Distretto di Ostiglia Il Piano di Zona 2015-2017

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Distretto di Ostiglia Il Piano di Zona 2015-2017
Distretto di Ostiglia
Il Piano di Zona 2015-2017
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INDICE
1. INTRODUZIONE………………………………………………………………….pag. n.
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2. IL PERCORSO…………………………………………………………………….pag. n.
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3. IL PIANO DI ZONA 2015-2017…………………………………………………..pag. n. 7
4. PROGETTI 2015-2017…………………………………………………………….pag. n. 23
5. PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA INTEGRATA NEI PIANI DI ZONA
2015-2017 ……………………………………………………………………………pag. n. 24
AREE TEMATICHE
7. AREA ANZIANI …………………………………………………………………….pag. n. 34
8. AREA EMARGINAZIONE E DIPENDENZE……………………………………..pag. n. 50
9. AREA MINORI, GIOVANI E FAMIGLIA…………………………………………pag. n. 66
10. AREA DISABILI E SALUTE MENTALE ………………………………………...pag. n. 88
11. AREA IMMIGRAZIONE……………………………………………………………pag. n.110
12. ALLEGATI STATISTICI …………………………………………………………. .pag. n.119
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1. INTRODUZIONE
Regione Lombardia indica ai territori la necessità di una lettura integrata e approfondita dei
bisogni, anche attraverso un forte raccordo tra ASL ed Ambiti territoriali. Mentre la lettura dei
bisogni spetta ai territori, la Regione rafforza il proprio impegno a sostenere la ricomposizione delle
politiche locali. Anche se il Piano di Zona è intervenuto in vari settori di attività, per il prossimo
triennio si impongono analisi qualificate delle situazioni meritevoli di interventi, affinché, pur
nell’ampia partecipazione progettuale di tutti gli attori del settore, vengano effettuate quelle scelte
di priorità che la situazione finanziaria consentirà di attuare.
I primi provvedimenti dell’attuale Legislatura Regionale, focalizzano l’attenzione sulla
necessità di ripensare gli interventi ed i servizi in relazione ai bisogni della persona, passando da un
sistema centrato sull’erogazione di prestazioni ad un sistema che risponda ai “bisogni di ascolto,
cura, sostegno e presa in carico”. In tale direzione, le deliberazioni n. 116/13, 856/13 e 740/13
evidenziano i criteri di fondo che sostengono la centralità della persona e della famiglia:
• prossimità dei servizi
• centralità di una presa in carico integrata
• continuità assistenziale per le persone
Suddetti criteri richiedono una revisione della rete locale degli interventi e una più forte
integrazione delle risorse.
Il Piano di Zona, quindi, pur continuando a lavorare superando le singole municipalità,
dovrà agire su priorità ben riconosciute, sforzandosi di applicare la normativa regionale di
riferimento, anche la più recente, in materia. Quindi, chiamando i privati ad un maggiore e
proporzionato (alle risorse) coinvolgimento nel sostegno alle iniziative specifiche, uniformando i
parametri di riferimento che presiedono alle tipologie di intervento assistenziale.
Il lavoro di predisposizione del Documento si è concentrato sia sull’analisi delle aree di
riferimento, sia sulla ridefinizione organizzativa del modo di agire, in particolare mirando a
conseguire l’integrazione tra i servizi sociali ed i servizi sanitari, rispondendo ad una necessità da
tempo riconosciuta in modo unanime ovvero proseguire nella definizione delle priorità di azione
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Verso gli anziani, popolazione preponderante e verso i minori, futuro del nostro Distretto,
ben rispondendo alla sollecitazione di maggiore dedizione ai temi della famiglia e dell’accoglienza
degli immigrati.
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2. IL PERCORSO
Il Piano di Zona 2015-2017: un’esperienza in continuità.
L’attività del Piano di Zona per il prossimo triennio non può prescindere da circa tredici anni di
esperienze al riguardo maturate nelle precedenti triennalità.
Altri Enti ed organismi hanno maturato percorsi di radicale cambiamento imposti dalle nuove
norme di legge al riguardo ed è venuta a potenziarsi la sinergia con altri soggetti del settore.
Lo scenario in ambito sociale è particolarmente dinamico e dimostra ancora un cambiamento
continuo, mentre si sono definitivamente consolidati servizi esercitati in forma associata quali il
segretariato sociale e la tutela minori, ora riuniti in unico appalto, ma non di meno il Piano di Zona
ha ampliato il proprio orizzonte di interventi, promuovendo un welfare locale che attribuisca ai
territori lo spazio determinante nella definizione delle proprie priorità, sia per quanto attiene alla
conoscenza dei bisogni, alla gestione delle risorse, alla progettazione di servizi integrati.
Nel prossimo triennio, pur consci dell’estrema difficoltà economica che certo non consente di
programmare attività che soddisfino adeguatamente tutte le esigenze manifestatesi e rese esplicite
dal lavoro dei Tavoli Tematici, si ritiene possano essere privilegiate le azioni nei seguenti settori:
consolidamento di quanto organizzato, dove funzionante e riconosciuto,
miglioramento continuo dell’attività a favore dei soggetti portatori di interesse in ambito
socio-sanitario,
consolidamento e potenziamento dell’integrazione dell’attività socio- sanitaria, d’intesa con
A.S.L.,
garanzia di una sempre migliore comunicazione tra i Comuni e verso l’esterno, favorendo le
politiche dell’accesso ai servizi,
condivisione complessiva per tutti i Comuni delle modalità di sostegno, dell’impostazione
delle tariffe, del reddito ISEE e delle modalità di contribuzione degli utenti.
Intendiamo tuttavia evidenziare anche le criticità legate a:
Assoluto ridimensionamento delle risorse finanziarie a disposizione,
Complessità dei diversi interessi degli attori della rete;
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Difficoltà di mantenere aggiornati tutti i referenti coinvolti nel Piano di Zona e di gestire le
informazioni con efficacia.
Nonostante le criticità espresse, complessivamente l’esperienza del lavorare insieme dovrà
riconfermarsi come valore aggiunto in ogni Comune, per le singole aree trattate dal Piano di Zona.
Il Percorso di riscrittura del Piano di Zona 2015-2017
La strategia del documento è dimostrata nell’ampio percorso di revisione ed approfondimento
dell’analisi dei bisogni del territorio, compiuta per tavoli tematici.
Come ormai consolidato, al tavolo disabili è stata ampliata la competenza anche alle disabilità
psichiche.
Al tavolo delle emarginazioni sono state affidate diverse tematiche a completamento dell’analisi.
L’attivazione del tavolo
immigrazione, ha permesso di completare il quadro della così detta
programmazione partecipata.
La comunanza di intenti e la specificità di lavoro sui singoli tavoli tematici hanno poi fatto da
collante al contesto di analisi dei tavoli stessi, favorendo integrazione e coinvolgimento di persone e
soggetti.
Se autonomia ha significato capacità di individuazione di metodologie e strumenti area per area,
non ha però significato autarchia. Parallelamente si sono tenute vive sessioni di confronto sui temi
man mano evidenziati con un periodico coinvolgimento dei tavoli politici preposti e il costante
monitoraggio e coordinamento dell’apparato tecnico e di professionisti appositamente coinvolti.
Un contesto di sostanziale informalità e grande concretezza ha sicuramente favorito l’ottenimento di
un risultato di rilievo.
Il lavoro dei diversi tavoli tematici è quindi oggetto del contenuto dei paragrafi successivi.
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3.
3. IL PIANO DI ZONA 2015-2017
Finalità e obiettivi
Il Piano di Zona 2015-2017 dovrà essere un percorso di consolidamento dei risultati ottenuti con il
precedente Piano e, allo stesso tempo, un processo assolutamente innovativo che ci porterà ad un
ampliamento delle integrazioni con l’A.S.L. e con l’Azienda Ospedaliera sui temi sanitari, ad una
più concreta capacità di gestione ed erogazione associata, alla maggiore attenzione su temi forti
come famiglia, immigrazione ed accesso complessivo ai servizi. Alla lettura del bisogno, dovrà
seguire un’attenta analisi della domanda.
I Comuni e il Piano di Zona tornano al centro dei servizi socio-sanitari per una nuova capacità di
capire ed interpretare direttamente i bisogni del territorio ed una azione più efficace con le risorse
disponibili, troppo limitate.
Vogliamo confermare l’organizzazione del Piano di Zona chiamato ad assolvere compiti più
complessi di quanto fin ad oggi considerato per la programmazione e per rispondere ad una realtà,
seppur limitata territorialmente, assai dinamica e complessa.
Sappiamo di dover identificare un percorso evolutivo per il Piano di Zona del nostro Distretto in
base alla crescita delle professionalità, ad una piena consapevolezza della nuova analisi dei bisogni
e alla necessità eccezionale di definire priorità sulle annualità in base alle limitate risorse.
Il nuovo Piano di Zona dovrà sfruttare in modo sempre più efficace i profili professionali dei nostri
tecnici ed i soggetti pubblici e privati presenti e futuri.
Saremo chiamati a creare concretezza dai nostri percorsi decisionali e gestionali, coinvolgendo una
rete sempre più diversificata di attori e risorse, soprattutto nel privato sociale e nel terzo settore.
Si dovrà, infine, operare con un sempre maggiore coordinamento con altri Distretti della Provincia,
coordinamento teso ad uniformare sempre più la tipologia e le modalità di servizi erogati e a creare,
ove possibile, sinergie ed economie di scala.
I soggetti e i livelli di responsabilità nel Piano di Zona
La suddivisione delle responsabilità e delle funzioni di partecipazione è così definita:
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COMUNI: come esplicitato dalla legge 328/2000 e dalla legge regionale 3/2008 e s.m.i., sono:
Titolari delle funzioni
Hanno l’obbligo di promuovere azioni per cercare di garantire la risposta ai bisogni
Detengono le funzioni di regia e sorveglianza del sistema di offerta
Hanno il compito di effettuare l’autorizzazione, l’accreditamento e l’offerta
Definiscono i parametri per l’accesso prioritario
Impartiscono indirizzi per la gestione dei servizi
Istituiscono i titoli per l’acquisto di servizi
Definiscono i Piani Sociali di Zona
Adottano l’Accordo di Programma
TERZO SETTORE:
Concorre alla programmazione del Piano di Zona nelle modalità e con gli strumenti previsti
dal Piano di Zona
Organizza, gestisce ed eroga servizi in coerenza con gli obiettivi fissati dal Piano di Zona
Partecipa al monitoraggio della qualità ed efficacia dei servizi
Può aderire all’Accordo di Programma
In tal senso il Distretto intende sia favorire il lavoro comune di enti ed associazioni su obiettivi
condivisi, sia creare un sistema di coordinamento per le sponsorizzazioni e la partecipazione con
contributi, con la finalità di sollecitare ed incentivare la collaborazione tra pubblico e privato per la
realizzazione di progetti e nuovi servizi.
ORGANIZZAZIONI SINDACALI e ASSOCIAZIONI di TUTELA dei CITTADINI:
Partecipano alla formulazione degli obiettivi di benessere sociale
Sono consultati per il monitoraggio della qualità ed efficacia dei servizi
Possono aderire all’Accordo di Programma
Il Piano di Zona si confronta con le Organizzazioni Sindacali per la condivisione delle tematiche di
livello generale.
Tra queste spiccano, in ambito anziani, le Politiche di Accesso per le residenze protette/case di
riposo e in ambito Famiglia le Politiche per la Casa.
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ASL, AZIENDA OSPEDALIERA, FONDAZIONI DI INTERESSE SOCIALE , UNIVERSITA’ E
PROVINCIA DI MANTOVA, dato il loro specifico rilievo, sono dettagliati nel loro ruolo in
paragrafi successivi.
Il modello organizzativo. Presupposti.
Per poter assolvere alla gestione delle nuove capacità di budget e all’erogazione di servizi in forma
associata, si punta ad individuare un modello organizzativo simile al passato per la sua
composizione, diverso per alcune modalità di azione.
Intendiamo confermare un’organizzazione leggera, affiancata all’ente capofila, per favorire
l’utilizzo delle risorse verso l’esterno.
Intendiamo mantenere la nuova modalità di decisione nel Piano di Zona per la quale si possa
sfruttare appieno le capacità professionali dei tecnici e il ruolo di orientamento e decisione dei
politici.
Sono così definiti i seguenti percorsi:
a. Gli organi del PDZ e l’Ufficio di Piano restano luoghi di programmazione ed erogazione.
L’Ufficio di Piano si doterà del contributo dei tecnici messi a disposizione da alcuni Comuni
del Distretto appositamente convenzionati tra loro per permettere l’erogazione del
fondamentale apporto tecnico in maniere formalmente corretta e professionalmente
riconosciuta.
b. Il Piano di Zona è chiamato a individuare nuovi servizi da gestire in forma associata,
garantendo una unitarietà di risposta nell’ambito territoriale.
c. Il Piano di Zona continuerà a realizzare un proprio budget preventivo.
d. Il documento di budget del Piano di Zona andrà a costituire la definizione delle priorità
attuative e tattiche delle singole annualità, compatibilmente con la strategia individuata nel
presente Documento e come parte integrante dell’Accordo di Programma, e sarà sottoposto
ad approvazione annuale.
e. Insieme al budget preventivo, sarà istituito anche il conto consuntivo di rendicontazione, su
valenza dell’anno solare. I fondi di competenza saranno suddivisi su più capitoli nel bilancio
del Comune Capofila, sfruttando gli strumenti contabili tipici dell’ente e permettendo la
verifica in tempo reale delle disponibilità sui diversi capitoli del budget/conto di bilancio.
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f. Insieme con il budget preventivo, sarà emesso il calendario annuale delle iniziative. Il
calendario annuale varrà sia come strumento di programmazione sia come standard di
controllo e valutazione.
g. Dal punto di vista economico, l’implementazione di nuovi servizi in forma associata o il
potenziamento di erogazioni già presenti verranno supportate da istituzioni di specifici
fondi. L’istituzione dei fondi, o l’ampliamento di fondi esistenti, dovrà tenere conto delle
necessità di bilancio dei vari comuni pur ricordando che i fondi assegnati a livello
nazionale/regionale saranno da gestire in complementarietà con quanto già di competenza
dei singoli enti, condividendo una visione territoriale d’insieme, una capacità di erogazione
più efficace ed efficiente con possibili economie di scala su singoli servizi e un’omogeneità
della definizione dei bisogni su tutto il territorio.
Ai fondi potranno o dovranno contribuire non solo gli enti ma anche utenti dei servizi a
domanda, organizzazioni o singoli.
h. Servizi già disponibili o da attivarsi in via continuativa o sperimentale saranno sottoposti ad
analisi di fattibilità puntuale, anche in contesti diversi, per valutarne l’opportunità e la
fattibilità della gestione in forma associata.
3.4 Il modello organizzativo, definizione
Sono definiti i seguenti organi e competenze:
a. ASSEMBLEA DISTRETTUALE DEI SINDACI
b. GIUNTA DEL PIANO DI ZONA
c. TAVOLO TECNICO
d. TAVOLO ISTITUZIONALE DEL TERZO SETTORE
e. TAVOLI TEMATICI
f. UFFICIO DI PIANO
Con le relative competenze:
a.
ASSEMBLEA DISTRETTUALE DEI SINDACI: come diretta evoluzione delle precedenti
esperienze e nella necessità di completare il percorso di integrazione dei temi socio-sanitari,
l’Assemblea Distrettuale è formalmente l’organo deliberativo del Piano di Zona, presieduto dal
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Presidente – sindaco del Comune capo-fila. E’ composta dai Sindaci o Assessori delegati;
l’Assemblea Distrettuale dei Sindaci assume integralmente le funzioni previste dall’Accordo di
Programma e dalla normativa in vigore.
In particolare, svolge funzioni di indirizzo strategico, di controllo e di verifica del Piano di
Zona ed è pertanto la sede di governo del processo in cui confluiscono tutte le informazioni,
l’avanzamento dei lavori, le problematiche individuate e i risultati del monitoraggio. Si
coordina con l’Ufficio di Piano. Attiva momenti di confronto con soggetti della società civile.
L’Assemblea Distrettuale dei Sindaci è l’unico organo con funzione deliberante delle attività
del Piano di Zona. Tutte le riunioni sono valide purché sia rappresentato almeno il 70% degli
abitanti del Distretto al 31.12.2014. Le deliberazioni si intendono approvate al raggiungimento
del 70% dei voti portati dai Sindaci (o delegati) presenti e votanti, in ragione dei voti espressi
secondo le quote da ciascun rappresentate.
Alle sedute deliberanti partecipano il Coordinatore dell’Ufficio di Piano ed un tecnico con
funzioni di verbalizzante.
L’Assemblea Distrettuale promuoverà, attraverso il Presidente ed i componenti della Giunta,
un’attività di coordinamento con il Consorzio dell’Oltrepò Mantovano ed i suoi Organi, per una
migliore integrazione con il territorio.
Le decisioni approvate a maggioranza qualificata dall’Assemblea Distrettuale dei Sindaci
sono vincolanti per tutti gli Enti sottoscrittori e aderenti all’Accordo di Programma e al Piano di
Zona.
Tutte le decisioni saranno partecipate alle strutture degli Enti da parte del Responsabile di
Settore Servizi alla Persona del comune Capofila, per l’adozione dei conseguenti atti amministrativi
attuativi e dal medesimo attuate con propria determinazione ai sensi di legge.
In caso di provvedimenti urgenti, onde non pregiudicare la continuità del servizio, l’esito
delle decisioni assunte dall'Assemblea Distrettuale dei Sindaci potranno essere comunicate dal
Comune capo-fila, fatta salva l’adozione dei successivi provvedimenti deliberativi di ogni singolo
Comune.
Nell’esercizio delle proprie funzioni, l’Assemblea Distrettuale dei Sindaci:
•
individua e sceglie le priorità e gli obiettivi delle politiche locali
•
verifica la compatibilità impegni/risorse necessarie
•
delibera in merito all’allocazione delle risorse
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•
approva il documento di Piano e i relativi aggiornamenti
•
approva i dati relativi alle rendicontazioni richiesti dalla Regione per la trasmissione
all’ASL, ai fini dell’assolvimento del debito informativo
b.
•
effettua il governo politico del processo di attuazione del Piano di Zona
•
nomina al suo interno i componenti della Giunta.
GIUNTA DEL PIANO DI ZONA: organo di proposta politica e di governo del Piano di
Zona, per competenza residuale dell’ Assemblea Distrettuale dei Sindaci. È composta dal
Sindaco (o assessore delegato) del Comune capo-fila e dai sindaci o assessori delegati di altri
cinque Comuni, nominati in sede di Assemblea. Ai componenti la Giunta sarà affidata la
presidenza dei tavoli tematici (uno per Tavolo).
Il supporto tecnico-amministrativo della Giunta avviene attraverso la partecipazione del
Coordinatore dell’Ufficio di Piano alle riunioni. Il supporto di operatori tecnici potrà essere
definito in base alle esigenze operative della Giunta.
c.
TAVOLO
TECNICO:
organo
con
competenze
di
proposta
tecniche/contabili/amministrative/organizzative/gestionali, al quale saranno partecipate le
deliberazioni adottate dall’Assemblea e composto dalle Assistenti Sociali e da 5 Tecnici
individuati all’interno dei Servizi Sociali dei 17 Comuni.
Ogni Tavolo Tematico potrà avvalersi del servizio di segreteria di un componente il Tavolo
Tecnico e di un’Assistente Sociale. La definizione dell’erogazione dei servizi dei tecnici e
professionisti provenienti dai diversi enti è regolata da specifica convenzione.
Il Tavolo Tecnico è convocato e presieduto dal Coordinatore dell’Ufficio di Piano.
d.
TAVOLO ISTITUZIONALE DEL TERZO SETTORE: tavolo di consultazione e di
supporto all’operato politico, composto da esponenti del terzo settore, secondo le modalità
stabilite con il provvedimento analogo al presente adottato per il precedente triennio.
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Il tavolo composto da otto rappresentanti, è presieduto dal Sindaco del Comune capo-fila ed
opera nell’ambito delle competenze di legge e di quelle determinate dal Piano di Zona con
riferimento al precedente triennio. Al tavolo partecipa il Coordinatore dell’Ufficio di Piano.
e.
TAVOLI TEMATICI: sono tavoli di supporto all’iniziativa e alle definizioni delle diverse
possibilità decisionali della Giunta e dell’Assemblea. Saranno composti, oltre che da esperti
qualificati, da esponenti di istituzioni od enti (Azienda Ospedaliera, Scuole, Tribunale, Enti
Accreditati per i servizi alla formazione e lavoro, Fondazioni, ecc.) ed esponenti del terzo
settore, da due politici dei Comuni, di cui uno (presidente) componente della Giunta di Piano di
Zona e dal Coordinatore dell’Ufficio di Piano. Avranno l’assistenza di un tecnico e di una
Assistente Sociale appartenenti al Tavolo Tecnico.
Per la composizione specifica dei singoli tavoli, i criteri operativi e competenze si rimanda a
quanto disposto in sede di approvazione ed attuazione del Documento di Piano per il
precedente triennio.
In segno di continuità rispetto al precedente Piano di Zona, sono confermati i seguenti tavoli:
a. Tavolo Tematico Minori
b. Tavolo Tematico Disabili e Salute Mentale
c. Tavolo Tematico Anziani
d. Tavolo Tematico Emarginazione e Dipendenze
e. Tavolo Immigrazione.
f.
UFFICIO DI PIANO: è il centro della vita gestionale, delle informazioni, delle azioni
tecniche/contabili/amministrative/organizzative, di pianificazione, valutazione e coordinamento
del Piano di Zona.
Ha sede e riconoscimento giuridico presso il Comune capo-fila ed è guidato secondo le
direttive dell’Ente di appartenenza, con specifica responsabilizzazione di personale e risorse
dedicate nelle modalità previste dalla normativa.
L’Ufficio di Piano è il punto di riferimento per le azioni e le informazioni. Sulle singole
iniziative sarà anche il centro delle erogazioni dei servizi da erogarsi in forma associata.
E’ lo strumento preordinato a sostenere gli enti, evitandone l’isolamento e amplificando la
portata degli interventi del Piano di Zona dal livello di singolo ente al livello di Ambito
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Potrà avvalersi, per l’attività di coordinamento tecnico, di figura esterna all’Ente, anche
proveniente da soggetto privato.
Potranno essere convenzionate forme di gestione associata per singole iniziative, anche al di
fuori del Comune capo-fila.
In via generale il Comune Capofila mette a disposizione i locali, gli arredi, le strutture ed i
servizi idonei alla vita dell’Ufficio di Piano e del Piano di Zona. Il Piano di Zona concorrerà alla
copertura delle spese vive di gestione per la propria operatività presso il Comune Capofila.
Il Coordinatore e il personale tecnico-amministrativo saranno scelti dal Comune capo-fila
nel rispetto della vigente normativa di legge. Gli operatori tecnico-amministrativi saranno scelti
preferibilmente tra il personale di uno dei 17 comuni del Piano di Zona,anche valorizzando le nuove
tecnologie di cui tutto il territorio dispone.
Gli operatori tecnico-amministrativi provvederanno, in collaborazione con il Responsabile
del Settore Servizi alla Persona del comune Capofila e del Coordinatore, alla stesura dei
provvedimenti determinativi e degli atti di corrispondenza discendenti dalle decisioni assunte
dall'Assemblea Distrettuale dei Sindaci.
L’Ufficio di Piano dovrà assolvere al debito informativo verso l’ASL e la Regione
Lombardia e coordinare le diverse forme di gestione associata del Distretto.
Collaborerà per quanto di competenza per l’applicazione di quanto stabilito nella DGR.
1254 del 15/02/2010 (introduzione della Comunicazione Preventiva di Esercizio e prime indicazioni
per l’accreditamento) per l’esercizio e l’accreditamento dei servizi socio assistenziali. Gestirà il
flusso contenente le informazioni anagrafiche sulle Unità di offerta sociali, attraverso il gestionale
della Direzione denominato AFAM.
Espleterà le restanti funzioni assegnate dalla vigente normativa , compresa la collaborazione
per quanto di competenza per l’applicazione di quanto stabilito nella DGR X/2941 del 19/12/2014.
3.5 Documenti strategici e regolamenti
Il Piano di Zona contempla le linee strategiche di intervento per la programmazione e
l’erogazione in forma associata dei servizi socio-assistenziali del Distretto di Ostiglia.
La definizione delle priorità, degli strumenti attuativi e di gestione viene demandata all’Accordo
di Programma.
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L’Assemblea dovrà tenere nota scritta delle proprie attività e verbale sommario delle discussioni
e delle deliberazioni e dovrà riassumere in calce ad ogni verbale il contenuto delle specifiche
decisioni assunte per i diversi punti all’ordine del giorno.
3.6 Obiettivi di priorità sociale
Il presente Documento di Piano conferma gli obiettivi sociali del Piano precedente e sostiene
l’innovazione delle reti di soggetti coinvolti nelle fasi di programmazione ed erogazione dei servizi
finalizzati agli obiettivi delle diverse aree tematiche.
Il Piano di Zona valorizza e sostiene le responsabilità familiari,
Il Piano di Zona punta al rafforzamento dei diritti dei minori,
Il Piano di Zona sostiene la domiciliarità dell’anziano e dei disabili,
Il Piano di Zona potenzia gli interventi a contrasto di povertà, fragilità e disagio,
Il Piano di Zona rafforza e incrementa gli strumenti di prevenzione di povertà, fragilità e
disagio,
Il Piano di Zona sostiene le politiche di integrazione dei migranti,
Il Piano di Zona riconosce gli sforzi per l’individuazione di tutti gli strumenti e delle
modalità innovative per il raggiungimento dei propri scopi.
3.7 Consolidamento
Compatibilmente con le risorse economiche, il Piano di Zona riconoscerà tra le proprie priorità
relative al consolidamento degli strumenti e dei servizi innovativi e complementari attuati:
Il rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria con ASL
l’operatività dei titoli sociali,
l’importanza del servizio di segretariato sociale,
la valutazione dell’attività dei tavoli tematici,
la necessità di interventi di formazione continua per i tecnici
il rafforzamento e l’incremento dei servizi da erogarsi in forma associata.
3.8 L’implementazione innovativa
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Costituiranno componenti strategiche di innovazione:
Il potenziamento dell’integrazione delle risorse tra Comuni e ASL
L’estensione dei criteri ISEE e di contribuzione in modalità comune su tutto il Distretto
Il potenziamento dell’informazione interna ed esterna e dei servizi di accesso
L’introduzione di sistemi di prevenzione strutturati
L’individuazione di nuovi sistemi di gestione ed erogazione in maniera associata diretta o
indiretta
3.9 Il monitoraggio e la valutazione
Le linee guida regionali indicano la valutazione e il monitoraggio come strumento privilegiato
per l’accompagnamento in ordine allo sviluppo e l’attuazione della programmazione sociale
territoriale.
Premesso quanto sopra le singole azioni ed interventi saranno resi pubblici con i rispettivi indici
valutativi in sede preventiva. Per ogni azione ed intervento dovranno essere definiti indici per la
valutazione del numero di potenziali ed effettivi beneficiari, tempistiche di realizzazione e efficacia.
I risultati delle singole azioni ed interventi saranno comunicati all’Assemblea Distrettuale
dei Sindaci.
Il monitoraggio si pone l’obiettivo di mantenere una costante tensione creativa sui temi e
sugli strumenti del Piano di Zona per la verifica continua e costante del raggiungimento dei diversi
obiettivi, la valutazione dei processi e l’analisi delle dinamiche di performance.
Organismi provinciali
3.10 L’ASL di Mantova
L’ASL assume un ruolo di coordinamento amministrativo e di attore del processo valutativo e di
monitoraggio. All’ASL sono riconosciute le seguenti competenze:
collabora con i Comuni per la disponibilità dei dati utili alla definizione delle azioni del
Piano di Zona.
cura la coerenza degli ambiti di azione distrettuale
svolge il ruolo di raccordo e sintesi nei confronti della Regione Lombardia
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garantisce l’integrazione tra le proprie attività sanitarie e socio-sanitarie con quelle socioassistenziali di competenza degli Enti Locali
partecipa, per quanto di competenza, alla realizzazione dei progetti indicati nel Piano di
Zona
collabora, per quanto di propria competenza, alle attività di prevenzione e ai servizi afferenti
la tutela dei minori
si confronta con i Comuni dell’Ambito Distrettuale, attraverso l’Ufficio di Piano, in merito
alle modalità di esercizio delle Unità di Offerta della rete sociale e di Accreditamento delle
strutture socio-assistenziali (art. 15 e 16 della L.R. 3/2008; DGR. 1254 del 15/02/2010)
attraverso il Ce.A.D. realizza un Servizio ad elevata integrazione delle politiche sociali,
socio sanitarie, sanitarie e di settore, con il fine di favorire la permanenza e il reinserimento
nel proprio ambiente familiare e sociale dei soggetti in difficoltà.
3.11 La Cabina di Regia in sede A.S.L.
La DGR 326/13 ha identificato nella Cabina di Regia il luogo dove garantire la
programmazione, il governo, il monitoraggio e la verifica degli interventi sociosanitari e sociali
erogati da ASL e Comuni, singoli o associati, nell’ambito delle aree comuni di intervento. Ciò al
fine di evitare duplicazionie frammentazione nell’utilizzo delle risorse e nell’erogazione degli
interventi e contestualmente garantirne appropriatezza. Il ruolo di integrazione della Cabina di
Regia è stato confermato anche con le Regole di Sistema 2014 per il settore sociosanitario DGR
1185/13.
La Cabina di Regia della Provincia di Mantova è composta da 7 componenti ASL, dai 6
Presidenti delle Assemblee Distrettuali dei Sindaci e dai 6 Responsabili Uffici di Piano
La d.g.r del 19 dicembre 2014 impartisce alcune indicazioni per definire il ruolo delle Cabine di
Regia, definendo le funzioni che essa svolge nel triennio di programmazione sociale:
•
monitoraggio dello stato di avanzamento degli obiettivi del Piano di Zona dei territori,
rispetto alle dimensioni conoscenze – risorse – servizi;
•
orientare, sulla base dell’esperienza svolta, l’attività della Cabina di regia in particolare sul
tema delle non
autosufficienze,
privilegiando
progressivamente
programmazione strategica e di sistema, e qualificando maggiormente la
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il
livello
della
dimensione programmatoria e di pianificazione delle azioni e delle risorse rispetto alla
dimensione erogativa;
focalizzare la programmazione ripartendo dal tema della conoscenza, anche con riferimento
•
al percorso di accompagnamento promosso da Regione Lombardia;
• condividere i piani operativi A.S.L. e Ambiti relativi alle misure e ai canali di finanziamento
regionali e nazionali in tema di interventi e servizi sociali e sociosanitari al fine di avere un
quadro chiaro delle azioni che vengono intraprese a livello territoriale ponendo attenzione sia
alle possibili sovrapposizioni degli interventi sia alle aree della domanda di intervento/servizi,
ancora scarsamente presidiate, condizione questa per poter effettuare analisi territoriali relative
ai vari piani operativi e poter confrontare meccanismi di accesso;
• investire maggiormente sul monitoraggio e soprattutto sulla valutazione delle politiche adottate;
• rafforzare il ruolo di riferimento della Cabina di regia rispetto agli organismi politici
(Assemblea distrettuale, Consiglio di Rappresentanza dei sindaci e Conferenza dei sindaci);
• adottare un metodo di lavoro e di procedure definite da A.S.L. e Comuni prevedendo modalità
di funzionamento flessibili e orientate alla concretezza dei risultati ottenuti;
• prevedere l’utilizzo condiviso (A.S.L./Ambiti) di sistemi informativi e di banche dati per la
condivisione dei dati e lo scambio informativo sugli utenti in carico
3.12 La Provincia di Mantova
La Provincia all’interno della funzione coordinamento enti si impegna a:
•
promuovere un approccio partecipato con i territori che si sviluppa dall’analisi dei bisogni e
delle domande, alle strategie fino alle diverse azioni messe in campo;
•
collaborare con e tra i distretti al fine di armonizzare procedure, processi, servizi
valorizzando le esperienze positive messe in campo dai diversi soggetti attori;
•
promuovere azioni di sistema nei territori condividendo gli obiettivi con gli Uffici di Piano e
l’acquisizione di nuove competenze all’interno delle reti territoriali in riferimento alle
politiche sociali, di supporto alla disabilità, giovanili, dell’immigrazione, dell’istruzione,
formazione professionale, lavoro e pari opportunità;
18
•
produrre analisi attraverso strumenti conoscitivi relativi ai fenomeni sociali quali gli
osservatori sociali, per esprimere in modo adeguato il ruolo di supporto e coordinamento
alle politiche socio-assistenziali locali e sostenerne la programmazione;
•
coordinare reti territoriali sociali al fine di rafforzare il ruolo della cooperazione sociale, del
volontariato e dell’associazionismo di promozione sociale in una visione multidimensionale
di ogni fenomeno di coesione sociale;
•
supportare i territori nell’individuazione di soluzioni che favoriscano le gestioni associate
nei servizi di cura alla persona garantendo standard minimi di qualità.
3.13 L’Azienda Ospedaliera “Carlo Poma” e le Fondazioni
Il Distretto di Ostiglia riconosce il ruolo dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma e delle Fondazioni
Sociali che operano nel contesto provinciale.
Il Piano di Zona confida nella massima collaborazione nella rete di servizi e soggetti impegnati in
tematiche socio-assistenziali affinché la barriera tra le problematiche sociali e le problematiche
sanitarie sia solamente uno strumento gestionale e non uno svantaggio per i cittadini.
Il Piano di Zona promuove la partecipazione di rappresentati dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma
e delle Fondazioni Sociali ai Tavoli Tematici per gli argomenti relativi a temi coinvolgenti le
specifiche competenze degli enti.
Fondazione Università di Mantova
Il Piano di Zona dei Comuni del Destra Secchia intende mantenere con la Fondazione Università
di Mantova e con il Sistema Universitario Mantovano un rapporto di collaborazione nell’ambito
delle azioni di programmazione in ambito locale della rete d’offerta sociale e di attuazione
dell’integrazione tra la programmazione sociale e la programmazione sociosanitaria in ambito
distrettuale, anche in rapporto al sistema della sanità, dell’istruzione e della formazione, della casa
e del lavoro, al fine di:
-
condividere i temi di sviluppo strategico (progetti, azioni, iniziative) utili ad indirizzare la
ricerca, promuovendo interventi conoscitivi e di studio rivolti alla individuazione e al contrasto
dei fattori di rischio;
-
attivare laboratori progettuali e di ricerca congiunti su temi di reciproco interesse;
19
-
attivare la collaborazione con singoli studenti, neolaureati e dottorandi attivi su temi di
interesse reciproco;
-
avviare lo scambio reciproco di materiali di studio al fine di creare una comunità di studio
allargata;
-
arricchire le proposte formative interne all’Sistema Universitario Mantovano con interventi dei
referenti del Piano di Zona dei Comuni del Destra Secchia;
-
aprire i seminari formativi organizzati all’interno del Sistema Universitario Mantova al Piano
di Zona dei Comuni del Destra Secchia e/o all’intero territorio;
-
promuovere tra gli operatori del territorio iniziative per la loro sensibilizzazione attraverso
attività di formazione e informazione.
Inoltre in collaborazione con la Fondazione Università di Mantova, con particolare riferimento al
Corso di laurea in Educazione Professionale attivato a Mantova dall’Università degli Studi di
Brescia, avendo come finalità la promozione e la gestione della crescita del Sistema Universitario
Mantovano attraverso iniziative didattiche e di ricerca rivolte alle attese di sviluppo e di
innovazione del territorio, saranno favorite le iniziative tendenti a migliorare e completare la
formazione accademica e professionale degli studenti, anche mediante la sperimentazione di nuove
modalità didattiche e lo svolgimento di attività didattiche integrative che possano prevedere
l'utilizzazione di attrezzature e servizi logistici esterni, nonché le collaborazioni in attività di
ricerca per la diffusione dell’innovazione con lo stesso Piano di Zona del Distretto di Ostiglia
3.14 Il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci
Il governo politico provinciale è identificato nella Conferenza dei Sindaci a cui spetta l’esercizio
della funzione di governo territoriale nel settore sociale e socio-sanitario.
Il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci esercita le attribuzioni assegnate alla Conferenza dei
Sindaci dell’ASL, ed in particolare:
• orienta e monitora i Piani di Zona in modo da renderne unitari ed organici i processi di
attuazione, soprattutto in relazione ai livelli essenziali di assistenza, facilitando eventuali
sinergie e collaborazioni tra le aree distrettuali;
• garantisce i rapporti con la Regione ed altri organismi di rilevanza provinciale (es.
Provincia, Prefettura, Azienda Ospedaliera, Ufficio Scolastico Provinciale etc.);
• promuove, d’intesa con la Provincia, le attività formative e di supporto ai Piani di Zona.
20
3.15 Tavolo di Coordinamento Provinciale degli Uffici Di Piano
Gli uffici di piano dei sei Ambiti Territoriali del mantovano nel 2011 hanno dato origine ad un
nuovo organismo tecnico, ovvero il Tavolo di Coordinamento Provinciale degli Uffici di Piano con
le seguenti finalità:
- raccordarsi maggiormente con il Consiglio di Rappresentanza;
- individuare gli interventi territoriali, sulla base degli indirizzi forniti dall’Assemblea;
- formulare la proposta di programmazione triennale ed annuale degli interventi/servizi a
livello provinciale e interdistrettuale ed eventuali ulteriori progetti con i relativi budget di
spesa e di finanziamento;
- monitorare costantemente lo stato di attuazione del progetto complessivo;
- raccordarsi con le Assemblee distrettuali ed i sei Uffici di Piano per dare attuazione agli
indirizzi programmatori.
Il Tavolo oltre a raccordare i vari Ambiti Territoriali in materia di interventi e servizi socio
assistenziali, si rapporta costantemente con le Istituzioni del Territorio quali l’ASL, la Provincia,
l’Ufficio Scolastico Provinciale, ecc.
Esso è composto dai sei coordinatori degli Uffici di Piano affiancati ciascuno da un collaboratore
tecnico sociale o amministrativo. Dalla esperienza in essere è emerso che questo nuovo organo
garantisce maggiormente una pianificazione coordinata ed integrata degli interventi ed un rapporto
più efficace con le altre istituzioni provinciali.
Il lavoro sinergico di questo tavolo ha portato alla condivisione da parte dei sei Piani di zona di
alcune tematiche a rilevanza provinciale; ne sono un esempio le linee guida per l’accreditamento dei
servizi socio assistenziali, e i modelli dai contenuti univoci e condivisi di convenzione con gli Enti
gestori dei servizi semiresidenziali per disabili quali CSE e CDD.
3.16 Tavolo di rappresentanza del Terzo Settore Provinciale
La partecipazione del Terzo Settore nello spirito della Legge 328/2000 e della LR 3/2008 supera la
tradizionale forma dell’affidamento o convenzionamento per la gestione dei servizi e assume un
21
vero e proprio significato di partnership con l’Ente pubblico per la definizione del disegno
complessivo del sistema di welfare locale.
In questa ottica si intende sviluppare una pianificazione che assicuri la più ampia partecipazione
degli Organismi rappresentativi del Terzo settore che operano nel territorio mantovano in
particolare gli Organismi non lucrativi di utilità sociale, gli Organismi della Cooperazione e le
Organizzazioni di volontariato.
22
4. PROGETTI 2015-2017
Il Piano di Zona riconosce la trasversalità sulle diverse aree tematiche di alcuni progetti ad alto
valore.
Regolamentazione ed applicazione dell’ISEE a livello distrettuale: per l’obiettivo di maggior
omogeneizzazione possibile tra i criteri all’interno del Distretto sulle azioni comportanti valutazioni
reddituali di accesso.
Individuazione delle modalità di contribuzione di utenti ed organizzazioni sia nelle forme di
cofinanziamento sia nelle forme di valorizzazione economica di servizi a domanda.
Attività continua dei Tavoli Tematici: per un’attenzione costante del Piano di Zona sull’evoluzione
sociale del territorio del Distretto.
Consolidamento del Segretariato Sociale per favorire una sempre maggiore professionalità e
istituzionalizzazione di bisogni emergenti.
Consolidamento dello strumento dell’Accreditamento per la regolazione del sistema delle Unità
d’Offerta tenendo conto delle esigenze della persona e della famiglia ed evidenziando la libertà di
scelta del cittadino.
Orientamento del Distretto verso scelte sul tema della Conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro
in sintonia con l’ASL, la Provincia e la Camera di Commercio per una armonizzazione della
programmazione territoriale.
Ampliamento di servizi gestiti in forma associata.
Consolidamento del
modello organizzativo Ce.A.D. come attività funzionale a garantire al
cittadino un accesso unificato alle prestazioni in modo integrato, capillare e articolato sul territorio,
nella logica sussidiaria della maggiore vicinanza delle risposte ai bisogni espressi, effettuando prese
in carico dell’utente globali, appropriate, adeguate, efficaci e efficienti.
Individuazione delle deleghe specifiche, dei compiti, delle risorse e dei ruoli che saranno identificati
sul fronte socio-sanitario.
23
5. PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA INTEGRATA NEI PIANI DI ZONA 20152017
Il percorso di costruzione dei Piani di Zona dei sei ambiti in cui è suddiviso il territorio mantovano
è stato oggetto di un costante confronto tra ASL e uffici di piano per arrivare a definire obbiettivi
condivisi con il territorio partendo da una approfondita analisi dei bisogni socio-sanitari e sociali
che ha visto coinvolti gli erogatori sanitari e socio-sanitari , i soggetti del terzo settore e i sindacati .
Nel percorso di riscrittura della programmazione sociale, il contributo di Asl è orientato ad una
lettura dei bisogni globali della persona, attraverso una valutazione multidimensionale che rilevi
tutti i bisogni espressi, socio-sanitari e sociali e assicuri una presa in carico integrata della persona
e della famiglia.
Questi i più importanti macro obiettivi:
24
25
Titolo
Obiettivo
Tipologia di
obiettivo
Interventi/ azioni di sistema
Generale, specifico,
strategico
VALUTAZIONE
MULTIDIMENS
IONALE
Modalità di
integrazione
Risorse
impiegate
Strumenti utilizzati
Indicatori di esito
Range di
valutazione
Strumenti di
valutazione
Tempistica
Es.: informazione/
formazione, incontri
cadenzati, equipe
multidisciplinare
finanziarie e/o
professionali
Es.: protocolli, procedure, banche dati, cartella sociosan e
sociale,…
Qualitativo o quantitativo con descrizione
(ogni obiettivo può avere più indicatori)
Si/No sul
qualitativo, % di
realizzazione sul
quantitativo
Es.: Scale di
valutazione, dati,
cartella sociosan e
sociale, …
Data di
realizzazione o
periodo
ACCORDO ASL – AMBITI TERRITORIALI
“INTEGRAZIONE AI PROTOCOLLI CEAD
PER ADEGUAMENTO INTERVENUTE
NORMATIVE IN ORDINE ALLA
VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE DEI
PAZIENTI FRAGILI”, SOTTOSCRITTO IN
DATA 13/10/2014, CON IL QUALE SI
CONDIVIDE L’UTILIZZO, A PARTIRE
DALLA DATA DI SOTTOSCRIZIONE,
DELLA “SCHEDA DI VALUTAZIONE DI
TRIAGE” QUALE STRUMENTO DI PRIMA
VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE DEL
BISOGNO DELLE PERSONE FRAGILI DA
PARTE DEL PERSONALE DELL’ASL (CEAD)
E DEI COMUNI-DELIBERAZIONE ASL N°
328 DEL 17.10.2014
NUMERO SCHEDE TRIAGE
INFORMATIZZATE UTLIZZATE
2015/ NUMERO TOTALE
PROGETTI ATTIVATI MISURE
INNOVATIVE
≥90%
SCALE DI
VALUTAZIONE
E TENUTA
FASAS
ANNO 2015
STRATEGICO
GOVERNANCE DI ASL PER LO
SVILUPPO E LA PROMOZIONE
DELL’INTEGRAZIONE TRA SANITARIO,
SOCIOSANITARIO E SOCIALE AL FINE
DI GARANTIRE UNA RISPOSTA
GLOBALE ALLA
MULTIDIMENSIONALITÀ DEI BISOGNI
ESPRESSI DALLA PERSONA FRAGILE E
DALLA SUA FAMIGLIA
CABINA DI
REGIA
EQUIPE
MULTIDISCIPLIN
ARE
PROFESSIONA
LI
PROCEDURE/SCALE DI VALUTAZIONE
CONDIVISE
26
PIANO
INFORMATIVO
GENERALE
GOVERNANCE DELLA PIANIFICAZIONE
TERRITORIALE E PROGRAMMAZIONE
DEGLI STRUMENTI RITENUTI
NECESSARI ED EFFICACI, SIA PER
DIFFONDERE LE INFORMAZIONI
RELATIVE AO SERVIZI DOMICILIARI
ALLE PERSONE FRAGILI ED AI LORO
FAMIGLIARI
PIANO DI
INFORMAZIONE
UNICO E
CONDIVISO
FINANZIARIE
E
PROFESSIONA
LI
PIANO DI INFORMAZIONE DGR
2942/2014 – INTERVENTI A SOSTEGNO
DELLA FAMIGLIA E DEI SUOI
COMPONENTI FRAGILI AI SENSI DELLA
DGR 116/2013: SECONDO
PROVVEDIMENTO ATTUATIVO –
CONFERMA MISURE AVVIATE NEL 2014 E
AZIONI MIGLIORATIVE – ADEMPIMENTI
CONSEGUENTI”, UNITAMENTE AL PRIMO
REPORT DEGLI ESITI DEGLI INCONTRI
INFORMATIVI CON GLI STAKEHOLDER
TERRITORIALI SULLE MISURE DELLA
DGR 2942/2014 E DELLA DGR 2655/2014.
ACCESSI AL SITO AZIENDALE
(BANNER DEDICATO)
NUMERO
ACCESSI
REPORT
ACCESSI AI
SERVIZI
DOMICILIARI
ANNO 2015
ADOTTATO CON DELIBERAZIONE ASL N.
26 DEL 12/02/2015
PIANO
FORMATIVO
GENERALE
PERCORSO FORMATIVO CONDIVISO
ASL AMBITI PER VALUTAZIONE
MULTIDIMENSIONALE
PIANO
FORMATIVO
UNICO E
CONDIVISO
FINANZIARIE
E
PROFESSIONA
LI
PIANO FORMATIVO ADOTTATO CON
DELIBERAZIONE ASL N. 18 del
30.01.2015
PERCENTUALE DI
PARTECIPAZIONE DEL
PERSONALE DEI COMUNI
≥60%
QUESTIONARI
O ECM E
CUSTOMER
SATISFACTIO
N
ANNO 2015
ATTIVABILI
STRATEGICO
SCAMBIO INFORMATIVO TRA BANCHE
DATI ASL/COMUNI/AMBITI E
SPERIMENTAZIONI DOMOTICA
DOMICILIARE
INCONTRI
CADENZATI
SERVIZI
BANDO
SMART CITIES
PROGETTI DI RICERCA INDUSTRIALE E
SVILUPPO SPERIMENTALE NEL SETTORE
DELLE SMART CITIES AND
COMMUNITIES - PROGETTO
DENOMINATO ATTIV@BILI ASSISTENZA DIGITALE E INNOVAZIONE
SOCIALE IN AMBIENTI CONTROLLATI
ADESIONE FORMALIZZATA CON
DELIBERAZIONE ASL N 179 DEL
06.06.2013 E PER PARTE AMBITI :
QUESTIONARIO PER
MISURARE LA QUALITA’
DELLA VITA
SI/NO
INTEGRAZION
E BANCHE
DATI
ASL/COMUNI
E
MONITORAGG
IO SULLA
QUALITA’
DELLA VITA
DEI PAZIENTI
“ATTIVABILI”
ANNO 2015
DELIBERA CONSORZIO SERVIZI ALLA
PERSONA VIADANA N 17/2013
DELIBERA COMUNE DI SUZZARA N
88/2013
DELIBERA CONSOZIO SOLIDARIETA’
MANTOVA N 5/2013
27
PROTOCOLLO
DIMISSIONI
PROTETTE
SPECIFICO
RACCORDO EROGATORI SANITARI
PUBBLIIC E PRIVATI
ACCREDITATI/CEAD/MMG
INCONTRI
CADENZATI
PROFESSIONA
LI
PROTOCOLLO D’INTESA A GARANZIA
DELLA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE NEL
PRENDERSI CURA DEL PAZIENTE
FRAGILE NEL POST-DIMISSIONECON
AZIENDA OSPEDALIERA CARLO POMA,
CASA DI CURA SAN CLEMENTE DI
MANTOVA OSPEDALE SAN PELLEGRINO
DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE
OSPEDALE DI SUZZARA S.P.A. E
FONDAZIONE SALVATORE MAUGERII.R.C.S.S. SEDE DI CASTEL GOFFREDOVOLTA MANTOVANA ADOTTATO CON
DELIBERAZIONI ASL N 422/2012 E
51/2013
QUANTITATIVI
NUMERO DI DIMISSIONI
PROTETTE COMPLESSIVE
ATTIVATE PER DISTRETTO E
PER PRESIDIO/STRUTTURA
NUMERO DI DIMISSIONI
PROTETTE ATTIVATE PER
DISTRETTO TIPOLOGIA
PAZIENTI/1000 >75ENNI
ASSISTITI
NUMERO DI DIMISSIONI
PROTETTE ATTIVATE PER
STRUTTURA/1000 >75ENNI
RICOVERATI
NUMERO DI DIMISSIONI
PROTETTE IN CURE
DOMICILIARI/NUMERO
NUOVE ATTIVAZIONI CURE
DOMICILIARI NEL PERIODO
PER DISTRETTO
NUMERO RE-RICOVERI IN
PAZIENTI DIMESSI IN
SEGUITO AD ATTIVAZIONE
PROTOCOLLO
NUMERO RE-RICOVERI IN
PAZIENTI DIMESSI NON
ATTIVAZIONE PROTOCOLLO
A PARITÀ DI QUADRO
CLINICO
QUALITATIVI
NUMERO DI SOGGETTI
SENZA DIMISSIONE
PROTETTA PRESI IN CARICO
DAL CEAD PER
U.O./PRESIDIO/STRUTTURA
DI PROVENIENZA
28
NUMERO DI DIMISSIONI
PROTETTE CON TEMPO
INTERCORRENTE TRA DATA
DI SEGNALAZIONE E DATA DI
DIMISSIONE INFERIORE AI
TRE GIORNI LAVORATIVI
CON RELATIVA
DOCUMENTAZIONE DELLE
CRITICITÀ CONSEGUENTI
SI/NO
REPORT
ANNUALI
ANNO 2015
PROTOCOLLO
ABEO
SPECIFICO
RACCORDO CON TERZO
SETTORE/OSPEDALE/CEAD/SERVIZI
SOCIALI COMUNALI
EQUIPE
MULTIDISCIPLIN
ARE
PROFESSIONA
LI
COLLABORAZIONE PER SERVIZI DI
SUPPORTO AI BISOGNI ASSISTENZIALI
COMPLESSI DI FAMIGLIE CON FIGLI
MINORI AFFETTI DA PATOLOGIE
COMPLESSE E RARE – ANNO 2015”.
RECEPITO CON DELIBERAZIONE N. 25
DEL 12/02/2015
QUALITA’ DELA VITA DELLE
FAMIGLIE CON MINORI
GRAVEMENTE AMMALATI
SI/NO
REPORTISTIC
A SECONDO
PROTOCOLLO
ANNO 2015
TIAS (TAVOLO
INTERISTITUZ
IONEALE
AMMINSITRAI
ZONE DI
SOSTEGNO)
SPECIFICO
RACCORDO PER SVILUPPO SISTEMA
PROTEZIONE GIURIDICA SUL
TERRITORIO
INCONTRI
CADENZATI
PROFESSIONA
LI
PROTOCOLLO ADOTTATO CON DELIBERA
N 279 DEL 30.09.2013
PARTECIPAZIONE DEI
MEMBRI AGLI INCONTRI
≥80%
VERBALI
INCONTRI
CON FOGLIO
PRESENZE
ANNO 2015
TELEFONIA
SOCIALE
SPECIFICO
RACCORDO CON TERZO SETTORE PER
AZIONI DI
MONITORAGGIO/INFORMAZIONE AGLI
ANZIANI FRAGILI E GAP
INCONTRI
CADENZATI
VOLONTARI
CONVENZIONE PER IL PATTO DI
SUSSIDIARIETÀ PER LA FASE
MIGLIORATIVA DEL PROGETTO DI
TELEFONIA SOCIALE REALIZZATO DA
AUSER LOMBARDIA IN ESECUZIONE
DELLA DGR 1185/20.12.2013 E DEL
DECRETO n. 3903 del 12.5.2014
REPORT TRIMESTRALI
DESCRITTIVI
SI/NO
MOPNITORAG
GIO DEBITI
INFORMATIVI
ANNO 2015
DEBITO INFORMATIVO
SI/NO
MONITORAGG
IO
ANNO 2015
ADOTTATA CON DELIBERAZIONE ASL N
320 DEL 10.02.2014
PROGETTI IN
AREA PENALE
SPECIFICO
GOVERNANCE DEL PIANO DI
POTENZIAMENTO, SOSTEGNO E
SVILUPPO PIANI TERRITORIALI
INTEGRATI PER FAVORIRE LA
PERMANENZA O IL RIENTRO DELLE
PERSONE, ADULTI E MINORI, NEL
PROPRIO CONTESTO DI VITA
INCONTRI
CADENZATI
GRUPPO
INTERISTITUZI
ONALE CUI
PARTECIPANO
AMBITI DI
MANTOVA E
GUIDIZZOLO
FINANZIARIE
E
PROFESSIONA
LI
PIANO DI AZIONE PER IL
REINSERIMENTO DELLE PERSONE
SOTTOPOSTE A PROVVEDIMENTI
DELL'AUTORITA' GIUDIZIARIA - BIENNIO
2014-2015 ADOTTATO COND
ELIBERAZIONE ASL N 107 DEL
31.03.2014
29
PROGETTI IN
AREA
IMMIGRAZION
E
SPECIFICO
GOVERNANCE PROGETTI A VALENZA
SOVRA DISTRETTUALE, AD
ESTENSIONE PROVINCIALE O DI
AMBITO ASL, CHE VALORIZZINO LE
RETI INTERISTITUZIONALI E IL TERZO
SETTORE ZIONI MIRATE AI COMUNI
(TUTELA MINORI), ALL’ASL
(CONSULTORI), ALL’AZIENDA
OSPEDALIERA (SEVIZI DEDICATI)
INCONTRI
CADENZATI
FINANZIARIE
E
PROFESSIONA
LI
PROGETTI FINANZIATI DA PROGRAMMI
PER L'IMMIGRAZIONE AI SENSI DELLA
D.G.R. N. VIII/ 3921 DEL 27.12.2006 E
DEL DDG FAMIGLIA, SOLIDARIETÀ
SOCIALE E VOLONTARIATO N° 12796 del
30/12/2013 ADOTTATI CON
DELIBERAZIONE ASL N 120 DEL
10.04.2014
DEBITO INFORMATIVO
SI/NO
MONITORAGG
IO
ANNO 2015
PROGETTI
CONCILIAZIO
NE FAMIGLIALAVORO
SPECIFICO
GOVERNANCE AZIONI PIANO
TERRITORIALE DI CONCILIAZIONE
2014-2016
INCONTRI
CADENZATI
FINANZIARIE
E
PROFESSIONA
LI
PIANO TERRITORIALE DI
CONCILIAZIONE 2014-2016 RETE
TERRITORIALE DI CONCILIAZIONE DI
MANTOVA APPROVATO CON
DELIBERAZIONE ASL N 336 DEL
29.10.2014
INDICATORI SATBILITI DA
REGIONE CON APPROSITO
MONITORAGGIO
SI/NO
MONITORAGG
IO
ANNO 2015
INCONTRI
CADENZATI
PROFESSIONA
LI
REPORT CON I DATI RELATIVI ALLA
POPOLAZIONE DISABILE MANTOVANA,
AI SERVIZI PER LA DISABILITÀ E AI
RELATIVI COSTI (PRESENTATO ALLA
CABINA DI REGIA IN DATA 28/10/2014)
PARTECIPAZIONE DEI
MEMBRI AGLI INCONTRI
≥80%
VERBALI
DEGLI
INCONTRI
CON FOGLIO
PRESENZE
ANNO 2015
CAPOFILA PROGETTI COMUNE DI
SUZZARA
COMUNE DI BORGOVIRGILIO
CONSORZIO SOLIDARIETA’ MANTOVA
GRUPPO DI
LAVORO
SERVIZI PER
DISABILI
SPECIFICO
RACCORDO TRA AMBITI
DISTRETTUALI PER
L’’INDIVIDUAZIONE DI CRITERI
CONDIVISI E OMOGENEI PER LA
DEFINIZIONE DELLE TARIFFE PER I
SERVIZI AGGIUNTIVI E IL TRASPORTO
DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ASL
2015
BANCA DATI DISABILITA’ DELL’ASL
30
PROTOCOLLO
TUTELA
MINORI
SPECIFICO
RACCORDO TRA ASL E GLI AMBITI
TERRITORIALI DELLA PROVINCIA PER
LA GESTIONE INTEGRATA DEI CASI DI
TUTELA MINORI CON
PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITÀ
GIUDIZIARIA – APPLICAZIONE DEL
DPCM DEL 2001 (LEA)- COSTITUZIONE
DI UN GRUPPO TECNICO
MULTIPROFESSIONALE ED
INTERISTITUZIONALE.
PREVISTI N° 5
INCONTRI CON
CADENZA
SETTIMANALE/Q
UINDICINALE
DEL
GRUPPO
MULTIPROFESSI
ONALE
COMPOSTO DA
PSICOLOGI ED
ASSISTENTI
SOCIALI
DEI
CONSULTORI
FAMILIARI
DELL’ASL
ED
ASSISTENTI
SOCIALI
E
PSICOLOGI DEI
SERVIZI TUTELA
MINORI
DEI
COMUNI.
COORDINAMENT
O
DALLA
RESPONSABILE
DEL SERVIZIO
FAMIGLIA
DELL’ASL
LE RISORSE
IMPIEGATE
SONO
COSTITUITE
DALLE
PROFESSIONA
LITÀ CHE
COMPONGON
O IL GRUPPO
TECNICO
REVISIONE DEL PROTOCOLLO
PRECEDENTE ( DEL. ASL N° 561 DEL 3012-2011) , LINEE GUIDA REGIONALI (
DGR 4757 DEL 23-1-2013), DGR 2989
DEL 19-12-2014.
ANALISI DEI DATI SUI MINORI SEGUITI
PER PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITÀ
GIUDIZIARIA.
31
STESURA DEL PROTOCOLLO
SI/NO
SOTTOSCRIZI
ONE DEL
PROTOCOLLO
DA PARTE
DEGLI AMBITI
TERRITORIALI
E DELL’ASL
ANNO 2015
PROGETTO
PIPPI
(PROGRAMMA
DI
INTERVENTO
PER
PREVENIRE
L’ISTITUZION
ALIZZAZIONE
DEI MINORI)
ACQUISIZION
E DI UN
NUOVO
MODELLO DI
INTERVENTO
PER LE
FAMIGLIE
TRASCURANTI
CON FIGLI
MINORI.
STRATEGICO
PROGETTO PROMOSSO E FINANZIATO
DAL MINISTERO DELLE POLITICHE
SOCIALI E DELLE PARI OPPORTUNITÀ
PER GLI AMBITI DI ASOLA E
MANTOVA. RECEPIMENTO DEL
MODELLO D’INTERVENTO NEL
PROTOCOLLO TUTELA MINORI IN VIA
DI STESURA.
MONITORAGGIO DEL PROGETTO NEI
DUE AMBITI SPERIMENTALI E
CONDIVISIONE CON I RIMANENTI
AMBITI.
INCONTRI
MENSILI DEL
GRUPPO DI
APPROFONDIME
NTO TECNICO
COMPOSTO DA
RAPPRESENTAN
TI DELL’
ORGANISMO DI
COORDINAMENT
O PER LA
SALUTE
MENTALE
DELL’ASL,
SERVIZI TUTELA
MINORI,
CONSULTORI
FAMILIARI ,
UONPIA,
PSICHIATRIA,
SCUOLA E
TERZO SETTORE
DELLA INTERA
PROVINCIA.
LE RISORSE
IMPIEGATE
SONO
COSTITUITE
DALLE
PROFESSIONA
LITÀ
CHE
COMPONGON
O IL GRUPPO
TECNICO.
ISTITUZIONE DI UNA MAILING-LIST E DI
UNO SPAZIO SUL SITO AZIENDALE
MAIA.”GRUPPO TECNICO ETÀ
EVOLUTIVA” APERTI AI COMPONENTI IL
GRUPPO DI APPROFONDIMENTO
TECNICO.
STRETTO CONTATTO CON GLI AMBITI
CHE STANNO SPERIMENTANDO IL
PROGETTO PIPPI FINANZIATO, ED
ESAME DEI RISULTATI.
32
INIZIO DI UTILIZZO DEL
METODO PIPPI IN TUTTI GLI
AMBITI TERRITORIALI NELLA
GESTIONE INTEGRATA DI
INTERVENTI A FAVORE DELLE
FAMIGLIE TRASCURANTI CON
FIGLI MINORI.
SI/NO
COSTITUZION
E DI EQUIPE
MULTIPROFES
SIONALI PER
IL SINGOLO
CASO
SEGUITO
L’ATTIVITÀ
INIZIATA
NEL 2012
PROSEGUIR
À NEL
CORSO DEL
2015
MISURE A
SOSTEGNO
DELLA
NATALITA’ E
RUOLO
GENITORIALE
IN
SITUAZIONI
DI DISAGIO
ECONOMICO
(Nasko,
Cresco e
Sostengo)
SPECIFICO
ASSEGNAZIONE DI CONTRIBUTI
ECONOMICI IN SITUAZIONE ISEE
DEFINITA DALLE DISPOSIZIONI
REGIONALI.
OGNI
PROGETTO
FINANZIATO
PREVEDE UN
PROGETTO
PERSONALIZZAT
O CHE
CONTEMPLA
L’INTERVENTO
DEL
CONSULTORIO
IN
COLLEGAMENTO
CON I COMUNI
DI RESIDENZA
DEL
BENEFICIARIO
ED ALTRI ENTI
DEL
TERRITORIO
CHE POSSONO
RAPPRESENTAR
E UNA RISORSA
PER IL
SUPERAMENTO
DELLA
DIFFICOLTA’
PERSONALE ED
ECONOMICA.
RISORSE
ECONOMICHE
ASSEGNATE
ALL’ASL DA RL
DESTINATE AI
BENEFICIARI,
PERSONALE
DEI
CONSULTORI
E DEL
SERVIZIO
FAMIGLIA
DELL’ASL,
ASSISTENTI
SOCIALI DEI
COMUNI.
SOTTOSCRIZIONE DI UN PATTO DI
CORRESPONSABILITA’ PER
ACCETTAZIONE DEL PIANO
PERSONALIZZATO.
VERIFICHE MENSILI SULL’ANDAMENTO
DEL PROGETTO DA PARTE DEI
CONSULTORI.
IN SEGUITO ALLA VERIFICA,
LIQUIDAZIONE DELLA MENSILITA’.
UTILIZZO DELLA BANCA DATI PRESENTE
SULLA SPECIFICA PIATTAFORMA
REGIONALE.
33
PROSECUZIONE E
CONCLUSIONE DEI PROGETTI
IN SEGUITO AL RISPETTO
DEL PIANO
PERSONALIZZATO.
> 70%
VERIFICA
ANDAMENTO
PROGETTI
ATTRAVERSO
I DATI
PRESENTI
SULLA
PIATTAFORMA
REGIONALE.
2015 ED
OLTRE,
SECONDOLE
SCELTE
REGIONALI.
AREE TEMATICHE
34
AREA ANZIANI
ANALISI DEL CONTESTO:
In Lombardia ci sono oltre 2 milioni di anziani con più di 65 anni.
Nella fattispecie, il Distretto di Ostiglia presenta alcune peculiarità che lo pongono nelle fasce più
estreme rispetto alla media nazionale, regionale e provinciale.
Il Distretto di Ostiglia è una zona particolarmente estesa rispetto alla popolazione residente e quindi
dalla bassa densità: 112 abitanti per kmq rispetto una media provinciale di 178 e della Lombardia di
416. L’età media dei cittadini è particolarmente elevata: 47,9 anni (a fronte di una media nazionale
di 43,3, regionale di 43,3 e provinciale di 43,2 anni).
L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno in continua crescita nella società moderna e ciò
comporta inevitabilmente un aumento della componente di anziani fragili o affetti da patologie
croniche, oltre che provocare profonde implicazioni su molti aspetti della vita umana della persona
anziana e dei suoi familiari di riferimento.
Siamo caratterizzati dalla presenza di molte persone anziane, spesso viventi da sole. Accanto a tale
situazione occorre anche considerare la progressiva attenuazione dei rapporti di vicinato che un
tempo costituivano una buona fonte di sostegno per i casi di fragilità.
Oggi il frequente ricorso ai trasferimenti, l’immissione di un numero consistente di immigrati sia
italiani che stranieri, l’affievolimento di alcuni valori etici tradizionali soppiantati da una spinta
sempre più accentuata a centrare la propria vita sui propri desideri e bisogni personali, rendono il
vicinato sempre meno attivo e capace di prestare aiuto a chi si trova in difficoltà.
La chiave di lettura del nuovo sistema di welfare si ottiene attraverso un passaggio culturale che
vede nell’ottica del “prendersi cura” del paziente acuto, finora inteso come caso clinico da risolvere,
a quello cronico inteso come persona da accompagnare. Questo accompagnamento è definito
“continuità assistenziale”, e vuol dire seguire i pazienti nel loro percorso dal territorio all’ospedale e
ancora al territorio.
35
Regione Lombardia ha già iniziato ad affrontare la suddetta “rivoluzione demografica” muovendosi
in più direzioni: sono diminuiti i ricoveri, aumentate le prestazioni ambulatoriali e il numero di
ricoveri in Day Hospital. Si sono attivate forme di sperimentazione per l’assistenza alla cronicità,
sono aumentati i posti e le iniziative sociosanitarie domiciliari, semiresidenziali e di sollievo.
Purtroppo la sperimentazione di posti letto per le ”cure intermedie” (sub-acuzie, post-acuzie) non ha
toccato il nostro territorio, più avendo la popolazione più anziana rispetto a tutti gli altri distretti
mantovani.
Inoltre i cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni, in particolare la gravissima crisi economica,
l’indeterminatezza del mercato del lavoro hanno prodotto una maggiore vulnerabilità sociale nei
cittadini dell’ambito territoriale; soprattutto delle famiglie al cui interno vi sono soggetti in
condizioni di fragilità, per non autosufficienza e cronicità, tutte persone quindi a rischio di
emarginazione ed esclusione sociale.
Tutte queste fragilità necessitano di essere tutelate e sostenute al fine di garantire una vita in salute e
di qualità, sempre promuovendo la presa in carico globale e integrata della famiglia e dei suoi
componenti fragili da parte di tutti gli Attori (Pubblici e Privati) territoriali, in una logica di
flessibilità e di interazione tra i diversi livelli istituzionali.
Con il termine di “fragilità” della persona, si definisce una condizione dello stato di salute
caratterizzata da una rigidità delle capacità adattive dell’organismo ad eventi avversi clinici e/o
sociali. Infatti per essere compresa nella sua interezza, la condizione di fragilità deve essere valutata
anche nella dimensione sociale, proprio perché il benessere della persona passa anche attraverso le
relazioni familiari e sociali, la capacità organizzativa e di copertura della rete sociale che
permettono, da una parte, la soddisfazione dei bisogni pratici e dall’altra, rispondono a necessità di
sostegno affettivo e di sicurezza.
La fragilità, quindi va letta in relazione sia alla persona da assistere, sia alle capacità e alle risorse
fisiche ed emotive della famiglia che è impegnata nell’opera di assistenza.
E’ in questa logica che la valutazione multidimensionale, diviene condizione indispensabile per una
lettura complessiva dei bisogni della persona e della sua famiglia ed assume la sua importanza per
garantire una presa in carico globale.
36
In continuità con quanto già intrapreso nella scorsa triennalità, è importante in questa nuova
programmazione sviluppare ulteriormente le azioni, le attività già in essere, promuovendo sempre
più interventi innovativi e a favore della domiciliarità in linea con la legislazione regionale
attualmente in vigore.
RETE DEI SERVIZI DI OFFERTA:
SERVIZI ISTITUZIONALI:
• RETE DEI SERVIZI DOMICILIARI: dedicata ad integrare le abilità della singola
persona e/oi supportare funzioni di cura assunte dai familiari e/o da accudenti non familiari.
Tale rete oggi appare distinta in:
-
Assistenza Domiciliare (SAD) tradizionalmente gestita dai Comuni destinata a
rispondere a un bisogno “socio assistenziale”,
-
Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) gestita tramite le ASL e da Enti Accreditati,
volta a rispondere ad un prevalente bisogno di cura “socio-sanitaria” nelle aree delle
funzioni vitali e funzioni primarie.
• RETE DEI SERVIZI SEMIRESIDENZIALI: dedicata all’accoglienza di persone anziane
durante la giornata presso Centri Diurni Integrati (CDI), sviluppando interventi di tipo
rieducativo- riabilitativo e/o di socializzazione.
• RETE DEI SERVIZI RESIDENZIALI: dedicata ad accogliere stabilmente o
temporaneamente persone anziane fragili che in ragione dei loro bisogni non possono essere
assistiti nell’ambito del contesto familiare. Tale rete oggi è distinta in:
-
Alloggi protetti a prevalente contenuto sociale, volti ad assicurare una risposta residenziale a
persone anziane autosufficienti che, prevalentemente presentano una vita di relazione e
bisogni saltuari sostanzialmente riferibili alla gestione dell’ambiente di vita e alla gestione
delle funzioni della cura del sé;
37
-
Residenze sanitario-assistenziali (RSA) ad elevato contenuto socio-sanitario, volte ad
assicurare una risposta residenziale ad anziani non autosufficienti che necessitano di una alta
intensità di protezione in ragione delle elevate esigenze di cura.
•
CeAD: il Centro per l’Assistenza domiciliare è un servizio che si rivolge a persone con
bisogni complessi, ossia con problematiche ad elevata integrazione delle politiche sociali,
socio sanitarie, sanitarie e di settore, ed ha il fine di favorire la permanenza e il reinserimento
di questi soggetti in difficoltà, nel proprio ambiente familiare e sociale.
L’attività svolta prevede l’accoglienza di richieste provenienti da cittadini in condizioni di
fragilità e loro familiari, dai MMG, dall’Ospedale e dai Servizi del territorio, riguardanti
anziani, disabili e persone con gravi patologie. Elabora un Progetto di Assistenza
Individualizzato condiviso con i Servizi della rete coinvolti e può attivare pacchetti di
prestazioni socio assistenziali e sanitarie.
Per queste situazioni, viene assicurata competenza nell’ascolto e nella valutazione dei
bisogni, nonché garanzia di accesso alle prestazioni socio sanitarie, attraverso la stesura di un
piano/progetto di assistenza individualizzato, definito PAI. Qualora siano necessari
supplementi di valutazione per predisporre il progetto, il CeAD può richiedere la consulenza
della Struttura Intermedia, quale gruppo di lavoro multidisciplinare con funzioni valutative al
quale afferiscono, oltre all’intera equipe CeAD, il servizio delle dimissioni protette
dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma e, all’occorrenza, i servizi sociali comunali ed i
consulenti specialisti messi a disposizione dal Solco, a seguito di convenzione con l’ASL.
Il compito del CeAD è di coordinamento, di regia, di valutazione in itinere degli interventi
previsti dal progetto personalizzato, concordando per ciascuna situazione, con i diversi attori
coinvolti l’attribuzione dei compiti e le relative responsabilità, secondo i criteri di
integrazione e continuità assistenziale.
La modalità d’accesso “dell’utente fragile” al Servizio CeAD può essere diretta o attraverso il
familiare di riferimento, su segnalazione di altri servizi, quali ad esempio il MMG, il servizio
sociale comunale, il Servizio delle dimissioni protette dell’Azienda Poma, la Struttura
intermedia dell’ASL o qualsiasi altra persona che ne ravvisi la necessità.
38
Il modello organizzativo suddetto pertanto diventa funzionale a garantire al cittadino un
accesso unificato alle prestazioni in modo integrato, capillare e articolato sul territorio, nella
logica sussidiaria della maggiore vicinanza delle risposte ai bisogni espressi, effettuando
prese in carico dell’utente globali, appropriate, adeguate, efficaci e efficienti.
•
SPORTELLO INFORMATIVO: lo sportello informatico nasce allo scopo di guidare,
accompagnare, sostenere il cittadino nei percorsi per l’accesso ai servizi socio sanitari
assistenziali offerti sul territorio.
•
DIMISSIONI PROTETTE: il Servizio Dimissioni Protette svolge un ruolo di
concertazione e di committenza intesa come “creazione di un tessuto connettivo” con gli altri
attori del sistema: medici di famiglia, ospedale di riferimento, le varie strutture sanitarie,
sociosanitarie e socio assistenziali (RSA, IDR, ASL, SAD comunale). Il Servizio Dimissioni
Protette risponde alla finalità di creare una integrazione tra gli attori suddetti, per la
definizione di percorsi assistenziali individualizzati che garantiscano al cittadino e ai loro
familiari gli interventi socio sanitari e assistenziali necessari ad assicurare la continuità
terapeutica e assistenziale al momento della dimissione ospedaliera.
•
STRUTTURA INTERMEDIA: composta da Responsabile Medico ADI, Coordinatore
Infermieristico ADI, Assistenti Sociali del CeAD, referente dell’Ospedale, secondo necessità,
Responsabile ASSI Distrettuale, Referenti e Operatori dei singoli Comuni nonché dei Servizi
socio sanitari, MMG/PDF, Referenti dell’Ospedale, Specialisti. Nell’ambito della Struttura
Intermedia sono definiti Progetti Individualizzati relativi a situazioni multiproblematiche che
richiedono un approccio multidisciplinare con il coinvolgimento di più Servizi.
•
SERVIZIO CURE PALLIATIVE: composto da un’èquipe operativa multidisciplinare
(U.O.C.P.), la quale si occupa, integrandosi con il territorio, della
cura della persona
oncologica in stadio terminale e della sua famiglia, garantendo l’ assistenza socio sanitaria
domiciliare specializzata al malato o prevedendo l’ accompagnamento della persona in
percorsi protetti residenziali di cura.
39
•
SPORTELLO BADANTI/ASSISTENTI FAMILIARI: è un servizio gestito dai Comuni
attraverso operatori di Cooperative sociali. All’interno dello sportello vengono svolte attività
di reclutamento di potenziali assistenti familiari che si rendono disponibili a lavorare sul
territorio. In base alla costruzione di apposito registro riguardante i nominativi delle assistenti
familiari disponibili si cerca di far incontrare l’offerta di lavoro con la domanda/richiesta
proveniente dai familiari delle persone che necessitano di questo servizio.
Lo sportello inoltre interviene con attività finalizzate alla regolarizzazione dei contratti di
lavoro delle assistenti familiari e
realizza corsi di formazione per le stesse operatrici
familiari.
PROGETTI SPERIMENTALI:
•
PROGETTO TELEFONIA SOCIALE: il progetto telefonia sociale è rivolto alle persone
anziane che vivono al proprio domicilio, offrendo un sostegno concreto non solo nel fornire
informazioni e orientamento alla rete territoriale dei servizi ma anche attivando servizi e
interventi domiciliari, quali ad esempio trasporto, consegna farmaci o spesa ecc..
Il progetto è promosso dalle rete associativa AUSER in collaborazione con ASL e l’ambito del
territorio.
•
PROGETTO DI AIUTO NEL DOPO DIMISSIONI: il progetto frutto di un accordo fra la
Consulta del Volontariato di Ostiglia, l’Azienda Ospedaliera “Carlo Poma” di Pieve di Coriano
e il PdZ, tende a creare disponibilità da parte delle associazioni di volontariato per fornire un
aiuto di prossimità amicale (esclusi gli interventi sanitari e infermieristici) a situazioni di
persone particolarmente fragili individuate dal personale della struttura ospedaliera nel primo
periodo successivo a quello delle dimissioni ospedaliere.
Gli interventi vanno a sostenere le persone suddette nel far fronte alle piccole necessità
quotidiane (acquisto di farmaci, acquisto generi alimentari, ecc).
40
•
PROGETTO “HOUSING SOCIALE”: il progetto riguarda la possibilità di ospitare presso
strutture di RSA con posti letto non accreditati e per un periodo limitato, persone anziane
autosufficienze, bisognose di un alloggio con un servizio alberghiero.
PROPOSTE PER IL DISTRETTO DI OSTIGLIA FEDERAZIONI
PENSIONATI SPI-FNP-UILP
Le Federazioni pensionati Spi-Fnp-Uilp sottolineano i seguenti punti da inserire nella
programmazione triennale 2015-2017.
Piena valorizzazione secondo gli effettivi bisogni, nella logica della presa in carico, di tutti quei
servizi a partire dall'ADI, il SAD che permettono il mantenimento delle persone al loro
domicilio anche in situazioni di fragilità,implementando percorsi collegati con le dimissioni
protette e la rete delle cure oncologiche;
Individuazione sin dal ricovero in ospedale e per tutto il periodo di cura ospedaliero di percorsi
ad hoc per l'anziano cronico ricoverato;
Sperimentazione di nuovi modelli organizzativi, tra i quali l'infermiere di famiglia rispondenti
ai crescenti bisogni delle persone seguite sul territorio e a domicilio, per dare risposte adeguate
ai bisogni che coinvolgono diverse aree dell'assistenza primaria, in collaborazione con i medici
di medicina generale;
Progetti sperimentali e interventi di qualificazione delle assistenti familiari per anziani e
disabili;
Convenzioni per l'acquisizione presso RSA dell'Ambito di posti letto per ricoveri di sollievo e/o
pronto intervento o Alzheimer e/o dimissioni protette dopo l’uscita ospedaliera precoce;
Processo di omogeneizzazione dei diversi servizi ed interventi socio-assistenziali attuati dalle
Amministrazioni comunali d'ambito e individuazione precisa del punto di accesso della presa in
carico;
41
Attenzione alla prevenzione nonché agli stili di vita attraverso la promozione di gruppi di
cammino strutturati e guidati e spinta per progetti di vivibilità del territorio; investimenti
costanti nel tempo per gli anziani sulle tematiche del movimento e dell’alimentazione;
Possibilità di prevedere centri di aggregazione per anziani che abbiano una visione
intergenerazionale;
Pubblicizzazione massima a livello di ambito dei servizi offerti e delle opportunità presenti , al
fine di rendere consapevoli tutti i cittadini dell’esistenza degli stessi.
Fermo restando i requisiti di partecipazione, i criteri di attribuzione,
le modalità di
presentazione delle domande, le scriventi OO.SS ritengono opportuno prevedere una
compartecipazione alla spesa sociale da parte delle famiglie,attraverso la progressione nonché
fasce di esenzione totale ai costi per le famiglie meno abbienti e il pagamento totale del servizio
per la fasce con redditi molto alti, individuando una soglia di povertà più alta rispetto a quella
concordata nella triennalità precedente, alla luce anche dell’entrata in vigore del nuovo sistema
di calcolo ISEE, per il quale è auspicabile definire criteri di compartecipazione e sogli di
esenzione adeguate a livello distrettuale o provinciale.
42
43
ESITI DELLA PROGRAMMAZIONE ZONALE 2012/2014
OBIETTIVI
AZIONI
•
•
•
Garantire - mantenere e
potenziare
i
servizi
presenti nel territorio
•
•
Promuovere il principio di
equità per l’accesso ai
servizi
a
livello
distrettuale.
•
Azioni che favoriscano un aumento di consapevolezza e del grado di
responsabilizzazione dei cittadini riguardo alla spesa sociale
Compartecipazione dei cittadini alla spesa per i servizi di cui beneficiano
Favorire il reperimento di risorse esterne individuando canali di
finanziamento alternativi al finanziamento pubblico (Fondazioni – Istituto di
credito ecc..)
Definizione di procedure di controllo delle dichiarazioni di responsabilità
relative al reddito familiare anche mediante la definizione di accordi con la
Guardia di Finanza
Coinvolgimento del mondo delle Imprese e delle rappresentanze sindacali
nella progettazione di iniziative sperimentali e innovative di welfare aziendale
per attivare un meccanismo virtuale che può produrre benessere e risorse per
l’intera comunità
Istituzione di regolamenti distrettuali per l’accesso e la compartecipazione
nel pagamento dei servizi.
44
RISULTATI
Obiettivo
raggiunto.
Da
integrare
e
sviluppare
ulteriormente
Ad oggi l’accesso ai servizi
dell’area distrettuale non è
omogeneo, non esistono criteri
uniformi e regole comuni.
Verificare la qualità dei
servizi erogati in regime di
integrazione
sociosanitaria e non
Ce.A.D.: Garantire sul
territorio un elevato livello
di integrazione tra i diversi
servizi sanitari, sociali e
assistenziali.
Garantire la continuità
assistenziale a soggetti
sub-acuti
•
• Formazione in ambito socio-sanitario integrato in modo da fornire continuità
tra le diverse azioni di cura e assistenza attraverso la realizzazione di percorsi
integrati.
Obiettivo raggiunto
• Presa in carico globale integrata e continuativa dei casi complessi
• Monitoraggio costante del bisogno e dell’appropriatezza degli interventi
programmati
• Creazione di posti letto, per periodi temporanei, in strtture socio-sanitarie al
Obiettivo non raggiunto
fine di accompagnare la persona al graduale rientro al proprio domicilio.
•
Sostenere il caregiver e le
famiglie
•
•
•
Potenziamento
badanti
•
•
•
•
Sportello
Creazione e sviluppo di
sinergie con il terzo
settore
Somministrazione questionari di customersadisfaction agli utenti e ai
familiari
Obiettivo non raggiunto
•
•
Promozione di politiche di conciliazione nella gestione dei tempi di lavoro e
di cura dell’anziano e del malato grave
Potenziare il numero dei C.D.I sul territorio
Attivazione di voucher tutelari per sollievi settimanali e ricoveri di sollievo
Formare caregiver informali per sostituire i familiari nell’assistenza del
congiunto
Formazione del personale addetto
Incrementare il numero degli sportelli sul territorio
Realizzazione di una banca dati informatica
Regolamentazione (accordi, convenzioni o protocolli operativi) delle diverse
forme di collaborazione con i soggetti del Terzo settore in particolare:
la coprogettazione
la sperimentazione di nuovi servizi, prevedendo anche una compartecipazione
45
Obiettivo raggiunto, attraverso
finanziamenti regionali gestiti
a livello del CeAD distrettuale
Si è mantenuto lo standard
esistente
Da
integrare
ulteriormente
e
sviluppare
•
•
•
Prevenzione
Formazione agli operatori
della domiciliarità
Protezione giuridica
•
•
economica
la sperimentazione di nuove modalità gestionali
Sviluppo da parte del terzo settore di una propria lettura del bisogno sociale e di
una propria progettualità.
Creazione di alloggi protetti per anziani.al fine di mantenere l’anziano nel
tessuto sociale e ridurre situazione di emarginazione e disagio e conservando le
autonomie residue.
Da integrare e sviluppare
Promuovere iniziative di sensibilizzazione della popolazione anziana sui temi ulteriormente
della salute e della prevenzione in collaborazione con l’ASL, coinvolgendo i
diversi soggetti del terzo settore che attivano eventi aggregativi per anziani
Promuovere percorsi di formazione rispetto al cambiamento del Target
Obiettivo raggiunto
assistenziale (pazienti in fase terminale).
• Promuovere la formazione di AdS (amministratori di sostegno)
• Sensibilizzare e incentivare gli AdS formati all’iscrizione all’albo provinciale.
46
Obiettivo raggiunto
PROGRAMMAZIONE ZONALE 2015/2017
Titolo
Obiettivo
Tipologia
di
obiettivo
Favorire la Generale
domiciliarità e
strategico
Interventi/azioni di sistema
-Interventi
socio-assistenziali-sanitari
ed
economici che supportino e/o sollevino i
familiari (caregiver/assistente familiare) che
accudiscono al domicilio l’anziano fragile
-Promuovere la valutazione multidisciplinare
del bisogno dell’anziano e della sua famiglia
-Promuovere un’attiva collaborazione con i
Medici di Medicina Generale, le Dimissioni
Protette, i Servizi territoriali, l’anziano e la sua
famiglia
-Promuovere la qualificazione del personale
non istituzionale
(caregiver/assistente
familiare/Terzo Settore) che si occupa
dell’assistenza all’anziano
-Costruire progetti/convenzioni tra Servizi
Istituzionali e il Terzo Settore
- Promuovere percorsi di formazione rispetto al
cambiamento del target assistenziale
Risorse
impiegate
Strumenti
utilizzati
Indicatori
di esito
Finanziarie:
Deliberazion
i Regioni
Lombardia
n.
interventi/
progetti
realizzati
Dgr 2942;
Dgr 2655
(B1);
Dgr 2883
(B2)
risorse
professiona
li
Scheda triage
Scheda
Barthel
Regolamento
PdZ
Convenzioni/
Protocolli
d’intesa tra
Enti Pubblici
o Terzo
Sociale
47
Range
di
valutazi
one
≥ 90 %
Strumenti
di
valutazione
Report con
dati
Tempistica
triennalità
Generale
Consolidare
e potenziare
i
Servizi
presenti nel
territorio
Strategico
-Verifica carico di lavoro degli operatori nei
Servizi e adeguamento risorse del personale Finanziarie,
per rispondere adeguatamente ai bisogni
Professiona
-Monitoraggio e riqualificazione periodica dei
le,
Servizi erogati
-Compartecipazione dei cittadini alla spesa dei Strutturali
Servizi di cui beneficiano
Moduli di
monitoraggio
e di verifica
-Istituzione di regolamenti distrettuali per
l’accesso e la compartecipazione
nel Professiona
pagamento dei servizi.
li
Regolamenti
distrettuali
Omogeneizz
azione
accesso ai
servizi
a
livello
distrettuale.
48
Normativa di
riferimento
n. utenti
presi in
carico e
relativo n.
progetti
realizzabili
≥ 50 %
Adesione
e
applicazio
ne da parte
di tutti i
Comuni
del PdZ
dei
Regolame
nti
approvati
nell’Asse
mblea dei
Sindaci
≥ 50 %
Report con
dati
triennalità
triennalità
Generale
Strategico
Migliorare
l’integrazion
e tra Servizi
Istituzionali
-Favorire momenti di raccordo, confronto e
programmazione tra gli operatori Servizi dei
diversi Servizi
Costruire una cartella informatica socio
sanitaria dell’anziano condivisa e accessibile
da tutti gli attori della rete istituzionale
Finanziarie,
Professiona
le,
Strutturale
Cartella
informatica
socio
sanitaria
Partecipazi
one alle
riunione di
equipe
Riunione
d’equipe
Coprogettazio
ne
≥ 70 %
Report con
dati
triennalità
≥ 70 %
Report con
dati
triennalità
n. cartelle
informatic
he
realizzate
Strategico
Creazione e
sviluppo di
sinergie tra i
Servizi
Istituzionali
e il Terzo
Settore
-Regolamentazione (accordi, convenzioni, Finanziarie,
protocolli operativi) delle diverse forme di
Professiona
collaborazione con i soggetti del Terzo settore
le,
Strutturale
Regolamenti,
accordi,
convenzioni
e protocolli
d’intesa
operativi
Partecipazi
one alle
riunione
tra Servizi
Coprogettazio
ne
49
Sviluppo di
sinergie
e Strategico
collaborazio
ni tra le
varie
associazioni
di
volontariato
del territorio
Generale
• Identificazione
di
ogni
singola
associazione e esplicitazione della propria
peculiarità operativa
• Messa in rete delle varie attività/prestazioni
portate avanti da ogni singola associazione
al fine di evitare sovrapposizione e
dispersione di risorse
Finanziarie,
Professiona
le,
Strutturale
Regolamenti,
accordi,
convenzioni
e protocolli
d’intesa
operativi
Partecipazi
one alle
riunione
tra Servizi
≥ 70 %
Report con
dati
triennalità
Partecipazi ≥ 90 %
one attiva
della
popolazion
e agli
incontri
informativi
Report con
dati
triennalità
Creazione
di posti
letto
Report con
dati
triennalità
Coprogettazio
ne
Promuovere
l’informazio
ne
sui
Servizi
e
opportunità
presenti sul
territorio
-Creazione di un deplian per l’anziano e la sua Finanziarie,
famiglia nel quale siano esplicitati in modo
Professiona
preciso, chiaro e sintetico le informazioni sui
le
Servizi e opportunità del territorio ( in cosa
consiste, a chi si rivolge, modalità di accesso,
costi, ecc)
-Divulgazione del deplian suddetto in modo
capillare
-Raggiungere la popolazione attraverso un
ciclo di incontri pubblici
Deplian
informativo
Specifico
Garantire le e
strategico
cure
intermedie
-Creazione di posti letto in strutture sociosanitarie per periodi temporanei, al fine di
accompagnare la persona anziana al
completamento del suo percorso di cura,
l’eventuale e graduale rientro al proprio
domicilio e la possibilità ai familiari di
organizzare l’assistenza adeguata nel suo
ambiente di vita
Accordi
politici tra
vari livelli
Istituzionali
Finanziarie,
Professiona
le,
Strutturale
50
Incontri
pubblici
≥ 50 %
Specifico
e
strategico
Prevenzione
e
promozione
degli
stili
vita “sani”
-Promozione dell’attività fisica e di movimento
(es. gruppi di cammino strutturati e guidati)
-Promozione e controllo dell’alimentazione
-Promozione
dell’igiene
personale
e
dell’ambiente in cui vive l’anziano
-iniziative di sensibilizzazione all’utilizzo degli
strumenti tecnologici (PC, telefoni cellulari,
ecc..) quali strumenti ormai presenti nel vivere
quotidiano e con funzione di stimolazione
cognitiva
-sensibilizzazione dell’anziano a sottoporsi a
indagine diagnostiche (screening)
-valorizzazione dei centri di aggregazione
Finanziarie,
Professiona
le,
Strutturali
Cure
Palliative
Partecipazi
one attiva
della
popolazion
e
≥ 70 %
Report con
dati
triennalità
≥ 90 %
Report con
dati
triennalità
Attività
motorie
n. attività
realizzate
Consulenze
con esperti
delle prestazioni socio Finanziarie,
assistenziali erogate dai Comuni del PdZ e Professiona
quelle sanitarie erogate dall’Azienda le
Ospedaliera “Carlo Poma” in favore di
malati in regime di ospedalizzazione
domiciliare
• Integrazione
Specifico
Corsi di
formazione e
informazione
51
Protocollo
d’intesa
operativo
n. utenti
presi in
carico
AREA EMARGINAZIONE E DIPENDENZE
Analisi del contesto e dei bisogni del territorio
Nel triennio 2012-2014 la crisi economica ed il sisma del Maggio 2012 hanno incrementato le
problematiche tipiche dell’area in trattazione, imponendo una nuova ed indispensabile riflessione
circa le fasce di popolazione che si trovano in condizione di maggior fragilità socio- economica ed
abitativa.
Nello specifico, la crisi economica ha delineato numerose e, soprattutto, inedite categorie di persone
a rischio di emarginazione ed ha comportato un aggravamento della situazione di coloro che già
vivevano nella fragilità: la difficoltà di trovare un’occupazione lavorativa, la precarietà del mercato
del lavoro e le susseguenti problematicità nel pagamento di utenze e canoni d’affitto.
Per di più, il sisma che nel Maggio del 2012 ha colpito i Comuni limitrofi all’Emilia Romagna, ha
comportato un ulteriore aggravio delle problematiche già esistenti: a causa dei danni arrecati, molte
ditte hanno dovuto chiudere o dislocare i propri stabilimenti altrove, determinando spesso la
sospensione della produzione o, altrettanto spesso, la sua interruzione, causando, in un primo
momento, numerosi cassintegrati ed, in secondo momento, un cospicuo numero di disoccupati.
Altresì, la problematica abitativa si è acuita in quanto, numerosi edifici hanno subito ingenti danni
strutturali, spesso talmente importanti da dover dichiarare l’inagibilità dell’intero immobile con la
successiva necessità di ricercarne uno alternativo, imponendo anche alle persone residenti nelle
zone maggiormente colpite di trasferirsi altrove e spesso in diversi Comuni del nostro Distretto.
Conseguenze correlate ai problemi sopra evidenziati sono relative all’incremento esponenziale del
numero di richieste di aiuto che arrivano ai servizi, non più, come in passato avveniva per la
maggior parte, in qualità di singoli, bensì come nuclei familiari portatori di bisogni complessi ed, al
contempo, con elevate aspettative circa l’esigenza di avere risposte mirate e qualitativamente
elevate. Tali bisogni hanno condotto a correggere la modalità e gli interventi attuati dal servizio
sociale professionale: da un lavoro fortemente fondato sulla prevenzione e sulla progettazione, alla
gestione dell’emergenza, spesso riuscendo unicamente a tamponare e/o rimandare l’insorgenza del
problema. Tali azioni, oltre a dimostrarsi poco efficaci, non sono nemmeno più sostenibili ed
inducono gli operatori a riflettere circa lo sviluppo di un nuovo approccio, che investa sulle capacità
52
residue dei soggetti da impiegarsi per contribuire all’uscita dallo stato di bisogno, oltreché su una
fattiva collaborazione tra gli attori della rete presenti sul territorio.
Con l’aumento della crisi del mercato del lavoro, sono aumentati anche le richieste di accesso agli
ammortizzatori sociali della cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS), della cassa
integrazione guadagni in deroga e della mobilità.
Sul nostro Distretto le aziende che nel corso del 2014 hanno attivato una procedura di:
- CIGS sono state 6, per un totale di 151 lavoratori coinvolti;
- Cassa integrazione straordinaria sono state 9;
- Cassa integrazione guadagni in deroga sono state 84 al 31/10/2012 (n. 353 di lavoratori coinvolti),
44 al 31/10/2013 (n. 154 di lavoratori coinvolti), 38 al 31/10/2014 (n. 149 di lavoratori coinvolti);
- Mobilità sono state 88 nel 2012, 9 nel 2013 e 12 nel 2014. I lavoratori coinvolti sono stati 202 nel
2012, 74 nel 2013 e 108 nel 2014.
Le domande per beneficiare del “Buono sociale famiglie per superare momenti di particolare
difficoltà a seguito della crisi economica” sono state n. 143 nel 2011, n. 188 nel 2012 e n. 136 nel
2014.
Una delle specificità dell’area in trattazione riguarda le persone in carico all’Uepe di
Mantova che dall’1.3.2014 all’1.3.2015 ha gestito complessivamente 67 procedimenti relativi a
soggetti in esecuzione penale, interna al carcere o esterna in misura alternativa, afferenti al Distretto
di Ostiglia. Nel triennio 2012-2014 le positive collaborazioni tra l’Uepe, gli Enti e le Associazioni
del Distretto si sono consolidate dando vita a molte fruttuose interlocuzioni ed, in alcuni casi, si è
giunti alla formulazione di progetti integrati dove le risorse economiche e relazionali dei servizi
sono state messe in campo in maniera condivisa e alternata, a seconda delle reciproche disponibilità
e delle esigenze del progetto.
Inoltre, nel triennio gli operatori afferenti a servizi differenti si sono incontrati in aule formative,
sostenendo insieme le nuove istanze prodotte dai cambiamenti sociali e normativi in atto; a titolo
esemplificativo, particolarmente importante è stata la formazione relativa alla giustizia riparativa,
attuata nell’ambito del progetto IRIS- Individuo, Riparazione, Integrazione, Società (promosso
dall’Uepe in collaborazione con l’Associazione Libra Onlus dell’Istituto di Criminologia di
Mantova FDE e la cooperativa Hike). Rispetto alla tematica della giustizia ripartiva, ovvero la
possibilità di pensare a un modo diverso per sanare i conflitti e ricomporre la frattura tra il reo e la
53
società, essa rappresenta una sfida sia per il sistema penale, sia per la comunità che è chiamata a
partecipare al processo di responsabilizzazione dell’autore di reato verso la comunità stessa.
Sempre in tema di riparazione si segnala che nel 2013, grazie all’Ufficio di Piano che ha consentito
la partecipazione dell’Uepe ad un’Assemblea del Sindaci, è stato avviato un proficuo confronto con
la Consulta Organizzazioni di Volontariato di Ostiglia; dal confronto è scaturita una convenzione
finalizzata a promuovere la responsabilizzazione e il reinserimento sociale delle persone in
esecuzione penale attraverso l’attività di volontariato.
Nell’ambito più specifico delle dipendenze, negli ultimi anni, l’uso di sostanze psicoattive
legali e illegali si è “normalizzato” culturalmente, sino ad essere considerato, specie tra i giovani,
una condotta tollerabile. Questo processo è sostenuto dai nuovi media e dai social network che,
spesso ne facilitano l’accesso, esaltandone gli effetti in termini di maggior visibilità, gratificazione e
benessere individuale e/o collettivo.
Il fenomeno della dipendenza, in tutte le svariate forme nelle quali si manifesta, non può più essere
considerato come una problematica individuale, bensì come un problema familiare, che coinvolge i
vari componenti del nucleo e che richiede risposte complesse ed integrate.
In questi ultimi anni, anche a fronte di una maggiore disponibilità di offerta sul territorio, si è
assistito ad un incremento della problematica legata al gioco d’azzardo, entrato a pieno titolo
nell’ambito delle dipendenze che, di conseguenza, richiedono la predisposizione di interventi e di
una progettazione mirata. A livello regionale, mediante la l.r.n. 8/2013, sono state definite le
disposizioni finalizzate alla prevenzione e al contrasto di forme di dipendenza dal gioco d'azzardo
patologico (GAP), nonché al trattamento e al recupero delle persone che ne sono affette ed al
supporto delle loro famiglie. La legge prevede, inoltre, misure volte a contenere l'impatto negativo
delle attività connesse alla pratica del gioco d'azzardo lecito sulla sicurezza urbana, la viabilità,
l'inquinamento acustico e il governo del territorio. Alla realizzazione di tali finalità concorrono: i
Comuni, le ASL, i soggetti del terzo settore ed altri enti accreditati per i servizi nell'area delle
dipendenze.
Molteplici sono state le azioni previste sino al raggiungimento della DGR n. X/856/2013, che si è
rivelata essere il primo provvedimento attuativo a sostegno della famiglia e dei suoi componenti
fragili affetti da GAP. Nello specifico, essa prevedeva la presa in carico ambulatoriale delle persone
affette da GAP mediante due azioni: sensibilizzazione ed informazione della popolazione attraverso
54
l’organizzazione da parte delle ASL di interventi di prevenzione specifici in contesti scolastici, nel
mondo del lavoro e presso gli ambiti di aggregazione, oltreché alla comunità; accoglienza, presa in
carico e cura dei soggetti affetti da GAP tramite percorsi psicodiagnostici, consulenza sanitaria,
trattamenti
psicologici
individuali
e/o
di
gruppo
e
tutoraggio
economico.
Inoltre, la DGR n. 1314/2014 ha stato approvato il “Programma 2014 per il contrasto, la
prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco patologico” che individua le
azioni cui dare attuazione nel corso dell’anno:
•
istituzione di un numero verde per segnalazioni e richieste di aiuto;
•
azioni informative e formative per esercenti, operatori di polizia locale, operatori sociali,
sociosanitari e sanitari, operatori delle associazioni di consumatori e utenti e degli sportelli
welfare;
•
sostegno ai soggetti del terzo settore che costituiscono gruppi di auto-aiuto, consulenza,
orientamento e sostegno ai singoli e alle famiglie;
•
progettazione territoriale sul fenomeno del gioco d'azzardo in collaborazione con ASL ed
enti locali;
•
sostegno alle associazioni a tutela dei diritti di consumatori e utenti che realizzino attività di
informazione e sensibilizzazione sui rischi della pratica del gioco d'azzardo;
•
diffusione di materiale informativo sui rischi correlati al gioco e sui servizi di assistenza alle
persone.
Sul nostro territorio Ethica Onlus, in collaborazione con ASL ed Enti Locali, nel 2012 ha istituito
sportelli a cui è stato possibile accedere anche in forma anonima, finalizzati all’ascolto,
all’accoglienza e all’accompagnamento di persone e/o famiglie vittime di tale situazione, anche
formando personale SERT. L’obiettivo che si è inteso perseguire, spostando il percorso d’aiuto da
luoghi istituzionali a spazi più informali, è stato quello di raggiungere quelle persone che, affette da
detta compulsività, difficilmente si sarebbero rivolte ad un servizio, spesso vissuto come luogo di
cura per la tossicodipendenza, lavorando con la famiglia e non unicamente con il giocatore. E’
attivo anche un n. verde, proprio per la difficoltà che i giocatori hanno di approccio ai servizi
pubblici. Inoltre, è aperto un dibattito, anche con il parere favorevole dei Movimenti NO-SLOT, si è
mantenuto uno sportello di ascolto, di sostegno e di consulenza legale, presso la sede di Ethica
55
Onlus a Mantova. Al contempo, in relazione alla grave emergenza abitativa ed alla grave
emarginazione, Ethica Onlus si è resa disponibile a collaborare con il Distretto per portare sul
territorio la positiva esperienza del progetto “Casa Famiglia”, già positivamente attivata presso il
Comune di San Giorgio destinato a persone portatrici di bisogni complessi.
Un’ulteriore problematica emersa nel corso del triennio e che ha condotto ad una sempre più
integrata progettazione, riguarda la tematica della violenza contro le donne che ha trovato
concretizzazione in un progetto formativo finalizzato alla prevenzione ed alla lotta contro la
violenza di genere, attivato dall’’Azienda Ospedaliera Carlo Poma, unitamente al Dipartimento
Emergenza-Urgenza ed al Dipartimento Materno-Infantile, con la collaborazione della Scuola di
Alta Formazione in Scienze Criminologiche – CRINVE (Istituto FDE di Mantova) e l’Associazione
LIBRA (Rete per lo Studio e lo Sviluppo delle Dinamiche di Mediazione di Mantova) con il
supporto del Dipartimento Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’iniziativa
mira ad attivare una serie di azioni coordinate in supporto delle vittime di violenza e
maltrattamento, evitando la frammentarietà delle risposte, promuovendo interventi sinergici
mediante l’implementazione della procedura per la gestione delle donne vittime di violenza nelle
strutture di Pronto Soccorso la gestione dell’emergenza e del primo intervento, il follow-up e la
fuoriuscita dalla violenza, secondo un unico percorso di sostegno in cui tutti sono consapevoli
dell’obiettivo e del proprio ruolo.
Dal confronto tra i rappresentati del Tavolo (specialmente Comuni, UEPE e rappresentanti afferenti
al Terzo Settore) è emersa la necessità di:
-
diffondere la conoscenza delle buone prassi e degli interventi attuati dagli stakeholders;
-
coordinare le azioni al fine di non disperdere le risorse, non duplicare gli interventi e
ricomporre i servizi per facilitare i progetti d’aiuto in favore delle persone;
-
sensibilizzare la comunità per riabituare le persone alla solidarietà, ai legami di vicinato in
un’ottica di welfare generativo.
56
Offerta dei servizi attivi sul territorio
-
Caritas/Centro di Ascolto i cui principali servizi si articolano in: ascolto delle persone in
difficoltà, distribuzione di beni di prima necessità quali alimenti, indumenti, piccoli mobili
ed elettrodomestici, farmaci da banco, prodotti per l’igiene della persona e della casa,
fornitura di latte in polvere, pannolini usa e getta e lavabili, corredini e attrezzatura per
l’infanzia, erogazione di aiuti per i figli in età scolare in materia di trasporto e cancelleria,
dono di giocattoli, erogazione di contributi economici a sostegno del reddito, voucher
lavoro, segretariato sociale per l’immigrazione. Inoltre, nel triennio, sono stati attivati
progetti specifici: “Un tessuto per la maternità”, orientamento al lavoro, “Non ci
arrendiamo…noi arrediamo”, “Stiamoci dentro”; a seguito dell’emergenza sisma, ospita
l’Associazione “Una casa per tutti”.
-
Namaste che gestisce un Centro di Ascolto, fornisce beni di prima necessità (indumenti,
alimenti, etc.), e sostegno economico (contributi per affitti, utenze domestiche, ticket
medici, spese farmaceutiche e/o per alimenti/presidi per neonati, biglietti ferroviari, etc.),
offre accoglienza, per brevi periodi e per motivate ed urgenti necessità, nel proprio Centro di
Prima Accoglienza, promuove iniziative atte alla diffusione delle cultura dei valori della
Pace, della Giustizia, dell’Accoglienza e della Solidarietà, con la realizzazione di
manifestazioni e convegni, e con la collaborazione con vari istituti scolastici per la
elaborazione e realizzazione di progetti educativi.
-
Centro per l’Impiego
-
Servizio di Informagiovani
-
Sindacati, Patronati,
-
INPS
-
Croce Rossa
-
Appartamenti di housing sociale destinati a prevenire situazioni di emergenza sociale
abitative, per soggetti residenti nel Distretto di Ostiglia in situazione di emarginazione o
57
disagio. Nel precedente triennio si è realizzato un progetto housing sociale in accordo con la
Cooperativa Sociale ‘Il Ponte’, la cui convenzione è stata recentemente rinnovata.
-
Associazione Alcolisti Anonimi: un’associazione di uomini e donne che mettono in comune
la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare
gli altri a recuperarsi dall’alcolismo. Nel corso del triennio è incrementata la presenza sul
territorio con campagne informative e di sensibilizzazione sul Distretto, rendendosi
maggiormente visibili e facilmente contattabili.
-
SERT: negli anni è stata mantenuta una fattiva attività di prevenzione primaria e secondaria
in collaborazione con i Servizi del territorio, l’Azienda Ospedaliera ed il Terzo Settore e, per
il prossimo triennio, si intende delineare una progettualità che rafforzi il coordinamento, la
messa in rete delle risorse disponibili e l’integrazione degli interventi.
-
Collaborazione con enti accreditati dal tribunale per LPU
-
Sportelli aperti sul territorio per progettazione territoriale Enti – Terzo settore.
58
Esiti programmazione 2012/2014
Obiettivo di
programmazi
one
SOSTEGNO
AL
CREDITO
Interventi/progetti/servizi previsti – Azioni di
sistema
Risorse impiegate
Azioni realizzate
Azioni in con concomitanza con
l’emergenza post- sisma:
Avviare azioni di Microcredito a livello distrettuale
Banca etica
Servizi sociali comunali
Associazioni di volontariato
Caritas- Ufficio Proximis
Namaste
-MxIT- progetto di microcredito
per l’Italia di Etimos Foundation
Risultati
Parzialmente
raggiunto
- Ufficio Proximis di Caritas Mn
SOSTEGNO
AL
CONSUMO
Sportello consulenza nell’ambito delle problematiche
economico-finanziarie: rate di mutui o di finanziamenti
troppo alte per essere onorate, assicurazioni, carte
revolving, perizie, etc.
“Lo sportello Salvadanaio” in
collaborazione con il Terzo
Settore
//
Non raggiunto
Last Minute Market: campagna di promozione
dell’iniziativa
Predisporre inviti ai Supermercati
territoriali per promuovere
l’iniziativa
Sensibilizzazioni dei
commercianti da parte del Terzo
settore
Parzialmente
raggiunto
Banco alimentare e farmaceutico: Raccolta viveri
presso le strutture di vendita, campagna di promozione
dell’iniziativa e affiancamento per la creazione, ove
non presenti, di punti di raccolta alimentari all’interno
degli esercizi commerciali ai quali possano accedere
enti o associazioni adibite al ritiro e alla distribuzione
SOSTEGNO
AL
REDDITO
Uniformare sul Distretto l’accesso a titoli sociali,
contributi economici ed agevolazioni al pagamento di
servizi comunali attraverso modalità di verifica e
valutazione comuni per tutto il distretto (calcolo ISEE e
Associazioni di volontariato
Caritas parrocchiali; Croce Rossa
Associazioni locali (Anspi, Avis
Gruppo Scout e Namaste)
Servizi sociali comunali;
Cittadinanza;
Esercizi commerciali sensibili
Servizi Sociali Comunali
Regione Lombardia
Provincia di Mantova
59
-Unione farmacisti cattolici presso
Caritas Mn
-raccolta alimentare presso alcuni
supermercati sensibili al problema
//
Parzialmente
raggiunto
Non raggiunto
fasce di reddito)
SOSTEGNO
AL
LAVORO
Integrazione funzionale fra i servizi al lavoro e i servizi
sociali - momenti formativi condivisi, reciproca
conoscenza degli strumenti in uso, scambio di
informazioni;
Creare percorsi di accesso al lavoro facilitati
affiancando i potenziali lavoratori con progetti socioeducativi, integrandosi anche con l’area della disabilità
e della fragilità adulta (dipendenze - salute mentalemisure alternative alla detenzione)
Provincia di Mantova
Centro per l’impiego
Informagiovani
Programmare percorsi di formazione professionale e di
riqualificazione mirata alle reali necessità formative
delle aziende del territorio
Ufficio pari opportunità- per il
tema della conciliazione - in rete
con Asl e Regione
Promuovere interventi di conciliazione vita e lavoro
SOSTEGNO
ALLA CASA
Continuare azioni di Housing Sociale con il
mantenimento della disponibilità di tre unità abitative
Fondo Sostegno Affitto
Servizio di formazione
professionale- Forma- Ial- CfpEnaip anche quelli Regionali
Aziende locali e organizzazioni di
imprese e Cooperative Sociali
Servizi sociali di base
Cooperativa “Il Ponte”
Associazioni del Terzo Settore
Regione Lombardia
Organizzazioni sindacali
ALER
Servizi sociali Comunali
60
Compagne informative
Parzialmente
raggiunto
Collaborazioni con i servizi
specialistici
Parzialmente
raggiunto
//
Non raggiunto
Dote conciliazione
Raggiunto
Consolidamento degli interventi
attivi
Raggiunto
Consolidamento degli interventi
attivi
Raggiunto
SOSTEGNO
IN FASE DI
EMERGENZ
A SOCIALE
Progettare percorsi, nell’ambito del Piano di zona
condivisi con chi gestisce strutture di accoglienza e/o
servizi per la grave marginalità con l’obiettivo di
gestire l’emergenza dalla fase di accoglienza, al
progetto individualizzato fino al re-inserimento nella
comunità locale;
Istituire una collaborazione tra l’Uepe e i Comuni per
la gestione delle istanze alla Magistratura di
sorveglianza dei soggetti in carico agli Istituti di pena
per le misure alternative alla detenzione
Mantenere il sostegno economico attraverso il Buono
sociale famiglie per superare momenti di particolare
difficoltà a seguito della crisi economica
CONTRAST
O ALL’USO
DI
SOSTANZE
STUPEFAC
ENTI
LEGALI ED
ILLEGALI
Rafforzamento della collaborazione tra dipartimento
delle dipendenze, i Comuni, l’equipe del carcere, le
associazioni e i Centri di auto- aiuto alcologico nel
favorire progetti di life skills e peereducation nelle
scuole per promuovere la salute e per agganciare
l’utenza quanto prima possibile
Ufficio di Piano
Cooperativa Il Ponte
Le Caritas parrocchiali
Croce Rossa
Centro Aiuto alla vita
Associazionismo in senso lato
NAMASTE
I servizi sociali comunali
Le forze dell’ordine: polizia e
carabinieri
Gli ospedali
L’ufficiale giudiziario
Il tribunale ordinario e per i
minorenni
Comuni: individuare nell’area
afferente la polizia locale una
figura professionale che gestisca
le istanze e le risposte con l’Uepe
di Mantova
Collaborazione attiva tra Servizi
istituzionali e Terzo Settore
Raggiunto
Consolidamento della
collaborazione e formulazione di
progetti integrati
Raggiunto
Ufficio di Piano
Provincia
Associazioni Industriali
Mantenimento
Raggiunto
Sert
Azienda Ospedaliera
Comuni
Terzo Settore
Interventi ASL- A.O.C.Poma
(progetto “Diamo voce ai
ragazzi”- Progetto “LST”) e
Terzo Settore
Raggiunto
61
SOSTEGNO
EDUCATIV
O
Inserimento lavorativo con borse lavoro e lavori
socialmente utili
Centro di solidarietà ARCA
Comuni
Consolidamento della
collaborazione
Parzialmente
raggiunto
Rafforzamento della collaborazione con le varie
Associazioni che operano nel settore per la promozione
di coesione sociale, intervenendo già sull’infanzia per
propagandare sani stili di vita , attraverso l’esperienza
di figure significative che hanno vissuto personalmente
la situazione
Associazioni di volontariato
Comunità
ASL
Gruppo alcoolisti anonimi e AlANon Comuni
Rafforzamento della
collaborazione
Raggiunto
62
Nuova programmazione 2015-2017
Titolo
Obiettivo
Tipol
ogia
di
obiett
ivo
Interventi/azioni
di sistema
SOSTEGNO
AL LAVORO
Gener
ale
Riqualificazione
mirata nel mondo
del lavoro
SOSTEGNO
AL CREDITO
Risorse impiegate
Professionali:
CPI
Centri di Formazione Professionale
Strumenti
utilizzati
Indicatori di esito
Rang
e di
valut
azion
e
Corsi di
formazione
permanente
Quantitativo: numero
di persone informate
delle azioni
disponibili
70%
Iscrizioni
ai corsi
Quantitativo (n.
partecipanti) e
qualitativo (effettiva
occupabilità)
60%
Raccolti
dati
2015-2017
Strumenti
di
valutazion
e
Tempistica
2015-2017
Speci
fico
JobKit- Un senso
sociale per trovare
lavoro
Professionali e finanziarie
Corsi di
formazione
Strate
gico
Incrementare i
percorsi di
alternanza scuolalavoro
Professionali
Protocolli
Qualitativo
Si
Raccolti
dati
2015-2017
Strate
gico
Microcredito:
riavvio Prestito
della Speranza
mediante Ufficio
Proximis di
Caritas Mn
Finanziarie e professionali
Protocolli
procedure
Quantitativo e
qualitativo
60%
Raccolta
dati
2015-2017
63
SOSTEGNO
AL
CONSUMO
SOSTEGNO
AL REDDITO
Speci
fico
Rafforzamento
della
collaborazione tra
Ente Locale e
Terzo Settore per
garantire
specifiche risposte
ai bisogni
50%
Raccolta
dati,
cartelle
sociali
2015-2017
Quantitativo e
qualitativo
60%
Raccolta
dati,
cartelle
sociali
2015-2017
Procedure, banche
dati
Quantitativo e
qualitativo
50%
Raccolta
dati
2015-2017
Professionali e volontariato
Procedure, banche
dati
Quantitativo e
qualitativo
50%
Raccolta
dati
2015-2017
Professionali, volontariato e
finanziarie
Protocolli,
procedure
Quantitativo e
qualitativo
60%
Raccolta
dati,
cartelle
2015-2017
Finanziarie e professionali
Procedure,
cartelle sociali
Quantitativo e
qualitativo
Strate
gico
Raccolte prodotti
alimentarie e non
in supermercati,
scuole e
parrocchie
mediante
campagna di
sensibilizzazione
Professionali e volontariato : Terzo
Settore, Parrocchie, Comuni,
Scuole,Banco Alimentare
Procedure, banche
dati
Strate
gico
Last- minute
market: ampliare
la
sensibilizzazione
nelle attività
commerciali
Professionali e volontariato
Strate
gico
Banco
farmaceutico:
ampliare la
sensibilizzazione
nelle farmacie
Gener
ale
Mantenimento del
“Buono sociale
famiglie per
64
superare momenti
di particolare
difficoltà a
seguito della crisi
economica”,
incremento
dell’uso del
voucher INPS ed
estensione del
Servizio Civico
Comunale (v.
progetto Ostiglia)
Uniformare a
livello distrettuale
l’accesso alle
prestazioni
sociali
Professionali
Protocolli,
procedure
Qualitativo
Professionali e finanziarie
Protocolli,
procedure
Quantitativo e
qualitativo
Protocolli,
procedure
Qualitativo
Si
Raccolta
dati
2015-2017
60%
Raccolta
dati,
cartelle
sociali
2015-2017
Mantenimento e
rafforzamento
dell’housing
sociale:
SOSTEGNO
ALLA CASA
Strate
gico
CONTRASTO
ALL’USO DI
SOSTANZE
STUPEFACE
Speci
fico
-“Casa Matilde”
- un appartamento
a Poggio Rusco,
gestito da San
Benedetto Onlus
Potenziare le
collaborazioni ed
incrementare i
progetti di
Professionali (Operatori
ASL,OperatoriA.O.C.Poma,
Associazioni di volontariato,PDZ,
Provveditorato agli studi) e
65
Si
Questionar
io di
gradimento
dell’attivit
2015-2017
prevenzione:
NTI LEGALI
ED
ILLEGALI
finanziarie
à rivolto
agli attori
delle
scuole che
partecipan
o
-“Diamo voce ai
ragazzi”rivolto ai
ragazzi delle
scuole II di primo
e secondo grado
articolato in fasi
Valutazion
e
scientifica
(Metodo
Botvin)
- Progetto
Regionale LST
rivolto alle scuole
II di primo grado
Monitorag
gio
regionale
attraverso
apposite
griglie
fornite agli
insegnanti
Strate
gico
Sensibilizzare ed
informare la
comunità circa le
attività specifiche
di prevenzione
Strate
gico
Partecipazione a
bandi sovracomunali in tema
di prevenzione e
cura delle
Professionali e finanziarie
Serate informative
relative al tema
del GAP
Qualitativo
Professionali e finanziarie
Procedure,
protocolli
Qualitativo
66
Si
Raccolta
dati,
cartelle
sociali
2015-2017
Si
Raccolta
dati
2015-2017
dipendenze
SOSTEGNO
EDUCATIVO
Gener
ale
Consulenzaeducazione e
formazione
nell’ambito delle
problematiche
economicofinanziarie
Si
Raccolta
dati,
cartelle
sociali
2015-2017
Quantitativo e
qualitativo
50%
Raccolta
dati,
cartelle
sociali
2015-2017
Qualitativo
Si
Cartelle
Sociali
2015-2017
Professionale, anche in
collaborazione Caritas- Ufficio
Proximis
Protocolli,
procedure
Qualitativo
Gener
ale
Rafforzamento
della cultura di
giustizia
riparativa e degli
interventi di
scambio e
reciproco aiuto
Professionali e finanziarie
Procedure,
cartelle sociali
Gener
ale
Accompagnament
o e promozione
della cultura del
nuovo welfare
generativo,
promuovendo
l’attivazione di
tutte le risorse
disponibili nelle
persone, nelle
famiglie e nella
comunità per
creare valore nelle
persone e nel
territorio
Professionale
Procedure
67
68
AREA MINORI, GIOVANI E FAMIGLIE
69
ANALISI DEI BISOGNI DISTRETTO
Nel corso dell’ultimo triennio si è riscontrato un significativo aumento del numero di famiglie che
si rivolgono ai servizi, non più come singoli, ma come interi nuclei familiari, specialmente a causa
del fatto che la crisi economica ha prodotto danni su una molteplicità di livelli: materiale, sociale,
relazionale e di conduzione del ruolo genitoriale. E’ mutato anche il target delle famiglie che fanno
riferimento ai servizi sia spontaneamente e sia in modo incidentale: dalle famiglie storicamente più
povere sotto il profilo socio-culturale alle famiglie appartenenti al ceto medio produttivo o
commerciale.
Nello specifico oggi le famiglie vivono una “difficile normalità” per ragioni economiche, di
organizzazione dei tempi, di disorientamento rispetto alle funzioni educative, sperimentando spesso
una solitudine diffusa, un’assenza di riferimenti educativi condivisi con il conseguente
indebolimento della capacità di comunicazione e di confronto. Nella famiglia in crisi si verifica un
fenomeno di “negligenza educativa” intesa come difficoltà dei genitori di rispondere ai bisogni dei
propri figli, oltreché una vulnerabilità nei comportamenti degli adulti seguente alle debolezze delle
reti familiari e della povertà delle reti sociali.
Il Servizio Sociale Professionale incontra sempre più spesso famiglie con problemi relazionali al
loro interno, è alta la conflittualità di coppia e sono in aumento le separazioni, le famiglie allargate e
i nuclei familiari di stranieri con figli di seconda generazione.
Le conseguenze dei fenomeni sopra descritti sono rappresentate dall’incremento dei provvedimenti
delle Autorità Giudiziarie e dei casi in carico al servizio di Tutela Minori. Fornire interventi di
qualità a sostegno dei nuclei familiari fragili determina spese significative che mettono in difficoltà
i Comuni, oltre a costituire un problema rilevante per i minori e le famiglie.
Per la programmazione del prossimo triennio i componenti del tavolo (Enti locali, Servizio Tutela
Minori, Scuole, ASL, Azienda Ospedaliera, Terzo Settore) concordano sull’indispensabile
implementazione di servizi innovativi rivolti a prevenire il disagio nella fascia d’età
(preadolescenza e adolescenza) maggiormente a rischio e al contempo più povera di servizi
(carenza d’offerta - difficoltà di accesso alle offerte già presenti soprattutto per i minori che fanno
parte dei nuclei più svantaggiati dal punto di vista socio- culturale).
La progettazione dovrà essere il più possibile condivisa ed integrata tra gli attori che lavorano
nell’ambito delle famiglie e dei minori e gli interventi dovranno svilupparsi dai luoghi di insorgenza
70
dei problemi considerando gli ambiti di interesse dei soggetti coinvolti. I minori hanno bisogno di
socializzazione positiva, opportunità di formazione umana, di sviluppo delle capacità relazionali
positive finalizzate alla crescita di una cultura giovanile attiva, partecipe e responsabile
OFFERTA DEI SERVIZI ATTIVI SUL DISTRETTO
TUTELA MINORI
Il Servizio Tutela Minori si occupa di minori che si trovano in situazioni personali e familiari
inadeguate o pregiudizievoli per la loro crescita quali maltrattamento fisico e/o psichico, violenze,
grave trascuratezza, abbandono.
Era chiamato ad operare esclusivamente su mandato dell’autorità giudiziaria, ma nell’ultimo
triennio è emersa la necessità di un forte raccordo con i servizi sociali di base nell’ottica della
prevenzione di segnalazione all’autorità giudiziaria. Risulta allo stato attuale la necessità di
rafforzare questa collaborazione ampliando la possibilità di lavorare sulla prevenzione
dell’insorgenza del disagio sociale. Nel prossimo triennio si lavorerà, come più avanti riportato, per
dare una risposta ad un bisogno emergente nella fascia d’età 12-18, ma in futuro si dovrà
considerare anche la fascia dei più piccoli (non più solo preadolescenti e adolescenti), ma anche
ragazzi e bambini più giovani per contrastare maggiormente il disagio in età minorile, come già
indicato nel progetto P.I.P.P.I..
La necessità di questi cambiamenti è stata evidenziata anche dall’ ASL Mantova nel documento di
Programmazione e coordinamento dei servizi sanitari e socio sanitari, anno 2015, che recita:“Tutela
Minori - I Consultori collaborano con i Servizi di Tutela dei Minori degli ambiti territoriali, per gli
interventi di competenza sanitaria richiesti dall’Autorità Giudiziaria. Nel corso del 2015, le
indicazioni regionali contenute nella DGR 2989/14 verranno recepite in occasione del rinnovo del
protocollo d’intesa tra ASL ed Ambiti Territoriali della provincia. Tali indicazioni pongono
all’attenzione la necessità di una maggiore integrazione tra Servizi Sociali e Sanitari, dove
entrambi, in modo integrato pongono al centro del loro operato le famiglie e il loro progetto di
vita, superando gli interventi che si connotano come mera applicazione degli strumenti giuridici.
Gli ambiti territoriali di Mantova e Asola, attraverso la partecipazione al progetto interministeriale
P.I.P.P.I. (Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) stanno
sperimentando un modello di intervento che ha i medesimi obiettivi. Tale approccio è in sintonia
71
con le indicazioni fornite agli Ambiti Territoriali per la stesura della nuova programmazione
sociale 2015-2017.”
A livello distrettuale il Servizio di Tutela Minori è gestito in forma associata dai 17 Comuni ed
affidato per il prossimo triennio alla Cooperativa C.S.A. di Mantova. Il numero di minori seguiti nel
2014 è stato di 145 (di cui 36 nuovi casi) corrispondente al 2% circa della popolazione minore
residente. I minori di nazionalità italiana sono 101, mentre quelli di nazionalità straniera sono 44;
28 casi nella fascia d’età 0-5, 37 tra i 6 e 10 anni (scuola primaria),. 34 tra gli 11 e i 14 anni (scuola
secondaria di primo grado), 41 tra i 15 e i 18 anni e 5 maggiori di 18 anni.
Tali dati fanno emergere che la fascia d’età nella quale il disagio si esprime maggiormente e quella
della preadolescenza e adolescenza.
L'aumento dei minori seguiti, la differente organizzazione dei Servizi Tutela Minori degli ambiti
territoriali e le modifiche organizzative dei consultori Familiari rendono necessario un costante
raccordo e confronto con i Responsabili degli Uffici di Piano, i referenti dei Servizi Tutela Minori
ed i rappresentanti degli psicologi dei Consultori al fine di rendere più efficaci ed appropriati gli
interventi, nel rispetto del Protocollo sottoscritto che è in via di rinnovo.
AFFIDO FAMILIARE.
A partire dal 2010, in seguito al finanziamento del progetto “Familiy Net promuovere e sostenere
reti per l’affido familiare” da parte della fondazione CARIPLO, ha preso il via un percorso di
sensibilizzazione, di formazione e di reclutamento di famiglie disponibili all'esperienza dell'Affido
Familiare; l’iniziativa ha visto la collaborazione di Associazioni e Cooperative impegnate in attività
rivolte alle famiglie affidatarie. Nel nostro distretto la Coop.“Ai Confini” si è resa disponibile a
fare da referente, in rete con associazioni e cooperative che si sono mosse negli altri distretti,
contattando i comuni e le parrocchie per informare dell'iniziativa; anche organizzando, serate di
informazione e sensibilizzazione. E’ sorto un gruppo di persone all’interno del quale attualmente vi
sono due famiglie disponibili all’affido.
Nel prossimo triennio ci si propone di riprendere un discorso di sensibilizzazione di famiglie
disponibili sia ad esperienze di affido a breve-medio periodo, sia sull’emergenza per dare la
possibilità ai servizi di lavorare prevenendo inserimento in comunità. E’ prevista la revisione del
72
protocollo affido, con il quale ci si propone di rafforzare la collaborazione tra tutela- asl e
cooperativa.
SERVIZI E INTERVENTI PER LA PRIMA INFANZIA
A seguito di una precedente politica regionale a favore dello sviluppo del sistema di servizi per le
famiglie con figli piccoli il nostro territorio ha attivato una sufficiente offerta di servizi (nidi,
micronidi, nidi famiglia) che in questo ultimo triennio si è ridotta (da 199 posti a 182)
Le evidenze più recenti fotografano un settore altalenante: le iscrizioni continuano a diminuire (da
263 iscritti nel 2011 a 198 iscritti nel 2013), anche se migliora il livello di presa in carico e la
qualità dei servizi erogati. Al di là delle singole contingenze annuali, permane un problema di
perdita di attrattività di questi servizi che non può essere semplicisticamente interpretato come
riduzione generale del bisogno ma, piuttosto, come segnale di esigenza di riqualificazione e di
attenzione alle barriere economiche che scoraggiano l’accesso ai nidi da parte delle famiglie. I
comuni continuano a sostenere i servizi con notevoli sforzi contenendo le rette e diversificando le
offerte, come indicato negli obiettivi del precedente triennio.
La realizzazione d’interventi a favore delle famiglie in base all’Intesa Stato Regioni del 7 ottobre 2010Azione 1 (per famiglie con minori 0-3 anni- servizi per la prima infanzia) e 2 (per famiglie con minori
0-13 anni – servizi e attività extra-scolastiche) ha rappresentato un importante aiuto per le famiglie,
per favorire la frequenza ai servizi per la prima infanzia.
Altri interventi per la prima infanzia che rientrano nella programmazione sanitaria e socio sanitaria
dell’ASL sono:
- Ambulatori per la gravidanza - La DGR 2989/14 nell’ambito dell’integrazione sanitaria e sociosanitaria pone come obiettivo l’integrazione tra punti nascita ospedalieri e i Consultori Familiari,
prevedendo l’istituzione di ambulatori per la gravidanza. Nel territorio di Mantova questo risultato è
già in essere.In tutti i 15 Consultori è prevista l’assistenza alla gravidanza a basso rischio e al
puerperio. Vengono organizzati inoltre corsi di accompagnamento alla nascita. Nel corso del 2014 è
stato costituito un comitato tra ASL e Ospedale che ha redatto la carta dei Servizi integrata per il
percorso nascita. Nel corso del 2014 i consultori pubblici hanno seguito n°1700 nuove gravidanze.
73
_ Promozione della salute - Gli operatori dei Consultori, in raccordo con i SER.T. e il Dipartimento
di prevenzione medica, partecipano alle azioni di promozione alla salute sul territorio e in
particolare presso le scuole, in merito ai temi propri dei Consultori. Nel corso dell’anno 2014 sono
stati raggiunti n° 6147 destinatari diretti.
_ Nasko-Cresco-Sostengo - Presso i Consultori pubblici e UCIPEM continueranno nel 2015 le
iniziative rivolte alle famiglie in difficoltà economiche, volte a supportare la natalità (Nasko), la
corretta alimentazione nel primo anno di vita (Cresco) e il sostegno alle funzioni genitoriali dei
genitori separati o divorziati (Sostengo- Legge Regionale n° 18/2014). Tali interventi si realizzano
in presenza di un progetto personalizzato sottoscritto dal beneficiario e da un operatore del
Consultorio, al fine di sviluppare un responsabile atteggiamento nell’uso delle risorse economiche
assegnate.
- Nell’ambito dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma inoltre, si è costituita dal 2009 una equipé di
lavoro interistituzionalee multidisciplinare (DSM, UONPIA, Pediatria Pieve di Coriano, Consultori
ASL MN,Dipartimento Dipendenze ASL Mn, Servizi Sociali dedicati alla tutela Minori, ecc.),
finalizzata alla realizzazione in rete di progetti di prevenzione, diagnosi, trattamento precoce del
disagio psichico e della psicopatologia adolescenziale (Progetto Innovativo “Adolescence: Work in
Progress” - TR 28).
Sono stati la realizzazione di due convegni a Poggio Rusco nel 2013 e un workshop in cui i ragazzi
hanno scelto il materiale da proporre al Convegno effettuato nel 2014.
Per il 2015
si prevede la realizzazione, da parte dei ragazzi
delle classi individuate dagli
insegnanti, per le scuole di ogni ordine e grado che hanno aderito all’iniziativa (per il Distretto di
Ostiglia l’Istituto Superiore Greggiati), di elaborati su tematiche inerenti l’adolescenza attraverso
un linguaggio espressivo scelto da loro (video, foto, fumetti, banner, poster, saggi, poesie, disegni,
canzoni, attività teatrale, ecc.).
POLITICHE GIOVANILI
74
Le
Politiche
Giovanili
sono
sviluppate
a
livello
Provinciale
attraverso
l’attività
dell’Amministrazione Provinciale di Mantova. Il servizio Istruzione, Formazione, Lavoro e Giovani
riassume quanto segue:
Rispetto ai temi del lavoro e dell’orientamento verso i giovani le principali azioni sono le seguenti:
- la gestione del portale www.networkdellecompetenze.it – strumento di intermediazione, al fine
di promuovere sbocchi occupazionali per gli studenti delle scuole superiori e dei centri di
formazione della provincia – . I risultati del Network sono il caricamento di 4.026 cv di giovani
(di questi, 128 sono stati assunti e 1.659stanno mantenendo in rete il proprio CV);
- la realizzazione, tramite i servizi dei CPI, di tirocini, tecniche di ricerca attiva del lavoro e di
Doti Uniche per giovani fino a 30 anni. Al 31/12/2014 sono stati realizzati417 tirocini a favore di
disoccupati del territorio, in gran parte giovani, al 55% dei quali ha fatto seguito un’assunzione;
Per quanto riguarda la Garanzia Giovani, nel 2014, 160 giovani, nella fascia 15-29, hanno richiesto
i servizi previsti dal bando ai CPI provinciali. I CPI hanno preso in carico i giovani per
l’approfondimento delle singole situazioni e degli interventi che possono essere erogati. La gestione
dei suddetti interventi è stata in fase di continua evoluzione fino all’uscita del bando regionale, che
ha chiarito molti aspetti tecnico-pratici per l’erogazione degli interventi e per la gestione dei
finanziamenti collegati. Sono state quindi assegnate40 doti, di cui 39 tirocini e un’assunzione
diretta.
Nell’ambito della Convenzione Informagiovani, la Provincia ha rinnovato la Convenzione su base
annuale fino al dicembre 2015.
La Provincia continua ad assicurare il coordinamento della rete per garantire ai giovani della
provincia la possibilità di colloqui diretti di prima informazione e orientamento sul territorio, in
prevalenza sui temi del lavoro e della formazione.
La collaborazione con il Comune di Ostiglia, rilevante per l’integrazione tra i servizi del CPI e
dell’Informagiovani, ha portato ad una maggiore efficacia nell’erogazione dei servizi e ad un
notevole miglioramento per l’utenza del distretto per quanto riguarda i tempi di erogazione degli
stessi: i colloqui ad oggi vengono erogati anche dal personale dell’Informagiovani comunale.
Nel 2014 le visite al sito informagiovani.mn.it sono state 167.901, sono stati inseriti in banca dati
1.451 tra corsi, concorsi e offerte di lavoro e ci sono stati 15.852 accessi alla rete dei 12
Informagiovani nella provincia.
75
Nel nostro Distretto sono in corso due interventi:
“GIOVANI PER IL POTENZIAMENTO DELLA RETE”
Attivazione di 12 borse semestrali a supporto dei Centri presenti sul territorio per incrementare le
azioni di orientamento, connesse alla gestione e comunicazione delle opportunità per l’inserimento
lavorativo,orientando i coetanei verso i servizi del territorio, nell’ambito di specifiche iniziative
pubbliche e/o di attività di supporto. Per il Distretto di Ostiglia: 2 borse a supporto degli
Informagiovani di Ostiglia e Sermide
“COMPETENZE E SINERGIA PER IL POTENZIAMENTO DELLE RETE”
Al fine di accrescere le competenze da inserire all’interno dei Centri e della Rete e di sviluppare
ulteriormente i momenti di scambio e sinergia tra i diversi Centri all’interno del coordinamento
provinciale, viene attivato un percorso di formazione / affiancamento rivolto ai 14 giovani
selezionati e aperto agli operatori IG. Il percorso, perfezionato e gestito dal Coordinamento
provinciale, viene strutturato in alcuni moduli iniziali di alfabetizzazione e costruzione degli
strumenti.
Inoltre la recente esperienza mantovana di sperimentazione dei metodi della coprogettazione,,
promossa da Camera di Commercio di Mantova in collaborazione con alti servizi ed Enti del
territorio, ha incontrato l’interesse attivo delle istituzioni, delle imprese e della società civile e
condurrà alla realizzazione di un progetto (Giovani co-Mantova: una rete territoriale di talent
gardenper lo sviluppo dell’economia collaborativa sul territorio), che prevede cinque azioni,
articolate in singole attività. Le prime due costruiscono e consolidano, avviando le attività di coprogettazione e co-design, la rete territoriale di talent garden, sostenendone le attività attraverso la
costruzione nel loro ambito di competenze mirate e di strumenti operativi tesi a conferire continuità
e alimento alla loro azione. La terza chiude il ciclo della co-progettazione, accompagnando
attraverso supporti allo start up di impresa i tre migliori progetti in area culturale o welfare emersi
dal percorso. La quarta ha invece valore trasversale, ponendo in essere gli strumenti concreti con
cui gestire il modello di comunicazione interna. La quinta, infine, si focalizza sulle attività di
coordinamento, monitoraggio e valutazione del piano, modellizzandone l’approccio in funzione
della riproponibilità del medesimo.
76
CONSULTORIO GIOVANI
Sul territorio del Distretto, a Poggio Rusco, è presente la sede di Consultorio Giovani dell’ASL di
Mantova, con anche un servizio on-line che ha l’obiettivo di permettere ai giovani di comunicare:
scambiare idee e opinioni, parlare di problemi e tematiche di interesse comune, trovando l'aiuto e il
supporto di un’equipe di professionisti.. Il sito offre infatti un servizio di counseling on line
gratuito e anonimo, "La mia stanza". Inoltre vi è uno spazio di dialogo pubblico “Parliamo insieme”
e vi è altresì la possibilità di avere un contatto diretto a mezzo mail coi professionisti..
77
78
Esiti della PROGRAMMAZIONE 2012-2014
La programmazione relativa all’area minori giovani e famiglie lo scorso triennio è stata effettuata
tenendo in considerazione obiettivi diversi che potessero essere perseguiti utilizzando le risorse a
disposizione sul territorio in un momento particolarmente difficile dal punto di vista economico
finanziario.
Di seguito si sintetizzano :
79
80
Obiettivo di
programmazio
ne
Interventi/progetti/servizi
previsti – Azioni di sistema
Manteniment
o dell’accesso
ai servizi Implementazi
one del lavoro
di rete con gli
Enti gestori
Servizi prima
infanzia
Consolidamento rete con gli
enti gestori dei servizi prima
infanzia pubblici e privati, al
fine di creare condizioni di
confronto e collaborazione per
favorire
il
mantenimento
dell’accesso ai servizi da parte
delle famiglie
Tutela minori
Creare le condizioni per
aumentare l’offerta dei servizi
per i minori segnalati a seguito
dell’aumento degli incarichi
pervenuti
da
parte
del
Tribunale per i Minorenni di
Risorse impiegate
Azioni realizzate
Piano
straordinario Nidi
DGR 2413 del
26/10/2011
Dote
conciliazione
Risorse Comunali
Risorse
del
privato sociale
-Corso formativo realizzato
da Provincia di Mantova per
responsabili/coordinatori
servizi per la prima infanzia
dei
sei
ambiti:
“Coordinamento provinciale
dei servizi per la prima
infanzia” (2012/2013)
Risultati (indicare sia quelli raggiunti
che quelli non raggiunti)
Si conferma la tendenza di inizio
triennio
precedente
con
una
diminuzione
significativa
dei
frequentanti al nido (2011: n° 263 –
2012: n° 211 – 2013: n°198)
2 Micronidi hanno aperto e chiuso
l’attività nel triennio 2012/2014
I nidi hanno diversificato l’offerta con
Continua valutazione del servizi parte time e nuovi servizi
bisogno - Aggiornamento
degli
interventi
e
diversificazione di servizi
offerti
Piano di zona
-Confronto costante con i
Ogni comune ha lavorato sul proprio
Risorse Comunali comuni interessati
territorio con interventi di educativa
-Continua valutazione del
domiciliare, che sono notevolmente
bisogno - Aggiornamento
aumentati.
degli interventi
Monitoraggio degli utenti
seguiti
81
Brescia
Implementazi
one del lavoro
di rete con gli
Enti gestori
Servizi
residenziali e
semiresidenzi
ali
per
Minori
Implementazione della rete con
gli enti gestori dei servizi
residenziali e semiresidenziali
per minori, al fine di favorire lo
sviluppo di servizi flessibili
all’interno
delle
strutture
semiresidenziali e residenziali
Creare le condizioni affinché le
buone prassi (utilizzo di servizi
flessibili,sperimentazione
di
nuove forme di residenzialità,
strutture
aperte)
possano
estendersi su tutto il territorio
provinciale per contribuire ad
assicurare una migliore offerta
di servizi per i minori e nel
contempo,
assicurare
la
sostenibilità economica degli
interventi posti in atto dai
Comuni
Risorse Comunali
Risorse del
privato sociale
Risorse Asl
Risorse da
compartecipazion
e
Mancanza sul territorio del distretto di
-Analisi flussi dei minori in servizi semiresidenziali o diurni per
strutture residenziali nella minori
provincia e fuori dal
territorio provinciale
Obiettivo non raggiunto
82
Minori e area Rinforzare la rete dei servizi
del territorio per garantire
Penale
l’accesso ai servizi dei minori
dell’area penale, ridurre le
recidive e prevenire nuovi
ingressi nel circuito penale
Costruzione della rete di
risorse pubbliche e private che
si fanno carico del minore
autore di reato.
Costruzione dei progetti di
presa in carico del minore
Conteniment
o e riduzione
del
disagio
Minori
in
ambito
scolastico ed
extrascolastic
o
Costruzione della rete di
risorse pubbliche e private che
si
fanno
carico
dei
finanziamenti per
- Effettuare
“attività
sperimentali”
all’interno
degli Istituti Comprensivi
del Distretto per contrastare
il disagio e favorire
l’integrazione dei minori;
- ampliare
le
attività
progettuali
che
si
dimostrano efficaci nella
cura dei casi più a rischio;
Risorse Comunali
Risorse del
privato sociale
Risorse Asl
A.S.L.
Terzo settore
Scuola
Università
Parrocchia
Pianificazione condivisa delle azioni
Percorsi di “messa alla prova” più attenti alla Nel 2014 erano
globalità dei profili attraverso la collaborazione attivi 2 progetti
con Cooperativa “Alce Nero” delegata dal
Tribunale e servizio sociale professionale dei
comuni
Nelle scuole sono stati effettuati interventi in
collaborazione coi Comuni (piani diritto allo
studio) e l’ASL (progetto promozione della salute)
Mantenuti e implementati i servizi ricreativi estivi
di comuni, parrocchie e associazioni sportive a
livelli locali per favorire l’integrazione tra i minori
Attivati servizi pomeridiani di assistenza ai
compiti in alcuni comuni
83
obiettivo
parzilmente
raggiunto.
- promuovere attività che
sostengano le competenze
genitoriali ed accrescano le
competenze relazionali tra
pari e con gli adulti;
- Promuovere attività sportive
a forte valenza educativa e
formativa per consolidare
valori sociali quali lo spirito
di gruppo, la competizione
leale, la cooperazione, la
tolleranza e la solidarietà,
che sono “regole di vita”
Promuovere collaborazioni con
Università per utilizzo di
giovani studenti che effettuano
tirocini di peereducation
Tavolo
delle
Costituzione di un tavolo formato
politiche
da rappresentanti Associazioni
giovanili
del
Giovanili, presenti sul territorio,
Destra Secchia
Fondazioni legate al mondo
giovanile, Rappresentanti giovani
per ogni comune, Rappresentanti
giovani imprenditori al fine di
dare maggior attenzione alle
politiche giovanili
Risorse del privato
sociale
Terzo settore
Risorse Asl
Risorse Provincia
Azioni svolte non direttamente dal Distretto, ma a
livello Provinciale soprattutto per il sostegno del
lavoro, della partecipazione e della formazione dei
giovani finanziati da bandi regionali o di fondazioni
84
Ad
inizio
triennalita’ 20122014 si e’ cercato
di
formare
un
tavolo giovani di
distretto che non è
decollato.
Le azioni rivolte ai
giovani sono state
promosse a livello
provinciale
NUOVA PROGRAMMAZIONE 2015-2017
In fase di confronto tra componenti del Tavolo minori, giovani e famiglia è emersa l’esigenza di
focalizzare il focus della programmazione del prossimo triennio sulla fascia d’età maggiormente a
rischio e per la quale è previsto un numero limitato di servizi o vi è una difficoltà ad accedervi,
ovvero la preadolescenza e l’adolescenza. I progetti rivolti a questa fascia di età, fino ad oggi, sono
stati caratterizzati da precarietà strutturale,a partire dal poco investimento che si è fatto sugli
operatori. Anche per gli adolescenti, come è stato per la prima infanzia, c’è invece bisogno di
“servizi stabili” che, pur mantenendo una giusta flessibilità e innovazione, possano offrire un aiuto
“riconosciuto” dalle famiglie.
Per quanto attiene la prima infanzia l’impegno è quello di mantenere attivi tutti i servizi esistenti
puntando sulla qualità e sulla differenziazione dell’offerta per poter rispondere ai bisogni delle
famiglie.
Per le politiche giovanili l’impegno che ci si assume con questa programmazione è quello di
incrementare il raccordo tra le proposte, i servizi e le opportunità che si sviluppano a livello locale e
provinciale.
Gli obiettivi della nuova programmazione sono:
85
86
Titolo Obiettivo
Tipologia di
obiettivo
Interventi/azioni di
sistema
Risorse
impiegate
Strumenti
utilizzati
Indicatori di esito
Range di
valutazione
Strumenti di
valutazione
Tempistica
Progetto
preadolescenza e
adolescenza:
educativa di
strada/di
Comunità
.
strategico
a)Fase 1
a)Fase 1
a)Fase 1
a)Fase 1
a)Fase 1
a)Fase 1
a)Fase 1
1.1 Individuazione di un
referente/coordinatore
che dovrà garantire il
coordinamento
delle
attività e degli interventi
per la realizzazione del
progetto
in
modo
programmato
e
concordato anche con
l’utilizzo di apposito
tavolo di lavoro a livello
distrettuale individuato
dal
Tavolo
Minori,
Giovani e Famiglia (vedi
progetto seguente)
1.2
formazione
dei
professionisti
presenti
sul territorio (assistenti
sociali
del
Servizio
Tutela e dei Comuni,
educatori
delle
cooperative operanti sul
territorio).
1.3 - la mappatura delle
buone prassi in essere
Finanziarie:
procedure
Quantitativo:
100%
dati
anno 2015
n° riunioni del
Tavolo di lavoro
b) Fase 2
b) Fase 2
b) Fase 2
sì
dati
70%
protocolli
biennio
2016-2017
si
rivolge
ad
adolescenti,
singoli o gruppi
(età 11-18 anni) e
agli adulti di
riferimento
(familiari,
educatori,
insegnanti);
con l’obiettivo di
migliorare
i
sistemi
di
promozione del
benessere,
di
prevenzione e di
cura
degli
adolescenti, con
interventi
e
trattamenti
Contributo
dei Comuni
dell’ambito/
Piano di
Zona per
spese di
formazione
b)Fase 2
protocolli
convenzioni
n° aderenti alla
formazione
N° ore formazione
procedure
Professionali
:
b) Fase 2
Qualitativo
Tavolo
minori
equipe
Effettivo
raggiungimento dei
ragazzi mediante
l’intervento
educativo di
strada/comunità
Coordinatore
Formatore
AA.SS.
Quantitativo:
Cooperative
N° Comuni che
aderiscono
N° ore educativa di
87
cartelle sociali
flessibili
e
adeguati
all’età
evolutiva.
rispetto a quanto previsto
dal progetto e confronto
con servizi di educativa
di strada in via di
sperimentazione presso
Comuni del distretto
(Sermide)
b) fase 2
Avvio e conduzione del
servizio educativo
utilizzando la
metodologia del lavoro
di comunità (educativa di
strada) nei Comuni del
Distretto per ascolto,
promozione e
valorizzazione delle
risorse e delle
competenze individuali e
di gruppo dei ragazzi
(socializzazione,
protagonismo, creatività,
autorganizzazione, ecc.)
al fine di:
- contrastare
eventuali situazioni
di “malessere” o di
disagio attraverso
l’approccio della
“prossimità”
strada
N° minori coinvolti
N° minori già in
carico ai servizi che
usufruiscono del
progetto
b) fase 2
Finanziarie:
Spesa totale
sostenuta dai
Comuni per servizi
educativi nel
periodo 2014-2017
per valutare
eventuali economie
di spesa
Comuni che
intendono
aderire al
progetto.
Professionali
:
Tavolo
minori
equipe
Coordinatore
Comuni
(AA.SS e
referenti)
Istituti
Comprensivi
ASL
Azienda
Ospedaliera.
Cooperative
88
-
ridurre il rischio del
disagio sociale,
emarginazione,
marginalità e
devianza, ove sia
rilevata e
riconosciuta
l’esistenza di
situazioni definite a
rischio;
Parrocchie
Associazioni
sportive
Volontariato
Sostegno agli adulti di
riferimento
Promozione delle risorse
delle comunità locali;
Condivisione e messa a
punto di strumenti di
monitoraggio;
Coordinamento e
conduzione
Tavolo di
Promozione del
Strategico
Monitoraggio
e
valutazione, per misurare
i benefici di efficacia e di
efficienza in un fase
storica di preoccupante
diminuzione di risorse
economiche.
a)Fase 1
Individuazione
Coordinatore da parte di
Coop. CSA che
Professionali
e finanziarie:
la Coop.
CSA,
Fase 1:
raccolta dati
procedure
89
Qualitativi:
efficace
coordinamento
Sì
Dati
Fase 1:
protocolli
2015
Fase 2:
Progetto
Preadolescenza e
adolescenza
garantisce n° 30 ore
annuali per il triennio
2015-2017 (come offerto
in sede di appalto
servizio sociale
professionale e Tutela
del Distretto di Ostiglia)
e si impegna alla:
1)Realizzazione di una
mappatura dei servizi,
formali ed informali,
presenti nel distretto
rivolti in particolare a
minori e famiglie;
2)Organizzazione e
conduzione degli incontri
del tavolo di promozione
del Progetto
preadolescenza e
adolescenza: educativa di
strada/di Comunità,
convocato
periodicamente, con le
finalità di: condividere
informazioni e bisogni
provenienti dalla
comunità locale
relativamente alla
dimensione famiglie e
minori; migliorare la
collaborazione tra i
aggiudicand
osi l’appalto
triennale per
la gestione
del Servizio
Sociale
Professional
e, del
Servizio di
Tutela
Minori e del
Cead, ha
previsto che
un’Assistent
e Sociale
svolga la
funzione di
Coordinatore
per un totale
di n. 30 ore
annuali per
tutta la
durata
dell’appalto
Fase 2:
protocolli
90
efficace
condivisione degli
obiettivi definiti
2016-2017
soggetti partecipanti ed
estendere il lavoro di rete
ad altri soggetti
significativi; realizzare
attività e progetti con
valenza sociale e socioeducativa rivolti a
famiglie e minori
secondo una logica di
integrazione,
collaborazione e
partecipazione, nel
rispetto delle finalità di
lavoro di ogni aderente
per la valutazione dei
bisogni rilevati e la
condivisione delle
informazioni sui servizi
offerti
Fase 2:
Una famiglia per
Comune
Strategico
Sottoscrizione di un
protocollo di intesa tra
gli enti aderenti per il
lavoro di rete nelle
politiche sociali rivolte a
minori e famiglie e.
Individuazione di una
famiglia per Comune che
possa essere una risorsa
nell’ambito dell’affido
Professionali
:
Fase 1:
raccolta dati
Assistenti
Fase 2:
91
Qualitativo:sensibili
zzazione di almeno
una famiglia e
disponibilità della
Sì
60%
Raccolta dati,
cartelle sociali
Fase 1:
2015
Fase
familiare e/o come
famiglia d’appoggio
mediante tre fasi:
Sociali
Operatori
Coop.
fase 1:Ogni Comune,
Terso
mediante le risorse
Settore
professionali dell’organico
e degli operatori del terzo
settore/
parrocchia/associazionism
o individuerà una famiglia
disponibile a
formarsi/informarsi
nell’ambito dell’affido
familiare;
Procedure,
cartelle
sociali
Fase 3:
procedure,
cartelle
sociali
stessa
2:2016
Quantitativo:
Fase
3:2017
individuazione di
almeno una
famiglia per
Comune
fase 2:Dialogo e
formazione della famiglia
individuata
fase 3: percorso di
valutazione presso ASL
Sottoscrizione
AccordoTerritori
ale di
collaborazione
tra Ufficio di
Piano Distretto
di Ostiglia e
CPIA di
Mantova a
seguito
dell’’Accordo
specifico
Stesura di un progetto
alternativo alla scuola
seondaria di primo grado
da proporre a minori con
difficoltà scolastiche e
socio-relazionali, per
prevenire il loro
abbandono scolastico;
- iscrizione nei percorsi
dei CPIA di coloro che
Professionali
:
Protocolli e
procedure
Scuola
Tutela
Minori
Centri di
Formazione
Professional
e
Quantitativo:
N° ragazzi che non
assolvono
all’obbligo
scolastico
intercettati con
questa azione;
Qualitativo (offrire
ai ragazzi occasione
di formazione
92
50%
si
Raccolta dati,
cartelle sociali
2015-2017
Territoriale,
sottoscritto in data
30 gennaio 2015,
tra l’Ufficio
Scolastico
Regionale per la
Lombardia e la
Regione
Lombardia, in
attuazione
dell’art. 3, comma
2 del DPR
263/2012.
Relativo alla
possibilità di
iscrivere nei
percorsi dei CPIA
coloro che hanno
compiuto il
quindicesimo
anno di età.
hanno compiuto il
quindicesimo anno di età
con progetti in
collaborazione tra servizi
sociali della Tutela
minori e Scuola
spendibili nel
mercato del lavoro
Creazione di progetti di
alternanza scuola-lavoro
nell’ambito della
formazione
professionale, che
possano assicurare un
potenziamento
dell’offerta formativa sia
teorica, sia pratica per
l’avviamento
professionale dei
ragazzi al mondo del
lavoro.
93
94
AREA DISABILI E SALUTE MENTALE
ANALISI DEL CONTESTO
L’Area Disabili e Salute Mentale è un ambito del Piano di Zona del Distretto di Ostiglia che
richiede l’intervento integrato di risorse ed energie professionali ed umane di diversa appartenenza
istituzionale quali Enti Locali, Scuole, Servizi Sanitari dell’ASL e dell’Azienda Ospedaliera,
Provincia, Terzo Settore e Privato Sociale.
In quest’area si evidenzia la necessità di un approccio personalizzato ai problemi della persona e
della sua famiglia, che si realizza in un processo ininterrotto e condiviso di ascolto della domanda
orientato ad assicurare la continuità e la qualità delle risposte, cercando di individuare e di reperire
le risorse necessarie per realizzare una buona qualità di vita, evitando fenomeni di emarginazione e
di esclusione sociale.
In questi anni gli attori che hanno partecipato alla realizzazione degli interventi a favore dei disabili
hanno sempre avuto ben chiaro quanto sia importante pensare alla persona con disabilità nella sua
globalità e in tutte le fasi della vita.
Unità d’offerta di servizi sociali e socio-sanitari
Soddisfacente è la copertura assicurata dai servizi territoriali a carattere diurno presenti nel distretto:
-
un Centro Diurno Disabili (CDD) “Il Ponte”a Sermide, gestito dalla Cooperativa “Il Ponte”,
accreditato per n. 30 posti e frequentato da n. 26 disabili gravi; in questi anni il CDD ha puntato
su un implemento delle attività motorie e riabilitative per andare incontro alle esigenze di buona
parte dell’utenza che necessita di più investimento e sviluppo dell’area senso motoria, a tal fine
la Cooperativa Il Ponte sta realizzando un ampliamento strutturale del Servizio CDD che
prevede la costruzione di 150 metri quadrati di laboratori dedicati a tale ambito.
-
due Centri Socioeducativi (CSE): “Il Ponte” a Poggio Rusco gestito dalla Cooperativa “Il
Ponte” e “l’Eureka”ad Ostiglia gestito dall’Associazione Anffas, per complessivi 50 posti
autorizzati e frequentati da n. 46 utenti di media e lieve gravità.
Per tutte e tre le unità d’offerta sono in vigore convenzioni tra gli Enti gestori e il Piano di Zona, le
quali sono state condivise a livello provinciale.
95
Per quanto riguarda i servizi residenziali nella programmazione zonale 2012-2014 si evidenziava
proprio la mancanza di una struttura residenziale nel Distretto di Ostiglia che potesse ospitare
persone con disabilità che vivevano con genitori anziani e che molto presto si sarebbero ritrovate da
sole senza nessuna rete familiare capace di accoglierli; per tale motivo le persone con disabilità che
necessitavano di un servizio residenziale erano costrette a rivolgersi a servizi presenti in altri
distretti. Per rispondere al bisogno di residenzialità permanente, espresso dalle famiglie del
territorio, l’Associazione Anffas Onlus di Mantova, cosi come già anticipato nella programmazione
zonale 2012-2014, ha realizzato una Comunità Socio-Sanitaria per n. 8 persone, in una posizione
centrale nel Comune di Ostiglia favorevole all’integrazione ed all’inserimento degli ospiti nel
proprio contesto sociale. La CSS “Il Parco” ha ottenuto l’accreditamento della Regione Lombardia
nel dicembre del 2013 ed è attiva dal mese di luglio 2014, attualmente ospita n. 4 utenti.
La sperimentazione già avviata negli anni precedenti presso Casa Matilde di Pieve di Coriano dalla
Cooperativa “Il Ponte” sta proseguendo con il progetto di residenzialità leggera (denominato Bassa
soglia) attraverso il quale si attivano interventi volti all’autonomia della persona disabile tramite
soggiorni nel fine settimana o infrasettimanali.
Le altre attività progettuali attivate dalla Cooperativa Il Ponte sono: la Scuola di Autonomia,
Soggiorni di sollievo e soggiorni a bassa soglia (convivenza autonoma in appartamento). Inoltre si
evidenzia la novità dell’attivazione di un servizio sperimentale di sollievo che prolunga l’attività
assistenziale ed educativa per persone disabili con particolari necessità anche nei periodi di chiusura
dei Servizi istituzionali CDD e CSE (chiusura estiva, vacanze natalizie e chiusure per équipe
educative). Un altro progetto è quello denominato Gruppo Appartamento, finalizzato alla
promozione dell’autonomia di vita attraverso la sperimentazione di un gruppo appartamento, fra 5
persone del Servizio CSE che sperimenteranno periodi di convivenza progressivi e a bassa
protezione per alcuni giorni integrando le potenzialità e competenze di ognuno. Il progetto affronta
il problema a partire dalla situazione del nostro territorio in un’ottica di prevenzione, è rivolto a
persone per le quali si prospettano cambiamenti importanti della situazione familiare e che
necessitano di un intervento educativo per evitare o rinviare il più possibile un ricovero definitivo.
La residenzialità dei pazienti psichiatrici con alti bisogni assistenziali viene invece parzialmente
soddisfatta nel Distretto dal Centro Residenziale Alta assistenza (CRA) di Quistello che può
ospitare fino a 13 persone.
96
Sperimentazioni di residenzialità leggera per pazienti psichiatrici, a conclusione del percorso
riabilitativo e a sostegno dell’autonomia dalla famiglia di origine, sono presentinei Comuni di
Ostiglia, Quistello, San Giacomo delle Segnate e Pieve di Coriano, due delle quali sono state messe
a disposizione dal Piano di Zona.
Tra gli obiettivi futuri rispetto all’area disabilità c’è la realizzazione di due SFA (Servizio di
Formazione all’Autonomia) ad opera della Cooperativa Il Ponte e dell’Associazione Anffas.
Integrazione ed inserimento sociale e lavorativo
Un altro tema importante e su cui rimangono ancora molti nodi problematici sono gli interventi in
risposta ai bisogni lavorativi delle persone con disabilità che possano favorire l’autonomia e la vita
indipendente.
Un passo avanti è stato fatto dal Servizio Disabili della Provincia di Mantova nella gestione delle
doti lavoro a livello distrettuale:
-
con la promozione e lo sviluppo di un modello di gestione del processo di inserimento
lavorativo che prevede un coinvolgimento diretto degli operatori che si occupano di disabilità,
presenti sul territorio di ogni distretto;
-
con la costituzione dei tavoli territoriali ai quali è stato dato un ruolo più ampio di governance
delle politiche sulla disabilità e di individuazione, in accordo con il Servizio Disabili
Provinciale, dei soggetti a cui erogare i servizi previsti dalle doti.
In attuazione delle “Linee di indirizzo a sostegno delle iniziative in favore dell’inserimento sociolavorativo delle persone con disabilità”, approvate da Regione Lombardia con D.G.R. n. 1106 del
20/12/2013, nel Piano Provinciale di Mantova per l’inserimento lavorativo delle persone disabili,
(2014-2016) approvato con Delibera di Giunta Provinciale n. 37 del 18/04/2014, vengono definite
le linee operative per la gestione delle segnalazioni dì candidati per l’utilizzo della dote disabili da
parte dei tavoli territoriali.
Il Piano Provinciale prevede che la segnalazione dei destinatari di dote possa avvenire secondo due
modalità:
-
l’utilizzo delle liste di cui l’art. 6 della Legge 68/99
97
-
l’individuazione di destinatari con caratteristiche prioritarie, definite sulla base delle
indicazioni fornite dalla Regione Lombardia e dal Piano Provinciale/segnalazione della rete
dei soggetti coinvolti riuniti all’interno dei tavoli territoriali.
Nell’assegnazione delle doti si tiene conto inoltre dei seguenti criteri di priorità:
-
disabilità psichica;
-
età inferiore ai 29 anni;
-
età superiore ai 45 anni;
-
percentuale di invalidità superiore al 79%;
-
donne;
-
iscrizione al collocamento mirato negli ultimi 24 mesi;
-
richiesta e fruizione di servizi del collocamento mirato negli ultime 24 mesi;
-
non aver già beneficiato di una dote negli ultimi 24 mesi;
-
grado di istruzione superiore alla licenza media.
La scelta sui soggetti da proporre al tavolo deve inoltre tenere conto del criterio del livello di
occupabilità dei destinatari, dando precedenza ai soggetti maggiormente occupabili, coerentemente
con l’obiettivo principale del Piano Provinciale che è l’inserimento nel mondo del lavoro delle
persone disabili.
Le doti assegnate dal Piano Provinciale nel Distretto di Ostiglia sono state 13 nel 2012, 15 nel 2013
e 12 nel 2014 tramite i tavoli territoriali.
Presso il C.S.E. di Poggio Rusco, nell’ambito dell’area lavorativa, si svolgono tirocini pre lavorativi
e lavorativi nei quali gli utenti eseguono mansioni in un’azienda e apprendono le regole degli
ambienti di lavoro. Attualmente le assunzioni avvenute presso le aziende profit del territorio a
completamento del progetto educativo individuale sono state 8.
Nell’Area della Salute Mentale lo Sportello Lavoro, con il progetto R27, ha continuato ad occuparsi
del percorso di autonomia lavorativa attraverso tirocini risocializzanti, ricerca di risorse e
monitoraggio del progetto individuale. Nel nostro distretto attualmente il DSM ha in carico 22
tirocini socializzanti, finanziati interamente dal DSM e accolti presso Cooperative, Azienda
Ospedaliera, Comuni e Attività private.
Presso il Comune di Quistello la cooperativa “Le Api” permette la formulazione di progetti volti
all’inserimento lavorativo di utenti psichiatrici con particolare attenzione ai giovani fascia 18-25
anni.
98
I Comuni, per cercare di rispondere alle richieste di sperimentare forme di emancipazione dal
contesto familiare, percorsi verso l’autonomia e verso la vita indipendente, promuovere delle
attività di tempo libero, ricreative e socializzanti, attivano progetti individualizzati ai sensi della ex
Legge 162/98.
Interventi per minori/adolescenti disabili
Nell’area dell’età evolutiva il servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliera è il
riferimento per la diagnosi, la riabilitazione e il supporto al percorso di integrazione scolastica e
sociale dei minori in situazione di handicap o con disturbi psichici. Si rileva una fascia di disagio in
aumento nell’età dai 16 ai 23/24 anni che richiede, anche per i ragazzi grandi, un raccordo fra
scuola- territorio e servizi.
Queste problematiche, già emerse nel precedente PDZ, sollecitano a migliorare la rete dei servizi
per i disabili nell’ottica del progetto di vita.
Le misure regionali (voucher tutelari, voucher family care, DGR 392/2013) a favore dei minori
disabili gravi e delle loro famiglie e i progetti che si sono sviluppati nel territorio hanno comunque
favorito il supporto alle famiglie e potenziato l’integrazione operativa tra i servizi.
Una risposta specifica alla richiesta di attivazione di interventi a sostegno delle famiglie con minori
affetti da disturbi pervasivi dello sviluppo è stata data dalla Regione Lombardia attraverso i
CEAD/ASL con il progetto Autismo. Come richiesto dalla DGR 392/2013 l’ASL ha assunto la
governance di diversi interventi rivolti a persone affette da disturbi dello spettro autistico e assume
la funzione di case management avvalendosi di una commissione integrata, che ha sede a Goito, e
del supporto tecnico dell’UONPIA, dei servizi distrettuali dell’ASL, dei Servizi Sociali dei Comuni,
degli Uffici di Piano, di NPI delle sedi territoriali, degli Istituti Scolastici e dei soggetti del Terzo
Settore e dell’Associazionismo. Nel nostro territorio 11 bambini stanno usufruendo di questo
progetto.
Nell’ambito distrettuale è stato attivato il progetto di Scuola Potenziata in Rete che è stato posto
come obiettivo nella precedente triennalità e che ha avuto dei riscontri molto positivi. Il progetto
nato dall’esigenza di individuare percorsi scolastici efficaci per alunni con handicap grave e
gravissimo, coniugando la necessità di risposte specifiche con l’individuazione di momenti di
integrazione, permette la permanenza degli alunni nei plessi degli Istituti Comprensivi di
99
riferimento. Il progetto inserito nel macroprogetto “Progetto di vita” della triennalità 2012-2014 è
stato realizzato dall’Associazione “Noi per Loro” in collaborazione con la Neuropsichiatria,
l’Ufficio Scolastico Provinciale, le Amministrazioni Comunali e il Piano di Zona. I minori che
stanno frequentando la Scuola Potenziata sono 10 afferenti a 3 Istituti Comprensivi.
La Scuola Potenziata finanziata dal PDZ, dall’associazione “Noi per Loro” e dai Comuni di
residenza dei minori coinvolti nel progetto, quest’anno conclude la sperimentazione ed è
auspicabile che diventi un servizio propriamente della scuola, attraverso la presa in carico da parte
del CTI (Centro Territoriale per l’Inclusione).
La Psichiatria dal 2010 ha attivato un progetto, denominato TR28, rivolto agli adolescenti tra i 14 e
i 25 anni con il coinvolgimento di 3 servizi (Psichiatria, Pediatria e Neuropsichiatria Infantile) per la
gestione delle urgenze e dei ricoveri di adolescenti con diagnosi di disturbo del comportamento e
del comportamento alimentare. Dal 2013 è stata introdotta anche la figura della psicologa per gli
adolescenti di età compresa tra i 18 e i 25 anni.
I Comuni, in ottemperanza all’Accordo di Programma Provinciale per l’integrazione scolastica
degli alunni in situazione di Handicap, nel triennio sono intervenuti, nei limiti delle risorse
economiche a loro disposizione, con l’attivazione di progetti di educativa scolastica e domiciliare.
L’Accordo di Programma è scaduto nel maggio 2014 e il GLIP ne ha previsto una nuova versione
nella quale vengono definiti i reciproci impegni istituzionali in ordine all’integrazione dei soggetti
in situazione di handicap, le modalità e i tempi degli interventi istituzionali a favore di coloro che
frequentano la scuola, le iniziative comuni per qualificare gli interventi, gli accordi per la gestione
dei servizi e delle risorse.
Sostegno e sollievo ai disabili e alle loro famiglie
Molto apprezzabili nel triennio 2012-2014 sono stati gli interventi educativi e socio assistenziali a
sostegno della domiciliarità delle persone disabili e delle loro famiglie.
Accanto all’offerta tradizionale di Servizi erogata dai Comuni (Servizio Assistenza Domiciliare per
Disabili, Servizi Educativi Domiciliari anche attraverso Progetti ex. L.162/98), si è avuta la
possibilità di beneficiare, mediante progetti elaborati in modo integrato e multidimensionale con
ASL, NPI e Terzo Settore, di interventi educativi e di sollievo che hanno permesso di sperimentare
nuove progettualità e di potenziare e/o rimodulare iniziative già in essere.
100
Questa azioni sono state attuate tramite il CeAD (Centro per l’assistenza Domiciliare) in stretta
collaborazione con gli attori della rete territoriale di riferimento, attingendo ai finanziamenti
Regionali dei “Voucher Tutelari”, dei “Voucher Potenziati” e dei “Voucher Family Care” (DGR
335 del 29/11/2013), rivolti a minori o adulti con gravi e gravissime disabilità. I principali interventi
previsti dalle normative sono stati: prestazioni di un educatore professionale a domicilio, voucher di
compagnia tutelare, ricoveri di sollievo presso RSD e CSS accreditati o autorizzati al
funzionamento.
L’innovazione portata da tali progetti è stata quella di considerare la persona in situazione di
handicap nella sua globalità e multidimensionalità, non concentrando l’intervento solamente sul
soggetto disabile ma ponendo l’accento sul familiare che si prenda cura, ossia del caregiver,
sollevandolo da tale compito e cercando di ridurre lo stress che deriva dal “carico assistenziale” che
quotidianamente lo assorbe.
I Voucher Tutelari attivati nel 2013 sono stati 13, i Voucher Potenziati nel 2013-2014 sono stati 3 e
i Voucher family care nel 2014 sono stati 25.
Ci sono state delle novità anche per quanto riguarda gli interventi di natura economica.
La DGR 740 del 2013 ha previsto delle misure a favore delle persone con disabilità gravissime
(misura B1) che si concretizzano in interventi di carattere assistenziale, tutelare e/o educativo, atti a
garantire la permanenza a domicilio e nel proprio contesto di vita delle persone in condizione di
dipendenza vitale e che necessitano di assistenza nelle 24 ore. Nell’anno 2014 sono stati erogati 6
buoni previsti dalla DGR 740 misura B1.
La stessa DGR prevedeva anche la misura B2 la cui attuazione, affidata ai Comuni e agli Ambiti
Territoriali, ha permesso nel Distretto di Ostiglia l’erogazione di 221 buoni sociali per l’Area
Disabili e Saluti Mentale.
Per quanto riguarda la programmazione della nuova triennalità a seguito delle DGR n. 2942/14 e n.
2883/14 il Piano di Zona di Ostiglia sta predisponendo un nuovo “Regolamento per l’Accesso alle
Risorse del Fondo Non Autosufficienze” a favore delle persone in condizione di non
autosufficienza o di disabilità grave.
Gli interventi sono erogati previa valutazione multidimensionale effettuata dalle assistenti sociali
dei Comuni in raccordo con gli operatori delle ASL e predisposizione del Progetto Individuale
sottoscritto da più operatori e in primis dalla famiglia/persona disabile.
101
ESITI DELLA PROGRAMMAZIONE 2012-2014
L’elaborazione della programmazione dell’Area Disabili e Salute Mentale 2012-2014 ha
comportato un grosso impegno del Tavolo Tematico che già dalla prima metà del 2010 si era
suddiviso in cinque gruppi di lavoro per cominciare a ragionare e a progettare al fine di costruire
una proposta per il miglioramento dell’organizzazione della rete dei servizi per disabili nell’ottica
del “Progetto di Vita”.
Insieme i gruppi di lavoro hanno condiviso che affrontare l’organizzazione e la programmazione
della rete dei servizi di un territorio, a favore delle persone disabili, nell’ottica del “Progetto di vita”
(D.G.R. N°9/983 del 15/12/2010 “Determinazione in ordine al Piano d’Azione Regionale per le
politiche in favore delle persone con disabilità e alla relativa Relazione Tecnica”) vuol dire
considerare che il progetto di vita di ciascuno è inevitabilmente legato “all’esistenza” e quindi ogni
persona, indipendentemente dalle proprie abilità, proprio perché vive ed esiste, ha necessariamente
il proprio “progetto di vita”. È un approccio che chiama in causa l’utente e la sua famiglia e
soprattutto la comunità in tutte le sue articolazioni considerando il disabile come membro della
comunità e la comunità come contenitore che accompagna e supporta la persona nel suo percorso di
vita, mettendo in gioco le risorse necessarie e possibili.
Ogni gruppo di lavoro ha realizzato un progetto e il Tavolo Disabili e Salute Mentale ha deciso di
comporre con i cinque elaborati un progetto complessivo “Il Progetto di Vita” che ha costituito
l’innovazione programmatica dell’Area Disabili e Salute Mentale per la triennalità 2012-2014.
Il progetto doveva essere proposto alle fondazioni alla ricerca di finanziamenti.
Per la sua concretizzazione servivano risorse finanziarie, umane e strutturali che sono state solo
minimamente reperite. Ciò nonostante alcuni progetti/obiettivi sono stati attivati, altri solo
parzialmente.
102
Obiettivo di
programmazione
Interventi/progetti/servizi previsti
– Azioni di sistema
Risorse
impiegate
Azioni
realizzate
Risultati
PROGETTO DI
VITA
Progettazione, realizzazione
laboratorio di ricerca
Focus group di secondo livello
Nella fase di
programmazione
operatori messi
a disposizione
dai vari partners
del progetto
Non sono state
realizzate le
azioni previste
in quanto sono
mancate le
risorse umane e
finanziarie
Risultati non
raggiunti:
Sviluppare e
potenziare azioni
progettuali per
soggetti disabili
Passare da una fase
sanitaria
all’elaborazione di
strategie per
fronteggiare i
problemi
Diffusione risultati focus
attraverso convegni,
pubblicazione
Definizione di “percorsoprogetto di vita” con proposta di
miglioramento della rete dei
servizi per disabili
Patto di
collaborazione con
tutti i soggetti
coinvolti nel
progetto di vita
Realizzazione rete
integrata di
interventi e servizi
per i disabili e per le
loro famiglie
“Introduzione strumento ICF”
Promuovere una
rete di servizi
integrati per la cura
a lungo termine
che miri al
benessere del
disabile, degli
operatori e della
famiglia
Adozione strumento
ICF
Introduzione figura
Case manager
103
SCUOLA
POTENZIATA
Istituire presso gli
Istituti
Comprensivi
Sezioni Potenziate
in rete
Rispondere ai
bisogni prioritari
dei
bambini/ragazzi
con handicap gravi
Promuovere
momenti di
integrazione e
relazione
significativa fra
tutti gli alunni
coinvolti nel
progetto
Attivazione di una Sezione
Potenziata Sperimentale in ogni
Istituto Comprensivo
Supervisione sistematica della
Neuropsichiatria.
Verifiche mensili
Formazione operatori
Coinvolgimento delle famiglie
nei diversi ambiti della
sperimentazione
Insegnanti di
sostegno U.S.P.
Educatori dei
Comuni Ufficio
scolastico
Provinciale
Istituti
Comprensivi
Neuropsichiatria
Gruppi di lavoro
Scuola
Potenziata Piano
di Zona
Finanziamenti
dell’Ass. Noi
per loro, dei
Comuni, del
Piano di Zona
Materiali e
attrezzature per
le aule
Sperimentazione
di una sezione
di Scuola
Potenziata in 3
Istituti
Comprensivi
Percorsi
formativi per
operatori
Attività di
consulenza e
supervisione
NPI
Incontri di
verifica
Organizzazione
eventi per
raccolta fondi
Risultati raggiunti:
Realizzazione della
sperimentazione in 3
Istituti Comprensivi
Individuazione e
promozione delle
potenzialità
evolutive di ogni
alunno in situazione
di handicap grave
Attuazione di
momenti
significativi di
integrazione con i
coetanei
Risultati non
raggiunti:
Presa in carico del
progetto da parte del
C.T.I.
104
A RUOTA
LIBERA
Favorire, stimolare
e promuovere la
partecipazione dei
disabili alle attività
del tempo libero
Creare una “rete” di
servizi, facilitazioni
e coordinamento
allo scopo
Far si che la
partecipazione dei
disabili ad eventi e
manifestazioni del
territorio diventi
una cosa normale e
non un avvenimento
eccezionale
Creazione di una struttura
di coordinamento e di un
“Pool” di volontari
“dedicati” alle attività del
tempo libero
Realizzazione di una
Banca Dati dei Volontari
Formazione dei volontari
con la collaborazione di
educatori ed operatori che
già lavorano sul territorio
Predisposizione e
pubblicizzazione di un
calendario distrettuale
degli eventi e delle
manifestazioni
Nella
progettazione:
gruppo di lavoro
“Tempo libero”
Nella
realizzazione
progetto:
volontari
dell’Associazione
che organizza gli
eventi
Risorse e mezzi
dell’Associazione
Continuazione
sperimentazioni
del progetto da
parte di alcune
associazioni
Risultati
raggiunti:
Partecipazione di
disabili lievi e
autonomi a eventi
organizzati dalle
associazioni
Sviluppo di
autonomie sociali
e relazionali
Risultati non
raggiunti:
Gruppo di
volontari per
attività del
Tempo libero
Struttura di
coordinamento
volontari ed
iniziative
Formazione
volontari
Calendario
distrettuale eventi
e manifestazioni
105
106
Obiettivo di
programmazione
ORIENTIAMOCI AL
LAVORO
Individuazione di un
percorso metodologico per
l’accompagnamento della
persona invalida verso
l’occupazione lavorativa
Attivazione del servizio
“Sportello occupabilità”
composto da rappresentanti
dei vari enti, in
affiancamento al Centro per
l’Impegno
Sensibilizzazione del
territorio per favorire
percorsi di inserimento
lavorativo
Continuità tra percorso
scolastico e lavorativo degli
allievi disabili delle scuole
Interventi/progetti/servizi
previsti – Azioni di
sistema
Attivazione di un
percorso sperimentale di
orientamento al lavoro
con la scuola superiore
ed altre agenzie
formative del territorio
Attivazione del servizio
“Sportello occupabilità”
Predisposizione e
sperimentazione Scheda
condivisa tra tutti i
soggetti coinvolti nel
progetto
Risorse
impiegate
Doti lavoro
Piano
Provinciale
Disabili
Operatori del
servizio
provinciale
disabili, dei
Comuni, degli
Enti accreditati
Finanziamenti
Regionali per
doti
Progetti
educativi
propedeutici
all’inserimento
lavorativo
Tirocini
risocializzanti
del DSM
Azioni realizzate
Risultati
Promozione di un
modello di
gestione del
processo di
inserimento
lavorativo che
coinvolge gli
operatori che si
occupano di
disabilità presenti
nel territorio
Risultati raggiunti:
Costituzione di
tavoli territoriali
che in accordo col
Servizio Disabili
Provinciale
individuano i
soggetti a cui
erogare le doti
Attivazione di
tirocini pre
lavorativi e
lavorativi conclusi
con l' assunzione
Progetto TR27
Sportello Lavoro
per percorsi di
autonomia
lavorativa e
tirocini
risocializzanti
107
Coinvolgimento diretto
degli operatori nella
gestione delle doti a
livello distrettuale
Assunzione dei disabili
dopo esperienze di
tirocinio
Risultati non raggiunti:
Continuità tra percorso
scolastico e lavorativo
Obiettivo di
programmazione
Interventi/progetti/servizi
previsti – Azioni di
sistema
RESIDENZIALITA’
Rilevazione del bisogno
Attivare un pronto
intervento per i bisogni di
alloggio del disabile in
assenza temporanea della
famiglia
Coinvolgimento dei
soggetti che a vario titolo
si occupano del progetto di
vita del disabile
Potenziare il percorso di
autonomia e di vita
indipendente attraverso
modelli innovativi di
residenzialità leggera
Garantire una residenzialità
continuativa con la
realizzazione nel distretto di
una Comunità SocioSanitaria per disabili gravi e
medio gravi
Realizzazione,
monitoraggio di progetti
personalizzati per forme di
residenzialità temporanea e
leggera
Realizzazione di una
soluzione residenziale in
risposta al “dopo di noi”
Definizione di una
convenzione tra l’ente
gestore e il PDZ per la
gestione della CSS
Risorse impiegate
Struttura Casa
Matilde
Sperimentazioni di
residenzialità
temporanee e leggere
Comunità Socio
Sanitaria Il Parco
Gruppo di lavoro
“Residenzialità”
Finanziamenti per
attività di emergenza
pronto intervento
Finanziamenti PDZ
per residenzialità
leggere
Contributi dei
Comuni per
pagamento rette CSS
108
Azioni realizzate
Servizi di pronto
intervento e di
sollievo
Progetti per forme
di residenzialità
leggera
Convenzione tra
l’ente gestore e il
Piano di Zona per
la gestione CSS
Risultati
Risultati raggiunti:
Attivazione di servizi
di pronto intervento ai
disabili e alle loro
famiglie
Acquisizione di
autonomie funzionali al
vivere quotidiano
attraverso modelli di
residenzialità leggera
Attivazione di una CSS
di risposta al “dopo di
noi”
Obiettivo di
programmazione
RACCOLTA FONDI
Individuare,
coordinare e gestire
l’attività di raccolta
fondi necessaria
all’attivazione dei
progetti definiti dal
tavolo disabili e
all’interno dei vari
tavoli tematici
Garantire coerenza e
ottimizzazione delle
risorse complessive a
disposizione evitando
inutili sovrapposizioni
nei progetti
Interventi/progetti/servizi Risorse
previsti – Azioni di sistema impiegate
Individuazione di alcuni canali
di finanziamento: reperimento
fondi con la partecipazione ai
bandi delle Fondazioni e della
Comunità Europea, raccolta
fondi attraverso le attività del
volontariato e
dell’associazionismo, attività di
“fund-raising”
Formazione di esperti che
acquisiscono conoscenze e
competenze per modalità e
procedure di partecipazione ai
bandi
Patto di alleanza con le
associazioni di volontariato per
un piano di raccolta fondi
territoriale condiviso
Accordo tra la
Fondazione
Università di
Mantova e il
PDZ
Associazioni di
volontariato del
Distretto
Gruppo di
lavoro “Raccolta
Fondi”
Finanziamento
da bandi
regionali o da
Fondazioni
Raccolta fondi
da
manifestazioni
109
Azioni
realizzate
Risultati
Promozioni di
iniziative ed
azioni per il
reperimento di
risorse
finanziarie per il
sostegno dei
progetti tramite la
partecipazione a
bandi regionali e
delle Fondazioni
e
l’organizzazione
di
iniziative/eventi
Risultati
raggiunti:
Finanziamenti
ottenuti da
Fondazioni del
Territorio
Raccolta fondi
attraverso
manifestazioni
organizzate dalle
associazioni
Risultati non
raggiunti:
Piano strategico
di raccolta fondi a
carattere
distrettuale
Ottimizzazione
dell’uso delle
risorse raccolte
110
Obiettivo di
programmazione
Interventi/progetti/servizi
previsti – Azioni di sistema
Risorse impiegate
AGRICOLTURA
SOCIALE
Costruzione e diffusione delle
linee guida caratterizzate
territorialmente
Promuovere
l’Agricoltura Sociale
attraverso la definizione
di linee guida
provinciali
Predisposizione di protocolli
d’intesa per la definizione dei
progetti di distretto
Attivare azioni per la
realizzazione di progetti
di agricoltura sociale nei
distretti
Attivazione di corsi di
formazione per attori coinvolti
sui temi dell’agricoltura
sociale,
dell’autoimprenditorialità e per
soggetti svantaggiati/disabili;
Sviluppare il Centro
Polivalente Bigattiera
quale punto di
riferimento per
l’Agricoltura Sociale nei
diversi territori
Terreni per
attivazione del
progetto a
Sermide,
Quistello e
Felonica
Sensibilizzazione di disabili in
uscita dalla scuola verso
l’Agricoltura Sociale
Finanziamenti:
Bando della
Fondazione
Cariplo, Piano
Disabili
Provinciale
Finanziamenti del
privato sociale
Definizione di una
Convenzione tra PDZ di
Ostiglia e Università di
Mantova per lo sviluppo di
azioni di Agricoltura Sociale
Azioni
realizzate
Ancora in fase
di realizzazione
il Progetto di
Agricoltura
Sociale a
Quistello
Risultati
Risultati
raggiunti:
Convenzione tra
PDZ di Ostiglia e
Università di
Mantova
Risultati non
raggiunti:
Realizzazione di
luoghi e di
contesti finalizzati
all’inclusione
sociale, al
benessere, alla
riabilitazione di
soggetti
svantaggiati/
disabili
Protocollo
d’intesa per la
definizione dei
progetti di
distretto
111
PROGRAMMAZIONE 2015-2017
Verificati e valutati i progetti della programmazione zonale 2012-2014 e considerato che l’ampliarsi
della forbice tra esigenze e possibilità d’intervento non permette di sostenere un sistema di welfare
che insegua i bisogni con le risorse date, il Tavolo Disabili e Salute Mentale concorda di procedere
nella stesura di un documento programmatorio per la triennalità 2015-2017 che sia applicabile e che
preveda obiettivi attuabili e sostenibili dalle esigue risorse economiche a disposizione e da quelle
reperibili sul territorio, dando continuità o potenziando progetti e servizi della precedente triennalità
che sono tuttora validi e vanno sviluppati e concretizzati.
Si ripropongono pertanto i progetti/obiettivi:
-
Tempo Libero, prevedendo nuove modalità/ interventi per la sua realizzazione,
-
Lavoro, con la programmazione di azioni e interventi volti ad aumentare le opportunità di
lavoro e di inserimento lavorativo,
-
Scuola Potenziata, per dare continuità al progetto sperimentale,
-
Residenzialità, specificando maggiormente la progettualità delle residenzialità leggere
Si prevedono due nuovi progetti/obiettivi:
-
Trasporto, per facilitare l’accesso dei disabili ai servizi e alle iniziative offerte dal territorio,
-
Revisione del regolamento per l’accesso ai servizi a favore delle persone con disabilità,
approvato nel 2012 e non ancora applicato da tutti i Comuni, al fine di renderlo più equo e
condiviso a livello provinciale.
112
113
Titolo Obiettivo
Tipologia di
obiettivo
Interventi/azioni di
sistema
Risorse
impiegate
Strumenti utilizzati
Indicatori di esito
TEMPO LIBERO
Generale
Censimento e
ottimizzazione delle
risorse esistenti sul
territorio
Finanziarie
Professionali
Banca dati CSVM
QUANTITATIVI
Sito web PDZ
n. eventi
realizzati
Favorire, stimolare e
promuovere la
partecipazione dei disabili
alle attività del tempo
libero
Cronogramma e
calendario distrettuale
eventi informatizzato
Creazione di un gruppo
di volontari dedicati alle
attività del tempo libero
Formazione dei
volontari con la
collaborazione di
educatori ed operatori
che lavorano con i
disabili
Predisposizione e
pubblicizzazione di un
calendario distrettuale
degli eventi e delle
manifestazioni e suo
inserimento sul portale
Web del PDZ
Individuazione di un
coordinatore degli eventi
e dei trasporti
114
n. disabili
partecipanti agli
eventi
Range di
valutazione
SI
SI
Manifesti e volantini
pubblicitari eventi
QUALITATIVI
Protocollo di intesa tra
associazioni
n. iniziative
messe in rete
≥ 80%
n. iniziative rese
accessibili ai
disabili gravi
≥ 50%
Strumenti di
valutazione
Tempistica
Report
coordinamento
attività
trimestrali e
annuali
Anni
2015 2016
2017
LAVORO
Aumentare le opportunità
di avviamento al lavoro e
di inserimento lavorativo
Strategico
Consolidamento del
modello di gestione del
processo di inserimento
lavorativo attraverso i
Tavoli Territoriali
Finanziarie
Professionali
Strutturali
Attuazione
dell’inserimento
lavorativo applicando il
criterio del livello di
occupabilità nella scelta
dei soggetti a cui erogare
le doti
Linee di indirizzo
Regionali per
l’inserimento lavorativo
delle persone con
disabilità Piano
Provinciale Disabili
Linee operative per la
segnalazione candidati
alle doti
Scheda di segnalazione
destinatari doti
Griglia priorità
Promozione di
collegamenti fra i servizi
e le aziende per facilitare
l’inserimento sociale e
lavorativo dei disabili
che terminano il
percorso scolastico
Scheda L. 68/99
potenzialità lavorative
Verbale invalidità
QUANTITATIVI
n. disabili
Distretto di
Ostiglia iscritti al
C.M.D.
n. doti lavoro
attivate
n. progetti di
orientamento al
lavoro attivati n.
tirocini pre
lavorativi e
lavorativi attivati
115
SI
SI
SI
n. disabili inseriti
al lavoro
Report DSM
su tirocini
risocializzanti
inserimenti
lavorativi
Report SFA su
progetti attivati
QUALITATIVI
n. disabili usciti
dalla scuola
inseriti in
progetti miranti
allo sviluppo di
autonomie
sociali,lavorative
Attivazione di due SFA
per lo sviluppo e la
formazione di autonomie
e abilità lavorative
SI
Report del
Servizio
Disabili
Provinciale su
doti lavoro e
inserimenti
lavorativi
≥40%
≥60%
Anni 2015
2016 2017
SCUOLA
POTENZIATA
Dare continuità alla
sperimentazione del
progetto Scuola Potenziata
attraverso anche
l’eventuale presa in carico
da parte del CTI.
Specifico
Consolidamento del
modello Scuola
Potenziata in rete con la
permanenza degli alunni
nei plessi degli Istituti
Comprensivi di
riferimento valutando la
positività dei plessi
potenziati che
favoriscono la socialità
degli alunni H nella
scuola e nell’extrascuola
Finanziarie
Professionali
Accordo di rete per il
consolidamento del
progetto “La Scuola
Potenziata nel Destra
Secchia”
Deliberazioni
Consiglio d’Istituto
Documentazione
relativa alle linee e ai
percorsi attivati su ogni
alunno
Partecipazione
agli incontri del
Gruppo Progetto
(GP)
Partecipazione
agli incontri del
Gruppo Tecnico
Operativo (GTO)
≥ 90%
≥ 90%
Resoconto
sull’andamento
del progetto
Verifiche
mensili del
Team
Verbali
incontri del GP
con foglio
presenze
Verbali
incontri del
GTO con
foglio presenze
Definizione protocollo
d’intesa tra PDZ, Istituti
Comprensivi, NPI, Ass.
Familiari Noi per Loro e
Casa delle Farfalle
Consulenza supervisione sistematica
della Neuropsichiatria
116
Anni
2015 2016
2017
RESIDENZIALITA’ Specifico
Strategico
Consolidare l’autonomia
abitativa attraverso
modelli di residenzialità
leggera e a bassa soglia
Acquisire la capacità di
vivere l’autonomia
abitativa senza protezione
nel proprio ambiente
sociale
Stesura, attivazione
monitoraggio di progetti
personalizzati a favore
di disabili medio-lievi
per
sperimentare/consolidare
l’autonomia abitativa e
l’organizzazione e la
gestione della
quotidianità
Finanziarie
Professionali
Strutturali
Progetti
QUANTITATIVI
Visite domiciliari per
monitoraggio progetto
n. progetti attivati
per autonomia
abitativa
SI
Moduli di verifica
QUALITATIVI
Cartella sociale
n. disabili in
grado di vivere
da soli nel
proprio contesto
sociale
Percorsi di sostegno al
gruppo di disabili
inseriti in alloggi a bassa
soglia
Incontri di gruppo con
disabili, coordinatore e
educatore responsabile
del progetto
Attivazione soluzioni di
vita autonoma e di
integrazione sociale nel
proprio ambiente
117
≥ 30%
Report
monitoraggio
progetti
Anni 2015
2016 2017
TRASPORTO
Generale
Strategico
Facilitare l’accesso dei
disabili ai servizi e alle
iniziative offerte dal
territorio
Censimento delle risorse
disponibili sul territorio
(mezzi, autisti,
accompagnatori)
Messa in rete delle
richieste di mobilità,
tramite un portale web
Finanziarie
Professionali
Volontarie
Dati Comuni,
Associazioni,
Materiali
(mezzi di
trasporto)
Sito web PDZ
Protocollo
d’intesa/convenzione
tra enti/ associazioni/
cooperative
Coordinamento dei
trasporti con un
operatore dedicato allo
scopo che effettua il
match fra richiesta e
offerta e organizza i
trasporti
REVISIONE
REGOLAMENTO
per l’accesso ai servizi a
favore delle persone con
disabilità
Specifico
Costituzione gruppo di
lavoro per revisione del
regolamento
Banca dati ASL per
disabilità,
Professionali
Regolamento in vigore
da rivedere
Normativa di
riferimento
Raccordo tra ambiti
distrettuali per
l’individuazione di
criteri condivisi e
omogenei per la
definizione delle quote
di compartecipazione
delle famiglie alla spesa
per la frequenza dei
disabili ai servizi e per il
Report con i dati relativi
alla popolazione
disabile mantovana, ai
servizi per la disabilità e
ai relativi costi
Tabelle provvidenze
economiche emesse
118
QUANTITATIVI
n. mezzi
disponibili
n. disabili che
richiedono il
trasporto
SI
Report mensili
e annuali
trasporti
effettuati e
disabili
trasportati
Anni 2016
2017
Verbali degli
incontri con
foglio presenze
Anno
2015
SI
QUALITATIVI
n. disabili
trasportati
Partecipazione
agli incontri dei
componenti il
gruppo
≥ 90%
≥ 90%
relativo trasporto
dall’INPS
Pianificazione di azioni
per garantire criteri
omogenei di accesso ai
servizi, favorire una
modalità comune per la
presa in carico,
armonizzare le
prestazioni erogate
ISEE
119
120
AREA IMMIGRAZIONE
ANALISI DEL CONTESTO PROVINCIALE
Le principali caratteristiche strutturali dei migranti in provincia di Mantova, che si desumono dai
dati dell’Osservatorio Provinciale Immigrazione 2014, sono le seguenti:
-
netto calo della percentuale di uomini nel corso degli anni;
-
aumento degli ultraquarantenni, più sensibile tra le donne, dal 19% d’incidenza del 2001 al 33%
del 2013;
-
vistosa diminuzione nel tempo dell’incidenza dei senza titolo di studio tra gli
ultraquattordicenni, passati dal 14% del 2000 al 3% del 2013, mentre i laureati salgono all’11%;
-
riduzione progressiva della quota di musulmani, scesi dal 64% al 44% del totale degli stranieri
fra il 2000 e il 2013, mentre nello stesso lasso di tempo i cattolici si confermano attorno al 1011% e sono soprattutto gli altri cristiani, per lo più ortodossi, ad aumentare dal 7% al 16%;
anche l’incidenza delle professioni d’altra religione (soprattutto sikh, o indù) cresce, dal 15% al
22%;
-
arrivo in Italia negli ultimi diciotto mesi che riguarda il 5% degli stranieri presenti nel 2013, a
fronte dell’8% nel 2001;
-
nel 2013 il 52% degli ultraquattordicenni ha figli in Italia, contro il 30% del 2001.
121
Il territorio provinciale, come del resto l’intero territorio nazionale, è stato interessato negli ultimi
anni dall’imponente flusso di sbarchi di stranieri richiedenti asilo. Nella provincia di Mantova sono
presenti 300 stranieri richiedenti protezione internazionale; a questi si aggiungono n. 40 stranieri, di
cui 10 minori non accompagnati, già accolti nel “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e
Rifugiati” (SPRAR). Nel Comune di Quingentole attualmente sono ospitati n.30 profughi.
Si tratta di un’accoglienza difficile, gestita in modo differente nei diversi territori, che deve fare i
conti con tensioni sociali, discriminazioni, senso d’insicurezza, e che in tutta la provincia ha visto il
coinvolgimento di attori del terzo settore, dell’associazionismo, del volontariato, delle scuole,
dell’ASL, della Croce Rossa, della Protezione Civile.
Un ulteriore elemento che si è imposto con forza negli ultimi anni è la perdita del lavoro da parte di
cittadini stranieri a causa della crisi economica e occupazionale che sta investendo il nostro Paese.
In questa chiave va letto il fenomeno migratorio, dall’Italia verso altri paesi, a cui stiamo assistendo
nell’ultimo periodo.
ESITI della programmazione zonale 2012/2014: non è possibile procedere ad una valutazione
degli interventi/progetti realizzati nella precedente programmazione poiché il tavolo immigrazione,
considerato trasversale a tutte le altre aree tematiche, è stato costituito solamente a fine anno 2012 e
di fatto è diventato attivo nel luglio 2013, come raggiungimento dell’obiettivo previsto nel
documento di Piano precedente.
ANALISI DEI BISOGNI
La crisi socio-economica, le trasformazioni del lavoro e del tessuto sociale, i mutamenti
demografici, i forti movimenti migratori, hanno aperto una nuova e necessaria riflessione sulle fasce
di popolazione che si trovano in condizioni di maggiore fragilità sociale, ed in queste categorie
rientrano sicuramente i cittadini extracomunitari.
Anche se l’immigrazione non è più un fenomeno nuovo e moderno per lo Stato italiano e nello
specifico per il nostro territorio, ci troviamo ancora di fronte ad una strutturazione dei servizi
122
emergenziale, poco coordinata e parcellizzata, che non favorisce la costruzione di uno spirito di
coesione sociale necessaria all’integrazione.
Per quanto attiene l’area dell’immigrazione, si evidenzia che tutto il territorio del Destra Secchia sia
permeato da tale fenomeno, con le relative problematiche connesse alla presenza di numerosi
stranieri che, in tempo di crisi, non hanno mezzi di sussistenza per sé ne per la propria famiglia;
conseguentemente, codeste situazioni gravano sui Servizi Sociali dei Comuni.
Gli stranieri, infatti, affluiscono ai Comuni e alle varie Associazioni per presentare richieste
riguardanti il soddisfacimento di bisogni primari (ricerca di lavoro, beni di prima necessità,
abitazione, pagamento utenze domestiche), creando, inoltre, gravi problemi di sicurezza e coesione
sociale.
La presenza degli stranieri nel nostro territorio subisce dei picchi di presenza in corrispondenza del
lavoro stagionale in agricoltura, la quale, a causa della crisi economica che stiamo vivendo, ha
subito una recessione, per cui le aspettative di lavoro vengono regolarmente disattese, procurando
così un aggravamento del carico di assistenza sociale da destinare loro.
L’incontro fra le diverse realtà culturali, quella d’origine e quella occidentale, crea un forte impatto
sia per quanto attiene il ruolo della donna all’interno della famiglia e della società, sia relativamente
agli immigrati di seconda generazione. Infatti, si rilevano significative difficoltà di assimilazione
dei valori positivi della nostra società, lasciandosi attrarre ed indirizzare maggiormente verso valori
effimeri e relativi tipici del mondo occidentale, afferenti la sfera del consumismo.
Il problema maggiormente sentito dagli immigrati è quello relativo alla ricerca di un’abitazione a
prezzi accessibili, a cui si sommano particolari forme di discriminazione dettate dalla condizione
stessa di stranieri; la difficoltà sembra essere legata soprattutto all’esistenza di stereotipi e
pregiudizi diffusi, il principale è quello che vuole gli stranieri inaffidabili, sia per quanto riguarda il
pagamento dell’affitto sia per quanto riguarda la pulizia dell’alloggio.
Accanto al problema abitativo assume grande rilevanza anche il problema della mancanza o perdita
del lavoro; il lavoro infatti è uno dei principali fattori che contribuiscono a facilitare l’integrazione
dei cittadini immigrati e a consentire loro una vita dignitosa.
Da anni si cerca, specialmente nei Comuni con maggiore richiesta di lavoro agricolo, di creare dei
momenti di confronto tra le diverse parti (imprenditori, sindacati, associazioni, Enti locali) in
quanto le condizioni dei lavoratori agricoli immigrati risultano notevolmente difformi e non sempre
trasparenti.
123
Un altro aspetto problematico che contraddistingue il territorio del destra secchia è quello rilevato
sia dalla Scuola, sia dagli Enti locali e Associazioni, relativo alla esigenza di mediatori linguistici
per facilitare i rapporti e le comunicazioni sia tra insegnanti e alunni, che tra gli insegnanti e i
genitori; nella fattispecie con la comunità cinese e con le relative famiglie di alunni, la
comunicazione è pressoché inesistente. Correlato a questo aspetto esiste anche l’esigenza di
potenziare momenti di alfabetizzazione sia di alunni che di genitori, essendo la capacità di
comunicazione e di comprensione il primo passo verso la vera integrazione, qui l’interazione e la
sinergia con la Provincia ha un ruolo fondamentale.
Risulta inoltre necessario promuovere attività coordinate contro la dispersione scolastica, che
ancora riguarda un numero elevato di ragazzi stranieri.
Analisi delle risposte
In tema di integrazione e inclusione sociale, importante è il ruolo svolto dall’Osservatorio
Provinciale Immigrazione, che negli ultimi anni ha collaborato con i diversi segretariati e con le
iniziative dell’assessorato alla Coesione Sociale. Assieme al Centro di Educazione Interculturale ha
approfondito i seguenti temi: alfabetizzazione, seconda generazione, condizione della donna,
cultura e salute, cooperazione decentrata, problematiche abitative, associazionismo dei migranti,
rapporto scuola e famiglia migrante, mediazione culturale e convivenza inter-religiosa.
Nei diversi distretti della provincia, le politiche per l’integrazione di cittadini stranieri hanno visto
l’attivazione di risposte diverse: sportelli di segretariato sociale per stranieri, interventi di
mediazione linguistico culturale, laboratori/corsi di alfabetizzazione per minori ed adulti, sportelli
“badanti”.
124
Obiettivi
Permangono, per il prossimo triennio, i seguenti obiettivi da perseguire, sia a livello provinciale che
distrettuale:
-
promuovere a livello distrettuale un’eventuale convenzione con l’Associazione “Una casa per
tutti”, per far fronte alle esigenze di cittadini italiani e stranieri che si trovano in difficoltà nel
reperire un’abitazione in affitto, facilitando l’incontro tra domanda e offerta di locazioni; nel
contempo favorire la formazione di persone di riferimento delle comunità di migranti perché si
instauri un rapporto di fiducia tra proprietari e affittuari agevolando il rispetto di regole basilari
che sottendono ad una buona convivenza;
-
costituzione di un Tavolo “di lavoro e legalità” distrettuale finalizzato a creare momenti di
confronto tra imprenditori, associazioni di categoria, enti pubblici, sindacati, associazioni di
migranti ecc…per capire quali sono le esigenze di formazione professionale sul territorio e
contemporaneamente garantire il rispetto e la tutela delle condizioni di lavoro;
-
far in modo che i numerosi corsi di alfabetizzazione non si esauriscano con l’insegnamento di
nozioni di base ma valorizzino il ruolo delle donne, stimolandole ad utilizzare la nuova lingua
quanto meno nel conteso familiare e inoltre, responsabilizzandole nell’ ambito scolastico dei
bambini;
-
favorire l’integrazione dei minori stranieri e delle loro famiglie nel mondo scolastico e nei
servizi pubblici e privati del territorio, attraverso il rafforzamento di interventi di mediazione
linguistico-culturale e il potenziamento su tutto il territorio dei corsi di alfabetizzazione;
-
tendere ad una gestione dell’accoglienza “profughi” secondo il modello “SPRAR ”,
considerando tale modello d’accoglienza quello che offre maggiori garanzie di integrazione,
condivisione e specificità d’intervento, restituendo al territorio il governo di questa gestione;
-
promuovere una formazione comune tra Prefettura, Questura e Sportelli Immigrazione per
definire una prassi condivisa e pratiche comuni per il rinnovo a livello locale dei permessi di
soggiorno e per la richiesta di ricongiungimento familiare e l’ottenimento della cittadinanza.
125
126
___________________________________________
Titolo
Obiettivo
Tipologia di
obiettivo
Interventi
/azioni di sistema
Risorse
impiegate
Strumenti utilizzati
Indicatori di esito
Range di
valutazione
Strumenti di
valutazione
Tempist
ica
CASA
Facilitare l’incontro tra
domanda e offerta di
locazioni
Raccolta dati sul
fabbisogno abitativo nei
Comuni del Distretto
Generale
Finanziare
Proposta di convenzione
all’Assemblea dei
Sindaci e
all’Associazione
Convenzione con
Associazione
Pubblicizzazione a
livello distrettuale
Stipula di convenzione
con Associazione “Una
casa per tutti”
Affiancare agli operatori
dell’Associazione
cittadini extracomunitari
per attività di mediazione
Favorire la formazione
di persone di
riferimento delle
comunità di migranti
perché si instauri un
rapporto di fiducia tra
proprietari e affittuari
QUANTITATIVI
n. di alloggi reperiti e
locati
QUALITATIVI
Grado di soddisfazione
delle famiglie che
hanno trovato alloggio
Incontri periodici tra
Associazione e Servizi
sociali dei Comuni
Anni
201520162017
QUANTITATIVI
n. di extracomunitari
coinvolti
QUALITATIVI
Generale
Report semestrale
dell’Associazione
grado di soddisfazione
dei proprietari e degli
inquilini
Finanziarie
Umane
127
Resoconto semestrale
dell’Associazione
Anni
201520162017
___________________________________________
agevolando il rispetto
di regole basilari che
sottendono ad una
buona convivenza;
Anni
LAVORO
Specifico
Costituire un tavolo di
“lavoro e legalità”
come garanzia di tutela
del lavoro
Finanziarie
Umane
Protocollo per definire le
azioni a tutela del lavoro
e dei lavoratori,
improntate alla legalità
LAGGG
RUOLO DELLE
DONNE
Valorizzare il ruolo
delle donne
attraverso la
conoscenza e
l’utilizzo della
lingua italiana
Incontri tra le parti
coinvolte (imprenditori
agricoli, associazioni di
migranti, comuni e
sindacati)
Studio delle condizioni
delle donne di etnie
diverse nel nostro
territorio
Specifico
Finanziarie
Umane
Raccolta dati sulle
condizioni di
lavoro, tipologia dei
contratti e
condizioni di vita
dei lavoratori
agricoli
Convenzioni tra
Comuni, Pdz,
associazioni di
volontariato,
CPIA, Istituti
scolastici
QUALITATIVI
Verifica del rispetto
delle norme contrattuali
QUANTITATIVI
N. corsi attivati
n. donne frequentanti
QUALITATIVI
Consolidare le
esperienze dei corsi di
alfabetizzazione per le
Grado di
soddisfazione delle
128
Report e verbali degli
incontri effettuati
Report sulla
partecipazione ai
corsi di
alfabetizzazione
Verifiche periodiche
con le scuole
201520162017
___________________________________________
LAGGG
donne
donne
straniere nei Comuni
del territorio come già
fatto negli anni
precedenti;
Rimando delle scuole
sulla partecipazione
attiva delle donne nel
contesto scolastico
attività di
alfabetizzazione
integrate con
esperienze di
conoscenza dei servizi,
della scuola e della
comunità locale
INTEGRAZIONE
Favorire l’integrazione
dei minori stranieri e
delle loro famiglie
nella scuola e nei
servizi del territorio
Generale
Verificare, valutare e se
necessario ri-progettare
e/o consolidare il servizio
di
mediazione linguistico
culturale attivo nella
scuola
Finanziare
Protocollo d’intesa
tra i vari soggetti
coinvolti
Umane
Strutturali
Potenziare e coordinare i
corsi di alfabetizzazione
per adulti e minori, ad
oggi gestiti in autonomia
129
Anni
QUANTITATIVI
Mediazioni attivate
nella scuola;
Strumenti cartacei in
uso già predisposti
Progetti congiunti tra
scuola e territorio;
Verbali incontri
201520162017
___________________________________________
dai singoli Comuni
COMPETENZE IN
CAMPO PER
L’AGRICOLTURA
SOCIALE:
ORTICOLTURA
INFavorire
l’integrazione dei
giovani stranieri nel
Distretto di Ostiglia
Generale
Percorso di formazione
della durata di 320 ore
per l’acquisizione di
competenze in ambito
orticolo per l’agricoltura
sociale
Finanziarie
Umane
Strutturali
Bando Distrettuale
tra PDZ, Provincia
di Mantova,
For.Ma, Centro
Polivalente
Bigattera,
Associazione “La
Conchiglia”
130
20 Giovani disoccupati
o inoccupati fino a 29
anni di cui 10 giovani
immigrati di seconda
generazione
Verbali incontri
___________________________________________
DATI SOCIO-DEMOGRAFICI
Tab.1: popolazione residente negli anni 2011 - 2013 (al 31.12)
2011
COMUNE
Borgofranco s/Po
Carbonara di Po
Felonica
Magnacavallo
Ostiglia
Pieve di Coriano
Poggio Rusco
Quingentole
Quistello
Revere
San Giacomo d/S
San Giovanni d/D
Schivenoglia
Sermide
Serravalle a Po
Sustinente
Villa Poma
TOTALE
Popolazione Totale
789
1.334
1.462
1.648
6.928
1.038
6.507
1.187
5.709
2.532
1.770
1.300
1.237
6.289
1.574
2.234
2.046
47.720
2012
% cittadini stranieri su
pop totale
Popolazione Totale
9,00
12,82
6,84
11,53
12,72
7,42
12,09
10,95
8,50
10,19
15,08
14,69
10,99
11,93
11,18
9,49
6,06
12,88
% cittadini stranieri su
pop totale
796
1.316
1.442
1.621
6.845
1.047
6.488
1.194
5.634
2.539
1.768
1.297
1.215
6.227
1.551
2.218
2.046
48.161
Fonte: elaborazioni Ufficio Statistica Provincia di Mantova su dati Anagrafici comunali (Modd.P2 e P3)
131
2013
9,55
12,92
7,28
12,21
13,31
7,07
12,53
11,64
8,13
10,36
15,89
15,03
10,29
12,30
11,09
10,14
6,35
13,76
Popolazione Totale
785
1.319
1.419
1.621
6.932
1.071
6.507
1.201
5.715
2.532
1.727
1.344
1.203
6.260
1.564
2.168
2.070
48.418
% cittadini stranieri su
pop totale
12,36
13,50
7,47
12,21
14,77
7,84
14,23
10,74
9,50
10,70
15,23
17,26
10,31
12,81
12,85
9,27
6,38
14,01
___________________________________________
Grafico 1: Percentuale dei cittadini stranieri sulla popolazione complessiva al 31.12.2011, al
31.12.2012 e al 31.12.2013 – distribuzione per Comune (Rif. Tab. 1)
Villa Poma
Sustinente
Serravalle a Po
Sermide
Schivenoglia
San Giovanni d/D
San Giacomo d/S
Revere
2013
Quistello
2012
Quingentole
2011
Poggio Rusco
Pieve di Coriano
Ostiglia
Magnacavallo
Felonica
Carbonara di Po
Borgofranco s/Po
0
1.000
2.000
3.000
4.000
132
5.000
6.000
7.000
8.000
___________________________________________
Tab. 2: cittadini non italiani residenti al 31.12.2013 per macro-aree di provenienza
Comune – valori assoluti e percentuali
COMUNE
BORGOFRANCO SUL PO
CARBONARA DI PO
FELONICA
MAGNACAVALLO
OSTIGLIA
PIEVE DI CORIANO
POGGIO RUSCO
QUINGENTOLE
QUISTELLO
REVERE
SAN GIACOMO DELLE
SEGNATE
SAN GIOVANNI DEL DOSSO
SCHIVENOGLIA
SERMIDE
SERRAVALLE A PO
SUSTINENTE
VILLA POMA
TOTALE
PERCENTUALI
EUROPA
AFRICA
49
134
22
37
625
31
173
25
99
139
14
25
54
67
208
26
233
56
142
72
29
54
20
195
55
92
15
1.794
35,18
46
20
36
494
96
105
55
1.749
34,29
AMERICA DEL
NORD-CENTRO
AMERICA
DEL SUD
1
1
2
8
3
6
5
10
4
2
2
2
1
8
3
4
1
10
21
0,41
57
1,12
ASIA e
OCEANIA
13
11
27
94
68
16
398
53
205
46
196
120
69
64
17
22
60
1.479
29,00
5
e per
TOTALE
76
170
105
198
911
73
813
139
458
263
281
195
125
766
172
225
130
5.100
100
Fonte: elaborazioni Ufficio Statistica Provincia di Mantova su dati ISTAT
Grafico 2: percentuali cittadini non italiani residenti al 3.12.2013 nel distretto per macroaree
di provenienza (rif.Tab. 2)
29,00
EUROPA
35,18
AFRICA
AMERICA DEL NORD-CENTRO
0,41
1,12
AMERICA DEL SUD
ASIA e OCEANIA
34,29
133
___________________________________________
Tab. 3: MOVIMENTI MIGRATORI – SERIE STORICA 2011-2012-2013 : SALDO NATURALE,
SALDO MIGRATORIO E SALDO MOVIMENTO POPOLAZIONE RESIDENTE
COMUNE
BORGOFRANCO SUL PO
CARBONARA DI PO
FELONICA
MAGNACAVALLO
OSTIGLIA
PIEVE DI CORIANO
POGGIO RUSCO
QUINGENTOLE
QUISTELLO
REVERE
SAN GIACOMO DELLE SEGNATE
SAN GIOVANNI DEL DOSSO
SCHIVENOGLIA
SERMIDE
SERRAVALLE A PO
SUSTINENTE
VILLA POMA
SALDO NATURALE
2011
2012
2013
-13
-15
-15
-6
-3
-5
-12
-27
-19
-11
-11
-14
-65
-31
-63
5
-3
7
-36
-32
-21
-5
-3
1
-42
-50
-47
-20
-32
-7
-6
-8
-6
11
-3
0
-11
0
-20
-38
-69
-41
-28
-15
-15
8
-19
-9
-6
-18
-12
SALDO MIGRATORIO
2011
2012
2013
-3
22
4
7
-15
8
-1
7
-4
-7
-16
14
7
-52
150
-10
12
17
20
13
40
-3
10
6
29
-25
128
-1
39
0
5
6
-35
12
0
47
-13
-22
8
18
7
74
0
-8
28
5
3
-41
18
18
36
SALDO TOTALE
2011
2012
2013
-16
7
-11
1
-18
3
-13
-20
-23
-18
-27
0
-58
-83
87
-5
9
24
-16
-19
19
-8
7
7
-13
-75
81
-21
7
-7
-1
-2
-41
23
-3
47
-24
-22
-12
-20
-62
33
-28
-23
13
13
-16
-50
12
0
24
Grafico Tab. 3 MOVIMENTI ANAGRAFICI POPOLAZIONE RESIDENTE AL 31.12.2013
134
___________________________________________
VILLA POMA
SUSTINENTE
SERRAVALLE A PO
SERMIDE
SCHIVENOGLIA
SAN GIOVANNI DEL DOSSO
SAN GIACOMO DELLE SEGNATE
REVERE
SALDO TOTALE
QUISTELLO
SALDO MIGRATORIO
QUINGENTOLE
SALDO NATURALE
POGGIO RUSCO
PIEVE DI CORIANO
OSTIGLIA
MAGNACAVALLO
FELONICA
CARBONARA DI PO
BORGOFRANCO SUL PO
-100
-50
0
50
100
150
200
Tab. 4-COMPOSIZIONE NUCLEI FAMILIARI AL 31.12.2011 PER COMUNE – VALORI ASSOLUTI E
PER DISTRETTO - VALORI ASSOLUTI E PERCENTUALI
Comune
Borgofranco sul Po
Carbonara di Po
Felonica
Magnacavallo
Ostiglia
Pieve di Coriano
Poggio Rusco
Quingentole
Quistello
Revere
San Giacomo delle
Segnate
San Giovanni del Dosso
Schivenoglia
Sermide
Serravalle a Po
Sustinente
Villa Poma
TOTALE
PERCENTUALI
Famiglie (valori assoluti)
3 comp
4 comp
1 comp
2 comp
5 e + comp
Totale
99
152
194
181
1.024
158
735
171
690
370
89
166
222
185
889
119
793
141
762
336
84
125
151
150
615
110
605
119
525
251
36
78
62
102
384
53
398
62
318
136
17
30
22
48
130
18
140
23
109
34
325
551
651
666
3.042
458
2.671
516
2.404
1.127
213
181
136
119
55
704
157
152
127
70
31
537
128
827
158
235
215
175
743
211
275
290
127
623
143
207
187
61
339
90
151
124
20
122
33
41
34
511
2.654
635
909
850
5.707
29,71
5.729
29,82
4.285
22,30
2.583
13,45
907
4,72
19.211
100,00
Fonte: Elaborazione Servizio Statistica Provincia di Mantova su dati Censimento 2011
135
___________________________________________
Grafico Tab. 4 Composizione nuclei familiari nel distretto – Censimento 2011
4,72
13,45
29,71
1 comp
2 comp
3 comp
4 comp
5 e + comp
22,30
29,82
Tab. 5 - POPOLAZIONE RESIDENTE PER CLASSI DI ETA' AL 31.12.2013
COMUNE DI RESIDENZA
Borgofranco s/Po
Carbonara di Po
Felonica
Magnacavallo
Ostiglia
Pieve di Coriano
Poggio Rusco
Quingentole
Quistello
Revere
San Giacomo d/S
San Giovanni d/D
Schivenoglia
Sermide
Serravalle a Po
Sustinente
Villa Poma
TOTALE
PERCENTUALI
0-2
15
32
29
39
126
35
157
31
120
59
43
43
27
146
29
66
56
1.053
2,32
3-10
38
97
73
102
441
85
461
89
372
159
105
107
66
341
93
136
133
2.898
6,38
11-17
34
65
47
83
405
56
372
75
328
105
101
70
67
319
77
110
101
2.415
5,31
18-25
50
75
89
90
514
65
431
88
322
151
118
84
73
440
105
169
143
3.007
6,62
26-35
71
137
144
192
685
126
728
110
546
294
192
161
100
712
174
234
236
4.842
10,66
36-45
103
216
178
232
1.062
192
1.052
165
906
386
240
249
180
827
212
316
313
6.829
15,03
Fonte: Elaborazione Servizio Statistica Provincia di Mantova su dati ISTAT.
Tab. 6 - MINORENNI STRANIERI NEL DISTRETTO
136
46-64
222
330
385
440
1.899
269
1.809
320
1.555
701
487
347
335
1.862
420
609
580
12.570
27,66
65+
252
367
474
443
1.800
243
1.497
323
1.566
677
441
283
355
1.613
454
528
508
11.824
26,02
TOTALE
785
1.319
1.419
1.621
6.932
1.071
6.507
1.201
5.715
2.532
1.727
1.344
1.203
6.260
1.564
2.168
2.070
45.438
100,00
___________________________________________
Cittadini stranieri minorenni al 31.12.2013 residenti nei Comuni del distretto
COMUNE DI RESIDENZA
BORGOFRANCO SUL PO
CARBONARA DI PO
FELONICA
MAGNACAVALLO
OSTIGLIA
PIEVE DI CORIANO
POGGIO RUSCO
QUINGENTOLE
QUISTELLO
REVERE
SAN GIACOMO DELLE SEGNATE
SAN GIOVANNI DEL DOSSO
SCHIVENOGLIA
SERMIDE
SERRAVALLE A PO
SUSTINENTE
VILLA POMA
TOTALE
PERCENTUALE SU POP STRANIERA
STRANIERI MINORENNI
25
52
27
43
263
23
254
29
116
62
86
59
24
179
44
51
33
1.370
26,86
Fonte: Elaborazione Servizio Statistica Provincia di Mantova su dati ISTAT
ANALISI DEI
FLUSSI DEL MERCATO DEL LAVORO - FOCUS DISTRETTI
Rapporto 2013 a cura del CRISP, Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica
utilità. Sede: Università degli Studi Di Milano Bicocca.
Prima di procedere all’analisi degli avviamenti per distretto dell’azienda viene riportata di seguito
una mappa che permette di visionare per ciascun distretto i comuni che lo formano. Il distretto di
Ostiglia è formato da 17 comuni, segue il distretto di Mantova con 16 comuni, il distretto di Asola
con 12 comuni, Viadana con 10 comuni, Guidizzolo con 9 comuni ed infine Suzzara con 6.
Dallo studio della distribuzione degli avviamenti per distretto dell’azienda, si osserva che il distretto
di Mantova effettua il maggior numero di avviamenti nell’anno 2013 con quota del 43% (oltre 26
mila); segue il distretto di Guidizzolo con il 14% (oltre 8.6 mila), Ostiglia con il 13% (circa 8
mila), Suzzara con l’11%, Asola con il 10% ed infine Viadana con il 9%.
Avviamenti per distretto azienda, Anno 2013
Distretto
Mantova
Guidizzolo
Ostiglia
Suzzara
Avviamenti
26.098
8.652
8.030
6.967
137
Quota %
43%
14%
13%
11%
___________________________________________
Asola
Viadana
Totale
6.025
5.526
61.298
10%
9%
100%
Avviamenti per distretto azienda e settore economico
Attraverso la Tabella sottostante, è possibile studiare la distribuzione degli avviamenti per distretto
dell’azienda e per i principali settori del mercato.1 La gradazione di colore dal rosso al verde
mostra, per colonna, il grado di presenza nei distretti di avviamenti nei diversi settori. Si riportano
le percentuali calcolate per colonna, che permettono di effettuare alcune considerazioni:
•
•
•
•
Settore Agricoltura: la quota maggiore di avviamenti si registra nel distretto di Ostiglia
con una quota pari al 38% (oltre 3 mila), segue il distretto di Mantova con un valore del
20% (oltre 1.6 mila). Il distretto di Suzzara possiede la quota minore di avviamenti pari
all’8%;
Settore Commercio e servizi: il distretto di Mantova possiede il maggior numero di
avviamenti per il settore Commercio e servizi con un valore percentuale pari al 54%
(oltre 19 mila), segue il distretto di Guidizzolo con una quota dell’11% (oltre 4 mila). I
distretti di Suzzara e di Viadana possiedono la quota minore di avviamenti pari al 10%
ciascuno;
Settore Costruzioni: anche per il settore Costruzioni il distretto di Mantova effettua il
maggior numero di avviamenti con un valore percentuale pari al 37% (oltre mille
avviamenti), segue il distretto di Guidizzolo con il 24% ed i distretti di Asola e Ostiglia
con il 12% ciascuno. Il distretto di Viadana mostra la quota minore di avviamenti pari al
7%;
Settore Industria in senso stretto: il 28% degli avviamenti per il settore Industria in
senso stretto viene effettuato dal distretto di Mantova (oltre 4.2 mila), seguono i distretti
di Guidizzolo e Suzzara con il 18% ciascuno. Il distrettodi Viadana effettua il minor
numero di avviamenti per il settore Industria in senso stretto con una quota del 9%.
Avviamenti per distretto azienda e settore economico, Anno 2013
Distretto
Asola
Agricoltura Commercio e servizi Costruzioni Industria in senso stretto
884
2.836
339
1.966
11%
8%
12%
13%
1
Dall’analisi sono stati esclusi i dati incompleti che costituiscono una quota non significativa.
138
___________________________________________
Guidizzolo
Mantova
Ostiglia
Suzzara
Viadana
Totale complessivo
1.306
16%
1.631
20%
3.130
38%
646
8%
716
9%
8.313
4.037
11%
19.204
54%
2.360
7%
3.453
10%
3.354
10%
35.244
666
24%
1.034
37%
338
12%
238
8%
187
7%
2.802
2.643
18%
4.217
28%
2.202
15%
2.630
18%
1.269
9%
14.927
Avviamenti per distretto azienda e contratto
Dall’analisi degli avviamenti per distretto azienda e tipologia contrattuale è possibile osservare una
serie di differenze riportate nel seguito2:
•
•
•
•
•
2
Distretto di Asola: il 51% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della tipologia
contrattuale Tempo Determinato, segue con il 25% il Tempo Indeterminato, la
Somministrazione con il 18%, Apprendistato e Lavoro a progetto con il 3% ed il 2%
rispettivamente;
Distretto di Guidizzolo: il 51% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della
tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 23%, la
Somministrazione con il 20%, Apprendistato e Lavoro a progetto con il 3% ed il 2%
rispettivamente;
Distretto di Mantova: il 60% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della
tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 16%, la
Somministrazione con il 13%, il Lavoro a progetto con il 5% e l’Apprendistato con il
2%;
Distretto di Ostiglia: il 67% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della
tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 15%, la
Somministrazione con il 13%, Lavoro a progetto e Apprendistato con il 2% ciascuno;
Distretto di Suzzara: il 46% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della
tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue la Somministrazione con il 29%, il
Nella figura non vengono riportate le quote riferite ad Altre comunicazioni (Tirocini e Lavori socialmente utili).
139
___________________________________________
•
Tempo Indeterminato con il 19%, l’Apprendistato con il 3% e il Lavoro a progetto con
il 2%;
Distretto di Viadana: il 57% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della
tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 19%, la
Somministrazione con il 18%, l’Apprendistato con il 2% e il Lavoro a progetto con
l’1%.
Complessivamente si osserva che il Tempo Determinato viene maggiormente impiegato dal
distretto di Ostiglia dove presenta un valore del 67% e rappresenta la tipologia contrattuale con le
quote maggiori in tutti i distretti; il Tempo Indeterminato mostra invece la quota più elevata di
impiego nel distretto di Asola con valore del 25%, mentre la Somministrazione è più utilizzata nel
distretto di Suzzara con il 29%.
Figura 1 - Avviamenti per distretto azienda e contratto, Anno 2013
Avviamenti per distretto azienda e skill
Dall’analisi degli avviamenti per distretto azienda e skill è possibile osservare una serie di
differenze riportate nel seguito:
• Distretto di Asola: il 44% degli avviamenti avviene attraverso per il Low Level, segue
con il 43% il Medium Level ed infine le figure di High Level costituiscono il restante
14%. La figura “Bracciante agricolo” per il Low Level presenta la quota maggiore di
avviamenti (21%), a cui seguono “Colf” con l’11% e “Operatori di altoforno” con l’8%;
• Distretto di Guidizzolo: il 47% degli avviamenti avviene attraverso per il Low Level,
segue con il 37% il Medium Level ed infine le figure di High Level costituiscono il
restante 16%. La figura “Bracciante agricolo” per il Low Level presenta la quota
140
___________________________________________
•
•
•
•
maggiore di avviamenti (23%), a cui seguono “Colf” con l’8% e “Addetto alle pulizie di
interni” con il 7%;
Distretto di Mantova: il 54% degli avviamenti avviene attraverso per il Medium Level,
segue con il 30% il Low Level ed infine le figure di High Level costituiscono il restante
16%. La figura “Addetto al customer service” per il Medium Level presenta la quota
maggiore di avviamenti (22%), a cui seguono “Visual merchandiser addetto
all'esposizione dei prodotti” con il 12%;
Distretto di Ostiglia: la quota prevalente di avviamenti avviene per il Low Level con il
60%, segue il Medium Level con il 29% e con il 10% l’High Level. La figura
“Braccianti agricoli” per il Low Level presenta la quota maggiore di avviamenti (50%),
a cui seguono “Operatori di altoforno” con il 7%;
Distretto di Suzzara: la quota prevalente di avviamenti avviene per il Low Level con il
45%, segue il Medium Level con il 41% e con il 14% l’High Level. La figura “Colf” per
il Low Level presenta la quota maggiore di avviamenti (15%), a cui seguono “Telaista
industriale” con il 12%;
Distretto di Viadana: la quota prevalente di avviamenti avviene per il Low Level con il
41%, segue il Medium Level con il 40% e con il 18% l’High Level. La figura
“Bracciante agricolo” per il Low Level presenta la quota maggiore di avviamenti (21%),
a cui seguono “Colf” con l’8% e “Operaio di banchina” con il 5%.
Figura 2 - Avviamenti per distretto azienda e skill, Anno 2013
Complessivamente gli avviamenti per l’High Level presentano le quote più ridotte, la quota più
elevata e pari al 18% si osserva nel distretto di Viadana; il Low Level presenta invece in quasi tutti i
distretti la quota maggiore per gli avviamenti, ad eccezione del distretto di Mantova in cui è il
Medium Level a predominare.
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Avviamenti per distretto domicilio lavoratore e distretto azienda
Dalla Tabella sottostante è possibile osservare il diverso livello di attrattività di ciascun distretto in
termini di avviamenti. Sulle righe viene riportata il distretto di domicilio del lavoratore, mentre sulle
colonne viene riportato il distretto della sede operativa dell’azienda; sono inoltre calcolate le
percentuali di riga che permettono di effettuare alcune considerazioni:
•
•
•
•
La percentuale maggiore di avviamenti avviene per distretto dell’azienda e distretto del
domicilio del lavoratore coincidente (diagonale della matrice). Si passa da un valore pari
al 65% del distretto di Mantova, al 46% di Guidizzolo;
Il distretto di Mantova risulta per individui domiciliati al di fuori della provincia un
centro di attrazione, infatti avvengono avviamenti per un valore del 47%. Inoltre con
una quota dell’11% si registrano avviamenti nel distretto azienda in Mantova per
soggetti domiciliati nei distretti di Guidizzolo e Suzzara, seguono con il 9% i domiciliati
nei distretti di Asola e Viadana;
Gli individui domiciliati al di fuori della provincia di Mantova vengono avviati con un
valore percentuale pari al 47% da aziende con sede operativa nel distretto di Mantova,
segue con il 15% il distretto di Guidizzolo e Ostiglia con il 14%;
Per i domiciliati nel distretto di Guidizzolo si registra un 37% di avviamenti da parte di
aziende con sede al di fuori della provincia di Mantova, a cui seguono con l’11% i
domiciliati nel distretto di Mantova.
Distretto Domicilio
Lavoratore
Avviamenti per distretto domicilio lavoratore e distretto sede azienda, Anno 2013
Distretto sede operativa azienda
Distretto
Asola Guidizzolo Mantova Ostiglia Suzzara Viadana Fuori provincia
Asola
56%
10%
9%
0%
0%
2%
23%
Guidizzolo
6%
46%
11%
0%
0%
0%
37%
Mantova
1%
3%
65%
2%
4%
2%
23%
Ostiglia
0%
0%
7%
59%
3%
0%
30%
Suzzara
0%
0%
11%
5%
53%
1%
29%
Viadana
3%
1%
9%
0%
2%
49%
35%
Fuori provincia 7%
15%
47%
14%
8%
9%
0%
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