Dicembre 2010
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Verso il 150.mo Gli esuli giuliani e dalmati per l’Unità d’Italia Periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Centro Studi Padre Flaminio Rocchi 12 ANNO XVI | N. DICEMBRE 2010 | POSTE ITALIANE SpA | SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE | D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) ART. 1 COMMA 2 DCB - ROMA Il dovere e l’avvenire delle associazioni degli esuli L’ Italia si prepara a celebrare i 150 anni della sua unità. Con gran fatica cerchiamo di far ricordare ai nostri compatrioti che anche noi abbiamo fatto parte di questo disegno unitario e che nei piani dei padri del Risorgimento e dei suoi protagonisti - giuliani e dalmati compresi - non solo il Tirolo meridionale (come allora si chiamavano il Trentino e l’Alto X Quali prospettive per l’associazionismo giulianodalmato? Nella foto, labari dei Comuni perduti alla cerimonia del 10 febbraio 2009 presso la Foiba di Basovizza (foto www.leganazionale.it) Adige) ma anche Trieste, Gorizia e l’Istria facevano parte delle aspirazioni del nuovo Stato nazionale, fin dagli anni della Carboneria e della Giovane Italia. E per molti patrioti anche la Dalmazia rientrava nel progetto di una nuova grande Italia, sia che fosse limitata al Nord, come nei piani originari di Cavour, sia che fosse estesa a tutta la Penisola, come volevano i repubblicani mazziniani e poi lo stesso Cavour e i liberali moderati quando, tra il 1859 e il 1860, fu evidente che il movimento unitario si stava propagando al Mezzogiorno. Di queste ambizioni pochi sono al corrente cosicché le successive pretese di espansione territoriale dell’Italia post-1870 vengono gabellate come «imperialiste». Certamente l’introduzione del Giorno del Ricordo e l’attività delle nostre associazioni ci hanno fatto fare grandi passi in avanti in questi anni nella conoscenza della nostra storia. E anche le statistiche di chi sa cosa siano le Foibe e l’Esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia sono migliorate di molto. A noi naturalmente non basta! Questa memoria deve entrare nelle scuole e nelle università come patrimonio culturale comune dell’intera nazione, che sta affrontando ben altri problemi concreti che la celebrazione dell’unità nazionale. Anzi sono proprio questi problemi, dal ritardo del Sud alle inquietudini secessioniste del Nord-Est, all’integrazione di una marea di immigrati provenienti da tutti gli angoli del pianeta, che mettono in pericolo le tenuta politica, sociale ed economica del sistema-Italia e quindi l’unità stessa dello Stato nazionale. La Nazione non è sentita come tale, se non ai funerali dei militari caduti in Iraq o in Afganistan. Tutti pensano male di tutti e si disprezzano a vicenda, non solo nelle conversazioni dei bar, ma sui giornali o in Tv. A volte rozzamente a volte più raffinatamente, veneti e «terroni», piemontesi e meridionali vengono dipinti gli uni dagli altri con colori foschi e toni negativi. Il Lucio Toth | segue a pagina 2 Trieste, il Municipio tricolore Le cerimonie per il 56.mo del ritorno della città all’Italia anticipano il 150.mo dell’Unità I l 26 ottobre scorso il capoluogo giuliano ha aperto le cerimonie per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia nel giorno che segna il 56.mo del ritorno alla Madrepatria. W La facciata del Municipio illuminata Il programma prevedeva, tra l’altro, la cerimonia di consegna della bandiera di Trieste alla nave “San Giusto”, il lancio di paracadutisti, il sorvolo degli elicotteri dell’esercito e della pattuglia acrobatica nazionale “Frecce Tricolori”. E sempre in Piazza Unità, spazio alla musica con la fanfara dei bersaglieri della brigata “Ariete”, la fanfara degli alpini della brigata “Julia” e il coro dell’Associazione nazionale alpini “Guido Corsi” di Trieste. Infine il concerto dell’Ensemble con i colori della bandiera segue a pagina 2 LA REDAZIONE RISPONDE Indennizzi, era del 1985 l'ultima legge che riapriva i termini per beni mai risarciti A cura dell’Avv. Vipsania Andreicich A pagina 5 Simphony Orchestra. Nel quadro delle manifestazioni «Nata per Unire» (lo slogan del Ministero della Difesa per il Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata della Forze Armate), mercoledì 3 novembre, nel 92° anniversario dello sbarco delle truppe italiane a Trieste, sul molo Bersaglieri e in piazza Unità sono sfilati i bersaglieri da Piazza Oberdan a Piazza Unità. Giovedì 4 novembre, al sacrario militare di Redipuglia, la tradizionale cerimonia ufficiale, Auguri! Ai nostri lettori rinnovati e sentiti auguri da “Difesa”. Ci ritroveremo nel 2011 ancora insieme: che sia un anno sereno e proficuo per tutti! Ministero Istruzione e AssoEsuli, verso il Giorno del Ricordo 2011 La riunione del 19 novembre prepara un Seminario dedicato a docenti e studenti sulla storia della civiltà adriatica Si svolgerà a Trieste con la partecipazione dei direttori regionali degli Uffici Scolastici di tutta Italia C onclusa la riunione del gruppo di lavoro su scuola e confine orientale convocata nella sede del Ministero della Pubblica Istruzione nell’ambito del «Tavolo di coordinamento» Governo-Associazioni degli Esuli, alla quale hanno preso parte i rappresentanti dei quattro enti aderenti alla FederEsuli (Anvgd, Associazione delle Comunità Istriane, Libero Comune di Fiume in esilio e Dalmati Italiani nel mondo-Libero Comune di Zara in esilio) nonché l’Unione degli Istriani e il Libero Comune di Pola in esilio. Il Dicastero era rappresentato ai più alti livelli dirigenziali e da consiglieri del Ministro Gelmini, e dalla delegata del Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Per la prima volta presente un qualificato rappresentante del Touring Club che ha specifica delega per i giovani, l’eduW In agenda del gruppo di lavoro anche la diffusione cazione e la scuola. Una presenza richiesta via internet di testi unitariamente da tutte le associazioni degli integrativi per la storia del Esuli per avviare un percorso comune in confine orientale direzione di un corretto approccio alla tosegue a pagina 20 Triangolare del Ricordo Presto definitivo il programma P roseguono i preparativi per la migliore riuscita di un evento che si annuncia insieme entusiasmante ed emozionante, se si considera che torneranno sul campo di gioco i colori di tre squadre storiche, fucina di grandi sportivi donati al calcio italiano dalle città perdute. Si rivedranno le maglie del Grion Pola, della Fiumana e del Dalmazia con le rispettive maglie indossate da giovani provenienti dall’Italia e dall’estero, discendenti dei profughi che dovettero lasciare le terre natali così come le tre società calcistiche dovettero chiudere la loro gloriosa storia ancorandola per sempre ad una data senza ritorno. Il programma impegnerà gli spettatori dalle 18 alle 21.30 di martedì 31 maggio 2011. Sono previsti altri due appuntamenti nella vigilia, lunedì 30 maggio: al mattino conferenza stampa di presentazione dell’evento e delle squadre; nel pomeriggio, convegno sullo sport giuliano-dalmata, curato dalla Società Italiana di Storia Sportiva e dall’Associazione Nazionale Atleti Azzurri e Olimpici d’Italia. Della SISS è presidente Angela Teja, figlia segue a pagina 14 “Write ‘Juraj’ but pronunce it ‘Giorgio’” In “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comments on historical falsifications In english language to page 18 «Se escribe Juraj y se lee Giorgio» En el “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comenta las falsificaciones de la historia En lengua española en la página 19 2 Numero 12 | Dicembre 2010 FATTI e COMMENTI ◄ dalla prima pagina IL DOVERE E L'AVVENIRE DELLE ASSOCIAZIONI DEGLI ESULI Presidente Napolitano non parlerebbe ogni settimana di unità nazionale se essa non fosse in qualche modo minacciata o vilipesa. Indispensabile un’azione culturale vasta e ambiziosa I n questi frangenti, con l’instabilità politica che nessun meccanismo istituzionale riesce a contenere, neppure le vittorie elettorali più inequivoche, le associazioni degli esuli giulianodalmati attraversano un momento delicato e decisivo: hanno fatto un gran lavoro, sono piene di W I fratelli Attilio ed Emilio Bandiera in una stampa del tempo. Figli di un ammiraglio della Marina austriaca e di Anna Marsich, nativa di Corfù entusiasmo, guadagnano adepti non solo originari delle terre perdute, ma di ogni parte d’Italia, attratti dall’interesse storico e dal fascino della nostra piccola patria dell’Adriatico orientale. Un fascino che abbiamo saputo suscitare quando, attraverso la breccia aperta dal “tema forte” delle Foibe e delle persecuzioni iugoslave siamo riusciti a far passare l’avvincente passato artistico, letterario, musicale delle città e delle campagne istriane, delle isole dalmate e quarnerine, delle loro bellezze naturali, archeologiche e monumentali. Ma proprio adesso la crisi economica e i tagli alla spesa pubblica, resi necessari per non finire fuori dall’Europa dell’euro, fanno mancare o ritardare risorse urgenti alle casse esangui delle nostre associazioni. Dobbiamo fare qualcosa per non interrompere o rallentare la nostra azione. Per non mollare per l’affanno di pochi mesi. Per non disperdere entusiasmi ed energie giovanili che ci garantiscono una continuità di testimonianza che sfida l’inesorabile declino anagrafico delle tre generazioni direttamente interessate dal cataclisma storico che ha sconvolto le nostre terre a metà del secolo scorso. Il passaggio dalle rivendica- zioni assistenziali e riparatorie dei danni materiali subiti (diritti sacrosanti ai quali non dobbiamo rinunciare) ad un’azione culturale vasta e ambiziosa sta dando frutti insperati. Gli storici e gli opinionisti non giuliani, che seguono i nostri convegni e le nostre iniziative, ci danno atto ammirati di aver saputo trasmettere le nostre memorie personali alla storiografia e alla memoria nazionale. Sono centinaia ormai le pubblicazioni, anche di scrittori e giornalisti noti al grande pubblico, che parlano della nostra storia, dal Risorgimento all’Irredentismo, all’impresa dannunziana, alla mancata Liberazione, all’esodo massiccio del 1943-1954. Con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca le associazioni stanno lavorando bene e con una inusitata concordia. Ma questa azione non può essere spiegata nella sua pienezza se non si coinvolgono le comunità dei «Rimasti», anch’essi in difficoltà per la crisi dei finanziamenti, ma decise a non cedere per non perdere i traguardi raggiunti a fatica dal momento dell’indipendenza di Slovenia e Croazia nel 1991. L’estate scorsa ha portato segni nuovi anche nell’atteggiamento delle autorità e dell’opinione pubblica di questi due Paesi. Bisogna procedere in questa direzione senza mollare di un palmo il terreno acquisito, dal bilinguismo realmente e lealmente praticato ai gesti simbolici di omaggio e di pietas alle vittime degli infiniti soprusi che le nostre genti hanno subito dallo scontro di nazionalismi esasperati e di totalitarismi ideologici, che tutto perseguivano fuorché l’interesse della nostra terra, divenuta teatro di un conflitto di potenza feroce e programmato a distanza, come le ricerche storiche sulle strategie del comunismo iugoslavo stanno dimostrando. È arrivato il momento di lavorare insieme perché lingua e tradizioni si possono conservare solo se radicate sul territorio. Compito degli Esuli allora è di conquistare più spazio possibile nella memoria storica della Madrepatria e di aiutare le comunità sul territorio istriano, quarnerino e dalmato a mantenersi in vita e a trasmettere ai loro conterranei di lingua diversa e alle generazioni future il valore incancellabile della cultura istro-veneta e dalmatoveneta, che a quelle terre ha dato la fisionomia che esse hanno e che rende il nostro Adriatico orientale così diverso da ogni altra regione d’Europa. Lucio Toth Monrupino, la Foiba abbandonata Dopo la denuncia del “Piccolo” la Giunta regionale ha deliberato un intervento urgente L a denuncia è partita dall’articolo di Riccardo Tosques su “Il Piccolo” del 23 luglio (La Foiba di Monrupino prigioniera del degrado): il monumento versa in stato di abbandono, al punto che vi crescono le piante infestanti mentre l’iscrizione in onore delle vittime è malamente leggibile. «Già l’accesso, indicato da un piccolo cartello sulla strada provinciale - scrive il quotidiano triestino -, è caratterizzato da un sentiero sterrato pieno di buche che con la pioggia diventano un vero e proprio percorso minato. […] Il vialetto in ghiaia che conduce alla Foiba è già invaso dal verde che però cresce ancora più selvaggiamente sulla copertura della cavità carsica ricoperta sul lato destro da un gran numero di pigne. Ma ciò che desta più scalpore sono le condizioni della scritta posta su due righe alla base della copertura della Foiba: Il loro sacrificio ricordi agli uomini la via della ◄ giustizia e dell’amore sulle quali fiorisce la vera pace. Le lettere che mancano all’appello sono diverse e la parola più storpiata è proprio l’ultima, vale a dire “pace”, di cui rimangono solo gli estremi: la prima e l’ultima lettera. […] Nell’agosto del 2004 prosegue l’articolista - però il cippo della Foiba, dopo essere stato lordato con della vernice rossa, venne ripulito dal personale dei Civici musei di Storia e Arte, peraltro dopo regolare denuncia ai carabinieri. Negli ultimi anni il luogo è stato oggetto di almeno altre due azioni vandaliche: nel luglio del 2003 venne imbrattato con simboli come la falce e martello, mentre nell’ottobre 2006 comparve la scritta “Ozna” accompagnata da una grossa stella e dalla falce e martello […]. Lo scalpore sollevato presso l’opinione pubblica cittadina ha portato nelle settimane successive la Giunta regionale a stanziare un contributo di 7.750 euro per dalla prima pagina TRIESTE, IL MUNICIPIO TRICOLORE con deposizione di una corona d’alloro ai Caduti. Nell’occasione, il Municipio è rimasto illuminato dalle luci tricolori (nella foto www.kataweb.it). In fase di definizione del nutrito programma, non sono mancate polemiche, seguite all’annuncio dell’esecuzione, insieme con l’Inno nazionale, del Va’ Pensiero di Verdi, per il quale gli esponenti della Lega avevano espresso gradimento. Le reazioni sollevate dalle indiscrezioni hanno convito gli organizzatori a fare marcia indietro: Verdi camuffato da inno leghista sarebbe risultato proprio inaccettabile. lato per quasi un’ora, mentre il Tricolore era stato fatto scendere quasi al livello del terreno. L’iniziativa al valico era stata peraltro annunciata da una telefonata giunta alla redazione del “Piccolo”. Sedicenti «volontari verdi» avevano genericamente parlato di una clamorosa manifestazione al confine di Basovizza. Le cerimonie programmate per il 26 ottobre erano già state criticate con una nota ufficiale di Maurizio Ferrara, capogruppo in Consiglio comunale della Lega Nord: «Quanto costeranno alla nostra gente le celebrazioni del prossimo 26 ottobre? Non era forse più giusto destinare le W Monrupino, così si presenta la lastra che ricopre la voragine (foto www.panoramio.it) X Monrupino, 10 Febbraio 2010, quando vennero deposte le corone in memoria delle vittime (foto Antonio Giacomini/www.leganazionale.it) un intervento conservativo urgente, attinti dalla Legge n. 5 del 2009 che finanzia interventi per il Mantenimento della Memoria. somme impegnate nelle manifestazioni pubbliche alle famiglie che hanno perso i loro cari in Paesi che non ci vogliono?» Dal canto suo l’assessore regionale Federica Seganti (Lega Nord) ha così commentato: «Non so nulla di quanto è accaduto al valico di Lipizza. Spero che il Sole delle Alpi non sia stato usato male o lordato. […] Il sole è un antico simbolo celtico, adottato da molti e con molti significati. […] Comunque per quanto riguarda la cerimonia a ricordo del 26 ottobre 1954, ognuno è libero di festeggiare pubblicamente quello che intende festeggiare. Siamo in democrazia e molti triestini ricordano ancora l’amministrazione austriaca...». Red. A Lipizza blitz per ammainare il Tricolore e innalzare il «sole delle Alpi» F orse come risposta alle cerimonie per il 56.mo, a Lipizza lo scorso 24 ottobre almeno due individui col volto coperto hanno rimosso il Tricolore dall’asta posta a qualche metro di distanza dal valico italo-sloveno ed hanno alzato il vessillo bianco e verde della «Padania». Nessuno è intervenuto perché il valico non è più presidiato da Carabinieri e Guardia di Finanza. La bandiera col simbolo leghista ha svento- W Valico di Lipizza, per un’ora circa è rimasto sul pennone il vessillo con il «sole delle Alpi», il Tricolore ammainato (foto www.ilpiccolo.it) 3 Numero 12 | Dicembre 2010 CULTURA e LIBRI Il moscerino Dà fastidio dove deve La "Dante" con le pezze S ocietà Dante Alighieri, 131 anni di vita, 500 Comitati in 77 Paesi nei diversi continenti (Africa, America, Europa, Asia e Oceania), oltre 205 mila soci, sorta per promuovere la lingua e la cultura italiane nel mondo. Un’istituzione, ma a chi interessa? E difatti alla “Dante” sono stati appena tagliati i contributi statali per oltre la metà del suo già spartano budget: il 53%, lasciandole per tutto il 2011 una somma da capogiro (si fa per dire), 600 mila euro. Tanto non se ne accorgerà nessuno (salvo le vittime). Ma come se la passano gli altri enti europei di promozione? Il British Council si assicura un finanziamento pubblico pari a 220 milioni di euro, il Goethe Institut può contare su 218 milioni, lo spagnolo Cervantes su 90 milioni; persino al portoghese Camoes il governo di Lisbona destina 13 milioni e Alliance Française gode W Roma, Palazzo Firenze (XVI sec.), sede della “Dante”. Nei decenni trascorsi la Società ospitò anche l’archivio della Società Dalmata di Storia Patria di contributi per 10,6. Altri commenti sono superflui. I dirigenti dell’Istituto, il presidente Bruno Bottai e il segretario generale Alessandro Masi hanno espresso le forti preoccupazioni per l’operatività della secolare istituzione nel corso di un’audizione alla Terza Commissione Esteri della Camera, svoltasi il 27 ottobre: hanno parlato esplicitamente di «difficoltà del proseguimento dell’attività in difesa della lingua e della cultura italiana». Oltre al vicepresidente della Commissione, Franco Narducci (Pd), hanno preso la parola gli Gennaro Malgieri (PdL), Mario Barbi (Pd), Enrico Pianetta (PdL) e Giuseppe Angeli (Fli), i quali hanno espresso solidarietà alla Dante Alighieri proponendo un emendamento urgente al Governo per l’immediato ripristino del contributo per le attività della più antica e nobile Istituzione sorta per volontà di Giosué Carducci nel 1889. «Si scrive Juraj si legge Giorgio» del “Primorske Novice”, firma sul quotidiano un intervento nel quale lamenta l’uso del termine «Loggia» per indicare l’edificio quattrocenteSul “Corriere della Sera” Giannantonio Stella commenta le falsificazioni della storia sco posto tra il Palazzo del CapitaL’ostinato e annoso éscamotage di “tradurre” in croato i nomi italiani, no e il Palazzo del Podestà. A suo parere, andrebbe fatto valere il termine ad iniziare dai grandi artisti istriani e dalmati che nei secoli hanno edificato, sloveno «Loza», che deriva evidentemente dall’italiano il quale a sua volta scolpito e dipinto tanti tra i più grandi capolavori dell’arte occidentale, trova deriva dal latino «lobia», per accreditare ulteriormente una storia slovena finalmente adeguati commenti sulla migliore stampa italiana, come nel caso che nessuna traccia ha lasciato. L’infelice e risibile uscita è stata ripresa dalla del quotidiano milanese che il 15 settembre scorso pubblica un’ironica nota “Voce del Popolo” a firma di Kristjan Knez e successivamente da Liliana Martissa su “Coordinamento Adriatico” (Chi ha paura di un termine itadi Giannantonio Stella. Ne pubblichiamo alcuni significativi passaggi. liano nella “bilingue” Capodistria?, n. 2/ aprile-giugno 2010). Un comuraj Dalmatinac, chi era costui? È la domanda che si sono fatti un mento competente, del quale trascriviamo alcuni brani salienti. po’ di lettori leggendo il supplemento di «Bell’Europa», la rivista di Giorgio Mondadori, dedicato alla Croazia. Dove si descrive tra l’altro la Ora la loggia è una tipica costruzione di origine mediobellezza della cattedrale di San Giacomo di Sebenico «capolavoro di Juraj evale molto diffusa in Istria e Dalmazia, ma assente, per Dalmatinac». Il fatto è che l’artista è in realtà quello che i veneziani in un quanto si sappia, sia dalla Slovenia che dalla Croazia storica. È infatti documento del 1441 chiamano «Maestro Giorgio lapicida, del fu Mat- patrimonio peculiare delle due regioni adriatiche di cultura latino-veneta che sono entrate a fare parte della Jugoslavia appena nel corso del XX secolo. Questo tipo di edificio, adibito anticamente ad uso pubblico, ha avuto origine nei liberi comuni dell’Italia centro-settentrionale (e per estensione e comunanza di civiltà anche nelle città dell’Istria e della Dalmazia) come espressione di quelle libertà contro il dominio feudale e imperiale, sancite negli Statuti cittadini. Successivamente l’uso di costruire Logge si è protratto anche nell’epoca delle Signorie, sia in Italia che nelle città adriatiche sottoposte alla Signoria di Venezia con esemplari rinascimentali di grande pregio artistico, come la loggia detta dei Lanzi a Firenze, quella di Traù, quella pallladiana di Vicenza, o le due Logge del Sanmicheli a Zara, per fare solo qualche esempio. Per quanto riguarda la Loggia di Capodistria in questione, costruita nel 1462, vale la pena ricordare che essa non era la più antica. Infatti si ha testimonianza di una lobia vetus fatta erigere nel 1268 da Marino Mauriceno fra i due palazzi comunali di allora, quelli del capitano del popolo e del podestà. Ciò avveniva, per intenderci, circa un secolo prima della erezione della celebre loggia fiorentina. Se il termine «loggia» infastidisce qualche studioso sloveno, non dovrebbe essere tanto per il suo nome italiano, quanto per tutW Sebenico, l’imponente to quello che la costruzione stessa Q e limpida facciata del rappresenta, il retaggio storico di Duomo, opera di Giorgio una istituzione e di un passato che Orsini, e un dettaglio dei non ha niente a che vedere con la fregi esterni sui quali sono storia slovena. Per la stessa ragione scolpiti ben 71 volti di andrebbe distrutto tutto il centro uomini, donne e bambini, storico di Capodistria. nella felice fusione di arte Un centro storico che per gotica e rinascimentale decenni, dopo il «ritorno» della teo da Zara, abitante a Venezia, attualmente risiedente a Sebenico». Noto cittadina alla «madrepatria jugoanche come Giorgio Orsini. Di nascita, nome, cultura, scuola veneziana. slava», è stato lasciato in uno stato Ora, noi possiamo benissimo continuare a chiamare Niccolò Co- di estremo abbandono. Lo stesso W La Loggia, a Capodistria, elegante pernico il polacco Mikolaj Kopernik e chiamare Giovanni Keplero il palazzo Pretorio rischio di andare costruzione gotico-veneziana, tedesco Friedrich Johannes Kepler e chiamare Linneo lo svedese Carl perduto tanto che ci fu bisogno di edificata nel 1643 da Nicolò da Nilsson Linnaeus: così si è fatto per secoli. E va da sé che i croati possono una campagna a favore della sua Pirano e Tommaso da Venezia benissimo continuare a chiamare Giorgio di Matteo col nome di Juraj salvaguardia da parte di esuli CaDalmatinac. Ma perché mai dovremmo accettare noi il nome «loro»? È podistriani (Un documentario di X Capodistria, la Piazza Da Ponte una questione non nuova, ma vale la pena di tornarci su. Anche perché Marucci Vascon , «Le pietre di Cain una foto Life dell’immediato sulla stessa rivista (peraltro bella e ricca) diverse località che per secoli podistria», sta a testimoniare come secondo dopoguerra. Si noti, tra hanno avuto un nome veneziano, sono citate col solo nome croato. […] era ridotto). […] Il disinteresse per l’altro, a destra della fontana, la La storia è andata così. Ed è vero che la venezianissima Zara, ad il patrimonio architettonico della stella rossa sopra un portone e, a esempio, dopo la pulizia etnica che la svuotò degli italiani, è oggi a stra- cittadina andava ricercato probasinistra, le insegne in croato grande maggioranza croata. Amen. Ma un po’ di rispetto la storia lo bilmente nel fatto che fra quelle impone. E ha ragione Carlo Giovanardi che in una lettera, dopo aver calli “veneziane” i nuovi abitanti, ricordato le polemiche sulla toponomastica in Sud Tirolo, scrive: «Nel insediatisi dopo l’esodo della magmomento in cui la Croazia sta per entrare nell’Europa unita, mi sembra gioranza degli italiani autoctoni e molto debole l’argomento che gli italiani oggi a Zara non ci sono più». provenienti dai villaggi della camPerché «centinaia di milioni di europei, di cui i croati saranno tra poco pagna circostante o immigrati parte, hanno il diritto a non vedere la storia e la cultura tedesca cancella- dall’intero territorio jugoslavo, non si trovavano a proprio agio, te a Bolzano, quella slovena a Trieste e quella italiana a Zara». Conclusione: dato che gli slavi addebitano al fascismo proprio il tanto è vero che preferirono abitare crimine di aver tentato di cancellare la loro identità, che senso ha che negli anonimi caseggiati di periferia come quelli che hanno deturinsistano oggi nello stesso sopruso? […]. Giannantonio Stella © Corriere della Sera pato Monte San Marco. Quando ci si accorse del valore del centro storico, si iniziò da parte delle autorità un’opera di recupero per la sua valorizzazione, anche a fini turistici. Di questo patrimonio occorreva E a Capodistria la Loggia veneziana è però considerarsi eredi legittimi e a tal fine andava cancellata la storia travestita da «Loza» etnica e culturale di Capodistria, con un’opera di disinformazione e miNon è migliore la situazione a Capodistria, oggi territorio sloveno, stificazione durata decenni. […] dove tal «professore» Joze Hocevar, coadiuvato dalla pubblicista Jolka Milic Liliana Martissa “Coordinamento Adriatico” J […] 4 Numero 12 | Dicembre 2010 CULTURA e LIBRI Come prenotarne le copie Presto il volume a tiratura limitata La donna in Istria e in Dalmazia nelle immagini e nelle storie Una splendida pubblicazione rende omaggio alla figura femminile dal Cinquecento all’esodo nel Novecento S arà disponibile nei prossimi mesi, a cura dell’Anvgd, il volume La donna in Istria e in Dalmazia nelle immagini e nelle storie, nel quale viene pubblicata un’ampia ed accurata scelta dei materiali iconografici e documentali esposti nella Mostra allestita nel 2005 nella W F. S. Delpeche su disegno di H. Lecompte, Femme de Pola, litografia, Parigi 1819. Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari, Roma re di August Tischbein, di Giuseppe Lallich, Pietro Marchesi, ritratti e caricature di Eugenio Bosa, documenti privati di famiglie illustri, testimonianze di donne celebri nella letteratura e nello spettacolo: poetesse e scrittrici, ma anche attrici X Achille Beltrame, frontespizio de L’Istria, di E. Silvestri, Vicenza 1903 W Luciano Morpurgo (Spalato), Donna con cappello, Mibac, Istituto per il Catalogo e la Documentazione, Fondo Morpurgo, Roma. La copertina del volume Biblioteca nazionale di Roma, ideata e curata da Giusy Criscione e realizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia con il patrocinio dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni Culturali e la Biblioteca Nazionale. Dalla fine del Cinquecento ad oggi, la mostra sottolineava - ed il bel volume in corso di preparazione conferma - la ricchezza dell’apporto femminile alla storia dell’Adriatico orientale, attraverso una documentazione che comprende, oltre ad un ricco corpus di fotografie (di particolare interesse quelle di Luciano Morpurgo che ritraggono le condizioni di vita delle contadine istriane dell’inizio del Novecento) rarissime raccolte di cartoline, oggetti di uso quotidiano, ope- come le sorelle Gramatica e Alida Valli. Nelle sue ben 276 pagine corredate da uno splendido apparato fotografico, il volume restituisce - come allora l’esposizione - una ricchissima storia “al femminile” dalla quale emerge potente la complessa realtà di quelle donne volitive e forti, antesignane di atteggiamenti moderni e vero fulcro della tradizione familiare, tanto più preziose in quanto depositarie di una memoria storica che ha subito traumatici e radicali cambiamenti a seguito dell’esodo della popolazione italiana nel secondo dopoguerra. La scelta della donna istriana e dalmata quale soggetto attivo della storia permette di conoscere ed apprezzare molti tratti inediti della civiltà e del carattere della popolazione di lingua e cultura italiane che ha vissuto, e in parte vive ancora, lungo la costa dell’Istria, del Quarnero e della Dalmazia. Nella donna di queste aree si concentrano e si esaltano gli aspetti preponderanti di un popolo, perché la figura femminile è la risultanza di elementi caratteriali e culturali tipici: in lei si manifestano la fierezza del carattere, la bellezza spesso solare e schietta, la resistenza alla fatica dettata da un innato senso del dovere, il saldo legame alla famiglia sia di origine che acquisita. Come la Mostra, anche il volume abbraccia un ampio arco di tempo che parte dal Cinquecento e giunge all’esodo del Novecento. Intento della curatrice è di porre in luce le presenze femminili significative nei ruoli più diversi e presso tutti i ceti sociali. Preziosi, al riguardo, i prestiti concessi da collezionisti privati, che hanno messo a disposizione le rarissime raccolte di cartoline, di oggetti d’uso quotidiano, i costumi, e da musei quali i Civici di Trieste, la Fondazione Scaramangà e il Museo di Arte e Tradizioni Popolari di Roma. «Questo libro che presentiamo - scrive nella Presentazione il presidente dell’Anvgd Lucio Toth - […] vuole offrire alla dimensione del mito e della nostalgia una base documentaria, basata su fonti iconografiche e letterarie, che diano ragione di eventi per i più incomprensibili, per scarsa conoscenza dei contesti storici e ambientali nei quali questi eventi si sono prodotti, con la conseguente chiusura del cuore e della mente provocata da pregiudizi radicati nell’ignoranza. E ci si accorge, rovistando archivi e bauli, musei e biblioteche, studi di professionisti e tinelli di case popolari, che questa eredità di ricordi si trasmette prevalentemente per via femminile, come se alle donne fosse toccato in sorte non solo il salvataggio materiale dei focolari domestici, ma della loro stessa minuta, quotidiana memoria, custodita come un frutto prezioso nel ventre profondo dei ricordi infantili e giovanili». È dunque anche un omaggio alla tenacia e alla saggezza delle donne istriane, fiumane e dalmate, testimoni ed artefici del loro tempo, in ultimo anche nella circostanza avversa e drammatica dell’esodo dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia: la memoria della storia è custodita nei loro scrigni preziosi ed espressa con le loro parole instancabili, che questa edizione vuole trasmettere nella loro forza e bellezza. Questo l’Indice del volume: Presentazione di Lucio Toth; Introduzione di Giu- W Irma Gramatica (Fiume, 1867 Firenze, 1962), Mibac, Istituto per il Catalogo e la Documentazione, Fondo Mario Nunes Vais, Roma X Roma, Villaggio Giuliano-Dalmata, 1947. Primi insediamenti sy Criscione; Una fabbrica d’emancipazione femminile: Storia delle tabacchine rovignesi di Rosanna Turcinovich Giuricin; Il sale della vita di Rosanna Turcinovich Giuricin; Il costume istriano e dalmato nelle fonti iconografiche di Grazia Bravar; Alcune considerazioni sulla letteratura della memoria e dell’esodo di Giusy Criscione; Voci femminili dell’Istria e di Fiume di Elis Deghenghi Olujic. Cap. I La donna e il mare; Cap. II Donna e madre; Cap. II.1 Le Famiglie; Cap. III Donne al lavoro; Cap. IV Donne illustri; Cap. V L’Esodo; Cap. VI Costume e Costumi; Cap. VII Ritratti e Tipi. Come prenotare il volume C hi desidera prenotare una o più copie numerate, può versare 25 euro per copia sul conto corrente postale 52691003 intestato Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia-Roma o tramite l’Iban IT70 A076 0103 2000 0005 2691 003 indicando nella causale «La Donna in Istria e Dalmazia». Per chi dovesse richiederle dopo la pubblicazione, il costo sarà di 30 euro più spese postali. Per ulteriori informazioni scrivere a [email protected] 5 LA REDAZIONE RISPONDE Indennizzi, era del 1985 l’ultima legge che riapriva i termini per beni mai risarciti A cura dell’Avv. Vipsania Andreicich In seguito ad alcune ricerche effettuate nei Libri Tavolari dei beni situati nella Repubblica Croata, sono venuto a conoscenza che alcuni beni, di cui mio padre era proprietario nel momento in cui abbandono l’ex Jugoslavia, non sono stati indennizzati da parte dello Stato italiano. Sono ancora in tempo per ottenere questo indennizzo? Lettera firmata I n seguito all’“abbandono” da parte degli italiani di tutti i loro beni nei territori che, in seguito alla seconda guerra mondiale, l’Italia ha dovuto cedere alla Jugoslavia, sono state emanate diverse leggi che hanno previsto il pagamento da parte dello Stato italiano di un indennizzo per tale perdita. Queste leggi, che si sono succedute nel tempo, prevedendo ogni volta dei coefficienti di rivalutazione del valore attribuito ai beni perduti indicato all’anno 1938, prevedevano dei termini entro i quali bisognava inoltrare la domanda presso l’amministrazione competente. Scaduti tali termini non era più possibile far valere il diritto di ottenere l’indennizzo per la perdita delle proprie proprietà. L’ultima legge che ha riaperto i termini per la presentazione della domanda iniziale di indennizzo fu la Legge 135 del 1985. Le successive leggi emanate a favore dei profughi giuliano-dalmati, che hanno previsto ulteriori indennizzi, ovvero la Legge 98 del 1994 relativa all’avviamento commerciale e la recente L. 137 del 2001, hanno previsto delle integrazioni agli indennizzi precedentemente elargiti dallo Stato italiano: ciò sta a significare che il diritto all’indennizzo era attribuito solo a coloro che avevano presentato la prima domanda entro i termini previsti dalle precedenti leggi. Infatti, l’art. 1 della Legge 29 marzo 2001 n. 137 dispone che: «Ai titolari di beni, diritti ed interessi abbandonati nei territori ceduti alla ex Jugoslavia in base al trattato di pace del 10 febbraio 1947 e all’Accordo di Osimo del 10 novembre 1975, già indennizzati o da indennizzare ai sensi della Legge 5 aprile 1985 n. 135 e della Legge 29 gennaio 1994 n. 98, è riconosciuto un ulteriore indennizzo». Tale legge, quindi, prevede una integrazione di indennizzo solo per coloro che fecero domanda entro i termini previsti dalla Legge 135 del 1985, mentre nulla è previsto per coloro che non avevano in precedenza attivato la procedura di richiesta di indennizzo nei confronti dello Stato italiano. Alla luce di quanto sopra devo purtroppo rispondere che i beni per i quali non fu presentata una domanda di indennizzo nei termini previsti dalle leggi sugli indennizzi, non è più possibile ottenere alcun pagamento da parte dello Stato italiano. Bisogna inoltre precisare che anche la Legge 137/2001 ha previsto un nuovo indennizzo, ma non ha riaperto i termini per la presentazione di nuove domande, pertanto poteva essere richiesto l’indennizzo unicamente in merito ai beni già denunciati con le domande precedenti ovvero tale legge prevedeva unicamente una conferma della richiesta iniziale di indennizzo. Si precisa pertanto che l’ultimo termine per presentare una nuova richiesta di indennizzo era quello previsto dalla Legge 135 del 1985 e che oggi purtroppo non possono più essere presentate domande di indennizzo per beni non ricompresi nelle domande presentate, da ultimo, nel 1985. Numero 12 | Dicembre 2010 La Sede, attività di un anno (e di ogni altro anno) A conclusione dell’anno ci sembra utile, a titolo informativo, riassumere secondo un ordine ragionato le diverse attività svolte dalla Sede nazionale, anche per dare una misura di valutazione a quanti, dall’Italia ed anche dall’estero, si rivolgono alla nostra struttura centrale per tutta una variegata serie di questioni e di problemi. Ecco dunque, in necessaria sintesi, quanto svolto nel corso del 2010, ed egualmente negli anni precedenti. fascicolazione e la presentazione all’Amministrazione statale; la raccolta ed organizzazione dell’elenco generale dei Soci. T SEGRETERIA ra le competenze, l’attivazione negli orari al S comunicazione indirizzata alle singole strutture, anche su richiesta delle stesse: dalla spedizione gratuita di pubblicazioni alla spedizione gratuita dei manifesti del Giorno del Ricordo e di copie extra di “Difesa Adriatica” per il Giorno del Ricordo. E ancora, va dalla gestione dei rapporti con tutti gli organi associativi, centrali e periferici alla raccolta archivistica delle comunicazioni interne e all’inoltro di documentazioni richieste; dai rapporti con le istituzioni cui i Comitati/Delegati demandano le competenze alla Sede nazionale alla consulenza a Comitati/ Delegati su problematiche organizzative, logistiche e normative; svolge le funzioni di segreteria per la Presidenza nazionale, di segreteria e organizzazione per l’Esecutivo nazionale, per il Consiglio nazionale, per il Collegio dei Revisori dei Conti, per il Collegio dei Probiviri, per la Commissione nazionale di Disciplina. Si aggiungono, tra le competenze della Sede di Roma, le funzioni di segreteria e organizzazione per il Congresso nazionale e gli eventi di carattere nazionale; la predisposizione delle rendicontazioni dei progetti assegnati ai Comitati, utilizzando i documenti provenienti dalle strutture, producendo le copie necessarie, il loro riordino, la “DIFESA ADRIATICA” E ASSISTENZA ALLE STRUTTURE ASSOCIATIVE i parte dalla distribuzione gratuita di circolari o informative interne, via mail o cartacee alla predisposizione ed inoltro gratuito di ogni tipo di ne, cura i rapporti con i fornitori, il controllo, organizzazione e sollecitazione del riversamento delle quote sociali spettanti alla Sede nazionale; la registrazione delle presenze in Sede. pubblico previsti e consulenza telefonica per ogni tipo di problematica; l’accoglienza di Esuli, discendenti e istituzioni che fisicamente giungono in Sede, sia per consulenze che per consultazioni documentali o di biblioteca; l’assistenza a enti, istituzioni e scuole relativamente alle attività dell’Associazione; l’aggiornamento dati della Biblioteca della Sede; la riproduzione di documenti e pubblicazioni su richiesta degli interessati; l’inoltro della corrispondenza; l’elaborazione ed aggiornamento dell’elenco Soci generale. Con riferimento a “Difesa Adriatica”, la Segreteria cura anche l’acquisizione e la registrazione degli introiti per abbonamenti nella contabilità generale, l’abbinamento dei versamenti ai nominativi degli abbonati; l’aggiornamento dell’elenco abbonati ed elargizioni per la pubblicazione; l’aggiornamento indirizzi e titolari degli abbonamenti; la verifica delle morosità, predisposizione ed invio dei solleciti, verifica successiva sugli effettivi versamenti. AMMINISTRAZIONE R ilevanti le sue funzioni, che vanno dalla registrazione e controllo di circa 1.200 operazioni finanziarie nel corso dell’anno alla predisposizione ed inoltro dei pagamenti tramite online; dall’accesso al più vicino sportello di Poste Italiane per le operazioni finanziarie che necessitano una presenza fisica o l’utilizzo di documentazione cartacea alla gestione di tutti i progetti di competenza della Sede nazionale, con predisposizione delle richieste, dei preventivi, dell’esecuzione materiale e degli incarichi, della raccolta dei documenti, della loro elaborazione ed inoltro all’Amministrazione statale; infi- d ecco il backstage del nostro mensile: si inizia con la lettura e l’editing dei testi giunti in Sede alla raccolta delle notizie provenienti da Comitati/ Delegati destinate alla pubblicazione sul sito internet e su Difesa Adriatica; dalla trascrizione manuale dei testi non informatizzati alla ricerca documentale via internet e non di materiale testuale e fotografico. E ancora, sono di competenza redazionale la composizione e l’adeguamento di te- sti in base alle notizie rilevate da altre fonti, la composizione e organizzazione dei file che dovranno confluire nel giornale, la predisposizione dell’impaginazione del giornale e così l’abbinamento di testi e foto alle pagine; l’inoltro di tutto il materiale previsto al grafico/tipografia per la composizione, la correzione delle bozze impaginate e disposizione definitiva per la stampa. SITO INTERNET P er rimanere nell’abito della comunicazione, l’operatività del sito www.anvgd.it è garantita dalla verifica quotidiana (più volte al giorno) delle notizie in rete, degli articoli della stampa, delle segnalazioni dai Comitati/Delegati/ Soci; dalla ricerca del materiale fotografico in abbinamento alle news; dalla scelta e inserimento delle notizie e degli articoli più importanti; dall’aggiornamento delle pagine locali e delle diverse sezioni del sito POSTA ELETTRONICA U no strumento irrinunciabile, che permette velocità di comunicazione e risparmio economico. Ma comporta, quotidianamente, la verifica continua dei messaggi continua ► 6 ◄ dalla prima precedente LA SEDE, ATTIVITÀ DI UN ANNO (E DI OGNI ALTRO ANNO) in arrivo, l’utilizzo delle informazioni giunte a seconda delle necessità operative, la predisposizione di risposte alle richieste di informazioni e di contatto, l’inoltro dei messaggi alle strutture interessate all’argomento, l’inoltro automatico dei messaggi alle strutture destinatarie di mail tramite il sito. BENI ABBANDONATI È un settore dell’attività particolarmente vivace, e prevede l’assistenza telefonica a Esuli e discendenti da ogni parte d’Italia e del mondo, anche indirizzati dagli stessi Comitati provinciali; l’accoglienza di Esuli e discendenti in Sede, interessati ad approfondire le proprie problematiche; i contatti e rapporti col consulente legale; l’evasione di richieste scritte provenienti dall’Italia e dall’estero; l’evasione di mail informative sull’argomento; la consultazione dell’archivio cartaceo della Sede per fornire informazioni ai titolari delle pratiche; i contatti frequenti con il Ministero per ricevere informative sullo stato di singole pratiche. GIORNO DEL RICORDO I n occasione del 10 Febbraio di ogni anno, la Sede si attiva per la predisposizione del manifesto ufficiale, per la composizione ed aggiornamento del calendario ufficiale; per l’assistenza ad enti, istituzioni e scuole fornendo loro contatti, materiale divulgativo gratuito e ogni altro tipo di informazione. PUBBLICAZIONI Q uest’ultima, ma non meno importante voce, prevede la cura periodica e aggiornamento dell’elenco delle pubblicazioni disponibili sul sito, in versione cartacea e tramite commercio elettronico; l’evasioni di richieste di informazioni via mail; l’acquisizione di ordini via telefono, mail e commercio elettronico; la predisposizione dei plichi di pubblicazioni richieste, con annesso bollettino postale precompilato; la registrazione informatica della richiesta e del sospeso di pagamento; la verifica e registrazione successiva del pagamento effettuato. Numero 12 | Dicembre 2010 DAI COMITATI COMITATO DI ANCONA E ntrato ormai nel calendario delle attività del Comitato di Ancona, anche questo anno abbiamo ricordato il Patrono di Zara con una S. Messa seguita da un lieto incontro sociale. Quest’anno la ricorrenza di S. Simon coincideva con il Raduno nazionale dei dalmati. I zaratini di Ancona e gli amici del Comitato che non hanno avuto modo di recarsi ad Orvieto hanno voluto comunque celebrare la festa del Patrono tra di loro, rendendone partecipe la comunità della Parrocchia delle Torrette alla Messa di domenica 10 ottobre. Il celebrante, don Silvano Schiaroli, che già ci aveva accolto nella sua chiesa lo scorso dicembre per Santa Lucia, ha spiegato il significato del labaro della Associazione al lato dell’altare ai numerosi fedeli presenti, tra i quali anche il Sindaco della città. Dai numerosi fedeli presenti si è levato un sentito applauso, in segno di solidarietà per le nostre vicende. Assolto con l’ atto di devozione al comune dovere di testimonianza della nostra storia e delle nostre tradizioni,dopo la S. Messa ci siamo ritrovati in bel numero per un incontro conviviale. *** COMITATO DI BOLOGNA A Nino Benvenuti lo stemma Anvgd L a città di Loiano (Bologna) ha insignito il pugile istriano Nino Benvenuti della cittadinanza onoraria. Alla cerimonia hanno preso parte l’assessore allo Sport della Provincia di Bologna Pondrelli, il consigliere della Regione Emilia Romagna Alberto Vecchi, e il vicepresidente nazionale Anvgd Marino Segnan che ha consegnato a Benvenuti un crest con lo stemma associativo, motivandolo con la partecipazione del pugile olimpico al Comitato d’Onore del prossimo Triangolare del Ricordo organizzato dalla nostra Associazione. Ricordiamo che Benvenuti è stato uno dei più grandi campioni dello sport italiano. Nato a Isola d’Istria il 26 aprile 1938, ha ereditato dal padre la passione per la boxe. Nel 1957 ha vinto l’oro agli Europei di Praga e nel 1959 a Lucerna. Nel 1960 conquista la medaglia d’oro nella categoria pesi welter alle Olimpiadi di Roma (tra i mediomassimi prevalse Cassius Clay, ma la coppa per il miglior pugile di tutto il torneo è riservata all’italiano). Nel 1965 divenne campione del mondo dei superwelter e nel 1967 lanciò la sfida per la categoria dei pesi medi, la più prestigiosa. Il 17 aprile 1967 diciotto mi- lioni di italiani seguirono l’incontro attraverso la radio, nel cuore della notte: Nino batteva Emil Griffith ai punti in un combattimento epico in cui entrambi i pugili andarono al tappeto. Le recenti celebrazioni del 50.mo delle Olimpiadi di Roma testimoniano come Nino Benvenuti sia sempre nel cuore degli italiani. *** COMITATO DI BOLZANO I l presidente del Comitato di Bolzano, Giovanni Benussi, è intervenuto sul quotidiano “Corriere dell’Alto Adige”, che il 26 ottobre scorso aveva riportato erroneamente alcune sue dichiarazioni nelle quali definiva le nostre terre d’origine come «ex colonie dell’impero fascista». Il macroscopico errore è stato stigmatizzato dal nostro dirigente così come sotto riportato. […] La giornalista, Diana Benedetti, riporta in modo corretto quanto le esposi in una intervista che mi fece alcuni mesi orsono, riguardante la ormai lunga presenza di istriani, fiumani e dalmati nel nostro territorio.Sono rimasto, però allibito quando ho letto che veniamo definiti come migranti dalle ex colonie dell’impero fascista. Volendo sperare che l’infelice definizione sia frutto d’una mancata conoscenza della storia di quella parte d’Italia che è impossibile definire come colonia e per giunta dell’ex impero fascista, mi permetto di fornire alcuni chiarimenti, perché si possa comprendere quale affronto tale definizione arrechi alla nostra gente, che vanta radici analoghe a quelle di tanti altri cittadini italiani. […] Dal 177 a.C. l’Istria e la Dalmazia vissero la conquista romana che si consolidò in oltre sei secoli. Fondata Aquileia (Forum Julii) i romani inviarono 15.000 coloni, che istituirono le colonie di Trieste (Tergeste),di Pola (Pietas Julia), i municipi di Parenzo (Parentium), i vici di Fasana (Fasanum), di Orsera (Ursaria), di Rovigno (Rubinium), di Umago (Humagum), di Nesazio (Nesathium). Costruirono la grande via Flavia che collegò Trieste, Pola e Fiume (Tarsaticum). Nel 27 a.C. Augusto concesse loro la Cittadinanza romana ed il Senato nello stesso anno divise l’Italia in 11 Regioni istituendo la Decima Regio Venetia et Histria, ed il magister militum aveva la sua sede a Pola. Roma lasciò opere nobilissime della sua arte: a Trieste il Colle Capitolino, il Foro ed il Teatro; a Brioni terme e ville; a Parenzo il Palazzo Pretorio ed il Lapidario; a Pola l’Anfiteatro, l’Arco dei Sergi ed il tempio di Augusto, due teatri la porta d’Ercole […]; a Fiume l’Arco Romano; a Zara il Foro; a Spalato il Palaz- zo di Diocleziano. Con Teodorico l’Istria passò sotto Ravenna, sorse la basilica eufrasiana di Parenzo ricca di mosaici d’arte ravvennate. Il cristianesimo partito da Aquileia si diramò attraverso la via Flavia e fondò le diocesi di Parenzo, Pola, Civitanova, Capodistria e Pedena. Pola offrì a Ravenna il santo arcivescovo Massimiano. […] Gli Slavi tentarono più volte ed invano di insediarsi in Istria: nel 599 a seguito degli Avari, nel 602 a seguito dei Longobardi e nel 611 da soli, comparvero, poi, i primi sparuti gruppi nel IX e X secolo e solo dopo il 1520 raggiunsero una certa consistenza in quanto chiamati con incentivi dai Veneziani per ripopolare il territorio […]. Dall’830 al 1797 si svilupparono i rapporti con la Repubblica di Venezia […] per divenire alfine sempre più integrati nella cultura, nell’arte, nelle sventure e nelle vittorie di Venezia. Dal 1791 al 1981 subimmo il dominio della Monarchia Asburgica, interrotto dal 1806 al 1815 dal Regno napoleonico d’Italia. […] Dal 1918 al 1945 si ritornò a far parte dell’Italia dopo aver pagato un immenso contributo di sangue nella prima guerra mondiale: 30 caduti ogni mille abitanti rispetto alla media nazionale di 10, con i nostri giovani costretti a passare clandestinamente la frontiera (2.107 giuliani di cui 1.030 ufficiali), rischiando la forca, per arruolarsi nell’esercito italiano […]. Voglio solo accennare, poi, alle sofferenze che l’ultima guerra ci arrecò, alle migliaia di morti trucidati dai titini, allo strazio di abbandonare tutto ciò che ci era più caro per essere accolti nella nostra Patria come degli intrusi se non come dei nemici, il vederci, nel ‘46, negata la possibilità di ricorrere al diritto all’autodeterminazione dei popoli, previsto in quei principi che passarono alla storia come Carta Atlantica e che vennero promulgati da Roosevelt e Churchill il 14 agosto del 1941, lo scoprire definitivamente perdute, infine, anche quelle poche terre della zona B che dovevano ritornare all’Italia svendute con l’accordo di Osimo del ‘75. […] Giovanni Benussi presidente Anvgd Bolzano La risposta del “Corriere dell’Alto Adige” Caro architetto Benussi, avendo avuto un nonno triestino cui ero molto affezionato, conosco per racconti familiari il dramma che lei ha ben sintetizzato.Comprendo dunque la sua giustificata amarezza e chiedo scusa a lei nonché ai lettori, interpretando il rammarico di Diana Benedetti. Si è trattato di un lapsus, sfuggito purtroppo anche nella fase di revisione del testo. La ringraziamo per le utili e doverose precisazioni. (e. fr.) *** DELEGAZIONE DI FORLÌ CESENA Sotto quale bandiera? Ricordando il 150.mo dell’Unità d’Italia P resso l’Istituto statale d’istruzione superiore “Leonardo da Vinci” di Cesenatico si è svolta, lo scorso 18 novembre, la tavola rotonda sul tema Italiani si diventa…Italiani si rimane. Che cosa vuol dire essere “italiano”? Vi hanano preso parte Michele Truppi, dirigente d’area della Prefettura di Forlì; Domenico Procopio, primo dirigente Commissariato di Cesena; Matias Ezequiel Schelotto, giocatore A.C. Cesena, oriundo; Sergio Urizio, Esule istriano; Axel Famiglini, discendente di Esuli istriani, Delegato Anvgd per Forlì-Cesena e promotore dell’iniziativa. W Axel Famiglini, delegato Anvgd per Forlì-Cesena, promotore della tavola rotonda Italiani si diventa…Italiani si rimane. Che cosa vuol dire essere “italiano”? *** COMITATO DI GORIZIA Presentato il volume postumo di Elio Apih Le Foibe giuliane L e foibe giuliane (Libreria Editrice Goriziana), scritto dallo studioso ed intellettuale Elio Apih, è uscito postumo con l’attenta curatela critica di Roberto Spazzali, Marina Cattaruzza e Orietta Moscarda Oblak. Ricor- 7 diamo che Apih (1922-2005) è stato uno dei maggiori esponenti della storiografia triestina, autore di numerosi libri sulla storia della sua città, della Venezia Giulia e del Friuli dal ‘700 al ‘900. Gli interrogativi posti da Elio Apih e le riflessioni che essi suscitano nel percorso del libro muovono da un quesito fondamentale: «Come e da dove viene l’’infoibamento’ nella Venezia Giulia?». È bene precisare che l’autore tratta sia delle foibe del 1943 in Istria, sia delle foibe del 1945, che riguardarono anche Gorizia, Pola e Fiume, ma soprattutto, per efferatezza, Trieste. Tuttavia il quadro delle foibe giuliane pone la questione di un uso barbarico che sembra appartenere all’Europa centro-orientale, e ci si domanda se esista un’inquietante presenza di “esperti” istruiti dai protagonisti dei fatti di Katyn. Le tensioni politiche si intrecciano con quelle nazionali e viceversa, sicché la correlazione causaeffetto non è, per Apih, l’unica chiave interpretativa ammissibile. L’ipotesi di Apih è che il comunismo jugoslavo non è stato sottoposto a giudizio in quanto ha goduto di un’ampia immunità dettata dall’atlantismo e incontrato l’apprezzamento della sinistra italiana in nome della politica di equidistanza terzomondista di Tito. Lunedì 15 novembre, nel Ridotto del Teatro “Giuseppe Verdi” di Gorizia, su iniziativa dell’Anvgd e della Lega Nazionale di Gorizia, l’opera è stata introdotta dal presidente Rodolfo Ziberna ed è stata illustrata dal prof. Fulvio Salimbeni. Alcuni brani sono stati letti dall’attrice ed accademica goriziana Maja Monzani. Trattato di Osimo Dibattito con Paolo Sardos Albertini e Paolo Radivo I l 10 novembre 1975 il Governo italiano e quello jugoslavo firmarono il cosiddetto «Trattato di Osimo». L’Italia rinunciava definitivamente, e senza contropartita, agli ultimi lembi di terra della penisola istriana (la cosiddetta Zona B). A 35 anni di distanza le nostre Associazioni vogliono riflettere e far riflettere sui fatti che hanno condotto a questo iniquo trattato per capire le ragioni per cui l’Italia abbia potuto sacrificare la sua identità territoriale e tradire migliaia di cittadini, già martoriati dalla guerra, supinamente, alla luce anche degli ultimi accadimenti di politica internazionale. Su questi argomenti, e sempre per iniziativa dell’Anvgd e della Lega Nazionale di Gorizia, introdotti da Rodolfo Ziberna, sono intervenuti il presidente della Lega nazionale di Trieste, avv. Paolo Sardos Albertini, esperto della materia, ed il giornalista triestino Paolo Radivo, giovane ma profondo conoscitore della storia del confine orientale. *** COMITATO DI MONZA D omenica 21 Novembre una delegazione del Comitato di Monza-Brianza ha partecipato con il Labaro alla cerimonia al Sacrario Militare di Tradate, organizzata dall’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia-sezione di Monza. All’interno del Sacrario giace il Tenente Colonnello Edvino Dalmas, nato a Zara il 3 ottobre 1895, fondatore della Scuola di Paracadutismo Militare di Tradate. W Tradate, nel Sacrario militare riposa il ten. col. Edvino Dalmas, zaratino, al quale rende omaggio il Comitato di Monza-Brianza (nella foto, una cerimonia di commemorazione al Sacrario. Foto www.paracadutistimilano.it) *** COMITATO DI NOVARA L o scorso 15 ottobre, la comunità novarese ha festeggiato Otello Soiatti, poeta nato a Pola il 13 ottobre 1930, novarese d’adozione. L’incontro per gli 80 anni di Soiatti si è tenuto presso l’auditorium della Banca Popolare di Novara, organizzato dalla Libera Università del Monteregio, in collaborazione con il “Corriere di Novara” e presente il Comitato Anvgd. Una lieta occasione per passare in rassegna l’intensa produzione letteraria di Soiatti che per venticinque anni ha diretto la rivista “Tempo Sensibile”, della quale è il fondatore, e per risentire le poesie in istroveneto delle quali è prolifico autore *** COMITATO DI ROMA Incontro Culturale RomaRovigno d’Istria 29, 30, 31 ottobre 2010 G rande successo a Roma, dove si sono concluse le tre giornate dell’Incontro culturale Roma-Rovigno d’Istria che ha visto protagonista il Comitato Provinciale Anvgd insieme con la Delegazione proveniente dalla città istriana, rappresentata dalle più alte Istituzioni politiche, sociali e scolastiche. Si è trattato senza dubbio di un Incontro storico, oltre che unico e primo nel suo genere. Mai, in precedenza, difatti, rappresentanti dell’Asso- W Roma, Palazzo Chigi. Una rappresentanza della delegazione Anvgd-Comunità di Rovigno nel cortile della Presidenza del Consiglio ciazione degli esuli e della minoranza italiana d’Istria (cosiddetti «rimasti»), si erano incontrate ufficialmente ai massimi livelli, realizzando il completo superamento di quelle divisioni e diffidenze che per tanto tempo avevano continuato a tenere separata una gente unica al di là e al di qua dei confini, reali o ideologici. Lo storico Evento ha avuto il Patrocinio del Municipio Roma XII EUR, la partecipazione del Comune di Roma e della Regione Lazio, della Società di Studi Fiumani e dell’Associazione per la Cultura fiumana, istriana e dalmata nel Lazio. Numero 12 | Dicembre 2010 La delegazione del Comitato Provinciale di Roma dell’Anvgd era composta dalla sua presidente Donatella Schürzel, dal vicepresidente Giorgio Marsan e dai consiglieri e sindaci. La delegazione di Rovigno era composta dal vicesindaco Marino Budicin, dalla vicepresidente della Regione Istriana Viviana Benussi, dal presidente della Comunità degli Italiani Gianclaudio Pellizzer, dal direttore del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno Giovanni Radossi e dai responsabili delle scuole italiane di ogni ordine e grado e da altri rappresentanti della Comunità italiana. Ospiti del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanardi volontà di superare tutte le incomprensioni e le barriere ideologiche che avevano caratterizzato il passato, nel nome dell’unità culturale, sociale e dell’italianità degli istriani, le cui componenti hanno entrambe sofferto in maniera indicibile in seguito alle tragiche vicende belliche, dell’esodo e dell’oppressione di un regime totalitario. Al termine della parte “ufficiale” della visita, lo stesso on. Giovanardi ha accompagnato gli ospiti in un tour particolarmente gradito di alcune tra le più belle sale di Palazzo Chigi. La visita al Quartiere Giuliano-Dalmata C e manifestazioni hanno avuto inizio venerdì pomeriggio quando le delegazioni congiunte dell’Anvgd e della Città di Rovigno sono state accolte a Palazzo Chigi dall’on. Giovanar- oncluso questo primo importante appuntamento istituzionale, le delegazioni si sono recate in visita all’ArchivioMuseo Storico di Fiume, sito nel Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma, dove sono state accolte dal direttore Marino Micich, che ha illustrato il grande patrimonio di di, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla presenza anche del Delegato alla Memoria del Comune di Roma, prof. Aldo Giovanni Ricci. L’incontro è avvenuto in un clima di grande cordialità manifestata in primis dall’on. Giovanardi, amico di vecchia data e sostenitore della causa giuliana, nonché da parte dei componenti delle Delegazioni, che hanno condiviso in modo fraterno come dichiarato dal Presidente della Comunità degli Italiani di Rovigno, Gianclaudio Pellizzer non solo i difficili ricordi, ma soprattutto la volontà di creare per il futuro una compagine unica e ricomposta. Durante l’incontro è stata ribadita dalle due Delegazioni la documentazione storica oltre che artistica e letteraria ivi custodito. A tale visita ha preso parte anche Francesco Zuliani, presidente della “Famìa Ruvignisa”, giunto appositamente da Udine per condividere questi giorni intensi con tutti i rovignesi, nonché un gran numero di esuli residenti nel Quartiere desiderosi di unirsi ai “fratelli” d’oltre frontiera. È stata questa una tappa fondamentale per l’acquisizione di tasselli significativi dal punto di vista storico, relativamente al quale l’Archivio-Museo da moltissimi anni svolge una funzione preziosa ed essenziale. A conclusione di questa prima lunga e impegnativa giornata, l’atmosfera si è sciolta in una bella cena romanesca, svoltasi con tante “ciacole”, “ridade” e canti in un L 8 tipico ristorante del “Ghetto”, il quartiere ebraico di Roma. Sabato 30 ottobre, la mattinata è iniziata con la visita del Quartiere Giuliano-Dalmata e dei suoi monumenti. Momenti particolarmente toccanti ed emozionanti si sono avuti presso i tre monumenti simbolo dell’intera comunità giuliano-dalmata, il Monumento ai Martiri delle Foibe, presso la Metropolitana B Laurentina, il Monumento ai Caduti, cippo in pietra carsica, e il Monumento all’Esodo in Piazza Giuliani e Dalmati davanti a ciascuno dei quali, i rappresentanti delle maggiori istituzioni rovignesi hanno voluto deporre un omaggio. Il flusso delle emozioni ha avuto un ulteriore crescendo man mano che la visita proseguiva: forte la commozione dinanzi alla Lupa portata da Pola dagli esuli e che ancora evidenzia le vicissitudini del viaggio con la frattura del basamento di pietra d’Istria, mai volutamente restaurato, a perenne ricordo della frattura con la propria terra. La visita è proseguita nella Chiesa di S. Marco Evangelista, storico punto di riferimento della Comunità giuliana sin dal suo arrivo, e nella Cappella della Delegazione della Città di Rovigno con il Comune di Roma presso il Campidoglio, accompagnati dai rappresentanti dell’ Anvgd romana, incluso il presidente nazionale Lucio Toth e dal consigliere comunale Andrea De Priamo, da sempre vicino alla Comunità giuliano-dalmata. La delegazione rovignese è stata accolta dall’assessore Laura Marsilio in rappresentanza del sindaco Alemanno, convalescente in seguito ad un intervento chirurgico. Nella prestigiosa cornice della Sala Giulio Cesare da poco restaurata, il consigliere De Priamo e il presidente nazionale Toth, hanno sottolineato la volontà di rendere concrete e fattive le collaborazioni tra le Comunità superando qualunque ostacolo. Al sopraggiungere dell’assessore Marsilio facente le funzioni del primo cittadino, tutto il gruppo si è spostato nella Sala dell’Arazzo dove si è svolto quasi un tavolo di lavoro. Ha preso per prima la parola la presidente del Comitato Anvgd capitolino, Donatella Schürzel, che ha sottolineato, con grande emozione, l’importanza storica di quel momento. Finalmente dopo più di sessant’anni, Marino Budicin, vicesindaco di Rovigno che ha colto quanto sottolineato dalla presidente Schürzel, esponendo soprattutto i presupposti secondo cui la Città di Rovigno, potrà avere parte viva in questi progetti e farlo anche istituzionalmente ed economicamente parlando. Successivamente il presidente Toth ha sottolineato quanto sia importante andare avanti, pur non dimenticando il passato e la storia che va sempre seguita e cercata nella sua verità inoppugnabile della documentazione. Molto emozionato l’intervento del presidente della Comunità degli Italiani Gianclaudio Pellizzer che ha sottolineato quanto in quel luogo e in quella situazione la Comunità italiana possa sentirsi ed effettivamente essere attestata e incentivata negli obiettivi e nel lavoro che già da molti anni porta avanti e che ora, con l’energia acquisita da questo Scambio ancor più potrà intensificare. Si è poi associato ai discorsi precedentemente uditi il consigliere De Priamo il quale ha ricordato quanto il Comitato romano dell’Anvgd stia dando a questa causa in cui egli stesso per primo Numero 12 | Dicembre 2010 mondo dei giovani, degli studenti, che dovranno in futuro raccogliere questi ideali, portarli avanti e renderli realtà concreta. Due incontri di studio alla Sala Quaroni, sulla via del dialogo P ienamente soddisfatte e travolte dalle emozioni, al termine di questo importante incontro istituzionale, le due Delegazioni hanno proseguito i loro lavori nel pomeriggio nella Sala Quaroni all’EUR, gremita di sul ruolo culturale del Centro di ricerche storiche di Rovigno. Il tutto introdotto puntualmente e moderato dalla presidente del Comitato Donatella Schürzel e con le efficaci e lucide conclusioni del presidente nazionale Anvgd Lucio Toth. L’intero Convegno si è svolto alla presenza del presidente del Municipio Roma XII EUR Pasquale Calzetta, patrocinatore dell’evento, della presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio Chiara Colosimo: hanno entrambi porto il loro saluto e l’avvio ai lavori, cui si è W Roma, Quartiere R Giuliano-Dalmata, l’omaggio dei rovignesi ai monumenti simbolo. Nella prima foto, al Cippo che ricorda sulla Via Laurentina i Caduti; nella seconda, al monumento all’Esodo, nella Piazza centrale del Quartiere W Nello studio del Sottosegretario alla Presidenza on. Carlo Giovanardi, che ha ricevuto la delegazione con la consueta amicizia riservata ai giuliani e ai dalmati dei Santi Patroni giuliano dalmati, realizzata grazie alle donazioni della Comunità di Roma. Significativo il commento finale del prof. Radossi che al termine di questo percorso ha commentato ringraziando sentitamente per una visita che ha svelato un quartiere che, in realtà, è «tutto un simbolico monumento». Gli incontri in Campidoglio L e attività sono proseguite con il suo massimo momento istituzionale, l’incontro rovignesi provenienti dalla città adriatica e rovignesi residenti nella capitale d’Italia erano insieme nella “nazione madre“, in Campidoglio, a fare propositi concreti, soprattutto rivolti ai giovani e a creare, grazie all’assessore Marsilio, delegata del Sindaco, sempre molto attenta e sensibile a questo argomento, l’inizio di un ponte Roma-Rovigno che avrà modo di consolidarsi nel mese di febbraio quando, insieme con il Sindaco di Roma, con i rappresentanti dell’Associazione per la Cultura istriana, fiumana e dalmata nel Lazio e con la presidente del Comitato romano Anvgd, si recherà durante il viaggio della Memoria a Trieste, Fiume e una giornata intera a Rovigno. La parola è poi passata a e tutte le rappresentanze Comunali, Sindaco e Assessore in testa, ma anche Municipali e Regionali gli sono al fianco. La vicepresidente della Regione istriana, Viviana Benussi, ha rilevato quanto in questo cammino così intensamente da tutte le parti voluto, sia fondamentale l’apporto della Regione istriana che ha possibilità pure di legiferare a tale proposito. Ha infine concluso l’incontro l’assessore Laura Marsilio, per il sindaco, la quale ha evidenziato a sua volta l’importanza storica di tale evento e la volontà concreta ed immediata di stringere sempre più i rapporti con la regione istriana e nella fattispecie con Rovigno, da ogni punto di vista e particolarmente pensando al un folto gruppo non solo di esuli o discendenti, ma di cittadini romani, porgendo più a questo punto l’attenzione al piano prettamente culturale e delle realtà locali, all’interno di una visione di assoluta reciprocità. Molto interessanti, e fattive le relazioni di ciascuno dei relatori, da Amleto Ballerini che ha parlato di dialogo tra esuli e rimasti, a Marino Budicin che ha approfondito il tema di ritrovare la propria città dal punto di vista culturale, economico e sociale per rovignesi di ieri e di oggi, a Giorgio Marsan che ha parlato del Quartiere Giuliano Dalmata di Roma come risorsa per la capitale, a Viviana Benussi che ha esposto un’interessante relazione sulle opportunità socio-culturali ed economiche della contea istriana oggi, a Marino Micich che ha parlato dell’importanza della scuola come veicolo di dialogo culturale, a Giovanni Radossi che ha svolto la sua prolusione aggiunto il saluto dell’assessore ai trasporti della Regione Lazio, Francesco Lollobrigida. Presenti anche molti altri rappresentanti delle altre Associazioni tra cui il presidente dell’Associazione triestini e goriziani in Roma Roberto Sancii, il cav. di G.C. Aldo Clemente, ex Segretario generale dell’Opera Profughi che ha profuso la sua esistenza nel sostegno ai giuliano-dalmati in modo concreto, dando la possibilità a molti di loro di ricostruirsi una vita dignitosa e Guido Cace, presidente dell’Associazione Nazionale Dalmata. In serata, alle 20.00 tutti, Delegazioni e folto pubblico, hanno gremito il Teatro Sammarco per il concerto del “Gato “ e il suo gruppo che ha allietato e dato un momento di leggerezza e di condivisione umana della manifestazione ai presenti con il repertorio di canzoni di Piero Soffici e una carrellata di canzoni tradizionali che hanno gonfiato il cuore dei presenti, 9 ma nella gioia della condivisione. Presenti anche in questo caso le Istituzioni, con il vicepresidente del Municipio Roma XII EUR, Maurizio Cuoci, da sempre amico e sostenitore della Comunità giuliana di Roma e che moltissimo si è speso anche in quest’occasione, ai fini di permettere la Manifestazione si potesse realizzare nel modo migliore possibile. …E «Temi giulianodalmati: esperienze a confronto» D omenica 31 ottobre, dalle ore 10,00 alle 13,30 intensissima mattinata di lavori presso la Biblioteca “Sammarco” nel cuore del Quartiere GiulianoDalmata, con un ciclo di incontri dal titolo «Temi giuliano-dalmati: esperienze a confronto». La presidente Schürzel ha aperto i lavori, introdotti da una vivacissima prolusione del prof. Giuseppe Parlato, noto storico, presidente della “Fondazione Ugo Spirito” e da molti anni vicino al mondo giuliano dalmata nonché esperto della sua storia. Sempre presente il presidente Toth che in questi intensi giorni non ha mai mancato di dare il suo sostegno ed un contributo acuto e volto al futuro all’intero Evento, è tornato a contribuire e a chiudere queste attività così concrete e finalizzate alla immediata realtà il consigliere comunale Andrea De Priamo e, presenza particolarmente gradita e che ha nel suo saluto, posto dei quesiti altamente significativi e da sfida sul come mantenere e perpetrare nel tempo la nostra identità, il direttore del Museo Ebraico di Roma Claudio Procaccia. Interessanti e vivaci tutti gli interventi, dalla filatelia e cartoline postali a cura di Marco Occhipinti, che ha destato particolare curiosità ed apprezzamento, al coinvolgente e vissuto Bella e vivace la presentazione di una studentessa del Liceo Pascal di Pomezia, presente con il resto della classe che ha esposto e presentato un lavoro realizzato da tutti questi studenti che nello scorso anno scolastico, dopo aver intensamente partecipato al Progetto su «Storia e cultura dell’adriatico orientale», hanno anche vissuto lo scambio culturale con gli studenti del Liceo Italiano di Rovigno. È seguita l’interessante presentazione dello Stradario Giuliano-Dalmata a cura di Marino Micich che ha evidenziato quanto sia utile la toponomastica e soprattutto quanto essa sia ampia nella capitale relativamente alle personalità del mondo giuliano. Bella e fortemente sentita la presentazione della raccolta di poesie in dialetto rovignese di Gianclaudio de Angelini, rovignese doc. curata dai due rovignesi Schürzel e lo stesso De Angelini che hanno faticato non poco a trattenere l’emozione. Infine particolarmente interessante l’ìntervento di Elio Privileggio sulle scuole della minoranza italiana a Rovigno e quello di Gianclaudio Pellizzer sulla Comunità italiana di Rovigno di cui è Presidente. Pellizzer ha fatto trapelare una forte emozione e sentimenti veri che hanno coinvolto tutti in una totale unicità. E tra occhi lucidi, abbracci fortissimi come a non volersi staccare, e il canto all’unisono della Viecia Batana simbolico inno dei rovignesi di tutto il mondo, le emozioni sono volate altissime nel darsi reciprocamente l’arrivederci a presto, a Rovigno. Commemorato il 4 Novembre C on una breve ma intensa cerimonia al Quartiere Giuliano-Dalmata della capitale, il Comitato di Roma ha ricordato Con Viviana Facchinetti l’«Adriatico oltre l’Atlantico», Esuli oltreoceano V enerdì 19 novembre alle ore 17.00, presso la Biblioteca S. Marco in Via F.lli Reiss Romoli 27, organizzata dall’Associazione Triestini e Goriziani di Roma e dal Comitato romano Anvgd, ha avuto luogo, presente l’autrice, la proiezione del reportage televisivo di Viviana Facchinetti «Trieste fra storia e futuro: dall’Adriatico oltre l’Atlantico». Nel filmato anche testimonianze e racconti degli Esuli giulianodalmati oggi a Trieste, in Canada e a Los Angeles. *** DELEGAZIONE DI SALERNO S alerno ha ospitato il 20 novembre la VII edizione del Premio Nazionale “Giovanni Palatucci”, dedicato all’ultimo Questore di Fiume italiana, «Giusto fra le Nazioni» per il suo determinante contributo alla salvezza di migliaia di ebrei. La manifestazione è coordinata dal CEPIS (Centro Europeo per la Pace nel mondo, per l’Infanzia, per lo Sviluppo) e si è tenuta presso il Teatro delle Arti di Via Urbano II. Dopo l’esibizione dei giovani del CEPIS (di cui è presidente Miriana Tramontina, delegata provinciale ANGVD) in musica, teatro, danza e poesia, verranno consegnati alcuni Premi alla Memoria, con particolare riferimento ai Paracadutisti della Folgore caduti a Kabul. I Premi Cultura sono stati conferiti a mons. Gianfranco Zuncheddu, postulatore della prima parte della causa di beatificazione di Giovanni Palatucci, e a Raffaele Camposano, vice questore aggiunto della Polizia di Stato. Sono state premiate anche le scuole vincitrici del Concorso «Giovanni Palatucci, Questore di Fiume italiana negli anni dell’esodo di Giuliani e Dalmati». Primo classificato è stato il Circolo Didattico di Macomer (Nuoro); seconda la Scuola Elementare “Vicinanza” (classe IV A) di Oggiate (Varese). *** COMITATO DI TRIESTE W Roma, Biblioteca “Sammarco” al Quartiere GiulianoDalmata, incontro su «Temi giuliano-dalmati: esperienze a confronto»: l’intervento del prof. Giuseppe Parlato (a sin.) da tutti video amatoriale a cura di Giacomo (Eto) Dandolo realizzato con grandissimo amore, alla presentazione dei prodotti multimediali realizzati nel corso degli anni dalle Associazioni esistenti sul territorio, come l’Anvgd e la Società di Studi Fiumani, la ricorrenza del 4 Novembre. Sui quattro pennoni che dominano l’ingresso del quartiere sono state issate le bandiere dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia e il Tricolore. Il presidente del Comitato, Donatella Schürzel, e il presidente della Consulta Anvgd del Lazio, Plinio Martinuzzi, hanno deposto una corona d’alloro sul prospiciente monumento ai Caduti GiulianoDalmati, formato da una grande pietra carsica. Erano presenti soci e abitanti del quartiere. R accontare non con un saggio ma in forma romanzesca l’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia è sempre stato una sorta di non dichiarato tabù. […] Romanzi autobiografici a parte, solo Carlo Sgorlon con il suo «La foiba grande» ha tentato di infrangere questo divieto non scritto ma di coscienza […]. Ci prova ora il veneziano Stefano Zecchi, docente di estetica, giornalista e scrittore, con il suo «Quando ci batteva Numero 12 | Dicembre 2010 forte il cuore», edito da Mondadori. Presentato all’auditorium del Museo Revoltella dall’autore, […] il romanzo racconta l’esodo attraverso la storia di una famiglia che non si arrende, ma in due modi differenti: da una parte c’è Nives, la madre, una donna molto forte che lotta fino alla morte per ribadire la propria italianità, […]. Dall’altra c’è il padre, Flavio, che si attacca alla propria vita e a quella di Sergio, suo unico figlio, che non si piega davanti all’invasione jugoslava ma rifiuta di combattere una guerra che sa essere persa fin dall’inizio. «Sono due i binari attraverso cui si muove questo romanzo, e di cui il titolo vuol essere la sintesi spiega Zecchi -. C’è la rimozione di un fatto storico, l’idea forte di identità e di patria che ha fatto “battere il cuore” a tutti quelli che hanno vissuto quelle vicende, ma c’è anche la storia di un papà e del suo bambino, della loro alleanza che definisce il senso della vita: in nome di questo rapporto vale la pena sfidare la miseria, la crudeltà e l’indifferenza della gente». […] «Certo, per scrivere questo libro mi sono documentato - prosegue l’autore - ma alcuni fatti li avevo vissuti personalmente a Venezia: ho visto l’arrivo dei profughi in Riva degli Schiavoni, ho visto degli scalmanati con le bandiere rosse agitarsi convinti che gli esuli fossero fuggiti da un paradiso comunista, ho visto i figli dell’esodo venire a scuola con addosso i famigerati cartelli con la scritta “profugo”. Ma tra i tanti libri su questi fatti che ho letto per documentarmi - racconta Zecchi - mi è parso che mancasse la storia capace di entrare nel cuore delle persone […]». «Quando ci batteva forte il cuore»è un romanzo che, come quello di Cassola, potrebbe facilmente diventare un film […]. «Me lo augurerei - risponde Zecchi -: a Pupi Avati il libro è piaciuto, e una trasposizione cinematografica potrebbe essere un mezzo efficace per fare conoscere questo pezzo di storia a un gran numero di persone. Sulle foibe adesso c’è una maggiore consapevolezza, ma sul tema dei profughi e dell’esodo, due tragiche vicende della nostra democrazia, c’è ancora tanto lavoro da fare». All’incontro con lo scrittore, realizzato grazie alla collaborazione tra Comune, Anvgd di Trieste e CDM (Centro documentazione multimediale della cultura giuliana, istriana, fiumana, dalmata) hanno partecipato anche il presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Renzo Codarin, Roberto Predolin, consigliere nazionale dell’Anvgd e amico di Zecchi, l’assessore Massimo Greco e il Sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Stefano Zecchi insegna Estetica all’Università degli Studi di Milano ed è stato docente in alcune Università straniere, tra cui quelle di Parigi, Erlangen e Calcutta. Romanziere e saggista, tra i suoi libri ricordiamo: Silla- bario del nuovo millennio (1993), Il brutto e il bello (1995), L’artista armato (1998), Capire l’arte (1999), L’uomo è ciò che guarda. Televisione e popolo (2005), Le promesse della bellezza (2006), e i romanzi Estasi (1993), Sensualità (1995, premio Bancarella 1996), L’incantesimo (1997), Fedeltà (2001, premio Grinzane Hanbury), Amata per caso (2005) e Il figlio giusto (2007). (fonte Giulia Basso “Il Piccolo” 29 ottobre 2010) W L’autore del romanzo, Stefano Zecchi *** COMITATO DI VARESE L unedì, 25 ottobre, alle ore 16,00, il Comitato della Società Dante Alighieri di Varese promuove, con il Patrocinio del Comune, un incontro con Giuseppe Palumbo che tratterà il tema «Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume». Ricordiamo che Giovanni Palatucci (Montella, 1909- Dachau, 1945) dopo la laurea in Giurisprudenza, nel 1936, prestò giuramento come volontario vicecommissario di Pubblica Sicurezza. In seguito, fu trasferito alla Questura di Fiume come responsabile dell’ufficio stranieri prima e, poi, come commissario e questore reggente. In questa veste ebbe modo di conoscere le conseguenze delle leggi razziali sulla popolazione ebraica. Nel marzo del 1939, un primo contingente di 800 ebrei, che sarebbe dovuto essere consegnato alla Gestapo, venne fatto rifugiare in Abbazia grazie alla tempestività con cui egli avvisò il gruppo del pericolo. Nel novembre 1943 Fiume, pur facente parte della Repubblica Sociale Italiana, di fatto entrò a far parte della cosiddetta Adriatisches Küstenland, il «Territorio d’operazioni del litorale Adriatico», controllato dai nazisti per ragioni strategiche ed il comando militare della città passò al capitano delle SS Hoepener. Pur avvisato del pericolo che correva, decise di rimanere al suo posto, far scomparire gli archivi contenenti informazioni sugli ebrei fiumani e non e salvare più persone possibili. Il 13 settembre 1944 Palatucci venne arrestato da Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS, e tradotto nel carcere di Trieste. Il 22 ottobre fu trasferito nel campo di sterminio di Dachau, dove morì pochi giorni prima della Liberazione, a soli 36 anni. È stato nominato Giusto tra le Nazioni ed è venerato dalla Chiesa col titolo di Servo di Dio. 10 Numero 12 | Dicembre 2010 Raduno dalmati Convegno internazionale e mostra documentaria Roma, 10-11 giugno 2011 na splendida occasione d’incontro e di ricordo, e insieme la testimonianza dell’irrinunciabile diritto a mantenere la visibilità che gli Esuli dalmati, con i giuliani, si sono meritatamente Le province a presenza italiana tra impero asburgico e regno d’Italia 1861-1882 U L’Unità nazionale e lo sguardo degli altri L W Paolo Mieli, insignito del Premio “Tommaseo” 2010, interviene all’Assemblea generale (foto www.arcipelagoadriatico.it) guadagnati presso la comunità nazionale. Questo il senso del 57.mo Raduno nazionale dei dalmati, tenutosi a Orvieto sabato 9 e domenica 10 ottobre, organizzato dall’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo-Libero Comune di Zara in Esilio e Comune di Orvieto. Perché nella città umbra, apparentemente lontana dalle aree nelle quali si è insediata gran parte degli Esuli d’oltre Adriatico? Si dia il caso che il sindaco di quell’antica e nobile città dell’Italia centrale, Antonio Concina, sia nato a Zara da una nota famiglia dalmata. Questo il programma nel quale si è articolato il Raduno: sabato 9 ottobre, nella Sala Plenaria di Palazzo Coelli presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto apertura con il «16.mo Incontro con la Cultura Dalmata» in cui sono state presentate le opere inerenti la Dalmazia nelle diverse discipline, edite nell’ultimo anno. Quindi, nel pomeriggio, nella Sala dei Quattrocento del Palazzo del Popolo, riunione del Consiglio Comunale, relazione del sindaco e degli assessori. Domenica 10 ottobre, S. Messa nel meraviglioso Duomo, officiata dal Vescovo di Orvieto Mons. Giovanni Scanavino dei Frati Agostiniani. Al termine della cerimonia liturgica, in Piazza del Duomo si è esibita la Fanfara dei Bersaglieri in congedo. Successivamente, nella Sala dei Quattrocento al Palazzo del Popolo, assemblea generale dei Dalmati 2010, nel corso della quale Ottavio Missoni, sindaco onorario del Libero Comune di Zara, ha consegnato il 14.mo Premio «Niccolò Tommaseo» al giornalista Paolo Mieli (già apprezzato direttore del “Corriere della Sera”) attuale presidente della RCS Libri. Un Raduno, questo come i precedenti, concepito nel segno dell’incontro e del ricordo di chi non è più, ma anche per confrontarsi sul futuro in uno scenario in- W Una parte del pubblico convenuto a Orvieto (foto ternazionale larwww.arcipelagoadriatico.it) gamente mutato nel tempo. L’ini- X Il Raduno 2010 a Orvieto, di cui è sindaco il ziativa era stata zaratino Antonio Concina (a sin. nella foto) presentata alla stampa, a Trieste, l’11 settembre scorso, nel Palazzo municipale di Trieste, illustrata da Renzo de’ Vidovich alla presenza del sindaco Roberto Dipiazza. a Società Dalmata di Storia Patria (Roma) promuove nel giugno del prossimo anno un convegno di studi il cui obiettivo è mettere in evidenza le ripercussioni che l’unificazione nazionale ha avuto nei territori con presenza italiana nell’impero asburgico. Pur ponendo l’accento sul 1861, quale momento fondante, è stato scelto di allargare l’arco cronologico fino al 1882, anno della firma della Triplice Alleanza, vista come spartiacque nei rapporti tra l’Italia e l’Austria-Ungheria, in seguito alla cui stipula si allontanava nel tempo la prospettiva di un completamento dell’unificazione nazionale italiana. Il tema - si legge nella nota diffusa alla stampa - sarà trattato da tre diverse angolazioni: la prima, preliminare e introduttiva, relativa alla visione che dall’Italia unificata si aveva dei territori ancora asburgici e ai successivi mutevoli intendimenti ed atteggiamenti assunti dai governi italiani succedutisi in quegli anni. Verranno poi analizzate le ripercussioni che ebbe il processo unitario italiano e le reazioni che suscitò nei centri politici di Vienna e Budapest (nella capitale ungherese a partire dal 1867) con particolare riferimento ai territori della duplice monarchia con presenza italia- R Gravosa (Dalmazia), nave da guerra e flottiglia austriache nel porto (foto www.kukkriegsmarine.at) na. La terza, in un altro passaggio di prospettiva, si occuperà degli sguardi locali, sia dal punto di vista della cultura politica, sia da quello degli atteggiamenti culturali e sociali. Le province a presenza italiana (Trentino, Goriziano, Trieste, Istria, Fiume, Dalmazia) saranno prese in esame nella loro totalità e in prospettiva unitaria. Accanto all’impatto che gli eventi verificatisi in Italia in quegli anni ebbero tra gli italiani e gli italofoni della duplice monarchia il convegno tratterà di come le diverse componenti nazionali (austriaci, sloveni, croati, ungheresi, ecc.) presenti nei medesimi territori guardavano al nuovo Regno d’Italia fra lealismo asburgico e contestuale sviluppo di identità nazionali, slave e non, e di quali ne furono le conseguenze sull’agire politico delle realtà lo- cali. Un tema trasversale svilupperà lo sguardo degli slavi meridionali asburgici verso la nuova realtà italiana. La Mostra documentaria e il Comitato scientifico I l convegno sarà accompagnato da una mostra documentaria dedicata a illustrare momenti, personaggi e luoghi che hanno caratterizzato i processi politici e culturali presi in esame. Il Comitato scientifico è composto da Marino Zorzi, presidente della Società Dalmata di Storia Patria; Ester Capuzzo; Marina Cattaruzza; Carlo Cetteo Cipriani; Bruno Crevato-Selvaggi; Rita Tolomeo. I fiumani a Raduno, tra continuità e rinnovamento Confermato sindaco Brazzoduro, Segnan secondo vicepresidente N ello stesso mese di ottobre, nei giorni 15,16 e 17, si è svolto a Montegrotto Terme (Padova) anche il raduno degli Esuli da Fiume, chiamati a rinnovare le cariche associative. E, insieme con alcune conferme, qualche novità viene da nuovi ingressi nell’esecutivo. Guido Brazzoduro, sindaco uscente, è stato confermato nella sua carica, affiancato questa volta da due vice, la “veterana” Laura Calci e Marino Segnan, che peraltro ricopre la carica di vicepresidente nazionale dell’Anvgd. Confermato segretario Mario Stalzer. Della Giunta entrano a far parte: Bianchi, Mohoratz (Comitato Anvgd di Genova), Briani (presidente Comitato Anvgd di Verona), Radmann (Comitato Anvgd di Genova), Rubichi, Matkovich, Cattalini, Gottardi, Urato- riu, Falcone, Brizzi, Sigon. Una Giunta più ampia rispetto alle precedenti, dalla quale - in sede di assemblea e di dibattito - è scaturita una esigenza di rinnovamento e di disponibilità ad immaginare nuovi orizzonti e nuove forme di intervento, anche in considerazione che l’inevitabile assottigliamento delle fila venga in certa misura compensato da nuovi consensi. Il Raduno ha avuto inizio con la posa di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti nella piazza centrale di Montegrotto Terme, davanti al Municipio, presente il sindaco, Luca Claudio. Dalle cronache si apprende che, nel corso della seduta del Consiglio e dell’Assemblea generale, il sindaco uscente Brazzoduro, abbia voluto sottolineare e ribadire la necessità di intensificare gli sforzi volti ad una maggiore compattezza delle associazioni, anche a favore dell’autorevolezza che si vuole avere e mantenere nei confronti degli interlocutori esterni, di governo e istituzionali. Argomenti quali l’affiliazione di nuovi aderenti, la divulgazione della storia, gli impegni in calendario W Raduno dei fiumani, la cerimonia dinnanzi al monumento ai Caduti (foto www.arcipelagoadriatico.it) 11 Numero 12 | Dicembre 2010 Consiglio cittadino di Abbazia, Zanella, no alla Piazza. Il Consiglio municipale il Vate mette ancora pensiero di Fiume-Rijeka boccia la proposta E ppure è vero. La 14.esima sessione del Consiglio cittadino di Abbazia, svoltasi il 26 ottobre scorso, ha visto affrontarsi in un duello ideologico-letterario alcuni consiglieri dell’opposizione (HdZ) e il vicesindaco Ernie Gigante Dešković, accusato di essere un fan di Gabriele D’Annunzio, definito dai consiglieri croati «uomo che per Fiume e la Croazia non è nient’altro che un male fascista e la guida spirituale di Benito Mussolini». Lo si apprende con un certo divertimento da “La Voce del Popolo” del 27 ottobre che al singolar tenzone ha dedicato un articolo a firma di Ivana Precetti. Per la precisione, lo scandalo è sortito dal profilo Facebook di Gigante Dešković, il quale, per il suo dichiarato interesse per la storia di Fiume e del movimento legionario, è stato bollato a fuoco come revanscista, irredentista e fascista, ne sono state chieste le dimissioni dalla carica e chi più ne ha più ne metta. «Col suo profilo su Facebook, in cui si esibisce quale ammiratore della figura di Gabriele D’Annunzio - ha dichiarato un esponente dei croati arrabbiati -, ha danneggiato non soltanto la Città di Abbazia e i suoi cittadini, ma tutta la Croazia. Il suo gesto andrebbe denunciato ai sensi dell’articolo 151a del Codice penale croato, secondo il quale può essere condannato fino a un anno di carcere chi renda pubblico materiale di natura fascista, nazista e totalitaria e di ideologia e promozione di razzismo e xenofobia». Il Vate dunque fa ancora il suo bell’effetto, ad oltre 90 anni dall’Impresa, e ai consiglieri di opposizione non viene in mente che la storia possa essere oggetto di studio senza per questo sottintendere la complicità: come se gli studiosi del nazismo fossero nazisti. In compenso, il profilo Facebook del giovane vicesindaco è visitato da numerosi utenti, e il nome di D’Annunzio quasi furoreggia, un po’ per curiosità un po’ per interesse. «Non posso che sorridere alle vostre accuse» ha risposto pacatamente Gigante Dešković agli agitati consiglieri dell’HdZ. «Mi occupo di storia in generale e così pure di personaggi come Josip Broz Tito, Franjo Tuđman, Stjepan Mesić e altri, ma soprattutto della storia di queste terre. Siete poco seri. Chi è istruito non si permetterebbe mai domande del genere. Vi insegnerò io se volete», ha concluso serafico il vicesindaco, mentre - stando alla cronaca - il presidente del Consiglio, Sclaunich, interveniva per sedare gli insorti. per il 10 Febbraio 2011, il Gruppo di lavoro con il Ministero della Pubblica Istruzione sono stati al centro di un intenso confronto di idee. Di rilievo, Vivace comunque il dibattito, che ha spaziato dalle tutele legislative insufficienti ancora oggi alle notevoli difficoltà incontrate nei rapporti con la d.a. Q Da sin. G. Brazzoduro, confermato sindaco del Libero Comune di Fiume, qui con R. Codarin, presidente della FederEsuli (foto www. arcipelagoadriatico.it) tra gli altri, il progetto di organizzare a Fiume, negli anni prossimi, il Raduno annuale, sul quale le opinioni sono state diverse e le riserve hanno riguardato in particolare il possibile disagio che ne potrebbe derivare per la Comunità fiumana residente. A questo proposito, tuttavia, la presidente della Comunità degli Italiani, Agnese Superina, ha assicurato, nell’eventualità, il massimo sostegno logistico ed organizzativo. R Nei raduni annuali dei fiumani il posto d’onore è del Labaro (foto www. arcipelagoadriatico.it) Non fu un «bravo patriota croato» S embrava quasi arrivata a buon fine, la proposta di intitolare a Riccardo Zanella una piazza di Fiume, poi che nei mesi scorsi la Commissione per l’autogoverno locale l’aveva approvata. Invece, la maggioranza di centrosinistra del Consiglio comunale e una larga fetta del centrodestra hanno votato contro: la proposta del comitato rionale di Scoglietto di dedicare allo storico esponente dell’autonomismo fiumano una piazza della Cittavecchia, nei pressi dell’antica Calle dei Pipistrelli, è stata rigettata Quali le motivazioni? Entrambi gli schieramenti, normalmente antagonisti, si sono ritrovati nel definire Zanella un antifascista poco convincente, accusa aggravata dall’imputazione di non essere stato un bravo patriota croato (!). Dell’antifascismo del leader fiumano soltanto un’abissale ignoranza può dubitare; che dovesse o potesse poi essere un patriota croato soltanto un ottuso sciovinismo che si alimenta di miti etnici e di ideologie stroncate dalla storia può pensare. pubblica amministrazione. Gradita ospite del raduno la prof.ssa Ingrid Sever, preside della Scuola superiore italiana di Fiume, attivissima da anni negli scambi tra istituti italiani (suoi partner il Comitato Anvgd di Roma con il suo presidente prof.ssa Donatella Schürzel e la Società di Studi Fiumani con il direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume dott. Marino Micich). Proprio quest’ultimo ha illustrato, nel suo intervento, l’ormai R No del Muinicipio di Fiume all’intitolazione di una piazza a Zanella. Non fu un «bravo patriota croato» A favore dell’intitolazione si sono espressi i consiglieri della Lista per Fiume, di Azione Giovani, di Alleanza litoraneo- montana e del Partito regionalista autonomo. Ma è evidente che la cultura politica di una significativa parte della società croata contemporanea è incancrenita e prigioniera di un’ottica ideologica ed etnocentrica della storia, quell’ottica che le moderne società europee e l’Unione Europea hanno bandito dal termine della seconda guerra mondiale. Si è trattato, è stato scritto dalla stampa triestina, «dell’ennesimo attacco sferrato contro la storia di Fiume, contro la sua identità, contro i personaggi illustri», «il solito colpo firmato congiuntamente da Partito socialdemocratico e Comunità democratica croata (Hdz o Accadizeta)». Quale maturità politica e storica traspaia da questo rigetto è evidente a tutti: a quale Europa fanno riferimento gli amministratori e la classe politica croati così conformati? consolidato e soddisfacente lavoro avviato a Roma nella direzione di una corretta divulgazione presso le giovani generazioni della storia, di qua e di là del confine. Rilevante, ha aggiunto Micich, il ruolo dell’editoria di qualità, dei convegni e dei seminari rivolti a docenti e studenti. Il sindaco Brazzoduro ha dato notizia della proposta di legge, avanzata dalla parlamentare Daniela Melchiorre, di origine fiumana, intesa a vincolare gli editori che abbiano acces- so a contributi pubblici ad adoperare nell’indicazione dei luoghi a utilizzare la toponomastica italiana. Come sempre i radunisti, raccolti in preghiera intorno al fiumano mons. Egidio Crisman, hanno ricordato quanti, in Italia e all’estero, sono mancati; tra le loro fila lo storico ed ultimo autentico “morettista”, Rodolfo Giraldi, scomparso nel 2009 a 95 anni. Era presente il figlio, Walter, neo-eletto nella Giunta. Il Maestro Francesco Squarcia, fiumano, prima viola nella prestigiosa Orchestra di Santa cecilia di Roma, ha scandito l’introitus alla cerimonia liturgica eseguendo da par suo l’«Ave Maria». Non sono mancati momenti ricreativi, come la visita allo stabilimento Luxardo di Torreglia, luogo di produzione dei pregevoli e storici distillati della più famosa Ditta di Maraschino, e non solo, la cui diffusione non conosce confini. Red. 12 Numero 12 | Dicembre 2010 RASSEGNA STAMPA Riprende la consueta rubrica di informazione sui principali avvenimenti che abbiano interessato la comunità giuliano-dalmata e l’intera area nord-adriatica. Uno spoglio necessariamente sintetico di notizie e commenti che comprovano la centralità di quella regione nello scenario politico e strategico europeo. Fini: «Tutti i Balcani devono diventare Europa» “Il Piccolo” / 22 settembre 2010 I l percorso che si è iniziato nel 1989 con il crollo della Cortina di ferro non sarà completato fino a quando i Paesi dei Balcani non saranno entrati a far parte dell’Unione europea. Il primo Paese che aprirà questo processo sarà la Croazia che a breve ultimerà il suo percorso verso Bruxelles. E proprio l’Unione europea diventerà quel balsamo in grado di cicatrizzare ferite che furono aperte dalla storia più di 50 anni fa. È questo il messaggio lanciato ieri a Zagabria dal presidente della Camera Gianfranco Fini al Sabor (Parlamento) di Zagabria nel corso della prima visita di un presidente della Camera al Parlamento croato. […] Poi Fini è passato a ricordare la storia degli ultimi 50 anni. «Se si conosce la storia […] in certi momenti anche difficile, dolorosa, tragica che nel passato ha segnato alcuni momenti del rapporto dei nostri popoli (chiara l’allusione alla tragedia dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati) è di tutta evidenza che l’appartenenza della Croazia all’Unione europea è il miglior antidoto per evitare che incomprensioni e odi si ripetano nel futuro, ma è soprattutto il balsamo per contribuire a sanare antiche ferite». […] Poi Fini ha incontrato il premier croato, Jadranka Kosor. […] Mauro Manzin tà in queste terre. E per aver contribuito ad avvicinare la Croazia all’Europa». È probabilmente questo il messaggio chiave che Gianfranco Fini, primo presidente della Camera a visitare la Croazia, a un passo dall’ingresso nell’Unione europea, ha voluto lanciare ieri sera rivolgendosi a una sala stracolma della Comunità degli italiani di Pola, la città simbolo dell’esodo. […] La terza carica dello Stato, dopo aver ricordato che i “rimasti” hanno vissuto una storia travagliata alla pari degli esuli giuliano-dalmati, ha esortato i connazionali «a impegnarsi, se possibile con maggiore forza, affinché i legami con gli esuli, i vostri fratelli che se ne sono “andati”, si riannodino in modo ancora più compiuto». […] Il presidente della Camera, al termine dell’intervento, annuncia quindi che il Parlamento italiano si impegna a modificare anche la legge triennale sui finanziamenti alla minoranza italiana che risiede in Slovenia e Croazia, trasformandola in una norma di “interesse permanente” che dia certezza di fondi alle nostre comunità. «L’UE - rimarca Radin - rappresenta quindi per noi il superamento di confini ingiusti». «Siamo profondamente convinti - gli fa eco il presidente della giunta Maurizio Tremul - sul fatto che sia necessario investire sulla comunità nazionale, sugli esuli, nella logica di sviluppo e di crescita quale volano per il nuovo rinascimento della cultura e della lingua italiana dell’Alto Adriatico». Alessio Radossi do ingresso della Croazia nel novero dei Paesi aderenti all’Unione europea, perché da questo evento «possono arrivare importanti novità per gli imprenditori locali». È questo il concetto espresso con maggior forza ieri, nel corso del convegno intitolato La Croazia verso l’Europa, via terra, via mare, svoltosi nella Sala Maggiore della sede dell’ente camerale, che ne ha curato anche l’organizzazione, con la collaborazione del Consolato generale di Croazia a Trieste e con il Terminal di Fernetti. […] «Seguiamo con interesse il percorso per l’ingresso della Croazia nell’UE - ha evidenziato il presidente della Camera di commercio triestina, Antonio Paoletti - perché questo passo porterà diverse e auspicate semplificazioni per i nostri imprenditori, che da decenni hanno avviato e rafforzato collaborazioni con i loro colleghi croati. Sostegno ribadito in maniera fattiva - è stato ricordato da Paoletti - anche dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, durante la sua recente visita in Croazia». […] «Gli imprenditori italiani credono nella Croazia. Lo dimostra il fatto che l’Italia è primo partner commerciale nelle importazioni e nelle esportazioni del nostro Paese - ha sottolineato Nevenka Grdinic, Console generale della Croazia a Trieste - e il sostegno italiano è ora particolarmente significativo, perché le trattative per l’ingresso nella Ue sono entrate nella fase finale». (u. s.) *** Agente di Bisceglie finì in foiba “La Gazzetta del Mezzogiorno” / 18 ottobre 2010 N onostante i vani tentativi che furono fatti dai suoi parenti per recuperarne la salma. Era il 1° maggio 1945 quando il biscegliese An- W Pola, l’incontro del presidente *** L’abbraccio con i connazionali a Pola: «Grazie per aver mantenuto l’italianità» Il Piccolo / 22 settembre 2010 «L ’Italia vi è grata per aver consentito il mantenimento dell’italiani- della Camera Fini con la comunità italiana (foto Camera dei Deputati) *** Croazia nell’UE: benefici per Trieste? Il Piccolo / 13 ottobre 2010 L a Camera di Commercio di Trieste punta a un rapi- W Anche un agente di polizia nativo Bisceglie fu vittima degli eccidi partigiani. Nella foto, il monumento ai caduti nel Comune pugliese (foto www.bisceglie.net) tonio Papagni, giovane agente di polizia presso la Questura di Trieste, fu dichiarato disperso. Poi è venuta fuori un’amara verità: fu trucidato con altre vittime nelle “foibe” sul Carso triestino. Di lui si perse ogni traccia mentre la sua nativa Bisceglie lo ha dimenticato per oltre sessant’anni. Non è censito nemmeno nell’archivio delle onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa, che peraltro contiene non pochi errori tra le schede. […] La vicenda di Papagni […] ha destato non poco interesse […]. Antonio, figlio dell’agricoltore Giovanni e di Elisabetta Frisari (che non si diede pace per la scomparsa di suo figlio e morì di crepacuore), nacque l’8 marzo 1918. Dal suo foglio matricolare militare si evince che nel 1939 diventò aviere scelto di governo e prestò servizio presso l’aeroporto di Torino per poi dopo vari “pellegrinaggi” in operazioni di guerra esser trasferito in forza alla 4a Squadra aerea di Bari nel 1942. Nello stesso anno fu nominato guardia di pubblica sicurezza e trasferito alla compagnia mobile di Trieste ed a Gorizia. Qui la sua carriera militare si interrompe, tra il silenzio dei vivi e l’occultamento per molti anni di una delle più crudeli pagine di storia come quella delle “foibe”. Slovenia, vince il sindaco nero www.balcanicaucaso.org / 26 ottobre 2010 P eter Bossman è il nuovo sindaco di Pirano. L’immigrato ghanese si è imposto per un pugno di voti sul primo cittadino uscente Tomaž Gantar, esponente di un partito locale […] Alla fine Bossman, candidato dei socialdemocratici, ha vinto con il 54,4% dei voti. La corsa per la poltrona di sindaco di Pirano ha catalizzato l’attenzione in Slovenia e non solo. Alla candidatura di Bossman sono stati dedicati servizi su Tv straniere ed articoli di giornale su testate italiane e croate. […] Peter Bossman non è un immigrato qualsiasi. Suo padre fu un collaboratore di Kwame Nkrumaha, il leggendario primo presidente ghanese, considerato una delle figure più importanti della lotta per l’emancipazione dei popoli africani. Lo stesso Luca De Ceglia *** Pola, il cimitero diventa patrimonio culturale La Voce del Popolo / 19 ottobre 2010 […] Il Consiglio Cittadino, nel corso dell’ultima seduta, ha proclamato il cimitero storico di Monte Giro patrimonio culturale d’importanza locale, destinato ad essere iscritto nel Registro dei beni culturali ovvero nella lista conservata negli archivi del ministero croato della Cultura. Dopo decenni contrassegnati anche da casi di abbandono e scempio, e dopo tanto tempo di gestione troppo spesso insensibile da parte del servizio delle Pompe funebri, di trattamenti scriteriati, di interventi invasivi e deturpatori, finalmente al cimitero storico di Pola potrebbe essere riservato il rispetto che merita. Si potrebbe dire che, con abbondante ritardo, ma sempre meglio che mai, è stato compiuto il primo passo verso la conservazione di detto patrimonio sopravvissuto, cultore della memoria collettiva e del ricordo delle genti che appartennero alla storia cittadina. […] Entro il camposanto eletto a bene culturale sono stati evidenziati 1.008 monumenti sepolcrali, per i quali con l’anzidetto studio è stata individuata la necessità di introdurre un regime di particolare tutela. […] Arletta Fonio Grubiša W Pirano dal mare. Per la prima volta in Istria, eletto un sindaco di colore Bossman cominciò a fare politica in patria, nel movimento studentesco, ma per evitare l’arresto, da parte delle autorità militari, fu costretto a riparare all’estero. Arrivò nell’allora Jugoslavia non allineata. […] Bossman si laureò in medicina a Lubiana, si innamorò e si sposò. Con la sua famiglia venne a vivere nel comune di Pirano dove, negli anni Ottanta, trovò lavoro come medico della mutua nella locale USL. […] Considerata l’ossessione per la lingua che esiste in Slovenia, l’unico affondo personale che è stato costretto ad incassare è quello di non aver imparato in trent’anni uno sloveno perfetto. Bossman, che parla inglese e francese in maniera fluente, comunque, in tutti questi anni non ha avuto alcuna difficoltà a comunicare con i suoi pazienti. Quello della scarsa conoscenza dello sloveno è un appunto che viene comunemente rivolto agli immigrati e a tutti coloro che non sono di limpidissime origini slovene. […] Un discorso diverso invece riguarda l’atteggiamento che gli sloveni hanno nei confronti degli immigrati vecchi e nuovi provenienti dalle ex repubbliche jugoslave ed anche nei confronti della comunità rom. Sta di fatto che per gli sloveni 13 è molto più facile tollerare un sindaco di colore che un primo cittadino di origini slave ma non chiarissime origini slovene. […] Stefano Lusa *** ANVGD Barletta sul 4 novembre “La Gazzetta del Mezzogiorno”/ 4 novembre 2010 «I n occasione del 4 novembre e doveroso ricordare tutti coloro (compresi gli eroi barlettani) che si immolarono per la Patria, sacrificando la loro giovane vita, contribuendo cosi a portare a compimento l’unificazione nazionale e portando il territorio al suo naturale confine con il congiungimento delle terre giuliano-dalmate strappate successivamente all’Italia dalla infausta Seconda’ guerra mondiale». Così il prof. Giuseppe Dicuonzo, referente per la provincia di Barletta-Andria-Trani dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. «Durante gli anni della Prima guerra mondiale […] Barletta, come tutte le città dell’assolata valle dell’Ofanto […], fu presente in massa. In onore della nostra città, fu costituita la «Brigata Barletta» che si distinse in tutte le operazioni di guerra dell’Italia nord-orientale e, in particolare, su tutto il Carso. È altresì lodevole il contributo di Barletta per aver immolato sui fronte di guerra centinaia di caduti. Come dimenticare il sergente dei bersaglieri Giuseppe Carli, prima Medaglia d’Oro, caduto eroicamente sul Carso il 10 giugno del 1915? […] Mai il concetto di Patria, […] per noi esuli istriani e dalmati la patria è quella di sempre, ed e ciò che ci e rimasto. Noi che siamo stati depredati della nostra identità, perché costretti all’esilio, vorremmo che il martirio dei Caduti rimanesse indelebile nella storia ad esempio luminoso per le nuove generazioni. […]». *** Il Trattato di Rapallo compie 90 anni Il Secolo XIX / 12 novembre 2010 l 12 novembre 1920: 90 anni fa, a Rapallo veniva siglato il Trattato italo-jugoslavo. Sono gli anni in cui Rapallo è al centro del mondo: è del 6 e 7 novembre 1917 il Convegno interalleato di Rapallo; è del 16 aprile 1922, invece, il Trattato russo-tedesco. Siglato a Villa Spinola, a San Mi¬chele di Pagana, con l’accordo l’Ita¬lia e il Regno dei serbi, croati e slo¬veni […]. L’accordo prevede per Fiume lo status di città autonoma, mentre vengono assegnate all’Italia Zara e le isole di Cherso, Lussino, I W Rapallo, Villa Giusti, oggi profondamente trasformata. Qui nel 1920 fu siglato l’omonimo trattato tra l’Italia e il Regno di Jugoslavia Lagosta e Pelagosa; le altre isole e la Dalma¬zia restano al nuovo Regno di Jugo¬slavia. Un patto che sancisce la con¬clusione del processo risorgimen¬tale di unificazione italiana. Per l’Italia arrivano a Rapallo il mini¬stro degli Esteri, Carlo Sforza, e quello della Guerra, Ivanoe Bonomi, il senatore Salata, il capo di Stato maggiore della Marina, l’ammi¬raglio Acton e il generale Badoglio. Il presidente del Consiglio, Giovan¬ni Giolitti, arriverà a Rapallo pochi giorni dopo, per la firma del tratta¬to. […] Il trattato viene siglato il 12 novembre 1920 alle 23.45: la ratifica jugoslava porta la data del 22 no¬vembre, quella italiana del 2 febbra¬io 1921. Il 10 aprile 1922, in occasio¬ne della Conferenza di Genova, i ministri italiani Facta e Schanzer si incontrano a Rapallo con gli jugo¬slavi Vasic e Nincic per risolvere al¬cune questioni relative all’applica¬zione del trattato. […] Silvia Pedemonte *** Muggia: protesta per l’‘‘invisibile’’ monumento all’Esodo Il Piccolo / 14 novembre 2010 L a collocazione sull’area che ospita il monumento all’Esodo di una targa X Muggia, un particolare del monumento all’esodo giulianodalmato (foto «pierovis’ciada») «In ricordo del popolo che per vivere libero andò a morire lontano». Con questo gesto simbolico, ieri pomeriggio a Rabuiese, il movimento giovanile del Pdl, Giovane Italia, ha voluto richiedere alla Provincia di segnalare meglio il monumento, «in quanto dalla strada è impossibile distinguere la lamina metallica forata presente nel sito» e di collocare all’ interno del monumento stesso un’asta sulla quale sventoli il Tricolore. «Denunciamo il fatto - si legge in una nota - che sia stato realizzato, a detta della presidente della Provincia durante l’inaugurazione dello scorso 26 settembre, il progetto più economico tra i nove proposti, oltretutto realizzato al di fuori della viabilità principale, compromettendo di fatto la sua visibilità, e denotando quindi lo scarso peso che l’amministrazione ha voluto conferire a un tema così importante». Numero 12 | Dicembre 2010 delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume. […] «Fra qualche anno ci sarà la consegna della staffetta. Bisognerà prendere in mano quest’istituzione - ha detto ancora il presidente dell’UI [Furio Radin,ndr] -. Abbiamo bisogno di giovani, di freschezza e di creatività. […] La cerimonia è proseguita con la consegna dei premi e delle menzioni onorevoli ai vincitori di “Istria Nobilissima” e del Premio “Antonio Pellizzer”. Ardea Stanišić *** Ragusa di Dalmazia: catastrofe ecologica in mare “Il Piccolo” / 23 novembre 2010 Q ualcuno l’ha definita una vera catastrofe ecologica e, a vedere ieri una vasta porzione della Dalma- da Sud-Est che ha contribuito a far avanzare e compattare decine di tonnellate di rifiuti partiti soprattutto dall’Albania, meno dalla dirimpettaia Italia. […] Le etichette scritte in lingua albanese hanno fatto luce sul Paese di provenienza, fenomeno che - complice lo scirocco - si ripete puntualmente ogni anno in novembre […]. Sono state viste carogne galleggianti di capre, pecore, cani e cinghiali, […] il corpo senza vita di un delfino. A commentare quanto sta accadendo in quest’area dalmata è stato il leader del partito ambientalista Azione Verde, Tomislav Tomasevic, il quale ha ricordato che le correnti marine in Adriatico procedono in senso antiorario. «I nostri rifiuti si dirigono pertanto verso le coste italiane […] e noi per fortuna siamo risparmiati da quanto viene scaricato dal fiume Po». […] Andrea Marsanich *** Consegnati i premi «Istria Nobilissima» 2010 “La Voce del Popolo” / 20 novembre 2010 A tmosfera solenne alla cerimonia della consegna dei premi del Concorso d’Arte e di Cultura «Istria Nobilissima» 2010 […] e dei riconoscimenti del Concorso per gli operatori didattici delle istituzioni prescolari e scolastiche della Comunità Nazionale Italiana, […] tenutasi ieri sera nel Salone zia meridionale, non è andato lontano dal vero. Centinaia di chilometri quadrati di rifiuti organici e inorganici hanno invaso da sabato scorso le acque che bagnano l’isola di Meleda (Mljet) e la penisola di Sabbioncello (Peljesac), facendo scattare l’allarme […]. Spiagge, porticcioli e vasti tratti costieri sono stati ricoperti da una massa enorme composta da bottiglie, sacchetti nylon, serbatoi, siringhe, flaconi sanitari, cateteri e anche carogne di animali, tronchi d’albero, rami e quant’ altro. Estese aree si sono trasformate in una discarica all’aperto, mutando in peggio, molto in peggio, lo stupendo paesaggio marittimo di Sabbioncello e Meleda. Secondo il direttore della Capitaneria portuale ragusea, questa specie di tsunami delle immondizie è stato causato dalle eccezionali sciroccate dei giorni scorsi, con vento W Il mare antistante la dalmata Ragusa raggiunto da ondate maleodoranti di rifiuti *** Consiglio d’Europa: in Slovenia minoranze non rispettate “Il Piccolo” / 23 novembre 2010 U na delegazione del Comitato consultivo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa, guidata dal tedesco Rainer Hofman, ha incontrato ieri una rappresentanza della comunità italiana in Slovenia. L’incontro è avvenuto nell’ambito della visita che il Comitato compie ogni anno per verificare quanto i firmatari della Convenzione - in questo caso la Slovenia - attuino le disposizioni contenute nel documento. Gli esponen- continua ► 14 ◄ dalla prima precedente RASSEGNA STAMPA ti della minoranza italiana, tra cui il deputato Roberto Battelli, il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana Maurizio Tremul e il presidente della CAN costiera Flavio Forlani hanno sottolineato tre tipi di problemi. Uno è legato alla nuova legge sulla Radiotelevisione di Slovenia e alla lenta, ma purtroppo costante erosione dell’autonomia, anche finanziaria, delle testate minoritarie. Un secondo gruppo di questioni è inerente al mondo della scuola dove ci sono difficoltà in particolare nella formazione W Una delegazione del Consiglio d’Europa in visita in Slovenia per verificare le politiche governative per le minoranze di insegnanti. Un terzo invece riguarda la carente applicazione delle norme sul bilinguismo e i possibili rischi in caso si costituisse il nuovo comune di Ancarano. […] Il governo sloveno si rende conto dei problemi, hanno ribadito gli esponenti della comunità italiana, ma questa consapevolezza non viene tradotta in azioni concrete che portino a un reale miglioramento della situazione. *** Gli studenti di Firenze e il «nemico del popolo» www.agenparl.it «L a Provincia di Firenze crede molto nell’importanza dell’insegnamento della storia del ’900 ai propri studenti - ha commentato l’Assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, Giovanni Di Fede - poiché rappresenta un tassello fon- damentale nella formazione dei ragazzi, sia dal punto di vista conoscitivo, sia per la costruzione del loro senso civico». Questo lavoro curato dai ragazzi del “Leonardo da Vinci” [Antonio Budicin nemico del popolo. Un comunista vittima del comunismo] è stato presentato in anteprima alla stampa martedì 23 novembre alla presenza della Consigliera provinciale Silvia Melani, di Laura Giolli dell’Assessorato all’Educazione del Comune di Firenze, del Vicepreside dell’ISIS “Leonardo da Vinci” di Firenze, Giuseppe Bagni, del Presidente dell’ex Associazione Regionale Toscana Profughi Italiani, Guglielmo Sklemba, degli studenti coinvolti nel progetto e dal loro insegnante di Italiano e storia, Girolamo Dell’Olio. La conferenza stampa è anche stata occasione per incontrare in via del tutto speciale anche due esuli istriani e dalmati a Firenze che hanno contribuito alla redazione di questa edizione: Pino Cattonar e Giuseppe Devescovi. Il testo dell’autore istriano è stato arricchito con note, schede, foto, cartografia e documenti, grazie alla collaborazione dell’IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) di Trieste e alla supervisione storico-scientifica del prof. Roberto Spazzali. Un apporto prezioso al corredo di informazioni che accompagna il racconto di Antonio Budicin è stato fornito dalle “memorie viventi”: donne e uomini che ancor oggi sono custodi di nomi, date e fatti impossibili da trovare sui libri di storia. […] L’edizione fiorentina del memoriale di Antonio Budicin (dopo quella triestina del 1995) è stata organizzata in modo tale da venire incontro alle esigenze di una utilizzazione in sede didattica, a beneficio di quanti insegnanti e studenti - intenderanno approfondire nella scuola media superiore la complessa tematica dei conflitti e delle opportunità che presenta la storia contemporanea lungo i “confini orientali” del nostro Paese. Q Il lavoro degli allievi dell’Isis “Leonardo da Vinci”(insigniti del Premio Giorno del Ricordo 2009 dall’Anvgd) si è avvalso delle testimonianze di profughi giuliani e dell’Irci di Trieste e della consulenza storica del prof. Raoul Pupo. Nella foto, partigiani di Tito nel 1944 (foto www.warangame.com) ◄ Numero 12 | Dicembre 2010 dalla prima pagina TRIANGOLARE DEL RICORDO del generale zaratino Teja; della ANAAOI è segretario nazionale il fiumano gen. Roberto Roberti. I partecipanti, le provenienze dall’Italia e dall’estero P er partecipare, i giovani discendenti degli Esuli W Cristina Perini, unica donna inserita nella rosa dei giocatori avendo militato in Canada, Stati Uniti e nella squadra inglese dell’Arsenal. Il padre è esule da Capodistria, la madre da Castelvenere hanno tempo di iscriversi fino al 31 dicembre 2010 tramite il sito www.triangolaredelricordo.it. Al momento in cui questo numero va in stampa si sono già iscritti 21 ragazzi per il Grion Pola, 19 per la Fiumana e 12 per il Dalmazia. Nove provengono da Roma, sei da Milano e altrettanti da Torino, tre da Trieste, due ciascuno da Treviso da Genova e da Venezia, e poi ancora da Parma, Palermo, Padova, Pistoia, Bologna, Livorno, Caserta, Monza, Sassari, Firenze, Varese, Pescara e Vercelli. Dall’estero sono iscritti finora nove discendenti: tre dal Sudafrica, due dal Canada, due dall’Argentina, uno dall’Australia e uno dagli Stati Uniti. In particolare dal Canada giungerà anche Cristina Perini, unica donna autorizzata a giocare in quanto ex calciatrice con militanza in Canada, Stati Uniti e nella squadra inglese dell’Arsenal. Sono inoltre in corso contatti con alcuni ex giocatori italiani di fama internazionale, affinché possano simbolicamente partecipare all’incontro, sia come calciatori che come allenatori. Biglietti L’ incasso della serata sarà devoluto ad un progetto di ricerca della Fondazione Stefano Borgonovo, l’ex calciatore malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica. Il Triangolare diventa film L a «Venicefilm» ha manifestato la sua disponibilità ad attivarsi per girare un film-documentario dell’evento. Si inizierà con le immagini d’epoca delle tre squadre, passando poi agli arrivi a Roma dei ragazzi, alle interviste e racconti di questi discendenti, per concludersi con la serata del Triangolare, con le immagini e le sensazione del pre e post-gara. Sito Internet Accomodation È in via di definizione un accordo con la Best Western Hotel che, per coloro che giungeranno a Roma come spettatori, metterà a disposizione i propri hotel a Roma a tariffe agevolate con un’apposita convenzione. Grazie ad essa ognuno potrà organizzare la propria permanenza a Roma nella maniera più libera, approfittando comunque di condizioni assolutamente scontate. Friend sponsor V errà lanciata una campagna di sensibilizzazione alle persone fisiche, invitandole a far parte dei Friend Sponsor, ovvero coloro che, con un elargizione minima di 100 euro, saranno considerati come «Amici del Triangolare». Oltre ad essere citati sul sito del Triangolare e su “Difesa Adriatica”, verrà inviato loro l’album fotografico della manifestazione e il relativo Dvd. W Un sito web pubblica questa foto d’epoca: è la Fiumana di un anno indefinito? (foto www.robertoalfattiappetiti. blogspot.com). Tra i nostri Lettori qualcuno può darcene conferma, o smentita? R icordiamo che il Triangolare ha un proprio sito internet www. t r i a n g o l a re d e l r i c o rd o . i t . Tutti i dati storici e attuali del Triangolare, compresa la rassegna stampa. Gli aggiornamenti sono quotidiani ed è il miglior strumento per essere a conoscenza dell’evoluzione dell’organizzazione. 15 NOTIZIE LIETE I 90 anni di Aldo Clemente N ei giorni scorsi, Aldo Clemente ha riunito in un albergo di Roma Famiglia e amici per festeggiare i suoi 90 anni. Egli ha sintetizzato il suo lungo impegno, iniziato a 18 anni, con la responsabilità dei Cavalleggeri della GIL. Durante la guerra - ha ricordato - è stato fortunato perché, per una serie di circostanze, si è trovato nell’Ufficio Assistenza della MDT. Nel 1945 ha assunto la responsabilità dell’Opera Orfani di Guerra di Trieste, con il Preventorio antitubercolare di Sappada, la Scuola professionale femminile, il Collegio “Venezia Giulia” di cui è stato anche direttore. Allontanato dal GMA e partito per Roma con le credenziali del vescovo Santin, del prefetto Puecher e del presidente della Provincia, Palutan, qui ha incontrato il triestino Pecorari, vicepresidente dell’Assemblea Costituente, con il quale ha iniziato una collaborazione in favore degli esuli giuliani e dalmati. L’impegno per gli esuli è continuato poi sino al 1985. Ma, nel frattempo, Clemente si è ricordato di essere un triestino e, assieme al prof. Valdoni, ha fondato l’Associazione Triestini e Goriziani in Roma, di cui è stato presidente per 40 anni. Quindi ha voluto consolidare le presenze regionali della Capitale ed è stato uno dei fondatori dell’UNAR. Ha portato il problema giuliano in Europa, assumendo la Segreteria generale dell’AWR, importante organo delle Nazioni Unite. Ancora, ha dato vita alla Federazione tra le Associazioni degli esuli. Infine, è ben nota l’attività dell’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati, di cui è stato responsabile. Ha rivolto un pensiero ai suoi collaboratori. Tra i presenti, Furio Dorini, uno dei «filzini», che Clemente aveva già incontrato nel recente raduno a Gorizia degli ex allievi del Convitto “F. Filzi” dell’Opera Profughi e Niella Gaspardis, una delle ex allieve dei Convitti di Roma, di cui egli è stato il testimone di nozze, oltre ad altre dieci. Molti ex collaboratori e abitanti del Quartiere Giuliano-Dalmata. Clemente ringrazia quanti gli hanno inviato messaggi augurali. causa della pulizia etnica di cui furono vittime tutti gli Esuli italiani dalla Venezia Giulia. Argentina, ad Alfeo Martinoli uno speciale riconoscimento Buenos Aires, la Società Italiana “Stella Alpina” Numero 12 | Dicembre 2010 Bandiere. In una pregevole mostra d’arti varie, apprezzata per l’interesse culturale che rivestiva, sono stati esposti lavori in vetro, dipinti, modelli in porcellana, vassoi d’argento, e sculture lignee dello scultore e scrittore istriano Giacinto Giobbe, autore tra l’altro di due poesie Paese mio e L’albero Sradicato, che hanno commosso quanti, tra i presenti, ha dovuto lasciare la sua terra. W d’arte nella quale I l Municipio della città di La Plata ha consegnato il 4 settembre scorso una medaglia a un gruppo d’immigranti la cui vicenda sia stata particolarmente singolare, «Giorno dell’immigrante». Tra questi, anche Alfeo Martinoli, nativo di Lussinpiccolo. Questa in sintesi la sua storia: con l’esodo si trovò a Genova, dove, nel 1947 conseguì il diploma di Capitano della Marina mercantile italiana. Iniziò la carriera come Ufficiale in seconda sulle rotte da Genova a Buenos Aires, dove si stabilì con la moglie, Flora Truzzoli. Dopo diversi incarichi, dal 1956 ebbe la su residenza sono in bella mostra le opere dello scultore istriano Giacinto Giobbe, a sinistra della foto che lo ritrae al momento dell’inaugurazione Q Una parte dell’esposizione A 100 anni dalla Prima Esposizione Provinciale Istriana Le rievocazioni a Capodistria e a Pisino R W Da destra, il premiato, signor Alfeo Martinoli, la figlia Mara e un socio del Circolo Giuliano di La Plata, E. Kebat definitiva a La Plata. Sempre legato alle sue origini, Martinoli è divenuto assiduo frequentatore dei Circoli italiani, in particolare del Círcolo Giuliano di La Plata, del quale è oggi Segretario. Nel 2005, in occasione del Giorno del Ricordo, intervenne a Trieste, al Teatro Verdi, portando la sua testimonianza di vita e di sofferenze patite a I l 26 settembre, ricorrenza del bicentenario dell’indipendenza della Repubblica argentina, la società italiana “Stella Alpina” ha celebrato il 57.mo anniversario della sua fondazione. Circa 450 connazionali si sono riuniti per la giornata commemorativa, aperta dal rappresentante della circoscrizione consolare Moron La Matanza, Massimo Gori, e dall’esecuzione, a cura dell’eccellente coro dell’istituzione, degli inni nazionali argentino e italiano, nonché del Va’ Pensiero e de Le due icorrono quest’anno i cento anni da quella manifestazione - inauguratasi il 1° maggio 1910 - e la ricorrenza è stata ricordata da una serie di iniziative dovute al Centro Italiano di promozione, cultura, formazione e sviluppo “Carlo Combi” in collaborazione con la Società umanistica “Histria”, l’Unione Italiana Università popolare di Trieste, la Biblioteca centrale di Capodistria e la Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria. Una mostra fotografica e documentaria, la ristampa del catalogo generale dell’esposizione del 1910 e un Dvd in quattro lingue (sloveno, italiano, croato e tedesco) sono stati presentati già negli scorsi mesi nella significativa cornice del Palazzo Pretorio di Capodistria. Per il Dvd sono stati recuperati e restaurati materiali fotografici dell’epoca, parte dei quali concessi dai Musei Civici di Storia ed Arte di Trieste, raffiguranti alcuni allestimenti e materiali espositivi, accompagnata dalla marcia trionfale in forma di sinfonia «Concordia e Progresso» composta dal Maestro Giuseppe Mariotti proprio in quel 1910. L’associazione “Histria” di Capodistria e il Museo etnografico dell’Istria hanno collaborato, nell’allestimento, nelle sale del Museo civico di Pisino, al Castello, di una mostra fotografica, alla quale hanno concorso diverse istituzioni slovene, croate ed italiane, come i Civici musei di Trieste, il Museo storico di Pola, l’Università del Litorale, il Museo regionale di Capodistria e la Biblioteca centrale. Chiusa a Pisino la mostra il 19 dicembre, verrà allestita a Vienna. Nel riprodurre qui la locandina originaria, in lingua italiana, ci chiediamo per quale ragione non sia stata prevista una tappa nel nostro Paese. 16 Note dolorose † Si è spenta a Pisa,nel giugno scorso, l'insegnante e scrittrice Anna Maria Fiorentin Nata a Veglia, nel Quarnaro, nel 1929, aveva abbandonato la Sua isola con l’esodo degli Italiani, dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1983 ha pubblicato un volume dal titolo Veglia la Splendidissima Civitas Curictarum (pagg.415, Edizioni ETS, che meritò il Premio Speciale Pisa. Il volume fu presentato, con successo, anche all’Ateneo Veneto. Il testo, su proposta del Sindaco di Veglia, Dario Vassilich, fu tradotto in lingua croata (Edizioni Adamic, Fiume-Rijeka 1999) e presentato nel Comune di Veglia. Nel 2003 La scrittrice pubblicò Terra addio (Edizioni ETS, introduzione di Lucio Toth) con il quale raccontava ai giovani l’esodo degli Italiani dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia. La vita della signora Fiorentin e stata esemplare ed ha lasciato nella famiglia un vuoto incolmabile. † Il 15 settembre 2010 si è serenamente spenta a Livorno, Sua città natale, non era tornato e Maria Bianca aveva dedicata tutta la Sua vita nel ricordo di quel giovane nativo di Parenzo, nell’italianissima Istria. Con noi esuli giulianodalmati presenti a Livorno aveva ritrovato lo spirito della Loro giovinezza nelle nostre chiacchiere e nei nostri canti in dialetto, appassionandosi alle nostre vicende di tutti i giorni. Eravamo fieri di averLa puntualmente presente a tutte le nostre iniziative. Oggi ne piangiamo la perdita, ma serberemo imperitura memoria di quanto e quale dolcissima persona sia stata con noi e tra noi. Mario Cervino presidente Comitato Anvgd Livorno † La Signora Visintini era vedova del Tenente di Vascello Licio Visintini, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria. Quando partecipava alle manifestazioni pubbliche esibiva, con giusto orgoglio, la massima onorificenza concessa all’amato sposo per il Suo eroico sacrificio dell’ 8 dicembre 1942 nelle acque della munita roccaforte di Gibilterra. Lo aveva sposato pochi mesi prima; con Lui aveva condiviso le ansie dei lunghi ed estenuanti preparativi alla Sua missione, L’aveva visto partire per la Spagna dove su nave Olterra era stata creata la base dei «maiali», i siluri a lenta corsa, le micidiali armi subacquee che avrebbero potuto decimare la flotta britannica. Da quella missione Licio † Dopo una lunga malattia, il giorno 5 novembre si è spento il vice-presidente del Comitato Anvgd di Novara Pietro Fioretti In memoria di Ada Merni Le colleghe Troso, Martissa e Simonit donano € 100,00 pro “Difesa Adriatica” in memoria della loro amata amica e collega prof.ssa Ada Merni, esule da Pola, docente e dirigente dell’Anvgd di Gorizia per tantissimi anni. Nel ricordo si unisce il Presidente Rodolfo Ziberna e tutto il Direttivo. Grazie Ada! † Maria Bianca Montella ved. Visintini di Lauro passò, nel 1956, al “Giorno”, diretto da Gaetano Baldacci, che nell’ottobre lo spedì in Ungheria a seguire la rivolta contro il regime comunista e le truppe sovietiche. Nei giorni più duri della repressione russa in Ungheria, Benzan, allora giovane giornalista precario, contribuì con un suo articolo a salvare la vita di un sindacalista di Budapest, che dopo 50 anni ha raccolto quell’esperienza in un libro. In tempi più recenti Benzan ha ricostruito per la trasmissione RAI “EstOvest” una storia che allora rimbalzò sui principali giornali e che Gli permise di concludere la sua carriera di precario. Nel 1960 passò al “Corriere Lombardo” e collaborò con la sede regionale RAI del Trentino. All’età di 90 anni è morto Gabriele Benzan noto giornalista di origini fiumane che aveva scelto di vivere a Rovereto, in provincia di Trento. Nato a Fiume nel 1920, da madre ungherese e padre italiano, venne tenuto a battesimo da Gabrile D’Annunzio. Nel 1932 si spostò con la famiglia a Budapest e da lì rientrò in Italia nel 1942, chiamato alle armi come allievo ufficiale. Dopo la guerra, senza casa e senza lavoro, per una serie di coincidenze decise di intraprendere la carriera di giornalista. A Milano lavorò per l’agenzia “Orbis”, poi per "l’Unità", da cui venne licenziato dal cognato di Togliatti, con l’accusa di essere una spia fascista. Dopo una breve parentesi come rappresentante, nel 1952 ritornò alla carta stampata. Dalla “Patria” di anni 72, originario di Valle d’Istria. I funerali si sono svolti lunedì 8 novembre nella Chiesa della Sacra Famiglia al Villaggio Dalmazia di Novara. Per più di venti anni è stato il fiero porta labaro del Comitato e un grande collaboratore impegnato nel trovare soluzioni ai problemi degli Esuli. Il Comitato di Novara, nella persona del presidente Antonio Sardi, esprime il suo profondo cordoglio, al quale si unisce tutta l’Anvgd. † È mancato, all’età di 89 anni, il 10 novembre 2010, l’ Avv. Pietro Serrentino noto professionista del foro veneziano e in particolare di Jesolo dove ha avuto per anni lo studio legale. Nato a Zara il 31 luglio 1921, figlio dell’ultimo Prefetto di Zara italiana, nel dopoguerra si era stabilito con la famiglia a Venezia, poi a Mestre, dove aveva iniziato l’attività legale. Già tenente colonnello dei Bersaglieri, Serrentino aveva fatto parte per anni delle associazioni ex combattenti e, in particolare, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Le esequie sono state celebrate lunedì 15 novembre nella chiesa di San Giovanni Battista a Jesolo. Su “Il Gazzettino” del 15 Numero 12 | Dicembre 2010 novembre Giorgio Varisco, dalmato e segretario generale della FederEsuli, ha scritto un lungo articolo in memoria, nel quale ha ricordato, tra l’altro, la figura del padre «Vincenzo, […] cui tanto devono gli zaratini per il suo impegno a favore della popolazione civile durante i 54 bombardamenti anglo americani a cui Zara fu sottoposta durante la seconda guerra mondiale». E Varisco prosegue: «Allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò tra i bersaglieri, […]. Con altri ufficiali zaratini entrò a far parte in quel magnifico Battaglione Bersaglieri Zara che in momenti difficili rappresentò una bandiera, distinguendosi per valore ed entusiasmo nella difesa della città per la quale rimase in armi, senza sbandarsi, anche dopo l’8 settembre 1943. E venne la sconfitta e l’esodo; Piero riparò in penisola dove a Firenze nel 1945, allievo di Piero Calamandrei, si laureò in Giurisprudenza. Negli stessi mesi il padre venne catturato a Trieste dai partigiani jugoslavi, processato come criminale di guerra e condannato a morte, la sua esecuzione avverrà a Sebenico nel 1947. […] Fu attivo nell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Venezia e per ben vent’anni qualificato membro della Giunta esecutiva dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo - Libero Comune di Zara in Esilio. […] Piero Serrentino era particolarmente legato all’archivio Museo della Dalmazia che ha sede nella Scuola, al quale, appena ricevuta affinché ne restasse testimonianza, consegnò la medaglia al valore in memoria del padre consegnatagli il 10 febbraio 2007 al Quirinale dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. […] Tariffe per i necrologi evidenziati Box necrologio evidenziato 1/4 di pagina per 1 numero € 200 Box necrologio evidenziato 1/8 di pagina per 1 numero € 100 Box necrologio evidenziato 1/16 di pagina per 1 numero € 50 Per i versamenti è possibile usare un bollettino postale in bianco presso uno qualsiasi degli uffici di Poste Italiane, indicando il numero di conto corrente postale 32888000 intestato «Difesa Adriatica - Roma». In caso di Bonifico bancario, sempre con la stessa intestazione, il codice Iban è IT34 N076 0103 2000 0003 2888 000. I progetti ISUC - Società di Studi Fiumani per la formazione Istria, Fiume e Dalmazia laboratorio d’Europa La minoranza italiana nella realtà statuale di Croazia e Slovenia «E ducazione alla cittadinanza per docenti e studenti della scuola secondaria» è il significativo titolo dato dall’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea e la Società di Studi Fiumani - con la collaborazione della Delegazione Anvgd di Perugia - ai qualificati corsi che da alcuni anni si susseguono sul confine orientale e dedicati ai docenti e agli studenti della scuola secondaria superiore. G li obiettivi del progetto che viene proposto per l’anno 2010-11 - si legge nel programma per il biennio 2010-2011 - non si discostano da quelli indicati nella premessa ai progetti che, con lo stesso titolo «Istria Fiume e Dalmazia laboratorio d’Europa», sono stati realizzati nel biennio 2006-’07/2007-’08 e nell’anno 2008-’09. E si tratta di: interpretazione geopolitica degli eventi, tenendo presenti le differenziazioni: Istria, Fiume, Dalmazia e Zara attraverso parole chiave fondanti l’idea di cittadinanza, quali individuo, gruppo, Stato, nazione, patria, etnia, identità della frontiera, identità mobile (all’interno della stessa famiglia e anche della stessa persona), appartene Rappresentazione degli eventi tenendo conto del nesso storia/memoria/luoghi. Per questo biennio l’attenzione è focalizzata sulla minoranza italiana che vive attualmente nelle Repubbliche della Croazia e della Slovenia. Una minoranza viva e dinamica, con una rappresentanza politica istituzionale nei parlamenti delle due Repubbliche, una solida attività culturale, una presenza significativa nell’editoria e una rete di istituzioni scolastiche, la cui esistenza è tanto più significativa in quanto si tratta della comunità dei «rimasti» dopo la cesura costituita dal «lungo esodo» (l’espressione è dello storico Raoul Pupo) La forza di sopravvivenza di questa comunità autoctona e la sua attuale vitalità culturale, il suo inserimento a pie- 17 Numero 12 | Dicembre 2010 L A Spalato il Forum delle Città dell’Adriatico a XII Sessione Plenaria del Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio si è svolto a Spalato nei giorni 21 e 22 ottobre 2010. Tema di quest’anno «Verso l’Europa 2020: il ruolo delle autorità locali per una migliore qualità della vita» . Il Forum, nato ad Ancona nel 1999, è un’associazione nella quale sono rappresentate più di trenta centri costieri in Italia, Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Grecia, Slovenia, Montenegro, con lo scopo di costruire e sviluppare l’integrazione economica, sociale, ambientale e culturale della comunità W Il logo del Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio se ambientali; la promozione della cultura imprenditoriale e l’incentivazione di iniziative locali per l’occupazione; la condivisione di risorse umane e di strutture nei campi della ricerca, dello sviluppo tecnologico, dell’istruzione, della cultura, della sanità e delle comunicazioni; l’efficienza energetica e l’uso di fonti energetiche rinnovabili; la cooperazione in ambito giuridico e amministrativo; la ricerca e l’attivazione di finanziamenti, in particolare di natura comunitaria. Per questi fini, è stato definito un programma di intervento denominato «Adriatic Action Plan» che riguarda le comuni strategie di azione da realizzare entro il 2020 nell’area adriatica. Il Fo- X Spalato W Perugia, progetto «Istria, Fiume e Dalmazia laboratorio d’Europa», al tavolo dei relatori, da sin., G. Stelli (Società di Studi Fiumani), D. R. Nardelli (Isuc), A. Ballarini (presidente Società di Studi Fiumani), M. Tremul, presidente della Giunta dell’Unione Italiana Q Da sin. G. Stelli e D. R. Nardelli no titolo con dignità nazionale e spirito aperto all’Europa nella realtà complessa, e non priva di asperità, delle due nuove entità statuali di Croazia e Slovenia, la sua disponibilità a dialogare con le associazioni dei connazionali esodati, in particolare con la Società di Studi FiumaniArchivio Museo Storico di Fiume a Roma, per ritessere una memoria storica comune, costituiscono un esempio significativo di quello spirito europeo che dovrebbe portare alla formazione di una nuova idea di cittadinanza, di una “cittadinanza europea. Il progetto «Istria Fiume e Dalmazia laboratorio d’Europa. La minoranza italiana nelle realtà statuali di Croazia e Slovenia» si propone di illustrare la realtà e le attività della CNI in un ciclo di incontri, dei quali diamo qui una sintesi. 1. Leggere la situazione attuale: la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia. La prospettiva dell’Unione Italiana, svoltasi nell’ultima settimana di ottobre. Vi hanno preso parte Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana e deputato della CNI al Par- lamento croato; Maurizio Tremul, presidente della Giunta dell’Unione Italiana; Katiuscia Marini, presidente Giunta regionale Umbria (già parlamentare europeo). 2. Comunicare l’italianità respirare l’Europa. La Comunità Nazionale Italiana nella stampa e nei mezzi di comunicazione in Croazia e Slovenia. I rapporti con la nazione madre e con gli esuli (dall’1 al 4 febbraio 2011). Tavola rotonda con interventi di Rosanna Turcinovich Giuricin, giornalista, responsabile Ufficio Stampa del Centro di Documentazione Multimediale della Cultura istriana fiumana e dalmata); Antonio Rocco, direttore di TeleCapodistria e Radio Capodistria; Silvio Forza, direttore della EDIT, casa editrice della CNI. 3. Riflettere sulla storia. La ricerca scientifica sulla storia e la cultura dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e il dialogo tra la comunità dei rimasti e le istituzioni dell’esodo, dal 4 all’8 aprile 2011. In programma gli interventi di Giovanni Radossi, direttore del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno; Corinna Gerbaz Giuliano, caporedattore re- sponsabile de “La Battana” (quadrimestrale di cultura); Giovanni Stelli (Società di Studi Fiumani), Raoul Pupo (Università degli Studi di Trieste). Nel corso dell’intero progetto verrà realizzato, come negli anni precedenti e secondo modalità già sperimentate, un laboratorio didattico presso il Quartiere Giuliano Dalmata di Roma e l’Archivio Museo Storico di Fiume a Roma, destinato ai docenti e agli studenti che aderiscono al progetto. I docenti e gli studenti potranno utilizzare il quaderno didattico dell’Isuc pubblicato del 2006 (F. Papetti, G. Stelli, D. R. Nardelli, Le terre adriatiche perdute dall’Italia dopo il secondo conflitto mondiale e l’esodo dei giuliano dalmati, ISUCSocietà di Studi Fiumani, Perugia 2006). Le scuole potranno richiedere gratuitamente all’ISUC, oltre al quaderno didattico menzionato, il volume curato da D. R. Nardelli e G. Stelli, Istria Fiume Dalmazia laboratorio d’Europa. Parole chiave per la cittadinanza, ISUC 2009, che può essere utilizzato in particolare dai docenti come sussidio didattico. adriatica e ionica e di collaborare alla realizzazione dell’integrazione europea e del suo allargamento. Negli intenti dei promotori il Forum promuove lo sviluppo urbano, rurale e costiero, nell’ottica della salvaguardia paesaggistica e della gestione comune delle risor- rum, si apprende, è inoltre uno dei soggetti coinvolti nei tavoli tematici dell’Iniziativa AdriaticoIonica, assieme al Forum delle camere di Commercio denominato «Adrion» e la rete interuniversitaria «Uniadrion» con sede a Ravenna. Tagli agli italiani all’estero, la denuncia del CGIE È di qualche settimana addietro la denuncia della “Dante Alighieri” (che abbiamo riportato sul numero di ottobre-novembre)1, l’istituto che promuove nel mondo la lingua e la cultura italiane. Tuttavia, la scure cala anche sull’assistenza agli italiani all’estero, sulla categoria più debole degli anziani che - in particolare in alcuni Paesi del mondo a situazione economica più critica - vivono in condizioni di indigenza. I tagli dal 2009 ad oggi per le risorse per l’emigrazione sono passate infatti da 60 milioni di euro a 29 milioni. I rappresentanti del Consiglio Generale degli Italiani all’estero hanno deciso pertanto di esprimere una forte protesta, e per questo si sono ritrovati in questi giorni a Roma, al Museo dell’Emigrazione Italiana, al Vittoriano, e da qui hanno raggiunto Palazzo Chigi, chiedendo di essere ricevuti dal governo. Una richiesta, questa, che resa curiosa dal fatto che il CGIE è un ente pubblico, istituito con legge dello Stato e presieduto dal ministro degli Esteri Frattini. «In questo modo si compromette la possibilità stessa di una politica a favore dei 4 milioni di italiani di cittadinanza e le decine di milioni di oriundi italiani», si legge in una nota del CGIE. E, come detto, non si tratta soltanto di alimentare la cultura italiana presso le giovani generazioni Ma non si tratta solo di cultura: sono stati tagliati, segnala il Consiglio Generale, i fondi destinati alla spesa sanitaria a favore dei cittadini italiani con oltre 70 anni in condizioni di bisogno, in Paesi dove la sanità è a pagamento. 18 Numero 12 | Dicembre 2010 ENGLISH “Write ‘Juraj’ but pronunce it ‘Giorgio’” In “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comments on historical falsifications The stubborn and never-ending false pretense of “translating” Italian names into Croatian, starting from the names of great Italian and Dalmatian artists who, through the centuries, built up, sculpted and painted some of the greatest works of the western art world, has finally found itself adequatedly commented on the pages of Italy’s most important newspapers. One example, which we quote here, comes from the Milanese daily “Corriere della Sera”, which, on September 15th of this year, published an ironic note by Giannantoio Stella. J uraj Dalmatinac? Who in the world was he? That is the question asked by many readers of the travel magazine “Bell’Italia”, published by Mondadori, when it put out an insert dedicated to Croatia. The insert describes the artistic wonders of the cathedral of Sebenico, “masterpiece of Juraj Dalmatinac”. The facts speak otherwise: reality tells us that this artist was described by the Venetians in 1441 as “Master Giorgio Iapicida, sone of Matteo of Zara, resident of Venice, at this moment living in Sebenico”. He was also known as Giorgio Orsini. Venetian by birth, name, culture and school. Now, we can continue to use the name “Niccolò Copernico” in Italian for the Polish Mikolaj Kopernik (“Copernicus”), or Giovanni Keplero for the German Friedrich Johannes Kepler, or even Linneo for the Swede Carl Nilsson Linneus. These variants have been in common use for centuries. And it is understood that the Croats can continue to use the name “Juraj Dalmatinac” for Giorgio di Matteo. But the question is, why must we accept their name? This isn’t a new issue, but it is important to bring it up afresh. Also because, in the same magazine (which is wonderful and rich) numerous place names that have been called by their Venetian names for centuries are cited exclusively using their Croatian names. That’s how history went. And it is true that the strongly Venetian Zara, for example, after the ethnic cleansing that emptied it of Italians, is almost totally Croatian to- The Trieste Concert, an Occasion for Remembering the Julian-Dalmatian Exile A s reported in our October issue, Trieste was host to a concert that was part of the “Le Vie dell’Amicizia” (“TheWays of Friendship”) cultural exhibition, put on by the Ravenna Festival and directed by Maestro Riccardo Muti. Homage at the Julian-Dalmatian Exile Monument A fter long diplomatic talks, the three Heads of State chose two places for memorial: the building of the former Balkan, which used to house the Slovenian Narodni Dom, and the Monument dedicated to the Julian-Dalmatian Exile, erected in 2004 in memory of the 350,000 Italian exiles forced to leave Istria, Fiume and Dalmatia which were ceded to Tito’s Yugoslavia after the Second World War. In a joint statement, the three Presidents said that they “understood the high message of peace and brotherhood that this initiative foster” “in the due remembrance of the tragedies of the past and in the common commitment build together a future of freedom and fertile cooperation among our three nations and the nations of a united Europe.” The three Presidents committed themselves to “always cultivate the respect for the rights of all minorities” and, in each of their countries, “the memory of lived-through suffering and victims of blind violence.” Dissent and Negotiation. The position of the FederEsuli and the ANVGD E fforts not to allow the cancellation of the concert were shared by Trieste mayor Dipiazza, while “for Trieste’s good name, let polemic tones be calmed, in reciprocal respect for sacrifices made, and in the will to overcome ancient contrasts which have no place in today’s Europe” was the plea launched by Anvgd President Lucio Toth, whose statement expressed rancor for the “unexpected difficulties” encountered by such a “meaningful and beautiful artistic exhibition”. The reference to polemics has to do with the Slovenian paper “Delo” and its insistence that President Danilo Turk “insist, as a condition for his participation, on the homage at the Balkan with Napolitano, so as to rile up the Trieste political spheres.” President Toth, who is also Vice-President of FederEsuli, wanted to remind readers of “Il Piccolo”, the Trieste daily, of the reasons behind the reasonable assent in the meeting of the three heads of state: “During the national council meeting of the Anvgd held in Rimini last June 5th, I asked the opinions of the council members regarding Muti’s initiative and the stance that the exiles would or should assume. Many agreed that the concert was a good occasion, not to be missed, for remembering our Exile, the victims of the foibe, and the many expectations not yet fulfilled.” “When I learned that the Slovenian president had proposed a memorial at the former site of the “Narodni Dom”, devastated by an infamous fire on July 13th, 1920, I immediately made my reservations known, along with the contrary message it would give to the popular opinion in Trieste. I briefly reminded people of the context of that deplorable event and the season of violence that saw Italians victims in Dalmatia, and which culminated in a double murder in Spalato on July 11th, 1920 and saw thousands of Dalmatians exiled.” Toth continued, “Renzo Codarin, President of the Federation of Associations of Exiles, proposed a public homage to the Exiles, in Piazza della Libertà. It was then that I assumed the responsibility of carrying out Codarin’s proposal. I remain convinced that it was a high-profile solution, the complete opposite of a compromise or a lowering of standards, since it served to underline the following: 1. that already in the 1920s Italians has been suffering violence and were being forced into exile from Dalmatia, and 2. that all of Istria, Fiume and Dalmatia were inhabited by hundreds of thousands of native Italians who were obliged, after the Second World War, to abandon their homelands in the face of ethnic cleansing, and the foibe massacres were an instrument of this.” The Editors (traduzioni di Lorie Simicich Ballarin) day. So be it. But history demands a bit of respect. Carlo Giovanardi, Undersecretary of the Council of Ministers, was right to say in a letter, after citing the place name changes in South Tyrol, “since Croatia is poised on the doorstep to enter into the European Union, it seems to me that the excuse that there aren’t Italians in Zara anymore is, frankly, lame.” Since “hundreds of millions of Europeans, among which there are soon to be the Croatians, have the right not to see Germanic culture and history erased in Bolzano, Slovenian culture and history erased in Trieste, and Italian culture and history erased in Zara.” I conclude: given that the Slavs pin on Fascism the crime of having attempted to erase their identity, where is the logic in their insistence, today, on the same corruption?” Giannantonio Stella ©“Corriere della Sera” And in Capodistria the Venetian Loggia is masked under a “Loza” In Capodistria the situation is none the better. This city is in Slovenian territory today, and a certain “professor” Joze Hocevarm sustained by the publicist Jolka Milic of the newspaper “Primorske Novice”, has written an article lamenting the use of the term “loggia” to indicate the 14th century palace located between the Captain’s Palace and the Mayor’s Palace. In his opinion, the Slovenian term “loza” should be used. Not only is this term of obvious Italian origin, but the Italian term derives from the Latin “lobia”: here, too, they are trying to highlight Slovenian historical roots that, really, do not exist. The unfortunate and laughable affirmation was picked up by Kristjan Knez of the “Voce del Popolo” daily, which circulates in Istria, and later by Liliana Martissa, in “Coordinamento Adriatico” in her article Who’s afraid of an Italian term in the so-called ‘bilingual’ Capodistria?, published in the April-June edition. We print some of her insightful comments here. N ow, the term “loggia” refers to a typical medieval construction very common in Istria and Dalmatia, but absent, for what anyone knows, from historical Slovenia and Croatia. In fact, the “loggia” is a peculiar historical treasure from the two Adriatic regions of Latin-Venetian culture that became part of Yugoslavia in the course of the 20th Century. This kind of building, originally destined for municipal use, had its beginnings in the free cities of central-northern Italy (and by extension and common culture, also in Istria and Dalmatia) and was an expression of that freedom against feudal and imperial dominion, sanctioned by the city statues. Later, the use of the “loggia” was widened as the era of urban nobilities began, and it was considered a great treasure of Renaissance architecture. We can name, among many examples, the Lanzi loggia in Florence, the loggia of Traù, the Palladian loggia of Vicenza, or the two of the Sanmicheli family of Zara. The “Loggia” of Capodistria was built in 1462, and it is important to note that it was not the oldest of its kind. In fact, there are first-hand accounts of a lobia vetus built in 1268 by Marina Mauriceno, between the two municipal buildings present at that time. This happened, let us note, a century before the famous Florence “loggia” was built. If the term “loggia” bothers certain Slovenian scholars, it should not be because of the fact that the term is Italian; rather, it should be for what these palaces represent: the history of an institution and a past that have nothing whatsoever to do with Slovenian history. For this same reason, they should consider destroying the entire historical center of Capodistria. Capodistria’s historical center, after the so-called “return to its Yugoslav motherland” has been in a state of complete abandonment. The “Pretorio” palace risks total ruin, to the point that the Capodistria exile community has launched a campaign to save it.(A documentary by Marucci Vascon, “The stones of Capodistria” gives testimony to the ruinous state it had been in.) The city’s new population has had a total lack of interest in the historic value of its center, probably due to the fact that, living amongst those Venetian-style streets and buildings, the Slavs didn’t feel at ease, and, in fact, they have preferred the anonymous housing on the outskirts of town, the construction of which ruined large parts of Monte San Marco. Only when there began to be a realization that the historical center was of value, the authorities started recovery works, also with tourism in mind. But the Slovenes needed to feel that they were the legitimate heirs to these treasures, and had to erase the ethnic and cultural history of Capodistria, in a campaign of misinformation and mystification that has been going on for centuries. Liliana Martissa “Coordinamento Adriatico” 19 ESPAÑOL «Se escribe Juraj y se lee Giorgio» En el “Corriere della Sera” Giannantonio Stella comenta las falsificaciones de la historia El obstinado y añoso propósito de “traducir” al croata los nombres italianos, comenzando por los grandes artistas istrianos y dalmatas que a lo largo de los siglos han edificado, esculpido y pintado muchas de las más grandes obras maestras del arte occidental, encuentra por fin comentarios adecuados en la mejor prensa italiana, como en el caso del cotidiano milanes que el pasado 15 de septiembre publicó una irónica nota de Giannantonio Stella. Publicamos algunos fragmentos significativos. J uraj Dalmatinac, ¿quién era? Es la pregunta que se han hecho algunos lectores leyendo el suplemento de «Bell’Europa», la revista de Giorgio Mondadori, dedicado a Croacia. Donde se describe entre otras cosas la belleza de la catedral de San Giacomo de Sebenico «obra maestra de Juraj Dalmatinac». El hecho es que el artista es en realidad el que los venecianos en un documento del 1441 llaman «Maestro Giorgio tallista, hijo de Matteo de Zara, residente en Venecia, actualmente residente en Sebenico». Conocido también como Giorgio Orsini. De nacimiento, nombre, cultura, escuela veneciana. Nosotros podemos continuar perfectamente llamando Niccolò Copernico al polaco Mikolaj Kopernik y llamar Giovanni Keplero al alemán Friedrich Johannes Kepler y llamar Linneo al sueco Carl Nilsson Linnaeus: asì se ha hecho durante siglos. Y los croatas pueden perfectamente continuar llamando a Giorgio di Matteo con el nombre de Juraj Dalmatinac. Pero ¿por qué tenemos que aceptar nosotros el nombre «de ellos»? No es una cuestión nueva, vale la pena volver a ella. También porque en la misma revista (bonita y rica) diversas localidades que han tenido durante siglos un nombre veneciano, están citadas solo con el nombre croata. […] La historia ha sido así. Y es verdad que la venecianísima Zara, por ejemplo, después de la limpieza étnica que la vació de los italianos, hoy esta formada por una grande mayoría croata. Amen. Pero un poco de respeto lo impone la historia. Y tiene razón Carlo Giovanardi que en una carta, después de haber recordado las polémicas sobre la toponomástica en sur del Tirol, escribe: «En el momento en el que Croacia esta por entrar en la Europa unida, me parece muy débil el argumento de que los italianos hoy ya no están en Zara». Porque «centenares de millones de europeos, de los que los croatas formaran parte dentro de poco, tienen el derecho a no ver la historia y la cultura alemana canceladas en Bolzano, la eslovena en Trieste y la italiana en Zara». Conclusión: dado que los eslavos atribuyen al propio fascismo el crimen de haber intentado cancelar su identidad, ¿qué sentido tiene que insistan hoy con el mismo despotismo? […]. Giannantonio Stella © Corriere della Sera Y en Capodistria la Loggia veneciana esta disfrazada de «Loza» No es mejor la situación en Capodistria, hoy territorio esloveno, donde el «profesor» Joze Hocevar, asistente de la publicista Jolka Milic del “Primorske Novice”, firma en el cotidiano una intervención en la que lamenta el uso del termino «Loggia» para indicar el edificio del siglo XV situado entre el Palazzo del Capitán y el Palazzo del Alcalde. En su opinión, debe ser utilizado el término esloveno «Loza», que deriva evidentemente del italiano y a su vez deriva del latín «lobia», para acreditar ulteriormente una historia eslovena que no ha dejado ninguna huella. La lamentable y ridícula ocurrencia ha sido recogida por “Voce del Popolo” firmado por Kristjan Knez y su- cesivamente por Liliana Martissa en “Coordinamento Adriatico” (Chi ha paura di un termine italiano nella “bilingue” Capodistria?, n. 2/ aprile-giugno 2010). Un comentario competente, del que transcribimos algunas partes significativas. […] Ahora la loggia es una típica construcción de origen medieval muy difundida en Istria y Dalmazia, pero ausente, por lo que se, en la Eslovenia y la Croacia históricas. En efecto, es patrimonio peculiar de las dos regiones adriáticas de cultura latino-veneta que han pasado a formar parte de Yugoslavia solo en el transcurso del siglo XX. Este tipo de edificio, utilizado antiguamente para uso público, tiene su origen en los libres comunes de Italia centro-septentrional (y por extensión y semejanza de civilización también en las ciudades de Istria y de Dalmazia) como expresión de la libertad contra el dominio feudal e imperial, sancionado en los Estatutos ciudadanos. Sucesivamente el hábito de construir Loggias se ha perpetuado en la época de los Señoríos, tanto en Italia como en las ciudades adriáticas regidas por el Señorío de Venecia con ejemplares renacentistas de gran valor artístico, como la loggia llamada dei Lanzi en Firenze, la de Traù, la palladiana de Vicenza, o las dos Loggias del Sanmicheli en Zara, solo por poner algún ejemplo. En relación a la Loggia de Capodistria en cuestión, construida en el 1462, vale la pena recordar que no era la más antigua. En efecto se cuenta con el testimonio de una lobia vetus mandada erigir en el 1268 por Marino Mauriceno entre los dos edificios comunales de entonces, el del capitán del pueblo y el del alcalde. Esto ocurrió, para entendernos, casi un siglo antes de la construcción de la celebre loggia florentina. Si el termino «loggia» fastidia a algún estudioso esloveno, no debería ser por su nombre italiano, sino por todo lo que la construcción misma representa, el patrimonio histórico de una institución y de un pasado que no tiene nada que ver con la historia eslovena. Por la misma razón habría que destruir todo el centro histórico de Capodistria. Un centro histórico que durante decenios, después de la «vuelta» de la ciudad a la «madre patria yugoslava», ha sido dejado en un estado de total abandono. El mismo palazzo Pretorio corrió el riesgo de perderse hasta el punto de hacer necesaria una campaña en favor de su salvaguardia por parte de desterrados Capodistrianos (Un W Sebenico, la Catedral de San Giacomo (ss. XV-XVI), obra de los arquitectos Giorgio Orsini (llamado Dalmatico) y Nicola Fiorentino, en sus líneas armoniosas se reconoce el Renacimiento italiano documental de Marucci Vascon , «Le pietre di Capodistria», testimonia su estado). […] El desinterés por el patrimonio arquitectónico de la ciudad se encuentra probablemente en el hecho de que entre aquellas calles “venecianas” los nuevos habitantes, establecidos después del éxodo de la mayoría de los italianos autóctonos, provenientes de los pueblos del campo circunstante o inmigrantes del entero territorio yugoslavo, no se sintieron a gusto, hasta el punto que prefirieron vivir en las anónimas casas de periferia como las que han echado a perder Monte San Marco. Cuando se dieron cuanta del valor del centro histórico, se inició por parte de las autoridades una obra de recuperación para su valorización, también por motivos turísticos. Era necesario considerarse herederos legítimos de este patrimonio y con este fin tenía que cancelarse la historia étnica y cultural de Capodistria, con un trabajo de desinformación y mistificación durado decenios. […] Liliana Martissa “Coordinamento Adriatico” Muchas adhesiones a la iniciativa de la ANVGD Giovani Triangular del Recuerdo, revivirán en Roma el «Grion Pola», la «Fiumana» y la «S.G. Zara» S i para tantos hinchas el fútbol es un mito, ¿qué puede ser aun más un mito que equipos que pertenecen a la historia del deporte? La idea de los jóvenes de la Anvgd es la de resucitar por un día la grandeza del «Grion Pola», la «Fiumana» y la «S.G. Zara», para un triangular de 45 minutos cada partido en Roma, donde saldrán al campo los hijos, nietos y biznietos de los italianos de Istria (Pola), de Fiume y de Dalmazia. Son equipos disueltos por causa de los eventos seguidos a la Segunda guerra mundial, y que en aquel momento dramático para la italianidad de aquellos territorios militaban en los campeonatos nacionales. Volverán al prado verde en una especie de revocación histórica única, con la emoción de las camisetas de entonces, con el corazón de quien ha heredado aquel patrimonio histórico, cultural y deportivo. Las compañías futbolísticas de Pola, Fiume y Zara, revivirán entonces por un día, el 31 de majo 2011, en ocasión del «Triangular del Recuerdo», organizado por la Asociación Nacional Venezia Giulia e Dalmazia: saldrán al campo los jóvenes descendientes de los desterrados giuliano-dalmatas esparcidos por todo el mundo, con la ayuda de alguna vieja gloria del fútbol italiano. El objetivo del evento es crear una ocasión de encuentro entre los desterrados esparcidos por el mundo, hacer revivir a los equipos y recordar a los muchos futbolistas giuliano-dalmatas que han jugado en serie A y en la nacional, marcando bien 687 goles. Desde el momento del “lanzamiento” de la iniciativa, el verano pasado, se ha ido ampliando la plantilla de W Los tres emblemas de los equipos históricos los candidatos para salir al campo la próxima primavera: El dato más significativo al momento (teniendo en cuenta que los futbolistas pueden inscribirse hasta el 31 de diciembre 2010) es que estarán representadas Europa, America, África y Oceanía. Además de nuestros chicos en Italia, tendremos huéspedes ya confirmados, también «mulos» de Canadá, de Argentina, de Sudáfrica y de Australia. El patrocinio de los Atletas Olímpicos y Azzurri de Italia L a Asociación Nacional Atletas Olímpicos y Azzurri de Italia, patrocinadora del Triangular del Recuerdo, dará un premio a los tres equipos participantes, independientemente del resultado conseguido en el campo. Esta es la decisión tomada por el Consejo Directivo de la Anaoai, que se ha reunido en Bologna el pasado 16 de octubre. Ha dado la comunicación el presidente Gianfranco Baraldi, recordando la presencia en el Comité de Honor del Triangular de tres ilustres Socios como Abdon Pamich, Nino Benvenuti y Ottavio Missoni, desterrado fiumano el primero, istriano el segundo y dalmata el tercero. El contacto entre Anvgd y Anaoai se ha iniciado gracias a las buenas delegaciones del gen. Roberto Roberti, fiumano, secretario general de la asociación que representa a todos los atletas que han llevado la camiseta azzurra en representación de nuestro País. Todas las actualizaciones se encuentran en la página web www.anvgd/triangolare.it, de la que se puede descargar el formulario de adhesión. Red (traduzioni di Marta Cobian) 20 ◄ dalla prima pagina MINISTERO ISTRUZIONE E ASSOESULI, VERSO IL GIORNO DEL RICORDO 2011 ponomastica storica di Istria, Quarnero e Dalmazia, ma anche per studiare iniziative concordate di divulgazione. Presente anche, in quanto preziosa risorsa, il coordinatore del progetto «Book in progress», un progetto di formazione e relazione nato e sviluppatosi per sopperire alle mancanze dei testi scolastici tradizionali con gli strumenti forniti dalla Rete e che si è già ben consolidato con il grande favore incontrato presso gli istituti scolastici di tutta Italia. Intensa la riunione, che ha visto svilupparsi un ampio confronto di idee su due punti fondamentali dell’Ordine del Giorno. Il primo ha riguardato il Seminario nazionale - il secondo dopo quello di Roma del 23 febbraio scorso - da tenersi nel mese di febbraio 2011 a Trieste, con la partecipazione dei Direttori regionali di tutta Italia, docenti e studenti, dedicato ad altri e importanti temi della storia plurisecolare dell’italianità adriatica, ampliando dunque il ventaglio degli approfondimenti dalle sole vicende della Seconda guerra mondiale alla cultura, all’arte, alle istituzioni civiche espresse nel tempo. Il prossimo incontro, messo in calendario per gennaio 2011, dovrà definire il programma e i relatori. Tutte le Associazioni hanno rimarcato l’importanza del Seminario, che nelle successive edizioni dovrà toccare altre città italiane, in modo da costituire un annuale ed essenziale appuntamento per tutti i soggetti attivi nella scuola. Altrettanto serrata la riflessione condotta sul progetto di concorso da bandire per gli studenti in vista del 10 Febbraio 2011 / Giorno del Ricordo: la ristrettezza dei tempi e la necessità emersa di approfondire alcuni aspetti formali e operativi hanno indotto unanimemente le Associazioni e i rappresentanti del Ministero ad un necessario approfondimento. Unanime, da parte degli esponenti giuliano-dalmati, l’apprezzamento per l’andamento dei lavori del Gruppo e per la presenza del Touring Club Italiano, che nella persona del suo rappresentante è stato sollecitato ad acquisire dalla normativa vigente in materia di bilinguismo in Istria la versione italiana dei toponimi storici e non soltanto quella, più recente, slovena o croata. Analogamente, è stata sollecitata l’adozione della antica denominazione italiana anche per quelle aree nelle quali è stata presente da sempre, e per la quale le Associazioni hanno assicurato tutta la collaborazione in termini di documentazione. La discussione è proseguita nella disamina di molti e complessi aspetti sottesi alla corretta divulgazione della conoscenza delle vicende del confine orientale presso le giovani generazioni: dal coordinatore del progetto «Book in progress» è scaturita la suggestiva proposta di una «Nave del Ricordo» con evidente rimando alla nave “Toscana” che da Pola, nell’inverno 1947, traghettò i profughi e le loro masserizie verso l’Italia - che parta da una località dell’Italia meridionale (Brindisi, ad esempio, ove trovarono la prima e spesso definitiva accoglienza molti Esuli) e preveda scali in città significative per l’esodo giuliano-dalmato come Ancona, Ravenna, Venezia, per terminare a Trieste: a bordo della quale si prevedano laboratori di studio per studenti di tutte le Regioni, in un ideale, ma formativo, percorso inverso rispetto alla rotta del “Toscana”, che trasformi una memoria dolorosa in un’occasione di studio e di condivisione. La proposta è stata largamente condivisa anche dai rappresentanti del Dicastero che hanno assicurato di rendersi parte attiva nel coinvolgimento della Presidenza del Consiglio, che già segue puntualmente l’andamento dei lavori. Per l’Anvgd erano presenti il presidente nazionale Lucio Toth, la delegata per la Scuola Maria Elena Depetroni e Patrizia C. Hansen (stampa e comunicazione). ELARGIZIONI E ABBONAMENTI Questa rubrica riporta: • le elargizioni a “Difesa Adriatica” di importo superiore all’abbonamento ordinario; • le elargizioni dirette alla Sede nazionale Anvgd ; • gli abbonamenti ordinari sottoscritti a “Difesa Adriatica”; All’interno di ogni gruppo, i nominativi sono elencati in ordine alfabetico. In rispetto della normativa sulla privacy non vengono citate le località di residenza degli offerenti. Ringraziamo da queste pagine tutti coloro che, con il loro riconoscimento, ci inviano il segno del loro apprezzamento e del loro sostegno. Le offerte qui indicate non comprendono le elargizioni ricevute dai singoli Comitati provinciali dell’An vgd . ABBONAMENTI CON ELARGIZIONI A “DIFESA ADRIATICA” (ccp 32888000) Le elargizioni si concentrano maggiormente tra fine e inizio anno, in occasione del rinnovo dell’abbonamento. L’elenco comprende gli abbonati sostenitori o che hanno versato comunque una quota maggiore dell’ordinario. Settembre 2010 Bellotto Marisa € 35, Decastello Chiara € 50, Reppa Marcella € 60, Tomasich Arge € 80, Tuffolin Giuliano € 35. Ottobre 2010 Cosoli Gianfranco € 40, Gallina Giulio e Paolo € 40, Kauten Giancarlo e Sandra in memoria di Myriam Vencina ved. Kauten € 50, Luppis Clelia € 60, Mihich Enrico € 40, Montagner Mayer Dilva Maturità e traccia sulle Foibe, studenti intimiditi Toth: «difendere nelle scuole la libertà di pensiero contro gli epigoni del comunismo totalitario» Alcuni organi di stampa e siti web hanno dato recentemente notizia di episodi di irrisione e di intimidazione a danno di studenti che nella prova scritta di italiano per la maturità 2010 abbiano scelto la traccia sulle Foibe. Una ferma condanna è giunta dal presidente Anvgd Lucio Toth, che l’8 novembre ha diffuso alle agenzie il comunicato che riproduciamo. Numero 12 | Dicembre 2010 Periodico mensile dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Centro Studi Padre Flaminio Rocchi Direttore responsabile Patrizia C. Hansen Editore: Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Centro Studi Padre Flaminio Rocchi Via Leopoldo Serra, 32 | 00153 Roma tel. e fax: 06.58 16 852 | [email protected] | www.anvgd.it Iscritta nel Registro degli Operatori di Comunicazione n. 20154/25.10.2010 Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 91/94 dell’11 marzo 1994 Con il contributo della L. 72/2001 e successive modificazioni e integrazioni Grafica e stampa: Eurolit Srl Via Bitetto, 39 | 00133 Roma tel. 06.20 15 137 - fax 06.20 05 251 | [email protected] Abbonamenti: Annuo € 30 | Sostenitore € 50 | Solidarietà a piacere | Estero omaggio C/c postale n. 32888000 intestato a “Difesa Adriatica” Una copia € 2 | Arretrati € 3 Spedizione in abbonamento postale di Roma Finito di stampare il 16 Dicembre 2010 D a notizie apparse sul web e sui giornali italiani si apprende che in alcune commissioni d’esame alla recente maturità gli studenti che hanno trattato il tema delle Foibe e dell’esodo giulianodalmata dai territori italiani “mal liberati” dall’armata rossa iugoslava sono stati sottoposti a discriminazioni, rimproveri e dileggi. Simili comportamenti rappresentano un gravissimo atto di intimidazione e di limitazione della libertà di pensiero e di insegnamento che offende la scuola democratica italiana fondata sulla Costituzione Repubblicana (Art. 21, 1° comma; Art. 33, 1° e 2° comma) Non vogliamo inchieste “maccartiste” sui professori che hanno violato una legge dello Stato, istitutiva del Giorno del Ricordo del 10 Febbraio (n. 92 del 30 marzo 2004) meritevole di essere rispettata come quelle che istituiscono la Festa Nazionale del 2 Giugno o la Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale del 4 Novembre (giorno in cui la Venezia Giulia e un pezzetto di Dalmazia furono unite alla Madrepatria) o la Giornata della Memoria per le Vittime della Shoah - ma stiano attenti questi epigoni del totalitarismo comunista, sordi alla voce della verità storica e della coscienza morale, a non fare terra bruciata nelle giovani generazioni dell’amor di patria e dell’amore per la libertà. € 50, Ottomaniello Riccardo € 50, Sepich Angelina € 50, Ziberna Rodolfo € 50 fam. Glavicich in ricordo di Nazario Glavicich. Novembre 2010 Valenti Umberto € 60. ELARGIZIONI DIRETTE ALLA SEDE NAZIONALE ANVGD (ccp 52691003) Settembre 2010 Caravello Emanuela € 30 in ricordo di Caravello Francesco. ABBONAMENTI ORDINARI A “DIFESA ADRIATICA” (ccp 32888000) quando i lettori ricevono insieme al giornale il bollettino postale precompilato. L’elenco comprende solo coloro che hanno versato la quota ordinaria di abbonamento. Il rinnovo degli abbonamenti si concentra maggiormente tra fine e inizio anno, Settembre 2010 Almerigogna Berretti Fiorella, Anelich Lina, Buffetti Marina, Usilla Marisa, Sotgiu Bruna. Ottobre 2010 Cressevich Liliana, Gherbaz Lenaz Giulia, Guerra Jolanda, Malusà Giuseppe, Matulich Sergio, Nesi Giuseppe, Sorgarello Lidia, Lehmann Walter. Novembre 2010 Petrini Edoardo, Zustovi Onorato.