Nel `57 Emilio Scanavino incontra Enrico Crispolti con il quale

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Nel `57 Emilio Scanavino incontra Enrico Crispolti con il quale
Nel ’57 Emilio Scanavino incontra Enrico Crispolti con il quale stringe un intenso rapporto epistolare;
dal ricco carteggio emerge la natura delle sue ricerche, rivolte al segno e alla materia, in piena adesione
alle istanze dell’Informale europeo, osservato e studiato da Scanavino in occasione di suoi soggiorni a
Parigi e Londra.
Per contenuto nelle mie opere intendo l’idea, cioè la vita, la vita generale anche economica; tutto è vita come tutto è movimento.
Il tendere alla spiritualizzazione di una linea è un’aspirazione interiore. Mia idea è far vivere contemporaneamente ogni
cosa in armonia, in un tempo e in uno spazio indeterminato. Contenuto mistico se vogliamo, in
quanto tendo a una comunione universale, a una fusione e a un annullamento di una realtà impura.
L’occhio percepisce e delinea l’immagine, ma è vero che quello che esiste al di fuori dell’oggetto e lo lambisce non assume
forma, ma si moltiplica con ciò che si vede per milioni e milioni di volte annullando l’immagine stessa. Questo è quanto
penso riferendomi a quello che vedo e sento, in quanto tutto è armonia.
Il segno diventa protagonista e viene scandito sulla tela secondo un sequenza ritmata, tradotta in un gesto
esplosivo, mosso da una forte carica emotiva. Nascono così i cicli Rituali e Alfabeto senza fine, in cui
l’elemento del groviglio ritorna ripetutamente, connotandosi quale sua cifra stilistica. Nel ’58 artecipa alla
Biennale di Venezia e riceve il Premio Prampolini. Sarà presente anche nel ’60 e nel ’66 con una sala
personale vincendo il Premio Pininfarina. Alla fine degli anni ’60 il suo è un successo consolidato; negli
anni ’70 il segno si semplifica, il “suo nodo” si trasforma in una vera e propria legatura alla quale Scanavino
sembra voler assegnare un significato più duro, a tratti più crudo, stagliandolo su fondi rosso sangue.