Diario di Viaggio in Spagna – Madrid, Toledo e Segovia

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Diario di Viaggio in Spagna – Madrid, Toledo e Segovia
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In Castiglia per assaporare la bellezza delle città regali
La Nuova Castiglia è una regione dell’altopiano
centrale, difficile, con un paesaggio aspro e
brullo, ma ricco di storia, di gloria e di
orgoglio.
E proprio in questa regione sorge a 660 metri
di altezza, Madrid, la più alta capitale
d’Europa, se non si considera la nazione
Svizzera, una città di montagna con un clima
montano, che merita sempre di essere
visitata e rivisitata tanto è ricca di
personalità, di vita e di curiosità.
Hemingway aveva scritto: “Madrid è la città
più spagnola di tutte, la migliore in cui vivere,
la gente più simpatica, il clima più bello in
qualunque mese dell’anno e, mentre le altre
grandi città rispecchiano la provincia in cui si
trovano, sono in sostanza andaluse, catalane,
basche, aragonesi… e comunque provinciali,
soltanto Madrid può darvi l’essenza della
Spagna!”
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Ecco perché, con l’ormai affiatatissimo gruppetto di cari amici, abbiamo scelto questo piccolo
angolo d’Europa.. una città, un tempo capitale di un immenso impero “su cui non tramontava mai
il sole”, e un luogo, la Castiglia, tutto da scoprire e vivere insieme.
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Siamo arrivati a Madrid nel tardo pomeriggio, la Gran Via ci ha accolto con tutta la sua opulenza
architettonica e la sua fastosità natalizia.. luci multicolori, una folla incredibile di gente, un
brusio costante mescolato al frastuono di motorini, auto, sirene.. forse anche al sussurro della
metropolitana che volava nel ventre della città.
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Siamo usciti subito, appena arrivati, non abbiamo resistito al fascino del “vedere” e per alcuni anche
del “rivedere”… libertà e piacere ci avevano condotto in questa metropoli e volevamo assaporare
ogni minuto di permanenza. La piccola avventura era iniziata ed attendeva di essere vissuta e
scritta! Era già buio tra luci sfavillanti, alberi di Natale giganteschi, luminosi ed incredibili...
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..siamo arrivati, spintonati dalla folla in Plaza de Cibeles, illuminata e bellissima... il Palacio de
Comunicaciones, attuale sede del Comune di Madrid, con le sue torri appuntite pareva un castello
da fiaba che risplendeva oltre la stupenda e monumentale Fuente de Cibeles.
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Ci siamo passati altre volte in quella piazza anche di giorno.. e allora abbiamo potuto ammirare meglio
tutti i palazzi che la avvolgevano e quella bella fontana che prendeva il nome da Cibele la dea grecoromana della natura, della fertilità, simbolo di Madrid. La dea, sposa di Cromo e madre di Attis, era
scolpita in marmo mentre cavalcava una biga trainata da due leoni... la sua figura affascinava e
impressionava e pareva trasmettere tutta la sua ieratica forza e determinazione!
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Dall'inaugurazione, avvenuta nel 1782, si trovava al
centro della piazza e ho anche letto una
particolarità simpatica: oggi la fontana di Cibele
era conosciuta a livello mondiale grazie al “Real
Madrid”: la squadra madrileña che l'aveva eletta
come centro dei festeggiamenti ogni volta che
vinceva la coppa. Tutti i tifosi allora si riunivano
intorno alla fontana per celebrare la felicità della
vittoria!
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Il giorno dopo, molto più riposati, abbiamo iniziato
il nostro peregrinare turistico e mi sono venute in
mente alcune sensazioni di Ernest Hemingway che
diceva “..amo quell'alto cielo spagnolo terso che
fa parer sentimentale persino il cielo italiano. Il
caldo e il freddo qui vanno e vengono
rapidamente!”. Ed in effetti era così... un raggio
di sole ci riscaldava mentre un angolo d'ombra ci
faceva rabbrividire... ma era tutto bello.
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Percorrendo ancora la Gran Via, che alla metà
dell'800 la prospera classe borghese aveva
voluto come simbolo della moderna Madrid, ci
siamo stupiti non solo della monumentalità dei
vari palazzi, ma anche della ricchezza di negozi,
teatri, cinema, alberghi e ristoranti!
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Poi ci siamo spostati nelle calli del centro vecchio, ricche di fascino incomparabile e ancora la
bellezza dei sontuosi palazzi, i balconi ad ogni finestra, le ringhiere in ferro battuto, il lato
sottostante coperto di piastrelle o di sculture che davano l'idea di festoni sopra la testa di chi
camminava per strada, erano una fonte inesauribile di immagini che ci tenevano con il capo alzato
verso l'alto.
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La monumentalità dei palazzi delle strade
principali faceva a gara per bellezza con
quelli delle vie più strette... ogni tanto si
scopriva qualcosa dato che la città aveva
una personalità poliedrica che andava dagli
stili austeri, a quelli più elaborati,
barocchi, art nouveau e art déco fino ad
arrivare all'architettura semplice dei
mercati..
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Madrid era veramente una città “dai mille volti” e lo stavamo scoprendo piano piano
guardandoci intorno.
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Dopo un tentativo fallito per visitare
l'interno del “Monasterio de las Descalzas
Reales”.
La sorella di Filippo II, Doña Juana, aveva
trasformato un antico palazzo medioevale
in un convento di clausura per le povere
dame di sangue reale.
Non potendo entrare abbiamo comunque
ammirato l'austera facciata esterna in
granito e mattoni a vista, raro esempio di
architettura del 500.
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Attraverso Calle Arenal siamo poi giunti alla Puerta del Sol, il cuore della vita madrilena, gremito
sempre di gente in piedi, ferma a chiaccherare, seduta nei caffè all'aperto, incurante del clima
non più tanto favorevole.
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Questo punto nevralgico di ritrovo dava
vita ad una piazza ad emiciclo dominata dal
caratteristico Palazzo delle Poste in
mattoni rossi, risalente al 1700.. più tardi
al palazzo si andò ad aggiungere la
celeberrima
torre
dell'orologio
che
avrebbe scandito le fasi più importanti
della vita della città. All'esterno di quello
stabile un simbolo caratteristico sul
marciapiede segnava il “Chilometro Zero”
considerato il centro della rete stradale
spagnola!
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Un tempo la Puerta del Sol era una delle
tante della cinta muraria che circondava
Madrid nel XV secolo.. al di fuori si
estendevano i borghi medioevali.. il nome
inoltre
era
stato
dato
dalla
caratteristica del sole nascente che
decorava, illuminando la porta orientata
appunto ad est!
Sullo scenografico anfiteatro si affacciavano
negozi di souvenir e in particolare era bello
soffermarsi ad ammirare i classici ventagli
castigliani dai mille colori.
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Al centro della piazza spiccava un grande albero
di Natale... qui ci siamo divertiti con spiritosi
e numerosi macchiettisti che si esibivano in
simpatiche
scenette.
Accanto
all'albero
cercava di farsi ancora notare la statua
equestre di Carlo III, alta ben 9 metri!
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Oltre al monumento equestre di Carlo III, ecco spuntare il simbolo più spiritoso di Madrid, la statua
di 20 tonnellate chiamata “l'Orso ed il Corbezzolo”. Praticamente un orso in piedi che stava
mangiando frutta da un albero. Secondo la leggenda il nome originale della città era stato Ursaria, o
“Terra di Orsi”, a causa del numero elevato di quegli animali che pullulavano i boschi intorno.
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Dalla Puerta del Sol siamo facilmente arrivati a Plaza Major, un piccolo gioiello rettangolare, uno
spazio cinto di portici completamente chiuso da edifici di abitazione a tre piani, con bellissimi
balconi che si affacciavano sulla piazza, edifici arricchiti da pinnacoli, abbaini e tetti spioventi in
ardesia!
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Ho letto che in passato questa austera piazza era stata lo scenario di molti eventi come esecuzioni,
parate militari... addirittura processi dell'Inquisizione davanti a una grande folla! La piazza
disponeva inoltre di ben nove porte di accesso delle quali la più conosciuta era quella dell'Arco di
Cuchilleros.
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Guardandoci intorno i nostri occhi si sono subito posati sulla “Casa della Panaderìa”, dato che la
facciata, recentemente ristrutturata, era finemente decorata con dipinti allegorici.
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Al centro poi, tra le varie bancarelle natalizie la
statua equestre di Filippo III sembrava guardare
stupito la trasformazione di quella piazza che
aveva commissionato nel lontano 1600... quante cose
era cambiate da allora!
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Lasciato quell'affollato salotto ci siamo inoltrati, percorrendo pittoresche calli sempre nella
vecchia Madrid, fino al suggestivo Palacio de Santa Cruz del 1600, un vero gioiello di
architettura asburgica. Quanta storia in quel luogo stranamente avvolto in un piacevole silenzio...
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Abbiamo ammirato quell'edificio, una
caratteristica combinazione di mattoni e
granito, che pur avendo una pianta
rettangolare abbastanza solida, tra porte,
due torri, architravi, davanzali e guglie
acquistava un aspetto architettonico
slanciato ed elegante.
Oggi il palazzo era sede del Ministero
degli Affari Esteri, ma in passato, fino alla
fine del regno di Filippo V, era stato una
terribile prigione. Vittime anche innocenti
dei terribili processi dell'inquisizione, gli
Autos da Fé che avvenivano nella plaza
Major,
scontavano
qui
la
pena..
attendevano la morte o le torture nelle
buie prigioni...
...persino Lope de Vega fu imprigionato in
questo luogo malsano per aver diffamato
una sua ex amante!
Come era bello aprire brecce nel tempo e
cercare di rivivere momenti della storia
passata!
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Poi, instancabili, abbiamo costeggiato la
Colegiata de San Isidro, un tempo
cattedrale provvisoria di Madrid... fatta
edificare a metà del 1600 per i Gesuiti e
consacrata al patrono della città.
La facciata ci è apparsa imponente,
realizzata un granito.. a prima vista
pareva quasi quella di un elegante
palazzo sovrastato da due torri
campanarie a pianta quadrata.
Rispecchiava comunque quello che veniva
definito barocco gesuita o della
Controriforma.
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Siamo entrati e abbiamo cercato di cogliere alcuni aspetti di quella grande chiesa: la
pianta dell’edificio era a croce latina, con una sola navata, cappelle laterali, crociera
separata e abside piatto.
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Le cappelle, di forma alternativamente quadrata o
rettangolare, erano comunicanti. Tutto appariva
estremamente ricco, sia per la struttura sia per la
ritmica alternanza di cappelle e trifore, nelle quali si
alternavano nicchie semicircolari.. insomma la chiesa
era fastosa, ma forse, proprio per la
grande
esposizione di ori e stucchi non mi ha trasmesso una
particolare sensazione di spiritualità e raccoglimento.
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A questo punto un pranzetto delizioso, con una beneaugurante e succulenta zuppa di
lenticchie, era necessario per assaporare il piacere della compagnia ed anche del cibo
locale, ma poi abbiamo subito ripreso la nostra perlustrazione della Madrid vecchia...
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Ci siamo ritrovati nella suggestiva Plaza de Santa Ana, costruita durante il regno di Giuseppe
Bonaparte (1808) e ci siamo soffermati davanti ai balconi del Teatro Espanol, con la sua bella
facciata ed ai monumenti di Federico Garcìa Lorca e a quello di Pedro Calderòn de la Barca.
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Con piacere e curiosità abbiamo continuato a perderci in questi quartieri per cercare di gustare
oltre ai monumenti anche l'atmosfera della città... Madrid ci è sembrata un luogo dove si poteva
vivere bene, dove si amava prolungare i pasti, sempre abbondanti e saporiti, che iniziavano
tardi, dove c'erano tanti giovani pieni di vita e di calore, dove le notti di festa erano più
affollate che le mattine.
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Tra queste considerazioni ci siamo spinti
fino al Paseo del Prado attraversando ampi
viali e piazze sontuose come quella di
Canovas del Castillos con al centro la
fontana di Nettuno, dio del mare che se ne
stava, con un serpente attorcigliato sulla
mano destra e il tridente nella sinistra, su
di un carro formato da una conchiglia
tirata da due cavalli marini con coda di
pesce.
Attorno al carro si vedevano foche e
delfini che gettavano acqua a una grande
altezza.
Anche qui una notizia simpatica diceva che
i tifosi dell'Atletico Madrid andavano a
questa fontana a festeggiare le loro
vittorie, in contrapposizione dei tifosi del
Real
che,
come
avevo
accennato,
preferivano la fontana di Cibele!
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Proprio alle spalle del Museo del Prado, che
non abbiamo visitato per mancanza di
tempo, si ergeva troneggiando quasi, la
chiesa di San Jerònimo Real..
Verso la fine del XV secolo i re cattolici
avevano fatto costruire questo convento,
situato allora alla periferia di Madrid,
come luogo di raccoglimento e di riposo.
Del convento originario oggi restava solo la
grande chiesa dove si erano celebrati tutti
i più importanti matrimoni reali ed un
chiostro.. che era chiuso per l'ora tarda.
Siamo così ritornati passo passo, con la
mente sgombra da pensieri, alla Plaza de
Cibeles un po' stanchi, ma soddisfatti..
avevamo chiuso, per il primo giorno, la
nostra peregrinazione e provavamo tutti la
bella sensazione di essere vive presenze in
quel turbinio di gente lungo la Gran Via.
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Il giorno dopo ci aspettava un'altra emozione.. l'escursione in pullman a Toledo... la città posta a
527 metri sul livello del mare ci è apparsa già da lontano magnifica e suggestiva, dominatrice di
un paesaggio aspro e brullo, posta in una pittoresca posizione collinare, circondata da tre lati dal
fiume Tago, che scorreva con le sue giallastre acque in una profonda gola. Le antiche mura
sembravano racchiuderla in una specie di scrigno prezioso che già sentivamo voglia di esplorare.
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Con il nostro pullman siamo sbarcati proprio ai piedi delle mura. Da qui una lunghissima scala
mobile ci ha portato fino al cuore della città vecchia...
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Giunti nella principale Plaza Zocadovar abbiamo
avvertito subito la sensazione di come la storia fosse
di casa, la si poteva toccare con mano, la si respirava..
in quel luogo di una rara bellezza i re visigoti avevano
fondato la loro capitale, in seguito la città sarebbe
stata contesa da oriente e occidente, da emiri e re
cattolici diventando il crogiolo di una singolare civiltà
dove cristiani, ebrei e musulmani avrebbero fatto a
gara per renderla sempre più splendida!
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“Decifrare Toledo è un modo di vita solo
intimo e personale” aveva detto uno
storico ed in effetti appena abbiamo
iniziato a perlustrare le strette vie ne
abbiamo subito avvertito tutta la bellezza.
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Prima tappa del nostro percorso è stata la visita alla Cattedrale dedicata all'Assunzione della
Beata Vergine Maria. Edificata tra il XIII e il XV secolo presentava una gamma completa di
meraviglie artistiche e quello splendore che man mano andavamo a scoprire non faceva altro che
attestare la potenza degli arcivescovi di Toledo, primati di Spagna!
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Già dall'esterno quella cattedrale gotica preannunciava la magnificenza dell'interno. La facciata
pur soffocata dalle costruzioni che la circondavano, mi ha lasciato senza fiato... presentava tre
portali gotici, scolpiti tra il 1418 e il 1450: quello a sinistra era denominato “Porta dell'Inferno”,
quello centrale “Porta del Perdono” ed infine l'ultimo, quello di destra, “Porta del Giudizio Finale”.
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Tutto era un ricamo di bassorilievi che
potevamo scoprire appena oltrepassata la
superba inferriata.. statue, nicchie,
pinnacoli, rosoni, bronzi lavorati a sbalzo
che foderavano i battenti delle varie
porte una più bella dell'altra! Era insomma
un tripudio di arte che non riuscivamo
quasi a cogliere nel suo insieme.
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Sopra il portale centrale per esempio tra i tanti bassorilievi ricordo un timpano, nel quale era
raffigurata la bellissima Vergine Maria che porgeva una veste al santo patrono di Toledo,
sant'Ildelfonso.
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Quando poi siamo entrati siamo rimasti per un attimo immobili, incantati: la pianta della chiesa
era una delle più ampie della cristianità, con le sue cinque navate che confluivano nel maestoso
retablo in legno policromo e dorato..
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...un mondo indescrivibile di traforati
baldacchini,
filigrane,
molteplici
figure che una pleiade di ebanisti
avevano cesellato in legno di larice
delle pinete di Avila... gruppi scultorei
che risplendevano donandoci una
visione d'insieme unica ed eccezionale.
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Una superba inferriata dorata ed argentata fungeva da ideale recinto della fede.. era
un'espressione di arte sopraffina, ma nello stesso tempo colossale.
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Di fronte all'altare maggiore si
trovava il coro un altro gioiello
realizzato per ospitare il clero
cattedralizio.
Abbiamo osservato sulle 54 spalliere
di scelti pannelli in noce le piccole
sculture che raccontano con fedeltà
storica vicende di guerre, di eroi
facilmente identificabili...
...in queste raffigurazioni l'artista si
era preso la libertà di sciogliere le
briglie
alla
sua
fantasia
rappresentando anche una fauna
fantastica e scene prese da proverbi
e fiabe...
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E’ impossibile descrivere questo complesso.. c'erano statue ovunque, decorazioni barocche,
cappelle, ben 88 colonne che sorreggevano le volte sontuose a crociera.. e poi un'infinità di
vetrate, in parte salvate dalle distruzioni, testimonianze storica e religiosa oltre che politica
dato che c'erano anche stemmi e figure di spicco dell'epoca.
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Ad un certo punto quella chiesa gotica e barocca nello stesso tempo, ci è apparsa, con stupore,
un vero e proprio museo. L’enorme salone della stupenda Sagrestia era in fondo un’importante
pinacoteca con 18 tele di El Greco, Bellini, Raffaello, Van Dick, Rubens, Tiziano e Velasquez.
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El Greco, nato nell'isola di Creta aveva
vissuto a Toledo fino alla sua morte.. e
guardando i suoi dipinti ho pensato che ci
voleva proprio un pittore come lui in questa
magica città, un artista eccezionale che
aveva cercato di fondere la ieraticità
bizantina, il colore veneziano, l'atmosfera
mistico-religiosa della Castiglia con la sua
audacia personale di grande creatore!
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E poi come tralasciare lo stupore che abbiamo
provato quando alzando lo sguardo, dietro
l'altare maggiore abbiamo visto quello che
veniva chiamato “Il Trasparente”, più
precisamente uno sfondamento del soffitto
della volta di una cappella, nel punto chiave
della chiesa, tutto con un'allucinante inventiva
per ingrandire ed illuminare il sacrario. Tra
scintillii dorati i quattro arcangeli si
affacciano in una specie di balcone dando la
possibilità alla luce di entrare.. con un'audacia
calcolata l'architetto Tomè, con la sua fantasia
barocca aveva perforato la volta e l'aveva
decorata alternando pittura e scultura con un
effetto incredibile!
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Devo ammettere che siamo usciti frastornati da quel luogo fantastico di arte, religione e
storia... tutto in quella chiesa era stato spettacolo di luce, di colore, di movimento abbiamo
vagato nella quiete serena e nella vaga penombra e non ci eravamo resi conto del trascorrere
del tempo, per cui abbiamo rilassato mente e corpo con un piacevole pranzetto in un locale tipico.
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Nel pomeriggio, al seguito di una guida esperta,
abbiamo
voluto
conoscere
il
fascino
impressionante di quella città più a fondo, un
fascino che si trasmetteva nelle sue stradine,
nelle case arroccate sulle salite impervie del
centro medioevale, nei suoi innumerevoli palazzi
storici, nelle numerose splendide chiese,
monasteri.
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In questa città, più che in altre, avevo la
sensazione che ci fosse tanto da scoprire,
troppo e il tempo non bastava.. il suo fascino
avvolgeva ogni angolo in una specie di mistero..
nascosto nei labirinti dei suoi vicoli, delle sue
fonti d'acqua, del suo sottosuolo.. chissà,
quanti passaggi segreti...
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La guida, seguendo il tracciato medioevale,
ci raccontava leggende, aneddoti legati alla
vita del medioevo che si svolgeva in quelle
case,
ora
immobili
e
silenziose..
camminavamo avvolti da quell'atmosfera
d'altri tempi, lontano dai negozi e dalla folla
di turisti, cercando di coglierne la voce più
profonda della sua arte.. della sua storia..
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Il giorno dopo eravamo di nuovo nella capitale, in movimento, alla scoperta ed alla ricerca di nuovi
angoli, di nuove emozioni.. eravamo diretti alla Cattedrale attraverso il percorso classico che
conoscevamo. Ormai la cartina in mano non era più consultata, ci sentivamo quasi madrileni.. e
questa nuova consapevolezza ci ha facilmente portato lungo la Calle Major, in Plaza de la Villa, uno
dei luoghi nevralgici della Madrid medioevale.
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Era un piccolo angolo di paradiso e di raffinatezza
aristocratica che sembrava distaccarsi completamente
dalla frenesia sia di Puerta del Sol sia di Plaza Mayor. Gli
edifici che si affacciavano sulla piazza erano tra i più
antichi palazzi civili di tutta la capitale. C'era la Casa y
Torre de los Lujanes, del XV secolo, un tempo proprietà
di una famiglia di ricchi commercianti aragonesi.. lo
stemma sullo stupendo portale lo attestava.. Nella torre
del palazzo era stato tenuto prigioniero il re Francesco I
di Francia, catturato dopo la sconfitta nella battaglia di
Pavia (1525).. attualmente invece era la sede della Real
Academia de Ciencias Politicas y Morales.
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Molto bello anche il Palazzo de Cisneros
in stile plateresco di fronte al quale si
ergeva il monumento in bronzo a don
Alvaro de Bazan, un capitano di mare
che insieme a Genovesi e Veneziani
aveva contribuito alla vittoria contro i
Turchi nella battaglia di Lepanto.
Circondato da una piccola aiuola, Bazan
era stato immortalato in posa solenne,
con la mano sinistra sul pomo della
spada, mentre calpestava la bandiera
turca, vestito con un'armatura e la
fascia da capitano della Marina Militare
sul petto!
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La piazza era infine chiusa dall'imponente palazzo barocco “Casa de la Villa” del XVII secolo
opera dello stesso architetto che aveva progettato la Plaza Mayor, e fino a poco tempo fa sede
del Municipio di Madrid..
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Abbiamo poi proseguito e siamo arrivati alla grandiosa cattedrale dal nome pomposo, “Catedral de
Santa Marìa la Real de la Almudena” che guardava direttamente verso il Palazzo Reale.. era
veramente imponente caratterizzata da un porticato e da una loggia con colonnette ioniche.. sopra
la loggia in una nicchia barocca si trovava la statua della Vergine dell'Almudena affiancata da
sculture di santi. I due campanili, solerti guardiani, spiccavano altrettanto monumentali.
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Quell'enorme chiesa era stata costruita a più
riprese.. la sua relizzazione, che si era protratta
attraverso un lungo lasso di tempo, era stata
difficile e laboriosa, per cui il suo aspetto sia
all'esteno che all'interno mi è apparso, a ragione, un
vero e proprio puzzle di stili che ben evidenziavano i
dubbi ed i ripensamenti della sua gestazione.
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Eppure emanava una sensazione di grandiosità... i soffitti
altissimi, gli spazi ampi e pieni di luce esaltavano i
bassorilievi, le statue, tutte le opere d'arte, ma
certamente il luogo non aveva nulla a che vedere con la
raffinata cattedrale di Toledo che avevamo visitato il
giorno precedente.
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Usciti dalla chiesa ci siamo trovati davanti al magnifico Palazzo Reale un tempo, molto prima che
Madrid fosse dichiarata capitale della Spagna, era stato una fortezza moresca, con il compito di
difendere Toledo dall'avanzata dei Cristiani... tanto è vero che aveva il nome di Antiguo Alcazar.
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L'interno lo avremmo visitato l'ultimo giorno.. ora ci siamo limitati ad ammirare l'aspetto
esteriore, compatto, con forme pulite, come avevano voluto i due architetti Juan Bautista
Sacchetti e Ventura Rodriguez, incaricati dal sovrano che aveva in mente la Versailles della
sua infanzia. Dall'inferriata abbiamo ammirato la grandissima quadrata Plaza de Armas,
fiancheggiata da lunghi portici..
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Poi ci siamo spostati ad est del palazzo, nella bella
Plaza de Oriente, voluta dal re Giuseppe
Bonaparte che aveva personalmente ordinato la
demolizione degli edifici della zona per dare non
solo respiro al palazzo reale, con la creazione di
pittoreschi giardini, ma anche un accesso diretto
alla città.
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Questo luogo era pervaso da un'atmosfera speciale, accogliente, si respirava uno stile di epoche
passate.. aveva l'attrattiva della decadenza, una decadenza sottile e un po' sonnolenta.. non so
spiegarlo, ma forse quella sensazione, che peraltro era molto piacevole, forse era dovuta in parte
anche alla stanchezza del lungo peregrinare.
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La plaza era famosa per il gruppo di statue in
pietra che raffiguravano cinque re visigoti e
quindici re di Spagna del periodo della
Reconquista, tanto che veniva anche considerata
una specie di Museo Scultoreo per “i re grassi”
che se ne stavano allineati, impettiti, quasi
scortando il nostro passaggio!
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Al centro della piazza, attorniato da una
suggestiva
fontana,
spiccava
l'originale
monumento equestre a Filippo IV che abbiamo
onorato con parecchie allegre foto-ricordo.
Intorno, pittoreschi e suggestivi giardini erano
racchiusi in una sorta di disegni semicircolari..
sempre in questa piazza si affacciava il Teatro
Reale,
conosciuto
anche
come
teatro
dell'opera, un edificio storico, dichiarato
monumento nazionale alla fine del 1900.
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Era una giornata decembrina fredda, ogni tanto spuntava qualche raggio di sole.. una specie di
valido lasciapassare per invitarci a scoprire nuovi angoli e rallegrare lo spirito e così abbiamo
proseguito verso il Monasterio de la Encarnaciòn, un bellissimo convento agostiniano situato in
una piccola e silenziosa piazza, fondato nel 1600 da Margherita d'Austria, moglie di Filippo III,
dapprima ne abbiamo ammirato la bella facciata con i tre archi d'ingresso, coronata da un
frontone triangolare che rispecchiava tutta l'atmosfera dell'antica Castiglia e poi trovandolo
aperto siamo entrati nella chiesa.
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Il luogo era un po' buio, ma lungo la navata principale abbiamo potuto ammirare vari dipinti della
vita dei santi. Belle anche le decorazioni pittoriche, gli affreschi della volta e delle cappelle. Al
centro dell'altare maggiore spiccava il quadro dell'Annunciazione.. ma l'attrattiva principale di
questo luogo, secondo quello che avevamo letto, era data dal fatto che nella sala delle reliquie c'era
un'ampolla con il sangue di San Pantaleone che secondo una leggenda si liquefaceva ogni anno il 27
Luglio, anniversario della sua morte!
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Bella anche nella piazza antistante la
statua di Lope de Vega, il grande poeta e
drammaturgo madrileno del “Siglo de
Oro“ del XVI secolo spagnolo, collocata
in questo luogo di pace solo negli anni
'60!
Diario di Viaggio in Spagna – Madrid, Toledo e Segovia
Poi abbiamo proseguito fino al Palazzo del Senato che si trovava in un antico, suggestivo
monastero del XVI secolo adattato, ovviamente, nel 1800, per essere adibito ad edificio
pubblico. Il luogo era immerso nel silenzio ed a mala pena riuscivo ad immaginare le battaglie
politiche, le discussioni anche accese che si potevano svolgere nell'interno...
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Attraverso un percorso suggestivo di
pittoresche
vie
minori
che
non
conoscevamo, ma dove ci siamo orientati
facilmente, siamo sbucati nella famosa
piazza di Spagna sommersa quasi da
grattacieli e gli edifici moderni più alti
della città, tra cui la Torre di Madrid
costruita nel 1957 e alta ben 142 metri!
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Al centro era stato posto il monumento dedicato allo
scrittore Miguel de Cervantes Saavedra. Tutto era
molto imponente.. la scultura in pietra dell'artista,
posta in alto, seduta, quasi pensosa, sovrastava le
altre sculture in bronzo di Don Chisciotte a cavallo e
Sancio Panza in sella ad un asino. Non mancava
neanche a lato, sempre scolpita in pietra,
l'immaginaria figura di Dulcinea del Toboso, l'amore di
Don Chisciotte!
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Tornati in hotel ci siamo preparati per
festeggiare l'ultimo dell'anno. Siamo usciti
sulla Gran Via frastornati dalla solita folla e
dalle luci multicolori degli addobbi natalizi e ci
siamo diretti al ristorante dove avremmo
aspettato, tra cibo sopraffino e qualche
bicchiere di vino in più, il nuovo anno !
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L'atmosfera festosa del locale e gli spagnoli comunicativi, gli addobbi, il piacere di stare
insieme tra amici affiatati hanno contribuito a creare uno stato d'animo di grande serenità.
Abbiamo riso, scherzato, brindato con tante speranze per il nuovo anno che doveva arrivare...
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...mangiato velocemente i dodici chicchi d'uva beneaugurali.. ciascuno allo scoccare dei dodici
rintocchi della mezzanotte, virtualmente insieme alla folla che gremiva Plaza del Sol e che
dalla radio del ristorante si sentiva numerosa.. poi ci siamo ritirati stanchi, ma soddisfatti..
domani era un altro giorno!!
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Ed infatti ci aspettava, in tarda mattinata, la seconda escursione della nostra vacanza... la visita
a Segovia, città illustre e segreta, circondata quasi interamente da mura medioevali, costruita
su una collina rocciosa, una città bellissima. Siamo partiti in treno.. carichi di entusiamo per la
nuova avventura.. un percorso di mezzora ci ha fatto comodamente gustare il brullo panorama
della meseta castigliana.
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Sognavamo tutti Segovia la città medioevale tra le più belle e spettacolari della Spagna, tanto
bella da sembrare quasi irreale. Una città che era stata capitale sia del regno arabo, sia del
regno di Castiglia per un secolo, una città dove passate eredità romane, arabe e castigliane e
infine spagnole convivevano in un perfetto equilibrio. Il viaggio piacevole e rilassante ci ha fatto
dunque immaginare la visita a quella bella città
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...e quando poi siamo arrivati, e siamo sbarcati
in mezzo ad una brulla campagna, ci siamo
sorpresi.. per fortuna ci aspettava un busnavetta e pigiati come sardine insieme ad altra
gente, soprattutto spagnola, ci siamo divertiti
come bambini alla loro prima esperienza.
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Siamo stati depositati proprio nel cuore della città e qui ci siamo trovati di fronte la superba
chiesa romanica dedicata a San Millàn situata in una grande piazza, nell'antico ghetto musulmano,
in un luogo dunque spazioso che permetteva di ammirarla nel suo insieme.
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La magnificenza della sua costruzione
era data anche dalla presenza di un
elegante
porticato
laterale
che
evidenziava influssi islamici.. non
abbiamo potuto entrare per cui dopo
una serie di fotografie siamo saliti
verso la parte alta di Segovia.
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Subito da lontano ci è apparso uno scorcio dello
stupendo Acquedotto Romano quasi certamente del I
secolo d. C., favoloso e ancora ben conservato. Non si
è certi, ma probabilmente era stato voluto
dall'imperatore Vespasiano o in seguito da Nerva..
d'altronde anche la data di formazione della stessa
Segovia era dubbia!
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Una leggenda raccontava che era
stato costruito durante la notte, dal
diavolo, a causa di una giovane del
posto, che divenuta così stanca per il
portare
doveva
che
fatto
ininterrottamente acqua dal fiume
fino a casa sua, per essere alleviata
dalla fatica, gli aveva fatto dono della
propria anima.
Ma in seguito la donna si era pentita
dell'accordo fatto e aveva pregato
tutta la notte per evitare di doverlo
rispettare.
Secondo sempre la leggenda il gallo
aveva cantato poco prima che il
diavolo avesse potuto posare l'ultima
pietra, per cui la sua anima si era
miracolosamente salvata... e gli archi
del ponte furono ben spruzzati con
l'acqua santa!
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Leggenda a parte, questo era il monumento più emblematico di Segovia, il più importante esempio
d'ingegneria civile romana in Spagna. Era incredibile pensare che la sua intera lunghezza era di 800
metri e 30 metri la sua altezza. Un gioiello architettonico che sopravviveva da oltre 2000 anni!
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Guardarlo emozionava.. era costruito con blocchi di granito assemblati a secco, come mattoni, in un
perfetto incastro e un giusto carico gravitazionale e in quel modo era stata assicurata la staticità
dell'opera.
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Al di là delle caratteristiche tecniche certamente importanti l'immagine di quell'acquedotto rimasto
in funzione fino al XX secolo così imponente, stagliato verso il cielo, lasciava letteralmente senza
parole.. era la grandezza di un popolo che parlava, un popolo che con tutti i suoi difetti era riuscito a
conquistare il mondo.
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Attraverso un percorso tra i suggestivi scorci
di Segovia siamo poi arrivati a Plaza Major
davanti alla Cattedrale di “Nuestra Senora de
la Asunciòn e di San Frutos”, anch'essa
bellissima ed imponente, edificata in uno dei
punti più alti della città.
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La Cattedrale venne costruita durante il regno di Carlo V sulle rovine di un antico tempio
romanico, bruciato nel 1500 durante una guerriglia locale e lo stile che ora potevamo vedere era
quello di un tardo gotico molto suggestivo. Ho letto che per la sua colorazione chiara la chiesa
veniva anche definita “la Dama delle cattedrali spagnole”.
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La grandiosità e l'armonia dei suoi
pinnacoli, della torre campanaria, di tutto
il complesso ci avevano fatto desiderare
una visita anche all'interno, ma la chiesa
era chiusa a Capodanno per cui abbiamo
dovuto rinunciare con un certo rammarico.
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Ci siamo però diretti verso l'altro pezzo forte della città, l'Alcazar. Risalente almeno al XII
secolo, era stato più volte rimaneggiato, ampliato, bruciato e ricostruito.. quel grande castellofortezza era immediatamente riconoscibile anche da lontano.
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Un tempo era abitato da Isabella di Castiglia detta la Cattolica e si raccontava che qui avesse
ricevuto anche Cristoforo Colombo per discutere dei ben noti finanziamenti necessari alla sua
avventura transatlantica.
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L'Alcazar sorgeva su una rupe rocciosa sopra la confluenza dei due fiumi della città.. lo si vedeva
apparire come un castello da fiaba, un po' stravagante, ma agile e compatto.. dalla terrazza
dell'Alcazar la vista poi sulla valle brulla e disseminata di altri palazzi ed in particola del
grandioso Monastero de el Parral voluto da Enrico IV di Castiglia verso la metà del 1400, era
stupenda.
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Purtroppo quel bellissimo castello era in parte impacchettato per un restauro e non potevamo
averne una dettagliata visione di insieme!
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Risaliti verso il centro di Segovia ci siamo dedicati
alla perlustrazione delle sue antiche strade, la
città viveva ancora avvolta in un'atmosfera di
nobiltà ed austerità proprie della tradizione
castigliana... abbiamo percorso il quartiere ebraico
dove in un vicolo c'era, chiusa e silenziosa, l'antica
sinagoga, abbiamo continuato curiosi a guardare a
scoprire.. tutto in quelle vie trasudava arte e
storia e tutto aspettava di essere gustato.
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La chiesa di San Martìn per esempio era un tempio
“mozarabo” con una struttura in stile romanico..
uno dei più emblematici tra i templi medioevali
della città. Si trovava proprio nel centro turistico
della città murata, nella bellissima Calle Real che
collegava la Cattedrale all'acquedotto..
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...ci è apparsa subito molto suggestiva con una
notevole torre campanaria, un porticato ad archi
stile mudejar e colonne di pietra con capitelli
decorati con sculture di motivi vegetali e
fantastici che circondava quasi completamente la
chiesa. Caratteristiche anche le porte che davano
l'accesso al luogo sacro.. meraviglie di bellezza e
monumentalità.
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Anche i palazzi nobiliari ci hanno molto colpito
durante la nostra passeggiata esplorativa.. ricordo
la Casa de los Picos, veramente originale, con la
caratteristica facciata ricoperta quasi interamente
da pietre di granito tagliate a forma di diamante.
Sui balconi e sul portale era visibile lo stemma della
famiglia degli antichi proprietari.. oggi il palazzo
era sede della Scuola d'arte della città.
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Un altro palazzo, un po' dislocato dalla via
principale era il Palacio de Cascales, del XV
secolo, un tempo appartenente a Alonso de
Cascales, poi nel XIX secolo era passato ad
un'altra famiglia nobile, quella dei Condes
de Alpuente.
Ci ha colpito la bellissima facciata se mi
dava l'idea di una fine decorazione di
filigrana, elegante e raffinata.
Ora il luogo era la sede della delegazione
del Ministero dei Lavori Pubblici della città
di Segovia.
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A questo punto il tempo della nostra visita si era esaurito.. ci aspettava il ritorno in treno a
Madrid.. ma le ultime foto con la chiesa di San Martin e la graziosa sfinge di pietra che
immobile sembrava guardare con indifferenza tutto quel mondo di arte sopraffina,, non si sono
fatte mancare. Eravamo stanchi ma soddisfatti.
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L'ultimo giorno a Madrid è stato dedicato alla visita del Palazzo Reale.. Avevamo ammirato già
all'esterno questa favolosa residenza reale, solenne e monumentale, ora finalmente saremmo
entrati, avremmo percorso le varie sale, avremmo rivissuto una parte della storia spagnola. "Per
l’eternità" era l’iscrizione che riportava la prima pietra posta nella costruzione del palazzo ed in
effetti dava proprio l'idea della solidità e della continuità.
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Siamo entrati nella grandiosa Plaza de Armas ed abbiamo ancora ammirato l'eleganza della
facciata, i balconi delle stanze più importanti.. e sulle balaustre le statue dei vari sovrani
spagnoli, o altre figure emblematiche...
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L'ingresso era sovrastato da un elaborato
frontone su cui spiccava un orologio e due
campane, una delle quali risaliva al 1600
ed era sopravvissuta all'incendio che
aveva distrutto l'antico Alcazar...
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...e poi c'erano le piccole garitte dove rigidi soldatini cercavano di fare la guardia con
atteggiamenti austeri.....
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A parte alcuni momenti di serena allegria ci rendevamo
conto che tutto quello che ci circondava era maestoso
e ciò che era custodito nelle sale interne non era
certamente meno prezioso. Siamo saliti al primo piano
dell'edificio, un po' emozionati da tanta ricchezza,
sentendoci anche noi un po' dei re, attraverso
un'ampio scalone d'ingresso con ben 72 gradini in
marmo di Toledo e subito ci siamo fermati ad
ammirarne l'imponenza e la monumentalità che
anticipava già il lusso delle sale successive.
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Alzando gli occhi ci colpiva la
magnificenza degli affreschi della volta
e poi le statue, gli stucchi, gli stemmi e
l'oro delle decorazioni.
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Nel primo salone che abbiamo visitato spiccava il grande quadro della famiglia reale, anche se gli
attuali re vivevano ormai nel più modesto palazzo Zarzuela, fuori Madrid e in queste sale si
tenevano solo cerimonie ufficiali.
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Poi è stato impossibile fare foto.. i
grandi saloni “delle Colonne”, la ricca
“sala del trono” in stile rococò con i
suoi tappeti rossi e le dorate statue dei
leoni, la Cappella Reale, la sala da
pranzo di gala un tempo appartamento
privato della regina, con una tavolata
infinita completamente apparecchiata
che poteva ospitare 140 invitati...
...e infine la sala dei preziosi
Stradivari, chiamata sala della musica..
tutto era rimasto vivo nei nostri ricordi
e abbiamo potuto ammirarlo di nuovo
solo nelle illustrazioni di libri e guide
storiche.
Per cui sono andata a ripercorrere con
immagini tratte dalle guide questi
momenti eccezionali.
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Ogni tanto, per fortuna, uscendo nei corridoi e nei terrazzamenti potevamo riprendere in mano
la macchina fotografica e cercare di immortalare le varie statue, le piccole cappelle, qualche
cortile... ed era un vero piacere!
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Ritornati poi nella Plaza de Armas,
abbiamo visitato la Real Armeria, che
custodiva una delle collezioni più
importanti del suo genere.
Erano esposte tutte le armi e le
armature indossate dai membri della
famiglia reale a partire dal XIII
secolo.
Notevoli erano quelle dei sovrani Carlo
V, e Filippo II e anche.. dei loro cavalli!
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Dopo tanta regalità di immagini la
nostra vacanza in suolo spagnolo
purtroppo.. era proprio finita, ci
aspettavano i bagagli, l'aereo, il
ritorno a casa.
A questo punto mi viene, in mente
un bel proverbio cinese che dice:
“chi torna da un viaggio non è mai
la stessa persona”.. come è vero!
Restano i ricordi, le immagini, gli incontri, i momenti piacevoli della condivisione con gli amici
affiatati, resta il piacere di raccontare ad altri ciò che si ha visto. E allora, come ho detto spesso
nei miei diari, il viaggio non finisce mai, non può esaurirsi, perchè si ripete in continuazione negli
angoli più segreti del nostro cuore e della nostra mente!
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Hasta Luego con Sangria e Paella!!!