donne - Mezzocielo
Transcript
donne - Mezzocielo
uomini donne anno XXII primavera 2014 - € 8,00 sped. in a.p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 Filiale di Palermo Magritte, Les Amants, 1928 mezzocielo 143 n° trimestrale di politica cultura e ambiente pensato e realizzato da donne politica La democrazia è troppo faticosa Simona Mafai Cerco un filo, individuando il quale, tirandolo e srotolandolo, sia possibile dare una lettura agli eventi politici degli ultimi mesi: dalle vicende internazionali (crisi della Crimea e dinamiche estensive della NATO verso oriente), ad Obama che chiede all’Europa maggiore solidarietà (e forse più spese militari?); dalla grave situazione economica e morale italiana, dove si registrano permanere e forse estensione della criminalità organizzata, alla crescita esponenziale della corruzione al Nord come al Sud; fino ai tragici episodi di disperazione per una disoccupazione, che non si riesce a tamponare… Come far fronte – donne e uomini – a questa massa di problemi? Come individuare alcune linee d’intervento attorno a cui costruire una pressione critica ma anche positiva, di massa, includente gli sforzi di milioni di cittadine e cittadini onesti? E’ una domanda che travalica le responsabilità e le capacità della redazione di questo giornale, che oggi riprende orgogliosamente – dopo mesi di silenzio – la sua presenza nella società siciliana ed italiana. I problemi su indicati originano da questioni complesse e difficili, riguardanti la struttura delle nazioni, i loro rapporti di collaborazione o sudditanza, la possibilità dei “governati” (cittadine e cittadini) di prendere nelle mani il proprio futuro, esercitando una effettiva capacità di intervento. Tra i tanti possibili fili di analisi, ne individuo almeno uno, forse utile per costruire su di esso una riflessione comune. E questo filo è una riflessione sulla democrazia, che è la pratica politica attraverso la quale abbiamo creduto di poter intervenire – dal dopoguerra ad oggi – sullo svolgimento degli eventi politici interni (e, almeno in parte, sugli eventi europei e internazionali); sulla efficacia di questa pratica che ci ha assistito per oltre mezzo secolo (dal 1947, anno della approvazione della Costituzione, ad oggi); sulle sue caratteristiche, sulla sua funzionalità, sulla sua capacità reale di dare voce alla popolazione, comprese le donne e gli strati sociali meno organizzati, sulle speranze crescenti di cui è stata innestata, sulle delusioni che ha suscitato. Siamo da un pezzo nel nuovo secolo. Il ’900 è passato – anche se continuiamo a parlarne, a rimpiangerlo o a demonizzarlo ma i problemi che abbiamo di fronte vanno affrontati e risolti con l’ottica di oggi, senza riportarli dentro una cornice ormai inadeguata e insufficiente: l’antifascismo, la guerra, il dopoguerra, l’arco costituzionale, e via dicendo. Le personalità che dominano oggi la scena politica sono troppo diverse da quelle di ieri. Commuoviamoci pure vedendo il film continua in terza di copertina uomini donne uomini donne Antonio Canova, Amore e psiche, 1788-1793, Museo del Louvre, Parigi diecirighe Francesca Traina Se avessi parole per dire tradurrei quest’impaccio muto. Ne farei un suono perforante la cortina dell’immenso, mi lascerei nelle note dei lupi per un rimpianto d’angelo, per uno swing, un blues di Billie Holiday, un accordo di viola. Se avessi occhi da mandare in giro vedrei la fatica del tempo, la sua giostra di ore e di stagioni. Vedrei chi muove il vento e nel vento il mondo. Se avessi mani toccherei la roccia, la goccia che lenta la scava e la trafigge senza dolore né pianto. Se avessi dita intreccerei capelli e fili per sospendermi più in là di questo nulla. E se avessi gambe non resterei soltanto per resistere. Andrei dove nasce il vento, dove incomincia il tempo per una supplica di riparazione. Perché si ricomponga il due, perché l’uno rispetti il due e il due l’uno. E che sia donna, uomo o altro indefinito non importa purché non si sottragga vita. 1 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne uomini donne Basta quella volta Tracce di una conversazione sull’amore tra Egle Palazzolo e l’analista Paola Camassa Ciao Paola, non so ancora quanto il tuo ultimo libro abbia merito o “colpa”, ma certamente verrà fuori, nell’indurmi a riprendere con te la storia, vecchia come il mondo, pure per qualche verso nuova di zecca, dell’uomo e della donna, del loro rapporto, e diciamolo immediatamente, dell’amore tra loro. Se c’è, quale è, quando c’è, se lo si riconosce, se si è capaci o determinati a difenderlo, a preservarlo. Come si fa dei beni, materiali e immateriali, che costituiscono il nostro patrimonio. Che ci identificano. Se diciamo amore di coppia ben sappiamo che il discorso può farsi ormai palesemente più ampio e indicare altre strade e magari altre risorse e soluzioni, ma qui cerchiamo di ripartire, se non proprio da Adamo ed Eva, da una diversità di genere, non si sa davvero quanto usurata , mesta, feroce, segregata, estrema e spesso irriconoscibile. Persino colpevole di non aver trovato, la maggior parte delle volte il segno vero. Ci sono colpevoli di grande statura, la mia piccola colpa è di avere raccontato una storia d’amore che dura, che resiste. Senza vincere. Da questa esperienza ho tratto la mia conclusione: l’amore è una coppia unita dal pieno appagamento sessuale. Ma questo pieno appagamento è quasi sempre l’esperienza più catastrofica per l’IO, che lotterà contro la perdita della sua integrità, autarchia, egemonia. La gratitudine che porto alla coppia dei miei genitori è che mi ha permesso di annettere la coppia sessuale alla sfera dell’ideale dell’Io. Credo che tutti l’abbiamo intravista, tutti portiamo l’immagine immaginata, la “preconcezione” della coppia sessuale, ma inesorabilmente la preconcezione viene distrutta (dall’esperienza della coppia genitoriale o della propria). Scrive Yeats del matrimonio: “e quando quel crimine è compiuto, il letto nuziale porta la disperazione, perché ciascuno vi porta l’immagine immaginata e trova l’immagine reale”. Tuttavia, se quella preconcezione fosse distrutta sempre, a poco a poco scomparirebbe, e invece, miracolo, basta una sola “realizzazione” per rinnovare quell’attesa. Comunque è innegabile che “la condizione dell’amore” quale continua a proporsi, fra ritegno e mistificazione, da oltre cinquant’anni, possa rendere necessario oggi, tirare fuori dallo scaffale, Flaubert e la sua educazione o rieducazione sentimentale come titola un bel pezzo di Elena Stancanelli (Repubblica 16 febbraio) che ricompone in bella carrellata letteraria davvero tanto di ciò che sull’amore e sulla coppia si va analizzando, calandovisi dentro, sia “speranza” come in Carrere (“Vite che non sono la mia”) o “trappola” come in Roth (“la mia vita di uomo”) ma dove, a conti fatti, non scompare la possibile salvezza del giusto incontro, dell’affinità elettiva. Non a caso, le più belle pagine del mio scaffale sono quelle di M .Yourcenar. Non so quante volte ho riletto da Le Memorie di Adriano, toccata più dalla durata che dall’eccesso quelle che vanno da pag 13 a pag 16 e che si compendiano con: “non ho mai compreso come si possa essere sazio di un essere umano. La molteplicità delle conquiste contrasta con il desiderio di enumerare le ricchezze che l’amore arreca, di osservarlo mentre si trasforma, fors’anche mentre invecchia”. Sta di fatto, cronaca a parte, che la ricerca che l’uomo sin dalla pubertà fa della donna, resti a tuttora imprescindibile ma che mode e costumi lo spingano oggi nello spazio ristretto di una sorta di graduatoria con una serie di allettamenti e distrazioni di disturbo. La paura di guardarsi dentro, di “ammettersi”, lasciano che una presenza desiderata ci resti a fianco con poche interiori consapevolezze, quasi per onor di bandiera. Una tappa d’obbligo infine più esibita, sperimentata, fronteggiata, che risultato fondante di una ricerca vera. E più volte crescita e maturità non correggono il tiro. La donna, dal canto suo, si avverte già tale sin dai banchi di scuola e oscilla tra scarpe da tennis e vorticoso tacco a spillo valorizzando, mostrando fin che ce la fa il suo corpo magari oscurando o misconoscendo doti assai più durature, sia che possa scegliersi un vestito firmato sia che debba limitarsi alla bancarelle rionali. Ma la sua spavalderia si fa pianto, forse meno o forse più, di quanto poteva accadere a sua madre o a sua nonna, controllate a 2 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne uomini donne vista in famiglia, se l’altro tradiva, abbandonava, deludeva. Non credo che ci sia più la guerra tra i sessi, ma c’è una grande delusione. Nel mio studio si avvicendano ragazzi e ragazze, uomini e donne, talvolta vorrei che l’uno potesse spiare le pene dell’altra, tutti sperano e disperano di trovare l’amore. Tutti portano la loro immagine immaginata e le ferite che ha subito. Forse la differenza di genere sta nelle difese innalzate su quelle ferite. Le donne hanno conquistato difese più attive rispetto al passato, quando la cultura valorizzava solo le qualità che derivano dalla passività (verginità, pudore, riservatezza), dunque oggi possono essere più autentiche, più espressive, gli uomini non riescono ancora a superare il crollo della rendita di posizione, e integrare quella passività che avevano dovuto rigettare. Insomma è come se la donna potesse oscillare, l’uomo ancora no. L’uomo, che non ha mai potuto “inclinarsi”, sembra potere solo cadere dalla sua postura eretta. (A. Cavarero) Coppia, amore, figli, letteratura, cinema, canzoni, tanta roba buona e tanta meno, ci si ritrova con la molesta sensazione che la eterna vicenda uomo-donna che con lotte e impegni, in piazza e in Parlamento, abbiamo, in qualche modo liberato da disparità e imposizioni, non abbia ancora individuato il suo equilibrio, trovato il bi- nario che porti ad una meta comune. Senza optare per i “vissero felici e contenti”(ma c’era, ci fu? Potrebbe esserci ancora?) possiamo individuare alle soglie di un nuovo millennio ciò che possa dare maggiori margini all’amore, che ridimensioni il precariato, le sottili amarezze, gli equivoci, il dubbio per sé o il compagno? La nostra più forte sconfitta proviene, intanto, dai dati di cronaca con la violenza, la sopraffazione, la drammatica frontalità delle legittime autonomie della donna. Figli esperti di una realtà tecnologica sempre più raffinata, di spazi sempre più esplorati e al tempo stesso incalzati da problemi e pericoli di cui non misuravamo la portata, siamo forse i “retrogradi “del binomio donna-uomo?. Il tempo (della preconcezione) dell’amore sessuale è radicato nella natura umana, che è di carne e corpi. E queste “realtà” non sono umili, sono potenti, attraversano le generazioni e pretendono sempre la loro realizzazione. L’amore appagante, la sessualità appagante che non ha limiti, differenze e vorrei affermare, se si vuole non ha età, produce energia, toglie gli sprechi che facciamo di noi e delle nostre capacità. Questo attendiamo, questa attesa sta nella nostra preconcezione. Basta una volta. Ogni essere umano si aspetta quella volta. La straordinaria esperienza che supera le paura del tempo, la sofferenza di abbandoni o tradimenti. La nostra statura di uomo o di donna, il nostro calore umano deriva da “quella volta”. La Potente Paola Camassa, La potente (ed. nottetempo, € 11) Un libro originalissimo, che non assomiglia ad alcun modello. Un romanzo? Non proprio. Una serie di sceneggiature, ciascuna con propri personaggi, e che si concludono con una indicazione di testi musicali (operistici, classici, leggeri) che furono un tempo sfondo agli eventi narrati. Chi legge può evocarli nella propria memoria, e partecipa così emotivamente al testo. La psicanalisi entra a poco a poco, ma in seguito avvolge e spiega, con alcuni illuminanti resoconti di sogni. Felici e gioiose le immagini delle ragazze, che s’incontrano e s’inseguono – nella casa, sulla spiaggia, nelle terrazze – in una sorta di danza. La famiglia antica, vissuta con i genitori e i quattro nonni, più i domestici, i fornitori e il nano portiere: che nostalgia! Certo, la famiglia allargata l’abbiamo molto criticata. Ma fu poi così male? I protagonisti della storia non si astennero nella loro vita dalla assunzione di precise responsabilità civili, professionali, politiche, su frontiere diverse. Ma ciò non incide sui legami affettivi, e la narrazione (la vita vera?) procede lieve, senza farsi ferire da giudizi moralistici o religiosi. Al centro del cosiddetto “romanzo” il trionfo del rapporto sessuale come un’alba opalescente e poi aurora radiosissima. La prima notte di nozze dei capifamiglia (la “potente”) viene celebrata nell’anniversario annuale – mai sentita una cosa simile –, fuori dalla famiglia, nella camera di un albergo di lusso. Il racconto nasce a frammenti e si costruisce progressivamente in una nuvola di cristallo. Un libro che non si dimentica. S. M. n° 143 aprile 2012 2014 3 mezzocielo ottobre persone uomini donne uomini donne Madri e guerrieri Il bambino sin dalla più tenera età è in grado di dominare e vincere sul femminile Maria Luisa Mondello Fotografie di Shobha, Nepal - Kathmandu, 2014 Le tante osservazioni del neonato e del bambino che fanno parte della mia attività didattica, oltre che il lavoro psicoterapico, permettono di affermare come riconoscibile, già tra madre e bambino, ma anche tra piccolo e sorelle, un percorso affettivo-educativo che da tempo ho definito educazione del guerriero. Riferisco di questa modalità per affermare che andamenti di potere e di forza, riferiti al maschile, sembrano essere perseguiti, e per certi versi resi possibili, proprio dal femminile. Succede che intorno all’anno d’età i gesti imperiosi del bambino, i colpetti che il piccolo può anche inavvertitamente rivolgere alla madre sono accolti con sottolineature gioiose della prodezza, da mostrare e condividere con gli altri familiari. Gli stessi gesti rivolti ad esempio, a una sorellina più grande e comunque capaci di fare male, sono consentiti ed è richiesto dalla stessa madre che abbiano la medesima accoglienza da parte della sorella: gesti significativi della qualità maschia del piccolo e perciò accettabili. E apprezzabili. Quando crescendo il bambino diviene più competente nel suo desiderio e meno disposto a cedere, più forte, l’atteggiamento materno muove attraverso compiacenze stirate perché non si arrivi al diverbio, per traci- mare poi in atteggiamenti disperati e disperanti quando il figlio, nel suo essere irriducibile... [...] La dizione educazione del guerriero sembra poter cogliere il criterio che codifica la necessità che il maschile cresca capace di attaccare, di essere forte e di mantenere la sua forza, qualità guerriera, funzionale probabilmente alla difesa del gruppo familiare, sociale e comunque in grado, sin dalla più tenera infanzia, di dominare e vincere sul femminile. Impossibilitato quest’ultimo a raggiungere una posizione adulta, grande di fronte al maschile, non importa quale ne sia l’età. La funzione materna consente al femminile, ha consentito storicamente al femminile, di avere cura del guerriero, di farne un guerriero, accettandone il dominio. A conclusione: si può immaginare che mutate condizioni di vita cambino e cambieranno i rapporti maschio-femmina e quello che avremo da dire sul loro percorso di crescita e identitario risuonerà profondamente mutato. Per ora limitiamoci a constatare la difficile armonizzazione del consolidato e pervasivo rapporto uomo-donna con una regolazione che superi gli ancora attuali sistemi diseguali e sopraffattivi. dal saggio “Vergine, madre e figlia”, incluso nel libro “Tra femminile e materno: l’invenzione della madre” (Angeli Ed., 2009) 4 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne Una storia terribile Se parli ammazzo te e la tua famiglia Adriana Palmeri Una storia d’amore come tante, una giovane coppia innamorata, Francesca insegnante, precaria, di lettere, Luca impiegato pubblico, sei anni di matrimonio una bimba e tanti progetti irrealizzati. I primi anni trascorsi felicemente, poi l’attesa di un bimbo/a che non arriva. Francesca si sottopone ad una serie di accertamenti, Luca dapprima si rifiuta, poi acconsente strappandole la promessa di non rivelare mai a nessuno e men che meno a sua madre, se fosse risultato non fertile. Non c’erano problemi per entrambi, finalmente nasce la loro bimba sana e vivace. Da allora, però, qualcosa inizia a turbare Luca, una specie di crisi post-parto pur non essendo stato lui a partorire. È sempre facilmente irritabile, non mostra nessun interesse per la piccolina, anzi, preferisce dormire in salotto pur di non sentirla piangere. La trasformazione è lenta e graduale, diventa sempre più nervoso anche nel linguaggio, si sottrae ad ogni benché minima collaborazione familiare, rimprovera aspramente F. per qualsivoglia motivo. Lei tiene per sé questa tensione sempre più pressante, la reputa circoscritta all’evento: la bambina, forse, ha destabilizzato il suo carattere di uomo docile, gioviale, allegro con tutti, come era stato fino ad allora. Lo ritiene uno stato passeggero, un motivo in più per non parlarne neanche con le amiche e non distruggere l’opinione che i conoscenti hanno di Luca. Tutto precipita nel silenzio assenso di F. che subisce ogni sorta di mortificazione e molteplici accuse come: “sei diventata brutta, una vacca, sei sporca tu e la casa, non sai amministrare le nostre entrate, la bambina ci costa tanto per colpa tua, non voglio vedere più i tuoi genitori in questa casa dal momento che non sono riusciti ad educarti bene”. Francesca, atterrita, deve comunque continuare la sua vita, correggere i compiti in classe dei suoi alunni; lo fa piangendo ininterrottamente mentre le lacrime annebbiano i fogli. Luca, quando rientra a casa la strattona, vuole sapere il motivo dei suoi pianti, il suo silenzio lo induce a darle, con inaudita violenza uno schiaffone che lesionerà il suo timpano con una perdita del 70% dell’udito. Poi le chiederà scusa, la coccolerà e faranno l’amore. E di nuovo le romperà il polso de- stro e poi le chiederà scusa, e poi continuerà, sempre così: la picchierà e le chiederà scusa. Passano tre anni, F. non è una più una vacca, è di una magrezza preoccupante ma dirà ai suoi genitori che segue una dieta, e agli amici racconterà che è molto occupata e non può frequentarli. Luca, invece, torna a casa ogni sera sempre più tardi e dorme in salotto. Una sera, rientrando si reca nella stanza da letto dove la bimba e Francesca dormono e vuole possederla a tutti costi. Lei si ritrae e lo invita a tacere per non svegliare la bimba, ma è una lotta impari, F. stremata resiste e trova la forza per dirgli che la loro storia è finita. Luca indiavolato va in cucina, prende del nastro adesivo, sveglia la bimba in modo che possa assistere a ciò che aveva in mente di fare, imbavaglia F. e la possiede con brutale violenza sotto gli occhi della figlia che urla a squarciagola. Nottetempo telefonerà ai genitori di Francesca per chiedere aiuto poiché, dice, sembra in preda ad una crisi convulsiva, delira, farnetica, e li avverte che non è in grado di badare a una bambina di quattro anni. Dice pure che Francesca non è mai stata una buona madre, mentre, rivolgendosi alla moglie, bisbiglia all’orecchio: “se parli ammazzo te e la tua famiglia”. Da quel momento la bimba inizia a balbettare, questo però non le impedisce di farsi capire e descrivere a tutti cosa avesse fatto il suo papà alla mamma. Da quel giorno, Francesca non ha dormito per giorni interi, continuando a dimagrire. Oggi entrambe stanno bene. Grazie all’aiuto della famiglia e grazie a mirate terapie la bimba ora più serena, balbetta solo in presenza di uomini. Francesca a fatica ha ripreso i chili perduti. Luca non ha più visto la bimba e ha ininterrottamente vessato Francesca che comunque, per paura, ha rifiutato di denunciarlo. I genitori di F. dopo lunghe trattative ottengono il permesso all’espatrio per la bimba, per questo garantiranno a Luca di non esporre denuncia. Oggi, confortate dall’affetto di parenti ed amici, Francesca e la bimba vivono fuori dall’Europa. Luca ha perseguitato strenuamente i genitori di Francesca per oltre sei mesi, poi ha desistito e oggi vive con sua madre. uomini donne n° 143 aprile 2012 2014 5 mezzocielo ottobre persone uomini donne uomini donne A proposito di adolescenti mille motivi per preservare la propria integrità Assunta Laura Imondi In questi giorni la tv e i giornali riportano dispecchio convesso, restituendoci valori distorti verse notizie di baby prostitute e i fatti acda quelli che provano a proiettare le istitucaduti, oltre a denunciare la dilagante zioni delegate all’educazione e all’istruzione. prostituzione minorile, gettano una luce imLoro – famiglia e scuola – possono tentare, atpietosa – con rimandi a fatti più o meno noti traverso un lavoro certosino e costante, di riape a siti che promuovono incontri – su un propriarsi degli spazi dell’infanzia e mondo mosso dalle pulsioni dei soldi senza dell’adolescenza, anche rischiando di essere insudore e del sesso senza freni. vadenti perché invasiva e pericolosa si è riveNon siamo qui per emettere giudizi moralilata quella che Zygmunt Bauman definisce stici, ma ci par doveroso provare a capire le “tecnoliquidità”, soprattutto per i nativi digidinamiche che stanno trasformando la sfera tali, per i quali non esiste una linea di confine intima degli individui per non restare spetfra la sfera del reale e quella del virtuale e nelle tatori inermi dinanzi a fenomeni che stanno cui esistenze la rete è la grande maestra: le nosegnando in maniera significativa la società tizie che vi circolano, invece di essere di essere e gli adolescenti. interpretate come monito, diventano fonte di Quanto tempo è passato dalla liberalizzazione emulazione. Alcune ragazzine, per imitarne dei costumi e dalla cosiddetta democratizzaaltre, hanno svenduto il loro corpo per un paio zione della donna che si è dichiarata padrona di jeans e una ricarica. Ma a chi lo hanno cedella propria vita e del proprio corpo? È traduto? Chi sono quegli uomini che l’hanno scorso solo qualche decennio da quando abcomprato? Hanno delle figlie che li aspettano biamo finalmente appreso l’importanza a casa? Danno loro un bacio sulla fronte e didell’indipendenza dal genere maschile, rinnecono “buona notte, principessa”? Non sanno, gandone la sottomissione in buona parte del però, che proprio sotto il cuscino dove pogmondo occidentale. A questo punto, però, è giano quella stessa fronte, hanno nascosto i cellegittimo chiedersi il significato della parola inlulari e su qualcuno di questi sono giunte dipendenza: indipendenza implica il non pasproposte di uomini adulti che rispondono a un sare dal cordone ombelicale materno alla annuncio pubblicato dalle loro bambine. custodia del coniuge; indipendenza vuol dire Come possono questi padri ergersi a educatori potere e saper dire “sì” o “no” senza vessazioni se loro per primi non riconoscono il valore delo umiliazioni; indipendenza significa possedere l’identità femminile e non provano rispetto stessi diritti e pari diverso la donna? E gnità dentro e fuori cosa possiamo aspetNeknominate: nuovo gioco giovanile. casa. tarci noi donne – gioSe l’indipendenza è Già cinque vittime in Gran Bretagna vani o ormai adulte – questo, perché mai conda parte di taluni insentire all’uomo di com- “Ho visto che fate a chi beve di più: adesso vi dividui che ci perceprare il nostro corpo in insegno io” – aveva detto James Bradley, rug- piscono essenzialcambio di un numero – bista, mostrando in video le due bottiglie di mente come fonte di più o meno considere- gin mischiate col the che si apprestava a in- piacere? vole – di rose o di mo- gurgitare. Morirà poco dopo per coma etilico. Se il quadro è davtivi? Valiamo così poco? È il nuovo “gioco” giovanile che corre in rete vero questo, siamo No, non valiamo così tra l’Irlanda e il Regno Unito. Significa: “Bevi soprattutto noi a dopoco. Ci siamo, però, il drink tutto d’un fiato” (Neck your drink). verne scardinare la distratte e abbiamo sot- Il partecipante si filma mentre beve, e no- struttura per riaptostimato il nostro spes- mina altre due o tre persone sfidandole a fare propriarci della nosore e oscurato la nostra la stessa cosa entro 24 ore. Le vittime del stra identità e della identità. Complici delle gioco sono tra i 19 e i 29 anni di età, e sono nostra storia; siamo nostre sviste sono pro- già morti in cinque. “Vi prego, fermatevi!” ha noi donne a dover ribabilmente i molteplici lanciato l’appello una madre. cordare le nostre stimoli che riceviamo lotte e portarne dall’esterno che non è più il mondo al di fuori avanti altre; e, infine, siamo sempre noi ad delle nostre mura o del nostro borgo, ma un avere mille motivi per custodire gelosamente universo virtuale fatto di miti e di immagini, in la nostra integrità e impedire all’uomo di cui la realtà si riflette e si deforma come in uno comprarci come merce a buon mercato. 6 mezzocielo n° 143 aprile 2014 Letizia Battaglia, Gli invincibili, Nora Barnacle e il marito James Joyce, 2014 uomini donne uomini donne Uomini e donne: che fare? A che punto è il dibattito dentro al movimento femminista Gisella Modica Sono cambiate molte cose negli ultimi trenta, quarant’anni nel rapporto tra uomini e donne. Un esempio? Ad Ottobre scorso, in preparazione dell’ultimo incontro nazionale di Paestum Libera: ergo sum, è stata posta per la prima volta la questione se fare partecipare gli uomini. Ci sono diversi segnali che ne evidenziano l’urgenza, è stato detto: la presenza sul territorio di diversi gruppi femministi misti; l’autocoscienza maschile che comincia a porre in discussione il maschile come universale. La separazione dagli uomini, del femminismo degli anni ’70, che ha trasformato rapporti sociali, stili di vita, e cultura, fa parte della radicalità delle origini, è stato detto: oggi dove passa la radicalità parlando di uomini si o no? Si tratta di una questione ancora aperta. Alcune preferiscono parlare di “opportunità politica”; altre sono convinte che il sapere espresso dalle donne sia pensiero per tutti, uomini e donne, e che radicalità oggi voglia dire interagire anche con gli uomini, andare a un confronto serrato, riconoscendo la forza del proprio pensiero. Altre ancora invece scrivono che ad oggi, in Italia, non ci sia un pensiero degli uomini condiviso e pronto per un confronto con il femminismo. E gli uomini? Come hanno reagito alla richiesta di partecipazione? Alberto Leiss, giornalista ha risposto che “nuove relazioni politiche tra uomini e donne, nella consapevolezza della differenza dei sessi e dell’esaurimento simbolico del patriarcato, sono la via principale per sovvertire una politica, finora determinata dal maschile, che sta fallendo clamorosamente”. Marco Cazzaniga dell’Associazione “Identità e Differenza” che da venticinque anni si occupa di progetti che puntano sulla relazione tra donne e uomini, partendo da sé e dal riconoscimento della rispettiva differenza, ha dichiarato che avrebbe voluto andare a Paestum per ascoltare le donne, non per opporsi, ma, riconoscendo la propria parzialità, valutare insieme percorsi e obiettivi condivisi, e verificando come attuare una convivenza pacifica, anche se conflittuale, tra differenze. Da molto tempo l’associazione “Identità e differenza” svolge seminari tra uomini e donne sulla violenza maschile, partendo da sé, e rompendo la rigidità del linguaggio neutro che pretende di rappresentare il tutto.“La violenza contro le donne ci riguarda: prendiamo la parola come uomini”, dicono. Dando vita ad una rete che ha preso il nome di “maschile plurale”. Uno dei temi più discussi in rete è il rapporto tra autorità e potere, e in particolare il rancore degli uomini e la difficoltà a confrontarsi con l’autorità femminile, a riconoscerla per paura di recare danno all’immagine della propria virilità. A proposito della partecipazione a Paestum la rete, partendo dal presupposto che oggi non si possa fare a meno di scommettere sulla relazione tra donne e uomini per un cambiamento radicale, aveva organizzato un incontro centrato sulla domanda: “Cosa cambia se cambiano i desideri degli uomini?”. Da una voce maschile è arrivato l’invito a far proprie le pratiche del femminismo e “scardinare l’istituzione dentro di sé”. C’è poi il gruppo “intercity-intersex”, uno spazio in cui trovare parole proprie per parlare di maternità e paternità, di lavoro, di rapporti di coppia, di sessualità, mostrando contraddizioni e differenze rispetto al passato. Nel luglio scorso, alla Libreria delle donne di Milano, si è aperto un incontro sulla domanda “Uomini e donne: che fare?”. Il femminismo ha scompaginato il rapporto tra i sessi hanno scritto le organizzatrici. E però la violenza sessista sulle donne, la politica rappresentativa e i partiti, l’organizzazione del lavoro e l’economia, mostrano il caos di un sistema che frana. Possiamo scommettere su una relazione politica significativa tra donne e uomini per un cambiamento radicale? Una risposta è stata: il possibile fra uomini e donne come scommessa politica da giocare, sapendo che bisogna fare invenzioni sul piano delle pratiche, e “sapendo anche che la rivoluzione del femminismo ha fatto crollare il patriarcato ma la misoginia no, anzi!” il nostro percorso per raccontare Come eravamo Continuiamo alle giovanissime come non fu così facile per le donne arrivare a posti di una certa importanza o addirittura nelle istituzioni. Quello che ora alle ventenni appare come un diritto acquisito da vari secoli è una conquista dopo serie battaglie, soltanto di pochi decenni fa. L’ingresso delle donne in magistratura risale in Italia al 1963, quando la legge n. 66 regolamentò “l’ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni”. Il primo concorso aperto alle candidate donne fu indetto nel maggio dello stesso anno, e risultarono idonee al posto di uditore giudiziario otto candidate su 187 (i posti messi a concorso erano 200). La migliore delle candidate si piazzò al quarto posto della graduatoria. All’inizio della carriera in una prima fase vi è stata una di8 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne Liberi di sposarsi Un rito per condividere una vita insieme Stefania Savoia Ho scelto di scrivere di matrimonio non solo perché mi sono sposata pochi mesi fa, ma anche perché quando, sul tema uominidonne, mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sul tema, la parola matrimonio mi è subito venuta in mente. Non è stato mai un mio pensiero fisso e non ho mai immaginato il giorno delle mie nozze come “il giorno più bello della mia vita” ma quando abbiamo deciso di sposarci ho sentito che era una scelta nostra, mia e sua, libera e consapevole e per questo bellissima e giusta. Poi mi sono venute in mente le foto dei matrimoni dei nonni, quelle ingiallite e in bianco e nero che ritraggono coppie che sembrano appartenere ad un mondo che non c’è più, con volti sorridenti e vestiti mai troppo esagerati. Sono foto dolci, in pose naturali in cui spesso, da nipote, trovi tratti simili ai tuoi, in cui riscopri una giovinezza che non avevi conosciuto e un sorriso che conosci già. Ecco, questo dovrebbe essere il matrimonio, un momento di semplice, libera, condivisione. Una scelta per molti ormai demodé o peggio retaggio di una cultura patriarcale che in Italia, secondo i dati Istat, sembra però ritornare in auge. Tra i fasti che impongono a molti lo stile principessa, a cui seguono le rate che il padre della sposa (tradizionalmente) dovrà pagare e la sobrietà delle cerimonie civili, ci si sposa ancora. Tanti matrimoni ma anche tanti divorzi, direte voi, e a ragione dato che anche per questi i dati sono in crescita. Tutto nasce dalla libertà, la libertà che ancora in questo paese donne e uomini hanno di celebrare la propria unione attraverso un rito antico che ha ancora il suo fascino e nella stessa maniera di interrompere, grazie alle lotte di donne e uomini che hanno reso questo paese migliore, questo rapporto in maniera poco più semplice rispetto al passato anche se con tempi ancora lunghi e costosi. Tutto dovrebbe nascere dalla libertà, che però ancora in questo paese non hanno le persone dello stesso sesso, condannate ad essere coppie non riconosciute o meglio coppie discriminate. Libertà, dicevamo, quella che manca anche alle donne costrette a sposarsi senza il loro volere, un fenomeno che potremmo considerare estraneo alla nostra “civiltà” ma i cui dati, sebbene non ufficiali e difficilmente rintracciabili, coinvolgono molte cittadine di origine straniera. Un fenomeno, quello dei matrimoni forzati legato alla violenza e non solo quella dello scegliere il compagno per la propria figlia ma il cui rifiuto spesso porta ad un allontanamento dal gruppo di appartenenza o alla violenza fisica per imporre un marito a chi vorrebbe un compagno da amare. Come si legge dal sito di Trama di terre, un’associazione italiana che si occupa del fenomeno: “Anche in Italia bambine, adolescenti e giovani donne immigrate, spesso nate e cresciute nel nostro Paese, vedono troppo spesso violati i propri diritti da famiglie che scelgono di sottoporle a matrimoni precoci o forzati. Si tratta di casi che talvolta finiscono alla ribalta della cronaca nera, quando le giovani che tentano di sottrarsi punite con violenze fisiche oppure uccise. O quando tentano il suicidio.” Lo so, lo so quando si parla di matrimonio le immagini sono o idilliache o terrificanti stando anche al fatto che molte delle violenze sulle donne sono perpetrate da partner o mariti violenti ma non si può fare di tutta l’erba un fascio e non mi sento, forse a causa della mia giovane età, di lasciarmi trascinare solo da questi orrori. Voglio ancora pensare che il legame tra due anime diverse che liberamente scelgono molto di più che la firma di un contratto sia ancora un momento importante che rappresenta un rito di passaggio non obbligatorio ma libero che dovrebbe testimoniare la bellezza di condividere la vita insieme. uomini donne slocazione preferenziale delle donne nei settori della giustizia minorile e della famiglia, ma poi esse hanno occupato tutti i campi e i settori della giurisdizione. Nel nostro Distretto vi è sostanziale parità nella rappresentanza numerica e sono donne 3 su 6 dei Presidenti di Sezione del tribunale. Da pochi anni soltanto cioè dal 2005 una donna può diventare primario in un ospedale. Diventa primario di Chirurgia pediatrica della Clinica Buzzi di Milano. La prima donna in Italia a ricoprire questo ruolo e per giunta in un ospedale d’eccellenza nella cura delle patologie infantili è Giovanna Riccipetitoni. Che diventa inoltre la prima donna ai vertici dell’Associazione dei chirurghi ospedalieri, che raggruppa più di cinquemila medici. Il suo lavoro dimostra nei fatti e tutti i giorni che le donne possono essere ottimi chirurghi oltre che ottimi diagnosti. Perché nell’ambiente medico su questo aspetto qualche pregiudizio è ancora duro a morire. Silvana Fernandez n° 143 aprile 2012 2014 9 mezzocielo ottobre persone uomini donne uomini donne Donne senza onore Anna Petrozzi Giovanni Falcone sosteneva che la forza della mafia risieda nella sua profonda capacità di modificarsi e di adattarsi alle circostanze che cambiano, pur rimanendo se stessa. Così è stato con le varie mutazioni del volto mafioso, ora violento e stragista, ora silenzioso e concentrato sulle opportunità di business che il mondo globalizzato offre. Lo stesso principio si è rivelato particolarmente valido anche per l’universo interiore di Cosa nostra, quello più intimo e riservato, quello femminile. Recentemente Lucia Riina, la figlia più piccola di Totò, il sanguinario capo di Cosa Nostra, ha rilasciato una lunga intervista al settimanale Panorama nella quale ha descritto la sua famiglia come una culla d’amore e felicità. Noncurante del dettaglio che una gran parte della vita dei Riina, nonché tutta la sua adolescenza, siano state vissute in latitanza, conclusasi bruscamente con l’arresto imprevisto e misterioso del padre, da allora, dal 15 gennaio 1993, rinchiuso al 41bis, condannato all’ergastolo così come il fratello maggiore. Ninetta Bagarella, la moglie del boss, nonché sorella di Leoluca, mai si sarebbe sognata di parlare con la stampa, di raccontare aneddoti privati e segretissimi, aprendosi al mondo, ma la figlia sì: è un segno dei tempi. Di tempi in cui la donna di mafia esce dall’ombra e dice la sua, ma rimane se stessa, strenua protettrice del disvalore mafioso e mistificatrice di una normalità di fedeltà e affetto del tutto avulsa dalla realtà. E quante donne, ci raccontano i collaboratori di giustizia, hanno infilato tra i panni del bucato quotidiano una camicia intrisa di sangue, senza fare una domanda. Ubbidienti alle regole cui sono abituate fin da piccole che le vogliono dedite ai mariti e ai figli, consapevoli di dover essere il pilastro portante sul quale l’uomo conta per poter ascendere nella carriera criminale. E fino alla fine, non importa a che prezzo. Seppur costanti custodi di questo stesso codice di etica rovesciata oggi le donne di mafia non si limitano più ai ruoli canonici. La modernità ha contagiato anche queste mogli, sorelle, figlie che hanno lasciato le faccende domestiche per dedicarsi agli affari di famiglia. Costrette alle pari opportunità dalle detenzioni carcerarie dei loro congiunti maschi, si sono già sapute distinguere per capacità organizzative, gestione del denaro, spartizione dei compiti e persino giudici dei vari regolamenti di conti. Da pie compagne al di sopra del reato di favoreggiamento oggi le donne di mafia hanno cominciato a saggiare anche il prezzo del potere subendo arresti e condanne severe. Tra le più note la sorella dell’ultimo latitante dell’epopea corleonese, Anna Patrizia Messina Denaro, arrestata lo scorso dicembre nella sua Trapani, perché accusata di avere un ruolo preminente nella gestione degli affari del fratello, assieme ad altri parenti, e di esercitarlo in piena consapevolezza. “Io qua sono, mi chiamo Messina Denaro e non mi rompe niente e nessuno” diceva, tanto per chiarire una richiesta di estorsioni da 70.000 euro, intercettata dagli inquirenti. Così Anna Messina, sorella di Gerlandino, boss storico di Agrigento, arrestata con l’accusa “di 10 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne uomini donne avere concretamente contribuito, pur senza farne parte, al rafforzamento e alla realizzazione degli scopi dell’organizzazione di Cosa nostra”. Per assurdo parallelo anche le donne di mafia assolvono gli stessi compiti degli uomini senza però averne gli stessi riconoscimenti. Restano fuori, non fanno parte dell’associazione, risolvono, mediano, eseguono, ma non sono donne d’onore. Solo per le donne di ‘ndrangheta esiste la rarissima carica di “sorella d’omertà” e già il titolo include la funzione. Con l’espansione della mafia calabrese al nord queste donne Fotografia di Letizia Battaglia, Mondello, 2012 hanno dovuto affrontare la sfida di tutelare i propri “valori” anche in terre lontane di mentalità completamente diverse. Le intercettazioni ci raccontano di una Saveria Strangio, donna di una delle più antiche famiglie di San Luca, scandalizzata e furente con i propri figli, ormai milanesi, perché si erano permessi di pagare le bollette. “Ma siete pazzi? Io non vi ho educato per farvi spendere soldi per acqua e luce!”. Inutili i tentativi dei ragazzi di spiegarle che non si trovavano più in Calabria dove tutto ruota attorno al potere della ‘ndrangheta, persino le utenze. Per non parlare della libertà di scegliere il proprio compagno o compagna. Anche questo è appannaggio della famiglia mafiosa e la mamma ha il compito fondamen- tale di sorvegliare le “cotte” dei figli e indirizzarle dove già è stato deciso si debba fondere il legame sentimentale con quello d’onore. Anche a costo di intervenire direttamente ad ostacolare un’unione. Tutto cambia affinché nulla cambi. Per fortuna non è sempre vero. A fare da eccezione tante donne che invece capiscono e decidono di voler dare un altro futuro, un’altra vita ai propri figli e con un coraggio ancora maggiore dei loro uomini non recidono solo il vincolo associativo, ma il vincolo culturale e di sangue. Fino in fondo, a qualunque prezzo e non in nome dell’omertà, ma della libertà e del riscatto. Diceva un noto collaboratore di giustizia: “Senza la donna Cosa Nostra non esisterebbe”. n° 143 aprile 2012 2014 11 mezzocielo ottobre persone uomini donne Artemisia Gentileschi Giuditta e Oloferne 12 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne S errò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne. dal Processo per stupro Vissuta durante la prima metà del XVII secolo, riprese dal padre Orazio il limpido rigore disegnativo, innestandovi una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio, caricata di effetti teatrali; stilema che contribuì alla diffusione del caravaggismo a Napoli, città in cui si era trasferita dal 1630. Negli anni settanta del secolo scorso Artemisia, a partire dalla notorietà assunta dal processo per stupro da essa intentato, diventò un simbolo del femminismo internazionale, con numerose associazioni e circoli ad essa intitolate. Contribuirono all’affermazione di tale immagine la sua figura di donna impegnata a perseguire la propria indipendenza e la propria affermazione artistica contro le molteplici difficoltà e pregiudizi incontrati nella sua vita travagliata. Wikipedia n° 143 aprile 2012 2014 13 mezzocielo ottobre persone uomini donne Appunti durante un convegno La donna di Lacan è unica e completa Maria Chiara Di Trapani “La donna lacaniana è Unica, in sé ha tutto, è completa”. Ascoltare le risposte di Lacan alle domande lasciate aperte da Freud è un sorprendente stimolo alla riflessione che arricchisce e fa emergere un’immagine forte e solida del femminile. Questa la lezione appresa alla conferenza di Jean Louis Gault su Uomini e Donne secondo Lacan, tenutasi presso la Scuola Lacaniana di Psicoanalisi di Palermo. Lacan nel suo pensiero sviluppa e supera concetti come il complesso di Edipo e la differenza di genere, per elaborare una visione dell’essere Donna come espressione di straordinaria unicità. Un vademecum, un mantra da tenersi a mente nei momenti di fragilità e smarrimento nel vivere quotidiano. Perché la psicanalisi è rivoluzionaria? Freud è il primo a sovvertire l’autorità paterna che sta alla base della struttura patriarcale dell’ordine sociale. Smette di applicare l’ ipnosi ai soggetti isterici e rinuncia al potere del suo sapere di me- dico per lasciare parlare una donna. Apre una nuova via a “che cosa vuole una donna”. Ci lascia questa domanda insoluta e Lacan cercherà di superare questa empasse lasciata dall’inventore della psicanalisi. Per Freud la differenza dei sessi parte dall’anatomia. Nel primo incontro del bambino con il corpo dell’altro: sia di un altro bambino o di un adulto e nell’ importanza dell’ osservazione dell’organo dell’altro. Questa esperienza visuale prende posto con la relazione che intrattiene con il suo corpo e con il corpo dell’altro. Questo momento decisivo con l’immagine dell’altro sesso ha sempre degli effetti nella vita e lascia degli effetti nell’ inconscio. Quest’immagine può essere fonte di domande, inquietudini, tormento o angoscia ed il ricordo può essere rimosso, negato, rigettato e può costituire un sintomo. In quest’ esperienza visuale del corpo c’è la sessualità e come il soggetto ne fa esperienza. L’ immagine diventa domanda, interrogazione, parola, questione. Cos’è essere Uomo. Cos’è essere Donna. 14 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne Poesia per un uomo senza senso dell’olfatto Kate Clanchy Questo è semplicemente per informarti: che la linea più profonda dell’incavo della mia mano ha l’odore di un vecchio banco di scuola, coi nomi intagliati e lisi dal sudore; che sotto lo spruzzo del mio profumo costoso le mie ascelle emettono una nota di basso forte come il bum di una palma su un grosso tamburo; che l’avvampare umido della mia paura è tagliente come il sapore di un tubo di ferro, a metà inverno, sulla calda lingua di un bambino; e che a volte, nella brezza, i delicati capelli che ho sulla nuca, proprio là dove potresti chinare la testa, esitando, sfiorando con le labbra, trattengono un aroma fragile e preciso come una flotta di piccole navi d’origami pronte a salpare. Ed io da questo punto di vista sono abbastanza Uomo o Donna? Sono queste le domande dell’esperienza analitica. Subiamo una “mancanza immaginaria” rispetto al sesso. Intervengono identificazioni simboliche, per porre rimedio a questo difetto dell’ immagine, offerte dalla tradizione ad esempio. Esiste una varietà di risposte alla domanda “come essere Uomo, Donna”: culture diverse hanno ciascuna formulato questa differenza. Non esiste una risposta universale “d’identificazione universale”. C’è anche una mancanza a livello simbolico, di carenza d’identità sessuale, originaria, autentica, universale, ed è compensata da una varietà d’ identificazioni particolari, storiche e sociali, su come essere “uomo, donna”. Così per Freud l’inconscio ignorava la differenza sessuale. E per Lacan “la Donna non esiste”, l’inconscio è uomossessuale: conosce solo un sesso. Non si è, “ma ci si crede uomini o donne”. Lacan parla di “sessuazione”, l’assunzione soggettiva della propria sessualità. Si nasce maschio o femmina e si riesce di diventare Uomo o Donna. Gli uomini si prestano alle identificazioni di massa. Infatti c’è solo un sesso rappresentato dal fallo, ma per Lacan ci sono le Donne, quelle che si schierano non in un’identificazione che faccia gruppo. Due posizioni di relazionarsi al sesso che non sono simmetriche. Non esistono identificazioni autenticamente femminili: la donna non dipende mai da una categoria, è sempre Unica, il significante della donna non esiste, costringe una donna ad inventarsi. È unica in quanto tale. Se la donna freudiana emerge come “mancante” e l’ uomo come dotato, “minacciato” dal complesso di castrazione. Per Lacan il fallo è l’immagine illusoria della potenza. La donna lacaniana non manca di niente, è “decomplessata” dall’ edipico freudiano. Lacan supera il complesso di Edipo considerato un privilegio concesso al principio maschile legato ancora alla gerarchia patriarcale familiare, “un occultamento del principio femminile”. n° 143 aprile 2012 2014 15 mezzocielo ottobre uomini donne uomini donne Diceva sempre mia nonna Eleonora Calabrò Chiudi gli occhi e piangi un po’, seduta sull’erba in uno squallido giardinetto di periferia. Erba… non si può chiamare erba. E’ bravo quello che riesce a vederci erba, lì, in mezzo a quel lerciume, polvere, fango e merda mista al vomito degli ubriachi del venerdì sera o sabato mattina, vedete voi. Beh non importa, è il nostro mondo, forse domani faremo di tutto per cambiarlo, ma ora non importa. Lì piangere però è bello; parlare al telefono e incazzarti, parlare al telefono e imprecare come se stessi bevendo un bicchier d’acqua. È importante incazzarsi, anche imprecare, e anche piangere. Non sembra ma è importante. Il perché non lo so, ma me lo diceva sempre la mia nonna, che non era proprio mia nonna, era la nonna di mia mamma o meglio la mamma della mamma di mia mamma. Non è che mia mamma era un granché come mamma, ma mia nonna era una forte! Lei, che girava con quelle buste del supermercato, quelle che ora hanno tolto perché uccidono i pesci. Lei, girava solo con quelle buste, perché non credeva nelle valige: “portano male le valige! Ci si nascondono dentro i Gin, nelle valige”. E non è bene portare via da casa i Gin. Poi loro si arrabbiano, perché loro sono curiosi e non sanno che nascondendosi nelle valige ci si ritrova in un altro posto. A loro non piace e si arrabbiano, e si arrabbiano con te perché è colpa tua e non loro. I Gin sono strani, non bisogna farli arrabbiare. Lo diceva sempre mia nonna. Lei era molto vecchia quando la conobbi. Io non la ricordo la prima volta che la vidi. In quel periodo lei era un po’ più giovane ed io non sapevo ancora cosa significava ricordare. Lei era rude, non era delicata. Mi prese in braccio facendo cadere la copertina che nascondeva la patatina e le tettine ancora non spuntate. Mi guardò. Mi girò sottosopra. Sbuffò. Io mi misi a ridere e allungai le braccine verso il suo visone rugoso. Lei sgrugnò un sorriso e mi raddrizzò mi porse verso mia madre e sentenziò: “ben fatto cocca!” Questa è la prima volta che la vidi, o meglio che lei mi vide perché io non me lo ricordo. Era forte mia nonna. Lei aspettò tutta la vita suo marito: il nonno. Non proprio mio nonno, ma il babbo della mamma di mia mamma. Era un bell’uomo mio nonno, alto e biondo. Lui era coraggioso. Lui morì in mare. Mia nonna lo aspettò sempre. Nessuno lo aveva visto morire proprio, solo sparire in mare. A quel tempo c’era la guerra e mio nonno era capo macchinista in una nave. Era bravo come capo macchinista, era altruista lui. Quando la nave fu bombardata dal sottomarino e si creò un grosso buco nella sua pancia, quella della nave non quella di mio nonno, iniziò ad entrare tanta acqua che saliva senza tregua verso la sala macchine. Era altruista lui. Salvò tutti lui. Fece uscire tutti lui. Ma lui non uscì più. Così avevano detto gli amici. Non riesco a immaginare mia nonna mentre piange sdraiata sul letto, quello grande, quello matrimoniale. Mia nonna era forte. Credo che le piacesse immaginare mio nonno. Vivo, su un’isola, dove c’era sempre primavera. Insieme ad una bella donna, un po’ più giovane della nonna, che gli voleva tanto bene e che si prendeva cura di lui. Però lui non stava con questa bella donna perché non amava più la nonna, mettiamolo bene in chiaro. Lui rimaneva lì perché non si ricordava più niente; si sa, a volte le persone perdono la memoria. Io credo che a mia nonna piacesse immaginare il nonno mentre dormiva sotto una palma; una noce di cocco gli cade in testa, e lui non si fa tanto male, ma si ricorda improvvisamente tutto! Cerca di dire addio alla nuova donna ma non ci riesce. Allora la porta con sé. Poi corre disperato verso la nonna. Corre, corre, corre, corre, ed è a Genova da mia nonna e la vede e gli viene da piangere e le corre incontro e la abbraccia forte e la bacia e le accarezza la testa e le dice che l’ama. Le presenta l’altra donna che è rimasta timidamente indietro. E allora mia nonna la guarda, si avvicina, le sorride e l’abbraccia perché ora sono sorelle. 16 mezzocielo n° 143 aprile 2014 uomini donne uomini donne Fotografia di Shobha, Nepal, Kathmandu, 2014 Credo che a mia nonna piacesse immaginare questo. Distesa sul letto, quello grande, accanto a mio nonno che non c’è. Credo che a mia nonna piacesse immaginarlo là, accanto a lei, che ascolta silenzioso le parole di mia nonna. Sorride, anche mia nonna sorride. Non riesco a immaginare mia nonna piangere. Mia nonna era una persona forte. Lei era tanto vecchia. Non ricordo quanti anni aveva la nonna. Forse 94, forse 96, forse addirittura 100. Però ricordo che morì il giorno di Natale, la notte della vigilia. Non mi ricordo se abbiamo aperto i regali quell’anno. Siamo partiti tutti di corsa per Genova, arrivati c’era tantissima folla e parenti buffi che neanche conoscevo. La chiesa era bella. La chiesa era tutta bianca, piena di fiori e con Gesù bambino che sorrideva sotto l’altare. Era Natale, non era addobbata a lutto la chiesa. Credo che alla nonna piacesse. Lei aveva preparato tutto, era tutto pronto, il vestito nero con i fiorellini, la collanina col rosario e le scarpe. C’era anche il vaso per i fiori, quello da mettere ai piedi della tomba e poi aveva deciso anche la foto “Cocca questa quì voglio, questa mi piace!”. Mia nonna era forte, il giorno del funerale era bello, c’era un sole assurdo, mia madre sorrideva, mi ricordo che era vestita con dei pantaloni a fiori. Quando siamo andati al cimitero le ho chiesto perché non era di nero, lei mi disse che alla nonna sarebbero piaciuti i fiori. Non ce la vedo la nonna a raccogliere i fiori. Al cimitero una zia che neanche conoscevo mi ha preso sotto braccio e mi ha portato in giro a farmi conoscere tutti i parenti, quelli morti. È uno strano modo di fare le presentazioni anche perché credo che loro erano avvantaggiati perché già mi conoscevano. Poi siamo arrivati alla tomba del nonno. In realtà è finta, lui non c’è dentro perché lui non l’hanno mica ritrovato. Mi sono permessa di non stare più a sentire la zia, mi sono permessa di deliziarmi nell’immaginare mia nonna. Con il suo vestitino nero a fiorellini che si guarda intorno. È a piedi scalzi, perché secondo me da morti le scarpe non ti servono. Alto, biondo, con la divisa da Capo Macchinista, proprio come se lo era sempre immaginato, però senza barba. Le sorride, lei lo guarda un po’ imbronciata “lo sai che ti aspettavo?” il nonno sorride, la nonna sbuffa, il nonno sorride di nuovo. La nonna è col nonno. È importante incazzarsi, anche imprecare, e anche piangere. Non sembra ma è importante. Lo diceva sempre mia nonna. n° 143 aprile 2012 2014 17 mezzocielo ottobre persone libri Rosa Matteucci Le donne perdonano tutto tranne il silenzio. Giunti 2012 Beatrice Agnello Qualcuna mi chiede se ho un piccolo innamoramento letterario da raccontare sul tema di questo numero, lo stato dei rapporti fra donne e uomini. Sì, ce l’ho: Rosa Matteucci. Non è conosciutissima, ma è stata pubblicata da Adelphi (Lourdes, 1998, Libera la Karenina che è in te, 2003, Cuore di mamma, 2007) e Bompiani (Tutta mio padre, 2010). L’ultimo libro è Le donne perdonano tutto tranne il silenzio, uscito con Giunti nel 2012. Il suo quid è un linguaggio ricco, ad alta temperatura, originalissimo nel mischiare alto e basso, arcaismi e raffinatezze con espressioni della quotidianità più elementare compreso molto trash televisivo; sontuoso nei voli pindarici, visionari fino al delirio, quanto nell’enumerare bassezze corporali e abiezioni di ogni genere. «È una scrittura di pancia, come parlo così scrivo. Non costruisco niente. Ma tutto ha una sua genesi. Per esempio quei termini desueti che uso: sono cresciuta sfogliando le collezioni della Domenica Illustrata del Corriere, o leggendo Émile Zola nella traduzione di fine Ottocento». Matteucci è nata a Orvieto nel 1960, e ha origini colte, raffinate e un po’ decadenti che fanno sì che il vissuto le si presenti subito ricco di associazioni letterarie, ma ha anche un temperamento che rende il suo sguardo grondante di umori e di carnalità. «Ogni tanto rimango incinta di un romanzo. È un lavoro inconscio. Una volta mi colpiscono i ravioli, poi i Sepolcri di Foscolo. Sembrano cose slegate, ma tutt’a un tratto formano un quadro e vedo il racconto». Ecco, Matteucci “vede”, con una spietatezza di sguardo che induce a un sorriso molto amaro pur non togliendo drammaticità al racconto, la sua insolenza è un’ottica che mentre ci fa riconoscere esperienze anche nostre ci spiazza però nella loro messa a fuoco. Le donne perdonano tutto tranne il silenzio è una storia di rapporti asimmetrici fra donne e uomini, in cui gli uomini, affetti da un insanabile analfabetismo dei sentimenti, non si spendono, restano muti quando la relazione richiederebbe generosità e voce appassionata. “Il silenzio di cui parlo è quello relativo alle liti, ai contrasti. Il silenzio maschile mortifica più di qualsiasi offesa. È un dolore che colpisce l’anima femminile nell’intimo. Gli uomini alle richieste femminili di spiegazione oppongono quasi tutti il muro di gomma del silenzio. Non rispondono, e quel tacere innesca dinamiche psicologiche ancestrali”. Niente di nuovo, ma le parole per raccontare questa storia tante volte raccontata sono funamboliche e senza ombra di vittimismo; sono ironiche sia quando descrivono le fantasie fusionali delle femmine sia quando stilano il referto della cinica ricerca di quieto vivere dei maschi. Sono iperrealistiche quando analizzano i segni dell’invecchiamento dei corpi, feroci quando dichiarano che l’amore non è un sentimento per vecchi: “Il sogno dell’amore non è più contemplato negli oroscopi per le cinquantenni mangiatrici a oltranza di soia in tutte le sue preparazioni culinarie e parafarmaceutiche, per quelle che sfidano il destino nel vano tentativo di sopperire al crollo fisiologico degli ormoni ingozzandosi di sciapi fagioli orientali e trifoglio rosso, che vagano da un’erboristeria all’altra, sedotte da introvabili rimedi fitoterapici che si narra essere miracolosi, drogate di tisane a base di tarassaco e spirea ulmaria, con cui drenare infinitamente i tessuti. Vestali di mucose asfittiche (…) precettate, col flaconcino delle lacrime a base di acido ialuronico in mano, davanti alla farmacista, infiorata come una santa laica fra serti di invitanti confezioni di prodotti di automedicazione da banco”. Eppure Matteucci è impavida di fronte alla contraddizione quando afferma che viene dopo la menopausa la stagione migliore per l’amore, perché le donne, non più accecate dagli ormoni che le spingono a immaginare negli uomini forti spalle a cui appoggiarsi, li vedono finalmente per quello che sono, molto più fragili di loro. La contraddizione è nelle cose, nella condizione umana, vista con un radicale pessimismo, ma anche con la capacità di esplodere in un’irriverente, eroica, risata. 18 mezzocielo n° 143 aprile 2014 libri Silvia Avallone Giovane con un futuro Silvana Fernandez Da questo giornale siamo solite/i parlare di scrittrici la cui fama è consolidata da decenni, da un numero notevole di opere prodotte e soprattutto da un pensiero comune che ha sostenuto, sempre con lo stesso ritmo e senza tradimenti di ideali, i nostri passi nelle letteratura e nella vita. Parlare di una donna giovane che scrive da pochi anni che ha a prodotto soltanto due libri ti fa sentire un po’ un caso isolato. Senza l’applauso ormai tributato da tutti ad autrici come Herta Müller o Simon Weill ti dà la sensazione di essere in un teatro vuoto a vedere da sola una pièce di cui non sai il finale. È però stimolante proporre una novità, che potrà, fra poco, anche avere il consenso di tanti. Silvia Avallone ha ventisei anni, nata a Biella è laureata in filosofia e vive a Bologna. Ha scritto come pubblicazioni di un certo rilievo soltanto due libri, due storie che sono lontane da quelle con cui si cimentano, in generale, le scrittrici sue coetanee, dove raccontano fatti emozioni e sentimenti come se tratteggiassero con la matita la sagoma di un disegno su un foglio. Silvia Avallone invece descrive, scava ed ancora descrive non tralasciando né ombre, né profondità. Si inoltra in qualunque personaggio come se lo plasmasse portandolo fuori da scenari che, non solo, sono efficacemente rappresentati ma che assumono quasi la forza della tridimensionalità. Nel suo primo libro “Acciaio”(Rizzoli) vincitore del Campiello, e finalista allo Strega e da cui è stato tratto un film, la trama segue due adolescenti Anna e Francesca amiche tanto che “scendevano il sabato a Corso Italia e si tenevano strette per la vita e si infilavano la mano nei jeans l’una dell’altra come fidanzati”. Lo scenario è Piombino, il mondo di chi lavora nelle acciaierie, sempre con lo sguardo verso l’Elba, meta vicina e irraggiungibile, che Silvia Avallone così descrive: “L’isola galleggiava nell’acqua come un biscotto… Era così vicino, nell’aria tersa, i piccoli paesi raccolti nell’insenature, le scogliere a picco sul mare e le imbarcazioni che veleggia- vano attorno”. In questo libro la scrittrice predice la fine dell’epoca del benessere del ventennio berlusconiano e la fine di una classe operaia dignitosa e capace di lottare che viene sopraffatta da uomini e donne senza più né coscienza politica, né orgoglio del proprio lavoro, impoveriti culturalmente e nemmeno buoni a godersi la vita senza il supporto di alcol, droghe e musiche assordanti. Nel secondo libro “Marina Bellezza”(Rizzoli) invece i protagonisti sono due giovani: Marina ed Andrea, non hanno più il mare dove seguire con lo sguardo l’isola ma una vista di uguale ampiezza, il panorama è, infatti, quello delle valli e della catena dei monti quasi sempre innevati del più profondo nord. Le valli racchiudono paesi fantasma, semi abbandonati dagli abitanti per inseguire il sogno di una vita a Milano. Marina è una giovanissima che sembra uscita dal libro precedente, non solo è contagiata da un consumismo vano che non può più esistere nella sua generazione, ma anche dal mito della televisione e dall’apparire, come valore massimo, a qualunque condizione. Andrea innamorato di lei quasi ossessivamente troverà il riscatto in un tipo di esistenza propostogli dal nonno: il ritorno alla vita più difficile dei pastori dediti alle mandrie e all’agricoltura. Di fronte ai fallimenti o alla mediocrità degli altri personaggi l’autrice ci propone, questo è il messaggio del libro, come unico riscatto alla decadenza dei tempi, la vita che sceglie Andrea a contatto con una natura dura ma di gran bellezza così come la descrive Silvia Avalollone in queste righe: Piedicavallo è un villaggio di sassi ai confini del mondo, raccolto in un un’asola tra le montagne, da cui si dipartono “le leggende di pietra”camminamenti seminascosti tra le rocce, percorsi dalle transumanze sin dalla notte dei tempi... Né asfalto né rumori eccetto lo scorrere dell’acqua. Solo appesi ai balconi e ai davanzali i sonagli chiama angeli tintinnavano al vento producendo una musica irreale come quella che accompagna l’attesa dell’apocalisse”. Di Marina Cvetaeva, grandissima poeta russa pubblicati i “Taccuini 1919-1921” Una storia terribile e tragica quella di Marina Cvetaeva, che scrisse le prime poesie a diciott’anni, all’inizio del ’900, e non cessando mai di scrivere – in mezzo alle tragedie della storia, della sua famiglia (in peregrinazione tra Mosca, Berlino, Praga, e poi di nuovo Mosca, definita “trappola per topi”); tre figli, una piccola morta di fame durante gli anni della rivoluzione, un maschio, Mur, che morirà nella guerra antinazista, e la prima Aljia, unica sopravvissuta e che in qualche modo porta l’eredità di una madre straordinaria e sfortunata. La ricordiamo con due soli versi: “una persona viene inventata e comincia l’uragano”, e “ogni mio verso è l’ultima cosa che so su me stessa”. I Taccuini sono pubblicati per la prima volta in italiano dall’editore Voland. 19 mezzocielo n° 143 aprile 2014 cinema cinema e teatro Fotografia di Clarissa Cappellani Le sorelle Macaluso, 2014. Il teatro di Emma Dante arriva dentro e fa bene. Porta energia e rimescola sentimenti appiattiti. Senti che gli attori, ma più che mai, le attrici, rappresentano un mondo che non vuole arrendersi, che ride invece di piangere. Il mondo duro di Emma Dante è una speranza. La poesia ha un futuro. Le ragazze porno Tutte registe tutte italiane come in Svezia Tiziana Lo Porto Le ragazze del porno è un gruppo di registe, tutte donne, tutte italiane, che da un po’ di tempo lavorano a un progetto di film pornoerotici. L’idea è nata un paio di anni fa, mentre scrivevo di un progetto di porno al femminile messo in piedi in Svezia da una regista indipendente, Mia Engberg, diventato un bellissimo film di corti che si chiama Dirty Diaries e che ha avuto una felice distribuzione ovunque nel mondo tranne che in Italia. Mia Engberg, che per il suo Dirty Diaries ha avuto un finanziamento di 50mila euro dallo Svenska Filminstituten, l’organizzazione che eroga finanziamenti statali per la produzione, distribuzione e proiezione pubblica dei film svedesi, ha anche scritto un manifesto bellissimo. Il manifesto comincia così: “Siamo belle come siamo. Al diavolo gli ideali di bellezza malati! Odiando profondamente se stesse, le donne consumano molta della loro energia e sviliscono la propria creatività. L’energia che potrebbe essere diretta all’esplorazione della nostra sessualità e del potere che abbiamo, viene prosciugata da diete e cosmetici. Non lasciare che i poteri commerciali controllino i tuoi bisogni e desideri”. E poi dice: “Difendi il diritto di essere arrapata. La sessualità maschile è considerata una forza della natura che va soddisfatta a tutti i costi. Quella delle donne viene accettata solo se si adatta ai bisogni dell’uomo. Sii arrapata a modo tuo”. E ancora: “Una brava ragazza è una ragazza cattiva. Ci hanno nutrite del cliché culturale per cui le donne sessualmente attive e indipendenti sono o pazze o lesbiche e quindi pazze. Vogliamo vedere e fare film in cui Betty Blue, Ophelia e Thelma & Louise alla fine non devono morire”. È un manifesto bellissimo, ed è bellissima l’idea di Mia Engberg di coinvolgere altre registe, e sono bellissimi i loro corti in Dirty Diaries. Così, mentre ne scrivevo, mi sono messa a fare qualche ricerca per trovare progetti simili altrove nel mondo. Ne ho trovati in Danimarca, Spagna, Francia, America. In Italia non c’era niente dal genere. Mi dispiaceva un po’, e poi però ho pensato che è dall’assenza che nascono le cose, che in Italia non c’era niente dal genere ma si poteva sempre provare a farlo. Ho chiamato un’amica regista, Monica Stambrini, che nel 2001 ha diretto il bellissimo Benzina, le ho chiesto se le andava di mettere insieme un gruppo di registe e fare anche noi i nostri “dirty diaries”. Monica ha detto di sì, e insieme abbiamo contattato altre registe italiane. Molte hanno detto di sì, alcune di no, altre hanno accettato e poi si sono chiamate fuori, altre continuano a esserci e ad aderire al progetto che è sempre in divenire. Al momento noi ragazze del porno siamo in dodici: Mara Chiaretti, Erica Z. Galli e Martina Ruggeri per Industria Indipendente, Anna Negri, Regina Orioli, Titta Cosetta Raccagni, Lidia Ravviso, Emanuela Rossi, Slavina, Monica Stambrini, Roberta Torre e io. I corti esistono come sceneggiature ma non sono stati ancora girati, abbiamo cercato chi li finanziasse ma la facilità nel trovare le registe non è stata uguale quando s’è trattato di trovare un produttore, non abbiamo mollato, continuiamo a cercare e nel frattempo partiremo (da fine marzo sul sito indiegogo.com) con un crowdfunding (piattaforma di finanziamento dal basso che permette a chiunque di contribuire alla realizzazione dei film anche con cinque o dieci euro) che ci servirà per girare i primi tre cortometraggi. I corti saranno diversissimi tra loro, viaggeranno, andranno per festival, racconteranno le donne italiane per quello che sono, ovvero diversissime dallo stereotipo perché non esiste una sola donna italiana ma donne diversissime tra loro, come diversissime sono le nostre vite pornoerotiche, in desiderio, rappresentazione e azione. Queste sono le ragazze del porno. Questo fanno le ragazze del porno. 20 mezzocielo n° 143 aprile 2014 cinema fiuta questa loQuasi un grido gica di rassegnadi dolore quello zione e di di Nadine Lairreversibilità del baki, splendida destino, racconregista libanese. tando una favola Non c’è ombra un po’ surreale di patriottismo capace di emonei suoi film, ma zionare, comironia avvolgenmuovere sorrite, frizzante rivodere in un conluzionaria. È lei centrato di “trostessa ad intervate” tutte diretpretare oltre che te a smascherare a dirigere i suoi l’odio religioso lavori. Si è impodi origine sessta a pubblico e suale e generacritica con Carazionale. Lo stile è mel. Un film delilo stesso già visto zioso, che parla di in Caramel, quello donne, tra donne di sdrammatizzare, di problemi delle infrangere tabù donne, dai più frispesso sacri e inviovoli ai più seri. Ed è labili, ma mentre lì con la stessa leggeGiusi Catalfamo si cerca di ripristirezza, garbo ironia nare una verginità e un’ottica tutta che non c’è più o si studia come abbellire una femminile, che nel 2011 ha presentato a Canstanza di un albergo ad ore, per rendere meno nes, per la sezione Un certain règard, un film squallida una relazione con un uomo sposato, che ancora una volta parla libanese, ma di un in E ora dove andiamo? si infrangono tabù Libano, diviso, tra musulmani e cattolici, tra religiosi, facendo piangere lacrime di sangue macerie di un Paese bombardato da un estrea una statua della Madonna; si somminimismo fratricida, lacerato da divisioni umane strano cibi preparati con una dose massiccia sociali e religiose. Nei piccoli villaggi, si sa, il di hascish, si ingaggiano ballerine di avanrapporto tra comunità contrapposte, è molto spettacolo, provenienti dall’Europa dell’Est, contraddittorio. Qui, gli uomini sono carichi adatte a canalizzare l’eccesso di testosterone e violenti, ma nello stesso tempo, sono anche dei maschi verso orizzonti meno pericolosi e amici, si vogliono bene, si rispettano. Le di certo più innocui. donne, anche se ispirate dalla stessa animoUn sodalizio di donne, dove la differenza tra sità, non si rassegnano al loro destino di porcristiane e musulmane sparisce o viene minitare sempre il lutto, e vogliono invece mizzata nello sforzo comune di impedire impossessarsi dell’energia dei loro uomini per altre inutili vittime, altri inutili morti. Tutto canalizzarla verso una passionalità più terè lecito, tutto può servire alla stessa causa corena. mune, perché i morti sono tutti uguali, non Il titolo Et Maintenant, on va où? ( E ora musulmani, non cattolici ma solo mariti fradove andiamo?) rende bene l’idea, e, ancora telli figli amanti. di più, è la sequenza iniziale a sottolinearne i Qui è l’assurdità dell’integralismo religioso contenuti. In uno sperduto villaggio del Liche viene sottolineata dalla regista con umobano un folto gruppo di donne, vestite a rismo, delicatezza eleganza e una ironia tutta lutto, sembrano condividere lo stesso dolore, femminile che incanta e diverte. Alla fine, le lo stesso terribile rito: il pianto per i giovani stesse donne che vanno al cimitero, forse morti di una inutile guerra. Marciano cannon si divideranno, anche se resterà il dubtando e danzando, sembrano voler percorbio e continueranno a porsi la stessa angorere lo stesso camino, ma arrivate davanti al sciosa domanda Et maintenant on va où? E cimitero, si separano: da un parte le cristiane, ora dove andiamo? dall’altra le musulmane. Nadine Labaki, ri- Figli dello stesso villaggio! 21 mezzocielo n° 143 aprile 2014 Lampedusa Quando il piccolo aeStavolta Lampedusa ci reo (50 posti) atterra a accoglie. Un salone Lampedusa lo scidell’aeroporto sarà il rocco imperversa. RiUna tragedia infinita nostro posto operatrovo tra i compagni tivo. La sindaca NicoMimma Grillo di viaggio volti noti di lini, ma anche l’Assolotte condivise negli ciazione Piccoli Imanni passati: Sara di Napoli, Patrizia di Mesprenditori di Lampedusa, il liceo Ettore Masina, l’avvocata Alessandra Ballerini di Geiorana, alcune madri di Lampedusa – così si nova. È il 30 gennaio. Certo è cambiato definiscono – partecipano alla tre giorni dei lal’aeroporto rispetto al 2004 quando venivori. “Lampedusa deve essere una leva che vamo qui quelli della rete antirazzista sicimetta l’Europa davanti alle sue responsabilità, liana a cercare di documentare e contrastare un luogo modello dove si investa su questo, le vergognose deportazioni di massa dei minon frontiera da militarizzare in perenne stato granti rinchiusi nel Centro di Primo Socdi emergenza” – dice la sindaca Nicolini –. “Ci corso e Accoglienza allora addossato alla fa sentire più vicini all’Europa vedervi qui in pista: un video di Alessandra (oggi redattrice tanti...nel discorso sulle migrazioni si dovrebbe Melting Pot della Carta) filmato dal tetto di inserire anche la ricaduta di questo fenomeno una casa vicina alla pista, sfuggendo alle sulla economia dell’isola” – dice l’imprendi“ronde leghiste” che in quegli anni prospetore –. “Ci sentiamo più vicini a chi arriva ravano nell’isola, fu all’origine di un’inchiedall’altra sponda piuttosto che all’Italia che si sta della Commissione Europea su quanto è curata di noi solo durante le emergenze... il accadeva nel Cpsa di Lampedusa. missile di Gheddafi... gli sbarchi... Ma noi abOggi il Cpsa non è più qui, ma a contrada Imbiamo il problema delle scuole, della salute... briacola ed attualmente è chiuso per ristruttuc’è un solo ambulatorio medico dipendente razione. Gli ultimi “ospiti” sono stati i dall’Ausl di Palermo con medici specialisti che sopravvissuti della strage del 3 ottobre scorso, vengono solo saltuariamente... non c’è un vero avvenuta ad appena mezzo miglio dall’Isola ospedale... siamo costrette ad andare a Padei Conigli e tuttora inspiegabile: 350 morti, lermo per partorire...”– dicono le mamme. col mare calmo... oscuri i motivi del ritardo nei “Ognuno deve essere libero di restare dove soccorsi da parte delle navi militari italiane... vuole...criminali sono le politiche dei governi Mare Nostrum o Sangue Nostrum? La Porta e verso chi vive in Africa e verso chi vive a di Lampedusa – Porta d’Europa (grande Lampedusa... Quest’isola è una base militare... opera in ceramica e ferro realizzata nel 2008 così come il Muos di Niscemi è uno strumento su una costa dell’Isola, ha accolto 350 cadaveri di guerra e di morte. Il colonialismo e l’impein quella occasione e altri 50 appena una settirialismo sono i veri nemici...” – dice Giacomo mana dopo... si calcola che 20.000 siano i midel collettivo Askavusa di Lampedusa. La sera granti morti cercando di attraversare il del 31 visitiamo il porto M, uno spazio che il Mediterraneo negli ultimi 20 anni). Proprio collettivo ha creato con tanti “oggetti” recupedopo la strage del 3 ottobre parte da Melting rati in mare o sulle barche approdate negli anni Pot Europa l’iniziativa di scrivere – con molsull’isola. “Gli oggetti trattengono e rilasciano tissime realtà provenienti da tutta Europa e dal energia... crediamo che vadano mostrati senza Nord Africa nell’isola e insieme all’isola, una aggiungere altro... come scelta politica...perché Carta che sia costruzione dal basso di diritti l’oggetto è fatto per buona parte da chi osper chi approda e per chi vive sulla frontiera. serva” – dicono quelli di Askavusa. Dopo i La carta vuole essere l’inizio di un processo cogiorni di lavoro collettivo alla Carta (siamo 200 stituente del riconoscimento che tutte e tutti, e più) domenica mattina si passa alla approvain quanto esseri umani, abitiamo la terra come zione del testo definitivo. Adesso sarà compito spazio condiviso. Si vuole ribaltare l’immagine di tutti passare alle pratiche attuative: il 15 dell’Isola . Da luogo simbolo della spettacolafebbraio davanti al Cie di Ponte Galeria, rizzazione del confine a luogo simbolo di Roma, il 16 davanti al Cara di Mineo, Cataun’altra idea di spazio Mediterraneo ed Euronia, il 1° marzo davanti ad altri Cie dissemipeo. È quanto dicono tutti questi strani “visinati per il paese e, per noi siciliani, davanti tatori” che già il 30 gennaio cominciano a al Muos di Niscemi. Più avanti nel tempo si distribuire nei 2 soli bar funzionanti e nel viale conta di arrivare davanti ai Palazzi d’Euprincipale dell’isola una lettera indirizzata ai ropa, ma la carta rimane un processo cittadini di Lampedusa. È difficile muoversi, aperto... a tutte le possibilità. camminare... lo scirocco prima... la bufera poi, L’ultimo giorno, prima di partire, ancora una spazzeranno l’isola continuamente durante i volta vado a fissare le carcasse degli scafi accagiorni (fino al 2 febbraio) della nostra permatastate al “cimitero delle barche” al porto. Penenza. La via Roma, in centro, è semideserta, riodicamente vengono bruciate, ma se ne tutto chiuso tranne i due bar. Sembra un set ciaggiungono sempre altre...Una è azzurra e nematografico in cui stanno cominciando a gialla, si legge ancora il nome: Abdallah. Nota: la Carta e’ consultabile sul sito Progetto Melting Pot Europa muoversi le comparse di un film. 22 mezzocielo n° 143 aprile 2014 Ridere e piangere a cura di Simona Mafai Giulia Tymoshenko, al centro della tragedia Ucraina Il volto di una donna ha simboleggiato, negli ultimi anni, la complessa vicenda politica della Ucraina: la sua treccia bionda (pare posticcia, con un significato volutamente etnico) si è innalzata sui palchi della rivoluzione arancione di alcuni anni fa, poi è comparsa dietro le sbarre della prigione in cui è stata ristretta con un’accusa generica di corruzione, liberata i seguito agli ultimi rivolgimenti di quel paese – ma apparsa su una sedia a rotelle, per annunciare prima la sua rinuncia poi la sua accetazione ad una candidatura alla presidenza di un’Ucraina europea ...ma forse divisa! La situazione è complicatissima, e si modifica giorno per giorno; ma noi sottolineiamo con commossa partecipazione, senza dare giudizi complessivi che non siamo in grado di esprimere, questa figura di donna che con audacia ha assunto su di sé la rappresentanza di una comunità nazionale frazionata e in cerca di una sua soggettività nel mondo. Per la prima volta una donna Sindaco di Parigi Le recenti elezioni municipali di Parigi sono state vinte da una donna, Anne Hidalgo, figlia di immigrati spagnoli, e militante nel Partito socialista francese dal 1994. Ella si confrontava con un’altra donna, Natalie KosciuskoMorizet, del partito neo-gollista (UMP), che anzi, al primo turno, l’aveva sorpassata. Anne Hidalgo, 55 anni, che con la sua vittoria ha ridato smalto al Partito socialista, fortemente bastonato nelle ultime elezioni municipali, è stata per molti anni vice-sindaco dell’uscente sindaco socialista Betrand Delanoe, della cui gestione si è presentata continuatrice. Piccolo pettegolezzo: la politica francese ama colorarsi di storie e sottostorie sentimentali. Fece scalpore, alcuni mesi fa, la scappatella del Presidente della Repubblica, Francois Hollande, che in motocicletta e camuffato con un casco si recava dalla sua amante…A commento delle recenti elezioni municipali, i giornali di gossip francesi, rendono pubblica un’altra storia d’amore: Hollande sarebbe il padre di una figlia della Hidalgo, avuta quando conviveva felicemente (?) con Segolene Royale, quando questa si era candidata alla Presidenza della Repubblica …Boh! Una piccola boss mafiosa di Carini minacciava Laura Vaccaro, pubblico ministero del Tribunale di Palermo Il nome della donna: Margherita Passalacqua, figlia di un vecchio capomafia di Carini. Deceduto da due anni, era stato per lungo tempo agli arresti domiciliari, e non ebbe il permesso di recarsi al battesimo della nipote. “Cornuti e sbirri” – aveva gridato la donna al telefono (regolarmente intercettata) – Me la paghi pure tu (riferendosi alla giudice Vaccaro). Altra registrazione di una telefonata a un imprenditore che ritardava il pagamento di una estorsione: “Ti vai ad impiccare. Voglio tutti i soldi questa settimana, perché ti finisco; da femmina e buona ti alzo uno schiaffo, ti sconzo, ti finisco completamente, ti smonto!”. Le registrazioni sono state lette in aula alla presenza del Pubblico Ministero Vaccaro. Oggi Margherita Passalacqua si trova agli arresti domiciliari. Dora Maar, brava fotografa risucchiata dalla violenza e dalla personalità di Picasso Parigina, intraprendente fotografa di immagini di povertà e di miseria (disoccupati, ragazzi abbandonati, gruppo di ciechi...) incontra Picasso a metà degli anni ’30, e ne viene conquistata. Appare riprodotta in decine di opere del grande pittore, e quando viene abbandonata dichiarerà assurdamente: “Dopo Picasso c’è solo Dio”. Molte donne di Picasso, una volta lasciate, fecero una fine tragica. Marie-Therese Walter si impiccò: Jacqueline Roque si sparò alla tempia. Commenta Natalia Aspesi su Repubblica (2 marzo): “Perché le donne impazzivano per lui? L’arte, la celebrità, i soldi, lo sguardo nero e cattivo, va bene. Ma se anche una donna intelligente e libera come Dora Maar, finita la loro relazione, si chiuse in una specie di clausura …la ragione doveva essere altra. Proprio quella a cui le donne si ribellavano da tempo, la brutale supremazia del maschio, la sua capacità di sottomettere anche donne di grande valore, che scambiavano la crudeltà non solo psicologica per meravigliosa passione”. Oggi a Venezia, curata da Victoria Combalia (autrice di una biografia della Maar e sua confidente) si apre una mostra delle fotografie della donna, rimaste per decenni sconosciute. La mostra dura fino a metà luglio. Alcune belle parole (almeno queste!) di Matteo Renzi Pronunciate durante il discorso di presentazione del nuovo Governo alla Camera dei Deputati: “Usciamo dal coro della lamentazione. Il futuro dell’Italia non è stare a piangere dalla mattina alla sera, ma risiede nella qualità, nel genio di ciascuno di noi”. 23 mezzocielo n° 143 aprile 2014 mezzocielo Direzione Letizia Battaglia (coordinamento) Rosanna Pirajno (direttrice responsabile) Hanno collaborato Beatrice Agnello, Eleonora Calabrò, Giusi Catalfamo, Maria Chiara Di Trapani, Silvana Fernandez, Mimma Grillo, Assunta Laura Imondi, Tiziana Lo Porto, Simona Mafai, Gisella Modica, Maria Luisa Mondello, Egle Palazzolo, Adriana Palmeri, Anna Petrozzi, Stefania Savoia, Shobha, Francesca Traína Impaginazione e grafica Letizia Battaglia Massimiliano Martorana Editore Associazione Mezzocielo Responsabile Editoriale Adriana Palmeri e-mail: [email protected] Il lavoro redazionale e le collaborazioni sono forniti gratuitamente Stampa Offset Studio - Palermo Finito di stampare nel mese di aprile 2014 Reg. al Trib. di Palermo il 19-3-’92 Quota associativa annua: ordinaria: € 40,00 sostenitrice: € 60,00 c/cp. 13312905 Rosanna Pirajno, V.le F. Scaduto, 14 - 90144 Palermo Guardate ogni giorno sul web www.mezzocielo.it Hanno sottoscritto e rinnovato l’abbonamento: Silvana Fernandez, Francesca Traina (€ 100); Adriana Palmeri, Maria Concetta Sala (€ 50). 24 mezzocielo n° 143 aprile 2014 politica segue dalla seconda di copertina ”Quando c’era Berlinguer”. Ma Berlinguer non c’è più (e da un bel po’ di tempo). Dobbiamo fare da soli. Matteo Renzi, personaggio totalmente nuovo nell’ambito del centro-sinistra, ha vinto. Si è affermato sul palcoscenico, forse non della storia ma della attualità, per la sua diversità. È diventato Presidente del Consiglio con un doppio salto mortale, senza troppo rispetto per compagni ed amici; ha impugnato il giusto principio della parità di genere per sparigliare le carte ed eliminare figure ingombranti; ha rispettato con una elasticità al limite della disinvoltura, le regole della democrazia. Il mantenimento in sé del doppio incarico di presidente del Governo e di segretario del Partito democratico, fa storcere il naso a parecchi di noi. Ma forse è proprio questo doppio incarico che gli dà forza, mette “gas” al suo motore, perché evita sospetti di vere o presunte diversità di opinione nel suo stesso partito. È stata intrapresa con apparente energia la strada della efficienza e della rapidità di decisioni lungamente attese. Forse non sono tutte e da tutti condivisibili, ma dilaga ovunque il giudizio: almeno qualcosa si muove, si esce dalla palude. Saremo dunque costretti/e a dire “sì “ a riforme ed efficienza, a costo di una democrazia limitata? No, tre volte no. Ma c’è bisogno di riesaminare come abbiamo utilizzato ed esercitato la democrazia, come l’abbiamo estesa ed esaltata, fino a renderla inefficiente e facendola diventare un gioco di bastoni da infilare dentro le ruote della governabilità. Non si tratta di una preoccupazione solo italiana. L’intellettualità occidentale si interroga da tempo sulla democrazia, i suoi limiti, le ostruzioni che ha prodotto. Uno dei paesi che tra i primi nel mondo, ha visto nascere la democrazia e dettato le sue regole, vede in queste settimane affermarsi un movimento politico – tra l’altro diretto da una donna! – che rivendica le proprie radici nella destra negazionista e in un populismo antieuropeo, affermando spregiudicatamente: “Non c’è più destra né sinistra; ma solo volontà e capacità di governo”. L’autorevole rivista Internazionale, ha pubblicato un numero speciale dall’ambiguo titolo: C’era una volta la democrazia. Già il titolo desta preoccupazione. È uscito di recente il saggio di una sociologa francese, Dominique Schnapper, in cui si sostiene che la democrazia deve essere protetta prima di tutto da se stessa e da quello ch’ella chiama il nuovo “fondamentalismo democratico” che può rendere le democrazie vittime delle proprie smisurate ambizioni. E dunque, la democrazia è troppo faticosa? Troppo impegnativa? Troppo esigente nei confronti dei cittadini/cittadine che devono essere non solo governati/e dalla democrazia, ma che devono essi stessi nutrirla con i loro pensieri, la loro fatica, il loro impegno e farla vivere ogni giorno? Ecco un bel tema su cui riflettere. III mezzocielo ottobre 2012 persone Obbligatoriamente senza titolo 1893 Emanuele Notarbartolo. 1896 Emanuela Sansone. 1905 Luciano Nicoletti. 1906 Andrea Orlando. 1909 Joe Petrosìno. 1911 Lorenzo Panepinto. 1914 Mariano Barbato. Giorgio Pecoraro. 1915 Bernardino Verro. 1916 Giorgio Gennaro. 1919 Giovanni Zangàra. Costantino Stella. Giuseppe Rumore. Giuseppe Monticciolo. Alfonso Cànzio. 1920 Nicolò Alongi. Paolo Li Puma. Croce Di Gangi. Paolo Mirmina. Giovanni Orcel. Stefano Caronìa. 1921 Pietro Ponzo. Vito Stassi. Giuseppe Cassarà. Vito Cassarà. Giuseppe Compagna. 1922 Domenico Spatola. Mario Spatola. Pietro Paolo Spatola. Sebastiano Bonfiglio. Antonino Scuderi. 1924 Antonino Ciolìno. 1944 Santi Milisenna. Andrea Raja. 1945 Calogero Comaianni. Nunzio Passafiume. Filippo Scimone. Calcedonio Catalano. Agostino D’alessandro. Calogero Cicero. Fedele De Francisca. Michele Di Miceli. Mario Paoletti. Rosario Pagano. Giuseppe Scalìa. Giuseppe Puntarello. 1946 Angelo Lombardi. Vittorio Epifani. Vitangelo Cinquepalmi. Imerio Piccini. Tommasa Perricone. Gaetano Guarino. Pino Camilleri. Giovanni Castiglione. Girolamo Scaccia. Giuseppe Biondo. Giovanni Santangelo. Giuseppe Santangelo. Vincenzo Santangelo. Giovanni Severino. Paolo Farina. Nicolò Azoti. Fiorentino Bonfiglio. Mario Boscone. Pietro Loria. Francesco Sassano. Emanuele Greco. Mario Spampinato. Giovanni La Brocca. Vincenzo Amenduni. Vittorio Levico. 1947 Accursio Miraglia. Pietro Macchiarella. Nunzio Sansone. Emanuele Busellini. Margherita Clesceri. Giovanni Grifò. Giorgio Cusenza. Castrense Intravàia. Vincenza La Fata. Serafino Lascàri. Giovanni Megna. Francesco Vicari. Vito Allotta. Giuseppe Di Maggio. Filippo Di Salvo. Vincenzo La Rocca. Vincenza Spina. Michelangelo Salvia. Giuseppe Casàrrubea. Vincenzo Lo Iacono. Giuseppe Manìaci. Calogero Cajola. Vito Pipitone. Luigi Geronazzo. 1948 Epifanio Li Puma. Placido Rizzotto. Giuseppe Letizia. Calogero Cangelosi. Marcantonio Giacalone. Antonio Giacalone. Antonio Di Salvo. Nicola Messina. Celestino Zapponi. Giovanni Tasquier. 1949 Carlo Guarino. Vito Guarino. Francesco Gulino. Candeloro Catanese. Michele Marinaro. Carmelo Agnone. Quinto Reda. Carmelo Lentini. Pasquale Marcone. Armando Loddo. Sergio Mancini. Carlo Antonio Pabusa. Gabriele Palandrani. Giovan Battista Aloe. Ilario Russo. Giovanni Calabrese. Giuseppe Fiorenza. Salvatore Messina. Francesco Butifar. 1951 Antonio Sanginiti. 1952 Filippo Intile. 1955 Salvatore Carnevale. Giuseppe Spagnuolo. 1957 Pasquale Almerico. Antonino Pollari. 1958 Vincenzo Di Salvo. Vincenzo Savoca. 1959 Anna Prestigiacomo. Giuseppina Savoca. Vincenzo Pecoraro. Antonino Pecoraro. 1960 Antonino Damanti. Cosimo Cristina. Paolo Bongiorno. Antonino Giannola. 1961 Paolino Riccobono. 1962 Enrico Mattei. Giacinto Puleo. 1963 Giuseppe Tesauro. Pietro Cannizzaro. Mario Malausa. Silvio Corrao. Calogero Vaccaro. Pasquale Nuccio. Eugenio Altomare. Giorgio Ciacci. Marino Fardelli. 1966 Carmelo Battaglia. Giuseppe Burgio. 1967 Giuseppe Piani. Nicola Mignogna. 1968 Francesco Pignataro. Salvatore Surolo. 1969 Orazio Costantino. Giovanni Domé. 1970 Mauro De Mauro. 1971 Pietro Scaglione. Antonino Lorusso. Vincenzo Riccardelli. 1972 Giovanni Spampinato. Giovanni Ventra. Domenico Cannata. Paolo Di Maio. 1974 Angelo Sorino. Emanuele Riboli. Nicola Ruffo. 1975 Calogero Morreale. Gaetano Cappiello. Francesco Ferlaino. Domenico Facchineri. Michele Facchineri. Tullio De Micheli. Mario Ceretto. Giuseppina Utano. 1976 Gerardo D’arminio. Giuseppe Muscarelli. Caterina Liberti. Salvatore Falcetta. Carmine Apuzzo. Salvatore Longo. Salvatore Buscemi. Francesco Vinci. Alberto Capua. Vincenzo Ranieri. Vincenzo Macrì. Fortunato Furore. Francesco Paolo Chiaramonte. 1977 Rocco Gatto. Stefano Condello. Vincenzo Caruso. Pasquale Polverino. Antonio Custra. Giuseppe Russo. Filippo Costa. Attilio Bonincontro. Donald Mackay. Mariangela Passiatore. 1978 Ugo Triolo. Giuseppe Impastato. Antonio Esposito Ferraioli. Salvatore Castelbuono. Gaetano Longo. Paolo Giorgetti. Pasquale Cappuccio. Fortunato Furore. 1979 Alfonso Sgroi. Filadelfio Aparo. Mario Francese. Michele Reina. Giorgio Ambrosoli. Boris Giuliano. Calogero Di Bona. Cesare Terranova. Lenin Mancuso. Giovanni Bellissima. Salvatore Bologna. Domenico Marrara. Vincenzo Russo. Giuliano Giorgio. Antonino Tripodo. Rocco Giuseppe Barillà. Carmelo Di Giorgio. Primo Perdoncini. Baldassarre Nastasi. 1980 Piersanti Mattarella. Giuseppe Valarioti. Emanuele Basile. Giannino Losardo. Pietro Cerulli. Gaetano Costa. Carmelo Jannì. Domenico Beneventano. Marcello Torre. Vincenzo Abate. Giuseppe Giovinazzo. Ciro Rossetti. Filomena Morlando. Bruno Vinci. 1981 Vito Ievolella. Sebastiano Bosio. Leopoldo Gassani. Giuseppe Grimaldi. Vincenzo Mulè. Domenico Francavilla. Mariano Virone. Giuseppe Salvia. Mariano Mellone. Rossella Casini. Giuseppe Cuttitta. Michele Borriello. 1982 Luigi D’alessio. Rosa Visone. Nicolò Piombino. Antonio Salzano. Pio La Torre. Rosario Di Salvo. Gennaro Musella. Giuseppe Lala. Domenico Vecchio. Antonio Valenti. Rodolfo Buscemi. Matteo Rizzuto. Silvano Franzolin. Luigi Di Barca. Salvatore Raiti. Giuseppe Di Lavore. Antonino Burrafato. Salvatore Nuvoletta. Antonio Ammaturo. Pasquale Paola. Paolo Giaccone. Vincenzo Spinelli. Carlo Alberto Dalla Chiesa. Emanuela Setti Carraro. Domenico Russo. Calogero Zucchetto. Carmelo Cerruto. Simonetta Lamberti. Giuliano Pennacchio. Andrea Mormile. Luigi Cafiero. Antimo Graziano. Gennaro De Angelis. Annamaria Esposito. Antonio De Rosa. Elio Di Mella. Salvatore Dragone. Mario Lattuca. Giovanni Gambino. Francesco Borrelli. Alfredo Agosta. 1983 Giangiacomo Ciaccio Montalto. Pasquale Mandato. Salvatore Pollara. Mario D’aleo. Giuseppe Bommarito. Pietro Morici. Bruno Caccia. Rocco Chinnici. Salvatore Bartolotta. Mario Trapassi. Stefano Li Sacchi. Sebastiano Alongi. Francesco Imposimato. Domenico Celiento. Antonio Cristiano. Nicandro Izzo. Fabio Cortese. Salvatore Musarò. Gioacchino Crisafulli. Francesco Brunitto. Salvatore Zangara. Patrizia Scifo. Vittorio Scifo. Luigi Cangiano. 1984 Giuseppe Fava. Renata Fonte. Crescenzo Casillo. Giovanni Calabrò. Cosimo Quattrocchi. Francesco Quattrocchi. Marcello Angelini. Salvatore Schimmenti. Giovanni Catalanotti. Antonio Federico. Paolo Canale. Giovanbattista Altobelli. Lucia Cerrato. Anna Maria Brandi. Anna De Simone. Giovanni De Simone. Nicola De Simone. Luisella Matarazzo. Maria Luigia Morini. Federica Taglialatela. Abramo Vastarella. Pier Francesco Leoni. Susanna Cavalli. Angela Calvanese. Carmine Moccia. Valeria Moratello. Michele Brescia. Santo Calabrese. Antioco Cocco. Vincenzo Vento. Pietro Busetta. Salvatore Squillace. 1985 Pietro Patti. Giuseppe Mangano. Gioacchino Taglialatela. Sergio Cosmai. Giovanni Carbone. Barbara Rizzo Asta. Giuseppe Asta. Salvatore Asta. Beppe Montana. Antonino Cassarà. Roberto Antiochia. Giuseppe Spada. Antonio Enrico Monteleone. Giancarlo Siani. Biagio Siciliano. Giuditta Milella. Carmine Tripodi. Graziella Campagna. Morello Alcamo. Giuseppe Macheda. Roberto Parisi. Mario Diana. 1986 Paolo Bottone. Giuseppe Pillari. Filippo Gebbia. Antonio Morreale. Francesco Alfano. Vittorio Esposito. Salvatore Benigno. Claudio Domino. Filippo Salsone. Antonio Sabia. Giovanni Giordano. Nunziata Spina. Antonio Bertuccio. Francesco Prestia. Domenica De Girolamo. Luigi Staiàno. Mario Ferrillo. Salvatore Ledda. Giovanni Garcea. Sebastiano Morabito. 1987 Giuseppe Rechichi. Rosario Iozia. Giuseppe Cutruneo. Rosario Montalto. Antonio Civinini. Carmelo Iannò. Carmelo Ganci. Luciano Pignatelli. Giovanni Di Benedetto. Cosimo Aleo. Aniello Giordano. Giovanni Mileto. 1988 Giuseppe Insalaco. Giuseppe Montalbano. Natale Mondo. Donato Boscia. Grazia Scimè. Francesco Megna. Alberto Giacomelli. Antonino Saetta. Stefano Saetta. Mauro Rostagno. Luigi Ranieri. Carmelo Zaccarello. Girolamo Marino. Aniello Cordasco. Giulio Capilli. Pietro Ragno. Abed Manyami. Raffaele Antonio Talarico. Michele Virga. Giuseppe Mascolo. 1989 Francesco Crisopulli. Giuseppe Caruso. Francesco Pepi. Marcella Tassone. Nicola D’antrassi. Vincenzo Grasso. Paolo Vinci. Salvatore Incardona. Antonino Agostino. Ida Castelluccio. Domenico Calviello. Anna Maria Cambria. Carmela Pannone. Pietro Giro. Donato Cappetta. Calogero Loria. Francesco Longo. Giovanbattista Tedesco. Colin Winchester. Giacomo Catalano. Pietro Polara. Nicolina Biscozzi. Pasquale Primerano. Pasquale Miele. Giuseppe Tizian. Jerry Essan Masslo. Gaetano De Cicco. Domenico Guarracino. Salvatore Benaglia. Gaetano Di Nocera. Michele Piromalli. 1990 Giuseppe Tallarita. Nicola Gioitta Iachino. Emanuele Piazza. Giuseppe Tragna. Massimo Rizzi. Giovanni Bonsignore. Antonio Marino. Rosario Livatino. Alessandro Rovetta. Francesco Vecchio. Andrea Bonforte. Giovanni Trecroci. Saverio Purita. Angelo Carbotti. Domenico Catalano. Maria Marcella. Vincenzo Miceli. Elisabetta Gagliardi. Giuseppe Orlando. Michele Arcangelo Tripodi. Pietro Caruso. Nunzio Pandolfi. Arturo Caputo. Roberto Ticli. Mario Greco. Rosario Sciacca. Giuseppe Marnalo. Stefano Volpe. Francesco Oliviero. Cosimo Durante. Angelo Raffaele Longo. Cataldo D’ippolito.Raffaela Scordo.Calogero La Piana.Antonio Nugnes. Pasquale Feliciello.Marco Tedeschi. Ferdinando Barbalace. Marcella Dilevrano. 1991 Valentina Guarino. Angelica Pirtoli. Giuseppe Sceusa. Salvatore Sceusa. Vincenzo Leonardi. Antonio Carlo Cordopatri. Angelo Riccardo. Demetrio Quattrone. Nicola Soverino. Andrea Savoca. Domenico Randò. Sandra Stranieri. Antonio Scopelliti. Libero Grassi. Fabio De Pandi. Giuseppe Aliotto. Antonio Rampino. Silvana Foglietta. Salvatore D’addario. Renato Lio. Giuseppe Leone. Francesco Tramonte. Pasquale Cristiano. Stefano Siragusa. Alberto Varone. Felice Dara. Vincenzo Salvatori. Serafino Ogliastro. Giuseppe Grimaldi. Salvatora Tieni. Nicola Guerriero. Giuseppe Sorrenti. Antonio Valente. Nunziante Scibelli. Vincenzo Giordano. Salvatore Vincenzo Surdo. Gaspare Palmeri. Ignazio Aloisi. Onofrio Addesi. Francesco Augurusa. Giuseppe Piccolo. 1992 Salvatore Aversa. Lucia Precenzano. Paolo Borsellino. Antonio Russo. Fortunato Arena. Claudio Pezzuto. Salvatore Mineo. Giuliano Guazzelli. Giovanni Falcone. Francesca Morvillo. Rocco Dicillo. Antonio Montinaro. Vito Schifani. Paolo Borsellino. Agostino Catalano. Eddie Walter Cosina. Emanuela Loi. Vincenzo Li Muli. Claudio Traìna. Rita Àtria. Paolo Ficalòra. Luigi Sàpio. Egidio Campaniello. Giorgio Villàn. Pasquale Di Lorenzo. Giovanni Panunzio. Gaetano Giordano. Giuseppe Borsellino. Antonio Tamborino. Mauro Maniglio. Raffaele Vitiello. Emanuele Saùna Antonino Siragusa. Giovanni Lizzio. Antonio Di Bona. Giovanni Carnicella. Antonio Muto. Pasquale Auriemma. 1993 Beppe Alfano. Adolfo Cartisano. Pasquale Campanello. Vincenzo D’anna. Vincenzo Vitale. Gennaro Falco. Nicola Remondino. Domenico Nicolò Pandolfo. Maurizio Estate. Fabrizio Nencioni. Angela Fiume. Nadia Nencioni. Caterina Nencioni. Dario Capolicchio. Domenico Nicitra. Carlo La Catena. Stefano Picerno. Sergio Pasotto. Alessandro Ferrari. Moussafir Driss. Giuseppe Puglisi. Raffaele Di Mercurio. Andrea Castelli. Angelo Carlisi. Riccardo Volpe. Antonino Vassallo. Francesco Nazzaro. Loris Giazzon. Giorgio Vanoli. Luigi Iannotta. Antonino Spartà. Salvatore Spartà. Pietro Vincenzo Spartà. 1994 Vincenzo Garofalo. Antonino Fava. Giuseppe Diana. Ilaria Alpi. Miran Hrovatin. Enrico Incognito. Luigi Bodenza. Ignazio Panepinto. Maria Teresa Pugliese. Giovanni Simonetti. Salvatore Bennici. Calogero Panepinto. Francesco Maniscalco. Nicholas Green. Melchiorre Gallo. Giuseppe Russo. Cosimo Fabio Mazzola. Liliana Caruso. Agata Zucchero. Leonardo Santoro. Palmina Scamardella. Antonio Novella . Francesco Aloi. Francesco Bruno. Angelo Calabrò. Saverio Liardo. 1995 Francesco Brugnano. Francesco Marcone. Serafino Famà. Gioacchino Costanzo. Peter Iwule Onjedeke. Fortunato Correale. Antonino Buscemi. Giuseppe Montalto. Giuseppe Cilia. Claudio Manco. Antonio Brandi. Giammatteo Sole . Genovese Pagliuca. Pietro Sanua. Pierantonio Sandri. Giuseppe Giammona. Giovanna Giammona. Francesco Saporito. Natale De Grazia. Cesare Boschin. 1996 Giuseppe Di Matteo. Giovanni Carbone. Francesco Tammone. Giuseppe Puglisi. Annamaria Torno. Giovanni Attardo. Davide Sannino. Santa Puglisi. Salvatore Botta. Salvatore Frazzetto. Giacomo Frazzetto. Maria Antonietta Savona. Riccardo Salerno. Gioacchino Bisceglia. Rosario Ministeri. Calogero Tramùta. Celestino Fava. Antonino Moio. Raffaele Pastore. Antonino Polifroni. Salvatore Manzi. 1997 Giuseppe La Franca. Ciro Zirpoli. Giulio Castellino. Agata Azzolina. Raffaella Lupoli. Silvia Ruotolo. Angelo Bruno. Francesco Marzano. Andrea Di Marco. 1998 Incoronata Sollazzo. Maria Incoronata Ramella. Erilda Ztausci. Enrico Chiarenza. Salvatore De Falco. Rosario Flaminio. Alberto Vallefuoco. Giuseppina Guerriero. Luigi Ioculano. Domenico Geraci. Antonio Condello. Maria Angela Ansalone. Giuseppe Maria Biccheri. Giuseppe Messina. Graziano Muntoni. Giovanni Gargiulo. Giovanni Volpe. Giuseppe Radicia. Orazio Sciascio. Giuseppe Iacona. Davide Ladini. Saverio Ierace. Antonio Ferrara. 1999 Salvatore Ottone. Emanuele Nobile. Rosario Salerno. Stefano Pompeo. Filippo Basile. Hiso Telaray. Matteo Di Candia. Vincenzo Vaccaro Notte. Luigi Pulli. Raffaele Arnesano. Rodolfo Patera. Ennio Petrosino. Rosa Zaza. Anna Pace. Marco De Franchis. Francesco Salvo. 2000 Antonio Lippiello. Salvatore Vaccaro Notte. Antonio Sottile. Alberto De Falco. Ferdinando Chiarotti. Francesco Scerbo. Giuseppe Grandolfo. Domenico Stanisci. Domenico Gullaci. Maria Colangiuli. Hamdi Lala. Gaetano De Rosa. Saverio Cataldo. Daniele Zoccola. Salvatore De Rosa. Giuseppe Falanga. Luigi Sequino. Paolo Castaldi. Gianfranco Madia. Valentina Terracciano. Raffaele Iorio. Ferdinando Liguori. 2001 Giuseppe Zizolfi. Tina Motoc. Michele Fazio. Carmelo Benvegna. Stefano Ciaramella. 2002 Federico Del Prete. Torquato Ciriaco. Husan Balikçi. Antonio Petito. Giuseppe Francese. Francesco Santaniello. 2003 Domenico Pacilio. Gaetano Marchitelli. Claudio Taglialatela. Paolino Avella. Michele Amico. Giuseppe Rovescio. Antonio Vairo. Paolo Bagnato. 2004 Bonifacio Tilocca. Annalisa Durante. Stefano Biondi. Paolo Rodà. Gelsomina Verde. Dario Scherillo. Matilde Sorrentino. Francesco Estatico. Fabio Nunneri. Massimiliano Carbone. Antonio Landieri. Francesco Graziano. Antonio Graziano. Antonio Maiorano. Attilio Manca. 2005 Francesco Rossi. Attilio Romanò. Francesco Fortugno. Giuseppe Riccio. Daniele Polimeni. Gianluca Congiusta. Pepe Tunevic. Emilio Albanese. 2006 Salvatore Buglione. Daniele Del Core. Loris Di Roberto. Rodolfo Pacilio. Michele Landa. Antonio Palumbo. Anna Politikovskaja. 2007 Luigi Sica. Francesco Gaito. Umberto Improta. Giuseppe Veropalumbo. Luigi Rende. Carmela Fasanella. Romano Fasanella. Domenico De Nittis. Filippo Salvi. 2008 Mario Costabile. Domenico Noviello. Marco Pittoni. Raffaele Gargiulo. Raffaele Granata. Gennaro Cortumaccio. Giuseppe Minopoli. Lorenzo Riccio. Raffaele Manna. Nicola Sarpa. Samuel Kwaku. Cristopher Adams. Eric Affum Yeboah. Kwame Antwi Julius Francis. El Hadji Ababa. Alex Geemes. Francesco Alighieri. Gabriele Rossi. Antonio Ciardullo. Ernesto Fabozzi. 2009 Felicia Castaniere. Domenico Gabriele. Petru Birlandeanu. Gaetano Montanino. Nicola Nappo. Lea Garofalo. 2010 Salvatore Farinaro. Teresa Buonocore. Angelo Vassallo. Gianluca Cimminiello. Carmine Cannillo. Francesco Ligorio. 2011 Vincenzo Liguori. Giuseppe Mizzi. 2012 Andrea Nollino. Pasquale Romano. Filippo Ceravolo. 2014 Nicola Campolongo. Domenico Petruzzelli.