del 12/05/2011

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http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2011/05/12/news/il-comune-tutto-fermo-ecco-icolpevoli-4171500
IL COMUNE: TUTTO FERMO, ECCO I COLPEVOLI
Tre gli elementi che riassumono meglio di altri il senso dell'assemblea cittadina di ieri
pomeriggio. Il primo: tendone stracolmo di aquilani. Il secondo: si rischia di ricostruire una
città insicura. Il terzo: la famosa filiera Fintecna, Reluis e Cineas sta bloccando ad arte le
pratiche ritardando a dismisura i tempi della rinascita della città. E poi una buona dose di
"bastonate" - da parte del sindaco e dell'assessore Di Stefano - c'è stata anche per Chiodi
e Fontana.
PARTECIPAZIONE. Erano settimane che non si vedeva tanta gente all'assemblea
cittadina. Il che dimostra una cosa: gli aquilani non vogliono le chiacchiere, partecipano
(anche in maniera vivace e propositiva) se si parla di cose importanti come, nel caso di
ieri, la ricostruzione delle case E - quelle più danneggiate - sia della periferia che del
centro storico. E bastava scorrere i volti di chi era, seduto o in piedi, sotto il tendone in
piazza Duomo per accorgersi della presenza di persone di tutte le età (moltissime donne)
che da due anni aspettano di avere un minimo di certezza non solo su che fine farà la loro
casa, ma soprattutto che fine farà la loro vita.
LA SINTESI. Nelle intenzioni degli organizzatori (a cui va dato atto di aver condotto in
maniera molto equilibrata la serata) l'assemblea di ieri sera doveva essere soprattutto un
confronto. Ma sono mancati gli interlocutori più importanti: il commissario e presidente
della giunta regionale Gianni Chiodi e il suo braccio destro per quanto riguarda la
ricostruzione l'architetto Gaetano Fontana capo della struttura tecnica di missione. Dunque
chi ha preso parte all'incontro ne è uscito più sconsolato di come era entrato. La
ricostruzione pesante è ferma, è stato detto nei vari interventi, e c'è un disegno preciso per
scippare alla città (e ai suoi organi democraticamente eletti) il timone dei lavori sulle case
E, per affidarlo a "colonialisti" pronti a sbarcare da Roma. A fare l'esempio è stato lo stesso
sindaco Massimo Cialente che ha parlato - con un paragone un po' azzardato - dell'Aquila
«come Kabul e come Tripoli».
LA SICUREZZA. Il primo a prendere la parola è stato l'ingegner Gianfranco Ruggeri il
quale ha snocciolato una serie di numeri per dare il senso di quello che sta accadendo.
Dalle 100 ordinanze, dai 60 decreti, dalle centinaia di circolari, dai più recenti Faq - che
sarebbero le risposte ai quesiti più frequenti - viene fuori un dato inquietante: i soldi per
ristrutturare le case E non basteranno (in base alla cifra ipotizzata per ogni metro
quadrato) e per far tornare i conti bisognerà tagliare sull'adeguamento sismico.
Conclusione: il commissario e la sua struttura vogliono rifare una città insicura giocando
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ancora una volta sulla pelle dei cittadini. «E' per questo» ha detto Ruggeri «che le pratiche
per le case E non vengono presentate». Significherebbe, secondo il tecnico, avallare
scelte assolutamente non condivisibili.
ARCHITETTI. Il presidente dell'ordine degli architetti Gianlorenzo Conti ha ripreso le
argomentazioni di Ruggeri e ha usato una parola che nessuno aveva mai osato
pronunciare: «Criminale». Conti ha confermato tutte le perplessità rispetto alle complesse
procedure che dovrebbero portare a stabilire il prezzo a metro quadrato per ricostruire o
ristrutturare e ha detto a un certo punto: «se si va avanti in questo modo si compirà una
operazione criminale». Parole forti. Dure. Ma che rendono il senso dello scontro in atto e
di come i cittadini siano spettatori sempre più sconcertati di una partita condotta alle loro
spalle da chi "gioca" su una tragedia che ha sconvolto molti ma non evidentemente
furbacchioni e burocrati che per professione sono senza anima anche se un po' di cervello
dovrebbero pur averne. Conti ha poi lanciato un messaggio chiaro: «Faremo di tutto per
presentare entro il 30 giugno i progetti per le case E fuori dal centro storico. E lo faremo in
base alle norme attuali se pur confuse e contraddittorie, poi quando la filiera - Cineas,
Reluis, Fintecna- ci chiederà modifiche prenderemo le pratiche e le manderemo a Chiodi e
Fontana dicendo loro: ecco adesso fate voi e dite ai cittadini quanto tempo ci vorrà per
aprire i cantieri». Il presidente dell'ordine degli ingegneri Paolo De Santis ha attaccato a
testa bassa proprio la filiera e ha chiesto che la città torni a mobilitarsi per difendere le
proprie prerogative.
COMUNE. Gli interventi del sindaco e dell'assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano
hanno confermato quello che i due dicono da tempo: il tappo alla ricostruzione è il
commissariamento.
CRATERE. Il sindaco si è detto anche preoccupato per le sentenze del Tar che hanno
allargato il "cratere" e ha infine rivelato un battibecco avuto ieri mattina con Chiodi il quale
avrebbe sconfessato il ruolo del «tavolo di Cicchetti» e ribadito a brutto muso al primo
cittadino: «Il commissario sono io». Come dire: stai zitto e a cuccia se no sono bastonate.
Tra una bastonata e l'altra sembra uno spettacolo di burattini. Ma questa è una storia vera.
E tragica.
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http://www.ilcapoluogo.com/News/Attualita/L-Aquila-Di-Stefano-il-30-giugno-piano-diricostruzione-completo-52604
L'AQUILA: DI STEFANO «IL 30 GIUGNO PIANO DI RICOSTRUZIONE
COMPLETO»
Assemblea cittadina incentrata sulla ricostruzione, oggi, a piazza Duomo. All'assemblea
focalizzata sulla ricostruzione degli edifici gravemente danneggiati dal sisma, erano stati
invitati i rappresentanti degli ordini professionali degli architetti e degli ingegneri, il sindaco
dell'Aquila Massimo Cialente, l'assessore comunale alla ricostruzione Piero Di Stefano,
l'architetto della Struttura Tecnica di Missione Gaetano Fontana e il presidente della
Regione Abruzzo Gianni Chiodi, Fontana e Chiodi però non si sono presentati all'incontro
e quindi non hanno preso parte al confronto.
«Con il commissario che decide tutto lui e con la Struttura di Missione si va contro un
muro» ha sottolineato Cialente, spiegando che «anche il Governo se ne è accorto,
altrimenti il sottosegretario Gianni Letta non starebbe qui ogni settimana». «Vista
l'importanza dell'incontro di oggi - ha aggiunto Cialente - qualcuno della Struttura Tecnica
di Missione ci sarebbe dovuto essere. La riunione con Letta si era chiusa con un accordo:
il tavolo doveva essere la sede per un confronto». Nel corso dell'incontro importante
annuncio relativo alla ricostruzione: «Il 30 giugno il Comune presenterà il piano di
ricostruzione completo». Lo ha dichiarato l'assessore Di Stefano. Molte critiche all'attuale
quadro sulla ricostruzione dagli Ordini professionali dei tecnici. I fondi a disposizione
previsti rappresenterebbero la classica coperta corta. Gianfranco Ruggeri, ingegnere
progettista sottolinea il problema sicurezza, «attualmente alternativa ad altri fattori della
ricostruzione». Per l'architetto Gianlorenzo Conti «qualcuno deve aver deciso che questa
città non dev'essere sicura e che la sostituzione edilizia» non deve avvenire. Anche sul
risparmio energetico i proprietari dovranno integrare i fondi di tasca propria. Perché con le
cifre previste non sono coperte le spese. Il 30 giugno abbiamo comunque deciso, come
architetti, di consegnare tutti i progetti, anche in presenza di normativa carente. Poi
saranno Chiodi e Fontana a integrarli, visto che dicono che va tutto bene». «L'impressione
è che la filiera (Fintecna-Reluis-Cineas, ndr) abbia l'ordine di bloccare le pratiche, perché
non escono più neanche quelle relative alle case "B++" o le "E" trattate come "B"» ha
concluso il presidente dell'Ordine degli ingeneri, Paolo De Santis.
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http://www.improntalaquila.org/2011/05/12/articolo21134/
L’AQUILA, ASSEMBLEA CITTADINA: DI STEFANO,”A FINE GIUGNO IL
PIANO DI RICOSTRUZIONE COMPLETA”
Poche certezze e nessun dubbio veramente eliminato: è questo il risultato dell’assemblea
cittadina di ieri pomeriggio che in Piazza Duomo ha ospitato molti cittadini e alcuni
rappresentanti delle istituzioni. A rispondere ai dubbi e alle paure di una mancata
ricostruzione pesante erano presenti membri del Comune e dell’Ordine degli ingegneri, di
contro alle due contestate assenze di Gaetano Fontana, coordinatore della Struttura
tecnica di missione e Gianni Chiodi, Commissario per la ricostruzione. Assenze
ingiustificabili per il Sindaco Massimo Cialente che ammette: “Non dico che Fontana
avesse qualcosa da fare, tutti ce l’avevamo, però una persona della Struttura Tecnica di
Missione doveva starci e non solo per una questione di rispetto”. Dello stesso avviso sono
le voci che si sentono dalla platea e che mostrano tutta la rabbia della popolazione che
riferendosi a Chiodi strilla: “Buffone”, “si deve vergognare”, “ci trattano come marionette”.
Ma l’insoddisfazione della gente non si ferma qui. I problemi irrisolti stanno proprio nella
confusione che regna sulla ricostruzione. A cercare di diramare le tenebre ci prova
l’Assessore alla Ricostruzione, Piero Di Stefano che spiega che il problema sta in una
“normativa in continua evoluzione che allunga le cose e rende il processo più complesso”.
Ad esempio, spiega l’Assessore per palazzi in centro il limite di convenienza economica è
stato posto al 100% per i palazzi vincolati e al 60% per gli immobili di pregio. Tuttavia, il
problema sta nel fatto che non si è stabilito qual’è il fattore X, cioè rispetto a quale somma
calcolare la percentuale. Per cui è chiaro che “quello che non ha fatto il terremoto, lo
stanno facendo le norme”. La radice di ciò sta nel fatto che, sempre Di Stefano, “il
commissariamento all’Aquila paradossalmente è arrivato fino alla ricostruzione e non si è
fermato all’emergenza” e ciò costituisce un unicum nella storia dei terremoti. “È la prima
volta che dopo l’emergenza”- dice Massimo Cialente – “non si torna alle istituzioni
normali”.
Che la situazione è critica lo conferma un’affermazione dello stesso assessore il quale ha
dichiarato, addirittura, che “a due anni dal sisma non si trovano le schede AeDES
(rilevamento danno, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell’emergenza postsismica) di un aggregato”, schede la cui compilazione richiede una grande mole di tempo
e lavoro e quindi impossibili da rifare.
Ancora più preoccupanti sono le parole dell’Ingegnere Gianfranco Ruggieri che registra
quello che Cialente ha definito “l’allarme rosso” cioè il problema della sicurezza. “L’unico
variabile per stare nei costi è la sicurezza” – afferma l’ingegnere – “tutti le altre (danno,
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barriere architettoniche e adeguamento di legge) sono vincolate dalla scheda del limite di
convenienza”. La sicurezza è un fattore da tenere in considerazione per evitare che
“L’Aquila diventi la prima città popolare d’Italia”, ha detto Ruggieri.
Ma perché la ricostruzione non parte? L’impressione dell’ingegnere Paolo De Santis “è
che la filiera (Fintecna-Reluis-Cineas, ndr) abbia l’ordine di bloccare le pratiche, per dire
agli aquilani che non sono capaci di fare la ricostruzione e quindi è meglio che arriva
qualcun altro a farla”.
D’accordo con De Santis, Cialente per il quale il tentativo di “ricostruire dall’alto, dividendo
L’Aquila in spicchi” è già stato fatto senza successo. Ora, quindi, anche per il Sindaco
“qualcuno vuole ricostruire al posto nostro”. La comunità “occupata come kabul” – dice il
Sindaco – “ha trovato una sorta di ‘garante Onu’ in Gianni Letta”, che ogni giovedì si
recherebbe all’Aquila per discutere di ricostruzione secondo l’accordo fatto il 26 marzo
scorso, all’indomani del ritiro delle dimissioni di Cialente.
Alla fine dell’assemblea l’unica certezza è quella annunciata dall’Assessore Di Stefano: “A
fine giugno presenteremo il Piano di Ricostruzione completa all’Assemblea cittadina”.
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PREMIATE VENTI IDEE PER LA RIPRESA
Venti idee per ripartire dopo il sisma - creando nuova impresa o dando slancio a quella
esistente - premiate e ammesse a finanziamento dal concorso Ricrea, promosso dalla
Compagnia delle opere nazionale e dalla Fondazione banco alimentare Onlus. Ieri la
premiazione nell'auditorium della Carispaq, alla presenza di Andrea Giussani, vice
presidente della Fondazione banco alimentare, Antonio Dionisio, coordinatore progetto
Ricrea e direttore della Compagnia delle opere (Cdo), e di Lorenzo Di Flamminio, vice
presidente Compagnia delle opere Abruzzo e Molise. «Dopo il sisma il Banco alimentare
ha raccolto alimenti da 180 aziende, pari a 841 tonnellate distribuite alle popolazione del
cratere» spiega Andrea Giussani. «A ciò si sono aggiunte donazioni in denaro, oltre 900
mila euro, una metà è stata destinata all'emergenza, l'altra a Ricrea». Dei progetti
finanziabili, 12 sono di imprese profit e cooperative cui vanno 252 mila euro: La Garganta
lavori solidali (47.000 euro), Mimarc (33.000), Serijet promotion (27.000), Edil Carlo
costruzioni (22.500), La murata di Federico Rosati (23.000), Mundial marmi (20.000),
Aemme (21.000), Amiternum (14.500), Il gatto & la volpe (14.500), Società agricola Terre
del tirinoc (12.500), il Crogiuolo (10.500), Unica società consortile (6.500). Otto le
associazioni e fondazioni ammesse a finanziamento, per un totale di 108 mila euro: Ido
(25.000 euro), Bussi soccorso onlus (25.000), Orione (24.500), associazione italiana
sclerosi multipla (10.500), coordinamento associazioni di volontariato (5.000), Teatrabile
(7.000), Seguimi (6.000), L'Aquila siamo noi (5.000). Il principio alla base di Ricrea non è
l'assistenza ma l'accompagnamento: «Abbiamo ritenuto che il lavoro fosse il fattore su cui
puntare per rilanciare il territorio» ha spiegato Antonio Dionisio. «Così siamo arrivati al
concorso per ricreare posti di lavoro. I vincitori saranno accompagnati nei prossimi mesi e
tutte le loro attività saranno monitorate».
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http://www.asca.it/regioniABRUZZO__INDAGINE_SOCIOLOGICA_UNICEF__NEI_GIOVANI_REGGE_MITO_FAMI
GLIA-605518-abruzzo-1.html
ABRUZZO: INDAGINE SOCIOLOGICA UNICEF, NEI GIOVANI REGGE
MITO FAMIGLIA
Disincantati; sicuramente piu' attrezzati nell'approccio con i piu' recenti sviluppi della
tecnologia, con il linguaggio mass mediale e la societa' delle immagini; dotati delle abilita'
necessarie a districarsi nella complessita'; ma anche piu' disorientati e confusi quanto a
valori ed obiettivi da perseguire.
E' il profilo dei ragazzi abruzzesi delineato dall'indagine sociologica ''Gli adolescenti e la
famiglia ieri e oggi'', curata dal Comitato Unicef Abruzzo, a quindici anni dalla
pubblicazione di un primo studio, simile ma per il tempo innovativo. Indagine campionaria,
condotta su 452 giovani tra 11 e 14 anni di 32 scuole medie di 28 comuni, che Unicef ha
dettagliatamente riportato in un libro, agile e particolareggiato, presentato stamane
all'Aquila dalla presidente del Comitato Abruzzo, Anna Maria Cappa Monti, e dagli esperti
che hanno interrogato, analizzato, capito, gli adolescenti di oggi. Il lavoro, come ha
sottolineato la Cappa Monti, intende fare da pungolo alle istituzioni affinche' forniscano ai
giovani spazi ed opportunita' per ricreare quell'assetto sociale che, in primis, il terremoto
dell'Aquila ha annullato. Non a caso, una sezione del volume e' appositamente dedicata ai
ragazzi del comune capoluogo e del cratere sismico, cui mancano luoghi d'incontro che
non siano i centri commerciali, un'agora' dove confrontarsi e crescere insieme, e che
hanno sviluppato sentimenti e rapporti unici col nucleo familiare di appartenenza.
L'indagine ha fornito un identikit di adolescenti che non sanno di preciso se si sposeranno,
quale progetto di vita abbracceranno, quali valori rimarranno stabili; adolescenti che sanno
pero' chiaramente che la famiglia rimane il punto fermo cui abbarbicarsi in mezzo agli
infiniti richiami del pluralismo culturale, religioso e sociale.
Il 41,8 per cento degli adolescenti contattati ha risposto che ''non si puo' vivere senza una
famiglia''.
Anche lo studio Unicef conferma dunque che la famiglia ''tiene'' in Abruzzo, nella realta' e
nell'immaginario giovanile, nonostante le crisi, le convivenze e l'aumento di separazioni e
divorzi. Rispetto alla precedente indagine si sono modificate due tipologie di soggetti: piu'
madri lavoratrici e piu' figli unici, palese conseguenza di una crisi economica che non
risparmia neanche la base. Gli adolescenti dell'Unicef indicano, a sorpresa, tra i valori che
contano ''l'amore per i figli'' (70,5 per cento), idealizzano l'armonia tra i genitori e sognano
di essere coppia serena e complice. Ma l'adolescenza Unicef e' fatta anche di
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contraddizioni: aspirazioni deluse, tendenza alla massificazione ed al consumismo, modelli
di riferimento spesso superficiali e di pura immagine. La pubblicazione, oltre a riportare
percentualmente le risposte ai singoli quesiti, si sofferma sui nuovi equilibri in seno alle
famiglie, sulle trasformazioni in atto, sulle principali fragilita', sui diversi tipi di convivenza,
e fornisce utili suggerimenti. Alla presentazione di stamane, nella sede della Regione
Abruzzo, i relatori si sono soffermati in primo luogo sulla sinergia famiglia-scuola per
formare gli adulti di domani.
''Istruire educando, rafforzando l'interistituzionalita''' ha evocato l'ex direttore dell'Ufficio
scolastico regionale, Carlo Petracca, scacciando quello che Galimberti nel suo ultimo libro
definisce ''ospite inquietante: il nichilismo''. Il vice presidente della Regione, Alfredo
Castiglione, intervenuto in sostituzione del governatore Chiodi, trattenuto da altri impegni,
ha esortato le istituzioni a non fare ''leggi, provvedimenti e delibere per meri conti
elettoralistici'' ma ''pensando al territorio, ai giovani, alle famiglie'', ''famiglie che devono
essere messe in condizioni di uguaglianza ai nastri di partenza della vita''. Ha ricordato,
Castiglione, che nel Piano sociale regionale grande attenzione e' stata riservata proprio
alle politiche di coesione familiare.
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http://www.improntalaquila.org/2011/05/11/articolo21119/
GLI ADOLESCENTI E LA FAMIGLIA: L’INDAGINE DI UNICEF ABRUZZO
Oggi, 11 maggio, si è tenuto presso l’auditorium della Regione Abruzzo la presentazione
del volume “Gli adolescenti e la famiglia ieri e oggi. Indagine sociologica sugli adolescenti
abruzzesi”.
Il lavoro è il risultato di un’osservazione che vanta le competenze di un’equipe
specializzata di sociologi, psicologi e statistici coordinati dal comitato regionale dell’Unicef
Abruzzo; la tematica è volutamente molto simile ad un’indagine effettuata dallo stesso
ente nel 1994, il quale si proponeva di “gettare un’occhiata” sull’immagine e le valutazioni
che gli adolescenti abruzzesi facevano circa la loro famiglia.
L’attenzione è ancora rivolta all’età adolescenziale sia perché la fragilità emotiva di quel
particolare momento di crescita richiede un attento monitoraggio delle situazioni di disagio
e la disponibilità all’ascolto da parte degli adulti, sia perché in tale età vengono a maturare
e a consolidarsi quegli ideali, quelle inclinazioni e quei valori che connoteranno i soggetti
politici (inteso nell’accezione etimologica del termine) dell’imminente futuro. Il confronto
con la precedente indagine fornisce inoltre una chiave d’interpretazione di come si vanno
modificando le certezze e le priorità dei giovanissimi.
Il volume, a cura di Giulia Paola Di Nicola e Eide Spedicato Iengo, si propone di far luce su
dinamiche complesse: la scoperta di quali siano i valori delle nuove generazioni, se la
famiglia costituisce ancora una risorsa di forza per la realizzazione dell’individuo, se vi sia
nei giovanissimi una facoltà di mediazione tra ideali e presa di contatto con la complessità
del reale. L’analisi si impegna inoltre a rintracciare e valutare come l’odierno contesto
socio-economico e la complessità degli stimoli culturali presenti nella società influenzino il
modo di pensare il ruolo nella società e nella famiglia degli adolescenti e le loro
prospettiva di crescita e di futuro.
Le riflessioni partono da dati empirici ricavati da un’analisi campionaria eseguita a mezzo
di questionari studiati sottoposti a 452 ragazzi nella fascia d’età comprese tra gli 11 e i 14
anni, frequentanti 32 scuole medie in 28 comuni abruzzesi; gli item sono stati raggruppati
in quattro aree tematiche: ambiente e tempo libero, relazioni intrafamiliari, la famiglia che
vorresti da grande, informazioni finali riguardanti dati anagrafici e situazione
socioeconomica degli intervistati. Dalla risposte emerge un profilo di adolescenti di nuova
generazione disincantati, dotati delle abilità necessarie a districarsi nella complessità delle
frontiere delle nuove tecnologie come mezzo privilegiato di comunicazione, ma
paradossalmente anche più disorientati quanto ai valori e agli obiettivi da perseguire.
Sollecitati da mass media pervasivi a modelli riferibili a semplici immagini prive di peso, gli
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adolescenti si sentono abbandonati, sempre di più privi di valori che ritengono stabili e
imprescindibili. Un’esigenza però rimane salda e sembra essere fonte di forza per il loro
presente e speranza di serenità per il futuro: di contro al moltiplicarsi di separazioni e
divorzi, all’incremento di nuclei familiari in cui si moltiplicano e confondono i ruoli
tradizionali, la famiglia “tiene”, come mondo caldo e sicuro della loro stabilità affettiva.
Una specifica sezione di domande ha riguardato i soli adolescenti aquilani: doveroso
affrontare la situazione traumatica post sisma per cercare di capire come sono cambiate le
relazioni familiari, come stanno reagendo i giovani ad una situazione di frantumazione del
tessuto sociale e di frattura identificativa con un territorio amputato dei suoi luoghi simbolo.
Le risposte a questi ultimi quesiti hanno fornito una forte spinta a fare di tale indagine una
base di lavoro per una politica che, a partire dalle caratteristiche del territorio, imposti un
piano sociale di intervento a favore delle esigenze giovanili: l’inaspettata forza di reazione
dopo un evento altamente traumatico e l’attaccamento al territorio che scaturiscono dalle
risposte dei ragazzi dovrebbero incitare le istituzioni all’impegno per un avvio al processo
di ri-territorializzazione delle realtà geografiche interne al cratere che tenga conto anche di
spazi di aggregazione che rispondano alla libera espressione delle esigenze dei ragazzi e
forniscano luoghi educativi che prescindano dall’istituzione scolastica. E’ proprio a questo
proposito il comitato Unicef, a nome della Presidente Regionale dell’associazione Anna
Maria Cappa Monti vuole un impegno concreto: sono stati coinvolti nel progetto, con la
speranza di tradurlo in interventi di pianificazione urbanistica e scelte di finanziamento ad
interventi di politica sociale, il Governatore della Regione Abruzzo Giovanni Chiodi, il
Presidente della Provincia Antonio Del Corvo e il Prefetto dell’Aquila Giovanna Iurato.
Altri provvedimenti necessari riguardano l’impegno alla “interistituzionalità”, come afferma
il dottor Carlo Petracca riferendosi alla imprescindibile collaborazione tra scuola e famiglie
che devono fornire chiavi di interpretazione del reale e modelli di riferimento sociale, e il
sostegno della famiglia affinché possa rimanere struttura coesa fonte di benessere e
buon-essere per ogni cittadino. L’intervento del professor Attilio Danese, in chiusura al
volume, partendo dal’importanza che i giovani attribuiscono alla famiglia, propone
strategie da pianificare in vista di interventi pragmatici delle istituzioni. “Le politiche sociali
devono occuparsi delle famiglie normali e non solo agire con interventi tampone delle
patologie. La famiglia è una risorsa, non può entrare nella cittadinanza in modo residuale e
secondario , perché in essa si costituisce e grazie ad essa si apprende il legame di
socialità e di solidarietà su cui poggia la convivenza.”: a partire dalla considerazione che la
famiglia è funzionale al sistema stesso perché riserva di risorse si deve investire in una
politica di promozione, piuttosto che di assistenza guardando al benessere delle famiglie
normali per evitare gravose politiche di welfare in futuro.
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http://affaritaliani.libero.it/sociale/microcredito_pangea110511.html
IL MICROCREDITO "SALVA" LE DONNE DALLA VIOLENZA
Piccoli finanziamenti per rifarsi una vita. Grazie al microcredito la onlus Pangea sostiene le
vittime di violenza. Ma non solo dal punto di vista economico, previsti anche percorsi di
riabilitazione psicologica. Impegnata da anni nei Paesi del Sud del Mondo per promuovere
il riscatto economico e sociale di donne estremamente povere e discriminate attraverso
progetti di microcredito, l'organizzazione è impegnata adesso anche nel nostro paese.
"Abbiamo iniziato a lavorare in Italia nel 2008 - racconta ad Affaritaliani.it Simona Lanzoni,
responsabile dei progetti della fondazione Pangea Onlus - perché ce n'era bisogno anche
nel nostro paese. Abbiamo aperto 4 centri antiviolenza, a Latina, Caserta, L'Aquila e
Peschiera Borromeo: i primi tre sono dedicati alle vittime di violenza mentre il quarto è
allargato anche a donne che hanno problemi economici in generale. Le donne che
subiscono un abuso sessuale hanno problemi a rifarsi una vita, anche dal punto di vista
economico. Noi le aiutiamo con microfinanziamenti ma non solo: diamo loro anche un
supporto psicologico organizzando corsi di autostima e sui diritti".
"Il nostro partner bancario è Banca Etica - aggiunge - e la Fondazione Vodafone ci ha
aiutato nello start up del progetto. Dallo scorso febbraio abbiamo erogato tre microcrediti,
uno a un'italiana e due a donne straniere. E abbiamo già una decina di richieste in attesa.
Le donne che si rivolgono a noi sono per metà italiane e per metà straniere. I
finanziamenti che diamo loro vanno dai 1000 ai 3mila euro, per un massimo di 3 anni, e
con un tasso d'interesse al 5%. In caso di problemi per la restituzione dei soldi garantirà
Pangea con il suo fondo di 38mila euro. E il prossimo anno Banca Etica raddoppierà il
nostro capitale con altri 38mila euro".
"Il microcredito che eroghiamo - sottolinea Lanzoni - è sia d'emergenza, per esempio per
pagare l'affitto o il dentista o per comprare i libri per i figli, sia per corsi di formazione
professionale. In futuro attiveremo anche il microcredito d'impresa per dare la possibilità
alle donne di avviare un'attività economica".
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http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article8503
RITROVARE UNA CAPACITÀ DI RICOMPORRE LA FRAMMENTAZIONE
A due giorni di distanza, appunti da un taccuino su L’Aquila "invasa" dalle donne di
maggio: la città spalmata sul territorio, il confronto con le donne venute da tutta Italia.
I sorrisi sui volti delle donne che hanno organizzato la due giorni, di fronte all’afflusso
superiore alle aspettative. Quelli sul volto di coloro che erano rimaste talmente colpite dal
primo impatto con la città ferita da chiedersi, nel pomeriggio di sabato “cosa ci faccio qui?”,
scoprendo poi che ci si poteva essere senza sentirsi estranee. L’intervento di Giovanna
Martorano, 99 anni e un passato di partigiana, che nell’intervento conclusivo in Piazza
Palazzo ha strappato l’applauso, dicendo, con una voce che sembra quella di una donna
più giovane: “con le buone maniere non si ottiene nulla”. La testimonianza di Antonietta
Centofanti, che, subito dopo il terremoto ha dato vita a un’associazione fra parenti delle
vittime e che ripete da due anni, che non si può lavorare per il futuro, per la ricostruzione,
se non tenendo viva la memoria del passato, ricordando le morti e denunciando le
responsabilità. Questo mi rimandano oggi, a distanza di due giorni, le immagini dell’Aquila
“invasa” dalle donne di maggio e gli appunti del mio taccuino.
Ho cominciato andando a visitare uno degli insediamenti del progetto C.A.S.E., le
cosiddette new town. Ricordate: il presidente del consiglio annunciò subito che L’Aquila
sarebbe stata ricostruita da un’altra parte, come una new town, antisismica, moderna, “più
bella che pria”. Poi le new town sono diventate una ventina e la città si è spalmata sul
territorio, a distanza dal centro storico distrutto, ma anche dalle periferie dove si sta
cominciano a ricostruire. Le C.A.S.E. non sono brutte, piccole, rispetto alle case del centro
storico, ma di dimensioni comparabili alle più recenti abitazioni costruite in cooperativa
nella periferia romana. In più, sono ammobiliate, accessoriate fino al superfluo. Certo, se
nei mesi che sono passati è stato possibile recuperare i mobili della vecchia casa
parzialmente distrutta, non si sa bene cosa farne: ammesso che non siano troppo grandi
per le stanze nel nuovo appartamento, in ogni caso c’è da far domanda per sostituire con
essi l’arredamento standard, e, se non ho capito male, trovare il modo di immagazzinare
quest’ultimo, a proprie spese e a proprio rischio. Perché rischio? Perché le C.A.S.E. non
sono in affitto, ma in comodato d’uso (cioè gratis) e alla fine (dopo il ritorno nella propria
casa) andranno riconsegnate nelle condizioni di partenze, accessori superflui compresi.
Non abbiamo incontrato anima viva (passatemi il luogo comune!) negli spazi verdi intorno
a ogni edificio, nelle terrazze che circondano i primi piani, nel piano seminterrato dove fra i
piloni si parcheggiano le macchine. Da piccoli indizi, e dal racconto di chi ci ha fatto da
guida, accompagnandoci anche dentro il suo appartamento, abbiamo capito che in media
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chi ci abita non si sente affatto “a casa”. La casa è quella che hanno abbandonato
fuggendo il terremoto, quella dove sperano di tornare o dove almeno sperano che
possano tornare figli e nipoti. Sulla maggior parte delle porte c’è ancora un foglietto di
carta, debolmente adesiva, con il numero dell’appartamento. Su quasi nessuna porta
leggo il nome, nemmeno nel formato del bigliettino sul campanello.
Le C.A.S.E., quanto e più dei M.A.P. (le casette di legno, che non ho visto), sono vissute
come una sistemazione provvisoria, in cui non si investe con passione e cura, dove non si
cerca di coltivare un orto o un giardino. Dove, soprattutto, mancano le elementari
condizioni che trasformano l’esistenza in vita: negozi, spazi comuni, servizi di qualunque
tipo. Anche i benefici economici (non solo l’affitto non viene addebitato a chi abita nelle
C.A.S.E., ma anche le bollette sono sconosciute…) congiurano a fare di chi vive qui una
persona assistita, a cui non è consentita/richiesta alcuna forma di partecipazione alle
decisioni, alle spese.
Dopo la visita a un agglomerato di C.A.S.E. ero preparata a entrare nelle stanze che
avevo scelto fra le varie organizzate: il “soggiorno”, dove si discuteva sul tema: “Sicurezza,
legalità, mercato”, con due gruppi, il più numeroso su “legalità delle vittime” e “ricostruire
nella legalità” e l’altro sui “beni comuni”); lo “studio-biblioteca” dove “donne in resistenza”
affrontavano il tema della violenza e della militarizzazione di molti luoghi del nostro paese.
Nella stanza dedicata alla legalità e alla sicurezza è stato ricostruito il quadro dei processi
in corso, da quello per le vittime del crollo della casa dello studente, a quelli, in cui la
vicenda aquilana è cornice o pretesto, sul G8 spostato da La Maddalena, o sulla
cosiddetta “cricca”, aggregatasi intorno alla protezione civile e arricchitasi grazie alla
gestione, a un tempo autoritaria e disinvolta, dell’emergenza e della ricostruzione. Il
quadro è agghiacciante. Le norme, le leggi, le ordinanze, sembrano avere tutte lo scopo di
ridurre la possibilità di partecipazione, o almeno di controllo, dei processi decisionali, da
parte di cittadini e enti locali.
La conseguenza è che la stessa domanda di partecipazione e controllo, costantemente
frustrata, diminuisce. Si assiste a un paradosso: le autorità locali, espropriate dalla
protezione civile, che le ha chiamate in causa solo dopo che l’emergenza era stata
dichiarata chiusa (affidando per esempio al comune la gestione del patrimonio immobiliare
frutto del progetto C.A.S.E.), sono comunque vissute dalla cittadinanza come una
controparte, responsabile, per debolezza o connivenza, della stessa espropriazione.
D’altro canto l’autorità giudiziaria sta indagando sulla “cricca”, ma ha anche denunciato i
comitati che, attraverso lo strumento dell’occupazione di edifici pubblici inutilizzati e agibili
(vedi l’asilo occupato), hanno cercato di dare risposta al bisogno diffuso di spazi di
aggregazione e di socialità.
La popolazione dell’Aquila, sparsa fra le new town che circondano il capoluogo, i MAP
installati accanto ai paesini distrutti, con persone tutt’ora ospitate negli alberghi del litorale
(oltre ovviamente a chi aveva la possibilità di darsi una autonoma sistemazione altrove),
non trova facilmente le occasioni di confronto, e di partecipazione autentica. Subisce
invece, come e più che altrove, la tentazione del non voto, vive uno scollamento dalla
politica istituzionale che aumenta con il passare del tempo.
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A questo dibattito, le donne provenienti da altre città e da altre situazioni di lotta hanno
portato un contributo di esperienze, senza mai scivolare nel compassionevole, ma
mantenendo anzi la capacità di riflessione critica, che ha reso il confronto fra le pratiche
vantaggioso per tutte.
Anche al gruppo “donne in resistenza” partecipavano gruppi di altre città. Dall’intreccio di
pratiche e di saperi diversi e in particolare sotto lo stimolo dell’intervento di Giovanna
Martorano e di Luciana Romoli, staffetta partigiana, è nata una proposta: che tutte le
presenti, al convegno, anche nelle altre stanze, si pongano, dall’indomani, in un ottica di
staffette, portando nelle proprie città, nel proprio intervento motivato nei territori, il senso
dell’esperienza aquilana.
“Siamo tutte donne motivate che lavorano nei territori” ha infatti detto una compagna di
nome Mafalda, sottolineando come in tutta Italia abbiamo vissuto e stiamo vivendo “un
terremoto strisciante”, rispetto al quale quello dell’Aquila fa da modello: in vari luoghi e in
vario modo abbiamo subito l’espropriazione dei poteri locali, la militarizzazione di aree
destinate a interventi non condivisi dalla cittadinanza. Per rispondere a questo, a L’Aquila
come altrove, servono reti e relazioni, serve ritrovare una capacità di ricomporre la
frammentazione, fra donne, ma non soltanto.
A questo proposito mi ha colpito una storia, raccontata verso la fine del dibattito: in una
delle fasi della guerra in Libano un campo profughi fu completamente distrutto (certamente
non l’unico), e fu ricostruito dalle donne e dai bambini, perché tutti gli uomini erano in
carcere: dopo qualche anno i maschi, ritrovata la libertà, hanno ripreso il controllo
completo del campo!
La storia, verosimile se non vera, ha un trama nota: la donne si fanno carico, quanto e più
degli uomini delle situazioni di emergenza e poi vengono ricondotte al loro posto: questo
forse non accadrà alle donne aquilane, alle donne vicentine, alle tante donne che,
ciascuna a partire da sé, cercano di prendersi cura del territorio dove abitano, se sapranno
costruire legami e relazioni fra di loro. Mettendo insieme, come all’Aquila, la raccolta fondi
per la Casa delle donne con le iniziative per la ricostruzione della città.
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http://www.abruzzoweb.it/contenuti/laquila-sbarcogas-2011-per-una-ricostruzionesolidale/26143-4/
L'AQUILA: ''SBARCOGAS 2011'', PER UNA RICOSTRUZIONE SOLIDALE
L’Aquila si prepara allo “Sbarcogas 2011”, l'evento dei Gruppi di acquisto solidale (Gas)
che si terrà dal 23 al 26 giugno.
“Un evento importante per la città – si legge in una nota della Rete di economia solidale
abruzzese - e per l’agricoltura regionale, anche per riportare l’attenzione dell’opinione
pubblica nazionale sull’area colpita dal sisma, dove a distanza di oltre 18 mesi il tessuto
socio-economico risulta ancora disgregato e numerosi problemi risultano ancora irrisolti”.
La rete nazionale dei Gas organizzerà anche un momento di incontro per la realizzazione
di un concorso di idee di nuova economia sostenibile, come tangibile contributo alla
ricostruzione socio-economica della città e del territorio.
Oltre al convegno nazionale dei Gas, infatti, sarà presente la rete nazionale dei “Comuni
Virtuosi” e delle “Città di Transizione”.
Il programma sarà arricchito con momenti culturali, visite guidate nella città e nel territorio,
spettacoli, animazione per bambini. Sarà anche organizzato un mercato contadino con i
produttori agricoli locali e regionali e con i produttori di artigianato rurale.
Le informazioni in continuo aggiornamento si trovano sul sito www.sbarcogaslaquila.it.
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http://www.ilcapoluogo.com/News/Eventi/La-pena-di-morte-italiana-tra-sospetti-etestimenianze-52554
“LA PENA DI MORTE ITALIANA” TRA SOSPETTI E TESTIMENIANZE
Giovedì 12 Maggio alle ore 18:00, presentazione del libro “La pena di morte italiana”
(Rizzoli) di Samanta Di Persio scrittrice aquilana. L'appuntamento che si terrà nella
Biblioteca di Piazza d'Arti, in via Ficara (nei pressi dell'ospedale S. Salvatore) rientra negli
"INCONTRI DI PRIMAVERA IN BIBLIOCASA", organizzati dall'Associazione "Bibliobus
L'Aquila" in collaborazione con il Circolo Arci Querencia.
Nel libro “La pena di morte italiana” un crudo racconto di troppe morti sospette, Samanta
di Persio ricostruisce, attraverso verbali e testimonianze dei famigliari, gli episodi più
inquietanti, fa il punto sulle indagini in corso e denuncia il silenzio delle istituzioni. Perché
l'Italia per legge non ammette la pena di morte e la tortura, ma forse le tollera quando
avvengono dietro le sbarre. Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono morti in
circostanze oscure dopo l'arresto da parte delle forze dell'ordine. Casi ormai emblematici
che grazie allo sforzo delle famiglie sono arrivati in tribunale. Ma per poche storie che
hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani, ce ne sono molte altre che l'opinione
pubblica ha dimenticato o ignorato. Come quella di Niki Aprile Gatti, arrestato per una
frode informatica in cui è coinvolta la società dove lavora. Unico tra i 18 accusati, accetta
di collaborare, e cinque giorni dopo viene trovato impiccato in prigione. Come può un
laccio da scarpe aver retto il peso di un ragazzo di 92 chili?
Insieme all’autrice interverranno: Fabrizio Mancini per Amnesty International (gruppo 170
L’Aquila) e Mariella Zotti testimone del libro. Il marito di Mariella fu fermato in autostrada,
in curva nei pressi di una galleria, da parte di un maresciallo della Guardia di Finanza in
borghese. L’uomo scese dalla macchina e venne investito da una bisarca. Tanti dubbi,
tante omissioni.
Samanta Di Persio scrittrice. Collabora con Articolo 21, Caduti sul lavoro, Micro Mega,
Cado in piedi. Ha scritto “Morti bianche” e “Ju tarramutu. La vera storia del terremoto in
Abruzzo”
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http://www.abruzzoweb.it/contenuti/laquila-presentazione-libro-su-morti-sospette-incarcere/26127-1/
L'AQUILA: PRESENTAZIONE LIBRO SU MORTI SOSPETTE IN CARCERE
Samanta Di Persio scrittrice aquilana, domani giovedì 12 Maggio alle ore 18:00, presenta
“La pena di morte italiana” (Rizzoli). L'appuntamento che si terrà nella Biblioteca di Piazza
d'Arti, in via Ficara (nei pressi dell'ospedale S. Salvatore) rientra negli "Incontri di
primavera in bibliocasa", organizzati dall'Associazione "Bibliobus L'Aquila" in
collaborazione con il Circolo Arci Querencia.
Nel libro “La pena di morte italiana” un crudo racconto di troppe morti sospette, Samanta
di Persio ricostruisce, attraverso verbali e testimonianze dei famigliari, gli episodi più
inquietanti, fa il punto sulle indagini in corso e denuncia il silenzio delle istituzioni.
Perché l'Italia per legge non ammette la pena di morte e la tortura, ma forse le tollera
quando avvengono dietro le sbarre. Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono morti in
circostanze oscure dopo l'arresto da parte delle forze dell'ordine. Casi ormai emblematici
che grazie allo sforzo delle famiglie sono arrivati in tribunale. Ma per poche storie che
hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani, ce ne sono molte altre che l'opinione
pubblica ha dimenticato o ignorato. Come quella di Niki Aprile Gatti, arrestato per una
frode informatica in cui è coinvolta la società dove lavora. Unico tra i 18 accusati, accetta
di collaborare, e cinque giorni dopo viene trovato impiccato in prigione. Come può un
laccio da scarpe aver retto il peso di un ragazzo di 92 chili?
Insieme all’autrice interverranno: Fabrizio Mancini per Amnesty International (gruppo 170
L’Aquila) e Mariella Zotti testimone del libro. Il marito di Mariella fu fermato in autostrada,
in curva nei pressi di una galleria, da parte di un maresciallo della Guardia di Finanza in
borghese. L’uomo scese dalla macchina e venne investito da una bisarca. Tanti dubbi,
tante omissioni.
Samanta Di Persio scrittrice. Collabora con Articolo 21, Caduti sul lavoro, Micro Mega,
Cado in piedi. Ha scritto “Morti bianche” e “Ju tarramutu. La vera storia del terremoto in
Abruzzo”
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http://www.ilcapoluogo.com/News/Eventi/Laboratorio-Intercultura-ed-arte-52546
LABORATORIO INTERCULTURA ED ARTE
La Caritas Diocesana dell’Aquila in collaborazione con la Parrocchia di Paganica e il
coordinamento Ricostruire Insieme organizza il laboratorio “Intercultura ed arte” per
giovani italiani e stranieri.
L’iniziativa è pensata per essere un percorso itinerante che si snoderà attraverso i
principali luoghi artistici della città dell’Aquila e in questo “viaggio” porterà all’incontro e alla
conoscenza tra persone di diverse nazionalità.
Per ogni appuntamento del laboratorio i partecipanti si incontreranno presso la Fontana
Luminosa (L’Aquila) dove si terrà una breve presentazione teorica, per poi proseguire con
la visita ad alcuni monumenti dell’Aquila e dintorni. A conclusione del laboratorio è prevista
una visita alla città di Firenze.
Il corso è a cura di Emanuela Di Pietro, coadiuvata da Caroline Marcelle (Camerun) e
Azemie Ameti (Macedonia).
La partecipazione al laboratorio è completamente gratuita. Per informazioni e iscrizioni:
Caritas Diocesana dell’Aquila, via Duomo, Coppito; tel. 0862.405169 (chiedere del
Servizio Immigrazione); e-mail: [email protected] .
Programma “Intercultura ed arte” (maggio- giugno 2011)
Luogo di ritrovo per le visite guidate: FONTANA LUMINOSA (L’Aquila) - ore 16.30
N.B. per la visita al sito archeologico di Amiternum si partirà da via Ficara - Piazza d’Arti.
1. Presenza romana sul territorio 13 maggio 2011 Visita al sito archeologico di Amiternum.
2. La fondazione della città 20 maggio 2011 Visita e presentazione della chiesa
capoquarto di Santa Maria Paganica, gravemente danneggiata dal terremoto.
3. 99 piazze, 99 chiese, 99 fontane …. tra leggenda e storia 27 maggio 2011 Visita al
Borgo della Rivera e alla Fontana monumentale delle 99 Cannelle.
4. Dal Medioevo aquilano alla Rinascenza 3 giugno 2011 Un testimone eccezionale
attraverso il tempo, la pietra locale; visita alla basilica di Santa Maria di Collemaggio e alla
basilica di San Bernardino da Siena.
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5. La dominazione spagnola 10 giugno 2011 Visita al Forte spagnolo.
6. L’economia aquilana… 17 giugno 2011 attraverso la Piana dei Navelli; Bominaco,
chiesa di S. Maria Assunta, Oratorio di S. Pellegrino; S. Stefano di Sessanio e Rocca
Calascio.
7. L’assetto moderno della città 24 giugno 2011 Dai Portici Aquilani alla Fontana
Luminosa, Viale dello Stadio e il Complesso Sportivo.
8. Dall’Aquila a Firenze, due città d’arte si incontrano (in corso di organizzazione) Visita
alla città di Firenze.
Evento conclusivo: L’Aquila città d’arte e di incontro: idee a confronto. Incontro - dibattito
con uno storico, un giornalista, il vescovo, un rappresentante delle istituzioni, un
progettista.
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http://www.abruzzoweb.it/contenuti/laquila-corso-di-tombolo-per-esprimere-stati-danimodopo-sisma/26166-1/
L'AQUILA: CORSO DI TOMBOLO PER ESPRIMERE STATI D'ANIMO
DOPO SISMA
Un corso di tombolo a L’Aquila per avere l’opportunità di esprimere i propri stati d’animo
dopo il devastante sisma del 6 aprile 2009, nella sede della Pro Loco di Coppito dalla
durata di 6 mesi, due ore a settimana.
L’iniziativa vedrà la partecipazione totalmente gratuita di 10 donne, il cui obiettivo sarà
apprendere un’arte storica in via di estinzione, consentire alle partecipanti di riflettere sulle
esperienze difficili vissute in questi anni per poterle condividere e successivamente
elaborare, creando uno spazio individuale, un momento proprio, in cui potersi sentire liberi
di essere se stessi, senza essere giudicati o male interpretati e dare l’opportunità di
integrare questi momenti di condivisione assistita con dei percorsi individuali finalizzati alla
soluzione di eventuali problemi personali.
Le organizzatrici del corso sono Cristina Bravi, maestra di tombolo, Emanuela Del Pianto,
psicologa del Lavoro e delle organizzazioni, coach e consulente senior per la gestione e lo
sviluppo delle risorse umane, Enrica Liaci, psicologa del lavoro e delle organizzazioni,
Maria Cipollone, assistente maestra di tombolo, Maria Rita Liaci, assistente maestra di
tombolo, Maria Rita Rossello, psicologa del Lavoro e delle organizzazioni, Valentina
Montanari, psicologa della comunicazione e del marketing, counselor, consulente per il
benessere emotivo della persona.
I simboli sono tre: il rosone di Collemaggio, un lavoro al tombolo e l’infinito; il rosone di
Collemaggio sta a significar l'appartenenza a una città tanto bella, quanto ferita con una
grande voglia di rinascere.
Il rosone, in uno dei suoi significati esoterici, è infatti il simbolo della vita.
Il ricamo al tombolo è un piccolo assaggio dell’arte che verrà disvelata in questo corso.
Per maggiori informazioni ci si può rivolgere a Emanuela Del Pianto al 3357027330 o
[email protected] e a Enrica Liaci al 3927750327 o [email protected]
.
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http://www.agi.it/l-aquila/notizie/201105111548-cro-rt10175film_cucinotta_all_aquila_per_girare_la_tana_del_bianconiglio
FILM: CUCINOTTA ALL'AQUILA PER GIRARE "LA TANA DEL
BIANCONIGLIO"
Domani Maria Grazia Cucinotta verra' all'Aquila per girare alcune scene del
cortometraggio "La tana del Bianconiglio", scritto e diretto dalla giovane regista Linda
Parente (nata ad Avezzano e formatasi presso l'Accademia dell'Immagine dell'Aquila). Il
corto, della durata di circa 30 minuti, sara' girato nel centro storico della citta' ferita dal
sisma del 6 aprila 2009 e raccontera' la storia di Massimo 40enne aquilano che non parla
dal giorno del terremoto. Una storia di denuncia e passione, sofferenza e speranza legata
alle vicende personali del protagonista e dello spaccato generazionale rappresentato dalla
sua famiglia.
Persone che devono confrontarsi con il proprio passato per trovare la forza di andare
avanti tra i problemi quotidiani di una citta' terremotata e le questioni irrisolte di quando la
vita sembrava normale. Ma c'e' sempre la speranza. L'arrivo della celebre attrice e
produttrice siciliana e' previsto nel primo pomeriggio. Il set in cui saranno effettuate le
riprese sara' allestito a Piazza S. Pietro, in piena zona rossa.
Insieme alla Cucinotta reciteranno anche gli attori Massimo Lello, Gaia Benassi, Camilla
Rosselli, Matteo Taranto e Fabio Bussotti. Saranno utilizzate anche alcune comparse, tutte
aquilane. Al termine delle riprese l'attrice ripartira' per Roma. "La tana del Bianconiglio" e'
realizzato dalla Peperonitto Film, una casa di produzione di Avezzano. Il progetto di natura
totalmente benefica vede la partecipazione di molti professionisti e tecnici affermatisi in
campo nazionale e internazionale (come il direttore della fotografia Marco Incagnoli e lo
scenografo Gianluca Amodio) e di un cast composto da attori provenienti da teatro,
cinema e televisione.
Al progetto e' legata anche la web tv aquilana "Aquila Tv", che fornira' un supporto tecnico
e logistico sul territorio. "La tana del Bianconiglio" uscira' quest'estate e verra' distribuito
dalla Seven Dreams Production, la societa' di produzioni cinematografiche di Maria Grazia
Cucinotta.
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http://www.ilcapoluogo.com/News/Eventi/Iniziative-di-primavera-per-la-tutela-dell-avifauna52556
INIZIATIVE DI PRIMAVERA PER LA TUTELA DELL’AVIFAUNA
La Sezione Lipu dell’Aquila organizza una serie d’incontri per avvicinare i cittadini alle
problematiche della tutela degli uccelli. Si comincia sabato 14 maggio con un “Corso di
primo soccorso di avifauna in difficoltà”.
Capita, infatti, specie in questo periodo dell’anno, che un cittadino trovi un uccellino in
difficoltà. Spesso si tende istintivamente a raccoglierlo e a soccorrerlo, ma non sempre
questa è la cosa giusta da fare, e si rischia di sottrarre un piccolo solo momentaneamente
sfuggito alla sorveglianza della madre.
Per imparare ad avere un giusto atteggiamento verso questi splendidi abitanti dei cieli e
dei cespugli, la Lipu ha pensato di fornire una serie di consigli operativi per imparare a
riconoscere le specie di uccelli e averne cura fino all’intervento di personale specializzato.
PROGRAMMA
Sabato 14 maggio - “Corso di primo soccorso di avifauna in difficoltà” Ore 17.00 presso IL
PUNTO, in via Ficarra, Piazza delle Associazioni, a L’Aquila
Sabato 21 maggio – “Primo Corso di riconoscimento degli uccelli” Ore 17.00 presso IL
PUNTO, in via Ficarra, Piazza delle Associazioni, a L’Aquila
Domenica 5 giugno - ore 9.00 - Escursione ornitologica a ROIO Per informazioni sezione
Lipu L’Aquila [email protected] - Cell. 347.1558007
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12 maggio 2011
http://www.ilcapoluogo.com/News/Eventi/Pippo-Franco-ospite-del-VII-Convegno-itinerantePerdonare-per-liberarsi-perdonarsi-per-guarire-52575
PIPPO FRANCO OSPITE DEL VII CONVEGNO ITINERANTE
“PERDONARE PER LIBERARSI– PERDONARSI PER GUARIRE”
L'Associazione Panta - Rei di promozione sociale dell'Aquila con il gruppo archeologico
"Superequano" di Castelvecchio Subequo presentano il VII Convegno itinerante che si
terrà dal 18-22 maggio 2011 “Perdonare per liberarsi– perdonarsi per guarire” il Cammino
del Perdono dall’eremo del Morrone a S. Maria di Collemaggio sui passi di Celestino V.
Programma:
18 maggio 2011 presso la sala convegni della CARISPAQ Strinella 88-L’Aquila
ore 17.30 avv. Maria Grazia Lopardi- scrittrice-L’Età dello Spirito: la profezia da realizzare
ore 18.15 dott. Arturo Di Cera Sociologo della comunicazione Esperto di comunicazione
non verbale e linguaggio del corpo - Influenza della comunicazione interpersonale nelle
relazioni sociali.
19 maggio 2011 Percorso Badia -Sulmona
ore 9.00 visita guidata alla Badia di S. Spirito con la dottor Anna Colangelo e l’architetto
Franco De Vitis delle Soprintendenze B.A.P. e P.S.A.E. d’Abruzzo
Percorso a piedi per Sulmona
Ore 18.00 visita Museo archeologico con la dottor Rosanna Tuteri della Soprintendenza
Archeologica d’ Abruzzo
20 maggio 2011 Percorso Sulmona-Castelvecchio Subequo
ore 15.00 Visita alla chiesa di S. Pelino a Corfinio con la dott Enrichetta Santilli della
Soprintendenza P.S.A.E. Abruzzo
ore 19.00 visita al convento di S. Francesco a Castelvecchio con i dott.Giuseppe Cera e
Vittorio Bianchi
21 maggio 2011 Percorso Castelvecchio - S. Spirito d’ Ocre sala convegni del Convento
cistercense di S. Spirito d’ Ocre XIII sec.
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ore 17.00 breve visita guidata al convento
ore 17.30 dott. Carlo Di Stanislao - medico, presidente dell'Associazione Medica per lo
Studio dell' Agopuntura-La benevolenza per costruire la speranza
ore 18.15 prof. Manuela Racci - docente, scrittrice- Il perdono come cammino di Luce:
storia di un Amore che salva
ore 19.00 Pippo Franco – comico, conduttore televisivo, attore, scrittore-Rapporto tra
trauma psichico e malattia: il perdono come terapia.
22 maggio percorso S. Spirito- L’Aquila
ore 15.30 visita alla basilica di S. Maria di Collemaggio con lettura dei suoi simboli con
l’avvocato Maria Grazia Lopardi
ore 16.30 itinerario in città per quanto possibile - appuntamento al piazzale di Collemaggio
con la dottoressa Maria Rita Acone
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http://www.osr.regione.abruzzo.it/do/index?docid=8350
L'AQUILA: INAUGURATO IL NUOVO AUDITORIUM DEDICATO ALLE
VITTIME DEL TERREMOTO
E' stato inaugurato con un minuto di silenzio "interrotto" solo dal suono quasi impercettibile
di un flauto, in ricordo delle vittime del sisma del 6 aprile di due anni fa, è in via Francesco
Savini, il nuovo auditorium dell'Aquila progettato dall'architetto nipponico Shigeru Ban e
donato alla citta' dallo stesso Governo giapponese. Alla cerimonia di ieri erano presenti il
capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, e l'ambasciatore del Giappone, Hiroyasu
Ando, insieme a numerose autorita' istituzionali e militari della Provincia e del Comune
dell'Aquila. La struttura, progettata dal famoso architetto giapponese Shigeru Ban, é stata
costruita grazie a un contributo finanziario del Giappone di 600 mila euro. L'auditorium é
alto 12 metri, ricopre un'area di 702 metri quadrati e al suo interno può contare 220 posti a
sedere. La struttura dell'edificio e' composta di un'intelaiatura di acciaio con sacchi di
sabbia, muri e colonne di tubi di cartone che caratterizzano lo stile dell'architetto.
CSVAQ | Rassegna stampa
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12 maggio 2011
http://www.inviatospeciale.com/2011/05/laquila-liberta-e-futuro-nellarte/
L’AQUILA, LIBERTÀ E FUTURO. NELL’ARTE
Si chiama ‘L’Aquila, l’identità del contesto’ il percorso avviato dal dipartimento Cultura del
Partito democratico e che prenderà formalmente il via domenica 15 maggio alle 18.30.
“Tre artisti, Anna Galtarossa, Francesco Arena, Margherita Moscardini, uniti dalla comune
idea dell’arte come dichiarazione e atto di libertà – si legge in una nota – sono stati
coinvolti in questo progetto che intende sostenere, poeticamente, ma al tempo stesso con
determinazione, la volontà degli aquilani di recuperare la propria identità e dignità di
cittadini attraverso il contatto con il contesto”.
Concretamente, una grande scultura “passeggerà per la strada principale della città, avrà
le sembianze di una processione, di una manifestazione etica, forse di un rituale laico che
costituirà in ogni caso un momento di condivisione per tutti coloro che vi parteciperanno”.
L’iniziativa proseguirà nel corso dei mesi estivi. Sabato 25 giugno, sempre alle 18.30, “il
progetto site‐specific di Francesco Arena sarà un invito a coltivare la consapevolezza
dell’identità, così come la ricerca di Margherita Moscardini, sabato 9 luglio, che indagherà
le relazioni architettoniche e formali tra memoria e luogo, sollecitando le capacità
percettive dello spettatore”.
Il dipartimento Cultura del Pd ha peraltro già annunciato che si svolgerà proprio all’Aquila
la seconda festa democratica della cultura (5 ‐10 luglio 2011), “nel segno di una continuità
della propria presenza in città”.
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http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8290
DIMENTICANDO L'AQUILA
DI LUCA PAKAROV
Più che altro sembra ci sia stato un maremoto. Sono rimasti cocci, bottiglie rotte e
microfoni spenti. L’ultimo è stato il presidente Napolitano ma l’impressione generale è che
ministri e capi di stato siano un lontano ricordo. Le celebrità solidarizzano già con altre
sciagure. Sparite associazioni e bande musicali. A L’Aquila vengono solo
sottosottosottosegretari, soprintendenti delle Belle Arti, portaborse, gente senza scorta,
comparse cioè di un sistema che ha già suonato il de profundis. D’altronde, parliamoci
chiaro, cosa vogliono ancora gli aquilani ? Vivono dentro le tendopoli? Hanno fatto le
vacanze al mare? Stanno nei container come i poveracci dell’Irpinia? Hanno tutti una
lavatrice e un televisore al plasma? Sono stati risarciti? Hanno intascato i fondi per le
aziende? Il lavoro è ripartito? E allora? Allora, se qualcuno seriamente si è posto tali
domande, se anche per un secondo avete fatto certe considerazioni, allora significa che il
Potere va come un treno e che avete in pappa il cervello. Perché non c’è da scomodare
Adorno per sapere che non è il giudizio informato a creare l’opinione ma l’autorità
dominante. Le notizie invecchiano rapidamente e l’autorità vuole che il caso L’Aquila sia
chiuso. Le telecamere sono spente e il padrone del mondo ci dice con il silenzio dei
giornali, della televisione e, nella peggiore delle ipotesi, con gli invitati a Forum taroccati,
che a L’Aquila tutto è stato fatto, che ora tocca agli aquilani rimboccarsi le maniche. Mica,
da mezzi meridionali quali sono, vorranno assistenza per tutta la vita? E no cari aquilani.
Questo è il messaggio confuso ma disarmante a cui è sottoposto subdolamente l’italiano
da un po’ di tempo a questa parte. Basta chiedere in giro. Ormai siamo occupati con
disgrazie più generose di immagini, amori tragici e inquinamento-stermina-tutti. Un brusio
indistinto come sottofondo e la memoria selettiva hanno sedimentato nella penisola
un’immagine di L’Aquila che corrisponde più o meno a quello delle baite in Trentino,
casette in legno, prati verdissimi, uccelletti canterini, rose fiorite e ruscelli benefici.
D'altronde se qualcuno ha speso 300mila euro di copertura mediatica per ogni sua
comparsata a L’Aquila, se con il sisma di L’Aquila si sono recuperati consensi, impossibile
sarebbe ammettere un qualsiasi fallimento. Ma in una città bombardata, finita la guerra, ti
aspetti di vedere gente arrampicata sulle impalcature, gru, sacchi di cemento e
impastatrici che girano pure la notte. Non ti aspetti che sia madre natura ad occuparsene,
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che sia lei con misericordiosa iniziativa ed efficientissima spontaneità a ricoprire di verde,
di muschi e pianticelle, i resti a terra di quella che, a dar retta alla geografia ufficiale,
ancora è un capoluogo di regione.
Quando arrivo per prima cosa vado in cerca di un ufficio informazioni. Lo trovo in
corrispondenza del cimitero in un container nel quale mi accoglie una donna sulla
cinquantina. Mi mostra una cartina, mi indica le due strade visitabili poi mi sorride. Faccio
per andarmene ma lei mi ferma, appena imbarazzata mi dice, semmai ne avessi la
curiosità, arrivato alla fine del corso, di girare a destra, in via XX settembre, lì troverò la
casa dello studente e quella dell’avvocato che ha perso tutta la famiglia. La guardo allibita
e lei si giustifica abbassando gli occhi, che sono in tanti a chiederlo. Quando ci si abitua
all’eccezionalità, a schivare le macerie per mesi e camminare fra case pericolanti, la
tentazione è proprio questa, la totale distruzione può diventare una macabra attrazione
turistica. Questo è il mio primo pensiero, solo in seguito scoprirò il significato di questa
indicazione, quando mi ritroverò a camminare per la città che, tecnicamente, non è più una
città. E’ un luogo surreale, perché nei luoghi surreali c’è sempre un silenzio surreale e
fantasmi e costruzioni strambe, cassetti aperti, cani randagi, armadi, orologi liquidi che
vengono giù da un imprecisato punto del cielo. C’è odore di segatura e di cemento. In un
vicolo un operaio utilizza un martello e fischietta un motivetto che fa rabbrividire. Dietro
tanta follia non ci sono Dalì o Buñuel, no, ci sono i nomi che tutti conosciamo e di cui
nessuno parla più, di chi, consapevolmente, in un modo o in un altro eppure sempre
avidamente, ha tratto vantaggio da questa situazione: il signor Assassino e la signora
Carogna, mister Porcio e madame Iena, il piccolo Bastardo e il grande Corrotto. A questo
punto mi torna in mente il mondo reale, due anni orsono qui è successa una cosa, un fatto
che tutti ricordiamo ma che lentamente, a causa forse del dissacratorio modus vivendi di
uno società agonizzante, una società pronta ad ingoiare ogni evento senza masticarlo,
dove ogni vicenda umana è destinata a diventare spazzatura finita l’emozione del
momento, dopo un martirio comunicativo degno di Orwell, sta diventando un fatto come un
altro, una normale situazione straordinaria. Cause, responsabilità, interventi non contano
più nulla, ormai l’insensato è robusto, ben piazzato, radicato nella quotidianità. La gente è
fuori e il centro è morto, le speranze al macero, ecco tutto.
Un po’ di pudore mi consiglia di non far domande, di abbassare la testa, di lasciare questa
persone con il proprio dolore e la propria disillusione, di scappare via, di fingere che tutto
questo non possa essere vero. Finché non leggo un cartello ad una transenna che dice:
“l’unico aiuto che potete dare è riportare con onestà quello che vedete e fare in modo che
tutti conoscano la dignità e la forza che ci fanno andare avanti”. Capisco allora che il
consiglio della signora all’ufficio informazioni era solo un gesto d’amore per la sua città.
Ho contato tre bar aperti nel centro, gli altri sono sistemati tutti come bancarelle sul viale
della Croce Rossa. In uno trovo Alfredo che subito mi chiede di dove sono. Gli spiego che
da dove vengo io il terremoto lo conosciamo e questo sembra un punto comune che ci
mette a nostro agio. Mi ripete sia lui che gli altri che incontrerò in avanti, che il timore
maggiore è che vengano abbandonati, dimenticati. Per questo hanno tutti una gran voglia
di parlare, di sfogarsi, di far conoscere le proprie storie, perché il terremoto è un evento
totalizzante, una faccenda che ha squassato ogni cellula degli aquilani ed ora, dopo
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essere stati al centro del mondo, dopo le pagliacciate internazionalizzate, dopo che gli
sciacalli si sono saziati, dopo che mangiafuoco ha sbaraccato il teatrino, questo tragico
silenzio li terrorizza.
Quando faccio sapere che sono qui per capire cosa è successo, diventano un fiume in
piena, come il barista di Paganica che mi serve il caffè nel container piazzato lungo la
strada per Onna e che lui, con i suoi risparmi, ha dovuto comprare. Parla a denti stretti poi
mi conduce nella via dietro, dove c’è il vecchio bar. Ci sono crepe che c’entrano una
mano. Sai quanto ho avuto dallo stato? Ottocento euro per tre mesi. Questo è il
trattamento per i commercianti. Tiro a campare ma da dicembre non so cosa succederà
visto che dovremo tornare a pagare le tasse al 100%. La presa per il culo massima è che
gli aquilani dovranno risarcire anche le tasse degli ultimi sei mesi, visto che lo slittamento
fino a dicembre era stata considerata solo una proroga.
Ad Onna si rimane basiti. Lo spettacolo è raccapricciante e insopportabile. Il paese è un
mucchietto di residui trapassati, pietre che almeno fino a qualche tempo fa sembravano
denunciare quel 6 aprile ma che ormai sono oltre la linea muta della storia. Onna,
malgrado tutto, è un paese fortunato, il governo tedesco si è impegnato nella sua
ricostruzione in ricordo della strage di 17 innocenti che i nazisti trucidarono durante la
ritirata. Pare che in questo affare anche la Thyssen abbia sborsato parecchio, il che,
sinceramente, fa un po’ ridere quando poi la stessa chiede di essere risarcita da chi crepa
dentro le sue fonderie. Come a dire che il bene non è mai scevro dal male. Ma il nostro è
un pianeta delle contraddizioni, allungano una mano dopo che ti hanno massacrato o se
devono lavarsi la coscienza. Nando invece, insegnante di musica ora trasferitosi a
Cagnano, mi racconta che quel senso di solidarietà che si respirava dopo il sisma sta
svanendo, ora stanno emergendo piccoli e pericolosi campanilismi alimentati anche dalle
57 amministrazioni comunali che sono entrate in quello che viene chiamato “cratere”, cioè
fra quelle a cui in teoria verranno concessi fondi straordinari e condizioni privilegiate per la
ricostruzione. Ovvero l’unica vera possibilità che le piccole urbanizzazioni, i borghi, hanno
per evitare lo spopolamento. Ognuno così rivendica qualcosa. Quel sindaco è stato più
bravo, l’altro meno. Lì costruiranno, là no. E’ comprensibile che tutti, terminata
l’emergenza, cerchino di tirare l’acqua al proprio mulino, l’individualismo fa parte
dell’umano, ma rattrista comunque. Mi parla anche della Fintecna, società controllata dal
Ministero dell’Economia, che ha il compito di rilasciare i finanziamenti per la ricostruzione,
fino a 150mila euro. Questa ed altre società sono pronte a comprare ad un prezzo irrisorio
le case che prima costavano 5mila euro a metro quadro, come per esempio quelle di via
Vittorio Emanule. Paradossalmente per gli aquilani, se qualcuno che non vive a L’Aquila si
sta adoperando per fregarsi le case migliori, significa che su in alto si è deciso che prima o
poi la città ripartirà. A L’Aquila, città senza cittadini, c’è il traffico di Roma e non ci sono
indicazioni, la gente gira a vuoto in cerca di un ufficio così io che devo prendere verso
Teramo mi accorgo che passo come un idiota sulla stessa via per cinque volte. Fermo un
tizio che, dalla livrea, è appena uscito da un cantiere. Rinor, giovane macedone, mi dice
che deve andare nella mia stessa direzione e in cambio di un passaggio si propone per
accompagnarmi. Lui viveva in affitto. Ora si ritrova con una casa piena di lussi, addirittura
dentro il bagno delle C.A.S.E. ci ha trovato lo spazzolone. Cosa potevo voler di più? Certo
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si trova fuori mano e per comprare un pacco di pasta devo fare 10 km di macchina ma si
sente baciato dalla fortuna. Ci ripensa un attimo, mi dice, Se anche avessero rubato un
po’… che male c’è? Res Ipsa Loquitur. Il mio punto di vista non assomiglia al suo ma io
qui non ci vivo e questa, attualmente, è una bella fortuna. Comunque riesce ad indicarmi
la strada che cercavo. Ma al di là di ogni giudizio sulle considerazioni dei singoli mi pare
che il trend sia chiaro: chi non aveva nulla ci ha guadagnato una casa e in qualche modo
ha trovato la spinta per ricominciare, chi aveva poco, come il barista, ha perso tutto, chi
aveva molto si ritrova con poco. Oltre a questi ci sono gli esperti della filiera ricostruttiva,
architetti, ingegneri, geometri, burocrati a cui il lavoro ora non manca di certo. E potete
starne sicuri, in un paese marcio di corruzione, gli abruzzesi non fanno eccezione. Ma le
iniziative populiste continuano, per lo meno a ridosso delle elezioni. Sono stati stanziati
fondi per le aziende che verranno erogati solo nel 2015 quando, verosimilmente, ci sarà
un altro governo. Ha ripreso vita la pensata fantastica del ministro Romani: L’Aquila zona
franca. Niente IVA. Tutta Italia verosimilmente arriverà qua per comprare sigarette e
benzina. I nuovi centri commerciali, dove ora gli aquilani vanno a sbattere la testa come
animali in gabbia drogati, gioiscono. Verosimilmente tutti i commercianti un passo fuori
dalla provincia di L’Aquila andranno in rovina ma insomma, c’est la vie!
Ma quello che più fa impazzire è che, in un paese normale, dopo tanto vomito, dopo tutte
le offese ricevute e i malaffari e le puttane e la tracotanza eccetera eccetera, ci si potrebbe
aspettare per lo meno di avere un sistema di forche ben funzionante o, come minimo, che
alle prossime elezioni i partiti da votare si chiamino la Gironda, Montagna e Padule, quelli
proprio della Rivoluzione Francese. Com’è possibile che il potere si rafforzi grazie ad una
disgrazia che ha gestito solo come un profitto, come una merce? Ma forse la domanda è
un’altra, seriamente, cosa stiamo diventando? Cosa devono farci ancora? Siamo più
informati, abbiamo accesso a tutte le notizie immaginabili, eppure siamo superficiali,
stupidi e ignoranti. A pensare che il povero Leopardi avvisava di un simile pericolo già
parecchio tempo addietro.
Detto questo, non rimane che fare un ultimo sforzo. Immaginate, se potete, che ogni
mattina che uscite di casa (un modulo abitativo a 10 chilometri dal centro di cui già
sappiamo ogni particolare) per andare al lavoro di essere costretti a passare davanti la
casa dove siete nati. La casa di proprietà che magari avete ereditato dai vostri genitori. Le
finestre sono rotte, la cucina e il frigorifero in cui avevate attaccato l’adesivo della vostra
squadra sono in bella vista per uno squarcio nel muro, nel terrazzo ci sono ancora i
pantaloni che il 5 di aprile 2009 avevate messo ad asciugare. In quello stesso edificio che
ora cercate di non guardare il vostro vicino è stato ritrovato in cantina direttamente dal
quarto piano, nella stessa via non abita più nessuno ma ci sono ancora le auto fracassate
di alcuni conoscenti. Secondo voi, c’è il rischio che vi abbrutiate? Ci può essere qualche
motivo per un rancore incondizionato? Per sputare veleno e fare qualche sciocchezza?
Chi a L’Aquila è di passaggio finisce per provare un profondo rispetto verso gli aquilani; si
vorrebbe poter condividere con loro le pene o almeno le fatiche. Mi prometto allora che
conserverò gelosamente le vecchine che al passaggio del Cristo in piazza Duomo
piangevano, porterò con me lo sguardo del barista di Paganica e le macerie di Onna. Mi
dico, da buono studente, che per me questi rimarranno per sempre ricordi su cui riflettere.
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Perché da una visita a L’Aquila, pure se sono passati due anni, se ne esce con le ossa
rotte. Ma proprio mentre lo penso ho anche l’inquietante percezione degli agguati che mi
aspettano appena imboccherò l’autostrada. So, temo, che prima o poi l’idiozia in ogni sua
forma spettacolare, che sia una partita di Champions o l’ultima legge abominevole,
annichilirà questa mio amaro frastorno facendomi tornare a quella vita (sub)reale senza
sofferenze reali, questa vita leggera che si concretizza solo in desideri passeggeri fatti di
prodotti per il corpo e automobili parlanti. Ci saranno altri terremoti e altri brutali assassini
su cui dibattere qualche ora. Ci sarà sempre una notizia più importante di quella vecchia.
Di nuovo plastici e approfondimenti. Sempre piacevolmente intrattenuti, informati e
narcotizzati.
Luca Pakarov, scrittore e giornalista free-lance, "settantasettino memore di scritture su
varie riviste anarchiche spagnole", ha scritto l'antologia di racconti 'Terminal' (Edizioni
Clandestine, 2007) e ha pubblicato diversi articoli su Rolling Stone magazine (di cui
qualcuno ripreso qui su Comedonchisciotte).
Riguardo all'articolo pubblicato qui sopra dichiara:
L'ho scritto veramente più per gli aquilani che per me. Non so, sentivo che dovevo loro
qualcosa...
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http://www.theartnewspaper.com/articles/L%E2%80%99Aquila+still+a+semiruined+ghost+town/23668
L’AQUILA STILL A SEMI-RUINED GHOST TOWN
Two years after the earthquake that shook the Abruzzi region in central Italy, its capital,
L’Aquila, remains a ghost town. Nothing has been done to rebuild its historic centre, which
is still out of bounds to its residents and property owners. All powers are still in the hands
of the civil defence commission, which should by now have finished its work, but in fact
has had its mandate extended until December. The region’s own local government
agencies have effectively been sidelined. Their 630 officials are receiving salaries for not
doing what they could and should do, while their work is outsourced to external
consultants. The contracts just for making buildings safe (no restoration is taking place)
are still being given to construction firms by the deputy commissioner without competitive
tendering or proper supervision by the superintendencies for art and architecture, with
sometimes devastating effects. For example, the 18th-century frescos in the Palazzo Carli
Benedetti have been holed and half-ruined by steel tie-rods.
Broken promises
Promise after promise of funding has been broken. The civil defence commission has
estimated that €3.5bn is needed to rebuild the public and private buildings of L’Aquila and
the surrounding villages, but the money allocated for cultural heritage amounts to a mere
€96m, coming mainly from the civil defence department. The ministry of culture has
contributed €18m and in 2011 it will give less than half that. Ordinary ministry of culture
and lottery funding has been reduced from the expected €5.8m, already inadequate, to
€2.6m. The minister of culture had said that for ten years, 1% of the funds of Arcus Spa
(the commercial arm of the ministry set up by prime minister Silvio Berlusconi) would be
devoted to the Abruzzi, a significant sum of €20m to €25m per annum. Now however, it
has shrunk to barely €60m for the entire period. The decree instituting a new lotto game
promised that 23% of the proceeds would go to the Abruzzi—€230m out of a total of €990
—but the money has disappeared. Of the famous “wedding list”—donations promised by
foreign countries at the 2009 G8 meeting—only €20m of €450m has arrived. A rare piece
of good news: Russia has added €3.5m for the Palazzo Ardinghelli.
Policy is also skewed. If no further resources are found, the €120m spent on making
damaged buildings safe will also turn out to have been wasted. Already props and
retaining rings are giving way and engineers now estimate that they are only 30%
effective. In many cases, the propping up was also excessive, as at the Palazzo Ciolina,
where €2m was spent on tubular scaffolding that is actually an obstacle to future
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restoration work. The tie-rods used on the Spanish Fortress, which housed the Abruzzo
National Museum, are attached to pliable steel structures and do not guarantee its stability.
There is an urgent need to establish priorities and broker an agreement between the
various stakeholders and services. The confusion is increasing, which is why the Veneto
region has withdrawn funding of €5m intended for L’Aquila’s Church of San Marco. An
interministerial working party has been set up, including the prime minister’s office, the civil
defence commission and the ministries for the environment and infrastructure, but not the
ministry of culture, which has effectively been sidelined. In practice, everything is entrusted
to the deputy commissioner of civil defence, who is required only to make things safe. After
countless complaints and appeals, Massimo Cialente, who resigned as deputy
commissioner in September 2010, has now also resigned as mayor of L’Aquila. “We are in
an insane situation,” he said.
The destruction of a community
After the April 2009 earthquake, the 73,000 residents of L’Aquila were initially rehoused in
tent cities and then transferred to 19 settlements built under the auspices of the head of
Italy’s civil defence department, commissioner Guido Bertolaso. Two years on, it is
apparent that these “temporary” settlements have now become permanent, as many
predicted they would. Critics of these sterile, modern housing developments, reminiscent
of the characterless suburbs built in the US during the housing boom, see them as a
government-enforced dissolution of the community and the intangible values they had
developed over the centuries. Accusations of widespread corruption relating to the
construction of these new settlements have been a constant because they were built
under emergency provisions vested in the civil defence department and thereby exempt
from the normal tendering process. Citizens and the usual structures of government have
been disempowered and thus the vital contribution they could have made to the
reconstruction of L’Aquila has been rendered null.
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