Vico del Gargano

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Vico del Gargano
Presentazione
Sin dall’adolescenza ho sempre adorato la mia terra. Partendo dalla mia
città fino ad arrivare all’intera Italia. Ho sempre pensato che un posto meglio
dell’Italia non ce ne sia, non in questo mondo. Non è una questione di semplice
patriottismo, perché una storia così fiorente, testimoniata da personaggi,
monumenti e luoghi, e un patrimonio ambientale come il nostro non esiste da
nessun’altra parte.
Tutto questo accade ancor di più se penso al mio Gargano. La parola Gargano
può essere sinonimo di tutto e niente. Tutto se si pensa ai suoi monti, alla sua
fitta foresta chiamata Umbra proprio perché è impenetrabile ai raggi del sole, ai
suoi 200 km di costa, una costa fatta da arenili, pinete, insenature, strapiombi,
dune, grotte e faraglioni, ai suoi paesi, nonché mete turistiche, che sono ancora
pregni di tradizioni e costumi, e può significare niente se non lo si conosce, se
almeno una volta nell’arco di una vita umana non lo si è visitato.
Al sol pensiero del mare blu, che in certe giornate è un tutt’uno con il cielo, la
bellezza delle coste, a tratti rocciosi e in altri sabbiosi, alla vita animale e vegetale
che si nasconde nella fitta foresta Umbra, al poter assaporare deliziosi frutti
spontanei che costeggiano le strade più interne del Gargano mi viene la pelle
d’oca. Mi fa emozionare e mi fa sentire fiera di appartenere a questa bellissima
terra.
Una terra tanto bella ma anche tanto sottovalutata che spesso, molto spesso è
governata da gente che poco si cura di quello che la natura, e non solo, potrebbe
offrirci, uno dei tanti esempi dei giorni nostri sono le possibili trivellazioni tra le
Tremiti e la terra ferma. Una terra a volte straziata dalla malavita che si crede
padre e padrone di tutto.
Una terra che cerca di strapparsi questi episodi negativi da dosso e che giorno
dopo giorno prova a stupire ogni suo visitatore con le sue bellezze naturali e
artificiali, perché per fortuna il genere umano non è sempre cattivo, spesso
anche lui cerca di lasciare qualcosa di buono.
E così parlo fiera della mia terra, del mio Gargano, cercando di far conosce a chi
leggerà questa tesi posti che all’apparenza sembrano sotto un incantesimo che li
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tiene bloccati in un’epoca assai lontana dal tran-tran della vita frenetica delle
grandi città di oggi.
Parlo del Gargano cercando di far venire voglia a chi legge di visitarlo subito
dopo, perché se non l’ha ancora fatto non sa cosa si è perso fino a questo
momento. Vi parlo del Gargano, quel Gargano da me tanto amato, quel Gargano
che mi ricorda le giornate al mare con i miei genitori da bambina e le serate
d’estate con i miei amici in tempi più recenti.
Parlo del Gargano sperando di far provare a chi legge quello che provo io quando
penso alla mia terra.
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Capitolo 1
Il Gargano
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“C’è una montagna nell’Adriatico
che si è messa a veleggiare incontro al sole nascente,
come una grande fantastica nave,
fermandosi incantata e dimenticata in mezzo al mare…”
(Pasquale Soccio)
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Introduzione
Il Gargano, noto anche come Sperone d'Italia è una sub-regione dell'Italia
che coincide con l'omonimo promontorio che si estende nella parte
settentrionale della Puglia e corrisponde alla parte orientale della Provincia di
Foggia.
È interamente circondato dal Mare Adriatico, tranne ad ovest, dove confina con
il Tavoliere. Nel suo territorio è compreso il Parco Nazionale del Gargano. Da un
punto di vista puramente geografico, è separato dal resto della Puglia da una
linea ideale che, dal punto più occidentale del Golfo di Manfredonia, procede in
direzione Nord-Ovest fino a congiungersi con il confine del Molise.
Cenni Storici
Centro popolato già nel Paleolitico ne sono testimone di questa presenza le tante
grotte dove è stata rinvenuta la presenza dell’uomo preistorico, infatti è di
grande importanza il sito archeologico di Grotta Paglicci dove è stato ritrovato lo
scheletro di un uomo di Cromagnon. Il Gargano fu abitato
successivamente
dai
Dauni
che
lasciarono numerose stele in lungo e
in
largo
per
il
promontorio.
Ovviamente questa zona subì anche
l’influsso romano dove alcune città
come
Argos
Sipontum
(Vieste),
(Siponto),
Portus
(Arpi),
Hippium
Merinum
Garnae
(Rodi
Garganico) e Matinum o Apeneste
(Mattinata) divennero importanti
centri
Santuario di San Michele,
presso Monte Sant’Angelo (FG)
per cultura e sviluppo economico, dovuto in parte al commercio
marittimo e alla posizione di "Ponte fra occidente e oriente”. La guerra greco –
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gotica porterà alla distruzione dei centri dauni romani e permetterà
l’affermazione del Cristianesimo.
Risale proprio a quei tempi la costruzione del santuario di San Michele. Il
pellegrinaggio che si sviluppò intorno al Santuario e al culto di San Michele,
determinerà nel VII secolo, la conversione dei Longobardi al Cristianesimo, tanto
che l’Arcangelo Michele diventerà il loro santo protettore e verrà effigiato sia
sulle loro armature che sulle monete. Il collegamento fra la città di Benevento,
sede del ducato, e il Gargano, sede del culto micaelico, rimarrà una delle costanti
principali del Medioevo e favorirà lo sviluppo religioso ed economico dei centri
garganici, specie quelli che si troveranno sulla principale direttrice viaria che
prenderà, in seguito, la denominazione di Via Sacra Longobardorum.
Oltre ai Longobardi il Gargano, come tutta la Capitanata, è stato luogo di
numerose controversie barbariche ma le influenze più importanti nel corso del
tempo sono quelle normanne e sveve.
L’arrivo dei Normanni troverà terreno fertile per una rinascita globale non solo
del Gargano, ma dell'intera Puglia e delle sue città. Avvenne proprio nel
santuario di San Michele l’incontro fra Normanni e Melo da Bari1, che chiese
aiuto per la sua lotta contro i Bizantini ad un
gruppo di pellegrini normanni tornati dalla
Terrasanta; infatti bisogna anche ricordare che il
Gargano è stato un punto strategico per le
partenze in Terrasanta durante le Crociate ed è
proprio da questo che nascono le leggende sulla
relazione che intercorre tra il Gargano, i
Templari e il Sacro Graal.
Con gli Svevi il paesaggio urbano della Puglia e
del Gargano cambia volto, passando, con
Federico II e suo figlio Manfredi, dalla “civiltà
Federico II di Svevia
delle cattedrali” a quella dei castelli. Il figlio
Manfredi, nel Gargano, consolidò il castrum di
Monte Sant’Angelo e fece costruire castelli a Vico del Gargano, Vieste, Carpino,
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Melo da Bari, fu il capo della prima rivolta bizantina in Puglia;
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Sannicandro Garganico e Apricena. Nel 1256 eresse una vera e propria città,
Manfredonia, il cui nome deriva proprio da quello di Manfredi, dopo che Siponto
era stata distrutta da un terremoto. Anche in campo culturale, sotto gli Svevi si
avrà un’alta produzione artistica, come dimostra la chiesa di Santa Maria
Maggiore in Monte Sant’Angelo.
Durante il periodo Aragonese e Angioino verranno a mancare i caratteri di
individualità culturale per dare posto a quelle straniere che arrivavano oltralpe,
come quella gotica. L’istituzione, poi, della Dogana delle pecore2, ad opera del re
Perdonando I d’Aragona, determinerà il completo abbandono delle terre
dell’intera Capitanata, che si vide privare di un ricco patrimonio economico,
usato ormai solo come terra di pascolo e di transito per le greggi provenienti dal
Molise e dagli Abruzzi, assumendo marcate caratteristiche pastorali. Durante il
periodo aragonese si hanno in Puglia vari tentativi di restaurazione angioina e
rivolte baronali. Ferdinando I, per pacificare la regione, concede in feudo il
Gargano al principe albanese Giorgio Castriota Iskander (lo Skanderbeg), mentre
le città costiere incominciavano ad essere insediate dai Turchi. Ancora vivi nella
memoria della gente garganica sono gli eccidi perpetrati dai Turchi, prima a
Vieste nel 1554, dove perirono più di 5000 abitanti, molti dei quali decapitati su
quella che viene chiamata da allora la “chianca amara3”, e poi a Manfredonia, nel
1620, che venne occupata ed incendiata. Importate per le invasioni turche è
anche il centro di Vico del Gargano dove fu costruita una cinta muraria con venti
torri proprio per impedire l’ingresso dei Turchi nel centro. Risalgono al regno di
Ferdinando il Cattolico le numerosi torri di difesa, sorte lungo le coste
garganiche, così come i frequenti fenomeni di brigantaggio nelle campagne.
L’intervento borbonico riporta il Gargano a fiorenti livelli, infatti la politica dei
Borboni evidenzia una maggiore attenzione ai bisogni reali dei centri urbani, una
politica tendente a frenare gli abusi feudali e i privilegi ecclesiastici. Tra il 1806 e
il 1815, con i francesi, si ha il fenomeno dell’eversione della feudalità, il
frazionamento del Tavoliere, l’abolizione della Dogana e la revisione dei catasti e,
conseguentemente, le terre furono sottratte al pascolo e al bosco, quindi
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La dogana delle pecore, regolamentava il settore agricolo e l'allevamento nel Tavoliere delle
Puglie e permetteva la riscossione dei proventi derivanti dalla transumanza e dal diritto di
pascolo, dai pastori i cui armenti svernavano in Puglia;
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Chianca amara, dal dialetto viestano significa “la roccia amara”;
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dissodate e poste a coltura. Infine si riuscì a predisporre un piano organico per la
bonifica delle zone paludose, come quelle sipontine.
Passando ai giorni più vicini ai nostri la Capitanata, e il Gargano, non avranno
maggiore floridezza economica dopo l’Unità d’Italia. I secolari problemi agricoli e
sociali rimangono sempre al centro di un processo di sviluppo che non riesce a
decollare e che si mantiene sempre tra crisi e disagio, mancata realizzazione
delle riforme e lente conquiste dei contadini, la cui situazione all’inizio del ‘900,
peraltro, è una delle peggiori di tutta l’Italia meridionale. Si deve quindi
attendere il secondo dopoguerra per il riscatto economico e sociale delle
popolazioni garganiche, quando si cominciano a manifestare forme di vita
rispondenti ad una società più moderna e civile.
Oggi il Gargano ha assunto una funzione trainante nell’economia della Puglia,
specialmente in riferimento allo sviluppo del turismo, che è una delle voci più
attive di tutte le attività emergenti del Mezzogiorno, soprattutto con i suoi centri
costieri e le bellezze naturali di quelli interni.
Le località
garganiche
Manfredonia
Vista di Manfredonia dal mare (FG)
Nel gennaio 1256 il re di Sicilia e
principe di Taranto Manfredi giunto a Siponto durante una battuta di caccia sul
Gargano, trovò la città distrutta e gli abitanti costretti a vivere in case non più
adatte all'uso abitativo, in un'area resa malarica dall'impaludamento. Decise
quindi di ricostruire la città due miglia a nord dell'insediamento originario. Le sue
intenzioni erano duplici: da un lato, creare uno dei più importanti centri di
governo di tutto il Regno, secondo gli evoluti canoni amministrativi ormai
consolidati dal padre, l'imperatore Federico II; dall'altro, presidiare il territorio la
cui posizione era strategica anche per via della vicinanza all'Oriente bizantino. Le
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conferì il proprio nome in segno di futuro prestigio, onore e potenza. Con la
battaglia di Benevento del 1266, che segnò la morte di Manfredi, Manfredonia
venne affidata a Carlo I d'Angiò e successivamente la città passo nelle mani degli
aragonesi.
Fu proprio,nel periodo segnato da Svevi, Angioini e Aragonesi che il centro
garganico conobbe maggiore splendore. Ne è un esempio il Castello svevoangioino-aragonese, utilizzato, all’inizio, come fortezza, successivamente
divenne nel corso del XVIII secolo come caserma ed il grande bastione a prigione.
Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene
tenuto in efficienza. Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l'edificio fu acquistato dal
Comune
di
Manfredonia,
appartenne
all'orfanotrofio militare di Napoli.
Attualmente, il castello appartiene allo Stato ed ospita al suo interno un museo
per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante, infatti custodisce
alcune stele daunie databili all'VIII-VI secolo a.C.).
Altre strutture visitabili a Manfredonia sono:
• La Cattedrale di Manfredonia è dedicata a San Lorenzo Maiorano patrono
della città. In essa vi sono conservate la reliquia del santo e l'icona della
Madonna di Siponto;
• Basilica di Santa Maria Maggiore di
Siponto,
sorta
sopra
una
Cattedrale di Manfredonia, dedicata a
San Lorenzo Maiorano
preesistente chiesa paleocristiana. La chiesa è attestata dal 1117 e
assolse funzioni di cattedrale di Siponto sino al 1323. Si presenta come un
edificio in stile romanico pugliese a pianta quadrata, edificato su una
cripta della quale riproduce la struttura. Per motivi di sicurezza i principali
arredi sacri fra cui l'icona della Madonna di Siponto e la statua della
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Madonna dagli occhi sbarrati sono oggi custoditi nella cattedrale
cittadina. Nel 1977 è stata eretta a basilica minore.
Il centro manfredoniano è inoltre famoso per il suo Carnevale e per la festa della
patronale in onore a Maria Santissima di Siponto che si tiene dal 28 agosto al 1
settembre.
Mattinata
A Mattinata per la qualità delle sue acque di balneazione gli è stata più volte
conferita la Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education.
Il nome del paese è stato fino circa alla prima metà dell'800 Matinata che deriva
dalla tribù daunia dei Matinates
ex Gargani.
L'attuale centro cittadino sorge
sulle colline antistanti la baia,
forse dovuto ai consapevoli rischi
alla vicinanza del mare, il quale
iniziò a svilupparsi grazie ad
alcuni Montanari4 che, per la
salubrità dell'aria e per il clima
mite, "scesero a valle" a partire dal XVI secolo.
Il centro storico del paese si trova nella sua parte bassa ed è chiamato "Junno".
Presenta alcuni esemplari di una tipica costruzione in pietre
Mattina (FG)
a secco, detta "pagliaio", che risalgono alla metà del sec.
XVIII. Si tratta di costruzioni basse, a base
rettangolare, costituite da pietre calcaree
locali, grezze, incastrate l'una sull'altra;
questo "pagliaio" è da accomunare ai trulli
di Alberobello e ai nuraghi sardi.
Sito nello Junno è il Palazzo Mantuano,
costruito nel 1840 e da allora sede di una
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Popolazioni che provenivano dalle montagne garganiche.
Palazzo Mantuano, Mattinata
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delle famiglie più influenti di Mattinata. Restaurato di recente, come memoria
del passato, conserva la cornice del portone principale. Attualmente è sede della
biblioteca multimediale comunale, dove vengono anche ospitate numerose
mostre di artisti.
A passeggio tra le piccole e strette vie di questo storico quartiere, risalendo le
numerose scalinate in pietra, specie nelle ore serali, si riesce ancora a cogliere le
affascinanti e a volte misteriose atmosfere di tempi lontani.
Altro monumento importante di Mattinata è Palazzo Barretta. Risalente agli inizi
del '900 il palazzo signorile Barretta è così chiamato dal nome del facoltoso
proprietario terriero Giovanni Barretta che lo abitava. La tradizione vuole che la
sua famiglia si sia estinta con lui, ultimo rappresentante della famiglia e senza
discendenti. Il palazzo è
oggi
sede
dell'amministrazione
comunale
nonché
sede
dell'ufficio del Sindaco.
Sul Monte Saraceno una
necropoli di 500 tombe
testimonia
la
presenza
della civiltà dei Dauni, appartenente agli Iapigi (una tribù degli Illiri5) di cui
Monte Saraceno, Mattinata
numerosi
reperti
conservati
nel
sono
museo
civico di Mattinata e in quello di Manfredonia. Le tombe, a forma di utero,
rievocano il rito del ritorno alla vita prenatale. In esse i morti erano posti
rannicchiati con gli oggetti a loro più cari. Coprivano le tombe delle lastre di
pietra, le note “Stele Daune”, sormontate da teste, scudi e falli, secondo l'entità e
l'importanza del defunto.
Mentre sul Monte Sacro si possono ammirare i ruderi di un'antichissima abbazia
benedettina, Santissima Trinità. Di difficile accesso, raggiungibile soltanto
attraverso un sentiero che si inerpica per la montagna, di essa si conservano
ancora le mura di cinta, numerosi capitelli e archi. L'intero complesso, composto
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Popolazione Indoeuropea che nell’antichità si stanziò lungo le coste balcaniche e una piccola
quantità di loro approdò lungo le coste garganiche.
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da una chiesa abbaziale a tre navate e dal convento, è in stile romanico. Al suo
interno vi era una cappella dedicata a San Michele Arcangelo e un battistero a
pianta quadrata. Intorno al 1300 iniziò il suo declino. Terremoti e saccheggi
hanno fatto di essa quella che oggi ammiriamo.
Varie sono le baie che si possono
trovare lungo il litorale mattinatese,
tra queste ricordiamo baia di
Vignanotica e baia dei Mergoli.
La baia di Vignanotica è una
spiaggia di ciottoli, caratterizzata
dalla presenza di molteplici grotte
scavate dal mare nella costa alta, a
circa
13 km
da
Mattinata
in
direzione di Vieste. Si raggiunge attraverso un sentiero costeggiato da pini
Baia di Vignanotica, Mattinata
d'Aleppo e macchia mediterranea,
un tempo l'accesso era solo via
mare. Il luogo è anche conosciuto come baia dei Gabbiani per il notevole
numero di questi uccelli.
Baia dei Mergoli (o dei Faraglioni), è di una
particolare bellezza e importanza a livello
mondiale, e si trova fra Mattinata e
Vignanotica. La presenza delle alte scogliere,
dei "due Faraglioni" (residui di roccia
calcarea lavorati dalla natura), delle foreste
di pini e della spiaggia di ciottoli bianchi, è
l’emblema del territorio costiero del Gargano e uno dei posti della Puglia più
rinomati e conosciuti.
Mattinata è una terra unica per i suoi
prodotti rustici e genuini. La cucina locale
Baia dei Faraglioni, Mattinata
mattinatese è impostata su questi elementi,
legati inoltre al territorio del Gargano e più in generale alla rinomata cucina tipica
pugliese.
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Principe della gastronomia di Mattinata è, senza dubbio, l'olio extravergine
d'oliva, prodotto nelle colline e nella piana di Mattinata. All'olio di Mattinata è
dedicata ogni anno la Festa dell'olio, durante la quale le vie e le piazze del paese
si animano di stand per degustare quei piatti che si sposano magicamente con
l'olio.
Vieste
È
il
comune
più
orientale
del
promontorio del Gargano e della
provincia di Foggia. La particolare
dislocazione urbanistica di Vieste è legata alla natura carsica del Promontorio
Garganico, caratterizzato da strati rocciosi spesso erosi dall'azione marina. Il
nucleo dell'abitato sorge infatti su una
piccola penisola rocciosa, dalla forma
Panoramica di Vieste (FG)
più o meno simmetrica, caratteristica per le sue tre baie separate da due punte:
Punta di San Francesco, rivolta verso est, ripida, rialzata e aspramente
rocciosa: è qui che si ritrova il centro medievale, dato che questa parte della
penisola offriva i migliori requisiti di sicurezza. In questa parte, ricca di vicoli,
scalinate ed archi, si ritrova la maggior parte dei più prestigiosi edifici storici
(la Chiesa di San Francesco e la cattedrale).
Punta di Santa Croce, rivolta a nord, più bassa. In questa zona, relativamente
pianeggiante, il comune ha cominciato ad espandersi soltanto verso
l'Ottocento. La formazione di nuovi quartieri portò successivamente la vita di
paese (nuovo municipio, parco comunale, chiesa di Santa Croce ecc.) a
gravitare sempre più verso questa parte. E’ qui che si ritrova il porto di
Vieste, tutt'oggi importante per le attività peschiere e per il traffico
marittimo verso le Isole Tremiti, la Croazia e verso Manfredonia.
Tra le due punte si ritrova la piccola spiaggia della Marina piccola, rivolta verso il
faro (dove vige divieto di balneazione). A sud della punta di San Francesco si
ritrova la lunga spiaggia sabbiosa del Pizzomunno che inizia dalle rocce calcaree
sulle quali fu costruita la città e che si estende verso sud in direzione di
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Pugnochiuso.
Ad
ovest
della
punta di Santa Croce, invece, si
ritrova l'altrettanto lunga spiaggia
di San Lorenzo, che a differenza
della prima è ancora abbastanza
ricca di spiagge libere. Inizia dal
settore urbano edificato a partire
dall'Ottocento (zona del porto)
per estendersi verso ovest, in
direzione di Peschici.
Pizzomunno, Vieste
All'inizio della spiaggia detta del
Castello, ovvero quella a sud del centro abitato, si erge, quasi a guardia di Vieste,
un monolite alto circa 25 metri chiamato Pizzomunno che è il simbolo stesso
della cittadina garganica. Ad esso sono legate alcune leggende, spesso variazioni
una dell'altra.
Si racconta che al tempo in cui l'attuale città era solo un villaggio composto da
sparute capanne ed abitato da pescatori vi vivesse un giovane alto e forte di
nome Pizzomunno. Sempre nello stesso villaggio abitava anche una fanciulla di
rara bellezza, con i lunghi capelli color del sole di nome Cristalda.
I due giovani si innamorarono, amandosi perdutamente senza che niente potesse
separarli. Pizzomunno ogni giorno affrontava il mare con la sua barca e
puntualmente le sirene emergevano dai flutti marini per intonare in onore del
pescatore dolci canti. Le creature marine non si limitavano a cantare, ma
prigioniere dello sguardo di Pizzomunno gli offrirono diverse volte l'immortalità
se lui avesse accettato di diventare il loro re e amante. L'amore che il giovane
riversava su Cristalda, però, rendeva inutili le offerte delle sirene.
Una delle tante sere in cui i due amanti andavano ad attendere la notte
sull'isolotto che si erge di fronte alla costa, le sirene, colte da un raptus di gelosia,
aggredirono Cristalda e la trascinarono nelle profondità del mare. Pizzomunno
rincorse invano la voce dell'amata. I pescatori il giorno seguente ritrovarono il
giovane pietrificato dal dolore nel bianco scoglio che porta ancora oggi il suo
nome.
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La leggenda racconta ancora che ogni
cento anni la bella Cristalda torna
dagli abissi per raggiungere il suo
giovane amante e rivivere per una
notte sola il loro antico amore.
Varianti della leggenda vogliono che il
nome della giovane sia Vesta o Vieste
(legando così anche il nome della
città a questa leggenda), o ancora
Le baie tra Mattinata e Vieste
vogliono che la bella fanciulla fosse
figlia di una divinità marina che si
opponeva all'amore con il giovane
viestano e che per questo loro
sentimento fu punita. Altre variazioni sul tema vogliono che la ragazza fosse la
moglie di Pizzomunno e che fu assalita mentre attendeva sulla spiaggia il ritorno
del compagno pescatore.
Altro luogo naturale di importante bellezza sono le grotte scavate dal mare nella
roccia calcarea del Gargano, che ha generato delle cavità e formazioni rocciose
dalle forme più svariate e
bizzarre.
Ne
è
un
esempio
l'Architiello,
scavato,
appunto,
dall'erosione presso la
strada per Pugnochiuso a
sud di Vieste. Le grotte
sono
L’Architiello di Vieste
il
fenomeni
risultato
di
carsici,
ma
anche l'azione corrosiva
di acqua marina e vento ha dato un contributo importante. Tra le grotte si
ricordano la Grotta Sfondata, quella Due Occhi, la grotta Rotonda, dei Pipistrelli,
del Serpente, la Viola e la Smeralda.
Vieste è sempre stata un punto di riferimento di primo piano per partenza ed
arrivo alle Isole Tremiti, situate poco lontano a nord della costa. Vale
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esattamente lo stesso discorso per la Foresta Umbra, che costituisce un
patrimonio biologico inestimabile per l'Italia del Sud.
La necropoli paleocristiana La Salata, situata ad est della cittadina, è una delle
più antiche e caratteristiche del bacino mediterraneo.
Oltre alla bellezza di grotte e spiagge la cittadina viesticiana è caratterizzata da
un bellissimo centro storico, tra le varie architetture troviamo la Concattedrale,
che sorge in una delle zone più alte di Vieste. Il suo impianto tipico del romanico
pugliese si ritrova in perfetta armonia con il campanile della chiesa, non
particolarmente slanciato ma sapientemente progettato in stile barocco dopo un
crollo nel 1772. La chiesa, Basilica a tre navate, reca tracce di continui
adattamenti sovrapposti nel corso dei secoli. Nel complesso, rimane molto poco
della struttura originaria medievale. Come le altre cattedrali della zona, è
dedicata alla Maria Assunta.
Altro monumento importante della
storia di questo paese è il Castello, una
massiccia costruzione fatta edificare
dagli Svevi, che domina il profilo della
città vista da lontano con la sua figura
imponente. A pianta triangolare, si
distingue dagli edifici e dal paesaggio
circostante per il suo colore bruno, e si
innalza
a
strapiombo
sulle
rocce
calcaree che danno sul mare. Fu
danneggiato
durante
le
incursioni
veneziane e durante la prima guerra
mondiale.
È
attualmente
usato
dall'esercito.
Castello di Vieste
Nei pressi di queste costruzioni si trova
la Porta ad Alt, caratteristica per l'arco acuto che costituiva l'ingresso principale
della città.
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Peschici
Posta sulla punta più settentrionale del Gargano,
Peschici domina la costa da Rodi e Vieste. Verso
l'orizzonte, si scorgono le Isole Tremiti e di
Pelagosa6. Negli ultimi anni, si è imposta come una
rinomata località balneare garganica, per la qualità
del suo mare e l'ottima balneazione.
Peschici
è
posizionata
sulla
sommità
di
un'imponente rupe carsica che si eleva per oltre
cento metri sull'Adriatico, e domina una delle più
straordinarie ed incantevoli baie d'Italia, la Baia di
Peschici. Il paesino è di un bianco accecante che
unito al vista della baia forma uno dei panorami più
Peschici (FG)
tipici della Puglia.
Il nucleo storico di Peschici si arrampica dal porto turistico fino alle fortificazioni
del castello svevo. All'interno del paese, presenti vicoli, piazzette nascoste, ripide
scalinate,
stretti
passaggi,
archi
e
bianchissime
abitazioni,
tipiche
dell'architettura della Puglia costiera.
La costa diventa più articolata e alta, con insenature che si intervallano a
strapiombi; calette, piccole spiagge sabbiose e ciottolose, spesso raggiungibili
solo dal mare si alternano movimentando il verde paesaggio costiero, la pineta
infatti si spinge a volte fin sulla spiaggia e i pini si abbarcano su bianche falesie e
faraglioni. Il mare, limpido e caldo, invoglia a tuffarsi e i ricchi fondali ben si
prestano alla pesca subacquea.
Gli storici ecclesiastici, Pompeo Sarnelli e M. Cavalieri nel 1680 affermano che le
origini di Peschici vanno fatte risalire agli Schiavoni o Slavi, chiamati
dall'imperatore Ottone I per liberare il Gargano dai Saraceni. Il nome stesso di
Peschici è probabilmente di origine slava. Numerose furono le incursioni
Saracene sulle coste garganiche.
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Piccolo arcipelago che si trova nell’Adriatico a 55 Km dal Gargano. Un tempo era italiano ora
appartiene alla Croazia.
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A memoria di una storia secolare fatta di attacchi ed incursioni restano oggi
alcune torri costiere erette nella seconda metà del Cinquecento per difendere il
territorio da pirati e corsari.
I fortilizi si levano su alte rupi a picco sul mare, in posizione dominante e
panoramica rispetto all'Adriatico: tale ubicazione risulta strategica e funzionale
all'avvistamento ed alla segnalazione delle navi nemiche. Le torri hanno base
quadrangolare e presentano la forma di tronchi di piramide; l'accesso avveniva
dal lato rivolto verso i monti per
mezzo di scale retrattili in legno,
successivamente
sostituite
da
rampe fisse in muratura.
Uno dei tanti fortilizi
Le feritoie, invece, che fungevano
anche da finestre, erano aperte
nelle pareti laterali.
Esempio di un fortilizio
Ogni torre doveva essere visibile da
altre due torri: l'avviso delle imminenti incursioni di giorno avveniva per mezzo di
segnali di fumo, di notte per mezzo di segnali di fuoco oppure ricorrendo al
suono di campane o di corni. Talora venivano anche inviati dei messaggeri a
cavallo ad allertare la popolazione locale.
Tra le torri superstiti la più famosa è sicuramente quella di Monte Pucci che
regala ai suoi visitatori un panorama meraviglioso. La torre, arroccata sull'alta
roccia calcarea, avvolta dall'esaltante profumo di pino misto a quello del mirto,
ha perso l'originario coronamento e come le altre della zona presenta dimensioni
assai ridotte che ne attestano la funzione di avvistamento e non, quindi,
difensiva.
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A due chilometri da Peschici,
si trova il piccolo Santuario
della Madonna di Loreto,
costruito da un gruppo di
pescatori di Peschici per atto
di
devozione
verso
la
Madonna, dopo essersi salvati
in una notte di tempesta. I
pescatori sciolsero il loro voto
costruendo la cappella grande
quanto la loro barca.
Santuario della Madonna di Loreto a Peschici
Nei pressi di Peschici, troviamo il rinomato Parco nazionale del Gargano, che si
estende per oltre 120.000 ettari: unisce il litorale ai monti, comprendendo oasi di
protezione faunistica istituite dalla Regione Puglia.
Vico del Gargano
Vico del Gargano soprannominato il
"paese dell'amore", visto che il suo
patrono è San Valentino, fa parte del
Parco Nazionale del Gargano e della
Comunità Montana del Gargano. È
uno dei comuni de "I Borghi più belli
d'Italia" e fa parte della rete delle
"Città sane". La sua frazione San
Veduta di Vico del Gargano (FG)
Menaio è una rinomata località
balneare.
Fondata dal leggendario condottiero schiavone Sueripolo nel 970 d.C. conobbe
nei secoli varie dominazioni. Federico II di Svevia pose le basi del castello che
ancor oggi troneggia nel rione antico. Agli Svevi si succedettero gli Aragonesi.
Durante il periodo feudale Vico fu territorio delle più importanti famiglie
napoletane, tra le quali i Caracciolo e gli Spinelli. Il periodo dei Lumi portò un
19
rinnovamento culturale che culminò con la fondazione della celeberrima
Accademia degli Eccitati, la nascita di Michelangelo Manicone, l'innalzameno
dell'Albero della Libertà e la costruzione del cimitero monumentale di San Pietro
extra moenia (il primo in Europa). L'Ottocento vide la nascita ed il prosperare
della coltivazione ed il commercio degli agrumi. Attività fiorenti fino a metà
Novecento ed oggi in declino.
A prima vista, Vico sembra il parente povero degli altri centri del Gargano, come
Peschici e Vieste, noti al turismo di massa, belli e ripuliti. Assomiglia a qualcosa di
pittoresco e decadente, come le rovine della classicità nei quadri dei vedutisti del
Settecento. Ma mentre gli altri luoghi non sono più una novità, Vico si presenta
con grandi potenzialità, purtroppo ancora inespresse. La fortuna di Vico, se si
può dir così, è stata quella dell’abbandono del nucleo antico – i tre quartieri
medievali di Civita, Terra e Casale – a partire da metà Ottocento, che ha
consentito la conservazione quasi integrale del linguaggio architettonico, pur con
ovvie situazioni di degrado.
Tra le molte chiese, si ricorda la Matrice con il suo portale in pietra e gli undici
altari interni, fondata su un’altura ai cui fianchi si assiepano le case dei rioni
Civita e Casale; quella di San Giuseppe nel quartiere Terra (o Borgo Vecchio) che
custodisce la statua lignea del Cristo Morto portata in processione il Venerdì
Santo dalle Confraternite, le vere
depositarie dell’anima del paese e
dei suoi riti; la chiesa di San Marco
risalente al XIII secolo; e fuori le
mura, la chiesa di Santa Maria degli
Angeli,
con
il
Convento
dei
Cappuccini, ricca di opere d’arte; e
Il Castello, Vico del Gargano
infine la chiesa di San Pietro sul
Monte Tabor, dalla lunga storia.
Quanto all’edilizia civile, spiccano le mura che in vari tratti sono inglobate nelle
abitazioni (la cerchia originaria di Teodisco da Cuneo è del 1292); il Castello con
la sua forma quadrangolare in cui restano tracce dei vari passaggi di proprietà e
di stile, dai Normanni agli Aragonesi; e il Palazzo della Bella, una curiosa
riproposta neogotica di inizio Novecento dell’architettura fiorentina di Palazzo
Vecchio, al quale dichiaratamente si ispira.
20
Rodi Garganico
È un noto centro per la produzione degli agrumi del Gargano: (Arance del
Gargano
e
Limoni
Femminiello,
entrambi DOP) fin dal Medioevo.
Apprezzata località balneare, per la
qualità delle sue acque di balneazione le
stata più volte assegnata della Bandiera
Blu dalla Foundation for Environmental
Education. Nel 2010 ha ottenuto tre
"vele" nell'ambito della campagna della
Goletta Verde di Legambiente.
Vista di Rodi Garganico (FG)
Rodi Garganico si trova sul litorale nord
del Gargano. L'abitato è abbarbicato su un promontorio roccioso tra due lunghi
arenili sabbiosi a pochi chilometri ad est del lago di Varano. È circondato da una
lussureggiante vegetazione, composta soprattutto da agrumeti, uliveti e pinete,
nonché da alberi di carrube e fichi.
La costa, che volge a settentrione, è caratterizzata da lunghe spiagge la cui
continuità è interrotta dalla punta rocciosa su cui sorge l'abitato di Rodi
Garganico. La sabbia che compone gli arenili è chiara e caratterizzata dalla
granulometria particolarmente fine.
La spiaggia, riparata dai venti di maestrale grazie allo schermo offerto dal porto,
si estende in lunghezza per circa 4 km fin quasi alla spiaggia di San Menaio, ed è
larga in prossimità dell'abitato più di 60 metri. Nel 2009, in seguito alle
operazioni di dragaggio del fondo marino compiute durante la costruzione del
porto turistico, centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia sono stati aggiunti
all'arenile, contribuendo ad aumentarne ulteriormente la larghezza lungo tutto il
fronte costiero.
21
La spiaggia di ponente si sviluppa ad ovest della città comprendendo la Spiaggia
della Baia Santa Barbara e la
Spiaggia del Lido del sole, dove si
concentra la maggior parte delle
infrastrutture turistiche rodiane.
L'arenile si prolunga fino al
confine comunale con Ischitella
per una lunghezza totale di 4950
metri ed è formato nel tratto più
La spiaggia di ponente di Rodi Garganico
occidentale da una lunga serie di
dune sabbiose che digradano lentamente in mare, mentre nei primi 400 metri ad
ovest del porto si presenta ghiaio-sabbioso per la presenza di ciottoli trasportati
dall'azione dilavante di piogge e maree. La spiaggia è interrotta in
corrispondenza della foce del Torrente Romandato.
Sono molte le prove della presenza di insediamenti umani preistorici (paleolitici e
neolitici) nella zona. Ma la fondazione del nucleo abitato nel luogo dell'attuale
paese è successiva. L'origine di Rodi Garganico è stata spesso collegata al
movimento espansionistico dei Rodii popolo di etnia greca che nell'VIII secolo
a.C. ne colonizzò le coste attratto dal clima e dalle pinete. Secondo diverse fonti
illustri, Rodi Garganico, invece, affonderebbe le sue radici nella cultura dauna, e
quindi potrebbe essere stata riedificata sulle rovine della mitica Uria. Un'epigrafe
fa supporre che Rodi Garganico in epoca romana fosse una provincia
amministrata dal Comite Gneo
Suilio Mascillioni, magistrato ed
esattore di tributi.
Nella località Sotto il Castello si
notano ancor oggi le mura difensive
del porto di Rodi Garganico, che un
tempo erano piuttosto imponenti e
che,
gradualmente,
vennero
Sotto il Castello, Rodi Garganico
trasformate in abitazioni. Una
botola scolpita nella rupe, poi, permetteva di accedere ad un locale sulla cui
architrave si leggeva la scritta in latino Tabularium (archivio), dove
22
probabilmente veniva registrata l'attività commerciale e mercantile di Rodi
Garganico.
Con la caduta di Roma si susseguirono tempi difficili: Rodi Garganico fu distrutta
dai Goti nel 485 d.C., ricostruita nel 553 dopo la guerra greco-gotica e attaccata
dai Saraceni nel 950. Nel 1157 partì proprio dal porto di Rodi il Papa Alessandro
III per recarsi a Venezia e riconciliarsi con Federico Barbarossa. Nel 1240, alleata
di Federico II, fu saccheggiata dai Veneziani.
Rodi conobbe un nuovo periodo di splendore a partire dal XVI secolo grazie alla
produzione agrumaria, la cui filiera coinvolgeva quasi interamente la
cittadinanza. Tale coinvolgimento è evidente nel tempo anche attraverso la
religiosità locale. La "protezione" dei santi veniva considerata come un elemento
fondamentale per un'agricoltura feconda: sin dal Seicento i rodiani erano in
prima fila, in occasione della festa di San Valentino (protettore degli agrumeti)
durante la lunga processione di febbraio verso il colle del Carmine per benedire
piante e frutti di arance e limoni.
Nel XIX secolo Rodi Garganico (rischiando di essere assediata dall'intero esercito
francese) ospitò Gioacchino Murat, che qui fuggì dopo la seconda caduta di
Napoleone e dopo aver cercato di
raggiungerlo a Parigi. Fu da Rodi che
Murat nel 1815 cercò, invano, di tornare
a Napoli con un pugno di fedelissimi per
sollevarne la popolazione. Nel secolo
scorso, durante il ventennio fascista,
attraversò
un
periodo
sviluppo
economico
di
discreto
grazie
alla
costruzione della ferrovia garganica.
Subito dopo la seconda guerra mondiale,
tuttavia, il commercio degli agrumi,
principale attività economica della città,
Madonna della Libera di Rodi Garganico
si arrestò a causa della situazione politica
internazionale che ne limitava i flussi
commerciali: non era infatti più possibile commerciare con le dirimpettaie coste
dalmate, principale meta delle esportazioni rodiane. Tra le varie architetture
23
religiose del centro rodiano, ricordiamo il santuario della Madonna della Libera.
In origine l’abbazia era extra moenia (fuori le mura), ma il santuario venne
successivamente inglobato nel tessuto del centro storico in seguito alle varie
espansioni urbanistiche. La costruzione dello stesso va collegata alla necessità di
ampliare la cappella divenuta ormai insufficiente ad accogliere la crescente
affluenza dei fedeli. La navata centrale risale ai primi del 1700. Lo stile
architettonico è un barocco pugliese. L'altare maggiore, marmoreo, risale al 1873
e su di esso è posta l'icona della Madonna della Libera. Dipinta su tavola, essa
ritrae la Vergine seduta su un trono con, sul grembo, il Bambino che gioca con
una colomba trattenuta dal filo, mentre la mano destra della Vergine,
benedicente, si leva facendo intravedere sul palmo il segno della croce. La tavola
non è firmata, è assegnata alla scuola gotico-veneziana e risale probabilmente al
1400 - 1450. Nel Santuario, inoltre, si conservano quattro tele del 1700 di scuola
napoletana e il Sacro Sasso su cui si posò la Vergine.
Altra chiesa molto importante per il centro garganico è la chiesa di San Nicola.
Edificata nel 1680, fu consacrata nel 1827 dall'arcivescovo Eustachio Dentice, che
depose sopra l'altare maggiore le reliquie di San Cristoforo e San Teodoro. Qui si
trova una statua lignea di San Cristoforo, compatrono della cittadina, venerata
dalla popolazione e donata ai Rodiani dall'abate Giuseppe Spinelli (1681).
Accanto alla chiesa si eleva un campanile alto più di 20 metri, di tre piani, la cui
realizzazione si è svolta in due periodi diversi: la prima parte, una torre
quadrangolare di stile romanico, fu completata nel XII secolo durante la
dominazione normanna. Al XIII secolo, invece, risale la struttura ottagonale con
la sovrastante cupola in stile gotico orientale. Fino al XVII secolo fu adibita a torre
di vedetta e faceva parte del sistema difensivo costiero costituito da circa 25
presidi di avvistamento lungo tutto il
litorale garganico.
Il centro storico di questo paese viene
chiamato Vucculo, che deriva dal
verbo longobardo "vucculare" che
significa "gridare", "chiamare". È
caratterizzato da vicoli stretti con
tracciati intricati, ripide scalinate,
“Il Vucculo” - Centro storico di Rodi Garganico
24
archi, piazzette nascoste e terrazze panoramiche. Deve il suo nome alla tipica
usanza delle popolane di chiamare, per lo più gridare, dalle terrazze i mariti
intenti a lavorare le reti a "mare delle barche", il nome con cui ancora oggi viene
chiamata la zona portuale.
Ma
l’area
che
caratterizza
maggiormente Rodi Garganico dagli
altri centri garganici è sicuramente
l’Oasi Agrumaria che fu anche
elogiata
da
Riccardo
Bacchelli,
scrittore e drammaturgo dei nostri
tempi, con una frase molto simbolica:
“Si dice che sia tanto soave l'odor
degli aranceti sul lido di Rodi
Scorcio dell’Oasi Agrumaria
Garganico, da far venir le lacrime agli
occhi quando è il tempo della
fioritura”. La secolare produzione agrumaria è testimoniata dai Giardini di
Agrumi che circondano la cittadina. Percorrendo le strade rurali che dal
lungomare fino a San Menaio salgono verso le colline è possibile osservare vaste
colture di arance e limoni, che fino al secolo scorso venivano esportati in tutto il
mondo. A maggio, periodo di fioritura, è possibile percepire l'intenso profumo
delle zagare (i fiori degli aranci) da tutto il litorale.
Purtroppo per l'oasi
agrumaria rischia di essere distrutta dalla speculazione edilizia.
25
Capitolo 2
Le Isole Tremiti
26
Tremiti,
perle dell’Adriatico…
(Lucio Dalla)
27
Introduzione
Unico arcipelago italiano dell'Adriatico, le
Tremiti sono costituite da cinque isole (San
Domino, la più famosa, San Nicola, centro
storico
ed
amministrativo,
Capraia,
Cretaccio, Pianosa) e da alcuni scogli di
modestissime
dimensioni.
Si
trova una
ventina di chilometri al largo delle coste
settentrionali
del
raggiungibile
dalle
Gargano,
coste
facilmente
limitrofe
via
Le Isole Tremiti sulla cartina
elicottero o via nave.
Le Isole Tremiti si sviluppano per una superficie complessiva di circa 3 kmq. Le
uniche isole abitate sono San Nicola e San Domino con una popolazione di circa
350 abitanti (che, oltre tutto, non vi risiedono per l'intero anno), rendendo il
comune il più piccolo della Puglia ma, probabilmente, il più famoso dal punto di
vista turistico, come testimoniato anche dalle residenze di numerosi vip.
L'arcipelago delle Isole Tremiti è
un piccolo angolo di paradiso, in
cui la limpidezza del mare, i
fondali variopinti e puliti, il clima
gradevole,
l'aria
pura,
la
vegetazione rigogliosa, la natura
incontaminata, le coste aperte da
cale e grotte suggestive creano
zone di una bellezza eterea cui
nessun appassionato del mare e
Scorcio delle Isole Tremiti
della natura dovrebbe resistere.
Questo straordinario santuario
28
della natura si è visto assegnare il riconoscimento, quanto mai meritato, di
Bandiera Blu.
L'economia delle Isole Tremiti si basa prevalentemente sulla pesca,
sull'agricoltura e, soprattutto, sul turismo, che ha visto nascere, considerata la
sempre maggiore richiesta estiva, numerosissimi hotel, residence, villaggi turistici
e camping. L'arcipelago è meta ideale per una vacanza all’insegna del relax e del
“romanticismo”.
Sebbene di modeste estensione, le Isole Tremiti offrono un sorprendente
campionario di situazioni ambientali che
ci si aspetterebbe di trovare in un'area
di ben altre dimensioni. In circa 20 km di
costa
sono
rappresentate
le
più
significative morfologie: coste basse con
spiagge sabbiose, baie e promontori,
coste alte rocciose con falesie a
strapiombo sul mare.
Scorcio dell’Isola San Nicola
Le isole hanno caratteristiche morfologiche differenti e per certi versi
complementari:
San Domino, l'isola più estesa, ricoperta da una foresta di pini d'Aleppo e
lecci, è sicuramente la più bella dal punto di vista paesaggistico-naturalistico.
San Nicola è ricchissima di monumenti, testimonianza della storia delle isole:
torri, fortificazioni imponenti, muraglie, chiese e chiostri di una fortezzaabbazia, Santa Maria a Mare, che ricopre un rilevante interesse storico e
artistico.
Capraia è deserta d'alberi e di edifici, ma coperta d'erbe e fiori sfolgoranti,
meta e dimora di una sterminata colonia di gabbiani.
Cretaccio, poco più che uno scoglio, è un ponte naturale tra San Domino e
San Nicola e per diverso tempo fu davvero il "pilone" di un ponte che
collegava le due isole maggiori.
29
Pianosa, posta ad una ventina di chilometri a nord-est dell'isola di Capraia,
rientra amministrativamente nel comune delle Isole Tremiti. Costituisce
riserva integrale del Parco Marino.
Il parco marino delle Tremiti, uno degli habitat naturali più belli dell’intero
mediterraneo, è una riserva naturale
che comprende l'area costiera che
circonda le isole di San Domino, San
Nicola, Capraia e Pianosa. Nel parco è
possibile
ammirare
l'Acetabularia
Corallina
Acetabularia Mediterranea
alghe
Mediterranea
Mediterranea
quali
e
ovvero
la
i
rivestimenti di spugna. Ancora più
straordinario è inoltre il patrimonio
ittico: dentici, orate, astici, aragoste, cefali, cavallucci marini e, alle basse
profondità, polpi, seppie, cernie sono solo
alcune delle specie presenti in una riserva
in cui la purezza delle acque rende l’uomo
un tutt’uno con la natura.
La ricchezza delle specie ittiche e vegetali,
la suggestiva conformazione dei fondali
rendono il panorama sottomarino di rara
bellezza, ideale quindi per immersioni
subacquee.
Le acque delle Tremiti
30
Cenni storici
Le Isole Tremiti nonostante debbano, la propria
fama alla loro bellezza paesaggistico-naturalistica,
rivestono un ruolo molto importante anche da un
punto di vista storico-culturale, tanto da poter
essere considerate un "museo a cielo aperto".
Infatti, sono state abitate sin dall’epoca neolitica
come testimoniano numerosi ritrovamenti di
villaggi sull’isola di San Domino risalenti al VII –
VIII secolo a.C. Sull’isola di San Nicola, invece, sono
stati rinvenuti fori di palificazione di una capanna
fatta nell'Età del Ferro sebbene queste costruzioni Alcune bellezze artificiali delle
erano attribuibili all'età classica ed ellenistica.
Isole Tremiti
Il loro antico nome era "Insulae Diomedeae", in onore dell'eroe greco Diomede: la
Leggenda narra che Afrodite, dea dell’amore, trasformò i suoi compagni in "diomedee7",
rari uccelli di mare, che nidificano sui calcari di S. Domino. Il nome “Tremitis”, da cui
l’odierno Tremiti, compare per la prima volta nei
manoscritti di età medioevale e dovrebbe richiamare
l'antica attività sismica che avrebbe portato le attuali
isole a distaccarsi dal gargano. E’ proprio in età
medioevale (IX secolo D.C.) che secondo il Chartularium
Tremitense nasce il primo centro religioso delle Isole
Tremiti, opera dei monaci Benedettini dipendenti
dall'Abbazia di Montecassino.
E’ certo che nell’XI secolo d.C. l’Abbazia raggiunse
un periodo di estremo splendore, avendo esteso a
dismisura i propri possedimenti e le proprie
Alcune bellezze artificiali delle
Isole Tremiti
ricchezze: la potenza economico-culturale di questo
periodo è testimoniata dal fatto che furono ospiti
dell’abbazia Federico di Lorena, futuro Papa con il nome di Stefano X e
Desiderio, in seguito Papa con il nome di Vittorio III, nonchè da una bolla di
7
Diomedee, uccelli molto simili ai più comuni gabbiani;
31
Alessandro IV del 22 Aprile 1256 che conferma la consistenza dei beni posseduti
dai monaci su tutto l’arcipelago.
Ma proprio l’estremo splendore di questo periodo segna l’inizio della decadenza:
da un lato le tensioni con l’Abbazia di Montecassino, da cui si rivendicava
l’indipendenza, dall’altro i contatti con i dalmati, malvisti alla santa sede,
portarono ad un collasso morale, che portò, nel 1237, il Cardinale Raniero da
Viterbo a incaricare il Vescovo di Termoli di sostituire l'ordine dei Benedettini
con l'ordine dei Cistercensi di San Bernardo, che ampliarono e fortificarono
l’abbazia con l'aiuto del Re Carlo D'Angiò. Tutto ciò però non fu sufficiente
contro le incursioni dei pirati slavi, che portarono nel 1334 alla completa
scomparsa dell'ordine ed alla distruzione di gran parte del complesso monastico.
Fonti storiche parlano di un inganno grazie al quale i pirati dalmati riescirono ad
espugnare la fortezza: i pirati finsero la morte del loro condottiero chiedendo per
lui una sepoltura sull'isola. La bara fu condotta fino alla chiesa di S. Nicola dai
pirati disarmati ma durante la celebrazione sacra il venne viene fuori dalla bara
con le spade per i propri uomini.Fu una strage a cui nessun monaco riusci a
sfuggire.
In seguito a ciò l'isola rimane disabitata per decine di anni e diversi ordini religiosi
rifiutarono di trasferirsi sulle isole fin quando nel 1412 Papa Gregorio XII invia
una congregazione di canonici Lateranensi, che la restaurarono in ricco stile
rinascimentale, trasformando l'esterno in una possente fortezza e riportandola
all'antico splendore. A questo, seguì un lungo periodo di declino dovuto alle
frequenti invasioni turche e ad una profonda crisi economica. La crisi si accentuò
fino a quando Ferdinando IV, successo a Carlo III, nel 1782 soppresse l'Abbazia,
incamerando i beni nel Regio Demanio. Nel 1792 istituì alle Tremiti una colonia
penale che rimase attiva fino al 1926.
Nel 1932 le Tremiti divennero comune autonomo. Durante il periodo fascista,
Mussolini vi stabilisce il confino di polizia, inviandovi confinati politici e
delinquenti comuni. Negli ultimi decenni, l'amministrazione delle isole è
rivolta alla valorizzazione ed allo sviluppo turistico delle stesse, che
rappresentano uno dei luoghi più belli e incontaminati d’Italia.
32
San Domino
Con una superficie di 208
ettari, San Domino è la più
grande
dell’arcipelago
delle
Isole Tremiti e sicuramente la
più
bella
per
gli
aspetti
paesaggistici, oltre ad essere la
più
completa
nell’offerta
L’isola di San Domino
turistica, con numerosi hotel,
residence, villaggi turistici.
E’ ricoperta da una caratteristica pineta di pini d'Aleppo che arriva, in molti
punti, fino alle rocce, che vanno a strapiombo sul mare. Il rigoglioso sottobosco è
costituito dalle specie tipiche della macchia mediterranea come mirto,
rosmarino, fillirea, lentisco e ginepro. Il suddetto bosco è facilmente visitabile
grazie ai numerosi sentieri attrezzati realizzati.
Le acque sono limpide, la costa è frastagliata di spiagge, punte e scogli:
circumnavigando l'isola non esiste punto che non valga la pena essere visitato.
Data la conformazione costiera delle isole, ci si trova spesso di fronte a piccole
insenature e cale dalle forme più sofisticate e suggestive. Tra le tante, citiamo
per fama, Cala delle Arene, l'unica spiaggetta di una certa dimensione presente
nell'arcipelago, la splendida Cala Matano (così chiamata in onore della duchessa
Matano) che scende a strapiombo sul mare, con spiaggia arenosa, è una
bellissima insenatura naturale che scendendo a strapiombo sul mare lascia una
piccola caletta sul fondo, a cui si accede dall'alto grazie ad un sentiero. Cala degli
Inglesi, dove affondò un battello inglese di contrabbandieri, Cala Tamariello, da
cui si accede direttamente al mare e nella quale è possibile l'attracco di piccoli
natanti, e infine, Cala Tonda, che forma un suggestivo laghetto. La punta di Zio
Cesare, invece, costituisce l'estremità meridionale di S. Domino: al largo di
questa è stato rinvenuto il relitto di una lunga nave romana. Tanti possono
essere gli itinerari e le escursioni marittime riguardanti grotte ed altre zone
molto famose della costa di San Domino come del resto vale per l'intero
arcipelago.
33
Come lungo tutto il Gargano anche
alle Tremiti è possibile visitare le
grotte tra le tante di San Domino si
ricordano:
Grotta delle Rondinelle
E' così nominata perché in primavera
vi nidificano le rondini. Il suo interno
è sorretto da 2 grandi pilastri eretti
Grotta delle Rondinelle
dalla natura. E' diventata famosa per
l'aspetto che assume al tramonto del
sole nei caldi giorni estivi: i raggi solari, penetrando con una certa difficoltà nelle
feritoie della grotta, formano rimbalzando sulle pareti e sull'acqua una varietà di
colori.
Grotta del Bue Marino
Sicuramente uno dei posti più incantevoli dell'isola, così chiamata perché in
tempi passati vi abitava la ricercatissima (e per questa quasi estinta) "foca
marina o vitello marino". S'interna per una lunghezza di metri 70 e si allarga da 6
a 14 metri per formare in fondo una piccola ma incantevole spiaggetta arenile. In
questa grotta data la bassa profondità delle acque, è possibile ammirare il
suggestivo fenomeno della luminosità:
la luce del sole, avendo attraversato le
acque basse della cavità, ne tinge di
azzurro le pareti stesse. La grotta del
Bue Marino si trova ai piedi dell’alta e
famosa Ripa dei Falconi, falesia dove
nidificano il falco della regina, il falco
pellegrino e le Diomedee, rari uccelli
di mare il cui canto notturno, secondo
Grotta del Bue Marino
la tradizione, sarebbe il lamento dei
soldati per il loro eroe perduto Diomede.
Grotta delle Viole, lo Scoglio e la Grotta del Sale
Una delle grotte più belle dell'arcipelago delle Tremiti, dal fondo limpidissimo e
terso di acque azzurrine, che in combinazione con la miriade di pesci e di
34
molluschi, dalle forme e dai colori più svariati, illuminati dal sole, producono
colori meravigliosi e suggestivi, di colore violaceo, soprattutto nelle ore
mattutine estive. Sul pendio delle rocce, invece, si possono ammirare una
quantità di fiori a non finire, e, soprattutto le viole, da cui deriva il nome. Mentre
sullo Scoglio e la Grotta del Sale si raccoglie,
come già indica il nome del posto, una grande
quantità di sale bianchissimo.
Oltre alle grotte lungo la costa dell’Isola di San
Dominio è possibile visitare numerose bellezze
naturali, come ad esempio:
Architiello
L’Architiello
Circumnavigando l'isola con una piccola
imbarcazione, si potrà ammirare uno straordinario campionario di capolavori
della natura, tra cui i bellissimi scogli, faraglioni, grotte e numerosi archi naturali,
tra cui alcuni molto ben conservati.
Punta del Diavolo
Così chiamata perchè la leggenda vuole che qui un pescatore, bestemmiatore, in
seguito a uno scatto d'ira dovuto alla scarsa pesca notturna eslamò: "Diavolo?!".
Il malcapitato però si sentì rispondere,
senza vedere nessuno, "cosa vuoi dal
diavolo?". Era il diavolo che lo rispose.
Lo Scoglio dell'Elefante
Appena prossimi alla punta di S.
Domino,
Lo Scoglio dell’Elefante
possibile
oltre
Cala
scorgere
Matano,
uno
è
scoglio
grandioso a forma di animale, si
tratta di una roccia con un'altezza di circa 20 metri che ricorda un elefante
accovacciato con proboscide tesa, come se stesse abbeverandosi o, per i più
"poetici" come se stesse fiutando il vocio di un mare incontaminato.
35
I Pagliai
Sono una decina di piccoli e grandi monoliti, così chiamati perché il loro aspetto
richiama la forma, vagamente piramidale, dei pagliai delle campagne italiane.
Uno di questi è forato, formando un suggestivo arco navigabile per circa venti
metri.
Punta del Diamante
Così chiamata perché la leggenda vuole che qui sia stato nascosto un diamante di
straordinaria grandezza. La costa si presenta alta e frastagliata, il mare assume
una varietà di colori fosforescenti, azzurro e smeraldo. Da qui è possibile vedere
lo Scoglio del Monaco, dalla caratteristica forma richiamante un monaco
genuflesso.
San Nicola
L’isola di San Nicola è il centro
storico
e
amministrativo
dell’arcipelago. Si sviluppa su una
superficie di 42 ha, ha una lunghezza
di 1600 metri, una larghezza di 450
metri e un altezza massima di 75
L’isola di San Nicola
metri.
Mentre a S. Domino spetta il titolo di più bella per gli aspetti paesaggistici, S.
Nicola è sicuramente la più interessante per i resti monumentali, testimonianza
della storia delle isole: torri, fortificazioni imponenti, muraglie, ridotti, chiese e
chiostri di una fortezza-abbazia, Santa Maria a Mare, nella quale si alternarono i
Benedettini cassinesi, dal IX secolo, i Cistercensi, dal 1237 al 1313, ed i canonici
Lateranensi, dal 1413 sino alla fine del Cinquecento.
La forma dell’isola risulta allungata, con una costa frastagliata, difesa da grossi
scogli e pareti a picco sul mare. Nella parte Ovest dell’isola troviamo torri, castelli
e le antiche mura di cinta. Questo versante è il meno scosceso, calando in
maniera piuttosto dolce verso una spiaggetta arenosa, dove c’è la Marina, con
annesso porticciolo. Dal porticciolo si può salire verso l’abitato prendendo l’unica
36
porta di ingresso, salendo attraverso una rampa tra il monte ed una feritoia,
usata dai monaci per scrutare il mare.
Oltre che, come tutte le Tremiti, un meraviglioso paesaggio, San Nicola offre
monumenti che il turista deve assolutamente visitare, tra i quali citiamo per
importanza:
•
Torrione del Cavaliere de Crocifisso;
•
Il Castello dei Badiali;
•
Abbazia S. Maria
Da un punto di vista paesaggistico - naturalistico, a destra del moletto, è
possibile ammirare la Grotta di San Michele, il cui fronte sembra raffigurare un
teschio. La grotta è molto famosa anche per il colore delle acque al suo fianco:
azzurro-turchesi fosforescenti. Più in là ci sono gli Scogli Segati, un enorme
masso dirupato dall' isola e spaccatosi nella caduta perfettamente in due,
come segato da mani esperte.
L’abbazia di Santa Maria
Dall’aspetto imponente e maestoso
l'Abbazia di "Santa Maria a Mare" fu
costruita nel 1045 d.C. dai Benedettini.
In seguito su commissione dei Canonici
Lateranensi furono modificati la facciata
ed il portale, con motivi decorativi di
influsso rinascimentale.
Abbazia di Santa Maria
Sul portale si sviluppano rilievi molto
delicati, raffiguranti la vergine Maria con
santi e cherubini. L'interno della Chiesa conserva, pressoché intatto, l'impianto
originale, a pianta rettangolare con 3 navate con un doppio deambulatorio.
Numerose sono le opere di interesse da poter ammirare all'interno, tra cui
citiamo per importanza:
37
•
Croce Lignea, dalla forma particolare, tipico della iconografia grecobizantina;
•
La statua lignea "S. Maria a Mare", che rappresenta la Vergine con il
bambino ed i cui volti sono abbronzati e ciò rivelerebbe ancora influssi di
tipo bizantino;
•
Il
Polittico
maggiore,
un
ligneo,
sull'altare
vero
capolavoro
d'intaglio laminato in oro.
•
Il Pavimento a Mosaico, certamente
l'opera più importante della Chiesa,
che, dopo i vari restauri, oggi è
possibile
ammirare
sulla
navata
centrale.
Di notevole rilevanza sono anche i Chiostri
del Monastero. Caratteristico al centro del
chiostro è il pozzo che serviva il vicino
Facciata dell’Abbazia
refettorio dei monaci.
Il pozzo che si erge solitario quasi al centro del chiostro attinge l'acqua da una
grande cisterna di raccolta sotterranea. Presente per dare acqua al vicino
refettorio dei monaci, la sua presenza è testimoniata sin dal XVI secolo dal
lateranense Cocarella; fu poi rifatto in età borbonica, in occasione della
ristrutturazione del chiostro, come sembra testimoniare la data del 1793 scolpita
sulla trabeazione, costituita da un blocco in pietra decorata da un fregio di
ghirlanda che circonda la diomedea, il leggendario uccello di mare, molto raro,
tipico delle Isole Tremiti. La diomedea porta in bocca un ramoscello che
potrebbe sembrare di ulivo, ma una nuova interpretazione porterebbe a
considerarlo di mirto. Ciò farebbe combaciare la circostanza che nell'antichità il
mirto era sacro a Venere, che secondo la leggenda trasformò i compagni
dell'eroe greco Diomede in uccelli (le Diomedee) perché potessero vegliare per
sempre sulle spoglie del loro condottiero. Il mirto all'epoca dei monaci cresceva
spontaneamente sull'isola e veniva utilizzata per preparare infusi e bevande.
38
Il Castello dei Badiali
A difesa dell'Abbazia di Santa Maria a
Mare, sorgono le imponenti Mura di Cinta
ed il Torrione Angioino, di forma circolare,
che fiancheggia l'entrata principale del
Castello dei Badiali. E' possibile ammirare
numerosissime ed ingegnose opere di
difesa,
costruite
durante
l'epoca
dei
Cistercensi con il Patrocinio di Carlo
d'Angiò.
Castello dei Badiali
Un'opera molto caratteristica, è la Loggia
della
Cisterna
della
Meridiana
(così
chiamata perché si suppone che un tempo i frati la adoperassero per misurare
l'ora mediante i raggi solari), un pozzo molto profondo, circa 17 metri, che
serviva per la raccolta dell'acqua piovana ad opera dei frati.
La grotta della Madonna
E' così nominata in onore dell'apparizione della Madonna, che secondo la
tradizione popolare sarebbe apparsa in questi luoghi. Questa leggenda, riportata
nella Cronica Istoriale di Tremiti, narra di un eremita che nel IV secolo d.C. su
queste isole, allora disabitate, aveva trovato rifugio adatto alla sua vita
contemplativa.
Un giorno gli sarebbe apparsa la Madonna, che indica all'uomo un posto dove
era nascosto un tesoro, con cui avrebbe dovuto costruire una chiesa. L'eremita,
in un primo momento scettico, ma poi su nuova "sollecitazione" della Madonna
convinto, ritrovò il tesoro con cui costruì il santuario. La notizia dell'apparizione si
diffuse rapidamente e, San Nicola fu invasa da numerosissimi pellegrini. In
seguito a ciò l'eremita si sarebbe rivolto al Papa, che affidò il monastero ai
benedettini. Qui finisce la leggenda ed inizia la storia.
39
Capraia
L’isola di Capraia (o Caprara o Capperaia) è la seconda per estensione
dell’arcipelago delle Tremiti: si sviluppa
su una superficie complessiva di circa
45 ha, per una lunghezza di 1.600
metri, una larghezza di 610 mt. e con
uno sviluppo costiero di 4.700 metri.
Capraia è disabitata e prevalentemente
L’isola di Capraia
rocciosa, con rada vegetazione e
macchia di lentisco e capperi, da cui deriva il suo nome. La parte di costa rivolta
verso nord è alta, mentre il versante sud degrada dolcemente verso il mare.
All'estremità nord-est si protende la sottile penisola di Punta Secca sul cui istmo
sorge il famoso faro. Sulla costa ovest si trovano due suggestive cale, la Cala
Sorrentina e la Cala dei Turchi, dove si rifugiarono le galee ottomane nell'assalto
che fecero nell'agosto del 1567.
Lungo la costa, caratterizzata da rocce
granitiche dai colori più variegati, si incontrano caratteristici archi in roccia, detti
"architielli".
Lungo la costa dell’Isola di Capraia è possibile visitare numerose bellezze naturali,
come ad esempio:
Architiello
E' il più noto degli "architielli" di Capraia,
si trova nella zona di Punta Secca, in
prossimità del faro. E' un arco a forma di
collo d'oca, massiccio e ben conservato,
un vero capolavoro della natura che
lascia intravedere uno sfondo con
penisola sinuosa e retrostante laghetto
L’Architiello dell’isola di Capraia
attorniato di mare, ideale per coppie e
turisti. L'architiello ha una larghezza di 5 metri ed un’altezza di 6 metri.
40
Il laghetto racchiuso dall'architiello è circondato dal mare colore smeraldo. Il
faro, che si specchia nel laghetto, si accende automaticamente all'imbrunire e si
spegne con la luce solare. Nella cala a fianco si trova il Grottone, la grande grotta
alta 15 metri, larga 8 e lunga 10.
Statua di Padre Pio
Nel 1998 la più grande
statua di Padre Pio mai
realizzata (e che, tra l'altro,
rappresenta la più grande
statua
mondo),
sottomarina
opera
del
dello
scultore foggiano Domenico
Norcia è stata posta a 10
metri di profondità vicino
Una coppia celebra il suo matrimonio nell’acque delle
Tremiti, vicino alla stata di Padre Pio
alla costa di Capraia, alle
coordinate N 42° 07' 947 - E
15° 30' 835. La statua è
davvero imponente: 3 metri di altezza, per un peso di 12,25 quintali più 110
quintali di basamento.
Cala Sorrentino, Grotta Sorrentino o Grotta dell'Amore
Si tratta di un'insenatura nascosta. La grotta annessa con il colore del mare
azzurro smeraldo, le pareti colorate dalla luce che si rispecchia su simili acque, fa
vivere al visitatore un'atmosfera da favola. E nella favole, si sa, ci sono le
principesse e il principe azzurro... Il nome deriva dalla ghiaia che in
"marinaresca" si dice "Sorrentino".
Grotta Turchese
Si trova di fronte all'Architiello ed è sormontata dal faro di Capraia. Il turista,
entrandovi in barca, non potrà che rimanere colpito dal colore turchese e dal
fondo delle acque.
Grotta dei Misteri, detta anche Grotta Smeralda
Si trova tra l'Architiello e Punta Secca. E' cosi nominata per gli strani suoni
naturali che si possono udire all'interno, nonché per il colore smeraldo delle
acque.
41
Cretaccio
L'isolotto del Cretaccio, di natura
argillosa e privo di vegetazione, è posto
tra San Domino e San Nicola. In
particolare
dista
300m
da
S.
L’isola del Cretaccio
Nicola, 200 metri da S. Domino e da
Capraia 900m. Una profonda insenatura aperta verso nord lo spezza quasi in due
tronconi.
Più che la minore delle Isole Tremiti, è considerato il maggiore degli scogli
dell'arcipelago, che a causa della corrosione incessante degli agenti atmosferici
ridurrà la propria estensione nel corso dei secoli fino a scomparire. Si estende su
una superficie complessiva di 3,5 metri, ha una lunghezza di 400m ed una
larghezza di circa 200 metri. La costa ha un perimetro di circa 1300m, mentre
l’altezza massima sul livello del mare è di 30 metri. Sulla costa sud si può vedere
ciò che resta del molo benedettino.
La leggenda la vuole popolata di fantasmi. Si narra infatti che qui venne
giustiziato un detenuto, il cui fantasma lo popola durante le notti tempestose,
reggendo tra le mani la sua testa decapitata. Ad arricchirne il "brivido"
contribuisce il vicino scoglio La Vecchia, di colore nero cupo, proprietà di una
vecchia strega.
Pianosa
Pianosa, distante una ventina di chilometri dalle
altre 4 isole costituenti l'arcipelago, deriva il suo
nome dalla struttura pianeggiante. Ha una
superficie di circa 11 ettari, con uno sviluppo
costiero di circa 1,3 km., è lunga 700 metri e larga
250, con un'altezza di 15m sul livello del mare.
La Posizione dell’Isola di Pianosa
nell’arcipelago delle Tremiti
42
La limpidezza cristallina delle acque, il canto dei gabbiani che si infrange contro il
suggestivo vocio del mare, fanno risvegliare nell'uomo la sensazione di essere parte
della natura.
L'isola,
priva
della
caratteristica
macchia mediterranea che ricopre le
Tremiti ed il Gargano, è del tutto
disabitata e ricoperta da una pietraia
dovuta all'essiccazione. Dal 1989
Scorcio dell’isola di Pianosa
Pianosa è riserva naturale totale.
Divieto di approdo e di navigazione entro i 500m, divieto assoluto di pesca e divieto
di immersioni a meno che non accompagnati da guide subacquee autorizzate.
L’isola quindi, soprattutto per i suoi fondali, riveste un'importanza strategica per la
conservazione delle risorse marine, creando infatti un'area di estremo valore per
numerosissime comunità di specie ittiche che qui, in uno dei pochi ambienti ancora
incontaminati, trovano le condizioni adatte per alimentarsi e, soprattutto, per
riprodursi.
43
Capitolo 3
Il Parco Nazionale del Gargano
44
« Il Gargano è il monte più vario che si possa
immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra,
con faggi e cerri che hanno 50 metri d'altezza e un
fusto d'una bracciata di 5 metri, e l'età di
Matusalemme; con abeti, aceri, tassi; con un
rigoglìo, un colore, l'idea che le stagioni si siano
incantate in sull'ora di sera; con caprioli, lepri,
volpi che vi scappano di fra i piedi; con ogni
gorgheggio, gemito, pigolìo d'uccelli... »
(Giuseppe Ungaretti)
45
Introduzione
Cartina dettagliata del Parco Nazionale del Gargano
Istituito con Decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 1995, dopo diversi
tentativi a partire dal 1963 (purtroppo falliti), per impedire l'azione devastatrice
degli angoli più belli e intatti del promontorio da parte dell'uomo con strade,
costruzioni edilizie in continua espansione e da parte di incendi e bracconaggio,
la creazione del Parco ha costituito oltre che un segno in direzione della tutela di
un paesaggio, anche la salvaguardia sia dei magnifici habitat rappresentati dai
laghi costieri di Varano e di Lesina,
sia delle formazioni orografiche
denominate valloni, dove non e'
raro ammirare il volo di corvi
imperiali e di gheppi, sia anche
delle doline di cui il Gargano e'
ricco e delle falesie costiere di
roccia
intervallano
bianchissima
ampie
che
insenature
dove, tra la vegetazione dei boschi
Scorcio della Foresta Umbra
e della macchia mediterranea, si
46
trovano splendide spiagge di sabbia finissima, affacciate su un mare di singolare
bellezza. Il Parco vanta il primato nazionale della biodiversità; la cosa che più
sorprende è l’elevata concentrazione di forme viventi in un’area pari appena
all’1% dell’intero territorio italiano. Addentrarsi nel Parco del Gargano è un po’
come ritrovarsi in uno di quei sogni piacevolmente confusi da cui è difficile
svegliarsi.
Il cuore del Parco Nazionale del Gargano è la Foresta Umbra che rappresenta il
polmone verde del Parco Nazionale del Gargano si sviluppa fino a circa 830 m. di
altitudine. La foresta è millenaria e, a
dispetto dei disboscamenti e degli
incendi che si sono succeduti nei secoli,
ha conservato, quasi integralmente il
suo manto vegetativo. Nella parte più
alta si trovano le latifoglie (carpino
bianco e nero, aceri, roverella e leccio).
Più in basso, i faggeti, scendono fino alla
quota di 270 m s.l.m., probabilmente
per una particolare miscela di fattori
climatici ed ambientali. Nel sottobosco
Indicazioni che conducono verso la
Riserva Falascone
sono presenti varie specie di flora erbacea: dalle decine di specie di orchidee agli
anemoni, dalle viole ai ciclamini.
La Foresta Umbra rappresenta un rarissimo patrimonio boschivo caratterizzato
da varie specie animali e vegetali. La sua estensione è di circa 15.000 ettari e il
suo nome deriva da “ombra”, così fitta di vegetazione da non far passare la luce.
Al suo interno sono presenti alcune zone che non hanno subito l’intervento
dell’uomo, ma si sono evolute spontaneamente e naturalmente; tra le più
importanti ricordiamo la Riserva di Sfilzi e la Riserva Falascone. Grazie ad un
perfetto equilibrio biologico la Foresta Umbra ha un elevata concentrazione di
habitat diversi, dal punto di vista vegetativo il suo sottobosco appare rado e
pulito, ricco di numerose specie di arbusti, tra faggi, aceri, gattici, cornioli, cerri,
lecci, abeti, carpini e olmi. Sotto l’aspetto faunistico appare ricca di diverse
specie animali, come: il capriolo garganico, daini, mufloni, ed anche distinte
specie di rapaci tra cui il gufo reale, il falco pellegrino, lo sparviere, l’astore. E'
facile incontrare anche il gatto selvatico, la volpe, il riccio, lo scoiattolo, la
47
martora, e nelle zone più scure
gruppi di cinghiali. La Foresta Umbra
ha
diverse
vie
d’accesso,
è
attraversata da 23 km di strade,
sentieri pedonali e percorsi di
interessante
valore
naturalistico
segnalate, sicure e controllate dal
Corpo Forestale, in cui è possibile
fare delle belle escursioni. Durante
Il cervo del Gargano
l'inverno
è
facile
incontrare
il
paesaggio innevato. Al centro della Foresta Umbra si trovano: l’Azienda
Forestale, l’Albergo Rifugio, la Chiesa di Sant’Antonio, il Laghetto artificiale, e il
Museo, dove si possono ammirare: alcuni animali impagliati, resti di utensili
preistorici e cartine geografiche del territorio di Umbra.
Il Gargano o meglio il Parco Nazionale del Gargano presenta una varietà di
ecosistemi che ha permesso la nascita e l’istaurarsi di numerose specie animali e
vegetali. L’aspetto faunistico è caratterizzato dalla presenza di una gran varietà di
volatili, vi sono 170 specie di uccelli e rapaci che vivono e nidificano tra cui: il
pettirosso, la cincia, il merlo, l’allocco, l’assiolo, il falco pellegrino, l’airone rosso,
il gru, il cavaliere d’Italia, ed ancora la beccaccia, il chiurlo, il rondone, il cingo
fenicottero, il fagiano, la poiana, il nibbio reale, il gheppio, il pecchiaiolo, il
biancone, il gufo reale e comune, la civetta, il barbagianni, il corvo imperiale e
l’airone cinereo di notevole
importanza. Spiccano anche il
cuculo e l’upupa che migrano
dall’Africa e ben 5 specie di
picchi, rosso maggiore, rosso
dorso bianco, rosso mezzano,
rosso minore, e verde e la
gallina prataiola. Altri animali
che popolano questo paesaggio
tra i principali vi è sicuramente
il capriolo garganico, nelle zone
Una delle tante doline all’interno del Parco Nazionale
del Gargano
più scure domina il cinghiale, vi
48
è il gatto selvatico che rappresenta un ottimo predatore e arrampicatore che
trova rifugio nei tronchi cavi, oltre alla lepre salentina. Durante la notte escono
allo scoperto il tasso, la faina, la volpe, la martora il riccio, l’istrice, il ghiro. Nelle
zone umide e nascoste del sottobosco vivono le salamandre, mentre nei pressi
dei corsi d’acqua prevalgono il rospo smeraldo e la rana verde. Nel periodo del
corteggiamento in primavera è possibile osservare il tritone, lungo le radure vi
sono lucertole e ramarri, mentre nelle zone impervie ed esposte al sole vi è la
presenza di vipere e altri rettili.
Grazie alla sua posizione geografica e alla morfologia del suo territorio offre un
paesaggio molto vario, dalla macchia mediterranea, alle fitte ed estese foreste,
agli altopiani carsici. Le più importanti formazione vegetali sono costituite dal
Pino d’Aleppo, dal Faggio, dal Cerro e dal Leccio, inoltre vi è il tasso, l’acero, il
carpino, il tiglio e agrumeti. Il Pino d’Aleppo ricopre gran parte della superficie
del Gargano, vi sono estese pinete che si incontrano anche a livello del mare. Il
Faggio occupa una notevole superficie con le sue estese faggete. Cresce nelle
zone umide ed elevate a 800-900m circa e rappresentano esemplari dalle
dimensioni eccezionali. Il Cerro ha anch’esso una vasta estensione, vi sono
numerosi boschi e coppe ricoperti da cerrete. Necessita di temperature miti e
precipitazioni piovose. Il Leccio ha un’estensione minore, è ubicata a nord-est del
Gargano a 800-900 metri d’altitudine. Tra i fiori principali e caratteristici vi è
l’Orchidea, se ne conoscono numerose specie, inoltre sono presenti in primavera
campanule, ranuncoli, cardi ecc. A predominare la zona costiera vi è la macchia
mediterranea che copre gran parte del territorio. Il Gargano si definisce come un
giardino botanico in cui sono stati fatti numerosi studi a livello nazionale.
Le Orchidee del Gargano
La parola orchidea è una parola magica e
fantasiosa che ci porta con l'immaginazione verso
grandi foreste tropicali, dove una lussureggiante
vegetazione conserva gelosamente i segreti di
una natura che non si è ancora completamente
svelata. Ma fortunatamente il mondo di questi
Orchidea della famiglia Ophrys
49
straordinari fiori è anche qui nel Gargano.
Le orchidee "regine" incontrastate tra i fiori, sono piante erbacee perenni. La
famiglia delle Orchidaceae, distribuite in tutto il mondo, è la seconda come
grandezza nell'ambito delle angiosperme8 e comprende circa 800 generi e più di
20.000 specie.
Le orchidee si dividono in epifite, e vivono sugli alberi, prevalentemente nelle
zone equatoriali; e in geofite, e vivono nel terreno, in Europa.
Una leggenda narra che il nome Orchidea deriva dal nome Orchis. Orchis era un
giovane greco, un uomo molto bello e assai focoso. Figlio di una ninfa, pensava di
potersi permettere tutto, utilizzando la sua bellezza per conquistare le
giovanette più affascinanti e graziose.
E fu così che, durante un festino di Bacco, tentò persino di violentare una delle
sacerdotesse del dio. Orchis pensava di potersi sottrarre alla vendetta della
potentissima Moira che puniva gli abusi causati dal desiderio di onnipotenza, ma
non ebbe scampo e dunque fu sbranato
da belve feroci.
Gli dei però non vollero permettere che
del bellissimo Orchis si perdesse anche il
ricordo e fecero si che dai suoi resti
nascesse una pianticella che riproduceva
nella sua parte sotterranea, nei due
bulbi, proprio le appendici anatomiche
maschili che erano state causa della
Orchidea della famiglia Orchis
disgrazia.
Il fiore, le cui dimensioni possono variare dai 2, 3 centimetri fino a 7, sono
formati da sei elementi chiamati tepali. Di cui tre esterni, i sepali; e tre interni, i
petali. Il mediano di questi è il labello, che può modificare colore e forma in
8
Angiosperme: Il nome angiosperme deriva dalla parola greca composta da aengeion: involucro e
sperma = seme. Il termine allude a piante a "seme nascosto" poiché il seme è racchiuso e
protetto dentro il frutto. Si parla anche di Antofite, da anthos= fiore: ecco perché è consuetudine
parlare delle angiosperme come di piante con fiori.
50
funzione dell'insetto che l'impollina. E in alcuni generi è munito di una struttura
adatta a contenere il nettare.
In genere le orchidee emanano profumi delicati, alcune, però, possono emettere
anche cattivo odore; mentre altre risultano completamente inodori. Le orchidee
che appartengono al genere Ophrys hanno fiori singolari, curiosi e misteriosi, un
punto d'incontro tra il mondo degli insetti e quello vegetale.
In Europa vegetano circa 500 specie di orchidee appartenenti a 33 generi diversi.
L'Italia è particolarmente ricca di orchidee spontanee, circa 230 specie,
raggruppate in 31 generi diversi. La Puglia con 91 specie si conferma quale
territorio italiano più "popoloso", infatti solo nel Parco Nazionale del Gargano
sono ospitate ben 82 specie di orchidee, 61 specie sono state rinvenuta fino al
1987, un valore tra i più alti in Europa e nel Mediterraneo.
Le ricerche condotte in questi ultimi anni hanno permesso di rinvenire nuove
entità finora mai segnalate, così da portare a 82 il numero delle specie
appartenenti a 17 generi e un numero elevato di ibridi.
Questi singolarissimi fiori, sorprendenti per la ricchezza cromatica, abbelliscono i
nostri boschi, colorano prati e colline e sono da sempre oggetto di interesse e di
studio da parte di botanici di tutto il mondo.
Le orchidee spontanee del Gargano, uniche tra le ricchezze della nostra flora
spontanea, sono qui davanti ai nostri occhi come testimoni di un patrimonio
culturale che la natura rinnova ogni anno da sempre.
51
Capitolo 4
I Trabucchi
52
Il Trabucco
Quasi ragnatela
Di fune tessuta
Le antenne sottili
Protendi.
Per trarre dal mare
Prezioso alimento
Con rete
Astuta ed infida.
Un ordine secco
Chiude la trappola
Veloce l’argano
Rigira.
Maglie gocciolanti
E prede guizzanti
Brillano
Di luce argentata.
Arcaico
Umano congegno
Resti
Nel rapporto col mare.
L’antico segno
Di operosi abitanti
Di quest’alma terra
Protesa sul mare.
Don Pasquale Vescera
53
Introduzione
Scendendo dall’Adriatico lo sguardo del
viaggiatore in fuga verso il mare viene
rapito da strane architetture in legno
dalle cui antenne lanciate verso il mare
penzolano
reti
dalle
incredibili
dimensioni. I trabucchi sono oggi il
Il Trabucco
simbolo del Gargano. Questi sono
raffigurati in cartoline e depliants, sono attrazione turistica e in alcuni casi sono
stati convertiti in ristoranti dove è possibile gustare la cucina locale.
Il termine trabucco può avere diverse etimologie: dal provenzale trabucar che
vuol dire riversare, trasferire; o dal nome di una macchina bellica del 1500, la
catapulta, chiamata trabocco o trabucco, che come la catapulta scagliava e
quindi trasferiva pietre e fuoco, così anche il pesce viene trasferito dal mare alla
terra; o ancora dal latino trabs, che vuol dire trave; e infine dalla parola
trabocchetto, come sostengono la maggior parte dei trabucchisti.
In un tempo lontano i trabucchi erano organi pulsanti di un modo di vivere,
un’alternativa a barche piccole e malandate che potevano essere inghiottite dal
mare insieme al suo equipaggio al minimo cenno di tempesta. Hanno visto
l’alternarsi
di
generazioni
intere
cimentarsi in un lavoro duro, fatto di
lunghe attese, arrampicati su i lunghi
pali protesi e sospesi in mare, erosi dal
sole e dalla salsedine; un lavoro fatto
di interminabili silenzi, di sguardi, di
pazienza e di parole, poche.
Primopiano dell’architetto americano
Bernard Rufofsky
Per l’architetto americano Bernard
Rudofsky il trabucco è “un architettura
senza architetto” unica al mondo, molto raffinata e ben congegnata seppur rude,
semplice e primitiva. Infatti il trabucco si può definire come un miracolo
dell’architettura creato dalla gente comune che, senza conoscerle, ha applicato
54
le leggi statiche e dinamiche della fisica, facendo prevalere alle nozioni
l’esperienza, il buon senso e l’amore per il mare.
In tanti hanno dato al trabucco le definizioni più fantasiose e diverse: “miracolo
dell’ingegno umano”, “fragile ed elegante veliero senza vele”, “strumento della
fantasia e delle speranza”, “gigante di legno”; la fantasia umana ha voluto e
vuole definire questa architettura come più preferisce ma la certezza è che
l’ingegno di chi lo ha costruito non ha limiti.
Diverso dalle Bilance e i Bilancini dell’alto Adriatico, il tempo in cui risale questo
marchingegno cambia a seconda delle teorie. Gli studiosi affermano che queste
architetture risalgono a 3 secoli fa, mentre gli umili pescatori che da generazioni
lavorano sui trabucchi affermano che risalgono alla seconda metà ‘800.
Uno studio risalente gli anni sessanta fatto dal sopracitato architetto Bernard
Rudofsky, in occasione di una mostra
d’arte primitiva, dello stesso, allestita
presso il Museo di Arte Moderna di New
York, paragona i trabucchi della costa
garganica a strutture simili esistenti lungo
la costa atlantica del Congo.
Oggi il trabucco, come abbiamo già detto,
è tra i simboli del Gargano, ma un tempo
Il Trabucco
era usato per ben altro. Il trabucco nasce
per una questione di sicurezza, per evitare le forti mareggiate o le tempeste che
improvvisamente si potevano infrangersi lungo la costa ispida del Gargano.
Difatti è un congegno ben ancorato ad una roccia che va a picco sul mare, tra le
infinite sporgenze e rientranze della costa. E’
un insieme di pali e corde, fili di ferro,
antenne protese e carrucole che la fantasia e
l’esperienza dei trabucchisti o trabuccolanti,
come si chiamano a Vieste, sono riusciti a
congegnare per permettere alla rete calata in
mare di pescare più pesci possibili. Per il
Un uomo a lavoro sul trabucco
funzionamento del trabucco occorrevano
55
quattro o cinque uomini. Non sempre tra di loro c’era la figura del proprietario
perché il marchingegno costava troppo e difficilmente era alla portata di chi
lavorava a giornata; così chi aveva denaro, pur non essendo pescatore, investiva
nella costruzione di un trabucco e fino a una cinquantina di anni fa riusciva a
ricavare anche dei discreti guadagni e poteva essere l’unica fonte di
sostentamento di tante famiglie. Ora però il suo uso è cambiato, ma la sua
importanza no, perché questi rudimentali strumenti di pesca oggi sembrano
voler raccontare a noi uomini moderni, l’antica poesia di un tempo ormai
dissolto, popolato da gente dall’animo candido come candida e intatta era la
natura e l’ambiente garganico prima che la febbre turistica annebbiasse le menti
e cuori nel pensare solo agli affari.
La nascita e la struttura del trabucco
Il trabucco garganico non nasce per caso; nasce dalla lunga osservazione del
movimento migratorio del pesce di
ogni specie lungo la costa. Branchi
enormi
di
cefali
lasciavano
stagionalmente, in autunno, le acque
salmastre dei laghi di Lesina e Varano,
per raggiungere le numerosissime
cale di acqua profonda della Testa del
Il trabucco
Gargano.
L’idea, quindi, di un marchingegno atto a catturare tutto quel ben di dio, dovette
lasciare insonni molte generazioni di pescatori garganici, ma mancavano però i
mezzi tecnici necessari a realizzarlo.
I pesci si muovevano nuotando a non più di dieci metri dalla costa, perciò
occorreva una grande rete che li sopravanzasse di almeno trenta metri verso il
largo, altrimenti la trappola non avrebbe funzionate, essendo visibile.
Il problema di cosa e come costruire si è risolto con l’entrata in commercio del
filo di ferro, che non poteva essere surrogato né dalle funi, robuste fin quanto si
vuole ma mai quanto il filo di ferro, e né dai cavi d’acciaio in quanto, essendo un
56
materiale ritorto, era soggetto a distendersi se sottoposto a forte tensione; ciò
avrebbe portato inevitabilmente alla frattura e la caduta degli oggetti protesi in
mare per la cattura del pesce.
In tempi remoti di quelli attuali, il filo di ferro non è che non fosse già conosciuto,
perché ha origini assai più lontane. Infatti si ha notizie certe della sua esistenza
già nel Medioevo, ma sia il filo di ferro che le funi metalliche, raggiungessero la
fase di prodotto finito soltanto nei primi decenni dell’Ottocento. Poi si dovette
attendere ancora la fine del secolo per la sua produzione industriale, che ne
favori, ovviamente, la diffusione commerciale.
Il trabucco garganico ha avuto, più o meno un settantennio di vita (1885-1959),
nel corso del quale non ha subito mai alcuna evoluzione strutturale.
La struttura complessiva del trabucco è costituita da sette elementi: il ponte, gli
argani, le antenne, gli alberi e la rete.
Il ponte è una superficie lignea rettangolare, adibita a piano di manovra. Sul
ponte sono sistemati due argani per la manovra della rete per mezzo di sei funi,
tre per parte, e il casotto dove si custodiva il pesce e riposavano, a turno, gli
uomini durante la pesca notturano.
Le antenne costituiscono la parte strutturale più importante, senza delle quali
non esisterebbe il trabucco. Sono formate da 5 o 6 pali molto robusti di abete,
legati strettamente fra di loro con un grosso filo di ferro. All’estremità delle
antenne sono applicate le carrucolo in cui scorrono le funi più esterne alla rete e
la corda di freno.
Nonostante siano una delle arti più importanti le antenne sono anche le
componenti più fragili dell’intera struttura. Basta un libecciata robusta o una
tramontana con i fiocchi mentre la rete è in mare. La folata la gonfia la rete come
una vela, la solleva e con essa, le antenne precipitano essendo prive di
ancoraggio a mare.
Gli alberi sono alti tra i 15 e i 18 metri e sono costruiti da un solo pezzo di legno.
Poi ci sono i tiranti che tengono le antenne e gli alberi fra di loro e poi
lateralmente tutta la struttura a scopo di limitarne le oscillazioni. La rete, nel
57
passato era di cotone in tempi recenti invece di nylon. Nell’insieme, quando è
tenuta appesa alle antenne, essa assume la forma di un cratere.
La scelta del posto dove impiantare un nuovo trabucco, era legata al cammino
che i pesci facevano nel corso delle diverse stagioni. Se si preferiva pescare
quello proveniente da Nord, ossia dai laghi garganici, il congegno si impiantava
sul lato Nord della penisoletta prescelta. In questo caso di diceva che il trabucco
era di “maestro” ed il periodo buono per la pesca era quello autunnale.
Una scelta opposta si faceva per i trabucchi di “levante” destinati a catturare il
pesce che proveniva da Sud, di ritorno dai recessi del Monte Gargano dove
avevano svernato e depositato le uova. Nel tempo ne sorsero ben 36 trabucchi,
10 a Peschici e 26 a Vieste.
La figura del trabucchista e il suo lavoro
Tutti i lavori erano duri e faticosi, ma quello dell’uomo di mare lo era ancora più:
tutto era incerto, e se gli altri tipi di lavoratori potevano contare su uno salario
fisso per la figura del trabucchista
persino il guadagno era incerto; non
c’era una paga stabilita, nessun patto,
nessun contratto: se su pescava si
Due trabucchisti a lavoro
guadagnava
altrimenti
bisognava
attendere tempi migliori.
Per far funzionare il trabucco occorrevano dai quattro ai cinque uomini; il lavoro
si svolgeva principalmente di giorno e solo le reti per la pesca delle seppie si
calavano la notte, ma a primavera.
Mente un paio di uomini lasciavano scivolare la grande rete giù dal palchetto, gli
altri facendo girare gli argani, la tendevano e calavano in mare, fino a far toccare
il fondo il lato che doveva favorire l’entrata dei pesci, mentre gli altri lati
venivano lasciati fuori dall’acqua. Al centro della rete si lasciava scivolare legato
dalla corda l’esca che prima di essere sostituita da un pesce vivo era di legno.
L’esca preferita dei trabucchisti era la femmina del cefalo, che veniva legata
58
all’estremità della lunga antenna da mani esperte in modo che non scappasse e
con le branchie bene aperte per essere più visibile. Nel frattempo gli altri uomini
incominciavano, nell’attesa, a fare altri lavori, come ricucire gli strappi delle reti o
sistemare le corde, sempre in attesa di dare il cambio all’uomo di vedetta o di
essere allertati dall’urlo che gli indicava di portarsi all’argano o a quello di farlo
girare.
Si trascorreva tutta la giornata così nell’attesa. Nelle ore e nei giorni più freddi si
accendeva un fuoco e si andava a turno a riscaldarsi. A mezzogiorno di mangiava
il pane portato da casa e, se c’era il pesce, si grigliava o si cucinava una zuppa. La
giornata era lunga, estenuate, noiosa e
interminabile; spesso fatta da lunghi silenzi
perché gli uomini di mare sono misteriosi e
taciturni soprattutto quando si pratica lo
stesso lavoro con le stesse persone da tanti
anni. Gli uomini non avevano più niente da
dirsi, perché si erano già detti tutto, e le
Trabucchisti a lavoro
parole diventavano sempre più poche e
scambiate con distrazione.
Lo sguardo della vedetta fissava invece l’esca e quando questa si agitava e cerva
di nascondersi nell’acqua, quello era il momento del tanto atteso grido di far
girare l’argano; a quel punto ognuno sapeva cosa fare. Si correva, i primi a partire
erano gli uomini addetti all’argano che dovevano sollevare il lato della rete che
stava in profondità per portarlo alla stessa altezza degli altri lati, a quel punto si
girava il grande argano ed erano in quattro a farlo girare: la rete si sollevava e i
pesci, una volta sul fondo della rete,
venivano tirati su con il retino e
sistemati nelle cassette. Una volta
svuotate le reti, l’argano veniva girato
al contrario e riportava le reti giù in
mare.
La riparazione delle reti durante i tempi morti
dell’attesa
E così ricominciava l’attesa.
Se
il
giorno
sul
trabucco
era
interminabile, la notte lo era ancora più, quando si pescavano le seppie alla luce
59
di un grande lume a carburo prima e a petrolio dopo. Il lume veniva legato ad
uno dei pali e lasciato penzolare a fior d’acqua insieme alla esca, che in questo
caso era una seppia femmina.
Le attese notturne però si ingannavano meglio: il più delle volte gli uomini erano
reduci da una giorno di lavoro ed allora si accendeva un grande falò vicino alla
casetta adiacente al trabucco e dopo aver mangiato, con la testa appoggiata a
vecchie giacche ripiegate su se stesse, si assopivano in attesa di guardare di tanto
intanto cosa succedeva nei pressi dell’esca e del lume. Era proprio intorno
all’esca che si fermavano le seppie, attratte dal richiamo della femmina e della
luce. Anche in questo caso, svuotate le reti con il retino si ricominciava, e si
ricominciava fino alle prime luci dell’alba.
Trabucco tra superstizione e divino
Tutti i trabucchisti avevano una comune credenza , ossia che la visita di una
donna al trabucco portasse male; questa diceria però non è stata mai sfatata.
Questa diceria è stata creata dall’aneddoto che segue nei prossimi righi.
“Tanti anni fa uno dei trabucchi di
Peschici sembrava che fosse stato
benedetto da Dio in persona, c’era
come una forza in mare che spingeva
i pesci direttamente nelle sue reti. I
pescatori dei trabucchi vicini, invece,
non riuscivano, la maggior parte
delle volte a prendere nelle reti
niente. La loro disperazione era
grande e cercavano in ogni modo di
Immagine dall’alto del trabucco
trovare la spiegazione di questo
strano fenomeno: forse era un gioco
delle correnti marine, si chiedevano. Ma tutti i trabucchi erano lì ormai da
decenni e non era stato mai raccontato questo strano fenomeno, forse era una
strana coincidenza. Non poteva trattarsi visto che il fenomeno durò per
moltissimo tempo. E di che altro poteva trattarsi? Questo non si poteva appurare
visto che i pescatori invidiosi della sorte dei loro colleghi così fortunati li
evitavano anche per non farsi mortificare.
60
Si pensò anche che ci fosse qualcosa nascosto nel fondale e più di una volta era
stato scandagliato il fondo del mare sottostante al trabucco fatato; ma niente,
non c’era assolutamente niente di inusuale. Uno dei pescatori più anziani,
credendo a questa ipotesi, convinse tutti a chiamare una fattucchiera affinché
togliesse il malocchio da tutti i trabucchi. Niente da fare, le cose non cambiavano.
Si ricorda allora alla benedizione del prete, forse l’acqua benedetta avrebbe
avuto più potere! Invece neppure l’acqua benedetta diede l’effetto sperato.
La disperazione era al limite; erano ormai trascorse settimane e settimane da che
su tutti i trabucchi, tranne che su quello, che non si pescava. Era la fame di tante
famiglie: i creditori volevano i soldi, senza di quelli non davano nemmeno una
misura di farina! Qualche pescatore al limite della sopravvivenza, mettendo da
parte il proprio orgoglio, si presentò al trabucco fortunato per chiedere lavoro,
ma nonostante ci fosse bisogno di manodopera, fu mandato via in malo modo.
Fu a questo punto che le mogli dei pescatori sfortunati, stanche di attendere che
le cose cambiassero e spinte dalla curiosità di capire cosa stesse succedendo,
decisero di recarsi insieme al trabucco fortunato. Erano in tante all’alba di quella
mattina, davanti alla scaletta che portava direttamente sulla piattaforma del
trabucco, in silenzio, con gli occhi fissi di quelli dei pescatori che attoniti e
increduli cercavano di capire cosa stesse succedendo. Poi gli uomini rimasero
allibiti e immobile quando le donne cominciarono a maledire le travi, i pali, i fili
che tesi reggevano il peso del trabucco. Dopo le donne andarono via, gli uomini
calarono le reti ma quel giorno non pescarono niente e così anche il giorno dopo.
Le cose erano cambiate ed in quel trabucco non si pescò più. Da allora i pescatori
impedirono nella maniera più assoluta alle donne di mettere piede sul trabucco,
affermando che:”Le donne sono capaci di tutto, persino di far scappare il pesce
dalle reti!”
Oltre ad avere numerose superstizioni i trabucchisti del Gargano si affidavano
anche molto posso a Dio e ai Santi in Paradiso. Famoso è il miracolo del pesce di
Sant’Elia di Peschici e del trabucco di Monte Pucci.
“Era un giorno del mese di settembre, l’estate era finita e cominciava a sentirsi
nell’aria un po’ di freschetto per l’avvicinarsi dell’autunno. I pescatori erano tutti
lì, che pescavano sul trabucco di Monte Pucci, dal mattino all’alba.
Erano le quattro del pomeriggio e non avevano ancora preso un pesce; fu in quel
momento che videro arrivare lentamente un frate con la barba lunga ed un
bastone fra le mani col quale si aiutava a scendere. “Salve!” disse tutto gentile.
“Salute!” risposero i pescatori che fra loro dicevano:”Ci mancavano anche il
monaco adesso, non basta la sfortuna di oggi”.
“Preso niente?” disse il frate. “Neanche una carogna!” rispose il pescatore più
anziano. Il frate si guardò intorno, poi guardo il mare fissandolo come se volesse
61
parlargli, poi tutto d’un tratto disse:”Non preoccupatevi, vedrete che fino a sera
prenderete tanto di quel pesce da non sapere più dove metterlo” e sorridendo
salutò i pescatori e pian piano si avviò.
“Andiamo via! Tiriamo su la rete e andiamo a casa!”, disse uno dei pescatori. “Ci
voleva il prete a portarci sfortuna”, continuò. Ma mentre si decideva sul da farsi,
uno dei pescatori s’avviò verso la casetta
per prendere un po’ di pane, ad un certo
punto uscì di scatto, chiamò gli altri con
un’immagine di Sant’Elia in mano. “Matteo,
Antonio guardate” disse, “Non è la
fotografia del frate che è venuto qui
adesso?” Tutti meravigliati guardarono
l’immaginetta di Sant’Elia: era lui, era
identico, non c’era dubbio.
In quel frattempo, mentre cercavano di
individuare con gli occhi sul sentiero, il frate
che si allontanava, la vedetta con un grido
Immagine della statua di Sant’Elia
concitato urlò “Virate, forza! C’è la rete
piena di pesci!” Così uniti dallo stesso spirito cominciarono a girare gli argani ed
intanto la rete veniva su e ancora con più forza fino alla fine.
Scesero tutti sul palchetto. “Dio mio, quanti pesci, gridò un pescatore. In un
attimo: tutti ebbero la stessa idea, si voltarono a guardare se c’era ancora il
monaco. “Eccolo là!” gridò Matteo e il monaco, con un gesto del braccio salutò
tutti e sparì nel nulla.”
La crisi del trabucco e il suo
destino
Gli elementi che influirono sulla crisi del trabucco sono molto ma in primis ci
sono le vicende legate alla gestione del lago di Varano, unico lago demaniale in
Italia.
62
Questo lago bagna le terre di tre
comuni: Cagnano Varano, Carpino e
Ischitella. I cittadini di questi posti
nello
specchio
fronteggiante
i
propri
d’acqua
comuni,
vantano ed esercitano, da tempo
immemorabile, l’uso civico della
pesca che fu mantenuto e rispettato
sempre, anche quando da quelle
Il trabucco e le sue reti
terre vennero creati i feudi.
Per onorare tale diritto, lungamente ma sempre vanamente contestato, il
Collettivo dei pescatori con lo scopo di mantenere chiuso il pesce nel lago, istallò
nella foce di Capojale, una griglia formata da tanti pali robusti conficcati sul
fondo e da tremila canne marine. In altre epoche si realizzarono i “naselloni”
ossia dei coni di canne rovesciati, che facilitavano l’ingresso del pesce nel lago
ma che ne impediva l’uscita, ed infine griglie di metallo. Questi arnesi si
applicavano a fine maggio e si toglievano nella primavera successiva.
Quando ciò avveniva, i trabucchi non pescavano più, neppure un pesce; tutto
questo porto a conseguenze assai disastrose per le famiglie degli addetti.
Ci furono, inoltre, a livello tecnico, pareri contrari a questo procedimento. Si
presagiva la morte del lago. In effetti così è stato; il lago è andato deperendo
giorno dopo giorno.
Negli anni Cinquanta i pescatori di Vieste e di Peschici organizzarono sulla foce di
Capojale una manifestazione di protesta
contro quello che veniva definito un
sopruso. Fu una guerra tra poveri, che
naturalmente,
non
conseguì
alcun
risultato positivo.
Ma non fu soltanto questo, ci fu di
peggio. La fine della guerra ed il
progresso
sociale,
purtroppo,
ci
portarono anche la pesca indiscriminata
Il trabucco al tramonto
63
sotto costa, con centinaia di motopescherecci che, senza posa, arano i fondali; la
pesca con l’esplosivo e poi l’inquinamento hanno fatto tutto il resto.
Le buone pescate si fecero così rare, che anche gli irriducibili persero interesse
ed allora voltarono le spalle al trabucco. Qualche resistente, però c’è ancora,
come Mimì Ottaviano a Peschici e Corricelli Antonio a Vieste. Hanno il trabucco
nel cuore e continuano a vivere dei sogni del passato.
Tuttora li vedi acquattati attorno al loro congegno e quando vedono un
forestiero sostare a guardare incuriosito la strana struttura, si avvicinano quatti
quatti e incominciano a raccontare e il racconto dura ore e ore.
Al giorno d’oggi la Regione Puglia non dispone ancora di una legge normativa
regionale per preservare, promuovere il recupero o la valorizzazione dei
trabucchi, perciò sarà l’Ente Parco Nazionale del Gargano a garantire un futuro ai
trabucchi di Peschici e Vieste.
Il 1° Giugno 2001 è stata costituita l’Associazione Onlus I Trabucchi del Gargano,
che ha il preciso scopo di conservare questi monumenti. Ne fanno parte lo stesso
Ente Parco Nazionale del Gargano, le associazioni ambientaliste Italia Nostra,
Legambiente e WWF Italia e tutti i titolari dei trabucchi di Vieste e Peschici.
Gli altri trabucchi
I trabucchi non sono presenti lungo le coste del
Gargano, anche lungo le altre coste dell’Adriatico e
del Tirreno sono presenti dei marchingegni molto
simili, ma i trabucchi della costa abruzzese e molisana
Logo dell’associazione
“I Trabucchi del Gargano”
sono quelli più rassomiglianti a quelli del Gargano.
Gli altri, come quelli del Lazio o della Romagna, non
sono un congegno di lavoro, ma di passatempo. Si chiamano bilancini e sono
posti allo sbocco di un canale o di un fiume.
64
Il
trabucco
abruzzese
sorge
prevalentemente sul tratto Ortona –
Vasto,
dove
spiagge
sassose
si
alternano a scogliere sparse. Qui si
erge la loro struttura che loro
chiamano
“trabocco”,
che
Immagine del trabucco
ha
dimensioni più piccole del trabucco garganico.
Le due antenne hanno una lunghezza che raggiunge i 20 metri con i 40 metri e
oltre di quelli del Gargano. Mancano dell’albero in quanto pescano con la rete
completamente appiattita sul fondo, visto che il pesce catturato è quello
stanziale.
65
Parte in Inglese
66
Chapter 1
Gargano
67
“There is in the Adriatic Sea a mountain,
that started to sail toward the rising sun,
like a great fantastic ship,
stopping enchanting and forgotten in the sea…”
(Pasquale Soccio)
68
Introduction
Gargano, well-known as Spur of Italy is an Italy’s sub-region which coincides with
the namesake promontory which extends in the Apulia northern part and
corresponds to the eastern part of the Province of Foggia. It is entirely
surrounded by the Adriatic Sea, except to the West, where it borders whit the
Tavoliere9. In its territory is included the Gargano’s National Park.
History
The center was already populated in the Paleolithic Age, many caves are witness
of the presence of the Prehistorical Man of great importance is the archeological
site of Grotta Paglicci where it was found a Cro-magnon man skeleton.
Afterward it was inhabitated by Daunian, leaving a great number of stones
across the headland. These are, obviously, suffered the Roman Empire presence,
some cities as Argos Hippium (Arpi), Sipontum (Siponto), Merinum (Vieste),
Portus Garnae (Rodi Garganico) e Matinum o Apeneste (Mattinata) became
important centers for culture and economic development. The Greek – gothic
war destroyed of the Dauni and Roman centers and allowed the Christianity
claim.
It is dated back, to this period, the construction of the Saint Michael’s Sanctuary.
The pilgrimage, which grew around the Sanctuary and the Saint Michael cult, will
lead in the 7Th Century, Lombards convention to Christianity. In addition to the
Lombards the Gargano, as the all Capitanata, has been site of numerous
barbarian disputes, but the most important influences, over the time, are the
Normans and Swabians.
The Normans coming will be a rich soil for a global revival not only for the
Gargano, but for the all Apulia.
With the Swabians, the Apulia and Gargano’s urban landscape chanced its
appearance, passing by the hands of Frederick II before, and of his son Manfred
after, from the “cathedral civilization” to that of the castles. Even in cultural field,
9
Tavoliere, in english tableland. It is the name used to call the valley because it seems as a table.
69
under the Swabians the area will have a great artistic production, as shows the
Santa Maria Maggiore in Monte Sant’Angelo.
During the Aragonese and Angevins period, characteristic as cultural
individuality were running out to give place to foreign cultures, which arrived
from the North of the Alps, as the gothic one. Then, the creation of the Custom
of the Sheep10, by King Perdonando, will determine the complete abandonment
of the entire Capitanata land, used only as pastureland and flocks transit which
came from Molise and Abruzzo region.
The Bourbons’ intervention, brought back the area to a flourishing levels, in fact
Bourbons politics under lights more attention to urban centers real needs, trying
to stop feudal abuses and ecclesiastical privileges.
Turning to days more closer from us, the Capitanata and the Gargano will not
have a greater economic prosperity after the unification of Italy. The centuriesold agricultural and social problems are always in the middle of a development
process which isn’t able to take off and remains always between crisis and
unease. The area has to wait the second post-war for economical and social
redemption. Today the Gargano has taken a leading role in the Apulia economy,
above all in the tourism development with its coastal towns and natural
beauties.
10
70
The Towns of Gargano
Manfredonia
Known by the name of Porta del Gargano because of its geographical position,
Manfredonia is situated in the homonymous gulf in the province of Foggia.
The City was founded by Kind Manfredi of Swabia (1256), son of the Emperor
Frederick II, from which its name is derived. The King, in this way, wanted to give
a home to all those “orphaned” inhabitants of old Siponto, sadly destroyed by an
earthquake in 1223 and by tidal wave in 1256.
In a short time the city took form and was given important rights to accelerate its
geographic and economic expansion, for example some fiscal and duty free
exemption and the right to mint its
own currency.
The same Manfredi gave start to
construction of the Swabian Castle,
who though, never saw its
completion as he was defeated and
killed in the Battle of Benevento
(1266) against the Angevin, who
disembarked in Italy by request of
the Pope.
The new Kings named the city Sypontum Novellu, but its inhabitants continued
calling in by its first name as a sign of respect to King Manfredi. The city’s
progress was undermined by the swamp phenomenon, which had already
brought ancient Siponto to its knees. Due to this reason, Manfredonia became
more isolated from other cities in the territory. The problem was resolved during
the 19th century, qwith a project of reclamation. The Turks, commanded by
General Ali Pascià, arrived by sea in 1620, and like all other city in Apulia,
destroyed and burnt the city, which then took centuries to recover.
Its population awaited its economic development until the 19th Century, when
together with the reclamation already mentioned, began with the construction
of the port.
71
On 24th May, 1915, Austrian ships attacked and bombarded the city.
Unquestioned symbols of the city of Manfredonia are the beautiful and well
preserved Swabian-Angevin Castle and the San Lorenzo Maiorana Cathedaral
(1270- 1274, later reconstructed during the 18th Century), the S. Maria of Siponto
church (9th Century), built on the base of a Paleochristian church and the S.
Leonardo church (11th Century) situated 10 kilometres from the centre. We
would like mention the following civil buildings: Palazzo Cessa, Delli Santi, De
Florio and Palazzo Celestini.
The city is lively during the Dauno Carnival, which has very old origins from old
Siponto, during which time there is a parade of allegorical papier mache wagons.
Mattinata
For the quality of its bathing water Mattinata received for many times the Blue
Flag by Foundation for Environmental Education. The name of the town was
until about the first half of ‘800 Matinata, which come from a tribe Matinates,
former Gargani.
The historical center is locatend
it the lower part of the town and
there you can find some
example of a typical house
construction made by dried
stones, called “barn”, which
come back to the half of XVIII
Century. This low buildings,
consisting in local limestone,
raw, jamming on one other.
Placed in the historical center, there’s Palazzo Mantuano, built in 1840 and since
then it was the house of one of the most powerful family in Mattinata. Restored
recently, don’t forgetting the past, the building preserve the frame of the main
door and actually it houses the local library where are also hosted numerous
artist exhibitions. Another important monument of Mattinata is Palazzo
Barretta. Dating from the early '900 it took the name of its wealthy owner Giovanni
Barretta.
72
On Monte Saraceno there is a cemetery of 500 graves which testifies the
presence of culture of, belonging to Iapyges (a tribe of Illyrian), of which many
remains are kept in the civic museum of Manfredonia and Mattinata. The tombs,
which have the shape of uterus, bring back the ritual of prenatal life. In them, the
dead were buried with objects dear to them.
On Monte Sacro you can admire the ruins of an ancient Benedictine Abbey,
called Santissima Trinità.
There are several bays that can be found along the Mattinata’s coast, among them
there are Vignanotica Bay and Mergoli’s Bay.
Vignanotica Bay is a pebble beach, which is characterized by the presence of
numerous caves eroded by the sea in to the high cost, at until 13 km from
Mattinata in direction of Vieste. It can be reach thought a path lined with
Aleppo pines and Maquis shrub land, but in past it was accessible only by sea.
The place is also known as Seagulls Bay, for the large numbers of these birds.
Mergoli’s Bay (or Faraglioni11 Bay), it of a peculiar beauty and importance to
worldwide level, situated among Mattinata and Vignanotica. The presence of
high cliffs, of “two stacks” (residues of limestone eroded by nature), forests of pine
and white pebble beach, is the emblem of the coastal area of the Gargano, and one of
the most famous and popular Apulia places.
Prince of Mattinata’s food is, without doubt, extravergin olive oil, produced in
the Mattinata hills and plains. To the Mattinata’s Oil is dedicated each year the
Oil Feast Day, during which the streets and squares of the town come alive with
stands and stalls to taste the dishes made with the oil.
Vieste
The most oriental village of Gargano Promontory and of the province of Foggia.
Its particular urban location is linked by the karst nature of Gargano Promontory,
characterized by rock layers that are often eroded by the sea. The built-up area is
11
Faraglioni, in english means stacks;
73
situated on a small rocky peninsula, with a more or less symmetrical shape,
characteristic for its three bay separated by two point:
Punta di San Francesco, facing to east, bluff, raised and sharply rocky: There you
can find the mediaeval centre. Punta di Santa Croce, turning to north, it’s lower
than the first. In this area the village began to expand only until the Eighteenth
Century. Among these two points you can find the little shore of Marina piccola,
facing the lighthouse.
At the south of Punta di San
Francesca you can find the long
sandy beach of Pizzomunno
which started from the
limestone rocks on which was
built the town and is extended
in direction of Pugnochiuso
At the beginning of this beach, called Castello’s beach, stands as if to guard Vieste,
a 25m high monolith called Pizzomunno which is the symbol of the town. It’s related to
some legends, which talk about a time when the current town was only a village lived a
tall and strong young man named Pizzomunno. In the same village, also, lived a girl
of a rare beauty, with long hair color of the sun called Cristalda. The boy and the
girl fell in love, a such strong love that nothing could separate them. Every day
Pizzomunno faced the sea with his boat, he was a fisherman, and punctually
mermaids emerged from the waves of the sea to sing sweet songs in honor of
the young man. The love that Pizzomunno fell for Cristalda made the offers of
mermaids unnecessary. One of the many evening the mermaids, caught by a
raptus of jealousy, assailed Cristalda and dragged her into the depths of the sea.
Pizzomunno chased in vain the voice of his lover. The day after fishermen found
the young man transfixed by pain into the white rock that still takes his name.
Natural location of important beauty are the caves dug into the limestone by the
sea which created some cavities and rocky formations by various and odd
shapes. An example is the Architiello12, dug by the sea erosion from in direction
of Pugnochiuso. The caves are the result of karst phenomena but also the
12
Architiello, in english means “little arch”;
74
corrosive action of the sea water and wind has done the rest. Among these: Due
Occhi cave, Rotonda, Pipistrelli cave, Serpente, Viola and Smeralda13 cave.
Beside the beauty of the caves and beaches Viste has a wonderful old town with
various architecture an example is the Concattedrale14, located in one of the
highest area of Vieste. Another important monument for the history of this town
is the Castle. It is a massive building which was built by the Swabians and
dominates the city skyline with its imposing figure. Near these buildings there is
Porta ad Alt15, characteristic for its pointed arch; this arch was the main entrance
of the town.
Peschici
Peschici is located on the top an
imposing karst cliff that raises over
hundred meters on the Adriatic Sea and
overlook one of the most extraordinary
and beautiful bays of Italy, the Peschici’s
Bay. The village is blinding white that
together with the bay view forms one of
the most typical sights of Apulia.
The old town of Peschici climbs from the
harbor up to the Swabian castle. Inside
the town are narrow streets, hidden
squares, steep stairs, narrow passageways, arches and white houses, typical of
the cost of Apulia.
In memory of a ancient-old history made of attacks and raids you can find the
some coastal towers erected in the second half of the Sixteenth Century to
defend the area by pirates and corsairs. Stronghold rise on high cliffs overlooking
the sea, in a dominated and panoramic position respect the Adriatic. The
position is strategic and functional to sight and warn enemy ships.
13
Due Occhi, in English means “two eyes”; Rotonda means “rotunda”; Pipistrelli means “bats”;
Serpente means “snake”; Smeralda means “emerald”;
14
Concattedrale, in english means Co-Cathedral;
15
Porta ad Alt, in english means Door to Alt;
75
At two kilometers from Peschici, stands the small Madonna di Loreto Shrine, built by
a group of fishermen of Peschici for act of devotion to the Madonna, after having saved
them during a stormy night. Fishermen released their vow building a chapel the size of
their boat.
Around Peschici, we can find the famous Gargano National Park, which stretches
over 120.000 hectares, which combines the coast and the mountains, including
an oasis of wildlife protection established by the Apulia Region.
Vico del Gargano
Vico del Gargano better known “the town of
love” is part of the Gargano National park
and part of the Mountain Community of the
Gargano. It is one of the towns of “I borghi
più belli d’Italia”. Its village is San Menaio a
popular bathing resort.
Founded by the legendary Slavic leader of
mercenaries Sueripolo in 970 AD, the town
had during the centuries different
dominations. Frederick II laid the
foundations of the castle hitch that still
stands in the old quarter.
At first sight, Vico seems to be less
considered and less important than Vieste
and Peschici, known to the mass tourism.
Among the many churches, there is the Matrice with its stone portal and eleven
inner altars, based on a height to the sides of the houses of Civita and Casale
quarters; those of San Giuseppe in the Terra quarter (or Borgo Vecchio) which
houses the wooden statue of the Death Christ.
In construction, stand out the walls that in a number of features are included in
the houses; the castle with its square shape in which you can found the various
changes of ownership and stile.
76
Rodi Garganico
It is a well-known town for the production of Gargano’ citrus fruits: Gargano’
oranges and Femminiello’ Lemons, both PGS16, since Medieval time.
Rodi Garganico is situated on the Gargano north seashore. The town is situated on a
rocky promontory between two long sandy beaches not so far from the Varano’s
lake. It’s surrounded by a luxury
greenery, made above all by orange
trees, olive trees and pine trees groves,
and also of carob and fig trees.
The
coast,
towards
north,
is
characterized by long sandy beaches.
The sand is pale and characterized by
thin sand grains.
There are many examples about the presence of prehistoric human settlements
(Paleolithic and Neolithic) in the area. But the foundation of the town is dated later
this periods. The origin of Rodi Garganico was often linked to the movement of
Rhodes, a Greek ethnic group, in the VIII Century BC, that colonized the coast
attracted by the climate and the pine forests.
In the site of Sotto il Castello we can see today the defensive walls of the port of Rodi
Garganico, that in ancient time were quite impressive and that, gradually, were
transformed into houses.
Among the different religious architectures we include the Shrine of Madonna della
Libera. In the beginning the abbey was outside the walls, but the shrine was later
incorporated into the historic centre after the various urban expansions.
Another very important church for this town is the San Nicola’s Church. Built in
1680, was consecrated in 1827 by Archbishop Eustachio Dentice, who placed above
the altar the relics of Saint Cristoforo y Saint Teodoro.
The old town, is called Vucculo, which derives from the Lombar verb of “vucculare”,
that means to shout, to call. It is characterized by narrow streets with intricate
paths, steep stairways, arches, hidden squares and terraces. It gets its name by the
16
Protected Geographical Status
77
typical (until recently times)folk customs of calling, most of them shouting from the
terraces to their husbands intent to work with fish-nets and boats.
But the area most famous of Rodi is surelly the Oasi Agrumaria, Oasis Citrus Fruits.
The century-old citrus production is testified by the lemon groves which surround
the town.
78
Chapter 2
Tremiti Islands
79
“Tremiti,
the Gargano’s pearls…”
(Lucio Dalla)
80
Introduction
It’s
the
only
Italian
Adriatic’s
archipelago, Tremiti are formed by 5
islands (San Domino, the most
famous, San Nicola, the historical
and administrative center, Capraia,
Cretaccio, Pianosa) and some rocks
of modest size. It is located about
twenty kilometers off northern coast
of Gargano, and it is easily accessible
from the neighboring coasts by ship
or helicopter.
The Tremiti Islands are a small corner of paradise, where the clearness of the
sea, multicolored and cleared seabed, pleasant weather, clean air, lush
vegetation, unpolluted nature, the caves and the creeks create areas of ethereal
beauty that nobody can ignore.
The Islands have different morphological characteristics but in some ways are
complementary:
•
San Domino, is the biggest Island, and it is covered by a forest of Aleppo
pines and oaks; it is surely the most beautiful island, in terms of
landscape and natural beauty;
•
San Nicola, is richest of monuments which are the Island story testimony:
towers, impressive buildings, walls, churches and cloisters of a fortressabbey, Santa Maria a Mare, which have a significant artistic and historic
interests.
•
Capraia is empty of trees and building, but covered with grass and
dazzling flowers. It is the destination and home to a vast colony of
seagulls.
81
•
Cretaccio, little more than a rock, is a natural bridge between San
Domino and San Nicola, one was the bridge “pillar” which connecting the
two biggest islands.
•
Pianosa, is located about twenty miles north-east of Capraia Island,
administratively is part of the Tremiti municipality. It is a Marine Park.
The Tremiti’s Marine Park is one of the most beautiful natural habitat of the
entire Mediterranean Sea, is a nature reserve that includes the coastal area
surrounding the Island of San Domino, San Nicola, Capraia and Pianosa. In
the park it can be possible to admire seaweeds such as Acetabularia
Mediterranean. Even more remarkable is also the fish patrimony: dentex,
sea bream, lobsters, mullet, sea horses and, at low depth, octopus, squid,
grouper are just some of the species present in a nature reserve where water
purity makes man all in with nature.
History
The Tremiti Island are not only famous for their beauty, made of nature and
landscapes, but play an important role from the historical and cultural point of
view, so they can be considered an “outdoor museum”, in fact they have been
inhabited since the Neolithic age as put in evidence the numerous village finds
on the island of San Domino dating from the VII – VIII Century BC. On the San
Nicola Island, by contrast, were found piling holes of a hut built in the Iron Age
as well as this construction was attributable to the classical and hellenistical age.
Their old name was “Insulae Diomedeae”, in honor of the Greek hero Diomedes:
the legend talks about Aphrodite, the goddess of love, who transformed her
partners in Calonectris diomedea17, rare seabirds, which nested on the limestone
of San Domino. The name “Tremitis” appeared for the first time in a manuscript
of the Middle Age.
It is just in the Middle Age (IX Century AD) that was born the first Tremiti’s
religious center, a Benedictine monks work, linked to of the Montecassino
Abbey.
17
The Calonectris diomedea is a seabird called in english Cory's Shearwater
82
It is certain that in the XI Century AD, the Abbey reached a period of great
splendor but this extreme splendor marks the beginning of the decline: first, the
tensions with the Abbey of Montecassino, from which it claimed its
independence, and second the contact with Dalmatians, unpopular by the Holy
See, brought to a moral collapse which led in 1237, Cardinal Raniero from
Viterbo to instruct the Bishop of Termoli to replace the order of the Benedictine
in to Cistercians of San Bernardo, which expanded and fortified the abbey with
the holp of King Charles of Anjou. But everything was not enough against the
Slavs, which in 1334 led to the complete disappearance of the order and the
destruction of the monastic complex.
After this event the Island was uninhabited for decades and several religious
refused to move from the Island till in 1412 Pope Gregory XII sent a congregation
of the Canon Laterans, that restored the abbey in Renaissance style,
transforming the outside in a mighty fortress and brought back to its former
glory.
After this, followed a long period of decline due to frequent Turkish invasions
and a deep economic crisis.
In 1792, was established to Tremiti a penal colony which remained active until
1926. Then in 1832 the Islands became an independent municipality. During the
Fascist period, Mussolini decided to send political prisoners and common
criminals.
San Domino
San Domino is the biggest Island and surely it most beautiful for its wonderful
landscape, and it is the most
complete for the touristic offer.
The waters are really crystal, the
coast is full of beach sides, points
and creeks: circumnavigating the
island, there is no point that is not
worth visiting. Given the shape of
the coastal islands, you can often
face with small bays and creeks with
sophisticated and charming shapes.
Among them, we mention, for its fame Cala delle Arene, the biggest beach
83
present in the archipelago, Cala degli Inglesi18, where sank a British ship of
smugglers, and Cala Tamariello, which gives access directly to the sea where is
possible the docking for small boats.
As a long the entire Gargano, also in Tremiti is possible touring the caves. The
cave of San Domino are: Grotta delle Rondinelle19, is so named because of the
swallows nest; Grotta del Bue Marino is one of the most beautiful caves of the
island, it is named so because in the past there lived the rare “sea seal or sea
calf”; Grotta delle Viole, dello Scoglio and Grotta del Sale20, one of the most
beautiful Tremiti’s caves, which have a clearest seabed that compounding with
multitude of fishes and shellfish, which have strange colours and shapes, lighted
by the sun become of a purplish colour, especially in the early hours in summer.
Sailing the Island with a small boat, it is be possible to see a unique collection of
masterpieces of nature, including wonderful rocks, stack, caves, and many
natural arches, some of them very well preserved, for example:
Scoglio dell'Elefante, not so far from the tip of San Domino, it is possible to see a
rock which has an elephant shape which is crouched with the tight truck.
Punta del Diamante, is called this way because a legend tells that here was
hidden a diamond which has of an extraordinaire size. The coast is high and
ragged, the sea acquires a lot of phosphoric colors, blue and green emerald.
From there is possible to see Scoglio del Monaco, which has a shape that
reminds a kneeling monk.
San Nicola
San Nicola Island is the Tremiti’s
historical and administrative centre. Its
shape is stretched out, with a rugged
coast and it is defended by biggest
rocks and cliff sides which dropped
18
The Brirish Creek;
Grotta delle Rondinelle, means Cave of the Swallows;
20
Violets’ Cave, Cave of the Rock and Cave of the Salt;
19
84
away in to the sea. In West part of the Island you can find towers, castles and the
old wall of the city. This part of the island is less abrupt, arriving up to a little
sandy beach, where there is the Navy, with its little harbor. Here it’s possible
going up, to the built-up area, with a flight of steps between the mountain and a
loophole, used by the monks to rank the sea.
In addition to the wonderful landscape, San Nicola offers the tourists some
monuments that they, absolutely have to visit, among them:
•
Badiali’s Castle;21
•
Abbey of S. Maria;22
Abbey of Santa Maria14
The Abbey has an impressive and Majestic aspect. It was built in 1045 AC by the
Benedictine Monks, after a Canon Laterns’ commission were modified the façade
and the and the main door, with decorative patterns of the influence
Renaissance.
There are many works of interest to admire inside, the most important include:
•
The wooden crucifix, by the particular shape, which is typical of the
Greek- Byzantine period;
•
The wooden statue of "S. Maria a Mare", which represents the Virgin with
the Baby with tanned faces. This particular brings back again to the
Byzantine period;
•
The wooden polyptyc, on the major alter, a real masterpiece of engraving
technique;
•
The Mosaic Floor, which is surely the most important work of the Church,
that after many restoration, today is possible to admire in the nave.
Badiali’s Castle13
In defence of the Abbey, rides upthe impressive defensive walls and the Torrione
Angioino23. This has a circular shape and flanks the main entrance of the Badiali’s
21
Badiali’s castle;
Saint Mary Abbey
23
Angevin’s Donjon
22
85
Castle. It is possible to admire numerous and ingenious defence works of art built
during the era of the Cistercians with the patronage of Charles of Anjou.
Capraia
Capraia Island is the second island for extension among Tremiti. It is uninhabited and
mostly rocky with sparse vegetation. This name derives by the caper plant of which the
Island is full.
The north-facing coast is high while the
south goes down gently to the sea. On
the west coast it possible to be find two
suggestive creeks, Cala Sorrentina e
Cala dei Turchi, where Turkish took
refuge during the assault in the August
1567.
In 1998 the biggest statue of Padre Pio ever realized (which also rapresents the
biggest under water statue in the world), made by Domenico Norcia. It has been
put 10 meters deep near the Capraia coast. The statue is really impressive: 3
meters tall, and 12,25 quintals of weight and more that 110 quintals of base.
Cretaccio
The Cretaccio Islet, of clave nature and
devoid of vegetation, is located between
San Domino and San Nicola. More than the
lesser Tremiti island it is considereted the
biggest rock of the archipelago, which due
to the incessant corrosion of weather will
reduce its extension over the centuries
until it will disappear.
86
The legend tells that this Islet populated by ghosts. People say that here a
prisoner was executed, whose ghost populates the island during stormy nights,
holding his decapitated head in his hands. To enrich the “thrill” contributes the
nearby dark black rock called La Vecchia24, owned by an old witch.
Pianosa
Pianosa, is twenty kilometers away
from the other four islands which
making up the archipelago, it takes its
name from its level shape.
Its crystal clear water, the sound of the
seagulls that is shattered by the
suggestive shouting of the sea, they
awaken in the man feelings of being
part of nature.
The Island that lacks of the characteristic Maquis shrubland which recover all the
Tremiti Island and the Gargano, it is completely uninhabited. Since 1989 Pianosa
is a natural reserve.
24
The old woman
87
Chapter 3
The Gargano National Park
88
« The Gargano is the most various mount you could
imagine. In its heart it has the Foresta Umbra, with
beech and turkey oak which are 50 meter height
and a trunk of an armful of 5 meters, aged like
Methuselah; with pines, maples, yews; with a lush, a
color, the idea that seasons have on the time of
evening enchanted; with deer, rabbits, foxes that
run through your feet; with every warble, whine,
birds chirping… »
(Giuseppe Ungaretti)
89
Introduction
The park was established by the Decree of the President of the Republic 5 June
1995, after several attempts
since 1963 to prevent the
destructive action of the most
beautiful
and
unspoiled
promontory. The creation of
the Gargano National Park
constituted
not
only
the
protection of landscape, but
even to preserve the magnificent habitat represented by the coastal lakes of
Varano and Lesina.
The park boasts about the biodiversity primacy at national level; the most
surprising thing are the high concentration of life forms. Entering the Park of
Gargano is a bit like being in one for those pleasantly confused dreams where is
difficult to wake up.
The heart of Gargano National Park is the Foresta Umbra, which is the green
lung of theGargando high 830 meters of altitude. The forest is thousand-yearold, in spite of deforestation and forest fires that have taken place over the
centuries, the forest has almost retained its full of vegetation mantle. The
Foresta Umbra represents a rare forest characterized by various species of
animals and plants.
Its name “umbra” derives by Latin which means shadow, so thick that light can’t
pass. Inside there are some reserves which have not undergone of the human
intervention, the most important are Riserva di Sfilzi and Riserva Falascone.
Talking about fauna it possible to say that the Park is rich of various animal
species, such as roe and fallow deer, moufflon, and also different species of birds
of prey including Eurasian Eagle-owl and Peregrine Falcon. It’s easy meet even wild
90
cat, fox, hedgehog, squirrel, marten and in the darker area wild boars groups. Among
other species the Park is also known for its great variety of birds. There are 150 bird and
birds of prey species that live and nest there, for example: robin, titmouse, blackbird,
tawly owl, purple heron, crane, and even more, pheasant, buzzard, owl, barn owl and
raven.
While, talking through the flora, the main characteristic flora you can meet in the
spring you can even see bluebells, buttercups, thistles etc.
Foresta Umbra has several access, footpaths and routes of natural interest are
signaled, safe and checked by The State Forestry Corps, where is possible make
wonderful excursions.
The Gargano’s Orchids
The word orchid is a magic and imaginative word which bring our mind to the
imagine big tropical forests, where lush vegetation, jealously guards the nature
secrets that are not yet fully revealed. But fortunately the world of these
extraordinary flowers is also here in the Gargano.
The legend talks that the name Orchid derives from Orchis. Orchis was a young
Greek man, very handsome and full-blooded man. He was the nymph son, and
he could afford everything using
his beauty even gain the most
charming and lovely young girls.
And during a Bacchus’ feast, he
attempted to rape a priestess of
the god. The young man thought
that he could escape to the
revenge of the powerful Moira
who punishing abuses caused by
the desire of omnipotence, but he
was wrong and then was torned apart by wild beasts. The gods, however, would
not allow that Orchis’ beauty would be lost forever and thought to give birth to a
91
little plant that in its groin, where there are two bulbs, reproduce the male
anatomical appendages which had been his misfortune.
In general orchids emit a delicate perfume, but some may also emit bad smell or
are completely odorless. The orchids that belong to the Ophrys genus, which are
the most popular in the Park, have unique, curious and mysterious flowers a
meeting point between the insect and the plant world.
Italy is particularly rich of wild orchids, there are 230 species, group together in
30 different genus. Apulia with 91 species is the most populated Italian region.
Researches, in this years, has allowed to discover new species, bringing the
number of orchids in the Gargano to 84, belonging to 17 different genus.
The Gargano wild orchids, unique among the many species of plants, are there,
in front of us as witnesses of a cultural heritage that nature renews every year all
along.
92
Chapter 4
Trabucchi
93
Ancient
Human device
Please remain
Linked to the sea
(Don Pasquale Vescera)
94
Introduction
Coming down to the Adriatic sea, the traveller’s gaze leans on stranger
architectures made of wood, thanks to aerials head toward the sea dangling nets
of unbelievable sizes. These are the trabucchi, and nowadays these are the
Gargano’s symbol. They are pictured in postcards and brochures, are a touristic
attraction and sometimes they have even became
restaurants where it is
possible to taste the local cousin.
For the American architect Bernard Rudofsky, the trabucco is “an architecture
without architect” unique, so polished and well thought, even if it is rude, simple
and primitive. Indeed the trabucco can be defined as an architecture miracle
made from common people who, without knowing, used static and dynamic
physics laws, making overbear experience, wisdom and the love for the sea.
Today the trabucco, as we have already said, is one of the Gargano’s symbol, but
in ancient time it was used for other purposes. It was born for security, to avoid
strong sea storms which could suddenly crack, along the bristly Gargano’s coast.
A study dated back to the Sixty, ismade by the above mentioned architect
Bernard Rudofsky, in the occasion of a primitive art exhibition, fitted out by the
Modern Art Museum of New York, compare the trabucchi from the Gargano’s
Coast to a similar structures existing along the Congo Atlantic coast.
The birth and the
structure
The trabucco is not born by chance, it
comes from a long observation of the
migratory movement of fish, of each
species along the coast. Huge mullet shoals leave seasonally in the autumn, the
brackish water of Lesina and Varano lakes, to reach the many depp-water creeks.
95
It was, more or less, 70 years old (until 1885 – 1959). During this period it has
never been subjected to structural changes.
The Trabucco global structure is constitued by seven elements: the bridge, the
capstans, the antennas, the masts and the net.
The bridge is a wooden rectangular surface, used as a plan of action. On the deck
are arranged two capstans to control the net with six cable, three for each part,
and the cabin where the fish was kept and the men rested, in turn, while fishing
at night.
The antennas are the most important part of the structure, without them the
trabucco could not exists. They are made by 5 or 6 very solid poles, closely tied
with a large wire. At the end of the antennas are applied some pulleys in which
run the outer cables.
The masts are 15 or 18 meters tall and are made by a one wood piece. Besides
there are the tie rods which hold the antennas and the masts to them and
sideways they hold the structure to limit the oscillations. The net, in the past was
made by cotton but nowadays by nylon. When it is hanged up it has a crater
shape.
The Trabucco’s man and his work
All the works were hard and tiring, but the one of the
man of the sea was harder: everything was uncertain,
and if other types of workers could count on a fixed
salary, for the trabucchista25 the earning was always
uncertain; there wasn’t a fixed payment, no pact, no
contract: is they fished, they earned otherwise they
could wait for better times.
25
It is the Italian word using to call the man who works on the Trabucco
96
To operate the trabucco needed from four to five men, the work was done
mainly during the day, just the fishing net for squid were descended at night, but
in spring time.
They spent all day waiting for fish shoals. In the coldest days and hours they
lighted a fire and took turns to get warm. At noon they ate some bread brought
from home, and if there was fish, they grilled it or cooked a soup. The day was
long, exhausted, boring and interminable; often carried by long silence, because
seamen are mysterious and quiet, especially when the same work is done with
the same people for many years.
The look-out gadded at bait, and when it started to wiggle, the men run. The first
to run were the men who were involved to the capstan. They had to lift the side
of the net which was in depth bringing it to the same height as the other sides;
then they turned the big capstan and there were four people to turn it: the net
was lifted and fishes, that were on the bottom of the net, were brought up with
a landing net.
And they began waiting again.
Trabucco and superstition
All the trabucchi had a common belief, the visit of a woman on it, caused bad
luck, but this rumor has never been shattered and it was created by this story:
Many years ago on of the trabucchi in Peschici seemed to have been blessed by
God himself, it was like a force pushing the fish into its net, while the neighboring
trabucchi, however, most of the time, didn’t fish anything in their nets.
Hopelessness was at a breaking point; weeks and weeks were spent, all the
trabucchi more not fishing, except that one. It was the hunger of many families:
creditors wanted money, without them they didn’t couldn’thave seek of flour!
Some fishermen struggling to survive, putting aside his pride, went to the lucky
trabucco asking for a job, but even if they need labor, they sent them away.
It was at this point that the unfortunate fishermen wives, tired of waiting for
changes and driven by curiosity to see what was happening, decided to go on the
97
lucky trabucco. There were many in the dawn on that morning, in front of the
little ladder which led directly to the trabucco platform, in silence, with their eyes
that staring the fishermen and stunned and disbelief trying to understand what
was happening. The men were stunned and motionless when women began to
curse the beams, poles, wires that held the trabucco weight. Then women went
away and men dropped nets but that day they didn’t fishanything and neither the
next day. Things were changed and on that “trabucco” no more fishing.
In addition of having numerous superstitions, the trabucco men relied too much
on the miracles of God and Saints in heaven. Famous is the fish miracle of
Sant’Elia and the Monte Pucci trabucco.
The Trabucco crisis and its fate
The elements that influenced the crisis are many but first and foremost are the
events related to the management of Varano Lake, the only state-owned lake in
Italy.
The water of this lake lands three
municipalities: Cagnano Varano, Carpino
and Ischitella. The citizens of these places
boast about and wield, since immemorial
time, the civilian fishing use of the lake, that
was always respected and maintained, even
when on those lands raised many fiefdoms.
To honor this right, always challenged, the Fishermen’s Collective, in order to
maintain the fish closed to the lake, installed in the Capojale mouth, a grid made
up of many strong stakes driven into the sea bed. These tools were applied in
late May and took off the following spring. When this happened, the trabucco
didn’t fish more, not even a single fish, all this leads to very disastrous
consequences for the employees families.
98
In the Fifties Vieste and Paschici’s fishermen organized at Capojale mouth a
protest against what was described as an injustice. It was a war between poor,
which, would not achieve any positive results.
But this wasn’t the problem only, there was worse. At the end of the II World
War and the social progress, unfortunately, also brought the overfishing along
the coast, with hundreds of fishing boats that constantly, plowing the depths,
and fishing with explosives, the water pollution did all the rest.
The good fishing became so rare that even the “die-hard workers” lost their
interest in it and turned their backs to the trabucco.
Nowadays the Apulia Region doesn’t yet have a regional law legislation to
preserve, promote the recovery or enhancement of trabucchi, so will be the
Gargano National Park Authority to ensure a future for the trabucchi of Vieste
and Peschici.
On the 1st June 2001, was instituted a no-profit association called I Trabucchi del
Gargano, which has the precise purpose of preserving these monuments. This
organization includes the Gargano National Park, environmental associations
Italia Nostra, Legambiente and WWF and all Trabucco holders of Vieste and
Peschici.
Other Trabucchi
Trabucchi are not only presents long the Gargano coasts, but also along the
Adriatic and Tyrrhenian coasts there are similar structure. Others, can be found
in Lazio and Romagna, aren’t a working machine, but just a hobby. They are
called bilancini and are placed at the mouth of a canal or a river.
While the Trabucco of Abruzzo is located mainly between Ortona – Vasto, where
can be find rocky beaches and scattered sea cliffs. The dimension of Trabucco of
Abruzzo is the smallest Trabucco of Gargano.
The two antennas have a length of 20 meters respect to the 40 meters beyond
those of Gargano. They don’t have the mast because they fish with the net
completely flattened on the bottom, as the caught fish is sedentary.
99
100
Parte in Spagnolo
101
Capítulo 1
El Gargano
102
“Hay una montaña en el Adriático
que se ha puesto a velejar hacia el sol naciente,
como un barco grande y quimérico
deteniéndose encantado y olvidado en el mar...”
(Pasquale Soccio)
103
Introducción
Gargano, también conocido como “Espuela de Italia” es una sub-región de Italia
que coincide con el homónimo promontorio del Gargano que se extiende en la
parte norte de Apulia y corresponde a la parte oriental de la Provincia de Foggia.
Está totalmente rodeado por el Mar Adriático, excepto hacia el oeste, donde
limita con el Tavoliere. En su territorio se encuentra el Parque Nacional del
Gargano.
Historia
El centro ya estaba poblado en el Paleolítico, son testigos las muchísimas cuevas
donde fue hallada la presencia del hombre prehistórico, por este motivo es de
gran importancia el sitio arqueológico de Grotta Paglicci donde fue encontrado el
esqueleto de un hombre de Cro-magnon.
Gargano luego fue, poblado por los Dauni que dejaron numerosas estelas por
todas partes en el promontorio. Esta zona sufrió también, el influjo Romano
donde algunas ciudades como Argos Hippium (Arpi), Sipontum (Siponto),
Merinum (Vieste), Portus Garnae (Rodi Garganico) e Matinum o Apeneste
(Mattinata) se convirtieron en importantes centros para la cultura y el desarrollo
económico. La guerra griego - lombarda llevará a la destrucción de los centros de
los Dauni y permitirá la afirmación del Cristianismo.
Remonta a estos tiempos la construcción del santuario de San Miguel. El
peregrinaje que se desarrolló alrededor del santuario y al culto de San Miguel,
determinará en el siglo VII, la conversión de los Lombardos al Cristianismo.
Además de los Lombardos, el Gargano como toda la Capitanata ha sido la sede
de numerosas controversias de los bárbaros pero las influencias más importantes
en el transcurso del tiempo han sido las Normandas y Suevas.
La llegada de los Normandos encontrará terreno fértil para una recuperación
global no sólo del Gargano, sino para toda Apulia.
104
Con los Suevos el paisaje urbano cambió de aspecto, pasando, primero bajo el
dominio de Federico II y después de su hijo Manfredo, desde “la civilización de
las catedrales” hasta la de los castillos. También en el campo cultural, bajo el
dominio de los Suevos habrá una producción artística muy importante, como
muestra la iglesia de Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo.
Durante el periodo de los Aragoneses y de los Angevinos los carácteres de
indivualidad darán lugar a los extranjeros que llegaban a través de los Alpes,
como por ejemplo la cultura gótica. Luego de la creación de el Arancel de las
ovejas, ordenada por el rey Perdonando I de Aragón, determinará el completo
abandono de las tierras de Capitanata, que se vio privada de un rico patrimonio
económico, utilizado sólo como tierra para pastoreo de los rebaños que
provenian desde el Molise y el Abruzzo.
La intervención de los Borbones volvió a llevar al Gargano a prosperosos niveles,
de hecho la política borbónica marcó con mayor atención las reales necesidades
de los centros urbanos, una política con tendencia a frenar los abusos feudales y
los privilegios eclesiásticos.
Acercándonos a los días más cercanos a la actualidad Capitanata y Gargano no
tendrán mayor prosperidad económica después de la Unidad de Italia. Los
centenarios problemas agrícolos y sociales serán siempre el centro de un proceso
de desarrollo que no logra despegar y que permanece siempre entre crisis y
estrechez. Tiene que esperar el segundo periodo de posguerra para el auge
económico y social de las poblaciones gargánicas. Hoy el Gargano tiene una
función pujante en el desarrollo del turismo con sus balnearios y sus bellezas
naturales.
Las localidades gargánicas
Mattinata
A Mattinata por la calidad de sus aguas de baños se le ha otorgado muchas veces
la Bandera Azul por la Fundación Europea de Educación Ambiental. El nombre
105
del pueblo fue hasta la primera mitad del 800 Matinata que deriva de la tribu de
Matinates ex Gargani.
El casco antiguo está situado en la parte baja del pueblo, en él se puede
encontrar algunas construcciones típicas en piedra en seco, llamadas “almiar”,
que remontan a la mitad del siglo XVIII. Se trata de construcciones bajas con base
rectangular, constituidas por piedras calcáreas locales, brutas, encajadas una
sobre la otra.
Siempre ubicado en el casco
antiguo se encuentra el Palazzo
Mantuano, construido en 1840 y
casa de unas de las familias más
influentes
de
palacio
fue
recientemente,
Mattinata.
El
restaurado
pero
con
memoria del pasado, conserva el
marco del portal principal. Actualmente es la sede de la biblioteca multimedial
sede de numerosas exhibiciones de artistas.
Otro monumento importante de Mattinata es el Palazzo Barretta datado a los
inicios del 900, el palacio señorial Baratta así llamado gracias al nombre de su
propietario latifundista Giovanni Barreto que allí habitaba.
Sobre el Monte Saraceno una necrópolis de 500 sepulcros es testigo de la
presencia de los Daunos, que pertenian a los Yapigios (una tribu de los Illirios), de
los cuales numerosos restos arqueológicos están conservados en el museo
municipal de Mattinata y de Manfredonia. Las tumbas, con forma de útero,
recuerdan el rito del regreso a la vida prenatal. Entre estas los defuntos eran
ubicados encogidos con sus objetos más preciados. Desde el Monte Sacro se
pueden admirar las ruinas de una antigua abadía benedictina de la Santísima
Trinidad.
Son varias las bahías que se pueden encontrar a lo largo del litoral de Mattinata,
entre estas recordamos la bahía de Vignanotica y la bahía dei Mergoli.
106
La bahía de Vignanotica es una playa de guijarros, caracterizada por la presencia
de varias cuevas excavadas por el mar en la costa alta, a casi 13 km desde
Mattinata en dirección de Vieste. Se puede llegar a la bahía a través de una
senda bordeada de pino de alepo y maquia, un tiempo la entrada era sólo desde
vía mar. El lugar es conocido también como bahía de las gaviotas, por el
considerable número de estos pájaros. Bahía dei Mergoli (o dei Faraglioni), es de
una particular belleza e importancia a nivel mundial entre Mattinata y
Vignanotica. La presencia de altos artefice, de los “dos farallones” (residuos de
roca calcárea elaborados por la naturaleza), de las selvas de pinos y de la playa
de blancos guijarros, hacen de este lugar el emblema del territorio costero del
Gargano, y uno de los lugares de Apulia más renombrados y conocidos.
El Príncipe de la gastronomia de Mattina es, sin dudas, el aceite de oliva
extravirgen, producido entre las colinas y la llanura de Mattinata. Al aceite se le
dedica cada año la Fiesta del aceite, durante la cual las calles y las plazas del
pueblo se animan de pabellones para degustar los platos que se combinan
perfectamente con el aceite.
Vieste
Es el pueblo más oriental
del
promontorio
Gargano
y de
del
toda la
provincia de Foggia. La
particular ubicación urbana
de
este
relacionada
naturaleza
pueblo
está
con
la
cársica
del
Promotorio, que está caracterizada por capas rocosas a menudo corroída por la
acción del mar. El centro del pueblo si erige, sobre una pequeña península
rocosa, de forma más o menos simétrica, y muy característica por sus tres bahías
separadas por dos puntas:
Punta de San Francesco, dirigida hacia el este, es empinada, realzada y
ásperamente rocosa: aquí se encuentra el casco medieval, mientras, Punta di
107
Santa Croce, dirigida hacia el norte, es más baja. En esta zona el pueblo comenzó
a extenderse desde el Ochocientos. Entre las dos puntas se encuentra la
pequeña playa de Marina Piccola, dirigida hacia el faro.
En el extremo sur de la Punta di San Francesco se encuentra la ancha playa de
arena de Pizzomunno que empieza desde las rocas calcáreas sobre las cuales fue
construida la ciudad y que se extiende, hasta el sur, en dirección de
Pugnochiuso.
Al principio de la playa conocida como del Castello, si erige, casi como si
estuviese a la guardia de Vieste, un monolito de 25 metros de altura llamado
Pizzomunno que es el símbolo de la ciudad Gargano. A este se lo relaciona
algunas leyendas. Se cuenta que al tiempo que la actual ciudad era sólo una
aldea allí vivía un joven alto y fuerte que se llamaba Pizzomunno. Siempre en la
misma aldea vivió tambíen una chica de rara belleza, con el pelo largo color del
sol de nombre Cristalda. Los dos se enamoraron perdidamente, sin que nada ni
nadie pudiera separarlos. Todos los días Pizzomunno enfrentaba al mar con su
barco y rápidamente afloraban por las olas del mar las sirenas que cantaban
dulces canciones en honor a los pescadores. Las canciones de las sirenas eran
inútiles porque el amor que el joven sentía por Cristalda era muy fuerte y una de
las tantas noches las sirenas, sufrieron por un ataque de celos, agredieron a
Cristalda y la arrastraron en la profundidad del mar. Pizzomunno persiguió a su
amor en el mar. Al día siguiente encontraron el joven paralizado por el dolor en
la roca blanca que hasta hoy lleva su nombre.
Además de la belleza de las cavas y de las playas, el pueblo es caracterizado por
un maravilloso casco antiguo. Entre las varias arquitecturas se puede admirar la
Concatedral, que se erige en una de las zonas más alta de la ciudad. Otro
monumento importante de la historia de este pueblo es el Castillo, una maciza
construcción edificada por lo Suevos, domina el perfil de pueblo admirado de
lejos con su figura eminente. Cerca de estas construcciones se encuentra la Port
ad Alt, característica por su arco en punta, que era la entrada principal de la
ciudad.
108
Peschici
Peschici está situada sobra la cima de un eminente peña carsica que se levanta
por más de cien metros sobre el mar Adriatico, y domina una de las más
extraordinarias y encantadoras
bahías de Italia, la bahía de Peschici, el
pueblecito es de un blanco acegador que unido a la visión de la bahía forma uno
de los panoramas más típicos de Apulia.
El casgo antiguo de Peschici se trepa desde el puerto turístico hasta las
fortificaciones del castillo suevo. En el pueblo, existen callejones, pequeñas
plazas escondidas, escalinatas escarpadas, estrechos pasajes, arcos y casas
blancas, típicas de la arquitectura de la
costa de Puglia.
En memoria de una historia hecha de
ataques
seculares
e
incursiones
permanecen hoy algunas torres costeras
eregidas en la segunda mitad del
Quinientos para defender el territorio
por piratas y corsarios. Las fortalezas se
elevan sobre altas lomas a plomo sobre
el mar, en posición dominante y
panorámica respecto al mar Adriatico,
ubicación que resulta estratégica y
funcionaba para avistar y señalar a las
naves enemigas.
A dos kilómetros de Peschici, se puede admirar el pequeño Santuario de la
Madonna de Loreto, construido por un grupo de pescadores de Peschici como
acto de devoción hacia la Virgen, después haber sido salvados en una noche de
borrasca. Los pescadores soltaron el ex voto construyendo la capilla tan grande
como su barco.
Cerca de Peschici, se encuentra el renombrado Parque Nacional del Gargano que
se extiende por más de 120.000 hectáreas: une el litoral con las montañas, y
comprende una oasis de protección fauníistica instituida por la Región Apulia.
109
Vico del Gargano
Vico del Gargano apodado como “el pueblo del amor”, forma parte del Parque
Nacional del Gargano y de la Comunidad Montana de Gargano y también forma
parte de uno de los ayuntamientos de “I Borghi pi piú belli d'Italia”.
Fue fundada por el legendario condottiero eslavo Sueripolo en 970 d.C. y conoció
en los siglos diferentes dominaciones. Federico II puso las bases del castillo que
se puede admirar aún hoy en el barrio antiguo.
A primera vista, Vico parece el pobre hermano de las otras ciudades del Gargano,
como por ejemplo Peschici y Vieste, bien conocidas por el turismo de masa. El
pueblo parece algo pintoresco y decadente,
como las ruinas del mundo clásico en los
cuadros del Setecientos. Pero, mientras los
otros lugares ya no son más una novedad, Vico
se presenta con grandes potencialidades,
desgraciadamente, todavía no desarrolladas. La
suerte de Vico, se así se puede decir, fue el
abandono del casco antiguo – los tres barrios
medievales de Civita, Terra y Casale – a partir
de la mitad del Ochocientos, que permitió la
conservación
casi
integral
del
lenguaje
arquitectónico.
Entre las varias Iglesias, se recuerda la Matrice
con su portal en piedra y sus once altares
internos, fundada sobre una altura donde a su lado se encuentran los barrios
Civita y Casale; otra iglesia es la de San Giuseppe en el barrio Terra (también
llamado Burgo viejo) que guarda la talla de Cristo Muerto.
Por lo que concierrne a las construcciones civiles, son muy importantes las
murallas que en varios trazos han sido incorporadas con las habitaciones; el
Castillo con su forma cuadrangular donde se encuentran trazos de los varios
pasos de propriedad y de estilo.
110
Rodi Garganico
Es un conocido centro de producción de los cítricos del Gargano: Naranjas del
Gargano y Limones Femminiello, ambos DOP26, hasta el Medioevo.
Rodi Garganico se encuentra en el litoral norte del Gargano. Su centro de
población
promontorio
está
rocoso
sobre
entre
un
dos
largas playas de arena a pocos
kilómetros del lago de Varano. El
pueblo está rodeado por una
abundante vegetación, compuesta
sobre todo de plantaciones de
cítricos, olivares y pinedas y además
de árboles de ceratonias e higueras.
La costa, que se extiende en dirección norte es caracterizada por anchas playas
con una arena muy clara y que tiene los granitos particularmente finos.
Muchas son la pruebas de la presencia de los asentamientos prehistóricos
(paleolíticos y neolíticos) en esta zona. Pero la fundación del centro de población
en el lugar donde se encuentra el pueblo hoy es siguiente. El origen de Rodi
Garganico a menudo está relacionado con el movimento de expansión de los
ciudadanos de la Rodi griega que en el siglo VIII a.C. conquistó las costas atraidos
por el clima y las pinedas.
En el barrio Sotto il Castello se pueden admirar las murallas de defensa del
puerto de Rodi Garganico, que en en un tiempo eran más bien eminentes y que,
con el pasar del tiempo, fueron transformadas en casas.
Entre las varias arquitecturas religiosas de Rodi, recordamos el santuario de la
Madonna della Libera. En un principio la abadía era extra moenia (fuera de las
murallas), pero el santuario fue más tarde englobado en el casco antiguo
después a diferentes expansiones urbanísticas.
26
Denominación de Origen Protegida
111
Otra iglesia muy importante es la iglesia de San Nicola, construida en 1680 y
consagrada en 1827 por el arzobispo Eustachio Dentice, que puso sobre el altar
mayor las reliquias de San Cristoforo y San Teodoro.
El casco antiguo de esto pueblo es aporado como Vuccolo, que deriva del verbo
lombardo “vuccurare” que significa “gritar”, “llamar”. Está caracterizado por
estrechos callejones con trazados enredados, empinadas escalinadas, arcos,
pequeñas plazas escondidas y terrazas panorámicas. Debe su nombre a la típica
costrumbre de llamar, además, de gritar desde las terrazas a los maridos que
trabajaban con las redes o en los barcos.
Pero la zona que más caracteriza Rodi Garganico de otros centros gargánicos es
el Oasis Agrumaria. La secular tradición de producir cítricos es testimoniada por
los Jardines de Cítricos que rodean la ciudad.
112
Capítulo 2
Las Islas Tremiti
113
Tremiti,
las perlas del Gargano…
(Lucio Dalla)
114
Introducción
Único archipiélago italiano en el Adriático, las islas Tremiti son constituidas por
cinco islas (San Domino, la más famosa, San Nicola, el casco antiguo y
administrativo, Capraia, Cretaccio y Pianosa) y algunos escollos de modesta
dimensiones. El archipiélago se encuentra a casi veinte kilómetros del litoral
norte del Gargano, y se puede llegar
muy fácilmente desde las costas
limítrofes con helicóptero o con
barco nave.
Las islas Tremiti son un pequeño
rincón de paraíso, donde la limpidez
del mar, el fondo del mar limpios y
variopintos, el clima agradable, el
aire puro, la vegetación exhuberante,
la naturaleza intacta, las costas
abiertas por calas y cavas sugestivas
crean zonas de una etérea belleza
que ningún apasionado del mar y de
la naturaleza podría resistirle.
Las islas tienen características diferentes y en algunos casos complementarios:
•
San Domino, la isla más extendida, esta cubierta de una selva de pinos
carrascos y encinas, es seguramente la isla más bonita desde el punto
paisajístico-naturalista.
•
San Nicola, es un lugar muy rico de monumentos testigos de la historia
de las islas: torres, imponentes fortificaciones, murallas, iglesias y
claustros de una fortaleza-abadìa, Santa Maria a Mare, que tiene un
notable interés histórico y artístico.
•
Capraia es desierta de árboles y edificios, pero está cubierta de hierba y
flores chispeantes, hogar y mansión de una colonia inmensa de gaviotas.
•
Cretaccio, poco más que un escollo, es un puente natural entre San
Domino y San Nicola y por mucho tiempo fue el “machón” de un puente
que conectaba a las dos islas mayores.
115
•
Pianosa, se encuentra a casi veinte kilómetros a norte-este de la isla de
Capraia y forma parte de la administración del ayutamiento de las isla
Tremiti. Constituye la reserva integral del Parque Marino.
El parque marino de las Tremiti, uno de los hábitat naturales más lindos de todo
el Mediterráneo, es una reserva natural que comprende el área costal que rodea
las islas de San Domino, San Nicola, Capraia y Pianosa. En el parque es posible
admirar tipos de algas como las Acetabularias. Es aún más importante el
patrimonio pesquero: dentones, bogavantes, langostas, mújoles, caballito de
mar, y a baja profundidad, pulpos, jibias, meros, son sólo algunas de la especies
presentes en una reserva donde la pureza de las aguas convierte al hombre en
una única cosa con la naturaleza.
Historia
Las Islas Tremiti aunque tengan que agradecer su popularidad a sus bellezas
paisajístico-naturalísticas, vuelven a vestir un papel muy importante también
desde el punto histórico-cultural, tanto que pueden ser consideradas un “museo
a cielo abierto”, de hecho fueron pobladas hasta la época neolítica como pueden
testimoniar los diferentes descubrimientos de pueblos antiguos sobre la isla de
San Domino que remontan al signo VII – VIII a.C.
En la isla de San Nicola, en cambio, han sido descubiertos algunos agujeros de
pilotaje de una cabaña hecha en la Edad del Hierro aunque estas construcciones
fueran atribuibles a la edad clásica o la helenística.
El antiguo nombre de las islas era "Insulae Diomedeae", en honor al héroe
griego Diomedes: la leyenda cuenta que Adrodita, la diosa del amor, transformó
a sus compañeros en “diomedeae” raros pájaros de mar, que nidifican en la isla
de San Domino. El nombre “Tremitis” origen de su nombre Tremiti apareció por
primera vez en algunos manuscritos del Medioevo.
En la edad medieval (siglo IX D.C.) en donde nació el primer centro religioso de
las islas, obra de los monjes Benedictinos dependientes de la Abadía de
Montecassino.
116
Ciertamente en el siglo XI D.C. la abadía de la isla tuvo un período de gran
esplendor, pero justo este esplendor marca el inicio de su decadencia: por un
lado las tensiones con l’Abadía de Montecassino, por la que reivendicaba su
independiencia, por otro las relaciones con los dálmatas, mal visto por la Santa
Sede, llegaron a un colapso moral, que en 1237 llevó al Cardinal Raniero da
Viterbo a encargar al obispo de Termoli a sostituir la orden de los benedictinos
con la de los cistercienses de San Bernardo, que ampliaron y fortificaron la
abadía con la ayuda del Rey Carlos I de Anjou. Pero todo esto no fue suficiente
contra las invasiones de los piratas eslavos que en 1334 llevaron a la completa
desaparición de la orden y a la destrucción de gran parte del complejo
monástico.
luego la isla quedó completamente deshabitada por algunas decenas de años y
distintas órdenes religiosas rechazaron de tranferirse a las islas hasta cuando en
1412 Papa Gregorio XII envió una congregación de canónicos Lateranenses, que
la restauraron con un rico estilo renacentista, transformando el exterior en una
imponente fortaleza haciendo resaltar nuevamente su antiguo esplendor.
A esto, siguió un largo período de declinación debido a las frecuentes invasiones
turcas y a una profunda crisis económica .
En el 1792 instituyeron en las Tremiti un penal que fue activo hasta el 1926.
Durante el período fascista, Mussolini estableció el confinamiento de policía,
enviando presos políticos y delincuentes comunes.
San Domino
San Domino es la isla más grande del
archipiélago de las islas Tremiti y es la
más hermosa por sus paisajes, además
de ser la más completa por oferta
turistica.
Está cubierta de una característica
selva de pinos carrascos que llega
hasta las rocas que van a precipicio en el mar.
117
Las aguas son claras y la costa es accidentada por playas, puntas y escollos:
rodeando toda la isla no existe un lugar donde no valga la pena ser visitado.
Considerando la conformación costal de las islas, frecuentemente se pueden
encontrar pequeñas ensenadas y calas de formas sofisticadas y actrativas. Entre
las tantas, por importancia se pueden citar algunas como: Cala delle Arene27,
única playa de una cierta dimensión presente en el archipiélago, Cala degli
Inglesi28, donde un barco inglés de contrabandistas hundió, Cala Tamariello, de
allí se va directamente al mar y en el cual es posibile el atraque de pequeñas
embarcaciones.
Como todo el Gargano, también en las Tremiti es posible admirar las cavas. Las
cavas de San Domino son: Grotta delle Rondinelle29, así denominada porque en
primavera las golondrinas nidifcan; Grotta del Bue Marino30 que sefuramente es
uno de los lugares más encantadores de la isla, se llama así porque en tiempo
pasados aquí vivió la muy cotizada (y por eso casi extinta) “foca marina o
magüeto marino”; Grotta delle Viole, dello Scoglio e la Grotta del Sale unas de
las cavas más linda de las Tremiti, con un fondo muy límpido y terso de aguas
azuladas, que en combinación con la miríada de peces y moluscos de diferentes
formas y colores, alumbrados por el sol, producen estupendos y sugestivos
colores sobre todo en las primeras horas del verano.
Circumnavegando la isla con una pequeña embarcación, se puede admirar un
extraordinario muestrario de obras maestras de la naturaleza, como por ejemplo
rocas, farallones, cavas y diferentes arcos naturales algunos muy bien
conservados.
Scoglio dell'Elefante31, no muy lejos de San Domino, es posible admirar una roca
grandiosa de forma animal. Se trata de una roca con altura de casi 20 metros que
recuerda la forma de un elefante acurrucado y con la probóscide tensa.
27
Cala de las Arenas;
Cala de los Ingleses;
29
Cava de las Golondrinas;
30
Cava del Buey Marino;
31
Escollo del Elefante;
28
118
Punta del Diamante, así llamada porque la leyenda narra que aquí fue escondido
un diamante de extraordinario tamaño. La costa se presenta alta y accidentada,
el mar toma una variedad de colores fosforescentes, azul y esmeralda. Desde
aquí es posibile observar el Scoglio del Monaco32, de forma característica que
representa un monje genuflexo.
San Nicola
La isla de San Nicola es el casco antiguo y el centro administrativo del
archipiélago. La forma de la isla es alargada, con una costa accidentada,
defendida por robustas rocas y paredes a plomo sobre el mar. En la parte oeste
de la isla se encuentran torres, el castillo y las antiguas muralla. Este lado es el
menos escarpado y desciende de manera más o menos ligera hacia una pequeña
playa de arena, donde está la Marina,
con un adyacente muelle. Desde el
muelle se puede subir hacia el centro
poblado tomando la única puerta de
ingreso y subiendo un tramo entre el
monte y una aspillera, utilizada por
los monjes para escrutar el mar.
Además de un maravilloso paisaje,
San Nicola ofrece monumentos que el turista tiene que absolutamente visitar,
entre los cuales recordamos:
•
Castello dei Badiali33;
•
Abbazia S. Maria34
32
Roca del Monje
El Castillo de los Badiali;
34
La Abadía de S. Maria;
33
119
Abbazia di Santa Maria fue construida en el 1045 d.C. por los monjes
Benedectinos, de aspecto eminente y majestuoso, fue dedicada a “Santa Maria a
Mare”. Después sobre comisión de los Canónicos Lateranenses fueron
modificadas la fachada y el portal, con temas decorativos de influencia
renacentista.
Son diferentes las obras que se pueden admirar en el interior, entre las cuales se
citan:
•
La cruz de madera, de una forma particular, típica de la iconografía
griega-bizantina;
•
La talla de "S. Maria a Mare", que representa la Virgen con el niño. Las
caras son morenas y este particular revela influencias de tipo bizantino
•
El políptico de madera, sobre el altar mayor, una obra maestra, del arte
de la entalladura, laminado de oro.
•
El pavimento a mosaico, seguramente la obra más importante de la
iglesia, que, después de varios restauros, actualmente es posible admirar
en la nave principal.
Castello dei Badiali. Para defensa de la Abadía, se levantan imponentes murallas
y el Torreón angevino, forma circular que bordea el ingreso principal del castillo.
Es posible admirar diferentes e ingeniosas obras de defensa, construidas en
época de los Cistercensos con el patrocinio de Carlos de Anjou.
Capraia
La isla de Capraia es la segunda por
extensión del archipiélago de las Tremiti.
Capraia
está
deshabitada
y
es
prevalentemente rocosa, con escasa
vegetación. Su nombre deriva de las
alcaparas que es una planta que se
encuentra muy facilmente por aquí.
120
La parte de la costa al norte es alta, mientras la vertiente sur baja dulcemente
hacia el mar. En la costa oeste se encuentran dos calas, Cala Sorrentina y Cala dei
Turchi35, donde se refugiaron las gáleas otoman durante el ataque en agosto del
1567.
En el 1998 la más grande estatua de Padre Pio jamás realizada por Domenico
Norcia, (que es también la estatua submarina más grande del mundo realizata.
La estatua es muy imponete: 3 metros de altura, por un peso de 12,25 de
quintales y más 110 quintales de basamento.
Cretaccio
La pequeña isla de Cretaccio, de
estructura arcillosa esta desprovista de
vegetación, se encuentra entre San
Domino y San Nicola. Más que la menor
de las Islas Tremiti, es considerada la
mayor de los escollos del archipiélago,
que a causa de la corrosión incesante
de los agentes atmosféricos reducirá
sus extensión durante los siglos hasta a desaparecer.
La leyenda narra que la isla fue poblada por espectros. Se cuenta que aquí fue
ajusticiado un presidiario, y su fantasma vaga durante las noches de
tempestades, teniendo entre las manos su cabeza decapitada. A enriquecer el
“escalofrío” contribuye el escollo cercano llamado “La Vecchia”36 de color negro
oscuro, propiedad de una vieja bruja.
35
36
Cala de los Turcos;
La Vieja;
121
Pianosa
Pianosa,
distante
casi
veinte
kilómetros de las otras islas del
archipiélago, su nombre deriva de su
estructura llana.
La limpidez cristalina de las aguas, el
canto de las gaviotas que se estrella
contra el sugestivo griterío del mar,
hacen despertar en el hombre la
sensación de formar parte de la
naturaleza.
La isla, desprovista de la característica maquia mediterránea que recubre a las
Tremiti y el Gargano, está totalmente deshabitada y cubierta de un piedrisco
debido a la desecación. Desde 1989 Pianosa es reserva natural total.
122
Capítulo 3
El Parque Nacional del
Gargano
123
« El Gargano es el monte más vario que pueda
imaginarse. En su corazón tiene la Foresta Umbra,
con hayas y rebollos que tiene 50 metros de altura y
un tronco por una brazada de 5 metros, y la edad de
Matusalé; con abetos, arces, tejos; con una plenitud,
un color, la idea que las estaciones se hayan
encantadas sobre la hora de la noche; con corzos,
liebres, zorros que escapan entre los pies; con cada
gorgorito, gemido, cantar de los pajaritos...»
(Giuseppe Ungaretti)
124
Introducción
Instituido con el Decreto del Presidente de la República el 5 de junio de 1995,
después de diferentes tentativos a partir del 1963 (desgraciadamente
fracasados), para impedir la acción devastadora de los lugares más hermosos e
intactos del promontorio a causa del hombre con calles, construcciones edilicias
en continua expanción y a causa de los incendios y caza furtiva, la creación del
Parque constituyó además de un
señal hacia la tutela del paisaje,
también la salvaguardia de los
magníficos habitat representados
por las lagunas costeras de
Varano y Lesina.
El parque hace alarde de la
primacía nacional de la biodiversidad; lo que más sorprende es la elevada
concentración de formas vivientes. Internarse en el Parque del Gargano es un
poco como volver a encontrarse en uno de aquellos sueños agradablemente
confusos y en donde es muy difícil despertarse.
El corazón del Parque Nacional del Gargano es la Foresta Umbra que rapresenta
el pulmón verde del Parque y se desarolla a casi 830 metros de altitud. La selva
es mileneria y, a pesar de la deforestación y de los incendios que han sucedido
en los siglos, ha conservado, casi integralmente su capa vegetativa. La Foresta
Umbra es un rarísimo patrimonio del bosque caracterizado por varias especies
animales y vegetales.
El nombre deriva de la palabra latina umbra que significa “sombra”, de hecho la
selva es tan espesa que la vegetación no permite hacer entrar un rayo a la luz. En
su interior se encuentran algunas zonas que no se han sometido a la intervención
del hombre, pero han avanzado espontánea y naturalmente; entre las más
importante es considerable recordar la Riserva di Sflizi y la Riserva Falascone.
125
Bajo el aspecto de la vida silvestre la selva aparece rica de diversas especies
animales, como: el corzo gargánico, gamos, muflones y también distintas
especies de rapaces como el búho real y el halcón peregrino. Es fácil encontrar
también el gato selvático, el zorro, el erizo, la ardilla, y en las zonas más oscuras
grupos de jabalíes. El parque es conocitdo también por la gran variedad de
volátiles, existen 170 especies de pajaros y rapaces que viven y nidifican por
ejemplo: el petirrojo, el paro, el mirlo, el mochuelo, la garza imperial, la grulla y
el faisán, la lechuza y el cuervo imperial.
Entre los flores principales y característicos del parque encontramos la orquídea,
y además en primavera están presentes las campánulas, los ranúnculos, los
cardos ecc.
La Foresta Umbra tiene diferentes vías de ingreso, sendas peatonales y caminos
de interesante valor naturalístico señalizados, seguros y controlados por el
Cuerpo Forestal del Estado, en donde es posible realizar hermosas excursiones.
Las Orquídeas del Gargano
La palabra orquídea es una palabra mágica y fantasiosa que nos lleva con la
imaginación hacia grandes selvas
tropicales, donde una abundante
vegetación conserva celosamente
los secretos de una naturaleza
que
no
ha
sido
todavía
descubierta. Pero por suerte el
mundo de estas maravillosas
flores está también aquí en el
Gargano.
Una leyenda cuenta que el nombre orquídea deriva del nombre Orchis.
Orchis era un joven griego, un hombre de extraordinaria belleza y muy
vehemente. Hijo de una ninfa, él pensaba en poder tener todo utilizando su
belleza para conquistar a las muchachas más lindas y amables. Una noche,
126
durante una fiesta del dios Baco, tentó de violar unas de las sacerdotisas del dios.
Orchis pensaba de poderse salvar a la venganza de la muy potente Moira que
castigaba los abusos causados por el deseo de omnipotencia, pero no fue
perdonado y fue despedazado por las bestias feroces. Pero los dioses no querían
que la belleza del joven fuese olvidada por eso de sus restos hicieron nacer una
pequeña planta que en su parte subterránea reproducía las apéndices
anatómicas masculinas, que fueron la causa de la desgracia.
Generalmente las orquídeas tiene prefumes más o menos delicados, pero
algunas pueden emitir mal olor; mientras otras no tienen perfume. Las orquídeas
que partenecen al tipo Ophrys tienen flores singulares, curiosas y misteriosas, un
punto de encuentro entre el mundo de los insectos y el mundo vegetal.
Las orquídeas espontáneas del Gargano, únicas riquezas espontáneas, estan aquí
antes nuestros ojos como testigos de un patrimonio cultural que la naturaleza
renueva cada año y para siempre.
127
Capítulo 4
Los Trabucchi
128
Arcaico
humano mecanismo
Quedas
En la relación con el mar.
(Don Pasquale Vescera)
129
Introducción
Bajando por el Adriático la mirada del viajero en fuga hacia el mar es raptado por
extrañas arquitecturas de madera, por las antenas lanzadas hacia el mar penden
redes de increíbles dimensiones. Los trabucchi son hoy en día el símbolo del
Gargano.
El término trabucco puede tener diferentes etimologias: para el provenzal
trabucar que quiere decir volver a echar, trasladar; o para el nombre de una
máquina bélica del 1500, la catapulta, llamada también trabocco o trabucco, que
como la catapulta arrojaba y por eso transfería piedras y fuego, así también el
pescado es transferido desde el mar hasta la tierra.
Para el arquitecto americano Bernard Rudofsky el trabucco es “una arquitectura
sin arquitecto” única al mundo, muy refinada y bien ideada aunque tosca, simple
y primitiva. En efecto el trabuco se puede definir como un milagro de la
arquitectura creado por la gente común que, sin conocerle, ha aplicado las leyes
estáticas y dinámicas de la física, haciendo predominar a las nociones la
experiencia, el sentido común y el amor por el mar.
Hoy el trabucco, como ya se ha dicho, está entre los símbolos del Gargano, pero
un tiempo era utilizado para otras cosas. El trabucco nació por una cuestión de
seguridad, para evitar las fuertes marejadas o las tempestadas que de repente se
pudieron estrellarse contra la costa híspida del Gargano.
Una investigación que remonta a los años Sesenta hecha por el antes
mencionado arquitecto Bernard Rudofsky, en ocasión de una expoción de arte
primitiva, del mismo, montada en el Museo de Arte Moderna de Nueva York,
compara a los trabucchi de la costa gargánica a estructuras similares que existen
en la costa atlántica del Congo.
130
El nacimiento y la estructura del trabucco
El trabucco gargánico no nació por casualidad, él proviene de una larga
observación del movimiento migratorio de los peces de casa especie a lo largo de
la costa. Grandes manadas de cabezudos
dejaban estacionalmente, en otoño, las
aguas salubre de los lagos de Lesina y
Varano, para llegar a las numerosas calas
de aguas profundas del Gárgano.
El trabuco ha tenido más o menos de
setenta años de vida (1885 – 1959),
durante los cuales
nunca ha habido
ningún cambio estructural.
La estructura general del trabucco está constituida por siete componentes: el
puente, las árganas, las antenas, los árboles y la red.
El puente es una superficie de madera rectangular, utilizado como un plan de
acción. Sobre el puente se disponen dos árganas para el funcionamineto de la
red por seis cables, tres por parte, y la caseta donde se guardaba el pescado y
descansaban, por turno, los hombres durante la nocturna.
Las antenas constituyen la parte de la estructura más importante, sin de las
cuales no habría el trabucco. Está conformada por 5 o 6 palos muy resistentes
de abeto, atado estrechamente entre ellos con un grande hilo de hierro. A la
extremidad de las antenas son aplicadas las garruchas en la cuales corren las
cuerdas más externas a la red y la cuerda de hierro.
Los árboles son altos entre 15 y 18 metros y están construidos de una sola pieza
de madera. Otros están los tirantes que sostienen las antenas y los árboles entre
ellos y toda la estructura lateralmente al fin de limitar sus movimientos. La red
en el pasado era de algodón pero en los últimos años de nylon. En general,
cuando está mantenida por la red toma la forma de un cráter.
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La figura del hombre del trabucco y su trabajo
Todos los trabajos fueron duros y agotadores, pero
el del hombre del mar era aún más: todo era
incierto, y si otros tipos de trabajadores podían
contar con un salario fijo para el hombre del
trabucco incluso el salario era incierto. No tenia un
pago fijo, ni pacto y ni contracto: si se pescaba
ganaban un buen sueldo de otro modo tenían que
esperar tiempos mejores.
Para hacer funcionar el trabucco se nececitaban cuatro o cinco hombres; el
trabajo era principalmente de día y sólo las redes para la pesca de las jibias se
calaban de noche, pero en primavera.
Se pasaba todo el día así a la espera. En las horas y en los días más frios se
encendía el fuego y por turno los hombres iban a calentarse. A mediodía se
comía el pan traído de casa y si había pescado se cocinaba una sopa o se asaba a
la parrilla. El día era largo, agotador, aburrido e interminable, a menudo hecho
de largos silencios, porque los marineros son misteriosos y taciturnos,
especialmente cuando se hace el mismo trabajo con la misma gente durante
muchos años. Los hombres no tenían nada que decirse porque ya se habían
dicho todo, y las palabras eran siempre pocas y dichas distraídamente.
La mirada de la centinela fijaba en cambio el cebo y cuando ésta se agitaba se
corría. Los primeros en correr eran los hombres encargados a la árgana que
tenían que levantar el lado de la red que estaba en profudidad para llevarlo a la
misma altura de los oltros lados, después de giraba la grande árden y eran cuatro
los que lo hacían girar: la red se levantaba y los peces, cuando estaban en el
fondo de la red eran tomados de la retícula y puestos en las cajas. Una vez
vaciados las redes, el árgan era girado al revés y las redes eran llevadas otra vez
bajo el mar.
Y así empezaba de nuevo la espera.
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Trabucco y superstición
Todos los hombres del trabucco tenían una creencia común, o sea que la visita
de una mujer al trabucco traía mala suerte; pero esta habladuría no fue nunca
desacreditada, fue creada por esta anécdota:
Hace muchos años, uno de los trabucchi de Peschici parecía haber sido bendecido
por el mismo Dios, era como si una fuerza empujase a los peces del mar
directamente a sus redes. Los pescadores de los vecinos trabucchi, sin embargo,
no pudieron, la mayor parte del tiempo lograr pescar algo.
La desesperación era al límite; semanas y semanas habían transcurrido desde
que todos los trabucchi, excepto él, no pescaban. Era el hambre de muchas
familias: los acreedores querían el dinero, y sin él no daban tampoco una medida
de harina. Algunos pescadores que luchaban por sobrevivir, dejaron a un lado su
orgullo e iban al trabucco afortunado para pedir trabajo, pero a pesar de que
había necesidad de mano de obra, fueron despedidos de mala manera.
Fue en este momento que las mujeres de los desafortunados pescadores,
cansadas de esperar que las cosas cambiaran e inclinadas por la curiosidad de
comprender que era lo que estaba sucediendo, decidieron ir juntas al trabucco
afortunado. Eran muchas la madrugada de aquel día, enfrente la pequeña
escalera que llegaba directamente hasta el trabucco, en silencio, con los ojos fijos
sobre los pescadores que atónitos e incrédulos trataban de entender que estaba
pasando. De repente las mujeres empezaron a maldecir a las vigas, los palos, los
hilos que mantenían el peso del trabucco. Después de que las mujeres se fueron,
los hombres bajaron las redes pero aquel día no pescaron nada y lo mismo el día
siguiente. Las cosas cambiaron y en aquel trabucco no se pescó nunca más.
Además de las numerosas supersticiones los hombres del trabucco confian
demasiado en Dios y en los santos. Es famoso el milagro de los peces de Sant’Elia
de Peschici y del trabucco de Monte Pucci.
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La crisis del trabucco y su destino
Los elementos que influyeron en la crisis del trabucco fueron muchos pero en
primis fueron las vicisitudes relacionadas a la gestión del lago de Varano, único
lago propiedad del estado italiano.
Este lago baña las tierras de tres comunes:
Cagnano Varano, Carpino e Ischitella. Los
ciudadanos de estos lugares en este espejo
de agua, hacen alarde y ejercitan, desde
hace demasiado tiempo, el uso cívico de la
pesca que fue mantenido y respetado
siempre, también cuando en estas tierras
fueron creados los feudos.
Para honrar este derecho, que siempre fue denegado, el Colectivo de los
pescadores al fin de mantener cerrados los peces en el lago, instaló en la boca de
Capojale, una red formada por muchos palos clavados en el fondo del mar. Estos
instrumentos se aplicaban al final de mayo y se eliminaban en la primavera
siguiente. Cuando esto sucedía el trabucco no pescaba más, tampoco un pez;
todo esto llegó a consecuencias desastrosas para las familias de los empleados.
En los años Cincuenta los pescadores de Vieste y Peschici organizaron en la boca
de Capojale una manifestación de protesta contra lo que venía definido un
abuso. Fue una guerra entre pobres, que no consiguió a ningun resultado
positivo.
Pero no fue sólo eso, también el fin de la guerra y el progreso social, llevaron
también la pesca indiscriminada bajo costa, con un centenar de motopesqueros
que, sin posa, aran los fundales; la pesca con explosivo y la contaminación de las
aguas ha hecho lo demás.
Las buenas pescas se hicieron más raras que también los irreducibles perdieron
el interés y le dieron la espalda al trabucco.
Hoy en día la Región Apulia no tiene una ley normativa regional para preservar,
promoverla la recuperación o la valorización de los trabucchi, por eso será el
Ente Parque Nacional del Gargano a garantizar un futuro a los trabucchi de
Peschici y Vieste.
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El 1 de Junio 2001 fue constituida la Asociación sin fines de lucro “I Trabucchi del
Gargano”, que tiene la precisa finalidad de conservar estos monumentos. Hacen
parte el mismo Parque Nacional del Gargano, las asociaciones ambientalistas
Italia Nostra, Legambiente y WWF Italia y todos los titulares de los trabucchi de
Vieste y Peschici.
Los Otros Trabucchi
Los trabucchi no están presentes sólo en las costas del Gargano, también están
en otras costas del Adriático y del Tirreno existen máquinas símiles. Otras, como
los del Lacio y de Romaña, no son una máquina para el trabajo, sino un
pasatiempo. Se llaman bilancino y están ubicados en la boca de un canal o de un
río.
El trabucco de Abruzo se encuentra en el trecho entre Ortona y Vasto, donde
playas pedregosas se alternan por escollos diseminados. Aquí si erige su
estructura que ellos llaman “trabocco”, que tiene dimensiones más pequeñas del
trabucco gargánico.
Las dos antenas tienen una largura de 20 metros contra los 40 de los del
Gargano. Falta el árbol porque pescan con la red completamente aplatada sobre
el fondal, ya que el pez capturado es aquel residente.
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Conclusione
Per concludere questo lavoro voglio ringraziare chi mi è stato vicino in questi tre
anni fatti di alti e bassi e di lunghi viaggi estenuanti alla volta di Roma ma
soprattutto immensamente pieni di tanti ma tanti sorrisi.
Per questo ringrazio i tutti i tutors del Polo di Foggia che si sono susseguiti in
questi anni, che mi hanno sempre spinto a fare ogni volta di più e ogni volta
sempre meglio e che mi hanno dato tanto sia dal punto di vista didattico che da
quello umano.
Ringrazio i miei meravigliosi quattro colleghi, che hanno reso lezioni ed esami
meno pesanti e di cui porterò sempre un ricordo speciale di ognuno di loro e
spero che anche per voi valga la stessa cosa.
Ringrazio tutti i miei amici che sono e saranno una piacevole pausa dallo studio e
che hanno resistito ad alcuni momenti di irrazionalità dovuti allo studio. Ad Ilaria
che nonostante sia stata all’estero in questo periodo, mi ha supportato come se
fosse stata a due passi da me. E a Michele, che da due anni a questa parte, mi ha
sempre messo il sorriso sulle labbra facendomi dimenticare l’ansia pre-esame ed
ha gioito dei mie successi e mi ha confortato quando ne avevo bisogno.
Infine ringrazio le persone che mi hanno dato alla luce, e soprattutto, la
possibilità di andare avanti con gli studi per regalarmi, si spera, un futuro
migliore. Mamma e papà. Coloro che mi hanno sempre sostenuto nei momenti
più duri e mi hanno spinto a dare il cento percento. Coloro a cui ho rubato il
sonno ogni volta che avevo un esame. Coloro che hanno goduto sia per un trenta
e lode che per un diciotto. Coloro che sono le persone più importanti della mia
vita. Spero che voi siate fieri di me e delle scelte da me fatte fin da quando ho
iniziato gli studi. Vi amo.
Ringrazio quindi, tutte quelle persone che si sono alternate in questi tre anni,
perché se sono arrivata a questo punto un po’ è anche merito vostro.
Grazie.
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Bibliografia
• Carlo Fusilli – Grotte del Gargano, Guida alle principali cavità del Parco Edizioni del Parco, Parco Nazionale del Gargano, 2002.
• Angela Campanile – Il Trabucco, Tra storia e leggenda – Edigraf, Foggia,
2004.
• Mimmo Aliota – I Trabucchi del Gargano – Edizioni del Parco, Parco
Nazionale del Gargano, 2002.
•
Gennaro Ciavarella – Paesaggi Sottomarini, delle coste del Parco
Nazionale del Gargano – Edizioni del Parco, Parco Nazionale del Gargano,
2003.
• Claudio del Fuoco – Alla Scoperta delle Orchidee del Gargano – Edizioni
del Parco, Parco Nazionale del Gargano, 2001.
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Sitografia
http://it.wikipedia.org/wiki/Gargano
http://it.wikipedia.org/wiki/Manfredonia
http://it.wikipedia.org/wiki/Mattinata
http://it.wikipedia.org/wiki/Vieste
http://it.wikipedia.org/wiki/Peschici
http://it.wikipedia.org/wiki/Vico_del_Gargano
http://it.wikipedia.org/wiki/Rodi_Garganico
http://www.tremiti.eu/isole/home.aspx
http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_del_Gargano
http://www.garganowebtravel.com/parco_nazionale_del_gargano.html
http://www.orchideedelgargano.it/8/18
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