Retriever Magazine

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Retriever Magazine
RETRIEVER
magazine
periodico di informazione on-line del RCI - anno 2 - numero 3
Il flatcoad retriever:
tipologia e funzionalità
Dalla parte
del giudice
Alimentazione
e cancro nel cane
Endal e Allen:
ritorno alla vita vissuta
l’editoriale
in questo numero:
•Editoriale RCI - di Laura Sgorbati Buosi
•Il flatcoad retriever: tipologia e funzionalità - diEdward J. Atkins
•Il flat contro tutti - di Chiara Berzacola
•Dalla parte del giudice - Andrea Pandolfi
•Il pianto nei retriever - di Martino Salvo
•Mrs. Jennifer Hay Holywear golden retriever - di Alessandra Franchi
•Destinazione dual purpose: una giornata con Leospring Labrador - di Patty Fellows
•Alimentazione e cancro nel cane - di Patty Fellow e Alessandra Franchi
•Genetica del comportamento - di Denis Ferretti
•A scuola di gioco per crescere - di Cinzia Stefanini
•Endal e Allen: ritorno alla vita vissuta - di Alessandra Franchi
•Retriever e non solo – libri, tv, regali, notizie
a cura di Patty Fellows e Alessandra Franchi
Martino Salvo
coordinatore di redazione
Patty Fellows
redattore
Alessandra Franchi
redattore
Un sentito grazie a quanti hanno collaborato a questo numero,
in particolare a Lucia Casini, Susan street e a Minna sihvonen
per la foto di copertina
Leonardo Langiu
impaginazione/grafica
Ogni articolo esprime in libertà le opinioni del suo autore, il RCI puo’ non condividere o sottoscrivere necessariamente quanto viene pubblicato.
In un famoso discorso, a chi gli chiedeva che cosa lo Stato intendesse fare per i suoi
cittadini, J. F. Kennedy rispose domandando a sua volta che cosa i cittadini fossero
disposti a fare per lo Stato. Intendiamoci: la citazione è “alta” - e ai vertici del RCI nessuno
si sente Kennedy - però mi dà il destro per porre anche ai nostri soci la stessa domanda:
siete disposti a dare una mano?
Da sempre sento chiedere che cosa sta facendo il club per i soci, quasi si trattasse di due
entità diverse e lontane - da un lato i “soci”, dall’altro “il club” - come se l’uno e l’altro non
costituissero, insieme, la stessa realtà.
E qui arrivo a una seconda considerazione. E’ vero, nel corso della sua esistenza, e sono
ormai trent’anni, il Club è passato da una dimensione familiare a una quasi imprenditoriale. Un tempo tutti si conoscevano, bastava qualche telefonata ed ecco che erano pronti a
condividere un evento, una giornata assieme, una colazione in campagna. Ora un raduno,
una prova di lavoro o un’esposizione coinvogliano decine se non centinaia di cani e di
relativi padroni. L’impegno dell’organizzazione è quindi pesante...
Sentirsi parte di una qualunque associazione è il prerequisito del suo buon funzionamento,
spinge ad agire assieme nell’interesse comune; il sentimento di non appartenenza fa
invece credere che, una volta versata una quota, tutto il resto, in fin dei conti, è dovuto.
Fare uno sforzo per sentirci tutti coinvolti, per il piacere di stare assieme e condividere
una passione comune deve diventare il sale della nostra associazione: nell’interesse
comune, chiediamo a tutti un coinvolgimento maggiore.
Laura Sgorbati Buosi - Consigliere RCI
razze retriever
razze retriever
Quando è fermo il peso è per
circa il 65% sull’anteriore e in
azione circa il 90% dell’urto con
il terreno è assorbito dall’anteriore. Un anteriore corretto
consente in movimento di coprire
il terreno con moto fluente; e
le grandi falcate riducono il
numero di impatti con il terreno
e favoriscono la resistenza sui
lunghi tempi.
IL FLATCOATED RETRIEVER:
tipologia e funzionalità
di Edward J. Atkins
Quando per i cacciatori si resero disponibili armi in grado di abbattere in poco tempo grandi quantità di
selvaggina, si rese necessario sviluppare dei cani da caccia adatti al rapido recupero di molti capi. A metà
del 1600, durante la rivoluzione inglese e fino alla Restaurazione, la famiglia Reale Inglese e molti nobili
fuggendo dall’Inghilterra trovarono rifugio presso la nobiltà francese. I Reali di Francia avevano sviluppato
come grande intrattenimento sociale un tipo di caccia che prevedeva l’abbattimento di moltissima selvaggina,
e quando la nobiltà inglese rientrò in Inghilterra portò con sé questo gusto. Erano usati differenti tipi di cani
per battere il terreno, per stanare e per recuperare la selvaggina. Stampe dell’epoca che illustrano scene
di caccia in Francia ci fanno vedere molti spaniel, e qualche cane robusto di tipo setter che riportano la
selvaggina.
Con il migliorare della tecnologia dei fucili da caccia, sorse
il bisogno di un tipo di cane specializzato al recupero
della selvaggina su terra e in acqua. Ogni famiglia con
proprietà terriere o ogni regione sviluppò allora linee
di “riportatori” (retriever) da qualunque cane che fosse
capace di riportare. Il tipo di setter pesante visto nelle
prime stampe dell’epoca sembra esser stato alla base
di questa selezione. Questi tipo-setter vennero poi
accoppiati con cani da fattoria che lavoravano (“collies”)
per renderli più addestrabili, con i cani che erano stati
portati da Terranova e dal Labrador per renderli più forti
e adatti a lavorare in acqua, e in realtà con qualsiasi
altro cane potesse sembre adatto.
A metà dell’800 il colore più di moda per un retriever
era il nero totale e questo portò a una certa uniformità
della morfologia più adatta per il lavoro che questi cani
dovevano fare. Quanto detto può esere rilevato dalle
stampe, dai quadri e dalle statue di cani di quel periodo.
Quando nacquero le esposizioni, i cani che venivano
esposti erano i cani più belli tra quelli che lavoravano.
Il dottor Bond Moore era un medico di campagna nel
Midland inglese ed era anche un cacciatore ed un
giudice di esposizione. Egli diede un fortissimo contributo
a standardizzare l’aspetto e la taglia dei flat coated
retriever ed a fornire il “giusto esemplare” a acquirenti
facoltosi, come S.E.Shirley, di Ettington, che fu poi per
i seguenti 30 anni il grande benenefattore della razza e
che fu anche fondatore del Kennel Club. L’evoluzione
fu un cane forte, di media taglia, con un mantello folto e
resistente all’acqua, normalmente liscio, in contrapposizione ad altri mantelli arricciati o ispidi. Il primo nome
dato a questi cani fu Wavy Coated, cambiato poi nell’attuale Flat Coated. Questa denominazione non deve
essere assolutamente confusa con la tendenza ad un
eccessiva toelettatura per ottenere un mantello liscio per
le esposizioni.
La linea dorsale del flatcoat
dovrebbe essere orizzontale,
Tipo e struttura
Flatcoat non corretto
Flatcoat non corretto
mai in pendenza o insellata. Se
scheletrica
di tipo “labrador” con
di tipo “setter”
il collo è inserito correttamente
di flatcoat corretti.
struttura scheletrica
con struttura
e la spalla ben arretrata, ci sarà
da Labrador.
da setter.
sempre un piccolo avvallamento al garrese. Sono da consicranio e fronte, che sono di uguale lunghezza. Lo stop derarsi errori gravi un dorso cedevole e un rene men
è appena accennato, ma una faccia senza stop o una che quadrato, poiché tendono a rendere instabile in età
testa da collie vanno ritenute atipiche. La testa è portata avanzata un cane che lavori davvero . Da questo punto
da un lungo collo ben inserito sul dorso.
di vista spalle dritte , polsi verticali o deboli, schiena
Questo è essenziale per un anteriore corretto e fa cedevole e rene lungo sono altrettanto dannosi per un
apparire il posteriore ben squadrato, mentre il profilo cane che lavora che una moderata displasia dell’anca.
globale mostra una lunga (dalla punta del petto fino
all’ultima costola) e profonda gabbia toracica che si Il posteriore di un flatcoated dovrebbe esser ben
assottiglia verso il rene squadrato. Il torace non è molto muscolato con angolazione proporzionata a quella della
ampio, e visto di fronte o di lato mostra ben visibile lo spalla. Il tratto dal ginocchio al garretto dovrebbe essere
sterno. La scapola (dal garrese alla spalla), l’avambrac- di buona lunghezza, almeno quanto la coscia (dall’anca
cio (dalla spalla al gomito), ed il braccio (dal gomito fino al ginocchio), con garretti corti. Il modo ottimale di
al polso) sono circa della stessa lunghezza. La scapola muoversi di un flatcoated retriever è di spingersi avanti
e l’avambraccio sono posizionati a circa 90°. Questa usando il posteriore come una leva efficiente, e non come
struttura insieme con il piede ben arcuato e falangi forti un attrezzo per spingere. Cani sovra-angolati devono
ma inclinate di moderata lunghezza creano un sistema costantemente spingere come in salita, sprecando così
di assorbimento degli urti che protegge lo scheletro e gli l’energia che dovrebbe invece andare in resistenza, e
organi interni.
sottopondendo a maggiore sforzo le anche e la colonna
vertebrale.
Edward J.
Atkins
ha Flatcoated e
Chesapeakes dal
1953, e alleva in
USA con l’affisso
Wyndham e in UK
con l’affisso Wyndhamian. Ha prodotto molti
campioni in tutto il mondo anche se produce
poche cucciolate, principalmente con lo
scopo di fare cani da caccia per sé; vive in
Nord Dakota, una regione nota per la quantità
della selvaggina sia stanziale che acautica
migratoria. Giudica anche cavalli e bestiame,
così come Chesapeakes e Golden dal 1972.
Ciò che differenzia un flatcoat di qualità dagli altri
retriever è un aspetto molto caratteristico e funzionale.
La testa è lunga e pulita, in grado di reggere ogni tipo di
selvaggina. E’ una testa con pochissima distinzione tra
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Riassumendo, il flatcoat è un cane forte ma elegante,
di media statura, con buona ossatura e corporatura.
Deve avere una cassa toracica profonda piuttosto che
arrotondata, e deve mostrare una forma triangolare
smussata formata da linea dorsale orizzontale, petto
profondo con sterno prominente, che si rastrema verso
l ‘ultima costola.
Un flatcoat non è mai compatto o tozzo e non è mai
troppo lungo. Come aspetto generale la razza deve
mostrare potenza senza esser massiccia e non deve
avere ossatura troppo sottile. Ogni tentativo di migliorare
o cambiare l’aspetto di un cane tagliando il pelo, o
gonfiandolo ecc è biasimevole, e il più delle vote attira
anziché distogliere l’attenzione sui difetti che cerca di
nascondere. L’unica toelettatura necessaria dovrebbe
essere una piccola pulizia dei bordi delle orecchie, del
collo e delle frange.
razze retriever
razze retriever
1) Facilità di apprendimento di un eccellente
obbedienza di base e condotta al piede.
Il Flat è un cane sensibile e molto facile da gratificare,
con un istintivo modo di porsi nei confronti dell’uomo tale
da portarlo a cercare continuamente un contatto fisico
ma in modo gentile e rispettoso. Tali caratteristiche lo
rendono facilmente addestrabile per l’obbedienza di
base, specialmente per quanto riguarda la condotta al
piede, anche in contesti molto difficili come le situazioni
di caccia in walk-up. A volte però il suo forte attaccamento nei confronti dell’uomo puo’ essere causa di fenomeni
di ansia da separazione con distruttività ed autolesioni
che il cane si infligge quando si sente isolato. Quindi e’
importante conoscere tali atteggiamenti per prevenirli
creando un ambiente idoneo dove possa trascorre le ore
in nostra assenza.
Scheda tecnica comparativa
del Flatcoated Retriever
nell’addestramento
all’obbedienza, al riporto
e alla caccia
IL FLAT CONTRO TUTTI
come si possano ricordare i punti esatti dove abbiano
effettuato i recuperi.
3) Eccellente copertura del terreno.
Lo stile di razza è elegantissimo e molto efficace,
coprendo il terreno con le caratteristiche “pennellate” che
gli consentono di massimizzare le funzionalità olfattive.
L’andatura è sempre adeguata alle condizioni ambientali
in modo che raramente il flat sia troppo veloce rispetto
alla consistenza delle emanazioni presenti sul terreno.
di Chiara Berzacola
Nella mia esperienza di addestratrice sono quotidianamente a contatto con soggetti delle razze Retrievers.
Negli ultimi anni ho avuto modo di approfondire la conoscenza del Chesapeake Bay e del Nova Scotia
Duck Tolling, mentre quotidianamente mi occupo di quelle piu’ diffuse in Italia quali Labrador, Golden e Flat
Coated.
Ognuna di esse ha sicuramente delle proprie caratteristiche che ne differenziano il profilo caratteriale ed
attitudinale. Nelle mie giornatedi addestramento il flat
coated e’ sempre stato presente: quello che mi ha dato
più soddisfazione è stato il mio Gamon, un flat che
ha raggiunto traguardi veramente eccezionali, infatti,
oltre ad aver conseguito il titolo di Campione Italiano
Assoluto (Campione sia di Lavoro che di Bellezza) è
stato premiato dal Retriever Club italiano come miglior
soggetto assoluto tra tutte le razze retrievers per la
stagione 2008 ripetendo il risultato gia’ ottenuto nel
2006. Inoltre ha partecipato alle più importanti competizioni con ottimi risultati sia in Field Trial che in Working
Test anche a livello internazionale ed Europeo, in rappresentanza dei colori italiani.
Iniziata con Gamon la grande passione per questa
razza, a tutt’oggi seguo la preparazione di giovani flat
coated.
Il Flat Coated Retriever ha delle caratteristiche molto
spiccate come la grande socievolezza nei confronti
dell’essere umano sia conosciuto che sconosciuto, con
atteggiamento sempre festoso ed ottimista. Il fortissimo
istinto al riporto ha delle particolari componenti che
possiamo osservare in modo molto tipico e radicato
nella razza tanto nell’azione che precede il reperimento
della preda, che in quella successiva: L’istinto predatorio
molto marcato, il fortissimo impulso al gioco ed istinto
di caccia, la notevole fiducia in se stesso e le doti di
autonomia e determinazione nella ricerca, gli consentono
di trovare sempre una preda da riportare, che sia un
vero selvatico od un oggetto di altro tipo. Pure quando
non vi sia nessuna possibilità di trovare una preda vera e
propria, il riporto del primo oggetto disponibile da potere
essere preso in bocca è spesso un rituale di festeggiamento irrinunciabile, dove il flat sfoggia il naturale atteggiamento di consegna dell’oggetto a testa alta con il caratteristico costante movimento frenetico della coda.
Nel lavoro di riporto il Flat Coated spicca per alcuni aspetti
rispetto alle altre razze retrievers, infatti ha mantenute
inalterate alcune caratteristiche tipiche della razza che
risultano ancora oggi molto ben fissate:
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2) Eccellente marking e Memoria.
E’ molto frequente trovare tra i soggetti della razza dei
grandi marcatori in grado di arrivare immediatamente sul
punto di caduta anche in condizioni di elevata difficoltà
dovuta alla distanza o a condizioni di terreno molto
difficile. Il Flat è generalmente in grado di memorizzare
un elevatissimo numero di punti di caduta e tenerli a
mente per un tempo molto lungo. Questa caratteristica rappresenta un indiscutibile pregio per l’impiego in
battuta “Drive Shooting” dove il cane viene usato per
ripulire il terreno dove sono stati abbattuti una moltitudine
di selvatici. Purtroppo ne diventa anche un notevole limite
quando il cane debba essere inviato al recupero di un
selvatico che non abbia potuto marcare, infatti in questo
caso assisteremo alla “sindrome di San Tommaso”: se
non ha visto cadere nulla in quella zona non sarà facile
inviarcelo, mentre sarà molto semplice mandarlo ad
una notevole distanza in una zona dove sia caduto un
selvatico anche dopo che sia trascorso moltissimo tempo
addirittura anni! Infatti capita sovente di essere invitati a
distanza di un anno ad una battuta che si svolga sempre
sui medesimi terreni dove i nostri cani vengono impiegati
solo in tale occasione per il Piking Up, incredibile ma vero
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4) Eccellente iniziativa di caccia.
Anche il folto, il rovo, il canneto e l’acqua profonda, sono
tutti ambienti affrontati in modo da adeguare costantemente la sua andatura alla portata del suo olfatto, con
scelte di percorso mirate allo scopo di sfruttare sempre il
vento nel migliore dei modi.
5) Eccellente naso.
Il muso allungato, il tartufo ben dimensionato e l’innata
abilità nel farne uso, sono garanzie di ottimo olfatto.
6) Eccellente consegna.
Innata predisposizione alla consegna della preda nella
mano del conduttore. L’emozione che prova il flat
all’atto della consegna è altrettanto grande di quella che
trasmette al suo conduttore esprimendo una gioia, un
entusiasmo e una gentilezza che rimane inalterata dal
primo al ultimo riporto della sua vita.
razze retriever
7) Difficoltà di mantenere una perfetta steadiness.
Come nelle altre razze da riporto (specialmente nelle
linee da bellezza), è abbastanza frequente incontrare
soggetti che abbiano predisposizione al “pianto” in linea:
uggiolio lamentoso come azione di scarico dello stress
dell’attesa che il cane accumula mentre aspetta il suo
turno per andare a riportare, specialmente in presenza di
altri cani. Tale atteggiamento è dovuto alla forte competizione che il soggetto avverte nei confronti degli altri cani
e all’impulso dovuto alla grande concentrazione e determinazione che lo spingerebbe ad andare a recuperare la
preda prima del comando del conduttore: “Running in”.
Per evitare problemi di questo tipo è consigliabile non
sottoporre il giovane allievo a situazioni stressanti se
non in modo molto graduale. Inoltre è consigliabile non
lavorare mai in addestramento sul marking ma piuttosto
su “memorie” ad esempio lasciando cadere un dummy
sul terreno e poi allontanandosi con il cane fino a
raggiungere una distanza sufficiente a finché il cane sia
tranquillo per potere essere inviato al riporto. I problemi
legati alla steadiness sono di provata predisposizione
genetica, quindi sarebbe necessario che l’allevatore
presti molta attenzione ai soggetti da impiegare in fase
di riproduzione.
8) Difficoltà di apprendimento della conduzione a
distanza.
La distanza dal conduttore fa si che il flat tenda a fare
uso delle sue caratteristiche di sicurezza in se stesso
e di iniziativa personale. Tali qualità lo rendono meno
disponibile rispetto ad altre razze quali il golden e il
labrador ad apprendere i comandi di conduzione a
distanza.
Saremo costretti ad organizzare degli esercizi finalizzati
a inibire un po’ la sicurezza in se stesso del nostro
allievo ad esempio con l’aiuto di una persona che possa
raccogliere la preda ed eventualmente spostarla, in una
diversa zona rispetto a quella che il cane si aspetta, in
modo da controllare e gestire l’insuccesso dell’iniziativa
del cane e premiare invece l’obbedienza alle direttive del
conduttore.
razze retriever
9) Difficoltà di apprendimento del rispetto della zona
di caccia indicata dal conduttore in presenza di
distrazioni.
La cerca circoscritta in un area ristretta rappresenta
sempre una difficoltà nell’apprendimento di qualsiasi
retrievers di qualsiasi razza. Questo è anche il caso del
“no bird” molto frequente nelle nostre competizioni: o sia
quando il giudice chiede al conduttore di far cercare il
cane in una determinata area dove però in realtà non si
trova nessun selvatico, quindi dopo un tempo più o meno
lungo il giudice chiederà al conduttore di richiamare il
cane il quale dovrà tornare prontamente al piede senza
recuperare alcun selvatico anche quando abbia visto
cadere o fiutato altri selvatici in altre zone circostanti a
quella richiesta.
Conclusioni
Il flat coated è un cane adatto a un proprietario-conduttore
calmo e costante nell’addestramento che possa dedicargli
tempo per fare adeguato esercizio fisico e mentale. Sarà
facilissimo da educare rispetto ad altre razze retrievers,
e rispetto ad esse raggiungerà più facilmente un livello
base/intermedio di preparazione alla caccia e al riporto.
Al contrario sarà più difficile raggiungere un addestramento avanzato necessario per le competizioni di livello
più elevato. Ritengo senz’altro che le grandi qualità
naturali giustificano pienamente anche la necessità di
dovere impiegare un tempo superiore per raggiungere i
livelli di perfezionamento nel addestramento avanzato al
riporto ed il mio Gamon ne è stata la prova.
La razza gode in Italia di ottima salute infatti alcune linee
di sangue si distinguono per gli ottimi risultati sia dal
punto di vista morfologico (esposizioni di bellezza) che
attitudinale (field trial).
In conclusione ritengo che il flat sia un cane dal fascino
irresistibile.
Approcciarsi al mondo del lavoro con un flat coated è
un’esperienza alla quale nessuno dovrebbe rinunciare.
Non esitate quindi a contattare la Sezione Lavoro del
Retriever Club Italiano per avere qualsiasi informazione
sull’addestramento e le prove.
Chiara
Berzacola
10) Difficoltà di apprendimento del riporto “blind”.
Per impostare il “blind” non potremo servirci esclusivamente delle memorie come potremmo fare per altre
razze, ma dovremo cominciare con veri “Blind” anche se
a distanze brevissime, con vento a favore e tanti dummies
sparsi a terra in modo da favorire al massimo il cane e
rendere sicura la riuscita dell’esercizio, poi cominciare
gradualmente a complicare l’esercizio intervenendo su
una sola alla volta delle componenti (vento, -distanza,
numero di dummies) fino ad avere condizionato il cane
al punto tale da ottenere un vero invio Blind.
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appassionata
addestratrice di
retriever è attualmente
Presidente del Settore
Lavoro del RCI, partecipa attivamente alle gare
di lavoro, sia in campo nazionale che all’estero.
Ha fatto del suo Gamon (Multi Sh. Ch., Int. Ch.,
RCI Soc. Ch., It. Ft. Ch. Royal Silk Gamblerman)
il più titolato flat-coated italiano.
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mondo expo
mondo expo
movimento. A me non è stato dato modo di apprezzarlo
e quindi non posso che penalizzarlo.
Mutatis mutandis lo stesso discorso vale per le condizioni fisiche del cane. Chiunque abbia un minimo di pratica
di esposizioni è perfettamente a conoscenza che nessun
cane sarà sempre al top delle proprie condizioni in ogni
momento dell’anno. E’ quindi inutile lamentarsi se il
proprio cane, quel giorno non al massimo della forma, “
tre mesi fa ha fatto migliore di razza e oggi ha preso solo
eccellente”. Probabilmente oggi la sua condizione
meritava quella qualifica e non un’altra, o altri soggetti
presentati erano in condizioni migliori delle sue.
A questo punto mi sembra opportuno spendere qualche
parola sui rapporti giudice –espositori. Da quando ho
iniziato a frequentare il mondo della cinofilia devo dire
che il rapporto tra giudici ed espositori si è piuttosto
modificato , e sicuramente non in meglio.
DALLA PARTE DEL GIUDICE
Un giovane golden a giudizio.
Manca quindi ormai qualsiasi forma di umiltà e di voglia
di confrontarsi. Certo, il giudice può sbagliare, visto che
l’infallibilità non è di questo mondo. Forse però il suo
punto di vista può anche aiutare a dare una scrollata a
certe incrollabili certezze che abbiamo coltivato, e a
farci comprendere che magari il nostro cane non è solo
una somma di pregi ma che presenta anche qualche
difetto su cui come allevatore faremmo bene a fare una
riflessione.
di Andrea Pandolfi
Ho accettato con piacere l’invito rivolto dalla rivista di scrivere qualcosa sul mondo delle esposizioni
visto dalla parte, una volta tanto, del giudice e non dell’espositore. Colui che considero, dal punto di vista
cinofilo, il mio nume tutelare e cioè il compianto Prof. Raffaello Mariotti alla vigilia del mio primo appuntamento da giudice mi disse: “ E ora ti renderai conto cosa vuol dire giudicare dall’interno del ring e non
dall’esterno !!!” Devo dire che più passa il tempo e più mi rendo conto di come aveva ragione. Giudicare
è difficile, perché richiede attenzione, competenza e necessità di operare delle scelte in tempi ristretti.
Come diceva una pubblicità di un po’ di anni fa “sembra facile!!”. Vi assicuro che non lo è, anche se sulla
carta potrebbe sembrarlo.
Cominciamo a dire quali sono gli strumenti principali di
un giudizio. In primis, l’anatomia generale del cane, e
poi ovviamente lo standard. Questi due elementi configurano il “quadro ideale” con il quale il soggetto da giudicarsi dovrà essere confrontato. Per quanto riguarda i
retrievers, con l’eccezione del Nova Scotia e del Chesapeake, gli standard sono redatti nella maniera anglosassone e quindi, a differenza per esempio degli
standard per le razze italiane e tedesche redatti in
maniera minuziosa, sono molto poco descrittivi e
precisi. Lasciano quindi, diciamo, abbastanza spazio
all’interpretazione soggettiva. Il giudice, in questo caso,
deve quindi farsi carico di valutare la corrispondenza
del soggetto allo standard anche avvalendosi della
propria sensibilità ed esperienza. Come si può capire il
margine di interpretazione è piuttosto ampio e da qui
discende la notevole discrepanza che in qualche caso
si può verificare tra un giudizio di un giudice e quello di
un altro. Un errore da evitare, che talvolta capita se
oltre che giudici si è anche allevatori della razza, è
quello di giudicare in base al “tipo” preferito. Ciascun
allevatore ha in testa una certa morfologia di cane,
spesso legata a correnti di sangue usate negli anni che
hanno fissato il “tipo” del proprio allevamento.
“esperti” - in nessuna considerazione e quindi tacciata
come sbagliata.
Quando si giudica si deve farlo con riferimento allo
standard e alla conformazione dei soggetti presentati
senza lasciarsi influenzare da quei soggetti che maggiormente somigliano al proprio tipo.
Altro errore che a mio avviso è da evitare è quello di
privilegiare un certo aspetto nei confronti di altri, per cui
l’eventuale positività (o negatività) di quell’aspetto tende
ad essere valutata in maniera più pesante rispetto ad
altri fattori di giudizio. Nel giudizio nessun fattore deve
essere predominante e ciascuno deve concorrere a
fornire un giudizio obbiettivo, ovviamente fatti salvi i casi
di difetti che comportino la squalifica. Prima accennavo
alla ristrettezza dei tempi con cui il giudizio si svolge.
Purtroppo l’analisi di un soggetto, per quanto accurata il
giudice la cerchi di fare, è sempre operata in uno spazio
temporale ristretto e questo ovviamente talvolta può
incidere sulla valutazione. Faccio un esempio: se giudico
un cane che quel giorno non ne vuole sapere di
camminare correttamente, perché nervoso o disturbato
da qualcosa, non posso che penalizzarlo perché in quei
pochi minuti quella è l’obbiettività che mi si è mostrata.
E potrebbe essere anche vero, come spesso gli espositori dicono in questi casi, che quel cane ha un ottimo
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Giornata familiare a Montrichier del Retriever Club
Svizzero.
L’esposizione canina è un momento molto importante
dell’allevamento in quanto costituisce la riprova del
lavoro svolto dall’allevatore. Nell’esposizione si
sottopone ad un esperto (riconosciuto da Ente apposito
come tale in base alla esperienza ed al superamento di
esami) i propri soggetti per avere indicazioni sul livello
di allevamento, sulla giustezza o meno di scelte allevamento operate, sull’eventuale opportunità di operare
delle modifiche o di intervenire per togliere certi difetti.
Oggi, sempre più spesso, si ha la percezione che
questo non abbia per molti espositori nessuna importanza. Qualsiasi opinione diversa dalla propria non
viene tenuta – da una buona percentuale di espositori
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Infine vorrei auspicare che gli espositori si ricordino
sempre le elementari regole di comportamento: presentarsi con puntualità al ring senza bisogno di essere
chiamati, comportarsi con educazione e senso di sportività, tenere sempre a mente che il ring non è uno
spazio di proprietà personale ma deve essere condiviso
anche con gli altri, etc. Sembrerebbero cose scontate,
ma purtroppo per molti espositori non è così.
Come dicevano i nostri progenitori: repetita iuvant!!
Speriamo che alla fine le esposizioni tornino ad essere
veramente il luogo dove a farla da padrone sia sempre
e soltanto il vero ed unico motivo della loro esistenza:
la passione e l’amore per i nostri cani.
Andrea
Pandolfi
Alleva da anni per passione
golden retriever. Giudice
ENCI, è stato tra i primi a
importare in Italia soggetti di alta genealogia,
con i quali ha prodotto diversi campioni italiani
e sociali nel proprio allevamento.
mondo lavoro
mondo lavoro
Il pianto si manifesta generalmente in due momenti
della gara: durante l’abbattimento della selvaggina, in
cui i cani devono attendere pazientemente ed osservare
per marcare i punti di caduta o durante l’attesa in linea
del proprio turno di riporto, mentre un altro cane sta
lavorando ed il suo conduttore usa il fischietto. In quel
momento la sollecitazione a cui è sottoposto il retriever
è massima: vorrebbe andare ed invece deve aspettare.
La capacità di attendere corrisponde a ciò che in gergo
tecnico viene definita “steadiness”. Si richiede che il
cane non si muova, non si agiti e soprattutto che non
abbai, non mugoli o pianga, per attirare l’attenzione
del proprio conduttore. Essendo la steadiness l’abilità/
qualità messa alla prova all’inizio della gara, è facile
immaginare quale sia l’esito disastroso di una prova
effettuata con un cane che piange.
Volendo semplificare, si potrebbe dire che un percorso
completo di addestramento può essere pensato come
passaggio attraverso l’apprendimento di una singola
abilità alla volta. Ciascuna di queste abilità può poi
essere scomposta in tanti piccoli step: ad esempio
prima di chiedere un doppio marking al mio cane devo
aver ben consolidato il single marking, così come prima
di insegnare il seduto a distanza, devo aver insegnato
il seduto vicino al conduttore. In ogni caso non si potrà
insegnare ad un cucciolo contemporaneamente il
seduto ed il riporto.
IL PIANTO NEI RETRIEVER
di Martino Salvo
Per partecipare ad un field trial, conduttore e cane devono aver completato un percorso di addestramento
molto lungo e difficile (circa 2 anni di lavoro costante col proprio retriever): durante la gara vengono
infatti testate contemporaneamente tutte le abilità del cane e tutte le sue doti naturali. Se ne manca
anche solo una, il cane può essere eliminato o escluso dal prosieguo della gara.
Nel caso dei working test invece la gara è divisa per
step (generalmente 4 esercizi) che testano una parte
di queste qualità alla volta. Il giudizio è graduato su
una scala di valori più ampia (da 0 a 10 per ogni riporto)
rispetto al “corretto/scorretto” come avviene nei field
trial. In più un errore commesso in un esercizio non
compromette la possibilità di continuare la gara, ed
il concorrente, a sua discrezione, può scegliere di
mettere comunque alla prova negli altri step il proprio
cane ed il livello di addestramento raggiunto. Come
potrete capire una prova di field trial è molto più
restrittiva in termini anche solo di possibilità di arrivare
a finire una gara, a prescindere dal risultato finale: in
ogni momento si può commettere un errore che spesso
porta all’istantanea eliminazione.
In questo articolo parleremo di un argomento spinoso
a cui la maggior parte degli autori di libri o video
sono allergici, quasi una “no fly zone” dove le voci si
abbassano, dove si preferisce ignorare l’argomento
piuttosto che affrontarlo: “il pianto nei retriever che
aspirano a competere nei field trial”. Molti di noi si sono
imbattuti in quella fase dell’addestramento, specie con la
selvaggina, dove il nostro cucciolone inaspettatamente
si sovraeccita e incomincia a mugolare. Per chi fa gare
questo è il segnale di pericolo rosso, in cui rischiamo
di vedere mandare all’aria un anno o più di metodico
addestramento, in cui il nostro retriever ha già imparato
Cani in attesa durante l’abbattimento osservano
tranquilli e con attenzione: un perfetto
bilanciamento delle qualità che vorremmo
sviluppare in un retriever.
a prendere le direzioni, fermarsi al fischio, riportare
correttamente, marcare, eseguire riporti blind…. E chi
addestra personalmente il proprio cane sa quanto
pazienza, passione, dedizione e costanza ci vuole
per addestrare un retriever. Il pianto purtroppo, è un
comportamento spesso molto difficile da correggere, alle
volte impossibile (così dicono i più esperti), e la cattiva
notizia è che se un retriever piange in linea, durante un
field trial, viene immediatamente eliminato e pregato di
allontanarsi perché disturba gli altri concorrenti. Come
già accennato, la gara finisce prima ancora di cominciare.
Un conduttore dà comandi con le mani, la voce, ed
il fischietto al proprio cane che sta lavorando: un
momento molto critico per gli altri cani che attendono il
proprio turno.
ABBIAMO PIÙ VOLTE DETTO CHE:
QUALITA’ NATURALI + ABILITA’ AQUISITE =
RETRIEVER DA FIELD TRIAL
Dando per scontate le qualità naturali che il cane ha o
non ha (naso, senso del selvatico, voglia di cacciare,
coraggio, tempra...ecc..), le numerose abilità da far
acquisire comprendono tutti quei comportamenti che
non sono innati in lui e che devono essere insegnati
(steadiness, non scambiare la preda, seguire una
direzione senza aver visto cadere il selvatico, fermo al
fischio…).
Attesa durante una battuta alle anatre: l’acqua costituisce
un elemento di attrazione in più per i cani e quindi lo stress
può aumentare durante l’attesa.
12
*Per approfondire quanto appena detto consiglio di
leggere l’articolo apparso sul numero uno della nostra
rivista.
13
Un aspetto però molto insidioso e che spesso
è poco noto ai meno esperti (anche chi
scrive ne ha pagato le conseguenze!) é che
deve essere rispettato un ordine cronologico
rigoroso nell’insegnamento delle abilità,
altrimenti si rischia quasi certamente di avere brutte
sorprese, anche dopo aver investito molto tempo,
danaro ed energie. Non basta cioè suddividere il
percorso di addestramento in macro aree quali: riporto
marcato, riporto blind, fermo al fischio, steadiness,
sperando che dopo aver assemblato il tutto si ottenga
il risultato voluto. Non vale quella che in matematica
è chiamata “proprietà commutativa”, dove invertendo
l’ordine degli addendi, il risultato non cambia.
Nell’addestramento del retriever se cambiamo l’ordine
di insegnamento delle abilità, cioè non rispettiamo una
opportuna sequenza, il risultato potrebbe essere molto
diverso da quello sperato, anche a parità di tempo
investito e impegno profuso.
Le moderne tecniche di addestramento prevedono che
esso cominci sin dai primi giorni che portiamo il cucciolo
a casa, graduando il nostro comportamento a seconda
del momento di crescita del cane: dall’educazione, si
passa progressivamente all’addestramento formale.
mondo lavoro
mondo lavoro
In questo modo possiamo incidere indelebilmente
sulla mente vergine del cucciolo quei comportamenti
positivi voluti, essendo egli completamente nuovo
ad ogni tipo di esperienza di vita. Più comportamenti
corretti avremo insegnato al cucciolo, meno vizi o errori
dovremo correggere in futuro. Analogamente tutti i
comportamenti sbagliati che dovessimo creare nel
cucciolo si radicheranno molto profondamente se non
corretti subito. Tra questi, la sovraeccitazione da riporto
ed il pianto che ne è la diretta conseguenza sono quelli
a cui dobbiamo porre maggiore attenzione, poiché
renderebbero inutilizzabile il nostro retriever in gara.
affrontano tale stato con un atteggiamento calmo e
con attenzione, una eccessiva eccitazione nel cane va
invece a scapito della lucidità nel lavoro”.
compromesso tra lo sviluppare nel cane una buona
voglia di lavorare ed il controllo su di esso, così che il
cane rimanga calmo e fermo finchè non viene inviato
a riportare con lo stesso entusiasmo. Alcuni cani
imparano a piangere perché a contatto con cani che
piangono. Addirittura un conduttore che corregge
il cane che piange, può peggiorare la situazione
perché il cane impara che in questo modo egli ha
attirato la sua attenzione. Attirare l’attenzione può
essere più importante per il cane della correzione
che riceverà per il pianto”.
L’invio di un cane può essere molto stressante per gli altri
che devono rimanere inattivi.
Gara alla Francese: giovani cani alle prime
esperienze in linea - un test critico.
Per capire cosa c’è all’origine del pianto di un retriever,
quali sono le cause, cosa si può fare per correggerlo,
ed in quale misura, abbiamo intervistato ponendo loro
alcune domande alcuni fra i migliori addestratori nel
mondo:
Gunilla Wedeen (Svezia), molto conosciuta sia
nel nostro Paese che in Europa, come allevatrice ed
addestratrice;
Vic Barlow (UK), addestratore, allevatore, autore
di diversi libri tra i quali British Training for American
Retrievers;
Martin Deeley (UK/USA), addestratore, allevatore,
autore di numerosi libri sul tema retriever, tra i quali
Working Gundogs e Advanced Gundog Training;
Stefano Martinoli (Italia), addestratore e allevatore
molto conosciuto in Europa.
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•
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•
L’intervista
1) Che tipo di messaggio dà un retriever che piange
in linea, durante un field trial (sovraeccitazione,
richiesta di attenzione…)?
Gunilla Wedeen: “La mia opinione a riguardo è che
un cane che piange in linea “ha il pieno controllo del
proprio conduttore”. Qualche hanno fa avrei detto che
il cane piange perché freme per riportare, ma oggi
ho cambiato completamente idea. Sono convinta
che tutto dipenda da una carenza di leadership. Il
cane è talmente abituato a prendere iniziative in tante
situazioni della vita quotidiana, che in addestramento il
padrone incomincia ad avere problemi non appena egli
all’improvviso cerca di esercitare la propria dominanza.
Quando un cane abituato a prendere l’iniziativa, all’improvviso è costretto a trattenersi dal riportare quando
e ciò che egli vuole, magari perché c’è un altro cane
che sta lavorando, o perché son stati abbattuti più
pezzi, allora sale la frustrazione e nasce il pianto.
Indubbiamente alcuni cani sono predisposti al pianto,
ma la frustrazione è comune a tutti in questa situazione:
quello che cambia è il modo in cui essa si manifesta.
Alcuni non ascoltano il fischietto, altri hanno la bocca
dura e moltissimi perdono la concentrazione durante
il lavoro. Ma tutti questi comportamenti derivano dalla
stessa causa: stress per essere stati trattenuti”.
Vic Barlow: “Quasi sempre è una reazione al guardare
gli altri cani che lavorano, mentre egli è costretto a star
fermo”.
Martin Deeley: “Il pianto può dipendere da tante cause.
Anche uno sbadiglio che può derivare da noia, stress,
o semplicemente da una reazione ad una determinata
situazione, può essere sufficiente per eliminare un cane
in gara. Generalmente credo che significhi impazienza
di lavorare, in alcuni casi una vera e propria richiesta al
conduttore di essere lasciato andare a riportare, Il suo
entusiasmo e la sua voglia raggiungono un livello tale
che il cane non riesce a trattenersi più e da ciò scaturisce
il pianto. In alcuni cani il pianto è talmente radicato che
il cane non riesce in alcun modo a contenersi”.
Stefano Martinoli: “E’ un atteggiamento di nervosismo
dovuto al carattere del cane. Come avviene nelle
persone che reagiscono in modo diverso a situazioni
di stress… Il cane ha questa predisposizione nel
proprio DNA. Ogni cane può manifestare e può reagire
allo stato di stress in modo diverso. Alcuni cani infatti
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Concentrazione, attenzione, attesa, azione: le fasi di un
perfetto invio al riporto. Notare quanta energia il cane
libera nella corsa.
2) Quali possono essere le cause del pianto?
(es.: errori nell’addestramento, ereditarietà...)
Gunilla Wedeen: “Vale quanto già detto prima”.
Vic Barlow: “Le cause principali vanno individuate
nella genetica e nel dare al cane troppo e troppo presto.
Per esempio troppi esercizi di riporto e pochi esercizi di
steadiness”.
Martin Deeley: “Decisamente entrambi. In alcuni cani
il pianto è ereditario e in questo caso semplicemente
trovano difficile non piangere. In altri invece è stata
sviluppata una spinta ed una voglia di riportare
non bilanciata da un pari capacità di attendere ed
essere sotto il controllo del conduttore. Ogni cane è
diverso, e l’addestratore deve sempre trovare il giusto
15
Stefano Martinoli: “Le cause sono molteplici. In
alcuni casi sono rimediabili in altri no.
-Addestramento errato. Se il pianto deriva da errori
commessi nell’addestramento, esso può essere
rimediato con un addestramento appropriato, ed
intervenendo per tempo. Il cane deve abbandonare
l’idea che ogni cosa che cade è sua. Un errato
addestramento fa si che questo non avvenga. Il
cane reagisce quando vede altri cani lavorare e
non sa aspettare. Probabilmente nell’addestramento è prevalso il riporto a discapito della steadiness.
-Ereditarietà. Il fattore genetico determina il modo
di reagire alle sollecitazioni e si tramanda attraverso le
generazioni. E’ una tara genetica difficile da estirpare
perchè è difficile individuare le linee di sangue che
portano problemi. Se la causa del pianto è individuabile
nell’ereditarietà, il problema può anche manifestarsi
lentamente e progredisce inevitabilmente”.
3) Quali sono le cose da fare e da evitare nell’addestramento del giovane retriever per prevenire il
pianto?
Gunilla Wedeen: “Penso che la cosa più importante
sia ottenere una leadership positiva e incondizionata, tale che il cane creda nel conduttore in ogni tipo di
situazione. E’ necessario che il conduttore sia in grado
mondo lavoro
di gestire sempre l’iniziativa e trattare il cane come tale e
non come un piccolo umano. Io addestro relativamente
poco i miei cani da cuccioli sino ad un anno. Concedo loro
di vivere naturalmente da cani, ma con due regole ferree:
se ti chiamo torni e se ti parlo ascolti. Questo crea una
forte leadership e un cane affidabile. Punto inoltre molto
sull’addestramento passivo. Lego sempre il mio cucciolo
ad un paletto quando addestro altri cani e durante quella
sessione di addestramento non lo faccio mai lavorare.
Fino ad un anno io addestro il mio cucciolo sempre da
solo. Se siamo vicino ad altri cani che lavorano, il mio
cane, sino a 9 mesi, è legato ad un paletto. Dopo tale età
lo tengo legato a me, magari mentre aiuto altri conduttori,
lanciando dummy o sparando o facendo qualsiasi altra
cosa”.
Vic Barlow: “Le priorità sono insegnare la calma e la
steadiness, piuttosto che incoraggiare l’eccitazione in un
cane giovane”.
Martin Deeley: “Non creare nel cane una eccitazione
per il riporto tale che sia poi lui a chiedere di riportare.
Insistere sulla steadiness sino al punto in cui il cane
ha il giusto entusiasmo ma può anche sopportare il
controllo del padrone facilmente. Come già detto, il
giusto compromesso tra voglia di lavorare e controllo.
Non acquistare cuccioli nati da genitori che piangono.
Tenere lontano il cucciolo da cani che piangono.
Allenarlo all’attesa, non inviandolo su tutti i riporti lanciati,
e facendogli osservare altri cani che lavorano. Iniziare
a far conoscere al cane selvaggina fredda e calda in
piccole sessioni e sotto controllo. Prestare attenzione a
non introdurre runners (feriti che pedinano) troppo presto
poiché possono sviluppare eccitazione nel cucciolo e
determinare il pianto e mugolio”.
Stefano Martinoli: “I miei consigli sono:
- Addestrare il cane da solo sino a 17-18 mesi;
-Prima consolidare le basi (richiamo, condotta, resta,
seduto);
- Non lavorare con i cuccioli sui marcati (danneggia la
steadiness e favorisce i pianto);
- Su 10 riporti concedere un riporto al cane;
- Usare i riportelli più per aspettare che per riportare;
- Dare prevalenza a riporti di “memoria”;
- Dopo i 2 anni addestrare sui marcati intensamente”.
mondo lavoro
4) Se un retriever è l’unico cane in famiglia, è più
predisposto a sviluppare il pianto rispetto ad uno che
vive e viene addestrato insieme ad altri retriever?
coercizione non è la strada più utile. Non la consiglio.
I cani piangerebbero comunque anche in presenza di
una correzione coercitiva”.
Gunilla Wedeen: “Non credo che ci sia una connessione
tra il pianto e la presenza di altri cani. Ho cambiato
idea circa la trasmissibilità del pianto da cane a cane.
Vic Barlow: Dipende da come il cane viene trattato in
famiglia. Alcuni cani allevati in famiglia rimangono calmi
e silenziosi perché la famiglia è calma e silenziosa. Altri
sono eccitabili e sfrenati perché la famiglia ha gli stessi
atteggiamenti”.
Martin Deeley: “Dipende tutto da come sono gli altri
cani che incontra e dal conduttore”.
Stefano Martinoli: Non è detto. Se il proprietario è
un buon psicologo del proprio cane, lo addestrerà nel
modo corretto.
6) Quali consigli per correggere un retriever che
piange?
5) In quale misura è recuperabile un retriever che
piange?
Gunilla Wedeen: “So che qualcuno ha risolto il
problema del pianto con metodi forti, ma a parte che si
deve possedere un cane dalla tempra estremamente
forte, mi dissocio assolutamente da questi metodi,
che non hanno nulla a che vedere col mio modo di
addestrare”.
Vic Barlow: “Bisogna far capire al cucciolo sin dai primi
giorni che nessuna forma di pianto è accettata”.
Martin Deeley: “Il pianto può essere risolto ma non
facilmente, specie se il cane ha capito in quale contesto
o non può piangere, può o non può essere corretto.
Abituare il cane all’attesa, all’obbedienza, piuttosto che
al riporto e alla caccia non controllata può funzionare.
Ho lavorato con alcuni cani che non piangevano in
battuta di caccia ma piangevano durante il field trial. Lo
stress ed il nervosismo del conduttore possono essere
percepiti dal cane e in generale credo che il cane
capisca che in certe circostanze può piangere senza
essere corretto. Se però il pianto è ereditario, c’è molto
poco da fare”.
Stefano Martinoli: “Non è facile correggere il pianto. La
16
Gunilla Wedeen: “Bisogna cambiare il modo di
relazionarsi col cane e dopo ciò lavorare in modo
diverso quando si invia il cane. Il cane dovrebbe essere
assolutamente tranquillo, in uno stato mentale calmo
e sottomesso. Così egli impara ad essere calmo,
silenzioso e concentrato”.
Vic Barlow: “Si può mettere pressione su un cane
giovane, ma su un cane adulto si può far poco una volta
che il pianto è diventato un abitudine”.
Martin Deeley: “Veloci correzioni senza alcun
preavviso possono dare risultati. Anche molto lavoro in
cui il non il cane ma il padrone raccoglie i riporti. Tornare
indietro alle basi e ricostruire il percorso gradualmente.
E’ necessario essere costanti e ottenere il rispetto del
cane. Questi deve capire che il padrone è il capobranco
e che solo lui decide quando è il momento di riportare
o meno. Non inviare mai il cane o ricompensarlo dopo
che ha pianto. Correggerlo e riportarlo in macchina
(o canile), in ogni occasione che piange durante un
addestramento”.
Stefano Martinoli: “Nell’addestramento del cucciolo
non lancio i riportelli ma li appoggio per terra, in modo
da non sollecitare il cane. Ma mano che il cane diventa
più grande, li lascio cadere di fronte, ed infine li lancio”.
7) Considerazioni personali
Gunilla Wedeen: “Ho lavorato molto aiutando persone
i cui cani avevano problemi di stress, ed ho provato
che impegnandosi molto ci sono ottime possibilità di
recuperare. Ma il modo migliore per ottenere buoni
risultati è lavorare sui cuccioli, andando piano con
l’addestramento, avendo un atteggiamento calmo, e
lavorando molto sulla relazione padrone – cane. I nostri
cani sono stati selezionati per riportare, non c’è bisogno
di insegnare loro troppo nelle prime fasi. Quando il
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cane sarà sufficientemente cresciuto, si potrà mettere
pressione su di esso e chiedergli molto, ma tutto ciò
dopo aver già costruito la parte più importante: aver un
cane calmo e rilassato che non ha nessuna aspettativa
di lavorare al di fuori di quando gli viene chiesto dal
padrone. Ho molta stima degli inglesi che sembrano
avere un rapporto molto naturale con i loro cani, che
scaturisce da una loro predisposizione personale.
Sembra che il posto migliore dove vorrebbero stare i
loro cani sia proprio vicino al loro padrone, ed in questo
stato mentale vengono fatti lavorare. Credo che il nostro
problema sia che, al contrario, noi cerchiamo sempre
di forzare i nostri cani a stare vicino a noi attraverso
l’addestramento e le correzioni, e la maggior parte
delle volte dobbiamo trattenerli, mentre essi vorrebbero
lavorare. Ed in questo stato mentale li inviamo verso
un riporto”.
Vic Barlow: “Non acquistare cuccioli da linee che hanno
prodotto cani che piangono. Addestrare metodicamente
e senza andare troppo in fretta. Non esagerare con i
riporti. Insegnare ad attendere e a concentrarsi”.
Martin Deeley: “Alcuni conduttori non sono visti come
i capi branco dal loro cane. Il conduttore deve essere
calmo ma concentrato e deciso nel suo atteggiamento.
Il cane deve capire che non è lui il leader e che non
deve prendere lui l’iniziativa. La correzione deve essere
proporzionata all’errore, al cane e alla situazione, e se
il conduttore non è in grado di adattarsi a seconda del
cane, il risultato può anche essere peggiore dell’errore
che si vuole correggere”.
Stefano Martinoli: “Nella riproduzione bisogna
prestare attenzione ai cani che si scelgono non solo in
funzione degli aspetti tecnici, ma anche in funzione di
quelli caratteriali”.
Tiriamo dunque le somme:
•Tutti gli intervistati sono concordi nel fatto che il
pianto va prevenuto piuttosto che corretto;
•Questo si ottiene puntando più sulla costruzione del
rapporto col proprio cucciolo, sulla steadiness, sulla
costruzione di una attitudine alla calma e all’attesa,
piuttosto che sul riporto. E questo direi che per molti di
noi suona molto nuovo.
Una speranza di poter correggere il comportamento
del pianto ci viene da Gunilla Wedeen e da Martin
Deeley, attraverso l’addestramento passivo, ed
esercitando la leadership sul nostro cane anche nelle
attività della vita quotidiana.
Ho letto tanti libri e letto quasi tutti i forum su Internet
per almeno due anni senza risultato, cercando le
risposte che questi professionisti ci hanno dato così
generosamente. Spero che questo lavoro di ricerca
possa servire a tante persone che si accingono ad
addestrare il loro cane in modo da evitare quegli errori
nascosti e meno noti, e provare così la gioia di avere
un retriever veramente “willing to please”.
•
persone e retriever
persone e retriever
verso dove pensavano che il selvatico fosse andato,
rendendo così più difficile per il cane trovare la traccia
del ferito.
Jennifer ha passato una vita con i Golden Retriever.
Con suo marito Gordon ha comprato il primo Golden
nel 1969, una golden da bellezza. “Tra il 1969 e il
1989 i nostri cani erano per lo più da esposizione,
con ottimi successi, ne abbiamo anche qualificati
due per il Crufts. Il primo Golden che ho addestrato
è stato Gained Top Seale of
Holywear, che ha avuto il suo
‘show gundogs certificate’. Il cane
successivo, Gaineda Cantelope
of Holywear, è stato il mio primo
cane da lavoro, ed il suo miglior
risultato è stato un quarto posto,
ma non aveva lo stile o la velocità
che piacciono ai giudici”.
Mrs. JENNIFER HAY
Holywear Golden Retrievers
di Alessandra Franchi
Ho incontrato Jennifer Hay a metà febbraio 2009. E’ arrivata in aereo a Milano Malpensa dopo un
viaggio infernale, con il primo volo da Newcastle a Londra ritardato di ore causa neve e una lunga notte
passata in sala d’aspetto all’aeroporto di Gatwick perché il volo verso l’Italia era stato annullato. “Deve
avere un tempra d’acciaio” ho pensato vedendola sulla porta degli arrivi sorridente e all’apparenza per
nulla stanca, pronta ad affrontare come giudice il suo weekend di prove per retriever organizzate presso
l’Azienda Venatoria di Barengo dal Gruppo Cinofilo Novarese, in collaborazione con il Retrievers Club
Italiano. Siamo rimaste in contatto dopo questa esperienza , e mi ha fatto piacere poterla intervistare
dopo il Crufts, dove ha giudicato le famose “gamekeepers classes”.
Quando la ho ricontattata le ho chiesto innanzitutto il
suo commento sui due giorni di field trial. Ecco la sua
risposta: “I terreni erano magnifici, e abbiamo avuto
la possibilità di testare i cani in molte condizioni e su
diversi terreni: campi di mais con gli stocchi ancora
in piedi, boschi – alcuni dei quali molto fitti- campi
aperti. I cani hanno lavorato nello sporco, nel bosco,
hanno avuto l’opportunità di fare lunghi marcati in
campo aperto, di attraversare fossi e di far vedere la
loro capacità di essere condotti.
Le ho chiesto se avesse qualche suggerimento su
come migliorare le nostre gare e mi ha detto che il Club
di cui è Field Trial Secretary (Golden Retriever Club di
Northumbria) organizza ogni anno una simulazione di
Field Trial (mock trial). “E’ utilissimo per dare ai cani e
ai conduttori – specialmente ai neofiti- l’esperienza di
cui hanno bisogno per partecipare con la scioltezza
necessaria a una vera gara. In questo ‘mock trial’ I
giudici sono ben contenti di parlare con i concorrenti
e di suggerire loro come avrebbero dovuto condurre
il cane per avere la miglior prestazione in ogni
situazione”.
Jennifer ha anche detto che un buon trucco, molto
usato in Inghilterra, per aumentare le chances di
reperire selvaggina in una gara in walkup è di
posizionare richiami vivi (specialmente pernici) in
piccoli recinti lungo il percorso dei cani. Naturalmente
agli uccelli nei recinti vanno dati cibo ed acqua. Questi
richiami attirano gli uccelli liberi e rendono più facile
il lavoro dei fucili, visto che così c’è quasi sempre
selvaggina nell’area intorno ai recinti. I cani che
lavorano sono abituati a questa situazione e ne non
vengono minimante disturbati.
Ha poi osservato che in alcuni casi si notava che i
conduttori non erano cacciatori, e che sicuramente
sarebbe stato positivo per loro poter fare esperienza di
vera caccia. Per esempio, ha visto parecchi conduttori
che, quando veniva loro richiesto il riporto di un
ferito, inviavano il cane non sul punto di caduta, ma
18
“Poi
da Abnalls Emannualle
of Chadsmoor accoppiata con
Willowric Andy è nato Lingholme
Skree di Holywear, che è stato il
mio primo cane completamente
di linee da lavoro, e non sono più
tornata indietro. Sei settimane
dopo avemmo nuovamente la
prima scelta in una cucciolata
(Willowric Andy x Moncastle
tessa), e mio marito Gordon
ebbe così Tillwood Theseus of
Holywear, che diventò Field Trial
Champion, un cane eccezionale
che si vede nel pedigree di molti
cani con ottimi risultati”.
”Anche se ci siamo spostati sulle linee di lavoro,
siamo ancora interessati alla morfologia dei cani,
ed io in particolare amo che la struttura di un cane
sia adatta alla sua funzione, ad esempio le femmine
dovrebbero essere un po’ lunghe (devono aver spazio
per i cuccioli!!) e i maschi più corti, per rendere facili
gli accoppiamenti. Normalmente sono più gli allevatori
di bellezza che guardano allo standard di razza,
perché chi lavora con i cani naturalmente si concentra
di più sulle capacità di lavoro. Però la morfologia è
molto importante anche se si vuole lavorare con i cani:
ad esempio la statura deve essere adeguata perché
possano saltare gli steccati, che in Inghilterra sono
così comuni. E’ sempre molto importante mantenere
un cane ben allenato, ed i working test sono ottimi per
tenere i cani in esercizio nel periodo tra due stagioni
di caccia”.
Jenifer Hay è anche giudice di bellezza, oltre che
giudice di lavoro in panel B. Giudica i Golden in
19
esposizione fino a livello di Championship e, come
omaggio ai suoi 40 anni con questa razza, quest’anno
è stata invitata a giudicare le Gamekeeper Classes
al Crufts. Sorride con il suo sorriso speciale quando
ci racconta della sua esperianza al Crufts: “Mi sono
sentita onorata quando Shiela Gussey del BASC mi
ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere venir inviata
a giudicare alcune delle classi dei Gamekeeper al
Crufts. Se avessi accettato avrebbero poi sottoposto
la mia candidatura al Comitato per il Crufts del Kennel
Club. Puoi immaginare come sono
stata contenta quando ho saputo di
esser stata accettata”!
”Quest’anno è stato introdotta una
valutazione della capacità di lavoro
oltre alla valutazione della conformità
allo standard, ovviamente solo per
le Gamekeepers Classes. Al giudice
veniva richiesto di avere in finale
non più di 5 cani e poi fare fare un
riporto a ciascuno. Ogni cane doveva
quindi stare seduto, aspettare l’invio
al riporto e consegnare il dummy in
mano al conduttore. Questa classe
è pensata per padroni di cani da
caccia che lavorano o hanno lavorato
come guardiacaccia o battitori. I cani
possono essere condotti da altri su
richiesta dei proprietari”.
persone e retriever
”Il personaggio della giornata è stato una ragazzina
che conduceva un Flat Coated. L’avevo già vista
quando giudicavo la classe di tutti i retriever insieme,
ma quando è rientrata nel ring ho riesaminato automaticamente di nuovo tutti i cani. Quando le ho chiesto
l’età del cane mi ha risposto ‘la stessa di quando me lo
hai chiesto prima’. Non ho potuto trattenermi e mi sono
messa a ridere e le ho risposto che avevo visto un
sacco di cani e non potevo ricordare l’età di ciascuno ,
e che ero anche un po’ senile. La ragazzina si è messa
a ridere, e quando ho raccontato tutto al componente
anziano della squadra la sua risposta è stata ‘che
insolente, il cane era di due ore più vecchio!!’”.
Gaynor Bailey ha giudicato le classi dei guardiacaccia
e Geraldine O’Driscall le classi lavoro.
Grazie Jennifer per aver condiviso con noi il tuo amore
per i Golden, per le esposizioni, per la caccia e per
le gare. Speriamo di avere un’altra opportunità di
intervistarti, magari per farci raccontare della vita di
Club e del tuo ruolo come Field Trial Secretary per
il Golden retriever Club of
Northumbria.
una giornata con
Leospring Labradors
foto di L. Buosi
”Ho giudicato femmine che hanno lavorato con
regolarità nella stagione 2008/2009. Avevo un bel
gruppo di English Springer Spaniel, e anche di altri
Spaniel. Quest’ultima era una classe fantastica, e il
vincitore, un Sussex Spaniel, era magnifica. Non
appena è entrata nel ring il suo movimento mi ha
incantata. Ho poi scoperto che era un Show Champion
che aveva appena vinto la clase Veterani. Ho anche
giudicato i Labrador, poi gli altri retriever, poi una classe
di Pointer, Setter, HPR. Anche questa era una classe
spendida, con alcuni magnifici Weimaraner, Vizla
Ungheresi e German Pointers. Ho esaminato
separatamente tutte le razze, e poi rivisto i
migliori. Che peccato poter piazzare solo 5
cani, con tutta quella qualità eccezionale!
Alla fine c’è stata la Team Competition (Gara
a Squadre), che ho giudicato con uno dei
miei co-giudici. La gara a squadre prevede
squadre di tre cani (più una riserva). Ogni
cane deve essere registrato al Kennel Club
come di proprietà di un guardiacaccia, ma
può essere condotto da altri su richiesta del
proprietario”.
persone e retriever
La Gamekeepers
Class al Crufts
Da quando la BASC (British Association for Shooting and Conservation,
partita nel 1900 come
Gamekeepers Association e approdata al nome
odierno nel 1982) organizza e conduce il “Gamekeepers ring” (ring dei
guardiacaccia) al Crufts,
questo avvenimento annuale non ha quasi più
nulla a che fare con le
esposizioni! Riguarda i
cani da caccia, e ogni cane è giudicato si secondo
lo standard di razza, ma è data grande importanza
al suo aspetto e alla sua condizione fisica di cane
che ha appena finito una dura stagione venatoria.
Questo fatto rende unica la classe gamekeepers.
Dal punto di vista storico, il ring dei guardiacaccia
è il più antico del Crufts. Nei primi anni era anche
uno dei più frequentati, ed era riconosciuto dai
guardiacaccia di tutto il paese come uno dei momenti principali dell’anno, che marcava la fine della
stagione venatoria. Prima che partissero le scuole
per gameepers, era il luogo in cui si facevano i colloquii con i ragazzi che volevano diventare guardiacaccia, dove si cambiavano posti di lavoro e si
assumevano nuovi keeper.
Ultimamente per ogni razza ci sono tre classi:
a) la classe gamekeeper, in cui i cani devono essere intestati a un guardiacaccia ma possono essere
presentati da altri; -b) la classe Working Gundogs
maschi; -c) la classe Working Gundogs femmine.
Per poter entrare nella classi a) e d) i cani devono
aver lavorato regolarmente durante la precedente
stagione di caccia e devono avere una certificazione di questo fatta da un gamekeeper.
DESTINAZIONE:
DUAL PURPOSE
di Patty Fellows
Mi faccio strada a tentoni in una rotonda trafficata tagliando la strada a una serie di macchine per
prendere l’uscita giusta. Mi ero quasi scordata i piaceri perigliosi della guida “on the left hand side.”
Presentandoci con un annuario RCI e una confezione di parmigiano, Laura ed io stiamo per conoscere
Joy Venturi Rose, nota allevatrice di labrador dual purpose che vive nel sud ovest dell’Inghilterra.
Missione: stabilire un contatto tra club (Joy è la field trial secretary per il Labrador Club di Kent,
Surrey e Sussex) e visitare l’allevamento Leospring. L’allevamento, l’addestramento e la professione
di infermiera veterinaria l’assorbono quasi totalmente, per questo è stata davvero gentile a concederci
una intera giornata del suo, già così scarso, tempo libero.
L’incontro avviene alla Stubbs Farm Estate, non
lontano da Lipshook, nell’Hampshire, dove Joy vive
col marito Chris Rose, che è a sua volta giudice di field
trial. Appena ci ritroviamo in cucina, tazzone di caffè
a portata di mano, veniamo salutate dal dodicenne
red fox Augustus Tuplady (padre o nonno di molti
Leospring) e dalla nera e rotondeggiante Colhook
Kalinka che è incinta del Ch. Carpenny Anchorman.
Entrambi i cani sono gentili e amichevoli, senza
essere invadenti, non tentano di saltarci addosso
e i nostri caffé sono salvi. Joy spiega che, come
allevatrice, mette al primo posto il carattere: “I miei
cani devono essere a prova di bomba con i bambini;
vivere con loro dev’essere un piacere. Le altre mie
priorità sono poi l’attitudine al lavoro, la salute e i buoni
risultati radiografici. Cerco anche di conformarmi allo
standard: bella testa ma non troppo pesante, double
coat corretto, bei piedi, bella coda, ossatura buona
ma non esagerata, torace ben cerchiato e, in genere,
ecco un super labrador.”
Joy prosegue spiegando che quando giudica in
esposizione “guardo il livello di conformità allo
standard e se la sua struttura fisica lo favorisce o lo
20
21
limita nel lavoro. In mente ho l’immagine del labrador
perfetto. Non si discosta molto da una vecchia
statuettadi porcellana Beswick che ho in casa e che
raffigura un labrador; prima di andare a giudicare le
dò sempre un’occhiata e mi rileggo lo standard. Lo
stesso faccio quando guardo con occhio critico i miei
cani. Con loro sono davvero severa, ancora più che
con quelli degli altri.”
Leospring Atomic Man al riporto
(foto Sharon Rogers)
persone e retriever
persone e retriever
Le chiedo di raccontarmi la storia di Leospring e di
cosa l’abbia influenzata nella ricerca del dual purpose.
Joy, con orgoglio, accenna ad alcuni importanti stalloni
dual purpose e di field trial che compaiono in uno dei
suoi pedigree.
sopra: Carpenny Arnie nell’acqua
(foto ruralshots.com)
a destra: Chris Rose e Carpenny
Arnie of Leospring
“La mia prima cucciolata è dei
primi anni ‘80 e ciò che mi ha
maggiormente
influenzata
è
stata la lettura di testi come The
Dual Purpose Labrador di Mary
Roslin Williams, Gundog Training
and Field Trials di PRA Moxon e
Retriever Training di Susan Scales.
Per le mie prime linee di sangue ho
usato il FT Ch Spudtamson Berry
of Mirstan e Ch Squire of Ballyduff.
Con l’aiuto di Joan Harvey che, con
l’affisso Treherne, allevava labrador
da lavoro, ho alla fine ottenuto la
capostipite delle mie linee attuali: Butsash Pollyflinders
of Leospring. Le sue anche passarono tranquillamente i controlli radiografici (una rarità a quei tempi) e
dimostrò poi di essere una buona riproduttrice dando
alla luce diversi futuri FT winner.”
“Tutto quello che ho conservato nelle mie linee è stato
importante perché sono state le componenti base
del mio tipo di labrador. Ho cercato, in particolare, di
conservare il dual purpose ideale ma non lo avrei potuto
fare senza l’aiuto di altri allevamenti. I soggetti che
avevano come base originale i Treherne lavoravano
bene ed erano corretti morfologicamente, inoltre Joan
Harvey aveva prestato particolare attenzione alle
anche dei suoi cani e questo mi ha dato un buon punto
da cui partire. La linea di sangue ottenuta dall’accoppiamento con lo stallone dual purpose Manymills Drake
ha generato alcuni buoni cani da field trial in grado
a destra: J. Venturi Rose e Oakingham
Monarch of Leospring (foto ruralshots.com)
sotto: CH Carpenny Anchorman
(foto ruralshots.com)
di vincere anche qualche gara di bellezza, come i FT
winner Treherne Fairly Game at Leospring e Treherne
Game Fall at Leospring che adesso si trovano nelle
linee di diversi campioni e FT winner inglesi.”
“Un altro maschio importante che ha generato
eccellenti cani da lavoro dall’aspetto piacevole è stato
Abbotsleigh Pluto. Suo figlio, Leospring Mars Marine,
ha vinto un field trial di due giorni (two days stake)
in classe open ed è il padre del FT winner Augustus
Tuplady of Leospring che, a sua volta, è padre del
Ch Carpenny Anchorman, l’unico attuale campione
inglese che, dai tempi del Ch Squire of Ballyduff,
sia riuscito a piazzarsi nei field trial e working test
in classe open e a vincere il BOB al Crufts. La linea
Kupros, sia del Ch Master Mariner che del Ch. Marfell
Seafarer, è stata importante per
conservare le qualità del lavoro e
migliorare l’aspetto, tramandando
queste caratteristiche a figli e
nipoti. Di recente ho usato le
linee Carpenny e Warringah per
migliorare l’aspetto delle mie
femmine.”
Quando incrocia linee di lavoro
con linee di bellezza, Mrs Venturi
Rose cerca di mantenere nei
propri pedigree una proporzione
tra il 25 e il 50% di linee da
lavoro, e per il resto usa linee
da esposizione con attitudine
al lavoro. Così facendo riesce
a preservare le abilità nel
lavoro, la conformazione e il
temperamento che desidera.
Di tanto in tanto reintroduce
un cane di linee esclusivamente da lavoro per rivitalizzare e
rinforzare le attitudini al lavoro.
dell’esposizione. Informatevi leggendo quanto più
possibile su questo argomento. Divertitevi. E poi, di
tanto in tanto, può capitare qualcosa che vi rafforza
nel credere che quel che state facendo è importante:
qualche giorno fa un noto giudice di field trial di panel
A, che io pensavo fosse totalmente contrario ai cani da
esposizione, mi ha telefonato così di punto in bianco,
per chiedermi un cucciolo con la prospettiva di farne
un campione di field trial. E’ stato gratificante.”
“In effetti ci sono molti più soggetti di quanti non si
crede che posseggono linee sia da lavoro sia di
bellezza, ad esempio alcuni partecipanti agli ultimi
IGL Retriever Championships. Più sono le persone
disposte a provare, più sarà facile trovare il tipo di
stallone di cui si ha bisogno.”
A questo punto chiediamo a Joy se può dare qualche
consiglio agli allevatori che vogliono seguire la
strada del dual purpose ed ecco la sua risposta:“Non
richiudetevi su voi stessi, per andare avanti bisogna
avere pelle dura e spalle larghe. Tenete a mente un
certo ideale e cercate di perseguirlo. Sappiate che
tutti vi diranno che non ce la potete fare. Incrociate e
accoppiate le vostre linee per ottenere quel che volete
e poi tornateci con il line breeding. Cercate d’aver vicino
almeno due persone leali che vi aiutino, una che faccia
parte del mondo del lavoro e l’altra di quello espositivo
(siate convinti della vostra scelta ma non continuate a
ribadirla perché si diventa noiosi e nella sostanza i fatti
hanno più effetto delle parole) per poter disporre di tutti
i suggerimenti professionali che vi aiutino a ottenere i
migliori risultati sia nel mondo del lavoro sia in quello
22
Mentre usciamo sul retro siamo sorprese nel notare
che non si sente abbaiare. Joy ci spiega che insegnare
ai cani a non abbaiare è uno dei punti fondamentali del
suo addestramento, in particolare se si vive, come nel
suo caso, in una zona residenziale. Il suo metodo (che
ironicamente si basa sull’insegnare ai cani ad abbaiare
a comando) può essere consultato - assieme ad altri
utili suggerimenti su addestramento, comportamento
e allevamento - sul suo sito:
www.leospring.moonfruit.com/
A questo punto Joy ci fa conoscere, uno alla volta, i
suoi cani portandoli in un piccolo giardino adiacente
ai canili. Messi in stand, i suoi cani, molti di quali
partecipano alle esposizioni a livello “championship”,
hanno l’aspetto e il comportamento dei labrador vivaci
che si vedono nei ring. Quando poi Chris lancia qualche
dummy, la loro attenzione è totale: sono concentrati
nel marcare e riportano con la velocità e lo stile tipici
dei cani da lavoro.
Pensiamo a un recente articolo di Joy Venturi Rose
per un supplemento di Dog World nel quale descrive
la strada verso il dual purpose ideale come un “remare
controcorrente”. Joy rileva che sebbene la maggior
parte degli allevatori scelga o la strada del lavoro o
quella dell’esposizione è importante che tutti si rendano
conto che “l’aspetto di un animale è qualcosa di più
della mera esteriorità, ma riguarda la sua anatomia e
conformazione che, se corrette, riducono le possibilità
di infortuni, migliorano la resistenza e la velocità del
cane permettendogli di lavorare al massimo dell’efficienza”. *
Carpenny Austin al riporto (foto Sharon Rogers)
23
Dopo aver visto i cani chiacchieriamo con Chris e Joy
sulle loro esperienze come giudici di field trial sia in
persone e retriever
Gran Bretagna sia nel resto d’Europa. Joy esprime
la sua ammirazione per gli sforzi dei francesi “per
assicurarsi che i loro cani siano ancora in grado di
lavorare e che i soggetti da lavoro siano ragionevolmente nello standard.” Continua – “Ci sono alcuni
ottimi allevatori in tutti i Paesi e in diversi casi troviamo,
almeno fino ai tempi più recenti, più dual purpose di
quanti non ne vediamo in Inghilterra. Mi è capitato
spesso di vedere cani con linee inglesi da esposizione
che lavorano più all’estero che non nel nostro Paese.
Ultimamente però ci siamo mossi in questa direzione e
spero che lo stesso avvenga anche all’estero. Tuttavia,
in alcuni Paesi, il regolamento che richiedeva ai cani
da esposizione almeno una qualifica in field trial e
vice versa, è stato annullato. Secondo me questo è un
passo indietro.”
salute e benessere
individuare e ridurre problemi ereditari quali bocca
dura e mugolii.”
ALIMENTAZIONE
E CANCRO NEL CANE
sopra: Earl Harow of Leospring (foto ruralshots.com)
sotto: Colhook Dancing Bay at Leospring (foto Pat Spratt)
di Patty Fellows e Alessandra Franchi
Il Retrievers Club Italiano ha organizzato il 7 febbraio 2009 un seminario sul ruolo della alimentazione
nella prevenzione e nel trattamento del cancro del cane. Moderatore e organizzatore della parte scientifica
dell’evento era la Dott.ssa Lucia Casini, ex-consigliere del RCI, che ha invitato due veterinari nutrizionisti,
il Prof Robert Elices Monguez dell’Università di Madrid e il Prof. Pierpaolo Mussa dell’Università di Torino.
Ringraziamo anche Laura Sgorbati Buosi per l’organizzazione e anche il Dott. Achille Schiavone dell’Università di Torino, per la traduzione simultanea.
Earl Harow of Leospring (foto ruralshots.com)
Le chiediamo se, nel corso degli anni, i field
trial in Gran Bretagna sono molto cambiati.
“Sono cambiati enormemente e il modo
in cui sono cambiati dipende dal tipo di
gara. L’aumentare del lavoro sulle linee e il
diminuire della cerca renderanno difficile
mantenere dei cani da caccia veramente
validi. Vedo più controllo e conduzione
rispetto ai tempi passati. La capacità di
marcare è ancora buona, anzi, direi molto
buona ed è mlto migliorata specialmente nelle gare in
walkup.”
“Bisogna non esagerare a richiedere di tenere i
cani in una area specifica anziché lasciarli lavorare
naturalmente -mettendoli in grado così di trovare la
pista dei feriti- perché così facendo si può inibire
la bravura del cane nel seguire una traccia e, di
conseguenza, non facilitare il riporto dei capi feriti.
Gli allevatori più attenti possono utilizzare i field trial
per valutare le capacità di un soggetto nel trovare la
selvaggina per poi mettere sulla bilancia i suoi punti
di forza e di debolezza piuttosto di correre a utilizzare
il campione di field trial in voga al momento. E, quel
che più importa è che i field trial ci hanno aiutato a
Ormai è pomeriggio, Chris è tornato al lavoro e Joy
ci ha accompagnate per un tratto così da istradarci
verso l’aeroporto. Mentre guido lungo le stradine
serpeggianti della campagna inglese (per sbaglio
avevamo impostato il navigatore sulla via “più breve”
invece che su quella “più veloce”) discuto ancora con
Laura sulla strada avventurosa che Joy ed altri hanno
intrapreso. Sicuramente non primeggiano per numero
di campioni nel mondo del field trial o dell’esposizione,
ma a lungo andare è possibile che ci porteranno dove
vogliamo andare.
*Can there ever be another dual champion Labrador?”
by Joy Venturi Rose, Dog World supplement Labrador
Showcase, April 11, 2008.
24
Nella prima parte del suo intervento il Dr Minguez ci
ha dato alcune utili informazioni sul ruolo dell’alimentazione come coadiuvante della terapia del cancro. Ha
evidenziato che finora ci sono davvero pochi dati sul
ruolo della dieta nella prevenzione dei tumori, nonostante
il fatto che circa il 40% dei cani in età avanzata presenta
questa patologia. L’alta incidenza del cancro nel cane
anziano è però certamente legata anche all’allungarsi
della vita stessa dei cani, grazie soprattutto alle maggiori
cure che dedichiamo loro oggi. In medicina veterinaria,
i ricercatori non considerano la dieta come il fattore
più importante per lo svilupparsi dei tumori, mentre
riconoscono che abbia un ruolo determinante per
migliorare le speranze di sopravvivenza e soprattutto
per migliorare la qualità di vita dei cani malati.
La patologia tumorale, ossia la crescita incontrollata
di cellule maligne, si manifesta nel cane con tre fasi
distinte:
1) la fase pretumorale e preclinica, priva di sintomatologia e rilevabile solamente con test di laboratorio
25
2)la fase tumorale, nella quale emergono i primi
sintomi, anoressia e letargia
3)la fase cachettica, fase caratterizzata dalla perdita
di massa corporea e grave dimagramento
La fase preclinica è molto difficile da rilevare e può
essere evidenziata solo per la presenza di modificazioni
metaboliche. Nello stadio tumorale, il cane può
sembrare più “vecchio”, le prominenze ossee della
testa si fanno più evidenti e si nota un’iniziale perdita
di peso. Man mano che la perdita di peso progredisce
si manifesta la fase di cachessia (fase in cui di solito
viene iniziata la chemioterapia) che è caratterizzata da
una involontaria e massiva perdita di grasso corporeo
e di massa muscolare. In questa fase il dimagramento
avviene anche se l’assunzione di cibo e di energia
rimane uguale o è addirittura aumentata. Durante questa
fase la conoscenza dei processi metabolici coinvolti
ci possono suggerire delle strategie alimentari che
possono aiutarci a migliorare la qualità della vita del
paziente o addirittura di rallentare la patologia tumorale.
salute e benessere
Le speranze di guarigione del cane aumentano
quanto più precocemente si riconosce l’insorgenza del
dimagramento, che potrebbe essere l’inizio della fase
cachettica tumorale. Il dottor Minguez raccomanda di
pesare il cane una volta al mese: una perdita di peso
del 5% in un periodo di sei mesi (a parità di tutte le altre
condizioni) può farci sospettare una cachessia; una
perdita di peso del 10% nello stesso periodo rende il
sospetto quasi una certezza.
La dieta ideale per un cane con diagnosi di cancro
non è ancora stata formulata con certezza. Tuttavia,
una corretta nutrizione può essere di supporto per la
preparazione all’intervento chirurgico, per rallentare la
crescita del tumore, per prevenire la cachessia e per
migliorare la sua qualità di vita.
La prima regola da seguire è quella di stimolare il cane
a mangiare anche se questo può significare usare cibi
che non sono il massimo dal punto di vista dietetico. Lo
scopo è prevenire ulteriori perdite di peso.
I mangimi in commercio possono esser utili, ma
dovrebbero:
essere appetibili
avere un basso tenore in carboidrati semplici (le cellule
tumorali utilizzano carboidrati per la loro crescita)
avere un elevato tenore di proteine di alta qualità
(cercando di mantenere basso il contenuto degli
aminoacidi arginina e glicina)
avere un tenore di grassi da moderato ad elevato
contenere poca fibra
essere ricco dei nutrienti essenziali.
•
•
•
•
•
•
TABELLA 1
La ricerca ha messo in evidenza come la composizione
della dieta migliora la risposta alla chemioterapia
mantenendo un buono stato generale dell’animale.
L’effetto di alcune sostanze, come i “nutraceutici”, non
hanno per il momento avuto un riscontro positivo provato
scientificamente ma la loro azione in altre specie li rende
utilizzabili anche nei cani.
La composizione ideale di una dieta commerciale è
come quella riportata in tabella 1.
Proteine
Carboidrati semplici
Grassi
Acidi grassi Omega 3
Arginina
Fibra grezza
30-40%
25%
25-45%
5%
2,5%
2,5%
La conseguenza di una dieta ad alto contenuto in grassi
può essere l’insorgenza di diarrea o feci molli. Per evitare
o ridurre questo inconveniente, la nuova dieta deve essere
introdotta gradualmente, nell’arco di più giorni, mescolando
il nuovo alimento con quello vecchio, ed eventualmente
aggiungendo altra fibra insolubile, fino al 5-10%.
La pratica veterinaria ha dimostrato che una corretta
gestione del rapporto tra gli acidi grassi polinsaturi Omega
3 e Omega 6 può aiutare i cani malati di cancro. Il rapporto
migliore Omega 3/Omega 6 è 0,5 a 1. Gli effetti positivi
della somministrazione includono la diminuzione della
perdita di proteine, la riduzione della crescita tumorale, la
modulazione della produzione di citochine, il miglioramento
della qualità di vita e della reazione alla chemioterapia. Le
fonti principali di acidi grassi Omega 3 sono gli oli di pesce,
di oliva, di semi di lino e di soia. E’ ancora da provare
l’azione non positiva degli oli derivanti dal mais.
Altri “nutraceutici” (alimenti con effetti medicinali)
includono aminoacidi come l’arginina, che in associazione
con gli acidi grassi Omega 3 sembra prolungare il tempo
di sopravvivenza, e la glutamina. Antiossidanti come le
vitamine A, C ed E possono essere somministrati per
ridurre il danno cellulare, sebbene sia stato osservato
un effetto positivo anche nei confronti delle cellule
tumorali. La vitamina B12 sembra dare buoni risultati
sui ratti con la leucemia, e potrebbe funzionare anche
con i cani, mentre l’acido folico pare avere un’azione
protettiva contro il cancro del colon, della prostata e
del retto. E’ interessante notare come alcune sostanze
che sembrano impedire la moltiplicazione delle cellule
tumorali nell’uomo, ad esempio l’aglio, sono tossiche per
i cani. Molti altri rimedi popolari della medicina umana
sono ancora in attesa di studi veterinari approfonditi.
E’ anche importante che i proprietari preparino piani
a breve e lunga scadenza per tener sotto controllo
l’appetito dei cani con diagnosi di cancro. E’ meglio
-se possibile- non utilizzare antidolorifici che riducono
l’appetito.
Il cane deve essere inoltre sottoposto al minor stress
possibile. E’ sempre preferibile effettuare la cura e la
gestione del cane oncologico a casa piuttosto che in
clinica.
Nella gestione del paziente ricordiamo:
•
•
•
Incoraggiare il cane a mangiare il più possibile, anche
se questo implica una dieta non corretta.
Ridurre lo stress, tenendolo in una zona tranquilla e
confortevole.
Mantenere cicli giorno/notte il più naturali possibili
(questo è importante negli ospedali, dove c’è una
tendenza a lasciare sempre le luci accese).
Tenere le ciotole di cibo ed acqua in una zona
accessibile e pulita.
Togliere le barriere che gli impediscono di mangiarecomodamente, ad esempio i collari “elisabettiani”.
Il cibo deve essere somministrato da personale
gentile ed attento.
•
•
•
Per aumentare l’appetibilità, il cibo umido è preferibile
rispetto a quello secco: per incoraggiare il cane a
26
mangiare potete intiepidirlo, aggiungere sale o zucchero,
rinnovarlo spesso e fornire scelte alternative. In genere,
rispetto al cibo secco, il cibo umido contiene livelli più
bassi di carboidrati che nutrono il cancro. Stimolanti
chimici dell’appetito come le benzodiazepine e gli agenti
antiserotonina e progestageni possono essere usati per
brevi periodi e sotto la supervisione di un veterinario.
Sino ad ora sono stati condotti pochi studi sul ruolo della
dieta nella prevenzione del cancro del cane, e i pochi
risultati sono spesso contraddittori. Studi sull’uomo,
comunque, evidenziano che l’obesità è un fattore che
favorisce la malattia, diminuisce l’aspettativa di vita e
porta a ridurre l’esercizio fisico.
Il Dr Elices-Minguez ha citato parecchi mangimi
commerciali che possono essere valide scelte per il cane
malato di cancro, specialmente in versione umida. Per
chi preferisce impostare una dieta casalinga, ha fornito i
seguenti limiti giornalieri evidenziati in tabella 2.
Il Dr Mussa nel suo intervento ha sottolineato l’importanza
di una dieta corretta e bilanciata. Fino al ‘900, l’idea di
dieta bilanciata era basata su osservazioni empiriche.
Tuttavia, negli ultimi 30 anni, numerosi studi ci hanno
fatto meglio comprendere l’importanza di una corretta
nutrizione.
Per tenere sotto controllo la dieta, i proprietari devono
conoscere come calcolare il fabbisogno energetico
giornaliero e il valore nutrizionale dei cibi in modo da
somministrare la giusta quantità di alimento, cosa a volte
non facile. Una recente ricerca condotta in Italia su 1400
studi veterinari ha rivelato che circa il 35% di cani e il
45% dei gatti sono sovrappeso.
Per evitare gli effetti negativi, la somministrazione di
cibo non dovrebbe superare il fabbisogno giornaliero
massimo o essere al di sotto dei fabbisogni minimi.
Bisogna anche ricordare che i fabbisogni energetici e
nutrizionali variano da cane a cane. Importante quindi
che la dieta rispecchi le caratteristiche individuali e il tipo
di vita dell’animale.
Il Dr Mussa ha una idea personale che si ispira alla
dieta del lupo in libertà: il lupi si nutrono di prede intere
che forniscono carne e organi (come fonte di proteine
e grassi), ossa (minerali), cartilagini (proteine meno
digeribili), pelo e piume, grasso e contenuto intestinale
(fibra).
Proteine, grassi e carboidrati forniscono energia in
quantità differenti. Il fabbisogno energetico di ciascun
cane, che viene determinato in base al peso ideale,
dipende da numerosi fattori come il suo metabolismo
basale, lo stato fisiologico, la temperatura ambientale, il
livello di attività e la taglia.
Mantenere il peso ideale richiede accuratezza nel
27
TABELLA 2
salute e benessere
Carne o pesce
250 – 500 g
Formaggio (40% grasso)
250 – 400 g
Uova
1 al giorno
Pasta, cereali, patate
100 – 200 g
Verdure
100 –150g
Olio di oliva/semi di
lino/semi di soia
25 g
Carbonato di calcio 30 mg/kg di peso
Vitamine e minerali
Nutraceutici
1 compressa
Come richiesto
dosaggio del cibo e il controllo mensile del peso stesso.
In una dieta bilanciata sono importanti l’acqua, l’energia
e l’equilibrio tra i principali nutrienti e i nutraceutici.
Le basi per una prevenzione dietetica del cancro
sono perciò:
•Un corretto equilibrio dei principi nutritivi.
•L’assenza di sostanze cancerogene.
•La presenza di “fattori protettivi” come gli antiossidanti
e gli acidi grassi Omega-3.
L’eccessiva produzione di “radicali liberi”, dovuta ai
processi osssidativi, provoca un danno cellulare. La
produzione di radicali liberi può essere dovuta a una
dieta sbilanciata, stress, inquinamento ambientale o
esercizio fisico intenso. I radicali liberi danneggiano sia
il DNA che i mitocondri contribuendo alle disfunzioni
cellulari dell’organismo.
Alcuni cibi ricchi di antiossidanti sono:
•Fegato, uova, nocciole, noccioline, semi e olio di oliva
(vitamina E).
•Vegetali come carote, broccoli e spinaci (vitamina C
e beta-carotene).
In conclusione una dieta corretta e bilanciata, sia in
termini di quantità che qualità, che contenga acidi grassi
Omega 3 e antiossidanti, può certamente giocare un
ruolo importante nella prevenzione del cancro anche
se sono comunque necessari ulteriori studi in campo
veterinario. E’ indubbio comunque che la dieta è di
fondamentale importanza nel trattamento dei cani
con patologia tumorale per favorire la tolleranza alla
chemioterapia e migliorare la qualità della vita.
*Ringraziamo Lucia Casini che ha verificato la correttezza
scientifica di questo articolo.
foto di Tiziano Cagnoni
genetica e selezione
genetica e selezione
dall’idea di mettersi in casa un “supercane” con
intelligenza e forza di gran lunga superiori alla norma.
I tentativi di domesticazione a breve del lupo però
hanno sempre condotto a risultati deludenti. I lupi
nati in cattività, una volta divenuti adulti, devono
essere custoditi perennemente in recinti a prova
di fuga. Sono ladri, disobbedienti e inaffidabili.
Dimostrano grande abilità nel risolvere problemi in
modo autonomo, ma si mostrano del tutto incapaci di
eseguire esercizi di obbedienza tra i più elementari,
come mettersi seduti a comando. Non apprendono
la pulizia e non di rado (soprattutto se maschi) si
ribellano all’uomo arrivando ad attaccare lo stesso
padrone.
Evidentemente non basta nascere in cattività,
avere contatti con l’uomo fin dalla prima infanzia,
e a quanto pare nemmeno essere allevati da una
balia, per essere cani. La componente genetica è
fondamentale e il cane ha alle spalle secoli e secoli
di selezione per la docilità , durante i quali solo i
soggetti che meglio si sono adattati alla convivenza
con l’uomo hanno potuto riprodursi.
GENETICA DEL
COMPORTAMENTO
unicamente donazioni, ma sempre più spesso cani
allevati in seno alle associazioni stesse e linee di
sangue selezionate appositamente allo scopo.
Nel primo studio americano sulla selezione dei cani
per ciechi, che risale al 1976, Barlett evidenziò
negli oltre 1800 cani testati un’ereditabilità dei tratti
caratteriali prossima allo zero.
Nell’ultimo secolo sono stati condotti numerosi studi
sull‘eredità di tratti comportamenti di cani da lavoro,
riguardante cani guida per ciechi e cani di caccia.
di Denis Ferretti
La genetica del comportamento costituisce senza dubbio la branca più complessa e meno
approfondita della genetica canina. La difficoltà principale sta senza dubbio nello scindere le
componenti innate da quelle apprese e di conseguenza quelle trasmissibili da quelle non ereditarie.
Di fronte a una popolazione di cani neri o biondi, Chi seleziona il carattere è in effetti esposto a due tipi
siamo tutti inequivocabilmente in grado di distorsioni. Da un lato c’è chi attribuisce alla genetica
classificare chi è nero e chi è biondo e non è difficile qualità completamente apprese. E’ il caso dei cani
cercare di ricostruire una gerarchia di dominanza tra che si rivelano emergenti in qualche specialità (es.
i due fenotipi: basta osservare un certo numero di bravi cacciatori, ottimi guardiani), e per questo
cucciolate e verificare il colore dei cuccioli in ogni motivo sono molto richiesti come riproduttori, nella
combinazione di accoppiamento tra colori.
speranza che possano trasmettere il loro talento
E’ molto difficile riproporre la stessa metodologia alla progenie. Dall’altro c’è l’utilizzo in riproduzione
con riferimento all’aggressività, all’addestrabilità o di cani non testati per il carattere (cani da caccia
all’attitudine al riporto. Oltre ai problemi di classifi- che non hanno mai cacciato, cani da lavoro che
cazione, cioè alle difficoltà dovute al dover stabilire conducono una vita da “pet”) ai quali si vorrebbero
dei criteri per identificare chi è aggressivo da chi attribuire doti tutte da verificare.
non lo è o chi ha attitudine al riporto o chi no, resta il dubbio su quanto possano influire l’ambiente e
Docilità ed ereditarietà
l’educazione nel comportamento del cane.
Un cane può riportare meglio di un altro perché Che il comportamento abbia componenti ereditabili è
meglio addestrato da un proprietario più capace, comunque un fatto assodato. La prova più lampante
perché più allenato o perché ha avuto modo di la si ha paragonando il comportamento del cane a
apprendere imitando altri cani più esperti.
quello del lupo. Come è ormai risaputo, cane e lupo
Le statistiche sulla trasmissibilità di molte sono biologicamente lo stesso animale: hanno lo
componenti caratteriali, come vedremo tra poco nel stesso numero di cromosomi, si incrociano tra loro
dettaglio, portano a risultati che sono più vicini a una e generano prole infinitamente fertile. Malgrado ciò
distribuzione casuale che non a uno schema preciso non basta allevare un lupo tra le mura domestiche per
rispondente alle leggi della genetica tradizionale.
farne un cane. Diversi ci hanno provato, affascinati
28
Oggi è in corso uno studio sui diversi modi di condurre
il bestiame di diverse razze di cani da pastore.
Eredità comportamentale nei cani da lavoro
Tra gli studi più significativi riguardanti il carattere
si possono innanzitutto citare quelli che riguardano
i cani guida per ciechi. Questo importante compito
è svolto dai cani solo in epoca piuttosto recente. La
selezione dei cani guida è infatti avvenuta principalmente nel ventesimo secolo. Inizialmente l’impiego
riguardava esclusivamente pastori tedeschi che
venivano donati dagli allevatori alle associazioni
che si occupavano della loro formazione e del loro
successivo affiancamento alla persona a cui erano
assegnati, con un’altissima percentuale di scarti. In
tempi più recenti la scelta si è estesa anche ad altre
razze, prevalentemente Labrador e Golden Retriever,
e allo stesso tempo è cambiata la politica in merito
alla fonte di acquisizione dei cani impiegati. Non più
29
Ma lo studio successivo condotto in Australia
(Goddard e Beilharz) su 394 Labrador Retriever, pur
confermando un alta incidenza di fattori non genetici,
come socializzazione e stimoli ambientali, rilevò
invece un certo grado di ereditabilità di certi tratti
comportamentali, in particolare il poco coraggio, che
risulta la principale causa di fallimento nell’addestramento dei cani guida.
Significativi anche i valori di ereditabilità della
sensibilità ai rumori e soprattutto dell’idoneità
generale al lavoro. In poche parole al di là delle
singole componenti caratteriali, le ricerche condotte
evidenziarono che molto spesso i cani più bravi
erano figli di genitori altrettanto bravi.
genetica e selezione
Altri studi interessanti sono stati compiuti in
Germania per valutare l’ereditabilità dell’attitudine
alla caccia nei Kurzhaar. Anche in questo caso, il
primo studio (Geiger, 1972) valutando i quattro tratti
caratteriali ritenuti più importanti (potenza olfattiva,
abilità di seguire la traccia, obbedienza e cerca)
riscontrò un’ereditabilità molto bassa e concentrata
unicamente sulla linea materna. Quest’ultimo aspetto
indurrebbe a considerare l’ipotesi di una significativa
rilevanza dell’input che la madre trasmette ai cuccioli
nel periodo precedente l’affidamento.
Questi risultati furono confermati da un ulteriore
analisi compiuta dai ricercatori scandinavi Vangen
e Klemetsdal sedici anni più tardi su setter inglesi e
spitz finnici.
Nel 1998 Schmutz e Schmutz allargarono la ricerca
a sette tratti caratteriali, aggiungendo le voci “ferma”,
“attitudine al riporto in acqua”, “piacere di lavorare”.
Gli studi, compiuti prevalentemente su razze da
ferma tedesche, ancora una volta attestano una
bassissima ereditabilità di tutti i tratti caratteriali
esaminati, anche se i ricercatori sono propensi a
imputare questo risultato principalmente all’inadeguatezza dei criteri di attribuzione delle qualità
caratteriali ai cani testati e si dicono convinti
che una scelta migliore dei criteri di classificazione evidenzierebbe risultati più significativi
e di conseguenza più utili in un programma di
selezione di buoni cani da lavoro.
genetica e selezione
gene dominante: risultava infatti essere sufficiente
un solo genitore con paura dello sparo perché
il problema si ripresentasse almeno in parte dei
cuccioli generati.
Le ricerche più recenti confermano invece che si
tratta di eredità intermedia (poligenica). Accanto ai
cani con “ipersensibilità uditiva” che si manifesta
con la paura dello sparo, ve ne sono altri con iposensibilità uditiva che sopportano livelli di disturbo
acustico maggiori. Differenziando le prove con cui
si testano i cani e mettendoli di fronte a tipologie di
rumori diversi e più forti, risultò che gran parte dei
cani che superano il test di indifferenza allo sparo
nelle prove di lavoro, oltre a certi livelli di frequenza,
manifestano comunque reazioni di paura .
Capita infatti che anche i migliori cani da caccia
abituati allo sparo, vadano letteralmente in panico
a seguito di raffiche molto forti ripetute e ravvicinate
come possono essere certi botti di fine anno.
Ogni cane ha una propria soglia di sopportazione e
questa ha una forte componente genetica.
del bestiame, altri non lo fanno mai. Alcuni come
il pastore tedesco sembrano avere perso l’istinto
di conduzione, se non in alcune linee di sangue
selezionate per prove di sheepdog.
Malgrado queste premesse non sono ancora noti studi
che possano ricondurre in modo chiaro l’ereditarietà
dei tratti caratteriali dei cani da pastore a un modello
genetico preciso. Al momento è in corso uno studio
su border collies e incroci condotto da Jasper Rine
e colleghi e magari a breve avremo grandi novità.
Stiamo parlando di argomenti che negli ultimissimi
anni hanno avuto un tasso di crescita esponenziale.
La selezione genetica per il colore di mantello e’ molto
piu’ semplice della selezione per tratti comportamentali.
Risultati analoghi a quelli relativi ai cani da caccia
sono stati ottenuti nella ricerca dell’ereditabilità delle
doti caratteriali dei cani da difesa. Un’analisi di Pfeiderer-Hogner condotta sui risultati di 2046 test SchH
I, II e III su cani su pastori tedeschi nel 1973 riportava
un’ereditabilità prossima allo zero. E però difficile
credere che i risultati di questi test non abbiano
valore genetico ed è più probabile che, come nel
caso dei cani da caccia, i criteri di attribuzione siano
da rivedere.
Anche se i cani e i lupi sono biologicamente lo stesso
animale, il cane ha dietro di se secoli di selezione per la
docilità. I tentativi di domesticazione del lupo hanno
prodotto risultati deludenti. Anche se nati in cattività,
i lupi hanno bisogno dei recinti.
Studi condotti sul cane nella sua funzione di “pet”
includono quello di Jack e Fuller negli anni 60 e quello di
Stanley Coren per il suo libro The Intelligence of Dogs
Più fortunato in termini di risultati lo studio
relativo alla paura dello sparo (e in generale della
sensibilità ai rumori) di interesse anche per i cani
di utilità e i cani dell’esercito. Gli studi condotti
nel corso del secolo scorso sono numerosi e
hanno non solo comprovato l’ereditabilità della
paura allo sparo, conducendo, in tempi più
recenti, alla mappatura del gene responsabile
dell’ipersensibilità uditiva.
In un primo momento si formulò l’ipotesi di un
Un grande contributo per lo studio della trasmissibilità
del comportamento potrebbe indubbiamente arrivare
dai cani da pastore. Basta guardare il diverso modo di
condurre delle diverse razze, per capire come certe
caratteristiche che si ripresentano regolarmente in
una e non nell’altra razza non possano che essere
il frutto di trasmissione ereditaria. Ci sono razze
che conducono in modo silenzioso a testa bassa,
come il border collie, altre che tengono il collo alzato
e abbaiano. Alcuni arrivano a mordere i garretti
30
31
Eredità comportamentale nei “pet”
Oltre ai numerosi studi indirizzati ai cani da lavoro,
spesso finalizzati a massimizzare l’efficienza
nell’attività utilitaristica svolta, ci sono anche studi
condotti su diverse razze, che riguardano esclusivamente il cane nella sua funzione di “pet”, a volte con
finalità principalmente accademiche.
Già nel 1965 Jack e Fuller nel Jackson Laboratori di
Bar Harbor (Maine) portarono a termine uno studio
molto complesso per evidenziare le differenze di
comportamento di cinque specifiche razze: Cocker
Spaniel, Shetland Sheepdog, Beagle, Basenji e Fox
terrier a pelo ruvido.
genetica e selezione
genetica e selezione
Risultò per esempio che i Cocker imparavano più
velocemente a eseguire il “seduto”. La condotta al
guinzaglio era più facile con beagle e cocker, mentre
i basenji si sono dimostrati gli allievi peggiori in questa
disciplina. I basenji in compenso si mostrarono i più
motivati alla ricompensa. Gli shetland quelli meno
motivati al cibo.
Ci furono anche test di “problem solving” che
richiedevano per esempio di superare una barriera per
raggiungere un piatto colmo di cibo oppure a estrarre
un piatto tirandolo da sotto un cancello. Non ci furono
particolari differenze nei risultati di questi test, anche se
alla fine i risultati migliori li ebbero i cocker spaniel e i
peggiori gli shetland sheepdog.
I test di dominanza condotti sui cuccioli evidenziarono
che fox terrier, shetland sheepdog e basenji mostravano
una dominanza completa intorno all’anno di età al
contrario di cocker spaniel e beagle.
Questo test fu ovviamente interessantissimo all’epoca
in cui fu condotto, anche se di fatto, ci dà conferme solo
sulle differenze comportamentali fissate nelle razze,
ma ci dice poco sulla loro trasmissione ereditaria.
Un po’ più interessanti gli studi successivi: quello
condotto da Hart & Hart nel 1985 e quello analogo
condotto da Bradshaw e colleghi nel 1996 nel Regno
Unito.
In questo caso furono messi sotto osservazione tredici
tratti caratteriali allargando il numero delle razze testate.
Anche in questo caso non ci furono risultati significativi
riguardo ai meccanismi di trasmissione, ma i dati di
maggior rilievo riguardano soprattutto la correlazione tra
i vari tratti caratteriali. In sostanza ogni comportamento
fu ricondotto a tre fattori base: reattività, aggressività e
addestrabilità.
Si notò per esempio che non tutti i fenomeni di
aggressione erano correlati a un aggressività elevata,
ma che in alcuni casi erano gli alti valori di reattività a
determinare questo comportamento.
Lo studio più completo per quanto riguarda la
valutazione caratteriale dei pet è sicuramente quello
presentato da Coren (1994) i cui risultati sono raccolti
nel libro “The intelligence of dogs” (trad. it. “l’intelligenza
dei cani”) molto conosciuto dai cinofili di tutto il mondo.
Si tratta di un’impresa molto impegnativa e costosa
che comportò cinque anni di lavoro da parte di uno
staff di almeno venticinque persone. Attraverso il
monitoraggio di test e lavori di addestramento, Coren
individuò diverse abilità utilitaristiche (cani da guardia,
da caccia, terrier ecc.) e introdusse il concetto di
diversi tipi di intelligenza: quella istintiva, che riguarda
l’attitudine ai diversi compiti per i quali le razze sono
state selezionate nel corso degli anni, quella adattiva
che misura la capacità di apprendimento in generale
anche tramite osservazione dell’ambiente e infine l’intelligenza lavorativa che incorpora anche l’obbedienza,
essendo calcolata sulla capacità dei cani di apprendere
e eseguire determinati ordini impartiti dal proprietario.
La parte più completa e innovativa, per l’accuratezza
e il numero di dati acquisiti, riguarda sicuramente la
valutazione dell’intelligenza lavorativa. Coren arrivò ad
attribuire un punteggio a ciascuna razza determinando
una classifica dei cani meglio predisposti all’obbedienza.
Al di là della classifica generale, che è l’elemento su
cui maggiormente si concentra l’attenzione dei lettori,
dal lavoro esposto emergono anche altri aspetti molto
interessanti per chi studia genetica. Con riferimento
alla trasmissione ereditaria della personalità, per
esempio, meritano attenzione i test di valutazione
della disponibilità al lavoro condotti su genitori e figli.
Da questi risulta infatti che i cuccioli ottengono un
punteggio compreso tra i valori attribuiti ai genitori.
Un’altra osservazione interessante riguarda la
valutazione di meticci e ibridi. Gli addestratori hanno
pareri unanimi nell’affermare che quanto più gli incroci
somigliano fisicamente a una delle razze da cui sono
stati generati, tanto più il loro carattere sarà assimilabile
a quello della razza in questione.
Si ipotizzerebbe quindi una correlazione tra
comportamento e determinati tratti caratteriali: un
argomento molto interessante che merita sicuramente
di essere più approfondito.
32
Comportamento aggressivo ed ereditarietà
Un notevole contributo agli studi di genetica comportamentale ci arriva dal trattamento dei dati sulle
aggressioni. E’ un tema per il quale veterinari e comportamentisti sono particolarmente sensibili e le ricerche
condotte sono molteplici. Dai numerosi dati raccolti,
risulta innanzitutto una significativa differenza tra le
razze. In alcune il numero di casi di aggressioni riportato
è decisamente più elevato rispetto ad altre, anche in
proporzione al numero di registrazioni. Non sempre si
tratta di razze da guardia, difesa o comunque oggetto di
una selezione spinta verso comportamenti aggressivi.
Casi significativi il cocker spaniel e lo springer spaniel
che nonostante siano cani da caccia registrano (negli
Stati Uniti) un’alta percentuale di aggressioni.
Questi risultati hanno spinto i veterinari comportamentisti a indagare soprattutto sulle cause genetiche e hanno
portato a individuare singoli geni responsabili di vere e
proprie “patologie comportamentali” come per esempio
l’ormai nota “springer rage sindrome”.
Questi studi hanno persino identificato singoli geni
responsabili di patologie comportamentali come la nota
“Springer rage syndrome”.
Borchelt (1983) analizzò i fenomeni di aggressione
incasellandoli in otto gruppi divisi per motivazione:
paura, dominanza, possessività, istinto di protezione,
istinto predatorio, reazione alla punizione, reazione
al dolore e aggressività intraspecifica. Askew (1996)
individuò 11 categorie di motivazione: dominanza,
possessività, istinto di protezione, istinto predatorio,
paura, aggressività fra maschi, aggressività fra
femmine, reazione al dolore, reazione alle punizioni,
istinto materno e aggressività rediretta.
Overall (1997) fece salire a tredici queste sottocategorie: istinto materno, gioco, paura, dolore, territorialità, istinto di protezione, aggressività intraspecifica,
aggressività rediretta, difesa del cibo, possessività,
istinto predatorio, dominanza e aggressività idiopatica.
Tutte queste molteplici ricerche sempre più
approfondite fecero emergere risultati analoghi tra
i cani della stessa razza non più solamente per il
33
Ricerche condotte sulle aggressioni hanno identificato
gruppi di motivazione, come la paura
numero di aggressioni registrato, ma anche in base
alle situazioni-tipo che scatenano l’aggressività.
In tutti gli studi condotti risultò per esempio che
barboni, springer spaniel e lhasa apso mostravano
alti valori di aggressioni per dominanza, mentre
pastori tedeschi cocker spaniel attaccavano più frequentemente per protettività o per paura.
Landsberg nel 1991 condusse un’indagine sulle
razze più frequentemente coinvolte in episodi di
aggressione nei vari stati americani, comparando
il punteggio di ogni razza con il numero di soggetti
registrati in ogni singolo stato. Ne emerse ancora
una volta una forte omogeneità tra le razze, ma
furono altresì evidenti le differenze non trascurabili
tra uno stato e l’altro, a testimoniare quanto ancor
più dell’appartenenza a una razza sia significativo
l’effettivo grado di parentela.
Infine Willis (1998) verificò che dall’accoppiamento di genitori aggressivi nascono figli sempre più
aggressivi. Questo sarebbe tipico di un tipo di eredità
quantitativa poligenica e presumo che la cosa sia al
più presto dimostrata.
La difficoltà che ostacola questi studi sono i fattori
esterni come la socializzazione del cucciolo.
genetica e selezione
genetica e selezione
principalmente data dalla fortissima influenza di
fattori esterni. La componente ereditaria è solo
un ingrediente del mix di elementi che determina
il carattere. Fondamentali sono però le influenze
ambientali, a partire dalla prima infanzia e con la prima
impronta caratteriale trasmessa dal comportamento
della madre, per seguire con la socializzazione e
l’apprendimento per il quale un ruolo fondamentale
è dato dal rapporto col proprietario.
Il DNA di una boxer chiamata Tasha e’ stata utilizzato
per uno studio Americano sul genoma canino.
La mappatura del DNA
Senza dubbio la fenomenologia dell’aggressività è
il campo che raccoglie il maggior numero di studi
scientifici in linea con le conoscenze avanzate che
caratterizzano le altre branche della genetica. E’
proprio questo settore che infatti registra i primi
risultati per la mappatura di geni responsabili del
comportamento canino. Questi vanno ad aggiungersi
all’ormai lunghissimo elenco di geni catalogati ogni
giorno, e la loro conoscenza rende ora possibili
interventi sulla selezione rapidi ed efficaci.
I geni mappati al momento non sono tra quelli
responsabili di tratti caratteriali tipici di razza, ma
rappresentano unicamente patologie e disturbi comportamentali. Il test del DNA oggi può permetterci
di individuare i soggetti portatori e non utilizzarli
in riproduzione o accoppiarli esclusivamente con
soggetti non portatori testando poi tutta la prole per
debellare eventuali disturbi comportamentali gravi.
Le conoscenze attuali e gli elevati costi di attuazione
non ci permettono invece di poter utilizzare questa
metodologia per perfezionare le abilità lavorative dei
cani. E’ ancora presto per farlo, anche se il lavoro
svolto negli undici decenni potrebbe far cambiare
rapidamente la situazione.
Conclusioni
Quasi cento anni di ricerche ed esperimenti in diversi
campi, di fatto, hanno ampiamente dimostrato ciò che
per molti sembra ovvio e scontato: i tratti caratteriali
hanno una forte componente ereditaria. Rimane però
deluso chi si aspetta una mappa dei geni coinvolti
con relativo schema accoppiamenti/risultati come
avviene per i colori del mantello e altri tratti somatici.
Da questo punto di vista gli elementi forniti dai testi
disponibili sono ancora veramente pochi.
La difficoltà principale che ostacola questi studi è
Ma possiamo dire che ogni singola esperienza
costituisce un tassello del puzzle che rappresenta
la mente del cane. Addirittura è stata documentata
una notevole rilevanza del sesso di appartenenza
non solo del cane, ma anche del proprietario.
Come dire che lo stesso cane potrebbe manifestare
comportamenti diversi a seconda che abbia stretto
un legame con un uomo o con una donna, come
testimoniano numerosi studi condotti nel corso degli
ultimi vent’anni in U.S.A, Regno Unito e Germania.
Le statistiche che abbiamo a disposizione sono
elaborate soprattutto su dati raccolti nei data base
di veterinari e comportamentisti, negli archivi
dei risultati delle prove di lavoro o su campioni
precostituiti di cani di proprietà. I cani esaminati non
hanno mai alle spalle una situazione ambientale o
familiare omogenea, che sarebbe il presupposto
principale per poter condurre un’analisi con valenza
scientifica.
Per avere gli elementi necessari a ipotizzare modelli
precisi occorrerebbe invece disporre di un notevole
numero di cani allevati nelle stesse identiche
condizioni (stesse esperienze, stessi rapporti con
l’uomo, stesso ambiente con stimoli identici) come
animali da laboratorio. Tutto questo oltre ad avere
costi altissimi avrebbe anche forti ripercussioni sul
piano etico, in quanto i cani esaminati non potrebbero
di fatto avere una vita “normale”, almeno fino alla
conclusione dei test.
Da un punto di vista prettamente pratico, il consiglio
che si può dare agli allevatori che vogliano
intraprendere un lavoro di selezione sul carattere è
quello di usare soprattutto buonsenso e intuizione. Si
dovrebbe per esempio evitare di accoppiare tra loro
soggetti con gli stessi tratti caratteriali indesiderati
ed eventualmente indagare sulle doti caratteriali di
nonni e bisnonni tenendo presente però che il ruolo
maggiore è sempre quello dei genitori.
Per un buon lavoro di selezione sul carattere, usare
buonsenso e intuizione.
Per un rapido miglioramento delle abilità lavorative,
“breed the best to the best”.
34
35
Gli inglesi, grandi maestri, hanno un’antica regola
d’oro: “breed the best to the best” ovvero “unisci il
meglio al meglio”. Questa semplice e intuitiva regola
dovrebbe essere sufficiente a garantire un rapido
miglioramento delle abilità lavorative dei cani indipendentemente dai meccanismi di trasmissione
genetica. L’importante però è che lo si faccia.
Purtroppo negli ultimi decenni i risultati di ring per
molte razze hanno costituito l’unico criterio selettivo
a discapito di ogni altra variabile, carattere compreso.
Questo alla lunga può condurre all’instaurarsi di
problemi radicati e difficilmente correggibili.
Denis
Ferretti
Denis Ferretti vive
a Reggio Emilia,
possiede e alleva
bolognesi ed è
appassionato di
genetica. Da anni affianca giudici di varia
nazionalità come commissario di ring
e interprete. Ha all’attivo collaborazioni
editoriali con diversi siti web e riviste cinofile.
Suoi sono i capitoli sulla genetica dei colori
nei libri “Il pastore tedesco” e “il libro dei
setter” di Rossella di Palma, pubblicati
dall’editoriale Olimpia.
Bibliografia:
A. Ruvinsky & J. Sampson – The genetics of
the dog
Stanley Coren – L’intelligenza dei cani
Barbara Gallicchio – Lupi travestiti
salute e benessere
persone e retriever
A SCUOLA DI GIOCO
per crescere
ENDAL E ALLEN:
di Cinzia Stefanini
Il cane è, insieme all’uomo, uno dei pochi mammiferi
sociali che conserva nel tempo la voglia di giocare.
Capita spesso infatti di osservare, ai giardini, cuccioli
che giocano con cani adulti, ma anche cani anziani
con in bocca la pallina o il bastoncino da riportare al
proprietario.
Perché è così importante, per un cane di qualsiasi età,
giocare? Il gioco prepara alla vita. Il cucciolo impara
così a confrontarsi con gli altri e a capire quali sono i
suoi punti di forza e quali i suoi limiti fisici. Giocando con
i fratelli, con la madre e, si spera, con il padre, il cucciolo
impara regole sociali importanti: se infatti morde troppo
forte la madre o i fratelli, il gioco si interrompe immediatamente il partner se ne va e lo lascia solo.
Il cucciolo può imparare così il rispetto delle regole
vigenti nel gruppo sociale e il valore della rinuncia,
dato che spesso i “giocattoli” che ha conquistato gli
vengono sottratti dagli altri fratelli e dagli adulti. Mi
è capitato spesso di osservare cani adulti togliere
un gioco ad un cucciolo e impedirgli con un mimica
aggressiva di riprenderlo. Una volta che il cucciolo
mostra di rinunciare, il gioco perde immediatamente
valore e interesse anche per il cane adulto. La logica
sottostante a questo comportamento, che a prima vista
potrebbe sembrare solo un’inutile prepotenza, in realtà
nasconde un grande insegnamento: non si può avere
tutto subito quando lo si desidera! Il gioco prepara il
cane agli aspetti meno piacevoli della vita: sopportare
la frustrazione durante un gioco è immensamente più
semplice che affrontarla in altre situazioni di maggior
sfida e rappresenta un buon allenamento per le
difficoltà che in futuro dovrà affrontareche in futuro
dovrà affrontare.
Giocattoli di forma e di materiali diversi insegnano al
cane la varietà della vita, evitano la fissità cognitiva,
sviluppano capacità molteplici. Pensate quanto
diversificate devono essere le capacità di un cane per
rincorrere una pallina o cercare un oggetto che è stato
nascosto.
Il gioco rinforza i legami sociali perché è un confronto
positivo e sereno. Il proprietario che gioca molto,
rispettando regole e tempistiche, è per il suo cane
un figura sociale divertente e interessante senza per
questo perdere in autorevolezza e dunque gli sarà più
semplice impostare anche esercizi meno piacevoli
come il lascia o il vieni. Per il cane è immensamente più
semplice abbandonare il gioco con altri cani se deve
tornare da un proprietario divertente e che gli propone
un gioco alternativo. Lasciare la propria pallina preferita
è molto più facile se il cane sa di avere un altro gioco
in cambio.
Per il cane anziano, inoltre, il gioco rappresenta un
momento di esercizio fisico e di vivacità mentale ottimi
per contrastare i sintomi dell’invecchiamento. Il gioco è
un modo per farlo sentire ancora parte integrante della
famiglia, soprattutto se sono presenti cani giovani o
cuccioli.
La nostra fantasia, unita alla conoscenza profonda del
nostro cane, rappresenta la migliore attivazione mentale
possibile. Non solo l gioco sereno, vario, dinamico e
non stereotipato con regole precise non
solo è vero cibo per la mente (per citare Maria
Montessori), ma anche il miglior collante sociale
possibile, quello che ci permette di capire e di farci
capire dal nostro cane con un solo sguardo.
In fondo vorrà pur dire qualcosa se l’uomo ed il cane
sono le uniche due specie che si entusiasmano nel
rincorrere una cosa rotonda!
36
ritorno alla vita vissuta
di Alessandra Franchi
Nella sala stampa del Crufts 2009 sabato 8 marzo si assiepavano molte celebrità, ma una in particolare
attirava l’attenzione di tutti i presenti: un anziano labrador giallo di nome Endal. Endal è famoso nel
mondo perché ha compiuto un miracolo riportando alla vita normale (o quasi) il suo padrone Allen Parton:
negli ultimi 13 anni Endal ha salvato la vita -e il matrimonio- del suo padrone, un ex-ufficiale della Marina
Inglese, divenuto invalido in un incidente d’auto nel 1991, durante la Guerra del Golfo.
La storia di Endal
Endal è nato come un “incidente di percorso”, dal
momento che i suoi genitori, di proprietà di un allevatore
di Southampton, erano padre e figlia. Senza accorgersi
che la femmina era ancora in calore, il proprietario
li aveva lasciati insieme, per poi scoprire, qualche
tempo dopo, che era in corso una gravidanza. Non
potendo - a causa della consanguineità- fare avere un
pedigree all’unico cucciolo nato da quell’accoppiamento a causa della consanguineità, l’allevatore pensava
di tenerlo come cane di famiglia. Invece, quando
Nina Bondarenk, direttore della associazione Canine
Partners for Indipendence (organizzazione che prepara
cani da assistenza) che era andata a Southampton per
controllare un’altra cucciolata, lo vide, fu attratta da
quel cucciolo tranquillo e attento e pensò di offrirgli la
possibilità di diventare un cane da assistenza.
Mentre Endal cresceva, i responsabili dal CPI si resero
conto che avrebbe potuto diventare un ottimo cane, se
fosse riuscito a sviluppare appieno il suo potenziale
incontrando una persona a cui legarsi fortemente.
37
persone e retriever
persone e retriever
La storia di Allen
La storia di Allen inizia nel 1991 quando Allen, ufficiale
della Royal Navy e tecnico elettronico, lascia la moglie
Sandra e i due figli Liam e Zoe di cinque e sei anni,
per combattere nella prima Guerra del Golfo. Allen
sapeva che secondo le statistiche “solo” il 15% dei
militari partiti non sarebbe tornato a casa, e come
tutti i coraggiosi, pensava che le statistiche non lo
riguardassero davvero. Però, un mese dopo il suo
arrivo in oriente, ebbe un grave incidente automobilistico che fece a pezzi il suo corpo e il suo spirito. Il
suo primo ricordo è di sei settimane dopo l’incidente,
quando si risvegliò in un ospedale inglese: il lato
destro del suo corpo aveva perso ogni sensibilità e la
sua memoria era distrutta per il 50%.
Così per tredici anni Endal e Allen hanno vissuto e
lavorato insieme aiutandosi ogni giorno. Endal imparò
ad aprire le porte (grosse corde rosse vennero attaccate
a tutte le porte della casa), a prendere gli oggetti dagli
scaffali del supermercato quando facevano la spesa
insieme, e ad aiutare Allen con gli sportelli bancomat.
e aggressivo con tutti”. In più era sprofondato in una
depressione da cui non pareva esistere via d’uscita.
Tentò due volte di suicidarsi. Era l’unica cosa che gli
rimaneva da fare, continuava a ripetersi.
Quando finalmente venne dimesso dall’ospedale e
arrivò a casa, sua moglie Sandra dovette rinunciare
al suo lavoro per poterlo seguire come necessario.
La situazione era talmente pesante che Sandra
decise di ritagliarsi un piccolo spazio per sé ed iniziò
a collaborare con l’associazione Canine Partners for
Indipendence (CPI), portando a
passeggio i cani che erano al centro
in addestramento.
Endal e Allen si incontrano
Allen e Endal in una delle ultime
immagini ufficiali scattate.
a destra: Endal indossa orgoglioso la
sua PDSA Gold Medal.
sopra: Endal inserisce la tessera
magnetica in un lettore.
Così Allen passò i primi cinque
anni dopo l’incidente in ospedale,
lottando contro una gravissima disabilità e contro una
terribile depressione, la depressione di un uomo che
aveva perso quasi tutto e soprattutto i ricordi più cari
della sua famiglia. Aveva difficoltà ad articolare le parole
e non riconosceva più le persone che conosceva prima
dell’incidente, neppure sua moglie ed i suoi figli.
“La paura e lo shock mi rendevano furioso -ammette
Allen- mi rifiutavo di accettare che ero ormai un
disabile e mi vergogno a ricordare come ero sgarbato
Un giorno il bus che doveva portare
Allen al centro diurno per disabili
non arrivò e Sandra, che non voleva
rinunciare al suo impegno con i cani,
costrinse Allen ad accompagnarla
al centro CPI. Lì Allen e Endal si
incontrarono per la prima volta.
Fu Endal a decidere che Allen era
la persona giusta per lui, proprio
quella che lui stava aspettando, e
andandogli incontro diede inizio
ad una collaborazione destinata a
durare per i successivi tredici anni.
Durante quel primo incontro Sandra
notò che per la prima volta Allen
aveva mostrato un piccolo interesse
per qualcosa e che addirittura si era mosso un pochino
per cercare di accarezzarlo sulla testa.
Allen racconta che fu lui a decidere di far domanda per
ottenere Endal come cane da assistenza, e che per farlo,
ricorda, “dovetti riempire un modulo descrivendo la mia
disabilità, e quella fu la prima volta in cui ammettevo
che c’era in me qualcosa che non andava. E’ stata
una esperienza catartica, che finalmente mi ridiede la
speranza di cui avevo così bisogno”.
38
Endal ha ricevuto moltissimi premi: è stato nominato
“Cane del Millennio” da Dogs Today, ha vinto la Medaglia
d’oro PSDA (PSDA Gold Medal) e il Gold Blue Peter
Badge. La Medaglia d’oro PSDA è assegnata ad animali
che hanno dimostrato un eccezionale attaccamento al
loro dovere in tempo di pace. E’ l’equivalente di una
croce al merito civile. Questa onorificenza è stasta
conferita ad Endal perché nel 2001, quando l’auto di
Allen fu investita in un parcheggio da una altra auto che
viaggiava a 60km/h , Endal fece in modo di sistemare
Allen nella posizione di soccorso (coricato su un
fianco), lo coprì con una coperta, tirò fuori dalla giacca
di Allen il suo cellulare e glielo mise davanti al viso,
poi corse all’albergo più vicino, abbaiando per chiedere
aiuto. Endal è uno dei due cani che hanno ricevuto il
Gold Blue Peter Badge (2003). Questo distintivo –
una spilla dorata a forma di solcometro marino - è la
massima onorificenza conferita a persone che si sono
eccezionalmente distinte per atti di coraggio o hanno
rappresentato la loro patria in un evento importante.
Allen e Endal sono stati moltissime volte al Crufts,
e ora Allen collabora con CPI (Canine Partners for
Indipendence), aiutando altre persone ad avviare una
nuova vita con il loro cane. E...Allen e Sandra hanno
deciso di sposarsi di nuovo, in modo che Allen potesse
avere un ricordo del proprio matrimonio.
Negli ultimi tempi Allen e Sandra si sono messi alla
ricerca di un cane giovane che potesse prendere il
posto di Endal quando questi avesse dovuto andare in
pensione. E così hanno trovato un Endal Junior, che ora
è diventato quasi bravo quanto Endal.
La settimana dopo essere stato al Crufts con Allen
anche quest’anno, Endal ha avuto una ischemia, e
la sua famiglia ha deciso per l’eutanasia. Endal si
è addormentato tra le braccia del suo padrone, con
l’intera famiglia intorno a lui per ringraziarlo dell’amore e
della devozione che ha dato ad Allen in tutti questi anni.
*Ringraziamo Allen Parton per le foto e il materiale
forniti per questo articolo.
La sua memoria è ancora molto debole, Allen
normalmente ricorda le cose solo per 48 ore e dimentica
nomi e facce delle persone. Prima dell’arrivo di Endal
nella sua vita, Allen non riusciva ad affrontare gli incontri
con amici di cui lui non ricordava assolutamente nulla.
“Adesso invece si avvicinano e parlano con Endal, e
anche se io non ricordo chi sono, Endal è un buon
argomento di conversazione, le persone lo accarezzano
e parlano di lui, e questo mi aiuta a socializzare”.
39
Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità
Retriever e non solo - libri, tv, regali, attualità, curiosità
a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi
da leggere
L’Enciclopedia del Golden Retriever di Andrea
Pandolfi, De Vecchi Edizioni (marzo 2004).
Scritto da Andrea Pandolfi,
socio del RCI e giudice
ENCI, questo libro ben
documentato illustra la storia
e l’evoluzione del Golden
Retriever, segnalando soggetti
ed allevatori importanti
in Gran Bretagna, Italia e
nel resto d’Europa. Il libro
tratta in modo accurato la
morfologia e lo standard della
razza e dà consigli pratici
su comportamento, educazione, addestramento,
esposizioni, salute, riproduzione e dieta.
Lupi travestiti di Barbara Gallicchio, Edizioni Cinque
(2001).
In questo libro, Babara Gallicchio cerca di ricostruire la
storia della nostra amicizia con il lupo e di come questo
si sia trasformato nella vastissima gamma dei cani.
E’ la testimonianza di anni di studi, di osservazioni, di
pratiche professionali, di
efficaci consultazioni avute
dai migliori esperti di tutto
il mondo, ed è dedicato
all’opportunità di ricostruire
il percorso che ha indotto i
lupi a condividere la propria
esistenza con il genere
umano. Lupi travestiti vi
condurrà a riconoscere le
ragioni e le modalità che
hanno portato alcuni lupi a
diventare cani, ma anche a
capire come sono nate le
razze, gli standard e quale potrà essere il futuro delle
razze canine.
Working Gundogs di Martin Deeley, The Crownwood
Press (maggio 2009).
Questa edizione rivista ed ampliata copre tutti gli
aspetti dell’addestramento con una scrittura gradevole
e contiene molte foto ed illustrazioni nuove a colori.
L’autore illustra i principi base dell’addestramento con
una attenzione speciale al rapporto con il cane e alla
a cura di Patty Fellows and Alessandra Franchi
psicologia canina. In questo libro possiamo trovare
consigli su come scegliere il cane giusto, sull’addestramento adeguato ad ogni stadio di crescita e su come
introdurre la selvaggina. Martin Deeley è addestratore
di fama internazionale e autore con più di 30 anni di
esperienza.
The Modern Dog di Stanley Coren, hardcover ed. The
Free Press (marzo 2009).
L’ultimo libro di Stanley Coren
tratta la co-evoluzione negli
ultimi 14000 anni dell’uomo e del
suo compagno a quattro zampe.
Il testo raccoglie informazioni da
molte differenti fonti – scienza,
folklore, religione e politica - ed
esplora attraverso storie e ritratti
questa relazione durata secoli.
Stanley Coren è professore di
psicologia all’Università di British
Columbia in Canada, e ha scritto
sul cane alcuni bestseller, tra i quali l’ormai classico e
recentemente ristampato L’intelligenza del cane.
La Socia Piera Zerbi ci ha suggerito due siti italiani dove
si possono trovare molti libri sui cani:
www.baubooks.com/ e www.neogea.it/
notizie
Nel ben noto SUV sono stati infatti incorporati accessori
per delimitare lo spazio destinato al cane, una rampa
pieghevole che consente facili ingresso e uscita dalla
vettura, un lettino imbottito, una ciotola antirovesciamento, un ventilatore elettrico e una separazione
trasparente e amovibile tra il vano passeggeri e la
“zona-cane”. Questo nuovo modello sarà in vendita
dall’autunno 2009, e in Italia probabilmente sarà
previsto come optional di modelli già in produzione.
Un’altra novità che
ha di recente passato
l’Atlantico è un nuovo
sport per cani e
proprietari, chiamato
“doga”. Inventato
sette anni fa da Suzy
Teitelman, una
istruttrice di yoga di
Manhattan, il doga mette
insieme massaggio
e meditazione e uno
stretching gentile pensati
per cani e proprietari. Gli
appassionati sostengono
che doga può rafforzare
il legame tra cane e proprietario, può contribuire a
calmare cani iperattivi e fare in qualche modo da
terapia per cani con problemi ai legamenti. Nonostante
le critiche degli scettici, il doga continua a diffondersi,
e di recente è approdato anche in Giappone e in Gran
Bretagna.
si dice così
Molti di noi del mondo dei cani sono abituati a
trasformare le proprie automobili per poter trasportare
i cani, ma Honda
ha fatto un
passo avanti che
ha presentato
quest’anno al New
York Auto Show.
La versione “Dog
Friendly” della
Honda Element
presenta una
quantità di soluzioni
pensate per far
viaggiare in sicurezza e comfort Fido e la sua famiglia.
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L’espressione “eye-wipe” è una espressione tecnica
usata per descrivere quando in un field trial un cane,
inviato al riporto di un capo abbattuto, non riesce a
trovarlo e viene richiamato in linea e si manda un
altro cane sullo stesso riporto; se il secondo cane
trova il selvatico, il primo cane riceve un “eye-wipe”,
considerato un errore grave nei regolamenti FCI,
ed eliminatorio in UK. Questa espressione curiosa
deriva dal fatto che il secondo cane ha “pulito gli
occhi” del primo cane, che ha dimostrato di non
vedere abbastanza bene da ritrovare il suo riporto.
Conosci altri modi di dire che riguardano i cani?
Inviali a: [email protected]
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