Vico del Gargano
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Vico del Gargano
Presentazione Sin dall’adolescenza ho sempre adorato la mia terra. Partendo dalla mia città fino ad arrivare all’intera Italia. Ho sempre pensato che un posto meglio dell’Italia non ce ne sia, non in questo mondo. Non è una questione di semplice patriottismo, perché una storia così fiorente, testimoniata da personaggi, monumenti e luoghi, e un patrimonio ambientale come il nostro non esiste da nessun’altra parte. Tutto questo accade ancor di più se penso al mio Gargano. La parola Gargano può essere sinonimo di tutto e niente. Tutto se si pensa ai suoi monti, alla sua fitta foresta chiamata Umbra proprio perché è impenetrabile ai raggi del sole, ai suoi 200 km di costa, una costa fatta da arenili, pinete, insenature, strapiombi, dune, grotte e faraglioni, ai suoi paesi, nonché mete turistiche, che sono ancora pregni di tradizioni e costumi, e può significare niente se non lo si conosce, se almeno una volta nell’arco di una vita umana non lo si è visitato. Al sol pensiero del mare blu, che in certe giornate è un tutt’uno con il cielo, la bellezza delle coste, a tratti rocciosi e in altri sabbiosi, alla vita animale e vegetale che si nasconde nella fitta foresta Umbra, al poter assaporare deliziosi frutti spontanei che costeggiano le strade più interne del Gargano mi viene la pelle d’oca. Mi fa emozionare e mi fa sentire fiera di appartenere a questa bellissima terra. Una terra tanto bella ma anche tanto sottovalutata che spesso, molto spesso è governata da gente che poco si cura di quello che la natura, e non solo, potrebbe offrirci, uno dei tanti esempi dei giorni nostri sono le possibili trivellazioni tra le Tremiti e la terra ferma. Una terra a volte straziata dalla malavita che si crede padre e padrone di tutto. Una terra che cerca di strapparsi questi episodi negativi da dosso e che giorno dopo giorno prova a stupire ogni suo visitatore con le sue bellezze naturali e artificiali, perché per fortuna il genere umano non è sempre cattivo, spesso anche lui cerca di lasciare qualcosa di buono. E così parlo fiera della mia terra, del mio Gargano, cercando di far conosce a chi leggerà questa tesi posti che all’apparenza sembrano sotto un incantesimo che li 1 tiene bloccati in un’epoca assai lontana dal tran-tran della vita frenetica delle grandi città di oggi. Parlo del Gargano cercando di far venire voglia a chi legge di visitarlo subito dopo, perché se non l’ha ancora fatto non sa cosa si è perso fino a questo momento. Vi parlo del Gargano, quel Gargano da me tanto amato, quel Gargano che mi ricorda le giornate al mare con i miei genitori da bambina e le serate d’estate con i miei amici in tempi più recenti. Parlo del Gargano sperando di far provare a chi legge quello che provo io quando penso alla mia terra. 2 Capitolo 1 Il Gargano 3 “C’è una montagna nell’Adriatico che si è messa a veleggiare incontro al sole nascente, come una grande fantastica nave, fermandosi incantata e dimenticata in mezzo al mare…” (Pasquale Soccio) 4 Introduzione Il Gargano, noto anche come Sperone d'Italia è una sub-regione dell'Italia che coincide con l'omonimo promontorio che si estende nella parte settentrionale della Puglia e corrisponde alla parte orientale della Provincia di Foggia. È interamente circondato dal Mare Adriatico, tranne ad ovest, dove confina con il Tavoliere. Nel suo territorio è compreso il Parco Nazionale del Gargano. Da un punto di vista puramente geografico, è separato dal resto della Puglia da una linea ideale che, dal punto più occidentale del Golfo di Manfredonia, procede in direzione Nord-Ovest fino a congiungersi con il confine del Molise. Cenni Storici Centro popolato già nel Paleolitico ne sono testimone di questa presenza le tante grotte dove è stata rinvenuta la presenza dell’uomo preistorico, infatti è di grande importanza il sito archeologico di Grotta Paglicci dove è stato ritrovato lo scheletro di un uomo di Cromagnon. Il Gargano fu abitato successivamente dai Dauni che lasciarono numerose stele in lungo e in largo per il promontorio. Ovviamente questa zona subì anche l’influsso romano dove alcune città come Argos Sipontum (Vieste), (Siponto), Portus (Arpi), Hippium Merinum Garnae (Rodi Garganico) e Matinum o Apeneste (Mattinata) divennero importanti centri Santuario di San Michele, presso Monte Sant’Angelo (FG) per cultura e sviluppo economico, dovuto in parte al commercio marittimo e alla posizione di "Ponte fra occidente e oriente”. La guerra greco – 5 gotica porterà alla distruzione dei centri dauni romani e permetterà l’affermazione del Cristianesimo. Risale proprio a quei tempi la costruzione del santuario di San Michele. Il pellegrinaggio che si sviluppò intorno al Santuario e al culto di San Michele, determinerà nel VII secolo, la conversione dei Longobardi al Cristianesimo, tanto che l’Arcangelo Michele diventerà il loro santo protettore e verrà effigiato sia sulle loro armature che sulle monete. Il collegamento fra la città di Benevento, sede del ducato, e il Gargano, sede del culto micaelico, rimarrà una delle costanti principali del Medioevo e favorirà lo sviluppo religioso ed economico dei centri garganici, specie quelli che si troveranno sulla principale direttrice viaria che prenderà, in seguito, la denominazione di Via Sacra Longobardorum. Oltre ai Longobardi il Gargano, come tutta la Capitanata, è stato luogo di numerose controversie barbariche ma le influenze più importanti nel corso del tempo sono quelle normanne e sveve. L’arrivo dei Normanni troverà terreno fertile per una rinascita globale non solo del Gargano, ma dell'intera Puglia e delle sue città. Avvenne proprio nel santuario di San Michele l’incontro fra Normanni e Melo da Bari1, che chiese aiuto per la sua lotta contro i Bizantini ad un gruppo di pellegrini normanni tornati dalla Terrasanta; infatti bisogna anche ricordare che il Gargano è stato un punto strategico per le partenze in Terrasanta durante le Crociate ed è proprio da questo che nascono le leggende sulla relazione che intercorre tra il Gargano, i Templari e il Sacro Graal. Con gli Svevi il paesaggio urbano della Puglia e del Gargano cambia volto, passando, con Federico II e suo figlio Manfredi, dalla “civiltà Federico II di Svevia delle cattedrali” a quella dei castelli. Il figlio Manfredi, nel Gargano, consolidò il castrum di Monte Sant’Angelo e fece costruire castelli a Vico del Gargano, Vieste, Carpino, 1 Melo da Bari, fu il capo della prima rivolta bizantina in Puglia; 6 Sannicandro Garganico e Apricena. Nel 1256 eresse una vera e propria città, Manfredonia, il cui nome deriva proprio da quello di Manfredi, dopo che Siponto era stata distrutta da un terremoto. Anche in campo culturale, sotto gli Svevi si avrà un’alta produzione artistica, come dimostra la chiesa di Santa Maria Maggiore in Monte Sant’Angelo. Durante il periodo Aragonese e Angioino verranno a mancare i caratteri di individualità culturale per dare posto a quelle straniere che arrivavano oltralpe, come quella gotica. L’istituzione, poi, della Dogana delle pecore2, ad opera del re Perdonando I d’Aragona, determinerà il completo abbandono delle terre dell’intera Capitanata, che si vide privare di un ricco patrimonio economico, usato ormai solo come terra di pascolo e di transito per le greggi provenienti dal Molise e dagli Abruzzi, assumendo marcate caratteristiche pastorali. Durante il periodo aragonese si hanno in Puglia vari tentativi di restaurazione angioina e rivolte baronali. Ferdinando I, per pacificare la regione, concede in feudo il Gargano al principe albanese Giorgio Castriota Iskander (lo Skanderbeg), mentre le città costiere incominciavano ad essere insediate dai Turchi. Ancora vivi nella memoria della gente garganica sono gli eccidi perpetrati dai Turchi, prima a Vieste nel 1554, dove perirono più di 5000 abitanti, molti dei quali decapitati su quella che viene chiamata da allora la “chianca amara3”, e poi a Manfredonia, nel 1620, che venne occupata ed incendiata. Importate per le invasioni turche è anche il centro di Vico del Gargano dove fu costruita una cinta muraria con venti torri proprio per impedire l’ingresso dei Turchi nel centro. Risalgono al regno di Ferdinando il Cattolico le numerosi torri di difesa, sorte lungo le coste garganiche, così come i frequenti fenomeni di brigantaggio nelle campagne. L’intervento borbonico riporta il Gargano a fiorenti livelli, infatti la politica dei Borboni evidenzia una maggiore attenzione ai bisogni reali dei centri urbani, una politica tendente a frenare gli abusi feudali e i privilegi ecclesiastici. Tra il 1806 e il 1815, con i francesi, si ha il fenomeno dell’eversione della feudalità, il frazionamento del Tavoliere, l’abolizione della Dogana e la revisione dei catasti e, conseguentemente, le terre furono sottratte al pascolo e al bosco, quindi 2 La dogana delle pecore, regolamentava il settore agricolo e l'allevamento nel Tavoliere delle Puglie e permetteva la riscossione dei proventi derivanti dalla transumanza e dal diritto di pascolo, dai pastori i cui armenti svernavano in Puglia; 3 Chianca amara, dal dialetto viestano significa “la roccia amara”; 7 dissodate e poste a coltura. Infine si riuscì a predisporre un piano organico per la bonifica delle zone paludose, come quelle sipontine. Passando ai giorni più vicini ai nostri la Capitanata, e il Gargano, non avranno maggiore floridezza economica dopo l’Unità d’Italia. I secolari problemi agricoli e sociali rimangono sempre al centro di un processo di sviluppo che non riesce a decollare e che si mantiene sempre tra crisi e disagio, mancata realizzazione delle riforme e lente conquiste dei contadini, la cui situazione all’inizio del ‘900, peraltro, è una delle peggiori di tutta l’Italia meridionale. Si deve quindi attendere il secondo dopoguerra per il riscatto economico e sociale delle popolazioni garganiche, quando si cominciano a manifestare forme di vita rispondenti ad una società più moderna e civile. Oggi il Gargano ha assunto una funzione trainante nell’economia della Puglia, specialmente in riferimento allo sviluppo del turismo, che è una delle voci più attive di tutte le attività emergenti del Mezzogiorno, soprattutto con i suoi centri costieri e le bellezze naturali di quelli interni. Le località garganiche Manfredonia Vista di Manfredonia dal mare (FG) Nel gennaio 1256 il re di Sicilia e principe di Taranto Manfredi giunto a Siponto durante una battuta di caccia sul Gargano, trovò la città distrutta e gli abitanti costretti a vivere in case non più adatte all'uso abitativo, in un'area resa malarica dall'impaludamento. Decise quindi di ricostruire la città due miglia a nord dell'insediamento originario. Le sue intenzioni erano duplici: da un lato, creare uno dei più importanti centri di governo di tutto il Regno, secondo gli evoluti canoni amministrativi ormai consolidati dal padre, l'imperatore Federico II; dall'altro, presidiare il territorio la cui posizione era strategica anche per via della vicinanza all'Oriente bizantino. Le 8 conferì il proprio nome in segno di futuro prestigio, onore e potenza. Con la battaglia di Benevento del 1266, che segnò la morte di Manfredi, Manfredonia venne affidata a Carlo I d'Angiò e successivamente la città passo nelle mani degli aragonesi. Fu proprio,nel periodo segnato da Svevi, Angioini e Aragonesi che il centro garganico conobbe maggiore splendore. Ne è un esempio il Castello svevoangioino-aragonese, utilizzato, all’inizio, come fortezza, successivamente divenne nel corso del XVIII secolo come caserma ed il grande bastione a prigione. Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene tenuto in efficienza. Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l'edificio fu acquistato dal Comune di Manfredonia, appartenne all'orfanotrofio militare di Napoli. Attualmente, il castello appartiene allo Stato ed ospita al suo interno un museo per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante, infatti custodisce alcune stele daunie databili all'VIII-VI secolo a.C.). Altre strutture visitabili a Manfredonia sono: • La Cattedrale di Manfredonia è dedicata a San Lorenzo Maiorano patrono della città. In essa vi sono conservate la reliquia del santo e l'icona della Madonna di Siponto; • Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto, sorta sopra una Cattedrale di Manfredonia, dedicata a San Lorenzo Maiorano preesistente chiesa paleocristiana. La chiesa è attestata dal 1117 e assolse funzioni di cattedrale di Siponto sino al 1323. Si presenta come un edificio in stile romanico pugliese a pianta quadrata, edificato su una cripta della quale riproduce la struttura. Per motivi di sicurezza i principali arredi sacri fra cui l'icona della Madonna di Siponto e la statua della 9 Madonna dagli occhi sbarrati sono oggi custoditi nella cattedrale cittadina. Nel 1977 è stata eretta a basilica minore. Il centro manfredoniano è inoltre famoso per il suo Carnevale e per la festa della patronale in onore a Maria Santissima di Siponto che si tiene dal 28 agosto al 1 settembre. Mattinata A Mattinata per la qualità delle sue acque di balneazione gli è stata più volte conferita la Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education. Il nome del paese è stato fino circa alla prima metà dell'800 Matinata che deriva dalla tribù daunia dei Matinates ex Gargani. L'attuale centro cittadino sorge sulle colline antistanti la baia, forse dovuto ai consapevoli rischi alla vicinanza del mare, il quale iniziò a svilupparsi grazie ad alcuni Montanari4 che, per la salubrità dell'aria e per il clima mite, "scesero a valle" a partire dal XVI secolo. Il centro storico del paese si trova nella sua parte bassa ed è chiamato "Junno". Presenta alcuni esemplari di una tipica costruzione in pietre Mattina (FG) a secco, detta "pagliaio", che risalgono alla metà del sec. XVIII. Si tratta di costruzioni basse, a base rettangolare, costituite da pietre calcaree locali, grezze, incastrate l'una sull'altra; questo "pagliaio" è da accomunare ai trulli di Alberobello e ai nuraghi sardi. Sito nello Junno è il Palazzo Mantuano, costruito nel 1840 e da allora sede di una 4 Popolazioni che provenivano dalle montagne garganiche. Palazzo Mantuano, Mattinata 10 delle famiglie più influenti di Mattinata. Restaurato di recente, come memoria del passato, conserva la cornice del portone principale. Attualmente è sede della biblioteca multimediale comunale, dove vengono anche ospitate numerose mostre di artisti. A passeggio tra le piccole e strette vie di questo storico quartiere, risalendo le numerose scalinate in pietra, specie nelle ore serali, si riesce ancora a cogliere le affascinanti e a volte misteriose atmosfere di tempi lontani. Altro monumento importante di Mattinata è Palazzo Barretta. Risalente agli inizi del '900 il palazzo signorile Barretta è così chiamato dal nome del facoltoso proprietario terriero Giovanni Barretta che lo abitava. La tradizione vuole che la sua famiglia si sia estinta con lui, ultimo rappresentante della famiglia e senza discendenti. Il palazzo è oggi sede dell'amministrazione comunale nonché sede dell'ufficio del Sindaco. Sul Monte Saraceno una necropoli di 500 tombe testimonia la presenza della civiltà dei Dauni, appartenente agli Iapigi (una tribù degli Illiri5) di cui Monte Saraceno, Mattinata numerosi reperti conservati nel sono museo civico di Mattinata e in quello di Manfredonia. Le tombe, a forma di utero, rievocano il rito del ritorno alla vita prenatale. In esse i morti erano posti rannicchiati con gli oggetti a loro più cari. Coprivano le tombe delle lastre di pietra, le note “Stele Daune”, sormontate da teste, scudi e falli, secondo l'entità e l'importanza del defunto. Mentre sul Monte Sacro si possono ammirare i ruderi di un'antichissima abbazia benedettina, Santissima Trinità. Di difficile accesso, raggiungibile soltanto attraverso un sentiero che si inerpica per la montagna, di essa si conservano ancora le mura di cinta, numerosi capitelli e archi. L'intero complesso, composto 5 Popolazione Indoeuropea che nell’antichità si stanziò lungo le coste balcaniche e una piccola quantità di loro approdò lungo le coste garganiche. 11 da una chiesa abbaziale a tre navate e dal convento, è in stile romanico. Al suo interno vi era una cappella dedicata a San Michele Arcangelo e un battistero a pianta quadrata. Intorno al 1300 iniziò il suo declino. Terremoti e saccheggi hanno fatto di essa quella che oggi ammiriamo. Varie sono le baie che si possono trovare lungo il litorale mattinatese, tra queste ricordiamo baia di Vignanotica e baia dei Mergoli. La baia di Vignanotica è una spiaggia di ciottoli, caratterizzata dalla presenza di molteplici grotte scavate dal mare nella costa alta, a circa 13 km da Mattinata in direzione di Vieste. Si raggiunge attraverso un sentiero costeggiato da pini Baia di Vignanotica, Mattinata d'Aleppo e macchia mediterranea, un tempo l'accesso era solo via mare. Il luogo è anche conosciuto come baia dei Gabbiani per il notevole numero di questi uccelli. Baia dei Mergoli (o dei Faraglioni), è di una particolare bellezza e importanza a livello mondiale, e si trova fra Mattinata e Vignanotica. La presenza delle alte scogliere, dei "due Faraglioni" (residui di roccia calcarea lavorati dalla natura), delle foreste di pini e della spiaggia di ciottoli bianchi, è l’emblema del territorio costiero del Gargano e uno dei posti della Puglia più rinomati e conosciuti. Mattinata è una terra unica per i suoi prodotti rustici e genuini. La cucina locale Baia dei Faraglioni, Mattinata mattinatese è impostata su questi elementi, legati inoltre al territorio del Gargano e più in generale alla rinomata cucina tipica pugliese. 12 Principe della gastronomia di Mattinata è, senza dubbio, l'olio extravergine d'oliva, prodotto nelle colline e nella piana di Mattinata. All'olio di Mattinata è dedicata ogni anno la Festa dell'olio, durante la quale le vie e le piazze del paese si animano di stand per degustare quei piatti che si sposano magicamente con l'olio. Vieste È il comune più orientale del promontorio del Gargano e della provincia di Foggia. La particolare dislocazione urbanistica di Vieste è legata alla natura carsica del Promontorio Garganico, caratterizzato da strati rocciosi spesso erosi dall'azione marina. Il nucleo dell'abitato sorge infatti su una piccola penisola rocciosa, dalla forma Panoramica di Vieste (FG) più o meno simmetrica, caratteristica per le sue tre baie separate da due punte: Punta di San Francesco, rivolta verso est, ripida, rialzata e aspramente rocciosa: è qui che si ritrova il centro medievale, dato che questa parte della penisola offriva i migliori requisiti di sicurezza. In questa parte, ricca di vicoli, scalinate ed archi, si ritrova la maggior parte dei più prestigiosi edifici storici (la Chiesa di San Francesco e la cattedrale). Punta di Santa Croce, rivolta a nord, più bassa. In questa zona, relativamente pianeggiante, il comune ha cominciato ad espandersi soltanto verso l'Ottocento. La formazione di nuovi quartieri portò successivamente la vita di paese (nuovo municipio, parco comunale, chiesa di Santa Croce ecc.) a gravitare sempre più verso questa parte. E’ qui che si ritrova il porto di Vieste, tutt'oggi importante per le attività peschiere e per il traffico marittimo verso le Isole Tremiti, la Croazia e verso Manfredonia. Tra le due punte si ritrova la piccola spiaggia della Marina piccola, rivolta verso il faro (dove vige divieto di balneazione). A sud della punta di San Francesco si ritrova la lunga spiaggia sabbiosa del Pizzomunno che inizia dalle rocce calcaree sulle quali fu costruita la città e che si estende verso sud in direzione di 13 Pugnochiuso. Ad ovest della punta di Santa Croce, invece, si ritrova l'altrettanto lunga spiaggia di San Lorenzo, che a differenza della prima è ancora abbastanza ricca di spiagge libere. Inizia dal settore urbano edificato a partire dall'Ottocento (zona del porto) per estendersi verso ovest, in direzione di Peschici. Pizzomunno, Vieste All'inizio della spiaggia detta del Castello, ovvero quella a sud del centro abitato, si erge, quasi a guardia di Vieste, un monolite alto circa 25 metri chiamato Pizzomunno che è il simbolo stesso della cittadina garganica. Ad esso sono legate alcune leggende, spesso variazioni una dell'altra. Si racconta che al tempo in cui l'attuale città era solo un villaggio composto da sparute capanne ed abitato da pescatori vi vivesse un giovane alto e forte di nome Pizzomunno. Sempre nello stesso villaggio abitava anche una fanciulla di rara bellezza, con i lunghi capelli color del sole di nome Cristalda. I due giovani si innamorarono, amandosi perdutamente senza che niente potesse separarli. Pizzomunno ogni giorno affrontava il mare con la sua barca e puntualmente le sirene emergevano dai flutti marini per intonare in onore del pescatore dolci canti. Le creature marine non si limitavano a cantare, ma prigioniere dello sguardo di Pizzomunno gli offrirono diverse volte l'immortalità se lui avesse accettato di diventare il loro re e amante. L'amore che il giovane riversava su Cristalda, però, rendeva inutili le offerte delle sirene. Una delle tante sere in cui i due amanti andavano ad attendere la notte sull'isolotto che si erge di fronte alla costa, le sirene, colte da un raptus di gelosia, aggredirono Cristalda e la trascinarono nelle profondità del mare. Pizzomunno rincorse invano la voce dell'amata. I pescatori il giorno seguente ritrovarono il giovane pietrificato dal dolore nel bianco scoglio che porta ancora oggi il suo nome. 14 La leggenda racconta ancora che ogni cento anni la bella Cristalda torna dagli abissi per raggiungere il suo giovane amante e rivivere per una notte sola il loro antico amore. Varianti della leggenda vogliono che il nome della giovane sia Vesta o Vieste (legando così anche il nome della città a questa leggenda), o ancora Le baie tra Mattinata e Vieste vogliono che la bella fanciulla fosse figlia di una divinità marina che si opponeva all'amore con il giovane viestano e che per questo loro sentimento fu punita. Altre variazioni sul tema vogliono che la ragazza fosse la moglie di Pizzomunno e che fu assalita mentre attendeva sulla spiaggia il ritorno del compagno pescatore. Altro luogo naturale di importante bellezza sono le grotte scavate dal mare nella roccia calcarea del Gargano, che ha generato delle cavità e formazioni rocciose dalle forme più svariate e bizzarre. Ne è un esempio l'Architiello, scavato, appunto, dall'erosione presso la strada per Pugnochiuso a sud di Vieste. Le grotte sono L’Architiello di Vieste il fenomeni risultato di carsici, ma anche l'azione corrosiva di acqua marina e vento ha dato un contributo importante. Tra le grotte si ricordano la Grotta Sfondata, quella Due Occhi, la grotta Rotonda, dei Pipistrelli, del Serpente, la Viola e la Smeralda. Vieste è sempre stata un punto di riferimento di primo piano per partenza ed arrivo alle Isole Tremiti, situate poco lontano a nord della costa. Vale 15 esattamente lo stesso discorso per la Foresta Umbra, che costituisce un patrimonio biologico inestimabile per l'Italia del Sud. La necropoli paleocristiana La Salata, situata ad est della cittadina, è una delle più antiche e caratteristiche del bacino mediterraneo. Oltre alla bellezza di grotte e spiagge la cittadina viesticiana è caratterizzata da un bellissimo centro storico, tra le varie architetture troviamo la Concattedrale, che sorge in una delle zone più alte di Vieste. Il suo impianto tipico del romanico pugliese si ritrova in perfetta armonia con il campanile della chiesa, non particolarmente slanciato ma sapientemente progettato in stile barocco dopo un crollo nel 1772. La chiesa, Basilica a tre navate, reca tracce di continui adattamenti sovrapposti nel corso dei secoli. Nel complesso, rimane molto poco della struttura originaria medievale. Come le altre cattedrali della zona, è dedicata alla Maria Assunta. Altro monumento importante della storia di questo paese è il Castello, una massiccia costruzione fatta edificare dagli Svevi, che domina il profilo della città vista da lontano con la sua figura imponente. A pianta triangolare, si distingue dagli edifici e dal paesaggio circostante per il suo colore bruno, e si innalza a strapiombo sulle rocce calcaree che danno sul mare. Fu danneggiato durante le incursioni veneziane e durante la prima guerra mondiale. È attualmente usato dall'esercito. Castello di Vieste Nei pressi di queste costruzioni si trova la Porta ad Alt, caratteristica per l'arco acuto che costituiva l'ingresso principale della città. 16 Peschici Posta sulla punta più settentrionale del Gargano, Peschici domina la costa da Rodi e Vieste. Verso l'orizzonte, si scorgono le Isole Tremiti e di Pelagosa6. Negli ultimi anni, si è imposta come una rinomata località balneare garganica, per la qualità del suo mare e l'ottima balneazione. Peschici è posizionata sulla sommità di un'imponente rupe carsica che si eleva per oltre cento metri sull'Adriatico, e domina una delle più straordinarie ed incantevoli baie d'Italia, la Baia di Peschici. Il paesino è di un bianco accecante che unito al vista della baia forma uno dei panorami più Peschici (FG) tipici della Puglia. Il nucleo storico di Peschici si arrampica dal porto turistico fino alle fortificazioni del castello svevo. All'interno del paese, presenti vicoli, piazzette nascoste, ripide scalinate, stretti passaggi, archi e bianchissime abitazioni, tipiche dell'architettura della Puglia costiera. La costa diventa più articolata e alta, con insenature che si intervallano a strapiombi; calette, piccole spiagge sabbiose e ciottolose, spesso raggiungibili solo dal mare si alternano movimentando il verde paesaggio costiero, la pineta infatti si spinge a volte fin sulla spiaggia e i pini si abbarcano su bianche falesie e faraglioni. Il mare, limpido e caldo, invoglia a tuffarsi e i ricchi fondali ben si prestano alla pesca subacquea. Gli storici ecclesiastici, Pompeo Sarnelli e M. Cavalieri nel 1680 affermano che le origini di Peschici vanno fatte risalire agli Schiavoni o Slavi, chiamati dall'imperatore Ottone I per liberare il Gargano dai Saraceni. Il nome stesso di Peschici è probabilmente di origine slava. Numerose furono le incursioni Saracene sulle coste garganiche. 6 Piccolo arcipelago che si trova nell’Adriatico a 55 Km dal Gargano. Un tempo era italiano ora appartiene alla Croazia. 17 A memoria di una storia secolare fatta di attacchi ed incursioni restano oggi alcune torri costiere erette nella seconda metà del Cinquecento per difendere il territorio da pirati e corsari. I fortilizi si levano su alte rupi a picco sul mare, in posizione dominante e panoramica rispetto all'Adriatico: tale ubicazione risulta strategica e funzionale all'avvistamento ed alla segnalazione delle navi nemiche. Le torri hanno base quadrangolare e presentano la forma di tronchi di piramide; l'accesso avveniva dal lato rivolto verso i monti per mezzo di scale retrattili in legno, successivamente sostituite da rampe fisse in muratura. Uno dei tanti fortilizi Le feritoie, invece, che fungevano anche da finestre, erano aperte nelle pareti laterali. Esempio di un fortilizio Ogni torre doveva essere visibile da altre due torri: l'avviso delle imminenti incursioni di giorno avveniva per mezzo di segnali di fumo, di notte per mezzo di segnali di fuoco oppure ricorrendo al suono di campane o di corni. Talora venivano anche inviati dei messaggeri a cavallo ad allertare la popolazione locale. Tra le torri superstiti la più famosa è sicuramente quella di Monte Pucci che regala ai suoi visitatori un panorama meraviglioso. La torre, arroccata sull'alta roccia calcarea, avvolta dall'esaltante profumo di pino misto a quello del mirto, ha perso l'originario coronamento e come le altre della zona presenta dimensioni assai ridotte che ne attestano la funzione di avvistamento e non, quindi, difensiva. 18 A due chilometri da Peschici, si trova il piccolo Santuario della Madonna di Loreto, costruito da un gruppo di pescatori di Peschici per atto di devozione verso la Madonna, dopo essersi salvati in una notte di tempesta. I pescatori sciolsero il loro voto costruendo la cappella grande quanto la loro barca. Santuario della Madonna di Loreto a Peschici Nei pressi di Peschici, troviamo il rinomato Parco nazionale del Gargano, che si estende per oltre 120.000 ettari: unisce il litorale ai monti, comprendendo oasi di protezione faunistica istituite dalla Regione Puglia. Vico del Gargano Vico del Gargano soprannominato il "paese dell'amore", visto che il suo patrono è San Valentino, fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano. È uno dei comuni de "I Borghi più belli d'Italia" e fa parte della rete delle "Città sane". La sua frazione San Veduta di Vico del Gargano (FG) Menaio è una rinomata località balneare. Fondata dal leggendario condottiero schiavone Sueripolo nel 970 d.C. conobbe nei secoli varie dominazioni. Federico II di Svevia pose le basi del castello che ancor oggi troneggia nel rione antico. Agli Svevi si succedettero gli Aragonesi. Durante il periodo feudale Vico fu territorio delle più importanti famiglie napoletane, tra le quali i Caracciolo e gli Spinelli. Il periodo dei Lumi portò un 19 rinnovamento culturale che culminò con la fondazione della celeberrima Accademia degli Eccitati, la nascita di Michelangelo Manicone, l'innalzameno dell'Albero della Libertà e la costruzione del cimitero monumentale di San Pietro extra moenia (il primo in Europa). L'Ottocento vide la nascita ed il prosperare della coltivazione ed il commercio degli agrumi. Attività fiorenti fino a metà Novecento ed oggi in declino. A prima vista, Vico sembra il parente povero degli altri centri del Gargano, come Peschici e Vieste, noti al turismo di massa, belli e ripuliti. Assomiglia a qualcosa di pittoresco e decadente, come le rovine della classicità nei quadri dei vedutisti del Settecento. Ma mentre gli altri luoghi non sono più una novità, Vico si presenta con grandi potenzialità, purtroppo ancora inespresse. La fortuna di Vico, se si può dir così, è stata quella dell’abbandono del nucleo antico – i tre quartieri medievali di Civita, Terra e Casale – a partire da metà Ottocento, che ha consentito la conservazione quasi integrale del linguaggio architettonico, pur con ovvie situazioni di degrado. Tra le molte chiese, si ricorda la Matrice con il suo portale in pietra e gli undici altari interni, fondata su un’altura ai cui fianchi si assiepano le case dei rioni Civita e Casale; quella di San Giuseppe nel quartiere Terra (o Borgo Vecchio) che custodisce la statua lignea del Cristo Morto portata in processione il Venerdì Santo dalle Confraternite, le vere depositarie dell’anima del paese e dei suoi riti; la chiesa di San Marco risalente al XIII secolo; e fuori le mura, la chiesa di Santa Maria degli Angeli, con il Convento dei Cappuccini, ricca di opere d’arte; e Il Castello, Vico del Gargano infine la chiesa di San Pietro sul Monte Tabor, dalla lunga storia. Quanto all’edilizia civile, spiccano le mura che in vari tratti sono inglobate nelle abitazioni (la cerchia originaria di Teodisco da Cuneo è del 1292); il Castello con la sua forma quadrangolare in cui restano tracce dei vari passaggi di proprietà e di stile, dai Normanni agli Aragonesi; e il Palazzo della Bella, una curiosa riproposta neogotica di inizio Novecento dell’architettura fiorentina di Palazzo Vecchio, al quale dichiaratamente si ispira. 20 Rodi Garganico È un noto centro per la produzione degli agrumi del Gargano: (Arance del Gargano e Limoni Femminiello, entrambi DOP) fin dal Medioevo. Apprezzata località balneare, per la qualità delle sue acque di balneazione le stata più volte assegnata della Bandiera Blu dalla Foundation for Environmental Education. Nel 2010 ha ottenuto tre "vele" nell'ambito della campagna della Goletta Verde di Legambiente. Vista di Rodi Garganico (FG) Rodi Garganico si trova sul litorale nord del Gargano. L'abitato è abbarbicato su un promontorio roccioso tra due lunghi arenili sabbiosi a pochi chilometri ad est del lago di Varano. È circondato da una lussureggiante vegetazione, composta soprattutto da agrumeti, uliveti e pinete, nonché da alberi di carrube e fichi. La costa, che volge a settentrione, è caratterizzata da lunghe spiagge la cui continuità è interrotta dalla punta rocciosa su cui sorge l'abitato di Rodi Garganico. La sabbia che compone gli arenili è chiara e caratterizzata dalla granulometria particolarmente fine. La spiaggia, riparata dai venti di maestrale grazie allo schermo offerto dal porto, si estende in lunghezza per circa 4 km fin quasi alla spiaggia di San Menaio, ed è larga in prossimità dell'abitato più di 60 metri. Nel 2009, in seguito alle operazioni di dragaggio del fondo marino compiute durante la costruzione del porto turistico, centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia sono stati aggiunti all'arenile, contribuendo ad aumentarne ulteriormente la larghezza lungo tutto il fronte costiero. 21 La spiaggia di ponente si sviluppa ad ovest della città comprendendo la Spiaggia della Baia Santa Barbara e la Spiaggia del Lido del sole, dove si concentra la maggior parte delle infrastrutture turistiche rodiane. L'arenile si prolunga fino al confine comunale con Ischitella per una lunghezza totale di 4950 metri ed è formato nel tratto più La spiaggia di ponente di Rodi Garganico occidentale da una lunga serie di dune sabbiose che digradano lentamente in mare, mentre nei primi 400 metri ad ovest del porto si presenta ghiaio-sabbioso per la presenza di ciottoli trasportati dall'azione dilavante di piogge e maree. La spiaggia è interrotta in corrispondenza della foce del Torrente Romandato. Sono molte le prove della presenza di insediamenti umani preistorici (paleolitici e neolitici) nella zona. Ma la fondazione del nucleo abitato nel luogo dell'attuale paese è successiva. L'origine di Rodi Garganico è stata spesso collegata al movimento espansionistico dei Rodii popolo di etnia greca che nell'VIII secolo a.C. ne colonizzò le coste attratto dal clima e dalle pinete. Secondo diverse fonti illustri, Rodi Garganico, invece, affonderebbe le sue radici nella cultura dauna, e quindi potrebbe essere stata riedificata sulle rovine della mitica Uria. Un'epigrafe fa supporre che Rodi Garganico in epoca romana fosse una provincia amministrata dal Comite Gneo Suilio Mascillioni, magistrato ed esattore di tributi. Nella località Sotto il Castello si notano ancor oggi le mura difensive del porto di Rodi Garganico, che un tempo erano piuttosto imponenti e che, gradualmente, vennero Sotto il Castello, Rodi Garganico trasformate in abitazioni. Una botola scolpita nella rupe, poi, permetteva di accedere ad un locale sulla cui architrave si leggeva la scritta in latino Tabularium (archivio), dove 22 probabilmente veniva registrata l'attività commerciale e mercantile di Rodi Garganico. Con la caduta di Roma si susseguirono tempi difficili: Rodi Garganico fu distrutta dai Goti nel 485 d.C., ricostruita nel 553 dopo la guerra greco-gotica e attaccata dai Saraceni nel 950. Nel 1157 partì proprio dal porto di Rodi il Papa Alessandro III per recarsi a Venezia e riconciliarsi con Federico Barbarossa. Nel 1240, alleata di Federico II, fu saccheggiata dai Veneziani. Rodi conobbe un nuovo periodo di splendore a partire dal XVI secolo grazie alla produzione agrumaria, la cui filiera coinvolgeva quasi interamente la cittadinanza. Tale coinvolgimento è evidente nel tempo anche attraverso la religiosità locale. La "protezione" dei santi veniva considerata come un elemento fondamentale per un'agricoltura feconda: sin dal Seicento i rodiani erano in prima fila, in occasione della festa di San Valentino (protettore degli agrumeti) durante la lunga processione di febbraio verso il colle del Carmine per benedire piante e frutti di arance e limoni. Nel XIX secolo Rodi Garganico (rischiando di essere assediata dall'intero esercito francese) ospitò Gioacchino Murat, che qui fuggì dopo la seconda caduta di Napoleone e dopo aver cercato di raggiungerlo a Parigi. Fu da Rodi che Murat nel 1815 cercò, invano, di tornare a Napoli con un pugno di fedelissimi per sollevarne la popolazione. Nel secolo scorso, durante il ventennio fascista, attraversò un periodo sviluppo economico di discreto grazie alla costruzione della ferrovia garganica. Subito dopo la seconda guerra mondiale, tuttavia, il commercio degli agrumi, principale attività economica della città, Madonna della Libera di Rodi Garganico si arrestò a causa della situazione politica internazionale che ne limitava i flussi commerciali: non era infatti più possibile commerciare con le dirimpettaie coste dalmate, principale meta delle esportazioni rodiane. Tra le varie architetture 23 religiose del centro rodiano, ricordiamo il santuario della Madonna della Libera. In origine l’abbazia era extra moenia (fuori le mura), ma il santuario venne successivamente inglobato nel tessuto del centro storico in seguito alle varie espansioni urbanistiche. La costruzione dello stesso va collegata alla necessità di ampliare la cappella divenuta ormai insufficiente ad accogliere la crescente affluenza dei fedeli. La navata centrale risale ai primi del 1700. Lo stile architettonico è un barocco pugliese. L'altare maggiore, marmoreo, risale al 1873 e su di esso è posta l'icona della Madonna della Libera. Dipinta su tavola, essa ritrae la Vergine seduta su un trono con, sul grembo, il Bambino che gioca con una colomba trattenuta dal filo, mentre la mano destra della Vergine, benedicente, si leva facendo intravedere sul palmo il segno della croce. La tavola non è firmata, è assegnata alla scuola gotico-veneziana e risale probabilmente al 1400 - 1450. Nel Santuario, inoltre, si conservano quattro tele del 1700 di scuola napoletana e il Sacro Sasso su cui si posò la Vergine. Altra chiesa molto importante per il centro garganico è la chiesa di San Nicola. Edificata nel 1680, fu consacrata nel 1827 dall'arcivescovo Eustachio Dentice, che depose sopra l'altare maggiore le reliquie di San Cristoforo e San Teodoro. Qui si trova una statua lignea di San Cristoforo, compatrono della cittadina, venerata dalla popolazione e donata ai Rodiani dall'abate Giuseppe Spinelli (1681). Accanto alla chiesa si eleva un campanile alto più di 20 metri, di tre piani, la cui realizzazione si è svolta in due periodi diversi: la prima parte, una torre quadrangolare di stile romanico, fu completata nel XII secolo durante la dominazione normanna. Al XIII secolo, invece, risale la struttura ottagonale con la sovrastante cupola in stile gotico orientale. Fino al XVII secolo fu adibita a torre di vedetta e faceva parte del sistema difensivo costiero costituito da circa 25 presidi di avvistamento lungo tutto il litorale garganico. Il centro storico di questo paese viene chiamato Vucculo, che deriva dal verbo longobardo "vucculare" che significa "gridare", "chiamare". È caratterizzato da vicoli stretti con tracciati intricati, ripide scalinate, “Il Vucculo” - Centro storico di Rodi Garganico 24 archi, piazzette nascoste e terrazze panoramiche. Deve il suo nome alla tipica usanza delle popolane di chiamare, per lo più gridare, dalle terrazze i mariti intenti a lavorare le reti a "mare delle barche", il nome con cui ancora oggi viene chiamata la zona portuale. Ma l’area che caratterizza maggiormente Rodi Garganico dagli altri centri garganici è sicuramente l’Oasi Agrumaria che fu anche elogiata da Riccardo Bacchelli, scrittore e drammaturgo dei nostri tempi, con una frase molto simbolica: “Si dice che sia tanto soave l'odor degli aranceti sul lido di Rodi Scorcio dell’Oasi Agrumaria Garganico, da far venir le lacrime agli occhi quando è il tempo della fioritura”. La secolare produzione agrumaria è testimoniata dai Giardini di Agrumi che circondano la cittadina. Percorrendo le strade rurali che dal lungomare fino a San Menaio salgono verso le colline è possibile osservare vaste colture di arance e limoni, che fino al secolo scorso venivano esportati in tutto il mondo. A maggio, periodo di fioritura, è possibile percepire l'intenso profumo delle zagare (i fiori degli aranci) da tutto il litorale. Purtroppo per l'oasi agrumaria rischia di essere distrutta dalla speculazione edilizia. 25 Capitolo 2 Le Isole Tremiti 26 Tremiti, perle dell’Adriatico… (Lucio Dalla) 27 Introduzione Unico arcipelago italiano dell'Adriatico, le Tremiti sono costituite da cinque isole (San Domino, la più famosa, San Nicola, centro storico ed amministrativo, Capraia, Cretaccio, Pianosa) e da alcuni scogli di modestissime dimensioni. Si trova una ventina di chilometri al largo delle coste settentrionali del raggiungibile dalle Gargano, coste facilmente limitrofe via Le Isole Tremiti sulla cartina elicottero o via nave. Le Isole Tremiti si sviluppano per una superficie complessiva di circa 3 kmq. Le uniche isole abitate sono San Nicola e San Domino con una popolazione di circa 350 abitanti (che, oltre tutto, non vi risiedono per l'intero anno), rendendo il comune il più piccolo della Puglia ma, probabilmente, il più famoso dal punto di vista turistico, come testimoniato anche dalle residenze di numerosi vip. L'arcipelago delle Isole Tremiti è un piccolo angolo di paradiso, in cui la limpidezza del mare, i fondali variopinti e puliti, il clima gradevole, l'aria pura, la vegetazione rigogliosa, la natura incontaminata, le coste aperte da cale e grotte suggestive creano zone di una bellezza eterea cui nessun appassionato del mare e Scorcio delle Isole Tremiti della natura dovrebbe resistere. Questo straordinario santuario 28 della natura si è visto assegnare il riconoscimento, quanto mai meritato, di Bandiera Blu. L'economia delle Isole Tremiti si basa prevalentemente sulla pesca, sull'agricoltura e, soprattutto, sul turismo, che ha visto nascere, considerata la sempre maggiore richiesta estiva, numerosissimi hotel, residence, villaggi turistici e camping. L'arcipelago è meta ideale per una vacanza all’insegna del relax e del “romanticismo”. Sebbene di modeste estensione, le Isole Tremiti offrono un sorprendente campionario di situazioni ambientali che ci si aspetterebbe di trovare in un'area di ben altre dimensioni. In circa 20 km di costa sono rappresentate le più significative morfologie: coste basse con spiagge sabbiose, baie e promontori, coste alte rocciose con falesie a strapiombo sul mare. Scorcio dell’Isola San Nicola Le isole hanno caratteristiche morfologiche differenti e per certi versi complementari: San Domino, l'isola più estesa, ricoperta da una foresta di pini d'Aleppo e lecci, è sicuramente la più bella dal punto di vista paesaggistico-naturalistico. San Nicola è ricchissima di monumenti, testimonianza della storia delle isole: torri, fortificazioni imponenti, muraglie, chiese e chiostri di una fortezzaabbazia, Santa Maria a Mare, che ricopre un rilevante interesse storico e artistico. Capraia è deserta d'alberi e di edifici, ma coperta d'erbe e fiori sfolgoranti, meta e dimora di una sterminata colonia di gabbiani. Cretaccio, poco più che uno scoglio, è un ponte naturale tra San Domino e San Nicola e per diverso tempo fu davvero il "pilone" di un ponte che collegava le due isole maggiori. 29 Pianosa, posta ad una ventina di chilometri a nord-est dell'isola di Capraia, rientra amministrativamente nel comune delle Isole Tremiti. Costituisce riserva integrale del Parco Marino. Il parco marino delle Tremiti, uno degli habitat naturali più belli dell’intero mediterraneo, è una riserva naturale che comprende l'area costiera che circonda le isole di San Domino, San Nicola, Capraia e Pianosa. Nel parco è possibile ammirare l'Acetabularia Corallina Acetabularia Mediterranea alghe Mediterranea Mediterranea quali e ovvero la i rivestimenti di spugna. Ancora più straordinario è inoltre il patrimonio ittico: dentici, orate, astici, aragoste, cefali, cavallucci marini e, alle basse profondità, polpi, seppie, cernie sono solo alcune delle specie presenti in una riserva in cui la purezza delle acque rende l’uomo un tutt’uno con la natura. La ricchezza delle specie ittiche e vegetali, la suggestiva conformazione dei fondali rendono il panorama sottomarino di rara bellezza, ideale quindi per immersioni subacquee. Le acque delle Tremiti 30 Cenni storici Le Isole Tremiti nonostante debbano, la propria fama alla loro bellezza paesaggistico-naturalistica, rivestono un ruolo molto importante anche da un punto di vista storico-culturale, tanto da poter essere considerate un "museo a cielo aperto". Infatti, sono state abitate sin dall’epoca neolitica come testimoniano numerosi ritrovamenti di villaggi sull’isola di San Domino risalenti al VII – VIII secolo a.C. Sull’isola di San Nicola, invece, sono stati rinvenuti fori di palificazione di una capanna fatta nell'Età del Ferro sebbene queste costruzioni Alcune bellezze artificiali delle erano attribuibili all'età classica ed ellenistica. Isole Tremiti Il loro antico nome era "Insulae Diomedeae", in onore dell'eroe greco Diomede: la Leggenda narra che Afrodite, dea dell’amore, trasformò i suoi compagni in "diomedee7", rari uccelli di mare, che nidificano sui calcari di S. Domino. Il nome “Tremitis”, da cui l’odierno Tremiti, compare per la prima volta nei manoscritti di età medioevale e dovrebbe richiamare l'antica attività sismica che avrebbe portato le attuali isole a distaccarsi dal gargano. E’ proprio in età medioevale (IX secolo D.C.) che secondo il Chartularium Tremitense nasce il primo centro religioso delle Isole Tremiti, opera dei monaci Benedettini dipendenti dall'Abbazia di Montecassino. E’ certo che nell’XI secolo d.C. l’Abbazia raggiunse un periodo di estremo splendore, avendo esteso a dismisura i propri possedimenti e le proprie Alcune bellezze artificiali delle Isole Tremiti ricchezze: la potenza economico-culturale di questo periodo è testimoniata dal fatto che furono ospiti dell’abbazia Federico di Lorena, futuro Papa con il nome di Stefano X e Desiderio, in seguito Papa con il nome di Vittorio III, nonchè da una bolla di 7 Diomedee, uccelli molto simili ai più comuni gabbiani; 31 Alessandro IV del 22 Aprile 1256 che conferma la consistenza dei beni posseduti dai monaci su tutto l’arcipelago. Ma proprio l’estremo splendore di questo periodo segna l’inizio della decadenza: da un lato le tensioni con l’Abbazia di Montecassino, da cui si rivendicava l’indipendenza, dall’altro i contatti con i dalmati, malvisti alla santa sede, portarono ad un collasso morale, che portò, nel 1237, il Cardinale Raniero da Viterbo a incaricare il Vescovo di Termoli di sostituire l'ordine dei Benedettini con l'ordine dei Cistercensi di San Bernardo, che ampliarono e fortificarono l’abbazia con l'aiuto del Re Carlo D'Angiò. Tutto ciò però non fu sufficiente contro le incursioni dei pirati slavi, che portarono nel 1334 alla completa scomparsa dell'ordine ed alla distruzione di gran parte del complesso monastico. Fonti storiche parlano di un inganno grazie al quale i pirati dalmati riescirono ad espugnare la fortezza: i pirati finsero la morte del loro condottiero chiedendo per lui una sepoltura sull'isola. La bara fu condotta fino alla chiesa di S. Nicola dai pirati disarmati ma durante la celebrazione sacra il venne viene fuori dalla bara con le spade per i propri uomini.Fu una strage a cui nessun monaco riusci a sfuggire. In seguito a ciò l'isola rimane disabitata per decine di anni e diversi ordini religiosi rifiutarono di trasferirsi sulle isole fin quando nel 1412 Papa Gregorio XII invia una congregazione di canonici Lateranensi, che la restaurarono in ricco stile rinascimentale, trasformando l'esterno in una possente fortezza e riportandola all'antico splendore. A questo, seguì un lungo periodo di declino dovuto alle frequenti invasioni turche e ad una profonda crisi economica. La crisi si accentuò fino a quando Ferdinando IV, successo a Carlo III, nel 1782 soppresse l'Abbazia, incamerando i beni nel Regio Demanio. Nel 1792 istituì alle Tremiti una colonia penale che rimase attiva fino al 1926. Nel 1932 le Tremiti divennero comune autonomo. Durante il periodo fascista, Mussolini vi stabilisce il confino di polizia, inviandovi confinati politici e delinquenti comuni. Negli ultimi decenni, l'amministrazione delle isole è rivolta alla valorizzazione ed allo sviluppo turistico delle stesse, che rappresentano uno dei luoghi più belli e incontaminati d’Italia. 32 San Domino Con una superficie di 208 ettari, San Domino è la più grande dell’arcipelago delle Isole Tremiti e sicuramente la più bella per gli aspetti paesaggistici, oltre ad essere la più completa nell’offerta L’isola di San Domino turistica, con numerosi hotel, residence, villaggi turistici. E’ ricoperta da una caratteristica pineta di pini d'Aleppo che arriva, in molti punti, fino alle rocce, che vanno a strapiombo sul mare. Il rigoglioso sottobosco è costituito dalle specie tipiche della macchia mediterranea come mirto, rosmarino, fillirea, lentisco e ginepro. Il suddetto bosco è facilmente visitabile grazie ai numerosi sentieri attrezzati realizzati. Le acque sono limpide, la costa è frastagliata di spiagge, punte e scogli: circumnavigando l'isola non esiste punto che non valga la pena essere visitato. Data la conformazione costiera delle isole, ci si trova spesso di fronte a piccole insenature e cale dalle forme più sofisticate e suggestive. Tra le tante, citiamo per fama, Cala delle Arene, l'unica spiaggetta di una certa dimensione presente nell'arcipelago, la splendida Cala Matano (così chiamata in onore della duchessa Matano) che scende a strapiombo sul mare, con spiaggia arenosa, è una bellissima insenatura naturale che scendendo a strapiombo sul mare lascia una piccola caletta sul fondo, a cui si accede dall'alto grazie ad un sentiero. Cala degli Inglesi, dove affondò un battello inglese di contrabbandieri, Cala Tamariello, da cui si accede direttamente al mare e nella quale è possibile l'attracco di piccoli natanti, e infine, Cala Tonda, che forma un suggestivo laghetto. La punta di Zio Cesare, invece, costituisce l'estremità meridionale di S. Domino: al largo di questa è stato rinvenuto il relitto di una lunga nave romana. Tanti possono essere gli itinerari e le escursioni marittime riguardanti grotte ed altre zone molto famose della costa di San Domino come del resto vale per l'intero arcipelago. 33 Come lungo tutto il Gargano anche alle Tremiti è possibile visitare le grotte tra le tante di San Domino si ricordano: Grotta delle Rondinelle E' così nominata perché in primavera vi nidificano le rondini. Il suo interno è sorretto da 2 grandi pilastri eretti Grotta delle Rondinelle dalla natura. E' diventata famosa per l'aspetto che assume al tramonto del sole nei caldi giorni estivi: i raggi solari, penetrando con una certa difficoltà nelle feritoie della grotta, formano rimbalzando sulle pareti e sull'acqua una varietà di colori. Grotta del Bue Marino Sicuramente uno dei posti più incantevoli dell'isola, così chiamata perché in tempi passati vi abitava la ricercatissima (e per questa quasi estinta) "foca marina o vitello marino". S'interna per una lunghezza di metri 70 e si allarga da 6 a 14 metri per formare in fondo una piccola ma incantevole spiaggetta arenile. In questa grotta data la bassa profondità delle acque, è possibile ammirare il suggestivo fenomeno della luminosità: la luce del sole, avendo attraversato le acque basse della cavità, ne tinge di azzurro le pareti stesse. La grotta del Bue Marino si trova ai piedi dell’alta e famosa Ripa dei Falconi, falesia dove nidificano il falco della regina, il falco pellegrino e le Diomedee, rari uccelli di mare il cui canto notturno, secondo Grotta del Bue Marino la tradizione, sarebbe il lamento dei soldati per il loro eroe perduto Diomede. Grotta delle Viole, lo Scoglio e la Grotta del Sale Una delle grotte più belle dell'arcipelago delle Tremiti, dal fondo limpidissimo e terso di acque azzurrine, che in combinazione con la miriade di pesci e di 34 molluschi, dalle forme e dai colori più svariati, illuminati dal sole, producono colori meravigliosi e suggestivi, di colore violaceo, soprattutto nelle ore mattutine estive. Sul pendio delle rocce, invece, si possono ammirare una quantità di fiori a non finire, e, soprattutto le viole, da cui deriva il nome. Mentre sullo Scoglio e la Grotta del Sale si raccoglie, come già indica il nome del posto, una grande quantità di sale bianchissimo. Oltre alle grotte lungo la costa dell’Isola di San Dominio è possibile visitare numerose bellezze naturali, come ad esempio: Architiello L’Architiello Circumnavigando l'isola con una piccola imbarcazione, si potrà ammirare uno straordinario campionario di capolavori della natura, tra cui i bellissimi scogli, faraglioni, grotte e numerosi archi naturali, tra cui alcuni molto ben conservati. Punta del Diavolo Così chiamata perchè la leggenda vuole che qui un pescatore, bestemmiatore, in seguito a uno scatto d'ira dovuto alla scarsa pesca notturna eslamò: "Diavolo?!". Il malcapitato però si sentì rispondere, senza vedere nessuno, "cosa vuoi dal diavolo?". Era il diavolo che lo rispose. Lo Scoglio dell'Elefante Appena prossimi alla punta di S. Domino, Lo Scoglio dell’Elefante possibile oltre Cala scorgere Matano, uno è scoglio grandioso a forma di animale, si tratta di una roccia con un'altezza di circa 20 metri che ricorda un elefante accovacciato con proboscide tesa, come se stesse abbeverandosi o, per i più "poetici" come se stesse fiutando il vocio di un mare incontaminato. 35 I Pagliai Sono una decina di piccoli e grandi monoliti, così chiamati perché il loro aspetto richiama la forma, vagamente piramidale, dei pagliai delle campagne italiane. Uno di questi è forato, formando un suggestivo arco navigabile per circa venti metri. Punta del Diamante Così chiamata perché la leggenda vuole che qui sia stato nascosto un diamante di straordinaria grandezza. La costa si presenta alta e frastagliata, il mare assume una varietà di colori fosforescenti, azzurro e smeraldo. Da qui è possibile vedere lo Scoglio del Monaco, dalla caratteristica forma richiamante un monaco genuflesso. San Nicola L’isola di San Nicola è il centro storico e amministrativo dell’arcipelago. Si sviluppa su una superficie di 42 ha, ha una lunghezza di 1600 metri, una larghezza di 450 metri e un altezza massima di 75 L’isola di San Nicola metri. Mentre a S. Domino spetta il titolo di più bella per gli aspetti paesaggistici, S. Nicola è sicuramente la più interessante per i resti monumentali, testimonianza della storia delle isole: torri, fortificazioni imponenti, muraglie, ridotti, chiese e chiostri di una fortezza-abbazia, Santa Maria a Mare, nella quale si alternarono i Benedettini cassinesi, dal IX secolo, i Cistercensi, dal 1237 al 1313, ed i canonici Lateranensi, dal 1413 sino alla fine del Cinquecento. La forma dell’isola risulta allungata, con una costa frastagliata, difesa da grossi scogli e pareti a picco sul mare. Nella parte Ovest dell’isola troviamo torri, castelli e le antiche mura di cinta. Questo versante è il meno scosceso, calando in maniera piuttosto dolce verso una spiaggetta arenosa, dove c’è la Marina, con annesso porticciolo. Dal porticciolo si può salire verso l’abitato prendendo l’unica 36 porta di ingresso, salendo attraverso una rampa tra il monte ed una feritoia, usata dai monaci per scrutare il mare. Oltre che, come tutte le Tremiti, un meraviglioso paesaggio, San Nicola offre monumenti che il turista deve assolutamente visitare, tra i quali citiamo per importanza: • Torrione del Cavaliere de Crocifisso; • Il Castello dei Badiali; • Abbazia S. Maria Da un punto di vista paesaggistico - naturalistico, a destra del moletto, è possibile ammirare la Grotta di San Michele, il cui fronte sembra raffigurare un teschio. La grotta è molto famosa anche per il colore delle acque al suo fianco: azzurro-turchesi fosforescenti. Più in là ci sono gli Scogli Segati, un enorme masso dirupato dall' isola e spaccatosi nella caduta perfettamente in due, come segato da mani esperte. L’abbazia di Santa Maria Dall’aspetto imponente e maestoso l'Abbazia di "Santa Maria a Mare" fu costruita nel 1045 d.C. dai Benedettini. In seguito su commissione dei Canonici Lateranensi furono modificati la facciata ed il portale, con motivi decorativi di influsso rinascimentale. Abbazia di Santa Maria Sul portale si sviluppano rilievi molto delicati, raffiguranti la vergine Maria con santi e cherubini. L'interno della Chiesa conserva, pressoché intatto, l'impianto originale, a pianta rettangolare con 3 navate con un doppio deambulatorio. Numerose sono le opere di interesse da poter ammirare all'interno, tra cui citiamo per importanza: 37 • Croce Lignea, dalla forma particolare, tipico della iconografia grecobizantina; • La statua lignea "S. Maria a Mare", che rappresenta la Vergine con il bambino ed i cui volti sono abbronzati e ciò rivelerebbe ancora influssi di tipo bizantino; • Il Polittico maggiore, un ligneo, sull'altare vero capolavoro d'intaglio laminato in oro. • Il Pavimento a Mosaico, certamente l'opera più importante della Chiesa, che, dopo i vari restauri, oggi è possibile ammirare sulla navata centrale. Di notevole rilevanza sono anche i Chiostri del Monastero. Caratteristico al centro del chiostro è il pozzo che serviva il vicino Facciata dell’Abbazia refettorio dei monaci. Il pozzo che si erge solitario quasi al centro del chiostro attinge l'acqua da una grande cisterna di raccolta sotterranea. Presente per dare acqua al vicino refettorio dei monaci, la sua presenza è testimoniata sin dal XVI secolo dal lateranense Cocarella; fu poi rifatto in età borbonica, in occasione della ristrutturazione del chiostro, come sembra testimoniare la data del 1793 scolpita sulla trabeazione, costituita da un blocco in pietra decorata da un fregio di ghirlanda che circonda la diomedea, il leggendario uccello di mare, molto raro, tipico delle Isole Tremiti. La diomedea porta in bocca un ramoscello che potrebbe sembrare di ulivo, ma una nuova interpretazione porterebbe a considerarlo di mirto. Ciò farebbe combaciare la circostanza che nell'antichità il mirto era sacro a Venere, che secondo la leggenda trasformò i compagni dell'eroe greco Diomede in uccelli (le Diomedee) perché potessero vegliare per sempre sulle spoglie del loro condottiero. Il mirto all'epoca dei monaci cresceva spontaneamente sull'isola e veniva utilizzata per preparare infusi e bevande. 38 Il Castello dei Badiali A difesa dell'Abbazia di Santa Maria a Mare, sorgono le imponenti Mura di Cinta ed il Torrione Angioino, di forma circolare, che fiancheggia l'entrata principale del Castello dei Badiali. E' possibile ammirare numerosissime ed ingegnose opere di difesa, costruite durante l'epoca dei Cistercensi con il Patrocinio di Carlo d'Angiò. Castello dei Badiali Un'opera molto caratteristica, è la Loggia della Cisterna della Meridiana (così chiamata perché si suppone che un tempo i frati la adoperassero per misurare l'ora mediante i raggi solari), un pozzo molto profondo, circa 17 metri, che serviva per la raccolta dell'acqua piovana ad opera dei frati. La grotta della Madonna E' così nominata in onore dell'apparizione della Madonna, che secondo la tradizione popolare sarebbe apparsa in questi luoghi. Questa leggenda, riportata nella Cronica Istoriale di Tremiti, narra di un eremita che nel IV secolo d.C. su queste isole, allora disabitate, aveva trovato rifugio adatto alla sua vita contemplativa. Un giorno gli sarebbe apparsa la Madonna, che indica all'uomo un posto dove era nascosto un tesoro, con cui avrebbe dovuto costruire una chiesa. L'eremita, in un primo momento scettico, ma poi su nuova "sollecitazione" della Madonna convinto, ritrovò il tesoro con cui costruì il santuario. La notizia dell'apparizione si diffuse rapidamente e, San Nicola fu invasa da numerosissimi pellegrini. In seguito a ciò l'eremita si sarebbe rivolto al Papa, che affidò il monastero ai benedettini. Qui finisce la leggenda ed inizia la storia. 39 Capraia L’isola di Capraia (o Caprara o Capperaia) è la seconda per estensione dell’arcipelago delle Tremiti: si sviluppa su una superficie complessiva di circa 45 ha, per una lunghezza di 1.600 metri, una larghezza di 610 mt. e con uno sviluppo costiero di 4.700 metri. Capraia è disabitata e prevalentemente L’isola di Capraia rocciosa, con rada vegetazione e macchia di lentisco e capperi, da cui deriva il suo nome. La parte di costa rivolta verso nord è alta, mentre il versante sud degrada dolcemente verso il mare. All'estremità nord-est si protende la sottile penisola di Punta Secca sul cui istmo sorge il famoso faro. Sulla costa ovest si trovano due suggestive cale, la Cala Sorrentina e la Cala dei Turchi, dove si rifugiarono le galee ottomane nell'assalto che fecero nell'agosto del 1567. Lungo la costa, caratterizzata da rocce granitiche dai colori più variegati, si incontrano caratteristici archi in roccia, detti "architielli". Lungo la costa dell’Isola di Capraia è possibile visitare numerose bellezze naturali, come ad esempio: Architiello E' il più noto degli "architielli" di Capraia, si trova nella zona di Punta Secca, in prossimità del faro. E' un arco a forma di collo d'oca, massiccio e ben conservato, un vero capolavoro della natura che lascia intravedere uno sfondo con penisola sinuosa e retrostante laghetto L’Architiello dell’isola di Capraia attorniato di mare, ideale per coppie e turisti. L'architiello ha una larghezza di 5 metri ed un’altezza di 6 metri. 40 Il laghetto racchiuso dall'architiello è circondato dal mare colore smeraldo. Il faro, che si specchia nel laghetto, si accende automaticamente all'imbrunire e si spegne con la luce solare. Nella cala a fianco si trova il Grottone, la grande grotta alta 15 metri, larga 8 e lunga 10. Statua di Padre Pio Nel 1998 la più grande statua di Padre Pio mai realizzata (e che, tra l'altro, rappresenta la più grande statua mondo), sottomarina opera del dello scultore foggiano Domenico Norcia è stata posta a 10 metri di profondità vicino Una coppia celebra il suo matrimonio nell’acque delle Tremiti, vicino alla stata di Padre Pio alla costa di Capraia, alle coordinate N 42° 07' 947 - E 15° 30' 835. La statua è davvero imponente: 3 metri di altezza, per un peso di 12,25 quintali più 110 quintali di basamento. Cala Sorrentino, Grotta Sorrentino o Grotta dell'Amore Si tratta di un'insenatura nascosta. La grotta annessa con il colore del mare azzurro smeraldo, le pareti colorate dalla luce che si rispecchia su simili acque, fa vivere al visitatore un'atmosfera da favola. E nella favole, si sa, ci sono le principesse e il principe azzurro... Il nome deriva dalla ghiaia che in "marinaresca" si dice "Sorrentino". Grotta Turchese Si trova di fronte all'Architiello ed è sormontata dal faro di Capraia. Il turista, entrandovi in barca, non potrà che rimanere colpito dal colore turchese e dal fondo delle acque. Grotta dei Misteri, detta anche Grotta Smeralda Si trova tra l'Architiello e Punta Secca. E' cosi nominata per gli strani suoni naturali che si possono udire all'interno, nonché per il colore smeraldo delle acque. 41 Cretaccio L'isolotto del Cretaccio, di natura argillosa e privo di vegetazione, è posto tra San Domino e San Nicola. In particolare dista 300m da S. L’isola del Cretaccio Nicola, 200 metri da S. Domino e da Capraia 900m. Una profonda insenatura aperta verso nord lo spezza quasi in due tronconi. Più che la minore delle Isole Tremiti, è considerato il maggiore degli scogli dell'arcipelago, che a causa della corrosione incessante degli agenti atmosferici ridurrà la propria estensione nel corso dei secoli fino a scomparire. Si estende su una superficie complessiva di 3,5 metri, ha una lunghezza di 400m ed una larghezza di circa 200 metri. La costa ha un perimetro di circa 1300m, mentre l’altezza massima sul livello del mare è di 30 metri. Sulla costa sud si può vedere ciò che resta del molo benedettino. La leggenda la vuole popolata di fantasmi. Si narra infatti che qui venne giustiziato un detenuto, il cui fantasma lo popola durante le notti tempestose, reggendo tra le mani la sua testa decapitata. Ad arricchirne il "brivido" contribuisce il vicino scoglio La Vecchia, di colore nero cupo, proprietà di una vecchia strega. Pianosa Pianosa, distante una ventina di chilometri dalle altre 4 isole costituenti l'arcipelago, deriva il suo nome dalla struttura pianeggiante. Ha una superficie di circa 11 ettari, con uno sviluppo costiero di circa 1,3 km., è lunga 700 metri e larga 250, con un'altezza di 15m sul livello del mare. La Posizione dell’Isola di Pianosa nell’arcipelago delle Tremiti 42 La limpidezza cristallina delle acque, il canto dei gabbiani che si infrange contro il suggestivo vocio del mare, fanno risvegliare nell'uomo la sensazione di essere parte della natura. L'isola, priva della caratteristica macchia mediterranea che ricopre le Tremiti ed il Gargano, è del tutto disabitata e ricoperta da una pietraia dovuta all'essiccazione. Dal 1989 Scorcio dell’isola di Pianosa Pianosa è riserva naturale totale. Divieto di approdo e di navigazione entro i 500m, divieto assoluto di pesca e divieto di immersioni a meno che non accompagnati da guide subacquee autorizzate. L’isola quindi, soprattutto per i suoi fondali, riveste un'importanza strategica per la conservazione delle risorse marine, creando infatti un'area di estremo valore per numerosissime comunità di specie ittiche che qui, in uno dei pochi ambienti ancora incontaminati, trovano le condizioni adatte per alimentarsi e, soprattutto, per riprodursi. 43 Capitolo 3 Il Parco Nazionale del Gargano 44 « Il Gargano è il monte più vario che si possa immaginare. Ha nel suo cuore la Foresta Umbra, con faggi e cerri che hanno 50 metri d'altezza e un fusto d'una bracciata di 5 metri, e l'età di Matusalemme; con abeti, aceri, tassi; con un rigoglìo, un colore, l'idea che le stagioni si siano incantate in sull'ora di sera; con caprioli, lepri, volpi che vi scappano di fra i piedi; con ogni gorgheggio, gemito, pigolìo d'uccelli... » (Giuseppe Ungaretti) 45 Introduzione Cartina dettagliata del Parco Nazionale del Gargano Istituito con Decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 1995, dopo diversi tentativi a partire dal 1963 (purtroppo falliti), per impedire l'azione devastatrice degli angoli più belli e intatti del promontorio da parte dell'uomo con strade, costruzioni edilizie in continua espansione e da parte di incendi e bracconaggio, la creazione del Parco ha costituito oltre che un segno in direzione della tutela di un paesaggio, anche la salvaguardia sia dei magnifici habitat rappresentati dai laghi costieri di Varano e di Lesina, sia delle formazioni orografiche denominate valloni, dove non e' raro ammirare il volo di corvi imperiali e di gheppi, sia anche delle doline di cui il Gargano e' ricco e delle falesie costiere di roccia intervallano bianchissima ampie che insenature dove, tra la vegetazione dei boschi Scorcio della Foresta Umbra e della macchia mediterranea, si 46 trovano splendide spiagge di sabbia finissima, affacciate su un mare di singolare bellezza. Il Parco vanta il primato nazionale della biodiversità; la cosa che più sorprende è l’elevata concentrazione di forme viventi in un’area pari appena all’1% dell’intero territorio italiano. Addentrarsi nel Parco del Gargano è un po’ come ritrovarsi in uno di quei sogni piacevolmente confusi da cui è difficile svegliarsi. Il cuore del Parco Nazionale del Gargano è la Foresta Umbra che rappresenta il polmone verde del Parco Nazionale del Gargano si sviluppa fino a circa 830 m. di altitudine. La foresta è millenaria e, a dispetto dei disboscamenti e degli incendi che si sono succeduti nei secoli, ha conservato, quasi integralmente il suo manto vegetativo. Nella parte più alta si trovano le latifoglie (carpino bianco e nero, aceri, roverella e leccio). Più in basso, i faggeti, scendono fino alla quota di 270 m s.l.m., probabilmente per una particolare miscela di fattori climatici ed ambientali. Nel sottobosco Indicazioni che conducono verso la Riserva Falascone sono presenti varie specie di flora erbacea: dalle decine di specie di orchidee agli anemoni, dalle viole ai ciclamini. La Foresta Umbra rappresenta un rarissimo patrimonio boschivo caratterizzato da varie specie animali e vegetali. La sua estensione è di circa 15.000 ettari e il suo nome deriva da “ombra”, così fitta di vegetazione da non far passare la luce. Al suo interno sono presenti alcune zone che non hanno subito l’intervento dell’uomo, ma si sono evolute spontaneamente e naturalmente; tra le più importanti ricordiamo la Riserva di Sfilzi e la Riserva Falascone. Grazie ad un perfetto equilibrio biologico la Foresta Umbra ha un elevata concentrazione di habitat diversi, dal punto di vista vegetativo il suo sottobosco appare rado e pulito, ricco di numerose specie di arbusti, tra faggi, aceri, gattici, cornioli, cerri, lecci, abeti, carpini e olmi. Sotto l’aspetto faunistico appare ricca di diverse specie animali, come: il capriolo garganico, daini, mufloni, ed anche distinte specie di rapaci tra cui il gufo reale, il falco pellegrino, lo sparviere, l’astore. E' facile incontrare anche il gatto selvatico, la volpe, il riccio, lo scoiattolo, la 47 martora, e nelle zone più scure gruppi di cinghiali. La Foresta Umbra ha diverse vie d’accesso, è attraversata da 23 km di strade, sentieri pedonali e percorsi di interessante valore naturalistico segnalate, sicure e controllate dal Corpo Forestale, in cui è possibile fare delle belle escursioni. Durante Il cervo del Gargano l'inverno è facile incontrare il paesaggio innevato. Al centro della Foresta Umbra si trovano: l’Azienda Forestale, l’Albergo Rifugio, la Chiesa di Sant’Antonio, il Laghetto artificiale, e il Museo, dove si possono ammirare: alcuni animali impagliati, resti di utensili preistorici e cartine geografiche del territorio di Umbra. Il Gargano o meglio il Parco Nazionale del Gargano presenta una varietà di ecosistemi che ha permesso la nascita e l’istaurarsi di numerose specie animali e vegetali. L’aspetto faunistico è caratterizzato dalla presenza di una gran varietà di volatili, vi sono 170 specie di uccelli e rapaci che vivono e nidificano tra cui: il pettirosso, la cincia, il merlo, l’allocco, l’assiolo, il falco pellegrino, l’airone rosso, il gru, il cavaliere d’Italia, ed ancora la beccaccia, il chiurlo, il rondone, il cingo fenicottero, il fagiano, la poiana, il nibbio reale, il gheppio, il pecchiaiolo, il biancone, il gufo reale e comune, la civetta, il barbagianni, il corvo imperiale e l’airone cinereo di notevole importanza. Spiccano anche il cuculo e l’upupa che migrano dall’Africa e ben 5 specie di picchi, rosso maggiore, rosso dorso bianco, rosso mezzano, rosso minore, e verde e la gallina prataiola. Altri animali che popolano questo paesaggio tra i principali vi è sicuramente il capriolo garganico, nelle zone Una delle tante doline all’interno del Parco Nazionale del Gargano più scure domina il cinghiale, vi 48 è il gatto selvatico che rappresenta un ottimo predatore e arrampicatore che trova rifugio nei tronchi cavi, oltre alla lepre salentina. Durante la notte escono allo scoperto il tasso, la faina, la volpe, la martora il riccio, l’istrice, il ghiro. Nelle zone umide e nascoste del sottobosco vivono le salamandre, mentre nei pressi dei corsi d’acqua prevalgono il rospo smeraldo e la rana verde. Nel periodo del corteggiamento in primavera è possibile osservare il tritone, lungo le radure vi sono lucertole e ramarri, mentre nelle zone impervie ed esposte al sole vi è la presenza di vipere e altri rettili. Grazie alla sua posizione geografica e alla morfologia del suo territorio offre un paesaggio molto vario, dalla macchia mediterranea, alle fitte ed estese foreste, agli altopiani carsici. Le più importanti formazione vegetali sono costituite dal Pino d’Aleppo, dal Faggio, dal Cerro e dal Leccio, inoltre vi è il tasso, l’acero, il carpino, il tiglio e agrumeti. Il Pino d’Aleppo ricopre gran parte della superficie del Gargano, vi sono estese pinete che si incontrano anche a livello del mare. Il Faggio occupa una notevole superficie con le sue estese faggete. Cresce nelle zone umide ed elevate a 800-900m circa e rappresentano esemplari dalle dimensioni eccezionali. Il Cerro ha anch’esso una vasta estensione, vi sono numerosi boschi e coppe ricoperti da cerrete. Necessita di temperature miti e precipitazioni piovose. Il Leccio ha un’estensione minore, è ubicata a nord-est del Gargano a 800-900 metri d’altitudine. Tra i fiori principali e caratteristici vi è l’Orchidea, se ne conoscono numerose specie, inoltre sono presenti in primavera campanule, ranuncoli, cardi ecc. A predominare la zona costiera vi è la macchia mediterranea che copre gran parte del territorio. Il Gargano si definisce come un giardino botanico in cui sono stati fatti numerosi studi a livello nazionale. Le Orchidee del Gargano La parola orchidea è una parola magica e fantasiosa che ci porta con l'immaginazione verso grandi foreste tropicali, dove una lussureggiante vegetazione conserva gelosamente i segreti di una natura che non si è ancora completamente svelata. Ma fortunatamente il mondo di questi Orchidea della famiglia Ophrys 49 straordinari fiori è anche qui nel Gargano. Le orchidee "regine" incontrastate tra i fiori, sono piante erbacee perenni. La famiglia delle Orchidaceae, distribuite in tutto il mondo, è la seconda come grandezza nell'ambito delle angiosperme8 e comprende circa 800 generi e più di 20.000 specie. Le orchidee si dividono in epifite, e vivono sugli alberi, prevalentemente nelle zone equatoriali; e in geofite, e vivono nel terreno, in Europa. Una leggenda narra che il nome Orchidea deriva dal nome Orchis. Orchis era un giovane greco, un uomo molto bello e assai focoso. Figlio di una ninfa, pensava di potersi permettere tutto, utilizzando la sua bellezza per conquistare le giovanette più affascinanti e graziose. E fu così che, durante un festino di Bacco, tentò persino di violentare una delle sacerdotesse del dio. Orchis pensava di potersi sottrarre alla vendetta della potentissima Moira che puniva gli abusi causati dal desiderio di onnipotenza, ma non ebbe scampo e dunque fu sbranato da belve feroci. Gli dei però non vollero permettere che del bellissimo Orchis si perdesse anche il ricordo e fecero si che dai suoi resti nascesse una pianticella che riproduceva nella sua parte sotterranea, nei due bulbi, proprio le appendici anatomiche maschili che erano state causa della Orchidea della famiglia Orchis disgrazia. Il fiore, le cui dimensioni possono variare dai 2, 3 centimetri fino a 7, sono formati da sei elementi chiamati tepali. Di cui tre esterni, i sepali; e tre interni, i petali. Il mediano di questi è il labello, che può modificare colore e forma in 8 Angiosperme: Il nome angiosperme deriva dalla parola greca composta da aengeion: involucro e sperma = seme. Il termine allude a piante a "seme nascosto" poiché il seme è racchiuso e protetto dentro il frutto. Si parla anche di Antofite, da anthos= fiore: ecco perché è consuetudine parlare delle angiosperme come di piante con fiori. 50 funzione dell'insetto che l'impollina. E in alcuni generi è munito di una struttura adatta a contenere il nettare. In genere le orchidee emanano profumi delicati, alcune, però, possono emettere anche cattivo odore; mentre altre risultano completamente inodori. Le orchidee che appartengono al genere Ophrys hanno fiori singolari, curiosi e misteriosi, un punto d'incontro tra il mondo degli insetti e quello vegetale. In Europa vegetano circa 500 specie di orchidee appartenenti a 33 generi diversi. L'Italia è particolarmente ricca di orchidee spontanee, circa 230 specie, raggruppate in 31 generi diversi. La Puglia con 91 specie si conferma quale territorio italiano più "popoloso", infatti solo nel Parco Nazionale del Gargano sono ospitate ben 82 specie di orchidee, 61 specie sono state rinvenuta fino al 1987, un valore tra i più alti in Europa e nel Mediterraneo. Le ricerche condotte in questi ultimi anni hanno permesso di rinvenire nuove entità finora mai segnalate, così da portare a 82 il numero delle specie appartenenti a 17 generi e un numero elevato di ibridi. Questi singolarissimi fiori, sorprendenti per la ricchezza cromatica, abbelliscono i nostri boschi, colorano prati e colline e sono da sempre oggetto di interesse e di studio da parte di botanici di tutto il mondo. Le orchidee spontanee del Gargano, uniche tra le ricchezze della nostra flora spontanea, sono qui davanti ai nostri occhi come testimoni di un patrimonio culturale che la natura rinnova ogni anno da sempre. 51 Capitolo 4 I Trabucchi 52 Il Trabucco Quasi ragnatela Di fune tessuta Le antenne sottili Protendi. Per trarre dal mare Prezioso alimento Con rete Astuta ed infida. Un ordine secco Chiude la trappola Veloce l’argano Rigira. Maglie gocciolanti E prede guizzanti Brillano Di luce argentata. Arcaico Umano congegno Resti Nel rapporto col mare. L’antico segno Di operosi abitanti Di quest’alma terra Protesa sul mare. Don Pasquale Vescera 53 Introduzione Scendendo dall’Adriatico lo sguardo del viaggiatore in fuga verso il mare viene rapito da strane architetture in legno dalle cui antenne lanciate verso il mare penzolano reti dalle incredibili dimensioni. I trabucchi sono oggi il Il Trabucco simbolo del Gargano. Questi sono raffigurati in cartoline e depliants, sono attrazione turistica e in alcuni casi sono stati convertiti in ristoranti dove è possibile gustare la cucina locale. Il termine trabucco può avere diverse etimologie: dal provenzale trabucar che vuol dire riversare, trasferire; o dal nome di una macchina bellica del 1500, la catapulta, chiamata trabocco o trabucco, che come la catapulta scagliava e quindi trasferiva pietre e fuoco, così anche il pesce viene trasferito dal mare alla terra; o ancora dal latino trabs, che vuol dire trave; e infine dalla parola trabocchetto, come sostengono la maggior parte dei trabucchisti. In un tempo lontano i trabucchi erano organi pulsanti di un modo di vivere, un’alternativa a barche piccole e malandate che potevano essere inghiottite dal mare insieme al suo equipaggio al minimo cenno di tempesta. Hanno visto l’alternarsi di generazioni intere cimentarsi in un lavoro duro, fatto di lunghe attese, arrampicati su i lunghi pali protesi e sospesi in mare, erosi dal sole e dalla salsedine; un lavoro fatto di interminabili silenzi, di sguardi, di pazienza e di parole, poche. Primopiano dell’architetto americano Bernard Rufofsky Per l’architetto americano Bernard Rudofsky il trabucco è “un architettura senza architetto” unica al mondo, molto raffinata e ben congegnata seppur rude, semplice e primitiva. Infatti il trabucco si può definire come un miracolo dell’architettura creato dalla gente comune che, senza conoscerle, ha applicato 54 le leggi statiche e dinamiche della fisica, facendo prevalere alle nozioni l’esperienza, il buon senso e l’amore per il mare. In tanti hanno dato al trabucco le definizioni più fantasiose e diverse: “miracolo dell’ingegno umano”, “fragile ed elegante veliero senza vele”, “strumento della fantasia e delle speranza”, “gigante di legno”; la fantasia umana ha voluto e vuole definire questa architettura come più preferisce ma la certezza è che l’ingegno di chi lo ha costruito non ha limiti. Diverso dalle Bilance e i Bilancini dell’alto Adriatico, il tempo in cui risale questo marchingegno cambia a seconda delle teorie. Gli studiosi affermano che queste architetture risalgono a 3 secoli fa, mentre gli umili pescatori che da generazioni lavorano sui trabucchi affermano che risalgono alla seconda metà ‘800. Uno studio risalente gli anni sessanta fatto dal sopracitato architetto Bernard Rudofsky, in occasione di una mostra d’arte primitiva, dello stesso, allestita presso il Museo di Arte Moderna di New York, paragona i trabucchi della costa garganica a strutture simili esistenti lungo la costa atlantica del Congo. Oggi il trabucco, come abbiamo già detto, è tra i simboli del Gargano, ma un tempo Il Trabucco era usato per ben altro. Il trabucco nasce per una questione di sicurezza, per evitare le forti mareggiate o le tempeste che improvvisamente si potevano infrangersi lungo la costa ispida del Gargano. Difatti è un congegno ben ancorato ad una roccia che va a picco sul mare, tra le infinite sporgenze e rientranze della costa. E’ un insieme di pali e corde, fili di ferro, antenne protese e carrucole che la fantasia e l’esperienza dei trabucchisti o trabuccolanti, come si chiamano a Vieste, sono riusciti a congegnare per permettere alla rete calata in mare di pescare più pesci possibili. Per il Un uomo a lavoro sul trabucco funzionamento del trabucco occorrevano 55 quattro o cinque uomini. Non sempre tra di loro c’era la figura del proprietario perché il marchingegno costava troppo e difficilmente era alla portata di chi lavorava a giornata; così chi aveva denaro, pur non essendo pescatore, investiva nella costruzione di un trabucco e fino a una cinquantina di anni fa riusciva a ricavare anche dei discreti guadagni e poteva essere l’unica fonte di sostentamento di tante famiglie. Ora però il suo uso è cambiato, ma la sua importanza no, perché questi rudimentali strumenti di pesca oggi sembrano voler raccontare a noi uomini moderni, l’antica poesia di un tempo ormai dissolto, popolato da gente dall’animo candido come candida e intatta era la natura e l’ambiente garganico prima che la febbre turistica annebbiasse le menti e cuori nel pensare solo agli affari. La nascita e la struttura del trabucco Il trabucco garganico non nasce per caso; nasce dalla lunga osservazione del movimento migratorio del pesce di ogni specie lungo la costa. Branchi enormi di cefali lasciavano stagionalmente, in autunno, le acque salmastre dei laghi di Lesina e Varano, per raggiungere le numerosissime cale di acqua profonda della Testa del Il trabucco Gargano. L’idea, quindi, di un marchingegno atto a catturare tutto quel ben di dio, dovette lasciare insonni molte generazioni di pescatori garganici, ma mancavano però i mezzi tecnici necessari a realizzarlo. I pesci si muovevano nuotando a non più di dieci metri dalla costa, perciò occorreva una grande rete che li sopravanzasse di almeno trenta metri verso il largo, altrimenti la trappola non avrebbe funzionate, essendo visibile. Il problema di cosa e come costruire si è risolto con l’entrata in commercio del filo di ferro, che non poteva essere surrogato né dalle funi, robuste fin quanto si vuole ma mai quanto il filo di ferro, e né dai cavi d’acciaio in quanto, essendo un 56 materiale ritorto, era soggetto a distendersi se sottoposto a forte tensione; ciò avrebbe portato inevitabilmente alla frattura e la caduta degli oggetti protesi in mare per la cattura del pesce. In tempi remoti di quelli attuali, il filo di ferro non è che non fosse già conosciuto, perché ha origini assai più lontane. Infatti si ha notizie certe della sua esistenza già nel Medioevo, ma sia il filo di ferro che le funi metalliche, raggiungessero la fase di prodotto finito soltanto nei primi decenni dell’Ottocento. Poi si dovette attendere ancora la fine del secolo per la sua produzione industriale, che ne favori, ovviamente, la diffusione commerciale. Il trabucco garganico ha avuto, più o meno un settantennio di vita (1885-1959), nel corso del quale non ha subito mai alcuna evoluzione strutturale. La struttura complessiva del trabucco è costituita da sette elementi: il ponte, gli argani, le antenne, gli alberi e la rete. Il ponte è una superficie lignea rettangolare, adibita a piano di manovra. Sul ponte sono sistemati due argani per la manovra della rete per mezzo di sei funi, tre per parte, e il casotto dove si custodiva il pesce e riposavano, a turno, gli uomini durante la pesca notturano. Le antenne costituiscono la parte strutturale più importante, senza delle quali non esisterebbe il trabucco. Sono formate da 5 o 6 pali molto robusti di abete, legati strettamente fra di loro con un grosso filo di ferro. All’estremità delle antenne sono applicate le carrucolo in cui scorrono le funi più esterne alla rete e la corda di freno. Nonostante siano una delle arti più importanti le antenne sono anche le componenti più fragili dell’intera struttura. Basta un libecciata robusta o una tramontana con i fiocchi mentre la rete è in mare. La folata la gonfia la rete come una vela, la solleva e con essa, le antenne precipitano essendo prive di ancoraggio a mare. Gli alberi sono alti tra i 15 e i 18 metri e sono costruiti da un solo pezzo di legno. Poi ci sono i tiranti che tengono le antenne e gli alberi fra di loro e poi lateralmente tutta la struttura a scopo di limitarne le oscillazioni. La rete, nel 57 passato era di cotone in tempi recenti invece di nylon. Nell’insieme, quando è tenuta appesa alle antenne, essa assume la forma di un cratere. La scelta del posto dove impiantare un nuovo trabucco, era legata al cammino che i pesci facevano nel corso delle diverse stagioni. Se si preferiva pescare quello proveniente da Nord, ossia dai laghi garganici, il congegno si impiantava sul lato Nord della penisoletta prescelta. In questo caso di diceva che il trabucco era di “maestro” ed il periodo buono per la pesca era quello autunnale. Una scelta opposta si faceva per i trabucchi di “levante” destinati a catturare il pesce che proveniva da Sud, di ritorno dai recessi del Monte Gargano dove avevano svernato e depositato le uova. Nel tempo ne sorsero ben 36 trabucchi, 10 a Peschici e 26 a Vieste. La figura del trabucchista e il suo lavoro Tutti i lavori erano duri e faticosi, ma quello dell’uomo di mare lo era ancora più: tutto era incerto, e se gli altri tipi di lavoratori potevano contare su uno salario fisso per la figura del trabucchista persino il guadagno era incerto; non c’era una paga stabilita, nessun patto, nessun contratto: se su pescava si Due trabucchisti a lavoro guadagnava altrimenti bisognava attendere tempi migliori. Per far funzionare il trabucco occorrevano dai quattro ai cinque uomini; il lavoro si svolgeva principalmente di giorno e solo le reti per la pesca delle seppie si calavano la notte, ma a primavera. Mente un paio di uomini lasciavano scivolare la grande rete giù dal palchetto, gli altri facendo girare gli argani, la tendevano e calavano in mare, fino a far toccare il fondo il lato che doveva favorire l’entrata dei pesci, mentre gli altri lati venivano lasciati fuori dall’acqua. Al centro della rete si lasciava scivolare legato dalla corda l’esca che prima di essere sostituita da un pesce vivo era di legno. L’esca preferita dei trabucchisti era la femmina del cefalo, che veniva legata 58 all’estremità della lunga antenna da mani esperte in modo che non scappasse e con le branchie bene aperte per essere più visibile. Nel frattempo gli altri uomini incominciavano, nell’attesa, a fare altri lavori, come ricucire gli strappi delle reti o sistemare le corde, sempre in attesa di dare il cambio all’uomo di vedetta o di essere allertati dall’urlo che gli indicava di portarsi all’argano o a quello di farlo girare. Si trascorreva tutta la giornata così nell’attesa. Nelle ore e nei giorni più freddi si accendeva un fuoco e si andava a turno a riscaldarsi. A mezzogiorno di mangiava il pane portato da casa e, se c’era il pesce, si grigliava o si cucinava una zuppa. La giornata era lunga, estenuate, noiosa e interminabile; spesso fatta da lunghi silenzi perché gli uomini di mare sono misteriosi e taciturni soprattutto quando si pratica lo stesso lavoro con le stesse persone da tanti anni. Gli uomini non avevano più niente da dirsi, perché si erano già detti tutto, e le Trabucchisti a lavoro parole diventavano sempre più poche e scambiate con distrazione. Lo sguardo della vedetta fissava invece l’esca e quando questa si agitava e cerva di nascondersi nell’acqua, quello era il momento del tanto atteso grido di far girare l’argano; a quel punto ognuno sapeva cosa fare. Si correva, i primi a partire erano gli uomini addetti all’argano che dovevano sollevare il lato della rete che stava in profondità per portarlo alla stessa altezza degli altri lati, a quel punto si girava il grande argano ed erano in quattro a farlo girare: la rete si sollevava e i pesci, una volta sul fondo della rete, venivano tirati su con il retino e sistemati nelle cassette. Una volta svuotate le reti, l’argano veniva girato al contrario e riportava le reti giù in mare. La riparazione delle reti durante i tempi morti dell’attesa E così ricominciava l’attesa. Se il giorno sul trabucco era interminabile, la notte lo era ancora più, quando si pescavano le seppie alla luce 59 di un grande lume a carburo prima e a petrolio dopo. Il lume veniva legato ad uno dei pali e lasciato penzolare a fior d’acqua insieme alla esca, che in questo caso era una seppia femmina. Le attese notturne però si ingannavano meglio: il più delle volte gli uomini erano reduci da una giorno di lavoro ed allora si accendeva un grande falò vicino alla casetta adiacente al trabucco e dopo aver mangiato, con la testa appoggiata a vecchie giacche ripiegate su se stesse, si assopivano in attesa di guardare di tanto intanto cosa succedeva nei pressi dell’esca e del lume. Era proprio intorno all’esca che si fermavano le seppie, attratte dal richiamo della femmina e della luce. Anche in questo caso, svuotate le reti con il retino si ricominciava, e si ricominciava fino alle prime luci dell’alba. Trabucco tra superstizione e divino Tutti i trabucchisti avevano una comune credenza , ossia che la visita di una donna al trabucco portasse male; questa diceria però non è stata mai sfatata. Questa diceria è stata creata dall’aneddoto che segue nei prossimi righi. “Tanti anni fa uno dei trabucchi di Peschici sembrava che fosse stato benedetto da Dio in persona, c’era come una forza in mare che spingeva i pesci direttamente nelle sue reti. I pescatori dei trabucchi vicini, invece, non riuscivano, la maggior parte delle volte a prendere nelle reti niente. La loro disperazione era grande e cercavano in ogni modo di Immagine dall’alto del trabucco trovare la spiegazione di questo strano fenomeno: forse era un gioco delle correnti marine, si chiedevano. Ma tutti i trabucchi erano lì ormai da decenni e non era stato mai raccontato questo strano fenomeno, forse era una strana coincidenza. Non poteva trattarsi visto che il fenomeno durò per moltissimo tempo. E di che altro poteva trattarsi? Questo non si poteva appurare visto che i pescatori invidiosi della sorte dei loro colleghi così fortunati li evitavano anche per non farsi mortificare. 60 Si pensò anche che ci fosse qualcosa nascosto nel fondale e più di una volta era stato scandagliato il fondo del mare sottostante al trabucco fatato; ma niente, non c’era assolutamente niente di inusuale. Uno dei pescatori più anziani, credendo a questa ipotesi, convinse tutti a chiamare una fattucchiera affinché togliesse il malocchio da tutti i trabucchi. Niente da fare, le cose non cambiavano. Si ricorda allora alla benedizione del prete, forse l’acqua benedetta avrebbe avuto più potere! Invece neppure l’acqua benedetta diede l’effetto sperato. La disperazione era al limite; erano ormai trascorse settimane e settimane da che su tutti i trabucchi, tranne che su quello, che non si pescava. Era la fame di tante famiglie: i creditori volevano i soldi, senza di quelli non davano nemmeno una misura di farina! Qualche pescatore al limite della sopravvivenza, mettendo da parte il proprio orgoglio, si presentò al trabucco fortunato per chiedere lavoro, ma nonostante ci fosse bisogno di manodopera, fu mandato via in malo modo. Fu a questo punto che le mogli dei pescatori sfortunati, stanche di attendere che le cose cambiassero e spinte dalla curiosità di capire cosa stesse succedendo, decisero di recarsi insieme al trabucco fortunato. Erano in tante all’alba di quella mattina, davanti alla scaletta che portava direttamente sulla piattaforma del trabucco, in silenzio, con gli occhi fissi di quelli dei pescatori che attoniti e increduli cercavano di capire cosa stesse succedendo. Poi gli uomini rimasero allibiti e immobile quando le donne cominciarono a maledire le travi, i pali, i fili che tesi reggevano il peso del trabucco. Dopo le donne andarono via, gli uomini calarono le reti ma quel giorno non pescarono niente e così anche il giorno dopo. Le cose erano cambiate ed in quel trabucco non si pescò più. Da allora i pescatori impedirono nella maniera più assoluta alle donne di mettere piede sul trabucco, affermando che:”Le donne sono capaci di tutto, persino di far scappare il pesce dalle reti!” Oltre ad avere numerose superstizioni i trabucchisti del Gargano si affidavano anche molto posso a Dio e ai Santi in Paradiso. Famoso è il miracolo del pesce di Sant’Elia di Peschici e del trabucco di Monte Pucci. “Era un giorno del mese di settembre, l’estate era finita e cominciava a sentirsi nell’aria un po’ di freschetto per l’avvicinarsi dell’autunno. I pescatori erano tutti lì, che pescavano sul trabucco di Monte Pucci, dal mattino all’alba. Erano le quattro del pomeriggio e non avevano ancora preso un pesce; fu in quel momento che videro arrivare lentamente un frate con la barba lunga ed un bastone fra le mani col quale si aiutava a scendere. “Salve!” disse tutto gentile. “Salute!” risposero i pescatori che fra loro dicevano:”Ci mancavano anche il monaco adesso, non basta la sfortuna di oggi”. “Preso niente?” disse il frate. “Neanche una carogna!” rispose il pescatore più anziano. Il frate si guardò intorno, poi guardo il mare fissandolo come se volesse 61 parlargli, poi tutto d’un tratto disse:”Non preoccupatevi, vedrete che fino a sera prenderete tanto di quel pesce da non sapere più dove metterlo” e sorridendo salutò i pescatori e pian piano si avviò. “Andiamo via! Tiriamo su la rete e andiamo a casa!”, disse uno dei pescatori. “Ci voleva il prete a portarci sfortuna”, continuò. Ma mentre si decideva sul da farsi, uno dei pescatori s’avviò verso la casetta per prendere un po’ di pane, ad un certo punto uscì di scatto, chiamò gli altri con un’immagine di Sant’Elia in mano. “Matteo, Antonio guardate” disse, “Non è la fotografia del frate che è venuto qui adesso?” Tutti meravigliati guardarono l’immaginetta di Sant’Elia: era lui, era identico, non c’era dubbio. In quel frattempo, mentre cercavano di individuare con gli occhi sul sentiero, il frate che si allontanava, la vedetta con un grido Immagine della statua di Sant’Elia concitato urlò “Virate, forza! C’è la rete piena di pesci!” Così uniti dallo stesso spirito cominciarono a girare gli argani ed intanto la rete veniva su e ancora con più forza fino alla fine. Scesero tutti sul palchetto. “Dio mio, quanti pesci, gridò un pescatore. In un attimo: tutti ebbero la stessa idea, si voltarono a guardare se c’era ancora il monaco. “Eccolo là!” gridò Matteo e il monaco, con un gesto del braccio salutò tutti e sparì nel nulla.” La crisi del trabucco e il suo destino Gli elementi che influirono sulla crisi del trabucco sono molto ma in primis ci sono le vicende legate alla gestione del lago di Varano, unico lago demaniale in Italia. 62 Questo lago bagna le terre di tre comuni: Cagnano Varano, Carpino e Ischitella. I cittadini di questi posti nello specchio fronteggiante i propri d’acqua comuni, vantano ed esercitano, da tempo immemorabile, l’uso civico della pesca che fu mantenuto e rispettato sempre, anche quando da quelle Il trabucco e le sue reti terre vennero creati i feudi. Per onorare tale diritto, lungamente ma sempre vanamente contestato, il Collettivo dei pescatori con lo scopo di mantenere chiuso il pesce nel lago, istallò nella foce di Capojale, una griglia formata da tanti pali robusti conficcati sul fondo e da tremila canne marine. In altre epoche si realizzarono i “naselloni” ossia dei coni di canne rovesciati, che facilitavano l’ingresso del pesce nel lago ma che ne impediva l’uscita, ed infine griglie di metallo. Questi arnesi si applicavano a fine maggio e si toglievano nella primavera successiva. Quando ciò avveniva, i trabucchi non pescavano più, neppure un pesce; tutto questo porto a conseguenze assai disastrose per le famiglie degli addetti. Ci furono, inoltre, a livello tecnico, pareri contrari a questo procedimento. Si presagiva la morte del lago. In effetti così è stato; il lago è andato deperendo giorno dopo giorno. Negli anni Cinquanta i pescatori di Vieste e di Peschici organizzarono sulla foce di Capojale una manifestazione di protesta contro quello che veniva definito un sopruso. Fu una guerra tra poveri, che naturalmente, non conseguì alcun risultato positivo. Ma non fu soltanto questo, ci fu di peggio. La fine della guerra ed il progresso sociale, purtroppo, ci portarono anche la pesca indiscriminata Il trabucco al tramonto 63 sotto costa, con centinaia di motopescherecci che, senza posa, arano i fondali; la pesca con l’esplosivo e poi l’inquinamento hanno fatto tutto il resto. Le buone pescate si fecero così rare, che anche gli irriducibili persero interesse ed allora voltarono le spalle al trabucco. Qualche resistente, però c’è ancora, come Mimì Ottaviano a Peschici e Corricelli Antonio a Vieste. Hanno il trabucco nel cuore e continuano a vivere dei sogni del passato. Tuttora li vedi acquattati attorno al loro congegno e quando vedono un forestiero sostare a guardare incuriosito la strana struttura, si avvicinano quatti quatti e incominciano a raccontare e il racconto dura ore e ore. Al giorno d’oggi la Regione Puglia non dispone ancora di una legge normativa regionale per preservare, promuovere il recupero o la valorizzazione dei trabucchi, perciò sarà l’Ente Parco Nazionale del Gargano a garantire un futuro ai trabucchi di Peschici e Vieste. Il 1° Giugno 2001 è stata costituita l’Associazione Onlus I Trabucchi del Gargano, che ha il preciso scopo di conservare questi monumenti. Ne fanno parte lo stesso Ente Parco Nazionale del Gargano, le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente e WWF Italia e tutti i titolari dei trabucchi di Vieste e Peschici. Gli altri trabucchi I trabucchi non sono presenti lungo le coste del Gargano, anche lungo le altre coste dell’Adriatico e del Tirreno sono presenti dei marchingegni molto simili, ma i trabucchi della costa abruzzese e molisana Logo dell’associazione “I Trabucchi del Gargano” sono quelli più rassomiglianti a quelli del Gargano. Gli altri, come quelli del Lazio o della Romagna, non sono un congegno di lavoro, ma di passatempo. Si chiamano bilancini e sono posti allo sbocco di un canale o di un fiume. 64 Il trabucco abruzzese sorge prevalentemente sul tratto Ortona – Vasto, dove spiagge sassose si alternano a scogliere sparse. Qui si erge la loro struttura che loro chiamano “trabocco”, che Immagine del trabucco ha dimensioni più piccole del trabucco garganico. Le due antenne hanno una lunghezza che raggiunge i 20 metri con i 40 metri e oltre di quelli del Gargano. Mancano dell’albero in quanto pescano con la rete completamente appiattita sul fondo, visto che il pesce catturato è quello stanziale. 65 Parte in Inglese 66 Chapter 1 Gargano 67 “There is in the Adriatic Sea a mountain, that started to sail toward the rising sun, like a great fantastic ship, stopping enchanting and forgotten in the sea…” (Pasquale Soccio) 68 Introduction Gargano, well-known as Spur of Italy is an Italy’s sub-region which coincides with the namesake promontory which extends in the Apulia northern part and corresponds to the eastern part of the Province of Foggia. It is entirely surrounded by the Adriatic Sea, except to the West, where it borders whit the Tavoliere9. In its territory is included the Gargano’s National Park. History The center was already populated in the Paleolithic Age, many caves are witness of the presence of the Prehistorical Man of great importance is the archeological site of Grotta Paglicci where it was found a Cro-magnon man skeleton. Afterward it was inhabitated by Daunian, leaving a great number of stones across the headland. These are, obviously, suffered the Roman Empire presence, some cities as Argos Hippium (Arpi), Sipontum (Siponto), Merinum (Vieste), Portus Garnae (Rodi Garganico) e Matinum o Apeneste (Mattinata) became important centers for culture and economic development. The Greek – gothic war destroyed of the Dauni and Roman centers and allowed the Christianity claim. It is dated back, to this period, the construction of the Saint Michael’s Sanctuary. The pilgrimage, which grew around the Sanctuary and the Saint Michael cult, will lead in the 7Th Century, Lombards convention to Christianity. In addition to the Lombards the Gargano, as the all Capitanata, has been site of numerous barbarian disputes, but the most important influences, over the time, are the Normans and Swabians. The Normans coming will be a rich soil for a global revival not only for the Gargano, but for the all Apulia. With the Swabians, the Apulia and Gargano’s urban landscape chanced its appearance, passing by the hands of Frederick II before, and of his son Manfred after, from the “cathedral civilization” to that of the castles. Even in cultural field, 9 Tavoliere, in english tableland. It is the name used to call the valley because it seems as a table. 69 under the Swabians the area will have a great artistic production, as shows the Santa Maria Maggiore in Monte Sant’Angelo. During the Aragonese and Angevins period, characteristic as cultural individuality were running out to give place to foreign cultures, which arrived from the North of the Alps, as the gothic one. Then, the creation of the Custom of the Sheep10, by King Perdonando, will determine the complete abandonment of the entire Capitanata land, used only as pastureland and flocks transit which came from Molise and Abruzzo region. The Bourbons’ intervention, brought back the area to a flourishing levels, in fact Bourbons politics under lights more attention to urban centers real needs, trying to stop feudal abuses and ecclesiastical privileges. Turning to days more closer from us, the Capitanata and the Gargano will not have a greater economic prosperity after the unification of Italy. The centuriesold agricultural and social problems are always in the middle of a development process which isn’t able to take off and remains always between crisis and unease. The area has to wait the second post-war for economical and social redemption. Today the Gargano has taken a leading role in the Apulia economy, above all in the tourism development with its coastal towns and natural beauties. 10 70 The Towns of Gargano Manfredonia Known by the name of Porta del Gargano because of its geographical position, Manfredonia is situated in the homonymous gulf in the province of Foggia. The City was founded by Kind Manfredi of Swabia (1256), son of the Emperor Frederick II, from which its name is derived. The King, in this way, wanted to give a home to all those “orphaned” inhabitants of old Siponto, sadly destroyed by an earthquake in 1223 and by tidal wave in 1256. In a short time the city took form and was given important rights to accelerate its geographic and economic expansion, for example some fiscal and duty free exemption and the right to mint its own currency. The same Manfredi gave start to construction of the Swabian Castle, who though, never saw its completion as he was defeated and killed in the Battle of Benevento (1266) against the Angevin, who disembarked in Italy by request of the Pope. The new Kings named the city Sypontum Novellu, but its inhabitants continued calling in by its first name as a sign of respect to King Manfredi. The city’s progress was undermined by the swamp phenomenon, which had already brought ancient Siponto to its knees. Due to this reason, Manfredonia became more isolated from other cities in the territory. The problem was resolved during the 19th century, qwith a project of reclamation. The Turks, commanded by General Ali Pascià, arrived by sea in 1620, and like all other city in Apulia, destroyed and burnt the city, which then took centuries to recover. Its population awaited its economic development until the 19th Century, when together with the reclamation already mentioned, began with the construction of the port. 71 On 24th May, 1915, Austrian ships attacked and bombarded the city. Unquestioned symbols of the city of Manfredonia are the beautiful and well preserved Swabian-Angevin Castle and the San Lorenzo Maiorana Cathedaral (1270- 1274, later reconstructed during the 18th Century), the S. Maria of Siponto church (9th Century), built on the base of a Paleochristian church and the S. Leonardo church (11th Century) situated 10 kilometres from the centre. We would like mention the following civil buildings: Palazzo Cessa, Delli Santi, De Florio and Palazzo Celestini. The city is lively during the Dauno Carnival, which has very old origins from old Siponto, during which time there is a parade of allegorical papier mache wagons. Mattinata For the quality of its bathing water Mattinata received for many times the Blue Flag by Foundation for Environmental Education. The name of the town was until about the first half of ‘800 Matinata, which come from a tribe Matinates, former Gargani. The historical center is locatend it the lower part of the town and there you can find some example of a typical house construction made by dried stones, called “barn”, which come back to the half of XVIII Century. This low buildings, consisting in local limestone, raw, jamming on one other. Placed in the historical center, there’s Palazzo Mantuano, built in 1840 and since then it was the house of one of the most powerful family in Mattinata. Restored recently, don’t forgetting the past, the building preserve the frame of the main door and actually it houses the local library where are also hosted numerous artist exhibitions. Another important monument of Mattinata is Palazzo Barretta. Dating from the early '900 it took the name of its wealthy owner Giovanni Barretta. 72 On Monte Saraceno there is a cemetery of 500 graves which testifies the presence of culture of, belonging to Iapyges (a tribe of Illyrian), of which many remains are kept in the civic museum of Manfredonia and Mattinata. The tombs, which have the shape of uterus, bring back the ritual of prenatal life. In them, the dead were buried with objects dear to them. On Monte Sacro you can admire the ruins of an ancient Benedictine Abbey, called Santissima Trinità. There are several bays that can be found along the Mattinata’s coast, among them there are Vignanotica Bay and Mergoli’s Bay. Vignanotica Bay is a pebble beach, which is characterized by the presence of numerous caves eroded by the sea in to the high cost, at until 13 km from Mattinata in direction of Vieste. It can be reach thought a path lined with Aleppo pines and Maquis shrub land, but in past it was accessible only by sea. The place is also known as Seagulls Bay, for the large numbers of these birds. Mergoli’s Bay (or Faraglioni11 Bay), it of a peculiar beauty and importance to worldwide level, situated among Mattinata and Vignanotica. The presence of high cliffs, of “two stacks” (residues of limestone eroded by nature), forests of pine and white pebble beach, is the emblem of the coastal area of the Gargano, and one of the most famous and popular Apulia places. Prince of Mattinata’s food is, without doubt, extravergin olive oil, produced in the Mattinata hills and plains. To the Mattinata’s Oil is dedicated each year the Oil Feast Day, during which the streets and squares of the town come alive with stands and stalls to taste the dishes made with the oil. Vieste The most oriental village of Gargano Promontory and of the province of Foggia. Its particular urban location is linked by the karst nature of Gargano Promontory, characterized by rock layers that are often eroded by the sea. The built-up area is 11 Faraglioni, in english means stacks; 73 situated on a small rocky peninsula, with a more or less symmetrical shape, characteristic for its three bay separated by two point: Punta di San Francesco, facing to east, bluff, raised and sharply rocky: There you can find the mediaeval centre. Punta di Santa Croce, turning to north, it’s lower than the first. In this area the village began to expand only until the Eighteenth Century. Among these two points you can find the little shore of Marina piccola, facing the lighthouse. At the south of Punta di San Francesca you can find the long sandy beach of Pizzomunno which started from the limestone rocks on which was built the town and is extended in direction of Pugnochiuso At the beginning of this beach, called Castello’s beach, stands as if to guard Vieste, a 25m high monolith called Pizzomunno which is the symbol of the town. It’s related to some legends, which talk about a time when the current town was only a village lived a tall and strong young man named Pizzomunno. In the same village, also, lived a girl of a rare beauty, with long hair color of the sun called Cristalda. The boy and the girl fell in love, a such strong love that nothing could separate them. Every day Pizzomunno faced the sea with his boat, he was a fisherman, and punctually mermaids emerged from the waves of the sea to sing sweet songs in honor of the young man. The love that Pizzomunno fell for Cristalda made the offers of mermaids unnecessary. One of the many evening the mermaids, caught by a raptus of jealousy, assailed Cristalda and dragged her into the depths of the sea. Pizzomunno chased in vain the voice of his lover. The day after fishermen found the young man transfixed by pain into the white rock that still takes his name. Natural location of important beauty are the caves dug into the limestone by the sea which created some cavities and rocky formations by various and odd shapes. An example is the Architiello12, dug by the sea erosion from in direction of Pugnochiuso. The caves are the result of karst phenomena but also the 12 Architiello, in english means “little arch”; 74 corrosive action of the sea water and wind has done the rest. Among these: Due Occhi cave, Rotonda, Pipistrelli cave, Serpente, Viola and Smeralda13 cave. Beside the beauty of the caves and beaches Viste has a wonderful old town with various architecture an example is the Concattedrale14, located in one of the highest area of Vieste. Another important monument for the history of this town is the Castle. It is a massive building which was built by the Swabians and dominates the city skyline with its imposing figure. Near these buildings there is Porta ad Alt15, characteristic for its pointed arch; this arch was the main entrance of the town. Peschici Peschici is located on the top an imposing karst cliff that raises over hundred meters on the Adriatic Sea and overlook one of the most extraordinary and beautiful bays of Italy, the Peschici’s Bay. The village is blinding white that together with the bay view forms one of the most typical sights of Apulia. The old town of Peschici climbs from the harbor up to the Swabian castle. Inside the town are narrow streets, hidden squares, steep stairs, narrow passageways, arches and white houses, typical of the cost of Apulia. In memory of a ancient-old history made of attacks and raids you can find the some coastal towers erected in the second half of the Sixteenth Century to defend the area by pirates and corsairs. Stronghold rise on high cliffs overlooking the sea, in a dominated and panoramic position respect the Adriatic. The position is strategic and functional to sight and warn enemy ships. 13 Due Occhi, in English means “two eyes”; Rotonda means “rotunda”; Pipistrelli means “bats”; Serpente means “snake”; Smeralda means “emerald”; 14 Concattedrale, in english means Co-Cathedral; 15 Porta ad Alt, in english means Door to Alt; 75 At two kilometers from Peschici, stands the small Madonna di Loreto Shrine, built by a group of fishermen of Peschici for act of devotion to the Madonna, after having saved them during a stormy night. Fishermen released their vow building a chapel the size of their boat. Around Peschici, we can find the famous Gargano National Park, which stretches over 120.000 hectares, which combines the coast and the mountains, including an oasis of wildlife protection established by the Apulia Region. Vico del Gargano Vico del Gargano better known “the town of love” is part of the Gargano National park and part of the Mountain Community of the Gargano. It is one of the towns of “I borghi più belli d’Italia”. Its village is San Menaio a popular bathing resort. Founded by the legendary Slavic leader of mercenaries Sueripolo in 970 AD, the town had during the centuries different dominations. Frederick II laid the foundations of the castle hitch that still stands in the old quarter. At first sight, Vico seems to be less considered and less important than Vieste and Peschici, known to the mass tourism. Among the many churches, there is the Matrice with its stone portal and eleven inner altars, based on a height to the sides of the houses of Civita and Casale quarters; those of San Giuseppe in the Terra quarter (or Borgo Vecchio) which houses the wooden statue of the Death Christ. In construction, stand out the walls that in a number of features are included in the houses; the castle with its square shape in which you can found the various changes of ownership and stile. 76 Rodi Garganico It is a well-known town for the production of Gargano’ citrus fruits: Gargano’ oranges and Femminiello’ Lemons, both PGS16, since Medieval time. Rodi Garganico is situated on the Gargano north seashore. The town is situated on a rocky promontory between two long sandy beaches not so far from the Varano’s lake. It’s surrounded by a luxury greenery, made above all by orange trees, olive trees and pine trees groves, and also of carob and fig trees. The coast, towards north, is characterized by long sandy beaches. The sand is pale and characterized by thin sand grains. There are many examples about the presence of prehistoric human settlements (Paleolithic and Neolithic) in the area. But the foundation of the town is dated later this periods. The origin of Rodi Garganico was often linked to the movement of Rhodes, a Greek ethnic group, in the VIII Century BC, that colonized the coast attracted by the climate and the pine forests. In the site of Sotto il Castello we can see today the defensive walls of the port of Rodi Garganico, that in ancient time were quite impressive and that, gradually, were transformed into houses. Among the different religious architectures we include the Shrine of Madonna della Libera. In the beginning the abbey was outside the walls, but the shrine was later incorporated into the historic centre after the various urban expansions. Another very important church for this town is the San Nicola’s Church. Built in 1680, was consecrated in 1827 by Archbishop Eustachio Dentice, who placed above the altar the relics of Saint Cristoforo y Saint Teodoro. The old town, is called Vucculo, which derives from the Lombar verb of “vucculare”, that means to shout, to call. It is characterized by narrow streets with intricate paths, steep stairways, arches, hidden squares and terraces. It gets its name by the 16 Protected Geographical Status 77 typical (until recently times)folk customs of calling, most of them shouting from the terraces to their husbands intent to work with fish-nets and boats. But the area most famous of Rodi is surelly the Oasi Agrumaria, Oasis Citrus Fruits. The century-old citrus production is testified by the lemon groves which surround the town. 78 Chapter 2 Tremiti Islands 79 “Tremiti, the Gargano’s pearls…” (Lucio Dalla) 80 Introduction It’s the only Italian Adriatic’s archipelago, Tremiti are formed by 5 islands (San Domino, the most famous, San Nicola, the historical and administrative center, Capraia, Cretaccio, Pianosa) and some rocks of modest size. It is located about twenty kilometers off northern coast of Gargano, and it is easily accessible from the neighboring coasts by ship or helicopter. The Tremiti Islands are a small corner of paradise, where the clearness of the sea, multicolored and cleared seabed, pleasant weather, clean air, lush vegetation, unpolluted nature, the caves and the creeks create areas of ethereal beauty that nobody can ignore. The Islands have different morphological characteristics but in some ways are complementary: • San Domino, is the biggest Island, and it is covered by a forest of Aleppo pines and oaks; it is surely the most beautiful island, in terms of landscape and natural beauty; • San Nicola, is richest of monuments which are the Island story testimony: towers, impressive buildings, walls, churches and cloisters of a fortressabbey, Santa Maria a Mare, which have a significant artistic and historic interests. • Capraia is empty of trees and building, but covered with grass and dazzling flowers. It is the destination and home to a vast colony of seagulls. 81 • Cretaccio, little more than a rock, is a natural bridge between San Domino and San Nicola, one was the bridge “pillar” which connecting the two biggest islands. • Pianosa, is located about twenty miles north-east of Capraia Island, administratively is part of the Tremiti municipality. It is a Marine Park. The Tremiti’s Marine Park is one of the most beautiful natural habitat of the entire Mediterranean Sea, is a nature reserve that includes the coastal area surrounding the Island of San Domino, San Nicola, Capraia and Pianosa. In the park it can be possible to admire seaweeds such as Acetabularia Mediterranean. Even more remarkable is also the fish patrimony: dentex, sea bream, lobsters, mullet, sea horses and, at low depth, octopus, squid, grouper are just some of the species present in a nature reserve where water purity makes man all in with nature. History The Tremiti Island are not only famous for their beauty, made of nature and landscapes, but play an important role from the historical and cultural point of view, so they can be considered an “outdoor museum”, in fact they have been inhabited since the Neolithic age as put in evidence the numerous village finds on the island of San Domino dating from the VII – VIII Century BC. On the San Nicola Island, by contrast, were found piling holes of a hut built in the Iron Age as well as this construction was attributable to the classical and hellenistical age. Their old name was “Insulae Diomedeae”, in honor of the Greek hero Diomedes: the legend talks about Aphrodite, the goddess of love, who transformed her partners in Calonectris diomedea17, rare seabirds, which nested on the limestone of San Domino. The name “Tremitis” appeared for the first time in a manuscript of the Middle Age. It is just in the Middle Age (IX Century AD) that was born the first Tremiti’s religious center, a Benedictine monks work, linked to of the Montecassino Abbey. 17 The Calonectris diomedea is a seabird called in english Cory's Shearwater 82 It is certain that in the XI Century AD, the Abbey reached a period of great splendor but this extreme splendor marks the beginning of the decline: first, the tensions with the Abbey of Montecassino, from which it claimed its independence, and second the contact with Dalmatians, unpopular by the Holy See, brought to a moral collapse which led in 1237, Cardinal Raniero from Viterbo to instruct the Bishop of Termoli to replace the order of the Benedictine in to Cistercians of San Bernardo, which expanded and fortified the abbey with the holp of King Charles of Anjou. But everything was not enough against the Slavs, which in 1334 led to the complete disappearance of the order and the destruction of the monastic complex. After this event the Island was uninhabited for decades and several religious refused to move from the Island till in 1412 Pope Gregory XII sent a congregation of the Canon Laterans, that restored the abbey in Renaissance style, transforming the outside in a mighty fortress and brought back to its former glory. After this, followed a long period of decline due to frequent Turkish invasions and a deep economic crisis. In 1792, was established to Tremiti a penal colony which remained active until 1926. Then in 1832 the Islands became an independent municipality. During the Fascist period, Mussolini decided to send political prisoners and common criminals. San Domino San Domino is the biggest Island and surely it most beautiful for its wonderful landscape, and it is the most complete for the touristic offer. The waters are really crystal, the coast is full of beach sides, points and creeks: circumnavigating the island, there is no point that is not worth visiting. Given the shape of the coastal islands, you can often face with small bays and creeks with sophisticated and charming shapes. Among them, we mention, for its fame Cala delle Arene, the biggest beach 83 present in the archipelago, Cala degli Inglesi18, where sank a British ship of smugglers, and Cala Tamariello, which gives access directly to the sea where is possible the docking for small boats. As a long the entire Gargano, also in Tremiti is possible touring the caves. The cave of San Domino are: Grotta delle Rondinelle19, is so named because of the swallows nest; Grotta del Bue Marino is one of the most beautiful caves of the island, it is named so because in the past there lived the rare “sea seal or sea calf”; Grotta delle Viole, dello Scoglio and Grotta del Sale20, one of the most beautiful Tremiti’s caves, which have a clearest seabed that compounding with multitude of fishes and shellfish, which have strange colours and shapes, lighted by the sun become of a purplish colour, especially in the early hours in summer. Sailing the Island with a small boat, it is be possible to see a unique collection of masterpieces of nature, including wonderful rocks, stack, caves, and many natural arches, some of them very well preserved, for example: Scoglio dell'Elefante, not so far from the tip of San Domino, it is possible to see a rock which has an elephant shape which is crouched with the tight truck. Punta del Diamante, is called this way because a legend tells that here was hidden a diamond which has of an extraordinaire size. The coast is high and ragged, the sea acquires a lot of phosphoric colors, blue and green emerald. From there is possible to see Scoglio del Monaco, which has a shape that reminds a kneeling monk. San Nicola San Nicola Island is the Tremiti’s historical and administrative centre. Its shape is stretched out, with a rugged coast and it is defended by biggest rocks and cliff sides which dropped 18 The Brirish Creek; Grotta delle Rondinelle, means Cave of the Swallows; 20 Violets’ Cave, Cave of the Rock and Cave of the Salt; 19 84 away in to the sea. In West part of the Island you can find towers, castles and the old wall of the city. This part of the island is less abrupt, arriving up to a little sandy beach, where there is the Navy, with its little harbor. Here it’s possible going up, to the built-up area, with a flight of steps between the mountain and a loophole, used by the monks to rank the sea. In addition to the wonderful landscape, San Nicola offers the tourists some monuments that they, absolutely have to visit, among them: • Badiali’s Castle;21 • Abbey of S. Maria;22 Abbey of Santa Maria14 The Abbey has an impressive and Majestic aspect. It was built in 1045 AC by the Benedictine Monks, after a Canon Laterns’ commission were modified the façade and the and the main door, with decorative patterns of the influence Renaissance. There are many works of interest to admire inside, the most important include: • The wooden crucifix, by the particular shape, which is typical of the Greek- Byzantine period; • The wooden statue of "S. Maria a Mare", which represents the Virgin with the Baby with tanned faces. This particular brings back again to the Byzantine period; • The wooden polyptyc, on the major alter, a real masterpiece of engraving technique; • The Mosaic Floor, which is surely the most important work of the Church, that after many restoration, today is possible to admire in the nave. Badiali’s Castle13 In defence of the Abbey, rides upthe impressive defensive walls and the Torrione Angioino23. This has a circular shape and flanks the main entrance of the Badiali’s 21 Badiali’s castle; Saint Mary Abbey 23 Angevin’s Donjon 22 85 Castle. It is possible to admire numerous and ingenious defence works of art built during the era of the Cistercians with the patronage of Charles of Anjou. Capraia Capraia Island is the second island for extension among Tremiti. It is uninhabited and mostly rocky with sparse vegetation. This name derives by the caper plant of which the Island is full. The north-facing coast is high while the south goes down gently to the sea. On the west coast it possible to be find two suggestive creeks, Cala Sorrentina e Cala dei Turchi, where Turkish took refuge during the assault in the August 1567. In 1998 the biggest statue of Padre Pio ever realized (which also rapresents the biggest under water statue in the world), made by Domenico Norcia. It has been put 10 meters deep near the Capraia coast. The statue is really impressive: 3 meters tall, and 12,25 quintals of weight and more that 110 quintals of base. Cretaccio The Cretaccio Islet, of clave nature and devoid of vegetation, is located between San Domino and San Nicola. More than the lesser Tremiti island it is considereted the biggest rock of the archipelago, which due to the incessant corrosion of weather will reduce its extension over the centuries until it will disappear. 86 The legend tells that this Islet populated by ghosts. People say that here a prisoner was executed, whose ghost populates the island during stormy nights, holding his decapitated head in his hands. To enrich the “thrill” contributes the nearby dark black rock called La Vecchia24, owned by an old witch. Pianosa Pianosa, is twenty kilometers away from the other four islands which making up the archipelago, it takes its name from its level shape. Its crystal clear water, the sound of the seagulls that is shattered by the suggestive shouting of the sea, they awaken in the man feelings of being part of nature. The Island that lacks of the characteristic Maquis shrubland which recover all the Tremiti Island and the Gargano, it is completely uninhabited. Since 1989 Pianosa is a natural reserve. 24 The old woman 87 Chapter 3 The Gargano National Park 88 « The Gargano is the most various mount you could imagine. In its heart it has the Foresta Umbra, with beech and turkey oak which are 50 meter height and a trunk of an armful of 5 meters, aged like Methuselah; with pines, maples, yews; with a lush, a color, the idea that seasons have on the time of evening enchanted; with deer, rabbits, foxes that run through your feet; with every warble, whine, birds chirping… » (Giuseppe Ungaretti) 89 Introduction The park was established by the Decree of the President of the Republic 5 June 1995, after several attempts since 1963 to prevent the destructive action of the most beautiful and unspoiled promontory. The creation of the Gargano National Park constituted not only the protection of landscape, but even to preserve the magnificent habitat represented by the coastal lakes of Varano and Lesina. The park boasts about the biodiversity primacy at national level; the most surprising thing are the high concentration of life forms. Entering the Park of Gargano is a bit like being in one for those pleasantly confused dreams where is difficult to wake up. The heart of Gargano National Park is the Foresta Umbra, which is the green lung of theGargando high 830 meters of altitude. The forest is thousand-yearold, in spite of deforestation and forest fires that have taken place over the centuries, the forest has almost retained its full of vegetation mantle. The Foresta Umbra represents a rare forest characterized by various species of animals and plants. Its name “umbra” derives by Latin which means shadow, so thick that light can’t pass. Inside there are some reserves which have not undergone of the human intervention, the most important are Riserva di Sfilzi and Riserva Falascone. Talking about fauna it possible to say that the Park is rich of various animal species, such as roe and fallow deer, moufflon, and also different species of birds of prey including Eurasian Eagle-owl and Peregrine Falcon. It’s easy meet even wild 90 cat, fox, hedgehog, squirrel, marten and in the darker area wild boars groups. Among other species the Park is also known for its great variety of birds. There are 150 bird and birds of prey species that live and nest there, for example: robin, titmouse, blackbird, tawly owl, purple heron, crane, and even more, pheasant, buzzard, owl, barn owl and raven. While, talking through the flora, the main characteristic flora you can meet in the spring you can even see bluebells, buttercups, thistles etc. Foresta Umbra has several access, footpaths and routes of natural interest are signaled, safe and checked by The State Forestry Corps, where is possible make wonderful excursions. The Gargano’s Orchids The word orchid is a magic and imaginative word which bring our mind to the imagine big tropical forests, where lush vegetation, jealously guards the nature secrets that are not yet fully revealed. But fortunately the world of these extraordinary flowers is also here in the Gargano. The legend talks that the name Orchid derives from Orchis. Orchis was a young Greek man, very handsome and full-blooded man. He was the nymph son, and he could afford everything using his beauty even gain the most charming and lovely young girls. And during a Bacchus’ feast, he attempted to rape a priestess of the god. The young man thought that he could escape to the revenge of the powerful Moira who punishing abuses caused by the desire of omnipotence, but he was wrong and then was torned apart by wild beasts. The gods, however, would not allow that Orchis’ beauty would be lost forever and thought to give birth to a 91 little plant that in its groin, where there are two bulbs, reproduce the male anatomical appendages which had been his misfortune. In general orchids emit a delicate perfume, but some may also emit bad smell or are completely odorless. The orchids that belong to the Ophrys genus, which are the most popular in the Park, have unique, curious and mysterious flowers a meeting point between the insect and the plant world. Italy is particularly rich of wild orchids, there are 230 species, group together in 30 different genus. Apulia with 91 species is the most populated Italian region. Researches, in this years, has allowed to discover new species, bringing the number of orchids in the Gargano to 84, belonging to 17 different genus. The Gargano wild orchids, unique among the many species of plants, are there, in front of us as witnesses of a cultural heritage that nature renews every year all along. 92 Chapter 4 Trabucchi 93 Ancient Human device Please remain Linked to the sea (Don Pasquale Vescera) 94 Introduction Coming down to the Adriatic sea, the traveller’s gaze leans on stranger architectures made of wood, thanks to aerials head toward the sea dangling nets of unbelievable sizes. These are the trabucchi, and nowadays these are the Gargano’s symbol. They are pictured in postcards and brochures, are a touristic attraction and sometimes they have even became restaurants where it is possible to taste the local cousin. For the American architect Bernard Rudofsky, the trabucco is “an architecture without architect” unique, so polished and well thought, even if it is rude, simple and primitive. Indeed the trabucco can be defined as an architecture miracle made from common people who, without knowing, used static and dynamic physics laws, making overbear experience, wisdom and the love for the sea. Today the trabucco, as we have already said, is one of the Gargano’s symbol, but in ancient time it was used for other purposes. It was born for security, to avoid strong sea storms which could suddenly crack, along the bristly Gargano’s coast. A study dated back to the Sixty, ismade by the above mentioned architect Bernard Rudofsky, in the occasion of a primitive art exhibition, fitted out by the Modern Art Museum of New York, compare the trabucchi from the Gargano’s Coast to a similar structures existing along the Congo Atlantic coast. The birth and the structure The trabucco is not born by chance, it comes from a long observation of the migratory movement of fish, of each species along the coast. Huge mullet shoals leave seasonally in the autumn, the brackish water of Lesina and Varano lakes, to reach the many depp-water creeks. 95 It was, more or less, 70 years old (until 1885 – 1959). During this period it has never been subjected to structural changes. The Trabucco global structure is constitued by seven elements: the bridge, the capstans, the antennas, the masts and the net. The bridge is a wooden rectangular surface, used as a plan of action. On the deck are arranged two capstans to control the net with six cable, three for each part, and the cabin where the fish was kept and the men rested, in turn, while fishing at night. The antennas are the most important part of the structure, without them the trabucco could not exists. They are made by 5 or 6 very solid poles, closely tied with a large wire. At the end of the antennas are applied some pulleys in which run the outer cables. The masts are 15 or 18 meters tall and are made by a one wood piece. Besides there are the tie rods which hold the antennas and the masts to them and sideways they hold the structure to limit the oscillations. The net, in the past was made by cotton but nowadays by nylon. When it is hanged up it has a crater shape. The Trabucco’s man and his work All the works were hard and tiring, but the one of the man of the sea was harder: everything was uncertain, and if other types of workers could count on a fixed salary, for the trabucchista25 the earning was always uncertain; there wasn’t a fixed payment, no pact, no contract: is they fished, they earned otherwise they could wait for better times. 25 It is the Italian word using to call the man who works on the Trabucco 96 To operate the trabucco needed from four to five men, the work was done mainly during the day, just the fishing net for squid were descended at night, but in spring time. They spent all day waiting for fish shoals. In the coldest days and hours they lighted a fire and took turns to get warm. At noon they ate some bread brought from home, and if there was fish, they grilled it or cooked a soup. The day was long, exhausted, boring and interminable; often carried by long silence, because seamen are mysterious and quiet, especially when the same work is done with the same people for many years. The look-out gadded at bait, and when it started to wiggle, the men run. The first to run were the men who were involved to the capstan. They had to lift the side of the net which was in depth bringing it to the same height as the other sides; then they turned the big capstan and there were four people to turn it: the net was lifted and fishes, that were on the bottom of the net, were brought up with a landing net. And they began waiting again. Trabucco and superstition All the trabucchi had a common belief, the visit of a woman on it, caused bad luck, but this rumor has never been shattered and it was created by this story: Many years ago on of the trabucchi in Peschici seemed to have been blessed by God himself, it was like a force pushing the fish into its net, while the neighboring trabucchi, however, most of the time, didn’t fish anything in their nets. Hopelessness was at a breaking point; weeks and weeks were spent, all the trabucchi more not fishing, except that one. It was the hunger of many families: creditors wanted money, without them they didn’t couldn’thave seek of flour! Some fishermen struggling to survive, putting aside his pride, went to the lucky trabucco asking for a job, but even if they need labor, they sent them away. It was at this point that the unfortunate fishermen wives, tired of waiting for changes and driven by curiosity to see what was happening, decided to go on the 97 lucky trabucco. There were many in the dawn on that morning, in front of the little ladder which led directly to the trabucco platform, in silence, with their eyes that staring the fishermen and stunned and disbelief trying to understand what was happening. The men were stunned and motionless when women began to curse the beams, poles, wires that held the trabucco weight. Then women went away and men dropped nets but that day they didn’t fishanything and neither the next day. Things were changed and on that “trabucco” no more fishing. In addition of having numerous superstitions, the trabucco men relied too much on the miracles of God and Saints in heaven. Famous is the fish miracle of Sant’Elia and the Monte Pucci trabucco. The Trabucco crisis and its fate The elements that influenced the crisis are many but first and foremost are the events related to the management of Varano Lake, the only state-owned lake in Italy. The water of this lake lands three municipalities: Cagnano Varano, Carpino and Ischitella. The citizens of these places boast about and wield, since immemorial time, the civilian fishing use of the lake, that was always respected and maintained, even when on those lands raised many fiefdoms. To honor this right, always challenged, the Fishermen’s Collective, in order to maintain the fish closed to the lake, installed in the Capojale mouth, a grid made up of many strong stakes driven into the sea bed. These tools were applied in late May and took off the following spring. When this happened, the trabucco didn’t fish more, not even a single fish, all this leads to very disastrous consequences for the employees families. 98 In the Fifties Vieste and Paschici’s fishermen organized at Capojale mouth a protest against what was described as an injustice. It was a war between poor, which, would not achieve any positive results. But this wasn’t the problem only, there was worse. At the end of the II World War and the social progress, unfortunately, also brought the overfishing along the coast, with hundreds of fishing boats that constantly, plowing the depths, and fishing with explosives, the water pollution did all the rest. The good fishing became so rare that even the “die-hard workers” lost their interest in it and turned their backs to the trabucco. Nowadays the Apulia Region doesn’t yet have a regional law legislation to preserve, promote the recovery or enhancement of trabucchi, so will be the Gargano National Park Authority to ensure a future for the trabucchi of Vieste and Peschici. On the 1st June 2001, was instituted a no-profit association called I Trabucchi del Gargano, which has the precise purpose of preserving these monuments. This organization includes the Gargano National Park, environmental associations Italia Nostra, Legambiente and WWF and all Trabucco holders of Vieste and Peschici. Other Trabucchi Trabucchi are not only presents long the Gargano coasts, but also along the Adriatic and Tyrrhenian coasts there are similar structure. Others, can be found in Lazio and Romagna, aren’t a working machine, but just a hobby. They are called bilancini and are placed at the mouth of a canal or a river. While the Trabucco of Abruzzo is located mainly between Ortona – Vasto, where can be find rocky beaches and scattered sea cliffs. The dimension of Trabucco of Abruzzo is the smallest Trabucco of Gargano. The two antennas have a length of 20 meters respect to the 40 meters beyond those of Gargano. They don’t have the mast because they fish with the net completely flattened on the bottom, as the caught fish is sedentary. 99 100 Parte in Spagnolo 101 Capítulo 1 El Gargano 102 “Hay una montaña en el Adriático que se ha puesto a velejar hacia el sol naciente, como un barco grande y quimérico deteniéndose encantado y olvidado en el mar...” (Pasquale Soccio) 103 Introducción Gargano, también conocido como “Espuela de Italia” es una sub-región de Italia que coincide con el homónimo promontorio del Gargano que se extiende en la parte norte de Apulia y corresponde a la parte oriental de la Provincia de Foggia. Está totalmente rodeado por el Mar Adriático, excepto hacia el oeste, donde limita con el Tavoliere. En su territorio se encuentra el Parque Nacional del Gargano. Historia El centro ya estaba poblado en el Paleolítico, son testigos las muchísimas cuevas donde fue hallada la presencia del hombre prehistórico, por este motivo es de gran importancia el sitio arqueológico de Grotta Paglicci donde fue encontrado el esqueleto de un hombre de Cro-magnon. Gargano luego fue, poblado por los Dauni que dejaron numerosas estelas por todas partes en el promontorio. Esta zona sufrió también, el influjo Romano donde algunas ciudades como Argos Hippium (Arpi), Sipontum (Siponto), Merinum (Vieste), Portus Garnae (Rodi Garganico) e Matinum o Apeneste (Mattinata) se convirtieron en importantes centros para la cultura y el desarrollo económico. La guerra griego - lombarda llevará a la destrucción de los centros de los Dauni y permitirá la afirmación del Cristianismo. Remonta a estos tiempos la construcción del santuario de San Miguel. El peregrinaje que se desarrolló alrededor del santuario y al culto de San Miguel, determinará en el siglo VII, la conversión de los Lombardos al Cristianismo. Además de los Lombardos, el Gargano como toda la Capitanata ha sido la sede de numerosas controversias de los bárbaros pero las influencias más importantes en el transcurso del tiempo han sido las Normandas y Suevas. La llegada de los Normandos encontrará terreno fértil para una recuperación global no sólo del Gargano, sino para toda Apulia. 104 Con los Suevos el paisaje urbano cambió de aspecto, pasando, primero bajo el dominio de Federico II y después de su hijo Manfredo, desde “la civilización de las catedrales” hasta la de los castillos. También en el campo cultural, bajo el dominio de los Suevos habrá una producción artística muy importante, como muestra la iglesia de Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo. Durante el periodo de los Aragoneses y de los Angevinos los carácteres de indivualidad darán lugar a los extranjeros que llegaban a través de los Alpes, como por ejemplo la cultura gótica. Luego de la creación de el Arancel de las ovejas, ordenada por el rey Perdonando I de Aragón, determinará el completo abandono de las tierras de Capitanata, que se vio privada de un rico patrimonio económico, utilizado sólo como tierra para pastoreo de los rebaños que provenian desde el Molise y el Abruzzo. La intervención de los Borbones volvió a llevar al Gargano a prosperosos niveles, de hecho la política borbónica marcó con mayor atención las reales necesidades de los centros urbanos, una política con tendencia a frenar los abusos feudales y los privilegios eclesiásticos. Acercándonos a los días más cercanos a la actualidad Capitanata y Gargano no tendrán mayor prosperidad económica después de la Unidad de Italia. Los centenarios problemas agrícolos y sociales serán siempre el centro de un proceso de desarrollo que no logra despegar y que permanece siempre entre crisis y estrechez. Tiene que esperar el segundo periodo de posguerra para el auge económico y social de las poblaciones gargánicas. Hoy el Gargano tiene una función pujante en el desarrollo del turismo con sus balnearios y sus bellezas naturales. Las localidades gargánicas Mattinata A Mattinata por la calidad de sus aguas de baños se le ha otorgado muchas veces la Bandera Azul por la Fundación Europea de Educación Ambiental. El nombre 105 del pueblo fue hasta la primera mitad del 800 Matinata que deriva de la tribu de Matinates ex Gargani. El casco antiguo está situado en la parte baja del pueblo, en él se puede encontrar algunas construcciones típicas en piedra en seco, llamadas “almiar”, que remontan a la mitad del siglo XVIII. Se trata de construcciones bajas con base rectangular, constituidas por piedras calcáreas locales, brutas, encajadas una sobre la otra. Siempre ubicado en el casco antiguo se encuentra el Palazzo Mantuano, construido en 1840 y casa de unas de las familias más influentes de palacio fue recientemente, Mattinata. El restaurado pero con memoria del pasado, conserva el marco del portal principal. Actualmente es la sede de la biblioteca multimedial sede de numerosas exhibiciones de artistas. Otro monumento importante de Mattinata es el Palazzo Barretta datado a los inicios del 900, el palacio señorial Baratta así llamado gracias al nombre de su propietario latifundista Giovanni Barreto que allí habitaba. Sobre el Monte Saraceno una necrópolis de 500 sepulcros es testigo de la presencia de los Daunos, que pertenian a los Yapigios (una tribu de los Illirios), de los cuales numerosos restos arqueológicos están conservados en el museo municipal de Mattinata y de Manfredonia. Las tumbas, con forma de útero, recuerdan el rito del regreso a la vida prenatal. Entre estas los defuntos eran ubicados encogidos con sus objetos más preciados. Desde el Monte Sacro se pueden admirar las ruinas de una antigua abadía benedictina de la Santísima Trinidad. Son varias las bahías que se pueden encontrar a lo largo del litoral de Mattinata, entre estas recordamos la bahía de Vignanotica y la bahía dei Mergoli. 106 La bahía de Vignanotica es una playa de guijarros, caracterizada por la presencia de varias cuevas excavadas por el mar en la costa alta, a casi 13 km desde Mattinata en dirección de Vieste. Se puede llegar a la bahía a través de una senda bordeada de pino de alepo y maquia, un tiempo la entrada era sólo desde vía mar. El lugar es conocido también como bahía de las gaviotas, por el considerable número de estos pájaros. Bahía dei Mergoli (o dei Faraglioni), es de una particular belleza e importancia a nivel mundial entre Mattinata y Vignanotica. La presencia de altos artefice, de los “dos farallones” (residuos de roca calcárea elaborados por la naturaleza), de las selvas de pinos y de la playa de blancos guijarros, hacen de este lugar el emblema del territorio costero del Gargano, y uno de los lugares de Apulia más renombrados y conocidos. El Príncipe de la gastronomia de Mattina es, sin dudas, el aceite de oliva extravirgen, producido entre las colinas y la llanura de Mattinata. Al aceite se le dedica cada año la Fiesta del aceite, durante la cual las calles y las plazas del pueblo se animan de pabellones para degustar los platos que se combinan perfectamente con el aceite. Vieste Es el pueblo más oriental del promontorio Gargano y de del toda la provincia de Foggia. La particular ubicación urbana de este relacionada naturaleza pueblo está con la cársica del Promotorio, que está caracterizada por capas rocosas a menudo corroída por la acción del mar. El centro del pueblo si erige, sobre una pequeña península rocosa, de forma más o menos simétrica, y muy característica por sus tres bahías separadas por dos puntas: Punta de San Francesco, dirigida hacia el este, es empinada, realzada y ásperamente rocosa: aquí se encuentra el casco medieval, mientras, Punta di 107 Santa Croce, dirigida hacia el norte, es más baja. En esta zona el pueblo comenzó a extenderse desde el Ochocientos. Entre las dos puntas se encuentra la pequeña playa de Marina Piccola, dirigida hacia el faro. En el extremo sur de la Punta di San Francesco se encuentra la ancha playa de arena de Pizzomunno que empieza desde las rocas calcáreas sobre las cuales fue construida la ciudad y que se extiende, hasta el sur, en dirección de Pugnochiuso. Al principio de la playa conocida como del Castello, si erige, casi como si estuviese a la guardia de Vieste, un monolito de 25 metros de altura llamado Pizzomunno que es el símbolo de la ciudad Gargano. A este se lo relaciona algunas leyendas. Se cuenta que al tiempo que la actual ciudad era sólo una aldea allí vivía un joven alto y fuerte que se llamaba Pizzomunno. Siempre en la misma aldea vivió tambíen una chica de rara belleza, con el pelo largo color del sol de nombre Cristalda. Los dos se enamoraron perdidamente, sin que nada ni nadie pudiera separarlos. Todos los días Pizzomunno enfrentaba al mar con su barco y rápidamente afloraban por las olas del mar las sirenas que cantaban dulces canciones en honor a los pescadores. Las canciones de las sirenas eran inútiles porque el amor que el joven sentía por Cristalda era muy fuerte y una de las tantas noches las sirenas, sufrieron por un ataque de celos, agredieron a Cristalda y la arrastraron en la profundidad del mar. Pizzomunno persiguió a su amor en el mar. Al día siguiente encontraron el joven paralizado por el dolor en la roca blanca que hasta hoy lleva su nombre. Además de la belleza de las cavas y de las playas, el pueblo es caracterizado por un maravilloso casco antiguo. Entre las varias arquitecturas se puede admirar la Concatedral, que se erige en una de las zonas más alta de la ciudad. Otro monumento importante de la historia de este pueblo es el Castillo, una maciza construcción edificada por lo Suevos, domina el perfil de pueblo admirado de lejos con su figura eminente. Cerca de estas construcciones se encuentra la Port ad Alt, característica por su arco en punta, que era la entrada principal de la ciudad. 108 Peschici Peschici está situada sobra la cima de un eminente peña carsica que se levanta por más de cien metros sobre el mar Adriatico, y domina una de las más extraordinarias y encantadoras bahías de Italia, la bahía de Peschici, el pueblecito es de un blanco acegador que unido a la visión de la bahía forma uno de los panoramas más típicos de Apulia. El casgo antiguo de Peschici se trepa desde el puerto turístico hasta las fortificaciones del castillo suevo. En el pueblo, existen callejones, pequeñas plazas escondidas, escalinatas escarpadas, estrechos pasajes, arcos y casas blancas, típicas de la arquitectura de la costa de Puglia. En memoria de una historia hecha de ataques seculares e incursiones permanecen hoy algunas torres costeras eregidas en la segunda mitad del Quinientos para defender el territorio por piratas y corsarios. Las fortalezas se elevan sobre altas lomas a plomo sobre el mar, en posición dominante y panorámica respecto al mar Adriatico, ubicación que resulta estratégica y funcionaba para avistar y señalar a las naves enemigas. A dos kilómetros de Peschici, se puede admirar el pequeño Santuario de la Madonna de Loreto, construido por un grupo de pescadores de Peschici como acto de devoción hacia la Virgen, después haber sido salvados en una noche de borrasca. Los pescadores soltaron el ex voto construyendo la capilla tan grande como su barco. Cerca de Peschici, se encuentra el renombrado Parque Nacional del Gargano que se extiende por más de 120.000 hectáreas: une el litoral con las montañas, y comprende una oasis de protección fauníistica instituida por la Región Apulia. 109 Vico del Gargano Vico del Gargano apodado como “el pueblo del amor”, forma parte del Parque Nacional del Gargano y de la Comunidad Montana de Gargano y también forma parte de uno de los ayuntamientos de “I Borghi pi piú belli d'Italia”. Fue fundada por el legendario condottiero eslavo Sueripolo en 970 d.C. y conoció en los siglos diferentes dominaciones. Federico II puso las bases del castillo que se puede admirar aún hoy en el barrio antiguo. A primera vista, Vico parece el pobre hermano de las otras ciudades del Gargano, como por ejemplo Peschici y Vieste, bien conocidas por el turismo de masa. El pueblo parece algo pintoresco y decadente, como las ruinas del mundo clásico en los cuadros del Setecientos. Pero, mientras los otros lugares ya no son más una novedad, Vico se presenta con grandes potencialidades, desgraciadamente, todavía no desarrolladas. La suerte de Vico, se así se puede decir, fue el abandono del casco antiguo – los tres barrios medievales de Civita, Terra y Casale – a partir de la mitad del Ochocientos, que permitió la conservación casi integral del lenguaje arquitectónico. Entre las varias Iglesias, se recuerda la Matrice con su portal en piedra y sus once altares internos, fundada sobre una altura donde a su lado se encuentran los barrios Civita y Casale; otra iglesia es la de San Giuseppe en el barrio Terra (también llamado Burgo viejo) que guarda la talla de Cristo Muerto. Por lo que concierrne a las construcciones civiles, son muy importantes las murallas que en varios trazos han sido incorporadas con las habitaciones; el Castillo con su forma cuadrangular donde se encuentran trazos de los varios pasos de propriedad y de estilo. 110 Rodi Garganico Es un conocido centro de producción de los cítricos del Gargano: Naranjas del Gargano y Limones Femminiello, ambos DOP26, hasta el Medioevo. Rodi Garganico se encuentra en el litoral norte del Gargano. Su centro de población promontorio está rocoso sobre entre un dos largas playas de arena a pocos kilómetros del lago de Varano. El pueblo está rodeado por una abundante vegetación, compuesta sobre todo de plantaciones de cítricos, olivares y pinedas y además de árboles de ceratonias e higueras. La costa, que se extiende en dirección norte es caracterizada por anchas playas con una arena muy clara y que tiene los granitos particularmente finos. Muchas son la pruebas de la presencia de los asentamientos prehistóricos (paleolíticos y neolíticos) en esta zona. Pero la fundación del centro de población en el lugar donde se encuentra el pueblo hoy es siguiente. El origen de Rodi Garganico a menudo está relacionado con el movimento de expansión de los ciudadanos de la Rodi griega que en el siglo VIII a.C. conquistó las costas atraidos por el clima y las pinedas. En el barrio Sotto il Castello se pueden admirar las murallas de defensa del puerto de Rodi Garganico, que en en un tiempo eran más bien eminentes y que, con el pasar del tiempo, fueron transformadas en casas. Entre las varias arquitecturas religiosas de Rodi, recordamos el santuario de la Madonna della Libera. En un principio la abadía era extra moenia (fuera de las murallas), pero el santuario fue más tarde englobado en el casco antiguo después a diferentes expansiones urbanísticas. 26 Denominación de Origen Protegida 111 Otra iglesia muy importante es la iglesia de San Nicola, construida en 1680 y consagrada en 1827 por el arzobispo Eustachio Dentice, que puso sobre el altar mayor las reliquias de San Cristoforo y San Teodoro. El casco antiguo de esto pueblo es aporado como Vuccolo, que deriva del verbo lombardo “vuccurare” que significa “gritar”, “llamar”. Está caracterizado por estrechos callejones con trazados enredados, empinadas escalinadas, arcos, pequeñas plazas escondidas y terrazas panorámicas. Debe su nombre a la típica costrumbre de llamar, además, de gritar desde las terrazas a los maridos que trabajaban con las redes o en los barcos. Pero la zona que más caracteriza Rodi Garganico de otros centros gargánicos es el Oasis Agrumaria. La secular tradición de producir cítricos es testimoniada por los Jardines de Cítricos que rodean la ciudad. 112 Capítulo 2 Las Islas Tremiti 113 Tremiti, las perlas del Gargano… (Lucio Dalla) 114 Introducción Único archipiélago italiano en el Adriático, las islas Tremiti son constituidas por cinco islas (San Domino, la más famosa, San Nicola, el casco antiguo y administrativo, Capraia, Cretaccio y Pianosa) y algunos escollos de modesta dimensiones. El archipiélago se encuentra a casi veinte kilómetros del litoral norte del Gargano, y se puede llegar muy fácilmente desde las costas limítrofes con helicóptero o con barco nave. Las islas Tremiti son un pequeño rincón de paraíso, donde la limpidez del mar, el fondo del mar limpios y variopintos, el clima agradable, el aire puro, la vegetación exhuberante, la naturaleza intacta, las costas abiertas por calas y cavas sugestivas crean zonas de una etérea belleza que ningún apasionado del mar y de la naturaleza podría resistirle. Las islas tienen características diferentes y en algunos casos complementarios: • San Domino, la isla más extendida, esta cubierta de una selva de pinos carrascos y encinas, es seguramente la isla más bonita desde el punto paisajístico-naturalista. • San Nicola, es un lugar muy rico de monumentos testigos de la historia de las islas: torres, imponentes fortificaciones, murallas, iglesias y claustros de una fortaleza-abadìa, Santa Maria a Mare, que tiene un notable interés histórico y artístico. • Capraia es desierta de árboles y edificios, pero está cubierta de hierba y flores chispeantes, hogar y mansión de una colonia inmensa de gaviotas. • Cretaccio, poco más que un escollo, es un puente natural entre San Domino y San Nicola y por mucho tiempo fue el “machón” de un puente que conectaba a las dos islas mayores. 115 • Pianosa, se encuentra a casi veinte kilómetros a norte-este de la isla de Capraia y forma parte de la administración del ayutamiento de las isla Tremiti. Constituye la reserva integral del Parque Marino. El parque marino de las Tremiti, uno de los hábitat naturales más lindos de todo el Mediterráneo, es una reserva natural que comprende el área costal que rodea las islas de San Domino, San Nicola, Capraia y Pianosa. En el parque es posible admirar tipos de algas como las Acetabularias. Es aún más importante el patrimonio pesquero: dentones, bogavantes, langostas, mújoles, caballito de mar, y a baja profundidad, pulpos, jibias, meros, son sólo algunas de la especies presentes en una reserva donde la pureza de las aguas convierte al hombre en una única cosa con la naturaleza. Historia Las Islas Tremiti aunque tengan que agradecer su popularidad a sus bellezas paisajístico-naturalísticas, vuelven a vestir un papel muy importante también desde el punto histórico-cultural, tanto que pueden ser consideradas un “museo a cielo abierto”, de hecho fueron pobladas hasta la época neolítica como pueden testimoniar los diferentes descubrimientos de pueblos antiguos sobre la isla de San Domino que remontan al signo VII – VIII a.C. En la isla de San Nicola, en cambio, han sido descubiertos algunos agujeros de pilotaje de una cabaña hecha en la Edad del Hierro aunque estas construcciones fueran atribuibles a la edad clásica o la helenística. El antiguo nombre de las islas era "Insulae Diomedeae", en honor al héroe griego Diomedes: la leyenda cuenta que Adrodita, la diosa del amor, transformó a sus compañeros en “diomedeae” raros pájaros de mar, que nidifican en la isla de San Domino. El nombre “Tremitis” origen de su nombre Tremiti apareció por primera vez en algunos manuscritos del Medioevo. En la edad medieval (siglo IX D.C.) en donde nació el primer centro religioso de las islas, obra de los monjes Benedictinos dependientes de la Abadía de Montecassino. 116 Ciertamente en el siglo XI D.C. la abadía de la isla tuvo un período de gran esplendor, pero justo este esplendor marca el inicio de su decadencia: por un lado las tensiones con l’Abadía de Montecassino, por la que reivendicaba su independiencia, por otro las relaciones con los dálmatas, mal visto por la Santa Sede, llegaron a un colapso moral, que en 1237 llevó al Cardinal Raniero da Viterbo a encargar al obispo de Termoli a sostituir la orden de los benedictinos con la de los cistercienses de San Bernardo, que ampliaron y fortificaron la abadía con la ayuda del Rey Carlos I de Anjou. Pero todo esto no fue suficiente contra las invasiones de los piratas eslavos que en 1334 llevaron a la completa desaparición de la orden y a la destrucción de gran parte del complejo monástico. luego la isla quedó completamente deshabitada por algunas decenas de años y distintas órdenes religiosas rechazaron de tranferirse a las islas hasta cuando en 1412 Papa Gregorio XII envió una congregación de canónicos Lateranenses, que la restauraron con un rico estilo renacentista, transformando el exterior en una imponente fortaleza haciendo resaltar nuevamente su antiguo esplendor. A esto, siguió un largo período de declinación debido a las frecuentes invasiones turcas y a una profunda crisis económica . En el 1792 instituyeron en las Tremiti un penal que fue activo hasta el 1926. Durante el período fascista, Mussolini estableció el confinamiento de policía, enviando presos políticos y delincuentes comunes. San Domino San Domino es la isla más grande del archipiélago de las islas Tremiti y es la más hermosa por sus paisajes, además de ser la más completa por oferta turistica. Está cubierta de una característica selva de pinos carrascos que llega hasta las rocas que van a precipicio en el mar. 117 Las aguas son claras y la costa es accidentada por playas, puntas y escollos: rodeando toda la isla no existe un lugar donde no valga la pena ser visitado. Considerando la conformación costal de las islas, frecuentemente se pueden encontrar pequeñas ensenadas y calas de formas sofisticadas y actrativas. Entre las tantas, por importancia se pueden citar algunas como: Cala delle Arene27, única playa de una cierta dimensión presente en el archipiélago, Cala degli Inglesi28, donde un barco inglés de contrabandistas hundió, Cala Tamariello, de allí se va directamente al mar y en el cual es posibile el atraque de pequeñas embarcaciones. Como todo el Gargano, también en las Tremiti es posible admirar las cavas. Las cavas de San Domino son: Grotta delle Rondinelle29, así denominada porque en primavera las golondrinas nidifcan; Grotta del Bue Marino30 que sefuramente es uno de los lugares más encantadores de la isla, se llama así porque en tiempo pasados aquí vivió la muy cotizada (y por eso casi extinta) “foca marina o magüeto marino”; Grotta delle Viole, dello Scoglio e la Grotta del Sale unas de las cavas más linda de las Tremiti, con un fondo muy límpido y terso de aguas azuladas, que en combinación con la miríada de peces y moluscos de diferentes formas y colores, alumbrados por el sol, producen estupendos y sugestivos colores sobre todo en las primeras horas del verano. Circumnavegando la isla con una pequeña embarcación, se puede admirar un extraordinario muestrario de obras maestras de la naturaleza, como por ejemplo rocas, farallones, cavas y diferentes arcos naturales algunos muy bien conservados. Scoglio dell'Elefante31, no muy lejos de San Domino, es posible admirar una roca grandiosa de forma animal. Se trata de una roca con altura de casi 20 metros que recuerda la forma de un elefante acurrucado y con la probóscide tensa. 27 Cala de las Arenas; Cala de los Ingleses; 29 Cava de las Golondrinas; 30 Cava del Buey Marino; 31 Escollo del Elefante; 28 118 Punta del Diamante, así llamada porque la leyenda narra que aquí fue escondido un diamante de extraordinario tamaño. La costa se presenta alta y accidentada, el mar toma una variedad de colores fosforescentes, azul y esmeralda. Desde aquí es posibile observar el Scoglio del Monaco32, de forma característica que representa un monje genuflexo. San Nicola La isla de San Nicola es el casco antiguo y el centro administrativo del archipiélago. La forma de la isla es alargada, con una costa accidentada, defendida por robustas rocas y paredes a plomo sobre el mar. En la parte oeste de la isla se encuentran torres, el castillo y las antiguas muralla. Este lado es el menos escarpado y desciende de manera más o menos ligera hacia una pequeña playa de arena, donde está la Marina, con un adyacente muelle. Desde el muelle se puede subir hacia el centro poblado tomando la única puerta de ingreso y subiendo un tramo entre el monte y una aspillera, utilizada por los monjes para escrutar el mar. Además de un maravilloso paisaje, San Nicola ofrece monumentos que el turista tiene que absolutamente visitar, entre los cuales recordamos: • Castello dei Badiali33; • Abbazia S. Maria34 32 Roca del Monje El Castillo de los Badiali; 34 La Abadía de S. Maria; 33 119 Abbazia di Santa Maria fue construida en el 1045 d.C. por los monjes Benedectinos, de aspecto eminente y majestuoso, fue dedicada a “Santa Maria a Mare”. Después sobre comisión de los Canónicos Lateranenses fueron modificadas la fachada y el portal, con temas decorativos de influencia renacentista. Son diferentes las obras que se pueden admirar en el interior, entre las cuales se citan: • La cruz de madera, de una forma particular, típica de la iconografía griega-bizantina; • La talla de "S. Maria a Mare", que representa la Virgen con el niño. Las caras son morenas y este particular revela influencias de tipo bizantino • El políptico de madera, sobre el altar mayor, una obra maestra, del arte de la entalladura, laminado de oro. • El pavimento a mosaico, seguramente la obra más importante de la iglesia, que, después de varios restauros, actualmente es posible admirar en la nave principal. Castello dei Badiali. Para defensa de la Abadía, se levantan imponentes murallas y el Torreón angevino, forma circular que bordea el ingreso principal del castillo. Es posible admirar diferentes e ingeniosas obras de defensa, construidas en época de los Cistercensos con el patrocinio de Carlos de Anjou. Capraia La isla de Capraia es la segunda por extensión del archipiélago de las Tremiti. Capraia está deshabitada y es prevalentemente rocosa, con escasa vegetación. Su nombre deriva de las alcaparas que es una planta que se encuentra muy facilmente por aquí. 120 La parte de la costa al norte es alta, mientras la vertiente sur baja dulcemente hacia el mar. En la costa oeste se encuentran dos calas, Cala Sorrentina y Cala dei Turchi35, donde se refugiaron las gáleas otoman durante el ataque en agosto del 1567. En el 1998 la más grande estatua de Padre Pio jamás realizada por Domenico Norcia, (que es también la estatua submarina más grande del mundo realizata. La estatua es muy imponete: 3 metros de altura, por un peso de 12,25 de quintales y más 110 quintales de basamento. Cretaccio La pequeña isla de Cretaccio, de estructura arcillosa esta desprovista de vegetación, se encuentra entre San Domino y San Nicola. Más que la menor de las Islas Tremiti, es considerada la mayor de los escollos del archipiélago, que a causa de la corrosión incesante de los agentes atmosféricos reducirá sus extensión durante los siglos hasta a desaparecer. La leyenda narra que la isla fue poblada por espectros. Se cuenta que aquí fue ajusticiado un presidiario, y su fantasma vaga durante las noches de tempestades, teniendo entre las manos su cabeza decapitada. A enriquecer el “escalofrío” contribuye el escollo cercano llamado “La Vecchia”36 de color negro oscuro, propiedad de una vieja bruja. 35 36 Cala de los Turcos; La Vieja; 121 Pianosa Pianosa, distante casi veinte kilómetros de las otras islas del archipiélago, su nombre deriva de su estructura llana. La limpidez cristalina de las aguas, el canto de las gaviotas que se estrella contra el sugestivo griterío del mar, hacen despertar en el hombre la sensación de formar parte de la naturaleza. La isla, desprovista de la característica maquia mediterránea que recubre a las Tremiti y el Gargano, está totalmente deshabitada y cubierta de un piedrisco debido a la desecación. Desde 1989 Pianosa es reserva natural total. 122 Capítulo 3 El Parque Nacional del Gargano 123 « El Gargano es el monte más vario que pueda imaginarse. En su corazón tiene la Foresta Umbra, con hayas y rebollos que tiene 50 metros de altura y un tronco por una brazada de 5 metros, y la edad de Matusalé; con abetos, arces, tejos; con una plenitud, un color, la idea que las estaciones se hayan encantadas sobre la hora de la noche; con corzos, liebres, zorros que escapan entre los pies; con cada gorgorito, gemido, cantar de los pajaritos...» (Giuseppe Ungaretti) 124 Introducción Instituido con el Decreto del Presidente de la República el 5 de junio de 1995, después de diferentes tentativos a partir del 1963 (desgraciadamente fracasados), para impedir la acción devastadora de los lugares más hermosos e intactos del promontorio a causa del hombre con calles, construcciones edilicias en continua expanción y a causa de los incendios y caza furtiva, la creación del Parque constituyó además de un señal hacia la tutela del paisaje, también la salvaguardia de los magníficos habitat representados por las lagunas costeras de Varano y Lesina. El parque hace alarde de la primacía nacional de la biodiversidad; lo que más sorprende es la elevada concentración de formas vivientes. Internarse en el Parque del Gargano es un poco como volver a encontrarse en uno de aquellos sueños agradablemente confusos y en donde es muy difícil despertarse. El corazón del Parque Nacional del Gargano es la Foresta Umbra que rapresenta el pulmón verde del Parque y se desarolla a casi 830 metros de altitud. La selva es mileneria y, a pesar de la deforestación y de los incendios que han sucedido en los siglos, ha conservado, casi integralmente su capa vegetativa. La Foresta Umbra es un rarísimo patrimonio del bosque caracterizado por varias especies animales y vegetales. El nombre deriva de la palabra latina umbra que significa “sombra”, de hecho la selva es tan espesa que la vegetación no permite hacer entrar un rayo a la luz. En su interior se encuentran algunas zonas que no se han sometido a la intervención del hombre, pero han avanzado espontánea y naturalmente; entre las más importante es considerable recordar la Riserva di Sflizi y la Riserva Falascone. 125 Bajo el aspecto de la vida silvestre la selva aparece rica de diversas especies animales, como: el corzo gargánico, gamos, muflones y también distintas especies de rapaces como el búho real y el halcón peregrino. Es fácil encontrar también el gato selvático, el zorro, el erizo, la ardilla, y en las zonas más oscuras grupos de jabalíes. El parque es conocitdo también por la gran variedad de volátiles, existen 170 especies de pajaros y rapaces que viven y nidifican por ejemplo: el petirrojo, el paro, el mirlo, el mochuelo, la garza imperial, la grulla y el faisán, la lechuza y el cuervo imperial. Entre los flores principales y característicos del parque encontramos la orquídea, y además en primavera están presentes las campánulas, los ranúnculos, los cardos ecc. La Foresta Umbra tiene diferentes vías de ingreso, sendas peatonales y caminos de interesante valor naturalístico señalizados, seguros y controlados por el Cuerpo Forestal del Estado, en donde es posible realizar hermosas excursiones. Las Orquídeas del Gargano La palabra orquídea es una palabra mágica y fantasiosa que nos lleva con la imaginación hacia grandes selvas tropicales, donde una abundante vegetación conserva celosamente los secretos de una naturaleza que no ha sido todavía descubierta. Pero por suerte el mundo de estas maravillosas flores está también aquí en el Gargano. Una leyenda cuenta que el nombre orquídea deriva del nombre Orchis. Orchis era un joven griego, un hombre de extraordinaria belleza y muy vehemente. Hijo de una ninfa, él pensaba en poder tener todo utilizando su belleza para conquistar a las muchachas más lindas y amables. Una noche, 126 durante una fiesta del dios Baco, tentó de violar unas de las sacerdotisas del dios. Orchis pensaba de poderse salvar a la venganza de la muy potente Moira que castigaba los abusos causados por el deseo de omnipotencia, pero no fue perdonado y fue despedazado por las bestias feroces. Pero los dioses no querían que la belleza del joven fuese olvidada por eso de sus restos hicieron nacer una pequeña planta que en su parte subterránea reproducía las apéndices anatómicas masculinas, que fueron la causa de la desgracia. Generalmente las orquídeas tiene prefumes más o menos delicados, pero algunas pueden emitir mal olor; mientras otras no tienen perfume. Las orquídeas que partenecen al tipo Ophrys tienen flores singulares, curiosas y misteriosas, un punto de encuentro entre el mundo de los insectos y el mundo vegetal. Las orquídeas espontáneas del Gargano, únicas riquezas espontáneas, estan aquí antes nuestros ojos como testigos de un patrimonio cultural que la naturaleza renueva cada año y para siempre. 127 Capítulo 4 Los Trabucchi 128 Arcaico humano mecanismo Quedas En la relación con el mar. (Don Pasquale Vescera) 129 Introducción Bajando por el Adriático la mirada del viajero en fuga hacia el mar es raptado por extrañas arquitecturas de madera, por las antenas lanzadas hacia el mar penden redes de increíbles dimensiones. Los trabucchi son hoy en día el símbolo del Gargano. El término trabucco puede tener diferentes etimologias: para el provenzal trabucar que quiere decir volver a echar, trasladar; o para el nombre de una máquina bélica del 1500, la catapulta, llamada también trabocco o trabucco, que como la catapulta arrojaba y por eso transfería piedras y fuego, así también el pescado es transferido desde el mar hasta la tierra. Para el arquitecto americano Bernard Rudofsky el trabucco es “una arquitectura sin arquitecto” única al mundo, muy refinada y bien ideada aunque tosca, simple y primitiva. En efecto el trabuco se puede definir como un milagro de la arquitectura creado por la gente común que, sin conocerle, ha aplicado las leyes estáticas y dinámicas de la física, haciendo predominar a las nociones la experiencia, el sentido común y el amor por el mar. Hoy el trabucco, como ya se ha dicho, está entre los símbolos del Gargano, pero un tiempo era utilizado para otras cosas. El trabucco nació por una cuestión de seguridad, para evitar las fuertes marejadas o las tempestadas que de repente se pudieron estrellarse contra la costa híspida del Gargano. Una investigación que remonta a los años Sesenta hecha por el antes mencionado arquitecto Bernard Rudofsky, en ocasión de una expoción de arte primitiva, del mismo, montada en el Museo de Arte Moderna de Nueva York, compara a los trabucchi de la costa gargánica a estructuras similares que existen en la costa atlántica del Congo. 130 El nacimiento y la estructura del trabucco El trabucco gargánico no nació por casualidad, él proviene de una larga observación del movimiento migratorio de los peces de casa especie a lo largo de la costa. Grandes manadas de cabezudos dejaban estacionalmente, en otoño, las aguas salubre de los lagos de Lesina y Varano, para llegar a las numerosas calas de aguas profundas del Gárgano. El trabuco ha tenido más o menos de setenta años de vida (1885 – 1959), durante los cuales nunca ha habido ningún cambio estructural. La estructura general del trabucco está constituida por siete componentes: el puente, las árganas, las antenas, los árboles y la red. El puente es una superficie de madera rectangular, utilizado como un plan de acción. Sobre el puente se disponen dos árganas para el funcionamineto de la red por seis cables, tres por parte, y la caseta donde se guardaba el pescado y descansaban, por turno, los hombres durante la nocturna. Las antenas constituyen la parte de la estructura más importante, sin de las cuales no habría el trabucco. Está conformada por 5 o 6 palos muy resistentes de abeto, atado estrechamente entre ellos con un grande hilo de hierro. A la extremidad de las antenas son aplicadas las garruchas en la cuales corren las cuerdas más externas a la red y la cuerda de hierro. Los árboles son altos entre 15 y 18 metros y están construidos de una sola pieza de madera. Otros están los tirantes que sostienen las antenas y los árboles entre ellos y toda la estructura lateralmente al fin de limitar sus movimientos. La red en el pasado era de algodón pero en los últimos años de nylon. En general, cuando está mantenida por la red toma la forma de un cráter. 131 La figura del hombre del trabucco y su trabajo Todos los trabajos fueron duros y agotadores, pero el del hombre del mar era aún más: todo era incierto, y si otros tipos de trabajadores podían contar con un salario fijo para el hombre del trabucco incluso el salario era incierto. No tenia un pago fijo, ni pacto y ni contracto: si se pescaba ganaban un buen sueldo de otro modo tenían que esperar tiempos mejores. Para hacer funcionar el trabucco se nececitaban cuatro o cinco hombres; el trabajo era principalmente de día y sólo las redes para la pesca de las jibias se calaban de noche, pero en primavera. Se pasaba todo el día así a la espera. En las horas y en los días más frios se encendía el fuego y por turno los hombres iban a calentarse. A mediodía se comía el pan traído de casa y si había pescado se cocinaba una sopa o se asaba a la parrilla. El día era largo, agotador, aburrido e interminable, a menudo hecho de largos silencios, porque los marineros son misteriosos y taciturnos, especialmente cuando se hace el mismo trabajo con la misma gente durante muchos años. Los hombres no tenían nada que decirse porque ya se habían dicho todo, y las palabras eran siempre pocas y dichas distraídamente. La mirada de la centinela fijaba en cambio el cebo y cuando ésta se agitaba se corría. Los primeros en correr eran los hombres encargados a la árgana que tenían que levantar el lado de la red que estaba en profudidad para llevarlo a la misma altura de los oltros lados, después de giraba la grande árden y eran cuatro los que lo hacían girar: la red se levantaba y los peces, cuando estaban en el fondo de la red eran tomados de la retícula y puestos en las cajas. Una vez vaciados las redes, el árgan era girado al revés y las redes eran llevadas otra vez bajo el mar. Y así empezaba de nuevo la espera. 132 Trabucco y superstición Todos los hombres del trabucco tenían una creencia común, o sea que la visita de una mujer al trabucco traía mala suerte; pero esta habladuría no fue nunca desacreditada, fue creada por esta anécdota: Hace muchos años, uno de los trabucchi de Peschici parecía haber sido bendecido por el mismo Dios, era como si una fuerza empujase a los peces del mar directamente a sus redes. Los pescadores de los vecinos trabucchi, sin embargo, no pudieron, la mayor parte del tiempo lograr pescar algo. La desesperación era al límite; semanas y semanas habían transcurrido desde que todos los trabucchi, excepto él, no pescaban. Era el hambre de muchas familias: los acreedores querían el dinero, y sin él no daban tampoco una medida de harina. Algunos pescadores que luchaban por sobrevivir, dejaron a un lado su orgullo e iban al trabucco afortunado para pedir trabajo, pero a pesar de que había necesidad de mano de obra, fueron despedidos de mala manera. Fue en este momento que las mujeres de los desafortunados pescadores, cansadas de esperar que las cosas cambiaran e inclinadas por la curiosidad de comprender que era lo que estaba sucediendo, decidieron ir juntas al trabucco afortunado. Eran muchas la madrugada de aquel día, enfrente la pequeña escalera que llegaba directamente hasta el trabucco, en silencio, con los ojos fijos sobre los pescadores que atónitos e incrédulos trataban de entender que estaba pasando. De repente las mujeres empezaron a maldecir a las vigas, los palos, los hilos que mantenían el peso del trabucco. Después de que las mujeres se fueron, los hombres bajaron las redes pero aquel día no pescaron nada y lo mismo el día siguiente. Las cosas cambiaron y en aquel trabucco no se pescó nunca más. Además de las numerosas supersticiones los hombres del trabucco confian demasiado en Dios y en los santos. Es famoso el milagro de los peces de Sant’Elia de Peschici y del trabucco de Monte Pucci. 133 La crisis del trabucco y su destino Los elementos que influyeron en la crisis del trabucco fueron muchos pero en primis fueron las vicisitudes relacionadas a la gestión del lago de Varano, único lago propiedad del estado italiano. Este lago baña las tierras de tres comunes: Cagnano Varano, Carpino e Ischitella. Los ciudadanos de estos lugares en este espejo de agua, hacen alarde y ejercitan, desde hace demasiado tiempo, el uso cívico de la pesca que fue mantenido y respetado siempre, también cuando en estas tierras fueron creados los feudos. Para honrar este derecho, que siempre fue denegado, el Colectivo de los pescadores al fin de mantener cerrados los peces en el lago, instaló en la boca de Capojale, una red formada por muchos palos clavados en el fondo del mar. Estos instrumentos se aplicaban al final de mayo y se eliminaban en la primavera siguiente. Cuando esto sucedía el trabucco no pescaba más, tampoco un pez; todo esto llegó a consecuencias desastrosas para las familias de los empleados. En los años Cincuenta los pescadores de Vieste y Peschici organizaron en la boca de Capojale una manifestación de protesta contra lo que venía definido un abuso. Fue una guerra entre pobres, que no consiguió a ningun resultado positivo. Pero no fue sólo eso, también el fin de la guerra y el progreso social, llevaron también la pesca indiscriminada bajo costa, con un centenar de motopesqueros que, sin posa, aran los fundales; la pesca con explosivo y la contaminación de las aguas ha hecho lo demás. Las buenas pescas se hicieron más raras que también los irreducibles perdieron el interés y le dieron la espalda al trabucco. Hoy en día la Región Apulia no tiene una ley normativa regional para preservar, promoverla la recuperación o la valorización de los trabucchi, por eso será el Ente Parque Nacional del Gargano a garantizar un futuro a los trabucchi de Peschici y Vieste. 134 El 1 de Junio 2001 fue constituida la Asociación sin fines de lucro “I Trabucchi del Gargano”, que tiene la precisa finalidad de conservar estos monumentos. Hacen parte el mismo Parque Nacional del Gargano, las asociaciones ambientalistas Italia Nostra, Legambiente y WWF Italia y todos los titulares de los trabucchi de Vieste y Peschici. Los Otros Trabucchi Los trabucchi no están presentes sólo en las costas del Gargano, también están en otras costas del Adriático y del Tirreno existen máquinas símiles. Otras, como los del Lacio y de Romaña, no son una máquina para el trabajo, sino un pasatiempo. Se llaman bilancino y están ubicados en la boca de un canal o de un río. El trabucco de Abruzo se encuentra en el trecho entre Ortona y Vasto, donde playas pedregosas se alternan por escollos diseminados. Aquí si erige su estructura que ellos llaman “trabocco”, que tiene dimensiones más pequeñas del trabucco gargánico. Las dos antenas tienen una largura de 20 metros contra los 40 de los del Gargano. Falta el árbol porque pescan con la red completamente aplatada sobre el fondal, ya que el pez capturado es aquel residente. 135 136 Conclusione Per concludere questo lavoro voglio ringraziare chi mi è stato vicino in questi tre anni fatti di alti e bassi e di lunghi viaggi estenuanti alla volta di Roma ma soprattutto immensamente pieni di tanti ma tanti sorrisi. Per questo ringrazio i tutti i tutors del Polo di Foggia che si sono susseguiti in questi anni, che mi hanno sempre spinto a fare ogni volta di più e ogni volta sempre meglio e che mi hanno dato tanto sia dal punto di vista didattico che da quello umano. Ringrazio i miei meravigliosi quattro colleghi, che hanno reso lezioni ed esami meno pesanti e di cui porterò sempre un ricordo speciale di ognuno di loro e spero che anche per voi valga la stessa cosa. Ringrazio tutti i miei amici che sono e saranno una piacevole pausa dallo studio e che hanno resistito ad alcuni momenti di irrazionalità dovuti allo studio. Ad Ilaria che nonostante sia stata all’estero in questo periodo, mi ha supportato come se fosse stata a due passi da me. E a Michele, che da due anni a questa parte, mi ha sempre messo il sorriso sulle labbra facendomi dimenticare l’ansia pre-esame ed ha gioito dei mie successi e mi ha confortato quando ne avevo bisogno. Infine ringrazio le persone che mi hanno dato alla luce, e soprattutto, la possibilità di andare avanti con gli studi per regalarmi, si spera, un futuro migliore. Mamma e papà. Coloro che mi hanno sempre sostenuto nei momenti più duri e mi hanno spinto a dare il cento percento. Coloro a cui ho rubato il sonno ogni volta che avevo un esame. Coloro che hanno goduto sia per un trenta e lode che per un diciotto. Coloro che sono le persone più importanti della mia vita. Spero che voi siate fieri di me e delle scelte da me fatte fin da quando ho iniziato gli studi. Vi amo. Ringrazio quindi, tutte quelle persone che si sono alternate in questi tre anni, perché se sono arrivata a questo punto un po’ è anche merito vostro. Grazie. 137 138 Bibliografia • Carlo Fusilli – Grotte del Gargano, Guida alle principali cavità del Parco Edizioni del Parco, Parco Nazionale del Gargano, 2002. • Angela Campanile – Il Trabucco, Tra storia e leggenda – Edigraf, Foggia, 2004. • Mimmo Aliota – I Trabucchi del Gargano – Edizioni del Parco, Parco Nazionale del Gargano, 2002. • Gennaro Ciavarella – Paesaggi Sottomarini, delle coste del Parco Nazionale del Gargano – Edizioni del Parco, Parco Nazionale del Gargano, 2003. • Claudio del Fuoco – Alla Scoperta delle Orchidee del Gargano – Edizioni del Parco, Parco Nazionale del Gargano, 2001. 139 Sitografia http://it.wikipedia.org/wiki/Gargano http://it.wikipedia.org/wiki/Manfredonia http://it.wikipedia.org/wiki/Mattinata http://it.wikipedia.org/wiki/Vieste http://it.wikipedia.org/wiki/Peschici http://it.wikipedia.org/wiki/Vico_del_Gargano http://it.wikipedia.org/wiki/Rodi_Garganico http://www.tremiti.eu/isole/home.aspx http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_del_Gargano http://www.garganowebtravel.com/parco_nazionale_del_gargano.html http://www.orchideedelgargano.it/8/18 140