati da un vincolo umano che ci avrebbe per
sempre scaldato il cuore.
LES ECLATS
(MA GUEULE, MA
REVOLTE, MON NOM)
SCOPPI (LA MIA FACCIA,
LA MIA RIVOLTA, IL MIO
NOME)
Francia, 2011, DigiBeta, colore, 90’
Regia
Sylvain George
Fotografia
Sylvain George
Montaggio
Sylvain George
Suono
Sylvain George
Musiche
Olivier «Diabolo» Paltsou
Respiri, voci, frammenti
Valérie Dréville
Produzione
Noir Production
CONTATTI
Noir Production
[email protected]
SINOSSI
Questo film è composto da frammenti “sfuggiti” da Qu’ils
reposent en révolte (des figures de guerre). Frammenti di
voci, risate e rabbia, stralci di frasi, immagini e ricordi, le
parole lontane e vicine di ieri e di oggi dell'Africa, del
Medio Oriente, dell'Europa; il respiro del vento, i riflessi
rosso sangue, i raid della polizia... Per una cartografia della
violenza inflitta ai migranti, la ripetizione del movimento
coloniale e l’inaccettabilità del “mondo così com’è”.
NOTE BIOGRAFICHE
Sylvain George è cineasta e attivista politico.
La sua opera, influenzata dal pensiero di Walter Benjamin,
lega ricerca formale e impegno militante. Ha realizzato sia
dei ciné-tracts radicali (la serie dei Contre-feux) al servizio
dei collettivi informali o dei sans-papiers, che film più
personali, impegnati contro le ingiustizie politiche che
attraversano e modellano la nostra società. I suoi film
vengono programmati negli ambienti militanti e nei
festival internazionali. Filmmaker lo ha invitato per la
prima volta in Italia nel 2008. Con Qu’ils reposent en
révolte (des figures de guerre), ha vinto l'edizione 2010.
DICHIARAZIONE DELL'AUTORE
La maggior parte dei film sull'immigrazione sono
eccessivamente compassionevoli e funzionano su uno
schema narrativo lineare che presuppone una concezione
della storia legata da principi di causa-effetto. Mi pare
molto importante, per contrastare le rappresentazioni
dominanti, lavorare anche in termini estetici. Cerco di
usare dei frammenti che entrano in corrispondenza gli uni
con gli altri. Elementi del passato, tracce e racconti si
urtano con gli elementi del presente, in una costellazione
che li fa risaltare sotto una nuova luce. Questo prende
chiaramente in contropiede l'ideologia del progresso.
L'ESTATE DI GIACOMO
Italia, Belgio, Francia, Super 16, 2011, 78’
Regia
Alessandro Comodin
Fotografia
Tristan Bordmann
Alessandro Comodin
Montaggio
João Nicolau
Alessandro Comodin
Suono
Julien Corroye
Montaggio del suono
Florian Namias
Assistente alla regia
Marie Géhin
Produzione
Faber Film
Les Films Nus
Les Films d’Ici
Produttori
Paolo Benzi - Faber Film
Alesandro Comodin e Marie Géhin - Les
Films Nus
Réjane Michel e Valérianne Boué - Les
Films d’Ici
Coproduzione
Tucker Film
Wallpaper
CONTATTI
Faber Film
[email protected]
Les Films Nus
[email protected]
SINOSSI
Estate. Un piccolo paese del nordest italiano. Giacomo è un
ragazzo sordo di diciott’anni che ha da poco passato
l’esame di maturità e attende l’evento che gli cambierà la
vita: un’operazione chirurgica gli consentirà di scoprire un
mondo che conosceva soltanto a metà. Imparando a
riconoscere e ad accettare un nuovo universo sonoro,
Giacomo si avventura in una dimensione fino allora per lui
sconosciuta. In un pomeriggio di sole, al fiume, con l'amica
di infanzia, la sensualità dei giochi da bambini lascia
all'improvviso posto al ricordo e alla nostalgia per qualcosa
che appare già lontano.
NOTE BIOGRAFICHE
Alessandro Comodin nasce nel 1982 a Teor, in Friuli.
Studia lettere a Bologna e a Parigi, poi cinema all’INSAS a
Bruxelles. Nel 2009 realizza il suo film di diploma,
Jagdfieber, La febbre della caccia, un documentario sulla
caccia, i suoi rituali, e i suoi silenzi, selezionato alla
Quinzaine des Réalisateurs di Cannes. L'estate di Giacomo,
il suo primo lungometraggio, ha vinto il concorso Cineasti
del presente a Locarno 2011.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Ho conosciuto Giacomo quando era un bambino, era il
fratellino del mio migliore amico. Giacomo era sordo. Dieci
anni dopo Giacomo aveva la stessa età di quando io scelsi
di partire dall’Italia, e stava per compiere un passo molto
importante: voleva operarsi per sentire. Nella sua
decisione c’era qualcosa di fantastico. La sua storia mi è
apparsa come una fiaba moderna in cui il protagonista
diventa quell’eroe che, attraverso un'operazione chirurgica,
si trasforma in ciò che aveva sempre sognato di essere.
Ciò nonostante volevo lavorare con la realtà, con immagini
concrete, grezze, ruvide, come sono quelle del
documentario. Immaginavo un film che avrebbe seguito
Giacomo nella sua metamorfosi. Sentivo profondamente
che, se avessi perseverato a cercare la fiaba nella realtà, a
un certo punto la realtà si sarebbe trasfigurata, come in un
sogno a occhi aperti. Ho accompagnato Giacomo nei primi
due anni dopo l'operazione, nei quali ho cercato assieme a
lui il modo migliore per raccontarla. L’intento era di
rendere la realtà il più astratta possibile, così da rarefarla e
farla diventare una sensazione, un sentimento. Ho filmato
frammenti di vita quotidiana, provocando situazioni o
aspettando che le cose succedessero. Istintivamente ho
messo Giacomo dove non si sarebbe mai trovato
altrimenti. I luoghi erano quelli dove mi rifugiavo quando
avevo la sua età, quelli in cui mi sentivo bene: i luoghi della
mia memoria. Oggi, di fronte a me, Giacomo, le sue
reazioni e il suo sguardo quasi vergine, che mi aveva
rimandato indietro nel tempo.
LA FABBRICA È PIENA
TRAGICOMEDIA IN
OTTO ATTI
Italia, 2011, HD, colore, 55’
Regia
Irene Dionisio
Sceneggiatura
Irene Dionisio, Luiz Antonio Pinho
Junior
Fotografia
Francesca Cirilli
Montaggio
Alessandro Baltera
Musiche
Matteo Marini
Produzione
a.titolo, Irene Dionisio
Produttore
Enrico Giovannone - BabyDocFilm
CONTATTI
Irene Dionisio
[email protected]
SINOSSI
-Andiamocene!
-Non si può!
-Perché?
-Perché aspettiamo!
-Già, è vero!
(Waiting for Godot, S. Beckett)
Ottobre 2010. La Fiat Grandi Motori, stabilimento storico
torinese, sta per essere demolito. Al suo posto sorgerà un
centro commerciale. All' interno due senza tetto rumeni, e
un silenzioso veterano della fabbrica abbandonata,
soprannominato l'amministratore delegato, vivono in un
limbo tra disperazione ed euforia, violenza repressa e
profonda umanità. La fabbrica in disfacimento diviene
palcoscenico della loro personale ed archetipica
“tragicomedìa”, il cui ultimo atto si protrarrà fino alla fase
finale della demolizione.
NOTE BIOGRAFICHE
Irene Dionisio è nata a Torino nel 1986. È laureata in
filosofia estetica e sociale all'Università di Torino e ha poi
ottenuto il M1 in Cinema e Filosofia all'Upjv d'Amiens,
Francia del Nord. Ha frequentato nel 2010 il Master di
documentario diretto da Daniele Segre e Marco Bellocchio.
Lavora come regista nel territorio piemontese con
l'associazione Fluxlab di cui è socia fondatrice. Il suo Sulle
tracce di Lygia Clark (2011) è stato selezionato nel
concorso cortometraggi del Torino Film Festival 29.
DICHIARAZIONE DELL’AUTRICE
A partire da un incontro, quello con i protagonisti, e dalle
riflessioni sulla speranza di Beckett e del filosofo Ernst
Bloch, autore di Principio speranza, è nata l'urgenza di
girare questo documentario. Torino città-fabbrica, con le
sue archeologie industriali, è divenuta, per me, il
palcoscenico ideale per riflettere sui lati grotteschi e più
inumani del sistema capitalistico. Ciò che sembra salvarsi
dalle macerie, metaforiche e materiali, sono forse le
"piccole cose", la tragica ironia e il desiderio di rimanere
umani.
IN ATTESA
DELL'AVVENTO
Italia, Francia, 2011, HD, colore, 20'
Regia
Felice D'Agostino, Arturo Lavorato
Fotografia
Felice D'Agostino, Arturo Lavorato
Sceneggiatura
Felice D'Agostino, Arturo Lavorato
Interpreti
Toni Capua, Francesco Saverio Pagano,
Jerri Gallone, Giuseppe Carbone, Peppe
Vizzone
Montaggio
Felice D'Agostino, Arturo Lavorato e
Caterina Gueli (aiuto)
Suono
Stefano Grosso, Marzia Cordò, Daniela
Bassani
Colorist
Stefano Savona
Musiche
Murder
Produzione
Etnovisioni, Picofilms, Dugong
Production
CONTATTI
Etnovisioni
[email protected]
Francesca Dolzani
[email protected]
SINOSSI
1861 – 1971 – 2011. Date. Saldi puntelli della retorica
ufficiale a formulare e riformulare l’interpretazione della
storia avvenuta. L’Unità d’Italia e le sue celebrazioni, 1861,
ci colgono in questo difficile 2011 con una retorica che
cozza forte contro gli irrisolti della storia italiana.
Giocando allora con questa banalità della storia fatta a
date, incuneiamo in questo binomio celebrativo il 1971
della rivolta a Reggio Calabria… Il passato oscuro che
ritorna con le sue ombre inquietanti a turbare l’ordine
retorico con cui si vorrebbe governare un presente di crisi.
NOTE BIOGRAFICHE
Felice D’Agostino (Tropea, 18 dicembre 1978) e Arturo
Lavorato (Vibo Valentia, 11 luglio 1974) collaborano dal
2000 con Suttvuess come operatori, montatori e registi. Il
primo studia a Roma, il secondo a Firenze. Da sette anni
svolgono, insieme ad Angelo Maggio, un’attività di ricerca
e documentazione audiovisiva sulle feste religiose popolari
in Calabria. Vivono, creano e tentano goffamente di
sopravvivere tra Roma e la Calabria. Con Il canto dei nuovi
emigranti, documentario che prende il titolo dal poema di
Costabile, hanno vinto il premio Persol Miglior
Documentario Italiano 2005 al Torino Film Festival e il
premio CasaRossaDoc al Bellaria Film Festival. Da allora
tutti i loro film vengono invitati a festival italiani e
internazionali. Un racconto incominciato (2006) entra nel
quotidiano di Nicotera Marina, mentre Noi dobbiamo
deciderci (2007) da voce alla vita degli alluvionati. Un
percorso che si compie con In amabile azzurro (2009).
DICHIARAZIONE DEGLI AUTORI
Ci sono momenti in cui la storia si concentra, i momenti
delle rivoluzioni e delle reazioni. Da Nicola Zitara, a cui il
film è dedicato: “Se si riconosce che il Mezzogiorno è una
colonia, la lotta per il suo riscatto deve essere condotta su
due binari: il binario nazionale contro lo sfruttamento
esterno e il binario sociale contro le classi mediatrici della
soggezione”. Oggi più che mai. In Calabria più che altrove.
THE LAST BUFFALO
HUNT
(CACCIA ALL’ULTIMO
BISONTE)
USA, 2011, 16mm e DV, colore, 76’
Regia
Lee Anne Schmitt
Soggetto
Lee Lynch e Lee Anne Schmitt
Fotografia
Lee Anne Schmitt, James Laxton, Dave
Fenster e Lee Lynch
Montaggio
Lee Anne Schmitt
Suono
Ben Huff
Musica
Roger Pipers
Produzione
Lee Lynch e Lee Anne Schmitt
Post produzione
Ki Jin Kim e Lisa Schoenberg
CONTATTI
Lee Anne Schmitt
[email protected]
SINOSSI
Questo documentario nasce da cinque anni di osservazione
delle ultime mandrie di bisonti selvatici nel sud dello Utah.
Schmitt e Lynch seguono il percorso di un cacciatore che
ha il compito di selezionare e controllare il numero di
questa specie. Il paesaggio imponente delle Henry
Mountains si erge in contrasto con la città di Hanksville,
con il suo benzinaio, il suo casinò e i suoi motel. La
telecamera registra le conseguenze di un’urbanizzazione
che riduce l’immagine di un capo indiano a un souvenir.
Attraverso le immagini del West americano, The Last
Buffalo Hunt mette in discussione l’autenticità dei suoi
miti e le basi della sua ideologia. Non un documentario
sulla caccia al bisonte, ma un film sulla storia e il
paesaggio, su uno degli ultimi territori degli Stati Uniti
“liberi” ma in decadenza e in pericolo.
NOTE BIOGRAFICHE
Lee Anne Schmitt insegna regia all’Institute of Arts della
California. La sua ricerca artistica si concentra sugli
elementi della vita quotidiana americana come rituali
culturali. Paesaggio e memoria personale sono al centro
dei suoi film: Las Vegas (2000), Awake and Sing (2003),
sulla sinistra americana, The Wash (2005), sullo sviluppo
urbano. Il suo film precedente, California Company Town
(2008), un’esplorazione del paesaggio e della perdita del
sogno americano, è stato proiettato in più di cinquanta
festival e distribuito in tutta Europa. È stato incluso nelle
classifiche di Art Forum, New York Magazine, Time Out, e
Cinema Scope. Insieme a Lee Lynch ha realizzato i
cortometraggi Bowers’ Cave e The Wash che hanno avuto
grande successo internazionale.
DICHIARAZIONE DELL' AUTRICE
Mi trovavo nell’unico benzinaio aperto di Hanksville, una
città nel remoto sud dello Utah, quando ho visto la testa
decapitata di un bisonte sul retro a un pick-up.
Una delle ultime mandrie libere di bisonti si trova nelle
vicinanze della Henry Mountains. Ogni anno si tiene una
caccia per selezionarne i capi; ho seguito questa caccia per
cinque anni. The Last Buffalo Hunt non è un
documentario sulla caccia al bisonte. È un film sui cowboy,
la storia e il paesaggio, un film che documenta l’esperienza
di uno degli ultimi spazi aperti degli Stati Uniti,
ritraendone al contempo la morte. Ho intrecciato
immagini del paesaggio dello Utah con quelle di elicotteri,
sparatorie, casinò costruiti a forma di granai di dodici piani
e tende indiane di plastica, pompe di benzina e negozi di
alimentari pubblicizzati dalle teste di capi indiani di tribù
ormai estinte... The Last Buffalo Hunt proietta
l'individualismo americano nel marketing della caccia,
mettendo in dubbio l’autenticità dei nostri miti e
l'ideologia della frontiera.
PHOTOGRAPHIC
MEMORY
(MEMORIA
FOTOGRAFICA)
USA, Francia, 2011, HD, colore, 84'
Regia
Ross McElwee
Sceneggiatura
Ross McElwee
Marie Emmanuelle Hartness
Fotografia
Ross McElwee
Montaggio
Sabrina Zanella-Foresi
Musiche
Dane Walker, DJ Flack
Charles Mingus
Produttore
Marie Emmanuelle Hartness
Ross McElwee
Produzione
St. Quay Films
French Connection Films
La Lucarne
CONTATTI
St. Quay Films
[email protected]
SINOSSI
Al centro del film c’è il regista stesso e il suo conflitto con il
figlio, divenuto un giovane adulto polemico, immerso nei
mondi virtuali. Decide allora di mettersi in viaggio e di
tornare a Saint Quay-Portrieux, una località della Bretagna
dove aveva vissuto in gioventù, più o meno alla stessa età
del figlio oggi, lavorando come assistente di un fotografo di
matrimoni. Da allora non ci era più tornato, e spera di
ritrovare lì un ricordo più chiaro di come fosse la sua vita
allora. Spera anche di rintracciare il suo ex datore di
lavoro, un francese di nome Maurice, e Maud, la ragazza
con cui aveva vissuto una storia d'amore. Photographic
Memory è una meditazione sul passare del tempo, sulla
pratica professionale della fotografia e del cinema, sul
rapporto fra digitale e analogico e sull’amore travagliato di
un padre nei confronti del figlio. Un film pieno di
umorismo e di tenerezza.
NOTE BIOGRAFICHE
Ross McElwee nasce a Charlotte, nel North Carolina.Studia
alla Brown University e al Massachusetts Istitute of
Technology, dove segue i master di Richard Leacock e Ed
Pincus. Tra i nomi di punta del cinema indipendente
americano contemporaneo, omaggiato con retrospettive in
tutto il mondo, nei suoi film mette al centro la biografia
personale, attraverso la quale evidenzia criticamente le
contraddizioni e i paradossi americani. Sherman’s March
(1986) è stato premiato come miglior documentario al
Sundance Film Festival e Time Indefinite e Six O’Clock
News hanno ricevuto riconoscimenti in vari festival prima
di essere distribuiti nelle sale statunitensi. Bright Leaves è
stato presentato a Cannes nel 2003 alla Quinzaine des
Réalisateurs e In Paraguay alla Mostra del Cinema di
Venezia nel 2008. Photographic Memory è stato
presentato quest'anno nella selezione di Orizzonti.
McElwee insegna regia all’Università di Harvard.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Crescere un figlio adolescente è molto più difficile che
girare un documentario. Fare entrambe le cose
contemporaneamente è pura follia. Ed è quello che accade
in Photographic Memory. All’inizio pensavo che il mio
film, girato in un paesino della Francia dove avevo lavorato
come fotografo di matrimoni trentotto anni prima, potesse
diventare una sorta di meditazione proustiana sull’amore
perduto, sull’ingannevolezza della memoria, e sui
significati che racchiude una fotografia. A mio figlio non
interessava. “È proprio noioso, papà!“ era la sua unica
risposta. Allora ho inserito delle scene in cui compare
anche lui quando era un bambino adorabile e sembrava
che io fossi la persona che più amasse al mondo. Forse in
alcuni momenti ho esagerato ma, se posso permettermi di
dirlo, questo film rimane un’opera dichiaratamente
proustiana.
SACK BARROW
Gran Bretagna, 2011, DigiBeta, colore,
20'
Regia
Ben Rivers
Fotografia
Ben Rivers
Montaggio
Ben Rivers
Suono
Ben Rivers
Produzione
Ben Rivers
CONTATTI
Ben Rivers
[email protected]
SINOSSI
Nel 1931, nella periferia di Londa, venne aperta una
fabbrica per dare lavoro ai reduci e agli invalidi di guerra.
Nel 2010 la fabbrica è stata liquidata. Il film è il racconto
dell'ultimo mese prima della chiusura. Osservando
l'ambiente e la routine quotidiana degli operai rimasti,
affiora un universo parallelo, che si è formato negli anni di
microscopici processi chimici e geologici. Un testo, tratto
dal romanzo The Green Child di Herbert Read, descrive la
discesa in un mondo di grotte e di falde sotterranee.
NOTE BIOGRAFICHE
Ben Rivers è nato a Somerset nel 1972. Artista, filmmaker,
nei suoi film predilige personaggi solitari, outsiders,
immersi in paesaggi di bellezza devastata, una natura in
cui il sentimento romantico della wilderness sfuma tra i
relitti della presenza umana: fabbriche di rifiuti, segni del
tempo. I suoi film sono girati soprattutto in bianco e nero e
in 16mm, e mescolano horror, fantascienza, catastrofi,
avventura, i sentimenti precari del contemporaneo. Da Old
Dark House (2005) a This is My Land (2006), Ah, Liberty!
(2008), compongono un racconto del nostro tempo.
DICHIARAZIONI DELL'AUTORE
Un amico mi ha parlato di questa fabbrica che stava per
chiudere, diceva che dovevo assolutamente vederla, che
avrei avuto voglia di farci un film. In effetti appena sono
arrivato lì ho provato subito un sentimento di forte
vicinanza a quello spazio. Esprimeva qualcosa di umano e
di chimico, era come se le persone che vi lavoravano
fossero diventate un'unica cosa con lo spazio stesso. E quel
momento finale della vita della fabbrica coincideva perciò
con la fine del loro modo di vivere. Tutto questo mi
sembrava in stretta relazione con quando viviamo oggi. In
generale mi interessa la tendenza dell'essere umano di
costruirsi un universo chiuso, la fabbrica rappresentava un
microcosmo, era come entrare in una grotta all'interno
della quale appariva la nostra società.
PROGRAMMI SPECIALI
CIAO SILVANO!
SINOSSI
Un omaggio a Silvano Cavatorta.
Italia, 2011, HD, colore, 30'
NOTE BIOGRAFICHE
Lascia la famiglia a 18 anni, per vivere tra cascine, case
occupate e vita sui camion. Si diploma in Regia alla Scuola
di Cinema Televisione e Nuovi Media di Milano dove
frequenta anche il corso di Filmmaker. Nel 2000, con la
produzione di Filmmaker, realizza Sbokki di vita, sui punk
milanesi, vincitore nel 2002 di RomaDoc Festival e del
Festival OltreConfine di Viterbo e Noise P-rat in Act, sui
rave party illegali, vincitore del Festival di Imola 2002. Nel
2004 auto-produce il suo primo lungometraggio Fuori
Vena, selezionato al 58° Festival di Locarno e vincitore del
23° Sulmona Film Festival. Nel 2008, in occasione del 50°
anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani,
presenta alla Festa del Cinema di Roma il corto
La legge è uguale per tutti, parte del film collettivo Tutti i
diritti umani per tutti. Inoltre auto-produce il corto 5 €uro,
con i rapper Club Dogo, Marracash, La Pina e Ugo Conti.
Nel 2009, finanziata da Filmmaker e Provincia di Milano,
realizza i primi tre episodi del film L’alveare, ambientato
nelle case cancerogene d’amianto di Rogoredo a Milano.
Nell’estate 2010 a New York realizza My Big-Assed
Mother, corto dove Abel Ferrara interpreta Charles
Bukowski, e nel 2011 il documentario I nomadi del nuovo
millennio, sui coltivatori illegali d’oppio del Sinai, in
finalizzazione. Sta scrivendo due nuove sceneggiature.
Regia
Tekla Taidelli
Sceneggiatura
Tekla Taidelli con la supervisione di
Franz Scarpelli
Regia e fotografia videoclip
Matteo Bologna
Fotografia
Giorgio Carella
Montaggio
Matteo Bologna
Animazioni
Matteo Fumagalli
Suono
Paolo Benvenuti e Viviana Marin
Musiche
Tekla Taidelli, Federico Vesuvius
Valsecchi, Antonio Tato Vastola
Interpreti
Laura Asnaghi, Anna Gorio e Tonino
Curagi, Michelangelo Frammartino, Elvio
Annese, Marina Spada, Carmelo Bagalà,
Filippo Azimonti, Nicola Specchio,
Daniele Maggioni, Daniela Trastulli,
Stefano Giulidori, Aldo Lastella,
Francesco Di Molfetta, Giorgio Carella,
Tekla Taidelli, Matteo Bologna, Dario
Barone, Mariella Grossi, Attilio Azzola,
Francesco Scarpelli, Antonio Bocola,
Claudio Cipelletti, Diego Cassani, Paolo
Vari, Luca Mosso, Giuseppe Baresi, Laura
Zagordi, Matteo Bologna, Gigi Bellavita,
Flavio Vida, Alberto Saibene, Paolo
Cognetti, Daniela Persico, Stefano
Losurdo, Minnie Ferrara, Sabina Uberti
Bona, Christiane Gerber, Paolo Rosa,
Gianfilippo Pedote
Produzione
Tranky Film
Produttori
Lucio Besana e Valentina Sutti
CONTATTI
Tranky Film
[email protected]
DICHIARAZIONE DELL’AUTRICE
Silvano Cavatorta è stato il mio mentore. Era il 1998, alla
selezione del corso di Filmmaker, alla Scuola Civica di
Cinema, fu lui a scegliermi sotto gli occhi increduli di
Tonino Curagi. Tonino, nuovo a Scuola, ancora non si
capacitava del fatto che Silvano accettasse una punk con
capelli colorati, catene e orecchini, che ubriaca diceva:
“Voglio esprimermi!”. Alla fine come sempre nella sua
carriera a Filmmaker e di docente alla Scuola del Cinema
aveva ragione. Silvano Cavatorta mi ha sempre supportato
e ‘sopportato’, nel senso che sono una figlia di Filmmaker,
ho potuto realizzare i miei primi lavori grazie al suo
supporto: tecnico, economico e morale. Dopo la morte di
Silvano, Laura Asnaghi, che non mi conosceva, mi ha
telefonato dicendo per ricordarlo avrebbe voluto un video
un po’ particolare e brillante. “Ho pensato a te… che
potessi girare qualcosa… per lui!”. Mi ha colto un po’
impreparata, non mi aspettavo che mi concedesse questo
onore: “Farò quello che mi viene dal cuore… grazie!”. Così
nasce il documentario Ciao Silvano!
REVOLT
Italia, 1974, 16mm, b/n e colore
invertibile, sonoro magnetico, 17’
SINOSSI
Realizzato nell’inverno tra il 1973 e il 1974 è una serie di
appunti per un film che integra momenti pubblici e privati
senza la preoccupazione di una unità organica tra le scene.
Un’esplorazione dei modelli di cinema underground.
Regia
Silvano Cavatorta e Daniele Maggioni
SPLENDID MILANO
Italia, 1975, 16mm, b/n, sonoro
magnetico, 18’
Regia
Silvano Cavatorta e Daniele Maggioni
DANUTA
Italia, 1979, 16mm con pellicola dipinta a
mano sull’originale, b/n, sonoro
magnetico
Regia
Silvano Cavatorta e Daniele Maggioni
SINOSSI
Film non narrativo sulla metropoli milanese e i suoi
abitanti realizzato in stretto rapporto con i musicisti del
Gruppo Sperimentale di Milano diretti dal maestro Piero
Santi con musiche registrate in presa diretta. Il testo è
tratto da libri di Bianciardi.
SINOSSI
La confessione di una modella che cercava di realizzare in
America il sogno di fare l’attrice e rimase risucchiata a sua
insaputa nel vortice del cinema porno.
GIA’ VOLA IL FIORE
MAGRO
DEJA S’EN VOLE LE FLEUR
MAIGRE
Belgio, 1960, 35mm, b/n, 87'
Regia
Paul Meyer
Soggetto
Paul Meyer
Sceneggiatura
Paul Meyer
Fotografia
Freddy Rents
Montaggio
Roland De Salency, Paul Meyer, Rose
Tuitschaver
Musiche
Arsène Souffriau
Interpreti
Pietro Sanna, Giuseppe Cerqua, Attilio
Sanna, Domenico Mescolini, Luigi
Favotto
Produzione
Les Films de Leglantine
In collaborazione con la Cineteca
di Cagliari
SINOSSI
Un emigrato italiano in Belgio, Pietro, riceve la famiglia
alla stazione del centro minerario di Borinage la moglie e i
quattro figli. Il maggiore, Giuseppe, è destinato alla
miniera, pur essendo ancora minorenne, mentre Attilio e
Luigi andranno alla scuola per emigrati. La fatica di quel
lavoro è poco retribuita e la chiusura delle miniere
incombe, tra uno sciopero e l’altro. A tutto questo si
aggiungono le difficoltà di rapporto con i belgi. Il film
coglie momenti diversi di vita quotidiana. La fatica dei
minatori, i giochi dei ragazzini, che si rotolano giù dai
cumuli di carbone, i canti e i balli degli immigrati greci, i
pensieri dell’anziano Domenico alla vigilia del tanto
desiderato ritorno in Italia, dove tornerà anche il grasso
signor Brighella, trafficante al mercato nero divenuto una
sorta di faccendiere tra i suoi compatrioti.
NOTE BIOGRAFICHE
Nasce a Limalle nel Brabant Wallone nel 1920. Trascorre
l’infanzia a Eupenne, dove studia alla scuola di lingua
tedesca, passando in seguito a corsi umanistici francofoni.
Nel 1938 si iscrive all’Ecole Supérieure d’Architecture et
des Arts Décoratifs di Lacambre. Negli anni 50 collabora
con il Jeune Théâtre populaire e per primo porta in scena
in Belgio Bertold Brecht. Qualche anno dopo lascia il
teatro, compra una cinepresa 16mm e inizia a lavorare nel
nascente NIR, la televisione nazionale fiamminga. Nel 1956
viene incaricato dalla stessa televisione, insieme ad altri
registi, di adattare dei racconti di scrittori fiamminghi
contemporanei. Meyer realizza Klinkaart, di Piet Van
Akan, novella che narra la prima giornata di lavoro in
fabbrica di un’adolescente. La televisione cercherà di
censurarlo. Alla fine del 1958 il Ministero dell’istruzione gli
propone di realizzare una serie di cortometraggi
sull’integrazione dei figli dei lavoratori stranieri del
Borinage. Dal progetto nascerà poi il film Déjà s’en vole le
fleur maigre. Tra i suoi altri lavori, Ce pain quotidien,
un’inchiesta in 13 puntate sul mondo dei lavoratori belgi e
stranieri. Scompare nel 2007.
NOTE CRITICHE
Il titolo viene da una poesia di Salvatore Quasimodo.
Acclamato a livello internazionale, il film venne censurato
nel 1963 dallo stesso governo belga che l’aveva
commissionato, infastidito dal racconto realistico di una
spinosa situazione sociale. Il regista decise di acquistarne i
diritti ma ci riuscì solo a distanza di trent’anni: il film
infatti uscirà solo negli anni 90. Meyer ci regala un
meraviglioso esempio di cinema poetico e politico.
TUTTO BENE
Italia, 2011, DigiBeta , 80'
PRIMA ASSOLUTA
Regia
Daniele Maggioni
Soggetto
Daniele Maggioni, Maria Grazia Perria
Sceneggiatura
Daniele Maggiori, Maria Grazia Perria
Fotografia
Luca Sabbioni
Montaggio
Pietro Belfiore
Musiche
Bebo Ferra
Produzione
Altamarea Film
Produttore
Mario Castagna
CONTATTI
Altamarea Film
[email protected]
02.89422024
SINOSSI
Aldo, Marco, Monica e Angela in passato erano una
famiglia unita. Oggi Aldo, il padre, ha scelto di vivere
lontano da tutto e da tutti. Marco, il figlio minore
interpreta un poliziotto in una serie tv. Monica, la figlia
maggiore, si è sposata con un uomo debole e pasticcione.
Angela, la madre, non si è mai permessa di dare voce ai
suoi desideri. La vicenda si articola in quattro momenti
ognuno di pochi giorni, dedicati ad ognuno dei quattro
personaggi.
NOTE BIOGRAFICHE
Daniele Maggioni ha prodotto diversi film e documentari
tra cui L’aria serena dell’ovest, Un’anima divisa in due, Le
acrobate, Pane e Tulipani (David di Donatello 2000) di
Silvio Soldini, Il mnemonista, di Paolo Rosa, Forza Cani e
Come l’ombra di Marina Spada (del quale ha scritto anche
la sceneggiatura). È anche autore della sceneggiatura di Il
mio domani sempre di Marina Spada.
Ha diretto la Scuola di cinema di Milano per 10 anni e ha
insegnato cinema in diverse Università italiane e straniere.
Ha firmato con Silvano Cavatorta una monografia su Joris
Ivens (Il Castoro), il manuale Professione Filmmaker
(Mondadori) e Il filmmaker digitale (Hoepli). Tutto Bene è
il suo primo lungometraggio di finzione.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Il film percorre una precisa idea di sguardo. All’inizio c’è il
distacco dai fatti, ma nell’evoluzione dei quattro episodi,
assistiamo a un progressivo avvicinamento alla storia.
Rimane un senso di distanza dai personaggi, mostrati
senza esasperarne il pathos emotivo. Tra loro e lo
spettatore c'è una specie di velo nel quale si delinea, grazie
al lavoro sulla profondità di campo, lo scarto che separa
l’azione e il punto di vista.
DANCING IN THE DARK
Italia, 2009, DigiBeta, 60’
Regia:
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
Fotografia:
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
Montaggio:
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
SINOSSI:
Estate 1989. Nell’aria calda di agosto si avverte il vento del
cambiamento. L’appuntamento con la Storia è ormai
prossimo. Tra poco più di sessanta giorni, si volterà
definitivamente pagina e si dirà addio a un sogno fatto di
sangue e speranza. Ma nell’attesa della svolta, nulla
sembra cambiare. E si continuano a celebrare i riti di
sempre. Feste dell’Unità, tra l’Emilia e la Romagna, alla
vigilia della caduta del muro di Berlino. Luci notturne che
si confondono tra i fumi delle braci e delle cucine e si
disperdono nella grana incerta e impazzita delle immagini.
Il segno di un’ansia di cambiamento, di una tensione
liberatoria e vitale. Nonostante ogni retorica possibile.
Produzione:
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
NOTES SUR NOS
VOYAGES EN RUSSIE
1989 - 1990
Italia, 2009, DigiBeta, colore, 15'
Regia
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
Fotografia
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
Montaggio
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
Produzione
Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi
SINOSSI
Un viaggio tra i protagonisti delle avanguardie russe degli
anni Venti e Trenta perseguitati dal comunismo. I due
registi incontrano i sopravvissuti di quella lunga storia tra
il 1989 - 90, a Leningrado-San Pietroburgo, la città del
poeta Osip Emil'evic Mandel'stam – autore di Viaggio in
Armenia – mentre l'Unione sovietica sta vivendo la sua
fine. Nina Berberova, Anna Achmatova, Israel Metter e sua
moglie Xenia, Ida Nappelbaum, e gli altri, ci appaiono nelle
miniature degli acquarelli di Angela Ricci Lucchi, mentre la
voce di Yervant Gianikian ne racconta la vita.
NOTE BIOGRAFICHE
Yervant Gianikian di origine armena, ha studiato
architettura a Venezia. Angela Ricci Lucchi è nata a
Ravenna la notte della nascita di Gioacchino Rossini e,
come lui, in un anno bisestile. Ha studiato pittura a Vienna
con Oskar Kokoschka. Le loro immagini, dai primi “film
profumati” come Alice profumata di rosa (1975), Wladimir
Propp – Profumo di Lupo (1975) ai più recenti Oh Uomo!
(2004) e Ghrio Ghiro Tondo (2007) disegnano una Storia
“invisibile” del Novecento.
DICHIARAZIONE DEGLI AUTORI
Abbiamo rifiutato per due volte di utilizzare gli archivi,
talvolta inorriditi dall'uso volgare e senza senso che oggi
ne viene fatto. Abbiamo deciso di lavorare con dei
materiali girati da noi più di venti anni fa, divenuti a loro
volta degli archivi. La data 89/90 è quella della caduta di
un mondo, racconta un popolo scomparso che si disperde,
seppellito definitivamente in queste ore. E un paese
destinato a sparire di cui i nostri stralunati superstiti
timidamente stupefatti iniziano a raccontare la loro
versione della storia.
Noi siamo lì, pronti a raccogliere ciò di cui si era sempre
favoleggiato ma mai ascoltato in prima persona.
Sulla linea gotica delle campagne emiliane, raccontata da
Rossellini, e nell'Unione sovietica a Leningrado - San
Pietroburgo, si spegne il sogno di creare l'uomo nuovo,
nutrito da un'utopia a cui quegli stessi artisti poi
perseguitati avevano partecipato. Al suo posto si afferma
l'uomo vecchio che oggi, con l'aiuto mediatico, come scrive
Czeslaw Milosz, domina su tutto il globo
(Milano, novembre 2011).
ANNA
Italia, 1972-2009, 16mm, b/n, 225'
Regia
Alberto Grifi e Massimo Sarchielli
Sceneggiatura
Massimo Sarchielli, Roland Knauss
Fotografia
Alberto Grifi con l'aiuto di Mario Gianni e
Raoul Calabrò
Suono
Raoul Calabrò, Ponchia
Interpreti
Anna, Massimo Sarchielli, Vincenzo
Mazza, Franco, Gabriella, Stefano
Cattarossi, Raoul Calabrò, Terry, Louis
Waldon, Jane Fonda (per meno di dieci
secondi), Annabella Miscuglio, Alberto
Grifi, Ivano Urban, Margherita, Pilar
Castel, l'avvocato, l'Agostini, Ponchia,
Franca la sarda, Roland Knauss, Fifì,
Giacomo, Betta, Angelo, la polizia, i
pidocchi e molta altra gente.
Produzione
Alberto Grifi e Massimo Sarchielli
CONTATTI
Cineteca Nazionale
via Tuscolana, 1524
00173 Roma
tel 06 722941
Restauro a cura di Cineteca
Nazionale e Cineteca di
Bologna
SINOSSI
Il film - inizialmente una storia costruita intorno a una
ragazzina minorenne e incinta spesso arrestata per
vagabondaggio, che viveva tra camere di sicurezza e il
mondo dei drop out di Piazza Navona - registra il
progressivo rifiuto di attori e maestranze a sottomettersi
all'autorità della regia e alla sceneggiatura - un po' di
appunti preparati da Sarchielli e Roland Knauss - che fu
"buttata nella spazzatura" quando Vincenzo, l'elettricista
del film, uscendo dalla zona d'ombra del teatro di posa
entrò inaspettatamente in campo per fare una
dichiarazione d'amore ad Anna - che voleva amore,
appunto, e non essere un "caso umano" da tenere sotto
osservazione - e ne divenne protagonista illuminando il
film di una luce che la sceneggiatura non era stata capace
di prevedere. Comparando quel gesto disobbediente a
un'irruzione proletaria in un salotto borghese, Grifi
pubblicò una elaborazione teorica su come i
comportamenti umani vengano immiseriti, filmandoli,
perché costretti in una dimensione cinematografica che
impone tempi e modi non della realtà, ma solo quelli
consentiti dall'economia.
NOTE BIOGRAFICHE
Alberto Grifi nasce a Roma nel 1938 in un'officina dove suo
padre costruiva truke e macchine da presa speciali, è
considerato tra i primissimi autori di quello che fu
chiamato "cinema sperimentale italiano". Pittore, regista,
cameraman, fonico, attore, fotografo pubblicitario di
aeroplani, autore di dispositivi video-cinematografici come
il "vidigrafo" che nel '72 servì per trascrivere su pellicola
Anna, primo film videoregistrato in Italia, divenuto un cult
movie della cultura alternativa post sessantottesca.
Presentato poi al Festival di Berlino e alla Biennale di
Venezia nel '75 e a Cannes nel '76.
Massimo Sarchielli nasce a Firenze nel 1931. Debutta nel
mondo del cinema con un piccolo ruolo in Giulietta degli
Spiriti (1965). Dopo aver lavorato con Alberto Grifi, Pier
Paolo Pasolini, Carlo Lizzani, Citto Maselli e Bernardo
Bertolucci, "emigrò" in America per lavorare a fianco di
Michelle Pfeiffer in Ladyhawke e di Richard Gere in King
David. Nel 1987 fu chiamato da Michael Cimino per una
parte ne Il Siciliano. Negli anni 2000 partecipa a diversi
film italiani, tra cui Cenci in Cina (2009), dove torna ad
essere Il Magnifico, in omaggio al suo amico Francesco
Nuti.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Così, da parte mia, con questo nuovo strumento […] sono
riuscito a mettere gli occhi dove il cinema non arriva. Il
videotape in Anna ha permesso una trasformazione
profonda. Direi che al livello della dimensione
cinematografica e dei suoi linguaggi è forse il primo
tentativo di svezzamento dagli imperativi economici che
condizionano il cinema e quindi la vita filmabile.
IL SILENZIO DI
PELEŠJAN
Italia, 2011, HD, 52'
Regia
Pietro Marcello
Montaggio
Sara Fgaier
Musiche
ERA
Suono
Benny Atria, Mirko Perri
Produzione
Zivago Media
Kinesis Film
Avventurosa Film
in collaborazione con RAI Cinema
con la partecipazione del VGIK
SINOSSI
Questo film non vuole essere una biografia né un saggio
documentato, ma semplicemente il resoconto di
un’impresa straordinaria: essere riusciti nell’atto di filmare
- per la prima volta dopo trent’anni - uno dei maestri del
cinema mondiale. Il cinema di Pelešjan è un cinema
d’intensità, e nello stesso tempo, campo di
sperimentazione accurata, di una forma di “montaggio a
distanza”, che pur derivando dalla lezione di Ejzenstejn e
Dziga Vertov si allontana dai principi di montaggio dei due
grandi maestri russi. Il film riprende l'idea del “montaggio
a distanza”, come iperbole sperimentale e prova di un
montaggio interiore, a partire dall’incontro con Pelešjan a
Mosca. Per arrivare ai frammenti delle varie opere e dei
materiali inediti che lo ritraggono in momenti eccezionali
della sua vita.
NOTE BIOGRAFICHE
Pietro Marcello esordisce alla regia nel 2003 con i corti
Carta e Scampia. L’anno seguente Il cantiere vince il
Festival Libero Bizzarri. Il passaggio della linea (2007),
presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, nella
sezione Orizzonti, riceve il Premio Pasinetti. Il successivo
La bocca del lupo (2009) ottiene il primo premio al
Festival di Torino, il Premio Caligari della critica tedesca al
Forum di Berlino, il Teddy Award per il miglior
documentario. Si aggiudica anche il David di Donatello e i
Nastri d’Argento.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Il silenzio di Pelešjan vuole tratteggiare il ritratto di una
memoria, l’opera del cineasta armeno Artavazd Pelešjan.
Una memoria delle opere e della sua creazione, una
memoria del cinema e del suo rapporto con l’uomo, la sua
vita, il suo pensiero. Il film si compone di visioni liriche,
uno spazio costellato da sequenze tratte dai suoi lavori, e
frammenti della sua vita: cellule filmiche vibranti, che
restituiscano il senso dell’opera, pienamente espressivo, in
cui il movimento creativo che l’ha generato non venga
esaurito dal nostro intervento.
VREMENA GODA
(STAGIONI)
Russia, 1975, 29’
Regia
Artavazd Pelešjan
SINOSSI
La vita di un villaggio armeno sperduto tra le montagne. La
struttura ciclica del film e la ripetizione del materiale nei
vari registri, tipica di Pelešjan, trasformano la cronaca
della comunità contadina in una metafora poetica.
Sceneggiatura
Artavazd Pelešjan
Montaggio
Artavazd Pelešjan
Fotografia
Mikhail Vartanov
Musiche
Tigran Mansourjan
Produzione
Artavazd Pelešjan
(Cinestudi di Erevan)
ZIZN’
(VITA)
Russia, 1992, 7’
Regia
Artavazd Pelešjan
SINOSSI
Il film rappresenta un piccolo ritratto dell’esistenza
dell’umanità. I territori attraversati dal regista armeno non
si pongono come obiettivo di rappresentare la vita, ma di
congelarla, interrompendone il flusso illusorio attraverso il
montaggio
Sceneggiatura
Artavazd Pelešjan
Montaggio
Artavazd Pelešjan
Fotografia
Vanagh Ter-Hakobjan
Produzione
Artavazd Pelešjan
(Cinestudi di Erevan)
NOTE BIOGRAFICHE
Artavazd Pelešjan nasce in Armenia nel 1938. Si iscrive al
VGIK, l’Istituto Statale di Cinematografia nel 1963. Ancora
studente gira i primi documentari: Gornyj patrul (1964),
Zemlja ljudej (1966), e Nacalo (1967). Fin dai primi film
elabora uno stile molto personale di narrazione filmica che
usa una nuova forma di montaggio, da lui stesso definita
nei suoi scritti teorici “a distanza”, e un particolare uso
ritmico e semantico del suono. Nel 1969 lavora agli studi
televisivi di Erevan realizzando Menk, Obitateli (1960) e
Vremena Goda (1975), il suo film più importante. Nel 1974
scrive il libro “Mae kino” dove espone la sua teoria del
montaggio. E proprio attraverso il montaggio e la
scansione ritmica del testo, nelle sue opere riesce a
evidenziare le forme interne dei frammenti dinamici della
realtà.
FUORI FORMATO
Non sono mai stati labili come oggi i confini che separano le discipline dell’arte. In questa sezione Filmmaker
esplora i lavori di chi ama mescolare le carte o che semplicemente opera nel cinema con uno sguardo
debitore alle arti visive o viceversa.
Maria Arena sceglie un artificio “documentaristico” – uno zainetto abbandonato – per addentrarsi
nell’universo misterioso degli adolescenti di oggi, Maria Giovanna Cicciari ragiona con il cinema sulle
pratiche dell’arte e la ricerca della forma e Federico Tinelli sceglie una forma antinarrativa per il suo breve
saggio in immagini.
Di taglio più schiettamente documentario i film di Fabio Montella e Juliana Fanjul che esibiscono però un
lavoro sul tempo debitore delle esperienze del video di ricerca e quello di Paola Piacenza che viaggia nei
luoghi dove si addensano le contraddizioni della geopolitica con uno sguardo di pacata riflessione
cinematografica, lontanissimo dalla fretta e dalle semplificazioni giornalistiche. Infine Rita Casdia, un’artista
di cui Filmmaker ha dedicato qualche anno fa un omaggio, qui con la sua ultima folgorante opera. (l.m.)
DORA GAIA
Italia, 2011, minidv, colore, 37'
Regia
Maria Giovanna Cicciari
Montaggio
Elisabetta Vescovo
Suono
Federico Chiari
Interpreti
Tony Cassanelli, Jessica Macucci,
Annalisa Barone
Produzione
Maria Giovanna Cicciari
CONTATTI
Maria Giovanna Cicciari
[email protected]
SINOSSI
Una donna si muove per immergersi fra le onde del mare,
la vetta di una montagna è accarezzata dalle nuvole. Fra
questi due paesaggi che circondano la città di Carrara,
trova spazio il lavoro di un giovane scultore. Dora Gaia
segue passo dopo passo il procedimento creativo, ma
soprattutto il lavoro fisico che il marmo necessita per
divenire forma, dalla dimensione intima del disegno a
quella fragorosa e incessante della fase di sbozzatura, dalla
posa della modella fino ai silenzi della rifinitura. Lo
sguardo si concentra sull’opera d’arte e su ciò che di essa
rimarrà invisibile, ovvero il suo continuo mutare prima di
divenire forma compiuta.
NOTE BIOGRAFICHE
Nasce a Milano nel 1983. Diplomata all’Accademia di Belle
Arti di Brera, nel 2009 ha vinto, insieme a Federico Chiari,
il primo premio del bando produttivo “In prima persona”
di Filmmaker con il cortometraggio La natura delle cose.
Il mio amore (2009) e U-turn (2009), sono parte di una
pubblicazione dell’Accademia di Brera a cura di Scalpendi
editore.
EXTRA_HEIMAT
Italia, 2011, dv, colore, 13'
Regia
Federico Tinelli
Fotografia
Federico Tinelli
Montaggio
Federico Tinelli
Produzione
Granara Teatro Festival
Iris Osmo
Produttore
Stefano Guizzi
CONTATTI
Iris Osmo
[email protected]
SINOSSI
Extra_Heimat è un alternarsi di luce e tenebra,
cadenzato sempre più velocemente.
Giorno e notte, alba e crepuscolo, con tutto quello che
comportano,
pur senza manicheismi schematici,
si cedono (o si tolgono) reciprocamente il significato,
che rimane così sempre in movimento.
Nell’epilogo si crea un incontro tra queste due atmosfere,
che prima risultavano essere irriducibili l’una all’altra
e che ora si trascendono in una quarta dimensione.
È la rivelazione epifanica. Il manifestarsi dell’inconscio
collettivo.
Il dormiveglia quando diventa intuizione dell’eternità.
NOTE BIOGRAFICHE
Federico Tinelli si è diplomato presso la Civica Scuola di
Cinema di Milano nel 1999, anno dal quale realizza diversi
cortometraggi di fiction e documentari, tra i quali
Bandaslava (2001), Digital punk movie (2002),
Bandestina (2002/3), premiato come miglior
documentario alla Biennale del Cinema per la Pace di Pisa
edizione 2003/2004, e Polvere (2005).
FIZZLE OUT
Italia, 2011, HD, colore, 3'
Regia
Rida Casdia
Animazione
Rita Casdia
Montaggio
Rita Casdia
Suono
Antonio Di Lillo
Produzione
Rita Casdia
CONTATTI
Rita Casdia
[email protected]
www.ritacasdia.com
SINOSSI
Fizzle out è un termine inglese che significa: spegnersi,
smorzarsi, svanire. Il video realizzato con la tecnica
dell’animazione digitale mette in scena un personaggio che
vive un progressivo e lento processo di fizzle out scandito
dall’incontro e dal contatto con figure dalla forte
caratterizzazione simbolica.
NOTE BIOGRAFICHE
Nasce a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e si Diploma
all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Nel 2002 si
trasferisce a Milano, dove consegue la laurea specialistica
in ‘Progetto e cultura delle nuove tecnologie’ presso
l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Ha partecipato a più
edizioni della rassegna ‘Il Genio di Palermo’ e al progetto
europeo ‘Graveurs et Imprimeurs – Palermo –Parigi –
Praga’. Nel 2002 è a Berlino con la mostra Intervento 1.
Intervento 2. Kunsthaus Tacheles. Dal 2003 al 2005
realizza Non mi trattengo dall’amarti e Mammina, videoanimazioni digitali che mettono in luce i meccanismi
elementari dei sentimenti. Nel 2006 presenta il video Sole
al V Festival Internazionale del Cinema Muto Musicato dal
Vivo (Aosta). Lo stesso anno vince sia nella selezione
Paesaggi umani di Filmmaker con il video Piccole donne
sia la selezione del concorso nazionale “Movin’ Up”
organizzato dal GAI, che le consente di realizzare in
Canada il video Criss Cross Loop. Nel 2007 torna a Praga
con tina b., al Prague Contemporary Festival e partecipa a
Punti di vista. La città dello Stretto e le impressioni degli
artisti ieri/oggi. Nel 2011 vince il Premio Ariane de
Rothschild, alla scoperta dei giovani artisti.
IN NESSUNA LINGUA
DEL MONDO
Italia, 2011, DigiBeta, colore, 62'
Regia
Paola Piacenza
Soggetto
Paola Piacenza
Sceneggiatura
Paola Piacenza, Stefano Copelli
Fotografia
Paola Piacenza
Montaggio
Sabrina Grasso, Mattia Matteucci
Musiche
Painé Cuadrelli, Luca Bacherini
Produzione
Associazione Cinematografica Pandora
Minnie Ferrara & Associati
Produttore
Giorgia Brianzoli
Luca Mosso
Paola Piacenza
CONTATTI
Paola Piacenza
[email protected]
SINOSSI
A Istanbul, lungo il Bosforo, si origina il viaggio che
conduce dal Baltico ai Balcani: un confronto tra due realtà
estreme, prossime all’Europa, ma da questa escluse.
Luoghi di frontiera geograficamente lontani, ma uniti da
una comune condizione: il confronto costante con un
passato recente che ne ha forgiato il presente, la ricerca
inesauribile, per chi li abita, della propria identità
individuale e collettiva. Kaliningrad, l’ex Koenigsberg, un
tempo capitale della Prussia Orientale, oggi exclave russa
nel cuore di Schengen. E Tropoje, nel nord dell’Albania, a
ridosso della frontiera con il Kosovo, uno dei più remoti
angoli d’Europa.
NOTE BIOGRAFICHE
Giornalista dal 1990, per il settimanale del “Corriere della
Sera”, “Io Donna”, scrive di cinema, di cultura e di esteri.
Ha lavorato, tra gli altri, in Libano, Egitto, Israele e
Territori Occupati, nel Maghreb e in Iraq. Ha girato e
diretto un primo cortometraggio documentario, The Land
of Jerry Cans, (2009), in concorso al New York
Independent Film and Video Festival, Festival dei Popoli
(premio Ucca - Venti città), Filmmaker, Sguardi Altrove,
Visioni Italiane, Lidf, London International Documentary
Festival, Golden Apricot International Film Festival,
Yerevan, Armenia, Via Emilia FilmFest. In nessuna lingua
del mondo è il suo primo lungometraggio documentario. E’
stato presentato in Concorso al Salina Doc Fest e in
selezione ufficiale nella sezione Panorama al Festival dei
Popoli.
UNA MINIERA DI
RICORDI
Italia, 2011, dv, colore, 10'
Regia
Fabio Montella
Fotografia
Alessandro Raimondi
Montaggio
Paolo Paliaga
Musiche
Maya Filipic, Stories from Emona VI
Interpreti
Maria Dell’Acqua
Produzione
Conero Doc Campus 2010
CONTATTI
Fabio Montella
[email protected]
SINOSSI
Cabernardi e Cantarino sono due piccoli villaggi
scarsamente abitati del Comune di Sassoferrato (Ancona).
La vita scorre monotona per i loro pochi abitanti, nel
ricordo di un passato che è stato ben diverso. Nella prima
metà del 900 questi luoghi hanno conosciuto una crescita
formidabile grazie alle miniere di zolfo della Montecatini,
che qui aveva anche sperimentato quel “paternalismo
industriale” tipico della parte più avanzata ed “illuminata”
dell’imprenditoria nazionale. Finita l’epoca d’oro dello
zolfo, la popolazione è stata però costretta ad emigrare in
altre zone d’Italia e in Belgio, svuotando progressivamente
questi luoghi, divenuti cittadine fantasma. La protagonista
del documentario, Maria Dell’Acqua, ha vissuto tutte
queste trasformazioni. All’età di 88 anni rappresenta la
memoria vivente di un’epoca che sta scomparendo.
NOTE BIOGRAFICHE
È giornalista professionista e svolge attività di
comunicatore pubblico. Laureato in Scienze Politiche, ha
collaborato con quotidiani e riviste quali “Limes” e
“Ricerche di Storia Politica” (Il Mulino editore). Oltre al
giornalismo si dedica all’attività di ricerca in ambito
storico, in prevalenza sui temi sociali del 900. Ha
pubblicato una decina di volumi e saggi prevalentemente
sulla prima guerra mondiale, il fascismo e l’antifascismo.
Recentemente si è avvicinato al cinema documentario,
frequentando due corsi con Pietro Marcello, Sara Fgaier,
Tarek Ben Abdellah, Chiara Idrusa Scrimieri e Stefano
Cattini. Una miniera di ricordi è il suo primo
documentario.
SI SEGUIMOS VIVOS
SE CONTINUIAMO A
VIVERE
Cuba, Messico, 2010, HD, colore, 24'
Regia
Juliana Fanjul
Fotografia
César Zayas
Montaggio
Fernanda Pires
Suono
Denis Godoy
Produzione
Escuela Internacional de Cine y TV de
San Antonio de los Baños
Produttore
Miguel I. González
Carmen Méndez
CONTATTI
Escuela Internacional de Cine y TV de
San Antonio de los Baños
[email protected]
SINOSSI
Un gruppo di donne, residenti di una casa di riposo per
anziani a l’Havana, condividono un vissuto quotidiano di
emozioni comuni. Il sudore e le lacrime, i problemi di
salute e di memoria, e una percezione del tutto individuale
del tempo che passa sono i loro oggetti di interesse
costanti, se non vere e proprie ossessioni. In questo
microcosmo c’è anche spazio per lo humor e lo scambio di
emozioni. Invecchiare non è una cosa di cui vergognarsi: è
inevitabile, se continuiamo a vivere.
NOTE BIOGRAFICHE
Nasce nel 1981 in Gran Bretagna e cresce in Messico, dove
studia Comunicazione e Media alla Universidad
Iberoamericana. Il suo film di diploma La Chambre des
choses perdues viene selezionato in molti festival e vince il
premio per il miglior corto nel 2006 al Riviera Maya
Underground Film Festival 2006. Si specializza in
documentario alla Escuela Internacional de Cine y TV de
San Antonio de los Baños, dove realizza La Plaga de la
Cereza, Sustento e Si seguimos vivos, che ottiene il premio
come miglior documentario al Cine las Americas
International Film Festival di Austin in Texas e alla
Muestra de Jóvenes Realizadores 2011 a l’Havana. Ha
inoltre lavorato come assistente alla regia di film,
pubblicità e videoclip in varie produzioni a Città del
Messico. Attualmente vive a Lugano, dove frequenta il
Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive.
VIAGGIATORE
SOLITARIO
Italia, 2011, HD, colore, 30'
Regia
Maria Arena
Fotografia
Maria Arena
Montaggio
Maria Arena
Musiche
Angel Ros, The Dining Rooms, RipEr, BK
Family
Interpreti
Tobia, Florin, Moka, Gost, Gigi, Teodor,
Tarek, Peppe, Willy, Anju e gli amici della
Conca
Produzione
Maria Arena
Santarcangelo 40
CONTATTI
Maria Arena
[email protected]
SINOSSI
Ho trovato sul marciapiede di una via uno zaino nero
abbandonato. All’interno oggetti di varia natura
appartenenti a Francesco, 18 anni, ultimo anno alle
superiori. Nessun indizio per poterlo riconsegnare al
legittimo proprietario. Chi è Francesco? Cosa raccontano
gli oggetti del suo zaino? Interessa a qualcuno scoprirlo?
Ho usato lo zaino come pretesto per aprire una breccia e
gettare uno sguardo sulla quotidianità, l’intimità,
l’immaginario di altri ragazzi e ragazze della stessa età di
Francesco, viaggiatori in transito tra la dimensione estatica
dell’adolescenza, dell’essere gettato fra le infinite
possibilità, e la dimensione adulta, quella della scelta
razionale appesantita dalla finitezza del dover essere.
Nell’inverno 2009/10 il progetto Viaggiatore solitario vince
il bando per residenza artistica REACT! (Residenze
Artistiche Interdisciplinari) indetto dal Festival
Internazionale di Teatro di Santarcangelo di Romagna,
nella sua 40° edizione diretta da Enrico Casagrande.
NOTE BIOGRAFICHE
Nata a Catania e vive a Milano, dove si è laureata in
Filosofia e diplomata in regia alla Scuola Civica di Cinema.
Ha realizzato cortometraggi, videoclip, videoinstallazioni,
spettacoli teatrali. Il suo percorso di ricerca legato
all’immagine mette spesso il video in relazione con altri
linguaggi. Dal ‘99 cura l’aspetto visuale del progetto The
Dining Rooms realizzando diversi video musicali con
found footage e utilizzo di pellicola Super8 originale e di
filmini amatoriali anni 60 e 70. Significativo è il lavoro di
ricerca sull’interazione fra videoinstallazione e corpo e
voce del performer, che la porta a collaborare con alcuni
artisti della danza, tra cui Emma Scialfa, Roberto Castello,
Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando. Dal 2004 è docente a
contratto in Digital Video all’Accademia di Belle Arti di
Catania.
MILANOMETROPOLI
Un anno di cinema fatto a Milano. Nell’anno in cui Filmmaker ha prodotto un film collettivo sulle elezioni
amministrative, ma ha soprattutto dato corpo all’esperienza possibile di un cinema del reale che riesce a essere
partecipato e ad attivarsi con un’energia sorprendente per un’occasione eccezionale, la selezione di “Milano Metropoli”
prende spunto da una riflessione in parte legata a Milano 55,1. Cronaca di una settimana di passioni.
Milano è un corpo vivente e vissuto con precise identità geografiche, aree metropolitane ben definite e ricchissime di
esperienze sociali diverse e da raccontare. Identità e comunità che anche attraverso il cinema possono trovare un canale
per essere riconosciute e valorizzate.
Nel corso del lavoro di selezione, Filmmaker si è trovata a considerare alcuni racconti di istituzioni che da molti anni
lavorano sul territorio nell’assistenza e nell’educazione dei giovani, portando avanti un fondamentale discorso di
inserimento nella società presente. 170 anni. L’Istituto dei ciechi a Milano, di Giacomo Gatti, descrive con sguardo
attento e spesso prezioso ed emozionante la vita dei ragazzini non vedenti che frequentano l’Istituto in varie fasi della
loro vita, ricostruendone il percorso, le giornate, le attività di partecipazione e di educazione. La mia scuola. Un anno
alla Rinnovata Pizzigoni di Renata Tardani, racconta la straordinaria esperienza educativa della scuola Rinnovata
Pizzigoni, luogo pubblico di una crescita basata sui concetti di bellezza, luce e verde, grazie ai quali si ha la sensazione che
i bambini di oggi imparino la partecipazione attiva alla società di domani. Mi piace quello alto con le stampelle di Andrea
Caccia, segue il percorso di superamento delle paure e del ritorno alla vita di nove ragazzi ammalati di tumore,
raccontando attraverso le loro esperienze quotidiane il lavoro preziosissimo svolto dalla Fondazione Magica Cleme nel
supporto offerto ogni giorno a giovani malati e alle loro famiglie. Un’istituzione molto diversa, ma che ha molto a che fare
con la storia di Milano di ieri e di oggi, è il Plastic, la cui storia viene ripercorsa in Killer Plastic-o. Tu ti faresti entrare?
da Stefano Pistolini, attento narratore di cosa la discoteca ha rappresentato per la musica ma soprattutto per la socialità
delle notti milanesi per oltre trent’anni. Altra istituzione vivente della musica è Paolo Ciarchi, protagonista di Blues &
Roses, appassionato ritratto che gli dedicano Luca Musella e Michele Sordillo sottolineandone la capacità eccezionale di
svelare e “far suonare” un'anima nuova di Milano, attraverso performance eseguite nei luoghi e nelle situazioni cittadine
più inaspettate. Un’istituzione che rappresenta la nuova identità multietnica di Milano quella raccontata in L'orchestra in
Via Padova da Giuseppe Baresi, il quale per raccontare un quartiere sceglie di percorrerne le vie accanto a persone
diventate interpreti di significative dinamiche sociali di integrazione. L'ultimo film che compone la selezione di
quest'anno sconfina di poco dal territorio metropolitano: è La fabbrica di benzina, firmato dai milanesi Stefano Conca
Bonizzoni e Daniele Ferro, testimonianza appassionata e “necessaria” della lotta degli operai della Tamoil di Cremona,
che nel 2010 ha chiuso dopo quasi sessant’anni di convivenza con cremonesi.
Alice Arecco
170 ANNI ISTITUTO DEI
CIECHI DI MILANO
Italia, 2011, HD, colore, 32'
Regia
Giacomo Gatti
Fotografia
Luca Bonavia
Giacomo Gatti
Andrew Soule
Montaggio
Tommaso Feraboli (AMI)
Musiche
Cristiano Arcelli
Produzione
BB Productions
Committente
Istituto dei Ciechi di Milano
CONTATTI
[email protected]
[email protected]
SINOSSI
La storia dell’Istituto dei Ciechi di Milano raccontata da chi
ne fa parte. La missione dell’Istituto vista attraverso i
servizi, i progetti, le attività, le aspirazioni dei non vedenti
e di chi ci lavora. I gruppi sportivi, la settimana della
creatività per i bambini, la consulenza nelle scuole, la
produzione del materiale didattico, le nuove tecnologie, le
attività culturali e il Museo Braille.
NOTE BIOGRAFICHE
Nato a Milano, regista, docente e giornalista.
Dal 2000 al 2005 ha realizzato documentari per collane
dvd edite da CristaldiFilm, ArtechVideo, 20th Century Fox,
Columbia. Dal 2006 inizia la collaborazione con Ermanno
Olmi per cinque film documentari tra cui Kounellis– Atto
unico, Terra madre, Rupi del vino. Nel 2010 realizza il
documentario 170 anni dell’Istituto dei Ciechi di Milano e
il documentario Monteluce sullo storico quartiere
perugino. Nel 2011 partecipa al film collettivo Milano 55,1Cronaca di una settimana di passioni. Ha condotto
programmi televisivi e radiofonici, organizzato rassegne
cinematografiche,tenuto corsi di regia, montaggio e storia
del cinema presso Scuola di Cinema Televisione e Nuovi
Media di Milano, Istituto Superiore di Comunicazione,
Lombardia Film Commission, Macchina dei sogni, Liceo
Classico Parini.
DICHIARAZIONE DELL'AUTORE
Sei mesi di riprese, condensate in questa prima parte di un
progetto più lungo e articolato che è ancora in lavorazione,
per cercare di raccontare, con un linguaggio semplice, la
storia dell’Istituto dei ciechi di Milano e la vita quotidiana
delle persone non vedenti; stupito di fronte ai traguardi
tecnologici raggiunti, ma anche da come siano spesso in
grado di versarsi la giusta quantità di vino, di giocare a
baseball o di usare l'iPhone.
BLUES & ROSES
Italia, 2011, Hdv, colore, 28'
Regia
Luca Musella e Michele Sordillo
Fotografia
Luca Musella
Montaggio
Michele Sordillo
Musiche
Paolo Ciarchi
Produzione
Arcadia S.A.S.
CONTATTI
Arcadia S.A.S
[email protected]
SINOSSI
Paolo Ciarchi, icona della Milano scapigliata, esegue le sue
performances musicali in diversi luoghi e situazioni della
città. Tra di esse scorrono pillole della sua filosofia di vita.
Per Paolo la musica non è solo quella che si suona nei
teatri con gli strumenti tradizionali, ma è soprattutto
quella che si fa per strada con gli oggetti più disparati e
imprevedibili. Accompagnandoci nel vagabondare
cittadino, Paolo ci svela la sua anima di Milano.
NOTE BIOGRAFICHE
Luca Musella è nato a Napoli nel 1967. Fotoreporter e
filmmaker, ha collaborato per anni con l’agenzia Grazia
Neri. Come regista è autore di Avviso di vendita senza
incanto (2010) e La neve e il fuoco(2011). Ha anche
collaborato al film collettivo: Il pranzo di Natale (2011)
Michele Sordillo è nato a Milano nel 1955. Nel 1989 ha
fondato la casa di produzione Arcadia con la quale ha
realizzato tutti i suoi film. La cattedra (1990), Da qualche
parte in città (1994), Acquario (1996), La vita altrui (2001),
Macondo a Milano (2005).
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Abbiamo collaborato con Paolo Ciarchi per le musiche di
La neve e il fuoco, il documentario sulla vita di Giorgio
Bocca. Luca si è innamorato di Paolo, del personaggio e del
musicista, e gli ha proposto di filmarlo in giro per Milano
mentre improvvisava. Al montaggio, le riprese di Luca
hanno suggerito sviluppi narrativi imprevisti, associate ad
altre musiche di Paolo che non avevamo utilizzato per il
documentario su Bocca, e a brevi brani di repertorio
preesistenti. Ne è nato un sottile filo narrativo che
crediamo racconti almeno un po’ della sua ricerca.
LA FABBRICA DI
BENZINA
Italia, 2011, HD, 52'
Regia
Stefano Conca Bonizzoni, Daniele Ferro
Soggetto
Stefano Conca Bonizzoni, Daniele Ferro
Sceneggiatura
Stefano Conca Bonizzoni, Daniele Ferro
Fotografia
Stefano Conca Bonizzoni
Montaggio
Stefano Conca Bonizzoni
Sound design
Andrea Rainoldi
Produzione
Studio Reverse
CONTATTI
[email protected]
SINOSSI
A Cremona le luci di una raffineria illuminano le acque del
fiume Po, a meno di due chilometri dal centro della città.
Dopo quasi sessant’anni di convivenza tra lo stabilimento e
i cremonesi, gli scenari della raffinazione in Europa sono
cambiati: la Tamoil Italia decide di chiudere l’attività e a
novembre 2010 informa i sindacati con un breve
comunicato. Parte la mobilitazione dei lavoratori: scioperi
e cortei a Milano e a Cremona chiedono alla Tamoil di
fermare il piano.
NOTE BIOGRAFICHE
Daniele Ferro è nato a Voghera nel 1984, giornalista
professionista. Dopo gli studi in Comunicazione
interculturale e multimediale all’università di Pavia e in
Cooperazione allo sviluppo alla Sapienza di Roma, ha
frequentato l’Istituto per la formazione al giornalismo di
Urbino nel biennio 2008/10. Collabora con il quotidiano
La Provincia pavese. La fabbrica di benzina è il suo primo
film.
Stefano Conca Bonizzoni è nato a Cremona nel 1982. Si
laurea nel 2007 in comunicazione interculturale e
multimediale all’Università degli studi di Pavia. Nel 2010
segue presso l’Istituto Europeo di Design il master
«Filmmaker - Il documentario come sguardo» con Bruno
Oliviero e Alessandro Rossetto. Nel 2011 viene ammesso al
corso di specializzazione in regia cinematografica «fare
cinema» di Marco Bellocchio. Partecipa al film collettivo
Milano 55,1 cronaca di una settimana di passioni. La
fabbrica di benzina è il suo primo film.
MI PIACE QUELLO ALTO
CON LE STAMPELLE
Italia, 2011, Hdv, colore, 57'
Regia
Andrea Caccia
Soggetto
Andrea Caccia
Fotografia
Andrea Caccia
Montaggio
Emiliana Poce
Musiche
Sigur Rós
Perturbazione
Joel Goodman
Produzione
Fondazione Magica Cleme
CTU - Università degli Studi di Milano
CONTATTI
Marco Carraro
Gianmarco Torri
[email protected]
[email protected]
SINOSSI
Le giornate di nove adolescenti ammalati di tumore; tra
shopping, tuffi, allenamenti, compiti in classe e terapie.
Tra timori e speranze, sorrisi e dolore. Il racconto di una
conquista ottenuta giorno per giorno. Con la forza e il
coraggio. La sconfitta della malattia e il ritorno alla propria
adolescenza senza paure.
NOTE BIOGRAFICHE
Nato a Novara nel 1968, dopo gli studi di pittura e regia, si
dedica al documentario creativo e all’insegnamento del
linguaggio visivo, come principale strumento di analisi
della realtà. Ha diretto documentari, cortometraggi,
videoclip, promo, attraversando con naturalezza i generi,
dando vita ad uno stile personale e sfuggente.
I suoi film hanno ricevuto riconoscimenti e partecipato a
numerosi festival tra i quali; Venezia, Locarno, Rotterdam,
Pesaro, Firenze e molti altri. Vive e lavora nella Valle del
Ticino.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Un film è sempre una questione di sguardi. Un
accompagnare gli altri. Prendere per mano e lasciarsi
prendere. Guardare, intuire, suggerire. Cercare la verità,
sapendo di rischiare il fallimento. Con la curiosità del
bambino, di colui che non sa, ma che istintivamente vuole
sapere. “Faccio film - come diceva Robert Kramer - per
conoscere le cose, non per spiegarle”.
Mi sono avvicinato a questo lavoro con la solita fiducia e
allo stesso tempo il solito timore. Fiducia data dalla
profondità del tema, dalle persone, dalle competenze, dalla
forza emerse sin dai primi sopralluoghi. Timore di non
essere all’altezza. Di non capire, di avere paura. Di non
avere una storia da raccontare.
Ho incontrato i ragazzi e le storie sono arrivate. Con il loro
carico emotivo, visivo, filosofico. Come una valanga, hanno
investito la mia prima idea del film e l’hanno spazzata via.
Quello che doveva essere un film interamente (o quasi)
girato in un reparto di ospedale, è diventato un disordinato
andare e venire da case, piscine, scuole, corsie di ospedale,
bunker… Un rincorrere la vita. Non avrei mai pensato di
potere avere così tanto da un film. Di riuscire a guardare
dove di solito lo sguardo cade, di riuscire a parlare dove si
pensi regni il silenzio, di riuscire a sentire quello che il
cuore troppo spesso fatica a sentire.
LA MIA SCUOLA – UN
ANNO ALLA
RINNOVATA PIZZIGONI
Italia, 2011, HD, colore, 60'
Regia
Renata Tardani
Soggetto
Renata Tardani
Sceneggiatura
Renata Tardani
Fotografia
Valerio Ferrario
Montaggio
Tommaso Feraboli (AMI)
Suono di presa diretta
Tommaso Quartana
Montaggio del suono e mix
Stefano Monzio Compagnoni
Produzione
Opera Pizzigoni, Miro Film
Produttore
Renata Tardani
CONTATTI
[email protected]
SINOSSI
Cento anni fa Giuseppina Pizzigoni creò una scuola,
pubblica, basata sui concetti di bellezza, luce, aria e spazi
verdi, con un’azienda agricola interna in cui lo scolaro
impara, non ascoltando ma facendo, non accumulando
informazioni ma diventando protagonista attivo. Ogni
giorno, alla Rinnovata, ha luogo un piccolo miracolo,
protagonisti i bimbi con le loro maestre.
NOTE BIOGRAFICHE
Laureata in Storia della Filosofia, Renata Tardani, ha
lavorato come producer pubblicitaria per clienti italiani e
internazionali, e ha collaborato con alcuni registi
cinematografici. Ha girato il documentario Fiori che
rinascono, su un centro ad Addis Abeba che si occupa di
bambini violentati, e i videoritratti di fotografi Nino
Migliori, Maria Vittoria Backhaus e Roberto Orlandi.
DICHIARAZIONE DELL'AUTRICE
Amo gli eroi: le persone che hanno un sogno e lottano per
realizzarlo, che credono in qualcosa e vi dedicano la vita.
Giuseppina Pizzigoni fu una maestra che con la sola forza
della sua personalità e delle sue convinzioni seppe
coinvolgere intellettuali, industriali e banchieri e riuscì a
costruire una scuola all’avanguardia in Italia e in Europa.
Cambiare la scuola fu il suo contributo per migliorare il
mondo. In un periodo così spesso dominato dall' ignoranza
e dall’individualismo, in cui è difficile trovare spazi nella
natura pensati per i bambini e costruiti a loro misura,
ritengo che quest’oasi di verde dove si fa scuola in modo
intelligente vada conosciuta e difesa.
L’ORCHESTRA IN VIA
PADOVA
Italia, 2011, HD, colore, 45'
Regia
Giuseppe Baresi
Fotografia
Giuseppe Baresi
Montaggio
Francesco Lupi Timini
Suono
Riccardo Saccottelli
Ricerche
Sara Elisa Bramani
Musiche
Orchestra di via Padova
Interpreti
Massimo Latronico, Kristina Mircovic,
Abdullay Traorè, Tatiana Zazuliak, Aziz
Riahi, Juan Carlos Vega, Raffaele Kohòer,
Yamil Castello Otero, Lazare Ohandja,
Carlo Bonaconsa e tutta l’Orchestra di via
Padova
Produzione
Giuseppe Baresi – Dipartimento di
Scienze Umane della Formazione
“Riccardo Massa”, Università Milano –
Bicocca - Centro Come, “Cooperativa
farsi prossimo”.
CONTATTI
[email protected]
SINOSSI
Kristina: la violinista; Ablo: il percussionista; Massimo: il
direttore dell'Orchestra; Tatiana: la cantante; Yamil: il
percussionista di batà e congas. E poi Raffaele, Aziz, Juan
Carlos e ancora Yamil… Non si tratta solo di conoscere
ognuno di loro ma di ricostruire un itinerario dentro un
territorio che è stato a più riprese l’oggetto di un’attenzione
mediatica superficiale. Da Piazzale Loreto fino al Ponte
della ferrovia. Da qui "è tutta un'altra storia" che ci porta
fino al vecchio borgo di Crescenzago dove l'orchestra si
ritrova. L’orchestra in via Padova ci accompagna in un
viaggio di esplorazione della via Padova a partire dai
vissuti e dalle conoscenze di alcuni dei rappresentanti del
gruppo che fanno di questa strada il simbolo di
un’interculturalità possibile. Ci facciamo strada con i suoni
e con le voci di questi musicisti di grande talento per
scoprire che la via Padova, da sempre al centro delle
traiettorie di emigrazione nazionale e più recentemente
transnazionale, può essere il meglio di Milano.
NOTE BIOGRAFICHE
Di formazione artistica, lavora dal 1982 per diversi anni
con Studio Azzurro, dal 1985 alterna l’attività di direttore
della fotografia a quella di regista e produttore
indipendente. I suoi video e film, spesso al confine tra
documentario e video-arte, trattano poeticamente i temi
dello spazio e del viaggio. Con i suoi film e documentari
ottiene vari premi ed una costante presenza nelle principali
rassegne video e cinematografiche internazionali. Tra esse,
Patrimonio rurale e immateriale delle cascine di Milano.
(2011), realizzato per una ricerca di Comitato Cascine 2015.
Blue sofa (2009), co-regia con Pippo Del Bono e Lara
Fremder, Gran Premio della Giuria al Festival di Clermont
Ferrand, In una foto (2009) co-regia con Simonetta, “in
tempo ma rubato, con Mario Brunello (2009) e Il Milionequaderno veneziano, con Marco Paolini (2009).
Insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera, alla Scuola di
cinema televisione e nuovi media di Milano e all’Istituto
europeo di design.
DICHIARAZIONE DELL’AUTORE
Circa un anno fa mi era stato proposto di collaborare a un
progetto di ricerca sulla produzione artistica di alcuni
nuovi cittadini milanesi promosso dall'Università MilanoBicocca, dipartimento di Scienze Umane della Formazione
"Riccardo Massa" e il Centro Come, Cooperativa Farsi
Prossimo. Il progetto prevedeva la realizzazione di quattro
lavori in video come traduzione visiva di questo percorso.
Credo che tra questi lavori ci saranno forti differenze di
linguaggio, che rappresentano il carattere frammentario
del tentativo di mettere insieme l'approccio della disciplina
antropologica con il mio sguardo e i miei metodi.
L'obbiettivo è anche quello di uscire dai circuiti accademici
per favorire il dialogo e lo scambio con questi materiali in
lavorazione.
dal 1° gennaio 2012
le Centre culturel français de Milan
diventa
www.culturemilan.com
MILANO
STESSO POSTO Corso Magenta 63
STESSA ECCELLENZA corsi di
lingua certificazioni mediateca
arte e eventi culturali
CinéMagenta63
UN NUOVO NOME
Institut français Milano!
dibattiti e incontri
MINISTÈRE
DES
AFFAIRES ÉTRANGÈRES
ET EUROPÉENNES
L’Institut français est l’opérateur du ministère des Affaires étrangères et européennes pour l’action culturelle extérieure de la France.
L’Institut français è l’operatore del ministero francese degli affari esteri e europei per l’azione culturale della Francia all’estero.
MILANO