DI - Luigi Boschi

Transcript

DI - Luigi Boschi
DI
POSTE ITALIANE S.P.A. - Spedizioni in abbonamento postale - d. l. 353/2003 (conv. in l. 27/02/2001 n. 46) art. 1, comma 1, C. P. Parma
17 marzo 2015
ANNO 15 NUMERO 10
ESCLUSIVO
CRAC
PARMACALCIO
La vera storia dell'ex ergastolano al servizio
di Banca Monte e amico dei potenti
L'ultima spiaggia della Gazzetta: sostituisce
i giornalisti con i giornalai
di Fabrizio Castellini
Vi dico subito, cari lettori, che
la notizia più clamorosa di questa
settimana non è la scoperta della
identità (a noi già ben nota) del
pluriergastolano che ha cercato di
salvare Tommaso Ghirardi dalle
conseguenze (soprattutto penali)
del tracollo finanziario del Parma­
Calcio, inguaiando i vertici della
Guardia di Finanza. Nè l'ennesima
boccata d'ossigeno che gli stregoni
accorsi al capezzale dell'aeroporto
hanno deciso di somministrargli,
anziché staccargli definitivamente
la spina. E nemmeno l'incredibile
notizia, che mi auguro sia solo una
bufala gazzettiera, che il sindaco
Pizzarotti vorrebbe contribuire, con
qualche decina di migliaia di euro,
prelevati dalle tasche esauste dei
contribuenti parmigiani, a questo
accanimento terapeutico voluto dai
suoi amici (e burattinai) dell'Unione
Industriali. E ciò nonostante casse
comunali così vuote da non permet­
tergli di continuare a garantire i
servizi essenziali ai disabili o qual­
che piccolo contributo alle fasce
più deboli e indifese dei cittadini
che in questo momento stanno ti­
rando la cinghia e soffrendo le con­
seguenze di una crisi che pare non
avere sbocchi.
La notizia più clamorosa è, a
mio avviso, quella che anche i ver­
tici del foglio mortuario degli indu­
striali (alias Gazzetta di Parma) si
sono finalmente resi conto che que­
sta loro creatura che chiamano gior­
nale è poco interessante e incom­
pleta.
E sapete, cari lettori, qual è la
medicina alla quale hanno pensato
di ricorrere il direttore Molossi e
l'amministratore delegato Montan
per rendere "interessante e comple­
to" quello che noi abbiamo sempre
definito l'organo di disinformazione
di massa dei parmigiani? Semplice.
Anzi, elementare: sostituire i gior­
nalisti con i giornalai. Sì, avete
capito bene, cari lettori, una cin­
quantina di giornalisti professionisti
e qualche centinaio di collaboratori
non riescono a rendere "interessante
e completo" il foglio funerario di
via Mantova. E allora ecco estrarre
dal cilindro il colpo della genialità:
Pensieri e Parole
di Rita Guandalini
sostituire questi scribacchini di pro­
fessione, che, tra l'altro, hanno an­
che il brutto vizio di pretendere di
essere pagati, con gli edicolanti,
cioè i rivenditori non solo del foglio
mortuario, ma anche del nostro
piccolo grande giornale. Dai gior­
nalisti ai giornalai, dunque. Questa
la miracolosa medicina inventata
dai vertici gazzettieri per uscire da
uno stato di crisi, proclamato uffi­
cialmente nel settembre 2013, ma
risalente a molti anni prima e con­
cretizzato in una drammatica fuga
di lettori che hanno abbandonato
in massa in pochi anni un giornale
che ai tempi di Baldassarre Molossi
tirava oltre cinquantamila copie.
Il primo tentativo di bloccare
questa diserzione di massa è stato
il ricorso più naturale per un foglio
cimiteriale: rianimare i morti. Cioè
sostituire quelle facce smorte, tristi,
piuttosto depresse dei defunti in
bianco e nero con quelle sgargianti,
sorridenti, soddisfatte, quasi eufo­
riche, dei de cuius a colori.
Niente da fare. Il rimedio, evi­
dentemente non è servito a nulla.
Non solo non ha guarito
l'ammalato, ma ha aggravato il suo
stato di salute facendo incazzare la
parte più intelligente e democratica
dei pochi lettori rimasti che si era
convinta che di fronte alla morte
fossimo tutti uguali e che, almeno
al momento dell'addio, non doves­
sero esserci distinzioni fra morti di
serie A e morti di serie B.
Ecco allora l'estremo tentativo
di rianimare questo foglio facendo­
lo scrivere anziche ai giornalisti ai
giornalai.
L'idea, devo dire la verità, mi
sembra buona. Anche se un po'
vecchiotta. Noi della Voce, infatti,
da sempre otteniamo le migliori
notizie, gli scoop più clamorosi,
proprio dai nostri amici edicolanti.
Sono loro, assieme ai nostri lettori,
che da sempre scrivono i migliori
pezzi su questo nostro piccolo gran­
de giornale.
E l'ultimo scoop che ci hanno
offerto su un piatto d'argento è pro­
prio questo: quello della clamorosa
notizia che la Gazzetta anche su
questo versante vuole copiarci.
Pag. 2
La mignon Pretty
Woman
Alessandro, figlio del
leone Gassman
Il canto delle Troiane
Le riflessioni del prete scomodo
di Luciano Scaccaglia
L'insopportabile
puzza del denaro
all'ombra del sacro
Pag. 8
ORGANIZZO' LA CENA "CLANDESTINA" CON IL
PETROLIERE TACI, LEONARDI E I VERTICI DELL'UNIONE
INDUSTRIALI FIGNA E AZZALI
ESCLUSIVO - La ricetta Gazzetta
per fronteggiare
il tracollo delle
vendita:
sostituisce i
giornalisti con
gli edicolanti
2
LA VOCE DI PARMA
pensieri & parole
17 marzo 2015
LETTERE IN PRIMO PIANO
La scuola europea sbarca in Europa
Apprendiamo con piacere che in Europa ci si interessa di Parma,
cosa che il Governo ed i parlamentari italiani non fanno!
Qualche giorno fa, infatti, l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao
ha presentato un’interrogazione chiedendo un intervento dell’Europa
nei confronti del Governo Italiano sulla sconcertante situazione della
Scuola Europea.
“Il disinteresse politico di Renzi costerà ai cittadini di Parma,
non solo una figuraccia internazionale, ma anche un pesante sperpero
di risorse comunitarie”.
A dichiararlo è l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao, vice presidente
del gruppo EFDD al Parlamento europeo, primo firmatario di una
interrogazione all’esecutivo di Bruxelles in cui si chiede un intervento
rapido dell’Europa nell’esortare il Governo Italiano affinché consenta
il completamento della “Scuola per L’Europa” in costruzione a Parma.
L’interrogazione presentata in queste ore, è sottoscritta anche
dagli altri eurodeputati Cinquestelle Marco Affronte, Isabella Adinolfi,
Piernicola Pedicini, Eleonora Elvi, Dario Tamburrano e Marco Valli.
“Con decreto un decreto del MIUR– si legge nell’atto parlamentare
- nell’ambito delle disposizioni connesse con l’insediamento a Parma
dell’EFSA, è stata istituita a Parma, con un accordo tra lo Stato
Italiano e la Comunità Europea, una “Scuola per L’Europa”.
La scuola si è insediata nel 2004 in uno stabile di proprietà
comunale di Parma e dal 2010 sono iniziati i lavori per la realizzazione
del nuovo complesso con fine lavori prevista per aprile 2012.
Purtroppo, a causa delle difficoltà economiche incontrate dall’ATI
(Associazione Temporanea di Imprese) affidataria dei lavori per
portare a termine quanto previsto dal contratto, il cantiere, a seguito
di due sospensioni da nove mesi, risulta oggi inattivo a fronte di un
avanzamento lavori attestato al 90%.
L’Amministrazione Comunale di Parma ha già proposto svariate
soluzioni che in questo momento sono rimaste inascoltate dal Governo
nazionale.
Vista l’imminente visita dei Commissari Europei, preposti alla
conferma dell’accreditamento della Scuola di Parma al sistema delle
scuole europee, e visti i tempi strettissimi per le decisioni da assumere,
si chiede alla Commissione se non ritiene opportuno porre pressione
nei confronti del Governo Italiano affinché – conclude il documento
- si trovi una soluzione per evitare eventuali procedimenti per il
mancato completamento dell’opera e conseguente sperpero di risorse
anche comunitarie”.
Ci auguriamo che questo appello da parte dell’Europa nei confronti
del nostro Governo, riesca a scuotere dal torpore i parlamentari
parmigiani, che più di altri dovrebbero attivarsi per trovare le soluzioni
relative al proprio territorio e che fino ad oggi non ce ne hanno dato
alcuna prova!
MoVimento 5 Stelle
Gruppo Consiliare di Parma
L'aeroporto prende
fiato
Il comitato Amici
dell’Aeroporto, promosso
dall’associazione I Nostri Borghi,
ha appreso con grande
soddisfazione la decisione assunta
dai soci della Sogeap, riuniti
martedì in assemblea, di
accogliere la richiesta di allungare
i tempi per salvare l’aeroporto.
L'assemblea Sogeap ha infatti
deciso di ricapitalizzare la società
di 2,5 milioni di euro, aumento
da sottoscrivere entro il mese di
maggio, prendendosi così
ulteriore tempo per cercare un
nuovo socio per la salvezza
definitiva del Verdi di Parma.
La società che ha in gestione
l'aeroporto ha voluto compiere
un ulteriore sforzo economico,
per dare un futuro allo scalo.
Come comitato “Amici
dell’Aeroporto” avremo modo di
continuare a sviluppare l'iniziativa
di azionariato popolare, avendo
così l’opportunità di contribuire
alla gestione dello scalo stesso,
in attesa di ricercare un nuovo
azionista.
Stanno già arrivando le prime
concrete adesioni sul conto
corrente del comitato, appoggiato
alla Cassa di Risparmio Sede 2,
che fanno bene sperare
sull’andamento della raccolta.
Il raggiungimento di una
somma considerevole darà
l'opportunità di partecipare
attivamente
alla
ricapitalizzazione.
L’invito è rivolto soprattutto
alle forze industriali,
LA VOCE DI PARMA
Direttore
FABRIZIO CASTELLINI
EDITORIALE STAMPA LIBERA s.r.l.
Registrazione Tribunale di Parma
N. 6 del 15 febbraio 2001
Stampa: Stamperia scrl
Redazione Abbonamenti
Tel. 0521.969907 Fax 0521.258380
Cell. 347.9570840
E-mail: [email protected]
www.lavocediparma.com
Esclusivista per la pubblicità
V&V - Piazza B. Mora 15/A
Tel. 0521 244372 - 335 6190400
commerciali, artigianali, ai liberi
professionisti, alle associazioni,
ma anche ai singoli cittadini, a
tutti coloro che hanno a cuore le
sorti dello scalo parmigiano.
Confidiamo d'altro canto che
tutte le istituzioni, in particolare
Comune di Parma e Comuni del
territorio, Provincia, Camera di
Commercio, facciano quadrato,
contribuendo in modo concreto
e fattivo, pur nelle ristrettezze
del momento, al sostegno
economico dell'aeroporto.
Solo così si potrà realizzare
la salvezza del Verdi.
Parma non può permettere
di lasciar chiudere una struttura
così importante per il futuro di
tutto il territorio.
Si può versare sul conto
corrente “Amici dell'Aeroporto”
con Iban IT 34 Q 06230 12780
0000 6886 Altre informazioni
allo 339 232 55 95
Oltre al bonifico bancario è
stata predisposta anche la
modalità di contributo tramite
“PayPal”.
La fusione delle Asp
di Parma e di Colorno
Le Asp di Parma e di Color­
no saranno presto una unica
realtà. Le due Aziende alla per­
sona si fonderanno per dar vita
ad un organismo pubblico unita­
rio a servizio degli anziani
dell'intero Distretto di Parma. Da
tempo le due Asp lavorano per
questo traguardo. Nei giorni scor­
si sono stati compiuti i primi atti
formali per concretizzare la fu­
sione: il Comitato di Distretto ha
approvato il percorso proposto
dal Comune di Parma e ora sta
ai Consigli comunali dei Muni­
cipi coinvolti fare altrettanto. Il
primo ad aver votato la fusione
è stato il Comune di Colorno,
senza voti contrari. Nelle prossi­
me settimane i Consigli di altri
quattro Comuni faranno altret­
tanto.
L'Asp Ad Personam di Par­
ma gestisce in città in forma di­
retta o indiretta quattro case re­
sidenza per anziani, due centri
diurni, un centro servizi e una
casa protetta. Attualmente ospita
oltre 350 anziani. I dipendenti
sono circa 220.
L'Asp Bassa Est San Mauro
Abate di Colorno è l'azienda pub­
blica di riferimento per
l'assistenza agli anziani dei Co­
muni di Colorno, Torrile, Sorbolo
e Mezzani e possiede una strut­
[email protected]
Blog Google: Rita Guandalini
La mignon Pretty Woman
Con la
festa della
donna ne
abbiamo
sentite di
o g n i :
ringrazia una
d o n n a ,
ringrazia un
uomo denuncia il tuo stalker, parità
di genere, e tanti auguri a tutte le
principesse. Purchè graziose e sexy,
alla Pretty Woman.
Gli uomini non vogliono più la
verginella inesperta alla quale
insegnare tutto, ma una donna fatta
che sappia come muoversi...a letto
dove magari abbia in serbo qualche
sorpresa per farli divertire.
Le 50 sfumature di Grigio sono
robe da scolarette in fregola mentre
le aspiranti Pretty Woman sono
davvero tante perchè allettate dal
fatto che sbattendo di qui e battendo
di là chissà che non arrivi il
principe. Perchè è tra i marcipiedi
che lui si annida in cerca della sua
principessa da sposare.
Le fiabe si sono innovate,
smaliziate e le scarpette di cristallo
sono state sostituite con stivali fetish
rattoppati con spilloni da balia:
sotto la scarpa di Pretty batte un
tacco di tata.
Ma la tata tettona non è Julia
Roberts, la Pretty Woman più
imitata del mondo, perchè ogni
tentativo di imitazione sfocia
inevitabilmente in quella della nana:
il passo è breve, la tetta è grossa e
voilà la nana tutta tana.
Laura San Giacomo infatti è la
co-protagonista di Pretty Woman
che ha affiancato Julia Roberts nel
battere i boulevards di Hollywood
senza comunque tenere il passo
perchè la falcata di Julia Roberts è
unica e inimitabile.
La coscia lunga non va mai di
pari passo col petto ingombrante
che rischia di far da freno
rimanendo indietro, in
periferia.
Inutile canticchiar quel
motivetto che piace
tanto,”Pretty Woman,
walking down the sgreet...
Pretty Woman, the king l'd
like to meet... facendolo
diventare un vero e proprio
tormentone, illudendosi di
entrare nei panni di Julia
Roberts e pensando di
catturare il Richard Gere di
turno che le porti in RAI (il
regno delle principesse
Disney e non solo) dove
Pretty Woman (quella
originale) è trasmessa in
replica ciclicamente
insieme a Via Col Vento
(per parare i colpi di
qualche Partita importante
nelle altre reti), per renderla
protagonista del video a mezzo
busto ignorando che è la falcata a
fare della Pretty Woman una vera
principessa.
Quella falcata che la Roberts
ha poi esaltato in Eric Brovovich
facendo coadiuvante attiva in
studio legale con servizi esterni
varcando uffici e stabilimenti, case
private e olding battendo strade
assolate e centri urbani con grinta
e tempismo per far riaffiorare il
marcio nascosto in una comunità.
Troppo irraggiungibile tanto
che alla Pretty Woman in formato
mignon alias Laura San Giacomo
è rimasto il compito di capitanare
quella schiera di donne che,
portando avanti un certo discorso,
“Siamo Belle, Siamo Brave, Siamo
intelligenti ed informate perchè
Siamo Donne con la D maiuscola”
fanno un bagno di autostima
davanti a un pubblico che
sbadiglia.
Una schiera un po' infantile
diciamolo perchè comunque non
smettono mai di sognare, come
tutte le donne comuni, di incontrare
un Cavaliere, va bene anche
mascherato, che le guardi e le porti
via sul cavallo (aereo) bianco dopo
averle reso omaggio con un cadeau
gioiello.
Le guarda le guarda...ma in
accavallo oppure no, sono tutte
uguali.
Piccole donne di un mondo
antico perso nel tempo fra le nebbie
della Bassa che va dal Po ai
Conventi in Centro ancora fermi
ai tempi di Maria Luigia, dalle
Terre Verdiane all'Appennino pieno
di funghi.
Siamo donne, siamo
parmigiane, siamo piene di
orgoglio, che vogliamo di più dalla
vita?
Forse un Lucano perchè
Parma, per fare gioco maschio,
vuole una squadra di calcio!
E invece Vai con la sigla!
Pretty Woman, walking down the
sgreet, Pretty Woman, the king l'd
like to meet... Tutto il resto è un
Via Col Vento, diciamolo. Alla
faccia del Parma!
Alessandro, figlio del leone Gassman
Ci sono attori che sullo schermo
sembrano bellissimi poi magari
visti da vicini deludono.
Non è il caso di Alessandro
Gassman il quale è tale e quale a
come lo si vede in Tv o al cinema
o ancor meglio a Teatro perchè lui,
oltre ad essere prestante, è un attore
completo.
Il suo curriculum è tutto
elencato sul web per cui voglio
esternare le mie impressioni dopo
averlo visto in varie performances.
La prima è la Monaca di Monza
trasmessa in Tv alcuni anni fa che
mi ha fatto scoprire il lato sexy di
un giovanissimo Alessandro
Gassman impegnato in scene
erotiche molto sensuali ed esplicite
di una fisicità che comunque non
si è mai riscontrata nel padre
Vittorio Gassman un grande Leone
del cinema d'autore italiano e
mattatore del Teatro. Quella fisicità
che evidentemente ha ereditato
dalla madre Juliette Mayniel attrice
francese dagli occhi verdi
ammalianti come la maga Circe
che ha interpretato nel serial Tv
con Bekym Femhiu.
A differenza del padre
comunque non mi ha mai colpito
particolarmente al cinema, quasi
sempre in commediole all'italiana
(tranne poche eccezioni come
Caos Calmo) più di serie
cinepattone che di costume
graffiante come le commedie dei
tura residenziale di 93 posti letto.
Nell'Azienda lavorano circa 70
persone.
Il Comune di Parma, in qualità
di Comune sede di Distretto, si è
fatto promotore della stipulazione
di un Accordo di Programma per
la riorganizzazione dei servizi so­
cio sanitari nei cinque Comuni del
Distretto. All'accordo parteciperà
anche l'Azienda sanitaria. Fra po­
chi mesi, le due Asp saranno una
sola azienda.
Le due Asp si uniranno attra­
verso una fusione per incorpora­
zione dando vita ad una grande
azienda pubblica, con 300 lavora­
tori e competenza su tutto il Di­
stretto di Parma. Un processo ri­
chiesto dalla riforma regionale
delle Asp realizzata dalla Regione
Emilia-Romagna fra 2012 e 2013,
che apre la strada a successivi pro­
cessi di integrazione di livello pro­
vinciale. L'obiettivo è ottimizzare
il servizio di cura agli anziani,
aumentare la capacità di risposta
alle esigenze delle famiglie del
parmense, uniformare i livelli delle
prestazioni e raggiungere per
l'accreditamento dei servizi socio
sanitari. ASP Ad Personam
tempi di Vittorio Gassman dirette
da grandi registi ormai scomparsi
che a tutt'oggi fanno ancora scuola,
purtroppo con esiti più modesti
anche se la produzione è aumentata.
Infatti sono film che vanno e
vengono senza lasciare traccia. Alzi
la mano chi si ricorda per esempio
la trama di Ti Presento un Amico
anche se con un grande cast di attori
importanti, primo fra tutti Raoul
Bova. Il quale è rimasto impresso
nell'immaginario grazie soprattutto
ai serial televisivi sulla mafia.
Anche Alessandro Gassman in
Tv ha emozionato tantissimo
perchè restano indimenticate le sue
interpretazioni in Piccolo Mondo
Antico, molto intensa e drammatica
insieme a quella delle partner
Claudia Pandolfi e Virna Lisi
suocera crudele, e nelle Stagioni
del Cuore in un ruolo di grande
eleganza da imprenditore del tessile
e della confezione dove lo
affiancavano una splendida Anna
Valle e una capricciosa Martina
Stella. Così con drammi tragedie e
farse Alessandro Gassman ha
accumulato una grande esperienza
facendo crescere il suo talento
d'attore insieme alla fisicità
prestante perchè invecchiando è
diventato molto più corposo e
interessante assumendo quella
statura robusta e ruvida con il quale
ha così ben delineato il ruolo del
padre zingaro rumeno in Razza
Bastarda.
Una rivelazione perchè
Alessandro Gassman aveva
finalmente il ghigno tagliente e
autorevole del grande padre
Vittorio Gassman un attore d'alto
profilo che non ha mai disdegnato
ruoli da bastardo, facendosi
ricordare più per quello che per le
interpretazioni teatrali perchè
anche se sublimi e geniali sono
ormai superate come stile insieme
a quelle di Carmelo Bene e tanti
altri, che hanno segnato un'epoca
nella storia del Teatro. In questo
momento Alessandro Gassman è
presente sullo schermo con il film
di Francesca Archibugi Il Nome
del Figlio, sempre in una
commedia corale e amicale ma un
filo complicata e cervellotica
giusto per dare spessore
all'impossibile leggerezza
dell'essere autori italiani oggi.
Quella leggerezza comunque fin
troppo caciarona di Baciato dalla
Fortuna con il quale Alessandro
Gassman quando ha girato a
Parma è stato assalito dalle fans
per un selfie che lui non ha mai
rifiutato prestandosi con un sorriso
aperto e allegro.
Di suo padre Vittorio Gassman
invece ricordo di averlo visto una
sera al Petit Prince poco prima di
uno spettacolo teatrale: era triste
e solo mentre sorseggiava una
bevanda, facendo di tanto in tanto
qualche puntatina al telefono a
gettone per chiamare qualcuno.
Forse Diletta o forse no. Quel che
è certo è che rimase indisturbato
anche se tutti lo guardavano con
reverenziale timore non osando
avvicinarlo. Vittorio Gassman il
grande ci sedeva accanto ed io
vedevo il suo sguardo triste fissare
continuamente il telefono come se
si sentisse a disagio con tanta
nostalgia di casa.
Ma il palco lo aspettava e lui
si trasformò facendo la
performance come il Grande
Mattatore che tutti volevano che
fosse. Così è se vi pare, anche se
la depressione lo stava sicuramente
tormentando.
Ma lo spettacolo deve
continuare e lui da gran
professionista lo ha dimostrato
fino all'ultimo ruggito da vecchio
leone della scena.
Il canto delle Troiane
Metti la scena al centro, con
tutti gli attori della vecchia guardia,
da Gassman ad Albertazzi, da
Arnoldo Foa a Lilla Brignone e si
pensa subito ai classici.
Prima di Shakespeare a calcare
i palchi dei Teatri arrivarono i Greci
ad inscenar le grandi tragedie che
sono state tramandate ai giorni
nostri, tratte soprattutto dall'Illiade,
Odissea e l'Eneide di Omero oppure
da autori come Sofocle che con il
classico di Elettra si ispirava alla
famiglia di Agamennone e Menelao
ai quali faceva capo Re Argo
fondatore di Micene città che diede
origine alle triadi Cheope Kefren e
Micerino, tradotta in una trilogia
da Eugene O'Neil autore
contemporaneo con il Lutto si
Addice ad Elettra.
Dopo i monologhi di Adriano
Imperatore interpretato da Giorgio
Albertazzi o La Vedova di Socrate
di Franca Valeri non abbiamo
assistito ad altre performances
classiche greche.
Le quali sono invece ancora
molto rappresentate nei “teatri
all'aperto” in quelle numerose Arene
sparse in tutta la nostra Penisola dal
Centro al sud fra gli antichi ruderi
di un passato storico greco-romano
fondatore della Repubblica di Roma
delle cui origini si trovano numerose
testimonianze fra gli scavi
archeologici sepolcrali degli
Etruschi insediati al Centro Nord,
fra Toscana ed Abruzzo.
Ultimamente il cinema ha
riproposto molti film ispirati ai
classici, dopo il grande successo di
Troy abbiamo visto un ritorno ai
Titani ed ai Ciclopi e alle leggende
sul minotauro e Teseo negli
Immortali. Il cinema si sa fa sempre
tendenza per cui anche il Teatro si
è risvegliato timidamente, non come
i Titani, perchè ritorna con i Classici
ma sempre in monologo a
scenografia minimal sulla scia
lasciata da Giorgio Albertazzi e
Franca Valeri come citati sopra.
Molto atteso a Teatro Due la trilogia
Classica con Elisabetta Pozzi,
allieva prediletta di Albertazzi
prima e del regista Walter Le Moli
poi che l'hanno forgiata come la
grande attrice che abbiamo
ammirato nel nostro Teatro.
La curiosità però è un'altra (e
vedremo se comunque
l'allestimento con la Pozzi la
soddisferà) perchè, se c'è un grande
ritorno ai classici, si nota la
mancanza in scena del coro delle
Troiane, “le schiave attrici del
dramma”.
Non è un canto delle Sirene
dell'Ulisse, melodioso ed invitante
in una sorta di Tanathos in chiave
Erotica, perchè il canto delle
Troiane è molto importante per
sottolineare la tragedia che si sta
delineando nel racconto in un
crescendo sempre più pieno di
pathos fino al culmine del tanathos.
Sofferenza e morte, morte e canto
delle Troiane a stendere un pietoso
velo.
L'ultima volta che l'abbiamo
sentito, intendo un pubblico vasto
e non di nicchia dei frequentatori
delle arene in rudere, è stato al
cinema con il film La Dea
Dell'Amore di Woody Allen nel
quale il regista, sposato con una
donna intellettuale e raffinata
intenditrice d'arte, andava alla
ricerca della madre naturale di un
bambino che aveva adottato
ritrovandola in una sorta di attrice
di base e prostituta part time alla
quale dopo varie peripezie ultima
delle quali in congiunzione carnale,
decideva di non rivelarle l'esistenza
del suo bambino. Di pari passo con
l'amore e con la morte anche lei
alla fine dopo essersi sposata non
gli rivelava di aver concepito una
bambina in quella loro notte
d'amore. Ad alternare le scene fra
moglie e amante, si sentiva in
sottofondo il canto delle Troiane
messo in scena in un'Arena a
raccontar la tragedia di Giocasta
nell'Edipo Re.
Tragedia sfiorata nel film, ma
chiuso in bellezza perchè tutti
vissero felici e contenti senza
complessi edipici per non aver visto
crescere i loro figli naturali.
Tutto questo per dire che i
Classici Greci se non sono
accompagnati dal Coro delle
Troiane perdono quella marcia in
più che caratterizza invece l'Opera
Lirica. La quale senza il Coro non
sarebbe così coinvolgente in tutto
il suo melodramma che fa vibrar
l'anima e core.
17 marzo 2015
primo piano
LA VOCE DI PARMA
3
STRAORDINARIA ESCLUSIVA - L'incredibile risposta di via Mantova alla crisi di vendita e alla fuga dei lettori
L'ultima trovata della Gazzetta di Parma
ingaggia gli edicolanti al posto dei cronisti
Nella lettera che riproduciamo qui a lato è sintetizzata la
strategia adottata dal quotidiano locale Gazzetta di Parma per
superare la spaventosa situazione finanziaria che l'attanaglia da
qualche anno a questa parte. Si ricorda che nel settembre 2013
è stato ufficialmente chiesto lo stato di crisi per scaricare sul
contribuente le difficoltà economiche di questo foglio che in
pochi anni ha dimezzato le vendite, disperso una enorme quantità
di lettori e dilapidato un patrimonio pubblicitario acquisito
praticamente in regime di monopolio.
E così, dopo avere decurtato gli stipendi con il ricorso ai
contratti di solidarietà e lasciato a casa un gran numero di
collaboratori, ecco che il direttore Molossi e l'Amministratore
Delegato Matteo Montan estrarre il classico coniglio dal cilindro:
sostituire il personale giornalistico con quello dei rivenditori
nelle edicole. A costo zero, ovviamente, poiché non si parla
assolutamente, nella missiva indirizzata a tutti gli edicolanti, di
retribuire i loro articoli, le loro soffiate, le loro notizie indiscrete.
L'unico costo quello del numero verde 800841028, istituito per
"rendere la Gazzetta più interessante e completa". Pare, eviden­
temente, che anche i vertici gazzettieri si siano improvvisamente
accorti - al pari di migliaia di parmigiani che prima leggevano
il "foglio dei morti" e che adesso preferiscono altre letture - che
il tanto propagandato "quotidiano più antico d'Italia" sia poco
interessante e incompleto.
Scuola di legalità a Langhirano
GUARDIA DI FINANZA
IN CATTEDRA
Nei giorni scorsi, presso l’Istituto Comprensivo “Fermi Ferrari” del
Comune di Langhirano, si è tenuto un incontro delle Fiamme Gialle con
gli studenti per parlare di cultura della legalità economica nell’ambito
della terza edizione del Progetto.
È un’iniziativa che trae origine da un Protocollo d’intesa tra il
Comando Generale della Guardia di Finanza ed il Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca finalizzata a promuovere, nell’ambito
dell’insegnamento “Cittadinanza e Costituzione”, un programma di
attività a favore degli studenti della scuola primaria e secondaria.
L’intento è di far maturare la consapevolezza del valore della legalità
economica, con particolare riferimento alla prevenzione dell’evasione
fiscale e dello sperpero di risorse pubbliche, delle falsificazioni, della
contraffazione, nonché dell’uso e dello spaccio di sostanze stupefacenti.
Di concerto con il predetto Dicastero, è stato così sviluppato il
progetto denominato “Educazione alla legalità economica” che, anche
per l’anno scolastico 2014/2015, prevede l’organizzazione, a livello
nazionale, di incontri presso le scuole orientati a:
-creare e diffondere il concetto di “sicurezza economica e finanziaria”;
-affermare il messaggio della “convenienza” della legalità economicofinanziaria;
-stimolare nei giovani una maggiore consapevolezza del delicato
ruolo rivestito dal Corpo, quale organo di polizia vicino a tutti i cittadini,
di cui tutela il bene fondamentale delle libertà economiche.
All’iniziativa è abbinato un concorso denominato “Insieme per la
legalità” che ha lo scopo di sensibilizzare i giovani, tramite il
coinvolgimento delle scuole, sul valore civile ed educativo della legalità
economica, nonché in merito alle attività svolte dal Corpo in tali settori,
favorendo la loro espressione libera, creativa e spontanea sulla tematica.
VIA TUTTO L'AMIANTO dalla SCUOLA CORAZZA!
La Scuola”Corazza”di Via F.lli Bandiera è stata oggetto di bonifica da
amianto nei mesi scorsi.Risulta-però- che ci siano ancora elementi
ondulati -a copertura del tetto della piscina- a contenuto di amianto.Se
ciò-come emerge dai nostri riscontri- corrisponde al vero si stigmatizza
l'imperdonabile dimenticanza dell'Amministrazione e si chiede
all'Assessore Alinovi di portare a compimento fin da subito la necessaria
bonifica in modo completo.Della questione si era interessato in suoi
precedenti interventi il dr.Lodovico Cutaia,già consigliere comunale,non
ricevendo risposta..
Maurizio Vescovi
Consigliere comunale Gruppo P.D.
I GIOVANI AVVOCATI
CONTRO L’ABOLIZIONE
DELLA SEDE DEL TAR
L’attuazione del decreto RenziMadia 90/2014 convertito dalla L.
114/14 relativa alla soppressione delle
sedi distaccate dei Tribunali
Amministrativi Regionali toglie
cittadini un esempio di efficiente
Giustizia Amministrativa.
L’AIGA sez. di Parma esprime
forti perplessità sulla volontà di
rivedere la geografia del sistema
giuridico amministrativo che si
tradurrà in un aggravio di costi, disagi
e tempo a carico dei cittadini e delle
imprese.
Nel breve periodo si assisterà ad
un inevitabile rallentamento dell’iter
decisionale di migliaia di cause e
successivamente, quando la riunione
delle sezioni nell'unica sede di
Bologna sarà completata, si assisterà
ad un’irrazionale distribuzione delle
risorse. Questo si contrappone
all'attuale efficienza, rapidità ed
produttività dalla locale sezione del
Tribunale Amministrativo.
L’auspicata economicità
dell’operazione risulta sproporzionata
rispetto all’effettivo risparmio di spesa:
è stato dimostrato, infatti, che la
Sezione di Parma è in grado di
autosostenere i costi di locazione e
gestione attraverso le entrate
provenienti dai contributi unificati. Di
contro rimarranno inalterate le spese
per il personale da ricollocare, a cui
dovranno aggiungersi i costi del
trasferimento e quelli per reperire
archivi, non essendo sufficiente lo
spazio già limitato negli uffici
bolognesi. Risulta pertanto prematuro
ed antieconomico il trasferimento a
partire dal 1 luglio.
È evidenze come una efficace
riforma della giustizia amministrativa
dovrebbe essere orientata alla
razionalizzazione, alla semplificazione
ed al contenimento di tempi e costi
così da rendere più adeguato ed
efficace il servizio reso ai cittadini.
Nell’ottica di riorganizzazione
della giustizia amministrativa e di
razionalizzazione della spesa pubblica
sarebbe, invece, auspicabile
l’estensione della competenza del
TAR di Parma alle controversie della
provincia di Modena, alleggerendosi
così il carico di lavoro dell'ufficio di
Bologna.
primo piano
4 LA VOCE DI PARMA
17 marzo 2015
ESCLUSIVO - Ecco perchè il conte Eugenio De Paolini Del Monte si è introm
L'ex ergastolano al servizio di Banca Monte..
DIRITTO DI PRIMOGENITURA
Le lettere alla Voce che hanno portato allo
scoperto la figura dell'ex ergastolano,
poi catapultata su tutti i giornali
Caro Direttore,
mi riferisco al suo ottimo servizio – come sempre arricchito da
commenti e notizie che sconosciute alla stampa confindustriale - apparso
sul n° 7 relativo all'istanza di fallimento della Procura a carico del Parma
F.C.
L'articolo evidenzia la tempestività della nuova gestione dell'Ufficio
inchieste del tribunale locale rispetto all'incubazione (è una sua definizione
che ho trovato molto pertinente, avendo conosciuto da vicino la vicenda)
decennale della precedente inchiesta calcistica quando la Procura era
comandata dal dottor Gerardo Laguardia, ospite dell'ex Cavaliere di
Collecchio per le trasferte europee.
Non appare condivisibile il suo ottimismo sull’aria nuova che lei dice
abbia cominciato a spirare in Procura per due motivi: uno dei due Sostituti
che hanno proposto con rapidità inusitata l’istanza di fallimento - dottoressa
Paola Del Monte - è la stessa che era titolare della inchiesta sul Parma
Calcio di Tanzi mentre il suo Capo si lamentava presso il Consiglio
Superiore della Magistratura dei ritardi a suo dire dovuti al boicottaggio
del Comando Regionale della Guardia di Finanza che gli avrebbe tolto
tutti gli uomini per svolgere le indagini a cinque anni dal crack Parmalat.
D’altra parte la tempestività della Procura di Parma nelle richieste di
fallimento fu sperimentata già in occasione dei crac delle società fantasma
di Antonino Rizzone, amico e conterraneo, in odore di mafia, del
predecessore di Laguardia a capo della Procura Giovanni Panebianco.
Società fantasma che, grazie ai buoni uffici dell’alto magistrato, avevano
ottenuto dalla Cassa di Risparmio di Silingardi, affidamenti plurimiliardari
(in lire), finiti immediatamente a perdita. Qui a Parma per anni non si
accorsero di nulla (su copione Parmalat) e dette società sarebbero ancora
in grado di far danni se non fosse intervenuta, una decina di anni fa, una
istanza di fallimento da parte della Procura nazionale antimafia di Firenze.
Voglio però condividere la sua speranza "renziana" (stai sereno,
direttore) di un futuro giudiziario migliore sotto la direzione del dott.
Rustico, magistrato di lunga esperienza con incarico di assoluta
responsabilità, segnalando alcune evidenti anomalie della vicenda del
Parma F.C..
- L'ex società di Ghirardi è dal 2010 associata all'Unione Parmense
degli Industriali: l'affiliazione alla Confindustria è fatto abituale per le
società sportive o costituiva una polizza assicurativa per i coevi bilanci
fantasiosi confidando dell’atteggiamento benevolo dell’allora procuratore
Laguardia che, come noto, aveva revocato l’ordine tassativo ai suoi sostituti
di Vito Zincani di frequentare la tribuna vip dopo lo scandalo Parmalat,
partecipando lui stesso assiduamente a “sbafo” alle partite casalinghe del
Tardini?
- Dopo l'affiliazione alla congregazione confindustriale, si dice che
un esperto amministratore (oggi dimorante in via Burla) abbia collaborato,
per un breve periodo, con l'amministratore delegato del Parma F.C. Costui
era reduce da precedenti analoghe esperienze di affiancamento con il dott.
Alberto Greci della Greci Geremia srl, con il dott. Gino Bocelli dell'Antica
Torre, società che il suddetto amministratore avrebbe contribuito, durante
i suoi “permessi” per recarsi ogni giorno al lavoro fuori dal carcere, a
mandare in bancarotta
Inutile dire che l’indagine più fruttuosa che mi aspetto sia fatta da
quella che lei definisce una “nuova” Procura, sia il giro di euro
(uno come risulta dalle carte o qualche milione, come affermato da
Manenti e dal suo direttore Alborghetti) per allestire e prolungare questa
incredibile pagliacciata che sta portando nuovamente Parma, l’isola felice
di gazzettiera memoria, agli onori della stampa nazionale e internazionale.
Auspicando che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Parma dia alla città risposta pronta ai quesiti che realmente stanno
inquinando il clima dei tifosi del calcio ed all'ambiente imprenditoriale
locale. Cordiali salti.
Lettera firmata
Dopo la pubblicazione nelle due precedenti
settimane delle lettere di due nostri affezionati
lettori (che sopra riproduciamo), si è scatenata in
città la caccia alla identità dell'ex ergastolano,
citato nelle due missive, che per primi abbiamo
messo in relazione con l'attuale drammatica vicenda
del parma Calcio. Si è così sviluppata una corsa
alle rivelazioni che ha coinvolto anche gli organi
giudiziari con le consuete "soffiate" al foglio
mortuario cittadino aventi lo scopo di cercare di
anticipare nuove eclatanti rivelazioni da parte dei
nostri informatissimi lettori che, come tutti sanno,
hanno un ruolo determinante nella confezione
delle notizie che poi appaiono sul nostro piccolo
grande settimanale.
Chi sarà mai, si sono domandati per giorni e
giorni gli "addetti ai lavori", dopo la prima lettera
pubblicata a fine febbraio, quell'"esperto
amministratore (oggi dimorante in via Burla) che
collaborò per un breve periodo, con
l'amministratore delegato del parma F.C."? E poi,
dopo la seconda lettera, pubblicata la scorsa
settimana, a chiedersi ancora di più chi fosse quel
personaggio che (unica imprecisione) veniva
descritto come ancora dimorante in via Burla,
mentre invece pare che, nonostante due ergastoli,
incredibilmente in carcere abbia dimorato molto
poco.
Dalla Procura è partito un siluro sui vertici
della Guardia di Finanza, con gravi accuse al vice
comandante Albanese di ostacolo alle indagini
per fini corruttivi. E a farne le spese è stato anche
il neo comandante, chiaramente incolpevole,
travolto dall'aria "nuova" che spira in Procura con
l'arrivo del nuovo capo, dopo anni di compiacenti
coperture degli scandali cittadini.
E' così trapelata la notizia di un interrogatorio
con ogni probabilità a Leonardi in via Torelli il
cui verbale sarebbe rimasto dentro un cassetto.
Ed è venuta finalmente fuori l'identità del
biergastolano che noi evidentemente ben
conoscevamo ma che abbiamo lasciato in incognita
per creare quella dovuta suspence in questo giallo
Parma che dopo due passaggi di proprietà e la
Egr. Direttore,
ho letto con grande interesse la lettera pubblicata sull'attuale numero
de La Voce relativa alle "anomalie" del Parma Calcio di Ghirardi. Nel
complimentarmi per la conoscenza dei fatti dimostrata dall'estensore
della lettera (che ammette, infatti, di sapere di questi fatti per averli
seguiti da vicino) che mi ha rimembrato gli ultimi anni di lavoro alla
Banca Monte Parma. Andando sul concreto, mi sono ricordato che
"l'esperto amministratore" dell'Antica Torre di Roccabianca citato nella
missiva in questione teneva corsi ai funzionari e quadri dell'Istituto di
credito fin dagli anni novanta proseguendo la docenza fino al fallimento
della stessa Azienda Agricola nel 2007 (fallimento revocato dalla
Cassazione nel 2011). L'aver appreso che lo stesso è tuttora detenuto in
carcere e ricordato che l'esposizione bancaria ammontava, all'atto del
fallimento, ad oltre 8 milioni concentrati tra la Banca del Monte e l'allora
controllante Monte Paschi Siena grazie ai buoni uffici del docente, mi
viene da unirmi alle domande di chiarezza già poste dal lettore: si può
conoscere il motivo per cui i presidenti pro tempore avevano affidato
l'aggiornamento del personale della banca ad un detenuto ed il motivo
per cui il dott. Alberto Guareschi lo avrebbe confermato nell'importante
incarico mentre agiva come amministratore di attività economica - già
decotta - impegnato a concentrare i "buchi patrimoniali" presso la stessa
banca. Da ultimo ricordo che la Banca Monte (gestione Guareschi) ha
partecipato attivamente (quale secondo azionista e quale sponsor principale)
all'acquisto della squadra di calcio dalla Parmalat di Bondi e che vedeva
lo stesso dott. Guareschi quale Presidente onorario del CdA, carcica
mantenuta fino ai giorni attuali nonostante le dimissioni da Presidente
della banca. Saluto rinnovando il mio entusiasmo per questo piccolo
grande giornale.
Lettera firmata
girandola di presidenti, rischiava di finire nel
ridicolo.
E adesso la domanda che tutti si pongono è
chi sia questo signor Eugenio De Paolini Del
Vecchio e per quale grazia ricevuta possegga dei
poteri così forti non solo per essere riuscito ad
evitare di scontare due ergastoli per un cavillo
giuridico, ma addirittura per essere riuscito a
convocare attorno ad una tavola imbandita
dell'Hotel Maria Luigia, il 20 gennaio scorso, i
vertici dell'Unione Parmense degli Industriali
(Figna e Azzali) per tentare di salvare il loro
associato Parma Calcio di Tommaso Ghirardi,
ormai in coma irreversibile, cedendolo in extremis,
prima del fallimento, all'imprenditore petrolifero
albanese Taci.
E qui si ripropone il quesito. ancora senza
risposta, del nostro primo lettore che si chiedeva
che bisogno aveva una società sportiva di entrare
dentro ad una associazione di industriali. A meno
che non si ritenesse opportuno questo ingresso
per ottenere una copertura assicurativa in una città
nella quale gli scandali di ogni genere si sono
succeduti a go go davanti agli occhi "in sonno"
delle istituzioni preposte al controllo della legalita.
Anche se non vi sono prove certe a questo
proposito, è facile immaginare che vi sia stato
l'intervento del signor De Paolini anche in quella
fase associativa in via Al Ponte Caprazucca che,
con alta probabilità, si riprometteva di precostituire
una adeguata "tutela" al neofita Ghirardi dopo il
suo sbarco nella città della finanza creativa dei
ragionieri di Collecchio.
Messa da parte la fantasia, ricaliamoci nel
dramma che sta vivendo la società Parma Calcio
coi propri dipendenti per dare qualche elemento
in più ai nostri lettori su quello che ormai è
considerato da tutti l'uomo chiave dello
psicodramma Parma Calcio.
Innanzitutto da dire che il signor De Paolini,
dopo avere ammazzato due cugini e il patrigno,
uno dopo l'altro, per impadronirsi dei beni di
famiglia, e dopo essere stato condannato a due
ergastoli, è entrato a pieno titolo nella Parma
Bene, grazie ad un importante istituto di credito
cittadino che, come ha già rivelato il nostro ben
informato lettore, dovrebbe essere niente meno
che la Banca del Monte di Parma.
Secondo un altro nostro lettore, indirizzatoci
proprio ieri da un amico edicolante
dell'Oltretorrente, il De Paolini, grazie al suo
certificato penale di tutto rispetto, sarebbe riuscito
addirittura a ottenere la piena fifucia dei vertici
della banca nel post Gorreri, che gli avrebbero
addirittura dato degli incarichi inerenti la sicurezza
della banca.
Incombenze che sarebbero andate ad
aggiungersi alle altre, conseguite in precedenza e
già segnalate dal nostro lettore, dei corsi di
aggiornamento del personale direttivo della banca.
Altre fonti ci segnalano che dette mansioni furono
svolte con grandissima soddisfazione del
committente istituto di credito al punto che la fama
dell'biergastolano si sarebbe propagata sino a
Milano, dove gli fu tributato praticamente un
omaggio alla "carriera" quando il suo lavoro fu
pubblicizzato sull'inserto Espansione del Giornale
di Berlusconi.
Sempre secondo questa fonte, il De Paolini
avrebbe portato numerose copie e di questo inserto
che lo magnificava come biglietto da visita e
curriculum vitae quando fu ingaggiato dal noto
imprenditore dottor Alberto Greci. Imprenditore
che, pochi mesi dopo, falliva.
Secondo sempre questo nostro lettore, il De
Paolini avrebbe portato "sfiga" anche all'avvocato
Gino Bocelli che lo aveva ingaggiato come
amministratore della sua azienda agricola "Antica
Torre" di Roccabianca. Anche questa poi fallì con
un buco di circa 15 milioni di Euro.
Le entrature del De Paolini presso Bancamonte
e presso l'UPI avrebbero spalancato le porte dell'ex
biergastolano anche in occasione (e qui torniamo
alle comiche) del goffo salvataggio del Parma
Calcio.
Ma la "sfiga" avrebbe avuto il sopravvento
anche questa volta nonostante la presenza in campo
dei poteri forti cittadini.
Il curriculum vitae dell'ex biergastolano Eugenio
De Paolini Del Vecchio. Dopo avere assassinato
due cugini di San Secondo ed il padrigno per que­
stioni ereditarie, il nobiluomo, fra un' uscita dal
carcere e l'altra, sarebbe stato ingaggiato come
amministratore dall'Azienda Agricola Antica Torre
di Roccabianca dell'avvocato Gino Bocelli e, suc­
cessivamente, dalla Greci Geremia Spa di Gaione.
Entrambe le società fallirono in breve tempo con
buchi astronomici. Accolto a braccia aperte dalla
Parma Bene, avrebbe goduto di un occhio di riguar­
do da parte della magistratura parmense. Avrebbe
frequentato con profitto anche l'Unione Parmense
degli Industriali e ricevuto incarichi delicati e assai
remunerativi dalla banca del Monte di Parma, finita
anch'essa sull'orlo del crac al punto da essere
salvata da Banca Intesa. Queste entrature nel mondo
confindustriale e finanziario gli avrebbero procurato
credito anche col Parma Calcio che, quando fu
acquistato da Ghirardi trovò proprio nella Banca
del Monte presieduta dall' avvocato Guareschi un
socio finanziatore. Sarebbe stato lui l'organizzatore
della cenetta clandestina presso l'hotel Maria Luigia
la notte del 20 gennaio fra il petroliere albanese
Taci, i vertici dell'Upi Figna e Azzali, Leonardi e
il sindaco Pizzarotti (iolo per la frutta) per convincere
il petroliere ad acquisire il Parma sull'orlo del
fallimento
Condannato a due
ergastoli per
l'uccisione del patrigno
per questioni di eredità
Simulò un rapimento
dopo avere ucciso due
cugini di San Secondo
Amico dell'ex
presidente Banca
Monte Guareschi,
ebbe un incarico come
consulente
della
sicurezza
della Banca
cronaca
17 marzo 2015
LA VOCE DI PARMA
5
messo nelle trattative per salvare Ghiradi dalla bancarotta del Parma Calcio
. e di casa nei palazzi parmigiani dei potenti
DOPO IL NOSTRO INVITO A ALLA COLLETTA
La fuga dei giudici "portoghesi
dalla tribuna Vip Tardini
in collaborazione con stadiotardini.it
L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-ATALANTA 0-0:
“PUBBLICO NUMERICAMENTE SCARSO PER UNA DELLE
ULTIME GARE DI SERIE A AL TARDINI DEI CROCIATI CHE
HANNO ONORATO L’IMPEGNO”
Strano interludio
nel dramma del
Parma Football
Club che stiamo
vivendo è stata la
partita di ieri, con
il ritorno al
Tardini del calcio giocato. Sebbene
la formazione bianco-crociata
appartenga ancora al presidente
Giampietro Manenti le porte
dell’Ennio si sono regolarmente
riaperte, malgrado la fatwa del
padrone di casa, il sindaco Federico
Pizzarotti, il quale, pur non essendo
certo un aficionado del giuoco del
pallone, si è accomodato nella
rarefatta tribuna d’onore, esattamente
qualche metro sotto lo sky box dove
ha trovato albergo l’indesiderato
proprietario pro tempore della
squadra. Capitan Pizza non aveva
solennemente dichiarato che
l’impianto comunale sarebbe stato
negato a Manenti? Tra il dire e il
fare, però, come sempre, c’è di mezzo
il mare.
Del resto anche l’inceneritore
non avrebbe mai dovuto esser acceso,
così come restano alti i dubbi che il
Parma possa iscriversi alla prossima
serie B, laddove con un certo
ottimismo lo vedono già collocato
gli attuali occupanti il Municipio, a
mio modo di vedere un po’ troppo
incantati dagli incantatori Tavecchio
& Brunelli i quali cercano di far
credere di esser interessati alle nostre
miserie, prodigandosi persino in una
inedita elemosina (del resto la finalità
delle multe raccolte è fare
beneficenza), quando è notorio che
più prosaicamente a muoverli sia il
timore di dover risarcire grandemente
i broasdcaster danneggiati per
l’eventuale mancanza di una partita,
quella, appunto del Parma, che se
non otterrà l’esercizio provvisorio
dal Tribunale fallimentare, su
richiesta del curatore, dovrà, stando
le attuali norme in vigore, lasciare
anzitempo la serie A dopo la
dichiarazione di fallimento attesa per
il 19 marzo, giorno fissata per
l’udienza su istanza di alcuni creditori
e soprattutto della Procura di Parma.
Entro quella data, però, potrebbe
anche esserci il Mapi Miracolo,
se l’attuale patron riuscirà a
monetizzare in moneta corrente in
questo paese quella provvista che
narra la leggenda abbia a disposizione
extra U.E. Le incognite, dunque, non
sono poche e il finale non è così
scontato, perché tutto può accadere,
nel bene o nel male.
Ad esempio Alessandra Giardini
di Stadio, da noi video-intervistata
al termine della gara di ieri, è convinta
che il Parma non riuscirà neppure a
chiudere questa stagione:
evidentemente lei ritiene non solo
che Manenti non ci metta un euro
(del resto come pensano
sostanzialmente tutti), ma anche che
non ci sia appunto la concessione
dell’esercizio provvisorio, con
conseguente immediato ritiro dal
campionato, sempre che non
pensasse a una ulteriore ribellione
dei pedatori, che potrebbero
incrociare le gambe più avanti dopo
essersi, invece, piegati alle richieste
delle istituzioni del calcio in vista
del match di ieri.
L’aver aderito al “the show must
go on” non è stato particolarmente
apprezzato dai più puri della tifoseria,
coloro, cioè, che avrebbero preferito
– a fronte di una serie D
sostanzialmente ormai certa e
conclamata e comunque vista con
un certo senso di catarsi e di
espiazione dei peccati – un
clamoroso niet alle elargizioni del
carrozzone, al fine di far saltare il
banco: ed è stato per questo motivo
che Capitan Lucarelli ha dovuto
prodigarsi in spiegazioni dapprima
con loro, e poi, a fine partita, anche
con la stampa, allorquando ha
sostenuto che i giocatori non si sono
piegati ad alcun ricatto o
compromesso e soprattutto se si è
giocato non è certo stato per i soldi
(due mezzi stipendi, come li ha
chiamati lui). Io ho la sensazione
che dei dipendenti ci si stia servendo
un po’ come di uno scudo umano,
in questa vicenda, anche se mi rendo
conto di quanto possa esser
importante cercare di far guadagnare
loro qualche soldino in vista di tempi
peggiori.
Così come, sarò malfidente, ho
un tot di riserve nel fidarmi di
Tavecchio e del suo fondo americano
pronto a salvare il Parma
acquistandolo dal tribunale al solo
prezzo dei debiti sportivi, nel
frattempo rimodulati. A questo
proposito debbo doverosamente
apportare un aggiornamento rispetto
a quanto scrissi nell’, in quanto io
avevo calcolato che quei 5 milioni
di elemosina dovessero esser
restituiti, e invece, trattandosi di un
gentile omaggio a fondo perduto
(come Tavecchio ha ben specificato
a seguito di mia richiesta), non vanno
considerati.
E così da 60 che erano i debiti
sportivi (70 la somma complessiva
che avevo previsto per l’acquisto,
avendo valutato 10 milioni la società
in bonis con all’interno il parco
calciatori e il settore giovanile) ora
scendono a 55. Non solo: siccome
con quei 5 milioni si pagano alcune
mensilità ai calciatori, con relative
tasse, è chiaro che si abbassa anche
il debito sportivo stesso, dal momento
che io avevo calcolato 10 milioni per
i quattro mesi di marzo, aprile, maggio
e giugno. Se per esempio quei 5
milioni valessero per quattro mesi
ecco che se ne possono togliere altri
10 da quel computo. Lucarelli, però,
nella intervista che mi ha rilasciato
ieri parlava di due mesi e mezzo e
non quattro.
Giova ricordare, poi, come già
io avessi scontato da 17 a 10 parte
degli stipendi netti. E anche i debiti
vs società estere io avevo scritto 5,
ma potrebbero essere 8. E’ chiaro,
però, che pur rischedulando il debito,
uno bravo, pur partendo da 50 e non
da 60, o anche 45, non credo riesca
facilmente ad arrivare a quei 15-20
che sperano in Municipio possa esser
il prezzo finale del Parma all’asta
fallimentare.
E anche ci si riuscisse dubito
fortemente che le forze del territorio
riescano a garantire un tale esborso.
Mentre il famoso fondo americano
di Tavecchio non vorrei fosse solo
uno specchietto per le allodole per
ottenere quel che davvero interessa a
lui e alla Lega: chiudere il campionato
con il Parma in campo per non aver
rogne con la tv. Parma-Atalanta,
dunque, rischia concretamente di
essere una delle ultime gare in serie
A per i crociati: anzi, Piovanone, in
uno dei suoi pezzi apparsi quest’oggi
sulla GdP, azzardava persino l’ultima:
peccato che a questa sorta di
commiato dalla massima serie, che
in un quarto di secolo ci ha riservato
grandi soddisfazioni, ci fosse un
pubblico quantitativamente poco
rilevante.
Infatti, al di là delle cifre ufficiali,
gran parte degli abbonati ha preferito
disertare l’Ennio nonostante la bella
giornata di sole.
Indubbiamente potrebbe esser
l’effetto delle molteplici delusioni
accumulate da qualche mese a questa
parte, però vedere lo stadio semi vuoto
non credo incoraggi gli ipotetici
salvatori della Patria a gettar soldi nel
calderone. La partita, per dirla come
la Giardini, non è stata neppure
orribile.
Specie quella del Parma. I pochi
presenti (il creditore che ha fatto
pignorare l’incasso non ha fatto un
gran bottino, e comunque se ci sarà
il fallimento, secondo il nostro
Azzecca Garbugli, dovrà presto
renderlo al curatore fallimentare che
sicuramente farà la revocatoria),
infatti, alla fine, non hanno lesinato
applausi ai protagonisti, apparsi con
la mente sgombra, anche se con tutti
i limiti che ben conosciamo.
Se da un lato è piacevole
sottolineare come nelle ultime due
gare disputate il Parma non abbia
preso gol, dall’altra continua a non
farne, anche se è beneagurante il
ritorno di Massimo Coda che, a pochi
mesi dal grave infortunio, è
tornato in campo già provando
a segnare.
Ovviamente per quel che questo
può servire, ma vista la volontà di
rianimarci e tenerci in vita anziché
morire miseramente, proviamo a
giocarle al meglio, cercando di
onorare il torneo. Così, però, come
dovrebbero cercare di rispettare il
Parma anche gli arbitri, anziché
infierire come stan facendo
ultimamente. Ieri Di Bello, anche
secondo l’analisi che tra poco
leggerete del nostro esperto Matteo
Agoletti, ha negato due rigori al
Parma e cacciato Rodriguez con una
espulsione un po’ eccessiva, dal
momento che i due cartellini gialli
che l’hanno cagionata erano entrambi
esagerati (anche se sulla Gazzetta di
Parma Paolo Grossi, che ha
gratificato il direttore dell’incontro
con un 6,5 non è del medesimo
avviso: “Spiace per Rodriguez, ma
i due gialli ci stavano, così come ha
fatto bene a non assegnare i rigori
reclamati per i mani di Mendes e
Nasiello. Resta il dubbio sulla cintura
dello stesso Masiello a Coda e lì
poteva essere aiutato dai
collaboratori. Ci sembra un buon
arbitro”).
Cipolla, però, avrebbe dovuto
evitare di colpire il braccio dell’arbitro
dopo la sanzione, anche se capisco
che abbia il sangue caliente e la
frustrazione per come stanno andando
le cose. Il rischio, infatti, è che la
sanzione possa esser superiore
rispetto alla classica singola giornata
che gli spetterebbe di listino, laddove
Di Bello dovesse aver scritto
qualcosa di più grave a referto. A
parte il fatto, però, che quella di ieri,
per lui, è stata comunque l’ultima
prova con la maglia del Parma
(StadioTardini.it ha documentato ieri
sera il commiato con Capitan
Lucarelli), visto che a breve si
trasferirà al Gremio, per potersi
meglio preparare, giocando con
continuità, alla prossima Coppa
America.
La segreteria del Parma,
ovviamente, dovrà segnalare a quella
del club brasiliano la squalifica che
gli sarà comminata: poi dipenderà
dalla locale federazione se fargliela
scontare o meno, essendo di sua
competenza. La cessione di
Rodriguez potrebbe avvenire con la
formula del prestito su prestito. In
effetti, da regolamento, sono possibili
le cessioni verso i mercati aperti – e
in Brasile lo è – e potrà esser
perfezionata direttamente dal Parma
col placet dell’Atletico Madrid,
Chi è l'ex ergastolano andato a cena Taci, Leonardi, il presidente
ed il direttore dell'Unione Industriali Figna e Azzali?
ciuci tra poteri forti e amministratori
pubblici (che avrebbero dovuto fare
la rivoluzione, ma che hanno atteg­
giamenti piuttosto reazionari), con
collante un soggetto come De Pao­
lini. Io non saprei dire con precisione
quale sia stato il suo ruolo in questa
questione, perché da un lato risulte­
rebbe essere l’uomo di fiducia di
Taci, dall’altro sembrerebbe essere
in un qualche modo legato agli in­
dustriali, che evidentemente vedeva­
no di buon occhio che il proprio
associato Ghirardi si salvasse da
fallimenti e bancarotte attraverso un
passaggio di mano al petroliere al­
banese, particolarmente benvoluto
pure da chi conta parecchio nel calcio
e nella politica nazionale.
Colgo l’occasione per sottoline­
are nuovamente il mio diverso punto
di vista rispetto al comune pensare
circa i travagliati passaggi di
proprietà del Parma F.C.. Magari mi
sbaglio e al limite prenderò una can­
tonata di quelle che tanto piacciono
ai miei detrattori, soliti a stupirsi
della pagliuzza nell’occhio quando
hanno un tronco infilato in qualche
altro orifizio: però, è mia convinzio­
ne, anche per gli elementi che posso
aver raccolto in questi mesi, che non
vi fosse alcun interesse da parte di
Tommaso Ghirardi e Pietro Leonardi
a trovare qualcuno (prima Taci e poi
Manenti) che fallisse al loro posto:
viceversa ritengo che gli stessi aves­
sero fatto di tutto per scongiurare il
fallimento attraverso passaggi di
proprietà reali, o da loro ritenuti tali.
E’ notorio, infatti, che sistemando
le cose l’avrebbero sfangata senza
dover render conto alla magistratura
delle loro legittime curiosità, cosa
ben diversa, come gli ultimi avveni­
menti stanno dimostrando, dal met­
tere fantocci. Apposta che Tom è
incazzato come una biscia con Rezart
al punto da fargli persino causa (poi
che l’abbia fatto o meno è tutto da
vedersi, ma l’ha pubblicamente pa­
ventata).
Io penso che il Ghiro sia sincero
quando asserisce che credeva di aver
messo il Parma in buone mani: e
ovviamente non è che lo facesse per
i tifosi, ma appunto per sé stesso.
Così come Leonardi, attraverso i
fantomatici piani B e seguenti, non
è che volesse salvare il Parma, quan­
to sé stesso, trovando, appunto, qual­
cuno che acquistasse il Parma.
Quando Taci gli aveva mandato
Kodra ad annunciargli che entro
mercoledì avrebbe portato i libri in
tribunale (la notte di Milan-Parma),
il Leo, che poche ore prima aveva
messo alla porta Manenti e il suo
staff che si erano presentati a casa
sua per presentare la propria offerta,
li richiamò in tutta fretta.
Con la lucidità che aveva in quel
momento, e con il terrore fottuto del
fallimento (che sta alla base dei suoi
disturbi, che magari saranno pure
psicosomatici, ma che minano corpo
e psiche) in quel momento gli sareb­
be andato bene chiunque. Io stesso
spiegai come avrebbe dovuto esser
preso quel tentativo disperato con
una parabola ormai classica: lo stre­
gone che porge la pozione magica
al malato cui la medicina regolare
ha già tolto ogni speranza. Questo
nella consapevolezza che nella peg­
giore delle ipotesi nulla sarebbe cam­
biato, nella sostanza (lasciamo per­
dere il colore) rispetto a scenari già
Debbo rivolgere le mie con­
gratulazioni al giornalista di Tv Par­
ma Marco Balestrazzi perché mentre
io ieri, verso mezzogiorno, pensavo
di esser stato coraggioso nello spen­
dere l’acronimo “EDP”, lui, poco
dopo, nel TG Parma delle ore 12.45,
non avrebbe lesinato il nome e il
cognome di Eugenio De Paolini, il
personaggio chiave del controverso
passaggio di proprietà della maggio­
ranza delle azioni di Eventi Sportivi,
la società controllante il controllato
Parma F.C., dalla famiglia PasottiGhirardi alla Dastraso Holdings,
emanazione del self made man alba­
nese Rezart Taci.
Ieri mattina, infatti, la Gazzetta
di Parma, in un articolo di Georgia
Azzali, aveva raccontato la movi­
mentata notte di inizio dicembre
nella caserma delle fiamme gialle
di un dirigente del Parma Calcio
(non penso fosse così difficile indo­
vinare chi fosse…) con tanto di ver­
bale che sarebbe rimasto negli incar­
tamenti di Via Torelli anziché esser
trasferito in Vicolo San Marcellino,
ove ha sede la Procura. Atto omesso,
secondo i P.M., che hanno appunto
mosso l’accusa al rimosso vice co­
mandante provinciale della Guardia
di Finanza Luca Albanese (cogno­
men omen), autore del presunto tem­
poreggiamento e, diciamo così con
linguaggio da giustizia sportiva, per
responsabilità oggettiva, al suo capo
Danilo Petruccelli.
I rapporti De Paolini-Albanese,
però, sarebbero stati, secondo il ca­
stello accusatorio, un po’ più intrec­
ciati, giacché è stata mossa, in modo
articolato, anche l’accusa di corru­
zione. Complimenti anche a Georgia
Azzali che ieri, a proposito del non
citato De Paolini, aveva scritto che
questi sarebbe un “consulente azien­
dale da tempo ben inserito negli
ambienti economico-finanziari del­
la città” mentre oggi il collega ano­
nimo che ha scritto sull’argomento
si è limitato a interrogativi che la­
sciano fuori scomodi collegamenti
tra De Paolini e gli ambienti econo­
mico-finanziari della città, e aperti
altri (“Perché De Paolini era in
contatto con il Parma? Quale il suo
ruolo negli avvicendamenti societari,
considerando anche i rapporti con
Rezart Taci?”).
E’ evidente che quegli ambienti
economico-finanziari della città pos­
sano essere sintetizzati in un acroni­
mo, “UPI”, peraltro come dimostrato
dalla circostanza che proprio De
Paolini sarebbe stato – secondo
quanto raccontato ieri dal TG3 (poi
ripreso dall’Agenzia ANSA e a ca­
scata da tutti gli altri organi di infor­
mazione tradizionali o moderni) –
l’organizzatore della famosa cena
riservata al Maxim del 21 gennaio
2015 tra il gotha degli industriali di
Parma (rappresentanti dal presidente
Figna e dal direttore Azzali, anche
se la Gazzetta di Parma odierna si
limita spudoratamente a scrivere di
“altri esponenti delle istituzioni”…),
e la proprietà e il management del
Parma F.C. pro tempore, incluso il
patron Taci e non solo il presidentino
Kodra, oltre al DG Leonardi, con il
sindaco Federico Pizzarotti (che ora,
dopo aver fatto da banca a Ghirardi
si schifa di Manenti), convocato in
extremis via sms da Leonardi mentre
era ospite di Parma Europa, che si
sarebbe aggiunto solo per il dessert.
Quando feci il resoconto di quel­
la serata per il lettori di StadioTardi­
ni.it non riferii che tra i commensali
c’era anche De Paolini perché la sua
presenza non mi era stata segnalata,
né io prestai la dovuta attenzione
alle immagini girate da Tv Parma,
anche perché in quei giorni le scene
erano tutte per lo scacchista garsu­
non che si divertiva ad apparire e
scomparire, mentre i giorni, ineso­
rabilmente, passavano… Ed è stato
bravo Balestrazzi – il quale non è
come me che non deve rispondere
a nessun superiore, ma appunto la­
vora per una televisione che appar­
tiene agli industriali locali – a sotto­
lineare, persino in apertura di
servizio, la presenza del mancato
duplice ergastolano a quell’happe­
ning. Intendiamoci: quella cena non
ha alcun tipo di rilevanza penale, e
peraltro io non sono un magistrato,
ma visto che mi sono ritagliato il
ruolo di Grillo Parlante, o se preferite
di Moralizzatore, ecco, io trovo in­
quietante che nella martoriata Parma
nell’anno di grazia 2015, le decisioni
continuino a passare attraverso in­
Il nostro invito ai fortunati
frequentatori della tribuna Vip
del Tardini a contribuire, dopo
tanti anni di visioni "portoghesi",
alle difficoltà del Parma Calcio
con una colletta per raccogliere
denaro e permettere almeno ai
ragazzi delle giovanili di fare la
doccia calda dopo gli allenamenti
ha sortito uno strano effetto. I
"settore" dei giudici (nella foto a
lato l'ex procuratore Laguardia,
uno dei più assidui frequentatori
prima del pensionamento), è
apparso domenica scorsa in
occasione della partita con
l'Atalanta improvvisamente
disabitato (foto sopra).
proprietario del cartellino. Rodriguez,
infatti, non potrebbe tornare
all’Atletico, visto che anche in Spagna
il mercato è chiuso.
La decisione se accontentare il
giocatore che appunto vorrebbe
trasferirsi immediatamente in Brasile
spetta a Manenti (o al curatore speciale
nominato dal Tribunale?) che
comunque non dovrebbe mettere il
bastone tra le ruote al giocatore, anche
se questi non può mettere in mora il
Parma, poiché gli emolumenti di
gennaio, febbraio e marzo sono da
saldarsi dopo metà maggio, per cui,
al momento, il club emiliano non è
in difetto, ma è chiaro che serve un
gentlemen agreement tra le parti.
Nello stesso tempo, però, il
curatore fallimentare potrebbe un
domani esercitare una azione di
responsabilità su Manenti
domandando conto della cessione
anche se Rodriguez non è un calciatore
di proprietà, dunque non si intacca la
patrimonialità, visto che il Parma è
solo titolare del tesseramento fino al
30.06.2015
scritti con la decisione dell’albanese
di ritirarsi, dopo tre mesi di giochi
a scacchi, costati il colpo di grazia
al glorioso club. Tutti gli appassionati
della “fallimentopilotatomania”
accusano Super Mapi di aver fatto
perdere del tempo prezioso: costoro,
tuttavia, dovrebbero sempre mante­
nere a memoria come il 28 gennaio
il Parma F.C. superò indenne – at­
traverso desistenze nel frattempo
ottenute da coloro che avevano pre­
sentato istanza – la prima udienza
prefallimentare.
Non trovo riscontri, infine, a
quanto asserisce, senza alcuna spie­
gazione a supporto, l’autorevole
giornalista rosa allorché asserisce
“Lo stesso De Paolini, oltre ad aver
avuto il compito di convincere Taçi,
avrebbe avuto un ruolo anche nel­
l’improvvisa cessione a Giampietro
Manenti”: per quelli che sono gli
elementi di mia conoscenza, infatti,
De Paolini non agevolò affatto que­
sto passaggio, anzi direi esattamente
il contrario.
Può essere, tuttavia, che la mia
verità putativa sia parziale per man­
canza della totalità della visione. Il
passaggio delle quote, comunque,
dalla Dastraso a Manenti, secondo
quanto ebbi modo di sapere dalle
mie fonti confidenziali, non risultò
affatto semplice o lineare anche per
via dell’ostruzionismo un po’ bor­
derline di alcuni protagonisti della
scena. Apposta mi viene sempre da
pensare che Manenti sia stata la
scheggia impazzita che ha rotto tutti
gli equilibri: mentre Taci andava
bene proprio a tutti…
Gabriele Majo
6
LA VOCE DI PARMA
cronaca
17 marzo 2015
Dalla parte del cittadino contro i sopprusi dei poteri forti
Diritti calpestati
Una pagina dedicata ai cittadini costretti a subire ingiustizie quotidiane, a coloro che, con dignità, cercano di
fronteggiare la crisi vedendosi pugnalare alle spalle da chi dovrebbe invece aiutarli. Banche, Equitalia, usura,
anatocismo: fatti che segnano la vita di imprenditori e famiglie alla ricerca di una boccata di ossigeno. Mandateci
le vostre segnalazioni, raccontateci le vostre esperienze inviando una mail all'indirizzo: [email protected]
L’Italia declassata? L’agenzia di rating ci guadagnò 2,5 miliardi
Esplora il significato del
termine: L’Italia pagò
sull’unghia a Morgan Stanley 2
miliardi e mezzo di euro dopo
il declassamento subito da
Standard & Poor’s (S&P) il 19
settembre 2011, come previsto,
in caso di downgrade, da una
clausola di un contratto di
finanziamento della banca
d’affari statunitense. Malgrado
quel declassamento fosse
ritenuto dagli esperti ingiusto.
Nonostante fossero già iniziate
le indagini sui possibili interessi
speculativi dell’agenzia di rating
S&P, finite poi con un rinvio a
giudizio di alcuni dirigenti,
attualmente sotto processo a
Trani. E a dispetto del fatto che
Morgan Stanley fosse tra gli
azionisti di Mc Graw Hill,
gigante dell’informazione che
controlla proprio Standard
Poor’s.
L’Italia pagò sull’unghia a
Morgan Stanley 2 miliardi e
mezzo di euro dopo il
declassamento subito da
Standard & Poor’s (S&P) il 19
settembre 2011, come previsto,
in caso di downgrade, da una
clausola di un contratto di
finanziamento della banca
d’affari statunitense. Malgrado
quel declassamento fosse
ritenuto dagli esperti ingiusto.
Nonostante fossero già iniziate
le indagini sui possibili interessi
speculativi dell’agenzia di rating
S&P, finite poi con un rinvio a
giudizio di alcuni dirigenti,
attualmente sotto processo a
Trani. E a dispetto del fatto che
Morgan Stanley fosse tra gli
azionisti di Mc Graw Hill,
gigante dell’informazione che
controlla proprio Standard
Poor’s.
È grave il quadro che emerge
dalle carte aggiuntive appena
depositate dal pm Michele
Ruggiero relative al processo
contro le agenzie di rating S&P
e Fitch, che il 5 marzo riaprirà
i battenti a Trani. In quel
dibattimento i due colossi del
rating sono accusati di aver
manipolato il mercato generando
il panico e alimentando
speculazioni ai danni del nostro
Paese. La procura di Trani, ha
dato seguito all’esposto
presentato in molte procure da
Adusbef e Federconsumatori
(dopo i declassamenti dell’ 8 e
11 luglio 2011 che causarono
un tonfo in borsa e portarono il
differenziale al massimo storico
degli spread tra i Btp e i Bund
tedeschi). E, in sostanza, ora
documenta questa sequenza:
S&P ha bocciato l’Italia, e
proprio in seguito a ciò la banca
Morgan Stanley, che in parte la
possiede, ha deciso
unilateralmente di far valere
quella clausola onerosa per il
Paese declassato: il nostro. E il
Ministero dell’Economia non
ha ritenuto di chiedere un parere
giuridico sulla possibilità di
difendersi da quella clausola. O,
almeno, di prendere tempo in
attesa di capire la legittimità e
trasparenza di quei
declassamenti. Perché?
Esplora il significato del
termine: Il capo della direzione
debito pubblico del Mef, Maria
Cannata, si è - come lei dice al
pm il 5 maggio 2014 «sciroppata» la questione.
Spiega perchè non si chiese una
consulenza finanziaria: «Non
c’è bisogno. Abbiamo dirigenti
di altissimo livello». Perchè non
rinegoziaste, le chiede il pm?
«Il mercato una cosa così non
la capirebbe», replica,
precisando di aver ottenuto che
non tutta la somma dovuta, oltre
3 miliardi, venisse liquidata
subito. Perchè non consultare
l’avvocatura dello Stato vista la
somma importante?
«Non c’erano i tempi tecnici».
Avvocati esterni? «Quando una
cosa è così chiara e netta lo Stato
non può permettersi di dire:
«Vabbé, adesso vedo se ti
applico la clausola o no.
Reputazionalmente sarebbe
deleterio. È come se uno
ricusasse un giudice». Al pm
che le chiede se le risultasse la
partecipazione di Morgan
Stanley o altre banche
controparti del tesoro in agenzie
di rating la dirigente risponde:
«Non credo proprio». E sul
perchè non si aspettò l’esito delle
indagini sulle agenzie di rating
conclude: «Non c’è nemmeno
una sentenza di primo grado
...».Il capo della direzione debito
pubblico del Mef, Maria
Cannata, si è - come lei dice al
pm il 5 maggio 2014 «sciroppata» la questione.
Spiega perchè non si chiese una
consulenza finanziaria: «Non
c’è bisogno. Abbiamo dirigenti
di altissimo livello». Perchè non
rinegoziaste, le chiede il pm?
«Il mercato una cosa così non
la capirebbe», replica,
precisando di aver ottenuto che
non tutta la somma dovuta, oltre
3 miliardi, venisse liquidata
subito. Perchè non consultare
l’avvocatura dello Stato vista la
somma importante? «Non
c’erano i tempi tecnici».
Avvocati esterni? «Quando una
cosa è così chiara e netta lo Stato
non può permettersi di dire:
«Vabbé, adesso vedo se ti
applico la clausola o no.
Reputazionalmente sarebbe
deleterio. È come se uno
ricusasse un giudice». Al pm
che le chiede se le risultasse la
partecipazione di Morgan
Stanley o altre banche
controparti del tesoro in agenzie
di rating la dirigente risponde:
«Non credo proprio». E sul
perchè non si aspettò l’esito delle
indagini sulle agenzie di rating
conclude: «Non c’è nemmeno
una sentenza di primo grado ...».
Sentenza storica sull'usura bancaria, condannato ex direttore generale
Sentenza storica a Palermo:
l'ex direttore generale di un
istituto di credito è stato
condannato per usura bancaria.
Si tratta di una delle prime
decisioni giudiziarie in Italia
per questo tipo di reato.
Il processo si è svolto con rito
abbreviato davanti al gup
Vittorio Anania: alla sbarra
c'era Francesco Maiolini, ex
direttore generale di Banca
Nuova, condannato a otto
mesi, con pena sospesa,
indagato insieme a Martino
Breganze, presidente
dell'istituto di credito, e
Rodolfo Pezzotti, direttore
dell'area commerciale, per i
quali il processo inizierà il 18
maggio dopo il rinvio a
giudizio.
Secondo l'accusa, i tre "non
impedivano, pur avendo
l'obbligo giuridico di evitarlo,
che fossero pretesi e applicati
interessi usurari". In
particolare, i tassi avrebbero
inciso rispettivamente per
cinquemila euro (di cui 4mila
compensati) e 3.495 sui conti
di due società. A denunciare
la banca erano stati gli stessi
titolari delle aziende e
nell'inchiesta era finito anche
l'ex procuratore di Palermo,
Francesco Messineo. Maiolini
aveva telefonato ad alcuni
magistrati per avere
informazioni sull'indagine in
corso e avrebbe così saputo
dal procuratore di Palermo
notizie che in teoria non
avrebbe dovuto conoscere. Il
procuratore, poi indagato per
violazione del segreto
istruttorio a Caltanissetta, si è
sempre difeso dicendo di avere
comunicato a Maiolini cose di
cui era già a conoscenza
avendo ricevuto l'avviso di
conclusione d'indagini.
Parmigiani...
Parmigiani...
Non mi stancherò mai di ripetermi e
di ripetervi che tutti quelli che fanno
politica la fanno solo per la poltrona,
la maggior parte di questi signori nella
vita non sa fare nulla, ma proprio nulla,
ma scoprono sin da piccoli che
raccontar palle alla gente può essere
il loro mestiere per fare un cazzo dalla
mattina alla sera e prendere anche un ottimo stipendio oltre
che rubacchiare un po’. A Parma, dopo le mirabolanti
performance del Movimento 5 Stelle e le elezioni a sindaco
di Pizzarotta, si sperava che Grillo piombasse a Parma e
scaravoltasse la città come un calzino, facendo vedere a tutti
i sorci verdi, avrebbe avuto terreno fertile da tutte le parti,
dalla procura al tribunale, dalle banche alla finanza, di
scandali qui se ne sono collezionati a iosa, non ci sarebbe
stato che l’imbarazzo della scelta, dal debito pubblico
astronomico allo scandaloso buco di Banca Monte Parma e
invece, dopo l’insediamento degli indemoniati 5 Stelle in
Comune tutto è stato come prima, proprio come prima,
uguale uguale, ma proprio uguale uguale uguale.
La settimana scorsa in Comune si è trovato l’accordo su STT
e la sua montagna di debiti con le banche, erano tutti lì in
Comune, Sindaco in testa, tutto preso a giocherellare col suo
smartphone e a guardarsi in giro un po’ incuriosito con la
faccia di chi si continuava a fare la stessa domanda: “Ma
cosa ci faccio io qua, ma sono proprio io che sto facendo
queste cose qua? Mi sto mettendo d’accordo con le banche,
proprio con le banche? Le famigerate banche nemiche di
Beppe, il capopopolo 5 Stelle? Roba da non credere. Fare un
accordo con le odiate nemiche di Beppe…”.”Oh Pizzarotta
ma cosa stai facendo? Ma noi non dovevamo essere quelli
che dovevano fare un mazzo tanto alle banche? Non eravamo
quelli del signoraggio?” “Quelli di cosa? Signoraggio? Ma
cos’è?”. Beppe, Beppe ma vi rendete conto di quanto siete
stati e siete ridicoli agli occhi della gente che vi ha votato
credendo alle vostre fandonie? Praticamente il tuo eletto
numero uno a Parma fa accordi con le banche per il debito
pubblico che se lo ingroppano alla grande e tu Beppe manco
una parola dici? O Beppe, Beppe ma dove sei? In Vacanza?
Per me siete diventati una ciurma di pagliacci e di fronte alle
banche siete stati solo capaci di mettervi col sedere all’insù.
Va beh, caro Beppe, sei così preso anche tu con i casini dei
tuoi spettacoli saltati ovunque per i troppi vaffaday che ti
hanno mandato i tuoi ex elettori, tant’è che chissà andando
di questo passo alle prossime elezioni se ci sarete più. Ma qui
a Parma avete superato ogni limite con questo accordo
pazzesco. A proposito, questi accordi si possono visionare o
sono top secret? Mi piacerebbe molto visionarli e magari
farli anche periziare da qualche esperto, questi nuovi mutui
o quel che sono, per vedere a che tassi di interesse sono stati
stipulati e se per caso non sono già in partenza usurari, quelli
in passato di sicuro, basterebbe solo analizzarli, come ad
esempio quelli dell’ex Spip ormai fallita per trovarvi mille
magagne. Avvocato Allegri, lei che è sempre così solerte,
perché non va a mettere un po’ il naso in questi accordi che
dovrebbero essere pubblici e tutti i cittadini dovrebbero poter
prenderne visione? Lei cosa ne dice? Non le sembra il caso
di ficcarci un po’ il naso, vedrà che ne scoprirà di cosine poco
chiare, o no? E comunque vadano o sono andate le cose si
tratta di soldi dei contribuenti, quindi soldi di tutti ,“pubblici”
che come al solito sono quelli che ce li mettono e rimettono.
Debito pubblico, soldi pubblici, accordi privati tra
amministrazioni e banche di cui non si ha diritto a sapere
nulla? C’è da rimanere di stucco e l’opposizione? Tutti
d’accordo quando si tratta di banche? Dall’Olio ci sei, Ghiretti
cosa stai facendo? Ho un sonno stamattina, ah, dimenticavo
devo anche passare in banca per la rata del
mutuo….Parmigiani….Parmigiani… Marcello Valentino
cronaca
17 marzo 2015
PASSATA LA FESTA…
GABBATA LA DONNA
Una mia celebrazione tardiva e provocatoria dell’otto marzo
Una mia celebrazione
Il modo più maschilista per fuggire
dalle discussioni impegnative, per
evitare gli scontri conseguenti e
per ritrovare l’unanimità di vedute
è sempre stato questo: “Adesso
basta, parliamo di donne”. Se si
litiga in materia di politica e sui
partiti in particolare, si finisce, in
modo volgare, per esprimere una
preferenza comune verso il PDF,
partito della f…. Questo
atteggiamento ha indubbiamente
il sapore di un erotismo da
strapazzo, ma la dice comunque
lunga sull’attenzione che gli
uomini nutrono verso l’altro sesso,
non solo in materia squisitamente
sessuale. Anche in politica, pur
rimanendo intatti certi pregiudizi,
le donne si stanno conquistando
un ruolo tutt’altro che marginale.
D’altra parte il motivo principale
di arretratezza delle società
“arabe”, e sottosviluppate in
genere, sta nella emarginazione
restrizioni legali cospirano per
impedire alle donne di essere
economicamente attive. Le
denunce sono abbastanza precise
e documentate, basti pensare che
negli Usa, non quindi nel califfato
dell’Is, a parità di qualifica e di
mansione, c’è un divario del 15%
nella retribuzione. Attenzione
però ai tranelli. Christine Lagarde,
come riporta Federico Rampini
su La repubblica, oltre alla
denuncia ha fatto una previsione
ed un augurio: «Il 2016 sarà
l’anno di una donna presidente
degli Stati Uniti». Il giornalista
si chiede allora: Hillary (Clinton)
più Angela (Merkel) più Christine
(Lagarde), sarebbe un G-3 capace
di cambiare gli equilibri?
***
Kennedy in gonnella. Tutto può
servire, ma non illudiamoci di
risolvere il problema
dell’emancipazione femminile
solo mettendo donne ai massimi
delle donne, relegate in un ruolo
subalterno, private dei diritti
fondamentali, mutilate e defraudate
persino della loro sessualità. Ho
sempre avuto molta fiducia nella
donna e nei suoi valori, anche in
politica, e quindi ritengo che uno
dei meriti principali del renzismo
sia proprio quello di avere offerto
spazi notevoli ed in ruoli
significativi alle donne. Qualcuno
attacca con il solito benaltrismo:
dite quel che volete, ma un governo
con la presenza femminile al 50%
non è poca cosa. La violenza sulle
donne dilaga e non bastano le
livelli del potere mondiale:
assomiglia tanto all’illusione di
risolvere i problemi della sanità
collocando nelle funzioni di
ministro della salute un grande
medico, i problemi della giustizia
con la presenza, a livello
ministeriale, di un grande giudice,
i problemi della musica con un
ministro direttore d’orchestra e
via discorrendo. Un altro
importante giornalista, Andrea
Bonanni, promuove Angela
Merkel a cancelliera del mondo,
la definisce la nuova Kennedy, la
considera la vera leader globale,
capace di mediare non solo tra i
una simile prospettiva nella Chiesa
cattolica. Partivo con domande
provocatorie a cui mia madre
ironicamente prestava il fianco.
LA VOCE DI PARMA
mesi di vita, ha saputo tenere unita
la famiglia, educare i figli con
rigore, infondere in essi il senso
del dovere e lo spirito di sacrificio.
In essa voglio sottolineare la vera
emancipazione, fatta di coraggiosa
assunzione di responsabilità: le
sofferenze di mia nonna hanno
insegnato alle donne molto più
degli strilli delle femministe
arrabbiate e degli atteggiamenti
superbi delle donne cosiddette
moderne. Esco subito dalla sfera
degli affetti familiari e dal passato
IL DÒNNI E I PRÉT
Quando ritengo opportuno definire sinteticamente la linea del
nostro giornale, mi permetto (il direttore me lo perdonerà sicuramente)
di sostenere che si sforza di rappresentare “la voce degli sfigati” e
di “alzare la voce” nel mare di omertosa mediaticità parmense,
dicendo, magari a volte gridando sgarbatamente, qualche pezzo di
verità accuratamente coperta.
Quando vedo in televisione le immagini di Pechino avvolta da
uno smog che si taglia col coltello, mi viene spontaneo pensare a
Parma coperta dalla nebbia fumosa prodotta, più o meno
subdolamente, dai suoi media imperanti, che somministrano ai
cittadini il solito menu fatto di “omertà e patate”.
Recentemente il nostro giornale ha concesso “la voce” a una
persona ferita, forse più indispettita, dal presunto comportamento
della moglie che avrebbe preferito la trasgressiva alcova di un prete
di periferia al letto matrimoniale, peraltro abbandonato da oltre
dieci anni.
Non ho capito cosa intendesse denunciare questo cittadino. Se
voleva “sputtanare la moglie”, ha sbagliato bersaglio e indirizzo:
la moglie, maggiorenne e vaccinata, ha il sacrosanto diritto di andare
a letto con chi vuole.
Se voleva appellarsi a una sorta di tribunale morale (una Sacra
Rota de noantri), dovrebbe sapere che di questi problemi non si
risponde alla “Voce di Parma” ma a quella della propria coscienza.
Se invece moriva dalla voglia di inveire contro l’ipocrisia di certi
comportamenti clericali e, nel caso specifico, anche dell’establishment
curiale parmense, è tutto un altro discorso e sfonda una porta aperta.
È giunta l’ora che i preti vivano la loro sessualità alla luce del sole,
senza i sotterfugi conseguenti ad un anacronistico ed obbligatorio
voto di castità: questo è il vero problema.
***
Lasciamo stare il solito luogo comune per il quale ai preti
verrebbe comodo accoppiarsi con le donne degli altri. Cerchiamo
di essere seri, ma con un po’ di ironia, e di considerare invece come
parecchi sacerdoti “in carriera” e molti uomini disposti al presbiterato
vogliano sposarsi (l’unica categoria di persone oltre agli omosessuali),
mentre nessuno più si sposa, né in chiesa né in comune: sembrano
gli unici a volerlo fare e qualcuno maliziosamente e sornionamente
pensa che non sappiano prevedere la disgrazia cui vanno incontro.
Recentemente un amico sacerdote, con cui di sfuggita ho affrontato
l’argomento dei “preti in libera (?) uscita”, mi ha schiantato con
una battuta stupenda, sdrammatizzante e piuttosto realistica (anche
se un po’ antifemminista):
«Forsi pu che i prét che va a dònni, jen il dònni ca va a prét».
Il caso segnalato, con tutto il rispetto per i presunti protagonisti
attivi e passivi, ne dà una ulteriore dimostrazione? Al di là delle
facili battute, effettivamente, qualche grosso cambiamento sembra
finalmente profilarsi all’orizzonte con la conseguente liberalizzazione
del celibato sacerdotale. Meglio combattere su questo versante che
scandalizzarsi per gli eventuali comportamenti trasgressivi (verso
cosa poi…è tutto da inventare o da dimostrare).
E. M.
quote rosa a interromperla.
Tuttavia il loro accesso alla politica
qualcosa dovrebbe cambiare nella
società. Confesso, a volte, di
irritarmi un tantino per il loro
atteggiamento esibizionistico, ma
subito mi calmo pensando come
anche gli uomini non scherzino al
riguardo e come non si possa e
non si debba pretendere che il
comportamento femminile diventi
la copia in rosa di quello maschile.
A tal proposito mia madre
acutamente ed ironicamente
osservava, sferzando la rivoluzione
avvenuta nei costumi di vita: «Il
dònni i volon fär i òmmi e i òmmi
i volon far il dònni: podral andär
bén al mónd?». È vero, molto
spesso si ha la sensazione di una
raggiunta parità di difetti piuttosto
che di diritti, ma il mondo sta
cambiando e forse proprio ad opera
della donna.
***
Il trio dei donni. Il giornalismo è
attento a questo fenomeno e spesso
assistiamo a una sorta di gara ad
essere più femministi del
femminismo. Recentemente
Christine Lagarde, direttrice del
Fondo monetario internazionale
dal 2011, ha lanciato alcuni allarmi
in materia di sessismo sul lavoro,
ipotizzando una sorta di strisciante
e generalizzato complotto contro
le donne: in troppi paesi le
riottosi partner del Veccho
continente, ma anche tra posizioni
opposte come quelle di Putin e
Obama. Calma e sangue freddo!
Si tratta di esagerazioni, di una
gara a spararle grosse, con il
rischio di creare assurde
aspettative dall’alto del potere.
Come scrive Michele Serra, il
potere rischia di rendere ferine
anche le donne, ma almeno
l’eterna rissa per capire chi ce
l’ha più lungo, quella ce la
risparmierebbero.
***
I ritardi clericali.
Sull’evoluzione del ruolo della
donna all’interno della Chiesa
Cattolica mi rifaccio
paradossalmente a quanto detto
da Emma Bonino: «È più facile,
tutto sommato, per una donna
diventare cardinale che essere
eletta presidente della Repubblica
Italiana». Forse troppo e
stranamente comprensiva verso
le gerarchie vaticane e troppo
severa con le istituzioni
democratiche. Ma non posso
tralasciare un fugace e simpatico
cenno alle gag della mia famiglia
sul sacerdozio femminile, frutto
di una comica alleanza tra madre
e figlio, basata sullo scetticismo
di maniera, contrapposta alla
battagliera figlia, convinta
sostenitrice della plausibilità di
L'angolo del Volontariato
Giovani, solidarietà e disoccupazione
di Marco Lori
In Italia un volontario su quattro ha
meno di 35 anni; come sappiamo, la
mancanza di lavoro caratterizza
drammaticamente questa fascia di età.
Le possibili reazioni sono due, pensare a se stessi
o darsi una mano, i giovani hanno optato per la
seconda. Ecco perciò che assistiamo con meraviglia
al fenomeno degli angeli del fango, dei volontari sulle ambulanze e dei
donatori di sangue.
Purtroppo agli under 35 va meno del 4% delle poltrone di presidenza,
le discriminazioni sono anche di genere: i maschi sono meno della metà
della base dei volontari, ma ricoprono la presidenza nel 64% dei casi.
Dice Claudia Firenze,responsabile comunicazione di Avis Nazionale
che l'andamento demografico del nostro Paese, a fronte di un aumento
della vita media, la fascia di età 18-35 si assottiglia sempre di più, che
i giovani donatori sono essenziali per la tenuta del sistema ed è importante
diffondere fra di loro messaggi positivi volti in questo caso alla donazione
di sangue. Per lettere a questa rubrica, indirizzarle a Marco Lori, E
mail: [email protected]
Adésa il donni i vólon fär anca i
prét!”. Risposta laconica e
spassosa: “Za il cézi j én mezi vódi,
se j a vólon vudär dal tutt, chi fagon
pur!”. Di rimando rincalzavo e
rincaravo la dose: “Mo ti t’
andrissot a confesär da ‘na
donna?”. Mamma Lavinia mi
teneva bordone e coglieva al volo
le mie battute di “spalla”.
Rispondeva: “Ah no po’, mi putost
a vagh davanti al Sgnór e ghe
dmand pardón. S’ al me vól
pardonär bén, senò vrà dir ch’ andrò
a l’ inferon…”. Mia sorella
controbatteva: “Parchè, co’ gh
sariss äd straordinäri, se ‘na donna
la fiss al prét?”. Ma mia madre non
mollava l’osso: “Bén insomma, mi
‘na donna a fär al prét ne gh la
vedd miga, vala bén!”. Le donne
vogliono accedere al sacerdozio e
ne hanno tutte le ragioni, mentre
gli uomini non ne vogliono più
sapere (vedi crisi vocazionale).
***
Mia nonna femminista. Dopo
questa lunga premessa, seppure in
notevole ritardo, voglio celebrare
a modo mio la festa della donna.
Ripropongo pertanto quanto scrissi
nel lontano marzo 1990: “Ritengo
sia doveroso rivolgere un omaggio,
un pensiero, ad alcune donne della
storia, ma, attenzione, di quella
vera, di tutti i giorni. Comincio, se
volete, da lontano, indirizzando un
affettuoso ricordo a mia nonna
materna: rimasta vedova a
trentacinque anni nel 1918, con
otto figli, la più grande aveva
tredici anni, la più piccola pochi
remoto per approdare al mondo
d’oggi, al passato recente: mi
viene più che spontaneo rivolgere
il pensiero a madre Teresa di
Calcutta, una donna che ha saputo
mettere la propria femminilità a
servizio dei deboli, degli ultimi.
In lei vorrei celebrare la bellezza
della donna: proprio così, quel
volto rugoso e irregolare simile
ad uno sgorbio, quel corpo minuto
e curvo sono molto più belli dei
visi artefatti dalla cosmesi e dei
corpi curati da eserciti di estetiste.
Un terzo ricordo lo vorrei
rivolgere alle monache di clausura
nel cui monastero di Parma spesso
mi reco a pregare con la liturgia
delle ore. In esse celebro la
femminilità, quella autentica, fatta
di dolcezza e di sensibilità unite
a coraggio e coerenza: dai loro
canti e dalle loro preghiere esce
un profumo che fa spietata
concorrenza a quelli artificiali
delle innumerevoli e lussuose
boutique della città.
E le donne manager, le donne
giornaliste, le donne in politica,
le conduttrici di talk show e di
telegiornali, le creatrici di moda,
le donne in carriera insomma? Le
o m a g g e r ò a l l a p ro s s i m a
occasione. Tanto hanno già chi le
pensa, anche troppo”. Sono
passati quindici anni e sono ancora
dello stesso parere.
Allora ricordo di avere fatto
arrabbiare parecchie amiche e
colleghe: ci riprovo…
Ennio Mora
7
UN MEDICO IN FAMIGLIA
di Maurizio Vescovi
NON RIESCO A SOSPENDERE LA
TERAPIA ANTIDEPRESSIVA ANCHE
SE STO BENE
di Maurizio Vescovi
Caro dott.Vescovi,da tre anni -dopo un evento
traumatico ho sviluppato una sintomatologia da ansia
generalizzata.Ho assunto paroxetina 20 mg al giorno
al mattino per un anno e mezzo poi ho scalato fino a 5
mg a giorni alterni.Il mio psichiatra ha provato ad
azzerarmi la cura,ma dopo circa un mese dalla
sospensione(ho fatto tre tentativi) ricompaiono i sintomi
d'ansia.Il mio psichiatra sostiene che è solo un effetto
psicologico tipo”placebo”perchè 5 mg a giorni alterni sono una dose
troppo bassa per poter dare un effetto terapeutico …........e mi ha
consigliato di fare qualche colloquio da uno psicoterapeuta..............Lei
che cosa ne dice?
Antonia S.S.-Parma
Gentilissima Antonia,mi sembra che Lei abbia avuto la fortuna di
essere seguita da ottimi medici che hanno saputo ascoltarla e che sono
intervenuti con molto acume
clinico-in punta di piedi- nel
prescriverle dosi-modeste ma
efficaci-di antidepressivo.I farmaci
antidepressivi hanno dato
il”là”alla sua rinascita dopo il
periodo di depressione che ha
vissuto.Personalmente apprezzo
molto e condivido l'atteggiamento
dei medici,degli psichiatri e degli
psicoterapeuti che si avvicinano
alle sofferenze dei loro pazienti senza”caricarli”di farmaci e cercanocon pazienza e con molta determinazione-di trovare risposte al disagio
che non siano soltanto risposte farmacologiche..La paroxetina-farmaco
appartenente alla classe degli SSRI,inibitori della ricaptazione della
serotonina-Le ha dato eccellenti risultati in termini di controllo
dell'ansia.Ristabilire livelli buoni di serotonina all'interno delle sinapsicioè delle connessioni fra neuroni-può rappresentare un elemento
decisivo nella cura della depressione e dell'ansia.Dobbiamo pensare
che ansia e depressione riconoscono confini biologici e biochimici e
che i livelli di serotonina sono molto importanti per l'omeostasi
cerebrale.Spesso,sviluppando i sintomi d'ansia generalizzata i pazienti
soffrono anche di insonnia e la
paroxetina può migliorare la
qualità del sonno.Il disturbo d'ansia
generalizzata si caratterizza per
preoccupazioni persistenti per ogni
accadimento con sentimenti
incontrollabili di ansia,spesso
associati a sintomi fisici come
tachicardia,respiro affannoso e
sensazione di cuore in
gola.L'attacco di panico-invecesi caratterizza per episodio acuto
di ansia intensissima
accompagnata da paura di morire o di impazzire.Signora Antonia,il
Suo psichiatra ha fatto molto bene a tentare di azzerarLe il farmaco
perciò,ma sono d'accordo con Lei che anche piccole dosi di paroxetina
possono esserle d'aiuto effettivo.Gli SSRI facendo aumentare di un po'
le concentrazioni intersinaptiche di serotonina potrebbero produrle
effetti benefici.Continui perciò con le piccole dosi di paroxetina .......visto
che ha già provato che le fanno bene!Certamente una buona relazione
psicoterapeutica può migliorare il proprio rapporto con gli eventi
stressanti di vita e può migliorare perciò la propria reattività”patologica”
agli eventi disturbanti.Anche attività fisica -come un po' di ginnastica
i di jogging o footing o belle passeggiate -può migliorare lo stato d'ansia
producendo”ansiolisi”.
Di Lante Boni ([email protected])
Perry Mason
E’ largo come un armadio. Eppure è un eroe.
E’ fermo, sicuro, rassicurante, sarcastico. Non sa
cosa voglia dire agitarsi, perdere la calma,
confondersi. Qualche volta può accigliarsi, ma solo
per indignazione civile, per sdegno morale. Per la
grande parte degli italiani “Ubbidisco, vostro onore”,
lo abbiamo imparato dall’”avvocato del diavolo”,
un difensore abile e umano, sempre pronto a prendere
le parti di deboli e innocenti. Perry Mason (Raymond
Burr) arriva sui teleschermi italiani giovedì 3
settembre 1959 (in America era iniziato nel 1957
mandato in onda dalla CBS, dopo essere stato
inizialmente trasmesso per radio.
Accanto all’eroe nato dalla penna del romanziere americano Erle
Stanley Gardner, ci sono la devota segretaria Della Street (Barbara Hale),
l’atletico investigatore Paul Drake (William Hopper), il tenente Tragg
(William Talman) e il procuratore distrettuale Hamilton Burger (Ray
Collins), tutte pedine di un gioco ripetitivo che puntata dopo puntata
propone sempre lo stesso meccanismo narrativo. Rassicurante ed energico,
Perry Mason riesce ogni volta a ricomporre il puzzle del caso di cui si
occupa, che termina sempre in un aula di tribunale con un serrato
interrogatorio: l’avvocato ne esce trionfante, riuscendo immancabilmente
ad avere la meglio sull’eterno rivale Burger. E’ difficile dimenticare i
titoli di testa che sono la sintesi della dimensione del personaggio.
Un’aula vuota, nella quale Mason legge un foglio. La macchina da
presa inquadra in totale la stanza, poi si avvicina con sempre maggior
intensità al primo piano. Quando il volto di Mason è inquadrato esso si
dischiude in un sorriso sicuro e ironico che conclude la lettura della lettera.
La musica è incalzante e, per lungo tempo. È stata usata negli sketch
televisivi come sinonimo di “guarda chi arriva adesso” o come sottolineatura
di un ospite. Perry Mason è durato irregolarmente fino al 1967, sulla rete
Rai, sia sul programma nazionale che sul secondo. Sia in prima serata
che in seconda.
Gli episodi sono stati 83, della durata di circa 50 minuti. Le storie
poliziesche non sono compresse nei consueti limiti del telefilm: il racconto
può svilupparsi senza forzature e trovare una sua logica e avvincente
conclusione. Il tribunale diventa un perfetto set televisivo e attraverso
questi telefilm il pubblico italiano familiarizza con le formule più ricorrenti
che si usano nelle aule americane. In effetti lo spettatore non ha tutti gli
elementi di cui dispone Mason e, dunque, è svantaggiato nella corsa,
tipica dei gialli, alla scoperta dell’assassino.
Il ritmo è così incalzante e così ripetitivi i colpi di scena, che gli
spettatori hanno finito con il considerarlo più uno spettacolo che un giallo
classico.
I telefilm di Mason esprimono anche una grande sfiducia nella
capacità dello Stato americano, dei suoi organi investigativi, dei suoi
procuratori distrettuale.
Non ne azzeccano una, passano di errore in errore ridicolizzati da un
penalista corpulento che pretendono, arroganti, di far interdire dalla
professione. Mason scherza con il tenente Tragg, il procuratore Burger
come il gatto con il topo.
Nel 1984 la produzione americana rimette insieme la coppia Raymond
Burr e Barbara Hale nel telefilm “Il ritorno di Perry Mason”. Il successo
è tale che vennero girati altri venticinque episodi fino alla morte del
protagonista avvenuta nel 1993.
8
17 marzo 2015
LA VOCE DI PARMA
L'ex vigile del comune di Fidenza Renato Casetti si rivolge al giudice contabile
Lo scandalo Coop Di Vittorio alla Corte dei Conti
In relazione agli articoli del
17 febbraio 2015 pubblicati dal
settimanale “La Voce Di Parma”,
titolati "I crac “gemelli” Parmalat
e Coop Di Vittorio" e “Vigile
urbano denunciò al Pm Brancaccio
gli imbrogli della “Di Vittorio”:
Il giudice Piscopo lo condannò
per diffamazione”, chiedo, al
direttore della Voce Dott.
Castellini e al Procuratore
Generale della Corte dei Conti,
un impegno per approfondire gli
aspetti concreti che il caso può
avere in termini di responsabilità
individuale di tutti gli
amministratori comunali, passati
e presenti, quanto a danno erariale.
Alla Procura Generale della
Corte dei Conti e al Signor
Presidente della Repubblica,
trasmetto il testo completo,
suddiviso in diversi capitoli, del
rapporto penale (e altri rapporti),
che inoltrai in data 18.10.1989 alla
Procura della Repubblica di Parma
e alla stessa Procura Generale
presso la Corte dei Conti. Una
copia la trasmetto anche al Dott.
Castellini, al “il Fatto Quotidiano”
e Report, affinché possano essere
apprezzati nel loro contenuto.
Alla Procura della Corte Dei
Conti e al Signor Presidente della
Repubblica faccio avere copia
della “La Voce Di Parma” ed
anche copia dell’articolo della
Gazzetta Di Parma, cronaca di
Fidenza, del 4 febbraio 2015, in
cui il Sindaco, Andrea Massari,
scrive una lettera all’Illustre
Presidente della Repubblica,
Sergio Mattarella, per anelare un
impegno congiunto contro la
mafia: il titolo dell’articolo infatti
dice "Presidente, insieme
combattiamo la mafia". Signor
Presidente, mi raccomando, si
tenga pronto e si prepari a dar
battaglia alla mafia insieme al
Sindaco di Fidenza!
Ma andiamo al dunque con
una osservazione preliminare. Ad
esclusione degli ignari è noto che
l’istituto giuridico della
prescrizione ha la stessa funzione
riservata ad un elastico: un
bambino, che ruba una caramella,
superata la soglia dei 14 anni,
potrebbe essere portato alla
prescrizione dopo cinquant’anni,
mentre chi allestisce un sistema
di corruzione che implica indagini
false, processi aggiustati, in
costanza di evidente concorso e
continuazione nel reato, per effetto
“dell’elastico” in pochi anni il
procedimento può andare “ in
cavalleria ” per prescrizione.
Alla Corte dei Conti si
sottopone la questione dei rapporti
intercorsi tra la Coop “G. Di
Vittorio” e il Comune di Fidenza,
di modo che venga esaminata la
responsabilità erariale e l’agire
amministrativo di tutti gli
amministratori comunali di
Fidenza, succedutisi nel corso
degli anni.
Questo esame è opportuno
qualora siano rinvenibili norme
che individuino la procedibilità
per responsabilità anche in
relazione alla continuazione e
permanenza nelle condotte
omissive.
Con diversi articoli della
Gazzetta Di Parma vengono messe
in rilievo le possibili “conseguenze
devastanti” che il fallimento
avrebbe sui Comuni di Fidenza,
Parma, Salsomaggiore Terme,
Fontevivo, Fornovo, Fontanellato,
Noceto, per effetto degli impegni
ipotecari accollabili ai Comuni, a
causa della legge 865/1971, come
evidenziato in particolare
nell’articolo del 04 febbraio 2015.
Preme sottolineare la
questione del possibile accollo
degli impegni ipotecari e delle
clausole intenzionalmente violate
dal Comune di Fidenza, ossia dagli
amministratori che si sono
succeduti fino alla data del
fallimento della Coop “ G. Di
Vittorio” (parlo di Fidenza,
ignorando quanto possa essere
accaduto altrove.
Nel rapporto penale del
18.10.1989 mettevo in evidenza
che in ragione delle tre
convenzioni urbanistiche stipulate
e delle numerose deliberazioni (si
citano alcune, la n. 62 del
31.01.1980;
n. 161 del
08.04.1980; n. 378 del 22.06.1982;
n. 129 del 19.03.1985; n. 46 del
25.02.1987 ), si rintraccia che la
Coop era impegnata ad informare
l’Amm.ne Comunale del suo stato
economico, stante il concorso
finanziario del Comune,
lamentando che ciò non sia mai
avvenuto. Quanto detto è il
contenuto della dichiarazione del
Consigliere Campanini Antonio.
Le dichiarazioni proseguono con
un “sarebbe opportuna la verifica
della situazione economica di tutte
le società coop.ve edilizie
sovvenzionate dal Comune”,
secondo l’affermazione del Vice
Sindaco Bonatti Lino.
Nessuna verifica contabile
rivolta ad appurare lo stato
finanziario - patrimoniale della
Coop “G. Di Vittorio” è mai stata
fatta annualmente dal Comune
fino al suo fallimento. Questa
omissione dei doveri, da
addebitare a tutti i Consiglieri
Comunali, ai funzionari comunali,
succedutisi nel corso dei decenni
pare evidente atteso che il
Comune, come altri Comuni,
avrebbe dovuto farsi carico della
parte debitoria riferibile all’accollo
dei finanziamenti ipotecari
gravanti sui beni, come la cronaca
ci dice.
Questa è la parte su cui
dovrebbe indagare la Procura della
Corte dei Conti, prefigurandosi in
questi comportamenti l’ipotesi di
danno erariale nella sua forma di
continuazione e permanenza. Da
non sottovalutare inoltre che alla
predetta Coop.va venivano
concessi finanziamenti e contributi
economici dallo Stato, Regione e
Comuni. E nessuno controllava,
come era dovere fare. Non meno
rilevante è la circostanza che
amministratori comunali erano
soci della Coop “G. Di Vittorio”,
e nella loro qualità di pubblici
amministratori servivano il Paese
e mammona. E gli altri
amministratori comunali
sapevano.
Ma vi è di più, il concreto
procedere di una situazione che
pone in evidenza la necessità di
tutelare “i soci risparmiatori”,
ossia coloro che hanno prestato i
propri risparmi. E’ bene ricordare
che lo Stato, e più in generale la
P.A., si è fatto carico di garantire
i risparmiatori truffati e imbrogliati
dalle Banche (casi della Parmalat,
Cirio, etc.), anzi lo Stato ha sempre
dato una mano a chi imbrogliava.
Dunque si fa concreta
l’intenzione e la volontà che in un
qualche modo una parte dei debiti
venga spalmata, attraverso un
appropriato intervento pubblico,
sulla collettività, salvando e
garantendo così quel consenso
elettorale che ha portato la Coop
a fallire e il Comune di Fidenza
ad assecondare le condotte
sciagurate che sono emerse
(mancherebbero 19 milioni di euro
all’appello: quante persone
possono essere state corrotte con
una simile cifra?).
Chiunque si mettesse di
traverso, gli veniva detto “stai
attento che ti querelo”. Così è che
in un Paese democratico e
antimafia, il ladro si rivolge al
derubato dicendogli di stare attento
a quel che dice altrimenti lo
querela. E questo dire non si
configura come minaccia perché
se non si mette la coda tra le
gambe si viene sicuramente
querelati e condannati. Non esiste
prova che tenga e non esiste
avvocato che la faccia tenere,
anche quando non tradisce! La
legge è uguale per tutti: scritta
questa che andrebbe tolta dalle
aule dei tribunali e messa
all’ingresso dei cimiteri.
Non meno significativa è la
circostanza che moltissimi soci
prestatori non hanno lesinato
insulti, improperi, contumelie e
messo in opera condotte da
proscrizione nei confronti di
coloro che non avevano inteso
assecondare comportamenti
opachi, improntati alla protervia
e alla impunità. Come è noto il
sistema di corruzione ha
fondamenta solide nel consenso
popolare, come, a titolo
esemplificativo, lo avevano il
nazismo, il fascismo, e il
comunismo. Ma a lenire questa
verità basta e avanza l’ipocrisia,
accompagnata dall’Inno di
Mameli.
La Nazione è stata portata ad
una condizione non più
riformabile, talmente è corrotta:
nonostante questo coloro che
l’hanno costretta a non essere più
in grado di autoriformarsi cavalca
l’onda dell’anticorruzione come
fece nel 1992, quando molti
arrestati si suicidarono vedendosi
crollare addosso un mondo che
aveva loro fatto credere che si
poteva agire come avevano agito.
Signor Presidente Della
Repubblica legga quello che le
invio, legga anche la data del mio
processo aggiustato dalla
magistratura e vedrà che questa
data precede di pochi giorni
l’arresto di Mario Chiesa, e vedrà
anche cosa c’è scritto in analogia
a quanto è stato scoperto da più
parti.
E’ noto a tutti che un certo
numero di soci della “G. Di
Vittorio”, nel corso degli anni, si
erano ribellati a questo stato di
cose. Si erano rivolti al Tribunale
Civile di Parma che, dopo
numerosi rinvii, in data 21 aprile
1989 sentenziava ( n. 452/89 sent.)
che “il canone di assegnazione in
godimento degli alloggi coop deve
essere quello previsto dalle
convenzioni …….. “. Questa
sentenza non ha prodotto alcun
effetto per la semplice ragione che
le sentenze contro “il potere” non
sono e non vengono applicate.
La sentenza evocata dimostra
che le dinamiche riguardanti la
coop erano a conoscenza della
Amministrazione Comunale e suoi
Amministratori, poiché i soci che
protestavano più volte si erano
rivolti a loro e ai partiti per esigere,
in virtù degli impegni assunti, sia
con le convenzione che con le
deliberazione, il rispetto della
sentenza e delle leggi.
Nessuno, dicasi nessuno,
maggioranza e minoranza li ha
ascoltati, come ora esercitando un
ruolo indistinto e indistinguibile
maggioranza e minoranza non
spiegano cosa sia accaduto.
Avvicendandosi nella parte in una
scena, già conosciuta negli anni
80, tutti si limitano ad agire in
modo da cogliere le opportunità
che la vicenda offre in termini di
consenso elettorale dai “soci
prestatori” e dagli ignari, per
mantenere in piedi l’Eldorado
Fidenza.
Tutti sapevano, nessuno
escluso, e tutti erano uniti da un
vincolo che chiaramente spiego
nei rapporti penali che allego, la
cui verifica processuale del loro
contenuto non è stata possibile
perché la magistratura non lo ha
reso possibile commissionando
l’infedele patrocinio, che è poi
stata la causa della condanna
(invero molti altri hanno subito la
mia stessa sorte). Luigi Grossi,
quindici giorni dopo, dagli stessi
avvocati.
C’erano, ed ancora ci sono,
articoli del giornale “dei morti”,
come il dott. Castellini Fabrizio
si ostina goliardicamente a
chiamare, dove si leggono
affermazioni gravissime. La
Gazzetta Di Parma appoggiava
ora una fazione ora l’altra,
dimenticandosi di riportare
integralmente quanto io dicevo e
pubblicavo.
Signor Presidente della
Repubblica e Signor Procuratore
Generale presso la Corte dei Conti,
si accolga pure l’invito e l’appello
del Sindaco di Fidenza, Andrea
Massari, a combattere la mafia
insieme al Capo dello Stato, allo
stesso tempo chiedo
sommessamente che si accolga
anche il mio invito e appello
affinché sia messo in chiaro la
vicenda Coop “G. Di Vittorio”, in
relazione agli adempimenti che il
Comune di Fidenza doveva
osservare su fatti che ora lo
vedrebbero esposto all’accollo dei
finanziamenti ipotecari, per effetto
della l. 865 del 1971.
Chiedo
altresì
sommessamente, una volta data
una sommaria lettura ai rapporti
penali trasmessi, su fatti urbanistici
ed edilizi del passato, e altri
ancora, da porre in rapporto di
relazione con le convenzioni
urbanistiche all’epoca stipulate,
che si indaghi sulle convenzioni
urbanistiche ancora “calde”, ossia
recenti, sulle quali graverebbe il
sospetto (più di uno) che esse
siano state prestate per fare
l’esclusivo interesse dei privati in
danno alla popolazione e
dell’erario, come nel passato.
Di questa affermazione si
rinvengono tracce nelle reciproche
accuse che le parti politiche e
amministrative si sono lanciate,
seppure in forma criptica, per far
vedere che esistono e che hanno
a cuore gli interessi del Paese
(hanno battezzato Paese il loro
portafoglio, come quel prete che
aveva battezzato pesce la carne
per poterla mangiare al venerdì).
Basterebbe leggere i
riferimenti che, di tanto in tanto,
la stampa locale ci ammannisce
sul quartiere “Villa Ferro”, “ I
Nuovi Terragli”, il palazzo in via
IV Novembre (ex area distributore
di carburante Esso) e altro. Signor
Sindaco vuole combattere la
mafia, rilasci copia delle
convenzioni urbanistiche e degli
atti relativi ai richiedenti, perché
presto verrà chiesto, in forma
clamorosa, ai rappresentanti delle
mafie di farsi carico di questi
problemi di denegata trasparenza.
Non faccia come quel
candidato a Sindaco, poi eletto,
che presagiva e preannunciava le
pulizie di primavera in Comune
con il piumino, accreditando che
ci fosse sporcizia. Al di la di
qualche richiamo sui “Nuovi
Terragli”, di cui si sono fatti
accenni gravissimi (la Coop. “G.
Di Vittorio” se non erro era una
delle Società impegnata in
quell’intervento urbanistico. E
quali altri Soci c’erano!), e su altre
questioni come l’ incompiuto
monumento in c.a. di via IV
Novembre. Poi addio pulizie di
primavera.
La Corte dei Conti può
accertare cosa sia accaduto, in
rapporto di continuità con il
passato, rispetto a scelte
urbanistiche ed edilizie la cui
gestione è stata talmente grave da
non poter essere narrata e riferita
allo Stato e sue Istituzioni, essendo
peraltro a loro attribuibili condotte
specifiche inconfessabili.
A titolo esemplificativo cito
solo alcuni episodi di una s.r.l.,
che ha in società un
amministratore comunale e pare
soci occulti, nella pluridecennale
arte occulta dell’urbanistica ed
edilizia, avrebbe contratto una
polizza decennale postuma
indennitaria, danni diretti
all’immobile, con una società
assicurativa che ha prestato una
polizza falsa, ossia in totale
contrasto con l’art. 4 del d. lgs.
122/2005. Queste polizze
assicurano solo la s.r.l. e la
compagnia assicurativa sul profitto
delle truffe; polizze che hanno
riguardato migliaia di persone e
che sono ancora in essere. Non
solo, ma a minacciarli di rivolgersi
alla magistratura ti ridono in
faccia, rendendo palese quello che
è sempre stato palese. La
magistratura è con loro!
Al netto delle balle raccontate
dalla politica chissà cosa possa
essere accaduto in termini di
gestione urbanistica a Fidenza,
atteso che nessuno può metter naso
in queste vicende. A meno che la
Procura Generale presso la Corte
dei Conti voglia mettere al vaglio
controlli a Fidenza, sia nel settore
edilizia-urbanistica che nei lavori
pubblici. Lo scorso anno in via
Togliatti è stato rifatto un
marciapiede e una pista ciclabile
che erano crollati, dopo pochi anni
dalla loro realizzazione. Il solo
paese al mondo dove crollano i
marciapiedi!
Dott. Fabrizio Castellini le
chiedo sommessamente di rendersi
disponibile a raccontare una realtà
che Lei ha conosciuto e subito,
ma che in gran parte ovunque è
rimasta sommersa. Da parte mia,
dott. Castellini, il massimo di
disponibilità a combattere la
mafia, quella che anche Lei ha
visto da vicino sentendone il fiato
sul collo, come tanti altri.
Renato Casetti
VIOLENTI NO,
ARRABBIATI SÌ
Luciano Scaccaglia
III Domenica di Quaresima - Anno B:
08/03/2015
(Esodo 20, 1-17; Salmo 18; 1 Corinzi
1, 22-25; Giovanni 2, 13-25)
“Si avvicinava la Pasqua dei Giudei”, non si dice
“del Signore”. Infatti quella non era una Pasqua santa, che cambia
la vita, che libera dal peccato e che spinge all’amore a Dio e al
prossimo: come le nostre feste religiose, feste turistiche, feste
gastronomiche, come molti nostri Natali e molte nostre Pasque.
Feste commerciali, in cui continua a regnare l’idolo del
denaro. Bisogna avere il coraggio di affermare decisamente che
«il denaro puzza, eccome!». Puzza se non è il frutto dell’onestà
e non ha come finalità l’amore e la giustizia sociale. Puzza se
ha lo scopo di esibire la forza, il potere, a costo di lordare Dio
e i poveri.
Gesù si lascia prendere dall’ira
La collera di Gesù, in questa domenica, ci raggiunge tutti,
preti e fedeli, ed esige che rispettiamo Dio: per Lui, per la sua
bontà, ma anche per gli altri e per noi stessi. Noi siamo contro
la violenza, verso le persone, le donne, l’ambiente, ma non
siamo contro la collera, quella che non tollera la disonestà,
i privilegi, le caste, i vitalizi, le mafie (anche quelle calcistiche),
il fanatismo religioso e politico. Tutti gli evangelisti riportano
questo gesto folle di Gesù, questo scatto d’ira passato alla storia
e che tanto imbarazzo ha suscitato nei pii commentatori dei
vangeli, perché preferivano un Gesù melenso ed esangue. No!
Il Maestro si lascia prendere dall’ira, perché lo pungono sul vivo
e stravolgono il volto di Dio.
Il supermarket del sacro
In quel periodo il rinato tempio di Gerusalemme radunava
per la Pasqua fino a duecentomila persone: un evento di fede(?),
ma soprattutto una occasione di guadagni , un grande business,
al punto che i sacerdoti del tempio allestivano, tre settimane
prima dell’evento, un vero e proprio mercato nell’atrio, riservato
ai gojim, ai pagani e stranieri: sempre attuali, anche ai nostri
giorni, i traffici nei luoghi sacri o di presunte apparizioni sacre
o mariane. I traffici che avvengono nel tempio deturpano il
luogo designato all’incontro con Dio, fanno credere che anche
Dio, in fondo, sia in vendita e che basti qualche ricca offerta
per ammansirlo e tirarlo dalla propria parte. Riducono il
luogo dell’incontro ad una bottega in cui ognuno si serve a
piacimento, secondo i suoi gusti, una sorta di supermarket del
sacro, legato alle bizzarrie, alle nevrosi, alle opinioni di ciascuno.
Non si compra Dio, non si mercanteggia con Lui. Non si offrono
ceri, messe, statue, voti e preghiere per ottenere qualcosa in
cambio. È a un Dio-Padre-Madre che ci rivolgiamo, non a un
potente, a un boss da blandire e sfruttare.
Il tempio degli esclusi
Il vero tempio, dove si trova Dio è Cristo, circondato dai
poveri. Nel grande tempio di Gerusalemme c’era una stanza,
uno stanzone, chiamato “santuario”, dove si pensava ci fosse la
“gloria di Dio”, cioè la sua presenza viva e reale. Di questo
tempio-santuario si parla nel brano evangelico di questa domenica:
«Distruggete questo tempio e in 3 giorni lo farò risorgere». È
nel Cristo, Risorto da morte dopo 3 giorni, che si incontra Dio,
la sua potenza, il suo amore, il suo perdono. Gesù, vero e unico
santuario di Dio, è Lui stesso che va incontro agli uomini e
alle donne, a coloro che la religione ha sempre escluso da
Dio. Gesù ci dice oggi che Dio non è in vendita e l’odore del
denaro, dei buoni affari, diventa una puzza insostenibile quando
proviene dalle attività svolte all’ombra del sacro, sotto la copertura
del tempio, con il pretesto del culto. Attenta Chiesa, che ti leghi
ai potenti, ai ricchi, alle banche, alle fondazioni! Hai sbagliato
indirizzo.
Crociati per modo di dire
Siamo in Quaresima, il cammino verso il Tabor, la Pasqua,
ma passando attraverso il Golgota, luogo di sofferenza e di
oppressione per i crocifissi della storia. A volte vorremmo glissare
su questo aspetto e parlare solo di croci gloriose, d’oro e gemmate.
Invece la croce di Cristo, quella sanguinante e greve, inaccettabile
e orrida, diventa la misura dell’amore di Dio. Alcuni folli del
Califfato, che non conoscono bene il Corano e uccidono in
nome dell’Islam, definiscono noi occidentali “crociati”. Fosse
vero! Fossimo davvero segnati dalla croce dell’amore di Cristo.
La facessimo pendere sulle nostre scelte invece che dai nostri
colli. Mettessimo la logica del donno al centro della nostra vita!
Solo una vita donata è una vita che vale la pena di essere vissuta.
Luciano Scaccaglia
Teologo e parroco di S. Cristina
I CONSIGLI DI PAPA FRANCESCO PER LA
QUARESIMA
«Lìberati dalle pigre abitudini al male. La Quaresima è
una stagione “potente”, un momento di svolta che può
rafforzare il cambiamento e la conversione in ognuno di
noi. Può cambiarci in meglio. Ci aiuta a lasciarci alle spalle
le cattive abitudini che ci creano dipendenze dal male»
«Fai qualcosa che provochi sofferenza. La quaresima è un
ottimo momento per la negazione di sé: dobbiamo capire
a cosa è meglio rinunciare, per arricchirci e arricchire gli
altri della nostra povertà. Non dimentichiamoci che la
povertà vera fa soffrire. Nessuna negazione di sé è vera se
priva di questa dimensione di pena. Non credo a una carità
che non costa nulla e che non fa male»
«Evangelizza. Il Signore ci chiede di diventare araldi gioiosi
del suo messaggio di speranza e compassione. È eccitante
condividere la bellezza di diffondere la buona novella,
diffondere il tesoro affidato a noi, consolare gli afflitti e
offrire speranza ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che
si sono persi nell’oscurità»
«Insomma, la Quaresima è una cosa seria. Non vale
approfittarne per preparasi alla prova-costume da bagno»