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Kristina Jelinčić Vučković, Institut of Archaeology, Ljudevita Gaja 32, HR-10000 Zagreb, Croatia, www.iarh.hr
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Le importazioni africane trovate sull'isola
di Brač/Brattia, Dalmazia.
L’isola di Brač (Brattia) si trova in Dalmazia centrale, è l'isola più grande della Dalmazia, con una superficie di 396 km² ed un'altezza
di 778 m (Fig 1). L'economia dell'isola si basa sul turismo, allevamento delle pecore, pesca, viticoltura, olivicoltura e uso della pietra da
molte cave, grazie alle caratteristiche mediterranee e naturali di Brač. Il rilievo consiste principalmente da piccole colline adatte
all’olivicoltura e valli alluvionali ottime per la viticoltura. Sulla costa settentrionale si trovano numerose insenature che dai tempi antichi
offrono un ancoraggio sicuro. Dalle fonti storiche, l’isola è conosciuta piuttosto per la sua posizione geografica in relazione con le isole
circostanti. Plinio il Vecchio invece nella sua opera Naturalis Historia (III, 152) parla di Brač in un altro contesto dicendo capris laudata
Brattia - una sintagma tante volte ripetuta nella bibliografia croata che sembra nessun’altra attività abbia potuto svolgersi sull’isola nel
periodo antico. Invece, sono stati ritrovati più di novanta siti archeologici romani di carattere rurale ed è difficile immaginare che la gente
che vi abitava conosceva solamente l’allevamento delle capre. Sapendo che le ville rustiche dovevano essere sostenibili, è difficile
immaginare che la gente che vi abitava conosceva solamente l’allevamento delle capre.
Gli inizi dell’antichità sull’isola restano ancora nell’ombra perché non si conosce bene la relazione degli isolani con gli abitanti delle
altre isole specialmente quelle di Issa e Pharia: coabitavano in pace, praticavano relazioni commerciali oppure combattevano tra di loro?
Reperti ben conosciuti da Vičja luka posta sulla parte occidentale dell’isola accanto alla rotta marittima che passa da Issa e Pharia in
direzione di Salona e Epetion, suggeriscono l’esistenza di relazioni commerciali. Sull’isola sono state trovate numerose anfore vinarie
Lamboglia 2 e Dressel 6 e quelle del tipo transizionale, ma mancano quelle del tipo oleario che ci fa supporre l’esistenza di oliveti e
produzione dell’olio sull’isola oppure un commercio tra le isole della Dalmazia centrale che non ha lasciato tracce archeologiche. Anche più
tardi, durante il dominio dell’olio istriano sulla parte settentrionale dell’Adriatico, in Dalmazia i reperti di Dressel 6B finora sono stati scarsi
(sull’isola di Brač finora abbiamo solamente un’anfora di questo tipo e sono state trovate a Narona). Una produzione dell’olio sconosciuta
ma soddisfacente per bisogni locali pertanto sembra logica. I contenitori non dovevano essere in materiale ceramico: per esempio
solamente negli anni recenti sull’isola la gente ha smesso di utilizzare grandi contenitori in pietra (un materiale che esiste in abbondanza
sull’isola) e cominciare la conservazione in contenitori di acciaio. Nella mancanza di contenitori vinari, similmente pensiamo ad un uso di
otri oppure di botti.
Dal II secolo in poi, sull’isola si trovano anfore olearie di produzione africana trovate in tutto il territorio adriatico e nel retroterra in
quantità significanti, specialmente dopo il III secolo. Questo fatto corrisponde con la diminuzione della produzione istriana, che diventa più
locale rispetto al periodo precedente. Perciò, ci chiediamo se lo stesso fattore che ha creato un simile cambiamento per l’Istria, sia stato la
causa per la nuova situazione sull’isola di Brač? Un fattore che ci sembra credibile, da poter causare tale cambiamento è il raffreddamento
causato dall’eruzione del vulcano Taupo (la più forte eruzione sulla Terra negli ultimi 5000 anni) attorno al 200 d. C. L’eruzione ha forse
contribuito alla fine di questa produzione creando un ambiente poco favorevole per la crescita degli ulivi. Senza scavi sistematici sull’isola,
possiamo solamente supporre una produzione per i bisogni locali dell’olio prima, e una fine o diminuzione dopo questa catastrofe insieme
con arrivo dell’olio africano e quello dall’occidente.
Nell’Adriatico settentrionale sono ben attestate la presenza dei vivaria e la produzione delle “anforette da pesce”, ma le fonti storiche
parlano anche della produzione delle salse di pesce in Dalmazia (Naturalis Historia, XXXI, 94). Sull'isola di Brač in particolare, è stata
trovata una stele funeraria di una persona coinvolta in queste attività. In Dalmazia sono presenti diversi contenitori per salse di pesce,
alcune della produzione africana come nel caso dell’isola di Brač. Senza scavi, purtroppo, non sappiamo quale sia stato il rapporto tra le
salse prodotte localmente e quelle importate. Dopo il dominio delle anfore vinarie Lamboglia 2 e Dressel 6A viene il periodo del traffico
meno accentuato attorno all’isola di Brač rispetto all’importazione del vino (I e II sec.). Questi si osservano nella mancanza dei naufragi
lungo il canale di Brač, Hvar e Neretva e mancanza o piccolo numero di anfore a fondo piatto e Dressel 2-4, spesso trovate in quel periodo
sull’Adriatico. Invece, nel periodo tardo antico, dal III sec., sull’isola accanto alle anfore vinarie orientali si trovano anche quelle africane e il
traffico (attorno all’isola) sembra aumentare di nuovo.
L’importazione africana sull’isola di Brač è presente dal II fino al VII secolo con particolare enfasi durante i secc. III e IV.
L’importazione inizia con le Tripolitana II e III, la ceramica da cucina e sigillata, per finire con l’import di spatheia. Ceramica da cucina e
sigillata sono presenti con numero più piccolo ma si deve avere in mente che qui si tratta di reperti da superficie e meno resistenti rispetto
alle anfore. Il problema delle pubblicazioni precedenti con la mancanza di illustrazioni, descrizioni e definizioni dettagliate ha reso spesso
impossibile creare delle mappe di distribuzione sulla parte orientale adriatica dei tipi e varianti, quindi nelle tavole (Fig. 3-5) sono presentati
solamente confronti sicuri. Delle anfore trovate sull’isola (Fig. 3) per il trasporto di olio sono state individuate le anfore Tripolitana III, Keay
59, Keay 8B, per salsamenta Afrircana II A con gradino e Africana II C. Per il vino sicuramente servivano spatheia 3C e forse anche
Africana IIA con gradino e Africana III. In alcune Keay 25 è stato attestato il trasporto delle olive. Per gli altri tipi non si sa con certezza che
cosa trasportassero. La sigillata africana (Fig. 4) è presente dal II fino al VI secolo con forme caratteristiche frequenti sull’Adriatico. La
ceramica da cucina è presente con diversi tipi dei secoli II-IV, per adesso non ci sono le forme più recenti. È interessante il ritrovamento di
Mid Roman Plain Ware, finora non definito tra la ceramica dell’Adriatico orientale (Fig. 5).
Le forme e l’ambito cronologico della ceramica e delle anfore africane trovate sull’isola di Brač concordano con la situazione
nell’Adriatico orientale. Lo stato della ricerca e nuove pubblicazioni dovranno mostrare le relazioni tra le quantità delle importazioni africane
rispetto alle altre produzioni locali del vino, olio e prodotti di pesce perché per dedurre queste conclusioni finora non abbiamo i dati
necessari. Bisogna essere consapevoli che porti adriatici orientali specialmente quelli di Salona o Senia servivano come punti di
ridistribuzione (sia marittima, sia terrestre), da dove cominciano le strade verso il retroterra dove c’è un clima diverso da quello
mediterraneo adatto alla coltivazione degli oliveti e vigneti e che le isole e città, ville e paesi sulla costa non dovevano essere l’unico
obiettivo o l’obiettivo principale delle esportazioni africane, ma anche punti di vendita casuali con lo scopo di raggiungere mercati più
lontani della Dalmazia e Pannonia.
Un piccolo numero di questi reperti superficiali provenienti solamente dall’isola (Fig. 2) non bastano sicuramente per capire le
relazioni tra le produzioni, le attività locali isolane e le importazioni di merce desiderata per lusso, diversità oppure necessità. Tuttavia
grazie a loro, possiamo formulare delle domande e indirizzare le nuove ricerche con lo scopo di capire meglio la vita sull’isola, che
potrebbe servire anche come caso comparativo per le altre isole circostanti, per creare un’immagine più larga sulle questioni economiche
della regione.
Fig. 2 I siti archeologici dell’isola con ritrovamenti della provenienza africana
Fig. 1 La posizione geografica dell’isola di Brač – Brattia.
Fig. 3 Anfore romane trovate sull’isola di Brač
African import from the island of Brač/Brattia, Dalmatia.
There are more than 90 roman rural sites on the island of Brač (Fig. 12). On 18 of them African import has been indentified including amphorae,
terra sigillata and cooking ware (Fig. 3-5). African import on the island began in
the 2nd and lasted till 7th c. with the emphasis on the 3rd and 4th c. Finds
suggest that oil and salsamenta were dominant among the imported goods
with smaller quantities of vine. The typology of the finds does not differ from
that on other eastern Adriatic locations. Results obtained so far are not
sufficient to make definite conclusions and there are many questions to be
answered including: what did the local economy look like before, why does
import of these goods start at all, did the local economy collapse or this import
was so aggressive that local economies were not competitive? There is also a
possibility that the buyers simply had a wish for diversity on their table. The
final destination of these African goods could have been other locations in
Dalmatian inland and/or Pannonia that were no longer supplied by, for
example, Istrian oil.
Fig. 4 Sigillata africana (ARS) trovata sull’isola di Brač
Economia e Territorio
nell’Adriatico centrale tra tarda Antichità e alto
Medioevo (IV-VIII secolo)
Parole Chiave: Paesaggio, Cultura materiale,
Archeologia, Adriatico
Ravenna, 28 Febbraio - 1 marzo 2014
Fig. 5 Ceramica da cucina africana trovata sull’isola di Brač