Relazione finale Valutazione comparativa per la copertura di N. 1

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Relazione finale Valutazione comparativa per la copertura di N. 1
Relazione finale
Valutazione comparativa per la copertura di N. 1 posto di professore universitario di ruolo di
seconda fascia per il settore scientifico disciplinare “L-LIN/18” Denominazione settore:Lingua e letteratura albanese” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli
Studi della Calabria. Avviso pubblicato nella G.U. – IV Serie Speciale - n. 54 dell’11.7.2003 (3°
Sessione 2003)
RELAZIONE FINALE
La Commissione giudicatrice per la valutazione comparativa riportata in epigrafe, nominata
con decreto rettorale n. 1394 del 3.5.2004, pubblicato nella G.U. della Repubblica Italiana (4^ serie
speciale – Concorsi ed esami) n.41 del 25/05/2004 composta da:
prof. Romano Lazzeroni
Presidente
prof. Leonardo M.Savoia
Componente
prof.ssa Lunella Mereu
Componente
prof. Ignazio Parrino
Componente
prof. Francesco Altimari
Segretario
si insedia per via telematica il giorno 06.07.2004 alle ore 11.00 e procede alla nomina del
Presidente nella persona del prof. Romano Lazzeroni e del Segretario nella persona del prof.
Francesco Altimari.
La Commissione prende atto che risultano n. 3 candidati partecipanti alla procedura:
Anton
Edmond
Maria Francesca
Candidato
BERISHA
ÇALI
DI MICELI
Luogo di Nascita
Doberdol-Klina (Kosovo)
Tirana
Palermo
Data di Nascita
7.8.1946
9.7.1967
12.12.1948
La Commissione, presa visione del Decreto Rettorale n.1697 del 1.7.2003, avviso pubblicato
nella G.U. – IV Serie Speciale - n.54 dell’11.7.2003, con il quale la presente Valutazione
Comparativa è stata indetta e degli atti normativi e regolamentari che disciplinano la Valutazione
Comparativa stessa, stabilisce che le prove si svilupperanno in due momenti: il primo relativo alla
discussione sulle pubblicazioni scientifiche presentate e il secondo relativo ad una prova didattica.
Tale prova didattica verterà su tema da assegnarsi con 24 ore di anticipo. A tal fine, ciascun
candidato estrarrà a sorte tre fra i cinque temi proposti dalla Commissione ed attinenti alle aree
tematiche comprese nella declaratoria del settore scientifico-disciplinare oggetto del bando “LLIN/18” Denominazione settore:-Lingua e letteratura albanese”, scegliendo immediatamente quello
che formerà oggetto della lezione.
Le prove di esame si svolgeranno in seduta pubblica.
La valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, per ciascun candidato, avverrà mediante
l’espressione di un giudizio individuale da parte dei singoli commissari e di uno collegiale espresso
dall’intera Commissione.
Analoga procedura verrà seguita per la discussione sulle pubblicazioni e per la prova
didattica, dopo di che la Commissione provvederà alla formulazione, per ciascun candidato, dei
giudizi complessivi individuali e collegiale.
Sulla base dei giudizi complessivi, con deliberazione assunta a maggioranza dei componenti
previa valutazione comparativa, la Commissione dichiarerà inequivocabilmente i nominativi di non
più di due idonei.
Relazione finale
La Commissione provvede quindi a individuare i seguenti criteri di massima in base ai quali
procedere alla valutazione comparativa, di seguito riportati, dando disposizioni al Responsabile del
procedimento per l’immediata pubblicazione.
Criteri con i quali la Commissione giudicatrice procederà alla valutazione
Valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche:
Per quanto riguarda la valutazione del curriculum complessivo e delle pubblicazioni scientifiche presentati da ciascun
candidato, la Commissione, come indicato nell’Art. 4 del D.P.R. 117/2000, della presente valutazione comparativa
considererà:
a) originalità e innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico;
b) apporto individuale del candidato, analiticamente determinato nei lavori in collaborazione;
c) congruenza dell'attività del candidato con le discipline ricomprese nel settore scientifico-disciplinare per il quale
è bandita la procedura ovvero con tematiche interdisciplinari che le comprendano;
d) rilevanza scientifica delle pubblicazioni e loro diffusione all'interno della comunità scientifica;
e) continuità temporale della produzione scientifica, anche in relazione alla evoluzione delle conoscenze nello
specifico settore scientifico - disciplinare.
Al tal fine si farà ricorso, ove possibile, a parametri riconosciuti in ambito scientifico internazionale.
Costituiscono, in ogni caso, titoli da valutare specificamente:
1.
l'attività didattica svolta;
2.
i servizi prestati negli Atenei e negli enti di ricerca , italiani e stranieri;
3.
l'attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri;
4.
i titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca;
5.
l’attività in campo clinico relativamente ai settori scientifico-disciplinari in cui sia richiesta tale specifica
competenza;
6.
l’organizzazione , direzione e coordinamento di gruppi di ricerca;
7.
il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale e internazionale.
In merito ai criteri di valutazione surriportati, il prof. Parrino ha chiesto che venga messa a verbale la seguente
dichiarazione: “Il sottoscritto avanza tuttavia riserve sul punto a, più sotto esposto, in quanto non crede facilmente
possibile e necessaria l’originalità e l’innovatività della produzione scientifica; né approva il cosiddetto ‘rigore
metodologico’ se, come sembra, si intende solo in modo formalistico, non essendo ricordata nessuna necessità di
coerenza di pensiero”.
La Commissione stabilisce il calendario delle prove, per i giorni 09.09.2004, ore 9.30 e
10.09.2004, ore 9.30 e ne dà comunicazione al Responsabile del procedimento per provvedere alla
convocazione dei candidati.
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La Commissione scioglie la seduta alle ore 13.00, e si riconvoca per il giorno 8.9.2004, alle ore
16.00 presso il Dipartimento di Linguistica dell'Università della Calabria, per procedere alla
valutazione dei titoli e delle pubblicazioni.
Tutte le operazioni descritte sono riportate in dettaglio nel verbale n. 1 e nel relativo
allegato.
La Commissione giudicatrice si riunisce, al completo, il giorno 08.09.2004, alle ore 16.00, nella
sede fissata nella precedente seduta, procedendo alla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni
scientifiche.
La Commissione prende atto dell’avvenuta pubblicizzazione dei criteri di massima.
L’elenco dei candidati da sottoporre a valutazione comparativa risulta:
Anton
Edmond
Maria Francesca
Candidato
BERISHA
ÇALI
DI MICELI
Luogo di Nascita
Doberdol-Klina (Kosovo)
Tirana
Palermo
Data di Nascita
7.8.1946
9.7.1967
12.12.1948
Viene esaminata la documentazione prodotta. Per ciascun candidato, ogni commissario esprime
il proprio giudizio individuale e la commissione il giudizio collegiale; tutti i giudizi sono riportati
nell’allegato 1 del verbale 2.
Completata la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, la Commissione scioglie la seduta alle
ore 20.00, riconvocandosi per il giorno 09.09.2004, alle ore 9.00 presso il Dipartimento di
Linguistica dell’Università della Calabria.
Tutte le operazioni descritte sono riportate in dettaglio nel verbale n.2.
La Commissione giudicatrice si riunisce nuovamente al completo, alle ore 9.00, del giorno
9.9.2004, per predisporre i temi da assegnare per la prova didattica.
Come indicato nel verbale n.3, i candidati scelgono, per lo svolgimento della prova didattica, i
seguenti argomenti:
Candidato
ANTON
BERISHA
EDMOND
ÇALI
MARIA
DI MICELI
FRANCESCA
Tema prescelto
Rapporto tra letteratura orale e letteratura riflessa
Faik Konica e la moderna cultura albanese
I canti narrativi in ambito balcanico
Si procede quindi alla discussione sulle pubblicazioni scientifiche presentate dai seguenti
candidati:
Relazione finale
Anton
Edmond
Maria Francesca
Candidato
BERISHA
ÇALI
DI MICELI
Luogo di Nascita
Doberdol-Klina (Kosovo)
Tirana
Palermo
Data di Nascita
7.8.1946
9.7.1967
12.12.1948
Al termine della discussione sulle pubblicazioni ciascun Commissario esprime un giudizio
individuale per ogni candidato, e, successivamente, la Commissione, previa comparazione dei
giudizi individuali, esprime un giudizio collegiale. Tutti i giudizi sono riportati nell’allegato 2.
La Commissione termina la seduta alle ore 14.00, riconvocandosi per il giorno 10.9.2004, alle
ore 9.00 presso gli stessi locali per procedere alle prove didattiche.
Tutte le operazioni descritte sono riportate in dettaglio nel verbale n. 3 e nei relativi
allegati.
La Commissione giudicatrice si riunisce nuovamente al completo, nel giorno, nell’ora e nella
sede fissata nella precedente seduta, per procedere alla prova didattica dei candidati.
I candidati svolgono la prova didattica, il cui argomento è stato scelto almeno 24 ore prima.
Al termine delle lezioni, a porte chiuse, i Commissari formulano i giudizi individuali su ogni
candidato ed il giudizio collegiale sulle prove didattiche. Tutti i giudizi sono riportati nell’allegato 2
del verbale 4.
La Commissione termina la seduta alle ore 12.30 riconvocandosi per il giorno stesso alle ore
13.30 presso gli stessi locali per procedere alla valutazione comparativa e all’individuazione degli
idonei.
Tutte le operazioni descritte sono riportate in dettaglio nel verbale n. 4 e nei relativi
allegati.
La Commissione giudicatrice si riunisce nuovamente al completo, nel giorno, nell’ora e nella
sede fissata nella precedente seduta, per procedere alla valutazione comparativa e all’individuazione
degli idonei.
Il Presidente dà lettura dei giudizi individuali e collegiali espressi in sede di valutazione: a) dei
titoli e delle pubblicazioni, b) della discussione sulle pubblicazioni, c) della prova didattica, ed
invita la Commissione ad una discussione collegiale attraverso la comparazione dei giudizi espressi
su ciascun Candidato.
Dopo ampia ed approfondita discussione la Commissione formula i giudizi complessivi
individuali e collegiali su ciascun Candidato che sono riportati nell’allegato 1 del verbale 5.
La Commissione, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 4 comma 13 del D.P.R. n. 117/2000,
individua inequivocabilmente i nominativi di non più di due idonei nella valutazione comparativa a
n. 1 posto di professore associato per il settore scientifico disciplinare“L-LIN/18” Denominazione
settore:-Lingua e letteratura albanese” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Università della
Calabria nelle persone dei dottori (in ordine alfabetico):
1) Anton BERISHA
2) Maria Francesca DI MICELI
I lavori della commissione terminano alle ore 16.45
Relazione finale
Tutte le operazioni descritte sono riportate in dettaglio nel verbale n. 5 e nei relativi
allegati.
Il Presidente, sulla base di tutto quanto sopra esposto, invita la Commissione a redigere
collegialmente questa relazione finale e a controllare i verbali e gli allegati cui si fa riferimento.
Infine questa relazione finale viene riletta dal Presidente ed approvata senza riserva alcuna dai
Commissari che la sottoscrivono, alle ore 17.00 del giorno 10.09.2004.
Allegati:
A. Giudizi individuali e collegiali sul curriculum complessivo, sui titoli e sulle pubblicazioni.
B. Giudizi individuali e collegiali sulla discussione sulle pubblicazioni.
C. Giudizi individuali e collegiali sulla prova didattica.
D. Giudizi individuali e collegiali complessivi.
La Commissione:
prof. Romano Lazzeroni
prof. Leonardo M.Savoia
prof.ssa Lunella Mereu
prof. Ignazio Parrino
prof. Francesco Altimari
Presidente
Componente
Componente
Componente
Segretario
Relazione finale
ALLEGATO A (Relazione finale)
GIUDIZI SUI CURRICULA, SUI TITOLI E SULLE PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE
PRESENTATE
CANDIDATO: ANTON BERISHA
Giudizi individuali:
Commissario : Prof. Leonardo M.SAVOIA
Anton Berisha è Lettore a tempo indeterminato presso la cattedra di Lingua e letteratura albanese
dell’Università della Calabria dal 1993, nell’anno accademico 1991-92 è stato professore a contratto
di Letteratura albanese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Ha svolto attività di ricerca presso
l’Istituto Albanologico di Prishtina e presso le Università di Zagabria, di Monaco e di Göttingen, e
ha partecipato con relazioni e comunicazioni a diversi convegni e seminari di argomento
albanologico in diverse e importanti Università europee. Il campo di studio di Berisha è quello
propriamente letterario; come mostra il suo curriculum, comprendente numerosi lavori di critica
letteraria, a partire almeno dal 1978. In particolare a Prishtina, Skopje e Tirana, Berisha ha
pubblicato una serie di studi di grande interesse sulla letteratura riflessa e sulla letteratura orale
albanese. Alcuni articoli sono stati anche tradotti in serbo, croato, macedone, tedesco, inglese e
italiano. Berisha ha applicato approcci moderni nello studio della letteratura, ispirati soprattutto alla
scuola tedesca, alla scuola di Praga, al formalismo russo, allo strutturalismo francese e russo
nell’interpretazione e nell’analisi delle opere della letteratura albanese prese in esame. Nei suoi
lavori punta a mettere in luce i rapporti all’interno della struttura testuale, le relazioni e la
dipendenza tra micro e macrostruttura, e l’importanza dell’influenza che il testo esercita sul fruitore.
Si concentra soprattutto su questioni relative alla natura della lingua poetica e del messaggio
poetico. Il candidato ha affrontato lo studio di opere letterarie albanesi di tradizione culta e di
struttura testuale ricca e complessa (Girolamo De Rada, Giuseppe Schirò, Gjergj Fishta, Ernest
Koliqi, Martin Camaj, Anton Pashku, Azem Shkreli, Ismail Kadare, Kasëm Trebeshina, Mirko
Gashi, etc.), si è occupato anche di letterature diverse come l’Epopea di Gilgamesh, i Canti dei
Nibelunghi, le Georgiche, ecc., e infine ha studiato la letteratura tradizionale di trasmissione orale.
Per quanto riguarda quest’ultima il candidato ha pubblicato lavori di indagine, in cui sono
selezionati, raccolti, sistemati testi e materiali orali, come nel caso dell’antologia Antologji del
1998, sia lavori di interpretazione teorico-letteraria delle opere e dei loro contenuti. Un importante
contributo in questo campo sono i volumi editi dall’Istituto albanologico di Prishtina (in
collaborazione con altri autori), accompagnati da presentazioni. I lavori dedicati all’epica orale, alla
favola e alla poesia orale degli Arbëreshë d’Italia hanno notevole rilievo e si caratterizzano per una
metodologia attenta e corretta. Lo studio della letteratura orale è sviluppato anche nei lavori
Përkime poetike 1978, Çështje të letërsisë gojore 1982, Mbi letërsinë gojore shqip , Mbi letërsinë
gojore shqipe 1987. Un punto cruciale riguarda le concordanze poetiche della letteratura orale e della
letteratura riflessa, dove Berisha approfondisce i legami strutturali e funzionali ma anche le differenze
fra tradizione orale e testi letterari scritti. Per quanto riguarda i suoi studi sulla letteratura riflessa
Berisha ha trattato sia gli aspetti teorici, sia quelli interpretativi. In particolare ha esaminato questioni
concernenti la natura del testo letterario, della struttura testuale linguistica, del contesto poetologico,
del personaggio letterario (Mundësi interpretimi” 1979, Teksti poetik 1985, Shumësia kuptimore 1990,
Veçanti ligjërimesh poetike 1996, gli studi monografici su Giuseppe Schirò, Gjergj Fishta, Ernest
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Koliqi, Martin Camaj, Mark Krasniqi). Anche la prospettiva storica è stata indagata con interessanti
risultati; il candidato ha analizzato opere della letteratura albanese in diversi periodi, come Pjetër Budi
fino agli autori contemporanei. Berisha mostra una approfondita conoscenza dell’analisi dei testi
letterari, con una particolare capacità di cogliere le strutture espressive e i significati che il linguaggio
letterario crea. Un sottocampo che ha interessato in particolare Berisha è quello della letteratura degli
italo-albanesi; ha studiato infatti Këngët e Milosaos e Skanderbeku i pafanë di De Rada , le opere di
Giuseppe Schirò, di Francesco Antonio Santori, e di autori arbëreshë contemporanei (Dushko Vetmo,
Vorea Ujko, Luca Perrone, Enza Scutari; cf. Mbi letërsinë e arbëreshëve të Italisë Tiranë, 2000,
Gjymtime dhe shëmtime të letërsisë së arbëreshëve të Italisë 2001, Antologjia e poezisë gojore
arbëreshe 1998, Antologjia e poezisë bashkëkohore të arbëreshëve të Italisë 1999. Berisha ha anche
tradotto dal tedesco in albanese L’epopea di Gilgamesh, uscita nel 1984 e riedita a Tirana nel 1990,
cinque canti del Canto dei Nibelunghi. In conclusione il candidato mostra una matura esperienza
didattica, come docente di Lingua e letteratura albanese, consolidata da esperienze di ricerca e di
collaborazione in diverse università; dal punto di vista scientifico Berisha si presenta come uno
studioso pienamente maturo e capace di ricerche di taglio originale, che spaziano con padronanza
dei metodi di analisi e con ampia conoscenza storico-culturale sui diversi campi e aspetti della
letteratura albanese. Del resto, l’importanza e la qualità del suo contributo allo studio della
letteratura albanese orale e culta è testimoniata dai riconoscimenti espressi sulle sue opere da parte
di critici e studiosi, albanesi e stranieri, su giornali e riviste albanesi, serbe, croate, tedesche e
italiane. Quindi Anton Berisha è uno studioso pienamente degno di ricoprire il posto di associato di
Lingua e letteratura albanese ed è altamente idoneo ai fini della presente valutazione comparativa.
Commissario prof. ssa Lunella Mereu
Il candidato Berisha svolge attività di ricerca soprattutto nel campo della critica letteraria, ma ha
anche prodotto traduzioni di testi di letteratura albanese. In questi ambiti presenta un’ampia e
interessante produzione.
Commissario: prof. Ignazio Parrino
Avendo attentamente esaminato il curriculum, i titoli e l’ampia produzione scientifica del candidato
Anton Berisha, li considero sufficienti ai fini della presenta valutazione comparativa.
Commissario: prof. Francesco Altimari
Attività didattica. Dal 1993 ad oggi Lettore a tempo indeterminato di Lingua albanese presso
l’Università della Calabria, dove tiene i corsi avanzati di lingua per gli studenti del Corso di laurea
in lingue e culture moderne. Nello stesso Ateneo è stato anche professore a contratto nell’anno
accademico 1991-92 di Letteratura albanese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Ha preso parte
con continuità in questi anni alle commissioni di esame e di laurea, risultando correlatore di
numerose tesi di albanistica. La sua attività didattica, di ottimo livello, è stata molto apprezzata. La
sua presenza, inoltre, ha contribuito a rafforzare i rapporti di collaborazione didattica e scientifica
in campo albanologico tra la stessa Università della Calabria e le istituzioni accademiche del
Kosovo e, più in generale, dell’ex-Jugoslavia.
Attività scientifica: Il candidato ha proseguito presso l’Università della Calabria la sua intensa
attività di ricerca nel campo della letteratura orale e riflessa albanese e arbëreshe, già avviata prima
presso l’Istituto Albanologico di Prishtina (oggi Kosovo-Unmik) e poi presso le Università di
Zagabria (Croazia), Monaco di Baviera. e Göttingen (Germania). Ha collaborato all’organizzazione
dei cinque Seminari internazionali di studi albanesi, tenutisi in questi anni (1993-2003) presso
l’Ateneo calabrese e ha partecipato, con specifiche relazioni e comunicazioni, a diversi convegni e
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seminari di argomento albanologico svoltisi in numerose e importanti Università, in particolare in
Italia, Albania, Macedonia, Germania, Slovenia, Croazia e USA.
Le ricerche e l'attività didattica del candidato sono state svolte con continuità, e risultano congrue al
settore L-LIN 18.
Distinguiamo all’interno della sua copiosa e continua produzione scientifica quella più
accademicamente strutturata– il candidato è autore di ben trenta volumi con suoi apporti critici e
curatore di cinque monografie tematiche (Gjergj Fishta, Faik Konica, Martin Camaj, Anton Pashku
dhe Anton Harapi) apparse sulla rivista letteraria JETA E RE - anche una decina di antologie
poetiche riguardanti autori vari della letteratura albanese, classica e contemporanea. Egli spazia
sull’intero arco della modernità letteraria albanese, occupandosi di figure centrali della letteratura
albanese dell’Ottocento e del Novecento, oltre che della letteratura orale, di cui è uno dei massimi
studiosi, non solo in area albanese, e della letteratura arbëreshe.
Il candidato presenta, tra i titoli inviati ai componenti della presente Commissione, dodici
volumi, individuati tra quelli di più recente pubblicazione.
Dalla sua vastissima e qualificata produzione scientifica si coglie immediatamente la sua
solida formazione scientifica nella disciplina concorsuale, maturata anche attraverso proficui
soggiorni di ricerca presso prestigiosi centri accademici europei, e la sua buona capacità di
analizzare con le più idoneee e aggiornate metodologie interpretative, le varie questioni affrontate,
che toccano argomenti centrali della storia letteraria e culturale albanese, incentrandosi soprattutto
sulla letteratura orale, albanese e balcanica, sui suoi rapporti con la letteratura riflessa – nella
madrepatria e nella diaspora arbereshe e sulla letteratura contemporanea.
Il candidato Anton Berisha ha cominciato ad occuparsi dello studio della letteratura sin dagli anni
’70. Negli anni successivi il candidato ha pubblicato a Prishtina, a Skopje e a Tirana una serie di
opere e di lavori di grande interesse dedicati alla letteratura riflessa e alla letteratura orale albanese.
Alcuni articoli sono stati pubblicati anche in serbo, croato, macedone, tedesco, inglese e italiano.
Berisha appartiene alla generazione di quegli studiosi albanesi di letteratura che si sono
staccati da un approccio tradizionale e positivista, dando un apporto importante allo studio di questa
letteratura più in linea con gli orientamenti della critica letteraria moderna, fuori anche dagli schemi
teorico-metodologici che ispiravano all’epoca gli studiosi e i critici letterari albanesi dell’Albania e,
anche se in maniera meno dogmatica, quelli del Kosovo, che si ispiravano al realismo socialista.
Nei propri lavori e studi Anton Berisha ha applicato più approcci e metodi moderni nello
studio della letteratura, soprattutto nell’interpretazione e nell’analisi delle opere della letteratura
albanese prese in esame, partendo dalla sua formazione acquisita nella scuola di Zagabria,
arricchendola con un approccio più allargato che gli deriva dall’interpretazione della scuola
tedesca, dalla scuola di Praga, dal formalismo russo, dallo strutturalismo francese e russo e dal
“New Criticism”. Si distinguono soprattutto alcune questioni legate allo studio dell’essenzialità
della lingua poetica e del messaggio poetico, quindi della estetica recettiva, dello studio strutturale,
ecc. Nei suoi lavori si mira a illustrare i rapporti particolari all’interno della struttura espressivoartistica testuale, le relazioni e la dipendenza tra micro e macrostruttura, la forza e l’essenza del
messaggio artistico e l’importanza dell’influenza estetica nel recettore dello stesso messaggio.
Il candidato nella sua ricchissima produzione scientifica ha fatto oggetto di trattazione opere
letterarie di grande e particolare valenza artistica, caratterizzati da una complessa struttura testuale e
da ricchi messaggi poetici , come, ad esempio, quelle di Girolamo De Rada, Giuseppe Schirò,
Gjergj Fishta, Ernest Koliqi, Martin Camaj, Anton Pashku, Azem Shkreli, Ismail Kadare, Kasëm
Trebeshina, Mirko Gashi ecc. Si è inoltre occupato anche di opere classiche di altre letterature come
l’Epopea di Gilgamesh, i Canti dei Nibelunghi, le Georgiche, ecc.
Il suo apporto nel campo dello studio della letteratura si articola in due ambiti: lo studio
della letteratura orale e lo studio della letteratura riflessa.
Relazione finale
Lo studio della letteratura orale
Nel campo della letteratura orale il lavoro del candidato si sviluppa in due direzioni: a) il
lavoro di ricerca scientifica e b) lo studio e l’interpretazione dei fenomeni teorici letterari o delle
opere e dei fenomeni particolari. Rientrano nel primo ambito la raccolta, la sistemazione, la
selezione e la pubblicazione di materiali di questa letteratura. Testimonianza di essa sono i sei
volumi editi dall’Istituto albanologico di Prishtina (in collaborazione con altri autori), accompagnati
anche da presentazioni.Un contributo apprezzabile è stato dato dal candidato allo studio della
letteratura orale albanese, dove ha trattato e illustrato alcuni suoi fenomeni particolari. Si
distinguono in questo campo soprattutto i lavori dedicati all’epica orale, alla favola e alla poesia
orale degli Arbëreshë d’Italia. Questi contributi si qualificano per la metodologia e l’approccio
moderni seguiti e per la consistenza dei risultati ottenuti. Questioni di studio della letteratura orale
sono stati affrontati dal candidato nelle opere “Përkime poetike” (1978), “Çështje të letërsisë
gojore” (1982), “Mbi letërsinë gojore shqipe” , “Mbi letërsinë gojore shqipe” (1987), e soprattutto in
“Qasje të poetikës së letërsisë gojore shqipe” (1998), dove ha sublimato il suo sapere in questo ambito
e in una serie di lavori e trattazioni da lui tenuti in numerosi e qualificati colloqui e congressi scientifici
di carattere nazionale e internazionale. Un aspetto importante del lavoro svolto dal candidato riguarda
le concordanze poetiche della letteratura orale e della letteratura riflessa, dove questi due strati dell’arte
della parola vengono esaminati e interpretati come sistemi che hanno molto in comune, ma anche
distinzioni nel modo come essi si generano, funzionano, esistono, si sviluppano e si influenzano.
Definendo le caratteristiche di questi due strati dell’arte letteraria, il candidato è riuscito a far luce sulle
principali specificità della letteratura in generale. Il fenomeno delle concordanze poetiche è stato
oggetto di trattazione sia della sua tesi di magistratura (1976) che della sua tesi di dottorato (1981),
entrambe difese presso l’Università di Zagabria.
Lo studio della letteratura riflessa
Le opere e i contributi di Anton Berisha nel campo della letteratura riflessa si snodano su due
versanti: quello teorico e quello interpretativo. Nel primo – quello teorico - l’autore ha esaminato
questioni concernenti la natura dell’arte della parola, del testo - letterario e non -, della struttura
linguistico-testuale e della struttura artistico-testuale, del contesto poetologico, del personaggio
letterario, ecc. Nel secondo – quello interpretativo - il candidato ha analizzato le diverse opere della
letteratura albanese dei diversi periodi, a partire dalla poesia di Pjetër Budi (inizi del XVII secolo) sino
agli autori contemporanei. Frutto del suo lavoro in questo campo sono i volumi “Mundësi interpretimi”
(1979), “Teksti poetik” (1985), “Shumësia kuptimore” (1990), “Veçanti ligjërimesh poetike” (1996),
quindi gli studi monografici su Giuseppe Schirò, Gjergj Fishta, Ernest Koliqi, Martin Camaj, Mark
Krasniqi.
In queste opere il candidato Berisha mostra una vasta e approfondida conoscenza dell’arte della
parola, dell’interpretazione e dell’analisi delle profonde strutture semantiche delle opere concrete.
Essenzialmente egli crea un dialogo con le strutture linguistiche espressive e con le potenzialità
significative che vengono dall’opera letteraria, soprattutto affronta la questione di come vengono esse
definite in quella struttura e che importanza ha il messaggio che essa trasmette e la possibilità
dell’influenza estetica di questo messaggio nel recettore.
Un significativo apporto è quello dato dal candidato allo studio della letteratura degli arbëreshë
d’Italia, occupandosi di opere e fenomeni letterari complessi, come le opere di De Rada “Këngët e
Milosaos” e “Skanderbeku i pafanë”, le opere “Rapsodie Albanesi”, “Milo e Hajdhé” e “Te Dheu i
huaj” di Giuseppe Schirò, “La Neomenia” e l’”Emira” di Francesco Antonio Santori, come pure delle
interpretazioni fatte alle opere di autori arbëreshë contemporanei quali Dushko Vetmo, Vorea Ujko,
Luca Perrone, Enza Scutari, ecc. Di tale particolare attenzione sono testimonianza le opere
Relazione finale
monografiche “Mbi letërsinë e arbëreshëve të Italisë” (parte prima) (Tiranë, 2000), “Gjymtime dhe
shëmtime të letërsisë së arbëreshëve të Italisë” (Prishtinë, 2001), “Antologjia e poezisë gojore
arbëreshe” (Soveria Mannelli, Catanzaro 1998), “Antologjia e poezisë bashkëkohore të arbëreshëve të
Italisë” (Cosenza, 1999).
L’importante contributo dato da questo autore nel campo dello studio della letteratura orale e
della letteratura albanese riflessa trova una significativa corrispondenza e testimonianza nei giudizi
espressi sulle sue opere da parte di insigni critici e studiosi, albanesi e stranieri, pubblicati in giornali e
riviste in lingua albanese, serbo-croata, tedesca e italiana.Anche nel campo delle traduzioni si ricorda
l’apporto dato dal candidato come traduttore dal tedesco in albanese dell’opera “L’epopea di
Gilgamesh”, edita e Prishtina nel 1984 e riedita a Tirana nel 1990, e, sempre dal tedesco in albanese,
di cinque canti del “Canto dei Nibelunghi” (Das Nibelungen Lied).
Oltre che allo studio della letteratura, negli ultimi anni il suo impegno di ricerca si è
indirizzato, con buoni risultati, anche in campo filologico, curando l’edizione (Prishtina, 2002) con
la trascrizione nell’alfabeto albanese moderno della raccolta poetica L’Arpa di un italo-albanese di
Leonardo Di Martino (Venezia, 1881), in cui ha dovuto affrontare non poche difficoltà, dovute al
particolare registro linguistico adoperato dal Di Martino (il ghego scutarino), con la necessità di
conservare alcuni tratti tipici di questa variante linguistica dialettale albanese– quali la nasalità e la
lunghezza vocalica – nel rispetto della struttura metrica di cui si serve l’Autore nei diversi tipi di
poesia che utilizza. Altro riuscito contributo di recupero di testi antichi albanesi è la recente
pubblicazione Kuvendi i Arbënit 1703, edita a Prishtina nel 2003, che rappresenta l ’adattamento
nell’albanese contemporaneo del testo di Engjell Radoja (1864) riferito al Concilio dell’Albania del
1703, Kuvendi i Arbënit 1703. Konferenca Ipeshkvore shqiptare. Prishtinë 2003. Botimi i dytë
“Shpresa”, Prishtinë 2003.
Dalla sua vasta, continua e qualificata produzione scientifica nel campo della letteratura
albanese, emerge la figura di un notevole studioso, rigoroso nella metodologia e originale nei
risultati, in possesso di saldi strumenti teorici e di ottime capacità critiche, indicativi di una piena
maturità scientifica, che rendono il candidato degno della massima considerazione in questa
valutazione comparativa.
Commissario: prof. Romano Lazzeroni
Autore di numerose pubblicazioni, fra cui diversi volumi, per lo più in albanese, ha studiato svariati
argomenti che vanno dalla poesia orale, a cui ha dedicato particolare attenzione, considerandola
anche dal punto di vista degli studiosi di lingua tedesca, ai contributi letterari di Schirò, De Rada,
Koliqi, Camaj e altri; di particolare interesse gli studi sulla letteratura riflessa, in cui l’autore
considera nelle loro varie manifestazioni le relazioni tra tradizione orale e testi scritti, non senza
esplorazioni teoriche ispirate soprattutto alle correnti formalistiche. Ampia ed apprezzata l’attività
di traduttore; sarebbe peraltro auspicabile che l’epos di Gilgamesh circolasse in albanese, tradotto
direttamente dal sumerico invece che dal tedesco.
In complesso il candidato, per l’ampiezza dei suoi interessi, per la vastità della sua produzione ed
anche per le sue esperienze pregresse nell’Università della madrepatria e in organi scientifici
tedeschi, merita considerazione ai fini del presente giudizio comparativo.
Giudizio collegiale:
Relazione finale
Anton Berisha è Lettore a tempo indeterminato presso la cattedra di Lingua e letteratura albanese
dell’Università della Calabria dal 1993, nell’anno accademico 1991-92 è stato professore a contratto
di Letteratura albanese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Ha svolto attività di ricerca presso
l’Istituto Albanologico di Prishtina e presso le Università di Zagabria, di Monaco e di Göttingen, e
ha partecipato con relazioni e comunicazioni a diversi convegni e seminari di argomento
albanologico in diverse e importanti Università europee. Il campo di studio di Berisha è quello
propriamente letterario; come mostra il suo curriculum, comprendente numerosi lavori di critica
letteraria, a partire almeno dal 1978. In particolare a Prishtina, Skopje e Tirana, Berisha ha
pubblicato una serie di studi di grande interesse sulla letteratura riflessa e sulla letteratura orale
albanese. Alcuni articoli sono stati anche tradotti in serbo, croato, macedone, tedesco, inglese e
italiano. Berisha ha applicato approcci moderni nello studio della letteratura, ispirati soprattutto alla
scuola tedesca, alla scuola di Praga, al formalismo russo, allo strutturalismo francese e russo
nell’interpretazione e nell’analisi delle opere della letteratura albanese prese in esame. Nei suoi
lavori punta a mettere in luce i rapporti all’interno della struttura testuale, le relazioni e la
dipendenza tra micro e macrostruttura, e l’importanza dell’influenza che il testo esercita sul fruitore.
Si concentra soprattutto su questioni relative alla natura della lingua poetica e del messaggio
poetico. Il candidato ha affrontato lo studio di opere letterarie albanesi di tradizione culta e di
struttura testuale ricca e complessa (Girolamo De Rada, Giuseppe Schirò, Gjergj Fishta, Ernest
Koliqi, Martin Camaj, Anton Pashku, Azem Shkreli, Ismail Kadare, Kasëm Trebeshina, Mirko
Gashi, etc.), si è occupato anche di letterature diverse come l’Epopea di Gilgamesh, i Canti dei
Nibelunghi, le Georgiche, ecc., e infine ha studiato la letteratura tradizionale di trasmissione orale.
Per quanto riguarda quest’ultima il candidato ha pubblicato lavori di indagine, in cui sono
selezionati, raccolti, sistemati testi e materiali orali, come nel caso dell’antologia Antologji del
1998, sia lavori di interpretazione teorico-letteraria delle opere e dei loro contenuti. Un importante
contributo in questo campo sono i volumi editi dall’Istituto albanologico di Prishtina (in
collaborazione con altri autori), accompagnati da presentazioni. I lavori dedicati all’epica orale, alla
favola e alla poesia orale degli Arbëreshë d’Italia hanno notevole rilievo e si caratterizzano per una
metodologia attenta e corretta. Lo studio della letteratura orale è sviluppato anche nei lavori
Përkime poetike 1978, Çështje të letërsisë gojore 1982, Mbi letërsinë gojore shqip , Mbi letërsinë
gojore shqipe 1987. Un punto cruciale riguarda le concordanze poetiche della letteratura orale e della
letteratura riflessa, dove Berisha approfondisce i legami strutturali e funzionali ma anche le differenze
fra tradizione orale e testi letterari scritti. Per quanto riguarda i suoi studi sulla letteratura riflessa
Berisha ha trattato sia gli aspetti teorici, sia quelli interpretativi. In particolare ha esaminato questioni
concernenti la natura del testo letterario, della struttura testuale linguistica, del contesto poetologico,
del personaggio letterario (Mundësi interpretimi” 1979, Teksti poetik 1985, Shumësia kuptimore 1990,
Veçanti ligjërimesh poetike 1996, gli studi monografici su Giuseppe Schirò, Gjergj Fishta, Ernest
Koliqi, Martin Camaj, Mark Krasniqi). Anche la prospettiva storica è stata indagata con interessanti
risultati; il candidato ha analizzato opere della letteratura albanese in diversi periodi, come Pjetër Budi
fino agli autori contemporanei. Berisha mostra una approfondita conoscenza dell’analisi dei testi
letterari, con una particolare capacità di cogliere le strutture espressive e i significati che il linguaggio
letterario crea. Un sottocampo che ha interessato in particolare Berisha è quello della letteratura degli
italo-albanesi; ha studiato infatti Këngët e Milosaos e Skanderbeku i pafanë di De Rada , le opere di
Giuseppe Schirò, di Francesco Antonio Santori, e di autori arbëreshë contemporanei (Dushko Vetmo,
Vorea Ujko, Luca Perrone, Enza Scutari; cf. Mbi letërsinë e arbëreshëve të Italisë Tiranë, 2000,
Gjymtime dhe shëmtime të letërsisë së arbëreshëve të Italisë 2001, Antologjia e poezisë gojore
arbëreshe 1998, Antologjia e poezisë bashkëkohore të arbëreshëve të Italisë 1999. Berisha ha anche
tradotto dal tedesco in albanese L’epopea di Gilgamesh, uscita nel 1984 e riedita a Tirana nel 1990,
Relazione finale
cinque canti del Canto dei Nibelunghi. In conclusione il candidato mostra una matura esperienza
didattica, come docente di Lingua e letteratura albanese, consolidata da esperienze di ricerca e di
collaborazione in diverse università; dal punto di vista scientifico Berisha si presenta come uno
studioso pienamente maturo e capace di ricerche di taglio originale, che spaziano con padronanza
dei metodi di analisi e con ampia conoscenza storico-culturale sui diversi campi e aspetti della
letteratura albanese. Del resto, l’importanza e la qualità del suo contributo allo studio della
letteratura albanese orale e culta è testimoniata dai riconoscimenti espressi sulle sue opere da parte
di critici e studiosi, albanesi e stranieri, su giornali e riviste albanesi, serbe, croate, tedesche e
italiane. Quindi Anton Berisha è uno studioso pienamente degno di ricoprire il posto di associato di
Lingua e letteratura albanese ed è altamente idoneo ai fini della presente valutazione comparativa.
Relazione finale
CANDIDATO: EDMOND ÇALI
Giudizi individuali:
Commissario prof. Leonardo Savoia
Il candidato Edmond Çali è Lettore di lingua albanese presso L’Orientale di Napoli dal 1999; ha
svolto dal 1998attività di traduttore-annunciatore presso la RAI e di mediatore culturale e dal
1999linguistico presso amministrazioni civili e militari dello Stato italiano. Ha pubblicato diverse
traduzioni letterarie, in particolare, dall’italiano all’albanese, le Lezioni americane di Italo Calvino,
a puntate sul giornale Bashkimi, e la traduzione dall’albanese in italiano di parte del romanzo di
Albatros Rexhaj, Lettera a un amico italiano dal Kosovo (Milano, 1999); di diversa natrua è il testo
di Beci, ‘Processo di unificazione linguistica nella prima metà del XX secolo’, tradotto
dall’albanese per Albanistica duemiladue (a cura di Italo Costante Fortino), Napoli 2002. Più
rilevanti ai fini della valutazione in oggetto sono i due lavori “Il comico in Faik Konica” (pp.185223) in Albanistica duemiladue e la monografia Romanet e Jakov Xoxës, Redona, Tiranë 2003,
pp.111. Altri interventi sul giornale Bashkimi riguardano questioni di attualità politica e letteraria,
di nessuna attinenza alle discipline del settore, come nel caso di articoli di attualità, o di scarso
valore, perché privi della necessaria base bibliografica e argomentativa originale per accreditarsi
come lavori di rilievo scientifico, come nel caso di ‘Rreth botimeve kritike të autorëve të vjetër’
(Bashkimi, 1996). In ‘Il comico in Faik Konica’ (o ‘la comicità…’ ?) (pp.185-223) in Albanistica
duemiladue, il candidato analizza le modalità dell’ironia e del sarcasmo nell’opera dello scrittore e
intellettuale albanese, in particolare nei lavori pubblicati nella rivista Albania da lui fondata
all’inizio del 1900 – la novella “Doktor Gjëlpëra” e il racconto satirico“ Një ambasadë e Zulluve në
Paris”. Il modo di procedere di Çali non è compiutamente soddisfacente dal punto di vista di una
matura padronanza degli strumenti della critica letteraria e dell’analisi del testo, tanto meno della
sua analisi linguistica. Infatti il candidato, pur mostrando di conoscere approfonditamente l’opera di
Konica, come del resto ci possiamo aspettare, si limita ad accumulare i giudizi e le considerazioni di
critici e autori senza sviluppare una sua linea interpretativa, mentre le osservazioni sulle tecniche di
realizzazione del sarcasmo e del grottesco (come l’impiego dell’errore linguistico, certe immagini e
certi episodi considerati come elementi comici) rimangono nell’insieme sul piano di un
impressionismo tradizionale, piuttosto generico e non sufficientemente strutturato. Non diverso è il
discorso sull’altra pubblicazione del candidato, ‘Romanet e Jakov Xoxës’ del 2003, in cui viene
presentata l’opera di uno scrittore legato al periodo del regime di Hoxha e al realismo socialista, di
cui presenta alcuni temi tipici, come la vita dei contadini nelle cooperative, il trasferimento dalla
campagna alla città, la 2° guerra mondiale , la situazione della classe operaia, etc. Nuovamente il
testo mette insieme il pensiero critico di alcuni studiosi, della scuola realistico-socialista, sia
albanese che kosovara. Alcune osservazioni, sono interessanti, come quella relativa alla
corrispondenza fra l’io narrante bambino del romanzo “Kronikë në gur” di Kadare, quello di
“Fëmijëria” di Kasëm Trebeshina e il piccolo Paci di “Juga e bardhë” di Jakov Xoxa, anche se già
avanzata dal critico kosovaro Rifat Ismaili sulla rivista letteraria “Fjala” di Pristina, e comunque
citata dal candidato. Insomma, tutto conferma il fatto che in Çali manca una fase di riflessione
critica, sia letteraria sia storico-culturale, autonoma almeno sufficiente. L’analisi delle edizioni di
‘Lumi i vdekur’, non migliora particolarmente la valutazione, nel senso che l’approccio filologico
di Çali è veramente di scarsa efficacia, nel senso che non basta elencare le varianti grafiche (non
fonetiche) o le varianti redazionali se non in un quadro di consapevole inquadramento storicoletterario e linguistico. In conclusione Çali appare un candidato ancora lontano da una formazione
Relazione finale
idonea all’attività universitaria. E’ privo di qualsiasi esperienza didattica (salvo quella di lettore) nei
corsi universitari, tanto più rilevante in una situazione di complessa riorganizzazione didattica come
quella attuale. Inoltre, la sua formazione scientifica risulta particolarmente carente, nel senso che i
pur encomiabili sforzi nel campo degli studi letterari mancano di una sufficiente padronanza degli
strumenti critici adeguati e di una capacità di elaborazione originale e coerente dei problemi trattati;
la sua preparazione linguistico-letteraria non risulta adeguatamente aggiornata. Il candidato non è
pertanto idoneo ai fini della presente valutazione comparativa.
Commissario: Ignazio Parrino
Avendo attentamente valutato il curriculum, i titoli e le pubblicazioni scientifiche del candidato
Edmond Çali, li ritengo alquanto limitati al fine della presente valutazione comparativa.
Commissario: prof.ssa Lunella Mereu
Il candidato Cali presenta un curriculum orientato soprattutto nel campo della traduzione, ma si è
anche impegnato nella direzione della mediazione linguistica culturale. Ha inoltre lavorato in
campo letterario, curando studi critici su autori albanesi.
Commissario prof. Francesco Altimari
Dal 1999 Lettore di lingua albanese presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, con una operosa
attività di traduttore-annunciatore presso la RAI (dal 1998) e di mediatore culturale e linguistico
presso amministrazioni civili e militari dello Stato italiano (dal 1999). Intensa attività pubblicistica e
di traduzione letteraria nella stampa quotidiana albanese.
Il candidato nel suo lungo elenco di ‘pubblicazioni’(nn.28 titoli) trasmesso ai commissari, presenta
in gran parte (cf. nell’elenco dal n.1 al n.24) una serie di articoli giornalistici, di cui quelli elencati
dal n. 8 al n.22 comprendono la traduzione a puntate dall’italiano in albanese delle “Lezioni
americane” di Italo Calvino. Pertanto, considerando questo insieme di articoli come parte dello
stesso lavoro di traduzione, lo indicheremo come ‘pubblicazione’ n. 1:“Lezioni americane” di Italo
Calvino (traduzione dall’italiano in albanese ) . Seguono:
2) la traduzione dall’albanese in italiano di parte del romanzo di Albatros Rexhaj, Lettera a un
amico italiano dal Kosovo (Milano, 1999);
3) la traduzione dall’albanese in italiano del saggio di Bahri Beci, “Processo di unificazione
linguistica nella prima metà del XX secolo” (pp.225-264), in Albanistica duemiladue (a cura di Italo
Costante Fortino), Napoli 2002;
4) il saggio “Il comico in Faik Konica” (pp.185-223) in Albanistica duemiladue (a cura di Italo
Costante Fortino), Napoli 2002;
5) la monografia Romanet e Jakov Xoxës, Redona, Tiranë 2003, pp.111.
Riguardando le pubblicazioni nn.1 (dal n.8 al n.22 nell’elenco del candidato), 2 e 3 solo attività di
traduzione, in grado semplicemente di avvalorare la competenza linguistica complessiva del
candidato in italiano, essendo l’albanese la sua lingua materna - ai fini della presente valutazione
Relazione finale
comparativa potranno essere prese in esame come le più pertinenti al fine di un giudizio
complessivo sulla sua produzione scientifica le sole pubblicazioni nn. 4 e 5, non offrendo il
candidato occasione alcuna di riflessione sul processo traduttivo o traduttologico.
Nel saggio “Il comico in Faik Konica” (pp.185-223) in Albanistica duemiladue (a cura di Italo
Costante Fortino), edito a Napoli nel 2002, presentato nell’indice come “La comicità (sic!) di Faik
Konica”, il candidato indirizza correttamente la sua analisi del ‘comico’ nell’opera del grande
scrittore, intellettuale e critico albanese, prendendo in esame le sue prose pubblicate nella rivista
Albania da lui fondata– in particolare la novella “Doktor Gjëlpëra” e il racconto satirico“Një
ambasadë e Zulluve në Paris”. Il candidato, che pure mostra di possedere una buona conoscenza
dell’opera complessiva di Konica e di avere una certa competenza nella letteratura critica
riguardante il tema del ‘comico’, non solo all’interno della letteratura albanese, non sembra però
cogliere la distinzione tra i diversi ‘generi’ - ironia, comico, sarcasmo e grottesco – affrontati. Pur
individuando alcune ‘tecniche’ letterarie utilizzate dallo stesso Konica per esprimere la sua vis
satirica, il candidato non riesce però a sviluppare una interpretazione critica coerente e autonoma,
limitandosi a presentare una superficiale riscrittura di osservazioni e giudizi critici ripresi da altri
studiosi.
Nell’unico libro presentato (pubblicazione n.5: la monografia Romanet e Jakov Xoxës, Redona,
Tiranë 2003), di impianto scolastico, il candidato anche rispetto al titolo precedente, “Il comico in
Faik Konica” (2002) [pubblicazione n.4], pure edito solo un anno prima, e in cui aveva anche
evidenziato una - pur se circoscritta - positiva conoscenza dei metodi della critica moderna, sembra
qui scivolare indietro di decenni, manifestando non poche incongruenze e ‘regressioni’sul piano di
una corretta e moderna interpretazione letteraria. Essa, pur edita nel 2003, sembra riportarci indietro
nel tempo, quando la letteratura (e la critica) erano in Albania (e, in parte, anche nel Kosovo) ancora
rigidamente ancorate a una visione meramente ‘propagandistica’ ispirata dal partito unico al potere
e in linea con gli orientamenti dogmatici che caratterizzavano nei decenni scorsi l’unica forma di
letteratura possibile in Albania qual era il “realismo socialista”, termine che il candidato continua
stranamente a scrivere facendo ancora ricorso alle lettere maiuscole, forse in ossequio a un
linguaggio ‘liturgico’ che ancora lo condiziona, o forse più semplicemente perché riprende del
materiale di riporto, con ogni probabilità dalla sua tesi di laurea, cronologicamente, oltre che
ideologicamente un po’ datata. Tale strana consonanza ideologica, chiaramente influenzata dalla
tematica trattata – Xoxa rappresenta nonostante i generosi tentativi del candidato di presentarlo
come una voce in parziale dissenso di uno scrittore sostanzialmente in linea con la letteratura
‘ufficiale’ albanese – viene anche riproposta nello stile e nel linguaggio adoperato es. si parla
ancora di classi sociali ‘parassite e reazionarie’ (e non tra virgolette !) a p.3, di alleanza
‘opportunistica’ con la Cina, a p.15, ecc.. Da queste premesse discende la mancanza di una lettura
critica dei testi, limitandosi l’”analisi” del candidato a una mera elencazione o sovrapposizione di
giudizi altrui, mutuati da esponenti, non tutti autorevoli, della scuola realistico-socialista, sia
albanese che kosovara, mentre sarebbe stata qui necessaria una critica fondata sull’indagine testuale
e linguistica diretta delle opere che si voleva trattare.
Non ci sembra poi molto pertinente la presenza in un saggio che nelle intenzioni del candidato
doveva o voleva essere critico, di tutta una serie di elementi biografici assolutamente irrilevanti per
una ricostruzione della vicenda intellettuale dell’Autore e per la comprensione della genesi o della
struttura della sua opera, quali il fatto di aver frequentato sette scuole tra elementari, medie e
superiori, a causa dei trasferimenti della famiglia (p.3), che la madre seguiva il padre in queste
peregrinazioni (p.3), che la stessa madre teneva la casa in ordine, con vasi di fiori nelle scale e
roseti nel giardino (p.4), o il ricovero di Xoxa durante la malattia nel reparto 12 dell’ospedale civile
di Tirana, ecc.
Relazione finale
Sembra poi esagerato il riconoscimento a Xoxa da parte del candidato di qualità di ‘acuto critico
letterario’ e di buon conoscitore della letteratura kosovara, ma solo per aver detto in una intervista
che “Una buona parte della letteratura kosovara, così come la poesia anche la prosa, soffre di
ermetismo. L’ermetismo deve essere combattuto, come sul piano teorico così sul piano
pratico…”.(p.17). Né sono di qualche utilità per la comprensione della pur debole struttura artistica
che, a parere della critica, caratterizza alcune di queste opere in prosa di Jakov Xoxa, compresa
“Juga e bardhë”, che viene ritenuta dal candidato addirittura “una delle colonne della letteratura
albanese moderna e contemporanea” (p.39), i suoi giudizi un po’ impressionistici e....poco critici,
utilizzando spesso il candidato espressioni un po’ naif che esulano dal dominio anche terminologico
della critica letteraria, quali “Le più belle e sentite pagine sul romanzo “Lumi i vdekur” sono state
scritte secondo noi da Rexhe Qosja … (p.64) .
Una giusta sottolineatura fatta dal candidato mi sembra il suo motivato giudizio positivo sulla
ricchezza del lessico presente nei romanzi di Xoxa: “Non possiamo avanzare alcuna critica a Jakov
Xoxe in riferimento alla lingua, come fa D. Shapllo. Anzi, forse lui è il solo scrittore che sia
riuscito, almeno in parte, a conservare un vocabolario molto ricco che abbia uno stile
caratteristico e molto personale, in continua evoluzione, pieno di parole, modi di dire, espressioni,
che solo lui, da grande maestro qual era delle lettere albanesi, poteva donarci…” (p.34). Ma non si
può certo attribuire, come fa il candidato, questo giudizio negativo della critica sull’opera di Xoxa
alla “incapacità della critica a comprenderlo”, ma sopratutto “alla “tendenza generale della
letteratura albanese di quegli anni ad impoverire il lessico e la lingua “(sic!), lasciando capire che
sarebbe stato questo il motivo per cui sarebbe stata “annullata l’opera di Fishta, condannato un
maestro come Koliqi, messo da parte Trebeshina e si sarebbe molto impoverito il vocabolario di
molte opere letterarie e di autori importanti”(pp.34-5).
La causa dell’ostracismo che di fatto ha condannato al silenzio durante il passato regime figure
importanti della letteratura come Gjergj Fishta, Ernest Koliqi e Kasëm Trebeshina, va cercata
invece solo nell’assurda applicazione alla letteratura dei criteri di ‘compatibilità’con l’ideologia al
potere, non certo nella volontà di comprimere le potenzialità della lingua, impoverendo così il
lessico delle opere letterarie!
L’ultimo capitolo di questa pubblicazione del candidato è dedicato all’esame delle prime due
edizioni a stampa del romanzo “Lumi i vdekur”(1961, 1965). Si tratta sostanzialmente di una
esercitazione scolastica, quella qui proposta dal candidato Çali, che si richiama impropriamente alla
variantistica applicata da autorevoli studiosi di filologia albanese di formazione classica agli esiti
molto distanti della filologia dei testi stampati, limitandosi a descrivere addirittura anche nelle
dimensioni fisiche (sic!) il formato delle pagine della rivista “Nëntori” che ospita la prima edizione
del romanzo, riportando alla lettera i passi riassunti nella prima edizione della rivista e riprendendo
le varianti formali (grafiche – non fonetiche! -, morfologiche, lessicali) e le varianti redazionali
operate dall’autore tra prima e seconda edizione.Trattandosi di un romanzo, l’impostazione
editoriale scelta dal candidato si riportare in successione le variazioni riscontrate, sia nei contenuti,
sia nelle forme, si rivela anche scarsamente funzionale, non offrendoci congrue soluzioni
tipografiche in grado di evidenziare le particolarità del testo.
La stessa bibliografia, infine, attraverso le citazioni degli autori effettivamente ripresi, alla lettera e
non, ci spinge a ipotizzare per questa pubblicazione una data reale di composizione che risalerebbe
almeno a tre/quattro lustri prima della data formale e ufficiale di stampa, non rivestendo molti dei
titoli appiccicati ad essi, sia dalla letteratura su Xoxa, sia dalla letteratura arbëreshe (sic!), alcuna
funzione bibliografica, ma solo decorativa e di facciata, per renderla magari formalmente più
aggiornata e “accettabile”. Tali gravi manchevolezze solleciterebbero ulteriori approfondimenti e
sostanziali aggiornamenti anche alla luce di una impostazione metodologica più rigorosa.
Relazione finale
In conclusione, la carente formazione scientifica, la limitata attività didattica e la sostanziale
estraneità del candidato alla comunità degli studiosi della disciplina – non risulta infatti attestata nel
curriculum esaminato alcuna sua partecipazione con contributi scientifici ad attività congressuali in
ambito albanistico -, fanno ritenere il candidato Çali non idoneo ai fini della presente valutazione
comparativa.
prof. Romano Lazzeroni:
Gli interessi del candidato – letterari, socio-storici e traduttologici – si manifestano in numerosi
brevi articoli sulla rivista “Bashkimi” e in uno studio, più ampio e impegnato, sulla comicità in
F.Konica in cui il candidato studia le tecniche “comiche” dell’autore (ma occorrerebbe distinguere
fra comicità, sarcasmo e ironia) con particolare attenzione alla distorsione e creazione di nomi
propri (nomi parlanti, coppie allitteranti o assonanti ecc.) e agli interventi sul linguaggio finalizzati
alla “comicità verbale”.
Lo studio sui romanzi di Jakov Xoxa, presentato come tesi per la seconda laurea, prende in esame in
modo organico la produzione dell’Autore.
Ha svolto un’apprezzata attività nel campo della mediazione linguistica e culturale italo-albanese e
una intensa attività di traduzione. Di particolare rilievo è la traduzione in albanese delle “Lezioni
americane” di Calvino (in più riprese) e, in italiano, della “Lettera a un amico italiano” di A.Rexhaj.
Il candidato, per la varietà dei suoi interessi e la continuità della sua produzione può essere preso in
considerazione ai fini del presente giudizio comparativo.
Giudizio collegiale:
Il candidato Edmond Çali è Lettore di lingua albanese presso L’Orientale di Napoli dal 1999; ha
svolto dal 1998attività di traduttore-annunciatore presso la RAI e di mediatore culturale e dal
1999linguistico presso amministrazioni civili e militari dello Stato italiano. Ha pubblicato diverse
traduzioni letterarie, in particolare, dall’italiano all’albanese, le Lezioni americane di Italo Calvino,
a puntate sul giornale Bashkimi, e la traduzione dall’albanese in italiano di parte del romanzo di
Albatros Rexhaj, Lettera a un amico italiano dal Kosovo (Milano, 1999); di diversa natrua è il testo
di Beci, ‘Processo di unificazione linguistica nella prima metà del XX secolo’, tradotto
dall’albanese per Albanistica duemiladue (a cura di Italo Costante Fortino), Napoli 2002. Più
rilevanti ai fini della valutazione in oggetto sono i due lavori “Il comico in Faik Konica” (pp.185223) in Albanistica duemiladue e la monografia Romanet e Jakov Xoxës, Redona, Tiranë 2003,
pp.111. Altri interventi sul giornale Bashkimi riguardano questioni di attualità politica e letteraria,
di scarsa attinenza alle discipline del settore, e in ogni caso privi della necessaria base bibliografica
e argomentativa originale. In ‘Il comico in Faik Konica’ (o ‘la comicità…’ ?) (pp.185-223) in
Albanistica duemiladue, il candidato analizza le modalità dell’ironia e del sarcasmo nell’opera dello
scrittore e intellettuale albanese, in particolare nei lavori pubblicati nella rivista Albania da lui
fondata all’inizio del 1900 – la novella “Doktor Gjëlpëra” e il racconto satirico“ Një ambasadë e
Zulluve në Paris”. In questi saggi il candidato, pur mostrando di conoscere approfonditamente
l’opera di Konica, privilegia i giudizi e le considerazioni di critici e autori a scapito di una sua linea
interpretativa; le osservazioni sulle tecniche di realizzazione del sarcasmo e del grottesco (come
l’impiego dell’errore linguistico, certe immagini e certi episodi considerati come elementi comici)
spesso appaiono genericamente impressionistiche, in assenza di una conveniente strutturazione.
Nell’altra pubblicazione, ‘Romanet e Jakov Xoxës’ del 2003, viene presentata l’opera di uno
scrittore legato al periodo del regime di Hoxha e al realismo socialista, di cui il candidato sottolinea
alcuni temi tipici, come la vita dei contadini nelle cooperative, il trasferimento dalla campagna alla
città, la 2° guerra mondiale, la situazione della classe operaia, etc. Il testo collaziona il pensiero
Relazione finale
critico di alcuni studiosi, della scuola realistico-socialista, sia albanese che kosovara. Alcune
osservazioni, sono interessanti, come quella relativa alla corrispondenza fra l’io narrante bambino
del romanzo “Kronikë në gur” di Kadare, quello di “Fëmijëria” di Kasëm Trebeshina e il piccolo
Paci di “Juga e bardhë” di Jakov Xoxa. Nell’analisi delle edizioni di ‘Lumi i vdekur’, si
desidererebbe un approccio filologico che riuscisse a iscrivere le varianti grafiche redazionali in un
consapevole inquadramento storico-letterario e linguistico. In conclusione il candidato appare uno
studioso promettente da cui ancora si attendono lavori che diano piena misura delle sue capacità.
A parere di due commissari, pur contenendo contributi di esiguo volume (come del resto è da
attendere in articoli su giornali), merita un serio apprezzamento per gli approfondimenti contenuti
nei saggi più impegnati e per l’importante attività nel campo della mediazione linguistica.
CANDIDATO: MARIA FRANCESCA DI MICELI
Giudizi individuali:
Commissario prof. Leonardo M.Savoia
La candidata Di Miceli è stata contrattista di Lingua e Letteratura romena presso la Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo dall’01/12/74 al 24/6/81; dal 1981 è ricercatrice
(confermata) di Lingua e Letteratura Albanese presso la stessa Università, dove dal 1993 tiene la
supplenza di Lingua e Letteratura Albanese; dal 2001 ha anche la supplenza di Lingua e Letteratura
romena. Per quanto riguarda l’attività didattica, la Di Miceli ha tenuto corsi di linguistica albanese,
con particolare attenzione ai contatti con altre lingue balcaniche e ai riferimenti all’indeuropeo.
Collabora al progetto Brinjat elaborato in applicazione della legge per la tutela delle minoranze
storiche d’Italia 482 del 1999. In tale ruolo ha partecipato ai corsi di lingua albanese istituiti presso
le scuole dell’obbligo delle comunità albanofone di Sicilia. Ha recentemente collaborato
all’organizzazione del XXVIII Congresso Internazionale di Studi Albanesi “Cinque secoli di cultura
albanese in Sicilia”, Palermo-Piana degli Albanesi-Mezzojuso-Contessa Entellina del 2002. Ha
partecipato recentemente ad alcuni seminari di studio: “Carmine Abate: storia di un transfuga
linguistico”, Palermo, 2 marzo 2002, e “I rapporti italo-albanesi nel medio-evo”, Palermo, 6 marzo
2002. La Di Miceli presenta un buon numero di pubblicazioni di argomento e impostazione
scientifici che attestano continuità nella ricerca, relative in particolare al campo della letteratura
popolare albanese (si vedano Mito del sacrificio di fondazione…e Il mito di Costantino e
Doruntina…), alla storia, gli usi e costumi albanesi e italo-albanesi (Abito tradizionale siculoalbanese…)., alla critica letteraria in particolare sul maggiore scrittore albanese contemporaneo,
Ismajl Kadare. In Alcuni dati sulla stratificazione socio-demografica delle comunità albanofone di
SiciliaPalermo, 1983 (in collaborazione con L. Stassi) vengono presentati i risultati di un’indagine
sociolinguistica nelle comunità albanofone della Sicilia (Piana, S. Cristina Gela, Contessa
Entellina), basata su un questionario proposto agli studenti delle scuole elementari e medie. Il
lavoro prende inconsiderazione con interessanti risultati e con buona organizzazione metodologica
le diverse variabili demografiche (età degli studenti, categorie socio-professionali dei genitori, etc.)
e stilistiche, oltre i fattori storici e demografici che hanno influenzato il tessuto sociale delle
comunità. La questione del costume tradizionale delle comunità arbëreshe, trattata in L’abito
tradizionale siculo-albanese nella cultura europea 1987, è centrale per la ricostruzione della storia
e dell’origine di tali varietà; ha inoltre interessanti valenze onomasiologiche e semasiologiche,
messe in risalto dal lavoro della Di Miceli. L’interesse storico si concretizza anche nel recente
volumetto Contessa Entellina – Per una storia attraverso cronache e documenti 2003, in cui la Di
Relazione finale
Miceli prende in esame la storia di una delle comunità ancora oggi albanofone della Sicilia. Il
lavoro si basa soprattutto sull’analisi del rivelo di Contessa risalente al 1623, messo a confronto con
quello del 1593, prima dichiarazione dei redditi di questa comunità, arrivando ad una ricostruzione
storico-sociale e onomastica della comunità. In Albanesi in Romania nel periodo della Rilindja del
1988 la candidata ricostruisce in maniera interessante, un momento rilevante della rinascita albanse
in particolare in rapporto alle questioni di politica linguistica nazionale, cioè il ruolo giocato dai
profughi albanesi in Romania, cui si deve il primo Abetari di Naum Veqilarxhi, la società Drita
avente lo scopo di diffondere la cultura e la letteratura albanese, la Dituria che contribuì all’apertura
della prima scuola albanese a Korça ed altre iniziative. In Il canto di Costantino e Doruntina nella
tradizione del sud-est europeo del 1990, la Di Miceli affronta la questione delle versioni balcaniche
di una canto tradizionale, facendo notare le specificità delle diverse tradizioni. Il lavoro Kush e solli
Doruntinën? del 1990 affronta con buoni e attenti strumenti critici la presenza del mito balcanico di
Costantino e Doruntina nella produzione di Kadaré. La candidata mette in luce alcune delle
principali linee del linguaggio letterario di Kadaré si sofferma, nel quale emergono una
rappresentazione dei personaggi ispirata alla tradizione orale, l’ambientazione tipicamente
balcanica, i riferimenti al romanzo gotico e onirico, le considerazioni sull’uso delle fonti albanesi
legate soprattutto al Kanun. Al canto epico relativo al mito del sacrificio di fondazione è dedicato
anche il lavoro Alcune annotazioni sul mito del sacrificio di fondazione del 2002, di cui la candidata
analizza in particolare la versione rumena e quella albanse( Cordignano) individuandovi gli
elementi relativi ad una sorta di iniziazione, con interessanti considerazioni sia letterarie che
comparative. Anche il lavoro Il tema narrativo del fratello morto o del fidanzato fantasma nelle
letterature europee dell’età moderna 2003 tratta di un tema letterario di grande diffusione già in
parte considerato nei due lavori pubblicati nel 1990. La candidata indaga l’origine del tema
(presumibilmente medievale e legato alla frammentazione dei cantari del Cid o della Chanson de
Roland) e sulla sua diffusione in area balcanica e in area anglosassone (vengono riportate le varianti
di N. Tommaseo incluse nei suoi Canti popolari toscani, greci, illirici del 1840, la variante di
Amzulescu, Voica, del 1924 e quelle albanesi di Camarda del 1864 di De Rada e di Schirò e inoltre
quelle di Percy, Herder, e di Bürger relative al Ghotic Revival). Il lavoro Sui rapporti italo-albanesi
nei secoli XVII-XVIII 1995 tratta nuovamente un aspetto cruciale della tradizione culturale
italoalbanese, cioè la storia e il ruolo di due collegi, quello romano di S. Pietro in Montorio, e quello
di Loreto e Avignone, cosiddetto illirico. Nel collegio di S. Pietro in Montorio fu istituito nel 1710
un lettorato di lingua albanese. La candidata esamina i diversi aspetti linguistici rilevanti, come la
valutazione e la percezione dell’albanese, la maniera in cui veniva chiamato, (ad esempio spesso si
distingue l’albanese sive epirotico e l’illirico parlato nelle montagne, rinviando forse al tosco e al
ghego). Di notevole interesse è il volume Andrea Dara I manoscritti “danesi 2003 in cui sono presi
in esame tre manoscritti del fondo Albansk Samling presso la Biblioteca Reale di Copenaghen
contenenti testi di canzoni popolari albanesi risalenti al repertorio tradizionale, al patrimonio
religioso paraliturgico, al genere ibrido del poeta siciliano Antonio Veneziano, alle creazioni
poetiche di Gabriele Dara sr. e di Gabriele Dara jr. I testi sono simili a quelli del codice Chieutino,
ma non ne sono la trascrizione. L’edizione critica, condotta in maniera attenta e rigorosa, tiene
conto dell’unicità dei manoscritti con lezioni differenti di testi che in parte sono simili.
Uninteressante inquadramento storico, anche relativo agli studi folkloristici siculo-albanesi del
‘700-‘800 fornisce le conoscenze per interpretare correttamente la natura e il significato storicoculturale dei testi presentati. Per una storia delle ricerche sulla posizione dell’albanese fra le lingue
della penisola balcanica, 1999 è un interessante e informato lavoro sulla storia del pensiero
linguistico, incentrato sull’emergere dell’abanese come lingua indoeuropea, che ripercorre la
maniera in cui i linguisti fin dal XVIII secolo elaborano varie teorie sull’origine dell’albanese.
Relazione finale
Vengono discusse le etimologie di quattro parole attribuite al fondo “locale”: buzë, qafë, gurma e
rëndës. Il lavoro mostra la notevole maturità scientifica della Di Miceli, in grado di spaziare su
questioni linguistiche e di storia della linguistica con sicura competenza. In conclusione, la
produzione scientifica della Di Miceli spazia sui diversi campi degli studi albanologici, riguardando
sia questioni di analisi letteraria, che questioni di storia dei testi e dei temi folklorici, sia la storia
culturale delle comunità, sia questioni propriamente linguistiche come la collocazione dell’albanese
rispetto alle lingue indoeuropee, lo sviluppo degli studi albanologici, sia infine l’edizione critica di
testi. In ogni caso la candidata dimostra una notevole e matura padronanza degli strumenti critici,
sia nell’analisi letteraria che in quella testuale e filologica, oltre che una sicura conoscenza delle
problematiche propriamente linguistiche e naturalmente delle caratteristiche e della struttura
dell’albanese, raggiungendo in molti casi risultati originali e di notevole interesse scientifico. La
candidata ha inoltre una lunga e consolidata esperienza didattica, in albanologia e, cosa non certo
negativa, in un’altra lingua balcanica, competenza quest’ultima che le permette di spaziare anche
nella sua indiagine linguistica e culturale sui rapporti fra l’albanese e il romeno, e in generale le
altre lingue balcaniche, con interessanti e validi risultati, rilevanti ovviamente anche per la sua
didattica. Ritengo pertanto la candidata Francesca Di Miceli pienamente matura per svolgere i
compiti di professore associato di Lingua e letteratura albanese e quindi sicuramente idonea ai fini
della presente valutazione comparativa.
Commissario prof. Ignazio Parrino
Avendo attentamente esaminato il curriculum, i titoli e l’ampia produzione scientifica della
candidata Francesca Di Miceli, li considera sufficienti ai fini del concorso.
Commissario prof. ssa Lunella Mereu
Gli studi della candidata Di Miceli sono orientati verso il settore storico-culturale, con pubblicazioni
interessanti sulla letteratura orale albanes, ed anche su aspetti relativi alla posizione dell’albanese
tra le lingue balcaniche.
Commissario prof. Francesco Altimari
Attività didattica. Dal 1981 ricercatrice confermata di Lingua e Letteratura Albanese presso l’Università
di Palermo; dal 1993 a tutt’oggi affidataria di supplenza di Lingua e Letteratura Albanese presso la
suddetta Facoltà; dal 2001 a tutt’oggi è anche affidataria di supplenza di Lingua e Letteratura romena,
dopo essere stata dal 1974 al 1981 contrattista di Lingua e Letteratura romena presso la stessa Facoltà.
Attività scientifica:
La candidata si è occupata prevalentemente di temi legati alla letteratura orale, albanese e balcanica (v.
saggi sul Mito del sacrificio di fondazione…e Il mito di Costantino e Doruntina…), senza tralasciare la
linguistica albanese, campo in cui non ha mancato di porre attenzione all’ evoluzione storica e ai contatti
avuti dall’albanese con altre lingue balcaniche, specificamente con il romeno, e non tralasciando
ovviamente i riferimenti all’indeuropeo. Altri ambiti privilegiati dalla sua ricerca sono stati la storia
culturale - con un interessante contributo che ricostruisce i rapporti italo-albanesi nei secoli XVII-XVIII
attraverso alcune istituzioni religiose che garantivano la formazione degli intellettuali ecclesiastici del
nord d’Albania - gli usi e i costumi della comunità albanese di Sicilia (v. saggio sull’Abito tradizionale
siculo-albanese…). È presente nell’ambito della critica letteraria con alcuni saggi dedicati al maggiore
scrittore albanese contemporaneo, Ismajl Kadare.
È co-editore, con Matteo Mandalà, del volume Studi in onore di Antonino Guzzetta, Palermo, 2002. Ha
collaborato, con Mandalà, all’organizzazione del XXVIII Congresso Internazionale di Studi Albanesi
Relazione finale
“Cinque secoli di cultura albanese in Sicilia”, Palermo-Piana degli Albanesi-Mezzojuso-Contessa
Entellina, 2002.
Collabora al progetto Brinjat elaborato in applicazione della legge “per la tutela delle minoranze storiche
d’Italia” 482 del 1999. In tale ruolo ha partecipato ai corsi di lingua albanese istituiti presso le scuole
dell’obbligo delle comunità albanofone di Sicilia.
Ha partecipato ultimamente con specifiche relazioni ai seguenti seminari di studio:
“Carmine Abate: storia di un transfuga linguistico”, Palermo, 2 marzo 2002.
“I rapporti italo-albanesi nel medio-evo”, Palermo, 6 marzo 2002.;
“La figura e l’opera di Girolamo De Rada nel 1° centenario della morte”- V Seminario Internazionale di
Studi Albanesi, Cosenza, 3-6 ottobre 2003.
Fa parte del Comitato italiano dell’AIESEE (Associazione Internazionale di Studi sul Sud-Est Europeo).
La produzione scientifica, anche per via del proficuo impegno svolto dalla candidata nell’
ambito universitario in veste di ricercatore e di docente supplente sia di Lingua e letteratura
albanese che di Lingua e letteratura romena, presenta una serie di contributi, letterari, linguistici e
storico-culturali di notevole interesse e indubbia originalità, non solo per gli studi di albanistica, che
resta comunque il dominio principale della sua attività di ricerca, ma anche per la romenistica e la
stessa balcanistica.
La sua produzione ragionevolmente ampia e conseguente, documentata in questa sede attraverso 12
titoli, di cui due volumi monografici, un volume di atti in curatela e nove saggi apparsi in atti di
convegni internazionali di albanologia, è del tutto congrua con la disciplina Lingua e letteratura
albanese, con un ampio spettro di interessi, che privilegia il campo letterario, con una particolare e
privilegiata attenzione comparatistica, affrontando la candidata con gli strumenti offertele dalla critica
moderna l’interpretazione di alcuni miti, motivi e leggende dei Balcani, approfondendone l’analisi,
specificatamente nella poesia orale albanese (e in quella romena), nonché nell’opera narrativa di uno dei
più rappresentativi esponenti della letteratura albanese contemporanea quale Ismail Kadare e nella
letteratura europea moderna Rientrano in tale dominio le pubblicazioni nn.6,7, 9 e 12, mentre non
mancano gli approfondimenti di natura storico-culturale (pubblicazioni nn. 1, 2, 3, 4, 8 e 10) di natura
linguistica (da segnalare al riguardo la pubblicazione nn. 5) con la non facile ma puntuale e riuscita
ricostruzione dei rapporti tra l’albanese e le altre lingue balcaniche e il romeno, in particolare, arricchita
da una aggiornata e fondamentale bibliografia sull’argomento, e, last but not least, di natura filologica
(cf. la pubblicazione n.11, che prende in esame tre manoscritti di Andrea Dara, contenenti testi di
canzoni popolari albanesi alcune risalenti al repertorio tradizionale, altre al patrimonio religioso
paraliturgico altre ancora al genere ibrido che va ricondotto al poeta siciliano Antonio Veneziano, altre
infine alle creazioni poetiche di Gabriele Dara sr. e di Gabriele Dara jr. L’edizione critica è stata
condotta, nella sua traslitterazione e nelle annotazioni, tenendo presente l’unicità dei manoscritti con
lezioni differenti di testi che in parte sono simili).
Le ricerche e l'attività didattica della candidata sono state svolte con continuità, e risultano
congrue al settore L-LIN/18 – Lingua e letteratura albanese .
Pertanto, si ritiene la candidata Francesca Di Miceli pienamente idonea ai fini della presente valutazione
comparativa.
Commissario prof. Romano Lazzeroni
Una parte dei lavori della candidata tratta con taglio storico antropologico di una serie di problemi
pertinenti alla cultura albanese della madre patria e delle comunità italiane e rumene.
Nel saggio sull’abito tradizionale siculo-albanese, ricerche museali e di archivio offrono spunti per
la considerazione delle fogge degli abiti conseguenti alle interferenze della cultura turca nella madre
Relazione finale
patria e locale in Sicilia; gli articoli sul canto di Costantino e Doruntina ripresi – con particolare
attenzione alla cultura rumena – in un saggio sul mito del fratello morto e della fidanzata fantasma e
– in una prospettiva più letteraria – in un lavoro sull’integrazione delle tradizioni popolari albanesi
nell’opera di Kadarè, studiano le forme assunte nel sud-est europeo dal mito del fidanzato morto
che conduce la fidanzata nella tomba; nello stesso ambito di interessi si colloca lo studio sul
sacrificio di fondazione in cui il mito della donna murata viene considerato con particolare
attenzione alla versione rumena.
L’interesse per il mondo rumeno trova espresso nel saggio sugli albanesi in Romania in cui viene,
tra l’altro, illustrata l’attività editoriale in lingua albanese in Romania nel secolo XIX.
Di taglio più propriamente storico-sociologico sono il saggio sulla stratificazione demografica delle
comunità siculo-albanesi (che per altro non può essere valutato: le parti di pertinenza della
candidata non si distinguono da quelle della coautrice Laura Stassi) e il volume su Contessa
Entellina, divulgativo ma fornito di buona documentazione.
Lo studio sui rapporti italo-albanesi nei secoli XVII e XVIII è fondato su documenti dell’archivio di
Propaganda Fide che forniscono materiali per la storia dell’attività dei collegi di Loreto e Avignone
e di S.Pietro in Montorio. Più specificamente filologica è l’edizione critica dell’opera di A.Dara; lo
studio sui rapporti fra l’albanese e le lingue balcaniche mostra – pur nel taglio compilatorio e con
qualche ingenuità etimologica – una buona capacità di orientarsi nelle problematiche linguistiche.
Sebbene gli interessi della candidata siano in parte marginali rispetto al gruppo messo a concorso e
sebbene la sua produzione manchi di continuità (nessun lavoro fra il 1995 e il 1999; 4 su 11 nel
2003), la dr. Di Miceli può essere presa in considerazione per il presente giudizio comparativo.
Giudizio collegiale:
Una parte dei lavori della candidata tratta con taglio storico antropologico di una serie di problemi
pertinenti alla cultura albanese della madre patria e delle comunità italiane e rumene.
Nel saggio sull’abito tradizionale siculo-albanese, ricerche museali e di archivio offrono spunti per
la considerazione delle fogge degli abiti conseguenti alle interferenze della cultura turca nella madre
patria e locale in Sicilia; gli articoli sul canto di Costantino e Doruntina ripresi – con particolare
attenzione alla cultura rumena – in un saggio sul mito del fratello morto e della fidanzata fantasma e
– in una prospettiva più letteraria – in un lavoro sull’integrazione delle tradizioni popolari albanesi
nell’opera di Kadarè, studiano le forme assunte nel sud-est europeo dal mito del fidanzato morto
che conduce la fidanzata nella tomba; nello stesso ambito di interessi si colloca lo studio sul
sacrificio di fondazione in cui il mito della donna murata viene considerato con particolare
attenzione alla versione rumena.
L’interesse per il mondo rumeno trova espresso nel saggio sugli albanesi in Romania in cui viene,
tra l’altro, illustrata l’attività editoriale in lingua albanese in Romania nel secolo XIX.
Di taglio più propriamente storico-sociologico sono il saggio sulla stratificazione demografica delle
comunità siculo-albanesi (che per altro non può essere valutato: le parti di pertinenza della
candidata non si distinguono da quelle della coautrice Laura Stassi) e il volume su Contessa
Entellina, divulgativo ma fornito di buona documentazione.
Lo studio sui rapporti italo-albanesi nei secoli XVII e XVIII è fondato su documenti dell’archivio di
Propaganda Fide che forniscono materiali per la storia dell’attività dei collegi di Loreto e Avignone
e di S.Pietro in Montorio. Più specificamente filologica è l’edizione critica dell’opera di A.Dara; lo
studio sui rapporti fra l’albanese e le lingue balcaniche mostra – pur nel taglio compilatorio e con
qualche ingenuità etimologica – una buona capacità di orientarsi nelle problematiche linguistiche.
Pertanto la candidata appare pienamente matura e idonea ai fini della presente valutazione
comparativa.
Relazione finale
Due commissari osservano tuttavia che la produzione della candidata non è ampia e soprattutto è
discontinua. Ritengono inoltre che una parte dei suoi lavori attenga solo marginalmente alle
discipline oggetto del presente giudizio comparativo.
Relazione finale
ALLEGATO B (Relazione finale)
GIUDIZI RELATIVI ALLA DISCUSSIONE SULLE PUBBLICAZIONI
CANDIDATO: ANTON BERISHA
Giudizi individuali:
Commissario prof. Romano Lazzeroni
Discute lucidamente i problemi sottopostigli. Apprezzabili le aperture interdisciplinari.
Commissario prof. Leonardo M. Savoia
Discute con autorevolezza e competenza gli argomenti; dimostra chiara e sicura padronanza delle
questioni affrontate.
Commissario prof. Lunella Mereu
Padroneggia la materia letteraria mostrando una cultura ampia e approfondita, coltivata in sedi
accademiche di rilevanza internazionale.
Commissario prof. Ignazio Parrino
Grande lavoratore dotato di ampia cultura
Commissario prof. Francesco Altimari
Nella discussione il candidato dimostra grande capacità critica denotando una sicura padronanza
degli argomenti affrontati.
Giudizio collegiale:
Padroneggia la materia letteraria mostrando una cultura ampia e approfondita, coltivata in sedi
accademiche di rilevanza internazionale.
CANDIDATO: Edmond Çali
Giudizi individuali:
Commissario prof. Romano Lazzeroni
Motiva esaurientemente le proprie argomentazioni mostrando ampie conoscenze.
Relazione finale
Commissario prof. Leonardo M. Savoia
Espone con disinvoltura e chiarezza. E’ ben informato sulle questioni di carattere culturale data la
sua esperienza di mediatore. E’ un po’ generico nel campo specifico dell’indagine letteraria.
Commissario prof. Lunella Mereu
Discute con competenza i suoi lavori in ambito letterario e nel campo della mediazione linguistica e
culturale.
Commissario prof. Ignazio Parrino
Giovane studioso promettente in via di maturazione.
Commissario prof. Francesco Altimari
Il candidato espone con chiarezza le linee della sua ricerca rivelando però quegli stessi limiti
derivantigli da un approccio semplificativo e poco critico alle questioni già sollevate nell’esame dei
suoi titoli.
Giudizio collegiale:
Motiva le proprie argomentazioni mostrando buone conoscenze
CANDIDATO: Maria Francesca Di Miceli
Giudizi individuali:
Commissario prof. Romano Lazzeroni
Dà ragione delle proprie ricerche motivando in modo persuasivo i metodi seguiti e i risultati
raggiunti.
Commissario prof. Leonardo M. Savoia
Affronta con sicura competenza i diversi temi discussi, esponendo con chiarezza e completezza.
Commissario prof. Lunella Mereu
Mostra interessi primariamente in ambito filologico-letterario che domina in modo più che
adeguato.
Commissario prof. Ignazio Parrino
Studiosa attenta, dotata di vari interessi culturali e letterari.
Commissario prof. Francesco Altimari
Relazione finale
La candidata discute le linee della sua ricerca dando prova dell’ampiezza dei suoi interessi
scientifici e del sicuro possesso degli strumenti metodologici.
Giudizio collegiale:
La candidata discute le linee della sua ricerca dando prova dell’ampiezza dei suoi interessi
scientifici e del sicuro possesso degli strumenti metodologici.
Relazione finale
ALLEGATO C (Relazione finale)
GIUDIZI SULLA PROVA DIDATTICA
CANDIDATO: ANTON BERISHA
Giudizi individuali:
Commissario prof. Romano Lazzeroni
Espone il tema prescelto mostrando ampia conoscenza delle letterature europee e notevole capacità
di sintesi.
Commissario prof. Leonardo M. Savoia
La lezione è impostata in maniera originale e con finezza concettuale; spazia con sicurezza e
profonda erudizione sulla materia.
Commissario prof. Lunella Mereu
Svolge la lezione con chiarezza e competenza; la tematica è trattata in modo originale e con
ricchezza di riferimenti.
Commissario prof. Ignazio Parrino
È un grande studioso all’interno di un contesto culturale unilaterale.
Commissario prof. Francesco Altimari
Il candidato espone con grande chiarezza, completezza e competenza l’argomento assegnatogli,
dando prova di efficacia didattica.
Giudizio collegiale:
Il candidato espone con grande chiarezza, completezza e competenza l’argomento assegnatogli,
dando prova di efficacia didattica.
CANDIDATO: EDMOND ÇALI
Giudizi individuali:
Commissario prof. Romano Lazzeroni
Illustra con chiarezza e competenza l’attività letteraria di Faik Konica nelle sue relazioni con la
società e la cultura albanese.
Commissario prof. Leonardo M. Savoia
La lezione è svolta con buona padronanza dell’argomento; sufficiente, ma involuto l’inquadramento
critico.
Relazione finale
Commissario prof. Lunella Mereu
La lezione è ben strutturata e più che adeguata; interessanti i riferimenti ai problemi linguistici
rispetto al testo letterario e alla realtà socio-culturale dell’area albanese.
Commissario prof. Ignazio Parrino
Studioso notevole di ottima preparazione, tuttavia con contesto culturale ristretto.
Commissario prof. Francesco Altimari
Il candidato espone chiaramente la lezione, con coerenza argomentativa ma con qualche debolezza
nell’impostazione critica.
Giudizio collegiale:
Illustra con chiarezza l’attività letteraria di Faik Konica nelle sue relazioni con la società e la cultura
albanese.
CANDIDATO: FRANCESCA DI MICELI
Giudizi individuali:
Commissario prof. Romano Lazzeroni
In una lezione svolta in parte in albanese espone con chiarezza i motivi interbalcanici (e più
latamente interculturali) della tradizione albanese popolare e letteraria.
Commissario prof. Leonardo M. Savoia
Svolge una parte in buon albanese; padroneggia con sicurezza l’argomento e svolge un’interessante
lezione.
Commissario prof. Lunella Mereu
Presenta la lezione in modo personale e maturo; ricchi i collegamenti alla letteratura popolare e
colta dell’area balcanica.
Commissario prof. Ignazio Parrino
Studiosa seria e matura, con un suo personale orientamento.
Commissario prof. Francesco Altimari
La candidata espone, in parte in buon albanese, con lucidità e sicura competenza l’argomento,
dando prova di efficacia didattica.
Giudizio collegiale:
Presenta la lezione in modo personale e maturo; ricchi i collegamenti alla letteratura popolare e
colta dell’area balcanica.
Relazione finale
ALLEGATO D (Relazione finale)
GIUDIZI COMPLESSIVI
CANDIDATO: NOME COGNOME
Giudizi individuali:
Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Giudizio collegiale:
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CANDIDATO: NOME COGNOME
Relazione finale
Giudizi individuali:
Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Giudizio collegiale:
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CANDIDATO: NOME COGNOME
Giudizi individuali:
Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Relazione finale
Commissario prof. nome COGNOME
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Commissario prof. nome COGNOME
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Giudizio collegiale:
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La Commissione:
Prof. Mario ROSSI
Prof.ssa Maria VERDI
Prof. ………………
Prof. ………………
Prof. ………………
Presidente
Componente
Componente
Componente
Segretario