del mondo - Basilica del Sacro Cuore di Gesù – Roma

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del mondo - Basilica del Sacro Cuore di Gesù – Roma
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abb onamento Postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2 e 3 - Aut. DCB Roma
DEL MONDO
Periodico di collegamento
del Tempio Universale
della Devozione
al Sacro Cuore
Anno Diciannovesimo
maggio/giugno 2015
CU RE
3
Don Bosco
con la seconda
spedizione missionaria
Torino, 1876
CU RE
DEL MONDO
Direttore responsabile
Gian Luigi Pussino
Promosso dalla
Pia Opera del Sacro Cuore
Editore e proprietà
Periodico di collegamento
del Tempio Universale della
Devozione al Sacro Cuore
NUMERO 3 - ANNO DICIANNOVESIMO - MAGGIO/GIUGNO 2015
in questo numero
pagina
Ispettoria Salesiana Romano Sarda
Collaboratori
Valerio Baresi, Ruggiero Diella,
Loredana Simeone, Antonio Sperduti,
Carmine Taddeo, Nicola Tocco
Direzione, redazione
e amministrazione
5 Quinta marcia per la vita
6 Un po' di luce!
Fotografie
Della riproduzione parziale o integrale degli scritti,
fotografie e illustrazioni, non si restituiscono gli originali,
salvo previa intesa con il Direttore.
10 In alto i cuori
12 Primo venerdì nel mese di Giugno
Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI
Via Umbertide, 11 • 00181 Roma
Tel. 06.78.27.819 - [email protected]
Finito di stampare nel mese di Maggio 2015
Vita di San Giovanni Bosco
14 Don Bosco:
Impegno missionario e assistenza
agli emigranti in Argentina
Pubblicazione bimestrale gratuita.
Diffusione gratuita
Spedizione in abbonamento postale
C/C postale n° 914010
Cuore in preghiera
8 Primo venerdì nel mese di Maggio
Registrazione presso il Tribunale di Roma
n° 00053/97 del 31-01-97
CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA
I giovani nel cuore
4
Esercizi Spirituali Missionari
Art direction
Nevio De Zolt
Via Marsala, 42 - 00185 Roma
Tel. 06.444.83.403 - 06.444.83.411
BS, ANS, Ispett. Romana
Bruno Gherbassi
1 Lettera del Rettore
La famiglia nel cuore
18 SFAF 2015
Una scuola a misura di famiglia
per il servizio alle famiglie
Cuore in missione
20 La fiducia di Haja
Associata alla
Unione
Stampa Periodica
Italiana
GARANZIA DI RISERVATEZZA
In conformità alla Legge 675/96 sulla tutela dei dati personali, la Pia Opera del Sacro Cuore garantisce la massima
riservatezza dei dati da lei forniti. Il loro trattamento viene realizzato dalla Ispettoria Salesiana di Roma, che am­mi­nistra
le offerte. I dati vengono utilizzati per comunicazioni a lei personalmente dirette da parte della Pia Opera.
Può comunque chiedere la rettifica di eventuali errori o di essere escluso da ogni comunicazione, scrivendo a:
PIA OPERA DEL SACRO CUORE - Via Marsala, 42 - 00185 Roma
CUORE
del Mondo
“Tutti quelli che sono guidati
dallo Spirito di Dio,
questi sono figli di Dio”
La
(Rom. 8, 14)
Sacra Scrittura costantemente ci ricor­
da che siamo chiamati a vivere la no­
stra esistenza terrena e a compiere le
scelte della nostra vita, attenti alla volontà di
Dio, immersi nel suo Amore, guidati da Lui.
Ma queste affermazioni non ci privano della
nostra libertà?
Siamo davvero noi a dirigere la nostra vita,
oppure siamo “schiavi” di Dio, da Lui mani­
polati e condotti?
Dobbiamo riconoscere che queste domande
esprimono scarsa fiducia nei confronti di Dio
e anche degli altri... Sono le stesse doman­
de che emergono nel contesto della vita di
coppia, quando si parla di sottomissione e
di obbedienza: perché devo sottomettermi
a mio marito? Perché devo dare la priorità
a mia moglie? Perché farmi servo?... Per­
ché?...
Nella nostra dimensione terrena, ferita dal
peccato, affiora sempre il desiderio di supre­
mazia e di primato. Emerge quell’arroganza
che pretende di prevalere sulla vita degli altri
e che fatica a dare spazio, ad ascoltare, a
sottomettersi, a farsi serva, a sacrificare la
vita... In poche parole, facciamo fatica a vi­
vere da “figli”.
Chi vale davvero, comanda... chi è superiore
si fa servire... chi è importante si colloca al
primo posto e sceglie la parte migliore...
Per Dio no! Non è così!
Dio ci chiede di farci servi, di scegliere l’ulti­
mo posto; c’invita a sottometterci.
Perché?
Perché Dio è AMORE e l’Amore gioisce pro­
prio nel dare vita, nel far crescere l’amato, nel
constatare l’abbondanza dei suoi frutti, del
bene della sua vita.
Quando chi ama, dice “Ti voglio bene”, affer­
ma appunto che vuole il “bene” di colui che
egli ama, senza far prevalere il proprio inte­
resse. Chi ama, è felice quando può essere
LETTERA DEL RETTORE
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1
CUORE
del Mondo
LETTERA DEL RETTORE
3-2015
2
causa di gioia per le per­
sone amate!
L’Amore desidera conse­
gnarsi, appartenere a chi ama.
L’Amore non cattura, non s’im­
possessa dell’amato, non lo
“usa”, non lo “sfrutta” per il
proprio tornaconto; al contrario
si dona, si dimentica di sé, per mette­
re al primo posto chi egli ama. Non dice “sei
mio, sei mia” ma unicamente “sono tuo”.
Gesù per farci comprendere questo mistero
così profondo ci mette dinanzi ad un bambi­
no e ci chiede di “diventare” come i bambini.
Attenzione. Non ci chiede di “rimanere” bam­
bini, bensì di “diventare”, cioè di crescere, di
progredire, di maturare quella caratteristica
speciale, che i bambini possiedono natural­
mente: la fiducia, l’abbandono.
Ti seguo perché mi fido di te, ti obbedisco,
mi lascio condurre perché ho conosciuto il
tuo amore e posso finalmente fidarmi di te.
Mi consegno. Mi abbandono... Entro in una
‘appartenenza’!
Se non c’è consegna, se non si entra in una
appartenenza non si sperimenta l’amore.
Dio si comporta così con noi. Lo abbiamo
capito ascoltando e guardando Gesù!
Gesù, proprio perché ama l’umanità, vive la
sua identità di FIGLIO fino a dare la vita per
noi, per i nostri peccati, in “obbedienza” al
Padre. Fa diventare la
propria volontà, identica
alla volontà del Padre.
Si sottomette alla sua
volontà, è obbedien­
te per AMORE, non per
paura o per convenienza.
La libertà di Gesù “decide”
di aderire alla volontà del Padre.
Gesù sceglie liberamente di consegna­
re la propria libertà al Padre: per Amore!
La Sua libertà diventa coincidente con l’ap­
partenenza al Padre nell’Amore.
Il Padre si è consegnato a Lui per glorificarlo
e Gesù si consegna al Padre nello Spirito San­
to: “Tutto è compiuto!”, dirà sulla croce, cioè
“Tu hai potuto essermi infinitamente Padre,
perché io ti sono stato infinitamente Figlio”.
Il desiderio, la volontà del Padre era pro­
prio quella di permettere a tutta l’umanità di
essere “come DIO”, cioè capace di vivere in
pienezza l’amore, di dare la vita, di conse­
gnarsi nella sottomissione e nell’obbedienza,
come fa il Figlio perfetto.
Dio non solo ci ha creati, ma ci ha voluti FI­
GLI! Ha posto in noi la sua Vita, la Sua Po­
tenza, il suo stesso SPIRITO che ci consente
di vivere autenticamente da figli di Dio.
Nell’AMORE, cioè in DIO, libertà e consegna
di sé, coincidono.
Dio gioisce nel donarsi e nell’entrare nell’ap­
partenenza dell’amato.
Nella Trinità il vortice d’amore del dono e
dell’accoglienza è infinito ed eterno.
Noi siamo chiamati proprio a partecipare a
questo vortice d’amore.
Lo Spirito Santo ci rende capaci di questo
AMORE: ci divinizza.
Pertanto, il lasciarci guidare, condurre dallo
Spirito permette alla nostra libertà di essere
finalmente autentica, perfetta, divina. Siamo
finalmente “come Dio”, non nella ribellio­
ne, come suggeriva il serpente/satana, ma
nell’Amore, nella consegna di se stessi, nel­
l’abbandono fiducioso e fecondo.
Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.
Affido l’anima mia alle tue mani,
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore di donarmi,
di pormi nelle tue mani senza riserve,
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre.
È LO SPIRITO SANTO che rende la mia li­
bertà perfetta, capace di agire nella pienez­
za della volontà del Creatore! Dio ha pensato
e voluto l’umanità “splendida”, “tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (cfr. Ef 5, 27).
Dio ci ha voluti “eredi” di Cristo, “ci ha predestinati a essere lode della sua Gloria!”, capaci
di amare, capaci di trasformare la creazione
in Paradiso, dove ognuno sa farsi servo del
fratello, dove ognuno può vivere finalmente
realizzandosi “a immagine e somiglianza di
Dio” capace addirittura di “generare/donare”
lo Spirito Santo, diventando “sorgente che
zampilla per la Vita Eterna” (Gv 4, 14).
Sì! Lo Spirito Santo è DIO che diventa
in noi LIBERTÀ, AMORE e ci prepara al­
l’estasi ineffabile ed eterna del Paradiso,
quando DIO SARÀ TUTTO IN TUTTI.
Il Rettore e parroco
LETTERA DEL RETTORE
Nel dono dello Spirito Santo riceviamo la pie­
nezza del nostro essere figli nel Figlio; final­
mente “non siamo più sotto il dominio della
carne” (cfr. Rom 8, 9) schiavi dell’arroganza,
della sopraffazione, del peccato ma abbiamo
deciso, nella pienezza della nostra libertà di
appartenere all’Amore! Ci siamo consegna­
ti al “dominio dello Spirito”, desideriamo la­
sciarci guidare/condurre da Lui per godere
del ‘suo frutto’: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, dolcezza,
dominio di sé” (cfr. Gal 5, 22).
Lascia che la tua vita sia condotta da Dio!
Permetti a Dio di guidare il ‘tandem’ della
tua vita. Tu mettiti dietro e pedala con tena­
cia, ma lascia guidare Lui. Ti accorgerai che
aumenteranno sicurezza e velocità. Potrai
superare dislivelli paurosi e colmare distan­
ze impensate. Fidati di Dio, anche nelle buie
gallerie della croce… nei terreni più spaventosi.
L’AMORE non può compiere il male, non riesce
ad avere pensieri di male sa condurre sola­
mente nel bene e nell’Amore.
Nel momento in cui ci apriamo a Dio, con­
statiamo che siamo introdotti in un ineffabile
mistero, in un’incredibile storia d’amore.
“Appena ho creduto che esisteva un Dio, ho
capito che non potevo fare altrimenti che vivere solo per Lui: la mia vocazione religiosa è
nata nella stessa ora in cui è nata la mia fede”
ha affermato il Beato Charles De Foucauld e ci
ha regalato questa stupenda preghiera:
Padre mio, io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me Ti ringrazio.
3
CUORE
del Mondo
I GIOVANI NEL CUORE
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4
Esercizi Spirituali Missionari
E
Assisi-Spello 10-12 aprile 2015
ssere animatori salesiani missionari richie­
de un cammino fatto di coraggio, umiltà,
volontà di andare controcorrente. Non si
poteva, recandosi nei luoghi di San Francesco,
trovare un luogo migliore per respirare a pieni
polmoni questi doni.
Così dal 10 al 12 aprile quindici giovani che
hanno frequentato in questi mesi le scuola di
Mondialità dell’Ispettoria dell’Italia Centrale,
accompagnati da tre Salesiani, hanno dedi­
cato tre giorni di condivisione e ricerca del
Signore seguendo l’esempio e la vita del San­
to di Assisi, in preparazione anche dell’espe­
rienza missionaria estiva a Soddo, in Etiopia.
L’avventura inizia al Sacro Cuore a Roma, luogo
dell’appuntamento; il tempo di caricare i ba­
gagli e si è già in partenza per Spello. Non
appena arrivati, immediatamente e senza in­
dugio, si individua il luogo in cui si è ospitati,
un ex Convento Francescano, fondato dai
Cappuccini nel 1623.
Dopo le sistemazioni, le prime presentazioni e
una cena il cui piatto forte è stato una gustosis­
sima insalata di pregiati fagioli (...) si dà spazio
alla prima meditazione. Conduce don Miche­
langelo che ci fa appieno entrare nel clima
degli esercizi attraverso uno dei Vangeli della
Resurrezione, Giovanni 20.
Primo focus. L’atteggiamento di Pietro e Gio­
vanni appena sentita la notizia da Maria di
Mag­dala del sepolcro vuoto: iniziano a corre­
re. Corrono. Corrono senza sapere il perché,
ma con l’energia e l’entusiasmo di chi capisce
sia accaduto qualcosa di nuovo, di grande.
E noi sappiamo correre incontro alle novità che
la vita ci presenta?
Il sabato inizia all’Eremo delle Carceri, luogo
a contatto con la natura in cui S. Francesco si
rifugiava in cerca di solitudine e dialogo con il
Signore. Il Vangelo che ci accompagna è quello
del “Getta le tue reti” (Gv 21). L’attenzione sta­
volta è puntata su come Gesù si pone di fronte
ai nostri fallimenti: non li giudica, ma ci attende,
indicandoci da quale parte “gettare le reti”.
Messa, pranzo e discesa a piedi dall’Eremo
sino al Convento di san Damiano, dove don
Fabrizio ci ricorda il vero senso del vivere
cristiano, diventare sale della terra e luce del
mondo (Mt 5, 13-16). E la luce di un cristiano è
così potente che non può rimanere nascosta,
è così accecante che non può estinguersi nella
solitudine dell’individuo.
Si fa rientro a Spello dove, dopo una luculliana
cena preparata dal team di cuochi-animatori
capitanati dallo chef stellato don Fabrizio, si dà
il via a un gioco di ruolo missionario, condotto
da Marco Fulgaro.
Divisi in squadre rappresentanti di tre aree geo­
grafiche, si è simulata la gestione governativa
dei territori assegnati. Gli intenti iniziali, da bra­
vi animatori missionari, erano pacifici e di non
belligeranza, ma al termine del gioco si è arri­
vati sulla soglia di una guerra globale! Estre­
mamente forte la considerazione finale: quanto
è “più semplice” e più pericoloso risolvere una
situazione con una guerra; quanto è più com­
plesso e impegnativo invece portare avanti dia­
logo, mediazione e pace.
Nella giornata successiva è don Emanuele
a tenere il filo delle meditazioni. Al santuario
della Porziuncola (Santa Maria degli Angeli)
si riflette sul significato profondo dell’Ascen­
sione (At 1,9-12 - Mc 16,19 / Lc 24, 50-53).
Papa Francesco ne fa una sintesi potente “Gesù
è come un capo cordata quando si scala una
montagna, che è giunto alla cima e ci attira a
sé conducendoci a Dio”.
Messa conclusiva presso il Santuario di Ri­
votorto, luogo emblematico in quanto San
Francesco incontrava e curava i lebbrosi
della sua città.
I saluti stavolta suonano realmente come un ar­
rivederci. L’appuntamento per il gruppo partenti
è fissato tra qualche mese in terra di missione,
a Soddo, in Etiopia. Le motivazioni che portano
ciascuno a dedicare un periodo della propria
vita in questo modo sono diverse e variegate,
ma ce n’è una che accomuna sicuramente tut­
ti: è il Signore che chiama a quest’esperienza.
È il Signore che vuole comunicare, farsi vivo.
Il gruppo ha vissuto da protagonista quest’as­
saggio di esperienza e da protagonisti è im­
portante nominare tutti. Tommaso, Costanza,
Maria Elisa, Valentina, Maria,
Carlo, Daniele, Francesca,
Lorenzo, Michele, Marco, Leo­
nardo, don Michelangelo, don
Fabrizio, don Emanuele grazie.
Grazie per la vostra testimo­
nianza. Grazie per il coraggio,
l’umiltà, la volontà di andare
controcorrente.
Nicola Tocco
Ci uniamo di cuore
a questa lodevole
iniziativa
a favore e tutela
della famiglia
CUORE
del Mondo
I GIOVANI NEL CUORE
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6
!
UN PO’ DI LUCE
O
ggi come oggi, sembra quasi utopico
accendere la televisione ed auspicare
che ti cambi la giornata con buone no­
tizie; tutte le volte che lo si fa, infatti, sembra
di dover percorrere quella “via del dubbio
e della disperazione”, di matrice hegeliana.
Ovunque si vedono morti, volti sconosciuti di
cui viene data notizia della scomparsa o di­
partita, senza in realtà, lasciarci nulla. Oggi la
morte non fa più notizia; si vive e sopravvive
alla tragedia come fosse una cosa di routine.
Tuttavia, quello che non si comprende, che
non si pensa, che si dimentica, è che dietro
un volto, dietro occhi, dietro mani, dietro un
corpo, c’è una persona viva, che prova a re­
spirare ogni attimo della sua vita. È facile par­
lare di settecento morti nel mar Mediterraneo
e poi lasciare che la notizia mi turbi fino a che
non volto la pagina del giornale o il telegior­
nale non cambi notizia.
C’è tanta povertà nel mondo, ma questo ter­
mine può predicarsi in modo analogo. La po­
vertà non è solo di coloro che non hanno
nulla. La povertà è di quelli che non sanno
accogliere, di quelli che la speranza la tol­
gono invece di donarla. La povertà si insinua
nei cuori di chi non si mette a servizio, di chi
non si fa famiglia. Dunque ecco una notizia
che i telegiornali non passano, ci sono per­
sone che non hanno nulla e si arricchiscono
dell’amore che altri gli donano; la cosa bella
è che quell’amore non rimane fine a se stes­
so, ma viaggia ancora e loro lo ridonano in un
circolo virtuoso che, a quanto sembra, non
intende terminare.
Immergiamoci in una realtà familiare: la
basilica del Sacro Cuore a Castro Pretorio,
la nostra parrocchia, la nostra chiesa, la no­
stra casa. Quanta gente è possibile vedere
passare in un posto come questo, nel cuore
di Roma? E quanta povertà può fare da con­
torno a un posto del genere?
Entriamo ancora di più nel dettaglio; c’è qual­
cuno che prova a fare la differenza? Oserei
dire che sì, c’è qualcuno che prova a met­
tersi in gioco. Sono circa trecento, infatti, i
giovani che si impegnano per portare un
po’ di luce in questo mondo dal cuore di
tenebra. Basta chiedere ai volontari che
si dedicano ai rifugiati. Tutti questi giova­
ni rifugiati, infatti, arrivano in Italia dai paesi
più disparati e a volte senza speranza, dopo
viaggi estenuanti, dopo aver vissuto sulla
propria pelle esperienze disumane. Le testi­
monianze sono state tante e tutte colpiscono
per la lucidità e la crudezza con cui questi
ragazzi hanno il coraggio di raccontarle.
Dunque non si può restare con le mani in
mano. Ci si riunisce per offrire loro l’opportu­
nità di studiare italiano, per imparare la lingua
e trovare un futuro, gli si insegna a guidare
vita, il cibo, i propri sogni...
Con pazienza, non trascurando ma superan­
do l’oscurità della tragedia, si fa spazio alla
luce, si ridona dignità all’essere umano, alla
sua persona e non senza considerare il per­
corso di formazione di ciascuno dei volontari.
Non si può lavorare a nulla se non si cresce
in sapienza.
La cosa più bella, forse, che emerge, è che
questo servizio non rimane chiuso nelle ore
settimanali che si trascorrono qui in via Mar­
sala; ma diventa uno stile di vita, un met­
tersi a servizio, un essere a disposizione
sempre. La più grande ricompensa per
noi volontari, è vedere quegli occhi che fi­
nalmente si riaccendono di speranza, con
il coraggio di andare avanti, o di aspettare
quel momento in cui le porte non ti si chiu­
dono in faccia, ma si aprono per accogliere,
per saziare, per dissetare, per vestire e per
visitare.
E se è vero che, come diceva Dostoevskij,
“la libertà, nella sua più alta espressione
consiste nel dare tutto e nel servire gli altri”,
allora, forse, siamo sulla strada giusta per
iniziare ad essere veramente liberi ed essere
veramente umani.
Carmine Taddeo
I GIOVANI NEL CUORE
e gli si da la possibilità di fare l’esame della
patente; gite e cineforum diventano momenti
per andare loro incontro e sentirsi famiglia.
Si cerca di dare loro l’assistenza necessaria
per ritornare a vivere. Colpisce tanto che tutti
questi giovani di religioni diverse, di confes­
sioni diverse, siano insieme e dicano “il Sacro
Cuore è la mia casa” oppure “io sono figlio
del Sacro Cuore”, nel rispetto delle differen­
ze, nella tolleranza, nell’amicizia e nell’amore.
Si arriva ad essere famiglia, a condividere ide­
ali; c’è un tale ricircolo d’amore che piano pia­
no coloro che sono stati accolti al Sacro Cuo­
re, che siano essi rifugiati o meno, si ritrovano
ad accogliere e a diffondere questa volontà di
unione e fratellanza. Ma non finisce qui.
Le povertà della stazione Termini sono
tante; dunque perché non uscire fuori ad in­
contrare gli occhi dell’altro? Ecco che la ri­
sposta è il progetto di “banca dei talenti”.
Ogni venerdì si preparano i panini e, carichi,
si esce per trascorre del tempo con tutti i
senza fissa dimora che ci sono nei dintorni.
Ma non ci si ferma qui; perché non accoglierli
anche in casa? La risposta, questa volta, è
“piazza grande”. Ogni giovedì le porte si
aprono, si condivide il vangelo, la propria
7
CUORE IN PREGHIERA
LA PAROLA
8
Dagli Atti degli Apostoli (2, 1-11)
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco che si dividevano e si posarono
su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre
lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme
Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò
e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è
che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti e abitanti
della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della
Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma, Ebrei e proseliti,
Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».
Jean Restout: “Pentecoste”
per meditare...
«Societas Spiritus», società dello Spirito: così sant’Agostino chiama la Chiesa in un suo sermone (71, 19, 32: Patrologia Latina 38, 462). Ma già prima di lui sant’Ireneo aveva formulato una
verità che mi piace qui ricordare: «Dov’è la Chiesa, là c’è lo Spirito di Dio, e dov’è lo Spirito di
Dio, là c’è la Chiesa ed ogni grazia, e lo Spirito è la verità; allontanarsi dalla Chiesa è rifiutare
lo Spirito» e perciò «escludersi dalla vita» (Adversus Haereses III, 24,1). A partire dall’evento di
Pentecoste si manifesta pienamente questo connubio tra lo Spirito di Cristo e il mistico Corpo
di Lui, cioè la Chiesa... offre una parola che si accorda molto bene con il mistero della Chiesa
creata dallo Spirito. La parola uscita per due volte dalla bocca di Gesù risorto quando apparve
in mezzo ai discepoli nel Cenacolo, la sera di Pasqua: «Shalom, pace a voi!» (Giovanni 20,
19.21). L’espressione “shalom” non è un semplice saluto; è molto di più: è il dono della
pace promessa (Giovanni 14, 27) e conquistata da Gesù a prezzo del suo sangue, è il
frutto della sua vittoria nella lotta contro lo spirito del male. È dunque una pace «non come
la dà il mondo», ma come solo Dio può darla.
In questa festa dello Spirito e della Chiesa vogliamo rendere grazie a Dio per aver donato al
suo popolo, scelto e formato in mezzo a tutte le genti, il bene inestimabile della pace, della
Primo venerdì del mese di
Maggio
CUORE
per pregare...
O Spirito Santo
Vieni, Spirito
Vieni, Spirito Santo,
vieni, Spirito consolatore,
vieni e consola il cuore di ogni uomo
che piange lacrime di disperazione.
Vieni, Spirito Santo,
vieni, Spirito della luce,
vieni e libera il cuore di ogni uomo
dalle tenebre del peccato.
Vieni, Spirito Santo,
vieni, Spirito di verità e di amore,
vieni e ricolma il cuore di ogni uomo
che senza amore e verità
non può vivere.
Vieni, Spirito Santo,
vieni, Spirito della vita e della gloria,
vieni e dona a ogni uomo
la piena comunione con te,
con il Padre e con il Figlio,
nella vita e nella gioia eterna
per cui è stato creato
e a cui è destinato. Amen.
(Giovanni Paolo II)
O Spirito Santo,
contemplarti vuol dire immergere
il nostro sguardo nell’invisibile,
nella profondità del mistero di Dio.
Tu non hai un volto umano
come il Cristo del Vangelo,
nelle sembianze del Padre;
ma rinunciando a raffigurarti
in qualche modo,
noi vogliamo aderire a te con tutte
le nostre forze.
O Spirito di Dio,
tu non hai volto
perché sei il fuoco dell’amore,
poiché unisci il volto del Padre
e del Figlio,
per formare uno solo
in una fusione sublime.
O Spirito Santo,
tu che sei il soffio che emana
dal Padre e dal Figlio
porta il giusto respiro
alla nostra vita,
la luce al nostro intelletto,
il vero slancio al nostro cuore
in modo da poter amare
i nostri fratelli.
(beata Elena Guerra)
frasi da ripetere
• Vieni in me, Spirito Santo.
• Grazie, Signore, per il tuo Spirito.
“Lo Spirito Santo” (part.)
Vetrata della Basilica di San Pietro
In questo mese
Leggiamo:
• Gli Atti degli Apostoli
(capitoli 15-19).
Preghiamo:
• Preghiere allo Spirito Santo.
Intenzione:
• Per la Chiesa, soprattutto
del Medio Oriente.
Primo venerdì del mese di
Maggio
3-2015
CUORE IN PREGHIERA
sua pace! Al tempo stesso, rinnoviamo la presa di coscienza della responsabilità della Chie­
sa di essere costituzionalmente segno e strumento della pace di Dio per tutti i popoli.
Ho cercato di farmi tramite di questo messaggio recandomi recentemente alla sede dell’ONU,
per rivolgere la mia parola ai rappresentanti dei popoli. Ma non è solo a questi eventi “al vertice” che si deve pensare. La Chiesa realizza il suo servizio alla pace di Cristo soprattutto nell’ordinaria presenza e azione in mezzo agli uomini, con la predicazione del Vangelo e con i segni
di amore e di misericordia che la accompagnano (Marco 16, 20). (Benedetto XVI, Pentecoste,
Omelie, pp. 161-163)
del Mondo
9
CUORE
del Mondo
CUORE IN PREGHIERA
3-2015
10
Invocazioni allo
Spirito Santo
Vieni, vieni consolatore
pieno di bontà per l’anima che soffre,
suo aiuto nella prova
e nei momenti buoni.
Vieni, tu che rendi puri dalle colpe,
tu che guarisci le ferite.
Vieni, fortezza dei deboli,
sostegno di chi cade.
Vieni, dotore degli umili,
vincitore degli orgogliosi.
Vieni, tenero Padre degli orfani,
giudice mansueto delle vedove.
Vieni, speranza dei poveri,
conforto di quanti errano.
Vieni, stella dei naviganti,
porto dei naufraghi.
Vieni, gloria eccelsa dei viventi,
salvezza unica
di quanti stanno per morire.
Vieni, santissimo fra gli Spiriti,
vieni e abbi pietà di me.
Rendimi simile a te,
guarda verso di me con benevolenza:
perché la mia piccolezza trovi grazia
di fronte alla tua grandezza,
la mia impotenza di fronte
alla tua forza,
secondo la tua grande misericordia,
per mezzo di Gesù Cristo,
nostro salvatore, che vive con il Padre
e con te, e che regna
per i secoli dei secoli. Amen!
IN ALTO
(Giovanni di Fécamp)
Pregare per il mondo intero
Signore misericordioso,
dona la tua pace a tutti i popoli
della terra perché ti conoscano.
Senza la luce dello Spirito Santo
l’uomo non può conoscerti
né capire il tuo amore.
Signore, rivela a tutti i popoli
il tuo amore e la dolcezza
dello Spirito Santo
perché gli uomini dimentichino
i dolori della terra,
abbandonino ogni male
e si affidino a te con amore.
Per la tua grazia,
fa’ che possano vivere in pace,
compiendo la tua volontà
per renderti grazie.
O Signore, concedici i doni
dello Spirito Santo
perché conosciamo la tua gloria
e viviamo sulla terra
nella concordia.
Così, spariranno odio, guerra
e nemici e regnerà solo l’amore.
Signore misericordioso,
ascolta la nostra preghiera
e fa’ che tutti i popoli della terra
ti conoscano mediante il tuo Spirito.
(Silvano dell’Athos)
Vieni in me,
Spirito Santo
Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito di sapienza:
donami lo sguardo e l’udito interiore,
perché non mi attacchi alle cose
materiali, ma ricerchi sempre
le realtà spirituali.
Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito dell’amore:
riversa sempre più la carità
nel mio cuore.
Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito di verità:
concedimi di pervenire
alla conoscenza della verità
in tutta la sua pienezza.
Vieni in me, Spirito Santo,
acqua viva che zampilla
per la vita eterna:
fammi la grazia di giungere
a contemplare il volto del Padre
nella vita e nella gioia senza fine. Amen.
(sant’Agostino d’Ippona)
3-2015
Grazie per il tuo Spirito
Grazie, Signore, per il tuo Spirito.
Grazie per il soffio di cui ascoltiamo la voce;
grazie per essere nati dallo Spirito che
tu poni nei nostri cuori e sulla nostra strada.
Grazie perché tracci nuovi cammini
di speranza per i poveri.
Grazie perché continuamente opero
nel cuore degli uomini e della Chiesa.
Grazie perché gonfi le nostre vele e ci dirigi
verso porti di giustizia, di pace e di libertà.
Grazie perché, al di la’ degli orizzonti limitati
del nostro egoismo, ci spingi ad ascoltare
il grido degli affamati, degli esclusi
e dei sofferenti.
Grazie perché la tua brezza leggera
ci trasforma in testimoni, profeti
e uomini nuovi.
Grazie perché ci rendi capaci di sopportare
le avversità, capaci di amare fino in fondo
e per sempre!
Spirito di Pentecoste, guida il tuo popolo
verso il Regno del Padre.
Inventa con noi nuovi ministeri
per nuove comunità di fratelli.
Spirito Santo, vieni: rinnova i nostri cuori
e ogni cosa nella gioia della chiamata
a essere testimoni del Risorto.
(Preghiera scritta da un handicappato)
Vieni, Spirito creatore
Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.
O dolce consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell’anima.
Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.
Sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
col balsamo del tuo amore.
Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile
ci preservi dal male.
Luce d’eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore.
Amen.
(dalla Tradizione cattolica)
CUORE IN PREGHIERA
I CUORI!
CUORE
del Mondo
11
CUORE
del Mondo
CUORE IN PREGHIERA
3-2015
12
LA PAROLA
Dal Vangelo secondo Marco (14, 12-16, 22-26)
L’ultima cena
Il primo giorno degli Azzimi, quando sì immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero:
«Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò
due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una
brocca d’acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone dì casa: Il Maestro dice: Dov’è la
mia stanza, perché io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano
superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi». I discepoli andarono
e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro,
dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e
ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti.
In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo
nel regno di Dio». E, dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
per meditare...
• L’EUCARISTIA È. L’Eucaristia è il pane che dà l’immortalità. Sant’Ireneo
– L’Eucaristia ci fa maturare per la risurrezione. Anastasio Ballestrero
– Il tabernacolo ci garantisce che Gesù «ha piantato la sua tenda» in mezzo a noi. Madre
Teresa di Calcutta
• L’EUCARISTIA PER NOI. Il sacrificio eucaristico è la fonte, il centro e il culmine di tutta la
vita cristiana. Giovanni Paolo II
– Non dire che non ne sei degno. È vero, non ne sei degno, ma ne hai bisogno. Saint JeanBaptiste Vianney
– Vivi in modo da meritare di comunicarti ogni giorno. Sant’Agostino
– Gesù nella comunione dà tutto quello che ha, comprese le spine, i chiodi
e la croce. E tu vorresti ricevere soltanto lui? Abbi pazienza: o tutto, o niente.
Pierre Duvalier
– Quando avrai Dio nel cuore, possederai l’Ospite che non ti darà più
riposo. Paul Claudel
• L’EUCARISTIA PER GLI ALTRI. È dall’Eucaristia che fiorisce la carità
fraterna dei cristiani. San Cipriano
– Quale vantaggio può avere Cristo se la sua mensa è coperta di
vasi d’oro, mentre lui muore di fame nella persona dei poveri?
San Giovanni Crisostomo
– L’Eucaristia è un banchetto di comunione fraterna a cui tutti i
credenti sono invitati ad assidersi, senza distinzione di razza, di
censo, di cultura: tutti infatti siamo chiamati a diventare una sola
cosa in Cristo. Giovanni Paolo II
• HANNO DETTO DELL’EUCARISTIA.
– Primo Mazzolari: È piccola l’ostia, e basta per un Dio.
Anche una briciola gli basta. E allora la briciola vale tutto, tutto
l’amore.
Primo venerdì del mese di
Giugno
per pregare...
Grazie, Signore
Cristo, santificami!
Anima del Cristo, santificami.
Corpo del Cristo, salvami.
Sangue del Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione del Cristo, rendimi forte.
O Gesù buono, esaudiscimi.
Nelle tue ferite, nascondimi.
Non lasciarmi allontanare da Te.
Dal grande Nemico, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami
e comanda che io venga da Te
per lodarTi insieme ai tuoi santi
nei secoli dei secoli. Amen.
(Sant’Ignazio di Loyola)
Grazie, o mio Signore.
Tu sei qui presente.
Ti saluto, ti adoro
e, prostrandomi davanti a te,
ti rendo grazie e benedico il tuo Nome.
Grazie, Signore, per la tua tenerezza.
che mi accoglie,
per la tua presenza divina
che riscalda il mio cuore
e abita la mia solitudine.
Mi lascio guardare da te,
mi lascio penetrare da te,
mi lascio guarire da te. Amen.
(Gilles Jeanguenin)
Tu sei il mio pane
Tu, o Signore, sei il mio pane,
e senza di te non posso vivere;
non saprei dove andare senza di te,
non saprei cosa fare e cosa dire senza di te,
Signore, tu sei il mio nutrimento,
tu sei la forza per la quale
tu mi darai la grazia
di spezzare con i fratelli
questo nutrimento giorno per giorno.
Saremo anche noi il pane del Signore,
pane distribuito,
pane diventato ostia di umiltà.
Card. Carlo Maria Martini
CUORE IN PREGHIERA
– San Giovanni Bosco: Tutti hanno bisogno della comunione: i buoni per mantenersi buoni,
e i cattivi per farsi buoni.
– Gesù: Io sono il pane di vita. Chi viene a me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà
più sete. (Gv 6,35)
13
frasi da ripetere
• Grazie, Signore, perché sei rimasto con noi.
• Grazie, Signore, perché ti sei fatto nostro cibo.
In questo mese
Leggiamo:
• 2a Lettera ai Corinzi
di S. Paolo Apostolo.
Preghiamo:
• Preghiere al Sacro Cuore.
Intenzione:
• Per le persone in difficoltà
spirituali e materiali del Medio Oriente.
Primo venerdì del mese di
Giugno
VITA DI SAN GIOVANNI BOSCO
1815 2015
14
Don Bosco:
Impegno missionario e assistenza
agli emigranti in Argentina
INTRODUZIONE:
in occasione del
Bicentenario della nascita di Don
Bosco [16 agosto
1815-anno 2015],
sono andato a rileggere alcuni
articoli e testi usciti nel centenario della morte del Santo [18881988]: ho trovato interessante il
volume “Don Bosco nella storia
della cultura popolare”, a cura
di Francesco Traniello, ed. SEI,
che riporta una serie di articoli
su temi inerenti la personalità e
l’opera del “Padre e Maestro dei
Giovani”, così definito da Giovanni Paolo II nella Lettera “Juvenum Patris”. Molti conoscono
il Don Bosco educatore, scrittore, fondatore, editore, costruttore, …ma pochi sanno del suo
impegno
per le missioni e per
l’assistenza
degli Italiani
emigranti,
soprattutto in Argentina.
Gianfranco Rosoli, nel testo citato, presenta questo fenomeno,
[che è di sconcertante attualità],
nel contesto della fine del XIX
secolo: gli Italiani migrarono in
gran quantità in cerca di vita migliore, come oggi fanno masse
di Africani e di Asiatici del Medio
Oriente.
Emigrazione italiana
al tempo di Don Bosco
L’emigrazione italiana dal 1876
[anno in cui si fanno rilevazioni
statistiche] divenne un fenome­
no impressionante fino al 1914:
circa 14 milioni di espatriati.
Le Regioni Italiane interessate in
modo particolare al fenomeno
furono il Veneto e il Piemonte
[710.000 emigrati piemontesi nel
1876-1900].
Il fatto non poteva non coinvol­
gere Don Bosco come piemon­
tese: “Egli era sufficientemente
informato del fenomeno attraverso le sue frequenti visite di
comunità del territorio ligure e
piemontese che alimentavano
l’emigrazione e attraverso la conoscenza delle famiglie dei primi
salesiani che avevano vari parenti in Argentina, dove si erano
recati anche ex alunni dell’Oratorio...” [G. Rosoli, in Don Bosco
nella cultura popolare, SEI, p.
295].
1875. La prima spedizione missionaria:
alla destra di Don Bosco, Don Giovanni Cagliero,
capo della spedizione e, alla sinistra, Giovanni Battista
Gazzalo, console argentino a Savona.
1877. da sinistra:
Mons. Pietro Ceccarelli,
Parroco di San Nicolàs
de los Arroyos, Don Bosco,
Don Giovanni Cagliero,
Don Giacomo Costamagna
Situazione socio-economica
degli Italiani in Argentina
Gli Italiani in Argentina, pur con
fasce di povertà, soprattutto
nell’interno, e alcuni insucces­
si, presto riuscirono a integrarsi
economicamente nel tessuto
locale, con discreti e positivi ri­
sultati: dal punto di vista politico
e religioso emersero molte diffi­
coltà, anche per la composizio­
ne delle comunità degli emigrati.
Durante il periodo risorgimentale
e, soprattutto, dopo la caduta
della Repubblica Romana [1849]
molti mazziniani si erano rifugiati
in Argentina e nell’Uruguay, di­
venendo i leaders degli emigrati
e imponendo una forte accen­
tuazione anticlericale: i primi sa­
lesiani trovarono una situazione
difficile, anche se la componen­
te mazziniana tendeva a farsi
meno determinante: restava for­
te l’anticlericalismo dopo la pre­
sa di Roma.
Situazione religiosa
dei migranti
La realtà religiosa che attende­
va i migranti era molto diversa
da quella d’origine: situazioni
familiari instabili, sradicamen­
to dai valori contadini e cristiani
tradizionali, influenza dominante
dell’anticlericalismo... creavano
condizioni religiose difficili. I ve­
scovi locali denunciavano alla
Santa Sede pericoli e difficoltà di
ogni sorta: in America “si perde
la fede!” Mancanza di chiese,
di clero adeguatamente pre­
parato, di seminari; il clero
italiano “migrante”, non inviato
dalle Congregazioni o da Propa­
ganda FIDE, avido di danaro:
“i preti italiani, comunemente
detti preti napolitani, nella maggioranza pensano a far quattrini
e niente altro” [MB. XI, p. 602].
Poco tempo prima l’arrivo dei
Salesiani, Mons. Aneiros, arcive­
scovo di Buenos Aires era stato
costretto a sospendere ed allon­
tanare dalla diocesi una quaran­
tina di sacerdoti. Il 4 marzo 1876
Don Giovanni Cagliero, capo del­
la prima spedizione missionaria in
Argentina, scrivendo a Don Bosco
affermava: «urge più la missione
tra gli italiani che tra gli indios».
Perché la scelta
dell’Argentina?
Le motivazioni furono di carat­
tere apostolico e missionario,
ma anche d’ordine pratico: il
motivo principale era la con­
versione dei popoli non cristia­
ni [allora si diceva: “selvaggi”].
Don Pietro Stella, storico salesiano osserva che Don Bosco
sognava le missioni “nel senso
più stretto, in partibus infidelium, e nel senso più romantico d’allora: tra popoli infedeli
e selvaggi, che esaltino quasi
il desiderio del martirio” [P.
Stella, Don Bosco nella storia
della religiosità cattolica, vol. 1°,
Roma, LAS, 1979, p. 169].
Il tramite naturale per giungere
alle Missioni fu la via dell’emi­
grazione. Don Bosco aveva
ricevuto richieste per inviare i
Salesiani in India, in Cina, negli
Stati Uniti: per una serie di motivi
a cui acceniamo, non potendo­
ci soffermare adeguatamente,
scelse l’Argentina. Don Bosco
conosceva personalmente Don
Pietro Ceccarelli, parroco di
San Nicolàs, e Giovanni Batti­
sta Gazzolo, genovese divenu­
to console argentino a Savona:
insistevano spesso perché Don
Bosco inviasse i Salesiani e pro­
mettevano aiuto adeguato; le
richieste del vescovo di Buenos
Aires, mons. Federico Aneiros e
del segretario Antonio M. Espi­
noza diventavano sempre più
insistenti, con promesse di con­
sistenti aiuti iniziali.
Don Bosco si rendeva conto
che non poteva mandare i suoi
allo “sbaraglio”. Lo spiegava ai
ragazzi di Valdocco nel maggio
del 1875, qualche mese prima
della spedizione missionaria: “ci
vogliono predicatori, perché si
hanno chiese pubbliche da funzionare; ci vogliono
professori per le
scuole; ci vogliono
cantanti e suonatori, perché là si ama
tanto la musica...
E quel che è più,
miei cari figliuoli, si
è questo. Poco lungi da San Nicolàs
cominciano le stazioni delle tribù selvagge, le quali però sono
d’indole molto buona e molti di
essi dimostrano già buona inten­
zione di abbracciare il Cristianesimo” [MB. XI, p. 147].
Don Stefano Trione, segretario
VITA DI SAN GIOVANNI BOSCO
1815 2015
16
La Boca
del Riachuelo,
1877
generale della propaganda del­
lo spirito di Don Bosco e delle
sue Opere, nel 1906 sulla scel­
ta di Don Bosco dell’Argentina
scriveva: “il venire a conoscere
i gravi bisogni di molti Italiani
emigrati all’Argentina, bastò per
preferire questa ospitale repubblica, ove i suoi figli fecero gloriosamente le prime armi, prima
di muovere alle conquiste della
Patagonia” [S. Trione, L’Opera
di Don Bosco all’estero. Tra gli
emigrati italiani, 1906, p. 3].
Raccomandazioni
di Don Bosco ai primi
missionari salesiani
L’11 dicembre 1875, ai mis­
sionari della prima spedizione
missionaria guidata da Don
Giovanni Cagliero, Don Bosco
insiste perché s’impegnino
con le famiglie dei migranti:
“vi raccomando con insistenza
particolare la posizione dolorosa
di molte famiglie italiane, che numerose vivono in quelle città e in
quei paesi e in mezzo alle stesse
campagne. I genitori, la loro figliuolanza
poco istruita della lingua e dei costumi dei
luoghi, lontani dalle scuole e dalle chiese, o non vanno alle pratiche religiose o se ci vanno nulla
capiscono. Perciò mi scrivono,
che voi troverete un numero
grandissimo di fanciulli e anche
di adulti che vivono nella più deplorevole ignoranza del leggere,
dello scrivere e di ogni principio
religioso. Andate, cercate questi nostri fratelli, cui la miseria o
sventura portò in terra straniera,
e adoperatevi per far loro conoscere quanto sia grande la misericordia di quel Dio, che a essi vi
manda pel bene delle loro anime”
[MB. XI, p. 385].
Per Don Bosco l’assistenza
degli italiani all’estero:
un dovere!
Il “Bollettino Salesiano” di
ottobre 1887 [pochi mesi dalla
morte del Santo] presentava
come un dovere di Don Bo­
sco l’assistenza agli Italiani
migranti: “Non come uno il
quale creda solamente di
compiere un’opera buona e di esercitare un atto
di carità dettato dal cuore, ma come uno che è
persuaso essere questo
uno suo stretto obbligo,
essere questa la sua missione
affidatagli dal Supremo Pastore
della Chiesa, missione che esso
deve immancabilmente compie­
re, e della quale il Signore gli
chie­derà ragione. Ma ciò non è
che il principio di un’impresa che
a noi Italiani deve essere carissima. Son sangue nostro, fratelli nostri coloro che noi vediamo tutti i giorni avviarsi a quelle
terre lontane, vittime sovente di
indegni speculatori...”. [Queste
espressioni non potrebbero
essere scritte oggi, riguardo ai
migranti del nostro tempo?]
Inizi dell’azione salesiana
in Argentina
I primi “collaboratori”: i laici
Giovanni Battista Gazzolo e
F. Benitez di San Nicolàs;
Mons. Aneiros e, soprattutto,
Don Pietro Ceccarelli, mode­
nese, che aveva nel 1867 o 1868
conosciuto Don Bosco e, come
parroco di San Nicolàs, aiutò in
tutti i modi i salesiani: pagamen­
to dei biglietti per il viaggio, ospi­
tandoli, mettendo a disposizione
locali per una scuola...
I primi “insediamenti”: i pri­
mi salesiani [10] pensavano di
trasferirsi a San Nicolàs subito;
Mons. Aneiros insistette perché
alcuni restassero a Buenos Aires
a officiare la Chiesa della Con­
fraternita “Mater Misericordiae”,
detta la “Iglesia de los Italianos”.
Don Cagliero, d’accordo con la
S. Vincenzo, affittò un locale,
creando un primo oratorio. In­
tanto si spingeva fino a La Boca,
un barrio di renitenti repubbli­
cani e anarchici, abitato solo
da Italiani: il vescovo aveva
Don Giovanni Cagliero (1838-1926).
A partire dal 1875 visse in Sud America.
Fu il primo sacerdote Salesiano a divenire Vescovo.
Benedetto XV lo elevò al rango di cardinale nel 1915.
proibito agli eccle­
siastici di recarvi­
si. Di fronte all’insi­
stenza del salesiano,
Mons. Aneiros gli affidò
La Boca come parrocchia.
Mons. Aneiros a Don Cagliero:
“Giacché lei è così pertinace
a voler andare a La Boca, io le
darò quella Parrocchia, dove
fino ad oggi non fu possibile stabilire l’esercizio del culto e del
sacro ministero”.
Don Cagliero: “È proprio per
questi nostri Italiani e figli d’Italiani che Don Bosco ci ha mandati:
In nome del nostro Fondatore e
Padre io rendo grazie a Vostra
Eccellenza e comunicherò a Torino il bel regalo che ci vuol fare”.
Don Cagliero riteneva neces­
saria l’accettazione di La Boca
per operare per gli Italiani: in
vent’anni La Boca e l’altra par­
rocchia di San Carlos furono
“ricattolicizzate”.
Il 1° problema che si pose: il
censimento degli Italiani nella
città e nelle campagne vicine:
gli Italiani erano dispersi in un
vasto territorio; erano necessarie, particolarmente nelle zone
rurali, “missioni volanti e ricorrenti”, con visite periodiche per
amministrazione dei sacramenti,
istruzioni, catechesi…
Piacevole sorpresa per i sale­
siani nella penetrazione della
pampa: nella visita delle colo­
nie rurali degli Italiani si pote­
vano incontrare utilmente gli
“INDIOS”.
Dopo alcuni mesi di queste mis­
sioni, Don Cagliero confidava
soddisfatto a Don Bosco: “sarebbe stato un vero sumere pa­
nem filiorum et mittere canibus
[frase di Gesù alla cananea] il
non averci occupato degli Italiani. Finora mi hanno commosso
più gli indianizzati
che gli indios” [7-X1876].
Il modello dell’evan­
gelizzazione e i risultati
L’inizio dell’assistenza degli Ita­
liani a Buenos Aires fu legata
ai rapporti con la Confraternita
della “Mater Misericordiae”: mol­
ti soci non erano favorevoli ai
Salesiani. Don Cagliero, che affi­
dò poi a Don Baccino la chiesa,
fece cambiare dal Vescovo lo
Statuto ed estromise con deci­
sione molti elementi piuttosto in­
teressati a vantaggi economici,
piuttosto che religiosi. I Salesiani
curarono i soci, cercando di farli
diventare Cooperatori Salesia­
ni: alla fine del 1877 giungendo
a Buenos Aires, Don Giacomo
Costamagna poteva scrivere a
Don Bosco: “avvi qui una scelta
di Confratelli della Misericordia,
quasi tutti Cooperatori Salesiani, i quali ogni mattina assai per
tempo vengono alla 1. Messa,
dicono forte le loro orazioni ed il
S. Rosario e fan la loro Comunione, alla sera intervengono di
nuovo e cantan lodi alla “Mater
Misericordiae” e le ripetono di
nuovo il S. Rosario, ma le loro
preghiere son fatte così di cuore, ma il loro esteriore è si devoto” [Bollettino Salesiano, II, n. 3,
1878, p. 19]
I Salesiani nelle parrocchie e
nelle missioni rurali curarono
gruppi selezionati, ben prepa­
randoli, creando delle “elites”
[soprattutto Cooperatori Salesiani e Dame Patronesse] anima­
trici di intensa vita spirituale.
Alcuni organismi creati dai Salesiani o da loro sostenuti:
• Secretariato del popolo per
gli immigrati, 1906;
• Organizzazione dei pellegri­
naggi degli Italiani alla Ma­
donna di Lujan [Don Domenico Repetto].
•
Società Cattolica Popolare
Italiana di mutuo soccorso
[presidente: Don Domenico
Repetto].
• Circoli Cattolici Operai, 1895.
• Secretaria del Trabajo, crea­
ta nel 1906 dal II Congresso
Cattolico Argentino.
Situazione delle “missioni ita­
liane” alla morte di Don Bosco
• Due parrocchie a Buenos
Aires [San Carlos e
San Juan Evangelista].
• La Chiesa-Cap­
pella della “Mater
misericordiae”.
• 2 scuole nella
capitale.
• 1 scuola a San
Nicolàs de los
Arroyos
• 1 scuola a la Plata.
• Molti progetti di
colonizzazione
agricola a favore
degli Italiani.
“All’inizio del Novecento, la
vita religiosa della comunità
italiana di Buenos Aires appariva intensa e vivace, come
risulta da un rapporto del
successore di Aneiros, mons.
Antonio M. Espinoza” [Religiòn
e immigraciòn, 1907, Studi Emigrazione, XXI, n.75].
E l’evangelizzazione degli Indios?
Procede con grande impegno, soprattutto nella Patagonia divenendo prioritaria: è
un capitolo meraviglioso, che
tratteremo in seguito.
Don Antonio Sperduti
Le chiese di
San Carlos e
San Juan Evangelista
a Buenos Aires
CUORE
del Mondo
LA FAMIGLIA NEL CUORE
3-2015
18
SFAF 2015
Una scuola
a misura di famiglia
per il servizio
alle famiglie
A
nche lo scorso anno ab­
biamo avuto il dono di vive­
re un’esperienza di grazia
che, nel corso del tempo, ha
cambiato la nostra vita per­
sonale, coniugale, familiare e
...pastorale. Sì, parliamo della
Scuola di Formazione per
Animatori Familiari, organiz­
zata dall’Associazione Cerchi
d’Onda ONLUS, (www.cerchi­
donda.org) realizzata ad ago­
sto 2014 presso il Centro di
Spiritualità Getsemani - (Sa).
I MOTIVI DI UNA SCELTA
Coscienti del bisogno di atten­
zione e cura della famiglia e
dell’elevato grado di emergen­
za educativa, nel 2005 abbia­
mo cominciato questa iniziativa
di carattere nazionale, propo­
nendo dei percorsi formativi
per abilitare single, laici, religio­
si al servizio delle famiglie. Una
nostra convinzione: “animatori
familiari non si nasce, ma lo si
diventa”, attraverso una forma­
zione curata, adeguata, pro­
gressiva: “...il bene, bisogna
farlo bene!”.
COS’È LA SFAF
Ci hanno chiesto cos’è la
SFAF, ma ciò avrebbe signi­
ficato esprimere il nostro vissu­
to familiare, visto che l’animia­
mo da anni insieme ai nostri
figli Chiara e Marco. E allora
abbiamo pensato sarebbe sta­
to meglio lasciare spazio alla
voce dei partecipanti. Per al­
cuni è “un’ESPERIENZA A alla
quarta, in cui sentirsi Accolti,
Ascoltati, Amati, e Aiutati”. Al­
tri l’hanno definita “Acqua nel
deserto”, “un’oasi di grazia”,
“un’esperienza sconvolgente”,
“un incontro con se stessi per
verificare ed esplorare il proprio
vissuto, per poi condividere
nella coppia alcuni aspetti che
sfuggono nel quotidiano e crescere nella relazione coniugale
e familiare e nel servizio pastorale”.
COSA PIACE
Ci siamo chiesti cosa piace di
questa formula, ormai consoli­
data, alle quasi 1500 persone,
provenienti da diverse regioni
italiane, che nel corso di questi
tanto alle coppie quanto ai fi­
gli, seguiti da uno staff anima­
tori, effervescente e creativo.
Attraverso una serie di attività
educative mirate alla fascia di
appartenenza (nido, materna,
elementare, media, superiori,
università), i ragazzi parteci­
panti, seguiti anche dall’assi­
stente spirituale don Giovanni
D’Andrea, hanno potuto vivere
un’esperienza di autentica cre­
scita umana e spirituale.
Forse è per questo che la nostra
Scuola, nel corso del tempo, ha
ricevuto numerosi riconosci­
menti ufficiali dall’Asso­
ciazione Salesiani Coo­
peratori, dal Forum delle
Associazioni Familiari, dal­
la regione Campania e da
altre Istituzioni. Fra le varie
ci fa piacere ricordare la
Menzione Speciale della
Presidenza del Consi­
glio dei Ministri, nell’am­
bito del Premio Amico
della Famiglia 2010.
Per concludere, i parte­
cipanti alle varie edizioni
della SFAF hanno potuto
appropriarsi di strumenti ade­
guati e della giusta motivazione
per operare scelte vocaziona­
li di vario tipo: alcuni si sono
incamminati nel percorso per
divenire Salesiani Cooperatori;
altri hanno dato vita a gruppi
familiari; altri si sono prodigati
in iniziative di vario genere in
favore della famiglia; molti han­
no ricevuto conferma nel loro
lavoro quotidiano al servizio
della famiglia.
Fondamentalmente per la
maggior parte degli sposi la
SFAF è un’esperienza ricca di
contenuti, di presa di coscien­
LA FAMIGLIA NEL CUORE
anni sono state nostre com­
pagne di viaggio. E ve lo rac­
contiamo con le loro parole:
“L’atmosfera di serenità, allegria e amorevolezza, caratterizzata da uno stile attento, delicato, coinvolto e coinvolgente
facilita il prendersi cura della
propria anima, per migliorare le
relazioni interpersonali, e condividere la gioia di sentirsi Figli
di Dio”.
Non è solo lo staff organizzati­
vo che riesce a creare un clima
relazionale positivo avvolgente.
È grazie alla presenza di diversi
sacerdoti e relatori, veri e pro­
pri “angeli custodi” e “sentinelle
del dialogo” e grazie al contri­
buto e al vissuto di ogni singolo
partecipante che si coniugano
brillantemente i contenuti, la
preghiera personale e comu­
nitaria (preghiera del mattino,
celebrazione eucaristica, veglia
alle stelle), e la gioiosa fraterni­
tà salesiana.
Altro protagonista della nostra
iniziativa è lo “SPAZIO FAMI­
GLIA” preziosa dimensione
pomeridiana, che abbiamo
vissuto nella struttura, sulla
spiaggia sotto l’ombrellone, ai
templi di Paestum, lungo i bor­
di del campo di calcio, ecc...
per crescere e maturare come
famiglia di famiglie, attraverso
la conoscenza, il confronto, la
condivisione del lavoro svol­
to durante la mattinata o delle
proprie esperienze personali/
familiari/associative o di pasto­
rale familiare.
Uno dei valori aggiunti della
nostra Scuola è l’incontro della
pastorale giovanile con quella
familiare. La SFAF, infatti, of­
fre delle opportunità formative
19
za, di partecipazione attiva, di
coinvolgimento come singoli,
coppia, FAMIGLIA; un’oppor­
tunità per rispondere in modo
consapevole a una chiamata
per compiere e realizzare il pro­
getto di Dio sulla coppia.
Sarebbe bello conoscervi nella
prossima edizione che si svol­
gerà a Paestum dal 19 al 25
agosto. VI ASPETTIAMO CON
GIOIA!!!
N.B. POTETE TROVARCI SUL­
LA NOSTRA PAGINA FACE­
BOOK
Loredana Simeone
Ruggiero Diella
CUORE
del Mondo
CUORE IN MISSIONE
3-2015
20
La fiducia di Haja
Ci giunge questa “perla” della nostra casa
di Ivato: volentieri la pubblichiamo!
E
cco una storia di uno
dei nostri ragazzi.
Haja, 17 anni, è ar­
rivato nel nostro Centro
quattro anni fa. Orfano
di padre, è rimasto con
la mamma senza lavoro
e la sorellina senza poter
assumere responsabilità
perché di solo 13 anni.
Dopo la morte del papà,
Haja andava a cercare
da mangiare al merca­
to, e quando non trova­
va nulla, cercava nelle
immondizie.
La famiglia aveva una
casetta di lamiere ed
era la sua ricchezza e
sicurezza.
Quando Haja è stato
accolto a Clairvaux non
aveva mai studiato. Haja
è molto generoso: abbia­
mo scoperto che aveva
chiesto alla mamma di
accogliere per le vacanze
uno dei nostri ragazzi la
cui famiglia è sulla strada.
Ma purtroppo, l’ultimo
ciclone e l’alluvione di
febbraio, hanno portato
via la casetta della mam­
ma di Haja che non sape­
va dove andare. Quando
erano vicine le vacanze di
Pasqua, con l’angoscia di
non sapere dove andare
con il suo amico, Haja mi
ha chiesto: “Padre è scrit­
to che Dio ha un buon
cuore (Tsara fo Andriama­
nitra); come mai non ha
protetto la mia famiglia?”.
Salésiens Don Bosco
Centre Notre Dame de Clairvaux
BP. 41
105 Ivato Aéroport Antananarivo
Dopo avere spiegato che
la sua famiglia non era fra
i cento morti dell’alluvio­
ne, Haja piangendo ha
ringraziato, dicendo: “non
capisco, ma ho fiducia”.
P. Innocent Bizimana, sdb
il
PIA OPERA DEL SACRO CUORE
SEGNA
LIBRO
via Marsala, 42 - 00185 Roma
ieri
✂
«Ai benefattori della chiesa del voto internazionale, dedicata al S. Cuore di Gesù
al Castro Pretorio di Roma, era già stata promessa, quando detta chiesa fosse
compiuta, la celebrazione di una messa ogni venerdì dell’anno e la recita quotidiana del S. Rosario
con altri esercizi di pietà. Ad ampliare questi vantaggi spirituali e farne partecipare
più altre persone, venne stabilita nella suddetta chiesa la PIA OPERA DEL S. CUORE DI GESÙ...”.
(Da un programma della Pia Opera, durante il Rettorato di Don Rua, 1° successore di Don Bosco)
Come ci si iscrive:
Con una offerta libera, presso gli uffici della Basilica o mediante conto corrente
postale o bonifico sottoindicati con causale “Iscrizione alla Pia Opera del Sacro
Cuore”, specificando il cognome e nome di chi si vuole iscrivere, vivo o defunto.
ELEMENTO CENTRALE
La celebrazione quotidiana di una S. Messa concelebrata
in perpetuo per gli iscritti vivi o defunti.
•
•
•
•
Le offerte:
Per lo sviluppo e la diffusione della devozione al S. Cuore, anche tramite pubblicazioni.
A favore delle missioni e delle vocazioni sacerdotali;
In favore dei salesiani anziani e malati;
Per ragazzi e giovani in situazione di particolare disagio.
N° conto corrente postale: 914010
codice IBAN: IT03 P076 0103 2000 0000 0914 010
intestati a: Pia Opera del Sacro Cuore di Gesù
Conto corrente bancario: Banca Popolare di Sondrio Agenzia 11 - Roma
intestato a: Ispettoria Salesiana Romano Sarda
codice IBAN: IT 24 Z 05696 03200 000009643X50
Per informazioni:
• Segreteria (orario ufficio da lunedì a venerdì normalmente 9-12)
Tel. 06.444.83.423 - 06.444.83.411 - 06.492.83.403
• Portineria dell’Istituto (dalle ore 6.00 alle 22.00), lasciando un messaggio per
Don Antonio: Tel. 06.492.72.21. Per qualsiasi richiesta: [email protected]
oggi
“La Comunità salesiana che presta il servizio pastorale
nella Basilica del S. Cuore s’impegna a celebrare
la SS. Eucarestia, una volta tutti i giorni, secondo
le intenzioni degli offerenti, i quali in tal modo, unendosi spiritualmente
alla celebrazione del sacrificio di Cristo, potranno beneficiare di quel dono
di grazia che scaturisce dalla rinnovazione del memoriale di Cristo”.
Il ricordo riconoscente per i benefattori avviene anche nella recita quotidia­
na del S. Rosario e delle Litanie lauretane e in quei pii esercizi che
si attuano secondo i ritmi dell’anno liturgico.
“
Il futuro
appartiene
a coloro
che credono
nella bellezza
dei propri
SOGNI
”
(E. Roosvelt)
CUORE
del Mondo
Santuario internazionale
il
SEGNA
LIBRO
www.basilicadelsacrocuore.it; [email protected]
Tel. segreteria 06.49.27.22.56 (ore 9-12: giorni feriali) • Tel. 06.44.53.257 (parroco)
Nel Santuario, le celebrazioni della SANTA MESSA si tengono nei seguenti orari:
✂
ORARIO
INVERNALE
FERIALI: ore 6.30 • 7.00
7.30 • 8.00 (Lodi Messa)
9.00 • 18.00
FESTIVI: ore 7.00 • 8.00
9.00 • 10.00
11.30 (Messa parrocchiale
e dei giovani)
16.00 (in lingua filippina)
18.00
ESTIVO
GIUGNO-LUGLIO-AGOSTO
FERIALI: ore 6.30 • 7.00 • 7.30
8.00 ­­­(Lodi Messa) • 9.00 • 18.00
FESTIVI: ore 7.00 • 8.00
9.00 • 10.00 • 11.30 • 18.00
Messa delle 7.00
è per iscritti Opera Pia
MUSEO DON BOSCO
e “CAMERETTE”
(tutti i giorni)
ore 9.00-12.00 • 16.00-19.00
Il futuro
“appartiene
a coloro
che credono
nella bellezza
dei propri
SOGNI
”
(E. Roosvelt)
CUORE
del Mondo
• PRIMO VENERDI:
ore 10.30-17.30 Adorazione silenziosa
ore 18.00 Solenne Concelebrazione cui
segue Adorazione animata
da un gruppo della Famiglia Salesiana
ore 19.15 Vespri e buona notte
altri VENERDI:
Adorazione Eucaristica silenziosa:
­ore 18.30-19.15
ore 19.15 Vespri,
benedizione eucaristica e buona notte
• I GIOVEDI:
Adorazione Eucaristica animata:
ore 18.30-19.15
ore 20.30-22.00: da e per i giovani
• IL 24: Commemorazione mensile
di Maria Ausiliatrice
• ULTIMO GIORNO
DEL MESE:
­­Commemorazione mensile
di san Giovanni Bosco
• SACERDOTI PER
LE CONFESSIONI:
lingua italiana,
spagnola
ore 6.30-7.15
(giorni feriali)
ore 17.00-18.00
inglese
tutti i giorni
ore 9.00-12.00;
17.30-19.00