Tour dei Castelli - Hotel Le Fontanelle
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Tour dei Castelli - Hotel Le Fontanelle
Il Chianti e i suoi Castelli -0- ***** La Toscana è nota per l'arte, la natura, il buon vino, l'olio d'oliva, ma anche per la sua storia affascinante e misteriosa, di cui restano testimoni numerosi castelli e abbazie, ma anche piccole pievi di paese e di campagna. Il territorio del Chianti si estende tra le province di Firenze e Siena, a ovest della val di Pesa e della val d'Elsa. Caratteristico di questa parte di Toscana è l'affascinante susseguirsi di borghi, vigneti e colline, in una suggestiva atmosfera medievale. Qui sorgono i centri storici della produzione del più famoso tra i vini italiani e ogni strada conduce a una cantina, un castello e una fattoria il cui nome figura su un'etichetta di vino insieme al celebre marchio del Gallo Nero che indica il Chianti d'eccellenza. ***** -1- Il CASTELLO DI BROLIO Il castello di Brolio è di origine longobarda, sebbene dell'antico fortilizio non rimanga oggi alcuna traccia ad eccezione della locazione. Il suo ruolo nella storia iniziò ad essere rilevante a partire dal XII secolo, quando vi si insediò la potente famiglia dei Ricasoli da Cacchiano, ai quali ancora oggi appartiene. La sua posizione strategicamente fondamentale per il controllo della zona del Chianti ai margini dell'influenza fiorentina, quindi ai confini con il territorio senese, pose il Castello al centro delle molte guerre di frontiera conseguenti a partire dal '300 fino alla metà del XVI secolo. Siamo infatti nel cuore del territorio fiorentino della Lega del Chianti - formata dai terzieri di Radda, Castellina e Gaiole - da sempre ricca di presenze feudali e contesa aspramente fra le due grandi potenze sopracitate. Tutti i castelli della zona, sia da parte fiorentina che senese, furono sempre fortemente potenziati, tanto che si crearono due vere e proprie linee difensive contrapposte. -2- Il castello fu quasi sempre in mano a Firenze, ad eccezione di una temporanea occupazione senese a seguito della seconda invasione aragonese del Chianti nel 1472. A seguito di questo evento, a partire dal 1484, dopo che il castello era tornato fiorentino, iniziò una profonda opera di ristrutturazione e potenziamento della roccaforte tanto che possiamo considerare Brolio una delle prime fortezze bastionate italiane. I suoi bastioni, in pietra e ancora oggi in perfetto stato, hanno una pianta a forma di pentagono irregolare sebbene con una struttura primitiva rispetto allo sviluppo che di lì a poco avrebbe avuto questa nuova forma di fortificazione. Non è certo, ma sembra che l'architetto Il Palazzo Baronale con la cinta responsabile dell'opera sia stato Giuliano da Sangallo, che muraria interna. affinerà in seguito la sua arte fortificatoria al servizio dei Medici. Detta cinta racchiude i resti dell'originale castello medievale, soprattutto il cassero e la chiesa romanica, oltre che una grandiosa villa neogotica in mattoni rossi fatta costruire al posto dei preesistenti locali dal barone Bettino Ricasoli, 1809-1880 famoso uomo politico detto il Barone di Ferro, nel secolo scorso. Il castello sorge al centro di sterminati vigneti, dai quali sin dal 1141 i Ricasoli traggono il loro famoso vino, posto ad invecchiare nelle cantine all'interno delle possenti mura. CASTELLO DI MELETO Le origini di Meleto risalgono al XI secolo come possedimento dei monaci vallombrosani della vicina Abbazia di Coltibuono. Il primo feudatario del castello risulta essere stato un certo Guardellotto. Quest’ ultimo fu spogliato di tutti i suoi beni a causa di contrasti sorti con l'imperatore Federico I Barbarossa il quale affidò Meleto alla locale famiglia dei Firidolfi, già insediati in altri castelli della zona. Da qui ebbe origine il ramo dei Firidolfi detto appunto 'da Meleto' mentre un'altra divisione della famiglia dette vita a quello dei Ricasoli Fibindacci che legheranno fortemente il loro nome alla storia di questi luoghi del Chianti. -3- La posizione strategica, su un colle a diretto controllo della sottostante strada di collegamento fra il Valdarno superiore e il Chianti, oltre che la vicinanza con il confine fra i territori controllati dai senesi e quelli fiorentini, dei quali il castello era l'ultimo baluardo, resero Meleto una delle fortificazioni principali del Terziere della Lega del Chianti capitanato da Gaiole. Per questi motivi il castello fu per secoli teatro di guerre senza però subire gravi distruzioni. L'impostazione essenzialmente 'militaresca' dell'insediamento può essere riscontrata ancora oggi nonostante le trasformazioni subite nel XVIII secolo: la forma a quadrilatero irregolare, quasi un trapezio, con la presenza al centro della torre del cassero, sebbene notevolmente abbassata, ci mostrano un classico esempio di castello-recinto. Nel 1478 il castello fu occupato dall'esercito Aragonese alleato con Siena ma due anni dopo fu prontamente riconquistato dai fiorentini che eseguirono notevoli lavori di rafforzamento delle strutture. Praticamente le addizioni del 1480 sono ancora intatte e consistono in due possenti torrioni cilindrici bastionati dotati di apparato difensivo a sporgere ai due angoli meridionali (i più esposti); di ballatoi in mattoni, anch'essi con beccatelli e archetti per la difesa piombante, ai due angoli settentrionali aggettanti sul margine del colle, già naturalmente meglio difesa; la parziale bastionatura delle cortine murarie verso l'unica strada di accesso e l'inserimento di feritoie e troniere, in parte scomparse, lungo il perimetro delle mura. Grazie a tutto questo nel 1529 Meleto resistette vittoriosamente all'assedio delle truppe imperiali. Mai distrutto attraverso dispute, assedi e battaglie il castello fu trasformato in villa nel 1700 e le sue difese in parte smantellate. I suoi interni, hanno ancora oggi l'aspetto di questo periodo con sale decorate e affrescate e un particolare teatrino del 1742 provvisto tuttora delle sue sette scenografie originali. Meleto rimase proprietà della famiglia Ricasoli fino ad una trentina di anni fa, oggi è sede di una azienda agricola produttrice di vini. -4- CASTELLO DI BARBISCHIO Il castello di Barbischio sovrasta il paese di Gaiole in Chianti, nel medioevo capoluogo di un terziere della Lega del Chianti. Le prime notizie di Barbischio risalgono al 1086. Nel 1220 il castello e la sua curtis furono date in feudo dall'imperatore Federico II di Svevia ai conti Guidi di Battifolle. Insieme ai vicini Montegrossi, Vertine e Meleto - tutti collegati a vista - Barbischio faceva parte delle difese fiorentine di quest'area del Chianti, confinante con i domini senesi, con la principale funzione di vedetta, compito che poteva essere svolto egregiamente grazie alla sua alta torre. Nel 1230 un'incursione dell'esercito di Siena danneggiò gravemente la fortificazione. Successivamente, come molti castelli della zona, anche Barbischio divenne possesso della potente famiglia Ricasoli. L'ultimo evento storico che interessò il castello avvenne nel 1478, quando fu occupato dall'esercito Aragonese. La fortificazione venne in seguito abbandonata e lasciata andare in rovina. Di recente sono stati consolidati i resti della torre, trasformata in abitazione privata. Sono ancora visibili anche parte delle mura del recinto, ma soprattutto si può ancora apprezzare in pieno il dominio che da qui si esercita sulla vallata sottostante. -5- CASTELLO DI MONTEGROSSI Il castello di Montegrossi, anche conosciuto come Montegrossoli, era la sentinella e ultimo baluardo del sistema feudale medievale costituito nel Chianti. Eretto a circa 700 metri di altezza sulla cresta dell'ultimo rilievo della piccola catena montuosa che fa da confine fra i territori del Chianti e del Valdarno Superiore, da sempre oggetto di dispute fra Firenze e i suoi nemici, domina il valico e la strada che collega le due aree, oltre a gran parte della vallata sia da un lato che dall'altro. Le prime notizie del fortilizio si hanno nel 1007, nel 1172 fu conquistato e distrutto dai Fiorentini che volevano liberarsi di un grosso ostacolo ai loro movimenti nella zona. Dopo pochi anni i resti del castello divennero feudo della famiglia chiantigiana dei Firidolfi, i quali ne curarono la ricostruzione. Ci sono notizie che questi feudatari usarono Montegrossi anche come base per azioni di brigantaggio e saccheggio delle carovane dirette a Firenze. Poco dopo il castello entrò a far parte, come punto di forza, della catena di fortificazioni volute dall'Imperatore Barbarossa dal Chianti a Fucecchio, nel Valdarno Inferiore, per controllare tutta la Toscana centrale. Ma anche questo dominio non durò a lungo e, durante la guerra fra la Lega dei Comuni Toscani e le forze imperiali, i Fiorentini si rimpossessarono del fortilizio. Oltre a un potenziamento dei sistemi di difesa la piazzaforte, vista la sua importanza strategica, fu dotata di una guarnigione permanente. Nei secoli successivi Montegrossi fu più volte assediato con grande accanimento. Gli attacchi più massicci furono portati dagli Aragonesi nel 1478 e nel 1530 dall'esercito di Carlo V che rase al suolo definitivamente il castello, onde evitare che la pur sconfitta Repubblica Fiorentina potesse una volta risorta usarlo come nuovo punto di forza nel Chianti. Da allora i ruderi di Montegrossi sono abbandonati, ma sulla cresta del monte svetta ancora l'imponente cassero con torre circondato da ciò che resta, purtroppo solo pietre sparse nella vegetazione, del recinto fortificato. Sul cassero possiamo ancora notare la bella porta d'accesso, a un livello rialzato dal terreno, ed all'interno i capitelli di pietra che sostenevano le assi dei solai. Nella parte più a nord, forse la parte adibita ad abitazione, possiamo ancora vedere i resti del soffitto a volta in pietra di alcuni locali. Purtroppo l'intero complesso è a grave rischio di ulteriori crolli, tanto che anche una visita potrebbe essere pericolosa. Per raggiungere le rovine bisogna -6- lasciare l'auto e seguire un sentiero che parte dal bosco sulla sinistra dell'ultima curva che porta al piccolo borgo di Montegrossi. Nonostante questi scarsi resti la presenza del castello non può passare inosservata neanche oggi a chi transita dal Valdarno al Chianti o viceversa. L'immagine migliore la si può avere dalla vicina Abbazia di Coltibuono, posta sul versante valdarnese del valico, mentre per rendersi conto di quella che era la sua importanza strategica basta salire fin sotto le rovine e far spaziare lo sguardo a 360 gradi. Oggi il castello mostra il suo lato settentrionale a strapiombo su un precipizio artificiale provocato da una cava di pietra, che ha deturpato non poco il paesaggio circostante. -7- CASTELLO DI VERTINE Il castello, o meglio il "borgo murato", di Vertine sorge alla estrema propaggine nordorientale del Chianti, a ridosso di una serie di rilievi, detti Monti del Chianti, che costituiscono lo spartiacque con il Valdarno Superiore. Questa zona è particolarmente ricca di castelli in quanto corrisponde al territorio della medievale Lega del Chianti, baluardo Fiorentino ai confini con il territorio di Siena. Nella zona è sempre stata forte la presenza feudale e il castello di Vertine, come i vicini Montegrossi e Brolio, era ricordato in atti pubblici già prima dell'anno mille. Vertine fu anche il castello del Chianti che raggiunse la maggior consistenza come borgo murato. Già nel XIII secolo il castello era in mano ai Ricasoli, commissari Fiorentini della zona, e a testimonianza della sua importanza fu anche residenza degli stessi in più di una occasione. Grazie ad una serie di circostanze Vertine non fu quasi mai al centro di eventi bellici come assedi o saccheggi, di conseguenza è giunto a noi senza tracce delle distruzioni/ricostruzioni che hanno portato allo snaturamento di molti altri borghi medievali. Nel cinquecento le fortificazioni subirono un restauro ed un potenziamento che non ne ha però modificato radicalmente l'aspetto. Ancora oggi la cinta muraria del borgo è quasi intatta e su di essa si inserisce uno splendido torrione rettangolare che aveva la funzione di cassero: a mio giudizio si tratta di uno dei più belli e meglio conservati della Toscana. Di fianco al torrione si apre la porta settentrionale, gemella dell'opposta porta meridionale, ancora oggi gli unici due ingressi al borgo. L'arco della porta meridionale è andato perso ma possiamo ancora notare la torre che la difendeva. Le splendide pietre lavorate usate per la costruzione delle mura e del cassero le ritroviamo anche negli edifici interni, l'insieme conferisce a Vertine un'immagine tipicamente medievale e fa tornare il visitatore che percorre le sue strette strade a contatto con la realtà del passato. -8- CASTELLO CASTELLO DI VOLPAIA È un borgo fortificato d'origine medioevale entro le cui mura nasce il Chianti Classico dell'odierna Fattoria Castello di Volpaia. Il primo documento che ne fa menzione fu redatto a Cintoia il 21 aprile 1172: esso testimonia che i fratelli Franculus e Galfredus da Cintoia, dopo essersi assicurati il consenso del padre e di "Liquiritia, uxor Franculi", accesero un prestito di 28 libbre d'argento con Spinello da Montegrossoli, concedendo in ipoteca i loro possedimenti, ch'erano situati nella "curte et castello de Vulpaio" [1] . Ma l'origine del castello è sicuramente molto più antica del documento. Probabilmente il castello sorse intorno al X secolo, come altri che punteggiano il paesaggio dell'alta val di Pesa, e sorse in quel luogo, il crinale di una delle colline che si dipartono dalla Badia a Montemuro in direzione di Radda, perché essendo posto sullo spartiacque di due piccole valli, formate da affluenti della Pesa, è facilmente difendibile. Era questo un requisito prezioso in quell'epoca (che l'assestarsi della società feudale aveva reso profondamente insicura) e che del resto era all'origine della maggior parte dei castelli toscani sorti allora. Per Volpaia, la situazione strategica era doppiamente importante perché si trovava in terra di frontiera, tra Firenze e Siena. Dal punto di vista politico, il borgo fortificato rientrava, insieme alla vicina pieve di Santa Maria Novella, nell'ambito della "judicaria florentina" fin dall'XI secolo, ma risulta compreso con certezza nel territorio dipendente da Firenze solo a partire dalla seconda metà del XII secolo, epoca in cui si ebbero i primi regolamenti di confine tra la repubblica senese e quella fiorentina. Così, quando quest'ultima andò organizzando nel 1250 il proprio territorio in giurisdizioni autonome dette "Leghe", Volpaia venne a trovarsi compresa nella "Lega del Chianti", tra i popoli del "Terzo" di Radda. -9- Da questa collocazione dipendevano sia la circoscrizione ecclesiastica sia i collegamenti stradali. Volpaia faceva parte infatti della diocesi fiesolana e la sua chiesa, dedicata a San Lorenzo martire, dipendeva dalla pieve di Santa Maria Novella. Da quest'ultima località, importante nodo viario chiantigiano, si dipartiva una strada che, passando per Volpaia, serviva per i collegamenti tra l'alta valle della Pesa e il Valdarno superiore (proprio per questo a Volpaia sarebbe poi nato nel XV secolo uno spedale per il ricovero dei pellegrini). La via scendeva nel fondo della val di Pesa, ove ne sono visibili ancor oggi alcuni tratti, e poi risaliva in direzione di Albola (località anch'essa con chiesa suffraganea della pieve di Santa Maria Novella), donde guadagnava facilmente il crinale dei monti che separano il Chianti dal Valdarno superiore Costruita dalla famiglia fiorentina dei "della Volpaia" che nei secoli XV e XVI, in pieno Rinascimento, espresse costruttori di orologi, sfere armillari, compassi e notturlabi ed eruditi artisti tra cui Benvenuto e Lorenzo, quest'ultimo amico di Leonardo da Vinci e noto per aver costruito per conto di Lorenzo de' Medici l'orologio planetario per Palazzo Vecchio a Firenze, la cui copia si trova ora al Museo di Storia della Scienza di Firenze. Strumenti dei "della Volpaia" si trovano al Science Museum di Greenwich, all'Adler Planetarium di Chicago ed in altri importanti musei. Le vicende storiche di Volpaia e delle famiglie che l'hanno posseduta sono sempre state legate allo sviluppo viticolo del Chianti. Oggi come nell’XI secolo l’intero borgo è intimamente coinvolto nella produzione viti-olivicola, in quanto le tinaie e le cantine, la vinsantaia e l’imbottigliamento, l’orciaia e il frantoio –pur modernissimi– sono ancora ospitati nei sotterranei, nei palazzetti, nelle chiese sconsacrate e nei fabbricati del borgo, fra loro uniti da un sorprendente “vinodotto” sotterraneo. Volpaia, non è dunque, un semplice “teatrino per turisti”, ma il centro di una complessa attività rurale cui sono direttamente o indirettamente legati tutti gli abitanti del borgo. - 10 - CASTELLO DI MONTERIGGIONI Il Castello di Monteriggioni a vederlo da lontano, con i suoi emozionanti resti testimoni di un’epoca lontana, dà l’impressione che il tempo sia rimasto immobile fuori e dentro la cerchia delle sue mura. Il popolo e la sua realtà sono cambiati ma ancor oggi chi ha scelto di vivere nel Castello, ha conservato il ritmo lento e ricco della vita a dimensione d’uomo e di natura, con i valori propri della cultura contadina ed a continuo contatto con la storia . L’ immagine del castello per i viaggiatori era ed è molto suggestiva , visto che appare sulla sommità del suo colle spavaldo e dominante … come sentinella a difesa dell’antica Repubblica Senese. Ancora più imponente e maestoso dovette apparire a Dante Alighieri che lo vide in piena battaglia durante uno dei suoi viaggi. Il Castello nel pieno del suo splendore, a poche decine d’anni dalla sua fondazione per la sua forma circolare e le sue torri che come una corona che si elevano sulle mura , doveva apparire veramente grandioso e incutere un senso di maestà ciclopica se Dante se ne valse per per definire l’aspetto di Nembrotto, Fialte, Anteo gli smisurati giganti infissi nella voragine di Malebolge (Dante Alighieri Inferno Canto XXXI) Monteriggioni per la sua bellezza e per la sua posizione ha una naturale vocazione turistica, ogni anno viene visitato da 70.000 turisti , possiamo affermare che il primo turista illustre è stato lo stesso Dante Alighieri , tra quelli passati di recente possiamo ricordare Tony Blair, Ted Kennedy e molti altri . Molte volte è stato scelto come cornice per girare film, spot pubblicitari. L’ immagine di Monteriggioni è famosa nel mondo anche per un altro motivo : Il castello è la corona che cinge la testa all’effige dell’Italia in virtù della sua emblematica inespugnabilità. Monteriggioni infatti per la tipologia della cinta muraria era una fortezza inespugnabile che garanti dal 1213 data della sua fondazione e per trecento anni la libertà della repubblica senese resistendo a tutti gli assedi . Cadde nel 1554 a tradimento perché il capitano della guarnigione si accordò segretamente con i Fiorentini, consegnò la fortezza all'esercito - 11 - fiorentino senza combattere, in cambio degli onori di soldato e dell’incolumità per la sua famiglia. Le leggende parlano di cunicoli sotterranei e di passaggi segreti che connettevano i luoghi sotterranei del castello con le fortificazioni vicine... si parla addirittura di una strada sotterranea che arrivava fino a Siena. Monteriggioni è il tipico esempio di Borgo Fortificato cioè un piccolo paese di solo 42 abitanti, circondato da una cerchia muraria. All'interno ci sono le abitazioni dei cittadini, due bar, un alimentari, due ristoranti, un souvenir, un erboristeria, un albergo e una rivendita di prodotti tipici. La Cerchia Muraria è di forma ellittica ed avvolge la sommità di un alto colle chiamato monte Ala che domina sulle pianure e colline circostanti. Il borgo che ha sede all'interno è modeste dimensioni e non ha mai potuto avere un'espansione maggiore a causa delle ridotte dimensioni delle sue mura che misurano perimetralmente solo 570 metri: il diametro maggiore del castello è di 172 metri, lo spessore delle mura è di 2 metri. Le torri si elevano al di sopra delle mura per 6,5 metri ed hanno uno spessore di 4x6 metri, nel medioevo l'altezza raggiungeva i 15 metri. Il numero delle torri in origine era di 15 ma adesso sono visibili soltanto 11 cioè quelle che si elevano ancora al di sopra delle mura; le altre 4 invece sono ridotte a livello delle mura. Al di sopra delle mura vi era un camminamento di ronda che percorre l'intera cinta muraria. La Piazza Roma: Dopo aver attraversato la porta principale del castello ed avere percorso la strada per un breve tratto, si apre all'occhio del turista una grande piazza, Piazza Roma. Si tratta della piazza principale del Castello che mantiene le caratteristiche dei borghi della Toscana, ma da un senso di "campagna" grazie alla vegetazione dei giardini ed orti circostanti, ma soprattutto grazie al prato verde che è presente nel selciato della Chiesa e negli spazi fra i quadrati lastricati piazza. La piazza come del resto tutto il castello, in passato era "a sterro" cioè privo di pavimentazione, fu lastricato negli anni 60 con un materiale locale detto "Pietra di Torre" proveniente dalle cave di Rosia. Il Castello di Monteriggioni venne edificato a partire dal 1213 sul Monte Ala e la costruzione durò 6 anni. Venne costruito a spese della Repubblica di Siena intorno ad una fattoria Longobarda preesistente allo scopo di sbarrare la strada ai fiorentini, nelle lunghe guerre fra le due città. La costruzione di un castello Ex Novo rappresentava una novità nella politica espansionistica della città di Siena, infatti in precedenza, la Repubblica aveva comprato - 12 - castelli già esistenti come quello di Quercegrossa. Dunque la Repubblica di Siena acquistò il terreno dai nobili di Staggia e sopra vi edificò il castello. Le cinta muraria è di forma ellittica, ha una lunghezza di 570 metri, ha lo spessore di circa 2 metri. Le 15 torri, una è interna, hanno le dimensioni di 6 x 4 metri e si elevano per 15 metri al di sopra della cinta muraria. Le mura erano fornite sia di merlature quadrate sia delle “ bertesche “ cioè strutture in legno che sporgevano dal filo delle mura nei punti di maggiore impegno difensivo. Il Castello di Monteriggioni era circondato dalle “ Carbonaie “ cioè un fossato riempito di carbone e che veniva incendiato durante gli assalti degli assedianti. Al castello si accedeva da due porte , una a levante che guarda verso Siena è detta “ porta romea o franca “ ; l’altra guarda a ponente verso Firenze , diametralmente opposta alla prima è detta “ porta S. Giovanni o Fiorentina“. Gli storici hanno pareri contrastanti sulla presenza del “ponte levatoio“. Documentate è invece la presenza delle “ saracinesche “ che venivano sollevate con delle catene e sistemi di carrucole. Le due porte presentano anche oggi i segni dei cardini e di buche usate per le stanghe di chiusura. In corrispondenza della porta San Giovanni, sono evidenti i resti di un’altra struttura difensiva, il cosiddetto “rivellino“ cioè una struttura addizionale a forma rettangolare anteposta alla porta principale e dotata a sua volta o di un ponte levatoio o di una seconda porta. I senesi probabilmente vennero nella determinazione di costruire il Castello di Monteriggioni ricordando un fatto d’armi avvenuto nel 1145 , quando presso Monte Ala (dove sorgerà il fortilizio), i Senesi sconfissero i Fiorentini. Per il possesso di Monteriggioni combatté tra senesi si e fiorentini nel 1244 e nel 1254. Nel 1269 dopo la battaglia di colle (immortalata da Dante Alighieri nel XIII canto del Purgatorio). I Senesi vinti si rifugiarono a Monteriggioni invano attaccato dai Fiorentini. Dopo la peste del 1349 i Senesi tennero a Monteriggioni un capitano con più fanti allo scopo di ripulire la zona dai malfattori che taglieggiavano la povera gente, si racconta che gli abitanti dopo aver sorpreso in fragranza di reato quattro delinquenti, forzando la mano del capitano che era di guarnigione al castello, fecero dei 4 giustizia sommaria impiccandoli. Come dagli “statuti del comune et uomini di Monteriggioni“ nell’ anno 1380 , gli abitanti difensori di Monteriggioni, erano considerati “Cittadini di Siena“. Nel 1383 un gruppo di esuli Senesi con un inganno si impadronirono del Castello ma non sostenuti dai Fiorentini, si arresero. - 13 - Durate il ‘400 ‘500 le mura vennero abbassate, per rispondere alle nuove esigenze dell’arte militare che doveva tener conto dell’artiglieria. Vennero allora a vanificarsi anche il senso delle carbonaie. Nel 1526 i Fiorentini assediarono Monteriggioni con 2000 fanti e 500 cavalieri battendo le mura con l’artiglieria. Foto dell’ assedio con artiglieria cannoni attacco del 1554. Il Castello di Monteriggioni resistete e dopo il 25 luglio di quello stesso anno, nella battaglia di Camollia i Senesi sconfissero l’esercito pontificio, alleato dei Fiorentini interruppero precipitosamente l’assedio. Il 27 aprile del 1554 Monteriggioni venne ceduto a tradimento , senza combattere dal capitano Zeti al Marchese di Merigliano che si apprestava a soffocare la libertà dalla Repubblica di Siena, come avvenne nel 1555. Con questo tradimento il Capitano Zeti, fuoriuscito Fiorentino , cedette la fortezza altrimenti inespugnabile e facendo crollare il sistema difensivo Senese (costituito dai fortilizzi di Petraio, Monte Auto, Quercegrossa, la Chiocciola) e determinando la fine della Repubblica di Siena. Gli abitanti di Monteriggioni furono portati schiavi a Firenze e di loro non si seppe più nulla. Nonostante Monteriggioni fosse stata conquistata ciò non fu sufficiente a scalfire la sua fama di fortezza inespugnabile. Dalla repubblica di Siena il Castello passò sotto il principato dei medici, Monteriggioni fu da questi venduto alla famiglia del Golia di Siena, successivamente ai Batta, ai Visconti, ai Fabbroni, ai Daddi e nel 1704 agli Accarigi. L'ultimo degli Accarigi passò il vitalizio alla famiglia Griccioli che ancora ha possedimenti nel Castello. - 14 -