Dicembre 2010

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Dicembre 2010
Verso il 150.mo
Gli esuli giuliani e dalmati
per l’Unità d’Italia
Periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Centro Studi Padre Flaminio Rocchi
12
ANNO XVI | N.
DICEMBRE 2010 | POSTE ITALIANE SpA | SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE | D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) ART. 1 COMMA 2 DCB - ROMA
Il dovere e l’avvenire delle
associazioni degli esuli
L’
Italia si prepara a celebrare i 150 anni della
sua unità. Con gran fatica cerchiamo di far ricordare ai nostri compatrioti che anche noi
abbiamo fatto parte di questo
disegno unitario e che nei piani dei padri del Risorgimento e
dei suoi protagonisti - giuliani e
dalmati compresi - non solo il
Tirolo meridionale (come allora
si chiamavano il Trentino e l’Alto
X Quali prospettive per
l’associazionismo giulianodalmato? Nella foto, labari dei
Comuni perduti alla cerimonia
del 10 febbraio 2009 presso la
Foiba di Basovizza
(foto www.leganazionale.it)
Adige) ma anche Trieste, Gorizia
e l’Istria facevano parte delle aspirazioni del nuovo Stato nazionale, fin dagli anni della Carboneria
e della Giovane Italia.
E per molti patrioti anche la
Dalmazia rientrava nel progetto
di una nuova grande Italia, sia
che fosse limitata al Nord, come
nei piani originari di Cavour, sia
che fosse estesa a tutta la Penisola, come volevano i repubblicani
mazziniani e poi lo stesso Cavour
e i liberali moderati quando, tra
il 1859 e il 1860, fu evidente che
il movimento unitario si stava
propagando al Mezzogiorno. Di
queste ambizioni pochi sono al
corrente cosicché le successive
pretese di espansione territoriale
dell’Italia post-1870 vengono gabellate come «imperialiste».
Certamente l’introduzione
del Giorno del Ricordo e l’attività
delle nostre associazioni ci hanno
fatto fare grandi passi in avanti in
questi anni nella conoscenza della nostra storia. E anche le statistiche di chi sa cosa siano le Foibe
e l’Esodo degli italiani dall’Istria,
da Fiume e dalla Dalmazia sono
migliorate di molto.
A noi naturalmente non
basta! Questa memoria deve entrare nelle scuole e nelle università come patrimonio culturale
comune dell’intera nazione, che
sta affrontando ben altri problemi concreti che la celebrazione
dell’unità nazionale. Anzi sono
proprio questi problemi, dal ritardo del Sud alle inquietudini
secessioniste del Nord-Est, all’integrazione di una marea di immigrati provenienti da tutti gli angoli del pianeta, che mettono in
pericolo le tenuta politica, sociale
ed economica del sistema-Italia e
quindi l’unità stessa dello Stato
nazionale.
La Nazione non è sentita
come tale, se non ai funerali dei
militari caduti in Iraq o in Afganistan. Tutti pensano male di
tutti e si disprezzano a vicenda,
non solo nelle conversazioni dei
bar, ma sui giornali o in Tv. A
volte rozzamente a volte più raffinatamente, veneti e «terroni»,
piemontesi e meridionali vengono dipinti gli uni dagli altri con
colori foschi e toni negativi. Il
Lucio Toth | segue a pagina 2
Trieste, il Municipio tricolore
Le cerimonie per il 56.mo del ritorno della città all’Italia anticipano il 150.mo dell’Unità
I
l 26 ottobre scorso il capoluogo giuliano ha aperto le
cerimonie per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia nel giorno
che segna il 56.mo del ritorno
alla Madrepatria.
W La facciata del Municipio illuminata
Il programma prevedeva,
tra l’altro, la cerimonia di consegna della bandiera di Trieste
alla nave “San Giusto”, il lancio
di paracadutisti, il sorvolo degli elicotteri dell’esercito e della
pattuglia acrobatica nazionale
“Frecce Tricolori”. E sempre in
Piazza Unità, spazio alla musica
con la fanfara dei bersaglieri della
brigata “Ariete”, la fanfara degli
alpini della brigata “Julia” e il
coro dell’Associazione nazionale
alpini “Guido Corsi” di Trieste.
Infine il concerto dell’Ensemble
con i colori della bandiera
segue a pagina 2
LA REDAZIONE RISPONDE
Indennizzi, era del 1985 l'ultima legge che riapriva i
termini per beni mai risarciti
A cura dell’Avv. Vipsania Andreicich
A pagina 5
Simphony Orchestra.
Nel quadro delle manifestazioni «Nata per Unire» (lo slogan
del Ministero della Difesa per il
Giorno dell’Unità Nazionale e
Giornata della Forze Armate),
mercoledì 3 novembre, nel 92°
anniversario dello sbarco delle
truppe italiane a Trieste, sul molo
Bersaglieri e in piazza Unità
sono sfilati i bersaglieri da Piazza
Oberdan a Piazza Unità.
Giovedì 4 novembre, al sacrario militare di Redipuglia, la
tradizionale cerimonia ufficiale,
Auguri!
Ai nostri lettori rinnovati e
sentiti auguri da “Difesa”.
Ci ritroveremo nel 2011 ancora
insieme: che sia un anno sereno
e proficuo per tutti!
Ministero Istruzione e AssoEsuli,
verso il Giorno del Ricordo 2011
La riunione del 19 novembre prepara un Seminario
dedicato a docenti e studenti sulla storia della civiltà adriatica
Si svolgerà a Trieste con la partecipazione
dei direttori regionali degli Uffici Scolastici di tutta Italia
C
onclusa la riunione del gruppo di lavoro su scuola e confine orientale convocata nella sede del Ministero della Pubblica Istruzione
nell’ambito del «Tavolo di coordinamento» Governo-Associazioni degli Esuli,
alla quale hanno preso parte i rappresentanti dei quattro
enti aderenti alla FederEsuli (Anvgd, Associazione delle
Comunità Istriane, Libero Comune di Fiume in esilio e
Dalmati Italiani nel mondo-Libero Comune di Zara
in esilio) nonché l’Unione degli Istriani e il Libero
Comune di Pola in esilio. Il Dicastero era rappresentato ai più alti livelli dirigenziali e da consiglieri del
Ministro Gelmini, e dalla delegata del Direttore
generale dell’Ufficio Scolastico Regionale del
Friuli Venezia Giulia.
Per la prima volta presente un qualificato rappresentante del Touring Club
che ha specifica delega per i giovani, l’eduW In agenda del gruppo di
lavoro anche la diffusione
cazione e la scuola. Una presenza richiesta
via internet di testi
unitariamente da tutte le associazioni degli
integrativi per la storia del
Esuli per avviare un percorso comune in
confine orientale
direzione di un corretto approccio alla tosegue a pagina 20
Triangolare del Ricordo
Presto definitivo il programma
P
roseguono i preparativi per la migliore riuscita di un evento che
si annuncia insieme entusiasmante ed emozionante, se si considera che torneranno sul campo di gioco i colori di tre squadre storiche,
fucina di grandi sportivi donati al calcio italiano dalle città perdute.
Si rivedranno le maglie del Grion Pola, della Fiumana e del Dalmazia
con le rispettive maglie indossate
da giovani provenienti dall’Italia e
dall’estero, discendenti dei profughi che dovettero lasciare le terre
natali così come le tre società calcistiche dovettero chiudere la loro
gloriosa storia ancorandola per
sempre ad una data senza ritorno.
Il programma impegnerà gli
spettatori dalle 18 alle 21.30 di
martedì 31 maggio 2011. Sono
previsti altri due appuntamenti
nella vigilia, lunedì 30 maggio: al
mattino conferenza stampa di presentazione dell’evento e delle squadre; nel pomeriggio, convegno sullo sport giuliano-dalmata, curato dalla
Società Italiana di Storia Sportiva e dall’Associazione Nazionale Atleti
Azzurri e Olimpici d’Italia. Della SISS è presidente Angela Teja, figlia
segue a pagina 14
“Write ‘Juraj’ but pronunce it ‘Giorgio’”
In “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comments on
historical falsifications
In english language to page 18
«Se escribe Juraj y se lee Giorgio»
En el “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comenta las
falsificaciones de la historia
En lengua española en la página 19
2
Numero 12 | Dicembre 2010
FATTI e COMMENTI
◄
dalla prima pagina
IL DOVERE E L'AVVENIRE DELLE ASSOCIAZIONI
DEGLI ESULI
Presidente Napolitano non parlerebbe ogni settimana di unità nazionale se essa non fosse in qualche modo minacciata o vilipesa.
Indispensabile
un’azione
culturale vasta e
ambiziosa
I
n questi frangenti, con l’instabilità politica che nessun
meccanismo istituzionale riesce
a contenere, neppure le vittorie elettorali più inequivoche, le
associazioni degli esuli giulianodalmati attraversano un momento delicato e decisivo: hanno fatto un gran lavoro, sono piene di
W I fratelli Attilio ed Emilio
Bandiera in una stampa del
tempo. Figli di un ammiraglio
della Marina austriaca e di Anna
Marsich, nativa di Corfù
entusiasmo, guadagnano adepti
non solo originari delle terre
perdute, ma di ogni parte d’Italia, attratti dall’interesse storico
e dal fascino della nostra piccola patria dell’Adriatico orientale.
Un fascino che abbiamo saputo
suscitare quando, attraverso la
breccia aperta dal “tema forte”
delle Foibe e delle persecuzioni
iugoslave siamo riusciti a far passare l’avvincente passato artistico, letterario, musicale delle città
e delle campagne istriane, delle
isole dalmate e quarnerine, delle
loro bellezze naturali, archeologiche e monumentali.
Ma proprio adesso la crisi economica e i tagli alla spesa
pubblica, resi necessari per non
finire fuori dall’Europa dell’euro,
fanno mancare o ritardare risorse urgenti alle casse esangui delle
nostre associazioni. Dobbiamo
fare qualcosa per non interrompere o rallentare la nostra azione.
Per non mollare per l’affanno di
pochi mesi. Per non disperdere
entusiasmi ed energie giovanili
che ci garantiscono una continuità di testimonianza che sfida
l’inesorabile declino anagrafico
delle tre generazioni direttamente interessate dal cataclisma storico che ha sconvolto le nostre
terre a metà del secolo scorso.
Il passaggio dalle rivendica-
zioni assistenziali e riparatorie
dei danni materiali subiti (diritti
sacrosanti ai quali non dobbiamo
rinunciare) ad un’azione culturale vasta e ambiziosa sta dando
frutti insperati. Gli storici e gli
opinionisti non giuliani, che seguono i nostri convegni e le nostre iniziative, ci danno atto ammirati di aver saputo trasmettere
le nostre memorie personali alla
storiografia e alla memoria nazionale. Sono centinaia ormai le
pubblicazioni, anche di scrittori e
giornalisti noti al grande pubblico, che parlano della nostra storia, dal Risorgimento all’Irredentismo, all’impresa dannunziana,
alla mancata Liberazione, all’esodo massiccio del 1943-1954.
Con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca le
associazioni stanno lavorando bene
e con una inusitata concordia.
Ma questa azione non può
essere spiegata nella sua pienezza
se non si coinvolgono le comunità dei «Rimasti», anch’essi in
difficoltà per la crisi dei finanziamenti, ma decise a non cedere per non perdere i traguardi
raggiunti a fatica dal momento
dell’indipendenza di Slovenia e
Croazia nel 1991.
L’estate scorsa ha portato
segni nuovi anche nell’atteggiamento delle autorità e dell’opinione pubblica di questi due Paesi. Bisogna procedere in questa
direzione senza mollare di un
palmo il terreno acquisito, dal
bilinguismo realmente e lealmente praticato ai gesti simbolici
di omaggio e di pietas alle vittime
degli infiniti soprusi che le nostre
genti hanno subito dallo scontro
di nazionalismi esasperati e di
totalitarismi ideologici, che tutto
perseguivano fuorché l’interesse
della nostra terra, divenuta teatro
di un conflitto di potenza feroce
e programmato a distanza, come
le ricerche storiche sulle strategie
del comunismo iugoslavo stanno
dimostrando.
È arrivato il momento di
lavorare insieme perché lingua e
tradizioni si possono conservare solo se radicate sul territorio.
Compito degli Esuli allora è di
conquistare più spazio possibile
nella memoria storica della Madrepatria e di aiutare le comunità
sul territorio istriano, quarnerino
e dalmato a mantenersi in vita e a
trasmettere ai loro conterranei di
lingua diversa e alle generazioni
future il valore incancellabile della cultura istro-veneta e dalmatoveneta, che a quelle terre ha dato
la fisionomia che esse hanno e
che rende il nostro Adriatico
orientale così diverso da ogni altra regione d’Europa.
Lucio Toth
Monrupino, la Foiba abbandonata
Dopo la denuncia del “Piccolo” la Giunta regionale ha deliberato un intervento urgente
L
a denuncia è partita
dall’articolo di Riccardo
Tosques su “Il Piccolo” del 23
luglio (La Foiba di Monrupino
prigioniera del degrado): il monumento versa in stato di abbandono, al punto che vi crescono le
piante infestanti mentre l’iscrizione in onore delle vittime è malamente leggibile. «Già l’accesso,
indicato da un piccolo cartello
sulla strada provinciale - scrive
il quotidiano triestino -, è caratterizzato da un sentiero sterrato
pieno di buche che con la pioggia diventano un vero e proprio
percorso minato. […] Il vialetto
in ghiaia che conduce alla Foiba
è già invaso dal verde che però
cresce ancora più selvaggiamente
sulla copertura della cavità carsica ricoperta sul lato destro da
un gran numero di pigne. Ma
ciò che desta più scalpore sono le
condizioni della scritta posta su
due righe alla base della copertura della Foiba: Il loro sacrificio
ricordi agli uomini la via della
◄
giustizia e dell’amore sulle quali
fiorisce la vera pace. Le lettere
che mancano all’appello sono
diverse e la parola più storpiata è proprio l’ultima, vale a dire
“pace”, di cui rimangono solo gli
estremi: la prima e l’ultima lettera. […] Nell’agosto del 2004 prosegue l’articolista - però il cippo della Foiba, dopo essere stato
lordato con della vernice rossa,
venne ripulito dal personale dei
Civici musei di Storia e Arte, peraltro dopo regolare denuncia ai
carabinieri. Negli ultimi anni il
luogo è stato oggetto di almeno
altre due azioni vandaliche: nel
luglio del 2003 venne imbrattato
con simboli come la falce e martello, mentre nell’ottobre 2006
comparve la scritta “Ozna” accompagnata da una grossa stella e
dalla falce e martello […].
Lo scalpore sollevato presso
l’opinione pubblica cittadina ha
portato nelle settimane successive la Giunta regionale a stanziare
un contributo di 7.750 euro per
dalla prima pagina
TRIESTE, IL MUNICIPIO TRICOLORE
con deposizione di una corona
d’alloro ai Caduti.
Nell’occasione, il Municipio
è rimasto illuminato dalle luci tricolori (nella foto www.kataweb.it).
In fase di definizione del
nutrito programma, non sono
mancate polemiche, seguite
all’annuncio dell’esecuzione, insieme con l’Inno nazionale, del
Va’ Pensiero di Verdi, per il quale
gli esponenti della Lega avevano
espresso gradimento. Le reazioni
sollevate dalle indiscrezioni hanno convito gli organizzatori a fare
marcia indietro: Verdi camuffato
da inno leghista sarebbe risultato
proprio inaccettabile.
lato per quasi un’ora, mentre il
Tricolore era stato fatto scendere
quasi al livello del terreno. L’iniziativa al valico era stata peraltro
annunciata da una telefonata
giunta alla redazione del “Piccolo”. Sedicenti «volontari verdi»
avevano genericamente parlato
di una clamorosa manifestazione
al confine di Basovizza.
Le cerimonie programmate
per il 26 ottobre erano già state
criticate con una nota ufficiale
di Maurizio Ferrara, capogruppo in Consiglio comunale della
Lega Nord: «Quanto costeranno
alla nostra gente le celebrazioni
del prossimo 26 ottobre? Non
era forse più giusto destinare le
W Monrupino, così si presenta la
lastra che ricopre la voragine
(foto www.panoramio.it)
X Monrupino, 10 Febbraio 2010,
quando vennero deposte le corone in
memoria delle vittime (foto Antonio
Giacomini/www.leganazionale.it)
un intervento conservativo urgente, attinti dalla Legge n. 5 del
2009 che finanzia interventi per
il Mantenimento della Memoria.
somme impegnate nelle manifestazioni pubbliche alle famiglie
che hanno perso i loro cari in
Paesi che non ci vogliono?» Dal
canto suo l’assessore regionale
Federica Seganti (Lega Nord) ha
così commentato: «Non so nulla
di quanto è accaduto al valico di
Lipizza. Spero che il Sole delle
Alpi non sia stato usato male o
lordato. […] Il sole è un antico
simbolo celtico, adottato da molti e con molti significati. […]
Comunque per quanto riguarda
la cerimonia a ricordo del 26 ottobre 1954, ognuno è libero di
festeggiare pubblicamente quello
che intende festeggiare. Siamo in
democrazia e molti triestini ricordano ancora l’amministrazione austriaca...».
Red.
A Lipizza blitz
per ammainare
il Tricolore e
innalzare il «sole
delle Alpi»
F
orse come risposta alle
cerimonie per il 56.mo,
a Lipizza lo scorso 24 ottobre almeno due individui col volto coperto hanno rimosso il Tricolore
dall’asta posta a qualche metro di
distanza dal valico italo-sloveno
ed hanno alzato il vessillo bianco
e verde della «Padania». Nessuno
è intervenuto perché il valico non
è più presidiato da Carabinieri e
Guardia di Finanza. La bandiera
col simbolo leghista ha svento-
W Valico di Lipizza, per un’ora circa è rimasto sul pennone il vessillo con il
«sole delle Alpi», il Tricolore ammainato (foto www.ilpiccolo.it)
3
Numero 12 | Dicembre 2010
CULTURA e LIBRI
Il moscerino
Dà fastidio dove deve
La "Dante"
con le pezze
S
ocietà Dante Alighieri, 131 anni di vita, 500
Comitati in 77 Paesi nei diversi
continenti (Africa, America, Europa, Asia e Oceania), oltre 205
mila soci, sorta per promuovere
la lingua e la cultura italiane nel
mondo. Un’istituzione, ma a chi
interessa? E difatti alla “Dante”
sono stati appena tagliati i contributi statali per oltre la metà del
suo già spartano budget: il 53%,
lasciandole per tutto il 2011 una
somma da capogiro (si fa per dire),
600 mila euro. Tanto non se ne accorgerà nessuno (salvo le vittime).
Ma come se la passano gli altri enti europei di promozione? Il
British Council si assicura un finanziamento pubblico pari a 220
milioni di euro, il Goethe Institut
può contare su 218 milioni, lo
spagnolo Cervantes su 90 milioni; persino al portoghese Camoes
il governo di Lisbona destina 13
milioni e Alliance Française gode
W Roma, Palazzo Firenze (XVI sec.),
sede della “Dante”. Nei decenni
trascorsi la Società ospitò anche
l’archivio della Società Dalmata
di Storia Patria
di contributi per 10,6. Altri commenti sono superflui.
I dirigenti dell’Istituto, il presidente Bruno Bottai e il segretario
generale Alessandro Masi hanno
espresso le forti preoccupazioni
per l’operatività della secolare istituzione nel corso di un’audizione
alla Terza Commissione Esteri
della Camera, svoltasi il 27 ottobre: hanno parlato esplicitamente
di «difficoltà del proseguimento
dell’attività in difesa della lingua e
della cultura italiana».
Oltre al vicepresidente della
Commissione, Franco Narducci (Pd), hanno preso la parola gli
Gennaro Malgieri (PdL), Mario
Barbi (Pd), Enrico Pianetta (PdL) e
Giuseppe Angeli (Fli), i quali hanno espresso solidarietà alla Dante
Alighieri proponendo un emendamento urgente al Governo per
l’immediato ripristino del contributo per le attività della più antica e
nobile Istituzione sorta per volontà
di Giosué Carducci nel 1889.
«Si scrive Juraj si legge Giorgio»
del “Primorske Novice”, firma sul
quotidiano un intervento nel quale
lamenta l’uso del termine «Loggia»
per indicare l’edificio quattrocenteSul “Corriere della Sera” Giannantonio Stella commenta le falsificazioni della storia
sco posto tra il Palazzo del CapitaL’ostinato e annoso éscamotage di “tradurre” in croato i nomi italiani, no e il Palazzo del Podestà. A suo parere, andrebbe fatto valere il termine
ad iniziare dai grandi artisti istriani e dalmati che nei secoli hanno edificato, sloveno «Loza», che deriva evidentemente dall’italiano il quale a sua volta
scolpito e dipinto tanti tra i più grandi capolavori dell’arte occidentale, trova deriva dal latino «lobia», per accreditare ulteriormente una storia slovena
finalmente adeguati commenti sulla migliore stampa italiana, come nel caso che nessuna traccia ha lasciato. L’infelice e risibile uscita è stata ripresa dalla
del quotidiano milanese che il 15 settembre scorso pubblica un’ironica nota “Voce del Popolo” a firma di Kristjan Knez e successivamente da Liliana
Martissa su “Coordinamento Adriatico” (Chi ha paura di un termine itadi Giannantonio Stella. Ne pubblichiamo alcuni significativi passaggi.
liano nella “bilingue” Capodistria?, n. 2/ aprile-giugno 2010). Un comuraj Dalmatinac, chi era costui? È la domanda che si sono fatti un mento competente, del quale trascriviamo alcuni brani salienti.
po’ di lettori leggendo il supplemento di «Bell’Europa», la rivista di
Giorgio Mondadori, dedicato alla Croazia. Dove si descrive tra l’altro la
Ora la loggia è una tipica costruzione di origine mediobellezza della cattedrale di San Giacomo di Sebenico «capolavoro di Juraj
evale molto diffusa in Istria e Dalmazia, ma assente, per
Dalmatinac». Il fatto è che l’artista è in realtà quello che i veneziani in un quanto si sappia, sia dalla Slovenia che dalla Croazia storica. È infatti
documento del 1441 chiamano «Maestro Giorgio lapicida, del fu Mat- patrimonio peculiare delle due regioni adriatiche di cultura latino-veneta che sono entrate a fare parte della Jugoslavia appena nel corso del
XX secolo. Questo tipo di edificio, adibito anticamente ad uso pubblico, ha avuto origine nei liberi comuni dell’Italia centro-settentrionale
(e per estensione e comunanza di civiltà anche nelle città dell’Istria e
della Dalmazia) come espressione di quelle libertà contro il dominio
feudale e imperiale, sancite negli Statuti cittadini. Successivamente l’uso
di costruire Logge si è protratto anche nell’epoca delle Signorie, sia in
Italia che nelle città adriatiche sottoposte alla Signoria di Venezia con
esemplari rinascimentali di grande pregio artistico, come la loggia detta
dei Lanzi a Firenze, quella di Traù, quella pallladiana di Vicenza, o le due
Logge del Sanmicheli a Zara, per fare solo qualche esempio.
Per quanto riguarda la Loggia di Capodistria in questione, costruita
nel 1462, vale la pena ricordare che essa non era la più antica. Infatti si
ha testimonianza di una lobia vetus fatta erigere nel 1268 da Marino
Mauriceno fra i due palazzi comunali di allora, quelli del capitano del
popolo e del podestà. Ciò avveniva, per intenderci, circa un secolo prima della erezione della celebre loggia fiorentina.
Se il termine «loggia» infastidisce qualche studioso sloveno,
non dovrebbe essere tanto per il
suo nome italiano, quanto per tutW Sebenico, l’imponente
to quello che la costruzione stessa
Q e limpida facciata del
rappresenta, il retaggio storico di
Duomo, opera di Giorgio
una istituzione e di un passato che
Orsini, e un dettaglio dei
non ha niente a che vedere con la
fregi esterni sui quali sono
storia slovena. Per la stessa ragione
scolpiti ben 71 volti di
andrebbe distrutto tutto il centro
uomini, donne e bambini,
storico di Capodistria.
nella felice fusione di arte
Un centro storico che per
gotica e rinascimentale
decenni, dopo il «ritorno» della
teo da Zara, abitante a Venezia, attualmente risiedente a Sebenico». Noto cittadina alla «madrepatria jugoanche come Giorgio Orsini. Di nascita, nome, cultura, scuola veneziana. slava», è stato lasciato in uno stato
Ora, noi possiamo benissimo continuare a chiamare Niccolò Co- di estremo abbandono. Lo stesso W La Loggia, a Capodistria, elegante
pernico il polacco Mikolaj Kopernik e chiamare Giovanni Keplero il palazzo Pretorio rischio di andare
costruzione gotico-veneziana,
tedesco Friedrich Johannes Kepler e chiamare Linneo lo svedese Carl perduto tanto che ci fu bisogno di
edificata nel 1643 da Nicolò da
Nilsson Linnaeus: così si è fatto per secoli. E va da sé che i croati possono una campagna a favore della sua
Pirano e Tommaso da Venezia
benissimo continuare a chiamare Giorgio di Matteo col nome di Juraj salvaguardia da parte di esuli CaDalmatinac. Ma perché mai dovremmo accettare noi il nome «loro»? È podistriani (Un documentario di X Capodistria, la Piazza Da Ponte
una questione non nuova, ma vale la pena di tornarci su. Anche perché Marucci Vascon , «Le pietre di Cain una foto Life dell’immediato
sulla stessa rivista (peraltro bella e ricca) diverse località che per secoli podistria», sta a testimoniare come
secondo dopoguerra. Si noti, tra
hanno avuto un nome veneziano, sono citate col solo nome croato. […] era ridotto). […] Il disinteresse per
l’altro, a destra della fontana, la
La storia è andata così. Ed è vero che la venezianissima Zara, ad il patrimonio architettonico della
stella rossa sopra un portone e, a
esempio, dopo la pulizia etnica che la svuotò degli italiani, è oggi a stra- cittadina andava ricercato probasinistra, le insegne in croato
grande maggioranza croata. Amen. Ma un po’ di rispetto la storia lo bilmente nel fatto che fra quelle
impone. E ha ragione Carlo Giovanardi che in una lettera, dopo aver calli “veneziane” i nuovi abitanti,
ricordato le polemiche sulla toponomastica in Sud Tirolo, scrive: «Nel insediatisi dopo l’esodo della magmomento in cui la Croazia sta per entrare nell’Europa unita, mi sembra gioranza degli italiani autoctoni e
molto debole l’argomento che gli italiani oggi a Zara non ci sono più». provenienti dai villaggi della camPerché «centinaia di milioni di europei, di cui i croati saranno tra poco pagna circostante o immigrati
parte, hanno il diritto a non vedere la storia e la cultura tedesca cancella- dall’intero territorio jugoslavo,
non si trovavano a proprio agio,
te a Bolzano, quella slovena a Trieste e quella italiana a Zara».
Conclusione: dato che gli slavi addebitano al fascismo proprio il tanto è vero che preferirono abitare
crimine di aver tentato di cancellare la loro identità, che senso ha che negli anonimi caseggiati di periferia come quelli che hanno deturinsistano oggi nello stesso sopruso? […].
Giannantonio Stella © Corriere della Sera pato Monte San Marco. Quando
ci si accorse del valore del centro
storico, si iniziò da parte delle autorità un’opera di recupero per la sua
valorizzazione, anche a fini turistici. Di questo patrimonio occorreva
E a Capodistria la Loggia veneziana è
però considerarsi eredi legittimi e a tal fine andava cancellata la storia
travestita da «Loza»
etnica e culturale di Capodistria, con un’opera di disinformazione e miNon è migliore la situazione a Capodistria, oggi territorio sloveno, stificazione durata decenni. […]
dove tal «professore» Joze Hocevar, coadiuvato dalla pubblicista Jolka Milic
Liliana Martissa “Coordinamento Adriatico”
J
[…]
4
Numero 12 | Dicembre 2010
CULTURA e LIBRI
Come prenotarne le copie
Presto il volume a tiratura limitata
La donna in Istria e in Dalmazia
nelle immagini e nelle storie
Una splendida pubblicazione rende omaggio alla figura femminile dal Cinquecento
all’esodo nel Novecento
S
arà disponibile nei
prossimi mesi, a cura
dell’Anvgd, il volume La
donna in Istria e in Dalmazia
nelle immagini e nelle storie,
nel quale viene pubblicata
un’ampia ed accurata scelta dei materiali iconografici
e documentali esposti nella
Mostra allestita nel 2005 nella
W F. S. Delpeche su disegno di H.
Lecompte, Femme de Pola, litografia,
Parigi 1819. Museo delle Arti e delle
Tradizioni Popolari, Roma
re di August Tischbein, di Giuseppe Lallich, Pietro Marchesi,
ritratti e caricature di Eugenio
Bosa, documenti privati di famiglie illustri, testimonianze
di donne celebri nella letteratura e nello spettacolo: poetesse e scrittrici, ma anche attrici
X Achille Beltrame, frontespizio de
L’Istria, di E. Silvestri, Vicenza 1903
W Luciano Morpurgo (Spalato), Donna
con cappello, Mibac, Istituto per
il Catalogo e la Documentazione,
Fondo Morpurgo, Roma. La
copertina del volume
Biblioteca nazionale di Roma,
ideata e curata da Giusy Criscione e realizzata dall’Associazione Nazionale Venezia
Giulia e Dalmazia con il patrocinio dell’Istituto Centrale
per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i
Beni Culturali e la Biblioteca
Nazionale.
Dalla fine del Cinquecento
ad oggi, la mostra sottolineava - ed il bel volume in corso
di preparazione conferma - la
ricchezza dell’apporto femminile alla storia dell’Adriatico
orientale, attraverso una documentazione che comprende,
oltre ad un ricco corpus di fotografie (di particolare interesse
quelle di Luciano Morpurgo
che ritraggono le condizioni
di vita delle contadine istriane dell’inizio del Novecento)
rarissime raccolte di cartoline,
oggetti di uso quotidiano, ope-
come le sorelle Gramatica e
Alida Valli.
Nelle sue ben 276 pagine
corredate da uno splendido
apparato fotografico, il volume restituisce - come allora
l’esposizione - una ricchissima
storia “al femminile” dalla quale emerge potente la complessa
realtà di quelle donne volitive
e forti, antesignane di atteggiamenti moderni e vero fulcro
della tradizione familiare, tanto più preziose in quanto depositarie di una memoria storica che ha subito traumatici e
radicali cambiamenti a seguito
dell’esodo della popolazione
italiana nel secondo dopoguerra.
La scelta della donna istriana e dalmata quale soggetto
attivo della storia permette di
conoscere ed apprezzare molti
tratti inediti della civiltà e del
carattere della popolazione di
lingua e cultura italiane che
ha vissuto, e in parte vive ancora, lungo la costa dell’Istria,
del Quarnero e della Dalmazia.
Nella donna di queste aree si
concentrano e si esaltano gli
aspetti preponderanti di un popolo, perché la figura femminile è la risultanza di elementi
caratteriali e culturali tipici: in
lei si manifestano la fierezza del
carattere, la bellezza spesso solare e schietta, la resistenza alla
fatica dettata da un innato senso del dovere, il saldo legame
alla famiglia sia di origine che
acquisita.
Come la Mostra, anche il
volume abbraccia un ampio
arco di tempo che parte dal
Cinquecento e giunge all’esodo del Novecento. Intento della curatrice è di porre in luce
le presenze femminili significative nei ruoli più diversi e presso tutti i ceti sociali. Preziosi,
al riguardo, i prestiti concessi
da collezionisti privati, che
hanno messo a disposizione le
rarissime raccolte di cartoline,
di oggetti d’uso quotidiano, i
costumi, e da musei quali i Civici di Trieste, la Fondazione
Scaramangà e il Museo di Arte
e Tradizioni Popolari di Roma.
«Questo libro che presentiamo - scrive nella Presentazione il presidente dell’Anvgd
Lucio Toth - […] vuole offrire alla dimensione del mito
e della nostalgia una base documentaria, basata su fonti
iconografiche e letterarie, che
diano ragione di eventi per i
più incomprensibili, per scarsa
conoscenza dei contesti storici
e ambientali nei quali questi
eventi si sono prodotti, con la
conseguente chiusura del cuore
e della mente provocata da pregiudizi radicati nell’ignoranza.
E ci si accorge, rovistando
archivi e bauli, musei e biblioteche, studi di professionisti
e tinelli di case popolari, che
questa eredità di ricordi si trasmette prevalentemente per via
femminile, come se alle donne
fosse toccato in sorte non solo
il salvataggio materiale dei focolari domestici, ma della loro
stessa minuta, quotidiana memoria, custodita come un frutto prezioso nel ventre profondo
dei ricordi infantili e giovanili».
È dunque anche un omaggio alla tenacia e alla saggezza
delle donne istriane, fiumane
e dalmate, testimoni ed artefici del loro tempo, in ultimo
anche nella circostanza avversa
e drammatica dell’esodo dalla
Venezia Giulia e dalla Dalmazia: la memoria della storia è
custodita nei loro scrigni preziosi ed espressa con le loro
parole instancabili, che questa
edizione vuole trasmettere nella loro forza e bellezza.
Questo l’Indice del volume:
Presentazione di Lucio
Toth; Introduzione di Giu-
W Irma Gramatica (Fiume, 1867 Firenze, 1962), Mibac, Istituto per
il Catalogo e la Documentazione,
Fondo Mario Nunes Vais, Roma
X Roma, Villaggio Giuliano-Dalmata,
1947. Primi insediamenti
sy Criscione; Una fabbrica
d’emancipazione
femminile:
Storia delle tabacchine rovignesi
di Rosanna Turcinovich Giuricin; Il sale della vita di Rosanna
Turcinovich Giuricin; Il costume istriano e dalmato nelle fonti
iconografiche di Grazia Bravar;
Alcune considerazioni sulla letteratura della memoria e dell’esodo
di Giusy Criscione; Voci femminili dell’Istria e di Fiume di
Elis Deghenghi Olujic.
Cap. I La donna e il mare;
Cap. II Donna e madre; Cap.
II.1 Le Famiglie; Cap. III Donne al lavoro; Cap. IV Donne illustri; Cap. V L’Esodo; Cap. VI
Costume e Costumi; Cap. VII
Ritratti e Tipi.
Come prenotare il
volume
C
hi desidera prenotare
una o più copie numerate, può versare 25 euro per
copia sul conto corrente postale 52691003 intestato Associazione Nazionale Venezia Giulia
e Dalmazia-Roma o tramite
l’Iban IT70 A076 0103 2000
0005 2691 003 indicando nella causale «La Donna in Istria e
Dalmazia». Per chi dovesse richiederle dopo la pubblicazione, il costo sarà di 30 euro più
spese postali.
Per ulteriori informazioni
scrivere a [email protected]
5
LA REDAZIONE RISPONDE
Indennizzi, era del 1985
l’ultima legge che riapriva i
termini per beni mai risarciti
A cura dell’Avv. Vipsania Andreicich
In seguito ad alcune ricerche effettuate nei
Libri Tavolari dei beni
situati nella Repubblica
Croata, sono venuto a conoscenza che alcuni beni,
di cui mio padre era proprietario nel momento in
cui abbandono l’ex Jugoslavia, non sono stati indennizzati da parte dello
Stato italiano. Sono ancora in tempo per ottenere
questo indennizzo?
Lettera firmata
I
n seguito all’“abbandono” da parte degli italiani di tutti i loro beni nei
territori che, in seguito alla
seconda guerra mondiale,
l’Italia ha dovuto cedere alla
Jugoslavia, sono state emanate diverse leggi che hanno
previsto il pagamento da parte dello Stato italiano di un
indennizzo per tale perdita.
Queste leggi, che si sono
succedute nel tempo, prevedendo ogni volta dei coefficienti di rivalutazione
del valore attribuito ai beni
perduti indicato all’anno
1938, prevedevano dei termini entro i quali bisognava
inoltrare la domanda presso
l’amministrazione competente. Scaduti tali termini
non era più possibile far
valere il diritto di ottenere
l’indennizzo per la perdita
delle proprie proprietà. L’ultima legge che ha riaperto i
termini per la presentazione
della domanda iniziale di
indennizzo fu la Legge 135
del 1985.
Le successive leggi emanate a favore dei profughi
giuliano-dalmati, che hanno
previsto ulteriori indennizzi,
ovvero la Legge 98 del 1994
relativa all’avviamento commerciale e la recente L. 137
del 2001, hanno previsto delle integrazioni agli indennizzi precedentemente elargiti
dallo Stato italiano: ciò sta a
significare che il diritto all’indennizzo era attribuito solo a
coloro che avevano presentato la prima domanda entro i
termini previsti dalle precedenti leggi.
Infatti, l’art. 1 della Legge 29 marzo 2001 n. 137 dispone che:
«Ai titolari di beni, diritti
ed interessi abbandonati nei
territori ceduti alla ex Jugoslavia in base al trattato di
pace del 10 febbraio 1947 e
all’Accordo di Osimo del 10
novembre 1975, già indennizzati o da indennizzare ai
sensi della Legge 5 aprile 1985
n. 135 e della Legge 29 gennaio 1994 n. 98, è riconosciuto
un ulteriore indennizzo».
Tale legge, quindi, prevede una integrazione di
indennizzo solo per coloro
che fecero domanda entro i
termini previsti dalla Legge
135 del 1985, mentre nulla
è previsto per coloro che non
avevano in precedenza attivato la procedura di richiesta di
indennizzo nei confronti dello Stato italiano.
Alla luce di quanto sopra
devo purtroppo rispondere
che i beni per i quali non fu
presentata una domanda di
indennizzo nei termini previsti dalle leggi sugli indennizzi, non è più possibile ottenere alcun pagamento da parte
dello Stato italiano.
Bisogna inoltre precisare
che anche la Legge 137/2001
ha previsto un nuovo indennizzo, ma non ha riaperto i
termini per la presentazione
di nuove domande, pertanto
poteva essere richiesto l’indennizzo unicamente in merito ai beni già denunciati
con le domande precedenti
ovvero tale legge prevedeva
unicamente una conferma
della richiesta iniziale di indennizzo.
Si precisa pertanto che
l’ultimo termine per presentare una nuova richiesta di
indennizzo era quello previsto dalla Legge 135 del 1985
e che oggi purtroppo non
possono più essere presentate
domande di indennizzo per
beni non ricompresi nelle domande presentate, da ultimo,
nel 1985.
Numero 12 | Dicembre 2010
La Sede, attività di un anno
(e di ogni altro anno)
A conclusione dell’anno ci
sembra utile, a titolo informativo, riassumere secondo un ordine
ragionato le diverse attività svolte
dalla Sede nazionale, anche per
dare una misura di valutazione
a quanti, dall’Italia ed anche
dall’estero, si rivolgono alla nostra struttura centrale per tutta
una variegata serie di questioni
e di problemi. Ecco dunque, in
necessaria sintesi, quanto svolto
nel corso del 2010, ed egualmente
negli anni precedenti.
fascicolazione e la presentazione all’Amministrazione statale;
la raccolta ed organizzazione
dell’elenco generale dei Soci.
T
SEGRETERIA
ra le competenze, l’attivazione negli orari al
S
comunicazione indirizzata alle
singole strutture, anche su richiesta delle stesse: dalla spedizione gratuita di pubblicazioni
alla spedizione gratuita dei manifesti del Giorno del Ricordo e
di copie extra di “Difesa Adriatica” per il Giorno del Ricordo.
E ancora, va dalla gestione
dei rapporti con tutti gli organi
associativi, centrali e periferici
alla raccolta archivistica delle comunicazioni interne e all’inoltro
di documentazioni richieste; dai
rapporti con le istituzioni cui i
Comitati/Delegati demandano
le competenze alla Sede nazionale alla consulenza a Comitati/
Delegati su problematiche organizzative, logistiche e normative;
svolge le funzioni di segreteria
per la Presidenza nazionale, di
segreteria e organizzazione per
l’Esecutivo nazionale, per il Consiglio nazionale, per il Collegio
dei Revisori dei Conti, per il Collegio dei Probiviri, per la Commissione nazionale di Disciplina.
Si aggiungono, tra le competenze della Sede di Roma, le
funzioni di segreteria e organizzazione per il Congresso nazionale e gli eventi di carattere nazionale; la predisposizione delle
rendicontazioni dei progetti assegnati ai Comitati, utilizzando
i documenti provenienti dalle
strutture, producendo le copie
necessarie, il loro riordino, la
“DIFESA ADRIATICA”
E
ASSISTENZA ALLE
STRUTTURE ASSOCIATIVE
i parte dalla distribuzione gratuita di circolari o
informative interne, via mail o
cartacee alla predisposizione ed
inoltro gratuito di ogni tipo di
ne, cura i rapporti con i fornitori, il controllo, organizzazione e
sollecitazione del riversamento
delle quote sociali spettanti alla
Sede nazionale; la registrazione
delle presenze in Sede.
pubblico previsti e consulenza
telefonica per ogni tipo di problematica; l’accoglienza di Esuli,
discendenti e istituzioni che fisicamente giungono in Sede, sia
per consulenze che per consultazioni documentali o di biblioteca; l’assistenza a enti, istituzioni
e scuole relativamente alle attività dell’Associazione; l’aggiornamento dati della Biblioteca
della Sede; la riproduzione di
documenti e pubblicazioni su
richiesta degli interessati; l’inoltro della corrispondenza; l’elaborazione ed aggiornamento
dell’elenco Soci generale.
Con riferimento a “Difesa
Adriatica”, la Segreteria cura anche l’acquisizione e la registrazione degli introiti per abbonamenti nella contabilità generale,
l’abbinamento dei versamenti
ai nominativi degli abbonati;
l’aggiornamento
dell’elenco
abbonati ed elargizioni per la
pubblicazione; l’aggiornamento
indirizzi e titolari degli abbonamenti; la verifica delle morosità, predisposizione ed invio dei
solleciti, verifica successiva sugli
effettivi versamenti.
AMMINISTRAZIONE
R
ilevanti le sue funzioni,
che vanno dalla registrazione e controllo di circa 1.200
operazioni finanziarie nel corso
dell’anno alla predisposizione
ed inoltro dei pagamenti tramite
online; dall’accesso al più vicino
sportello di Poste Italiane per le
operazioni finanziarie che necessitano una presenza fisica o l’utilizzo di documentazione cartacea
alla gestione di tutti i progetti di
competenza della Sede nazionale, con predisposizione delle
richieste, dei preventivi, dell’esecuzione materiale e degli incarichi, della raccolta dei documenti,
della loro elaborazione ed inoltro
all’Amministrazione statale; infi-
d ecco il backstage del
nostro mensile: si inizia
con la lettura e l’editing dei testi
giunti in Sede alla raccolta delle
notizie provenienti da Comitati/
Delegati destinate alla pubblicazione sul sito internet e su Difesa
Adriatica; dalla trascrizione manuale dei testi non informatizzati alla ricerca documentale via internet e non di materiale testuale
e fotografico. E ancora, sono di
competenza redazionale la composizione e l’adeguamento di te-
sti in base alle notizie rilevate da
altre fonti, la composizione e organizzazione dei file che dovranno confluire nel giornale, la predisposizione dell’impaginazione
del giornale e così l’abbinamento
di testi e foto alle pagine; l’inoltro di tutto il materiale previsto
al grafico/tipografia per la composizione, la correzione delle
bozze impaginate e disposizione
definitiva per la stampa.
SITO INTERNET
P
er rimanere nell’abito
della comunicazione,
l’operatività del sito www.anvgd.it è garantita dalla verifica
quotidiana (più volte al giorno)
delle notizie in rete, degli articoli della stampa, delle segnalazioni dai Comitati/Delegati/
Soci; dalla ricerca del materiale
fotografico in abbinamento alle
news; dalla scelta e inserimento
delle notizie e degli articoli più
importanti; dall’aggiornamento
delle pagine locali e delle diverse
sezioni del sito
POSTA ELETTRONICA
U
no strumento irrinunciabile, che permette velocità di comunicazione
e risparmio economico. Ma
comporta, quotidianamente, la
verifica continua dei messaggi
continua ►
6
◄
dalla prima precedente
LA SEDE, ATTIVITÀ
DI UN ANNO (E DI
OGNI ALTRO ANNO)
in arrivo, l’utilizzo delle informazioni giunte a seconda delle
necessità operative, la predisposizione di risposte alle richieste
di informazioni e di contatto,
l’inoltro dei messaggi alle strutture interessate all’argomento,
l’inoltro automatico dei messaggi alle strutture destinatarie di
mail tramite il sito.
BENI ABBANDONATI
È
un settore dell’attività
particolarmente vivace,
e prevede l’assistenza telefonica a Esuli e discendenti da ogni
parte d’Italia e del mondo, anche indirizzati dagli stessi Comitati provinciali; l’accoglienza di
Esuli e discendenti in Sede, interessati ad approfondire le proprie problematiche; i contatti e
rapporti col consulente legale;
l’evasione di richieste scritte provenienti dall’Italia e dall’estero;
l’evasione di mail informative
sull’argomento; la consultazione dell’archivio cartaceo della
Sede per fornire informazioni ai
titolari delle pratiche; i contatti
frequenti con il Ministero per
ricevere informative sullo stato
di singole pratiche.
GIORNO DEL RICORDO
I
n occasione del 10 Febbraio di ogni anno, la Sede
si attiva per la predisposizione
del manifesto ufficiale, per la
composizione ed aggiornamento del calendario ufficiale; per
l’assistenza ad enti, istituzioni
e scuole fornendo loro contatti,
materiale divulgativo gratuito e
ogni altro tipo di informazione.
PUBBLICAZIONI
Q
uest’ultima, ma non
meno importante voce,
prevede la cura periodica e aggiornamento dell’elenco delle
pubblicazioni disponibili sul
sito, in versione cartacea e tramite commercio elettronico; l’evasioni di richieste di informazioni
via mail; l’acquisizione di ordini
via telefono, mail e commercio
elettronico; la predisposizione
dei plichi di pubblicazioni richieste, con annesso bollettino
postale precompilato; la registrazione informatica della richiesta
e del sospeso di pagamento; la
verifica e registrazione successiva
del pagamento effettuato.
Numero 12 | Dicembre 2010
DAI COMITATI
COMITATO DI ANCONA
E
ntrato ormai nel calendario delle attività del Comitato di Ancona, anche questo
anno abbiamo ricordato il Patrono di Zara con una S. Messa seguita da un lieto incontro sociale.
Quest’anno la ricorrenza di S.
Simon coincideva con il Raduno
nazionale dei dalmati. I zaratini
di Ancona e gli amici del Comitato che non hanno avuto modo
di recarsi ad Orvieto hanno voluto comunque celebrare la festa del
Patrono tra di loro, rendendone
partecipe la comunità della Parrocchia delle Torrette alla Messa
di domenica 10 ottobre. Il celebrante, don Silvano Schiaroli, che
già ci aveva accolto nella sua chiesa lo scorso dicembre per Santa
Lucia, ha spiegato il significato
del labaro della Associazione al
lato dell’altare ai numerosi fedeli
presenti, tra i quali anche il Sindaco della città. Dai numerosi fedeli presenti si è levato un sentito
applauso, in segno di solidarietà
per le nostre vicende.
Assolto con l’ atto di devozione al comune dovere di testimonianza della nostra storia e delle
nostre tradizioni,dopo la S. Messa
ci siamo ritrovati in bel numero
per un incontro conviviale.
***
COMITATO DI BOLOGNA
A Nino Benvenuti lo stemma
Anvgd
L
a città di Loiano (Bologna) ha insignito il pugile istriano Nino Benvenuti della
cittadinanza onoraria. Alla cerimonia hanno preso parte l’assessore allo Sport della Provincia di
Bologna Pondrelli, il consigliere
della Regione Emilia Romagna
Alberto Vecchi, e il vicepresidente
nazionale Anvgd Marino Segnan
che ha consegnato a Benvenuti
un crest con lo stemma associativo, motivandolo con la partecipazione del pugile olimpico al
Comitato d’Onore del prossimo
Triangolare del Ricordo organizzato dalla nostra Associazione.
Ricordiamo che Benvenuti
è stato uno dei più grandi campioni dello sport italiano. Nato a
Isola d’Istria il 26 aprile 1938, ha
ereditato dal padre la passione per
la boxe. Nel 1957 ha vinto l’oro
agli Europei di Praga e nel 1959
a Lucerna. Nel 1960 conquista
la medaglia d’oro nella categoria pesi welter alle Olimpiadi di
Roma (tra i mediomassimi prevalse Cassius Clay, ma la coppa per
il miglior pugile di tutto il torneo
è riservata all’italiano). Nel 1965
divenne campione del mondo
dei superwelter e nel 1967 lanciò
la sfida per la categoria dei pesi
medi, la più prestigiosa.
Il 17 aprile 1967 diciotto mi-
lioni di italiani seguirono l’incontro attraverso la radio, nel cuore
della notte: Nino batteva Emil
Griffith ai punti in un combattimento epico in cui entrambi i
pugili andarono al tappeto.
Le recenti celebrazioni del
50.mo delle Olimpiadi di Roma testimoniano come Nino Benvenuti
sia sempre nel cuore degli italiani.
***
COMITATO DI BOLZANO
I
l presidente del Comitato
di Bolzano, Giovanni Benussi, è intervenuto sul quotidiano “Corriere dell’Alto Adige”,
che il 26 ottobre scorso aveva riportato erroneamente alcune sue
dichiarazioni nelle quali definiva
le nostre terre d’origine come «ex
colonie dell’impero fascista». Il
macroscopico errore è stato stigmatizzato dal nostro dirigente
così come sotto riportato.
[…] La giornalista, Diana
Benedetti, riporta in modo corretto
quanto le esposi in una intervista
che mi fece alcuni mesi orsono, riguardante la ormai lunga presenza
di istriani, fiumani e dalmati nel
nostro territorio.Sono rimasto, però
allibito quando ho letto che veniamo definiti come migranti dalle ex
colonie dell’impero fascista.
Volendo sperare che l’infelice definizione sia frutto d’una mancata
conoscenza della storia di quella parte d’Italia che è impossibile definire
come colonia e per giunta dell’ex impero fascista, mi permetto di fornire
alcuni chiarimenti, perché si possa
comprendere quale affronto tale definizione arrechi alla nostra gente,
che vanta radici analoghe a quelle di
tanti altri cittadini italiani.
[…] Dal 177 a.C. l’Istria e
la Dalmazia vissero la conquista
romana che si consolidò in oltre sei
secoli. Fondata Aquileia (Forum
Julii) i romani inviarono 15.000
coloni, che istituirono le colonie di
Trieste (Tergeste),di Pola (Pietas Julia), i municipi di Parenzo (Parentium), i vici di Fasana (Fasanum),
di Orsera (Ursaria), di Rovigno
(Rubinium), di Umago (Humagum), di Nesazio (Nesathium).
Costruirono la grande via Flavia
che collegò Trieste, Pola e Fiume
(Tarsaticum). Nel 27 a.C. Augusto concesse loro la Cittadinanza
romana ed il Senato nello stesso
anno divise l’Italia in 11 Regioni
istituendo la Decima Regio Venetia
et Histria, ed il magister militum
aveva la sua sede a Pola. Roma
lasciò opere nobilissime della sua
arte: a Trieste il Colle Capitolino, il
Foro ed il Teatro; a Brioni terme e
ville; a Parenzo il Palazzo Pretorio
ed il Lapidario; a Pola l’Anfiteatro,
l’Arco dei Sergi ed il tempio di Augusto, due teatri la porta d’Ercole
[…]; a Fiume l’Arco Romano; a
Zara il Foro; a Spalato il Palaz-
zo di Diocleziano. Con Teodorico
l’Istria passò sotto Ravenna, sorse
la basilica eufrasiana di Parenzo
ricca di mosaici d’arte ravvennate.
Il cristianesimo partito da Aquileia
si diramò attraverso la via Flavia
e fondò le diocesi di Parenzo, Pola,
Civitanova, Capodistria e Pedena.
Pola offrì a Ravenna il santo arcivescovo Massimiano.
[…] Gli Slavi tentarono più
volte ed invano di insediarsi in
Istria: nel 599 a seguito degli Avari, nel 602 a seguito dei Longobardi e nel 611 da soli, comparvero,
poi, i primi sparuti gruppi nel IX
e X secolo e solo dopo il 1520 raggiunsero una certa consistenza in
quanto chiamati con incentivi dai
Veneziani per ripopolare il territorio […]. Dall’830 al 1797 si svilupparono i rapporti con la Repubblica di Venezia […] per divenire
alfine sempre più integrati nella
cultura, nell’arte, nelle sventure e
nelle vittorie di Venezia. Dal 1791
al 1981 subimmo il dominio della
Monarchia Asburgica, interrotto
dal 1806 al 1815 dal Regno napoleonico d’Italia. […] Dal 1918 al
1945 si ritornò a far parte dell’Italia dopo aver pagato un immenso
contributo di sangue nella prima
guerra mondiale: 30 caduti ogni
mille abitanti rispetto alla media
nazionale di 10, con i nostri giovani costretti a passare clandestinamente la frontiera (2.107 giuliani
di cui 1.030 ufficiali), rischiando
la forca, per arruolarsi nell’esercito
italiano […].
Voglio solo accennare, poi, alle
sofferenze che l’ultima guerra ci
arrecò, alle migliaia di morti trucidati dai titini, allo strazio di abbandonare tutto ciò che ci era più
caro per essere accolti nella nostra
Patria come degli intrusi se non
come dei nemici, il vederci, nel ‘46,
negata la possibilità di ricorrere
al diritto all’autodeterminazione
dei popoli, previsto in quei principi che passarono alla storia come
Carta Atlantica e che vennero promulgati da Roosevelt e Churchill
il 14 agosto del 1941, lo scoprire
definitivamente perdute, infine,
anche quelle poche terre della zona
B che dovevano ritornare all’Italia
svendute con l’accordo di Osimo del
‘75. […]
Giovanni Benussi
presidente Anvgd Bolzano
La risposta del “Corriere
dell’Alto Adige”
Caro architetto Benussi,
avendo avuto un nonno triestino cui ero molto affezionato,
conosco per racconti familiari il
dramma che lei ha ben sintetizzato.Comprendo dunque la sua giustificata amarezza e chiedo scusa a
lei nonché ai lettori, interpretando
il rammarico di Diana Benedetti.
Si è trattato di un lapsus, sfuggito purtroppo anche nella fase di
revisione del testo. La ringraziamo
per le utili e doverose precisazioni.
(e. fr.)
***
DELEGAZIONE DI FORLÌ CESENA
Sotto quale bandiera?
Ricordando il 150.mo
dell’Unità d’Italia
P
resso l’Istituto statale
d’istruzione
superiore
“Leonardo da Vinci” di Cesenatico si è svolta, lo scorso 18
novembre, la tavola rotonda sul
tema Italiani si diventa…Italiani
si rimane. Che cosa vuol dire essere
“italiano”? Vi hanano preso parte
Michele Truppi, dirigente d’area
della Prefettura di Forlì; Domenico Procopio, primo dirigente
Commissariato di Cesena; Matias Ezequiel Schelotto, giocatore A.C. Cesena, oriundo; Sergio
Urizio, Esule istriano; Axel Famiglini, discendente di Esuli istriani,
Delegato Anvgd per Forlì-Cesena e promotore dell’iniziativa.
W Axel Famiglini, delegato Anvgd
per Forlì-Cesena, promotore
della tavola rotonda Italiani si
diventa…Italiani si rimane. Che
cosa vuol dire essere “italiano”?
***
COMITATO DI GORIZIA
Presentato il volume
postumo di Elio Apih Le
Foibe giuliane
L
e foibe giuliane (Libreria
Editrice Goriziana), scritto dallo studioso ed intellettuale
Elio Apih, è uscito postumo con
l’attenta curatela critica di Roberto Spazzali, Marina Cattaruzza e
Orietta Moscarda Oblak. Ricor-
7
diamo che Apih (1922-2005) è
stato uno dei maggiori esponenti
della storiografia triestina, autore
di numerosi libri sulla storia della
sua città, della Venezia Giulia e
del Friuli dal ‘700 al ‘900.
Gli interrogativi posti da
Elio Apih e le riflessioni che essi
suscitano nel percorso del libro
muovono da un quesito fondamentale: «Come e da dove viene l’’infoibamento’ nella Venezia
Giulia?». È bene precisare che
l’autore tratta sia delle foibe del
1943 in Istria, sia delle foibe del
1945, che riguardarono anche
Gorizia, Pola e Fiume, ma soprattutto, per efferatezza, Trieste.
Tuttavia il quadro delle foibe
giuliane pone la questione di un
uso barbarico che sembra appartenere all’Europa centro-orientale, e
ci si domanda se esista un’inquietante presenza di “esperti” istruiti
dai protagonisti dei fatti di Katyn.
Le tensioni politiche si intrecciano con quelle nazionali e viceversa, sicché la correlazione causaeffetto non è, per Apih, l’unica
chiave interpretativa ammissibile.
L’ipotesi di Apih è che il comunismo jugoslavo non è stato
sottoposto a giudizio in quanto
ha goduto di un’ampia immunità
dettata dall’atlantismo e incontrato
l’apprezzamento della sinistra italiana in nome della politica di equidistanza terzomondista di Tito.
Lunedì 15 novembre, nel Ridotto del Teatro “Giuseppe Verdi”
di Gorizia, su iniziativa dell’Anvgd e della Lega Nazionale di
Gorizia, l’opera è stata introdotta
dal presidente Rodolfo Ziberna ed
è stata illustrata dal prof. Fulvio
Salimbeni. Alcuni brani sono stati
letti dall’attrice ed accademica goriziana Maja Monzani.
Trattato di Osimo
Dibattito con Paolo Sardos
Albertini e Paolo Radivo
I
l 10 novembre 1975 il Governo italiano e quello jugoslavo firmarono il cosiddetto
«Trattato di Osimo». L’Italia rinunciava definitivamente, e senza
contropartita, agli ultimi lembi
di terra della penisola istriana (la
cosiddetta Zona B). A 35 anni
di distanza le nostre Associazioni
vogliono riflettere e far riflettere
sui fatti che hanno condotto a
questo iniquo trattato per capire
le ragioni per cui l’Italia abbia potuto sacrificare la sua identità territoriale e tradire migliaia di cittadini, già martoriati dalla guerra,
supinamente, alla luce anche degli ultimi accadimenti di politica
internazionale.
Su questi argomenti, e sempre per iniziativa dell’Anvgd e
della Lega Nazionale di Gorizia,
introdotti da Rodolfo Ziberna,
sono intervenuti il presidente della Lega nazionale di Trieste, avv.
Paolo Sardos Albertini, esperto
della materia, ed il giornalista
triestino Paolo Radivo, giovane
ma profondo conoscitore della
storia del confine orientale.
***
COMITATO DI MONZA
D
omenica 21 Novembre una delegazione del
Comitato di Monza-Brianza ha
partecipato con il Labaro alla
cerimonia al Sacrario Militare di
Tradate, organizzata dall’Associazione Nazionale Paracadutisti
d’Italia-sezione di Monza.
All’interno del Sacrario giace il
Tenente Colonnello Edvino Dalmas, nato a Zara il 3 ottobre 1895,
fondatore della Scuola di Paracadutismo Militare di Tradate.
W Tradate, nel Sacrario militare
riposa il ten. col. Edvino Dalmas,
zaratino, al quale rende omaggio
il Comitato di Monza-Brianza
(nella foto, una cerimonia di
commemorazione al Sacrario.
Foto www.paracadutistimilano.it)
***
COMITATO DI NOVARA
L
o scorso 15 ottobre, la comunità novarese ha festeggiato Otello Soiatti, poeta nato a
Pola il 13 ottobre 1930, novarese
d’adozione. L’incontro per gli 80
anni di Soiatti si è tenuto presso
l’auditorium della Banca Popolare
di Novara, organizzato dalla Libera
Università del Monteregio, in collaborazione con il “Corriere di Novara” e presente il Comitato Anvgd.
Una lieta occasione per passare in rassegna l’intensa produzione letteraria di Soiatti che per
venticinque anni ha diretto la
rivista “Tempo Sensibile”, della
quale è il fondatore, e per risentire le poesie in istroveneto delle
quali è prolifico autore
***
COMITATO DI ROMA
Incontro Culturale RomaRovigno d’Istria
29, 30, 31 ottobre 2010
G
rande successo a Roma,
dove si sono concluse le
tre giornate dell’Incontro culturale Roma-Rovigno d’Istria che
ha visto protagonista il Comitato
Provinciale Anvgd insieme con
la Delegazione proveniente dalla
città istriana, rappresentata dalle più alte Istituzioni politiche,
sociali e scolastiche. Si è trattato
senza dubbio di un Incontro storico, oltre che unico e primo nel
suo genere. Mai, in precedenza,
difatti, rappresentanti dell’Asso-
W Roma, Palazzo Chigi. Una
rappresentanza della
delegazione Anvgd-Comunità
di Rovigno nel cortile della
Presidenza del Consiglio
ciazione degli esuli e della minoranza italiana d’Istria (cosiddetti
«rimasti»), si erano incontrate
ufficialmente ai massimi livelli,
realizzando il completo superamento di quelle divisioni e diffidenze che per tanto tempo avevano continuato a tenere separata
una gente unica al di là e al di qua
dei confini, reali o ideologici.
Lo storico Evento ha avuto il
Patrocinio del Municipio Roma
XII EUR, la partecipazione del Comune di Roma e della Regione Lazio, della Società di Studi Fiumani e
dell’Associazione per la Cultura fiumana, istriana e dalmata nel Lazio.
Numero 12 | Dicembre 2010
La delegazione del Comitato
Provinciale di Roma dell’Anvgd
era composta dalla sua presidente Donatella Schürzel, dal vicepresidente Giorgio Marsan e dai
consiglieri e sindaci. La delegazione di Rovigno era composta
dal vicesindaco Marino Budicin,
dalla vicepresidente della Regione Istriana Viviana Benussi, dal
presidente della Comunità degli
Italiani Gianclaudio Pellizzer, dal
direttore del Centro di Ricerche
Storiche di Rovigno Giovanni
Radossi e dai responsabili delle
scuole italiane di ogni ordine e
grado e da altri rappresentanti
della Comunità italiana.
Ospiti del Sottosegretario
alla Presidenza del
Consiglio Giovanardi
volontà di superare tutte le incomprensioni e le barriere ideologiche
che avevano caratterizzato il passato, nel nome dell’unità culturale,
sociale e dell’italianità degli istriani, le cui componenti hanno entrambe sofferto in maniera indicibile in seguito alle tragiche vicende
belliche, dell’esodo e dell’oppressione di un regime totalitario.
Al termine della parte “ufficiale” della visita, lo stesso on.
Giovanardi ha accompagnato gli
ospiti in un tour particolarmente
gradito di alcune tra le più belle
sale di Palazzo Chigi.
La visita al Quartiere
Giuliano-Dalmata
C
e manifestazioni hanno
avuto inizio venerdì pomeriggio quando le delegazioni
congiunte dell’Anvgd e della Città di Rovigno sono state accolte a
Palazzo Chigi dall’on. Giovanar-
oncluso questo primo
importante appuntamento istituzionale, le delegazioni si
sono recate in visita all’ArchivioMuseo Storico di Fiume, sito nel
Quartiere Giuliano-Dalmata di
Roma, dove sono state accolte dal
direttore Marino Micich, che ha
illustrato il grande patrimonio di
di, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla
presenza anche del Delegato alla
Memoria del Comune di Roma,
prof. Aldo Giovanni Ricci.
L’incontro è avvenuto in un
clima di grande cordialità manifestata in primis dall’on. Giovanardi, amico di vecchia data e
sostenitore della causa giuliana,
nonché da parte dei componenti delle Delegazioni, che hanno
condiviso in modo fraterno come dichiarato dal Presidente
della Comunità degli Italiani di
Rovigno, Gianclaudio Pellizzer non solo i difficili ricordi, ma soprattutto la volontà di creare per
il futuro una compagine unica e
ricomposta.
Durante l’incontro è stata
ribadita dalle due Delegazioni la
documentazione storica oltre che
artistica e letteraria ivi custodito.
A tale visita ha preso parte anche
Francesco Zuliani, presidente della
“Famìa Ruvignisa”, giunto appositamente da Udine per condividere
questi giorni intensi con tutti i rovignesi, nonché un gran numero
di esuli residenti nel Quartiere desiderosi di unirsi ai “fratelli” d’oltre
frontiera. È stata questa una tappa
fondamentale per l’acquisizione di
tasselli significativi dal punto di vista storico, relativamente al quale
l’Archivio-Museo da moltissimi
anni svolge una funzione preziosa
ed essenziale.
A conclusione di questa prima lunga e impegnativa giornata,
l’atmosfera si è sciolta in una bella
cena romanesca, svoltasi con tante “ciacole”, “ridade” e canti in un
L
8
tipico ristorante del “Ghetto”, il
quartiere ebraico di Roma.
Sabato 30 ottobre, la mattinata è iniziata con la visita del Quartiere Giuliano-Dalmata e dei suoi
monumenti. Momenti particolarmente toccanti ed emozionanti si
sono avuti presso i tre monumenti simbolo dell’intera comunità
giuliano-dalmata, il Monumento
ai Martiri delle Foibe, presso la
Metropolitana B Laurentina, il
Monumento ai Caduti, cippo in
pietra carsica, e il Monumento
all’Esodo in Piazza Giuliani e Dalmati davanti a ciascuno dei quali,
i rappresentanti delle maggiori
istituzioni rovignesi hanno voluto
deporre un omaggio.
Il flusso delle emozioni ha
avuto un ulteriore crescendo man
mano che la visita proseguiva:
forte la commozione dinanzi alla
Lupa portata da Pola dagli esuli
e che ancora evidenzia le vicissitudini del viaggio con la frattura
del basamento di pietra d’Istria,
mai volutamente restaurato, a
perenne ricordo della frattura con
la propria terra. La visita è proseguita nella Chiesa di S. Marco
Evangelista, storico punto di riferimento della Comunità giuliana
sin dal suo arrivo, e nella Cappella
della Delegazione della Città di
Rovigno con il Comune di Roma
presso il Campidoglio, accompagnati dai rappresentanti dell’
Anvgd romana, incluso il presidente nazionale Lucio Toth e dal
consigliere comunale Andrea De
Priamo, da sempre vicino alla
Comunità giuliano-dalmata. La
delegazione rovignese è stata accolta dall’assessore Laura Marsilio
in rappresentanza del sindaco Alemanno, convalescente in seguito
ad un intervento chirurgico.
Nella prestigiosa cornice della
Sala Giulio Cesare da poco restaurata, il consigliere De Priamo e il
presidente nazionale Toth, hanno
sottolineato la volontà di rendere
concrete e fattive le collaborazioni
tra le Comunità superando qualunque ostacolo. Al sopraggiungere dell’assessore Marsilio facente le
funzioni del primo cittadino, tutto il gruppo si è spostato nella Sala
dell’Arazzo dove si è svolto quasi
un tavolo di lavoro.
Ha preso per prima la parola la presidente del Comitato
Anvgd capitolino, Donatella
Schürzel, che ha sottolineato, con
grande emozione, l’importanza
storica di quel momento. Finalmente dopo più di sessant’anni,
Marino Budicin, vicesindaco
di Rovigno che ha colto quanto sottolineato dalla presidente
Schürzel, esponendo soprattutto
i presupposti secondo cui la Città
di Rovigno, potrà avere parte viva
in questi progetti e farlo anche
istituzionalmente ed economicamente parlando.
Successivamente il presidente
Toth ha sottolineato quanto sia
importante andare avanti, pur
non dimenticando il passato e la
storia che va sempre seguita e cercata nella sua verità inoppugnabile della documentazione.
Molto emozionato l’intervento del presidente della Comunità
degli Italiani Gianclaudio Pellizzer che ha sottolineato quanto in
quel luogo e in quella situazione
la Comunità italiana possa sentirsi
ed effettivamente essere attestata e
incentivata negli obiettivi e nel lavoro che già da molti anni porta
avanti e che ora, con l’energia acquisita da questo Scambio ancor
più potrà intensificare.
Si è poi associato ai discorsi
precedentemente uditi il consigliere De Priamo il quale ha ricordato quanto il Comitato romano
dell’Anvgd stia dando a questa
causa in cui egli stesso per primo
Numero 12 | Dicembre 2010
mondo dei giovani, degli studenti, che dovranno in futuro raccogliere questi ideali, portarli avanti
e renderli realtà concreta.
Due incontri di studio
alla Sala Quaroni, sulla via
del dialogo
P
ienamente soddisfatte e
travolte dalle emozioni,
al termine di questo importante incontro istituzionale, le due
Delegazioni hanno proseguito i
loro lavori nel pomeriggio nella
Sala Quaroni all’EUR, gremita di
sul ruolo culturale del Centro di
ricerche storiche di Rovigno. Il
tutto introdotto puntualmente
e moderato dalla presidente del
Comitato Donatella Schürzel e
con le efficaci e lucide conclusioni
del presidente nazionale Anvgd
Lucio Toth.
L’intero Convegno si è svolto alla presenza del presidente
del Municipio Roma XII EUR
Pasquale Calzetta, patrocinatore
dell’evento, della presidente della Commissione Cultura della
Regione Lazio Chiara Colosimo:
hanno entrambi porto il loro
saluto e l’avvio ai lavori, cui si è
W Roma, Quartiere
R Giuliano-Dalmata,
l’omaggio dei rovignesi
ai monumenti simbolo.
Nella prima foto, al
Cippo che ricorda sulla
Via Laurentina i Caduti;
nella seconda, al
monumento all’Esodo,
nella Piazza centrale
del Quartiere
W Nello studio del Sottosegretario alla
Presidenza on. Carlo Giovanardi,
che ha ricevuto la delegazione con
la consueta amicizia riservata ai
giuliani e ai dalmati
dei Santi Patroni giuliano dalmati, realizzata grazie alle donazioni
della Comunità di Roma.
Significativo il commento
finale del prof. Radossi che al termine di questo percorso ha commentato ringraziando sentitamente per una visita che ha svelato un
quartiere che, in realtà, è «tutto un
simbolico monumento».
Gli incontri in Campidoglio
L
e attività sono proseguite
con il suo massimo momento istituzionale, l’incontro
rovignesi provenienti dalla città
adriatica e rovignesi residenti nella capitale d’Italia erano insieme
nella “nazione madre“, in Campidoglio, a fare propositi concreti,
soprattutto rivolti ai giovani e a
creare, grazie all’assessore Marsilio, delegata del Sindaco, sempre
molto attenta e sensibile a questo
argomento, l’inizio di un ponte
Roma-Rovigno che avrà modo di
consolidarsi nel mese di febbraio
quando, insieme con il Sindaco
di Roma, con i rappresentanti
dell’Associazione per la Cultura
istriana, fiumana e dalmata nel
Lazio e con la presidente del Comitato romano Anvgd, si recherà durante il viaggio della Memoria a Trieste, Fiume e una giornata
intera a Rovigno.
La parola è poi passata a
e tutte le rappresentanze Comunali, Sindaco e Assessore in testa,
ma anche Municipali e Regionali
gli sono al fianco.
La vicepresidente della Regione istriana, Viviana Benussi,
ha rilevato quanto in questo cammino così intensamente da tutte
le parti voluto, sia fondamentale
l’apporto della Regione istriana
che ha possibilità pure di legiferare a tale proposito.
Ha infine concluso l’incontro l’assessore Laura Marsilio, per
il sindaco, la quale ha evidenziato
a sua volta l’importanza storica di
tale evento e la volontà concreta
ed immediata di stringere sempre più i rapporti con la regione
istriana e nella fattispecie con
Rovigno, da ogni punto di vista
e particolarmente pensando al
un folto gruppo non solo di esuli o discendenti, ma di cittadini
romani, porgendo più a questo
punto l’attenzione al piano prettamente culturale e delle realtà
locali, all’interno di una visione
di assoluta reciprocità.
Molto interessanti, e fattive
le relazioni di ciascuno dei relatori, da Amleto Ballerini che ha
parlato di dialogo tra esuli e rimasti, a Marino Budicin che ha
approfondito il tema di ritrovare
la propria città dal punto di vista
culturale, economico e sociale
per rovignesi di ieri e di oggi, a
Giorgio Marsan che ha parlato
del Quartiere Giuliano Dalmata
di Roma come risorsa per la capitale, a Viviana Benussi che ha
esposto un’interessante relazione
sulle opportunità socio-culturali ed economiche della contea
istriana oggi, a Marino Micich
che ha parlato dell’importanza
della scuola come veicolo di dialogo culturale, a Giovanni Radossi che ha svolto la sua prolusione
aggiunto il saluto dell’assessore
ai trasporti della Regione Lazio,
Francesco Lollobrigida.
Presenti anche molti altri
rappresentanti delle altre Associazioni tra cui il presidente dell’Associazione triestini e goriziani in
Roma Roberto Sancii, il cav. di
G.C. Aldo Clemente, ex Segretario generale dell’Opera Profughi
che ha profuso la sua esistenza nel
sostegno ai giuliano-dalmati in
modo concreto, dando la possibilità a molti di loro di ricostruirsi
una vita dignitosa e Guido Cace,
presidente dell’Associazione Nazionale Dalmata.
In serata, alle 20.00 tutti, Delegazioni e folto pubblico, hanno
gremito il Teatro Sammarco per il
concerto del “Gato “ e il suo gruppo che ha allietato e dato un momento di leggerezza e di condivisione umana della manifestazione
ai presenti con il repertorio di canzoni di Piero Soffici e una carrellata di canzoni tradizionali che hanno gonfiato il cuore dei presenti,
9
ma nella gioia della condivisione.
Presenti anche in questo caso le
Istituzioni, con il vicepresidente
del Municipio Roma XII EUR,
Maurizio Cuoci, da sempre amico
e sostenitore della Comunità giuliana di Roma e che moltissimo si
è speso anche in quest’occasione,
ai fini di permettere la Manifestazione si potesse realizzare nel
modo migliore possibile.
…E «Temi giulianodalmati: esperienze a
confronto»
D
omenica 31 ottobre, dalle ore 10,00 alle 13,30
intensissima mattinata di lavori
presso la Biblioteca “Sammarco”
nel cuore del Quartiere GiulianoDalmata, con un ciclo di incontri
dal titolo «Temi giuliano-dalmati:
esperienze a confronto». La presidente Schürzel ha aperto i lavori, introdotti da una vivacissima
prolusione del prof. Giuseppe
Parlato, noto storico, presidente
della “Fondazione Ugo Spirito”
e da molti anni vicino al mondo
giuliano dalmata nonché esperto
della sua storia.
Sempre presente il presidente
Toth che in questi intensi giorni
non ha mai mancato di dare il
suo sostegno ed un contributo
acuto e volto al futuro all’intero
Evento, è tornato a contribuire e a
chiudere queste attività così concrete e finalizzate alla immediata
realtà il consigliere comunale Andrea De Priamo e, presenza particolarmente gradita e che ha nel
suo saluto, posto dei quesiti altamente significativi e da sfida sul
come mantenere e perpetrare nel
tempo la nostra identità, il direttore del Museo Ebraico di Roma
Claudio Procaccia. Interessanti e
vivaci tutti gli interventi, dalla filatelia e cartoline postali a cura di
Marco Occhipinti, che ha destato
particolare curiosità ed apprezzamento, al coinvolgente e vissuto
Bella e vivace la presentazione di una studentessa del Liceo
Pascal di Pomezia, presente con
il resto della classe che ha esposto
e presentato un lavoro realizzato
da tutti questi studenti che nello scorso anno scolastico, dopo
aver intensamente partecipato
al Progetto su «Storia e cultura
dell’adriatico orientale», hanno
anche vissuto lo scambio culturale con gli studenti del Liceo Italiano di Rovigno.
È seguita l’interessante presentazione dello Stradario Giuliano-Dalmata a cura di Marino
Micich che ha evidenziato quanto sia utile la toponomastica e
soprattutto quanto essa sia ampia
nella capitale relativamente alle
personalità del mondo giuliano.
Bella e fortemente sentita
la presentazione della raccolta
di poesie in dialetto rovignese
di Gianclaudio de Angelini, rovignese doc. curata dai due rovignesi Schürzel e lo stesso De
Angelini che hanno faticato non
poco a trattenere l’emozione.
Infine particolarmente interessante l’ìntervento di Elio Privileggio sulle scuole della minoranza
italiana a Rovigno e quello di Gianclaudio Pellizzer sulla Comunità
italiana di Rovigno di cui è Presidente. Pellizzer ha fatto trapelare
una forte emozione e sentimenti
veri che hanno coinvolto tutti in
una totale unicità. E tra occhi lucidi, abbracci fortissimi come a non
volersi staccare, e il canto all’unisono della Viecia Batana simbolico inno dei rovignesi di tutto il
mondo, le emozioni sono volate
altissime nel darsi reciprocamente
l’arrivederci a presto, a Rovigno.
Commemorato il 4
Novembre
C
on una breve ma intensa
cerimonia al Quartiere
Giuliano-Dalmata della capitale,
il Comitato di Roma ha ricordato
Con Viviana Facchinetti
l’«Adriatico oltre
l’Atlantico», Esuli
oltreoceano
V
enerdì 19 novembre alle
ore 17.00, presso la Biblioteca S. Marco in Via F.lli Reiss
Romoli 27, organizzata dall’Associazione Triestini e Goriziani di
Roma e dal Comitato romano
Anvgd, ha avuto luogo, presente
l’autrice, la proiezione del reportage televisivo di Viviana Facchinetti «Trieste fra storia e futuro:
dall’Adriatico oltre l’Atlantico».
Nel filmato anche testimonianze
e racconti degli Esuli giulianodalmati oggi a Trieste, in Canada
e a Los Angeles.
***
DELEGAZIONE DI
SALERNO
S
alerno ha ospitato il 20
novembre la VII edizione
del Premio Nazionale “Giovanni Palatucci”, dedicato all’ultimo
Questore di Fiume italiana, «Giusto fra le Nazioni» per il suo determinante contributo alla salvezza
di migliaia di ebrei. La manifestazione è coordinata dal CEPIS
(Centro Europeo per la Pace nel
mondo, per l’Infanzia, per lo Sviluppo) e si è tenuta presso il Teatro delle Arti di Via Urbano II.
Dopo l’esibizione dei giovani del CEPIS (di cui è presidente Miriana Tramontina, delegata
provinciale ANGVD) in musica,
teatro, danza e poesia, verranno
consegnati alcuni Premi alla Memoria, con particolare riferimento ai Paracadutisti della Folgore
caduti a Kabul.
I Premi Cultura sono stati
conferiti a mons. Gianfranco Zuncheddu, postulatore della prima
parte della causa di beatificazione
di Giovanni Palatucci, e a Raffaele
Camposano, vice questore aggiunto della Polizia di Stato. Sono state
premiate anche le scuole vincitrici del Concorso «Giovanni Palatucci, Questore di Fiume italiana
negli anni dell’esodo di Giuliani
e Dalmati». Primo classificato è
stato il Circolo Didattico di Macomer (Nuoro); seconda la Scuola
Elementare “Vicinanza” (classe IV
A) di Oggiate (Varese).
***
COMITATO DI TRIESTE
W Roma, Biblioteca “Sammarco”
al Quartiere GiulianoDalmata, incontro su «Temi
giuliano-dalmati: esperienze a
confronto»: l’intervento del prof.
Giuseppe Parlato (a sin.)
da tutti video amatoriale a cura di
Giacomo (Eto) Dandolo realizzato con grandissimo amore, alla
presentazione dei prodotti multimediali realizzati nel corso degli
anni dalle Associazioni esistenti
sul territorio, come l’Anvgd e la
Società di Studi Fiumani,
la ricorrenza del 4 Novembre. Sui
quattro pennoni che dominano
l’ingresso del quartiere sono state
issate le bandiere dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia e il Tricolore.
Il presidente del Comitato, Donatella Schürzel, e il presidente della
Consulta Anvgd del Lazio, Plinio
Martinuzzi, hanno deposto una
corona d’alloro sul prospiciente
monumento ai Caduti GiulianoDalmati, formato da una grande
pietra carsica. Erano presenti soci
e abitanti del quartiere.
R
accontare non con un
saggio ma in forma romanzesca l’esodo degli italiani
dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia è sempre stato una sorta
di non dichiarato tabù. […] Romanzi autobiografici a parte, solo
Carlo Sgorlon con il suo «La foiba grande» ha tentato di infrangere questo divieto non scritto ma
di coscienza […]. Ci prova ora il
veneziano Stefano Zecchi, docente di estetica, giornalista e scrittore, con il suo «Quando ci batteva
Numero 12 | Dicembre 2010
forte il cuore», edito da Mondadori. Presentato all’auditorium
del Museo Revoltella dall’autore,
[…] il romanzo racconta l’esodo
attraverso la storia di una famiglia
che non si arrende, ma in due
modi differenti: da una parte c’è
Nives, la madre, una donna molto forte che lotta fino alla morte
per ribadire la propria italianità,
[…]. Dall’altra c’è il padre, Flavio, che si attacca alla propria vita
e a quella di Sergio, suo unico
figlio, che non si piega davanti
all’invasione jugoslava ma rifiuta
di combattere una guerra che sa
essere persa fin dall’inizio.
«Sono due i binari attraverso
cui si muove questo romanzo, e di
cui il titolo vuol essere la sintesi spiega Zecchi -. C’è la rimozione di
un fatto storico, l’idea forte di identità e di patria che ha fatto “battere
il cuore” a tutti quelli che hanno
vissuto quelle vicende, ma c’è anche
la storia di un papà e del suo bambino, della loro alleanza che definisce il senso della vita: in nome di
questo rapporto vale la pena sfidare
la miseria, la crudeltà e l’indifferenza della gente». […]
«Certo, per scrivere questo libro
mi sono documentato - prosegue l’autore - ma alcuni fatti li avevo vissuti
personalmente a Venezia: ho visto
l’arrivo dei profughi in Riva degli
Schiavoni, ho visto degli scalmanati
con le bandiere rosse agitarsi convinti che gli esuli fossero fuggiti da un
paradiso comunista, ho visto i figli
dell’esodo venire a scuola con addosso i famigerati cartelli con la scritta
“profugo”. Ma tra i tanti libri su questi fatti che ho letto per documentarmi - racconta Zecchi - mi è parso che
mancasse la storia capace di entrare
nel cuore delle persone […]».
«Quando ci batteva forte il
cuoreȏ un romanzo che, come
quello di Cassola, potrebbe facilmente diventare un film […].
«Me lo augurerei - risponde Zecchi
-: a Pupi Avati il libro è piaciuto, e
una trasposizione cinematografica
potrebbe essere un mezzo efficace
per fare conoscere questo pezzo di
storia a un gran numero di persone.
Sulle foibe adesso c’è una maggiore
consapevolezza, ma sul tema dei
profughi e dell’esodo, due tragiche
vicende della nostra democrazia, c’è
ancora tanto lavoro da fare».
All’incontro con lo scrittore,
realizzato grazie alla collaborazione tra Comune, Anvgd di Trieste
e CDM (Centro documentazione multimediale della cultura
giuliana, istriana, fiumana, dalmata) hanno partecipato anche il
presidente della Federazione delle
Associazioni degli Esuli Renzo
Codarin, Roberto Predolin, consigliere nazionale dell’Anvgd e
amico di Zecchi, l’assessore Massimo Greco e il Sottosegretario
agli Esteri Alfredo Mantica.
Stefano Zecchi insegna Estetica all’Università degli Studi
di Milano ed è stato docente in
alcune Università straniere, tra
cui quelle di Parigi, Erlangen e
Calcutta. Romanziere e saggista,
tra i suoi libri ricordiamo: Silla-
bario del nuovo millennio (1993),
Il brutto e il bello (1995), L’artista armato (1998), Capire l’arte
(1999), L’uomo è ciò che guarda.
Televisione e popolo (2005), Le
promesse della bellezza (2006), e i
romanzi Estasi (1993), Sensualità
(1995, premio Bancarella 1996),
L’incantesimo (1997), Fedeltà
(2001, premio Grinzane Hanbury), Amata per caso (2005) e Il
figlio giusto (2007).
(fonte Giulia Basso “Il Piccolo”
29 ottobre 2010)
W L’autore del romanzo, Stefano Zecchi
***
COMITATO DI VARESE
L
unedì, 25 ottobre, alle ore
16,00, il Comitato della
Società Dante Alighieri di Varese promuove, con il Patrocinio
del Comune, un incontro con
Giuseppe Palumbo che tratterà il
tema «Giovanni Palatucci, ultimo
questore di Fiume».
Ricordiamo che Giovanni
Palatucci (Montella, 1909- Dachau, 1945) dopo la laurea in
Giurisprudenza, nel 1936, prestò giuramento come volontario
vicecommissario di Pubblica Sicurezza. In seguito, fu trasferito
alla Questura di Fiume come
responsabile dell’ufficio stranieri
prima e, poi, come commissario e
questore reggente. In questa veste
ebbe modo di conoscere le conseguenze delle leggi razziali sulla
popolazione ebraica. Nel marzo
del 1939, un primo contingente
di 800 ebrei, che sarebbe dovuto
essere consegnato alla Gestapo,
venne fatto rifugiare in Abbazia
grazie alla tempestività con cui
egli avvisò il gruppo del pericolo.
Nel novembre 1943 Fiume, pur
facente parte della Repubblica
Sociale Italiana, di fatto entrò a
far parte della cosiddetta Adriatisches Küstenland, il «Territorio
d’operazioni del litorale Adriatico», controllato dai nazisti per
ragioni strategiche ed il comando
militare della città passò al capitano delle SS Hoepener. Pur avvisato del pericolo che correva, decise di rimanere al suo posto, far
scomparire gli archivi contenenti
informazioni sugli ebrei fiumani
e non e salvare più persone possibili. Il 13 settembre 1944 Palatucci venne arrestato da Herbert
Kappler, tenente colonnello delle
SS, e tradotto nel carcere di Trieste. Il 22 ottobre fu trasferito nel
campo di sterminio di Dachau,
dove morì pochi giorni prima
della Liberazione, a soli 36 anni.
È stato nominato Giusto tra le
Nazioni ed è venerato dalla Chiesa col titolo di Servo di Dio.
10
Numero 12 | Dicembre 2010
Raduno dalmati
Convegno internazionale e mostra documentaria
Roma, 10-11 giugno 2011
na splendida occasione d’incontro e di ricordo, e insieme
la testimonianza dell’irrinunciabile diritto a mantenere la
visibilità che gli Esuli dalmati, con i giuliani, si sono meritatamente
Le province a presenza italiana tra impero asburgico e regno d’Italia 1861-1882
U
L’Unità nazionale e lo sguardo degli altri
L
W Paolo Mieli, insignito del Premio “Tommaseo” 2010, interviene
all’Assemblea generale
(foto www.arcipelagoadriatico.it)
guadagnati presso la comunità nazionale. Questo il senso del 57.mo
Raduno nazionale dei dalmati, tenutosi a Orvieto sabato 9 e domenica 10 ottobre, organizzato dall’Associazione Dalmati Italiani nel
Mondo-Libero Comune di Zara in Esilio e Comune di Orvieto. Perché nella città umbra, apparentemente lontana dalle aree nelle quali
si è insediata gran parte degli Esuli d’oltre Adriatico? Si dia il caso
che il sindaco di quell’antica e nobile città dell’Italia centrale, Antonio Concina, sia nato a Zara da una nota famiglia dalmata.
Questo il programma nel quale si è articolato il Raduno:
sabato 9 ottobre, nella Sala Plenaria di Palazzo Coelli presso la
Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto apertura con il «16.mo
Incontro con la Cultura Dalmata» in cui sono state presentate le
opere inerenti la Dalmazia nelle diverse discipline, edite nell’ultimo anno. Quindi, nel pomeriggio, nella Sala dei Quattrocento del
Palazzo del Popolo, riunione del Consiglio Comunale, relazione del
sindaco e degli assessori.
Domenica 10 ottobre, S. Messa nel meraviglioso Duomo, officiata dal Vescovo di Orvieto Mons. Giovanni Scanavino dei Frati Agostiniani. Al termine della cerimonia liturgica, in Piazza del Duomo si
è esibita la Fanfara dei Bersaglieri in congedo. Successivamente, nella
Sala dei Quattrocento al Palazzo del Popolo, assemblea generale dei
Dalmati 2010, nel corso della quale Ottavio Missoni, sindaco onorario del Libero Comune di Zara, ha consegnato il 14.mo Premio
«Niccolò Tommaseo» al giornalista Paolo Mieli (già apprezzato direttore del “Corriere della Sera”)
attuale presidente
della RCS Libri.
Un Raduno,
questo come i
precedenti, concepito nel segno
dell’incontro e
del ricordo di chi
non è più, ma anche per confrontarsi sul futuro in
uno scenario in- W Una parte del pubblico convenuto a Orvieto (foto
ternazionale larwww.arcipelagoadriatico.it)
gamente mutato
nel tempo. L’ini- X Il Raduno 2010 a Orvieto, di cui è sindaco il
ziativa era stata
zaratino Antonio Concina (a sin. nella foto)
presentata alla
stampa, a Trieste, l’11 settembre scorso, nel
Palazzo municipale di Trieste,
illustrata da Renzo de’ Vidovich
alla presenza del
sindaco Roberto
Dipiazza.
a Società Dalmata di Storia
Patria (Roma) promuove
nel giugno del prossimo anno un
convegno di studi il cui obiettivo
è mettere in evidenza le ripercussioni che l’unificazione nazionale
ha avuto nei territori con presenza italiana nell’impero asburgico.
Pur ponendo l’accento sul 1861,
quale momento fondante, è stato
scelto di allargare l’arco cronologico fino al 1882, anno della firma
della Triplice Alleanza, vista come
spartiacque nei rapporti tra l’Italia
e l’Austria-Ungheria, in seguito
alla cui stipula si allontanava nel
tempo la prospettiva di un completamento dell’unificazione nazionale italiana.
Il tema - si legge nella nota
diffusa alla stampa - sarà trattato
da tre diverse angolazioni: la prima, preliminare e introduttiva,
relativa alla visione che dall’Italia
unificata si aveva dei territori ancora asburgici e ai successivi mutevoli intendimenti ed atteggiamenti assunti dai governi italiani
succedutisi in quegli anni. Verranno poi analizzate le ripercussioni che ebbe il processo unitario
italiano e le reazioni che suscitò
nei centri politici di Vienna e Budapest (nella capitale ungherese a
partire dal 1867) con particolare
riferimento ai territori della duplice monarchia con presenza italia-
R Gravosa
(Dalmazia),
nave da guerra
e flottiglia
austriache nel
porto
(foto www.kukkriegsmarine.at)
na. La terza, in un altro passaggio
di prospettiva, si occuperà degli
sguardi locali, sia dal punto di
vista della cultura politica, sia da
quello degli atteggiamenti culturali e sociali. Le province a presenza italiana (Trentino, Goriziano,
Trieste, Istria, Fiume, Dalmazia)
saranno prese in esame nella loro
totalità e in prospettiva unitaria.
Accanto all’impatto che gli
eventi verificatisi in Italia in quegli anni ebbero tra gli italiani e
gli italofoni della duplice monarchia il convegno tratterà di come
le diverse componenti nazionali
(austriaci, sloveni, croati, ungheresi, ecc.) presenti nei medesimi
territori guardavano al nuovo
Regno d’Italia fra lealismo asburgico e contestuale sviluppo di
identità nazionali, slave e non, e
di quali ne furono le conseguenze
sull’agire politico delle realtà lo-
cali. Un tema trasversale svilupperà lo sguardo degli slavi meridionali asburgici verso la nuova
realtà italiana.
La Mostra
documentaria
e il Comitato
scientifico
I
l convegno sarà accompagnato da una mostra documentaria dedicata a illustrare
momenti, personaggi e luoghi che
hanno caratterizzato i processi politici e culturali presi in esame.
Il Comitato scientifico è
composto da Marino Zorzi, presidente della Società Dalmata di
Storia Patria; Ester Capuzzo; Marina Cattaruzza; Carlo Cetteo Cipriani; Bruno Crevato-Selvaggi;
Rita Tolomeo.
I fiumani a Raduno, tra continuità e
rinnovamento
Confermato sindaco Brazzoduro, Segnan secondo vicepresidente
N
ello stesso mese di
ottobre, nei giorni 15,16 e 17, si è svolto
a Montegrotto Terme (Padova) anche il raduno degli
Esuli da Fiume, chiamati a
rinnovare le cariche associative. E, insieme con alcune conferme, qualche novità viene da nuovi ingressi
nell’esecutivo. Guido Brazzoduro, sindaco uscente, è
stato confermato nella sua
carica, affiancato questa
volta da due vice, la “veterana” Laura Calci e Marino
Segnan, che peraltro ricopre la carica di vicepresidente nazionale dell’Anvgd. Confermato segretario
Mario Stalzer. Della Giunta
entrano a far parte: Bianchi, Mohoratz (Comitato
Anvgd di Genova), Briani
(presidente Comitato Anvgd di Verona), Radmann
(Comitato Anvgd di Genova), Rubichi, Matkovich,
Cattalini, Gottardi, Urato-
riu, Falcone, Brizzi, Sigon.
Una Giunta più ampia rispetto alle precedenti, dalla
quale - in sede di assemblea
e di dibattito - è scaturita
una esigenza di rinnovamento e di disponibilità ad
immaginare nuovi orizzonti
e nuove forme di intervento, anche in considerazione
che l’inevitabile assottigliamento delle fila venga in
certa misura compensato
da nuovi consensi.
Il Raduno ha avuto inizio con la posa di una corona d’alloro al Monumento
ai Caduti nella piazza centrale di Montegrotto Terme, davanti al Municipio,
presente il sindaco, Luca
Claudio. Dalle cronache
si apprende che, nel corso
della seduta del Consiglio
e dell’Assemblea generale,
il sindaco uscente Brazzoduro, abbia voluto sottolineare e ribadire la necessità
di intensificare gli sforzi
volti ad una maggiore compattezza delle associazioni,
anche a favore dell’autorevolezza che si vuole avere
e mantenere nei confronti
degli interlocutori esterni,
di governo e istituzionali.
Argomenti quali l’affiliazione di nuovi aderenti, la
divulgazione della storia,
gli impegni in calendario
W Raduno dei fiumani, la cerimonia
dinnanzi al monumento ai Caduti
(foto www.arcipelagoadriatico.it)
11
Numero 12 | Dicembre 2010
Consiglio cittadino di Abbazia, Zanella, no alla Piazza. Il Consiglio municipale
il Vate mette ancora pensiero
di Fiume-Rijeka boccia la proposta
E
ppure è vero. La 14.esima sessione del Consiglio cittadino di Abbazia, svoltasi il 26 ottobre scorso, ha visto
affrontarsi in un duello ideologico-letterario alcuni consiglieri
dell’opposizione (HdZ) e il vicesindaco Ernie Gigante Dešković,
accusato di essere un fan di Gabriele D’Annunzio, definito dai
consiglieri croati «uomo che
per Fiume e la Croazia non è
nient’altro che un male fascista e
la guida spirituale di Benito Mussolini». Lo si apprende con un
certo divertimento da “La Voce
del Popolo” del 27 ottobre che al
singolar tenzone ha dedicato un
articolo a firma di Ivana Precetti. Per la precisione, lo scandalo
è sortito dal profilo Facebook di
Gigante Dešković, il quale, per
il suo dichiarato interesse per la
storia di Fiume e del movimento
legionario, è stato bollato a fuoco come revanscista, irredentista
e fascista, ne sono state chieste le
dimissioni dalla carica e chi più
ne ha più ne metta.
«Col suo profilo su Facebook, in cui si esibisce quale ammiratore della figura di Gabriele
D’Annunzio - ha dichiarato un
esponente dei croati arrabbiati
-, ha danneggiato non soltanto
la Città di Abbazia e i suoi cittadini, ma tutta la Croazia. Il
suo gesto andrebbe denunciato
ai sensi dell’articolo 151a del
Codice penale croato, secondo
il quale può essere condannato
fino a un anno di carcere chi
renda pubblico materiale di natura fascista, nazista e totalitaria
e di ideologia e promozione di
razzismo e xenofobia». Il Vate
dunque fa ancora il suo bell’effetto, ad oltre 90 anni dall’Impresa, e ai consiglieri di opposizione non viene in mente che
la storia possa essere oggetto di
studio senza per questo sottintendere la complicità: come se
gli studiosi del nazismo fossero
nazisti. In compenso, il profilo
Facebook del giovane vicesindaco è visitato da numerosi utenti,
e il nome di D’Annunzio quasi
furoreggia, un po’ per curiosità
un po’ per interesse. «Non posso
che sorridere alle vostre accuse»
ha risposto pacatamente Gigante
Dešković agli agitati consiglieri
dell’HdZ. «Mi occupo di storia
in generale e così pure di personaggi come Josip Broz Tito,
Franjo Tuđman, Stjepan Mesić e
altri, ma soprattutto della storia
di queste terre. Siete poco seri.
Chi è istruito non si permetterebbe mai domande del genere.
Vi insegnerò io se volete», ha
concluso serafico il vicesindaco,
mentre - stando alla cronaca - il
presidente del Consiglio, Sclaunich, interveniva per sedare gli
insorti.
per il 10 Febbraio 2011,
il Gruppo di lavoro con il
Ministero della Pubblica Istruzione sono stati al
centro di un intenso confronto di idee. Di rilievo,
Vivace comunque il
dibattito, che ha spaziato
dalle tutele legislative insufficienti ancora oggi alle
notevoli difficoltà incontrate nei rapporti con la
d.a.
Q Da sin. G. Brazzoduro,
confermato sindaco
del Libero Comune
di Fiume, qui con R.
Codarin, presidente
della FederEsuli
(foto www.
arcipelagoadriatico.it)
tra gli altri, il progetto di
organizzare a Fiume, negli
anni prossimi, il Raduno
annuale, sul quale le opinioni sono state diverse e le
riserve hanno riguardato in
particolare il possibile disagio che ne potrebbe derivare per la Comunità fiumana
residente. A questo proposito, tuttavia, la presidente
della Comunità degli Italiani, Agnese Superina, ha assicurato, nell’eventualità, il
massimo sostegno logistico
ed organizzativo.
R Nei raduni annuali dei
fiumani il posto d’onore
è del Labaro
(foto www.
arcipelagoadriatico.it)
Non fu un «bravo patriota croato»
S
embrava quasi arrivata
a buon fine, la proposta di intitolare a Riccardo
Zanella una piazza di Fiume, poi che nei mesi scorsi la
Commissione per l’autogoverno locale l’aveva approvata. Invece, la maggioranza di
centrosinistra del Consiglio
comunale e una larga fetta
del centrodestra hanno votato contro: la proposta del comitato rionale di Scoglietto
di dedicare allo storico esponente dell’autonomismo fiumano una piazza della Cittavecchia, nei pressi dell’antica
Calle dei Pipistrelli, è stata
rigettata
Quali le motivazioni?
Entrambi gli schieramenti,
normalmente antagonisti,
si sono ritrovati nel definire Zanella un antifascista
poco convincente, accusa
aggravata dall’imputazione
di non essere stato un bravo
patriota croato (!). Dell’antifascismo del leader fiumano soltanto un’abissale
ignoranza può dubitare; che
dovesse o potesse poi essere
un patriota croato soltanto
un ottuso sciovinismo che
si alimenta di miti etnici e
di ideologie stroncate dalla
storia può pensare.
pubblica amministrazione.
Gradita ospite del raduno la prof.ssa Ingrid Sever,
preside della Scuola superiore italiana di Fiume,
attivissima da anni negli
scambi tra istituti italiani
(suoi partner il Comitato
Anvgd di Roma con il suo
presidente prof.ssa Donatella Schürzel e la Società
di Studi Fiumani con il direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume dott.
Marino Micich). Proprio
quest’ultimo ha illustrato,
nel suo intervento, l’ormai
R No del
Muinicipio
di Fiume
all’intitolazione
di una piazza
a Zanella. Non
fu un «bravo
patriota croato»
A favore dell’intitolazione si sono espressi i consiglieri della Lista per Fiume,
di Azione Giovani, di Alleanza litoraneo- montana e
del Partito regionalista autonomo. Ma è evidente che
la cultura politica di una
significativa parte della società croata contemporanea
è incancrenita e prigioniera di un’ottica ideologica
ed etnocentrica della storia,
quell’ottica che le moderne
società europee e l’Unione
Europea hanno bandito dal
termine della seconda guerra
mondiale.
Si è trattato, è stato scritto dalla stampa triestina,
«dell’ennesimo attacco sferrato contro la storia di Fiume, contro la sua identità,
contro i personaggi illustri»,
«il solito colpo firmato congiuntamente da Partito socialdemocratico e Comunità
democratica croata (Hdz o
Accadizeta)».
Quale maturità politica
e storica traspaia da questo
rigetto è evidente a tutti: a
quale Europa fanno riferimento gli amministratori e
la classe politica croati così
conformati?
consolidato e soddisfacente
lavoro avviato a Roma nella
direzione di una corretta divulgazione presso le giovani
generazioni della storia, di
qua e di là del confine. Rilevante, ha aggiunto Micich,
il ruolo dell’editoria di qualità, dei convegni e dei seminari rivolti a docenti e
studenti. Il sindaco Brazzoduro ha dato notizia della
proposta di legge, avanzata
dalla parlamentare Daniela
Melchiorre, di origine fiumana, intesa a vincolare gli
editori che abbiano acces-
so a contributi pubblici ad
adoperare nell’indicazione
dei luoghi a utilizzare la toponomastica italiana.
Come sempre i radunisti, raccolti in preghiera
intorno al fiumano mons.
Egidio Crisman, hanno ricordato quanti, in Italia e
all’estero, sono mancati;
tra le loro fila lo storico
ed ultimo autentico “morettista”, Rodolfo Giraldi,
scomparso nel 2009 a 95
anni. Era presente il figlio,
Walter, neo-eletto nella
Giunta. Il Maestro Francesco Squarcia, fiumano, prima viola nella prestigiosa
Orchestra di Santa cecilia
di Roma, ha scandito l’introitus alla cerimonia liturgica eseguendo da par suo
l’«Ave Maria».
Non sono mancati momenti ricreativi, come la
visita allo stabilimento
Luxardo di Torreglia, luogo di produzione dei pregevoli e storici distillati
della più famosa Ditta di
Maraschino, e non solo, la
cui diffusione non conosce
confini.
Red.
12
Numero 12 | Dicembre 2010
RASSEGNA STAMPA
Riprende la consueta rubrica di
informazione sui principali avvenimenti che abbiano interessato la
comunità giuliano-dalmata e l’intera area nord-adriatica. Uno spoglio
necessariamente sintetico di notizie
e commenti che comprovano la centralità di quella regione nello scenario politico e strategico europeo.
Fini: «Tutti i Balcani
devono diventare Europa»
“Il Piccolo” / 22 settembre 2010
I
l percorso che si è iniziato
nel 1989 con il crollo della
Cortina di ferro non sarà completato fino a quando i Paesi dei Balcani non saranno entrati a far parte
dell’Unione europea. Il primo Paese che aprirà questo processo sarà la
Croazia che a breve ultimerà il suo
percorso verso Bruxelles. E proprio
l’Unione europea diventerà quel
balsamo in grado di cicatrizzare
ferite che furono aperte dalla storia più di 50 anni fa. È questo il
messaggio lanciato ieri a Zagabria
dal presidente della Camera Gianfranco Fini al Sabor (Parlamento)
di Zagabria nel corso della prima
visita di un presidente della Camera al Parlamento croato. […]
Poi Fini è passato a ricordare la
storia degli ultimi 50 anni. «Se si conosce la storia […] in certi momenti anche difficile, dolorosa, tragica
che nel passato ha segnato alcuni
momenti del rapporto dei nostri
popoli (chiara l’allusione alla tragedia dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati) è di tutta evidenza
che l’appartenenza della Croazia
all’Unione europea è il miglior antidoto per evitare che incomprensioni e odi si ripetano nel futuro, ma è
soprattutto il balsamo per contribuire a sanare antiche ferite». […] Poi
Fini ha incontrato il premier croato,
Jadranka Kosor. […]
Mauro Manzin
tà in queste terre. E per aver
contribuito ad avvicinare la
Croazia all’Europa». È probabilmente questo il messaggio
chiave che Gianfranco Fini,
primo presidente della Camera a visitare la Croazia, a un
passo dall’ingresso nell’Unione europea, ha voluto lanciare ieri sera rivolgendosi a una
sala stracolma della Comunità
degli italiani di Pola, la città
simbolo dell’esodo.
[…] La terza carica dello Stato, dopo aver ricordato
che i “rimasti” hanno vissuto
una storia travagliata alla pari
degli esuli giuliano-dalmati,
ha esortato i connazionali «a
impegnarsi, se possibile con
maggiore forza, affinché i legami con gli esuli, i vostri fratelli
che se ne sono “andati”, si riannodino in modo ancora più
compiuto». […]
Il presidente della Camera, al termine dell’intervento,
annuncia quindi che il Parlamento italiano si impegna
a modificare anche la legge
triennale sui finanziamenti alla minoranza italiana che
risiede in Slovenia e Croazia,
trasformandola in una norma
di “interesse permanente” che
dia certezza di fondi alle nostre comunità. «L’UE - rimarca
Radin - rappresenta quindi per
noi il superamento di confini
ingiusti». «Siamo profondamente convinti - gli fa eco il
presidente della giunta Maurizio Tremul - sul fatto che
sia necessario investire sulla comunità nazionale, sugli
esuli, nella logica di sviluppo
e di crescita quale volano per
il nuovo rinascimento della
cultura e della lingua italiana
dell’Alto Adriatico».
Alessio Radossi
do ingresso della Croazia nel novero dei Paesi aderenti all’Unione
europea, perché da questo evento
«possono arrivare importanti novità per gli imprenditori locali».
È questo il concetto espresso con
maggior forza ieri, nel corso del
convegno intitolato La Croazia verso l’Europa, via terra, via
mare, svoltosi nella Sala Maggiore della sede dell’ente camerale,
che ne ha curato anche l’organizzazione, con la collaborazione del
Consolato generale di Croazia a
Trieste e con il Terminal di Fernetti.
[…] «Seguiamo con interesse il percorso per l’ingresso della
Croazia nell’UE - ha evidenziato il presidente della Camera di
commercio triestina, Antonio
Paoletti - perché questo passo
porterà diverse e auspicate semplificazioni per i nostri imprenditori, che da decenni hanno avviato e rafforzato collaborazioni con
i loro colleghi croati. Sostegno
ribadito in maniera fattiva - è stato ricordato da Paoletti - anche
dal ministro degli Esteri italiano,
Franco Frattini, durante la sua
recente visita in Croazia». […]
«Gli imprenditori italiani credono nella Croazia. Lo dimostra il
fatto che l’Italia è primo partner
commerciale nelle importazioni
e nelle esportazioni del nostro
Paese - ha sottolineato Nevenka
Grdinic, Console generale della
Croazia a Trieste - e il sostegno
italiano è ora particolarmente
significativo, perché le trattative
per l’ingresso nella Ue sono entrate nella fase finale».
(u. s.)
***
Agente di Bisceglie finì
in foiba
“La Gazzetta del Mezzogiorno” /
18 ottobre 2010
N
onostante i vani tentativi che furono fatti
dai suoi parenti per recuperarne la salma. Era il 1° maggio
1945 quando il biscegliese An-
W Pola, l’incontro del presidente
***
L’abbraccio con i
connazionali a Pola:
«Grazie per
aver mantenuto
l’italianità»
Il Piccolo / 22 settembre 2010
«L
’Italia vi è grata per
aver consentito il
mantenimento dell’italiani-
della Camera Fini con la
comunità italiana
(foto Camera dei Deputati)
***
Croazia nell’UE:
benefici per Trieste?
Il Piccolo / 13 ottobre 2010
L
a Camera di Commercio
di Trieste punta a un rapi-
W Anche un agente di polizia
nativo Bisceglie fu vittima degli
eccidi partigiani. Nella foto,
il monumento ai caduti nel
Comune pugliese
(foto www.bisceglie.net)
tonio Papagni, giovane agente
di polizia presso la Questura di
Trieste, fu dichiarato disperso.
Poi è venuta fuori un’amara
verità: fu trucidato con altre
vittime nelle “foibe” sul Carso
triestino. Di lui si perse ogni
traccia mentre la sua nativa Bisceglie lo ha dimenticato per
oltre sessant’anni. Non è censito nemmeno nell’archivio delle
onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, che peraltro
contiene non pochi errori tra le
schede.
[…] La vicenda di Papagni […] ha destato non poco
interesse […]. Antonio, figlio
dell’agricoltore Giovanni e di
Elisabetta Frisari (che non si
diede pace per la scomparsa di
suo figlio e morì di crepacuore), nacque l’8 marzo 1918.
Dal suo foglio matricolare militare si evince che nel 1939 diventò aviere scelto di governo e
prestò servizio presso l’aeroporto di Torino per poi dopo vari
“pellegrinaggi” in operazioni di
guerra esser trasferito in forza
alla 4a Squadra aerea di Bari
nel 1942. Nello stesso anno fu
nominato guardia di pubblica
sicurezza e trasferito alla compagnia mobile di Trieste ed a
Gorizia. Qui la sua carriera
militare si interrompe, tra il silenzio dei vivi e l’occultamento
per molti anni di una delle più
crudeli pagine di storia come
quella delle “foibe”.
Slovenia, vince il
sindaco nero
www.balcanicaucaso.org / 26 ottobre 2010
P
eter Bossman è il nuovo
sindaco di Pirano. L’immigrato ghanese si è imposto
per un pugno di voti sul primo
cittadino uscente Tomaž Gantar,
esponente di un partito locale
[…] Alla fine Bossman, candidato dei socialdemocratici, ha vinto
con il 54,4% dei voti. La corsa
per la poltrona di sindaco di Pirano ha catalizzato l’attenzione
in Slovenia e non solo. Alla candidatura di Bossman sono stati
dedicati servizi su Tv straniere ed
articoli di giornale su testate italiane e croate. […]
Peter Bossman non è un
immigrato qualsiasi. Suo padre
fu un collaboratore di Kwame
Nkrumaha, il leggendario primo
presidente ghanese, considerato
una delle figure più importanti
della lotta per l’emancipazione dei popoli africani. Lo stesso
Luca De Ceglia
***
Pola, il cimitero diventa
patrimonio culturale
La Voce del Popolo / 19 ottobre 2010
[…]
Il Consiglio Cittadino, nel corso
dell’ultima seduta, ha proclamato il cimitero storico di Monte
Giro patrimonio culturale d’importanza locale, destinato ad
essere iscritto nel Registro dei
beni culturali ovvero nella lista
conservata negli archivi del ministero croato della Cultura. Dopo
decenni contrassegnati anche da
casi di abbandono e scempio, e
dopo tanto tempo di gestione
troppo spesso insensibile da parte
del servizio delle Pompe funebri,
di trattamenti scriteriati, di interventi invasivi e deturpatori, finalmente al cimitero storico di Pola
potrebbe essere riservato il rispetto che merita. Si potrebbe dire
che, con abbondante ritardo, ma
sempre meglio che mai, è stato
compiuto il primo passo verso la
conservazione di detto patrimonio sopravvissuto, cultore della
memoria collettiva e del ricordo delle genti che appartennero
alla storia cittadina. […] Entro il
camposanto eletto a bene culturale sono stati evidenziati 1.008
monumenti sepolcrali, per i quali con l’anzidetto studio è stata
individuata la necessità di introdurre un regime di particolare
tutela. […]
Arletta Fonio Grubiša
W Pirano dal mare. Per la prima
volta in Istria, eletto un sindaco
di colore
Bossman cominciò a fare politica
in patria, nel movimento studentesco, ma per evitare l’arresto,
da parte delle autorità militari,
fu costretto a riparare all’estero.
Arrivò nell’allora Jugoslavia non
allineata. […] Bossman si laureò
in medicina a Lubiana, si innamorò e si sposò. Con la sua famiglia venne a vivere nel comune di
Pirano dove, negli anni Ottanta,
trovò lavoro come medico della
mutua nella locale USL. […]
Considerata l’ossessione per
la lingua che esiste in Slovenia,
l’unico affondo personale che
è stato costretto ad incassare è
quello di non aver imparato in
trent’anni uno sloveno perfetto. Bossman, che parla inglese
e francese in maniera fluente,
comunque, in tutti questi anni
non ha avuto alcuna difficoltà a
comunicare con i suoi pazienti.
Quello della scarsa conoscenza
dello sloveno è un appunto che
viene comunemente rivolto agli
immigrati e a tutti coloro che
non sono di limpidissime origini
slovene. […] Un discorso diverso
invece riguarda l’atteggiamento
che gli sloveni hanno nei confronti degli immigrati vecchi e
nuovi provenienti dalle ex repubbliche jugoslave ed anche nei
confronti della comunità rom.
Sta di fatto che per gli sloveni
13
è molto più facile tollerare un
sindaco di colore che un primo
cittadino di origini slave ma non
chiarissime origini slovene. […]
Stefano Lusa
***
ANVGD Barletta sul 4
novembre
“La Gazzetta del Mezzogiorno”/ 4
novembre 2010
«I
n occasione del 4 novembre e doveroso ricordare tutti coloro (compresi gli
eroi barlettani) che si immolarono
per la Patria, sacrificando la loro
giovane vita, contribuendo cosi
a portare a compimento l’unificazione nazionale e portando il
territorio al suo naturale confine
con il congiungimento delle terre
giuliano-dalmate strappate successivamente all’Italia dalla infausta Seconda’ guerra mondiale».
Così il prof. Giuseppe Dicuonzo,
referente per la provincia di Barletta-Andria-Trani dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia. «Durante gli anni della
Prima guerra mondiale […] Barletta, come tutte le città dell’assolata valle dell’Ofanto […],
fu presente in massa. In onore
della nostra città, fu costituita la
«Brigata Barletta» che si distinse
in tutte le operazioni di guerra
dell’Italia nord-orientale e, in particolare, su tutto il Carso. È altresì
lodevole il contributo di Barletta
per aver immolato sui fronte di
guerra centinaia di caduti. Come
dimenticare il sergente dei bersaglieri Giuseppe Carli, prima Medaglia d’Oro, caduto eroicamente
sul Carso il 10 giugno del 1915?
[…] Mai il concetto di Patria,
[…] per noi esuli istriani e dalmati la patria è quella di sempre,
ed e ciò che ci e rimasto. Noi che
siamo stati depredati della nostra
identità, perché costretti all’esilio, vorremmo che il martirio dei
Caduti rimanesse indelebile nella
storia ad esempio luminoso per le
nuove generazioni. […]».
***
Il Trattato di Rapallo
compie 90 anni
Il Secolo XIX / 12 novembre 2010
l 12 novembre 1920: 90
anni fa, a Rapallo veniva
siglato il Trattato italo-jugoslavo.
Sono gli anni in cui Rapallo è
al centro del mondo: è del 6 e
7 novembre 1917 il Convegno
interalleato di Rapallo; è del 16
aprile 1922, invece, il Trattato
russo-tedesco. Siglato a Villa Spinola, a San Mi¬chele di Pagana,
con l’accordo l’Ita¬lia e il Regno
dei serbi, croati e slo¬veni […].
L’accordo prevede per Fiume
lo status di città autonoma, mentre vengono assegnate all’Italia
Zara e le isole di Cherso, Lussino,
I
W Rapallo, Villa Giusti, oggi
profondamente trasformata. Qui
nel 1920 fu siglato l’omonimo
trattato tra l’Italia e il Regno di
Jugoslavia
Lagosta e Pelagosa; le altre isole e
la Dalma¬zia restano al nuovo
Regno di Jugo¬slavia. Un patto che sancisce la con¬clusione
del processo risorgimen¬tale di
unificazione italiana. Per l’Italia
arrivano a Rapallo il mini¬stro
degli Esteri, Carlo Sforza, e
quello della Guerra, Ivanoe Bonomi, il senatore Salata, il capo
di Stato maggiore della Marina,
l’ammi¬raglio Acton e il generale Badoglio. Il presidente del
Consiglio, Giovan¬ni Giolitti,
arriverà a Rapallo pochi giorni
dopo, per la firma del tratta¬to.
[…]
Il trattato viene siglato il 12
novembre 1920 alle 23.45: la ratifica jugoslava porta la data del
22 no¬vembre, quella italiana
del 2 febbra¬io 1921. Il 10 aprile
1922, in occasio¬ne della Conferenza di Genova, i ministri italiani
Facta e Schanzer si incontrano a
Rapallo con gli jugo¬slavi Vasic e
Nincic per risolvere al¬cune questioni relative all’applica¬zione
del trattato. […]
Silvia Pedemonte
***
Muggia: protesta per
l’‘‘invisibile’’
monumento all’Esodo
Il Piccolo / 14 novembre 2010
L
a collocazione sull’area
che ospita il monumento all’Esodo di una targa
X Muggia, un particolare del
monumento all’esodo giulianodalmato (foto «pierovis’ciada»)
«In ricordo del popolo che per
vivere libero andò a morire
lontano». Con questo gesto
simbolico, ieri pomeriggio a
Rabuiese, il movimento giovanile del Pdl, Giovane Italia,
ha voluto richiedere alla Provincia di segnalare meglio il
monumento, «in quanto dalla
strada è impossibile distinguere la lamina metallica forata
presente nel sito» e di collocare all’ interno del monumento stesso un’asta sulla quale
sventoli il Tricolore. «Denunciamo il fatto - si legge in una
nota - che sia stato realizzato,
a detta della presidente della
Provincia durante l’inaugurazione dello scorso 26 settembre, il progetto più economico
tra i nove proposti, oltretutto
realizzato al di fuori della viabilità principale, compromettendo di fatto la sua visibilità,
e denotando quindi lo scarso
peso che l’amministrazione ha
voluto conferire a un tema così
importante».
Numero 12 | Dicembre 2010
delle Feste della Comunità
degli Italiani di Fiume. […]
«Fra qualche anno ci sarà
la consegna della staffetta.
Bisognerà prendere in mano
quest’istituzione - ha detto
ancora il presidente dell’UI
[Furio Radin,ndr] -. Abbiamo bisogno di giovani, di
freschezza e di creatività. […]
La cerimonia è proseguita
con la consegna dei premi e
delle menzioni onorevoli ai
vincitori di “Istria Nobilissima” e del Premio “Antonio
Pellizzer”.
Ardea Stanišić
***
Ragusa di Dalmazia:
catastrofe ecologica in
mare
“Il Piccolo” / 23 novembre 2010
Q
ualcuno l’ha definita
una vera catastrofe
ecologica e, a vedere ieri una
vasta porzione della Dalma-
da Sud-Est che ha contribuito a far avanzare e compattare
decine di tonnellate di rifiuti
partiti soprattutto dall’Albania, meno dalla dirimpettaia
Italia. […] Le etichette scritte
in lingua albanese hanno fatto
luce sul Paese di provenienza,
fenomeno che - complice lo
scirocco - si ripete puntualmente ogni anno in novembre
[…]. Sono state viste carogne
galleggianti di capre, pecore,
cani e cinghiali, […] il corpo
senza vita di un delfino.
A commentare quanto
sta accadendo in quest’area
dalmata è stato il leader del
partito ambientalista Azione
Verde, Tomislav Tomasevic,
il quale ha ricordato che le
correnti marine in Adriatico
procedono in senso antiorario. «I nostri rifiuti si dirigono
pertanto verso le coste italiane
[…] e noi per fortuna siamo
risparmiati da quanto viene
scaricato dal fiume Po». […]
Andrea Marsanich
***
Consegnati i premi
«Istria Nobilissima»
2010
“La Voce del Popolo” / 20 novembre 2010
A
tmosfera solenne alla
cerimonia della consegna dei premi del Concorso d’Arte e di Cultura «Istria
Nobilissima» 2010 […] e dei
riconoscimenti del Concorso per gli operatori didattici
delle istituzioni prescolari e
scolastiche della Comunità Nazionale Italiana, […]
tenutasi ieri sera nel Salone
zia meridionale, non è andato
lontano dal vero. Centinaia di
chilometri quadrati di rifiuti organici e inorganici hanno invaso da sabato scorso le
acque che bagnano l’isola di
Meleda (Mljet) e la penisola di Sabbioncello (Peljesac),
facendo scattare l’allarme
[…]. Spiagge, porticcioli e
vasti tratti costieri sono stati
ricoperti da una massa enorme composta da bottiglie,
sacchetti nylon, serbatoi, siringhe, flaconi sanitari, cateteri e anche carogne di animali, tronchi d’albero, rami
e quant’ altro. Estese aree si
sono trasformate in una discarica all’aperto, mutando
in peggio, molto in peggio, lo
stupendo paesaggio marittimo di Sabbioncello e Meleda.
Secondo il direttore della
Capitaneria portuale ragusea,
questa specie di tsunami delle immondizie è stato causato dalle eccezionali sciroccate
dei giorni scorsi, con vento
W Il mare antistante la dalmata
Ragusa raggiunto da ondate
maleodoranti di rifiuti
***
Consiglio d’Europa:
in Slovenia minoranze
non rispettate
“Il Piccolo” / 23 novembre 2010
U
na delegazione del
Comitato consultivo
della Convenzione quadro
per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio
d’Europa, guidata dal tedesco
Rainer Hofman, ha incontrato ieri una rappresentanza
della comunità italiana in Slovenia. L’incontro è avvenuto
nell’ambito della visita che il
Comitato compie ogni anno
per verificare quanto i firmatari della Convenzione - in
questo caso la Slovenia - attuino le disposizioni contenute
nel documento. Gli esponen-
continua ►
14
◄
dalla prima precedente
RASSEGNA STAMPA
ti della minoranza italiana,
tra cui il deputato Roberto
Battelli, il presidente della
Giunta esecutiva dell’Unione
Italiana Maurizio Tremul e il
presidente della CAN costiera
Flavio Forlani hanno sottolineato tre tipi di problemi.
Uno è legato alla nuova legge
sulla Radiotelevisione di Slovenia e alla lenta, ma purtroppo costante erosione dell’autonomia, anche finanziaria,
delle testate minoritarie. Un
secondo gruppo di questioni è
inerente al mondo della scuola dove ci sono difficoltà in
particolare nella formazione
W Una delegazione del Consiglio
d’Europa in visita in Slovenia per
verificare le politiche governative
per le minoranze
di insegnanti. Un terzo invece
riguarda la carente applicazione delle norme sul bilinguismo e i possibili rischi in caso
si costituisse il nuovo comune
di Ancarano. […]
Il governo sloveno si
rende conto dei problemi,
hanno ribadito gli esponenti
della comunità italiana, ma
questa consapevolezza non
viene tradotta in azioni concrete che portino a un reale
miglioramento della situazione.
***
Gli studenti di Firenze
e il «nemico del
popolo»
www.agenparl.it
«L
a Provincia di Firenze crede molto
nell’importanza dell’insegnamento della storia del ’900
ai propri studenti - ha commentato l’Assessore provinciale alla Pubblica Istruzione,
Giovanni Di Fede - poiché
rappresenta un tassello fon-
damentale nella formazione
dei ragazzi, sia dal punto di
vista conoscitivo, sia per la
costruzione del loro senso civico».
Questo lavoro curato
dai ragazzi del “Leonardo
da Vinci” [Antonio Budicin
nemico del popolo. Un comunista vittima del comunismo]
è stato presentato in anteprima alla stampa martedì 23
novembre alla presenza della
Consigliera provinciale Silvia Melani, di Laura Giolli
dell’Assessorato all’Educazione del Comune di Firenze,
del Vicepreside dell’ISIS “Leonardo da Vinci” di Firenze,
Giuseppe Bagni, del Presidente dell’ex Associazione
Regionale Toscana Profughi
Italiani, Guglielmo Sklemba,
degli studenti coinvolti nel
progetto e dal loro insegnante di Italiano e storia, Girolamo Dell’Olio.
La conferenza stampa è
anche stata occasione per incontrare in via del tutto speciale anche due esuli istriani
e dalmati a Firenze che hanno contribuito alla redazione
di questa edizione: Pino Cattonar e Giuseppe Devescovi.
Il testo dell’autore istriano
è stato arricchito con note,
schede, foto, cartografia e
documenti, grazie alla collaborazione dell’IRCI (Istituto Regionale per la Cultura
Istriano-fiumano-dalmata)
di Trieste e alla supervisione
storico-scientifica del prof.
Roberto Spazzali. Un apporto prezioso al corredo di
informazioni che accompagna il racconto di Antonio
Budicin è stato fornito dalle
“memorie viventi”: donne e
uomini che ancor oggi sono
custodi di nomi, date e fatti
impossibili da trovare sui libri di storia.
[…] L’edizione fiorentina del memoriale di Antonio
Budicin (dopo quella triestina del 1995) è stata organizzata in modo tale da venire
incontro alle esigenze di una
utilizzazione in sede didattica, a beneficio di quanti insegnanti e studenti - intenderanno approfondire nella
scuola media superiore la
complessa tematica dei conflitti e delle opportunità che
presenta la storia contemporanea lungo i “confini orientali” del nostro Paese.
Q Il lavoro degli allievi dell’Isis
“Leonardo da Vinci”(insigniti
del Premio Giorno del
Ricordo 2009 dall’Anvgd) si è
avvalso delle testimonianze
di profughi giuliani e dell’Irci
di Trieste e della consulenza
storica del prof. Raoul Pupo.
Nella foto, partigiani di Tito
nel 1944
(foto www.warangame.com)
◄
Numero 12 | Dicembre 2010
dalla prima pagina
TRIANGOLARE DEL RICORDO
del generale zaratino Teja; della
ANAAOI è segretario nazionale
il fiumano gen. Roberto Roberti.
I partecipanti,
le provenienze
dall’Italia e
dall’estero
P
er partecipare, i giovani
discendenti degli Esuli
W Cristina Perini, unica donna inserita
nella rosa dei giocatori avendo
militato in Canada, Stati Uniti e
nella squadra inglese dell’Arsenal.
Il padre è esule da Capodistria, la
madre da Castelvenere
hanno tempo di iscriversi fino al
31 dicembre 2010 tramite il sito
www.triangolaredelricordo.it.
Al momento in cui questo
numero va in stampa si sono già
iscritti 21 ragazzi per il Grion
Pola, 19 per la Fiumana e 12
per il Dalmazia. Nove provengono da Roma, sei da Milano
e altrettanti da Torino, tre da
Trieste, due ciascuno da Treviso
da Genova e da Venezia, e poi
ancora da Parma, Palermo, Padova, Pistoia, Bologna, Livorno,
Caserta, Monza, Sassari, Firenze, Varese, Pescara e Vercelli.
Dall’estero sono iscritti finora nove discendenti: tre dal
Sudafrica, due dal Canada, due
dall’Argentina, uno dall’Australia e uno dagli Stati Uniti.
In particolare dal Canada
giungerà anche Cristina Perini, unica donna autorizzata a
giocare in quanto ex calciatrice
con militanza in Canada, Stati
Uniti e nella squadra inglese
dell’Arsenal.
Sono inoltre in corso contatti con alcuni ex giocatori
italiani di fama internazionale,
affinché possano simbolicamente partecipare all’incontro,
sia come calciatori che come
allenatori.
Biglietti
L’
incasso della serata sarà
devoluto ad un progetto di ricerca della Fondazione
Stefano Borgonovo, l’ex calciatore malato di Sclerosi Laterale
Amiotrofica.
Il Triangolare
diventa film
L
a «Venicefilm» ha manifestato la sua disponibilità ad attivarsi per girare un film-documentario
dell’evento. Si inizierà con
le immagini d’epoca delle
tre squadre, passando poi
agli arrivi a Roma dei ragazzi, alle interviste e racconti
di questi discendenti, per
concludersi con la serata del
Triangolare, con le immagini e le sensazione del pre e
post-gara.
Sito Internet
Accomodation
È
in via di definizione
un accordo con la Best
Western Hotel che, per coloro che giungeranno a Roma
come spettatori, metterà a
disposizione i propri hotel a
Roma a tariffe agevolate con
un’apposita
convenzione.
Grazie ad essa ognuno potrà
organizzare la propria permanenza a Roma nella maniera
più libera, approfittando comunque di condizioni assolutamente scontate.
Friend sponsor
V
errà lanciata una campagna di sensibilizzazione alle persone fisiche, invitandole a far parte dei Friend
Sponsor, ovvero coloro che, con
un elargizione minima di 100
euro, saranno considerati come
«Amici del Triangolare». Oltre
ad essere citati sul sito del Triangolare e su “Difesa Adriatica”,
verrà inviato loro l’album fotografico della manifestazione e il
relativo Dvd.
W Un sito web pubblica questa
foto d’epoca: è la Fiumana di
un anno indefinito?
(foto www.robertoalfattiappetiti.
blogspot.com). Tra i nostri
Lettori qualcuno può darcene
conferma, o smentita?
R
icordiamo che il
Triangolare ha un
proprio sito internet www.
t r i a n g o l a re d e l r i c o rd o . i t .
Tutti i dati storici e attuali
del Triangolare, compresa
la rassegna stampa. Gli aggiornamenti sono quotidiani ed è il miglior strumento per essere a conoscenza
dell’evoluzione dell’organizzazione.
15
NOTIZIE LIETE
I 90 anni
di Aldo
Clemente
N
ei giorni scorsi,
Aldo Clemente ha
riunito in un albergo di
Roma Famiglia e amici per
festeggiare i suoi 90 anni.
Egli ha sintetizzato il suo
lungo impegno, iniziato a
18 anni, con la responsabilità dei Cavalleggeri della
GIL. Durante la guerra - ha
ricordato - è stato fortunato perché, per una serie
di circostanze, si è trovato
nell’Ufficio Assistenza della
MDT. Nel 1945 ha assunto
la responsabilità dell’Opera
Orfani di Guerra di Trieste, con il Preventorio antitubercolare di Sappada, la
Scuola professionale femminile, il Collegio “Venezia
Giulia” di cui è stato anche
direttore. Allontanato dal
GMA e partito per Roma
con le credenziali del vescovo Santin, del prefetto
Puecher e del presidente
della Provincia, Palutan,
qui ha incontrato il triestino Pecorari, vicepresidente
dell’Assemblea Costituente, con il quale ha iniziato
una collaborazione in favore degli esuli giuliani e
dalmati. L’impegno per gli
esuli è continuato poi sino
al 1985. Ma, nel frattempo, Clemente si è ricordato di essere un triestino e,
assieme al prof. Valdoni, ha
fondato l’Associazione Triestini e Goriziani in Roma,
di cui è stato presidente per
40 anni.
Quindi ha voluto consolidare le presenze regionali
della Capitale ed è stato uno
dei fondatori dell’UNAR.
Ha portato il problema giuliano in Europa, assumendo la Segreteria generale
dell’AWR, importante organo delle Nazioni Unite.
Ancora, ha dato vita alla Federazione tra le Associazioni degli esuli. Infine, è ben
nota l’attività dell’Opera per
l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati, di cui è stato
responsabile. Ha rivolto un
pensiero ai suoi collaboratori.
Tra i presenti, Furio Dorini, uno dei «filzini», che
Clemente aveva già incontrato nel recente raduno a
Gorizia degli ex allievi del
Convitto “F. Filzi” dell’Opera Profughi e Niella Gaspardis, una delle ex allieve dei
Convitti di Roma, di cui egli
è stato il testimone di nozze,
oltre ad altre dieci. Molti ex
collaboratori e abitanti del
Quartiere Giuliano-Dalmata. Clemente ringrazia quanti gli hanno inviato messaggi
augurali.
causa della pulizia etnica di
cui furono vittime tutti gli
Esuli italiani dalla Venezia
Giulia.
Argentina,
ad Alfeo
Martinoli
uno speciale
riconoscimento
Buenos Aires,
la Società
Italiana “Stella
Alpina”
Numero 12 | Dicembre 2010
Bandiere.
In una pregevole mostra d’arti varie, apprezzata
per l’interesse culturale che
rivestiva, sono stati esposti
lavori in vetro, dipinti, modelli in porcellana, vassoi
d’argento, e sculture lignee
dello scultore e scrittore
istriano Giacinto Giobbe,
autore tra l’altro di due poesie Paese mio e L’albero Sradicato, che hanno commosso quanti, tra i presenti, ha
dovuto lasciare la sua terra.
W d’arte nella quale
I
l Municipio della città
di La Plata ha consegnato il 4 settembre scorso
una medaglia a un gruppo
d’immigranti la cui vicenda sia stata particolarmente
singolare, «Giorno dell’immigrante». Tra questi, anche Alfeo Martinoli, nativo
di Lussinpiccolo. Questa
in sintesi la sua storia: con
l’esodo si trovò a Genova,
dove, nel 1947 conseguì il
diploma di Capitano della
Marina mercantile italiana. Iniziò la carriera come
Ufficiale in seconda sulle
rotte da Genova a Buenos
Aires, dove si stabilì con
la moglie, Flora Truzzoli.
Dopo diversi incarichi, dal
1956 ebbe la su residenza
sono in bella
mostra le opere
dello scultore
istriano Giacinto
Giobbe, a sinistra
della foto che lo
ritrae al momento
dell’inaugurazione
Q Una parte
dell’esposizione
A 100 anni dalla Prima
Esposizione Provinciale Istriana
Le rievocazioni a Capodistria e a Pisino
R
W Da destra, il premiato,
signor Alfeo Martinoli, la
figlia Mara e un socio del
Circolo Giuliano di La Plata,
E. Kebat
definitiva a La Plata.
Sempre legato alle sue
origini, Martinoli è divenuto assiduo frequentatore
dei Circoli italiani, in particolare del Círcolo Giuliano di La Plata, del quale è
oggi Segretario. Nel 2005,
in occasione del Giorno del
Ricordo, intervenne a Trieste, al Teatro Verdi, portando la sua testimonianza di
vita e di sofferenze patite a
I
l 26 settembre, ricorrenza del bicentenario
dell’indipendenza della Repubblica argentina, la società italiana “Stella Alpina” ha
celebrato il 57.mo anniversario della sua fondazione.
Circa 450 connazionali si
sono riuniti per la giornata
commemorativa, aperta dal
rappresentante della circoscrizione consolare Moron La Matanza, Massimo Gori,
e dall’esecuzione, a cura
dell’eccellente coro dell’istituzione, degli inni nazionali
argentino e italiano, nonché
del Va’ Pensiero e de Le due
icorrono quest’anno i cento anni da quella manifestazione
- inauguratasi il 1° maggio 1910 - e la ricorrenza è stata
ricordata da una serie di iniziative dovute al Centro Italiano di promozione, cultura, formazione e sviluppo “Carlo Combi” in collaborazione con la Società umanistica “Histria”, l’Unione Italiana Università popolare di Trieste, la Biblioteca centrale di Capodistria e
la Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria. Una
mostra fotografica e documentaria, la ristampa del catalogo generale
dell’esposizione del 1910 e un Dvd in quattro lingue (sloveno, italiano, croato e tedesco) sono stati presentati già negli scorsi mesi nella
significativa cornice del Palazzo Pretorio di Capodistria.
Per il Dvd sono stati recuperati e restaurati materiali fotografici
dell’epoca, parte dei quali
concessi dai Musei Civici di Storia ed Arte di Trieste, raffiguranti
alcuni allestimenti e materiali espositivi, accompagnata dalla marcia
trionfale in forma di sinfonia «Concordia e Progresso» composta dal
Maestro Giuseppe Mariotti proprio in quel 1910.
L’associazione “Histria” di Capodistria e il Museo etnografico
dell’Istria hanno collaborato, nell’allestimento, nelle sale del Museo
civico di Pisino, al Castello, di una mostra fotografica, alla quale
hanno concorso diverse istituzioni slovene, croate ed italiane,
come i Civici musei di Trieste, il
Museo storico di Pola, l’Università del Litorale, il Museo regionale di Capodistria e la Biblioteca
centrale. Chiusa a Pisino la mostra il 19 dicembre, verrà allestita
a Vienna. Nel riprodurre qui la
locandina originaria, in lingua
italiana, ci chiediamo per quale
ragione non sia stata prevista una
tappa nel nostro Paese.
16
Note dolorose
†
Si è spenta a Pisa,nel
giugno scorso,
l'insegnante e scrittrice
Anna Maria Fiorentin
Nata a Veglia, nel Quarnaro, nel 1929, aveva abbandonato la Sua isola con l’esodo
degli Italiani, dopo la seconda
guerra mondiale. Nel 1983
ha pubblicato un volume dal
titolo Veglia la Splendidissima
Civitas Curictarum (pagg.415,
Edizioni ETS, che meritò il
Premio Speciale Pisa.
Il volume fu presentato,
con successo, anche all’Ateneo
Veneto.
Il testo, su proposta del
Sindaco di Veglia, Dario Vassilich, fu tradotto in lingua
croata (Edizioni Adamic, Fiume-Rijeka 1999) e presentato
nel Comune di Veglia. Nel
2003 La scrittrice pubblicò
Terra addio (Edizioni ETS, introduzione di Lucio Toth) con
il quale raccontava ai giovani
l’esodo degli Italiani dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia.
La vita della signora Fiorentin e stata esemplare ed ha
lasciato nella famiglia un vuoto incolmabile.
†
Il 15 settembre 2010 si
è serenamente spenta a
Livorno, Sua città natale,
non era tornato e Maria Bianca aveva dedicata tutta la Sua
vita nel ricordo di quel giovane nativo di Parenzo, nell’italianissima Istria.
Con noi esuli giulianodalmati presenti a Livorno
aveva ritrovato lo spirito della
Loro giovinezza nelle nostre
chiacchiere e nei nostri canti
in dialetto, appassionandosi
alle nostre vicende di tutti i
giorni. Eravamo fieri di averLa puntualmente presente a
tutte le nostre iniziative.
Oggi ne piangiamo la perdita, ma serberemo imperitura memoria di quanto e quale
dolcissima persona sia stata
con noi e tra noi.
Mario Cervino
presidente Comitato Anvgd
Livorno
†
La Signora Visintini era
vedova del Tenente di Vascello Licio Visintini, Medaglia
d’Oro al Valor Militare alla
Memoria.
Quando partecipava alle
manifestazioni pubbliche esibiva, con giusto orgoglio, la
massima onorificenza concessa all’amato sposo per il
Suo eroico sacrificio dell’ 8
dicembre 1942 nelle acque
della munita roccaforte di Gibilterra.
Lo aveva sposato pochi
mesi prima; con Lui aveva
condiviso le ansie dei lunghi
ed estenuanti preparativi alla
Sua missione, L’aveva visto
partire per la Spagna dove su
nave Olterra era stata creata
la base dei «maiali», i siluri a
lenta corsa, le micidiali armi
subacquee che avrebbero potuto decimare la flotta britannica. Da quella missione Licio
†
Dopo una lunga malattia,
il giorno 5 novembre si è
spento il vice-presidente
del Comitato Anvgd di
Novara
Pietro Fioretti
In memoria di
Ada Merni
Le colleghe Troso, Martissa e Simonit donano € 100,00
pro “Difesa Adriatica” in memoria della loro amata amica
e collega prof.ssa Ada Merni,
esule da Pola, docente e dirigente dell’Anvgd di Gorizia
per tantissimi anni.
Nel ricordo si unisce il
Presidente Rodolfo Ziberna e
tutto il Direttivo. Grazie Ada!
†
Maria Bianca Montella
ved. Visintini
di Lauro passò, nel 1956, al
“Giorno”, diretto da Gaetano Baldacci, che nell’ottobre lo spedì in Ungheria
a seguire la rivolta contro il
regime comunista e le truppe sovietiche. Nei giorni più
duri della repressione russa
in Ungheria, Benzan, allora
giovane giornalista precario,
contribuì con un suo articolo a salvare la vita di un
sindacalista di Budapest, che
dopo 50 anni ha raccolto
quell’esperienza in un libro.
In tempi più recenti Benzan
ha ricostruito per la trasmissione RAI “EstOvest” una
storia che allora rimbalzò sui
principali giornali e che Gli
permise di concludere la sua
carriera di precario. Nel 1960
passò al “Corriere Lombardo”
e collaborò con la sede regionale RAI del Trentino.
All’età di 90 anni è morto
Gabriele Benzan
noto giornalista di origini
fiumane che aveva scelto di vivere a Rovereto, in provincia
di Trento.
Nato a Fiume nel 1920,
da madre ungherese e padre
italiano, venne tenuto a battesimo da Gabrile D’Annunzio. Nel 1932 si spostò con la
famiglia a Budapest e da lì rientrò in Italia nel 1942, chiamato alle armi come allievo
ufficiale.
Dopo la guerra, senza
casa e senza lavoro, per una
serie di coincidenze decise di
intraprendere la carriera di
giornalista. A Milano lavorò
per l’agenzia “Orbis”, poi per
"l’Unità", da cui venne licenziato dal cognato di Togliatti, con l’accusa di essere una
spia fascista. Dopo una breve
parentesi come rappresentante, nel 1952 ritornò alla carta stampata. Dalla “Patria”
di anni 72, originario di
Valle d’Istria. I funerali si sono
svolti lunedì 8 novembre nella
Chiesa della Sacra Famiglia al
Villaggio Dalmazia di Novara.
Per più di venti anni è
stato il fiero porta labaro
del Comitato e un grande
collaboratore impegnato nel
trovare soluzioni ai problemi degli Esuli. Il Comitato
di Novara, nella persona del
presidente Antonio Sardi,
esprime il suo profondo cordoglio, al quale si unisce tutta l’Anvgd.
†
È mancato, all’età di 89
anni, il 10 novembre
2010, l’
Avv. Pietro Serrentino
noto professionista del
foro veneziano e in particolare di Jesolo dove ha avuto per
anni lo studio legale.
Nato a Zara il 31 luglio
1921, figlio dell’ultimo Prefetto di Zara italiana, nel dopoguerra si era stabilito con
la famiglia a Venezia, poi a
Mestre, dove aveva iniziato
l’attività legale. Già tenente colonnello dei Bersaglieri,
Serrentino aveva fatto parte
per anni delle associazioni ex
combattenti e, in particolare,
dell’Associazione Nazionale
Venezia Giulia e Dalmazia.
Le esequie sono state celebrate lunedì 15 novembre
nella chiesa di San Giovanni
Battista a Jesolo.
Su “Il Gazzettino” del 15
Numero 12 | Dicembre 2010
novembre Giorgio Varisco,
dalmato e segretario generale
della FederEsuli, ha scritto un
lungo articolo in memoria, nel
quale ha ricordato, tra l’altro,
la figura del padre «Vincenzo, […] cui tanto devono gli
zaratini per il suo impegno a
favore della popolazione civile
durante i 54 bombardamenti
anglo americani a cui Zara fu
sottoposta durante la seconda
guerra mondiale». E Varisco
prosegue: «Allo scoppio della
seconda guerra mondiale si
arruolò tra i bersaglieri, […].
Con altri ufficiali zaratini entrò a far parte in quel magnifico Battaglione Bersaglieri
Zara che in momenti difficili
rappresentò una bandiera, distinguendosi per valore ed entusiasmo nella difesa della città per la quale rimase in armi,
senza sbandarsi, anche dopo
l’8 settembre 1943. E venne la
sconfitta e l’esodo; Piero riparò in penisola dove a Firenze
nel 1945, allievo di Piero Calamandrei, si laureò in Giurisprudenza. Negli stessi mesi il
padre venne catturato a Trieste dai partigiani jugoslavi,
processato come criminale di
guerra e condannato a morte,
la sua esecuzione avverrà a Sebenico nel 1947. […]
Fu attivo nell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e
Dalmazia di Venezia e per ben
vent’anni qualificato membro
della Giunta esecutiva dell’Associazione Dalmati Italiani
nel Mondo - Libero Comune
di Zara in Esilio. […] Piero
Serrentino era particolarmente legato all’archivio Museo
della Dalmazia che ha sede
nella Scuola, al quale, appena
ricevuta affinché ne restasse
testimonianza, consegnò la
medaglia al valore in memoria del padre consegnatagli il
10 febbraio 2007 al Quirinale
dalle mani del Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano. […]
Tariffe per i
necrologi
evidenziati
Box necrologio evidenziato 1/4
di pagina per 1 numero € 200
Box necrologio evidenziato 1/8
di pagina per 1 numero € 100
Box necrologio evidenziato
1/16 di pagina per 1 numero € 50
Per i versamenti è possibile usare un bollettino postale
in bianco presso uno qualsiasi
degli uffici di Poste Italiane, indicando il numero di conto corrente postale 32888000 intestato «Difesa Adriatica - Roma».
In caso di Bonifico bancario,
sempre con la stessa intestazione, il codice Iban è IT34 N076
0103 2000 0003 2888 000.
I progetti
ISUC - Società
di Studi
Fiumani per la
formazione
Istria, Fiume e Dalmazia
laboratorio d’Europa
La minoranza italiana nella realtà statuale di Croazia
e Slovenia
«E
ducazione alla cittadinanza per docenti e studenti della scuola
secondaria» è il significativo
titolo dato dall’Istituto per la
Storia dell’Umbria Contemporanea e la Società di Studi
Fiumani - con la collaborazione della Delegazione Anvgd
di Perugia - ai qualificati corsi che da alcuni anni si susseguono sul confine orientale e
dedicati ai docenti e agli studenti della scuola secondaria
superiore.
G
li obiettivi del progetto che viene proposto
per l’anno 2010-11 - si legge
nel programma per il biennio
2010-2011 - non si discostano da quelli indicati nella
premessa ai progetti che, con
lo stesso titolo «Istria Fiume
e Dalmazia laboratorio d’Europa», sono stati realizzati nel
biennio 2006-’07/2007-’08 e
nell’anno 2008-’09.
E si tratta di: interpretazione geopolitica degli eventi,
tenendo presenti le differenziazioni: Istria, Fiume, Dalmazia e Zara attraverso parole chiave fondanti l’idea di
cittadinanza, quali individuo,
gruppo, Stato, nazione, patria, etnia, identità della frontiera, identità mobile (all’interno della stessa famiglia e
anche della stessa persona),
appartene Rappresentazione
degli eventi tenendo conto del
nesso storia/memoria/luoghi.
Per questo biennio l’attenzione è focalizzata sulla
minoranza italiana che vive
attualmente nelle Repubbliche della Croazia e della Slovenia. Una minoranza viva
e dinamica, con una rappresentanza politica istituzionale
nei parlamenti delle due Repubbliche, una solida attività culturale, una presenza significativa nell’editoria e una
rete di istituzioni scolastiche,
la cui esistenza è tanto più significativa in quanto si tratta
della comunità dei «rimasti»
dopo la cesura costituita dal
«lungo esodo» (l’espressione è
dello storico Raoul Pupo)
La forza di sopravvivenza
di questa comunità autoctona
e la sua attuale vitalità culturale, il suo inserimento a pie-
17
Numero 12 | Dicembre 2010
L
A Spalato il Forum delle
Città dell’Adriatico
a XII Sessione Plenaria
del Forum delle Città
dell’Adriatico e dello Ionio si è
svolto a Spalato nei giorni 21 e 22
ottobre 2010. Tema di quest’anno «Verso l’Europa 2020: il ruolo
delle autorità locali per una migliore qualità della vita» . Il Forum, nato ad Ancona nel 1999,
è un’associazione nella quale sono
rappresentate più di trenta centri
costieri in Italia, Albania, Bosnia
Erzegovina, Croazia, Grecia, Slovenia, Montenegro, con lo scopo
di costruire e sviluppare l’integrazione economica, sociale, ambientale e culturale della comunità
W Il logo del Forum delle Città
dell’Adriatico e dello Ionio
se ambientali; la promozione della
cultura imprenditoriale e l’incentivazione di iniziative locali per
l’occupazione;
la condivisione di risorse
umane e di strutture nei campi
della ricerca, dello sviluppo tecnologico, dell’istruzione, della cultura, della sanità e delle comunicazioni; l’efficienza energetica e l’uso
di fonti energetiche rinnovabili; la
cooperazione in ambito giuridico e amministrativo; la ricerca e
l’attivazione di finanziamenti, in
particolare di natura comunitaria.
Per questi fini, è stato definito
un programma di intervento denominato «Adriatic Action Plan»
che riguarda le comuni strategie
di azione da realizzare entro il
2020 nell’area adriatica. Il Fo-
X Spalato
W Perugia, progetto «Istria, Fiume e
Dalmazia laboratorio d’Europa»,
al tavolo dei relatori, da sin., G.
Stelli (Società di Studi Fiumani),
D. R. Nardelli (Isuc), A. Ballarini
(presidente Società di Studi
Fiumani), M. Tremul, presidente
della Giunta dell’Unione Italiana
Q Da sin. G. Stelli e D. R. Nardelli
no titolo con dignità nazionale e spirito aperto all’Europa
nella realtà complessa, e non
priva di asperità, delle due
nuove entità statuali di Croazia e Slovenia, la sua disponibilità a dialogare con le
associazioni dei connazionali
esodati, in particolare con la
Società di Studi FiumaniArchivio Museo Storico di
Fiume a Roma, per ritessere
una memoria storica comune, costituiscono un esempio
significativo di quello spirito
europeo che dovrebbe portare
alla formazione di una nuova
idea di cittadinanza, di una
“cittadinanza europea.
Il progetto «Istria Fiume
e Dalmazia laboratorio d’Europa. La minoranza italiana
nelle realtà statuali di Croazia
e Slovenia» si propone di illustrare la realtà e le attività
della CNI in un ciclo di incontri, dei quali diamo qui
una sintesi.
1. Leggere la situazione
attuale: la Comunità Nazionale Italiana in Croazia
e Slovenia. La prospettiva
dell’Unione Italiana, svoltasi nell’ultima settimana
di ottobre. Vi hanno preso
parte Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana e
deputato della CNI al Par-
lamento croato; Maurizio
Tremul, presidente della
Giunta dell’Unione Italiana;
Katiuscia Marini, presidente Giunta regionale Umbria
(già parlamentare europeo).
2. Comunicare l’italianità respirare l’Europa. La
Comunità Nazionale Italiana nella stampa e nei mezzi
di comunicazione in Croazia
e Slovenia. I rapporti con la
nazione madre e con gli esuli
(dall’1 al 4 febbraio 2011).
Tavola rotonda con interventi di Rosanna Turcinovich Giuricin, giornalista,
responsabile Ufficio Stampa
del Centro di Documentazione Multimediale della
Cultura istriana fiumana e
dalmata); Antonio Rocco,
direttore di TeleCapodistria
e Radio Capodistria; Silvio
Forza, direttore della EDIT,
casa editrice della CNI.
3. Riflettere sulla storia.
La ricerca scientifica sulla
storia e la cultura dell’Istria,
di Fiume e della Dalmazia
e il dialogo tra la comunità
dei rimasti e le istituzioni
dell’esodo, dal 4 all’8 aprile 2011. In programma gli
interventi di Giovanni Radossi, direttore del Centro di Ricerche Storiche di
Rovigno; Corinna Gerbaz
Giuliano, caporedattore re-
sponsabile de “La Battana”
(quadrimestrale di cultura);
Giovanni Stelli (Società di
Studi Fiumani), Raoul Pupo
(Università degli Studi di
Trieste).
Nel corso dell’intero
progetto verrà realizzato,
come negli anni precedenti
e secondo modalità già sperimentate, un laboratorio
didattico presso il Quartiere
Giuliano Dalmata di Roma
e l’Archivio Museo Storico
di Fiume a Roma, destinato ai docenti e agli studenti
che aderiscono al progetto.
I docenti e gli studenti potranno utilizzare il quaderno
didattico dell’Isuc pubblicato del 2006 (F. Papetti,
G. Stelli, D. R. Nardelli,
Le terre adriatiche perdute
dall’Italia dopo il secondo
conflitto mondiale e l’esodo
dei giuliano dalmati, ISUCSocietà di Studi Fiumani,
Perugia 2006). Le scuole
potranno richiedere gratuitamente all’ISUC, oltre al
quaderno didattico menzionato, il volume curato da D.
R. Nardelli e G. Stelli, Istria
Fiume Dalmazia laboratorio
d’Europa. Parole chiave per
la cittadinanza, ISUC 2009,
che può essere utilizzato in
particolare dai docenti come
sussidio didattico.
adriatica e ionica e di collaborare
alla realizzazione dell’integrazione
europea e del suo allargamento.
Negli intenti dei promotori il
Forum promuove lo sviluppo urbano, rurale e costiero, nell’ottica
della salvaguardia paesaggistica e
della gestione comune delle risor-
rum, si apprende, è inoltre uno
dei soggetti coinvolti nei tavoli
tematici dell’Iniziativa AdriaticoIonica, assieme al Forum delle
camere di Commercio denominato «Adrion» e la rete interuniversitaria «Uniadrion» con sede a
Ravenna.
Tagli agli italiani all’estero, la
denuncia del CGIE
È
di qualche settimana addietro la denuncia della “Dante Alighieri” (che abbiamo riportato sul numero di ottobre-novembre)1, l’istituto che promuove nel mondo la lingua e la cultura italiane.
Tuttavia, la scure cala anche sull’assistenza agli italiani all’estero, sulla
categoria più debole degli anziani che - in particolare in alcuni Paesi
del mondo a situazione economica più critica - vivono in condizioni
di indigenza. I tagli dal 2009 ad oggi per le risorse per l’emigrazione
sono passate infatti da 60 milioni di euro a 29 milioni. I rappresentanti del Consiglio Generale degli Italiani all’estero hanno deciso pertanto
di esprimere una forte protesta, e per questo si sono ritrovati in questi
giorni a Roma, al Museo dell’Emigrazione Italiana, al Vittoriano, e da
qui hanno raggiunto Palazzo Chigi, chiedendo di essere ricevuti dal
governo. Una richiesta, questa, che resa curiosa dal fatto che il CGIE
è un ente pubblico, istituito con legge dello Stato e presieduto dal
ministro degli Esteri Frattini.
«In questo modo si compromette la possibilità stessa di una politica a favore dei 4 milioni di italiani di cittadinanza e le decine di milioni di oriundi italiani», si legge in una nota del CGIE. E, come detto,
non si tratta soltanto di alimentare la cultura italiana presso le giovani
generazioni Ma non si tratta solo di cultura: sono stati tagliati, segnala
il Consiglio Generale, i fondi destinati alla spesa sanitaria a favore dei
cittadini italiani con oltre 70 anni in condizioni di bisogno, in Paesi
dove la sanità è a pagamento.
18
Numero 12 | Dicembre 2010
ENGLISH
“Write ‘Juraj’ but pronunce it ‘Giorgio’”
In “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comments on historical falsifications
The stubborn and never-ending
false pretense of “translating” Italian names into Croatian, starting
from the names of great Italian and
Dalmatian artists who, through the
centuries, built up, sculpted and
painted some of the greatest works
of the western art world, has finally
found itself adequatedly commented on the pages of Italy’s most important newspapers. One example,
which we quote here, comes from
the Milanese daily “Corriere della
Sera”, which, on September 15th of
this year, published an ironic note
by Giannantoio Stella.
J
uraj Dalmatinac? Who in
the world was he? That
is the question asked by many
readers of the travel magazine
“Bell’Italia”, published by Mondadori, when it put out an insert
dedicated to Croatia. The insert
describes the artistic wonders of
the cathedral of Sebenico, “masterpiece of Juraj Dalmatinac”.
The facts speak otherwise: reality tells us that this artist was described by the Venetians in 1441
as “Master Giorgio Iapicida, sone
of Matteo of Zara, resident of
Venice, at this moment living in
Sebenico”. He was also known as
Giorgio Orsini. Venetian by birth,
name, culture and school.
Now, we can continue to use
the name “Niccolò Copernico”
in Italian for the Polish Mikolaj
Kopernik (“Copernicus”), or Giovanni Keplero for the German
Friedrich Johannes Kepler, or even
Linneo for the Swede Carl Nilsson
Linneus. These variants have been
in common use for centuries. And
it is understood that the Croats can
continue to use the name “Juraj
Dalmatinac” for Giorgio di Matteo. But the question is, why must
we accept their name? This isn’t a
new issue, but it is important to
bring it up afresh. Also because, in
the same magazine (which is wonderful and rich) numerous place
names that have been called by
their Venetian names for centuries
are cited exclusively using their
Croatian names.
That’s how history went. And
it is true that the strongly Venetian
Zara, for example, after the ethnic
cleansing that emptied it of Italians, is almost totally Croatian to-
The Trieste Concert, an Occasion for
Remembering the Julian-Dalmatian Exile
A
s reported in our October issue, Trieste was
host to a concert that was part
of the “Le Vie dell’Amicizia”
(“TheWays of Friendship”) cultural exhibition, put on by the
Ravenna Festival and directed by
Maestro Riccardo Muti.
Homage at the
Julian-Dalmatian
Exile Monument
A
fter long diplomatic
talks, the three Heads of
State chose two places for memorial: the building of the former
Balkan, which used to house the
Slovenian Narodni Dom, and the
Monument dedicated to the Julian-Dalmatian Exile, erected in
2004 in memory of the 350,000
Italian exiles forced to leave Istria, Fiume and Dalmatia which
were ceded to Tito’s Yugoslavia
after the Second World War.
In a joint statement, the
three Presidents said that they
“understood the high message
of peace and brotherhood that
this initiative foster” “in the due
remembrance of the tragedies
of the past and in the common
commitment build together a
future of freedom and fertile
cooperation among our three
nations and the nations of a
united Europe.” The three Presidents committed themselves to
“always cultivate the respect for
the rights of all minorities” and,
in each of their countries, “the
memory of lived-through suffering and victims of blind violence.”
Dissent and
Negotiation. The
position of the
FederEsuli and the
ANVGD
E
fforts not to allow the
cancellation of the concert were shared by Trieste mayor
Dipiazza, while “for Trieste’s
good name, let polemic tones be
calmed, in reciprocal respect for
sacrifices made, and in the will to
overcome ancient contrasts which
have no place in today’s Europe”
was the plea launched by Anvgd
President Lucio Toth, whose
statement expressed rancor for
the “unexpected difficulties” encountered by such a “meaningful
and beautiful artistic exhibition”.
The reference to polemics has
to do with the Slovenian paper
“Delo” and its insistence that
President Danilo Turk “insist, as
a condition for his participation,
on the homage at the Balkan with
Napolitano, so as to rile up the
Trieste political spheres.”
President Toth, who is also
Vice-President of FederEsuli,
wanted to remind readers of “Il
Piccolo”, the Trieste daily, of
the reasons behind the reasonable assent in the meeting of the
three heads of state: “During the
national council meeting of the
Anvgd held in Rimini last June
5th, I asked the opinions of the
council members regarding Muti’s initiative and the stance that
the exiles would or should assume. Many agreed that the concert was a good occasion, not to
be missed, for remembering our
Exile, the victims of the foibe,
and the many expectations not
yet fulfilled.”
“When I learned that the
Slovenian president had proposed a memorial at the former
site of the “Narodni Dom”, devastated by an infamous fire on
July 13th, 1920, I immediately
made my reservations known,
along with the contrary message it would give to the popular opinion in Trieste. I briefly
reminded people of the context
of that deplorable event and the
season of violence that saw Italians victims in Dalmatia, and
which culminated in a double
murder in Spalato on July 11th,
1920 and saw thousands of Dalmatians exiled.”
Toth continued, “Renzo Codarin, President of the Federation
of Associations of Exiles, proposed
a public homage to the Exiles, in
Piazza della Libertà. It was then
that I assumed the responsibility
of carrying out Codarin’s proposal. I remain convinced that it was
a high-profile solution, the complete opposite of a compromise or
a lowering of standards, since it
served to underline the following:
1. that already in the 1920s Italians has been suffering violence
and were being forced into exile
from Dalmatia, and 2. that all of
Istria, Fiume and Dalmatia were
inhabited by hundreds of thousands of native Italians who were
obliged, after the Second World
War, to abandon their homelands
in the face of ethnic cleansing,
and the foibe massacres were an
instrument of this.”
The Editors
(traduzioni di Lorie Simicich Ballarin)
day. So be it. But history demands
a bit of respect. Carlo Giovanardi,
Undersecretary of the Council of
Ministers, was right to say in a
letter, after citing the place name
changes in South Tyrol, “since
Croatia is poised on the doorstep
to enter into the European Union, it seems to me that the excuse
that there aren’t Italians in Zara
anymore is, frankly, lame.” Since
“hundreds of millions of Europeans, among which there are soon
to be the Croatians, have the right
not to see Germanic culture and
history erased in Bolzano, Slovenian culture and history erased
in Trieste, and Italian culture and
history erased in Zara.”
I conclude: given that the Slavs
pin on Fascism the crime of having
attempted to erase their identity,
where is the logic in their insistence,
today, on the same corruption?”
Giannantonio Stella
©“Corriere della Sera”
And in Capodistria
the Venetian
Loggia is masked
under a “Loza”
In Capodistria the situation
is none the better. This city is in
Slovenian territory today, and a
certain “professor” Joze Hocevarm
sustained by the publicist Jolka
Milic of the newspaper “Primorske
Novice”, has written an article lamenting the use of the term “loggia”
to indicate the 14th century palace
located between the Captain’s Palace and the Mayor’s Palace. In his
opinion, the Slovenian term “loza”
should be used. Not only is this term
of obvious Italian origin, but the
Italian term derives from the Latin
“lobia”: here, too, they are trying
to highlight Slovenian historical
roots that, really, do not exist. The
unfortunate and laughable affirmation was picked up by Kristjan
Knez of the “Voce del Popolo” daily,
which circulates in Istria, and later
by Liliana Martissa, in “Coordinamento Adriatico” in her article
Who’s afraid of an Italian term in
the so-called ‘bilingual’ Capodistria?, published in the April-June
edition. We print some of her insightful comments here.
N
ow, the term “loggia” refers to a typical medieval
construction very common in Istria and Dalmatia, but absent, for
what anyone knows, from historical Slovenia and Croatia. In fact,
the “loggia” is a peculiar historical treasure from the two Adriatic
regions of Latin-Venetian culture
that became part of Yugoslavia in
the course of the 20th Century.
This kind of building, originally
destined for municipal use, had
its beginnings in the free cities
of central-northern Italy (and by
extension and common culture,
also in Istria and Dalmatia) and
was an expression of that freedom against feudal and imperial dominion, sanctioned by the
city statues. Later, the use of the
“loggia” was widened as the era
of urban nobilities began, and it
was considered a great treasure of
Renaissance architecture. We can
name, among many examples,
the Lanzi loggia in Florence, the
loggia of Traù, the Palladian loggia of Vicenza, or the two of the
Sanmicheli family of Zara.
The “Loggia” of Capodistria
was built in 1462, and it is important to note that it was not the
oldest of its kind. In fact, there
are first-hand accounts of a lobia
vetus built in 1268 by Marina
Mauriceno, between the two municipal buildings present at that
time. This happened, let us note,
a century before the famous Florence “loggia” was built.
If the term “loggia” bothers certain Slovenian scholars, it
should not be because of the fact
that the term is Italian; rather, it
should be for what these palaces
represent: the history of an institution and a past that have nothing
whatsoever to do with Slovenian
history. For this same reason, they
should consider destroying the entire historical center of Capodistria.
Capodistria’s historical center, after the so-called “return to
its Yugoslav motherland” has
been in a state of complete abandonment. The “Pretorio” palace
risks total ruin, to the point that
the Capodistria exile community has launched a campaign
to save it.(A documentary by
Marucci Vascon, “The stones of
Capodistria” gives testimony to
the ruinous state it had been in.)
The city’s new population has
had a total lack of interest in the
historic value of its center, probably due to the fact that, living
amongst those Venetian-style
streets and buildings, the Slavs
didn’t feel at ease, and, in fact,
they have preferred the anonymous housing on the outskirts of
town, the construction of which
ruined large parts of Monte San
Marco. Only when there began
to be a realization that the historical center was of value, the authorities started recovery works,
also with tourism in mind. But
the Slovenes needed to feel that
they were the legitimate heirs to
these treasures, and had to erase
the ethnic and cultural history
of Capodistria, in a campaign of
misinformation and mystification that has been going on for
centuries.
Liliana Martissa
“Coordinamento Adriatico”
19
ESPAÑOL
«Se escribe Juraj y se lee Giorgio»
En el “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comenta las falsificaciones de la historia
El obstinado y añoso propósito
de “traducir” al croata los nombres italianos, comenzando por los
grandes artistas istrianos y dalmatas que a lo largo de los siglos han
edificado, esculpido y pintado muchas de las más grandes obras maestras del arte occidental, encuentra
por fin comentarios adecuados en
la mejor prensa italiana, como en
el caso del cotidiano milanes que
el pasado 15 de septiembre publicó
una irónica nota de Giannantonio
Stella. Publicamos algunos fragmentos significativos.
J
uraj Dalmatinac, ¿quién
era? Es la pregunta que se
han hecho algunos lectores leyendo el suplemento de «Bell’Europa», la revista de Giorgio Mondadori, dedicado a Croacia. Donde
se describe entre otras cosas la
belleza de la catedral de San Giacomo de Sebenico «obra maestra
de Juraj Dalmatinac». El hecho
es que el artista es en realidad el
que los venecianos en un documento del 1441 llaman «Maestro
Giorgio tallista, hijo de Matteo
de Zara, residente en Venecia, actualmente residente en Sebenico».
Conocido también como Giorgio
Orsini. De nacimiento, nombre,
cultura, escuela veneciana.
Nosotros podemos continuar
perfectamente llamando Niccolò
Copernico al polaco Mikolaj Kopernik y llamar Giovanni Keplero
al alemán Friedrich Johannes Kepler y llamar Linneo al sueco Carl
Nilsson Linnaeus: asì se ha hecho
durante siglos. Y los croatas pueden
perfectamente continuar llamando
a Giorgio di Matteo con el nombre de Juraj Dalmatinac. Pero ¿por
qué tenemos que aceptar nosotros
el nombre «de ellos»? No es una
cuestión nueva, vale la pena volver
a ella. También porque en la misma
revista (bonita y rica) diversas localidades que han tenido durante siglos
un nombre veneciano, están citadas
solo con el nombre croata. […]
La historia ha sido así. Y
es verdad que la venecianísima
Zara, por ejemplo, después de la
limpieza étnica que la vació de
los italianos, hoy esta formada
por una grande mayoría croata.
Amen. Pero un poco de respeto lo
impone la historia. Y tiene razón
Carlo Giovanardi que en una carta, después de haber recordado las
polémicas sobre la toponomástica
en sur del Tirol, escribe: «En el
momento en el que Croacia esta
por entrar en la Europa unida, me
parece muy débil el argumento de
que los italianos hoy ya no están
en Zara». Porque «centenares de
millones de europeos, de los que
los croatas formaran parte dentro
de poco, tienen el derecho a no
ver la historia y la cultura alemana
canceladas en Bolzano, la eslovena
en Trieste y la italiana en Zara».
Conclusión: dado que los
eslavos atribuyen al propio fascismo el crimen de haber intentado
cancelar su identidad, ¿qué sentido tiene que insistan hoy con el
mismo despotismo? […].
Giannantonio Stella
© Corriere della Sera
Y en Capodistria la
Loggia veneciana
esta disfrazada de
«Loza»
No es mejor la situación en
Capodistria, hoy territorio esloveno,
donde el «profesor» Joze Hocevar,
asistente de la publicista Jolka Milic
del “Primorske Novice”, firma en el
cotidiano una intervención en la que
lamenta el uso del termino «Loggia»
para indicar el edificio del siglo XV
situado entre el Palazzo del Capitán
y el Palazzo del Alcalde. En su opinión, debe ser utilizado el término
esloveno «Loza», que deriva evidentemente del italiano y a su vez deriva del latín «lobia», para acreditar
ulteriormente una historia eslovena
que no ha dejado ninguna huella.
La lamentable y ridícula ocurrencia
ha sido recogida por “Voce del Popolo” firmado por Kristjan Knez y su-
cesivamente por Liliana Martissa en
“Coordinamento Adriatico” (Chi ha
paura di un termine italiano nella
“bilingue” Capodistria?, n. 2/ aprile-giugno 2010). Un comentario
competente, del que transcribimos
algunas partes significativas.
[…]
Ahora la loggia es
una típica construcción de origen medieval muy difundida en Istria y Dalmazia, pero
ausente, por lo que se, en la Eslovenia y la Croacia históricas. En
efecto, es patrimonio peculiar de
las dos regiones adriáticas de cultura latino-veneta que han pasado
a formar parte de Yugoslavia solo
en el transcurso del siglo XX. Este
tipo de edificio, utilizado antiguamente para uso público, tiene su
origen en los libres comunes de
Italia centro-septentrional (y por
extensión y semejanza de civilización también en las ciudades de
Istria y de Dalmazia) como expresión de la libertad contra el dominio feudal e imperial, sancionado
en los Estatutos ciudadanos. Sucesivamente el hábito de construir Loggias se ha perpetuado
en la época de los Señoríos, tanto en Italia como en las ciudades
adriáticas regidas por el Señorío
de Venecia con ejemplares renacentistas de gran valor artístico,
como la loggia llamada dei Lanzi
en Firenze, la de Traù, la palladiana de Vicenza, o las dos Loggias
del Sanmicheli en Zara, solo por
poner algún ejemplo.
En relación a la Loggia de
Capodistria en cuestión, construida en el 1462, vale la pena recordar que no era la más antigua. En
efecto se cuenta con el testimonio
de una lobia vetus mandada erigir
en el 1268 por Marino Mauriceno entre los dos edificios comunales de entonces, el del capitán
del pueblo y el del alcalde. Esto
ocurrió, para entendernos, casi un
siglo antes de la construcción de la
celebre loggia florentina.
Si el termino «loggia» fastidia
a algún estudioso esloveno, no debería ser por su nombre italiano,
sino por todo lo que la construcción
misma representa, el patrimonio histórico de una institución y de un
pasado que no tiene nada que ver
con la historia eslovena. Por la misma razón habría que destruir todo
el centro histórico de Capodistria.
Un centro histórico que durante decenios, después de la
«vuelta» de la ciudad a la «madre
patria yugoslava», ha sido dejado
en un estado de total abandono.
El mismo palazzo Pretorio corrió
el riesgo de perderse hasta el punto
de hacer necesaria una campaña en
favor de su salvaguardia por parte
de desterrados Capodistrianos (Un
W Sebenico, la Catedral de San
Giacomo (ss. XV-XVI), obra de los
arquitectos Giorgio Orsini (llamado
Dalmatico) y Nicola Fiorentino, en
sus líneas armoniosas se reconoce
el Renacimiento italiano
documental de Marucci Vascon
, «Le pietre di Capodistria», testimonia su estado). […] El desinterés por el patrimonio arquitectónico de la ciudad se encuentra
probablemente en el hecho de que
entre aquellas calles “venecianas”
los nuevos habitantes, establecidos
después del éxodo de la mayoría
de los italianos autóctonos, provenientes de los pueblos del campo circunstante o inmigrantes del
entero territorio yugoslavo, no se
sintieron a gusto, hasta el punto
que prefirieron vivir en las anónimas casas de periferia como las que
han echado a perder Monte San
Marco. Cuando se dieron cuanta
del valor del centro histórico, se
inició por parte de las autoridades
una obra de recuperación para su
valorización, también por motivos
turísticos. Era necesario considerarse herederos legítimos de este
patrimonio y con este fin tenía que
cancelarse la historia étnica y cultural de Capodistria, con un trabajo
de desinformación y mistificación
durado decenios. […]
Liliana Martissa
“Coordinamento Adriatico”
Muchas adhesiones a la iniciativa de la ANVGD Giovani
Triangular del Recuerdo, revivirán en Roma el «Grion Pola»,
la «Fiumana» y la «S.G. Zara»
S
i para tantos hinchas el fútbol es un mito, ¿qué puede ser aun más
un mito que equipos que pertenecen a la historia del deporte? La
idea de los jóvenes de la Anvgd es la de resucitar por un día la grandeza
del «Grion Pola», la «Fiumana» y la «S.G. Zara», para un triangular de 45
minutos cada partido en Roma, donde saldrán al campo los hijos, nietos y
biznietos de los italianos de Istria (Pola), de Fiume y de Dalmazia.
Son equipos disueltos por causa de los eventos seguidos a la Segunda
guerra mundial, y que en aquel momento dramático para la italianidad
de aquellos territorios militaban en los campeonatos nacionales. Volverán al prado verde en una especie de revocación histórica única, con la
emoción de las camisetas de entonces, con el corazón de quien ha heredado aquel patrimonio histórico, cultural y deportivo.
Las compañías futbolísticas de Pola, Fiume y Zara, revivirán entonces por un día, el 31 de majo 2011, en ocasión del «Triangular del
Recuerdo», organizado por la Asociación Nacional Venezia Giulia e
Dalmazia: saldrán al campo los jóvenes descendientes de los desterrados
giuliano-dalmatas esparcidos por todo el mundo, con la ayuda de alguna
vieja gloria del fútbol italiano.
El objetivo del evento es crear una ocasión de encuentro entre los
desterrados esparcidos por el mundo, hacer revivir a los equipos y recordar a los muchos futbolistas giuliano-dalmatas que han jugado en serie A
y en la nacional, marcando bien 687 goles.
Desde el momento
del “lanzamiento” de
la iniciativa, el verano
pasado, se ha ido ampliando la plantilla de
W Los tres emblemas de los equipos históricos
los candidatos para salir al campo la próxima primavera: El dato más significativo al momento (teniendo en cuenta que los futbolistas pueden inscribirse hasta el 31 de diciembre 2010) es que estarán representadas Europa,
America, África y Oceanía. Además de nuestros chicos en Italia, tendremos
huéspedes ya confirmados, también «mulos» de Canadá, de Argentina, de
Sudáfrica y de Australia.
El patrocinio de los Atletas Olímpicos y
Azzurri de Italia
L
a Asociación Nacional Atletas Olímpicos y Azzurri de Italia, patrocinadora del Triangular del Recuerdo, dará un premio a los
tres equipos participantes, independientemente del resultado conseguido en el campo. Esta es la decisión tomada por el Consejo Directivo de
la Anaoai, que se ha reunido en Bologna el pasado 16 de octubre. Ha
dado la comunicación el presidente Gianfranco Baraldi, recordando la
presencia en el Comité de Honor del Triangular de tres ilustres Socios
como Abdon Pamich, Nino Benvenuti y Ottavio Missoni, desterrado
fiumano el primero, istriano el segundo y dalmata el tercero. El contacto
entre Anvgd y Anaoai se ha iniciado gracias a las buenas delegaciones
del gen. Roberto Roberti, fiumano, secretario general de la asociación que
representa a todos los atletas que han llevado la camiseta azzurra en representación de nuestro País.
Todas las actualizaciones se encuentran en la página web www.anvgd/triangolare.it, de la que se puede descargar el formulario de adhesión.
Red
(traduzioni di Marta Cobian)
20
◄
dalla prima pagina
MINISTERO ISTRUZIONE E ASSOESULI,
VERSO IL GIORNO DEL RICORDO 2011
ponomastica storica di Istria, Quarnero e Dalmazia, ma anche per studiare
iniziative concordate di divulgazione. Presente anche, in quanto preziosa risorsa, il coordinatore del progetto «Book in progress», un progetto di formazione
e relazione nato e sviluppatosi per sopperire alle mancanze dei testi scolastici
tradizionali con gli strumenti forniti dalla Rete e che si è già ben consolidato
con il grande favore incontrato presso gli istituti scolastici di tutta Italia.
Intensa la riunione, che ha visto svilupparsi un ampio confronto di idee su
due punti fondamentali dell’Ordine del Giorno. Il primo ha riguardato il Seminario nazionale - il secondo dopo quello di Roma del 23 febbraio scorso - da
tenersi nel mese di febbraio 2011 a Trieste, con la partecipazione dei Direttori
regionali di tutta Italia, docenti e studenti, dedicato ad altri e importanti temi
della storia plurisecolare dell’italianità adriatica, ampliando dunque il ventaglio
degli approfondimenti dalle sole vicende della Seconda guerra mondiale alla
cultura, all’arte, alle istituzioni civiche espresse nel tempo. Il prossimo incontro,
messo in calendario per gennaio 2011, dovrà definire il programma e i relatori.
Tutte le Associazioni hanno rimarcato l’importanza del Seminario, che nelle
successive edizioni dovrà toccare altre città italiane, in modo da costituire un
annuale ed essenziale appuntamento per tutti i soggetti attivi nella scuola.
Altrettanto serrata la riflessione condotta sul progetto di concorso da bandire per gli studenti in vista del 10 Febbraio 2011 / Giorno del Ricordo: la ristrettezza dei tempi e la necessità emersa di approfondire alcuni aspetti formali
e operativi hanno indotto unanimemente le Associazioni e i rappresentanti del
Ministero ad un necessario approfondimento.
Unanime, da parte degli esponenti giuliano-dalmati, l’apprezzamento per
l’andamento dei lavori del Gruppo e per la presenza del Touring Club Italiano,
che nella persona del suo rappresentante è stato sollecitato ad acquisire dalla
normativa vigente in materia di bilinguismo in Istria la versione italiana dei
toponimi storici e non soltanto quella, più recente, slovena o croata. Analogamente, è stata sollecitata l’adozione della antica denominazione italiana anche
per quelle aree nelle quali è stata presente da sempre, e per la quale le Associazioni hanno assicurato tutta la collaborazione in termini di documentazione.
La discussione è proseguita nella disamina di molti e complessi aspetti
sottesi alla corretta divulgazione della conoscenza delle vicende del confine
orientale presso le giovani generazioni: dal coordinatore del progetto «Book
in progress» è scaturita la suggestiva proposta di una «Nave del Ricordo» con evidente rimando alla nave “Toscana” che da Pola, nell’inverno 1947,
traghettò i profughi e le loro masserizie verso l’Italia - che parta da una località dell’Italia meridionale (Brindisi, ad esempio, ove trovarono la prima e
spesso definitiva accoglienza molti Esuli) e preveda scali in città significative
per l’esodo giuliano-dalmato come Ancona, Ravenna, Venezia, per terminare
a Trieste: a bordo della quale si prevedano laboratori di studio per studenti
di tutte le Regioni, in un ideale, ma formativo, percorso inverso rispetto alla
rotta del “Toscana”, che trasformi una memoria dolorosa in un’occasione di
studio e di condivisione. La proposta è stata largamente condivisa anche dai
rappresentanti del Dicastero che hanno assicurato di rendersi parte attiva nel
coinvolgimento della Presidenza del Consiglio, che già segue puntualmente
l’andamento dei lavori. Per l’Anvgd erano presenti il presidente nazionale Lucio Toth, la delegata per la Scuola Maria Elena Depetroni e Patrizia C. Hansen
(stampa e comunicazione).
ELARGIZIONI
E ABBONAMENTI
Questa rubrica riporta:
• le elargizioni a “Difesa
Adriatica” di importo superiore all’abbonamento ordinario;
• le elargizioni dirette alla
Sede nazionale Anvgd ;
• gli abbonamenti ordinari
sottoscritti a “Difesa Adriatica”;
All’interno di ogni gruppo, i
nominativi sono elencati in
ordine alfabetico. In rispetto
della normativa sulla privacy
non vengono citate le località
di residenza degli offerenti.
Ringraziamo da queste pagine tutti coloro che, con il loro
riconoscimento, ci inviano il
segno del loro apprezzamento e
del loro sostegno. Le offerte qui
indicate non comprendono le
elargizioni ricevute dai singoli
Comitati provinciali dell’An vgd .
ABBONAMENTI
CON ELARGIZIONI A
“DIFESA ADRIATICA”
(ccp 32888000)
Le elargizioni si concentrano maggiormente tra fine e
inizio anno, in occasione del
rinnovo dell’abbonamento.
L’elenco comprende gli abbonati
sostenitori o che hanno versato
comunque una quota maggiore
dell’ordinario.
Settembre 2010 Bellotto
Marisa € 35, Decastello Chiara € 50, Reppa Marcella € 60,
Tomasich Arge € 80, Tuffolin
Giuliano € 35.
Ottobre 2010 Cosoli Gianfranco € 40, Gallina Giulio e
Paolo € 40, Kauten Giancarlo e
Sandra in memoria di Myriam
Vencina ved. Kauten € 50, Luppis Clelia € 60, Mihich Enrico
€ 40, Montagner Mayer Dilva
Maturità
e traccia
sulle Foibe,
studenti
intimiditi
Toth: «difendere nelle
scuole la libertà di
pensiero contro gli
epigoni del comunismo
totalitario»
Alcuni organi di stampa
e siti web hanno dato recentemente notizia di episodi di
irrisione e di intimidazione
a danno di studenti che nella
prova scritta di italiano per la
maturità 2010 abbiano scelto la traccia sulle Foibe. Una
ferma condanna è giunta dal
presidente Anvgd Lucio Toth,
che l’8 novembre ha diffuso alle
agenzie il comunicato che riproduciamo.
Numero 12 | Dicembre 2010
Periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia
Giulia e Dalmazia
Centro Studi Padre Flaminio Rocchi
Direttore responsabile
Patrizia C. Hansen
Editore:
Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
Centro Studi Padre Flaminio Rocchi
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Finito di stampare il 16 Dicembre 2010
D
a notizie apparse sul
web e sui giornali italiani si apprende che in alcune commissioni d’esame alla
recente maturità gli studenti
che hanno trattato il tema delle Foibe e dell’esodo giulianodalmata dai territori italiani
“mal liberati” dall’armata rossa
iugoslava sono stati sottoposti
a discriminazioni, rimproveri
e dileggi.
Simili comportamenti rappresentano un gravissimo atto
di intimidazione e di limitazione della libertà di pensiero
e di insegnamento che offende
la scuola democratica italiana
fondata sulla Costituzione Repubblicana (Art. 21, 1° comma; Art. 33, 1° e 2° comma)
Non vogliamo inchieste
“maccartiste” sui professori
che hanno violato una legge
dello Stato, istitutiva del Giorno del Ricordo del 10 Febbraio (n. 92 del 30 marzo 2004) meritevole di essere rispettata
come quelle che istituiscono
la Festa Nazionale del 2 Giugno o la Giornata delle Forze
Armate e dell’Unità Nazionale
del 4 Novembre (giorno in cui
la Venezia Giulia e un pezzetto
di Dalmazia furono unite alla
Madrepatria) o la Giornata
della Memoria per le Vittime
della Shoah - ma stiano attenti questi epigoni del totalitarismo comunista, sordi alla
voce della verità storica e della
coscienza morale, a non fare
terra bruciata nelle giovani generazioni dell’amor di patria e
dell’amore per la libertà.
€ 50, Ottomaniello Riccardo
€ 50, Sepich Angelina € 50,
Ziberna Rodolfo € 50 fam.
Glavicich in ricordo di Nazario
Glavicich.
Novembre 2010 Valenti Umberto € 60.
ELARGIZIONI DIRETTE
ALLA SEDE NAZIONALE
ANVGD (ccp 52691003)
Settembre 2010 Caravello
Emanuela € 30 in ricordo di Caravello Francesco.
ABBONAMENTI
ORDINARI A “DIFESA
ADRIATICA”
(ccp 32888000)
quando i lettori ricevono insieme al giornale il bollettino
postale precompilato. L’elenco
comprende solo coloro che hanno versato la quota ordinaria di
abbonamento.
Il rinnovo degli abbonamenti si concentra maggiormente tra fine e inizio anno,
Settembre 2010 Almerigogna Berretti Fiorella, Anelich
Lina, Buffetti Marina, Usilla
Marisa, Sotgiu Bruna.
Ottobre 2010 Cressevich
Liliana, Gherbaz Lenaz Giulia,
Guerra Jolanda, Malusà Giuseppe,
Matulich Sergio, Nesi Giuseppe,
Sorgarello Lidia, Lehmann Walter.
Novembre 2010 Petrini
Edoardo, Zustovi Onorato.