Patrizia SERAFIN - Maria Cristina MOLINARI

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Patrizia SERAFIN - Maria Cristina MOLINARI
Patrizia Serafin-Maria Cristina Molinari
MONETE E MEDAGLIE DAL CENTRO DI ROMA E
DAL SUBURBIO NELLA LETTERATURA NUMISMATICA
I risultati che presentiamo in questa sede sono i primi tra quanti stanno
emergendo da una più ampia ricerca che, partendo dai rinvenimenti monetali
dal Tevere, si estende ai rinvenimenti di tutta la città di Roma e suburbio relazionati, per altro, con altri rinvenimenti (sporadici e in ripostiglio) del
mondo circostante, a cominciare dalla penisola italica.
Nella necessità della più ampia possibile analisi di materiale, abbiamo
raccolto i dati che ci provengono dalla letteratura numismatica e dagli archivi non editi, fin dai secoli XVII e XVIII.
Prima di lasciare il compito di riferire su questi primi risultati alla dottoressa Molinari 1, che da anni è impegnata in una paziente e molto proficua ricerca sul collezionismo numismatico, per la quale ha acquisito una specifica
competenza, desidero illustrare la linea guida e le finalità della ricerca, nonché la metodologia in uso, che spiegano la nostra presenza in un ambito culturale che tende a privilegiare l’aspetto storico-ambientale della capitale.
Per una valutazione storica della moneta nei suoi rapporti di relazione
non solo con le attività produttive e di scambio, ma anche con la vita sociale e politica del tempo, è risultata importante l’utilizzazione del sistema di
georeferenziazione informatica, che consente di “calare” un database numismatico, corredato dei necessari riferimenti a cronologia e zecca di
emissione della moneta, nel suo contesto topografico, in modo da evidenziare l’area di diffusione di esemplari selezionati secondo differenti caratteristiche.
Le tavole che seguono chiariscono il nostro modo di procedere, sia per la
“collocazione” degli esemplari, sia per l’utilizzo del database così predisposto a fini di ricerca.
Individuata e visualizzata una certa regione geografica, vi sono 3 possibilità di ricerca:
1
Lo studio è stato compiuto nell’ambito dello svolgimento di programma previsto per un
assegno di ricerca su fondi MURST 40% 1998-2000, dal titolo “Evoluzione geografica e storico-ambientale della città e problematiche dell’intervento sul territorio: il caso di Roma”. Coordinatore il professor Franco Salvatori.
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1. località specifica, bibliografia degli esemplari, area geografica limitata.
Individuato un sito, si può poi leggere il testo relativo ad esso
2. Patrica- testo
e, di seguito, controllare in quali altre località siano stati rinvenuti esemplari della stessa serie, ad esempio nell’area denominata
3. Roma Tevere
si può poi effettuare la ricerca sugli esemplari, ricercandoli sulla base della specifica citazione di un catalogo prescelto
4. (bibliografia) e poi agevolmente controllare quanti esemplari della
stessa serie siano diffusi in altre località,
5. ad esempio Pompei e vedere più precisamente la
6. localizzazione in Pompei (pianta), vedendone poi
7. l’immagine dell’esemplare (n. 267).
Come si è detto, il primo confronto dei materiali provenienti dall’alveo
del Tevere si impone con i rinvenimenti dalla città.
L’interesse ed anche la curiosità sempre suscitati dalla moneta hanno fatto
sì che molti esemplari, rinvenuti nelle più diverse circostanze nei secoli passati (non ultimi gli scavi archeologici, soprattutto di tipo spontaneistico, dettati dall’entusiasmo per le scoperte) venissero raccolti, andando a costituire,
poi, collezioni, che opportunamente e sapientemente implementate, talvolta
formarono il nucleo di grandi collezioni storiche, ancor oggi vanto di importanti medaglieri.
Il recupero delle notizie di rinvenimento è reso, però, particolarmente difficile dalla dispersione ed imprecisione dei dati, dovute a diverse cause, prima fra le quali la storia stessa della città.
In particolare, con l’avvento dell’umanesimo si accese l’interesse di carattere antiquario che indusse i cultori di discipline di antichità a considerare
proprio la moneta un’importante fonte illustrativa e documentaria, meritevole di attento studio; ciò determinò la nascita dei primi repertori, raccolte destinate non solo a registrare descrizioni di monete, spesso corredate da disegni, ma anche a registrare notizie, che si rivelano oggi assai preziose per gli
studi numismatici.
È così che un attento studio sulla formazione delle collezioni storiche ha
consentito di raccogliere quei dati di provenienza che ci consentono di ricostruire modalità d’uso della moneta, in base anche ai circuiti di circolazione
nel mondo antico.
Potremo ottenere tante carte di distribuzione quanti sono i diversi tipi di
nominali. Naturalmente, questo sarà un risultato in sé, ma anche una ottima
base di partenza per ulteriori ricerche verso la soluzione di problemi mirati,
quali l’addensamento di una certa categoria di rinvenimenti in zone ed epoche analoghe, che potranno orientare alla comprensione di usi e funzioni de-
Monete e medaglie dal centro di Roma e dal suburbio 259
gli esemplari, anche diversificati nel tempo (ad esempio oggetto d’uso nella
sua funzione primaria di mezzo di scambio e poi simbolo, segnale).
Tutto ciò sui piccoli numeri, naturalmente, può essere fatto manualmente:
l’uso del computer si rende necessario per elaborare una gran massa di materiale disomogeneo non solo per origine, ma anche per documentazione.
Si sono recentemente esaminati i rinvenimenti monetali di epoca romana
e greca avvenuti a Roma tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo, raccogliendo i dati anche dai fondamentali volumi del Lanciani sugli scavi della
città. In particolare, l’attenzione si è concentrata sui “medaglioni”, una sorta
di multipli della moneta corrente, produzione tipica dell’età imperiale, anch’essi in oro, argento o bronzo, ma oggetto piuttosto di elargizioni e gratifica che non mezzo di scambio vero e proprio. Praticamente sconosciuti fino
all’inizio del XVII secolo, i medaglioni vennero ritrovati soprattutto a Roma
all’interno di catacombe, o piuttosto in ipogei, ai tempi delle prime ricerche
archeologiche di Antonio Bosio e soprattutto nei successivi scavi dei “corpisantari” 2.
La riscoperta di numerose indicazioni sui ritrovamenti dei medaglioni in
pubblicazioni o manoscritti degli eruditi dell’epoca, integrati da dati recenti,
permette di affermare che il maggior numero dei medaglioni proviene dalla
parte superiore del cimitero di San Callisto e da quello di Sant’ Elena (attuale
Santi Pietro e Marcellino ad Duas Lauros, sulla via Labicana).
Questo induce ad alcune considerazioni che lascio all’analisi dei documenti, che segue.
In sostanza, per il caso dei rinvenimenti di cui oggi si tratta, basati su documentazione bibliografica, si procede essenzialmente, oltre che sulla voce
bibliografia, su tipo di reperto (medaglie, monete distinte in nominali e metallo) e, naturalmente, epoca di emissione, in modo di ottenere visualizzazioni sempre più precise o mirate a seconda del soggetto.
P.S.
3
Alcune riflessioni
Si deve agli umanisti l’erronea analogia di termini tra le monete romane,
chiamate comunemente “medaglie” per la loro altissima qualità stilistica, e le
medaglie propriamente dette dell’epoca rinascimentale e barocca, riprodotte
Cercatori di reliquie, causa della distruzione e della perdita di molti dati archeologici,
spesso condotti anche da illustri eruditi quali il cardinal Massimo, il Carpegna, o dai loro collaboratori.
3
Si ringraziano per i consigli e i suggerimenti preziosi: il dottor A. Burnett del Department of Coins and Medals of the British Museum; le dottoresse Francesca Ceci e Carla Salvetti dei Musei Capitolini; il dottor S. Fox dell’Enciclopedia Archeologica Treccani; il professor Ph. Pergola, rettore del Pontificio Istituto di Archeologia cristiana; un ringraziamento particolare alla dottoressa S. De Pace.
2
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in pochi esemplari, spesso utilizzate come doni e usualmente celebrative di
avvenimenti particolari 4.
Allo stesso modo si può attribuire agli antiquari del Cinque e del Seicento
la definizione del termine “medaglione” 5 (non attestato da alcuna fonte antica) per indicare gli esemplari numismatici di grandi dimensioni, battuti in
epoca romana dapprima nella capitale e in seguito nelle diverse zecche dell’Impero e nei territori provinciali di lingua greca 6.
Pertanto, secondo la definizione del settecentesco Rodolfino Venuti, i medaglioni sarebbero pezzi “quos Maximi Moduli appellant Antiquarii, Itali Medaglioni” 7, la cui funzione, sebbene avvicinata a quella delle medaglie moderne, era già stata riconosciuta dal Bellori che li descriveva nel capitolo dal titolo “Del pregio, e Nobiltà de Medaglioni” nel volume del 1679 Scelta dei medaglioni della collezione Carpegna 8: “[…] in ben rari di essi leggesi il decreto
del Senato, solito notarsi nelle altre Medaglie di rame, con le due lettere SC
quali siano stati battuti, ed impressi à compiacimento degli Imperatori per distribuirli ne’ donativi, come fanno modernamente i Principi le loro Medaglie” 9.
Praticamente sconosciuti al mondo internazionale fino all’inizio del 1600, i
medaglioni vennero abbondantemente ritrovati 10 a Roma nel corso di quel secolo. Così in una lettera al grande Nicolas-Claude Fabri de Pereisc 11 dell’antiquario francese Claude Menestrier 12, appartenente alla cerchia romana dei Barberini, si tentava di certificare l’autenticità di tali pezzi, non altrimenti noti 13.
L. BREGLIA, Numismatica antica. Storia e metodologia, Milano, Feltrinelli, 1964, p. 111;
L. MICHELINI TOCCI, I medaglioni romani e i contorniati del medagliere vaticano, Città del Va4
ticano, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1965, pp. 5-7.
5
L. MICHELINI TOCCI, I medaglioni romani e i contorniati del medagliere vaticano, cit., pp.
5-7 con bibliografia precedente.
6
Questi ultimi pezzi vengono usualmente esclusi dagli studiosi moderni che si occupano
dell’argomento.
7
R. VENUTI CORTONENSIS, Antiqua numismata maximi moduli aurea, argentea, aerea ex Museo Alexandri S.R.E. Card. Albani in Vaticanam Bibliothecam a Clemente XII Pont. Opt. Max.
translata, I, Romae, impensis Calcographei Cameralis, Typis Bernabò, 1739, praefatio, p. III.
8
Sulla paternità belloriana dell’opera in questione cfr. la scheda di T. MONTANARI in L’Idea
del Bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori, a cura di E. Borea e C.
Gasparri, II, Roma, Edizioni De Luca, 2000, pp. 578-579.
9
G.P. BELLORI-G. MONTERCHI, Scelta de’ medaglioni più rari della biblioteca dell’Eminentiss. e Reverendiss. Principe il Signor Cardinale Gasparo Carpegna, Roma, Gio. Battista
Bussotti, 1679, s.p. alla sezione intitolata “Del Pregio, e Nobiltà de’ Medaglioni”.
10
J.M.C. TOYNBEE, Roman Medallions with an Introduction to the Reprint Edition by W.E.
METCALF, New York, Braun-Brumfield, 1986, pp. 57-59.
11
Su Nicolas-Claude Fabri de Peiresc cfr. la bibliografia in A. SCHNAPPER, Le géant, la licorne, la tulipe, Paris, Flammarion, 1988, pp. 237-240.
12
Su C. Menestrier cfr. A. BRESSON, Peiresc et le commerce des Antiquités à Rome, «Gazette des Beaux-Arts», 85 (1975), pp. 61-72.
13
Lettres de Peiresc publiées par P. Tamizey de Larroque, Lettres de Peiresc à Guillemin,
à Holstenius et à Menestrier, Lettres de Menestrier à Peiresc (1610-1637), V, Collection de
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È, però, nell’ambito delle prime esplorazioni nelle catacombe, avvenute
nel XVI e XVII secolo da parte dei padri filippini e anche dei gesuiti 14, che
vanno ricercati i più antichi ritrovamenti di medaglioni. Ma mentre si riconosce all’opera di Antonio Bosio 15 un carattere meritorio, un giudizio estremamente negativo è stato generalmente formulato nei confronti degli altri scavatori a lui contemporanei o successivi, definiti “corpisantari” 16, poiché indirizzavano in modo precipuo le loro ricerche verso le sacre reliquie, secondo
le direttive e le necessità della Controriforma 17. Questi scavi, molto criticati
dalla moderna disciplina archeologica a causa del disordinato modo di procedere e della distruzione di molti dati all’interno dei siti destinati alle sepolture, furono però finanziati e condotti, in molti casi, da personaggi noti agli
storici dell’arte e agli studiosi di antiquaria, quali il cardinal Massimo 18, il
cardinal Carpegna 19, probabilmente il cavaliere Francesco Gottifredi. Questi
Documents inédits sur l’histoire de France, Paris, Imprimerie Nationale, 1894, p. 520. Lettera
XIV di Cl. Menestrier a de Peiresc datata 5 maggio 1627.
14
P. FREMIOTTI, La riforma cattolica del secolo decimosesto e gli studi di Archeologia Cristiana, cit., p. 87 ove si ricorda che “Nel 1589 quando Bosio era ancora giovanetto Sisto V accorda a M. De Hernandez, generale della Società di Gesù la facoltà di estrarre corpi e reliquie
dai cimiteri”; tale permesso venne ancora rinnovato da Clemente VIII, cfr. V. BOLDETTI, Osservazioni sopra i cimiteri de’ Santi Martiri ed Antichi Cristiani, Roma, Gio. Maria Salvioni,
1720, pp. 242-243.
15
Sull’attività di scavo nelle catacombe di quegli anni cfr. N. PARISE, Bosio Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, XIII, Roma, 1971, pp. 257-259; M. GHILARDI, Le catacombe
di Roma dal Medioevo alla Roma Sotterranea di Antonio Bosio, «Studi Romani», XLIX, 1-2
(gennaio-giugno 2001), pp. 27-56.
16
Da ultimo PH. PERGOLA-P.M. BARBINI, Le catacombe romane, Roma, La Nuova Italia
Scientifica, 1997, pp. 35-39; V. FIOCCHI NICOLAI-F. BISCONTI-D. MAZZOLENI, Roms Christliche
Katakomben, Regensburg, Schnell und Steiner, 1998, pp. 11-12.
17
Sui legami tra la Controriforma e la nascita dell’archeologia cristiana cfr. P. FREMIOTTI,
La riforma cattolica del secolo decimosesto e gli studi di Archeologia Cristiana, Roma, Libreria Pontificia Federico Pustet, 1926; J. OSBORNE, The Christian tradition in sixteenth and
seventeenth-century Rome, in Early Christian and Medieval Antiquities, a cura di J. Osborne e
A. Claridge, The Paper Museum of Cassiano dal Pozzo, London, Harvey Miller Publishers,
1998, pp. 43-52; F. BISCONTI, Il messaggio delle immagini, in Aurea Roma. Dalla città pagana
alla città cristiana, a cura di S. Ensoli e E. La Rocca, Roma, “L’Erma” di Bretschneider,
2000, pp. 309-316, p. 309; V. FIOCCHI NICOLAI, San Filippo Neri, le catacombe di San Sebastiano e le origini dell’archeologia cristiana, in San Filippo Neri nella realtà romana del XVI
secolo, a cura di M.T. Bonadonna Russo e N. Del Re, Roma, Società romana di Storia Patria
alla Biblioteca Vallicelliana, 2000, pp. 105-130.
18
Sull’attività di Camillo Massimo nelle catacombe cfr. T. DI CARPEGNA FALCONIERI, Il cardinale Camillo Massimo (1620-1677). Note biografiche attraverso una spigolatura dell’Archivio Massimo, in Camillo Massimo collezionista di antichità, Fonti e Materiali, Xenia antiqua, monografie, 3, Roma, “L’Erma” di Bretschneider, 1996, pp. 27-43, p. 30.
19
Su Francesco Gottifredi e sul cardinal Gaspare Carpegna e le loro collezioni di medaglioni cfr. M.C. MOLINARI, Nota sull’antiquaria numismatica a Roma ai tempi del Bellori, in L’Idea
del Bello, Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori, a cura di E. Borea e C.
Gasparri, II, Roma, Edizioni De Luca, 2000, pp. 562-578, pp. 562-563, p. 564 nota 37 e pp.
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illustri eruditi incrementavano in maniera considerevole le loro collezioni e
in generale quelle del patriziato romano, spesso frequentate dai più famosi
studiosi dell’epoca; questi ultimi furono i propulsori di numerosi rami delle
discipline umanistiche (come ad esempio Lucas Holstenius per la geografia
storica e l’epigrafia, Giovan Pietro Bellori per l’archeologia, la critica d’arte,
la topografia antica, o Jean Foy Vaillant 20, che è stato considerato da Momigliano 21 in un certo qual modo il fondatore degli studi numismatici, poiché
era riuscito a diversificarli da quelli antiquariali).
La riscoperta di numerose indicazioni relative ai ritrovamenti dei medaglioni, attestati in pubblicazioni o manoscritti dei sopracitati eruditi, assieme
al riesame dei tre nuclei collezionistici che presentavano questo tipo di materiale, ovvero le raccolte numismatiche di Cristina di Svezia, Albani e Carpegna (oggi quasi interamente conservati nel Medagliere di Parigi 22), permette
di ampliare i dati finora noti riguardanti gli scavi effettuati tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Questi si possono così riassumere:
• Quattro pezzi cerchiati furono scoperti al Monte di Giustizia e pubblicati
da Pietro Ercole Visconti 23. Dalla stessa zona, in prossimità della Stazione
Termini, sarebbero stati scoperti numerosi altri medaglioni conservati nella collezione Tyskiewicz 24.
• Esemplari furono editi da Stanislao Le Grelle, Camillo Serafini nel 1937 e
Luigi Michelini Tocci 25 relativamente ai ritrovamenti di sette pezzi prove569-577 e bibliografia ivi contenuta. Entrambi i collezionisti avevano potuto accedere al materiale numismatico conservato nelle catacombe: il primo era, infatti, fratello di Alessandro Gottifredi, che divenne generale della Compagnia di Gesù nel 1652; cfr. S. FECI, “Sed quia ipsa est
mulier […]”. Le risorse dell’identità giuridica femminile a Roma in età moderna, «Quaderni
Storici», 98 (agosto 1998), pp. 275-300, p. 298 nota 66; il secondo fu cardinal vicario di Roma.
20
Su queste figure, oltre alla bibliografia presente in M.C. MOLINARI, Nota sull’antiquaria
numismatica a Roma ai tempi del Bellori, in L’Idea del Bello, cit., pp. 562-565 si veda anche
A. SCHNAPPER, Le géant, la licorne, la tulipe, cit., pp. 273-275.
21
A. MOMIGLIANO, Sui fondamenti della storia antica, Torino, Einaudi, 1984, p. 15. Diversamente M.C. MOLINARI, Nota sull’antiquaria numismatica a Roma ai tempi del Bellori, in L’Idea del Bello, cit., pp. 563-564 nota 45 ritiene che i meriti assegnati al Vaillant debbano essere
quanto meno ridimensionati, essendo questi il frutto di un retroterra molto fertile sviluppatosi
a Roma nel corso del XVII secolo per il fortunato incontro di diverse culture.
22
S. LE GRELLE, Saggio storico delle collezioni numismatiche vaticane, in Le monete e le
bolle plumbee pontificie del medagliere vaticano, a cura di C. Serafini, I, Milano, Hoepli,
1910, pp. XVIII-XXII e pp. XXXVIII-LI.
23
P.E. VISCONTI, Illustrazione di quattro medaglioni clipeati, «Bullettino della Commissione Archeologica comunale», 1877, pp. 76-80.
24
J.M.C. TOYNBEE, Roman Medallions with an Introduction to the Reprint Edition, cit., p. 60.
25
S. LE GRELLE, Saggio storico delle collezioni numismatiche vaticane, in Le monete e le
bolle plumbee pontificie del medagliere vaticano, cit., p. LIII nota 2; C. SERAFINI, Saggio intorno
alle monete e medaglioni antichi ritrovati nelle catacombe di Panfilo sulla via Salaria Vetus in
Roma, in Scritti in onore di Bartolomeo Nogara raccolti in occasione del suo LXX anno, Roma,
Tipografia del Senato, 1937, pp. 421-443, p. 440; per Michelini Tocci vedi nota seguente.
Monete e medaglie dal centro di Roma e dal suburbio 263
nienti dalla catacomba di Panfilo 26, cinque dall’area del Verano 27, presso il
piazzale omonimo, e uno dalla via Latina 28; quattro da Domitilla 29, sei dal
cimitero di Priscilla 30 e un pezzo fu trovato in quello di Calepodio 31.
• Un medaglione d’argento a nome di Salonina e un altro di bronzo a nome
di Filippo l’Arabo, Otacilia e Filippo Minore con al rovescio il tipo Concordia Augustorum vennero ritrovati nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro nel 1911 e poco prima del 1987 32.
• Un grande bronzo di Caracalla e Geta della zecca di Pergamo è stato rinvenuto di recente nell’ipogeo di Roma Vecchia 33.
Nonostante la nostra ricerca non sia ancora completa, emergono alcuni
importanti risultati che ritengo opportuno anticipare in questa sede.
Per prima cosa si è constatata la rilevante presenza a Roma di monete di
diverse dimensioni a leggenda greca, ma di epoca imperiale, coniate, cioè,
nelle aree provinciali 34. Questo dato contraddice in maniera sostanziale
26
Sette pezzi più un grande bronzo greco; cfr. L. MICHELINI TOCCI, I medaglioni romani e i
contorniati del medagliere vaticano, cit., p. 36 n. 7 (Antonino Pio) assieme a grande bronzo
provinciale (Alessandro Severo); p. 43 n. 14 (Faustina Minore); p. 47 n. 18 (Lucio Vero); pp.
68-69 nn. 36-37 (Albino); p. 97 n. 62 (Valeriano e Gallieno); p. 113 n. 77 (Tacito).
27
Ivi, p. 61 n. 31 (Commodo); p. 76 n. 42 (Alessandro Severo); p. 104 n. 69 (Gallieno); p.
117 n. 80 (Probo); p. 119 n. 82 (Numeriano).
28
Ivi, p. 93 n. 58 (Traiano Decio).
29
Ivi, pp. 66-67 n. 35 (Commodo); p. 87 n. 52 (Traiano Decio); p. 98 n. 63 (Valeriano e
Gallieno); p. 124 n. 86 (Diocleziano).
30
Ivi, p. 50 n. 21, pp. 56-57 n. 27, p. 59 n. 29, p. 64 n. 33 (Commodo); p. 99 n. 69 (Salonina); p. 106 n. 71 (Gallieno).
31
Ivi, p. 114 n. 78 (Probo).
32
J. GUYON, Le cemetière aux deux Lauriers. Recherches sur les Catacombes Romaines,
Bibliothèque des Écoles Françaises d’Athènes et de Rome, 264, Roma, Tipografia “Don Guanella”, 1987, p. 78; J.G. DECKERS, Einleitende Bemerkungen zur Documentation der Malereien
in der Katakombe Santi Marcellino e Pietro, in Die Katakombe “Santi Marcellino e Pietro”.
Repertorium der Malereien, a cura di J.G. Deckers-H.R. Seeliger-G. Mietke, Città del Vaticano-Münster, Aschendorffsche Verlagbuchhandlung Gmb H & Co., 1987, pp. 3-42, pp. 31-32.
33
V. FIOCCHI NICOLAI ET ALII, L’ipogeo di “Roma Vecchia” al IV miglio della via Latina. Scavi
e restauri 1996-1997, «Rivista di Archeologia Cristiana», LXXVI (2000), pp. 3-179, pp. 139-142.
34
Cfr. G.P. BELLORI-G. MONTERCHI, Scelta de’ medaglioni più rari della biblioteca dell’Eminentiss. e Reverendiss. Principe il Signor Cardinale Gasparo Carpegna, cit., pp. 15-16, pp.
25-40, pp. 43-46, pp. 51-52, p. 71 provenienti dalla “vigna dell’abbate Degli Effetti” fuori
Porta Portese; cfr. P. S. BARTOLI, Memorie di varie escavazioni fatte in Roma e nei luoghi suburbani vivente Pietro Santi Bartoli, in Miscellanea filologica, critica e antiquaria, a cura di C.
Fea, Roma, Stamperia Pagliarini, 1790, pp. CCXXII-CCLXXIII, p. CCXXXVIII; L. HOLSTENIUS, Notae et Castigationes in Stephanum Byzantium de Urbibus. Accedunt Scymni Chii Fragmenta
graeca, Lugduni Batavorum, Apud Petrum Vander Aa, 1692, p. 37, s.v. ANTIOXEIA “Huius Antiochiae nummum rarissimum ostendit mihi Alexander VII. Summus Pontifex ex cryptis sepulcribus hocce anno MDCLVIII erutum, in Decii Imp. honorem cusum, ut imago & inscriptio docet: nam in una parte, AÁTK TRAIANOS DEKIOS, in altera supra pontem egregii operis flumen
jungentem ANTIOCEWN infra MEANDPO∑ legitur”; C. SERAFINI, Saggio intorno alle monete e medaglioni antichi ritrovati nelle catacombe di Panfilo sulla via Salaria Vetus in Roma, in Scritti
264 Patrizia Serafin-Maria Cristina Molinari
quanto generalmente assunto dalla bibliografia numismatica più recente e
dall’esame della documentazione archeologica a proposito della circolazione
di moneta provinciale nella capitale dell’impero 35. Almeno per quanto riguarda i rinvenimenti tombali si assiste, infatti, a una massiccia 36 presenza di
questi esemplari accanto a quelli a leggenda latina; a questi dati relativi ai cimiteri si può aggiungere qualche notizia sporadica, come quella fornita dal
Buonarroti 37 circa un “medaglione” greco ritrovato sotto la fabbrica di Palazzo Barberini.
Il secondo punto su cui si vuole porre attenzione riguarda la presenza, rilevata da diverse fonti, di medaglioni nelle catacombe dei Santi Pietro e
Marcellino ad Duas Lauros. Per primo Francesco Bianchini avrebbe visto
nel 1694 impronte di medaglioni, secondo quanto riportato da Rodolfo Lanciani 38: “a. 1694. In un quaderno staccato del volume veronese 362 39 Bianchini descrive la sua visita alle cripte ‘ad duas lauros’ fatta insieme a Giovacchino Celli, uno dei sette fossori del Vicariato, la domenica 20 febbraio
1694. Dice che nella cripta dei Martiri Marcellino Pietro e Gorgonio pendeva ancora dalla Volta l’anello della lampada. Vi erano impronte di medain onore di Bartolomeo Nogara, cit., pp. 426-427 (provenienti da Panfilo), p. 436 nota 1 (da
Priscilla e Domitilla); su quest’ultimo cfr. G.B. DE ROSSI, Conferenze della Società di cultori
della cristiana archeologia in Roma, «Bullettino di archeologia cristiana», serie IV, II (1883),
p. 78 “un medaglione di Cizico nella Misia”; a questi dati si deve aggiungere il già citato
esemplare dall’ipogeo di Roma Vecchia.
35
S. FREY-KUPPER, Monete dal Tevere – I rinvenimenti “greci”, in «Bollettino di Numismatica», 25 (luglio-dicembre 1995), pp. 33-73, pp. 33-34. Secondo C.J. HOWGEGO, Greek Imperial Countermarks: Studies in the Provincial Coinage of the Roman Imperial Empire, London,
Bas Printers Ltd, 1985, p. 60 i pesi delle monete provinciali non avrebbero avuto alcuna relazione con quelli delle emissioni imperiali romane. Contra questa ipotesi F. REBUFFET, Le trésor d’Ayvagedigi, in Trésors et circulation monétaire en Anatolie antique, a cura di M.
Amandry e G. Le Rider, Paris, Bibliothèque Nationale de France, 1994, pp. 73-118, p. 107.
Ad ogni modo i nominali più grandi a leggenda greca dovevano avere, in un contesto non propriamente monetale quale quello tombale, lo stesso valore simbolico dei medaglioni latini.
36
C. SERAFINI, Saggio intorno alle monete e medaglioni antichi ritrovati nelle catacombe di Panfilo sulla via Salaria Vetus in Roma, in Scritti in onore di Bartolomeo Nogara,
cit., p. 436.
37
F. BUONARROTI, Osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni antichi all’Altezza Serenissima di Cosimo III Granduca di Toscana, Roma, Stamparia di Domenico Antonio Ercole in Parione, 1698, p. 316: “Nel giornale de’ Letterati di Roma del 1677 alla pag. 173 si registra un medaglione de’ Niceni, trovato allora nel far la fabbrica di Palazzo Barberini, di
Valeriano, Gallieno e Valeriano Cesare, con tre vasi per rovescio, con l’iscrizione: MEGA TΩN
API∑TΩN,”.
38
R. LANCIANI, Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità. Dalla elezione di Paolo V alla morte di Innocenzo XII (16 maggio 1605-27 settembre 1700),
V, Roma, Quasar, 1994, p. 312.
39
Probabilmente si tratta del codice 362 del Fondo Bianchini della Biblioteca Capitolare
di Verona. Su F. Bianchini vedi S. ROTTA, s.v. Bianchini Francesco, in Dizionario Biografico
degli Italiani, X, Roma, 1968, pp. 187-194.
Monete e medaglie dal centro di Roma e dal suburbio 265
glioni delle quali egli tolse il calco 40 […]”. E ancora il Lanciani 41 riporta
l’indicazione tratta dal Bianchini, il “16 Aprilis 1711” del rinvenimento, sia
nel cimitero di Callisto sia presso Porta Salaria, di numerosi preziosi documenti infissi presso i loculi dei martiri, che il Bianchini riconosceva essere
impronte di medaglioni, trovate in gran numero anche “nei cimiteri di
Sant’Agnese 42 e dei Santi Pietro e Marcellino”. Nel 1720 Boldetti 43 ricordava che i medaglioni Carpegna: “[…] sono già stati pubblicati alle stampe,
ed illustrati con eruditissime note dal Signor Senatore Filippo Buonarroti
nel libro intitolato: Osservazioni sopra alcuni Medaglioni antichi, quantunque nel medesimo libro, egli, per averli veduti nel Museo suddetto, non abbia indicati i luoghi ove furono trovati. Onde basterà sapersi, che la copia
maggiore de i Medaglioni antichi si è trovata nella parte superiore del cimitero di Callisto 44, ed in quello di Sant’Elena […]”. Poco oltre l’autore ribadiva la provenienza di taluni esemplari precisando, a proposito del cimitero
di “San Tiburzio, e de’ Santi Marcellino, e Pietro; di Sant’Elena, e inter
duas Lauros”, che “una parte delle medaglie de’ Cesari le più singolari, che
oggi si veggono nel Museo Carpegna, e già stampate dal Signor Senator
Buonarruoti, si trovarono affisse in questo cimitero” 45.
Un secolo dopo De’ Rossi annotava: “Nel cimitero ad Duas Lauros io
stesso vidi tre freschissimi medaglioni di Massimiano, tutti del medesimo
tipo, infissi nella calce del medesimo loculo” 46. Tutte queste attestazioni
Sulla tecnica adottata dal Bianchini nel rilevare le impronte cfr. A. MAZZOLENI, Vita di
Monsignor Francesco Bianchini, Verona, Stamperia Targa, 1735, p. 17: “Per dir tutto, egli applicava a quelle pietre scolpite certi fogli d’argento arrendevole, e ve li comprimeva sopra, affine di trarre con l’impronta tutto quello vi fosse inciso”.
41
R. LANCIANI, Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità. Dalla elezione di Clemente XI alla morte di Pio IX (23 novembre 1700-7 febbraio 1878), VI,
Roma, Quasar, 2000, p. 44, dato tratto dal codice 347, f. 112 del Fondo Bianchini della Biblioteca capitolare di Verona.
42
Presso Sant’Agnese era collocato il cimitero dei pretoriani; cfr. E. LA ROCCA, Le basiliche cristiane “a deambulatorio” e la sopravvivenza del culto eroico, in Aurea Roma dalla città pagana alla città cristiana, a cura di S. Ensoli ed E. La Rocca, Roma, “L’Erma” di Bretschneider, 2000, pp. 204-220, p. 212.
43
V. BOLDETTI, Osservazioni sopra i cimiteri de’ Santi Martiri ed Antichi Cristiani, cit., II,
XIII, p. 496.
44
Secondo G.B. DE ROSSI, La Roma sotterranea, III, Roma, Salviucci, 1877, p. 572 “il cimitero di Callisto” di Boldetti dovrebbe essere “quello di Domitilla”. Va comunque detto che almeno in un caso la provenienza degli esemplari Carpegna editi dal Buonarroti era diversa; cfr.
F. BUONARROTI, Osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni antichi, cit., p. 421 a proposito di un esemplare di Giulia Augusta con al rovescio Cerere con falce e due spighe rinvenuto
nel cimitero di Sant’Agnese.
45
V. BOLDETTI, Osservazioni sopra i cimiteri de’ Santi Martiri ed Antichi Cristiani, cit., p. 563.
46
G.B. DE ROSSI, La Roma sotterranea, III, cit., p. 571; i tre medaglioni avevano al rovescio
il tipo delle tre Monete (Ibidem, p. 572). Due di essi furono pubblicati da L. MICHELINI TOCCI, I
medaglioni romani e i contorniati del medagliere vaticano, cit., pp. 128-131, nn. 89-90.
40
266 Patrizia Serafin-Maria Cristina Molinari
sono state recentemente confermate dalla scoperta di due pezzi del III secolo d.C. 47.
La rilevante presenza di questo materiale può forse essere spiegata analizzando la funzione originaria di questa particolare categoria di oggetti. Secondo
la Toynbee 48, ovvero la studiosa che in questo secolo più di ogni altro ha analizzato la funzione e la destinazione dei medaglioni a leggenda latina, l’occasione per la loro coniazione doveva essere determinata dall’occorrenza di alcune celebrazioni, strettamente legate alla vita pubblica e privata dell’imperatore;
ad esempio l’inizio del nuovo anno costituiva una circostanza ideale per concedere doni (strenae), cosi come la celebrazione dell’assunzione al trono, il
matrimonio o la nascita di un erede o diversamente la morte o l’adozione di
qualcuno nella famiglia imperiale e cosi via. Nonostante che per la Toynbee
“Archaeological discoveries have so far failed to disclose the name of one single recipient of Roman medallions” 49, nella documentazione seicentesca ed ottocentesca disponiamo di testimonianze relativamente ai nomi di coloro sulla
cui tomba vennero applicati tali oggetti e in questa direzione sarà opportuno
approfondire le ricerche 50. Di certo se, come hanno rilevato il Serafini e la
Toynbee, i medaglioni, oltre che nelle aree tombali, si ritrovano in contesti militari come gli accampamenti legionari o, come nel caso del Monte di Giustizia
a Roma, nelle vicinanze dell’accampamento dei pretoriani 51, potrebbe essere
rilevante sottolineare l’immediata connessione tra il cospicuo numero di medaglioni del II e III secolo d.C. rinvenuti nell’area sepolcrale sulla via Labicana e
la circostanza che almeno fino all’età costantiniana, in quel sito o nelle immediate vicinanze dell’attuale catacomba, l’area era occupata da un cimitero per il
corpo scelto di cavalleria dell’imperatore, ovvero gli equites singulares.
Costituito in età domizianea, secondo i più recenti studi di M. Speidel 52, e
ampliato in epoca severiana, il corpo, di stanza a Roma nell’area collocata
presso l’attuale basilica di San Giovanni, almeno fino all’epoca del suo scioVedi nota 32.
J.M.C.. TOYNBEE, Roman Medallions with an Introduction to the Reprint Edition, cit., pp.
112-121.
49
Ibidem, p. 112.
50
In questo senso appare importante la testimonianza già citata in F. BUONARROTI, Osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni antichi, cit., p. 421: “Questo medaglione è stato trovato
nel cimitero di Sant’Agnese incastrato in una lastra lunga di marmo d’un sepolcro, che aveva
accanto il segno del vaso del sangue con quest’iscrizione: “CHRYSOGENIAE BENEMERENTI CONIVGI // QVE [sic] VIVIT ANNOS XXV FAENTINVS QVE [sic] VIXIT/CVM
FAENTINO ANNOS VIII COIVGI [sic] BE//NEMERENTI FECIT”. Il medaglione era incastrato al principio del secondo verso più indentro del primo, & a mezzo la parola, FAENTINO,
vi era il segno d’un’incastratura di un’altra medaglia più piccola […]”.
51
J.M.C. TOYNBEE, Roman Medallions with an Introduction to the Reprint Edition, cit., p. 117.
52
M.P. SPEIDEL, Riding for Caesar. The Horse Guards of the Roman Emperors, London, B.T.
Batsford LTD, 1994, pp. 35-37.
47
48
Monete e medaglie dal centro di Roma e dal suburbio 267
glimento nel 312 53, doveva svolgere incarichi di scorta e di parata militare
anche alla partenza oltre che all’arrivo dell’imperatore. E non a caso proprio
la profectio, l’adventus o il trionfo costituiscono i tipi spesso presenti sui rovesci dei medaglioni 54.
Se, infine, secondo quanto sostenuto da Cosimo D’Angela 55, la presenza
di monete e medaglioni nei contesti tombali rappresenta, più che la necessità
di identificare la tomba del proprio caro, la volontà di testimoniare il proprio
affetto, esplicitato tramite la deposizione degli oggetti cari ai defunti o che
comunque erano loro appartenuti, sembra abbastanza ragionevole supporre
che agli originari proprietari dovevano appartenere i medaglioni imperiali
collocati sulle superfici poste a chiusura delle tombe. Questi non sarebbero,
perciò, signacula funzionali all’identificazione della sepoltura, come si riteneva in precedenza, bensì signa, caratterizzanti la vita del defunto 56.
Va fatta infine un’ultima considerazione sull’apparente contrasto nella
presenza di monete e di medaglioni di cronologia diversa posti sullo stesso
loculo, come era già stato notato dal Buonarroti alla fine del Seicento a proposito di un: “medaglione di Gordiano […] congiunto in un medesimo sepolcro con una medaglia di prima grandezza di Severo Alessandro, & in un
altro cinque o sei medaglie in fila, fra le quali, una di Traiano, una di Severo, & una di Otacilia, Imperatori di diverso tempo” 57. Tali presenze appaiono assolutamente nella norma perché, come dimostrano i rinvenimenti monetali in contesti non tombali, le monete possono essere utilizzate, a meno
di circostanze specifiche, per lunghissimi periodi 58. In studi recenti si è, infatti, constatato che la moneta messa nei sepolcri rispecchia con verosimiglianza il circolante, che poteva anche essere stato coniato molto tempo pri-
53
54
M.P. SPEIDEL, Die Denkmäler der Kaiserreiter, Köln, Rheinland-Verlag GMBH, 1994, pp. 1-3.
J.M.C. TOYNBEE, Roman Medallions with an Introduction to the Reprint Edition, cit., pp.
85-89, pp. 103-109.
55
C. D’ANGELA, Contesti tombali tardo antichi e altomedievali, Caronte un obolo per l’aldilà, «La Parola del Passato», L (1995), pp. 319-326, p. 323.
56
In questo senso anche P. DE SANTIS, Elementi di corredo nei sepolcri delle catacombe romane: l’esempio della regione di Leone e della galleria Bb nella catacomba di Commodilla,
«Vetera Christianorum», 31 (1994), pp. 23-51, p. 33 e nota 8 con bibliografia ivi contenuta:
“L’elaborazione dei dati, così impostata, ha permesso di riaffrontare il problema dei corredi funerari negli insediamenti catacombali e, innanzi tutto, di evidenziare tutti i limiti della teoria
secondo cui gli oggetti sarebbero stati posti all’esterno del sepolcro come signacula funzionali
all’individuazione delle singole sepolture.
57
F. BUONARROTI, Osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni antichi, cit., p. 421: i diversi pezzi citati sono assolutamente coerenti tra loro da un punto di vista cronologico, visto
che con grande probabilità Traiano deve intendersi come Decio Traiano.
58
Per il periodo tardoantico si veda la bibliografia in M.C. MOLINARI, Le monete della Meta
Sudans (Roma), «Annali dell’Istituto italiano di numismatica», 42 (1995), pp. 109-161, p. 149
nota 66.
268 Patrizia Serafin-Maria Cristina Molinari
ma del momento della deposizione. Infatti, a differenza di quello che generalmente si era soliti ritenere, la moneta collocata in tomba in epoca antica
rappresenta la valuta in uso al momento del seppellimento 59. Così, laddove
nelle sepolture si è conservata traccia della posizione originaria di alcuni
esemplari numismatici, si è potuto verificare come questi non facciano altro
che rispecchiare la contemporanea circolazione monetale, attestando la coesistenza di emissioni diverse, distanti tra loro cronologicamente 60. Piuttosto, sempre nell’ambito cronologico fin qui delineato dai dati raccolti, o
quanto meno da quelli più sicuri, appare significativo sottolineare l’assenza
di medaglioni successivi all’epoca di Massimiano e Diocleziano. Tale mancanza risulta assai sorprendente, dal momento che, al contrario, le monete di
IV secolo sono di solito frequentemente testimoniate nei contesti funebri.
Esiste, dunque, la possibilità di ridefinire la provenienza di alcuni rilevanti materiali monetali attraverso i documenti d’archivio e gli studi sul collezionismo romano.
Questa appare ora l’unica strada percorribile per ricostruire i contesti andati perduti e in tal senso il prosieguo delle ricerche permetterà di gettare
nuova luce su un particolare settore della ricerca numismatica.
M.C.M.
Questo studio, di contenuto tanto specialistico, intende contribuire alla ricerca sull’evoluzione storico-ambientale con le relative problematiche poste
dal territorio di un settore della nostra città, mettendo in evidenza come in una
ricerca integrata con l’utilizzo delle recenti tecniche di carattere informatico
per la georeferenziazione dei dati, anche indizi di carattere così particolare
possano avere rilievo per la ricostruzione del contesto storico ambientale e
territoriale, contribuendo anche fattivamente alla ricostruzione del complessivo quadro culturale nell’ambiente intellettuale romano dei secoli passati.
P.S.
R. CANTILENA, La Campania preromana, Caronte un obolo per l’aldilà, «La Parola del
Passato», L (1995), pp. 217-239, p. 239. Anche nel caso particolare riportato da F. CECI, L’interpretazione di monete e chiodi in contesti funerari: esempi dal suburbio romano, in Römischer
Bestattunsbrauch und Beigabensitten in Rom, Norditalien und den Nordwestprovinzen von der
späten Republik bis in die Kaiserzeit, Internationales Kolloquium, (Rom 1.-3. April 1998), a
cura di M. Heinzelmann et alii, Wiesbaden, Dr. Ludwig Reichert Verlag, 2001, pp. 87-97, p. 91
riguardante un asse repubblicano in un contesto di I secolo d.C. si documenta, come giustamente dimostrato dall’autrice, un gesto simbolico beneaugurante per il defunto utilizzando, però,
una moneta ancora circolante al momento della sepoltura. Esiste soltanto un caso, attualmente
noto, di quadrante librale trovato al cimitero del Verano in un contesto imperiale; cfr. C. SERAFINI, Saggio intorno alle monete e medaglioni antichi ritrovati nelle catacombe di Panfilo sulla
via Salaria Vetus in Roma, in Scritti in onore di Bartolomeo Nogara, cit., p. 436 nota 2.
60
In altre parole è possibile rinvenire monete di IV secolo in contesti di V-VI, cfr. nota 58.
59
Monete e medaglie dal centro di Roma e dal suburbio 269
Tabella dei rinvenimenti all’interno e all’esterno della città*
Località
*
sito
anno
metallo
rinvenimento
scoperta
Lanciani
altra
bibl.
Intorno
Nelle
alla Rotonda cloache
(Pantheon)
1627
Bronzo Medaglione
di Alessandro
Severo
Lettres de
Peiresc
publiées
par P.
Tamizey
de
Larroque,
V, Paris
1894,
p. 520,
Lettera XIV
Sotto
Palazzo
Barberini
1677
Bronzo Grande
Bronzo di
Valeriano,
Gallieno e
Valeriano
Cesare della
zecca di
Nicea
Buonarroti Giornale dei
letterati,
1698, p.
p. 173
316
Monte di
Giustizia
(Stazione
Termini)
1877
Bronzo
4 Medaglioni
cerchiati di
Adriano,
Lucio Vero,
Faustina
minore,
Elagabalo
Visconti
1877, 78-80
Ex Cryptis
Sepulcribus
1658
Bronzo
Grande
Bronzo di
Decio di
Antiochia
Holstenius
1692, p. 37
Fuori Porta
Salaria
In Vinea Prima del
1711
Collegi
Germanici
Bronzo
Medaglione di
Antonino Pio
con cerchio
In ordine topografico di ritrovamento, secondo l’uso.
VI, p. 44
Bianchini,
Cod.
Veronese
347, f. 126
(nuova
numerazione
112)
270 Patrizia Serafin-Maria Cristina Molinari
Località
sito
anno
metallo
rinvenimento
scoperta
Lanciani
altra
bibl.
Catacomba
di Panfilo
1926-1941
circa
Bronzo e 7 Medaglioni
argento e un grande
Bronzo
provinciale di
Antonino Pio,
Faustina
minore, Lucio
Vero, Albino,
Alessandro
Severo,
Valeriano e
Gallieno,
Tacito
Michelini
Tocci
1965, p. 36
n. 7; p. 43
n. 14;
p. 47 n. 18;
pp. 68-69
nn. 36-37;
p. 97 n. 62;
p. 113 n. 77.
Catacomba
di Priscilla
1804-1912
circa
Bronzo e 6 Medaglioni
argento di Commodo,
Salonina e
Gallieno
Michelini
Tocci 1965,
p. 50 n. 21,
pp. 56-57
n. 27, p. 59
n. 29, p. 64
n. 33; p. 99
n. 69;
p. 106 n. 71.
Sant’Agnese
Prima del
1698
Bronzo
Buonarroti
1698, p.
421
aggiunte
Sant’Agnese Prima del
1711
Verano
Medaglione
di Giulia
Domna
Medaglioni
1929-1937
circa
Bronzo
5 Medaglioni
di Commodo,
Alessandro
Severo,
Gallieno,
Probo e
Numeriano
VI, p. 44
Bianchini,
Cod.
Veronese
347, f. 126
(nuova
numerazione
112)
Michelini
Tocci
1965, p. 61
n. 31; p. 76
n. 42; p.
104 n. 69;
p. 117 n.
80; p. 119
n. 82.
Monete e medaglie dal centro di Roma e dal suburbio 271
Località
sito
anno
metallo
rinvenimento
scoperta
Lanciani
altra
bibl.
V, p. 312
Bianchini,
Cod.
Veronese
362, f. 126
(nuova
numerazione
112)
Via Labicana Ad Duas
Lauros
1694
Medaglioni
dai quali
Bianchini
fece il calco
Cimitero a 3
miglia dalla
Porta
Maggiore,
più di 2 dal
Mausoleo di
Sant’Elena
Prima del
1698
Medaglioni
Carpegna
pubblicati da
Buonarroti
1698
Boldetti
1720, II,
cap. XVIII,
p. 563
Medaglioni V, p. 312
dai quali
Bianchini fece
il calco
Bianchini,
Cod.
Veronese
347
3 Medaglioni
di
Massimiano
De Rossi
1877, p.
571
1911-ante
Via Labicana Santi
1987
Pietro e
Marcellino
Argento 2 Medaglioni
e Bronzo di Salonina e
Filippo,
Otacilia e
Filippo
minore
Deckers
1987, pp.
31-32
Via Latina
Presso il
Verano?
1937
Bronzo
Medaglione
di Traiano
Decio
Michelini
Tocci 1965,
p. 93 n. 58
Via Latina
Ipogeo di
“Roma
Vecchia”
1996-1997
Bronzo
Grande
Bronzo di
Caracalla e
Geta di
Pergamo
Fiocchi
Nicolai
2000, pp.
139-142
Medaglioni
Carpegna
pubblicati da
Buonarroti
1698
Boldetti
1720, II,
cap. XVIII,
p. 563
Prima del
Via Labicana Santi
1711
Pietro e
Marcellino
Via Labicana Ad Duas
Lauros
“Cimitero di
San Callisto”
In realtà di
Domitilla
Circa 1851
Prima del
1698
Bronzo
Michelini
Tocci 1965,
pp. 128-131
nn. 89-90
272 Patrizia Serafin-Maria Cristina Molinari
Località
sito
anno
metallo
rinvenimento
Cimitero di
San Callisto?
Forse invece
Domitilla?
Prima del
1711
Cimitero di
Domitilla
1860-1908
Cimitero di
Domitilla
Fuori Porta
Portese
Cimitero di
Calepodio
Vigna
degli
Effetti
scoperta
Impronta
Medaglione
di Antonino
Pio
Lanciani
VI, p. 44
Bronzo e 4 Medaglioni
Bronzo di Commodo,
Traiano
dorato
altra
bibl.
Bianchini
347, f. 126
(nuova
numerazione
112)
Michelini
Tocci 1965,
pp. 66-67 n.
Decio,
Valeriano e
Gallieno,
Diocleziano
35, p. 87 n.
52, p. 98 n.
63, p. 124
n. 86
1883
Bronzo
Grande
Bronzo di
Cizico
De Rossi
1883, p. 78
Prima del
1679
Bronzo
Medaglioni e V, pp.
grandi bronzi 233-234
provinciali
Carpegna
editi da
Bellori
Monterchi
Bartoli
1790,
Memorie,
nn. 63-64
1806
Bronzo
Medaglione
di Probo
Michelini
Tocci 1965,
p. 114 n. 78