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EDENTULIA introduzione La edentulia, sia parziale che totale, è una vera e propria mutilazione del sistema stomatognatico nelle sue molteplici funzioni. La conseguenza anatomica della perdita dei denti è riconducibile alle ripercussioni sull’osso alveolare che essendo di tipo funzionale, risponde a questa nuova condizione con il riassorbimento. La stima della quantità di osso che si perde, con riduzione del volume crestale, è pari, secondo parametri statistici, al 25 % del primo anno fino a spingersi al 40 % al secondo e al terzo anno (1, 2). Naturalmente il riassorbimento crestale non è predicibile in quanto risponde a diversi fattori variabili da soggetto a soggetto, ma è comunque catalogato fra le possibili varianti secondo i vari stadi della classificazione di Cawood e Howell (3). Naturalmente alla luce di un’implantologia protesicamente guidata, non sempre l’osso disponibile è sufficiente, ovvero a causa del riassorbimento la cresta non permette un corretto posizionamento dell’impianto anche in presenza di adeguato spessore. Diventa così necessario intervenire sui diametri ossei partendo da una pianificazione protesica volta a superare ab inizio quegli ostacoli che, se trascurati, diventeranno problemi successivamente. Una metodica di intervento è l’espansione della cresta, la cui indicazione dipende dallo spessore di partenza dell’osso. Vale a dire che se lo spessore della cresta è inferiore a 2 mm allora la soluzione è l’apposizione di osso con innesto a blocco o particolato con il posizionamento in tempi successivi dell’impianto (4-6). Se lo spessore supera i 3 mm e comunque è presente una certa quantità di spongiosa tra le due corticali, allora vale la pena procedere con una manovra di espansione. Questa tecnica messa a punto da Bruschi e Scipioni il laser er:YaG nella chirurgia ossea della cresta edentula atrofica Alessandro Cipollina*, Francesco Crescentini*, Massimo Corigliano*, Alessandro Giacalone** *Uros Bioelectromagnetic Team **Libero professionista n Scopo del lavoro: l’utilizzo del laser a Erbium rientra tra le tecniche mininvasive insieme allo strumentario piezoelettrico, ma rispetto a quest’ultimo prevede altri benefici, in particolare di tipo biologico. Uno dei campi di applicazione del laser a Erbio è di pertinenza chirurgica, in particolare ossea ovvero l’espansione della cresta atrofica o split crest. Lo scopo di questo lavoro è dare un’ulteriore conferma ai vantaggi che può portare una tecnica laser assistita nei confronti sia dell’operatore sia in particolare del paziente, in termini di risposta biologica e di tollerabilità. n Materiali e Metodi: l’utilizzo del laser tipo Er:YAG, dosato a potenze ablative, 3,0 W e dotato di un circuito di acqua distillata utile al raffreddamento e ad aumentare la potenza della radiazione, permette tagli di spessori e di profondità minimi e definiti dell’ordine dei 300 micron, riducendo così la possibilità di errori, sotto il controllo dello stereomicroscopio. n riSultati e concluSioni: lo split della cresta realizzato da un operatore esperto che conosce la tecnica tradizionale, ma che sostituisce l’uso manuale traumatico degli scalpelli con il laser avrà sicuramente numerosi vantaggi, non ultimo il non contact comporta una maggiore compliance del paziente; lo stereomicroscopio concorre ad aumentare il livello di precisione. L’utilizzo di energia fisica capace di risuonare con i sistemi cellulari dei tessuti trattati determina una notevole risposta riparativa dei siti operati e un ridottissimo per non dire assente quadro clinico postoperatorio, associato a una notevole riduzione della terapia farmacologica. Anno V - n°2 - marzo 2011 17 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE Punto chiave La presenza di periostio rende la corticale più elastica. (7, 8) attuata con le metodiche tradizionali prevede l’uso di strumenti tipo scalpelli che rendono di difficile accettazione da parte del paziente il fastidio intraoperatorio e le possibili complicanze postoperatorie. È necessario agire a livello crestale con un Beever per una prima osteotomia longitudinale seguita da una scaletta di scalpelli sottili a spessore crescente per compattare la midollare e divaricare le corticali. La presenza di periostio in seguito a uno scollamento a spessore parziale rende ancora più elastica la corticale che difficilmente si frattura, specialmente se sull’osso vengono eseguite incisioni di scarico mesiale e distale più lunghe possibile in senso apicale sì da dare al versante osseo vestibolare una maggiore flessibilità durante l’espansione. Una valida applicazione è data dai nuovi sistemi piezoelettrici che con gli inserti chi- rurgici dedicati e con le frequenze selezionate tali da ridurre l’oscillazione tra 50 e 200 micron si è notevolmente ridotto il trauma da scalpello a favore di un'osteotomia più fine e controllata dall’operatore (9). Una tecnica altrettanto valida prevede l’uso di un laser che ha il suo cromoforo d’elezione nei tessuti ricchi di acqua, come si può vedere nel grafico delle affinità delle radiazioni monocromatiche verso diversi target (10). La cosa che più affascina, e che comunque ha risvolti diretti in quella che è la condotta di tutta la sequenza chirurgica, è che con un apparecchio non contact si assiste alla rapidissima rimozione dell’osso con tagli molto prossimi ai 150 micron di spessore e con approfondimento non superiore ai 300 micron indipendentemente dall’operatore, poiché dipende dalla penetrazione della radiazione incidente; ergo la possibilità di operare su creste molto sottili a condizione che ci sia una certa quota di spongiosa disponibile (11-13) Materiali e metodi Per i casi di split crest con tecniche laserassistite si è utilizzato un laser del tipo Er:YAG (smart 2940 DEKA) con sistema di veicolazione della radiazione con braccio articolato a specchi angolati e manipolo Figura 1 Caso iniziale con manufatto protesico. 18 Figura 2 Caso senza protesi. Anno V - n°2 - marzo 2011 Figura 3 Rx iniziale. EDENTULIA non contact con vetro zaffiro; raggio di puntamento ottenuto con un soft laser visibile nel rosso, diodo di 680 nm con potenza massima 1 mw. L’apparecchio è dotato di un circuito interno di acqua distillata sterile ricaricabile il cui getto accompagna l’emissione laser; per cui, a parte il raffreddamento dei tessuti irradiati, si ottiene un potenziamento della radiazione proprio perché questa lunghezza d’onda è affine all’acqua. Il caso scelto è riferito a un paziente che ha richiesto la rimozione del manufatto protesico preesistente al posto di un restauro con impianto osteointegrato (Figura 1-3). Lo stesso per motivi logistici non ha potuto fare la tac dentale e per questo abbiamo fatto ricorso all’osteometria tradizionale su modello in gesso sezionato su cui è stato ricostruito, punto per punto, il contorno crestale parassiale tramite file primariamente affondati nella mucosa fino al periostio e misurati (Figure 4 e 5). Il tutto in anestesia locale per infiltrazione e previa ceratura diagnostica nell’edentulia intercalata al fine di verificare la differenza ipotetica tra asse anatomico del dente e asse implantare. Nello stesso con l’esame radiografico si è previsto un aumento verticale con rialzo limitato del pavimento del seno mascellare con osteotomi di Summers.(14) Il laser a Erbium impostato con valori di potenza pari a 3.0 watts e fluenza di 350 mj viene utilizzato non contact a una distanza di circa 6 mm sotto rigoroso ausilio di stereomicroscopio operatorio in quanto lo spot micrometrico del laser esegue dei tagli sull’osso difficili da controllare a occhio nudo (15). L’assenza di vibrazioni e di contatto sul paziente rende la manovra facilitata per quanto riguarda l’accettazione da parte del paziente. Il taglio mucoso a spessore parziale permette di mantenere una certa elasticità delle corticali, ovvero una corretta nutrizione che Figura 4 Ceratura diagnostica. Figura 5 Osteometria su modello in gesso. Figura 6 Tagli verticali e crestale eseguiti con laser erbium. aiuta nel postoperatorio la guarigione riducendo al minimo i rischi di riassorbimento localizzato che si verifica quando l’osso è scheletrizzato. Il primo taglio orizzontale avviene sulla cresta e può essere ripetuto con passaggi multipli dello spot che permette ogni volta una rimozione di non più di 300 micron di osso; una sonda millimetrata sottile può essere utilizzata per verificare la profondità raggiunta. Due tagli verticali vengono fatti a livello mesiale e distale avendo cura di non avvicinarsi alle aree di presenza delle radici dei Punto chiave Il paziente ha richiesto la rimozione del manufatto protesico. Anno V - n°2 - marzo 2011 19 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE Punto chiave La sequenza si conclude con posizionamento della fixture. denti contigui; il tutto per permettere un’espansione della cresta senza rischio di frattura (Figura 6). Fatto ciò è utile il passaggio di espansori a diametro crescente lisci o filettati. Successivamente si sottoprepara con le frese secondo la sistematica implantare di cui si dispone, e nel caso specifico calcolando la corticale del pavimento del seno, si procede a un rialzo del seno per via crestale provocando una frattura con gli osteotomi di Summers a diametro crescente e per circa tre millimetri nel seno stesso sotto controllo radiografico (Figura 7). Durante la fase di osteotomia e prima di posizionare la fixture si è utilizzato solfato di calcio e una membrana in collagene per riempire lo spazio di elevazione della membrana di Schneider e per limitarne il rischio di perforazione. Il sito è stato decontaminato e stimolato con laser diodo 980 nm (Mfi srl Roma) fibra ottica da 320 micron, potenza 1,5 watt -frequenza 15 Hz -fluenza100 mj con tre applicazioni di 20 sec. La sequenza si conclude con un posizionamento con tecnica sommersa della fixture, con membrana riassorbibile e chiusura del lembo per prima intenzione (Figura 8). La terapia farmacologica di supporto è basata su amoxicillina compresse da 1 gr. x 2/die per una settimana, antinfiammatorio al bisogno a base di ibuprofene bustine e collutorio a base di clorexidina allo 0,2% x 3 sciacqui /die. A casa il paziente ha eseguito terapia con campi magnetici (TME Mfi srl Roma) secondo il programma preimpostato con le frequenze A e C100 per 45 gg (16). risultati Dopo una settimana sono stati rimossi i punti di sutura e il paziente riferisce un quadro postoperatorio silente senza edema, dolore, gonfiore, per cui con scarsa necessità di assumere antinfiammatori. La terapia chirurgica assistita da mezzi fisici ha sortito risultati soddisfacenti sia dal punto di vista dell’attecchimento sia dal punto di vista dell’aumento verticale di osso crestale ottenuto con il rialzo del pavimento. A parte l’attecchimento implantare che ha seguito regolare iter biologico, è sorpendente come in 60 gg (Figura 9) si sia ristrutturato l’osso apicalmente all’impianto con una Punto chiave La terapia ha dato risultati soddisfacenti per attecchimento e aumento di osso crestale. 20 Figura 7 Pin intraoperatorio per calcolare la distanza dal pavimento del seno mascellare. Anno V - n°2 - marzo 2011 Figura 8 Intraoperatoria con fixture. Figura 9 Rx 60 giorni. EDENTULIA Figura 10 Rx 1 anno. Figura 11 Rx 2 anni. morfogenesi relativa anche alla corticale del pavimento, secondo le acquisizioni del gruppo UROS Bioelectromagnetic Team sulla neo-osteomorfogenesi pilotata (17). discussione e conclusioni Le Rx di controllo a 1, 2 e 5 anni dimostrano il livello di maturazione dell’osso e della corticale del pavimento sinusale, ovvero la sopravvivenza implantare e del relativo osso crestale (Figura 10-12). Il bagaglio culturale del chirurgo e tutto il sapere accumulato per secoli in odontostomatologia non deve essere negato introducendo il laser a supporto delle discipline; ergo la tecnica di split crest ormai accreditata come tecnica predicibile rimane tale nella sua applicazione ovvero nella diagnosi. Avvalersi del laser significa potenziare i mezzi del chirurgo che dirotta, così, la tecnica verso una metodica più sofisticata e meglio tollerata dal paziente. L’operatore dedito alle tecniche laser-assistite sa che il grande pregio della radiazione monocromatica sta nella sua biotollerabilità e nella fotobiomodulazione; in buona sostanza i laser si possono dividere in due Figura 12 Rx 5 anni con moncone allentato. grandi famiglie: i soft laser e gli hard laser; i primi sono utilizzati per il loro esclusivo potere fotobiomodulante, i secondi per il loro potere fortemente ablativo cioè di taglio rapidissimo del tessuto duro nell’ordine dei secondi e senza sottoporre al washing dell’osso con irrigazioni di lunga durata che rimuovono dall’osso quelle componenenti di provenienza ematica e midollare fondamentali nella chirurgia ossea rigenerativa (18-19). Inoltre sappiamo anche che là dove l’energia hard laser viene assorbita si vedono gli effetti demolitivi, e man mano che la radiazione penetra subisce una attenuazione tale per cui passando dai watt ai milliwatt raggiunge un livello che per le cellule è fortemente stimolante esaltando così l’attività citospecifica degli elementi irradiati (20). Ecco perché ci aspettiamo una guarigione più rapida, con un postoperatorio meglio tollerato dal paziente e con un’esaltazione dei risultati clinici che vengono restituiti a distanza di tempo oltre agli effetti immediati dell’ablazione con mezzi fisici. Riducendo inoltre l’uso degli scalpelli il tutto diventa più confortevole per il paziente e con i tagli micrometrici dell’osso ci confrontiamo con una metodica che entra di diritto tra le tecniche mininvasive. Punto chiave Il laser potenzia i mezzi del chirurgo verso una metodica più sofisticata e meglio tollerata dal paziente. Anno V - n°2 - marzo 2011 21 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE RINGRAZIAMENTI Si ringrazia il sig Marco Mantarro della Mfi srl Roma per aver fornito il supporto tecnologico necessario allo svolgimento del lavoro. Bibliografia 12 lewandrowsky K.U. et al. Use of the Er:YAG laser for improved plating in maxillofacial surgery : comparison of bone healing in laser and drill osteotomies. Lasers Surg Med, 19(1):4045,1996 1 Melcher A.H.: Biological process in deposition and regeneration of bone. Periodont Surg Biolo Basic and Technique Springfield 1976; 99-120 13 El Montaser M et al. Osseointegration of titanium metal implants in erbium:YAG laser prepared bone. Implant Dent 1999;8((1):79-85 2 Shenk RK. Bone regeneration: biological basis. Guidet Bone Regen in Implant Dentistry.Berlin: Quintessence Publishing Co; 1994 14 Summers RB. The osteotome technique. Part 3. Less invasive methods elevating the sinus floor. Compend Contin Educ Dent 1994;15:698708 3 Cawood JI, Howell RA. 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