Resoconto della tavola rotonda sulla qualità sonora nel cinema
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Resoconto della tavola rotonda sulla qualità sonora nel cinema
Gruppo Tematico per la Cinematografia Sonora Resoconto della tavola rotonda sulla qualità sonora nel cinema tenutasi il 3 aprile 2013 a cura di Simone Corelli (GTCS) 9 aprile 2013 Sommario Il Gruppo Tematico per la Cinematografia Sonora da alcuni anni sta lavorando sulla valutazione del sonoro dei film cinematografici con lo scopo di rendere disponibile a giurie, critici, appassionati, semplici spettatori, un white paper che aiuti a considerare tutti gli aspetti sonori che concorrono al risultato finale, cercando di limitarsi il più possibile all’aspetto tecnico (già da solo molto complesso), vista la soggettività e la complessità di quello espressivo. Possiamo rintracciare i primi timidi vagiti di questo lavoro già nelle ultime pagine del volume “Elementi di Cinematografia Sonora”, scritto dai tre fondatori del GTCS. Con la tavola rotonda tra esperti del settore tenutasi presso l’Università La Sapienza di Roma il 3 aprile 2013 il Gruppo Tematico per la Cinematografia Sonora, in collaborazione col Centro per gli studi in Musica e Acustica (Cesma) di Lugano e la sezione italiana dell’Audio Engineering Society, ha voluto aprirsi alla collaborazione con un più numeroso gruppo di persone per proseguire nella direzione intrapresa: si è presentata la problematica, gli scopi, si è ascoltato il parere di tutti, ci si è confrontati, si è illustrato il punto d’arrivo attuale, rappresentato da una serie di parametri in cui è stato scomposto il fenomeno sonoro, e infine si è chiesto—e si chiede con questo documento—di fornire il proprio apporto in termini di consigli, critiche, domande, affinché il progetto abbia un seguito, avendo verificato interesse, coinvolgimento e partecipazione da parte di tutti i presenti all’incontro. L’apertura del progetto al mondo esterno continua con questo documento pubblico e procederà con altri incontri. Il cammino è lungo e impegnativo, e ne siamo perfettamente consapevoli. La metodologia che stiamo sviluppando sarà messa alla prova già col “Kalat Nissa Film Festival” di quest’anno, premiando il cortometraggio dal miglior suono. 1 1 Scopi Il progetto è nato sulla base di un’esigenza che il GTCS ha sentito e sente da molti anni: migliorare la capacità delle giurie di premi a film, tra cui è ormai sempre più presente un premio al sonoro, di dare un giudizio onesto (evitando che tale premio venga utilizzato come premio di compensazione o di scambio, dando luogo a scandalose assegnazioni come quello per la miglior presa diretta ad un film totalmente doppiato), oggettivo e circostanziato; quest’ultima caratteristica è utile per fornire un riscontro, poter distinguere tra chi ha lavorato bene e chi meno bene, riportando giustizia all’interno di un risultato che è fatto da numerose figure professionali che lavorano in sequenza, in molti casi senza neppure consocersi, all’interno della filiera di lavorazione, dal set fino alla sala di proiezione. La comprensione di cosa non abbia funzionato, riverberandosi giocoforza sul risultato qualitativo finale, è necessaria per non ripetere l’errore, è uno sforzo difficile ma indispensabile per crescere. Lo sviluppo di un metodo per rendere un po’ più oggettiva e competente l’azione di giudizio potrà poi essere d’aiuto anche per il normale pubblico, sempre piu’ attento ed esigente, e sensibilizzerà—speriamo—tutti ridando attenzione ad un aspetto innegabilmente molto importante per il successo di un film, ma spesso non altrettanto rispettato all’interno del meccanismo produttivo e postproduttivo italiano. Se possibile, la scheda o questionario che verrà sviluppato e sottoposto poi ai giudicanti dovrà essere compilabile a livelli differenti, personalizzati per le competenze del giudicante, così un esperto di musica potrà scendere nel dettaglio di aspetti che magari uno spettatore medio non sara’ in grado di focalizzare altrettanto nel dettaglio, o un esperto di montaggio del suono saprà identificare pregi e difetti nei dialoghi di presa diretta meglio di quanto potrebbe fare un rumorista o un regista, o un attore. La possibilità di scendere, se lo si ritiene possibile, su diversi gradi di dettaglio nel giudizio dei vari aspetti sonori non dovrà precludere la compatibilità delle votazioni che riporteranno i numeri, con opportune pesature, ad essere comparabili sui nodi di livello comune. Sarà tutto più chiaro analizzando il grafo a pagina 8 in seguito. 2 Problematiche di giudizio Giudicare è difficile. Giudicare un film è difficilissimo. Giudicare il sonoro di un film è una vera e propria impresa. A seguire presentiamo alcuni aspetti di cui bisognerebbe tener conto, che danno l’idea di questa profonda complessità: 1. La valutazione andrebbe fatta in una sala cinematografica priva di difetti macroscopici, posizionandosi nel punto ottimale d’ascolto, equivalente a quella che aveva il fonico di missaggio quando il risultato finale è stato plasmato e definito. Tuttavia il cinema è per sua natura uno spettacolo in cui la maggior parte degli spettatori è seduta in posti lontani da quello ottimale, e di ciò il fonico di mix deve tenere conto (per esempio sfruttando anche il canale centrale per le musiche). Come misurare se questa attenzione è stata posta? Come valutare se c’è stato un sapiente uso della spazialità che però non abbia troppe controindicazioni per chi ascolta da posizioni estreme? Meglio ottenere un risultato d’eccellenza per 2 2. 3. 4. 5. 6. 7. pochi spettatori fortunati o è meglio scendere ad un compromesso minimizzando il danno per gli altri? Valutare il sonoro del film dopo pochi secondi dalla conclusione dello stesso deforma il peso con cui viene ricordata la parte finale del film rispetto al suo inizio perché la memoria ci ripropone soprattutto le ultime scene, difetto minimizzato aspettando una o due ore, o addirittura effettuando la propria valutazione il giorno dopo, a mente fredda. Tuttavia per lo spettatore normale il giudizio finale che, magari inconsciamente, egli forma dentro di sé, viene dato tipicamente a fine film, addirittura prima che i titoli di coda siano terminati, e la memoria di questo giudizio dato rimane poi stabile nei giorni successivi, seppure alterata dall’effetto di cui parlavamo pocanzi. Per dare successo commerciale ad un film è più importante il passaparola tra gli spettatori o il giudizio della critica letto sui media? Probabilmente la risposta non è univoca: per i film più spettacolari magari l’importanza dei due aspetti è diversa di quanto non sia con film d’autore. A noi interessa valutare la qualità sonora di un film da spettatori o da critici? Inoltre: ci interessa la durevolezza nel tempo del giudizio, immaginando l’effetto del film a distanza di anni, o a caldo? Dobbiamo considerare la difficoltà e la specificità di genere del film preso in considerazione? Per esempio: se il film consiste di un intelligente dialogo a tre in una stanza, per 100 minuti, senza interventi musicali o azioni particolari, possiamo giustificatamente ritenere che le difficoltà per il reparto sonoro siano state pressoché nulle, e certamente inferiori a quelle affrontate per un film d’azione, di guerra, in costume, con assalti di cavalleria, crolli, scene sotto la pioggia et cetera. Dobbiamo tenere conto di questo nel giudicare il suono di un film? Dobbiamo considerare la specificità di un “territorio” o cercare un giudizio assoluto? Ovvero: se gli italiani preferiscono tendenzialmente dare priorità alla chiarezza del dialogo più di quanto facciano gli americani, dobbiamo tenerne conto personalizzando secondo la nazione la pesatura che diamo a questo parametro? Con l’arrivo di nuovi formati sonori come il Dolby Atmos, che permette una spazializzazione molto spinta, anche verticalmente, si evidenziano differenze di dotazione tecnica tra sala cinematografica e sala cinematografica, con una funzione di downmix automatico (riduzione) che adatta il mix originale alle possibilità della sala in cui si proietta il film. Sembra ragionevole scegliere di valutare ogni film in sale che ne permettano la massima resa, ma va forse anche considerata la compatibilità su sale di minor pregio: ovvero ci chiediamo se debba essere considerata la resa in situazioni non ottimali oppure no, ossia a che grado di compatibilita’ il fonico di mix si debba attenere (meglio un mix eccellente in sale perfette e con una resa problematica in sale meno perfette, o un mix quasi eccellente in sale perfette e molto buono in sale meno perfette?). Si apre anche il problema della difficile praticabilita’ del giudizio sulla compatibilita’ verso il basso. La giuria deve rispecchiare le caratteristiche (età, sesso, estrazione sociale, gusti) del target cui si direziona il film? Deve almeno tenerne 3 conto? In che modo? Fino a che punto? Estremizzando, per spiegarci meglio: se un film è dedicato ad un pubblico di imbecilli e sugli imbecilli funziona benissimo, dev’essere valutato positivamente un suono funzionale a quel tipo di gusto? 8. Possiamo rendere universale il metodo che stiamo sviluppando in modo che si possa applicare senza modifiche anche ai film d’edizione e non solo a quelli di produzione, potendo anche confrontarne magari il risultato? E poi: fino a che punto possiamo ignorare scelte considerate “artistiche” più che tecniche, come la distribuzione (assegnazione dei doppiatori ai vari ruoli) quando è chiarissimo che un errore in questo ambito vanifica totalmente la godibilità del sonoro da parte degli spettatori (voce sbagliata, non credibile, inadatta alla faccia che vediamo)? Questi sono solo alcuni delle decine di problemi, serissimi e interessantissimi, che ci siamo posti e che ci dovremo porre tutti insieme nel procedere della nostra ricerca. 3 Un questionario proposto da GTCS e Cesma Alberto Pinto, direttore del Cesma di Lugano, ha illustrato i primi risultati di un questionario proposto a spettatori normali, ossia non specialisti del settore, per cercare di scoprire cosa notano nel suono dei film al cinema. Il questionario e’ compilabile alla pagina web http://tinyurl.com/ cnwzjql. Di seguito riportiamo alcune risposte estrapolate da un campione di una dozzina di questionari presi in esame fino ad ora, che sono rappresentative della “tendenza” dimostrata. Sono state illustrate durante la tavola rotonda per stimolare la discussione. 1. Come spettatore di film al cinema, considerando la tua esperienza negli ultimi 5 anni circa, qual’è il tuo giudizio riguardo la qualità tecnica del sonoro dei film che hai visto, paragonandola con quella del miglior impianto ad alta fedeltà per musica che tu abbia ascoltato nella tua vita (descriverlo, se possibile)? “. . . La differenza più marcata che noto e’ relativa alla resa dei suoni più acuti, a favore degli impianti hi-fi casalinghi.. . . ” 2. La differenza nell’esperienza sonora tra cinema e fruizione casalinga su normale televisore senza un sistema d’ascolto esterno ad esso, che differenza porta, nella tua esperienza, a livello di fruizione del film? Cerca di quantificare. “. . . La differenza è più che considerevole in quanto a coinvolgimento sonoro e di conseguenza emozionale. Direi che essenzialmente non c’e’ paragone.. . . ” “. . . Al cinema sia ha una sensazione piu’ avvolgente e maggiore coinvolgimento emotivo. A casa ci sono troppi elementi disturbanti.. . . ” “. . . Su un normale televisore l’ascolto è deprimente, cosa che fa passare la voglia di seguire il film.. . . ” “. . . Non avendo un impianto adeguato a casa la differenza e’ abissale.. . . ” 4 3. Quali sono i parametri tecnici che ritieni importanti per poter giudicare tecnicamente il sonoro di un film, che ritieni insomma realmente variabili in modo sostanziale da film a film, ed eventualmente da sala cinema a sala cinema? “. . . Il fuoco delle voci.. . . ” 4. Noti differenze sostanziali tra i vari cinema che hai frequentato, sempre riguardo alla qualità sonora? “. . . Sì senza dubbio.. . . ” “. . . Difficile da valutare perché di solito non si vede lo stesso film in due sale differenti.. . . ” 5. Aggiungi altre tue osservazioni a piacere. “. . . Nessuna risposta significativa da riportare. . . ” 6. Cosa pensi del doppiaggio di film stranieri? “. . . Possiamo ritenerci piu’ che soddisfatti dei nostri doppiatori.. . . ” “. . . Se il film è interamente doppiato l’effetto sonoro mi piace poiché i dialoghi sono più cristallini.. . . ” “. . . In Italia abbiamo un sistema di doppiaggio che secondo me è uno dei fiori all’occhiello della nostra bistrattata nazione.. . . ” “. . . Molto buono.. . . ” “. . . In Italia abbiamo la migliore scuola di doppiatori al mondo.. . . ” “. . . Credo che l’interpretazione dei nostri doppiatori e anche attori di film in lingua italiana sia superiore a quella degli americani.. . . ” 7. Hai notato differenza sostanziale tra la qualità tecnica del sonoro dei film italiani originali rispetto a quelli prodotti dall’industria del cinema americana (escludendo i dialoghi che probabilmente hai ascoltato doppiati in italiano, quindi molto nitidi e stabili)? Su quali ingredienti sonori in particolare (rumori, musica)? “. . . La produzione americana, specie se fruita in lingua originale, dà un’idea di maggior omogeneità. Tutte le componenti sonore mi sembrano formare un’unica “pasta”.. . . ” “. . . Le differenze maggiori le ho notate tra vecchi film italiani/americani/inglesi (anni ’60 e ’70) e nuove produzioni cinematografiche (ultimi 10 anni), con una netta preferenza per i primi.. . . ” 8. Se hai avuto esperienza d’ascolto di film americani in lingua originale, ritieni che i dialoghi siano di qualità tecnica inferiore, pari o superiore a quella dei film italiani originali, mediamente? “. . . I dialoghi italiani sono più curati.. . . ” “. . . Nei film americani i dialoghi sono più credibili per quanto riguarda l’ambientazione ma in certe occasioni un po’ poco a fuoco.. . . ” 9. Ritieni che essere seduti al cinema in posizioni lontane dal centro porti un sensibile calo qualitativo o problemi di altro tipo? Parlane in riferimento alla tua esperienza. “. . . Sensibile calo qualitativo ad un orecchio esigente.. . . ” “. . . Sicuramente occupando le sedute ai lati estremi della sala si nota un sensibile quanto inevitabile peggioramento.. . . ” “. . . Stare ai lati della sala è distraente se c’è un uso eccessivo dei canali laterali e posteriori.. . . ” “. . . Essere vicino ad un diffusore del surround può devastare totalmente l’esperienza acustica.. . . ” 5 “. . . Spesso si riscontrano cali di qualità secondo il posto occupato.. . . ” “. . . Trovo che sedere troppo decentrato rispetto allo schermo non aiuti.. . . ” “. . . Sedendo nelle file in fondo si sente il rumore del proiettore.. . . ” 4 Consigli in tre minuti Durante la tavola rotonda abbiamo chiesto “Cosa risponderesti ad un amico poco competente chiamato a giudicare il suono di un film che ti chiede consiglio in tre minuti? Su quali aspetti gli faresti porre l’attenzione per un giudizio un po’ più consapevole e circostanziabile?”. Le risposte ci hanno confortato perche’ sono tutte riconoscibili all’interno del nostro schema, del nostro punto di arrivo attuale (presentato in precedenza gia’ a Ottobre all’inaugurazione del Cesma). Principalmente si pone l’attenzione sul risultato in funzione dello scopo del film, sottolineando che se il suono ha fatto il suo dovere, ha risposto alle necessita’ narrative, non ha distratto inutilmente, ha contribuito a scatenare l’emozione giusta al momento giusto, ebbene il giudizio dev’essere positivo a prescindere da giudizi piu’ tecnici e/o cervellotici. L’effetto finale nel permettere la trasmissione della sostanza del film sullo spettatore è ciò che interessa al di là di tutto. E su questo non si può che essere d’accordo, pur ricordandoci, come detto, che il giudizio distribuito, diviso su vari parametri precisi è comunque d’aiuto nell’investigare i come ed i perché del risultato ottenuto, nel poter capire se c’erano margini di miglioramento. Secondariamente s’è parlato di comprensione del parlato (dove tale comprensione risulti consigliabile o addirittura necessaria, e non richieda forzature troppo evidenti), di bassa fatica d’ascolto, di equilibrio tra gli ingredienti sonori (elementi diegetici e musica di commento) per evitare che uno di loro prenda inutilmente il sopravvento distraendo, di chiarezza negli elementi sonori utili, necessari e voluti dal regista (se c’è un passo, visibile, narrativamente importante, si deve sentire con chiarezza, rispettando, senza esagerare, il valore segnaletico o simbolico di alcuni elementi sonori, evidenziandoli, marcandoli anche un poco al di là del realismo o verosimiglianza—o almeno questa era l’impostazione, condivisibile o meno, di uno dei presenti all’incontro), di assenza di elementi sonori distraenti (compreso il rumore di fondo di autostrada per film ambientati nell’ottocento! ovviamente non era una scelta ma un difetto di location cui il fonico di presa diretta avrebbe preferito si scegliesse di doppiare la scena), di sincronia audiovisiva di sufficiente qualità, di aderenza della spazialità ai luoghi suggeriti dalla narrazione. S’è anche aperta l’immancabile diatriba sul doppiaggio, che è di tale portata e vastità da meritarsi una o più tavole rotonde dedicate! Per ora dobbiamo accantonarla. 5 Lo schema e la scheda da compilare Il lavoro del GTCS ha portato alla scelta di alcuni aspetti sonori che mettono in relazione la qualita’ del lavoro svolto dai professionisti che lavorano al suono di un film (microfonista, fonico di presa diretta, montatore della presa diretta, fonico di doppiaggio, sincronizzatore del doppiaggio, rumoristi, tecnici di registrazione e mix musicale, fonico di mix finale, tecnici per la codifica e il riaccoppiamento con la scena) con la qualità 6 percepita dall’utente finale. Teniamo separata la questione della qualità di riproduzione della sala cinematografica, almeno per ora, dando per acquisito il fatto che debba essere conforme agli standard internazionali e priva di difetti macroscopici. Come detto in precedenza, lo scendere nel dettaglio giudicando un certo aspetto nei suoi sotto-aspetti, è scelta del valutatore, a seconda del suo grado di competenza nei vari ambiti. Estremizzando, è possibile anche fornire solo un giudizio finale su un unico parametro (potremmo chiamarlo livello zero), oppure scendere al livello 1 o anche piu’ giu’, al livello 2. Nulla vieta di scendere ancora di più nel dettaglio in futuro. Nel grafo sono poi suggerite, come esempio, alcune cause tecniche di difetto che concorrono a questo o quel sottoparametro. I valori numerici sulle connessioni tra le varie voci indicano il peso con cui la valutazione data all’elemento di destra risale a contribuire sull’elemento di sinistra e vanno da 0 a 100 punti percentuali. Esiste poi la possibilità di quantificare i giudizi. Per esempio scegliere “Rare imperfezioni” sul parametro “Presenza di elementi sonori estranei o invasivi” vale 65 punti percentuali, come si legge nella tabella azzurra in basso a sinistra, ed influisce con un peso di 20 punti percentuali sulla quantificazione dell’“Indice tecnico GTCS della qualità sonora”. Alla fine, facendo convergere tutti i valori a questo indice, si ottiene un numero compreso tra 0 e 100 che è interpretabile grazie alla “Tabella percentuale=>giudizio” in alto a sinistra: il numero diventa un aggettivo tra “Pessimo” ed “Eccellente”. Si è pensato di richiedere anche un’indicazione sull’impatto del suono sulla fruizione del film preso in esame: quanto il suono in quel film ha contribuito al risultato? Il contributo può essere nella norma, o inferiore alla norma, o nullo, o addirittura peggiorativo, o superiore alla norma, come da tabella riportata nel grafico. Analizzando la relativa scheda da compilare che deriva dal grafico sarà possibile capire meglio come funziona il tutto. La scheda, allegata in coda a questo scritto, è anche utile per fare qualche esperimento anche in proprio. Si sottolinea che il lavoro è ancora ad uno stato embrionale e si dovrà perfezionare la scheda affinché si massimizzi la corrispondenza tra il giudizio “a pelle”, che è quanto ci si aspetta dagli spettatori normali, e quello derivato dall’analisi dei fattori, con i pesi assegnati. Inoltre l’analisi dei fattori è utile di per sé per studiare il fenomeno. 6 Voci dalla tavola rotonda All’incontro erano presenti due fonici di mix (tra cui il Presidente dell’AIFM, Claudio Chiossi) ed un assistente, due supervisori alla postproduzione audio, tre montatori della presa diretta, un regista, due critici cinematografici, due studentesse del DAMS, due fonici di presa diretta e alcuni esperti di settori attinenti al suono in generale. Le successive tavole rotonde saranno occasione per incontrare altri professionisti, in particolare montatori scena, microfonisti e rumoristi (abbiamo verificato che il numero ideale di ospiti è di circa 20 alla volta, non di più). Dalla trascrizione di questo primo incontro vogliamo riportare alcuni punti salienti, che trovano buona corrispondenza nel lavoro di ricerca svolto fin qui, tra l’altro illustrato solo dopo aver ascoltato queste testimonianze, che quindi non ne sono state condizionate: 7 Figura 1: Prototipo di schema per la valutazione dei parametri che concorrono alla qualità sonora di un film così come percepita dallo spettatore. 8 P1 P3 Molto buono Buono Sufficiente Insufficiente Pessimo 75<I<90 60<I<=75 50<I<=60 30<I<=50 I<=30 100 85 65 40 20 0 Qualita' assoluta Non riscontrabili difetti Rare imperfezioni Varie imperfezioni di lieve entità Numerose imperfezioni di rilevante entità Qualita' inaccettabile Tabella giudizio=>percentuale Eccellente I>=90 Tabella percentuale=>giudizio versione test 15 ottobre 2012 Contributo peggiorativo Contributo nullo Contributo lieve Contributo apprezzabile come normale per la maggior parte dei film Contributo superiore alla norma Impatto del suono sulla fruizione del film. Indice tecnico GTCS della qualità sonora Integrazione realistica dei rumori aggiunti 25 Omogeneità tra vari elementi e nel tempo' 20 Integrazione realistica del doppiaggio 20 Stabilita' del suono delle voci 20 15 25 45 Correttezza timbrica Correttezza dinamica Correttezza spaziale Qualità musicale in sè Adeguatezza della musica alla narrazione 60 Presenza Troupe Naturalezza Spaziale Presenza di disturbi di natura tecnica Abiti e costumi Fruscio elettronico Giustezza dei livelli Compressione Colorazioni indesiderate (intubamento, nasalita') Estensione sui bassi Naturalezza Dinamica Completezza sonora (adeguatezz a a quel che viene visto o suggerito) Rumorosità ambientale indesiderata per tipo o quantità 15 25 Traffico o altri fondi indesiderati 40 25 35 Naturalezza Timbrica Qualità sonora tecnica della musica 30 Gradevolezz a contributo musicale Sincrono audiovisivo di dialoghi e rumori Presenza di elementi sonori estranei o invasivi Naturalezza Distorsione Estensione sugli acuti Rumore da gruppo elettrogeno Rumori di maneggiamento Vento o fiato su microfoni P2 P4 Gruppo Tematico per la Cinematografia Sonora Sganci e scrocchi di natura elettrica Ronzio di rete, lampade, ballast Correttezza della riverberazione in qualita' e/o quantita' Adeguatezza dell'immagine sonora in quanto a posizionamento Schema per la valutazione del sonoro cinematografico - G.T.C.S. 1. Giona Nazzaro, critico cinematografico: Un difetto strutturale che osservo, specie nei documentari, è la casualità della realizzazione sonora, l’incapacità di progettare la scena sonora. Tutto è messo sullo stesso livello. Manca l’aspetto “pittorico”. Spesso non viene considerato con sufficiente attenzione il rapporto che intrattiene il soggetto nell’ambiente in cui si muove. Noto inoltre una scarsa cura per il dettaglio. 2. Vincenzo Ramaglia, critico cinematografico: La mia è una risposta di parte, non tecnica, ossia la valutazione tecnica non è fondamentale per me ma è un passamano verso la comprensione delle immagini. La valutazione artistica è cosa diversa dalla valutazione tecnica. Le due cose non sono compatibili. L’uso del doppiaggio dà bidimensionalità al film e quindi lo limita. Nei film del cinema l’errore più comune è trascurare la spazialità. L’aspetto realistico è carente. L’importanza dei suoni nella scena non è sempre motivata. 3. Paolo Geremei, regista: A me interessa l’intelligibilità. La musica talvolta invadente è un gran difetto. I rumori sono fondamentali. Per me è importante insomma la chiarezza. E bisogna minimizzare i fastidi sonori, ossia rumori distraenti non utili alla narrazione. 4. Sabrina Quartullo, montatrice di presa diretta: Chi monta i dialoghi sa che una buona ripresa del suono è metà dell’opera. I film americani non hanno problemi di presa diretta. In italia si penalizza la presa diretta. La registrazione multipista ci aiuta a ricostruire tutto anche se si perde molto realismo e la prima grande sfida è la resa della spazialità. L’ascolto ottimale è molto importante. 5. Claudio Spinelli, montatore di presa diretta: La prima necessità è ottenere coinvolgimento. Spesso siamo costretti a scegliere il male minore. Il mancato uso dell’asta penalizza il realismo del suono. Siamo costretti a ricostruire al mix usando i radiomicrofoni, privi quasi completamente di ambienza. 6. Alberto Colajacomo, supervisore alla postproduzione audio per cinema e tv: Negli anni 60 sono stati prodotti film di straordinaria qualità sonora con tutti i limiti tecnici. L’esercizio d’ascolto è molto carente. La Dolby ha istituito le regole dal set al cinema e andrebbero seguite. Il prodotto cinema non andrebbe fruito in tv. NOTA: vedasi paragrafo 8 con un intervento di Alberto che riassume ed amplia quanto detto alla tavola rotonda. 7. Gilberto Martinelli, fonico di presa diretta: Il suono per il cinema dev’essere considerato un fattore integrante e indissociabile con l’immagine. Non esiste la qualità virtuosa a se stessa. Resta invece sottinteso che le condizioni di ripresa determinano, se non appropriate, una qualificazione del risultato ultimo e di chi l’ha pensato. Per questa ragione è preferibile ricostruire in quanto il cinema verità deve partire dal presupposto della contestualità. Mi chiedo se è fattibile un comun denominatore per stabilire la qualità del suono cinematografico che soddisfi l’approccio tecnico 9 e quello umanistico, probabilmente occorre ricercare una dialettica dedicata e —perché no—una nuova terminologia. Il metodo deve essere indiscutibilmente soddisfacente alla narrazione del film e alla sua parte sublimale indipendentemente dalle tecniche con cui lo si è ottenuto. Gli aspetti connotativi e quelli denotativi di un film, devono necessariamente corrispondere e rendersi trasparenti all’ascolto creando un’omogeneità naturale che permetta allo spettatore di prestarsi con riposo al godimento sublimale del film in un ambiente non reale quanto adeguato dove il fine giustifica il mezzo (tecnico) senza convenzione. La scienza ci aiuti a capire i punti di riferimento che se non rispettati danno inevitabilmente valori sconnessi alla giusta interpretazione del suono del film. 8. Claudio Chiossi, fonico di mix cinematografico: Per me la sincronia è il minimo sindacale da richiedere al suono. Poi in ordine di importanza la comprensibilità dei dialoghi. 9. Daniele Turchetta, supervisore alla postproduzione audio per cinema e tv: I parametri più importanti sono l’intelligibilità, la godibilità generale, l’assenza di disturbi, la nitidezza dei suoni. 10. Andrea Caretti, montatore di presa diretta: E’ importante quanto il suono ti ha aiutato a coinvolgerti. Porre l’attenzione sulla ricerca di difetti può essere dannoso e ridurre il godimento della costruzione del suono. 11. Umberto Zanghieri, ingegnere audio: alterazione dei livelli. 12. Gloria Gentili, studentessa del DAMS: Tra i parametri più importanti segnalo la sincronia audiovisiva e la chiarezza dei suoni. 13. Cristina de Carolis, studentessa del DAMS: E’ fondamentale l’equilibrio sonoro tra i vari elementi. 14. Vincenzo Ramaglia: Le figure come il direttore della fotografia sono artisti. Perché chi si occupa di suono non si candida ad essere protagonista? Il suono può offrire un caleidoscopio di possibilità. Siate più aperti alla parte artistica. Siete voi i colpevoli di non rendervi artistici. 15. Simone Corelli, fonico di mix cinematografico e televisivo: I motivi per cui il nostro è considerato un lavoro più tecnico che artistico ha varie cause (anche se a me personalmente interessa poco il riconoscimento formale, e più la possibilità di dare un contributo forte e positivo al risultato finale): intanto il risultato sonoro è figlio del lavoro di più professionisti che lavorano di solito abbastanza scollegati l’uno dall’altro, almeno in Italia, non di un singolo che non avrebbe tra l’altro mai la capacità di realizzare con competenza tutte le relative lavorazioni, molto specifiche e differenziate: già è difficile identificare qualcuno che sia in grado di organizzare e supervisionare con efficacia l’intero processo che, ricordiamolo, include fasi molto diverse tra loro come la realizzazione dei rumori e la registrazione ed il missaggio della musica. E non è detto che il regista sia sempre sufficientemente competente da fornire un contributo positivo al suono del film nel legare insieme con un gusto unico e di valore i vari elementi sonori. Poi c’è da dire che buona parte del lavoro consiste purtroppo nell’inseguire e risolvere difetti e problemi, riducendo di conseguenza 10 possibilità e tempo per sviluppare pienamente gli aspetti creativi, che andrebbero magari perfezionati a film pressoché ultimato: quando si uniscono dialoghi, effetti e musica è un “parto”, nessuno sa esattamente che cosa ne uscirà e ci sono sempre aspetti sorprendenti e imprevisti, anche figli della casualità, che vanno “ascoltati” e messi a frutto. Serve tempo per farlo e due settimane in sala mix possono non essere abbastanza. E’ certamente un problema anche di budget. 16. Aurelio Uncini: Quando ci si riferisce ad un bene o un servizio che viene prodotto per un determinato utilizzo, per qualità si intende la misura di parametri oggettivi associati ad alcune proprietà. Nelle catene produttive, il miglioramento della qualità è un processo che nasce dal basso (bottom-up). Infatti, è dall’analisi di tutti i particolari del processo produttivo che può essere migliorata la qualità complessiva del prodotto finale e, solo alla fine di questo processo preliminare, è possibile determinare quali parametri considerare per la misura della qualità stessa. Inoltre, la valutazione della qualità, in quanto misura oggettiva, è soggetta a protocolli standardizzati specifici riproducibili da tutti. Nel caso del segnale acustico il problema essenziale consiste nella definizione di parametri auditivi-percettivi, oggettivamente misurabili partendo da test su soggetti umani. Nel cinema, i problemi legati alla misura della qualità può risultare ancora più problematica. Per esempio nell’uso “linguistico” dell’informazione auditiva, un suono “brutto” può essere una scelta “artistica”. In questo senso la misura della qualità dovrebbe tener conto anche di questi aspetti di difficile formalizzazione. Solo se si raggiunge l’obbiettivo di oggettivare tali aspetti è possibile stabilire una misura di qualità scientificamente consistente. Domenico, amico e critico cinematografico vicino al GTCS, non ha potuto partecipare all’incontro ma ha risposto alla nostra richiesta di fornire un contributo inviandoci il testo che segue, che da una parte rappresenta un prezioso stimolo, ma dall’altra mette innegabilmente in evidenza il divario tra il nostro umile sforzo di analisi tecnica e l’impostazione “geneticamente” molto più alta dei critici. 7 Un contributo di Domenico Vitucci Per un critico cinematografico, tanto quanto per un semplice cinephilé che di immagini si nutre pronunciarsi - oggi come oggi - sulle aspettative riposte nei confronti dell’aspetto sonoro della settima arte, significa automaticamente spostare il discorso sulla triste condizione del nostro cinema. E non solo perché l’enorme quantità di sperimentatori che—dall’estero—operano sulla fusione musica-dialogo debbono da noi scontrarsi con l’esigenze alquanto limitative dei direttori di doppiaggio, avvezzi ad annullare slang, recitazioni straniate o (una volta si diceva così) brechtiane, e financo bisbiglii; o per la difficoltà dei nostri fonici a rapportarsi più di tanto con le condizioni economiche e produttive che hanno creato il mito di alcuni cineasti statunitensi, orientali o transalpini (i paesi dove i film ancora si scrivono e tra-scrivono). La verità è che risulta davvero arduo per un orecchio allenato ad ascoltare (magari in originale) film di Lynch, Mann o Godard trovare affini 11 riscontri in un cinema che — come il nostro — rifugge da ogni tentazione immaginifica o di trasversalità di linguaggio. Ma di cosa parliamo, in buona sostanza? A me par difficile che anche gli addetti ai lavori più impegnati sui set piuttosto che davanti ai (più selezionati) schermi, non abbiano mai incrociato il leggendario lavoro di David Lynch con il fonico Alan Splet, teso alla necessità di replicare anche in termini uditivi gli scrostamenti dell’inconscio e gli switch in/off con il mondo dell’incubo generati dalla mente del geniale artista-pittore (sarebbe forse solo il caso di ricordare l’orecchio mozzato da cui scaturisce praticamente l’intero “Velluto blu”). Oppure l’enciclopedica ambizione del primo tra i cineasti statunitensi ad utilizzare band di musica elettronica in qualità di autori di soundtrack, il Michael Mann che - non a caso dedica le sue pellicole-universo a menti acuminate che si “sentono” l’un l’altro piuttosto che annusarsi (le guardie e i ladri di “Heat”, la cieca di “Manhunter”, l’intercettatore di “The insider”, il reduce nativo de “L’ultimo dei Mohicani”. . . ). Ma potremmo continuare con la Babele linguistica e citazionista dell’ultimo Jean-Luc Godard (“Nouvelle Vague”), con l’alchemica capacità di utilizzare sound sporchi caratteristici del mockumentary o del found footage degli ultimissimi Brian De Palma (“Redacted”) o George A. Romero (“Diary of the Dead”), con gli ammalianti melange sonori post-industriali di tutto il fenomeno del nipponico J-Horror, figlio della lacerazione sensoriale del “Tetsuo” di Shinja Tsukamoto. Noir, horror, rock-movies (“Last Days” di Van Sant, “Io non sono qui” di Haynes), onirici filtri uditivi, di questo si parla, nell’accomunare opere tutte figlie de “La conversazione” di Francis Ford Coppola e del suo sound design. E potremmo continuare con lo “stordito” Nicholas Winding Refn emulo di Lynch in “Fear X” (e che dire di un film con vichinghi e musica techno quale l’iniziatico “Valhalla Rising”?), con il Sam Raimi che in “Drag Me to Hell” unisce raggelanti visioni infernali alle soavi sollecitazioni cacofoniche adorate da chi - come lui - ben conosce i cartoon classici, fino al Peter Jackson che ha ricollocato nello scenario fantasy e del kolossal mainstream le recitazioni shakespeariane dei migliori teatranti britannici (l’interminabile saga de “Il signore degli anelli”). Non è certo solo una questione di alti budget, se pensiamo che il cinema di genere intenzionato a rivitalizzare l’angusta catena di montaggio ormai capace di produrre solo “emulsioni scadute”, già da qualche lustro ha imposto come prassi estremamente economica ma “fashion” quella di utilizzare telecamerine/interferenze sonore o mix tra doc e fiction, in onore dei suddetti fenomeni del finto(mock)documentario o dei film-bobina ritrovati sui luoghi di efferati omicidi, quel “found footage” — insomma — nato proprio dalle sperimentazioni “selvagge” del nostro glorioso cinema “di serie B” (il Deodato di “Cannibal Holocaust”) e che, dai tempi del seminale “Zelig” di Allen, dell’insostenibile “Il cameraman e l’assassino”, dei riuscitissimi “Forgotten Silver”, “District 9” (il primo diretto, il secondo prodotto da Jackson), “Il ritorno di Cagliostro” e “L’ignoto spazio profondo” o dei furbi “Borat” e “The Blair Witch Project” è arrivato a generare pellicole discutibili ma fortunatissime quali “Rec”, “Paranormal Activity”, “Cloverfield” o “Chronicle”. Pochi infatti sanno che, tra le pochissime pellicole capaci di utilizzare con criterio filologico una pratica così poco sofisticata v’è proprio un “piccolo” film italiano, il premiatissimo (all’estero) “Il mistero di Lovecraft” del cineasta-critico Federico Greco, un thriller contadino che produce un anomala vertigine giacché “si ascolta” ancor prima di scrutare, come i migliori film gotici di Avati. 12 Certo, in un cinema come il nostro, schiavo delle acquisizioni televisive e del prime time, nel quale si è da oltre un quarto di secolo operato un “revisionistico” (non esagero) ridimensionamento del nostro cinema del passato più sapiente ed artigianale - quello amato e dichiaratamente “copiato” anche da Fellini e Kubrick e non solo (oggi) da Burton, Tarantino o Ridley Scott - ci si ritrova con lo sconforto di dover rilevare che i nostri registi e tecnici sembrano irrimediabilmente impigriti e forse ormai incapaci di captare quelle “good vibrations” che costituiscono il segreto di ogni cinematografia volta a rigenerarsi ciclicamente (una clamorosa eccezione è rappresentata dall’appassionato di rock Paolo Sorrentino, registicamente intento a scratchare su delle visual-playlist che spesso raggiungono il “punto di non ritorno”; ma non basta. . . ). Nella stagione in corso ho scovato qualche piccolo segnale in controtendenza (gli ultimi Comencini, Virzì, Bruno, “rubati” da scenari visivo-uditivi “periferici” o “antagonisti” seppur con estetica de-luxe) ma la dice lunga il fatto che per godere filmicamente di una tromba d’eustachio “da rabdomante” ho dovuto rivolgermi a un film diretto da un fonico, l’ottimo Alberto Fasulo di “Rumore bianco”, documentario rarefatto dal titolo emblematico, ambientato in quel Fiume Tagliamento che — anche qui — non può che evocare lo “spettro” dell’Avati d’antan, vero nume tutelare del nostro cinema indie più “francescano”. Al Maestro emiliano si ispira anche Lorenzo Bianchini, regista che (parere personale ed opinabilissimo) rappresenta per la sua generazione il più clamoroso talento visivo-spaziale del nostro paese. Ignorato dai più (basti pensare che le sue ultime due opere il noir “Film sporco” e il fantasmatico, sbalorditivo “Occhi”, quest’ultimo indubbiamente ispirato ai labirinti visivo-concettuali di Lynch - non hanno mai trovato distribuzione in Italia), oltre dieci anni fa era riuscito a far parlare di sé grazie alla scelta ispiratissima di girare i suoi primi due film - gli esoterici, incredibilmente claustrofobici “Lidris cuadrade di tre” e “Custodies bestiae” - in friulano strettissimo. Scelta auditivamente ipnotica e poveristica che si riflette in diverse altre pellicole del nostro sottobosco di registi di genere, diversissime tra di loro (The Museum of Wonders, L’uomo fiammifero, Bumba atomika, Mad in italy, Morituris, Monkey Boy, La casa nel vento dei morti, Cinque), e che trovano un contraltare in un thriller “atmosferico” che si addentra in zone “morte” per il nostro cinema, ma è stato comunque realizzato con un budget medio, quel “Un giorno senza fine” diretto dal più noto regista di videoclip italiano, Cosimo Alemà, facendo leva anche su una scelta di rock-song ampiamente dissonante. Considerato il processo che porta inesorabilmente le italiche pellicole verso una riduzione dei fondi sempre più drastica (persino chiedere i permessi di suolo pubblico viene ormai considerato superfluo), ce ne sarebbe da fornire una piccola biblioteca di riferimento per i nostri cineasti emanuensi ed “astrostoppisti” - del futuro. Ma temo invece che questi film, spesso autoprodotti e distribuiti con le proprie forze grazie ad una conoscenza delle pratiche promozionali più virtuali, resteranno invisibili fino probabilmente al prossimo secolo. Non attendiamo i nipotini di Tarantino, please. . . 8 Un contributo di Alberto Colajacomo Il primo studio, completo, attendibile, efficace che ha esaminato le problematiche inerenti sia la qualità tecnica che la godibile percezione qualitativa del Suono nel Cinema è quello che fecero i Laboratori Dolby negli anni ’70. 13 Quegli studi sono diventati uno standard mondiale e sono a tutt’oggi in continuo approfondimento ed evoluzione. La giustezza degli esiti nasce da un corretto approccio: la qualità dell’audio è legata agli aspetti psicoacustici dell’udito e solo conoscendo e e anteponendo questi aspetti a quelli meramente tecnici si può pensare di elaborare dei nuovi e più aggiornati criteri di valutazione. In merito ad alcune considerazioni scaturite dall’analisi dei risultati dell’indagine, con particolare attenzione verso la qualità media dei film prodotti in Italia negli anni ’60 e ’70, va ricordato che in quegli anni la qualità audio al cinema aveva la grande limitazione imposta della Curva Academy (1938). L’audio era Monofonico e il raggiungimento dell’equilibrio tra gli elementi espressivi sonori talmente complesso e difficile da raggiungere che la fase di montaggio del suono e mixage erano molto impegnativi. Ritroviamo in alcuni esempi di quegli anni un rapporto così stretto tra linguistica e tecnica difficilmente oggi eguagliato. Eppure oggi la qualità potenziale del suono cinematografico è divenuta enorme. Questo però ci permette di capire che, probabilmente, uno degli elementi di maggiore importanza nella valutazione qualitativa del suono cinematografico è proprio l’uso linguistico espressivo dello stesso, un uso consapevole, coerente, affidato e supportato dalla tecnica. Ma soprattutto compreso e rispettato. Un altro aspetto valutato come parametro qualitativo dal pubblico è la naturale spazialità dei suoni. Questo è un aspetto in realtà molto facilmente affrontabile, direi risolvibile, con l’avvento del cinema multicanale dove una delle reti di diffusione è proprio dedicata all’ambienza. Ma le condizioni a volte proibitive dei set di ripresa o la mancanza di tempo in sede di mix rendono difficile affrontare e risolvere, con “naturale artificiosità” o con “artificiosa naturalezza” il problema. Gli spazi suonano e con essi le voci delle persone coinvolte nell’azione filmica. E’ un aspetto che gli spettatori valutano in maniera incerta, ma solo perchè non riescono a definirne i contorni estetici e tecnici. In rapporto alla differenza tra cinema anglosassone e cinema italiano vanno tenuti presenti due aspetti: il primo è che la Storia del Cinema Italiano (il Cinema di Regime, il Neorealismo Italiano, La Commedia Italiana ecc) hanno abituato lo spettatore, ancor più e prima dell’avvento massiccio della televisione) ad una qualità dei dialoghi estrema. Se andiamo ad analizzare - tecnicamente - la qualità dei dialoghi nel cinema italiano e anglosassone cotremmo evidenziare che la nostra qualità è enormemente superiore. Sempre dal punto di vista tecnico e salvo inevitabili eccezioni. Una grande differenza tra le due scuole cinematografiche la si rileva nella composizione della Colonna Internazionale (o ME). Non è difficile capire che in questa parte sostanziale dell’opera cinematografica l’abbattimento drammatico del budget, ma anche della capacità progettuale dei produttori e dei Registi, è totalmente condizionante a nostro sfavore. Cos’è bello o cos’è brutto? Cosa è “buon suono” e cosa non lo è? Oggettivizzare la qualità e/o la bellezza è impresa antica. Nel nostro settore forse il giudizio prossimo ad una valutazione positiva è la percezione da parte dello spettatore, di un suono comprensibile, dettagliato, equilibrato, spazializzato, contestuale. In altri termini giusto, naturale, privo di artificiosità. Ma in fondo è la storia del Cinema che ce lo insegna e ce lo dimostra. La tecnica, così presente, mostra il suo successo scomparendo nell’opera finale, dove tutto diventa così naturalmente esposto da non creare, nello spettatore alcun disagio nel processo di immedesimazione. L’anello debole nella valutazione della qualità dell’audio cinematografico è dato dalla resistenza degli esercenti a mantenere in regola le loro sale 14 con gli standard vigenti che, invece, sono molto ben rispettati nella filiera tecnica che precede l’esercizio. Troppo spesso le sale di pubblico esercizio hanno difetti di acustica, limiti tecnici, tarature sbagliate tali da introdurre elementi di giudizio negativo su prodotti altrimenti di buon livello. Il lavoro compiuto dallo spettatore nella fruizione di un prodotto audiovisivo è fortemente condizionato dalle condizioni interiori e logistiche in cui avviene la fruizione. E’ talmente chiaro che un film visto e ascoltato in ambiente domestico non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello visto e ascoltato in una sala cinematografica. Se il film nasce per la sala è lì - e solo lì - che fa fatta una valutazione qualitativa. Con questo non voglio dire che un film non debba essere goduto in condizioni di relax domestico, ma non potrò essere questa la condizione di valutazione. A meno che non si torni ad una vecchia e purtroppo abbandonata abitudine di fare il doppio passaggio di mix per l’edizione televisiva. Comprendendo in questa seconda area anche tutta l’area Web. Come accettare che oggi una giuria di Festival possa valutare la qualità di un suono cinematografico attraverso la modesta visione in streaming, magari a bassa qualità per ragioni di banda? Tutto ciò è abberrante. Per capire e meglio definire i parametri qualitativi da sottoporre a maggiore indagine io propongo di organizzare dei Focus con un campione, assolutamente casuale e inesperto, di spettatori ai quali sottoporre una rosa di prodotti scelti scientemente nella scala ottimo vs. pessimo, in modo da capire cosa di quello che a noi tecnici è noto, viene percepito come elemento di disturbo o di apprezzamento. 9 Mean Opinion Score Michele Scarpiniti con uno slide-show ci ha fornito un’idea di come sarebbe utile affrontare la questione della valutazione per una più agevole ed efficace applicazione di metodi scientifici. Riportiamo di seguito un suo breve riassunto di quanto ha detto. Sarà utile collaborare con lui per irrobustire il metodo sotto il profilo scientifico e statistico in particolare. Nella comunicazione audio e video, la qualità spesso determina se l’esperienza dell’utente su un determinato servizio è positiva o negativa. Oltre ai giudizi prettamente soggettivi, c’è un metodo numerico di espressione della qualità audio e video, denominato Mean Opinion Score (MOS). I MOS forniscono un’indicazione numerica della qualità percepita dagli utenti su un determinato servizio. Il risultato dei MOS è espresso con un numero, da 1 a 5, dove 1 indica una qualità inaccettabile, mentre 5 una qualità eccellente. Per quanto i MOS sembrerebbero test abbastanza soggettivi, tuttavia, essi sono il risultato di una rigorosa analisi statistica su un elevato numero di utenti (suddivisi in utenti comuni, utenti esperti e specialisti). Inoltre i MOS sono fortemente formalizzati e normalizzati al fine di rendere i test riproducibili, comparabili e oggettivi. Il singolo utente, dopo l’ascolto di un test, è invitato a dare un giudizio nei seguenti 5 gradi (l’esempio illustrato alla tavola rotonda era sulla comunicazione telefonica): • 5: Eccellente. Come in una conversazione faccia a faccia. • 4: Buono. Le imperfezioni possono essere percepite, ma il suono è ancora chiaro. • 3: Mediocre. Le imperfezioni sono chiaramente percepite e rendono difficoltosa la comunicazione. 15 • 2: Insufficiente. Quasi impossibile comunicare. • 1: Scarso. Impossibilità di comunicare. Il risultato medio dei MOS su un numero elevato di utenti può essere anche un numero non intero. In generale un risultato superiore a 4 provoca nell’utente una completa soddisfazione, mentre un risultato inferiore a 3.5 è considerato inaccettabile. 10 Conclusioni Chiunque abbia letto il presente documento è invitato a fornire un suo contributo con osservazioni, critiche, suggerimenti, suggestioni, anche provando a giudicare un film visto al cinema utilizzando la nostra scheda. Scrivete all’indirizzo di posta elettronica [email protected]. Grazie! 16 Scheda di valutazione del sonoro di un film Questo modulo sperimentale e' prodotto dal GTCS. Versione 1.1 del 12 ottobre 2012. www.gtcs.it, [email protected] *Campo obbligatorio Tito lo d el film p reso in co n sid erazio n e * Tip o lo gia * Film italiano Film straniero doppiato in italiano Altro: Se n o n h ai n u lla in co n trario , id en tificati scriven d o n o m e e co gn o m e Se n o n h ai n u lla in co n trario , fo rn iscici il tu o in d irizzo d i p o sta elettro n ica A) Q u an to è im p o rtan te il su o n o n ella resa fin ale d el film ch e stiam o co n sid eran d o ? * In genere il sonoro (oltre alla necessita' dei dialoghi, consideriamo rumori, musica) potenzia il film in modo sensibile. Qui chiediamo di valutare rispetto alla media dei film, provando magari a immaginarne la resa senza musica, con il minimo indispensabile di rumori (ovviamente con i dialoghi). Il sonoro fornisce un contributo decisamente superiore alla media dei film Il sonoro fornisce un contributo notevole, come nella maggior parte dei film Il sonoro fornisce un contributo ridotto rispetto alla media dei film Il sonoro non fornisce un contributo determinante Il sonoro contribuisce negativamente alla resa del film B) O m o gen eita' d elle caratteristich e tecn ich e so n o re tra lo ro e n el tem p o * Esiste unitarietà e costanza di scelte tecniche e stilistiche sul suono lungo l'intero film? Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile C) Natu ralezza tim b rica d egli elem en ti d iegetici (d ialo gh i, ru m o ri, m u sica in scen a) * Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile C) Natu ralezza tim b rica d egli elem en ti d iegetici (d ialo gh i, ru m o ri, m u sica in scen a) * ignorare l'aspetto musica di commento, cui sono riservate altre domande a seguire Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile D) Natu ralezza d in am ica d egli elem en ti d iegetici (d ialo gh i, ru m o ri, m u sica in scen a) * riferirsi alla micro e macro dinamica rispetto al realismo e alle necessita' narrative Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile E) Natu ralezza sp aziale d egli elem en ti d iegetici (d ialo gh i, ru m o ri, m u sica in scen a) * Anche qui riferirsi sia al realismo sia alle esigenze narrative Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile F) Co m p letezza * l'ambiente sonoro e' abbozzato in modo semplicistico o riprodotto con cura per i particolari? Comparse che parlano in secondo piano, sono "coperte" realisticamente dal sonoro? Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile G) Assen za d i elem en ti so n o ri in d esid erati d i tip o tecn ico * Considerare difetti tecnici che "sporcano" il sonoro, come rumore del vento o dei vestiti sui microfoni, o fruscio e interferenze. parlano in secondo piano, sono "coperte" realisticamente dal sonoro? Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile G) Assen za d i elem en ti so n o ri in d esid erati d i tip o tecn ico * Considerare difetti tecnici che "sporcano" il sonoro, come rumore del vento o dei vestiti sui microfoni, o fruscio e interferenze. Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile H) Assen za d i elem en ti so n o ri d i tip o am b ien tale sgrad evo li o in ad atti p er tip o o q u an tità * Per esempio traffico veicolare troppo evidente, rumori di sorgenti sonore che distraggono, non utili o adatte al racconto. Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile I) Sin cro n o au d io visivo su d ialo gh i (lab iale) e ru m o ri * Una credibile sincronia tra movimento della bocca e parole pronunciate rende piu' credibile la finzione del film. Fare attenzione anche alla precisione del sincrono su passi, sportelli e altri rumori. Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile L) Ad egu atezza d ella m u sica d i co m m en to alle esigen ze n arrative * La musica potenzia e sottolinea in sintonia con le esigenze narrative, al momento giusto e senza prevaricare le esigenze del film? Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità film. Fare attenzione anche alla precisione del sincrono su passi, sportelli e altri rumori. Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile L) Ad egu atezza d ella m u sica d i co m m en to alle esigen ze n arrative * La musica potenzia e sottolinea in sintonia con le esigenze narrative, al momento giusto e senza prevaricare le esigenze del film? Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile M) Q u alità co m p o sitiva, d i scelta d egli stru m en ti e d i esecu zio n e. * La musica, indipendentemente dal film, è di qualità dal punto di vista della composizione ed orchestrazione, ed esecuzione? Trascurate la qualita' sonora tecnica, in questa risposta. Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile N) Q u alita' so n o ra tecn ica d ella m u sica * L'acustica del luogo, la qualita' degli strumenti musicali, della loro ripresa, del mix musicale, ossia timbrica, dinamica, spazialità della musica sono gli aspetti da considerare. Qualità assoluta, difficilmente superabile Non sono riscontrabili difetti evidenti Sono presenti alcune lievi imperfezioni Sono presenti imperfezioni numerose ma di lieve entità Sono presenti varie imperfezioni di rilevante entità La qualità è bassa in modo inaccettabile Invia Powered by Google Documenti Segnala una violazione - Termini di servizio - Ulteriori termini