Sulle tracce di Pinocchio
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Sulle tracce di Pinocchio
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ dossier Sulle tracce di Pinocchio ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Un percorso di analisi comparata La scelta del tempo narrativo Gianluca Bocchinfuso Le avventure di Pinocchio Tutti, giovani e meno giovani, hanno letto e conoscono la storia di Pinocchio, diventato - suo malgrado il burattino più famoso del mondo. Il romanzo-fiaba di Collodi ha avuto da subito fortuna di pubblico e di critica, diventando nel corso dei decenni uno dei libri italiani più letto e tradotto e stimolando anche televisione e cinema: si pensi al famoso sceneggiato di Luigi Comencini del 1971 con Nino Manfredi, Gina Lollobrigida e al film del 2002 di Roberto Benigni con Carlo Giuffrè. Questo percorso è pensato per una classe seconda di Scuola Media e non ha come scopo quello di fare riflettere in modo asettico sui contenuti delle due opere - Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (1881) e Occhio a ˇ (2006) Pinocchio di Jarmila Ockayova - ma piuttosto quello di ragionare sui diversi punti di vista, sulle tante storie possibili e narrabili, partendo proprio dalla storia originale raccontata da Collodi in terza persona a quella ˇ pensata dalla Ockayova e raccontata in prima persona dallo stesso Pinocchio. Già da questa differenza - che non è formale ma sostanziale - si evince una fondamentale contrapposizione tra la visione dell’adulto (in Collodi) che racconta con gli occhi del bambino-burattino e del bambino-burattino (in Ockayovà) che racconta con i propri occhi. Ovviamente, in entrambi i libri, il protagonista della storia rimane sempre Pinocchio. In un percorso di analisi comparata tra questi due testi, la scelta del racconto in terza o in prima persona non è solo, come dicevamo, un discorso formale. Permette anche un lavoro di analisi e riflessione su come cambia la storia quando cambia il punto di vista di chi la racconta. ˇ La Ockayova vuole “ripulire” il Pinocchio classico da tutti gli interventi che, nel corso dei decenni, l’adulto “ha fatto” su di lui, sovvertendo completamente il punto di vista del narratore. E sottolinea anche il non detto di Collodi che permette di ragionare sulStrumentiCres G ? Settembre 2008 È raccontato in terza persona con quell’attacco “C’era una volta…” classico della tradizione fiabesca e del tempo del racconto di storie passate. Collodi, durante la narrazione, non si lega a nessun personaggio e passa da un ambiente all’altro, raccontando la storia da più punti angolazioni e focus, attraverso la voce di più personaggi. le tante storie che, appunto, si possono raccontare. Storie che recuperano e svelano altre realtà, stimolano un nuovo senso critico e nuove forme di conoscenza. Il tutto sul filo delle parole (“le parole sono ponti” - “le parole non dette sono ponti non costruiti” - “le parole non capite sono ponti crollati”) che costruiscono sensi e significato, unendo luo- Le avventure di Pinocchio - C’era un volta… - Un re! - diranno i miei piccoli lettori. - No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un pezzo di legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura. […] Occhio a Pinocchio È raccontato in prima persona, con la narratrice che si muove di pari passo con il protagonista rappresentato: la Ockayovà non filtra la storia attraverso altri personaggi, se non attraverso la visione del protagonista che la racconta. Le informazioni che noi abbiamo coincidono con quelle che Pinocchio racconta e che la scrittrice appunto narra. ghi, tempi, culture. A questo proposito, si può pensare ad un Laboratorio di scrittura creativa di un “nuovo primo capitolo”, utilizzando i due incipit. Può servire anche per motivare gli studenti e per farli sentire protagonisti delle due storie che stanno per leggere, oltre che stimolarli a cercare il loro punto di vista per una storia da raccontare. Occhio a Pinocchio Mi chiamo Pinocchio e voglio raccontarvi la mia storia. Raccontarvela dal mio punto di vista. Oh, immagino ciò che state pensando e credo convenga fare subito una precisazione: il mio non è un caso di antonomasia, né tantomeno di furbizia da epigono che vuole attirare l’attenzione con altrui celebrità. Vorrei che fosse chiaro: io sono Pinocchio. Quel Pinocchio, si. Lo so, conoscete tutti la mia storia. Quella scritta oltre un secolo fa da Carlo Lorenzini. Collodi, appunto. Che c’è da aggiungere, allora? Da aggiungere forse poco, da togliere molto. Collodi ha raccontato la mia storia come una storia va raccontata ai bambini: scegliendo di dire certe cose e di tacerne altre. […] 31 La lettura in circle time dei testi prodotti dagli studenti e l’estrapolazione dei concetti-chiave emersi in ognuno di loro permette di ragionare a classe intera sul punto di vista. Si ragiona, nei fatti, sul “come” il punto di vista cambia una storia o un racconto e s’intreccia con altri elementi (l’ascolto, il confronto, l’accettazione, la condivisione, l’identità, il vissuto, la lingua, ecc.) che appartengono ad ognuno di noi e cambiano da persona a persona. Dopo questa attività si ritorna ai due testi. Di seguito alcuni esempi di utilizzo comparato. L’ambiente Le avventure di Pinocchio Nel libro di Collodi, dall’inizio alla fine, c’è una descrizione quasi veristica del mondo contadino dell’Italia dell’Ottocento, intrisa ancora di elementi risorgimentali. Un mondo semplice, di analfabeti e di valori sociali e politici condivisi, in cui tutti conoscono tutto e tutti. Contadini, pescatori e artigiani che seguono ritmi di vita quotidiani, ordinari e monotoni. Il realismo narrativo di Pinocchio s’intreccia con tutti gli elementi fiabeschi che rendono forte il carattere pedagogico del libro e che s’inseriscono con naturalezza nell’ambiente quasi arcaico che anima tutti i personaggi di Pinocchio. Così, in questi luoghi, si animano bambini, falegnami, osti, carabinieri, pescatori, imbroglioni, ma anche (con tutte le caratteristiche umane che Collodi abilmente presenta) burattini, grilli, gatti, volpi, fatine, asini. 32 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Il punto di vista ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ dossier Occhio a Pinocchio ˇ Nel libro della Ockayova è centrale il bosco con la sua “anima millenaria” e con tutti gli elementi naturali e surreali che lo caratterizzano: i maestri Geppetto, Abete, Ciliegia, Pioppo, Platano, Castagno, Salice, Noce. Dal bosco si parte e al bosco si ritorna. Geppetto - racconta Pinocchio - all’inizio del libro è proprio intento a intagliare il suo burattino direttamente dal tronco dell’albero perché “segare o spezzare un ramo è come recidere il cordone ombelicale di un neonato”. E in quei momenti si leva la prima parola della sua vita di burattino: - Babbo!. È presente anche la città, ma con tono minore, defilato - “Il mio primo impatto con la città non fu dei migliori. Mi resi conto subito che la città è un esperimento dell’uomo ben riuscito - di ridurre il mondo a un perenne contrasto” - rispetto alla grandezza significativa ed evocativa del bosco che sfocia nella leggenda sulle origini del bosco. La lingua Le avventure di Pinocchio Collodi esce dagli schematismi rigidi dell’italiano aulico, improponibili ad un ampio pubblico di lettori e, conforme ai luoghi in cui il romanzo è ambientato, utilizza un registro linguistico volu-tamente popolare, con frequente ricorso al dialetto fiorentino o ad espressioni tipicamente fiorentine come: “non ne ho punto voglia”, “grullerello”, “costì”, “gli è”, “il mi’ caro”, “il tu’ babbo”, “colla” (con la). Questo uso della lingua porta ad un linguaggio narrativo complessivamente colloquiale che lascia spazio anche all’uso di proverbi e di espressioni popolari - il naso lungo associato a chi dice bugie (“Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! Perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo” dice la Fatina a Pinocchio); il paese dei Balocchi che indica un paese della Cuccagna che si rivelerà diverso da come si presenta immediatamente - che danno un gusto molto realistico e semplice all’intera storia, anche quando ambienti e personaggi sono tipicamente fiabeschi. Occhio a Pinocchio Il Pinocchio della Ockayova è depuˇ rato da tutti i riferimenti linguistici e popolari presenti nella versione originale di Collodi. L’operazione della scrittrice slovacca è duplice: da un lato vuole fare di Pinocchio un personaggio universale, decontestualizzato da un mondo specifico e per questo riconducile a qualsiasi mondo; dall’altro mette al centro la parola in tutte le sue forme e significati, perché il suo Pinocchio cerca quelle parole non dette da Collodi, si sforza di creare ponti di significato tra la sua storia e quella conosciuta da tutti. La parola è quindi la protagonista del romanzo nella sua veste più propria: strumento di racconto, di storie, di relazioni tra tempi e luoghi. Per questi motivi, la lingua italiana usata dalla scrittrice per bocca di Pinocchio è lineare e concreta, riscalda e fa pensare e dà elementi riconoscibili che si muovono all’interno di una cornice di realismo magico che la Ockayovà costruisce dalˇ l’inizio e non abbandona fino alla fine. Grazie al prezioso strumento della parola e al suo utilizzo incantato. ? Settembre 2008 StrumentiCres G ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ dossier L’epilogo I personaggi Le avventure di Pinocchio I personaggi di Pinocchio, ad iniziare dal protagonista, hanno una caratterizzazione ben precisa all’interno del romanzo di Collodi Pinocchio, il burattino-bambino disubbidiente e bugiardo; Mangiafuoco, l’uomo burbero e irascibile; il gatto e la volpe, gli amici inaffidabili e imbroglioni; Lucignolo, il ragazzo nullafacente e scapestrato; ecc. - e diventano strumento per l’intreccio della storia attraverso situazioni, episodi, momenti. Hanno un ruolo rigido e preciso e si muovono in maniera chiara all’interno della narrazione. Occhio a Pinocchio ˇ Nel romanzo della Ockayova, i personaggi della storia principale sono presenti, ma si muovono tutti attorno al racconto che fa Pinocchio, al suo percorso di presa di coscienza della sua condizione e del suo “essere la mondo”. I personaggi tradizionali fanno da contorno e non sono più rigidi come nel romanzo di Collodi, soprattutto si completano con altri riferimenti “taciuti” da Collodi e raccontati ora da Pinocchioˇ Ockayova. Abbiamo personaggi più sfumati e trattati in modo molto funzionale a quello che della storia originaria, secondo questo Pinocchio, “era stato taciuto”. ? Settembre 2008 StrumentiCres G ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Le avventure di Pinocchio - E il mio babbo dov’è? - gridò tutt’a un tratto: ed entrato nella stanza accanto trovò il vecchio Geppetto sano, arzillo e di buon umore, come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione d’intagliatore, stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali. - Levatemi una curiosità, babbino: ma come si spiega tutto questo cambiamento improvviso? - gli domandò Pinocchio saltandogli al collo e coprendolo di baci. - Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo - disse Geppetto. - Perché merito mio?... - Perché quando i ragazzi, di cattivi diventano buoni, hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche all’interno delle loro famiglie. - E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto? - Eccolo là - rispose Geppetto: e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto. Pinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l’ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza: - Com’ero buffo, quand’ero un burattino! E come ora son contento di esser diventato un ragazzino perbene!... I due finali sono molto diversi per atmosfera e ritmo narrativo. Nel Pinocchio di Collodi, la serenità prende sia Geppetto (tranquillo e tornato al suo lavoro di sempre) e lo stesso Pinocchio, ormai bambino che, guardando il Pinocchio-burattino, ammette di essere felice col suo babbo e non rimpiange il tempo in cui, cattivo e scansafatiche, era ancora di legno. È una gioia molto familiare, intima, vissuta e condivisa tra i due che lasciano alle loro spalle tutte le vicende - anche tristi e drammatiche - accadute. ˇ Il finale della Ockayova è denso di Occhio a Pinocchio L’ultimo burattino senza fili, sognatore irriducibile che credeva ancora nella magia, nella scintilla divina dentro l’uomo e nell’amore, gemeva nel budello del casotto del pescecane e le sue lacrime a poco a poco spegnevano la corda di luce che lo teneva legato al sole. […] Allora, pur se col respiro corto e lo sguardo appannato, Pinocchio si levò sui gomiti e, sorretto in quella postura da Stoppino, guardò nella direzione della bocca serrata del casotto pescecane. E guardò oltre la bocca serrata, guardò tendendosi tutto verso quello spazio infinito, guardò spalancandosi a quello spazio. E si sforzò di sperare, e di sperare ancora. E mentre i muscoli delle braccia gli tremavano dalla debolezza e gli occhi bruciavano dalla calura e il cuore perdeva colpi per troppa stanchezza e troppa solitudine e la catena gli premeva sulla nuca e il collare pesava come se avesse attorno al collo l’intera circonvallazione che correva lungo il perimetro della città, con un filo di voce domandò: - Il futuro… esiste il futuro? Poi gli mancarono le forze e si accasciò. E si aggrappò all’unica cosa che gli restava: la sua immaginazione. Dal cuore del bosco, proprio dal suo punto centrale, si levò in volo il Grande Falco e puntò dritto verso il pianoro del casotto pescecane. pathos e di umana sofferenza che dal protagonista si allarga a tutto lo scenario descritto, lasciando volutamente uno spazio di non detto, di sospeso Il futuro…esiste il futuro? - che dà ancora una volta il senso del percorso di autocoscienza e di consapevolezza che anima questo Pinocchio e che non si è ancora “concluso”. Eravamo partiti dal bosco e con il bosco concludiamo: con l’elemento naturale inanimato che incrocia quello animato del Grande Falco che - personaggio tra tutti gli altri personaggi classici della fiaba - compie l’ultimo gesto. 33 È la prima volta che uno scrittore migrante - in questo caso una scrittrice di origine slovacca - si misura con un classico della lingua italiana, letto, riletto e tradotto, come il Pinocchio di Collodi. Questa operazione narrativa non ha solo un significato letterario in senso stretto, ma s’inserisce all’interno della nuova cornice culturale stimolata nel nostro paese dall’arrivo di scrittori provenienti da altri paesi e dalla pubblicazioni dei loro testi - di poesia e di narrativa - in lingua italiana. Il Pinocchio di Collodi e quello della ˇ Ockayova permettono molti spunti didattici - e questa sintetica proposta ne è un esempio - e servono anche per capire quali direzioni può prendere un personaggio letterario a distanza di oltre un secolo, in un contesto sociale, culturale, linguistico completamente mutato, come quello italiano di oggi. Biografia Carlo Lorenzini (detto Collodi) Carlo Lorenzini, più noto con lo pseudonimo di Collodi (dal nome del paese natale della madre), nasce a Firenze il 24 novembre 1826. Primogenito di una numerosa e sventurata famiglia (dei dieci figli, sei muoiono in tenera età). Malgrado il carattere propenso all’insubordinazione, viene avviato agli studi ecclesiastici. Quando un fratello diventa dirigente nella Manifattura Ginori, la famiglia acquista finalmente un po’ di agiatezza. Nel 1848, partecipa come volontario alla Prima Guerra d’Indipendenza nelle file dei mazziniani. Nell’estate dello stesso anno fonda il quotidiano di satira politica “Il Lampione”, ben presto soppresso dalla censura. Nel ’59, spinto dagli ideali del patriottismo, partecipa alla Seconda Guerra d’Indipendenza. Collodi, scrittore dal carattere spiritoso, versatile, da taluni considerato molto pigro, collabora, fino al 1875, a numerosi giornali; scrive pure romanzi e drammi teatrali, nessuno dei quali però di particolare valore creativo. Il primo testo dedicato all’infanzia è del 1876: “I racconti delle fate”, splendide traduzioni di fiabe francesi. La vera notorietà di Collodi arriva, però, con la pubblicazione del romanzo “Le avventure di Pinocchio”. L’opera è stata pubblicata in 187 edizioni e tradotta in 260 lingue o dialetti. Prima di aver goduto del meritato successo, Carlo Collodi muore, improvvisamente, il 26 ottobre 1890 a Firenze. 34 ˇ Biografia di Jarmila Ockayova È nata in Slovacchia e vive in Italia dal 1974. Ha pubblicato, molto giovane, racconti e poesie su diverse riviste e antologie della nuova narrativa e poesia dell’ex Cecoslovacchia. In Italia, oltre a numerosi racconti e saggi, ha pubblicato tre romanzi: Verrà la vita e avrà i tuoi occhi (Baldini e ? ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Conclusioni ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ dossier Castoldi, 1995), L’essenziale è invisibile agli occhi (Baldini e Castoldi), Requiem per tre padri (Baldini e Castoldi, 1998). Ha curato anche il saggio introduttivo e la traduzione di antiche fiabe slovacche pubblicate da Sellerio con il titolo Il re del tempo. Occhio a Pinocchio è stato pubblicato nel 2006 da Cosmo Iannone Editore nella collana Kumacreola, Scritture migranti curata da Armando Gnisci. PER SAPERNE DI PIÙ Tawfik Younis., La straniera , Bompiani, Milano 2000 Vorpsi Ornela, Il paese dove non si muore mai, Einaudi, Torino 2005 Vorpsi Ornela, La mano che non mordi, Einaudi, Torino, 2007 Wadia Laila (a cura di), Mondopentola, Cosmo Iannone editore, Isernia, 2007 Wadia Laila, Amiche per la pelle, edizioni e/o, Roma 2007 Wadia Laila, Il burattinaio e altre storie extra-italiane, Cosmo Iannone editore, Isernia 2004 Wakkas Yousef, Fogli sbarrati, Edizioni Eks&tra 2002 Wakkas Yousef, L’uomo parlante, Dell’Arco edizioni, 2007 Wakkas Yousef, La talpa nel soffitto, Dell’Arco Edizioni, 2005 Wakkas Yousef, Terra mobile. 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Percorsi didattici sulla letteratura dell’immigrazione , Torino, Loescher, 2002 Scego Igiaba, La nomade che amava Alfred Hitchcock , Sinnos, Roma 2003 Schneider Helga, L’albero di Goethe, Mursia, Milano 2004 Schneider Helga, Stelle di cannella, Salani, Milano, 2002 Stefancich G. e Cardellicchio P., Stranieri di carta, Bologna, EMI, 2005 Poesia Boldis Viorel, Da solo nella fossa comune, Gedit edizioni, 2006 Butcovan Mihai Mircea, Borgo Farfalla, Eks&tra 2006 Crispim Da Costa Rosana, Desejo. Edizioni Eks&Tra 2006 Hajdari Gëzim, Antologia della pioggia Fara editore, 2000 Hajdari Gëzim, Erbamara Barihidhur, Fara editore, 2001 Hajdari Gëzim, Maldiluna Dhimbjehëne ,Besa editrice, Nardò 2005 Hajdari Gëzim, Spine nere Gjëmba të zinj, Besa editrice, Nardò 2004 Hajdari Gëzim, Stigmate/Vragë. Poesie, Besa editrice, Nardò 2002 Hajdari Gëzim, Peligorga, Besa, Nardò, 2007 Ndjock Ngana Yogo, Màébá. Dialoghi con mia figlia, Associazione Kel ‘Lam, Roma 2005 Oliveira Heleno, Se fosse vera la notte, Zone editrice 2003 Quaderno Balcanico II, Albania, Bosnia, Croazia, Collana “Cittadini della poesia”, Loggia de’ Lanzi, Firenze 2000 Quaderno Mediorentale II, Iran, Collana “Cittadini della poesia”, Loggia de’ Lanzi, Firenze 2000 Theophilo Marcia, Amazzonia Madre d’acqua, Passigli Editore, 2007 Theophilo Marcia, Amazzonia Respiro del Mondo, Passigli Editore, Bagni a Ripoli, 2005 Theophilo Marcia, Foresta mio dizionario, ed. Tracce, Pescara, 2003 Theophilo Marcia, Kupahùba, ed. Tallone, Alpignano, 2000 Vos Arnold (de), Merore o Un amore senza impiego , Cosmo Iannone, Isernia 2005 ? PER SAPERNE DI PIÙ StrumentiCres G ? Settembre 2008