Distretto di Ostiglia Il Piano di Zona 2015-2017
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Distretto di Ostiglia Il Piano di Zona 2015-2017
Distretto di Ostiglia Il Piano di Zona 2015-2017 1 INDICE 1. INTRODUZIONE………………………………………………………………….pag. n. 3 2. IL PERCORSO…………………………………………………………………….pag. n. 5 3. IL PIANO DI ZONA 2015-2017…………………………………………………..pag. n. 7 4. PROGETTI 2015-2017…………………………………………………………….pag. n. 23 5. PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA INTEGRATA NEI PIANI DI ZONA 2015-2017 ……………………………………………………………………………pag. n. 24 AREE TEMATICHE 7. AREA ANZIANI …………………………………………………………………….pag. n. 34 8. AREA EMARGINAZIONE E DIPENDENZE……………………………………..pag. n. 50 9. AREA MINORI, GIOVANI E FAMIGLIA…………………………………………pag. n. 66 10. AREA DISABILI E SALUTE MENTALE ………………………………………...pag. n. 88 11. AREA IMMIGRAZIONE……………………………………………………………pag. n.110 12. ALLEGATI STATISTICI …………………………………………………………. .pag. n.119 2 1. INTRODUZIONE Regione Lombardia indica ai territori la necessità di una lettura integrata e approfondita dei bisogni, anche attraverso un forte raccordo tra ASL ed Ambiti territoriali. Mentre la lettura dei bisogni spetta ai territori, la Regione rafforza il proprio impegno a sostenere la ricomposizione delle politiche locali. Anche se il Piano di Zona è intervenuto in vari settori di attività, per il prossimo triennio si impongono analisi qualificate delle situazioni meritevoli di interventi, affinché, pur nell’ampia partecipazione progettuale di tutti gli attori del settore, vengano effettuate quelle scelte di priorità che la situazione finanziaria consentirà di attuare. I primi provvedimenti dell’attuale Legislatura Regionale, focalizzano l’attenzione sulla necessità di ripensare gli interventi ed i servizi in relazione ai bisogni della persona, passando da un sistema centrato sull’erogazione di prestazioni ad un sistema che risponda ai “bisogni di ascolto, cura, sostegno e presa in carico”. In tale direzione, le deliberazioni n. 116/13, 856/13 e 740/13 evidenziano i criteri di fondo che sostengono la centralità della persona e della famiglia: • prossimità dei servizi • centralità di una presa in carico integrata • continuità assistenziale per le persone Suddetti criteri richiedono una revisione della rete locale degli interventi e una più forte integrazione delle risorse. Il Piano di Zona, quindi, pur continuando a lavorare superando le singole municipalità, dovrà agire su priorità ben riconosciute, sforzandosi di applicare la normativa regionale di riferimento, anche la più recente, in materia. Quindi, chiamando i privati ad un maggiore e proporzionato (alle risorse) coinvolgimento nel sostegno alle iniziative specifiche, uniformando i parametri di riferimento che presiedono alle tipologie di intervento assistenziale. Il lavoro di predisposizione del Documento si è concentrato sia sull’analisi delle aree di riferimento, sia sulla ridefinizione organizzativa del modo di agire, in particolare mirando a conseguire l’integrazione tra i servizi sociali ed i servizi sanitari, rispondendo ad una necessità da tempo riconosciuta in modo unanime ovvero proseguire nella definizione delle priorità di azione 3 Verso gli anziani, popolazione preponderante e verso i minori, futuro del nostro Distretto, ben rispondendo alla sollecitazione di maggiore dedizione ai temi della famiglia e dell’accoglienza degli immigrati. 4 2. IL PERCORSO Il Piano di Zona 2015-2017: un’esperienza in continuità. L’attività del Piano di Zona per il prossimo triennio non può prescindere da circa tredici anni di esperienze al riguardo maturate nelle precedenti triennalità. Altri Enti ed organismi hanno maturato percorsi di radicale cambiamento imposti dalle nuove norme di legge al riguardo ed è venuta a potenziarsi la sinergia con altri soggetti del settore. Lo scenario in ambito sociale è particolarmente dinamico e dimostra ancora un cambiamento continuo, mentre si sono definitivamente consolidati servizi esercitati in forma associata quali il segretariato sociale e la tutela minori, ora riuniti in unico appalto, ma non di meno il Piano di Zona ha ampliato il proprio orizzonte di interventi, promuovendo un welfare locale che attribuisca ai territori lo spazio determinante nella definizione delle proprie priorità, sia per quanto attiene alla conoscenza dei bisogni, alla gestione delle risorse, alla progettazione di servizi integrati. Nel prossimo triennio, pur consci dell’estrema difficoltà economica che certo non consente di programmare attività che soddisfino adeguatamente tutte le esigenze manifestatesi e rese esplicite dal lavoro dei Tavoli Tematici, si ritiene possano essere privilegiate le azioni nei seguenti settori: consolidamento di quanto organizzato, dove funzionante e riconosciuto, miglioramento continuo dell’attività a favore dei soggetti portatori di interesse in ambito socio-sanitario, consolidamento e potenziamento dell’integrazione dell’attività socio- sanitaria, d’intesa con A.S.L., garanzia di una sempre migliore comunicazione tra i Comuni e verso l’esterno, favorendo le politiche dell’accesso ai servizi, condivisione complessiva per tutti i Comuni delle modalità di sostegno, dell’impostazione delle tariffe, del reddito ISEE e delle modalità di contribuzione degli utenti. Intendiamo tuttavia evidenziare anche le criticità legate a: Assoluto ridimensionamento delle risorse finanziarie a disposizione, Complessità dei diversi interessi degli attori della rete; 5 Difficoltà di mantenere aggiornati tutti i referenti coinvolti nel Piano di Zona e di gestire le informazioni con efficacia. Nonostante le criticità espresse, complessivamente l’esperienza del lavorare insieme dovrà riconfermarsi come valore aggiunto in ogni Comune, per le singole aree trattate dal Piano di Zona. Il Percorso di riscrittura del Piano di Zona 2015-2017 La strategia del documento è dimostrata nell’ampio percorso di revisione ed approfondimento dell’analisi dei bisogni del territorio, compiuta per tavoli tematici. Come ormai consolidato, al tavolo disabili è stata ampliata la competenza anche alle disabilità psichiche. Al tavolo delle emarginazioni sono state affidate diverse tematiche a completamento dell’analisi. L’attivazione del tavolo immigrazione, ha permesso di completare il quadro della così detta programmazione partecipata. La comunanza di intenti e la specificità di lavoro sui singoli tavoli tematici hanno poi fatto da collante al contesto di analisi dei tavoli stessi, favorendo integrazione e coinvolgimento di persone e soggetti. Se autonomia ha significato capacità di individuazione di metodologie e strumenti area per area, non ha però significato autarchia. Parallelamente si sono tenute vive sessioni di confronto sui temi man mano evidenziati con un periodico coinvolgimento dei tavoli politici preposti e il costante monitoraggio e coordinamento dell’apparato tecnico e di professionisti appositamente coinvolti. Un contesto di sostanziale informalità e grande concretezza ha sicuramente favorito l’ottenimento di un risultato di rilievo. Il lavoro dei diversi tavoli tematici è quindi oggetto del contenuto dei paragrafi successivi. 6 3. 3. IL PIANO DI ZONA 2015-2017 Finalità e obiettivi Il Piano di Zona 2015-2017 dovrà essere un percorso di consolidamento dei risultati ottenuti con il precedente Piano e, allo stesso tempo, un processo assolutamente innovativo che ci porterà ad un ampliamento delle integrazioni con l’A.S.L. e con l’Azienda Ospedaliera sui temi sanitari, ad una più concreta capacità di gestione ed erogazione associata, alla maggiore attenzione su temi forti come famiglia, immigrazione ed accesso complessivo ai servizi. Alla lettura del bisogno, dovrà seguire un’attenta analisi della domanda. I Comuni e il Piano di Zona tornano al centro dei servizi socio-sanitari per una nuova capacità di capire ed interpretare direttamente i bisogni del territorio ed una azione più efficace con le risorse disponibili, troppo limitate. Vogliamo confermare l’organizzazione del Piano di Zona chiamato ad assolvere compiti più complessi di quanto fin ad oggi considerato per la programmazione e per rispondere ad una realtà, seppur limitata territorialmente, assai dinamica e complessa. Sappiamo di dover identificare un percorso evolutivo per il Piano di Zona del nostro Distretto in base alla crescita delle professionalità, ad una piena consapevolezza della nuova analisi dei bisogni e alla necessità eccezionale di definire priorità sulle annualità in base alle limitate risorse. Il nuovo Piano di Zona dovrà sfruttare in modo sempre più efficace i profili professionali dei nostri tecnici ed i soggetti pubblici e privati presenti e futuri. Saremo chiamati a creare concretezza dai nostri percorsi decisionali e gestionali, coinvolgendo una rete sempre più diversificata di attori e risorse, soprattutto nel privato sociale e nel terzo settore. Si dovrà, infine, operare con un sempre maggiore coordinamento con altri Distretti della Provincia, coordinamento teso ad uniformare sempre più la tipologia e le modalità di servizi erogati e a creare, ove possibile, sinergie ed economie di scala. I soggetti e i livelli di responsabilità nel Piano di Zona La suddivisione delle responsabilità e delle funzioni di partecipazione è così definita: 7 COMUNI: come esplicitato dalla legge 328/2000 e dalla legge regionale 3/2008 e s.m.i., sono: Titolari delle funzioni Hanno l’obbligo di promuovere azioni per cercare di garantire la risposta ai bisogni Detengono le funzioni di regia e sorveglianza del sistema di offerta Hanno il compito di effettuare l’autorizzazione, l’accreditamento e l’offerta Definiscono i parametri per l’accesso prioritario Impartiscono indirizzi per la gestione dei servizi Istituiscono i titoli per l’acquisto di servizi Definiscono i Piani Sociali di Zona Adottano l’Accordo di Programma TERZO SETTORE: Concorre alla programmazione del Piano di Zona nelle modalità e con gli strumenti previsti dal Piano di Zona Organizza, gestisce ed eroga servizi in coerenza con gli obiettivi fissati dal Piano di Zona Partecipa al monitoraggio della qualità ed efficacia dei servizi Può aderire all’Accordo di Programma In tal senso il Distretto intende sia favorire il lavoro comune di enti ed associazioni su obiettivi condivisi, sia creare un sistema di coordinamento per le sponsorizzazioni e la partecipazione con contributi, con la finalità di sollecitare ed incentivare la collaborazione tra pubblico e privato per la realizzazione di progetti e nuovi servizi. ORGANIZZAZIONI SINDACALI e ASSOCIAZIONI di TUTELA dei CITTADINI: Partecipano alla formulazione degli obiettivi di benessere sociale Sono consultati per il monitoraggio della qualità ed efficacia dei servizi Possono aderire all’Accordo di Programma Il Piano di Zona si confronta con le Organizzazioni Sindacali per la condivisione delle tematiche di livello generale. Tra queste spiccano, in ambito anziani, le Politiche di Accesso per le residenze protette/case di riposo e in ambito Famiglia le Politiche per la Casa. 8 ASL, AZIENDA OSPEDALIERA, FONDAZIONI DI INTERESSE SOCIALE , UNIVERSITA’ E PROVINCIA DI MANTOVA, dato il loro specifico rilievo, sono dettagliati nel loro ruolo in paragrafi successivi. Il modello organizzativo. Presupposti. Per poter assolvere alla gestione delle nuove capacità di budget e all’erogazione di servizi in forma associata, si punta ad individuare un modello organizzativo simile al passato per la sua composizione, diverso per alcune modalità di azione. Intendiamo confermare un’organizzazione leggera, affiancata all’ente capofila, per favorire l’utilizzo delle risorse verso l’esterno. Intendiamo mantenere la nuova modalità di decisione nel Piano di Zona per la quale si possa sfruttare appieno le capacità professionali dei tecnici e il ruolo di orientamento e decisione dei politici. Sono così definiti i seguenti percorsi: a. Gli organi del PDZ e l’Ufficio di Piano restano luoghi di programmazione ed erogazione. L’Ufficio di Piano si doterà del contributo dei tecnici messi a disposizione da alcuni Comuni del Distretto appositamente convenzionati tra loro per permettere l’erogazione del fondamentale apporto tecnico in maniere formalmente corretta e professionalmente riconosciuta. b. Il Piano di Zona è chiamato a individuare nuovi servizi da gestire in forma associata, garantendo una unitarietà di risposta nell’ambito territoriale. c. Il Piano di Zona continuerà a realizzare un proprio budget preventivo. d. Il documento di budget del Piano di Zona andrà a costituire la definizione delle priorità attuative e tattiche delle singole annualità, compatibilmente con la strategia individuata nel presente Documento e come parte integrante dell’Accordo di Programma, e sarà sottoposto ad approvazione annuale. e. Insieme al budget preventivo, sarà istituito anche il conto consuntivo di rendicontazione, su valenza dell’anno solare. I fondi di competenza saranno suddivisi su più capitoli nel bilancio del Comune Capofila, sfruttando gli strumenti contabili tipici dell’ente e permettendo la verifica in tempo reale delle disponibilità sui diversi capitoli del budget/conto di bilancio. 9 f. Insieme con il budget preventivo, sarà emesso il calendario annuale delle iniziative. Il calendario annuale varrà sia come strumento di programmazione sia come standard di controllo e valutazione. g. Dal punto di vista economico, l’implementazione di nuovi servizi in forma associata o il potenziamento di erogazioni già presenti verranno supportate da istituzioni di specifici fondi. L’istituzione dei fondi, o l’ampliamento di fondi esistenti, dovrà tenere conto delle necessità di bilancio dei vari comuni pur ricordando che i fondi assegnati a livello nazionale/regionale saranno da gestire in complementarietà con quanto già di competenza dei singoli enti, condividendo una visione territoriale d’insieme, una capacità di erogazione più efficace ed efficiente con possibili economie di scala su singoli servizi e un’omogeneità della definizione dei bisogni su tutto il territorio. Ai fondi potranno o dovranno contribuire non solo gli enti ma anche utenti dei servizi a domanda, organizzazioni o singoli. h. Servizi già disponibili o da attivarsi in via continuativa o sperimentale saranno sottoposti ad analisi di fattibilità puntuale, anche in contesti diversi, per valutarne l’opportunità e la fattibilità della gestione in forma associata. 3.4 Il modello organizzativo, definizione Sono definiti i seguenti organi e competenze: a. ASSEMBLEA DISTRETTUALE DEI SINDACI b. GIUNTA DEL PIANO DI ZONA c. TAVOLO TECNICO d. TAVOLO ISTITUZIONALE DEL TERZO SETTORE e. TAVOLI TEMATICI f. UFFICIO DI PIANO Con le relative competenze: a. ASSEMBLEA DISTRETTUALE DEI SINDACI: come diretta evoluzione delle precedenti esperienze e nella necessità di completare il percorso di integrazione dei temi socio-sanitari, l’Assemblea Distrettuale è formalmente l’organo deliberativo del Piano di Zona, presieduto dal 10 Presidente – sindaco del Comune capo-fila. E’ composta dai Sindaci o Assessori delegati; l’Assemblea Distrettuale dei Sindaci assume integralmente le funzioni previste dall’Accordo di Programma e dalla normativa in vigore. In particolare, svolge funzioni di indirizzo strategico, di controllo e di verifica del Piano di Zona ed è pertanto la sede di governo del processo in cui confluiscono tutte le informazioni, l’avanzamento dei lavori, le problematiche individuate e i risultati del monitoraggio. Si coordina con l’Ufficio di Piano. Attiva momenti di confronto con soggetti della società civile. L’Assemblea Distrettuale dei Sindaci è l’unico organo con funzione deliberante delle attività del Piano di Zona. Tutte le riunioni sono valide purché sia rappresentato almeno il 70% degli abitanti del Distretto al 31.12.2014. Le deliberazioni si intendono approvate al raggiungimento del 70% dei voti portati dai Sindaci (o delegati) presenti e votanti, in ragione dei voti espressi secondo le quote da ciascun rappresentate. Alle sedute deliberanti partecipano il Coordinatore dell’Ufficio di Piano ed un tecnico con funzioni di verbalizzante. L’Assemblea Distrettuale promuoverà, attraverso il Presidente ed i componenti della Giunta, un’attività di coordinamento con il Consorzio dell’Oltrepò Mantovano ed i suoi Organi, per una migliore integrazione con il territorio. Le decisioni approvate a maggioranza qualificata dall’Assemblea Distrettuale dei Sindaci sono vincolanti per tutti gli Enti sottoscrittori e aderenti all’Accordo di Programma e al Piano di Zona. Tutte le decisioni saranno partecipate alle strutture degli Enti da parte del Responsabile di Settore Servizi alla Persona del comune Capofila, per l’adozione dei conseguenti atti amministrativi attuativi e dal medesimo attuate con propria determinazione ai sensi di legge. In caso di provvedimenti urgenti, onde non pregiudicare la continuità del servizio, l’esito delle decisioni assunte dall'Assemblea Distrettuale dei Sindaci potranno essere comunicate dal Comune capo-fila, fatta salva l’adozione dei successivi provvedimenti deliberativi di ogni singolo Comune. Nell’esercizio delle proprie funzioni, l’Assemblea Distrettuale dei Sindaci: • individua e sceglie le priorità e gli obiettivi delle politiche locali • verifica la compatibilità impegni/risorse necessarie • delibera in merito all’allocazione delle risorse 11 • approva il documento di Piano e i relativi aggiornamenti • approva i dati relativi alle rendicontazioni richiesti dalla Regione per la trasmissione all’ASL, ai fini dell’assolvimento del debito informativo b. • effettua il governo politico del processo di attuazione del Piano di Zona • nomina al suo interno i componenti della Giunta. GIUNTA DEL PIANO DI ZONA: organo di proposta politica e di governo del Piano di Zona, per competenza residuale dell’ Assemblea Distrettuale dei Sindaci. È composta dal Sindaco (o assessore delegato) del Comune capo-fila e dai sindaci o assessori delegati di altri cinque Comuni, nominati in sede di Assemblea. Ai componenti la Giunta sarà affidata la presidenza dei tavoli tematici (uno per Tavolo). Il supporto tecnico-amministrativo della Giunta avviene attraverso la partecipazione del Coordinatore dell’Ufficio di Piano alle riunioni. Il supporto di operatori tecnici potrà essere definito in base alle esigenze operative della Giunta. c. TAVOLO TECNICO: organo con competenze di proposta tecniche/contabili/amministrative/organizzative/gestionali, al quale saranno partecipate le deliberazioni adottate dall’Assemblea e composto dalle Assistenti Sociali e da 5 Tecnici individuati all’interno dei Servizi Sociali dei 17 Comuni. Ogni Tavolo Tematico potrà avvalersi del servizio di segreteria di un componente il Tavolo Tecnico e di un’Assistente Sociale. La definizione dell’erogazione dei servizi dei tecnici e professionisti provenienti dai diversi enti è regolata da specifica convenzione. Il Tavolo Tecnico è convocato e presieduto dal Coordinatore dell’Ufficio di Piano. d. TAVOLO ISTITUZIONALE DEL TERZO SETTORE: tavolo di consultazione e di supporto all’operato politico, composto da esponenti del terzo settore, secondo le modalità stabilite con il provvedimento analogo al presente adottato per il precedente triennio. 12 Il tavolo composto da otto rappresentanti, è presieduto dal Sindaco del Comune capo-fila ed opera nell’ambito delle competenze di legge e di quelle determinate dal Piano di Zona con riferimento al precedente triennio. Al tavolo partecipa il Coordinatore dell’Ufficio di Piano. e. TAVOLI TEMATICI: sono tavoli di supporto all’iniziativa e alle definizioni delle diverse possibilità decisionali della Giunta e dell’Assemblea. Saranno composti, oltre che da esperti qualificati, da esponenti di istituzioni od enti (Azienda Ospedaliera, Scuole, Tribunale, Enti Accreditati per i servizi alla formazione e lavoro, Fondazioni, ecc.) ed esponenti del terzo settore, da due politici dei Comuni, di cui uno (presidente) componente della Giunta di Piano di Zona e dal Coordinatore dell’Ufficio di Piano. Avranno l’assistenza di un tecnico e di una Assistente Sociale appartenenti al Tavolo Tecnico. Per la composizione specifica dei singoli tavoli, i criteri operativi e competenze si rimanda a quanto disposto in sede di approvazione ed attuazione del Documento di Piano per il precedente triennio. In segno di continuità rispetto al precedente Piano di Zona, sono confermati i seguenti tavoli: a. Tavolo Tematico Minori b. Tavolo Tematico Disabili e Salute Mentale c. Tavolo Tematico Anziani d. Tavolo Tematico Emarginazione e Dipendenze e. Tavolo Immigrazione. f. UFFICIO DI PIANO: è il centro della vita gestionale, delle informazioni, delle azioni tecniche/contabili/amministrative/organizzative, di pianificazione, valutazione e coordinamento del Piano di Zona. Ha sede e riconoscimento giuridico presso il Comune capo-fila ed è guidato secondo le direttive dell’Ente di appartenenza, con specifica responsabilizzazione di personale e risorse dedicate nelle modalità previste dalla normativa. L’Ufficio di Piano è il punto di riferimento per le azioni e le informazioni. Sulle singole iniziative sarà anche il centro delle erogazioni dei servizi da erogarsi in forma associata. E’ lo strumento preordinato a sostenere gli enti, evitandone l’isolamento e amplificando la portata degli interventi del Piano di Zona dal livello di singolo ente al livello di Ambito 13 Potrà avvalersi, per l’attività di coordinamento tecnico, di figura esterna all’Ente, anche proveniente da soggetto privato. Potranno essere convenzionate forme di gestione associata per singole iniziative, anche al di fuori del Comune capo-fila. In via generale il Comune Capofila mette a disposizione i locali, gli arredi, le strutture ed i servizi idonei alla vita dell’Ufficio di Piano e del Piano di Zona. Il Piano di Zona concorrerà alla copertura delle spese vive di gestione per la propria operatività presso il Comune Capofila. Il Coordinatore e il personale tecnico-amministrativo saranno scelti dal Comune capo-fila nel rispetto della vigente normativa di legge. Gli operatori tecnico-amministrativi saranno scelti preferibilmente tra il personale di uno dei 17 comuni del Piano di Zona,anche valorizzando le nuove tecnologie di cui tutto il territorio dispone. Gli operatori tecnico-amministrativi provvederanno, in collaborazione con il Responsabile del Settore Servizi alla Persona del comune Capofila e del Coordinatore, alla stesura dei provvedimenti determinativi e degli atti di corrispondenza discendenti dalle decisioni assunte dall'Assemblea Distrettuale dei Sindaci. L’Ufficio di Piano dovrà assolvere al debito informativo verso l’ASL e la Regione Lombardia e coordinare le diverse forme di gestione associata del Distretto. Collaborerà per quanto di competenza per l’applicazione di quanto stabilito nella DGR. 1254 del 15/02/2010 (introduzione della Comunicazione Preventiva di Esercizio e prime indicazioni per l’accreditamento) per l’esercizio e l’accreditamento dei servizi socio assistenziali. Gestirà il flusso contenente le informazioni anagrafiche sulle Unità di offerta sociali, attraverso il gestionale della Direzione denominato AFAM. Espleterà le restanti funzioni assegnate dalla vigente normativa , compresa la collaborazione per quanto di competenza per l’applicazione di quanto stabilito nella DGR X/2941 del 19/12/2014. 3.5 Documenti strategici e regolamenti Il Piano di Zona contempla le linee strategiche di intervento per la programmazione e l’erogazione in forma associata dei servizi socio-assistenziali del Distretto di Ostiglia. La definizione delle priorità, degli strumenti attuativi e di gestione viene demandata all’Accordo di Programma. 14 L’Assemblea dovrà tenere nota scritta delle proprie attività e verbale sommario delle discussioni e delle deliberazioni e dovrà riassumere in calce ad ogni verbale il contenuto delle specifiche decisioni assunte per i diversi punti all’ordine del giorno. 3.6 Obiettivi di priorità sociale Il presente Documento di Piano conferma gli obiettivi sociali del Piano precedente e sostiene l’innovazione delle reti di soggetti coinvolti nelle fasi di programmazione ed erogazione dei servizi finalizzati agli obiettivi delle diverse aree tematiche. Il Piano di Zona valorizza e sostiene le responsabilità familiari, Il Piano di Zona punta al rafforzamento dei diritti dei minori, Il Piano di Zona sostiene la domiciliarità dell’anziano e dei disabili, Il Piano di Zona potenzia gli interventi a contrasto di povertà, fragilità e disagio, Il Piano di Zona rafforza e incrementa gli strumenti di prevenzione di povertà, fragilità e disagio, Il Piano di Zona sostiene le politiche di integrazione dei migranti, Il Piano di Zona riconosce gli sforzi per l’individuazione di tutti gli strumenti e delle modalità innovative per il raggiungimento dei propri scopi. 3.7 Consolidamento Compatibilmente con le risorse economiche, il Piano di Zona riconoscerà tra le proprie priorità relative al consolidamento degli strumenti e dei servizi innovativi e complementari attuati: Il rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria con ASL l’operatività dei titoli sociali, l’importanza del servizio di segretariato sociale, la valutazione dell’attività dei tavoli tematici, la necessità di interventi di formazione continua per i tecnici il rafforzamento e l’incremento dei servizi da erogarsi in forma associata. 3.8 L’implementazione innovativa 15 Costituiranno componenti strategiche di innovazione: Il potenziamento dell’integrazione delle risorse tra Comuni e ASL L’estensione dei criteri ISEE e di contribuzione in modalità comune su tutto il Distretto Il potenziamento dell’informazione interna ed esterna e dei servizi di accesso L’introduzione di sistemi di prevenzione strutturati L’individuazione di nuovi sistemi di gestione ed erogazione in maniera associata diretta o indiretta 3.9 Il monitoraggio e la valutazione Le linee guida regionali indicano la valutazione e il monitoraggio come strumento privilegiato per l’accompagnamento in ordine allo sviluppo e l’attuazione della programmazione sociale territoriale. Premesso quanto sopra le singole azioni ed interventi saranno resi pubblici con i rispettivi indici valutativi in sede preventiva. Per ogni azione ed intervento dovranno essere definiti indici per la valutazione del numero di potenziali ed effettivi beneficiari, tempistiche di realizzazione e efficacia. I risultati delle singole azioni ed interventi saranno comunicati all’Assemblea Distrettuale dei Sindaci. Il monitoraggio si pone l’obiettivo di mantenere una costante tensione creativa sui temi e sugli strumenti del Piano di Zona per la verifica continua e costante del raggiungimento dei diversi obiettivi, la valutazione dei processi e l’analisi delle dinamiche di performance. Organismi provinciali 3.10 L’ASL di Mantova L’ASL assume un ruolo di coordinamento amministrativo e di attore del processo valutativo e di monitoraggio. All’ASL sono riconosciute le seguenti competenze: collabora con i Comuni per la disponibilità dei dati utili alla definizione delle azioni del Piano di Zona. cura la coerenza degli ambiti di azione distrettuale svolge il ruolo di raccordo e sintesi nei confronti della Regione Lombardia 16 garantisce l’integrazione tra le proprie attività sanitarie e socio-sanitarie con quelle socioassistenziali di competenza degli Enti Locali partecipa, per quanto di competenza, alla realizzazione dei progetti indicati nel Piano di Zona collabora, per quanto di propria competenza, alle attività di prevenzione e ai servizi afferenti la tutela dei minori si confronta con i Comuni dell’Ambito Distrettuale, attraverso l’Ufficio di Piano, in merito alle modalità di esercizio delle Unità di Offerta della rete sociale e di Accreditamento delle strutture socio-assistenziali (art. 15 e 16 della L.R. 3/2008; DGR. 1254 del 15/02/2010) attraverso il Ce.A.D. realizza un Servizio ad elevata integrazione delle politiche sociali, socio sanitarie, sanitarie e di settore, con il fine di favorire la permanenza e il reinserimento nel proprio ambiente familiare e sociale dei soggetti in difficoltà. 3.11 La Cabina di Regia in sede A.S.L. La DGR 326/13 ha identificato nella Cabina di Regia il luogo dove garantire la programmazione, il governo, il monitoraggio e la verifica degli interventi sociosanitari e sociali erogati da ASL e Comuni, singoli o associati, nell’ambito delle aree comuni di intervento. Ciò al fine di evitare duplicazionie frammentazione nell’utilizzo delle risorse e nell’erogazione degli interventi e contestualmente garantirne appropriatezza. Il ruolo di integrazione della Cabina di Regia è stato confermato anche con le Regole di Sistema 2014 per il settore sociosanitario DGR 1185/13. La Cabina di Regia della Provincia di Mantova è composta da 7 componenti ASL, dai 6 Presidenti delle Assemblee Distrettuali dei Sindaci e dai 6 Responsabili Uffici di Piano La d.g.r del 19 dicembre 2014 impartisce alcune indicazioni per definire il ruolo delle Cabine di Regia, definendo le funzioni che essa svolge nel triennio di programmazione sociale: • monitoraggio dello stato di avanzamento degli obiettivi del Piano di Zona dei territori, rispetto alle dimensioni conoscenze – risorse – servizi; • orientare, sulla base dell’esperienza svolta, l’attività della Cabina di regia in particolare sul tema delle non autosufficienze, privilegiando progressivamente programmazione strategica e di sistema, e qualificando maggiormente la 17 il livello della dimensione programmatoria e di pianificazione delle azioni e delle risorse rispetto alla dimensione erogativa; focalizzare la programmazione ripartendo dal tema della conoscenza, anche con riferimento • al percorso di accompagnamento promosso da Regione Lombardia; • condividere i piani operativi A.S.L. e Ambiti relativi alle misure e ai canali di finanziamento regionali e nazionali in tema di interventi e servizi sociali e sociosanitari al fine di avere un quadro chiaro delle azioni che vengono intraprese a livello territoriale ponendo attenzione sia alle possibili sovrapposizioni degli interventi sia alle aree della domanda di intervento/servizi, ancora scarsamente presidiate, condizione questa per poter effettuare analisi territoriali relative ai vari piani operativi e poter confrontare meccanismi di accesso; • investire maggiormente sul monitoraggio e soprattutto sulla valutazione delle politiche adottate; • rafforzare il ruolo di riferimento della Cabina di regia rispetto agli organismi politici (Assemblea distrettuale, Consiglio di Rappresentanza dei sindaci e Conferenza dei sindaci); • adottare un metodo di lavoro e di procedure definite da A.S.L. e Comuni prevedendo modalità di funzionamento flessibili e orientate alla concretezza dei risultati ottenuti; • prevedere l’utilizzo condiviso (A.S.L./Ambiti) di sistemi informativi e di banche dati per la condivisione dei dati e lo scambio informativo sugli utenti in carico 3.12 La Provincia di Mantova La Provincia all’interno della funzione coordinamento enti si impegna a: • promuovere un approccio partecipato con i territori che si sviluppa dall’analisi dei bisogni e delle domande, alle strategie fino alle diverse azioni messe in campo; • collaborare con e tra i distretti al fine di armonizzare procedure, processi, servizi valorizzando le esperienze positive messe in campo dai diversi soggetti attori; • promuovere azioni di sistema nei territori condividendo gli obiettivi con gli Uffici di Piano e l’acquisizione di nuove competenze all’interno delle reti territoriali in riferimento alle politiche sociali, di supporto alla disabilità, giovanili, dell’immigrazione, dell’istruzione, formazione professionale, lavoro e pari opportunità; 18 • produrre analisi attraverso strumenti conoscitivi relativi ai fenomeni sociali quali gli osservatori sociali, per esprimere in modo adeguato il ruolo di supporto e coordinamento alle politiche socio-assistenziali locali e sostenerne la programmazione; • coordinare reti territoriali sociali al fine di rafforzare il ruolo della cooperazione sociale, del volontariato e dell’associazionismo di promozione sociale in una visione multidimensionale di ogni fenomeno di coesione sociale; • supportare i territori nell’individuazione di soluzioni che favoriscano le gestioni associate nei servizi di cura alla persona garantendo standard minimi di qualità. 3.13 L’Azienda Ospedaliera “Carlo Poma” e le Fondazioni Il Distretto di Ostiglia riconosce il ruolo dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma e delle Fondazioni Sociali che operano nel contesto provinciale. Il Piano di Zona confida nella massima collaborazione nella rete di servizi e soggetti impegnati in tematiche socio-assistenziali affinché la barriera tra le problematiche sociali e le problematiche sanitarie sia solamente uno strumento gestionale e non uno svantaggio per i cittadini. Il Piano di Zona promuove la partecipazione di rappresentati dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma e delle Fondazioni Sociali ai Tavoli Tematici per gli argomenti relativi a temi coinvolgenti le specifiche competenze degli enti. Fondazione Università di Mantova Il Piano di Zona dei Comuni del Destra Secchia intende mantenere con la Fondazione Università di Mantova e con il Sistema Universitario Mantovano un rapporto di collaborazione nell’ambito delle azioni di programmazione in ambito locale della rete d’offerta sociale e di attuazione dell’integrazione tra la programmazione sociale e la programmazione sociosanitaria in ambito distrettuale, anche in rapporto al sistema della sanità, dell’istruzione e della formazione, della casa e del lavoro, al fine di: - condividere i temi di sviluppo strategico (progetti, azioni, iniziative) utili ad indirizzare la ricerca, promuovendo interventi conoscitivi e di studio rivolti alla individuazione e al contrasto dei fattori di rischio; - attivare laboratori progettuali e di ricerca congiunti su temi di reciproco interesse; 19 - attivare la collaborazione con singoli studenti, neolaureati e dottorandi attivi su temi di interesse reciproco; - avviare lo scambio reciproco di materiali di studio al fine di creare una comunità di studio allargata; - arricchire le proposte formative interne all’Sistema Universitario Mantovano con interventi dei referenti del Piano di Zona dei Comuni del Destra Secchia; - aprire i seminari formativi organizzati all’interno del Sistema Universitario Mantova al Piano di Zona dei Comuni del Destra Secchia e/o all’intero territorio; - promuovere tra gli operatori del territorio iniziative per la loro sensibilizzazione attraverso attività di formazione e informazione. Inoltre in collaborazione con la Fondazione Università di Mantova, con particolare riferimento al Corso di laurea in Educazione Professionale attivato a Mantova dall’Università degli Studi di Brescia, avendo come finalità la promozione e la gestione della crescita del Sistema Universitario Mantovano attraverso iniziative didattiche e di ricerca rivolte alle attese di sviluppo e di innovazione del territorio, saranno favorite le iniziative tendenti a migliorare e completare la formazione accademica e professionale degli studenti, anche mediante la sperimentazione di nuove modalità didattiche e lo svolgimento di attività didattiche integrative che possano prevedere l'utilizzazione di attrezzature e servizi logistici esterni, nonché le collaborazioni in attività di ricerca per la diffusione dell’innovazione con lo stesso Piano di Zona del Distretto di Ostiglia 3.14 Il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci Il governo politico provinciale è identificato nella Conferenza dei Sindaci a cui spetta l’esercizio della funzione di governo territoriale nel settore sociale e socio-sanitario. Il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci esercita le attribuzioni assegnate alla Conferenza dei Sindaci dell’ASL, ed in particolare: • orienta e monitora i Piani di Zona in modo da renderne unitari ed organici i processi di attuazione, soprattutto in relazione ai livelli essenziali di assistenza, facilitando eventuali sinergie e collaborazioni tra le aree distrettuali; • garantisce i rapporti con la Regione ed altri organismi di rilevanza provinciale (es. Provincia, Prefettura, Azienda Ospedaliera, Ufficio Scolastico Provinciale etc.); • promuove, d’intesa con la Provincia, le attività formative e di supporto ai Piani di Zona. 20 3.15 Tavolo di Coordinamento Provinciale degli Uffici Di Piano Gli uffici di piano dei sei Ambiti Territoriali del mantovano nel 2011 hanno dato origine ad un nuovo organismo tecnico, ovvero il Tavolo di Coordinamento Provinciale degli Uffici di Piano con le seguenti finalità: - raccordarsi maggiormente con il Consiglio di Rappresentanza; - individuare gli interventi territoriali, sulla base degli indirizzi forniti dall’Assemblea; - formulare la proposta di programmazione triennale ed annuale degli interventi/servizi a livello provinciale e interdistrettuale ed eventuali ulteriori progetti con i relativi budget di spesa e di finanziamento; - monitorare costantemente lo stato di attuazione del progetto complessivo; - raccordarsi con le Assemblee distrettuali ed i sei Uffici di Piano per dare attuazione agli indirizzi programmatori. Il Tavolo oltre a raccordare i vari Ambiti Territoriali in materia di interventi e servizi socio assistenziali, si rapporta costantemente con le Istituzioni del Territorio quali l’ASL, la Provincia, l’Ufficio Scolastico Provinciale, ecc. Esso è composto dai sei coordinatori degli Uffici di Piano affiancati ciascuno da un collaboratore tecnico sociale o amministrativo. Dalla esperienza in essere è emerso che questo nuovo organo garantisce maggiormente una pianificazione coordinata ed integrata degli interventi ed un rapporto più efficace con le altre istituzioni provinciali. Il lavoro sinergico di questo tavolo ha portato alla condivisione da parte dei sei Piani di zona di alcune tematiche a rilevanza provinciale; ne sono un esempio le linee guida per l’accreditamento dei servizi socio assistenziali, e i modelli dai contenuti univoci e condivisi di convenzione con gli Enti gestori dei servizi semiresidenziali per disabili quali CSE e CDD. 3.16 Tavolo di rappresentanza del Terzo Settore Provinciale La partecipazione del Terzo Settore nello spirito della Legge 328/2000 e della LR 3/2008 supera la tradizionale forma dell’affidamento o convenzionamento per la gestione dei servizi e assume un 21 vero e proprio significato di partnership con l’Ente pubblico per la definizione del disegno complessivo del sistema di welfare locale. In questa ottica si intende sviluppare una pianificazione che assicuri la più ampia partecipazione degli Organismi rappresentativi del Terzo settore che operano nel territorio mantovano in particolare gli Organismi non lucrativi di utilità sociale, gli Organismi della Cooperazione e le Organizzazioni di volontariato. 22 4. PROGETTI 2015-2017 Il Piano di Zona riconosce la trasversalità sulle diverse aree tematiche di alcuni progetti ad alto valore. Regolamentazione ed applicazione dell’ISEE a livello distrettuale: per l’obiettivo di maggior omogeneizzazione possibile tra i criteri all’interno del Distretto sulle azioni comportanti valutazioni reddituali di accesso. Individuazione delle modalità di contribuzione di utenti ed organizzazioni sia nelle forme di cofinanziamento sia nelle forme di valorizzazione economica di servizi a domanda. Attività continua dei Tavoli Tematici: per un’attenzione costante del Piano di Zona sull’evoluzione sociale del territorio del Distretto. Consolidamento del Segretariato Sociale per favorire una sempre maggiore professionalità e istituzionalizzazione di bisogni emergenti. Consolidamento dello strumento dell’Accreditamento per la regolazione del sistema delle Unità d’Offerta tenendo conto delle esigenze della persona e della famiglia ed evidenziando la libertà di scelta del cittadino. Orientamento del Distretto verso scelte sul tema della Conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro in sintonia con l’ASL, la Provincia e la Camera di Commercio per una armonizzazione della programmazione territoriale. Ampliamento di servizi gestiti in forma associata. Consolidamento del modello organizzativo Ce.A.D. come attività funzionale a garantire al cittadino un accesso unificato alle prestazioni in modo integrato, capillare e articolato sul territorio, nella logica sussidiaria della maggiore vicinanza delle risposte ai bisogni espressi, effettuando prese in carico dell’utente globali, appropriate, adeguate, efficaci e efficienti. Individuazione delle deleghe specifiche, dei compiti, delle risorse e dei ruoli che saranno identificati sul fronte socio-sanitario. 23 5. PROGRAMMAZIONE SOCIO SANITARIA INTEGRATA NEI PIANI DI ZONA 20152017 Il percorso di costruzione dei Piani di Zona dei sei ambiti in cui è suddiviso il territorio mantovano è stato oggetto di un costante confronto tra ASL e uffici di piano per arrivare a definire obbiettivi condivisi con il territorio partendo da una approfondita analisi dei bisogni socio-sanitari e sociali che ha visto coinvolti gli erogatori sanitari e socio-sanitari , i soggetti del terzo settore e i sindacati . Nel percorso di riscrittura della programmazione sociale, il contributo di Asl è orientato ad una lettura dei bisogni globali della persona, attraverso una valutazione multidimensionale che rilevi tutti i bisogni espressi, socio-sanitari e sociali e assicuri una presa in carico integrata della persona e della famiglia. Questi i più importanti macro obiettivi: 24 25 Titolo Obiettivo Tipologia di obiettivo Interventi/ azioni di sistema Generale, specifico, strategico VALUTAZIONE MULTIDIMENS IONALE Modalità di integrazione Risorse impiegate Strumenti utilizzati Indicatori di esito Range di valutazione Strumenti di valutazione Tempistica Es.: informazione/ formazione, incontri cadenzati, equipe multidisciplinare finanziarie e/o professionali Es.: protocolli, procedure, banche dati, cartella sociosan e sociale,… Qualitativo o quantitativo con descrizione (ogni obiettivo può avere più indicatori) Si/No sul qualitativo, % di realizzazione sul quantitativo Es.: Scale di valutazione, dati, cartella sociosan e sociale, … Data di realizzazione o periodo ACCORDO ASL – AMBITI TERRITORIALI “INTEGRAZIONE AI PROTOCOLLI CEAD PER ADEGUAMENTO INTERVENUTE NORMATIVE IN ORDINE ALLA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE DEI PAZIENTI FRAGILI”, SOTTOSCRITTO IN DATA 13/10/2014, CON IL QUALE SI CONDIVIDE L’UTILIZZO, A PARTIRE DALLA DATA DI SOTTOSCRIZIONE, DELLA “SCHEDA DI VALUTAZIONE DI TRIAGE” QUALE STRUMENTO DI PRIMA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE DEL BISOGNO DELLE PERSONE FRAGILI DA PARTE DEL PERSONALE DELL’ASL (CEAD) E DEI COMUNI-DELIBERAZIONE ASL N° 328 DEL 17.10.2014 NUMERO SCHEDE TRIAGE INFORMATIZZATE UTLIZZATE 2015/ NUMERO TOTALE PROGETTI ATTIVATI MISURE INNOVATIVE ≥90% SCALE DI VALUTAZIONE E TENUTA FASAS ANNO 2015 STRATEGICO GOVERNANCE DI ASL PER LO SVILUPPO E LA PROMOZIONE DELL’INTEGRAZIONE TRA SANITARIO, SOCIOSANITARIO E SOCIALE AL FINE DI GARANTIRE UNA RISPOSTA GLOBALE ALLA MULTIDIMENSIONALITÀ DEI BISOGNI ESPRESSI DALLA PERSONA FRAGILE E DALLA SUA FAMIGLIA CABINA DI REGIA EQUIPE MULTIDISCIPLIN ARE PROFESSIONA LI PROCEDURE/SCALE DI VALUTAZIONE CONDIVISE 26 PIANO INFORMATIVO GENERALE GOVERNANCE DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E PROGRAMMAZIONE DEGLI STRUMENTI RITENUTI NECESSARI ED EFFICACI, SIA PER DIFFONDERE LE INFORMAZIONI RELATIVE AO SERVIZI DOMICILIARI ALLE PERSONE FRAGILI ED AI LORO FAMIGLIARI PIANO DI INFORMAZIONE UNICO E CONDIVISO FINANZIARIE E PROFESSIONA LI PIANO DI INFORMAZIONE DGR 2942/2014 – INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA E DEI SUOI COMPONENTI FRAGILI AI SENSI DELLA DGR 116/2013: SECONDO PROVVEDIMENTO ATTUATIVO – CONFERMA MISURE AVVIATE NEL 2014 E AZIONI MIGLIORATIVE – ADEMPIMENTI CONSEGUENTI”, UNITAMENTE AL PRIMO REPORT DEGLI ESITI DEGLI INCONTRI INFORMATIVI CON GLI STAKEHOLDER TERRITORIALI SULLE MISURE DELLA DGR 2942/2014 E DELLA DGR 2655/2014. ACCESSI AL SITO AZIENDALE (BANNER DEDICATO) NUMERO ACCESSI REPORT ACCESSI AI SERVIZI DOMICILIARI ANNO 2015 ADOTTATO CON DELIBERAZIONE ASL N. 26 DEL 12/02/2015 PIANO FORMATIVO GENERALE PERCORSO FORMATIVO CONDIVISO ASL AMBITI PER VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE PIANO FORMATIVO UNICO E CONDIVISO FINANZIARIE E PROFESSIONA LI PIANO FORMATIVO ADOTTATO CON DELIBERAZIONE ASL N. 18 del 30.01.2015 PERCENTUALE DI PARTECIPAZIONE DEL PERSONALE DEI COMUNI ≥60% QUESTIONARI O ECM E CUSTOMER SATISFACTIO N ANNO 2015 ATTIVABILI STRATEGICO SCAMBIO INFORMATIVO TRA BANCHE DATI ASL/COMUNI/AMBITI E SPERIMENTAZIONI DOMOTICA DOMICILIARE INCONTRI CADENZATI SERVIZI BANDO SMART CITIES PROGETTI DI RICERCA INDUSTRIALE E SVILUPPO SPERIMENTALE NEL SETTORE DELLE SMART CITIES AND COMMUNITIES - PROGETTO DENOMINATO ATTIV@BILI ASSISTENZA DIGITALE E INNOVAZIONE SOCIALE IN AMBIENTI CONTROLLATI ADESIONE FORMALIZZATA CON DELIBERAZIONE ASL N 179 DEL 06.06.2013 E PER PARTE AMBITI : QUESTIONARIO PER MISURARE LA QUALITA’ DELLA VITA SI/NO INTEGRAZION E BANCHE DATI ASL/COMUNI E MONITORAGG IO SULLA QUALITA’ DELLA VITA DEI PAZIENTI “ATTIVABILI” ANNO 2015 DELIBERA CONSORZIO SERVIZI ALLA PERSONA VIADANA N 17/2013 DELIBERA COMUNE DI SUZZARA N 88/2013 DELIBERA CONSOZIO SOLIDARIETA’ MANTOVA N 5/2013 27 PROTOCOLLO DIMISSIONI PROTETTE SPECIFICO RACCORDO EROGATORI SANITARI PUBBLIIC E PRIVATI ACCREDITATI/CEAD/MMG INCONTRI CADENZATI PROFESSIONA LI PROTOCOLLO D’INTESA A GARANZIA DELLA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE NEL PRENDERSI CURA DEL PAZIENTE FRAGILE NEL POST-DIMISSIONECON AZIENDA OSPEDALIERA CARLO POMA, CASA DI CURA SAN CLEMENTE DI MANTOVA OSPEDALE SAN PELLEGRINO DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE OSPEDALE DI SUZZARA S.P.A. E FONDAZIONE SALVATORE MAUGERII.R.C.S.S. SEDE DI CASTEL GOFFREDOVOLTA MANTOVANA ADOTTATO CON DELIBERAZIONI ASL N 422/2012 E 51/2013 QUANTITATIVI NUMERO DI DIMISSIONI PROTETTE COMPLESSIVE ATTIVATE PER DISTRETTO E PER PRESIDIO/STRUTTURA NUMERO DI DIMISSIONI PROTETTE ATTIVATE PER DISTRETTO TIPOLOGIA PAZIENTI/1000 >75ENNI ASSISTITI NUMERO DI DIMISSIONI PROTETTE ATTIVATE PER STRUTTURA/1000 >75ENNI RICOVERATI NUMERO DI DIMISSIONI PROTETTE IN CURE DOMICILIARI/NUMERO NUOVE ATTIVAZIONI CURE DOMICILIARI NEL PERIODO PER DISTRETTO NUMERO RE-RICOVERI IN PAZIENTI DIMESSI IN SEGUITO AD ATTIVAZIONE PROTOCOLLO NUMERO RE-RICOVERI IN PAZIENTI DIMESSI NON ATTIVAZIONE PROTOCOLLO A PARITÀ DI QUADRO CLINICO QUALITATIVI NUMERO DI SOGGETTI SENZA DIMISSIONE PROTETTA PRESI IN CARICO DAL CEAD PER U.O./PRESIDIO/STRUTTURA DI PROVENIENZA 28 NUMERO DI DIMISSIONI PROTETTE CON TEMPO INTERCORRENTE TRA DATA DI SEGNALAZIONE E DATA DI DIMISSIONE INFERIORE AI TRE GIORNI LAVORATIVI CON RELATIVA DOCUMENTAZIONE DELLE CRITICITÀ CONSEGUENTI SI/NO REPORT ANNUALI ANNO 2015 PROTOCOLLO ABEO SPECIFICO RACCORDO CON TERZO SETTORE/OSPEDALE/CEAD/SERVIZI SOCIALI COMUNALI EQUIPE MULTIDISCIPLIN ARE PROFESSIONA LI COLLABORAZIONE PER SERVIZI DI SUPPORTO AI BISOGNI ASSISTENZIALI COMPLESSI DI FAMIGLIE CON FIGLI MINORI AFFETTI DA PATOLOGIE COMPLESSE E RARE – ANNO 2015”. RECEPITO CON DELIBERAZIONE N. 25 DEL 12/02/2015 QUALITA’ DELA VITA DELLE FAMIGLIE CON MINORI GRAVEMENTE AMMALATI SI/NO REPORTISTIC A SECONDO PROTOCOLLO ANNO 2015 TIAS (TAVOLO INTERISTITUZ IONEALE AMMINSITRAI ZONE DI SOSTEGNO) SPECIFICO RACCORDO PER SVILUPPO SISTEMA PROTEZIONE GIURIDICA SUL TERRITORIO INCONTRI CADENZATI PROFESSIONA LI PROTOCOLLO ADOTTATO CON DELIBERA N 279 DEL 30.09.2013 PARTECIPAZIONE DEI MEMBRI AGLI INCONTRI ≥80% VERBALI INCONTRI CON FOGLIO PRESENZE ANNO 2015 TELEFONIA SOCIALE SPECIFICO RACCORDO CON TERZO SETTORE PER AZIONI DI MONITORAGGIO/INFORMAZIONE AGLI ANZIANI FRAGILI E GAP INCONTRI CADENZATI VOLONTARI CONVENZIONE PER IL PATTO DI SUSSIDIARIETÀ PER LA FASE MIGLIORATIVA DEL PROGETTO DI TELEFONIA SOCIALE REALIZZATO DA AUSER LOMBARDIA IN ESECUZIONE DELLA DGR 1185/20.12.2013 E DEL DECRETO n. 3903 del 12.5.2014 REPORT TRIMESTRALI DESCRITTIVI SI/NO MOPNITORAG GIO DEBITI INFORMATIVI ANNO 2015 DEBITO INFORMATIVO SI/NO MONITORAGG IO ANNO 2015 ADOTTATA CON DELIBERAZIONE ASL N 320 DEL 10.02.2014 PROGETTI IN AREA PENALE SPECIFICO GOVERNANCE DEL PIANO DI POTENZIAMENTO, SOSTEGNO E SVILUPPO PIANI TERRITORIALI INTEGRATI PER FAVORIRE LA PERMANENZA O IL RIENTRO DELLE PERSONE, ADULTI E MINORI, NEL PROPRIO CONTESTO DI VITA INCONTRI CADENZATI GRUPPO INTERISTITUZI ONALE CUI PARTECIPANO AMBITI DI MANTOVA E GUIDIZZOLO FINANZIARIE E PROFESSIONA LI PIANO DI AZIONE PER IL REINSERIMENTO DELLE PERSONE SOTTOPOSTE A PROVVEDIMENTI DELL'AUTORITA' GIUDIZIARIA - BIENNIO 2014-2015 ADOTTATO COND ELIBERAZIONE ASL N 107 DEL 31.03.2014 29 PROGETTI IN AREA IMMIGRAZION E SPECIFICO GOVERNANCE PROGETTI A VALENZA SOVRA DISTRETTUALE, AD ESTENSIONE PROVINCIALE O DI AMBITO ASL, CHE VALORIZZINO LE RETI INTERISTITUZIONALI E IL TERZO SETTORE ZIONI MIRATE AI COMUNI (TUTELA MINORI), ALL’ASL (CONSULTORI), ALL’AZIENDA OSPEDALIERA (SEVIZI DEDICATI) INCONTRI CADENZATI FINANZIARIE E PROFESSIONA LI PROGETTI FINANZIATI DA PROGRAMMI PER L'IMMIGRAZIONE AI SENSI DELLA D.G.R. N. VIII/ 3921 DEL 27.12.2006 E DEL DDG FAMIGLIA, SOLIDARIETÀ SOCIALE E VOLONTARIATO N° 12796 del 30/12/2013 ADOTTATI CON DELIBERAZIONE ASL N 120 DEL 10.04.2014 DEBITO INFORMATIVO SI/NO MONITORAGG IO ANNO 2015 PROGETTI CONCILIAZIO NE FAMIGLIALAVORO SPECIFICO GOVERNANCE AZIONI PIANO TERRITORIALE DI CONCILIAZIONE 2014-2016 INCONTRI CADENZATI FINANZIARIE E PROFESSIONA LI PIANO TERRITORIALE DI CONCILIAZIONE 2014-2016 RETE TERRITORIALE DI CONCILIAZIONE DI MANTOVA APPROVATO CON DELIBERAZIONE ASL N 336 DEL 29.10.2014 INDICATORI SATBILITI DA REGIONE CON APPROSITO MONITORAGGIO SI/NO MONITORAGG IO ANNO 2015 INCONTRI CADENZATI PROFESSIONA LI REPORT CON I DATI RELATIVI ALLA POPOLAZIONE DISABILE MANTOVANA, AI SERVIZI PER LA DISABILITÀ E AI RELATIVI COSTI (PRESENTATO ALLA CABINA DI REGIA IN DATA 28/10/2014) PARTECIPAZIONE DEI MEMBRI AGLI INCONTRI ≥80% VERBALI DEGLI INCONTRI CON FOGLIO PRESENZE ANNO 2015 CAPOFILA PROGETTI COMUNE DI SUZZARA COMUNE DI BORGOVIRGILIO CONSORZIO SOLIDARIETA’ MANTOVA GRUPPO DI LAVORO SERVIZI PER DISABILI SPECIFICO RACCORDO TRA AMBITI DISTRETTUALI PER L’’INDIVIDUAZIONE DI CRITERI CONDIVISI E OMOGENEI PER LA DEFINIZIONE DELLE TARIFFE PER I SERVIZI AGGIUNTIVI E IL TRASPORTO DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ASL 2015 BANCA DATI DISABILITA’ DELL’ASL 30 PROTOCOLLO TUTELA MINORI SPECIFICO RACCORDO TRA ASL E GLI AMBITI TERRITORIALI DELLA PROVINCIA PER LA GESTIONE INTEGRATA DEI CASI DI TUTELA MINORI CON PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA – APPLICAZIONE DEL DPCM DEL 2001 (LEA)- COSTITUZIONE DI UN GRUPPO TECNICO MULTIPROFESSIONALE ED INTERISTITUZIONALE. PREVISTI N° 5 INCONTRI CON CADENZA SETTIMANALE/Q UINDICINALE DEL GRUPPO MULTIPROFESSI ONALE COMPOSTO DA PSICOLOGI ED ASSISTENTI SOCIALI DEI CONSULTORI FAMILIARI DELL’ASL ED ASSISTENTI SOCIALI E PSICOLOGI DEI SERVIZI TUTELA MINORI DEI COMUNI. COORDINAMENT O DALLA RESPONSABILE DEL SERVIZIO FAMIGLIA DELL’ASL LE RISORSE IMPIEGATE SONO COSTITUITE DALLE PROFESSIONA LITÀ CHE COMPONGON O IL GRUPPO TECNICO REVISIONE DEL PROTOCOLLO PRECEDENTE ( DEL. ASL N° 561 DEL 3012-2011) , LINEE GUIDA REGIONALI ( DGR 4757 DEL 23-1-2013), DGR 2989 DEL 19-12-2014. ANALISI DEI DATI SUI MINORI SEGUITI PER PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA. 31 STESURA DEL PROTOCOLLO SI/NO SOTTOSCRIZI ONE DEL PROTOCOLLO DA PARTE DEGLI AMBITI TERRITORIALI E DELL’ASL ANNO 2015 PROGETTO PIPPI (PROGRAMMA DI INTERVENTO PER PREVENIRE L’ISTITUZION ALIZZAZIONE DEI MINORI) ACQUISIZION E DI UN NUOVO MODELLO DI INTERVENTO PER LE FAMIGLIE TRASCURANTI CON FIGLI MINORI. STRATEGICO PROGETTO PROMOSSO E FINANZIATO DAL MINISTERO DELLE POLITICHE SOCIALI E DELLE PARI OPPORTUNITÀ PER GLI AMBITI DI ASOLA E MANTOVA. RECEPIMENTO DEL MODELLO D’INTERVENTO NEL PROTOCOLLO TUTELA MINORI IN VIA DI STESURA. MONITORAGGIO DEL PROGETTO NEI DUE AMBITI SPERIMENTALI E CONDIVISIONE CON I RIMANENTI AMBITI. INCONTRI MENSILI DEL GRUPPO DI APPROFONDIME NTO TECNICO COMPOSTO DA RAPPRESENTAN TI DELL’ ORGANISMO DI COORDINAMENT O PER LA SALUTE MENTALE DELL’ASL, SERVIZI TUTELA MINORI, CONSULTORI FAMILIARI , UONPIA, PSICHIATRIA, SCUOLA E TERZO SETTORE DELLA INTERA PROVINCIA. LE RISORSE IMPIEGATE SONO COSTITUITE DALLE PROFESSIONA LITÀ CHE COMPONGON O IL GRUPPO TECNICO. ISTITUZIONE DI UNA MAILING-LIST E DI UNO SPAZIO SUL SITO AZIENDALE MAIA.”GRUPPO TECNICO ETÀ EVOLUTIVA” APERTI AI COMPONENTI IL GRUPPO DI APPROFONDIMENTO TECNICO. STRETTO CONTATTO CON GLI AMBITI CHE STANNO SPERIMENTANDO IL PROGETTO PIPPI FINANZIATO, ED ESAME DEI RISULTATI. 32 INIZIO DI UTILIZZO DEL METODO PIPPI IN TUTTI GLI AMBITI TERRITORIALI NELLA GESTIONE INTEGRATA DI INTERVENTI A FAVORE DELLE FAMIGLIE TRASCURANTI CON FIGLI MINORI. SI/NO COSTITUZION E DI EQUIPE MULTIPROFES SIONALI PER IL SINGOLO CASO SEGUITO L’ATTIVITÀ INIZIATA NEL 2012 PROSEGUIR À NEL CORSO DEL 2015 MISURE A SOSTEGNO DELLA NATALITA’ E RUOLO GENITORIALE IN SITUAZIONI DI DISAGIO ECONOMICO (Nasko, Cresco e Sostengo) SPECIFICO ASSEGNAZIONE DI CONTRIBUTI ECONOMICI IN SITUAZIONE ISEE DEFINITA DALLE DISPOSIZIONI REGIONALI. OGNI PROGETTO FINANZIATO PREVEDE UN PROGETTO PERSONALIZZAT O CHE CONTEMPLA L’INTERVENTO DEL CONSULTORIO IN COLLEGAMENTO CON I COMUNI DI RESIDENZA DEL BENEFICIARIO ED ALTRI ENTI DEL TERRITORIO CHE POSSONO RAPPRESENTAR E UNA RISORSA PER IL SUPERAMENTO DELLA DIFFICOLTA’ PERSONALE ED ECONOMICA. RISORSE ECONOMICHE ASSEGNATE ALL’ASL DA RL DESTINATE AI BENEFICIARI, PERSONALE DEI CONSULTORI E DEL SERVIZIO FAMIGLIA DELL’ASL, ASSISTENTI SOCIALI DEI COMUNI. SOTTOSCRIZIONE DI UN PATTO DI CORRESPONSABILITA’ PER ACCETTAZIONE DEL PIANO PERSONALIZZATO. VERIFICHE MENSILI SULL’ANDAMENTO DEL PROGETTO DA PARTE DEI CONSULTORI. IN SEGUITO ALLA VERIFICA, LIQUIDAZIONE DELLA MENSILITA’. UTILIZZO DELLA BANCA DATI PRESENTE SULLA SPECIFICA PIATTAFORMA REGIONALE. 33 PROSECUZIONE E CONCLUSIONE DEI PROGETTI IN SEGUITO AL RISPETTO DEL PIANO PERSONALIZZATO. > 70% VERIFICA ANDAMENTO PROGETTI ATTRAVERSO I DATI PRESENTI SULLA PIATTAFORMA REGIONALE. 2015 ED OLTRE, SECONDOLE SCELTE REGIONALI. AREE TEMATICHE 34 AREA ANZIANI ANALISI DEL CONTESTO: In Lombardia ci sono oltre 2 milioni di anziani con più di 65 anni. Nella fattispecie, il Distretto di Ostiglia presenta alcune peculiarità che lo pongono nelle fasce più estreme rispetto alla media nazionale, regionale e provinciale. Il Distretto di Ostiglia è una zona particolarmente estesa rispetto alla popolazione residente e quindi dalla bassa densità: 112 abitanti per kmq rispetto una media provinciale di 178 e della Lombardia di 416. L’età media dei cittadini è particolarmente elevata: 47,9 anni (a fronte di una media nazionale di 43,3, regionale di 43,3 e provinciale di 43,2 anni). L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno in continua crescita nella società moderna e ciò comporta inevitabilmente un aumento della componente di anziani fragili o affetti da patologie croniche, oltre che provocare profonde implicazioni su molti aspetti della vita umana della persona anziana e dei suoi familiari di riferimento. Siamo caratterizzati dalla presenza di molte persone anziane, spesso viventi da sole. Accanto a tale situazione occorre anche considerare la progressiva attenuazione dei rapporti di vicinato che un tempo costituivano una buona fonte di sostegno per i casi di fragilità. Oggi il frequente ricorso ai trasferimenti, l’immissione di un numero consistente di immigrati sia italiani che stranieri, l’affievolimento di alcuni valori etici tradizionali soppiantati da una spinta sempre più accentuata a centrare la propria vita sui propri desideri e bisogni personali, rendono il vicinato sempre meno attivo e capace di prestare aiuto a chi si trova in difficoltà. La chiave di lettura del nuovo sistema di welfare si ottiene attraverso un passaggio culturale che vede nell’ottica del “prendersi cura” del paziente acuto, finora inteso come caso clinico da risolvere, a quello cronico inteso come persona da accompagnare. Questo accompagnamento è definito “continuità assistenziale”, e vuol dire seguire i pazienti nel loro percorso dal territorio all’ospedale e ancora al territorio. 35 Regione Lombardia ha già iniziato ad affrontare la suddetta “rivoluzione demografica” muovendosi in più direzioni: sono diminuiti i ricoveri, aumentate le prestazioni ambulatoriali e il numero di ricoveri in Day Hospital. Si sono attivate forme di sperimentazione per l’assistenza alla cronicità, sono aumentati i posti e le iniziative sociosanitarie domiciliari, semiresidenziali e di sollievo. Purtroppo la sperimentazione di posti letto per le ”cure intermedie” (sub-acuzie, post-acuzie) non ha toccato il nostro territorio, più avendo la popolazione più anziana rispetto a tutti gli altri distretti mantovani. Inoltre i cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni, in particolare la gravissima crisi economica, l’indeterminatezza del mercato del lavoro hanno prodotto una maggiore vulnerabilità sociale nei cittadini dell’ambito territoriale; soprattutto delle famiglie al cui interno vi sono soggetti in condizioni di fragilità, per non autosufficienza e cronicità, tutte persone quindi a rischio di emarginazione ed esclusione sociale. Tutte queste fragilità necessitano di essere tutelate e sostenute al fine di garantire una vita in salute e di qualità, sempre promuovendo la presa in carico globale e integrata della famiglia e dei suoi componenti fragili da parte di tutti gli Attori (Pubblici e Privati) territoriali, in una logica di flessibilità e di interazione tra i diversi livelli istituzionali. Con il termine di “fragilità” della persona, si definisce una condizione dello stato di salute caratterizzata da una rigidità delle capacità adattive dell’organismo ad eventi avversi clinici e/o sociali. Infatti per essere compresa nella sua interezza, la condizione di fragilità deve essere valutata anche nella dimensione sociale, proprio perché il benessere della persona passa anche attraverso le relazioni familiari e sociali, la capacità organizzativa e di copertura della rete sociale che permettono, da una parte, la soddisfazione dei bisogni pratici e dall’altra, rispondono a necessità di sostegno affettivo e di sicurezza. La fragilità, quindi va letta in relazione sia alla persona da assistere, sia alle capacità e alle risorse fisiche ed emotive della famiglia che è impegnata nell’opera di assistenza. E’ in questa logica che la valutazione multidimensionale, diviene condizione indispensabile per una lettura complessiva dei bisogni della persona e della sua famiglia ed assume la sua importanza per garantire una presa in carico globale. 36 In continuità con quanto già intrapreso nella scorsa triennalità, è importante in questa nuova programmazione sviluppare ulteriormente le azioni, le attività già in essere, promuovendo sempre più interventi innovativi e a favore della domiciliarità in linea con la legislazione regionale attualmente in vigore. RETE DEI SERVIZI DI OFFERTA: SERVIZI ISTITUZIONALI: • RETE DEI SERVIZI DOMICILIARI: dedicata ad integrare le abilità della singola persona e/oi supportare funzioni di cura assunte dai familiari e/o da accudenti non familiari. Tale rete oggi appare distinta in: - Assistenza Domiciliare (SAD) tradizionalmente gestita dai Comuni destinata a rispondere a un bisogno “socio assistenziale”, - Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) gestita tramite le ASL e da Enti Accreditati, volta a rispondere ad un prevalente bisogno di cura “socio-sanitaria” nelle aree delle funzioni vitali e funzioni primarie. • RETE DEI SERVIZI SEMIRESIDENZIALI: dedicata all’accoglienza di persone anziane durante la giornata presso Centri Diurni Integrati (CDI), sviluppando interventi di tipo rieducativo- riabilitativo e/o di socializzazione. • RETE DEI SERVIZI RESIDENZIALI: dedicata ad accogliere stabilmente o temporaneamente persone anziane fragili che in ragione dei loro bisogni non possono essere assistiti nell’ambito del contesto familiare. Tale rete oggi è distinta in: - Alloggi protetti a prevalente contenuto sociale, volti ad assicurare una risposta residenziale a persone anziane autosufficienti che, prevalentemente presentano una vita di relazione e bisogni saltuari sostanzialmente riferibili alla gestione dell’ambiente di vita e alla gestione delle funzioni della cura del sé; 37 - Residenze sanitario-assistenziali (RSA) ad elevato contenuto socio-sanitario, volte ad assicurare una risposta residenziale ad anziani non autosufficienti che necessitano di una alta intensità di protezione in ragione delle elevate esigenze di cura. • CeAD: il Centro per l’Assistenza domiciliare è un servizio che si rivolge a persone con bisogni complessi, ossia con problematiche ad elevata integrazione delle politiche sociali, socio sanitarie, sanitarie e di settore, ed ha il fine di favorire la permanenza e il reinserimento di questi soggetti in difficoltà, nel proprio ambiente familiare e sociale. L’attività svolta prevede l’accoglienza di richieste provenienti da cittadini in condizioni di fragilità e loro familiari, dai MMG, dall’Ospedale e dai Servizi del territorio, riguardanti anziani, disabili e persone con gravi patologie. Elabora un Progetto di Assistenza Individualizzato condiviso con i Servizi della rete coinvolti e può attivare pacchetti di prestazioni socio assistenziali e sanitarie. Per queste situazioni, viene assicurata competenza nell’ascolto e nella valutazione dei bisogni, nonché garanzia di accesso alle prestazioni socio sanitarie, attraverso la stesura di un piano/progetto di assistenza individualizzato, definito PAI. Qualora siano necessari supplementi di valutazione per predisporre il progetto, il CeAD può richiedere la consulenza della Struttura Intermedia, quale gruppo di lavoro multidisciplinare con funzioni valutative al quale afferiscono, oltre all’intera equipe CeAD, il servizio delle dimissioni protette dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma e, all’occorrenza, i servizi sociali comunali ed i consulenti specialisti messi a disposizione dal Solco, a seguito di convenzione con l’ASL. Il compito del CeAD è di coordinamento, di regia, di valutazione in itinere degli interventi previsti dal progetto personalizzato, concordando per ciascuna situazione, con i diversi attori coinvolti l’attribuzione dei compiti e le relative responsabilità, secondo i criteri di integrazione e continuità assistenziale. La modalità d’accesso “dell’utente fragile” al Servizio CeAD può essere diretta o attraverso il familiare di riferimento, su segnalazione di altri servizi, quali ad esempio il MMG, il servizio sociale comunale, il Servizio delle dimissioni protette dell’Azienda Poma, la Struttura intermedia dell’ASL o qualsiasi altra persona che ne ravvisi la necessità. 38 Il modello organizzativo suddetto pertanto diventa funzionale a garantire al cittadino un accesso unificato alle prestazioni in modo integrato, capillare e articolato sul territorio, nella logica sussidiaria della maggiore vicinanza delle risposte ai bisogni espressi, effettuando prese in carico dell’utente globali, appropriate, adeguate, efficaci e efficienti. • SPORTELLO INFORMATIVO: lo sportello informatico nasce allo scopo di guidare, accompagnare, sostenere il cittadino nei percorsi per l’accesso ai servizi socio sanitari assistenziali offerti sul territorio. • DIMISSIONI PROTETTE: il Servizio Dimissioni Protette svolge un ruolo di concertazione e di committenza intesa come “creazione di un tessuto connettivo” con gli altri attori del sistema: medici di famiglia, ospedale di riferimento, le varie strutture sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali (RSA, IDR, ASL, SAD comunale). Il Servizio Dimissioni Protette risponde alla finalità di creare una integrazione tra gli attori suddetti, per la definizione di percorsi assistenziali individualizzati che garantiscano al cittadino e ai loro familiari gli interventi socio sanitari e assistenziali necessari ad assicurare la continuità terapeutica e assistenziale al momento della dimissione ospedaliera. • STRUTTURA INTERMEDIA: composta da Responsabile Medico ADI, Coordinatore Infermieristico ADI, Assistenti Sociali del CeAD, referente dell’Ospedale, secondo necessità, Responsabile ASSI Distrettuale, Referenti e Operatori dei singoli Comuni nonché dei Servizi socio sanitari, MMG/PDF, Referenti dell’Ospedale, Specialisti. Nell’ambito della Struttura Intermedia sono definiti Progetti Individualizzati relativi a situazioni multiproblematiche che richiedono un approccio multidisciplinare con il coinvolgimento di più Servizi. • SERVIZIO CURE PALLIATIVE: composto da un’èquipe operativa multidisciplinare (U.O.C.P.), la quale si occupa, integrandosi con il territorio, della cura della persona oncologica in stadio terminale e della sua famiglia, garantendo l’ assistenza socio sanitaria domiciliare specializzata al malato o prevedendo l’ accompagnamento della persona in percorsi protetti residenziali di cura. 39 • SPORTELLO BADANTI/ASSISTENTI FAMILIARI: è un servizio gestito dai Comuni attraverso operatori di Cooperative sociali. All’interno dello sportello vengono svolte attività di reclutamento di potenziali assistenti familiari che si rendono disponibili a lavorare sul territorio. In base alla costruzione di apposito registro riguardante i nominativi delle assistenti familiari disponibili si cerca di far incontrare l’offerta di lavoro con la domanda/richiesta proveniente dai familiari delle persone che necessitano di questo servizio. Lo sportello inoltre interviene con attività finalizzate alla regolarizzazione dei contratti di lavoro delle assistenti familiari e realizza corsi di formazione per le stesse operatrici familiari. PROGETTI SPERIMENTALI: • PROGETTO TELEFONIA SOCIALE: il progetto telefonia sociale è rivolto alle persone anziane che vivono al proprio domicilio, offrendo un sostegno concreto non solo nel fornire informazioni e orientamento alla rete territoriale dei servizi ma anche attivando servizi e interventi domiciliari, quali ad esempio trasporto, consegna farmaci o spesa ecc.. Il progetto è promosso dalle rete associativa AUSER in collaborazione con ASL e l’ambito del territorio. • PROGETTO DI AIUTO NEL DOPO DIMISSIONI: il progetto frutto di un accordo fra la Consulta del Volontariato di Ostiglia, l’Azienda Ospedaliera “Carlo Poma” di Pieve di Coriano e il PdZ, tende a creare disponibilità da parte delle associazioni di volontariato per fornire un aiuto di prossimità amicale (esclusi gli interventi sanitari e infermieristici) a situazioni di persone particolarmente fragili individuate dal personale della struttura ospedaliera nel primo periodo successivo a quello delle dimissioni ospedaliere. Gli interventi vanno a sostenere le persone suddette nel far fronte alle piccole necessità quotidiane (acquisto di farmaci, acquisto generi alimentari, ecc). 40 • PROGETTO “HOUSING SOCIALE”: il progetto riguarda la possibilità di ospitare presso strutture di RSA con posti letto non accreditati e per un periodo limitato, persone anziane autosufficienze, bisognose di un alloggio con un servizio alberghiero. PROPOSTE PER IL DISTRETTO DI OSTIGLIA FEDERAZIONI PENSIONATI SPI-FNP-UILP Le Federazioni pensionati Spi-Fnp-Uilp sottolineano i seguenti punti da inserire nella programmazione triennale 2015-2017. Piena valorizzazione secondo gli effettivi bisogni, nella logica della presa in carico, di tutti quei servizi a partire dall'ADI, il SAD che permettono il mantenimento delle persone al loro domicilio anche in situazioni di fragilità,implementando percorsi collegati con le dimissioni protette e la rete delle cure oncologiche; Individuazione sin dal ricovero in ospedale e per tutto il periodo di cura ospedaliero di percorsi ad hoc per l'anziano cronico ricoverato; Sperimentazione di nuovi modelli organizzativi, tra i quali l'infermiere di famiglia rispondenti ai crescenti bisogni delle persone seguite sul territorio e a domicilio, per dare risposte adeguate ai bisogni che coinvolgono diverse aree dell'assistenza primaria, in collaborazione con i medici di medicina generale; Progetti sperimentali e interventi di qualificazione delle assistenti familiari per anziani e disabili; Convenzioni per l'acquisizione presso RSA dell'Ambito di posti letto per ricoveri di sollievo e/o pronto intervento o Alzheimer e/o dimissioni protette dopo l’uscita ospedaliera precoce; Processo di omogeneizzazione dei diversi servizi ed interventi socio-assistenziali attuati dalle Amministrazioni comunali d'ambito e individuazione precisa del punto di accesso della presa in carico; 41 Attenzione alla prevenzione nonché agli stili di vita attraverso la promozione di gruppi di cammino strutturati e guidati e spinta per progetti di vivibilità del territorio; investimenti costanti nel tempo per gli anziani sulle tematiche del movimento e dell’alimentazione; Possibilità di prevedere centri di aggregazione per anziani che abbiano una visione intergenerazionale; Pubblicizzazione massima a livello di ambito dei servizi offerti e delle opportunità presenti , al fine di rendere consapevoli tutti i cittadini dell’esistenza degli stessi. Fermo restando i requisiti di partecipazione, i criteri di attribuzione, le modalità di presentazione delle domande, le scriventi OO.SS ritengono opportuno prevedere una compartecipazione alla spesa sociale da parte delle famiglie,attraverso la progressione nonché fasce di esenzione totale ai costi per le famiglie meno abbienti e il pagamento totale del servizio per la fasce con redditi molto alti, individuando una soglia di povertà più alta rispetto a quella concordata nella triennalità precedente, alla luce anche dell’entrata in vigore del nuovo sistema di calcolo ISEE, per il quale è auspicabile definire criteri di compartecipazione e sogli di esenzione adeguate a livello distrettuale o provinciale. 42 43 ESITI DELLA PROGRAMMAZIONE ZONALE 2012/2014 OBIETTIVI AZIONI • • • Garantire - mantenere e potenziare i servizi presenti nel territorio • • Promuovere il principio di equità per l’accesso ai servizi a livello distrettuale. • Azioni che favoriscano un aumento di consapevolezza e del grado di responsabilizzazione dei cittadini riguardo alla spesa sociale Compartecipazione dei cittadini alla spesa per i servizi di cui beneficiano Favorire il reperimento di risorse esterne individuando canali di finanziamento alternativi al finanziamento pubblico (Fondazioni – Istituto di credito ecc..) Definizione di procedure di controllo delle dichiarazioni di responsabilità relative al reddito familiare anche mediante la definizione di accordi con la Guardia di Finanza Coinvolgimento del mondo delle Imprese e delle rappresentanze sindacali nella progettazione di iniziative sperimentali e innovative di welfare aziendale per attivare un meccanismo virtuale che può produrre benessere e risorse per l’intera comunità Istituzione di regolamenti distrettuali per l’accesso e la compartecipazione nel pagamento dei servizi. 44 RISULTATI Obiettivo raggiunto. Da integrare e sviluppare ulteriormente Ad oggi l’accesso ai servizi dell’area distrettuale non è omogeneo, non esistono criteri uniformi e regole comuni. Verificare la qualità dei servizi erogati in regime di integrazione sociosanitaria e non Ce.A.D.: Garantire sul territorio un elevato livello di integrazione tra i diversi servizi sanitari, sociali e assistenziali. Garantire la continuità assistenziale a soggetti sub-acuti • • Formazione in ambito socio-sanitario integrato in modo da fornire continuità tra le diverse azioni di cura e assistenza attraverso la realizzazione di percorsi integrati. Obiettivo raggiunto • Presa in carico globale integrata e continuativa dei casi complessi • Monitoraggio costante del bisogno e dell’appropriatezza degli interventi programmati • Creazione di posti letto, per periodi temporanei, in strtture socio-sanitarie al Obiettivo non raggiunto fine di accompagnare la persona al graduale rientro al proprio domicilio. • Sostenere il caregiver e le famiglie • • • Potenziamento badanti • • • • Sportello Creazione e sviluppo di sinergie con il terzo settore Somministrazione questionari di customersadisfaction agli utenti e ai familiari Obiettivo non raggiunto • • Promozione di politiche di conciliazione nella gestione dei tempi di lavoro e di cura dell’anziano e del malato grave Potenziare il numero dei C.D.I sul territorio Attivazione di voucher tutelari per sollievi settimanali e ricoveri di sollievo Formare caregiver informali per sostituire i familiari nell’assistenza del congiunto Formazione del personale addetto Incrementare il numero degli sportelli sul territorio Realizzazione di una banca dati informatica Regolamentazione (accordi, convenzioni o protocolli operativi) delle diverse forme di collaborazione con i soggetti del Terzo settore in particolare: la coprogettazione la sperimentazione di nuovi servizi, prevedendo anche una compartecipazione 45 Obiettivo raggiunto, attraverso finanziamenti regionali gestiti a livello del CeAD distrettuale Si è mantenuto lo standard esistente Da integrare ulteriormente e sviluppare • • • Prevenzione Formazione agli operatori della domiciliarità Protezione giuridica • • economica la sperimentazione di nuove modalità gestionali Sviluppo da parte del terzo settore di una propria lettura del bisogno sociale e di una propria progettualità. Creazione di alloggi protetti per anziani.al fine di mantenere l’anziano nel tessuto sociale e ridurre situazione di emarginazione e disagio e conservando le autonomie residue. Da integrare e sviluppare Promuovere iniziative di sensibilizzazione della popolazione anziana sui temi ulteriormente della salute e della prevenzione in collaborazione con l’ASL, coinvolgendo i diversi soggetti del terzo settore che attivano eventi aggregativi per anziani Promuovere percorsi di formazione rispetto al cambiamento del Target Obiettivo raggiunto assistenziale (pazienti in fase terminale). • Promuovere la formazione di AdS (amministratori di sostegno) • Sensibilizzare e incentivare gli AdS formati all’iscrizione all’albo provinciale. 46 Obiettivo raggiunto PROGRAMMAZIONE ZONALE 2015/2017 Titolo Obiettivo Tipologia di obiettivo Favorire la Generale domiciliarità e strategico Interventi/azioni di sistema -Interventi socio-assistenziali-sanitari ed economici che supportino e/o sollevino i familiari (caregiver/assistente familiare) che accudiscono al domicilio l’anziano fragile -Promuovere la valutazione multidisciplinare del bisogno dell’anziano e della sua famiglia -Promuovere un’attiva collaborazione con i Medici di Medicina Generale, le Dimissioni Protette, i Servizi territoriali, l’anziano e la sua famiglia -Promuovere la qualificazione del personale non istituzionale (caregiver/assistente familiare/Terzo Settore) che si occupa dell’assistenza all’anziano -Costruire progetti/convenzioni tra Servizi Istituzionali e il Terzo Settore - Promuovere percorsi di formazione rispetto al cambiamento del target assistenziale Risorse impiegate Strumenti utilizzati Indicatori di esito Finanziarie: Deliberazion i Regioni Lombardia n. interventi/ progetti realizzati Dgr 2942; Dgr 2655 (B1); Dgr 2883 (B2) risorse professiona li Scheda triage Scheda Barthel Regolamento PdZ Convenzioni/ Protocolli d’intesa tra Enti Pubblici o Terzo Sociale 47 Range di valutazi one ≥ 90 % Strumenti di valutazione Report con dati Tempistica triennalità Generale Consolidare e potenziare i Servizi presenti nel territorio Strategico -Verifica carico di lavoro degli operatori nei Servizi e adeguamento risorse del personale Finanziarie, per rispondere adeguatamente ai bisogni Professiona -Monitoraggio e riqualificazione periodica dei le, Servizi erogati -Compartecipazione dei cittadini alla spesa dei Strutturali Servizi di cui beneficiano Moduli di monitoraggio e di verifica -Istituzione di regolamenti distrettuali per l’accesso e la compartecipazione nel Professiona pagamento dei servizi. li Regolamenti distrettuali Omogeneizz azione accesso ai servizi a livello distrettuale. 48 Normativa di riferimento n. utenti presi in carico e relativo n. progetti realizzabili ≥ 50 % Adesione e applicazio ne da parte di tutti i Comuni del PdZ dei Regolame nti approvati nell’Asse mblea dei Sindaci ≥ 50 % Report con dati triennalità triennalità Generale Strategico Migliorare l’integrazion e tra Servizi Istituzionali -Favorire momenti di raccordo, confronto e programmazione tra gli operatori Servizi dei diversi Servizi Costruire una cartella informatica socio sanitaria dell’anziano condivisa e accessibile da tutti gli attori della rete istituzionale Finanziarie, Professiona le, Strutturale Cartella informatica socio sanitaria Partecipazi one alle riunione di equipe Riunione d’equipe Coprogettazio ne ≥ 70 % Report con dati triennalità ≥ 70 % Report con dati triennalità n. cartelle informatic he realizzate Strategico Creazione e sviluppo di sinergie tra i Servizi Istituzionali e il Terzo Settore -Regolamentazione (accordi, convenzioni, Finanziarie, protocolli operativi) delle diverse forme di Professiona collaborazione con i soggetti del Terzo settore le, Strutturale Regolamenti, accordi, convenzioni e protocolli d’intesa operativi Partecipazi one alle riunione tra Servizi Coprogettazio ne 49 Sviluppo di sinergie e Strategico collaborazio ni tra le varie associazioni di volontariato del territorio Generale • Identificazione di ogni singola associazione e esplicitazione della propria peculiarità operativa • Messa in rete delle varie attività/prestazioni portate avanti da ogni singola associazione al fine di evitare sovrapposizione e dispersione di risorse Finanziarie, Professiona le, Strutturale Regolamenti, accordi, convenzioni e protocolli d’intesa operativi Partecipazi one alle riunione tra Servizi ≥ 70 % Report con dati triennalità Partecipazi ≥ 90 % one attiva della popolazion e agli incontri informativi Report con dati triennalità Creazione di posti letto Report con dati triennalità Coprogettazio ne Promuovere l’informazio ne sui Servizi e opportunità presenti sul territorio -Creazione di un deplian per l’anziano e la sua Finanziarie, famiglia nel quale siano esplicitati in modo Professiona preciso, chiaro e sintetico le informazioni sui le Servizi e opportunità del territorio ( in cosa consiste, a chi si rivolge, modalità di accesso, costi, ecc) -Divulgazione del deplian suddetto in modo capillare -Raggiungere la popolazione attraverso un ciclo di incontri pubblici Deplian informativo Specifico Garantire le e strategico cure intermedie -Creazione di posti letto in strutture sociosanitarie per periodi temporanei, al fine di accompagnare la persona anziana al completamento del suo percorso di cura, l’eventuale e graduale rientro al proprio domicilio e la possibilità ai familiari di organizzare l’assistenza adeguata nel suo ambiente di vita Accordi politici tra vari livelli Istituzionali Finanziarie, Professiona le, Strutturale 50 Incontri pubblici ≥ 50 % Specifico e strategico Prevenzione e promozione degli stili vita “sani” -Promozione dell’attività fisica e di movimento (es. gruppi di cammino strutturati e guidati) -Promozione e controllo dell’alimentazione -Promozione dell’igiene personale e dell’ambiente in cui vive l’anziano -iniziative di sensibilizzazione all’utilizzo degli strumenti tecnologici (PC, telefoni cellulari, ecc..) quali strumenti ormai presenti nel vivere quotidiano e con funzione di stimolazione cognitiva -sensibilizzazione dell’anziano a sottoporsi a indagine diagnostiche (screening) -valorizzazione dei centri di aggregazione Finanziarie, Professiona le, Strutturali Cure Palliative Partecipazi one attiva della popolazion e ≥ 70 % Report con dati triennalità ≥ 90 % Report con dati triennalità Attività motorie n. attività realizzate Consulenze con esperti delle prestazioni socio Finanziarie, assistenziali erogate dai Comuni del PdZ e Professiona quelle sanitarie erogate dall’Azienda le Ospedaliera “Carlo Poma” in favore di malati in regime di ospedalizzazione domiciliare • Integrazione Specifico Corsi di formazione e informazione 51 Protocollo d’intesa operativo n. utenti presi in carico AREA EMARGINAZIONE E DIPENDENZE Analisi del contesto e dei bisogni del territorio Nel triennio 2012-2014 la crisi economica ed il sisma del Maggio 2012 hanno incrementato le problematiche tipiche dell’area in trattazione, imponendo una nuova ed indispensabile riflessione circa le fasce di popolazione che si trovano in condizione di maggior fragilità socio- economica ed abitativa. Nello specifico, la crisi economica ha delineato numerose e, soprattutto, inedite categorie di persone a rischio di emarginazione ed ha comportato un aggravamento della situazione di coloro che già vivevano nella fragilità: la difficoltà di trovare un’occupazione lavorativa, la precarietà del mercato del lavoro e le susseguenti problematicità nel pagamento di utenze e canoni d’affitto. Per di più, il sisma che nel Maggio del 2012 ha colpito i Comuni limitrofi all’Emilia Romagna, ha comportato un ulteriore aggravio delle problematiche già esistenti: a causa dei danni arrecati, molte ditte hanno dovuto chiudere o dislocare i propri stabilimenti altrove, determinando spesso la sospensione della produzione o, altrettanto spesso, la sua interruzione, causando, in un primo momento, numerosi cassintegrati ed, in secondo momento, un cospicuo numero di disoccupati. Altresì, la problematica abitativa si è acuita in quanto, numerosi edifici hanno subito ingenti danni strutturali, spesso talmente importanti da dover dichiarare l’inagibilità dell’intero immobile con la successiva necessità di ricercarne uno alternativo, imponendo anche alle persone residenti nelle zone maggiormente colpite di trasferirsi altrove e spesso in diversi Comuni del nostro Distretto. Conseguenze correlate ai problemi sopra evidenziati sono relative all’incremento esponenziale del numero di richieste di aiuto che arrivano ai servizi, non più, come in passato avveniva per la maggior parte, in qualità di singoli, bensì come nuclei familiari portatori di bisogni complessi ed, al contempo, con elevate aspettative circa l’esigenza di avere risposte mirate e qualitativamente elevate. Tali bisogni hanno condotto a correggere la modalità e gli interventi attuati dal servizio sociale professionale: da un lavoro fortemente fondato sulla prevenzione e sulla progettazione, alla gestione dell’emergenza, spesso riuscendo unicamente a tamponare e/o rimandare l’insorgenza del problema. Tali azioni, oltre a dimostrarsi poco efficaci, non sono nemmeno più sostenibili ed inducono gli operatori a riflettere circa lo sviluppo di un nuovo approccio, che investa sulle capacità 52 residue dei soggetti da impiegarsi per contribuire all’uscita dallo stato di bisogno, oltreché su una fattiva collaborazione tra gli attori della rete presenti sul territorio. Con l’aumento della crisi del mercato del lavoro, sono aumentati anche le richieste di accesso agli ammortizzatori sociali della cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS), della cassa integrazione guadagni in deroga e della mobilità. Sul nostro Distretto le aziende che nel corso del 2014 hanno attivato una procedura di: - CIGS sono state 6, per un totale di 151 lavoratori coinvolti; - Cassa integrazione straordinaria sono state 9; - Cassa integrazione guadagni in deroga sono state 84 al 31/10/2012 (n. 353 di lavoratori coinvolti), 44 al 31/10/2013 (n. 154 di lavoratori coinvolti), 38 al 31/10/2014 (n. 149 di lavoratori coinvolti); - Mobilità sono state 88 nel 2012, 9 nel 2013 e 12 nel 2014. I lavoratori coinvolti sono stati 202 nel 2012, 74 nel 2013 e 108 nel 2014. Le domande per beneficiare del “Buono sociale famiglie per superare momenti di particolare difficoltà a seguito della crisi economica” sono state n. 143 nel 2011, n. 188 nel 2012 e n. 136 nel 2014. Una delle specificità dell’area in trattazione riguarda le persone in carico all’Uepe di Mantova che dall’1.3.2014 all’1.3.2015 ha gestito complessivamente 67 procedimenti relativi a soggetti in esecuzione penale, interna al carcere o esterna in misura alternativa, afferenti al Distretto di Ostiglia. Nel triennio 2012-2014 le positive collaborazioni tra l’Uepe, gli Enti e le Associazioni del Distretto si sono consolidate dando vita a molte fruttuose interlocuzioni ed, in alcuni casi, si è giunti alla formulazione di progetti integrati dove le risorse economiche e relazionali dei servizi sono state messe in campo in maniera condivisa e alternata, a seconda delle reciproche disponibilità e delle esigenze del progetto. Inoltre, nel triennio gli operatori afferenti a servizi differenti si sono incontrati in aule formative, sostenendo insieme le nuove istanze prodotte dai cambiamenti sociali e normativi in atto; a titolo esemplificativo, particolarmente importante è stata la formazione relativa alla giustizia riparativa, attuata nell’ambito del progetto IRIS- Individuo, Riparazione, Integrazione, Società (promosso dall’Uepe in collaborazione con l’Associazione Libra Onlus dell’Istituto di Criminologia di Mantova FDE e la cooperativa Hike). Rispetto alla tematica della giustizia ripartiva, ovvero la possibilità di pensare a un modo diverso per sanare i conflitti e ricomporre la frattura tra il reo e la 53 società, essa rappresenta una sfida sia per il sistema penale, sia per la comunità che è chiamata a partecipare al processo di responsabilizzazione dell’autore di reato verso la comunità stessa. Sempre in tema di riparazione si segnala che nel 2013, grazie all’Ufficio di Piano che ha consentito la partecipazione dell’Uepe ad un’Assemblea del Sindaci, è stato avviato un proficuo confronto con la Consulta Organizzazioni di Volontariato di Ostiglia; dal confronto è scaturita una convenzione finalizzata a promuovere la responsabilizzazione e il reinserimento sociale delle persone in esecuzione penale attraverso l’attività di volontariato. Nell’ambito più specifico delle dipendenze, negli ultimi anni, l’uso di sostanze psicoattive legali e illegali si è “normalizzato” culturalmente, sino ad essere considerato, specie tra i giovani, una condotta tollerabile. Questo processo è sostenuto dai nuovi media e dai social network che, spesso ne facilitano l’accesso, esaltandone gli effetti in termini di maggior visibilità, gratificazione e benessere individuale e/o collettivo. Il fenomeno della dipendenza, in tutte le svariate forme nelle quali si manifesta, non può più essere considerato come una problematica individuale, bensì come un problema familiare, che coinvolge i vari componenti del nucleo e che richiede risposte complesse ed integrate. In questi ultimi anni, anche a fronte di una maggiore disponibilità di offerta sul territorio, si è assistito ad un incremento della problematica legata al gioco d’azzardo, entrato a pieno titolo nell’ambito delle dipendenze che, di conseguenza, richiedono la predisposizione di interventi e di una progettazione mirata. A livello regionale, mediante la l.r.n. 8/2013, sono state definite le disposizioni finalizzate alla prevenzione e al contrasto di forme di dipendenza dal gioco d'azzardo patologico (GAP), nonché al trattamento e al recupero delle persone che ne sono affette ed al supporto delle loro famiglie. La legge prevede, inoltre, misure volte a contenere l'impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco d'azzardo lecito sulla sicurezza urbana, la viabilità, l'inquinamento acustico e il governo del territorio. Alla realizzazione di tali finalità concorrono: i Comuni, le ASL, i soggetti del terzo settore ed altri enti accreditati per i servizi nell'area delle dipendenze. Molteplici sono state le azioni previste sino al raggiungimento della DGR n. X/856/2013, che si è rivelata essere il primo provvedimento attuativo a sostegno della famiglia e dei suoi componenti fragili affetti da GAP. Nello specifico, essa prevedeva la presa in carico ambulatoriale delle persone affette da GAP mediante due azioni: sensibilizzazione ed informazione della popolazione attraverso 54 l’organizzazione da parte delle ASL di interventi di prevenzione specifici in contesti scolastici, nel mondo del lavoro e presso gli ambiti di aggregazione, oltreché alla comunità; accoglienza, presa in carico e cura dei soggetti affetti da GAP tramite percorsi psicodiagnostici, consulenza sanitaria, trattamenti psicologici individuali e/o di gruppo e tutoraggio economico. Inoltre, la DGR n. 1314/2014 ha stato approvato il “Programma 2014 per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco patologico” che individua le azioni cui dare attuazione nel corso dell’anno: • istituzione di un numero verde per segnalazioni e richieste di aiuto; • azioni informative e formative per esercenti, operatori di polizia locale, operatori sociali, sociosanitari e sanitari, operatori delle associazioni di consumatori e utenti e degli sportelli welfare; • sostegno ai soggetti del terzo settore che costituiscono gruppi di auto-aiuto, consulenza, orientamento e sostegno ai singoli e alle famiglie; • progettazione territoriale sul fenomeno del gioco d'azzardo in collaborazione con ASL ed enti locali; • sostegno alle associazioni a tutela dei diritti di consumatori e utenti che realizzino attività di informazione e sensibilizzazione sui rischi della pratica del gioco d'azzardo; • diffusione di materiale informativo sui rischi correlati al gioco e sui servizi di assistenza alle persone. Sul nostro territorio Ethica Onlus, in collaborazione con ASL ed Enti Locali, nel 2012 ha istituito sportelli a cui è stato possibile accedere anche in forma anonima, finalizzati all’ascolto, all’accoglienza e all’accompagnamento di persone e/o famiglie vittime di tale situazione, anche formando personale SERT. L’obiettivo che si è inteso perseguire, spostando il percorso d’aiuto da luoghi istituzionali a spazi più informali, è stato quello di raggiungere quelle persone che, affette da detta compulsività, difficilmente si sarebbero rivolte ad un servizio, spesso vissuto come luogo di cura per la tossicodipendenza, lavorando con la famiglia e non unicamente con il giocatore. E’ attivo anche un n. verde, proprio per la difficoltà che i giocatori hanno di approccio ai servizi pubblici. Inoltre, è aperto un dibattito, anche con il parere favorevole dei Movimenti NO-SLOT, si è mantenuto uno sportello di ascolto, di sostegno e di consulenza legale, presso la sede di Ethica 55 Onlus a Mantova. Al contempo, in relazione alla grave emergenza abitativa ed alla grave emarginazione, Ethica Onlus si è resa disponibile a collaborare con il Distretto per portare sul territorio la positiva esperienza del progetto “Casa Famiglia”, già positivamente attivata presso il Comune di San Giorgio destinato a persone portatrici di bisogni complessi. Un’ulteriore problematica emersa nel corso del triennio e che ha condotto ad una sempre più integrata progettazione, riguarda la tematica della violenza contro le donne che ha trovato concretizzazione in un progetto formativo finalizzato alla prevenzione ed alla lotta contro la violenza di genere, attivato dall’’Azienda Ospedaliera Carlo Poma, unitamente al Dipartimento Emergenza-Urgenza ed al Dipartimento Materno-Infantile, con la collaborazione della Scuola di Alta Formazione in Scienze Criminologiche – CRINVE (Istituto FDE di Mantova) e l’Associazione LIBRA (Rete per lo Studio e lo Sviluppo delle Dinamiche di Mediazione di Mantova) con il supporto del Dipartimento Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’iniziativa mira ad attivare una serie di azioni coordinate in supporto delle vittime di violenza e maltrattamento, evitando la frammentarietà delle risposte, promuovendo interventi sinergici mediante l’implementazione della procedura per la gestione delle donne vittime di violenza nelle strutture di Pronto Soccorso la gestione dell’emergenza e del primo intervento, il follow-up e la fuoriuscita dalla violenza, secondo un unico percorso di sostegno in cui tutti sono consapevoli dell’obiettivo e del proprio ruolo. Dal confronto tra i rappresentati del Tavolo (specialmente Comuni, UEPE e rappresentanti afferenti al Terzo Settore) è emersa la necessità di: - diffondere la conoscenza delle buone prassi e degli interventi attuati dagli stakeholders; - coordinare le azioni al fine di non disperdere le risorse, non duplicare gli interventi e ricomporre i servizi per facilitare i progetti d’aiuto in favore delle persone; - sensibilizzare la comunità per riabituare le persone alla solidarietà, ai legami di vicinato in un’ottica di welfare generativo. 56 Offerta dei servizi attivi sul territorio - Caritas/Centro di Ascolto i cui principali servizi si articolano in: ascolto delle persone in difficoltà, distribuzione di beni di prima necessità quali alimenti, indumenti, piccoli mobili ed elettrodomestici, farmaci da banco, prodotti per l’igiene della persona e della casa, fornitura di latte in polvere, pannolini usa e getta e lavabili, corredini e attrezzatura per l’infanzia, erogazione di aiuti per i figli in età scolare in materia di trasporto e cancelleria, dono di giocattoli, erogazione di contributi economici a sostegno del reddito, voucher lavoro, segretariato sociale per l’immigrazione. Inoltre, nel triennio, sono stati attivati progetti specifici: “Un tessuto per la maternità”, orientamento al lavoro, “Non ci arrendiamo…noi arrediamo”, “Stiamoci dentro”; a seguito dell’emergenza sisma, ospita l’Associazione “Una casa per tutti”. - Namaste che gestisce un Centro di Ascolto, fornisce beni di prima necessità (indumenti, alimenti, etc.), e sostegno economico (contributi per affitti, utenze domestiche, ticket medici, spese farmaceutiche e/o per alimenti/presidi per neonati, biglietti ferroviari, etc.), offre accoglienza, per brevi periodi e per motivate ed urgenti necessità, nel proprio Centro di Prima Accoglienza, promuove iniziative atte alla diffusione delle cultura dei valori della Pace, della Giustizia, dell’Accoglienza e della Solidarietà, con la realizzazione di manifestazioni e convegni, e con la collaborazione con vari istituti scolastici per la elaborazione e realizzazione di progetti educativi. - Centro per l’Impiego - Servizio di Informagiovani - Sindacati, Patronati, - INPS - Croce Rossa - Appartamenti di housing sociale destinati a prevenire situazioni di emergenza sociale abitative, per soggetti residenti nel Distretto di Ostiglia in situazione di emarginazione o 57 disagio. Nel precedente triennio si è realizzato un progetto housing sociale in accordo con la Cooperativa Sociale ‘Il Ponte’, la cui convenzione è stata recentemente rinnovata. - Associazione Alcolisti Anonimi: un’associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare gli altri a recuperarsi dall’alcolismo. Nel corso del triennio è incrementata la presenza sul territorio con campagne informative e di sensibilizzazione sul Distretto, rendendosi maggiormente visibili e facilmente contattabili. - SERT: negli anni è stata mantenuta una fattiva attività di prevenzione primaria e secondaria in collaborazione con i Servizi del territorio, l’Azienda Ospedaliera ed il Terzo Settore e, per il prossimo triennio, si intende delineare una progettualità che rafforzi il coordinamento, la messa in rete delle risorse disponibili e l’integrazione degli interventi. - Collaborazione con enti accreditati dal tribunale per LPU - Sportelli aperti sul territorio per progettazione territoriale Enti – Terzo settore. 58 Esiti programmazione 2012/2014 Obiettivo di programmazi one SOSTEGNO AL CREDITO Interventi/progetti/servizi previsti – Azioni di sistema Risorse impiegate Azioni realizzate Azioni in con concomitanza con l’emergenza post- sisma: Avviare azioni di Microcredito a livello distrettuale Banca etica Servizi sociali comunali Associazioni di volontariato Caritas- Ufficio Proximis Namaste -MxIT- progetto di microcredito per l’Italia di Etimos Foundation Risultati Parzialmente raggiunto - Ufficio Proximis di Caritas Mn SOSTEGNO AL CONSUMO Sportello consulenza nell’ambito delle problematiche economico-finanziarie: rate di mutui o di finanziamenti troppo alte per essere onorate, assicurazioni, carte revolving, perizie, etc. “Lo sportello Salvadanaio” in collaborazione con il Terzo Settore // Non raggiunto Last Minute Market: campagna di promozione dell’iniziativa Predisporre inviti ai Supermercati territoriali per promuovere l’iniziativa Sensibilizzazioni dei commercianti da parte del Terzo settore Parzialmente raggiunto Banco alimentare e farmaceutico: Raccolta viveri presso le strutture di vendita, campagna di promozione dell’iniziativa e affiancamento per la creazione, ove non presenti, di punti di raccolta alimentari all’interno degli esercizi commerciali ai quali possano accedere enti o associazioni adibite al ritiro e alla distribuzione SOSTEGNO AL REDDITO Uniformare sul Distretto l’accesso a titoli sociali, contributi economici ed agevolazioni al pagamento di servizi comunali attraverso modalità di verifica e valutazione comuni per tutto il distretto (calcolo ISEE e Associazioni di volontariato Caritas parrocchiali; Croce Rossa Associazioni locali (Anspi, Avis Gruppo Scout e Namaste) Servizi sociali comunali; Cittadinanza; Esercizi commerciali sensibili Servizi Sociali Comunali Regione Lombardia Provincia di Mantova 59 -Unione farmacisti cattolici presso Caritas Mn -raccolta alimentare presso alcuni supermercati sensibili al problema // Parzialmente raggiunto Non raggiunto fasce di reddito) SOSTEGNO AL LAVORO Integrazione funzionale fra i servizi al lavoro e i servizi sociali - momenti formativi condivisi, reciproca conoscenza degli strumenti in uso, scambio di informazioni; Creare percorsi di accesso al lavoro facilitati affiancando i potenziali lavoratori con progetti socioeducativi, integrandosi anche con l’area della disabilità e della fragilità adulta (dipendenze - salute mentalemisure alternative alla detenzione) Provincia di Mantova Centro per l’impiego Informagiovani Programmare percorsi di formazione professionale e di riqualificazione mirata alle reali necessità formative delle aziende del territorio Ufficio pari opportunità- per il tema della conciliazione - in rete con Asl e Regione Promuovere interventi di conciliazione vita e lavoro SOSTEGNO ALLA CASA Continuare azioni di Housing Sociale con il mantenimento della disponibilità di tre unità abitative Fondo Sostegno Affitto Servizio di formazione professionale- Forma- Ial- CfpEnaip anche quelli Regionali Aziende locali e organizzazioni di imprese e Cooperative Sociali Servizi sociali di base Cooperativa “Il Ponte” Associazioni del Terzo Settore Regione Lombardia Organizzazioni sindacali ALER Servizi sociali Comunali 60 Compagne informative Parzialmente raggiunto Collaborazioni con i servizi specialistici Parzialmente raggiunto // Non raggiunto Dote conciliazione Raggiunto Consolidamento degli interventi attivi Raggiunto Consolidamento degli interventi attivi Raggiunto SOSTEGNO IN FASE DI EMERGENZ A SOCIALE Progettare percorsi, nell’ambito del Piano di zona condivisi con chi gestisce strutture di accoglienza e/o servizi per la grave marginalità con l’obiettivo di gestire l’emergenza dalla fase di accoglienza, al progetto individualizzato fino al re-inserimento nella comunità locale; Istituire una collaborazione tra l’Uepe e i Comuni per la gestione delle istanze alla Magistratura di sorveglianza dei soggetti in carico agli Istituti di pena per le misure alternative alla detenzione Mantenere il sostegno economico attraverso il Buono sociale famiglie per superare momenti di particolare difficoltà a seguito della crisi economica CONTRAST O ALL’USO DI SOSTANZE STUPEFAC ENTI LEGALI ED ILLEGALI Rafforzamento della collaborazione tra dipartimento delle dipendenze, i Comuni, l’equipe del carcere, le associazioni e i Centri di auto- aiuto alcologico nel favorire progetti di life skills e peereducation nelle scuole per promuovere la salute e per agganciare l’utenza quanto prima possibile Ufficio di Piano Cooperativa Il Ponte Le Caritas parrocchiali Croce Rossa Centro Aiuto alla vita Associazionismo in senso lato NAMASTE I servizi sociali comunali Le forze dell’ordine: polizia e carabinieri Gli ospedali L’ufficiale giudiziario Il tribunale ordinario e per i minorenni Comuni: individuare nell’area afferente la polizia locale una figura professionale che gestisca le istanze e le risposte con l’Uepe di Mantova Collaborazione attiva tra Servizi istituzionali e Terzo Settore Raggiunto Consolidamento della collaborazione e formulazione di progetti integrati Raggiunto Ufficio di Piano Provincia Associazioni Industriali Mantenimento Raggiunto Sert Azienda Ospedaliera Comuni Terzo Settore Interventi ASL- A.O.C.Poma (progetto “Diamo voce ai ragazzi”- Progetto “LST”) e Terzo Settore Raggiunto 61 SOSTEGNO EDUCATIV O Inserimento lavorativo con borse lavoro e lavori socialmente utili Centro di solidarietà ARCA Comuni Consolidamento della collaborazione Parzialmente raggiunto Rafforzamento della collaborazione con le varie Associazioni che operano nel settore per la promozione di coesione sociale, intervenendo già sull’infanzia per propagandare sani stili di vita , attraverso l’esperienza di figure significative che hanno vissuto personalmente la situazione Associazioni di volontariato Comunità ASL Gruppo alcoolisti anonimi e AlANon Comuni Rafforzamento della collaborazione Raggiunto 62 Nuova programmazione 2015-2017 Titolo Obiettivo Tipol ogia di obiett ivo Interventi/azioni di sistema SOSTEGNO AL LAVORO Gener ale Riqualificazione mirata nel mondo del lavoro SOSTEGNO AL CREDITO Risorse impiegate Professionali: CPI Centri di Formazione Professionale Strumenti utilizzati Indicatori di esito Rang e di valut azion e Corsi di formazione permanente Quantitativo: numero di persone informate delle azioni disponibili 70% Iscrizioni ai corsi Quantitativo (n. partecipanti) e qualitativo (effettiva occupabilità) 60% Raccolti dati 2015-2017 Strumenti di valutazion e Tempistica 2015-2017 Speci fico JobKit- Un senso sociale per trovare lavoro Professionali e finanziarie Corsi di formazione Strate gico Incrementare i percorsi di alternanza scuolalavoro Professionali Protocolli Qualitativo Si Raccolti dati 2015-2017 Strate gico Microcredito: riavvio Prestito della Speranza mediante Ufficio Proximis di Caritas Mn Finanziarie e professionali Protocolli procedure Quantitativo e qualitativo 60% Raccolta dati 2015-2017 63 SOSTEGNO AL CONSUMO SOSTEGNO AL REDDITO Speci fico Rafforzamento della collaborazione tra Ente Locale e Terzo Settore per garantire specifiche risposte ai bisogni 50% Raccolta dati, cartelle sociali 2015-2017 Quantitativo e qualitativo 60% Raccolta dati, cartelle sociali 2015-2017 Procedure, banche dati Quantitativo e qualitativo 50% Raccolta dati 2015-2017 Professionali e volontariato Procedure, banche dati Quantitativo e qualitativo 50% Raccolta dati 2015-2017 Professionali, volontariato e finanziarie Protocolli, procedure Quantitativo e qualitativo 60% Raccolta dati, cartelle 2015-2017 Finanziarie e professionali Procedure, cartelle sociali Quantitativo e qualitativo Strate gico Raccolte prodotti alimentarie e non in supermercati, scuole e parrocchie mediante campagna di sensibilizzazione Professionali e volontariato : Terzo Settore, Parrocchie, Comuni, Scuole,Banco Alimentare Procedure, banche dati Strate gico Last- minute market: ampliare la sensibilizzazione nelle attività commerciali Professionali e volontariato Strate gico Banco farmaceutico: ampliare la sensibilizzazione nelle farmacie Gener ale Mantenimento del “Buono sociale famiglie per 64 superare momenti di particolare difficoltà a seguito della crisi economica”, incremento dell’uso del voucher INPS ed estensione del Servizio Civico Comunale (v. progetto Ostiglia) Uniformare a livello distrettuale l’accesso alle prestazioni sociali Professionali Protocolli, procedure Qualitativo Professionali e finanziarie Protocolli, procedure Quantitativo e qualitativo Protocolli, procedure Qualitativo Si Raccolta dati 2015-2017 60% Raccolta dati, cartelle sociali 2015-2017 Mantenimento e rafforzamento dell’housing sociale: SOSTEGNO ALLA CASA Strate gico CONTRASTO ALL’USO DI SOSTANZE STUPEFACE Speci fico -“Casa Matilde” - un appartamento a Poggio Rusco, gestito da San Benedetto Onlus Potenziare le collaborazioni ed incrementare i progetti di Professionali (Operatori ASL,OperatoriA.O.C.Poma, Associazioni di volontariato,PDZ, Provveditorato agli studi) e 65 Si Questionar io di gradimento dell’attivit 2015-2017 prevenzione: NTI LEGALI ED ILLEGALI finanziarie à rivolto agli attori delle scuole che partecipan o -“Diamo voce ai ragazzi”rivolto ai ragazzi delle scuole II di primo e secondo grado articolato in fasi Valutazion e scientifica (Metodo Botvin) - Progetto Regionale LST rivolto alle scuole II di primo grado Monitorag gio regionale attraverso apposite griglie fornite agli insegnanti Strate gico Sensibilizzare ed informare la comunità circa le attività specifiche di prevenzione Strate gico Partecipazione a bandi sovracomunali in tema di prevenzione e cura delle Professionali e finanziarie Serate informative relative al tema del GAP Qualitativo Professionali e finanziarie Procedure, protocolli Qualitativo 66 Si Raccolta dati, cartelle sociali 2015-2017 Si Raccolta dati 2015-2017 dipendenze SOSTEGNO EDUCATIVO Gener ale Consulenzaeducazione e formazione nell’ambito delle problematiche economicofinanziarie Si Raccolta dati, cartelle sociali 2015-2017 Quantitativo e qualitativo 50% Raccolta dati, cartelle sociali 2015-2017 Qualitativo Si Cartelle Sociali 2015-2017 Professionale, anche in collaborazione Caritas- Ufficio Proximis Protocolli, procedure Qualitativo Gener ale Rafforzamento della cultura di giustizia riparativa e degli interventi di scambio e reciproco aiuto Professionali e finanziarie Procedure, cartelle sociali Gener ale Accompagnament o e promozione della cultura del nuovo welfare generativo, promuovendo l’attivazione di tutte le risorse disponibili nelle persone, nelle famiglie e nella comunità per creare valore nelle persone e nel territorio Professionale Procedure 67 68 AREA MINORI, GIOVANI E FAMIGLIE 69 ANALISI DEI BISOGNI DISTRETTO Nel corso dell’ultimo triennio si è riscontrato un significativo aumento del numero di famiglie che si rivolgono ai servizi, non più come singoli, ma come interi nuclei familiari, specialmente a causa del fatto che la crisi economica ha prodotto danni su una molteplicità di livelli: materiale, sociale, relazionale e di conduzione del ruolo genitoriale. E’ mutato anche il target delle famiglie che fanno riferimento ai servizi sia spontaneamente e sia in modo incidentale: dalle famiglie storicamente più povere sotto il profilo socio-culturale alle famiglie appartenenti al ceto medio produttivo o commerciale. Nello specifico oggi le famiglie vivono una “difficile normalità” per ragioni economiche, di organizzazione dei tempi, di disorientamento rispetto alle funzioni educative, sperimentando spesso una solitudine diffusa, un’assenza di riferimenti educativi condivisi con il conseguente indebolimento della capacità di comunicazione e di confronto. Nella famiglia in crisi si verifica un fenomeno di “negligenza educativa” intesa come difficoltà dei genitori di rispondere ai bisogni dei propri figli, oltreché una vulnerabilità nei comportamenti degli adulti seguente alle debolezze delle reti familiari e della povertà delle reti sociali. Il Servizio Sociale Professionale incontra sempre più spesso famiglie con problemi relazionali al loro interno, è alta la conflittualità di coppia e sono in aumento le separazioni, le famiglie allargate e i nuclei familiari di stranieri con figli di seconda generazione. Le conseguenze dei fenomeni sopra descritti sono rappresentate dall’incremento dei provvedimenti delle Autorità Giudiziarie e dei casi in carico al servizio di Tutela Minori. Fornire interventi di qualità a sostegno dei nuclei familiari fragili determina spese significative che mettono in difficoltà i Comuni, oltre a costituire un problema rilevante per i minori e le famiglie. Per la programmazione del prossimo triennio i componenti del tavolo (Enti locali, Servizio Tutela Minori, Scuole, ASL, Azienda Ospedaliera, Terzo Settore) concordano sull’indispensabile implementazione di servizi innovativi rivolti a prevenire il disagio nella fascia d’età (preadolescenza e adolescenza) maggiormente a rischio e al contempo più povera di servizi (carenza d’offerta - difficoltà di accesso alle offerte già presenti soprattutto per i minori che fanno parte dei nuclei più svantaggiati dal punto di vista socio- culturale). La progettazione dovrà essere il più possibile condivisa ed integrata tra gli attori che lavorano nell’ambito delle famiglie e dei minori e gli interventi dovranno svilupparsi dai luoghi di insorgenza 70 dei problemi considerando gli ambiti di interesse dei soggetti coinvolti. I minori hanno bisogno di socializzazione positiva, opportunità di formazione umana, di sviluppo delle capacità relazionali positive finalizzate alla crescita di una cultura giovanile attiva, partecipe e responsabile OFFERTA DEI SERVIZI ATTIVI SUL DISTRETTO TUTELA MINORI Il Servizio Tutela Minori si occupa di minori che si trovano in situazioni personali e familiari inadeguate o pregiudizievoli per la loro crescita quali maltrattamento fisico e/o psichico, violenze, grave trascuratezza, abbandono. Era chiamato ad operare esclusivamente su mandato dell’autorità giudiziaria, ma nell’ultimo triennio è emersa la necessità di un forte raccordo con i servizi sociali di base nell’ottica della prevenzione di segnalazione all’autorità giudiziaria. Risulta allo stato attuale la necessità di rafforzare questa collaborazione ampliando la possibilità di lavorare sulla prevenzione dell’insorgenza del disagio sociale. Nel prossimo triennio si lavorerà, come più avanti riportato, per dare una risposta ad un bisogno emergente nella fascia d’età 12-18, ma in futuro si dovrà considerare anche la fascia dei più piccoli (non più solo preadolescenti e adolescenti), ma anche ragazzi e bambini più giovani per contrastare maggiormente il disagio in età minorile, come già indicato nel progetto P.I.P.P.I.. La necessità di questi cambiamenti è stata evidenziata anche dall’ ASL Mantova nel documento di Programmazione e coordinamento dei servizi sanitari e socio sanitari, anno 2015, che recita:“Tutela Minori - I Consultori collaborano con i Servizi di Tutela dei Minori degli ambiti territoriali, per gli interventi di competenza sanitaria richiesti dall’Autorità Giudiziaria. Nel corso del 2015, le indicazioni regionali contenute nella DGR 2989/14 verranno recepite in occasione del rinnovo del protocollo d’intesa tra ASL ed Ambiti Territoriali della provincia. Tali indicazioni pongono all’attenzione la necessità di una maggiore integrazione tra Servizi Sociali e Sanitari, dove entrambi, in modo integrato pongono al centro del loro operato le famiglie e il loro progetto di vita, superando gli interventi che si connotano come mera applicazione degli strumenti giuridici. Gli ambiti territoriali di Mantova e Asola, attraverso la partecipazione al progetto interministeriale P.I.P.P.I. (Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) stanno sperimentando un modello di intervento che ha i medesimi obiettivi. Tale approccio è in sintonia 71 con le indicazioni fornite agli Ambiti Territoriali per la stesura della nuova programmazione sociale 2015-2017.” A livello distrettuale il Servizio di Tutela Minori è gestito in forma associata dai 17 Comuni ed affidato per il prossimo triennio alla Cooperativa C.S.A. di Mantova. Il numero di minori seguiti nel 2014 è stato di 145 (di cui 36 nuovi casi) corrispondente al 2% circa della popolazione minore residente. I minori di nazionalità italiana sono 101, mentre quelli di nazionalità straniera sono 44; 28 casi nella fascia d’età 0-5, 37 tra i 6 e 10 anni (scuola primaria),. 34 tra gli 11 e i 14 anni (scuola secondaria di primo grado), 41 tra i 15 e i 18 anni e 5 maggiori di 18 anni. Tali dati fanno emergere che la fascia d’età nella quale il disagio si esprime maggiormente e quella della preadolescenza e adolescenza. L'aumento dei minori seguiti, la differente organizzazione dei Servizi Tutela Minori degli ambiti territoriali e le modifiche organizzative dei consultori Familiari rendono necessario un costante raccordo e confronto con i Responsabili degli Uffici di Piano, i referenti dei Servizi Tutela Minori ed i rappresentanti degli psicologi dei Consultori al fine di rendere più efficaci ed appropriati gli interventi, nel rispetto del Protocollo sottoscritto che è in via di rinnovo. AFFIDO FAMILIARE. A partire dal 2010, in seguito al finanziamento del progetto “Familiy Net promuovere e sostenere reti per l’affido familiare” da parte della fondazione CARIPLO, ha preso il via un percorso di sensibilizzazione, di formazione e di reclutamento di famiglie disponibili all'esperienza dell'Affido Familiare; l’iniziativa ha visto la collaborazione di Associazioni e Cooperative impegnate in attività rivolte alle famiglie affidatarie. Nel nostro distretto la Coop.“Ai Confini” si è resa disponibile a fare da referente, in rete con associazioni e cooperative che si sono mosse negli altri distretti, contattando i comuni e le parrocchie per informare dell'iniziativa; anche organizzando, serate di informazione e sensibilizzazione. E’ sorto un gruppo di persone all’interno del quale attualmente vi sono due famiglie disponibili all’affido. Nel prossimo triennio ci si propone di riprendere un discorso di sensibilizzazione di famiglie disponibili sia ad esperienze di affido a breve-medio periodo, sia sull’emergenza per dare la possibilità ai servizi di lavorare prevenendo inserimento in comunità. E’ prevista la revisione del 72 protocollo affido, con il quale ci si propone di rafforzare la collaborazione tra tutela- asl e cooperativa. SERVIZI E INTERVENTI PER LA PRIMA INFANZIA A seguito di una precedente politica regionale a favore dello sviluppo del sistema di servizi per le famiglie con figli piccoli il nostro territorio ha attivato una sufficiente offerta di servizi (nidi, micronidi, nidi famiglia) che in questo ultimo triennio si è ridotta (da 199 posti a 182) Le evidenze più recenti fotografano un settore altalenante: le iscrizioni continuano a diminuire (da 263 iscritti nel 2011 a 198 iscritti nel 2013), anche se migliora il livello di presa in carico e la qualità dei servizi erogati. Al di là delle singole contingenze annuali, permane un problema di perdita di attrattività di questi servizi che non può essere semplicisticamente interpretato come riduzione generale del bisogno ma, piuttosto, come segnale di esigenza di riqualificazione e di attenzione alle barriere economiche che scoraggiano l’accesso ai nidi da parte delle famiglie. I comuni continuano a sostenere i servizi con notevoli sforzi contenendo le rette e diversificando le offerte, come indicato negli obiettivi del precedente triennio. La realizzazione d’interventi a favore delle famiglie in base all’Intesa Stato Regioni del 7 ottobre 2010Azione 1 (per famiglie con minori 0-3 anni- servizi per la prima infanzia) e 2 (per famiglie con minori 0-13 anni – servizi e attività extra-scolastiche) ha rappresentato un importante aiuto per le famiglie, per favorire la frequenza ai servizi per la prima infanzia. Altri interventi per la prima infanzia che rientrano nella programmazione sanitaria e socio sanitaria dell’ASL sono: - Ambulatori per la gravidanza - La DGR 2989/14 nell’ambito dell’integrazione sanitaria e sociosanitaria pone come obiettivo l’integrazione tra punti nascita ospedalieri e i Consultori Familiari, prevedendo l’istituzione di ambulatori per la gravidanza. Nel territorio di Mantova questo risultato è già in essere.In tutti i 15 Consultori è prevista l’assistenza alla gravidanza a basso rischio e al puerperio. Vengono organizzati inoltre corsi di accompagnamento alla nascita. Nel corso del 2014 è stato costituito un comitato tra ASL e Ospedale che ha redatto la carta dei Servizi integrata per il percorso nascita. Nel corso del 2014 i consultori pubblici hanno seguito n°1700 nuove gravidanze. 73 _ Promozione della salute - Gli operatori dei Consultori, in raccordo con i SER.T. e il Dipartimento di prevenzione medica, partecipano alle azioni di promozione alla salute sul territorio e in particolare presso le scuole, in merito ai temi propri dei Consultori. Nel corso dell’anno 2014 sono stati raggiunti n° 6147 destinatari diretti. _ Nasko-Cresco-Sostengo - Presso i Consultori pubblici e UCIPEM continueranno nel 2015 le iniziative rivolte alle famiglie in difficoltà economiche, volte a supportare la natalità (Nasko), la corretta alimentazione nel primo anno di vita (Cresco) e il sostegno alle funzioni genitoriali dei genitori separati o divorziati (Sostengo- Legge Regionale n° 18/2014). Tali interventi si realizzano in presenza di un progetto personalizzato sottoscritto dal beneficiario e da un operatore del Consultorio, al fine di sviluppare un responsabile atteggiamento nell’uso delle risorse economiche assegnate. - Nell’ambito dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma inoltre, si è costituita dal 2009 una equipé di lavoro interistituzionalee multidisciplinare (DSM, UONPIA, Pediatria Pieve di Coriano, Consultori ASL MN,Dipartimento Dipendenze ASL Mn, Servizi Sociali dedicati alla tutela Minori, ecc.), finalizzata alla realizzazione in rete di progetti di prevenzione, diagnosi, trattamento precoce del disagio psichico e della psicopatologia adolescenziale (Progetto Innovativo “Adolescence: Work in Progress” - TR 28). Sono stati la realizzazione di due convegni a Poggio Rusco nel 2013 e un workshop in cui i ragazzi hanno scelto il materiale da proporre al Convegno effettuato nel 2014. Per il 2015 si prevede la realizzazione, da parte dei ragazzi delle classi individuate dagli insegnanti, per le scuole di ogni ordine e grado che hanno aderito all’iniziativa (per il Distretto di Ostiglia l’Istituto Superiore Greggiati), di elaborati su tematiche inerenti l’adolescenza attraverso un linguaggio espressivo scelto da loro (video, foto, fumetti, banner, poster, saggi, poesie, disegni, canzoni, attività teatrale, ecc.). POLITICHE GIOVANILI 74 Le Politiche Giovanili sono sviluppate a livello Provinciale attraverso l’attività dell’Amministrazione Provinciale di Mantova. Il servizio Istruzione, Formazione, Lavoro e Giovani riassume quanto segue: Rispetto ai temi del lavoro e dell’orientamento verso i giovani le principali azioni sono le seguenti: - la gestione del portale www.networkdellecompetenze.it – strumento di intermediazione, al fine di promuovere sbocchi occupazionali per gli studenti delle scuole superiori e dei centri di formazione della provincia – . I risultati del Network sono il caricamento di 4.026 cv di giovani (di questi, 128 sono stati assunti e 1.659stanno mantenendo in rete il proprio CV); - la realizzazione, tramite i servizi dei CPI, di tirocini, tecniche di ricerca attiva del lavoro e di Doti Uniche per giovani fino a 30 anni. Al 31/12/2014 sono stati realizzati417 tirocini a favore di disoccupati del territorio, in gran parte giovani, al 55% dei quali ha fatto seguito un’assunzione; Per quanto riguarda la Garanzia Giovani, nel 2014, 160 giovani, nella fascia 15-29, hanno richiesto i servizi previsti dal bando ai CPI provinciali. I CPI hanno preso in carico i giovani per l’approfondimento delle singole situazioni e degli interventi che possono essere erogati. La gestione dei suddetti interventi è stata in fase di continua evoluzione fino all’uscita del bando regionale, che ha chiarito molti aspetti tecnico-pratici per l’erogazione degli interventi e per la gestione dei finanziamenti collegati. Sono state quindi assegnate40 doti, di cui 39 tirocini e un’assunzione diretta. Nell’ambito della Convenzione Informagiovani, la Provincia ha rinnovato la Convenzione su base annuale fino al dicembre 2015. La Provincia continua ad assicurare il coordinamento della rete per garantire ai giovani della provincia la possibilità di colloqui diretti di prima informazione e orientamento sul territorio, in prevalenza sui temi del lavoro e della formazione. La collaborazione con il Comune di Ostiglia, rilevante per l’integrazione tra i servizi del CPI e dell’Informagiovani, ha portato ad una maggiore efficacia nell’erogazione dei servizi e ad un notevole miglioramento per l’utenza del distretto per quanto riguarda i tempi di erogazione degli stessi: i colloqui ad oggi vengono erogati anche dal personale dell’Informagiovani comunale. Nel 2014 le visite al sito informagiovani.mn.it sono state 167.901, sono stati inseriti in banca dati 1.451 tra corsi, concorsi e offerte di lavoro e ci sono stati 15.852 accessi alla rete dei 12 Informagiovani nella provincia. 75 Nel nostro Distretto sono in corso due interventi: “GIOVANI PER IL POTENZIAMENTO DELLA RETE” Attivazione di 12 borse semestrali a supporto dei Centri presenti sul territorio per incrementare le azioni di orientamento, connesse alla gestione e comunicazione delle opportunità per l’inserimento lavorativo,orientando i coetanei verso i servizi del territorio, nell’ambito di specifiche iniziative pubbliche e/o di attività di supporto. Per il Distretto di Ostiglia: 2 borse a supporto degli Informagiovani di Ostiglia e Sermide “COMPETENZE E SINERGIA PER IL POTENZIAMENTO DELLE RETE” Al fine di accrescere le competenze da inserire all’interno dei Centri e della Rete e di sviluppare ulteriormente i momenti di scambio e sinergia tra i diversi Centri all’interno del coordinamento provinciale, viene attivato un percorso di formazione / affiancamento rivolto ai 14 giovani selezionati e aperto agli operatori IG. Il percorso, perfezionato e gestito dal Coordinamento provinciale, viene strutturato in alcuni moduli iniziali di alfabetizzazione e costruzione degli strumenti. Inoltre la recente esperienza mantovana di sperimentazione dei metodi della coprogettazione,, promossa da Camera di Commercio di Mantova in collaborazione con alti servizi ed Enti del territorio, ha incontrato l’interesse attivo delle istituzioni, delle imprese e della società civile e condurrà alla realizzazione di un progetto (Giovani co-Mantova: una rete territoriale di talent gardenper lo sviluppo dell’economia collaborativa sul territorio), che prevede cinque azioni, articolate in singole attività. Le prime due costruiscono e consolidano, avviando le attività di coprogettazione e co-design, la rete territoriale di talent garden, sostenendone le attività attraverso la costruzione nel loro ambito di competenze mirate e di strumenti operativi tesi a conferire continuità e alimento alla loro azione. La terza chiude il ciclo della co-progettazione, accompagnando attraverso supporti allo start up di impresa i tre migliori progetti in area culturale o welfare emersi dal percorso. La quarta ha invece valore trasversale, ponendo in essere gli strumenti concreti con cui gestire il modello di comunicazione interna. La quinta, infine, si focalizza sulle attività di coordinamento, monitoraggio e valutazione del piano, modellizzandone l’approccio in funzione della riproponibilità del medesimo. 76 CONSULTORIO GIOVANI Sul territorio del Distretto, a Poggio Rusco, è presente la sede di Consultorio Giovani dell’ASL di Mantova, con anche un servizio on-line che ha l’obiettivo di permettere ai giovani di comunicare: scambiare idee e opinioni, parlare di problemi e tematiche di interesse comune, trovando l'aiuto e il supporto di un’equipe di professionisti.. Il sito offre infatti un servizio di counseling on line gratuito e anonimo, "La mia stanza". Inoltre vi è uno spazio di dialogo pubblico “Parliamo insieme” e vi è altresì la possibilità di avere un contatto diretto a mezzo mail coi professionisti.. 77 78 Esiti della PROGRAMMAZIONE 2012-2014 La programmazione relativa all’area minori giovani e famiglie lo scorso triennio è stata effettuata tenendo in considerazione obiettivi diversi che potessero essere perseguiti utilizzando le risorse a disposizione sul territorio in un momento particolarmente difficile dal punto di vista economico finanziario. Di seguito si sintetizzano : 79 80 Obiettivo di programmazio ne Interventi/progetti/servizi previsti – Azioni di sistema Manteniment o dell’accesso ai servizi Implementazi one del lavoro di rete con gli Enti gestori Servizi prima infanzia Consolidamento rete con gli enti gestori dei servizi prima infanzia pubblici e privati, al fine di creare condizioni di confronto e collaborazione per favorire il mantenimento dell’accesso ai servizi da parte delle famiglie Tutela minori Creare le condizioni per aumentare l’offerta dei servizi per i minori segnalati a seguito dell’aumento degli incarichi pervenuti da parte del Tribunale per i Minorenni di Risorse impiegate Azioni realizzate Piano straordinario Nidi DGR 2413 del 26/10/2011 Dote conciliazione Risorse Comunali Risorse del privato sociale -Corso formativo realizzato da Provincia di Mantova per responsabili/coordinatori servizi per la prima infanzia dei sei ambiti: “Coordinamento provinciale dei servizi per la prima infanzia” (2012/2013) Risultati (indicare sia quelli raggiunti che quelli non raggiunti) Si conferma la tendenza di inizio triennio precedente con una diminuzione significativa dei frequentanti al nido (2011: n° 263 – 2012: n° 211 – 2013: n°198) 2 Micronidi hanno aperto e chiuso l’attività nel triennio 2012/2014 I nidi hanno diversificato l’offerta con Continua valutazione del servizi parte time e nuovi servizi bisogno - Aggiornamento degli interventi e diversificazione di servizi offerti Piano di zona -Confronto costante con i Ogni comune ha lavorato sul proprio Risorse Comunali comuni interessati territorio con interventi di educativa -Continua valutazione del domiciliare, che sono notevolmente bisogno - Aggiornamento aumentati. degli interventi Monitoraggio degli utenti seguiti 81 Brescia Implementazi one del lavoro di rete con gli Enti gestori Servizi residenziali e semiresidenzi ali per Minori Implementazione della rete con gli enti gestori dei servizi residenziali e semiresidenziali per minori, al fine di favorire lo sviluppo di servizi flessibili all’interno delle strutture semiresidenziali e residenziali Creare le condizioni affinché le buone prassi (utilizzo di servizi flessibili,sperimentazione di nuove forme di residenzialità, strutture aperte) possano estendersi su tutto il territorio provinciale per contribuire ad assicurare una migliore offerta di servizi per i minori e nel contempo, assicurare la sostenibilità economica degli interventi posti in atto dai Comuni Risorse Comunali Risorse del privato sociale Risorse Asl Risorse da compartecipazion e Mancanza sul territorio del distretto di -Analisi flussi dei minori in servizi semiresidenziali o diurni per strutture residenziali nella minori provincia e fuori dal territorio provinciale Obiettivo non raggiunto 82 Minori e area Rinforzare la rete dei servizi del territorio per garantire Penale l’accesso ai servizi dei minori dell’area penale, ridurre le recidive e prevenire nuovi ingressi nel circuito penale Costruzione della rete di risorse pubbliche e private che si fanno carico del minore autore di reato. Costruzione dei progetti di presa in carico del minore Conteniment o e riduzione del disagio Minori in ambito scolastico ed extrascolastic o Costruzione della rete di risorse pubbliche e private che si fanno carico dei finanziamenti per - Effettuare “attività sperimentali” all’interno degli Istituti Comprensivi del Distretto per contrastare il disagio e favorire l’integrazione dei minori; - ampliare le attività progettuali che si dimostrano efficaci nella cura dei casi più a rischio; Risorse Comunali Risorse del privato sociale Risorse Asl A.S.L. Terzo settore Scuola Università Parrocchia Pianificazione condivisa delle azioni Percorsi di “messa alla prova” più attenti alla Nel 2014 erano globalità dei profili attraverso la collaborazione attivi 2 progetti con Cooperativa “Alce Nero” delegata dal Tribunale e servizio sociale professionale dei comuni Nelle scuole sono stati effettuati interventi in collaborazione coi Comuni (piani diritto allo studio) e l’ASL (progetto promozione della salute) Mantenuti e implementati i servizi ricreativi estivi di comuni, parrocchie e associazioni sportive a livelli locali per favorire l’integrazione tra i minori Attivati servizi pomeridiani di assistenza ai compiti in alcuni comuni 83 obiettivo parzilmente raggiunto. - promuovere attività che sostengano le competenze genitoriali ed accrescano le competenze relazionali tra pari e con gli adulti; - Promuovere attività sportive a forte valenza educativa e formativa per consolidare valori sociali quali lo spirito di gruppo, la competizione leale, la cooperazione, la tolleranza e la solidarietà, che sono “regole di vita” Promuovere collaborazioni con Università per utilizzo di giovani studenti che effettuano tirocini di peereducation Tavolo delle Costituzione di un tavolo formato politiche da rappresentanti Associazioni giovanili del Giovanili, presenti sul territorio, Destra Secchia Fondazioni legate al mondo giovanile, Rappresentanti giovani per ogni comune, Rappresentanti giovani imprenditori al fine di dare maggior attenzione alle politiche giovanili Risorse del privato sociale Terzo settore Risorse Asl Risorse Provincia Azioni svolte non direttamente dal Distretto, ma a livello Provinciale soprattutto per il sostegno del lavoro, della partecipazione e della formazione dei giovani finanziati da bandi regionali o di fondazioni 84 Ad inizio triennalita’ 20122014 si e’ cercato di formare un tavolo giovani di distretto che non è decollato. Le azioni rivolte ai giovani sono state promosse a livello provinciale NUOVA PROGRAMMAZIONE 2015-2017 In fase di confronto tra componenti del Tavolo minori, giovani e famiglia è emersa l’esigenza di focalizzare il focus della programmazione del prossimo triennio sulla fascia d’età maggiormente a rischio e per la quale è previsto un numero limitato di servizi o vi è una difficoltà ad accedervi, ovvero la preadolescenza e l’adolescenza. I progetti rivolti a questa fascia di età, fino ad oggi, sono stati caratterizzati da precarietà strutturale,a partire dal poco investimento che si è fatto sugli operatori. Anche per gli adolescenti, come è stato per la prima infanzia, c’è invece bisogno di “servizi stabili” che, pur mantenendo una giusta flessibilità e innovazione, possano offrire un aiuto “riconosciuto” dalle famiglie. Per quanto attiene la prima infanzia l’impegno è quello di mantenere attivi tutti i servizi esistenti puntando sulla qualità e sulla differenziazione dell’offerta per poter rispondere ai bisogni delle famiglie. Per le politiche giovanili l’impegno che ci si assume con questa programmazione è quello di incrementare il raccordo tra le proposte, i servizi e le opportunità che si sviluppano a livello locale e provinciale. Gli obiettivi della nuova programmazione sono: 85 86 Titolo Obiettivo Tipologia di obiettivo Interventi/azioni di sistema Risorse impiegate Strumenti utilizzati Indicatori di esito Range di valutazione Strumenti di valutazione Tempistica Progetto preadolescenza e adolescenza: educativa di strada/di Comunità . strategico a)Fase 1 a)Fase 1 a)Fase 1 a)Fase 1 a)Fase 1 a)Fase 1 a)Fase 1 1.1 Individuazione di un referente/coordinatore che dovrà garantire il coordinamento delle attività e degli interventi per la realizzazione del progetto in modo programmato e concordato anche con l’utilizzo di apposito tavolo di lavoro a livello distrettuale individuato dal Tavolo Minori, Giovani e Famiglia (vedi progetto seguente) 1.2 formazione dei professionisti presenti sul territorio (assistenti sociali del Servizio Tutela e dei Comuni, educatori delle cooperative operanti sul territorio). 1.3 - la mappatura delle buone prassi in essere Finanziarie: procedure Quantitativo: 100% dati anno 2015 n° riunioni del Tavolo di lavoro b) Fase 2 b) Fase 2 b) Fase 2 sì dati 70% protocolli biennio 2016-2017 si rivolge ad adolescenti, singoli o gruppi (età 11-18 anni) e agli adulti di riferimento (familiari, educatori, insegnanti); con l’obiettivo di migliorare i sistemi di promozione del benessere, di prevenzione e di cura degli adolescenti, con interventi e trattamenti Contributo dei Comuni dell’ambito/ Piano di Zona per spese di formazione b)Fase 2 protocolli convenzioni n° aderenti alla formazione N° ore formazione procedure Professionali : b) Fase 2 Qualitativo Tavolo minori equipe Effettivo raggiungimento dei ragazzi mediante l’intervento educativo di strada/comunità Coordinatore Formatore AA.SS. Quantitativo: Cooperative N° Comuni che aderiscono N° ore educativa di 87 cartelle sociali flessibili e adeguati all’età evolutiva. rispetto a quanto previsto dal progetto e confronto con servizi di educativa di strada in via di sperimentazione presso Comuni del distretto (Sermide) b) fase 2 Avvio e conduzione del servizio educativo utilizzando la metodologia del lavoro di comunità (educativa di strada) nei Comuni del Distretto per ascolto, promozione e valorizzazione delle risorse e delle competenze individuali e di gruppo dei ragazzi (socializzazione, protagonismo, creatività, autorganizzazione, ecc.) al fine di: - contrastare eventuali situazioni di “malessere” o di disagio attraverso l’approccio della “prossimità” strada N° minori coinvolti N° minori già in carico ai servizi che usufruiscono del progetto b) fase 2 Finanziarie: Spesa totale sostenuta dai Comuni per servizi educativi nel periodo 2014-2017 per valutare eventuali economie di spesa Comuni che intendono aderire al progetto. Professionali : Tavolo minori equipe Coordinatore Comuni (AA.SS e referenti) Istituti Comprensivi ASL Azienda Ospedaliera. Cooperative 88 - ridurre il rischio del disagio sociale, emarginazione, marginalità e devianza, ove sia rilevata e riconosciuta l’esistenza di situazioni definite a rischio; Parrocchie Associazioni sportive Volontariato Sostegno agli adulti di riferimento Promozione delle risorse delle comunità locali; Condivisione e messa a punto di strumenti di monitoraggio; Coordinamento e conduzione Tavolo di Promozione del Strategico Monitoraggio e valutazione, per misurare i benefici di efficacia e di efficienza in un fase storica di preoccupante diminuzione di risorse economiche. a)Fase 1 Individuazione Coordinatore da parte di Coop. CSA che Professionali e finanziarie: la Coop. CSA, Fase 1: raccolta dati procedure 89 Qualitativi: efficace coordinamento Sì Dati Fase 1: protocolli 2015 Fase 2: Progetto Preadolescenza e adolescenza garantisce n° 30 ore annuali per il triennio 2015-2017 (come offerto in sede di appalto servizio sociale professionale e Tutela del Distretto di Ostiglia) e si impegna alla: 1)Realizzazione di una mappatura dei servizi, formali ed informali, presenti nel distretto rivolti in particolare a minori e famiglie; 2)Organizzazione e conduzione degli incontri del tavolo di promozione del Progetto preadolescenza e adolescenza: educativa di strada/di Comunità, convocato periodicamente, con le finalità di: condividere informazioni e bisogni provenienti dalla comunità locale relativamente alla dimensione famiglie e minori; migliorare la collaborazione tra i aggiudicand osi l’appalto triennale per la gestione del Servizio Sociale Professional e, del Servizio di Tutela Minori e del Cead, ha previsto che un’Assistent e Sociale svolga la funzione di Coordinatore per un totale di n. 30 ore annuali per tutta la durata dell’appalto Fase 2: protocolli 90 efficace condivisione degli obiettivi definiti 2016-2017 soggetti partecipanti ed estendere il lavoro di rete ad altri soggetti significativi; realizzare attività e progetti con valenza sociale e socioeducativa rivolti a famiglie e minori secondo una logica di integrazione, collaborazione e partecipazione, nel rispetto delle finalità di lavoro di ogni aderente per la valutazione dei bisogni rilevati e la condivisione delle informazioni sui servizi offerti Fase 2: Una famiglia per Comune Strategico Sottoscrizione di un protocollo di intesa tra gli enti aderenti per il lavoro di rete nelle politiche sociali rivolte a minori e famiglie e. Individuazione di una famiglia per Comune che possa essere una risorsa nell’ambito dell’affido Professionali : Fase 1: raccolta dati Assistenti Fase 2: 91 Qualitativo:sensibili zzazione di almeno una famiglia e disponibilità della Sì 60% Raccolta dati, cartelle sociali Fase 1: 2015 Fase familiare e/o come famiglia d’appoggio mediante tre fasi: Sociali Operatori Coop. fase 1:Ogni Comune, Terso mediante le risorse Settore professionali dell’organico e degli operatori del terzo settore/ parrocchia/associazionism o individuerà una famiglia disponibile a formarsi/informarsi nell’ambito dell’affido familiare; Procedure, cartelle sociali Fase 3: procedure, cartelle sociali stessa 2:2016 Quantitativo: Fase 3:2017 individuazione di almeno una famiglia per Comune fase 2:Dialogo e formazione della famiglia individuata fase 3: percorso di valutazione presso ASL Sottoscrizione AccordoTerritori ale di collaborazione tra Ufficio di Piano Distretto di Ostiglia e CPIA di Mantova a seguito dell’’Accordo specifico Stesura di un progetto alternativo alla scuola seondaria di primo grado da proporre a minori con difficoltà scolastiche e socio-relazionali, per prevenire il loro abbandono scolastico; - iscrizione nei percorsi dei CPIA di coloro che Professionali : Protocolli e procedure Scuola Tutela Minori Centri di Formazione Professional e Quantitativo: N° ragazzi che non assolvono all’obbligo scolastico intercettati con questa azione; Qualitativo (offrire ai ragazzi occasione di formazione 92 50% si Raccolta dati, cartelle sociali 2015-2017 Territoriale, sottoscritto in data 30 gennaio 2015, tra l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e la Regione Lombardia, in attuazione dell’art. 3, comma 2 del DPR 263/2012. Relativo alla possibilità di iscrivere nei percorsi dei CPIA coloro che hanno compiuto il quindicesimo anno di età. hanno compiuto il quindicesimo anno di età con progetti in collaborazione tra servizi sociali della Tutela minori e Scuola spendibili nel mercato del lavoro Creazione di progetti di alternanza scuola-lavoro nell’ambito della formazione professionale, che possano assicurare un potenziamento dell’offerta formativa sia teorica, sia pratica per l’avviamento professionale dei ragazzi al mondo del lavoro. 93 94 AREA DISABILI E SALUTE MENTALE ANALISI DEL CONTESTO L’Area Disabili e Salute Mentale è un ambito del Piano di Zona del Distretto di Ostiglia che richiede l’intervento integrato di risorse ed energie professionali ed umane di diversa appartenenza istituzionale quali Enti Locali, Scuole, Servizi Sanitari dell’ASL e dell’Azienda Ospedaliera, Provincia, Terzo Settore e Privato Sociale. In quest’area si evidenzia la necessità di un approccio personalizzato ai problemi della persona e della sua famiglia, che si realizza in un processo ininterrotto e condiviso di ascolto della domanda orientato ad assicurare la continuità e la qualità delle risposte, cercando di individuare e di reperire le risorse necessarie per realizzare una buona qualità di vita, evitando fenomeni di emarginazione e di esclusione sociale. In questi anni gli attori che hanno partecipato alla realizzazione degli interventi a favore dei disabili hanno sempre avuto ben chiaro quanto sia importante pensare alla persona con disabilità nella sua globalità e in tutte le fasi della vita. Unità d’offerta di servizi sociali e socio-sanitari Soddisfacente è la copertura assicurata dai servizi territoriali a carattere diurno presenti nel distretto: - un Centro Diurno Disabili (CDD) “Il Ponte”a Sermide, gestito dalla Cooperativa “Il Ponte”, accreditato per n. 30 posti e frequentato da n. 26 disabili gravi; in questi anni il CDD ha puntato su un implemento delle attività motorie e riabilitative per andare incontro alle esigenze di buona parte dell’utenza che necessita di più investimento e sviluppo dell’area senso motoria, a tal fine la Cooperativa Il Ponte sta realizzando un ampliamento strutturale del Servizio CDD che prevede la costruzione di 150 metri quadrati di laboratori dedicati a tale ambito. - due Centri Socioeducativi (CSE): “Il Ponte” a Poggio Rusco gestito dalla Cooperativa “Il Ponte” e “l’Eureka”ad Ostiglia gestito dall’Associazione Anffas, per complessivi 50 posti autorizzati e frequentati da n. 46 utenti di media e lieve gravità. Per tutte e tre le unità d’offerta sono in vigore convenzioni tra gli Enti gestori e il Piano di Zona, le quali sono state condivise a livello provinciale. 95 Per quanto riguarda i servizi residenziali nella programmazione zonale 2012-2014 si evidenziava proprio la mancanza di una struttura residenziale nel Distretto di Ostiglia che potesse ospitare persone con disabilità che vivevano con genitori anziani e che molto presto si sarebbero ritrovate da sole senza nessuna rete familiare capace di accoglierli; per tale motivo le persone con disabilità che necessitavano di un servizio residenziale erano costrette a rivolgersi a servizi presenti in altri distretti. Per rispondere al bisogno di residenzialità permanente, espresso dalle famiglie del territorio, l’Associazione Anffas Onlus di Mantova, cosi come già anticipato nella programmazione zonale 2012-2014, ha realizzato una Comunità Socio-Sanitaria per n. 8 persone, in una posizione centrale nel Comune di Ostiglia favorevole all’integrazione ed all’inserimento degli ospiti nel proprio contesto sociale. La CSS “Il Parco” ha ottenuto l’accreditamento della Regione Lombardia nel dicembre del 2013 ed è attiva dal mese di luglio 2014, attualmente ospita n. 4 utenti. La sperimentazione già avviata negli anni precedenti presso Casa Matilde di Pieve di Coriano dalla Cooperativa “Il Ponte” sta proseguendo con il progetto di residenzialità leggera (denominato Bassa soglia) attraverso il quale si attivano interventi volti all’autonomia della persona disabile tramite soggiorni nel fine settimana o infrasettimanali. Le altre attività progettuali attivate dalla Cooperativa Il Ponte sono: la Scuola di Autonomia, Soggiorni di sollievo e soggiorni a bassa soglia (convivenza autonoma in appartamento). Inoltre si evidenzia la novità dell’attivazione di un servizio sperimentale di sollievo che prolunga l’attività assistenziale ed educativa per persone disabili con particolari necessità anche nei periodi di chiusura dei Servizi istituzionali CDD e CSE (chiusura estiva, vacanze natalizie e chiusure per équipe educative). Un altro progetto è quello denominato Gruppo Appartamento, finalizzato alla promozione dell’autonomia di vita attraverso la sperimentazione di un gruppo appartamento, fra 5 persone del Servizio CSE che sperimenteranno periodi di convivenza progressivi e a bassa protezione per alcuni giorni integrando le potenzialità e competenze di ognuno. Il progetto affronta il problema a partire dalla situazione del nostro territorio in un’ottica di prevenzione, è rivolto a persone per le quali si prospettano cambiamenti importanti della situazione familiare e che necessitano di un intervento educativo per evitare o rinviare il più possibile un ricovero definitivo. La residenzialità dei pazienti psichiatrici con alti bisogni assistenziali viene invece parzialmente soddisfatta nel Distretto dal Centro Residenziale Alta assistenza (CRA) di Quistello che può ospitare fino a 13 persone. 96 Sperimentazioni di residenzialità leggera per pazienti psichiatrici, a conclusione del percorso riabilitativo e a sostegno dell’autonomia dalla famiglia di origine, sono presentinei Comuni di Ostiglia, Quistello, San Giacomo delle Segnate e Pieve di Coriano, due delle quali sono state messe a disposizione dal Piano di Zona. Tra gli obiettivi futuri rispetto all’area disabilità c’è la realizzazione di due SFA (Servizio di Formazione all’Autonomia) ad opera della Cooperativa Il Ponte e dell’Associazione Anffas. Integrazione ed inserimento sociale e lavorativo Un altro tema importante e su cui rimangono ancora molti nodi problematici sono gli interventi in risposta ai bisogni lavorativi delle persone con disabilità che possano favorire l’autonomia e la vita indipendente. Un passo avanti è stato fatto dal Servizio Disabili della Provincia di Mantova nella gestione delle doti lavoro a livello distrettuale: - con la promozione e lo sviluppo di un modello di gestione del processo di inserimento lavorativo che prevede un coinvolgimento diretto degli operatori che si occupano di disabilità, presenti sul territorio di ogni distretto; - con la costituzione dei tavoli territoriali ai quali è stato dato un ruolo più ampio di governance delle politiche sulla disabilità e di individuazione, in accordo con il Servizio Disabili Provinciale, dei soggetti a cui erogare i servizi previsti dalle doti. In attuazione delle “Linee di indirizzo a sostegno delle iniziative in favore dell’inserimento sociolavorativo delle persone con disabilità”, approvate da Regione Lombardia con D.G.R. n. 1106 del 20/12/2013, nel Piano Provinciale di Mantova per l’inserimento lavorativo delle persone disabili, (2014-2016) approvato con Delibera di Giunta Provinciale n. 37 del 18/04/2014, vengono definite le linee operative per la gestione delle segnalazioni dì candidati per l’utilizzo della dote disabili da parte dei tavoli territoriali. Il Piano Provinciale prevede che la segnalazione dei destinatari di dote possa avvenire secondo due modalità: - l’utilizzo delle liste di cui l’art. 6 della Legge 68/99 97 - l’individuazione di destinatari con caratteristiche prioritarie, definite sulla base delle indicazioni fornite dalla Regione Lombardia e dal Piano Provinciale/segnalazione della rete dei soggetti coinvolti riuniti all’interno dei tavoli territoriali. Nell’assegnazione delle doti si tiene conto inoltre dei seguenti criteri di priorità: - disabilità psichica; - età inferiore ai 29 anni; - età superiore ai 45 anni; - percentuale di invalidità superiore al 79%; - donne; - iscrizione al collocamento mirato negli ultimi 24 mesi; - richiesta e fruizione di servizi del collocamento mirato negli ultime 24 mesi; - non aver già beneficiato di una dote negli ultimi 24 mesi; - grado di istruzione superiore alla licenza media. La scelta sui soggetti da proporre al tavolo deve inoltre tenere conto del criterio del livello di occupabilità dei destinatari, dando precedenza ai soggetti maggiormente occupabili, coerentemente con l’obiettivo principale del Piano Provinciale che è l’inserimento nel mondo del lavoro delle persone disabili. Le doti assegnate dal Piano Provinciale nel Distretto di Ostiglia sono state 13 nel 2012, 15 nel 2013 e 12 nel 2014 tramite i tavoli territoriali. Presso il C.S.E. di Poggio Rusco, nell’ambito dell’area lavorativa, si svolgono tirocini pre lavorativi e lavorativi nei quali gli utenti eseguono mansioni in un’azienda e apprendono le regole degli ambienti di lavoro. Attualmente le assunzioni avvenute presso le aziende profit del territorio a completamento del progetto educativo individuale sono state 8. Nell’Area della Salute Mentale lo Sportello Lavoro, con il progetto R27, ha continuato ad occuparsi del percorso di autonomia lavorativa attraverso tirocini risocializzanti, ricerca di risorse e monitoraggio del progetto individuale. Nel nostro distretto attualmente il DSM ha in carico 22 tirocini socializzanti, finanziati interamente dal DSM e accolti presso Cooperative, Azienda Ospedaliera, Comuni e Attività private. Presso il Comune di Quistello la cooperativa “Le Api” permette la formulazione di progetti volti all’inserimento lavorativo di utenti psichiatrici con particolare attenzione ai giovani fascia 18-25 anni. 98 I Comuni, per cercare di rispondere alle richieste di sperimentare forme di emancipazione dal contesto familiare, percorsi verso l’autonomia e verso la vita indipendente, promuovere delle attività di tempo libero, ricreative e socializzanti, attivano progetti individualizzati ai sensi della ex Legge 162/98. Interventi per minori/adolescenti disabili Nell’area dell’età evolutiva il servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliera è il riferimento per la diagnosi, la riabilitazione e il supporto al percorso di integrazione scolastica e sociale dei minori in situazione di handicap o con disturbi psichici. Si rileva una fascia di disagio in aumento nell’età dai 16 ai 23/24 anni che richiede, anche per i ragazzi grandi, un raccordo fra scuola- territorio e servizi. Queste problematiche, già emerse nel precedente PDZ, sollecitano a migliorare la rete dei servizi per i disabili nell’ottica del progetto di vita. Le misure regionali (voucher tutelari, voucher family care, DGR 392/2013) a favore dei minori disabili gravi e delle loro famiglie e i progetti che si sono sviluppati nel territorio hanno comunque favorito il supporto alle famiglie e potenziato l’integrazione operativa tra i servizi. Una risposta specifica alla richiesta di attivazione di interventi a sostegno delle famiglie con minori affetti da disturbi pervasivi dello sviluppo è stata data dalla Regione Lombardia attraverso i CEAD/ASL con il progetto Autismo. Come richiesto dalla DGR 392/2013 l’ASL ha assunto la governance di diversi interventi rivolti a persone affette da disturbi dello spettro autistico e assume la funzione di case management avvalendosi di una commissione integrata, che ha sede a Goito, e del supporto tecnico dell’UONPIA, dei servizi distrettuali dell’ASL, dei Servizi Sociali dei Comuni, degli Uffici di Piano, di NPI delle sedi territoriali, degli Istituti Scolastici e dei soggetti del Terzo Settore e dell’Associazionismo. Nel nostro territorio 11 bambini stanno usufruendo di questo progetto. Nell’ambito distrettuale è stato attivato il progetto di Scuola Potenziata in Rete che è stato posto come obiettivo nella precedente triennalità e che ha avuto dei riscontri molto positivi. Il progetto nato dall’esigenza di individuare percorsi scolastici efficaci per alunni con handicap grave e gravissimo, coniugando la necessità di risposte specifiche con l’individuazione di momenti di integrazione, permette la permanenza degli alunni nei plessi degli Istituti Comprensivi di 99 riferimento. Il progetto inserito nel macroprogetto “Progetto di vita” della triennalità 2012-2014 è stato realizzato dall’Associazione “Noi per Loro” in collaborazione con la Neuropsichiatria, l’Ufficio Scolastico Provinciale, le Amministrazioni Comunali e il Piano di Zona. I minori che stanno frequentando la Scuola Potenziata sono 10 afferenti a 3 Istituti Comprensivi. La Scuola Potenziata finanziata dal PDZ, dall’associazione “Noi per Loro” e dai Comuni di residenza dei minori coinvolti nel progetto, quest’anno conclude la sperimentazione ed è auspicabile che diventi un servizio propriamente della scuola, attraverso la presa in carico da parte del CTI (Centro Territoriale per l’Inclusione). La Psichiatria dal 2010 ha attivato un progetto, denominato TR28, rivolto agli adolescenti tra i 14 e i 25 anni con il coinvolgimento di 3 servizi (Psichiatria, Pediatria e Neuropsichiatria Infantile) per la gestione delle urgenze e dei ricoveri di adolescenti con diagnosi di disturbo del comportamento e del comportamento alimentare. Dal 2013 è stata introdotta anche la figura della psicologa per gli adolescenti di età compresa tra i 18 e i 25 anni. I Comuni, in ottemperanza all’Accordo di Programma Provinciale per l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di Handicap, nel triennio sono intervenuti, nei limiti delle risorse economiche a loro disposizione, con l’attivazione di progetti di educativa scolastica e domiciliare. L’Accordo di Programma è scaduto nel maggio 2014 e il GLIP ne ha previsto una nuova versione nella quale vengono definiti i reciproci impegni istituzionali in ordine all’integrazione dei soggetti in situazione di handicap, le modalità e i tempi degli interventi istituzionali a favore di coloro che frequentano la scuola, le iniziative comuni per qualificare gli interventi, gli accordi per la gestione dei servizi e delle risorse. Sostegno e sollievo ai disabili e alle loro famiglie Molto apprezzabili nel triennio 2012-2014 sono stati gli interventi educativi e socio assistenziali a sostegno della domiciliarità delle persone disabili e delle loro famiglie. Accanto all’offerta tradizionale di Servizi erogata dai Comuni (Servizio Assistenza Domiciliare per Disabili, Servizi Educativi Domiciliari anche attraverso Progetti ex. L.162/98), si è avuta la possibilità di beneficiare, mediante progetti elaborati in modo integrato e multidimensionale con ASL, NPI e Terzo Settore, di interventi educativi e di sollievo che hanno permesso di sperimentare nuove progettualità e di potenziare e/o rimodulare iniziative già in essere. 100 Questa azioni sono state attuate tramite il CeAD (Centro per l’assistenza Domiciliare) in stretta collaborazione con gli attori della rete territoriale di riferimento, attingendo ai finanziamenti Regionali dei “Voucher Tutelari”, dei “Voucher Potenziati” e dei “Voucher Family Care” (DGR 335 del 29/11/2013), rivolti a minori o adulti con gravi e gravissime disabilità. I principali interventi previsti dalle normative sono stati: prestazioni di un educatore professionale a domicilio, voucher di compagnia tutelare, ricoveri di sollievo presso RSD e CSS accreditati o autorizzati al funzionamento. L’innovazione portata da tali progetti è stata quella di considerare la persona in situazione di handicap nella sua globalità e multidimensionalità, non concentrando l’intervento solamente sul soggetto disabile ma ponendo l’accento sul familiare che si prenda cura, ossia del caregiver, sollevandolo da tale compito e cercando di ridurre lo stress che deriva dal “carico assistenziale” che quotidianamente lo assorbe. I Voucher Tutelari attivati nel 2013 sono stati 13, i Voucher Potenziati nel 2013-2014 sono stati 3 e i Voucher family care nel 2014 sono stati 25. Ci sono state delle novità anche per quanto riguarda gli interventi di natura economica. La DGR 740 del 2013 ha previsto delle misure a favore delle persone con disabilità gravissime (misura B1) che si concretizzano in interventi di carattere assistenziale, tutelare e/o educativo, atti a garantire la permanenza a domicilio e nel proprio contesto di vita delle persone in condizione di dipendenza vitale e che necessitano di assistenza nelle 24 ore. Nell’anno 2014 sono stati erogati 6 buoni previsti dalla DGR 740 misura B1. La stessa DGR prevedeva anche la misura B2 la cui attuazione, affidata ai Comuni e agli Ambiti Territoriali, ha permesso nel Distretto di Ostiglia l’erogazione di 221 buoni sociali per l’Area Disabili e Saluti Mentale. Per quanto riguarda la programmazione della nuova triennalità a seguito delle DGR n. 2942/14 e n. 2883/14 il Piano di Zona di Ostiglia sta predisponendo un nuovo “Regolamento per l’Accesso alle Risorse del Fondo Non Autosufficienze” a favore delle persone in condizione di non autosufficienza o di disabilità grave. Gli interventi sono erogati previa valutazione multidimensionale effettuata dalle assistenti sociali dei Comuni in raccordo con gli operatori delle ASL e predisposizione del Progetto Individuale sottoscritto da più operatori e in primis dalla famiglia/persona disabile. 101 ESITI DELLA PROGRAMMAZIONE 2012-2014 L’elaborazione della programmazione dell’Area Disabili e Salute Mentale 2012-2014 ha comportato un grosso impegno del Tavolo Tematico che già dalla prima metà del 2010 si era suddiviso in cinque gruppi di lavoro per cominciare a ragionare e a progettare al fine di costruire una proposta per il miglioramento dell’organizzazione della rete dei servizi per disabili nell’ottica del “Progetto di Vita”. Insieme i gruppi di lavoro hanno condiviso che affrontare l’organizzazione e la programmazione della rete dei servizi di un territorio, a favore delle persone disabili, nell’ottica del “Progetto di vita” (D.G.R. N°9/983 del 15/12/2010 “Determinazione in ordine al Piano d’Azione Regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità e alla relativa Relazione Tecnica”) vuol dire considerare che il progetto di vita di ciascuno è inevitabilmente legato “all’esistenza” e quindi ogni persona, indipendentemente dalle proprie abilità, proprio perché vive ed esiste, ha necessariamente il proprio “progetto di vita”. È un approccio che chiama in causa l’utente e la sua famiglia e soprattutto la comunità in tutte le sue articolazioni considerando il disabile come membro della comunità e la comunità come contenitore che accompagna e supporta la persona nel suo percorso di vita, mettendo in gioco le risorse necessarie e possibili. Ogni gruppo di lavoro ha realizzato un progetto e il Tavolo Disabili e Salute Mentale ha deciso di comporre con i cinque elaborati un progetto complessivo “Il Progetto di Vita” che ha costituito l’innovazione programmatica dell’Area Disabili e Salute Mentale per la triennalità 2012-2014. Il progetto doveva essere proposto alle fondazioni alla ricerca di finanziamenti. Per la sua concretizzazione servivano risorse finanziarie, umane e strutturali che sono state solo minimamente reperite. Ciò nonostante alcuni progetti/obiettivi sono stati attivati, altri solo parzialmente. 102 Obiettivo di programmazione Interventi/progetti/servizi previsti – Azioni di sistema Risorse impiegate Azioni realizzate Risultati PROGETTO DI VITA Progettazione, realizzazione laboratorio di ricerca Focus group di secondo livello Nella fase di programmazione operatori messi a disposizione dai vari partners del progetto Non sono state realizzate le azioni previste in quanto sono mancate le risorse umane e finanziarie Risultati non raggiunti: Sviluppare e potenziare azioni progettuali per soggetti disabili Passare da una fase sanitaria all’elaborazione di strategie per fronteggiare i problemi Diffusione risultati focus attraverso convegni, pubblicazione Definizione di “percorsoprogetto di vita” con proposta di miglioramento della rete dei servizi per disabili Patto di collaborazione con tutti i soggetti coinvolti nel progetto di vita Realizzazione rete integrata di interventi e servizi per i disabili e per le loro famiglie “Introduzione strumento ICF” Promuovere una rete di servizi integrati per la cura a lungo termine che miri al benessere del disabile, degli operatori e della famiglia Adozione strumento ICF Introduzione figura Case manager 103 SCUOLA POTENZIATA Istituire presso gli Istituti Comprensivi Sezioni Potenziate in rete Rispondere ai bisogni prioritari dei bambini/ragazzi con handicap gravi Promuovere momenti di integrazione e relazione significativa fra tutti gli alunni coinvolti nel progetto Attivazione di una Sezione Potenziata Sperimentale in ogni Istituto Comprensivo Supervisione sistematica della Neuropsichiatria. Verifiche mensili Formazione operatori Coinvolgimento delle famiglie nei diversi ambiti della sperimentazione Insegnanti di sostegno U.S.P. Educatori dei Comuni Ufficio scolastico Provinciale Istituti Comprensivi Neuropsichiatria Gruppi di lavoro Scuola Potenziata Piano di Zona Finanziamenti dell’Ass. Noi per loro, dei Comuni, del Piano di Zona Materiali e attrezzature per le aule Sperimentazione di una sezione di Scuola Potenziata in 3 Istituti Comprensivi Percorsi formativi per operatori Attività di consulenza e supervisione NPI Incontri di verifica Organizzazione eventi per raccolta fondi Risultati raggiunti: Realizzazione della sperimentazione in 3 Istituti Comprensivi Individuazione e promozione delle potenzialità evolutive di ogni alunno in situazione di handicap grave Attuazione di momenti significativi di integrazione con i coetanei Risultati non raggiunti: Presa in carico del progetto da parte del C.T.I. 104 A RUOTA LIBERA Favorire, stimolare e promuovere la partecipazione dei disabili alle attività del tempo libero Creare una “rete” di servizi, facilitazioni e coordinamento allo scopo Far si che la partecipazione dei disabili ad eventi e manifestazioni del territorio diventi una cosa normale e non un avvenimento eccezionale Creazione di una struttura di coordinamento e di un “Pool” di volontari “dedicati” alle attività del tempo libero Realizzazione di una Banca Dati dei Volontari Formazione dei volontari con la collaborazione di educatori ed operatori che già lavorano sul territorio Predisposizione e pubblicizzazione di un calendario distrettuale degli eventi e delle manifestazioni Nella progettazione: gruppo di lavoro “Tempo libero” Nella realizzazione progetto: volontari dell’Associazione che organizza gli eventi Risorse e mezzi dell’Associazione Continuazione sperimentazioni del progetto da parte di alcune associazioni Risultati raggiunti: Partecipazione di disabili lievi e autonomi a eventi organizzati dalle associazioni Sviluppo di autonomie sociali e relazionali Risultati non raggiunti: Gruppo di volontari per attività del Tempo libero Struttura di coordinamento volontari ed iniziative Formazione volontari Calendario distrettuale eventi e manifestazioni 105 106 Obiettivo di programmazione ORIENTIAMOCI AL LAVORO Individuazione di un percorso metodologico per l’accompagnamento della persona invalida verso l’occupazione lavorativa Attivazione del servizio “Sportello occupabilità” composto da rappresentanti dei vari enti, in affiancamento al Centro per l’Impegno Sensibilizzazione del territorio per favorire percorsi di inserimento lavorativo Continuità tra percorso scolastico e lavorativo degli allievi disabili delle scuole Interventi/progetti/servizi previsti – Azioni di sistema Attivazione di un percorso sperimentale di orientamento al lavoro con la scuola superiore ed altre agenzie formative del territorio Attivazione del servizio “Sportello occupabilità” Predisposizione e sperimentazione Scheda condivisa tra tutti i soggetti coinvolti nel progetto Risorse impiegate Doti lavoro Piano Provinciale Disabili Operatori del servizio provinciale disabili, dei Comuni, degli Enti accreditati Finanziamenti Regionali per doti Progetti educativi propedeutici all’inserimento lavorativo Tirocini risocializzanti del DSM Azioni realizzate Risultati Promozione di un modello di gestione del processo di inserimento lavorativo che coinvolge gli operatori che si occupano di disabilità presenti nel territorio Risultati raggiunti: Costituzione di tavoli territoriali che in accordo col Servizio Disabili Provinciale individuano i soggetti a cui erogare le doti Attivazione di tirocini pre lavorativi e lavorativi conclusi con l' assunzione Progetto TR27 Sportello Lavoro per percorsi di autonomia lavorativa e tirocini risocializzanti 107 Coinvolgimento diretto degli operatori nella gestione delle doti a livello distrettuale Assunzione dei disabili dopo esperienze di tirocinio Risultati non raggiunti: Continuità tra percorso scolastico e lavorativo Obiettivo di programmazione Interventi/progetti/servizi previsti – Azioni di sistema RESIDENZIALITA’ Rilevazione del bisogno Attivare un pronto intervento per i bisogni di alloggio del disabile in assenza temporanea della famiglia Coinvolgimento dei soggetti che a vario titolo si occupano del progetto di vita del disabile Potenziare il percorso di autonomia e di vita indipendente attraverso modelli innovativi di residenzialità leggera Garantire una residenzialità continuativa con la realizzazione nel distretto di una Comunità SocioSanitaria per disabili gravi e medio gravi Realizzazione, monitoraggio di progetti personalizzati per forme di residenzialità temporanea e leggera Realizzazione di una soluzione residenziale in risposta al “dopo di noi” Definizione di una convenzione tra l’ente gestore e il PDZ per la gestione della CSS Risorse impiegate Struttura Casa Matilde Sperimentazioni di residenzialità temporanee e leggere Comunità Socio Sanitaria Il Parco Gruppo di lavoro “Residenzialità” Finanziamenti per attività di emergenza pronto intervento Finanziamenti PDZ per residenzialità leggere Contributi dei Comuni per pagamento rette CSS 108 Azioni realizzate Servizi di pronto intervento e di sollievo Progetti per forme di residenzialità leggera Convenzione tra l’ente gestore e il Piano di Zona per la gestione CSS Risultati Risultati raggiunti: Attivazione di servizi di pronto intervento ai disabili e alle loro famiglie Acquisizione di autonomie funzionali al vivere quotidiano attraverso modelli di residenzialità leggera Attivazione di una CSS di risposta al “dopo di noi” Obiettivo di programmazione RACCOLTA FONDI Individuare, coordinare e gestire l’attività di raccolta fondi necessaria all’attivazione dei progetti definiti dal tavolo disabili e all’interno dei vari tavoli tematici Garantire coerenza e ottimizzazione delle risorse complessive a disposizione evitando inutili sovrapposizioni nei progetti Interventi/progetti/servizi Risorse previsti – Azioni di sistema impiegate Individuazione di alcuni canali di finanziamento: reperimento fondi con la partecipazione ai bandi delle Fondazioni e della Comunità Europea, raccolta fondi attraverso le attività del volontariato e dell’associazionismo, attività di “fund-raising” Formazione di esperti che acquisiscono conoscenze e competenze per modalità e procedure di partecipazione ai bandi Patto di alleanza con le associazioni di volontariato per un piano di raccolta fondi territoriale condiviso Accordo tra la Fondazione Università di Mantova e il PDZ Associazioni di volontariato del Distretto Gruppo di lavoro “Raccolta Fondi” Finanziamento da bandi regionali o da Fondazioni Raccolta fondi da manifestazioni 109 Azioni realizzate Risultati Promozioni di iniziative ed azioni per il reperimento di risorse finanziarie per il sostegno dei progetti tramite la partecipazione a bandi regionali e delle Fondazioni e l’organizzazione di iniziative/eventi Risultati raggiunti: Finanziamenti ottenuti da Fondazioni del Territorio Raccolta fondi attraverso manifestazioni organizzate dalle associazioni Risultati non raggiunti: Piano strategico di raccolta fondi a carattere distrettuale Ottimizzazione dell’uso delle risorse raccolte 110 Obiettivo di programmazione Interventi/progetti/servizi previsti – Azioni di sistema Risorse impiegate AGRICOLTURA SOCIALE Costruzione e diffusione delle linee guida caratterizzate territorialmente Promuovere l’Agricoltura Sociale attraverso la definizione di linee guida provinciali Predisposizione di protocolli d’intesa per la definizione dei progetti di distretto Attivare azioni per la realizzazione di progetti di agricoltura sociale nei distretti Attivazione di corsi di formazione per attori coinvolti sui temi dell’agricoltura sociale, dell’autoimprenditorialità e per soggetti svantaggiati/disabili; Sviluppare il Centro Polivalente Bigattiera quale punto di riferimento per l’Agricoltura Sociale nei diversi territori Terreni per attivazione del progetto a Sermide, Quistello e Felonica Sensibilizzazione di disabili in uscita dalla scuola verso l’Agricoltura Sociale Finanziamenti: Bando della Fondazione Cariplo, Piano Disabili Provinciale Finanziamenti del privato sociale Definizione di una Convenzione tra PDZ di Ostiglia e Università di Mantova per lo sviluppo di azioni di Agricoltura Sociale Azioni realizzate Ancora in fase di realizzazione il Progetto di Agricoltura Sociale a Quistello Risultati Risultati raggiunti: Convenzione tra PDZ di Ostiglia e Università di Mantova Risultati non raggiunti: Realizzazione di luoghi e di contesti finalizzati all’inclusione sociale, al benessere, alla riabilitazione di soggetti svantaggiati/ disabili Protocollo d’intesa per la definizione dei progetti di distretto 111 PROGRAMMAZIONE 2015-2017 Verificati e valutati i progetti della programmazione zonale 2012-2014 e considerato che l’ampliarsi della forbice tra esigenze e possibilità d’intervento non permette di sostenere un sistema di welfare che insegua i bisogni con le risorse date, il Tavolo Disabili e Salute Mentale concorda di procedere nella stesura di un documento programmatorio per la triennalità 2015-2017 che sia applicabile e che preveda obiettivi attuabili e sostenibili dalle esigue risorse economiche a disposizione e da quelle reperibili sul territorio, dando continuità o potenziando progetti e servizi della precedente triennalità che sono tuttora validi e vanno sviluppati e concretizzati. Si ripropongono pertanto i progetti/obiettivi: - Tempo Libero, prevedendo nuove modalità/ interventi per la sua realizzazione, - Lavoro, con la programmazione di azioni e interventi volti ad aumentare le opportunità di lavoro e di inserimento lavorativo, - Scuola Potenziata, per dare continuità al progetto sperimentale, - Residenzialità, specificando maggiormente la progettualità delle residenzialità leggere Si prevedono due nuovi progetti/obiettivi: - Trasporto, per facilitare l’accesso dei disabili ai servizi e alle iniziative offerte dal territorio, - Revisione del regolamento per l’accesso ai servizi a favore delle persone con disabilità, approvato nel 2012 e non ancora applicato da tutti i Comuni, al fine di renderlo più equo e condiviso a livello provinciale. 112 113 Titolo Obiettivo Tipologia di obiettivo Interventi/azioni di sistema Risorse impiegate Strumenti utilizzati Indicatori di esito TEMPO LIBERO Generale Censimento e ottimizzazione delle risorse esistenti sul territorio Finanziarie Professionali Banca dati CSVM QUANTITATIVI Sito web PDZ n. eventi realizzati Favorire, stimolare e promuovere la partecipazione dei disabili alle attività del tempo libero Cronogramma e calendario distrettuale eventi informatizzato Creazione di un gruppo di volontari dedicati alle attività del tempo libero Formazione dei volontari con la collaborazione di educatori ed operatori che lavorano con i disabili Predisposizione e pubblicizzazione di un calendario distrettuale degli eventi e delle manifestazioni e suo inserimento sul portale Web del PDZ Individuazione di un coordinatore degli eventi e dei trasporti 114 n. disabili partecipanti agli eventi Range di valutazione SI SI Manifesti e volantini pubblicitari eventi QUALITATIVI Protocollo di intesa tra associazioni n. iniziative messe in rete ≥ 80% n. iniziative rese accessibili ai disabili gravi ≥ 50% Strumenti di valutazione Tempistica Report coordinamento attività trimestrali e annuali Anni 2015 2016 2017 LAVORO Aumentare le opportunità di avviamento al lavoro e di inserimento lavorativo Strategico Consolidamento del modello di gestione del processo di inserimento lavorativo attraverso i Tavoli Territoriali Finanziarie Professionali Strutturali Attuazione dell’inserimento lavorativo applicando il criterio del livello di occupabilità nella scelta dei soggetti a cui erogare le doti Linee di indirizzo Regionali per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità Piano Provinciale Disabili Linee operative per la segnalazione candidati alle doti Scheda di segnalazione destinatari doti Griglia priorità Promozione di collegamenti fra i servizi e le aziende per facilitare l’inserimento sociale e lavorativo dei disabili che terminano il percorso scolastico Scheda L. 68/99 potenzialità lavorative Verbale invalidità QUANTITATIVI n. disabili Distretto di Ostiglia iscritti al C.M.D. n. doti lavoro attivate n. progetti di orientamento al lavoro attivati n. tirocini pre lavorativi e lavorativi attivati 115 SI SI SI n. disabili inseriti al lavoro Report DSM su tirocini risocializzanti inserimenti lavorativi Report SFA su progetti attivati QUALITATIVI n. disabili usciti dalla scuola inseriti in progetti miranti allo sviluppo di autonomie sociali,lavorative Attivazione di due SFA per lo sviluppo e la formazione di autonomie e abilità lavorative SI Report del Servizio Disabili Provinciale su doti lavoro e inserimenti lavorativi ≥40% ≥60% Anni 2015 2016 2017 SCUOLA POTENZIATA Dare continuità alla sperimentazione del progetto Scuola Potenziata attraverso anche l’eventuale presa in carico da parte del CTI. Specifico Consolidamento del modello Scuola Potenziata in rete con la permanenza degli alunni nei plessi degli Istituti Comprensivi di riferimento valutando la positività dei plessi potenziati che favoriscono la socialità degli alunni H nella scuola e nell’extrascuola Finanziarie Professionali Accordo di rete per il consolidamento del progetto “La Scuola Potenziata nel Destra Secchia” Deliberazioni Consiglio d’Istituto Documentazione relativa alle linee e ai percorsi attivati su ogni alunno Partecipazione agli incontri del Gruppo Progetto (GP) Partecipazione agli incontri del Gruppo Tecnico Operativo (GTO) ≥ 90% ≥ 90% Resoconto sull’andamento del progetto Verifiche mensili del Team Verbali incontri del GP con foglio presenze Verbali incontri del GTO con foglio presenze Definizione protocollo d’intesa tra PDZ, Istituti Comprensivi, NPI, Ass. Familiari Noi per Loro e Casa delle Farfalle Consulenza supervisione sistematica della Neuropsichiatria 116 Anni 2015 2016 2017 RESIDENZIALITA’ Specifico Strategico Consolidare l’autonomia abitativa attraverso modelli di residenzialità leggera e a bassa soglia Acquisire la capacità di vivere l’autonomia abitativa senza protezione nel proprio ambiente sociale Stesura, attivazione monitoraggio di progetti personalizzati a favore di disabili medio-lievi per sperimentare/consolidare l’autonomia abitativa e l’organizzazione e la gestione della quotidianità Finanziarie Professionali Strutturali Progetti QUANTITATIVI Visite domiciliari per monitoraggio progetto n. progetti attivati per autonomia abitativa SI Moduli di verifica QUALITATIVI Cartella sociale n. disabili in grado di vivere da soli nel proprio contesto sociale Percorsi di sostegno al gruppo di disabili inseriti in alloggi a bassa soglia Incontri di gruppo con disabili, coordinatore e educatore responsabile del progetto Attivazione soluzioni di vita autonoma e di integrazione sociale nel proprio ambiente 117 ≥ 30% Report monitoraggio progetti Anni 2015 2016 2017 TRASPORTO Generale Strategico Facilitare l’accesso dei disabili ai servizi e alle iniziative offerte dal territorio Censimento delle risorse disponibili sul territorio (mezzi, autisti, accompagnatori) Messa in rete delle richieste di mobilità, tramite un portale web Finanziarie Professionali Volontarie Dati Comuni, Associazioni, Materiali (mezzi di trasporto) Sito web PDZ Protocollo d’intesa/convenzione tra enti/ associazioni/ cooperative Coordinamento dei trasporti con un operatore dedicato allo scopo che effettua il match fra richiesta e offerta e organizza i trasporti REVISIONE REGOLAMENTO per l’accesso ai servizi a favore delle persone con disabilità Specifico Costituzione gruppo di lavoro per revisione del regolamento Banca dati ASL per disabilità, Professionali Regolamento in vigore da rivedere Normativa di riferimento Raccordo tra ambiti distrettuali per l’individuazione di criteri condivisi e omogenei per la definizione delle quote di compartecipazione delle famiglie alla spesa per la frequenza dei disabili ai servizi e per il Report con i dati relativi alla popolazione disabile mantovana, ai servizi per la disabilità e ai relativi costi Tabelle provvidenze economiche emesse 118 QUANTITATIVI n. mezzi disponibili n. disabili che richiedono il trasporto SI Report mensili e annuali trasporti effettuati e disabili trasportati Anni 2016 2017 Verbali degli incontri con foglio presenze Anno 2015 SI QUALITATIVI n. disabili trasportati Partecipazione agli incontri dei componenti il gruppo ≥ 90% ≥ 90% relativo trasporto dall’INPS Pianificazione di azioni per garantire criteri omogenei di accesso ai servizi, favorire una modalità comune per la presa in carico, armonizzare le prestazioni erogate ISEE 119 120 AREA IMMIGRAZIONE ANALISI DEL CONTESTO PROVINCIALE Le principali caratteristiche strutturali dei migranti in provincia di Mantova, che si desumono dai dati dell’Osservatorio Provinciale Immigrazione 2014, sono le seguenti: - netto calo della percentuale di uomini nel corso degli anni; - aumento degli ultraquarantenni, più sensibile tra le donne, dal 19% d’incidenza del 2001 al 33% del 2013; - vistosa diminuzione nel tempo dell’incidenza dei senza titolo di studio tra gli ultraquattordicenni, passati dal 14% del 2000 al 3% del 2013, mentre i laureati salgono all’11%; - riduzione progressiva della quota di musulmani, scesi dal 64% al 44% del totale degli stranieri fra il 2000 e il 2013, mentre nello stesso lasso di tempo i cattolici si confermano attorno al 1011% e sono soprattutto gli altri cristiani, per lo più ortodossi, ad aumentare dal 7% al 16%; anche l’incidenza delle professioni d’altra religione (soprattutto sikh, o indù) cresce, dal 15% al 22%; - arrivo in Italia negli ultimi diciotto mesi che riguarda il 5% degli stranieri presenti nel 2013, a fronte dell’8% nel 2001; - nel 2013 il 52% degli ultraquattordicenni ha figli in Italia, contro il 30% del 2001. 121 Il territorio provinciale, come del resto l’intero territorio nazionale, è stato interessato negli ultimi anni dall’imponente flusso di sbarchi di stranieri richiedenti asilo. Nella provincia di Mantova sono presenti 300 stranieri richiedenti protezione internazionale; a questi si aggiungono n. 40 stranieri, di cui 10 minori non accompagnati, già accolti nel “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati” (SPRAR). Nel Comune di Quingentole attualmente sono ospitati n.30 profughi. Si tratta di un’accoglienza difficile, gestita in modo differente nei diversi territori, che deve fare i conti con tensioni sociali, discriminazioni, senso d’insicurezza, e che in tutta la provincia ha visto il coinvolgimento di attori del terzo settore, dell’associazionismo, del volontariato, delle scuole, dell’ASL, della Croce Rossa, della Protezione Civile. Un ulteriore elemento che si è imposto con forza negli ultimi anni è la perdita del lavoro da parte di cittadini stranieri a causa della crisi economica e occupazionale che sta investendo il nostro Paese. In questa chiave va letto il fenomeno migratorio, dall’Italia verso altri paesi, a cui stiamo assistendo nell’ultimo periodo. ESITI della programmazione zonale 2012/2014: non è possibile procedere ad una valutazione degli interventi/progetti realizzati nella precedente programmazione poiché il tavolo immigrazione, considerato trasversale a tutte le altre aree tematiche, è stato costituito solamente a fine anno 2012 e di fatto è diventato attivo nel luglio 2013, come raggiungimento dell’obiettivo previsto nel documento di Piano precedente. ANALISI DEI BISOGNI La crisi socio-economica, le trasformazioni del lavoro e del tessuto sociale, i mutamenti demografici, i forti movimenti migratori, hanno aperto una nuova e necessaria riflessione sulle fasce di popolazione che si trovano in condizioni di maggiore fragilità sociale, ed in queste categorie rientrano sicuramente i cittadini extracomunitari. Anche se l’immigrazione non è più un fenomeno nuovo e moderno per lo Stato italiano e nello specifico per il nostro territorio, ci troviamo ancora di fronte ad una strutturazione dei servizi 122 emergenziale, poco coordinata e parcellizzata, che non favorisce la costruzione di uno spirito di coesione sociale necessaria all’integrazione. Per quanto attiene l’area dell’immigrazione, si evidenzia che tutto il territorio del Destra Secchia sia permeato da tale fenomeno, con le relative problematiche connesse alla presenza di numerosi stranieri che, in tempo di crisi, non hanno mezzi di sussistenza per sé ne per la propria famiglia; conseguentemente, codeste situazioni gravano sui Servizi Sociali dei Comuni. Gli stranieri, infatti, affluiscono ai Comuni e alle varie Associazioni per presentare richieste riguardanti il soddisfacimento di bisogni primari (ricerca di lavoro, beni di prima necessità, abitazione, pagamento utenze domestiche), creando, inoltre, gravi problemi di sicurezza e coesione sociale. La presenza degli stranieri nel nostro territorio subisce dei picchi di presenza in corrispondenza del lavoro stagionale in agricoltura, la quale, a causa della crisi economica che stiamo vivendo, ha subito una recessione, per cui le aspettative di lavoro vengono regolarmente disattese, procurando così un aggravamento del carico di assistenza sociale da destinare loro. L’incontro fra le diverse realtà culturali, quella d’origine e quella occidentale, crea un forte impatto sia per quanto attiene il ruolo della donna all’interno della famiglia e della società, sia relativamente agli immigrati di seconda generazione. Infatti, si rilevano significative difficoltà di assimilazione dei valori positivi della nostra società, lasciandosi attrarre ed indirizzare maggiormente verso valori effimeri e relativi tipici del mondo occidentale, afferenti la sfera del consumismo. Il problema maggiormente sentito dagli immigrati è quello relativo alla ricerca di un’abitazione a prezzi accessibili, a cui si sommano particolari forme di discriminazione dettate dalla condizione stessa di stranieri; la difficoltà sembra essere legata soprattutto all’esistenza di stereotipi e pregiudizi diffusi, il principale è quello che vuole gli stranieri inaffidabili, sia per quanto riguarda il pagamento dell’affitto sia per quanto riguarda la pulizia dell’alloggio. Accanto al problema abitativo assume grande rilevanza anche il problema della mancanza o perdita del lavoro; il lavoro infatti è uno dei principali fattori che contribuiscono a facilitare l’integrazione dei cittadini immigrati e a consentire loro una vita dignitosa. Da anni si cerca, specialmente nei Comuni con maggiore richiesta di lavoro agricolo, di creare dei momenti di confronto tra le diverse parti (imprenditori, sindacati, associazioni, Enti locali) in quanto le condizioni dei lavoratori agricoli immigrati risultano notevolmente difformi e non sempre trasparenti. 123 Un altro aspetto problematico che contraddistingue il territorio del destra secchia è quello rilevato sia dalla Scuola, sia dagli Enti locali e Associazioni, relativo alla esigenza di mediatori linguistici per facilitare i rapporti e le comunicazioni sia tra insegnanti e alunni, che tra gli insegnanti e i genitori; nella fattispecie con la comunità cinese e con le relative famiglie di alunni, la comunicazione è pressoché inesistente. Correlato a questo aspetto esiste anche l’esigenza di potenziare momenti di alfabetizzazione sia di alunni che di genitori, essendo la capacità di comunicazione e di comprensione il primo passo verso la vera integrazione, qui l’interazione e la sinergia con la Provincia ha un ruolo fondamentale. Risulta inoltre necessario promuovere attività coordinate contro la dispersione scolastica, che ancora riguarda un numero elevato di ragazzi stranieri. Analisi delle risposte In tema di integrazione e inclusione sociale, importante è il ruolo svolto dall’Osservatorio Provinciale Immigrazione, che negli ultimi anni ha collaborato con i diversi segretariati e con le iniziative dell’assessorato alla Coesione Sociale. Assieme al Centro di Educazione Interculturale ha approfondito i seguenti temi: alfabetizzazione, seconda generazione, condizione della donna, cultura e salute, cooperazione decentrata, problematiche abitative, associazionismo dei migranti, rapporto scuola e famiglia migrante, mediazione culturale e convivenza inter-religiosa. Nei diversi distretti della provincia, le politiche per l’integrazione di cittadini stranieri hanno visto l’attivazione di risposte diverse: sportelli di segretariato sociale per stranieri, interventi di mediazione linguistico culturale, laboratori/corsi di alfabetizzazione per minori ed adulti, sportelli “badanti”. 124 Obiettivi Permangono, per il prossimo triennio, i seguenti obiettivi da perseguire, sia a livello provinciale che distrettuale: - promuovere a livello distrettuale un’eventuale convenzione con l’Associazione “Una casa per tutti”, per far fronte alle esigenze di cittadini italiani e stranieri che si trovano in difficoltà nel reperire un’abitazione in affitto, facilitando l’incontro tra domanda e offerta di locazioni; nel contempo favorire la formazione di persone di riferimento delle comunità di migranti perché si instauri un rapporto di fiducia tra proprietari e affittuari agevolando il rispetto di regole basilari che sottendono ad una buona convivenza; - costituzione di un Tavolo “di lavoro e legalità” distrettuale finalizzato a creare momenti di confronto tra imprenditori, associazioni di categoria, enti pubblici, sindacati, associazioni di migranti ecc…per capire quali sono le esigenze di formazione professionale sul territorio e contemporaneamente garantire il rispetto e la tutela delle condizioni di lavoro; - far in modo che i numerosi corsi di alfabetizzazione non si esauriscano con l’insegnamento di nozioni di base ma valorizzino il ruolo delle donne, stimolandole ad utilizzare la nuova lingua quanto meno nel conteso familiare e inoltre, responsabilizzandole nell’ ambito scolastico dei bambini; - favorire l’integrazione dei minori stranieri e delle loro famiglie nel mondo scolastico e nei servizi pubblici e privati del territorio, attraverso il rafforzamento di interventi di mediazione linguistico-culturale e il potenziamento su tutto il territorio dei corsi di alfabetizzazione; - tendere ad una gestione dell’accoglienza “profughi” secondo il modello “SPRAR ”, considerando tale modello d’accoglienza quello che offre maggiori garanzie di integrazione, condivisione e specificità d’intervento, restituendo al territorio il governo di questa gestione; - promuovere una formazione comune tra Prefettura, Questura e Sportelli Immigrazione per definire una prassi condivisa e pratiche comuni per il rinnovo a livello locale dei permessi di soggiorno e per la richiesta di ricongiungimento familiare e l’ottenimento della cittadinanza. 125 126 ___________________________________________ Titolo Obiettivo Tipologia di obiettivo Interventi /azioni di sistema Risorse impiegate Strumenti utilizzati Indicatori di esito Range di valutazione Strumenti di valutazione Tempist ica CASA Facilitare l’incontro tra domanda e offerta di locazioni Raccolta dati sul fabbisogno abitativo nei Comuni del Distretto Generale Finanziare Proposta di convenzione all’Assemblea dei Sindaci e all’Associazione Convenzione con Associazione Pubblicizzazione a livello distrettuale Stipula di convenzione con Associazione “Una casa per tutti” Affiancare agli operatori dell’Associazione cittadini extracomunitari per attività di mediazione Favorire la formazione di persone di riferimento delle comunità di migranti perché si instauri un rapporto di fiducia tra proprietari e affittuari QUANTITATIVI n. di alloggi reperiti e locati QUALITATIVI Grado di soddisfazione delle famiglie che hanno trovato alloggio Incontri periodici tra Associazione e Servizi sociali dei Comuni Anni 201520162017 QUANTITATIVI n. di extracomunitari coinvolti QUALITATIVI Generale Report semestrale dell’Associazione grado di soddisfazione dei proprietari e degli inquilini Finanziarie Umane 127 Resoconto semestrale dell’Associazione Anni 201520162017 ___________________________________________ agevolando il rispetto di regole basilari che sottendono ad una buona convivenza; Anni LAVORO Specifico Costituire un tavolo di “lavoro e legalità” come garanzia di tutela del lavoro Finanziarie Umane Protocollo per definire le azioni a tutela del lavoro e dei lavoratori, improntate alla legalità LAGGG RUOLO DELLE DONNE Valorizzare il ruolo delle donne attraverso la conoscenza e l’utilizzo della lingua italiana Incontri tra le parti coinvolte (imprenditori agricoli, associazioni di migranti, comuni e sindacati) Studio delle condizioni delle donne di etnie diverse nel nostro territorio Specifico Finanziarie Umane Raccolta dati sulle condizioni di lavoro, tipologia dei contratti e condizioni di vita dei lavoratori agricoli Convenzioni tra Comuni, Pdz, associazioni di volontariato, CPIA, Istituti scolastici QUALITATIVI Verifica del rispetto delle norme contrattuali QUANTITATIVI N. corsi attivati n. donne frequentanti QUALITATIVI Consolidare le esperienze dei corsi di alfabetizzazione per le Grado di soddisfazione delle 128 Report e verbali degli incontri effettuati Report sulla partecipazione ai corsi di alfabetizzazione Verifiche periodiche con le scuole 201520162017 ___________________________________________ LAGGG donne donne straniere nei Comuni del territorio come già fatto negli anni precedenti; Rimando delle scuole sulla partecipazione attiva delle donne nel contesto scolastico attività di alfabetizzazione integrate con esperienze di conoscenza dei servizi, della scuola e della comunità locale INTEGRAZIONE Favorire l’integrazione dei minori stranieri e delle loro famiglie nella scuola e nei servizi del territorio Generale Verificare, valutare e se necessario ri-progettare e/o consolidare il servizio di mediazione linguistico culturale attivo nella scuola Finanziare Protocollo d’intesa tra i vari soggetti coinvolti Umane Strutturali Potenziare e coordinare i corsi di alfabetizzazione per adulti e minori, ad oggi gestiti in autonomia 129 Anni QUANTITATIVI Mediazioni attivate nella scuola; Strumenti cartacei in uso già predisposti Progetti congiunti tra scuola e territorio; Verbali incontri 201520162017 ___________________________________________ dai singoli Comuni COMPETENZE IN CAMPO PER L’AGRICOLTURA SOCIALE: ORTICOLTURA INFavorire l’integrazione dei giovani stranieri nel Distretto di Ostiglia Generale Percorso di formazione della durata di 320 ore per l’acquisizione di competenze in ambito orticolo per l’agricoltura sociale Finanziarie Umane Strutturali Bando Distrettuale tra PDZ, Provincia di Mantova, For.Ma, Centro Polivalente Bigattera, Associazione “La Conchiglia” 130 20 Giovani disoccupati o inoccupati fino a 29 anni di cui 10 giovani immigrati di seconda generazione Verbali incontri ___________________________________________ DATI SOCIO-DEMOGRAFICI Tab.1: popolazione residente negli anni 2011 - 2013 (al 31.12) 2011 COMUNE Borgofranco s/Po Carbonara di Po Felonica Magnacavallo Ostiglia Pieve di Coriano Poggio Rusco Quingentole Quistello Revere San Giacomo d/S San Giovanni d/D Schivenoglia Sermide Serravalle a Po Sustinente Villa Poma TOTALE Popolazione Totale 789 1.334 1.462 1.648 6.928 1.038 6.507 1.187 5.709 2.532 1.770 1.300 1.237 6.289 1.574 2.234 2.046 47.720 2012 % cittadini stranieri su pop totale Popolazione Totale 9,00 12,82 6,84 11,53 12,72 7,42 12,09 10,95 8,50 10,19 15,08 14,69 10,99 11,93 11,18 9,49 6,06 12,88 % cittadini stranieri su pop totale 796 1.316 1.442 1.621 6.845 1.047 6.488 1.194 5.634 2.539 1.768 1.297 1.215 6.227 1.551 2.218 2.046 48.161 Fonte: elaborazioni Ufficio Statistica Provincia di Mantova su dati Anagrafici comunali (Modd.P2 e P3) 131 2013 9,55 12,92 7,28 12,21 13,31 7,07 12,53 11,64 8,13 10,36 15,89 15,03 10,29 12,30 11,09 10,14 6,35 13,76 Popolazione Totale 785 1.319 1.419 1.621 6.932 1.071 6.507 1.201 5.715 2.532 1.727 1.344 1.203 6.260 1.564 2.168 2.070 48.418 % cittadini stranieri su pop totale 12,36 13,50 7,47 12,21 14,77 7,84 14,23 10,74 9,50 10,70 15,23 17,26 10,31 12,81 12,85 9,27 6,38 14,01 ___________________________________________ Grafico 1: Percentuale dei cittadini stranieri sulla popolazione complessiva al 31.12.2011, al 31.12.2012 e al 31.12.2013 – distribuzione per Comune (Rif. Tab. 1) Villa Poma Sustinente Serravalle a Po Sermide Schivenoglia San Giovanni d/D San Giacomo d/S Revere 2013 Quistello 2012 Quingentole 2011 Poggio Rusco Pieve di Coriano Ostiglia Magnacavallo Felonica Carbonara di Po Borgofranco s/Po 0 1.000 2.000 3.000 4.000 132 5.000 6.000 7.000 8.000 ___________________________________________ Tab. 2: cittadini non italiani residenti al 31.12.2013 per macro-aree di provenienza Comune – valori assoluti e percentuali COMUNE BORGOFRANCO SUL PO CARBONARA DI PO FELONICA MAGNACAVALLO OSTIGLIA PIEVE DI CORIANO POGGIO RUSCO QUINGENTOLE QUISTELLO REVERE SAN GIACOMO DELLE SEGNATE SAN GIOVANNI DEL DOSSO SCHIVENOGLIA SERMIDE SERRAVALLE A PO SUSTINENTE VILLA POMA TOTALE PERCENTUALI EUROPA AFRICA 49 134 22 37 625 31 173 25 99 139 14 25 54 67 208 26 233 56 142 72 29 54 20 195 55 92 15 1.794 35,18 46 20 36 494 96 105 55 1.749 34,29 AMERICA DEL NORD-CENTRO AMERICA DEL SUD 1 1 2 8 3 6 5 10 4 2 2 2 1 8 3 4 1 10 21 0,41 57 1,12 ASIA e OCEANIA 13 11 27 94 68 16 398 53 205 46 196 120 69 64 17 22 60 1.479 29,00 5 e per TOTALE 76 170 105 198 911 73 813 139 458 263 281 195 125 766 172 225 130 5.100 100 Fonte: elaborazioni Ufficio Statistica Provincia di Mantova su dati ISTAT Grafico 2: percentuali cittadini non italiani residenti al 3.12.2013 nel distretto per macroaree di provenienza (rif.Tab. 2) 29,00 EUROPA 35,18 AFRICA AMERICA DEL NORD-CENTRO 0,41 1,12 AMERICA DEL SUD ASIA e OCEANIA 34,29 133 ___________________________________________ Tab. 3: MOVIMENTI MIGRATORI – SERIE STORICA 2011-2012-2013 : SALDO NATURALE, SALDO MIGRATORIO E SALDO MOVIMENTO POPOLAZIONE RESIDENTE COMUNE BORGOFRANCO SUL PO CARBONARA DI PO FELONICA MAGNACAVALLO OSTIGLIA PIEVE DI CORIANO POGGIO RUSCO QUINGENTOLE QUISTELLO REVERE SAN GIACOMO DELLE SEGNATE SAN GIOVANNI DEL DOSSO SCHIVENOGLIA SERMIDE SERRAVALLE A PO SUSTINENTE VILLA POMA SALDO NATURALE 2011 2012 2013 -13 -15 -15 -6 -3 -5 -12 -27 -19 -11 -11 -14 -65 -31 -63 5 -3 7 -36 -32 -21 -5 -3 1 -42 -50 -47 -20 -32 -7 -6 -8 -6 11 -3 0 -11 0 -20 -38 -69 -41 -28 -15 -15 8 -19 -9 -6 -18 -12 SALDO MIGRATORIO 2011 2012 2013 -3 22 4 7 -15 8 -1 7 -4 -7 -16 14 7 -52 150 -10 12 17 20 13 40 -3 10 6 29 -25 128 -1 39 0 5 6 -35 12 0 47 -13 -22 8 18 7 74 0 -8 28 5 3 -41 18 18 36 SALDO TOTALE 2011 2012 2013 -16 7 -11 1 -18 3 -13 -20 -23 -18 -27 0 -58 -83 87 -5 9 24 -16 -19 19 -8 7 7 -13 -75 81 -21 7 -7 -1 -2 -41 23 -3 47 -24 -22 -12 -20 -62 33 -28 -23 13 13 -16 -50 12 0 24 Grafico Tab. 3 MOVIMENTI ANAGRAFICI POPOLAZIONE RESIDENTE AL 31.12.2013 134 ___________________________________________ VILLA POMA SUSTINENTE SERRAVALLE A PO SERMIDE SCHIVENOGLIA SAN GIOVANNI DEL DOSSO SAN GIACOMO DELLE SEGNATE REVERE SALDO TOTALE QUISTELLO SALDO MIGRATORIO QUINGENTOLE SALDO NATURALE POGGIO RUSCO PIEVE DI CORIANO OSTIGLIA MAGNACAVALLO FELONICA CARBONARA DI PO BORGOFRANCO SUL PO -100 -50 0 50 100 150 200 Tab. 4-COMPOSIZIONE NUCLEI FAMILIARI AL 31.12.2011 PER COMUNE – VALORI ASSOLUTI E PER DISTRETTO - VALORI ASSOLUTI E PERCENTUALI Comune Borgofranco sul Po Carbonara di Po Felonica Magnacavallo Ostiglia Pieve di Coriano Poggio Rusco Quingentole Quistello Revere San Giacomo delle Segnate San Giovanni del Dosso Schivenoglia Sermide Serravalle a Po Sustinente Villa Poma TOTALE PERCENTUALI Famiglie (valori assoluti) 3 comp 4 comp 1 comp 2 comp 5 e + comp Totale 99 152 194 181 1.024 158 735 171 690 370 89 166 222 185 889 119 793 141 762 336 84 125 151 150 615 110 605 119 525 251 36 78 62 102 384 53 398 62 318 136 17 30 22 48 130 18 140 23 109 34 325 551 651 666 3.042 458 2.671 516 2.404 1.127 213 181 136 119 55 704 157 152 127 70 31 537 128 827 158 235 215 175 743 211 275 290 127 623 143 207 187 61 339 90 151 124 20 122 33 41 34 511 2.654 635 909 850 5.707 29,71 5.729 29,82 4.285 22,30 2.583 13,45 907 4,72 19.211 100,00 Fonte: Elaborazione Servizio Statistica Provincia di Mantova su dati Censimento 2011 135 ___________________________________________ Grafico Tab. 4 Composizione nuclei familiari nel distretto – Censimento 2011 4,72 13,45 29,71 1 comp 2 comp 3 comp 4 comp 5 e + comp 22,30 29,82 Tab. 5 - POPOLAZIONE RESIDENTE PER CLASSI DI ETA' AL 31.12.2013 COMUNE DI RESIDENZA Borgofranco s/Po Carbonara di Po Felonica Magnacavallo Ostiglia Pieve di Coriano Poggio Rusco Quingentole Quistello Revere San Giacomo d/S San Giovanni d/D Schivenoglia Sermide Serravalle a Po Sustinente Villa Poma TOTALE PERCENTUALI 0-2 15 32 29 39 126 35 157 31 120 59 43 43 27 146 29 66 56 1.053 2,32 3-10 38 97 73 102 441 85 461 89 372 159 105 107 66 341 93 136 133 2.898 6,38 11-17 34 65 47 83 405 56 372 75 328 105 101 70 67 319 77 110 101 2.415 5,31 18-25 50 75 89 90 514 65 431 88 322 151 118 84 73 440 105 169 143 3.007 6,62 26-35 71 137 144 192 685 126 728 110 546 294 192 161 100 712 174 234 236 4.842 10,66 36-45 103 216 178 232 1.062 192 1.052 165 906 386 240 249 180 827 212 316 313 6.829 15,03 Fonte: Elaborazione Servizio Statistica Provincia di Mantova su dati ISTAT. Tab. 6 - MINORENNI STRANIERI NEL DISTRETTO 136 46-64 222 330 385 440 1.899 269 1.809 320 1.555 701 487 347 335 1.862 420 609 580 12.570 27,66 65+ 252 367 474 443 1.800 243 1.497 323 1.566 677 441 283 355 1.613 454 528 508 11.824 26,02 TOTALE 785 1.319 1.419 1.621 6.932 1.071 6.507 1.201 5.715 2.532 1.727 1.344 1.203 6.260 1.564 2.168 2.070 45.438 100,00 ___________________________________________ Cittadini stranieri minorenni al 31.12.2013 residenti nei Comuni del distretto COMUNE DI RESIDENZA BORGOFRANCO SUL PO CARBONARA DI PO FELONICA MAGNACAVALLO OSTIGLIA PIEVE DI CORIANO POGGIO RUSCO QUINGENTOLE QUISTELLO REVERE SAN GIACOMO DELLE SEGNATE SAN GIOVANNI DEL DOSSO SCHIVENOGLIA SERMIDE SERRAVALLE A PO SUSTINENTE VILLA POMA TOTALE PERCENTUALE SU POP STRANIERA STRANIERI MINORENNI 25 52 27 43 263 23 254 29 116 62 86 59 24 179 44 51 33 1.370 26,86 Fonte: Elaborazione Servizio Statistica Provincia di Mantova su dati ISTAT ANALISI DEI FLUSSI DEL MERCATO DEL LAVORO - FOCUS DISTRETTI Rapporto 2013 a cura del CRISP, Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità. Sede: Università degli Studi Di Milano Bicocca. Prima di procedere all’analisi degli avviamenti per distretto dell’azienda viene riportata di seguito una mappa che permette di visionare per ciascun distretto i comuni che lo formano. Il distretto di Ostiglia è formato da 17 comuni, segue il distretto di Mantova con 16 comuni, il distretto di Asola con 12 comuni, Viadana con 10 comuni, Guidizzolo con 9 comuni ed infine Suzzara con 6. Dallo studio della distribuzione degli avviamenti per distretto dell’azienda, si osserva che il distretto di Mantova effettua il maggior numero di avviamenti nell’anno 2013 con quota del 43% (oltre 26 mila); segue il distretto di Guidizzolo con il 14% (oltre 8.6 mila), Ostiglia con il 13% (circa 8 mila), Suzzara con l’11%, Asola con il 10% ed infine Viadana con il 9%. Avviamenti per distretto azienda, Anno 2013 Distretto Mantova Guidizzolo Ostiglia Suzzara Avviamenti 26.098 8.652 8.030 6.967 137 Quota % 43% 14% 13% 11% ___________________________________________ Asola Viadana Totale 6.025 5.526 61.298 10% 9% 100% Avviamenti per distretto azienda e settore economico Attraverso la Tabella sottostante, è possibile studiare la distribuzione degli avviamenti per distretto dell’azienda e per i principali settori del mercato.1 La gradazione di colore dal rosso al verde mostra, per colonna, il grado di presenza nei distretti di avviamenti nei diversi settori. Si riportano le percentuali calcolate per colonna, che permettono di effettuare alcune considerazioni: • • • • Settore Agricoltura: la quota maggiore di avviamenti si registra nel distretto di Ostiglia con una quota pari al 38% (oltre 3 mila), segue il distretto di Mantova con un valore del 20% (oltre 1.6 mila). Il distretto di Suzzara possiede la quota minore di avviamenti pari all’8%; Settore Commercio e servizi: il distretto di Mantova possiede il maggior numero di avviamenti per il settore Commercio e servizi con un valore percentuale pari al 54% (oltre 19 mila), segue il distretto di Guidizzolo con una quota dell’11% (oltre 4 mila). I distretti di Suzzara e di Viadana possiedono la quota minore di avviamenti pari al 10% ciascuno; Settore Costruzioni: anche per il settore Costruzioni il distretto di Mantova effettua il maggior numero di avviamenti con un valore percentuale pari al 37% (oltre mille avviamenti), segue il distretto di Guidizzolo con il 24% ed i distretti di Asola e Ostiglia con il 12% ciascuno. Il distretto di Viadana mostra la quota minore di avviamenti pari al 7%; Settore Industria in senso stretto: il 28% degli avviamenti per il settore Industria in senso stretto viene effettuato dal distretto di Mantova (oltre 4.2 mila), seguono i distretti di Guidizzolo e Suzzara con il 18% ciascuno. Il distrettodi Viadana effettua il minor numero di avviamenti per il settore Industria in senso stretto con una quota del 9%. Avviamenti per distretto azienda e settore economico, Anno 2013 Distretto Asola Agricoltura Commercio e servizi Costruzioni Industria in senso stretto 884 2.836 339 1.966 11% 8% 12% 13% 1 Dall’analisi sono stati esclusi i dati incompleti che costituiscono una quota non significativa. 138 ___________________________________________ Guidizzolo Mantova Ostiglia Suzzara Viadana Totale complessivo 1.306 16% 1.631 20% 3.130 38% 646 8% 716 9% 8.313 4.037 11% 19.204 54% 2.360 7% 3.453 10% 3.354 10% 35.244 666 24% 1.034 37% 338 12% 238 8% 187 7% 2.802 2.643 18% 4.217 28% 2.202 15% 2.630 18% 1.269 9% 14.927 Avviamenti per distretto azienda e contratto Dall’analisi degli avviamenti per distretto azienda e tipologia contrattuale è possibile osservare una serie di differenze riportate nel seguito2: • • • • • 2 Distretto di Asola: il 51% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue con il 25% il Tempo Indeterminato, la Somministrazione con il 18%, Apprendistato e Lavoro a progetto con il 3% ed il 2% rispettivamente; Distretto di Guidizzolo: il 51% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 23%, la Somministrazione con il 20%, Apprendistato e Lavoro a progetto con il 3% ed il 2% rispettivamente; Distretto di Mantova: il 60% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 16%, la Somministrazione con il 13%, il Lavoro a progetto con il 5% e l’Apprendistato con il 2%; Distretto di Ostiglia: il 67% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 15%, la Somministrazione con il 13%, Lavoro a progetto e Apprendistato con il 2% ciascuno; Distretto di Suzzara: il 46% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue la Somministrazione con il 29%, il Nella figura non vengono riportate le quote riferite ad Altre comunicazioni (Tirocini e Lavori socialmente utili). 139 ___________________________________________ • Tempo Indeterminato con il 19%, l’Apprendistato con il 3% e il Lavoro a progetto con il 2%; Distretto di Viadana: il 57% degli avviamenti avviene attraverso l’impiego della tipologia contrattuale Tempo Determinato, segue il Tempo Indeterminato con il 19%, la Somministrazione con il 18%, l’Apprendistato con il 2% e il Lavoro a progetto con l’1%. Complessivamente si osserva che il Tempo Determinato viene maggiormente impiegato dal distretto di Ostiglia dove presenta un valore del 67% e rappresenta la tipologia contrattuale con le quote maggiori in tutti i distretti; il Tempo Indeterminato mostra invece la quota più elevata di impiego nel distretto di Asola con valore del 25%, mentre la Somministrazione è più utilizzata nel distretto di Suzzara con il 29%. Figura 1 - Avviamenti per distretto azienda e contratto, Anno 2013 Avviamenti per distretto azienda e skill Dall’analisi degli avviamenti per distretto azienda e skill è possibile osservare una serie di differenze riportate nel seguito: • Distretto di Asola: il 44% degli avviamenti avviene attraverso per il Low Level, segue con il 43% il Medium Level ed infine le figure di High Level costituiscono il restante 14%. La figura “Bracciante agricolo” per il Low Level presenta la quota maggiore di avviamenti (21%), a cui seguono “Colf” con l’11% e “Operatori di altoforno” con l’8%; • Distretto di Guidizzolo: il 47% degli avviamenti avviene attraverso per il Low Level, segue con il 37% il Medium Level ed infine le figure di High Level costituiscono il restante 16%. La figura “Bracciante agricolo” per il Low Level presenta la quota 140 ___________________________________________ • • • • maggiore di avviamenti (23%), a cui seguono “Colf” con l’8% e “Addetto alle pulizie di interni” con il 7%; Distretto di Mantova: il 54% degli avviamenti avviene attraverso per il Medium Level, segue con il 30% il Low Level ed infine le figure di High Level costituiscono il restante 16%. La figura “Addetto al customer service” per il Medium Level presenta la quota maggiore di avviamenti (22%), a cui seguono “Visual merchandiser addetto all'esposizione dei prodotti” con il 12%; Distretto di Ostiglia: la quota prevalente di avviamenti avviene per il Low Level con il 60%, segue il Medium Level con il 29% e con il 10% l’High Level. La figura “Braccianti agricoli” per il Low Level presenta la quota maggiore di avviamenti (50%), a cui seguono “Operatori di altoforno” con il 7%; Distretto di Suzzara: la quota prevalente di avviamenti avviene per il Low Level con il 45%, segue il Medium Level con il 41% e con il 14% l’High Level. La figura “Colf” per il Low Level presenta la quota maggiore di avviamenti (15%), a cui seguono “Telaista industriale” con il 12%; Distretto di Viadana: la quota prevalente di avviamenti avviene per il Low Level con il 41%, segue il Medium Level con il 40% e con il 18% l’High Level. La figura “Bracciante agricolo” per il Low Level presenta la quota maggiore di avviamenti (21%), a cui seguono “Colf” con l’8% e “Operaio di banchina” con il 5%. Figura 2 - Avviamenti per distretto azienda e skill, Anno 2013 Complessivamente gli avviamenti per l’High Level presentano le quote più ridotte, la quota più elevata e pari al 18% si osserva nel distretto di Viadana; il Low Level presenta invece in quasi tutti i distretti la quota maggiore per gli avviamenti, ad eccezione del distretto di Mantova in cui è il Medium Level a predominare. 141 ___________________________________________ Avviamenti per distretto domicilio lavoratore e distretto azienda Dalla Tabella sottostante è possibile osservare il diverso livello di attrattività di ciascun distretto in termini di avviamenti. Sulle righe viene riportata il distretto di domicilio del lavoratore, mentre sulle colonne viene riportato il distretto della sede operativa dell’azienda; sono inoltre calcolate le percentuali di riga che permettono di effettuare alcune considerazioni: • • • • La percentuale maggiore di avviamenti avviene per distretto dell’azienda e distretto del domicilio del lavoratore coincidente (diagonale della matrice). Si passa da un valore pari al 65% del distretto di Mantova, al 46% di Guidizzolo; Il distretto di Mantova risulta per individui domiciliati al di fuori della provincia un centro di attrazione, infatti avvengono avviamenti per un valore del 47%. Inoltre con una quota dell’11% si registrano avviamenti nel distretto azienda in Mantova per soggetti domiciliati nei distretti di Guidizzolo e Suzzara, seguono con il 9% i domiciliati nei distretti di Asola e Viadana; Gli individui domiciliati al di fuori della provincia di Mantova vengono avviati con un valore percentuale pari al 47% da aziende con sede operativa nel distretto di Mantova, segue con il 15% il distretto di Guidizzolo e Ostiglia con il 14%; Per i domiciliati nel distretto di Guidizzolo si registra un 37% di avviamenti da parte di aziende con sede al di fuori della provincia di Mantova, a cui seguono con l’11% i domiciliati nel distretto di Mantova. Distretto Domicilio Lavoratore Avviamenti per distretto domicilio lavoratore e distretto sede azienda, Anno 2013 Distretto sede operativa azienda Distretto Asola Guidizzolo Mantova Ostiglia Suzzara Viadana Fuori provincia Asola 56% 10% 9% 0% 0% 2% 23% Guidizzolo 6% 46% 11% 0% 0% 0% 37% Mantova 1% 3% 65% 2% 4% 2% 23% Ostiglia 0% 0% 7% 59% 3% 0% 30% Suzzara 0% 0% 11% 5% 53% 1% 29% Viadana 3% 1% 9% 0% 2% 49% 35% Fuori provincia 7% 15% 47% 14% 8% 9% 0% 142