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VIII
LA GAZZETTA SPORTIVA
DOMENICA 20 LUGLIO 2014
Speciale Orologi/L’intervista 3
QUANDO DIVENTO ACQUA
NON PENSO E STO BENE
Mike Maric, 40 anni, è nato a Milano e va in mare da quando ne aveva 3. Primatista mondiale di Jump Blu, nella vita è (anche) è un odontologo forense GIUSEPPE NIGRO
Il re della monopinna che nuota come e con i
delfini, trainer della Pellegrini e di Magnini, ha
fatto dell’apnea uno stile di vita. «Il primo a credere
in me è stato Pellizzari: è stato come quando il
maestro Yoda dà la spada a Luke Skywalker in
Guerre Stellari. Facevo le gare per dimostrare a me
stesso il mio valore, ma quando laggiù ho perso il
mio amico del cuore, molto è cambiato»
Photo: Studio Bortolotti e Sandro Leonelli - Lega Navale Gruppo Sub
«Cosa si pensa in apnea? La re­
altà è che in quei momenti non
pensare è l’ideale». Mike Maric,
40 anni, è il re della monopin­
na, già campione di apnea dina­
mica e nel 2004 primatista
mondiale (con la misura di 120
metri) di Jump Blu, un cubo di
15 metri per lato, da percorrere
a 15 metri di profondità. E del­
l’apnea oggi Maric continua a
essere non solo trainer ­ con col­
laborazioni importanti, tra cui
Federica Pellegrini e Filippo
Magnini ­ ma quasi un evange­
lizzatore. E lo capisci quando lo
senti parlare di cosa prova sot­
t’acqua: «C’è la sensazione è
che il mio corpo non sia più cor­
po, sia fatto d’acqua e sia nel­
l’acqua, in una simbiosi di ac­
qua nell’acqua. Quando la rag­
giungo, il mio corpo svanisce e
la dimensione spazio­tempora­
le va totalmente persa. Questa è
l’apnea». Quasi una ragione di
vita... «Piuttosto uno stile di vi­
ta: può aiutare tantissimo. È un
ritaglio del tuo tempo, in una
società stressata da mille pro­
blemi ­ lavoro, soldi, famiglia,
correre sempre ­, in apnea ti ri­
tagli uno spazio per te e per il
tuo benessere e ne esci felice».
Oggi Maric è un odontologo fo­
rense che per il dipartimento di
medicina legale di Pavia si oc­
cupa di identificazione dei ca­
daveri («il confronto con la
morte aiuta a percepire meglio
la qualità della vita»), ma gira il
mondo per allenare atleti e far
conoscere la sua disciplina.
Come nasce questo rappor­
to con l’apnea?
«La passione quando a 3­4
anni mio padre mi ha buttato in
acqua. Poi quando ho conosciu­
to Umberto Pellizzari nel 1997:
ero il classico studentello uni­
versitario un po’ sfigato che a
22 anni conosce il suo idolo e
trasforma la sua passione in un
lavoro. È stato il primo a crede­
re in me. Nel 2001 mi ha detto
“sei forte, allenati un po’ di più e
potrai far bene”. E’ stato come
quando il maestro Yoda dà la
spada a Luke Skywalker. Da mi­
to è diventato amico, e poi fra­
tello. Oggi c’è anche collabora­
zione lavorativa. E’ il mio mae­
stro».
Com’è oggi la vita da apnei­
sta lontano dall’agonismo?
«Facevo le gare per dimostra­
re a me stesso il mio valore,
l’agonismo è l’eredità dei miei
anni da bambino a Rovigno
d’Istria. Poi il mio amico del
cuore Stefano, che lavorava con
me, è morto in mare in un inci­
dente. Allora poni l’attenzione
più su altri valori: ho convoglia­
to le energie sul diffondere la
mia passione, sul piacere di sta­
re in acqua, divertirmi seria­
mente ma in maniera professio­
nale col mio progetto. E parlare
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DOMENICA 20 LUGLIO 2014
setto, saper respirare è una
chiave. Noi apneisti dobbiamo
fare 200 metri in piscina senza
respirare, prima della perfor­
mance la respirazione deve es­
sere controllata, col diafram­
ma. Loro fanno la stessa distan­
za e se respirano meglio l’aria è
più ricca di ossigeno, e con ossi­
geno di qualità migliora la per­
formance».
E poi c’è la monopinna.
«È il sogno di ogni bambino
nuotare come un delfino. Cam­
bia l’aspetto mentale, tecnica­
mente non è facile: pinneggi a
piedi uniti. Ma lavorare su cavi­
glie, gambe, braccia serve a mi­
gliorare le performance. Sono
dettagli tecnici a cui pensa
Giunta, ma per la prima volta
nella storia del nuoto a un pre­
paratore tecnico si affianca un
apneista».
»
In mare il mio corpo
svanisce e la
dimensione spazio­
temporale va
totalmente persa.
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LA GAZZETTA SPORTIVA
IX
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Parlava di «apnea per stare
bene». Cosa significa?
«L’apnea può essere agonisti­
ca o ricreativa. Quest’ultima è
una contraddizione: trattenere
il fiato è la cosa più innaturale,
ma farlo in acqua dà uno stato
di rilassamento fisico e mentale
pazzesco. Parlare di respiro si­
gnifica parlare di rilassamento
perché se respiri in maniera
corretta rilassi il corpo, e com­
batti ansia e stress. Se poi al per­
corso respiratorio associ un per­
corso mentale ­ meditazione,
training autogeno o training
mentale ­ si riesce a indurre un
grande stato di benessere da
qualche secondo a qualche mi­
nuto. Nel quotidiano bastano
due semplici nozioni per riu­
scirci, soprattutto nell’acqua
calda che con le onde theta in­
duce il mio rilassamento. Be­
nessere: questo è apnea».
di sicurezza nel mare: l’apnea
non si improvvisa, serve la gui­
da di persone competenti, mai
da soli».
Cosa porta un apneista a
nuotatori come Pellegrini e Ma­
gnini?
«Un valore ultraspecialistico
che Matteo Giunta ha ricono­
sciuto nella mia esperienza. La
fase subacquea del nuoto è una
delle più importanti. Il primo
approccio è alla respirazione:
un nuotatore deve respirare
tanto e quando respiri perdi as­
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