Detenuto marocchino aggredisce gli agenti

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Detenuto marocchino aggredisce gli agenti
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Sassari
LA NUOVA SARDEGNA DOMENICA 12 APRILE 2015
Una città non proprio a misura di cane
Legambiente dà i voti: poche aree per gli animali, scarsi controlli, gravi insufficienze ma situazione migliore di tutta l’isola
di Salvatore Santoni
◗ SASSARI
gac
Sul fronte degli amici a quattro
zampe, il Comune di Sassari potrebbe fare molto di più. È la sintesi del giudizio espresso nel
rapporto annuale “Animali in
città”, stilato da Legambiente e
giunto quest’anno alla sua quarta edizione. Gli ambientalisti
hanno analizzato i dati forniti
da 85 Comuni capoluogo e 74
Aziende sanitarie locali: nonostante Sassari abbia conseguito
una valutazione “insufficiente”,
per accogliere cani e gatti risulta
il migliore dell’Isola. Il giudizio
finale è stato espresso seguendo
una lunga serie di indicatori applicati ai dati ricevuti direttamente dalle amministrazioni locali.
Regole. La macro area relativa al
quadro delle regole è il punto di
forza dell’amministrazione sassarese. Infatti, su 28 punti disponibili (25 più 3 in quanto comune costiero), il Comune raccoglie 11,5 punti: il miglior risultato delle quattro macro aree di
valutazione. Gli indicatori considerati in questa sezione (8 in tutto), sostanzialmente premiano
le realtà che implementano
un’efficace quadro normativo.
Per fare esempio, sono fattori
positivi avere regolamenti in vigore per la corretta detenzione
degli animali; per disciplinare le
agevolazioni fiscali per chi adotta o sterilizza cani o gatti; e, infine, per permettere l’ingresso libero negli esercizi pubblici; per
rafforzare le sanzioni verso chi
utilizza esche e bocconi.
Risorse. La seconda analisi riguarda i risultati raggiunti sugli
aspetti di maggior ricaduta sui
cittadini e pubblica amministrazione. In sintesi, si valuta se il
rapporto costi-benefici sia effettivamente positivo: questo è il
tallone d’Achille del capoluogo
sassarese. Infatti, il risultato raggiunto è di 1,5 punti su 25. Fra
gli indicatori utilizzati nella valutazione (7 in tutto) ci sono il
rapporto fra spesa dichiarata e
residenti, fra i residenti e cani
iscritti in anagrafe canina e fra
l’estensione della superficie del
Comune e il numero di aree dedicate ai cani.
Servizi. L’entità del personale assegnato all’ufficio di competenza, l’adeguatezza delle strutture
degli uffici, l’organizzazione di
attività in canili e gattili, il funzionamento di canili rifugio, la
gestione dei cani liberi e il monitoraggio delle colonie feline: sono soltanto alcuni degli 12 presi
a riferimento nella terza macro
Primo concorso fotografico
sulla tradizione della pesca
◗ SASSARI
Una delle carenze di Sassari restano le aree verdi attrezzate per i cani
area di valutazione, nella quale
si tiene conto dell’organizzazione complessiva delle strutture
comunali e dei servizi offerti al
cittadino. E sembra proprio che
questa sia la seconda miglior
area di competenza del Comune di Sassari (9 punti su 25): insufficiente ma un buon inizio.
Controlli. L’ultimo focus è sul livello di efficienza dei controlli e
sulla loro efficacia. In questo caso, gli esperti di Legambiente
hanno valutato i dati relativi
all’applicazione dei regolamenti e delle ordinanze sindacali, il
rispetto della dotazione minima di strumentazioni (come i
lettori microchip): tutti settori
in cui il Comune di Sassari ha
ancora molto da lavorare. Non a
caso, il punteggio riportato in
questa sezione è 2 su 25.
Asl. Il rapporto di Legambiente
valuta anche il lavoro svolto dalle Aziende sanitarie locali. Ma
pare che al questionario inviato
dagli ambientalisti, dall’Asl di
Sassari non abbiano neanche risposto. Non che fosse un obbligo di legge, è chiaro, ma avrebbe potuto restituire un quadro
d’insieme utile per valutare le sinergie fra Comune e Asl. E poi,
la presenza della clinica veterinaria avrebbe certamente sbancato le classifiche. In ogni caso,
nella non partecipazione al report annuale, all’Asl sassarese si
sono trovati in buona compagnia insieme ai colleghi di Lanuesi, Olbia e Carbonia.
Il Gruppo di Azione Costiera
Nord Sardegna organizza il Primo Concorso di Fotografia “La
Tradizione della Pesca nel
Nord Sardegna” che ha come
obiettivo quello di favorire la
diffusione della cultura e delle
tradizioni marinare e sostenere lo sviluppo ed il recupero
della memoria dei luoghi e delle attività di pesca raccontate
attraverso le immagini. Le sezioni saranno quattro.
Ritratto del pescatore: le immagini dovranno riprodurre
momenti di lavoro dei pescatori nell’area GAC; i luoghi della
pesca nel Nord Sardegna; gli
strumenti di lavoro e i mezzi di
pesca e tutto ciò che raffigura il
mestiere del pescatore che
opera nella costa settentrionale della Sardegna.
Le tradizioni del mare: le immagini dovranno ritrarre antichi luoghi della pesca, richiamare alla memoria la tradizione della pesca nel Nord Sardegna, o raffigurare ritratti storici
di vecchi pescatori o di antichi
strumenti.
Pesca e natura nel nord sardegna: le immagini dovranno
ritrarre attività di pesca sostenibile nelle aree protette, il
mondo sommerso (foto subacquee di ambienti marini e fauna ittica del Nord Sardegna), la
pesca in mare e in acqua dolce.
La pesca negli scatti degli studenti: le immagini ritrarranno
la pesca nel Nord Sardegna negli scatti degli studenti delle
scuole presenti sul territorio
del GAC. (Categoria riservata
agli studenti degli Istituti Superiori presenti sul territorio e
dell’Accademia).
Il concorso - che scadrà alle
ore 12 di venerdì 24 aprile - è
aperto a tutti - fotoamatori o
professionisti - e il territorio a
cui le foto si potranno rifare dovrà essere: Villanova Monteleone, Alghero, Porto Torres, Stintino, Sorso, Castelsardo, Valledoria, Badesi, Trinita? d’Agultu, Santa Teresa Gallura, Palau, La Maddalena e le aree
protette del Parco La Maddalena, 'Asinara, Porto Conte, Capo Caccia. La scheda di partecipazione è disponibile sul sito:
www.gacnordsardegna.it.
Mustafà, avvelenato e salvato a Caniga
Senza l’aiuto dalle istituzioni, gli abitanti del quartiere si sono mobilitati e hanno dovuto fare da soli
◗ SASSARI
I frequenti casi di avvelenamento sono un indicatore del grado
di inciviltà e del rapporto tra i
sassaresi e gli inquilini a quattro zampe. L’ultimo a farne le
spese è un meticcio di cinque
mesi, con qualche parentela
con un cane lupo, che bazzica il
rione di Caniga, nei pressi della
motorizzazione. Come tutti i cani di quartiere, a seconda delle
latitudini nelle quali si sposta,
cambia nome. E infatti in una
via è stato battezzatto Mustafà,
in un’altra Mirò. Ma sempre
dello stesso cucciolo si tratta,
quello che nell’agenda giornaliera ha almeno una decina di
appuntamenti da rispettare
con puntualità, perché un cane
di quartiere ha minimo dieci padroni ai quali riservare feste e
generose scodinzolate. Così,
quando il giorno prima di Pasqua Mustafà non si è presentato a uno di questi appuntamenti, gli abitanti si sono preoccupati. Lo hanno ritrovato che tremava come attraversato da
scosse elettriche, la bava alla
bocca, in preda agli effetti devastanti del veleno per lumache.
Qualcuno al posto dell’uovo pasquale gli aveva confezionato il
classico boccone letale. Ma Mustafà/Mirò in un paio di mesi si
è conquistato la simpatia di
molte persone, e per salvarlo è
scattata la mobilitazione. Purtroppo a Sassari bisognerebbe
ingerire il veleno prima delle
19, e non dopo le 20 e alla vigilia
di Pasqua. Il pronto soccorso
chiude alle 21, i vigili urbani e
l’Asl giocano a rimpiattino e
rimbalzano le responsabilità,
quindi non resta che rivolgersi
a un ambulatorio privato. Così
gli abitanti di Caniga hanno fatto colletta e con 130 euro hanno
portato il cane da un veterinario che è riuscito a salvargli la vita. Poi un’altra veterinaria ha
preso a cuore il destino di Mustafà, se l’è portato a casa e i tremori sono definitivamente cessati. E dopo questa disavventura da cane di quartiere potrebbe essere promosso a cane d’appartamento. C’è un’adozione
all’orizzonte. (lu.so.)
Mustafà... alias Mirò, convalescente nell’ambulatorio del veterinario
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Episodio di violenza nel carcere di Bancali, il sindacato di polizia chiede provvedimenti al Ministro
◗ SASSARI
Il carcere di Bancali dove è avvenuta l’aggressione
Un agente della Polizia penitenziaria, in servizio nel carcere di Bancali, a Sassari, è stato
aggredito da un detenuto marocchino, che si è scagliato
contro l'agente colpendolo in
un occhio. Dopo l'aggressione, l'agente è stato accompagnato al Pronto soccorso di
Sassari. A dare la notizia i sindacati di Polizia Osapp e Sappe. «Continuando di questo
passo - afferma il segretario generale aggiunto dell'Osapp
Domenico Nicotra - lo stato di
diritto verrà garantito solo a
malviventi, clandestini e pregiudicati mentre per i tutori
dell'ordine si potrà parlare solo di stato di dovere. È necessario che tutti gli organi politici,
di maggioranza e non, si fermino un attimo per ritrovare il
bandolo della matassa perché
diversamente senza ordine e
sicurezza pubblica e penitenziaria non si potrà assicurare
l'incolumità di ogni singolo cittadino». Dello stesso avviso il
segretario generale del Sappe
Donato Capece. «Ai colleghi feriti va la nostra vicinanza e solidarietà, ma servono ora risposte certe: il Parlamento si ap-
presta a varare il reato di tortura nel nostro Paese, però dimentica che sono centinaia e
centinaia le aggressioni a poliziotti penitenziari che si registrano ogni anno nelle carceri
italiane».
In pratica ieri mattina è successo questo: un marocchino
di 36 anni, ristretto per reati di
droga, ha dato improvvisamente in escandescenza mentre si recava nel cortile dei passeggi ed ha colpito con violenza 4 poliziotti in servizio, che
sono dovuti ricorrere alle cure
dei sanitari. Il detenuto sarà
processato domani per diret-
tissima. Dopo quest’ennesimo episodio il Sindacato della
Polizia Penitenziaria torna a
sollecitare il Ministro della
Giustizia Orlando e i vertici
dell’Amministrazione centrale “di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di strumenti di tutela efficaci, come può essere lo spray
anti aggressione recentemente assegnato – in fase sperimentale – a Polizia di Stato e
Carabinieri. Nei dodici mesi
del 2014, nel carcere di Sassari
si erano contati “ben 11 tentati
suicidi di altrettanti detenuti,
sventati in tempo dalla Polizia
Penitenziaria, 126 episodi di
autolesionismo (ingestione di
corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile, tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette), 28
ferimenti e, purtroppo, il suicidio di un detenuto.