“S. Antonio di Padova” - Soverato n. 3 / maggio 2011
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“S. Antonio di Padova” - Soverato n. 3 / maggio 2011
Periodico del Liceo Classico “S. Antonio di Padova” - Soverato n. 3 / maggio 2011 all’interno La terra trema e il progresso va in frantumi ... pag. 4 La finestra sul cortile Maggio 2011 Si scrive pace, si legge petrolio ma si pronuncia guerra pag. 11 … e c’è chi sui cocci vorrebbe costruire l’avvenire pag. 5 Don Gianni ci svela i misteri della Pasqua pag. 12 Tutti a Salerno per salutare Don Martino pag. 6 A Grumento si va: un po’ per sfida e un po’ per spiritualità pag. 13 Per noi è festa, voi continuate a chiamarla pure tragedia universo ò pag. 7 pag. 14 chiediamolo a... Il teatro tra emozioni e magie pagg. 8 e 9 pag. 15 Il Metal e il Rock li ha inventati Beethoven Il I Liceo sul tetto del torneo pag. 16 pag. 10 REDAZIONE La finestra sul cortile Periodico del Liceo Classico “S. Antonio di Padova” - Soverato Via G. Verdi, 1 - 88068 Soverato (CZ) Tel.: 0967 522017 CAPO REDATTORE E RESPONSABILE Prof. Eugenio Orrico HANNO COLLABORATO Roberto Falbo Gustavo Pregoni Francesco Gratteri Claudio Signoretta 2 Miriam Marino Domenico Cirillo Francesca Mancuso Chiara Gnasso Giuseppe Casentino Don Giuseppe Ieva IMMAGINE DI COPERTINA Carlotta Barillà IMPAGINAZIONE Domenico Cirillo l’editoriale “Cum adhuc tenebrae essent… Et discipulus vidit et credit” (Gv. 20, 1.8) Don Tobia Carotenuto Caro lettore de “La Finestra sul cortile”, nell’augurarti la Buona Pasqua, mi muovo in continuità tematica con la mia strenna di Natale. Ricorderai che allora presi spunto dalla “notte” carica di attesa e di dono, quella della nascita del Bimbo Santo. E allora, partendo da Isaia, chiedevo anche a te di interrogarti quanto nella notte mancasse ancora del giorno: “Custos quid de nocte?! (Is 21,11) Adesso che è Pasqua mi piace rivisitare il tempo di quel grande fenomeno, non solo fisico, ma cosmico e sovra storico, quello della Risurrezione di Cristo; fenomeno religioso avvenuto anch’esso di notte. Le persone più familiari di Gesù, sua mamma, Maria Maddalena, la peccatrice, e gli apostoli Pietro e Giovanni, mentre era ancora buio, vanno al sepolcro (Gv. 12,1). Caro lettore, la ricerca della persona amata e di ogni cosa bella avviene nella notte della sofferenza, del distacco e di quella solitudine senza riflettori accecanti di luci artificiali, e perciò spesso fredde di verità. E così la ricerca e l’incontro con Dio, il più delle volte, si realizzano nella notte della domanda, della vigilia e dell’attesa. “Quaerere Deum”, ci ha ricordato l’anno scorso il Papa a Parigi. Cercare Dio anche nella notte della confusione, dell’imbroglio, dei figli delle tenebre, che comunque spesso “sono più scaltri dei figli della luce” (Lc 16, 1-8); sì, cercare la luce della Risurrezione anche nel buio fitto del nostro e altrui peccato, dello smarrimento e dello scandalo del Venerdì Santo e nel tempo quasi limbatico e irrilevante del Sabato Santo. Il cristiano è chiamato a liberare la luce dove c’è tenebra; tra alcune buie icone informatiche e, ancor più spesso, tra icone di morte della cultura contemporanea. Il cristiano deve imparare a scorgere la luce, la vita vera che il più delle volte ci toglie il reale della vita, quel reale non virtuale, che è il “ pulito semplice ed essenziale”. Le passioni vere e l’amore autentico fanno cercare Lui, la “luce del mondo”, che per il cristiano è la Persona di cui innamorarsi prima ancora e più perdutamente di altri amori, pur belli e leciti. Una delle donne che più ha amato Gesù, la Maddalena, ed è ricordata ancora oggi dopo duemila anni, afferma: “Cristo mia speranza è risorto” (sequenza liturgica della Pasqua). La fede, luce dell’anima, sostiene e qualifica l’amore e la passione. Ecco perché ancora l’evangelista ci dice che la luce della fede fa vedere e credere: “Vidit et credit” (Gv. 20,8). A voi ragazzi, che studiate il greco, mi piace evidenziare come il verbo vedere, (orào), nella sua radice (id) significa anche un vedere di conoscenza esistenziale, un vedere esperienziale. Giovanni , perciò, nel buio della tomba, e nel suo soffrire l’assenza di Gesù, vede la luce della sua fede e crede perché riascolta la voce di chi l’ha amato. Non è forse Giovanni il discepolo che Gesù ama? E Maria, nel giardino della tomba tra i pianti per non aver ritrovato il suo Gesù, non si sente chiamata per nome proprio dal suo “rabbunì”, dal suo maestro, e perciò poi lo riconosce? (Gv. 20,11-18) È l’amore il principio vero della comprensione e della visione dei valori. Ed è proprio l’amore, la genesi del fenomeno inaudito della Risurrezione di Cristo. Ora definitivamente sarà proprio l’amore, che ci farà “vedere” Gesù Risorto. La razionalità ci può aprire solo la porta del divino, ed è necessaria solo all’inizio del percorso di fede. Ma poi diventa necessaria la fede, che è quella luce di Dio che ci La finestra sul cortile Maggio 2011 3 fa poi innamorare di Lui. Il Risorto è visto da chi ha occhi abilitati, gli occhi dell’accoglienza e dell’ amore. Sì, caro amico, vedrai il Risorto più facilmente se tu, deponendo la tua tenebra, Gli apri il cielo della tua anima. Fatti afferrare da Cristo ed Egli ti libererà! (S. Agostino) In quest’epoca di democratizzazione dei popoli del Mediterraneo rigustiamo la gioia di essere liberi. Troviamo anche noi la nuova terra della libertà. Come cristiani, la nuova terra è la Risurrezione del Cristo, dove ognuno è nuovo senza quella opacità che ci rende vecchi e stanchi nel vedere bene l’uomo. Il Risorto ci dia luce per vedere in novità l’uomo che è la cifra di Dio. Che anche tu, caro lettore, possa dire, con l’anima credente: “Io prima ti conoscevo per sentito dire, ora invece ti ho visto con i miei occhi” (Gb 42,5). Carissimo, ti auguro che questo tempo di “rumores”, di chiacchierio abituale e assordante sulle verità e soprattutto sulla “Verità”, non ti distragga da quella parola di vita del Risorto. Ricordati che, come per i discepoli, Gesù vuole venire a cena con la tua anima: “Ascoltate, io sto alla porta e busso. Se uno mi sente e mi apre, io entrerò e cenerò e ceneremo insieme, io con lui e lui con me” (Ap. 3,20). Liberiamo gli occhi da tanta polvere, e forse anche dal fango del peccato, per “vedere” Lui e crederGli. Buona Pasqua di visione del Signore Risorto! attualità La finestra sul cortile Maggio 2011 4 La terra trema e il progresso va in frantumi ... Roberto Falbo Si dice spesso che l’uomo sia l’artefice del proprio destino: quindi lo è anche delle proprie disgrazie. La lezione che in questi giorni viene dal Sol Levante è indicativa della riflessione di cui sopra. Le cifre dei morti del terremoto e del conseguente tsunami gettano nello sconforto anche gli ottimisti: oltre 12 mila morti, più di 20 mila i dispersi. I danni vanno al di là delle centinaia di miliardi di dollari. È una catastrofe che segnerà sicuramente l’umanità, ma è un’occasione in più per parlare di quanto l’uomo ci stia in mezzo a questi cataclismi. Sì, perché la natura gioca pure un ruolo da titolare nella partita della sciagura: gli tsunami e i terremoti non li provoca l’uomo (per fortuna non rientra tra i suoi poteri), ma ha un ruolo da comprimario in questo gioco al disastro. È responsabile prima di tutto della sua superficialità: il fatto stesso che, come si apprende ormai ogni ora dai telegiornali, la Tepco - l’azienda che gestisce la centrale nucleare di Fukushima - afferma di non aver fatto i controlli opportuni prima della messa in funzione della centrale non offre il minimo conforto ai pensieri di chi fa orecchie da mercante al nichilismo. Dichiarazioni, quelle della Tepco, sulle quali non basterebbe un secolo per riflettere. D’altra parte il Giappone, come tante zone del nostro pianeta, è preda di quella che una retorica forse fin troppo spicciola chiamerebbe: forza della natura. Bisognerebbe chiedersi allora quale rimedio si potrebbe opporre come argine. Non c’è, al momento, (forse non esiste nemmeno) una risposta significativa. Si potrebbe solo azzardare che basterebbe far uso della lungimiranza. Un affare da non poco visto che, da tempo ormai, l’umanità ha smarrito la strada della saggezza e quindi non sa più far esercizio di lungimiranza. Se a tutto questo si aggiunge l’ipotesi (speriamo resti tale) terribile, ma probabile, che a causare il terremoto in Giappone siano stati i test nucleari, si può giungere alla conclusione che l’uomo sia veramente ingovernabile quasi quanto la natura, alla quale si dà sempre la colpa di tutto: ma è un alibi con il quale l’umanità, quella di cui tutti facciamo parte, si lava la coscienza e si tira fuori dalle responsabilità. Quasi che l’effetto serra, l’inquinamento, la desertificazione, i popoli che rischiano la fame e la sete a causa delle inondazioni, siano fatti estranei che non appartengono direttamente all’uomo e ai suoi simili. Poi ci sono i governanti, che sprecano giorni, mesi, anni per mettersi d’accordo: da più di trent’anni ci raccontano questa fiaba. E questo non ha scongiurato gli Stati Uniti, l’ex URSS e la Cina pare già dal 1950 - dal condurre test nucleari, dopo i quali (sarà pura casualità?) si sono verificati terremoti di varia entità. Proseguendo nella ricerca, sembra che nel 1974 il Dottor Matsushita, scienziato del National Center of Atmosferic Research, abbia scoperto che dopo questi test nucleari la ionosfera e il campo magnetico terrestre venivano disturbati per un periodo di circa due settimane, portando addirittura a oscillazioni i poli terrestri. Pare che lo scienziato sia stato messo a tacere dal governo degli Stati Uniti e verosimilmente gli sarebbe stato impedito di continuare le sue ricerche. Ancora una volta la paura che qualcuno potesse alzare la testa per dire una verità spiacevole potrebbe aver vinto sull’onestà. Non siamo sicuri se queste tesi siano accertate e reali, o se siano soltanto ipotesi scientifiche. Sta di fatto che i dubbi restano, sia sulle cause, sia sugli effetti del terremoto: dello stesso che ha provocato onde alte 40 metri, che hanno sommerso l’intero nord-est del Giappone, distruggendo ogni cosa al loro passaggio, case, strade, vite. Un danno a cui si aggiunge altro danno ancor più grave, rappresentato dal rischio ormai accertato della diffusa radioattività. Un mostro ques’ultimo che genera paure, psicosi, incertezze: ormai non si è più sicuri di quello che si mangia e non si ha fiducia neanche dei controlli. Ora in Giappone i superstiti non solo dovranno avere la forza per ricominciare a vivere, ma dovranno stare con gli occhi aperti per evitare di cadere in una trappola mortale da cui non si può più uscire. Ancora una volta il nucleare, dopo Hiroshima e Nagasaki. Ancora una volta è l’uomo a generare disastri in concorso stavolta e non è un’attenuante - con la natura. La finestra sul cortile Maggio 2011 5 … e c’è chi sui cocci vorrebbe costruire l’avvenire Gustavo Pregoni In seguito a uno tra i più devastanti terremoti dell’ultimo secolo e al successivo maremoto, i reattori della centrale di Fukushima continuano a esplodere. In questo particolare momento, l’attenzione degli italiani è catturata dalla questione dell’eventuale costruzione di centrali nucleari per risolvere il problema dell’insufficienza di energia, a cui attualmente il nostro Paese trova rimedio bussando ai confini francesi. Prima di azzardare affermazioni e, prima che i maggiorenni possano fare scelte affrettate quando andranno a votare per il referendum, potrebbe essere necessario avere chiara la problematica divenuta più che mai tema d’attualità. Esaminare e valutare scrupolosamente pro e contro costituisce l’assai impegna- tivo compito. Innanzitutto occorre ribadire che il problema sorge dall’attuale impossibilità di produrre l’energia necessaria al fabbisogno del Paese: quest’ultimo si trova infatti costretto ad acquistare la fetta energetica mancante dalla nazione francese, che trova nella risorsa delle centrali nucleari una disponibilità di energia tale da potersene permettere la vendita ad altri Paesi. Oltre a rappresentare un espediente che non contribuisce all’inquinamento atmosferico, il nucleare costituisce una forma energetica molto compatta (produce energia utilizzando piccole quantità di combustibili) che necessita di contenute entità dei molto abbondanti in natura uranio e torio. È evidente il vantaggio che comporterebbe l’adozione di questa risorsa. Il preoccupante problema conseguente alla produzione dell’energia nucleare è, però, lo smaltimento delle scorie radioattive che rimangono un gravissimo pericolo per 24.000 anni. Lo smaltimento delle scorie può essere effettuato in due differenti modi: deposito superficiale o deposito geologico. Il primo consiste nel confinamento in aree terrene protette e contenute all'interno di barriere ingegneristiche; per quanto riguarda il secondo, si tratta di profondi bunker sotterranei. Inoltre, dal momento che il trasporto delle scorie comporta un rischio elevatissimo, si deduce, quindi, che i depositi di scorie dovrebbero essere situati nelle vicinanze della centrale. Oggi Fukushima, riapre un caotico e articolato dibattito. Nel caso in cui il referendum di giugno dia via libera al nucleare, solo dopo l’individuazione di un luogo apposito sulla penisola (ricordiamo le proteste di Veneto, Lombardia, Puglia e Sicilia davanti alla possibilità che le centrali fossero costruite nel loro territorio) si procederà alla realizzazione delle strutture. Dal momento che una catastrofe nucleare può procurare danni permanenti e durevoli negli anni in un raggio di migliaia di chilometri, risulta evidente che le proteste non potrebbero mai essere messe a tacere dalla “soluzione” di edificare la centrale in un’altra regione, limitrofa o relativamente distante che sia, che metta eventualmente a disposizione il proprio territorio. Da ciò è possibile dedurre che nel caso in cui ci fosse un’esplosione nucleare nel territorio francese, sull’Italia graverebbero comunque conseguenze non di poco conto; fortunatamente secondo la teoria del movimento delle placche (dai loro scontri hanno origine i vari sismi), la Francia si estende su una superficie costituita da una sola placca: ciò comporta il rischio minore di disastri analoghi a quelli prima menzionati. Non deve però sfuggire un dettaglio: perché la Francia possa trarre i vantaggi che sono stati elencati, il suo territorio ha visto l’edificazione di ben 58 centrali. Urge quindi sottolineare che una sola centrale nucleare nel nostro Paese non risolverebbe alcun problema; senza considerare quel che concerne le elevatissime spese di costruzione e di mantenimento che, nel caso in cui l’attività della struttura (che può avere un’età massima non superiore ai 40 anni) debba essere anticipatamente interrotta, verrebbero difficilmente coperte dalla produzione energetica. A poco più di un anno dall’ancora dolente tragedia de L’Aquila, non ci si dimentica peraltro che l’Italia presenta un rischio sismico superiore a quello francese. Nessun rappresentante politico avrebbe potuto e potrà mai assumersi la responsabilità di una così delicata decisione. Agli italiani, a giugno, l’ardua sentenza. attualità La finestra sul cortile Maggio 2011 6 Tutti a Salerno per salutare don Martino Francesco Gratteri il pranzo ed è stato possibile trascorrere un pomeriggio tra vecchie e nuove amicizie e godere di balli e musica fino alle 16.00 quando tutti hanno salutato l’ispettore. I giovani e la fede secondo il prof. Matteo Claudio Signoretta C’erano i colori a testimoniare il clima della festa, quella ispettoriale del 9 e 10 aprile, di Salerno, e c’erano, elemento essenziale, i giovani – provenienti dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Basilicata, dalla Campania, dall’Albania e dal Kosovo – a testimoniare la gioia dell’appartenenza a don Bosco e alla condivisione dei valori che sono pietre miliari dell’educazione salesiana. Poi sulla ricorrenza è passata a volo basso, quasi radente, la commozione d’un saluto, d’un ciclo che si chiude, d’un mandato, quello di don Pasquale Martino, che si conclude. I saluti fanno sempre tristezza, si sa. Ma la tristezza nelle case di don Bosco dura poco. Subito dopo torna la gaiezza di un’esperienza irripetibile, unica. Dopo il momento dell’accoglienza i ragazzi, le centinaia di giovani di cui sopra hanno iniziato a sistemarsi nell’oratorio della cittadina campana. Tutti avevano in dotazione, oltre ai buoni pasto, il materiale che sarebbe servito poi durante la festa. Appena il tempo di sistemare borsoni e valigie e prendere confidenza con l’ambiente che l’attenzione della moltitudine è stata chiamata sui campetti di palla- volo e di calcio per i tornei che sono stati vinti rispettivamente da Campania e Albania, dopo l’eliminazione della squadra composta dai preti Salesiani. Alla conclusione dei giochi, nel tardo pomeriggio, tutti si sono recati nella grande palestra dell’oratorio di Salerno per un piccolo intrattenimento, prima di consumare la cena offerta dalla famiglia salesiana, cena stile pub, composta da panino, pizza e bibita. Dopodiché tutti sono rientrati nella palestra per assistere a una rappresentazione canora e alla visione di cortometraggi, alla conclusione della quale si è proceduto ad una votazione per i migliori. La serata si è conclusa con una veglia, infine molti giovani sono stati ospitati in alcune stanze dell’oratorio in cui hanno trascorso la notte dormendo in sacchi a pelo. La mattina seguente la festa è cominciata alle 9.30, con la premiazione dei vincitori votati la sera precedente, i quali hanno ricevuto rispettivamente 50 CD (incisi con la canzone vincitrice) e una videocamera, entrambi i premi sono stati destinati ai rispettivi oratori. Successivamente c’è stata la messa , alla fine della celebrazione è stato offerto Il 4 marzo 2011 nel salone parrocchiale di Soverato il Prof. Armando Matteo docente di Teologia Fondamentale alla PUG e Assistente nazionale FUCI ha tenuto una conferenza sul difficile rapporto tra giovani e fede. Dopo la presentazione del parroco don Tobia Carotenuto il relatore ha esordito facendo alcuni esempi sull’ ignoranza religiosa diffusa tra i giovani di oggi. Uno degli esempi più eclatanti da lui riportati è stato quello di una ragazza che si era iscritta all’università presso la quale don Matteo è docente e durante il colloquio preparatorio le viene posta la domanda su quale tra le frasi beati i poveri, beati i misericordiosi, beati i ricchi e beati i miti Gesù non abbia mai detto. L’esaminante risponde con convinzione beati i miti argomentando che durante il corso di cresima il parroco abbia più volte ripetuto di non farsi dei miti. Dopo questa introduzione il professore ha continuato riportando alcuni dati su come negli ultimi venti anni i giovani che vanno regolarmente in chiesa vanno sempre diminuendo. Ha chiarito in seguito come per molti ragazzi il sacramento della cresima è il cosiddetto sacramento dell’addio, perché dopodichè non mettono più piede in chiesa. Il relatore poi si è spostato a chiarire le cause di tale situazione, spiegando che i maggiori responsabili sono gli adulti e la società in cui viviamo. universo ò La finestra sul cortile Maggio 2011 7 Roberto Falbo Fatherland VOTO DEL LIBRO “Immagino che si perda la ragione” “Oppure può succedere di peggio. La si può ritrovare” 1964. Periferia di Berlino. Alla vigilia di un importante incontro diplomatico tra la Germania e gli Stati Uniti, viene ritrovato il cadavere di un gerarca nazista. Ad occuparsi del caso è un investigatore della polizia criminale di Berlino, Xavier March. Un thriller favoloso e potente. L’autore inglese Robert Harris – nato nel 1954 – ci regala un’opera straordinaria, ucronica, un’avventura in un mondo diverso da come ce lo immaginiamo. Lo scrittore e giornalista inglese, famoso oltre che per questo titolo, anche per altri prestigiosi romanzi, quali Enigma (1995), Pompei (2003) e la trilogia su Cicerone segnata dai primi due romanzi usciti ( Imperium del 2006 e Conspirata del 2010), ci consegna uno dei thriller bestseller più amati e premiati degli ultimi vent’anni. Un classico contemporaneo. Cosa sarebbe successo se la Germania nazista avesse vinto la guerra? Cosa sarebbe accaduto nel 1964, quando il Terzo Reich sarebbe stato ancora, da tanti anni, dominatore indiscusso dell’Europa? Cosa sarebbe successo se il genocidio degli ebrei fosse rimasto segreto, ignorato da tutti a parte Hitler e compagni, mentre il mondo continuava a vivere ignaro da tutto? Cosa sarebbe successo se la storia non avesse seguito il suo corso. Tutto questo è Fatherland, la poliziesca avventura di un investigatore che, attraverso una serie di indagini emozionanti e di avventure a colpi di veridicità storica, riuscirà a mettere a nudo la corruzione e la scontentezza di una società dominata da un potere sempre forte, che però comincia a barcollare. Terribile, da seguire fino all’ultima pagina e da entrarvi in ognuna, il capolavoro di Robert Harris ci trasporterà in un mondo più reale di quanto non si possa immaginare. Ma sarebbe stato reale, se qualcuno non lo avesse voluto. Per la prima volta, un’avventura poliziesca, un thriller fantapolitico, ci porterà in una Germania in cui ancora le SS mettono paura ai cittadini, gerarchi nazisti sempre più interessati alle loro ricchezze, Hitler ancora al potere. Forte, intenso, ma anche simbolo di tutta un’epoca che il mondo ha rischiato di vivere, Fatherland non è solo un romanzo poliziesco come gli altri. È l’avventura di un passato che avrebbe potuto cambiare il destino del mondo. Un’ipotesi che fu sul punto di avverarsi. Fantasia, azione, ma anche realtà storica. Personaggi inventati ce ne sono pochi. Sono quasi tutti esistiti. Nomi come Heydrich, Globocnik, Nebe, che per noi possono non avere significato, ai loro tempi fecero tremare mezza Europa con i loro genocidi feroci. E ora li ritroviamo tutti in un libro, in un’avventura mozzafiato, gerarchi nazisti e poteri senza nome, simbolo di un’epoca, di un mondo che l’umanità non può rischiare di dimenticare. Autore Robert Harris Casa editrice Mondadori Anno di pubblicazione 1992 Pagine 370 Genere Thriller Costo € 9,50 Lo scrittore e giornalista inglese Robert Harris La copertina del libro chiediamolo a... La finestra sul cortile Maggio 2011 8 a cura di Francesco Gratteri Saverio CANDELIERI Prof. di Italiano, Latino e Greco Cosa voleva fare quando aveva 13 anni? Non mi sono posto questa domanda Cosa farebbe se avesse il potere assoluto? Non lo posso dire Se per espiare una colpa la obbligassero a leggere lo stesso libro? “Dei delitti e delle pene” Una cosa che non capisce della gente? Incoerenza Una parola che cancellerebbe? Ormai Come immagina il Paradiso? Luogo dove capire cos’è l’amore Se le dico “Italia” cosa le viene in mente? Arte Cos’è tabù oggi? La verità Cosa ha in comune con un giovane? Età e voglia di vivere E con un ottantenne? Attaccamento alla vita Un incipit per la sua biografia? Nella sua vita certo poteva fare di più Se un bambino le chiedesse cos’è la morte lei cosa risponderebbe? Ritrovarsi con gli altri L’ultima cosa che pensa prima di dormire? Spero che la notte sia lunga La finestra sul cortile Maggio 2011 9 Fabio BARLETTA Prof. di Italiano, Latino e Greco Cosa voleva fare quando aveva 13 anni? Insegnante o Astronauta Cosa farebbe se avesse il potere assoluto? Andrei a mare e darei a tutti la possibilità di andare a mare Se per espiare una colpa la obbligassero a leggere lo stesso libro? “Trionfi” di Petrarca Una cosa che non capisce della gente? Supponenza Una parola che cancellerebbe? Par condicio Come immagina il Paradiso? Luogo di assoluta serenità Se le dico “Italia” cosa le viene in mente? Posto che mi piace, malgrado tutto Cos’è tabù oggi? Molti tabù di ieri Cosa ha in comune con un giovane? Spensieratezza ma non menefreghismo E con un ottantenne? Riflessione ma non pesantezza Un incipit per la sua biografia? Di cagionevole salute Se un bambino le chiedesse cos’è la morte lei cosa risponderebbe? Una cosa che succede ma non necessariamente un dramma L’ultima cosa che pensa prima di dormire? (Se non svengo per il sonno) penso alle cose piacevoli della mia vita musica La finestra sul cortile Maggio 2011 10 Il Metal e il Rock li ha inventati Beethoven Miriam Marino Chi ha detto che non ci sono affinità fra la Musica Classica e il Metal? Potrebbe sembrare impossibile, ma ricercando materiale su YouTube si trovano molti brani tratti da opere classiche riadattati in chiave Rock e/o Metal, ad esempio il maestoso Terzo Movimento dell’Estate di Vivaldi, tratto dall’opera le “Quattro Stagioni”, ripreso da Alexi Laiho, chitarrista, nonché cantante dei Children of Bodom e l’altro chitarrista della band, Roope Latvala, anche se questo è solamente uno dei tanti punti in comune che coesistono fra questi due generi musicali. Metal e Classica presentano molte caratteristiche simili, come la ricerca della potenza del suono, che avviene in Beethoven (basti pensare la Sinfonia n. 5 in Do Minore ) come anche nel Metal, che predilige suoni di chitarre elettriche e bassi molto energici, talvolta aggressivi, naturalmente accompagnati dal percuotere inarrestabile delle batterie, che sembrano prendere la rincorsa verso il momento in cui il suono deve esplodere. Altre fra le peculiarità che accomunano i due generi sono il concentrarsi principalmente sulla parte strumentale piuttosto che su quella cantata, il trasmettere dei sentimenti e delle emozioni con suoni talvolta impetuosi (anche se non sempre la Classica si basa su sonorità del genere), i temi trattati, per esempio nella musica Metal non può non mancare il gusto dell’orrido e dell’artificiosità degli effetti acustici certamente presenti nella Musica Barocca, non per questo Bach è uno dei compositori più seguiti nel riadattamento di brani per strumenti tipici del Rock e della Metal Music e le atmosfere dell’Epic Metal molto simili a quelle dei compositori del Tardo Romanticismo. Il tutto si concretizza in due generi: Symphonic Metal e NeoClassical Metal. Il primo rende noti in maniera sorprendente le “affinità” presenti; infatti, in genere vi è una cantante, soprano lirico, che talora viene accompagnata da una voce maschile in growl (forma di canto raschiata e gridata, che serve ad esprimere il dolore interiore). Riguardo la parte strumentale, oltre la chitarra elettrica, il basso, la batteria, la tastiera e la voce, spesso si utilizzano strumenti musicali tipici dell’orchestra, come i violini, o addirittura cori e altri elementi sinfonici che creano una piacevole commistione di sonorità. Per di più, si esaltano specialmente le atmosfere gotiche, come avviene in melodie del genere “Carmina Burana”. I due gruppi più in voga di questo genere sono i Nightwish e i Within Temptation, i primi che all’epoca della prima cantante, Tarja Turunen, si accostavano principalmente al Power Metal e all’Epic Metal, i secondi che utilizzano sonorità generalmente più leggere, che li rendono molto orecchiabili anche per chi non ascolta il Rock. Ma veramente spettacolare è l’esistenza del NeoClassical Metal, un altro sottogenere dell’Heavy Metal in cui sono ancora più presenti le caratteristiche della Classica, infatti vi è la ripresa delle stesse complesse strutture musicali, le stesse sonorità e la velocità delle melodie, tipiche nuovamente della Musica Barocca e la malinconia delle stesse. Il termine quindi deriva dal rifarsi ai grandi del passato, infatti molti musicisti, specialmente chitarristi, prendono principalmente spunto dalle composizioni del celebre violinista Niccolò Paganini e come già accennato da Johann Sebstian Bach, seguono nella classifica Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Joseph Haydn e Antonio Vivaldi. Altri ispiratori sono i meno celebri, ma non per questo meno talentuosi, Richard Wagner e Igor Stavinsky. Il chitarrista più emblematico del genere è Yngwie Malmsteen che si ispirò a Paganini, ma che non fu certamente il primo a seguire questa corrente, poi- ché già negli anni ’60 i Deep Purple fusero elementi di Hard Rock e Heavy Metal con Musica Classica. In seguito anche Ozzy Osbourne, cantante dell’omonima band, Black Sabbath inserì nel suo modo di suonare stilemi della Classica. Dal punto di vista tecnico le scale più usate sono quelle minori armoniche, in cui vi è l’utilizzo del bending-vibrato, ossia una “tecnica” della chitarra in cui il dito si muove da un punto all’altro della tastiera senza staccarsi dalla stessa e facendo vibrare la corda sul tasto in cui si arriva, in cui sembra ci sia una corsa alla nota più acuta; e le scale minori melodiche, in cui la musica sembra una fuga nervosa e disperata.Infine, vi è stato il riadattamento e l’emulazione di molti pezzi classici destinati al violino per la chitarra elettrica. Quindi anche se l’Heavy Metal nasce dall’Hard Rock, non sì può non dire che non abbia nulla in comune con la Classica, poiché attinge particolarmente alla musica “madre di tutti i generi”. Per chi per curiosità volesse ascoltare qualcosa degli autori citati o inerenti a classica e metal: Richard Wagner, “Cavalcata delle Valchirie”; Igor Stravinskij, “La Saga della primavera”; Antonio Vivaldi, “Quattro stagioni”, “Estate”, “Terzo Movimento”; Ludwig Van Beethoven, “Sinfonia numero 5”, “Sinfonia numero 9”; Wolfgang Amadeus Mozart, “Rondò alla Turca” “Greensleeves”; Johann Sebastian Bach, “Partita numero 1”; Nightwish, “Wishmaster Amaranth”. punto di vista La finestra sul cortile Maggio 2011 11 Si scrive pace, si legge petrolio ma si pronuncia guerra Domenico Cirillo L’intervento nel territorio libico da parte dei “volenterosi” fa acqua un po’ da tutte le parti. È quasi surreale pensare che l’operazione Odissea all’Alba sia un piano strategico-militare unicamente volto alla completa redenzione di un popolo soggiogato dal governo dei raìs. Il petrolio, si sa, fa gola a tutti; la frenetica corsa all’oro nero vedrà il suo termine soltanto quando ne verrà prosciugata l’ultima goccia: è un dato di fatto. Ridursi, però, soltanto al prezioso combustibile è cosa molto approssimativa poiché si riscontrano altri fattori che, in qualche modo, potrebbero delegittimare quanto alcuni Stati europei hanno deciso di intraprendere. In Francia, le ultime elezioni presidenziali si sono tenute nel mese di maggio del 2007; fra non meno di un anno si tornerà alle urne e Nicolas Sarkozy è in cerca, come si sa, di un secondo mandato. Il “ben apparire”, in queste delicate circostanze, è fondamentale, la scaltrezza politico-elettorale determinante. L’offensiva alla Libia è scaturita a seguito di un rapido summit promosso dal Governo francese il quale ha avviato, nello stesso pomeriggio, le prime ricognizioni aeree per poi attaccare. Gli Stati Uniti, fanno centro con i “Tomahawk” e il Regno Unito esordisce con la Royal Navy e la Royal Air Force coordinate, secondo fonti anonime, da alcuni uomini del rinomato Special Air Service (SAS). Il nostro Paese, da parte sua, rompe il vincolo di amicizia con il Colonnello e offre, alcune basi militari con l’appoggio di mezzi navali e aerei i quali, in una prima fase, non hanno esploso un solo colpo (i nostri caccia si sono limitati, secondo precisi ordini, ad effettuare delle “scansioni” sul territorio interessato dall’operazione). Ognuno contribuisce “come può”: nonostante la decisa mobilitazione militare e politica si teme di frantumare gli “equilibri internazionali” già compromessi. Spolveriamo il tutto ed eliminiamo la polvere dell’ipocrisia ponendo alcune domande: quando lo Stato d’Israele attaccava la popolazione palestinese stanziata nella striscia di Gaza, perché non si è intervenuti prontamente? Perché s’interviene militarmente in Libia ma non si interviene per fermare la dura repressione governativa in alcuni paesi del Golfo persico e della Penisola arabica come lo Yemen e il Bahrein? Interrogativi che, certo, fanno riflettere. È notizia di qualche settimana fa, la decisione del Governo Italiano di autorizzare dei bombardamenti mirati, sulla Libia, utilizzando i Tornado; ciò ha innescato non poche polemiche ma la scelta nasce, forse, dalla consapevolezza che la posizione assunta dal nostro Paese, cioè quella del fare tacere le armi, non sia più plausibile. L’intervento militare libico è un evento ancora in fase di svolgimento ed è azzardato fare facili (e probabilmente inesatte) previsioni sulla sua conclusione; suo obiettivo (almeno quello ufficiale) è deporre il governo dittatoriale del raìs con la conseguente “importazione” della democrazia (si spera quella vera: il démos cràtos ovvero il potere del popolo). Un buon proposito, certo. Ma è probabile che dietro l’angolo, aspettando che le acque si plachino e sostenendo i ribelli, ci sia chi è pronto a sostituire Muammar. Dalla padella alla brace … rovente. attualità La finestra sul cortile Maggio 2011 12 Don Gianni ci svela i misteri della Pasqua Francesca Mancuso Il significato della Pasqua? L’uovo di cioccolata tanto atteso che collegamento ha con la Pasqua? Perché la festività cade sempre di domenica? Ma quale domenica? I giorni della quaresima sono proprio quaran ta? Il termine ebraico che indica la Pasqua è PESAH e significa “ passare oltre”. Questo verbo fa riferimento a due avvenimenti dell’Antico Testamento. Il primo riguarda la decima piaga d’Egitto, quando l’angelo sterminatore sarebbe passato oltre le case degli ebrei, le cui porte erano state intinte con il sangue dell’agnello. Invece avrebbe colpito i primogeniti degli egiziani le cui porte non erano state intinte. Un secondo evento è quando gli Ebrei passarono il Mar Rosso, dopo essere stati liberati dalla loro schiavitù. Chiaramente questi sono due passaggi simbolici. Quello dell’angelo è il passaggio di chi porta la morte a chi non ha obbedito alla legge di Dio e la vita a chi invece l’ha rispettata. Il passaggio del Mar Rosso rappresenta la purificazione attraverso le acque e richiama il sacramento del battesimo. Questo per riallacciarsi al significato antico della Pasqua. Per i cristiani, naturalmente, è il passaggio dalle tenebre alla luce, dal peccato alla grazia, dalla morte alla vita. Questo passaggio di purificazione avviene attraverso l’acqua del battesimo. Proprio per questo motivo il Sabato Santo si celebra il ricordo di questo sacramento, rinnovando le promesse battesimali. Con la Pasqua i cristiani celebrano la Risurrezione di Gesù Cristo, con la quale il Figlio di Dio ha mostrato all’uomo il proprio destino, cioè la risurrezione nel Giorno Finale, quando tornerà come giudice di tutta l’umanità. Per il cristianesimo e’ la festa più importante dell’anno. L’uovo è uno dei tanti simboli pasquali. Esso rappresenta il grembo materno, che genera la vita ed è quindi espressione di quel messaggio di risurrezione di cui è portatrice la Pasqua. Perché la domenica è il giorno in cui Cristo è risorto (il primo dopo il sabato, giorno sacro per gli ebrei). Domenica infatti significa “Giorno del Signore”, e la Pasqua si celebra sia settimanalmente, ogni domenica, sia soprattutto annualmente diventando il giorno più importante dell’anno per i cristiani. Alcune festività sono fisse, perché hanno una data prestabilita, altre sono mobili, perché la loro data è diversa da un anno all’altro. E’ il caso della Pasqua, la cui data può rientrare nei giorni tra il 22 Marzo e il 25 Aprile. Nel 325 d.C. il concilio di Nicea stabilì che la Pasqua dovesse cadere nella domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, che è il 21 Marzo. Inoltre si parla di Pasqua alta o bassa in base al giorno in cui è celebrata questa festività. Per esempio, quest’anno, il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera è lunedì 18 Aprile, quindi Pasqua slitta a domenica 24. Dunque possiamo dire che la Pasqua del 2011 è alta perché rientra proprio negli ultimi giorni disponibili. Il quaranta, come tanti altri numeri biblici, è un numero simbolico. Ad esempio nell’Antico Testamento si ricorda gli anni in cui il popolo ebraico attraversò il deserto, dopo essere uscito dall’Egitto, per arrivare alla terra promessa; nel Vangelo si ricorda il digiuno di Gesù, che è durato quaranta giorni. Ma sono realmente quaranta i giorni quaresimali? In realtà i giorni sono quarantaquattro (dal mercoledì delle ceneri al Giovedì Santo), ma quelli effettivi sono trentotto.Infatti mentre nei primi secoli dopo Cristo la quaresima iniziava dalla prima domenica e finiva il giovedì Santo (totale quaranta giorni), successivamente sono state escluse le sei domeniche (Pasqua della settimana), dal computo e aggiunti quattro giorni all’inizio (dal mercoledì) e due alla fine (venerdì e sabato Santo); infine sono stati esclusi questi ultimi due giorni per rendere il triduo pasquale autonomo. La finestra sul cortile Maggio 2011 13 A Grumento si va: un po’ per sfida e un po’ per spiritualità Claudio Signoretta Nove ragazzi (sette del primo liceo e due del secondo) in cerca di una forte esperienza di fede: potrebbe essere più o meno questo il titolo dell’esperienza di Grumento, l’esperienza del terzo turno triennio scuola, degli esercizi spirituali di QuaresimaViva. Partenza lunedì 4 aprile, da Soverato: tante aspettative, incertezze pure, comunque si va. Ad accompagnarci ci sono i salesiani Emilio e Raffaele. Si viaggia cinque ore prima di raggiungere la meta. Lo scenario che appare dai finestrini è mutevole e suggestivo, come suggestivo è il viaggio su quella lingua d’asfalto eternamente cantierizzata che è l’A3 Salerno-Reggio Calabria. Poi, ancora, le amene montagne della Basilicata e le stradine strette, tortuose, dove il pulmino arranca non senza fatica. E intanto l’allegra compagnia viaggia e ascolta le storie degli accompagnatori. E poi le note della chitarra di Miriam e infine le battute simpatiche(?) di Nicola. Il tempo passa, il viaggio giunge a compimento: Grumento è lì davanti ai nostri occhi. Un paesino arroccato in cima a una collina, ma non è il paese la nostra destinazione. Il pulmino imbocca una stradina di campagna. Una stradina che manco è una stradina, ma qualunque cosa fosse ci conduce verso quella sperduta casa di don Bosco. Il cancello del cortile è aperto: don Gino e don Tom sono lì in mezzo, ci aspettano, ci accolgono: sono loro i salesiani che ci guideranno in questa esperienza. Nell’attesa degli altri ragazzi allietiamo il silenzioso ambiente circostante con canzoni non sempre intonate. Dopo circa mezz’ora arrivano i quattordici partecipanti di Caserta e, un po’ di tempo dopo, i dieci di Napoli- Vomero. Il primo momento di gruppo è caratterizzato da un’ottima merenda preparata dai genitori di un salesiano che si sono offerti gratuitamente per allietare la nostra permanenza con ottime pietanze. Appena il tempo di rifocillarci che veniamo introdotti in un gioco che credo dovesse servire a farci socializzare, in parte ci riesce, ma è ancora troppo presto per instaurare relazioni: ognuno rimane con il suo gruppo di appartenenza. I giochi continueranno la sera, dopo la cena. Poi cominciano i primi sbadigli premonitori dell’ora della nanna. La mattina successiva ci si sveglia tutti presto con l’ansia d’iniziare una giornata, che scopriamo segnata da intensi momenti di preghiera alternati a silenzio e esperienze di condivisione. La sera ci si distrae un po’: dopo cena i salesiani, che in fatto d’animazione (oltre che di preghiera e spiritualità) non sono secondi a nessuno, hanno dato l’avvio a una straordinaria girandola di giochi e balli. Poi nuovamente tutti a nanna: il secondo giorno è scivolato via intensamente e ciò che più conta senza tele, com- puter, mp3, con un uso limitatissimo del telefonino e la constatazione che si vive lo stesso, chi l’avrebbe mai detto. Il sonno arriva puntuale, manco il tempo di un esame di coscienza e l’accenno di un’Ave Maria. E il terzo giorno è lì, puntuale, ad attenderci, con le sue mansioni, i suoi lavori: le nostre nuove prove. L’ambiente, di Grumento è molto sobrio ed essenziale, le pulizie devono essere fatte da noi a turno, ogni mattina, così come a noi spetta apparecchiare, sparecchiare e lavare le posate dopo i pasti. Quasi tre giorni e ancora abbiamo qualche difficoltà a rapportarci con i colleghi delle altre scuole. In compenso, però, iniziamo a conoscerci meglio tra noi soveratesi: e ci apriamo a una relazione più profonda di quella instaurata durante le ore scolastiche. E’ questa la sensazione con cui si apre il terzo giorno che è dedicato quasi completamente alla riflessione personale. Poi, piano piano accade il miracolo (per così dire): cominciamo a interagire con gli altri grazie anche ai gruppi di condivisione che vengono creati al termine dei momenti di silenzio. E durante questa condivisione alcuni di noi iniziano ad apprendere il napoletano dai ragazzi del Vomero, che si rivelano ottimi maestri. Tutti i giorni viene poi celebrata la Messa e il giovedì sera, al termine di una serata organizzata da noi ragazzi, c’è l’adorazione eucaristica. Il giorno successivo è il giorno del commiato, sempre triste, ma con la certezza d’esser persone diverse e su questa base ci toccherà lavorare per raccogliere i frutti di questo breve lavoro spirituale, destinato a produrre future azioni concrete. teatro La finestra sul cortile Maggio 2011 14 Per noi è una festa, voi continuate pure a chiamarla tragedia Chiara Gnasso Signore e Signori si riapre per il secondo anno di fila la stagione teatrale gentilmente offerta dalla Scuola Salesiana Sant’Antonio di Padova: la vittima di quest’anno è “le Coefore”, seconda tragedia dell’ultima trilogia di Eschilo. Giovani professionisti in erba, degni del miglior teatro mondiale, si riuniscono ogni settimana in sala don Rinaldi, e con la loro bravura fanno vibrare le corde più profonde dell’animo umano, lasciano commuovere l’intero pubblico di assistenti e sarti. Inoltriamoci in una giornata tipo: oggi stiamo provando la prima scena, in cui le Coefore arrivano alla tomba di Agamennone, tramite un balletto che il povero Luca tenta di coordinare, non comprendendo il libero estro di professionisti ballerini quali Francesca Genco e Natalia Riccio, che fanno un baffo all’illustre Roberto Bolle; tenta ancora Luca di modulare il tono di voce di tutti, di eliminare quella cadenza di autoctonia presente in tutti, tranne che nel componente onorato dell’Accademia della Crusca, Cimino, s’intende. Ahi ahi… “non state dondolando” esclama Luca, e pensare che si è tanto applicato a fare un balletto simile a quello delle signore che vanno al funerale! E poi c’è Grande, aiuto regia, ormai professionista, e ufficialmente portatrice di caffè, che saranno la ricchezza di Soverato Dolci da qui a giugno. Ancora, la tragica coppia di protagonisti, Clitemnsestra, Marta Staiano, e Oreste, Antonio Procopio, che stanno aspettando il loro momento, la loro vendetta. Ogni tanto passa da queste parti il caro don Giuseppe a prendere visione della tragicità della situazione. In questo preciso istante lo stato d’animo di Luca è a metà tra lo sconforto più assoluto e l’instancabile ricerca di una minima speranza. Manca la Mrs, la signora Annamaria de Luca, con le sue lezioni di dialettica impartite rigorosamente in dialetto, intervallato da un italiano perfettamente scandito. La Mrs (per i non bilingue “Missis”), così è stata ribattezzata da tutti noi, è il capo della sartoria, creatrice di abiti alla moda cuciti dalla migliore equipe di sarti che Armani possa desiderare: Kika Coluccio, che quest’anno ha portato con sé anche la sorellina, Ginevra, le veterane sorelle Scuderi e Carlotta Barillà. Tutti qui, come ogni settimana, che lavoriamo per voi e per noi, partecipi ognuno dello stesso viaggio, imbarcati tutti sulla stessa barca, dal capitano al mozzo, essendo ognuno indispensabile e utile per la comunità. Questo è quello che, al di là delle battute, delle risate, di tutte le sciocchezze che facciamo, stiamo imparando in questa bellissima esperienza…e per quanto riguarda lo spettacolo, che avrà la sua prima serata nel cortile salesiano, prima di iniziare un tour internazionale di grande successo, ci vediamo a giugno. Dalla sala don Rinaldi, sul primo ponte, a poppa, passo e chiudo. Si ritorna a lavorare col ricordo di chi non c’è più L’anno scorso tutti sappiamo essere stata ripresa una bellissima tradizione, degna di un liceo classico quale siamo, ossia la rappresentazione di una tragedia a conclusione dell’anno scolastico. Dopo il successo con la messa in scena dell’Antigone di Sofocle, quest’anno si è voluta ripetere l’esperienza, inscenando “le Coefore” di Eschilo. La regia, è affidata ancora una volta a Luca Michienzi e Annamaria De Luca, figlio e moglie del compianto Pino Michienzi, principale artefice della preparazione teatrale dell’anno passato e venuto a mancare improvvisamente nel mese di febbraio; La sua assenza si avverte, manca Pino Michienzi ma non la professionalità: i componenti della sua famiglia, infatti, da anni oltre alla loro normale professione di attori, seguono anche corsi di dizione e recitazione creati appositamente per gli istituti scolastici. Dopo la bellissima esperienza dell’anno passato si è dunque deciso di riprendere quella che ci auguriamo possa divenire una tradizione, una peculiarità del nostro istituto. Bisogna a tal proposito elogiare il professore Candelieri, che in particolar modo si è impegnato per realizzare questo progetto. Le Coefore sono la seconda tragedia dell’ultima trilogia di Eschilo, che narra la vendetta di Oreste, uccisore della madre Clitemnestra, a sua volta assassina del marito Agamennone, il quale aveva sacrificato la prima figlia, Ifigenia, prima della sua partenza per Troia. Un’opera dall’intensissima morale, una vittoria delle leggi della città su quelle del come ognuno di noi ha studiato o studierà nel corso di questi cinque anni. E tra risate, figuracce, sgridate e duro lavoro, ognuno di noi partecipanti coglie quest’occasione per crescere insieme ai propri compagni, imparando a superare le proprie difficoltà, i propri difetti, ciò che di noi ci da fastidio e riuscendo a mostrare la nostra bravura. Già l’anno scorso il risultato si è mostrato soddisfacente. La finestra sul cortile Maggio 2011 15 Il teatro tra emozioni e magia Giuseppe Cosentino Si spengono le luci, cala il silenzio, si alza il sipario: eccoci in teatro, la forma di spettacolo per eccellenza. Eh sì perché la magia che è capace di attivare il palcoscenico teatrale difficilmente la si trova in altre forme di racconto come il cinema o la televisione. In teatro infatti è diverso: c’è l’attore e c’è il pubblico; queste due figure però stanno tra di loro in un rapporto molto diretto poiché l’attore quando parla si rivolge, per comunicare qualcosa, al pubblico che a sua volta partecipa attivamente. L’attore sviluppa il suo contatto fisico con esso principalmente attraverso la parola che si può esplicitare tramite il monologo, il canto, l’alternanza dei suoni vocali ecc... Ho parlato di contatto fisico perché nel cinema e nella televisione non c’è una volontà di far capire e riflettere, ma soltanto di rendere visibile al pubblico ciò che è stato prodotto non attraverso una figura attiva, ma soltanto tramite un video in cui viene proiettato qualcosa. In teatro è diverso: infatti lo spettatore impara da ciò che assiste e si porta dentro sensazioni ed emozioni di una rappresentazione. Ecco, il teatro è proprio questo: sentimenti che si susseguono e che ti trascinano dal mondo reale e ti portano a pensare in modo diverso e a imparare ciò che prima non sapevi. Spesso nel corso dei secoli si è provveduti a fare in modo che il teatro avvicinasse sempre più lo spettatore al palcoscenico come ad esempio nel teatro di Plauto in cui ci fu per la prima volta la cosiddetta: “rottura dell’illusione scenica” che consisteva nell’eliminazione di una quarta parete che separava il palcoscenico dallo spettatore e soprattutto in un ampio coinvolgimento del pubblico nelle battute o nei dialoghi dei vari attori. Oggi però si è perso questo senso di partecipazione nel teatro poiché l’attore non recita per se stesso ma per il pubblico che apprende, si porta via qualcosa dentro di se e partecipa tramite una cosa che troppe volte viene sottovalutata: l’applauso; esso infatti è qualcosa di emozionante per l’attore che lo fa sentire maggiormente responsabilizzato soprattutto per quello che ha regalato al pubblico e che acquista perciò un significato molto importante. Solo in teatro si trova la verità, l’attore si mette a nudo e non può né mentire né sbagliare, deve essere capace d’improvvisare e deve saper regalare emozioni al pubblico, non può fingere, deve mostrarsi nella sua veste e deve cercare di portare lo spettatore a una conoscenza più ampia di quella che aveva precedentemente perché il pubblico teatrale non è un insieme di persone sedute su delle poltrone a passare due o tre ore senza fare niente, ma è un pubblico che viene per capire e conoscere e per poter dire all’ uscita dallo spettacolo: “è valsa la pena venire a teatro, sono uscito più sicuro di prima”. Speriamo che siano in molti a capirlo. pallavolo La finestra sul cortile Maggio 2011 16 Il I Liceo sul tetto del torneo Gustavo Pregoni Salgono sul gradino più alto del podio quelli del primo liceo. Salgono e alzano al cielo il trofeo contro ogni previsione. Il primo girone aveva visto una sola squadra eliminata: lasciandone quattro a contendersi la gloria. Tra tatticismi e intimidazioni nei confronti delle altre squadre, l’incessante presenza di Sara Spanò necessita di cinque giornate (in ogni giornata sono due gli incontri ad essere disputati, con conseguente riposo della quinta squadra) per totalizzare quei nove punti che consentono l’indiscussa affermazione al primo posto in classifica del II liceo. Nella prima, cruenta sfida tra Consuelo Franco e Francesco Curcio, è quest’ultimo con i suoi compagni del I liceo, a subire in ginocchio le poderose schiacciate delle ragazze del II che mettono in evidenza il loro assoluto, e talvolta leggermente maniacale, desiderio di vittoria. A negare l’affermazione dei più grandi sono gli agguerriti ragazzi del V ginnasio che Edoardo Tassone dà prova di saper condurre alla vittoria con fare da grande, affascinante leader: i maturandi Bruno Genco e Alfonso Gualtieri rimpiangono che sia il IV ginnasio a riposare. Non trovando sosta nella seconda giornata, l’umiliazione del III liceo va avanti per mano della giocatrice e giornalista Francesca Grande che con le sue compagne del II liceo, anche se con qualche difficoltà iniziale, guadagna il secondo e il terzo set. Riposando il I liceo, il secondo incontro vede la guerra intestina che contrappone le due squadre del ginnasio: non perde la testa di fronte al deludente primo set Edoardo Tassone che conquista i due successivi punendo la “UBRIS” dei quartini: Umberto Donato non ci sta e giurando vendetta fugge in lacrime. È il III liceo a riposare mentre, avendo rinfrescato le idee nella settimana di riposo, il I liceo schiera un Francesco Curcio ed un Carmine Garcea distruttivi: non può nulla l’inesperto IV ginnasio, inconsapevole di assistere alla preannunciata azione dell’inevitabile caduta nel baratro. Nel frattempo c’è chi sostiene che Edoardo Tassone non sia in gran forma, chi teorizza che la sua distrazione sia causata da una signorina della scuola e chi, tra Mariachiara Grande, Andrea Salerno e Marianna Aversa, suoi compagni di squadra, lo definisce una specie di venduto: l’incorruttibile direttore di gara, don Giuseppe Ieva, ricorre al triplice fischio per decretare la sconfitta del V ginnasio per mano delle fulminee schiacciate degli assi del II liceo, Consuelo Franco e Sara Spanò. Seguono due giornate che vedono le due vittorie consecutive del III liceo a di- scapito di IV ginnasio e I liceo; la conclusione del primo girone presenta la seguente classifica: II liceo con nove punti, III liceo con sette punti, I liceo e V ginnasio a pari merito con sei punti. Salutandola calorosamente, è Daniele Corasaniti a informare l’avversaria del IV ginnasio Ilaria Gnasso che per lei e la sua classe l’avventura del torneo di pallavolo finisce qui. È la seconda fase del torneo a decidere gli accoppiamenti delle squadre per le semifinali: con la conseguente impercettibile irritazione nervosa della leader Sara Spanò, la perdita di concentrazione da parte dell’agguerrito Giuseppe Paoletti e del seducente Damiano Guarna il II liceo si ferma al secondo posto; è sorpassato dal I liceo delle attente Serena Condò, Ramona Scuderi, Maria Antonietta Palaia e Gaia Pasceri: il commissario tecnico, Francesco Curcio, non nasconde il vanto beffeggiando i vari avversari. È dei maturandi il terzo posto: penalizzati in classifica a seguito della ritardata presentazione in campo per alcune gare e per aver giocato con un numero di giocatori inferiore a quello previsto dal regolamento; così Domenico Renda e Giulio Migliaccio guidano i compagni in semifinale contro il II liceo. Ultimo in classifica è il V ginnasio di Marianna Aversa che affronterà la furia della capolista. Disintegrati, i ragazzi del III sono al capolinea. Due a zero è il punteggio finale: entusiasta, Sara Spanò porta a cena fuori le sue giocatrici per prepararle psicologicamente alla sfida decisiva. A causa di problemi causati dal mal tempo del fine settimana, V ginnasio e I liceo hanno modo di ritrovarsi in campo solo lunedì 18 aprile; contro le precise battute figlie della mano di Salvatore Pittelli nulla può una intimorita Noemi Cosentino che, vedendo andar in fumo la brama di gloria insieme ai suoi compagni del V ginnasio, non può far altro che maledire quell’inarrestabile I liceo che vola in finale: l’eccessivamente euforico Francesco Curcio guadagna le antipatie degli sconfitti. È finale. Freme durante la celebrazione eucaristica l’impaziente Sara Spanò. Prude pochi banchi più in là il palmo della mano di Carmine Garcea. Una tensione snervante sembra soffocare l’aria del cortile del I piano che ospita l’apocalittico scontro. “On vincimma nenta” è il grido che continua a riecheggiare nel rettangolo di gioco del I liceo, finalmente affiancato dal vero commissario tecnico Pasquale Pipicelli. Pochi minuti al fischio d’inizio e Garcea sembra abbandonare l’astuta tattica di finto corteggiamento nei confronti dell’avversaria Francesca Genco: La finestra sul cortile Maggio 2011 enigmatico il fatto che la ragazza se ne rallegri. Dopo aver controllato gli schieramenti di entrambe le squadre, il direttore di gara, nonché organizzatore del torneo, don Giuseppe Ieva dà il via all’attesissima sfida. È un poderoso I liceo quello del primo set che nega all’avversario il raggiungimento di un minimo di concentrazione. La corsa nello spogliatoio dei ragazzi del I liceo comporta un calo dell’attenzione che porta a sfiorare la perdita di fiducia in se stessi di Curcio e Garcea. D’altro canto Gustavo Pregoni è esaltato, Curcio schiaccia e mentre gli spettatori organizzano una spedizione per la ricerca del pallone nel cimitero di Soverato superiore, Pregoni dà il cinque al compagno ripetendogli insistentemente che è il più forte. Il I liceo riconquista la battuta grazie alla perfetta cooperazione dell’alzatrice Serena Condò e dello schiacciatore Carmine Garcea che il possente muro di Francesca Mancuso non riesce a fermare per pochissimo. Sara Spanò e Consuelo Franco non sono scoraggiate e il dolce suono della “vuvuzela” di Annalisa Mellace innervosisce Pregoni e incita il II liceo che sembra aver ritrovato la solita armonia di gioco. Pasquale Pipicelli rimprovera ai suoi un calo della concentrazione e gli regala quella carica che vede il suo apice nel conseguimento degli ultimi cinque punti. È il I liceo a guadagnarli e a conquistare la finale. Urla, corse, cori. È questa la scena su cui si chiude il sipario: I liceo nella gloria, II nel baratro. Al V ginnasio il premio disciplina, al I liceo il primo posto, al II liceo va riconosciuta quella maturità che ha portato alle strette di mano tra i giocatori. Lasciandosi alle spalle chi la vittoria, chi la sconfitta, tutti i giocatori delle varie squadre che hanno partecipato al torneo si salutano confermando l’appuntamento per la sera stessa per chiudere l’esperienza davanti ad una pizza. IL FILM DEL TORNEO 17