deliberazione 1493/2013
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deliberazione 1493/2013
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Prot. n. Reg.delib.n. 1493 VERBALE DI DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE O G G E T T O: Approvazione Piano di Miglioramento 2013-2015 dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Il giorno 19 Luglio 2013 ad ore 08:10 nella sala delle Sedute in seguito a convocazione disposta con avviso agli assessori, si è riunita LA GIUNTA PROVINCIALE sotto la presidenza del Presenti: PRESIDENTE ALBERTO PACHER ASSESSORI MARTA DALMASO TIZIANO MELLARINI UGO ROSSI Assenti: Assiste: MAURO GILMOZZI LIA GIOVANAZZI BELTRAMI ALESSANDRO OLIVI LA DIRIGENTE PATRIZIA GENTILE Il Presidente, constatato il numero legale degli intervenuti, dichiara aperta la seduta Pag. 1 di 3 RIFERIMENTO: 2013-D337-00129 Il Relatore comunica quanto segue. In attuazione dell’art. 3 della L.P. 10/2012 con deliberazione della Giunta provinciale n. 2505 del 23 novembre 2012 sono state approvate le direttive alle agenzie e agli enti strumentali della Provincia, compresa l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, per l’adozione di un Piano di miglioramento di durata triennale. E’ stato previsto che le proposte di piano, redatte dai predetti enti con riferimento all’arco temporale di un triennio (2013-2015), devono essere trasmesse entro il 28 febbraio 2013 ai Dipartimenti della Provincia competenti per materia per essere poi inoltrate al Servizio Programmazione incaricato di coordinare l’istruttoria, con le altre strutture provinciali competenti in materia di sistema finanziario pubblico provinciale, di organizzazione e personale, di semplificazione e di informatica, ai fini della successiva approvazione da parte della Giunta provinciale. Con successive deliberazioni n. 2679 del 7 dicembre 2012 e n. 109 del 25 gennaio 2013, recanti rispettivamente le disposizioni per il finanziamento del Servizio Sanitario Provinciale per il triennio 2013-2015 e l’assegnazione all’Azienda provinciale per i servizi sanitari degli obiettivi per l’anno 2013, sono state quindi definite dall’Assessorato alla salute e politiche sociali puntuali direttive all’Azienda provinciale per i servizi sanitari per la predisposizione di un Piano di miglioramento riferito al triennio 2013-2015, avuto riguardo alla dinamica decrescente degli stanziamenti correnti del Fondo Sanitario Provinciale (FSP) e del Fondo per l’Assistenza Integrata (FAI) sul triennio 2013-2015 rispetto al 2012 e alla conseguente riduzione delle assegnazioni in conto esercizio in favore dell’APSS già a decorrere dall’esercizio 2013 (pari a circa 15 milioni di euro sul 2013, 36 milioni sul 2014 e 49 milioni sul 2015 rispetto al 2012). Nel corso dei mesi di gennaio e febbraio 2013 è stata condotta dalle strutture dell’Assessorato alla salute un’intensa attività istruttoria con l’Azienda che ha consentito al Direttore Generale di costruire una proposta organica di Piano di miglioramento 2013-2015 contenente le necessarie azioni di efficientamento dei servizi, di razionalizzazione delle procedure e di riqualificazione della spesa tali da assicurare all’Azienda il conseguimento dell’equilibrio di bilancio per tutto il triennio 2013-2015, nell’ottica primaria di assicurare un miglioramento continuo della qualità dei servizi erogati agli utenti pur in presenza di consistenti riduzioni nei trasferimenti correnti provinciali. In sintesi il Piano prevede, da un lato, l’adozione di azioni di efficientamento di tipo strutturale soprattutto per quanto attiene all’organizzazione dell’attività ospedaliera, mediante il completo sviluppo della rete ospedaliera e della rete clinica già previste nella L.P. 16/2010 e della rete dell’urgenza emergenza, e, dall’altro, una forte azione di riqualificazione della spesa corrente con riferimento alle forniture di beni, di servizi e agli appalti, nonché alle convenzioni sanitarie e socio-sanitarie con i soggetti privati. A ciò si aggiunge la previsione di consistenti azioni di ottimizzazione nelle procedure per la costituzione degli accantonamenti d’esercizio e l’utilizzo delle eccedenze di bilancio derivanti dai risparmi di spesa già operati negli esercizi precedenti. Si prevede poi in via residuale anche la rimodulazione delle modalità di compartecipazione alla spesa sanitaria, soprattutto con riferimento alle condizioni economiche degli assistiti. La proposta di Piano è stata quindi trasmessa dall’Azienda al Dipartimento lavoro e welfare con nota prot. 26916 del 28 febbraio 2013 e il Dipartimento con nota prot. Pag. 2 di 3 RIFERIMENTO: 2013-D337-00129 207386 del 11 aprile 2013 ha provveduto all’inoltro, per tutti gli adempimenti di competenza, al Servizio Programmazione e al Servizio Sistema finanziario pubblico provinciale. Ai fini dell’istruttoria in capo agli organi di staff il Dipartimento lavoro e welfare ha provveduto poi a fornire gli ulteriori elementi di dettaglio richiesti per le vie brevi ai fini delle procedure di valutazione. In data 12 giugno 2013, nel corso di una riunione tecnica fra il Dipartimento lavoro e welfare e gli organi di staff preposti al controllo e alla verifica della compatibilità del Piano di miglioramento dell’Azienda rispetto a quello della Provincia e agli stanziamenti del bilancio provinciale, tenuto conto dei risparmi di spesa e delle razionalizzazioni in esso previste, il Piano di miglioramento dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari per il triennio 2013-2015 ha ottenuto il nulla osta per l’approvazione in Giunta provinciale. Tutto ciò premesso. LA GIUNTA PROVINCIALE udita la relazione; viste le leggi e le deliberazioni in premessa citate; vista la proposta di Piano di miglioramento 2013-2015 dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, prodotta quale documentazione al presente provvedimento; accertata la piena compatibilità del predetto Piano sia con le direttive emanate in proposito dalla Provincia che con la dinamica delle risorse disponibili sul Fondo Sanitario Provinciale (FSP) e del Fondo per l’Assistenza Integrata (FAI) nel triennio 2013-2015, dando atto che la concreta attuazione del Piano medesimo è demandata a successivi provvedimenti; su proposta dell’Assessore alla Salute e Politiche Sociali; a voti unanimi, espressi nelle forme di legge, delibera 1) di approvare, per le motivazioni esposte in premessa, la proposta di Piano di Miglioramento 2013-2015 dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, di cui alla premessa; 2) di demandare a successivi provvedimenti l’attuazione del Piano di Miglioramento di cui al precedente punto 1); 3) di trasmettere il presente provvedimento all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. AA Pag. 3 di 3 RIFERIMENTO: 2013-D337-00129 PAT/RFD337-2013-0207386 - Allegato Utente 5 (A05) PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Redatto ai sensi dell’Obiettivo 2 della Deliberazione della Giunta Provinciale n. 109/2013 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 INDICE PREMESSA ................................................................................................................................ 4 RIORDINO DELLE FUNZIONI ASSISTENZIALI ............................................................................. 5 PROGRAMMA DI RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA......................................................... 7 DATI DI OFFERTA OSPEDALIERA E DI UTILIZZO DEL RICOVERO ............................................................. 7 OFFERTA PROVINCIALE IN TERMINI DI POSTI LETTO OSPEDALIERI ........................................................ 8 INTERVENTI DI RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA........................................................................... 10 1. REVISIONE ORGANIZZATIVA DELLE ATTIVITÀ OSPEDALIERE: DISTRIBUZIONE DELLA CASISTICA ......................... 11 2. RAZIONALIZZAZIONE DEI SETTING ASSISTENZIALI DELLE ATTIVITÀ OSPEDALIERE ............................................. 12 3. RIDEFINIZIONE DELLA RETE DEI SERVIZI DEDICATI ALL’AREA MATERNO-INFANTILE ......................................... 14 4. RIORGANIZZAZIONE DELLE RETE DEI SERVIZI DI RIABILITAZIONE ................................................................... 17 5. REVISIONE ORGANIZZATIVA DEI SERVIZI DI DIAGNOSTICA DI LABORATORIO E DI RADIOLOGIA ..................... 19 6. DEFINIZIONE DELLE FUNZIONI E DELLE STRUTTURE ORGANIZZATIVE DEI DIVERSI PRESIDI OSPEDALIERI ............... 22 7. FUNZIONI, ORGANIZZAZIONE E STRUTTURE DELLA STRUTTURA OSPEDALIERA DI DISTRETTO. ............................. 26 8. VALUTAZIONE DI PROCESSI ED ESITI ASSISTENZIALI .................................................................................... 27 9. CONSOLIDAMENTO DEL RUOLO COMPLEMENTARE DELLE STRUTTURE OSPEDALIERE ACCREDITATE ................ 28 10. PROGRAMMA DI QUALIFICAZIONE DELLA RETE DELL’EMERGENZA .......................................................... 29 RIORDINO DELL’ASSISTENZA TERRITORIALE E INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA .............. 31 IL DISTRETTO SANITARIO: PRINCIPALI AMBITI DI ATTIVITA’ ................................................................... 31 LA PRESA IN CARICO DELLA CRONICITA’/ FRAGILITA’ ...................................................................... 34 1. DEFINIZIONI...................................................................................................................................... 35 2. VISION VALORI................................................................................................................................ 37 3. MODELLO DI PRESA IN CARICO.................................................................................................... 38 3.1 DISTRETTO COME LUOGO DI “REGIA” DELLA PRESA IN CARICO ............................................................ 38 3.2 INDIVIDUAZIONE PRECOCE DELLE PERSONE AFFETTE DA CRONICITÀ/ FRAGILITÀ ..................................... 40 3.3 ARTICOLAZIONE DEI PERCORSI .......................................................................................................... 40 3.4 STRUMENTI A DISPOSIZIONE ............................................................................................................... 42 3.5 CONDIZIONI PER LA PROGETTUALITÀ .................................................................................................. 45 4. COME COMPORRE LE RISORSE PER UNA EFFICACE PRESA IN CARICO ................................... 45 4.1 CHRONIC CARE MODEL – MEDICINA DI INIZIATIVA............................................................................. 45 4.2 DISTRETTO - PUNTO UNICO DI ACCESSO ............................................................................................ 47 4.3 PIANO INDIVIDUALIZZATO DI INTERVENTO ........................................................................................... 48 4.4 MODELLO EVOLUTO DI ASSISTENZA DOMICILIARE ................................................................................ 49 4.5 MEDICI DI MEDICINA GENERALE E PEDIATRI DI LIBERA SCELTA (AGGREGAZIONI) .................................. 50 4.6 FORTE INTEGRAZIONE TRA SANITÀ E SOCIALE ...................................................................................... 52 4.7 COINVOLGIMENTO ATTIVO DELLA PERSONA / FAMIGLIA, RISORSE INFORMALI ....................................... 53 5. SPECIFICITÀ DI APPROCCIO.......................................................................................................... 54 5.1 DEMENZE NELL’ANZIANO (ALZHEIMER) .............................................................................................. 54 5.2 ETÀ EVOLUTIVA: PROGETTO “SCOMMETTIAMO SUI GIOVANI” .............................................................. 57 6. AGENDA DEI LAVORI ..................................................................................................................... 58 6.1 PUNTO UNICO DI ACCESSO ............................................................................................................. 58 6.2 AGGREGAZIONI MEDICI MEDICINA GENERALE E PEDIATRI DI LIBERA SCELTA ......................................... 59 6.3 REVISIONE DEL MODELLO ORGANIZZATIVO DELLA CONTINUITÀ ASSISTENZIALE E DEI MEDICI SPECIALISTI AMBULATORI INTERNI (SUMAI) ................................................................................................................. 60 6.4 APPROCCIO ALLA CRONICITÀ/ FRAGILITÀ ......................................................................................... 61 6.5 UNITÀ VALUTATIVE MULTIDISCIPLINARI – ASSEGNO DI CURA ................................................................ 63 6.6 PIANO ASSISTENZIALE INDIVIDUALIZZATO (CHE INCLUDA ANCHE IL CARE GIVER E LE RISORSE INFORMALI) 64 6.7 DEFINIZIONE DEI LEA DELL’ASSISTENZA DOMICILIARE ........................................................................... 64 6.8 INTEGRAZIONE CON IL TERZO SETTORE ................................................................................................ 66 Pagina 2 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 6.9 ASSISTENZA A DOMICILIO PER LE DEMENZE ......................................................................................... 67 6.10 ETÀ EVOLUTIVA: COPPIE MADRE BAMBINO FRAGILI ............................................................................. 67 6.11 RESIDENZIALITÀ PSICHIATRICA ........................................................................................................... 68 6.12 STRUTTURE INTERMEDIE...................................................................................................................... 69 6.13 SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE ................................................................................................. 70 6.14 INDICATORI ..................................................................................................................................... 71 6.15 COSTRUZIONE DI INDICATORI DI APPROPRIATO UTILIZZO DELLA RETE DELLE AMBULANZE DELLE ASSOCIAZIONI CONVENZIONATE CON IL SSP................................................................................................................... 71 6.16 ASSISTENZA AGGIUNTIVA PROTESICA E INTEGRATIVA. REVISIONE DEI LIVELLI DI ARRUOLAMENTO PER LA CONCEDIBILITÀ. ...................................................................................................................................... 72 RIORDINO DELLA ATTIVITÀ DI PREVENZIONE COLLETTIVA E SANITÀ PUBBLICA .................. 74 RAZIONALIZZAZIONE DEI FATTORI PRODUTTIVI E COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA SANITARIA.............................................................................................................................. 78 TABELLA DI SINTESI QUADRO FINANZIARIO.......................................................................... 83 TABELLA DI SINTESI QUADRO FINANZIARIO……………………………………………………………………… 85 Pagina 3 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 PREMESSA L’art. 3 della L.P. 10/2012 ha previsto l’adozione del “Piano di miglioramento della Pubblica Amministrazione” e ha disposto che le misure di razionalizzazione e riorganizzazione del sistema pubblico provinciale siano estese anche alle agenzie ed enti strumentali fra i quali l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari. Con deliberazione n. 1696 dd. 8 agosto 2012 la Giunta provinciale ha approvato il Piano di miglioramento della Pubblica Amministrazione per il periodo 2012-2016 nella quale sono individuati gli obiettivi di modernizzazione dell’intera amministrazione pubblica trentina con azioni dirette ad incrementare l’efficacia e l’efficienza delle prestazioni pubbliche, con particolare rilievo al tema della semplificazione dell’azione amministrativa in una logica di servizio al cittadino. Con le deliberazioni n. 2679 dd. 7 dicembre 2012 e 109 dd. 25 gennaio 2013 la Giunta provinciale ha fornito le specifiche direttive in ordine ai contenuti del Piano di Miglioramento 2013-2015 dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (di seguito indicato per brevità “Piano”) da predisporre entro il 28 febbraio 2013. Il Piano è redatto sulla scorta delle indicazioni fornite dall’Assessorato alla Salute e Politiche Sociali e in coerenza al Programma di Sviluppo Strategico, al Programma di Attività 2013 e al quadro dei finanziamenti all’APSS indicati nella deliberazione n. 2679/2012 ed è strutturato con riferimento ai livelli dell’assistenza ospedaliera, territoriale, preventiva e di razionalizzazione dei fattori produttivi anche attraverso misure di efficientamento dei processi operativi. Al fine di garantire il governo dei processi previsti per il perseguimento, con coerenza ed efficacia, degli obiettivi del presente Piano di Miglioramento e del Piano di Sviluppo Strategico 2013-2015, dovrà essere attivata una specifica funzione di supporto al Consiglio di Direzione con compiti di sostegno, coordinamento e guida nelle diverse azioni che si renderanno necessarie. Nell’ultima parte del Piano sono altresì formulate ipotesi di intervento sulle compartecipazioni alla spesa sanitaria da parte dei fruitori dei servizi secondo il criterio di equiparazione ai livelli presenti nelle altre Regioni italiane. Tali interventi sono da attivare nel corso del prossimo anno a supporto delle azioni di riduzione dei costi al fine di rendere compatibili i livelli di erogazione dei servizi secondo il presente Piano all’ammontare degli stanziamenti sul Fondo sanitario provinciale e sul Fondo per l’assistenza integrata. In alternativa potrebbe essere valutato un intervento di rimodulazione dei livelli di assistenza aggiuntiva attualmente garantiti ai cittadini trentini (odontoiatria, prestazioni aggiuntive, RSA ecc). Non sono ricompresi i maggiori oneri derivanti dall’attivazione delle nuove funzioni che in base alla delibera n. 2679/2012 sono finanziati da apposito fondo. Si rappresenta altresì che per talune iniziative il calcolo degli impatti finanziari è costituito da stime di massima che dovranno essere ulteriormente affinate nel corso dello sviluppo attuativo delle azioni e quindi gli esiti sul piano finanziario potranno subire delle variazioni anche per effetto di interdipendenze e vincoli di natura esterna al momento non puntualmente pianificabili. Pagina 4 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 RIORDINO DELLE FUNZIONI ASSISTENZIALI Va evidenziato preliminarmente che il finanziamento dell’APSS previsto per il triennio 2013-2015 introduce prospettive di consistente disinvestimento che, come si vedrà in seguito, obbligano ad adottare interventi anche strutturali sulla rete dell’offerta di servizi. Inoltre, a prescindere dai vincoli derivanti dalle necessità di razionalizzazione della spesa pubblica, e dato atto che la sostenibilità organizzativa costituisce un riferimento costante nei criteri per l’assunzione delle scelte e delle decisioni, vi sono altri elementi destinati a condizionare pesantemente nell’imminente futuro gli assetti organizzativi dell’offerta di servizi nell’APSS, ed in particolare: – la prevedibile evoluzione della situazione epidemiologica legata ad una popolazione sempre più anziana che obbliga a riorientare il baricentro del sistema di cure verso le cure primarie e le cure intermedie per la gestione delle patologie croniche; – la difficoltà, sempre più evidente, a reperire professionisti sanitari, in particolare medici specialisti, disponibili ad accettare incarichi nella realtà della nostra Provincia, specie per le sedi cosiddette “periferiche” (ospedali di rete); – la necessità di garantire livelli adeguati di sicurezza e di efficacia delle prestazioni erogate affrontando anche il tema della associazione tra volume di attività ed esiti clinici: il volume di attività rappresenta infatti una delle caratteristiche misurabili di processo che possono avere un rilevante impatto sull’esito dell’assistenza sanitaria, ed una associazione positiva tra volumi ed esiti, almeno per alcune classi di trattamento, è ormai riconosciuta da società scientifiche, studi di esito ed enti regolatori. Alla luce delle considerazioni che precedono, è necessario prevedere l'introduzione di elementi di innovazione relativamente all’offerta di servizi e alle strategie assistenziali che inevitabilmente si ripercuotono sulla configurazione dell’intera rete dei servizi, sia ospedalieri che territoriali. In questa ottica si rende necessario agire in particolare sulla rete ospedaliera attraverso interventi di adeguamento alle nuove esigenze e possibilità non moltiplicando i livelli assistenziali e con l'obiettivo di perseguire il migliore utilizzo delle risorse disponibili e di migliorare ulteriormente la qualità e la sicurezza degli interventi in acuzie garantendo nei diversi punti di erogazione livelli di competenza professionale adeguati rispetto all’attività richiesta ovvero attraverso una concentrazione della casistica complessa, delle tecnologie e delle competenze professionali e la diffusione delle buone pratiche. Anche nella realtà della Provincia di Trento si rileva che il principale strumento di risposta ai fabbisogni sanitari degli assistiti è costituito dal sistema di offerta ospedaliera, al quale si è affiancato un sistema particolarmente sviluppato ed esteso di offerta residenziale, rappresentata in massima parte da RSA (Residenze sanitarie assistenziali). Pagina 5 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Il sistema ospedaliero è piuttosto articolato e costituito per lo più da ospedali di dimensioni ridotte, il cui assetto organizzativo è sicuramente da rivedere dal punto di vista della qualità e della sicurezza delle prestazioni erogate, prima ancora che in termini di efficienza e funzionalità. L’ospedale riveste un ruolo determinante nel sistema dei servizi sanitari, ma deve essere collocato funzionalmente e organicamente in un contesto di forte interazione e integrazione con le altre parti del sistema sanitario: la rete ospedaliera e la rete dei servizi territoriali. Grande rilevanza assume inoltre la rete dei servizi di urgenza-emergenza che costituisce il trait d’union tra i due predetti ambiti, nonché l’elemento primario di risposta ai problemi di salute dei cittadini. Sul versante territoriale la rete delle strutture residenziali sanitarie registra una dotazione di PL rispetto alla popolazione servita di gran lunga superiore al dato delle altre realtà regionali, e rappresentano più una alternativa che una integrazione alla rete dei servizi deputati alla presa in carico domiciliare, con la conseguenza che spesso il paziente si trova ad essere inserito ad un livello assistenziale non appropriato rispetto ai propri bisogni. Emerge quindi forte la necessità di uno sviluppo della rete territoriale, anche disponendo di strutture più diversificate e meno costose, ma che sia in grado di prendere in carico i pazienti e di realizzare percorsi di cura utilizzando le sinergie con e tra i diversi erogatori di servizi per la in particolare per la gestione della cronicità e fragilità. Pagina 6 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 PROGRAMMA DI RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA La riorganizzazione del sistema ospedaliero provinciale si fonda su concetti di rete ospedaliera e di rete clinica, “entità” che realizzano l’assistenza attraverso la condivisione di percorsi clinico-assistenziali con l’obiettivo di fornire al cittadino prestazioni sanitarie di alta qualità e sicurezza, clinicamente appropriate ed efficaci. Il riferimento ospedaliero per i bisogni del cittadino non è più rappresentato da una unica struttura ma da una serie di ospedali in rete, in forte rapporto il rapporto con il territorio di riferimento. La qualità, la sicurezza e la sostenibilità economica, sono i principi che devono guidare il “riorientamento” degli Ospedali, attraverso la definizione di un volume minimo di attività, al di sotto del quale, per salvaguardare l’”accessibilità” del malato ai servizi, può venir meno il livello di qualità, sicurezza ed efficienza. Si possono quindi prefigurare: – diffusione capillare dei servizi di base che hanno casistica frequente – concentrazione negli ospedali di riferimento delle attività a maggiore “complessità” e casistiche meno frequenti, in rete con gli ospedali di distretto DATI DI OFFERTA OSPEDALIERA E DI UTILIZZO DEL RICOVERO L’APSS ha attualmente in gestione diretta sette ospedali (cinque presidi ospedalieri “di distretto” e gli ospedali di Trento e Rovereto). Concorrono al funzionamento del SSP sette strutture ospedaliere classificate e private accreditate (delle quali due destinate unicamente ad attività riabilitative e due di sola lungodegenza), alcune tradizionalmente vocate ad un’utenza extraprovinciale. L’attività delle strutture ospedaliere private si raccorda con quella svolta dalle strutture pubbliche in una logica di complementarietà sulla base degli accordi stipulati annualmente con l’Azienda. La rete ospedaliera dell’APSS è articolata su due livelli di impegno clinico-assistenziale: – il primo livello - livello ospedaliero di base - é costituito dagli ospedali di rete (Arco, Borgo Valsugana, Cavalese, Cles e Tione, precedentemente denominati ospedali di Distretto); questi presidi ospedalieri dispongono delle discipline cliniche e dei servizi di base e garantiscono anche l’assistenza specialistica ambulatoriale per la popolazione del relativo ambito territoriale ed, eventualmente, di altri ambiti limitrofi; – il secondo livello é rappresentato dagli ospedali di riferimento: l'Ospedale di Trento (cui “afferiscono” anche i presidi di Villa Igea e Villa Rosa) e l'Ospedale di Rovereto (che comprende anche il presidio ospedaliero di Ala) i quali, oltre ad assolvere per il territorio di competenza le funzioni di primo livello, garantiscono particolari funzioni ospedaliere specialistiche per l'intero ambito provinciale. Pagina 7 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Nell’ambito della anzidetta rete ospedaliera, l’Ospedale S. Chiara costituisce indubitabilmente il perno del sistema di alta specialità e di riferimento provinciale. Per sua natura, inoltre, esso si pone quale ospedale di coordinamento degli altri presidi ospedalieri ove vengono trattate patologie a minore intensità assistenziale. L’Ospedale S. Maria del Carmine di Rovereto, a sua volta, integra in talune specialità le funzioni di eccellenza del S. Chiara. Quanto agli aspetti di gestione, gli ospedali – sia di riferimento che di rete - sono gestiti privilegiando l’integrazione funzionale e strutturale delle unità operative, utilizzando, in un’ottica di efficienza organizzativa, strumenti quali le aree funzionali omogenee ed i dipartimenti. OFFERTA PROVINCIALE IN TERMINI DI POSTI LETTO OSPEDALIERI Di seguito viene rappresentata l’attuale dotazione di posti letto ospedalieri Dimensionamento dell’offerta ospedaliera (anno 2012) OSPEDALE O OSPEDALE DI TRENTO S Trento - S.Chiara P Trento - Villa Igea E Trento - Villa Rosa D totale H Trento A OSPEDALE ROVERETO L Rovereto SM d. C. I Ala totale H Rovereto A P Arco S Borgo S Cavalese 569 68 19 637 19 569 87 656 56 56 272 35 307 20 16 4 20 0 16 60 76 20 42 62 10 569 35 307 20 94 68 65 96 53 1.217 16 14 11 15 9 187 110 82 76 111 62 1.404 8 2 S.Camillo Villa Bianca Solatrix S.Pancrazio Eremo Regina Sacra Famiglia Totale privati 102 43 67 10 10 112 53 67 212 20 232 249 8 257 135 20 194 Totale APSS + privati 1.429 207 1.636 333 72 405 209 7 8 84 148 15 6 6 15 83 145 15 83 153 7 2 30 Pagina 8 di 84 64 8 637 35 60 732 292 35 42 77 327 42 369 102 68 65 96 53 1.301 18 14 11 15 9 251 120 82 76 111 62 1.552 115 45 112 83 145 135 20 655 10 10 28 125 55 112 83 153 135 20 683 1.956 279 2.235 292 272 Totale APSS 68 35 4 107 56 625 42 42 Cles Tione P R I V A T I p.l. acuti p.l. riabilitazione lungo p.l. totali ordinari diurni totale ordinari diurni totale degenza ordinari diurni totale 8 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Nella tabella sottostante viene rappresentato il n° di p.l. per mille abitanti relativo all’anno 2012, distinto per tipologia di ricovero e per ospedali APSS / convenzionati: Dotazione di posti letto ospedalieri in Provincia di Trento – anno 2012 Ospedali APSS Ospedali privati accreditati tasso* n. P.L. 1.000 ab. 232 0,43 257 0,48 194 0,36 683 1,28 tasso* n. P.L. 1.000 ab. 1404 2,63 148 0,28 15 0,03 1.567 2,94 Acuti riabilitazione lungodegenza totale * popolazione al 1.1.2012: dato provinciale tasso* n. P.L. 1.000 ab. 1.636 3,07 405 0,76 209 0,39 2.250 4,22 533.394 Standard di riferimento: 3,7 p.l. x 1.000 ab., comprensivo dello 0,7 x lungodegenza e riabilitazione Evoluzione dotazione posti letto ANNO 1999 2001 2004 ORD 2010 DH TOT ORD DH 2011 TOT ORD DH 2012 TOT ORD DH TOT p.l. TOT pl x 1000 ab 6,14 5,4 2.169 264 2.433 2.169 264 2.433 2.127 281 2.408 1.956 279 2.235 4,2 0,5 4,7 4,2 0,5 4,7 4 0,5 4,5 3,7 0,5 4,2 Utilizzo del ricovero da parte di residenti in Provincia di Trento Ricoveri di residenti in Provincia di Trento - ANNO 2011 Distretto EST EST EST EST EST OVEST OVEST OVEST OVEST OVEST CENTRO-NORD CENTRO-NORD CENTRO-SUD CENTRO-SUD CENTRO-SUD CENTRO-SUD TOTALE Ambito VALLE DI FIEMME PRIMIERO BASSA VALSUGANA ALTA VALSUGANA LADINO DI FASSA CEMBRA VAL DI NON VAL DI SOLE ROTALIANA PAGANELLA VAL D'ADIGE VALLE DEI LAGHI GIUDICARIE ALTO GARDA E LEDRO VALLAGARINA FOLGARIA, LAVARONE E LUSERNA nr. ricoveri in fuori Provincia Provincia TOTALE 3.019 710 3.729 318 1.209 1.527 4.633 728 5.361 7.954 958 8.912 1.254 533 1.787 1.758 150 1.908 7.218 1.056 8.274 2.695 329 3.024 4.194 584 4.778 1.072 181 1.253 19.283 2.394 21.677 1.689 178 1.867 5.821 985 6.806 7.997 1.404 9.401 15.285 2.138 17.423 692 84.882 Pagina 9 di 84 123 13.660 815 98.542 tasso osped x 1000 abitanti 187 150 195 169 179 168 210 193 163 255 179 176 180 192 195 179 185 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Standard di riferimento: 160 x 1.000 abitanti (di cui 25% x ricoveri diurni) I dati sopra riportati evidenziano che la Provincia di Trento ha intrapreso da tempo un percorso virtuoso di efficientamento della funzione ospedaliera, come emerge in particolare dalla progressiva riduzione delle dotazioni di posti letto, pur se tale riduzione ha interessato in via pressoché esclusiva le strutture ospedaliere pubbliche. Anche sul piano della dotazione di personale si può affermare che la situazione dell’APSS non presenta elementi di particolare criticità, come documentato, per quanto riguarda la dotazione di personale medico, dal report SIVEAS (Sistema nazionale di Verifica e controllo sull’Assistenza Sanitaria) dell’aprile 2012, dal quale emerge che la dotazione di personale medico in APSS in rapporto all’attività di degenza (giornate di degenza) risulta inferiore al dato medio nazionale. Peraltro dai medesimi dati emerge anche la conferma di un tasso di ospedalizzazione che, specie in alcuni ambiti territoriali, risulta ancora elevato rispetto alle indicazioni programmatiche nazionali, ed una dotazione di posti letto anch’essa superiore agli standard di riferimento per la post acuzie (riabilitazione e lungodegenza), ed è condizionato soprattutto dalla presenza di 4 strutture private accreditate dedicate a tali ambiti assistenziali. Sul piano organizzativo, un elemento di criticità della rete delle strutture ospedaliere dell'Azienda è rappresentato dal permanere di un modello di operatività che è uniforme nelle diverse strutture ospedaliere, indipendentemente dalla loro funzione e livelli di attività. Tale situazione limita, tra l'altro, la potenzialità della “rete” di poter valorizzare le competenze dei professionisti là dove necessario e “possibile”: una quota rilevante del fabbisogno di professionisti è infatti assorbita per il mantenimento la continuità dei servizi sulle 24 ore, esigenza questa che non sempre risponde a reali necessità assistenziali e che non può essere soddisfatta, se non con costi elevati, con la mobilità del personale. INTERVENTI DI RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA Gli aspetti principali su cui è necessario intervenire in via prioritaria per il miglioramento della rete ospedaliera riguardano in particolare: – revisione organizzativa della rete di erogazione delle attività ospedaliere per quanto riguarda la distribuzione della casistica, specie in ambito chirurgico; – razionalizzazione dei setting assistenziali delle attività ospedaliere; – ridefinizione della rete dei servizi dedicati all’area materno-infantile; – riorganizzazione delle rete dei servizi di riabilitazione; – revisione organizzativa dei servizi di diagnostica di laboratorio e di radiologia; – rideterminazione delle UU.OO. di degenza Pagina 10 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 – definizione delle funzioni e delle strutture organizzative dei diversi presidi ospedalieri; – consolidamento accreditate. del ruolo complementare delle strutture ospedaliere 1. Revisione organizzativa delle attività ospedaliere: distribuzione della casistica La semplice osservazione circa la dimensione della rete di offerta di chirurgia generale in ambito aziendale (n. 8 unità operative aziendali, alle quali si aggiungono le attività svolte da due strutture accreditate in Trento), se rapportata alla dimensione del bacino di utenza provinciale, è sufficiente per dar conto dell’esigenza di ripensare la funzione e l’organizzazione dei diversi ospedali, in particolare in ambito chirurgico. L’erogazione di attività chirurgica nei diversi punti della rete non può infatti prescindere dalla garanzia di adeguato expertise dei singoli operatori (che necessitano di casistica per mantenere il livello di competenza) e delle indispensabili competenze multidisciplinari e multiprofessionali per garantire la necessaria qualità e sicurezza delle cure; casistica, volumi, esperienza, aggiornamento continuo e possibilità di addestramento sono sempre più un bisogno della equipe clinica (chirurgo, anestesista, infermiere, ecc.) ma anche della organizzazione allargata del presidio nel suo complesso, andando ad includere la problematica dei servizi di supporto (diagnostica, terapie intensive, attrezzature, …). Si procederà pertanto alla ridefinizione e al dimensionamento della rete assistenziale ospedaliera in rapporto ai bacini di utenza ed agli standard di volume minimo di attività e di soglia di rischio e di esito. A tal fine, tenuto anche conto del contesto facilitante costituito dal sistema articolato ed interconnesso di rete ospedaliera nel quale sono organicamente inserite le strutture ospedaliere dell’APSS, la casistica ad alta complessità, soprattutto chirurgica, confluirà su ospedali di riferimento che concentrino la tecnologia e le competenze di elevata specializzazione in riferimento ad un bacino geografico e di popolazione “ottimale”. In particolare è da prevedersi: – la ridefinizione del percorso diagnostico terapeutico del paziente chirurgico concentrando l’attività chirurgica oncologica e laparoscopica presso gli ospedali di Trento, Rovereto e Cles, decentrando parte della restante attività chirurgica nelle strutture spoke; – la revisione del percorso diagnostico terapeutico del paziente ortopedico con l’individuazione di specifici mandati specialistici per ciascuna struttura ospedaliera, anche con riguardo all’andamento stagionale dell’attività traumatologica; – il funzionamento sulle 24 ore per 7 giorni alla settimana dei blocchi operatori degli ospedali di riferimento Trento, Rovereto, Cles sui quali accentrare le Pagina 11 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 urgenze provenienti dagli ospedali spoke (salvo situazioni particolari di domanda, es. connessa ad esigenze stagionali): tale assetto sarà rinforzato con l’attivazione a Trento di una funzione chirurgica dedicata h 24 all’urgenza maggiore, e con l’ormai imminente attivazione del servizio di trasporto secondario con eliambulanza anche nelle ore notturne; L’impatto stimato di tale misura è di circa 80-100 casi/anno presso l’Ospedale di Trento e 40-50 casi/anno presso l’Ospedale di Rovereto: volumi che risultano assolutamente sostenibili dall’organizzazione di tali ospedali; – lo sviluppo del modello organizzativo day/week surgery nei presidi ospedalieri di Cavalese, Borgo Valsugana, Arco e Tione; – l’adozione del modello di day surgery unificato provinciale prevedendo il decentramento della patologia chirurgica meno complessa; – la revisione dell’organizzazione dell’attività di sala operatoria ed il puntuale monitoraggio del loro utilizzo. Tale impostazione organizzativa consentirà di rivedere l’assetto delle funzioni chirurgiche secondo criteri di maggiore efficacia, sicurezza ed efficienza, con minore fabbisogno di personale che potrà compensare, almeno parzialmente, il blocco del turn over nelle UU.OO. interessate (scheda OSP01 - “Attività Chirurgica”). 2. Razionalizzazione dei setting assistenziali delle attività ospedaliere Un ulteriore elemento sul quale è necessario agire per recuperare efficienza nella gestione delle strutture ospedaliere è quello riguardante l’organizzazione della funzione di degenza, ovvero dei setting assistenziali. Dovranno pertanto essere valutate in primo luogo le reali esigenze di copertura temporale delle attività, anche attraverso l’individuazione delle attività che possono essere organizzate in maniera non continuativa (modello day e week hospital). Sarà inoltre adottato in maniera diffusa e uniforme il modello di area funzionale omogenea, articolato negli ospedali di rete in area medica e area chirurgica, mentre negli ospedali di riferimento si articolerà in area medica, chirurgica e specialistica. La attivazione di tali aree di coordinamento risponde alla esigenza di assicurare efficace integrazione e collaborazione tra strutture affini, con uso in comune delle risorse, sia umane che strumentali, con il superamento del concetto di “reparto” attraverso modalità di lavoro che vedano, da una parte, l’approccio del clinico incentrato sul percorso del malato e, dall’altra, un nuovo modello di assistenza infermieristica rapportata all’intensità di cura e che introduca funzioni e operatività innovative. La istituzione delle aree di coordinamento rappresenta pertanto una scelta organizzativa con i seguenti specifici obiettivi: Pagina 12 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 – favorire lo sviluppo professionale e la formazione continua degli operatori; – migliorare la assistenza, calibrandola sui bisogni dei pazienti in una logica di graduazione dell’intensità assistenziale; – promuovere l’appropriatezza nella gestione delle attività di degenza ed ambulatoriale; – favorire l’uso coordinato e integrato delle risorse professionali, tecnologiche e logistiche; – assicurare la gestione unificata delle attività di pre-ricovero e dimissione; – garantire la gestione unificata delle attività amministrative; – perseguire l’omogeneizzazione della documentazione sanitaria; – sostenere i processi di autorizzazione e accreditamento È inoltre da tenere in considerazione la necessità di un ricorso più appropriato al ricovero ospedaliero, in particolare sviluppando ulteriormente le modalità assistenziali alternative al ricovero. Negli ultimi anni si è assistito a una rilevante riduzione del tempo di degenza nelle strutture ospedaliere, favorita dallo sviluppo delle forme di ricovero diurno (day hospital e day surgery). Tale modalità assistenziale risponde sia a esigenze dell’utenza sia a necessità organizzative di maggiore appropriatezza nell’uso delle risorse, che comportano una progressiva contrazione dello spettro delle condizioni cliniche che possono ancora giustificare un ricovero prolungato. Inoltre il passaggio a tale modalità assistenziale sarà reso assolutamente sicuro dal punto di vista dell’utenza dal momento che è ormai in dirittura di arrivo l’attivazione del servizio di trasporto secondario con eliambulanza anche nelle ore notturne. In molte realtà è stato introdotto anche un nuovo modello assistenziale di tipo ambulatoriale, denominato "day service", pensato per pazienti che necessitano di prestazioni diagnostiche e terapeutiche non complesse e presentano condizioni cliniche tali da non rendere necessario il ricorso al ricovero. Queste diverse tipologie di erogazione di servizi (cosiddetta day care) hanno bisogno dell’integrazione e del forte sviluppo della rete territoriale dei servizi sanitari e socio -sanitari (Residenze Sanitarie Assistite, Assistenza Domiciliare, ecc.) per garantire un’effettiva continuità assistenziale, in un'ottica d’integrazione Ospedale – Territorio. Tale modalità risulta particolarmente appropriata nella gestione ambulatoriale di percorsi diagnostico- terapeutici per la gestione delle patologie croniche, ed altresì per consentire l’erogazione anche al di fuori del regime di ricovero di talune attività storicamente svolte in degenza (come l’erogazione di alcune prestazioni chirurgiche o la presa in carico di talune situazioni in ambito materno infantile) le quali richiedono un complesso di prestazioni che necessitano di una gestione unificata. Si prevede entro il 2013 la definizione e lo sviluppo in tutte le strutture ospedaliere del Day Service ambulatoriale per alcune patologie croniche a maggiore diffusione. (scheda OSP02 - “Day Service” e OSP03 – “Degenza Ospedaliera”). Pagina 13 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 3. Ridefinizione della rete dei servizi dedicati all’area materno-infantile Percorso nascita È questa un’area assistenziale particolarmente critica in ragione delle aspettative della popolazione e per le oggettive condizioni di rischio intrinseco connesse alle procedure di assistenza al parto. Su questo argomento (evento parto) si confrontano valutazioni tecniche, economiche, politiche e sociali, spesso divergenti. Sotto il profilo meramente sanitario è noto che i requisiti di sicurezza e qualità indicati a livello nazionale e internazionale prevedono una soglia minima di attività di almeno 500 parti all’anno per punto nascita e che i recenti orientamenti tendono a spostare tale soglia minima a 1.000 parti. Peraltro affrontare la questione dei punti nascita semplicemente sulla base dell’antinomia tra mantenimento o chiusura sotto una certa soglia di attività, anche se posta in una ottica di garanzia di sicurezza per partorienti e nascituri, risulta limitante e forse anche fuorviante. Come è stato evidenziato in un recente documento approvato dal Dipartimento materno infantile dell’APSS, “il punto centrale, più importante e critico per l’attività ostetrica sul territorio provinciale è la capacità da parte di tutte le UU.OO. di assicurare un idoneo e omogeneo livello di sicurezza. Sicurezza sia sul versante clinicoassistenziale, nei confronti della paziente e del nascituro, che su quello degli operatori sanitari, i quali devono essere messi in grado di lavorare in un contesto organizzativo che riduca al massimo le possibilità di errore e che risponda al concetto della massima sicurezza tecnicamente praticabile”. Pertanto la gestione della madre e del neonato, deve associare la sicurezza e la qualità delle cure all’esigenza di rivedere il percorso nascita in un’ottica di maggior garanzia della fisiologia degli eventi legati al parto ed al puerperio. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di garantire la qualità e la continuità delle cure nell’intero percorso nascita, riservando le cure non invasive alla grande parte delle gravidanze a basso rischio e identificando adeguatamente e monitorando la quota di gravidanze ad alto rischio. Questo modello può essere ottenuto attraverso la realizzazione di una rete provinciale territorio-punto nascita-territorio, che operi utilizzando protocolli e procedure condivise, con il contributo di tutti i protagonisti: consultori, ostetriche, pediatri del territorio, medici di medicina generale oltre naturalmente al personale operante nei punti nascita. Una riorganizzazione della rete di assistenza ospedaliera alla nascita e al neonato può essere facilitata dall’attuale assetto in rete delle strutture ospedaliere dell’APSS, ma necessita di una sistematica collaborazione fra strutture con competenze assistenziali differenti (I°- II° livello) e deve essere guidata dal principio della centralizzazione delle gravidanze a rischio: presso i punti nascita di I livello, cioè degli ospedali ex distretto, Pagina 14 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 deve essere assicurato l’espletamento dei soli parti “fisiologici” in esito di gravidanze fisiologiche, meglio se inseriti in un contesto di “umanizzazione del parto” che le piccole strutture sono forse maggiormente in grado di assicurare, mentre i parti con evidenze o previsione di possibili complicazioni (gravidanze a rischio) devono essere indirizzati, con idonee modalità di trasporto protetto, presso i centri di riferimento (Trento e Rovereto). L’attenzione va quindi posta a tutto il percorso della gravidanza, rispetto al quale l’evento parto costituisce il momento finale ed il cui potenziale di rischio è direttamente correlato alla qualità e continuità di assistenza assicurata nel corso della gravidanza. Risulta pertanto prioritario procedere alla revisione del percorso nascita intra ed extra ospedaliero, sviluppando la presa in carico della gravidanza fisiologica da parte delle Ostetriche (“midwife-led model”, proposto dalla Linea guida “Gravidanza fisiologica” predisposta nell’ambito del “Sistema nazionale per le linee guida”). Un tale approccio consentirebbe di individuare precocemente le gravidanze con un qualche profilo di rischio da inviare ad un livello assistenziale qualificato, e potrebbe assicurare una effettiva e continuativa presa in carico in loco dell’intera gravidanza fisiologica. In un siffatto contesto anche la scelta di una struttura in cui partorire diverso dall’ospedale più vicino – individuato sulla base standard di qualità e sicurezza del parto che un centro garantisce e non in ragione della vicinanza geografica - rappresenterebbe con ogni probabilità una opportunità e una scelta naturale, e non una deprivazione di servizi. In questa prospettiva si rendono necessarie sia iniziative formative per il personale sanitario coinvolto, ma anche iniziative per una corretta informazione alle donne e alle famiglie potenzialmente interessate. In termini organizzativi, il modello midwifery-led richiede la disponibilità sul territorio di un numero adeguato di ostetriche, e la sua adozione comporterà un significativo investimento in termini di risorse umane aggiuntive, salvo possibilità di recupero attraverso azioni di riorganizzazione. Contestualmente verranno mantenute le iniziative già avviate per il monitoraggio degli standard di qualità dell’assistenza (quale l’audit sul taglio cesareo, il programma BFH – Baby Frendly Hospital) e incrementate altre iniziative per il miglioramento dell’assistenza al parto (in particolare con l’estensione della parto-analgesia e iniziative di formazione/addestramento sulle emergenze connesse al parto). Assistenza pediatrica La funzione ospedaliera di Pediatria è attualmente così articolata: – U.O. di Pediatria della Struttura Ospedaliera di Trento che gestisce anche le funzioni pediatriche presso la struttura ospedaliera di Cavalese; – U.O. di Pediatria della Struttura Ospedaliera di Rovereto che gestisce anche le funzioni pediatriche presso le strutture ospedaliere di Arco e Tione; Pagina 15 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 – U.O. di Pediatria della Struttura Ospedaliera di Cles; – U.O. di Neonatologia della Struttura Ospedaliera di Trento che gestisce anche il Servizio Trasporto Emergenza Neonatale (STEN). Detta organizzazione presenta elementi di criticità legate principalmente a: difficoltà di garantire la continuità assistenziale e la specifica competenza del personale medico soprattutto nelle strutture periferiche, difficoltà crescente nel reperire personale medico pediatra disponibile ad accettare incarichi - sia a tempo indeterminato che a tempo determinato - presso le nostre strutture, specie quelle periferiche, forte disomogeneità territoriale ed organizzativa. Anche le iniziative intraprese dall’Azienda per garantire il sostegno alle realtà periferiche da parte del personale medico dell’ospedale di Trento e Rovereto non possono sopperire in toto all’indisponibilità di specialisti negli ospedali di valle. Va inoltre tenuto conto della difficoltà di mantenere nel tempo adeguata professionalità nei Dirigenti Medici pediatri delle strutture periferiche, per la limitata casistica e per l’ impossibilità ad operare in equipe. Alla luce di queste considerazioni si rende necessario procedere ad una riorganizzazione in termini complessivi e sinergici delle attività pediatriche ospedaliere. Pagina 16 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 4. Riorganizzazione delle rete dei servizi di riabilitazione La rete riabilitativa in Provincia di Trento risulta molto complessa ed articolata, con un’ampia gamma di offerta di prestazioni erogate nei diversi setting: – ricovero – day hospital – ambulatoriale – residenziale e semiresidenziale. Si è già evidenziato che la dotazione di posti letto accreditati di degenza ospedaliera post acuzie, in particolare per quanto riguarda la funzione riabilitativa, risulta eccedente rispetto alle indicazioni del Patto per la salute 2010-2012, pur dovendosi evidenziare che la quota preponderante delle prestazioni di riabilitazione in regime di ricovero è svolta da strutture private accreditate ed è in buona parte erogata in favore di pazienti provenienti da fuori Provincia. Tenuto conto della attuale dotazione di posti letto ospedalieri dedicati alla riabilitazione e della dislocazione territoriale degli stessi, si rendono necessari interventi di razionalizzazione, finalizzati a ricondurre la dotazione complessiva entro gli standard nazionali ed anche a riequilibrare l’offerta di riabilitazione ospedaliera tra le diverse zono territoriali. Alla luce di quanto sopra, la “revisione” dell’offerta di prestazioni riabilitative di rete provinciale in un’ottica di appropriatezza deve essere focalizzata in particolare sui seguenti obiettivi: – riduzione posti letto di ricovero ordinario di riabilitazione, con riconversione di attività di ricovero ad attività in regime diurno ambulatoriale “complesso” al fine di rientrare nei parametri di p.l. fissati a livello nazionale; – concentrazione delle attività complesse (in ricovero ordinario e day hospital e ambulatoriali) in due Poli nella Provincia (Villa Rosa e Arco); – definizione delle funzioni da assegnare alla nuova struttura Villa Rosa di Pergine ed alle altre strutture che erogano attività riabilitativa; – revisione delle prestazioni riabilitative erogabili all’interno dei LEA e ripensamento dei tanti punti di erogazione di prestazioni in regime diurno al fine di garantire l’accessibilità alle prestazioni non complesse per il cittadino (con particolare attenzione alle fasce “fragili”) e, al tempo stesso, evitare la sovrapposizione di offerta. La necessità di riduzione dei posti letto può trovare riscontro anche nell’ambito della rete di riabilitazione ospedaliera dell’APSS, con i seguenti interventi: – cessazione della funzione di riabilitazione ospedaliera (cardiologica e motoria) presso il presidio di Ala, con riconversione in attività di tipo ambulatoriale e residenziale; Pagina 17 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 – cessazione della funzione di riabilitazione ospedaliera (motoria e respiratoria) e della funzione di lungodegenza presso il presidio ospedaliero di Arco prevedendo il potenziamento delle attività ambulatoriali e valorizzando il supporto delle funzioni di lungodegenza svolte dalle strutture private accreditate; – riduzione della funzione di riabilitazione (ortopedica e neurologica) in regime di ricovero presso l’ospedale di Rovereto. Il recupero di personale che ne potrebbe conseguire compenserebbe il personale necessario per sostenere le funzioni del Nuovo Villa Rosa e per il potenziamento dell’attività distrettuale. Il “nuovo” Villa Rosa dovrà caratterizzarsi per un ruolo di riferimento provinciale destinato in particolare a garantire le seguenti funzioni: – neuro riabilitazione di livello provinciale per i pazienti mielolesi e per le persone con gravi cerebro lesioni acquisite (GCA); – neuro riabilitazione di livello provinciale per gli ictus gravi e profondi che, pur senza perdita di coscienza, presentano percorsi lunghi e complessi di recupero; – neuro riabilitazione post acuzie per altre patologie come quelle infiammatorie e altri rari casi ( s. Guillian Barrè, SLA per esempio) o in occasione di eventi acuti su pazienti con gravi disabilità come l’ambito di ortopedia nella grave disabilità, o per interventi di chirurgia plastica ricostruttiva di lesioni da pressione; – riabilitazione dell’ictus medio grave dell’area nord del Trentino che richieda un intervento di tipo intensivo e dei politraumi in fase di avvio al carico; – assessment della funzione vescico-sfinteriale dei neuro pazienti; – nucleo di 6 posti di persone con SV o MR tipologia NAMIR – ricerca clinica applicata (con CERIN, CIMEC e Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento); – riabilitazione cardiologica in regime di day service. L’U.O. Riabilitativa 2 di Trento (senza posti letto) copre il fabbisogno specialistico ambulatoriale di fisiatria del Distretto centro nord (compreso il Centro per i Servizi Sanitari di Trento) e dei Distretti Est e Ovest. L’U.O. Riabilitativa 3 (in prospettiva senza posti letto) copre il fabbisogno in regime di day service riabilitativo ed ambulatoriale del Distretto Centro-Sud, con sedi di erogazione a Rovereto, Ala, Arco e nelle sedi distrettuali collegate. Ulteriori aspetti dell’attività riabilitativa passibili di revisione attengono a: – revisione dei tanti punti di erogazione di prestazioni in regime diurno attraverso: Pagina 18 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 – o garanzia di accessibilità alle prestazioni non complesse per il cittadino (con particolare attenzione alle fasce “fragili”) considerando il numero di prestazioni ottimale da garantire per il bacino di’utenza di riferimento (circa 1 prestazione/abitante/anno) o accorpamento o soppressione “doppioni” sviluppo ambiti riabilitativi poco “coperti” o sviluppo della riabilitazione domiciliare o ridefinizione delle modalità di presa in carico globale del malato nelle varie fasi del percorso terapeutico – riabilitativo in un continuum assistenziale o integrazione con i servizi sociali al fine di favorire la partecipazione sociale da parte della persona con disabilità attraverso i Distretti/PUA. (scheda OSP04 - “Riabilitazione”) 5. Revisione organizzativa dei servizi di diagnostica di laboratorio e di radiologia Riorganizzazione servizi di diagnostica di laboratorio secondo il modello Hub & Spoke: La crescente necessità di contenere i costi nei processi di produzione delle prestazioni sanitarie impongono una accelerazione del processo di revisione organizzativa delle attività di laboratorio, revisione che risulta favorita e sostenuta anche dall’evoluzione tecnologica che si è registrata in questo settore negli ultimi anni. Lo sviluppo tecnologico ha peraltro seguito indirizzi per certi versi divergenti: infatti, mentre nei grandi e medi ospedali si andavano sviluppando Laboratori Centralizzati con analizzatori multipli collegati su catene robotizzate ad altissima produttività, in molte terapie intensive e nei reparti di diagnosi specialistica si andava, invece, consolidando l'utilizzo di piccoli analizzatori con ridotta produttività analitica, facili da usare e da trasportare. Si tratta di strumentazioni (analizzatori da banco di piccole dimensioni o addirittura portatili) in grado di eseguire, al letto del paziente, test analitici di qualità comparabile a quello dei Laboratori Centralizzati con il vantaggio di essere gestiti da personale non di laboratorio. Questo nuovo tipo di attività analitica, eseguita laddove il paziente è curato, definisce concettualmente il cosiddetto POCT (Point Of Care Testing) inteso come un sistema che opera in ambito di rete definendo lo stesso come un laboratorio senza mura e che rientra nella gestione del laboratorio di riferimento. L’evoluzione tecnologica rende possibile e sicura ormai l’esecuzione decentrata dei test e può rappresentare una scelta integrativa e integrata delle attività solitamente svolte nel laboratorio tradizionale ma con maggiore flessibilità e tempi di risposta notevolmente ridotti. La recente attivazione presso l’ospedale di Trento di una catena analitica di grande capacità e ad elevata automazione consente la realizzazione di un assetto organizzativo delle attività di diagnostiche patologia clinica secondo un modello Pagina 19 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 “hub & spoke”, con l’accentramento dell’attività routinaria sul laboratorio centrale; per i laboratori più piccoli (spoke) incardinati in strutture ospedaliere è da prevedersi generalmente la funzione di laboratori di urgenza, o meglio, di laboratori a risposta rapida (LRR). In questo senso dovrà orientarsi il completamento della razionalizzazione della distribuzione delle attività analitiche all’interno dell’APSS con l’eliminazione eventuali “doppioni” e integrazione per le attività “omogenee” anche con i Servizi Immunotrasfusionale e di Anatomia Patologica (che manterranno naturalmente le loro peculiarità). Il passaggio alla struttura organizzativa finale avverrà attraverso fasi intermedie graduali, in particolare una fase in cui i laboratori di minori dimensioni saranno rapidamente strutturati come LRR e l’attività di elezione qui effettuata sarà trasferita al centro hub; contemporaneamente potrà avvenire la riorganizzazione delle strutture specialistiche anche attraverso il consolidamento di attività oggi parcellizzate e l’integrazione con gli altri Servizi. Ulteriori passaggi intermedi che vedranno progressivamente ridurre i carichi di lavoro periferici a favore dell’ hub, potranno essere programmati anche in base alla contrazione delle risorse ed al turn-over del personale fino ad arrivare alla organizzazione a regime che, anche sulla scorta delle numerose positive esperienze sia nazionali che internazionali, si completerà con l’attivazione di POCT nelle strutture spoke. (scheda OSP05 - “Servizi Diagnostici Laboratorio”) Riorganizzazione dei servizi di Radiologia: Anche l’attività di diagnostica per immagini svolta nelle strutture aziendali necessita di un ridisegno della funzione e dell’organizzazione, allargando il contesto operativo dal singolo ospedale ad un sistema più articolato di rete ospedaliera che tenga conto delle indicazioni circa standard qualitativi strutturali tecnologici e quantitativi definiti dal ministero della salute. La casistica sarà distribuita fra le strutture di erogazione con riferimento: – ad un bacino geografico/demografico ottimale; – alla tecnologia ed alle competenze adeguate; – a standard predefiniti ed uniformi di efficienza operativa. In particolare per l’ambito della diagnostica per immagini si prevede di avviare una revisione più complessa e significativa dell’attuale assetto, orientata alla riduzione del numero di unità operative (da 8 a 6) ed affidamento di un doppio mandato, territoriale e per funzione diagnostica multizonale, seguendo una linea di indirizzo strategico basata sui seguenti presupposti: – gerarchia degli ospedali in base all’intensità di cura; – centralizzazione delle urgenze; Pagina 20 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 – ruolo di supporto degli ospedali di distretto nella logica di utilizzo efficiente delle strutture disponibili (soprattutto per attività a ciclo diurno). Fissata la dotazione base della struttura ospedaliera di distretto, per quanto concerne l’organizzazione della rete radiologica si ritiene opportuno procedere ad una riorganizzazione basata sia sulla territorialità, sia sulla clinical competence e formazione del personale, sia sul dimensionamento delle equipe mediche in termini di efficienza operativa. La riorganizzazione prefigura il passaggio dalle attuali 8 unità operative (di cui 7 di tipo generalista, agganciate ognuna ad una struttura ospedaliera oltre alla Senologia) ad un nuovo modello che prevede 4 unità operative generaliste articolate per ambito territoriale (Distretti Centro-sud, Ovest, Est, Centro-nord) e 2 unità operative provinciali ad indirizzo specialistico (Senologia e Neuroradiologia) con sede a Trento. (scheda OSP06 - “Servizi Diagnostici - Radiodiagnostica”) Pagina 21 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 6. Definizione delle funzioni e delle strutture organizzative dei diversi presidi ospedalieri Gli elementi che definiscono le caratteristiche del moderno ospedale per acuti sono: – la stratificazione per complessità della casistica trattata e la conseguente organizzazione della struttura secondo una logica di intensità assistenziale e di utilizzo integrato delle risorse, ivi compresi i posti letto nelle aree omogenee; – la concentrazione di tecnologie ad alta complessità ed alto costo e delle competenze specialistiche per ottimizzare l’uso delle risorse e per assicurare adeguati volumi di attività per le prestazioni più complesse, tenuto conto che questa risulta essere una necessità ben documentata per assicurare esiti di qualità; – l’ampliamento dei regimi di assistenza ospedaliera alternativi al ricovero ordinario; – il potenziamento/riorganizzazione dei servizi di emergenza-urgenza e l’attivazione dell’Osservazione Breve per permettere, nelle Unità Operative di degenza per acuti, un adeguato rapporto tra ricoveri programmati e ricoveri urgenti; – il potenziamento dei servizi di diagnostica per soddisfare in modo appropriato e con immediatezza i bisogni dell’utenza interna ospedaliera, ed anche per contrastare il fenomeno delle lunghe liste di attesa dei pazienti esterni; – la riduzione dei PL di degenza ordinaria per acuti conseguente allo sviluppo degli interventi di riorganizzazione delle aree di degenza; – il modello operativo fondato sulla logica di reingegnerizzazione dei processi assistenziali, in stretta connessione con il macrolivello territoriale, per garantire la continuità di assistenza al paziente e l’uso appropriato delle risorse; – lo sviluppo delle funzioni di ricerca, di didattica e di formazione continua del personale. A queste considerazioni circa l’evoluzione in atto della funzione ospedaliera si aggiungono altre considerazioni circa l’evoluzione dei bisogni di salute della popolazione. La caratterizzazione delle nuove patologie ed il prolungamento dell’età media impongono di affrontare in modo nuovo e qualificato le esigenze che derivano dalle condizioni di cronicità, polipatologia, e disabilità, destinate a aumentare progressivamente nei prossimi anni, garantendo: – la continuità e la qualità dell’assistenza nel lungo periodo; – l’appropriatezza dei regimi assistenziali offerti (ricovero, ambulatoriale, residenza, semiresidenza, domicilio, etc.); – il decentramento della risposta, che favorisca il permanere del soggetto nel proprio contesto sociale; – l’integrazione socio-sanitaria. Pagina 22 di 84 specialistica PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Per i piccoli ospedali esiste una difficoltà oggettiva a garantire i requisiti necessari per gestire in sicurezza le situazioni di complessità clinica. I limitati bacini di utenza per tipologia e numerosità della casistica trattata, infatti, non permettono di assicurare nel tempo il perfezionamento/mantenimento dell’expertise (livello professionale) dei professionisti ed il raggiungimento di quei livelli necessari a minimizzare i rischi per i pazienti e per gli stessi operatori. Inoltre la gestione di situazioni complesse implica anche dotazioni strumentali e tecnologiche che, in ragione del costo di acquisizione e di esercizio, devono necessariamente essere concentrate in pochi centri di riferimento. Per i piccoli ospedali occorre prevedere quindi lo sviluppo di una duplice integrazione: una verso gli ospedali maggiori, l’altra verso le funzioni assistenziali distrettuali e quindi verso la salvaguardia del patrimonio storico rappresentato da questi presidi per le rispettive comunità locali. Tali presidi hanno sempre ricoperto una funzione di servizio assistenziale più ampio di quello strettamente ospedaliero, essendo anche un’importante risorsa per l’economia locale. La riconfigurazione dell’offerta dei piccoli ospedali, che prevede la garanzia di prestazioni di ricovero e ambulatoriali fortemente integrate con le attività territoriali e domiciliari, è una scelta strategica che porterà allo sviluppo di una rete di servizi diffusi sul territorio. Servizi che andranno a soddisfare i bisogni emergenti e multidimensionali delle popolazioni che formano il bacino di utenza dell’ospedale di rete. Il Servizio Ospedaliero Provinciale è lo strumento finalizzato a massimizzare le sinergie tra gli ospedali attraverso il coordinamento in una unica rete secondo criteri di sussidiarietà ed efficienza. L’obiettivo è quello di modellare una rete ospedaliera integrata nelle funzioni, con competenze differenziate, impostata sul modello “hub & spoke”, con strutture ospedaliere di riferimento per procedure ad alta complessità (pazienti ad elevata necessità assistenziale, sia iniziale che evolutiva) e strutture ospedaliere deputate all’erogazione di cure a minore complessità o alla prosecuzione di cure che non richiedano ulteriore permanenza del paziente nell’area di erogazione della prestazione di alta complessità. Un simile modello organizzativo rende possibile un migliore utilizzo delle risorse disponibili, nel rispetto dei criteri di equità, tempestività, sicurezza e qualità delle cure. Per quanto concerne la gestione delle situazioni di urgenza/emergenza, la rete integrata di ospedali, configurata in un modello “hub & spoke” già presente nella organizzazione di alcune regioni, prevede i seguenti elementi di indirizzo: – specializzazione; – efficienza tecnica; – concentrazione della casistica; – tempestività di invio agli ospedali hub in una logica di modello a rete, di distribuzione territoriale dei centri e di definizione delle relazioni funzionali fra i centri della rete. Pagina 23 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 I requisiti di casistica da perseguire per tutti i centri spoke devono essere rappresentati da una casistica sufficiente al mantenimento dei livelli di competenza (competence clinica delle equipe). La rete ospedaliera trentina segue una linea di indirizzo strategico, in un quadro di recupero di efficienza organizzativa e di incremento degli standard di qualità e sicurezza, basata sui seguenti presupposti: – gerarchia degli ospedali della rete in base alla capacità di cura (secondo il modello “hub and spoke”); – centralizzazione delle urgenze; – decentramento delle attività di base nelle strutture ospedaliere di distretto e supporto agli ospedali di riferimento di Trento e Rovereto. L’ospedale di distretto, che rappresenta nel sistema ospedaliero trentino il centro “spoke”, è pertanto organizzato in base all’impegno assistenziale cui è chiamato all’interno della rete nel rispetto degli elementi sopra evidenziati ed in una logica di sostenibilità economica e di complementarietà/integrazione con gli ospedali di riferimento (Trento e Rovereto) Le strutture ospedaliere spoke nell’ambito della rete provinciale devono disporre delle seguenti funzioni: – pronto soccorso (integrato nell’area medica dell’ospedale e integrato funzionalmente con il servizio di emergenza sanitaria territoriale - 118) con osservazione breve; – funzione di degenza ordinaria e diurna – funzione di medicina generale orientata alla gestione di definite condizioni di acuzie e subacuzie e alla gestione, in integrazione con l’assistenza primaria, delle condizioni di cronicità; – funzione chirurgica espletabile in regime di Day Surgery (chirurgia diurna senza ricovero), One Day Surgery (chirurgia diurna con ricovero di un giorno) od ambulatoriale, comunque in articolazione programmata con poli ove si esplicano attività di medio –alta complessità; – specialistica ambulatoriale e day service (servizi ambulatoriali organizzati per erogare prestazioni ambulatoriali complesse concentrate in una giornata); – servizi di dialisi; – diagnostica di laboratorio – diagnostica radiologica – attività trasfusionale quale articolazione delle funzioni del SIT con frigoemoteca per conservazione sacche per emergenza e per interventi programmati; – attività di raccolta sangue; – prestazioni di riabilitazione; Pagina 24 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 – anestesia; – funzione di continuità assistenziale (sul modello dell’ospedale di comunità cogestito con i medici di medicina generale); – direzione. La funzione chirurgica degli ospedali di rete dovrà pertanto orientarsi su attività di elezione o di urgenza programmabile in fascia oraria diurna, in regime di Day surgery, week surgery o ambulatoriale. Tale riorientamento dell’attività chirurgica dovrà essere supportato dall’attivazione della osservazione breve di PS e da un adeguato assetto operativo del sistema di trasporti sanitari secondari. Pagina 25 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 7. Funzioni, organizzazione e strutture della struttura ospedaliera di distretto. Funzioni organizzazione Strutture Ricovero ordinario e diurno degenze adeguate articolate in aree articolate in area medica ed area chirurgica, comprendente sia posti letto ordinari che diurni. attività clinica di pronto soccorso sia medica che chirurgica in locali adeguati ed attrezzati per la osservazione breve. La equipe medica operante in pronto soccorso afferisce all’area funzionale medica dell’ospedale. La competenza chirurgica è di regola garantita h. 24. dotazione di equipe radiologica medica e tecnica nella fascia oraria diurna, disponibilità di un tecnico reperibile nella fascia oraria notturna e festiva con teleradiologia associata. Almeno 1 medico presente nella fascia oraria diurna 8,00/17,00 Esami programmati inviati al laboratorio centrale ed esecuzione in loco di esami selezionati per le urgenze H 24 mediante pronta disponibilità La attività di dialisi afferisce alla u.o multizonale di nefrologia e dialisi La attività afferisce funzionalmente ad una unità operativa di riabilitazione. La equipe medica garantisce la copertura del servizio h. 24 con presenza attiva e reperibilità. Competenze nell’assistenza e monitoraggio delle funzioni vitali durante la assistenza in loco ed il trasferimento verso l’ospedale hub. Tale competenza è in capo al pronto soccorso dell’ospedale. Unità di degenza tale attività è funzionalmente dipendente dalla u.o immunoematologia e trasfusionale dell’Ospedale di Trento Comprende specialistica, endoscopia digestiva, centro antidiabetico, ecc. Unità raccolta sangue Gestione dei casi urgenti Esami radiologici Esami di laboratorio Emodialisi Prestazioni di riabilitazione Anestesia Disponibilità di sacche di sangue groppo 0 Raccolta sangue Attività ambulatoriale Pagina 26 di 84 Pronto soccorso con posti di osservazione breve Servizio di radiologia In prospettiva Organizzazione secondo il modello Point of care testing (POCT) Servizio di emodialisi Servizio di terapia fisica e riabilitazione Blocco operatorio frigoemoteca Poliambulatorio PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 8. Valutazione di processi ed esiti assistenziali La valutazione delle attività svolte, dei processi e degli esiti clinici rappresenta ormai una necessità per qualsiasi moderna organizzazione sanitaria. L’APSS utilizza strumenti e modalità di valutazione sia interni che esterni. Particolare rilievo assumono le iniziative di valutazione esterna di carattere sistemico, in particolare l’adesione volontaria a programmi di certificazione (quali ISO, OSHAS, EFQM) e di accreditamento (JCI). Le attività dell’APSS sono inoltre valutate in termini di processi ed esiti mediante due programmi di valutazione esterna basato su specifici di indicatori: – il “Programma Nazionale Esiti” (PNE) gestito dall’Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali; – il “Sistema di valutazione della performance dei sistemi sanitari regionali” messo a punto dal Laboratorio MeS, Management e Sanità, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il PNE, utilizzando i dati delle schede di dimissione ospedaliera nazionali, valuta un certo numero di interventi di assistenza ospedaliera e, in modo indiretto e limitato, di assistenza territoriale. Obiettivo generale del PNE è la valutazione degli esiti degli interventi/trattamenti sanitari, attraverso un’ampia analisi comparativa tra strutture ospedaliere e aree territoriali di residenza, a supporto di programmi di auditing clinico e organizzativo, per il miglioramento dell’efficacia delle cure e una maggiore equità nella tutela della salute. Il sistema di valutazione della performance dei sistemi sanitari regionali della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa risponde all'obiettivo di fornire una modalità di misurazione, confronto e rappresentazione della performance delle aziende sanitarie tra regioni differenti aderenti ad un network che utilizza tale strumento. Il sistema utilizza 130 indicatori, di cui 80 di valutazione e 50 di osservazione per descrivere e confrontare, tramite un processo di benchmarking, varie dimensioni della performance del sistema sanitario. Gli standard di ambedue i programmi, PNE e sistema di valutazione delle performance, rappresentano riferimenti importanti per stimolare e sostenere iniziative di miglioramento dei processi e degli esiti nelle attività aziendali. Peraltro il complesso dei numerosi e variegati processi che sostengono le attività aziendali ed i relativi risultati necessitano di un articolato insieme di strumenti di monitoraggio e controllo. In Azienda il processo di valutazione e controllo dei processi e degli esiti è ben consolidato, ma necessita di costante aggiornamento per adattarlo alla nuova organizzazione dell’APSS ed ai nuovi strumenti assistenziali. La necessità di Pagina 27 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 governare i processi di riorganizzazione previsti dal Piano di miglioramento rendono ancora più impellente l’adeguamento dei processi e degli indicatori di monitoraggio, cui si provvederà con specifico progetto. In particolare è prevista la costruzione di un cruscotto direzionale per la valutazione di indicatori di processo e di esito che consentano una valutazione puntuale e tempestiva delle performance cliniche ed organizzative, con lo scopo di ottenere elementi valutativi per il supporto alla Direzione relativamente alle attività di programmazione e per il miglioramento del governo della domanda, dell’efficienza, dell’appropriatezza e della qualità delle prestazioni sanitarie erogate, garantendone un costante monitoraggio. Le azioni previste dal progetto sono: - La ricognizione processi da monitorare; Eventuale adeguamento del set di indicatori per il monitoraggio dei processi individuati; Definizione pannello/cruscotto indicatori e reportistica periodica; Strutturazione flussi informativi / report; “Utilizzo” dei dati (analisi, eventuali interventi correttivi, valutazione degli stessi). 9. Consolidamento del ruolo complementare delle strutture ospedaliere accreditate La necessità di razionalizzare fortemente le funzioni di degenza presso le strutture ospedaliere dell’APSS impone anche di rinforzare le funzioni di governo delle attività delle strutture accreditate convenzionate, in una logica di sempre maggiore integrazione e complementarietà delle attività svolte da tali strutture rispetto alle attività erogate dalle strutture dell’APSS. A questo fine risultano di cruciale importanza il momento della negoziazione annuale con la quale vengono definiti volumi e tipologie di attività – in coerenza con le direttive emanate dalla Giunta provinciale – e le iniziative di verifica e controllo sull’attività erogata. L’APSS da anni ormai ha instaurato positivi rapporti di collaborazione con le strutture private accreditate: nel corso della fase di negoziazione per l’anno 2013, condotta nel mese di gennaio 2013, sono state ulteriormente specificate le tipologie di prestazioni richieste a copertura delle esigenze di prestazioni non sufficientemente garantite dalle strutture pubbliche. È inoltre previsto che nel corso del corrente anno si proceda alla revisione dei criteri di accesso alle prestazioni riabilitative in regime di ricovero con il coinvolgimento dei dipartimenti ospedalieri dell’APSS interessati. Pagina 28 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 10. Programma di qualificazione della Rete dell’emergenza Pur rilevando che il sistema provinciale di emergenza sanitaria territoriale vanta un più che soddisfacente livello di qualità in termini di efficacia e tempestività di intervento in tutte le aree del territorio provinciale, si registra la necessità di un ulteriore salto di qualità per rispondere in particolare all’esigenza di migliorare i trasporti secondari interospedalieri oltre che per migliorare ulteriormente la tempestività di intervento sul territorio nelle situazioni di emergenza. A questo fine l’intervento più significativo che si prevede possa essere attuato nel corso del corrente anno riguarda l’ormai prossima attivazione del volo notturno dell’eliambulanza. L’attivazione dell’elisoccorso anche nelle ore notturne consente di rispondere ad una forte esigenza del servizio di emergenza sanitaria, sia per quanto riguarda gli interventi primari sia per quanto riguarda il trasporto interospedaliero. Essa è motivata soprattutto dalla necessità di garantire, anche oltre le 21:00, il trasporto protetto all’Ospedale “Hub” (Trento) di una serie di patologie (tempo-correlate) il cui trattamento dipende direttamente anche dai tempi di intervento, come l’infarto, l’ ictus, e la traumatologia maggiore. Infatti i trasferimenti notturni di questi pazienti rappresentano una rilevante criticità per la oggettiva difficoltà degli ospedali “spoke” a mettere a disposizione personale medico con competenza ed esperienza specifica nella gestione dei pazienti critici: si tratta infatti di pazienti intubati o di pazienti che necessitano di supporto avanzato delle funzioni vitali. Solo con una gestione centralizzata dei trasporti si può garantire la sicurezza dei pazienti più gravi, in quanto i requisiti - in termini di competenze professionali, supporti tecnologici e volumi di attività – necessari per garantire l’efficacia dei trattamenti sono perseguibili esclusivamente attraverso una concentrazione di tale casistica. L’attivazione di una rete di soccorsi e di trasporti veloci e con elevata professionalità è pertanto il presupposto per garantire la massima accessibilità di tutti i cittadini, anche i più periferici, ai servizi ed ai trattamenti d’emergenza. Questa rappresenta inoltre la condizione indispensabile perché gli ospedali periferici possano assolvere pienamente al proprio ruolo nell’ambito della rete ospedaliera provinciale, con standard adeguati di qualità e sicurezza per i cittadini, potendo contare sulla possibilità di trasferimento tempestivo di quei pazienti i quali, per la complessità/criticità della patologia, necessitassero di trattamento in sedi più appropriate. Dal punto di vista organizzativo, per quanto concerne gli aspetti sanitari è già stata definita la necessità di garantire la presenza h 24 di un rianimatore ed un infermiere disponibili da Trento per raggiungere gli ospedali di Distretto e le altre piazzole certificate per il volo notturno (18) distribuite su tutto il territorio provinciale. Nell’orario notturno l’equipaggio raggiungerà la periferia con l’elicottero allorquando quest’ultimo sia attivo h 24. Se invece, in una seconda ipotesi, il volo notturno non coprisse l’intero arco orario della notte, l’equipe rianimatore/infermiere si muoverebbe comunque da Trento in Pagina 29 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 ambulanza, effettuando un “rendez vous” con il mezzo partito in contemporanea dall’ospedale di Distretto con il rianimatore e l’infermiere dell’ospedale periferico. In tal modo si garantisce un trasporto sanitario in assoluta sicurezza, abbreviando sensibilmente i tempi, senza sguarnire l’ospedale periferico. Per garantire ciò si è valutato che sono necessari tre rianimatori e tre infermieri aggiuntivi da assegnare alla Rianimazione di Trento. Il personale medico e infermieristico in turno notturno presterà servizio in Rianimazione a Trento, da dove si staccherà in caso di chiamata. Questo modello organizzativo garantirebbe, la disponibilità del medico rianimatore h 24 e 7 gg/7 , sia per i trasporti da ospedale a ospedale che per i soccorsi sul territorio, incluse le aeree urbane. Coerentemente con il Programma di sviluppo strategico 2013-2015, si procederà alla realizzazione delle azioni necessarie per l’istituzione presso l’Ospedale di Trento di un modello organizzativo che permetta di separare l’attività chirurgica e traumatologica in urgenza da quella programmata (trauma center). Gli interventi di miglioramento della rete di emergenza territoriale deve opportunamente interessare anche l’organizzazione del Servizio di Continuità Assistenziale, prevedendo l’estensione a tutto l’ambito provinciale dalla centralizzazione delle chiamate presso le Centrali Operative 118, oltre che da una revisione della distribuzione delle postazioni di Continuità Assistenziale. Ulteriori interventi di miglioramento organizzativo sono ottenibili con l’integrazione del personale medico ed infermieristico del 118 con il personale dei servizi di Pronto Soccorso delle strutture ospedaliere e con l’ottimizzazione dell’impiego integrato delle associazioni convenzionate con il SSP. Da valutare sarà inoltre la possibilità di integrazione nei pronti soccorsi ospedalieri dei medici della continuità assistenziale . (scheda OSP07 - “Urgenza Emergenza”, scheda TER02 – “Continuità Assistenziale”) Pagina 30 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 RIORDINO DELL’ASSISTENZA TERRITORIALE E INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA IL DISTRETTO SANITARIO: PRINCIPALI AMBITI DI ATTIVITA’ I distretti sanitari rappresentano l’articolazione organizzativa fondamentale territoriale dell’azienda sanitaria e costituiscono la linea operativa nello svolgimento dell’attività territoriale secondo gli indirizzi e le scelte strategiche della Direzione aziendale. Ciascun distretto sanitario è produttore di servizi sanitari e socio-sanitari per il proprio ambito territoriale di riferimento, ma è altresì il luogo di sintesi competente e professionale per la presa in carico e la costruzione di articolati piani di cura/ assistenza a cui contribuiscono anche altri soggetti del territorio, in particolare i medici di famiglia, i Servizi sociali delle Comunità di valle e la rete dei servizi. Il distretto è infatti il luogo della integrazione tra i vari livelli dell’assistenza: prevenzione, assistenza ospedaliera, assistenza territoriale (sanitaria e sociale), secondo criteri condivisi con tutti i soggetti, sanitari e sociali coinvolti in modo da assicurare ai cittadini e alla comunità l’adozione delle misure utili al mantenimento e/o al recupero della salute/ benessere in un continuum costituito dagli strumenti di intervento più appropriati. Il presente documento tratta in particolare il contesto che costituisce il maggiore impegno dei distretti: la presa in carico della cronicità/ fragilità che i dati epidemiologici ci dicono essere uno dei temi sui quali i sistemi pubblici saranno maggiormente impegnati nel contemperare l’aumento esponenziale dei bisogni e l’assorbimento di risorse in un contesto di riduzione complessiva. Le parole chiave con cui il territorio dovrà confrontarsi sono dunque: prevenzione, cronicità, fragilità, continuità assistenziale, diagnosi precoce, equità, appropriatezza, sostenibilità. Un aspetto rilevante per il quale il territorio dovrà trovare modalità percorribili e agili per rendere conto del proprio agire - e quindi del razionale nel consumo di risorse alle comunità e ai soggetti coinvolti nell’assistenza riguarda il concetto di valore nell’assistenza sanitaria (value in healthcare): secondo un approccio che possiamo mutuare da Michael Porter ( N. Engl. J. Med. 363;26 december 23, 2010) il concetto di valore si riferisce al risultato raggiunto in rapporto al costo richiesto. Definire e misurare il valore è essenziale per comprendere la performance di qualsiasi organizzazione e per orientare il miglioramento continuo. Nella assistenza sanitaria, il valore è definito come l’esito in termini di salute raggiunto per il paziente in rapporto alla risorsa economica spesa. L’Azienda sanitaria ha adottato da tempo un sistema di misurazione degli esiti che guida la programmazione/ gestione delle attività in tutte le componenti in cui si articola l’erogazione dell’assistenza. E’ necessario sviluppare ulteriormente ed implementare, per lo specifico dell’assistenza territoriale, un sistema di indicatori che consenta di verificare nel tempo l’efficacia degli interventi - in stretta connessione tra il mondo della sanità e il sociale - sul singolo individuo e nella collettività. E’ infatti ormai dimostrato che fra i determinanti della salute, gli aspetti socio-economici, Pagina 31 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 relazionali, di contesto condizionano fortemente la salute dei cittadini (intesa nel concetto più ampio). Gli stili di vita, i comportamenti, il contesto socio economico hanno un effetto sulla salute ben maggiore (in termini di incidenza percentuale) rispetto alla qualità dei servizi sanitari. Le disuguaglianze sociali nella salute sono un tema strategico sul quale si sono concentrati molti studi/ interventi/ proposte da parte di Istituzioni, Enti, Associazioni di livello europeo e nazionale. Quali sono i principali effetti delle disuguaglianze sociali sulla salute ? − una diversità nell’utilizzo dei servizi sanitari (limitazioni all’accesso; adesione agli screening); − inoltre, la posizione sociale e la diversa disponibilità di risorse influenzano la probabilità di esposizione e la dose di esposizione ai fattori di rischio: fattori psico – sociali, stili di vita insalubri, fattori di rischio esterni, condizioni di suscettibilità/ fragilità clinica; − la posizione sociale influenza il grado di vulnerabilità delle persone esposte all’azione dei fattori di rischio, attraverso una diminuzione delle difese immunitarie (non ancora del tutto dimostrato) e ad una minore disponibilità di aiuto nell’affrontare eventuali crisi. E’ evidente quanto sia necessario lavorare con programmi strutturati, pianificati nel tempo, contestualizzati sul territorio, di educazione/ promozione della salute con la finalità da un lato di migliorare il benessere individuale e dall’altro di spostare nel tempo l’insorgere di malattie/ complicanze che hanno un effetto negativo sul singolo, ma anche sulla comunità in termini di risorse necessarie per gestirle. A tale proposito, si ricorda come le malattie cronico – degenerative rappresentino l’86% dei decessi e il 77% delle malattie; il loro esito risulta essere spesso letale, in tempi più o meno lunghi ed è sempre invalidante. La maggior parte delle patologie cronico-degenerative, probabilmente per questo motivo, non è preceduta da segnali preliminari riconoscibili. Gli interventi di carattere preventivo basati sulla conoscenza e sul controllo dei fattori di rischio di queste patologie sono quindi l’unica arma efficace per ridurre il rischio di esserne colpiti. Solo pochi fattori di rischio sono responsabili di una quota significativa di tali malattie: alta pressione del sangue, fumo di tabacco, consumo di alcol, troppo colesterolo nel sangue, sovrappeso, scarso consumo di frutta e verdura, scarsa attività fisica. Il tema della promozione della salute è rilevante in qualunque fase della vita delle persone: è maggiormente efficace quando viene avviato nei primi anni di vita (in cui si costruiscono i fondamentali perché ogni individuo possa scegliere responsabilmente di adottare stili di vita sani), ma è importante e utile anche quando siano comparsi segnali di malattia, anche avanzata, perché l’empowerment del singolo e della famiglia può contribuire a rallentare la progressione della malattia e a conviverci nel modo migliore. E’ per tale motivo che la promozione della salute nel sistema pubblico non può e non deve essere prerogativa di specifiche articolazioni organizzative ma deve permeare tutta l’attività degli operatori sanitari e sociali. In particolare, è necessario evitare le criticità, segnalate dalla letteratura, rispetto alla integrazione di risorse, energie, Pagina 32 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 intelligenze tra il Dipartimento prevenzione e i Distretti, criticità che possono essere così riassunte: − Separazione delle strutture operative ovvero mancanza di modalità condivise di integrazione; − Conseguente separazione delle responsabilità e degli obiettivi da conseguire, senza tenere conto delle istanze/ obblighi/ priorità dei due comparti; − Distanza degli approcci culturali dei professionisti; − Piani di intervento paralleli con pochi punti di contatto e con scarsa o nessuna convergenza e con indeterminatezza delle risorse che possono/ devono essere messe in campo; − Assenza di strategie per aumentare le competenze che i professionisti dei due ambiti dovrebbero avere in comune, per valorizzare la loro complementarietà. Si rimanda a documenti specifici la articolazione più puntuale ed ampia delle iniziative di educazione alla/ promozione della salute collettiva promossa in ambito aziendale (Programma PASSI, Piano della promozione salute, Guadagnare salute, OKKIO alla salute, AFA in collaborazione con Università della terza età e Associazione malati reumatici, ecc. In questo documento viene affrontato nello specifico la programmazione ed il governo delle attività distrettuali sulla cronicità/ fragilità, a partire dalla prevenzione fino alla cura dei livelli più alti di complessità clinico/ assistenziale. Di seguito è riportata una rappresentazione schematica delle responsabilità (intese come titolarità diretta) delle linee operative di pianificazione della attività territoriali tra Dipartimento prevenzione e Distretti, fermo restando la imprescindibile necessità che in molte delle azioni descritte ambedue gli ambiti lavorino in stretta integrazione. Pagina 33 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 PIANI SOCIALI DI COMUNITÀ – PIANO DISTRETTUALE DI SALUTE COSTI collettività Livello di intervento EDUCAZIONE – PROMOZIONE ALLA SALUTE STUDI EPIDEMIOLOGICI PREVENZIONE COMPORTAMENTALE GESTIONE / ASSISTENZA DELLA MALATTIA SCREENING CASE MANAGEMENT EMPOWERMENT PERSONA/FAMIGLIA PERCORSI INTEGRATI CURA/ASSISTENZA individuo MONITORAGGIO E PREVENZIONE COMPLICANZE CONTINUITÀ ASSISTENZA PIANIFICAZIONE FINE VITA in salute condizioni croniche DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE salute compromessa disabilità DISTRETTI fine vita ENTRAMBI LA PRESA IN CARICO DELLA CRONICITA’/ FRAGILITA’ La maggior parte della attività realizzata sul territorio si rivolge a pazienti affetti da malattie croniche, a vari livelli di evoluzione della malattia e quindi, in conseguenza, caratterizzati da bisogni diversificati che hanno un denominatore comune: la necessità di articolare le risposte in modo integrato e sinergico attraverso strumenti che assicurino appropriatezza, equità, sostenibilità. Secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità, la patologia cronica è una patologia che possiede almeno una delle seguenti caratteristiche: − è permanente − tende a sviluppare un tasso di disabilità variabile − è causata da una alterazione patologica non reversibile − richiede una formazione speciale per il raggiungimento di una buona qualità di vita − necessita di un lungo periodo di controllo, osservazione e cura. La cura ed assistenza di persone con le caratteristiche sopra descritte impongono al territorio di confrontarsi con la complessità, da gestire per la maggior parte a Pagina 34 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 domicilio; detta complessità è determinata da più fattori che, per presenza ed entità, determinano anche la complessità del singolo caso da vari punti di vista: − clinico: comorbilità; livello di non autosufficienza; evolutività della condizione; intensità e pluralità dei bisogni; presenza di un quadro depressivo; − psicologico: grado di consapevolezza del paziente; modalità di reazione all’evento; grado di accettazione di situazione e servizio; condizioni emotive del contesto familiare e qualità dei rapporti affettivi; − socio ambientale: contesto abitativo e compatibilità con la disabilità; qualità e quantità di tempo dedicato dal caregiver; condizioni economiche e relazioni sociali. Rispetto al tema della comorbilità, si riporta la seguente tabella su dati ISTAT: ISTAT 2011 Popolazione per presenza e numero di malattie croniche dichiarate per sesso e classe di età - Anni 2004-2005 (tassi per 100 persone) •(a) Malattie croniche gravi: diabete, infarto del miocardio, angina pectoris, altre malattie del cuore, ictus, emorragia celebrale, bronchite cronica, enfisema, cirrosi epatica, tumore maligno (inclusi linfoma / leucemia), Parkinsonismo, Alzheimer, demenze senili. Sempre più spesso il territorio è chiamato alla presa in carico di persone in situazione di fragilità, intesa come condizione soggetta a rapido decadimento fisico, psicologico, cognitivo, che impone risposte multidisciplinari in una logica di sistema. Si parla quindi di assistenza a lungo termine delle persone non autosufficienti o long term care (LTC), definita dall’OCSE come “ogni forma di cura fornita a persone non autosufficienti lungo un periodo di tempo esteso, senza data di termine predefinita”. 1. DEFINIZIONI Quali sono i pazienti affetti da cronicità/ in condizioni di fragilità che potrebbero giovarsi di una presa in carico strutturata e articolata sul territorio? Pagina 35 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Una chiave di lettura ci viene fornita dal Piano sanitario nazionale 2011 -2013 (che non ha ancora concluso l’iter di approvazione) che individua le seguenti tipologie di pazienti con maggiori necessità di continuità delle cure: a) pazienti post acuti dimessi dall’ospedale che corrono rischi elevati, ove non vengano correttamente assistiti, di ritorno improprio all’ospedale (sono necessarie competenze cliniche ed infermieristiche); b) pazienti cronici stabilizzati sul territorio con elevati bisogni assistenziali e rischio di ricoveri inappropriati ove non adeguatamente assistiti (team multidisciplinare); c) pazienti cronici complessivamente in buone condizioni di salute che hanno come obiettivo il monitoraggio del loro bisogno di salute, risiedono al domicilio e hanno le caratteristiche necessarie per essere educati all’autocura e al self empowerment (diabete, asma). Detta classificazione illustra le caratteristiche dei pazienti distinguendoli, di fatto, in ad alto e a basso rischio, aspetto questo essenziale per la presa in carico precoce del paziente fragile ovvero affetto da patologie croniche. La seguente rappresentazione rende subito evidenti i livelli di rischio e per ciascun livello gli interventi utili alla prevenzione, al controllo e alla gestione delle problematiche che lo caratterizzano. Risulta evidente come gli interventi da adottare nella varie fasce di rischio sopra descritte siano diversi, riguardino numeri di popolazione sempre più ristretti mano a mano che si sale nella piramide, debbano essere integrati con dati socio economici che determinano articolati livelli di fragilità e vengano erogati da più soggetti che devono integrarsi tra loro. I pazienti fragili ovvero affetti da patologie croniche possono percorrere tutti i livelli di rischio ed è interesse precipuo del Servizio pubblico allontanare nel tempo il Pagina 36 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 passaggio dal livello di rischio più basso ai livelli superiori attraverso opportuni interventi. Il maggior grado di tutela riguarda pazienti: − anziani con comorbilità, affetti da demenza, esiti di fratture e/o accidenti cerebrali; − pz. oncologici; − adulti con gravi patologie (SLA, SV, terminali, con esiti da gravi cerebro lesioni acquisite, ecc.) − con malattie rare − minori in età pediatrica con gravi patologie. 2. VISION VALORI Promuovere il cambiamento nel management delle malattie croniche consegue alle seguenti considerazioni: governare il processo della presa in carico delle malattie croniche rappresenta uno delle più grandi sfide dei servizi sanitari. Sono infatti necessari nuovi modelli organizzativi per assicurare adeguate cure per una popolazione che sta invecchiando sempre più e che presenta progressivamente bisogni sempre più complessi a cui rispondere con nuovi modelli di long term care. Si deve considerare infatti che il governo delle malattie croniche: − richiede un servizio sanitario focalizzato su contatti regolari nel lungo periodo piuttosto che su episodici contatti focalizzati sulla malattia; − coinvolge i comportamenti e gli stili di vita. Una stretta alleanza tra pazienti e operatori sanitari è essenziale per raggiungere migliori risultati. − non è limitato solo all’ambito ospedaliero, clinico e della medicina del territorio, ma si estende alla comunità e a tutti gli ambiti in cui si sviluppa la vita dei pazienti. Inoltre, l’evoluzione della maggior parte delle malattie croniche può essere rallentata se vengono avviate precocemente specifiche azioni e molti dei fattori di rischio per differenti malattie croniche sono gli stessi, così che un intervento può avere un impatto su differenti condizioni. Pertanto, molti documenti anche di livello nazionale promuovono modelli di salute focalizzati sul singolo paziente nella consapevolezza, ormai dimostrata da studi internazionali, che un corretto approccio alle malattie croniche migliora i risultati di salute e la qualità di vita delle persone affette da malattie croniche. Gli obiettivi da porsi riguardano: − Diminuire la velocità di progressione della evoluzione della malattia mantenendo più a lungo nel tempo lo stato di salute e indirettamente il benessere nella comunità; Pagina 37 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 − Promuovere l’accesso a cure integrate e multidisciplinari di qualità assicurando il continuum delle cure; − Facilitare l’empowerment del paziente e dei care giver attraverso programmi e approcci formalizzati; − Promuovere e incoraggiare comportamenti protettivi; − Coinvolgere attivamente la medicina di famiglia come parte essenziale dell’approccio multidisciplinare, anche attraverso la formalizzazione di piani assistenziali personalizzati con il paziente; − Ridurre la domanda inappropriata alle strutture sanitarie deputate alla acuzie. La vision sopra sintetizzata riflette i principi definiti dalla Legge provinciale del 23 luglio 2010 n. 16 all’articolo 2 che la Azienda sanitaria ha inserito nel proprio Programma di sviluppo strategico 2013- 2015: − universalità, equità e solidarietà; − centralità del cittadino, titolare del diritto alla salute; − uguaglianza sostanziale e accessibilità dei servizi su tutto il territorio provinciale; − continuità assistenziale e approccio unitario ai bisogni di salute secondo criteri di appropriatezza, efficacia e sicurezza; − promozione e valorizzazione della partecipazione degli enti locali, delle associazioni sociali e sindacali, dei cittadini, dei pazienti e degli operatori sanitari al servizio sanitario provinciale; − economicità, efficienza gestionale e responsabilizzazione del cittadino. 3. MODELLO DI PRESA IN CARICO La presa in carico delle persone identificate dalle caratteristiche sopra descritte impone la presenza di alcune condizioni che vengono di seguito richiamate: 3.1 Distretto come luogo di “regia” della presa in carico La presa in carico della cronicità, caratterizzata da numeri di pazienti in crescita, è una competenza precipua dell’assistenza territoriale. Infatti, la persona affetta da malattia cronica vive la propria condizione - anche per lunghi anni - a domicilio ovvero in strutture residenziali, non sempre vive l’esperienza del ricovero ospedaliero e comunque, anche nell’ipotesi di ricoveri ripetuti, il periodo vissuto in ospedale è sempre più ridotto. Le politiche della gestione dei pazienti in ospedale si orientano sempre più ad abbreviare il ricovero (degenza media dei dimessi circa 7 gg) al tempo strettamente necessario per la valutazione del bisogno e per l’avvio degli interventi necessari, affidando quindi al territorio il completamento della cura/ assistenza. Pagina 38 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Il territorio risponde al proprio ruolo attraverso azioni integrate (costruzione di reti) finalizzate a: − conoscere precocemente le persone affette da malattie croniche al fine di avviare da subito gli interventi necessari per mantenere nel tempo le loro autonomie e abilità; − rallentare nel tempo il passaggio ad un livello di interventi più intensivo e pertanto più costoso; − assicurare la continuità assistenziale, intesa come modalità con la quale una serie di interventi sanitari viene generalmente vissuta come coerente con le necessità mediche e sociali di un determinato pz., distinguendola da altre caratteristiche di un percorso di cura grazie a 2 elementi fondamentali che la caratterizzano: focus sul singolo individuo e assistenza nel tempo; − accrescere le competenze degli operatori per consentire di assumere in carico a domicilio persone con bisogni sanitari sempre più complessi; − valorizzare le persone e le famiglie come risorse; − coinvolgimento/ integrazione di risorse formali ed informali. Il ruolo del Distretto diventa quindi focalizzato sulla produzione di servizi/ interventi qualificati e sempre più complessi, ma anche e soprattutto sulla capacità di programmare/ pianificare l’assistenza al paziente cronico attraverso la costruzione integrata di percorsi ai quali partecipano più soggetti, con una definizione articolata di servizi/ interventi erogati in modo diretto ovvero convenzionato, ovvero out of pocket, che rispondano complessivamente ad una logica di coerenza di presa in carico. Tale “regia” degli interventi, sanitari e sociali, è particolarmente richiesta ed utile alla persona e alla famiglia con la quale viene costruito il “puzzle” degli interventi, rendendo evidente la parte di cura ed assistenza a cui ha diritto perché inclusa nei LEA, dai servizi/ interventi utili ad integrare i LEA e disponibili previo utilizzo di benefici economici a ciò finalizzati (es. assegno di cura), ovvero attraverso utilizzo di risorse proprie. Il ruolo del distretto è, in questo senso, di particolare rilevanza già da ora, ma lo sarà ancora di più nei prossimi anni, caratterizzati da restrizioni economiche: efficienza, appropriatezza, priorità, trasparenza, accountability saranno le parole guida di tutte le scelte assunte nell’area della cronicità. Gli obiettivi da raggiungere riguardano quindi: − sviluppare gli outcomes delle persone che utilizzano i servizi di cure primarie − ridurre l’uso di ospedale e servizi ambulatoriali e residenziali attraverso una forte enfasi su programmi di promozione della salute, interventi precoci e il management delle malattie croniche Pagina 39 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 − sviluppare modalità per consentire l’identificazione precoce, la pianificazione dei servizi, il coerente utilizzo delle risorse presenti sul territorio ed effettivi ed efficaci mezzi di scambio di informazioni e di coordinamento delle cure tra medici di famiglia e altri soggetti sanitari che erogano l’assistenza − pianificare e costruire programmi di promozione della salute più efficaci e che coinvolgano tutti i soggetti interessati attraverso un modello sociale di salute − promuovere la partecipazione della comunità nella identificazione dei bisogni, nello sviluppo dei servizi e nella loro implementazione. 3.2 Individuazione precoce delle persone affette da cronicità/ fragilità Le evidenze scientifiche e le buone pratiche in qualche zona d’Italia dimostrano che le persone fragili ovvero con patologie croniche, quando ricevono trattamenti precoci e integrati, un supporto al self management ed un attento monitoraggio e aiuto, migliorano la loro qualità di vita e ricorrono meno all’assistenza. E’ quindi necessario attuare azioni che consentano la identificazione precoce dei malati la cui evoluzione di malattia può portare o già comporta elevata complessità assistenziale. Non si può più infatti attuare un modello che insegue le criticità/ fragilità ma è necessario attuare modelli di intervento di sorveglianza pro attiva che garantiscano interventi precoci e una discussione anticipata sui trattamenti possibili di fronte a situazioni di emergenza. Il paziente fragile viene definito come quel paziente con una severa compromissione concomitante di diversi fattori patologici, biologici, psicologici, socio-ambientali e socio-economici; si tratta quindi di considerare una complessità di fattori, anche in relazione alle fasce di età dei pazienti e all’area, fra quelle definite dalla LP 16/ 2010, a cui principalmente fa riferimento il bisogno del paziente (materno-infantile, anziani, disabili, salute mentale e dipendenze). Pur non essendo una condizione esclusiva della condizione anziana, la fragilità si esprime prevalentemente nella fascia degli ultrasettantacinquenni dove la cronicità, la comorbilità, la compromissione funzionale, la polifarmacoterapia e le problematiche di tipo socio sanitario, giocano un ruolo determinante. Disabilità e fragilità spesso coesistono: la disabilità indica la perdita della funzione, la fragilità indica una situazione di instabilità nella quale è insito il rischio di perdita della funzione per l’elevata suscettibilità ad eventi stressanti. 3.3 Articolazione dei percorsi L’attuale presa in carico della cronicità/ fragilità presenta alcune criticità dovute essenzialmente ai seguenti aspetti: Pagina 40 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 − Anche se sono stati avviati importanti processi di integrazione, l’attuale organizzazione delle cure riconosce due distinti macrolivelli, l’ospedale e il territorio, che difficilmente si integrano vicendevolmente attraverso percorsi strutturati. Il coordinatore di percorso, che pure risolve molte delle esigenze delle persone nel delicato momento della dimissione, presidia solo una delle fasi della assistenza ad un paziente cronico, appunto la dimissione protetta, anche se esse risulta la più problematica se non ben gestita. − Per la ragione sopra esposta, esiste il rischio che gli obiettivi assegnati alla articolazioni organizzative degli ospedali e dei distretti prevedano una insufficiente responsabilizzazione comune su obiettivi unitari; detta situazione è ancora più critica se si considerano aree diverse, ad esempio sanità e sociale, dove è necessario migliorare il percorso per la condivisione degli obiettivi e dei programmi di attività. − Le esigenze di forte integrazione tra organizzazioni e tra professionisti necessaria ad una adeguata ed efficace presa in carico della cronicità non è supportata dalla formazione universitaria medica che è ancora inadeguata. − Esiste ancora scarsa abitudine a lavorare in team multiprofessionali, anche se soprattutto negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti molto significativi che hanno da un lato mostrato nei fatti quanto sia produttivo condividere metodi e processi di lavoro, dall’altro rafforzato la evidenza che i cittadini chiedono fortemente una composizione armonica delle risposte ai loro bisogni, per quanto articolati. − La organizzazione della medicina generale è fortemente in crisi: infatti, pur essendo uno dei comparti che più gode della fiducia dei cittadini (ciò è ampiamente dimostrato da indagini svolte da più agenzie), si trova nel dilemma da un lato di dover rispondere a cittadini che esprimono attese che si sono evolute nel tempo, dall’altro di rivestire il ruolo di regia/ avvio di processi importanti di cura e contemporaneamente quello di produttori di prestazioni. Il tutto in un contesto di complessità crescente (clinica, tecnologica, organizzativa, relazionale) a cui un singolo professionista non può rispondere se isolato. Pur tuttavia, è ancora diffusa una certa perplessità nell’avviare processi di costituzione di aggregazioni più o meno complesse di professionisti, situazione che potrebbe supportare fortemente l’attività dei medici sul territorio, soprattutto per la “gelosia” del rapporto di fiducia MMG-assistito. − La organizzazione della assistenza territoriale si articola in numerosi punti di erogazione con una complessità logistica che la caratterizza. Se tale aspetto ha il grande pregio di avvicinare i servizi ai cittadini, si deve considerare che ricomporre in un disegno unitario professionisti, punti di erogazione, processi, percorsi, misure di risultato è molto più difficoltoso e complesso che in altri contesti assistenziali (ospedali) e per consentire una visione unitaria e assicurare la tenuta dell’unitarietà di progetto impone Pagina 41 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 una informatizzazione robusta e coerente. Al momento attuale, sono attivati più applicativi che gestiscono in tutto o in parte alcune aree dell’assistenza, ma manca la possibilità di leggere dati e informazioni avendo come denominatore comune la persona e la famiglia. − La professione infermieristica ha subito una profonda evoluzione in stretta correlazione con lo sviluppo dell’assistenza territoriale: da professione ausiliaria si è trasformata in attività con forti livelli di autonomia in particolare nella assistenza a domicilio dove sono sempre più presenti casi di pazienti con elevata complessità clinico/ assistenziale. Il setting assistenziale (la casa) impone all’infermiere di lavorare da solo sul paziente anche se guidato/ supportato dalle indicazioni cliniche del medico di famiglia/ medico specialista che però raramente è contemporaneamente presente. Questa situazione ha comportato la necessità di irrobustire le competenze clinico/ assistenziali degli infermieri, che sono in grado di trattare a domicilio situazioni che una volta erano curate in ospedale, anche attraverso la introduzione a domicilio di strumenti/ attrezzature sanitarie specifiche. All’innalzamento del livello della competenza/ capacità infermieristica ha contribuito in modo sostanziale la progressiva presenza sul territorio di infermieri laureati. In prospettiva, l’attività infermieristica è deputata ad acquisire ulteriori profili di responsabilità affiancando il medico nel monitoraggio del paziente ed attivando in conseguenza gli interventi (anche medici) ritenuti necessari. − Sul territorio si riscontra ancora una scarsa abitudine alla valutazione degli esiti, soprattutto se si intende tenere in conto sia gli aspetti sanitari che quelli sociali. L’articolazione così complessa dei servizi territoriali, la cultura/ storia che li caratterizza, il fatto che l’esito sul paziente / comunità degli interventi è spesso il frutto di una combinazione di eventi che rispondono a logiche/ enti/ istituzioni/ soggetti diversi rende difficile ricomporre i processi in modo coordinato e di conseguenza individuare gli indicatori di esito. L’impegno è pertanto quello di definire indicatori di esito condivisi (sanità e sociale) attraverso un progressivo avvicinamento ad un sistema articolato e soddisfacente partendo dall’aggregare indicatori esistenti nei vari contesti. E’ comunque un obiettivo importante ed imprescindibile sia per programmare i servizi, sia per rendere conto alla comunità dei risultati raggiunti in relazione ai bisogni e alle risorse spese. 3.4 Strumenti a disposizione Quali sono le risorse disponibili sul territorio per articolare la risposta ai bisogni delle persone con cronicità/ fragilità? Essenzialmente possono essere catalogate nelle seguenti categorie: − Assistenza domiciliare: è prestata da personale sanitario (infermiere, medico, professionisti della riabilitazione), da personale di assistenza/ Pagina 42 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 socio educativo (OSS, assistente domiciliare, educatore, ecc.). La assistenza domiciliare viene modulata in modelli dal più semplice al più evoluto (si vedano i documenti provinciali ed aziendali), nei quali le prestazioni erogate e, in conseguenza, la composizione dei professionisti che le assicurano sono adeguati a rispondere a bisogni di complessità crescente. Alla domiciliarità possono/ devono contribuire, in casi selezionati e per condizioni cliniche specifiche, anche medici specialisti/ infermieri che operano di norma in ospedale, attraverso precise modalità organizzative da concordare tra sanitari dei distretti e specialisti. − Servizi / centri semiresidenziali, in genere diurni, con orari di apertura diversificata, gestiti dal pubblico (sanità ovvero sociale) oppure da soggetti privati. Si tratta di punti di erogazione di servizi distribuiti sul territorio (anche se la maggiore concentrazione si rileva sull’asta dell’Adige) che offrono prestazioni sanitarie o sociali o miste a persone che accedono a detti punti attraverso procedure di accesso diversificate. In genere, si tratta di centri che si dedicano in particolare a specifiche fasce di età (anziani, ovvero minori). − Strutture residenziali che offrono ospitalità a persone in particolari condizioni di gravità clinica/ assistenziale/ di fragilità per i quali sia utile/ necessario contare su un progetto di presa in carico complessivo. Le strutture residenziali si rivolgono in generale a specifiche tipologie di persone (anziani, disabili, pazienti psichiatrici, minori, ecc.); devono inoltre comprendere luoghi alternativi al domicilio (strutture intermedie) per periodi di tempo definiti in relazione alla specificità delle condizioni della persona. − Sul territorio sono inoltre presenti risorse informali/ privato sociale/ gruppi organizzati di cittadini che sono in grado offrire supporto, assistenza, accompagnamento a persone in difficoltà attraverso quella rete potente e sempre più utile della sussidiarietà. La risorsa principe della cura ed assistenza alla cronicità/ non autosufficienza rimane comunque sempre la famiglia e/o il care giver di riferimento e tale considerazione non solo va esplicitata in qualunque modello organizzativo di assistenza sul territorio, ma anzi la stessa persona – per quello che è in grado di assicurare - , la famiglia, il care giver vanno inclusi formalmente nei piani integrati di cura. Ciò significa non solo dare a dette risorse la funzione di partner esplicito della costruzione dei piani di cura, ma anche sviluppare con opportuni interventi le capacità/ competenze utili alla gestione della persona. Ciascuno dei contesti sopra citati si compone, al proprio interno, di servizi/ centri/ punti di erogazione molto articolati e diversificati, alcuni specializzati solo su talune problematiche/ situazioni assistenziali, altri in grado di accogliere/ prendere in carico persone affette da più problematiche. Pagina 43 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 I servizi territoriali hanno visto in questi ultimi anni una forte evoluzione che sarà ancora più evidente in un prossimo futuro. Infatti, sono stati o stanno per essere introdotti nel sistema interventi che hanno avviato un processo virtuoso di interessi nella produzione articolata di servizi, destinato ad incrementarsi: la introduzione nel sistema dell’assegno di cura come strumento a disposizione delle famiglie per integrare le prestazioni erogate dal pubblico nei confronti delle persone non autosufficienti; l’avvio della individuazione di Fondi integrativi per aiutare le persone ad assicurarsi adeguati livelli assistenziali in caso di situazioni di gravi compromissione della propria autonomia. Inoltre, anche nei servizi /prestazioni offerte alle famiglie per l’out of pocket è utile una maggiore differenziazione/ disponibilità. Tale articolata disponibilità di servizi/ interventi costituisce una importante opportunità per le persone e per le famiglie, ma mostra criticità intrinseche di cui è necessario prendere atto: − sono erogati da attori diversi non integrati tra loro, con modalità diverse di accesso; − la quota prevalente di risorse è in mano alle famiglie: è quindi necessaria una forte azione di counselling e di valutazione dei servizi selezionati in itinere ed ex post da parte dei soggetti professionalizzati; − l’offerta è spesso strutturata su care giver informali, non organizzati, non specificamente professionalizzati; − la rete di offerta è fatta prevalentemente da piccoli produttori locali che curano una sola fase del processo assistenziale e spesso un solo ambito di cura. Infatti, l’attuale geografia dei produttori vede la seguente situazione: − produzione diretta da parte dei servizi pubblici (sanità ovvero sociale): è limitata ad alcuni settori: domiciliarità, salute mentale, dipendenze, materno infantile e risponde a criteri/ logiche dei sistemi pubblici: rigida negli orari, molto specializzata, proceduralizzata, basata su professionisti qualificati, strutturati; − produzione esternalizzata a soggetti terzi che erogano prestazioni in nome e per conto del servizio pubblico: gli erogatori sono in genere di piccole dimensioni e presentano le seguenti caratteristiche: competizione marcata e notevole flessibilità. Sono spesso impegnati su un’unica area di disagio (minori, psichici, ecc.) e spesso solo per una fase del processo assistenziale. Questo determina frammentazione dei servizi e mancata ricomposizione per gli utenti; − offerta sul mercato finanziata dalle famiglie con trasferimenti finanziari di parte pubblica (indennità di accompagnamento, assegno di cura) ovvero con risorse proprie: l’out of pocket nella cronicità costituisce la componente principale degli interventi. Pagina 44 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 3.5 Condizioni per la progettualità Quali sono quindi le condizioni da realizzare per consentire una progettualità della presa in carico della cronicità? Il modello organizzativo da proporre deve poter contare su: − Costruzione condivisa del piano personalizzato di assistenza tra tutti i soggetti utili a costruire progetti di salute/ vita per la persona; − Continuità delle cure, secondo modi e tempi predefiniti che diano certezza alla persona/ famiglia; − Integrazione Equipe multidisciplinari/ integrazione: i sistemi di presa in carico devono essere così evoluti nel loro dipanarsi che da un lato devono garantire il coinvolgimento/ operatività di tutte le professionalità/ servizi utili ai bisogni, dall’altro devono integrarsi con un tale livello di sofisticazione da coinvolgere solo le risorse utili, evitando inutili sovrapposizioni non compatibili con il grande tema della sostenibilità e confusivi per la famiglia alla quale possono arrivare messaggi diversi e contrastanti; − Case manager: è una figura strategica nella costruzione di progetti di assistenza a domicilio; ha la duplice funzione da un lato di essere il riferimento per qualunque necessità di informazione/ orientamento/ proposta che gli interessati intendono proporre agli erogatori, e dall’altro è il “garante” che i piani di assistenza siano concretamente erogati secondo i modi e i tempi definiti nel piano stesso; − Persona e famiglia come risorsa: i care giver sono il cardine essenziale della assistenza a domicilio e quindi devono essere formalmente riconosciuti nei piani di assistenza. Inoltre, il loro ruolo è così strategico per la tenuta nel tempo dei progetti domiciliari che è necessario supportarli con specifiche azioni che vanno dalla formazione a sportelli di ascolto, a disponibilità di strumenti di “sollievo”; − Monitoraggio periodico per adeguare gli strumenti messi in campo alla evoluzione dei bisogni attraverso una modifica nella composizione dei piani di intervento piuttosto che facilitando i passaggi tra livelli diversi di cura/ assistenza. 4. COME COMPORRE LE RISORSE PER UNA EFFICACE PRESA IN CARICO 4.1 Chronic Care Model – medicina di iniziativa In considerazione delle argomentazioni sopra riportate, è necessario implementare un sistema che, partendo dai flussi informativi correnti opportunamente integrati tra loro, possa fornire un aggiornamento periodico per le aree di interesse sulle modalità di presa in carico, sulle prestazioni sanitarie e sociali erogate e aggiornamento periodico sull’entità della popolazione in condizioni di cronicità/ fragilità per le sui loro costi e che ne Pagina 45 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 garantisca anche il follow up (sopravvivenza). Sarebbe inoltre di grande interesse che il sistema registri/ verifichi il carico assistenziale fornito dai caregivers. Quindi l’assistenza territoriale dovrebbe in estrema sintesi rispondere ai seguenti ambiti essenziali: − garanzia di risposta al bisogno sanitario urgente; − gestione e cura delle patologie croniche mediante interventi proattivi e strutturati, basati su percorsi condivisi che assicurino continuità, efficienza nell’utilizzo delle risorse ed efficacia per il cittadino (medicina di iniziativa); − tutela dei soggetti fragili, non autosufficienti, a bassa scolarizzazione; − promozione della salute, in termini di corretta alimentazione, stili di vita ed attività fisica. Per quanto attiene alla presa in carico della cronicità/ fragilità la Azienda sanitaria intende ispirarsi al modello del Chronic Care Model che coniuga ed integra gli aspetti clinici con quelli di sanità pubblica (prevenzione primaria collettiva e attenzione ai determinanti di salute) ed enfatizza l’importanza del ruolo del paziente e della famiglia suggerendo l’adozione di efficaci strategie di supporto al self management che includono la valutazione, la definizione di obiettivi precisi, la pianificazione di interventi e il monitoraggio degli stessi. L’adozione del modello di sanità d’iniziativa ha bisogno di contare su un sistema integrato territoriale che: Pagina 46 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 − operi attraverso team multiprofessionali coordinati da un medico di medicina generale e di cui facciano parte: medici di famiglia, infermieri (ed eventualmente operatori socio-sanitari), supportati di volta in volta da ulteriori figure professionali, a seconda delle esigenze di diagnosi, cura ed assistenza connesse a specifici percorsi definiti per la gestione delle singole patologie croniche; − definisca percorsi assistenziali condivisi a livello aziendale e sociale che individuino i professionisti coinvolti e le azioni necessarie in base alla patologia ed al livello di rischio; − assicuri l’intercettazione precoce dei cittadini in condizioni di fragilità, attraverso un sistema che non si basi soltanto sulla segnalazione di un operatore sanitario o sociale, ma determini le condizioni, rintracciabili nei sistemi di gestione, che, articolate fra di loro, consentano di ritenere la persona a rischio (per ragioni sanitarie e/o sociali) e quindi di includerla in specifici sistemi di contatto e di aiuto. E’ evidente come l’efficacia della applicazione del modello sopra delineato è condizionata dalla coerente e contemporanea messa a sistema della evoluzione integrata di tutti i fattori produttivi coinvolti. L’Azienda sanitaria considera quindi la adozione del modello come obiettivo a tendere ed ha avviato singole linee operative - definendone obiettivi e fasi di lavoro - che sono funzionali al raggiungimento progressivo dell’intero processo (vedi successivo punto 6). 4.2 Distretto - Punto Unico di Accesso Se il distretto deve rivestire il ruolo di “regia” della cronicità/ fragilità, il Punto Unico di Accesso (PUA) istituito con la legge provinciale 16/2010 è lo strumento attraverso il quale la funzione di regia viene esercitata. Le funzioni del PUA sono essenzialmente: − Informazione e orientamento nei confronti di cittadini e operatori; − Presa in carico di persone che presentano problematiche complesse di tipo sanitario e sociale e che quindi necessitano di una progettualità integrata e di continuità assistenziale. Per una descrizione più approfondita del PUA come forte strumento di integrazione socio sanitaria si rimanda ai documenti specifici; in questa sede si rileva come nella gestione della cronicità/ fragilità il PUA diventa il luogo principe perché sia assicurato l’ordinato succedersi delle fasi necessarie all’assistenza a dette problematiche: valutazione congiunta e condivisa, definizione di obiettivi da raggiungere in un tempo dato, costruzione del Piano individualizzato di assistenza, monitoraggio. Pagina 47 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Per svolgere il proprio ruolo il PUA può utilizzare la Unità Valutativa Multidisciplinare nei casi di tale complessità da giustificare il ricorso ad un gruppo così articolato e quindi costoso in termini di consumo di risorse; può però operare come facilitatore di processi integrati adottando la stessa metodologia di condivisione e di costruzione di progettualità personalizzate anche attraverso meccanismi più informali (contatto diretto dei servizi). In ogni caso, l’esito del processo è la formalizzazione del Piano personalizzato di intervento, documento che ha il valore di un “contratto” tra persona, famiglia, servizi nel quale sono precisati gli impegni e quindi le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti (compresa la persona e la famiglia) nel raggiungere gli obiettivi che il gruppo multidisciplinare ha individuato, nonché i tempi di realizzazione. 4.3 Piano Individualizzato di intervento Il Piano si compone essenzialmente delle seguenti aree: descrizione della situazione della persona; interventi già attivati; valutazione dei bisogni; definizione degli obiettivi; individuazione degli interventi (in termini quali quantitativi); soggetti chiamati ad erogare i singoli interventi; indicatori da presidiare per assicurare il raggiungimento degli obiettivi; tempi di rivalutazione. Il forte valore della costruzione del Piano attiene essenzialmente a: − lavoro integrato tra professionisti appartenenti ad aree diverse: ciò consente la visione delle problematiche della persona con più “occhi”/ punti di vista, ampliando quindi e mettendo in sinergia la prospettiva che si avrebbe dal lavoro di singoli operatori; − la partecipazione attiva della persona e della famiglia in tutte le fasi della costruzione del Piano; − la individuazione di specifici obiettivi di cura/ assistenza per il raggiungimento dei quali vengono specificati interventi e tempi di realizzazione; − la formale individuazione degli impegni che responsabilmente ciascun soggetto coinvolto deve assicurare nell’ambito delle decisioni assunte (contratto); − la inclusione nelle risorse da attivare della persona, della famiglia/ care giver, delle risorse informali. La progettualità indicata nel Piano deve rendere conto in modo chiaro e trasparente alla persona e alla famiglia delle ragioni di una composizione di interventi che possono riguardare: a) prestazioni (LEA) con carattere di gratuità ovvero che prevedono il pagamento di una compartecipazione; Pagina 48 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 b) interventi che vengono assicurati utilizzando i benefici economici a ciò deputati (assegno di cura, indennità di accompagnamento); c) interventi pagati direttamente dal privato. Anche gli interventi indicati alla lettera b), che presuppongono l’utilizzo di risorse pubbliche, devono rispondere a criteri di appropriatezza. Perché detti interventi esplichino la loro massima efficacia, è necessario che essi siano composti/ articolati nel Piano assistenziale che li comprenda tutti in relazione agli obiettivi fissati e del resto sono gli stessi interessati ovvero le loro famiglie a chiedere la funzione di regia competente e trasversale alla progettualità al fine di evitare il disorientamento dovuto alla offerta così articolata senza la reale capacità di coglierne le rilevanza e quindi di sceglierne la composizione. 4.4 Modello evoluto di assistenza domiciliare L’assistenza domiciliare negli ultimi anni ha subito una profonda revisione che ha consentito da un lato di articolare i processi assistenziali in percorsi differenziati in ragione dei bisogni (dal più semplice al più evoluto/ complesso) e dall’altro di professionalizzare sempre di più gli operatori, con particolare riferimento agli infermieri, per adeguarsi alla responsabilità di prendere in cura pazienti con complessità crescenti. L’ulteriore fase di miglioramento, che consentirà di adottare il modello di gestione della cronicità, ha bisogno, per essere implementato, di contare su uno sviluppo integrato che comprenda tutti i soggetti coinvolti nell’assistenza e integri in modo ancora più consistente i setting assistenziali. E’ quindi necessario progettare e realizzare un nuovo approccio di assistenza a domicilio che possa contare su una equipe multi professionale che valuti in modo integrato il bisogno, definisca gli interventi, monitori il paziente, adegui il piano assistenziale all’evoluzione delle condizioni del paziente, decida e organizzi la dimissione dal piano di cura. I progetti di assistenza/ presa in carico della cronicità/ fragilità a domicilio hanno bisogno di un forte coinvolgimento del medico di famiglia che costituisce il “perno” clinico di tutti gli interventi; per svolgere tale funzione nell’ottica che un tale modello di intervento presume, è necessario che la medicina generale adotti forme organizzative più evolute che consentano ai professionisti di investire fortemente in detto ruolo (vedi successivo punto 4.5.). Dal punto di vista assistenziale è necessario articolare gli attuali percorsi con strumenti di pianificazione dell’attività a domicilio che individuino ruolo e responsabilità di tutte le figure professionali coinvolte e che utilizzino, se necessario, una sorveglianza sul caso da realizzare con sistemi agili di contatto con la persona/ famiglia nella fase di stabilizzazione o di progressiva dimissione dal piano assistenziale. In prospettiva, è utile pensare ad un sistema informatizzato di supporto da alimentare al domicilio da parte di tutti i Pagina 49 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 professionisti che agiscono sul caso e che consenta di registrare in progressione tutti gli eventi al fine di governare il processo e conoscerne in dettaglio gli esiti. Inoltre, per la delicata fase della dimissione, è necessario confermare e ampliare la presenza del coordinatore di percorso, funzione particolarmente utile alla persona/ famiglia per il paziente complesso/ a rischio di dimissione difficile che costruisce, prima ancora del passaggio al domicilio, tutto quanto sarà necessario a casa per la cura e l’assistenza della persona. Si tratta di una esperienza già molto avanzata in Trentino che però deve da un lato essere diffusa in ulteriori punti del sistema (non tutte le UU.OO. hanno avviato la figura del coordinatore di percorso), dall’altro deve essere mantenuta nel tempo in tutte le UU.OO. come risorsa essenziale della integrazione tra ospedale e territorio e quindi non soggetta ad interruzioni. A tale proposito, le azioni di miglioramento programmate riguardano le seguenti Unità Operative: Neurologia di Trento, Oncologia, Pronto Soccorso - Osservazione Breve a Trento, Area ostetrica, Riabilitazione, Pediatria (cure palliative). Potrebbe essere utile sperimentare questa figura anche per presidiare il percorso del paziente dalle strutture di lungodegenza al domicilio. 4.5 Medici di Medicina Generale e Pediatri di libera scelta (aggregazioni) Le cure a domicilio prevedono un ruolo di centralità del medico di medicina generale/ pediatra di libera scelta che assume la responsabilità clinica condivisa dei processi di cura. L’evoluzione del sistema sanitario, dei bisogni, dei modelli organizzativi, ma anche la complessità del sistema, la disponibilità di tecnologie avanzate hanno bisogno, per continuare il percorso di miglioramento, di un forte cambiamento di ruolo del medico di famiglia, a tutto vantaggio dei cittadini, della comunità ma anche dello stesso professionista che con il sistema di lavoro a cui è tradizionalmente legato non è in grado di esplicare il ruolo che gli stessi cittadini richiedono. Non si tratta quindi di caricarsi di ulteriori compiti/ funzioni/ appesantimenti (cosa che sarebbe insopportabile considerato il carico di lavoro a cui il medico di famiglia fa fronte), ma piuttosto di modificare fortemente, innovandolo, il proprio modo di condurre la propria attività, partendo innanzitutto dal costituire, nella forma che più gli è consona, modelli aggregati di lavoro tra professionisti. I cittadini e il sistema integrato di cura richiedono ai medici di famiglia un forte impegno rispetto a: − Facilità di accesso (almeno dalle 8 alle 20); − Continuità delle cure; − Capacità di presa in carico (management) della cronicità/ fragilità attraverso la ricognizione dei bisogni dei pazienti e la programmazione/pianficazione di interventi socio-sanitari integrati; − Capacità di farsi carico delle situazioni di maggiore criticità (ad esempio il fine vita) assicurando competenza, continuità, tempestività degli Pagina 50 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 accessi, in sinergia con i team professionali a ciò dedicati (cure palliative); − Governo dei percorsi di cura dei singoli pazienti tra i diversi livelli clinicoassistenziali (ospedale, territorio, residenzialità, ecc.), costituendo per la persona/ famiglia un competente riferimento per le decisioni da assumere; − Forte integrazione con la filiera dei servizi, percependosi come nodo essenziale della rete e assicurando ai pazienti l’accesso a cure di qualità, secondo linee guida/ protocolli condivisi; − Promozione della salute a tutti i livelli (primaria, secondaria) dedicando il tempo necessario all’empowerment del paziente e della famiglia ed accompagnando detta attività con piani strutturati che assicurino l’adesione alle indicazioni concordate. Per consentire di svolgere il ruolo sopra delineato è essenziale che i professionisti possano lavorare in equipe (secondo una delle forme previste a livello normativo), costruendo nel proprio territorio di riferimento forme innovative di associazioni che facilitino l’erogazione integrata e competente di prestazioni. La organizzazione della medicina di famiglia in aggregazioni potrebbe inoltre consentire di integrare i gruppi professionali con medici di continuità assistenziale per assicurare la continuità h24. L’attività integrata di management delle malattie croniche per tutti i medici di famiglia deve essere focalizzata a facilitare l’integrazione fra servizi e alla introduzione di nuovi modelli di intervento. Ciò significa, pur tenendo conto della necessità di mantenere il rapporto preferenziale che il cittadino ha nei confronti del proprio medico, organizzare la erogazione di specifiche funzioni di cura/ assistenza nei confronti di tutto il pool di cittadini che afferiscono alla aggregazione in modo coordinato. La finalità del nuovo modello organizzativo è orientata a consentire di: − assicurare ben individuate funzioni di cura/ assistenza specializzando i professionisti (ad esempio le cure palliative, la presa in carico di specifiche condizioni cliniche, la erogazione di prestazioni specialistiche); − programmare gli accessi dei cittadini affetti da condizioni cliniche che richiedano monitoraggi periodici nel tempo, attivando gli appuntamenti secondo calendari personalizzati e adottando modalità specifiche di richiamo in caso di mancato rispetto del piano di monitoraggio concordato; − condividere i piani di lavoro dei professionisti della associazione con gli infermieri del territorio non solo coordinando gli accessi a domicilio, ma anche definendo lo schema dei controlli da effettuare e la loro periodicità, affidandone la responsabilità all’infermiere che attiva il consulto medico nel caso di rilevazione di anomalie/ criticità; Pagina 51 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 − individuare indicatori di processo/ esito degli interventi su tutta la popolazione che afferisce alla aggregazione, sia per programmare l’attività che per verificarne l’efficacia e l’efficienza. 4.6 Forte integrazione tra sanità e sociale La presa in carico sul territorio di situazioni di cronicità/ fragilità impone la presenza contemporanea di interventi sanitari e sociali che sono difficilmente distinguibili; di fatto, ancorché i due ambiti facciano riferimento a sistemi di governo diversi (l’uno alla Azienda provinciale per i servizi sanitari, l’altro alle Comunità di Valle), l’attesa dei cittadini e delle loro famiglie è quella di contare su una presa in carico e conseguente erogazione di interventi coerenti e temporalmente definiti a prescindere da chi eroga il servizio. Vi è quindi una forte, comune responsabilità di assicurare una vera integrazione a tutti i livelli: - istituzionale, attraverso gli organismi/ gli strumenti a ciò deputati dalla normativa provinciale. La rappresentazione grafica sottostante sintetizza i livelli e i collegamenti; - gestionale, dei Servizi/ soggetti coinvolti progettazione ed erogazione degli interventi; - comunitaria, indispensabile per mettere in sinergia tutte le risorse disponibili sul territorio, con particolare riferimento al privato sociale, volontariato, ecc.; - professionale, nella costruzione e gestione di equipe multidisciplinari che attraverso strumenti regolamentati, ma anche informalmente, abbiano assoluta consapevolezza della ricchezza che si genera dal lavorare in sintonia tra professionisti appartenenti a mondi diversi proprio per la completezza che deriva dal “vedere” con più occhi lo stesso problema/ bisogno. Pagina 52 di 84 a vario titolo nella PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Integrazione istituzionale: riferimenti normativi (sanità e sociale) e organismi/ strumenti Normativa provinciale ((LP 13/ 2007 – LP? 16/ 2010) Piano provinciale per la salute Piano sociale provinciale Direttive GP Consiglio per la salute Distretto Comunità di Valle Comitato di coordinamento per l’integrazione sociosanitaria Piano sociale di Comunità Piano della salute distrettuale Tavoli territoriali Altri strumenti tecnici di integrazione Aggiornamento operativo annuale di Comunità Programma di attività Distretti Scheda di budget per U.O./ Servizio Integrazione professionale Organizzazione e azione del sistema dei servizi e degli interventi sociali PUA 26 L’integrazione non viene naturale ma ha bisogno di essere promossa/ coltivata a tutti i livelli; è infatti necessario non solo condividere approcci, strumenti, percorsi, tecniche, ma soprattutto condividere la cultura della integrazione e del servizio, attraverso la contaminazione reciproca. Ovviamente uno degli strumenti più potenti è la formazione comune, ma anche la ricerca di momenti periodici di confronto che, a partire dall’analisi di processi, risultati, esiti, consenta di fare rivalutazioni critiche alla ricerca del miglioramento continuo. Si tratta quindi di un processo che ha bisogno del forte coinvolgimento del management (direttori di distretto, responsabili dei Servizi sociali) perché tutti i soggetti coinvolti, ai vari livelli, percepiscano come l’integrazione concreta tra sanità e sociale sia considerata, da chi ha il livello più elevato di responsabilità, valore imprescindibile. L’integrazione, oltre che essere misurata nei suoi esiti da indicatori, deve avere un importante riscontro anche nella valutazione complessiva da parte degli organismi istituzionali a ciò deputati (in particolare il Comitato di coordinamento per l’integrazione socio sanitaria). 4.7 Coinvolgimento attivo della persona / famiglia, risorse informali L’assistenza domiciliare vede la persona e la famiglia come cardini fondamentali di qualunque modello di intervento. Anzi, l’adeguato supporto famigliare o informale è da considerare un requisito essenziale per avviare una progettualità di domiciliarità. Pagina 53 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Detto progetto deve pertanto riconoscere formalmente la persona stessa e la famiglia (o comunque il care giver) come risorsa essenziale, condividendo in modo paritario gli interventi descritti nel Piano assistenziale e individuando al suo interno le responsabilità e il ruolo che il care giver si assume e indicando formalmente interventi tesi all’empowerment della persona e del care giver. Nei casi di maggior complessità assistenziale, è inoltre importante che nel Piano siano previste azioni di supporto per la famiglia, tese a mantenere nel tempo la capacità della famiglia stessa di sostenere la cura ed assistenza del proprio caro a domicilio; è frequente l’esperienza degli operatori del territorio di scelte di residenzialità dovute all’esaurimento delle risorse/ energie del/ dei care giver a mantenere nel tempo il livello di attenzione e di care necessarie per il proprio congiunto, piuttosto che per la complessità oggettiva dell’assistenza. Inoltre, nel Piano personalizzato di assistenza è necessario includere le risorse informali disponibili sul territorio quando adeguate ad offrire alla persona “frammenti” di assistenza/ spunti relazionali/ supporto/ accompagnamento che sono preziosi nel completare il quadro del progetto di vita della persona ad integrazione dei servizi/ prestazioni erogabili dalla rete. Per tale ragione, i soggetti che costruiscono il Piano di assistenza (sanitari e sociali) devono conoscere nel dettaglio le risorse informali del territorio, la loro mission, le potenzialità di intervento, costruendo con chi ne ha la responsabilità rapporti formali di collaborazione/ integrazione. 5. SPECIFICITÀ DI APPROCCIO Alcune condizioni cliniche e alcune situazioni specifiche di fragilità impongono la definizione di percorsi diagnostici/ terapeutici/ assistenziali che facilitano da un lato la gestione del problema e dall’altro consentono di raggiungere migliori risultati nel controllo della patologia. Nel presente documento problematiche: sono trattate nello specifico le seguenti 5.1 Demenze nell’anziano (Alzheimer) L’aumento della longevità nella seconda metà del secolo scorso ha portato a un incremento mai precedentemente raggiunto di persone affette da demenza sia nei paesi sviluppati sia nei paesi in via di sviluppo. Si stima che nel mondo siano oltre 30 milioni le persone affette da demenza, con circa 4,5 milioni di nuovi casi all’anno. La prevalenza in età specifica della demenza si raddoppia quasi ogni 5 anni, passando dal 1,5% nelle persone di fascia di età compresa tra i 60 e i 69 anni per arrivare al 40% nei novantenni. In Italia la prevalenza di tutte le demenze ottenuta dallo studio ILSA, nella popolazione di età compresa tra i 65 e gli 85 è risultata del 6,4%. Pagina 54 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 In Trentino, basandosi sui dati forniti dal Servizio Statistico provinciale, nel 2010 gli anziani ultra sessantacinquenni rappresentavano il 19,3% della popolazione (quindi circa 100.000 persone). Applicando i tassi di prevalenza ed incidenza dello studio ILSA, si può dunque stimare in circa 6.000-7.000 gli anziani affetti da demenza, in forma più o meno grave, con circa 10 nuovi casi all’anno per ogni persona over 65. Gli anziani affetti da questo tipo di patologie sono spesso definiti “anziani fragili”, cioè soggetti: - non autosufficienti, o con ridotta autosufficienza temporanea o permanente (il grado di autosufficienza è valutabile con le apposite scale internazionali); - che richiedono la formulazione di un piano di assistenza personalizzato, con interventi di carattere socio-sanitario legati all’evolversi della malattia (soprattutto in caso di forme di demenza); - bisognosi di un’assistenza in forma articolata e complessa che coinvolga fortemente anche i care giver sia come soggetti a cui è affidata la care, sia come destinatari di supporto/ aiuto. L’anziano fragile necessita continuamente di osservazione e/o assistenza, le quali sono finalizzate a mantenere quanto più possibile l’anziano a casa e a fargli recuperare l’autonomia possibile, nonché prevenire e ritardare il peggioramento del danno funzionale. L’assistenza a domicilio delle persone anziane con demenza/ Alzheimer costituisce una delle maggiori prove per le famiglie: negli ultimi anni, studi pubblicati su letteratura accreditata documentano gli effetti negativi sulla salute e sul benessere del care giver, aspetto questo che preoccupa non solo per i costi diretti sul care giver, ma anche per gli effetti sulla tenuta della progettualità di assistenza sul paziente affetto da demenza. Uno recente studio (2011) sulla demenza presentato dall’Università La Sapienza di Roma ha confermato un dato già dimostrato in letteratura: sono evidenti importanti conseguenze sulla salute fisica e mentale dei famigliari conviventi. Una persona che convive con un anziano con demenza ha una probabilità di percepirsi in cattiva salute di circa il 60% più alta di una persona che non viva questa condizione e l’impatto negativo sulla salute è più forte per i familiari in età lavorativa. E’ possibile che il mancato sostegno del care giver possa condurre alla decisione di accogliere il paziente in struttura residenziale precocemente rispetto a quanto potrebbe accadere qualora fossero disponibili servizi di supporto. Su indicazione della Giunta provinciale è stato quindi avviato, a luglio 2012, un progetto sperimentale di assistenza integrata realizzato nelle zone di Trento e di Rovereto che si concluderà a maggio 2013. Il progetto ha individuato un protocollo operativo che definisce le attività e le responsabilità connesse alla realizzazione del servizio di Assistenza Domiciliare Alzheimer (Servizio ADA). Pagina 55 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Il servizio presenta le seguenti principali caratteristiche: − fornire una risposta concreta alla domanda di assistenza, supporto e aiuto alle famiglie degli anziani affetti dal morbo di Alzheimer (o altra forma di demenza), che hanno scelto o che sono costrette a tenere il proprio caro a domicilio; − fornire un servizio dedicato a questa particolare tipologia di soggetti, che comprende sia l’assistenza all’anziano che il supporto alla rete familiare (caregiver informali); − agire con specifici interventi nei confronti dei familiari, per un loro più efficace utilizzo come risorse del percorso assistenziale e per soddisfare alcuni loro bisogni primari; − supportare con strumenti specifici il carico fisico e psicologico dei familiari e degli operatori in modo da prevenire l’insorgere di problematiche e patologie legate allo svolgimento delle attività socio-assistenziali. Il progetto sperimentale include una concreta attenzione ai care giver informali, quasi sempre i familiari; infatti, si stima che circa l’80% degli anziani affetti da demenza siano assistiti a domicilio da una rete familiare. Il progetto si è concentrato sui seguenti obiettivi: − fornire in tempi brevi attraverso una risposta concreta alla domanda di assistenza, supporto e aiuto alle famiglie degli anziani affetti da demenza, che hanno scelto o che sono costrette a tenere al domicilio il proprio caro; − sperimentare un servizio dedicato a questa particolare tipologia di soggetti, che comprende sia l’assistenza all’anziano che il supporto alla rete di caregiver informali; − agire con specifici interventi nei confronti dei familiari, per un loro più efficace utilizzo come risorse del percorso assistenziale e per soddisfare alcuni loro bisogni primari; − agire sulla formazione del personale operativo incaricato dell’erogazione dei servizi, in modo da incrementarne la professionalità specifica per questo tipo particolare di attività; − supportare con strumenti specifici il carico fisico e psicologico dei familiari e degli operatori in modo da prevenire l’insorgere di problematiche e patologie legate allo svolgimento delle attività socio-assistenziali. I soggetti formalmente coinvolti nel progetto sono quindi, oltre ai care giver informali (ivi comprese le cosiddette “badanti”), le seguenti figure professionali: assistente domiciliare, counsellor/ psicologo, terapisti della riabilitazione (fisica e cognitiva), coordinatore delle attività. Inoltre, tutta la sperimentazione è gestita con un approccio di project management, in coerenza con il carattere sperimentale dell’iniziativa, i cui esiti (sono stati definiti indicatori di processo e di esito) dovranno essere oggetto di Pagina 56 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 attenta valutazione al fine della diffusione degli approcci e dei servizi sperimentati in altre realtà del territorio (vedi punto 6.8.). 5.2 Età evolutiva: progetto “Scommettiamo sui giovani” La individuazione precoce di madri in gravidanza che rispondono ad alcuni requisiti che possono indicare gravi situazioni di fragilità e la conseguente presa in carico attraverso percorsi definiti che iniziano in gravidanza e si concludono al compimento di due anni del bambino hanno dimostrato notevole efficacia nell’assicurare un normale sviluppo del bambino e nelle sue future capacità di rapportarsi in modo positivo con il mondo esterno. Su indicazione della Giunta provinciale, in Trentino è stato sperimentato un progetto denominato “Scommettiamo sui giovani” che mira ad intervenire sul disagio infantile attraverso la verifica scientifica di un innovativo programma di prevenzione psico-sociale basato su visite domiciliari precoci per il supporto alla genitorialità. Scommettiamo sui giovani è un progetto che intende affrontare il disagio infantile intervenendo in quelle situazioni che la letteratura scientifica definisce più a rischio (ad esempio, giovane età, inesperienza, fragilità psichica della madre, famiglia monoparentale, basso livello socio-economico della famiglia). L’intervento ha come effetto diretto la promozione del benessere delle famiglie e dei soggetti coinvolti nell’intervento, a breve e a lungo termine, e la riduzione dell’incidenza di comportamenti devianti durante l’adolescenza e l’età adulta. Infatti, la prevenzione rappresenta oggi il mezzo più efficace per ridurre il disagio e promuovere il benessere. I recenti traguardi scientifici provenienti da diversi settori hanno messo in luce che tanto più precoci sono gli interventi preventivi tanto maggiore si rivela la loro efficacia e il beneficio per la società. Persino aspetti psico-sociali tanto rilevanti quanto allarmanti, quali il disagio infantile, possono oggi essere efficacemente contrastati attraverso interventi specifici attivati sin dalla nascita o, meglio ancora, durante la gravidanza attraverso il coinvolgimento dei genitori. Si tratta di un programma d’intervento centrato sulla prevenzione del rischio e sulla promozione delle risorse per quanto riguarda la salute mentale del bambino. Consiste in visite domiciliari effettuate da ostetriche (fino ai tre mesi del bambino) ed educatrici professionali che hanno l’obiettivo di rinforzare le competenze parentali, di favorire la relazione madre-bambino, di ridurre gli indici di rischio modificabili (ad esempio i comportamenti aggressivi). La valutazione del progetto avviene attraverso analisi statistiche di confronto tra due sottogruppi di partecipanti (uno è il gruppo di controllo) relativamente a strumenti standard che misurano il benessere della madre, le competenze parentali, la relazione madre-bambino, lo sviluppo psico-affettivo del bambino, i comportamenti aggressivi ed altri problemi comportamentali. I primi risultati sono positivi, per cui sarà necessario definire le modalità organizzative con la quali assicurare il proseguimento e l’ampliamento delle Pagina 57 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 attività su tutto il territorio provinciale, definendo, Azienda sanitaria e Servizi Sociali, le azioni ritenute essenziali e sostenibili per raggiungere i risultati attesi. Le azioni dovranno infatti essere inserite nei programmi di attività delle ostetriche e dei Servizi sociali (educatrice domiciliare) individuando le comuni modalità di monitoraggio. 6. AGENDA DEI LAVORI La realizzazione compiuta dell’assistenza illustrata nei punti che precedono ha bisogno di mettere a punto alcune fasi di lavoro; nel presente paragrafo vengono sintetizzate le attività già avviate, da avviare, ovvero quelle per le quali è programmato un aggiornamento: 6.1 Punto Unico di Accesso Il Punto Unico di Accesso (PUA) è, secondo quanto indicato dalla normativa e dagli atti programmatori, il gate di ingresso per la persona con bisogni sanitari e sociali e per la sua famiglia che, attraverso modalità organizzative specifiche, orienta ai servizi ovvero “prende in cura”, attivando contestualmente i processi di lavoro essenziali per rendere operativi detti processi. Il PUA ha essenzialmente due funzioni: informazione ed orientamento dei cittadini, ma anche degli operatori; presa in carico di bisogni sanitari complessi. (scheda TER01B - “Presa in carico dei cittadini / PUA ”) Per l’approfondimento del ruolo che il PUA ha nell’ambito sociosanitario, si rimanda agli atti specifici. Qui preme sottolineare alcuni aspetti essenziali: − Il PUA è una funzione co-gestita dalla sanità e dal sociale e rappresenta quindi la più alta espressione della integrazione socio sanitaria. E’ quindi necessario far evolvere l’attuale assetto dei PUA, appena avviato nei distretti, rinforzando il modello di “fare assieme” attraverso ulteriori azioni. In particolare, nel corso del 2013 e probabilmente anche nell’anno successivo, saranno organizzati eventi formativi, alla cui progettazione saranno chiamati responsabili della sanità e del sociale, finalizzati da un lato a rendere più esplicito il sistema di raccordo organizzativo tra Servizi e dall’altro a rafforzare lo spirito di team, attraverso il tutoraggio nel contesto operativo specifico. − Per esplicitare la sua funzione, il PUA deve accompagnare il proprio sviluppo organizzativo con la disponibilità, nel più breve tempo possibile, di un sistema informativo che supporti i percorsi di cura ed assistenza. Detto sistema informativo deve consentire: la registrazione di ogni accesso e delle informazioni/ orientamenti forniti ai cittadini/ operatori, anche con la finalità di condividere/ rendere uniformi sul territorio, nel tempo, le risposte (mettendo a fattor comune gli approfondimenti fatti) e costruendo quindi, di fatto, un data base di dette informazioni; la ricostruzione dei percorsi già attivati nei confronti di un cittadino sia in Pagina 58 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 campo sanitario che sociale, con l’obiettivo da un lato di conoscere quanto già erogato e dall’altro di individuare lo stato di attivazione di nuovi servizi/ prestazioni inclusi nei Piani assistenziali e sui quali la persona/ famiglia chiede spiegazioni; l’avvio di specifici processi che consentano alla persona di ottenere, nel più breve tempo possibile, gli interventi indicati nel Piano di assistenza (ad esempio la prescrizione di dispositivi medici/ ausili); la elaborazione di dati ai fini di analisi/ programmazione delle attività. − L’equipe che opera nel PUA utilizza la Unità Valutativa Multidisciplinare come principale strumento per avviare/ consentire la presa in carico. E’ però necessario che si ricorra a detto strumento negli specifici casi che sono stati individuati nel disciplinare che regolamenta la sua attivazione. Infatti, la convocazione di una UVM comporta un utilizzo consistente di risorse che si giustifica (tanto più in un tempo di spending review) solo quando la riunione sul caso apporta effettivi e consistenti vantaggi rispetto ad altre modalità di intervento integrato. E’ quindi necessario affinare le competenze e le capacità degli operatori del PUA per decidere se procedere con la convocazione della UVM ovvero se sia possibile rispondere al caso segnalato attraverso azioni dirette, che coinvolgono magari più Servizi, ma che si devono comunque concludere con la definizione di un Piano individuale personalizzato. − Il PUA assume ruolo centrale/ di sintesi nel governo del processo che a regime deciderà circa l’erogazione dell’assegno di cura disposto con deliberazione della GP n. 2207 del 15/10/2012. Nel corso del 2013 è necessario individuare le modalità organizzative per unificare il percorso di richiesta/ valutazione ai fini della certificazione della invalidità civile e della gravità della non autosufficienza ai fini della erogazione dell’assegno di cura, almeno per quanto attiene l’accesso dei cittadini all’assistenza e al beneficio economico. Dette modalità saranno oggetto di uno specifico provvedimento della Giunta provinciale a cui sarà data applicazione da parte della Azienda sanitaria attraverso la adozione di azioni che modificheranno in modo sostanziale gli attuali processi di lavoro. 6.2 Aggregazioni Medici medicina generale e Pediatri di libera scelta Come abbiamo visto, per realizzare il nuovo modello di assistenza domiciliare, è necessario promuovere una evoluzione organizzativa della medicina generale che consenta di modificare il proprio assetto molto personalistico a favore invece di un team di professionisti (aggregazioni) che metta a fattor comune le competenze professionali e che consenta di rispondere con criteri di qualità alla complessità del sistema. (scheda TER01A - “Revisione modello organizzativo assistenza sanitaria di base”) Pagina 59 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 A tale proposito, è necessario concludere l’avviato processo che, a livello provinciale, sta concordando uno specifico accordo con la parte sindacale e che vede nella attuazione delle aggregazioni il requisito necessario e essenziale per considerare la medicina generale come uno dei nodi della rete, anzi quello più vicino ai cittadini. In mancanza di detto accordo e pertanto dovendo convivere sia con modelli organizzativi più evoluti di medici di medicina generale (che comunque si sono andati costruendo in questi anni), sia di singoli professionisti che perseverano in modelli mono professionali ormai inadeguati, si dovrà prendere atto di livelli assistenziali a domicilio che mostreranno di fatto notevoli differenze tra loro. Tra l’altro, come evidenziato al punto 4.5. le aggregazioni professionali sono essenziali anche per costruire modelli evoluti di assistenza domiciliare con la forte integrazione/ sinergia con gli infermieri e con gli assistenti sociali. La possibilità di adottare percorsi condivisi di assistenza individuando correlati indicatori di processo e di esito è condizionata dalla fattibilità di considerare gli effetti degli interventi su aggregati di popolazione adeguati, come ad esempio sul numero complessivo di cittadini che afferiscono alla aggregazione di più medici di famiglia. Ciò comporta non solo costituire le associazioni di medici, ma anche organizzare un sistema informatizzato di governo assestato sull’intera popolazione della associazione, piuttosto che sugli iscritti al singolo professionista. 6.3 Revisione del modello organizzativo della continuità assistenziale e dei medici specialisti ambulatori interni (SUMAI) L’attuale organizzazione del servizio di continuità assistenziale rappresenta un modello pensato oltre 30 anni fa. Le sedi del servizio di continuità assistenziale e la tipologia dell’attività erogata, non sono state oggetto, nel corso degli anni, di revisione. In questo periodo si sono riscontrati cambiamenti riguardanti la viabilità, le esigenze sia di carattere sanitario che sociale dei cittadini, l’offerta sanitaria nel territorio. La diversa viabilità, la maggiore e migliore contattabilità del medico e l’analisi dell’attività erogata nelle sedi di continuità assistenziale sono elementi utili per un ripensamento dell’attuale modello organizzativo del Servizio. Nelle more della attivazione delle aggregazioni di MMG e PLS, strumento essenziale per garantire la continuità assistenziale h24 (rif. punto 4.5), si propone di attuare da subito una revisione della continuità assistenziale tenendo conto della definizione delle funzioni da assicurare all’utenza e della ridefinizione del numero e della dislocazione delle postazioni che tenga conto della peculiarità del territorio e dell’integrazione tra i servizi esistenti, con eventuale ubicazione anche in prossimità di un P.S., permettendo in tal modo di supportare il PS stesso nell’erogazione di prestazioni a basso contenuto di complessità (codici di triage bianchi e verdi); Pagina 60 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 L’assistenza specialistica ambulatoriale interna è rappresentata dalle prestazioni mediche effettuate da medici specialisti in regime di convenzione con l’Azienda ed erogate negli ambulatori pubblici (di qui la qualificazione, appunto, come assistenza specialistica “interna”) oppure, in taluni casi, presso il “domicilio” come ad esempio nel caso delle attività presso le RSA. Tali prestazioni possono coprire sia gli ambiti diagnostici, che quelli curativi, preventivi e riabilitativi. L’attività dei medici specialisti è definita, in modo molto puntuale, dall’Accordo collettivo nazionale con il risultato che i professionisti sono poco integrati con l’Azienda. Al fine di garantire l’attività in modo continuativo, sia sul territorio, che presso i presidi ospedalieri, si ritiene necessaria una maggiore integrazione dei medici specialisti ambulatoriali con la Direzione di distretto, con gli altri professionisti convenzionati (MMG e PLS) e con i medici dipendenti ospedalieri. Per realizzare tale obiettivo si rende necessario passare attraverso una revisione dei contenuti dell’accordo collettivo con la specialistica ambulatoriale (scheda TER02 “Continuità Assistenziale - SUMAI”). 6.4 Approccio alla cronicità/ fragilità Nell’ambito della medicina di iniziativa, la Azienda sanitaria ha avviato le seguenti linee operative: (scheda TER01A - “Revisione modello organizzativo assistenza sanitaria di base”) 6.4.1. Individuazione Precoce Dei Pazienti Fragili Il paziente fragile è caratterizzato da un fabbisogno assistenziale continuo, multi-disciplinare, multi-specialistico e multi-settoriale; tale forma di sostegno prevede un elevato assorbimento di risorse. Allo stato attuale, in Trentino esistono numerose banche dati per la rilevazione delle differenti patologie che caratterizzano il paziente “fragile”; tali data-base tuttavia non sono integrati tra loro. I data-base attualmente fruibili sono nati con obiettivi di valutazione amministrativa e/o gestionale, e questo fatto pregiudica la possibilità di estrapolare elementi di valutazione epidemiologica. In Azienda sanitaria è stato quindi avviato un progetto di costruzione del Sistema Informativo della fragilità, a partire dalla identificazione più precoce del paziente anziano fragile, con una particolare attenzione al paziente gravato da “demenza”, allo scopo di: − garantire l’ottenimento del miglior outcome clinico di questa fascia di pazienti raggiungibile attraverso un intervento sanitario anticipato; − alleviare le famiglie che hanno in carico questo paziente con programmi socio-sanitari specifici; Pagina 61 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 − migliorare la gestione delle risorse economiche attraverso una attenta programmazione; − coinvolgere in modo appropriato gli specialisti della salute che assistono questo paziente; − ottenere una tracciabilità del paziente fragile e del nucleo familiare che lo assiste; − eseguire un monitoraggio sulla reale validità ed efficienza dei servizi sanitari forniti ai cittadini. Il progetto è stato avviato nel 2012 e si avvale della partnership di una azienda farmaceutica che fornisce consulenza circa la metodologia scelta per la costruzione del sistema (six sigma) e dovrebbe concludersi, almeno per il disegno complessivo delle azioni necessarie entro l’estate 2013. Qualora si riveli utile alla costruzione del sistema direzionale della fragilità dell’anziano, la metodologia sarà utilizzata dalla Azienda sanitaria anche per la costruzione di un analogo sistema sull’età evolutiva. 6.4.2. Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) Per alcune patologie croniche di grande impatto sulla sanità pubblica (per le frequenza con cui si presentano e per le conseguenze in termini di costi diretti ed indiretti causato da un loro mancato controllo) un approccio pro attivo di prevenzione e di cura può portare a documentati risultati di efficacia. In particolare, tale approccio è indicato per: diabete, scompenso cardiaco, BPCO, disturbi cognitivi, disabilità, patologie oncologiche, terminalità. Uno degli strumenti più efficaci di intervento è costituito dalla definizione di percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) che hanno lo scopo di (Rotter T, Kinsman L, James E, Machotta A, Gothe H, Willis J, Snow P, Kugler J. Clinical pathways: effects on professional practice, patient outcomes, length of stay and hospital costs (Review). The Cochrane Library 2010, Issue 7): − ottimizzare l’efficacia e la sicurezza degli interventi, − contenere la variabilità dei comportamenti professionali, − assicurare la continuità informativa e gestionale, − coordinare i contributi clinici e assistenziali, − contribuire a conseguire economia di scopo e di scala . Utilizzare la logica di fondo dei PDTA consente di: Pagina 62 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 − abbandonare le modalità di intervento basate sull’attesa della richiesta e sulla conseguente erogazione della prestazione, − intraprendere approcci che mettano in primo piano i bisogni del cittadino e della comunità, − valorizzare le modalità di relazione proattive e di iniziativa, attraverso l’identificazione dei cittadini esposti a fattori di rischio, la assunzione del bisogno di salute prima dell’insorgere della malattia, l’accompagnamento del cittadino nel gestire la evoluzione della malattia e nel contrastare le complicanze. Attualmente in Azienda sanitaria è avviata la definizione del PDTA del diabete, attraverso un progetto condotto in collaborazione con altre aziende sanitarie del Triveneto e che può avvantaggiarsi di un notevole lavoro già fatto negli anni precedenti in molti contesti territoriali. Resta inteso che definire sulla carta il migliore percorso diagnostico, clinico, assistenziale per il diabete è relativamente semplice. La parte che più impegna l’organizzazione è la capacità di far lavorare al percorso in modo integrato professionisti che lavorano in ambiti assistenziali diversi, che a volte possono avere obiettivi diversi (difesa delle proprie prerogative/ abitudini) e che rispondono a regole/ vincoli organizzativi/ contrattuali diversi tra loro. Ci si aspetta dunque che a conclusione del progetto siano finalmente concretizzabili le azioni necessarie per il coordinamento/ integrazione di tutti i livelli assistenziali in un percorso non solo condiviso ma concretamente adottato per tutti i pazienti eleggibili del Trentino; anche per questa linea operativa, la nuova organizzazione dei medici di famiglia in gruppi professionali inseriti formalmente nei Programmi di attività dei distretti appare come essenziale. In alcune articolazioni della Azienda sanitaria sono attivi alcuni Percorsi integrati che saranno oggetto di revisione da parte di professionisti dei vari livelli assistenziali ai fini della loro estensione a tutto il territorio. Inoltre, la Azienda sanitaria è impegnata ad introdurre la modalità organizzativa del Day Service che potrà facilitare la vita soprattutto alle persone affette da malattie croniche che necessitino di periodici controlli e quindi in particolare nell’ambito di PDTA. (scheda OSP02 - “Day service”) 6.5 Unità Valutative Multidisciplinari – Assegno di cura Nel corso del primo semestre 2013 sarà effettuata nei distretti una revisione critica dell’esperienza di lavoro delle Unità Valutative Multidisciplinari con l’obiettivo di: − unificare in un'unica UVM le funzioni che all’avvio erano state affidate separatamente alle Cure primarie, alla salute mentale, alle dipendenze. Pagina 63 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Tale soluzione consente di lavorare con maggiore efficacia sulle situazioni multiproblematiche senza necessità di trasferimento della competenza da una UVM ad un’altra e con la presenza, in ogni valutazione, di tutti i professionisti utili alla definizione del piano di cura; − avere consapevolezza diffusa e comune della potenzialità offerta dal sottoporre casi complessi alla valutazione della UVM, in particolare per quanto attiene alla età evolutiva; − completare la ricognizione delle risorse attivabili nei Piani assistenziali includendo, oltre agli strumenti di intervento di cui sono titolari i servizi pubblici, anche le risorse del terzo settore, dei soggetti privati e del volontariato; − adottare le modalità organizzative che saranno indicate dalla Giunta provinciale per unificare il percorso per il riconoscimento della invalidità civile e quello per il riconoscimento dei requisiti necessari alla erogazione dell’assegno di cura; − definire con maggiore appropriatezza gli indicatori che possano dimostrare il valore e gli esiti della attività delle UVM e monitorarli. 6.6 Piano Assistenziale Individualizzato (che includa anche il care giver e le risorse informali) Altro approfondimento da realizzare nei primi mesi del 2013 consiste nella verifica delle modalità di costruzione del PAI e del corretto utilizzo di detto strumento per definire la progettualità dell’assistenza. In particolare, è necessario analizzare ed eventualmente meglio definire: − La compilazione di tutte le sezioni che compongono il documento; − L’effettivo monitoraggio dei PAI (attraverso una agenda che registri il tempo di verifica di tutti i PAI attivi); − La definizione e il ruolo del case manager; − L’inclusione formalizzata nel progetto delle attività assegnate/ svolte dalla famiglia/ care giver, così come degli interventi a carico di risorse informali presenti sul territorio. 6.7 Definizione dei LEA dell’assistenza domiciliare Come evidenziato nel paragrafo 4.4 del presente documento, è necessario individuare i LEA dell’assistenza domiciliare, da garantire a tutti i cittadini che presentino alcuni criteri di inclusione. Peraltro, mentre per i LEA degli interventi sanitari sono disponibili autorevoli fonti di riferimento, a partire da documenti ministeriali per arrivare a indicazioni provenienti da Associazioni/ Istituzioni/ Centri di ricerca che si occupano di assistenza sanitaria territoriale, i livelli essenziali dell’assistenza prestata dal Pagina 64 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 sociale non sono altrettanto tracciati e sono presenti nelle singole regioni in conseguenza di decisioni di livello locale, della storia/ cultura dei servizi, delle risorse che il livelli politico regionale ha disposto nel corso degli anni. Per quanto attiene all’assistenza sanitaria, il principio che ha finora guidato l’azione del Servizio sanitario provinciale è quello universalistico, intendendo per questo la erogazione appropriata di interventi a domicilio in relazione alle condizioni cliniche/ assistenziali e solo in rapporto ad esse (prescindendo quindi dalle condizioni economiche/ patrimoniali). Lo sforzo dei servizi è stato quello di adeguare continuamente l’offerta (cioè le risorse disponibili) alla domanda in evoluzione e quindi articolando gli accessi/ prestazioni alla progressione/ recessione della malattia secondo processi concordati. L’Azienda sanitaria ha attivato un gruppo tecnico di lavoro per definire i Livelli essenziali di assistenza domiciliare (medico, infermiere, fisioterapista, dietista, logopedista) con la finalità da un lato di rendere uniforme l’approccio assistenziale sanitario su tutto il territorio provinciale (avendo cura di adottare soluzioni che promuovano la sicurezza del paziente nel passaggio da un livello assistenziale all’altro) e dall’altro di programmare la consistenza delle risorse presenti sul territorio. La definizione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria a domicilio costituirà dunque un riferimento documentato che fornirà elementi per rendere esplicita l’attività a carico del pubblico (diretta ovvero convenzionata). Inoltre, detta definizione sarà utile per evidenziare l’ambito di intervento di altri soggetti autorizzati a erogare prestazioni sanitarie a domicilio e ai quali le famiglie possono ricorrere con proprie risorse. Risulta invece molto utile alle famiglie articolare e differenziare i servizi/ prestazioni di tipo sociale/ educativo/ assistenziale erogate da personale non sanitario direttamente (Servizi sociali), ovvero da acquisire utilizzando i benefici economici a ciò dedicati. E’ evidente infatti come il supporto alle persone / famiglie più in difficoltà sia essenziale nelle situazioni/ condizioni di bisogni a domicilio che si prolungano nel tempo e che possono mettere in grave difficoltà i care giver se non adeguatamente supportati. E’ in questo settore che è particolarmente importante conoscere ed utilizzare tutte le risorse disponibili sul territorio, inserendole nel Piano di assistenza in modo armonico e appropriato, evitando sovrapposizioni. Per questo è necessario promuovere maggiori relazioni/ integrazioni con il terzo settore. L’attività di definizione dei LEA domiciliari con particolare riguardo a quelli che afferiscono al personale infermieristico costituirà la base per una revisione ragionata dell’attività prestata presso gli ambulatori infermieristici, capillarmente distribuiti sul territorio provinciale, ma di cui va rivisto il ruolo, la funzione, la logistica, tenuto conto del progetto complessivo di evoluzione della medicina primaria e assicurando prestazioni di qualità. (scheda TER04 “Ambulatori infermieristici”). Pagina 65 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 6.8 Integrazione con il terzo settore La presenza sul territorio di più soggetti che erogano prestazioni di assistenza utili a domicilio, così come delineata nel paragrafo 3.4 del presente documento, impone di costruire rapporti di collaborazione/ integrazione tra servizio pubblico e soggetti erogatori al fine di assicurare la idonea composizione di tutte le risorse utili alla qualità di vita della persona. Tra l’altro, la articolazione degli interventi nell’area della non autosufficienza ha di fatto aperto l’inserimento sul mercato di soggetti accreditati che hanno la possibilità di offrire, nell’area del sociale, una gamma molto articolata di servizi/ prestazioni. Il problema è quindi quello di far incontrare, in modo intelligente e utile, la domanda con l’offerta. Le questioni da considerare per la costruzione di questo nuovo modo di interagire tra pubblico e privato riguardano i seguenti punti: − I soggetti (Cooperazione, UPIPA, liberi professionisti, altri soggetti) interessati alla presenza sul mercato con specifici servizi per favorire la domiciliarità devono articolare l’offerta e renderla evidente attraverso l’attività di marketing nei confronti delle famiglie e dei Servizi pubblici sanitari e sociali; − I Servizi pubblici (in particolare i PUA e le UVM e i Servizi sociali) devono conoscere le disponibilità offerte sul territorio di competenza e costruire, assieme alla persona e alla famiglia, Piani personalizzati che utilizzino al meglio tutte le risorse formali ed informali che possano contribuire alla qualità del Piano stesso; − Gli operatori pubblici sanitari e sociali devono conoscere molto approfonditamente le potenzialità e i limiti dell’offerta al fine da un lato di promuoverne l’uso in tutti i casi in cui ciò sia utile alla persona/ famiglia, dall’altro per delineare con chiarezza fin dall’origine all’interessato e/o alla famiglia i diversi livelli in cui l’offerta di servizi/prestazioni si articola: 1. erogate dal pubblico (direttamente o in convenzione) perché incluse nei Livelli essenziali di assistenza (e quindi di cui le persone eleggibili a detti servizi hanno diritto, gratuitamente ovvero tramite compartecipazione); 2. che possono essere acquistate con i benefici economici previsti in casi specifici (ad esempio con l’assegno di cura); 3. a totale carico della persona/ famiglia, anche utilizzando ovviamente benefici economici previsti da norme specifiche anche quando non sia d’obbligo l’utilizzo e la finalizzazione documentata (ad esempio l’indennità di accompagnamento). Per le prestazioni di cui ai punti 1 e 2, le UVM hanno l’obbligo di costruire il Piano di assistenza personalizzato assicurando l’appropriatezza degli interventi, anche quando vengano utilizzati dalle persone/ famiglie i benefici pubblici ad essi dedicati. Pagina 66 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Per quanto attiene ai servizi di cui al punto 3, un approccio di qualità dell’assistenza domiciliare dovrebbe comunque includere anche detti servizi nel Piano di assistenza (ancorché direttamente a carico delle risorse della famiglia), sia per dare ruolo e significato alle singole prestazioni, sia per assicurare alla famiglia da parte della UVM il ruolo di regia/ consiglio/ supporto nella scelta oculata di come investire anche proprie risorse per integrare in modo utile e produttivo i servizi offerti dal pubblico. 6.9 Assistenza a domicilio per le demenze Nel corso del 2012 è stato avviato il progetto di cui al punto 5.1. del presente documento. Contemporaneamente, un gruppo di lavoro tecnico aziendale composto da specialisti e da medici di famiglia ha prodotto le Linee guida per la diagnosi della malattia di Alzheimer. Nel corso del 2013, è necessario costruire un unico Percorso diagnostico e assistenziale al paziente affetto da Alzheimer assistito a domicilio, integrando la fase diagnostica/ di prescrizione terapeutica (UVA) con l’eventuale costruzione di un Piano assistenziale individualizzato (UVM). Qualora il progetto sperimentale di specifica assistenza domiciliare per il paziente e per i care giver venga esteso a tutto il Trentino (come i risultati in progress fanno supporre), sarà necessario: − definire i criteri di eleggibilità alle prestazioni specifiche, nonché i criteri di dimissione dal servizio (tramite la misurazione di specifici indicatori); − individuare la composizione del “pacchetto” di prestazioni che abbiano dimostrato la maggiore efficacia, da assicurare alla persona affetta da demenza e alla sua famiglia; − determinare la quota di partecipazione al costo del servizio; − assicurarsi che i pacchetti definiti siano erogabili su tutto il territorio provinciale; − stimare il costo presunto del servizio a carico del SSP. 6.10 Età evolutiva: coppie madre bambino fragili Il progetto sperimentale “Scommettiamo sui giovani” di cui al punto 5.2. del presente documento ha evidenziato l’efficacia dell’approccio fondato sulla prevenzione precoce. E’ quindi necessario, nel corso del 2013, in collaborazione con il Dipartimento Lavoro e Welfare, definire l’ambito di validità (persone fragili eleggibili), le risorse necessarie distinte per professionalità (ostetriche, educatrici domiciliari, psicologi) per la sua adozione sul territorio provinciale, le responsabilità (Servizio sanitario e Servizi Sociali), gli strumenti gestionali utili al monitoraggio dell’efficacia delle azioni. I primi risultati del progetto sono positivi sia per il paziente che per la famiglia; qualora a conclusione del progetto detto andamento fosse confermato, sarà Pagina 67 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 necessario individuare le modalità per assicurare servizi a domicilio per pazienti affetti da demenza, garantendo ovviamente la accessibilità al servizio su tutto il territorio provinciale. L’accesso a detti servizi, sia nell’ambito progettuale sperimentale che in futuro, avviene previa valutazione della UVM che definisce il PAI. Requisito per l’avvio, da parte del distretto, del percorso di valutazione del bisogno e di stesura del PAI è la disponibilità della diagnosi: è quindi essenziale l’integrazione di detto percorso con l’attività delle UVA; a tale proposito si rimanda a specifico documento. 6.11 Residenzialità psichiatrica In Trentino è presente una robusta rete di residenze per pazienti psichiatrici e persone affette da dipendenze, articolata in ragione della intensità assistenziale e della capacità della persona di acquisire progressivamente la propria autonomia. Nel corso del 2013, in accordo con il Dipartimento Lavoro e Welfare, la Azienda sanitaria, in collaborazione con il Dipartimento salute mentale porterà a conclusione un lavoro di revisione complessiva della residenzialità al fine da un lato di aggiornare alle nuove esigenze i documenti provinciali di riferimento e dall’altro di rendere evidente e chiaro a tutti gli interessati, compresi ovviamente i cittadini e le loro famiglie, la funzione delle singole strutture in ragione degli obiettivi fissati nel percorso di assistenza/ riabilitazione. Detto lavoro sarà particolarmente utile alle UVM di tutto il territorio provinciale che saranno aiutate nella individuazione della risorsa più adeguata per le esigenze della persona nel momento della costruzione del PAI e/o del suo aggiornamento. Sulla base di una rivalutazione dei bisogni emergenti in ambito socio-sanitario psichiatrico, è programmata la riqualificazione e valorizzazione delle strutture esistenti (RSA psichiatriche del Distretto Est) in modo da permettere una idonea ricollocazione di utenti psichiatrici con caratteristiche di cronicità e di utenti con gravi disturbi del comportamento non gestibili in altri contesti. Ciò consentirà non solo l’assorbimento delle attività attualmente assicurate presso la struttura Villa San Pietro di Arco - al momento ancora utilizzata con una ricettività di 15 posti – e la riduzione dell’invio di pazienti in strutture extraprovinciali con conseguente riduzione dei costi, ma anche la riqualificazione delle strutture appartenenti al complesso dell’ex Ospedale Psichiatrico in un progetto complessivo di inserimento di queste strutture nella più ampia rete dei servizi socio- sanitari residenziali con allargamento delle competenze anche a nuovi bisogni (utenti con gravi disturbi del comportamento di varia etiologia, OPG) emergenti, in una logica programmatoria a livello di Assessorato con il coinvolgimento della APSS. Inoltre, è stata avviata una attività specifica di studio delle esigenze nell’ambito della età evolutiva al fine di: definire la tipologia e il numero di residenze per minori da garantire sul territorio provinciale in relazione ai bisogni presenti in Pagina 68 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Trentino; adeguare in conseguenza il sistema di autorizzazione/ accreditamento/ convenzione; supportare/ sostenere le competenze degli operatori delle residenze con finalità socio educative perché siano in grado di gestire direttamente casi di minori di una certa complessità, anche ricorrendo ad un sistema condiviso di riferimenti professionali; individuare, se necessario, adeguate e accreditate residenze extra provinciali da utilizzare in specifici casi eccezionali. (scheda TER05 - “Razionalizzazione residenzialità psichiatrica EST ” e TER06 – “Razionalizzazione residenzialità psichiatrica”). 6.12 Strutture intermedie Come già evidenziato al punto 3.4. del presente documento, l’articolazione dell’offerta presente sul territorio deve comprendere la possibilità di utilizzare modalità temporanee di accoglienza/ assistenza/ cura. Esse sono finalizzate a: − assicurare ai care giver periodi di “sollievo” all’impegno continuo di cura a domicilio, per rispondere ad esigenze programmate (ferie, impegni famigliari), ovvero per intervenire in casi di emergenza dovuti ad una inattesa impossibilità di assistenza da parte del care giver, non sostituibile nell’immediato in ambito famigliare (letti di sollievo presso RSA); − costituire una situazione “ponte” tra l’ospedale e il domicilio nei casi in cui permanga una complessità clinica/ assistenziale alla dimissione e la famiglia non sia in grado o abbia oggettive difficoltà ad accogliere la persona a casa. Si tratta di persone con quadri clinici relativamente stabilizzati, che magari debbono essere sottoposti con periodicità ravvicinata a controlli diagnostici non eseguibili o difficilmente eseguibili a domicilio, con programmi terapeutici compiutamente definiti. La primaria esigenza di questi pazienti è poter contare su un competente approccio assistenziale (di tipo infermieristico) con un accesso programmato del medico curante (meglio se il MMG). La soluzione organizzativa adottata è l’ospedale di comunità, di cui è prevista la attivazione in alcuni punti della organizzazione sanitaria provinciale (Mezzolombardo, Ala) (scheda TER03 - “Ospedale di Comunità di Mezzolombardo”) − residenze sanitarie assistenziali che accolgano persone con importanti esiti di disabilità/ disturbi comportamentali per il tempo strettamente necessario alla stabilizzazione del paziente e/o all’accompagnamento della famiglia al non facile percorso utile ad affrontare positivamente il problema dell’accoglienza a casa di una persona che ha specifici bisogni strutturali, di assistenza e cura, relazionale. La disponibilità di posti con questa finalità può essere determinante per evitare il ricorso all’ingresso in RSA, scelta questa che la famiglia può essere indotta a proporre se la dimissione dall’ospedale significa soltanto il ritorno a casa. Si tratta di soluzioni non ancora disponibili in Trentino ma sulle quali si sta lavorando in termini di progetto ad Ala. Inoltre, si è evidenziata la Pagina 69 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 necessità di trovare una soluzione di ospitalità temporanea per soggetti adulti/anziani per i quali non è ipotizzabile una assistenza di tipo domiciliare e che in ambito ospedaliero (fase acuta) o in RSA (fase postacuta/cronica) presentano comportamenti, e quindi bisogni, assolutamente incompatibili con gli standard organizzativi della struttura che li accoglie. Quasi sempre questi pazienti finiscono per richiedere un pesante contenimento farmacologico e/o fisico che compromette ulteriormente le possibilità di recupero funzionale, con non trascurabili conseguenze psicologiche sui caregiver informali (familiari) e formali (professionisti sociosanitari) che si trovano a sviluppare vissuti di inadeguatezza in un circolo vizioso che porta a ridurre ulteriormente le capacità di coping. (scheda TER08 - “Presidio di Ala”) 6.13 Sistema informativo territoriale La articolata attività di assistenza sul territorio, dal punto di vista dei sistemi informativi, è caratterizzata dalla presenza di numerosi applicativi che gestiscono parti del processo e che sono nati via via nel tempo, seguendo le esigenze di singoli ambiti, senza una organica predefinizione di un sistema complessivo che permetta l'integrazione e il coordinamento dei processi. Tra l’altro, i programmi esistenti scontano fortemente l’origine della loro costruzione: se sono nati per risolvere/ aiutare gli utilizzatori nel governo della parte amministrativo – contabile, difficilmente sono utili alle esigenze cliniche/ organizzative dei professionisti. Se invece sono nati sulle istanza di questi ultimi, i programmi si rivelano insufficienti per gestire la parte amministrativa. In ambito sanitario la maggior parte dell’assistenza afferisce ai seguenti sistemi che hanno attualmente poche modalità di interconnessione tra loro: SIT, ATLANTE, ADIUVAT, OSPITE, AML. Sono nati, alcuni hanno qualche lustro, per soddisfare esigenze settoriali; le integrazioni esistenti riguardano il controllo con l'anagrafe degli assistibili provinciale e quindi permettono di soddisfare esigenze gestionali iniziali. Anche i sistemi informativi dell'area sociale svolgono funzionalità gestionali e amministrative e per alcune aree sono parzialmente carenti a livello di enti gestori e di gestori operativi come cooperative e alcune strutture residenziali e semiresidenziali . I sistemi informativi attivi nelle aree sociosanitarie generalmente sono sistemi di prima informatizzazione, non rappresentano un mercato maturo con soluzioni adeguate, anche per ragioni di dimensioni. Vi è quindi la necessità di una revisione organica dei processi, complessa per l'attività di condivisione di diverse componenti professionali (sanitarie e amministrative, professionalita' e cittadini etc.), anche sulla scorta del positivo esempio dell'implementazione della gestione dell'assegno di cura che fa colloquiare funzionalmente CAAF, ICEF, gestione anagrafica e di residenzialità, le scale di valutazione e i processi UVM e in conclusione la gestione dei corrispettivi economici APAPI. L 'implementazione di nuovi sistemi informativi Pagina 70 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 dell'area di integrazione sociosanitaria implica uno sforzo straordinario di ridisegno di processi integrati privilegiando la trasparenza da parte del cittadino (FSSE Fascicolo SocioSanitario Elettronico) e dei professionisti che intervengono nei percorsi sociosanitari , applicando meccanismi di trasparenza ed integrazione come PUA e strumenti di valutazione condivisi e internazionalmente riconosciuti previsti nelle normative legislative innovative più recenti, oltreché sofisticati sistemi di monitoraggio delle attività e dei modalità di sincronizzazione informativa tra diversi sistemi. La necessità di avere sistemi di governo dell’area socio sanitaria ha fatto emergere l’esigenza ulteriore di integrare i sistemi informatizzati sanitari con quelli propri della assistenza sociale, che tra l’altro sono a loro volta in via di revisione complessiva per ricondurli ad un unico sistema provinciale, che permetta anche la presenza di più sistemi applicativi che però si integrino funzionalmente in modo organico sia dal punto di vista dei cittadini che dei professionisti che intervengono nei percorsi sociosanitari. E’ stato attivato a livello provinciale un tavolo per la definizione delle strategie utili a realizzare un sistema che sia in grado di interconnettere gli strumenti informatici a disposizione. Preme qui rilevare come la disponibilità di detto sistema sia indispensabile: per consentire la gestione dei numerosi processi citati nel presente documento; per costruire il sistema di indicatori di esito/ di processo della assistenza territoriale; per integrare concretamente i livelli assistenziali (continuità di presa in carico) e i professionisti; per rispondere in modo documentato alle richieste dei cittadini rispetto ai percorsi avviati; per facilitare la vita ai cittadini evitando la duplicazione di fasi di lavoro/ registrazioni di dati; per consentire di adeguare l’assistenza alla continua evoluzione dei bisogni dei cittadini; per rendere conto alla comunità degli effetti, in termini di salute individuale e collettiva, conseguenti all’utilizzo delle risorse della comunità stessa. 6.14 Indicatori Nell’assistenza territoriale, in coerenza con la frammentazione dei sistemi operativi/ informatici che registrano gli eventi/ processi di cui al punto che precede, sono disponibili indicatori adeguati a monitorare singoli processi/ aree ma che non sono tra loro integrati. E’ pertanto necessario strutturare un percorso che consenta di selezionare un set di indicatori che renda evidenti i risultati delle azioni integrate intraprese in termini di processo ma soprattutto di esito. 6.15 Costruzione di indicatori di appropriato utilizzo della rete delle ambulanze delle Associazioni convenzionate con il SSP Le Associazioni di volontariato operano in integrazione con TE 118. L’ attività attinente al volontariato riguarda anzitutto il presidio diretto di alcune aree Pagina 71 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 territoriali (Val di Cembra, Valle del Chiese, Campiglio e altre) per assicurare interventi di emergenza nei tempi standard attesi. Le stesse associazioni sono impegnate anche nei trasporti interospedalieri urgenti e in misura prevalente nei trasporti programmati. Negli anni l’integrazione è stata affinata perseguendo una sempre maggiore efficacia nell’utilizzo delle reciproche risorse. L’assetto di tale integrazione può essere monitorato per individuare misure che consentano una maggiore efficienza nell’utilizzo della risorsa del volontariato mantenendo il grado di efficacia raggiunto. A tal fine sarà definito uno strumento di analisi dei dati che consenta di monitorare l’attività in essere in rapporto ad alcuni indicatori nei tre ambiti di attività sopracitati, quali quelli riportati nei punti seguenti: 1. Trasporti in emergenza. Il principale indicatore di qualità dell’attività è da individuare nel tempo di intervento assicurato dai mezzi a partenza dalle diverse postazioni esistenti. L’attuale sistema informatico di TE 118 può rendere disponibili tutti i dati inerenti i tempi di percorrenza delle ambulanze. E’ programmabile pertanto un monitoraggio che preveda l’acquisizione del dato, a campione, al fine di valutare il grado di efficacia dell’attuale rete delle postazioni di partenza dei mezzi. 2. Trasporti secondari (interospedalieri urgenti). Un indicatore di qualità è individuato nel tempo di risposta alla richiesta di trasporto interospedaliero urgente. Per le richieste di criticità elevata (pazienti con patologia “tempo-dipendente” quali infarto miocardico acuto, ictus e altre) al di fuori degli orari di servizio dell’elisoccorso, sarà rilevato il tempo intercorrente tra la richiesta fatta alla centrale operativa e la partenza dell’ambulanza assegnata, e la sua corrispondenza allo standard atteso di 10 minuti. 3. Trasporti programmati. Indicatori da monitorare sono: − quota di trasporto plurimo effettuato; − grado di utilizzo delle ambulanze garantite quotidianamente dal volontariato secondo specifico accordo, rapportato alle fasce orarie; − misura del ricorso ad ambulanze aggiuntive del volontariato necessarie per soddisfare la quota variabile di trasporto programmato richiesto con breve preavviso. 6.16 Assistenza aggiuntiva protesica e integrativa. Revisione dei livelli di arruolamento per la concedibilità. Il quadro delle prestazioni aggiuntive provinciali è costituito da un insieme di interventi eterogenei (contributi finanziari o erogazione di prestazioni) essendo il Pagina 72 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 risultato di inserimenti susseguitisi nel tempo in relazione alle particolari di categorie di pazienti di volta in volta emergenti. necessità A queste si sono affiancate prestazioni di carattere socio-sanitario, originatesi in ambito socio- assistenziale e attribuite successivamente alla competenza dell’Azienda, che talora si sovrappongono, anche parzialmente, alle prime o comunque intervengono a beneficio delle medesime categorie La facoltà attribuita alla Giunta provinciale di individuare prestazioni aggiuntive con atto amministrativo ha conferito agilità al sistema consentendo un continuo e tempestivo aggiornamento: in futuro potrebbe essere revisionato in un’ottica di migliore organicità il quadro degli ambiti di intervento. In materia di assistenza protesica si è evidenziata la necessità di ampliare l’attività di “riassegnazione” di ausili protesici acquistati dall’Azienda e dati in uso ai pazienti. Il riutilizzo infatti è stato finora limitato ai presidi non personalizzati, cioè utilizzabili da qualsiasi paziente. Tuttavia gran parte dei dispositivi e ausili dati in uso (es carrozzine) sono “allestiti a misura”, cioè adattati al singolo utente con piccoli adeguamenti che finora erano però di impedimento ad un futuro riutilizzo del presidio, benché reversibili. A tal fine è stato proposto, e già sperimentato per due mesi, un progetto di riutilizzo che entrerà a regime a partire dal 1 marzo 2013, a seguito del quale è previsto un risparmio di euro 460.000 nell’anno. Il progetto prevede l’individuazione di una lista precisa di prodotti rispetto ai quali, ove non sia possibile l’assegnazione diretta da parte dell’ufficio per la complessità della specifica richiesta del paziente, sarà attivata una valutazione tecnica per l’individuazione e l’allestimento di un ausilio già disponibile e facilmente adattabile in conformità a quanto richiesto nella scheda tecnica. (scheda TER07 - “protesica- informatizzazione e riciclo”). Pagina 73 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 RIORDINO DELLA ATTIVITÀ DI PREVENZIONE COLLETTIVA E SANITÀ PUBBLICA Il Dipartimento di Prevenzione (DP) è l’articolazione organizzativa dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari volta alla tutela della salute ed al miglioramento della qualità della vita della popolazione, mediante attività di promozione della salute, di prevenzione delle malattie infettive e cronico-degenerative, di promozione della sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro. Compiti prioritari del DP sono quelli di individuare e operare per rimuovere i fattori di rischio che possono nuocere alla salute dei singoli e della collettività nei diversi contesti, e di realizzare attività di verifica e sorveglianza al fine di prevenire il manifestarsi di tali rischi. In particolare, il Dipartimento di Prevenzione garantisce su tutto il territorio provinciale assicurando in modo uniforme le seguenti funzioni/attività: – coordinamento della attività di prevenzione e profilassi delle malattie infettive e diffusive; – gestione degli interventi di prevenzione dai rischi infortunistici e sanitari connessi agli ambienti di vita ed alle attività lavorative; – coordinamento/gestione delle attività di sorveglianza e controllo sulla produzione di sostanze alimentari in tutte le fasi della filiera produttiva compresa l’attività di analisi di laboratorio su alimenti, bevande ed acque; – interventi d promozione della salute e del benessere animale; – realizzazione di iniziative di promozione ed educazione alla salute rivolte ai singoli cittadini, alle famiglie e alla comunità, con approccio multidisciplinare; – iniziative d’informazione e formazione volte alla prevenzione, al monitoraggio, al controllo delle malattie cronico degenerative, e al miglioramento della qualità della vita in tali pazienti; collaborazione alla definizione dei percorsi diagnostico-assistenziali; – iniziative di informazione/formazione e sorveglianza volte alla promozione di sani stili di vita; – coordinamento degli screening oncologici; – verifiche e controlli per la prevenzione e di monitoraggio del rischio da radiazioni ionizzanti e non ionizzanti; – collaborazione e partecipazione alle iniziative HPH (Health Promoting Hospitals) di prevenzione e di promozione della salute; – supporto agli enti deputati per la definizione di idonei parametri di igiene edilizia; – sorveglianza epidemiologia ambientale (studio degli effetti dell’ambiente sulla popolazione) e sorveglianza epidemiologia di popolazione (studio della distribuzione e dei determinanti delle malattie nella popolazione). Pagina 74 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Al fine di esplicare al meglio le funzioni sopra rappresentate si rende necessaria una forte integrazione tra le diverse articolazioni del Dipartimento stesso e con le altre articolazioni dell’APSS (in particolare i Distretti), nonché con soggetti esterni quali le Comunità. Su queste basi potranno essere ridefinite e riorientate le attività del Dipartimento coerentemente con una moderna visione del ruolo della Sanità Pubblica, che prende avvio dall’ analisi dei bisogni di una comunità e dalla alla valutazione degli esiti di salute della popolazione e secondo un approccio che preveda: – applicazione della metodologia di educazione terapeutica (educazione sanitaria volta a consentire al paziente cronico una auto-gestione ottimale della propria condizione patologica); di promozione della salute e di counselling nei luoghi di lavoro; – approccio proattivo di coinvolgimento e di responsabilizzazione delle parti interessate per quanto riguarda la sicurezza degli alimenti e degli ambienti di lavoro al fine di intensificare le attività di prevenzione primaria; – informazione, comunicazione, cittadini e delle imprese; – attenta e sistematica identificazione dei bisogni della popolazione e definizione delle priorità; – migliore accessibilità ai servizi erogati dal Dipartimento di Prevenzione mediante l' istituzione, nelle varie realtà territoriali, di uno sportello unico dei servizi dipartimentali per i cittadini, le imprese e gli amministratori al fine di fornire unitarietà della risposta da parte di strutture diverse, che collaborando fra di loro e creando idonee sinergie, semplificano i percorsi al cittadino; – decentralizzazione territoriale; – semplificazione amministrativa. coinvolgimento e responsabilizzazione dei Con il completamento dell’ assetto organizzativo, si sono create le condizioni per definire un programma di attività a breve, medio e lungo periodo, quale indicazione operativa per le varie UU.OO. e Servizi per il conseguimento degli obiettivi così definiti. In particolare verrà effettuata in via preliminare un’ analisi delle attività attualmente svolte dai vari operatori del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, con l’ obiettivo di uniformare il più possibile la rete di offerta a livello provinciale, nei vari ambiti: profilassi malattie infettive, sicurezza alimentare, promozione ed educazione alla salute, sicurezza negli ambienti di lavoro, igiene edilizia, ecc. La costruzione di sinergie fra le varie articolazioni organizzative fondamentali (Dipartimento di Prevenzione, Distretti, SOP) nella gestione della cronicità, partendo dall’ analisi dei bisogni (Piano distrettuale della salute) alla costruzione e gestione dei PPDTA (Percorsi preventivo-diagnostico-terapeutici), rappresenta una vera scommessa per il futuro ed un ambito nel quale il Dipartimento è già impegnato. In tale ottica nel 2013 sono stati avviati sperimentalmente due percorsi, diabete e broncopatia cronica ostruttiva (BPCO), in collaborazione rispettivamente con i Pagina 75 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Distretti Est e Centro Sud. La sperimentazione avrà la durata di un anno e successivamente il modello verrà esteso a tutti i Distretti. Una funzione di particolare rilevanza anche in termini di aspettative da parte dell’utenza esterna è certamente quella afferente alle funzioni di sorveglianza e certificazione di competenza del Dipartimento, rispetto alle quali si procederà alla formulazione di proposte organizzative ed operative tese a sostenere in particolare le azioni e iniziative di costruzione di condizioni, contesti e cultura orientate alla promozione della sicurezza e della salute. Nell’ ambito delle attività di prevenzione primaria delle malattie cronicodegenerative, in coerenza con il programma nazionale “Guadagnare salute”, a partire dall’ anno scolastico 2012-2013 è stata riformulata l’ offerta formativa nelle scuole ed è stato avviato il progetto “Scuola che promuove la salute”, previsto nel Piano provinciale della Prevenzione. Per la popolazione adulta, al fine di promuovere l’ attività fisica, è stato siglato un accordo con l’Università della terza età e del tempo disponibile (UTETD). Per la prevenzione secondaria delle patologie neoplastiche (screening tumore mammella, cervice uterina, colon retto) verrà consolidata l’azione avviata nel 2012 (obiettivo PAT n. 16/2012): sono stati individuati i nuovi gruppi di valutazione dei tre screening e definite le azioni di miglioramento da attuare nei prossimi anni. Presso il Dipartimento di Prevenzione è stata istituita la struttura “Coordinamento screening”, con il compito di organizzare e gestire tutto il processo: obiettivo a medio termine è la centralizzazione di tutti gli inviti e la realizzazione di una “Centrale unica degli screening” c/o il Dipartimento di Prevenzione. Nell’ambito della sicurezza alimentare si darà attuazione al Piano provinciale 20122014. Da costruire ex novo l’attività nel campo della nutrizione e della corretta alimentazione nella popolazione, in particolare nella ristorazione collettiva e nelle mense scolastiche, ecc. Particolare attenzione dovrà essere posta dai Servizi nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive tramite le vaccinazioni, nella logica del superamento graduale dell’ obbligo vaccinale. In tale ambito si prevede lo sviluppo di un percorso di accreditamento quale strumento facilitante e qualificante il processo. Al fine di facilitare il processo di analisi e di miglioramento delle attività di competenza del Dipartimento, sono istituiti diversi gruppi di lavoro su tematiche specifiche, nell’ottica di garantire approfondimento, condivisione, scambio, interazione, gestione delle problematiche e coordinamento degli interventi. In allegato le schede con la descrizione delle attività e la tempistica di realizzazione nel triennio 2013-2015. PREV01 – Riorientamento iniziative di educazione PREV02 – Sistema di monitoraggio PREV03 – Prevenzione malattie cronico degenerative PREV04 – Analisi Organizzativa Dipartimento Pagina 76 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 PREV05 – Riordino attività prevenzione PREV06 – Miglioramento Screening PREV07 – Obbligo vaccinale PREV08 – Sicurezza Alimentare Pagina 77 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 RAZIONALIZZAZIONE DEI FATTORI PRODUTTIVI E COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA SANITARIA La deliberazione della Giunta provinciale n. 2679/2012 ha anticipato alcuni indirizzi ed obiettivi di razionalizzazione dei fattori produttivi, ripresi in parte dal documento richiesto all’Azienda nel mese di ottobre 2012, per i quali l’A.P.S.S. ha fin da subito attivato una serrata rinegoziazione con i fornitori di beni e servizi. In particolare nell’ultima parte dell’anno 2012, e nei primi mesi del 2013, i competenti Servizi aziendali hanno definito sui principali contratti di manutenzione e di appalto di servizi importanti riduzioni nei corrispettivi pagati sia per effetto di sconti sui prezzi sia per la contrazione nei livelli di servizio, anche se è stata riposta la massima attenzione nel determinare i minori impatti possibili sul cittadino. Il risultato è anche reso possibile in virtù del fatto che i tempi di pagamento ai fornitori sono garantiti nei termini contrattuali e quindi questo elemento è risultato un punto di forza. Nel 2012 sono state condotte a termine importanti gare, in particolare quella per l’acquisto dei farmaci, ed altre, che determineranno effetti positivi già sul bilancio del 2013. A tal fine si produce di seguito una sintetica Tabella sulle rinegoziazioni già definite con la valorizzazione delle economie, nonché i risparmi attesi per effetto delle nuove gare rispetto ai prezzi precedenti, valutati sulla base dei consumi storici. Va peraltro evidenziato il fatto che la rinegoziazione dei contratti non può che avere effetti “una tantum” non essendo assolutamente ipotizzabile che anche il prossimo anno possano replicarsi analoghi risultati. Va altresì rimarcato un ulteriore fattore che incide in modo significativo sull’evoluzione dei costi da ricondurre al fisiologico incremento del consumo dei fattori produttivi derivante dall’aumento della popolazione (e dell’età media) assistita e delle correlate prestazioni erogate, come pure l’effetto degli aggiornamenti automatici dei contratti in virtù della revisione prezzi e dell’aumento delle aliquote IVA ed, infine, l’evoluzione della tecnologia sanitaria a sempre maggiori costi. Tali elementi possono essere stimati, con riferimento all’acquisito di beni e servizi nell’ordine di circa 3 milioni di euro. Si evidenzia altresì che nel budget 2013 è stato assegnato a tutte le strutture l’obiettivo di riduzione nei costi del materiale di consumo pari al 3% complessivo. A) Rinegoziazioni dei servizi manutenzione e in appalto Descrizione appalto Risp. su tendenziale 2013 vs. 2012 Risp. Su fatturato 2013 vs. 2012 Servizio di pulizia e sanificazione Servizio ristorazione c/o CSS Trento (compresi incassi da concessione) 678.000,00 386.000,00 Servizio di ristorazione ospedaliera 92.000,00 Servizio multicanale (CUP/CAPIRR) 941.000,00 827.000,00 Servizio appalto calore 344.000,00 344.000,00 203.000,00 Pagina 78 di 84 173.000,00 - 103.000,00 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Multiservice Contratti informatici 500.000,00 500.000,00 Manutenzione in appalto immobili 600.000,00 600.000,00 Manut. in appalto attrezz. sanitarie 1.000.000,00 1.000.000,00 TOTALE COMPLESSIVO 4.358.000,00 3.727.000,00 B) Risparmio gare già approvate nel 2013 rispetto al 2012 Procedure di gara diverse Risp. su tendenziale 2013 vs. 2012 Risp. Su fatturato 2013 vs.2012 Beni sanitari e non sanitari 5.411.000,00 2.750.000,00 TOTALE COMPLESSIVO A) + B) 9.769.000,00 6.477.000,00 Di seguito si fornisce la tabella dimostrativa del rispetto delle direttive di riduzione di spesa da garantire nell’anno 2013 di cui alla deliberazione della G.P. n. 2679/12: A) Tabella dimostrativa sul rispetto direttive ex Delibera G.P. 2679/2012 - Allegato A Voce di costo Acquisto di beni sanitari e non sanitari Manutenzioni e riparazioni in appalto Vincolo da direttiva 2.500.000,00 Risparmio previsto 2.750.000,00 1.000.000,00 1.600.000,00 2.900.000,00 2.127.000,00 Consulenze non sanitarie(*) 100.000,00 100.000,00 Spese per mostre, convegni, ecc. 66.500,00 66.500,00 Spese generali di amministrazione 100.000,00 100.000,00 Convenzioni sanitarie: osp./special. 900.000,00 900.000,00 1.100.000,00 1.100.000,00 250.000,00 400.000,00 Altri servizi in appalto Convezioni sanitarie: RSA Invii in strutture extra-PAT ex Art. 26 Automazione dei processi 500.000,00 291.000,00 Godimento beni di terzi 150.000,00 150.000,00 Personale dipendente 4.000.000,00 4.000.000,00 TOTALE COMPLESSIVO 13.566.500,00 13.584.500,00 (*) Il risparmio è calcolato sul tetto 2012 Pagina 79 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Relativamente al personale dipendente sono stati disposti i blocchi delle assunzioni e sono attualmente applicate le direttive di cui alla delibera 2679/2012. Al momento di redazione del presente documento il risparmio già conseguito attraverso le azioni di contenimento adottate sulla voce del personale è pari a ca. 1 Mln di euro, mentre per la parte rimanente sarà realizzato attraverso misure di riorganizzazione dei servizi proposte nel Piano. Il risultato risulterà condizionato dai profili e dalle date di effettiva cessazione del personale interessato, per cui potrà risultare necessario un blocco del turn over superiore a quello preventivato al fine di conseguire il rispetto del tetto di spesa di 436 milioni di euro. Per consentire l’applicazione del blocco nella misura prevista dalla direttiva provinciale è necessario il finanziamento aggiuntivo degli oneri sopravvenuti (soppressione della trattenuta del 5 e 10% sui compensi superiori ai 90 e 150 mila euro) e dell’indennità di vacanza contrattuale (voce esclusa anche negli anni precedenti dal tetto) e conseguentemente aggiornare l’attuale tetto di spesa del personale dipendente. Le proposte di riorganizzazione dei servizi richiedono maggiori misure di flessibilità ed in particolare per quanto riguarda gli istituti di assegnazione della sede e della mobilità interna del personale. Entro fine aprile sarà formulata una proposta in merito allo sviluppo di strumenti per l’incremento della mobilità dei professionisti tra i diversi presidi aziendali che dovranno essere recepiti negli accordi contrattuali. E’ richiamata anche in questo Piano la proposta normativa di riduzione dei fondi contrattuali della dirigenza sulla scorta delle diminuzioni stabili delle dotazioni organiche come pure il divieto di corrispondere a tale personale una retribuzione superiore a quella in godimento al 31.12.2012 in analogia a quanto già in vigore nella legislazione nazionale. E’ riproposta la revisione delle modalità di finanziamento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Tre Venezie da parte della Provincia Autonoma di Trento per le attività di supporto al Servizio sanitario provinciale in modo tale da evitare la fatturazione all’Azienda con applicazione dell’IVA. Tale intervento consente un risparmio al sistema provinciale di oltre 100 mila euro annue e permette altresì di evitare di imputare ca. 700 mila euro nelle voci per incarichi esterni nel bilancio APSS. Nelle schede allegate sono riportate sia le iniziative corrispondenti ai mandati indicati nella delibera della Giunta Provinciale 109/2013 sia ulteriori iniziative in particolare sul fronte della de materializzazione e semplificazione dei processi con particolare attenzione al cittadino. Riguardo in particolare al mandato di razionalizzazione dell’utilizzo delle grandi apparecchiature diagnostiche, nel corso dell’anno sarà elaborato un progetto di analisi e proposta per la valutazione clinica ed economica del possibile potenziamento dell’utilizzo delle grandi apparecchiature che tenga conto sia delle potenzialità della dotazione strumentale dell’Azienda sia del livello di domanda espresso a livello provinciale e extraprovinciale, e dei vincoli legati soprattutto all’organizzazione del lavoro e alla dotazione di personale (vincoli contrattuali), in coerenza con gli obiettivi di appropriatezza prescrittiva. Pagina 80 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Sul fronte della de materializzazione del ciclo passivo si rappresenta l’avvio a regime, con il mese di gennaio del corrente anno, per i Distretti aziendali che consente il recupero di 2,5 unità di personale. Analogamente è stata conclusa la centralizzazione del settore previdenza nell’ambito del Servizio Amministrazione del Personale con recupero di 4 unità di personale. Lo stanziamento determinato nel F.S.P./F.A.I. per gli anni 2014 e 2015 rende necessaria, oltre che l’incisiva azione sul fronte dei costi, anche un intervento dal lato dei ricavi ed in particolare una rimodulazione delle compartecipazioni dovute dagli utenti dei servizi. Sembrerebbe altresì opportuno, anche se l’introito stimato è ampiamente al di sotto dei 100 mila euro annui, prevedere anche per i soggetti esenti – e quindi per ragioni di equità - il pagamento dell’onere per la mancata fruizione della prestazione prenotata diversamente da quanto previsto dalla normativa nazionale in quanto il danno creato al sistema sanitario e agli altri cittadini non va riferito al mancato introito da ticket, ma alla mancata possibilità di erogare la prestazione anche in relazione al fenomeno del governo delle liste di attesa. Si evidenzia altresì che ai sensi dell’art. 17, comma 1 lettera d) della Legge 111/2011, a partire dal 2014, è prevista l’introduzione di ticket aggiuntivi rispetto a quelli attualmente in vigore nel resto del Paese per un importo pari a 2 miliardi di euro. Tale cifra, riproporzionata al peso relativo della nostra Provincia, equivale ad un importo di circa 20 milioni di euro. Per quanto riguarda la necessità di rimodulazione del Piano di edilizia sanitaria per la parte ospedaliera, lo stesso sarà definito in conseguenza alla condivisione delle azioni delineate nel presente Piano da parte della PAT. Altre iniziative di intervento previste nel triennio 2013-2015 e concorrenti alla realizzazione del piano sono dettagliate, nelle attività e nella tempistica, nelle schede allegate: RAZ01 – Utilizzo grandi apparecchiature RAZ02 – Automezzi aziendali RAZ03 – Risk Management RAZ04 – Rinegoziazione contratti fornitura RAZ05 – Potenziamento prenotazioni RAZ06 – Riduzione spesa in convenzione RAZ07 – Fornitura beni e servizi RSA RAZ08 – Automazione sistemi personale e organizzazione RAZ09 – Virtualizzazione riunioni RAZ10 –Razionalizzazione logistica RAZ11 – Dematerializzazione referti RAZ12 – Attivazione VDI Pagina 81 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 RAZ13 – Rimodulazione/miglioramento compartecipazioni RAZ14 – Automazione riscossione ticket e tariffe RAZ15 – Riqualificazione spesa farmaceutica RAZ16 – Revisione finanziamento zooprofilattico Pagina 82 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 TABELLA DI SINTESI QUADRO FINANZIARIO Nella tabella sotto riportata viene dato conto degli impatti finanziari derivanti dall’adozione delle misure proposte nel Piano, distintamente per area di intervento e per ciascun anno di vigenza. Si precisa che le schede contenute nel Piano fanno rifermento alle macro-azioni di riorganizzazione, ovvero quelle che incidono sull’assetto dei servizi. Tali iniziative coprono una quota del previsto blocco del turn over del personale in quanto la restante parte è supportata da inziative di micro-rioganizzazione che attengono alla sfera della gestione operativa e che coinvolge tutti i servizi/Unità Operative aziendali quale conseguenza delle dinamiche afferenti le cessazioni, le mancate sostituzioni, le assenze a vario titolo del personale a cui si farà fronte nel rispetto degli obiettivi assegnati e con salvaguardia dei livelli di continuità di servizio e dei livelli di assistenza. Per quanto concerne l’anno 2013 l’equilibrio di bilancio è garantito dalle specifiche azioni del Piano e per la parte residua dall’adeguamento/evoluzione di altre poste di ricavo e costo che permetteranno il raggiungimento del risultato complessivo atteso. Relativamente alle convenzioni sanitarie è stata ipotizzata una riduzione dei relativi oneri per gli anni 2014 e 2015 in misura percentualmente inferiore alla diminuzione del finanziamento previsto nei confronti dell’Azienda. STIMA RECUPERI 2013 AMBITO DI INTERVENTO RIORDINO DELL’ASSISTENZA OSPEDALIERA STIMA RECUPERI 2014 STIMA RECUPERI 2015 2.910.000 € 4.964.800 € 8.942.000 € RIORDINO DELL’ASSISTENZA TERRITORIALE E INTEGRAZIONE SOCIO SANITARIA 668.000 € 1.335.200 € 1.335.200 € RIORDINO DELLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE COLLETTIVA E SANITÀ PUBBLICA 100.000 € 250.000 € 350.000 € RAZIONALIZZAZOINE DEI FATTORI PRODUTTIVI 114.200 € 117.200 € 117.200 € 9.630.000 € 29.619.000 € 38.653.000 € ULTERIORI INIZIATIVE DI RIDUZIONE DEI COSTI ED INTERVENTI SUL FRONTE DELLE COMPARTACIPAZIONI (Allegato 4) ALTRE POSTE-ARROTONTAMENTI TOTALE 1.577.800 € 713.800 € 15.000.000 € 37.000.000 € 49.397.400 € Riclassificando per macrovoci di bilancio i recuperi di cui in precedenza, si rileva la seguente situazione. STIMA RECUPERI 2013 MACROVOCE STIMA RECUPERI 2014 STIMA RECUPERI 2015 PERSONALE 3.950.000 € 7.364.800 € 12.462.000 € CONVENZIONI SANITARIE 1.000.000 € 4.900.000 € 6.300.000 € BENI E SERVIZI 6.935.000 € 9.926.200 € 11.160.200 € ALTRE 3.115.000 € 12.809.000 € 15.275.200 € TICKET TOTALE 0 2.000.000 € 4.200.000 € 15.000.000 € 37.000.000 € 49.397.400 € Pagina 83 di 84 PIANO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Obtv. 2 Delib. G.P. 109/2013 Allegati: 1. Schede Area Ospedaliera 2. Schede Territorio e Integrazione sociosanitaria 3. Schede Prevenzione 4. Schede Razionalizzazione 5. Tabella Stime Recuperi Il Direttore Generale Dott. Luciano Flor Pagina 84 di 84 PAT/RFD337-2013-0207386 - Allegato Utente 6 (A06) AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA OSP01 RESPONSABILE AOF/TS DI EFFICIENZA DELLE ATTIVITÀ CHIRURGICHE Dr. Fernando Ianeselli SOP RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Ridisegno della funzione e dell’organizzazione delle strutture ospedaliere allargando il concetto di ospedale di riferimento dal singolo ospedale ad un sistema più articolato di rete ospedaliera. La casistica chirurgica ad alta complessità sarà trattata negli ospedali di riferimento dotati di tecnologia e competenze di elevata specializzazione con riferimento ad un bacino geografico e di popolazione adeguato. Il mandato operativo definito per ciascuna struttura ospedaliera/U.O. chirurgica dovrà tenere conto: • • • • • BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE delle indicazioni ministeriali sugli standard qualitativi strutturali tecnologici e quantitativi definiti dal ministero della salute. della expertise dei singoli operatori e delle competenze multidisciplinari e multi professionali necessarie a garantire un ottimale livello di qualità nel percorso di cura; della piena efficienza dei blocchi operatori; del rapporto fra attività programmata e attività urgente; dello sviluppo dei regimi di assistenza alternativi al ricovero ordinario (sviluppo chirurgia ambulatoriale). Rete chirurgica provinciale, day surgery unificato provinciale, sviluppo chirurgia ambulatoriale, accentramento/decentramento della casistica e dei professionisti, piena efficienza dei blocchi operatori, recupero delle risorse nelle fasce orarie sottoutilizzate (turni guardie attive, pronte disponibilità, fasce orarie notturne e festive) - Tutte le strutture ospedaliere - I dipartimenti chirurgico, ortopedico e di anestesia - Tutte le UU.OO. chirurgiche - Tecnostrutture: Governance, Sistemi di gestione, Sviluppo organizzativo PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Ridefinire il percorso diagnostico terapeutico del paziente chirurgico concentrando presso gli ospedali di Trento, Rovereto e Cles l’attività chirurgica oncologica e laparoscopica e decentrando parte della restante attività chirurgica nelle strutture spoke Ridefinire il percorso diagnostico terapeutico del paziente ortopedico individuando specifici mandati specialistici per ciascuna struttura ospedaliera. Dipartimento chirurgico Dipartimento ortopedico Dipartimento anestesia Settembre 2013 2 Prevedere il funzionamento sulle 24 ore per 7 giorni alla settimana dei blocchi operatori di Trento, Rovereto, Cles e Cavalese (solo nel periodo invernale) accentrando le urgenze provenienti dagli ospedali spoke anche attraverso l’attivazione a Trento di una funzione chirurgica dedicata ll’urgenza maggiore nelle 24 ore; l’impatto stimato di tale misura è di circa 80-100 casi/anno presso l’Ospedale di Trento e 40-50 casi/anno presso l’Ospedale di Rovereto Consiglio di Direzione Direzione SOP Direzioni di Struttura Ospedaliera Settembre 2013 3 Sviluppare nei presidi ospedalieri di Cavalese, Borgo Valsugana, Consiglio di Direzione Direzione SOP Arco e Tione il modello organizzativo day/week surgery; Direzioni di Struttura Ospedaliera Settembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 4 Adottare il modello di day surgery unificato provinciale prevedendo il decentramento della piccola/media patologia chirurgica con particolare riferimento alla patologia erniaria della parete addominale (Borgo Valsugana, Tione, Cavalese) della patologia proctologica (Cavalese, Borgo Valsugana , Tione ed Arco) e della patologia venosa periferica (Borgo Valsugana, Tione ed Arco); Dipartimento chirurgico Dipartimento ortopedico Dipartimento anestesia 5 Specializzare le 2 strutture complesse attualmente esistenti presso Consiglio di Direzione l’Ospedale di Trento. 6 Perseguire la piena efficienza delle equipes chirurgiche e dei Direzioni di Struttura blocchi operatori Ospedaliera Settembre 2013 2014 Dicembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA OSP02 RESPONSABILE AOF/TS DI DAY SERVICE Emanuela Zandonà AREA SISTEMI DI GOVERNANCE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Attivazione day service ambulatoriale per la presa in carico di pazienti con patologie croniche, con la definizione di “pacchetti” diagnostici prevedendo uno sviluppo triennale e la formalizzazione di due pacchetti per anno (entro il 2013 : diabete e scompenso cardiaco). Miglioramento dell’appropriatezza, riduzione dei ricoveri inappropriati. • ottimizzazione delle risorse; • aumento del grado di soddisfazione dell’utente verso le strutture aziendali. - SOP - Direzioni strutture ospedaliere - UU.OO. cliniche / Dipartimenti - Distretti sanitari - Sistemi di Governance - Sistemi di Gestione (Servizio Sistemi informativi e Servizio Controllo di gestione) - Area Economica PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Costituzione gruppo di lavoro con professionisti delle strutture coinvolte e con MMG per la predisposizione dei PAC (Pacchetto Ambulatoriale Complesso )riferiti al percorso dei pazienti con diabete e scompenso cardiaco al fine di valutare le condizioni ed i criteri di implementazione(frequenza nella popolazione; gestione non urgente; necessità prestazioni multiple e/o complesse da articolare nel tempo riducendo al minimo il numero di accessi dell’utente; non necessità di sorveglianza medica ed infermieristica). Monterosso 28 febbraio 2 Eventuale selezione di ulteriori problemi clinici per i quali si ritiene utile l’individuazione di un PAC anche sulla base della frequenza nella popolazione. Gruppo di lavoro 30 marzo 3 Costruzione dei PAC (individuazione prestazioni potenzialmente necessarie per la gestione dei problemi clinici individuati) Gruppo di lavoro 30 aprile 4 Definizione modello organizzativo del day service e sua contestualizzazione nell’ambito delle strutture ospedaliere /poliambulatori ali con particolare riferimento ai due ambiti individuati. Gruppo di lavoro 30 giugno 5 Formulazione di una proposta di tariffazione dei PAC APSS / PAT 30 giugno 6 Informazione ai pazienti dei PAC erogati nelle diverse strutture aziendali e avvio attività Gruppo di lavoro 30 ottobre AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA OSP03 RESPONSABILE AOF/TS DI RIDEFINIZIONE DEGLI AMBITI SPECIALISTICI IN REGIME DI DEGENZA ORDINARIA E DIURNA MEDIANTE LO SVILUPPO DELLE FUNZIONI MULTIZONALI E L’ADOZIONE DEL MODELLO PER AREE FUNZIONALI OMOGENEE E PER INTENSITÀ DI CURA Dr. Fernando Ianeselli SOP RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO L’iniziativa si propone di ridefinire e dimensionare la rete assistenziale ospedaliera del Servizio Ospedaliero Provinciale in rapporto ai bacini di utenza ed agli standard di volume minimo di attività e di soglia di rischio e di esito. Prevede interventi di trasformazione di strutture complesse e strutture semplici con sviluppo delle funzioni multizonali e azioni di riorganizzazione interna nelle strutture Ospedaliere. BENEFICI RICERCATI Ottimizzazione dell’assorbimento di risorse (umane, logistiche e tecnologiche) in relazione al volume di prestazioni assistenziali da erogare con sicurezza e qualità. STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Le strutture ospedaliere del SOP Le UU.OO. interessate alle iniziative di riorganizzazione I distretti sanitari Il sistema dei trasporti sanitari (vedi scheda specifica) Le tecnostrutture interessate: Ufficio Tecnico, Ufficio Personale, Sistemi di Gestione PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Valutazione dei bacini di utenza per singola funzione specialistica Consiglio di Direzione (vedi allegato 1) Direzione SOP Giugno 2013 2 Revisione della dotazione di posti letto del SOP e accorpamento Direzione SOP delle unità di degenza in aree funzionali omogenee in base a criteri Direzioni di Struttura di: Ospedaliera • intensità assistenziale; • dose assistenziale standard; • efficienza organizzativa. Ottobre 2013 3 Rideterminazione del fabbisogno di risorse (vedi allegato 2) Ottobre 2013 4 Gestione del personale con modifica degli istituti normativo Ufficio personale contrattuali e adozione di iniziative di informazione/confronto con le OO.SS. 5 Ristrutturazioni interne (vedi all. 2) Direzione SOP Direzioni di Struttura Ospedaliera Ufficio tecnico Dicembre 2013 Triennio 2013/2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA OSP04 RESPONSABILE AOF/TS DI REVISIONE DELLA RETE RIABILITATIVA OSPEDALIERA Dr. Fernando Ianeselli SOP RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Ridisegno della funzione e dell’organizzazione della rete riabilitativa provinciale Appropriatezza, qualità ed efficienza delle funzioni riabilitative ospedaliere anche in rapporto con l’offerta delle strutture convenzionate - Tutte le strutture ospedaliere - Dipartimento riabilitazione e lungodegenza - UU.OO. recupero e rieducazione funzionale - Distretti sanitari e strutture convenzionate PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Definizione del ruolo di riferimento provinciale e dei mandati della Direzione SOP nuova struttura Villa Rosa di Pergine Valsugana (U.O. 1): Dipartimento • neuro riabilitazione di livello provinciale per i pazienti mielolesi e Riabilitazione per le persone con gravi cerebro lesioni acquisite (GCA); • neuro riabilitazione di livello provinciale per gli ictus gravi e profondi che pur senza perdita di coscienza presentano percorsi lunghi e complessi di recupero; • neuro riabilitazione post acuzie per altre patologie come quelle infiammatorie e altri rari casi ( s. Guillian Barrè, SLA per esempio) o in occasione di eventi acuti su pazienti con gravi disabilità come l’ambito di ortopedia nella grave disabilità, o per interventi di chirurgia plastica ricostruttiva di lesioni da pressione; • riabilitazione dell’ictus medio grave dell’area nord del Trentino che richieda un intervento di tipo intensivo e dei politraumi in fase di avvio al carico; • assessment della funzione vescico-sfinteriale dei neuro pazienti; • nucleo di 6 posti di persone con SV o MR tipologia NAMIR • ricerca clinica applicata (con CERIN, CIMEC e Dip. di Psicologia e Scienze cognitive UNITN); • riabilitazione cardiologica in regime di day service. Da prevedersi con il trasferimento nella nuova struttura 2 Definizione del ruolo e dei mandati della U.O. Riabilitativa 2 (senza posti Direzione SOP letto) che copre il fabbisogno ambulatoriale del Distretto centro nord Dipartimento (compreso CSS) e dei Distretti Est e Ovest Riabilitazione Giugno 2013 3 Definizione del ruolo e dei mandati della U.O. Riabilitativa 3 (senza posti Direzione SOP letto) che copre il fabbisogno in regime di day service riabilitativo ed Dipartimento ambulatoriale del Distretto Centro-Sud (con sedi di erogazione a Riabilitazione Rovereto, Ala, Arco e nelle sedi distrettuali collegate. Giugno 2013 4 Definizione del ruolo, dei mandati e del livello quali-quantitativo di Servizio di attività delle strutture private convenzionate Governance Giugno 2013 5 Eventuale sviluppo della riabilitazione domiciliare Servizio di Governance, Distretti sanitari, Dipartimento di Riabilitazione Dicembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA OSP05 RESPONSABILE AOF/TS DI REVISIONE ORGANIZZATIVA DEI SERVIZI (LABORATORIO) Fernando Ianeselli SERVIZIO OSPEDALIERO PROVINCIALE RIFERIMENTO ESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Ridisegno della funzione e dell’organizzazione delle strutture ospedaliere allargando il concetto di ospedale di riferimento dal singolo ospedale ad un sistema più articolato di rete ospedaliera che tenga conto delle indicazioni ministeriali sugli standard qualitativi strutturali tecnologici e quantitativi definiti dal ministero della salute. La casistica sarà distribuita fra le strutture di erogazione con riferimento: • ad un bacino geografico/demografico ottimale; • alla tecnologia ed alle competenze adeguate; • a standard predefiniti ed uniformi di efficienza operativa. In particolare: • per l’ambito dei laboratori (compresa anatomia patologica) si prevede di sviluppare un assetto hub&spoke con centralizzazione della fase diagnostica presso le strutture ospedaliere di Trento e Rovereto mantenendo nelle altre strutture la fase di prelievo e alcuni profili diagnostici in regime di urgenza. Si prevede inoltre di realizzare compiutamente l’assetto multizonale della funzione di Immunoematologia e trasfusione (centro hub a Trento e unità di raccolta in tutte le altre strutture ospedaliere) e della funzione microbiologica. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------1. Patologia clinica e microbiologia. Realizzazione del modello Hub&spoke per le attività di laboratorio analisi (patologia clinica e microbiologia) della rete ospedaliera tramite steps progressivi. L’assetto organizzativo obiettivo è articolato secondo il seguente modello: 1. un centro hub (struttura ospedaliera di Trento) per patologia clinica e microbiologia; 2. centro spoke di tipo A nella struttura ospedaliera di Rovereto; 3. centri spoke di tipo B nelle altre strutture ospedaliere. Il modello organizzativo prevede che l’attività programmata della rete ospedaliera provinciale sia concentrata presso le UU.OO. di Patologia clinica e di Microbiologia dell’Ospedale di Trento. La organizzazione basata sulla concentrazione dei laboratori è unanimemente raccomandata sia per garantire qualità alle prestazioni, sia per rispondere a criteri economici e di efficienza. Nel modello prospettato presso l’ospedale di Rovereto è previsto il mantenimento di una struttura di laboratorio operativa h. 24 (operante al bisogno a supporto della struttura di Trento) in grado di garantire le urgenze intraospedaliere . Presso gli ospedali di distretto sono da prevedersi apparecchiature del tipo “Point of care testing”(POCT), utilizzate direttamente dal personale medico ed infermieristico della struttura sotto la supervisione della U.O. di Patologia clinica di Trento. Tale modello organizzativo prevede a regime la seguente dotazione di personale: (recupero di risorse stimabile a seguito del pensionamento e mancata sostituzione del personale attualmente in servizio e conseguente graduale revisione dell’assetto organizzativo per tendere al modello previsto a regime). 2012 Ipotesi con piena implementazione del modello hub&spoke 45 (di cui 5 direttori) 30 (di cui 2 direttori) 131 (di cui 10 CT) 105 (di cui 5 CT) Dotazione organica Medici, biologi, (compresi direttori)* Tecnici e capotecnici chimici *(vedi delibera PAT 1061/2007: Indirizzi programmatori inerenti i servizi di supporto alle attività cliniche_ diagnostica per immagini, medicina di laboratorio, immunoematologia e medicina trasfusionale, anatomia patologica, settore farmaceutico) AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 2. Servizio trasfusionale provinciale Come indicato da specifiche note tecniche, le attività di laboratorio necessarie all’erogazione dei livelli di assistenza trasfusionali, in una logica di razionalità tecnico-organizzativa, afferiscono alle strutture competenti per disciplina, ovvero Patologia clinica, Biochimica clinica, Microbiologia e Virologia, Genetica di laboratorio, poiché queste possono assicurare la necessaria competenza, livelli adeguati di qualità ed economicità, restando in capo alle strutture di medicina trasfusionale il controllo finale del processo, nonché l’esecuzione degli esami immunoematologici e le attività di produzione, distribuzione e razionale utilizzo di sangue ed emoderivati. (AGENAS 2009 Medicina di laboratorio: linee di indirizzo per riorganizzare i servizi) L’obiettivo è di concentrare le attività relative alla lavorazione del sangue ed emoderivati ed alla attività di immunoematologia e coagulazione presso l’ospedale di Trento (con Banca del sangue) mantenendo a Rovereto la consulenza trasfusionale medica e l’attività di immunoematologia di base (effettuata dal laboratorio di patologia clinica); negli ospedali di distretto vengono mantenute le frigoemoteche e le unità raccolta sangue. Operativamente l’articolazione a regime del servizio trasfusionale provinciale è la seguente: 1.H. Trento: • consulenza trasfusionale medica (presenza equipe medica trasfusionisti) • lavorazione del sangue (Banca del sangue) • laboratorio di immunoematologia (2° livello) • raccolta sangue 2. H. Rovereto • consulenza trasfusionale medica (presenza medico trasfusioni sta) • esami elementari di immunoematologia in carico al centro spoke del laboratorio di patologia clinica per urgenze/emergenze (tipizzazione gruppo sanguigno, test di Coombs, prove crociate). • raccolta sangue 3.Strutture ospedaliere di distretto: • Frigo-emoteca • Raccolta sangue Tale modello organizzativo prevede a regime la seguente dotazione di personale: BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Dotazione organica 2012 2013/2015 Medici, biologi (compreso direttore)* Tecnici e capotecnici 13 (di cui 1 direttore) 11 (di cui 1 direttore) 25 22 Razionalizzazione della rete di effettuazione degli esami con vantaggi nell’uso delle tecnologie (Area ad alta automazione del laboratorio di patologia clinica presso l’ospedale di Trento), miglioramento della efficienza lavorativa, sviluppo delle competenze (microbiologia). Ridisegno rete provinciale attività di prelievo (rif. Obtv.7/2005) Revisione delle convenzioni con i laboratori privati (rif. Obtv.6/2011) - Tutti gli ospedali della rete ospedaliera. - Dipartimento Laboratorio e servizi - UU.OO. interessate - Servizio di Governance - Servizio immobili e tecnico per limitati interventi di ristrutturazione con recupero degli spazi dismessi per altre funzioni di tipo ambulatoriale PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ 1 DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ Disattivazione lavorazione sangue ed attività di Dipartimento Laboratorio laboratorio di immunoematologia presso l’ospedale U.O. Immunotrasfusionale di Trento di Rovereto TEMPI (DATA FINE) Giugno 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 2 Riorganizzazione della rete dei laboratori Dipartimento Laboratorio UU.OO. Patologia clinica, Microbiologia e Immunotrasfusionale Triennio 2013-2015 3 Razionalizzazione delle convenzioni esterne Dipartimento Laboratorio Servizio di Governance Triennio 2013- 2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA OSP06 RESPONSABILE AOF/TS DI REVISIONE ORGANIZZATIVA DEI SERVIZI (RADIODIAGNOSTICA) Fernando Ianeselli SERVIZIO OSPEDALIERO PROVINCIALE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Ridisegno della funzione e dell’organizzazione delle strutture ospedaliere allargando il concetto di ospedale di riferimento dal singolo ospedale ad un sistema più articolato di rete ospedaliera che tenga conto delle indicazioni ministeriali sugli standard qualitativi strutturali tecnologici e quantitativi definiti dal ministero della salute. La casistica sarà distribuita fra le strutture di erogazione con riferimento: • ad un bacino geografico/demografico ottimale; • alla tecnologia ed alle competenze adeguate; • a standard predefiniti ed uniformi di efficienza operativa. In particolare per l’ambito della diagnostica per immagini si prevede di avviare una revisione più complessa e significativa dell’attuale assetto, orientata alla riduzione del numero di unità operative (da 8 a 6) ed affidamento di un doppio mandato, territoriale e per funzione diagnostica multizonale seguendo una linea di indirizzo strategico basata sui seguenti presupposti: • gerarchia degli ospedali in base all’intensità di cura; • centralizzazione delle urgenze; • ruolo di supporto degli ospedali di distretto nella logica di utilizzo efficiente delle strutture disponibili (soprattutto per attività a ciclo diurno). Fissata la dotazione base della struttura ospedaliera di distretto, per quanto concerne l’organizzazione della rete radiologica si ritiene opportuno procedere ad una riorganizzazione basata sia sulla territorialità, sia sulla clinical competence e formazione del personale, sia sul dimensionamento delle equipe mediche in termini di efficienza operativa. La riorganizzazione prefigura il passaggio dalle attuali 8 unità operative (di cui 7 di tipo generalista, agganciate ognuna ad una struttura ospedaliera oltre alla Senologia) ad un nuovo modello che prevede 4 unità operative generaliste articolate per ambito territoriale (Distretti Centro-sud, Ovest, Est, Centro-nord) e 2 unità operative provinciali ad indirizzo specialistico (Senologia e Neuroradiologia) con sede a Trento. 1. 1 U.O radiologia H. Trento 2. 1 U.O. senologia H. Trento 3. 1 U.O. neuroradiologia H. Trento 4. 1 U.O. radiologia H. Rovereto, H, Arco, H Tione (inseriti nel Distretto Sud) 5. 1 U.O. radiologia H. Cavalese, H, Borgo, sede di Villa Rosa (inseriti nel Distretto Est) 6. 1 U.O. radiologia H. Cles (nel Distretto Ovest) La dotazione organica del personale medico a regime è così configurata: Dotazione organica Direttori Dirigenti Attuale 8 50 Obiettivo 6 50 (compresi 5 dirigenti per sviluppo funzione neuroradiologica) Vengono confermati l’attuale assetto e la funzione provinciale della U.O. di Medicina Nucleare. STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Tutte le strutture ospedaliere Dipartimento di Radiodiagnostica PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Riorganizzazione della rete radiologica con istituzione della U.O. di Direzione SOP Neuroradiologia a Trento e previsione delle UU.OO. multizonali Dicembre 2013 2 Ridefinizione, in carico al Dipartimento di radiodiagnostica, della Dipartimento di clinical competence con orientamento multizonale e della Radiologia conseguente formazione specialistica Dicembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA OSP07 RESPONSABILE AOF/TS DI EFFICIENZA QUALITA’ E SICUREZZA NEI SERVIZI DI URGENZA EMERGENZA CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL SISTEMA DEI TRASPORTI SANITARI Dr. Fernando Ianeselli SOP RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Sviluppo del nuovo modello di coordinamento delle chiamate (CUE). Potenziamento del sistema dei trasporti sanitari, su strada e in volo con attivazione del volo notturno; tale obiettivo costituisce anche il necessario presupposto per perseguire gli obiettivi di riassetto della rete ospedaliera indicati nelle precedenti schede. Integrazione del personale medico ed infermieristico del 118 con il personale dei servizi di Pronto Soccorso delle strutture ospedaliere. E’ da valutare la possibilità di integrazione nei pronti soccorsi ospedalieri dei medici della continuità assistenziale. Razionalizzazione dell’impiego integrato delle associazioni convenzionate con il SSP. Adozione presso l’Ospedale di Trento di un modello organizzativo che permetta di separare l’attività chirurgica e traumatologica in urgenza da quella programmata. Avvio in tutte le strutture ospedaliere della funzione di osservazione breve con durata max 72 ore. Efficienza tempestività e sicurezza del sistema di allarme e di trasporto sanitario - Tutte le strutture ospedaliere - Dipartimenti urgenza emergenza, anestesia, chirurgico, ortopedico, medico - T.E.118, tutte le UU.OO. comprese nei dipartimenti individuati - Distretti sanitari - CUE PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Realizzazione della Centrale Unica di Emergenza in collaborazione Istituzioni provinciali con gli enti/istituzioni provinciali coinvolte preposte Giugno 2013 2 Ridefinizione del sistema dell’emergenza territoriale e del trasporto Dipartimento sanitario primario e secondario con estensione del volo alla fascia Urgenza- emergenza notturna e potenziamento dell’auto sanitaria; riduzione dei tempi di TE 118 attesa per i trasporti sanitari secondari Ottobre 2013 3 Avvio in tutte le strutture ospedaliere della funzione di osservazione Strutture ospedaliere breve con durata max 72 ore interessate Sistemi di gestione Giugno 2013 4 Integrazione del personale medico ed infermieristico del 118 con il TE 118; personale dei servizi di Pronto Soccorso delle strutture ospedaliere UU.OO/funzioni di PS Ottobre 2013 5 Valutazione di fattibilità dell’integrazione nei pronti soccorsi Governance ospedalieri dei medici della continuità assistenziale Ufficio personale UU.OO. Cure primarie Giugno 2013 6 Adozione presso l’Ospedale di Trento di un modello organizzativo Struttura ospedaliera che permetta di separare l’attività chirurgica e traumatologica in di Trento; urgenza da quella programmata. UU.OO. interessate Dicembre 2013 PAT/RFD337-2013-0207386 - Allegato Utente 7 (A07) AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV01 RESPONSABILE AOF/TS DI RIORIENTAMENTO DELLE INIZIATIVE DI EDUCAZIONE ALLA SALUTE E LORO CONTESTUALIZZAZIONE NELLE STRATEGIE DI PROMOZIONE DELLA SALUTE Marino Migazzi, direttore Dipartimento di Prevenzione DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Definizione di un piano di attività da svilupparsi nei seguenti punti: redazione di un documento che definisca o sintesi della organizzazione e del funzionamento della rete HPH in Trentino e con riferimento alla rete nazionale; o descrizione del percorso di sperimentazione della rete delle scuole che promuovono la salute (esempio di setting extra-sanitario); redazione di un progetto, con valutazione preliminare di fattibilità, di pianificazione ed avvio delle attività riconducibili alla promozione ed educazione alla salute (interaziendale prima ed extra aziendale poi); individuazione di un cruscotto di indicatori di processo e di esito per ciascuna delle attività di promozione / educazione alla salute effettuate sul territorio, con l’obiettivo da un lato di riprogrammare le attività e dall’altro di rendere conto alla comunità e agli operatori dei benefici ottenuti in rapporto al consumo di risorse. BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Allineamento Servizio Promozione ed Educazione alla Salute – Sorveglianza Stili di Vita alle strategie della promozione della salute con l’adeguamento agli standard previsti. Garantire base metodologica di supporto alle articolazioni aziendali nella promozione della salute. Misurare l’efficacia degli intervento Coinvolgimento delle Associazioni di Cittadini nelle iniziative di promozione della salute. - Servizio Promozione ed Educazione alla Salute, Sorveglianza degli Stili di Vita - Dipartimento di Prevenzione; - Dipartimento delle Dipendenze; - Distretti - Dipartimenti del SOP - Servizio Comunicazione interna ed esterna APSS PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1. Definizione Standard Redazione di un documento di sintesi per definire promozione Dipartimento di ed educazione alla salute che recuperi e metta a sistema le Prevenzione diverse iniziative e attività già avviate; marzo 2013 2. Esempio Applicazione Standard extra-APSS Descrizione del percorso di sperimentazione della rete delle Dipartimento di scuole che promuovono la salute (esempio di setting extraPrevenzione sanitario); settembre 2013 Pianificazione analisi qualiquantitativa Redazione di un progetto, con valutazione preliminare di fattibilità, di pianificazione e avvio delle attività riconducibili alla Dipartimento di promozione ed educazione alla salute (interaziendale prima ed Prevenzione extra aziendale poi); dicembre 2013 Esempio Applicazione Standard extra-APSS Sperimentazione della rete delle scuole che promuovono la Dipartimento di salute (esempio di setting extra-sanitario); Prevenzione 2014-2015 Indicatori Individuazione di indicatori di processo e di esito per ciascuna Dipartimento di delle attività di promozione/ educazione alla salute effettuate Prevenzione sul territorio dicembre 2013 3. 4. 5. AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV02 RESPONSABILE AOF/TS DI SISTEMA DI MONITORAGGIO DELLE ATTIVITA’ EROGATE DAL DIPARTIMENTO PREVENZIONE: PREDISPOSIZIONE E UTILIZZO DI INDICATORI DI PROCESSO E DI ESITO. Marino Migazzi, direttore Dipartimento di Prevenzione DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Costruzione di un sistema di indicatori di performance (processo ed esito) a governo e monitoraggio di processi attualmente erogati dal Dipartimento di Prevenzione. Predisposizione di piani d’intervento multidisciplinari e interprofessionali orientati al processo per affrontare, secondo le evidenze di letteratura, gli aspetti di salute correlati all’evoluzione della salute nella popolazione. Costituzione di un sistema di indicatori di performance (processo ed esito) utili a monitorare le attività del Dipartimento di Prevenzione orientate ai bisogni di salute rilevabili nella popolazione. Messa a regime su supporto informatizzato di cruscotto indicatori orientabile secondo prospettivautente, prospettiva-operatore, prospettiva-struttura. Attribuzione di valore all’assistenza nelle articolazioni. BENEFICI RICERCATI Gli elementi che caratterizzano il valore nell’assistenza sanitaria sono: [a] Il disegno organizzativo, [b] Il processo, [c] I costi del processo nel tempo. Nel settore della produzione industriale e della business intelligence, gli elementi che hanno consentito di operare il cambiamento sono stati: [a] Standardizzazione, [b] Misurazione e [c] Reporting. Prospettiva della lettura e condivisione degli indicatori è migliorare performance e accountability degli operatori coinvolti nel processo assistenziale e consentire alla Direzione Strategica di monitorare la risposta del sistema ai bisogni di popolazione. Inoltre la lettura dinamica del cruscotto di indicatori consente la definizione di relazioni causa-effetto tra modifiche dell’assetto organizzativo e variazioni dell’indicatore. Altri effetti possibili sull’organizzazione, con la messa a regime del sistema di indicatori: costituzione/validazione di percorsi basati su evidenze adattate al contesto locale; interdisciplinarietà, multiprofessionalità, condivisione\integrazione delle competenze; superamento dei confini (barriere) interstruttura; standardizzazione processi; standardizzazione processi di monitoraggio; miglioramento continuo della qualità; supporto alla Direzione Strategica (Consiglio di Direzione); supporto ai decisori politici (Assessorato, Dip. Lavoro e Welfare). STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - Consiglio di Direzione - Direzione per l’integrazione socio-sanitaria - Area Sistemi di Governance - Area Sistemi di Gestione - Dipartimento di Prevenzione - Distretti C\Nord, C\Sud, Est, Ovest - Servizio Ospedaliero Provinciale PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ 1 Proposta di un sistema di indicatori di performance (processo ed Dipartimento di esito) a governo e monitoraggio di processi attualmente erogati prevenzione dal Dipartimento di Prevenzione. 2 Simulazione cruscotto indicatori di processo e di esito 3 Messa a regime su supporto informatizzato di cruscotto indicatori Dipartimento di orientabile secondo prospettiva-utente, prospettiva-operatore, prevenzione prospettiva-struttura. (supporto Servizio Sistemi Informativi) Dipartimento di prevenzione TEMPI (DATA FINE) Settembre 2013 Marzo 2014 Dicembre 2014 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV03 RESPONSABILE AOF/TS DI RAFFORZAMENTO DELLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE PRIMARIA DI CONTRASTO ALLE MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE Marino Migazzi, direttore Dipartimento di Prevenzione DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Il servizio di Promozione ed Educazione alla Salute orienterà la propria attività nell’ottica di garantire supporto all’assessorato nella riproposta del programma nazionale Guadagnare salute. Il programma Guadagnare salute promosso dal Ministero della Salute e approvato con DPCM 4 maggio 2007, nasce dall’esigenza di diffondere e facilitare, con un approccio non soltanto medico ma multisettoriale, l’assunzione di comportamenti che influiscono positivamente sullo stato di salute della popolazione, agendo su scorretta alimentazione, inattività fisica, abitudine al fumo ed abuso di alcol, principali fattori di rischio di malattie cronico-degenerative. L’obiettivo primario è quello di agire in modo integrato e coordinato sui quattro principali fattori di rischio modificabili (fumo, alcol, scorretta alimentazione e inattività fisica) che sono responsabili da soli del 60% della perdita di anni di vita in buona salute in Europa e in Italia. Le quattro aree tematiche verranno affrontate con il coinvolgimento delle strutture dipartimentali dedicate: • promozione di comportamenti alimentari salutari • lotta al tabagismo • contrasto ai consumi rischiosi di alcol • promozione dell’attività fisica. Al contempo verranno garantite le attività di sorveglianza previste dal sistema PASSI e dai sistemi di sorveglianza sulla popolazione non-adulta (HBSC e OKkio). Verrà inoltre garantito supporto metodologico ai distretti, in collaborazione con l’Osservatorio per la Salute, per la redazione dei Profili di Salute (strumento fondamentale per la programmazione della attività assistenziale a livello di prevenzione primaria, secondaria e terziaria). Favorire azioni integrate e coordinate relative ai quattro principali fattori di rischio modificabili - Dipartimento di Prevenzione - Dipartimento Dipendenze - Distretti - SOP PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) Recepimento obiettivi nazionali e provinciali Recepimento eventuale estensione del Piano Nazionale Dipartimento di Prevenzione 2010-2012 agli anni 2013 – 2014 e Piano Provinciale prevenzione della Prevenzione 2013-2014 Giugno 2013 Definizione attività di Educazione alla Salute per la Scuola Definizione programma di interventi di Educazione alla Salute Dipartimento di rivolti alla Scuola e redazione piano di offerta per le scuole prevenzione della Provincia con valutazione dello storico di attività Settembre 2013 Attribuzione incarichi Reclutamento e attribuzione degli incarichi ai professionisti Dipartimento di interni ed esterni con procedure di trasparenza prevenzione Ottobre 2013 Sessione applicativa progetto “Rete delle Scuole che Promuovono la Salute” Supporto alla fase di autovalutazione degli Istituti scolastici Dipartimento di aderenti al progetto prevenzione 2013 –2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 Istituzione sottogruppi di lavoro Valutazione applicabilità documento di autovalutazione Offrire collaborazione alle tre scuole che hanno aderito alla sperimentazione, alla realizzazione di un progetto di promozione alla salute per scuola non previsto nel “catalogo.” Dipartimento di Offrire un metodo di interpretazione dei dati disponibili con flussi prevenzione correnti e sorveglianze ad hoc (OKkio, PASSI, etc.) per una definizione del bisogno e un’individuazione delle priorità di intervento. Verifica del documento di Autovalutazione e definizione modalità di estensione dello strumento alle Scuole della Dipartimento di Provincia. prevenzione Settembre 2014 30 giugno 2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV04 RESPONSABILE AOF/TS DI ANALISI ORGANIZZATIVA DELL’AREA VETERINARIA DEL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE UTILIZZANDO IL MODELLO SISTEMICO Franco Chin - Dipartimento di Prevenzione Dipartimento di prevenzione RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Formulazione di un’ipotesi organizzativa evolutiva dei Servizi veterinari per ottimizzare il servizio, anche nella prospettiva di prossima cessazione dal servizio di personale del Servizio Ottimizzazione dell’uso delle risorse con la liberazione e il ri-orientamento di parte di esse Servizi veterinari: 5 Unità operative igiene e sanità pubblica veterinaria territoriali (Borgo, Trento, Cles, Rovereto, Tione) + Ufficio di coordinamento presso il Dipartimento di prevenzione PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ 1 Analisi delle attività svolte e delle esigenze future (analisi dei Dipartimento di processi derivanti dai LEA) prevenzione 2 Definizione di un range rispetto alle singole attività a regime e Dipartimento di definizione degli standard e dei relativi carichi di lavoro prevenzione 3 Aggregazione delle attività in relazione alle competenze/ruoli e Dipartimento di collocazione dei ruoli presso le diverse unità operative e ufficio di prevenzione coordinamento 4 Definizione delle esigenze di supervisione e direzione presso le Dipartimento di diverse sedi prevenzione 5 Considerazione della situazione attuale e valutazione delle Dipartimento di alternative in termini di costi, benefici, fattibilità, allineamento prevenzione all’obiettivo, anche nella prospettiva della cessazione di n. 4 dirigenti nel triennio 6 Pianificazione del cambiamento / implementazione / monitoraggio Dipartimento di (Tabelle 1-2-3) prevenzione TEMPI (DATA FINE) AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV05 RESPONSABILE AOF/TS DI VERIFICA ANALITICA DELLE ATTIVITÀ DEI DIRIGENTI MEDICI NELL’AMBITO DI UN RIORDINO GENERALE DELLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE COLLETTIVA E DI SANITÀ PUBBLICA A SEGUITO DELL’ ISTITUZIONE DEL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE. Anna M. Moretti Dipartimento di Prevenzione RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO 1ª fase: predisposizione di una griglia di rilevazione delle attività sulla base delle attività di cui all’allegato 3 della proposta del Piano di Organizzazione e Funzionamento (POF) del Dipartimento di prevenzione, suddivise per funzioni centralizzate e territoriali delle Unità Operative di Igiene e Sanità Pubblica afferenti al Dipartimento e delle competenze e funzioni di Igiene Pubblica dei Distretti Ovest ed Est. 2ª fase: definizione di un calendario di incontri con i responsabili e i referenti delle diverse unità operative per la presentazione dell’obiettivo e la discussione della griglia per la raccolta di suggerimenti, modifiche e/o integrazioni ai fini di una migliore compliance dello strumento da parte degli utilizzatori e per una univoca interpretazione dei dati richiesti; 3ª fase: raccolta dati da parte delle singole strutture. 4ª fase: elaborazione del documento finale di sintesi sulle rilevazioni effettuate e proposte di miglioramento in ordine di priorità. 5° fase: riorganizzazione attività dirigenti medici a livello dipartimentale (possibile solo se anche il personale dei Distretti Est e Ovest afferirà al Dipartimento). BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE 1) Verificare il peso delle singole attività ripartite sulle varie UU.OO. 2) Rilevare eventuali attività aggiuntive in relazione a specifici bisogni locali, anche ai fini dell’appropriatezza delle prestazioni. 3) Definire, attraverso l’individuazione dell’impegno necessario all’espletamento delle diverse attività e del personale medico assegnato alla singola U.O., una ottimale distribuzione del personale dirigenziale afferente al Dipartimento di Prevenzione e alle U.O. Cure Primarie, relativamente alle attività di Igiene e Sanità Pubblica. - UU.OO./Servizi del Dipartimento di Prevenzione (vedi organigramma) - UU.OO. Cure Primarie Distretti Est e Ovest PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Predisposizione strumento di rilevazione Dr. ssa Moretti marzo 2013 2 Incontri ad hoc con i responsabili delle singole strutture Dr. ssa Moretti settembre 2013 4 Elaborazione di un documento finale di sintesi sulle rilevazioni Dr. ssa Moretti effettuate e proposte di miglioramento dicembre 2013 5 Riorganizzazione delle attività dei dirigenti medici dipartimentale, compresa la pronta disponibilità. a livello Dr. M. Migazzi 2014-2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV06 RESPONSABILE AOF/TS DI PIANIFICAZIONE E PROGRESSIVA ATTIVAZIONE DELLE AZIONI DI MIGLIORAMENTO ORGANIZZATIVO RIVOLTE AI TRE PROGRAMMI DI SCREENING PROVINCIALI DI PREVENZIONE ONCOLOGICA CON CONCOMITANTE IMPLEMENTAZIONE GESTIONALE DELL’AREA DI COORDINAMENTO SCREENING DI RECENTE ISTITUZIONE. Anna M. Moretti Dipartimento di Prevenzione RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI Attraverso lo strumento dei gruppi tecnici di valutazione relativi agli screening provinciali (Delibera D.G. n. 25 del 21.01.2013) e gli interventi formativi (19 gennaio e 2 febbraio 2013) indirizzati agli operatori sanitari coinvolti nei tre programmi di screening, sono raccolti i bisogni e individuate le criticità. Sulla base di quanto emerge sono concordate le azioni di miglioramento da attuare in un programma pluriennale di attività intersettoriale, che vede coinvolti trasversalmente Dipartimento di Prevenzione, UU.OO. /Servizi ospedalieri e Distretti. Le azioni attualmente individuate riguardano, in parte, tutti gli screening e, in parte, i singoli programmi e costituiscono lo specifico Piano di intervento. 1. 2. 3. 4. 5. STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - Progressiva implementazione del livello organizzativo attraverso la creazione di una centrale unica operativa a garanzia di una maggiore uniformità di gestione e verosimile risparmio in termini di tempo e risorse, ottenibili attraverso un coordinamento trasversale inter-screening (interventi comuni per tutti i programmi). Verifica di fattibilità di utilizzo di un unico software gestionale per i tre programmi di screening. Riferimento di interfaccia unico per la Direzione generale in tema di programmi di screening con conseguente semplificazione decisionale inerente la materia. Puntuale monitoraggio in itinere dei tre programmi Pianificazione delle azioni di miglioramento dei programmi secondo una tempistica concordata sia con le singole UU.OO./Servizi ospedalieri e aziendali di riferimento, sia con i Distretti. Coordinamento screening - Servizio relazioni interne ed esterne - Area sistemi di governance - Servizio di epidemiologia clinica e valutativa - Servizio sistemi informativi - U.O. Anatomia patologica ospedale di Trento - Dipartimento di laboratorio - Dipartimento materno infantile - Dipartimento di chirurgia - U.O. gastroenterologia - U.O. Senologia clinica e screening mammografico - UU.OO. Cure Primarie Distretti Est e Ovest PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Verifica della fattibilità di attivazione di una centrale operativa Dipartimento di unica nell’ambito del Dipartimento di Prevenzione Prevenzione Anno 2013 2 Piano della comunicazione e rivisitazione dei materiali informativi Servizio dei tre screening, per operatori sanitari e popolazione Comunicazione Interna ed Esterna Anno 2013 5 Implementazione dei software gestionali. Sistemi Informativi Anno 2013/2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV07 RESPONSABILE AOF/TS DI CONSOLIDAMENTO DEL PERCORSO DI SUPERAMENTO DELL’OBBLIGO VACCINALE Valter Carraro DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Il consolidamento del percorso di superamento dell’obbligo vaccinale presuppone il mantenimento di un’alta adesione alle vaccinazioni (coperture vaccinali >95 %) basato sul rafforzamento della cultura delle vaccinazioni nella popolazione in assenza di strumenti coercitivi. L’intervento proposto prevede azioni per il miglioramento organizzativo e professionale del personale addetto alle vaccinazioni e un’azione di marketing sociale per sostenere il valore delle vaccinazioni. Miglioramento del processo vaccinale Aggiornamento professionale del personale, in particolare sull’attività di counseling Rafforzamento della cultura delle vaccinazioni nella popolazione - Dipartimento di Prevenzione, U.O. Igiene e Sanità Pubblica; U.O. Igiene e Sanità Pubblica CentroSud - Distretti sanitari, Servizi Territoriali di Igiene e Sanità Pubblica - Servizio Formazione - Servizio Comunicazione interna ed esterna dell’APSS PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Revisione delle Linee guida dipartimentali sulle vaccinazioni. Dipartimento di Prevenzione Risultato atteso: documento delle linee guida aggiornato. Settembre 2013 3 Predisposizione di un set di indicatori per eseguire Dipartimento di unaricognizione delle modalità organizzative, delle prassi e Prevenzione dei comportamenti in essere nei vari ambiti territoriali; Risultato atteso: Lista di indicatori (entro il 30 settembre). Dicembre 2013 4 Ricognizione utilizzando la lista di indicatori; raccolta ed Dipartimento di elaborazione dei dati; analisi dei dati e valutazione di Prevenzione prospettive di miglioramento. Risultati attesi: documento di presentazione dei dati della ricognizione; analisi e valutazione delle prospettive di miglioramento. Giugno 2014 5 Monitoraggio semestrale delle coperture vaccinali (obbligatorie) 6 Monitoraggio Vaccinazioni 7 Follow-up dei casi di reazione avversa importante a vaccino 8 Formazione degli operatori sanitari per l’attività di counseling Servizio Formazione vaccinale (Servizi vaccinali, pediatri, altri operatori interessati al processo vaccinale) 2013 - 2014 9 Piano di comunicazione aziendale sulle vaccinazioni 2013 - 2015 delle Motivazioni della NON Adesione Dipartimento di Prevenzione Rilevazioni semestrali alle Dipartimento di Prevenzione Relazione annuale (entro il 15 gennaio dell’anno di riferimento) Dipartimento di Prevenzione Relazione annuale Servizio Comunicazione APSS AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA PREV08 RESPONSABILE AOF/TS DI CONSOLIDAMENTO DEGLI INTERVENTI DI SANITÀ PUBBLICA PER LA SICUREZZA ALIMENTARE E A FAVORE DI UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE NELLA POPOLAZIONE Dott.ssa Maria Grazia Zuccali DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI Costruzione di un Piano integrato per la sicurezza alimentare per il 2014 La recente riorganizzazione del Dipartimento di Prevenzione offre la possibilità di sperimentare un processo di integrazione tra strutture mediche di U.O. diverse e tra strutture mediche e veterinarie sui temi della sicurezza alimentare. Si tratta di avviare un processo di fusione tra conoscenze, competenze ed attività che caratterizzano l’operatività dei servizi che si occupano di sicurezza alimentare cercando di valorizzarne le esperienze. Il piano per la sicurezza alimentare 2014 rappresenterà un tentativo di armonizzazione di obiettivi e comportamenti dei Servizi di prevenzione interessati. Si tratterà di fondere, in un unico elaborato, tre documenti originari (piano di controllo per alimenti di origine animale, piano di controllo per alimenti di origine non animale e piano di controllo dell’acqua potabile), operazione che richiederà uno sforzo aggiuntivo ai componenti del gruppo di lavoro incaricati della stesura del Piano integrato. Miglioramento del processo di integrazione delle attività di sicurezza alimentare Nel triennio 2013-2015 verrà proseguito il percorso culturale iniziato qualche anno fa finalizzato a modulare le attività di prevenzione secondo principi di priorità ed efficacia, garantendo l’effettuazione dei controlli previsti da norme cogenti e adeguate risposte sanitarie ai bisogni della collettività sulla base dell’analisi del rischio. Verranno consolidate e armonizzate e sperimentate sul campo le metodologie di controllo ufficiale nelle imprese alimentari di pertinenza; verrà completato e validato il sistema anagrafico delle imprese alimentari, base essenziale per la corretta programmazione delle attività di controllo; verrà proseguita l’attività di comunicazione nei confronti delle parti interessate. Inoltre, si prevede di dare seguito a nuove linee di lavoro tese ad armonizzare le procedure di controllo sugli operatori del settore alimentare con particolare riguardo alle imprese alimentari di competenza mista medica e veterinaria, a sperimentazione di modelli semplificati di gestione della sicurezza alimentare nella piccola impresa e a rafforzare il nodo provinciale per la gestione del sistema d’allerta garantendo l’integrazione dei servizi di competenza medica e veterinaria deputati alla gestione delle notifiche. Costruzione di percorsi per il miglioramento delle abitudini alimentari nella popolazione. La diffusione dei principi delle corrette abitudini alimentari per mezzo della Comunicazione è strumento fondamentale di promozione della salute, tanto più in un contesto mondiale nel quale sovrappeso e obesità sono sempre più diffusi. Ciò vale anche per l’Italia, paese nel quale la percentuale di soggetti sovrappeso e obesi è in continuo incremento tanto da costituire un serissimo problema di Sanità Pubblica (vedasi “OKkio alla Salute). Per tale ragione sia l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), che i progetti Ministeriali di Guadagnare Salute raccomandano un approccio multisettoriale basato sull’incremento del consumo di frutta e verdura e l’aumento dell’attività fisica giornaliera. Il contesto locale entro cui ci si muove, necessita in primis della ricerca di alleanze con enti, istituzioni e associazioni che consentano di raggiungere il target prioritariamente identificato come destinatario degli interventi di promozione della salute: anziani e giovani in età scolare. Importante sarà una definizione delle sinergie da attuare con le Comunità di Valle, Università della terza età e del tempo disponibile, Dipartimento della Conoscenza, etc. Garantire la tutela della salute del consumatore attraverso interventi di sanità pubblica efficaci attraverso una programmazione che ricerca nuove soluzioni organizzative per l’attuazione dei controlli e un uso efficiente delle risorse. Pur considerando necessario mantenere precise responsabilità e competenze in capo alle U.UOO. che operano nel Dipartimento di Prevenzione sono stati introdotti criteri di flessibilità nelle gestione delle attività da effettuare nel territorio provinciale. In alcuni casi, determinate attività possono essere gestite, per promuovere un utilizzo efficiente delle risorse, da UU.OO. diverse da quelle fino ad oggi titolari della competenza. AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - U.O. Igiene e Sanità Pubblica - SIAN - U.O. Igiene e Sanità Pubblica centro sud - UU.OO. Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria - Servizio Sistemi Informativi - Laboratori: LSP, IZS, APPA - Servizio Promozione ed Educazione alla salute PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ 1 2 DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) Formalizzazione del programma operativo con individuazione di Gruppo di lavoro obiettivi operativi, indicatori di risultato, responsabilità e tempistica Dipartimentale “Sicurezza alimentare e sorveglianza nutrizionale”. Dicembre 2013 Costruzione del Piano integrato per la sicurezza alimentare anno 2014 Linee di lavoro da proseguire Armonizzazione dell’operatività sul territorio Condivisione delle procedure operative e documenti in uso presso le UU.OO. finalizzate a rendere omogenea la metodologia di controllo ufficiale (compreso il prelievo di alimenti da sottoporre ad analisi di laboratorio) nelle strutture di pertinenza medica Sperimentazione sul campo in tutto il territorio provinciale SIAN/U.O.ISP Marzo 2013 SIAN/ U.O.ISP Novembre 2013 Anagrafe delle imprese alimentari Implementazione del procedimento per il riconoscimento delle imprese alimentari di interesse medico SIAN/U.O. ISP Giugno 2013 Validazione dei dati del registro delle imprese alimentari con i dati CCIAA SIAN/U.O. ISP Giugno 2014 U.O.ISPV SSI Comunicazione nei confronti delle parti interessate Redazione di un report annuale degli esiti dei controlli effettuati e diffusione dello stesso ai rappresentanti delle Associazioni di categoria e Enti interessati SIAN/U.O. ISP Maggio di ogni anno Addestramento all’utilizzo della nuova piattaforma IRASFF della Commissione Europea per la gestione delle allerte comunitarie SIAN/U.O. ISP Dicembre 2013 Revisione della procedura della gestione del sistema di allerta finalizzata all’individuazione della graduazione del rischio nell’intervento - Obiettivo PAT 2013 Gruppo di lavoro Dipartimentale “Sicurezza alimentare e sorveglianza nutrizionale” Dicembre 2013 SIAN/ U.O. ISP Dicembre 2013 Gestione del nodo provinciale del sistema di allarme rapido U.O.ISPV Sistemi di sorveglianza di popolazione Stesura Report relativo all’attività di sorveglianza “OKkio alla salute 2012” AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 Presentazione risultati del Report relativo all’attività di sorveglianza “OKkio alla salute 2012” al personale scolastico e sanitario 3 SIAN/ U.O. ISP Giugno 2014 Linee di lavoro nuove Coordinamento delle attività e delle professionalità in una logica dipartimentale Predisposizione della documentazione per le attività in comune secondo i tempi e le responsabilità contenute nel piano di rientro delle attività di supervisione condotte nel 2012 dal Comitato provinciale per la sicurezza alimentare (settore latte, succhi di frutta e prodotti da forno) Gruppo di lavoro Dipartimentale “Sicurezza alimentare e sorveglianza nutrizionale” Armonizzazione delle procedure di controllo sugli operatori del Gruppo di lavoro settore alimentare, con particolare riguardo agli stabilimenti di Dipartimentale competenza mista medica e veterinaria “Sicurezza alimentare e sorveglianza nutrizionale” Giugno 2013 Dicembre 2013 Giugno 2014 Sperimentazione sul campo Gruppo di lavoro Dipartimentale “Sicurezza alimentare e sorveglianza nutrizionale” Dicembre 2014 Elaborazione di indicazioni operative per le piccole imprese e per gli esercizi che ricadono nell’ambito dell’applicazione semplificata del sistema HACCP (ispirate alle Linea Guida della Commissione Comunitaria del 16.11.2005) - Obiettivo PAT 2013. Gruppo di lavoro Dipartimentale “Sicurezza alimentare e sorveglianza nutrizionale” Dicembre 2013 Riformulare le procedure per l’impostazione delle attività di Gruppo di lavoro controllo ufficiale sulle imprese alimentari che ricadono Dipartimentale nell’applicazione semplificata “Sicurezza alimentare e sorveglianza nutrizionale” Dicembre 2014 Promozione della salute attraverso una sicura e corretta alimentazione a. 1 Ricerca e definizione di una collaborazione con l’Università della terza età e del tempo disponibile SIAN/ U.O. ISP Servizio Promozione ed Educazione alla salute Giugno 2013 a. 2 Verifica della fattibilità di un piano di intervento con momenti formativi dedicati a rafforzare le conoscenze in tema di stili di vita, nello specifico su una sana alimentazione e sui principi di igiene e sicurezza alimentare da realizzarsi con l’Università della terza età e del tempo disponibile. (UTEDT) SIAN/ U.O. ISP Settembre 2013 a. 3 Proposta di interventi costruiti sulla base della lettura del bisogno espresso dall’UTEDT , delle evidenze scientifiche e degli indirizzi del Progetto Ministeriale “Guadagnare Salute”. a. 4 Realizzazione degli interventi concordati con l’Università della terza età e del tempo disponibile Servizio Promozione ed Educazione alla salute SIAN/ U.O. ISP Dicembre 2013 Servizio Promozione ed Educazione alla salute SIAN / U.O. ISP Servizio Promozione ed Educazione alla salute Nel corso del 2014 e del 2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 b. 1Ricerca e definizione di una collaborazione con le Comunità di Valle e il Dipartimento della conoscenza PAT. SIAN/ U.O. ISP Servizio Promozione ed Educazione alla salute Giugno 2013 b. 2 Verifica della fattibilità di un percorso che abbia come finalità la condivisione dei requisiti igienico sanitari e di corretta alimentazione da rispettare nella redazione del capitolato speciale nell’ambito della ristorazione collettiva scolastica . SIAN/ U.O. ISP Dicembre 2013 b. 3 Proposta di un intervento per la condivisione dei requisiti igienico sanitari e di corretta alimentazione da rispettare nella redazione del capitolato speciale nell’ambito della ristorazione collettiva scolastica Servizio Promozione ed Educazione alla salute SIAN/ U.O. ISP Servizio Promozione ed Educazione alla salute Dicembre 2014 PAT/RFD337-2013-0207386 - Allegato Utente 8 (A08) AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ01 RESPONSABILE AOF/TS DI VALUTAZIONE CLINICA ED ECONOMICA DEI COSTI E BENEFICI DERIVANTI DA UN POTENZIAMENTO DEL GRADO DI UTILIZZO DELLE GRANDI APPARECCHIATURE Fernando Ianeselli SOP RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE A partire dall’analisi dell’attuale organizzazione dei servizi di radiodiagnostica della APSS (sedi di erogazione di prestazioni TAC e RM, grado di utilizzo delle attrezzature per pazienti ambulatoriali e per pazienti ricoverati, risorse umane utilizzate) valutare le ricadute cliniche e economiche derivanti da un potenziamento dell’utilizzo delle grandi attrezzature di radiodiagnostica. • ottimizzazione dell’utilizzo di grandi attrezzature di radiodiagnostica • miglioramento dei tempi di accesso alle prestazioni TAC e RM. - Direzioni strutture ospedaliere - Dipartimento diagnostica per immagini - Area Sistemi di Governance - Area Sviluppo Organizzativo - Area Sistemi di Gestione - Area Economica - Ingegneria Clinica PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Costituzione gruppo di lavoro con professionisti delle strutture coinvolte Ianeselli marzo 2 Ricognizione e analisi attuale organizzazione dei servizi di radiodiagnostica che erogano TAC e RM (sedi, numero di attrezzature, volume di prestazioni per pazienti ambulatoriali e per pazienti ricoverati, risorse umane utilizzate e vincoli contrattuali esistenti orario di attività per pazienti interni e esterni) Gruppo di lavoro 30 giugno 3 - Valutazione possibilità di potenziare il grado di utilizzo delle attrezzature per singola sede di erogazione (anche convenzionate); - Valutazione costi/benefici derivanti da tale potenziamento. Gruppo di lavoro 30 settembre AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ02 RESPONSABILE AOF/TS DI ATTUARE IL PIANO AZIENDALE PER LA GESTIONE DEGLI AUTOMEZZI Guido Baldessarelli AREA TECNICA RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Dare attuazione alle azioni previste nel Piano aziendale per la gestione degli automezzi, proponendo un suo eventuale aggiornamento BENEFICI RICERCATI I benefici ricercati con il Piano in oggetto riguardano la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse ed il conseguimento di risparmi di spesa attraverso le seguenti azioni: 1. Eseguire una programmazione negli acquisti a medio termine, che consenta di a) conseguire economie sulla quantità, b) di utilizzare gli strumenti e le procedure migliori di acquisto; 2. Eseguire un’analisi economica di convenienza fra l’opzione “utilizzo del mezzo APSS” vs “utilizzo del mezzo privato” in occasione delle missioni-trasferte del personale APSS; 3. Eseguire la verifica delle condizioni di approvvigionamento e delle tipologie dei carburanti; 4. Eseguire una rivisitazione delle prestazioni previste nel contratto che riguarda la manutenzione/gestione dei mezzi aziendali 5. Sperimentare un’azione di controllo facilitato, in favore del dipendente, nella redazione dei moduli di missione e/o nella rendicontazione dell’attività espletata, attraverso l’impiego delle potenzialità dei sistemi GPS per auto. STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - Servizio Programmazione Acquisti e Logistica - SPAL - Direzioni Amministrative di Distretto - Dipartimento di prevenzione - Servizio Amministrazione del Personale PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Aggiornamento del fabbisogno di mezzi, in ragione sia del grado di obsolescenza della flotta aziendale, sia delle scelte di SPAL – Distretti – potenziamento per favorire l’impiego di dotazioni aziendali vs auto Dipartimento di private prevenzione 31 luglio 2013 2 Sviluppo della rete dei distributori di carburanti in convenzione con SPAL APSS a) per assicurare la possibilità di rifornimento a tutti gli ambiti aziendali b) per minimizzare i percorsi necessari per il rifornimento e c) per superare accordi periferici non economici. 30 giugno 2013 3 Il contratto di gestione del parco mezzi economali con la ditta Car SPAL Server viene a scadenza il 28 febbraio 2013 con possibilità di rinnovo per altri due anni. Ci sono nel contratto alcuni elementi che possono essere migliorati ed alcune opportunità che merita approfondire per assicurare un risparmio dei costi gestionali. In tal senso vanno indagati gli scenari alternativi di nuova gara o rinnovo. 28 febbraio 2013 4 La verifica delle nuove potenzialità di tracciamento dei sistemi GPS SPAL che possono essere applicati ai mezzi aziendali, per le finalità previste nel Piano in attuazione, passa attraverso la sperimentazione della tecnologia su almeno n.5 mezzi aziendali. 12 dicembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ03 RESPONSABILE MIGLIORAMENTO DEL PROCESSO DI RISK MANAGEMENT MEDIANTE LA RESPONSABILIZZAZIONE DELLE DIVERSE COMPONENTI AZIENDALI COINVOLTE AL FINE DELLA SOSTENIBILITA FUTURA DEL SISTEMA ASSICURATIVO EMANUELA ZANDONA’ ARMANDO TONIOLATTI AOF/TS DI RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE 1. AREA SISTEMI DI GOVERNANCE 2. AREA ECONOMICA 1. Individuazione di figure referenti che vadano a costituire una “rete operativa” all’interno delle diverse strutture dell’Azienda, con il mandato di tradurre in azioni concrete gli obiettivi e le attività aziendali riguardanti il rischio clinico e la sicurezza del paziente; 2. ridefinizione delle procedure di gestione dei sinistri sanitari tenuto conto della nuova assicurazione RCT con franchigia a carico dell’Azienda, in particolare con la revisione della composizione e delle competenze del Comitato valutazione sinistri (CVS) e dei rapporti con il Comitato aziendale per la prevenzione e gestione del rischio clinico (CAPGRC). 1. Diffusione della cultura dell’apprendere dall’errore all’interno della APSS, che significa: segnalare, utilizzando la scheda di incident reporting, gli eventi avversi e i quasi eventi, cercando di analizzare le cause che hanno favorito/determinato il verificarsi dell’evento stesso e di individuare i possibili interventi correttivi; segnalare gli eventi sentinella secondo le modalità previste dalla specifica procedura aziendale; collaborare in maniera attiva e propositiva alle iniziative, anche locali, finalizzate a migliorare la sicurezza. 2. Ridefinizione delle procedure di gestione dei sinistri sanitari, che significa: responsabilizzare le strutture aziendali coinvolte nella istruzione dei casi di malpractice, in particolare direzioni mediche di presidio e direzioni di distretto, medicina legale, ufficio assicurazioni, referenti amministrativi ospedalieri e distrettuali per la materia assicurativa; coinvolgere maggiormente la componente medica e sanitaria nella gestione dei casi; portare all’attenzione del CAPGRC casi discussi dal CVS che potrebbero eventualmente richiedere interventi correttivi mirati e/o a valenza aziendale. - Distretti – UU.OO. / Servizi Territoriali - Dipartimento di Prevenzione – UU.OO. / Servizi territoriali - Servizio Ospedaliero Provinciale: Strutture Ospedaliere – UU.OO. / Aree Omogenee e Trentino Emergenza 118 - Tecnostruttura Area Sistemi di Governance – Comitato Aziendale per la prevenzione e gestione del rischio clinico - Tecnostruttura Area Economica - Servizio affari generali e legali PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1.1 Individuazione, con nota formale, da parte dei Direttore di U.O. / Servizio territoriale dei propri Referenti per il Rischio Clinico (1 medico e 1 operatore delle professioni sanitarie). Area sistemi di Governance Entro il 30.04.2013 1.2 Eventi formativi rivolti ai Referenti per il Rischio Clinico, al fine di fornire loro specifica competenza rispetto alla tematica in oggetto Area Sistemi di Governance – Formazione Con la programmazione annuale 1.3 Incontri con i Referenti Rischio Clinico, al fine di concordare con gli stessi specifici ambiti interventi o iniziative volti a garantire la sicurezza del paziente. Area Sistemi di Governance Entro il 31.12.2013 2.1 Esame dell’attuale sistema di gestione dei sinistri e individuazione delle criticità e ambiti di intervento alla luce del nuovo sistema assicurativo, con proposta di intervento al Direttore amministrativo Servizio affari generali e legali 1° marzo 2013 2.2 Individuazione della composizione e competenze del CVS Consiglio di Direzione 31 marzo 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 2.3 Individuazione dei compiti e responsabilità delle strutture coinvolte nella gestione dei sinistri e attivazione delle nuove procedure gestionali di concerto con il loss adjuster e il broker Servizio affari generali e legali 30 aprile 2013 2.4 Diffusione a tutte le componenti aziendali delle nuove procedure anche attraverso l’organizzazione di incontri. Servizio affari generali e legali 31 maggio 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ04 RESPONSABILE AOF/TS DI RINEGOZIAZIONE DEI CONTRATTI DI FORNITURA Giuseppe Comoretto AREA TECNICA RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Gli interventi di rinegoziazione dei contratti saranno indirizzati principalmente a: o RIDUZIONE COSTI APPALTO “MULTISERVICE” Contrattazione con l’appaltatore di razionalizzazioni dei servizi allo scopo di ridurre i canoni corrisposti. o RIDUZIONE COSTI UTENZE Riqualificazione energetica dell’impianto di raffrescamento del P.O. S.Chiara o RIDUZIONE COSTI APPALTI IMMOBILI, IMPIANTI E MACCHINARI, ATTREZZATURE ECONOMALI Razionalizzazioni delle attività manutentive per un importo annuo di euro 600.000 con una riduzione di oltre il 10% rispetto al consuntivo dell’anno 2012, concordate con il Servizio Finanza, Bilancio e Contabilità o MANUTENZIONE AUTOAMBULANZE TE-118 - GARA Predisporre un capitolato di gara per individuare nuove modalità di manutenzione dei mezzi in oggetto o CONTRATTI MANUTENZIONE APPARECCHIATURE ELETTROMEDICALI Razionalizzazione delle apparecchiature inserite nei contratti, razionalizzazione dei servizi inseriti nei contratti, verifiche del rispetto delle clausole contrattuali da parte dei fornitori. o MANUTENZIONE APPARECCHIATURE ELETTROMEDICALI EXTRA-CONTRATTI (INTERVENTI SU CHIAMATA) Razionalizzazione degli interventi di manutenzione su apparecchiature non inserite nei contratti di manutenzione e razionalizzazione degli ordini di pezzi di ricambio. o RINEGOZIAZIONE CONTRATTI DI SERVIZI IN ESSERE, AI SENSI DELLA LEGGE 135/2012 "In applicazione delle direttrici nazionali di cui alla legge 135/2012 e delle direttive provinciali, analizzare i servizi per i quali è in corso un contratto (pulizie e sanificazione, ristorazione, interazioni multicanale, …), individuando possibili riduzioni di attività che consentano il contenimento della spesa. Avviare quindi un processo di negoziazione con la/le ditta/e partner per concordare tempi e modalità di dette riduzioni prestazionali e di spesa. In taluni casi la rinegoziazione può essere riassorbita nella conclusione di nuove gare in corso o in fase d’indizione. Riduzione dei costi di circa il 5% per ogni contratto e riassorbimento (in tutto o in parte) degli eventuali oneri derivanti ex lege o ex contracto per indicizzazioni connesse ai processi inflattivi generali." Razionalizzazione della spesa per i maggiori contratti di fornitura - Tutti i servizi afferenti all’Area Tecnica AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 PIANO DI INTERVENTO – RIDUZIONE COSTI APPALTO “MULTISERVICE e RIDUZIONE COSTI UTENZE ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 RIDUZIONE COSTI APPALTO “MULTISERVICE” Contrattazione con Servizio l’appaltatore di razionalizzazioni dei servizi allo scopo di ridurre i Immobili e canoni corrisposti. servizi tecnici Accordo raggiunto, in fase di stesura variante contrattuale 2 RIDUZIONE COSTI UTENZE Servizio Riqualificazione energetica dell’impianto di raffrescamento del Immobili e P.O. S.Chiara servizi tecnici in fase di autorizzazione stipula convenzione con APE e determina di autorizzazione contrarre con l’impresa fine lavori Luglio 2013 PIANO DI INTERVENTO – CONTRATTI MANUTENZIONE APPARECCHIATURE ELETTROMEDICALI RAZIONALIZZAZIONE DELLE APPARECCHIATURE INSERITE NEI CONTRATTI, RAZIONALIZZAZIONE DEI SERVIZI INSERITI NEI CONTRATTI, VERIFICHE DEL RISPETTO DELLE CLAUSOLE CONTRATTUALI DA PARTE DEI FORNITORI. RISPARMIO COSTI COMPLESSIVI DI MANUTENZIONE ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 MESSA A REGIME DEI NUOVI CONTRATTI QUADRIENNALI Ingegneria Clinica FEBBRAIO 2013 2 MONITORAGGIO CONTINUO DELLA QUALITA’ E TEMPISTICA Ingegneria Clinica INTERVENTI DITTE ESTERNE CON EVENTUALE APPLICAZIONI DI PENALI CONTRATTUALI DICEMBRE 2015 3 REVISIONE ANNUALE DEGLI ELENCHI DELLE APPARECCHIATURE DA Ingegneria Clinica LEVARE O INSERIRE NEI CONTRATTI ANNUALE PIANO DI INTERVENTO – MANUTENZIONE APPARECCHIATURE ELETTROMEDICALI EXTRA CONTRATTI (INTERVENTI SU CHIAMATA) RAZIONALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI DI MANUTENZIONE SU APPARECCHIATURE NON INSERITE NEI CONTRATTI DI MANUTENZIONE E RAZIONALIZZAZIONE DEGLI ORDINI DI PEZZI DI RICAMBIO. RISPARMIO COSTI DI MANUTENZIONE IN ECONOMIA ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 VERIFICA DI CONVENIENZA PER RIPARAZIONI DI APPARECCHIATURE I Ingegneria Clinica OBSOLETE ED EVENTUALI FUORI USO. ANNUALE 2 INCREMENTO DEGLI INTERVENTI DI RIPARAZIONE DI PRIMO LIVELLO E Ingegneria Clinica DEGLI INTERVENTI DI MANUTENZIONE PREVENTIVA SU APPARECCHIATURE ELETTROMEDICALI DA PARTE DEI TECNICI SIC. ANNUALE 3 ORDINI PEZZI RICAMBIO: RIDUZIONE AL MINIMO DELLE SCORTE DI Ingegneria Clinica MAGAZZINO E RICERCA FORNITORI ECONOMICAMENTE VANTAGGIOSI ANNUALE 4 AZIONE DI FORMAZIONE / INFORMAZIONE AGLI UTENTI SANITARI Ingegneria Clinica SULL’UTILIZZO CORRETTO DI ALCUNI DISPOSITIVI MEDICI ANNUALE PIANO DI INTERVENTO – RAZIONALIZZAZIONE PARCO ECOTOMOGRAFI ANALISI DEL PARCO DI ECOTOMOGRAFI IN ESERCIZIO NELLE VARIE UU.OO. DELL’A.P.S.S., ANALISI DELLE PRESTAZIONI EFFETTUATE, PROPOSTE DI UTILIZZO MULTIDISCIPLINARE DEGLI ECOTOMOGRAFI, VALUTAZIONE DI FORME ALTERNATIVE AGLI ACQUISTI IN CONTO CAPITALE (SERVICE, NOLEGGIO). RAZIONALIZZAZIONE DEGLI ACQUISTI IN CONTO CAPITALE E DEI RELATIVI COSTI DI ESERCIZIO. ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 ANALISI PARCO TECNOLOGICO ECOTOMOGRAFI Ingegneria Clinica 2013 2 ANALISI DELLE PRESTAZIONI DIAGNOSTICHE ECOTOMOGRAFICHE Area di Governance’ 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 3 VALUTAZIONE E PROPOSTE DI UTILIZZI MULTIDISCIPLINARI E DI Area di RAZIONALIZZAZIONE DEL PARCO ECOTOMOGRAFI Governance’’ GIUGNO 2014 4 VALUTAZIONI E COMPARAZIONI ECONOMICHE DI ALTERNATIVE DI ACQUISTO E GESTIONE DEL ECOTOMOGRAFI. GIUGNO 2014 5 ATTUAZIONE NUOVE PROCEDURE (GARA, UTILIZZI MULTIDISCIPLINARI, Ingegneria Clinica REVISIONE CONTRATTI, ECC.) FORME Ingegneria Clinica PARCO DICEMBRE 2014 PIANO DI INTERVENTO – MANUTENZIONE AUTOAMBULANZE TE-118 – GARA ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Verifica della possibilità di contestualizzare il complesso di attività Servizio che riguardano il mantenimento in esercizio del parco macchine di Programmazione TE-118 acquisti e logistica 31/03/2013 2 Valutazione di opportunità del passaggio al servizio di gestione Servizio complessiva a canone da parte di Car Server anche per il parco Programmazione macchine di TE-118 acquisti e logistica 30/04/2013 3 Con esito negativo dell’attività descritta al numero 2, costruzione Servizio del capitolato di gara Programmazione acquisti e logistica Trentino Emergenza 118 31/05/2013 4 Espletamento della gara soprasoglia 30/10/2013 Servizio Programmazione acquisti e logistica PIANO DI INTERVENTO - RINEGOZIAZIONE CONTRATTI DI SERVIZI IN ESSERE, AI SENSI DELLA LEGGE 135/2012 "In applicazione delle direttrici nazionali di cui alla legge 135/2012 e delle direttive provinciali, analizzare i servizi per i quali è in corso un contratto (pulizie e sanificazione, ristorazione, interazioni multicanale, …), individuando possibili riduzioni di attività che consentano il contenimento della spesa. Avviare quindi un processo di negoziazione con la/le ditta/e partner per concordare tempi e modalità di dette riduzioni prestazionali e di spesa. In taluni casi la rinegoziazione può essere riassorbita nella conclusione di nuove gare in corso o in fase d’indizione. Riduzione dei costi di circa il 5% per ogni contratto e riassorbimento (in tutto o in parte) degli eventuali oneri derivanti ex lege o ex contracto per indicizzazioni connesse ai processi inflattivi generali. ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ 1 Processo di rinegoziazione con le ditte interessate Servizio Procedure gare e contratti 2 Implementazione degli accordi Servizio Procedure gare e contratti Servizio Amministrazione SOP 3 Conclusione nuovi accordi contrattuali necessariamente diversi sull’intero arco dell’anno) (momenti Servizio Procedure gare e contratti TEMPI (DATA FINE) 15 febbraio 2013 31 marzo 2013 31 dicembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ05 RESPONSABILE AOF/TS DI SVILUPPO E POTENZIAMENTO PRENOTAZIONE TELEFONICA ED ON LINE CHIGHIZOLA SANDRA SERVIZIO COMUNICAZIONE INTERNA ED ESTERNA RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE L’intervento si propone l’obiettivo di incrementare le prenotazioni on line al fine di ottimizzare i servizi al cittadino anche attraverso l’utilizzo della ricetta elettronica per prestazioni specialistiche integrata nel sistema TREC. Il tutto finalizzato a ridurre progressivamente l’attività e il numero degli sportelli di prenotazione dislocati in APSS (NB. In Val di Non e Sole non vi sono sportelli dedicati). Si propone, inoltre, l’assunzione dei maggiori oneri dei centri di prenotazione di Luserna, Pieve di Bono, Castello Tesino ed Ossana da parte delle relative Comunità locali (diversamente si propone la dismissione). Ottimizzazione dei servizi al cittadino e riduzione dei costi - Distretti - Servizio Ospedaliero Provinciale - Servizio Sistemi Informativi - Servizio Comunicazione interna ed esterna - PAT per servizi online tra cui TreC PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Ricognizione dei servizi esistenti (dimensionamento, qualità e Distretti (in tipologie della domanda) collaborazione con SSI) Aprile 2013 2 Definizione dei criteri di valutazione Distretti e SCIE Giugno 2013 3 Valutazione degli interventi e degli impatti Distretti e SCIE Settembre 2013 4 Validazione degli interventi PAT Novembre 2013 5 Potenziamento/adeguamento dei sistemi SSI e SCIE Dicembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ06 RESPONSABILE AOF/TS DI REVISIONE DEL RUOLO E DELLE FUNZIONI DEGLI OSPEDALI PRIVATI/ACCREDITATI IN UNA LOGICA DI INTEGRAZIONE, COMPLEMENTARIETÀ E SUSSIDIARIETÀ E DI MIGLIORAMENTO DELL’APPROPRIATEZZA E DELLA DIVISIONE DELLE FUNZIONI CLINICHE CON I PRESIDI AZIENDALI, RSA, ISTITUTI SOCIOASSISTENZIALI ECC. Enrico Campregher AREA SISTEMI DI GOVERNANCE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Con la negoziazione 2013 è stato rivisto il ruolo delle strutture accreditate in una logica di sussidiarietà rispetto alle strutture pubbliche, migliorando la ripartizione delle funzioni cliniche con i presidi aziendali. In un contesto di riduzione del 2% dei budget negoziati per il 2013 (con compensazione tra riduzioni e aumenti nei due ambiti di degenza e specialistica, come consentito dalla deliberazione della G.P. n. 108 del 25/01/2013) è stata conseguita una riduzione della spesa in convenzione mediante l’armonizzazione degli obiettivi delle strutture convenzionate con quelli aziendali. Riduzione della spesa in convenzione - Direttore Sanitario - Area Sistemi di Governance - Servizio Prestazioni e Soggetti Accreditati / Servizio Governance clinica - Dipartimenti (riabilitazione, cardiovascolare, ortopedia) - Direzioni mediche di P.O. invianti (riabilitazione, ldg) - CUP (prenotazioni specialistiche e day service) PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Verifica del fabbisogno prestazionale e Pianificazione degli interventi 2013, tenuto conto delle direttive e finanziamento provinciali SPSA Area Governance Dicembre 2012 2 La negoziazione per il 2013 è stata condotta nell’ottica di ridefinire SPSA, le funzioni delle strutture private in una logica di integrazione e Area Governance complementarietà rispetto alle strutture aziendali. Per le strutture di degenza si è optato per la conferma dei contratti in essere orientando le potenzialità private in funzione dei fabbisogni espressi dalla programmazione. Diversamente l’opzione alternativa potrebbe consistere nel non rinnovare gli accordi con una o più strutture. Gennaio 2013 Riguardo all’attività specialistica e residenziale le valutazioni in applicazione dei suddetti criteri hanno condotto alle seguenti determinazioni: - non rinnovo dall’anno 2013 dell’accordo con la struttura privata Centro Emodialisi Garda di Arco ai fini dell’acquisizione dell’attività da parte dell’U.O. di Nefrologia. L’attività complessiva di dialisi è quindi riorganizzata nell’ottica di una gestione omogenea pubblica; 3 Stipula contratti ed indicazioni operative alle strutture SPSA 4 Adozione delle azioni e delle iniziative operative, correlate e Direzioni mediche coerenti, per il rispetto dei fabbisogni negoziati e per i volumi p.o. finanziari convenuti (percorsi assistenziali) Tetto mensile alle prenotazioni di RM ed Ecografie CUP 5 Predisposizione : SOP 1. panel prestazioni diagnostiche previste per l’esecuzione Dipartimenti della tipologia di interventi di day service competenti 2. nuove linee guida e/o protocolli di trattamento (riabilitazione e ldg) Febbraio 2013 Marzo-dicembre Marzo-Aprile AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 6 Monitoraggio spesa e volumi di attività negoziate SPSA 7 Nel corso del 2013 i dipartimenti interessati (Riabilitazione, SOP Cardiovascolare e Ortopedia) dovranno rivedere i criteri e Dipartimenti protocolli di accesso alle prestazione riabilitative in regime di competenti ricovero in una logica di appropriatezza. Marzo-dicembre ottobre AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ07 RESPONSABILE AOF/TS DI FORNITURA BENI E SERVIZI ALLE RSA Daniela Zanon DISTRETTO OVEST RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Individuare strumenti e azioni per garantire il rispetto, da parte delle RSA, del budget annuale di fornitura di beni e servizi (farmaci, assistenza specialistica, materiale sanitario). Il budget delle RSA per farmaci, presidi sanitari e altri prodotti è definito dalle Direttive annuali per l’assistenza sanitaria ed assistenziale approvate da Delibera della Giunta Provinciale. L’APSS assicura a favore delle persone non autosufficienti la fornitura di farmaci, dispositivi medici e materiale di medicazione. I Distretti hanno il compito di monitorare il consumo delle singole RSA; non sono ammessi superamenti del Budget stabilito se non in via eccezionale a seguito di dimostrazione da parte dell’RSA delle motivazioni di autorizzazione preventiva del Distretto. E’ utilizzato un prontuario terapeutico e un repertorio di dispositivi medici al quale i medici delle RSA si devono riferire per ordinare prodotti sanitari. Le quantità massime in ore di assistenza specialistica in favore degli ospiti in RSA, sono definite dalle Direttive annuali per l’assistenza sanitaria ed assistenziale approvate da Delibera della Giunta Provinciale. Nelle Direttive si specifica che l’APSS attraverso i Distretti assicura l’assistenza specialistica secondo le seguenti modalità: per ospiti ambulabili in ambulatorio dell’APSS (con codice RAO per la priorità d’accesso) e per ospiti gravi non ambulabili o non trasportabili mediante accesso di specialisti ambulatoriali in RSA. Per questi ultimi ospiti, le richieste motivate delle strutture, in linea con criteri di appropriatezza, devono essere autorizzate da parte dei Distretti preventivamente. Contenimento dei costi/consumi. Gestione appropriata delle risorse in termini di Beni (farmaci, materiale sanitario, integratori alimentari e nutrizione artificiale) e Servizi (assistenza specialistica). - Distretti Sanitari e relative UU. OO. di Cure Primarie - Servizio Farmaceutico - Servizi di Dietetica e Nutrizione Clinica Ospedaliera PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ 1 Continuazione dei monitoraggi nelle RSA relativamente ai consumi Distretti di farmaci, materiale sanitario e di utilizzo di ore specialistiche in stretta relazione con le Direttive annuali. 2 Periodici incontri con analisi dei consumi anche con l’utilizzo di una U.O. di Cure Primarie scheda appositamente predisposta e condivisa con il Distretto, al fine di verificare insieme le cause degli eventuali sforamenti che necessitano di autorizzazione. Durante le verifiche annuali tecnicosanitarie, sarà possibile verificare le scorte di materiale sanitario e le modalità di gestione /ordine dei farmaci in modo da evitare il superamento della scadenza. 3 Orientare le RSA alla restituzione dei farmaci e dei presidi al fine di Farmacia un loro riutilizzo o alle cure domiciliari o nei reparti ospedalieri ospedaliera (farmacia interna). 4 Alla dimissione dei pazienti ospiti in RSA, gli specialisti ospedalieri SOP devono attuare scelte terapeutiche che, a parità di efficacia, siano a basso costo, favorendo in particolare la condivisione con i colleghi delle RSA e la definizione di linee guida comuni. 5 Puntuale verifica dell’appropriatezza delle richieste di ore U.O. di Cure Primarie specialistiche nelle RSA (ospiti non ambulabili o non trasportabili) evitando al minimo il ricorso al pagamento diretto da parte dell’RSA in libera professione; ricercare collaborazioni con gli specialisti ospedalieri. TEMPI (DATA FINE) Entro febbraio-marzo di ogni anno Trimestrali Entro febbraio-marzo di ogni anno AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 6 Revisione e diffusione di linee Guida omogenee relativamente Servizio di Dietetica e all’uso di addensanti, integratori e nutrizione artificiale, valutando Nutrizione clinica appropriatezza, utilizzo reale dei prodotti, forniture ridotte al fine di U.O. di Cure Primarie limitare gli accumuli e il superamento delle scadenze con necessità di non poter più garantire il loro riutilizzo. 7 Revisione e controllo frequente del prontuario dei farmaci e dei Servizio dispositivi medici per RSA con inserimento dei presidi a minor Farmaceutico costo. Valutazione accurata, anche con la collaborazione dell’U.O. di Cure primarie, di eventuali presidi aggiuntivi costosi (per esempio strisce per coagulometro). AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ08 RESPONSABILE AOF/TS DI AUTOMAZIONE DEI SISTEMI DI GESTIONE DEL PERSONALE E DELL’ORGANIZZAZIONE Ettore Turra SISTEMI DI GESTIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE La gestione del personale comprende delle attività operative che sono frammentate tra il centro e le periferie e talvolta all'interno degli stessi uffici. Inoltre le procedure operative sono disomogenee tra le varie strutture. L'automazione dei processi è rivolta a standardizzare le procedure, rendere le attività più efficienti e ridurre gli errori. Inoltre, separando le informazioni dalla carta, sarebbe possibile concentrare le attività operative in determinate strutture e trasferire alla Linea il controllo delle informazioni riguardanti il personale assegnato e dei relativi costi (ad esempio per le missioni: attraverso un'analisi in tempo reale delle tratte e degli altri dettagli direttamente a sistema). Dal punto di vista degli impatti, va sottolineato che i costi per l'automazione dei sistemi (ad es. SIGMA per la gestione turnistica e controlli timbrature, in corso di implementazione; PeopleSoft per la gestione missioni e per altre funzioni in modalità Selfservice) sono già stati in massima parte sostenuti e/o compresi nei contratti di servizio. Piuttosto è da curare l’impatto organizzativo, attraverso un elevato coinvolgimento dei servizi rivolti alle attività di amministrazione del personale. Infatti, si tratta nella maggior parte dei casi di una prima automazione di processi in massima parte cartacei, che richiede un’attenta e profonda revisione e semplificazione degli stessi. Semplificazione ed automazione dei processi di gestione e amministrazione del personale - Servizio Pianificazione e Gestione del Cambiamento - Servizio Sistemi Informativi - Servizio Amministrazione del Personale - Servizio Acquisizione e Sviluppo del Personale - Servizi Amministrazione del SOP, di ospedale, di distretto e del dipartimento di prevenzione - Servizio delle Professioni Sanitarie di APSS, del SOP e degli ospedali/distretti/dipartimento di prevenzione - Tutti i responsabili delle risorse di APSS (circa 500 persone) per l’utilizzo dei sistemi nelle proprie organizzazioni, da parte delle proprie persone PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE processi, RESPONSABILITÀ dei sistemi e del Serv. Pianificazione e gestione del cambiamento TEMPI (DATA FINE) 1 Progettazione dei cambiamento 2 Implementazione pilota del modulo Gestione Missioni 3 Estensione del modulo Gestione Missioni Servizio Amministrazione Personale Fine 2013 4 Estensione del sistema di Gestione Turnistica Servizio Amministrazione Personale Fine 2013 5 Attivazione di ulteriori Self service (peoplesoft) per la Serv. Pianificazione e gestione del pubblicazione del CV, la valutazione delle cambiamento credenziali e dei privilegi clinici, analisi organigrammi e persone, richieste mobilità e part time… fine 2013 6 Attivazione modulo candidature on-line, in seguito Serv. Acquisizione e sviluppo del ad analisi fattibilità (2013) personale 7 Integrazione SIGMA – PeopleSoft : anagrafica del Servizio Sistemi Informativi personale e organigramma fine 2013 8 Integrazioni aggiuntive, non ancora analizzate: prime Servizio Sistemi Informativi note da gestione missioni a procedure stipendiali, gestione missioni-google maps per ottimizzazione percorsi…. In seguito ad analisi fattibilità fine 2014 Serv. Pianificazione e gestione del cambiamento maggio 2013 luglio 2013 metà 2014 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ09 RESPONSABILE AOF/TS DI SISTEMI DI VIRTUALIZZAZIONE DELLE RIUNIONI Ettore Turra SISTEMI DI GESTIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Con l’obiettivo di minimizzare i tempi e i costi delle trasferte richiesti per gli incontri tra persone appartenenti alle diverse sedi aziendali, nel 2012 è stata selezionata e sperimentata una soluzione INDIVIDUALE di videoconferenza e condivisione di contenuti (web collaboration) denominata eWorks. Tale soluzione è utilizzata in alcuni contesti della PAT ed inserita nel “catalogo” dei prodotti / servizi di TNet e di Informatica Trentina. La soluzione è complementare rispetto agli apparati di videoconferenza già installati in passato e presenta il vantaggio di non richiedere un coordinamento delle sale (per prenotazioni, gestione delle attrezzature..) in quanto è accessibile direttamente dalla propria postazione di lavoro. La proposta è di valutare i risultati delle sperimentazioni svolte (presso il Servizio di Amministrazione del Personale e il Dipartimento Medico) per poi estendere tale soluzione a tutti i contesti (quali le UUOO multizonali, le iniziative di telelavoro, le reti ospedaliere e territoriali….) nei quali è possibile ottenere dei benefici concreti in termini di riduzione dei viaggi mantenendo la qualità necessaria delle riunioni. BENEFICI RICERCATI Riduzione dei costi delle trasferte (km e tempo) evitando quelle riunioni che non richiedono strettamente una comunicazione “de visu” tra persone convenute nello stesso posto e nello stesso tempo da sedi remote. Miglioramento della qualità della collaborazione tra le persone, riducendo le comunicazioni scritte (email, fax, lettere…): le comunicazioni scritte sono tipicamente asincrone e a rigor di logica dovrebbero avvenire tra persone che non sono disponibili ad interagire nello stesso momento. STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - Area Sistemi di Gestione (definizione e implementazione del servizio) - I destinatari sono rappresentati da tutti i ruoli che operano in contesti multizonali e che necessitano di incontri regolari/ripetitivi, tipicamente tra un supervisore e un gruppo di pari (es. incontri di coordinamento periodico tra sedi, dipartimenti, ecc..) PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ 1 Progettazione del servizio e delle linee guida per l’implementazione 2 Avviamento della soluzione in effettivo (contratti e servizi correlati, SSI integrazioni minime richieste…) 3 Monitoraggio periodico dell’utilizzo SSI Continuo 4 Fruizione in esercizio (a richiesta, secondo le linee guida) Tutti i destinatari Continuo S. Pianificazione e Gestione del Cambiamento TEMPI (DATA FINE) Aprile 2013 Giugno 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ10 RESPONSABILE AOF/TS DI VERIFICA GRADO DI UTILIZZO DA PARTE DELL’APSS DI MAGAZZINI ED ARCHIVI DI TERZI, CON L’OBIETTIVO DI RAZIONALIZZARE LE SCELTE DI LOGISTICA Giuseppe Comoretto AREA TECNICA RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Eseguire una verifica di appropriatezza del grado di utilizzo degli immobili, proponendo ed attuando soluzioni alternative ove si individuino situazioni diseconomiche. Riduzione dei canoni per affitti. - SERVIZIO PROGRAMMAZIOEN ACQUISTI E LOGISTICA - SERVIZIO IMMOBILI E SERVIZI TECNICI PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Aggiornamento della verifica del grado di utilizzo degli immobili Servizio adibiti ad archivi Programmazione acquisti e logistica Marzo 2013 2 Chiusura dei contratti per gli immobili giudicati non più necessari Servizio immobili e servizi tecnici Settembre 2013 3 Trasferimento degli archivi dagli immobili in via di dismissione Servizio Programmazione acquisti e logistica Settembre 2013 4 Verifica della fattibilità di esternalizzazione degli archivi Servizio Programmazione acquisti e logistica Dicembre 2013 5 Avvio della esternalizzazione degli archivi Servizio Programmazione acquisti e logistica Gennaio 2014 6 Progettazione preliminare del magazzino unico, da realizzare entro Servizio immobili e il 2016 servizi tecnici Dicembre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ11 DEMATERIALIZZAZIONE REFERTI RESPONSABILE DOTT. LEONARDO SARTORI AOF/TS DI AREA SISTEMI DI GESTIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Il progetto si propone di dematerializzare i referti dei dipartimenti di laboratorio e radiologia, (e successivamente i restanti referti ambulatoriali) tenuto conto del fatto che: 1) è stata attivata a livello aziendale la firma digitale dei medesimi; 2) è necessario adottare, anche a livello normativo, la conservazione digitale sostitutiva; 3) il numero degli stessi è particolarmente rilevante e pertanto notevoli sono i costi di stampa, imbusta mento, distribuzione ed archiviazione per quelli non ritirati; 4) i referti vengono sono accessibili ai professionisti sanitari ospedalieri e ai MMG/PLS (attraverso il servizio Ampere); 5) i referti digitali sono, immediatamente dopo la firma, consultabili direttamente dal cittadino tramite il nuovo sistema TreC (Cartella Clinica del Cittadino). Il progetto dà attuazione anche a recenti decreti nazionali in materia di referti online e di fascicolo sanitario elettronico. I volumi annuali dei referti già digitalizzati - presenti nel repository aziendale - comprensivi anche quelli di alcune strutture accreditate del SSP sono i seguenti (base 2012): • referti laboratorio 880.000, • referti ambulatoriali 590.000, • referti radiologia 364.000, • verbali di pronto soccorso 215.000, • referti anatomia 94.000, • lettere dimissione 80.000, Tali volumi costituiscono la base per determinare il volume dei referti da non stampare/consegnare. BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Ottimizzazione dei servizi al cittadino e riduzione dei costi - Distretti - Servizio Ospedaliero Provinciale - Dipartimento di Laboratorio e Radiologia - Servizio Affari Generali e Legali - Servizio Comunicazione Interna e esterna PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Formalizzazione del processo di firma digitale e conservazione Servizio Affari sostitutiva dei documenti sanitari digitali, con definizione del piano Generali e Legali e di rilascio Servizio Sistemi Informativi 30.06.2013 2 Adozione Linee Guida operative conseguenti al fine di comunicare i canali di fruizione dei referti da parte del cittadino e modificare la prassi operativa interna allo scopo di dematerializzare l’intero processo di consegna e pagamento 30.09.2013 3 Completamento delle funzionalità richieste per la completa de Servizio Sistemi materializzazione dei referti evitandone la stampa/consegna allo Informativi sportello (secondo uno specifico piano d’intervento sui sistemi da precisare) 30.09.2013 4 Semplificazione ulteriore del nomenclatore tariffario per ridurre le PAT situazioni in cui vi è la necessità di rivedere il ticket pre-pagato per le prestazioni aggiuntive erogate durante il contatto ambulatoriale 31.12.2013 Servizio Sistemi Informativi – SOP – Distretti – Strutture accreditate – Servizio Finanza e Bilancio AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 5 Definizione della ordinarietà della fruizione digitale dei referti da PAT stabilire in provvedimento di Giunta Provinciale, fatta salva la scelta diversa del cittadino che può esprimere in ciascun singolo contatto (che sarà gestita come eccezione) 01.01.2014 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ12 ATTIVAZIONE SISTEMA VDI RESPONSABILE DOTT. LEONARDO SARTORI AOF/TS DI AREA SISTEMI DI GESTIONE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Il progetto si propone di ridurre i corrispettivi di acquisizione e di gestione dei posti di lavoro informatici aziendali, mediante l’attivazione di VDI (Infrastruttura di Virtualizzazione dei Desktop) e la sostituzione dei posti di lavoro costituiti dai tradizionali PC con i cosidetti “thin client” che costano significativamente meno e anche gestionalmente comportano minori costi. Rispetto ai circa 1.000-1.200 posti di lavoro che vengono sostituiti annualmente alla fine del ciclo di vita di 5 anni, la quota di VDI è di circa 400-500. Garanzia delle funzionalità dei posti di lavoro per gli utenti aziendali e riduzione dei costi gestionali informatici - Servizio Sistemi Informativi PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Definizione delle regole di sostituzione dei PDL con VDI con Nucleo Esercizio SSI Individuazione delle tipologie di utenti e di applicativi non adeguati all’utilizzo di VDI 31.3.2013 2 Messa a regime nel 2013 di 400-500 31.12.2013 3 Adeguamento delle componenti hardware centrali, degli aspetti Responsabile SSI contrattuali di gestione e di aggiornamento di licenze sw di base Nucleo Esercizio SSI, Dexit 31.12.2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ13 RESPONSABILE AOF/TS DI RIMODULAZIONE/MIGLIORAMENTO COMPARTECIPAZIONI DOTT. TULLIO FERRARI AREA ECONOMICA RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE La proposta è finalizzata a rimodulare/migliorare le modalità di compartecipazione alla spesa sanitaria anche con riferimento alle condizioni reddituali/economiche degli assistiti negli ambiti riferiti all’assistenza specialistica ambulatoriale, all’assistenza farmaceutica, alle strutture psichiatriche (con modalità da definire). Uniformazione livello di compartecipazione per le prestazioni erogate dal SSP. - Distretti - Servizio Ospedaliero Provinciale - Servizio Prestazioni e soggetti accreditati - Servizio Farmaceutico - Dipartimento Salute Mentale PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Supporto ai Servizi Provinciali per la definizione delle modalità di APSS rimodulazione delle quote di compartecipazione negli ambiti previsti 31.12.2013 2 Adozione provvedimento da parte della Giunta Provinciale PAT 2014 3 Campagna di comunicazione PAT/APSS 2014 4 Applicazione delle nuove disposizioni APSS 2014 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ14 RESPONSABILE AOF/TS DI AUTOMAZIONE PROCEDURE DI RISCOSSIONE DEI TICKETS E TARIFFE DOTT. TULLIO FERRARI AREA ECONOMICA RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Il progetto si propone di automatizzare le procedure di riscossione dei tickets e tariffe mediante l’attivazione di sportelli di riscossione automatica al fine di ridurre l’attività e il numero degli sportelli cassa e l’introduzione di modalità innovative quali il RID ON LINE e il PAGO ON LINE fruibili direttamente dal cittadino via sistema TreC Ottimizzazione dei servizi al cittadino (RID ON LINE e PAGO ON LINE) e riduzione dei costi - Distretti - Servizio Ospedaliero Provinciale - Servizio Sistemi Informativi - Area Economica - Area Tecnica PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Individuazione dei punti di riscossione da automatizzare secondo Area Economica un piano di priorità e definizione procedura di acquisizione 31.03.2013 2 Completamento procedura di integrazione CUP-SIO-CASSE SSI 31.03.2013 3 Acquisizione riscuotitrici programmate Area Tecnica 30.06.2013 4 Progressiva attivazione sportelli acquisiti Servizi amministrativi dei Distretti 31.12.2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ15 RESPONSABILE AOF/TS DI RIQUALIFICAZIONE E RAZIONALIZZAZIONE DELLA SPESA FARMACEUTICA Fernando Ianeselli SERVIZIO OSPEDALIERO PROVINCIALE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE L’iniziativa comprende alcune specifiche azioni di contenimento della spesa farmaceutica: a) valutazione critica e introduzione nella pratica clinica dei biologici che hanno perso il brevetto (biosimilari): somatotropina, eritropoietina, filgrastim; b) analisi delle prescrizioni farmaceutiche per singolo paziente allo scopo di individuare potenziali interazioni farmacologiche e/o incongruenze nella fase del ricovero, durante il ricovero e alla dimissione che generano errori terapeutici ; c) diffusione ed applicazione di linee guida uniformi sul supporto nutrizionale specializzato; d) analisi dei consumi dei dispositivi medici con particolare riferimento a quelli di maggiore utilizzo/costo in ambito chirurgico; Standardizzazione dei criteri di utilizzo dei DM ad alto costo a parità di efficacia clinica. Direzione SOP, Dipartimenti: Medico, Chirurgico, Ortopedico-Traumatologico, Cardio-vascolare, Oncologico, Materno Infantile, Neuroscienze, Farmacie ospedaliere, Dietologia e nutrizione clinica Tecnostruttura Area tecnica per azione d) U.O. Cure primarie dei distretti per azione c) Servizio farmaceutico per azioni a) e b) PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Costituzione, per ciascuna azione indicata, di gruppi di lavoro Direzione SOP rappresentativi degli ambiti interessati 2 Per azioni a) e d) analisi dei consumi e comparazione prodotti Gruppi di Lavoro offerti dal mercato e successiva stesura di documenti di raccomandazioni rivolte ai richiedenti/utilizzatori, finalizzate alla scelta di prodotti con pari efficacia e di minor costo Settembre 2013 3 Per azione c) analisi dell’appropriatezza prescrittiva e stesura di Gruppo di Lavoro documenti di raccomandazioni rivolte ai richiedenti/utilizzatori, ospedalieri e distrettuali (comprese RSA) finalizzate alla scelta appropriata dei prodotti nutrizionali Settembre 2013 4 Per azione b) implementazione e verifica dello strumento di Gruppo di Lavoro rilevazione e valutazione delle interazioni farmacologiche rilevanti nella pratica clinica, predisposizione di un sistema di alert su un campione di UU.OO. ospedaliere della rilevanza clinica delle potenziali interazioni codificate, avvio di uno studio di fattibilità su un campione di farmacie territoriali per valutarne la trasferibilità al momento della dispensazione diretta. Settembre 2013 5 Applicazione delle indicazioni tecniche nella pratica clinica 2014 e successivi UU.OO. interessate Marzo 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA RAZ16 RESPONSABILE AOF/TS DI REVISIONE MODALITÀ DI FINANZIAMENTO DELL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DOTT. TULLIO FERRARI AREA ECONOMICA RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Ridefinizione della modalità di finanziamento dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Tre Venezie da parte della Provincia per le attività di supporto al Servizio Sanitario Provinciale in modo tale da evitare l'applicazione dell'IVA (Nota prot. n. 103923 dd. 23.08.2012). Risparmio IVA e riduzione costi per incarichi esterni nel bilancio APSS - PAT - APSS - Istituto Zooprofilattico Sperimentale Tre Venezie PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ 1 DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ Nuova definizione delle modalità di finanziamento diretto da parte P.A.T. della PAT all’Istituto Sperimentale quale struttura tecnica del Servizio Sanitario Provinciale mediante riduzione del finanziamento a favore di APSS TEMPI (DATA FINE) Entro 31.12.2013? PAT/RFD337-2013-0207386 - Allegato Utente 9 (A09) AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER01A RESPONSABILE AOF/TS DI REVISIONE DEL MODELLO ORGANIZZATIVO DELL’ASSISTENZA SANITARIA DI BASE Daniela Zanon DISTRETTO OVEST RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI Definire un modello organizzativo dell’assistenza sanitaria di base che preveda: - Integrazione con gli altri servizi della rete assistenziale territoriale, anche al fine di garantire una medicina sul territorio attiva 24h Per proporre una riorganizzazione delle cure/assistenza primaria, è necessario considerare i recenti mutamenti avvenuti all’interno della Società che possono essere brevemente riassunti in questi concetti: * evoluzione demografica e tasso di assistiti anziani; * cronicità delle patologie; * modificazioni strutturali dell’ordinamento sociale (famiglie); * sviluppo tecnologico e problemi bioetici; * processi d’integrazione e multiculturalismo; * conseguenze della crisi e dell’instabilità economica sulla rete dei servizi e sui bisogni assistenziali. Il riconoscimento del territorio e dell’assistenza primaria come attività con specificità proprie orientata alla persona e alla cronicità/fragilità, comportano la personalizzazione del prendersi cura, considerando la multidimensionalità delle manifestazioni patologiche e richiedono necessariamente la multiprofessionalità dei saperi e delle competenze. Requisiti importanti quando si prendono in cura le persone fragili o con patologie croniche sono pertanto l’integrazione territoriale e la continuità dell’assistenza. Quindi è necessario creare “nuove cure primarie” caratterizzate dall’essere centrate sui pazienti e basate su team multidisciplinari. L’ospedale deve avere in grande considerazione ilterritorio e il territorio deve avere come punto di sicurezza l’ospedale in caso di problematiche acute; è necessario, quindi, implementare tra i due settori la reciproca fiducia e considerazione. Questo modello richiede, per realizzarsi, le seguenti condizioni: 1. Team multi-professionali in grado di prendersi carico di gruppi di popolazione e di garantire una continuità assistenziale integrata. 2. Supporto all’auto-cura (dieta, esercizio fisico, uso di farmaci) che significa aiutare i pazienti e le loro famiglie ad acquisire abilità e fiducia nella gestione delle malattie croniche. 3. Infrastrutture fisiche ed informatiche per consentire il lavoro associato dei team multi-professionali 4. Disponibilità di cure intermedie all’interno della rete dei Servizi in grado di garantire continuità delle cure per i pazienti dimessi dall’ospedale ma non ancora in grado di rientrare al domicilio per motivi sociali o sanitari, o non in grado di rimanere al domicilio a causa di una malattia intercorrente che non richiede un ricovero ospedaliero. Il chronic care model, dove gli aspetti clinici sono integrati da quelli di sanità pubblica (prevenzione primaria collettiva e attenzione ai determinanti di salute), deve essere parte integrante delle cure primarie che si propongono all’intera comunità caratterizzandosi da: sistematica valutazione dei bisogni sanitari della popolazione, identificazione dei bisogni di salute della comunità, implementazione di interventi sistematici con il coinvolgimento di specifici gruppi di popolazione, monitoraggio continuo dell’impatto dei vari interventi per verificare i risultati raggiunti in termini di salute della popolazione. E’ necessario integrare l’approccio verso l’individuo con quello verso la popolazione, combinando le abilità cliniche del MMG con l’epidemiologia, la medicina preventiva e la promozione della salute. Definire le priorità e stabilire la pianificazione strategica è il compito che deve essere assunto da un team misto di operatori delle cure primarie e di rappresentanti della comunità. Questo è un modello in cui i concetti di patient-centred e community-oriented devono integrarsi: da una parte plasmare i servizi in funzione dei bisogni e dell’empowerment dei pazienti ( accessibilità, informazione, proattività, self-care) e dall’altra presidiare l’approccio comunitario e di sanità pubblica (valutazione dei bisogni della comunità,partecipazione dei cittadini, lotta alle diseguaglianze nella salute, interventi di prevenzione primaria). Il nuovo modello di cure primarie che emerge dalla descrizione sintetica di cui sopra può concretamente essere realizzato solo se ciascuna delle componenti coinvolte nel processo evolve in modo coerente ed integrato. Per quanto attiene alla responsabilità della medicina di famiglia, il primo passaggio, ineludibile, è la loro riorganizzazione in aggregazioni, nel rispetto della orografia e del contesto di ciascun distretto/ ambito. Garantire assistenza di qualità ai cittadini, contenendo ove possibile i consumi. AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - Distretti Sanitari e UU.OO. di Cure Primarie - Servizi per le professioni sanitarie - Servizio di Governance clinica - Servizio Sistemi Informativi - Direzione per il personale PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ 1 Approvare il Protocollo d’intesa tra la Provincia Autonoma di Trento – Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari - organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta al fine di attivare la aggregazioni dei MMG e PLS, requisito essenziale per progettare/ attuare il nuovo modello di assistenza primaria. 2 Costituire formalmente, in collaborazione con i MMG e PLS, le APSS: Distretti, aggregazioni di professionisti tenendo conto della specificità di Direzione per il ogni territorio e di quanto stabilito nel Protocollo di intesa, anche personale utilizzando supporti organizzativi di cui si fa carico il distretto. Sei mesi dalla approvazione del Protocollo 3 Individuare, per ciascun distretto, le modalità organizzative di Distretto applicazione del Protocollo d’intesa al fine di favorire l’integrazione Direzione per il operativa e la partecipazione dei MMG alla rete dei servizi personale territoriali. La formalizzazione dell’attività delle singole aggregazioni deve puntare sui seguenti temi: gestione da parte delle aggregazioni, per ambito territoriale, di un punto di erogazione dell’assistenza primaria aperto 8-20; integrazione delle aggregazioni con la continuità assistenziale h24; programmazione degli accessi dei pazienti per la gestione/ monitoraggio delle malattie croniche. Sei mesi dalla approvazione del Protocollo 4 Definire con le aggregazioni MMG e PLS il progetto operativo per applicare concretamente quanto stabilito negli accordi distretto – aggregazioni, da comunicare/ concordare con gli amministratori locali al fine di introdurre le “novità” in un clima di condivisione della comunità sui punti di forza promossi dalla innovazione. 5 Avviare la concreta apertura 8 – 20 del punto di erogazione della Distretto assistenza primaria gestito dalle associazioni di MMG e integrato, Servizio immobili laddove possibile, con il Servizio Infermieristico del distretto ed eventualmente con altre figure sanitarie e contestuale eventuale revisione della distribuzione degli ambulatori (medici e infermieristici) sul territorio. Da definire 6 Progettare con le aggregazioni di professionisti nuove modalità di Distretto gestione delle patologie croniche (diabete, ipertensione, BPCO, ecc.) anche attivando ambulatori dedicati e in applicazione ai PDTA. Da definire 7 Valutare la possibilità di integrare nelle aggregazioni di professionisti Assessorato - APSS i medici di Continuità Assistenziale per consentire la erogazione della assistenza primaria h 24, modificando gli Accordi esistenti, o definendo nuovi Accordi, al fine di garantire il superamento dei vincoli contrattuali sia per l’assegnazione degli incarichi (stabilità dei medici-graduatorie più favorevoli per i residenti) che per implementare l’integrazione con i MMG o altri Servizi. Da definire 8 Utilizzo diffuso ed integrato dei sistemi informatici e loro evoluzione ai fini di una gestione condivisa da parte delle aggregazioni dei dati clinici degli utenti, consentendo da un lato l’integrazione tra professionisti ivi compresa la continuità assistenziale, dall’altro la analisi dei dati e il monitoraggio degli esiti. Da definire Assessorato Distretto Comunità di Valle Servizio comunicazione APSS Sistemi informatici Distretti TEMPI (DATA FINE) Da definire Da definire AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER01B RESPONSABILE AOF/TS DI POTENZIAMENTO PRESA IN CARICO DEI CITTADINI CON RIFERIMENTO ALLA MESSA IN REGIME DEI PUA Giovanni Menegoni DIPARTIMENTO CURE PRIMARIE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI ED EXTRAZIENDALI COINVOLTE Consolidare i percorsi di presa in carico dei cittadini con bisogni complessi che richiedono risposte integrate socio sanitarie. Analizzare e descrivere ulteriori percorsi organizzativi gestiti dai PUA per migliorare le procedure di risposta ai bisogni degli utenti con bisogni complessi sia nell’area assistenziale (sanitaria, socio-sanitaria e sociale) che, in particolare, nell’area delle prestazioni. Migliorare la gestione delle informazioni sui percorsi dei cittadini presi in carico, anche attraverso la progettazione, lo sviluppo e la adozione di un sistema informativo Presa in carico dei bisogni sanitari e sociali integrati in una logica di rete Nei Distretti sanitari le UO Cure Primarie che hanno il mandato gestionale diretto dei PUA tramite le segreterie evolute, i Servizi Amministrazione dei distretti (in particolare Ufficio autorizzazione presidi) e le UO di Neuropsichiatria infantile, di Psichiatria e di Psicologia; I Servizi Socio assistenziali delle Comunità di Valle dei Distretti sanitari e dei Comuni di Trento e Rovereto coinvolti nell’ambito dei rispetti accordi sviluppati nei singoli Distretti ; Il Servizio Sistemi Informativi; PIANO DI INTERVENTO NOTA: Tutte le fasi descritte nel Piano di intervento sono realizzate congiuntamente dall’Azienda sanitaria e dai Servizi Sociali delle Comunità di Valle e sono destinate al miglioramento continuo della implementazione dei PUA che continuano ad operare nei distretti, adottando progressivamente le misure di miglioramento concordate. ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1.1 Ricognizione dei PUA attivati nei distretti e analisi dei modelli UO Cure Primarie dei Entro giugno 2013 organizzativi adottati alla luce delle indicazioni normative e Distretti e Dip. Cure regolamentari; primarie 1.2 Revisione della organizzazione/contesto relazionale di Dip. Cure Primarie funzionamento dell’equipe dei PUA ai fini di definire in ciascun punto: il processo di filtro della domanda, l’avvio di processi di presa in carico con il coinvolgimento delle UU.OO./Servizi interessati, il collegamento con la segreteria UVM ai fini dell’avvio delle valutazioni, i sistemi formalizzati di attivazione di servizi/ prestazioni definiti nei Piani di assistenza; Entro settembre 2013 1.3 Sulla base della revisione di cui al punto che precede, analisi dei Servizi percorsi amministrativi (nell’ambito sanitario e rispettivamente Amministrazione dei nell’ambito sociale), che facilitino l’accesso dei cittadini alle Distretti prestazioni /servizi e loro razionalizzazione. Entro settembre 2013 1.4 Adozione da parte dei PUA del percorso a regime finalizzato Distretti e Dip. Cure all’erogazione dell’assegno di cura, secondo le indicazioni Primarie provinciali. In relazione alla approvazione delle direttive provinciali 1.5 Realizzazione di iniziative di comunicazione a tutta la rete sanitaria Dip. Cure Primarie e sociale sul ruolo e la rilevanza dei PUA come “regia” dei percorsi di cura e assistenza e sulle procedure di attivazione verso il PUA e Dir. Integrazione dal PUA alla rete dei servizi. Socio Sanitaria Piano annuale definire 1.6 Organizzazione di eventi formativi comuni, sanità e sociale, per Dir. Integrazione promuovere/ realizzare la piena consapevolezza del significato Socio Sanitaria della integrazione e del suo concreto esercizio nei PUA, nelle UVM in particolare rispetto al ruolo e alle funzioni del Case manager; da Entro l’anno 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 1.7 Adozione del sistema informativo a supporto dei PUA, integrato Servizio Sistemi con gli applicativi già in uso nel contesto sanitario e sociale, Informativi strumento questo essenziale per assicurare la piena operatività dei PUA [ vedi anche Piano prov. Sanità elettronica 2011-13 Obtv 18 “Sistema informativo Pua”] Entro ottobre 2013 (primo rilascio) AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER02 RESPONSABILE AOF/TS DI REVISIONE DEL MODELLO ORGANIZZATIVO DELLA CONTINUITÀ ASSITENZIALE E DEI MEDICI SPECIALISTI AMBULATORIALI INTERNI (SUMAI) Arrigo Andrenacci DISTRETTO EST RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Analizzando le situazioni di criticità e l’attuale stato dell’arte, proporre una revisione del modello organizzativo della Continuità Assistenziale e dell’assistenza specialistica ambulatoriale interna per la progettazione di un nuovo assetto in grado di assicurare i livelli di assistenza finora garantiti e migliorare la qualità degli interventi. Potrà essere formalizzata una proposta di accordo provinciale con la categoria (SUMAI), per gli aspetti eccedenti la competenza aziendale. Garanzia del livello assistenziale finora assicurato e miglioramento della qualità degli interventi - Servizio Amministrazione del Personale - UU.OO. Cure Primarie dei Distretti - Direzioni di Distretto PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ 1 DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) Analisi dei dati di attività (n. chiamate, n, visite ambulatoriali, n. Direzione Distretto Est visite domiciliari, n. consulenze telefoniche) per singolo distretto e attuale postazione di Continuità Assistenziale. Aprile 2013 Analisi delle criticità rilevate a livello distrettuale nella gestione UU.OO. Cure Primarie dei dell’assistenza specialistica ambulatoriale garantita dai medici Distretti specialisti convenzionati interni (SUMAI) 2 3 Analisi della congruità dell’attuale organizzazione della Servizio Amministrazione del Continuità Assistenziale con le vigenti disposizioni normative, con Personale il nuovo assetto dei Distretti, con la rete viaria del territorio, con l’adeguamento dei mezzi di comunicazione ed il collegamento in rete con i servizi di urgenza emergenza Nell’ambito dell’assistenza specialistica ambulatoriale garantita Servizio Amministrazione del dai SUMAI, individuazione delle azioni tese a superare le criticità Personale rilevate quali: maggiore integrazione con gli specialisti Direttore del Distretto Est ospedalieri, continuità della presa in carico, incremento dei livelli di appropriatezza, partecipazione alle valutazioni multidisciplinari e ai piani ADI, consulenza specialistica presso le UU.OO. degli ospedali della rete e presso le R.S.A., consulenza plurispecialistica ai pazienti multiproblematici nel corso di un unico accesso (ove presenti Poliambulatori con più discipline), attività di consulenza ai P.S., continuità di apertura delle agende di prenotazione, attuazione di un governo più efficace delle risorse specialistiche ambulatoriali mediante l’individuazione di un referente distrettuale tra gli specialisti ambulatoriali addetti all’assistenza specialistica interna, adozione di un sistema di valutazione periodica delle attività professionali. Maggio 2013 Luglio 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 4 Proposta di revisione del modello organizzativo della Continuità Giugno 2013 Assistenziale assicurando il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza. Verifica del titolo (proprietà, affitto o comodato) Direzione Distretto Est d’utilizzo dei locali in cui hanno sede le postazioni di continuità Servizio/Amministrazione del assistenziale che si intendono disattivare. Personale Proposta di revisione del modello organizzativo attuale dei medici SUMAI, finalizzata al miglioramento della risposta specialistica e dello specifico livello essenziale di assistenza. 5 Note Adozione di documenti operativi interni all’Azienda, per le Servizio Amministrazione del soluzioni immediatamente adottabili; formalizzazione alla Personale Provincia di una proposta di Accordo provinciale con la Direttore del Distretto Est categoria (SUMAI), per gli aspetti eccedenti la competenza aziendale. L’obiettivo relativo alla revisione del modello di continuità assistenziale è stato oggetto, dal 2002 ad oggi, di numerosi studi che hanno evidenziato la necessità di una riprogrammazione del servizio ipotizzando la chiusura di alcune sedi i cui volumi di attività sono molto ridotti. Le ipotesi formulate nel corso degli anni hanno fatto ritenere possibile una revisione del numero delle postazioni oltre che (in alcune situazioni) del numero dei medici incaricati per singola postazione. E’ da prevedere inoltre, per l’area della città di Trento una diversa articolazione del numero di postazioni e dei medici addetti, prevedendo l’incremento di una equipe medica (n.4 medici titolari). E’ difficile definire in maniera puntuale il numero di postazioni di continuità assistenziale che possono essere oggetto di revisione. Indicativamente si ipotizza di ridurre fino ad un massimo di n.6/7 postazioni dalle attuali 32 (lavorando sia sulle postazioni che sul numero dei medici addetti per singola postazione) al fine di riportare i parametri dei medici incaricati del servizio in linea con quelli definiti a livello nazionale (n.1 medico ogni 5.000 abitanti) Settembre 2013 Ottobre 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER03 RESPONSABILE AOF/TS DI PROGRAMMA OPERATIVO PER L’IMPLEMENTAZIONE DELLA FUNZIONE DI OSPEDALE DI COMUNITÀ PRESSO LA STRUTTURA SANITARIA DI MEZZOLOMBARDO Enrico Nava DISTRETTO CENTRO NORD RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Il conchiuso tra Giunta provinciale e amministrazioni comunali rotaliane approvato con la deliberazione provinciale n. 466 del 5 marzo 2010 contiene in modo generale la caratterizzazione organizzativa del nuovo Presidio Integrato Distrettuale (PDI). Se le indicazioni in esso contenute saranno confermate nel prosieguo della programmazione e pianificazione sanitaria trentina, il presidio contemplerà funzioni sanitarie di primo e secondo livello. Tra le prime si individuano il punto di primo intervento, varie funzioni specialistiche ambulatoriali, l’hospice e il punto unico di accesso; tra le seconde appaiono di rilievo la realizzazione di un centro per i disturbi del comportamento alimentare di valenza sovradistrettuale e di un modello innovativo di assistenza primaria a forte integrazione tra medicina generale, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale e servizio sociale configurando una progettualità orientata verso l’ospedale di comunità (OdC). Per questa ultima funzione l’OdC si basa su un modello assistenziale sostenuto da una equipe infermieristica esperta che garantisce la continuità h24 che prevede la partecipazione di professionisti medici convenzionati (MMG responsabili del percorso di cura) e medici dell’area delle cure primarie con funzione di coordinamento organizzativo). La coabitazione nella medesima struttura dell’OdC, di medici di medicina generale e della funzione di specialistica ambulatoriale permetterà la tempestiva prescrizione ed esecuzione di prestazioni e consultazioni erogabili i regime di efficienza e appropriatezza a garanzia del minimo disagio per un paziente a bassa complessità, ma tuttavia portatore di bisogni di cura che non troverebbero efficace risposta al suo domicilio. La funzione dell’OdC (presumibilmente con 6-8 posti letto) assolverà ragionevolmente al bisogno assistenziale dei pazienti dell’area geografica della Rotaliana e pertanto i professionisti della salute, assieme alle strutture dell’assistenza primaria e a quelle a rilevanza socio-sanitaria insistenti in zona dovranno venire massimamente coinvolti nella progettualità organizzativa. Ultimato l’intervento edilizio sul complesso di Mezzolombardo si prevede di destinare per questa funzione un’ala dell’ultimo piano della struttura in continuità con l’Hospice in modo da razionalizzare le risorse infermieristiche e di contare su personale esperto nella gestione di pazienti con elevata complessità. Sotto l’aspetto funzionale, l’OdC implica attività residenziali con una durata mediamente non superiore ai 30/60 giorni, particolarmente rivolte a pazienti affetti da patologie cronico-degenerative a mediobassa complessità assistenziale e finalizzate alla stabilizzazione delle condizioni cliniche prima del rientro a domicilio. L’ingresso in struttura è sempre mediato dal MMG che rimane il referente del caso; il medico, con cadenza concordata o al bisogno, accede in struttura per visitare i propri pazienti e disporre gli accertamenti e i trattamenti necessari al monitoraggio della situazione clinica e al ripristino di un livello accettabile di salute del paziente, anche proponendo un approccio riabilitativo se appropriato al caso. Il modello assistenziale è segnatamente basato sulla multidisciplinarietà per cui il medico si integra sia con la componente infermieristica operante in struttura - che svolge anche funzione di sostegno alla autonomia terapeutica del paziente - ma anche con la componente territoriale sanitaria ed eventualmente sociale in modo da facilitare la continuità del percorso di cura dall’OdC al domicilio. In tale contesto, l’attivazione dell’eventuale UVM appare opportuna come momento di sintesi del piano assistenziale. Per il MMG, l’attività in OdC rappresenta attività istituzionale da negoziarsi a priori con specifica atto aziendale; essa implica necessariamente l’adesione del vasto gruppo di professionisti operanti nel territorio di competenza della struttura organizzati in associazione. L’attività di coordinamento organizzativo della struttura è affidata all’Unità operativa cure primarie che assume responsabilità di programmazione e controllo delle attività, verifica della gestione delle risorse e valutazione degli esiti. I benefici della funzione OdC sono da ricercarsi nella riduzione della ospedalizzazione inappropriata o del ricorso alla lungodegenza per casi di medio bassa complessità, nel prolungamento della fase di autonomia gestionale della malattia cronica da parte del paziente o del suo nucleo familiare e quindi nel ritardato inserimento in un regime di residenzialità permanente. - Distretto sanitario Ovest (Cure Primarie) - Area di Governance clinica AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Analisi dei modelli di OdC esistenti nelle regioni di riferimento e Cure Primarie – MMG evidenziazione dei punti di forza e di debolezza di ciascun modello; Analisi degli accessi presso gli OdC che dall’analisi appaiono più rispondenti alle esigenze del territorio. Entro primo semestre 2014 2 Analisi delle esigenze assistenziali sulla comunità potenzialmente Cure primarie fruitrice del presidio di Mezzolombardo con valutazione di case-mix Distretto Ovest e di complessità anche sulla scorta della casistica attualmente in carico ai servizi domiciliari per individuare la griglia dei criteri di eligibilità all’ingresso in OdC Entro primo semestre 2014 3 Condivisione tra i servizi di assistenza domiciliare e medici di assistenza primaria del modello organizzativo di OdC maggiormente rispondente alle esigenze della popolazione servita e compatibile con l’organizzazione della medicina di base Entro primo semestre 2014 4 Individuazione e validazione dei percorsi di inserimento dei pazienti Distretto Ovest nell’OdC, condivisione dei protocolli assistenziali e delle modalità di coinvolgimento delle strutture specialistiche coesistenti all’interno del presidio distrettuale. Entro fine 2014 5 Assunzione del personale infermieristico professionale IN NUMERO Area Sviluppo adeguato Organizzativo Entro fine 2014 6 Formazione congiunta dei MMG interessati e del personale medico Servizio Formazione e assistenziale dipendente dal SSP mirata al processo assistenziale APSS in OcD Entro fine 2014 7 Adeguamento della logistica dedicata all’OdC al modello Area Tecnica organizzativo che si intende attuare definendo spazi e loro funzioni, attrezzature, arredi ecc. Entro fine 2014 8 Individuazione dell’assetto organizzativo definitivo con indicazione Distretto Ovest dei livelli di responsabilità e delle modalità di integrazione interprofessionale Entro fine 2014 9 Sottoscrizione del patto aziendale con i MMG operanti nella Consiglio di Direzione comunità interessata e avvio dell’attività Cure primarie – Distretto Ovest e MMG operanti nella comunità Rotaliana Entro primo semestre 2015 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER04 RESPONSABILE AOF/TS DI RAZIONALIZZAZIONE DEGLI AMBULATORI INFERMIERISTICI TERRITORIALI E DEI PUNTI PRELIEVO TERRITORIALI Dott.ssa Annamaria Guarnier AREA DI GOVERNANCE – SERVIZIO GOVERNANCE DEI PROCESSI ASSISTENZIALI RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO BENEFICI RICERCATI A partire dall’analisi dell’attuale organizzazione degli ambulatori infermieristici e dei punti prelievo territoriali, definire un modello organizzativo generale tendente alla presa in carico della cronicità e congruente con i LEA dell’assistenza territoriale. La definizione del modello organizzativo dovrà essere strettamente connessa con l’iniziativa di riordino dell’assistenza della medicina generale (scheda dr.ssa TER01A) Appropriatezza dell’utilizzo delle risorse in un’ottica di integrazione all’interno della rete dei servizi territoriali. STRUTTURE Area di Governance AZIENDALI Distretti COINVOLTE Dipartimento delle Cure Primarie PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Individuazione di: Area di Governance tipologia di utenza; prestazioni attualmente erogate (quantificazione); distribuzione degli ambulatori e dei punti prelievo sul territorio e orari di accesso risorse utilizzate I° semestre 2013 2 Valutazione dell’impatto sanitario e sociale delle attività svolte negli ambulatori infermieristici anche in relazione all’integrazione di dette attività con i percorsi assistenziali territoriali (obtv. Revisione LEA territoriali) conseguenti alle innovazioni proposte nell’assistenza primaria. I° semestre 2013 3 Proposta del modello organizzativo, integrandosi con la revisione Area di Governance del modello organizzativo dell’assistenza sanitaria di base Distretti Dipartimento delle Cure Primarie Area di Governance Distretti Dipartimento delle Cure Primarie Giugno 2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER05 RESPONSABILE AOF/TS DI RIFERIMENTO RAZIONALIZZAZIONE DEI SERVIZI DI RESIDENZIALITÀ PSICHIATRICA Arrigo Andrenacci DISTRETTO EST DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Assorbimento della struttura Villa San Pietro di Arco con corrispondente aumento della ricettività delle RSA psichiatriche del Distretto Est, nell’ambito di un progetto di valorizzazione delle risorse attualmente presenti a Pergine Valsugana BENEFICI RICERCATI Razionalizzazione delle risorse in un’ottica di efficacia/efficienza per dare una risposta adeguata a bisogni emergenti in ambito sociosanitario: riqualificazione delle strutture esistenti in modo da permettere una idonea ricollocazione di utenti psichiatrici con caratteristiche di cronicità (severa compromissione delle risorse personali, familiari e sociali, e perdurante capacità di autonomia nella vita quotidiana) e utenti con gravi disturbi del comportamento non gestibili in altri contesti STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - Direzione Distretto Est Direzione per l’Integrazione Socio Sanitaria Dipartimento Salute Mentale U.O. Psichiatria - Distretto Est PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Ri-progettazione organizzativa U.O. Psichiatria 31/12/2013 2 Formazione/riqualificazione del personale U.O. Psichiatria 31/12/2014 3 Conclusione dei lavori Maso S.Pietro/Tre Castagni con piena S.I.S.T. disponibilità del 1. piano Padiglione Pandolfi 4 Adeguamento della struttura Direzione Distretto/S.I.S.T. 31/03/2014 Inserimento graduale di nuovi utenti Dip. Salute Mentale, Dir. Integrazione Socio Sanitaria U.O., U.O. Psichiatria 3 31/12/2014 5 Nota Questo tipo di intervento prevede alcuni aspetti di particolare delicatezza andando ad intervenire su strutture appartenenti al complesso dell’ex Ospedale Psichiatrico. Si ritiene quindi fondamentale inserire tale iniziativa all’interno di un progetto più complessivo che inserisca queste strutture nella più ampia rete dei servizi socio sanitari residenziali con allargamento delle competenze anche a nuovi bisogni (utenti con gravi disturbi del comportamento di varia etiologia, OPG) emergenti, al di là del semplice riposizionamento degli utenti della struttura di Villa S. Pietro. Tutto questo all’interno di una logica programmatoria a livello di Assessorato con il coinvolgimento della APSS. 31/12/2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER06 RESPONSABILE AOF/TS DI RAZIONALIZZAZIONE DEI SERVIZI DI RESIDENZIALITÀ PSICHIATRICA Renzo Destefani DIPARTIMENTO SALUTE MENTALE RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Nell’ambito dell’offerta di assistenza residenziale psichiatrica si registra un diffuso ricorso a strutture convenzionate sia provinciali che extraprovinciali, a scapito del pieno utilizzo delle potenzialità interne: nel 2012 sono stati spesi per due strutture convenzionate provinciali rispettivamente euro 900.000 e 1.450.000; per invii in strutture extraprovinciali euro 945.000 (psichiatria) e 110.000 (disturbi alimentari). Pertanto sarà elaborato un progetto di razionalizzazione che si articolerà nelle seguenti azioni: - qualificazione dell’offerta con la ridefinizione e il riordino delle attuali classi tipologiche di strutture residenziali (SR) per renderle più aderenti ai fabbisogni, nonché individuazione e valorizzazione di nuove forme di strutture residenziali (c.d. Residenzialità Leggera – RL); - miglior valorizzazione delle potenzialità del SSP con l’aumento del tasso di utilizzo dell’insieme delle strutture residenziali pubbliche al 90%, in modo tale da consentire la contestuale riduzione dei posti letto in strutture convenzionate. Inoltre è programmata riduzione degli invii di pazienti da parte delle U.O. afferenti al Dipartimento Salute Mentale (DSM) – con supervisione centralizzata - presso strutture private accreditate extraprovinciali, in applicazione delle direttive provinciali in materia. BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE - maggior appropriatezza nell’offerta maggior diversificazione nell’offerta maggior utilizzo dei pl di tutte le tipologie di SR e RL maggior permeabilità tra SR e RL allocate nelle diverse UUOO del DSM riduzione della spesa per il combinato dei vari interventi previsti e per la riduzione degli invii ex art. 26 - DSM - Direzione Integrazione Socio-Sanitaria - Distretti - Direzione Amministrativa - Sistemi Informativi PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Riordino standard strutture A e codifica permeabilità tra UUOO del Dipartimento Salute DSM Mentale 2013 2 Riduzione pl strutture B (privato accreditato) Dipartimento Salute Mentale 2013 3 Utilizzo alcune strutture ex OP fino a un massimo di 20 pl Dipartimento Salute Mentale 2013-2014 4 Riordino circuito strutture C pagamento rispetto a mission e modalità di Dipartimento Salute Mentale 2014 5 Riordino standard strutture a cd bassa protezione e codifica Dipartimento Salute permeabilità tra UUOO del DSM Mentale 2014 6 Individuazione e valorizzazione di residenzialità ‘innovativa’, quali Dipartimento Salute convivenze e affidi etero familiari Mentale 2014 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER07 RESPONSABILE AOF/TS DI Razionalizzazione dei processi dell’assistenza protesica: riciclo ausili personalizzati - prescrizione informatizzata ausili standard DOTT. ENRICO NAVA DISTRETTO CENTRO NORD RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Razionalizzazione dei processi dell’assistenza protesica: Informatizzazione della prescrizione e della gestione del percorso autorizzativo degli ausili standard. Aumento delle riassegnazioni degli ausili personalizzati, attraverso un servizio di ricerca che consenta l’individuazione e l’adattamento degli ausili presenti in magazzino, diminuendo la spesa per la fornitura degli ausili nuovi. BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Miglioramento del servizi ai cittadini e del governo dei costi e semplificazione dei processi - Servizio Sistemi Informativi - Ufficio Invalidi PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Studio dei percorsi necessari alla gestione informatizzata dei Servizio Sistemi processi autorizzativi in materia di assistenza protesica (AUSILI Informativi STANDARD) e conseguente informatizzazione delle varie fasi (prescrittiva - autorizzativa - fatturazione/controllo/liquidazione) 31.12.2014 2 Incremento delle riassegnazioni da magazzino degli ausili Distretto Centro Nord personalizzati dell’elenco 1 del N. T. effettuando la ricerca sia attraverso i dati disponibili nel programma informatico sia attraverso un ulteriore tentativo di ricerca del bene effettuato direttamente da Unifarm presso il magazzino sulla base dei dati contenuti nella scheda tecnica 31.12.2013 AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 TITOLO INIZIATIVA TER08 RESPONSABILE AOF/TS DI PROGRAMMA OPERATIVO PRESIDIO DI ALA Pierluigi Gardini DISTRETTO CENTRO SUD RIFERIMENTO DESCRIZIONE SINTETICA DELL’INTERVENTO Il recente confronto del competente Assessorato con la Comunità di Valle della Vallagarina, con i soggetti gestori di sevizi e con l’Azienda Sanitaria ha fatto emergere la necessità di rivedere il ruolo e le funzioni del presidio distrettuale di Ala, tenuto conto delle esigenze emerse dal territorio. In particolare saranno incluse nel nuovo progetto del presidio di Ala funzioni che attengono a: riorganizzazione della medicina primaria attraverso la costituzione di un nuovo modello che preveda la costituzione di una aggregazione di medici di famiglia con sede presso il presidio di Ala, con una forte integrazione con l’assistenza infermieristica; mantenimento e revisione di attività di assistenza specialistica; mantenimento di attività riabilitativa con particolare riferimento alla fisioterapia; avvio di una residenza (APSP) che comprenda, oltre a pl per anziani (20), posti letto dedicati alla gestione temporanea di pazienti con particolari complessità assistenziali (10 pl per pazienti disabili e 10 pl di ospedale di comunità); un Centro diurno per anziani (17 posti). La disponibilità della sede della medicina primaria (aggregazione di medici di famiglia), integrata dagli infermieri del territorio e collegata con l’assistenza specialistica assicurata nel presidio di Ala, consentirà di : • assicurare l’accessibilità all’assistenza dalle ore 8.00 alle ore 20.00 dal lunedì al venerdì; • promuovere la gestione ambulatoriale di patologie croniche (BPCO, TAO, diabete ecc..) al fine di evitare ai pazienti riacutizzazioni ed accessi impropri all’ospedale per acuti. • Gestire un ambulatorio che garantisca l’erogazione di LEA ambulatoriali da definire (ex ambulatorio di primo intervento). • Gestire in modo tempestivo ed integrato i bisogni sanitari e socio/assistenziali, anche attraverso la integrazione dell’operatività dell’ambulatorio con gli infermieri, l’assistente sociale, i medici della continuità assistenziale. Per quanto attiene alla assistenza specialistica si reputa strategico mantenere alcune discipline a supporto delle patologie croniche (cardiologia, urologia, fisiatria ecc…) e trasferirne altre, attualmente presenti, (odontoiatria/oculistica/ginecologia/ortopedia/dermatologia) presso la nuova struttura in corso di realizzazione a Rovereto. Sarà inoltre mantenuta l’attività riabilitativa fisioterapica per esterni. Si prevede inoltre di istituire un Centro Diurno per anziani in sostituzione degli attuali 2 Centri Diurni di cui uno ubicato ad Ala (15 posti) ed uno ubicato ad Avio (n 2 posti). Il monitoraggio dell’attività ha evidenziato una ridotta fruibilità per quanto attiene il Centro Diurno di Avio. Si ritiene dunque necessario prevedere un unico CD, sia per razionalizzare le risorse, sia per assicurare agli ospiti adeguati livelli di servizio, ivi compresa la possibilità di una maggiore interazione tra le persone che frequenteranno il Centro. Nel presidio distrettuale sarà inoltre aperto un Ospedale di Comunità che si integra nella rete assistenziale al fine di: facilitare la dimissione anticipata dall’ospedale; attuare una fase di addestramento dei famigliari e degli operatori per il rientro a domicilio; attivare una forma di assistenza protetta temporanea nei confronti dei pazienti che necessitano di trattamenti non erogabili al domicilio per fragilità della rete di supporto. La mission della struttura consiste nel creare o ripristinare le condizioni minime per una domiciliarizzazione sicura e sostenibile. Tali condizioni sono riferite al livello di stabilizzazione/ autosufficienza del paziente, alle competenze dei caregivers e alla tenuta della rete sociale nonché alle condizioni cliniche. La struttura si propone quindi come: • spazio tutelato dove, in un’ottica di dimissione protetta, si preparano le condizioni per un rientro al domicilio in sicurezza anche attraverso la simulazione di situazioni domiciliari tipiche. • Ambiente protetto dove si accolgono gli utenti, per cui è attiva una qualsiasi forma di assistenza domiciliare, per dare sollievo alla rete sociale di sostegno (residenziale o notturna). • Ambiente dove accogliere utenti già assistiti al domicilio con riacutizzazione di patologie che non richiedono ricovero ospedaliero ma che sarebbe difficile assistere al domicilio per la fragilità della rete di sostegno. • alternativa al ricovero ospedaliero in strutture convenzionate per la riabilitazione dopo AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS 2013-2015 intervento chirurgico finalizzata al rientro al domicilio in autonomia o con minimo supporto. L’accesso ai 10 posti letto è gestita dall’U.V.M. del Distretto Centro Sud . Il modello organizzativo è assistenziale con equipe infermieristica esperta nella gestione di pazienti complessi che assicura l’assistenza h24. Il referente clinico è il medico di medicina generale. Si propone che la gestione complessiva sia affidata all’ente gestore della RSA che sarà attivata nel presidio di Ala; il medico della RSA potrà supportare/ integrare i MMG nella gestione clinica dei pazienti. Si prevede inoltre di attivare n. 20 posti letto di Residenza Sanitaria Assistenziale; la Residenza disporrà inoltre di un contesto adatto ad accogliere in forma temporanea (5 posti letto) ed in forma definitiva (5 posti letto)giovani/ adulti con disabilità che per momentanea fragilità o assenza della rete di supporto non possono rimanere al domicilio. I posti letto verranno gestiti dall’U.V.M. competente per territorio, con l’attenzione, negli inserimenti, di assegnare i posti in via prioritaria ai giovani/adulti disabili già ospitati presso altre strutture al fine di facilitare/favorire il mantenimento degli utenti nella rete sociale di origine. Le caratteristiche della struttura sono quelle previste dai criteri di accreditamento provinciale per le strutture residenziali per disabili BENEFICI RICERCATI STRUTTURE AZIENDALI COINVOLTE Il nuovo presidio distrettuale di Ala risponde alle esigenze sanitarie e sociali della popolazione che insiste nell’area di riferimento in quanto rende disponibili funzioni integrate della assistenza primaria /protezione sociale con il coinvolgimento attivo di tutti gli attori coinvolti nei percorsi di presa in carico/ assistenza di pazienti che presentano bisogni differenziati e crescenti di complessità, dai bisogni semplici (assistenza specialistica) alla residenzialità. L’ospedale di comunità costituisce un nuovo modello assistenziale che valorizza il ruolo della medicina di famiglia e che supporta con professionalità competenti il delicato periodo di passaggio dall’ospedale al domicilio ovvero situazioni temporanee di complessità non elevata ma non gestibili in famiglia. - Distretto sanitario centro sud - Area di Governance clinica - Ospedale di Rovereto PIANO DI INTERVENTO ATTIVITÀ DESCRIZIONE RESPONSABILITÀ TEMPI (DATA FINE) 1 Sopralluogo presso il presidio distrettuale di Ala e verifica della Distretto centro sud distribuzione logistica dei servizi/ funzioni individuati nel progetto di SIST evoluzione del presidio. Entro marzo 2013 2 Consegna progetto di massima (divisione macro degli spazi SIST secondo la nuova destinazione d’uso) Entro aprile 2013 3 Istituzione gruppo di lavoro distrettuale con funzioni di Comitato Direttore Distretto guida per la realizzazione del progetto. Entro marzo 2013 4 Audit di condivisione del progetto con l’Ospedale di Rovereto, il Direttore Distretto Servizio Sociale della Comunità, i medici di famiglia Entro giugno 2013 5 Elaborazione progettuale degli spazi rispetto alle funzioni (prima SIST bozza di progetto) Entro luglio 2013 6 Individuazione delle fasi operative e dei tempi di realizzazione per l’avvio di tutte le attività previste nel progetto, distinte per area e con il coinvolgimento dei soggetti/ istituzioni che hanno un ruolo nella specifica area. Entro dicembre 2013 Ambito PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS - STIME RISPARMI Obiettivo Originale da Mandato PAT ALLEGATO 1. valutazione dei bacini di utenza ottimali per le singole discipline ospedaliere, adattando gli standard nazionali alle caratteristiche Osp organizzative del SOP - Sistema Ospedaliero Provinciale e proponendo una conseguente rideterminazione delle unità operative complesse e semplici appartenenti al SOP; OSP03 - RIDEFINIZIONE DEGLI AMBITI SPECIALISTICI IN REGIME DI DEGENZA ORDINARIA E DIURNA MEDIANTE LO SVILUPPO DELLE FUNZIONI MULTIZONALI E L’ADOZIONE DEL 4. miglioramento del tasso di utilizzo dei posti letto ospedalieri, in coerenza MODELLO PER AREE FUNZIONALI OMOGENEE E PER INTENSITÀ DI CURA Osp con l’obiettivo annuale specifico 3E di cui al presente documento; 6. applicazione, per gli Ospedali di Valle, del modello di Ospedale per intensità di cura; 7. accorpamento di attività di degenza ordinaria e diurna in aree funzionali Osp omogenee; 2. miglioramento dei profili di appropriatezza dei ricoveri, anche utilizzando OSP01 - EFFICIENZA DELLE ATTIVITA' le indicazioni del Patto per la Salute 2010 – 2012 (in particolare: CHIRURGICHE trasferimento di prestazioni chirurgiche dal setting assistenziale ospedaliero Osp a quello ambulatoriale; riduzione del day hospital diagnostico e trasferimento di queste attività a livello ambulatoriale); COSTI CESSANTI - Personale esistente per effetto delle soppressioni / trasformazioni e per effetto della riorganizzazione interna; - Costi istituti contrattuali; - Consumi, utenze, manutenzioni; Tali risparmi si distribuiranno gradualmente nel triennio COSTI EMERGENTI STIMA RISPARMIO 2013 STIMA RISPARMIO 2014 STIMA RISPARMIO 2015 - Riutilizzo di parte delle risorse recuperate in seguito alle riorganizzazioni per la garanzia degli standard assistenziali in tutte le UU.OO; - 1 Direttore; - Ristrutturazioni interne; 1.795.000 1.752.857 4.810.000 795.000 1.330.000 1.330.000 320.000 1.670.000 2.370.000 220.000 440.000 2.910.000 4.972.857 8.950.000 208.000 1.250.000 1.250.000 Osp 8. implementazione, negli Ospedali di Valle, dei modelli di week-hospital e week-surgery; 11. razionalizzazione delle risorse umane e dei consumi di tecnologia sanitaria nelle aree della medicina di laboratorio, della diagnostica per Osp immagini (anche mediante lo sviluppo della tele-refertazione) e del blocco operatorio; - 1 dirigente medico Chirurgia Generale presso gli Ospedali di Potenziamento sistema dei trasporti sanitari Rovereto, Cles, Borgo, Cavalese, Tione e Arco e 2 dirigenti medici presso l’Ospedale di Trento - Riduzione dei turni di PD notturna medica ed infermieristica negli ospedali di Arco, Tione, Borgo e Cavalese (con esclusione del periodo invernale). - Materiale di consumo Osp 11. razionalizzazione delle risorse umane e dei consumi di tecnologia sanitaria nelle aree della medicina di laboratorio, della diagnostica per immagini (anche mediante lo sviluppo della tele-refertazione) e del blocco operatorio; Osp OSP05 - REVISIONE ORGANIZZATIVA DEI Personale dipendente SERVIZI (LABORATORIO) - 3 Direttori - 14 Dirigenti - 29 personale tecnico-sanitario - 15% personale amministrativo e di supporto Ristrutturazioni edilizie Ristrutturazione sede servizio trasfusionale H.Rovereto Riconversione spazi recuperati nei laboratori spoke Attrezzature Acquisto dei POCT Costi di gestione Riduzione di apparecchiature diagnostiche negli spoke; Recupero di spazi intraospedalieri Osp 11. razionalizzazione delle risorse umane e dei consumi di tecnologia sanitaria nelle aree della medicina di laboratorio, della diagnostica per immagini (anche mediante lo sviluppo della tele-refertazione) e del blocco operatorio; OSP06 - REVISIONE ORGANIZZATIVA DEI Personale dipendente 2 SERVIZI (RADIODIAGNOSTICA) Direttori di struttura complessa 2) proposta in merito alla revisione del modello organizzativo della continuità assistenziale e dei medici specialisti ambulatoriali interni (SUMAI); TER02 - REVISIONE DEL MODELLO ORGANIZZATIVO DELLA CONTINUITA' ASSISTENZIALE E DEI MEDICI SPECIALISTI AMBULATORIALI INTERNI (SUMAI) SUBTOTALE INIZIATIVE IN AMBITO OSPEDALIERO Ter 8) predisposizione di una proposta per la ridefinzione dei livelli di arruolamento per la concedibilità di presidi ed ausili (assistenza protesica e integrativa). Ter TER07 - RAZIONALIZZAZIONE PROCESSI ASSISTENZA PROTESICA: RICICLO AUSILI PERSONALIZZATI E PRESCRIZIONE INFORMATIZZATA AUSILI STANDARD Il modello organizzativo proposto comporta una contrazione del personale medico di continuità assistenziale pari a 28 unità. Materiale di consumo Carta – toner – spese postali (10.000) Personale Migliore allocazione del personale conseguente alla diminuzione dell’attività di sportello ed alla semplificazione dell’attività di back office. (50.000) Acquisto ausili protesica Importo annuale per ausili nuovi elenco 1 D.M. 332/99 (1.800.000) Servizio Progettazione ed implementazione dei programmi informatici necessari 150.000 Costo servizio sanificazione e ri-assegnazione Importo annuale per sanificazione e ri-assegnazione ausili usati e per acquisto ausili nuovi (nel caso di impossibilità di assegnazione dell’usato) 1.250.000 SUBTOTALE INIZIATIVE IN AMBITO TERRITORIALE E DI INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA Pagina 1 460.000 - - 668.000 1.250.000 1.250.000 Ambito PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS - STIME RISPARMI Prev Prev Obiettivo Originale da Mandato PAT ALLEGATO COSTI CESSANTI 1) Verifica analitica di tutte le attività svolte dal dipartimento di prevenzione, a partire da funzioni, responsabilità e competenze (di medici, assistenti sanitari e tecnici della prevenzione) al fine di riorientare obiettivi, interventi, responsabilità, formazione e sviluppo professionale, sistemi operativi di valutazione degli interventi e delle pratiche svolte, secondo i principi dell’efficacia, del miglioramento della qualità (ovvero rispondenza a esigenze ed aspettative delle parti interessate) e dell’efficienza operativa e produttiva delle prestazioni erogate, con particolare riferimento alle attività “autorizzative” e di vigilanza. 4) Riesame e rafforzamento di programmi, prestazioni, competenze, processi operativi, degli strumenti di comunicazione con tutte le parti interessate e dei sistemi di sorveglianza e valutazione adottati per la tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati. PREV04 - ANALISI ORGANIZZATIVA Revisione pronta disponibilità a seguito dell’ afferenza dei DELL'ARA VETERINARIA UTILIZZANDO IL dirigenti medici di tutti i Distretti al Dipartimento di Prevenzione MODELLO SISTEMICO PREV05 - VERIFICA ANALITICA DELLE ATTIVITÀ DEI DIRIGENTI MEDICI NELL’AMBITO DI UN RIORDINO GENERALE DELLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE COLLETTIVA E DI SANITÀ PUBBLICA A SEGUITO DELL’ ISTITUZIONE DEL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE. 3) revisione delle modalità di utilizzo degli automezzi aziendali per razionalizzare le spese relative alle missioni per attività istituzionali; RAZ02 - ATTUARE IL PIANO AZIENDALE PER LA GESTIONE DEGLI AUTOMEZZI COSTI EMERGENTI PREV01 - RIORIENTAMENTO DELLE Incarichi di educazione alla salute a professionisti esterni ed INIZIATIVE DI EDUCAZIONE ALLA SALUTE interni all’ APSS, secondo i nuovi criteri. E LORO CONTESTUALIZZAZIONE NELLE STRATEGIE DI PROMOZIONE DELLA SALUTE Spese di rimborso chilometrico La maggiore disponibilità di mezzi aziendali e l’utilizzo più intensivo degli stessi, comporta un risparmio nella voce di costo segnalata SUBTOTALE INIZIATIVE IN AMBITO DELLA PREVENZIONE Spesa per carburante – spese generali – spese ammortamento mezzi L’aumento delle missioni-trasferimenti con mezzi aziendali comporta una maggior spesa in termini Spesa per carburante Il duplice effetto minor costo del carburante e minori trasferimenti per l’approvvigionamento, comporta un risparmio nella voce di costo segnalata. Ferme eventuali dinamiche in aumento, che sono variabili esogene all’APSS. Raz STIMA RISPARMIO 2013 STIMA RISPARMIO 2014 STIMA RISPARMIO 2015 50.000 50.000 100.000 200.000 300.000 100.000 250.000 350.000 114.200 117.200 117.200 114.200 117.200 117.200 3.725.000 3.505.000 4.035.000 286.000 490.000 4.800.000 6.200.000 Spese per manutenzioni La rivisitazione delle attività previste nel contratto Car server può comportare, in caso di rinnovo ad un risparmio di spesa quantificabile in percentuale in non meno del 5% . Rinegoziazione dei contratti di fornitura Altre RAZ Altre RAZ Sviluppo e potenziamento prenotazione telefonica ed online RAZ05 - SVILUPPO E POTENZIAMENTO Contratti PRENOTAZIONE TELEFONICA ED ONLINE Servizi appaltati sportelli CUP nell’anno 2014 Personale Chiusura sportelli con personale dipendente Riduzione spesa in convenzione Altre RAZ SUBTOTALE INIZIATIVE IN AMBITO DELLA RAZIONALIZZAZIONE RAZ04 - RINEGOZIAZIONE CONTRATTI DI Riduzione costi appalto Multiservice FORNITURA Riduzione Consulenze Riduzione Costi appalti immobili, impianti e macchinari, attrezzature economali Manutenzione autoambulanze TE-118 - Gara Contratti manutenzione apparecchiature elettromedicali Rinegoziazione contratti di servizi ai sensi della legge 135/2012 RAZ06 - REVISIONE DEL RUOLO E DELLE Riduzione spesa in convenzione coerentemente alle percentuali FUNZIONI DEGLI OSPEDALI di riduzione dei finanziamenti all'APSS PRIVATI/ACCREDITATI IN UNA LOGICA DI INTEGRAZIONE, COMPLEMENTARIETÀ E SUSSIDIARIETÀ E DI MIGLIORAMENTO DELL’APPROPRIATEZZA E DELLA DIVISIONE DELLE FUNZIONI CLINICHE CON I PRESIDI AZIENDALI - RSA, ISTITUTI SOCIOASSISTENZIALI ECC. Pagina 2 1.000.000 Ambito PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS - STIME RISPARMI Obiettivo Originale da Mandato PAT Razionalizzazione residenzialità psichiatrica Distretto EST ALLEGATO TER05 - RAZIONALIZZAZIONE RESIDENZIALITÀ PSICHIATRICA DISTRETTO EST COSTI CESSANTI Servizi esterni in convenzione 15 posti letto accreditati a Villa S.Pietro, Arco Altre RAZ TER06 - RAZIONALIZZAZIONE RESIDENZIALITÀ PSICHIATRICA Servizi esterni Riduzione degli invii a strutture accreditate (ex art. 26) Riduzione strutture Riduzione p.l. strutture di tipo “B” Automazione dei sistemi di gestione del personale e dell'organizzazione RAZ08 - AUTOMAZIONE DEI SISTEMI DI GESTIONE DEL PERSONALE E DELL'ORGANIZZAZIONE I minori costi sono riconducibili/assorbiti nel blocco del turnover del personale tecnico amministrativo come da piano miglioramento PAT Virtualizzazione delle riunioni RAZ09 - VIRTUALIZZAZIONE DELLE RIUNIONI Costi di trasferta (tempo viaggio e rimborsi chilometrici) Razionalizzazione residenzialità psichiatrica Altre RAZ Altre RAZ Altre RAZ Altre RAZ Altre RAZ Altre RAZ Altre RAZ Verifica del grado di utilizzo da parte dell'APSS di magazzini ed archivi di terzi, con l'obiettivo di razionalizzare le scelte di logistica RAZ10 - VERIFICA DEL GRADO DI UTILIZZO DA PARTE DELL'APSS DI MAGAZZINI ED ARCHIVI DI TERZI, CON L'OBIETTIVO DI RAZIONALIZZARE LE SCELTE DI LOGISTICA Dematerializzazione referti RAZ11 - DEMATERIALIZZAZIONE REFERTI Materiale di consumo Personale di segreteria e di front office RAZ12 - ATTIVAZIONE SISTEMA VDI Canoni gestionali del parco macchine informatico VIRTUALIZZAZIONE DEI DESKTOP Riduzione dei costi gestionali del parco macchine informatico aziendale Attivazione VDI - STIMA RISPARMIO 2015 723.000 250.000 - - Software Licenze illimitate eWorks Eliminazione canoni di affitto (triennio) Eliminazione canoni di affitto (anno) Riduzione delle scorte a magazzino e del costo del personale 100.000 100.000 100.000 15.000 110.000 175.000 50.000 50.000 50.000 30.000 30.000 30.000 2.000.000 4.200.000 Progettazione e costruzione magazzino unico Adeguamento sistemi Infrastruttura IT (investimento già sostenuto) RAZ13 RIMODULAZIONE/MIGLIORAMENTO COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA SANITARIA ANCHE CON RIFERIMENTO ALLE CONDIZIONI REDDITUALI/ECONOMICHE DEGLI ASSISTITI ambiti di intervento: ’assistenza specialistica ambulatoriale, assistenza farmaceutica, strutture psichiatriche (con modalità da definire). Automazione procedure di riscossione dei ticket e tariffe RAZ14 - AUTOMAZIONE PROCEDURE DI RISCOSSIONE DEI TICKET E DELLE TARIFFE I minori costi sono riconducibili/assorbiti nel blocco del turnover ATTREZZATURE del personale tecnico amministrativo come da piano Ammortamento annuo (10 riscuotitrici in 8,5 anni) miglioramento PAT MANUTENZIONE Canone annuo e consumabili Revisione modalità di finanziamento dell'istituto zooprofilattico sperimentale RAZ16 - REVISIONE MODALITÀ DI FINANZIAMENTO DELL'ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE PRESTAZIONI SANITARIE IN CONVENZIONE Costi per incarichi esterni Riqualificazione e razionalizzazione spesa farmaceutica RAZ15 - RIQUALIFICAZIONE E RAZIONALIZZAZIONE SPESA FARMACEUTICA Consumi Risparmio per effetto dell’adozione nella pratica clinica delle indicazioni tecniche: - per l’azione a): 200-300.000 Є/anno - per l’azione c): 80.000 Є/anno - per l’azione d): 200.000 Є/anno Miglioramento esiti e riduzione dei costi conseguenti all’erroneo trattamento Per l’azione b) si prevedono minori costi legati all’ospedalizzazione e più in generale ai trattamenti sanitari conseguenti agli errori Altre RAZ Mobilità sanitaria Altre RAZ Risparmi per le nuove gare / contenimento dei consumi al netto dell'incremento tendenziale Ridefinizione dei fondi della dirigenza per riduzione stabile della pianta organica e blocco delle retribuzione in analogia a normativa nazionale Blocco turnover personale tecnico amministrativo come da piano miglioramento PAT Altre RAZ 398.000 400.000 Rimodulazione/miglioramento modalità di compartecipazione alla spesa sanitaria anche con riferimento alle condizioni reddituali/economiche degli assistiti Altre RAZ Altre RAZ Interventi strutturali Adeguamento della struttura e delle attrezzature alla nuova tipologia di utenti Nuovo personale 1 dirigente medico psichiatria Nuovo personale 1 collab. prof. sanitario esperto – Educatore/TeRP Personale esistente - Formazione/aggiornamento del personale STIMA RISPARMIO 2014 Hardware Dispositivi individuali e relativo supporto Altre RAZ Altre RAZ STIMA RISPARMIO 2013 COSTI EMERGENTI - - 100.000 100.000 80.000 500.000 500.000 1.000.000 2.000.000 3.000.000 2.750.000 3.250.000 3.750.000 1.000.000 1.000.000 1.400.000 2.520.000 Collaborazione con Istituto Mario Negri e Unifarm (per l’azione b) Acquisizione ed implementazione del database Interazioni fra farmaci Implementazione del sistema di alert - 1.040.000 Pagina 3 - Ambito PIANO DI MIGLIORAMENTO APSS - STIME RISPARMI Obiettivo Originale da Mandato PAT Altre RAZ Urgenza Emergenza Altre RAZ Ottimizzazione procedure per la costituzione e definizione dei fondi e degli accantonamenti d'esercizio ALLEGATO COSTI CESSANTI STIMA RISPARMIO 2013 COSTI EMERGENTI Servizi auto sanitaria Pagina 4 - 400.000 - STIMA RISPARMIO 2014 800.000 - STIMA RISPARMIO 2015 800.000 10.717.265 12.657.265 SUBTOTALE ULTERIORI INIZIATIVE 9.630.000 29.696.265 38.730.265 TOTALE 13.422.200 36.286.322 49.397.465