donne - Mezzocielo

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donne - Mezzocielo
uomini
donne
anno XXII primavera 2014 - € 8,00
sped. in a.p. art. 2 comma 20/c legge 662/96
Filiale di Palermo
Magritte, Les Amants, 1928
mezzocielo
143
n°
trimestrale di politica cultura e ambiente pensato e realizzato da donne
politica
La democrazia
è troppo faticosa
Simona Mafai
Cerco un filo, individuando il quale, tirandolo e srotolandolo,
sia possibile dare una lettura agli eventi politici degli ultimi
mesi: dalle vicende internazionali (crisi della Crimea e dinamiche estensive della NATO verso oriente), ad Obama che chiede
all’Europa maggiore solidarietà (e forse più spese militari?);
dalla grave situazione economica e morale italiana, dove si registrano permanere e forse estensione della criminalità organizzata, alla crescita esponenziale della corruzione al Nord
come al Sud; fino ai tragici episodi di disperazione per una disoccupazione, che non si riesce a tamponare…
Come far fronte – donne e uomini – a questa massa di problemi? Come individuare alcune linee d’intervento attorno a
cui costruire una pressione critica ma anche positiva, di massa,
includente gli sforzi di milioni di cittadine e cittadini onesti?
E’ una domanda che travalica le responsabilità e le capacità
della redazione di questo giornale, che oggi riprende orgogliosamente – dopo mesi di silenzio – la sua presenza nella società
siciliana ed italiana.
I problemi su indicati originano da questioni complesse e difficili, riguardanti la struttura delle nazioni, i loro rapporti di
collaborazione o sudditanza, la possibilità dei “governati” (cittadine e cittadini) di prendere nelle mani il proprio futuro, esercitando una effettiva capacità di intervento.
Tra i tanti possibili fili di analisi, ne individuo almeno uno, forse
utile per costruire su di esso una riflessione comune. E questo
filo è una riflessione sulla democrazia, che è la pratica politica
attraverso la quale abbiamo creduto di poter intervenire – dal
dopoguerra ad oggi – sullo svolgimento degli eventi politici interni (e, almeno in parte, sugli eventi europei e internazionali);
sulla efficacia di questa pratica che ci ha assistito per oltre mezzo
secolo (dal 1947, anno della approvazione della Costituzione,
ad oggi); sulle sue caratteristiche, sulla sua funzionalità, sulla
sua capacità reale di dare voce alla popolazione, comprese le
donne e gli strati sociali meno organizzati, sulle speranze crescenti di cui è stata innestata, sulle delusioni che ha suscitato.
Siamo da un pezzo nel nuovo secolo. Il ’900 è passato – anche
se continuiamo a parlarne, a rimpiangerlo o a demonizzarlo ma i problemi che abbiamo di fronte vanno affrontati e risolti
con l’ottica di oggi, senza riportarli dentro una cornice ormai
inadeguata e insufficiente: l’antifascismo, la guerra, il dopoguerra, l’arco costituzionale, e via dicendo.
Le personalità che dominano oggi la scena politica sono troppo
diverse da quelle di ieri. Commuoviamoci pure vedendo il film
continua in terza di copertina
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Antonio Canova, Amore e psiche, 1788-1793, Museo del Louvre, Parigi
diecirighe
Francesca Traina
Se avessi parole per dire tradurrei quest’impaccio muto. Ne farei un suono perforante
la cortina dell’immenso, mi lascerei nelle note dei lupi per un rimpianto d’angelo,
per uno swing, un blues di Billie Holiday, un accordo di viola. Se avessi occhi da mandare in giro vedrei la fatica del tempo, la sua giostra di ore e di stagioni. Vedrei chi
muove il vento e nel vento il mondo. Se avessi mani toccherei la roccia, la goccia che
lenta la scava e la trafigge senza dolore né pianto. Se avessi dita intreccerei capelli e
fili per sospendermi più in là di questo nulla. E se avessi gambe non resterei soltanto
per resistere. Andrei dove nasce il vento, dove incomincia il tempo per una supplica
di riparazione. Perché si ricomponga il due, perché l’uno rispetti il due e il due l’uno.
E che sia donna, uomo o altro indefinito non importa purché non si sottragga vita.
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Basta quella volta
Tracce di una conversazione sull’amore
tra Egle Palazzolo e l’analista Paola Camassa
Ciao Paola, non so ancora quanto il tuo ultimo libro abbia merito o “colpa”, ma certamente verrà fuori, nell’indurmi a
riprendere con te la storia, vecchia come il
mondo, pure per qualche verso nuova di
zecca, dell’uomo e della donna, del loro
rapporto, e diciamolo immediatamente, dell’amore tra loro. Se c’è, quale è, quando c’è,
se lo si riconosce, se si è capaci o determinati a difenderlo, a preservarlo. Come si fa
dei beni, materiali e immateriali, che costituiscono il nostro patrimonio. Che ci identificano. Se diciamo amore di coppia ben
sappiamo che il discorso può farsi ormai palesemente più ampio e indicare altre strade
e magari altre risorse e soluzioni, ma qui
cerchiamo di ripartire, se non proprio da
Adamo ed Eva, da una diversità di genere,
non si sa davvero quanto usurata , mesta, feroce, segregata, estrema e spesso irriconoscibile. Persino colpevole di non aver
trovato, la maggior parte delle volte il segno
vero.
Ci sono colpevoli di grande statura, la mia
piccola colpa è di avere raccontato una storia d’amore che dura, che resiste. Senza vincere. Da questa esperienza ho tratto la mia
conclusione: l’amore è una coppia unita dal
pieno appagamento sessuale. Ma questo
pieno appagamento è quasi sempre l’esperienza più catastrofica per l’IO, che lotterà
contro la perdita della sua integrità, autarchia, egemonia.
La gratitudine che porto alla coppia dei
miei genitori è che mi ha permesso di annettere la coppia sessuale alla sfera dell’ideale dell’Io.
Credo che tutti l’abbiamo intravista, tutti
portiamo l’immagine immaginata, la “preconcezione” della coppia sessuale, ma inesorabilmente la preconcezione viene
distrutta (dall’esperienza della coppia genitoriale o della propria).
Scrive Yeats del matrimonio:
“e quando quel crimine è compiuto, il letto
nuziale porta la disperazione, perché ciascuno vi porta l’immagine immaginata e
trova l’immagine reale”.
Tuttavia, se quella preconcezione fosse
distrutta sempre, a poco a poco scomparirebbe, e invece, miracolo, basta una
sola “realizzazione” per rinnovare quell’attesa.
Comunque è innegabile che “la condizione
dell’amore” quale continua a proporsi, fra ritegno e mistificazione, da oltre cinquant’anni,
possa rendere necessario oggi, tirare fuori
dallo scaffale, Flaubert e la sua educazione o
rieducazione sentimentale come titola un bel
pezzo di Elena Stancanelli (Repubblica 16
febbraio) che ricompone in bella carrellata
letteraria davvero tanto di ciò che sull’amore
e sulla coppia si va analizzando, calandovisi
dentro, sia “speranza” come in Carrere (“Vite
che non sono la mia”) o “trappola” come in
Roth (“la mia vita di uomo”) ma dove, a conti
fatti, non scompare la possibile salvezza del
giusto incontro, dell’affinità elettiva.
Non a caso, le più belle pagine del mio scaffale sono quelle di M .Yourcenar. Non so
quante volte ho riletto da Le Memorie di
Adriano, toccata più dalla durata che dall’eccesso quelle che vanno da pag 13 a pag
16 e che si compendiano con:
“non ho mai compreso come si possa essere
sazio di un essere umano. La molteplicità
delle conquiste contrasta con il desiderio di
enumerare le ricchezze che l’amore arreca,
di osservarlo mentre si trasforma, fors’anche mentre invecchia”.
Sta di fatto, cronaca a parte, che la ricerca
che l’uomo sin dalla pubertà fa della donna,
resti a tuttora imprescindibile ma che mode
e costumi lo spingano oggi nello spazio ristretto di una sorta di graduatoria con una
serie di allettamenti e distrazioni di disturbo.
La paura di guardarsi dentro, di “ammettersi”, lasciano che una presenza desiderata
ci resti a fianco con poche interiori consapevolezze, quasi per onor di bandiera. Una
tappa d’obbligo infine più esibita, sperimentata, fronteggiata, che risultato fondante di
una ricerca vera. E più volte crescita e maturità non correggono il tiro.
La donna, dal canto suo, si avverte già
tale sin dai banchi di scuola e oscilla tra
scarpe da tennis e vorticoso tacco a spillo
valorizzando, mostrando fin che ce la fa il
suo corpo magari oscurando o misconoscendo doti assai più durature, sia che
possa scegliersi un vestito firmato sia che
debba limitarsi alla bancarelle rionali. Ma
la sua spavalderia si fa pianto, forse meno
o forse più, di quanto poteva accadere a
sua madre o a sua nonna, controllate a
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vista in famiglia, se l’altro tradiva, abbandonava, deludeva.
Non credo che ci sia più la guerra tra i sessi,
ma c’è una grande delusione.
Nel mio studio si avvicendano ragazzi e ragazze, uomini e donne, talvolta vorrei che
l’uno potesse spiare le pene dell’altra, tutti
sperano e disperano di trovare l’amore.
Tutti portano la loro immagine immaginata
e le ferite che ha subito.
Forse la differenza di genere sta nelle difese
innalzate su quelle ferite.
Le donne hanno conquistato difese più attive rispetto al passato, quando la cultura
valorizzava solo le qualità che derivano
dalla passività (verginità, pudore, riservatezza), dunque oggi possono essere più autentiche, più espressive, gli uomini non
riescono ancora a superare il crollo della
rendita di posizione, e integrare quella passività che avevano dovuto rigettare.
Insomma è come se la donna potesse oscillare, l’uomo ancora no.
L’uomo, che non ha mai potuto “inclinarsi”, sembra potere solo cadere dalla sua
postura eretta. (A. Cavarero)
Coppia, amore, figli, letteratura, cinema,
canzoni, tanta roba buona e tanta meno, ci
si ritrova con la molesta sensazione che la
eterna vicenda uomo-donna che con lotte
e impegni, in piazza e in Parlamento, abbiamo, in qualche modo liberato da disparità e imposizioni, non abbia ancora
individuato il suo equilibrio, trovato il bi-
nario che porti ad una meta comune. Senza
optare per i “vissero felici e contenti”(ma
c’era, ci fu? Potrebbe esserci ancora?) possiamo individuare alle soglie di un nuovo
millennio ciò che possa dare maggiori margini all’amore, che ridimensioni il precariato, le sottili amarezze, gli equivoci, il
dubbio per sé o il compagno? La nostra
più forte sconfitta proviene, intanto, dai
dati di cronaca con la violenza, la sopraffazione, la drammatica frontalità delle legittime autonomie della donna. Figli
esperti di una realtà tecnologica sempre
più raffinata, di spazi sempre più esplorati
e al tempo stesso incalzati da problemi e
pericoli di cui non misuravamo la portata,
siamo forse i “retrogradi “del binomio
donna-uomo?.
Il tempo (della preconcezione) dell’amore
sessuale è radicato nella natura umana, che
è di carne e corpi. E queste “realtà” non
sono umili, sono potenti, attraversano le generazioni e pretendono sempre la loro realizzazione. L’amore appagante, la sessualità
appagante che non ha limiti, differenze e
vorrei affermare, se si vuole non ha età, produce energia, toglie gli sprechi che facciamo
di noi e delle nostre capacità. Questo attendiamo, questa attesa sta nella nostra preconcezione. Basta una volta. Ogni essere
umano si aspetta quella volta. La straordinaria esperienza che supera le paura del
tempo, la sofferenza di abbandoni o tradimenti. La nostra statura di uomo o di
donna, il nostro calore umano deriva da
“quella volta”.
La Potente
Paola Camassa, La potente (ed. nottetempo, € 11)
Un libro originalissimo, che non assomiglia ad alcun modello. Un romanzo? Non
proprio. Una serie di sceneggiature, ciascuna con propri personaggi, e che si concludono con una indicazione di testi musicali (operistici, classici, leggeri) che furono un tempo sfondo agli eventi narrati. Chi legge può evocarli nella propria
memoria, e partecipa così emotivamente al testo. La psicanalisi entra a poco a
poco, ma in seguito avvolge e spiega, con alcuni illuminanti resoconti di sogni.
Felici e gioiose le immagini delle ragazze, che s’incontrano e s’inseguono – nella
casa, sulla spiaggia, nelle terrazze – in una sorta di danza.
La famiglia antica, vissuta con i genitori e i quattro nonni, più i domestici, i fornitori
e il nano portiere: che nostalgia! Certo, la famiglia allargata l’abbiamo molto criticata. Ma fu poi così male? I protagonisti della storia non si astennero nella loro vita
dalla assunzione di precise responsabilità civili, professionali, politiche, su frontiere
diverse. Ma ciò non incide sui legami affettivi, e la narrazione (la vita vera?) procede
lieve, senza farsi ferire da giudizi moralistici o religiosi. Al centro del cosiddetto “romanzo” il trionfo del rapporto sessuale come un’alba opalescente e poi aurora radiosissima. La prima notte di nozze dei capifamiglia (la “potente”) viene celebrata
nell’anniversario annuale – mai sentita una cosa simile –, fuori dalla famiglia, nella
camera di un albergo di lusso. Il racconto nasce a frammenti e si costruisce progressivamente in una nuvola di cristallo. Un libro che non si dimentica.
S. M.
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Madri e guerrieri
Il bambino sin dalla più tenera età è in grado
di dominare e vincere sul femminile
Maria Luisa Mondello
Fotografie di Shobha, Nepal - Kathmandu, 2014
Le tante osservazioni del neonato e del bambino che fanno parte della mia attività didattica, oltre che il lavoro psicoterapico, permettono di affermare come riconoscibile, già tra
madre e bambino, ma anche tra piccolo e sorelle, un percorso affettivo-educativo che da
tempo ho definito educazione del guerriero.
Riferisco di questa modalità per affermare che
andamenti di potere e di forza, riferiti al maschile, sembrano essere perseguiti, e per certi
versi resi possibili, proprio dal femminile.
Succede che intorno all’anno d’età i gesti imperiosi del bambino, i colpetti che il piccolo
può anche inavvertitamente rivolgere alla
madre sono accolti con sottolineature gioiose della prodezza, da mostrare e condividere con gli altri familiari. Gli stessi gesti
rivolti ad esempio, a una sorellina più
grande e comunque capaci di fare male,
sono consentiti ed è richiesto dalla stessa
madre che abbiano la medesima accoglienza
da parte della sorella: gesti significativi della
qualità maschia del piccolo e perciò accettabili. E apprezzabili.
Quando crescendo il bambino diviene più
competente nel suo desiderio e meno disposto a cedere, più forte, l’atteggiamento materno muove attraverso compiacenze stirate
perché non si arrivi al diverbio, per traci-
mare poi in atteggiamenti disperati e disperanti quando il figlio, nel suo essere irriducibile... [...]
La dizione educazione del guerriero sembra
poter cogliere il criterio che codifica la necessità che il maschile cresca capace di attaccare,
di essere forte e di mantenere la sua forza,
qualità guerriera, funzionale probabilmente
alla difesa del gruppo familiare, sociale e comunque in grado, sin dalla più tenera infanzia, di dominare e vincere sul femminile.
Impossibilitato quest’ultimo a raggiungere
una posizione adulta, grande di fronte al maschile, non importa quale ne sia l’età. La funzione materna consente al femminile, ha
consentito storicamente al femminile, di avere
cura del guerriero, di farne un guerriero, accettandone il dominio.
A conclusione: si può immaginare che mutate
condizioni di vita cambino e cambieranno i
rapporti maschio-femmina e quello che avremo
da dire sul loro percorso di crescita e identitario
risuonerà profondamente mutato. Per ora limitiamoci a constatare la difficile armonizzazione del consolidato e pervasivo rapporto
uomo-donna con una regolazione che superi gli
ancora attuali sistemi diseguali e sopraffattivi.
dal saggio “Vergine, madre e figlia”, incluso nel libro “Tra
femminile e materno: l’invenzione della madre” (Angeli Ed., 2009)
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Una storia terribile
Se parli ammazzo te e la tua famiglia
Adriana Palmeri
Una storia d’amore come tante, una giovane
coppia innamorata, Francesca insegnante,
precaria, di lettere, Luca impiegato pubblico, sei anni di matrimonio una bimba e
tanti progetti irrealizzati.
I primi anni trascorsi felicemente, poi l’attesa di un bimbo/a che non arriva. Francesca si sottopone ad una serie di accertamenti, Luca dapprima si rifiuta, poi acconsente strappandole la promessa di non rivelare mai a nessuno e men che meno a sua
madre, se fosse risultato non fertile. Non
c’erano problemi per entrambi, finalmente
nasce la loro bimba sana e vivace. Da allora,
però, qualcosa inizia a turbare Luca, una
specie di crisi post-parto pur non essendo
stato lui a partorire.
È sempre facilmente irritabile, non mostra
nessun interesse per la piccolina, anzi, preferisce dormire in salotto pur di non sentirla
piangere.
La trasformazione è lenta e graduale, diventa sempre più nervoso anche nel linguaggio, si sottrae ad ogni benché minima
collaborazione familiare, rimprovera aspramente F. per qualsivoglia motivo.
Lei tiene per sé questa tensione sempre più
pressante, la reputa circoscritta all’evento:
la bambina, forse, ha destabilizzato il suo carattere di uomo docile, gioviale, allegro con
tutti, come era stato fino ad allora.
Lo ritiene uno stato passeggero, un motivo
in più per non parlarne neanche con le amiche e non distruggere l’opinione che i conoscenti hanno di Luca. Tutto precipita nel
silenzio assenso di F. che subisce ogni sorta
di mortificazione e molteplici accuse come:
“sei diventata brutta, una vacca, sei sporca
tu e la casa, non sai amministrare le nostre
entrate, la bambina ci costa tanto per colpa
tua, non voglio vedere più i tuoi genitori in
questa casa dal momento che non sono riusciti ad educarti bene”.
Francesca, atterrita, deve comunque continuare la sua vita, correggere i compiti in
classe dei suoi alunni; lo fa piangendo ininterrottamente mentre le lacrime annebbiano
i fogli.
Luca, quando rientra a casa la strattona,
vuole sapere il motivo dei suoi pianti, il suo
silenzio lo induce a darle, con inaudita violenza uno schiaffone che lesionerà il suo timpano con una perdita del 70% dell’udito.
Poi le chiederà scusa, la coccolerà e faranno
l’amore. E di nuovo le romperà il polso de-
stro e poi le chiederà scusa, e poi continuerà,
sempre così: la picchierà e le chiederà scusa.
Passano tre anni, F. non è una più una
vacca, è di una magrezza preoccupante ma
dirà ai suoi genitori che segue una dieta, e
agli amici racconterà che è molto occupata
e non può frequentarli.
Luca, invece, torna a casa ogni sera sempre
più tardi e dorme in salotto. Una sera, rientrando si reca nella stanza da letto dove la
bimba e Francesca dormono e vuole possederla a tutti costi.
Lei si ritrae e lo invita a tacere per non svegliare la bimba, ma è una lotta impari, F.
stremata resiste e trova la forza per dirgli che
la loro storia è finita.
Luca indiavolato va in cucina, prende del
nastro adesivo, sveglia la bimba in modo che
possa assistere a ciò che aveva in mente di
fare, imbavaglia F. e la possiede con brutale
violenza sotto gli occhi della figlia che urla a
squarciagola.
Nottetempo telefonerà ai genitori di Francesca per chiedere aiuto poiché, dice, sembra in preda ad una crisi convulsiva, delira,
farnetica, e li avverte che non è in grado di
badare a una bambina di quattro anni.
Dice pure che Francesca non è mai stata una
buona madre, mentre, rivolgendosi alla moglie, bisbiglia all’orecchio: “se parli ammazzo te e la tua famiglia”.
Da quel momento la bimba inizia a balbettare, questo però non le impedisce di farsi
capire e descrivere a tutti cosa avesse fatto
il suo papà alla mamma.
Da quel giorno, Francesca non ha dormito
per giorni interi, continuando a dimagrire.
Oggi entrambe stanno bene.
Grazie all’aiuto della famiglia e grazie a mirate terapie la bimba ora più serena, balbetta solo in presenza di uomini. Francesca
a fatica ha ripreso i chili perduti. Luca non
ha più visto la bimba e ha ininterrottamente vessato Francesca che comunque,
per paura, ha rifiutato di denunciarlo.
I genitori di F. dopo lunghe trattative ottengono il permesso all’espatrio per la bimba,
per questo garantiranno a Luca di non
esporre denuncia.
Oggi, confortate dall’affetto di parenti ed
amici, Francesca e la bimba vivono fuori
dall’Europa.
Luca ha perseguitato strenuamente i genitori di Francesca per oltre sei mesi, poi ha
desistito e oggi vive con sua madre.
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A proposito di adolescenti
mille motivi per preservare la propria integrità
Assunta Laura Imondi
In questi giorni la tv e i giornali riportano dispecchio convesso, restituendoci valori distorti
verse notizie di baby prostitute e i fatti acda quelli che provano a proiettare le istitucaduti, oltre a denunciare la dilagante
zioni delegate all’educazione e all’istruzione.
prostituzione minorile, gettano una luce imLoro – famiglia e scuola – possono tentare, atpietosa – con rimandi a fatti più o meno noti
traverso un lavoro certosino e costante, di riape a siti che promuovono incontri – su un
propriarsi degli spazi dell’infanzia e
mondo mosso dalle pulsioni dei soldi senza
dell’adolescenza, anche rischiando di essere insudore e del sesso senza freni.
vadenti perché invasiva e pericolosa si è riveNon siamo qui per emettere giudizi moralilata quella che Zygmunt Bauman definisce
stici, ma ci par doveroso provare a capire le
“tecnoliquidità”, soprattutto per i nativi digidinamiche che stanno trasformando la sfera
tali, per i quali non esiste una linea di confine
intima degli individui per non restare spetfra la sfera del reale e quella del virtuale e nelle
tatori inermi dinanzi a fenomeni che stanno
cui esistenze la rete è la grande maestra: le nosegnando in maniera significativa la società
tizie che vi circolano, invece di essere di essere
e gli adolescenti.
interpretate come monito, diventano fonte di
Quanto tempo è passato dalla liberalizzazione
emulazione. Alcune ragazzine, per imitarne
dei costumi e dalla cosiddetta democratizzaaltre, hanno svenduto il loro corpo per un paio
zione della donna che si è dichiarata padrona
di jeans e una ricarica. Ma a chi lo hanno cedella propria vita e del proprio corpo? È traduto? Chi sono quegli uomini che l’hanno
scorso solo qualche decennio da quando abcomprato? Hanno delle figlie che li aspettano
biamo finalmente appreso l’importanza
a casa? Danno loro un bacio sulla fronte e didell’indipendenza dal genere maschile, rinnecono “buona notte, principessa”? Non sanno,
gandone la sottomissione in buona parte del
però, che proprio sotto il cuscino dove pogmondo occidentale. A questo punto, però, è
giano quella stessa fronte, hanno nascosto i cellegittimo chiedersi il significato della parola inlulari e su qualcuno di questi sono giunte
dipendenza: indipendenza implica il non pasproposte di uomini adulti che rispondono a un
sare dal cordone ombelicale materno alla
annuncio pubblicato dalle loro bambine.
custodia del coniuge; indipendenza vuol dire
Come possono questi padri ergersi a educatori
potere e saper dire “sì” o “no” senza vessazioni
se loro per primi non riconoscono il valore delo umiliazioni; indipendenza significa possedere
l’identità femminile e non provano rispetto
stessi diritti e pari diverso la donna? E
gnità dentro e fuori
cosa possiamo aspetNeknominate:
nuovo
gioco
giovanile.
casa.
tarci noi donne – gioSe l’indipendenza è
Già cinque vittime in Gran Bretagna
vani o ormai adulte –
questo, perché mai conda parte di taluni insentire all’uomo di com- “Ho visto che fate a chi beve di più: adesso vi dividui che ci perceprare il nostro corpo in insegno io” – aveva detto James Bradley, rug- piscono essenzialcambio di un numero – bista, mostrando in video le due bottiglie di mente come fonte di
più o meno considere- gin mischiate col the che si apprestava a in- piacere?
vole – di rose o di mo- gurgitare. Morirà poco dopo per coma etilico. Se il quadro è davtivi? Valiamo così poco? È il nuovo “gioco” giovanile che corre in rete vero questo, siamo
No, non valiamo così tra l’Irlanda e il Regno Unito. Significa: “Bevi soprattutto noi a dopoco. Ci siamo, però, il drink tutto d’un fiato” (Neck your drink). verne scardinare la
distratte e abbiamo sot- Il partecipante si filma mentre beve, e no- struttura per riaptostimato il nostro spes- mina altre due o tre persone sfidandole a fare propriarci della nosore e oscurato la nostra la stessa cosa entro 24 ore. Le vittime del stra identità e della
identità. Complici delle gioco sono tra i 19 e i 29 anni di età, e sono nostra storia; siamo
nostre sviste sono pro- già morti in cinque. “Vi prego, fermatevi!” ha noi donne a dover ribabilmente i molteplici lanciato l’appello una madre.
cordare le nostre
stimoli che riceviamo
lotte e portarne
dall’esterno che non è più il mondo al di fuori
avanti altre; e, infine, siamo sempre noi ad
delle nostre mura o del nostro borgo, ma un
avere mille motivi per custodire gelosamente
universo virtuale fatto di miti e di immagini, in
la nostra integrità e impedire all’uomo di
cui la realtà si riflette e si deforma come in uno
comprarci come merce a buon mercato.
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Letizia Battaglia, Gli invincibili, Nora Barnacle e il marito James Joyce, 2014
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Uomini e donne: che fare?
A che punto è il dibattito dentro
al movimento femminista
Gisella Modica
Sono cambiate molte cose negli ultimi trenta,
quarant’anni nel rapporto tra uomini e
donne. Un esempio? Ad Ottobre scorso, in
preparazione dell’ultimo incontro nazionale
di Paestum Libera: ergo sum, è stata posta per
la prima volta la questione se fare partecipare
gli uomini. Ci sono diversi segnali che ne evidenziano l’urgenza, è stato detto: la presenza
sul territorio di diversi gruppi femministi
misti; l’autocoscienza maschile che comincia
a porre in discussione il maschile come universale. La separazione dagli uomini, del femminismo degli anni ’70, che ha trasformato
rapporti sociali, stili di vita, e cultura, fa parte
della radicalità delle origini, è stato detto: oggi
dove passa la radicalità parlando di uomini si
o no? Si tratta di una questione ancora aperta.
Alcune preferiscono parlare di “opportunità
politica”; altre sono convinte che il sapere
espresso dalle donne sia pensiero per tutti,
uomini e donne, e che radicalità oggi voglia
dire interagire anche con gli uomini, andare
a un confronto serrato, riconoscendo la forza
del proprio pensiero. Altre ancora invece
scrivono che ad oggi, in Italia, non ci sia un
pensiero degli uomini condiviso e pronto per
un confronto con il femminismo. E gli uomini? Come hanno reagito alla richiesta di
partecipazione? Alberto Leiss, giornalista ha
risposto che “nuove relazioni politiche tra uomini e donne, nella consapevolezza della differenza dei sessi e dell’esaurimento simbolico
del patriarcato, sono la via principale per sovvertire una politica, finora determinata dal
maschile, che sta fallendo clamorosamente”.
Marco Cazzaniga dell’Associazione “Identità
e Differenza” che da venticinque anni si occupa di progetti che puntano sulla relazione
tra donne e uomini, partendo da sé e dal riconoscimento della rispettiva differenza, ha
dichiarato che avrebbe voluto andare a Paestum per ascoltare le donne, non per opporsi,
ma, riconoscendo la propria parzialità, valutare insieme percorsi e obiettivi condivisi, e
verificando come attuare una convivenza
pacifica, anche se conflittuale, tra differenze.
Da molto tempo l’associazione “Identità e differenza” svolge seminari tra uomini e donne
sulla violenza maschile, partendo da sé, e rompendo la rigidità del linguaggio neutro che pretende di rappresentare il tutto.“La violenza
contro le donne ci riguarda: prendiamo la parola come uomini”, dicono. Dando vita ad una
rete che ha preso il nome di “maschile plurale”.
Uno dei temi più discussi in rete è il rapporto
tra autorità e potere, e in particolare il rancore
degli uomini e la difficoltà a confrontarsi con
l’autorità femminile, a riconoscerla per paura di
recare danno all’immagine della propria virilità.
A proposito della partecipazione a Paestum la
rete, partendo dal presupposto che oggi non si
possa fare a meno di scommettere sulla relazione tra donne e uomini per un cambiamento
radicale, aveva organizzato un incontro centrato
sulla domanda: “Cosa cambia se cambiano i desideri degli uomini?”. Da una voce maschile è
arrivato l’invito a far proprie le pratiche del femminismo e “scardinare l’istituzione dentro di
sé”. C’è poi il gruppo “intercity-intersex”,
uno spazio in cui trovare parole proprie per
parlare di maternità e paternità, di lavoro, di
rapporti di coppia, di sessualità, mostrando
contraddizioni e differenze rispetto al passato. Nel luglio scorso, alla Libreria delle
donne di Milano, si è aperto un incontro sulla
domanda “Uomini e donne: che fare?”.
Il femminismo ha scompaginato il rapporto
tra i sessi hanno scritto le organizzatrici. E
però la violenza sessista sulle donne, la politica
rappresentativa e i partiti, l’organizzazione del
lavoro e l’economia, mostrano il caos di un sistema che frana. Possiamo scommettere su
una relazione politica significativa tra donne
e uomini per un cambiamento radicale? Una
risposta è stata: il possibile fra uomini e donne
come scommessa politica da giocare, sapendo
che bisogna fare invenzioni sul piano delle
pratiche, e “sapendo anche che la rivoluzione
del femminismo ha fatto crollare il patriarcato
ma la misoginia no, anzi!”
il nostro percorso per raccontare
Come eravamo Continuiamo
alle giovanissime come non fu così facile per le
donne arrivare a posti di una certa importanza
o addirittura nelle istituzioni. Quello che ora alle ventenni appare come un diritto acquisito da
vari secoli è una conquista dopo serie battaglie, soltanto di pochi decenni fa.
L’ingresso delle donne in magistratura risale in Italia al 1963, quando la legge n. 66 regolamentò
“l’ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni”. Il primo concorso aperto alle candidate donne fu indetto nel maggio dello stesso anno, e risultarono idonee al posto di uditore giudiziario otto candidate su 187 (i posti messi a concorso erano 200). La migliore delle candidate si
piazzò al quarto posto della graduatoria. All’inizio della carriera in una prima fase vi è stata una di8 mezzocielo n° 143 aprile 2014
uomini donne
Liberi di sposarsi
Un rito per condividere una vita insieme
Stefania Savoia
Ho scelto di scrivere di matrimonio non solo
perché mi sono sposata pochi mesi fa, ma
anche perché quando, sul tema uominidonne, mi hanno chiesto di scrivere qualcosa
sul tema, la parola matrimonio mi è subito venuta in mente.
Non è stato mai un mio pensiero fisso e non
ho mai immaginato il giorno delle mie nozze
come “il giorno più bello della mia vita” ma
quando abbiamo deciso di sposarci ho sentito
che era una scelta nostra, mia e sua, libera e
consapevole e per questo bellissima e giusta.
Poi mi sono venute in mente le foto dei matrimoni dei nonni, quelle ingiallite e in bianco
e nero che ritraggono coppie che sembrano
appartenere ad un mondo che non c’è più,
con volti sorridenti e vestiti mai troppo esagerati. Sono foto dolci, in pose naturali in cui
spesso, da nipote, trovi tratti simili ai tuoi, in
cui riscopri una giovinezza che non avevi conosciuto e un sorriso che conosci già.
Ecco, questo dovrebbe essere il matrimonio,
un momento di semplice, libera, condivisione.
Una scelta per molti ormai demodé o peggio
retaggio di una cultura patriarcale che in Italia, secondo i dati Istat, sembra però ritornare
in auge.
Tra i fasti che impongono a molti lo stile principessa, a cui seguono le rate che il padre
della sposa (tradizionalmente) dovrà pagare
e la sobrietà delle cerimonie civili, ci si sposa
ancora. Tanti matrimoni ma anche tanti divorzi, direte voi, e a ragione dato che anche
per questi i dati sono in crescita.
Tutto nasce dalla libertà, la libertà che ancora
in questo paese donne e uomini hanno di celebrare la propria unione attraverso un rito
antico che ha ancora il suo fascino e nella
stessa maniera di interrompere, grazie alle
lotte di donne e uomini che hanno reso questo paese migliore, questo rapporto in maniera poco più semplice rispetto al passato
anche se con tempi ancora lunghi e costosi.
Tutto dovrebbe nascere dalla libertà, che
però ancora in questo paese non hanno le
persone dello stesso sesso, condannate ad essere coppie non riconosciute o meglio coppie
discriminate.
Libertà, dicevamo, quella che manca anche
alle donne costrette a sposarsi senza il loro
volere, un fenomeno che potremmo considerare estraneo alla nostra “civiltà” ma i cui
dati, sebbene non ufficiali e difficilmente rintracciabili, coinvolgono molte cittadine di origine straniera. Un fenomeno, quello dei
matrimoni forzati legato alla violenza e non
solo quella dello scegliere il compagno per la
propria figlia ma il cui rifiuto spesso porta ad
un allontanamento dal gruppo di appartenenza o alla violenza fisica per imporre un
marito a chi vorrebbe un compagno da
amare.
Come si legge dal sito di Trama di terre,
un’associazione italiana che si occupa del fenomeno: “Anche in Italia bambine, adolescenti e giovani donne immigrate, spesso nate
e cresciute nel nostro Paese, vedono troppo
spesso violati i propri diritti da famiglie che
scelgono di sottoporle a matrimoni precoci o
forzati. Si tratta di casi che talvolta finiscono
alla ribalta della cronaca nera, quando le giovani che tentano di sottrarsi punite con violenze fisiche oppure uccise. O quando tentano
il suicidio.”
Lo so, lo so quando si parla di matrimonio le
immagini sono o idilliache o terrificanti
stando anche al fatto che molte delle violenze
sulle donne sono perpetrate da partner o mariti violenti ma non si può fare di tutta l’erba
un fascio e non mi sento, forse a causa della
mia giovane età, di lasciarmi trascinare solo
da questi orrori.
Voglio ancora pensare che il legame tra due
anime diverse che liberamente scelgono
molto di più che la firma di un contratto sia
ancora un momento importante che rappresenta un rito di passaggio non obbligatorio
ma libero che dovrebbe testimoniare la bellezza di condividere la vita insieme.
uomini
donne
slocazione preferenziale delle donne nei settori della giustizia minorile e della famiglia, ma poi
esse hanno occupato tutti i campi e i settori della giurisdizione. Nel nostro Distretto vi è sostanziale
parità nella rappresentanza numerica e sono donne 3 su 6 dei Presidenti di Sezione del tribunale.
Da pochi anni soltanto cioè dal 2005 una donna può diventare primario in un ospedale. Diventa
primario di Chirurgia pediatrica della Clinica Buzzi di Milano. La prima donna in Italia a ricoprire
questo ruolo e per giunta in un ospedale d’eccellenza nella cura delle patologie infantili è Giovanna
Riccipetitoni. Che diventa inoltre la prima donna ai vertici dell’Associazione dei chirurghi ospedalieri, che raggruppa più di cinquemila medici. Il suo lavoro dimostra nei fatti e tutti i giorni che
le donne possono essere ottimi chirurghi oltre che ottimi diagnosti. Perché nell’ambiente medico
su questo aspetto qualche pregiudizio è ancora duro a morire.
Silvana Fernandez
n° 143 aprile
2012 2014
9 mezzocielo ottobre
persone
uomini
donne
uomini donne
Donne senza onore
Anna Petrozzi
Giovanni Falcone sosteneva che la forza della
mafia risieda nella sua profonda capacità di
modificarsi e di adattarsi alle circostanze che
cambiano, pur rimanendo se stessa. Così è
stato con le varie mutazioni del volto mafioso,
ora violento e stragista, ora silenzioso e concentrato sulle opportunità di business che il
mondo globalizzato offre. Lo stesso principio
si è rivelato particolarmente valido anche per
l’universo interiore di Cosa nostra, quello più
intimo e riservato, quello femminile.
Recentemente Lucia Riina, la figlia più piccola di Totò, il sanguinario capo di Cosa Nostra, ha rilasciato una lunga intervista al
settimanale Panorama nella quale ha descritto la sua famiglia come una culla
d’amore e felicità. Noncurante del dettaglio
che una gran parte della vita dei Riina, nonché tutta la sua adolescenza, siano state vissute in latitanza, conclusasi bruscamente
con l’arresto imprevisto e misterioso del
padre, da allora, dal 15 gennaio 1993, rinchiuso al 41bis, condannato all’ergastolo
così come il fratello maggiore.
Ninetta Bagarella, la moglie del boss, nonché sorella di Leoluca, mai si sarebbe sognata di parlare con la stampa, di raccontare
aneddoti privati e segretissimi, aprendosi al
mondo, ma la figlia sì: è un segno dei tempi.
Di tempi in cui la donna di mafia esce dall’ombra e dice la sua, ma rimane se stessa,
strenua protettrice del disvalore mafioso e
mistificatrice di una normalità di fedeltà e
affetto del tutto avulsa dalla realtà.
E quante donne, ci raccontano i collaboratori di giustizia, hanno infilato tra i panni del
bucato quotidiano una camicia intrisa di sangue, senza fare una domanda. Ubbidienti
alle regole cui sono abituate fin da piccole
che le vogliono dedite ai mariti e ai figli, consapevoli di dover essere il pilastro portante
sul quale l’uomo conta per poter ascendere
nella carriera criminale. E fino alla fine, non
importa a che prezzo. Seppur costanti custodi di questo stesso codice di etica rovesciata oggi le donne di mafia non si limitano
più ai ruoli canonici. La modernità ha contagiato anche queste mogli, sorelle, figlie che
hanno lasciato le faccende domestiche per
dedicarsi agli affari di famiglia.
Costrette alle pari opportunità dalle detenzioni carcerarie dei loro congiunti maschi, si
sono già sapute distinguere per capacità organizzative, gestione del denaro, spartizione
dei compiti e persino giudici dei vari regolamenti di conti.
Da pie compagne al di sopra del reato di favoreggiamento oggi le donne di mafia hanno
cominciato a saggiare anche il prezzo del potere subendo arresti e condanne severe.
Tra le più note la sorella dell’ultimo latitante
dell’epopea corleonese, Anna Patrizia Messina Denaro, arrestata lo scorso dicembre
nella sua Trapani, perché accusata di avere
un ruolo preminente nella gestione degli affari del fratello, assieme ad altri parenti, e di
esercitarlo in piena consapevolezza. “Io qua
sono, mi chiamo Messina Denaro e non mi
rompe niente e nessuno” diceva, tanto per
chiarire una richiesta di estorsioni da 70.000
euro, intercettata dagli inquirenti.
Così Anna Messina, sorella di Gerlandino, boss
storico di Agrigento, arrestata con l’accusa “di
10 mezzocielo n° 143 aprile 2014
uomini
donne
uomini donne
avere concretamente contribuito, pur senza farne
parte, al rafforzamento e alla realizzazione degli
scopi dell’organizzazione di Cosa nostra”. Per assurdo parallelo anche le donne di mafia assolvono gli stessi compiti degli uomini senza però
averne gli stessi riconoscimenti. Restano fuori,
non fanno parte dell’associazione, risolvono, mediano, eseguono, ma non sono donne d’onore.
Solo per le donne di ‘ndrangheta esiste la rarissima carica di “sorella d’omertà” e già il
titolo include la funzione. Con l’espansione
della mafia calabrese al nord queste donne
Fotografia di Letizia Battaglia, Mondello, 2012
hanno dovuto affrontare la sfida di tutelare
i propri “valori” anche in terre lontane di
mentalità completamente diverse.
Le intercettazioni ci raccontano di una Saveria Strangio, donna di una delle più antiche
famiglie di San Luca, scandalizzata e furente
con i propri figli, ormai milanesi, perché si
erano permessi di pagare le bollette. “Ma
siete pazzi? Io non vi ho educato per farvi
spendere soldi per acqua e luce!”. Inutili i
tentativi dei ragazzi di spiegarle che non si
trovavano più in Calabria dove tutto ruota attorno al potere della ‘ndrangheta, persino le
utenze. Per non parlare della libertà di scegliere il proprio compagno o compagna.
Anche questo è appannaggio della famiglia
mafiosa e la mamma ha il compito fondamen-
tale di sorvegliare le “cotte” dei figli e indirizzarle dove già è stato deciso si debba fondere
il legame sentimentale con quello d’onore.
Anche a costo di intervenire direttamente ad
ostacolare un’unione.
Tutto cambia affinché nulla cambi. Per fortuna non è sempre vero. A fare da eccezione
tante donne che invece capiscono e decidono di voler dare un altro futuro, un’altra
vita ai propri figli e con un coraggio ancora
maggiore dei loro uomini non recidono solo
il vincolo associativo, ma il vincolo culturale
e di sangue. Fino in fondo, a qualunque
prezzo e non in nome dell’omertà, ma della
libertà e del riscatto. Diceva un noto collaboratore di giustizia: “Senza la donna Cosa
Nostra non esisterebbe”.
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2012 2014
11 mezzocielo ottobre
persone
uomini donne
Artemisia Gentileschi
Giuditta e Oloferne
12 mezzocielo n° 143 aprile 2014
uomini donne
S
errò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda
del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni,
che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con
un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali
prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima
messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai
il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli
detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne.
dal Processo per stupro
Vissuta durante la prima metà del XVII secolo, riprese dal padre Orazio il limpido
rigore disegnativo, innestandovi una forte accentuazione drammatica ripresa
dalle opere del Caravaggio, caricata di effetti teatrali; stilema che contribuì alla
diffusione del caravaggismo a Napoli, città in cui si era trasferita dal 1630. Negli
anni settanta del secolo scorso Artemisia, a partire dalla notorietà assunta dal
processo per stupro da essa intentato, diventò un simbolo del femminismo internazionale, con numerose associazioni e circoli ad essa intitolate. Contribuirono
all’affermazione di tale immagine la sua figura di donna impegnata a perseguire
la propria indipendenza e la propria affermazione artistica contro le molteplici
difficoltà e pregiudizi incontrati nella sua vita travagliata.
Wikipedia
n° 143 aprile
2012 2014
13 mezzocielo ottobre
persone
uomini donne
Appunti durante un convegno
La donna di Lacan è unica e completa
Maria Chiara Di Trapani
“La donna lacaniana è Unica, in sé ha
tutto, è completa”.
Ascoltare le risposte di Lacan alle domande lasciate aperte da Freud è un sorprendente stimolo alla riflessione che
arricchisce e fa emergere un’immagine
forte e solida del femminile. Questa la lezione appresa alla conferenza di Jean
Louis Gault su Uomini e Donne secondo
Lacan, tenutasi presso la Scuola Lacaniana
di Psicoanalisi di Palermo. Lacan nel suo
pensiero sviluppa e supera concetti come
il complesso di Edipo e la differenza di genere, per elaborare una visione dell’essere
Donna come espressione di straordinaria
unicità.
Un vademecum, un mantra da tenersi a
mente nei momenti di fragilità e smarrimento nel vivere quotidiano.
Perché la psicanalisi è rivoluzionaria?
Freud è il primo a sovvertire l’autorità paterna che sta alla base della struttura patriarcale dell’ordine sociale.
Smette di applicare l’ ipnosi ai soggetti isterici e rinuncia al potere del suo sapere di me-
dico per lasciare parlare una donna. Apre
una nuova via a “che cosa vuole una
donna”. Ci lascia questa domanda insoluta
e Lacan cercherà di superare questa empasse
lasciata dall’inventore della psicanalisi.
Per Freud la differenza dei sessi parte
dall’anatomia. Nel primo incontro del
bambino con il corpo dell’altro: sia di un
altro bambino o di un adulto e nell’ importanza dell’ osservazione dell’organo dell’altro. Questa esperienza visuale prende
posto con la relazione che intrattiene con
il suo corpo e con il corpo dell’altro. Questo momento decisivo con l’immagine
dell’altro sesso ha sempre degli effetti nella
vita e lascia degli effetti nell’ inconscio.
Quest’immagine può essere fonte di domande, inquietudini, tormento o angoscia
ed il ricordo può essere rimosso, negato,
rigettato e può costituire un sintomo.
In quest’ esperienza visuale del corpo c’è
la sessualità e come il soggetto ne fa esperienza. L’ immagine diventa domanda, interrogazione, parola, questione.
Cos’è essere Uomo.
Cos’è essere Donna.
14 mezzocielo n° 143 aprile 2014
uomini donne
Poesia per un uomo
senza senso dell’olfatto
Kate Clanchy
Questo è semplicemente per informarti:
che la linea più profonda dell’incavo della mia mano
ha l’odore di un vecchio banco di scuola,
coi nomi intagliati e lisi dal sudore;
che sotto lo spruzzo del mio profumo costoso
le mie ascelle emettono una nota di basso
forte come il bum di una palma su un grosso tamburo;
che l’avvampare umido della mia paura è tagliente
come il sapore di un tubo di ferro, a metà inverno,
sulla calda lingua di un bambino; e che a volte,
nella brezza, i delicati capelli che ho sulla nuca,
proprio là dove potresti chinare la testa, esitando,
sfiorando con le labbra, trattengono un aroma fragile
e preciso come una flotta di piccole navi d’origami
pronte a salpare.
Ed io da questo punto di vista sono abbastanza Uomo o Donna?
Sono queste le domande dell’esperienza
analitica.
Subiamo una “mancanza immaginaria” rispetto al sesso. Intervengono identificazioni simboliche, per porre rimedio a
questo difetto dell’ immagine, offerte dalla
tradizione ad esempio. Esiste una varietà
di risposte alla domanda “come essere
Uomo, Donna”: culture diverse hanno ciascuna formulato questa differenza. Non
esiste una risposta universale “d’identificazione universale”. C’è anche una mancanza
a livello simbolico, di carenza d’identità
sessuale, originaria, autentica, universale,
ed è compensata da una varietà d’ identificazioni particolari, storiche e sociali, su
come essere “uomo, donna”.
Così per Freud l’inconscio ignorava la differenza sessuale. E per Lacan “la Donna
non esiste”, l’inconscio è uomossessuale:
conosce solo un sesso. Non si è, “ma ci si
crede uomini o donne”.
Lacan parla di “sessuazione”, l’assunzione
soggettiva della propria sessualità. Si nasce
maschio o femmina e si riesce di diventare
Uomo o Donna.
Gli uomini si prestano alle identificazioni
di massa. Infatti c’è solo un sesso rappresentato dal fallo, ma per Lacan ci sono le
Donne, quelle che si schierano non in
un’identificazione che faccia gruppo. Due
posizioni di relazionarsi al sesso che non
sono simmetriche.
Non esistono identificazioni autenticamente femminili: la donna non dipende
mai da una categoria, è sempre Unica, il significante della donna non esiste, costringe una donna ad inventarsi. È unica
in quanto tale. Se la donna freudiana
emerge come “mancante” e l’ uomo come
dotato, “minacciato” dal complesso di castrazione. Per Lacan il fallo è l’immagine
illusoria della potenza. La donna lacaniana
non manca di niente, è “decomplessata”
dall’ edipico freudiano.
Lacan supera il complesso di Edipo considerato un privilegio concesso al principio
maschile legato ancora alla gerarchia patriarcale familiare, “un occultamento del
principio femminile”.
n° 143 aprile
2012 2014
15 mezzocielo ottobre
uomini
donne
uomini donne
Diceva sempre mia nonna
Eleonora Calabrò
Chiudi gli occhi e piangi un po’, seduta sull’erba in uno squallido giardinetto di periferia.
Erba… non si può chiamare erba. E’ bravo
quello che riesce a vederci erba, lì, in mezzo
a quel lerciume, polvere, fango e merda
mista al vomito degli ubriachi del venerdì
sera o sabato mattina, vedete voi.
Beh non importa, è il nostro mondo, forse
domani faremo di tutto per cambiarlo, ma
ora non importa.
Lì piangere però è bello; parlare al telefono
e incazzarti, parlare al telefono e imprecare
come se stessi bevendo un bicchier d’acqua.
È importante incazzarsi, anche imprecare, e
anche piangere. Non sembra ma è importante.
Il perché non lo so, ma me lo diceva sempre
la mia nonna, che non era proprio mia
nonna, era la nonna di mia mamma o meglio
la mamma della mamma di mia mamma.
Non è che mia mamma era un granché come
mamma, ma mia nonna era una forte!
Lei, che girava con quelle buste del supermercato, quelle che ora hanno tolto perché
uccidono i pesci.
Lei, girava solo con quelle buste, perché non
credeva nelle valige: “portano male le valige!
Ci si nascondono dentro i Gin, nelle valige”.
E non è bene portare via da casa i Gin. Poi
loro si arrabbiano, perché loro sono curiosi
e non sanno che nascondendosi nelle valige
ci si ritrova in un altro posto. A loro non
piace e si arrabbiano, e si arrabbiano con te
perché è colpa tua e non loro.
I Gin sono strani, non bisogna farli arrabbiare. Lo diceva sempre mia nonna.
Lei era molto vecchia quando la conobbi.
Io non la ricordo la prima volta che la vidi.
In quel periodo lei era un po’ più giovane ed
io non sapevo ancora cosa significava ricordare.
Lei era rude, non era delicata.
Mi prese in braccio facendo cadere la copertina che nascondeva la patatina e le tettine
ancora non spuntate.
Mi guardò.
Mi girò sottosopra. Sbuffò.
Io mi misi a ridere e allungai le braccine
verso il suo visone rugoso.
Lei sgrugnò un sorriso e mi raddrizzò mi
porse verso mia madre e sentenziò: “ben
fatto cocca!”
Questa è la prima volta che la vidi, o meglio
che lei mi vide perché io non me lo ricordo.
Era forte mia nonna.
Lei aspettò tutta la vita suo marito: il nonno.
Non proprio mio nonno, ma il babbo della
mamma di mia mamma.
Era un bell’uomo mio nonno, alto e biondo.
Lui era coraggioso. Lui morì in mare.
Mia nonna lo aspettò sempre. Nessuno lo
aveva visto morire proprio, solo sparire in
mare.
A quel tempo c’era la guerra e mio nonno
era capo macchinista in una nave.
Era bravo come capo macchinista, era altruista lui.
Quando la nave fu bombardata dal sottomarino e si creò un grosso buco nella sua pancia, quella della nave non quella di mio
nonno, iniziò ad entrare tanta acqua che saliva senza tregua verso la sala macchine.
Era altruista lui.
Salvò tutti lui.
Fece uscire tutti lui. Ma lui non uscì più.
Così avevano detto gli amici.
Non riesco a immaginare mia nonna mentre
piange sdraiata sul letto, quello grande,
quello matrimoniale.
Mia nonna era forte.
Credo che le piacesse immaginare mio
nonno.
Vivo, su un’isola, dove c’era sempre primavera. Insieme ad una bella donna, un po’ più
giovane della nonna, che gli voleva tanto
bene e che si prendeva cura di lui.
Però lui non stava con questa bella donna
perché non amava più la nonna, mettiamolo
bene in chiaro.
Lui rimaneva lì perché non si ricordava più
niente; si sa, a volte le persone perdono la
memoria.
Io credo che a mia nonna piacesse immaginare il nonno mentre dormiva sotto una
palma; una noce di cocco gli cade in testa, e
lui non si fa tanto male, ma si ricorda improvvisamente tutto!
Cerca di dire addio alla nuova donna ma
non ci riesce. Allora la porta con sé.
Poi corre disperato verso la nonna.
Corre, corre, corre, corre, ed è a Genova da
mia nonna e la vede e gli viene da piangere e
le corre incontro e la abbraccia forte e la bacia
e le accarezza la testa e le dice che l’ama.
Le presenta l’altra donna che è rimasta timidamente indietro. E allora mia nonna la
guarda, si avvicina, le sorride e l’abbraccia
perché ora sono sorelle.
16 mezzocielo n° 143 aprile 2014
uomini
donne
uomini donne
Fotografia di Shobha, Nepal, Kathmandu, 2014
Credo che a mia nonna piacesse immaginare
questo.
Distesa sul letto, quello grande, accanto a
mio nonno che non c’è.
Credo che a mia nonna piacesse immaginarlo là, accanto a lei, che ascolta silenzioso
le parole di mia nonna.
Sorride, anche mia nonna sorride.
Non riesco a immaginare mia nonna piangere.
Mia nonna era una persona forte.
Lei era tanto vecchia.
Non ricordo quanti anni aveva la nonna.
Forse 94, forse 96, forse addirittura 100.
Però ricordo che morì il giorno di Natale, la
notte della vigilia.
Non mi ricordo se abbiamo aperto i regali
quell’anno.
Siamo partiti tutti di corsa per Genova, arrivati c’era tantissima folla e parenti buffi
che neanche conoscevo.
La chiesa era bella.
La chiesa era tutta bianca, piena di fiori e
con Gesù bambino che sorrideva sotto l’altare. Era Natale, non era addobbata a lutto
la chiesa. Credo che alla nonna piacesse. Lei
aveva preparato tutto, era tutto pronto, il vestito nero con i fiorellini, la collanina col rosario e le scarpe. C’era anche il vaso per i
fiori, quello da mettere ai piedi della tomba
e poi aveva deciso anche la foto “Cocca questa quì voglio, questa mi piace!”.
Mia nonna era forte, il giorno del funerale
era bello, c’era un sole assurdo, mia madre
sorrideva, mi ricordo che era vestita con dei
pantaloni a fiori. Quando siamo andati al cimitero le ho chiesto perché non era di nero,
lei mi disse che alla nonna sarebbero piaciuti
i fiori.
Non ce la vedo la nonna a raccogliere i fiori.
Al cimitero una zia che neanche conoscevo
mi ha preso sotto braccio e mi ha portato in
giro a farmi conoscere tutti i parenti, quelli
morti.
È uno strano modo di fare le presentazioni
anche perché credo che loro erano avvantaggiati perché già mi conoscevano.
Poi siamo arrivati alla tomba del nonno.
In realtà è finta, lui non c’è dentro perché
lui non l’hanno mica ritrovato.
Mi sono permessa di non stare più a sentire
la zia, mi sono permessa di deliziarmi nell’immaginare mia nonna.
Con il suo vestitino nero a fiorellini che si
guarda intorno. È a piedi scalzi, perché secondo me da morti le scarpe non ti servono.
Alto, biondo, con la divisa da Capo Macchinista, proprio come se lo era sempre immaginato, però senza barba.
Le sorride, lei lo guarda un po’ imbronciata
“lo sai che ti aspettavo?” il nonno sorride, la
nonna sbuffa, il nonno sorride di nuovo.
La nonna è col nonno.
È importante incazzarsi, anche imprecare, e
anche piangere. Non sembra ma è importante.
Lo diceva sempre mia nonna.
n° 143 aprile
2012 2014
17 mezzocielo ottobre
persone
libri
Rosa Matteucci
Le donne perdonano tutto tranne il silenzio. Giunti 2012
Beatrice Agnello
Qualcuna mi chiede se ho un piccolo innamoramento letterario da raccontare sul tema
di questo numero, lo stato dei rapporti fra
donne e uomini.
Sì, ce l’ho: Rosa Matteucci. Non è conosciutissima, ma è stata pubblicata da Adelphi (Lourdes, 1998, Libera la Karenina che
è in te, 2003, Cuore di mamma, 2007) e
Bompiani (Tutta mio padre, 2010). L’ultimo libro è Le donne perdonano tutto
tranne il silenzio, uscito con Giunti nel
2012.
Il suo quid è un linguaggio ricco, ad alta
temperatura, originalissimo nel mischiare
alto e basso, arcaismi e raffinatezze con
espressioni della quotidianità più elementare
compreso molto trash televisivo; sontuoso
nei voli pindarici, visionari fino al delirio,
quanto nell’enumerare bassezze corporali e
abiezioni di ogni genere.
«È una scrittura di pancia, come parlo così
scrivo.
Non costruisco niente. Ma tutto ha una sua
genesi.
Per esempio quei termini desueti che uso:
sono cresciuta sfogliando le collezioni della
Domenica Illustrata del Corriere, o leggendo Émile Zola nella traduzione di fine
Ottocento».
Matteucci è nata a Orvieto nel 1960, e ha
origini colte, raffinate e un po’ decadenti
che fanno sì che il vissuto le si presenti
subito ricco di associazioni letterarie, ma
ha anche un temperamento che rende il
suo sguardo grondante di umori e di carnalità.
«Ogni tanto rimango incinta di un romanzo.
È un lavoro inconscio.
Una volta mi colpiscono i ravioli, poi i Sepolcri di Foscolo. Sembrano cose slegate,
ma tutt’a un tratto formano un quadro e
vedo il racconto».
Ecco, Matteucci “vede”, con una spietatezza
di sguardo che induce a un sorriso molto
amaro pur non togliendo drammaticità al racconto, la sua insolenza è un’ottica che mentre
ci fa riconoscere esperienze anche nostre ci
spiazza però nella loro messa a fuoco.
Le donne perdonano tutto tranne il silenzio
è una storia di rapporti asimmetrici fra
donne e uomini, in cui gli uomini, affetti
da un insanabile analfabetismo dei sentimenti, non si spendono, restano muti
quando la relazione richiederebbe generosità
e voce appassionata.
“Il silenzio di cui parlo è quello relativo alle
liti, ai contrasti.
Il silenzio maschile mortifica più di qualsiasi
offesa.
È un dolore che colpisce l’anima femminile
nell’intimo.
Gli uomini alle richieste femminili di spiegazione oppongono quasi tutti il muro di
gomma del silenzio.
Non rispondono, e quel tacere innesca dinamiche psicologiche ancestrali”.
Niente di nuovo, ma le parole per raccontare questa storia tante volte raccontata sono
funamboliche e senza ombra di vittimismo;
sono ironiche sia quando descrivono le fantasie fusionali delle femmine sia quando stilano il referto della cinica ricerca di quieto
vivere dei maschi.
Sono iperrealistiche quando analizzano i
segni dell’invecchiamento dei corpi, feroci
quando dichiarano che l’amore non è un
sentimento per vecchi: “Il sogno dell’amore
non è più contemplato negli oroscopi per
le cinquantenni mangiatrici a oltranza di
soia in tutte le sue preparazioni culinarie e
parafarmaceutiche, per quelle che sfidano
il destino nel vano tentativo di sopperire al
crollo fisiologico degli ormoni ingozzandosi di sciapi fagioli orientali e trifoglio
rosso, che vagano da un’erboristeria all’altra, sedotte da introvabili rimedi fitoterapici che si narra essere miracolosi, drogate
di tisane a base di tarassaco e spirea ulmaria, con cui drenare infinitamente i tessuti.
Vestali di mucose asfittiche (…) precettate,
col flaconcino delle lacrime a base di acido
ialuronico in mano, davanti alla farmacista,
infiorata come una santa laica fra serti di invitanti confezioni di prodotti di automedicazione da banco”.
Eppure Matteucci è impavida di fronte
alla contraddizione quando afferma che
viene dopo la menopausa la stagione migliore per l’amore, perché le donne, non
più accecate dagli ormoni che le spingono a immaginare negli uomini forti
spalle a cui appoggiarsi, li vedono finalmente per quello che sono, molto più
fragili di loro.
La contraddizione è nelle cose, nella condizione umana, vista con un radicale pessimismo, ma anche con la capacità di esplodere
in un’irriverente, eroica, risata.
18 mezzocielo n° 143 aprile 2014
libri
Silvia Avallone
Giovane con un futuro
Silvana Fernandez
Da questo giornale siamo solite/i parlare di
scrittrici la cui fama è consolidata da decenni,
da un numero notevole di opere prodotte e soprattutto da un pensiero comune che ha sostenuto, sempre con lo stesso ritmo e senza
tradimenti di ideali, i nostri passi nelle letteratura e nella vita. Parlare di una donna giovane
che scrive da pochi anni che ha a prodotto soltanto due libri ti fa sentire un po’ un caso isolato. Senza l’applauso ormai tributato da tutti
ad autrici come Herta Müller o Simon Weill ti
dà la sensazione di essere in un teatro vuoto a
vedere da sola una pièce di cui non sai il finale.
È però stimolante proporre una novità, che
potrà, fra poco, anche avere il consenso di
tanti. Silvia Avallone ha ventisei anni, nata a
Biella è laureata in filosofia e vive a Bologna.
Ha scritto come pubblicazioni di un certo rilievo soltanto due libri, due storie che sono
lontane da quelle con cui si cimentano, in generale, le scrittrici sue coetanee, dove raccontano fatti emozioni e sentimenti come se
tratteggiassero con la matita la sagoma di un
disegno su un foglio. Silvia Avallone invece descrive, scava ed ancora descrive non tralasciando né ombre, né profondità. Si inoltra in
qualunque personaggio come se lo plasmasse
portandolo fuori da scenari che, non solo, sono
efficacemente rappresentati ma che assumono
quasi la forza della tridimensionalità. Nel suo
primo libro “Acciaio”(Rizzoli) vincitore del
Campiello, e finalista allo Strega e da cui è stato
tratto un film, la trama segue due adolescenti
Anna e Francesca amiche tanto che “scendevano il sabato a Corso Italia e si tenevano strette
per la vita e si infilavano la mano nei jeans l’una
dell’altra come fidanzati”. Lo scenario è Piombino, il mondo di chi lavora nelle acciaierie,
sempre con lo sguardo verso l’Elba, meta vicina e irraggiungibile, che Silvia Avallone così
descrive: “L’isola galleggiava nell’acqua come
un biscotto… Era così vicino, nell’aria tersa, i
piccoli paesi raccolti nell’insenature, le scogliere
a picco sul mare e le imbarcazioni che veleggia-
vano attorno”. In questo libro la scrittrice predice la fine dell’epoca del benessere del ventennio berlusconiano e la fine di una classe
operaia dignitosa e capace di lottare che viene
sopraffatta da uomini e donne senza più né coscienza politica, né orgoglio del proprio lavoro,
impoveriti culturalmente e nemmeno buoni a
godersi la vita senza il supporto di alcol, droghe e musiche assordanti. Nel secondo libro
“Marina Bellezza”(Rizzoli) invece i protagonisti sono due giovani: Marina ed Andrea, non
hanno più il mare dove seguire con lo sguardo
l’isola ma una vista di uguale ampiezza, il panorama è, infatti, quello delle valli e della catena dei monti quasi sempre innevati del più
profondo nord. Le valli racchiudono paesi fantasma, semi abbandonati dagli abitanti per inseguire il sogno di una vita a Milano. Marina è
una giovanissima che sembra uscita dal libro
precedente, non solo è contagiata da un consumismo vano che non può più esistere nella
sua generazione, ma anche dal mito della televisione e dall’apparire, come valore massimo,
a qualunque condizione. Andrea innamorato
di lei quasi ossessivamente troverà il riscatto in
un tipo di esistenza propostogli dal nonno: il
ritorno alla vita più difficile dei pastori dediti
alle mandrie e all’agricoltura. Di fronte ai fallimenti o alla mediocrità degli altri personaggi
l’autrice ci propone, questo è il messaggio del
libro, come unico riscatto alla decadenza dei
tempi, la vita che sceglie Andrea a contatto con
una natura dura ma di gran bellezza così come
la descrive Silvia Avalollone in queste righe:
Piedicavallo è un villaggio di sassi ai confini del
mondo, raccolto in un un’asola tra le montagne,
da cui si dipartono “le leggende di pietra”camminamenti seminascosti tra le rocce, percorsi
dalle transumanze sin dalla notte dei tempi... Né
asfalto né rumori eccetto lo scorrere dell’acqua.
Solo appesi ai balconi e ai davanzali i sonagli
chiama angeli tintinnavano al vento producendo
una musica irreale come quella che accompagna
l’attesa dell’apocalisse”.
Di Marina Cvetaeva, grandissima poeta russa pubblicati i “Taccuini 1919-1921”
Una storia terribile e tragica quella di Marina Cvetaeva, che scrisse le prime poesie a diciott’anni, all’inizio del ’900, e non cessando mai di scrivere – in mezzo alle tragedie della
storia, della sua famiglia (in peregrinazione tra Mosca, Berlino, Praga, e poi di nuovo
Mosca, definita “trappola per topi”); tre figli, una piccola morta di fame durante gli anni
della rivoluzione, un maschio, Mur, che morirà nella guerra antinazista, e la prima Aljia,
unica sopravvissuta e che in qualche modo porta l’eredità di una madre straordinaria e
sfortunata. La ricordiamo con due soli versi: “una persona viene inventata e comincia
l’uragano”, e “ogni mio verso è l’ultima cosa che so su me stessa”. I Taccuini sono pubblicati per la prima volta in italiano dall’editore Voland.
19 mezzocielo n° 143 aprile 2014
cinema
cinema e teatro
Fotografia di Clarissa Cappellani
Le sorelle Macaluso, 2014. Il teatro di Emma Dante arriva dentro e fa bene. Porta energia e rimescola
sentimenti appiattiti. Senti che gli attori, ma più che mai, le attrici, rappresentano un mondo che non
vuole arrendersi, che ride invece di piangere. Il mondo duro di Emma Dante è una speranza. La poesia
ha un futuro.
Le ragazze porno
Tutte registe tutte italiane come in Svezia
Tiziana Lo Porto
Le ragazze del porno è un gruppo di registe, tutte donne, tutte italiane, che da un po’ di
tempo lavorano a un progetto di film pornoerotici. L’idea è nata un paio di anni fa, mentre
scrivevo di un progetto di porno al femminile messo in piedi in Svezia da una regista indipendente, Mia Engberg, diventato un bellissimo film di corti che si chiama Dirty Diaries e
che ha avuto una felice distribuzione ovunque nel mondo tranne che in Italia. Mia Engberg,
che per il suo Dirty Diaries ha avuto un finanziamento di 50mila euro dallo Svenska Filminstituten, l’organizzazione che eroga finanziamenti statali per la produzione, distribuzione e
proiezione pubblica dei film svedesi, ha anche scritto un manifesto bellissimo. Il manifesto
comincia così: “Siamo belle come siamo. Al diavolo gli ideali di bellezza malati! Odiando
profondamente se stesse, le donne consumano molta della loro energia e sviliscono la propria creatività. L’energia che potrebbe essere diretta all’esplorazione della nostra sessualità
e del potere che abbiamo, viene prosciugata da diete e cosmetici. Non lasciare che i poteri
commerciali controllino i tuoi bisogni e desideri”. E poi dice: “Difendi il diritto di essere
arrapata. La sessualità maschile è considerata una forza della natura che va soddisfatta a
tutti i costi. Quella delle donne viene accettata solo se si adatta ai bisogni dell’uomo. Sii arrapata a modo tuo”. E ancora: “Una brava ragazza è una ragazza cattiva. Ci hanno nutrite
del cliché culturale per cui le donne sessualmente attive e indipendenti sono o pazze o lesbiche e quindi pazze. Vogliamo vedere e fare film in cui Betty Blue, Ophelia e Thelma &
Louise alla fine non devono morire”. È un manifesto bellissimo, ed è bellissima l’idea di
Mia Engberg di coinvolgere altre registe, e sono bellissimi i loro corti in Dirty Diaries. Così,
mentre ne scrivevo, mi sono messa a fare qualche ricerca per trovare progetti simili altrove
nel mondo. Ne ho trovati in Danimarca, Spagna, Francia, America. In Italia non c’era niente
dal genere. Mi dispiaceva un po’, e poi però ho pensato che è dall’assenza che nascono le
cose, che in Italia non c’era niente dal genere ma si poteva sempre provare a farlo. Ho chiamato un’amica regista, Monica Stambrini, che nel 2001 ha diretto il bellissimo Benzina, le
ho chiesto se le andava di mettere insieme un gruppo di registe e fare anche noi i nostri
“dirty diaries”. Monica ha detto di sì, e insieme abbiamo contattato altre registe italiane.
Molte hanno detto di sì, alcune di no, altre hanno accettato e poi si sono chiamate fuori,
altre continuano a esserci e ad aderire al progetto che è sempre in divenire. Al momento
noi ragazze del porno siamo in dodici: Mara Chiaretti, Erica Z. Galli e Martina Ruggeri per
Industria Indipendente, Anna Negri, Regina Orioli, Titta Cosetta Raccagni, Lidia Ravviso,
Emanuela Rossi, Slavina, Monica Stambrini, Roberta Torre e io. I corti esistono come sceneggiature ma non sono stati ancora girati, abbiamo cercato chi li finanziasse ma la facilità
nel trovare le registe non è stata uguale quando s’è trattato di trovare un produttore, non
abbiamo mollato, continuiamo a cercare e nel frattempo partiremo (da fine marzo sul
sito indiegogo.com) con un crowdfunding (piattaforma di finanziamento dal basso che permette a chiunque di contribuire alla realizzazione dei film anche con cinque o dieci euro)
che ci servirà per girare i primi tre cortometraggi. I corti saranno diversissimi tra loro, viaggeranno, andranno per festival, racconteranno le donne italiane per quello che sono, ovvero
diversissime dallo stereotipo perché non esiste una sola donna italiana ma donne diversissime
tra loro, come diversissime sono le nostre vite pornoerotiche, in desiderio, rappresentazione
e azione. Queste sono le ragazze del porno. Questo fanno le ragazze del porno.
20 mezzocielo n° 143 aprile 2014
cinema
fiuta questa loQuasi un grido
gica di rassegnadi dolore quello
zione
e
di
di Nadine Lairreversibilità del
baki, splendida
destino, racconregista libanese.
tando una favola
Non c’è ombra
un po’ surreale
di patriottismo
capace di emonei suoi film, ma
zionare, comironia avvolgenmuovere sorrite, frizzante rivodere in un conluzionaria. È lei
centrato di “trostessa ad intervate” tutte diretpretare oltre che
te a smascherare
a dirigere i suoi
l’odio religioso
lavori. Si è impodi origine sessta a pubblico e
suale e generacritica con Carazionale. Lo stile è
mel. Un film delilo stesso già visto
zioso, che parla di
in Caramel, quello
donne, tra donne
di sdrammatizzare,
di problemi delle
infrangere
tabù
donne, dai più frispesso sacri e inviovoli ai più seri. Ed è
labili, ma mentre lì
con la stessa leggeGiusi Catalfamo
si cerca di ripristirezza, garbo ironia
nare una verginità
e un’ottica tutta
che non c’è più o si studia come abbellire una
femminile, che nel 2011 ha presentato a Canstanza di un albergo ad ore, per rendere meno
nes, per la sezione Un certain règard, un film
squallida una relazione con un uomo sposato,
che ancora una volta parla libanese, ma di un
in E ora dove andiamo? si infrangono tabù
Libano, diviso, tra musulmani e cattolici, tra
religiosi, facendo piangere lacrime di sangue
macerie di un Paese bombardato da un estrea una statua della Madonna; si somminimismo fratricida, lacerato da divisioni umane
strano cibi preparati con una dose massiccia
sociali e religiose. Nei piccoli villaggi, si sa, il
di hascish, si ingaggiano ballerine di avanrapporto tra comunità contrapposte, è molto
spettacolo, provenienti dall’Europa dell’Est,
contraddittorio. Qui, gli uomini sono carichi
adatte a canalizzare l’eccesso di testosterone
e violenti, ma nello stesso tempo, sono anche
dei maschi verso orizzonti meno pericolosi e
amici, si vogliono bene, si rispettano. Le
di certo più innocui.
donne, anche se ispirate dalla stessa animoUn sodalizio di donne, dove la differenza tra
sità, non si rassegnano al loro destino di porcristiane e musulmane sparisce o viene minitare sempre il lutto, e vogliono invece
mizzata nello sforzo comune di impedire
impossessarsi dell’energia dei loro uomini per
altre inutili vittime, altri inutili morti. Tutto
canalizzarla verso una passionalità più terè lecito, tutto può servire alla stessa causa corena.
mune, perché i morti sono tutti uguali, non
Il titolo Et Maintenant, on va où? ( E ora
musulmani, non cattolici ma solo mariti fradove andiamo?) rende bene l’idea, e, ancora
telli figli amanti.
di più, è la sequenza iniziale a sottolinearne i
Qui è l’assurdità dell’integralismo religioso
contenuti. In uno sperduto villaggio del Liche viene sottolineata dalla regista con umobano un folto gruppo di donne, vestite a
rismo, delicatezza eleganza e una ironia tutta
lutto, sembrano condividere lo stesso dolore,
femminile che incanta e diverte. Alla fine, le
lo stesso terribile rito: il pianto per i giovani
stesse donne che vanno al cimitero, forse
morti di una inutile guerra. Marciano cannon si divideranno, anche se resterà il dubtando e danzando, sembrano voler percorbio e continueranno a porsi la stessa angorere lo stesso camino, ma arrivate davanti al
sciosa domanda Et maintenant on va où? E
cimitero, si separano: da un parte le cristiane,
ora dove andiamo?
dall’altra le musulmane. Nadine Labaki, ri-
Figli dello stesso
villaggio!
21 mezzocielo n° 143 aprile 2014
Lampedusa
Quando il piccolo aeStavolta Lampedusa ci
reo (50 posti) atterra a
accoglie. Un salone
Lampedusa lo scidell’aeroporto sarà il
rocco imperversa. RiUna tragedia infinita
nostro posto operatrovo tra i compagni
tivo. La sindaca NicoMimma Grillo
di viaggio volti noti di
lini, ma anche l’Assolotte condivise negli
ciazione Piccoli Imanni passati: Sara di Napoli, Patrizia di Mesprenditori di Lampedusa, il liceo Ettore Masina, l’avvocata Alessandra Ballerini di Geiorana, alcune madri di Lampedusa – così si
nova. È il 30 gennaio. Certo è cambiato
definiscono – partecipano alla tre giorni dei lal’aeroporto rispetto al 2004 quando venivori. “Lampedusa deve essere una leva che
vamo qui quelli della rete antirazzista sicimetta l’Europa davanti alle sue responsabilità,
liana a cercare di documentare e contrastare
un luogo modello dove si investa su questo,
le vergognose deportazioni di massa dei minon frontiera da militarizzare in perenne stato
granti rinchiusi nel Centro di Primo Socdi emergenza” – dice la sindaca Nicolini –. “Ci
corso e Accoglienza allora addossato alla
fa sentire più vicini all’Europa vedervi qui in
pista: un video di Alessandra (oggi redattrice
tanti...nel discorso sulle migrazioni si dovrebbe
Melting Pot della Carta) filmato dal tetto di
inserire anche la ricaduta di questo fenomeno
una casa vicina alla pista, sfuggendo alle
sulla economia dell’isola” – dice l’imprendi“ronde leghiste” che in quegli anni prospetore –. “Ci sentiamo più vicini a chi arriva
ravano nell’isola, fu all’origine di un’inchiedall’altra sponda piuttosto che all’Italia che si
sta della Commissione Europea su quanto
è curata di noi solo durante le emergenze... il
accadeva nel Cpsa di Lampedusa.
missile di Gheddafi... gli sbarchi... Ma noi abOggi il Cpsa non è più qui, ma a contrada Imbiamo il problema delle scuole, della salute...
briacola ed attualmente è chiuso per ristruttuc’è un solo ambulatorio medico dipendente
razione. Gli ultimi “ospiti” sono stati i
dall’Ausl di Palermo con medici specialisti che
sopravvissuti della strage del 3 ottobre scorso,
vengono solo saltuariamente... non c’è un vero
avvenuta ad appena mezzo miglio dall’Isola
ospedale... siamo costrette ad andare a Padei Conigli e tuttora inspiegabile: 350 morti,
lermo per partorire...”– dicono le mamme.
col mare calmo... oscuri i motivi del ritardo nei
“Ognuno deve essere libero di restare dove
soccorsi da parte delle navi militari italiane...
vuole...criminali sono le politiche dei governi
Mare Nostrum o Sangue Nostrum? La Porta
e verso chi vive in Africa e verso chi vive a
di Lampedusa – Porta d’Europa (grande
Lampedusa... Quest’isola è una base militare...
opera in ceramica e ferro realizzata nel 2008
così come il Muos di Niscemi è uno strumento
su una costa dell’Isola, ha accolto 350 cadaveri
di guerra e di morte. Il colonialismo e l’impein quella occasione e altri 50 appena una settirialismo sono i veri nemici...” – dice Giacomo
mana dopo... si calcola che 20.000 siano i midel collettivo Askavusa di Lampedusa. La sera
granti morti cercando di attraversare il
del 31 visitiamo il porto M, uno spazio che il
Mediterraneo negli ultimi 20 anni). Proprio
collettivo ha creato con tanti “oggetti” recupedopo la strage del 3 ottobre parte da Melting
rati in mare o sulle barche approdate negli anni
Pot Europa l’iniziativa di scrivere – con molsull’isola. “Gli oggetti trattengono e rilasciano
tissime realtà provenienti da tutta Europa e dal
energia... crediamo che vadano mostrati senza
Nord Africa nell’isola e insieme all’isola, una
aggiungere altro... come scelta politica...perché
Carta che sia costruzione dal basso di diritti
l’oggetto è fatto per buona parte da chi osper chi approda e per chi vive sulla frontiera.
serva” – dicono quelli di Askavusa. Dopo i
La carta vuole essere l’inizio di un processo cogiorni di lavoro collettivo alla Carta (siamo 200
stituente del riconoscimento che tutte e tutti,
e più) domenica mattina si passa alla approvain quanto esseri umani, abitiamo la terra come
zione del testo definitivo. Adesso sarà compito
spazio condiviso. Si vuole ribaltare l’immagine
di tutti passare alle pratiche attuative: il 15
dell’Isola . Da luogo simbolo della spettacolafebbraio davanti al Cie di Ponte Galeria,
rizzazione del confine a luogo simbolo di
Roma, il 16 davanti al Cara di Mineo, Cataun’altra idea di spazio Mediterraneo ed Euronia, il 1° marzo davanti ad altri Cie dissemipeo. È quanto dicono tutti questi strani “visinati per il paese e, per noi siciliani, davanti
tatori” che già il 30 gennaio cominciano a
al Muos di Niscemi. Più avanti nel tempo si
distribuire nei 2 soli bar funzionanti e nel viale
conta di arrivare davanti ai Palazzi d’Euprincipale dell’isola una lettera indirizzata ai
ropa, ma la carta rimane un processo
cittadini di Lampedusa. È difficile muoversi,
aperto... a tutte le possibilità.
camminare... lo scirocco prima... la bufera poi,
L’ultimo giorno, prima di partire, ancora una
spazzeranno l’isola continuamente durante i
volta vado a fissare le carcasse degli scafi accagiorni (fino al 2 febbraio) della nostra permatastate al “cimitero delle barche” al porto. Penenza. La via Roma, in centro, è semideserta,
riodicamente vengono bruciate, ma se ne
tutto chiuso tranne i due bar. Sembra un set ciaggiungono sempre altre...Una è azzurra e
nematografico in cui stanno cominciando a
gialla, si legge ancora il nome: Abdallah.
Nota: la Carta e’ consultabile sul sito Progetto Melting Pot Europa
muoversi le comparse di un film.
22 mezzocielo n° 143 aprile 2014
Ridere e piangere
a cura di Simona Mafai
Giulia Tymoshenko, al centro della tragedia Ucraina
Il volto di una donna ha simboleggiato, negli
ultimi anni, la complessa vicenda politica
della Ucraina: la sua treccia bionda (pare posticcia, con un significato volutamente etnico)
si è innalzata sui palchi della rivoluzione arancione di alcuni anni fa, poi è comparsa dietro
le sbarre della prigione in cui è stata ristretta
con un’accusa generica di corruzione, liberata
i seguito agli ultimi rivolgimenti di quel paese
– ma apparsa su una sedia a rotelle, per annunciare prima la sua rinuncia poi la sua accetazione ad una candidatura alla presidenza
di un’Ucraina europea ...ma forse divisa! La
situazione è complicatissima, e si modifica
giorno per giorno; ma noi sottolineiamo con
commossa partecipazione, senza dare giudizi
complessivi che non siamo in grado di esprimere, questa figura di donna che con audacia
ha assunto su di sé la rappresentanza di una
comunità nazionale frazionata e in cerca di
una sua soggettività nel mondo.
Per la prima volta una donna
Sindaco di Parigi
Le recenti elezioni municipali di Parigi sono
state vinte da una donna, Anne Hidalgo, figlia
di immigrati spagnoli, e militante nel Partito
socialista francese dal 1994. Ella si confrontava con un’altra donna, Natalie KosciuskoMorizet, del partito neo-gollista (UMP), che
anzi, al primo turno, l’aveva sorpassata. Anne
Hidalgo, 55 anni, che con la sua vittoria ha ridato smalto al Partito socialista, fortemente
bastonato nelle ultime elezioni municipali, è
stata per molti anni vice-sindaco dell’uscente
sindaco socialista Betrand Delanoe, della cui
gestione si è presentata continuatrice.
Piccolo pettegolezzo: la politica francese ama
colorarsi di storie e sottostorie sentimentali.
Fece scalpore, alcuni mesi fa, la scappatella
del Presidente della Repubblica, Francois
Hollande, che in motocicletta e camuffato
con un casco si recava dalla sua amante…A
commento delle recenti elezioni municipali, i
giornali di gossip francesi, rendono pubblica
un’altra storia d’amore: Hollande sarebbe il
padre di una figlia della Hidalgo, avuta
quando conviveva felicemente (?) con Segolene Royale, quando questa si era candidata
alla Presidenza della Repubblica …Boh!
Una piccola boss mafiosa di Carini
minacciava Laura Vaccaro, pubblico
ministero del Tribunale di Palermo
Il nome della donna: Margherita Passalacqua, figlia di un vecchio capomafia di Carini.
Deceduto da due anni, era stato per lungo
tempo agli arresti domiciliari, e non ebbe il
permesso di recarsi al battesimo della nipote. “Cornuti e sbirri” – aveva gridato la
donna al telefono (regolarmente intercettata) – Me la paghi pure tu (riferendosi alla
giudice Vaccaro). Altra registrazione di una
telefonata a un imprenditore che ritardava il
pagamento di una estorsione: “Ti vai ad impiccare. Voglio tutti i soldi questa settimana,
perché ti finisco; da femmina e buona ti alzo
uno schiaffo, ti sconzo, ti finisco completamente, ti smonto!”. Le registrazioni sono
state lette in aula alla presenza del Pubblico
Ministero Vaccaro. Oggi Margherita Passalacqua si trova agli arresti domiciliari.
Dora Maar, brava fotografa risucchiata
dalla violenza e dalla personalità
di Picasso
Parigina, intraprendente fotografa di immagini di povertà e di miseria (disoccupati, ragazzi abbandonati, gruppo di ciechi...)
incontra Picasso a metà degli anni ’30, e ne
viene conquistata. Appare riprodotta in decine di opere del grande pittore, e quando
viene abbandonata dichiarerà assurdamente: “Dopo Picasso c’è solo Dio”. Molte
donne di Picasso, una volta lasciate, fecero
una fine tragica. Marie-Therese Walter si impiccò: Jacqueline Roque si sparò alla tempia.
Commenta Natalia Aspesi su Repubblica (2
marzo): “Perché le donne impazzivano per
lui? L’arte, la celebrità, i soldi, lo sguardo
nero e cattivo, va bene. Ma se anche una
donna intelligente e libera come Dora Maar,
finita la loro relazione, si chiuse in una specie di clausura …la ragione doveva essere
altra. Proprio quella a cui le donne si ribellavano da tempo, la brutale supremazia del
maschio, la sua capacità di sottomettere
anche donne di grande valore, che scambiavano la crudeltà non solo psicologica per
meravigliosa passione”. Oggi a Venezia, curata da Victoria Combalia (autrice di una
biografia della Maar e sua confidente) si
apre una mostra delle fotografie della
donna, rimaste per decenni sconosciute. La
mostra dura fino a metà luglio.
Alcune belle parole (almeno queste!)
di Matteo Renzi
Pronunciate durante il discorso di presentazione del nuovo Governo alla Camera dei
Deputati: “Usciamo dal coro della lamentazione. Il futuro dell’Italia non è stare a piangere dalla mattina alla sera, ma risiede nella
qualità, nel genio di ciascuno di noi”.
23 mezzocielo n° 143 aprile 2014
mezzocielo
Direzione
Letizia Battaglia (coordinamento)
Rosanna Pirajno (direttrice responsabile)
Hanno collaborato
Beatrice Agnello, Eleonora Calabrò, Giusi Catalfamo,
Maria Chiara Di Trapani, Silvana Fernandez,
Mimma Grillo, Assunta Laura Imondi, Tiziana Lo Porto,
Simona Mafai, Gisella Modica, Maria Luisa Mondello, Egle Palazzolo,
Adriana Palmeri, Anna Petrozzi,
Stefania Savoia, Shobha, Francesca Traína
Impaginazione e grafica
Letizia Battaglia
Massimiliano Martorana
Editore
Associazione Mezzocielo
Responsabile Editoriale
Adriana Palmeri
e-mail:
[email protected]
Il lavoro redazionale e le collaborazioni
sono forniti gratuitamente
Stampa
Offset Studio - Palermo
Finito di stampare nel mese di aprile 2014
Reg. al Trib. di Palermo il 19-3-’92
Quota associativa annua:
ordinaria: € 40,00
sostenitrice: € 60,00
c/cp. 13312905 Rosanna Pirajno,
V.le F. Scaduto, 14 - 90144 Palermo
Guardate ogni giorno sul web
www.mezzocielo.it
Hanno sottoscritto e rinnovato l’abbonamento:
Silvana Fernandez, Francesca Traina (€ 100); Adriana Palmeri, Maria Concetta Sala (€ 50).
24 mezzocielo n° 143 aprile 2014
politica
segue dalla seconda di copertina
”Quando c’era Berlinguer”. Ma Berlinguer non c’è più (e da
un bel po’ di tempo). Dobbiamo fare da soli.
Matteo Renzi, personaggio totalmente nuovo nell’ambito del
centro-sinistra, ha vinto. Si è affermato sul palcoscenico, forse
non della storia ma della attualità, per la sua diversità. È diventato Presidente del Consiglio con un doppio salto mortale,
senza troppo rispetto per compagni ed amici; ha impugnato il
giusto principio della parità di genere per sparigliare le carte
ed eliminare figure ingombranti; ha rispettato con una elasticità
al limite della disinvoltura, le regole della democrazia. Il mantenimento in sé del doppio incarico di presidente del Governo
e di segretario del Partito democratico, fa storcere il naso a parecchi di noi. Ma forse è proprio questo doppio incarico che
gli dà forza, mette “gas” al suo motore, perché evita sospetti di
vere o presunte diversità di opinione nel suo stesso partito.
È stata intrapresa con apparente energia la strada della efficienza e della rapidità di decisioni lungamente attese. Forse
non sono tutte e da tutti condivisibili, ma dilaga ovunque il giudizio: almeno qualcosa si muove, si esce dalla palude.
Saremo dunque costretti/e a dire “sì “ a riforme ed efficienza,
a costo di una democrazia limitata? No, tre volte no. Ma c’è
bisogno di riesaminare come abbiamo utilizzato ed esercitato
la democrazia, come l’abbiamo estesa ed esaltata, fino a renderla inefficiente e facendola diventare un gioco di bastoni da
infilare dentro le ruote della governabilità.
Non si tratta di una preoccupazione solo italiana. L’intellettualità occidentale si interroga da tempo sulla democrazia, i suoi
limiti, le ostruzioni che ha prodotto. Uno dei paesi che tra i
primi nel mondo, ha visto nascere la democrazia e dettato le
sue regole, vede in queste settimane affermarsi un movimento
politico – tra l’altro diretto da una donna! – che rivendica le
proprie radici nella destra negazionista e in un populismo antieuropeo, affermando spregiudicatamente: “Non c’è più destra
né sinistra; ma solo volontà e capacità di governo”. L’autorevole
rivista Internazionale, ha pubblicato un numero speciale dall’ambiguo titolo: C’era una volta la democrazia. Già il titolo
desta preoccupazione. È uscito di recente il saggio di una sociologa francese, Dominique Schnapper, in cui si sostiene che
la democrazia deve essere protetta prima di tutto da se stessa e
da quello ch’ella chiama il nuovo “fondamentalismo democratico” che può rendere le democrazie vittime delle proprie smisurate ambizioni.
E dunque, la democrazia è troppo faticosa? Troppo impegnativa? Troppo esigente nei confronti dei cittadini/cittadine che
devono essere non solo governati/e dalla democrazia, ma che
devono essi stessi nutrirla con i loro pensieri, la loro fatica, il
loro impegno e farla vivere ogni giorno?
Ecco un bel tema su cui riflettere.
III mezzocielo ottobre 2012
persone
Obbligatoriamente senza titolo
1893 Emanuele Notarbartolo. 1896 Emanuela Sansone. 1905 Luciano Nicoletti. 1906 Andrea Orlando. 1909 Joe Petrosìno. 1911 Lorenzo Panepinto. 1914
Mariano Barbato. Giorgio Pecoraro. 1915 Bernardino Verro. 1916 Giorgio Gennaro. 1919 Giovanni Zangàra. Costantino Stella. Giuseppe Rumore. Giuseppe
Monticciolo. Alfonso Cànzio. 1920 Nicolò Alongi. Paolo Li Puma. Croce Di Gangi. Paolo Mirmina. Giovanni Orcel. Stefano Caronìa. 1921 Pietro Ponzo. Vito
Stassi. Giuseppe Cassarà. Vito Cassarà. Giuseppe Compagna. 1922 Domenico Spatola. Mario Spatola. Pietro Paolo Spatola. Sebastiano Bonfiglio. Antonino Scuderi. 1924 Antonino Ciolìno. 1944 Santi Milisenna. Andrea Raja. 1945 Calogero Comaianni. Nunzio Passafiume. Filippo Scimone. Calcedonio Catalano. Agostino
D’alessandro. Calogero Cicero. Fedele De Francisca. Michele Di Miceli. Mario Paoletti. Rosario Pagano. Giuseppe Scalìa. Giuseppe Puntarello. 1946 Angelo
Lombardi. Vittorio Epifani. Vitangelo Cinquepalmi. Imerio Piccini. Tommasa Perricone. Gaetano Guarino. Pino Camilleri. Giovanni Castiglione. Girolamo Scaccia. Giuseppe Biondo. Giovanni Santangelo. Giuseppe Santangelo. Vincenzo Santangelo. Giovanni Severino. Paolo Farina. Nicolò Azoti. Fiorentino
Bonfiglio. Mario Boscone. Pietro Loria. Francesco Sassano. Emanuele Greco. Mario Spampinato. Giovanni La Brocca. Vincenzo Amenduni. Vittorio Levico.
1947 Accursio Miraglia. Pietro Macchiarella. Nunzio Sansone. Emanuele Busellini. Margherita Clesceri. Giovanni Grifò. Giorgio Cusenza. Castrense
Intravàia. Vincenza La Fata. Serafino Lascàri. Giovanni Megna. Francesco Vicari. Vito Allotta. Giuseppe Di Maggio. Filippo Di Salvo. Vincenzo La Rocca. Vincenza Spina. Michelangelo Salvia. Giuseppe Casàrrubea. Vincenzo Lo Iacono. Giuseppe Manìaci. Calogero Cajola. Vito Pipitone. Luigi Geronazzo. 1948 Epifanio
Li Puma. Placido Rizzotto. Giuseppe Letizia. Calogero Cangelosi. Marcantonio Giacalone. Antonio Giacalone. Antonio Di Salvo. Nicola Messina. Celestino Zapponi. Giovanni Tasquier. 1949 Carlo Guarino. Vito Guarino. Francesco Gulino. Candeloro Catanese. Michele Marinaro. Carmelo Agnone. Quinto Reda. Carmelo
Lentini. Pasquale Marcone. Armando Loddo. Sergio Mancini. Carlo Antonio Pabusa. Gabriele Palandrani. Giovan Battista Aloe. Ilario Russo. Giovanni Calabrese. Giuseppe Fiorenza. Salvatore Messina. Francesco Butifar. 1951 Antonio Sanginiti. 1952 Filippo Intile. 1955 Salvatore Carnevale. Giuseppe Spagnuolo. 1957 Pasquale Almerico. Antonino Pollari. 1958 Vincenzo Di Salvo. Vincenzo Savoca. 1959 Anna Prestigiacomo. Giuseppina Savoca. Vincenzo
Pecoraro. Antonino Pecoraro. 1960 Antonino Damanti. Cosimo Cristina. Paolo Bongiorno. Antonino Giannola. 1961 Paolino Riccobono. 1962 Enrico
Mattei. Giacinto Puleo. 1963 Giuseppe Tesauro. Pietro Cannizzaro. Mario Malausa. Silvio Corrao. Calogero Vaccaro. Pasquale Nuccio. Eugenio Altomare. Giorgio Ciacci. Marino Fardelli. 1966 Carmelo Battaglia. Giuseppe Burgio. 1967 Giuseppe Piani. Nicola Mignogna. 1968 Francesco Pignataro. Salvatore Surolo. 1969 Orazio Costantino. Giovanni Domé. 1970 Mauro De Mauro. 1971 Pietro Scaglione. Antonino Lorusso. Vincenzo Riccardelli. 1972 Giovanni
Spampinato. Giovanni Ventra. Domenico Cannata. Paolo Di Maio. 1974 Angelo Sorino. Emanuele Riboli. Nicola Ruffo. 1975 Calogero Morreale. Gaetano Cappiello. Francesco Ferlaino. Domenico Facchineri. Michele Facchineri. Tullio De Micheli. Mario Ceretto. Giuseppina Utano. 1976 Gerardo D’arminio. Giuseppe
Muscarelli. Caterina Liberti. Salvatore Falcetta. Carmine Apuzzo. Salvatore Longo. Salvatore Buscemi. Francesco Vinci. Alberto Capua. Vincenzo Ranieri. Vincenzo Macrì. Fortunato Furore. Francesco Paolo Chiaramonte. 1977 Rocco Gatto. Stefano Condello. Vincenzo Caruso. Pasquale Polverino. Antonio Custra.
Giuseppe Russo. Filippo Costa. Attilio Bonincontro. Donald Mackay. Mariangela Passiatore. 1978 Ugo Triolo. Giuseppe Impastato. Antonio Esposito Ferraioli.
Salvatore Castelbuono. Gaetano Longo. Paolo Giorgetti. Pasquale Cappuccio. Fortunato Furore. 1979 Alfonso Sgroi. Filadelfio Aparo. Mario Francese. Michele
Reina. Giorgio Ambrosoli. Boris Giuliano. Calogero Di Bona. Cesare Terranova. Lenin Mancuso. Giovanni Bellissima. Salvatore Bologna. Domenico Marrara. Vincenzo Russo. Giuliano Giorgio. Antonino Tripodo. Rocco Giuseppe Barillà. Carmelo Di Giorgio. Primo Perdoncini. Baldassarre Nastasi. 1980 Piersanti Mattarella. Giuseppe Valarioti. Emanuele Basile. Giannino Losardo. Pietro Cerulli. Gaetano Costa. Carmelo Jannì. Domenico Beneventano. Marcello Torre. Vincenzo
Abate. Giuseppe Giovinazzo. Ciro Rossetti. Filomena Morlando. Bruno Vinci. 1981 Vito Ievolella. Sebastiano Bosio. Leopoldo Gassani. Giuseppe Grimaldi. Vincenzo Mulè. Domenico Francavilla. Mariano Virone. Giuseppe Salvia. Mariano Mellone. Rossella Casini. Giuseppe Cuttitta. Michele Borriello. 1982 Luigi D’alessio. Rosa Visone. Nicolò Piombino. Antonio Salzano. Pio La Torre. Rosario Di Salvo. Gennaro Musella. Giuseppe Lala. Domenico Vecchio. Antonio
Valenti. Rodolfo Buscemi. Matteo Rizzuto. Silvano Franzolin. Luigi Di Barca. Salvatore Raiti. Giuseppe Di Lavore. Antonino Burrafato. Salvatore Nuvoletta. Antonio Ammaturo. Pasquale Paola. Paolo Giaccone. Vincenzo Spinelli. Carlo Alberto Dalla Chiesa. Emanuela Setti Carraro. Domenico Russo. Calogero Zucchetto. Carmelo Cerruto. Simonetta Lamberti. Giuliano Pennacchio. Andrea Mormile. Luigi Cafiero. Antimo Graziano. Gennaro De Angelis. Annamaria
Esposito. Antonio De Rosa. Elio Di Mella. Salvatore Dragone. Mario Lattuca. Giovanni Gambino. Francesco Borrelli. Alfredo Agosta. 1983 Giangiacomo Ciaccio
Montalto. Pasquale Mandato. Salvatore Pollara. Mario D’aleo. Giuseppe Bommarito. Pietro Morici. Bruno Caccia. Rocco Chinnici. Salvatore Bartolotta. Mario
Trapassi. Stefano Li Sacchi. Sebastiano Alongi. Francesco Imposimato. Domenico Celiento. Antonio Cristiano. Nicandro Izzo. Fabio Cortese. Salvatore
Musarò. Gioacchino Crisafulli. Francesco Brunitto. Salvatore Zangara. Patrizia Scifo. Vittorio Scifo. Luigi Cangiano. 1984 Giuseppe Fava. Renata Fonte. Crescenzo Casillo. Giovanni Calabrò. Cosimo Quattrocchi. Francesco Quattrocchi. Marcello Angelini. Salvatore Schimmenti. Giovanni Catalanotti. Antonio Federico. Paolo Canale. Giovanbattista Altobelli. Lucia Cerrato. Anna Maria Brandi. Anna De Simone. Giovanni De Simone. Nicola De Simone. Luisella
Matarazzo. Maria Luigia Morini. Federica Taglialatela. Abramo Vastarella. Pier Francesco Leoni. Susanna Cavalli. Angela Calvanese. Carmine Moccia. Valeria
Moratello. Michele Brescia. Santo Calabrese. Antioco Cocco. Vincenzo Vento. Pietro Busetta. Salvatore Squillace. 1985 Pietro Patti. Giuseppe Mangano. Gioacchino Taglialatela. Sergio Cosmai. Giovanni Carbone. Barbara Rizzo Asta. Giuseppe Asta. Salvatore Asta. Beppe Montana. Antonino Cassarà. Roberto Antiochia. Giuseppe Spada. Antonio Enrico Monteleone. Giancarlo Siani. Biagio Siciliano. Giuditta Milella. Carmine Tripodi. Graziella Campagna. Morello
Alcamo. Giuseppe Macheda. Roberto Parisi. Mario Diana. 1986 Paolo Bottone. Giuseppe Pillari. Filippo Gebbia. Antonio Morreale. Francesco Alfano. Vittorio
Esposito. Salvatore Benigno. Claudio Domino. Filippo Salsone. Antonio Sabia. Giovanni Giordano. Nunziata Spina. Antonio Bertuccio. Francesco Prestia. Domenica De Girolamo. Luigi Staiàno. Mario Ferrillo. Salvatore Ledda. Giovanni Garcea. Sebastiano Morabito. 1987 Giuseppe Rechichi. Rosario Iozia. Giuseppe
Cutruneo. Rosario Montalto. Antonio Civinini. Carmelo Iannò. Carmelo Ganci. Luciano Pignatelli. Giovanni Di Benedetto. Cosimo Aleo. Aniello Giordano. Giovanni Mileto. 1988 Giuseppe Insalaco. Giuseppe Montalbano. Natale Mondo. Donato Boscia. Grazia Scimè. Francesco Megna. Alberto Giacomelli. Antonino
Saetta. Stefano Saetta. Mauro Rostagno. Luigi Ranieri. Carmelo Zaccarello. Girolamo Marino. Aniello Cordasco. Giulio Capilli. Pietro Ragno. Abed Manyami. Raffaele Antonio Talarico. Michele Virga. Giuseppe Mascolo. 1989 Francesco Crisopulli. Giuseppe Caruso. Francesco Pepi. Marcella Tassone. Nicola D’antrassi. Vincenzo Grasso. Paolo Vinci. Salvatore Incardona. Antonino Agostino. Ida Castelluccio. Domenico Calviello. Anna Maria Cambria. Carmela Pannone. Pietro
Giro. Donato Cappetta. Calogero Loria. Francesco Longo. Giovanbattista Tedesco. Colin Winchester. Giacomo Catalano. Pietro Polara. Nicolina Biscozzi. Pasquale Primerano. Pasquale Miele. Giuseppe Tizian. Jerry Essan Masslo. Gaetano De Cicco. Domenico Guarracino. Salvatore Benaglia. Gaetano Di Nocera. Michele Piromalli. 1990 Giuseppe Tallarita. Nicola Gioitta Iachino. Emanuele Piazza. Giuseppe Tragna. Massimo Rizzi. Giovanni Bonsignore. Antonio
Marino. Rosario Livatino. Alessandro Rovetta. Francesco Vecchio. Andrea Bonforte. Giovanni Trecroci. Saverio Purita. Angelo Carbotti. Domenico
Catalano. Maria Marcella. Vincenzo Miceli. Elisabetta Gagliardi. Giuseppe Orlando. Michele Arcangelo Tripodi. Pietro Caruso. Nunzio Pandolfi. Arturo Caputo. Roberto Ticli. Mario Greco. Rosario Sciacca. Giuseppe Marnalo. Stefano Volpe. Francesco Oliviero. Cosimo Durante. Angelo Raffaele Longo. Cataldo
D’ippolito.Raffaela Scordo.Calogero La Piana.Antonio Nugnes. Pasquale Feliciello.Marco Tedeschi. Ferdinando Barbalace. Marcella Dilevrano. 1991 Valentina
Guarino. Angelica Pirtoli. Giuseppe Sceusa. Salvatore Sceusa. Vincenzo Leonardi. Antonio Carlo Cordopatri. Angelo Riccardo. Demetrio Quattrone. Nicola Soverino. Andrea Savoca. Domenico Randò. Sandra Stranieri. Antonio Scopelliti. Libero Grassi. Fabio De Pandi. Giuseppe Aliotto. Antonio Rampino. Silvana Foglietta. Salvatore D’addario. Renato Lio. Giuseppe Leone. Francesco Tramonte. Pasquale Cristiano. Stefano Siragusa. Alberto Varone. Felice Dara. Vincenzo
Salvatori. Serafino Ogliastro. Giuseppe Grimaldi. Salvatora Tieni. Nicola Guerriero. Giuseppe Sorrenti. Antonio Valente. Nunziante Scibelli. Vincenzo Giordano. Salvatore Vincenzo Surdo. Gaspare Palmeri. Ignazio Aloisi. Onofrio Addesi. Francesco Augurusa. Giuseppe Piccolo. 1992 Salvatore Aversa. Lucia Precenzano. Paolo Borsellino. Antonio Russo. Fortunato Arena. Claudio Pezzuto. Salvatore Mineo. Giuliano Guazzelli. Giovanni Falcone. Francesca Morvillo. Rocco
Dicillo. Antonio Montinaro. Vito Schifani. Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Eddie Walter Cosina. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Claudio Traìna. Rita
Àtria. Paolo Ficalòra. Luigi Sàpio. Egidio Campaniello. Giorgio Villàn. Pasquale Di Lorenzo. Giovanni Panunzio. Gaetano Giordano. Giuseppe Borsellino. Antonio Tamborino. Mauro Maniglio. Raffaele Vitiello. Emanuele Saùna Antonino Siragusa. Giovanni Lizzio. Antonio Di Bona. Giovanni Carnicella. Antonio
Muto. Pasquale Auriemma. 1993 Beppe Alfano. Adolfo Cartisano. Pasquale Campanello. Vincenzo D’anna. Vincenzo Vitale. Gennaro Falco. Nicola Remondino. Domenico Nicolò Pandolfo. Maurizio Estate. Fabrizio Nencioni. Angela Fiume. Nadia Nencioni. Caterina Nencioni. Dario Capolicchio. Domenico Nicitra. Carlo La Catena. Stefano Picerno. Sergio Pasotto. Alessandro Ferrari. Moussafir Driss. Giuseppe Puglisi. Raffaele Di Mercurio. Andrea Castelli. Angelo
Carlisi. Riccardo Volpe. Antonino Vassallo. Francesco Nazzaro. Loris Giazzon. Giorgio Vanoli. Luigi Iannotta. Antonino Spartà. Salvatore Spartà. Pietro Vincenzo
Spartà. 1994 Vincenzo Garofalo. Antonino Fava. Giuseppe Diana. Ilaria Alpi. Miran Hrovatin. Enrico Incognito. Luigi Bodenza. Ignazio Panepinto. Maria
Teresa Pugliese. Giovanni Simonetti. Salvatore Bennici. Calogero Panepinto. Francesco Maniscalco. Nicholas Green. Melchiorre Gallo. Giuseppe Russo. Cosimo
Fabio Mazzola. Liliana Caruso. Agata Zucchero. Leonardo Santoro. Palmina Scamardella. Antonio Novella . Francesco Aloi. Francesco Bruno. Angelo
Calabrò. Saverio Liardo. 1995 Francesco Brugnano. Francesco Marcone. Serafino Famà. Gioacchino Costanzo. Peter Iwule Onjedeke. Fortunato Correale. Antonino Buscemi. Giuseppe Montalto. Giuseppe Cilia. Claudio Manco. Antonio Brandi. Giammatteo Sole . Genovese Pagliuca. Pietro Sanua. Pierantonio
Sandri. Giuseppe Giammona. Giovanna Giammona. Francesco Saporito. Natale De Grazia. Cesare Boschin. 1996 Giuseppe Di Matteo. Giovanni Carbone. Francesco Tammone. Giuseppe Puglisi. Annamaria Torno. Giovanni Attardo. Davide Sannino. Santa Puglisi. Salvatore Botta. Salvatore Frazzetto. Giacomo Frazzetto. Maria Antonietta Savona. Riccardo Salerno. Gioacchino Bisceglia. Rosario Ministeri. Calogero Tramùta. Celestino Fava. Antonino Moio. Raffaele
Pastore. Antonino Polifroni. Salvatore Manzi. 1997 Giuseppe La Franca. Ciro Zirpoli. Giulio Castellino. Agata Azzolina. Raffaella Lupoli. Silvia Ruotolo. Angelo
Bruno. Francesco Marzano. Andrea Di Marco. 1998 Incoronata Sollazzo. Maria Incoronata Ramella. Erilda Ztausci. Enrico Chiarenza. Salvatore De Falco. Rosario
Flaminio. Alberto Vallefuoco. Giuseppina Guerriero. Luigi Ioculano. Domenico Geraci. Antonio Condello. Maria Angela Ansalone. Giuseppe Maria
Biccheri. Giuseppe Messina. Graziano Muntoni. Giovanni Gargiulo. Giovanni Volpe. Giuseppe Radicia. Orazio Sciascio. Giuseppe Iacona. Davide Ladini. Saverio
Ierace. Antonio Ferrara. 1999 Salvatore Ottone. Emanuele Nobile. Rosario Salerno. Stefano Pompeo. Filippo Basile. Hiso Telaray. Matteo Di Candia. Vincenzo
Vaccaro Notte. Luigi Pulli. Raffaele Arnesano. Rodolfo Patera. Ennio Petrosino. Rosa Zaza. Anna Pace. Marco De Franchis. Francesco Salvo. 2000 Antonio Lippiello. Salvatore Vaccaro Notte. Antonio Sottile. Alberto De Falco. Ferdinando Chiarotti. Francesco Scerbo. Giuseppe Grandolfo. Domenico Stanisci. Domenico
Gullaci. Maria Colangiuli. Hamdi Lala. Gaetano De Rosa. Saverio Cataldo. Daniele Zoccola. Salvatore De Rosa. Giuseppe Falanga. Luigi Sequino. Paolo Castaldi. Gianfranco Madia. Valentina Terracciano. Raffaele Iorio. Ferdinando Liguori. 2001 Giuseppe Zizolfi. Tina Motoc. Michele Fazio. Carmelo Benvegna. Stefano Ciaramella. 2002 Federico Del Prete. Torquato Ciriaco. Husan Balikçi. Antonio Petito. Giuseppe Francese. Francesco Santaniello. 2003 Domenico
Pacilio. Gaetano Marchitelli. Claudio Taglialatela. Paolino Avella. Michele Amico. Giuseppe Rovescio. Antonio Vairo. Paolo Bagnato. 2004 Bonifacio Tilocca. Annalisa
Durante. Stefano Biondi. Paolo Rodà. Gelsomina Verde. Dario Scherillo. Matilde Sorrentino. Francesco Estatico. Fabio Nunneri. Massimiliano Carbone. Antonio Landieri. Francesco Graziano. Antonio Graziano. Antonio Maiorano. Attilio Manca. 2005 Francesco Rossi. Attilio Romanò. Francesco Fortugno. Giuseppe Riccio. Daniele
Polimeni. Gianluca Congiusta. Pepe Tunevic. Emilio Albanese. 2006 Salvatore Buglione. Daniele Del Core. Loris Di Roberto. Rodolfo Pacilio. Michele Landa. Antonio
Palumbo. Anna Politikovskaja. 2007 Luigi Sica. Francesco Gaito. Umberto Improta. Giuseppe Veropalumbo. Luigi Rende. Carmela Fasanella. Romano Fasanella. Domenico De Nittis. Filippo Salvi. 2008 Mario Costabile. Domenico Noviello. Marco Pittoni. Raffaele Gargiulo. Raffaele Granata. Gennaro Cortumaccio. Giuseppe Minopoli. Lorenzo Riccio. Raffaele Manna. Nicola Sarpa. Samuel Kwaku. Cristopher Adams. Eric Affum Yeboah. Kwame Antwi Julius Francis. El Hadji Ababa. Alex
Geemes. Francesco Alighieri. Gabriele Rossi. Antonio Ciardullo. Ernesto Fabozzi. 2009 Felicia Castaniere. Domenico Gabriele. Petru Birlandeanu. Gaetano Montanino. Nicola Nappo. Lea Garofalo. 2010 Salvatore Farinaro. Teresa Buonocore. Angelo Vassallo. Gianluca Cimminiello. Carmine Cannillo. Francesco
Ligorio. 2011 Vincenzo Liguori. Giuseppe Mizzi. 2012 Andrea Nollino. Pasquale Romano. Filippo Ceravolo. 2014 Nicola Campolongo. Domenico Petruzzelli.