Tour dei Castelli - Hotel Le Fontanelle

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Tour dei Castelli - Hotel Le Fontanelle
Il Chianti e i suoi Castelli
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La Toscana è nota per l'arte, la natura, il buon vino, l'olio
d'oliva, ma anche per la sua storia affascinante e
misteriosa, di cui restano testimoni numerosi castelli e
abbazie, ma anche piccole pievi di paese e di campagna.
Il territorio del Chianti si estende tra le province di
Firenze e Siena, a ovest della val di Pesa e della val
d'Elsa. Caratteristico di questa parte di Toscana è
l'affascinante susseguirsi di borghi, vigneti e colline, in
una suggestiva atmosfera medievale.
Qui sorgono i centri storici della produzione del più
famoso tra i vini italiani e ogni strada conduce a una
cantina, un castello e una fattoria il cui nome figura su
un'etichetta di vino insieme al celebre marchio del Gallo
Nero che indica il Chianti d'eccellenza.
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Il CASTELLO DI BROLIO
Il castello di Brolio è di origine longobarda, sebbene dell'antico fortilizio non rimanga
oggi alcuna traccia ad eccezione della locazione.
Il suo ruolo nella storia iniziò ad essere rilevante a partire dal XII secolo, quando vi si
insediò la potente famiglia dei Ricasoli da Cacchiano, ai quali ancora oggi appartiene.
La sua posizione strategicamente fondamentale per il controllo della zona del Chianti
ai margini dell'influenza fiorentina, quindi ai confini con il territorio senese, pose il
Castello al centro delle molte guerre di frontiera conseguenti a partire dal '300 fino alla
metà del XVI secolo.
Siamo infatti nel cuore del territorio fiorentino della Lega del Chianti - formata dai
terzieri di Radda, Castellina e Gaiole - da sempre ricca di presenze feudali e contesa
aspramente fra le due grandi potenze sopracitate. Tutti i castelli della zona, sia da
parte fiorentina che senese, furono sempre fortemente potenziati, tanto che si
crearono due vere e proprie linee difensive contrapposte.
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Il castello fu quasi sempre in mano a Firenze, ad
eccezione di una temporanea occupazione senese a
seguito della seconda invasione aragonese del Chianti nel
1472. A seguito di questo evento, a partire dal 1484,
dopo che il castello era tornato fiorentino, iniziò una
profonda opera di ristrutturazione e potenziamento della
roccaforte tanto che possiamo considerare Brolio una
delle prime fortezze bastionate italiane.
I suoi bastioni, in pietra e ancora oggi in perfetto stato,
hanno una pianta a forma di pentagono irregolare
sebbene con una struttura primitiva rispetto allo sviluppo
che di lì a poco avrebbe avuto questa nuova forma di
fortificazione. Non è certo, ma sembra che l'architetto Il Palazzo Baronale con la cinta
responsabile dell'opera sia stato Giuliano da Sangallo, che
muraria interna.
affinerà in seguito la sua arte fortificatoria al servizio dei Medici. Detta cinta racchiude
i resti dell'originale castello medievale, soprattutto il cassero e la chiesa romanica,
oltre che una grandiosa villa neogotica in mattoni rossi fatta costruire al posto dei
preesistenti locali dal barone Bettino Ricasoli, 1809-1880 famoso uomo politico detto il
Barone di Ferro, nel secolo scorso.
Il castello sorge al centro di sterminati vigneti, dai quali sin dal 1141 i Ricasoli
traggono il loro famoso vino, posto ad invecchiare nelle cantine all'interno delle
possenti mura.
CASTELLO DI MELETO
Le
origini
di
Meleto
risalgono
al
XI
secolo
come
possedimento
dei
monaci
vallombrosani della vicina Abbazia di Coltibuono.
Il primo feudatario del castello risulta essere stato un
certo Guardellotto. Quest’ ultimo fu spogliato di tutti i
suoi beni a causa di contrasti sorti con l'imperatore
Federico I Barbarossa il
quale affidò Meleto alla
locale
famiglia
dei
Firidolfi, già insediati in altri castelli della zona. Da qui
ebbe origine il ramo dei Firidolfi detto appunto 'da
Meleto' mentre un'altra divisione della famiglia dette vita
a
quello
dei
Ricasoli
Fibindacci
che
legheranno
fortemente il loro nome alla storia di questi luoghi del
Chianti.
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La posizione strategica, su un colle a diretto controllo della sottostante strada di
collegamento fra il Valdarno superiore e il Chianti, oltre che la vicinanza con il confine
fra i territori controllati dai senesi e quelli fiorentini, dei quali il castello era l'ultimo
baluardo, resero Meleto una delle fortificazioni principali del Terziere della Lega del
Chianti capitanato da Gaiole. Per questi motivi il castello fu per secoli teatro di guerre
senza però subire gravi distruzioni.
L'impostazione essenzialmente 'militaresca' dell'insediamento può essere riscontrata
ancora oggi nonostante le trasformazioni subite
nel
XVIII
secolo:
la
forma
a
quadrilatero
irregolare, quasi un trapezio, con la presenza al
centro
della
torre
del
cassero,
sebbene
notevolmente abbassata, ci mostrano un classico
esempio di castello-recinto.
Nel 1478 il castello fu
occupato dall'esercito Aragonese alleato con Siena ma due
anni dopo fu prontamente riconquistato dai fiorentini che
eseguirono notevoli lavori di rafforzamento delle strutture.
Praticamente le addizioni del 1480 sono ancora intatte e
consistono in due possenti torrioni cilindrici bastionati
dotati di apparato difensivo a sporgere ai due angoli
meridionali (i più esposti); di ballatoi in mattoni, anch'essi
con beccatelli e archetti per la difesa piombante, ai due
angoli settentrionali aggettanti sul margine del colle, già
naturalmente meglio difesa; la parziale bastionatura delle
cortine
murarie
verso
l'unica
strada
di
accesso
e
l'inserimento di feritoie e troniere, in parte scomparse, lungo il perimetro delle mura.
Grazie a tutto questo nel 1529 Meleto resistette vittoriosamente all'assedio delle
truppe imperiali.
Mai distrutto attraverso dispute, assedi e battaglie il castello fu trasformato in villa nel
1700 e le sue difese in parte smantellate. I suoi interni, hanno ancora oggi l'aspetto di
questo periodo con sale decorate e affrescate e un particolare teatrino del 1742
provvisto tuttora delle sue sette scenografie originali. Meleto rimase proprietà della
famiglia Ricasoli fino ad una trentina di anni fa, oggi è sede di una azienda agricola
produttrice di vini.
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CASTELLO DI BARBISCHIO
Il castello di Barbischio sovrasta il paese di Gaiole in Chianti, nel medioevo
capoluogo di un terziere della Lega del Chianti. Le prime notizie di Barbischio risalgono
al 1086. Nel 1220 il castello e la sua curtis furono date in feudo dall'imperatore
Federico II di Svevia ai conti Guidi di Battifolle.
Insieme ai vicini Montegrossi, Vertine e Meleto - tutti collegati a vista - Barbischio
faceva parte delle difese fiorentine di quest'area del Chianti, confinante con i domini
senesi, con la principale funzione di vedetta, compito che poteva essere svolto
egregiamente grazie alla sua alta torre.
Nel 1230 un'incursione dell'esercito di Siena
danneggiò
gravemente
la
fortificazione.
Successivamente, come molti castelli della
zona, anche Barbischio divenne possesso della
potente famiglia Ricasoli. L'ultimo evento
storico che interessò il castello avvenne nel
1478,
quando
fu
occupato
dall'esercito
Aragonese.
La fortificazione venne in seguito abbandonata e lasciata andare in rovina. Di recente
sono stati consolidati i resti della torre, trasformata in abitazione privata. Sono ancora
visibili anche parte delle mura del recinto, ma soprattutto si può ancora apprezzare in
pieno il dominio che da qui si esercita sulla vallata sottostante.
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CASTELLO DI MONTEGROSSI
Il castello di Montegrossi, anche conosciuto come Montegrossoli, era la sentinella e
ultimo baluardo del sistema feudale medievale costituito nel Chianti. Eretto a circa 700
metri di altezza sulla cresta dell'ultimo rilievo della piccola catena montuosa che fa da
confine fra i territori del Chianti e del Valdarno Superiore, da sempre oggetto di
dispute fra Firenze e i suoi nemici, domina il valico e la strada che collega le due aree,
oltre a gran parte della vallata sia da un lato che dall'altro.
Le prime notizie del fortilizio si hanno nel 1007, nel 1172 fu
conquistato e distrutto dai Fiorentini che volevano liberarsi
di un grosso ostacolo ai loro movimenti nella zona. Dopo
pochi anni i resti del castello divennero feudo della famiglia
chiantigiana
dei
Firidolfi,
i
quali
ne
curarono
la
ricostruzione. Ci sono notizie che questi feudatari usarono
Montegrossi anche come base per azioni di brigantaggio e
saccheggio delle carovane dirette a Firenze. Poco dopo il
castello entrò a far parte, come punto di forza, della catena
di
fortificazioni
volute
dall'Imperatore
Barbarossa
dal
Chianti a Fucecchio, nel Valdarno Inferiore, per controllare
tutta la Toscana centrale. Ma anche questo dominio non
durò a lungo e, durante la guerra fra la Lega dei Comuni Toscani e le forze imperiali, i
Fiorentini si rimpossessarono del fortilizio. Oltre a un potenziamento dei sistemi di
difesa la piazzaforte, vista la sua importanza strategica, fu dotata di una guarnigione
permanente.
Nei secoli successivi Montegrossi fu più volte assediato con
grande accanimento. Gli attacchi più massicci furono portati
dagli Aragonesi nel 1478 e nel 1530 dall'esercito di Carlo V che
rase al suolo definitivamente il castello, onde evitare che la
pur sconfitta Repubblica Fiorentina potesse una volta risorta
usarlo come nuovo punto di forza nel Chianti. Da allora i ruderi
di Montegrossi sono abbandonati, ma sulla cresta del monte
svetta ancora l'imponente cassero con torre circondato da ciò
che resta, purtroppo solo pietre sparse nella vegetazione, del
recinto fortificato. Sul cassero possiamo ancora notare la bella
porta d'accesso, a un livello rialzato dal terreno, ed all'interno i
capitelli di pietra che sostenevano le assi dei solai. Nella parte più a nord, forse la
parte adibita ad abitazione, possiamo ancora vedere i resti del soffitto a volta in pietra
di alcuni locali. Purtroppo l'intero complesso è a grave rischio di ulteriori crolli, tanto
che anche una visita potrebbe essere pericolosa. Per raggiungere le rovine bisogna
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lasciare l'auto e seguire un sentiero che parte dal bosco sulla sinistra dell'ultima curva
che porta al piccolo borgo di Montegrossi.
Nonostante questi scarsi resti la presenza del castello non può passare inosservata
neanche oggi a chi transita dal Valdarno al Chianti o viceversa. L'immagine migliore la
si può avere dalla vicina Abbazia di Coltibuono, posta sul versante valdarnese del
valico, mentre per rendersi conto di quella che era la sua importanza strategica basta
salire fin sotto le rovine e far spaziare lo sguardo a 360 gradi. Oggi il castello mostra il
suo lato settentrionale a strapiombo su un precipizio artificiale provocato da una cava
di pietra, che ha deturpato non poco il paesaggio circostante.
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CASTELLO DI VERTINE
Il castello, o meglio il "borgo murato", di Vertine sorge alla estrema propaggine nordorientale del Chianti, a ridosso di una serie di rilievi, detti Monti del Chianti, che
costituiscono lo spartiacque con il Valdarno Superiore. Questa zona è particolarmente ricca
di castelli in quanto corrisponde al territorio della medievale Lega del Chianti, baluardo
Fiorentino ai confini con il territorio di Siena.
Nella zona è sempre stata forte la presenza feudale e il castello
di Vertine, come i vicini Montegrossi e Brolio, era ricordato
in atti pubblici già prima dell'anno mille. Vertine fu anche il
castello del Chianti che raggiunse la maggior consistenza come
borgo murato. Già nel XIII secolo il castello era in mano ai
Ricasoli, commissari Fiorentini della zona, e a testimonianza
della sua importanza fu anche residenza degli stessi in più di
una occasione. Grazie ad una serie di circostanze Vertine non
fu quasi mai al centro di eventi bellici come assedi o saccheggi,
di
conseguenza
è
giunto
a
noi
senza
tracce
delle
distruzioni/ricostruzioni che hanno portato allo snaturamento
di molti altri borghi medievali. Nel cinquecento le fortificazioni
subirono un restauro ed un potenziamento che non ne ha però
modificato radicalmente l'aspetto. Ancora oggi la cinta muraria del borgo è quasi intatta e
su di essa si inserisce uno splendido torrione rettangolare che aveva la funzione di cassero:
a mio giudizio si tratta di uno dei più belli e meglio conservati della Toscana.
Di fianco al torrione si apre la porta settentrionale, gemella dell'opposta porta meridionale,
ancora oggi gli unici due ingressi al borgo. L'arco della porta meridionale è andato perso
ma possiamo ancora notare la torre che la difendeva. Le splendide pietre lavorate usate
per la costruzione delle mura e del cassero le ritroviamo anche negli edifici interni,
l'insieme conferisce a Vertine un'immagine tipicamente medievale e fa tornare il visitatore
che percorre le sue strette strade a contatto con la realtà del passato.
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CASTELLO
CASTELLO DI VOLPAIA
È un borgo fortificato d'origine medioevale entro le cui mura nasce
il Chianti Classico dell'odierna Fattoria Castello di Volpaia. Il primo
documento che ne fa menzione fu redatto a Cintoia il 21 aprile
1172: esso testimonia che i fratelli Franculus e Galfredus da
Cintoia, dopo essersi assicurati il consenso del padre e di
"Liquiritia, uxor Franculi", accesero un prestito di 28 libbre
d'argento con Spinello da Montegrossoli, concedendo in ipoteca i
loro possedimenti, ch'erano situati nella "curte et castello de
Vulpaio"
[1]
. Ma l'origine del castello è sicuramente molto più
antica del documento.
Probabilmente il castello sorse intorno al X secolo, come altri che punteggiano il paesaggio
dell'alta val di Pesa, e sorse in quel luogo, il crinale di una delle colline che si dipartono
dalla Badia a Montemuro in direzione di Radda, perché essendo posto sullo spartiacque
di due piccole valli, formate da affluenti della Pesa, è facilmente difendibile. Era questo un
requisito prezioso in quell'epoca (che l'assestarsi della società feudale aveva reso
profondamente insicura) e che del resto era all'origine della
maggior parte dei castelli toscani sorti allora.
Per Volpaia, la situazione strategica era doppiamente
importante perché si trovava in terra di frontiera, tra
Firenze e Siena. Dal punto di vista politico, il borgo
fortificato rientrava, insieme alla vicina pieve di Santa
Maria Novella, nell'ambito della "judicaria florentina" fin
dall'XI secolo, ma risulta compreso con certezza nel
territorio dipendente da Firenze solo a partire dalla seconda
metà del XII secolo, epoca in cui si ebbero i primi
regolamenti di confine tra la repubblica senese e quella
fiorentina. Così, quando quest'ultima andò organizzando nel
1250 il proprio territorio in giurisdizioni autonome dette "Leghe", Volpaia venne a trovarsi
compresa nella "Lega del Chianti", tra i popoli del "Terzo" di Radda.
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Da questa collocazione dipendevano sia la circoscrizione ecclesiastica sia i collegamenti
stradali. Volpaia faceva parte infatti della diocesi fiesolana e la sua chiesa, dedicata a
San Lorenzo martire, dipendeva dalla pieve di Santa Maria Novella. Da quest'ultima
località, importante nodo viario chiantigiano, si dipartiva una strada che, passando per
Volpaia, serviva per i collegamenti tra l'alta valle della Pesa e il Valdarno superiore (proprio
per questo a Volpaia sarebbe poi nato nel XV secolo uno spedale per il ricovero dei
pellegrini). La via scendeva nel fondo della val di Pesa, ove ne sono visibili ancor oggi
alcuni tratti, e poi risaliva in direzione di Albola (località anch'essa con chiesa suffraganea
della pieve di Santa Maria Novella), donde guadagnava facilmente il crinale dei monti
che separano il Chianti dal Valdarno superiore
Costruita dalla famiglia fiorentina dei "della Volpaia" che nei secoli XV e XVI, in pieno
Rinascimento, espresse costruttori di orologi, sfere armillari, compassi e notturlabi ed
eruditi artisti tra cui Benvenuto e Lorenzo, quest'ultimo amico di Leonardo da Vinci e noto
per aver costruito per conto di Lorenzo de' Medici l'orologio planetario per Palazzo Vecchio
a Firenze, la cui copia si trova ora al Museo di Storia della Scienza di Firenze. Strumenti dei
"della Volpaia" si trovano al Science Museum di Greenwich, all'Adler Planetarium di Chicago
ed in altri importanti musei. Le vicende storiche di Volpaia e delle famiglie che l'hanno
posseduta sono sempre state legate allo sviluppo viticolo del Chianti. Oggi come nell’XI
secolo l’intero borgo è intimamente coinvolto nella produzione viti-olivicola, in quanto le
tinaie e le cantine, la vinsantaia e l’imbottigliamento, l’orciaia e il frantoio –pur
modernissimi– sono ancora ospitati nei sotterranei, nei palazzetti, nelle chiese sconsacrate
e nei fabbricati del borgo, fra loro uniti da un sorprendente “vinodotto” sotterraneo.
Volpaia, non è dunque, un semplice “teatrino per turisti”, ma il centro di una complessa
attività rurale cui sono direttamente o indirettamente legati tutti gli abitanti del borgo.
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CASTELLO DI MONTERIGGIONI
Il Castello di Monteriggioni a vederlo da lontano, con i suoi emozionanti resti testimoni
di un’epoca lontana, dà l’impressione che il tempo sia rimasto immobile fuori e dentro la
cerchia delle sue mura.
Il popolo e la sua realtà sono cambiati
ma ancor oggi chi ha scelto di vivere
nel Castello, ha conservato il ritmo
lento e ricco della vita a dimensione
d’uomo e di natura, con i valori propri
della cultura contadina ed a continuo
contatto con la storia .
L’
immagine
del
castello
per
i
viaggiatori era ed è molto suggestiva ,
visto che appare sulla sommità del suo
colle spavaldo e dominante … come sentinella a difesa dell’antica Repubblica Senese.
Ancora più imponente e maestoso dovette apparire a Dante Alighieri che lo vide in piena
battaglia durante uno dei suoi viaggi. Il Castello nel pieno del suo splendore, a poche
decine d’anni dalla sua fondazione per la sua forma circolare e le sue torri che come una
corona che si elevano sulle mura , doveva apparire veramente grandioso e incutere un
senso di maestà ciclopica se Dante se ne valse per per definire l’aspetto di Nembrotto,
Fialte, Anteo gli smisurati giganti infissi nella voragine di Malebolge (Dante Alighieri Inferno
Canto XXXI)
Monteriggioni per la sua bellezza e per la sua posizione ha una naturale vocazione turistica,
ogni anno viene visitato da 70.000 turisti , possiamo affermare che il primo turista illustre
è stato lo stesso Dante Alighieri , tra quelli passati di recente possiamo ricordare Tony
Blair, Ted Kennedy e molti altri .
Molte volte è stato scelto come cornice per girare film, spot pubblicitari.
L’ immagine di Monteriggioni è famosa nel mondo anche per un altro motivo : Il castello è
la corona che cinge la testa all’effige dell’Italia
in virtù della sua emblematica inespugnabilità.
Monteriggioni infatti per la tipologia della cinta
muraria era una fortezza inespugnabile che
garanti dal 1213 data della sua fondazione e
per trecento anni la libertà della repubblica
senese resistendo a tutti gli assedi . Cadde nel
1554 a tradimento perché il capitano della
guarnigione si accordò segretamente con i
Fiorentini, consegnò la fortezza all'esercito
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fiorentino senza combattere, in cambio degli onori di soldato e dell’incolumità per la sua
famiglia.
Le leggende parlano di cunicoli sotterranei e di passaggi segreti che connettevano i luoghi
sotterranei del castello con le fortificazioni vicine... si parla addirittura di una strada
sotterranea che arrivava fino a Siena.
Monteriggioni è il tipico esempio di Borgo Fortificato cioè un piccolo paese di solo 42
abitanti,
circondato
da
una cerchia muraria.
All'interno ci sono le abitazioni dei cittadini, due
bar, un alimentari, due ristoranti, un souvenir, un
erboristeria,
un
albergo
e
una
rivendita
di
prodotti tipici.
La Cerchia Muraria è di forma ellittica ed
avvolge la sommità di un alto colle chiamato
monte Ala che domina sulle pianure e colline
circostanti. Il borgo che ha sede all'interno è
modeste dimensioni e non ha mai potuto avere
un'espansione maggiore a causa delle ridotte
dimensioni
delle
sue
mura
che
misurano
perimetralmente solo 570 metri: il diametro maggiore del castello è di 172 metri, lo
spessore delle mura è di 2 metri.
Le torri si elevano al di sopra delle mura per 6,5 metri ed hanno uno spessore di 4x6
metri, nel medioevo l'altezza raggiungeva i 15 metri. Il numero delle torri in origine era di
15 ma adesso sono visibili soltanto 11 cioè quelle che si elevano ancora al di sopra delle
mura; le altre 4 invece sono ridotte a livello delle mura. Al di sopra
delle mura vi era un camminamento di ronda che percorre l'intera
cinta muraria.
La Piazza Roma: Dopo aver attraversato la porta principale del
castello ed avere percorso la strada per un breve tratto, si apre
all'occhio del turista una grande piazza, Piazza Roma. Si tratta della
piazza principale del Castello che mantiene le caratteristiche dei
borghi della Toscana, ma da un senso di "campagna" grazie alla
vegetazione dei giardini ed orti circostanti, ma soprattutto grazie al
prato verde che è presente nel selciato della Chiesa e negli spazi fra
i quadrati lastricati piazza.
La piazza come del resto tutto il castello, in passato era "a sterro"
cioè privo di pavimentazione, fu lastricato negli anni 60 con un
materiale locale detto "Pietra di Torre" proveniente dalle cave di Rosia.
Il Castello di
Monteriggioni venne edificato a partire dal 1213 sul Monte Ala e la costruzione durò 6 anni.
Venne costruito a spese della Repubblica di Siena intorno ad una fattoria Longobarda
preesistente allo scopo di sbarrare la strada ai fiorentini, nelle lunghe guerre fra le due
città.
La costruzione di un castello Ex Novo rappresentava una novità nella politica
espansionistica della città di Siena, infatti in precedenza, la Repubblica aveva comprato
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castelli già esistenti come quello di Quercegrossa. Dunque la Repubblica di Siena acquistò il
terreno dai nobili di Staggia e sopra vi edificò il castello.
Le cinta muraria è di forma ellittica, ha una lunghezza di 570 metri, ha lo spessore di circa
2 metri. Le 15 torri, una è interna, hanno le dimensioni di 6 x 4 metri e si elevano per 15
metri al di sopra della cinta muraria. Le mura erano fornite sia di merlature quadrate sia
delle “ bertesche “ cioè strutture in legno che sporgevano dal filo delle mura nei punti di
maggiore impegno difensivo. Il Castello di Monteriggioni era circondato dalle “ Carbonaie “
cioè un fossato riempito di carbone e che veniva incendiato durante gli assalti degli
assedianti.
Al castello si accedeva da due porte , una a levante che guarda verso Siena è detta “ porta
romea o franca “ ; l’altra guarda a ponente verso Firenze , diametralmente opposta alla
prima è detta “ porta S. Giovanni o Fiorentina“. Gli storici hanno pareri contrastanti sulla
presenza del “ponte levatoio“. Documentate è invece la presenza delle “ saracinesche “ che
venivano sollevate con delle catene e sistemi di carrucole. Le due porte presentano anche
oggi i segni dei cardini e di buche usate per le stanghe di chiusura. In corrispondenza della
porta San Giovanni, sono evidenti i resti di un’altra struttura difensiva, il cosiddetto
“rivellino“ cioè una struttura addizionale a forma rettangolare anteposta alla porta
principale e dotata a sua volta o di un ponte levatoio o di una seconda porta.
I
senesi
probabilmente
vennero
nella
determinazione
di
costruire
il
Castello
di
Monteriggioni ricordando un fatto d’armi avvenuto nel 1145 , quando presso Monte Ala
(dove sorgerà il fortilizio),
i
Senesi
sconfissero
i
Fiorentini. Per il possesso
di
Monteriggioni
combatté
tra
senesi
si
e
fiorentini nel 1244 e nel
1254.
Nel 1269 dopo la battaglia
di colle (immortalata da
Dante Alighieri nel XIII canto del Purgatorio). I Senesi vinti si rifugiarono a Monteriggioni
invano
attaccato
dai
Fiorentini.
Dopo la peste del 1349 i Senesi tennero a Monteriggioni un capitano con più fanti allo
scopo di ripulire la zona dai malfattori che taglieggiavano la povera gente, si racconta che
gli abitanti dopo aver sorpreso in fragranza di reato
quattro delinquenti, forzando la mano del capitano che
era di guarnigione al castello, fecero dei 4 giustizia
sommaria impiccandoli.
Come
dagli
“statuti
del
comune
et
uomini
di
Monteriggioni“ nell’ anno 1380 , gli abitanti difensori di
Monteriggioni, erano considerati “Cittadini di Siena“.
Nel 1383 un gruppo di esuli Senesi con un inganno si
impadronirono del Castello ma non sostenuti dai Fiorentini, si arresero.
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Durate il ‘400 ‘500 le mura vennero abbassate, per rispondere alle nuove esigenze dell’arte
militare che doveva tener conto dell’artiglieria. Vennero allora a vanificarsi anche il senso
delle carbonaie.
Nel 1526 i Fiorentini assediarono Monteriggioni con 2000 fanti e 500 cavalieri battendo le
mura con l’artiglieria.
Foto dell’ assedio con artiglieria cannoni attacco del 1554.
Il Castello di Monteriggioni resistete e dopo il 25 luglio di quello stesso anno, nella battaglia
di Camollia i Senesi sconfissero l’esercito pontificio, alleato dei Fiorentini interruppero
precipitosamente l’assedio.
Il 27 aprile del 1554 Monteriggioni venne ceduto a tradimento , senza combattere dal
capitano Zeti al Marchese di Merigliano che si apprestava a soffocare la libertà dalla
Repubblica di Siena, come avvenne nel 1555. Con questo tradimento il Capitano Zeti,
fuoriuscito Fiorentino , cedette la fortezza altrimenti inespugnabile e facendo crollare il
sistema difensivo Senese (costituito dai fortilizzi di Petraio, Monte Auto, Quercegrossa, la
Chiocciola) e determinando la fine della Repubblica di Siena.
Gli abitanti di Monteriggioni furono portati schiavi a Firenze e di loro non si seppe più nulla.
Nonostante Monteriggioni fosse stata conquistata ciò non fu sufficiente a scalfire la sua
fama di fortezza inespugnabile. Dalla repubblica di
Siena il Castello passò sotto il principato dei medici,
Monteriggioni fu da questi venduto alla famiglia del
Golia
di
Siena,
successivamente
ai
Batta,
ai
Visconti, ai Fabbroni, ai Daddi e nel 1704 agli
Accarigi. L'ultimo degli Accarigi passò il vitalizio alla
famiglia Griccioli che ancora ha possedimenti nel
Castello.
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