santa creatività vergine - Ricciarelli Comunicazione

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santa creatività vergine - Ricciarelli Comunicazione
U N M A G A Z I N E D I I N D A G I N E S U L L A C R E A T I V I T À
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
A M A G A Z I N E T H A T I N Q U I R E S A B O U T C R E A T I V I T Y
anno MMVIII numero.0
www.ricciarelli.it
edizione italiana
FRONTIERE
LE NUOVE
UN PROGETTO EDITORIALE
COMUNICAZIONE
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p. 8:
Io sono creativo?
Una definizione di creatività.
p. 29:
Nudo artistico o volgarità?
Tra creatività e provocazione.
p. 16:
Creatività artificiale
Una prerogativa anche delle
macchine?
p. 34
Noi di Ricciarelli
Creativi all’opera.
p. 20:
Creativi da matti
Cos’hanno in comune disagio
psichico e pensiero creativo.
p. 40
Giudizio universale
La religione è ancora un tabù?
p. 24:
Luoghi non comuni
Oltre gli schemi mentali.
p. 48
Uomini veri
Trasgressione è creatività.
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
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indice
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SANTA CREATIVITÀ VERGINE
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
NUOVE GENERAZIONI, PRONTE ALLA CREATIVITÀ?
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Chi è “Santa Creatività”? Vergine,
per di più? E chi sono i suoi devoti?
A proposito: forse questo
magazine sarà un trimestrale,
o forse un semestrale. O forse
questo sarà il primo ed unico
numero che uscirà. Chissà. Forse
si trasformerà in un blog,
Per ora, non vogliamo porci limiti.
Solo stimolare riflessioni.
Le nostre, e le vostre.
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
No: “Santa Creatività Vergine” è
semplicemente la risposta alla
comunicazione banale e un po’
scontata. Quella che non ha niente
da dire, perché quello che dice è
stato già detto da qualcun altro.
Quella che percorre strade già
battute.
È a lei che ci si affida ogni volta
che c’è da affrontare un progetto
nuovo. Perché lei sola è capace
di guidarci e consigliarci. Spesso
passando per la via più difficile,
meno ovvia.
La via che ti porta a farti più
domande, che ti fa sorgere più
dubbi, perché ti porta a mettere in
discussione schemi e preconcetti.
A percorrere itinerari inesplorati.
A metterti in gioco, sul serio.
E il magazine che avete in mano
vuole essere un omaggio a questo
tipo di creatività, indagandola nelle
sue molteplici manifestazioni, nei
vari campi della vita umana.
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
HI!
Si tratta forse di una strana setta
new age che sta facendo proseliti
tra le migliaia di persone che
in tutto il mondo cercano una
risposta alla sempre più grave
crisi di valori e riferimenti?
“Santa Creatività Vergine” è la
protettrice di chi sfida le abitudini
ed i cliché, di chi ha il coraggio
di inventarsi una via nuova: per
risolvere problemi, per riflettere,
per emozionarsi.
O per comunicare.
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I O S O N O C R E A T I V O ?
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insieme i particolari, e di
generalizzare.
Giacomo Leopardi (poeta)
La creatività è un tentativo
di risolvere un conflitto
generato da pulsioni istintive
biologiche non scaricate,
perciò i desideri insoddisfatti
sono la forza motrice della fantasia
ed alimentano i sogni notturni e
quelli a occhi aperti.
Sigmund Freud (psicoanalista)
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
vivissimamente il pensiero più
astratto, di ridurre tutto ad
immagine… la facoltà di scoprire e
conoscere i rapporti, di legare
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La creatività è una facilità mirabile
di assomigliare gli oggetti delle
specie più distinte, come l’ideale
col puro materiale, d’incorporare
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SANTA CREATIVITÀ VERGINE
COSA
SIGNIFICA
CREATIVITÀ?
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LEREGOLESONO
C IÒ C H E G L I
Non sempre l’atto del creare
è stato concepito come facoltà
propria dell’essere umano: a
lungo, infatti, si è ritenuto che
questa fosse una prerogativa
divina. Neppure grandi personalità
del passato come Catullo, Dante,
o Leonardo avrebbero definito
se stessi “creativi”, piuttosto,
si sarebbero riconosciuti come
dotati di inventiva e genio e, dal
Settecento, artefici di progresso
ed innovazione.
Solo nel ‘900 nacque l’idea di
creatività come atteggiamento
mentale tipicamente umano, ed
i primi studi specifici sul tema
risalgono al 1920.
Addirittura, la parola “creatività” è
entrata nel lessico italiano solo a
metà del secolo scorso.
Oggi attorno al concetto di
creatività c’è parecchio interesse
ed anche un po’ di confusione:
c’è chi la confonde con la
stravaganza, o chi la collega a
fenomeni effimeri come le mode.
Questo perché le possibili
applicazioni della creatività sono
talmente ampie che coincidono
con l’intero campo del pensare
e dell’agire umano, e possono
comportare un’innovazione su vari
livelli: applicazione nuova di una
regola esistente, estensione di
una regola esistente ad un campo
nuovo, istituzione di una regola
completamente nuova.
Due sono le categorie che
illustrano l’essenza dell’atto
creativo: il nuovo e l’utile.
Creatività è il superamento delle
regole esistenti (il nuovo) che
istituisce una ulteriore regola
condivisa (l’utile).
E poiché si fonda sul superamento
delle regole esistenti, la creatività
implica la conoscenza preliminare
delle regole da trasgredire.
Niente creatività senza
competenza, quindi.
Alla faccia di chi lo considera un
fenomeno “casuale”.
ARTISTI
ROMPONO;
CI ÒCHE
ÈMEMORABILE
NONÈMAI
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FORMULA.
BILL BERNBACH (PUBBLICITARIO)
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NATODAUNA
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CREATIVITÀARTIFICIALE
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con avatar intelligenti, giochi,
applicazioni di videosorveglianza e
hostess virtuali, VirtualReality,
il luogo delle realtà virtuali,
o AlGames, con partite e tornei
di poker e scacchi tra giocatori
umani e intelligenza artificiale.
Un’altra frontiera, quella della
creatività come prerogativa
umana, che si abbatte, o la
dimostrazione che, alla fine,
anche le più prodigiose attività
possibili ad una macchina sono
riconducibili all’ingegno di una
mente umana?
RANDOM
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
Lo scopo è quello di far funzionare
una macchina in maniera creativa,
per produrre ciò che finora si
riteneva fosse possibile solo per
una mente umana.
A riprova dell’interesse suscitato
da questo tema, il Festival
della Creatività di Firenze 2008
ha dedicato un intero spazio
espositivo a questo tema:
MacchinaCrea, suddiviso in
diverse sezioni, dalla Art Gallery,
con forme di creatività generate
dal computer e performance
audio e video, alla Interactive Hall,
con oggetti interattivi in grado di
comunicare tra loro e regolare il
proprio comportamento (come la
foca robot Paro). In mezzo, HuMor,
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Da quando le macchine hanno
iniziato ad affiancare l’uomo
nelle sue attività, una certezza ha
accompagnato la loro esistenza:
quella che fossero prive di volontà,
intuito, iniziativa. In una parola,
di creatività.
Ora però, il mondo scientifico
(e non solo) sta iniziando
a guardare al mondo
dell’intelligenza artificiale con
occhi nuovi. Addirittura, a parlare
di creatività come attributo delle
macchine.
Un paradosso?
Forse, ma discipline come
la robotica e l’ingegneria
informatica stanno concretamente
sviluppando applicazioni creative.
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CREATIVIDAMATTI
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rivelati particolarmente disinibiti
nel compiere numerosi (e talvolta
improbabili) collegamenti.
Tali studi hanno dunque portato
ad ipotizzare che alla base
dell’atto creativo “ideale” potesse
esserci un pensiero di tipo
schizofrenico, ma senza l’angoscia
e la destrutturazione di questa
patologia.
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docente di Psicologia presso
l’Università della California, ha
scoperto che certi stati mentali,
come la schizofrenia, favoriscono
associazioni nuove tra gli elementi
presenti nella mente, trascurate in
molti casi dai soggetti “sani”.
Una conclusione, questa, a
cui sono giunti numerosi altri
neuroscienziati dopo di lui, anche
tra coloro che hanno condotto
ricerche psicometriche su
individui creativi. I quali si sono
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
Che genio e sregolatezza vadano
spesso di pari passo è credenza
comune. La neuropsicologia,
però, è riuscita ad individuare
l’esistenza di legami tra capacità
creative e patologie psichiche.
In che modo?
Tramite la capacità di compiere
associazioni, cioè di mettere in
relazione elementi tra loro diversi
ed apparentemente senza punti
in comune.
Sarnoff Mednick, ad esempio,
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LUOGHINONCOMUNI
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SARA
LUISA
PROFESSIONE
NUTRIZIONISTA
PROFESSIONE
CREATIVA
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32ANNI
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MAYASCANDALOSA
NUDOARTISTICOOVOLGARITÀ?
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Quel che è certo è che il
sottile confine tra arte e
volgarità (come pure il
concetto stesso di “nudità”)
si sposta inesorabilmente
a seconda delle epoche
storiche, del contesto
socio-culturale, e, non
ultimo, della sensibilità di
chi guarda.
Ma, passati da tempo i
giorni in cui ammiccanti (e
relativamente castigate) pinup suscitavano turbamento,
in tempi di sovra-esposizione
e strumentalizzazione del
sesso, è ancora possibile
parlare del nudo come tabù
nella civiltà occidentale?
Dipende: ci sono forme di
rappresentazione di nudo
che, a livello pressoché
universale, sono considerate
accettabili: è il caso di
quelle persone la cui nudità
costituisce l’espressione
di una cultura tradizionale,
il cosiddetto “nudo
etnografico”. Nessuno si
scandalizza, infatti, se in
un documentario vengono
mostrate immagini di
individui aborigeni la cui
cultura non prevede che
vengano coperte le zone
genitali.
Tuttavia, al di là di casi
circoscritti come questo,
è innegabile l’effetto
destabilizzante prodotto
tutt’oggi dal nudo e dai
riferimenti sessualmente
espliciti: basti pensare che
la nudità, fin dagli inizi del
XX secolo, è stata utilizzata
per attirare l’attenzione
in proteste pubbliche e
continua ancora ad essere
una tattica molto utilizzata
in proteste femministe, no
global, animaliste o pacifiste.
C’è addirittura chi, ben
consapevole di provocare
quantomeno “scompiglio”,
si dedica allo “streaking”,
cioè al correre nudi in un
luogo pubblico non nudista,
spesso durante un evento
sportivo ad elevata copertura
mediatica al solo scopo di
divertirsi.
Un altro settore che fa
ricorso al nudo è ovviamente
quello della comunicazione:
che il prodotto da far
conoscere sia un paio
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
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Da sempre è al centro di
polemiche e contestazioni
tra chi lo considera una
forma espressiva e chi
semplicemente lo ritiene
un volgare espediente
per provocare e catturare
l’attenzione.
Persino a Michelangelo
il nudo costò l’accusa di
volgarità da parte della
Chiesa che, attraverso la
cosiddetta “campagna della
foglia di fico”, cominciò
proprio col censurare
le opere dell’artista
rinascimentale.
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stava a guardare. Lì il nudo
in senso proprio neanche
c’era, ma l’immagine provocò
donna ed alle violenze di
gruppo, tanto che in Spagna
la campagna venne ritirata
quasi subito.
Verrebbe da dire che se
il sesso ed il nudo nella
comunicazione sono stati
sdoganati, come alcuni
sostengono, tra i più
continuano tuttavia a destare
un discreto interesse.
fortissime contestazioni tra
coloro che vi individuavano
un riferimento alla
sottomissione sessuale della
A sinistra campagna Eurostar UK
incentrata sullo streaking
Sopra la foto della campagna Dolce
e Gabbana recentemente censurata.
SANTA CREATIVITÀ VERGINE
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di scarpe, un profumo
oppure un particolare tipo
di colla, chi realizza la
pubblicità conosce bene
l’effetto richiamo di simili
“argomentazioni”.
E, soprattutto, delle
polemiche che spesso
sorgono attorno a tali
campagne.
Basta pensare ad una
recente pubblicità di “Dolce
& Gabbana”, che ritraeva
una donna immobilizzata
a terra da un ragazzo a
torso nudo, mentre intorno
un gruppo di altri uomini
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HOOPS!
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N O I D I R I C C I A R E L L I
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struttura articolata e al
tempo stesso flessibile: può
scegliere, ad esempio, se
affidarci l’intero pacchetto
di attività legate alla
comunicazione oppure solo
uno specifico aspetto. Con la
certezza di avere sempre una
risposta puntuale, sicura
ed efficace.
Chi sono le persone che
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soluzioni mirate per ogni
situazione specifica: offriamo
la nostra professionalità
in settori ampi e diversi
tra loro, dalla consulenza
strategica alla creatività,
dal web alla stampa, dalla
fotografia alla pianificazione
sui media.
Il Cliente che si affida a noi
sa di poter contare su una
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I I N T E R V I S TA A D A N I E L E
RICCIARELLI,TITOLAREDI
RICCIARELLICOMUNICAZIONE.
Cos’è, innanzitutto,
Ricciarelli Comunicazione?
Ricciarelli Comunicazione
è una realtà nata da un
progetto ambizioso: divenire
il punto di riferimento
per tutte le esigenze
comunicative dei nostri
Clienti.
In che modo?
Grazie ad un insieme di
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con un imprinting molto
forte: quello datoci da
nostro padre, Bernardino,
il fondatore, nel 1972,
del gruppo Ricciarelli. La
sua idea imprenditoriale,
fin da allora, è stata una:
semplificare la vita al
Cliente, liberandolo da
tutte le problematiche che
questi poteva incontrare nel
risolvere le proprie esigenze
di comunicazione.
Un’idea che nostro padre
ci ha trasmesso, e che noi
abbiamo ulteriormente
messo in pratica, con la
creazione di un’agenzia
interna al gruppo, che è
andata ad integrare i già
esistenti reparti di fotografia,
stampa ed impaginazione.
Qual è la sfida, la frontiera
che attende oggi Ricciarelli
Comunicazione?
Dimostrare, oggi più che
mai, che la comunicazione
è ancora sinonimo di
professionalità, che non ci si
improvvisa comunicatori, ma
che servono intuito, passione
e competenza.
E creatività, è naturale.
Dino Ricciarelli
Il fondatore del gruppo Ricciarelli.
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lavorano in Ricciarelli?
Si tratta di un team giovane,
guidato da noi fratelli
Ricciarelli che ci occupiamo
di tre diverse attività: io
sono a capo dei reparti di
grafica e fotografia, come
responsabile della qualità
e delle varie problematiche
tecnico-logistiche. Giorgio
è il referente commerciale,
colui che raccoglie il brief
del cliente e lo trasforma in
un progetto da sviluppare.
Fabrizio, infine, si occupa
dell’amministrazione e della
gestione dei rapporti con i
vari fornitori.
E la creatività?
Quella è compito del nostro
art director: è lui che
definisce che stile deve avere
un catalogo, una fotografia
o una campagna, dando le
direttive al team.
Un team giovane, quindi. E
con l’esperienza, come la
mettiamo?
Siamo giovani, ma nati
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GIUDIZIOUNIVERSALE
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della committenza,
dell’opinione pubblica o
addirittura delle autorità
religiose?
Già Michelangelo aveva
dovuto sperimentare, come
già detto, la censura della
controriforma, e sono
cronaca recente le minacce
di morte rivolte all’autore
delle note vignette satiriche
su Maometto.
E noi? Siamo ormai
assuefatti a crocifissi
tempestati di paillettes, papi
schiacciati da meteoriti o
a ultime cene in versione
omosessuale? O immagini di
questo genere urtano ancora
la nostra coscienza?
raffigurante una Madonna
con Bambino dalle teste
capovolte. Polemiche che, in
questo caso, provengono a
dire il vero più dalle autorità
ecclesiastiche e politiche che
non dall’opinione comune.
Difficile stabilire se, e
quanto, sia legittimo
appellarsi alla “libertà
espressiva” di un artista,
oppure al diritto di ognuno di
non vedere offeso il proprio
sentire religioso.
Possibile, invece,
interrogarsi sull’astuzia
di certi espedienti, a cui
basta ricorrere per veder
comparire, in un battibaleno,
il proprio nome su tutti i
giornali.
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Una cosa sembra certa:
l’arte blasfema appare
essere un vero e proprio
business, a cui attingono
artisti noti ed individui in
cerca di fama.
La popstar Madonna (nomen
omen) crocifissa nel corso
del “Confessions Tour”,
l’artista post-duchampiano
Maurizio Cattelan che a papa
Wojtyla colpito dal meteorite
ha recentemente aggiunto
la crocifissione di una donna
con la schiena rivolta verso
il pubblico davanti ad un’ex
sinagoga. Fino all’immagine
che fonde il volto di Gesù
Cristo con quello di Bin
Laden, presentata lo scorso
anno in Australia, dove ha
suscitato le proteste delle
comunità cristiane.
Gli esempi di provocazione
religiosa nell’arte
contemporanea e nel mondo
dei creativi non mancano
di certo: mentre stiamo
scrivendo questo articolo, ad
Ancona, 20 km di distanza
dalla sede di Ricciarelli
Comunicazione, stanno
infuriando le polemiche a
causa di un murales, opera
dell’artista Gesi Ozmo,
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È stato, ed è tuttora,
uno dei fenomeni che
più hanno contribuito al
fiorire di manifestazioni
artistiche di tutti i generi,
nella letteratura, nelle arti
figurative, in architettura.
Il tentativo di avvicinarsi
al divino, di coglierne
l’essenza dando forma al
proprio sentire religioso da
sempre accompagna la vita
dell’uomo, che ne ha fatto
una delle più elevate forme
espressive fin dagli albori
della civiltà umana: dalle
pitture rupestri del neolitico
all’arte egizia, fino alle
magnifiche cattedrali gotiche
e alla chiesa di Ronchamp di
Le Corbusier, è sotto i nostri
occhi come la storia dell’arte
si intrecci profondamente
alla religione.
Ma che dire di quei casi
(neppure troppo rari, per la
verità), in cui il desiderio di
esprimersi dell’artista entra
in conflitto con la sensibilità
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Maurizio Cattelan, “Donna crocifissa”,
2008: installazione raffigurante una
ragazza a grandezza naturale fissata
con legni e chiodi dentro una scatola di
imballaggio e issata sul muro esterno
dell’ex-sinagoga di Stommeln (Germania),
ora divenuta chiesa cattolica.
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Luke Sullivan,
“The Fourth
Secret of Fatima”,
2007: opera
raffigurante la
Vergine Maria
coperta da un
burqua arabo.
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Priscilla Bracks,
“Bearded
Orientals: Making
the Empire
Cross”, 2007:
ologramma che
fonde l’immagine
di Gesù Cristo con
quello di Osama
bin Laden.
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Gesi Ozmo, murales
a pizza Oberdan,
Ancona (Italia), 2008
Maurizio Cattelan, “La
nona ora”, 1999: scultura
che raffigura Papa Wojtyla
steso a terra, colpito da un
meteorite, circondato da
vetri infranti. Battuto da
Christies nel 2001 alla cifra
record di 886 mila dollari.
Martin Kippenberger, “Crucified frog”,
1990: l’opera ha suscitato le proteste
di Benedetto XVI, che ha chiesto di
escluderla dalla mostra di Bolzano
presso la quale è attualmente esposta,
ma l’amministrazione comunale ne ha
negato la rimozione.
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Il Deboscio, “C’è da rifare
l’immagine coordinata”, 2008: la
religione come brand.
Paolo Schmidling,
“Miss Kitty”, 2007:
opera raffigurante Papa
Ratzinger presentata in
occasione di una mostra
su art ed omosessualità.
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Madonna “Confession Tours”, 2006: una
“demoniaca parodia della crocifissione”,
secondo la Santa Sede.
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UOMINIVERI
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Non riesco a capire perché le persone siano spaventate
dalle nuove idee. A me spaventano quelle vecchie.
John Cage (artista e scrittore)
Il creativo sicuro è un cretino.
Giorgio Armani (stilista)
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MMH!
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GRRRR!
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