donne, mercato del lavoro e percorsi di sostegno dei centri per l
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- “DONNE, MERCATO DEL LAVORO E PERCORSI DI SOSTEGNO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO: FATTORI DI SUCCESSO E INSUCCESSO” FSE ASSE E – MISURA E1 1 Sommario Obiettivi pag. 2 Metodologia pag. 2 I risultati della ricerca - Premessa pag. 7 - Scenario nazionale di riferimento pag. 8 - Occupazione e disoccupazione femminile in Liguria pag. 10 - Focus sulle Donne iscritte ai Centri per l’Impiego pag. 12 della Provincia di Genova 2001-2002-2003 - Dati emersi dalle interviste rivolte alle donne occupate pag. 28 - Dati emersi dalle interviste rivolte alle donne disoccupate pag. 39 - Dati emersi dalle interviste rivolte alle aziende: pag. 49 mappatura delle tipologie di settori/aziende co-protagonisti del successo delle donne - Occupate e disoccupate a confronto pag. 59 - Riflessioni conclusive pag. 62 Allegati Allegato di approfondimento Focus: riflessioni sulle modalità di selezione, assunzione e gestione delle risorse umane Allegati metodologici 1 - Intervista strutturata rivolta a donne iscritte al Centro per l’Impiego nel triennio 20012003 attualmente occupate 2 - Intervista strutturata rivolta a donne iscritte al Centro per l’Impiego nel triennio 20012003 attualmente disoccupate 3 - Intervista strutturata rivolte ad aziende che hanno nel loro organico donne Bibliografia 2 Obiettivi Realizzare un’analisi integrata sulle caratteristiche autocentrate (le donne) e referenziali (il mercato), in chiave statica (caratteristiche soggettive) e dinamica (i comportamenti), per arrivare a definire un documento sintetico che evidenzi: i fattori di successo/parziale successo /insuccesso in relazione all’inserimento nel mondo del lavoro da parte delle donne iscritte al Centro per l’Impiego nel triennio 2001-2003 una mappatura delle tipologie di settori/aziende co-protagonisti del successo delle donne. Metodologia Per la realizzazione della ricerca sono state utilizzate fonti di tipo bibliografico e sono stati creati appositi strumenti di indagine. L’indagine si è sviluppata nei suoi aspetti qualitativi su tre diverse tipologie di target, scelte in base alla loro significatività in relazione agli indicatori “successo”, “parziale successo”, “insuccesso” : - donne occupate - donne attualmente disoccupate/inoccupate - aziende che hanno in organico donne La possibilità di mettere in relazione fra loro le componenti riferite alle “convinzioni” dei soggetti coinvolti nel processo consente di superare la pur necessaria fase di analisi quantitativa (presentata sull’universo), per approfondire le componenti di autopercezione e, comunque, quelle afferenti ai valori e ai disvalori che incidono sulle modalità comportamentali in ordine al successo o all’insuccesso lavorativo. Nella presente ricerca, infatti, si intende evidenziare come e quanto, nelle dinamiche lavorative, siano importanti tali “percezioni di sé”, perché conducono all’emissione di comportamenti pratici e circostanziati. Ad esempio, di fronte alla percezione dell’inadeguatezza delle proprie competenze professionali, la persona può attivare una consapevole strategia di integrazione, iscrivendosi a corsi di formazione ad hoc, oppure accettando lavori non esattamente conformi alle proprie aspettative, ma che le consentano di acquisire le capacità necessarie a rafforzare la propria posizione nel mercato del lavoro. 3 Più difficile di solito è il percorso parallelo, cioè quello legato alla valutazione delle proprie caratteristiche personali, che, oltre ad essere più complesso, “soffre” del fatto che la validazione esterna di tali caratteristiche è più instabile e sicuramente meno “oggettiva”. Decidere, nella propria valutazione personale, che un determinato incarico si è concluso con una mancata conferma per motivi in primo luogo oggettivi (es. insufficiente preparazione informatica, o poco tempo a disposizione a causa di impegni familiari) è un processo relativamente semplice, poiché implica l’applicazione di concetti quali “preparazione” e “misurabilità” del livello di preparazione stessa, o del grado di disponibilità necessaria, concetti che vengono utilizzati da parte di un “giudice” che è riconosciuto per sua natura “competente” in quanto datore di lavoro. Quando invece sono messe in discussione le caratteristiche personali (es. le mie capacità di comunicazione o la mia responsabilità sul lavoro), occorre applicare i concetti più delicati di “autodiagnosi” (non sempre le persone si valutano correttamente né ottengono da altri valutazioni corrette delle proprie capacità relazionali) e di “confronto con le proprie aspettative”. In un immaginario continuum si parte da motivazioni complesse e ad alto tasso di investimento cognitivo/affettivo, come il riscatto sociale e familiare, l’indipendenza personale e la possibilità di mantenersi, per arrivare a motivazioni meno “aggressive”, come l’esigenza di portare un contributo all’economia familiare od il bisogno di guadagnare per potersi permettere piccole spese personali durante gli studi. Non secondaria risulta la variabile relativa alla stima di sé, che, nel noto “gioco di specchi” del locus of control (Bernard Weiner, 1992), può indurre una donna ad attribuire il successo o l’insuccesso lavorativo - in modo automatico ed istintivo - o all’insita “cattiveria” del mondo esterno, o alla propria incapacità personale. Entrambe le posizioni, essendo stereotipate, sono sempre e comunque scorrette, poiché impediscono qualsiasi razionale disamina delle diverse situazioni lavorative che le donne si sono trovate ad affrontare: in alcune attività i datori di lavoro possono aver rilevato mancanze di natura tecnica, in altre di natura più legata alle caratteristiche personali, in altre ancora è possibile che il giudizio (positivo o negativo) sia stato equilibrato in relazione ad entrambi i versanti. Lo strumento creato e utilizzato per l’acquisizione dei dati di questa ricerca è un’intervista strutturata rivolta alle donne occupate (allegato 1), alle disoccupate (allegato 2) ed alle aziende (allegato 3). Questo particolare strumento ha reso necessaria una specifica istruzione degli intervistatori, ai quali sono state dedicate tre giornate di formazione di 4 quattro ore con simulazioni ed esercitazioni che hanno anche permesso di accogliere alcune modifiche scaturite dal confronto durante l’addestramento. La domanda relativa alle motivazioni che hanno indotto l’azienda a “non assumere/ assumere / mantenere / licenziare - non confermare” la persona, è stata costruita su una tabella che consente la comparazione con i risultati emersi dalle interviste rivolte alle donne. Questo tipo di approccio valorizza una dimensione non autoreferenziale (non riferita quindi alle sole donne) e che coinvolge gli altri protagonisti, gli imprenditori, in quanto espressione di una parte del mercato del lavoro di massima rilevanza per l’analisi delle dinamiche di successo/insuccesso lavorativo delle donne. Il criterio di costruzione della tabella è la misurazione degli stessi item in relazione agli esiti occupazionali (“non assumere/ assumere / mantenere / licenziare-non confermare”). Per un’efficiente gestione dello strumento di rilevazione, anche nella successiva fase di aggregazione dati la tabella ha le seguenti caratteristiche: le variabili individuate sono quelle proposte nelle interviste condotte con le donne sia disoccupate sia occupate le possibilità di risposta sono inserite contestualmente, anche da un punto di vista grafico, in modo da poter confrontare sullo stesso livello i fattori di successo e di insuccesso. 5 Nello specifico sono stati rilevati i dati in merito a: a) Donne iscritte al centro per l’impiego nel triennio 2001-2003: Dati oggettivi Donne occupate Donne disoccupate Caratteristiche anagrafiche Caratteristiche anagrafiche Scolarizzazione e formazione Scolarizzazione e formazione Esperienze professionali e tipologia di contratto Esperienze professionali e tipologia di contratto Canali di ricerca del lavoro Canali di ricerca del lavoro Tipo di contratto Percezioni Donne occupate Donne disoccupate Fattori di successo che hanno consentito Fattori di criticità che inibiscono l’accesso/permanenza nel mondo del lavoro (rif. l’accesso/permanenza nel mondo del lavoro (rif. Tabella al punto 4 - intervista occupate) Tabella al punto 4 - intervista disoccupate) b) Aziende che hanno/hanno avuto donne in organico Caratteristiche dell’azienda N° assunzioni e caratteristiche Canali di ricerca Motivazioni della non assunzione (A) Motivazioni dell’assunzione (B) Motivazioni della conferma (C) Motivazioni del licenziamento/mancata conferma (D) c) Mappatura settori/aziende co-protagoniste del successo (rappresentazione grafica). 6 Premessa L’attuale situazione del Sistema Informativo Nazionale, che ancora risente di un’impostazione informatica obsoleta rappresentata da un insieme ultra frazionato di banche dati, non permette ad oggi di effettuare un’analisi comparata delle donne nel mercato del lavoro e del ruolo svolto dai Servizi per l’Impiego per agevolarne percorsi di successo e carriera. Di seguito, pertanto, si propongono alcune riflessioni che traggono spunto da fonti istituzionali (Istat – Cnel) sulla forza lavoro in generale. In ultima istanza verranno presentati alcuni dati relativi alla situazione che si è registrata nei Centri per l’Impiego della Provincia di Genova nell’ultimo triennio in relazione ad un “quadro dati” che trae origine da una estrazione dal sistema ministeriale di Pro-Labor, non tipicamente tarato per l’analisi statistica. 7 Lo Scenario Nazionale di riferimento A livello nazionale tutte le fonti statistiche convergono sul fatto che il tasso di attività delle donne è ancora basso mentre resta alto il tasso di disoccupazione. Le donne, una volta entrate nel mondo del lavoro, trovano un percorso di carriera e di crescita professionale ricco di ostacoli di tipo sia personale sia culturale. Questo significa che, in valore assoluto, è ancora forte il gap tra la forza lavoro femminile e quella maschile e quindi il cammino reale verso le pari opportunità è ancora lungo. Elemento sorprendente, ma sintomo di vitalità, è invece il “trend” 1 che rivela come il contributo dell’occupazione femminile alla crescita complessiva dell’occupazione negli ultimi dieci anni sia stato dell’80%. Dal ’93 ad oggi ciò significa un incremento di un milione di posti di lavoro in più rispetto agli uomini2. Questo dato rivela un forte cambiamento nella composizione sociale del mercato del lavoro, facendo registrare una crescita occupazionale di tutti i tipi di professione e delle progressioni di carriera. Il tema centrale, ovviamente, è sempre quello della conciliazione famiglia-lavoro e la conseguente necessità di rafforzare tutti gli strumenti di flessibilità (come il part time), in modo che le donne possano incontrare meno criticità strutturali, se decidono, ad esempio, di avere due o più figli. Il ruolo e la presenza delle donne sul lavoro, con i relativi successi ed insuccessi, risultano sempre costantemente influenzati non tanto dal livello di preparazione della donna stessa, quanto piuttosto dalla effettiva presenza di figli (e a volte anche solo dalla intenzionalità dichiarata di averne). Per la donna con figli, in sostanza, c’è una situazione di svantaggio sia nell’alternativa tra non lavoro ed occupazione, sia nel percorso di carriera. Critico è quindi l’ “impatto economico dei figli”, così come è stato evidenziato nel Libro Bianco del Ministero del Welfare, in cui si calcola che l’arrivo del primo figlio richiede, per compensare il reddito delle famiglie, un aumento variabile da un minimo del 18% ad un massimo del 45 %.; con l’arrivo del secondo e terzo figlio l’impatto sul bilancio della famiglia diventa sempre più consistente, nonostante emergano economie di scala. 1 Cfr. Rapporto Istat Marzo 2004 “Come cambia la vita delle donne”. 2 In generale, senza uno specifico distinguo uomo-donna, dai Rapporti Istat emerge che dal 1990 ad oggi l’occupazione nei Servizi è salita da 7.695.000 posti a 9.212.000 con un ruolo significativo del Commercio e della Ristorazione che hanno segnato, nel 2003 sul 2002, una crescita pari rispettivamente al 5,7% e al 2,7%. 8 E’ evidente che il costo varia in base alle fasce di età dei figli (subendo un’impennata al momento del loro ingresso nell’obbligo scolastico) ed in base alla localizzazione geografica e alla dimensione del luogo in cui si vive. Un’indagine effettuata dal Dipartimento di Economia Statistica dell’Università di Messina ha cercato di rilevare “la quota di reddito sacrificata” e di valutare quale parte di reddito venga “sacrificata” dalla madre, in termini di tempo sottratto al lavoro o di opportunità di carriera perdute, a causa del suo impegno nella cura dei figli. Il campione utilizzato è stato un “panel” di nuclei familiari estratto dall’Indagine Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane. L’analisi ha evidenziato che il “costo-opportunità” può calcolarsi nel 30-40 % del reddito annuale di una donna con due figli; tale percentuale si abbassa al 20-30 % quando la donna ha un solo figlio. L’arrivo del primo figlio in giovane età ha una probabile incidenza negativa sulla progressività di carriera delle donne. Il costo-opportunità di un figlio è maggiore sia nel caso di donne lavoratrici, specie se giovani, sia nel caso di donne casalinghe, se entrambe hanno un livello di istruzione elevato. Infine, un costo-opportunità maggiore grava sulle donne che lavorano come dipendenti nell’ambito del settore privato rispetto alle colleghe del settore pubblico. Non a caso nel settore pubblico anche per le procedure di promozione e di assunzione3 possono accordarsi facilitazioni di punteggio alle lavoratrici madri, mentre nel privato situazioni analoghe risultano addirittura penalizzanti. 3 Cfr. Chiamate ex- art. 16 L. 56/87 – Enti Pubblici 9 L’Occupazione e la Disoccupazione Femminile in Liguria Dalla lettura dei dati Istat sulle Forze di Lavoro si evince come nel biennio 2001-2002 la creazione di posti di lavoro in Liguria abbia subito un rallentamento rispetto agli anni precedenti. In valore assoluto gli occupati in Liguria sono scesi di 2.000 unità (da 612.000 a 610.000), mentre la tendenza è in leggera crescita a livello nazionale (1,5%) e nel Nord resta sempre positiva (1%). A livello regionale, a fronte di una contrazione del numero degli occupati maschi, si è registrato un incremento della componente femminile di circa 1.000 unità. Il tasso di occupazione, ovvero il rapporto tra occupati e popolazione, nella classe di età 1564 anni, si attesta al 59,1% (nel 2002 era 58,1%), elemento che rappresenta un valore superiore al dato medio nazionale, anche se sotto alla soglia del 60% delle altre regioni del nord Italia e ancora distante dai parametri del 70% attesi a livello comunitario. Nel 2003 le classi di età con i più significativi incrementi sono quelle tra i 35-44 anni (+2,2%) ed i 45-54 anni (1,3%), mentre si registra una diminuzione del tasso di occupazione tra le classi inferiori. Il comparto economico che presenta le migliori chances occupazionali (a conferma della tendenza nazionale) è quello dei servizi, laddove l’industria e l’agricoltura devono registrare rispettivamente una certa flessione ed una stasi ormai profonda. In questo contesto un elemento di forte dinamismo è rappresentato dall’avviamento degli extra-comunitari, che in valore assoluto sono stati oltre 10.000 nel 2002, con una elevata incidenza delle componente femminile, dal 24% di La Spezia al 30% di Genova: le donne sono significativamente più numerose degli uomini, soprattutto quelle provenienti da nazioni quali Nigeria, Filippine, Lettonia, India, Canada ed Ungheria. Per quanto concerne la disoccupazione, la Liguria evidenzia un miglioramento della situazione con una discesa del tasso, dal 2002 al 2003, dal 6,3% al 5,4%, e con una flessione della disoccupazione di lunga durata che passa dal 3,8% al 3,3%. Nello specifico delle Province di Genova e Savona si registra, nel biennio 2002-2003, una diminuzione delle persone in cerca di occupazione di circa 2.000 unità. I disoccupati rimangono invece stabili nella Provincia di La Spezia ed aumentano in quella di Imperia. 10 A Savona la tendenza positiva è riconducibile ad una riduzione della disoccupazione femminile (da 3.000 a 2.000 unità), mentre nella Provincia di Genova è riferibile essenzialmente alla componente maschile della forza lavoro. Ad Imperia, invece, la tendenza negativa è dovuta proprio ad un incremento delle donne in cerca di occupazione, che passano da 1.000 a 2.000 unità, mentre a La Spezia la situazione di fatto è rimasta pressoché invariata.4 Confrontando i tassi di disoccupazione si nota come nella Provincia di Savona si sia registrata un’inversione di tendenza, con un passaggio dal 4,2% del 2003 al 6,3% del 2002. Nella Provincia di Genova e in quella di La Spezia i tassi risultano in pratica invariati, con un leggero incremento rispettivamente di 0,3 e 0,1 punti percentuali. Ad Imperia invece si nota un incremento di 2,4 punti percentuali. Complessivamente il “peso delle donne” disoccupate in Liguria può essere così “fotografato”: Disoccupazione femminile 2002 – Valori % 2003– Valori % Imperia 4,3 8,7 Savona 13 8,7 Genova 69,6 69,6 La Spezia 13 13 4 Cfr Rapporto di Studio Agenzia Liguria Lavoro 2003 11 Focus sulle Donne iscritte ai Centri per l’Impiego della Provincia di Genova 2001-2002-2003 L’analisi quantitativa trae origine da estrazioni per selezione dal sistema informativo utilizzato all’interno dell’Amministrazione Provinciale di Genova, il quale è basato su Net Labor e successive edizioni e non consente una condivisione piena dei dati rilevati da tutti i Centri per l’Impiego della Provincia. Nell’ultimo anno, tuttavia, grazie alla “distribuzione in locale” di tale sistema, è stato possibile almeno condividere gli stessi dati nell’ambito dei Centri per l’Impiego del territorio urbano. Permangono invece difficoltà di collegamento con i dati rilevati nel Tigullio. Pertanto si è scelto come Universo di riferimento l’insieme di persone di sesso femminile che, tra il 2001 e il 2003, si sono recate in un Centro per l’Impiego di Genova almeno una volta per una prima iscrizione, per un rinnovo di iscrizione, per una modifica di dati, per un rientro da rapporto di lavoro a tempo determinato; oppure quelle che hanno partecipato al progetto Start nel 2001.5 Si è scelto dunque di focalizzare l’attenzione su tutte le donne che hanno avuto un rapporto d’interattività con il sistema durante un triennio nel quale (fino alla data del 29 luglio 20036) il data base delle iscritte alle ex liste di collocamento non era ancora stato “depurato” da tutta una serie di dati obsoleti, statici e poco significativi: tali dati risultavano inadeguati rispetto alla ricchezza e alla forte dinamicità delle iniziative offerte dall’Amministrazione Provinciale a tutte le donne che intendessero modificare la “propria posizione sociale”, ovvero volessero intraprendere un nuovo “percorso” di successo e di crescita professionale. Complessivamente l’anno 2001 è quello che si è caratterizzato per un numero più elevato di contatti, pari a n°10.514 (Anno 2002: n°6.066 – Anno 2003: n°7.259) in virtù dell’iniziativa Start, la quale aveva comportato una campagna di comunicazione attraverso un mailing di oltre 80.000 lettere inviate a tutti i soggetti che risultavano iscritti alle vecchie liste. I titoli di studio considerati si riferiscono a tre macro categorie: Licenza Media, Diploma e Laurea; poiché il sistema di archiviazione dati utilizzato non “registra” differenze tra gli utenti muniti di licenza media e quelli muniti di licenza elementare o non aventi alcun titolo di studio, le cifre indicate per la licenza media sono comprensive del numero delle persone che hanno un titolo minore o che non ne hanno alcuno. Di seguito viene presentato un quadro riassuntivo di tali dati: 5 6 Progetto Start: censimento di tutti gli iscritti alle ex liste del collocamento L. 56/87 cancellazione dalle liste di collocamento ai sensi L. 297/03 12 DONNE IN "CONTATTO" CON UN CENTRO PER L'IMPIEGO DI GENOVA TITOLO DI STUDIO ANNO 2001 % ANNO 2002 % ANNO 2003 % LICENZA MEDIA 5.665 54% 3.166 52% 3.290 45% DIPLOMA 3.887 37% 2.333 38% 3.196 44% 962 9% 567 9% 773 11% 10.514 100% 6.066 100% 7.259 100% LAUREA TOT Pertanto, partendo dalla suddetta “base dati”, è stata realizzata una serie di interrogazioni al sistema con lo scopo di riprodurre un identikit delle utenti il più possibile vicino alla realtà ed al contatto col pubblico che si realizza quotidianamente all’interno dei centri per l’impiego. Donne transitate dal Centro Per l’Impiego nel corso del 2001 CONIUGATE LICENZA MEDIA ETA' 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 N° 0 16 171 1091 1347 162 tot. 2787 CONIUGATE LIC.MEDIA 16-20 1% 6% 0% 21-25 6% 26-31 32-40 39% 48% 41-55 Over 55 CONIUGATE DIPLOMA CONIUGATE DIPLOMA ETA' 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 tot N° 0 12 140 606 501 41 1300 1% 3% 0% 16-20 21-25 11% 26-31 39% 32-40 46% 41-55 Over 55 13 CONIUGATE LAUREA CONIUGATE LAUREA 1% ETA' 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 N° 0 1 30 121 78 4 tot. 234 2% 0% 13% 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 33% 52% NUBILI LIC. MEDIA 800 NUBILI LICENZA MEDIA ETA' 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 N° 111 486 790 640 194 16 26-31 700 32-40 600 500 21-25 400 300 200 tot 2237 16-20 100 0 41-55 ETA' Over 55 ETA' 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 14 NUBILI DIPLOMA ETA' NUBILI DIPLOMA N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 40 1089 901 874 105 8 tot 3017 1200 1000 800 600 400 200 0 1089 901 16- tot 755 32- 41- Over 55 350 300 250 200 150 100 50 0 1621263241Over DIVORZIATE LIC. MEDIA DIVORZIATE LICENZA MEDIA tot 26- NUBILI LAUREA 0 77 334 314 29 1 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 21- 8 N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 ETA' 105 40 NUBILI LAUREA ETA' 874 N° 0 0 27 241 223 56 547 300 32-40 250 41-55 200 150 100 50 0 16-20 21-25 16-20 21-25 Over 55 26-31 26-31 32-40 41-55 Over 55 15 DIVORZIATE DIPLOMA DIVORZIATE DIPLOMA ETA' 120 N° 32-40 100 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 1 5 101 97 14 tot 218 41-55 80 60 40 20 Over 55 0 ETA' 16-20 21-25 ETA' 16-20 21-25 DIVORZIATE LAUREA 26-31 26-31 32-40 41-55 Over 55 DIVORZIATE LAUREA ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 0 0 13 27 2 tot 42 16-20 21-25 27 30 25 26-31 20 32-40 13 15 10 5 0 41-55 2 0 16-20 21-25 0 26-31 32-40 41-55 Over 55 Over 55 0 Donne transitate dal Centro Per l’Impiego nel corso del 2002 16 NUBILI LICENZA MEDIA ETA' NUBILI LIC. MEDIA 16-20 N° Over 55 41-55 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 144 293 415 281 82 12 TOT 16-20 21-25 32-40 21-25 26-31 32-40 41-55 1227 Over 55 26-31 NUBILI DIPLOMA ETA' 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 NUBILI DIPLOMA N° 16-20 77 358 514 215 42 1 41-55Over 55 16-20 21-25 32-40 21-25 26-31 32-40 TOT 1207 41-55 26-31 Over 55 17 NUBILI LAUREA 32-40 NUBILI LAUREA ETA' 41-55 Over 55 16-20 21-25 N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 18 228 75 14 0 TOT 335 26-31 CONIUGATE LICENZA MEDIA ETA' CONIUGATE LIC. MEDIA N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 600 0 12 112 541 562 90 TOT 41-55 32-40 500 400 1317 300 200 26-31 Over 55 100 0 16-20 21-25 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 350 CONIUGATE291DIPLOMA 300 CONIUGATE DIPLOMA 250 213 ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 10 99 291 213 21 TOT 634 200 150 99 100 50 0 0 16-20 21 10 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 18 CONIUGATE LAUREA CONIUGATE LAUREA ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 0 20 55 34 0 TOT 32-40 60 50 41-55 40 30 26-31 20 109 10 0 16-20 21-25 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 DIVORZIATE LICENZA MEDIA ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 0 1 59 101 14 TOT 174 Over 55 Over 55 DIVORZIATE LIC. MEDIA 120 41-55 100 80 32-40 60 40 Over 55 20 16-20 21-25 26-31 0 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 19 DIVORZIATE DIPLOMA 60 DIVORZIATE DIPLOMA 50 ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 0 3 15 51 1 TOT 70 16-20 40 21-25 30 26-31 20 32-40 10 41-55 0 Over 55 1620 2631 3240 41- Over 55 55 DIVORZIATE LAUREA DIVORZIATE LAUREA ETA' 2125 N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 0 0 0 5 0 TOT 5 5 4,5 4 3,5 3 2,5 2 1,5 1 0,5 0 5 0 0 0 16-20 21-25 26-31 0 32-40 0 41-55 Over 55 Donne transitate dal Centro per l’Impiego nel corso del 2003. 20 NUBILI LICENZA MEDIA ETA' NUBILI LIC. MEDIA N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 TOT 8 94 178 249 274 340 94 8 178 340 16-20 21-25 26-31 1143 249 32-40 41-55 Over 55 274 NUBILI DIPLOMA 41-55 32-40 Over 55 16-20 NUBILI DIPLOMA ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 178 444 549 309 65 1 TOT 21-25 26-31 1546 NUBILI LAUREA NUBILI LAUREA ETA' 16-20 N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 60 215 103 18 0 TOT 396 26% 21-25 5% 0% 26-31 32-40 41-55 0% 54% Over 55 15% 21 CONIUGATE LIC. MEDIA 600 CONIUGATE LICENZA MEDIA ETA' 500 TOT 41-55 400 N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 32-40 0 27 111 485 539 58 300 1220 0 200 100 16-20 21-25 26-31 Over 55 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 CONIUGATE DIPLOMA 32-40 350 300 CONIUGATE DIPLOMA ETA' 41-55 250 N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 21 132 347 258 9 TOT 767 200 26-31 150 100 50 21-25 Over 55 16-20 0 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 22 CONIUGATE LAUREA CONIUGATE LAUREA ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 2 29 73 48 0 TOT 152 80 32-40 70 60 41-55 50 40 26-31 30 20 Over 55 16-20 21-25 10 0 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 DIVORZIATE LIC. MEDIA DIVORZIAT E LICENZA MEDIA ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 TOT 0 1 17 102 130 15 265 140 120 100 80 60 40 20 0 1 17 10 2 26-31 32-40 13 0 15 0 16-20 21-25 41-55 Over 55 23 DIVORZIATE DIPLOMA 50 41-55 45 DIVORZIATE DIPLOMA 32-40 40 ETA' N° 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 0 0 6 40 45 4 TOT 95 35 30 25 20 15 10 26-31 Over 55 5 0 16-20 21-25 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 DIVORZIATE LAUREA ETA' 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 TOT DIVORZIATE LAUREA N° 0 0 0 6 8 1 9 41-55 8 7 15 32-40 6 5 4 3 2 Over 55 1 0 16-20 21-25 26-31 16-20 21-25 26-31 32-40 41-55 Over 55 24 Percorsi di “successo” registrati dai Cip nel triennio 2001-2-3: “Le donne Avviate”7 AVVIATE 2001 CON LICENZA ELEMENTARE CON DIPLOMA CON LAUREA SENZA TITOLO CON LICENZA MEDIA CON LAUREA BREVE, OBBLIGO FORMATIVO CORSI DI FORMAZIONE TOT. 312 294 62 19 377 256 1320 CON LICENZA ELEMENTARE CON DIPLOMA 19% 24% CON LAUREA 29% 1% 5% 22% SENZA TITOLO CON LICENZA MEDIA 7 Non sono incluse le collaborazioni occasionali, le co.co.co, e non sono complete le registrazioni del 2003 in quanto in parte comunicate ancora in forma cartacea e non attraverso il sistema Semplice 25 AVVIATE 2002 CON LICENZA ELEMENTARE CON LICENZA MEDIA CON DIPLOMA CON LAUREA NESSUN TITOLO LAUREA BREVE, OBBLIGO FORMATIVO, CORSI DI FORMAZIONE 155 282 235 63 32 1419 2186 TOT. CON LICENZA ELEMENTARE CON LICENZA MEDIA 7% 13% 11% 3% 65% CON DIPLOMA CON LAUREA 1% NESSUN TITOLO LAUREA BREVE, OBBLIGO FORMATIVO, CORSI DI FORMAZIONE 26 AVVIATE 2003 CON LICENZA ELEMENTARE CON LICENZA MEDIA CON DIPLOMA CON LAUREA NESSUN TITOLO CON LAUREA BREVE, OBBLIGO FORMATIVO CORSI DI FORMAZIONE 465 935 843 226 230 77 2776 TOT. CON LICENZA ELEMENTARE CON LICENZA MEDIA CON DIPLOMA 8% 8% 3% 17% CON LAUREA 30% 34% NESSUN TITOLO CON LAUREA BREVE, OBBLIGO FORMATIVO CORSI DI FORMAZIONE 27 Dati emersi dalle interviste alle donne occupate Il campione delle donne occupate presenta caratteristiche di concentrazione anagrafica nella fascia 26-31 anni (il 34%) a cui sono legate le caratteristiche relative allo stato civile (il 43% è nubile) e alla presenza di figli (solo il 5% ha figli). Seguono quindi le fasce anagrafiche 21-25 anni (21%) e 32-40 anni (18%); staccano la fascia 41-55 anni (14%) e quella 16-20 anni (12%). Pressoché non rappresentata quella degli oltre 55 anni (1%). In relazione allo stato civile, il 69% è costituito da donne nubili, il 22,62% da coniugate e l’8,33% da separate/divorziate, dati in linea con la concentrazione sulla fascia anagrafica (21-40 anni) del 39% del campione. Sempre in coerenza con la composizione anagrafica e con i dati generali che caratterizzano la presenza di figli in Italia e in particolare nella nostra regione, solo il 23,81% ha figli, a fronte di un cospicuo 76,19% senza prole. Alla domanda “ha figli?” la fascia più rappresentata nel campione (26-31 anni) risponde “no” per il 42,19%, mentre danno risposta positiva il 55% delle donne tra 41 e 45 anni e il 35% di quelle di età compresa tra 32 e 40. Il livello di scolarizzazione del campione è alto: il 64,29% è in possesso di diploma di scuola media superiore, mentre il 21,43% è laureato; il 14,29% ha soltanto la licenza media inferiore (con concentrazione anagrafica nella fascia 41-55 anni con il 27,27%). In relazione alle fasce anagrafiche si evidenzia la concentrazione delle laureate nella fascia 26-31 anni, cui segue, con un rilevante distacco, il 27,78% delle donne tra i 32 e i 40 anni. Il possesso di diploma superiore è distribuito in modo più omogeneo: il 30,19% rientra nella fascia 21-25, seguito dal 26,41% delle donne tra i 26 e 31 anni, dal 16,98% delle neodiplomate (16-20) e dal 13,21% della fascia 32-40 anni. Il tipo di diploma più diffuso è quello di ragioneria (29,63%) seguito dal liceo (22,22%); seguono segretaria d’azienda (14,81%) e turistico (9,26%). Gli altri diplomi staccano a partire da un peso percentuale non superiore al 5%. I dati relativi al diploma di ragioneria rivelano che questo titolo è posseduto dal 40% delle donne tra i 21 e 25 anni, mentre i dati riferiti al diploma liceale fanno emergere un 33,33% delle donne tra i 26 e i 31 anni. Le segretarie d’azienda sono tutte distribuite tra le fasce 32-40 anni (37,50%) e 41-45 anni (61,50%), a testimoniare lo scarso interesse esercitato da questo percorso sulle nuove 28 generazioni, che sono molto più coinvolte da qualificazioni più specifiche, come ragioneria, o da diplomi che garantiscono una formazione culturale di dimensione cognitiva allargata, come il liceo. La laurea più diffusa è quella in economia (22,22%), seguita da giurisprudenza (16,67%) e scienze politiche (11,11%). Spicca la percentuale delle laureate in economia nella fascia 2631 anni con il 75%, mentre il 31,40% delle donne tra i 32 e i 40 anni è laureato in giurisprudenza. Equamente ripartite tra queste due fasce le laureate in scienze politiche (50%). Il tipo di contratto più diffuso è quello a tempo indeterminato (44,83%), seguito a distanza dall’apprendistato (21,84%) e da forme di lavoro atipico (14,94%). La distribuzione sulle fasce anagrafiche vede il 35,90% delle donne tra i 26 e i 31 anni assunte a tempo indeterminato, seguite a parità dalle fasce successive con 25,64%. L’apprendistato si concentra naturalmente nelle prime due fasce anagrafiche: 21-25 anni con il 63,16% e 16-20 con il 36,84%. Merita rilievo la percentuale di donne tra i 26 e 31 anni assunte con contratti di lavoro atipico, pari al 46,15%. Per quanto riguarda il canale di assunzione, spicca con decisione la disponibilità a stage e tirocini come strumenti di efficacia (40,57%), a cui segue la candidatura spontanea e il passaparola di conoscenti e amici. Emerge qui un dato apparentemente contraddittorio: l’attivazione di stage e tirocini passa attraverso enti di formazione o CPI, i quali tuttavia sono poco utilizzati come canali di assunzione, rispettivamente con il 5,56% e con il 4,72%. La spiegazione, in relazione alle dinamiche di scenario, probabilmente sta nell’utilizzo attivo del tirocinio da parte delle aziende (anche se indirettamente tramite associazioni, enti bilaterali e consulenti del lavoro) piuttosto che in un ricorso diretto delle donne a tale strumento per mezzo dei soggetti promotori. In questo senso si motiva anche la concentrazione nella prima fascia (16-20 anni) delle donne che hanno affermato di avere conseguito il successo lavorativo tramite il canale CPI, pari al 40% (con grande stacco del 20% delle tre fasce anagrafiche successive), mentre la forma stage/tirocinio è distribuita nelle fasce centrali (da 21 a 40 anni) coi valori del 20,93%, 25,58% e 27,91% rispettivamente per le fasce 21-25, 26-31 e 32-40 anni. Nella successiva parte di intervista sono state proposte domande relative alla percezione dei fattori che hanno condotto le donne intervistate al successo lavorativo. Si tratta quindi del 29 mondo della percezione del sé, sia per gli aspetti agganciati ai fattori oggettivi (es. titolo di studio) sia per quelli relativi all’autopercezione delle caratteristiche personali. In entrambi i casi siamo nella dimensione del “io penso che”. Tra i fattori che sono percepiti come chiavi di successo per l’ingresso nel mondo del lavoro il valore più alto è assegnato all’adattamento e alla flessibilità, 11,26%. Le prime voci che seguono sono tutte comprese tra il 7 e l’8%: pressoché a pari merito si presentano le possibilità di sgravi fiscali grazie alle caratteristiche della donna (8,79%) e la buona presenza (8,52%); a brevissima distanza si colloca l’importanza assegnata alla formazione per un adeguato aggiornamento (8,24%). Tutti i valori che seguono afferiscono alle caratteristiche personali e trasversali: “sono responsabile” e “sono propositiva” (7,97%); “ho buone capacità relazionali” (7,42%). La disponibilità di tempi in coincidenza con quelli dell’azienda è espresso dal 7,14% delle intervistate. Merita rilievo la bassa percezione dell’importanza del tipo di titolo di studio in relazione alla sua spendibilità: solo il 6,87% delle occupate lo ritiene un fattore discriminante e, tra queste, si esprime in tal senso il 32% delle donne tra i 26 e i 31 anni (dato di interesse se incrociato con il 33% delle donne di questa fascia in possesso di diploma liceale). Da sottolineare anche la bassa percentuale riferita alla conciliazione tra famiglia e lavoro, suddivisa in due diverse accezioni: la manifestazione di volontà e capacità per il 5,77% e la reale applicazione della volontà per il 4,12%. Se spostiamo l’attenzione sui fattori percepiti come chiavi di successo per la permanenza nel mondo del lavoro, emerge con significato ancora maggiore la valorizzazione delle competenze di tipo trasversale. Ritorna la voce adattamento e flessibilità (11,97%), subito seguita dall’importanza assegnata alla formazione (10,81%) e all’impegno a conoscere l’azienda (11,58%); a seguire le competenze relazionali e organizzative (9,65%) e il senso di responsabilità (9,27%). La coincidenza della disponibilità di tempo con le richieste aziendali resta un valore importante (7,72%). Quanto alla conciliazione lavoro-famiglia, si registrano incrementi tanto nella capacità di esprimerla a parole (6,95% = +1,18) quanto nella capacità di realizzarla nei fatti (6,18% = +2,6); incrementi di non poco rilevo, che sembrano confermare l’importanza assegnata alla possibilità di non trasferire all’impresa i “costi familiari”. Questa chiave di lettura è rafforzata 30 dalla distribuzione anagrafica: nella sezione relativa all’assunzione dichiarano di riuscire a conciliare famiglia e lavoro le donne appartenenti alla fascia 26-31 anni, ovvero quelle che per il 43% sono nubili e per il 42% non hanno figli. La reale capacità di conciliare famiglia e lavoro evidenzia gli stessi valori anche nella fascia successiva (46,67%). Interessante diventa la suddivisione tra la“dichiarazione” e l’“applicazione” di tale capacità di conciliazione nella sezione relativa alla permanenza in azienda: al primo ambito afferisce il 38,89% delle donne tra i 26 e 31 anni, mentre al secondo fanno capo il 50% delle donne tra i 32 e i 40 anni e il 43,75% di quelle tra 41 e 55, ovvero quelle coniugate e con figli. 31 IDENTIKIT DELLE DONNE OCCUPATE 32 Identikit della donna occupata tra i 16 e i 20 anni STATO CIVILE: nubile FIGLI: nessuno TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: ragioneria TIPO DI CONTRATTO ATTUALE: apprendistato CANALE DI ASSUNZIONE: conoscenti/amici CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALL’ASSUNZIONE (Percezione) Titolo di studio spendibile Impegno a conoscere l’azienda in toto Possibilità di sgravi fiscali all’assunzione Adattamento e flessibilità CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA A CONFERMARE L’ASSUNZIONE (Percezione) Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Responsabilità Capacità relazionali ed organizzative Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali 33 Identikit della donna occupata tra i 21 ed i 25 anni STATO CIVILE: nubile FIGLI: nessuno TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: ragioneria TIPO DI CONTRATTO ATTUALE: apprendistato CANALE DI ASSUNZIONE: disponibilità a stage/tirocinio prima dell’assunzione CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALL’ASSUNZIONE (Percezione) Titolo di studio spendibile Buona presenza Impegno a conoscere l’azienda in toto Acquisizione delle novità anche attraverso la formazione Adattamento, flessibilità Possibilità di sgravi fiscali all’assunzione Propositività, responsabilità, capacità relazionali Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA A CONFERMARE L’ASSUNZIONE (Percezione) Titolo di studio spendibile Impegno a conoscere l’azienda Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Buona presenza Propositività, responsabilità, capacità relazionali ed organizzative Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali 34 Identikit della donna occupata tra i 26 ed i 31 anni STATO CIVILE: nubile FIGLI: nessuno TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: ragioneria TIPO DI CONTRATTO ATTUALE: a tempo indeterminato CANALE DI ASSUNZIONE: disponibilità a stage/tirocinio prima dell’assunzione CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALL’ASSUNZIONE (Percezione) Titolo di studio spendibile Esperienza pregressa Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Buona presenza Possibilità di sgravi fiscali all’assunzione Impegno a conoscere l’azienda in toto Acquisizione delle novità anche attraverso alla formazione Propositività, responsabilità, capacità relazionali Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA A CONFERMARE L’ASSUNZIONE (Percezione) Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Buona presenza Possibilità di sgravi fiscali all’assunzione Acquisizione novità anche attraverso alla formazione Propositività, responsabilità, capacità relazionali Capacità di conciliare il lavoro e la famiglia Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali 35 Identikit della donna occupata tra i 32 ed i 40 anni STATO CIVILE: coniugata FIGLI: si TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: liceo TIPO DI CONTRATTO ATTUALE: a tempo indeterminato CANALE DI ASSUNZIONE: disponibilità a stage/tirocinio prima dell’assunzione CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALL’ASSUNZIONE (Percezione) Titolo di studio spendibile Esperienza pregressa Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Acquisizione delle novità anche attraverso la formazione Senso di responsabilità Buone capacità relazionali ed organizzative Acquisizione novità anche attraverso alla formazione Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali Capacità di conciliare il lavoro con la famiglia CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA A CONFERMARE L’ASSUNZIONE (Percezione) Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Acquisizione delle novità anche attraverso la formazione Propositività, responsabilità, capacità relazionali Capacità ed effettiva riuscita nel conciliare lavoro e famiglia Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali 36 Identikit della donna occupata tra i 41 ed i 55 anni STATO CIVILE: coniugata FIGLI: si TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: segretaria d’azienda TIPO DI CONTRATTO ATTUALE: a tempo indeterminato CANALE DI ASSUNZIONE: disponibilità a stage/tirocinio prima dell’assunzione CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALL’ASSUNZIONE (Percezione) Esperienza pregressa Impegno a conoscere l’azienda in toto Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Acquisizione delle novità anche attraverso la formazione Senso di responsabilità Buone capacità relazionali ed organizzative Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali Capacità di conciliare il lavoro con la famiglia Sgravi fiscali CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA A CONFERMARE L’ASSUNZIONE (Percezione) Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Acquisizione delle novità anche attraverso la formazione Propositività, responsabilità, capacità relazionali Capacità ed effettiva riuscita nel conciliare lavoro e famiglia Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali 37 Identikit della donna occupata over 55 anni STATO CIVILE: coniugata FIGLI: si TITOLO DI STUDIO: licenza media inferiore TIPO DI CONTRATTO ATTUALE: a tempo indeterminato CANALE DI ASSUNZIONE: candidatura spontanea CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALL’ASSUNZIONE (Percezione) Esperienza pregressa Buona presenza Senso di responsabilità Buone capacità relazionali ed organizzative Sgravi fiscali CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA A CONFERMARE L’ASSUNZIONE (Percezione) Impegno a conoscere l’azienda in toto Adattamento e flessibilità alle esigenze dell’azienda Acquisizione delle novità anche attraverso la formazione Propositività, responsabilità Capacità ed effettiva riuscita nel conciliare lavoro e famiglia Coincidenza della disponibilità dei tempi con le esigenze aziendali 38 Dati emersi dalle interviste alle donne disoccupate Il campione delle disoccupate presenta caratteristiche di concentrazione anagrafica nella fascia 21-25 anni (il 26%): si tratta di donne che in massima parte sono nubili (solo il 7% è coniugato) e non hanno figli. Seguono quindi le fasce anagrafiche 32-40 anni (23%), 41-55 anni (22%) e 26-31 (18%). La fascia anagrafica 16-20 anni rappresenta il 10% del campione, mentre quella degli over 55 è rappresentata dall’1%. Per quanto riguarda lo stato civile, il 63% del campione è nubile, il 25% coniugato, l’11% è separato/divorziato (dato in relazione alle fasce di età dai 32 ai 55 anni), l’1% è vedovo. In coerenza con i dati generali che caratterizzano la presenza di figli in Italia e in particolare nella nostra regione, solo il 24.13% delle intervistate ha figli, a fronte di un cospicuo 75,87% senza prole. Sulle specifiche fasce, alla domanda “ha figli?” la risposta positiva emerge per il 69% delle donne tra 41 e 45 anni, seguite dal 28% di quelle di età compresa tra 32 e 40 anni. Il livello di scolarizzazione del campione risulta così suddiviso: il 55,15% possiede un diploma di scuola media superiore, il 29,30% ha la licenza media inferiore, il 14,65% dispone di una laurea e lo 0,9% di una qualifica. In relazione alla quota in possesso di sola licenza media inferiore, la maggior concentrazione si trova nella fascia 41-55 anni (38,24%), seguita dalla fascia 32-40 anni (26,47%) e da quella 21-25 anni (14,71%). Tra le donne con il diploma superiore, il 34,38% rientra nella fascia 21-25 anni, il 20,31% si trova nella fascia 32-40, mentre il 18,75% è all’interno della fascia 41-55 anni, il 14,06% è neo-diplomato (16-20) ed il 12,50% è nella fascia 26-31 anni. Per quanto riguarda la laurea, la maggior concentrazione è nella fascia 26-31 anni (52,94% del totale donne laureate), seguita dalla fascia 32-40 con il 29,41%. Il titolo di scuola media superiore più diffuso è il diploma di ragioneria (21,88%), seguito dalla maturità liceale (18,75%) e dal diploma turistico (14,06%); seguono il diploma magistrale (12,5%) e quello di segretaria d’azienda (10,93%). Gli altri diplomi (perito, maturità tecnica femminile, alberghiero, grafica) staccano con un peso percentuale non superiore al 5,5%. Incrociando il diploma con la fascia d’età, si evince che, in relazione alla fascia 21-25 anni, il 18,18% ha un diploma di ragioniera ed il 27,27% ha la maturità liceale. 39 I tipi di laurea più diffusi sono: architettura (20%), lingue, lettere, dams (15% per ambito). Seguono, con un peso non superiore al 5% per ambito, scienza della formazione, scienze politiche, economia, conservazione dei beni culturali, conservatorio, informatica e giurisprudenza. Nel triennio 2001-2003 il 77,58% del campione intervistato ha avuto esperienze lavorative: la percentuale più alta si riscontra fra i 32 e i 40 anni (il 92,59), seguita dalla fascia 26-31 anni (90,48%); a seguire le fasce 41-55 e 21-25 anni (70%). Le donne che non hanno avuto accesso al lavoro si trovano maggiormente nella fascia 16-20 anni (oltre il 60% del totale) . In relazione al tipo di contratto, il 39.5% delle donne che hanno avuto esperienze professionali è stato assunto con contratti di lavoro atipico, il 30,5% con contratti a tempo determinato; seguono a pari merito contratto a tempo indeterminato, part time verticale e part time orizzontale (10%). Per quanto riguarda la fascia d’età 21-25 anni, i tipi di assunzione più frequenti sono contratti atipici e a tempo determinato (44% per ogni tipologia); segue con il 12% il contratto a tempo indeterminato. Nella fascia 26-31 anni il tipo di contratto più frequente è quello a tempo determinato (58%); seguono il contratto atipico (18%), il part time verticale (18%) ed infine il contratto a tempo indeterminato (6%). In relazione alle fasce 32-40 e 41-55 anni, il 61% è stato assunto con contratto atipico, il 22% a tempo determinato, il 13% a tempo indeterminato e il 4% con part time orizzontale. Il 75,86% del campione sta ricercando attivamente il lavoro. La più alta concentrazione di chi non è in cerca di occupazione è nella fascia 41-55 anni (35,71%), seguita dal 17,86% della fascia 16-20 anni. Chi è alla ricerca attiva del lavoro si trova invece nelle fasce 21-25 anni (28,41% del totale persone alla ricerca del lavoro), 32-40 anni (26,14%) e 26-31 anni (19,32%). Le forme di ricerca di lavoro più diffuse sono: - invio di candidature spontanee (per il 70,45% del campione) - Centri per l’Impiego (per il 69,31%) - agenzie interinali (per il 47,78%) - conoscenti/amici (43,18%) 40 - tirocini/stages (30%) - corsi di formazione professionale (20,45%). Se escludiamo la fascia 41-55 e over 55 anni, che non utilizzano tirocini, stage o corsi di formazione come strumento di inserimento, non ci sono significative differenze in relazione all’età sulla modalità di ricerca di lavoro. Nella parte successiva si fa riferimento ai fattori che hanno condotto le donne intervistate all’insuccesso lavorativo. Si tratta quindi del mondo della percezione del sé, sia per gli aspetti agganciati ai fattori oggettivi (es. titolo di studio) sia per quelli relativi all’autopercezione delle caratteristiche personali. In entrambi casi siamo nella dimensione del “io penso che”. Tra i fattori di mancato ingresso nel mondo del lavoro, gli elementi percepiti come determinanti sono l’età (per il 18,28% del campione), la mancata esperienza pregressa (per il 17,91%) e la poca spendibilità del titolo di studio (per il 16,79%); seguono il non sapere a chi rivolgersi (per il 9,33%), la differenza delle professionalità richieste dal mercato rispetto alla propria (per l’ 8,98%) e le caratteristiche personali (per il 7,09%). In linea generale non vengono percepiti come fattori particolarmente critici per l’accesso al mondo del lavoro la condizione familiare, l’eventuale mancanza di aggiornamento formativo e la non coincidenza della disponibilità lavoratrice/azienda (il 6% circa per ambito). Tra i fattori che hanno portato alle dimissioni, viene dato particolare peso alle caratteristiche personali (25%), alla mancanza di esperienza (20%), all’impossibilità di conciliare l’impegno familiare con il lavoro (15%). I fattori che hanno portato al licenziamento sono riconducibili alla mancanza di esperienza (per il 17%) e all’inconciliabilità lavoro-famiglia. E’ interessante notare che le disoccupate non danno particolare rilievo alle competenze trasversali come fattore di insuccesso, il quale invece viene imputato ad elementi “oggettivi” quali il titolo di studio e la mancanza di esperienza. Si rilevi inoltre che la conciliazione lavoro/famiglia, se non viene considerata come criticità in fase di ricerca del lavoro, è però ritenuta causa rilevante di licenziamento o di dimissioni. 41 IDENTIKIT DELLE DONNE DISOCCUPATE 42 Identikit della donna disoccupata tra i 16 ed i 20 anni STATO CIVILE: nubile FIGLI: nessuno TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: ragioneria ESPERIENZE LAVORATIVE NEL TRIENNIO 2001/2003: no CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA AL MANCATO INGRESSO Titolo di studio poco spendibile Nessuna esperienza pregressa Non conoscenza dei canali a cui rivolgersi Caratteristiche personali 43 Identikit della donna disoccupata tra i 21 ed i 25 anni STATO CIVILE: nubile FIGLI: nessuno TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: liceo ESPERIENZE LAVORATIVE NEL TRIENNIO 2001/2003: contratto atipico CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA AL MANCATO INGRESSO Professionalità richieste dal mercato diverse dalla propria Titolo di studio poco spendibile Nessuna esperienza pregressa Non conoscenza dei canali a cui rivolgersi Caratteristiche personali Mancanza di aggiornamento formativo CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALLA MANCATA CONFERMA/LICENZIAMENTO Nessuna esperienza pregressa Caratteristiche personali 44 Identikit della donna disoccupata tra i 26 ed i 31 anni STATO CIVILE: nubile FIGLI: nessuno TITOLO DI STUDIO: laurea TIPO DI DIPLOMA: indirizzo umanistico ESPERIENZE LAVORATIVE NEL TRIENNIO 2001/2003: contratto a tempo determinato CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA AL MANCATO INGRESSO Professionalità richieste dal mercato diverse dalla propria Titolo di studio poco spendibile Nessuna esperienza pregressa Età Non conoscenza dei canali a cui rivolgersi CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALLA MANCATA CONFERMA/LICENZIAMENTO Nessuna esperienza pregressa Età 45 Identikit della donna disoccupata tra i 32 ed i 40 anni STATO CIVILE: coniugata FIGLI: nessuno TITOLO DI STUDIO: diploma TIPO DI DIPLOMA: magistrale ESPERIENZE LAVORATIVE NEL TRIENNIO 2001/2003: contratto di lavoro atipico CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA AL MANCATO INGRESSO/LICENZIAMENTO Professionalità richieste dal mercato diverse Titolo di studio poco spendibile Età Non conoscenza dei canali a cui rivolgersi CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALLA MANCATA CONFERMA/LICENZIAMENTO Condizione familiare che fa pensare che non si può garantire costanza e flessibilità Caratteristiche personali 46 Identikit della donna disoccupata tra i 41 ed i 55 anni STATO CIVILE: coniugata FIGLI: si TITOLO DI STUDIO: licenza media ESPERIENZE LAVORATIVE NEL TRIENNIO 2001/2003: contratto di lavoro atipico CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA AL MANCATO INGRESSO: Professionalità richieste dal mercato diverse dalla propria Titolo di studio poco spendibile Età Condizione familiare che fa pensare che non si può garantire costanza e flessibilità Impegno familiare Mancanza di aggiornamento Non conoscenza dei canali a cui rivolgersi CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALLA MANCATA CONFERMA/LICENZIAMENTO Caratteristiche personali Impegno familiare Mancanza di aggiornamento 47 Identikit della donna disoccupata over 55 anni STATO CIVILE: coniugata FIGLI: si TITOLO DI STUDIO: licenza media ESPERIENZE LAVORATIVE NEL TRIENNIO 2001/2003: contratto di lavoro atipico CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA AL MANCATO INGRESSO: Professionalità richieste dal mercato diverse dalla propria Titolo di studio poco spendibile Età Mancanza di aggiornamento Non conoscenza dei canali a cui rivolgersi CARATTERISTICHE CHE L’HANNO PORTATA ALLA MANCATA CONFERMA/LICENZIAMENTO Caratteristiche personali Mancanza di aggiornamento 48 Mappatura delle tipologie di settori/aziende co-protagonisti del successo delle donne Le aziende La composizione tra comparti delle aziende del campione è così connotata: A. 26,04% micro azienda turismo (fino a 10 dipendenti) B. 22,92% micro azienda commercio (fino a 10 dipendenti) C. 16,67% piccola azienda servizi (fino a 10 dipendenti) D. 12,50% media azienda servizi (oltre i 10 dipendenti) E. 11,46% media azienda turismo (oltre i 10 dipendenti) F. 10,42% media azienda commercio (oltre i 10 dipendenti) In totale le donne assunte al 30/11/03 si trovano per il 20,83% nelle medie aziende dei servizi e per il 19,44% nelle piccole aziende di commercio. Seguono le piccole aziende di turismo con il 15,97%. A parità le medie aziende di commercio e di turismo (13,54%). Quanto alle assunzioni di donne avvenute nell’ultimo triennio, il dato relativo alle risposte positive emerge con un 85,42%. Tra le tipologie di azienda il “si” è pari al 28,05% nelle piccole aziende di turismo, dato che conferma l’alto turn over stagionale del settore, se incrociato con il 15,97% di donne in organico al 30/11/2003, solo in terza posizione rispetto ad altre tipologie aziendali (vedi sopra). Analoga situazione per le omologhe aziende del commercio, che si propongono con una percentuale del 19,51%. Il tipo di contratto che si impone percentualmente è quello di apprendistato (36,72%), seguito dalle forme di lavoro atipico (32%). Il tempo determinato e il part time orizzontale si posizionano in parità sul 9,60%, seguiti dal part time verticale (6,21%) e dal tempo indeterminato (5,65%). In riferimento alla distribuzione tra le diverse tipologie aziendali, spicca il 50% delle donne assunte nelle piccole aziende del commercio con contratto a tempo indeterminato; seguono le medie aziende del commercio e del turismo, con una percentuale di donne assunte con lo stesso contratto pari al 20% e le aziende medie di servizi con il 10%. Il tempo determinato rappresenta il 35,29% dei contratti al femminile per le piccole imprese del turismo, seguito dal 25,53% delle piccole imprese del commercio; si attesta sul 17,65% nelle medie aziende del turismo e sull’11,76% per le omologhe dei servizi. 49 Le forme di lavoro atipico spiccano nel turismo: il 29,82% delle assunte per le piccole imprese e il 22,81% per le medie; seguono il 14,04% per la media impresa del commercio e dei servizi, il 10,53% per le piccole aziende di servizi e, infine, l’8,77% per le piccole aziende del commercio. L’apprendistato è diffuso su tutte le tipologie aziendali: media impresa del commercio e piccola impresa del turismo con il 18,46%, a cui segue il 16,92% della piccola impresa del commercio e dei servizi. Il part time orizzontale è maggiormente diffuso nelle piccole imprese del turismo (36,36%) e nelle medie aziende del commercio (27,27%). Seguono con il 18,18% le piccole imprese del commercio e le medie del turismo. Assente nelle altre tipologie aziendali. Passando ai ruoli ricoperti dalle donne in azienda, la situazione si configura con dati generali così distribuiti: per il 33,33% le donne sono occupate come commesse, per il 13,56% in ruoli amministrativi e per il 12,43% in attività non definite (varie). Segue, con 11,86%, la definizione di “servizio” presente solo nel settore turismo; le segretarie sono il 9,60% e le cameriere il 9,04%. Le addette a ruoli commerciali sono il 4,52%. La distribuzione segue la logica di rappresentatività dei settori, indicando il 76,27% delle assunte del commercio come commesse (di cui il 40,68% nelle piccole imprese e il 35,59% nelle medie). Segue il turismo con un 15,25% per le piccole e un 8,47% delle medie imprese. Le addette all’amministrazione rappresentano il 37,50% delle donne occupate nella piccola impresa del turismo e il 20,83% delle assunte nella media impresa dello stesso settore; segue il 25% nella media azienda del commercio, mentre nelle piccole realtà di questo settore le occupate in ruoli amministrativi sono il 16,67% del totale di donne assunte. Le cameriere sono presenti nella piccola impresa del turismo e dei servizi, rispettivamente con il 43,75% e il 52,38%, ripartizione presente nelle stesse tipologie di aziende per le addette a ruoli di servizio (47,62 e 52,38%). Le addette alla contabilità sono collocate tutte nelle imprese di servizi, rappresentando il 70% delle assunte nelle medie imprese e il 30% nelle piccole. I ruoli di segreteria sono ricoperti dal 64,71% delle donne assunte nelle medie aziende dei servizi e dal 35,29% di quelle assunte nelle piccole. Le addette al commerciale sono presenti solo nelle medie aziende dei servizi e coprono il 100% delle donne assunte. Alla voce “varie” l’occupazione femminile è così ripartita: per i servizi il 31,82% nelle piccole aziende e 13,64% nelle medie; per il turismo il 22,73% nelle piccole e il 9,09% nelle medie; per il commercio il 13,64% nelle piccole e il 9,09% nelle medie. 50 Quanto al canale di assunzione, risulta che il 36,34% delle aziende abbia assunto tramite selezione fra candidature spontanee, il 28, 50% dopo stage/tirocinio, 16,06% tramite conoscenti e amici, il 9,33% da CPI e il 7,77% da agenzie interinali. L’alta percentuale di assunzioni dirette induce a riflettere sulla scarsa conoscenza e diffusione degli strumenti di politiche attive del lavoro e di inserimento, i quali non riescono ancora ad essere competitivi rispetto alle azioni autonome: questo aspetto tende a svantaggiare le donne che non sono ancora indipendenti nell’autopromozione. Passando alla sezione che rileva i fattori critici di insuccesso, parziale successo e successo, si confermano le principali categorie emerse nelle rilevazioni centrate sulle interviste alle donne, ma con diverse sfumature di valore. Infatti il motivo principe della mancata assunzione è rappresentato dalla non corrispondenza alle esigenze aziendali (16,58%), dato da leggersi in parallelo con quelli relativi alle condizioni familiari (14,51%) e all’incoerenza delle caratteristiche professionali (12,44%). La rilevanza del tipo di contratto applicabile, (ovvero l'applicabilità del contratto più conveniente), pesa per il 10,88%, seguita a poca distanza dalla mancanza di esperienza (9,84%), dalle caratteristiche personali non adeguate (8,81%) e dall’incoerenza del titolo di studio con la posizione offerta (8,29%). Seguono l’inadeguato aggiornamento (6,22%) e la manifesta mancata propensione a migliorare la professionalità (5,70%), che afferisce sempre alle caratteristiche personali così come vengono percepite al momento del colloquio. La non conoscenza del settore incide per il 4,15%, seguita dai non soddisfacenti risultati del colloquio (2,59%). Tra i motivi dell’assunzione prevale la rispondenza alle esigenze aziendali (16,88%), subito seguita dalle caratteristiche personali (13,60%) e dalla coerenza della professionalità (13,35%). Il tipo di contratto applicabile incide per l’11,08%. L’esperienza e il titolo di studio pesano rispettivamente per il 9,82% e per l’8,56%. Significativo il basso valore delle condizioni familiari, 5,04%, a fronte del 14,51% attribuito alla stessa voce in riferimento alla mancata assunzione: tale dato ridimensiona l’incidenza di questa categoria, specie in lettura incrociata con gli altri indicatori suddetti, tra cui la dimostrazione della volontà di migliorare (7,81%). Intorno al 5% si attestano la conoscenza del settore (che però rappresenta il 45% delle risposte nelle piccole aziende del commercio) e l’adeguato aggiornamento (i dati precisi sono rispettivamente 5,04% e 5,54%). 51 Per quanto riguarda i motivi della conferma dell’assunzione, l’attenzione si sposta sui risultati ottenuti sul lavoro (20,81%); seguono la rispondenza alle esigenze aziendali (18,79%) e il tipo di contratto (14,09%), alla pari con le caratteristiche personali (14,09%). La disponibilità a migliorare la propria professionalità continua ad essere importante, con il 9,40%, mentre le condizioni familiari incidono per il 7,72% e l’aggiornamento è presente con il 5,70%. Perdono peso le voci relative ai requisiti formali di ingresso: coerenza del titolo di studio (3,36%); coerenza della professionalità ed esperienza pregressa (2,68%); conoscenza del settore (0,67%). Tra i motivi del licenziamento, atto ancor più delicato della mancata assunzione, poiché segue ad un rapporto professionale e personale e alla misurazione sul campo della corrispondenza tra azienda e lavoratrice, emergono i risultati non soddisfacenti ottenuti sul lavoro (25,55%) e, a distanza di circa 10 punti percentuali, il tipo di contratto (15,33%). Il valore relativo alla mancata rispondenza alle esigenze aziendali (13,87%) rimanda ad un’inefficace selezione. A pari merito con le caratteristiche personali (12,41%) ritornano le condizioni familiari come elemento rilevante, anche se non primario: si noti che questo aspetto incide di più sul licenziamento che sulla conferma dell’assunzione (7,72%, vedi sopra), evidenziando la possibilità che le condizioni familiari incidano sulle performance attese. Il 5,84% delle motivazioni che portano al licenziamento è legato alla mancata disponibilità a migliorare professionalmente e il 5,84% ad un inadeguato aggiornamento; l’incoerenza della professionalità espressa pesa per il 3,65%, mentre la non coerenza del titolo di studio e l’inesperienza sono indicati con un 2,92% e la non conoscenza del settore soltanto con uno 0,73%. 52 Tipologie di settori/aziende coprotagonisti del successo delle donne Gli indicatori considerati come oggettivamente significativi per questa fase dell’analisi sono la presenza di donne occupate e le percentuali di assunzione nel triennio 2001-2003. Si procede quindi ad una suddivisione per settore e subtotale di settore, a cui segue il totale generale. Campione aziende Settore/azienda valori assoluti valori % COMMERCIO PICCOLA IMPRESA 22 22,92 COMMERCIO MEDIA IMPRESA 10 10,42 TOTALE COMMERCIO 32 19,51 TURISMO PICCOLA IMPRESA 25 26,04 TURISMO MEDIA IMPRESA 11 11,46 TOTALE TURISMO 36 21,95 SERVIZI PICCOLA IMPRESA 16 16,67 SERVIZI MEDIA IMPRESA 12 12,50 TOTALE SERVIZI 28 17,70 TOTALE 96 100,00 Legenda: piccola impresa: <10 dipendenti media impresa: > 10 dipendenti 53 Settori/dimensione aziende 13% COMMERCIO PICCOLA IMPRESA COMMERCIO MEDIA IMPRESA TURISMO PICCOLA IMPRESA TURISMO MEDIA IMPRESA SERVIZI PICCOLA IMPRESA SERVIZI MEDIA IMPRESA 23% 17% 11% 10% 26% Incidenza settori 29% 33% TOTALE COMMERCIO TOTALE TURISMO TOTALE SERVIZI 38% 54 Donne in organico al 30/11/03 settore Valori assoluti Valori % COMMERCIO PICCOLA IMPRESA 39 13,54 COMMERCIO MEDIA IMPRESA 56 19,44 TOTALE COMMERCIO 95 32,99 TURISMO PICCOLA IMPRESA 46 15,97 TURISMO MEDIA IMPRESA 39 13,54 TOTALE TURISMO 85 29,51 SERVIZI PICCOLA IMPRESA 48 16,67 SERVIZI MEDIA IMPRESA 60 20,83 TOTALE SERVIZI 108 37,50 TOTALE 288 100,00 55 Donne in organico al 30/11/03 ANALISI PER SETTORE 16% 14% COMMERCIO PICCOLA IMPRESA 19% 17% COMMERCIO MEDIA IMPRESA SERVIZI MEDIA IMPRESA TURISMO MEDIA IMPRESA SERVIZI PICCOLA IMPRESA TURISMO PICCOLA IMPRESA 14% 20% TOTALE SETTORE 33% 37% TOTALE COMMERCIO TOTALE TURISMO TOTALE SERVIZI 30% 56 Assunzione di donne effettuate nell'ultimo triennio 2001/2003 Settore/azienda SI % NO % COMMERCIO PICCOLA IMPRESA 16 19,51 6 42,86 COMMERCIO MEDIA IMPRESA 10 12,20 0 0,00 TOTALE COMMERCIO 26 31,71 6 42,86 TURISMO PICCOLA IMPRESA 23 28,05 2 14,29 TURISMO MEDIA IMPRESA 11 13,41 0 0,00 TOTALE TURISMO 34 41,46 2 14,29 SERVIZI PICCOLA IMPRESA 11 13,41 5 35,71 SERVIZI MEDIA IMPRESA 11 13,41 1 7,14 TOTALE SERVIZI 22 26,83 6 42,86 TOTALE 82 100,00 14 100,00 57 Assunzione di donne effettuate nell'ultimo triennio 2001/2003 % DI SI per SETTORE 13% 20% 13% 12% 13% 29% COMMERCIO PICCOLA IMPRESA COMMERCIO MEDIA IMPRESA TURISMO PICCOLA IMPRESA TURISMO MEDIA IMPRESA SERVIZI PICCOLA IMPRESA SERVIZI MEDIA IMPRESA % DI SI per SETTORE - TOTALI 27% 32% TOTALE COMMERCIO TOTALE TURISMO TOTALE SERVIZI 41% 58 Donne occupate e donne disoccupate a confronto Dalla comparazione dei dati rilevati nelle interviste rivolte alle donne occupate e alle disoccupate emergono significative differenze. In riferimento ai dati quantitativi, la percentuale più alta nel campione delle disoccupate intervistate appartiene alla fascia d’età 21-25 anni, mentre la fascia d’età maggiormente rappresentativa delle occupate è 26-31, a conferma che i primi anni di uscita dal sistema scolastico sono connotati da una forte instabilità, che nel corso degli anni si attenua o si ridimensiona anche grazie alle esperienze professionali e personali acquisite in diversi percorsi possibili di formazione formale, non formale, informale. Per quanto riguarda il titolo di studio, a fronte di un livello di scolarizzazione piuttosto elevato tra donne occupate (il 64,29% possiede un diploma di scuola media superiore, il 21,43% ha una laurea, il 14,29% ha solo la licenza media) non corrisponde un livello di scolarizzazione altrettanto elevato nelle donne disoccupate (il 55,15% è in possesso di diploma di scuola media superiore, seguito dal 29,30% con licenza media inferiore, il 14,65% con laurea e lo 0,9% con qualifica). In particolare sono significativi i dati relativi alla licenza media ed al diploma di scuola media superiore: dal confronto emerge che le donne disoccupate con il titolo di licenza media sono il doppio rispetto alle occupate con lo stesso titolo ed anche per quanto riguarda il titolo di studio superiore, le donne occupate “staccano” di 9 punti rispetto alle donne disoccupate. In riferimento alle esperienze professionali, per le donne occupate il tipo di contratto più diffuso è quello a tempo indeterminato (44,83%), mentre tra le donne disoccupate che hanno avuto contratti nell’ultimo triennio, il 39.5% è stato assunto con contratti di lavoro atipico. Circa i canali di assunzione utilizzati dalle donne occupate, spicca con decisione la disponibilità a stage/tirocini come strumenti di efficacia (40,57%), a cui segue la candidatura spontanea ed il passaparola di conoscenti e amici; le forme di ricerca di lavoro più diffuse per le disoccupate sono in primis l’invio di candidature spontanee (per il 70,45% del campione), ed i Centri per l’impiego (per il 69,31%), mentre solo il 30% delle intervistate individua i tirocini e stage come strumenti utili per l’ingresso nel mondo del lavoro. 59 Sul versante aziendale, infatti, il canale principale di inserimento risulta essere proprio il passaggio da stage o tirocinio, in conformità con il dato riferito alle donne occupate8. Se si pongono a confronto i fattori percepiti dalle donne disoccupate come cause del mancato ingresso e, all’opposto, quelli percepiti dalle occupate come chiavi di successo per l’ingresso nel mondo del lavoro, è interessante rilevare che le donne disoccupate imputano il proprio insuccesso a cause “oggettive” (età, mancanza di esperienza pregressa, titolo di studio inadeguato) e non considerano elementi particolarmente critici la condizione familiare, l’eventuale mancanza di aggiornamento formativo e la non coincidenza tra le loro esigenze e quelle dell’azienda. Le donne occupate, del resto, imputano buona parte del loro successo a caratteristiche prettamente personali (quali flessibilità e adattamento, buona presenza, capacità di aggiornarsi) e solo il 6,87% ritiene un fattore discriminante il titolo di studio. Il successo viene quindi percepito come fattore interno alla persona, mentre l’insuccesso è imputato a cause esterne, o comunque non modificabili nel presente (età e titolo di studio). A questo riguardo le aziende confermano l’alto valore assegnato alle caratteristiche personali, che seguono la rispondenza alle esigenze aziendali: il dato è da leggersi come insieme di fattori oggettivi e soggettivi. In relazione ai fattori percepiti come chiavi di successo per la permanenza nel mondo del lavoro emerge anccora, da parte delle donne occupate, la valorizzazione delle competenze di tipo trasversale (adattamento e flessibilità, capacità di aggiornarsi, impegno a conoscere l’azienda, competenze relazionali e organizzative, senso di responsabilità), mentre le donne disoccupate imputano alle caratteristiche personali, alla mancanza di esperienza e all’inconciliabilità con la famiglia le cause dell’insuccesso. A questo proposito, le aziende assegnano alto valore ai risultati ottenuti per confermare o sospendere il rapporto di lavoro: tale criterio di misurazione oggettiva pesa il 20,81% per la conferma e il 25,55% per la sospensione. Si rilevi inoltre che le condizioni familiari pesano maggiormente in caso di non conferma piuttosto che di ingesso o di permanenza. Per molte donne, quindi, la difficoltà maggiore è quella di individuare i bisogni di tipo “professionale” a cui è possibile dare risposta, isolandoli, nella propria autoanalisi, da un contesto più ampio e più complesso, il quale spesso è caratterizzato da difficoltà e disagi nel rapporto con sé e con il mondo esterno che difficilmente possono trovare risposta presso un 8 riguardo a stage e tirocini si ribadisce in entrambi i casi la mancata percezione dei soggetti promotori in favore dello strumento 60 Centro per l’Impiego, ma piuttosto devono essere presi in carico da altre tipologie di Servizi alla persona. Certo è che in molti casi trovare lavoro rappresenta un potente aiuto “indiretto” al miglioramento della propria autostima e della propria immagine personale, ma è senza dubbio una criticità da affrontare il fatto che rapporti di lavoro potenzialmente positivi siano interrotti a causa di una cattiva percezione di sé, di una mancanza di autostima o di una scarsa consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza (i quali si possono tradurre in comportamenti di fuga, di deresponsabilizzazione, di incapacità di gestione delle critiche, nonché - paradossalmente - di rifugio nelle responsabilità familiari, che sono pesanti, ma nelle quali ci si riconosce e si è riconosciute, ecc.). E’ evidente infatti come questi fenomeni di natura esclusivamente psicologica retroagiscano sulla spinta al cambiamento e sulla motivazione e possano portare le persone, in senso negativo, ad una sorta di “impotenza appresa” (Seligman, 1991) e ad una conseguente sfiducia nei Servizi che potrebbero aiutarle (generando risposte demotivate del tipo “non so a chi rivolgermi”); oppure, in senso positivo, possano spingerle alla ricerca di nuove/diverse competenze che afferiscano anche alla dimensione più strettamente professionale. 61 Riflessioni conclusive Le indicazioni che arrivano dai dati e dalle analisi qualitative di scenario inducono a fare alcune considerazioni sul sistema produttivo italiano, regionale e provinciale, che emergono anche dalle risultanze della presente analisi. In questo contesto, infatti, si è tenuto conto delle caratteristiche delle aziende più rappresentative nel tessuto produttivo locale, che peraltro trovano importanti corrispondenze anche a livello nazionale. Lo studio condotto da Con.Media sui dati dei censimenti rileva che dal 1971 al 2001 le aziende con meno di 50 addetti hanno più che compensato (con l’incremento di oltre 4,50 milioni di nuovi addetti) il crollo dell’occupazione avvenuto nelle aziende con più di 50 addetti (-1,25 milioni, di cui uno perduto nel Nord Ovest). Il dato che emerge in modo ancor più rilevante rispetto all’ambito della nostra analisi è quello riferito all’aumento del numero di microaziende (+21% quelle con un solo addetto), che nei servizi sono quasi raddoppiate. Secondo il censimento del 2001, su oltre 4 milioni di imprese ben 3,68 milioni avevano meno di 5 addetti (in Italia solo poco più di 3000 aziende avevano più di 250 occupati) ed il numero medio di addetti era pari a 3,8 (solo nell’industria si arrivava a 9,2). Se a questi dati di scenario si aggiungono l’esplosione delle forme di lavoro atipico e l’innalzamento del livello di scolarizzazione, risulta evidente la necessità di affrontare il mondo del lavoro con una nuova modalità, nel percorso richiesto e/o scelto da tutti i soggetti, in primis dalle donne. A questo proposito un altro aspetto relativo ai dati nazionali offre spunti di riflessione coerenti con gli obiettivi della presente analisi. I risultati dell’ultimo rapporto “Università e Lavoro” realizzato dall’ISTAT presentano una situazione in cui, a pari condizioni di bassa scolarizzazione, le donne hanno tassi di disoccupazione ben più elevati rispetto agli uomini: su un totale di 34,4% di disoccupati tra i 15 e i 19 anni con licenza media, infatti, il 42,5% è di sesso femminile e il 29,1% di sesso maschile. La forbice si riduce nella fascia d’età successiva: su un totale di disoccupati tra i 20 e i 24 anni con diploma di scuola superiore del 25,8%, le femmine sono il 29,1% e i maschi il 22,6%. Nella fascia di età 25-29 anni i disoccupati in possesso di titolo universitario sono pari al 20,4%, di cui il 21,2% femmine e il 19,4% maschi; per la fascia di età 30-34 anni, infine, la stessa voce riporta un totale pari all’8%, con un 9,8% di femmine e un 6,2% di maschi. 62 Accanto a questi dati, che nel presente contesto acquisiscono valore in quanto chiave di lettura dei risultati emersi dall’indagine, riteniamo ancora più utile porre l’attenzione sui contenuti della pubblicazione “Come cambia la vita delle donne”, realizzata a cura di Gabriella Sabbadini, Direttore Centrale dell’Istituto Nazionale di Statistica, nell’ambito delle iniziative promosse dal Ministero per le Pari Opportunità. In sintesi gli aspetti di rilievo dal punto di vista qualitativo fanno riferimento a precise variabili comportamentali: - “Non più tappe standard che si succedono rigidamente nella vita delle donne” - “Più tappe intermedie” - “Entrano in gioco due dimensioni diventate fondamentali per le donne: investire in istruzione e avere autonomia economica” - “Cambiamento culturale e di vita, diversificazione dei percorsi e delle esperienze che si specificano in modo differente per uomini e donne” - “Le donne svolgono di più lavori con orari e modalità non standard soprattutto nella sanità, nel commercio, negli alberghi e nei ristoranti” - “Le donne occupate con bimbi 0-2 anni usano il nido e la rete informale di aiuto per continuare a svolgere attività lavorativa” Gli aspetti di scenario estratti da altri studi sul tema permettono di considerare attentamente le valutazioni qualitative svolte all’interno della presente analisi ed espresse nella parte dedicata al confronto tra occupate e disoccupate. L’indagine effettuata ha portato ad identificare una sorta di itinerario seguito dalle donne residenti sul territorio ligure a partire dal 2001, anno in cui, con la delega alle Amministrazioni Provinciali della gestione degli SPI e con l’attuazione della L. 181/2000, è stato effettuato il censimento di tutte le persone iscritte agli ex Uffici di Collocamento. Tale censimento ha aperto una nuova “era” e rappresenta quindi una sorta di “punto zero” per l’asse donne-mercato del lavoro-istituzioni. Con la presente ricerca, quindi, si è cercato di comprendere quale percorso compiano le donne, suddivise per fasce anagrafiche a partire dai 16 fino oltre i 55 anni, nell’affrontare il mondo del lavoro. Questa scelta metodologica consente di focalizzare l’attenzione sulla parte centrale e cruciale dell’esistenza di una donna, ovvero il momento in cui essa decide le proprie sorti lavorative, le speranze di carriera, la costruzione della famiglia. A conferma di 63 ciò, le donne che meglio rappresentano l’identikit relativo alle punte massime degli indicatori afferiscono alle fasce anagrafiche 21-5 e 26-31 anni. Tra queste due fasce anagrafiche si può constatare l’esistenza di una continuità, da intendersi come possibile evoluzione e come passaggio “naturale” da uno stato di parziale occupazione/instabilità ad un certo consolidamento occupazionale, nonché all’affermazione e alla crescita professionale. Tutto questo appare in linea con un modello sociale e familiare che ormai propone come consolidato l’innalzamento dell’età media in cui si conclude il matrimonio/convivenza, e di conseguenza dell’età in cui si decide di avere figli, si costituisce e si consolida una famiglia. Le giovani donne che sono entrate in contatto con i servizi sociali pubblici e privati a favore dello sviluppo occupazionale a partire dal 2001 hanno potuto usufruire di molteplici iniziative e strumenti (tirocini, work experience, voucher, corsi di formazione, rapporti a tempo determinato, collaborazioni, ….); pertanto, hanno avuto modo di arricchire il proprio livello di competenze spendibili, di acquisire una maggior consapevolezza del proprio potenziale e di accrescere la propria auto-stima. L’indagine infatti conferma che la donna, giunta alla fascia 26-31 anni, raggiunge una sua naturale evoluzione e quindi una maggiore stabilità e continuità lavorativa, “capitalizzando” gli sforzi fatti e gli strumenti che il sistema le ha offerto fino ai 25 anni, comprese le esperienze di lavoro precarie o temporanee, le quali spesso, proprio perché a tempo determinato, le hanno permesso di portare avanti e di completare percorsi di specializzazione e di istruzione che sono elementi di supporto alla conferma della stabilità. Queste valutazioni sono coerenti con l’avvicinamento del modello della donna italiana in cerca di lavoro verso quello della sua collega europea. In Europa, infatti, le esperienze della fascia anagrafica 21-25 anni, anche se diversificate ed eventualmente discontinue, non costituiscono un elemento di disvalore, ma piuttosto una fase di costruzione di quelle caratteristiche personali e professionali che conducono verso la stabilizzazione scelta dalla donna e dal mercato del lavoro. Emerge quindi la necessità di sviluppare, in tutti i soggetti che interagiscono con il mercato del lavoro, una cultura che valorizzi tali esperienze fatte all’insegna della diversità e della temporaneità, in controtendenza con la tradizionale visione del mondo del lavoro. Essa prevedeva che l’assunzione delle scelte personali e familiari, e la relativa “naturale” stabilizzazione dei rapporti di lavoro, avvenissero in età più giovane e ciò, di fatto, implicava anche col datore di lavoro una sorta di “matrimonio” senza possibilità/opportunità di separazione. Questa “nuova era” porta forti elementi di novità nel curriculum di una giovane donna genovese, allineandola maggiormente a fotografie curriculari di tipo europeo. 64 In conclusione, la sfida attuale concerne il passaggio da una cultura che vede nel cambiamento un fattore negativo verso una visione del cambiamento come variabile di arricchimento e di valore trasferibile anche all’interno delle realtà organizzative a cui le donne si rivolgono per un’adeguata collocazione lavorativa, che soddisfi sia i bisogni economici sia quelli di appagamento professionale e personale. Le dinamiche sociali dimostrano che il sistema, seppur con qualche ritardo e con qualche inefficienza, è in movimento. Prova ne sono le politiche a sostegno della famiglia che permettono alle donne di proporsi con maggiore serenità al mercato del lavoro: ad esempio congedi parentali previsti anche per gli uomini, iniziative volte ad aumentare i posti nido disponibili anche in forme de-istituzionalizzate, l’attivazione delle banche del tempo, la diversificazione delle offerte formative previste dai POF, per arrivare a tipologie di contratto più adeguate ad esigenze diversificate, come job sharing e staff leasing e, non da ultimo, l’adeguamento del sistema socio-economico di riferimento alle nuove forme contrattuali, concretizzato nelle nuove proposte bancarie sulla concessione di mutui basate anche su accordi con le parti sociali. Il mercato del lavoro al femminile non è, infatti, un “laboratorio” per cui vale la condizione coeteris paribus, ma può sviluppare le potenzialità professionali al femminile agendo sulla cultura della società in cui la donna vive in quanto cittadina, madre e soprattutto persona. 65 ALLEGATO DI APPROFONDIMENTO Focus: riflessioni su modalità di selezione, assunzione e gestione Nell’ambito della ricerca un capitolo a parte è stato dedicato alle modalità di inserimento nell’impresa. L’argomento è stato proposto attraverso interviste destrutturate rivolte agli imprenditori, con l’obiettivo di verificare quali strumenti vengono usati in via prioritaria per inserire personale nell’ambito della propria impresa. La prima riflessione ha riguardato più in generale il capitolo relativo alla gestione delle risorse umane, indipendentemente dal sesso, attraverso un’analisi del tempo dedicato e delle metodologie seguite nella gestione del capitale umano dell’impresa. E’ apparsa subito evidente la forte dicotomia tra la consapevolezza dell’importanza che riveste il patrimonio umano in termini non solo di forza lavoro ma anche e soprattutto di idee, stimoli e progettualità (rispetto allo sviluppo dell’azienda, alla sua permanenza competitiva sul mercato ed in generale alla sua crescita) ed il tempo effettivo che viene dedicato allo sviluppo delle risorse umane, al loro coinvolgimento nella crescita dell’impresa ed alla creazione di un sistema di relazioni e di interazione attiva con chi effettivamente opera all’interno dell’organizzazione. In particolare alla domanda: “Quanto pensa incida nello sviluppo e nella crescita della sua azienda il personale in forza alla stessa?” il 64% ha risposto “molto”, il 22% “abbastanza” e solo il 14% ha risposto “poco”. Il dato non ha presentato significative differenze tra i diversi comparti (turismo, commercio, servizi) con una marginale variazione nelle aziende sopra i 10 dipendenti; in questo caso infatti la voce “molto” è scesa al 49%, migrando verso la voce “ abbastanza”, salita al 39%. La riflessione, spostata sulla voce femminile, non ha presentato significative differenze come invece si riscontrerà in altre valutazioni. 66 Quanto pensa incida nello sviluppo e nella crescita della sua azienda il personale in forza alla stessa 14% molto 22% abbastanza poco 64% VARIAZIONI nella categoria Aziende sopra i 10 dipendenti 44% molto 56% abbastanza La seconda riflessione verteva sul confronto tra efficacia ed efficienza della risorsa umana femminile rispetto a quella maschile, limitatamente ai ruoli e alle mansioni di norma ricoperte da entrambi i sessi. Alla domanda: ”Dovendo ricoprire un ruolo o una mansione all’interno della sua impresa che vede nella normalità impegnati sia personale maschile sia femminile, in quale direzione di norma preferisce orientarsi?” il 39% degli imprenditori ha risposto di non avere preferenze preconcette (quindi pregiudizi) e di regolarsi sulla persona indipendentemente dal sesso; il 28% ha dichiarato di non avere preferenze fisse, ma in generale di preferire personale femminile in quanto più disponibile al sacrificio, più costante e più attento. Nel restante 33%, che ha manifestato una marcata preferenza per una scelta decisa tra i sessi, dominano le motivazioni al negativo: chi sceglie la componente maschile lo fa per evitare la gestione di criticità e di situazioni complesse generate dalle esigenze più afferenti all’universo femminile (figli, assistenza agli anziani o ai familiari, incombenze domestiche); 67 chi sceglie personale femminile fondamentalmente lo fa perché ritiene che la mansione non interessante per la componente maschile. Dovendo ricoprire un ruolo o una mansione all'interno della sua impresa che vede nella normalità impegnati sia personale maschile che personale femminile in quale direzionedi norma preferisce orientarsi 33% 39% 28% non si hanno preferenze ma ci si basa sulla persona indipendentemente dal sesso non si hanno preferenze fisse ma si è orientati sul personale femminile si hanno preferenze Le risposte riportate sopra appaiono interessanti non soltanto per il risultato emerso, ma soprattutto perché esso induce a riflettere sul tempo impiegato e sugli strumenti utilizzati da parte dell’impresa nella ricerca del personale: tra le imprese che non hanno evidenziato prevenzioni di distinguo tra uomo e donna, il tempo dedicato all’ttività di selezione è più che doppio e gli strumenti sono molto più articolati, rispetto alle imprese dove a priori è stata evidenziata una propensione alla scelta “ a tavolino” sul sesso del futuro collaboratore. Il dato, pur non avendo alcuna presunzione di scientificità, è interessante in quanto rimane costante a prescindere dalle dimensioni dell’azienda. Nella riflessione successiva si è passati ad esaminare il “tempo” e le “risorse” dedicati dall’impresa alla cura del proprio personale in riferimento a formazione interna o esterna, momenti motivazionali e di incentivazione, sistema relazionale in genere, attenzione alla crescita personale. Scopo della riflessione non è stato quello di misurare i valori in assoluto ma, in ragione della ricerca incentrata sulle donne, di comprendere se vi sono delle differenze di trattamento tra i due sessi. Alla domanda: 68 “Il tempo e le risorse che la sua impresa dedica alla cura del personale in termini di formazione, istruzione, sistemi di incentivazione ed in genere alla sua crescita e motivazione varia o può variare in base al sesso del personale stesso?”. La prima considerazione è relativa al fatto che, in generale, le imprese con meno preconcetti in fase di selezione del personale sono apparse molto più attente alla cura delle proprie risorse umane per quanto riguarda gli aspetti già indicati: per queste aziende il “capitale umano” è il vero fattore competitivo per cui gli aspetti legati alla motivazione e alla valorizzazione sono un elemento imprescindibile nella politica aziendale. Le aziende con preconcetti, al contrario, sono apparse molto meno sensibili all’argomento (“lo facciamo quando abbiamo tempo”). E comunque in tutte è risultata evidente una maggiore attenzione al personale maschile rispetto a quello femminile. Le motivazioni principali sono: - maggiore interesse da parte della componente maschile 23% - più interesse da parte dell’impresa sulla figura maschile 19% - minore disponibilità delle donne a partecipare 18% - maggiore bisogno/interesse alla formazione della parte maschile 12% - mancanza di strumenti adeguati riferiti alle donne 22% - non hanno saputo o voluto scegliere un motivo 6% Il tempo e le risorse che la sua impresa dedica alla cura del personale in termini di formazione, istruzione, sistemi di incentivazioni ed in genere alla sua crescita e motivazione varia o può variare in base al sesso dello Stesso? maggior interesse da parte della componente maschile 6% 23% più interesse da parte dell'impresa sulla figura maschile minor disponibilità delle donne a partecipare 22% maggior bisogno (riferimento alla formazione)della parte maschile 19% 12% 18% mancanza di strumenti adeguati riferiti alle donne non hanno saputo o voluto scegliere un motivo Molto interessante appare il dato relativo alla “mancanza di strumenti adeguati riferiti alle donne”: diverse imprese hanno segnalato la difficoltà a rispondere alle esigenze di flessibilità e di strumenti di supporto alle donne, in quanto le stesse sono fortemente interessante ad 69 “incentivazioni e motivazioni” legate alla loro situazione familiare; di fronte a questi bisogni le imprese, soprattutto le più piccole, sono in forte difficoltà anche quando sembrano avere una discreta sensibilità al problema ( il 40 % circa). Veniamo ora all’ultima riflessione oggetto del confronto riguardante gli strumenti di inserimento. La domanda era: “Quali sono gli strumenti preferiti per l’inserimento di nuovi collaboratori in azienda?” L’argomento è stato trattato rivolgendo particolare attenzione alle donne, ma senza trascurare un confronto con il comportamento tenuto verso il personale maschile. Tramontato l’inserimento attraverso il “periodo di prova”, che appare in netta flessione, non trova grande interesse il lavoro interinale ed è considerato troppo rigido l’avvio immediato attraverso l’apprendistato; sono poco note e scarsamente utilizzate le nuove modalità proposte dal D. Lgsl. 276/0. Stage, tirocini e work experience sono percepiti come gli strumenti più efficaci per l’impresa, con particolare attenzione verso tirocini e work experience, visti come strumenti polifunzionali per molte finalità: - sperimentazione reciproca del rapporto - verifica dell’adattabilità della persona alla struttura già esistente - fase formativa e di istruzione - periodo di inserimento a costo contenuto - valutazione dell’effettivo incremento del lavoro. Il 63% delle imprese ha insistito nell’evidenziare come, pur in presenza di un’evidente componente di interesse economico nell’inserimento del lavoratore attraverso le sopraindicate modalità, la ragione primaria di scelta di tali strumenti risieda nella loro flessibilità e polifunzionalità. Solo l’11% ha dichiarato di essere interessato a questi strumenti esclusivamente per la loro convenienza economica. La parte restante (26%), pur ammettendo di essere attratta dalla “convenienza economica”, ribadisce che questi strumenti di inserimento presentano evidenti validità a prescindere dagli aspetti extraeconomici evidenziati sopra. 70 In particolare i risultati ottenuti con esperienze “strutturate” (come il progetto “Mille disoccupati al lavoro”, le Work Experience, i Tirocini PrimAzienda e i Tirocini Light, il Progetto over 40) sembrano confermare che tali strumenti, facilitando il contatto “senza impegno” tra domanda e offerta di lavoro, tendono a favorire la stabilizzazione del rapporto di lavoro, al termine dell’esperienza, sotto forma di contratto di apprendistato, a tempo determinato e indeterminato, part-time o tempo pieno. Gli strumenti preferiti dalle imprese per l'inserimento dei nuovi collaboratori in azienda Tirocini, Stage come vengono valutati prima ragione di scelta flessibilità e polifunzionalità poi un tornaconto economico 26% ragione di scelta solo il tornaconto economico 11% 63% vengono valutati strumenti di validità indipendentemente dalla conveninza economica 71 ALLEGATI METODOLOGICI Allegato 1 - Intervista strutturata rivolta a donne iscritte al Centro per l’Impiego nel triennio 2001-2003 attualmente occupate GRIGLIA DI INTERVISTA RIVOLTA AD OCCUPATE Cognome __________________ Nome __________________ data di nascita ____________________ nazionalità: ______________________ stato civile: nubile/celibe coniugata divorziata figli: si n°____ no residenza/domicilio: ________________________________________________________ 1) Titolo di studio, qualifica e/o formazione certificata: diploma di scuola media inferiore diploma di qualifica professionale (specificare) ______________________ conseguito nel ________ diploma di scuola media superiore (specificare) _______________________ conseguito nel _______ laurea /diploma universitario: (specificare)__________________________conseguito nel ________ altra formazione (specificare):_________________________________________________________ 2) Tipo di contratto attuale: a tempo determinato a tempo indeterminato forme di lavoro atipico part time orizzontale apprendistato part time verticale altro (specificare) ________________ a partire dal _____ con la seguente mansione: ___________________________________ 72 3) L’assunzione è avvenuta attraverso: invio di candidatura spontanea all’azienda Centri per l’impiego Agenzia Interinale confermata in seguito dall’azienda conoscenti/amici tirocinio / stage nell’azienda a cui è seguita assunzione altro (specificare) _______________________ 4) A suo avviso, quali sono i fattori di successo che le hanno permesso di essere assunta/confermata: (è possibile barrare più caselle) MOTIVAZIONI 1 ho un titolo di studio fortemente spendibile 2 ho un’importante esperienza pregressa 3 sono una persona dall’aspetto curato e mi presento bene 4 mi impegno a conoscere l’azienda in toto, non solo per la parte relativa al mio lavoro 5 sono propositiva 6 ho una buona capacità di adattamento e flessibilità 7 sono sempre attiva nel recepire le novità derivanti dalla mia professione anche attraverso la formazione 8 sono una persona responsabile in relazione ai compiti che mi vengono affidati, anche quando questo comporta rischio di insuccesso 9 ho sempre manifestato la capacità di conciliare il lavoro con la famiglia 10 riesco a conciliare il lavoro con la famiglia 11 le mie disponibilità sui tempi coincidono con quelle dell’azienda 12 le mie caratteristiche consentono all’azienda un contratto con sgravi contributivi 13 ho buone capacità relazionali ed organizzative 14 altro (specificare): Assunzione Permanenza in azienda 73 Allegato 2 - Intervista strutturata rivolta a donne iscritte al Centro per l’Impiego nel triennio 2001-2003 attualmente disoccupate GRIGLIA DI INTERVISTA RIVOLTA A DISOCCUPATE Cognome __________________ Nome __________________ data di nascita ____________________ nazionalità: ______________________ stato civile: nubile/celibe coniugata divorziata figli: si n°____ no residenza/domicilio: ________________________________________________________ 1) Titolo di studio, qualifica e/o formazione certificata: diploma di scuola media inferiore diploma di qualifica professionale (specificare) _______________________ conseguito nel _______ diploma di scuola media superiore (specificare) _______________________ conseguito nel _______ laurea /diploma universitario: (specificare)__________________________ conseguito nel _______ altra formazione (specificare):_______________________________________________ 2) Esperienze lavorative avute nel triennio 2001/2003: si no 3) Se si, tipo di contratto: a tempo determinato a tempo indeterminato forme di lavoro atipico apprendistato part time orizzontale part time verticale altro (specificare) ________________ 74 4) A suo avviso, quali sono i fattori che non le consentono di trovare un lavoro o che hanno portato al licenziamento/ dimissioni? MOTIVAZIONE 1 2 3 4 5 6 Mancato ingresso titolo di studio poco spendibile poca/nessuna esperienza pregressa la mia età mi esclude dal mercato del lavoro caratteristiche personali non coerenti con le richieste non conoscenza del settore/azienda la mia condizione famigliare fa pensare all’azienda che non potrei garantire costanza e flessibilità 8 non ho avuto formazione/altro 9 ho una famiglia impegnativa ed ho difficoltà a conciliare lavoro/famiglia 10 le mie disponibilità sui tempi non coincidono con quelle dell’azienda 12 Licenziamento le professionalità richieste dal mercato sono diverse dalla mia 7 11 Dimissioni l’opportunità di aggiornarmi con non so a chi rivolgermi per propormi altro (specificare) ___________________________________ 5) Attualmente sta ricercando lavoro? si no 6) Se si, quali sono gli strumenti di ricerca attiva del lavoro utilizzati? (è possibile barrare più caselle) invio di candidatura spontanea alle aziende Centri per l’impiego domanda alle Agenzie Interinali disponibilità a tirocinio / stage aziendali conoscenti/amici corsi di formazione professionale altro (specificare) _______________________ 75 Allegato 3 - Intervista strutturata ad aziende che hanno nel loro organico donne GRIGLIA RILEVAZIONE AZIENDA Ragione sociale …………………………………………………………….. Settore: ……………………………………………………………………….. Via ………………………………………………………………………………. Città: …………………………….. Tel. ……………………………………fax ………………………………………….e-mail ………………………. N° donne assunte al 31/11/03 ……….. 1) Assunzioni di donne effettuate nell’ultimo triennio 2001/2003 si no (passare alla domanda 3) Se si, tipo di contratto: a tempo determinato n° ___ a tempo indeterminato n°____ forme di lavoro atipico n°____ n° ____ apprendistato part time orizzontale n°____ part time verticale n°____ altro (specificare) ________________ n°____ Per quali ruoli9: ………………………………………..n°______ di cui extracomunitarie n° _____ ………………………………………..n°______ di cui extracomunitarie n° _____ ………………………………………..n°______ di cui extracomunitarie n° _____ ………………………………………..n°______ di cui extracomunitarie n° _____ ………………………………………..n°______ di cui extracomunitarie n° _____ ………………………………………..n°______ di cui extracomunitarie n° _____ 2) Attraverso quali canali ha ricercato ed individuato le donne assunte? (è possibile barrare più caselle) 9 In considerazione dell’intersettorialità del campione di riferimento non sono state indicate a priori le specifiche definizioni degli inquadramenti al fine di agevolare la conduzione dell’intervista. E’ pertanto lasciato all’intervistatore il compito di aiutare l’intervistato in questa fase di risposta 76 candidature spontaneamente presentate Centri per l’impiego Agenzie Interinali conoscenti/amici tirocinio / stage proposti da Enti promotori altro (specificare) _______________________ 3) Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a: (è possibile barrare più caselle) A. non assumere B. assumere C. confermare D. licenziare – non confermare la persona MOTIVAZIONE 1 coerenza della professionalità con le esigenze dell’azienda 2 coerenza del titolo di studio 3 significativa esperienza pregressa 4 caratteristiche personali 5 conoscenza del settore/azienda 6 condizione famigliare in relazione alla flessibilità richiesta 7 adeguato aggiornamento 8 disponibilità a migliorare la professionalità 9 buoni risultati sul lavoro A B C D 10 rispondenza alle esigenze dell’azienda 11 tipo di contratto 12 altro (specificare)___________________________________ 4) Titoli e competenze necessari per lavorare all’interno della sua azienda: titolo di studio_____________ ____________ ____________ _______________ competenze relazionali ed organizzative competenze tecniche: _____________ ____________ ____________ _____________ altro ___________________________________________________________________ 77 5) Ha rilevato criticità nel rapporto con le sue dipendenti in relazione alla conciliazione lavoro / famiglia? si ………………………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………………………… no 6) Quali misure ritiene efficaci per agevolare l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro? ………………………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………………………… 78 Bibliografia - Fonti Istat, Cnel, Prolabor - Indagine del Dipartimento di Economia statistica dell’Università di Messina - Indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane - Rapporto di Studio Agenzia Liguria Lavoro 2003 - Rapporto Istat Università e lavoro - Elaborazioni Con-Media su censimento 2001 - “Come cambia la vita delle donne” a cura di Gabriella Sabbadini, Emanuele Romeo Editore 79