Diabete e sindrome metabolica
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Diabete e sindrome metabolica
Diabete e sindrome metabolica ... eppure non aveva nulla! >> Avanti Esci Caso Clinico Un’iniziativa Il Programma DOCET Vai all’Indice Il Programma DOCET è una nuova, specifica iniziativa messa a punto dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) in partnership con la Scuola di Formazione, e realizzata in collaborazione con Infomedica, per i formatori AMD << Indietro CDN AMD ● Umberto Valentini (Presidente) ● Arcangeli Adolfo (Presidente eletto) ● Luciano Carboni ● Gerardo Corigliano ● Gualtiero de Bigontina ● Alberto De Micheli ● Rossella Iannarelli ● Sergio Leotta ● Alessandro Ozzello ● Pietro Pata ● Giovanni Perrone ● Sandro Gentile (Tesoriere) ● Antonino Cimino (Segretario) >> Avanti Il Team di Progetto DOCET SM E’ così composto: • Maria Antonietta Pellegrini • Luigi Gentile • Sandro Gentile • Luca Monge • Luca Scaldaferri • Marco A. Comaschi (Direttore scientifico) • Umberto Valentini (Validatore del percorso) La giornata di Formazione Formatori Vai all’Indice << Indietro Presentata ai fini dell’ECM, attribuisce 6 crediti ai partecipanti >> Avanti Scopi e finalità Duplice: ►Giornata di formazione Formatori ►Erogazioni periferiche Vai all’Indice << Indietro >> Avanti I materiali ►Relazione di contenuto: un’opportunità per condividere le evidenze scientifiche quale strumento per la pratica assistenziale quotidiana ►Caso clinico Formatori: lo strumento didattico ad hoc che i Formatori utilizzeranno nelle erogazioni periferiche ►Syllabus-raccoglitore: una serie di articoli che illustrano l’attuale dibattito in corso sulla SM ►Caso clinico per discenti erogazioni periferiche: ad uso di quanti parteciperanno ai corsi locali ►Pocket Vai all’Indice << Indietro pratico per discenti erogazioni periferiche: ad uso di quanto parteciperanno ai corsi locali >> Avanti I materiali ►Relazione di contenuto: un’opportunità per condividere le evidenze scientifiche quale strumento per la pratica assistenziale quotidiana ►Caso clinico Formatori: lo strumento didattico ad hoc che i Formatori utilizzeranno nelle erogazioni periferiche ►Syllabus-raccoglitore: una serie di articoli che illustrano l’attuale dibattito in corso sulla SM ►Caso clinico per discenti erogazioni periferiche: ad uso di quanti parteciperanno ai corsi locali ►Pocket Vai all’Indice << Indietro pratico per discenti erogazioni periferiche: ad uso di quanto parteciperanno ai corsi locali >> Avanti Indice dei contenuti Il caso clinico A. Presentazione iniziale Step 3. Il rischio cardiovascolare B. Esame obiettivo Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Step 1. Che cos’è la sindrome metabolica? Step 2. Classificazione delle alterazioni del metabolismo glucidico e screening del diabete di tipo 2 Step 5. Approfondimento della diagnostica cardiovascolare Step 6. Terapia globale del rischio cardiovascolare: il caso diabete Step 7. Conclusioni Esci << Indietro >> Avanti A. Presentazione iniziale 5 slide + 1 tabella Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Presentazione iniziale: il quadro di riferimento A. Osvaldo P. ha 59 anni, è maresciallo dell’Arma dei Carabinieri in una città del nord-est, è in sovrappeso da una ventina di anni; fino a 30 anni era normopeso, quando svolgeva intensa attività fisica (ciclismo); oggi è abbastanza sedentario, dice di essere sempre molto stressato dal lavoro, fuma 20 sigarette/die, è una “buona forchetta”, beve circa 250 ml di vino/die, è appassionato di filatelia. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Presentazione iniziale: il quadro di riferimento A. All’anamnesi familiare si può rilevare: > La famiglia di Osvaldo vive in Basilicata. > Una sorella è in sovrappeso e ha i trigliceridi elevati. > La madre di 80 anni, casalinga, anch’essa in sovrappeso, è ipertesa e diabetica dall’età di 50 anni; è affetta da CHD ed stata sottoposta cinque anni fa a intervento di triplice bypass coronarico presso la II Università di Napoli. Vai all’Indice > Il padre di 83 anni, tuttora lavora la campagna, è magro e fuma il toscano, gode di buona salute anche se zoppica un po’ per una vecchia frattura del piatto tibiale. << Indietro >> Avanti Presentazione iniziale: il quadro di riferimento A. Da circa 3 anni ha “un po’ di pressione” (che il suo medico definisce “borderline”); gli è stata prescritta da un anno una terapia con farmaci ipotensivi (Tabella 1). Osvaldo ha assunto prima un ACE-inibitore al quale è stato successivamente aggiunto, in associazione precostituita, un diuretico tiazidico. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Presentazione iniziale: il quadro di riferimento A. Nel periodo estivo Osvaldo è rientrato al paese e finalmente ha un po’ di tempo per se stesso. La sorella Maria lo trova appesantito e più stanco del solito: “Te l’ho sempre detto che a Treviso è troppo umido!”… e ha già deciso di prendere per lui un appuntamento dalla dottoressa del paese. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti A. Presentazione iniziale: gli esami Osvaldo aveva effettuato un anno fa degli esami per l’idoneità al servizio; il medico dell’Arma gli aveva consigliato di fare “un po’ di dieta”! Ecco gli esami: - Emocromo nei limiti - K 4,0 mEq/l - Creatininemia 1,1 mg/dl, uricemia 6,2 mg/dl - Colesterolo totale 235* mg/dl, trigliceridemia 250* mg/dl - Glicemia 102 mg/dl - AST 45* UI, ALT 50* UI - Es. urine nella norma Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo 8 slide + 6 tabelle Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo Ore 10 nello studio della Dott.ssa Addolorata R. Osvaldo è alto 170 cm, pesa 83 kg e ha un BMI (Tabella 2) di 28,7; la circonferenza addominale (Tabella 3) è risultata 105 cm. La frequenza cardiaca è risultata 84 bpm ritmico, i polsi periferici agli arti inferiori sono simmetrici e normosfigmici. Al controllo pressorio* seduto, braccio sinistro, è risultata una PAO di 160/90 mmHg, al controllo dopo alcuni minuti 155/87 mmHg. (Tabella 1). Vai all’Indice * Vedi anche la Metodologia per la misurazione dei fattori di rischio in: www.cuore.iss.it/valutazione/METOD-PRESS.asp << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo L’esame obiettivo cardiovascolare non evidenzia soffi a livello delle carotidi, né a livello cardiaco. All’esame obiettivo polmonare si rileva un suono chiaro polmonare su tutto l’ambito. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo: il percorso diagnostico La Dott.ssa Addolorata R. consiglia ad Osvaldo di smettere di fumare e richiede una serie di accertamenti da cui risulta: ECG con RS, AQRS deviato a sx e atipie aspecifiche della fase di recupero. Ecotomografia addome superiore con steatosi epatica. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo: il percorso diagnostico Glicemia 111* mg/dl (Tabella 4) Creatininemia 0,9 mg/dl Na 140 mEq/l, K 4,2 mEq/l Es. urine + sedimento con rari GR e GB/cellule delle basse vie urinarie Es. emocromocitometrico nei limiti Colesterolo totale 265* mg/dl (Tabella 5) HDL 36* mg/dl LDL calcolato 180* mg/dl (Tabella 6) Trigliceridi 248* mg/dl (Tabella 7) TSH 3,2 mUI/ml Uricemia 6,8 mg/dl AST 42* UI ALT 50* UI GGT 43 UI, CPK 86 UI/l Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo: i dati di fatto L’analisi dei dati a disposizione evidenzia: • sovrappeso corporeo; • obesità viscerale; • ipertensione arteriosa; • ipercolesterolemia; • ipertrigliceridemia; • epatopatia steatosica; • iperglicemia a digiuno. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo: i dati di fatto Quale diagnosi preliminare è possibile formulare? A. Diabete mellito di tipo 2 con dislipidemia e ipertensione arteriosa B. Alterata glicemia a digiuno con dislipidemia e ipertensione arteriosa C. Sindrome metabolica con ipercolesterolemia e steatosi epatica D. Alterata glicemia a digiuno, dislipidemia mista, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica E. Obesità viscerale, sindrome metabolica, dislipidemia Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo: i dati di fatto Risposta corretta C. Sindrome metabolica con ipercolesterolemia ed epatopatia steatosica Vai all’Indice << Indietro >> Avanti B. Esame obiettivo: i dati di fatto Commento Questa domanda vuole sottolineare il concetto di “cluster”ovvero di aggregazione di diverse patologie in una sindrome, patologie che avrebbero un denominatore comune patogenetico nell’insulinoresistenza e per questo definite “metaboliche”. In questa sindrome si aggregano fattori di rischio cardiovascolare che fornirebbero un rischio diverso, secondo alcuni studi maggiore, rispetto ai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, così come li riconosciamo identificati dai grandi studi epidemiologici come Framingham o dalle formule per il calcolo del rischio cardiovascolare, come per il Progetto Cuore italiano. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 1. Che cos’è la sindrome metabolica? 7 slide + 2 tabelle Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 1. Sindrome metabolica I difetti metabolici considerati complessivamente ci permettono di porre diagnosi di sindrome metabolica (ICD9 CM 277.7) (Tabella 8 e Tabella 9). Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Sondaggio Nella tua pratica clinica quotidiana, gli strumenti per identificare i soggetti con sindrome metabolica sono... 1 Semplici, ma non applicabili in modo estensivo 2 Semplici e applicabili nella maggior parte delle situazioni 3 Complessi e applicabili solo in casi selezionati 4 Complessi e comunque non applicabili Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 1. Sindrome metabolica Quali delle seguenti affermazioni è corretta? A. Colesterolo HDL <40 mg/dl, iperuricemia, ipertensione arteriosa, iperinsulinemia sono sufficienti, secondo l’ATP III, per porre diagnosi di sindrome metabolica nel sesso maschile B. Trigliceridemia ≥150 mg/dl, glicemia ≥100 mg/dl, circonferenza addominale >102 cm sono sufficienti, secondo l’ATP III, per porre diagnosi di sindrome metabolica nel sesso maschile C. Colesterolo HDL <60 mg/dl, pressione diastolica ≥85 mmHg, circonferenza addominale >90 cm sono sufficienti, secondo l’ATP III, per porre diagnosi di sindrome metabolica nel sesso femminile D. Il 30% dei soggetti diabetici di tipo 2 presenta le caratteristiche cliniche della sindrome metabolica E. La presenza di sindrome metabolica aumenta di 1,5 volte il rischio cardiovascolare Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 1. Sindrome metabolica Risposta corretta B. Trigliceridemia ≥150 mg/dl, glicemia ≥100 mg/dl, circonferenza addominale >102 cm sono sufficienti, secondo l’ATP III, per porre diagnosi di sindrome metabolica nel sesso maschile Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 1. Sindrome metabolica Commento La definizione di sindrome X come aggregazione di fattori di rischio cardiovascolari fu introdotta alla fine degli anni ’80; solo nel ’98 il WHO propose la definizione di “sindrome metabolica” per quei fattori di rischio lipidici e non che hanno come comune denominatore l’insulino-resistenza (condizione caratterizzata da una minore sensibilità all’insulina). La sindrome è il risultato dell’interazione tra numerosi geni e condizioni ambientali; l’eccesso di peso (in particolare l’obesità addominale) e l’inattività fisica favoriscono, infatti, l’insorgenza dell’insulino-resistenza. Circa il 40% delle persone con Impaired Glucose Tolerance e il 70% dei diabetici di tipo 2 presentano le caratteristiche della sindrome metabolica, che è associata con un aumento di 3 volte del rischio cardiovascolare. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 1. Sindrome metabolica Commento (continua) Per il nostro caso si è scelta la definizione proposta dal National Cholesterol Education Program - ATPIII, che nel suo innovativo documento del 2001 ha identificato la sindrome metabolica come target secondario di terapia dopo l’abbassamento del colesterolo LDL. Infatti, la presenza di sindrome metabolica (data dalla concomitanza di 3 o più fattori di rischio) aumenta il rischio di CHD indipendentemente dal livello di colesterolo LDL. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 1. Sindrome metabolica Commento (continua) Nel 2005 l’IDF ha proposto dei nuovi criteri per la diagnosi della SM in cui la condizione necessaria è rappresentata dall’obesità viscerale valutata mediante la misurazione della circonferenza addominale. I valori soglia per le popolazioni europee e nord-americane sono stati abbassati a 94 cm per gli uomini e a 80 cm per le donne. Gli altri parametri sono invariati rispetto a quanto proposto dal NCEP-ATP III (anche per la glicemia: 100 mg/dl). Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Vai all’Indice << Indietro The Metabolic Syndrome is a common metabolic disorder that results from the increasing prevalence of obesity. The disorder is defined in various ways, but in the near future a new definition will be applicable wordwide. The pathophysiology seems to be largely attributable to insulin resistance with excessive flux of free fatty acids implicated. The increasing risk for tipe 2 diabetes and cardiovascular disease demands therapeutic attencion fo those at high risk. The fundamental approach is weight reduction and increase physical activity; however, drug treatment could be appropriate for diabetes and cardiovascular disease risk reduction. R. Eckel, S. Grundy, P. Zimmet, Lancet. 2005 Apr 16-22;365(9468):1415-28 >> Avanti Step 2. Classificazione delle alterazioni del metabolismo glucidico e screening del diabete di tipo 2 10 slide + 5 tabelle Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Alterazioni e screening: i dati di fatto Step 2. Osvaldo ha un’alterata glicemia a digiuno (111 mg%). In quali delle seguenti azioni ti riconosci? A. Gli faccio fare un profilo glicemico e l’HbA1c B. Gli rifaccio subito una glicemia capillare C. L’alterazione glicemica è scarsamente rilevante: non faccio nulla D. Gli programmo un controllo della glicemia tra sei mesi E. Gli faccio effettuare un carico di glucosio (OGTT 75 g) per os Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening Risposta corretta E. Gli faccio effettuare un carico di glucosio (OGTT 75 g) per os Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening Commento Per ragioni cliniche un OGTT per definizione diagnostica deve essere considerato solo se una determinazione casuale della glicemia si colloca in un range di incertezza (tra i livelli che definiscono ed escludono il diabete) e la glicemia a digiuno è a livelli inferiori a quelli che definiscono la diagnosi di diabete (WHO 1999). L’OGTT non è raccomandato per un uso routinario ma può essere richiesto nella valutazione dei soggetti con IFG o quando il diabete è sospettato a dispetto di una normoglicemia a digiuno, come con la valutazione post-partum delle donne con diabete gestazionale. (ADA. Standard of Medical Care in Diabetes - 2006). Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening A questo punto la Dott.ssa Addolorata, chiede un OGTT 75 g di glucosio e una verifica dell’assetto lipidico. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening L’OGTT 75 g di glucosio, effettuato 15 giorni dopo la visita, risulta positivo per IGT (glicemia basale 112 mg/dl, glicemia a 2 ore 194 mg/dl) (Tabella 10 e Tabella 11). L’assetto lipidico conferma una ipercolesterolemia con LDL 181 mg/dl, i trigliceridi si confermano elevati (230 mg/dl). (Tabella 5 e Tabella 7). Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening Quale delle seguenti affermazioni è corretta? A. Vi sono sufficienti evidenze per raccomandare lo screening routinario (allargato? di comunità?) del diabete di tipo 2 B. Lo screening del diabete di tipo 2 è indicato solo negli adulti con iperlipidemia e ipertensione C. La diagnosi IGT può essere effettuata solo con un carico di glucosio (OGTT 75 g) per os D. E’ indicato che un soggetto con IFG effettui il dosaggio dell’HbA1c per escludere la diagnosi di diabete mellito E. Valori glicemici ≥100 mg/dl sono associati ad un rischio progressivamente aumentato di sviluppare complicanze micro- e macrovascolari Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening Risposte corrette C. La diagnosi IGT può essere effettuata solo con un carico di glucosio (OGTT 75 g) per os E. Valori glicemici ≥100 mg/dl sono associati ad un rischio progressivamente aumentato di sviluppare complicanze microe macrovascolari Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening Commento Non sono disponibili in letteratura trial controllati, randomizzati di screening del diabete mellito. Il diabete di tipo 2 include una fase preclinica asintomatica di durata non nota. Gli interventi più utili in questa fase preclinica sono quelli che modificano il rischio cardiovascolare; l’effetto aggiuntivo di uno stretto controllo glicemico non è certo e pare probabilmente modesto. Pertanto, uno screening di comunità attualmente non è raccomandato. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening Commento (continua) I criteri proposti dagli Standards of Medical Care 2006 dell’ADA per la ricerca del diabete in soggetti adulti asintomatici sono: Effettuare la glicemia plasmatica a digiuno: • in tutti gli adulti con età >45 anni, in particolare quelli con BMI ≥25; se la glicemia è normale, ripeterla ogni 3 anni • anticipare o testare più di frequente in individui con BMI ≥25 e un addizionale fattore di rischio, ovvero: Vai all’Indice << Indietro •inattività fisica •presenza di un parente di primo grado diabetico •etnia ad alto rischio •diagnosi di GDM o nascita di un neonato >4 kg •soggetti ipertesi •nei soggetti con HDL <35 mg/dl e/o trigliceridi >250 mg/dl •ovaio policistico •nei soggetti con IFG o IGT ad un esame precedente •condizioni associate all’insulino-resistenza •storia di malattia vascolare >> Avanti Step 2. Alterazioni e screening Commento (continua) Per i criteri di diagnosi del diabete mellito e delle altre categorie di alterata tolleranza glicemica si veda la Tabella 4. Un valore glicemico a digiuno <100 mg/dl è stato scelto come valore di normalità, in quanto in studi osservazionali, valori superiori a tale livello erano associati ad un rischio progressivamente maggiore di sviluppare complicanze micro- e macro vascolari. La presenza di alterata glicemia a digiuno o IFG (100-125 mg/dl) è associata ad un aumentato rischio di diabete mellito e di malattie cardiovascolari ed è indicazione all’esecuzione dell’OGTT 75 g di glucosio al fine di identificare un eventuale diabete o un Impaired Fasting Glucose (IGT). L’IGT, infatti, presenta un rischio di diabete e malattie cardiovascolari superiore all’IFG. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio cardiovascolare 9 slide + 2 tabelle + 2 figure Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV: score calculator Considerato che Osvaldo ha sicuramente un aumentato rischio cardiovascolare, si rende necessaria una sua quantificazione con uno dei tanti Score Calculator. Sono disponibili su Internet diversi calcolatori, che spesso differiscono di molto nei risultati perché ricavati da popolazioni diverse: la Dott.ssa Addolorata ha voluto testare Osvaldo con il Framingham Risk Score* e con le Carte del Rischio Italiane del Progetto Cuore**. Vai all’Indice * http://hp2010.nhlbihin.net/ATPiii/calculator.asp ** www.cuore.iss.it/sopra/calc-rischio.asp << Indietro >> Avanti Sondaggio Qual è la tua percezione del rischio cardiovascolare di Osvaldo? 1 Lieve 2 Moderato 3 Rilevante ma prevenibile 4 Rilevante ma scarsamente prevenibile Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV: score calculator Osvaldo risulta ad alto rischio per entrambe le formule utilizzate: • secondo il Coronary Heart Disease Risk Calculator di Framingham il rischio di malattia coronarica nei prossimi 10 anni è >30%. • secondo le carte del rischio italiane dell’ISS la probabilità di andare incontro ad un primo evento cardiovascolare maggiore (IMA o ictus) nei prossimi 10 anni è di 32,5%. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV Quale delle seguenti affermazioni è corretta? A. Nel calcolo del RCV globale secondo Framingham sono inclusi i seguenti fattori di rischio: il colesterolo LDL, i trigliceridi, la pressione arteriosa sistolica, il fumo, l’ipertrofia ventricolare sx B. Le raccomandazioni della seconda Joint Task Force europea (1998) definiscono i soggetti ad alto rischio di CHD come caratterizzati da un rischio assoluto >30% a 10 anni C. Il Third Report del National Cholesterol Education Program - ATPIII identifica i pazienti con multipli fattori di rischio metabolici (sindrome metabolica) come candidati ad interventi sullo stile di vita D. Secondo il Third Report del National Cholesterol Education Program - ATP III, i soggetti con diabete devono cercare come obiettivo terapeutico un colesterolo LDL <130 mg/dl Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV Risposta corretta C. Il Third Report del National Cholesterol Education Program ATP III identifica i pazienti con multipli fattori di rischio metabolici (sindrome metabolica) come candidati ad interventi sullo stile di vita Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV Commento L’ATP III afferma che il colesterolo LDL rappresenta il target primario della terapia dell’ipercolesterolemia, ma identifica nella sindrome metabolica il target secondario di terapia, un obiettivo che va oltre all’abbassamento del colesterolo LDL. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV Commento (continua) Nelle persone ad alto rischio il target di C-LDL raccomandato è <100 mg/dl; tuttavia, sulla base delle evidenze disponibili, un target di C-LDL <70 mg/dl rappresenta una opzione terapeutica per i pazienti ad altissimo rischio Per i pazienti a rischio moderatamente elevato (2 o + FR e rischio a 10 anni compreso tra il 10 e il 20%) il target di C-LDL è <130 mg/dl (Tabella 12 e Tabella 13). Vai all’Indice Scott M. Grundy et al. Circulation 2004;110:227-239 << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV Commento (continua) La stima del rischio di cardiopatia ischemica mediante il calcolo del risk score si basa sull’uso di equazioni di regressione derivanti da studi osservazionali. La formula proposta dal Framingham Heart Study è stata riproposta dalla seconda Joint Task Force europea del 1998, e utilizza, come fattori di rischio maggiori, il sesso, il colesterolo totale o LDL, il colesterolo HDL, la pressione arteriosa sistolica e diastolica, il fumo e la diagnosi di diabete. Tali raccomandazioni definiscono i soggetti ad alto rischio di CHD come caratterizzati da un rischio assoluto >20% a 10 anni (Figura 1 e Figura 2). Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 3. Il rischio CV Funzione B-cellulare cellulare (%) Glicemia (mg/dl) The “tickling clock” 350 300 250 200 150 100 50 Glicemia Post-prandiale Glicemia a digiuno 250 200 Secrezione Insulinica 150 100 50 0 Ins. Res. IGT Diabete Malattie cardiovascolari Complicanze microvascolari Anni -10 -5 0 5 10 15 20 25 30 Vai all’Indice << Indietro WHO. Diabetologia 1985;28:615-640 Haffner SM et al. JAMA 1990,263:2893-2898 >> Avanti Step 3. Il rischio CV L’ipotesi del “Common Soil” CVD Diabete Dislipidemia Insulino-resistenza ... Infiammazione Disfunzione endoteliale Vai all’Indice << Indietro … >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 11 slide Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 La Dott.ssa Addolorata, appassionata navigatrice in Internet, ha recentemente scoperto Skype ed è entrata a far parte di un interessante forum, che coinvolge un diabetologo, un cardiologo e altri di medici di medicina generale… Vai all’Indice << Indietro E dalla messa in comune del caso del sig. Osvaldo sono nati alcuni interrogativi. >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 … e su un webcast relativo all’ADA 2005, ascolta una relazione del Prof. Eleuterio Ferrannini dal titolo: The physiologic basis for the metabolic syndrome. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Analisi fattoriale delle variabili componenti la SM FATTORE 1 FATTORE 2 Alterazioni metabolismo glucidico Sindrome metabolica centrale FATTORE 3 Ipertensione Trigliceridi Glicemia (2h-OGTT) Pressione sistolica Insulinemia (2h-OGTT) Rapporto W/H Glicemia (digiuno) BMI Insulinemia (digiuno) Pressione diastolica C-HDL Vai all’Indice << Indietro The Framingham Offspring Study. Meigs JB et Al. Diabetes 1997;46:1594-1600. >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Fattori di rischio per il diabete tipo 2 • Età ≥45 anni • Parente di I grado con diabete • Etnia a rischio • Sovrappeso (BMI ≥25) • Sedentarietà • Ipertensione arteriosa (≥140/90) • Dislipidemia (C-HDL <35 e TG >250) • IGT, IFG • GDM, figlio macrosomico • Ovaio policistico o altre malattie associate a IR Vai all’Indice • Storia di patologie vascolari ADA. Standards of Medical Care in Diabetes - 2006 << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 La Dott.ssa Addolorata è consapevole che il sig. Osvaldo nell’evoluzione della sua storia naturale è a rischio di diabete e di malattie cardiovascolari, ma soprattutto che è possibile ancora fare qualcosa! Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Sondaggio Ritieni sia indicato effettuare una visita da un nutrizionista? 1 Sì, è indispensabile 2 No, sono sufficienti semplici consigli di comportamento 3 Non è importante quale operatore sanitario svolga la funzione… l’importante è farlo 4 L’intervento del nutrizionista è inutile se non inserito in un percorso educativo Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Ad Osvaldo viene prescritta una visita dal nutrizionista e consigliato di riprendere una regolare attività fisica: 30 minuti di camminata veloce al giorno per almeno 5 giorni la settimana Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Quale delle seguenti affermazioni è errata? A. Nel Finnish Study in soggetti obesi di media età con ipotolleranza ai carboidrati l’intervento intensivo sullo stile di vita ha permesso una riduzione relativa dell’incidenza del diabete del 58% B. Nel Diabetes Prevention Program (DPP) l’azione intensiva sullo sile di vita non è stata più efficace della metformina nella prevenzione del diabete C. Nel Da Qing Study soggetti risultati IGT hanno ridotto del 46% il rischio relativo di diabete se inseriti nel gruppo di trattamento attivo “attività fisica” D. Nel Troglitazone in Prevention of Diabetes (TRIPOD) Study donne ispaniche con pregresso diabete gravidico hanno avuto una riduzione del 56% del rischio relativo di sviluppare diabete Vai all’Indice E. Nello studio STOP-NIDDM soggetti con IGT che hanno assunto acarbosio hanno ridotto la progressione a diabete del 25% << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Risposta corretta B. Nel Diabetes Prevention Program (DPP) l’azione intensiva sullo stile di vita non è stata più efficace della metformina nella prevenzione del diabete Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Vai all’Indice Commento Nel DPP i soggetti coinvolti erano di media età (51 aa), francamente obesi (BMI 34), non diabetici, ma con alterata tolleranza al glucosio (IFG o IGT) (il 68% erano donne e il 45% di razza non caucasica), in qualsiasi caso ad alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. I soggetti sono stati inseriti in modo randomizzato in uno dei tre gruppi di intervento, il primo dei quali prevedeva un counseling intensivo sulla nutrizione e sull’attività fisica (gruppo “stile di vita”) mentre gli altri due prevedevano un trattamento farmacologico: la metformina o il placebo. Questi due ultimi gruppi ricevevano inoltre una dieta standard e generiche raccomandazioni sull’attività fisica. Dopo un follow-up medio di 2,8 anni nel gruppo “stile di vita” si è osservata una riduzione relativa del 58% della progressione verso il diabete, che è risultata invece del 31% nel gruppo metformina rispetto al gruppo di controllo. In media il 50% delle persone del gruppo “stile di vita” raggiungevano l’obiettivo di una riduzione ponderale del 7%, e il 74% effettuavano almeno 150 min/settimana di attività fisica moderata/intensa. << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Commento (continua) Negli studi controllati che hanno incluso un braccio di intervento sullo sile di vita sono stati necessari sforzi notevoli per ottenere solo modeste variazioni nel peso e nell’attività fisica, ma esse si sono dimostrate sufficienti per ottenere importanti riduzioni nell’incidenza del diabete. Ad esempio nel Finnish Diabetes Prevention Study (riduzione 58% rischio relativo di insorgenza del diabete in diretta relazione all’intervento sullo stile di vita) la perdita di peso in un anno era in media di 4,14 kg, a due anni 3,46 kg e dopo cinque 2,07 kg; veniva consigliata come “esercizio moderato” una passeggiata a passo svelto per 30 minuti al giorno. Si può fare!! Vai all’Indice ADA. Standards of Medical Care of Diabetes - 2006 << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Commento (continua) Negli studi controllati che hanno utilizzato i farmaci particolarmente interessante è il risultato del PIPOD (The Pioglitazone In prevention Of Diabetes) condotto sulle donne ispaniche con pregresso diabete gestazionale che hanno condotto il TRIPOD study. Il rischio di diabete di tipo 2 si riduceva grazie all’azione positiva del pioglitazone sulla sensibilità insulinica, alla riduzione della richiesta di insulina e alla salvaguardia della funzione beta cellulare, già ottenuta con il trattamento con troglitazone durante il TRIPOD study. Vai all’Indice Xiang AH et al. Diabetes, 2006;55:517-22 << Indietro >> Avanti Step 4. Prevenire/differire l’insorgenza del diabete di tipo 2 Commento (continua) IV. PREVENZIONE/DIFFERIMENTO DELL’INSORGENZA DEL DIABETE DI TIPO 2 Raccomandazioni Gli individui ad alto rischio di sviluppare diabete devono diventare consapevoli dei benefici di una modesta perdita di peso e di una regolare attività fisica. (A) I soggetti con ipotolleranza ai carboidrati dovrebbero ricevere un counseling sulla perdita di peso così come indicazioni per aumentare l’attività fisica. (A) I soggetti con alterata glicemia a digiuno dovrebbero ricevere un counseling sulla perdita di peso così come indicazioni per aumentare l’attività fisica. (E) Un follow-up del counseling sembra essere importante per il raggiungimento del successo terapeutico. (B) Il controllo sulla comparsa del diabete dovrebbe essere effettuato ogni 1-2 anni. (E) Dovrebbe essere posta una particolare attenzione, e attuato un appropriato trattamento, agli altri fattori di rischio di patologia cardiovascolare (ad esempio, fumo, ipertensione, dislipidemia).(A) La terapia farmacologica non dovrebbe essere utilizzata routinariamente per prevenire il diabete fino a che non vi siano maggiori informazioni circa il rapporto costo-efficacia di tale intervento. (E) Vai all’Indice ADA. Standards of Medical Care of Diabetes - 2006 << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento della diagnostica cardiovascolare 7 slide + 3 tabelle Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento diagnostica CV L’estate è passata velocemente, Osvaldo è tornato a Treviso e, sensibilizzato dalla Dott.ssa Addolorata, si è iscritto alla palestra, ha quasi smesso di fumare, segue la dieta “moderatamente ipocalorica” (1800 Kcal) prescrittagli ed è già calato di 3 kg; si presenta in ambulatorio dal suo medico, il Dott. Toni R., per “informarlo dei fatti”. Vai all’Indice E’ un tardo pomeriggio di febbraio, all’uscita dalla caserma…, ma neanche questo è riuscito a fargli passare un fastidioso (a dir la verità non insolito) mal di testa. << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento diagnostica CV Al controllo pressorio seduto, braccio sinistro, risulta una PAO di 194/110 mmHg con una frequenza cardiaca di 90 ritmico; al controllo dopo alcuni minuti la PAO risulta 170/100 mmHg. E’ l’ultimo paziente della serata e il Dott. Toni, pensa sia il caso di conoscerlo meglio, “ma mi parli…” e dopo 20 minuti la PAO è scesa a 160/95 mmHg (Tabella 14 e Tabella 15). Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento diagnostica CV Sulla base dei dati a disposizione, il curante richiede come ulteriore approfondimento: - un ecocardiogramma; - un ecodoppler dei vasi epiaortici; - una microalbuminuria. Come prime azioni terapeutiche aggiunge alla terapia antiipertensiva un calcioantagonista e prescrive come ipocolesterolemizzante una statina. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento diagnostica CV Quale delle seguenti affermazioni è corretta? A. La ricerca del danno d’organo va sempre effettuata con la valutazione: dell’ipertrofia ventricolare sx mediante ecocardiogramma, dell’ecodoppler arterioso dei vasi epiaortici e della scintigrafia renale sequenziale B. Il restringimento delle arterie retiniche al fundus oculi è una evidente manifestazione di danno d’organo C. La microalbuminuria è un marker cardiovascolare specifico del paziente diabetico D. L’ispessimento della parete arteriosa (spessore medio intimale carotideo ≥0,9mm) o la presenza di placche ateromasiche sono indicativi di danno d’organo E. Una microalbuminuria >20 mg/24 ore è positiva Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento diagnostica CV Risposta corretta D. L’ispessimento della parete arteriosa (spessore medio intimale carotideo ≥0,9mm) o la presenza di placche ateromasiche sono indicativi di danno d’organo Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento diagnostica CV Commento Data l’importanza del danno d’organo (Tabella 16) nella valutazione del rischio cardiovascolare globale del paziente iperteso, tali alterazioni andrebbero ricercate in maniera sistematica. Vai all’Indice E’ noto che, in assenza di una valutazione ultrasonografica cardiovascolare finalizzata ad identificare la presenza di ipertrofia ventricolare sinistra e di ispessimento della parete vascolare (arteria carotide) o di placche aterosclerotiche, circa il 50% della popolazione ipertesa potrebbe essere classificata a rischio basso o moderato, mentre la presenza di un coinvolgimento cardiaco o vascolare collocherebbe tali pazienti in un ambito di rischio più elevato. L’ecocardiografia e l’ultrasonografia vascolare sono quindi raccomandate poiché in grado di meglio stratificare il rischio cardiovascolare del paziente iperteso. << Indietro >> Avanti Step 5. Approfondimento diagnostica CV Commento (continua) Analogamente, si raccomanda la valutazione della presenza di microalbuminuria, a causa delle crescenti evidenze di un suo ruolo come sensibile marker di danno d’organo non solo nel paziente diabetico, ma anche nell’ipertensione. A differenza di quanto considerato in passato, non esiste evidenza che il restringimento delle arterie retiniche al fundus oculi, frequente rilievo negli ipertesi, rivesta un significato prognostico e dunque possa essere utilizzato per stratificare il rischio cardiovascolare globale. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 6. Terapia globale del rischio cardiovascolare: il caso diabete 7 slide Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Terapia globale del rischio CV: il caso diabete Step 6. Sono trascorsi quasi quattro mesi dalla precedente visita e Osvaldo si ripresenta in ambulatorio. Ora il controllo pressorio appare stabilmente migliorato: seduto, la PAO risulta 130/70 mmHg con una FC di 84 battiti al minuto. Vai all’Indice << Indietro Si rileva un’iniziale buona risposta dell’assetto lipidico alla statina (colesterolo totale 121mg/dl, C-HDL 45mg/dl, trigliceridi 180mg/dl, C-LDL 120 mg/dl) con perfetta tolleranza al farmaco; la glicemia è 107mg/dl; ulteriore calo ponderale di circa 2 kg. >> Avanti Terapia globale del rischio CV: il caso diabete Step 6. La microalbuminuria è risultata negativa. L’ecocolordoppler dei vasi epiaortici ha evidenziato la presenza di placche ateromasiche sulle carotidi senza stenosi emodinamicamente significative. L’ecocardiografia evidenzia un ventricolo sx non dilatato, lievemente ipertrofico, senza evidenza di alterazioni della cinesi segmentaria, con funzione sistolica globale conservata (FE 60%). Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Terapia globale del rischio CV: il caso diabete Step 6. Il nutrizionista, sulla base dell’anamnesi alimentare, conferma un piano alimentare su tre pasti di circa 1800 Kcal. E’ stato programmato un controllo degli ematochimici a 6 mesi. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Sondaggio In un soggetto con sindrome metabolica, per prevenire il diabete e l'aterosclerosi precoce... 1 2 3 Vai all’Indice << Indietro Sono consapevole della necessità di perseguire il raggiungimento degli obiettivi di ottimali controllo di PA, LDL e calo ponderale suggeriti dalle LG internazionali e ne adotto le idonee strategie Sono consapevole della necessità di perseguire il raggiungimento degli obiettivi di ottimali controllo di PA, LDL e calo ponderale suggeriti dalle LG internazionali, ma li ritengo non raggiungibili Sono a conoscenza degli obiettivi di ottimali controllo di PA, LDL e calo ponderale suggeriti dalle LG internazionali, ma non li prendo in considerazione in pazienti NON DIABETICI >> Avanti 4/6 Terapia globale del rischio CV: il caso diabete Step 6. Quale delle seguenti affermazioni è corretta? A. Dati osservazionali (Nurses’ Health Study) dimostrano, nelle donne diabetiche di tipo 2, una forte associazione inversa tra regolare attività fisica ed eventi cardiovascolari B. Nello studio PROactive, nei diabetici di tipo 2, ad alto rischio di eventi macrovascolari, il pioglitazone ha ridotto la mortalità per tutte le cause, IMA non fatale e ictus C. Nello studio CARDS, nei diabetici in prevenzione primaria, la terapia con atorvastatina 10 mg ha dimostrato una riduzione del 37% degli eventi cardiovascolari maggiori e del 48% dell’ictus D. Nello studio HOT, nel sottogruppo dei soggetti diabetici, la terapia con aspirina e la terapia antiipertensiva (con calcioantagonista) hanno ridotto rispettivamente del 15 e del 50% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori Vai all’Indice E. Lo Steno-2 Study dimostra che il trattamento multifattoriale intensivo (stile di vita e fattori di rischio cardiovascolari modificabili) nel diabete di tipo 2 è in grado di ridurre del 50% gli eventi cardiovascolari << Indietro >> Avanti 5/6 Terapia globale del rischio CV: il caso diabete Step 6. Risposte corrette Tutte le risposte sono corrette Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Terapia globale del rischio CV: il caso diabete Step 6. Commento Nel caso del diabete, se numerosi trial di intervento che si prefiggevano di correggere 1-2 fattori di rischio cardiovascolari modificabili (ad es. il Nurses’ Health Study, l’UKPDS 34, l’HPS, l’HOT Study) hanno dimostrato una chiara riduzione degli eventi cardiovascolari, i risultati dello Steno-2 Study (riduzione del 50% gli eventi cardiovascolari) dimostrano per la prima volta il positivo effetto sinergico del trattamento contemporaneo di tutti i fattori di rischio modificabili nel diabete di tipo 2. Vai all’Indice << Indietro Gli eclatanti risultati di tale studio supportano l’approccio multifattoriale e intensivo, proposto ad es. dagli Standards of Medical Care for Patients with Diabetes Mellitus dell’American Diabetes Association. Gaede P et al. Lancet, 1999;353:617-22 >> Avanti Terapia globale del rischio CV: il caso diabete Step 6. Commento (continua) Vai all’Indice << Indietro Un’opzione terapeutica nuova viene evidenziata dallo studio PROactive (PROspective pioglitAzone Clinical Trial In macroVascular Events) (5238 pazienti) che ci evidenzia come l’aggiunta del pioglitazone alla terapia antidiabetica in corso riduca significativamente del 16% l’endpoint composito di incidenza di mortalità per ogni causa, infarto miocardio non fatale e ictus cerebri in diabetici con preesistente patologia cardiovascolare, quindi ad elevatissimo rischio. Il motivo dell’azione benefica del pioglitazone non è del tutto chiarito, ma potrebbe essere correlato agli effetti positivi sui parametri metabolici e/o sulla pressione arteriosa. La sicurezza e la tolleranza complessiva del farmaco è risultata buona senza differenze significative con il gruppo trattato con placebo. Dormandy JA et al. Lancet, 2005;366:1278-89 >> Avanti Step 7. Conclusioni 4 slide Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 7. Conclusioni Se il curante del nostro paziente è convinto che sia necessario affrontare in modo aggressivo l’elevato rischio cardiovascolare, Osvaldo è consapevole del “suo” rischio ed è motivato a seguire il complesso e impegnativo programma terapeutico finalizzato a ridurlo; questo suo coinvolgimento lo sta aiutando a modificare lo stile di vita e ad attuare una stretta compliance farmacologica. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 7. Conclusioni Ora possiamo ricalcolare il rischio cardiovascolare di Osvaldo: • secondo il Coronary Heart Disease Risk Calculator di Framingham il rischio di malattia coronarica nei prossimi 10 anni è sceso al 19%. • secondo le carte del rischio italiane dell’ISS la probabilità di andare incontro ad un primo evento cardiovascolare maggiore (IMA o ictus) nei prossimi 10 anni è sceso al 14,9%. Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Step 7. Conclusioni Possiamo chiudere il caso riprendendo una definizione di gestione integrata: “Una partecipazione congiunta dello specialista e del MMG in un programma stabilito d’assistenza nei confronti di pazienti con patologie croniche”, condizione che prevede la centralità del paziente corresponsabile sia nella gestione, sia nel programma di monitoraggio continuo della malattia. Vai all’Indice << Indietro Grazie per l’attenzione! Esci >> Torna all’inizio Tab 1. Classificazione dell’ipertensione arteriosa Definizione e classificazione dei livelli di pressione arteriosa (mmHg) Categoria Sistolica Diastolica Ottimale <120 <80 Normale 120-129 80-84 Normale alta 130-139 85-89 140-159 90-99 160-179 100-109 ≥180 ≥110 ≥140 <90 Ipert. di grado 1 (lieve) Ipert. di grado 2 (moderata) Ipert. di grado 3 (severa) Ipert. sistolica isolata Vai all’Indice << Indietro Da: ESH-ESC, 2003 European Society of Hypertension - European Society of Cardiology guidelines for the management of arterial hypertension. 2003 >> Avanti Tab 1. Classificazione dell’ipertensione arteriosa Definizione e classificazione dei livelli di pressione arteriosa (mmHg) Categoria Sistolica Diastolica Ottimale <120 <80 Normale 120-129 80-84 Normale alta 130-139 85-89 140-159 90-99 160-179 100-109 ≥180 ≥110 ≥140 <90 Ipert. di grado 1 (lieve) Ipert. di grado 2 (moderata) Ipert. di grado 3 (severa) Ipert. sistolica isolata Vai all’Indice << Indietro Da: ESH-ESC, 2003 European Society of Hypertension - European Society of Cardiology guidelines for the management of arterial hypertension. 2003 >> Avanti Tab 2. Indice di massa corporea Indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI) L’indice di massa corporea è tecnicamente definito come il rapporto tra il peso espresso in chilogrammi e il quadrato dell’altezza espressa in metri. Per esempio, un soggetto di 70 kg, alto 1,70 m, avrà un BMI pari a 70/2,89 (quadrato dell’altezza), cioè 24,2. Si rammenta che secondo la World Health Organization (WHO) è possibile individuare le seguenti categorie di peso, distinte in base al BMI: • BMI <18,5: soggetto sottopeso • BMI compreso tra 18,6 e 24,9: soggetto di peso normale • BMI compreso tra 25 e 29,9: soggetto in sovrappeso • BMI >30: soggetto obeso Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 3. Circonferenza addominale Misurazione della circonferenza addominale La circonferenza massima addominale va misurata con il soggetto in stazione eretta, con i piedi uniti, su un piano parallelo al terreno. I valori indicativi per obesità addominale sono: NCEP-ATP III (2002) • >102 cm per l’uomo • >88 cm per la donna IDF (2005) • ≥94 cm per l’uomo* • ≥80 cm per la donna* * Popolazione caucasica Vai all’Indice Da: The National Heart, Lung, and Blood Institute. Third Report of the Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III). 2002 Da: IDF. The IDF consensus worldwide definition of the metabolic syndrome. 2005 << Indietro >> Avanti Tab 4. Criteri diagnostici dell’iperglicemia Criteri diagnosi del diabete mellito e delle altre categorie di alterata tolleranza glicemica Normale (mg/dl): Glicemia a digiuno <100 Diagnosi di IFG, alterata glicemia a digiuno (mg/dl): Glicemia a digiuno compresa tra 100-125 Diagnosi di IGT, alterata tolleranza glicidica (mg/dl): All’OGTT 75 g glucosio per os Glicemia a 2 ore compresa tra 140-199 Vai all’Indice << Indietro Diagnosi di diabete mellito (mg/dl): 1. Sintomi del diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso) più una glicemia casuale ≥200 2. Oppure glicemia a digiuno ≥126 (confermata su due giorni diversi) 3. Oppure glicemia a 2 ore ≥200 dopo OGTT 75 g glucosio per os (l’OGTT non è raccomandato per un uso clinico di routine) Da: Clinical Practice Recommendations - American Diabetes Association 2006 >> Avanti Tab 4. Criteri diagnostici dell’iperglicemia Criteri diagnosi del diabete mellito e delle altre categorie di alterata tolleranza glicemica Normale (mg/dl): Glicemia a digiuno <100 Diagnosi di IFG, alterata glicemia a digiuno (mg/dl): Glicemia a digiuno compresa tra 100-125 Diagnosi di IGT, alterata tolleranza glicidica (mg/dl): All’OGTT 75 g glucosio per os Glicemia a 2 ore compresa tra 140-199 Vai all’Indice << Indietro Diagnosi di diabete mellito (mg/dl): 1. Sintomi del diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso) più una glicemia casuale ≥200 2. Oppure glicemia a digiuno ≥126 (confermata su due giorni diversi) 3. Oppure glicemia a 2 ore ≥200 dopo OGTT 75 g glucosio per os (l’OGTT non è raccomandato per un uso clinico di routine) Da: Clinical Practice Recommendations - American Diabetes Association 2006 >> Avanti Tab 5. La colesterolemia Classificazione della colesterolemia secondo l’ATP III (mg/dl) Colesterolo LDL Colesterolo totale Colesterolo HDL <100 Ottimale 200 Desiderabile <40 Basso 100-129 Pressoché ottimale 200-239 Borderline alto ≥60 Elevato 130-159 Borderline alto ≥240 Elevato 160-189 Elevato ≥190 Molto elevato Da: The National Heart, Lung, and Blood Institute. Third Report of the Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III). 2002 Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 5. La colesterolemia Classificazione della colesterolemia secondo l’ATP III (mg/dl) Colesterolo LDL Colesterolo totale Colesterolo HDL <100 Ottimale 200 Desiderabile <40 Basso 100-129 Pressoché ottimale 200-239 Borderline alto ≥60 Elevato 130-159 Borderline alto ≥240 Elevato 160-189 Elevato ≥190 Molto elevato Da: The National Heart, Lung, and Blood Institute. Third Report of the Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III). 2002 Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 6. Il calcolo del C-LDL Formula di Friedwald* LDL = Colesterolo totale – HDL – 1/5 trigliceridi * La formula è applicabile solo per valori di TG <400 mg/dl (da SID-AMD. Linee-guida per la prevenzione cardiovascolare nel paziente diabetico) Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 7. L’ipertrigliceridemia 25 Classificazione dell’ipertrigliceridemia secondo l’ATP III (mg/dl) • Trigliceridi normali: <150 • Trigliceridi normali elevati: 150-199 • Trigliceridi elevati: 200-499 • Trigliceridi molto elevati: ≥500 Da: The National Heart, Lung, and Blood Institute. Third Report of the Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III). 2002 Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 7. L’ipertrigliceridemia 25 Classificazione dell’ipertrigliceridemia secondo l’ATP III (mg/dl) • Trigliceridi normali: <150 • Trigliceridi normali elevati: 150-199 • Trigliceridi elevati: 200-499 • Trigliceridi molto elevati: ≥500 Da: The National Heart, Lung, and Blood Institute. Third Report of the Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III). 2002 Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 8. La sindrome metabolica (NCEP-ATP III 2002) Definizione della sindrome metabolica Vai all’Indice << Indietro Fattori di rischio Livelli diagnostici Obesità addominale* Circonferenza addominale† Uomini >102 cm Donne >88 cm Trigliceridi ≥150 mg/dl Colesterolo HDL Uomini <40 mg/dl Donne <50 mg/ Pressione arteriosa ≥130/ 85 mmHg Glicemia a digiuno ≥100† † mg/dl * Sovrappeso e obesità sono associati ad insulino-resistenza e alla sindrome metabolica. Tuttavia, la presenza di obesità addominale è maggiormente correlata ai fattori di rischio metabolici rispetto ad un elevato indice di massa corporea. È raccomandata la semplice misurazione della circonferenza addominale per quantificare il ruolo del peso corporeo nella sindrome metabolica † Alcuni pazienti maschi possono sviluppare fattori di rischio metabolici multipli anche se la circonferenza addominale risulta solo marginalmente aumentata /94-102 cm). Tali pazienti possono avere una insulinoresistente con forte componente genetica. † † Recepito l’aggiornamento ADA 2004 che porta IFG a partire da glicemia ≥100 mg/dl Da: The National Heart, Lung, and Blood Institute. Third Report of the Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III). 2002 >> Avanti Tab 9. La sindrome metabolica (IDF 2005) Tabella 9. Sindrome metabolica Obesità centrale: circonferenza addominale ≥ 94 cm (sesso maschile), ≥ 80 cm (sesso femminile) nella popolazione caucasica + almeno due dei seguenti fattori 1. TG >150 mg/dl o trattamento specifico 2. C-HDL <40 mg/dl (maschi) o 50 mg/dl (femmine) o trattamento specifico 3. SBP ≥130 e/o DBP ≥85 mmHg o trattamento antiipertensivo 4. Glicemia a digiuno ≥100 mg/dl o DM2 già diagnosticato Da: IDF. The IDF consensus worldwide definition of the metabolic syndrome. 2005 Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 10. Classificazione del diabete mellito Classificazione eziologica del diabete mellito I. Diabete di tipo 1 (distruzione ß-cellulare, che normalmente conduca a totale insulino-deficienza) A. Immune mediato B. Idiopatico II. Diabete di tipo 2 (può variare dalla forma a prevalente insulino-resistenza con deficit relativo di insulina alla forma a prevalente difetto secretivo con insulinoresistenza) III. Altri tipi specifici A. Difetti genetici della funzione ß-cellulare B. Difetti genetici nell’azione insulinca C. Patologie del pancreas esocrino D. Endocrinopatie E. Diabete indotto da farmaci o sostanze chimiche F. Infettivo G. Forme non comuni di diabete immunomediato H. Altre sindromi genetiche talvolta associate al diabete IV. Diabete gestazionale (GDM) Vai all’Indice << Indietro Da: The National Heart, Lung, and Blood Institute. Third Report of the Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III). 2002 >> Avanti Tab 11. Classificazione del diabete mellito Criteri diagnostici per diabete e IFG/ IGT (ADA 2005) Glicemia a digiuno Glicemia 2 ore dopo carico Normale <100 mg/dl <140 mg/dl IFG/ IGT ≥100 mg/dl e <126 mg/dl ≥126 mg/dl e <200 mg/dl Diabete ≥126 mg/dl ≥200 mg/dl Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 12. NCEP–ATP III: i nuovi obiettivi per il C-LDL NCEP-ATP III, JAMA 2001 NCEP-ATP III, 2004 rev. Opzioni terapeutiche da considerare CHD e equivalenti di rischio: ≤100 mg/dl CHD e equivalenti di rischio: ≤70 mg/dl Rischio CV globale (Fram.) 10-20%: <130 mg/dl Rischio CV globale (Fram.) 10-20%: <100 mg/dl Rischio CV globale (Fram.) <10%: <160 mg/dl Rischio CV globale (Fram.) <10%: <160 mg/dl NCEP = National Cholesterol Education Program; ATP = Adult Treatment Panel; TC = total cholesterol Adapted from Wood D et al. Atherosclerosis 1998; 140: 199-270; Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults, JAMA 2001; 285: 2486-2497 Vai all’Indice << Indietro >> Avanti Tab 13. NCEP–ATP III: aggiornamento Terapia farmacologica da considerare se C-LDL Pazienti con Iniziare TLC* se C-LDL 0-1 fattori di rischio ≥160 mg/dl† ≥190 mg/dl (160-189 mg/dlL: terapia opzionale) <160 mg/dl† >2 fattori di rischio (rischio 10 anni <20%) ≥130 mg/dl† rischio 10 anni 10-20%: ≥ 130 mg/dl <130 mg/dl† rischio 10 anni <10%: ≥160 mg/dl CHD e rischio CHD equivalente (rischio 10 anni >20%) ≥ 100 mg/dl† (100-129 mg/dl: ter. opz.) ≥100 mg/dl (sottogruppo a rischio molto elevato) < 100 mg/dl giudizio clinico Vai all’Indice << Indietro Target C-LDL del trattamento o <100 mg/dl giudizio clinico <100 mg/dl† <70 mg/dl †100 mg/dl = 2,6 mmol/l; 130 mg/dl = 3,4 mmol/l; 160 mg/dl = 4,1 mmol/l; 190 mg/dL = 5 mmol/l. *TLC: cambiamenti terapeutici dello stile di vita Adattato da NCEP, Adult Treatment Panel III. JAMA 2001;285:2486–2497. >> Avanti Tab 14. Fattori che influenzano la prognosi nel paziente iperteso Fattori di rischio cardiovascolare per la stratificazione PAS/PAD Uomo >55 anni Donna >65 anni Fumo Colesterolo totale >250 mg/dl o C-LDL >155 mg/dl o C-HDL U <40 o D <48 mg/dl Familiarità per MCV precoci Obesità addominale (U ≥102 e D ≥88 cm) Proteina C-reattiva (≥ ≥1 mg/dl) Danno d’organo Ipertrofia ventricolare sinistra (MVSI U ≥125 e D ≥110 g/m2) Ispessimento intimamedia carotideo ≥0,9 mm o placca Ipercreatininemia lieve (U 1,3-1,5 mg/dl o D 1,2-1,4 mg/dl) Microalbuminuria (30-300 mg/24 ore; albumina/creatinina U ≥22 e D ≥31 mg/g; U ≥2,5 e D ≥3,5 mg/mmol) Diabete mellito Glucosio plasmatico a digiuno (>126 mg/dl) Condizioni patologiche associate CEREBROVASCOLARI Ictus, TIA, emorragia cerebrale CARDIACHE IMA, angina, rivascolarizzazione coronarica, scompenso RENALI Nefropatia diabetica, insufficienza renale, protenuria (>300 mg/24 ore) VASCOLARI Vasculopatia periferica OCULARI Retinopatia ipertensiva avanzata, emorragie, essudati e papilledema Vai all’Indice Da: ESH-ESC, 2003 European Society of Hypertension - European Society of Cardiology guidelines for the management of arterial hypertension. 2003 << Indietro >> Avanti Tab 15. Stratificazione del rischio CV nel paziente iperteso Pressione arteriosa (mmHg) Altri fattori di rischio e storia clinica I. Nessun altro fattore di rischio Grado 1 Grado 2 Grado 3 Normale Normale alta Ipertensione lieve Ipertensione moderata Ipertensione grave PAS 120-129 o PAD 80-84 PAS 130-139 o PAD 85-89 PAS 140-159 o PAD 90-99 PAS 160-179 o PAD 100-109 PAS ≥180 o PAD ≥110 Rischio nella media Rischio nella media Rischio aggiuntivo basso Rischio aggiuntivo moderato Rischio aggiuntivo elevato II. 1-2 fattori di rischio Rischio aggiuntivo basso Rischio Rischio agg aggiuntivo basso basso Rischio aggiuntivo moderato Rischio aggiuntivo moderato Rischio aggiuntivo molto elevato III. 3 o più fattori di rischio o danno d’organo o diabete Rischio aggiuntivo moderato Rischio aggiuntivo elevato Rischio aggiuntivo elevato Rischio aggiuntivo elevato Rischio aggiuntivo molto elevato Rischio aggiuntivo elevato Rischio aggiuntivo molto elevato Rischio aggiuntivo molto elevato Rischio aggiuntivo molto elevato Rischio aggiuntivo molto elevato IV. Patologie associate Vai all’Indice << Indietro ESH-ESC J Hypertension 2003, 21:1011-53 >> Avanti Tab 16. Danno d’organo Definizione del danno d’organo Ipertrofia ventricolare sinistra (ECG Sokolow-Lyons >38 mm; Cornell >2440 mm*ms; Ecocardiogramma: IMVS M ≥125, F ≥110 g/m2) Evidenza ecografia di ispessimento della parete arteriosa o placche ateromasiche (spessore medio intimale carotideo ≥0,9 mm) Lieve incremento della creatinina plasmatica (M 115-133, F 107-124 µmol/l; M 1,3-1,5, F 1,2-1,4 mg/dl) Microalbuminuria (30-300 mg/24 ore; rapporto albumina/creatinina M ≥22, F ≥31 mg/g; M ≥2,5, F ≥3,5 mg/mmol) M, maschi; F, femmine; IMVS, indice massa ventricolare sinistra. Da: ESH-ESC, 2003 European Society of Hypertension - European Society of Cardiology guidelines for the management of arterial hypertension. 2003 Vai all’Indice << Indietro >> Avanti