tutta l`arte da vedereda novembre a GennaIo 15|16

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tutta l`arte da vedereda novembre a GennaIo 15|16
vedere A
TORINO
il giornale dell’arte
La Pietà Bandini di Michelangelo, Museo dell’Opera del Duomo, Firemze. Foto Aurelio Amendola
umberto allemandi & C. - N. 8 NOVEMBRE-GENNAIO 2016
tutta l’arte da vedere da novembre A GENNAIO 15|16
Supplemento a «Il Giornale dell’Arte» n. 358 novEMBRE 2015
Bentornati a Torino!
Tra le novità dell’ultimo anno la riapertura di Galleria Sabauda e Museo Egizio,
le nomine di Carolyn Christov-Bakargiev, Enrica Pagella e Lorenza Bravetta
Da sinistra, Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice di Castello di Rivoli e Gam, (© Stefano Manca); Lorenza Bravetta, direttrice di Camera-Centro Italiano;
Enrica Pagella, direttrice del Polo Reale e Christian Greco, direttore del Museo Egizio
legato alla reggia sabauda) ha definito «il più vasto nucleo
d’Italia, comprensivo di cinque istituzioni ed esteso su 46mila metri
quadrati per l’esposizione, per oltre 700mila opere conservate».
Ne fanno parte, oltre alla Galleria Sabauda, il Palazzo
Reale, l’Armeria Reale, la Biblioteca Reale e il Museo
archeologico con il Teatro romano: un progetto costato
30 milioni di euro, 25 dei quali erogati dalla Compagnia di
San Paolo, 2,5 dalla Fondazione Crt e 1,5 dalla Consulta per la
Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.
qLa novità per il Polo Reale è la direzione, affidata a Enrica
Pagella, già a capo a Torino del Museo Civico d’Arte Antica a
Palazzo Madama, eletta in estate tra i venti «superdirettori»
vincitori del concorso internazionale lanciato dal ministro
per i Beni culturali Dario Franceschini nel 2014.
qTotalmente nuova è invece Camera-Centro Italiano
per la Fotografia, inaugurata il primo ottobre su 2mila
metri quadrati in un edificio ottocentesco al 18 di via delle
Rosine con una mostra di Boris Mikhailov, aperta sino al
10 gennaio. Diretta da Lorenza Bravetta, ha come partner
istituzionali Magnum Photos, Intesa Sanpaolo ed Eni, mentre
sostenitori del progetto sono il lanificio piemontese Reda
e Lavazza, cui si aggiunge il partner tecnico Leica Camera
Italia. Quattro le linee di attività della nuova nata: le mostre
(ne sono previste tre all’anno), la didattica, gli archivi e
i «territori», un dipartimento ideato per creare progetti
con altre istituzioni o festival, fiere e altri eventi culturali.
Prossime esposizioni, dal 21 gennaio all’8 maggio, «Italia
1968-78», ovvero il ruolo della fotografia durate gli anni
di piombo e da maggio a settembre una personale di Ai
Weiwei.
qCamera, tuttavia, non sarà un museo: il che vuol dire
che non acquisirà collezioni. Resta pertanto in sospeso il
destino dell’ingente patrimonio della Fondazione Italiana
per la Fotografia, attiva dal 1985 al 2006, creata da Luisella
d’Alessandro. Chiusa per difficoltà finanziarie, tra il
disinteresse, va detto, di Comune e Regione, la Fondazione
vantava una biblioteca di oltre 5mila volumi e 167mila
fotografie.
qTra le novità del 2016 dovrebbe esserci anche la fusione
›4
tra Gam, Galleria Civica d’arte moderna e
Sommario
Torino. La città su cui il primo novembre si accendono per la
diciottesima volta le Luci d’artista, le «luminarie» ideate da
artisti contemporanei che, allestite in vari spazi urbani, come
ormai tradizione segnalano l’apertura della nuova stagione
espositiva (evento clou dell’ouverture è Artissima, la fiera
d’arte contemporanea allestita dal 6 all’8 novembre), non
è più soltanto quella che è considerata la capitale italiana
dell’arte d’oggi. Nel corso del 2015, infatti, l’offerta culturale si
è ampliata sino a comprendere l’archeologia e l’arte antica con
la riapertura, il primo aprile, del Museo Egizio dopo i lavori
di riallestimento e risistemazione degli spazi e della Galleria
Sabauda, spostata nella Manica Nuova di Palazzo Reale.
qIl Museo Egizio, il secondo al mondo per ricchezza
delle collezioni dopo quello del Cairo, si estende ora su
10mila metri quadrati nella storica sede di via Accademia
delle Scienze, occupando anche gli spazi dove sino al
2013 era allestita la stessa Galleria Sabauda. Il direttore, il
trentanovenne Christian Greco scelto dalla Fondazione
per il Museo delle Antichità egizie, ha potenziato anche lo
staff curatoriale, passato da due a sette membri. Il risultato
è un clamoroso successo: i visitatori del Museo Egizio sono
100mila in più ogni mese e il 2015 potrebbe chiudersi con
1,2 milioni di ingressi, diventando così il quarto sito museale
italiano più frequentato.
qL’anno della rinascita del Museo Egizio registra però anche
la scomparsa, il 24 settembre scorso, dell’uomo che lo ha
diretto per vent’anni dal 1964, il professor Silvio Curto, uno
dei più grandi egittologi italiani del ’900 e che nel 2002 era
stato chiamato a far parte della commissione incaricata di
indicare le linee guida per il rinnovamento dell’istituzione.
qSempre in settembre Torino ha perso due suoi celebri artisti:
il 12 è morto a 67 anni Salvo, tra i protagonisti del ritorno
alla pittura negli anni Settanta e Ottanta; il 25, a 97 anni, si è
spenta Carol Rama, trasgressiva interprete dell’eros e della
corporalità.
qIl 4 dicembre 2014, l’apertura totale della Galleria Sabauda,
la pinacoteca nata nel 1832 per ospitare le collezioni
dinastiche dei Savoia e via via altri nuclei, tra cui parte
della collezione Riccardo Gualino, ha completato il Polo
Reale, che il suo ideatore Mario Turetta (già direttore
regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte
e ora direttore del Consorzio La Venaria Reale, succedendo
ad Alberto Vanelli, artefice e primo gestore del progetto
TORINO
Il calendario delle mostre
5
LE SEDI PUBBLICHE
La Gam Il Castello di Rivoli Il Centro Camera Il Palazzo Chiablese La Reggia di Venaria Il progetto Arte alle Corti Il Palazzo Madama Il Forte di Bard Il Museo Egizio Il Mao La Galleria Sabauda Le Luci d’artista La Pinacoteca e l’Accademia Albertina
6
6
6
6
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7
7
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8
8
8
8
8
LE FONDAZIONI
Il Mef-Museo Ettore Fico
9
Il Pav-Parco Arte Vivente
Il Castello di Rivara La Fondazione Accorsi-Ometto La Fondazione CRT La Fondazione 107 La Fondazione Sardi La Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo La Fondazione Merz La Pinacoteca Agnelli LE FIERE
Focus su Artissima Focus su Flashback The Others Paratissima Photissima Beatrice Allemandi, product manager
Claudia Carello, art director
Cinzia Fattori, advertising manager
(011.8199118 - [email protected])
20
Lo Spazio Ersel Lo Spazio Garage Paolo Tonin Gagliardi-Domke Marco Noire Giorgio Persano Mazzoleni Tucci Russo Giampiero Biasutti Biasutti&Biasutti Raffaella De Chirico 20
20
20
21
21
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21
LE aste
Il giro delle aste 22
GLI ANTIQUARI
La Galleria Giamblanco La Galleria Aversa La Galleria Laura Rocca La Galleria Caretto 22
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22
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n. 8 NOVEMBRE | GENNAIO 2016
Società editrice Umberto Allemandi & C., piazza emanuele filiberto 13, 10122 Torino, tel. 011.8199111 fax 011.8193090
«vedere a torino 2015-16» è un supplemento di «il giornale dell’arte»
Umberto Allemandi,
direttore responsabile
Franco Fanelli, vicedirettore
Barbara Antonetto, caporedattore
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LE GALLERIE
I 10 del Tag Vedere A TORINO
9
9
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10
10
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Questo numero è stato curato
da Jenny Dogliani
Relazioni commerciali: Claire Pizzini
([email protected])
Stampa: Arti grafiche Boccia spa, Salerno
il giornale dell’arte
Il giornale non risponde dell’autenticità delle attribuzioni delle opere riprodotte, in particolare del contenuto delle inserzioni pubblicitarie. Le opinioni espresse negli articoli firmati
e le dichiarazioni riferite dal giornale impegnano esclusivamente i rispettivi autori. Si consiglia di verificare al telefono
oppure online date e orari delle manifestazioni.
www.ilgiornaledellarte.com
Vedere a TORINO | 3
‹ 3 contemporanea, e Castello di Rivoli - Museo d’arte
contemporanea. Il direttore unico c’è già, ed è Carolyn
Christov-Bakargiev, nominata dalla Fondazione Torino
Musei e dal Cda del Castello di Rivoli e scelta da una
Commissione internazionale composta da Gabriella Belli,
Bernard Blistène e Francesco Manacorda su 171 candidati.
Già curatore in capo e poi direttore ad interim a Rivoli, la
neodirettrice, che entrerà ufficialmente in carica il primo
gennaio, si è presentata annunciando di voler rispettare le
diverse identità dei due musei.
qIntanto la neodirettrice pensa alla creazione di tre istituti
(per la programmazione culturale ed espositiva, per la ricerca
e per la conservazione) e alla nomina di due capocuratori
a Rivoli e alla Gam dotati della competenza necessaria
per coordinare l’attività di due musei diversi. La ChristovBakargiev ha anche in programma l’istituzione di un
comitato internazionale consultivo di 5-6 membri, anche
provenienti da altri ambiti disciplinari, e di un network di
curatori internazionali, che saranno gli «ambasciatori» nel
mondo dei due musei. Ma il punto di partenza sarà quanto
mai pragmatico, ovvero il varo di una navetta che colleghi i
due musei.
qLa Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha festeggiato
nel 2015 il ventesimo anniversario della sua istituzione.
Fittissima, come di consueto, la programmazione espositiva.
Su iniziativa di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è stato
istituito il Comitato promotore per le Fondazioni d’Arte
Contemporanea, cui hanno aderito 15 fondazioni private,
ottenendo la promessa del ministro per i Beni culturali
La città è sempre più rosa
In alto, da sinistra:
Beatrice Merz, presidente e direttrice della Fondazione Merz;
Patrizia Sandretto, presidente della Fondazione Sandretto
Re Rebaudengo;
Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo Egizio.
In basso, da sinistra:
Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei;
Antonella Parigi, assessore alla Cultura e al Turismo
della Regione Piemonte;
Sarah Cosulich Canarutto, direttrice di Artissima.
Vedere a TORINO | 4
Dario Franceschini di voler collaborare con il Comitato per
promuovere l’arte contemporanea italiana.
qUn «fornitore» di molti collezionisti italiani e stranieri, il
gallerista, Franz Paludetto, festeggia invece un trentennale,
quello del Castello di Rivara, dove dal 1985 organizza
mostre d’arte contemporanea,
qAperto lo scorso anno, il Museo Ettore Fico diretto da
Andrea Busto sta mantenendo le promesse. A mostre
periodicamente dedicate al suo titolare, pittore torinese
scomparso nel 2004, il calendario affianca rassegne spazianti
su più discipline. «Vanità/Vanitas», sino al 28 febbraio, è la
nuova proposta: a dimostrazione del fatto che il tema della
caducità e dell’effimero ha percorso l’arte di tutti i secoli,
opere d’arte antica sono accostate quelle prodotte nella
contemporaneità, spaziando così dal ’500 a oggi.
q«Il senso del corpo» è stato il tema su cui nell’estate era
imperniato il Fisad - Festival Internazionale delle scuole
d’arte e design organizzato dall’Accademia Albertina di
Belle Arti, di cui fa parte la Pinacoteca. Diretto da Salvatore
Bitonti (che è anche l’attuale direttore dell’Accademia), il
Festival ha riunito 65 istituzioni didattiche da tutto il mondo
e si è svolto unendo arti visive, performance, spettacoli,
workshop, convegni e incontri.
qTurbolenze al Mao, il Museo di Arte Orientale. A far
discutere è stato il rimaneggiamento dell’allestimento delle
collezioni nella sezione introduttiva del Museo per ricavare
più spazio per le esposizioni temporanee. Un’operazione
costata intorno ai 280mila euro e che sicuramente ha
portato più pubblico al museo, ma che Andrea Bruno,
l’architetto autore del restauro della sede di Palazzo
Mazzonis e dell’allestimento, ha definito «un’azione da talebani,
paragonabile alla recente e scellerata distruzione e all’accanimento
sulle collezioni del museo di Mosul» devastato dal miliziani
dell’Isis. Intanto il Mao ha trovato un nuovo direttore, Marco
Biscione, sino al 2014 responsabile dei Musei Civici di Udine,
dopo le dimissioni di Franco Ricca.
qSotto il profilo della gestione è stato un anno movimentato
anche per il Museo del Cinema, dove si è dimesso per
divergenze sul bilancio il presidente Ugo Nespolo; al suo
posto è stato nominato Paolo Damilano.
qQualche polemica ha scosso anche il 2015 a Venaria: non è
piaciuta alla Regione Piemonte, nelle persone del presidente
Sergio Chiamparino e dell’assessore alla Cultura Antonella
Parigi, la modalità con cui è stata effettuata la già citata
nomina di Mario Turetta a direttore del Consorzio cui fa
capo la Reggia, sede espositiva che ha ottenuto un vasto
consenso di visitatori, una scelta sostanzialmente imposta
dal Ministero per i Beni culturali quando la Regione avrebbe
preferito un concorso pubblico.
q Artissima si apre ancora una volta sotto la direzione di
Sarah Cosulich Canarutto, cui è stato prorogato l’incarico
dopo i successi ottenuti nelle tre edizioni precedenti.
Il 2015 rafforza la maggioranza femminile che «governa» l’arte
a Torino. Oltre alla direttrice di Artissima, ne fanno parte le
già citate Enrica Pagella direttrice al Polo Reale, Carolyn
Christov-Bakargiev, sua omologa al Castello di Rivoli e alla
Gam, Lorenza Bravetta alla guida di Camera-Centro Italiano
per la Fotografia, senza dimenticare Beatrice Merz e Patrizia
Sandretto Re Rebaudengo a capo delle rispettive fondazioni,
e Patrizia Asproni ed Evelina Christillin presidenti,
rispettivamente, della Fondazione Torino Musei e della
Fondazione Museo Egizio, nonché Antonella Parigi assessore
alla Cultura della Regione Piemonte: per la città il futuro,
almeno in questo senso, non può essere che roseo.
q Franco Fanelli
Vedere a Torino:
,
Provincia di Torino
Torino
1 Accademia Albertina
via Accademia Albertina 8, 011/889020
www.accademialbertina.torino.it
Premio Carlo Bonatto Minella
➤ 15 novembre
Con-vivum
➤ 7 novembre
2 Borgo Medievale
viale Virgilio 107, Valentino
Carissimo Pinocchio
➤ 14 febbraio 2016
3 Camera-Centro per la Fotografia
via delle Rosine 18, www.camera.to
Boris Mikhailov
➤ 10 gennaio 2016
4 Ex Borsa Valori
via San Francesco da Paola 28
The Others Exhibit
4 novembre ➤ 8 novembre
5 Ex Carcere Le Nuove
via Paolo Borsellino 3 , 011/850660
www.theothersfair.com
The Others. Stay gold
5 novembre ➤ 8 novembre
6 Ex Dai
corso Settembrini 164, www.photissima.it
Photissima
4 ➤ 29 novembre
7 Ex Regio Albergo di Virtù
piazza Carlo Emanuele II 15
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
8 Fondazione 107
via Sansovino 107, 011/4544474
www.fondazione107.it
Hugo McCloud. Timeline
7 novembre ➤ 6 dicembre
Paul Kremer. Wilde Open
7 novembre ➤ 6 dicembre
9 Fondazione Accorsi-Ometto
via Po 55 , 011/8376883
www.fondazioneaccorsi-ometto.it
Divisionismo tra Torino e Milano. Da
Segantini a Balla
➤ 10 gennaio 2016
10 Fondazione Merz
via Limone 24, 011/19719437
www.fondazionemerz.org
Christian Boltanski. Dopo
3 novembre ➤ 31 gennaio 2016
11 Fondazione Sandretto
via Modane 16, 011/3797600, www.fsrr.org
Adrián Villar Rojas
4 novembre ➤ 28 febbraio 2016
12 Gam
via Magenta 31, 011/4429518
www.gamtorino.it
Tutttovero
➤ 8 novembre
Monet dal Musée d’Orsay
➤ 31 gennaio 2016
Surprise. Giorgio Ciam
➤ 15 novembre
Vitrine. Anna Franceschini
➤ 15 novembre
Il mercante di nuvole. Studio65
27 novembre ➤ 28 febbraio 2016
VideotecaGam. Michele Sambin
➤ 13 dicembre
Wunderkammer. L. Pignatelli
➤ 17 gennaio 2016
Vitrine. Luca Trevisani
27 novembre ➤ 17 gennaio 2016
VideotecaGam. Luigi Ontani
15 dicembre ➤ 15 gennaio 2016
13 Mao-Museo d’Arte Orientale
via san Domenico 11, 011/4436927
www.maotorino.it
Il drago e il filo d’oro
4 dicembre ➤ 8 marzo 2016
14 Mef-Museo Ettore Fico
via Cigna 114, 011/852510
www.museofico.it
Il silenzio delle cose
➤ 28 febbraio 2016
La donazione Renato Alpegiani
➤ 28 febbraio 2016
Fred Goudon. Dieux du Stade
➤ 28 febbraio 2016
Luca Pozzi. The Messenger of Gravity
➤ 28 febbraio 2016
Ruben Montini-Alexander Ponhert
7 novembre ➤ 7 dicembre
15 Museo dell’Automobile
corso Unità d’Italia 40
011/677666, www.museoauto.it
Ciro Palumbo
➤ 29 novembre
16 Museo del Cinema
via Montebello 20, 011/8138560
www.museonazionaledelcinema.it
Cinema neorealista
➤ 29 novembre
17 Museo della Montagna
piazzale Monte dei Cappuccini 7,
Francesco Preverino
➤ 29 novembre
18 Museo del Risorgimento
via Accademia delle Scienze 5 , 011/5621147
Torino e la grande guerra
➤ 22 maggio 2016
19 Palazzo Birago di Borgaro
via Carlo Alberto 16, 011/5716405
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
20 Palazzo Carignano
piazza Carlo Alberto,8, 011/542888
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
21 Palazzo Chiablese
piazza San Giovanni 2, 011/5790095
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
Matisse e il suo secolo
4 dicembre ➤ 8 maggio 2016
22 Palazzo Cisterna
via Maria Vittoria 12, 392/0868886
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
23 Palazzo Civico
piazza Palazzo di Città 1, 011/4422244
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
24 Pal. Costa Carrù della Trinità
via San Francesco da Paola 17
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
25 Palazzo Madama
piazza Castello 1, 011/4433501
www.palazzomadamatorino.it
Lino, lana, seta, oro.
➤ 16 novembre
Enzo Cucchi
5 novembre ➤ 8 febbraio 2016
Gio Ponti
3 dicembre ➤ 29 febbraio 2016
26 Pal. Reale-Manica Nuova
via XX Settembre 33
che cosa, dove e quando
Arte alle Corti
➤ 10 novembre
27 Pav-Parco d’Arte Vivente
via Giordano Bruno 31, 011/3182235
www.parcoartevivente.it
Earthrise
7 novembre ➤ 10 gennaio 2016
28 Pinacoteca Albertina
via Accademia Albertina 8,
De Arte Gymnastica
➤ 15 novembre
La continuità nel classicismo
27 novembre ➤ 31 gennaio 2016
29 Pinacoteca Agnelli
via Nizza 230, 011/0062008
www.pinacoteca-agnelli.it
Ed Ruscha. Mixmaster
7 novembre ➤ 8 marzo 2016
Sedi varie
www.contemporarytorinopiemonte.it
Luci d’artista. 18ma edizione
➤ 10 gennaio 2016
Notte bianca delle arti contemp.
8 novembre
30 Torino Esposizioni
corso Massimo d’Azeglio 15
011/2073075, 345/3183971
www.paratissima.it
Paratissima. Ordine o caos?
4 ➤ 8 novembre
31 Alberto Peola
via della Rocca 29, 011/8124460
www.albertopeola.com
Fatma Bucak
➤ 5 dicembre
32 Biasutti & Biasutti
via Bonafous 7/L, 011/8173511
www.biasuttiebiasutti.com
Aldo Mondino. Souvenir
➤ 7 novembre
Tabusso. La natura e il segno
12 novembre ➤ 16 gennaio 2016
33 Bild
via Cesare Lombroso 20/A
340/8240622
Cast a Light
➤ 15 novembre
34 Centro Videoinsight®
via Bonsignore 7
Elena Kovylina
6 novembre alle 20,30
35 Franz Paludetto
via Stampatori 9, 011/4546390
www.franzpaludetto.com
Valeria Vaccaro
➤ 6 novembre
36 Gagliardi e Domke
via Cervino 16, 011/19700031
www.gagliardiedomke.com
Reflections. Stefania Fersini
➤ 9 gennaio 2016
Illusion Gallery Collection
➤ 9 gennaio 2016
37 Galleria Aversa
via Cavour 13, 011/532662
www.galleria-aversa.it
Dal primo ’800 al primo ’900
➤ 14 novembre
38 Galleria Franco Noero
via Mottalciata 10/B, 011/882208
www.franconoero.com
Sam Falls
➤ 21 marzo 2016
Darren Bader
➤ 23 dicembre
39 Galleria Giamblanco
via Giolitti, 39, 011/5691502
www.giamblanco.com
Dipinti antichi dal ’600 al ’700
27 novembre ➤ 31 dicembre
40 Galleria Grafica Manzoni
via Manzoni 27/g, 011/545051
www.graficamanzoni.it
Omaggio a Omar Galliani
➤ 28 novembre
41 Galleria Luigi Caretto
via Maria Vittoria 10, 011/537274
www.galleriacaretto.com
Dipinti fiamminghi e olandesi
dal ’500 al ’600
10 novembre ➤ 10 dicembre
42 Giampiero Biasutti
via della Rocca, 10, 011/8390690
www.giampierobiasuttinovecento.com
Omaggio a Scanavino
➤ 14 novembre
Segni incrociati
19 novembre ➤ 24 dicembre
43 Giorgio Persano
via Principessa Clotilde 45
011/835527
www.giorgiopersano.org
Bernar Venet
➤ 16 gennaio 2016
44 Grglt
via Arnaldo da Brescia 39
011/19707445 ,
www.giorgiogalotti.com
Branca, Favini, Kratz, Pirovino,
Safavi
➤ 27 novembre
45 Guido Costa Projects
via Mazzini 24, 011/8154113
www.guidocostaprojects.com
Paul Etienne Lincoln
➤ 27 febbraio 2016
46A In Arco
piazza Vittorio Veneto 1/3
011/8122927, www.in-arco.com
Low culture in a colorful world
➤ 28 novembre
46B Leica Store & Galerie
via delle Rosine 18
Jérôme Sessini
➤ 30 novembre
47A Luce Gallery
corso san Maurizio 25, 011/8141011,
www.lucegallery.com
Peter Mohall
➤ 12 gennaio 2016
47B Assoc. Alessandro Marena
via dei Mille 40a, 011/8128101
www.marenaroomsgallery.com
Cesare quand`era Pavese
7 novembre ➤ 5 dicembre
48 Mazzoleni Galleria d’Arte
piazza Solferino, 2, 011/534473
www.mazzoleniarte.it
Stanze per dialoghi
➤ 31 gennaio 2016
49 Mirafiori Galerie
piazza Cattaneo 9, 011/0042000
Barbara Oggero
➤ 29 novembre
50 Noire Gallery
via Piossasco 29, 011/9191234,
www.noiregallery.com
Miguel Angel Rios
novrembre
51 Norma Mangione Gallery
via Matteo Pescatore 17, 011/5539231
www.normamangione.com
Bernd Ribbeck
➤ 23 dicembre
52 Oval Lingotto
via Nizza 294, 011/6644111
www.artissima.it
Artissima
6 novembre ➤ 8 novembre
53 Pala Alpitour Isozaki
via Filadelfia 82, 393/6455301
www.flashback.to.it
Flashback
5 novembre ➤ 8 novembre
54 Paolo Tonin
via San Tommaso 6, 011/19710514
www.toningallery.com
M. Carocci e G. Ramella. In volo
7 novembre ➤ 10 dicembre
55 Photo & Contemporary
via dei Mille 36, 011/889884
Homage to the Square
➤ 12 dicembre
56 Raffaella De Chirico
via della Rocca 19/via Giolitti 52
011/835357
www.dechiricogalleriadarte.com
Paolo Peroni. Quasi sé
7 novembre ➤ 16 gennaio 2016
57 Riccardo Costantini
via Giolitti 51, 011/8141099
www.rccontemporary.com
Paco Guillén
➤ 5 dicembre
58 Spacenomore
via Bogino 9
Max Tomasinelli. Sens Aut
➤ 8 novembre
59 Spazio Art Garage
via Tirreno 19
Anna Rierola
➤ 29 novembre
60 Spazio Ersel
piazza Solferino 11, 011/5520294
www.ersel.it
Giovanni Gastel
➤ 20 novembre
61 Spazio Mouv
via Silvio Pellico 3, 331/5828996
www.spaziomouv.it
Metamorfosi di Luca Cassine
➤ 15 novembre
62 Spaziobianco
via Saluzzo 23/bis, 333/6863429
Armando Marrocco
➤ 2 dicembre
63 Weber & Weber
via san Tommaso 7, 011/19500694
www.galleriaweber.it
Andrea Modica. As We Wait
7 novembre ➤ 12 dicembre
RIVARA
Castello di Rivara
piazza Sillano 2, 0124/31122
www.castellodirivara.it
Equinozio d’autunno
➤ 9 novembre
Mus. d’arte italiana 1985-2015
➤ 8 novembre
RIVOLI
Castello di Rivoli
piazzale Mafalda di Savoia
011/9565222
www.castellodirivoli.org
Paloma Varga Weisz
➤ 10 gennaio 2016
Francesco Jodice
➤ 10 gennaio 2016
Rachel Rose
6 novembre ➤ 10 gennaio 2016
VENARIA
Reggia di Venaria
piazza della Repubblica 4
011/4992333, www.lavenaria.it
Raffaello. Il sole delle arti
➤ 7 febbraio 2016
L’arte della bellezza
➤ 7 febbraio 2016
I quadri del re
➤ 7 febbraio 2016
Rappresentare il mondo
➤ 7 febbraio 2016
Il Bucintoro
➤ 7 febbraio 2016
I dati di questo elenco sono forniti dalle fonti, ma possono subire variazioni: si consiglia di verificare. Un
calendario aggiornato quotidianamente dei principali eventi in Italia e nel mondo è consultabile all’indirizzo
www.ilgiornaledellarte.com/vederenelmondo
Vedere a TORINO | 5
Vedere nelle Sedi pubbliche
Monet impressionista
e Pignatelli cosmografo
L’iconografia medievale
e l’America moderna
TORINO. Claude Monet (1840-1926), uno dei più noti esponenti
dell’Impressionismo, è al centro di una retrospettiva visitabile fino
al 31 gennaio curata da Xavier Rey e Virginia Bertone, realizzata
in collaborazione con Skira e con il Musée d’Orsay di Parigi, custode
della più importante collezione di lavori dell’artista rimasto fedele
al movimento anche quando questo fu superato dalle avanguardie
del primo Novecento. Tra le oltre quaranta opere esposte di Monet e altri pittori vi è «Le déjeuner sur l’herbe» del 1865-66, frammento del monumentale dipinto omaggio e sfida di Monet alla tela
con il medesimo titolo presentata da Manet nel Salon des Refusés
del 1863. Altri pezzi risalgono al periodo in cui l’artista visse ad Argenteuil (1871-78) o al successivo viaggio nella riviera ligure, come
«Les villas à Bordighera» del 1884. Da segnalare anche il trittico del
1872 composto da «Entrèe du village de Voisins» di Pissaro, «L’ile
Saint-Denis» di Sisley e «Bateaux de plaisance» di Monet, appartenuto a Paul Durand-Ruel, il mercante sostenitore dell’Impressionismo. L’indefinitezza del tratto e lo spirito d’improvvisazione e
«Le déjeuner sur l’herbe»
libertà propri dei pittori impressionisti caratterizzano anche l’opera
di Claude Monet
di Luca Pignatelli, l’artista milanese, classe 1962, noto per le città e
i treni dipinti sui teloni usati nei depositi ferroviari. A lui è dedicata
fino al 17 gennaio la piccola personale «Blue Note», curata da Elena Lydia Scipioni con opere su
carta come il ciclo «Standard» (2000-05), fogli imbrattati di olio su cui sono elaborate con inchiostri
e vernici immagini d’archivio e titoli di vecchi vinili, o la serie di locomotive in corsa disegnate tra
il 2013-15, simbolo di un progresso che ha perso ogni controllo. È invece realizzata appositamente
per la mostra la gigantesca e misteriosa «Cosmografia», una poetica raffigurazione dell’universo
su carta color grafite. Fino al 15 novembre il museo ospita inoltre per il ciclo «Vitrine» la personale
di Anna Franceschini, con il suo video «The diva who became an alphabet» che s’interroga sul
linguaggio filmico utilizzando l’immagine di una diva, una donna che ha volutamente perso la propria umanità per trasformarsi in oggetto del desiderio. In mostra anche alcuni abiti realizzati con
tessuti per schermi cinematografici. Per il ciclo «Surprise», fino al 15 novembre, è inoltre possibile
ammirare «Gli uomini neri» di Giorgio Ciam del 1970, una tela con quattro autoritratti dell’artista
a figura intera con il volto dipinto di nero. L’opera fu presentata con una performance rievocata in
mostra da un collage e 14 fotografie. Il 26 novembre saranno inaugurate una retrospettiva dedicata
ai 50 anni dello Studio65, con alcuni oggetti come il divano Bocca e Capitello che hanno lanciato
lo studio torinese nella storia del design, e l’ultimo appuntamento del ciclo Vitrine, che si conclude
con Luca Trevisani. La videoteca della Gam propone infine un focus sulla produzione video di
Michele Sambin (fino al 13 dicembre) e di Luigi Ontani (dal 15 dicembre). q Jenny Dogliani
rivoli. Nata a Neustadt an der Weinstrasse nel 1966, allieva di
«Kampfhund» di Paloma
Tony Cragg e Gerhard Merz all’Accademia di Düsseldorf, PaVarga Weisz, 2002.
loma Varga Weisz approda al Castello di Rivoli con la sua
© S. Hostettler,
VG-Bild-Kunst, Bonn
prima personale italiana. Curata da Marianna Vecellio
in collaborazione con l’artista, la mostra
presenta una selezione di opere
eseguite dagli anni giovanili
a oggi: disegni, sculture,
acquerelli, dipinti e installazioni caratterizzati da
soggetti ibridi attinti dall’iconografia medievale e dal folklore, da antiche culture e mitologie filtrate dall’attenzione alla vulnerabilità
tipica dell’uomo contemporaneo. Esseri silenziosi, onirici e surreali provenienti da mondi sconosciuti compaiono accanto a creature spaventose e poetiche generate nelle profondità dell’inconscio. «Kampfhund (Cane da combattimento)» è una figura con sei occhi metà umana e metà
canina eretta su una montagna di trucioli di legno appartenenti al blocco nel quale è stata scolpita:
un’immagine semplice ma capace di evocare una scioccante analogia con la caduta di Lucifero e l’origine del Purgatorio. «Hirsch stehend (Cervo in piedi)» è un cervo alzato sulle zampe posteriori
che dà le spalle allo spettatore per ritrovarsi solo di fronte al muro al cospetto della propria ombra,
del suo lato oscuro, di un pericolo incombente. Sospeso tra vita e morte è l’acquerello «Ohne
Titel (Senza titolo)», nel quale sullo sfondo rosso sangue si erge un grosso rapace con il becco
spalancato che trattiene la testa di un piccolo uccellino, forse per nutrirlo, forse per mangiarlo. La
narrazione di molteplici destini caratterizza un altro acquerello «Ohne Titel (Senza titolo)», dove
una coppia di giovani signori è seduta in una veranda costituita da nude linee verticali e orizzontali
intersecate nel bianco, a suggerire l’immagine di un limbo, di un desiderio o di un lontano ricordo,
senza certezze, né riferimenti alcuni. Un sentimento di diffusa inquietudine pervade poi il video
di Francesco Jodice «American recordings» nella sala multimediale della Manica Lunga. È una
multinarrazione inedita concepita per il Castello di Rivoli, un film proiettato su cinque schermi
in ciascuno dei quali è ripercorsa la storia del Novecento attraverso i miti, gli eroi e gli antieroi
americani che hanno prepotentemente contribuito a formare l’immaginario collettivo del mondo moderno e contemporaneo (occidentale e non solo). Curata da Massimo Melotti, la rassegna
comprende «Atlante 2015», un altro video di Francesco Jodice proiettato in sala polivalente. Da
ricordare inoltre la personale di Rachel Rose (vincitrice della scorsa edizione del Premio Illy Present Future di Artissima) curata da Marianna Vecellio. L’artista newyorkese, classe 1986, presenta
una video installazione realizzata per una delle sale auliche del Castello, con la volontà di indagare
attraverso la deformazione dell’immagine e del suono, ansie e paranoie dell’uomo contemporaneo. Rivoli e Gam ospitano infine «Tutttovero. La nostra città la nostra arte 2015», curata da
Francesco Bonami con opere delle collezioni permanenti scelte per raccontare le declinazioni del
concetto di vero e di realtà dal 1815, anno della sconfitta di Napoleone a Waterloo, a oggi.
Alla Gam la nascita della pittura moderna, avanguardie Paloma Varga Weisz e Francesco Jodice chiudono
l’anno e la gestione Merz al Castello di Rivoli
degli anni Settanta e sperimentazioni contemporanee
Gam Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, tel. 011/4429518, mar-dom 1018, www.gamtorino.it, «Monet dalle Collezioni del Musée d’Orsay» fino al 31 gen., «Tutttovero» fino all’8 nov.,
«Surprise. Giorgio Ciam» e «Vitrine. Anna Franceschini» fino al 15 nov., «Wunderkammer. Luca Pignatelli» fino
al 17 genn., «VideotecaGam. Michele Sambin» fino al 13 dic.; «Il Mercante di nuvole Studio65» dal 27 nov. al
28 feb., «Vitrine. Luca Trevisani» dal 27 nov. al 17 gen.,«VideotecaGam. Luigi Ontani» dal 15 dic.
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (To), tel. 011/9565222,
mar-ven 10-17, sab-dom 10-19, www.castellodirivoli.org, «Tutttovero» fino all’8 nov., «Paloma Varga Weisz» e
«Francesco Jodice. American recordings» fino al 10 gennaio, «Rachel Rose» dal 6 novembre al 10 gennaio
Un secolo con Matisse
Camera con vista sulla fotografia
TORINO. Dopo i Preraffaelliti, la Collezione Costakis e Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese ospiterà la grande mostra «Matisse e il suo
secolo», che sarà allestita dal 4 dicembre all’8
maggio con capolavori di alcuni dei più importanti artisti del XX secolo, da Picasso a Modigliani a Balthus. Il percorso cronologico, diviso
in una decina di sezioni tematiche, si apre con
opere giovanili di Matisse legate alle frequentazioni dello studio di Gustave Moreau: vedute della Senna, modelle in studio e caffetterie. Successivamente, nel 1904, nel Sud della
Francia, Matisse incontrò Paul Signac, del quale condivise per un breve periodo il metodo
divisionista, qui documentato da «Jeune femme à l’ombrelle» (1904-05) di Matisse, «Venise,
la voile jaune» (1904) di Signac e «Petite baie de La Ciotat» (1907) di Georges Braque. Di
lì all’esplosione dei colori intensi e violenti del Fauvismo, germinato nel Salon d’Automne
del 1905 con opere di Matisse, Derain, de Vlaminick e altri, il passo fu breve. L’esposizione
prosegue poi documentando l’incontro di Matisse con Juan Gris, l’influenza di Picasso e del
Cubismo (a Parigi verso la metà degli anni Dieci) e l’inizio della stagione dei ritratti sancita dal
ritorno a Nizza alla fine del 1917 e dall’incontro con Renoir, Maillol e Bonnard: tra le opere di
questa sezione spicca un bellissimo «Portrait de Greta Prozor» di Matisse su fondo oro, che
prepara la strada alle odalische raffigurate tra tessuti e arredi preziosi come «Odalisque à la
culotte rouge» (nella foto), dipinta da Matisse nel 1921. La luce e i colori caldi del Sud della
Francia tipici di quest’ultimo lavoro molto hanno in comune con quelli di «Coin de table» di
Pierre Bonnard (1935) esposto accanto. A chiudere il percorso sono infine lavori del 1940 che
ritraggono gli interni dello studio (tema ricorrente anche di alcuni lavori di Picasso, Braque,
Dufy e Giacometti), la schematizzazione grafica delle figure del dopoguerra (ripresa tra l’altro
da «Partei de campagne» di Fernand Léger) e i collage con le sue tipiche forme cariche di colori che influenzarono le più giovani generazioni di artisti dagli espressionisti astratti ad Hantaï.
TORINO. Nell’edificio che ha ospitato la prima scuola pubblica del
Regno d’Italia è stata inaugurato il primo ottobre Camera-Centro
Italiano per la Fotografia, una struttura di 2mila metri quadrati
dedicata allo studio, all’esposizione e alla conservazione del patrimonio fotografico italiano e internazionale. Diretto da Lorenza
Bravetta e presieduto da Emanuele Chieli, il Centro comprende
una sezione didattica (con workshop, seminari, corsi e programmi
per le scuole), un programma di attività di archivio (rivolto in particolare al riordino e alla catalogazione degli archivi fotografici di
enti e professionisti), un calendario di conferenze e iniziative fuori
dalla propria sede e varie mostre all’anno in uno spazio riservato
di oltre 800 metri quadrati. La prima rassegna è una monografica di Boris Mikhailov, aperta fino al 10 gennaio. L’artista ucraino, ingegnere appassionato di
fotografia, perdette il lavoro durante il regime comunista accusato di produzione pornografica dal
KGB a causa degli scatti alla moglie nuda. Da allora Mikhailov cominciò a dedicarsi sempre più
assiduamente alla fotografia, puntando l’obiettivo su temi sociali come il disagio e i danni causati
alla popolazione dal totalitarismo e dalla perestrojka. Curato da Francesco Zanot, il percorso
presenta una selezione di 300 fotografie appartenenti a nove serie realizzate in Ucraina dal
1968 al 2013: scatti e argute sperimentazioni che documentano, ricostruiscono o «teatralizzano»
diversi momenti e vicende dalla nascita dell’Unione Sovietica alle più recenti rivoluzioni. Si va
dalle piccole stampe della città di Kharkiv, fulcro del Costruttivismo, ai più svariati soggetti legati
dal colore rosso, simbolo del regime comunista; dal celebre e controverso affresco dei bomzhes,
i senzatetto dilagati dopo la disgregazione del blocco comunista, alle più recenti manifestazioni
di Euromaidan, rappresentate con stampe di grandi dimensioni combinate e dipinte per restituire
il caos e l’eco mediatico. In occasione della mostra è pubblicato un libro coedito da Camera e
Walther König con 500 fotografie di Mikhailov (nella foto, «Senza titolo (dalla serie Superimpositions)», 1968-75 © Boris Mikhailov, Courtesy Camera-Centro Italiano per la Fotografia. q J.D.
Palazzo Chiablese, piazzetta San Giovanni, Torino, tel. 011/5790095, sab-lun/mer-gio 10-19,30, ven
10-22,30, «Matisse e il suo secolo» dal 4 dicembre all’8 maggio
Camera-Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18, Torino, lun/mer/ven-dom 11-19, gio 1121, www.camera.to, [email protected], «Boris Mikhailov: Ukraine», fino al 10 gennaio
Vedere A TORINO | 6
Vedere nelle Sedi pubbliche
Raffaello in casa Savoia
Contemporanei nelle corti antiche
Torino. La Reggia di Venaria,
capolavoro architettonico di
Filippo Juvarra alle porte di
Torino, dichiarato patrimonio
Busto di angelo di Raffaello
Unesco, ospita la grande
mostra «Raffaello. Il sole delle
arti», fino al 24 gennaio. Curata da Gabriele Barucca e Sylvia
Ferino, con il supporto di un comitato scientifico presieduto
da Antonio Paolucci, la rassegna presenta oltre 130 opere
eseguite da Raffaello, Giovanni Santi (suo padre), Luca
della Robbia, Perugino, Pinturicchio e Luca Signorelli
fra gli altri. Una parte del percorso è dedicata alle incisioni
tratte dalle opere di Raffaello, che già nel corso del Cinque
e Seicento contribuirono a diffondere e a formare il suo
mito in Italia e in Europa. Da segnalare a questo proposito le
stampe di Marcantonio Raimondi, Marco Dente, Agostino
Veneziano e Ugo da Carpi. Al pittore e architetto urbinate
(nato nel 1483 e scomparso nel 1520) si rifecero anche scultori,
fonditori, ceramisti, mosaicisti, intagliatori e armaioli, le
cui produzioni sono ampiamente documentate in mostra.
Tra i capolavori di Raffaello che hanno influenzato gli stili e
l’iconografia dei secoli a venire figurano opere come «Storie
della vita di Maria» (uno dei suoi lavori giovanili proveniente
dalla chiesa di Santa Maria Nuova di Fano realizzato con il suo
maestro Perugino), «Madonna del granduca», «La visione
di Ezechiele» (accanto a un disegno di Rubens e un grande
arazzo fiammingo a essa ispirati), e opere della maturità come
«L’estasi di santa Cecilia». Provengono invece dalla Galleria
Sabauda i 27 dipinti esposti fino al 7 febbraio nelle sale
seicentesche dell’Appartamento della principessa Ludovica.
Sono opere del Cinque e Seicento appartenute alla dinastia
sabauda ed eseguite da autori quali Guido Reni, Guercino,
Rubens, Van Dyck, Brueghel il Vecchio e Brueghel il
Giovane. A celebrare i fasti dei Savoia è anche la Scuderia
Juvarriana, che fino al 7 febbraio presenta il Bucintoro, la
sontuosa nave da parata fatta realizzare da Vittorio Amedeo
II nel 1729-31, e alcune carrozze utilizzate dalla famiglia reale
tra il ’700 e l ’800. Un balzo nella contemporaneità si compie
con la collettiva «Rappresentare il mondo», che sempre fino al
7 febbraio propone alcuni tra i principali scultori italiani del
XX secolo: Giuliano Vangi, Arnaldo Pomodoro, Novello
Finotti, Giacomo Manzù, Paolo Borghi e Luigi Stoisa.
Fino al 24 gennaio, infine, è esposta una selezione di gioielli
realizzati da Gianmaria Buccellati in oro, argento e pietre
preziose. q Jenny Dogliani
Reggia di Venaria, piazza della Repubblica 4, Venaria (To), tel.
011/4992333, mar-ven 10-18, sab-dom 10-20, www.lavenaria.
it, «Raffaello. Il sole delle arti» e «L’arte della bellezza» fino al 24
gennaio, «I quadri del re», «Rappresentare il mondo» e «La regia
scuderia. Il Bucintoro e le carrozze regali» fino al 7 febbraio
TORINO. Prosegue fino al 10 novembre il progetto «Arte alle
corti», con 25 installazioni di altrettanti artisti contemporanei nei cortili di prestigiosi palazzi storici cittadini. Il Palazzo Civico, progettato da Francesco Lanfranchi nel 1663,
ospita «Alveare» di Jessica Carroll, una scultura in bronzo
di 2 metri che rappresenta un super organismo simulando
la funzione del consiglio comunale ospitato nell’edificio.
La Manica Nuova di Palazzo Reale, all’interno dei resti
della cavea del teatro romano, accoglie «Colonne di maggio» di Luigi Mainolfi, altissime figure femminili vestite di
bianco che riecheggiano popoli antichi. Tra gli altri artisti:
Salvatore Astore, Elisabetta Benassi, Nicola Bolla, Aldo
Mondino, Glaser & Kunz e Vedovamazzei.
Palazzo Civico, piazza Palazzo di Città; Palazzo Reale, via XX
Settembre; Palazzo Chiablese, piazzetta San Giovanni 2; Palazzo
Carignano, via Accademia delle Scienze 5; Palazzo Cisterna, via Maria
Vittoria 12; Palazzo Birago di Borgaro, via Carlo Alberto 16; Pal.Costa
Carrù della Trinità, via San Francesco da Paola 17; Ex Regio Albergo
di Virtù, piazza Carlo Emanuele II 15: «Arte alle corti» fino al 10 nov.
ASTA
26 Novembre 2015
TORINO. Si apre con un abito baiadera
disegnato da Gianfranco Ferré, ricamato in cristalli Swarovski e canottiglie, la
rassegna dedicata da Palazzo Madama
alla storia del ricamo, antica pratica il cui
nome deriva dalla parola araba «raqm», che
significa letteralmente «disegnare ad ago».
Fino al 16 novembre sono esposti oltre sessanta pezzi della collezione, dai ricami sacri medievali agli abiti danzanti
degli anni Venti. Tra i pezzi più rari un quaderno manoscritto
di disegni per ricami del 1538 e la collezione di agorai (raffinati astucci prerogativa delle donne più agiate) in smalto,
avorio e micro intaglio ligneo. Il 5 novembre, nella Camera
degli Specchi di Madama Reale, Enzo Cucchi presenterà
invece tre dipinti (un pleurant, un Giano bifronte e un profilo
di derivazione giottesca) e una scultura in legno di tiglio
sospesa al centro della sala, creati per dialogare con l’architettura juvarriana mettendo in relazione arcaiche forme
simboliche e la libertà progettuale del celebre architetto e
scenografo barocco. Altrettanto innovativo, ma più classicheggiante, fu invece l’architetto e designer Gio Ponti, al
quale il museo dedica una retrospettiva dal 3 dicembre al
29 febbraio. Realizzata in collaborazione con l’Associazione
Amici di Doccia, la mostra presenta lettere e disegni, settanta opere in porcellana (nella foto uno dei vasi esposti),
provenienti dall’Archivio del Museo Richard-Ginori di Sesto
Fiorentino. Notato da Augusto Richard nell’esposizione di
Monza del 1922, Gio Ponti fu il direttore artistico della fabbrica di Sesto Fiorentino dal 1923 al 1933.
Photo Max Zarri
Antichi ricami
e l’estro di Gio Ponti
Venini
Rara lampada da terra
Italia, 1930-1950
DELLA ROCCA
130 opere del maestro e di alcuni suoi contemporanei
nella Reggia di Venaria insieme a dipinti e carrozze
della dinastia sabauda
Design
Casa d’Aste Della Rocca, via Della Rocca 33, Torino, Italy - www.dellarocca.net [email protected]
Palazzo Madama, piazza Castello, tel. 011/4433501, lun/mer-sab
10-18, dom 10-19, www.palazzomadamatorino.it, «Lino, lana, seta,
oro. Otto secoli di ricami» fino al 16 novembre, «Enzo Cucchi» dal 5
novembre all’8 febbraio, «Gio Ponti» dal 3 dicembre al 29 febbraio
Vedere a TORINO | 7
Vedere nelle Sedi pubbliche
Olandesi e fiamminghi:
l’offerta forte del Forte
In mostra a Bard centosedici dipinti del Sei e Settecento
bard (Ao). Centosedici dipinti fiamminghi e olandesi del Sei e Settecento, 98 provenienti dalla
Collezione Hohenbuchau e i restanti da quella del principe del Liechtenstein, approdano nel
Forte di Bard (in Val d’Aosta, ma a soli 50 Km d’autostrada da Torino) dal 5 dicembre (inaugurazione
28 novembre) al 2 giugno. Nata dalla passione di Renate e Otto Fassbender e conservata in deposito
permanente nella Collezione del principe del Lichtenstein a Vienna, la Collezione Hohenbuchau
comprende dipinti, molti dei quali sono qui esposti per la prima volta, realizzati da coppie di artisti
come Denys van Alsloot e Hendrick de Clerck, autori de «Le tentazioni di Cristo», Jan Brueghel
il Giovane e Hendrick van Balen, presenti con «Paesaggio con la Vergine e il Bambino» e Joos
de Momper e Jan Brueghel il Vecchio, che insieme hanno realizzato «L’eremita davanti al suo
grotto». Vi sono poi raffinati ritratti eseguiti da Pieter Paul Rubens, Anton Van Dyck e Jacob
Jordaens, nature morte e banchetti di Frans Snyders, Joris van Son e Abraham van Beyeren
e paesaggi di Allart van Everdingen e Jacob van Ruisdael. Un’attenzione particolare è riservata
al Manierismo, rappresentato da opere come «Riposo dalla fuga in Egitto» di Abraham Bloemaert
e «Maria Maddalena» di Cornelis van Haarlem. A documentare i caravaggisti di Utrecht sono
Gerard van Honthorst e Hendrick ter Brugghen, le cui tele introducono alla sezione del
Barocco fiammingo. Tra le opere della collezione principe figurano invece capolavori di Cranach
il Vecchio, Van Dyck, Gerard Ter Borch, ma anche di artisti italiani come Guercino, Tintoretto
e altri. Fino all’8 novembre, il Forte di Bard ospita inoltre la mostra «Da Bellini a Tiepolo», con
una serie di opere di Tiziano, Palma il Vecchio, Domenichino, Bernardo Strozzi e altri datate dal
Quattro al Settecento, giunte in prestito dall’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di
Rovigo. q Jenny Dogliani
I tappeti della Città proibita
TORINO. Situato nello storico Palazzo Mazzonis, il Mao Museo d’Arte Orientale nacque tramite
la ridefinizione e l’ampliamento della Sezione Orientale del Museo Civico d’Arte antica per l’arte
orientale. Con un patrimonio di oltre 1.500 opere datate dal 3.000 a.C. al XVIII secolo provenienti dall’India al Giappone, dall’Afghanistan al Tibet, il museo propone un percorso (nella foto,
un particolare) suddiviso in cinque sezioni geografiche e culturali (Asia Meridionale, Cina, Regione
Himalayana, Paesi islamici e Giappone) e dispone di un’ampia sala mostre, che dal 4 dicembre
all’8 marzo ospita per la prima volta in Europa 35 tappeti di manifattura cinese realizzati tra il
XVIII e il XIX secolo per adornare le sale e i podi dei troni imperiali. La rassegna è suddivisa in
tre sezioni dedicate ai fasti della Città Proibita, all’iconografia delle decorazioni e ai legami con la
filosofia taoista. Completano la mostra due vesti coeve e una selezione di varie opere.
Mao Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, tel. 011/4436927, mar-ven 10-18, sab 11-20,
dom 11-19, www.maotorino.it, «Il drago e il filo d’oro» dal 4 dicembre all’8 marzo
Il Polo è diventato Reale
TORINO. Istituita da re Carlo Alberto nel 1832 in Palazzo Madama, trasferita nel 1865 nel Palazzo dei Nobili, dal 4 dicembre scorso la Galleria
Sabauda si è trasferita nella Manica Nuova di Palazzo Reale, sede individuata già negli anni Novanta, edificata tra il 1899 e il 1903 dall’architetto
Emilio Stramucci. La collezione, visibile in parte e distribuita su quattro
piani, comprende oltre 5mila opere datate dal XIV al XX secolo (tra cui
900 dipinti, 180 sculture, arazzi, oreficerie, mobili e merletti) e una raccolta grafica di oltre 6mila pezzi acquisiti tra l’Otto e il Novecento. Tra i capolavori, solo per citarne alcuni, «Madonna in trono con Bambino e angeli»
di Duccio di Buoninsegna, «Madonna con Bambino» di Beato Angelico,
(nella foto), «Marte e Venere con Amore» del Veronese, «Ritorno del figliol
prodigo» del Guercino e ancora opere di Giovan Battista Tiepolo, Anton van Dyck, Gaudenzio
Ferrari, il Bellotto e molti altri ancora. La Pinacoteca torinese è stata così l’ultimo tassello per
completare il Polo Reale, composto dalle sedi e dalle collezioni di Palazzo Reale, Armeria Reale,
Biblioteca Reale, Palazzo Chiabelse e Museo di Antichità (info www.poloreale.beniculturali.it).
Galleria Sabauda, Polo di Palazzo Reale, via XX Settembre 86, tel. 011/5641729 mar-dom 9-18,30,
www.galleriasabauda.beniculturali.it
Luci d’artista nell’Anno internazionale della luce
«Paesaggio con la Vergine e il Bambino» di Jan Brueghel il Giovane e Hendrick van Balen
Forte di Bard, Bard (Ao), tel. 0125/833811, mar-ven 10-18, sab-dom 10-19, www.fortedibard.it, «Da Bellini
a Tiepolo» fino all’8 novembre, «Golden Age. Rubens, Brueghel, Jordaens» dal 5 dicembre al 2 giugno
TORINO. La 18ma edizione delle Luci d’artista, storico progetto della Città di Torino ideato da Fiorenzo Alfieri, ospita 19 installazioni luminose della collezione, una inedita di Piero Gilardi, e cinque
prestiti, per un totale di 24 luci. Intitolata «Migrazioni (Climate change)», la luce di Piero Gilardi
comprende 12 sagome di pellicani imbrigliati in una rete che si accendono e si spengono gradualmente simulando il movimento. Tra i lavori ospiti figurano «Mattang lucente. La rete lucente di
Gaia» realizzata dall’Inaf-Istituto Nazionale di Astrofisica, collocata in piazza Castello (lato via Accademia delle Scienze) e realizzata in occasione dell’Anno internazionale della luce e «Il Mito» di Lello
Ferrigno, che attraversa via San Francesco d’Assisi (da via Garibaldi a via Pietro Micca). Non mancano i tradizionali Presepe e Calendario dell’Avvento di Emanuele Luzzati, «Palomar» di Giulio Paolini,
«Il volo dei numeri» di Mario Merz, «Amare le differenze» di Michelangelo Pistoletto, «My noon» di
Tobias Rehberger, «Il Regno dei Fiori» di Nicola De Maria, «Piccoli Spiriti Blu» di Rebecca Horn, «Illuminated benches» di Jeppe Hein e altri. Alla Città di Torino fa capo anche la Notte bianca delle arti
contemporanee di sabato 7 novembre dalle 21 alle 24 (info www.contemporarytorinopiemonte.it).
Sedi varie, Torino, www. contemporarytorinopiemonte.it, «Luci d’artista. 18ma edizione» fino al 10 gennaio
e «Notte bianca delle arti contemporanee» sabato 8 novembre fino alle 24
L’Egizio batte il record
TORINO. Il nuovo Museo Egizio è stato inaugurato il primo aprile di quest’anno e in poco
più di cinque mesi ha superato i 500mila visitatori, avviandosi a battere clamorosamente il
record di 567.688 visitatori del 2014 grazie al quale si è aggiudicato l’undicesima posizione nella nostra classifica dei musei più visitati in Italia
(cfr. n. 352, apr. ’15, p. 24). Costato 50 milioni di euro e avviato
nel 2010, il cantiere ha permesso di sviluppare un percorso di
circa 3mila reperti su una superficie di 10mila metri quadrati. Il
progetto scientifico, elaborato dal direttore Christian Greco, è incentrato sullo studio, la conservazione e la comunicazione della
collezione, che conta in tutto circa 33mila reperti, ed è seconda
al Museo del Cairo. L’allestimento coordinato da otto curatori,
si sviluppa cronologicamente dal 4.000 a.C al 700 d.C., mette
in luce la duplice natura delle collezioni torinesi (in parte archeologiche e in parte antiquarie) e racconta anche la storia
del Museo. Tra gli innumerevoli manufatti datati dal Paleolitico all’età Copta figurano la tomba di Kha e Merith (nella
foto il sarcofago esterno di Kha), il Canone Reale (Papiro di
Torino) e la tomba di Maia. Ad accompagnare il visitatore in
questo viaggio nel tempo vi sono i suggestivi allestimenti di
Dante Ferretti, le audioguide anche in lingua araba, le app per
smartphone e tablet, il nuovo logo (che crea un legame diretto
tra il Nilo e il Po) e le passeggiate con il direttore, la prossima
è il 4 novembre alle 18 (durata 90 minuti, prenotazione obbligatoria, biglietto a pagamento).
Museo Egizio, via Accademia delle Scienze 6, tel. 011/4406903, lun 9-14, mar-dom 9-18,30,
www.museoegizio.it, [email protected]
Vedere A TORINO | 8
Ginnastica in Pinacoteca e cena in Accademia
TORINO. Per celebrare Torino Capitale Europea dello Sport 2015, la Pinacoteca Albertina presenta
fino al 15 novembre «De Arte Gymnastica. Esercizio fisico, gioco, immagine», curata da Alessandra Castellani Torta e Maria Teresa Roberto. Sculture, dipinti, disegni e fotografie documentano
la raffigurazione del corpo in movimento tra gioco ed esercizio fisico, nel Sei-Settecento, epoca
in cui l’attività fisica era parte della preparazione del principe all’esercizio delle armi, e nell’età
contemporanea. Tra i lavori esposti figurano «Allegoria con putti alati» dipinto da Isidoro Bianchi
nel 1635 ca (nella foto), il «Ritratto di Federico Ubaldo della Rovere a due anni con palla e racchetta» realizzato da Alessandro Vitali nel 1607, i lavori recenti di Arno Rafael Minkkinen, Paolo
Gioli, Marizia Migliora, Franco Ariaudo e una selezione di opere sul tema eseguite dagli studenti
dell’Accademia Albertina. Dal 27 novembre al 31 gennaio sarà invece la volta della collettiva «La
continuità nel classicismo», con lavori di studenti dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo
ispirati ai canoni classici. Fino al 15 novembre, nella Sala Azzurra dell’Accademia Albertina sono
esposti i video degli artisti italiani e internazionali selezionati per la sezione video arte del Premio
Carlo Bonatto Minella 2015-16 (promosso da AreaCreativa42, realizzato in collaborazione con
Praga, Londra e altre città). Sabato 7 novembre (fino alle 24), in occasione della notte delle arti
contemporanee, oltre a visitare le mostre è possibile assistere alla performance dedicata al cibo
«Con-vivium», organizzata dall’Accademia Albertina, coordinata da Francesca Arri.
Pinacoteca Albertina, via Accademia Albertina 8, lun-mar/gio-dom
10-18, tel. 011/0897370, [email protected],
«De Arte Gymnastica. Esercizio fisico, gioco, immagine» fino al 15
nov., «La continuità nel classicismo» dal 27 nov. al 31 gen.
Pinacoteca Albertina, via Accademia Albertina 8, tel.
011/899020, www.accademialabertina.torino.it, «Premio Carlo
Bonatto Minella» fino al 15 nov., «Convivium» 7 nov.
Vedere nelle Fondazioni
Atleti, coriandoli, teschi e clessidre
Nel Museo Ettore Fico quattro mostre e una performance
sulla vanità e la fugacità della vita
TORINO. «Vanità delle
vanità. Tutto è vanità». A
questa frase perentoria
pronunciata da
Ecclesiaste in uno dei libri
sapienziali dell’Antico
Testamento s’ispira il
programma espositivo
del Mef: quattro mostre
e una performance
che attraverso epoche
e linguaggi differenti
s’interrogano sul senso
della fugacità della vita
e dei beni terreni, sulla
fede in Dio e su come la
«Black Shale on European Wood» di
percezione di tutto ciò
Jimmie Durham, 2004
sia cambiata nel corso
dei secoli. S’incomincia
con allegorie e nature morte provenienti da collezioni
italiane datate dal XVII e XVIII secolo. Sono esposti dipinti
di autori come Guido Cagnacci, Evaristo Baschenis,
Mario Nuzzi, Ambrogio Figino e Jusepe de Ribera, che in
successione ripercorrono l’evoluzione iconografica di questo
genere in Italia, dalla presenza di oggetti dal forte valore
simbolico come teschi, dadi e clessidre alle nature morte
con fiori, sino ai ritratti di soggetti invecchiati. Il viaggio
nella fragilità della condizione umana prosegue poi con
50 opere di arte contemporanea collezionate da Renato
Alpegiani dai primi anni ’80 e incentrate sul passaggio
tra la vita e la morte. Tra queste «Tutti giù per terra» di Lara
Favaretto, un’installazione con coriandoli e borotalco che
crea un’atmosfera sospesa, «Black Shale on European Wood»
di Jimmie Durham, dove un blocco di cemento su una
scrivania di legno dà l’idea dell’oblio e della fine incombente,
e ancora lavori di Gabriel Kuri, Tobias Putrih, Jonathan
Monk, Santiago Sierra, Kiki Smith, Tomás Saraceno,
Danh Vo e altri. A trasportare il medesimo concetto di
transitorietà su scala universale è invece Luca Pozzi, con tre
lavori realizzati appositamente per il museo. «Wilson Tour
Majestic» è un grande telo in pvc prodotto in collaborazione
con il Cern di Ginevra, raffigurante il rivelatore di particelle
Large Hadron Collider, cui si deve la scoperta del bosone di
Higgs e lo studio del comportamento della materia a livello
subatomico, unica fonte per sondare nascita e fine del cosmo.
La vanità per antonomasia è però la bellezza del corpo
umano, cui sono dedicati le venti fotografie di nudi di Fred
Goudon ritraenti atleti professionisti come Yann David, i
fratelli Bergamasco e Luka e Nikola Karabatic. Gli scatti
del fotografo francese sono confluiti nel calendario «Dieux
du Stade» 2016 e nell’omonimo libro, entrambi presentati
in occasione della mostra (prima personale italiana). Da
segnalare infine la performance di sabato 7 novembre, alle
12,30, intitolata «Can you please hug me?» eseguita da
Ruben Montini e Alexander Pohnert. I due giovani artisti
si stringeranno in un abbraccio finché uno dei due cederà
ponendo fine alle tensioni fisiche e psichiche proprie di ogni
rapporto.
Mef Museo Ettore Fico, via F. Cigna 114, tel. 011/852510, merven 14-19, sab-dom 11-19, www.museofico.it, «Vanità/Vanitas.
Il silenzio delle cose», «Vanità/Vanitas.1, Donazione Renato
Alpegiani», «Vanità/Vanitas.3, Fred Goudon» e «Vanità/Vanitas.4,
Luca Pozzi» fino al 28 feb.; «Vanità/Vanitas.5, Ruben Montini,
Alexander Pohnert» 7 nov. alle 12,30
Le visioni lunari di quattro artisti
TORINO. La Terra vista dalla Luna è una fragile e spettacolare oasi azzurra, un delicato ecosistema immortalato per
la prima volta dall’astronauta William Anders nel 1968. Il
titolo di questo celebre scatto «Earthrise» è stato scelto
dal curatore Marco Scotini per la collettiva presentata al
Pav dal 6 novembre (inaugurazione ore 18) al 10 gennaio, con opere realizzate da quattro artisti tra il 1967 e il
1973. Gli orti abusivi delle periferie milanesi al centro de
«I gradi di libertà» di Ugo La Pietra, l’azienda «Agricola
Cornelia S.p.a.» fondata da Gianfranco Baruchello nei
sobborghi di Roma nel 1973, «The Vegetable Garden House» (nella foto), un antesignano progetto di spazio verde
domestico e di riciclo delle risorse naturali elaborato nel
1972 dal gruppo di architetti radicali 9999, e i «Tappeti
natura» di Piero Gilardi.
Pav Parco Arte Vivente, via Giordano Bruno 31, tel. 011/3182235,
ven 15-18, sab-dom 12-19, www.parcoartevivente.it, «Earthrise. Visioni
pre-ecologiche nell’arte italiana (1967-73)» dal 7 nov. al 10 gen.
Vanità
Vanitas
31 ottobre
28 febbraio
2015
2016
Museo
Ettore Fico
via Cigna 114 - Torino
www.museofico.it
Da 30 anni il castello è un museo
RIVARA (TO). Con la collettiva «Equinozio d’autunno», con cui
Franz Paludetto festeggia i tre decenni di attività del Castello
di Rivara Museo d’Arte Contemporanea, pensato nel 1985
insieme all’amico Aldo Mondino. La collezione di opere del
museo comprende lavori di artisti quali, tra gli altri, Nitsch,
Pierluigi Pusole, Plinio Martelli, Stefano Arienti, e Nicola Bolle. A parte di tale patrimonio è dedicata la mostra «Museo
d’arte italiana 1985-2015». La rassegna «Equinozio d’autunno» (nella foto, una veduta d’insieme) si apre invece con
l’installazione «Abuso» di Paolo Grassino (2011) mai esposta prima. È l’imponente scheletro in cemento di una struttura abusiva posta in contrasto con gli accoglienti ambienti
del castello. Di leggerezza parlano le due grandi tele di Elvio
Chiricozzi dedicate alle nuvole. Gradito ritorno è quello delle
tavole di Tino Stefanoni datate 1968-75, già esposte nel Castello circa 50 anni fa. Non mancano inoltre lavori di tre giovani artisti, Marianna Felicetti, Andrea Frosolini e Guendalina
Urbani e per finire le sculture in marmo di Alessandro Giorgi.
FONDAZIONE
ETTORE F ICO
Castello di Rivara Museo d’Arte Contemporanea, piazza Sillano
2, tel. 012431122, sab-dom 10-13/15-19, www.castellodirivara.it,
«Equinozio d’autunno» fino al 9 nov., «Museo d’arte italiana 19852015» fino all’8 nov.
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Vedere A TORINO | 9
Vedere nelle Fondazioni
Bitume, pappagalli e forme organiche
TORINO. Nato a Palo Alto in California nel 1980, Hugo McCloud trasforma gli spazi della Fondazione 107 nei luoghi della sua memoria, ricostruendo tre negozi nei quali ha lavorato negli
anni giovanili, installazioni ambientali sature di colore capaci di rivelare la bellezza nascosta
delle cose vecchie e abbandonate e dei materiali di scarto. Organizzata in collaborazione con
Luce Gallery, la mostra presenta anche dipinti astratti realizzati da McCloud con bitume, viti
e metallo fusi con il fuoco, accanto a sculture con elementi organici e pappagalli viventi. Nello
stesso periodo la Fondazione107 ospita anche dipinti di grandi dimensioni dell’artista texano
Paul Kremer (1971).
Fondazione 107, via Sansovino 234, Torino tel. 011/4544474, gio-dom 14-19, www.fondazione107.it,
«Timeline. Hugo McCloud» e «Wilde Open. Paul Kremer» dal 7 novembre al 6 dicembre
Uniti dal Divisionismo
45 dipinti piemontesi e lombardi da Pellizza
da Volpedo a Giacomo Balla
I fondamenti di una Fondazione
TORINO. La Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT è tra i protagonisti e i motori della stagione autunnale dell’arte contemporanea torinese. Tra le principali iniziative vi è
il consueto sostegno ad Artissima (cfr. p. 4), imprescindibile appuntamento anche per arricchire una collezione che conta (a oggi) oltre 740 opere di 180 artisti, per un valore di circa
36 milioni di euro. Cinque i lavori acquisiti nella scorsa edizione con un budget di 360mila
euro, tra questi «City of Moscow (Map Geodetic Bureau for the planning of the City of Moscow,
1940)» eseguita da William Kentridge nel 2009 (nella foto). Artissima è anche la vetrina per
i progetti di educazione e formazione promossi dall’ente, uno fra tutti Zonarte, il network dei
dipartimenti educativi dei più importanti musei cittadini che all’Oval presentano incontri, workshop e i risultati del percorso di esperienza dell’opera d’arte in collaborazione con Cesare
Pietroiusti. Ad Artissima viene poi lanciata la quinta edizione di Resò, il programma internazionale di residenze ideato nel 2010, e con esso il volume
«Working Geographies» (edito da Mousse Publishing), che
ne documenta le edizioni precedenti fatte di scambi tra il
Piemonte e l’Egitto (nel 2011), il Brasile (nel 2012), l’India
(nel 2013) e la Colombia (nel 2014). All’Oval sarà esposta inoltre «Caucacola», l’opera di Giorgio Cugno realizzata
in residenza presso Lugar a Dudas, a Cali in Colombia lo
scorso anno. Da non dimenticare infine il sostegno della
Fondazione a Ouverture, l’apertura collettiva delle gallerie
torinesi del circuito Tag, e al programma di Contemporary
Art Torino Piemonte in collaborazione con la Città di Torino.
Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, via XX Settembre 31, tel. 011/5065604,
www.fondazioneartecrt.it, [email protected]
«Gregge all’alba» di Gaetano Previati, 1910
TORINO. Sviluppatosi in Italia a cavallo tra Otto e Novecento prendendo le mosse dal Pointillisme (elaborato in Francia nell’ambito del Neoimpressionismo), il Divisionismo è un
movimento pittorico che consiste nell’accostare sulla tela colori puri, spesso puntiformi. Ad
analizzare la genesi e gli sviluppi di questa peculiare corrente artistica è la rassegna «Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla», nella Fondazione Accorsi-Ometto fino
al 10 gennaio. Curato da Nicoletta Colombo, il percorso presenta 45 opere realizzate tra
Piemonte e Lombardia dagli anni Ottanta del XIX secolo agli anni Venti del XX. In mostra
«Vecchine curiose» (1891), «Le parche» (1904) e «Ave Maria della Sera» (1910) di Angelo Morbelli, che adottò la tecnica divisionista per la pittura dal vero e confrontarsi con i colori e la
luce della pittura seicentesca. Vi sono poi «Il sole» (1903-04) di Pellizza da Volpedo, amico
di Morbelli con il quale organizzò diverse mostre divisioniste prima di passare alla corrente
sociale, «La via del Calvario» (1901) e «Gregge all’alba» (1910) di Gaetano Previati, pittore
e teorico cui si devono le linee guida del movimento, descritte nel saggio del 1906 Principi
scientifici del Divisionismo. Sono loro alcuni dei principali protagonisti della pittura «divisa»,
insieme a Giovanni Segantini, autore di celebri composizioni naturaliste sensibile ai temi
del Simbolismo, Cesare Maggi, Andrea Tevernier, Giuseppe Cominetti e altri ancora,
una proficua generazione di innovatori cui si sono ispirati alcuni dei giovani che di lì a
poco diedero vita al Futurismo. Tra questi Carlo Carrà, di cui figurano diverse opere tra cui
«Autunno. Ritratto di Emilio Colombo» (1909), Umberto Boccioni, presente con «Campagna
padovana» (1908), Giacomo Balla, del quale spicca una «Periferia» del 1904 particolarmente
dinamica e attenta ai progressi della modernità, e Leonardo Dudreville. q Jenny Dogliani
Fondazione Accorsi-Ometto, via Po 55, Torino, tel. 011/837688, mar-ven 10-13/14-18, sab dom
10-13/14-19, www.fondazioneaccorsi-ometto.it, «Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla»
fino al 10 gennaio
TRA
DIVISIONISMO
TORINO E MILANO
da
SEgantini
a
Balla
Dal 16 settembre 2015
al 10 gennaio 2016
Museo di Arti Decorative
Accorsi-Ometto, Torino
Con il contributo di:
Vedere A TORINO | 10
Con il patrocinio di:
Vedere nelle Fondazioni
Angeli caduti
e conchiglie mutanti
TORINO. È nella Fondazione Sandretto Re
Rebaudengo dal 4 novembre al 28 febbraio
la prima personale italiana di Adrián Villar
Rojas. L’artista argentino, nato a Rosario
nel 1980, che ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia del 2011, ha partecipato con un progetto inedito all’ultima
Biennale di Istanbul e ha già avuto mostre
personali in prestigiosi sedi come le Serpentine Galleries di Londra e il MoMA PS1 di New York. Curata da Irene Calderoni in collaborazione con l’artista, la mostra torinese parte da un nucleo di opere (già presentate a Documenta nel 2012) per realizzare un’installazione ambientale che occupi l’intero edificio
della Fondazione. Si tratta in realtà di un lavoro collettivo, eseguito da Villar Rojas insieme
al suo inseparabile team di collaboratori. Sono esposti anche pezzi inediti. Grazie a materiali quali il cemento e l’argilla, Villar Rojas produce sculture capaci di trasformare lo spazio
fisico del museo in una narrazione onirica, in un mondo futuristico e visionario in cui le sue
monumentali opere, come gli angeli dall’aspetto crepato e corrotto (nella foto) o le conchiglie contaminate da scheletri di fil di ferro, sono il simbolo dell’effimero, la manifestazione
della poetica caducità dell’uomo al cospetto della natura e dello scorrere del tempo che,
come in un’annoiata partita a scacchi, danno e tolgono la vita e ne mutano le forme.
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, via Modane 16, Torino, tel. 011/3797600, gio 20-23, ven-dom
12-19, www.fsrr.org, «Adrián Villar Rojas» dal 4 novembre al 28 febbraio
Boltanski
applaude Merz
TORINO. La memoria, lo scorrere del tempo, i molteplici possibili destini collettivi
e individuali sono il fulcro della poetica di
Christian Boltanski, l’artista nato a Parigi
nel 1944 cui La Fondazione Merz dedica
la personale «Dopo», curata da Claudia
Gioia, visitabile dal 3 novembre al 31 gennaio. È un progetto inedito, un’installazione totale che si dipana nei due piani del
museo. Ad aprire il percorso sono 200 grandi fotografie provenienti dall’archivio dell’artista. Volti e sguardi di persone comuni e scorci di quotidianità sono stampati su giganteschi fogli di tessuto appesi al soffitto per essere dondolati dalle correnti d’aria e mossi
dal passaggio dei visitatori trasformandosi in schegge di vita, in una selva d’istanti fugaci.
Di seguito è allestita un’installazione fatta di ombre proiettate sulla parete (nella foto):
figure filiformi, surreali e silenziose sospese tra oblio, sogno e realtà. Attraversato questo
labirinto onirico, lo spettatore è bruscamente risvegliato dal fragoroso applauso del video
«Clapping Hands», omaggio di Boltanski in memoria dell’opera di Mario Merz. Nel piano
sotterraneo della Fondazione si trova infine un esercito di scatoloni impilati ricoperti di cellophane, su cui con la luce di fioche lampadine è scritta la parola «dopo». L’artista raffigura
così tutto ciò che resta delle nostre esperienze, dei nostri sogni e delle nostre paure: un
archivio sbiadito depositato e sepolto nell’inconscio.
Sardi a Torino
La Fondazione di Pinuccia Sardi tra Artissima
e Carol Rama
TORINO. Creata da Pinuccia Sardi nel 2014, la
Fondazione Sardi per l’Arte promuove iniziative a sostegno di giovani artisti, critici e curatori e si occupa della valorizzazione di autori
più e meno noti del Novecento e del recupero
di documenti e archivi di artisti.
Anche quest’anno partecipa ad Artissima (cfr.
p. 12) con diversi progetti, primo fra tutti la seconda edizione del Premio Sardi per l’Arte
Back to the Future, riservato a una galleria
dell’omonima sezione della fiera, con opere di
artisti attivi negli anni 1975-85 (lo scorso anno
ha vinto la Galleria François Ghebaly di Los
Angeles con l’americana Channa Horwitz). La
Fondazione è presente in fiera nella sezione «In
Mostra», dedicata alle istituzioni del territorio
con un percorso curato da Stefano Cagol. Nel«Bricolage» di Carol Rama, 1967
lo stand sono esposte cinque opere di Carol
Rama, l’eclettica artista torinese scomparsa il
25 settembre, della quale la Fondazione Sardi (in accordo con l’Archivio Carol Rama) sostiene il
Catalogo ragionato, già in fase di lavorazione. Sulla casa studio di Carol Rama, una Wunderkammer di cui ora preoccupa l’incerto destino poiché l’artista era in affitto, la Fondazione ha
promosso la pubblicazione del volume Carol Rama. Il magazzino dell’anima di Maria Cristina
Mundici e Bepi Ghiotti (Skira 2014). Sempre ad Artissima (Meeting Point, sabato 7 novembre alle 16) il presidente della Fondazione, Giuseppe Sardi, presenta l’incontro intitolato «Il
catalogo ragionato: vizi e virtù» con gli interventi del professore ordinario di Storia dell’Arte
Contemporanea dell’Università di Udine Flavio Fergonzi («Una breve storia del catalogue raisonné
degli artisti moderni»), della storica dell’arte e direttrice della Fondazione Giulio e Anna Paolini
di Torino Maddalena Disch («Cataloghi ragionati di artisti contemporanei, due esempi: Giulio Paolini
e Mario Merz») e delle storiche dell’arte Silvia Mascheroni e Cecilia Scatturin («Archivi di arte
contemporanea: esperienze e riflessioni»). Modera Maria Cristina Mundici, storica dell’arte responsabile dell’Archivio Carol Rama di Torino. q Jenny Dogliani
Fondazione Sardi per l’Arte, corso Re Umberto 8, Torino,
tel. 011/5069608, www.fondazionesardiarte.org
Nessuno sa di arte tutto quello che sanno i lettori di
IL GIORNALE DELL’ARTE
Ogni anno 11 numeri
oltre 1000 pagine
Fondazione Merz, via Limone 24, tel. 011/19719437, mar-dom 11-19, www.fondazionemerz.org,
«Christian Boltanski. Dopo» dal 3 novembre al 31 gennaio
Un viaggio di Ed Ruscha nelle memorie di Torino
TORINO. Fu uno dei più importanti esponenti della Pop art americana, invitato con Roy
Lichtenstein e Andy Warhol nella storica mostra «New painting of Common object» (curata
da Walter Hopps nel Museo d’Arte di Pasadena) che sancì la nascita del movimento nel
1962. Nato in Nebraska nel 1937, nel 1973 è entrato nella scuderia di Leo Castelli e la
sua opera più pagata è stata venduta da Christie’s a New York nel 2014 per 3,4 milioni
di dollari. Ed Ruscha arriva a Torino nella Pinacoteca Agnelli con la rassegna «Mixmaster», dal 7 novembre all’8 marzo. Curata da Paolo Colombo, la mostra s’inserisce nel
filone d’indagine del collezionismo che caratterizza la programmazione del museo. Disegni, fotografie e dipinti (alcuni inediti) dell’artista (nella foto, «Standard Station Study_D1986_63» sono esposti accanto a oggetti e manufatti provenienti dalle collezioni
di diversi musei torinesi, tra cui il Museo Lombroso, il Museo Casa Mollino, il Museo
della Frutta, il Museo della Rai, il Centro Storico Fiat e altri. Si tratta di una riflessione
sulle memorie del territorio compiuta dallo stesso Ed Ruscha, il quale oltre alle sue opere
presenta alcuni lavori della propria collezione, in un gioco di rimandi tematici e affinità
estetiche che mettono in luce la sua peculiare capacità di elevare a uno stato di eterea
bellezza la banalità e la desolazione del paesaggio urbano e della vita quotidiana.
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli,
via Nizza 230/103,
tel. 011/0062008, mar-dom 10-19,
www.pinacoteca-agnelli.it,
«Ed Ruscha: Mixmaster»
dal 7 novembre all’8 marzo
più Vernissage, più «Vedere a...»
in edicola e in abbonamento
Come abbonarsi
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02 84402207
Vedere A TORINO | 11
Vedere ad Artissima
Artissima cresce con blogger e performer
Per la XXII edizione 207 gallerie, sei premi, sei sezioni e un servizio
di art advisory per giovani collezionisti
«Installation-III-Utrecht2» di Roman Signer, Galerie-Martin-Janda
TORINO. Si svolge dal 6 all’8 novembre all’Oval Lingotto
la 22ma edizione di Artissima, diretta per il quarto anno
consecutivo dalla triestina Sarah Cosulich Canarutto. Il
costo complessivo ammonta quest’anno a 2,5 milioni di
euro, provenienti per l’85% da autofinanziamenti (affitti
stand, biglietteria, vendita cataloghi e sponsor provati)
e per il 15% da contributi pubblici (Regione Piemonte,
Comune di Torino, Camera di Commercio e Fondazioni
bancarie). Si tratta di un investimento complessivo capace
di generare una ricaduta economica di circa 10 milioni
di euro (questo l’indotto stimato per la scorsa edizione
tra alberghi, ristoranti, esercizi commerciali e servizi).
Crescono il numero degli espositori totali (207 contro
i 194 del 2014) e il numero degli espositori stranieri,
che raggiungono il 67% aumentando di qualche punto
percentuale nonostante partecipino 31 Paesi contro i
34 della precedente edizione. I premi salgono da 5 a
6 (con un montepremi totale di 50mila euro). Sono
250 i collezionisti invitati da tutto il mondo (ciascuno
seguito con un programma individuale) e con essi interi
board di musei europei, tra cui quello dello Stedelijk di
Amsterdam. Sono inoltre confermate le acquisizioni della
Fondazione Crt (con un budget in linea a quello dello
scorso anno che era di circa 360mila euro). La struttura
della fiera ripropone le canoniche sei sezioni. S’incomincia
dalle gallerie affermate della Main Section, in cui cresce
la partecipazione asiatica, un mercato che Cosulich
Canarutto intende approfondire ulteriormente nei prossimi
due anni del suo mandato. Tra i 133 espositori di questa
sezione Continua (San Gimignano, Pechino e Les Moulins), i
torinesi Franco Noero, Mazzoleni e Rizomi Art Brut, Gallery
em (Seul), Massimo Minini di Brescia, Lia Rumma (Milano
e Napoli), Wilkinson di Londra. Sono invece 24 i giovani
colleghi del settore New Entries (21 gli stranieri): Rolando
Anselmi di Berlino, Giorgio Galotti di Torino e Hester di
New York per citarne alcuni. L’affitto degli stand oscilla
tra i 230 euro al metro quadrato per la Main Section e
i 175 euro al metro quadrato per il settore New Entries.
La sezione Present Future, dedicata ai talenti emergenti,
ospita 20 artisti rappresentati da altrettante gallerie
selezionate da un comitato di curatori presieduto da Luigi
Fassi. Partecipano qui Raucci/Santamaria di Napoli (unica
italiana) con Danilo Correale, The Tird Line di Dubai con
Hayv Kahraman e moniquemeloche di Chicago con Nate
Young. Back to the future, la sezione storica introdotta
da Francesco Manacorda, è dedicata al decennio 1975-85
ed è coordinata da un team di curatori presieduto da Eva
Fabbris. Sono coinvolti 25 artisti e 28 gallerie (8 italiane),
si segnalano Vincenzo Agnetti (Zero…, Milano), Pierre
Klossowski (Isabella Bortolozzi, Berlino e Cabinet, Londra)
e Vettor Pisani (Cardelli & Fontana, Sarzana). Non mancano
infine le sezioni Per4m, con le performance di 12 artisti
(rappresentati da 13 gallerie) scelti da Simone Menegoi
insieme ad alcuni colleghi curatori, e Art editions, con
7 espositori internazionali. Le istituzioni del territorio
sono invitate con lavori delle loro collezioni scelti da
Stefano Collicelli Cagol per dare forma a un percorso
tematico sul rapporto tra conservatorismo e innovazione,
nome del progetto «In Mostra». Il premio Promos Scalo
Milano New Entries, che prevede la commissione di
un’installazione alla migliore galleria della sezione New
Entries, si sostituisce al Premio Guido Carbone, mentre
il Premio Reda, al miglior artista fotografo under 35 di
tutta la fiera, si aggiunge agli ormai tradizionali: Premio
Fondazione Ettore Fico, Premio Illy Present Future,
Premio Sardi per l’Arte Back to the Future e Prix
K-Way Per4m. Ritornano le visite guidate di collezionisti
e curatori «Walkie Talkies» e debutta il servizio pensato
per i giovani collezionisti Unicredit Art Advisory. La Vip
Lounge verrà ripensata come una grande installazione
barocca da Maurizio Vetrugno e, ultima novità, sarà
attrezzata un’area blogger negli spazi della fiera. q J.D.
Perché ritorniamo sempre ad Artissima. Dall’Abruzzo, dal 2007
TORINO. La Galleria Vistamare di Pescara, diretta
da Benedetta Spalletti, partecipa ad Artissima (nella Main Section) dal 2007. «All’inizio per me non è
stata una fiera facile, spiega la direttrice, è stato come
entrare in un parterre di collezionismo completamente
nuovo, un fatto positivo ma difficile in un primo momento. Poi piano piano ho iniziato a far conoscere il mio
lavoro. Artissima, soprattutto negli ultimi anni, ha riconosciuto e apprezzato le mie proposte sia sulle giovani generazioni sia sugli artisti più affermati. Ciò mi fa particolarmente
piacere perché è il lavoro che porto avanti in galleria, dove cerco di non far mai sentire l’arte chiusa in una generazione, ma
di aprirla piuttosto a un dialogo che vada al di là di un periodo storico e di un’area geografica. Questo spero anche di rappresentare con la mia partecipazione ad Artissima e sento di essere compresa e condivisa nelle mie scelte. Sono soddisfatta di
rapportarmi con un collezionismo di respiro internazionale, preparato e aperto alle giovani generazioni. Torino ha inoltre una
grande risorsa pubblica museale, rara e importante oggi in Italia. Grazie alle Fondazioni private e ai musei, affianca alla realtà
fieristica un’offerta artistico-culturale di grande respiro». Posizionata nel corridoio blu stand n.8, la Galleria Vistamare propone quest’anno all’Oval installazioni poetiche di Mario Airò in carta e acciaio accanto al lavoro di Giovanni Anselmo, celebre
esponente dell’Arte povera. Un’intera sezione è dedicata a Ettore Spalletti, noto artista abruzzese del quale figurano tavole lignee dipinte di trepidanti impasti di colore e un lavoro in onice. Non mancano inoltre lavori di Mimmo Jodice, maestro della fotografia in bianco e nero, accostati a neon di Joseph Kosuth (nella foto, «Representation»), pietra miliare nella
definizione dell’arte concettuale, e a un’opera in feltro intagliato di Rosa Barba, artista molto apprezzata e riconosciuta nel
panorama internazionale, che alterna lavori sul mezzo cinematografico, ad altri sul testo e la parola. Nella sede di Largo dei
Frentani 13 a Pescara, invece, Vistamare presenta fino al 28 febbraio una mostra di Sol LeWitt ed Eloise Hawser. Opere
come «Wall Drawing #460» di Sol LeWitt, tra i più influenti rappresentanti del movimento Minimalista e Concettuale, sono
messe a confronto con lavori della giovane Eloise Hawser, che attraverso una rielaborazione del tutto personale offre vita
e significato nuovi a oggetti dimenticati.
Galleria Vistamare, Artissima, Oval Lingotto, via Nizza 294, Torino, corridoio blu stand n.8, dal 6 all’8 novembre
Vedere A torino | 12
21 anni di Artissima
di Franco Fanelli
Se negli anni Novanta Torino venne definita la capitale italiana dell’arte contemporanea, questo si dovette non soltanto
all’attività del Castello di Rivoli, della Galleria Civica d’arte
contemporanea, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
e delle gallerie attive in città, ma anche alla nascita di una
fiera che sin dalle prime edizioni puntò sull’arte emergente.
Artissima esordisce nel 1994 dal 30 settembre al 3 ottobre
al Lingotto: il fondatore è Roberto Casiraghi che con la sua
società, la Rebus, ha all’attivo la rifondazione della fiera di
Bari. I soci fondatori sono Claudia Gian Ferrari, Massimo Minini, Giulio Tega, Tucci Russo e Netta Vespignani, un comitato
che riflette una formula ancora «mista», nella quale, tra i 123
stand, l’attualità convive con l’arte moderna: l’acquisto più
alto è un Balla, ceduto a 2,2 miliardi di lire da Baldacci. Nuovo
anche il catalogo pubblicato da Allemandi: per la prima volta
si infrange un tabù, quello dei prezzi, pubblicati a corredo delle
schede delle opere. Ma Casiraghi comprende subito che per
sopravvivere in un calendario autunnale sempre più affollato,
nel quale alla Fiac si affiancheranno via via la fiera di Berlino
e poi Frieze di Londra e Art Basel Miami, e soprattutto per
non creare un pericoloso doppione della consolidata ArteFiera
di Bologna, occorre distinguersi dando una mano di «Vernice
fresca» alla rassegna: questo il titolo di una sezione specificamente dedicata ai giovani, che anima la seconda edizione.
È la risposta alle polemiche che avevano scosso la vigilia della prima uscita, quando l’allora presidente dell’Associazione
Nazionale delle gallerie d’arte moderna e contemporanea,
Enzo Cannaviello, aveva stigmatizzato la «proliferazione delle
fiere d’arte contemporanea in Italia (oltre 20)», citando come
esempio negativo proprio l’organizzazione «affrettata» di Artissima: la colpa di Casiraghi era stata quella di essersi mosso
senza consultare l’Associazione. La formula giovane, garanzia
di contenute quotazioni delle opere, inoltre, consentiva la sostenibilità di una nuova fiera in un mercato come quello italiano tutt’altro che florido. Altro tratto distintivo, la marcata internazionalità della fiera, che, nei vari spostamenti tra il Palazzo
del Lavoro e il Palazzo delle Esposizioni, per tornare infine al
Lingotto, incrementerà sempre più le partecipazioni straniere,
che arriveranno a superare il 50%. Le difficoltà di lanciare una
fiera d’arte contemporanea a Milano portano inoltre a Torino
alcune fra le gallerie più autorevoli del panorama italiano. Artissima diventa così non solo una raffinata mostra mercato,
ma anche un «bene culturale» da sostenere, pure a fronte
di un mercato che viaggia a fasi alterne: dal 1998 Comune,
Provincia e Regione si schierano tra i sostenitori. Non mancano, beninteso, le difficoltà economiche, complice anche la
concorrenza delle altre fiere europee; e nel 2004 sono proprio
i tre enti pubblici a venire in soccorso della fiera rilevando il
marchio Artissima, che da allora fa capo alla Fondazione Torino Musei. Quella del 2005 verrà ricordata come la migliore
edizione sotto la direzione di Casiraghi, per vendite e qualità
degli espositori. E intanto scendono in campo effettuando acquisti anche le fondazioni bancarie, la Crt e la Compagnia di
San Paolo, oltre alla stessa Fondazione Torino Musei/Gam e
al Castello di Rivoli. L’anno dopo, però, si scatena un terremoto. Il casus belli è il progetto di varare una nuova fiera
a Roma. Il patron parla di un «agguato» in cui entrebbero in
gioco forze politiche (in primis l’allora assessore alla cultura
della Regione, Gianni Oliva) e un gruppo di galleristi scontenti
della conduzione del patron che alla fine rassegna le dimissioni (Casiraghi, dopo l’esperienza romana, tornerà a Torino nel
2011 con una fiera dal format innovativo e alternativo, «The
Others», allestita nelle ex Carceri Nuove). Per la successione
i rumors parlano di pezzi da novanta come Lorenzo Rudolf o
addirittura Samuel Keller, già direttore di Art Basel, ma la scelta cade su un giovane curatore, Andrea Bellini, che guida nel
2007 la sua prima edizione. Sarà una direzione travagliata:
Bellini ringiovanisce ulteriormente la fiera e la rende ancora
più trendy, ma nel 2009 i galleristi protestano per gli eventi
collaterali extra-fiera, scanditi in un programma sin troppo fitto
che distrae pubblico e compratori. In più Bellini pubblica in
occasione della fiera un libro in cui, con una serie di interviste, traccia il profilo di 51 galleristi di tutto il mondo: tra
quelli che espongono ad Artissima ce ne sono soltanto 27.
Inevitabile la furubonda reazione degli esclusi. La tempesta,
tuttavia, non impedisce a Bellini di assumere l’anno dopo la
direzione del Castello di Rivoli-Museo d’arte contemporanea
insieme a Beatrice Merz (anche in questo caso non senza polemiche). A sostituirlo è un altro giovane curatore, Francesco
Manacorda. Dirige la sua prima edizione nel 2010, portando
a 152 le gallerie (25 in più rispetto all’anno precedente); tra
le novità, la sede, l’Oval (sempre nel distretto del Lingotto) e
una sezione storicizzata, «Back to Future», dedicata ad artisti
› 19
emersi negli anni Sessanta e Settanta da riscoprire
Vedere a Flashback
Antico di Avanguardia
Trentacinque gallerie, due mostre, una project room e tante novità
per la terza edizione di Flashback
Un particolare dell’allestimento di Flashback della scorsa edizione
nel Pala Alpitour Isozaki
TORINO. Forte del successo della seconda edizione, che
lo scorso anno ha portato al Pala Alpitour Isozaki
12mila visitatori e incrementato le vendite delle
opere, Flashback torna a proporre per il terzo anno
consecutivo l’inedito accostamento tra arte antica,
moderna e contemporanea. Diretta da Stefania
Poddighe e Ginevra Pucci, la fiera si svolge dal 5
all’8 novembre e ha come filo conduttore il concetto
di energia, il binomio arte e vita e il ruolo dell’artista
nella società di oggi. Sono 35 le gallerie selezionate,
tra queste i torinesi Giamblanco (cfr. p. 22), Benappi,
Biasutti & Biasutti, Del Ponte e De Chirico Art
Consulting, Moretti di Firenze, Londra e New York,
Giuseppe Piva Arte Giapponese e Salomon & C
(entrambi milanesi). Particolare spazio è riservato al
primo ’900, un settore del mercato in costante crescita.
Di questo periodo figurano opere futuriste di Carrà
e Severini, lavori della corrente Metafisica di autori
quali Savinio e de Chirico e poi il Realismo magico di
Casorati, il Gruppo dei Sei di Torino, il Fronte Nuovo
delle Arti e il Gruppo degli Otto (con dipinti di Afro,
Corpora, Moreni, Morlotti, Turcato, Vedova, Birolli
e Santomaso). Non mancheranno inoltre opere di una
delle più celebri artiste torinesi, Carol Rama, scomparsa
il 25 settembre all’età di 97 anni. Il cuore della fiera
rimane però l’arte antica, con proposte che vanno dalla
Cina della dinastia Sung al Giappone del periodo Edo,
dalla scultura lignea del Trecento a quella seicentesca
di Antonio Tarsia, senza dimenticare dipinti
fiamminghi del secolo d’oro, opere del rinascimento
tedesco e un focus sui Brueghel. Tra le novità di questa
edizione vi sono invece il restyling della veste grafica, del
sito web e dell’allestimento degli stand; «Simulacra»,
una mostra collettiva con sculture di Luigi Mainolfi,
Augusto Perez, Franco Garelli, The Bounty Killart
e Alis/Filliol che indagano il rapporto tra uomo e
ambiente e sono esposte all’esterno del Pala Isozaki; la
rassegna «La vita in un archivio», un viaggio nel tempo
che riflette sul funzionamento della memoria e sulla
necessità tipicamente umana di archiviare e «Niente
da vedere, niente da nascondere», una project room
dedicata alle avanguardie italiane degli anni Sessanta,
con opere di Alighiero Boetti, Gino de Dominicis,
Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo
L’antiquariato per noi non esiste
Ginevra Pucci e Stefania Poddighe sono partite dal principio
che l’arte è tutta contemporanea: è nata Flashback
TORINO. In armonia con lo stile di Flashback-l’arte è tutta contemporanea, a ospitare la
presentazione della terza edizione è stato il nuovissimo Museo Ettore Fico-Mef. Anfitrione il
direttore Andrea Busto, che ha conversato con Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, anime della
piccola e curatissima manifestazione che da 5 all’8 novembre torna nel Pala Alpitour Isozaki.
Nella settimana «calda» dell’arte a Torino (che vedrà aprirsi in successione anche Artissima e
Paratissima, The Others e Photissima) Flashback e Mef si «scambieranno» i visitatori col comune
obiettivo di coniugare in un progetto culturale fiera e museo, arte antica e arte contemporanea.
Ripercorriamo la storia della fiera con le due giovani ideatrici.
Cominciamo con un flashback, allora. Com’è cominciato tutto: l’idea, il nome?
Ginevra Pucci. Avevamo lavorato per manifestazioni sia di antiquariato sia di arte contemporanea.
Stefania Poddighe. E un giorno ci siamo dette: «Ma perché non la facciamo noi?» . Da lì abbiamo
incominciato a immaginare un progetto che non doveva essere un supermercato e punto.
G.P. Doveva avere un senso forte. Qualcosa che non c’era. Abbiamo quindi «incastrato» le competenze nel
contemporaneo con quelle nell’arte antica e a Torino la spinta al contemporaneo è stata forte. Per quanto
riguarda l’antico, all’estero c’erano già dei fermenti, ma l’Italia era rimasta a una vecchia concezione. Così
ci siamo studiate questa formula che mette insieme diversi elementi per dare al progetto un senso a livello
concettuale, perché «l’arte è tutta contemporanea». Ci siamo poi «infilate» nella settimana del contemporaneo,
che era utile per quello che volevamo raccontare, indipendentemente dal pubblico. Per noi prevaleva l’idea
destabilizzante di fare una manifestazione di arte antica nella settimana del contemporaneo.
S.P. Ci siamo confrontate con artisti e galleristi e abbiamo studiato un progetto che avesse una valenza
culturale precisa cercando di applicare le regole del contemporaneo perché questa era l’esigenza per far
«riuscire» l’arte antica. Il 4 luglio del 2013 abbiamo iniziato a chiamare i primi espositori e le teste di serie
ci sono venute dietro. La prima edizione, nel novembre 2013 nella Palazzina della Promotrice delle Belle
Arti, è venuta molto meglio di quanto avessimo sperato. Il secondo anno c’era l’ansia del «Come facciamo a
superarci?». Ci siamo trasferite al Pala Alpitour Isozaki e dal punto di vista delle vendite, del pubblico (12mila
biglietti) e della stampa è andata ancora meglio. Quest’anno abbiamo esagerato con programmi e attività.
Il terzo anno è una conferma, ma anche responsabilità. Che cosa avete predisposto?
G.P. Dal punto di vista degli espositori sono entrati quelli che abbiamo corteggiato sin dall’inizio, per esempio
Caviglia, e ne siamo molto fiere. I nuovi sono 9, quindi sono saliti a 35 (erano 30 nel 2013, 32 nel 2014, Ndr).
Stiamo cercando, nonostante le dimensioni
intenzionalmente contenute, di dare la
visione più ampia possibile e quindi di avere
un rappresentante per ciascuna disciplina
artistica. Nel moderno quest’anno abbiamo
deciso di focalizzarci sui primi del Novecento,
visto che il periodo dagli anni Sessanta era
abbastanza rappresentato in tante altre
manifestazioni. Poi abbiamo costruito un
programma culturale che non chiamiamo
collaterale perché vuole essere parte
integrante della manifestazione. Per esempio
abbiamo organizzato negli spazi esterni una
mostra di sculture con un percorso che dalla
contemporaneità va a ritroso fino al cuore
della manifestazione.
A proposito di contemporaneità,
› 17
Da sinistra, Stefania Poddighe e Ginevra Pucci
come sono i rapporti con
Vedere A torino | 14
Pistoletto, Emilio Prini, Salvo e Mario Schifano.
Arricchiscono l’offerta fieristica un programma
didattico, la rassegna video «Energia cinetica:
Cinema d’avanguardia o video arte?» (proiezioni di
film girati dagli anni Venti a oggi da autori quali Man
Ray, Fernand Leger, Marcel Duchamp e Bill Viola), un
fitto programma di incontri e conferenze
(cui partecipano importanti critici, artisti, galleristi
e docenti confrontandosi su temi come committenza,
collezionismo e percezione della storia dell’arte), la serie
di performance artistiche e musicali «Energia sonora:
sound program» (che in sintonia con lo spirito della fiera
mette in relazione il presente con il passato), le visite
guidate «Flashback storytelling», i laboratori didattici
curati da Atelier Héritage e il workshop dell’artista
Alessandro Bulgini «Flashback. Opera viva». q J.D.
Flashback III edizione, Pala Alpitour Isozaki, via Filadelfia 82,
tel. 393/6455301, gio-dom 11-20, www.flashback.to.it, dal 5 all’8
novembre (inaugurazione su invito il 4 novembre)
Vedere a Flashback
‹ 14 Artissima? Di buon vicinato, di competizione?
Siamo in ottimi rapporti sin dal primo anno. Da parte nostra c’è molta
stima, Artissima è la fiera italiana di ricerca, un fiore all’occhiello per
la città e per l’Italia. E poi il nostro architetto, Carlo Alberto de Laugier,
che ci segue da due anni è stato talmente bravo che anche Artissima ha
deciso di ingaggiarlo. Per noi è stato un motivo di orgoglio.
E i pubblici si mescolano?
S.P. Sì, abbiamo visto anche molti collezionisti del contemporaneo.
L’osmosi c’è stata davvero. Abbiamo questa nostra specificità che
aggiunge pubblico e rappresenta un «plus» dal punto di vista culturale.
Rispetto a fiere internazionali come Paris Tableau o
Frieze Masters voi come vi ponete?
G.P. Siamo un concentrato di arte antica italiana. Frieze Masters
ha delle gallerie di arte antica (Moretti ad esempio) ma ha una
forte componente di moderno, tende a spostarsi sempre più verso
il Novecento. Flashback conserva invece una connotazione di arte
antica che rappresenta il nostro cuore, la parte più consistente. Paris
Tableau è specializzata in una categoria, noi abbracciamo anche le arti
minori, puntiamo a offrire un viaggio all’interno della storia dell’arte.
L’idea di Flashback è di creare un nuovo collezionismo e di rimettere
in mostra quello che il pubblico non era più tanto abituato a vedere,
ricontestualizzato in chiave contemporanea.
Quanto costa uno stand a Flashback?
S.P. 220 euro al metro quadrato e 500 euro di quota di iscrizione. I
nostri prezzi sono quelli delle fiere di arte contemporanea, è stata una
scelta sin dall’inizio. Il mondo è cambiato e non si può più richiedere
agli espositori di pagare le cifre che pagavano prima del 2008, già
devono affrontare investimenti importanti per avere pezzi unici.
E sui 12mila visitatori dell’anno scorso la percentuale di
giovani qual è stata?
G.P. Se intendiamo gli under 40 ntorno al 40%. Una cosa molto
carina, poi, è che siamo circondati da antiquari molto giovani: ci
sono i Caretto, ci sono i Benappi, i Frascione giovani, c’è Luca Cena.
Avete un vetting?
S.P. No, in Italia è una cosa complicata, ma quando arrivano le
domande di partecipazione chiediamo le immagini delle opere che
verranno esposte, le mostriamo a una serie di consulenti per ogni
settore e operiamo una prima selezione. A fiera aperta gli stessi studiosi
girano fra gli stand e talvolta suggeriscono direttamente alla galleria di
togliere questo o quell’oggetto, o di cambiare un’attribuzione. In questo
modo tuteliamo la fiera, la galleria e il pubblico.
G.P. Non bisogna dimenticare che c’è un lavoro a monte che offre
una garanzia: invitare a esporre le gallerie d’eccellenza.
Che cosa ha comportato il cambiamento di sede?
S.P. La Promotrice è bellissima e centrale ma troppo piccola. Al Pala
Alpitour Isozaki abbiamo mille metri quadrati in più e poi funziona
perché è uno spazio molto più contemporaneo.
La squadra che vi sostiene?
S.P. Gli sponsor istituzionali sono Camera di Commercio, Compagnia di
San Paolo e Regione Piemonte. Per quanto riguarda i privati abbiamo
Banca Patrimoni e degli sponsor tecnici che aiutano moltissimo.
C’è stata una critica che vi ha aiutate a correggere il tiro?
S.P. L’anno scorso c’è stato il problema dell’indirizzo. I torinesi quando
L’Oriente? È in città
TORINO. Fondata a Milano da Mirco Cattai nel 1992 con specializzazione in tappeti orientali antichi e con un eccellente
laboratorio di restauro, la Galleria Mirco
Cattai Fine Art & Antique Rugs ha all’attivo partecipazioni a prestigiose mostre
mercato come la Biennale di Antiquariato di Firenze e Flashback nella quale
espone per il terzo anno consecutivo. L’antiquario è presente nella fiera torinese nello stand 28, tra le sue proposte un
tappeto Bakshaiesh Animals di 445x295 cm della Persia
Nord-Occidentale (nella foto): «Un esemplare raffinato e vigoroso, spiega Mirco Cattai, con un impianto composto da elementi compositivi concentrici su fondo bianco da cui emerge
un imponente animale di fantasia azzurro, marezzato di eleganti abrages (cambi di colore chiari e scuri). Un manufatto in
ottimo stato di conservazione che esprime al meglio il grande
gusto degli annodatori nomadi del Nord Ovest». In fiera, tra
l’altro, anche un tappeto da preghiera «Transilvania» del
XVII secolo proveniente dall’Anatolia (175x130 cm). Nella
sede milanese in via Manzoni 12, oltre a pregiati tappeti
provenienti da Anatolia, Caucaso, Persia, Asia ed Europa e
sculture indiane, cinesi, giapponesi, tibetane e nepalesi, si
può ammirare dal 18 novembre al 18 dicembre una rassegna di rari tappeti anatolici realizzati dal XVII al XIX secolo.
Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs, Pala Alpitour Isozaki, stand
28, via Filadelfia 82, tel. 393/6455301, gio-dom 11-20, www.
flashback.to.it, dal 5 all’8 nov. (inaugurazione su invito il 4 nov.)
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갠 ㄀㜀 ⸀ ⴀ ㈀ ⸀ leggevano Pala Alpitour Isozaki arrivavano tutti in piazza d’Armi,
nonostante avessimo indicato come indirizzo via Filadelfia 82. Visto
che le gente s’indispettiva perché il giro da fare era piuttosto lungo,
quest’anno abbiamo deciso di fare un doppio ingresso, da via Filadelfia
e da corso Sebastopoli. Qualcuno poi il primo anno riteneva che la
nostra grafica potesse essere fraintesa, molti espositori ci dicevano:
«Non si capisce che trattiamo arte antica». Abbiamo risposto che per noi
non esiste la parola antiquariato. All’inizio ci abbiamo anche giocato su
e ci siamo rifiutate di scriverla. Finiti i cinque giorni di fiera, in molti ci
hanno dato ragione. q Anna Maria Farinato
Longari porta
Wolfgang Becksteiner
TORINO. Forte delle sue storiche partecipazioni ad alcune tra le più prestigiose mostre mercato internazionali come la Biennale di Firenze, il Mint di Milano, Palazzo
Venezia a Roma e il Tefaf di Maastricht, la
galleria antiquaria Longari Milano Arte torna a Flashback per il terzo anno consecutivo convinta dall’identità innovativa di una fiera in costante crescita. «La nostra
proposta per i nuovi collezionisti, in piena sintonia con lo spirito della mostra (ovvero che è “L’Arte è tutta contemporanea”),
spiega Marco Longari, prevede un ambiente in cui sculture di
alta epoca, opere moderne e installazioni contemporanee coesistono in perfetta armonia in virtù della loro alta qualità artistica». Con sede a Milano in via Bigli, specializzata in scultura
primitiva italiana, frammenti miniati e dipinti e oggetti d’arte
datati dal XIII al XVI secolo, Longari è presente al Pala Alpitour
Isozaki nello stand 20. Tra le sue proposte un Crocifisso lucchese della prima metà del XIV secolo, una «Madonna con
Bambino» del 1710 di Pierre Jean Hardy, scultore attivo nei
giardini della Reggia di Versailles, un’opera in terracotta di Fausto Melotti raffigurante «Cena in Emmaus» del 1947-48 (nella
foto) e l’installazione dell’austriaco Wolfgang Becksteiner del
2003 «Library of transformed information», parte della quale è
stata acquistata dal Museo Liaunig in Carinzia.
Longari Arte Milano, Pala Alpitour Isozaki, stand 20, via Filadelfia
82, gio-dom 11-20, www.longariartemilano.com, dal 5 all’8 nov.
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Vedere a TORINO | 17
Vedere nelle altre Fiere
«Arlecchino» di Marco
Perroni, 2015 (particolare)
L’altro giro
La quinta edizione di The Others
TORINO. Dedicata ad artisti, gallerie, associazioni ed editori che germogliano all’ombra del circuito ufficiale, The Others, la creatura notturna di Roberto Casiraghi (lo stesso fondatore di Artissima), giunge alla quinta edizione senza abbandonare il carattere sperimentale e di work in
progress. Immaginata da Olga Gambari (direttore artistico con Roberta Pagani) come fiera e
piattaforma culturale al tempo stesso, The Others «Stay gold» presenta 62 espositori dal 5 all’8
novembre nell’ex carcere Le Nuove. Ad accompagnare la manifestazione vi è un programma
collaterale d’incontri con artisti, performance, improvvisazioni teatrali, proiezioni di video,
film e dj set, articolato come lo scorso anno in tre sezioni: Othersound, Otherscreen e Otherstage. Tra le novità vi è invece la collaborazione con il Mondriaan Fund di Amsterdam (il fondo
nato dall’omonima Fondazione a sostegno della produzione artistica olandese), che partecipa alla
fiera sostenendo la presenza di Hotel Maria Kapel di Horn (un artist-run space olandese). Anche
la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT sostiene due spazi gestiti da artisti:
lo Showroom Mama di Rotterdam e Mars di Milano. Non vanno dimenticati poi «Rock The
Academy» (il premio rivolto agli allievi delle Accademie di Belle Arti che la prossima estate potranno esporre in una collettiva nelle gallerie torinesi); le collaborazioni con Asilo Bianco e VanniAutofocus (che coinvolgeranno in mostre e performance alcuni artisti selezionati); il concorso
riservato agli studenti del primo anno dello Ied per la realizzazione del packaging del centenario
di Peyrano Cioccolato e ancora workshop, visite guidate, incontri e, al suo debutto assoluto,
The Others Exhibit, una mostra collettiva all’ex Borsa Valori organizzata dal 4 all’8 novembre
in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino. Sono presenti una trentina tra sculture, installazioni e interventi multimediali selezionati da Olga Gambari e Roberta Pagani.
The Others Art Fair, ex carcere Le Nuove, via Paolo Borsellino 3, tel. 011/850660, gio 21-1, ven-sab 17-1,
dom 12-22, www.theothersfair.com, dal 5 all’8 novembre The Others Exhibit, ex Borsa Valori, via San
Francesco da Paola 28, mer dalle 21, gio-ven/dom 15-22, sab 15-00, dal 4 all’8 novembre
Fotografie nei container
TORINO. Intitolata «PhotoContainers», Photissima si svolge dal 4 al 30 novembre negli ex stabilimenti di Mirafiori. Il cambio di sede è avvenuto su invito del Tne (Torino nuova economia), società
che si occupa di riqualificazione urbana. Gli scatti, provenienti principalmente dall’ambito della
Street photography, sono esposti all’interno di container marittimi forniti da Algeco. Ideato dalla
Fondazione Artevision e dal suo direttore Telemaco Rendine, la manifestazione si avvale della
collaborazione di Accademie, Università e Scuole di fotografia italiane e internazionali, galleristi, fotografi e artisti tra cui Serena Debianchi, vincitrice del Photissima Art Prize Venezia 2015.
Photissima Art Fair & Festival, Spazio MRF, Capannone ex Dai, corso Settembrini 164, www.photissima.
it, dal 4 al 29 novembre
Ordine, caos e un Padiglione cinese
TORINO. S’ispira a ordine e caos l’11ma edizione di Paratissima, la manifestazione «off» che
porta a Torino dal 4 all’8 novembre oltre 400 tra artisti, «para-artisti» e creativi. Ospitata a Torino Esposizioni, vanta un evento gemello a Skopje (2014) e Lisbona (2016) e il coinvolgimento
di artisti, gallerie e istituzioni da Cina, Macedonia, Mozambico, Russia, Norvegia, Germania e
Portogallo. Quattro le sezioni (foto, design, fashion e video), più una grande rassegna curata da
Francesca Canfora («Useless Army») e otto piccole mostre ideate da 16 giovani curatori. Vi è poi
Paraphotò, il festival di fotografia curato da Davide Giglio che accosta le opere di fotografi noti e
giovani emergenti tra cui Mauro Corinti (vincitore del premio Paraphotò 2014). Curato da Shi Jian
e Shu Wenjing, il «China Pavillion» presenta 10 artisti affermati a livello internazionale. Ritornano
G@P, spazio riservato a gallerie con opere che non superino i 5mila euro, ParaFuture, un programma di laboratori, incontri con artisti e visite guidate per ragazzi, e ParaSchool, con workshop,
conferenze, laboratori per la creazione di bijoux, lezioni di tattoo. Tra le novità un bando di architettura in collaborazione con l’OAT per ideare il Salotto degli Artisti all’interno di Torino Esposizioni,
corsi di disegno e scrittura e un contest coordinato dalla Scuola Internazionale di Comics.
Paratissima 11. Ordine o caos?, Torino Esposizioni, corso Massimo d’Azeglio 15, tel. 011/2073075,
345/3183971, www.paratissima.it, [email protected], dal 4 all’8 novembre
21 anni di Artissima
‹ 12 e valorizzare. Anche per Manacorda Artissima sarà un trampolino di lancio: dopo il suo
secondo anno di direzione lo chiama, a ricoprire analogo ruolo, la Tate di Liverpool. Nel 2012
arriva Sarah Cosulich Canarutto, trentottenne triestina, già curatrice, dal 2004 al 2008, del
Centro d’arte contemporanea di Villa Manin diretto da Francesco Bonami, braccio destro della
collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. La neodirettirce si fa apprezzare per la sua
capacità sia sul versante puramente curatoriale sia su quello manageriale. Conosce bene il
mercato anche per aver diretto una galleria, la Cardi Black Box di Milano tra il 2008 e il 2011.
Non stravolge l’impianto della fiera così come si era configurato sotto la direzione Manacorda,
ma potenzia il programma dedicato ai collezionisti e sin dal suo esordio, nel novembre 2012,
ottiene con 50mila presenze anche il record di visitatori. Per Artissima arriva anche un ulteriore
riconoscimento internazionale: gli analisti della Skate’s Art Market Research di New York nel
2013 la collocano al quinto posto tra le fiere mondiali, dopo Art Basel, Tefaf, Paris Photo e Fiac,
ma davanti ad Art Basel Miami. La Cosulich Canarutto a bene che negli anni Duemila una fiera
è un evento culturale che non può perdere di vista le sue finalità commerciali e che per reggere
a una concorrenza sempre più agguerrita (non ultima la rinascita di Miart a Milano) deve puntare
sulla qualità assoluta. Per questo, limita le iniziative collaterali (dello scorso anno è la mostra
«Shit and Die», curata da Maurizio Cattelan a Palazzo Cavour), eleva ulteriormente il livello degli
espositori e introduce una sezione dedicata alla perfomance. Così Torino si tiene ben strette
Artissima e la sua direttrice, prorogando di un anno, dopo i primi tre, la sua nomina (nella foto,
una veduta di Artissima 2014. © Giorgio Perottino).
Vedere A TORINO | 19
Vedere nelle Gallerie
Di notte in galleria
La sera di sabato 7 novembre le dieci gallerie Tag aprono tutte insieme
TORINO. Si svolge sabato 7 novembre dalle 21 alle 24 la tradizionale apertura notturna delle dieci gallerie di arte contemporanea del circuito Tag-Torino Art Galleries. Gli appassionati
di Pop art possono incominciare il proprio tour da In Arco,
dove troveranno ad accoglierli serigrafie di Andy Warhol
come «Marilyn», «Andersen», «Camouflage» e «Gertrude Stein
II», nelle quali colori accesi e fluorescenti tradiscono la natura demoniaca della celebrazione dell’immagine. Poi Roy
Lichtenstein, con i puntini «Benday», architetture moderne
e rovine classiche come «The Temple» trasportate in un mondo sospeso tra mito e fumetto, e Robert Rauschenberg con
combine painting che mescolano arte e oggetti di tutti i giorni. Nell’America degli anni Cinquanta, dopo l’Espressionismo
astratto e prima della Pop art, Josef Albers cominciò a reaDa sinistra: «Marilyn» di Andy Warhol da In-Arco, «Homage to the square» di Josef Albers da Photo & Contemporary, «A study of eight landscapes,
lizzare oltre mille dipinti con un unico titolo «Homage to the
Promised land» di Fatma Bucak (2014) da Alberto Peola e «Untitled(brushstrokes painting)» di Peter Mohall (2015) da Luce Gallery
Square» e un solo rigoroso e ossessivo soggetto, il quadrato. A
questa forma geometrica è dedicata la collettiva di Photo &
Contemporary organizzata in collaborazione con la Galleria di Matteo Lampertico di Milano.
nascondono i paesaggi di confine s’interroga Fatma Bucak, con installazioni, video e fotograSono esposte opere di Josef Albers, Giulio Paolini, Agostino Bonalumi, Getulio Alviani, fie in mostra da Alberto Peola. I lavori esposti sono stati realizzati nei confini turco-armeno,
Enrico Castellani, Alighiero Boetti, Gino de Dominicis e molti altri. A fondere la serialità texano-messicano, armeno-iraniano e dell’Anatolia centrale. Si va dal video di un paesaggio
della Pop art con il rigore geometrico e concettuale di certa pittura astratta è il giovane svedese di sale scavato da una figura femminile che fa fuoriuscire della terra nera, facendo emergere
Peter Mohall (1979) da Luce Gallery. Suoi i dipinti della serie «The brushstrokes painting», evidenti contraddizioni, all’installazione di una trapunta di tessuto fatta di stracci abbandonei quali una singola pennellata è copiata tramite un calco e reiterata in una successione di nati dai migranti lungo il confine del Texas, a fotografie di nature morte e oggetti incontrati
pennellate identiche, impossibili da ottenere con un semplice gesto pittorico. Figura anche la
durante il suo percorso. Paesaggi immaginari e visioni assonometriche prendono invece forma
serie «Flat gradient brushstrokes», che gioca invece sull’impossibilità di riprodurre la medesima
nei lavori di Bernd Ribbeck proposti da Norma Mangione. L’artista tedesco fonde filosofia e
pennellata, inserendo molteplici livelli di colore e sfumature. L’ingannevole percezione della spiritualità orientale con una visione razionale e scientifica propria dell’Occidente più evoluto,
realtà è anche alla base di «Reflection», l’opera ideata da Stefania Fersini per Gagliardi e
dando luogo a microcosmi fatti di pura geometria, colore, illusione ottica e proporzione. Segni
Domke. In questo lavoro, esposto al piano superiore, ciò che l’occhio percepisce come uno precisi realizzati con la penna a sfera, vernici acriliche e pennarelli passati su diversi strati conspecchio appoggiato alla parete è in realtà un trompe l’œil, un dipinto che simula uno specchio fluiscono in spettacolari volumetrie, aprendo finestre su mondi utopici e irrealizzabili. All’are riflette l’ambiente circostante. Nel resto della galleria il tema dell’illusione è affrontato con tista concettuale americano Darren Bader dedica infine una personale Franco Noero. Il suo
opere di Fabio Viale, Giuliana Cuneaz, Piero Fogliati, Glaser/Kunz, Davide Coltro e Richi lavoro si colloca nel confine tra scultura, installazione e scrittura e spesso riflette ironicamente
Ferrero. Una raffinata vetrina, un elaborato meccanismo e 24 guanti appartenuti ad altrettanti
sul concetto di autorialità nell’opera d’arte contemporanea. In galleria sono esposti specchi
personaggi storici artefici di grandi inganni o vittime inconsapevoli di sotterfugi, sono invece di antiquariato, vintage o di altri artisti e rocce ricavate da cave. Tali oggetti, spogliati di ogni
gli elementi che compongono «The Glover’s Repository», l’installazione dell’artista newyorke- sovrastruttura, sono rivelati nella loro nuda essenzialità.
se Paul Etienne Lincoln presentata da Guido Costa Project. Gabriele D’Annunzio, Primo
Carnera, la Contessa di Castiglione, Mary Toft e molti altri le cui vicende biografiche sono
meticolosamente documentate nei cassetti di questa vetrina, nella cui parte superiore i guanti
Notte delle Arti Contemporanee-Torino Art Galleries, sabato 7 novembre dalle 21 alle 24,
(un indumento spesso usato per sedurre o per nascondere le tracce) girano per un numero di
www.torinoartgalleries.it: Alberto Peola, via della Rocca 29, tel. 011/8124460, www.albertopeola.
volte uguale agli anni vissuti dal personaggio di riferimento. Una simile tenebrosità pervade i
com, «Fatma Bucak. Nothing is in its own place» fino al 5 dic.; Guido Costa Project, via Mazzini 24,
tel. 011/8154113, www.guidocostaprojects.com, «Paul Etienne Lincoln. The Glover’s Repository»
lavori di Andrea Modica, venti immagini in bianco e nero stampate con la tecnica ottocentefino al 27 feb.; Norma Mangione, via Matteo Pescatore 17, tel. 011/5539231, www.normamagione.
sca del platino-palladio, esposte da Weber & Weber. Uomini, animali e oggetti sono raffigurati
com, «Bernd Ribbeck. Monument Valley» fino al 23 dic.; Riccardo Costantini, via Giolitti 51, tel.
all’interno di scenari privi di connotazioni spaziali e temporali. Uomini e bambini il cui volto
011/8141099, www.rccontemporary.com, «Paco Guillén» fino al 5 dic.; Franco Noero, via Mottalciata
emerge dall’acqua, paesaggi, animali appena nati appoggiati in una mano, tutto è sospeso tra
10/B, tel. 011/882208, www.franconoero.com, «Darren Bader. Rocks and mirrors» fino al 23 dic.;
Luce Gallery, c.so San Maurizio 25, tel. 011/8141011, www.lucegallery.com, «Peter Mohall» fino al
vita e morte, sogno e realtà, ricordo ed esperienza, in un clima dove la tenue luminosità e
12 gen.; Weber & Weber, via San Tommaso 7, tel. 011/19500694, www.galleriaweber.it, «Andrea
il contrasto chiaroscurale caricano di mistero il significato delle immagini. Condensazioni di
Modica. As we wait» fino al 12 dic.; Gagliardi e Domke, via Cervino 16, tel. 011/19700031, www.
tempo e di spazio sono invece le opere di Paco Guillén presentate da Riccardo Costantini.
gagliardiedomke.com, «Reflections. Stefania Fersini e Illusion Gallery Collection» fino al 9 gen.;
Una ballerina ha eseguito e inciso dei passi di tip-tap su una tavola di legno, utilizzata succesIn Arco, p.zza Vittorio Veneto 3, tel. 011/8122927, www.in-arco.com, «Low culture in a colorful world
(Lichtenstein, Rauschenberg e Warhol)» fino al 28 nov.; Photo & Contemporary, via dei Mille 36,
sivamente come lastra xilografica per realizzare incisioni su carta. Il video documentario della
tel. 011/889884, www.photoandcontemporary.com, «Homage to the Square» fino al 12 dic.
coreografia, la superficie di legno e le incisioni rappresentano tre momenti diversi di un unico
gesto, mettendo in relazione linguaggi e punti di vista differenti. Sui complessi significati che
Anche gli angeli hanno paura
Con Anna in fondo al mare
TORINO. Il fotografo milanese Giovanni Gastel espone 22
scatti inediti (nella foto, «Untitled. Angelo») eseguiti tra
il 2014 e il 2015 nello Spazio Ersel. Realizzata in collaborazione con Photo & Contemporary e Spazio 81, la
mostra è curata da Valerio Tazzetti e Paola Giubergia ed è
dedicata al tema dell’angelo caduto. «Ispirato dall’“Icaro”
dipinto da Galileo Chini, spiega l’artista, ho cominciato a
cercare altri angeli caduti, a inventarli, a dare loro un corpo
e un’anima. Ne ho trovati alcuni che disperatamente cercavano di riguadagnare il cielo, altri che avevano accettato il
vivere terreno […], altri ancora che disperati trasformavano
il loro splendore celeste in ombra oscura». Le fotografie (in
bianco e nero, con viraggi in seppia o in azzurro) ritraggono leggiadre figure in volo sospese tra il sogno e la memoria, donne alate piegate
su stesse o immortalate in
pose plastiche in preda a
tensioni fisiche che esprimono estraneità, speranza
e paura per la condizione
ultraterrena.
TORINO. Arte e scienza si fondono nell’opera di Anna Rierola, l’artista spagnola cui è dedicata la personale «The depths of the sea» curata da Ermanno Tedeschi nello Spazio Art Garage fino al 10 dicembre. Sono esposti quindici lavori fotografici inediti (uno nella foto)
ispirati all’oceanografia e alla biologia marina. Le immagini tratte da visioni satellitari o al microscopio, radiografie e tomografie uniscono l’infinitamente grande all’infinitamente piccolo
mostrando la natura nelle sue forme simmetriche, ordinate e caotiche. Spiega l’artista: «Nella mostra ci sono opere che sembrano fotografie di fondali marini, in realtà sono state elaborate
con centinaia di polimeri, composti con pazienza. Queste nanocapsule assemblate mi suggeriscono un viaggio in fondo al mare, mi rimandano ai meravigliosi viaggi scientifici di Ernst Haeckel».
Spazio Ersel, piazza Solferino
11, Torino, tel. 011/5520294,
lun-ven 10-18, «Giovanni
Gastel. Un eterno istante.
Angeli caduti» fino al
20 novembre
Vedere A TORINO | 20
Spazio Art Garage, via Tirreno 19, Torino, mar-sab 16-20, «The depts of the sea. Anna Rierola» fino al 10 dicembre
Carocci e Ramella volano
TORINO. È ispirata alle traiettorie del volo aereo la mostra che la Galleria di
Paolo Tonin ospita dal 7 novembre (inaugurazione ore 19) al 10 dicembre. Il
percorso nasce dalla collaborazione della fotografa romana Monica Carocci
(1966) con il pittore torinese Giorgio Ramella (1939). La Carocci ha immortalato 110 aerei sospesi in aria o posati a terra, costruiti da Giorgio Ramella
(nella foto alcuni esemplari) utilizzando legni consumati dal sole e levigati
dall’acqua recuperati nelle spiagge o in riva al mare, dando luogo a rigorose
immagini in bianco e nero. stampe di grandi dimensioni in cui la pellicola assume sfumature pittoriche.
Paolo Tonin Arte Contemporanea, via San Tommaso 6, Palazzo della Chiesa di Roddi, Torino, tel. 011/19710514, lun-ven 10,30-13/14,3019, www.toningallery.com, «Monica Carocci e Giorgio Ramella. In volo» dal 7 novembre al 10 dicembre
Vedere nelle Gallerie
Un dialogo che dura cento anni
Gagliardi incontra Domke
TORINO. È dedicata al confronto tra artisti di generazioni differenti la collettiva «Stanze per dialoghi» curata
da Francesco Poli, allestita nella Galleria Mazzoleni fino al 31 gennaio. Le opere esposte, tutte eseguite
negli ultimi 100 anni, vanno dal Futurismo al Minimalismo, dall’Arte povera alle ricerche più recenti. Alcuni
dipinti futuristi di Giacomo Balla sono messi in relazione con opere geometriche e dinamiche di Agostino
Bonalumi, Gianni Colombo e Alberto Biasi. Esili sculture di Fausto Melotti hanno come contraltare i solidi
equilibri dei lavori di Giuseppe Uncini. Alcuni tagli di Lucio Fontana insieme a specchi di Michelangelo
Pistoletto indagano invece sconosciute dimensioni dello spazio e del tempo. Non mancano poi superfici modulari di Enrico Castellani messe a confronto con rigorose opere a parete di Gianni Piacentino o le indagini concettuali e filosofiche di Giulio Paolini
poste in dialogo con le derive metafisiche di Giorgio de Chirico. Proseguendo nel percorso si possono ammirare gli archetipi di
Mario Merz (nella foto, «Igloo con vortice», 1981) riecheggiare i dipinti informali di Mattia Moreni o le manipolazioni materiche di
Alberto Burri trovare inaspettate affinità con le trasfigurazioni degli elementi elaborate da Pier Paolo Calzolari, mentre la crittografia di Alighiero Boetti si rispecchia infine negli intrecci segnici di Giuseppe Capogrossi.
TORINO. Gagliardi Art System è
stata fondata nel 2003 a Torino
in corso Vittorio Emauele II da
Pietro Gagliardi, che ha rivolto
la propria attenzione ad artisti
giovani e innovativi e a differenti
linguaggi dalla scultura alla fotografia, ai nuovi media. Nel 2011
si è trasferita in via Cervino 16
negli ampi spazi dell’edificio
già sede delle acciaierie Sicme,
prendendo parte a un progetto
di riqualificazione urbana nello
stesso quartiere in cui sorge il
Mef-Museo Ettore Fico. Con 700
metri quadrati a disposizione,
la galleria ha iniziato a ospitare
anche installazioni di carattere
museale. Nel settembre 2015
Christian Domke, giovane gallerista originario di Düsseldorf,
si è unito al progetto di Pietro
Gagliardi, è nata così Gagliardi e Domke, che ha inaugurato la
propria attività con una mostra del pittore iperrealista spagnolo
Rómulo Celdrán conclusasi il 25 ottobre. Ora sino al 9 gennaio
la galleria indaga il confine tra percezione e realtà con due progetti espositivi. Il primo è «Reflection», un’opera concepita per
il piano superiore della galleria da Stefania Fersini: un dipinto
trompe l’œil che simula uno specchio nel quale viene riflesso
l’ambiente circostante. L’artista presenta in contemporanea
un lavoro analogo in Casa Mollino. Il primo piano della galleria
ospita invece la collettiva «Illusion», con opere di sei artisti in cui
emergono immagini deformata della realtà. Tra i lavori esposti
«Obelisco» di Fabio Viale (nella foto), un traliccio dell’alta tensione in ferro e marmo illuminato dall’interno che simboleggia
la modernità ma evoca al contempo un totem primitivo. Vi è
poi un’installazione inedita di Giuliana Cunéaz con paesaggi in
3d che riecheggiano dipinti di Caspar David Friedrich o William
Turner e ancora opere di Glaser/Kunz, Paolo Foliati, Davide
Coltro e Richi Ferrero.
Mazzoleni Galleria d’Arte, piazza Solferino 2, tel. 011/534473, mar-sab 10,30-13/16-19, www.mazzoleniart.com, «Stanze per dialoghi» fino
al 31 gennaio
L’ironico e il naïf
TORINO. Dopo un breve esordio all’interno del movimento
concettuale e l’influenza dell’Arte povera e pop, Aldo Mondino (1938-2005) decise coraggiosamente di abbandonarsi
alla pittura. A omaggiare con una retrospettiva l’originale
artista torinese a dieci anni dalla sua scomparsa è la Galleria Biasutti & Biasutti, con una ventina di opere realizzate
dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta. Si va da
«Souvenir de Ittiodrom» (1969-73), dove strisce di vernice
rossa colano da pesci di plastica, ai «Modern collages»
degli anni Settanta, a «Lobby star» del 1989, emblematica
scultura in bronzo a forma di stella. Tutti pezzi non privi d’ironia e provocazione volti a interrogarsi sulla natura stessa
dell’opera d’arte. Metafisiche e naïf sono invece le atmosfere, i paesaggi e i personaggi dipinti da Francesco Tabusso
(1930-2012), di cui la Galleria propone una trentina di opere dal 12 novembre (inaugurazione 18,30) al 16 gennaio.
Curata da Angelo Mistrangelo la mostra ripercorre un arco
temporale che va dalla metà degli anni Cinquanta agli anni
2000.Tra le opere esposte «Maria Giulia» (1981), «Uova
nel cappello» (1988), «Natura morta con figura» (1997) e
«Santiago» (1999), dove con pennellata gentile e una calda
tavolozza l’artista raffigura il fiorire della bellezza femminile,
l’amore per la campagna, la neve e le tradizioni popolari.
Galleria Biasutti & Biasutti, via Bonafous 7/L, Torino, tel.
011/8173511-8158818, mar-sab 10,30-12,30/15,30-19,30,
www.biasuttiebiasutti.com, «Aldo Mondino. Souvenir» fino al 7
novembre, «Tabusso. La natura e il segno» dal 12 nov. al 16 genn.
Il poeta gallerista da 40 anni
TORINO. Fondata
da Antonio Tucci
Russo nel 1975,
la Galleria Tucci
Russo ha festeggiato i quarant’anni di attività con
l’inaugurazione a
ottobre della collettiva «Basico III.
Basta un solo gesto per esprimere un enorme numero di concetti poiché un
moto perpetuo attraversa ogni opera d’arte», visitabile fino
al 27 marzo. I dieci importanti artisti scelti testimoniano le
frequentazioni dagli anni Sessanta alla metà dei Settanta
del gallerista allora poeta. Il percorso ospita installazioni,
sculture, dipinti e fotografie accanto ad appunti, progetti e
disegni. Si va dalla poetica installazione di Pier Paolo Calzolari «Combustio», che gioca sulla transitorietà del tempo
e la trasformazione di stato degli elementi, agli alberi di Giuseppe Penone, che indagano il rapporto tra uomo e natura,
similmente alle opere con fascine di Mario Merz. VI sono
poi lavori di Marisa Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini
e Gilberto Zorio. Accanto a questi importanti protagonisti
dell’Arte povera, due autori internazionali della medesima
generazione dei colleghi italiani: Daniel Buren, con i suoi intrecci tra pittura e architettura e l’esponente della Land art
Richard Long, di cui figura uno dei celebri cerchi di pietra,
segno del passaggio dell’uomo nell’ambiente naturale (nella foto, una veduta della mostra con opere di Paolini, Buren,
Mario Merz e Kounellis).
Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, via Stamperia 9,
Torre Pellice (To), tel. 0121/953357, mer-dom 10,30-13/15-19,
www.tuccirusso.com, «Basico III» fino al 27 mar.
Gli archi di Venet
TORINO. L’eterno duello tra ordine e caos, creazione e distruzione ha ispirato l’artista francese
(americano d’adozione) Bernar
Venet, cui la Galleria Giorgio Persano dedica una personale fino
al 16 gennaio. Il Titolo dell’esposizione «Il caos come principio
sottovalutato dell’ordine» è tratto da una celebre frase del filosofo
ed economista britannico John Stuart Mill. Il percorso si apre con
«Effondrement: 217,5° Arc x 11» del 2009 (nella foto), una monumentale scultura composta di undici elementi arcuati in acciaio
Corten che sembrano sul punto di implodere, preda di un collasso
gravitazionale. Sulle pareti sono esposte sette opere della serie
«Grib» (2011-15): linee ritagliate con la fiamma ossidrica su lastre
di acciaio di 35 mm. Completano la mostra un nucleo di disegni
a carboncino su carta e un’incisione sulla parete realizzati con
archi d’acciaio sporchi di inchiostro nero durante l’inaugurazione.
Galleria Giorgio Persano, via Principessa Clotilde 45, Torino, tel.
011/835527, 011/4378178, www.giorgiopersano.org, «Bernar Venet.
Il caos come principio sottovalutato dell’ordine» fino al 16 genn.
Incroci di nodi e segni
TORINO. Fino al 14 novembre Giampiero
Biasutti Studio d’Arte per il Novecento propone una quindicina di opere di
Emilio Scanavino realizzate tra gli anni
Sessanta e Ottanta. Dopo il debutto
nell’ambito della pittura figurativa, Scanavino (Genova, 1922 - Milano, 1986)
cominciò a sperimentare le geometrie postcubiste nel 1947 durante un soggiorno a Parigi, convertendosi definitivamente all’Astrattismo all’inizio degli anni Cinquanta. Nel 1954 fece la sua
comparsa il nodo, tipico segno che lo accompagnerà per tutta
la vita. Le sue sperimentazioni lo portarono vicino all’Espressionismo astratto e all’Informale, al rifiuto di qualsiasi forma e
geometria. I suoi nodi sono grovigli materici, fessure aperte e immediatamente ricucite da cui fuoriescono il buio e l’oscurità. Tra
le opere esposte figurano «Immagini» del 1963 (nella foto), «Quadro» del 1971, «Tramatura» del 1973 e «Le due metà» del 1982.
Dal 19 novembre al 24 dicembre, la Galleria ospiterà invece la
collettiva «Segni incrociati», con lavori di Giulio Paolini, Mario
Merz, Giorgio Griffa, Luigi Mainolfi, Piero Gilardi, Aldo Mondino,
Nicola De Maria, Gilberto Zorio e Piero Ruggeri.
Giampiero Biasutti Studio d’Arte per il Novecento, via Della Rocca
10,Torino, tel. 011/8390690, mar-sab 10,30-12,30/15,30-19,30,
www.giampierobiasuttinovecento.com, «Omaggio a Scanavino» fino al
14 novembre, «Segni incrociati», dal 19 novembre al 24 dicembre
Gagliardi e Domke, via Cervino 16, Torino, tel. 011/19700031,
mar-sab 15,30-19,30 o su appuntamento, (novembre: gio 5 - ven
6/dom 8 8,30-12,30/15,30-22, sab 7 8,30-24)
www.gagliardiedomke.com, «Reflection. Un progetto site-specific di
Stefania Fersini» e «Illusion» fino al 9 gennaio
Dai grovigli alla colonizzazione
TORINO. All’esponente e teorico dell’Arte concettuale Sol
LeWitt, scomparso nel 2007, dedica per la terza volta una personale Noire Gallery, negli spazi di San Sebastiano (To) fino
a settembre 2016. Marco Noire ha più volte collaborato con
l’artista, realizzando alcune delle sue edizioni in Italia. Il percorso comprende wall drawing progettati tra il 1972 e il 1975 e
numerose gouaches. Uno dei wall drawing è quello presentato a
Kassel a Documenta 5 nel 1972; un altro, a piramide asimmetrica, è stato realizzato sovrapponendo vari strati di inchiostri,
è stato ideato dall’artista guardando gli affreschi italiani e la
linearità del paesaggio di New York. Nella sede torinese di via
Piossasco 29, in concomitanza con Artissima la galleria propone un film dell’artista argentino attivo tra Città del Messico
e New York, Miguel Angel Rìos, che da sempre si dedica allo
studio di colonizzazione e globalizzazione.
Noire Gallery, Cappella del Brichetto, San Sebastiano (To), tel.
011/9191234, 349/8319532, www.noiregallery.com, solo su
appuntamento, «Sol Lewitt», fino a sett. 2016. Noire Gallery, via
Piossasco 29, Torino, (stesso sito e tel.), «Miguel Angel Rios» nov.
Creazioni e distruzioni
TORINO. La città è da sempre lo spazio in cui si possono sperimentare modelli di società utopiche, ma è
anche il luogo dove nascono ideali rivoluzionari e forme di contestazione del potere. Da questa riflessione
si sviluppano le opere presentate da Paolo Peroni nella personale «Quasi sé», da Raffaella De Chirico
Arte Contemporanea dal 7 novembre (inaugurazione ore 18) al 16 gennaio. Laureato all’Accademia di
Belle Arti di Firenze indirizzo scultura, il giovane artista lombardo (classe 1984) è stato assistente di Loris
Cecchini e Patrizio Travagli. Nel suo lavoro l’essenza dell’umanità è sospesa tra il mondo naturale e
quello artificiale, tra i principi di creazione e distruzione. Un equilibrio precario che emerge, per esempio,
in «Untitled» (2015), un quadrato in cemento attraversato da crepe, fratture e differenti sfumature di grigio
che richiamano il degrado urbano delle periferie e la decadenza della società occidentale sopraffatta dal capitalismo, ma evocano al
contempo l’immagine di un guscio che si rompe per generare una nuova e magari più evoluta forma di vita. «Quasi sé» (nella foto),
l’opera che dà il titolo alla mostra, è invece una massa informe di cemento scuro appoggiata su un mattone vuoto. È simile a un
emisfero cerebrale, a un mondo inesplorato ancora da forgiare.
Raffaella De Chirico Arte Contemporanea, via della Rocca 19/via Giolitti 52, tel. 011/835357, mar-mer 14-19, gio-sab 11-19,
www.dechiricogalleriadarte.com, «Paolo Peroni. Quasi sé», dal 7 novembre al 16 gennaio
Vedere A TORINO | 21
Vedere dagli Antiquari e alle Aste
L’autunno
delle aste subalpine
Battaglie, ritratti
e caminiere
Torino, Vercelli, Milano e Montecarlo.
Il giro delle case d’asta torinesi parte da
Bolaffi, che tiene a Torino una vendita di
arredi e dipinti antichi il 5 novembre (qui
vi è tra l’altro una brocca tornita di Pablo
Picasso, «Femme du barbu», del 1953, tirata in
500 esemplari e con una base d’asta di 7mila euro),
e il 17 la dispersione di un catalogo di vini. A
Milano Bolaffi si trasferisce il 19 e 20 per un
appuntamento dedicato ai libri e agli autografi,
mentre le tradizionali aste di numismatica e filatelia sono
da tempo fissate nel capoluogo piemontese rispettivamente
per il 2 e 3 e per il 10 e 11 dicembre. Della Rocca ha due date
a novembre: il 25 tiene un’asta di gioielli e una di orologi;
il 26 invece arte contemporanea e design (qui figura tra
l’altro un grande formato in bronzo di Luigi Mainolfi del 1992,
«Piramide scala», valutato 100-150mila euro e nella sezione di
design una lampada da terra Venini degli anni ’30, a 5-7mila
euro). Il 10 dicembre la casa torinese
disperde un catalogo di antiquariato, con
una ribalta torinese di metà Settecento
a 30-40mila euro. Da Santagostino Aste
la data fissata per l’incanto di arredi
e dipinti antichi e moderni è il 23
novembre. Uno dei pezzi forti del catalogo
è un «Mercato turco» di Alberto Pasini,
stimato tra 140 e 180mila euro; ma in
vendita compare anche un «Autoritratto» di
Giorgio de Chirico del 1960 a 80-100mila euro e un
olio su tela su tavola del 1985 di Emilio Scanavino a 18-24mila.
Presso Little Nemo, specializzata in fumetti, due le scadenze
prossime: il 14 novembre si tiene «Pittori di carta: illustrazioni
e tavole originali»; il 12 dicembre l’asta tematica «Disneyana».
Dalla prima, un’illustrazione originale di John Romita jr e
Al Milgrom per Spider-Man ha una stima di 18mila euro. La
vercellese Meeting Art tiene tra novembre e dicembre quattro
vendite: arredi e dipinti antichi (dal 31 ottobre al 12 novembre),
orologi (14-22 novembre), arte moderna e contemporanea (28
novembre-8 dicembre) e gioielli (12-17 dicembre). Nell’asta di
arredi in catalogo figura un cofanetto palermitano del
Settecento (base d’asta 30mila euro) e «Alessandro Magno
che incontra la famiglia di Dario» del 1775 di Angelo Vacca
(12mila euro). Il 10 e 11 novembre la neonata Finarte Spa tiene
al Palazzo della Permanente il «battesimo» della propria
attività, con tre sessioni dedicate alla pittura antica e dell’800,
all’arte e fotografia del XX secolo e all’arte contemporanea. Se
la tornata di arte antica ha un «Ratto di Proserpina» di Luca
Giordano (150-180mila), l’Ottocento presenta due vedute
di Giovanni Boldini (rispettivamente 120-160mila e 90120mila euro) e il Novecento una «Piazza d’Italia» di metà anni
Cinquanta di Giorgio de Chirico (230-260mila euro) e «Senza
titolo (Superficie blu)», un’estroflessione del 1961 di Enrico
Castellani a 300-350mila. Fuori Italia, la monegasca Hôtel des
Ventes de Montecarlo il 28 novembre disperde un catalogo
miscellaneo. Tra i mobili una coppia di cassettoni dell’ebanista
Giovanni Maffezzoli (1776-1818) hanno una stima di 200300mila euro; una scultura in marmo raffigurante una testa di
Dioniso, datata al II-III secolo d.C. parte da 30-40mila, e il torso
di una figura femminile, della stessa epoca, da 40-60mila.
TORINO. Dal 27 novembre al 31 dicembre la Galleria
Giamblanco ospita per il terzo anno consecutivo la
grande rassegna autunnale dedicata ai dipinti del XVII e
XVIII secolo. Tra le opere esposte spiccano «Il ritorno del
figliol prodigo» opera matura del calabrese Mattia Preti,
artista caravaggesco tra i maggiori esponenti della pittura
italiana del Seicento, «L’adorazione dei pastori» di Valerio
Castello e «La parabola dell’invitato a nozze» di Bernardo
Strozzi. Particolare attenzione è riservata all’area veneta,
rappresentata da autori come Antonio Maria Marini
(1668-1725) e il veronese Antonio Balestra (1666-1740).
Alla scuola genovese fa capo invece una scena biblica di
Giovanni Battista Carlone (1603-dopo 1676). Non mancano
poi opere inedite rappresentative del genere della battaglia,
eseguite da Francesco Antonio Simonini (1686-1755) e
Ilario Spolverini (1657-1734) e pittori stranieri attivi in Italia
come il bavarese Johann Carl Loth (1632-1698), presente
con «Tobia guarisce la cecità del padre» e «L’infanzia di
Ciro» e Dirk Helmbreker, con la scena di genere «Osteria».
Questi ultimi due pittori sono stati entrambi attivi anche
nella Corte di Torino, come i loro celebri colleghi Vittorio
Amedeo Cignaroli (1730-1800), suoi alcuni «Paesaggi»,
A volo d’uccello tra gli incanti
in Piemonte e dintorni
La pittura italiana dal XVII
al XVIII secolo da Giamblanco
«Il ritorno del figliol prodigo» di Mattia Preti
Michele Antonio Rapous (1733-1819) del quale figurano
«Nature morte», e la ritrattista Maria Giovanna Battista
Clementi detta la Clementina (1692–1761): suo il ritratto di
Carlo Emanuele III di Savoia, che figura accanto alla «Veduta
del Colonnato di San Pietro in costruzione» del piemontese
Pietro Francesco Garola (1638-1716). Chiudono il percorso
due coppie di pendant di Giovanni Michele Graneri, due
nature morte dei fratelli Rapous, e infine la monumentale
caminiera con la raffigurazione di Carlo Emanuele III di
Savoia, databile intorno al 1730.
Galleria Giamblanco, via Giolitti 39 (piazza Cavour), Torino,
tel. 011/5691502, mar-gio 10-13/15-19,30, ven 10-20, sab
11-20, www.giamblanco.com, «Mostra di dipinti antichi dal 1600 al
1700» dal 27 novembre al 31 dicembre
L’Ottocento
in pittura
Il Settecento
di Laura Rocca
TORINO. Un secolo di pittura rivive nella Galleria Aversa con la
rassegna intitolata «Dal primo
’800 al primo ’900», allestita
fino al 14 novembre nella prestigiosa sede in Palazzo Luserna_Rorengo di Rorà. Si va dai
lavori del pittore torinese di battaglie e vedute Giuseppe Pietro
Bagetti, che dal 1801 fu a servizio dell’armata napoleonica in qualità di capitano ingegnere
geografo, alle tele di Lorenzo Delleani, amante dei paesaggi di
montagna, in particolare del biellese. Si passa poi agli scorci
naturali più lirici e romantici di Antonio Fontanesi, alle opere
orientaliste con architetture e scene di genere dipinte da Alberto Pasini durante i suoi numerosi viaggi in Egitto, Sinai, Palestina, Siria, Costantinopoli e Turchia (nella foto,«Mercante a
cavallo», 1868). Non mancano inoltre tele di Enrico Reycend,
influenzato da Corot e dagli impressionisti francesi che lo indussero a scegliere tonalità luminose e vibranti; e ancora raffigurazioni a sfondo sociale e politico di Carlo Bossoli, ritratti
della nobiltà e della borghesia sapientemente colti da Pablo
Salinas in ambienti privati e quotidiani e molti altri artisti ancora tra i quali Cesare Maggi, Carlo Pittara, Giovanni Battista
Quadrone e Alessio Issupoff.
TORINO. Situata in corso san Maurizio 29, dove
Edgardo Rocca iniziò l’attività di restauratore negli
anni Settanta, la Galleria Laura Rocca è specializzata in dipinti, oggetti d’arte e arredi antichi di cui
tratta compravendita, studio e restauro. «Mi occupo
di antiquariato da sempre, spiega la titolare Laura
Gaidano, una passione di famiglia supportata da
studi classici e frequentazioni di gallerie d’arte e
botteghe di restauro. Le mie proposte sono destinate a chi desidera un ambiente personalizzato, raffinato ma
assolutamente vivibile. Le mie preferenze vanno al ’700, con
escursioni in epoche anteriori e talvolta posteriori, sempre nel
rispetto dell’omogeneità del gusto. Mi occupo anche di perizie e
consulenze d’antiquariato. A latere della galleria è inoltre attivo
un laboratorio di restauro di opere pittoriche di ogni genere, pitture murali comprese». In galleria si possono ammirare dipinti
italiani, nature morte, scene di genere, vedute, paesaggi e
composizioni naturalistiche principalmente piemontesi e del
XVIII secolo (ma non solo); figurano anche opere quali «La
visione di san Gerolamo» della prima metà del XVII secolo,
attribuito al pittore ferrarese Ercole Gennari, e «Incendio di
Troia (?)», realizzato dalla cerchia di Pieter Schoubroeck tra
la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Non mancano mobili
e oggetti d’arredo: scrittoi, cabinet, orologi, cornici, consolle
e specchiere di ebanisti e intagliatori di scuole apprezzate in
tutto il mondo come quella piemontese (nella foto, Specchiera
«Midana» piemontese della metà del XVIII secolo).
Galleria Aversa, via Cavour 13, Torino, tel. 011/532662, mar-sab
10-12,30/15,30-19, www.galleria-aversa.it, «Dal primo ’800 al
primo ’900» fino al 14 novembre
Laura Rocca, corso san Maurizio 29, Torino, tel. 011/836217
La celebrazione del lusso nel Secolo d’oro
Dall’alto, La testa di Dioniso
del II-IIIsecolo d.C. di Hôtel des
Ventes Montecarlo,
la ribalta di Della Rocca
e il Castellani di Finarte
Bolaffi, via Cavour 17, Torino, tel. 011/5576300, [email protected],
www.bolaffi.it. Della Rocca, via della Rocca 23, Torino,
[email protected], www.dellarocca.net. Sant’Agostino Aste, corso
Tassoni 56, Torino, tel. 011/4377770, [email protected],
www.santagostinoaste.it. Little Nemo, via Montebello 2, Torino,
tel. 011/8127089, [email protected], www.littlenemo.it.
Meeting Art, corso Adda 7, Vercelli, tel. 0161/229327,
[email protected], www,meetingart.it, Finarte Spa, via Brera 8,
Milano, tel. 02/36569100, [email protected], www.finarte,it, Hôtel des
Ventes de Montecarlo, 12, quai Antoine Ier, 98000 Monaco,
tel. +377 93 25 88 89, www.hvmc.com
Vedere A TORINO | 22
TORINO. Ritorna anche quest’anno la tradizionale mostra invernale che la Galleria Caretto, fondata a
Torino nel 1911, dedica alla pittura fiamminga e olandese del Secolo d’oro, un periodo circoscritto
tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento quando l’Olanda diventò uno Stato indipendente
animato dalle attività di una ricca e florida borghesia mercantile. Il percorso presenta una selezione
di ritratti celebrativi commissionati da facoltosi mercanti, come i «Ritratti muliebri» dipinti nel 1629
e nel 1640 da Jan van Ravensteyn e Jacob van Loo. Prive di riferimenti mitologici e storiografici, le
figure femminili rappresentate sono impreziosite da dettagli di lusso, come pizzi e gioielli. Variazione
del tema del ritratto è la tela di Hendrick Bloemaert «San Simeone con Gesù Bambino», in cui emerge
un poetico contrasto tra il delicato incarnato del Bambino e il volto scavato del vecchio santo. L’opulenza e la celebrazione della ricchezza si riscontrano anche nelle nature morte, tra queste «Natura morta con tappeto persiano e
nautilus» di Pieter Boel, connotata da cibi e oggetti preziosi come conchiglie rare e coppe d’oro. Vi sono poi i paesaggi, genere nel
quale spicca il monumentale «Paesaggio fluviale con torrione e barche» di Jan Abrahamsz Beerstraten, caratterizzato dalle infinite
variazioni della luce dell’alba e da un’atmosfera intensa e meditativa. Infine non mancano opere di Jan Brueghel il Vecchio e Jan
Brueghel il Giovane (nella foto, «Elegante ritratto muliebre» di Jacob van Loo 1640-42 ca).
Galleria Luigi Caretto, via Maria Vittoria 10, Torino, tel. 011/537274, mar-sab 10,30-12,30/16-19,30, www.galleriacaretto.com,
«festeggiando un secolo d’oro. Dipinti fiamminghi e olandesi dal ’500 al ’600» dal 10 novembre al 10 dicembre
Pittura olandese e fiamminga dalla Hohenbuchau Collection
da Liechtenstein. The Princely Collections, Vienna
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