tutta l`arte da vedereda novembre a GennaIo 15|16
Transcript
tutta l`arte da vedereda novembre a GennaIo 15|16
vedere A TORINO il giornale dell’arte La Pietà Bandini di Michelangelo, Museo dell’Opera del Duomo, Firemze. Foto Aurelio Amendola umberto allemandi & C. - N. 8 NOVEMBRE-GENNAIO 2016 tutta l’arte da vedere da novembre A GENNAIO 15|16 Supplemento a «Il Giornale dell’Arte» n. 358 novEMBRE 2015 Bentornati a Torino! Tra le novità dell’ultimo anno la riapertura di Galleria Sabauda e Museo Egizio, le nomine di Carolyn Christov-Bakargiev, Enrica Pagella e Lorenza Bravetta Da sinistra, Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice di Castello di Rivoli e Gam, (© Stefano Manca); Lorenza Bravetta, direttrice di Camera-Centro Italiano; Enrica Pagella, direttrice del Polo Reale e Christian Greco, direttore del Museo Egizio legato alla reggia sabauda) ha definito «il più vasto nucleo d’Italia, comprensivo di cinque istituzioni ed esteso su 46mila metri quadrati per l’esposizione, per oltre 700mila opere conservate». Ne fanno parte, oltre alla Galleria Sabauda, il Palazzo Reale, l’Armeria Reale, la Biblioteca Reale e il Museo archeologico con il Teatro romano: un progetto costato 30 milioni di euro, 25 dei quali erogati dalla Compagnia di San Paolo, 2,5 dalla Fondazione Crt e 1,5 dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino. qLa novità per il Polo Reale è la direzione, affidata a Enrica Pagella, già a capo a Torino del Museo Civico d’Arte Antica a Palazzo Madama, eletta in estate tra i venti «superdirettori» vincitori del concorso internazionale lanciato dal ministro per i Beni culturali Dario Franceschini nel 2014. qTotalmente nuova è invece Camera-Centro Italiano per la Fotografia, inaugurata il primo ottobre su 2mila metri quadrati in un edificio ottocentesco al 18 di via delle Rosine con una mostra di Boris Mikhailov, aperta sino al 10 gennaio. Diretta da Lorenza Bravetta, ha come partner istituzionali Magnum Photos, Intesa Sanpaolo ed Eni, mentre sostenitori del progetto sono il lanificio piemontese Reda e Lavazza, cui si aggiunge il partner tecnico Leica Camera Italia. Quattro le linee di attività della nuova nata: le mostre (ne sono previste tre all’anno), la didattica, gli archivi e i «territori», un dipartimento ideato per creare progetti con altre istituzioni o festival, fiere e altri eventi culturali. Prossime esposizioni, dal 21 gennaio all’8 maggio, «Italia 1968-78», ovvero il ruolo della fotografia durate gli anni di piombo e da maggio a settembre una personale di Ai Weiwei. qCamera, tuttavia, non sarà un museo: il che vuol dire che non acquisirà collezioni. Resta pertanto in sospeso il destino dell’ingente patrimonio della Fondazione Italiana per la Fotografia, attiva dal 1985 al 2006, creata da Luisella d’Alessandro. Chiusa per difficoltà finanziarie, tra il disinteresse, va detto, di Comune e Regione, la Fondazione vantava una biblioteca di oltre 5mila volumi e 167mila fotografie. qTra le novità del 2016 dovrebbe esserci anche la fusione ›4 tra Gam, Galleria Civica d’arte moderna e Sommario Torino. La città su cui il primo novembre si accendono per la diciottesima volta le Luci d’artista, le «luminarie» ideate da artisti contemporanei che, allestite in vari spazi urbani, come ormai tradizione segnalano l’apertura della nuova stagione espositiva (evento clou dell’ouverture è Artissima, la fiera d’arte contemporanea allestita dal 6 all’8 novembre), non è più soltanto quella che è considerata la capitale italiana dell’arte d’oggi. Nel corso del 2015, infatti, l’offerta culturale si è ampliata sino a comprendere l’archeologia e l’arte antica con la riapertura, il primo aprile, del Museo Egizio dopo i lavori di riallestimento e risistemazione degli spazi e della Galleria Sabauda, spostata nella Manica Nuova di Palazzo Reale. qIl Museo Egizio, il secondo al mondo per ricchezza delle collezioni dopo quello del Cairo, si estende ora su 10mila metri quadrati nella storica sede di via Accademia delle Scienze, occupando anche gli spazi dove sino al 2013 era allestita la stessa Galleria Sabauda. Il direttore, il trentanovenne Christian Greco scelto dalla Fondazione per il Museo delle Antichità egizie, ha potenziato anche lo staff curatoriale, passato da due a sette membri. Il risultato è un clamoroso successo: i visitatori del Museo Egizio sono 100mila in più ogni mese e il 2015 potrebbe chiudersi con 1,2 milioni di ingressi, diventando così il quarto sito museale italiano più frequentato. qL’anno della rinascita del Museo Egizio registra però anche la scomparsa, il 24 settembre scorso, dell’uomo che lo ha diretto per vent’anni dal 1964, il professor Silvio Curto, uno dei più grandi egittologi italiani del ’900 e che nel 2002 era stato chiamato a far parte della commissione incaricata di indicare le linee guida per il rinnovamento dell’istituzione. qSempre in settembre Torino ha perso due suoi celebri artisti: il 12 è morto a 67 anni Salvo, tra i protagonisti del ritorno alla pittura negli anni Settanta e Ottanta; il 25, a 97 anni, si è spenta Carol Rama, trasgressiva interprete dell’eros e della corporalità. qIl 4 dicembre 2014, l’apertura totale della Galleria Sabauda, la pinacoteca nata nel 1832 per ospitare le collezioni dinastiche dei Savoia e via via altri nuclei, tra cui parte della collezione Riccardo Gualino, ha completato il Polo Reale, che il suo ideatore Mario Turetta (già direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte e ora direttore del Consorzio La Venaria Reale, succedendo ad Alberto Vanelli, artefice e primo gestore del progetto TORINO Il calendario delle mostre 5 LE SEDI PUBBLICHE La Gam Il Castello di Rivoli Il Centro Camera Il Palazzo Chiablese La Reggia di Venaria Il progetto Arte alle Corti Il Palazzo Madama Il Forte di Bard Il Museo Egizio Il Mao La Galleria Sabauda Le Luci d’artista La Pinacoteca e l’Accademia Albertina 6 6 6 6 7 7 7 8 8 8 8 8 8 LE FONDAZIONI Il Mef-Museo Ettore Fico 9 Il Pav-Parco Arte Vivente Il Castello di Rivara La Fondazione Accorsi-Ometto La Fondazione CRT La Fondazione 107 La Fondazione Sardi La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo La Fondazione Merz La Pinacoteca Agnelli LE FIERE Focus su Artissima Focus su Flashback The Others Paratissima Photissima Beatrice Allemandi, product manager Claudia Carello, art director Cinzia Fattori, advertising manager (011.8199118 - [email protected]) 20 Lo Spazio Ersel Lo Spazio Garage Paolo Tonin Gagliardi-Domke Marco Noire Giorgio Persano Mazzoleni Tucci Russo Giampiero Biasutti Biasutti&Biasutti Raffaella De Chirico 20 20 20 21 21 21 21 21 21 21 21 LE aste Il giro delle aste 22 GLI ANTIQUARI La Galleria Giamblanco La Galleria Aversa La Galleria Laura Rocca La Galleria Caretto 22 22 22 22 n. 8 NOVEMBRE | GENNAIO 2016 Società editrice Umberto Allemandi & C., piazza emanuele filiberto 13, 10122 Torino, tel. 011.8199111 fax 011.8193090 «vedere a torino 2015-16» è un supplemento di «il giornale dell’arte» Umberto Allemandi, direttore responsabile Franco Fanelli, vicedirettore Barbara Antonetto, caporedattore 11 11 11 12 14 e 17 19 19 19 LE GALLERIE I 10 del Tag Vedere A TORINO 9 9 10 10 10 11 Questo numero è stato curato da Jenny Dogliani Relazioni commerciali: Claire Pizzini ([email protected]) Stampa: Arti grafiche Boccia spa, Salerno il giornale dell’arte Il giornale non risponde dell’autenticità delle attribuzioni delle opere riprodotte, in particolare del contenuto delle inserzioni pubblicitarie. Le opinioni espresse negli articoli firmati e le dichiarazioni riferite dal giornale impegnano esclusivamente i rispettivi autori. Si consiglia di verificare al telefono oppure online date e orari delle manifestazioni. www.ilgiornaledellarte.com Vedere a TORINO | 3 ‹ 3 contemporanea, e Castello di Rivoli - Museo d’arte contemporanea. Il direttore unico c’è già, ed è Carolyn Christov-Bakargiev, nominata dalla Fondazione Torino Musei e dal Cda del Castello di Rivoli e scelta da una Commissione internazionale composta da Gabriella Belli, Bernard Blistène e Francesco Manacorda su 171 candidati. Già curatore in capo e poi direttore ad interim a Rivoli, la neodirettrice, che entrerà ufficialmente in carica il primo gennaio, si è presentata annunciando di voler rispettare le diverse identità dei due musei. qIntanto la neodirettrice pensa alla creazione di tre istituti (per la programmazione culturale ed espositiva, per la ricerca e per la conservazione) e alla nomina di due capocuratori a Rivoli e alla Gam dotati della competenza necessaria per coordinare l’attività di due musei diversi. La ChristovBakargiev ha anche in programma l’istituzione di un comitato internazionale consultivo di 5-6 membri, anche provenienti da altri ambiti disciplinari, e di un network di curatori internazionali, che saranno gli «ambasciatori» nel mondo dei due musei. Ma il punto di partenza sarà quanto mai pragmatico, ovvero il varo di una navetta che colleghi i due musei. qLa Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha festeggiato nel 2015 il ventesimo anniversario della sua istituzione. Fittissima, come di consueto, la programmazione espositiva. Su iniziativa di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è stato istituito il Comitato promotore per le Fondazioni d’Arte Contemporanea, cui hanno aderito 15 fondazioni private, ottenendo la promessa del ministro per i Beni culturali La città è sempre più rosa In alto, da sinistra: Beatrice Merz, presidente e direttrice della Fondazione Merz; Patrizia Sandretto, presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo Egizio. In basso, da sinistra: Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei; Antonella Parigi, assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte; Sarah Cosulich Canarutto, direttrice di Artissima. Vedere a TORINO | 4 Dario Franceschini di voler collaborare con il Comitato per promuovere l’arte contemporanea italiana. qUn «fornitore» di molti collezionisti italiani e stranieri, il gallerista, Franz Paludetto, festeggia invece un trentennale, quello del Castello di Rivara, dove dal 1985 organizza mostre d’arte contemporanea, qAperto lo scorso anno, il Museo Ettore Fico diretto da Andrea Busto sta mantenendo le promesse. A mostre periodicamente dedicate al suo titolare, pittore torinese scomparso nel 2004, il calendario affianca rassegne spazianti su più discipline. «Vanità/Vanitas», sino al 28 febbraio, è la nuova proposta: a dimostrazione del fatto che il tema della caducità e dell’effimero ha percorso l’arte di tutti i secoli, opere d’arte antica sono accostate quelle prodotte nella contemporaneità, spaziando così dal ’500 a oggi. q«Il senso del corpo» è stato il tema su cui nell’estate era imperniato il Fisad - Festival Internazionale delle scuole d’arte e design organizzato dall’Accademia Albertina di Belle Arti, di cui fa parte la Pinacoteca. Diretto da Salvatore Bitonti (che è anche l’attuale direttore dell’Accademia), il Festival ha riunito 65 istituzioni didattiche da tutto il mondo e si è svolto unendo arti visive, performance, spettacoli, workshop, convegni e incontri. qTurbolenze al Mao, il Museo di Arte Orientale. A far discutere è stato il rimaneggiamento dell’allestimento delle collezioni nella sezione introduttiva del Museo per ricavare più spazio per le esposizioni temporanee. Un’operazione costata intorno ai 280mila euro e che sicuramente ha portato più pubblico al museo, ma che Andrea Bruno, l’architetto autore del restauro della sede di Palazzo Mazzonis e dell’allestimento, ha definito «un’azione da talebani, paragonabile alla recente e scellerata distruzione e all’accanimento sulle collezioni del museo di Mosul» devastato dal miliziani dell’Isis. Intanto il Mao ha trovato un nuovo direttore, Marco Biscione, sino al 2014 responsabile dei Musei Civici di Udine, dopo le dimissioni di Franco Ricca. qSotto il profilo della gestione è stato un anno movimentato anche per il Museo del Cinema, dove si è dimesso per divergenze sul bilancio il presidente Ugo Nespolo; al suo posto è stato nominato Paolo Damilano. qQualche polemica ha scosso anche il 2015 a Venaria: non è piaciuta alla Regione Piemonte, nelle persone del presidente Sergio Chiamparino e dell’assessore alla Cultura Antonella Parigi, la modalità con cui è stata effettuata la già citata nomina di Mario Turetta a direttore del Consorzio cui fa capo la Reggia, sede espositiva che ha ottenuto un vasto consenso di visitatori, una scelta sostanzialmente imposta dal Ministero per i Beni culturali quando la Regione avrebbe preferito un concorso pubblico. q Artissima si apre ancora una volta sotto la direzione di Sarah Cosulich Canarutto, cui è stato prorogato l’incarico dopo i successi ottenuti nelle tre edizioni precedenti. Il 2015 rafforza la maggioranza femminile che «governa» l’arte a Torino. Oltre alla direttrice di Artissima, ne fanno parte le già citate Enrica Pagella direttrice al Polo Reale, Carolyn Christov-Bakargiev, sua omologa al Castello di Rivoli e alla Gam, Lorenza Bravetta alla guida di Camera-Centro Italiano per la Fotografia, senza dimenticare Beatrice Merz e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo a capo delle rispettive fondazioni, e Patrizia Asproni ed Evelina Christillin presidenti, rispettivamente, della Fondazione Torino Musei e della Fondazione Museo Egizio, nonché Antonella Parigi assessore alla Cultura della Regione Piemonte: per la città il futuro, almeno in questo senso, non può essere che roseo. q Franco Fanelli Vedere a Torino: , Provincia di Torino Torino 1 Accademia Albertina via Accademia Albertina 8, 011/889020 www.accademialbertina.torino.it Premio Carlo Bonatto Minella ➤ 15 novembre Con-vivum ➤ 7 novembre 2 Borgo Medievale viale Virgilio 107, Valentino Carissimo Pinocchio ➤ 14 febbraio 2016 3 Camera-Centro per la Fotografia via delle Rosine 18, www.camera.to Boris Mikhailov ➤ 10 gennaio 2016 4 Ex Borsa Valori via San Francesco da Paola 28 The Others Exhibit 4 novembre ➤ 8 novembre 5 Ex Carcere Le Nuove via Paolo Borsellino 3 , 011/850660 www.theothersfair.com The Others. Stay gold 5 novembre ➤ 8 novembre 6 Ex Dai corso Settembrini 164, www.photissima.it Photissima 4 ➤ 29 novembre 7 Ex Regio Albergo di Virtù piazza Carlo Emanuele II 15 Arte alle Corti ➤ 10 novembre 8 Fondazione 107 via Sansovino 107, 011/4544474 www.fondazione107.it Hugo McCloud. Timeline 7 novembre ➤ 6 dicembre Paul Kremer. Wilde Open 7 novembre ➤ 6 dicembre 9 Fondazione Accorsi-Ometto via Po 55 , 011/8376883 www.fondazioneaccorsi-ometto.it Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla ➤ 10 gennaio 2016 10 Fondazione Merz via Limone 24, 011/19719437 www.fondazionemerz.org Christian Boltanski. Dopo 3 novembre ➤ 31 gennaio 2016 11 Fondazione Sandretto via Modane 16, 011/3797600, www.fsrr.org Adrián Villar Rojas 4 novembre ➤ 28 febbraio 2016 12 Gam via Magenta 31, 011/4429518 www.gamtorino.it Tutttovero ➤ 8 novembre Monet dal Musée d’Orsay ➤ 31 gennaio 2016 Surprise. Giorgio Ciam ➤ 15 novembre Vitrine. Anna Franceschini ➤ 15 novembre Il mercante di nuvole. Studio65 27 novembre ➤ 28 febbraio 2016 VideotecaGam. Michele Sambin ➤ 13 dicembre Wunderkammer. L. Pignatelli ➤ 17 gennaio 2016 Vitrine. Luca Trevisani 27 novembre ➤ 17 gennaio 2016 VideotecaGam. Luigi Ontani 15 dicembre ➤ 15 gennaio 2016 13 Mao-Museo d’Arte Orientale via san Domenico 11, 011/4436927 www.maotorino.it Il drago e il filo d’oro 4 dicembre ➤ 8 marzo 2016 14 Mef-Museo Ettore Fico via Cigna 114, 011/852510 www.museofico.it Il silenzio delle cose ➤ 28 febbraio 2016 La donazione Renato Alpegiani ➤ 28 febbraio 2016 Fred Goudon. Dieux du Stade ➤ 28 febbraio 2016 Luca Pozzi. The Messenger of Gravity ➤ 28 febbraio 2016 Ruben Montini-Alexander Ponhert 7 novembre ➤ 7 dicembre 15 Museo dell’Automobile corso Unità d’Italia 40 011/677666, www.museoauto.it Ciro Palumbo ➤ 29 novembre 16 Museo del Cinema via Montebello 20, 011/8138560 www.museonazionaledelcinema.it Cinema neorealista ➤ 29 novembre 17 Museo della Montagna piazzale Monte dei Cappuccini 7, Francesco Preverino ➤ 29 novembre 18 Museo del Risorgimento via Accademia delle Scienze 5 , 011/5621147 Torino e la grande guerra ➤ 22 maggio 2016 19 Palazzo Birago di Borgaro via Carlo Alberto 16, 011/5716405 Arte alle Corti ➤ 10 novembre 20 Palazzo Carignano piazza Carlo Alberto,8, 011/542888 Arte alle Corti ➤ 10 novembre 21 Palazzo Chiablese piazza San Giovanni 2, 011/5790095 Arte alle Corti ➤ 10 novembre Matisse e il suo secolo 4 dicembre ➤ 8 maggio 2016 22 Palazzo Cisterna via Maria Vittoria 12, 392/0868886 Arte alle Corti ➤ 10 novembre 23 Palazzo Civico piazza Palazzo di Città 1, 011/4422244 Arte alle Corti ➤ 10 novembre 24 Pal. Costa Carrù della Trinità via San Francesco da Paola 17 Arte alle Corti ➤ 10 novembre 25 Palazzo Madama piazza Castello 1, 011/4433501 www.palazzomadamatorino.it Lino, lana, seta, oro. ➤ 16 novembre Enzo Cucchi 5 novembre ➤ 8 febbraio 2016 Gio Ponti 3 dicembre ➤ 29 febbraio 2016 26 Pal. Reale-Manica Nuova via XX Settembre 33 che cosa, dove e quando Arte alle Corti ➤ 10 novembre 27 Pav-Parco d’Arte Vivente via Giordano Bruno 31, 011/3182235 www.parcoartevivente.it Earthrise 7 novembre ➤ 10 gennaio 2016 28 Pinacoteca Albertina via Accademia Albertina 8, De Arte Gymnastica ➤ 15 novembre La continuità nel classicismo 27 novembre ➤ 31 gennaio 2016 29 Pinacoteca Agnelli via Nizza 230, 011/0062008 www.pinacoteca-agnelli.it Ed Ruscha. Mixmaster 7 novembre ➤ 8 marzo 2016 Sedi varie www.contemporarytorinopiemonte.it Luci d’artista. 18ma edizione ➤ 10 gennaio 2016 Notte bianca delle arti contemp. 8 novembre 30 Torino Esposizioni corso Massimo d’Azeglio 15 011/2073075, 345/3183971 www.paratissima.it Paratissima. Ordine o caos? 4 ➤ 8 novembre 31 Alberto Peola via della Rocca 29, 011/8124460 www.albertopeola.com Fatma Bucak ➤ 5 dicembre 32 Biasutti & Biasutti via Bonafous 7/L, 011/8173511 www.biasuttiebiasutti.com Aldo Mondino. Souvenir ➤ 7 novembre Tabusso. La natura e il segno 12 novembre ➤ 16 gennaio 2016 33 Bild via Cesare Lombroso 20/A 340/8240622 Cast a Light ➤ 15 novembre 34 Centro Videoinsight® via Bonsignore 7 Elena Kovylina 6 novembre alle 20,30 35 Franz Paludetto via Stampatori 9, 011/4546390 www.franzpaludetto.com Valeria Vaccaro ➤ 6 novembre 36 Gagliardi e Domke via Cervino 16, 011/19700031 www.gagliardiedomke.com Reflections. Stefania Fersini ➤ 9 gennaio 2016 Illusion Gallery Collection ➤ 9 gennaio 2016 37 Galleria Aversa via Cavour 13, 011/532662 www.galleria-aversa.it Dal primo ’800 al primo ’900 ➤ 14 novembre 38 Galleria Franco Noero via Mottalciata 10/B, 011/882208 www.franconoero.com Sam Falls ➤ 21 marzo 2016 Darren Bader ➤ 23 dicembre 39 Galleria Giamblanco via Giolitti, 39, 011/5691502 www.giamblanco.com Dipinti antichi dal ’600 al ’700 27 novembre ➤ 31 dicembre 40 Galleria Grafica Manzoni via Manzoni 27/g, 011/545051 www.graficamanzoni.it Omaggio a Omar Galliani ➤ 28 novembre 41 Galleria Luigi Caretto via Maria Vittoria 10, 011/537274 www.galleriacaretto.com Dipinti fiamminghi e olandesi dal ’500 al ’600 10 novembre ➤ 10 dicembre 42 Giampiero Biasutti via della Rocca, 10, 011/8390690 www.giampierobiasuttinovecento.com Omaggio a Scanavino ➤ 14 novembre Segni incrociati 19 novembre ➤ 24 dicembre 43 Giorgio Persano via Principessa Clotilde 45 011/835527 www.giorgiopersano.org Bernar Venet ➤ 16 gennaio 2016 44 Grglt via Arnaldo da Brescia 39 011/19707445 , www.giorgiogalotti.com Branca, Favini, Kratz, Pirovino, Safavi ➤ 27 novembre 45 Guido Costa Projects via Mazzini 24, 011/8154113 www.guidocostaprojects.com Paul Etienne Lincoln ➤ 27 febbraio 2016 46A In Arco piazza Vittorio Veneto 1/3 011/8122927, www.in-arco.com Low culture in a colorful world ➤ 28 novembre 46B Leica Store & Galerie via delle Rosine 18 Jérôme Sessini ➤ 30 novembre 47A Luce Gallery corso san Maurizio 25, 011/8141011, www.lucegallery.com Peter Mohall ➤ 12 gennaio 2016 47B Assoc. Alessandro Marena via dei Mille 40a, 011/8128101 www.marenaroomsgallery.com Cesare quand`era Pavese 7 novembre ➤ 5 dicembre 48 Mazzoleni Galleria d’Arte piazza Solferino, 2, 011/534473 www.mazzoleniarte.it Stanze per dialoghi ➤ 31 gennaio 2016 49 Mirafiori Galerie piazza Cattaneo 9, 011/0042000 Barbara Oggero ➤ 29 novembre 50 Noire Gallery via Piossasco 29, 011/9191234, www.noiregallery.com Miguel Angel Rios novrembre 51 Norma Mangione Gallery via Matteo Pescatore 17, 011/5539231 www.normamangione.com Bernd Ribbeck ➤ 23 dicembre 52 Oval Lingotto via Nizza 294, 011/6644111 www.artissima.it Artissima 6 novembre ➤ 8 novembre 53 Pala Alpitour Isozaki via Filadelfia 82, 393/6455301 www.flashback.to.it Flashback 5 novembre ➤ 8 novembre 54 Paolo Tonin via San Tommaso 6, 011/19710514 www.toningallery.com M. Carocci e G. Ramella. In volo 7 novembre ➤ 10 dicembre 55 Photo & Contemporary via dei Mille 36, 011/889884 Homage to the Square ➤ 12 dicembre 56 Raffaella De Chirico via della Rocca 19/via Giolitti 52 011/835357 www.dechiricogalleriadarte.com Paolo Peroni. Quasi sé 7 novembre ➤ 16 gennaio 2016 57 Riccardo Costantini via Giolitti 51, 011/8141099 www.rccontemporary.com Paco Guillén ➤ 5 dicembre 58 Spacenomore via Bogino 9 Max Tomasinelli. Sens Aut ➤ 8 novembre 59 Spazio Art Garage via Tirreno 19 Anna Rierola ➤ 29 novembre 60 Spazio Ersel piazza Solferino 11, 011/5520294 www.ersel.it Giovanni Gastel ➤ 20 novembre 61 Spazio Mouv via Silvio Pellico 3, 331/5828996 www.spaziomouv.it Metamorfosi di Luca Cassine ➤ 15 novembre 62 Spaziobianco via Saluzzo 23/bis, 333/6863429 Armando Marrocco ➤ 2 dicembre 63 Weber & Weber via san Tommaso 7, 011/19500694 www.galleriaweber.it Andrea Modica. As We Wait 7 novembre ➤ 12 dicembre RIVARA Castello di Rivara piazza Sillano 2, 0124/31122 www.castellodirivara.it Equinozio d’autunno ➤ 9 novembre Mus. d’arte italiana 1985-2015 ➤ 8 novembre RIVOLI Castello di Rivoli piazzale Mafalda di Savoia 011/9565222 www.castellodirivoli.org Paloma Varga Weisz ➤ 10 gennaio 2016 Francesco Jodice ➤ 10 gennaio 2016 Rachel Rose 6 novembre ➤ 10 gennaio 2016 VENARIA Reggia di Venaria piazza della Repubblica 4 011/4992333, www.lavenaria.it Raffaello. Il sole delle arti ➤ 7 febbraio 2016 L’arte della bellezza ➤ 7 febbraio 2016 I quadri del re ➤ 7 febbraio 2016 Rappresentare il mondo ➤ 7 febbraio 2016 Il Bucintoro ➤ 7 febbraio 2016 I dati di questo elenco sono forniti dalle fonti, ma possono subire variazioni: si consiglia di verificare. Un calendario aggiornato quotidianamente dei principali eventi in Italia e nel mondo è consultabile all’indirizzo www.ilgiornaledellarte.com/vederenelmondo Vedere a TORINO | 5 Vedere nelle Sedi pubbliche Monet impressionista e Pignatelli cosmografo L’iconografia medievale e l’America moderna TORINO. Claude Monet (1840-1926), uno dei più noti esponenti dell’Impressionismo, è al centro di una retrospettiva visitabile fino al 31 gennaio curata da Xavier Rey e Virginia Bertone, realizzata in collaborazione con Skira e con il Musée d’Orsay di Parigi, custode della più importante collezione di lavori dell’artista rimasto fedele al movimento anche quando questo fu superato dalle avanguardie del primo Novecento. Tra le oltre quaranta opere esposte di Monet e altri pittori vi è «Le déjeuner sur l’herbe» del 1865-66, frammento del monumentale dipinto omaggio e sfida di Monet alla tela con il medesimo titolo presentata da Manet nel Salon des Refusés del 1863. Altri pezzi risalgono al periodo in cui l’artista visse ad Argenteuil (1871-78) o al successivo viaggio nella riviera ligure, come «Les villas à Bordighera» del 1884. Da segnalare anche il trittico del 1872 composto da «Entrèe du village de Voisins» di Pissaro, «L’ile Saint-Denis» di Sisley e «Bateaux de plaisance» di Monet, appartenuto a Paul Durand-Ruel, il mercante sostenitore dell’Impressionismo. L’indefinitezza del tratto e lo spirito d’improvvisazione e «Le déjeuner sur l’herbe» libertà propri dei pittori impressionisti caratterizzano anche l’opera di Claude Monet di Luca Pignatelli, l’artista milanese, classe 1962, noto per le città e i treni dipinti sui teloni usati nei depositi ferroviari. A lui è dedicata fino al 17 gennaio la piccola personale «Blue Note», curata da Elena Lydia Scipioni con opere su carta come il ciclo «Standard» (2000-05), fogli imbrattati di olio su cui sono elaborate con inchiostri e vernici immagini d’archivio e titoli di vecchi vinili, o la serie di locomotive in corsa disegnate tra il 2013-15, simbolo di un progresso che ha perso ogni controllo. È invece realizzata appositamente per la mostra la gigantesca e misteriosa «Cosmografia», una poetica raffigurazione dell’universo su carta color grafite. Fino al 15 novembre il museo ospita inoltre per il ciclo «Vitrine» la personale di Anna Franceschini, con il suo video «The diva who became an alphabet» che s’interroga sul linguaggio filmico utilizzando l’immagine di una diva, una donna che ha volutamente perso la propria umanità per trasformarsi in oggetto del desiderio. In mostra anche alcuni abiti realizzati con tessuti per schermi cinematografici. Per il ciclo «Surprise», fino al 15 novembre, è inoltre possibile ammirare «Gli uomini neri» di Giorgio Ciam del 1970, una tela con quattro autoritratti dell’artista a figura intera con il volto dipinto di nero. L’opera fu presentata con una performance rievocata in mostra da un collage e 14 fotografie. Il 26 novembre saranno inaugurate una retrospettiva dedicata ai 50 anni dello Studio65, con alcuni oggetti come il divano Bocca e Capitello che hanno lanciato lo studio torinese nella storia del design, e l’ultimo appuntamento del ciclo Vitrine, che si conclude con Luca Trevisani. La videoteca della Gam propone infine un focus sulla produzione video di Michele Sambin (fino al 13 dicembre) e di Luigi Ontani (dal 15 dicembre). q Jenny Dogliani rivoli. Nata a Neustadt an der Weinstrasse nel 1966, allieva di «Kampfhund» di Paloma Tony Cragg e Gerhard Merz all’Accademia di Düsseldorf, PaVarga Weisz, 2002. loma Varga Weisz approda al Castello di Rivoli con la sua © S. Hostettler, VG-Bild-Kunst, Bonn prima personale italiana. Curata da Marianna Vecellio in collaborazione con l’artista, la mostra presenta una selezione di opere eseguite dagli anni giovanili a oggi: disegni, sculture, acquerelli, dipinti e installazioni caratterizzati da soggetti ibridi attinti dall’iconografia medievale e dal folklore, da antiche culture e mitologie filtrate dall’attenzione alla vulnerabilità tipica dell’uomo contemporaneo. Esseri silenziosi, onirici e surreali provenienti da mondi sconosciuti compaiono accanto a creature spaventose e poetiche generate nelle profondità dell’inconscio. «Kampfhund (Cane da combattimento)» è una figura con sei occhi metà umana e metà canina eretta su una montagna di trucioli di legno appartenenti al blocco nel quale è stata scolpita: un’immagine semplice ma capace di evocare una scioccante analogia con la caduta di Lucifero e l’origine del Purgatorio. «Hirsch stehend (Cervo in piedi)» è un cervo alzato sulle zampe posteriori che dà le spalle allo spettatore per ritrovarsi solo di fronte al muro al cospetto della propria ombra, del suo lato oscuro, di un pericolo incombente. Sospeso tra vita e morte è l’acquerello «Ohne Titel (Senza titolo)», nel quale sullo sfondo rosso sangue si erge un grosso rapace con il becco spalancato che trattiene la testa di un piccolo uccellino, forse per nutrirlo, forse per mangiarlo. La narrazione di molteplici destini caratterizza un altro acquerello «Ohne Titel (Senza titolo)», dove una coppia di giovani signori è seduta in una veranda costituita da nude linee verticali e orizzontali intersecate nel bianco, a suggerire l’immagine di un limbo, di un desiderio o di un lontano ricordo, senza certezze, né riferimenti alcuni. Un sentimento di diffusa inquietudine pervade poi il video di Francesco Jodice «American recordings» nella sala multimediale della Manica Lunga. È una multinarrazione inedita concepita per il Castello di Rivoli, un film proiettato su cinque schermi in ciascuno dei quali è ripercorsa la storia del Novecento attraverso i miti, gli eroi e gli antieroi americani che hanno prepotentemente contribuito a formare l’immaginario collettivo del mondo moderno e contemporaneo (occidentale e non solo). Curata da Massimo Melotti, la rassegna comprende «Atlante 2015», un altro video di Francesco Jodice proiettato in sala polivalente. Da ricordare inoltre la personale di Rachel Rose (vincitrice della scorsa edizione del Premio Illy Present Future di Artissima) curata da Marianna Vecellio. L’artista newyorkese, classe 1986, presenta una video installazione realizzata per una delle sale auliche del Castello, con la volontà di indagare attraverso la deformazione dell’immagine e del suono, ansie e paranoie dell’uomo contemporaneo. Rivoli e Gam ospitano infine «Tutttovero. La nostra città la nostra arte 2015», curata da Francesco Bonami con opere delle collezioni permanenti scelte per raccontare le declinazioni del concetto di vero e di realtà dal 1815, anno della sconfitta di Napoleone a Waterloo, a oggi. Alla Gam la nascita della pittura moderna, avanguardie Paloma Varga Weisz e Francesco Jodice chiudono l’anno e la gestione Merz al Castello di Rivoli degli anni Settanta e sperimentazioni contemporanee Gam Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, tel. 011/4429518, mar-dom 1018, www.gamtorino.it, «Monet dalle Collezioni del Musée d’Orsay» fino al 31 gen., «Tutttovero» fino all’8 nov., «Surprise. Giorgio Ciam» e «Vitrine. Anna Franceschini» fino al 15 nov., «Wunderkammer. Luca Pignatelli» fino al 17 genn., «VideotecaGam. Michele Sambin» fino al 13 dic.; «Il Mercante di nuvole Studio65» dal 27 nov. al 28 feb., «Vitrine. Luca Trevisani» dal 27 nov. al 17 gen.,«VideotecaGam. Luigi Ontani» dal 15 dic. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (To), tel. 011/9565222, mar-ven 10-17, sab-dom 10-19, www.castellodirivoli.org, «Tutttovero» fino all’8 nov., «Paloma Varga Weisz» e «Francesco Jodice. American recordings» fino al 10 gennaio, «Rachel Rose» dal 6 novembre al 10 gennaio Un secolo con Matisse Camera con vista sulla fotografia TORINO. Dopo i Preraffaelliti, la Collezione Costakis e Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese ospiterà la grande mostra «Matisse e il suo secolo», che sarà allestita dal 4 dicembre all’8 maggio con capolavori di alcuni dei più importanti artisti del XX secolo, da Picasso a Modigliani a Balthus. Il percorso cronologico, diviso in una decina di sezioni tematiche, si apre con opere giovanili di Matisse legate alle frequentazioni dello studio di Gustave Moreau: vedute della Senna, modelle in studio e caffetterie. Successivamente, nel 1904, nel Sud della Francia, Matisse incontrò Paul Signac, del quale condivise per un breve periodo il metodo divisionista, qui documentato da «Jeune femme à l’ombrelle» (1904-05) di Matisse, «Venise, la voile jaune» (1904) di Signac e «Petite baie de La Ciotat» (1907) di Georges Braque. Di lì all’esplosione dei colori intensi e violenti del Fauvismo, germinato nel Salon d’Automne del 1905 con opere di Matisse, Derain, de Vlaminick e altri, il passo fu breve. L’esposizione prosegue poi documentando l’incontro di Matisse con Juan Gris, l’influenza di Picasso e del Cubismo (a Parigi verso la metà degli anni Dieci) e l’inizio della stagione dei ritratti sancita dal ritorno a Nizza alla fine del 1917 e dall’incontro con Renoir, Maillol e Bonnard: tra le opere di questa sezione spicca un bellissimo «Portrait de Greta Prozor» di Matisse su fondo oro, che prepara la strada alle odalische raffigurate tra tessuti e arredi preziosi come «Odalisque à la culotte rouge» (nella foto), dipinta da Matisse nel 1921. La luce e i colori caldi del Sud della Francia tipici di quest’ultimo lavoro molto hanno in comune con quelli di «Coin de table» di Pierre Bonnard (1935) esposto accanto. A chiudere il percorso sono infine lavori del 1940 che ritraggono gli interni dello studio (tema ricorrente anche di alcuni lavori di Picasso, Braque, Dufy e Giacometti), la schematizzazione grafica delle figure del dopoguerra (ripresa tra l’altro da «Partei de campagne» di Fernand Léger) e i collage con le sue tipiche forme cariche di colori che influenzarono le più giovani generazioni di artisti dagli espressionisti astratti ad Hantaï. TORINO. Nell’edificio che ha ospitato la prima scuola pubblica del Regno d’Italia è stata inaugurato il primo ottobre Camera-Centro Italiano per la Fotografia, una struttura di 2mila metri quadrati dedicata allo studio, all’esposizione e alla conservazione del patrimonio fotografico italiano e internazionale. Diretto da Lorenza Bravetta e presieduto da Emanuele Chieli, il Centro comprende una sezione didattica (con workshop, seminari, corsi e programmi per le scuole), un programma di attività di archivio (rivolto in particolare al riordino e alla catalogazione degli archivi fotografici di enti e professionisti), un calendario di conferenze e iniziative fuori dalla propria sede e varie mostre all’anno in uno spazio riservato di oltre 800 metri quadrati. La prima rassegna è una monografica di Boris Mikhailov, aperta fino al 10 gennaio. L’artista ucraino, ingegnere appassionato di fotografia, perdette il lavoro durante il regime comunista accusato di produzione pornografica dal KGB a causa degli scatti alla moglie nuda. Da allora Mikhailov cominciò a dedicarsi sempre più assiduamente alla fotografia, puntando l’obiettivo su temi sociali come il disagio e i danni causati alla popolazione dal totalitarismo e dalla perestrojka. Curato da Francesco Zanot, il percorso presenta una selezione di 300 fotografie appartenenti a nove serie realizzate in Ucraina dal 1968 al 2013: scatti e argute sperimentazioni che documentano, ricostruiscono o «teatralizzano» diversi momenti e vicende dalla nascita dell’Unione Sovietica alle più recenti rivoluzioni. Si va dalle piccole stampe della città di Kharkiv, fulcro del Costruttivismo, ai più svariati soggetti legati dal colore rosso, simbolo del regime comunista; dal celebre e controverso affresco dei bomzhes, i senzatetto dilagati dopo la disgregazione del blocco comunista, alle più recenti manifestazioni di Euromaidan, rappresentate con stampe di grandi dimensioni combinate e dipinte per restituire il caos e l’eco mediatico. In occasione della mostra è pubblicato un libro coedito da Camera e Walther König con 500 fotografie di Mikhailov (nella foto, «Senza titolo (dalla serie Superimpositions)», 1968-75 © Boris Mikhailov, Courtesy Camera-Centro Italiano per la Fotografia. q J.D. Palazzo Chiablese, piazzetta San Giovanni, Torino, tel. 011/5790095, sab-lun/mer-gio 10-19,30, ven 10-22,30, «Matisse e il suo secolo» dal 4 dicembre all’8 maggio Camera-Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18, Torino, lun/mer/ven-dom 11-19, gio 1121, www.camera.to, [email protected], «Boris Mikhailov: Ukraine», fino al 10 gennaio Vedere A TORINO | 6 Vedere nelle Sedi pubbliche Raffaello in casa Savoia Contemporanei nelle corti antiche Torino. La Reggia di Venaria, capolavoro architettonico di Filippo Juvarra alle porte di Torino, dichiarato patrimonio Busto di angelo di Raffaello Unesco, ospita la grande mostra «Raffaello. Il sole delle arti», fino al 24 gennaio. Curata da Gabriele Barucca e Sylvia Ferino, con il supporto di un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci, la rassegna presenta oltre 130 opere eseguite da Raffaello, Giovanni Santi (suo padre), Luca della Robbia, Perugino, Pinturicchio e Luca Signorelli fra gli altri. Una parte del percorso è dedicata alle incisioni tratte dalle opere di Raffaello, che già nel corso del Cinque e Seicento contribuirono a diffondere e a formare il suo mito in Italia e in Europa. Da segnalare a questo proposito le stampe di Marcantonio Raimondi, Marco Dente, Agostino Veneziano e Ugo da Carpi. Al pittore e architetto urbinate (nato nel 1483 e scomparso nel 1520) si rifecero anche scultori, fonditori, ceramisti, mosaicisti, intagliatori e armaioli, le cui produzioni sono ampiamente documentate in mostra. Tra i capolavori di Raffaello che hanno influenzato gli stili e l’iconografia dei secoli a venire figurano opere come «Storie della vita di Maria» (uno dei suoi lavori giovanili proveniente dalla chiesa di Santa Maria Nuova di Fano realizzato con il suo maestro Perugino), «Madonna del granduca», «La visione di Ezechiele» (accanto a un disegno di Rubens e un grande arazzo fiammingo a essa ispirati), e opere della maturità come «L’estasi di santa Cecilia». Provengono invece dalla Galleria Sabauda i 27 dipinti esposti fino al 7 febbraio nelle sale seicentesche dell’Appartamento della principessa Ludovica. Sono opere del Cinque e Seicento appartenute alla dinastia sabauda ed eseguite da autori quali Guido Reni, Guercino, Rubens, Van Dyck, Brueghel il Vecchio e Brueghel il Giovane. A celebrare i fasti dei Savoia è anche la Scuderia Juvarriana, che fino al 7 febbraio presenta il Bucintoro, la sontuosa nave da parata fatta realizzare da Vittorio Amedeo II nel 1729-31, e alcune carrozze utilizzate dalla famiglia reale tra il ’700 e l ’800. Un balzo nella contemporaneità si compie con la collettiva «Rappresentare il mondo», che sempre fino al 7 febbraio propone alcuni tra i principali scultori italiani del XX secolo: Giuliano Vangi, Arnaldo Pomodoro, Novello Finotti, Giacomo Manzù, Paolo Borghi e Luigi Stoisa. Fino al 24 gennaio, infine, è esposta una selezione di gioielli realizzati da Gianmaria Buccellati in oro, argento e pietre preziose. q Jenny Dogliani Reggia di Venaria, piazza della Repubblica 4, Venaria (To), tel. 011/4992333, mar-ven 10-18, sab-dom 10-20, www.lavenaria. it, «Raffaello. Il sole delle arti» e «L’arte della bellezza» fino al 24 gennaio, «I quadri del re», «Rappresentare il mondo» e «La regia scuderia. Il Bucintoro e le carrozze regali» fino al 7 febbraio TORINO. Prosegue fino al 10 novembre il progetto «Arte alle corti», con 25 installazioni di altrettanti artisti contemporanei nei cortili di prestigiosi palazzi storici cittadini. Il Palazzo Civico, progettato da Francesco Lanfranchi nel 1663, ospita «Alveare» di Jessica Carroll, una scultura in bronzo di 2 metri che rappresenta un super organismo simulando la funzione del consiglio comunale ospitato nell’edificio. La Manica Nuova di Palazzo Reale, all’interno dei resti della cavea del teatro romano, accoglie «Colonne di maggio» di Luigi Mainolfi, altissime figure femminili vestite di bianco che riecheggiano popoli antichi. Tra gli altri artisti: Salvatore Astore, Elisabetta Benassi, Nicola Bolla, Aldo Mondino, Glaser & Kunz e Vedovamazzei. Palazzo Civico, piazza Palazzo di Città; Palazzo Reale, via XX Settembre; Palazzo Chiablese, piazzetta San Giovanni 2; Palazzo Carignano, via Accademia delle Scienze 5; Palazzo Cisterna, via Maria Vittoria 12; Palazzo Birago di Borgaro, via Carlo Alberto 16; Pal.Costa Carrù della Trinità, via San Francesco da Paola 17; Ex Regio Albergo di Virtù, piazza Carlo Emanuele II 15: «Arte alle corti» fino al 10 nov. ASTA 26 Novembre 2015 TORINO. Si apre con un abito baiadera disegnato da Gianfranco Ferré, ricamato in cristalli Swarovski e canottiglie, la rassegna dedicata da Palazzo Madama alla storia del ricamo, antica pratica il cui nome deriva dalla parola araba «raqm», che significa letteralmente «disegnare ad ago». Fino al 16 novembre sono esposti oltre sessanta pezzi della collezione, dai ricami sacri medievali agli abiti danzanti degli anni Venti. Tra i pezzi più rari un quaderno manoscritto di disegni per ricami del 1538 e la collezione di agorai (raffinati astucci prerogativa delle donne più agiate) in smalto, avorio e micro intaglio ligneo. Il 5 novembre, nella Camera degli Specchi di Madama Reale, Enzo Cucchi presenterà invece tre dipinti (un pleurant, un Giano bifronte e un profilo di derivazione giottesca) e una scultura in legno di tiglio sospesa al centro della sala, creati per dialogare con l’architettura juvarriana mettendo in relazione arcaiche forme simboliche e la libertà progettuale del celebre architetto e scenografo barocco. Altrettanto innovativo, ma più classicheggiante, fu invece l’architetto e designer Gio Ponti, al quale il museo dedica una retrospettiva dal 3 dicembre al 29 febbraio. Realizzata in collaborazione con l’Associazione Amici di Doccia, la mostra presenta lettere e disegni, settanta opere in porcellana (nella foto uno dei vasi esposti), provenienti dall’Archivio del Museo Richard-Ginori di Sesto Fiorentino. Notato da Augusto Richard nell’esposizione di Monza del 1922, Gio Ponti fu il direttore artistico della fabbrica di Sesto Fiorentino dal 1923 al 1933. Photo Max Zarri Antichi ricami e l’estro di Gio Ponti Venini Rara lampada da terra Italia, 1930-1950 DELLA ROCCA 130 opere del maestro e di alcuni suoi contemporanei nella Reggia di Venaria insieme a dipinti e carrozze della dinastia sabauda Design Casa d’Aste Della Rocca, via Della Rocca 33, Torino, Italy - www.dellarocca.net [email protected] Palazzo Madama, piazza Castello, tel. 011/4433501, lun/mer-sab 10-18, dom 10-19, www.palazzomadamatorino.it, «Lino, lana, seta, oro. Otto secoli di ricami» fino al 16 novembre, «Enzo Cucchi» dal 5 novembre all’8 febbraio, «Gio Ponti» dal 3 dicembre al 29 febbraio Vedere a TORINO | 7 Vedere nelle Sedi pubbliche Olandesi e fiamminghi: l’offerta forte del Forte In mostra a Bard centosedici dipinti del Sei e Settecento bard (Ao). Centosedici dipinti fiamminghi e olandesi del Sei e Settecento, 98 provenienti dalla Collezione Hohenbuchau e i restanti da quella del principe del Liechtenstein, approdano nel Forte di Bard (in Val d’Aosta, ma a soli 50 Km d’autostrada da Torino) dal 5 dicembre (inaugurazione 28 novembre) al 2 giugno. Nata dalla passione di Renate e Otto Fassbender e conservata in deposito permanente nella Collezione del principe del Lichtenstein a Vienna, la Collezione Hohenbuchau comprende dipinti, molti dei quali sono qui esposti per la prima volta, realizzati da coppie di artisti come Denys van Alsloot e Hendrick de Clerck, autori de «Le tentazioni di Cristo», Jan Brueghel il Giovane e Hendrick van Balen, presenti con «Paesaggio con la Vergine e il Bambino» e Joos de Momper e Jan Brueghel il Vecchio, che insieme hanno realizzato «L’eremita davanti al suo grotto». Vi sono poi raffinati ritratti eseguiti da Pieter Paul Rubens, Anton Van Dyck e Jacob Jordaens, nature morte e banchetti di Frans Snyders, Joris van Son e Abraham van Beyeren e paesaggi di Allart van Everdingen e Jacob van Ruisdael. Un’attenzione particolare è riservata al Manierismo, rappresentato da opere come «Riposo dalla fuga in Egitto» di Abraham Bloemaert e «Maria Maddalena» di Cornelis van Haarlem. A documentare i caravaggisti di Utrecht sono Gerard van Honthorst e Hendrick ter Brugghen, le cui tele introducono alla sezione del Barocco fiammingo. Tra le opere della collezione principe figurano invece capolavori di Cranach il Vecchio, Van Dyck, Gerard Ter Borch, ma anche di artisti italiani come Guercino, Tintoretto e altri. Fino all’8 novembre, il Forte di Bard ospita inoltre la mostra «Da Bellini a Tiepolo», con una serie di opere di Tiziano, Palma il Vecchio, Domenichino, Bernardo Strozzi e altri datate dal Quattro al Settecento, giunte in prestito dall’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di Rovigo. q Jenny Dogliani I tappeti della Città proibita TORINO. Situato nello storico Palazzo Mazzonis, il Mao Museo d’Arte Orientale nacque tramite la ridefinizione e l’ampliamento della Sezione Orientale del Museo Civico d’Arte antica per l’arte orientale. Con un patrimonio di oltre 1.500 opere datate dal 3.000 a.C. al XVIII secolo provenienti dall’India al Giappone, dall’Afghanistan al Tibet, il museo propone un percorso (nella foto, un particolare) suddiviso in cinque sezioni geografiche e culturali (Asia Meridionale, Cina, Regione Himalayana, Paesi islamici e Giappone) e dispone di un’ampia sala mostre, che dal 4 dicembre all’8 marzo ospita per la prima volta in Europa 35 tappeti di manifattura cinese realizzati tra il XVIII e il XIX secolo per adornare le sale e i podi dei troni imperiali. La rassegna è suddivisa in tre sezioni dedicate ai fasti della Città Proibita, all’iconografia delle decorazioni e ai legami con la filosofia taoista. Completano la mostra due vesti coeve e una selezione di varie opere. Mao Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, tel. 011/4436927, mar-ven 10-18, sab 11-20, dom 11-19, www.maotorino.it, «Il drago e il filo d’oro» dal 4 dicembre all’8 marzo Il Polo è diventato Reale TORINO. Istituita da re Carlo Alberto nel 1832 in Palazzo Madama, trasferita nel 1865 nel Palazzo dei Nobili, dal 4 dicembre scorso la Galleria Sabauda si è trasferita nella Manica Nuova di Palazzo Reale, sede individuata già negli anni Novanta, edificata tra il 1899 e il 1903 dall’architetto Emilio Stramucci. La collezione, visibile in parte e distribuita su quattro piani, comprende oltre 5mila opere datate dal XIV al XX secolo (tra cui 900 dipinti, 180 sculture, arazzi, oreficerie, mobili e merletti) e una raccolta grafica di oltre 6mila pezzi acquisiti tra l’Otto e il Novecento. Tra i capolavori, solo per citarne alcuni, «Madonna in trono con Bambino e angeli» di Duccio di Buoninsegna, «Madonna con Bambino» di Beato Angelico, (nella foto), «Marte e Venere con Amore» del Veronese, «Ritorno del figliol prodigo» del Guercino e ancora opere di Giovan Battista Tiepolo, Anton van Dyck, Gaudenzio Ferrari, il Bellotto e molti altri ancora. La Pinacoteca torinese è stata così l’ultimo tassello per completare il Polo Reale, composto dalle sedi e dalle collezioni di Palazzo Reale, Armeria Reale, Biblioteca Reale, Palazzo Chiabelse e Museo di Antichità (info www.poloreale.beniculturali.it). Galleria Sabauda, Polo di Palazzo Reale, via XX Settembre 86, tel. 011/5641729 mar-dom 9-18,30, www.galleriasabauda.beniculturali.it Luci d’artista nell’Anno internazionale della luce «Paesaggio con la Vergine e il Bambino» di Jan Brueghel il Giovane e Hendrick van Balen Forte di Bard, Bard (Ao), tel. 0125/833811, mar-ven 10-18, sab-dom 10-19, www.fortedibard.it, «Da Bellini a Tiepolo» fino all’8 novembre, «Golden Age. Rubens, Brueghel, Jordaens» dal 5 dicembre al 2 giugno TORINO. La 18ma edizione delle Luci d’artista, storico progetto della Città di Torino ideato da Fiorenzo Alfieri, ospita 19 installazioni luminose della collezione, una inedita di Piero Gilardi, e cinque prestiti, per un totale di 24 luci. Intitolata «Migrazioni (Climate change)», la luce di Piero Gilardi comprende 12 sagome di pellicani imbrigliati in una rete che si accendono e si spengono gradualmente simulando il movimento. Tra i lavori ospiti figurano «Mattang lucente. La rete lucente di Gaia» realizzata dall’Inaf-Istituto Nazionale di Astrofisica, collocata in piazza Castello (lato via Accademia delle Scienze) e realizzata in occasione dell’Anno internazionale della luce e «Il Mito» di Lello Ferrigno, che attraversa via San Francesco d’Assisi (da via Garibaldi a via Pietro Micca). Non mancano i tradizionali Presepe e Calendario dell’Avvento di Emanuele Luzzati, «Palomar» di Giulio Paolini, «Il volo dei numeri» di Mario Merz, «Amare le differenze» di Michelangelo Pistoletto, «My noon» di Tobias Rehberger, «Il Regno dei Fiori» di Nicola De Maria, «Piccoli Spiriti Blu» di Rebecca Horn, «Illuminated benches» di Jeppe Hein e altri. Alla Città di Torino fa capo anche la Notte bianca delle arti contemporanee di sabato 7 novembre dalle 21 alle 24 (info www.contemporarytorinopiemonte.it). Sedi varie, Torino, www. contemporarytorinopiemonte.it, «Luci d’artista. 18ma edizione» fino al 10 gennaio e «Notte bianca delle arti contemporanee» sabato 8 novembre fino alle 24 L’Egizio batte il record TORINO. Il nuovo Museo Egizio è stato inaugurato il primo aprile di quest’anno e in poco più di cinque mesi ha superato i 500mila visitatori, avviandosi a battere clamorosamente il record di 567.688 visitatori del 2014 grazie al quale si è aggiudicato l’undicesima posizione nella nostra classifica dei musei più visitati in Italia (cfr. n. 352, apr. ’15, p. 24). Costato 50 milioni di euro e avviato nel 2010, il cantiere ha permesso di sviluppare un percorso di circa 3mila reperti su una superficie di 10mila metri quadrati. Il progetto scientifico, elaborato dal direttore Christian Greco, è incentrato sullo studio, la conservazione e la comunicazione della collezione, che conta in tutto circa 33mila reperti, ed è seconda al Museo del Cairo. L’allestimento coordinato da otto curatori, si sviluppa cronologicamente dal 4.000 a.C al 700 d.C., mette in luce la duplice natura delle collezioni torinesi (in parte archeologiche e in parte antiquarie) e racconta anche la storia del Museo. Tra gli innumerevoli manufatti datati dal Paleolitico all’età Copta figurano la tomba di Kha e Merith (nella foto il sarcofago esterno di Kha), il Canone Reale (Papiro di Torino) e la tomba di Maia. Ad accompagnare il visitatore in questo viaggio nel tempo vi sono i suggestivi allestimenti di Dante Ferretti, le audioguide anche in lingua araba, le app per smartphone e tablet, il nuovo logo (che crea un legame diretto tra il Nilo e il Po) e le passeggiate con il direttore, la prossima è il 4 novembre alle 18 (durata 90 minuti, prenotazione obbligatoria, biglietto a pagamento). Museo Egizio, via Accademia delle Scienze 6, tel. 011/4406903, lun 9-14, mar-dom 9-18,30, www.museoegizio.it, [email protected] Vedere A TORINO | 8 Ginnastica in Pinacoteca e cena in Accademia TORINO. Per celebrare Torino Capitale Europea dello Sport 2015, la Pinacoteca Albertina presenta fino al 15 novembre «De Arte Gymnastica. Esercizio fisico, gioco, immagine», curata da Alessandra Castellani Torta e Maria Teresa Roberto. Sculture, dipinti, disegni e fotografie documentano la raffigurazione del corpo in movimento tra gioco ed esercizio fisico, nel Sei-Settecento, epoca in cui l’attività fisica era parte della preparazione del principe all’esercizio delle armi, e nell’età contemporanea. Tra i lavori esposti figurano «Allegoria con putti alati» dipinto da Isidoro Bianchi nel 1635 ca (nella foto), il «Ritratto di Federico Ubaldo della Rovere a due anni con palla e racchetta» realizzato da Alessandro Vitali nel 1607, i lavori recenti di Arno Rafael Minkkinen, Paolo Gioli, Marizia Migliora, Franco Ariaudo e una selezione di opere sul tema eseguite dagli studenti dell’Accademia Albertina. Dal 27 novembre al 31 gennaio sarà invece la volta della collettiva «La continuità nel classicismo», con lavori di studenti dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo ispirati ai canoni classici. Fino al 15 novembre, nella Sala Azzurra dell’Accademia Albertina sono esposti i video degli artisti italiani e internazionali selezionati per la sezione video arte del Premio Carlo Bonatto Minella 2015-16 (promosso da AreaCreativa42, realizzato in collaborazione con Praga, Londra e altre città). Sabato 7 novembre (fino alle 24), in occasione della notte delle arti contemporanee, oltre a visitare le mostre è possibile assistere alla performance dedicata al cibo «Con-vivium», organizzata dall’Accademia Albertina, coordinata da Francesca Arri. Pinacoteca Albertina, via Accademia Albertina 8, lun-mar/gio-dom 10-18, tel. 011/0897370, [email protected], «De Arte Gymnastica. Esercizio fisico, gioco, immagine» fino al 15 nov., «La continuità nel classicismo» dal 27 nov. al 31 gen. Pinacoteca Albertina, via Accademia Albertina 8, tel. 011/899020, www.accademialabertina.torino.it, «Premio Carlo Bonatto Minella» fino al 15 nov., «Convivium» 7 nov. Vedere nelle Fondazioni Atleti, coriandoli, teschi e clessidre Nel Museo Ettore Fico quattro mostre e una performance sulla vanità e la fugacità della vita TORINO. «Vanità delle vanità. Tutto è vanità». A questa frase perentoria pronunciata da Ecclesiaste in uno dei libri sapienziali dell’Antico Testamento s’ispira il programma espositivo del Mef: quattro mostre e una performance che attraverso epoche e linguaggi differenti s’interrogano sul senso della fugacità della vita e dei beni terreni, sulla fede in Dio e su come la «Black Shale on European Wood» di percezione di tutto ciò Jimmie Durham, 2004 sia cambiata nel corso dei secoli. S’incomincia con allegorie e nature morte provenienti da collezioni italiane datate dal XVII e XVIII secolo. Sono esposti dipinti di autori come Guido Cagnacci, Evaristo Baschenis, Mario Nuzzi, Ambrogio Figino e Jusepe de Ribera, che in successione ripercorrono l’evoluzione iconografica di questo genere in Italia, dalla presenza di oggetti dal forte valore simbolico come teschi, dadi e clessidre alle nature morte con fiori, sino ai ritratti di soggetti invecchiati. Il viaggio nella fragilità della condizione umana prosegue poi con 50 opere di arte contemporanea collezionate da Renato Alpegiani dai primi anni ’80 e incentrate sul passaggio tra la vita e la morte. Tra queste «Tutti giù per terra» di Lara Favaretto, un’installazione con coriandoli e borotalco che crea un’atmosfera sospesa, «Black Shale on European Wood» di Jimmie Durham, dove un blocco di cemento su una scrivania di legno dà l’idea dell’oblio e della fine incombente, e ancora lavori di Gabriel Kuri, Tobias Putrih, Jonathan Monk, Santiago Sierra, Kiki Smith, Tomás Saraceno, Danh Vo e altri. A trasportare il medesimo concetto di transitorietà su scala universale è invece Luca Pozzi, con tre lavori realizzati appositamente per il museo. «Wilson Tour Majestic» è un grande telo in pvc prodotto in collaborazione con il Cern di Ginevra, raffigurante il rivelatore di particelle Large Hadron Collider, cui si deve la scoperta del bosone di Higgs e lo studio del comportamento della materia a livello subatomico, unica fonte per sondare nascita e fine del cosmo. La vanità per antonomasia è però la bellezza del corpo umano, cui sono dedicati le venti fotografie di nudi di Fred Goudon ritraenti atleti professionisti come Yann David, i fratelli Bergamasco e Luka e Nikola Karabatic. Gli scatti del fotografo francese sono confluiti nel calendario «Dieux du Stade» 2016 e nell’omonimo libro, entrambi presentati in occasione della mostra (prima personale italiana). Da segnalare infine la performance di sabato 7 novembre, alle 12,30, intitolata «Can you please hug me?» eseguita da Ruben Montini e Alexander Pohnert. I due giovani artisti si stringeranno in un abbraccio finché uno dei due cederà ponendo fine alle tensioni fisiche e psichiche proprie di ogni rapporto. Mef Museo Ettore Fico, via F. Cigna 114, tel. 011/852510, merven 14-19, sab-dom 11-19, www.museofico.it, «Vanità/Vanitas. Il silenzio delle cose», «Vanità/Vanitas.1, Donazione Renato Alpegiani», «Vanità/Vanitas.3, Fred Goudon» e «Vanità/Vanitas.4, Luca Pozzi» fino al 28 feb.; «Vanità/Vanitas.5, Ruben Montini, Alexander Pohnert» 7 nov. alle 12,30 Le visioni lunari di quattro artisti TORINO. La Terra vista dalla Luna è una fragile e spettacolare oasi azzurra, un delicato ecosistema immortalato per la prima volta dall’astronauta William Anders nel 1968. Il titolo di questo celebre scatto «Earthrise» è stato scelto dal curatore Marco Scotini per la collettiva presentata al Pav dal 6 novembre (inaugurazione ore 18) al 10 gennaio, con opere realizzate da quattro artisti tra il 1967 e il 1973. Gli orti abusivi delle periferie milanesi al centro de «I gradi di libertà» di Ugo La Pietra, l’azienda «Agricola Cornelia S.p.a.» fondata da Gianfranco Baruchello nei sobborghi di Roma nel 1973, «The Vegetable Garden House» (nella foto), un antesignano progetto di spazio verde domestico e di riciclo delle risorse naturali elaborato nel 1972 dal gruppo di architetti radicali 9999, e i «Tappeti natura» di Piero Gilardi. Pav Parco Arte Vivente, via Giordano Bruno 31, tel. 011/3182235, ven 15-18, sab-dom 12-19, www.parcoartevivente.it, «Earthrise. Visioni pre-ecologiche nell’arte italiana (1967-73)» dal 7 nov. al 10 gen. Vanità Vanitas 31 ottobre 28 febbraio 2015 2016 Museo Ettore Fico via Cigna 114 - Torino www.museofico.it Da 30 anni il castello è un museo RIVARA (TO). Con la collettiva «Equinozio d’autunno», con cui Franz Paludetto festeggia i tre decenni di attività del Castello di Rivara Museo d’Arte Contemporanea, pensato nel 1985 insieme all’amico Aldo Mondino. La collezione di opere del museo comprende lavori di artisti quali, tra gli altri, Nitsch, Pierluigi Pusole, Plinio Martelli, Stefano Arienti, e Nicola Bolle. A parte di tale patrimonio è dedicata la mostra «Museo d’arte italiana 1985-2015». La rassegna «Equinozio d’autunno» (nella foto, una veduta d’insieme) si apre invece con l’installazione «Abuso» di Paolo Grassino (2011) mai esposta prima. È l’imponente scheletro in cemento di una struttura abusiva posta in contrasto con gli accoglienti ambienti del castello. Di leggerezza parlano le due grandi tele di Elvio Chiricozzi dedicate alle nuvole. Gradito ritorno è quello delle tavole di Tino Stefanoni datate 1968-75, già esposte nel Castello circa 50 anni fa. Non mancano inoltre lavori di tre giovani artisti, Marianna Felicetti, Andrea Frosolini e Guendalina Urbani e per finire le sculture in marmo di Alessandro Giorgi. FONDAZIONE ETTORE F ICO Castello di Rivara Museo d’Arte Contemporanea, piazza Sillano 2, tel. 012431122, sab-dom 10-13/15-19, www.castellodirivara.it, «Equinozio d’autunno» fino al 9 nov., «Museo d’arte italiana 19852015» fino all’8 nov. Vedere_Torino_155_237_VanitaVanitas.indd 1 08/10/15 13:25 Vedere A TORINO | 9 Vedere nelle Fondazioni Bitume, pappagalli e forme organiche TORINO. Nato a Palo Alto in California nel 1980, Hugo McCloud trasforma gli spazi della Fondazione 107 nei luoghi della sua memoria, ricostruendo tre negozi nei quali ha lavorato negli anni giovanili, installazioni ambientali sature di colore capaci di rivelare la bellezza nascosta delle cose vecchie e abbandonate e dei materiali di scarto. Organizzata in collaborazione con Luce Gallery, la mostra presenta anche dipinti astratti realizzati da McCloud con bitume, viti e metallo fusi con il fuoco, accanto a sculture con elementi organici e pappagalli viventi. Nello stesso periodo la Fondazione107 ospita anche dipinti di grandi dimensioni dell’artista texano Paul Kremer (1971). Fondazione 107, via Sansovino 234, Torino tel. 011/4544474, gio-dom 14-19, www.fondazione107.it, «Timeline. Hugo McCloud» e «Wilde Open. Paul Kremer» dal 7 novembre al 6 dicembre Uniti dal Divisionismo 45 dipinti piemontesi e lombardi da Pellizza da Volpedo a Giacomo Balla I fondamenti di una Fondazione TORINO. La Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT è tra i protagonisti e i motori della stagione autunnale dell’arte contemporanea torinese. Tra le principali iniziative vi è il consueto sostegno ad Artissima (cfr. p. 4), imprescindibile appuntamento anche per arricchire una collezione che conta (a oggi) oltre 740 opere di 180 artisti, per un valore di circa 36 milioni di euro. Cinque i lavori acquisiti nella scorsa edizione con un budget di 360mila euro, tra questi «City of Moscow (Map Geodetic Bureau for the planning of the City of Moscow, 1940)» eseguita da William Kentridge nel 2009 (nella foto). Artissima è anche la vetrina per i progetti di educazione e formazione promossi dall’ente, uno fra tutti Zonarte, il network dei dipartimenti educativi dei più importanti musei cittadini che all’Oval presentano incontri, workshop e i risultati del percorso di esperienza dell’opera d’arte in collaborazione con Cesare Pietroiusti. Ad Artissima viene poi lanciata la quinta edizione di Resò, il programma internazionale di residenze ideato nel 2010, e con esso il volume «Working Geographies» (edito da Mousse Publishing), che ne documenta le edizioni precedenti fatte di scambi tra il Piemonte e l’Egitto (nel 2011), il Brasile (nel 2012), l’India (nel 2013) e la Colombia (nel 2014). All’Oval sarà esposta inoltre «Caucacola», l’opera di Giorgio Cugno realizzata in residenza presso Lugar a Dudas, a Cali in Colombia lo scorso anno. Da non dimenticare infine il sostegno della Fondazione a Ouverture, l’apertura collettiva delle gallerie torinesi del circuito Tag, e al programma di Contemporary Art Torino Piemonte in collaborazione con la Città di Torino. Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, via XX Settembre 31, tel. 011/5065604, www.fondazioneartecrt.it, [email protected] «Gregge all’alba» di Gaetano Previati, 1910 TORINO. Sviluppatosi in Italia a cavallo tra Otto e Novecento prendendo le mosse dal Pointillisme (elaborato in Francia nell’ambito del Neoimpressionismo), il Divisionismo è un movimento pittorico che consiste nell’accostare sulla tela colori puri, spesso puntiformi. Ad analizzare la genesi e gli sviluppi di questa peculiare corrente artistica è la rassegna «Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla», nella Fondazione Accorsi-Ometto fino al 10 gennaio. Curato da Nicoletta Colombo, il percorso presenta 45 opere realizzate tra Piemonte e Lombardia dagli anni Ottanta del XIX secolo agli anni Venti del XX. In mostra «Vecchine curiose» (1891), «Le parche» (1904) e «Ave Maria della Sera» (1910) di Angelo Morbelli, che adottò la tecnica divisionista per la pittura dal vero e confrontarsi con i colori e la luce della pittura seicentesca. Vi sono poi «Il sole» (1903-04) di Pellizza da Volpedo, amico di Morbelli con il quale organizzò diverse mostre divisioniste prima di passare alla corrente sociale, «La via del Calvario» (1901) e «Gregge all’alba» (1910) di Gaetano Previati, pittore e teorico cui si devono le linee guida del movimento, descritte nel saggio del 1906 Principi scientifici del Divisionismo. Sono loro alcuni dei principali protagonisti della pittura «divisa», insieme a Giovanni Segantini, autore di celebri composizioni naturaliste sensibile ai temi del Simbolismo, Cesare Maggi, Andrea Tevernier, Giuseppe Cominetti e altri ancora, una proficua generazione di innovatori cui si sono ispirati alcuni dei giovani che di lì a poco diedero vita al Futurismo. Tra questi Carlo Carrà, di cui figurano diverse opere tra cui «Autunno. Ritratto di Emilio Colombo» (1909), Umberto Boccioni, presente con «Campagna padovana» (1908), Giacomo Balla, del quale spicca una «Periferia» del 1904 particolarmente dinamica e attenta ai progressi della modernità, e Leonardo Dudreville. q Jenny Dogliani Fondazione Accorsi-Ometto, via Po 55, Torino, tel. 011/837688, mar-ven 10-13/14-18, sab dom 10-13/14-19, www.fondazioneaccorsi-ometto.it, «Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla» fino al 10 gennaio TRA DIVISIONISMO TORINO E MILANO da SEgantini a Balla Dal 16 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, Torino Con il contributo di: Vedere A TORINO | 10 Con il patrocinio di: Vedere nelle Fondazioni Angeli caduti e conchiglie mutanti TORINO. È nella Fondazione Sandretto Re Rebaudengo dal 4 novembre al 28 febbraio la prima personale italiana di Adrián Villar Rojas. L’artista argentino, nato a Rosario nel 1980, che ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia del 2011, ha partecipato con un progetto inedito all’ultima Biennale di Istanbul e ha già avuto mostre personali in prestigiosi sedi come le Serpentine Galleries di Londra e il MoMA PS1 di New York. Curata da Irene Calderoni in collaborazione con l’artista, la mostra torinese parte da un nucleo di opere (già presentate a Documenta nel 2012) per realizzare un’installazione ambientale che occupi l’intero edificio della Fondazione. Si tratta in realtà di un lavoro collettivo, eseguito da Villar Rojas insieme al suo inseparabile team di collaboratori. Sono esposti anche pezzi inediti. Grazie a materiali quali il cemento e l’argilla, Villar Rojas produce sculture capaci di trasformare lo spazio fisico del museo in una narrazione onirica, in un mondo futuristico e visionario in cui le sue monumentali opere, come gli angeli dall’aspetto crepato e corrotto (nella foto) o le conchiglie contaminate da scheletri di fil di ferro, sono il simbolo dell’effimero, la manifestazione della poetica caducità dell’uomo al cospetto della natura e dello scorrere del tempo che, come in un’annoiata partita a scacchi, danno e tolgono la vita e ne mutano le forme. Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, via Modane 16, Torino, tel. 011/3797600, gio 20-23, ven-dom 12-19, www.fsrr.org, «Adrián Villar Rojas» dal 4 novembre al 28 febbraio Boltanski applaude Merz TORINO. La memoria, lo scorrere del tempo, i molteplici possibili destini collettivi e individuali sono il fulcro della poetica di Christian Boltanski, l’artista nato a Parigi nel 1944 cui La Fondazione Merz dedica la personale «Dopo», curata da Claudia Gioia, visitabile dal 3 novembre al 31 gennaio. È un progetto inedito, un’installazione totale che si dipana nei due piani del museo. Ad aprire il percorso sono 200 grandi fotografie provenienti dall’archivio dell’artista. Volti e sguardi di persone comuni e scorci di quotidianità sono stampati su giganteschi fogli di tessuto appesi al soffitto per essere dondolati dalle correnti d’aria e mossi dal passaggio dei visitatori trasformandosi in schegge di vita, in una selva d’istanti fugaci. Di seguito è allestita un’installazione fatta di ombre proiettate sulla parete (nella foto): figure filiformi, surreali e silenziose sospese tra oblio, sogno e realtà. Attraversato questo labirinto onirico, lo spettatore è bruscamente risvegliato dal fragoroso applauso del video «Clapping Hands», omaggio di Boltanski in memoria dell’opera di Mario Merz. Nel piano sotterraneo della Fondazione si trova infine un esercito di scatoloni impilati ricoperti di cellophane, su cui con la luce di fioche lampadine è scritta la parola «dopo». L’artista raffigura così tutto ciò che resta delle nostre esperienze, dei nostri sogni e delle nostre paure: un archivio sbiadito depositato e sepolto nell’inconscio. Sardi a Torino La Fondazione di Pinuccia Sardi tra Artissima e Carol Rama TORINO. Creata da Pinuccia Sardi nel 2014, la Fondazione Sardi per l’Arte promuove iniziative a sostegno di giovani artisti, critici e curatori e si occupa della valorizzazione di autori più e meno noti del Novecento e del recupero di documenti e archivi di artisti. Anche quest’anno partecipa ad Artissima (cfr. p. 12) con diversi progetti, primo fra tutti la seconda edizione del Premio Sardi per l’Arte Back to the Future, riservato a una galleria dell’omonima sezione della fiera, con opere di artisti attivi negli anni 1975-85 (lo scorso anno ha vinto la Galleria François Ghebaly di Los Angeles con l’americana Channa Horwitz). La Fondazione è presente in fiera nella sezione «In Mostra», dedicata alle istituzioni del territorio con un percorso curato da Stefano Cagol. Nel«Bricolage» di Carol Rama, 1967 lo stand sono esposte cinque opere di Carol Rama, l’eclettica artista torinese scomparsa il 25 settembre, della quale la Fondazione Sardi (in accordo con l’Archivio Carol Rama) sostiene il Catalogo ragionato, già in fase di lavorazione. Sulla casa studio di Carol Rama, una Wunderkammer di cui ora preoccupa l’incerto destino poiché l’artista era in affitto, la Fondazione ha promosso la pubblicazione del volume Carol Rama. Il magazzino dell’anima di Maria Cristina Mundici e Bepi Ghiotti (Skira 2014). Sempre ad Artissima (Meeting Point, sabato 7 novembre alle 16) il presidente della Fondazione, Giuseppe Sardi, presenta l’incontro intitolato «Il catalogo ragionato: vizi e virtù» con gli interventi del professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università di Udine Flavio Fergonzi («Una breve storia del catalogue raisonné degli artisti moderni»), della storica dell’arte e direttrice della Fondazione Giulio e Anna Paolini di Torino Maddalena Disch («Cataloghi ragionati di artisti contemporanei, due esempi: Giulio Paolini e Mario Merz») e delle storiche dell’arte Silvia Mascheroni e Cecilia Scatturin («Archivi di arte contemporanea: esperienze e riflessioni»). Modera Maria Cristina Mundici, storica dell’arte responsabile dell’Archivio Carol Rama di Torino. q Jenny Dogliani Fondazione Sardi per l’Arte, corso Re Umberto 8, Torino, tel. 011/5069608, www.fondazionesardiarte.org Nessuno sa di arte tutto quello che sanno i lettori di IL GIORNALE DELL’ARTE Ogni anno 11 numeri oltre 1000 pagine Fondazione Merz, via Limone 24, tel. 011/19719437, mar-dom 11-19, www.fondazionemerz.org, «Christian Boltanski. Dopo» dal 3 novembre al 31 gennaio Un viaggio di Ed Ruscha nelle memorie di Torino TORINO. Fu uno dei più importanti esponenti della Pop art americana, invitato con Roy Lichtenstein e Andy Warhol nella storica mostra «New painting of Common object» (curata da Walter Hopps nel Museo d’Arte di Pasadena) che sancì la nascita del movimento nel 1962. Nato in Nebraska nel 1937, nel 1973 è entrato nella scuderia di Leo Castelli e la sua opera più pagata è stata venduta da Christie’s a New York nel 2014 per 3,4 milioni di dollari. Ed Ruscha arriva a Torino nella Pinacoteca Agnelli con la rassegna «Mixmaster», dal 7 novembre all’8 marzo. Curata da Paolo Colombo, la mostra s’inserisce nel filone d’indagine del collezionismo che caratterizza la programmazione del museo. Disegni, fotografie e dipinti (alcuni inediti) dell’artista (nella foto, «Standard Station Study_D1986_63» sono esposti accanto a oggetti e manufatti provenienti dalle collezioni di diversi musei torinesi, tra cui il Museo Lombroso, il Museo Casa Mollino, il Museo della Frutta, il Museo della Rai, il Centro Storico Fiat e altri. Si tratta di una riflessione sulle memorie del territorio compiuta dallo stesso Ed Ruscha, il quale oltre alle sue opere presenta alcuni lavori della propria collezione, in un gioco di rimandi tematici e affinità estetiche che mettono in luce la sua peculiare capacità di elevare a uno stato di eterea bellezza la banalità e la desolazione del paesaggio urbano e della vita quotidiana. Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, via Nizza 230/103, tel. 011/0062008, mar-dom 10-19, www.pinacoteca-agnelli.it, «Ed Ruscha: Mixmaster» dal 7 novembre all’8 marzo più Vernissage, più «Vedere a...» in edicola e in abbonamento Come abbonarsi VIA INTERNET www.allemandi.com VIA MAIL [email protected] VIA POSTA S.O.F.I.A. Via Bugatti 15, 20142 Milano VIA TELEFONO 02 84402242 VIA FAX 02 84402207 Vedere A TORINO | 11 Vedere ad Artissima Artissima cresce con blogger e performer Per la XXII edizione 207 gallerie, sei premi, sei sezioni e un servizio di art advisory per giovani collezionisti «Installation-III-Utrecht2» di Roman Signer, Galerie-Martin-Janda TORINO. Si svolge dal 6 all’8 novembre all’Oval Lingotto la 22ma edizione di Artissima, diretta per il quarto anno consecutivo dalla triestina Sarah Cosulich Canarutto. Il costo complessivo ammonta quest’anno a 2,5 milioni di euro, provenienti per l’85% da autofinanziamenti (affitti stand, biglietteria, vendita cataloghi e sponsor provati) e per il 15% da contributi pubblici (Regione Piemonte, Comune di Torino, Camera di Commercio e Fondazioni bancarie). Si tratta di un investimento complessivo capace di generare una ricaduta economica di circa 10 milioni di euro (questo l’indotto stimato per la scorsa edizione tra alberghi, ristoranti, esercizi commerciali e servizi). Crescono il numero degli espositori totali (207 contro i 194 del 2014) e il numero degli espositori stranieri, che raggiungono il 67% aumentando di qualche punto percentuale nonostante partecipino 31 Paesi contro i 34 della precedente edizione. I premi salgono da 5 a 6 (con un montepremi totale di 50mila euro). Sono 250 i collezionisti invitati da tutto il mondo (ciascuno seguito con un programma individuale) e con essi interi board di musei europei, tra cui quello dello Stedelijk di Amsterdam. Sono inoltre confermate le acquisizioni della Fondazione Crt (con un budget in linea a quello dello scorso anno che era di circa 360mila euro). La struttura della fiera ripropone le canoniche sei sezioni. S’incomincia dalle gallerie affermate della Main Section, in cui cresce la partecipazione asiatica, un mercato che Cosulich Canarutto intende approfondire ulteriormente nei prossimi due anni del suo mandato. Tra i 133 espositori di questa sezione Continua (San Gimignano, Pechino e Les Moulins), i torinesi Franco Noero, Mazzoleni e Rizomi Art Brut, Gallery em (Seul), Massimo Minini di Brescia, Lia Rumma (Milano e Napoli), Wilkinson di Londra. Sono invece 24 i giovani colleghi del settore New Entries (21 gli stranieri): Rolando Anselmi di Berlino, Giorgio Galotti di Torino e Hester di New York per citarne alcuni. L’affitto degli stand oscilla tra i 230 euro al metro quadrato per la Main Section e i 175 euro al metro quadrato per il settore New Entries. La sezione Present Future, dedicata ai talenti emergenti, ospita 20 artisti rappresentati da altrettante gallerie selezionate da un comitato di curatori presieduto da Luigi Fassi. Partecipano qui Raucci/Santamaria di Napoli (unica italiana) con Danilo Correale, The Tird Line di Dubai con Hayv Kahraman e moniquemeloche di Chicago con Nate Young. Back to the future, la sezione storica introdotta da Francesco Manacorda, è dedicata al decennio 1975-85 ed è coordinata da un team di curatori presieduto da Eva Fabbris. Sono coinvolti 25 artisti e 28 gallerie (8 italiane), si segnalano Vincenzo Agnetti (Zero…, Milano), Pierre Klossowski (Isabella Bortolozzi, Berlino e Cabinet, Londra) e Vettor Pisani (Cardelli & Fontana, Sarzana). Non mancano infine le sezioni Per4m, con le performance di 12 artisti (rappresentati da 13 gallerie) scelti da Simone Menegoi insieme ad alcuni colleghi curatori, e Art editions, con 7 espositori internazionali. Le istituzioni del territorio sono invitate con lavori delle loro collezioni scelti da Stefano Collicelli Cagol per dare forma a un percorso tematico sul rapporto tra conservatorismo e innovazione, nome del progetto «In Mostra». Il premio Promos Scalo Milano New Entries, che prevede la commissione di un’installazione alla migliore galleria della sezione New Entries, si sostituisce al Premio Guido Carbone, mentre il Premio Reda, al miglior artista fotografo under 35 di tutta la fiera, si aggiunge agli ormai tradizionali: Premio Fondazione Ettore Fico, Premio Illy Present Future, Premio Sardi per l’Arte Back to the Future e Prix K-Way Per4m. Ritornano le visite guidate di collezionisti e curatori «Walkie Talkies» e debutta il servizio pensato per i giovani collezionisti Unicredit Art Advisory. La Vip Lounge verrà ripensata come una grande installazione barocca da Maurizio Vetrugno e, ultima novità, sarà attrezzata un’area blogger negli spazi della fiera. q J.D. Perché ritorniamo sempre ad Artissima. Dall’Abruzzo, dal 2007 TORINO. La Galleria Vistamare di Pescara, diretta da Benedetta Spalletti, partecipa ad Artissima (nella Main Section) dal 2007. «All’inizio per me non è stata una fiera facile, spiega la direttrice, è stato come entrare in un parterre di collezionismo completamente nuovo, un fatto positivo ma difficile in un primo momento. Poi piano piano ho iniziato a far conoscere il mio lavoro. Artissima, soprattutto negli ultimi anni, ha riconosciuto e apprezzato le mie proposte sia sulle giovani generazioni sia sugli artisti più affermati. Ciò mi fa particolarmente piacere perché è il lavoro che porto avanti in galleria, dove cerco di non far mai sentire l’arte chiusa in una generazione, ma di aprirla piuttosto a un dialogo che vada al di là di un periodo storico e di un’area geografica. Questo spero anche di rappresentare con la mia partecipazione ad Artissima e sento di essere compresa e condivisa nelle mie scelte. Sono soddisfatta di rapportarmi con un collezionismo di respiro internazionale, preparato e aperto alle giovani generazioni. Torino ha inoltre una grande risorsa pubblica museale, rara e importante oggi in Italia. Grazie alle Fondazioni private e ai musei, affianca alla realtà fieristica un’offerta artistico-culturale di grande respiro». Posizionata nel corridoio blu stand n.8, la Galleria Vistamare propone quest’anno all’Oval installazioni poetiche di Mario Airò in carta e acciaio accanto al lavoro di Giovanni Anselmo, celebre esponente dell’Arte povera. Un’intera sezione è dedicata a Ettore Spalletti, noto artista abruzzese del quale figurano tavole lignee dipinte di trepidanti impasti di colore e un lavoro in onice. Non mancano inoltre lavori di Mimmo Jodice, maestro della fotografia in bianco e nero, accostati a neon di Joseph Kosuth (nella foto, «Representation»), pietra miliare nella definizione dell’arte concettuale, e a un’opera in feltro intagliato di Rosa Barba, artista molto apprezzata e riconosciuta nel panorama internazionale, che alterna lavori sul mezzo cinematografico, ad altri sul testo e la parola. Nella sede di Largo dei Frentani 13 a Pescara, invece, Vistamare presenta fino al 28 febbraio una mostra di Sol LeWitt ed Eloise Hawser. Opere come «Wall Drawing #460» di Sol LeWitt, tra i più influenti rappresentanti del movimento Minimalista e Concettuale, sono messe a confronto con lavori della giovane Eloise Hawser, che attraverso una rielaborazione del tutto personale offre vita e significato nuovi a oggetti dimenticati. Galleria Vistamare, Artissima, Oval Lingotto, via Nizza 294, Torino, corridoio blu stand n.8, dal 6 all’8 novembre Vedere A torino | 12 21 anni di Artissima di Franco Fanelli Se negli anni Novanta Torino venne definita la capitale italiana dell’arte contemporanea, questo si dovette non soltanto all’attività del Castello di Rivoli, della Galleria Civica d’arte contemporanea, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e delle gallerie attive in città, ma anche alla nascita di una fiera che sin dalle prime edizioni puntò sull’arte emergente. Artissima esordisce nel 1994 dal 30 settembre al 3 ottobre al Lingotto: il fondatore è Roberto Casiraghi che con la sua società, la Rebus, ha all’attivo la rifondazione della fiera di Bari. I soci fondatori sono Claudia Gian Ferrari, Massimo Minini, Giulio Tega, Tucci Russo e Netta Vespignani, un comitato che riflette una formula ancora «mista», nella quale, tra i 123 stand, l’attualità convive con l’arte moderna: l’acquisto più alto è un Balla, ceduto a 2,2 miliardi di lire da Baldacci. Nuovo anche il catalogo pubblicato da Allemandi: per la prima volta si infrange un tabù, quello dei prezzi, pubblicati a corredo delle schede delle opere. Ma Casiraghi comprende subito che per sopravvivere in un calendario autunnale sempre più affollato, nel quale alla Fiac si affiancheranno via via la fiera di Berlino e poi Frieze di Londra e Art Basel Miami, e soprattutto per non creare un pericoloso doppione della consolidata ArteFiera di Bologna, occorre distinguersi dando una mano di «Vernice fresca» alla rassegna: questo il titolo di una sezione specificamente dedicata ai giovani, che anima la seconda edizione. È la risposta alle polemiche che avevano scosso la vigilia della prima uscita, quando l’allora presidente dell’Associazione Nazionale delle gallerie d’arte moderna e contemporanea, Enzo Cannaviello, aveva stigmatizzato la «proliferazione delle fiere d’arte contemporanea in Italia (oltre 20)», citando come esempio negativo proprio l’organizzazione «affrettata» di Artissima: la colpa di Casiraghi era stata quella di essersi mosso senza consultare l’Associazione. La formula giovane, garanzia di contenute quotazioni delle opere, inoltre, consentiva la sostenibilità di una nuova fiera in un mercato come quello italiano tutt’altro che florido. Altro tratto distintivo, la marcata internazionalità della fiera, che, nei vari spostamenti tra il Palazzo del Lavoro e il Palazzo delle Esposizioni, per tornare infine al Lingotto, incrementerà sempre più le partecipazioni straniere, che arriveranno a superare il 50%. Le difficoltà di lanciare una fiera d’arte contemporanea a Milano portano inoltre a Torino alcune fra le gallerie più autorevoli del panorama italiano. Artissima diventa così non solo una raffinata mostra mercato, ma anche un «bene culturale» da sostenere, pure a fronte di un mercato che viaggia a fasi alterne: dal 1998 Comune, Provincia e Regione si schierano tra i sostenitori. Non mancano, beninteso, le difficoltà economiche, complice anche la concorrenza delle altre fiere europee; e nel 2004 sono proprio i tre enti pubblici a venire in soccorso della fiera rilevando il marchio Artissima, che da allora fa capo alla Fondazione Torino Musei. Quella del 2005 verrà ricordata come la migliore edizione sotto la direzione di Casiraghi, per vendite e qualità degli espositori. E intanto scendono in campo effettuando acquisti anche le fondazioni bancarie, la Crt e la Compagnia di San Paolo, oltre alla stessa Fondazione Torino Musei/Gam e al Castello di Rivoli. L’anno dopo, però, si scatena un terremoto. Il casus belli è il progetto di varare una nuova fiera a Roma. Il patron parla di un «agguato» in cui entrebbero in gioco forze politiche (in primis l’allora assessore alla cultura della Regione, Gianni Oliva) e un gruppo di galleristi scontenti della conduzione del patron che alla fine rassegna le dimissioni (Casiraghi, dopo l’esperienza romana, tornerà a Torino nel 2011 con una fiera dal format innovativo e alternativo, «The Others», allestita nelle ex Carceri Nuove). Per la successione i rumors parlano di pezzi da novanta come Lorenzo Rudolf o addirittura Samuel Keller, già direttore di Art Basel, ma la scelta cade su un giovane curatore, Andrea Bellini, che guida nel 2007 la sua prima edizione. Sarà una direzione travagliata: Bellini ringiovanisce ulteriormente la fiera e la rende ancora più trendy, ma nel 2009 i galleristi protestano per gli eventi collaterali extra-fiera, scanditi in un programma sin troppo fitto che distrae pubblico e compratori. In più Bellini pubblica in occasione della fiera un libro in cui, con una serie di interviste, traccia il profilo di 51 galleristi di tutto il mondo: tra quelli che espongono ad Artissima ce ne sono soltanto 27. Inevitabile la furubonda reazione degli esclusi. La tempesta, tuttavia, non impedisce a Bellini di assumere l’anno dopo la direzione del Castello di Rivoli-Museo d’arte contemporanea insieme a Beatrice Merz (anche in questo caso non senza polemiche). A sostituirlo è un altro giovane curatore, Francesco Manacorda. Dirige la sua prima edizione nel 2010, portando a 152 le gallerie (25 in più rispetto all’anno precedente); tra le novità, la sede, l’Oval (sempre nel distretto del Lingotto) e una sezione storicizzata, «Back to Future», dedicata ad artisti › 19 emersi negli anni Sessanta e Settanta da riscoprire Vedere a Flashback Antico di Avanguardia Trentacinque gallerie, due mostre, una project room e tante novità per la terza edizione di Flashback Un particolare dell’allestimento di Flashback della scorsa edizione nel Pala Alpitour Isozaki TORINO. Forte del successo della seconda edizione, che lo scorso anno ha portato al Pala Alpitour Isozaki 12mila visitatori e incrementato le vendite delle opere, Flashback torna a proporre per il terzo anno consecutivo l’inedito accostamento tra arte antica, moderna e contemporanea. Diretta da Stefania Poddighe e Ginevra Pucci, la fiera si svolge dal 5 all’8 novembre e ha come filo conduttore il concetto di energia, il binomio arte e vita e il ruolo dell’artista nella società di oggi. Sono 35 le gallerie selezionate, tra queste i torinesi Giamblanco (cfr. p. 22), Benappi, Biasutti & Biasutti, Del Ponte e De Chirico Art Consulting, Moretti di Firenze, Londra e New York, Giuseppe Piva Arte Giapponese e Salomon & C (entrambi milanesi). Particolare spazio è riservato al primo ’900, un settore del mercato in costante crescita. Di questo periodo figurano opere futuriste di Carrà e Severini, lavori della corrente Metafisica di autori quali Savinio e de Chirico e poi il Realismo magico di Casorati, il Gruppo dei Sei di Torino, il Fronte Nuovo delle Arti e il Gruppo degli Otto (con dipinti di Afro, Corpora, Moreni, Morlotti, Turcato, Vedova, Birolli e Santomaso). Non mancheranno inoltre opere di una delle più celebri artiste torinesi, Carol Rama, scomparsa il 25 settembre all’età di 97 anni. Il cuore della fiera rimane però l’arte antica, con proposte che vanno dalla Cina della dinastia Sung al Giappone del periodo Edo, dalla scultura lignea del Trecento a quella seicentesca di Antonio Tarsia, senza dimenticare dipinti fiamminghi del secolo d’oro, opere del rinascimento tedesco e un focus sui Brueghel. Tra le novità di questa edizione vi sono invece il restyling della veste grafica, del sito web e dell’allestimento degli stand; «Simulacra», una mostra collettiva con sculture di Luigi Mainolfi, Augusto Perez, Franco Garelli, The Bounty Killart e Alis/Filliol che indagano il rapporto tra uomo e ambiente e sono esposte all’esterno del Pala Isozaki; la rassegna «La vita in un archivio», un viaggio nel tempo che riflette sul funzionamento della memoria e sulla necessità tipicamente umana di archiviare e «Niente da vedere, niente da nascondere», una project room dedicata alle avanguardie italiane degli anni Sessanta, con opere di Alighiero Boetti, Gino de Dominicis, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo L’antiquariato per noi non esiste Ginevra Pucci e Stefania Poddighe sono partite dal principio che l’arte è tutta contemporanea: è nata Flashback TORINO. In armonia con lo stile di Flashback-l’arte è tutta contemporanea, a ospitare la presentazione della terza edizione è stato il nuovissimo Museo Ettore Fico-Mef. Anfitrione il direttore Andrea Busto, che ha conversato con Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, anime della piccola e curatissima manifestazione che da 5 all’8 novembre torna nel Pala Alpitour Isozaki. Nella settimana «calda» dell’arte a Torino (che vedrà aprirsi in successione anche Artissima e Paratissima, The Others e Photissima) Flashback e Mef si «scambieranno» i visitatori col comune obiettivo di coniugare in un progetto culturale fiera e museo, arte antica e arte contemporanea. Ripercorriamo la storia della fiera con le due giovani ideatrici. Cominciamo con un flashback, allora. Com’è cominciato tutto: l’idea, il nome? Ginevra Pucci. Avevamo lavorato per manifestazioni sia di antiquariato sia di arte contemporanea. Stefania Poddighe. E un giorno ci siamo dette: «Ma perché non la facciamo noi?» . Da lì abbiamo incominciato a immaginare un progetto che non doveva essere un supermercato e punto. G.P. Doveva avere un senso forte. Qualcosa che non c’era. Abbiamo quindi «incastrato» le competenze nel contemporaneo con quelle nell’arte antica e a Torino la spinta al contemporaneo è stata forte. Per quanto riguarda l’antico, all’estero c’erano già dei fermenti, ma l’Italia era rimasta a una vecchia concezione. Così ci siamo studiate questa formula che mette insieme diversi elementi per dare al progetto un senso a livello concettuale, perché «l’arte è tutta contemporanea». Ci siamo poi «infilate» nella settimana del contemporaneo, che era utile per quello che volevamo raccontare, indipendentemente dal pubblico. Per noi prevaleva l’idea destabilizzante di fare una manifestazione di arte antica nella settimana del contemporaneo. S.P. Ci siamo confrontate con artisti e galleristi e abbiamo studiato un progetto che avesse una valenza culturale precisa cercando di applicare le regole del contemporaneo perché questa era l’esigenza per far «riuscire» l’arte antica. Il 4 luglio del 2013 abbiamo iniziato a chiamare i primi espositori e le teste di serie ci sono venute dietro. La prima edizione, nel novembre 2013 nella Palazzina della Promotrice delle Belle Arti, è venuta molto meglio di quanto avessimo sperato. Il secondo anno c’era l’ansia del «Come facciamo a superarci?». Ci siamo trasferite al Pala Alpitour Isozaki e dal punto di vista delle vendite, del pubblico (12mila biglietti) e della stampa è andata ancora meglio. Quest’anno abbiamo esagerato con programmi e attività. Il terzo anno è una conferma, ma anche responsabilità. Che cosa avete predisposto? G.P. Dal punto di vista degli espositori sono entrati quelli che abbiamo corteggiato sin dall’inizio, per esempio Caviglia, e ne siamo molto fiere. I nuovi sono 9, quindi sono saliti a 35 (erano 30 nel 2013, 32 nel 2014, Ndr). Stiamo cercando, nonostante le dimensioni intenzionalmente contenute, di dare la visione più ampia possibile e quindi di avere un rappresentante per ciascuna disciplina artistica. Nel moderno quest’anno abbiamo deciso di focalizzarci sui primi del Novecento, visto che il periodo dagli anni Sessanta era abbastanza rappresentato in tante altre manifestazioni. Poi abbiamo costruito un programma culturale che non chiamiamo collaterale perché vuole essere parte integrante della manifestazione. Per esempio abbiamo organizzato negli spazi esterni una mostra di sculture con un percorso che dalla contemporaneità va a ritroso fino al cuore della manifestazione. A proposito di contemporaneità, › 17 Da sinistra, Stefania Poddighe e Ginevra Pucci come sono i rapporti con Vedere A torino | 14 Pistoletto, Emilio Prini, Salvo e Mario Schifano. Arricchiscono l’offerta fieristica un programma didattico, la rassegna video «Energia cinetica: Cinema d’avanguardia o video arte?» (proiezioni di film girati dagli anni Venti a oggi da autori quali Man Ray, Fernand Leger, Marcel Duchamp e Bill Viola), un fitto programma di incontri e conferenze (cui partecipano importanti critici, artisti, galleristi e docenti confrontandosi su temi come committenza, collezionismo e percezione della storia dell’arte), la serie di performance artistiche e musicali «Energia sonora: sound program» (che in sintonia con lo spirito della fiera mette in relazione il presente con il passato), le visite guidate «Flashback storytelling», i laboratori didattici curati da Atelier Héritage e il workshop dell’artista Alessandro Bulgini «Flashback. Opera viva». q J.D. Flashback III edizione, Pala Alpitour Isozaki, via Filadelfia 82, tel. 393/6455301, gio-dom 11-20, www.flashback.to.it, dal 5 all’8 novembre (inaugurazione su invito il 4 novembre) Vedere a Flashback ‹ 14 Artissima? Di buon vicinato, di competizione? Siamo in ottimi rapporti sin dal primo anno. Da parte nostra c’è molta stima, Artissima è la fiera italiana di ricerca, un fiore all’occhiello per la città e per l’Italia. E poi il nostro architetto, Carlo Alberto de Laugier, che ci segue da due anni è stato talmente bravo che anche Artissima ha deciso di ingaggiarlo. Per noi è stato un motivo di orgoglio. E i pubblici si mescolano? S.P. Sì, abbiamo visto anche molti collezionisti del contemporaneo. L’osmosi c’è stata davvero. Abbiamo questa nostra specificità che aggiunge pubblico e rappresenta un «plus» dal punto di vista culturale. Rispetto a fiere internazionali come Paris Tableau o Frieze Masters voi come vi ponete? G.P. Siamo un concentrato di arte antica italiana. Frieze Masters ha delle gallerie di arte antica (Moretti ad esempio) ma ha una forte componente di moderno, tende a spostarsi sempre più verso il Novecento. Flashback conserva invece una connotazione di arte antica che rappresenta il nostro cuore, la parte più consistente. Paris Tableau è specializzata in una categoria, noi abbracciamo anche le arti minori, puntiamo a offrire un viaggio all’interno della storia dell’arte. L’idea di Flashback è di creare un nuovo collezionismo e di rimettere in mostra quello che il pubblico non era più tanto abituato a vedere, ricontestualizzato in chiave contemporanea. Quanto costa uno stand a Flashback? S.P. 220 euro al metro quadrato e 500 euro di quota di iscrizione. I nostri prezzi sono quelli delle fiere di arte contemporanea, è stata una scelta sin dall’inizio. Il mondo è cambiato e non si può più richiedere agli espositori di pagare le cifre che pagavano prima del 2008, già devono affrontare investimenti importanti per avere pezzi unici. E sui 12mila visitatori dell’anno scorso la percentuale di giovani qual è stata? G.P. Se intendiamo gli under 40 ntorno al 40%. Una cosa molto carina, poi, è che siamo circondati da antiquari molto giovani: ci sono i Caretto, ci sono i Benappi, i Frascione giovani, c’è Luca Cena. Avete un vetting? S.P. No, in Italia è una cosa complicata, ma quando arrivano le domande di partecipazione chiediamo le immagini delle opere che verranno esposte, le mostriamo a una serie di consulenti per ogni settore e operiamo una prima selezione. A fiera aperta gli stessi studiosi girano fra gli stand e talvolta suggeriscono direttamente alla galleria di togliere questo o quell’oggetto, o di cambiare un’attribuzione. In questo modo tuteliamo la fiera, la galleria e il pubblico. G.P. Non bisogna dimenticare che c’è un lavoro a monte che offre una garanzia: invitare a esporre le gallerie d’eccellenza. Che cosa ha comportato il cambiamento di sede? S.P. La Promotrice è bellissima e centrale ma troppo piccola. Al Pala Alpitour Isozaki abbiamo mille metri quadrati in più e poi funziona perché è uno spazio molto più contemporaneo. La squadra che vi sostiene? S.P. Gli sponsor istituzionali sono Camera di Commercio, Compagnia di San Paolo e Regione Piemonte. Per quanto riguarda i privati abbiamo Banca Patrimoni e degli sponsor tecnici che aiutano moltissimo. C’è stata una critica che vi ha aiutate a correggere il tiro? S.P. L’anno scorso c’è stato il problema dell’indirizzo. I torinesi quando L’Oriente? È in città TORINO. Fondata a Milano da Mirco Cattai nel 1992 con specializzazione in tappeti orientali antichi e con un eccellente laboratorio di restauro, la Galleria Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs ha all’attivo partecipazioni a prestigiose mostre mercato come la Biennale di Antiquariato di Firenze e Flashback nella quale espone per il terzo anno consecutivo. L’antiquario è presente nella fiera torinese nello stand 28, tra le sue proposte un tappeto Bakshaiesh Animals di 445x295 cm della Persia Nord-Occidentale (nella foto): «Un esemplare raffinato e vigoroso, spiega Mirco Cattai, con un impianto composto da elementi compositivi concentrici su fondo bianco da cui emerge un imponente animale di fantasia azzurro, marezzato di eleganti abrages (cambi di colore chiari e scuri). Un manufatto in ottimo stato di conservazione che esprime al meglio il grande gusto degli annodatori nomadi del Nord Ovest». In fiera, tra l’altro, anche un tappeto da preghiera «Transilvania» del XVII secolo proveniente dall’Anatolia (175x130 cm). Nella sede milanese in via Manzoni 12, oltre a pregiati tappeti provenienti da Anatolia, Caucaso, Persia, Asia ed Europa e sculture indiane, cinesi, giapponesi, tibetane e nepalesi, si può ammirare dal 18 novembre al 18 dicembre una rassegna di rari tappeti anatolici realizzati dal XVII al XIX secolo. Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs, Pala Alpitour Isozaki, stand 28, via Filadelfia 82, tel. 393/6455301, gio-dom 11-20, www. flashback.to.it, dal 5 all’8 nov. (inaugurazione su invito il 4 nov.) 䰀甀挀愀 䜀椀漀爀搀愀渀漀Ⰰ 刀愀琀琀漀 搀椀 倀爀漀猀攀爀瀀椀渀愀Ⰰ 漀氀椀漀 猀甀 琀攀氀愀Ⰰ 㠀㐀 砀 ㈀㔀㜀 挀洀Ⰰ 갠 㔀 ⸀ ⴀ 㠀 ⸀ 䜀椀漀爀最漀 搀攀 䌀栀椀爀椀挀漀Ⰰ 䌀愀瘀愀氀氀漀 攀 䌀愀瘀愀氀椀攀爀攀Ⰰ 㤀㌀㐀ⴀ㌀㔀Ⰰ 漀氀椀漀 猀甀 琀攀氀愀Ⰰ 㐀㘀 砀 ㌀㠀 挀洀Ⰰ 갠 㜀 ⸀ ⴀ ㈀ ⸀ leggevano Pala Alpitour Isozaki arrivavano tutti in piazza d’Armi, nonostante avessimo indicato come indirizzo via Filadelfia 82. Visto che le gente s’indispettiva perché il giro da fare era piuttosto lungo, quest’anno abbiamo deciso di fare un doppio ingresso, da via Filadelfia e da corso Sebastopoli. Qualcuno poi il primo anno riteneva che la nostra grafica potesse essere fraintesa, molti espositori ci dicevano: «Non si capisce che trattiamo arte antica». Abbiamo risposto che per noi non esiste la parola antiquariato. All’inizio ci abbiamo anche giocato su e ci siamo rifiutate di scriverla. Finiti i cinque giorni di fiera, in molti ci hanno dato ragione. q Anna Maria Farinato Longari porta Wolfgang Becksteiner TORINO. Forte delle sue storiche partecipazioni ad alcune tra le più prestigiose mostre mercato internazionali come la Biennale di Firenze, il Mint di Milano, Palazzo Venezia a Roma e il Tefaf di Maastricht, la galleria antiquaria Longari Milano Arte torna a Flashback per il terzo anno consecutivo convinta dall’identità innovativa di una fiera in costante crescita. «La nostra proposta per i nuovi collezionisti, in piena sintonia con lo spirito della mostra (ovvero che è “L’Arte è tutta contemporanea”), spiega Marco Longari, prevede un ambiente in cui sculture di alta epoca, opere moderne e installazioni contemporanee coesistono in perfetta armonia in virtù della loro alta qualità artistica». Con sede a Milano in via Bigli, specializzata in scultura primitiva italiana, frammenti miniati e dipinti e oggetti d’arte datati dal XIII al XVI secolo, Longari è presente al Pala Alpitour Isozaki nello stand 20. Tra le sue proposte un Crocifisso lucchese della prima metà del XIV secolo, una «Madonna con Bambino» del 1710 di Pierre Jean Hardy, scultore attivo nei giardini della Reggia di Versailles, un’opera in terracotta di Fausto Melotti raffigurante «Cena in Emmaus» del 1947-48 (nella foto) e l’installazione dell’austriaco Wolfgang Becksteiner del 2003 «Library of transformed information», parte della quale è stata acquistata dal Museo Liaunig in Carinzia. Longari Arte Milano, Pala Alpitour Isozaki, stand 20, via Filadelfia 82, gio-dom 11-20, www.longariartemilano.com, dal 5 all’8 nov. 䔀渀爀椀挀漀 䌀愀猀琀攀氀氀愀渀椀Ⰰ 匀攀渀稀愀 琀椀琀漀氀漀 ⠀匀甀瀀攀爀昀椀挀椀攀 戀氀甀⤀Ⰰ 㤀㘀Ⰰ 椀渀挀栀椀漀猀琀爀漀 攀 挀攀爀愀 猀甀 琀攀氀愀Ⰰ 㔀 砀 㜀 挀洀Ⰰ 갠 ㌀ ⸀ ⴀ ㌀㔀 ⸀ 䐀䤀倀䤀一吀䤀 䄀一吀䤀䌀䠀䤀 䔀 䐀䔀䰀 堀䤀堀 匀䔀䌀伀䰀伀 洀愀爀琀攀搀 渀漀瘀攀洀戀爀攀 ㈀ 㔀 漀爀攀 㔀 䄀刀吀䔀 䔀 䘀伀吀伀䜀刀䄀䘀䤀䄀 䐀䔀䰀 堀堀 匀䔀䌀伀䰀伀 洀攀爀挀漀氀攀搀 渀漀瘀攀洀戀爀攀 ㈀ 㔀 漀爀攀 㔀 䄀刀吀䔀 䌀伀一吀䔀䴀倀伀刀䄀一䔀䄀 洀攀爀挀漀氀攀搀 渀漀瘀攀洀戀爀攀 ㈀ 㔀 漀爀攀 㠀 䘀椀渀愀爀琀攀 簀 嘀椀愀 䈀爀攀爀愀 㠀Ⰰ ㈀ ㈀ 䴀椀氀愀渀漀 簀吀攀氀⸀ ㈀ ㌀㘀㔀㘀㤀 簀 椀渀昀漀䀀昀椀渀愀爀琀攀⸀椀琀簀 眀眀眀⸀昀椀渀愀爀琀攀⸀椀琀 Vedere a TORINO | 17 Vedere nelle altre Fiere «Arlecchino» di Marco Perroni, 2015 (particolare) L’altro giro La quinta edizione di The Others TORINO. Dedicata ad artisti, gallerie, associazioni ed editori che germogliano all’ombra del circuito ufficiale, The Others, la creatura notturna di Roberto Casiraghi (lo stesso fondatore di Artissima), giunge alla quinta edizione senza abbandonare il carattere sperimentale e di work in progress. Immaginata da Olga Gambari (direttore artistico con Roberta Pagani) come fiera e piattaforma culturale al tempo stesso, The Others «Stay gold» presenta 62 espositori dal 5 all’8 novembre nell’ex carcere Le Nuove. Ad accompagnare la manifestazione vi è un programma collaterale d’incontri con artisti, performance, improvvisazioni teatrali, proiezioni di video, film e dj set, articolato come lo scorso anno in tre sezioni: Othersound, Otherscreen e Otherstage. Tra le novità vi è invece la collaborazione con il Mondriaan Fund di Amsterdam (il fondo nato dall’omonima Fondazione a sostegno della produzione artistica olandese), che partecipa alla fiera sostenendo la presenza di Hotel Maria Kapel di Horn (un artist-run space olandese). Anche la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT sostiene due spazi gestiti da artisti: lo Showroom Mama di Rotterdam e Mars di Milano. Non vanno dimenticati poi «Rock The Academy» (il premio rivolto agli allievi delle Accademie di Belle Arti che la prossima estate potranno esporre in una collettiva nelle gallerie torinesi); le collaborazioni con Asilo Bianco e VanniAutofocus (che coinvolgeranno in mostre e performance alcuni artisti selezionati); il concorso riservato agli studenti del primo anno dello Ied per la realizzazione del packaging del centenario di Peyrano Cioccolato e ancora workshop, visite guidate, incontri e, al suo debutto assoluto, The Others Exhibit, una mostra collettiva all’ex Borsa Valori organizzata dal 4 all’8 novembre in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino. Sono presenti una trentina tra sculture, installazioni e interventi multimediali selezionati da Olga Gambari e Roberta Pagani. The Others Art Fair, ex carcere Le Nuove, via Paolo Borsellino 3, tel. 011/850660, gio 21-1, ven-sab 17-1, dom 12-22, www.theothersfair.com, dal 5 all’8 novembre The Others Exhibit, ex Borsa Valori, via San Francesco da Paola 28, mer dalle 21, gio-ven/dom 15-22, sab 15-00, dal 4 all’8 novembre Fotografie nei container TORINO. Intitolata «PhotoContainers», Photissima si svolge dal 4 al 30 novembre negli ex stabilimenti di Mirafiori. Il cambio di sede è avvenuto su invito del Tne (Torino nuova economia), società che si occupa di riqualificazione urbana. Gli scatti, provenienti principalmente dall’ambito della Street photography, sono esposti all’interno di container marittimi forniti da Algeco. Ideato dalla Fondazione Artevision e dal suo direttore Telemaco Rendine, la manifestazione si avvale della collaborazione di Accademie, Università e Scuole di fotografia italiane e internazionali, galleristi, fotografi e artisti tra cui Serena Debianchi, vincitrice del Photissima Art Prize Venezia 2015. Photissima Art Fair & Festival, Spazio MRF, Capannone ex Dai, corso Settembrini 164, www.photissima. it, dal 4 al 29 novembre Ordine, caos e un Padiglione cinese TORINO. S’ispira a ordine e caos l’11ma edizione di Paratissima, la manifestazione «off» che porta a Torino dal 4 all’8 novembre oltre 400 tra artisti, «para-artisti» e creativi. Ospitata a Torino Esposizioni, vanta un evento gemello a Skopje (2014) e Lisbona (2016) e il coinvolgimento di artisti, gallerie e istituzioni da Cina, Macedonia, Mozambico, Russia, Norvegia, Germania e Portogallo. Quattro le sezioni (foto, design, fashion e video), più una grande rassegna curata da Francesca Canfora («Useless Army») e otto piccole mostre ideate da 16 giovani curatori. Vi è poi Paraphotò, il festival di fotografia curato da Davide Giglio che accosta le opere di fotografi noti e giovani emergenti tra cui Mauro Corinti (vincitore del premio Paraphotò 2014). Curato da Shi Jian e Shu Wenjing, il «China Pavillion» presenta 10 artisti affermati a livello internazionale. Ritornano G@P, spazio riservato a gallerie con opere che non superino i 5mila euro, ParaFuture, un programma di laboratori, incontri con artisti e visite guidate per ragazzi, e ParaSchool, con workshop, conferenze, laboratori per la creazione di bijoux, lezioni di tattoo. Tra le novità un bando di architettura in collaborazione con l’OAT per ideare il Salotto degli Artisti all’interno di Torino Esposizioni, corsi di disegno e scrittura e un contest coordinato dalla Scuola Internazionale di Comics. Paratissima 11. Ordine o caos?, Torino Esposizioni, corso Massimo d’Azeglio 15, tel. 011/2073075, 345/3183971, www.paratissima.it, [email protected], dal 4 all’8 novembre 21 anni di Artissima ‹ 12 e valorizzare. Anche per Manacorda Artissima sarà un trampolino di lancio: dopo il suo secondo anno di direzione lo chiama, a ricoprire analogo ruolo, la Tate di Liverpool. Nel 2012 arriva Sarah Cosulich Canarutto, trentottenne triestina, già curatrice, dal 2004 al 2008, del Centro d’arte contemporanea di Villa Manin diretto da Francesco Bonami, braccio destro della collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. La neodirettirce si fa apprezzare per la sua capacità sia sul versante puramente curatoriale sia su quello manageriale. Conosce bene il mercato anche per aver diretto una galleria, la Cardi Black Box di Milano tra il 2008 e il 2011. Non stravolge l’impianto della fiera così come si era configurato sotto la direzione Manacorda, ma potenzia il programma dedicato ai collezionisti e sin dal suo esordio, nel novembre 2012, ottiene con 50mila presenze anche il record di visitatori. Per Artissima arriva anche un ulteriore riconoscimento internazionale: gli analisti della Skate’s Art Market Research di New York nel 2013 la collocano al quinto posto tra le fiere mondiali, dopo Art Basel, Tefaf, Paris Photo e Fiac, ma davanti ad Art Basel Miami. La Cosulich Canarutto a bene che negli anni Duemila una fiera è un evento culturale che non può perdere di vista le sue finalità commerciali e che per reggere a una concorrenza sempre più agguerrita (non ultima la rinascita di Miart a Milano) deve puntare sulla qualità assoluta. Per questo, limita le iniziative collaterali (dello scorso anno è la mostra «Shit and Die», curata da Maurizio Cattelan a Palazzo Cavour), eleva ulteriormente il livello degli espositori e introduce una sezione dedicata alla perfomance. Così Torino si tiene ben strette Artissima e la sua direttrice, prorogando di un anno, dopo i primi tre, la sua nomina (nella foto, una veduta di Artissima 2014. © Giorgio Perottino). Vedere A TORINO | 19 Vedere nelle Gallerie Di notte in galleria La sera di sabato 7 novembre le dieci gallerie Tag aprono tutte insieme TORINO. Si svolge sabato 7 novembre dalle 21 alle 24 la tradizionale apertura notturna delle dieci gallerie di arte contemporanea del circuito Tag-Torino Art Galleries. Gli appassionati di Pop art possono incominciare il proprio tour da In Arco, dove troveranno ad accoglierli serigrafie di Andy Warhol come «Marilyn», «Andersen», «Camouflage» e «Gertrude Stein II», nelle quali colori accesi e fluorescenti tradiscono la natura demoniaca della celebrazione dell’immagine. Poi Roy Lichtenstein, con i puntini «Benday», architetture moderne e rovine classiche come «The Temple» trasportate in un mondo sospeso tra mito e fumetto, e Robert Rauschenberg con combine painting che mescolano arte e oggetti di tutti i giorni. Nell’America degli anni Cinquanta, dopo l’Espressionismo astratto e prima della Pop art, Josef Albers cominciò a reaDa sinistra: «Marilyn» di Andy Warhol da In-Arco, «Homage to the square» di Josef Albers da Photo & Contemporary, «A study of eight landscapes, lizzare oltre mille dipinti con un unico titolo «Homage to the Promised land» di Fatma Bucak (2014) da Alberto Peola e «Untitled(brushstrokes painting)» di Peter Mohall (2015) da Luce Gallery Square» e un solo rigoroso e ossessivo soggetto, il quadrato. A questa forma geometrica è dedicata la collettiva di Photo & Contemporary organizzata in collaborazione con la Galleria di Matteo Lampertico di Milano. nascondono i paesaggi di confine s’interroga Fatma Bucak, con installazioni, video e fotograSono esposte opere di Josef Albers, Giulio Paolini, Agostino Bonalumi, Getulio Alviani, fie in mostra da Alberto Peola. I lavori esposti sono stati realizzati nei confini turco-armeno, Enrico Castellani, Alighiero Boetti, Gino de Dominicis e molti altri. A fondere la serialità texano-messicano, armeno-iraniano e dell’Anatolia centrale. Si va dal video di un paesaggio della Pop art con il rigore geometrico e concettuale di certa pittura astratta è il giovane svedese di sale scavato da una figura femminile che fa fuoriuscire della terra nera, facendo emergere Peter Mohall (1979) da Luce Gallery. Suoi i dipinti della serie «The brushstrokes painting», evidenti contraddizioni, all’installazione di una trapunta di tessuto fatta di stracci abbandonei quali una singola pennellata è copiata tramite un calco e reiterata in una successione di nati dai migranti lungo il confine del Texas, a fotografie di nature morte e oggetti incontrati pennellate identiche, impossibili da ottenere con un semplice gesto pittorico. Figura anche la durante il suo percorso. Paesaggi immaginari e visioni assonometriche prendono invece forma serie «Flat gradient brushstrokes», che gioca invece sull’impossibilità di riprodurre la medesima nei lavori di Bernd Ribbeck proposti da Norma Mangione. L’artista tedesco fonde filosofia e pennellata, inserendo molteplici livelli di colore e sfumature. L’ingannevole percezione della spiritualità orientale con una visione razionale e scientifica propria dell’Occidente più evoluto, realtà è anche alla base di «Reflection», l’opera ideata da Stefania Fersini per Gagliardi e dando luogo a microcosmi fatti di pura geometria, colore, illusione ottica e proporzione. Segni Domke. In questo lavoro, esposto al piano superiore, ciò che l’occhio percepisce come uno precisi realizzati con la penna a sfera, vernici acriliche e pennarelli passati su diversi strati conspecchio appoggiato alla parete è in realtà un trompe l’œil, un dipinto che simula uno specchio fluiscono in spettacolari volumetrie, aprendo finestre su mondi utopici e irrealizzabili. All’are riflette l’ambiente circostante. Nel resto della galleria il tema dell’illusione è affrontato con tista concettuale americano Darren Bader dedica infine una personale Franco Noero. Il suo opere di Fabio Viale, Giuliana Cuneaz, Piero Fogliati, Glaser/Kunz, Davide Coltro e Richi lavoro si colloca nel confine tra scultura, installazione e scrittura e spesso riflette ironicamente Ferrero. Una raffinata vetrina, un elaborato meccanismo e 24 guanti appartenuti ad altrettanti sul concetto di autorialità nell’opera d’arte contemporanea. In galleria sono esposti specchi personaggi storici artefici di grandi inganni o vittime inconsapevoli di sotterfugi, sono invece di antiquariato, vintage o di altri artisti e rocce ricavate da cave. Tali oggetti, spogliati di ogni gli elementi che compongono «The Glover’s Repository», l’installazione dell’artista newyorke- sovrastruttura, sono rivelati nella loro nuda essenzialità. se Paul Etienne Lincoln presentata da Guido Costa Project. Gabriele D’Annunzio, Primo Carnera, la Contessa di Castiglione, Mary Toft e molti altri le cui vicende biografiche sono meticolosamente documentate nei cassetti di questa vetrina, nella cui parte superiore i guanti Notte delle Arti Contemporanee-Torino Art Galleries, sabato 7 novembre dalle 21 alle 24, (un indumento spesso usato per sedurre o per nascondere le tracce) girano per un numero di www.torinoartgalleries.it: Alberto Peola, via della Rocca 29, tel. 011/8124460, www.albertopeola. volte uguale agli anni vissuti dal personaggio di riferimento. Una simile tenebrosità pervade i com, «Fatma Bucak. Nothing is in its own place» fino al 5 dic.; Guido Costa Project, via Mazzini 24, tel. 011/8154113, www.guidocostaprojects.com, «Paul Etienne Lincoln. The Glover’s Repository» lavori di Andrea Modica, venti immagini in bianco e nero stampate con la tecnica ottocentefino al 27 feb.; Norma Mangione, via Matteo Pescatore 17, tel. 011/5539231, www.normamagione. sca del platino-palladio, esposte da Weber & Weber. Uomini, animali e oggetti sono raffigurati com, «Bernd Ribbeck. Monument Valley» fino al 23 dic.; Riccardo Costantini, via Giolitti 51, tel. all’interno di scenari privi di connotazioni spaziali e temporali. Uomini e bambini il cui volto 011/8141099, www.rccontemporary.com, «Paco Guillén» fino al 5 dic.; Franco Noero, via Mottalciata emerge dall’acqua, paesaggi, animali appena nati appoggiati in una mano, tutto è sospeso tra 10/B, tel. 011/882208, www.franconoero.com, «Darren Bader. Rocks and mirrors» fino al 23 dic.; Luce Gallery, c.so San Maurizio 25, tel. 011/8141011, www.lucegallery.com, «Peter Mohall» fino al vita e morte, sogno e realtà, ricordo ed esperienza, in un clima dove la tenue luminosità e 12 gen.; Weber & Weber, via San Tommaso 7, tel. 011/19500694, www.galleriaweber.it, «Andrea il contrasto chiaroscurale caricano di mistero il significato delle immagini. Condensazioni di Modica. As we wait» fino al 12 dic.; Gagliardi e Domke, via Cervino 16, tel. 011/19700031, www. tempo e di spazio sono invece le opere di Paco Guillén presentate da Riccardo Costantini. gagliardiedomke.com, «Reflections. Stefania Fersini e Illusion Gallery Collection» fino al 9 gen.; Una ballerina ha eseguito e inciso dei passi di tip-tap su una tavola di legno, utilizzata succesIn Arco, p.zza Vittorio Veneto 3, tel. 011/8122927, www.in-arco.com, «Low culture in a colorful world (Lichtenstein, Rauschenberg e Warhol)» fino al 28 nov.; Photo & Contemporary, via dei Mille 36, sivamente come lastra xilografica per realizzare incisioni su carta. Il video documentario della tel. 011/889884, www.photoandcontemporary.com, «Homage to the Square» fino al 12 dic. coreografia, la superficie di legno e le incisioni rappresentano tre momenti diversi di un unico gesto, mettendo in relazione linguaggi e punti di vista differenti. Sui complessi significati che Anche gli angeli hanno paura Con Anna in fondo al mare TORINO. Il fotografo milanese Giovanni Gastel espone 22 scatti inediti (nella foto, «Untitled. Angelo») eseguiti tra il 2014 e il 2015 nello Spazio Ersel. Realizzata in collaborazione con Photo & Contemporary e Spazio 81, la mostra è curata da Valerio Tazzetti e Paola Giubergia ed è dedicata al tema dell’angelo caduto. «Ispirato dall’“Icaro” dipinto da Galileo Chini, spiega l’artista, ho cominciato a cercare altri angeli caduti, a inventarli, a dare loro un corpo e un’anima. Ne ho trovati alcuni che disperatamente cercavano di riguadagnare il cielo, altri che avevano accettato il vivere terreno […], altri ancora che disperati trasformavano il loro splendore celeste in ombra oscura». Le fotografie (in bianco e nero, con viraggi in seppia o in azzurro) ritraggono leggiadre figure in volo sospese tra il sogno e la memoria, donne alate piegate su stesse o immortalate in pose plastiche in preda a tensioni fisiche che esprimono estraneità, speranza e paura per la condizione ultraterrena. TORINO. Arte e scienza si fondono nell’opera di Anna Rierola, l’artista spagnola cui è dedicata la personale «The depths of the sea» curata da Ermanno Tedeschi nello Spazio Art Garage fino al 10 dicembre. Sono esposti quindici lavori fotografici inediti (uno nella foto) ispirati all’oceanografia e alla biologia marina. Le immagini tratte da visioni satellitari o al microscopio, radiografie e tomografie uniscono l’infinitamente grande all’infinitamente piccolo mostrando la natura nelle sue forme simmetriche, ordinate e caotiche. Spiega l’artista: «Nella mostra ci sono opere che sembrano fotografie di fondali marini, in realtà sono state elaborate con centinaia di polimeri, composti con pazienza. Queste nanocapsule assemblate mi suggeriscono un viaggio in fondo al mare, mi rimandano ai meravigliosi viaggi scientifici di Ernst Haeckel». Spazio Ersel, piazza Solferino 11, Torino, tel. 011/5520294, lun-ven 10-18, «Giovanni Gastel. Un eterno istante. Angeli caduti» fino al 20 novembre Vedere A TORINO | 20 Spazio Art Garage, via Tirreno 19, Torino, mar-sab 16-20, «The depts of the sea. Anna Rierola» fino al 10 dicembre Carocci e Ramella volano TORINO. È ispirata alle traiettorie del volo aereo la mostra che la Galleria di Paolo Tonin ospita dal 7 novembre (inaugurazione ore 19) al 10 dicembre. Il percorso nasce dalla collaborazione della fotografa romana Monica Carocci (1966) con il pittore torinese Giorgio Ramella (1939). La Carocci ha immortalato 110 aerei sospesi in aria o posati a terra, costruiti da Giorgio Ramella (nella foto alcuni esemplari) utilizzando legni consumati dal sole e levigati dall’acqua recuperati nelle spiagge o in riva al mare, dando luogo a rigorose immagini in bianco e nero. stampe di grandi dimensioni in cui la pellicola assume sfumature pittoriche. Paolo Tonin Arte Contemporanea, via San Tommaso 6, Palazzo della Chiesa di Roddi, Torino, tel. 011/19710514, lun-ven 10,30-13/14,3019, www.toningallery.com, «Monica Carocci e Giorgio Ramella. In volo» dal 7 novembre al 10 dicembre Vedere nelle Gallerie Un dialogo che dura cento anni Gagliardi incontra Domke TORINO. È dedicata al confronto tra artisti di generazioni differenti la collettiva «Stanze per dialoghi» curata da Francesco Poli, allestita nella Galleria Mazzoleni fino al 31 gennaio. Le opere esposte, tutte eseguite negli ultimi 100 anni, vanno dal Futurismo al Minimalismo, dall’Arte povera alle ricerche più recenti. Alcuni dipinti futuristi di Giacomo Balla sono messi in relazione con opere geometriche e dinamiche di Agostino Bonalumi, Gianni Colombo e Alberto Biasi. Esili sculture di Fausto Melotti hanno come contraltare i solidi equilibri dei lavori di Giuseppe Uncini. Alcuni tagli di Lucio Fontana insieme a specchi di Michelangelo Pistoletto indagano invece sconosciute dimensioni dello spazio e del tempo. Non mancano poi superfici modulari di Enrico Castellani messe a confronto con rigorose opere a parete di Gianni Piacentino o le indagini concettuali e filosofiche di Giulio Paolini poste in dialogo con le derive metafisiche di Giorgio de Chirico. Proseguendo nel percorso si possono ammirare gli archetipi di Mario Merz (nella foto, «Igloo con vortice», 1981) riecheggiare i dipinti informali di Mattia Moreni o le manipolazioni materiche di Alberto Burri trovare inaspettate affinità con le trasfigurazioni degli elementi elaborate da Pier Paolo Calzolari, mentre la crittografia di Alighiero Boetti si rispecchia infine negli intrecci segnici di Giuseppe Capogrossi. TORINO. Gagliardi Art System è stata fondata nel 2003 a Torino in corso Vittorio Emauele II da Pietro Gagliardi, che ha rivolto la propria attenzione ad artisti giovani e innovativi e a differenti linguaggi dalla scultura alla fotografia, ai nuovi media. Nel 2011 si è trasferita in via Cervino 16 negli ampi spazi dell’edificio già sede delle acciaierie Sicme, prendendo parte a un progetto di riqualificazione urbana nello stesso quartiere in cui sorge il Mef-Museo Ettore Fico. Con 700 metri quadrati a disposizione, la galleria ha iniziato a ospitare anche installazioni di carattere museale. Nel settembre 2015 Christian Domke, giovane gallerista originario di Düsseldorf, si è unito al progetto di Pietro Gagliardi, è nata così Gagliardi e Domke, che ha inaugurato la propria attività con una mostra del pittore iperrealista spagnolo Rómulo Celdrán conclusasi il 25 ottobre. Ora sino al 9 gennaio la galleria indaga il confine tra percezione e realtà con due progetti espositivi. Il primo è «Reflection», un’opera concepita per il piano superiore della galleria da Stefania Fersini: un dipinto trompe l’œil che simula uno specchio nel quale viene riflesso l’ambiente circostante. L’artista presenta in contemporanea un lavoro analogo in Casa Mollino. Il primo piano della galleria ospita invece la collettiva «Illusion», con opere di sei artisti in cui emergono immagini deformata della realtà. Tra i lavori esposti «Obelisco» di Fabio Viale (nella foto), un traliccio dell’alta tensione in ferro e marmo illuminato dall’interno che simboleggia la modernità ma evoca al contempo un totem primitivo. Vi è poi un’installazione inedita di Giuliana Cunéaz con paesaggi in 3d che riecheggiano dipinti di Caspar David Friedrich o William Turner e ancora opere di Glaser/Kunz, Paolo Foliati, Davide Coltro e Richi Ferrero. Mazzoleni Galleria d’Arte, piazza Solferino 2, tel. 011/534473, mar-sab 10,30-13/16-19, www.mazzoleniart.com, «Stanze per dialoghi» fino al 31 gennaio L’ironico e il naïf TORINO. Dopo un breve esordio all’interno del movimento concettuale e l’influenza dell’Arte povera e pop, Aldo Mondino (1938-2005) decise coraggiosamente di abbandonarsi alla pittura. A omaggiare con una retrospettiva l’originale artista torinese a dieci anni dalla sua scomparsa è la Galleria Biasutti & Biasutti, con una ventina di opere realizzate dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta. Si va da «Souvenir de Ittiodrom» (1969-73), dove strisce di vernice rossa colano da pesci di plastica, ai «Modern collages» degli anni Settanta, a «Lobby star» del 1989, emblematica scultura in bronzo a forma di stella. Tutti pezzi non privi d’ironia e provocazione volti a interrogarsi sulla natura stessa dell’opera d’arte. Metafisiche e naïf sono invece le atmosfere, i paesaggi e i personaggi dipinti da Francesco Tabusso (1930-2012), di cui la Galleria propone una trentina di opere dal 12 novembre (inaugurazione 18,30) al 16 gennaio. Curata da Angelo Mistrangelo la mostra ripercorre un arco temporale che va dalla metà degli anni Cinquanta agli anni 2000.Tra le opere esposte «Maria Giulia» (1981), «Uova nel cappello» (1988), «Natura morta con figura» (1997) e «Santiago» (1999), dove con pennellata gentile e una calda tavolozza l’artista raffigura il fiorire della bellezza femminile, l’amore per la campagna, la neve e le tradizioni popolari. Galleria Biasutti & Biasutti, via Bonafous 7/L, Torino, tel. 011/8173511-8158818, mar-sab 10,30-12,30/15,30-19,30, www.biasuttiebiasutti.com, «Aldo Mondino. Souvenir» fino al 7 novembre, «Tabusso. La natura e il segno» dal 12 nov. al 16 genn. Il poeta gallerista da 40 anni TORINO. Fondata da Antonio Tucci Russo nel 1975, la Galleria Tucci Russo ha festeggiato i quarant’anni di attività con l’inaugurazione a ottobre della collettiva «Basico III. Basta un solo gesto per esprimere un enorme numero di concetti poiché un moto perpetuo attraversa ogni opera d’arte», visitabile fino al 27 marzo. I dieci importanti artisti scelti testimoniano le frequentazioni dagli anni Sessanta alla metà dei Settanta del gallerista allora poeta. Il percorso ospita installazioni, sculture, dipinti e fotografie accanto ad appunti, progetti e disegni. Si va dalla poetica installazione di Pier Paolo Calzolari «Combustio», che gioca sulla transitorietà del tempo e la trasformazione di stato degli elementi, agli alberi di Giuseppe Penone, che indagano il rapporto tra uomo e natura, similmente alle opere con fascine di Mario Merz. VI sono poi lavori di Marisa Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini e Gilberto Zorio. Accanto a questi importanti protagonisti dell’Arte povera, due autori internazionali della medesima generazione dei colleghi italiani: Daniel Buren, con i suoi intrecci tra pittura e architettura e l’esponente della Land art Richard Long, di cui figura uno dei celebri cerchi di pietra, segno del passaggio dell’uomo nell’ambiente naturale (nella foto, una veduta della mostra con opere di Paolini, Buren, Mario Merz e Kounellis). Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, via Stamperia 9, Torre Pellice (To), tel. 0121/953357, mer-dom 10,30-13/15-19, www.tuccirusso.com, «Basico III» fino al 27 mar. Gli archi di Venet TORINO. L’eterno duello tra ordine e caos, creazione e distruzione ha ispirato l’artista francese (americano d’adozione) Bernar Venet, cui la Galleria Giorgio Persano dedica una personale fino al 16 gennaio. Il Titolo dell’esposizione «Il caos come principio sottovalutato dell’ordine» è tratto da una celebre frase del filosofo ed economista britannico John Stuart Mill. Il percorso si apre con «Effondrement: 217,5° Arc x 11» del 2009 (nella foto), una monumentale scultura composta di undici elementi arcuati in acciaio Corten che sembrano sul punto di implodere, preda di un collasso gravitazionale. Sulle pareti sono esposte sette opere della serie «Grib» (2011-15): linee ritagliate con la fiamma ossidrica su lastre di acciaio di 35 mm. Completano la mostra un nucleo di disegni a carboncino su carta e un’incisione sulla parete realizzati con archi d’acciaio sporchi di inchiostro nero durante l’inaugurazione. Galleria Giorgio Persano, via Principessa Clotilde 45, Torino, tel. 011/835527, 011/4378178, www.giorgiopersano.org, «Bernar Venet. Il caos come principio sottovalutato dell’ordine» fino al 16 genn. Incroci di nodi e segni TORINO. Fino al 14 novembre Giampiero Biasutti Studio d’Arte per il Novecento propone una quindicina di opere di Emilio Scanavino realizzate tra gli anni Sessanta e Ottanta. Dopo il debutto nell’ambito della pittura figurativa, Scanavino (Genova, 1922 - Milano, 1986) cominciò a sperimentare le geometrie postcubiste nel 1947 durante un soggiorno a Parigi, convertendosi definitivamente all’Astrattismo all’inizio degli anni Cinquanta. Nel 1954 fece la sua comparsa il nodo, tipico segno che lo accompagnerà per tutta la vita. Le sue sperimentazioni lo portarono vicino all’Espressionismo astratto e all’Informale, al rifiuto di qualsiasi forma e geometria. I suoi nodi sono grovigli materici, fessure aperte e immediatamente ricucite da cui fuoriescono il buio e l’oscurità. Tra le opere esposte figurano «Immagini» del 1963 (nella foto), «Quadro» del 1971, «Tramatura» del 1973 e «Le due metà» del 1982. Dal 19 novembre al 24 dicembre, la Galleria ospiterà invece la collettiva «Segni incrociati», con lavori di Giulio Paolini, Mario Merz, Giorgio Griffa, Luigi Mainolfi, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Nicola De Maria, Gilberto Zorio e Piero Ruggeri. Giampiero Biasutti Studio d’Arte per il Novecento, via Della Rocca 10,Torino, tel. 011/8390690, mar-sab 10,30-12,30/15,30-19,30, www.giampierobiasuttinovecento.com, «Omaggio a Scanavino» fino al 14 novembre, «Segni incrociati», dal 19 novembre al 24 dicembre Gagliardi e Domke, via Cervino 16, Torino, tel. 011/19700031, mar-sab 15,30-19,30 o su appuntamento, (novembre: gio 5 - ven 6/dom 8 8,30-12,30/15,30-22, sab 7 8,30-24) www.gagliardiedomke.com, «Reflection. Un progetto site-specific di Stefania Fersini» e «Illusion» fino al 9 gennaio Dai grovigli alla colonizzazione TORINO. All’esponente e teorico dell’Arte concettuale Sol LeWitt, scomparso nel 2007, dedica per la terza volta una personale Noire Gallery, negli spazi di San Sebastiano (To) fino a settembre 2016. Marco Noire ha più volte collaborato con l’artista, realizzando alcune delle sue edizioni in Italia. Il percorso comprende wall drawing progettati tra il 1972 e il 1975 e numerose gouaches. Uno dei wall drawing è quello presentato a Kassel a Documenta 5 nel 1972; un altro, a piramide asimmetrica, è stato realizzato sovrapponendo vari strati di inchiostri, è stato ideato dall’artista guardando gli affreschi italiani e la linearità del paesaggio di New York. Nella sede torinese di via Piossasco 29, in concomitanza con Artissima la galleria propone un film dell’artista argentino attivo tra Città del Messico e New York, Miguel Angel Rìos, che da sempre si dedica allo studio di colonizzazione e globalizzazione. Noire Gallery, Cappella del Brichetto, San Sebastiano (To), tel. 011/9191234, 349/8319532, www.noiregallery.com, solo su appuntamento, «Sol Lewitt», fino a sett. 2016. Noire Gallery, via Piossasco 29, Torino, (stesso sito e tel.), «Miguel Angel Rios» nov. Creazioni e distruzioni TORINO. La città è da sempre lo spazio in cui si possono sperimentare modelli di società utopiche, ma è anche il luogo dove nascono ideali rivoluzionari e forme di contestazione del potere. Da questa riflessione si sviluppano le opere presentate da Paolo Peroni nella personale «Quasi sé», da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea dal 7 novembre (inaugurazione ore 18) al 16 gennaio. Laureato all’Accademia di Belle Arti di Firenze indirizzo scultura, il giovane artista lombardo (classe 1984) è stato assistente di Loris Cecchini e Patrizio Travagli. Nel suo lavoro l’essenza dell’umanità è sospesa tra il mondo naturale e quello artificiale, tra i principi di creazione e distruzione. Un equilibrio precario che emerge, per esempio, in «Untitled» (2015), un quadrato in cemento attraversato da crepe, fratture e differenti sfumature di grigio che richiamano il degrado urbano delle periferie e la decadenza della società occidentale sopraffatta dal capitalismo, ma evocano al contempo l’immagine di un guscio che si rompe per generare una nuova e magari più evoluta forma di vita. «Quasi sé» (nella foto), l’opera che dà il titolo alla mostra, è invece una massa informe di cemento scuro appoggiata su un mattone vuoto. È simile a un emisfero cerebrale, a un mondo inesplorato ancora da forgiare. Raffaella De Chirico Arte Contemporanea, via della Rocca 19/via Giolitti 52, tel. 011/835357, mar-mer 14-19, gio-sab 11-19, www.dechiricogalleriadarte.com, «Paolo Peroni. Quasi sé», dal 7 novembre al 16 gennaio Vedere A TORINO | 21 Vedere dagli Antiquari e alle Aste L’autunno delle aste subalpine Battaglie, ritratti e caminiere Torino, Vercelli, Milano e Montecarlo. Il giro delle case d’asta torinesi parte da Bolaffi, che tiene a Torino una vendita di arredi e dipinti antichi il 5 novembre (qui vi è tra l’altro una brocca tornita di Pablo Picasso, «Femme du barbu», del 1953, tirata in 500 esemplari e con una base d’asta di 7mila euro), e il 17 la dispersione di un catalogo di vini. A Milano Bolaffi si trasferisce il 19 e 20 per un appuntamento dedicato ai libri e agli autografi, mentre le tradizionali aste di numismatica e filatelia sono da tempo fissate nel capoluogo piemontese rispettivamente per il 2 e 3 e per il 10 e 11 dicembre. Della Rocca ha due date a novembre: il 25 tiene un’asta di gioielli e una di orologi; il 26 invece arte contemporanea e design (qui figura tra l’altro un grande formato in bronzo di Luigi Mainolfi del 1992, «Piramide scala», valutato 100-150mila euro e nella sezione di design una lampada da terra Venini degli anni ’30, a 5-7mila euro). Il 10 dicembre la casa torinese disperde un catalogo di antiquariato, con una ribalta torinese di metà Settecento a 30-40mila euro. Da Santagostino Aste la data fissata per l’incanto di arredi e dipinti antichi e moderni è il 23 novembre. Uno dei pezzi forti del catalogo è un «Mercato turco» di Alberto Pasini, stimato tra 140 e 180mila euro; ma in vendita compare anche un «Autoritratto» di Giorgio de Chirico del 1960 a 80-100mila euro e un olio su tela su tavola del 1985 di Emilio Scanavino a 18-24mila. Presso Little Nemo, specializzata in fumetti, due le scadenze prossime: il 14 novembre si tiene «Pittori di carta: illustrazioni e tavole originali»; il 12 dicembre l’asta tematica «Disneyana». Dalla prima, un’illustrazione originale di John Romita jr e Al Milgrom per Spider-Man ha una stima di 18mila euro. La vercellese Meeting Art tiene tra novembre e dicembre quattro vendite: arredi e dipinti antichi (dal 31 ottobre al 12 novembre), orologi (14-22 novembre), arte moderna e contemporanea (28 novembre-8 dicembre) e gioielli (12-17 dicembre). Nell’asta di arredi in catalogo figura un cofanetto palermitano del Settecento (base d’asta 30mila euro) e «Alessandro Magno che incontra la famiglia di Dario» del 1775 di Angelo Vacca (12mila euro). Il 10 e 11 novembre la neonata Finarte Spa tiene al Palazzo della Permanente il «battesimo» della propria attività, con tre sessioni dedicate alla pittura antica e dell’800, all’arte e fotografia del XX secolo e all’arte contemporanea. Se la tornata di arte antica ha un «Ratto di Proserpina» di Luca Giordano (150-180mila), l’Ottocento presenta due vedute di Giovanni Boldini (rispettivamente 120-160mila e 90120mila euro) e il Novecento una «Piazza d’Italia» di metà anni Cinquanta di Giorgio de Chirico (230-260mila euro) e «Senza titolo (Superficie blu)», un’estroflessione del 1961 di Enrico Castellani a 300-350mila. Fuori Italia, la monegasca Hôtel des Ventes de Montecarlo il 28 novembre disperde un catalogo miscellaneo. Tra i mobili una coppia di cassettoni dell’ebanista Giovanni Maffezzoli (1776-1818) hanno una stima di 200300mila euro; una scultura in marmo raffigurante una testa di Dioniso, datata al II-III secolo d.C. parte da 30-40mila, e il torso di una figura femminile, della stessa epoca, da 40-60mila. TORINO. Dal 27 novembre al 31 dicembre la Galleria Giamblanco ospita per il terzo anno consecutivo la grande rassegna autunnale dedicata ai dipinti del XVII e XVIII secolo. Tra le opere esposte spiccano «Il ritorno del figliol prodigo» opera matura del calabrese Mattia Preti, artista caravaggesco tra i maggiori esponenti della pittura italiana del Seicento, «L’adorazione dei pastori» di Valerio Castello e «La parabola dell’invitato a nozze» di Bernardo Strozzi. Particolare attenzione è riservata all’area veneta, rappresentata da autori come Antonio Maria Marini (1668-1725) e il veronese Antonio Balestra (1666-1740). Alla scuola genovese fa capo invece una scena biblica di Giovanni Battista Carlone (1603-dopo 1676). Non mancano poi opere inedite rappresentative del genere della battaglia, eseguite da Francesco Antonio Simonini (1686-1755) e Ilario Spolverini (1657-1734) e pittori stranieri attivi in Italia come il bavarese Johann Carl Loth (1632-1698), presente con «Tobia guarisce la cecità del padre» e «L’infanzia di Ciro» e Dirk Helmbreker, con la scena di genere «Osteria». Questi ultimi due pittori sono stati entrambi attivi anche nella Corte di Torino, come i loro celebri colleghi Vittorio Amedeo Cignaroli (1730-1800), suoi alcuni «Paesaggi», A volo d’uccello tra gli incanti in Piemonte e dintorni La pittura italiana dal XVII al XVIII secolo da Giamblanco «Il ritorno del figliol prodigo» di Mattia Preti Michele Antonio Rapous (1733-1819) del quale figurano «Nature morte», e la ritrattista Maria Giovanna Battista Clementi detta la Clementina (1692–1761): suo il ritratto di Carlo Emanuele III di Savoia, che figura accanto alla «Veduta del Colonnato di San Pietro in costruzione» del piemontese Pietro Francesco Garola (1638-1716). Chiudono il percorso due coppie di pendant di Giovanni Michele Graneri, due nature morte dei fratelli Rapous, e infine la monumentale caminiera con la raffigurazione di Carlo Emanuele III di Savoia, databile intorno al 1730. Galleria Giamblanco, via Giolitti 39 (piazza Cavour), Torino, tel. 011/5691502, mar-gio 10-13/15-19,30, ven 10-20, sab 11-20, www.giamblanco.com, «Mostra di dipinti antichi dal 1600 al 1700» dal 27 novembre al 31 dicembre L’Ottocento in pittura Il Settecento di Laura Rocca TORINO. Un secolo di pittura rivive nella Galleria Aversa con la rassegna intitolata «Dal primo ’800 al primo ’900», allestita fino al 14 novembre nella prestigiosa sede in Palazzo Luserna_Rorengo di Rorà. Si va dai lavori del pittore torinese di battaglie e vedute Giuseppe Pietro Bagetti, che dal 1801 fu a servizio dell’armata napoleonica in qualità di capitano ingegnere geografo, alle tele di Lorenzo Delleani, amante dei paesaggi di montagna, in particolare del biellese. Si passa poi agli scorci naturali più lirici e romantici di Antonio Fontanesi, alle opere orientaliste con architetture e scene di genere dipinte da Alberto Pasini durante i suoi numerosi viaggi in Egitto, Sinai, Palestina, Siria, Costantinopoli e Turchia (nella foto,«Mercante a cavallo», 1868). Non mancano inoltre tele di Enrico Reycend, influenzato da Corot e dagli impressionisti francesi che lo indussero a scegliere tonalità luminose e vibranti; e ancora raffigurazioni a sfondo sociale e politico di Carlo Bossoli, ritratti della nobiltà e della borghesia sapientemente colti da Pablo Salinas in ambienti privati e quotidiani e molti altri artisti ancora tra i quali Cesare Maggi, Carlo Pittara, Giovanni Battista Quadrone e Alessio Issupoff. TORINO. Situata in corso san Maurizio 29, dove Edgardo Rocca iniziò l’attività di restauratore negli anni Settanta, la Galleria Laura Rocca è specializzata in dipinti, oggetti d’arte e arredi antichi di cui tratta compravendita, studio e restauro. «Mi occupo di antiquariato da sempre, spiega la titolare Laura Gaidano, una passione di famiglia supportata da studi classici e frequentazioni di gallerie d’arte e botteghe di restauro. Le mie proposte sono destinate a chi desidera un ambiente personalizzato, raffinato ma assolutamente vivibile. Le mie preferenze vanno al ’700, con escursioni in epoche anteriori e talvolta posteriori, sempre nel rispetto dell’omogeneità del gusto. Mi occupo anche di perizie e consulenze d’antiquariato. A latere della galleria è inoltre attivo un laboratorio di restauro di opere pittoriche di ogni genere, pitture murali comprese». In galleria si possono ammirare dipinti italiani, nature morte, scene di genere, vedute, paesaggi e composizioni naturalistiche principalmente piemontesi e del XVIII secolo (ma non solo); figurano anche opere quali «La visione di san Gerolamo» della prima metà del XVII secolo, attribuito al pittore ferrarese Ercole Gennari, e «Incendio di Troia (?)», realizzato dalla cerchia di Pieter Schoubroeck tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Non mancano mobili e oggetti d’arredo: scrittoi, cabinet, orologi, cornici, consolle e specchiere di ebanisti e intagliatori di scuole apprezzate in tutto il mondo come quella piemontese (nella foto, Specchiera «Midana» piemontese della metà del XVIII secolo). Galleria Aversa, via Cavour 13, Torino, tel. 011/532662, mar-sab 10-12,30/15,30-19, www.galleria-aversa.it, «Dal primo ’800 al primo ’900» fino al 14 novembre Laura Rocca, corso san Maurizio 29, Torino, tel. 011/836217 La celebrazione del lusso nel Secolo d’oro Dall’alto, La testa di Dioniso del II-IIIsecolo d.C. di Hôtel des Ventes Montecarlo, la ribalta di Della Rocca e il Castellani di Finarte Bolaffi, via Cavour 17, Torino, tel. 011/5576300, [email protected], www.bolaffi.it. Della Rocca, via della Rocca 23, Torino, [email protected], www.dellarocca.net. Sant’Agostino Aste, corso Tassoni 56, Torino, tel. 011/4377770, [email protected], www.santagostinoaste.it. Little Nemo, via Montebello 2, Torino, tel. 011/8127089, [email protected], www.littlenemo.it. Meeting Art, corso Adda 7, Vercelli, tel. 0161/229327, [email protected], www,meetingart.it, Finarte Spa, via Brera 8, Milano, tel. 02/36569100, [email protected], www.finarte,it, Hôtel des Ventes de Montecarlo, 12, quai Antoine Ier, 98000 Monaco, tel. +377 93 25 88 89, www.hvmc.com Vedere A TORINO | 22 TORINO. Ritorna anche quest’anno la tradizionale mostra invernale che la Galleria Caretto, fondata a Torino nel 1911, dedica alla pittura fiamminga e olandese del Secolo d’oro, un periodo circoscritto tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Settecento quando l’Olanda diventò uno Stato indipendente animato dalle attività di una ricca e florida borghesia mercantile. Il percorso presenta una selezione di ritratti celebrativi commissionati da facoltosi mercanti, come i «Ritratti muliebri» dipinti nel 1629 e nel 1640 da Jan van Ravensteyn e Jacob van Loo. Prive di riferimenti mitologici e storiografici, le figure femminili rappresentate sono impreziosite da dettagli di lusso, come pizzi e gioielli. Variazione del tema del ritratto è la tela di Hendrick Bloemaert «San Simeone con Gesù Bambino», in cui emerge un poetico contrasto tra il delicato incarnato del Bambino e il volto scavato del vecchio santo. L’opulenza e la celebrazione della ricchezza si riscontrano anche nelle nature morte, tra queste «Natura morta con tappeto persiano e nautilus» di Pieter Boel, connotata da cibi e oggetti preziosi come conchiglie rare e coppe d’oro. Vi sono poi i paesaggi, genere nel quale spicca il monumentale «Paesaggio fluviale con torrione e barche» di Jan Abrahamsz Beerstraten, caratterizzato dalle infinite variazioni della luce dell’alba e da un’atmosfera intensa e meditativa. Infine non mancano opere di Jan Brueghel il Vecchio e Jan Brueghel il Giovane (nella foto, «Elegante ritratto muliebre» di Jacob van Loo 1640-42 ca). Galleria Luigi Caretto, via Maria Vittoria 10, Torino, tel. 011/537274, mar-sab 10,30-12,30/16-19,30, www.galleriacaretto.com, «festeggiando un secolo d’oro. Dipinti fiamminghi e olandesi dal ’500 al ’600» dal 10 novembre al 10 dicembre Pittura olandese e fiamminga dalla Hohenbuchau Collection da Liechtenstein. The Princely Collections, Vienna JOR DAE NS·R U B E NS·B R U EG H E L un progetto partner istituzionali supported by media partner fortedibard.it t. +39 0125.833811