ditti_e_mali_ditti

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V|vv|É Wx eÉáx
W|àà| x ÅtÄ| w|àà|
cÜxyté|ÉÇx w| `tÜ|É UÉééÉ cÜxá|wxÇàx YÉÇwté|ÉÇx VTe\VT_
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La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me , ma sono io che non posso
fare a meno di essa . Essa che mi scorre nelle vene e che amo .
Bernardino Telesio
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Ringraziamenti
(dissobrigu)
Ad ognedunu ‘u sua e, di ciertu, ‘u miu unn’è ‘su ciuòtu-sbrignu, ‘su
marchingegnu ca chiamanu computer.
Ad illu cci àju dittu: “ tu, ppe ‘mmia, s’i sulu ‘na machina ppe scriva e a
tuttu chillu ca tu m’addummanni, ju nun te rispunnu. Vù sapìri troppe cose, s’i
‘mpaccieru e me le circhi ccu ‘na lingua, l’angrise, ca ju nun canusciu. Ju ca rapu
‘u frigoriferu e nun m’arricuòrdu chillu c’avja de pigliari e ca rapu ‘u diziunàriu e
mi riscuòrdu chillu c’avja de cercàri, tu, computer, nun s’i fattu ppe mia. T’àju ‘i
truvari ‘na persuna ca te po’ ammaccari ‘i coste e ca te fa filare.“
Ed ju s’atra persuna l’àju truvata : se chiama donna Giuseppina
Ciniglia de Marvitu , ‘na Primaria d’u computer ca l’à fattu fare chillu c’à
volutu; ”mìntati ‘n riga , rispetta l’arfabetu , scriva ‘ranni , pua corsivu ,
va avanti , mò arrieti , cuntami ‘i pagine , ignora, taglia, cusa: l’à fattu
venìri ‘u riminizzu e ju me signu scialatu picchì ‘u computer ca ccu ‘mmia
facìa ‘u liusu ,’u sbafantu , à truvatu ‘a furma d’a scarpa sua !
Giuseppina, amica sincera e sperta, l’à cummannatu, l’à ‘ncantatu,
l’à ‘ncacanatu, l’à stregatu e ‘u computer l’à dovutu dire: “cumu vo’
vussurìa“.Perciò, ‘si “Ditti e mali ditti” vìdanu ‘u suli, trasanu ‘ntre librerìe
e vi lu putiti lèjiari, ‘u meritu è di donna Giuseppina ca cu affettu, pacienza
e mestiere, ppi ogni mumentu, ha truvatu ‘u superamientu: ed ju ad jlla le
mannu ‘u cchiù ‘ranni ringraziamientu.
Putìa caminari ccu ‘nu buonu vestimientu e senza quazàta Ditti e
mali ditti? Noni! E allura, pronte le scarpe: alla cornice ch’era vacante, ‘nu
Mastru à pittatu li quatri.
L’à pittati Giulianu Di Cola, ccu li pinnielli ca tena ‘ntra capu e ca ppi
misteru pua supa ‘a carta venanu stampati: guardatili, llà cci truvati ‘u
veru tiempu anticu!
Giulià, grazie ppi lu rigalu ca m’à fattu: ccà ti lu dicu e ccu tantu
affettu!
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Calavrisi ,
stippa ‘a ricchia surda , basta ccu la licurda :
azamuni , nun stavimu cchiù ‘ncacanati
alla terra nostra dunamu libertati !
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Presentazione
E’ con enorme soddisfazione , oltre che con sincero sentimento di
amicizia , testimoniare a Ciccio De Rose i miei complimenti per aver avuto
la grande intuizione di scrivere , raccogliere , valorizzare i proverbi , i ditti
e i “mali ditti” , a riprova che l’originalità di questa iniziativa deve far
capire a tutti noi l’importanza del significato dei proverbi antichi mai come
oggi da poter trasferire alle nuove generazioni in chiave attuale . Si tratta
infatti di detti che sono a mio parere non solo di attualità , ma universali e
toccano , anzi collimano con le varie sfaccettature della nostra vita
quotidiana , del nostro agire quotidiano , del dare e del ricevere ,
dell’essere e dell’avere , del comportarsi , delle rappresentazione dei
sentimenti di gioia , di tristezza , dell’amicizia , della famiglia , del lavoro ,
delle bugie , delle verità , proverbi sulla salute che spesso noi tutti siamo
pronti a sostituire anche rispetto a ricette mediche di luminari .
Si tratta quindi non solo di una piacevole raccolta ma anche di un
messaggio da veicolare ad una società che mai come oggi in piena
globalizzazione ha bisogno di avere dei tradizionali punti di riferimento
culturali , ricchi di sani principi da tramandare ai giovani .
In qualità di Assessore alle Politiche Culturali ed alla Pubblica
Istruzione della Provincia di Cosenza , ringrazio l’amico Ciccio De Rose per
aver avuto questa brillante intuizione , continuando ad apprezzare il suo
operato che riconosco da anni non solo per la lunga amicizia familiare ma
anche perché già colleghi Consiglieri Comunali nella città di Cosenza , lo
ringrazio ulteriormente in qualità di Assessore alle Politiche Culturali ed
alla Pubblica Istruzione della Provincia di Cosenza , la cui Amministrazione
ed i cui obiettivi sono sempre quelli di valorizzare e di premiare la qualità ,
la cultura , le nostre tradizioni , le nostre radici ed identità indelebili nel
tempo .
Avv. Stefania Covello
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Prefazione
I proverbi rappresentano la sintesi più efficace della cultura di un popolo:
una sintesi nella quale confluiscono, spesso nello spazio stringatissimo di
una veloce battuta, attese fiduciose e speranze deluse, patimenti
rassegnati e inquietudini impotenti, rabbie represse o appena sussurrate,
superstizioni diffuse ed esperienze illuminanti, errori da evitare e verità da
condividere.
Sono, per questo, una preziosa testimonianza di un comune modo di
essere che si tramanda da padre in figlio e da una generazione all’altra,
come un vademecum di saggezza che orienta e guida.
Il loro tramite espressivo più congeniale è, ovviamente, il dialetto, per la
sua connaturata capacità di dare voce, con immediatezza e senza filtri
deformanti, al sentimento, alle convinzioni e alle credenze del popolo che
adotta come suoi tutti
i proverbi che ne rispecchiano l’anima, anche
quando non hanno una genesi popolare.
Si spiega, così, l’attenzione con cui gli studiosi di tradizioni popolari, di
sociologia, di antropologia, di psicologia di massa, continuano a guardare,
in ogni parte del mondo, ai detti popolari, spesso disseminati nelle opere
dei poeti e degli scrittori riconducibili ai filoni della letteratura realista,
presenti, con diversa intensità, in tutte le epoche.
Merita, perciò, un sincero e motivato apprezzamento l’iniziativa di Ciccio
De Rose che, a conclusione di una lunga ricerca, ha deciso di dare alle
stampe i “ditti” del nostro popolo con un prezioso volume che immette nel
circuito
della
pubblica
fruizione
un
patrimonio
di
cultura
che,
diversamente, sarebbe destinato a perdersi sotto la coltre dell’oblio.
L’autore, però, non si limita ad una opera, pur meritoria, di selezione e di
raccolta dei proverbi calabresi.
Egli, da appassionato cultore del nostro dialetto, che, per altro, utilizza
con grande efficacia nella sua ricca produzione di poeta vernacolo, ne
fornisce anche una puntuale traduzione.
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Ne agevola, così, la lettura e la comprensione da parte di quanti – e sono
assai numerosi tra le giovani generazioni – hanno scarsa dimestichezza
con la lingua dei nonni e dei padri.
E non si tratta di un semplice, meccanico, trasferimento da un codice
linguistico ad un altro, da quello locale, spesso gergale, a quello ufficiale e
nazionale.
La Sua traduzione è, invece, un’acuta interpretazione che restituisce il
senso vero dei “ditti”, difficilmente o non correttamente percepibile, anche
per l’ambiguità del ricorrente uso delle metafore, da chi non conosce il
contesto culturale nel quale sono nati e le situazioni, sociali, economiche e
psicologiche, da cui traggono motivazione e alimento.
Faccio solo qualche esempio.
Il proverbio “C’è ‘na tinaglia per ogni fierru filatu”, nella traduzione di De
Rose, diventa “per ogni ostacolo c’è sempre un rimedio”.
Viene così recuperato il valore esistenziale della massima che il dettato
letterale affida alla metafora della “tinaglia” che vince la resistenza del
ferro, ostacolo a prima vista invincibile.
Ed è una massima che racchiude una filosofia di vita, la sollecitazione a
non arrendersi, a cercare le possibili soluzioni, a “stringere i denti”, ad
usare la “tinaglia” che morde, spezza, vince.
Una filosofia che contrasta con quest’altra, di segno opposto, che pure è
diffusa nell’anima e nella mente dei nostri popoli: “’u puveru e’u riccu li fa
‘u signuri”. Vale a dire: è inutile cercare di cambiare la condizione
economico-sociale che ci è stata assegnata dall’alto, da una volontà
superiore.
Non resta che l’accettazione passiva, la rinuncia, la rassegnazione.
Si consideri, ancora, questo proverbio:
“ Ca d’u male tuo non ne guderranu i prieviti”.
È un augurio di pronta guarigione, che si esprime nella certezza che la
malattia – così traduce De Rose – è leggera e guaribile ed il prete non
trarrà – da essa – alcun guadagno per il funerale.
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Ma dietro il linguaggio, coperto e allusivo, c’è molto di più di una semplice
formula augurale!
Ed infine, si consideri, magari con l’occhio rivolto al sistema giudiziario di
oggi, l’amarezza racchiusa in questa sentenza che non ammette appelli:
“Chini arrobba picca, và n‘galera”: ossia “la giustizia è severa solo con il
ladruncolo”. Una verità che il tempo ha confermato e reso eternamente
attuale. Purtroppo.
Ma il libro di De Rose ha un altro pregio: fa spazio anche ai “mali ditti” o
proverbi “cattivi”, fatti di imprecazioni e di bestemmie, di ingiurie e di
battute licenziose, che la censura dei poteri forti e la diffusa e
accomodante assuefazione al conformismo e al moralismo di facciata,
imposti dal costume dominante, hanno escluso dalla comunicazione
scritta, troppo compromettente, relegandoli nei recinti del proibito che
solo la trasmissione orale, incontrollabile, poteva infrangere.
Si determinano, in questo modo, le tradizioni “mutilate”, che, con
rimozioni
e
cancellazioni
interessate,
selezionano
le
“memorie”
ed
escludono tutte quelle che sono considerate scomode o sconvenienti.
Un destino di esclusione, che è toccato anche a tanta parte della poesia in
vernacolo, quella a sfondo erotico-sessuale e di protesta contro i detentori
del potere politico economico e sociale: per lunghi secoli questa poesia ha
avuto spazio solo nella circolazione orale o è rimasta ristretta nei confini
angusti degli ambienti in cui è maturata.
E la riprova, per quanto riguarda la Calabria, viene da un libro, appena
uscito, del compianto Sharo Gambino che ha raccolto – sotto il titolo
“Cuviernu Puorcu Latru e Camburrista.” – la poesia dialettale di protesta in
Calabria, attraverso i secoli.
Una poesia, che solo nei primi anni dell’800, trova adeguata diffusione
sulla stampa e nella editoria.
Prima di quell’epoca, commenta l’Autore, c’era solo “il deserto del silenzio”
come se la nostra terra “avesse vissuto fino a quel tempo una storia di
elevato livello sociale, economico e culturale, come se non fossero mai
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arrivati in Calabria occupazioni, dissanguamenti, soprusi, vessazioni oltre
l’umana sopportazione”.
I due libri, quello di Sharo Gambino e di Ciccio De Rose, perseguono,
quindi, un obiettivo comune: colmare un vuoto per dare voce all’anima del
nostro popolo, in tutte le sue molteplici espressioni.
Concludendo questa breve nota, che Ciccio mi ha chiesto a conferma di un
antico legame di amicizia e di affetto risalente agli anni della scuola
media, desidero aggiungere un’altra veloce riflessione.
L’Autore, nella interpretazione dei “ditti” e dei “mali ditti”, si avvale spesso
della testimonianza dei poeti dialettali che utilizza per illuminare il
contesto di un comune sentire che nei motti proverbiali si concentra e si
esprime.
E lo fa con grande sensibilità, di cui dà prova in un bellissimo elogio –
rigorosamente in dialetto -
al suo vecchio orologio che lo accompagna
nelle sue giornate e che, proprio perché vecchio e carico di acciacchi, lo
riporta in dietro nel tempo lontano: “’u tiempu anticu, ‘u tiempu ca a ‘nua
n’era amicu”.
E poco conta se, di tanto in tanto, fa le bizze: “nun fa nente ca ogne tantu
me sgarri l’ura”.
Un bel libro, dunque, quello di De Rose, al quale auguro il successo che
merita soprattutto tra i giovani ai quali offre uno strumento di conoscenza
di un mondo che – purtroppo – ignorano.
prof. Mario Bozzo
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Introduzione
“Se boy ke ll’omo crédate , dì sempre veritate ,
ka multu vero è ‘n dubetu per poca falsitate “
(Se vuoi che ti si creda, dì sempre la verità,
chè puoi essere messo in dubbio per poca falsità)
(da i “ proverbia “ pseudoiacoponici)
Il proverbio – diceva Benedetto Croce – “ è il monumento parlato del
buon senso “ e di questo buon senso l’uomo ha fatto uso da tempo
immemorabile . Non è facile risalire all’origine del proverbio e sapere se il
“ detto “ è iniziato dalla cultura materiale o dalle scritture meditate ,
o
viceversa .
Dalla ricerca fatta sui proverbi emerge che questi si dividono in
molte categorie , che fanno riferimento alla osservazione dei fenomeni
naturali dettati dalla esperienza in agricoltura , caccia , medicina , fortuna e
jella , religione
e
superstizione , mestieri , pazienza , amicizia , buon
comportamento , ubbidienza ecc . ecc . e si distinguono in due tipi
fondamentali : normativi e constativi . I primi sottolineano le norme e i
comportamenti e l’invito alla osservazione , gli altri enunciano la mala sorte
, la rassegnazione sociale , l’ impossibilità di miglioramento della propria
condizione .
Ha , quindi , lunga tradizione la paremiologìa e questa è presente in
ogni
parte
del
mondo
nelle varie
lingue
e
costumi
popolari
o
popolareggianti e la si può rintracciare nella Bibbia ( i proverbi di re
Salomone ) , nei Vangeli , presso i greci e i latini .
I modi di dire , le esclamazioni , le sentenze i “ ditti “ , le frasi e le
leggende presenti nel territorio calabrese , che fanno parte della nostra
cultura popolare , sono tantissimi. Ho riscontrato un limite , forse , nella
raccolta e nella selezione delle vecchie tradizioni popolari : l’esclusione , lo
spazio un po’ angusto nel quale vengono relegati i “ mali ditti “ , cioè i
cattivi proverbi , i vari modi di dire , la bestemmia , l’ingiuria , l’invettiva
che pure ebbero un importante e fiorente filone nel panorama della
tradizione orale , ma anche scritta. Luigi Accattatis ( Hegeliano che
disdegnava il materialismo , aveva parole roventi per la letteratura
scollacciata e gallicizzante ) e Giuseppe Pitrè , due grandi studiosi del
patrimonio letterario dialettale e scrupolosi nella raccolta degli usi e
costumi delle classi subalterne , hanno avuto una certa repulsione a
riportare la poesia sconcia , sguaiata , oscena , erotica e i “ mali ditti “
che erano in uso presso il volgo e non solo dal volgo , quasi come se
questo patrimonio fosse stato irriguardoso , irrispettoso nei confronti della
tradizione culturale popolare .
Lo stesso Pitrè ne fa ammenda quando afferma : “ il corpo delle
tradizioni da noi raccoglitori presentato fin qui , manca ancora di qualche
cosa per potersi dire completo , manca dell’elemento cruptadico o
escatologico , che è quanto dire libero . I popoli che noi abbiamo posto in
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evidenza per le loro costumanze e pratiche , e più per la loro letteratura
orale , non hanno solo l’aspetto che mostrano , ma me hanno uno ben
diverso , in faccia al quale abbiamo dovuto per pudore abbassare gli occhi
e fingere di non accorgercene . “
Questa rimozione è emblematica per riaffermare come il potere
dominante abbia esercitato nei confronti delle classi subalterne il proprio
predominio ; il verso , il canto popolare osceno , blasfemo o a sfondo
sessuale rappresentava una certa forma di resistenza e di opposizione alla
cultura dominante e perciò gli si consentiva una tramandazione orale e
alcuni autori , per evitare guai di varia natura , proponevano le loro opere
in forma anonima . La parola “ fissa “ , ad esempio , è usata al singolare
maschile per indicare lo stupido , lo scemo , ma raramente e solo nella
poesia erotica è usata al singolare femminile ( pudenda , pettignòne ) . Ma
questo filone è ancora presente e , per fortuna , poeti , scrittori , narratori e
interpreti non sono spariti e di questi si apprezzano l’ironia , l’arguzia , la
fantasia e l’intelligenza popolana e popolare ( si pensi alla cazzeide ,
cunneide , culeide di duonnu Pantu o alla Ceceide ,
Rivigliade e
La
Ngagghia di Ammirà ) .
Tornando al proverbio , “ aru dittu “ , una riflessione , forse , va fatta :
quella di sfatare , almeno in parte , che esso sia l’espressione del “
monumento parlato del buon senso “ e che molte volte , invece , ha un
carattere di conservazione e di rassegnazione , ( quasi mai di ribellione ) ,
che non va mai contro la “ volontà di Dio “ perché il proverbio dice che “
‘u poveru e ‘u riccu li fici ‘u Signuri “ e non tende , perciò , ad aspirare al
cambiamento della condizione economica e sociale . Un proverbio siciliano
dice “ Unu avi a stari unni ‘u metti ‘a Pruvvidenza “ e Leonardo Sciascia ,
argutamente e ironicamente aggiunge : “ picchì ‘u poveru chi faci ‘u
superbu nun faci boni ligna “ .
E qui , mi sia consentito , vorrei fare un’altra considerazione , quella
che per la poesia e la canzone popolare fa Antonio Gramsci in
“Letteratura e vita Nazionale “ , quando dice che “ vi sono canti composti
dal popolo e per il popolo ( l’autentica canzone popolare ) , quelli composti
per il popolo e non dal popolo , quelli scritti né per il popolo né dal popolo
, ma da questo adottato perché conformi alla sua maniera di pensare e
sentire . Ciò che contraddistingue il canto popolare nel quadro di una
Nazione e della sua cultura non è il fatto artistico , né l’origine storica , ma
il suo modo di concepire
il mondo e la vita in contrasto con la società
ufficiale . In ciò e solo in ciò è da ricercare la collettività del canto
popolare e quindi dello stesso popolo . “
Pier Paolo Pasolini ribadisce questo concetto ne il “Canzoniere
Italiano “, quando afferma : “ La poesia dialettale calabrese è la poesia
della classe borghese di origine risorgimentale e burocratica ; in essa , dalla
metrica ai contenuti , non c’è necessariamente nulla di popolare , anche là
dove atteggiamenti di ritardatario romanticismo o verismo da un lato ,
populistico o reazionario dall’altro , suggeriscano dei temi “ popolari : e che
non sono che bozzetti o macchiette paesane , il cui tono umoristico o
pietistico che sia , è sempre offensivo nei riguardi del suo soggetto . “
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Similmente per il detto popolare , poiché salvo poche eccezioni , è la
classe dominante che mette in bocca alla classe subalterna il proverbio e
questa lo adotta inchinandosi di fronte alla supremazia sociale con spirito
di rassegnazione e constatazione della propria impossibilità a migliorare la
propria condizione .
Autenticamente popolari , invece , proprio per il miserevole stato di
scarse risorse , sono
i proverbi dettati dalla esperienza e dalla
osservazione che fa il mondo contadino e che esprimono consigli , cautele
e divieti nella speranza che si possa ottenere il maggior beneficio dal
faticoso lavoro dei campi . E c’è da dire che questo assioma di saggezza e
di meditazione non è esente da valutazioni non sempre perfette o
addirittura da errori e contraddizioni : si pensi al falso convincimento della
durata pari del giorno e della notte o di alcuni mesi dell’anno talora
buoni o talora cattivi o da essere addirittura cancellati dal calendario ; o di
altri detti e considerazioni talmente scontati , inutili e ovvii ( qualcuno di
questi
li ho evidenziati con un punto esclamativo ) o di altri ancora che dicono
esattamente l’opposto e quindi incompatibili con quelli enunciati in
precedenza .
La stessa cosa succede per i proverbi sulle abitudini , sugli usi e
consuetudini : insomma è evidente l’osservazione e l’esperienza della vita
e della tradizione popolare , ma non è sempre presente quella saggezza di
cui gode il detto .
Per concludere , avverto il lettore , al quale chiedo sin d’ora scusa
per le ripetizioni dei proverbi che troverà ( magari espressi in modo diverso
) e per quelli non presenti , non ricordati , ( ma non credo che siano tanti )
che ho preferito elencare questa raccolta anche con locuzioni , motti ,
wellerismi , modi di dire ed altro , classificandoli in ordine alfabetico .
Anche se poco razionale , ho inteso elencare la raccolta per ordine
alfabetico e ciò per un duplice motivo : per non annoiarlo a leggere una
sequela di proverbi tutti sull’agricoltura , o tutti sulla caccia , o tutti sulla
medicina e così via ( che poi avrebbero richiesto un nuovo ordine
alfabetico ) e per il gusto di vedere comparire “ ‘ntrasattu “ quel tal
proverbio che si conosceva e che lo si ricordava detto in casa o ascoltato
nella vita quotidiana .
Per alcuni proverbi , ho aggiunto la versione latina del motto perchè
ho trovato molto felice la capacità sintetica e ad altri ho collegato canti
e canzoni popolari di nostri scrittori , poeti del passato , del tempo antico e
qualcuno anche recente e contemporaneo .
A parte , ho elencato , sempre in ordine alfabetico , i “ mali ditti “ ,
lasciando loro la nativa e colorita volgarità o linguaggio osceno
riportandoli senza ipocrisia alcuna , atteso che oggi gli appartenenti ad
entrambi i sessi , violentati dal linguaggio del nuovo cinema , ( aiuto , ci
sono i due comici (!) della serie delle “ vacanze a .. “ ) , dalla televisione
(aiuto , c’e “ il Grande fratello “ ) e dalla stampa quotidiana , ( ri-aiuto ,
parlano di ruberie e intercettazioni ) , non più possano scandalizzarsi di
fronte a queste “ pagliuzze “ .
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I “ mali ditti “ resistono al tempo malgrado false pudicizie , ipocrisie
e baciapile ( “ patannustrari , santuocchi “ traduce Luigi Accattatis) ed era
giusto metterli in libertà , farli volare , scrollarsi di dosso , almeno in questa
occasione , l’ingerenza della classe dominante :
“Quannu
cci vo’ , ‘a jestimata saglia ‘ncielu cumu ‘na curuna .“
Tutto qui , grazie .
Domenica 22 luglio 2007
Ciccio De Rose
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‘U riruògiu
‘U riruògiu miu camina a carrica - cumu dìcianu oje camina a
movimento meccanico - ppi fa’ ‘ntennari ‘u divariu ca cc’è ccu chilli
muderni ca se movanu a quarzo o ccu cierti marchingiegni , ditti
digitali , ca s’u precisi e “ spaccanu ‘u minutu “ .
‘U riruògiu miu è anticu , è bellu e mi tena cumpagnia . Ogni
tantu piglia ‘a scisa ( va avanti ) , pua ‘a sagliuta (va arrieti) e , si
‘a jurnata nun le gira , è capace ‘e se fermare .
Ju cci passu ‘u tiempu a lu cunzari e ccu illu cci parru e cci
addummannu : “ Chi tieni stamattina ? Tieni sidde ,vulissi ‘na picca
d’uogliu ? Te fa càudu , vulissi , ‘na jujjata ccu la pompetta ?
‘U trattu buonu , cci dugnu ‘a carrica sempre alla stessa ura
cumu se fuossi ‘nu pinnulu : mai ‘nu sgarru , ‘nu sàutu di pressioni
( quannu vaju alla Sila o allu mare ‘u lassu ‘ntra casa
ccu ‘a
badante) , nun ‘li dugnu mai nessunu scasuni ca ‘li putissi fari mali
alli purmuni !
E parramu : ccu illu ‘a jurnata passa queta e si m’addugnu ca
po’ aviri ‘na malatìa seria , ‘u puortu allu ‘spitale ‘i Mastru Pietru ca
di riruògi antichi è ‘nu primariu .
‘U misi passatu mi signu accortu ca dava ‘na mala ‘ntunata e
duvi Mastru Pietru signu fujutu . Illu l’à guardatu e m’à dittu : “
E’ malu addirruttu , tèna ‘u core malatu ed è
puru ‘na picca
arrozzatu , ma ju fazzu di tuttu ppi nun li fari jettari l’urtimu jatu .
Lassammillu ca ‘u tiegnu ‘n corsìa e ppi quindici juorni sutta tiru . “
Mi signu ricuòtu alla casa cumu ‘nu tizzuni stutatu . Avìa l’arma
strazzata penzannu ca ‘nu ricuòrdu caru mi putìa lassari . ‘A notte
nun durmìa , ‘u juornu era sustusu e ‘u mutivu ju ‘u sapìa : chira
casciottella di riruògiu m’ arricurdava ‘u tiempu anticu ‘i quannu era
guagliuni e spenzieratu .
M’arricurdava ‘i cavuzi ccu i funnielli , ‘u palluni ‘i pezza , ‘u
strummulu , ‘u stirillu , ‘a mmucciarella , i bagni allu ruonzu , ‘i
carrette ‘i lignu ccu i cuscinetti a sfera , ‘i stacce , ‘i carrozze ccu i
cavalli , i tamarri ccu i ciucci ca vinnianu vruòcculi , turtigliuni e
frutta , ‘u carru di muorti tiratu ‘i quattru cavalli , le verginelle ‘i
l’orfanotrofiu ca dìcianu i preghiere all’anima d’u muortu e cca ppi
tutta ‘a vita loro s’arricurdavanu lamienti e chianti , le fimmine ca
gridavano e se rasc-cavanu , mamma ca cusìa alli fierri , pàtrima ca
povaru Cristu arrancava ccu lle stampelle , ‘a vrascera ccu ‘a
magara e ‘u stenna panni , ‘u pedi ‘i vrascera , l’alivi alla cavuce ,
‘u fucùni e paparanni ca cuntava ‘e rumanze d’i briganti .
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Le nucille de Natale , ‘ a tòmbula ‘mienz’a via ccu le cartelle
spase ‘nterra , l’ammulafùorfici , ‘u ‘mbrellaru , ‘a ‘ntinna d’a cuccagna ,
le luminère de le feste , i mustazzuoli , i cuvièlli ‘ntra la chiazza e
la banna ca sunava , lu puorcu e la quadara , li grastaturi e li
bannituri .
Nun ci l’àju fatta cchiù e signu scappatu duvi Mastru Pietru.
L’àju addummannatu : “ Cumu và , tu cchi dici cci la fà ? Tu ‘u
sai ca è ‘nu ricuòrdu di papà : cc’è puru ‘u stampu da Ferruvia ,
tèna diciassette rubini e di chissu se ricrija . “
Mastru Pietru s’è
à dittu : “ Nissunu è
medicine cci le staju
dispieru d’u cunzari e
strintu dintra le spalle , à guardatu ‘u cielu e
eternu , simu ‘manu aru Patreternu . Ju le
dannu , ma allu core tèna affannu . Ma nu
priestu ti lu dari .”
E ‘u buonu tiempu è arrivatu . Mastru Pietru ‘nu juornu m’à
chiamatu e gridannu m’à dittu : “ L’àju sarvatu , avìa ‘nu prolassu
allu bilancieri , cci l’àju tagliatu e oje va miegliu cchiù de jeri ! “
M’allappa cuntentizza e mi mintu ‘u riruògiu allu vrazzu .
Sientu ca vatta e ‘u tic – tacchi mi para allergu . Pua ccu vuci
abbregalata me dice : “ Ppi amuri tua mi signu misu a caminari e
‘n’atra vota a fatigari . Signu ancora ‘n cummalisciènza e cci vo’ ‘na
picca di paciènza . Jscimu fora di ‘su strusciu , lassamu l’aria maligna
, jamu ‘n campagna , jamu a ficu , a castagne : tènami ccu ttìa , nun
mi jettàri . “
‘Ntenneritu , l’àju rispuosu : “ Riruògiu , tu mi s’i caru , e s’i tu
ca alla vita mia fai regalu : nun fa nente ca ogne tantu me sgarri
l’ura , tu me signi ‘u tiempu anticu , ‘u tiempu ca a ‘nua n’era
amicu ! “
14 luglio 2007
Ciccio De Rose
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“ C’era una volta il Natale “
L’orologio
Il mio orologio cammina a movimento meccanico : non è
moderno, è antico . Non conosce i movimenti al quarzo o quelli
digitali ed è mostruosamente distante dai suoi fratelli di oggi che
“spaccano il minuto“.
Il mio orologio, anche se vetusto, è bello e mi tiene
compagnia. Ogni tanto sente il logorio del tempo e prende la
discesa ( va avanti ), o la salita ( va indietro ) e se incappa in
qualche brutta giornata si ferma per la stanchezza.
Io passo il tempo con lui e gli parlo. Gli dico: “Che cosa hai
stamattina? Hai forse sete e vorresti un po’ di olio? Hai caldo e ti
piacerebbe una soffiata di pompetta fresca? “ Lo tratto bene, gli dò
la carica sempre alla stessa ora come se fosse una compressa:
cerco di non commettere errori ed evito che possa avere sbalzi di
pressione (quando vado in Sila o al mare lo lascio a casa con la
badante), sto attento a non creare qualche cattiva occasione, lo
riguardo dagli spifferi perché una polmonite sarebbe per lui
gravissima malattia. (C’è anche un proverbio calabrese che dice: “
Ventu ‘i fessura porta l’uomu ‘nseportura “).
E parliamo: con lui le giornate scorrono lentamente come quelle
di una volta e se mi accorgo che possa avere un nuovo acciacco,
lo porto all’ospedale del dottor Pietro, che di orologi antichi è
riconosciuto Primario.
Il mese scorso mi sono accorto che era particolarmente pallido
e, senza perder tempo, sono scappato dal dottor Pietro che per
lunga e affettuosa amicizia, io chiamo Mastro Pietro.
Lui lo ha visitato a lungo e poi mi ha detto: “E’ ridotto male,
ha il cuore ammalato e soffre anche per un po’ di ruggine, ma io
farò di tutto perchè non cessi il suo battito. Lasciamelo qui, lo
metto in terapia intensiva, poi in corsia e per quindici giorni lo
terrò sotto osservazione”.
Così ci siamo lasciati e sono tornato a casa di pessimo umore
e dispiaciuto. Avevo l’animo straziato al pensiero che l’orologio mi
potesse lasciare. La notte non dormivo, il giorno ero nervoso, ansioso
ed io sapevo il perché: l’orologio conosceva il mio tempo antico,
custodiva i miei segreti, quelli di quando ero ragazzo spensierato.
Mi ricordava i pantaloni rattoppati, il giuoco del calcio con un
pallone fatto di stracci, il palèo, la lippa, il nascondino, i bagni al
fiume, le carrozze di legno con o senza freno e con i cuscinetti a
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sfera, il giuoco della lastruccia, le carrozze con i cavalli, i contadini
con gli asini che vendevano broccoli, frutta e le castagne indurite
dal fumo, il carro dei morti tirato da quattro cavalli, le orfanelle che
terrorizzate recitavano le preghiere dinanzi le salme e che non
avrebbero dimenticato per tutta la vita le scene di strazio e le
prefiche, mia madre che faceva le maglie di lana ai ferri, mio padre
che camminava a stento con le stampelle , il braciere con il raccogli
fumo e l’asciuga biancheria di canna messo sopra il braciere ,
l’appoggia braciere con sotto le olive che si affumicavano, le olive alla
calce , il focolare e il nonno che raccontava le romanze (alcune delle
quali ho poi ritrovato a scuola) , le favole dei briganti , di Jugale e di
Jofà .
E poi il Natale con tutti i suoi rituali e mi rivedo bambino ad
osservare estasiato le luci . Le guardavo per ore e respiravo a pieni
polmoni l’aria della festa,le bancarelle con i mostaccioli , torroncini ,
“cuddrurieddri” e i preparativi per la cena del 24 , della Vigilia , con le 13
pietanze , accuratamente senza carne , che si preparava e tutta la
famiglia affaccendata , specialmente le donne di casa , che
amorevolmente faticavano per onorare la notte di Natale e la nascita del
Bambino che veniva salutata anche da botti e spari . Poi la tombolata e la
famiglia riunita e anche il nonno che prendeva la sua cartella e , tra una
botta di sonno e dormiveglia , ci accompagnava per parte della notte . La
commozione per una sedia vuota , per un nostro familiare non più
presente al quale comunque veniva apparecchiato il piatto come a farlo
sentire ancora tra di noi . La tradizione del Natale rispettata nella sua
semplicità e con il massimo sentire verso i valori cristiani e i messaggi
augurali che arrivavano attraverso le “ strine “ e la raccolta di tutto quello
che poteva essere donato ai più sfortunati con particolare attenzione verso
i piccoli al fine di regalare un sorriso e un abbraccio d’amore .
Ricordo l’arrotino , l’ombrellaio , l’impaglia sedie , lo stagnaro ,
l’albero della cuccagna con gli uomini unti di pece , le illuminazioni
delle feste , i pagliacci e i mangia fuochi in piazza , la banda
musicale , il maiale e la caldaia , i norcini che castravano , i banditori
con le trombe e i tamburi , il carretto del gelataio.
La mia mente navigava nelle acque del tempo antico e non
resistevo più : dovevo sapere come stava il mio orologio . Sono
scappato , perciò , da Mastro Pietro e , trafelato , gli ho chiesto :
“
Come va ? Tu cosa mi dici , ce la fa ? Lo sai che è un ricordo di
papà e sulla cassa c’è anche lo stampo delle Ferrovie , la marca e
la vanitosa dicitura : diciassette rubini .”
Mastro Pietro si è ristretto nelle spalle , ha guardato il Cielo e
mi ha risposto : “ Nessuno è eterno , così vuole il Padreterno . Io lo
sto curando , al cuore tiene affanno , ma non dispero di salvarlo .”
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E il buon giorno è poi giunto ! Mastro Pietro mi ha chiamato
e gridando di gioia mi ha detto : “ L’ho salvato , aveva un prolasso
al bilanciere , l’ho operato e adesso segna il tempo meglio di ieri . “
Felice ho messo l’orologio al braccio e siamo usciti . Sentivo il
suo tic – tac che mi sembrava sicuro ; poi con voce fioca mi ha
detto . “ Per darti conforto mi sono rimesso a camminare a segnare
quel tempo che a te tanto piace . Sono ancora in convalescenza e
devi avere con me un po’ di pazienza . Usciamo fuori dal rumore
della città , lasciamo questa aria inquinata, andiamo in campagna,
andiamo a fichi, a castagne: ricordiamo il tempo ‘i ‘na vota sutta ‘na
frasca, tienimi con te, non mi lasciare .”
Era il tempo di Natale e ancor più suggestivo era il paesaggio della
campagna . Si vedevano le luci , modeste luci , di un addobbo Natalizio
che un paesino aveva allestito e il rintocco della campane di una Chiesetta
e , nuovamente , con un nodo alla gola , ricordavo la mia fanciullezza e la
bellezza della festività del Natale respirandone ancora l’irripetibile ricordo .
Commosso , gli ho risposto : “ Orologio , tu mi sei caro e sei tu che
alla mia vita fai regalo : non ha nessuna importanza se non segni più l’ora
giusta , tu mi ricordi il tempo passato , che se anche come te non era
preciso , era il nostro tempo amico “ .
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Commosso, gli ho risposto: “ Orologio, tu mi sei caro, e sei tu
che alla vita mia fai regalo: non ha nessuna importanza se non
segni più l’ora giusta, tu mi ricordi il tempo passato, che se come
te non era preciso, era il nostro tempo amico.“
Ciccio De Rose
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L’antichi ficiru i fatti e lassaru i ditti
Gli antichi erano saggi e lasciarono i proverbi
( proverbio calabrese )
“…per ço ke queru l’omini le decta ‘n brevetate ,
favello per proverbia dicendo veritate…”
( Poiché gli uomini chiedono discorsi concisi ,
parlo per proverbi dicendo verità )
da i “ Proverbia “ pseudoiacoponici ( 1200 )
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W|àà|
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T
A Bagnara campanu tutti ppe la tonnara
A Bagnara vivono tutti con la pesca del tonno
A bona tovaglia ognunu vo’ mu se stuja
Ognuno cerca di trovarsi una buona occasione
A buonu cavaddru nun ‘li manca seddra
La persona saggia sa provvedere ai propri bisogni
A cani viecchiu nun ci diri passi
Non mandare via il cane vecchio che non ti serve più
A capu e nuci di cuoddru
Buttarsi a capofitto , essere energici
A casa de ‘mpisu nun ‘mpènnere ogliarulu
Non si devono rinfacciare ad alcuno le proprie colpe , nemmeno con
le allusioni
A casa de ‘mpisu nun ‘mpicare panaru
A casa dell’impiccato non appendere il paniere
A casa di riccu , nun guardari fucùni
Nella casa del ricco tutto è più bello , anche il focolare
A Castigliùni nun ci ‘nn’ è unu buonu
A Castiglione Cosentino sono tutti sciocchi
A cavallu jestimatu ‘li lucia ‘u pilu
A volte le bestemmie fanno star meglio le persone
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A cavallu sgrencu musche assai
Molti fastidi alle persone perseguitate dalla sfortuna
A chiarìa di viernu , nuvuli d’estati , amuri ‘i fimmina e carità
di frati , ‘ricchie nun ‘mprestati
A caldo di inverno , nuvole d’estate , amore
prete non prestate orecchie
di
donna
e
carità
di
A chine ammazza la licerta ,‘a Madonna jetta ‘na sc-caffetta
Non bisogna ammazzare la lucertola perché la credenza popolare
riteneva che la lucertola che entrava in casa portasse fortuna e
che fosse l’ombra di qualche defunto di famiglia
A chini dùna e a chini prumìnta
E’ persona che litiga e minaccia di litigare o anche di gradasso che
teoricamente promette e poi non mantiene
A chini ti caccia lu pani cacciali ‘a vita
Uccidi chi ti affama
A Curiglianu nun ci passa mancu ‘nu cani
A Corigliano non ci vogliono vivere nemmeno i cani
A essiri patri nun ce vo’ nente , tuostu è fari ‘u patri
E’ facile diventare padre , difficile è fare il padre
A figliastri e niputi chiru ca fa è perdutu
Dai figliastri e dai nipoti non aspettarti gratitudine
A gattu viecchiu sùrice tennariellu
Ai vecchi occorre moglie giovinetta ( ! ) Esattamente il contrario di
altri proverbi qui ricordati !
A guccia a guccia l’acqua percia
Lentamente e con il tempo ce la farò
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A guccia a guccia se scava ‘na petra
A goccia a goccia si incava la pietra . La perseveranza anche se
lunga e lenta ottiene poi un risultato
A gunnella nova nun ci meri pezza
Chi è puro non teme le critiche . E’ lo stesso di “ aria chiara nun
tena paura di truonu “
A Jennaru puta paru
Nel mese di gennaio pota tutto
A jumi cittu nun jiri a piscari
Non ti fidare della persona silenziosa
A lavari ‘a capu aru ciucciu è tiempu persu
Non bisogna perdere tempo in lavori inutili
A li burrasche ci voli pacenza
Nelle disgrazie ci vuole pazienza
A lu primu d’aprili duvi ti mannanu nun jiri
Il primo di aprile c’è l’usanza del pesce d’aprile e perciò se ti dicono di
andare da qualche parte non andare perché è uno scherzo
A maju si nun mangiu quattro voti , cajiu
Nel mese di maggio il lavoro dei campi è più duro perciò debbo
mangiare almeno quattro volte al giorno
A malu uncinu à appicatu ‘a vièrtula
Ti sei fidato delle persone sbagliate
A mare nun ci stannu cantine
Se il mare è burrascoso non trovi rifugio
- 30 -
A muru vasciu ognedunu s’appoggia
Quando c’è un sostegno a portata di mano
utilizzarlo . Le persone umili subiscono sempre .
A
ognuno
cerca
di
marzu ciciarazzi , ad aprili ciciari chini
A marzo i primi ceci sono vuoti , ad aprile i ceci sono pieni
A nullu puozzu , ‘a muglierma puozzu
Non ce la faccio con nessuno tranne che con mia moglie
A ogni pirdiènza Diu ci penza
A tutto c’è rimedio ( meno che alla morte )
A pagare e a murìri cc’è sempri tiempu
Prendersela comoda
A panza china si raggiuna miegliu
Con la pancia piena è più facile ragionare
A porta larga trasa ‘i renza
Sii sempre prudente anche quando sembrerebbe inutile la precauzione
A S.Valentinu ‘a scugna è vicina
Dal 14 febbraio inizia l’aria primaverile
A San Martinu ogni mustu è vinu
Per S. Martino(11 Novembre) il mosto diventa vino
A San Linardu simina ca è tardu
A San Leonardo (6 novembre) semina perché è già tardi
A Santu Martinu se ràpa ‘a vutti , se stìpanu i ficu e se prova lu
vinu
A San Martino si apre la botte , si
diventati secchi e si prova il vino nuovo
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conservano
i
fichi
ormai
A Santu Michele ‘a quaglia parta e ‘u marvizzu arriva
A S.Michele (29 settembre) la quaglia va via e arriva il tordo
A settembre e a frèvaru juornu e notti sunnu a paru
A Settembre e a Febbraio notte e giorno si pareggiano
A setti misi panni stisi
Al settimo mese di gravidanza si deve lavare il corredino
A
sittant’anni jettati a mare ccu tutti li panni
A settant’anni non servi più : buttati a mare (!)
A stozzi e a pitazzi
A poco la volta
A strusciu di jumi passa sicuru
Passa tranquillamente il fiume che fa rumore . E’ l’opposto di : a
jumi cittu nun jiri a piscari
A tavula nun si ‘nvecchia
Chi resta molto tempo a tavola , non invecchia
A Trupea marchisi , cunti e baruni tènanu corna cumu muntuni
A Tropea tutti i nobili portano le corna come montoni
A tutte ‘e banne ‘u mare è salatu
Le difficoltà sono dappertutto
A uomu ‘nfami , ‘nfamùni
All’infamità bisogna rispondere con una infamità maggiore
A varvìeri e a scarpàri ‘e cose tue nun cuntàre
A barbieri e calzolai non
pettegoli e le riferiscono
raccontare le
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tue
faccende perché
sono
A vinti uri ‘a jurnata è sicura
Se lavori venti ore, la
volta!)
paga
è
certa (che
tristi
tempi
quelli di una
Abbasta ca nun sona ‘a campana , mi tiegnu ‘a sfurtuna
Non mi importa nulla della fortuna purchè non muoia
Abitu nun fa monacu e chièrica nun fa prièvite
Il saio non fa il monaco e la chierca non fa prete
Accatta sempre nun vinniri mai
Compra e conserva , non vendere mai
Accortu , ‘a sc-cuppetta a carrica ‘u diavulu !
Stai attento , il fucile lo carica il diavolo
Acqua ‘i matìna è medicina
L’acqua bevuta al mattino fa bene alla salute
Acqua are papare e vinu ari ‘mbriacuni
Acqua per le papere e vino per gli ubriaconi
Acqua di maju arricchiscia massaru
L’acqua di maggio fa bene alla campagna
Acqua passata nun màcina mulinu
Bisogna dimenticare il passato e perdonare
Acqua , fuocu e pani nun si neganu mancu a ‘nu cani
Ognuno di noi ha
diritto ad
avere le necessità primarie
Acquazzùni d’estate fa mala annata
L’acquazzone d’estate danneggia frumento e frutti e porta carestia
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Acu ca nun cusa s’arrozza
L’utensile che non si usa s’arrugginisce
Ad amici e parenti nun vìnnari nenti
Evita di avere rapporti economi con amici e parenti
Ad arvulu cadutu accetta accetta
Quando cadi in disgrazia tutti infieriscono
Ad atàri viecchiu nun appicciari cannila
Non corteggiare la donna anziana
Adaccussì
Così , in questo modo ( ad eccu sic )
Adduobbi cchiù tu ca ‘nu cecatu
Riesci a guadagnare più tu che un mendicante cieco
Affina affina , ha perzu tuttu
Per aver perduto troppo tempo , hai perso tutto
Agiellu senza nidu , agiellu senza amuri
Chi non ha famiglia non ha amore
Agustu manna littere , settembre li lejìa , pripara ‘a dispensa
ca ‘u viernu è misu ‘n vìa
Ad Agosto e Settembre si preparano le provviste per l’inverno che già si
appresta
All’avaru scippi ‘ncuna cosa , aru mangiuni nente
Dall’avaro riesci ad avere qualcosa , dallo sciupone niente
All’orfanellu ‘u guarda Diu
Il piccolo orfano è protetto da Dio
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All’ottu d’aprili metti ‘u cocciu e nun lu diri
L’otto di
nessuno
aprile
metti
in
caldo
il
seme
bachi
e
non
lo
dire
a
All’uomu ‘a sc-cuppetta , ara fimmina ‘a quazetta
L’uomo porta il fucile , la donna fa la calza , ad ognuno il proprio
compito o ruolo
Con il medesimo significato , un proverbio del 1200 dice :
né la spad’a la femina , né a – mmasculu
filare, né lo saltare all’asinu, né a bove
ceterare
non dare la spada alla donna , né da
filare all’uomo , non far saltare l’asino ,
non far suonare la cetra al bue :
ognuno deve fare ciò che gli compete e
non pretendere di far fare cose diverse
All’uoru nun ce po’ ruzza
La ruggine non può attaccare l’oro . Vale anche : il vero valore non
teme calunnia
All’urtimu e ara fine chirù ca nun vu’ , ti nascia
Il fatto che non volevi accadesse , si è poi verificato
Alla bona de Diu
Con il favore e l’aiuto di Dio
Alla cira se vida lu core
Al colore della faccia si vede il cuore
Alla mala vicina ‘a meglia pitta
Alla cattiva vicina la migliore focaccia
Alla paravisu nun si cce va’ ‘n carrozza
Nel paradiso non si entra facilmente , devi meritartelo
Ma , pur se lo merita , l’innamorato non entra in Paradiso se non è certo che troverà la sua bella .
Sono i versi scritti dai librettisti ( Targioni – Tozzetti e Menasci ) per la siciliana di Mascagni nell’opera
“ Cavalleria Rusticana “ , ( Lola , chi àj di latti la cammisa ) ma sono versi che si perdono nella notte
dei tempi e che si ritrovano in canti del 1200 e in vari dialetti . Ne ripropongo due in dialetto
calabrese , ovviamente :
…O giuvinella manica ‘n cammisa ,
e janca e russa cuomu ‘nu cerasu ,
quannu me scunti fai lu pizzu a risu ,
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qualu santu me tene e nun te vasu ?...
Bella , si muoru e vaju ‘n paravisu ,
si nun ce truovu a tie , ju nun ce trasu !
Belli l’anciuli su de ‘u paravisu :
ma cchiù bella si tu quannu te vasu !...
…Si moru e minni vaju ‘mparavisu ,
si nun ci truovu a tia mancu cce trasu ,
ca supu ‘a terra adduvi Diu m’à misu
sulu lu beni tuju mi c’è rimasu ,
e senza de ssu bene e di ss’amure
puru lu suli mi parerra scuru…
Alla terra de li cecati viatu chini tèna ‘n uocchiu
Nella terra degli ignoranti è beato chi sa qualcosa
( Beati monocoli in terra coecorum )
Alla vecchiaja càuzi ccu li ricci
Avere fortuna tardiva
Alli causi cci vo’ gamma leggia , mussu chiusu e vurzùni ca
s’alleggia
Nelle cause si richiede gamba leggera , bocca chiusa e una borsa di
denaro che si svuoterà
Alli picciuli garattuli stau le meglie medicine
Gli uomini di piccola statura sono i più accorti . “ Piccolo di mole e
di livor gigante “, chiamò Vincenzo Monti il poeta Gianni
Allonga ca accurci
Farai più strada , ma arriverai prima
Allu cane c’abbaija , jettacce ‘n uossu
A chi ti disturba , dai qualcosa per togliertelo dai piedi
Allu munnu nun se pùotu cuntentari tutti
E’ molto difficile accontentare i vari caratteri degli uomini
Allu scuru tutte ‘e fimmine s’u ‘e stesse
Al buio non c’è differenza
discriminis inter mulieres )
tra
le
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donne ( Lucerna
sublata
nihil
Alò !
Andiamo , presto , muoviti (allons )
E Filippo Eugenio Calvelli la usa ne “La Festa Naziunali “ , quando dice :
…Nicurè , nuce de cuollu ,
jamu , alò , jamu a Cusenze…
Ama chini t’ama e respunna a chini te chiama
Ricambia l’amore e rispondi a chi ti chiama
Ama Diu supra ogni cosa , ma fatti dàri ‘a spisa
Prega Dio sempre , ma sopratutto per avere il necessario
Ama l’amicu tua ccu li vizi sua
Rispetta i difetti dell’amico
Amara chira casa ca cappiellu nun c’è trasa
Sventurata quella casa dove non c’è un uomo che la governi
Amara chira casa ca nun tena tristu maritu e tristu linu
Infelice quella casa che non ha lino , sia pure di cattiva qualità e
infelice quella casa dove non c’è marito anche se malvagio
Amara chira rapa ca ad agustu unn’è nata
Guai a chi rimane indietro , a chi non sta al passo
Amarammìa
Me infelice , povero me
Amarattìa
Povero te , peggio per te
Amaru chi du aviri chi lu patruni no lu vidi
Amaro quel potere che non vede il padrone
Amaru chini fa lu pane mancante
Misero chi non fa il pane di giusto peso . Guai ai disonesti
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Amaru chini lu puorcu nun s’ammazza , ca vide e li desidera ‘i
sazizze
“ A chi porco non ha la sorte è ria , li vede la salsiccia e la desìa
( Vincenzo Padula )
Nel mondo rurale uccidere il maiale per trarne i benefici, che durano tutto l’anno , è fatto importantissimo ,
per cui quando una famiglia non aveva la possibilità di crescere il maiale si rappresentava un anno
difficile . Alla uccisione del maiale , rito per fortuna ancora non sparito , dedica una parte della sua
lirica “ Jennaru “ , Michele De Marco ( Ciardullu ) che dice :
… Puorcu !...Gioia , ricchizza d’ogne casa ,
grannizza vera , pumpusìa frunuta !...
Ccu lu filiettu mpacchi la prim’asa
la fragagliella , mo cce vo’ , t’aiuta !...
E all’urtimu , quatrà , cc’è la quadara !...
Cchi cc’è allu munnu chi ssa cosa appara?!.
Amaru chini nun si gratta sulu
Misero chi non riesce a provvedere per se stesso
Amaru chini nun tena menza canna
Sventurato chi non ha il senso della misura
Amicizia de cappiellu
Superficiale conoscenza , semplice saluto
Amicu curtìsi cumu è l’entrata fa’ ‘i spisi
Stendi le gambe per quanto è lungo il lenzuolo
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'u puorcu appicatu allu jimbiellu
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Amicu de buonu tiempu se muta ccu lu vientu
Gli amici del bel tempo vanno via con il vento
Ammucca liù
Invito a mangiare
Amuri e salute nun s’accattanu ara fera
L’amore e la salute non si comprano al mercato
A ‘na parte chiova e a ‘n’atra allampa
Si dice quando non si riesce a trovare una via d’uscita perché
ovunque si guarda si scorgono difficoltà
Ancora Giuvanuzzu à ddi nascia
E’ prematuro discutere , decidere
Annìcati a mari ‘ranni
Annegati in un mare
pensa alla grande
grande . Se vuoi tentare , se
vuoi rischiare ,
Annu bisèstu , viatu chini cci resta !
L’anno bisesto si ritiene nefasto , perciò beato chi lo supera
Antùra
poco tempo fa ,
(ante horam)
Ara Cannilora di lu viernu simu fora
Si dice che il 2 febbraio (Candelora) finisca l’inverno
Ara casa d’u pezzenti nun mancanu stozzi
Anche in casa del povero
si può trovare una briciola che avanza
Ara casa di Gesu quannu trasi unn’esci cchiù
Se credi in Gesù sei sempre protetto
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Ara festa di li Santi mintati cappellu e guanti
Il 1° Novembre inizia il freddo : copriti !
Ara fine d’a scala arriva ‘u vignanu
Se cadi dalle scale aspetti che il pianerottolo fermi la corsa
Ara nasca d’u calarvisi nun ci sta musca
Il calabrese non subisce abusi e prepotenze
Ari ficu ‘a neglia è vilenu
La nebbia porta male al fico
Ma il peggior veleno è quello dell’amore finito o non più corrisposto . In questo canto , la vipera è
ovviamente , ( come poteva essere altrimenti ) la donna che ha dato veleno mortale al nostro cantòre
, che dice :
…‘Na vipera ccu l’uocchi m’à miratu
senza me muzzicare m’à ferutu
tantu de lu velenu m’à jettatu
chi ‘nzinca ‘u propriu pettu m’è trasutu :
lu miedicu ne àju addummannatu
ma de sanare a mia s’è scunfidatu ,
‘na sula medicina m’à ‘mparatu :
va ca te sana chine t’à ferutu…
Ari fissa nun fàri male ca è peccatu , ma nun fàri beni picchì
è perdutu
Agli stupidi non arrecare danni perché è peccato , ma non fare del
bene perché è perduto
Ari mali vistuti ci penza Diu
Dio provvede per i poveri
Ari Santi , nun prumìntari vuti e ari picciriddri nun prumìntari
jùochi
Ai Santi non promettere voti e ai bambini
perchè dopo bisogna mantenere le promesse
non
Aria chiara nun tena paura di truonu
Chi non è compromesso può agire senza timore
Aria russa , tempesta di vientu
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promettere
giochi
Il rosso dell’aria annuncia tempesta di vento(che poi è in contraddizione
con : (rosso di sera bel tempo si spera )
Aru galantuomo nun si dùna riestu
Alla persona ricca e per bene non si da resto
Aru malignu cappottu ‘i lignu
Alla persona malvagia devi augurare la morte
Aru malu patutu ‘u guarda Diu
A quelli sfortunati e abbandonati ci pensa Iddio
Aru muortu requia eterna , aru vivu ‘a taverna
Al morto una preghiera , al vivo la cantina
Aru muortu si penza , ma ppi chiru ca à lassatu
Non si pensa al defunto , ma a ciò che ha lasciato
Aru spruvvistu l’aiuta Cristu
Il povero che non ha mezzi viene aiutato da Cristo
Aru càvulu jurutu e all’uomu ‘ngratu chiru ca fai è perdutu
Al cavolo fiorito e alla persona ingrata ciò che fai è perduto
Aspittàri e nun venìre è ‘na cosa da murìre
Chi aspetta è impaziente e soffre gli spasmi dell’agonia
Atizza , mezza biddrizza
L’altezza è già mezza bellezza
Atumunti è malu munti , tutti quanti s’u briganti
Altomonte è situato su un cattivo monte : tutti sono briganti
Avàntame , ca t’avantu
Lodami , che lo farò anche io
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Avèntati ccu lu piscatu , nun aspittari di piscari
Accontentati di ciò che hai e non di quello che vorresti
Avìmu fattu trenta ? Facimu trentunu !
Abbiamo rischiato inutilmente ? Rischiamo fino all’ultimo !
Avìre ‘a lingua taglia e cùsi
Maldicente che dice e disdice a suo piacimento
Avìri ‘a lingua longa
Essere pettegoli , parlare a sproposito
Avìri novantanove chiaghe e ‘u core fracidu
Essere pieno di malanni
Aviri unu ‘ntra l’ugne
Avere una persona a proprio piacere , in suo potere
Avutru è parràri ‘i morte , avutru è murìri
Un cosa è parlare di morte , altra cosa è morire
‘A bella zita ‘nchiazza se marita
La bella ragazza trova marito anche per strada
‘A bella ‘i Suveratu fa li corna ‘i quannu è zita
La donna di Soverato mette le corna già da fidanzata
‘A bona lavannara trova ‘a petra giusta
Chi ha buona volontà trova lavoro
‘A bona massara se vida quannu fila alla lumèra
La donna di casa si nota quando lavora di notte
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‘A bona razza a cinquant’anni ‘u figliu ‘mbrazza
La donna prolifica a cinquant’anni ha ancora figli piccoli
‘A bugia tena i gammi zoppi
La bugia ha le gambe zoppe , corte
‘A capu aru cummientu ‘i Sant’Antoniu
La testa del maiale si porta al convento di S.Antonio
‘A capu ca nun penza è di cucuzza
Chi non pensa ha la testa di zucca
‘A carne ‘i l’uominu nun si vinna a pisu
La vita dell’uomo non si vende
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‘A
bona razza a cinquant’anni ‘u figliu ‘mbrazza
La donna prolifica a cinquant’anni ha ancora figli piccoli
- 45 -
‘A catìna fa lu cani
Il cane incatenato diventa aggressivo
‘A cortara nun poti truzzari ccu la petra
La brocca non può lottare con la pietra : Traslato : il debole non
può lottare contro il forte , il potente
‘A cucina larga fa ‘a casa stritta
Bisogna limitare gli inviti
‘A cuda è forte ara scurciari
L’ultimo lavoro è sempre il più pesante (In cauda venenum )
‘A cuntentizza tena sc-cuma de disgrazia
Non c’è felicità senza qualche piccolo dolore
‘A curta è longa
La Giustizia procede lentamente
‘A cusciènza distrubbata fa l’uomu paurusu
L’animo turbato rende l’uomo incerto , pauroso
‘A disgrazia trova sempre ‘i s’accucchiari
Le disgrazie non vengono mai sole (Mali mala succedunt)
‘A disponibile
cacciari
è
la
tua , ma
de
la
leggittima
nun
me
po’
L’asse ereditario disponibile è stato lasciato a te , ma dalla quota
legittima non mi puoi togliere
‘A facce tosta campa , ‘a molla mora
Chi ha faccia tosta va avanti , il timido soccombe
- 46 -
‘A farina d’u diavulu se fa caniglia
La roba mal guadagnata si perde( Male partum male disperit )
‘A fatiga se chiama tata , ma a ttìa te fèta
Il lavoro è prezioso , ma tu lo sfuggi
‘A figlia ‘i quindici anni o ‘a mariti o ‘a scanni
Le figlie femmine debbono sposarsi presto
‘A fimmina bella è puru sciocculilla
La donna bella è anche sciocca
‘A fimmina chi l’aza ‘na vota , l’aza sempre
E’ difficile tornare sulla retta via
‘A fimmina
vinna
è china
d’inganni , prima
ca tu l’accatti illa
te
La donna è ingannatrice : ancora prima che tu la compri , le già ti
ha venduto
‘A fimmina sanizza doppu mangiatu aggrizza
La donna in salute dopo aver mangiato ha la pelle d’oca(!)
‘A fimmina vrinzulusa nun si spusa
La donna sciatta non trova marito
‘A fimmina ca pùlici sa pigliari , maritu sa truvari
La donna
marito
che
sa
acchiappare
le
pulci
sa trovare
anche
‘A fimmina è cumu ‘a nuci : si nun si rumpa nun si mangia
La donna e come la noce : per gustarla devi …romperla
- 47 -
il
buon
‘A forza vincia ‘a raggiuni
Contro la forza la ragion non vale ( Violentia praecidit ius )
‘A fràvica è longa
Per costruire ci vuole tempo e pazienza
‘A funtana duvi vivinu dui unn’è mai chiara
La donna che sta con due uomini non è onesta
Il nostro innamorato si è accorto del doppio gioco della sua donna e così l’ammonisce :
“ Vurria sapiri quanti cori aviti
c’ad’ogni amanti lu cori vua dati ,
lu juocu di la vurpe vui faciti
c’a tutti diti sini e li gabati ,
vui siti piccirilla e nun sapiti
minati sutta vientu e navicati
chi sa nu juornu e ventu nud’avìti
restati ‘mmienzu mari abbannunata . “
‘A furtuna è fatta a scala : chini scinna e chini saglia
La fortuna è come la scala : c’è chi scende e c’è chi sale
‘A furtuna si tira ppi li capilli
La fortuna bisogna cercarla con assiduità
‘A gallina d’a vicina para ‘na papara
Non fidarsi mai delle false apparenze
‘A gallina si spinna doppu morta
L’eredità si ha dopo la morte
‘A gatta ch’è ‘mparata allu lucignu pocu si cura ca s’abbritta
l’ugna
La gatta che è abituata al lucignolo poco si cura se si brucia le
unghia
‘A gatta d’a dispensa cum’è si penza
Una persona scorretta viene pensata per come è
- 48 -
‘A gatta pressarola ha fattu ‘i figli cecàti
Non bisogna aver fretta se si vogliono fare le cose per bene
‘A gelusia fa moriri l’omu penijatu
La gelosia fa morire l’uomo tra le pene
‘A gente vò cuntu cchiù di Diu
Devi dar conto più alla gente che a Dio
‘A glianna duvi è , l’alivu ‘i chini è
Le ghiande sono del proprietario della terra dove cadono,le olive
proprietario della terra ( Usi e consuetudini )
del
‘A grassija è menza malatìa
L’obesità è già una mezza malattia
‘A jestima è di caniglia : chini ‘a manna ‘si la piglia
Spesso le maledizioni si ritorcono contro chi le ha mandate
‘A lingua nun se po’ tenìre a nullu
A ognuno si deve lasciar dire ciò che vuole ( e ppi cchissu nun
jamu avanti ! )
‘A lingua nun tèna ossa , ma rumpa l’ossa
Le parole fanno male più del bastone
‘A mala cummara minta i campanelli alla gatta
La cattiva comare fa sapere a tutti i tuoi segreti
‘A mala lavannara nun trova mai ‘a petra bona
Chi non vuole lavorare trova sempre un pretesto
‘A mala nuttata e ‘a figlia fimmina
Aggiungere al danno la beffa ( Damnum sequitur ludibrium )
- 49 -
‘A malanova ‘a porta ‘u vientu
La cattiva notizia la porta il vento
Una cattiva notizia ha saputo il nostro spasimante : che la sua bella la vogliono sposare con un altro .
E allora il suo canto così dice :
“Haju saputu ‘na mala novella
la bella mia la vonnu maritare
moni chi s’è cresciuta e fatta bella
‘nu gran critinu ‘si la vo pigliare :
chi si vaja a ‘nzurare intra Ruvella
o duve se ribattu li quadari ;
si no li caccia fora li budella
cumu a lu puorcu di carnalivari . “
‘A malerva nun se sterra mai
La cattiva erba non si estirpa ( Herba mala cito crescit )
‘A malerva ti nascia avanti ‘a porta
La cattiva erba ti nasce davanti
persona cattiva ce l’hai in casa
l’uscio
di
casa . Alle
volte
la
‘A mamma canuscia ‘a vuce d’u figliu mutu
La mamma capisce i desideri del figlio anche se non parla
‘A mamma di ciuoti è sempre prena
La madre degli stupidi è sempre gravida . Figurativo : la stupidità
non ha mai fine
‘A meglia letame la fa l’urma d’u patrune
L’orma del padrone è il miglior letame ( Vestigia
stercus )
domini
‘A meglia morte è ‘a subitanea
La migliore morte è quella improvvisa
‘A miseria trova sempre ‘nu buonu cumpagnu
La miseria sa da chi andare
‘A mmidia si mangia sula
Essere divorati dall’invidia
Sull’invidia , Costantino Jaccini , scrittore poeta di Grimaldi diceva in alcuni
suoi versi :
…La ‘mbiria , frate , ccu l’uocchi t’ammazza ,
te pungia tuttu quannu t’accarizza :
- 50 -
optimum
te mera stuortu , te rumpa li vrazza ,
e dintra l’ossa le spine te ‘mpizza…
‘A morte disidarata nun vena mai
La morte desiderata non arriva mai
‘A mugliera ‘i l’avutri è sempre cchiù bella
La moglie degli altri è sempre più bella ( Vicinum pecus grandius
uber habet )
‘A mugliera d’u latru nun sempre rira
Anche in casa del ladro le cose non vanno sempre bene
‘A neglia vascia buonu tiempu lassa
La nebbia bassa annuncia bel tempo
‘A nora càcciala fora
La nuora cacciala via di casa se vuoi stare tranquillo
‘A nuci duvi cada , è
Le noci sono del proprietario della terra dove cadono
‘A parola nun jnchia panza
Le parole non riempiono pancia ( Verba non implent marsupium )
‘A pecura si mungi e lu zimmaru si doli
La pecora si munge e il caprone sente dolore
‘A persuna bona ‘nu juonu l’ha ammazzata ‘nu
truonu
Le persone buone non esistono più
‘A petra ca nun fa lippu si la porta ‘a jumara
La pietra che non fa il muschio viene trascinata dal fiume
( Saxum volutum non obducitur musco )
‘A petra chi non fa lippi , non piglia pisci
- 51 -
La pietra che non fa il muschio non trattiene i pesci
‘A pezzentìa è difettusa
Si arriva alla miseria anche per i propri difetti
‘A pìgula duvi guarda cci lassa ‘u signu
Il gufo(che era sacro alla dea Minerva ) porta jella alla casa dove
guarda
‘A pìgula duvi se spùna porta furtuna
Il gufo porta fortuna nella casa dove si posa
‘A porta d’a mammana è sempre aperta
La porta della levatrice è sempre aperta ( una volta ! )
‘A prima è di guagliuni
La prima partita la vincono gli inesperti
‘A purviri caccia i pallini
C’è sempre una conseguenza dopo una certa azione
‘A ragiuni è di fissa
La ragione è degli stupidi
‘A ricchia d’u parrinu è lorda
Il confessore conosce tutte le porcherie del mondo
‘A ricchizza ‘a cummanna ‘u diavulu
La ricchezza è comandata dal diavolo
‘A ricchizza ca unn’è sudata sine va’ ccu ‘na jujjiata
La ricchezza ottenuta senza sudore va via con un soffio
‘A robba è d’u sangu
L’eredità appartiene ai figli
- 52 -
‘A robba sta ccu chini ‘a sa tènari
I beni , gli averi stanno dalla parte di chi li sa tenere
‘A rrobba vecchia sarva ‘a nova
Indossa il vestiario vecchio per risparmiare quello nuovo
‘A ruta setti mali stuta
La ruta spegne sette malanni
‘A salute è ricchizza
La
prima
ricchezza è la salute e non tutti lo sanno
‘A salute porta alligrizza
La salute fa stare allegri
‘A salute si stima quannu si perda
La salute si apprezza quando non c’è più
‘A sc-cuppetta s’a di ammucciari , ma si se caccia à di sparari
“ Saggezza “ antica : devi nascondere l’arma e agire con cautela , ma
se sei costretto a prenderla deve sparare per prima
‘A serva l’à maliditta San Pietru
La serva è stata maledetta da S.Pietro
(!)
‘A serva ppi ‘n annu servi , ppi ‘n avutru annu nun servi e ppi
l’avutri anni vo’ servùta
La serva per un anno si dà da fare , il secondo anno lavora poco e
per gli anni successivi vuole essere servita
‘A simenta accocciulata fa la chianta vigurusa
La semenza scelta chicco a chicco fa la pianta rigogliosa
‘A sita è parvenza , ‘a jnostra è sustanza
- 53 -
La seta è bellezza , la ginestra è sostanza
‘A socra unn’è bona mancu s’è di zuccaru
La suocera non è dolce nemmeno se è fatta di zucchero
‘A spina cchiù ‘nvecchia e cchiù punge
La persona cattiva con la vecchiaia diventa più cattiva
‘A sveglia d’u cucchijèri s’u i piriti d’u cavallu
Il cocchiere viene svegliato dai peti del cavallo
‘A terra a frèvaru tena ‘a freve
Nel mese di febbraio la terra inizia a riscaldarsi
‘A terra cumu ‘a vidi ‘a lassi
La terra come la prendi la lasci
‘A terra niura fa crunnu lu granu
La terra concimata produce biondo il grano
‘A terra piglia , ma duna
La terra è lavorata , ma dà i suoi frutti
‘A troppa carità , scianca la vièrtula
La carità eccessiva lacera la bisaccia
‘A troppa cumpidenza fa ‘a mala crianza
L’eccessiva
confidenza a volte genera la scostumatezza
‘A truscia nun porta vrigogna
La miseria non ha vergogna
Atru è diri , atru è fari
Dal dire al fare c’è di mezzo il mare(dicere et facere non semper ejusdem)
- 54 -
‘A vera causa vinta è l’accuordu
Una mediocre transazione è migliore di una causa vinta
‘A vera notricata è di Pasqua a Pasquarosata
Il vero allevamento dei bachi è da Pasqua alla Pentecoste
‘A verità si sa d’i ‘mbriachi e d’i guagliuni
La verità si apprende dagli ubriachi e dai ragazzi
‘A via longa nun rumpa carru
La via lunga è sempre la più breve
‘A vièrtula si rumpa ppi lu troppu pisu
Non esagerare perché ogni eccesso è dannoso
‘A vigna è tigna
Chi possiede un vigneto ha anche fastidi e pensieri
‘A vucca è ‘na ricchizza
Persona di tante parole e di pochi fatti
‘A vucca muta è mala servuta
Chi non parla è servito male
‘A vummula ca nun vale nun si rumpa mai
Le cose di
frangitur)
poco
valore
non
si
rompono
mai (Vas
‘A vutta china e ‘a mugliera ‘mbriaca
Non è possibile avere tutto
‘A vutta di l’acitu nun spiccia mai
La botte del vino diventato aceto non finisce mai
- 55 -
malum
non
‘A vutti vacanti fa sulu strusciu
La botte vuota fa solo rumore(Vasa inania multum strepunt )
‘A zinzula chiuda l’estati
Quando arriva la giuggiola annuncia la fine dell’estate
‘A zita è bella , ma è cecata
Dicesi scherzosamente di cosa buona , ma difettosa
‘A ‘mmidia ‘nceca
L’invidia acceca i sensi
‘A ‘mmidia sta ‘mmienzu ‘a casa d’u diavulu
L’invidia abita al centro della casa del diavolo
‘A ‘mmidia vruscia l’uocchi cumu ‘a cipuja
L’invidia brucia gli occhi come la cipolla
‘A ‘mpaccera si grolia di fatti ‘i l’avutri
La curiosa gode nell’ascoltare i fatti degli altri
‘A beddra senza dote trova mantinutu e nò maritu
La donna bella senza dote è corteggiata ma nessuno se la sposa
‘A bella chi nun addimmanna nun tèna cuda
La bella che non si propone non si sposa
‘A capu ‘li sparta ‘i ricchie
E’ senza cervello
‘A fame nun piglia suonnu
Il bisogno è incessante
‘A Fide Calavrisi è data senza se,senza ma,a morte e a vita
- 56 -
La fedeltà del Calabrese è data senza indugi e a vita
‘A fimmina è vacanti cumu ‘a canna
La donna è vuota come la canna
‘A fimmina è cum’u cravune:stutatu tingia,appicciatu cocia
La donna è come il carbone:spento macchia,acceso brucia
In merito a questo detto , un canto popolare dice :
… De fimmina se pinge la furtuna ,
de le fimmine nun diciti bene
pe quantu ci ni su sutta la luna
ogni viziu la fimmina lu tene .
‘Si tu le voi cuntare unu ppe d’unu
li mali tutti d’a fimmina vene ,
ca ‘na parola disse Salamune :
chi ama donna nun si vide bene
ca ogni fimmina è ‘nu cravune
chi vivu vruscia e mortu tingia bene…
‘A fimmina è cumu ‘a carta : ti fa tisicu o panzutu
La donna è come la carta: godi se vinci, soffri se perdi
‘A fimmina picciriddra vo’ ‘ncuraggiata
Bisogna far innamorare la giovane fidanzata
‘A gelusìa è ‘na brutta malata
La gelosia è una brutta malattia
‘A limosina stuta i peccati
L’elemosina placa il peccatore
‘A mala pignata nun cada de ‘ncinu e se cada nun se rumpa
La persona cattiva non cade e se cade non si fa male
‘A mamma sempri certa è , ‘u patri nò
La maternità è certa , la paternità è dubbia
( Mater sempre certa , pater autem incertus )
‘A meglia parola è chira ca se gnuce e nun se rice
- 57 -
La parola più saggia è quella
(Tacent, satis laudant )
che si inghiotte e non viene detta
‘A palummella s’à vrusciatu l’ali
Non scherzare con il fuoco
‘A parola è strumentu
Tra galantuomini basta la parola . Non serve il Notaio
‘A sarvia sarva
La salvia fa bene alla salute
‘A verità vena a galla cumu l’uogliu
La verità è come l’olio : sta a galla , viene in superficie
‘A verità zoppica ma jungia
La verità è lenta ma arriva
‘A zita vo’ chiacchiariare
Le fanciulle vogliono parole dolci
Amaru chine mora
Chi muore ha sorte amara
- 58 -
U
Beneditta chira pasta ca di vennari si ‘mpasta
Benedetta quella pasta che si impasta al venerdi ( ! )
Biellu ‘nfascia , bruttu ‘nchiazza
Dicesi di bambino bello in fascia e brutto da grande
Bielli o brutti a morte si li ‘nghiutti
La morte non bada a differenze
Buonu tiempu e malu tiempu nun duranu sempre
La vita dell’uomo non è sempre la stessa
- 59 -
V
C’è ‘a mala virnàta , ma puru ‘u malu pecuràru
Ci sono le difficoltà , ma anche le incapacità ad affrontarle
C’è ‘na festa ppi ogni santu
Ci sono momenti di felicità per tutti
C’è ‘na tinàglia ppi ogni fierru filatu
Per ogni ostacolo c’è sempre un rimedio
Ed è come una tanaglia che sempre di più stringe il cuore dell’innamorato , il canto popolare Amuri :
Amuri , amuri , cchi m’à fattu fare
m’à fattu fare ‘na granne pazzìa :
a quinnic’anni m’à fattu scordare
la meglia parte dell’Ave Maria .
Ju viegnu appriessu a ttìe
cumu la neglia ,
cumu lu cacciature
cu lla quaglia :
senta su core , s’assottiglia ,
para ferru filatu alla tinàglia .
Amuri , amuri , tu ‘si ‘nu specchiu
chi m’à fattu capire
i megli difetti :
nun s’u difetti
ma ccu gran dulure
ppe forza s’i trasuta
‘ntra ‘su core
Ca d’u male tua nun ne guderranu
i prièviti
Dare conforto alla persona che si sa malata : possa essere malattia
leggera e facilmente guaribile per la quale il prete non trarrà
guadagni per il funerale
Cacare ogne matina è bona medicina
Evacuare ogni mattina fa bene alla salute (defecatio matutina plus
quam medicina )
Caccia ‘u rilogiu e diciami l’ura
E’ venuto il momento di dirmi la verità
- 60 -
Cacciari ‘a capu fora ‘u saccu
Sta prendendo coraggio , ma non si comporta bene
Cacciati ‘i musche cu lle manu tua
Togliti dai fastidi personalmente , non sperare negli altri
Cacciaturi c’ammazza arciòla ha finitu ‘a scola
Il cacciatore che ammazza il beccaccino è diventato bravo
Cacciaturi viecchiu spara allu vicinu , giuvini allu luntanu
Il cacciatore esperto spara a tiro , l’inesperto da lontano
Cacciaturi , sonaturi e pitta santi s’u sempri li cchiù pezzenti
Cacciatori , suonatori e pittori sono sempre poveri
Cadute , catarru e cacarella ‘su i mali d’i vecchiarielli
Cadute , catarro e diarrea sono pericolosi per i vecchi
Cagnuòlu lucertaru tenatillu caru
Cucciolo che insegue lucertola sarà ottimo cane da caccia
Cala ‘i vrachi e mai l’assu
Càlati i pantaloni , ma non buttare mai l’asso
Cala ca vinni
Abbassa il prezzo se vuoi riuscire a vendere
Camina a rasa rasa
Muoviti con prudenza
Caminare supra l’ova
Camminare leggero , guardingo
Campàri ‘a filu ‘i curtiellu
- 61 -
Vivere in ristrettezze
Cane filiciaru , cane riepularu
Il cane che si infila tra le felci è un cane da lepre
Cane legatu è malu cunzatu
Non bisogna tenere i cani legati alla catena
Cangianu ‘i sonaturi ma ‘a musica è ‘a stessa
Malgrado molti tentativi le negatività continuano
Cangiàri l’uocchi ppi la cuda
Prendere un abbaglio
Cani ca addimura , caccia sicura
Il cane che va piano sa trovare la selvaggina
Canta lu cuccu e ‘ntra ‘n’ura è asciuttu tuttu
Quando in primavera canta il cuculo, in un’ora di sole si asciuga tutto
Cantàri ‘a pampina
Dire tutto ciò che si pensa
Capòca
Come no ! anzi ! alreo che ! diamine !
Carta jettata , carta vrusciata
Carta buttata sul tavolo non si può cambiare
Carta para bona ppi lu cartaru
Le carte pari favoriscono chi le ha distribuite
Casa nova , scupa nova
Alla nuova casa si applica una nuova legge
- 62 -
Casa senza suli , trasa mièdicu e cumpessùri
Nella casa senza sole entrano medici e preti
Casa stritta e fimmina destra
Casa piccola e moglie laboriosa
Casu e maccarruni
Meglio di così non poteva capitare
Catarru e capu malata , malatìa ammucciata
Catarro e mal di testa annunciano malattia nascosta
Cavaddru viecchiu nun s’adduma
Non si può cambiare abitudine alla persona anziana
Cavallu ‘i carrozza : bona gioventù e mala vicchizza
Il cavallo di carrozza da giovane viene ben nutrito , quando è vecchio
viene abbandonato o venduto
Cc’è ‘a purpa , ma puru l’uossu
Ogni medaglia ha due facce
Cc’è minatu ‘nu tubettu
Nel gergo del gioco della passatella ( Patrùne ‘e sutta )
Significa : non l’ho fatto bere , gli ho dato un colpo secco
Cca mi lucia ‘a fera
Questa
è l’unica cosa che ho
Cce pù càcciari ‘na ganga , ma nò i sordi
Piuttosto che dare soldi si fa tirare un molare
Cce s’u cchiù guai ca capilli janchi
Ci sono più guai che capelli bianchi . Le controversie della vita ci
accompagnano fino alla morte
- 63 -
Ed è pieno di guai lo sfortunato di questo canto popolare che dice :
“ Sugnu a ‘nu statu , amici mei riduttu
chi muverrìa ‘mpietà le petre dure .
Me viu sempre a ‘nu continuu luttu
mmienzu a ‘nu mari di guai e sventure ,
lu miu travagliu nun mi duna fruttu ,
utile nun mi dà lu miu sudure :
si mi viditi ch’aju l’uocchiu asciuttu
e ca me l’à seccatu lu dulure . “
Cchi t’à mangiatu : spilli ‘i grammofunu ?
Stai parlando assai
Cchiù si capisci e cchiù si patisci
Più si comprende e più si soffre
Cci àju misu ‘a pulice ara ricchia
L’ho insospettito , l’ho messo in apprensione
Cci pu’ mìntari ‘a firma !
Puoi esserne certo !
Cci pu’ minàri ccu ‘na mazza !
Puoi esserne certo
Cci s’u cchiù juorni ca sazizze
Le necessità , i bisogni sono maggiori delle possibilità
Cci s’u cchiù vuci ca nuci
Ci sono più chiacchiere che fatti
Ccu ‘a gelata veni ‘a nivicata
Con il freddo gelido arriva la neve
Il poeta Michele Pane cosi ricorda la neve nella sua poesia Pullulijandu :
O pullule de nive chi caditi ,
a migliara a migliara quete quete ,
‘stu core miu chiagatu ve ripete :
scinditi lestu , scinditi , scinditi !
Portati lu rifriscu a ‘nu malatu ,
ch’arsu d’amuri v’ha tantu aspettatu !
Ccu ‘a prima ‘nzugna , sona ‘a zampugna
Gli zampognari arrivano quando si uccidono i maiali
- 64 -
Ccu ‘nu nò te spicci , ccu ‘nu sì te ‘mpicci
A volte dicendo no ti sbrighi , ma se dici di si ti inguai
Ccu ‘nu viaggiu due servizi
Ho realizzato due fatti in una sola volta
Ccu ‘sa cannila sta aru scuru
Avere una cosa inutile
Ccu chiantu arrùttu ogni anima passa
Con il pianto a dirotto si impietosisce il cuore
Ccu dua fimmini e ‘na gallina , ‘a jazza para china
Due donne e una gallina fanno i rumori di una piazza
( Tres faeminae et tres anseres sunt nundinae )
Ccu i sordi s’i riccu , ma no signuri
I soldi ti fanno ricco , ma non signore
- 65 -
Zampugnari 'i..'ntunata comunista
Ccu ‘a prima ‘nzugna , sona ‘a zampugna
Gli zampognari arrivano quando si uccidono i maiali
Ccu i sordi t’accatti a tutti
Con i soldi compri chi vuoi (Pecunia impetrat omnia )
Ccu l’arsùra se vruscianu li grani
Con il calore eccessivo si
brucia il grano e la biada
- 66 -
Ccu li trona di marzu si risbiglianu li serpi
Con i tuoni di marzo si svegliano le serpi
Ccu lu gallu e senza gallu Diu lu stessu fa jùornu
Con il canto del gallo e anche senza , Dio illumina il nuovo giorno
Ccu lu Levante li pisci s’u avanti , ccu llu Ponenti nun si
pisca nenti
Credenza popolare circa il buono o cattivo esito della pesca
Ccu lu tiempu e ccu la paglia se maturanu li niespuli
Con il tempo e con la pazienza si ottiene ciò che si desidera
Ccu monaci , prèviti e cani statti ccu lu vastuni ‘mmanu
Con i monaci , preti e cani stati sempre con il bastone in mano
Ccu patri e patrùni sempri tuortu e mai raggiuni
Con i padri e con i padroni hai sempre torto e mai ragione
Ccu la vecchiaia ogne cosa è pisu
Quando arriva la vecchiaia ogni lavoro è pesante
( Venit senectus cum querulis omnibus )
Ccu muli , marinari e ccu li sbirri , nun fari amicizia ca le sgarri
Sbagli se frequenti muli , marinai e poliziotti
Centu anni de galera nun caccianu ‘nu sordu de debitu
Cento anni di malinconia non tolgono un quattrino di debito
Centu voti ‘nu rivuòtu crisciutu avissi ca nò ‘nu figliu ciuotu
Meglio crescere un maiale che un figlio balordo
Ceràsi cchiù nni minti e cchiù nni trasi
Le ciliegie sono digeribili e se ne possono mangiare tante
- 67 -
Cercare ‘u ciucciu e c’essere a cavallu
Cercare l’asino e esserci di sopra . Vale a dire : stai cercando una cosa
e non ti accorgi che già ce l’hai
Cercari ‘u pilu dintra l’uovu
Essere permaloso , puntiglioso
Chi eppi facce eppi maritu e chi no restau zita
Se vuoi ottenere devi chiedere altrimenti rimani al palo
Chi Santu Ciùoppu te guardassi ‘a sita
Che San Giobbe , protettore dei bachi da seta ,ti faccia produrre una
buona seta
Chi ti vìa Santu
Che tu possa essere gratificato per la tua bontà
Chi vo’ mangiare
chianti ervinu
pane
e
vivere
vinu , simmini
jermanu
e
Chi vuole abbondante raccolta di frumento e di vino semini segale e
pianti viti della specie ervino
Chi vu’ stari cumu ‘u milu granatu
Beneaugurante!Che tu possa stare bene , vegeto e rubicondo
Chiacchiere,tabacchere‘i lignu‘u Bancu‘i Napuli unn’i ‘mpigna
Le parole e le cose di poco valore non hanno credito
Chiamu tata chini se curca ccu mamma
Chiamo papà chi va a letto con mia madre
Chiangia ‘u giustu ppi ‘u piccaturi
Non ha commesso nulla e soffre al posto del peccatore
Chianta cavuli nuovi , ma i vecchi nun li scippari
Pianta nuovi broccoli , la le vecchie piante non estirparle
- 68 -
Chianu mièrulu ca via è petrusa
Sii prudente , vai adagio
Chìcati juncu ca passa ‘a china
Sapersi adattare : i mali del mondo sono passeggeri
Chill’ùominu tènalu alli calcagni
Quell’uomo deve essere disprezzato , tienilo lontano
Chillu ca nun vue ppe ttìa all’avutri nun fare
Ciò che non vorresti fosse fatto a te , non farlo ad altri
Chillu è ‘nu diavulu ‘ncarnatu
Quella è persona di natura assai malvagia
Chillu è amicu de buonu tiempu
Quello è
bisogno
amico
di
ventura , ma
che
non
trovi
nel
momento
Chillu è cavallu de vucca tosta
Cavallo che non ubbidisce alle briglie
Chin’è cchiù fissa , Carnalevàre o chini cce và d’appriessu ?
Se una persona è sciocca perché gli corri dietro ?
Chine alla casa nun te vene , alla casa nun te vo’
Chi non viene a farti visita , non vuole essere visitato
Chine campa disperatu , disperatu more
Chi vive in miseria , povero muore
Una canto calabrese sulla disperazione , questa volta d’amore , così dice :
… disperata catarra sona sona
disperate le corde ad una a una ,
disperatu lu mastru ca le sona
disperatu chi dice la canzuna :
disperatu signu ju che su ca fora
- 69 -
di
disperata si tu che duormi sula…
Chine de speranza campa affrittu more
Chi vive sperando muore disperato
Chine dijuna
adduna
lu
cuorpu
consuma , va
a diavulu e nun sinne
Chi digiuna consuma le forze vitali , va al diavolo e nemmeno se ne
accorge
Chine fa ciste fa puru panari
Chi fa cesti fa pure panieri ( ! )
Chine lassa pane e coppa a mali danni ‘ncappa
Chi rifiuta pane e prosciutto va incontro a brutti guai
Chine mangia luordu priestu ‘ngrassa
Chi non è schifettoso nel mangiare , si nutre bene
Chine mora senza se pèntere , carcarija aru ‘mpiernu
Chi muore senza pentirsi , brucerà nelle fiamme dell’inferno
Chine ne fa ‘nu panaru , ne fa ‘nu migliaru
Chi di brutte azioni ne fa un paniero , ne fa anche un migliaio (
crimine ab uno disce omnes : tu da un sol tradimento ogni altro
impara )
Chine se veste ccu le robbe de l’autri , priestu se spoglia
Chi fa il furbo e cerca di approfittare presto viene smascherato e
messo in difficoltà
Chine te sape te rape
Chi ti conosce ti ruba
Chine troppu accunsente , prima mangia e pue se pente
- 70 -
Chi va dietro allo stomaco prima mangia e poi si pente
Chine troppu pruminta te gapa
Chi fa troppe promesse finisce per ingannarti
Chine unn’à delitti unn’à vrigogna
Chi non ha nulla da temere non arrossisce
Chine va aru mulinu se ‘nfarina
Se fai una azione puoi rischiare
Chine vene de la fossa , sa cchi d’è ‘u muortu
Chi ha rischiato molto nella vita , sa cosa è la morte
Chine vive avanti ‘ sule , forza acquista e minta culure
Chi beve vino prima che esca il sole , acquista forza di muscoli e
colore in volto ( ! )
Chine vo’ pagliara si nne fazzi
Ognuno deve lavorare per procurarsi il proprio fabbisogno
Chini ‘a fa l’aspetta
Proverbio universale : chi fa male aspetti male
Chini ‘a fa‘a vinna , chini l’accatta nun l’usa, chini l’usa nun la vida
Chi la costruisce la vende , chi la compra non la usa e chi la usa non la
vede ( la bara )
Chini ‘a vò cotta e chini ‘a vò cruda
Non si possono accontentare tutte le persone
Chini è dintra naviga , chini è fora judiga
Chi lavora suda , chi ozia giudica
Chini ‘si ‘nzura è cuntientu ‘nu jornu , chini
puorcu è cuntientu tuttu l’annu
- 71 -
s’ammazza
‘u
Chi si sposa gode nel giorno del matrimonio , chi uccide il maiale è
contento per tutto l’anno
Chini à lettu libri tèna labbra
Chi ha letto libri sa ragionare
Ma chi ha letto libri deve avere anche l’umiltà di capire chi libri non ha letto . Voglio
ricordare un monito , in tal senso , che si ricava da una saggia storiella cinese . Un uomo
colto era in barca e disse al barcaiolo : “ Tu conosci la grammatica ? “ “ No “ , rispose il
barcaiolo . “ Allora hai perduto metà della tua vita “ , aggiunse l’uomo colto . Venne una
bufera di vento e il barcaiolo chiese all’uomo colto : “ Tu sai nuotare ? “ “ No “, rispose il
grammatico e il barcaiolo aggiunse :“ Allora tu hai perduto tutta la tua vita “ . La barca si
capovolse , il barcaiolo raggiunse la riva , l’uomo colto sparì tra le onde del fiume !
Chini à mamma à banca a Napuli e putiga a Roma
Il massimo dell’espressione dell’amore , della ricchezza e della felicità
di avere la mamma
E di una mamma parla il grande poeta dialettale Vittorio Butera da Conflenti (1877-1955) nella sua
lirica “ Mamma Carmela “ che trae spunto da un fatto realmente accaduto nel 1928 . E’ la storia di una
mamma che colta da una bufera di neve insieme ai due figli , li copre per proteggerli dal freddo .
L’indomani viene trovata morta , ma i bambini si salvarono grazie al sacrificio della loro mamma . Ne
ripropongo l’inizio .
...Mamma Carmela , ccu ‘na figlia ‘mbrazza
e ccu ‘nu figliciellu ppe ra manu ,
a ru paise sua , de ‘nu luntanu
vuoscu de pini , si nne torna . Jazza
porta ‘ncapu ‘na sàrcina de ligna
ed a scurare , a puocu a puocu , ‘ncigna…
Chini à puocu dinari sempre
mugliera sempre canta
Chi ha pochi denari è
spensierato e allegro
cunta , chini
tèna
beddra
preoccupato , chi tiene la bella
Chini ala pocu vala
Chi sbadiglia è persona di scarso valore
Chini arrobba picca , và ‘n galera
La Giustizia è severa con il ladruncolo
Chini bella vò parìri ‘ranni pene à de patìri
Chi vuole apparire bella deve patire molto
- 72 -
moglie
‘a
è
Nostra matri
Chini à mamma à banca a Napuli e putiga a Roma
Il massimo dell’espressione dell’amore , della ricchezza e della felicità di avere la mamma
- 73 -
Chini camina a passu va luntanu
E’ come : chi va piano va lontano ( Tarde sed tute )
Chini camina ppi ‘a via sua nun ‘ntruoppica
Chi conosce bene la propria strada non incespica
Chini campa derittu campa afflittu
Chi vive onestamente vive in miseria
Chini cangia paisi cangia ventura
Chi cambia paese cambia fortuna
Chini cchiù tèna , cchiù vo’
Più si ha , più si vorrebbe : essere insaziabili
Chini cummanna nun suda
Chi comanda non suda
Chini cunta , menti a junta
Chi racconta , esagera
Chini di mulu fa cavaddru , s’abbusc-ca ‘u primu cavuci
Chi pretende eccessivamente viene poi maltrattato
Chini dìcia a verità mora ‘mpisu
Chi dice la verità finisce per essere impiccato
Chini dorma nun piglia pisci
Chi dorme non fa affari
Chini dormi ad agustu nun dormi ccu gustu
Ad agosto
l’inverno
non
bisogna
dormire , ma
- 74 -
pensare
alle
provviste
per
Chini è bella ‘si vida , chini è bona ‘si sa
La bellezza si vede , la bontà è conosciuta dalla gente
Chini fa bene aspettassi male
Se fai del bene te ne viene danno
Chini fa corna , mora curnutu
Chi la fa , l’aspetti
Chini fa la festa nun si la gode
Chi organizza un festino non se lo gode perché impegnato per la
buona riuscita
Chini fa ligna a mala via si li porta supra ‘i spaddri
Se commetti un errore prima o poi ne subirai le conseguenze
Chini figli masculi voli fari , di fimmina à ddi cuminciari
Se vuoi avere una bella famiglia , comincia dalla figlia femmina
Chini guverna ‘a rrobba ‘i l’avutri , nun si curca dijunu
Chi amministra i beni altrui porta per sé sempre qualcosa
Chini ha vientu nàvica , chini ha dinari fravica
Chi ha vento naviga , chi ha soldi costruisce
Chini jnchia ‘a sc-cuppetta , sbacanta ‘a sacchetta
Andare a caccia è costoso
Chini joca sulu nun perdi mai
Chi fa da solo è responsabile di se stesso
Chini liètica nun fa bona ‘mprisa : si perde resta cumu ‘nu
finuocchiu , se vince resta ccu ‘a cammisa
Chi litiga non guadagna nulla comunque vadano le cose
- 75 -
Chini mancia puocu mancia sempre , chine mancia assai sccatta priestu
Chi mangia poco vive a lungo , chi mangia assai crepa presto
Chini mangia a dua gangali s’affuca
Non bisogna essere insaziabili
Chini mangia fa muddriche
Chi mangia
traccia
fa
cadere
le
molliche:ogni
azione
lascia
la
propria
Chini mangia sulu sc-catta
Chi mangia da solo finisce per schiattare (!)
Chini manìa nun pena
Chi traffica negli affari ne trae sempre benefici
Chini manna sciorti nìvura , tinta si la piglia
Chi augura una mala sorte agli altri , ne avrà una peggiore
Chini mina prima , mina dua voti
Chi picchia per primo , picchia due volte
Chini mina primu rira , chini mina doppu chiangia
Il ritardo nell’azione diventa più pesante
Chini minta a pignata supra ‘u fuocu sperannu a l’avutri , nun
lava piatti
Chi mette la pentola sul fuoco sperando
ingredienti , certamente non laverà piatti
Chini mora ppi li fungi nessunu ‘u chiangia
Chi si procura guai non è compianto
Chini nascia tunnu nun po’ muriri
quatru
Difficile che si possa cambiare carattere
- 76 -
che
altri portino
gli
‘A pacchiana – costume albanese
- 77 -
Chini nescìu , lu cantu perdìu
Chi lascia un posto dà diritto ad un altro ad occuparlo
Chini nun ‘ntenne , se ‘mpenne
Chi non ascolta si impicca . Riprende l’altro proverbio “ chini
‘ntenne ‘u patri e ‘a matri , ‘ntenne ‘u diavulu scatenatu “
nun
Chini nun risica nun rusica
Chi non rischia non ottiene guadagni
Chini nun sa fari nun po’ cummannàri
Chi non sa lavorare non può comandare
Chini nun senta lu patre ‘ngioventù, senta lu boja alla vecchiaja
Chi non ascolta il padre in gioventù udrà il carnefice in vecchiaia
Chini nun senta matri e patri è diavulu scatenatu
Chi non ascolta il padre e la madre è figlio del diavolo
Chini nun si misura sulu , ‘u misuranu l’avutri
Chi non controlla i propri limiti è redarguito dagli altri
Chini nun tèna curaggiu nun facissi guerra
Chi non ha coraggio eviti di cimentarsi
Chini nun va aru mulinu nun tena nenti ‘i macinari
Chi non va al mulino non ha nulla da macinare
Chini paga avanti è malu servutu
Chi paga in anticipo non è servito bene
Chini parra assai nun vinne tila
Chi parla assai , i ciarlatani non si fanno apprezzare
- 78 -
Chini pata ppi amuri nun senta duluri
Chi soffre per amore non sente altro dolore
Chini pensa assai cada ‘ntra la timpa
Se non affronti gli impegni finisci per soccombere
Chini penza nun pruminta
Chi riflette non promette
Chini perda tèna tuortu
Chi perde ha torto
Chini piscia cuntra vientu ‘si ‘mbunna
Non si può andare contro corrente senza subirne danni
Chini pocu à , caru tène
Chi ha poco sa conservarlo bene , se lo tiene caro
Chini ppe robba ‘na brutta se piglia ‘a vita sinne va e ‘a
robba se squaglia
Chi sposa una donna brutta per denari fa un cattivo affare perché
la vita va via e la ricchezza si disperde
Chini pratica lu zuoppu , ‘ncapu l’annu zuppichìa
Chi frequenta la persona difettosa finirà per
Sempre eris similis cum quibus esse cupis )
prenderne
Chini prima nun pensa doppu suspira
Chi agisce sconsideratamente poi si pente
Chini primu vince lu culu se tinge
Chi prima vince si attira il malocchio e perde dopo
Chini ripeta sgarru nun trova perdunu
Chi ricade nella stessa colpa non va perdonato
- 79 -
i
difetti (
Chini rira de vènnari , chiangia de sabatu
Chi ride al venerdì piange poi il sabato (!)
Chini sc-cama ca è lu primu liberale , lu fa ppi ammanorchiari
tuttu e fari male
Chi grida che è il
primo liberale , lo fa per rubare a mano
franca(ammanorchiare : rubare a manate ) e per fare male
Chini se ‘nzura fore paise , la casa sua è ‘na taverna
Chi si ammoglia fuori del suo paese , della sua casa ne fa una
locanda
A dispetto del matrimonio , alcuni versi popolari dicono :
…A vue dicu spaturnati
de ‘nzurare ‘un ne parrati ,
ca de tutte le manere
sempre guai è la mugliere…
Chini se fa lu cuntu senza lu tavernaru ‘si lu fa dua voti
Chi fa i conti senza l’oste deve farlo due volte
Chini se marita alla vicinanzu vive allu bicchieri , chini se
marita allu paisi vive alla cannata , chini se marita fora paise
vive alla vùmmula
Chi si sposa nel vicinato , beve nel bicchiere , chi si sposa nel paese
beve al boccale e chi si sposa fuori paese beve all’orciuolo ( moglie
e buoi dei paesi tuoi )
Chini senta
‘npaci
e
dici
s’accatta
nimici , chini
senta
e
taci
sta
Chi sente e parla si fa nemici,chi sente e sta zitto vive in pace ( Omertoso
!)
Chini servi ara Curti more ‘ntra ‘u pagliaru
Chi è servo della Corte , muore in miseria
Chini sfregia scriva aru vientu , ‘u sfregiatu scriva aru marmu
Colui che offende scrive nel vento , ma l’offeso scrive sul marmo ( In
vento scribit laedens , in marmore laesus)
- 80 -
Zampugnaru
- 81 -
Chini si ‘nnamura di capiddri e dienti , si ‘nnamura di nenti
A volte innamorarsi della bellezza fisica non giova a nulla
Chini si curca ccu i picirilli ‘a matina se trova cacatu
Chi si corica con i ragazzini la mattina si trova sporco
Chini simina spini si pungia i pedi
Chi semina spine finisce per pungersi (chi la fa , l’aspetti )
( Ventum qui seminat , turbinem metet )
Chini simina ‘ntra vigna , nè simina e né vinnimmia
Chi semina nella vigna non raccoglie nulla
Chini sinne piglia assai , priestu more
Chi si preoccupa molto , muore presto
Chini te sata dintra o te ‘ncorna o te scorna
Chi bazzica casa tua o ti fa becco o ti carpisce
Chini te vo’ bene ara casa vene
Chi ti stima viene a
trovarti a casa
Chini te vo’ male , cientu cammise e lu culu te pare
Chi ti vuol male anche se indossi cento camice afferma che vai in
giro col culo di fuori
Chini te vo’ bene te fa chiàngiri
Bisogna riprendere,correggere , educare con il dovuto rigore
Chini tèna ‘u beni e nun s’u piglia , nun trova cumpessuori ca
l’assorvi
Chi non gode dei buoni momenti, non
assolverlo
- 82 -
trova
parroco
disposto
ad
Chini tèna ‘u saccu aru latru , arrobba
Chi aiuta il ladro è anch’esso ladro
( Utrique sunt fures , et qui accipit et qui furatur )
Chini tèna crape tèna corna
Non c’è utile senza incomodo
Chini tèna debbiti tèna creditu
Chi ha debiti possiede la credibilità per pagarli
Chini tèna mangia , chini nun tèna s’arrunchia
Chi possiede mangia , chi non ha s’arrangia
Chini tèna nimici nun mora mai
Chi ha molti nemici non muore ma ( molti nemici , molto onore , diceva
il Cavaliere )
Chini tèna pena d’a carne ‘i l’avutri , a sua ‘sa mangianu i
cani
Se fai del bene ricevi ingratitudine
Chini tena purviri , spara
Chi ha polvere , spara . Chi è più forte , vince.
Questo che segue è uno dei pochi canti di rivalsa contro il prepotente , il potente . E’ un canto che la
tradizione popolare affida a un brigante :
Tira nimicu miu , tira la pinna
fuossica esci a morti la cunnanna .
Tu tieni carta , calamaru e pinna ,
ed ju purvera e palle a miu cummannu .
Tu si lu vicerè de chistu regnu ,
ed ju sugnu lu rre de la campagna .
Tannu , nimicu miu , tannu mi riennu ,
quannu la capu mia gira alla ntinna .
Chini tèna robba tèna parienti
Chi è ricco ha parenti ( che sperano nell’eredità )
- 83 -
Chini tèna tiempu nun pirdissi tiempu
Bisogna fare le cose alla svelta e non indugiare
Chini ti vo’ bene zampa ‘u granu , chini ti vo’ mali zampa ‘u
linu
Chi ti vuol bene calpesta il grano , chi ti vuol male calpesta il lino
Chini troppu l’affina , la spezza
Chi troppo tira la corda finisce per spezzarla . E lo stesso di chi
troppo vuole nulla ottiene
Chini un tene casa sua , nun mangia all’ura sua
Se non hai casa tua , mangi quando lo decidono gli altri
Chini va duvi l’avucàtu , perda l’urtimu ducatu
Se vai dall’avvocato gli consegni gli ultimi denari
Chini vò bene nun senta puzza d’agliu
Quando si ama non si sente l’alito cattivo
Chini vò ‘u mali ‘i l’avutri , ‘u sua è arrieti ‘a porta
Porta sfortuna desiderare il male degli altri
Chini vo’ va , chini nun vo’ manna
Chi vuole ottenere una
mandato fatto ad altri
cosa la
chiede
personalmente
e non per
Chini zappa viva acqua , chini futta viva alla vutta
Chi lavora meno a volte guadagna di più
Chini duna retta a suonni perdi tempu piglia muschi e malanni
Chi crede ai sogni perde tempi rimane con un pugno di mosche e
malanimo
Chini fràvica ara casa ‘i l’avutri perde cavuce , petra e rina
Chi porta migliorie nelle case degli altri perde tutto
- 84 -
Chini nascia de juornu tèna furtuna diritta , chini nascia de
notte tèna furtuna ara storta
Chi nasce di giorno è fortunato , chi nasce di notte è perseguitato
dalla sorte (!)
Un canto popolare sulla cattiva sorte , dice :
Nascivi ccu ‘na sorte tantu amara ,
cuntare nun se po’ la mia sventura !
‘Nu guaiu finisce e ‘n atru se prepara ,
povera vita mia chi puocu dura !
L’urtima pompa mia sarà la vara ,
e lu ripuosu miu la sepurtura !
Chini nun joca di capu , paga di vurza
Chi gioca a casaccio paga di propria tasca
Chini parra d’arrieti,arrieti è tenutu
Chi parla degli assenti non merita stima
Chini preggia s’alleggia
Chi garantisce per gli altri si mette nei guai
Chini prùminta e nun mantèna resta ccu le figlie ‘e maritàre
Chi ha figlie femmine da sposare ed è persona conosciuta che non
mantiene le promesse , difficilmente trova chi sposa le figlie
Chini resta arrieti cunta le pedate
Chi resta indietro conta le orme degli altri
Chini spera ad amici e parienti simina acqua e spara a vientu
Chi spera all’aiuto di amici e parenti , semina nell’acqua e spara al
vento
Chini sta speranza all’avutri e nun cucina ‘a sira si ricoglia
murmuriannu
Non sperare negli altri se non vuoi ricevere delusioni
( Maledictus homo qui confidit in homine )
Sulle speranze deluse e le aspettative mancate , alcuni versi popolari dicono :
Cchi aiutu te po dari ‘ na furmica
quannu te vidi ‘a na fossa cadutu ?
Chi granu po sperare de ‘na spica ,
- 85 -
quannu de ‘na pagliera speri fuocu ?
Cchi d’uva po’ sperare de ‘na vita
quannu passu tant’anni e nun la puti ?
Cussì è ra donna quannu se marita
quannu se piglia ‘nu sciacqua lattuchi
Chini tèna ricchizza e nun si ‘ne serva , nun trova cunfessuri ca
l’assorva
Chi ha ricchezza e non la utilizza non trova un confessore che
l’assolve del peccato
Chini vò gabbari ‘u chianchieri cumprassi capu , trippa e pedi
E’ motto della povera gente che dice che per risparmiare dal
macellaio bisogna comprare della bestia macellata la testa , le frattaglie
e i piedi
Chini ‘gnuria ‘u difittusu sterra dirittu
Chi prende in giro la persona difettosa stia attenta a non prendere
lo stesso difetto
Chiovu caccia chiovu
Chiodo nuovo caccia chiodo vecchio e arrugginito
Chiri dua si spàrtanu ‘u suonnu
Quei due vanno d’accordo , stanno sempre insieme
Chiru ca nun avìa diebbiti è muortu
Solo i morti non hanno debiti
Chiru ca nun dai a Diu , lu dai allu diavulu
Ciò che non dai a Dio se lo prende il diavolo
Chiru ca nun sa è cumu chiru ca
nun vidi
Quello che non sa è come quello che brancola nel buio
Chiru ca tena ‘u poveru nun lu tena ‘u taccagnu
Al povero mancano tante cose , all’avaro tutte ( Inopiae desunt multa
, avaritiae omnia )
- 86 -
Chissa è ‘na prena ca figlia
Si dice per un fatto che certamente avrà un riscontro
Ma , a proposito di donne incinte che desideravano conoscere il sesso del nascituro , ancor prima delle
moderne ecografie , ormai anche a colori , che oggi stabiliscono con certezza il sesso del feto , ( non
sempre perché un ginecologo poco tempo fa dopo aver guardato e riguardato l’ecografia ha detto a una
signora : “ al 50 % è maschio “ (sic!), il volgo credeva ( come il ginecologo del 50 % ) di aver trovato il
metodo , che era il seguente : si faceva la conta delle lettere “ R “ che erano presenti nel nome e
cognome della donna gravida e le lettere “ R “ presenti nei nomi dei mesi della gestazione . Se il
risultato dava alle lettere “ R “ un numero pari , sarebbe nata una femmina ; se , invece , il numero
risultante era dispari sarebbe nato un maschio .
Altre credenze erano legate al plenilunio , alla luna scema , a quella crescente e quella calante e
quando qualcuna faceva centro , si riteneva perfetta la falsa credenza .
Chissu è ‘nu munnu ‘ngratu e chini affega le speranze sue fa
mala lega
Questo mondo è ingrato e chi affida le proprie speranze agli altri
rimane deluso
Chissu passa ‘u cummientu
Questo c’e , devi accontentarti
Ciccu toccami , Ciccu me tocca
Compiere qualcosa con qualcuno e poi denunciarlo
Cielu a pecureddra , acqua a catineddra
Cielo con nuvole macchiate porta pioggia abbondante
Cientu ducati di duluri nun caccianu tri calli de debbitu
Cento ducati di dolori non tolgono un centesimo di debito
Cientu musche jettanu ‘nu cavallu
I deboli uniti vincono i più forti
Cientu vestuti nun ponnu spugliare unu ‘nculinudu
Cento persone vestite ( che possiedono ) non possono infierire contro
chi è nudo (che è povero )
Cientu misure ma ‘nu tagliu sulu
Rifletti a lungo ma decidi
- 87 -
Ciunchi e sciancati gente perrupata
Stai alla larga da guerci e storpi
Consàla cumu vua , sempre cucuzza è
Per quanto ti prodighi a presentarla
sempre una pietanza di poco valore
o
a
cucinarla
bene resta
Cose ‘ncomune jettale aru jumi
Quando si fa una cosa in tanti non si conclude
Crisce – santu
Augurio che si fa ai bambini quando starnutano
Criscianu l’anni e puru li malanni
Gli anni avanzano e aumentano acciacchi e malattie
Cristu passa ‘na vota avanti ‘a porta
Capita una sola volta la buona occasione : sfruttala !
Cu ‘ndavi zumpi caccia pizzuchi
Chi ha terra , anche se cattiva , raccoglie legna
Cu parra sulu o nun tène cuntintizza o è pazzu
Chi parla da solo o è scontento o è pazzo
Cu tradisci ‘u traditùri e arrobba ‘u latru nun faci peccatu
Chi tradisce il traditore e ruba il ladro non fa peccato
Cu a vinti nun sa , a trenta unn’à , a quaranta mala vita fa
Chi a vent’anni non sa , a trenta non ha , a quarant’anni
vita farà
Cu nun senti ‘a prima vuci è signu cu cantari nun ‘li piaci
Chi non ubbidisce alla prima voce , non ubbidirà mai
- 88 -
cattiva
Cu’ dici ‘a verità si fa nimici
Chi dice la verità si crea delle inimicizie . In
circostanza è particolarmente pericolosa !
Calabria
tale
Cucina grassa testamentu siccu
Se spendi molto per mangiare diventi povero
Cui di sceccu fa cavaju ‘u primu caci è lu soi
Chi aiuta un asino a diventare cavallo , si busca il primo calcio . Chi
beneficia un ingrato ne riceverà danno
Cumminare ‘nu buonu piattinu
Preparare un danno a qualcuno
Cumu ‘u vidi ‘u scrivi
E’ persona che è per come appare ( non ha due facce )
Cumu è bieddru , benedica , fòra malùocchiu !
Si dice vedendo un bambino : “ come
benedetto e stia lontano il malocchio “
è
bello! ” e poi segue “ sia
Cumu te puozzu mangiare cucuzza longa si ppe mangiare a
ttìa cce vo’ la carne
Come faccio ad amarti cara zucca se per gustarti debbo comprare
anche la carne
Cumu vo’ jiri , jssi
Peggio di così non può andare ( rassegnazione )
Cunsigliu di vurpi , straggi di galline
I furbi preparano tranelli per i più sciocchi
Cunta cchiù ricchizza ‘i sangu ca di dinari
Vale più un grande famiglia che il denaro
- 89 -
Cuntientu tu , cuntienti tutti !
Se sei allegro tu , siamo contenti tutti !
Cuntu allu spissu , amicizia longa
Se si vuole tenere cara l’amicizia bisogna fare i conti spesso
Cunzigliu ‘i nimicu è tradimentu
Il consiglio del nemico è tradimento( E’ esattamente il
dell’altro motto che dice : dal nemico, il consiglio)
Cuorvi ccu cuorvi nun se càcciau ùocchi
I malvagi non si nuocciono tra di loro
Cuscenza lèusa fa l’uomu paurusu
Coscienza offesa rende l’uomo pauroso : chi la fa l’aspetti
Cusintini mali parienti e mali vicini
I Cosentini sono cattivi parenti e cattivi vicini
- 90 -
contrario
W
D’a rusellara ara vrashi
Eri già in pericolo e sei caduto in un altro peggiore
D’u mali pagatùri scippa chiru ca pu’
Strappa quello che puoi al cattivo debitore(accontentati)
D’u nemicu mi guardu ju , di l’amicu mi guardassi Diu
Io mi difendo dal nemico , Dio mi deve guardare dall’amico
D’u vientu canusci ‘u tiempu , d’u parrari canusci l’uominu
Dal vento conosci il tempo , dal parlare l’uomo
Dammi prima e dammi ‘n uossu
Accontentami subito anche se mi dai poco
Dammi fortuna e jettami a mare
Ho avuto inutilmente fortuna
Dare lu pruppu alla diavulu e l’ossa a Cristu
Essere mondano in giovinezza e baciapile in vecchiaia
De ‘nu pilu ne fai ‘na corda
Stai ingigandendo un fatto di nessuna importanza
De li tue fujia cchiù luntanu ca pue
Dai tuoi parenti fuggi il più lontano che puoi
De lu dittu allu fattu cc’è ‘n abbissu
Dal dire al fare c’è molta distanza
- 91 -
De lu villanu pigliate la figlia , ma de lu figliu statte luntanu
a cientu miglia
Sposa la figlia del villano , ma stai lontano dal figlio . Questo perché
quando un contadino sposava la figlia al figlio di un altro contadino
doveva , per dote , dare degli appezzamenti di terreno
De maju nun cangiàri saju
Nel mese di maggio non indossare vestiario estivo
De Santu Nicola ogni mandria fa la prova
A San Nicola cominciano a farsi i latticini
De tutte ‘e ‘mpusaglie ‘a supressata sa ‘ meglia
Fra tutte le cose gustose , la soppressata e la migliore
De varva janca te po’ fidari
Dell’uomo di esperienza
antico pelo “ (Dante )
ti
puoi
fidare . “ Un
vecchio
bianco
per
Di ‘nu pulicinu vu’ fari cientu soppressate
Iperbole per una resa impossibile
Di cattiva arraggiata , di panza arrappata e di doti ‘mbrugllata
s’à di perdere a ‘nnuminata
Dalla vedova ( captiva ) arrabbiata , dalla pancia rugosa e dalla dote
imbrogliata bisogna stare lontani
Di l’uogliu cadutu ne ricogli ‘u mienzu
Se cade l’olio ne recuperi la metà (ed è anche male augurio)
Di li rappi hai mu fuji e mu scappi
Quando vedi rughe scappa , fuggi
Di miegliu a miegliu
Augurio che le cose vadano sempre meglio
- 92 -
Di Nuvembre a S.Lucia ‘u juornu pappicìa
Da novembre a Santa Lucia ( 13 dicembre ) il giorno cresce molto
lentamente
Di quattru persuni nun ti fidari : monacu , mulinaru , mulattieru
e macellaru
Non fidarti di 4 emmi: monaci,mugnai, mulattieri e macellai
Di vennari e di marte né si spusa e né si parte
Di venerdi e di martedì non bisogna partire né ci si deve sposare
perché non porta bene
Dìcia ca s’i scisu e no ca s’i cadutu
Nascondiamo la brutta verità
Dicìa paparanni : nullu bene dura cent’anni
Diceva il nonno : nessun bene ha lunga durata
Dìcia sempre ‘u remus
Ripete sempre le stesse cose ( oremus )
Dìcia‘u parrucu ara patissa : senza sordi nun si cantanu Missi
Senza soldi nemmeno una Messa viene officiata
Dimmi ccu chini stai e ti dicu l’arti ca fai
Dimmi chi pratichi e ti dirò il mestiere che svolgi . E’ una piccola
variante di “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei “
Dinari e santità metà di la metà
Credi alla metà di ciò che si dice
Dintra a casa ccu suli nun ci trasa dutturi
Nella casa soleggiata non entra medico
Dire panu allu panu e vinu allu vinu
Dire le cose francamente e in modo chiaro
- 93 -
Dissi Santu Dunatu ca futtiri unn’è peccatu
Disse Santo Donato che fare l’amore non è peccato
Proverbi usati per fare rima : che c’entra San Donato ?
Diu è ‘ncielu e ‘u Papa ‘nterra
Dio sta in cielo e il suo vicario , il Papa , sta in terra
Diu manna
gelu ppi quantu cci s’u panni
Dio manda il freddo giusto per poterti coprire
( Deus dat nivem sicut lanam )
Diu mi scanzi di l’uomu ca tèna ‘nu penzieru sulu
Dio mi liberi dall’uomo che ha un solo pensiero in testa
Diu miu liberami d’u malu vicinu e d’u sonaturi di viulinu
Dio,liberami dal cattivo vicino e dal suono del violino del principiante
Diu penzassi ari provveduti ca chiri ca nun tenanu nenti s’u
‘mparati
Dio pensi a chi ha perché chi non ha sa soffrire
Diu prima ‘i fa e doppu l’accucchia
Si dice di persone simili nella cattiveria , nell’avarizia
Diu te guardi de uomu sbanu e de fimmina mustazzuta
Dio ti protegga da uomo senza barba e da donna baffuta
Diu te ringraziu ppe chiru ca me dùni , Guvernu te ringraziu
ppe chiru ca me lassi
Ringrazio Dio per ciò che mi dà e il Governo per ciò che mi lascia
( ironia , sarcasmo , rassegnazione )
Diu te scanza e libera de currente ‘e jume , de fuocu ardente
e d’a lingua d’a gente
Dio ti protegga dalla corrente del fiume , dal fuoco ardente e dal
pettegolezzo della gente
- 94 -
Diu ti manna lu guaiu , ma puru le medicine
Dio ti manda la malattia , ma anche la possibilità di guarire
Diu ti scanzi d’a zirra d’u carmu
Dio ti protegga dall’ira della persona quieta
Diu ti signa ma nun ti lassa
Dio ti affligge ma non ti abbandona ( ! )
Diu ti guarda d’a vascia caduta
Dio ti protegga dalle basse cadute , dai modesti incidenti
Diu mi liberi di li spisi di l’avaru e di la pirchiarìa di lu sciupùni
Dio mi liberi dalle spese dell’avaro e dalla spilorceria dello sciupone
E tra i detti “ libera nos “ , una filastrocca dice :
Gesù miu ‘ranni e putenti
liberani d’a mala genti .
Ppe la santa curuna di spini ,
liberani di mali vicini .
Ppe li tanti tui duluri
liberani di tradituri .
Ppe li tanti curpi avuti
liberani d’i vejazzi arriccuti .
Ppe li tri spuntati chiova
liberani d’ogni malanova .
Ppe la tua Santa passioni ,
liberani d’ogni mala occasioni .
Ppe la chiaga c’avisti a lu latu ,
liberani d’ogni peccatu .
Ppe la chiaga c’avisti a lu pettu
liberani d’ogni difettu .
Diu ti guarda di pezzenti arricchisciuti e d’u riccu cadutu
Dio ti guardi dal povero arricchito e dal ricco impoverito
Donna baffuta sempre piaciuta
Donna con peluria sarebbe più gradevole (oggi la moda le vuole tutte
rapate e tale moda investe anche i giovani maschi )
Doppu arrubbatu hannu chiusu ‘u purtuni ‘i Santa Chiara
Prendere
consiglio
precauzioni con ritardo . A fatto
( Post factum , nullum consilium )
- 95 -
compiuto
non
serve
Doppu lu fattu ognedunu è saviu
Successo il fatto , ognuno diventa savio e interviene
Doppu Natali ‘u juornu crisci ‘nu passu ‘i cani
Dopo Natale il giorno cresce lentamente
Doppu tri jelate o ‘na chiuvuta o ‘na nevicata
Dopo tre brinate solitamente o piove o nevica
Doppu tanta fatiga cucuzza longa
Aver lavorato per niente
Dopu cu voje è scappatu ‘a chiusu ‘a stalla
Bisogna pensare prima alle cose e non dopo il guaio
Dopu la timpesta vene la carma
Dopo le traversìe della fortuna , succede
quiete dell’anima ( post nùbila phoebus )
un
periodo
D’u suli ti pù guardari , d’u cretinu unn’aj riparu
Dal sole ti puoi riparare , dal cretino no
Dua cucchiari nun ponnu stari ‘ntra pignata
Due mestoli in una pentola finiscono per litigare
Dua tizzuni unn’ardanu vrashi
Marito e moglie senza figli non fanno buona famiglia
Dulure de mugliera morta dura finu ‘a porta
Il dolore per la moglie morta dura poco
Dulure di mole , dulure di core
Il mal di denti somiglia al mal di cuore : forte e persistente
- 96 -
di
pace , di
Duluri aru fiancu , petra ‘ncampu
Il dolore ai fianchi lascia presagire i calcoli renali
Dumàni Diu ci penza
Non perdere la fiducia , domani Dio ci aiuterà
Durmìri a sette cuscini
Essere tranquilli , spensierati , con la coscienza a posto
Duve cantanu tanti galli nun fa mai juornu
Dove governano molti gli affari vanno male
Duve nun po’ natura l’arte procura
Con ingegno e con mestiere si supplisce al difetto di natura
Duve nun c’è malizia nun c’è peccatu
Le cose , anche quelle sensuali , fatte senza
giustificazioni e non portano peccato
malizia
Duvi arrivamu , chiantàmu ‘a cruci
Appena arriviamo a un posto ci fermiamo
Duvi c’è gustu nun c’è pirdènza
Dove c’è piacere non c’è perdita
Duvi cacci e nun minti cci resta vacanti
Se prendi e non metti andrai a fondo
Duvi cc’è fumu cc’è vampa
Nella casa dove il comignolo fuma , c’è il fuoco acceso
Duvi nun mangia Diu , mangia ‘u diavulu
Profitta delle buone giornate , altrimenti ne profitterà il diavolo
- 97 -
trovano
Duvi para ca lu grassu se spanna , a mala appena ‘nu cavulu
se cunda
Dove sembra che il grasso trabocchi , appena appena si condisce un
cavolo
Duvi piscianu ‘i vaccini , cci truovi li rigìni
Le beccacce si trovano dove pascolano i bovini
Duvi cci su campane cci su puttane
In tutti i paesi dove ci sono Chiese
- 98 -
ci sono
prostitute
X
E si vuogliu girare ‘ntra casa ‘nculinuda ?
Dichiarazione di guerra che fanno le mogli,che si improvvisano nudiste in
casa,quando non vogliono convivere con i suoceri
E’ ammanigliatu
Ha appigli per raccomandazioni , favori
E’ bona maritata chini nun tena né socra né canata
La moglie è felice se non ha né suocera né cognata
E’ bona , ma sa d’u picca
E’ cosa buona , ma la razione è scarsa
E’ calatu ‘u dollaru
Sono abbassati i prezzi
E’ figliu ara gallina nivura
E’ persona perseguitata dalla sfortuna
E’ finitu ‘u tiempu ca Berta filava
Aver nostalgia del tempo passato perché diverso
E’ jutu ‘a piscari e ‘li s’u jsciuti ‘i pisci d’i stivali
Essere fortunato
E’ miegliu cunsumari ‘i scarpe e nò ‘i lenzuoli
E’ meglio consumare le scarpe e non stare a letto
E’ tamàrru ‘u villanu
Non è rozzo il contadino , ma chi si comporta da villano
Sentite come si inquieta l’innamorato chiamato villano dalla fanciulla e come si vendica in questo canto
popolare :
- 99 -
Passu de ccà ca ciaju la passata
ma nun cridere ca passu ppe tìa
ca sugnu d’autra amante ‘nnammuratu
ch’edi cchiù ricca e cchiù bella de tìa .
Tu figliu de villanu m’àj chiamatu
e tu dimmi : duvi àj la Signurìa ?
Ju pover’uomu sugnu , e sugnu statu
La libertade è la ricchezza mia .
E’ trasutu ‘i renza e s’è cunzatu ‘i chiattu
E’ entrato con difficoltà e adesso ha molte pretese
E’ vasciu , ma atrettantu è sutta terra
E’ piccolo di statura , ma è persona furba
Essari pede jancu
Non pagare i debiti ( un tempo agli insolventi veniva legato un panno
bianco al piede e messo alla berlina )
‘E mappine s’u diventate tuvaglie
Miglioramento della propria condizione sociale
‘E tuvaglie s’u diventate mappine
Stravolgimento sociale in caduta
- 100 -
Y
Fa bene e scorda , fa male e penza
Dimentica se hai fatto del bene , pensa se hai fatto del male
Fa chiru ca dicu , nun fari chiru ca fazzu
Ascolta le prediche e non imitare i comportamenti
Fa mu veni prima ‘u truonu e doppu ‘u lampu
Fa in modo che quando la gente viene a saperlo , l’affare è stato
già concluso
Fa’ i vuccuni ppi quantu è la vucca
Fai i bocconi per quanto è grande la bocca
Facce ca unn’è vedùta , havi centu ducati di cchiù valùta
Le facce di maggior valore sono quelle che non si vedono spesso
Faccia russa di focu dura pocu
Chi ha faccia rossa di fuoco non ha lunga vita
Fàcimu i cunti ara femminile
Facciamo i conti in modo semplice
Fagliari a ‘nu palu
Non aver carte di un seme , ma si dice anche di persona che è
manchevole di denaro
Fai chillu ca vù e divaca ‘u vuozzu
Fai quello che vuoi e svuota il gozzo , parla
- 101 -
Fai cientu e nun fai unu , pierdi ‘u cientu e puru l’unu
Se per una volta non fai,tutto quel che hai fatto si dimentica
Falla ssa lutta ca cce pigli la mamma
Devi combattere se vuoi riuscire nel tuo intento
problema alla radice ( catturare il nido e la mamma )
e
risolvere
il
Fame e malatìa nun dormano mai
La fame e le malattie sono sempre in agguato
Famme trasire ‘mpizzu ‘mpizzu ca pue ‘u largu ju m’u fazzu
Fammi entrare in silenzio chè poi ci penso io a farmi largo
Fannu i tetelli
Si sono messi d’accordo e imbrogliano
Fare ‘u San Giuvanni
Stringere comparaggio , una parentela
nostra terra e molto rispettata
spirituale
molto
usata
Fari ‘u pedi ‘i gaddru
Ingannare , imbrogliare
Fari bene è delittu
Fare del bene è delitto perché gli uomini sono ingrati
Fari l’arti di Galassu : manciari , vivere e jiri a spassu
Si indicano così i poltroni , vagabondi , fannulloni
Fari mastravota cumu ‘a vurpi
Invertire il cammino per salvarsi
Fari tuttu musca – musca
Agire in silenzio
- 102 -
nella
Fari ‘u fissa ppi nun jiri ara guerra
Far finta di non capire
Figli picculi guai picculi , figli ‘ranni guai ‘ranni
Da piccoli i figli danno piccole preoccupazioni , quando diventano
grandi le preoccupazioni aumentano
Figlia fimmina e vutte de vinu , dàcce caminu
Sbarazzati subito della figlia femmina e del vino della botte
Figliu ‘i gatta surice piglia
I figli agiscono come i genitori li educano
Filare sempre a ‘nu fusu
Non progredire , dire sempre le stesse cose
Fimmina ‘i Chiesa diavulu ‘ncasa
Le donne religiose spesso hanno cattivo carattere
Fimmina ‘i mala pratica
Donna che ha amore illecito , tiene tresca
Fimmina ‘i Santa Sufia ? Arrassusìa !
Stai alla larga dalle donne di S.Sofia d’Epiro !
Fimmina ara finestra , gatta ara minestra
Non bisogna distrarsi per non correre rischi
Fimmina chi chiangi , uomu chi jura , cavaddru chi suda , nun
cridiri a nuddru
Non dar credito a donna che piange , uomo che giura e cavallo che
suda
Fimmina curta e minestra cruda portanu l’uomu ‘nseportura
Donna bassa e minestra cruda portano l’uomo alla morte
- 103 -
Fimmina di parrasìa , arrassusìa
Stai lontano dalla donna loquace , ciarliera
Sulla smoderata loquacità , sul cicaleccio della donna , il poeta Gaetano Massara -Tropea , 1746-1823 - ,
medico e noto con lo pseudonimo Il furibondo( scrisse La Camarra , la bardatura del cavallo da
combattimento, la cantata dei Tignosi e le sue composizioni , vergate a mano , non videro mai la luce
della stampa.Solo nell’agosto del 1891 fu pubblicata nella Calabria di Monteleone La Camarra ), dice :
… Quannu mi maritai jeu , lu scuntentu ,
eppi na mugghiera ( arrassu sia )
chi notti e jornu no pigghiava avventu ,
avìa lu mali di la parrasia…
e La Camarra , così inizia :
La Camarra , Accademici , jeu cantu ,
picchì mi l’ordinau lu Presidenti :
cari compagni , chi mi stati accantu ,
scusati si vi parru fora denti
…lu Calavrisi si duna lu vantu ,
quandu parra , mu parra apertamente ;
jeu , dunca , a lingu du me paisi
l’incammarati mo fazzu palisi …
Fimmina di vinu nun vale ‘nu carrinu
La donna che beve non vale nulla
Fimmina fuòrficiara
Donna che sparla , pettegola
Fimmina maritata ‘i tutti è rispettata
La donna sposata è stimata e onorata da tutti
Una canzone popolare che veniva cantata nel circondario di Trebisacce quando veniva portato il corredo
nella nuova casa degli sposi , così diceva :
“ ‘Mprima arrivatu salutu li mura ,
le porte , le finestre e l’abitanti ;
lla intru cce s’i tu , cara signura ,
chi cummanni lu sule e lu levanti ;
‘nu lazzu d’oru porti a sta cintura ,
‘n’aquila ‘mmienzu pare ca cce canti !
Viatu chi te serve e chi t’adura !
Ccu ss’uocchi fai murire mille amanti
!“
Fimmina prena e pezzentìa nun si ponno ammucciari
La gravidanza e la miseria non si possono nascondere
Fimmina senza statu è cumu pane senza levatu
Donna senza dote è come pane senza lievito
- 104 -
Fimmina ca rida e gallina ca canta , nun ci tenìre speranza
Non dare fiducia a donna che ride e gallina che canta
Finita ‘a purviri ‘su arrivate ‘e quaglie
Farsi trovare impreparati alla buona occasione
Finu ara vara ognedunu spera
La speranza ci accompagna fino alla morte
Finu ca cc’è jatu cc’è speranza
Finchè cc’è respiro cc’è speranza di vita
Fissìa ccu ‘a vucca e lassa stari ‘i mani
Scherzi di mano , scherzi di villano
Fora maluocchiu !
Vai via malocchio , jella
Per mandar via il malocchio , la sfortuna , perché si pensa che una persona sia stata affascinata , cioè
catturata da forze ostili che circolano nell’aria , “ entrano in scena le fattucchiere che ricorrono alla
sfascinatura “. La sfascinatura si fonda nella esecuzione di un particolare cerimoniale da parte di
operatrici specializzate “ ( Ernesto de Martino , Sud e Magia )
Il dolore di testa è l’evidenzizione dell’affascino . La fattucchiera per questo malessere recita “ ‘U
carmu “ scongiuratore che così dice :
Miseria maliditta , vatti a mare ad annegari ;
chista è carne beneditta , e nun hai tu cchi cce fare .
Carrica e scarica pitittu e miseria , rugna e tigna .
Tu quannu vidi a mia morta mu caja
.
Fortunatu all’amuri , sfortunatu allu jocu
Fortunato in amor non giuochi a carte . Notissimo
Fràvica e liètiche nun finiscianu mai
Costruzioni e litigi non finiscono mai , hanno tempi lunghi
Frèvaru curtu e amaru
Il mese di febbraio è corto , ma duro
Frijennu e mangiannu
La miglior cosa è friggere e mangiare subito e caldo
- 105 -
Fujiuta de ciucciu pocu dura
Gli sforzi che fanno i deboli durano poco
Fuocu de paglia prìestu se stuta
Un fuoco di
paglia ha breve durata
Furtuna e mole escianu ‘na vota sula
La fortuna è come i denti : spuntano una volta sola
Z
Gaddrina vecchia fa buonu brodu
Notissimo : gallina vecchia fa buon brodo
Gagumilla de lu suli liuni sana tutti li matruni
La camomilla raccolta nel mese di luglio è la più miracolosa
Galantuomo ccu l’ugna spaccata
Mascalzone simile al maiale ( unghia spaccata )
Gallu di primu cantu e fimmina di primu pilu
Prenditi un gallo giovane e una donna vergine
Gente ‘i marina : futta e camìna
Non dare fiducia alla gente che proviene dalla marina
Gente ‘i muntagna : nun ti la scègliere ppi cumpagna
Non dara fiducia alla gente che proviene dalla montagna
- 106 -
Gesu Cristu nun vene ccu ‘na mazza
I castighi di Dio sono immateriali e invisibili
Gira ca quaglia
Fai presto a girare per ottenere la cagliata e nel senso anche di
insistere per la buona riuscita di una iniziativa
Giugnu fauce ‘mpugnu
A Giugno si miete il frumento
Granu spattu e ùoriu a lattu
Grano che sganni e orzo che poppi
Gravida pizzuta , figliu masculu ha parturitu
La donna incinta con pancia grossa partorisce figlio maschio
Guàrdati di acqua , vientu e monaci fora cummientu
Sii prudente per la tempesta e per i monaci fuori convento
- 107 -
[
Ha dittu ‘u tignusu : nun jucamu ‘a cacciacuoppula
Ognuno cerca di nascondere i propri difetti
Ha dittu ‘u viecchiu : nun chiangiu ca moru , chiangiu ca cchiù
campava e cchiù sapìa
Disse il vecchio : non piango chè muoio , piango chè se
ancora avrei ancor di più saputo ( da una poesia di Solone )
vivevo
Ha dittu duonnu Janni ca lu ficatu unn’è carni
Parte di una filastrocca che serve
astinenza nei digiuni ecclesiastici
per
togliere
gli
scrupoli
di
Ha dittu San Gustinu : chi vu’ cada mentri camini
Stupidità simile alla precedente
Ha dittu San Pasquali : chi vu’ cada di scali
Ha detto San Pasquale : che tu possa cadere dalle scale . Sono gli
stupidi proverbi usati per fare rima
Ha dittu ‘a vipara aru voje : puru ca m’ammazzi sempre curnutu
riesti
Rinfacciare l’altrui condizione anche di fronte alla morte
Ha dittu ‘u surici ara nuci : dammi tiempu ca ti pierciu
Con il tempo e con volontà prima o poi accadrà
Ha misu ‘u carru avanti i voje
Hai fatto prima quello che dovevi fare dopo . Hai avuto o pensato
una cosa molto frettolosamente
Ha pigliatu ‘a serra ‘i giru
Sta perdendo tempo
- 108 -
Ha pigliatu assu ppi figura
Ha preso un abbaglio , ha fatto confusione
Ha sunatu la gran cascia !
Ha parlato , straparlato e riferito a tutti !
Ha truvatu ‘na bona vigna
Ha trovato una situazione buona che gli rende
Ha vintu ‘na zorba
Non hai vinto niente
Ha vulutu ‘a bricichetta ? E mo’ pedala !
Hai voluto il divertimento ? Adesso tieniti anche la fatica !
Ha dittu l’abate Corona , ccu sette ‘i dinari nun si cogliona
Con il settebello non si scherza : prendilo sempre
Haju fattu ‘i pili alla lingua
Ti ho avvertito in continuazione senza ottenere risultati
Haju fattu ‘nu grupu all’acqua
Ho fatto un lavoro di nessuna utilità
Haju fattu netta paletta
Ho vinto , ho superato ogni difficoltà
Pampina larga,pampina stritta,cunta la tua ca mia è ditta
Foglia larga,foglia stretta,racconta la tua che la mia l’ho raccontata
Era la chiusa della “ rumanza “ che ascoltavamo dalla voce del nonno o da altra persona anziana della
famiglia . Solitamente l’ascolto avveniva davanti “ ‘ u fucuni “ ( il focolare ) e quando arrivava la chiusa
arrivava il momento di andare a letto . Non c’era il
“Carosello “ televisivo , si stava insieme e si
parlava . Oggi non si parla più e ogni componente vive estraniato dal contesto familiare . Si “ naviga “
in Internet , si scrivono sms e mms : si costruiscono gli odi che poi sfociano negli orrendi crimini di
famiglia . E il nonno ? Non racconta più le favole : la badante che l’accompagna parla un’altra lingua .
La tradizione ormai si è spenta e con essa il calore del camino e degli affetti !
- 109 -
Haju lettu ‘u calennariu e puru ‘i corna
Gliele ho dette e cantate di tutti i colori
Haju mu ti mangi ‘na sarma de sale , mu canusci ‘nu core s’è
fidìle
Devi prima mangiare un carico di sale per sapere se una persona
ti è fedele , amica
- 110 -
\
I ciucci se trùzzanu e li varrili se scàscianu
Spesso è punito o soffre chi non ha colpa . Un proverbio africano
dice : ” Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere
schiacciata “
I criaturi s’u guardati d’a Madonna
i bambini li protegge la Madonna
I debiti s’u brutti cumu ‘a morte
I debiti sono brutti e arrivano a scadenza come la morte
I debiti se pàganu e li peccati se chiangianu
I debiti si pagano e i peccati si rimpiangono per ammonire che bisogna
rifuggire più che si può dal fare debiti
I dinari ammuccianu ‘a vrigogna
Il denaro copre le vergogne , le malefatte
I dinari tènanu ‘i sciddri
I denari tengono le ali e volano
I fimmini hannu capielli longhi e cirviellu curtu
Le donne hanno lunghi capelli , ma corto cervello
I fimmini i Santu
s’ammuccianu ‘a capu
Dunatu si
scummeglianu
‘u
culu
e
Le donne di Santo Donato si scoprono il culo e nascondono la testa
I guai d’a pignata ‘i canuscia ‘a cucchiara
Il cucchiaio sa se ci sono gli ingredienti giusti nella pentola
- 111 -
I guai s’ànnu ‘i cuntàri
Meglio contare guai che essere morti
I guai si mangianu cavudi
Non bisogna perdere tempo per affrontare le difficoltà
I jirita d’a manu nun s’u tutti ‘guali
Le persone sono diverse le une dalle altre
I jùorni ‘e festa i lavuratùri abbàcanu
I giorni di festa i lavoratori riposano
I megli vuccuni s’u setti : pira , pircoca e miluni ; carni
viteddra, minni di ziteddra , frittura ‘i calamara e culu
lavannara
Detto chiarissimo , pensato
buongustaio
da
un
osservatore
acuto e
‘i
‘i
anche..
I panni luordi se lavànu alla casa
I fatti intimi non si fanno conoscere fuori famiglia
I parienti d’u maritu sunnu serpi di cannitu , i parienti d’a
muglieri sunnu duci cumu ‘u meli
I parenti del marito sono serpi di canneto , quelli della moglie sono
dolci come il miele ( infatti , in casa si vedono spesso i parenti della
moglie)
I rigali d’a muntagna s’u nuci e castagne
I regali della montagna sono regali poveri
I Savi della Griecia fuoru setti e tutti uottu de fame crepàru
I Saggi della Grecia furono sette , ma malgrado la loro saggezza
tutti e otto morirono di fame .
Perché otto e non sette ? Forse perché le regioni greche erano otto ? ( Locrese , Caulonite , Scìlletica ,
Crotoniate , Sibaritica , Eraclese , Metapontina e Tarantina )
- 112 -
I sòrdi nun tènanu gammi , ma fujianu ‘u stessu
Il denaro non ha le gambe , ma sfugge lo stesso dalle mani
‘I ‘nu mantu ‘n’à fattu ‘na cùoppula
Da un mantello hai ricavato un cappello
‘I gammi mi fannu Giacumu – Giacumu
Sentirsi tremare le gambe per un grosso spavento
‘I Santu Stefanu a Natale
Stefanu passa ‘nu juornu
Da Santo Stefano a Natale
Stefano passa un giorno (!)
passa ‘n annu , ‘i Natale a Santu
passa un anno , da Natale
- 113 -
a
Santo
]
Jancu e russu fa lu mussu
Il colorito sano è il frutto di una buona alimentazione
Jegghi cani mangia cristiani
L’albanese è un cane che mangia i cristiani
Jetta fami e curcati
Se hai una buona fama vai a letto tranquillo
( Saepe habet malus famam boni viri )
Jettari ‘u sancu ppi ‘nu piattu ‘i lenticchie
Aver lavorato per un minimo guadagno
Jire faciennu gatti filippi
Andare alla ricerca di pretesti facendo cabale
La superstizione popolare attribuisce virtù magiche alla carne del gatto . Riporto qui alcuni versi delle
quarantasei ottave de “ La gatta “ del poeta Ignazio Donati :
Chi porta supra medulla de gatta ,
ccud’uogliu , vinu , grassu e mola fritta ,
ogni cosa chi vo’ la trova fatta ;
Si joca nun po’ avìre nulla sditta ,
e ‘na donna chi sia cucuzza sfatta ,
ne diventa ‘na giuvane assillitta :
e chilla che si nne unta li juruni
s’è schetta , se marìtadi a vuluni .
Piglia , tè , vieni e pista stu stentinu de gatta
e pue ccu la tua mancu manu jèttala
supra a sta cruda smargiassa .
Te vene , e trova , e lu male te passa
.
Jire mustrannu vessiche ppe lanterne
Notissimo , conosciuto come prendere lucciole per lanterne ovvero
scambiare una cosa per un’altra e anche prendere il falso per vero
Jiri truvannu scardelle
Cercare pretesti per litigare
- 114 -
Jirita longa e manu fina ‘a vulissi puru ‘a regina
Dita lunghe e mano fine le vorrebbero anche le regine
Jirita longhe e manu gentile , chissa è fimmina ca fa murire
Dita lunghe e mano gentile rendono bella la donna
Jocare ‘e cuda
Fare brutti scherzi
Jucari a zìparu o cucchia
Giocare a pari o caffo
Junta cu poti , dissi lu granchiu
Salti chi può disse il granchio
Jùocu , liettu e galera fannu l’uomu pieju ‘i cum’era
Gioco , donne e delinquenza rendono pessimo l’uomo
A proposito di letto , un canto popolare diffusissimo anche negli altri dialetti , dice :
“ haiu saputu ca tri suoru siti
e tutte siti de ‘na qualitate ;
a ‘nu bicchieri mangiati e bivìti ,
a ‘nu liettu d’amuri ve curcati ;
ccu ‘na cuverta pue ve cuverìti ,
e de lu friddu ve ricuparati :
vorra sapìre si mi cce vuliti ;
mi mintu ‘mmienzu e vi cci quadiati .
- 115 -
“
_
L’abbuttu nun crira aru dijunu
La persona sazia non crede a chi è digiuno
L’acqua ‘e Maju
li capilli ‘nzinca alla natica
L’acqua di Maggio arreca abbondanti biade
L’acqua ca attagna , fete
L’acqua che ristagna , puzza . E’ lo stesso di : ‘ammerda cchiù ‘a
riminij e cchiù puzza , nel senso che le cose vanno affrontate e
debbono essere risolte
L’acqua chiara è alla suriente
Chi vuole acqua chiara deve andare alla
sorgente
L’acqua de giugnu te manna allu perfunnu
L’acqua del mese di giugno ti fa perdere il raccolto
L’acqua frisca aru dijunu assanizza li purmuni
L’acqua fresca del mattino fa bene ai polmoni (!)
L’acqua curra duvi c’e pinnenza , l’amuri duvi c’è spiranza
L’acqua scorre in pendenza , l’amore dove c’è speranza
E non confida più in alcuna speranza , l’innamorato di questo canto popolare :
“ Orvi , viati chi nun viditi
li belli donni e nun li disiati !
Surdi , viati a vui chi nun sintiti
li paroli di amuri ‘ntuossicati !
Muti , viati a vua chi nun putiti
parrari ccu li donni tantu amati !
Muorti , viati a vua chi ‘nterra siti
nisciunu vi turmenta e ripusati ! “
- 116 -
L’acqua morta fa i viermi e ‘a troppa amicizia fa i corna
L’acqua che ristagna fa i vermi e la stretta amicizia degenera
L’agiellu ‘si canuscia d’u cantu , l’uomu d’u chiantu
L’uccello si riconosce dal canto , l’uomo dal pianto
( Avis a cantu dignoscitur )
L’agiellu dintr’a caggia nun canta ppi amuri ma ppi raggia
L’uccello prigioniero non canta per amore , ma per rabbia
L’agiellu viecchiu se guarda d’a caggiula
Chi ha esperienza non si lascia ingannare
L’àjiu dittu peste e corna
Gli ho detto tutta la cattiva verità
L’àju lassatu all’umbra
Espressione usata nel gioco della passatella (Patrune e sutta )
Il padrone se vuole fare bene qualcuno della brigata deve ottenere il permesso dal sotto padrone e
in caso di diniego deve bere tutta la quantità di bevanda in gioco
( solitamente il vino ) , lasciando
all’olmo tutti gli altri .
Il poeta Michele De Marco ( Ciardullu ) inizia così il suo “ Patrùne e sutta “
Haju lassatu all’umbra a Bottaccinu !
cce àju chiantatu pure a Passulune ;
‘nu tubettu pped’unu ! Stamatinu ,
Gatanè , si vo’ Diu , francu e patrùne !...
e poi l’ovazione al vino , alla vite :
…Guappu pitignu miu , guappu pitignu ,
ccu lu suchillu tue li mali attagni ,
sia benedittu chine te spitigna ,
chini te puta e de surfa te bagna !...
L’amante vo’ ‘u cuntante
L’amante apprezza solo il denaro
E , a proposito , un nostro canto popolare dice:
… Sentiti amici miei nun vi fidati
‘si v’amanu le donne nun criditi ,
fingiu d’amarvi e fau l’interessate
sulu v’amanu quannu vue spinniti ,
‘si ancuna sa chi ppe poco mancati
nzubitu vue ‘ngrignare le vidite
e si de donne amuri ricercati
ricercatile puru cu muniti…
- 117 -
L’amicizia ca se rumpa unn’era sincera
Quando un’amicizia finisce vuol dire che non era sincera
L’amicu ‘ntiempu ‘i pace t’abbisogna ppi quannu c’è guerra
Fai buone amicizie per poi sfruttarle al momento di bisogno
L’amicu s’affriggia , ma amaru a mmia ch’àju persu ‘u cavaddru
Gli amici possono essere dispiaciuti , ma il guaio lo patisco io
L’amuri ‘ncigna ccu lu cantu e fruna ccu lu chiantu
L’amore inizia con il sorriso e finisce con il pianto
E del lamento dell’innammorato , due canti popolare dicono :
Chi d’ài core chi ciangi e ti lamenti ?
lassa chiangere a mia poveru amanti :
chi perde amici e chi perde parenti ,
ma la cchiù pena è perdere l’amanti :
chini la perde morta und’è nenti
ca puocu a puocu cessanu li chianti ,
ma chi la perdi viva à cchiù turmientu
massima ‘si li passa poi d’avanti !
Amure , amure e nun crediti amure
e nun cridite alle finte parole ,
le genti sunnu tutti traditori
mustranu bona fede e fauzu core :
quannu ti cridi ca su rose e juri
tannu su sc-catamienti e crepacori :
amaru chi ci sta ‘mpintu all’amuri ,
‘na vota nàscia , e centu voti mori .
L’amuri allu luntanu è cumu l’acqua ‘ntru panaru
Amare a distanza è come
riempire d’acqua un paniere
L’amuri e la raggiuni si pezzianu
L’amore e la ragione n on vanno d’accordo
L’amuri fa passari ‘u tiempu , ‘u tiempu fa passari l’amuri
L’amore è un passatempo , il tempo spegne l’amore
L’annu passatu è muortu nonnu e mo’ ti vena ‘a puzza ?
Accorgersi di un fatto con molto ritardo
L’antichi ficiru i fatti e lassaru i ditti
- 118 -
Gli antichi erano saggi e lasciarono i proverbi
L’appetitu vena mangiannu
Mangiando viene
l’appetito va via (!)
l’appetito. Un altro proverbio dice che mangiando
L’arma a Diu , ‘a robba a chini tocca
L’anima si promette a Dio , i beni a chi li merita
L’arvaru ‘si canuscia d’a corchia
L’albero si riconosce dalla corteccia
L’avire ti fa sapire , la puvertà te fa ‘nciutire
La ricchezza ti mette
restare nell’ignoranza
in condizione
di
sapere , la
povertà
ti
fa
L’avucatu , puru si è buonu , è ‘nu malu vicinu
Meglio non avere a che fare con gli avvocati e se sono vicini di
casa , sono cattivi vicini
L’erba ‘e vientu si nun ti sana ti duna abbientu
L’erba parietària ( pianta delle urticacee ) è salutare
L’ugna è chissa : ‘sa vu’ firràri ‘a fierri !
Questa è la condizione : adesso decidi quello che vuoi fare
L’ugna fa la rugna e la pratica ‘a vrigogna
L’ugna sporca fa venire la scabbia e il cattivo comportamento fa
venire la vergogna
L’uocchi si toccanu ccu li gumiti
Gli occhi sono delicati , non bisogna toccarli
L’uocchiu d’u patrune ‘ngrassa ‘u cavallu
La sorveglianza fa andare a buon fine gli affari
- 119 -
L’uocchiu miu è cumu ‘u pisci : chiru ca vida , crisci
Il mio occhio vede ingrandito come quello del pesce
L’uominu gelusu mora curnutu
L’uomo geloso viene tradito
L’uomu a cavallu tèna seportura aperta
Chi va a cavallo deve reggersi con molta precauzione
L’uomu litica ara stagliata
L’uomo litiga quando deve dividere i beni
L’uomu ppi ‘a parola , ‘u voje ppi li corna
L’uomo si distingue per la parola , il bue per le corna
L’uomu ppi illu , Diu ppi tutti
Ognuno per sé , Dio per tutti
L’uomu ca si spusa a 60 anni nun vida ca la morte s’avvicina
Non bisogna sposarsi tardi
L’uovu ‘i Pasqua cchiù sta aru furnu e cchiù si ‘ntosta
L’uovo di Pasqua più sta infornato e più indurisce (!)
L’urtimu è fissa
Si dice nei giochi tra ragazzi : “ chi arriva ultimo è fesso ”
L’usu viecchiu è Legge
L’uso vecchio ha valore di Legge (Consuetudo altera lex)
L’uziusi s’u sempri
viziusi
Gli oziosi hanno sempre dei vizi (L’ozio è il padre dei vizi)
La fimmina vana si canusci a l’occhi e l’omu mortu di fami a
li stendicchi
- 120 -
La donna
stiramenti
vanitosa
si conosce
agli
occhi e
l’uomo
affamato
agli
La gallina chi camina si ricoglia ccu ‘u gozzu chinu
La gallina ruspante trova il mangiare da sé
La gatta postìa li surici
Metaforico : I Carabinieri posteggiano i ladri
La pignata comune nun vulla mai
La pentola comune non riesce mai a bollire
La piecura ‘ntra lu chianu pascia e lu lupu di la tana nesci
Quando la pecora pascola nella pianura , il lupo esce dalla tana
Lassa ca poi nun fici mai casa
Chi rinvia le cose dall’oggi al domani , finisce per non concludere
nulla
Lassàri ‘a chiuvuta e pigliari ‘a granninata
Hai evitato un guaio piccolo per poi averne uno più grande
Lassi strata vecchia ppi ‘a nova : sa chi lassi e non chi trovi
Non abbandonare le vecchie abitudini ( Via trita , via tuta )
Le cose longhe se fau serpe
Le cose lunghe annoiano , stancano e diventano dannose
Le fimmine
vrasce
cumu
s’u fannu le cose , le ligna cumu s’u fannu
Le donne per come sono fanno le cose , la legna per come è fa la
brace
Le mullurate venanu a dicembri
Alcuni giorni del mese di dicembre hanno temperatura dolce e umida
- 121 -
Le jèstigne s’u cumu le foglie , chine ‘e manna se ricoglie
Le bestemmie gira gira tornano addosso a chi le tira
Li ‘ncrisciusi stau ‘ncamati
Gli accidiosi soffrono le privazioni
Li dinari fannu l’orvi cantari
I denari fanno cantare anche i ciechi
Li fatti s’u masculi e le parole s’u fimmine
I fatti sono più efficaci delle parole
Li niputi putali e si tornanu ‘a jettàri tornali a putare
Allontana i nipoti e se tornano cacciali di nuovo via
Li porti si ponnu chiudiri , la vucca no
Si possono chiudere le porte , ma non la bocca
Li pòvari nun ponnu pagari pisi
I poveri non possono pagare imposte
Liettu , fuocu e jazza fannu l’uomu ‘i mala razza
Letto , focolare e piazza (ozio) rendono cattivo l’uomo
Liga lu ciucciu duvi vo’ lu patrùni
Assolvere al comando del padrone
Ligna de cerza e pane de carusa , viata chilla casa duve se
usa
Legna di quercia e pane bianco , beata quella casa che ne possiede
E’ un detto che sta a indicare quello che era l’augurio e il benessere di una volta : la legna di
quercia che arde nel focolare e il pane di grano di prima qualità in casa . Di questo proverbio ne fa
uso il poeta dialettale Michele De Marco nella sua lirica “Jennaru” che così comincia :
…S’abbicina lu viernu , jennariellu
ccu lu jancu mantiellu s’abbicina !
Foculariellu mio , foculariellu
- 122 -
cumu si biellu mmienzu alla cucina !
ligna de cerza e pane de carusa
viata chilla casa duve s’usa !
Lignu ‘e nuci : né vampa e né luci
Il legno di noce non fa fiamma e nemmeno luce
Lignu seccatu unn’è peccatu
Se prendi legna secca non rubi
Loda ‘u mare , ma statti ‘nterra
Loda la grande impresa che fa ottenere grandi
accontentati del piccolo vantaggio senza molta fatica
guadagni ma
Lu Calavrise nun cumporta corna e mazze
Il Calabrese non sopporta onte e
bastonate
Un canto popolare sull’orgoglio del Calabrese , così dice :
Ju sugnu calavrise e mi nne vabtu ;
tiegnu la capu tosta e mi nne siervu :
s’u calavrise , calavrise sugnu ,
s’u nnuminatu ppi tuttu lu regnu :
chi vo de mia canzune li nne dugnu ,
d’amure , gelusia , speranza e sdiegnu :
‘mpacciu all’atre città nun me cunfunnu ;
tutte le cose fazzu ccu ‘mpignu :
venisse cca tuttu lu munnu ,
l’unure de Calabria lu mantiegnu
Lu cane c’abbaia nun muzzica
Il cane che abbaia non morde . Chi sbraita assai solitamente non è
cattivo .
Lu cane ca canuscia la farina scanza la porta di lu mulinaru
Fare sempre la stessa cosa annoia
Lu granu si nun simini nun nasci , l’omu si nun patisci nun
nasci
Se non semini , il grano non nasce ; l’uomo se non soffre non
nasce . Per ogni fioritura c’è una sofferenza !
- 123 -
Lu jocature mora pezzente
Il giocatore ostinato muore in miseria
Lu latru boia e l’arrobbatu ‘mpisu
Il ladro è il boia e il derubato è l’impiccato . Figurato : vince
diritto della forza e non la forza del diritto
il
Lu latru siècuta lu sbirru
Il mondo cammina alla rovescia
Lu lavuru aspetta li dinari
Chi lavora aspetta di essere pagato
Lu lettu de la sc-chetta s’acconza quannu si jetta , lu lettu de
la maritata s’acconza a la vesperata , lu lettu de la cattiva
s’acconza ccu la sira
Usanze : il letto della nubile si rifà quando questa va a coricarsi , il letto
della donna maritata dopo mezzogiorno e quello della vedova verso sera (
!)
Lu liuni ‘mparatu fa rituornu alla grigna
Anche la persona addomesticata prima o poi mostrerà i denti ( grigna :
ira, disdegno )
Lu lìutu de la lavina ‘ngrassa lu tirrenu
La fanghiglia del rigagnolo allaga il terreno
Lu lupu nun po’ fari ‘u pecuraru e ‘a vurpa nun po’ guardari
gaddrina
Il lupo non può fare il pecoraio , né la volpe la guardiana delle galline .
Esortazione a trovare le persone giuste.
Lu lussu e lu mussu te portanu alla pezzentìa
Il lusso e il mangiar lauto ti riducono in povertà
Lu male duve nasce cchiù fa dannu
Il male piu che agli altri nuoce a chi lo fa
- 124 -
Lu massaru è seggia e notaru
Il massaro giudica , consiglia , soccorre e concilia i contadini
Lu mo’ e lu pue ‘su parienti di lu mai
Se temporeggi finisce che una cosa non la farai mai
Lu pane è alla vucca de lu cannune
Il pane è difficile da procurarsi
Lu Patrèternu crìau li tritruli ccu lu culu amaru
La parte inferiore del torso del cetriolo ha il sapore amaro
Lu pèntere de pue a nente aggiova
Il ritardo nel pentirsi non giova a nulla
Lu piru cunchiutu cade sulu
Alcune cose della nostra vita avvengono senza fatiga
Lu primu dinaru è benedittu
I soldi che entrano per prima in un giorno sono benedetti . Ancora
oggi non è raro vedere alcuni commercianti che baciano i soldi del
loro primo incasso
Lu puocu suverchia e l’assai manca
Vivere in estrema indigenza
Lu veru putazzu è quannu puti ‘u misi ‘i marzu
Se vuoi avere un vino robusto devi potare nel mese di marzo
Lu voje chiama curnutu lu ciucciu
Il bove chiama cornuto l’asino (calunnia e maldicenza)
- 125 -
Lu voje tèna ‘a lingua grossa e nun po’ parràri
Figurativo : contro i prepotenti e i padroni è meglio tacere
Lu marinaru si canuscia alla burrasca
L’uomo si fa valere nel momento difficile
Lu tilaru è trivulu amaru , lu manganeru è trivuleru , lu fusu è
trivulusu , la cazetta è lu spassu de la sc-chetta
Il telaio è tribolazione amara , l’arcolaio è piccola tribolazione , il fuso
è triboloso e la calzetta è lo svago della donna nubile
`
M’à pigliatu ‘ncastagna
Mi ha colto in fragrante , mi ha colto sul fatto
M’à vrusciatu ‘u pagliuni
Mi ha fregato
M’àju cacciatu ‘na ganga
Cavarsi un molare . Nel senso traslato : sono riuscito a farmi pagare
un debito
M’àju pigliatu ‘na purga
Mi sono purgato . Nel senso figurato : ho preso una grossa paura e
l’effetto è stato quello che da la purga
M’è muortu ari mani
Non ho potuto contarci, è venuto meno
M’è passata ‘a morte e àju dittu amenne
Ho avuto un brivido
- 126 -
M’è cresciuta l’erva avanti ‘a porta
Non mi viene a trovare nessuno
M’è scuratu ‘u core
Ho perduto la speranza
E il cuore dell’innamorato diventa scuro e senza speranza quando vede la fanciulla
che gli ha provocato la forte delusione :
….O Diu quantu su aute se finestre
chi notte e juornu ce esce lu sule
ma pua ci affacci tu facce d’agresta
e pare menzannotte quannu scura .
De fave me mangeria ‘na minestra
e nun vorra de tìa risguardatura :
vurria dormire sulu a ‘na furesta
e no ccu tìa a ‘nu liettu de juri….
Ma cchi te cridi ca è sempri Pasqua ?
Non pensare che puoi sempre sorridere
Mai ammarrare l’ùocchi ccu lu crivu
Non perdere tempo
nascondere la verità
a
fare
Mai haju vistu dua cani
nimici jiri a spassu
cose
inutili
che
poi
non
riescono
a
supra a ‘n uossu e mai haju vistu dua
Il cane da solo mangia l’osso e due nemici non vanno a spasso insieme
Maijsi fundu e siminata ‘mpannu
Bisogna arare profondo e seminare in superfice
Maju ortulanu assai paglia e picca granu
Quando piove molto nel mese di maggio giova agli ortaggi , ma
male ai frumenti
Malanova mia !
Esclamazione di dolore
Male nun fare , pagura nun avire
Non fare del male e non avrai paura
- 127 -
porta
Male vulutu nun aspetta pirdunu
Non serve chiedere perdono per errori fatti volontariamente
Maliditta chira trizza ca di vennari ‘si ‘ntrizza
Maledetta quella rezza che di venerdi si intreccia
Malidittu chini mi minta ‘a pinnata
Maledetto Governo che mi perseguita con le tasse
“ ‘A pinnata “ era intesa la firma che era in calce all’ordine di pagare le tasse , le imposte , le gabelle
. A questo proposito , sul focatico , l’imposta diretta personale riscossa per famiglia , il poeta farmacista
Ettore Feraco da Trenta ( compose , tra le altre , alcune strofe in memoria di Vincenzo Padula , morto il
7 gennaio 1893 , che furono lette all’Accademia Cosentina il giorno della commemorazione del Padula ) ,
nella sua lirica “ ‘ A cartella d’u focatu “ , facendo parlare il vessato , diceva :
“ Truonu de l’aria
e cinnara li fazzi
Chi d’u male d’a
chi ppe prima ci
E
a
a
a
le putisse jire
purverata !
formica vvo murire
ha misu la pinnata !
chillu chi se pigliu de li gienti
miedici l’appizzi ed a speziali
tavuti , a cannili e sacramenti ,
campani a murtuori e a funerali !
Le vo jjire ‘nu male alli stintina
e de notte malifica nuvella
ch’u sangu loru jissidi a lavina
le carni strozza strozza a ‘na tìnella !
Spezzuniati li portinu ncannizza ,
adugna adugna fatti ed a pitazza ;
adacciati a pasta di sazizza ,
si sradicasse chissa mala razza !
Cuviernu puorcu , latru e camburrista ,
chi ne colle de tasse e de pisuni ,
ohi chi pote perdere la vista
chillu chi dice male ‘e Re Burbune !
Chillu cuviernu armenu avìa ricchizza
e nun scurciava a nue li povarielli
ch’eramu sempre ngaviu e cuntentizza
e nun aviamu tutti sti fardielli !
Mo è venutu Vittorio Mmanuele
chi porta ppe spalluzzu a Carrubardu
e ne suche lu sangu cu lu fele
e ne tira alla ‘nzunza ccu lu lardu ! “
Mancanu ‘i cannili e nun si po’ orbicàri
Non avere possibilità nemmeno per i funerali
Mancanu i quibus
Mancano i mezzi per i quali..con cui…, insomma manca il denaro
- 128 -
Mancia a gustu tua e vesta a gustu d’avutri
Mangia a tuo gusto , ma nel vestire segui la moda
Mancu ari cani , buonusìa
Buon per te , ciò che è successo non si augura nemmeno ai cani
Mangia ca d’u tua mangi
Regalare una pietanza , un dolce e poi consumarlo
Mangia cumu ‘u voje e viva cumu ‘u ciucciu
Mastica molto(come il bue )e bevi lentamente (come l’asino)
Mangia tutte e cose e lassa ‘a vucca aru casu
Mangia tutto ma concludi il pranzo con il formaggio
Mangiu ppi campari , ma nun campu ppi mangiari
Si mangia per vivere , ma non bisogna vivere per mangiare
Manu ara vièrtula
Bisogna pagare , prendi il portafoglio
- 129 -
‘a sapunara
- 130 -
Maritaggiu ‘i parienti : lòtanie e lamienti
Il matrimonio fra parenti porta guai e lamenti
Marzu ‘ngrassa li voj e conza li maijsi e ‘a cuoppula carca
alli tignùsi
Marzo ingrassa i buoi
tignosi
migliora i maggesi e calca il berretto ai
Marzu sarìa ‘nu bellu misi ‘si nun avissi li vienti friddusi
Marzo sarebbe un bel mese se non avesse i venti gelidi
Matrimuoni posterari , figli prumentini
Matrimoni tardivi , figli primaticci
Mazzi e panelle fannu i figli belli
I figli bisogna nutrirli , ma anche punirli
Me pappicìanu l’ùocchi
Mi sbattono le palpebre , mi sta prendendo sonno
Me pari assu scogliattuttu
Vuoi prenderti tutto , non vuoi lasciare niente
Me solìa mangiare sette pani ‘n zuppa e mo’ cc’è rimastu ‘u
pane ‘e sutta
Avevo l’abitudine di mangiare sette pani
consumare per intero un solo piatto
e
adesso
Megghiu duluri di vurza ca duluri di cori
Meglio soffrire per mancanza di denaro che per amore
Megli amici , meglie curtiddrate
I migliori amici ti danno le più grandi delusioni
- 131 -
non
riesco
a
Meglio riccu di sangu ca di dinari
La salute è più importante del denaro
Megliu ‘nu cane ca ‘nu jejjiu
Fidati del cane e non dell’albanese
Megliu curnutu ca male trattatu
Meglio un tradimento che un maltrattamento
Megliu curtu e maluncavatu ca luongu e senza simenza
Meglio essere corti e malcresciuti che alti e senza cervello
Megliu fissa ca Sinnacu
Il fesso ha il marchio a vita , il Sindaco per breve durata
Megliu pani nivuru ca fami nivura
Meglio mangiare pane nero che non disporre di nulla
Megliu picca ca nenti
Il poco è preferibile al nulla
Megliu tardi ca mai
Meglio tardi che mai ( Utilius tarde quam nunquam )
Mentri ‘u mièdicu studìa ‘u malatu sinn’è ju
Il medico studia e l’ammalato muore
Mercante fallutu , ‘mmienzu arricchisciutu
Il mercante che fallisce provvede prima a tenere per sè la metà
della propria ricchezza
Mi s’è turciuta ‘a catreja
Ho avuto il colpo della strega
- 132 -
Mi signu cuottu all’acqua vulluta
Subire una delusione
Mi vruscianu ‘i manu
Sentire bisogno di dare un ceffone
Miegliu ‘na curtiddrata allu piettu ca no lu vientu arrieti allu
filiettu
Fa più male il vento alle spalle che una coltellata al petto
Miegliu ‘nu jiritu ca tutta la manu
Se devi perdere cerca di limitare il danno
Miegliu vinu malidittu ca acqua santa
Meglio stare in cantina che in Chiesa
Miegliu ‘na vota arrussiri ca cientu voti ‘ngiallìri
Meglio arrossire una volta che cento volte ingiallire. Meglio farsi coraggio
una volta che cento volte avere paura
Miegliu ca la mamma ti chiangi e no lu suli ‘i marzu ti tingi
Meglio che la mamma ti pianga e no che il sole di marzo ti tinga
Miegliu lu pocu ca dura assai , ca l’assai ca spiccia priestu
Meglio il poco che dura che non il molto che presto finisce
Mièrcuri ‘mmienzu ‘a simana
Persona stonata rispetto all’ambiente in cui si trova
Mi fa ‘nu baffu !
Non ho paura , non ti temo
Mina mò ca ‘u fierru è càvudu
Agisci adesso che è il momento giusto
- 133 -
Minta ‘a vela ppi cum’è ‘a varca
Monta la vela giusta per una buona navigazione , ma tieni conto
anche dei tuoi mezzi e delle tue forze
Mintere petra de punta
Frapporre inciampi , fare il mettiscandali
Molla ‘i vrachiera
Persona dall’incedere lento , che si attarda . (L’immagine figurativa viene
resa dalla bretella che regge i pantaloni : si stende ma non si muove )
Mò mangi !
Aspettare inutilmente
Mò ti vuogliu cani cucci a satàri ‘stu ristucciu
Adesso vediamo come farai a superare l’ostacolo !
Mugliera giuvine e
vinu viecchiu
Goditi la moglie giovane e bevi
vino vecchio
Mugliere de ruga e compari de Ruma
Moglie che sia del vicinato e compari che stiano lontano
Munti ccu munti nun ‘si jungianu mai
Le montagne non si incontrano mai ; vale : un discorso tra sordi
non troverà mai concilio
Muortu ‘u cane è morta ‘a raggia
La morte è la fine di tutto:“oltre il rogo non vive era nemica”
Mùortu ‘u criatùri nun simu cchiù cumpàri ?
Venuto meno il motivo della comparanza , questa finisce ?
Murìri ccu li scarpi alli pèdi
Morire fulminato , ammazzato , improvvisamente
- 134 -
‘Mmisc-cati ccu ‘i megliu ‘i tìa e facci ‘i spisi
Frequenta gente per bene anche se ci rimetti di tasca
Un detto popolare su questo notissimo proverbio , dice :
Ama cor gentili e perdi l’anni ,
ma cu bastasi nun fari disigni ,
ca li bastasi su’ cori tiranni
‘Mpara l’arte e mintàla ‘i parte
Chi ha un mestiere trova lavoro
‘Mparati a parrare si nun vu’ fatigare
Se saprai prendere in giro la gente non lavorerai
‘Mpica ca spichi
Procurati la riserva perché poi la trovi
- 135 -
a
Na manu lava l’avutra e tutte e due lavanu ‘a facce
L’unione fa la forza
Né arte , né parte
Non possedere nulla
Né mulu , né mulinu , ne garzuni cusentinu ; né jardinu ccu
funtana e né mugliera trupeana
Né mulo , né molino e nè servo cosentino ; né giardino con fontana
e né moglie Tropeana ( ! )
Chissa perché le femmine Tropeane ! Forse perché Cecia de la “ Ceceide “ di Vincenzo Ammirà , notissima
prostituta , è Tropeana ? Per l’anniversario della morte di Cecia , il poeta cosi dice :
…” Cecia , ditta accussì la Tropiana ,
valenti cchjò d’ogni atra a lu mesteri ,
appena nata fici la puttana
cu amici , paisani e forasteri .
Lu culu cu’ la fissa era ‘na tana
si futtìa pe’ Vajuni e pe senteri
e venìa duv’e quandu la volivi ,
a sponda ‘i lettu , ‘mpedi o a cogghijalivi…”
Né vistu e né pigliatu nun po’ jiri carceratu
Non puoi essere condannato se mancano le prove del reato
Nessunu nascia senza difetti
Nessuno nasce senza difetti ( Vitiis nemo sine nascitur )
Netta paletta
Avere le tasche vuote
Ni s’u caduti l’anielli , ma ni s’u rimasti ‘i jiriti
Accontentiamoci del danno , meno male che non è stato più grande.
- 136 -
Questa è il modo di pensare del calabrese che è sempre disponibile , anche se con rabbia , alla
rassegnazione
(fatto atavico del nostro popolo) . A tal proposito , una poesia del nostro poeta
Michele De Marco, “ Sciabbarru “, così dice :
Ppe votare ‘nna piecura ‘ncarnata
Peppe Sciabbarru , ‘ntisu “ Molarutta “
‘ntroppicannu a ‘nna rarica abbazata ,
cadìu , cumu ‘nu saccu , ‘mbocchisutta .
Nu scuopu bruttu ! E fravicàu ccu ‘nn’uocchiu
a ‘nna cannuzza mascka de finuocchiu .
Sciabbarru , ccu la faccia fatta gialla ,
scippau la canna , chi s’era ‘mpizzata ,
precisa , ‘ntra lu centru de la palla
che già sbracava tutta spappulata :
“ Fore maluocchiu! ” disse “ a ‘su minutu
fazzu sbagliu , o l’uocchiu sinn’è jutu “.
Fice chiumazzu ccu lu maccature
bagnatu primu all’acqua suriente
pue disse carmu : “ ‘Ngrolia tua , Segnure ,
chi m’ha vulutu bene veramente
e m’ha’ mannatu ‘ssa cannuzza bella
fatta surtantu a palu e no a furcella .
Nisciuna nova , bona nova
“ Messagger che tarda , buone novelle apporta “
Nissunu nascia ‘mparatu
Nessuno nasce con il sapere : si apprende con l’esperienza e lo
studio (Vir sapiens fortis est)
No tutti li tussi s’u catarru e no tutti li russi s’u cerasi
L’apparenza inganna
Nun tèna ‘na lira ppi ssa squagliàri a l’uocchi
Non possedere nulla , non aver nemmeno un centesimo
Non tutti chiri c’ànnu denti janchi , mangianu ricotta
Non tutti quelli che hanno i denti bianchi mangiano ricotta : E’ una
variante di : l’abito non fa il monaco
Nun avìri pila supra ‘a lingua
Dicesi di persona che non riesce a trattenere la verità
Nun c’è atàru senza cruci e maritaggiu senza vuci
Non c’è altare senza croce e matrimonio senza liti
- 137 -
Nun c’è guadagnu senza ‘ngannu
Non c’e guadagno senza imbroglio o inganno
Nun c’è luttu senza risa , né festa senza chiantu
Non vi sono lutti senza risa , né matrimoni senza pianti
Nun c’e santu ca tèna
Non voler sentire ragione
Nun c’è trippa mancu ppi ri gatti
Non c’è rimasto nulla
Nun camina ‘a siccia
Gli affari , la salute non vanno bene
Nun circari a ‘mare chiru ca truovi ‘nterra
Non chiedere al mare
pretendere l’impossibile
ciò
che
trovi
sulla
terra . Vale : non
Un proverbio del 1200 dice : non quedere nu pelagu (mare) quello ke trovi en terra
Nun circàri vinu a ‘mbriacuni , né carni a mangiùni
Non chiedere vino all’ubriacone , nè carne al mangione
Nun crìdari a Santu si nun vidi miraculu
Non credere se non vedi con i tuoi occh
Nun cuntari i fatti tua a chini ti cunta i fatti ‘i l’avutri
Non raccontare i tuoi segreti alla persona che ti racconta i segreti degli
altri
Nun dàri carne a còcere
Non alimentare i litigi , i dissidi , le controversie
Nun fari ‘a bammula , va’ ‘a ìnchiari ‘ a vùmmula
Invece di imbellettarti , vai a riempire la brocca
- 138 -
Nun fari di tutta l’erva ‘nu fasciu
Non tutte le persone sono buone o cattive
( Sacra miscere profanis )
Nun jiri duvi ‘u mièdicu si nun s’i patutu
Non andare dal medico se non c’è necessità
Nun jiri truvannu finucchielli ‘ timpa
Non andare alle ricerca di guai e rogne
Nun judicari parole ma fatti , nun judicari juri ma frutti
Giudica l’uomo per i fatti e non per le parole , giudica l’albero per i
frutti e non per i fiori
Nun m’era pentutu ca nun avìa parratu , mi signu pentutu
doppu c’haju parratu
Non ero pentito di non aver detto la mia , mi sono pentito dopo
averla detta
Nun mi lassa di pède
Non mi da tregua , non mi lascia un attimo di libertà
Nun mìntere la manu tra l’anta e ‘a paranta , ca ti cci resta
la chianta
Se sei estraneo e non vuoi avere fastidi non immischiarti nelle liti
tra parenti
Nun misc-camu ‘a sita ccu ‘a capisciola
Non mischiare la seta con il cascame di seta o cotone
Nun muzzicàri ‘si nun tieni dienti
Se non puoi mordere non mostrare i denti(che non hai)
Nun parrari ccu lu sbirru
Non farti ragione con il poliziotto : è inutile
- 139 -
Nun passari jumi si ‘nun sai natare , nun zumpari fuossu si
nun vidi
Non infilarti in situazioni pericolose
Nun perdere la cùoppula alla fulla
Non essere stupido , sii attivo , intelligente
Nun rapa libru , ma studia lu livriciellu de quaranta
Non apre libro , ma studia il libro delle quaranta carte
Nun sapìri fàri ‘nu grupu a ‘na pitta
Essere totalmente incapaci
Nun se fa nente ppi nente
Ogni lavoro che viene fatto deve avere un ritorno economico
Nun se po’ cantari e purtàri ‘a cruci
Non si possono fare bene due cose contemporaneamente
Nun se po’ grattare la panza alla majilla
Chi non ha non può dare ( Nemo dat quod non habet )
Nun sia mai ! Arrassusìa !
Che non avvenga mai , non ti succeda mai !
Nun sprùvari ‘u canusciutu
Non tentare di conoscere meglio chi già conosci
Nun stinnicchiari trippa
Non mangiare molto altrimenti ingrassi
Nun t’allargari
Non farti largo , cerca di non dare fastidio
- 140 -
Nun te fari passare ‘a musca ‘i sutta ‘u nasu
Non consentire a nessuno di mancarti di rispetto
Nun ti ‘ntricari , nun ti ‘mpicciari , nun fari beni ca ricivi mali
Non ti intrigare , non ti impicciare , non fare del bene perché ricevi
male
E ne La Camarra di Gaetano Massara , la donna infastidita , così esclama :
… S’u ‘mpicciata , àju di fari ,
àju atru cchimmu pensu e s’u fratusa ,
va canta cumu voi , va canta sulu ,
no mi frusciari sti timpi di culu…
Nun ti fari passari ‘a musca ‘i sutta ‘u nasu
Non permettere a nessuno di mancarti di rispetto
Nun ti fermari mai ara prima
taverna
Prima di fare una scelta guarda bene in giro
Nun ti fidari di l’uomu ccu dui buchi ara nasca
Non fidarti di nessuno
Nun ti la passi liscia
Non ne uscirai senza danno , avrai il meritato castigo
Nun toccàri alla forgia e nun alliccàri alla farmacia
Non toccare il ferro rovente percè
farmacia perché puoi avvelenarti
ti
bruci
e
non
leccare
in
Nun vale né ppi vatta e né ppi vulla
Non serve a nulla
Nun vinnignare ‘u misi d’agustu ca l’uva è agresta
Non vendemmiare il mese di agosto perché l’uva non è ancora matura
Nun vorra essari ‘na pulice d’a peddre tua
Non vorrei trovarmi mai nella tua situazione
- 141 -
Nun vulìri né cantàri e né purtàri ‘a cruci
Non voler fare nulla
Nun chiangiu ca
‘mparatu ‘a via
tata
è
muortu , chiangiu
ca la
morte
s’à
Non piango perché papà è morto , piango perché la morte adesso
conosce casa mia
Nun crìdari a suonnu
Non credere ai sogni chè non sono quasi mai veri
Nun dire all’amicu quantu sai ca vena juornu ca nimicu l’avrai
Sii riservato nei fatti che ti riguardano , non riferirli perché un giorno
la persona amica potrebbe esserti nemica
Nun diri tuttu chiru chi sai , nun spènnari tuttu chiru chi hai
Il sapere e il denaro sono un patrimonio:non disperderlo
Nun po’ diri quanti figli tieni ‘si nun tènanu ganghi e mole
I figli che ancora non sono nell’età lavorativa non si contano ( ! )
Nun scrìviri amuri supra bancu ‘i neglia, ’u suli ti lu squaglia
L’amore effimero non ha futuro
Nun t’aspittari ca ‘u muortu parra
Non pretendere l’impossibile
Nun ti truvari zita ‘u vennari santu
Il venerdì santo le donne appaiono castigate, ma non è vero
‘N annu unn’è malannu
Si può soffrire per un anno ma non di più
‘N’ura ‘i gulìa e cent’anni ‘i guai
Per un’ora di piacere a volte si patiscono lunghi guai
- 142 -
‘N’ura cuntientu te fa scurdari mille turmienti
Un’ora di felicità a volte ti fa dimenticare tanti tormenti
Ma non ha un’ora di felicità ed è alla ricerca di scontenti come lui , l’ormai rassegnato di questo
canto :
“ Chi vulite de mia ? Nun tiegnu spassu
già su furnuti li spassi mia !
Ju sugnu chinu de velenu e tassu ,
‘ntassu puru le petre de la via ,
e le lassu scuntente cumu a mia .
Duve viju cuntienti ju minne arrassu
e circu li scuntienti guali a mia . “
‘Na china e ‘na vacanti
Una cosa può andare bene e un’altra no
‘Na cosa ‘i juornu
Fai presto , sbrigati
‘Na nuci dintru ‘u saccu nun fa strusciu
Una sola
civitatem)
noce
nel
sacco
non fa rumore (Unus
homo
non
facit
‘Na parola è picca , ma dua s’u troppe
Bisogna parlare nella giusta misura : né poco , né assai
‘Na vota ppe d’unu a cavallu de lu ciucciu
La fortuna è una ruota , bisogna aspettare il proprio turno . Vale :
‘na vota ppe d’unu nun fa mali a nessunu
‘Na vòta vèna Natale
In un anno l’occasione capita una sola volta : approfittane
‘Ncarna e scarna s’u malanni
Se prendi un vizio , anche se lo elimini , è sempre pericoloso
‘Ncazzatura ‘i sira , stipala ppi ‘a matina
Pensa prima di agire
- 143 -
‘Né fimmina , né tila aru lustru di cannila
Non scegliere donna o tela al lume di candela
‘Nfelice chillu agiellu ca nascia ‘a malu nidu
Infelice chi nasce in una casa di poveri , di sventurati
‘Nnurare ‘a pinnula
Rendere meno spiacevole una situazione , un fatto
‘Ntempu d’estati ogni filici è pagliaru
In estate ogni ricovero è buono
‘Ntempu di guerra , bugie cumu terra
In tempo di guerra , per salvare la pelle , si dicono moltissime bugie
‘Ntiempu ‘e china ogni strunzu nata
In tempo di abbondanza anche lo stupido gode
‘Ntiempu ‘i tempesta ogni bucu è puortu
Nei tempi difficili qualsiasi riparo è buono
‘Nu corpu aru circhiu e ‘n’avutru aru timpagnu
Fare un discorso cercando di non scontentare nessuno
‘Nu mantu de uoru ogni vrigogna ammuccia
Con il denaro
nuocere
riesci
a
nascondere
- 144 -
ogni
fatto
che
ti
potrebbe
‘Né fimmina , né tila aru lustru di cannila
Non scegliere donna o tela al lume di candela
- 145 -
b
O ti mangi ‘sa minestra o ti jetti d’a finestra
Non avere alternative
Ogne capu è ‘nu Tribunali
Ognuno si arroga il diritto di giudicare
Ogne lassata è persa
Ogni momento non goduto è perduto
Ogne tristu puntillu reje ‘nu travu
Ogni aiuto , per modesto che sia , giova all’occorrenza
Ogni acqua fruna a mari
Tutto finisce , niente è eterno
Ogni agresta cu lu tempu si fa racina
Ogni uva immatura con il tempo matura : Traslato : ciò che oggi è
cattivo domani diventerà buono
Ogni jure è signu d’amure
Ogni dono , ogni pensiero è un segno di affetto , di amore
Ogni mandria tèna ‘a piècura zoppa
Ogni gregge ha la pecora nera
Ogni morte ‘e Papa
Si dice per cosa che succede raramente
Ogni quindicina è medicina
Fare l’amore ogni quindici giorni fa bene alla salute
- 146 -
Ogni ficatu ‘i musca è sustanza
Tutto serve quando si ha necessità
Ogni scarpa diventa scarpuni
Tutto invecchia
Ogni vintinove picciuni e ova
Ogni ventinove giorni il piccione dà l’uovo e carne tenera
Ognuno vale ppi chiru ca tene
Quanto hai tanto vali (Tanti , quantum habeas , sis )
Oje
Oggi , dal latino hodie
Oje ‘n figura , dumani ‘n sepurtura
Oggi vivi , domani morti ( pulvis et umbra sumus )
Oje figura , dumani ‘nseportura : viatu chini ppi l’anima procura
Oggi vivi , domani morti : beati coloro i quali pensano alla propria anima
Omu de vinu , quattro a carrinu
Di uomini ubriachi con 40 centesimi ne compri quattro
Omu di ganga
Mangione
Omu nun si difendi si avi ricchia panda
Se stai con le orecchie basse tutti ne profittano
Un canto popolare , sempre della serie lamentosa , così recita :
. ..Amaru chi allu mundu ha oricchi pandi
non si po’ mèntari dintra a li fondi
si trova sempre dintra ‘mmbrogghi randi…
Otto e novi , fora affascinu !
Otto e nove ( detto augurale preso dalla cabala e molto in uso tra noi
) e in aggiunta : “che non sia affascinato “
- 147 -
c
Paga caru ca duormi ‘mparu
Per avere la merce buona devi spendere
Pagura guarda vigna e no sipàla
Il vigneto lo custodisce la paura e non la siepe . ( La forza morale
ha il sopravvento su quella materiale )
Paisi chi vai , usanza chi trovi
Paese che vai , usanza che trovi (Quot regiones , tot mores)
Pàmpina larga,pàmpina stritta , cunta la tua ca la mìa è ditta
Racconta ora quello che sai tu perché quello che sapevo io in un
modo o in un altro te l’ho raccontato
Pane ‘i vilanza unn’jnchia panza
Il pane per essere buono deve essere fatto in casa
Pane ccu l’uocchi , casu senz’uocchi e vinu ca ti caccia l’uocchi
Pane con gli occhi , formaggio senza occhi e vino generoso
Pane evitatu gènera pitittu
Ciò che è proibito ( evitatu : vietato ) genera maggiore attrazione
Pane , amaru chine nun ne sc-cana , ca puru ccu li màllari ti
nne fai ‘na pitta
Sventurato chi non sa o non può manipolarsi il pane da sé , perché
anche con le briciole di pasta te ne puoi fare una focaccia ( sccanu : spianare la pasta facendone pane ; màllari : la pasta che
rimane appiccicata alle dita )
- 148 -
Pane ‘i jurnata , farina ‘i misàta , vinu d’annata
Pane di un giorno , farina di un mese , vino dell’anno
Pannu buonu ‘nsica alla pezza , vinu buonu ‘nsica alla fezza
Il panno buono e il vino generoso si mantengo tali
briciole
fino alle ultime
Panza china canta e nò cammisa janca
Prima bisogna pensare al nutrimento , poi al vestimento
Panza china fa cantare
Lo stomaco sazio fa cantare
Panza china nun crida a dijunu
Chi ha mangiato non crede a chi è digiuno
Panza mia fatti capanna
Pancia mia preparati a un lauto pranzo
Para fissa , ma unn’è mancu spiertu
Sembra scemo ma non è nemmeno intelligente
Parienti ca nun t’onurunu e vicinu ca nun si presta , fujili
cumu peste
Tieni lontani come la peste i parenti che non ti onorano e i vicini
cui non puoi fare nessun affidamento
Parma ‘mbusa , gregna gravusa
La pioggia della domenica delle Palme , giova ai frumenti (!)
Parola ditta
afferrari
nun
si po’
ritirari
e
petra
minata
nun
si
po’
La parola o l’offesa detta non si possono ritirare , come la pietra
lanciata non si può fermare
- 149 -
Parra cumu t’à fattu mammata
Parla con semplicità e con la lingua materna
Parra quannu ti ricuògli d’a fera
Parla dopo che hai fatto l’acquisto
Parra quannu ti ricuògli d’a festa
Prima di parlare vediamo che succede
Parrannu d’u diavulu spuntanu ‘i corna
Parlando di una persona cattiva , la si vede arrivare
Parrannu d’u suli spuntanu i raggi
Parlavamo bene di te , quando sei arrivato
Parrari assai è sgarrari
Chi parla assai rischia di sbagliare
Parru de ciciari e me rispuonni favi
Disrorso tra due persone che non riescono a capirsi
Partita arrivata , mai vinta
Si può raggiungere il punteggio dell’avversario, ma è difficile vincere la
partita
Passa ‘n angiulu e dicia ammenne
Mentre si parla di qualcosa , si avvera
Pàssaru ‘i campanaru
Saper tutto della gente
Passatu ‘u Santu , passata è ‘a Festa
Trascorsa la ricorrenza non c’e più l’obbligo del regalo
Pàtri è ppe mmia chiru ca me dùna pani
- 150 -
Se mi nutre io lo chiamo padre
Pe fari buonu l’uortu cce vo’ l’uominu muortu
La fatiga dell’orto distrugge l’uomo
Peccatu viecchiu , penitenza nova
Le colpe commesse in passato spesso vengono rinfacciate
Peccaturi statti all’erta : ‘a morti vèna certu
Peccatore pèntiti prima che venga la morte
Pede cata pede buonu maritu vene
Chi usa prudenza nel matrimonio , trova buon marito
Pedi cavudi e capu frisca
Bisogna tenere i piedi caldi e la testa fresca
Penza ara salute
Non affliggerti , non preoccuparti
Penzare alla crapigna
Non riflettere , pensare come persona stupida
Piglia ‘a pulice e falla chiangere
La pulce non piange e metaforicamente significa che non si può
pretendere l’impossibile
Pigliate
chinu
‘nu
purciellu
‘e ‘nu carrinu e falle ajjare ‘u scifutiellu
Acquista un maialino con pochi soldi , ma fagli trovare il truògolo pieno
Pigliati ‘u buonu cca ppi ‘u male cc’è sempre tiempu
Godi fin che puoi perchè il tempo cattivo arriverà
Pignata scuverchiata nun vulla mai
- 151 -
La pentola continuamente scoperchiata non bolle mai
Pilu di cani sarva muzzicuni
Il morso del cane si cura con il pelo del cane
Pirsuna aggiustata ‘si fa stimari senza spata
Il saggio si fa stimare senza ricorrere alla violenza
Pisci..traffinu
Inganno..ittico . Traslato : ingannare con astuzia
Pittulèra
Donna pettegola
Pitturi e pittasanti vannu cchiù arrieti ca avanti
I pittori e i tingi – santi sono sempre squattrinati
Pizzichi e vasi nun fannu pertusi
Baci e carezze non tolgono la verginità alle fanciulle
Ppe l’Annunziata ‘a spica è nata
Per il giorno dell’Annunziata , la spiga del grano è già nata
Ppe Santu Andrìa la fava nata sìa e si unn’è nata à da essere
siminata
Per Sant’Andrea (10 Novembre ) la fava deve essere
almeno seminata
Ppi ‘a guallara e ‘a ciotìa nun ci sunnu medicine
Per l’ernia e la stupidità non ci sono medicine
Ppi ‘nu buoni siminàtu , abbicenna ‘a paricchiàta
Se vuoi ottenere una buona semina , avvicenda i buoi
Ppi ‘nu puntu Martinu à persu ‘a cappa
Per un imprevisto hai perduto tutto
- 152 -
seminata
o
Ppi ‘nu stuortu cci vo’ currìa larga
Per la persona stolta ci vuole una esemplare punizione
( Duro nodo durus quaerendus est cuneus )
Ppi ‘u catarru vinu vullutu ccu lu carru
Per curare il catarro bisogna bere molto vino bollito
- 153 -
‘a minestra
- 154 -
Ppi fari sc-cattari a chiru ca parra , unn’è rispunna
Se vuoi vedere crepare di rabbia quello che parla , non
rispondere
devi
Ppi l’articulu quintu , chini tèna juocu ha vintu
Chi ha il gioco in mano ( il potere ) , ha vinto
Ppi l’uocchi è buonu ‘u nente
Gli occhi si curano non curandoli (!)
Ppi nun dari saziu alla morti è muortu ccu l’uocchi aperti
Per non dare soddisfazione alla morte è morto con gli occhi aperti
Ppi ogni duolu viecchiu cci nn’è unu nuovu
I dolori della vita non finiscono mai
Ppi prièviti , monaci e cani tena ‘u bastuni alli mani
Tieni pronto il bastone per preti , monaci e cani
Ppi Santu Dunatu (22 Ottobre) ‘u viernu è natu
A San Donato è già inverno
Ppi ttìa fa ‘a vita !
Beato te che te la godi !
Ppi ‘na picca sale ha persu ‘a minestra
Non hai fatto l’ultimo sacrificio e hai perso tutto
Pranzu curtu , vita longa
Per vivere a lungo bisogna mangiare poco
Prega lu galantomu e se vascia; prega lu villanu e se àuza
Prega il galantuomo e ti ascolta; prega il vallano e si insuperbisce
- 155 -
Prima à chiuvutu e doppu è allampatu
Siamo stati colti alla sprovvista
Prima i denti pua li parenti
La cura dei denti viene prima della cura per i parenti .
Risolvi prima i tuoi problemi poi pensa a quelli degli altri
Prìstu fòra
Presto fuori ( voce che serve per allontanare i cani )
Pruna mangiane pocu , di pira abbuttatinni
Mangia poco prugne perché sono lassative , ma mangia tante pere
perchè fanno bene alla salute
Prunu mangiatinni unu , di pira jnchiati ‘a panza , di cerasi
cchiù ‘ni minti e cchiù ‘ni trasi , ficu e fungi cumu jungi
Mangia una sola prugna , riempiti la pancia di pere , ciliegie per
quanto ne riesci a mangiare ,
fichi e funghi mangiali freschi ,
appena arrivano , appena li cogli
Puocu parole e cauda de panni , nun fau mai dannu
Le poche parole e il vestire caldo non arrecano mai danno
Puorcu abbuttu arrùozzula scifu
Non bisogna sputare nel piatto dove si mangia
Puru ‘a pulice tèna ‘a tussa
Non conti nulla e fai rumore , rivendichi
Puru ‘a regina tèna bisuogno d’a vicina
Nessuno può dire di non aver bisogno degli altri
Puru ‘e vacche nìvure fannu latti jancu
Anche le vacche nere producono latte bianco
- 156 -
Puru ‘Gnaziu tena viziu
Anche il povero ha i suoi vizi
Puru ‘i fissa vannu ‘mparavisu
Anche gli stolti vanno in Paradiso
Puru ppi cacari ci vò furtuna
Anche defecare è importante perché se non si fa si occludono i budelli
Puru ‘si buonu vestutu ‘u piecuraru fèta
Il pecoraio anche se vestito bene puzza di formaggio
Puru ‘u puorcu s’avanta lu scifu
Ognuno è portato a vantare le proprie cose
Puru Cristu avìa a Giuda
C’è sempre qualcuno che ti tradisce
Puru i pezzenti s’u abbutti ‘i patati
Anche i poveri sono sazi di patate
Puru l’uomu buonu à di stare fora ‘a casa
Anche l’uomo ordinato non deve stare molto tempo a casa . La donna ha
sempre qualche segreto da custodire
Puru li chiacchiariati vannu ‘n paravisu
Anche per i beffati c’è un posto in Paradiso
Puru ‘ u mari vò acqua
Nel senso traslato : chi ha vorrebbe di più
Puru a vrashi diventa cinnara
Niente è eterno
- 157 -
Pùta i nipùti
Elimina i nipoti perchè vogliono solo sfruttarti
Putissi pèrdari ‘a vista ‘i l’uocchi
Che io possa accecare se non dico la verità
“ Pua vidimu “ è rimastu senza casa
Chi tentenna non costruisce
- 158 -
d
Quadara arràssati sinnò me tingi
Doppia interpretazione : o l’esortazione dell’indolente che vuole che si
allontani la caldaia e non lui per non sporcarsi o l’invito alle cattive
persone a non avvicinarsi
Quannu ‘a cascia è aperta puru ‘u Santu pecca
Quando la cassa è incustodita anche il Santo ruba
Quannu ‘a fimmina s’à di maritari si minta ‘npuppa cumu ‘na
bannera e va diciennu ca sa mètari e filari , ma nun sa minta ‘u
miccia ara lumèra
Quando la donna vuole maritarsi si mette in evidenza e dice che è una
buona lavoratrice e donna di casa ed invece non sa nemmeno accendere il
lume
Quannu ‘a fortuna vo’ , trova la via
Quando la fortuna vuole sa dove trovarti
Quannu ‘a gallina canta ha fattu l’uovu
La gallina che canta annuncia che ha fatto l’uovo
Quannu ‘a gatta nun arriva aru purmuni , dìcia ca puzza
Quando una cosa è irraggiungibile si è disposti a dire che non ne
valeva la pena . E’ lo stesso di : ‘a vurpa ca nun arriva a l’uva ,
dìcia ca amarìa
Quannu ‘a mamma nun tèna furtuna mancu ari figli cci la
duna
Quando la mamma non ha fortuna non la dà nemmeno ai figli
Quannu ‘a persuna nun la canusci nun ne parrari
Se una persona non la conosci astieniti da lodarla o da criticarla (
Antequam noveris , a laudando et vituperando abstine )
- 159 -
Quannu ‘a trippa è china ogni cosa feta
Alla persona sazia il mangiare gli fa puzza
Quannu ‘a vilanza penna , ‘a justizia è morta
Quando il piatto della bilancia pende , la giustizia è morta
Quannu ‘si ‘ncudina statti , quannu ‘si martiellu vatti
Soffri quando sei incudine , ma riscattati quando sei martello
Quannu ‘u cielu è pecurinu , acqua e vientu la matìna
Quando il cielo è a pecorella , arriva l’acqua e il vento
Quannu ‘u diavulu t’accarizza , vò l’anima
Quando una persona ti circuisce vuole qualcosa
Quannu ‘u lignu è virdi si chica
Da giovani si può essere modificati
Quannu ‘u lupu caca , ‘a piecura è fuijuta
Non bisogna distrarsi altrimenti la preda sfugge
Quannu ‘u poveru dùna aru riccu , ‘u diavulu rira
Quando il povero da al ricco , il diavolo se la gode
Quannu ‘u re cada , l’assu trema
Quando cade il re , l’asso è in pericolo
Quannu ‘u spacchi vidi si ‘u miluni è russu
Le sorprese molte volte si hanno a fatto accaduto
Quannu ‘u tiempu è carestia , ogni bucu è galleria
In tempi difficili qualsiasi cosa può essere necessaria
- 160 -
Quannu ‘u vicinu tene , l’adduru ti
nne vene
Se il vicino possiede , qualche briciola ti può arrivare
Quannu allampa allu Cetraru , ricogliati allu pagliaru
Quando i lampi arrivano da Cetraro , certamente pioverà
Quannu ara furmica li spuntanu l’ali è signu ca vò muriri
Quando spuntano le ali alla formica, la morte è prossima
Quannu cadi e t’azi nun s’i cadutu
Se cadi e ti alzi non può essere considerata caduta . Sei stato colto
da sfortuna , ma ti sei saputo riprendere
Quannu camini nun strudi scarpi
Se hai buona volontà il cammino non è sprecato
Quannu canta lu cucù , lu viernu nun c’è cchiù
Quando canta il cuculo , l’inverno è già passato
Quannu canta lu guleu , lu purcaru nega Diu
Quando canta il gufo ( guleu ) , il porcaio è preoccupato perché si
avvicina il freddo
Quannu cc’è l’accrissi suli e luna se mingrianu
Quando c’è l’ecclissi , il sole e la luna litigano
Quannu cchiù sai , nun cridi
Se sai le cose non credi all’ignorante
Quannu chiova a S.Giuvanni (24 Giugno),cadanu ‘i castagne
Quando piove il 24 giugno si dice che cadano le castagne
Quannu chiova ad agustu te fai ùogliu , mele e mustu
Se piove ad agosto farai molto olio , miele e mosto
- 161 -
Quannu chiova ad aprile ogni gutta è ‘nu varrile
Se piove ad aprile ogni goccia di acqua fa produrre un barile di
vino (!)
Quannu chiova allu suli liuni lassa l’alivi allu patrùni
Quando piove a luglio non affittare olive perché non saranno buone
Quannu chiova e nun fa zanca
Ti pagherò il giorno che piove senza che ci sia fango
Quannu chiova e tira vientu , va abbussa aru Cunvientu
Quando sei travolto dalle avversità della vita , trova rifugio in un
luogo di pace : il Convento
Quannu chiova tutti li cavuni curranu
Quando piove tutti i burroni mandano acqua
Quannu cummanna ‘a gallina , ‘a casa và ‘n ruvìna
Quando comanda la moglie le cose non vanno bene
Quannu Diu nun vo’ puru i Santi fannu i surdi
Quando Dio non vuole pure i Santi diventano sordi
Quannu Diu te vo’ castigare te leva lu cervièllu
Quando Dio ti vuole castigare , ti fa diventare demente ( Quod Deus
vult perdere , admentit )
Quannu escia lu liti chiovi a varrili
Quando esce l’arcobaleno piove a barili
Quannu fisc-ca ‘u sc-cutu , ‘u viernu sinn’è jutu
Quando fischia l’assiolo (gufo) , l’inverno è andato via
Quannu lampa scampa , quannu trona chiova
Quando lampeggia spiove , quando tuona piove
- 162 -
Quannu mina lu vientu aza la pala
Quando arriva il vento smetti di lavorare
Quannu nun c’è salute i guai nun s’u nenti
La cosa più importante della vita è la salute
Quannu nun poi viviri a lu guttu , vivi allu cunnuttu
Quando non puoi bere nel bicchiere , bevi alla fontana
Quannu passanu li grò , lassa i fatti ‘e l’ate ‘e fatti i tò
Quando passano le gru , preoccupati dei fatti tuoi (!)
Il significato potrebbe essere che siccome le gru passano durante il mese di marzo e in questo mese
è più faticoso il lavoro dei campi , non si deve perdere tempo a interessarsi dei fatti degli altri , ma a
pensare ai fatti propri e quindi al lavoro
.
Quannu se mancia nun se sta a patrùne
Quando si mangia non si sta a servizio di nessuno
Quannu se mangia se cummatta ccu ‘a morti
Quando si mangia si combatte contro la morte perché c’è rischio di
rimanere affogati da qualche boccone
Quannu se mangia nun se parra
Quando si mangia è da maleducati parlare e c’è anche il rischio di
restare affogati dal cibo ( come sopra )
Quannu settembre è asciuttu matura ogne fruttu
Quando settembre è asciutto maturano tutti i frutti
Quannu sona l’Ave Maria o alla casa o ppi ‘a vìa
Non farti sorprendere dal buio fuori casa
Quannu tieni siti nun dici : ‘st’acqua nun la vuogliu
Quando si ha bisogno si accetta qualsiasi forma di aiuto
- 163 -
Quannu tieni ‘u cucchiaru minièstri cumu vu’
Quando hai il potere puoi fare quello che vuoi
Quannu unu ‘se minta all’abballu à d’abballare buonu
Se assumi un impegno lo devi assolvere bene
Quannu vidi ‘u munnu pagliusu vavatinni ara casa
Quando vedi che inizia una lite , vattene a casa
Quannu vidi l’arcu arriva l’acqua
Quando vedi l’arcobaleno arriva la pioggia
Quannu vidi lu cursùni chiami San Paulu
Quando hai bisogno invochi aiuto a Dio
Quannu viditi persichi , chiangiti ca l’estate è finita
Quando vedete le pesche piangete perché è l’ultimo frutto dell’estate
Quannu ‘a tavula è misa , chini nun mangia perdi ‘a spisa
Se la tavola è pronta e non mangi perdi la spesa
Quannu ‘Gnaziu è abbuttu tutti ‘u ‘mmitanu
Quando una persona è sazia viene invitata
Quannu ‘u gattu nun c’è , i sùrici abballanu
Quando manca il controllo tutti ne approfittano
Quannu ‘u parente curra , ‘u buonu vicinu è già arrivatu
Aiutano più i buoni vicini che i parenti
Quannu ‘u piersicu matura ,‘u juornu ccu la notte si misura
Quando le pesche maturano , notte e giorno sono a pari
Quannu chiova e mina vientu , de jri ‘a caccia unn’è tiempu
- 164 -
Con la pioggia e con il vento non bisogna andare a caccia
Quannu se sente d‘a rinninella ‘a cantata, ‘a scugna è arrivata
Quando si sente il canto della rondine,è arrivata la primavera
E sul canto della rondine un canto popolare dell’innammorato afflitto , dice :
… O rinninella che passi lu mari
ferma quantu ti dicu due paroli ,
quantu te scippu ‘n pinna de st’ali
‘na lettera ci fazzu a lu miu amuri ;
tutta de sangu la vuogliu bagnari
e ppe sigillu cce mintu stu cori :
accorta , rinninella , unt’annigare
tu perdi lu siggillu ed ju lu cori…
Quannu te cridi di felici stari veni la morti e dici : mori
Quando pensi di aver raggiunto la felicità arriva la morte
Quannu vene lu mise ‘e maju lassa ‘u sicchiu e và allu vadu
Quando viene il mese di maggio lascia il secchio e prenditi cura degli
armenti percè il sole alto nuoce al bestiame
Quannu vidi tanti cani a ‘n uossu ,‘a meglia cosa è chi t’arrassi
Se vedi una donna con tanti corteggiatori , stattene lontano
Quannu zappi e quannu puti né parenti e né niputi ; quannu pua
rapi ‘u vinu..cchi vinu ziu Peppinu !
Quando c’è da lavorare nessuno ti aiuta , quando si festeggia tutti a
brindare
Quattro s’u li veri minchiuni : chini si mangia quantu tèni ,
chini dici chiru ca sa , chini dicia quantu tèni e chiru ca dìcia
duvi va
I veri stupidi sono quattro : chi mangia quello che ha , chi dice quanto
sa , chi dice quanto ha e chi dice dove va
- 165 -
e
Radicchia beneditta , ‘nterra ‘si nata ma ‘ncielu ‘si scritta ; mo
te vuogliu arradicchiare dintra tricientusessantasìa mali
Breve filastrocca
dell’elleboro
sulla
credenza
popolare
della
potenza magica
Raggia senza forza nun vale
L’ra senza forza è inutile ( Vana sine viribus ira est )
Ragnu di sira , furtuna tira
Il ragno di sera è segno di fortuna che arriva
Rènna chiru ca t’ànnu fattu ca unn’è peccatu
Rendere il torto subito non è peccato
Renne e Santu Fili fatti ‘a cruci quannu ‘i vidi
Quando vedi uno di Rende o di S.Fili , fatti il segno di croce
Requia sc-catta ‘mpace
Latinismo storpiato dal volgo di “ requiescat in pace “ che
rende , in modo colorito , il riposo , la pace :
sc-catta ‘mpace
Ricchie longe , vita longa
Si pensa che chi ha orecchie lunghe viva a lungo
Ricchie aperte e vucca chiusa
Ascolta e non parlare
Rispetta l’arvulu ppi l’umbra ca ti duna
Rispetta l’albero per l’ombra che riesce a darti
- 166 -
però
Risu ‘n’ura tisu
Il riso dopo un’ora si digerisce
Risu senza ragione o è pazzu o e minghiuni
Chi ride senza motivo o è pazzo o è scemo
Roba ‘i notte , vrigogna ‘i juornu
Il lavoro fatto di notte molte volte non è perfetto
Robba truvata unn’è arrubbata
Chi prende una cosa trovata non ruba
Rocamaterna
Requiem aeternam
Russanu e Curiglianu , terra russa e mali cristiani
A Rossano e Corigliano terra rossa e cattiva gente
Russu pilu , malu pilu
La persona dal pelo rosso è cattiva persona
- 167 -
f
S. Pietru s’à fattu prima ‘a varva sua
Pensa prima a te , poi agli altri
S.Franciscu ha dittu : prima Charitas e doppu Charitatis
Come sopra
S’à jucatu ‘a via
Non può più uscire di casa perché troppo indebitato . Ormai non
potrà più chiedere credito
S’à pigliatu ‘a manu ccu tuttu ‘u vrazzu
Si è presa eccessiva confidenza
S’è ‘mbrugliata ‘a matassa
Si sono complicate le cose
S’è cùottu ccu l’acqua sua
Si è fatto male da solo , ha imparato a proprie spese
S’è fattu acitu
Persona che comincia a guastarsi
S’è jettatu avanti ppi nun cada
Per non essere coinvolto , ha già trovato una scusa
S’è ricùotu ccu ‘na manu avanti e ‘n’atra arrieti
E’ ritornato senza concludere nulla
- 168 -
S’è vrusciatu ‘u furnu e nun fa cchiù pane ?
Non bisogna arrendersi , in qualche modo si dovrà pur fare
S’u ditti ‘i Missi a Palermiti
Le Messe gratuite sono finite , sono rimaste solo quelle a pagamento
Saccu vacanti nun sta all’impiedi
Chi non mangia non può stare in piedi
Salute e frasca , ha dittu ‘a crapa
Ci vuole la salute , ma anche il mangiare
Sancu e dinari s’u forti ari cacciari
Donare il sangue e sborsare denaro sono dure a compiersi
Sangu vo’ sangu
Vendetta vuole vendetta e i calabresi per questo sono maestri . Vedi
la voce faide
Santa Lucìa
perduta
ccu
l’ùocchi
pizzuti , fammi
truvari
‘na
cosa
Filastrocca rivolta a Santa Lucìa ( Santa protettrice dei non vedenti )
per chiedere aiuto a trovare una cosa smarrita
Sapi cchiù ‘u pazzu ara casa sua ca ‘u saviu ‘ncasa d’avutri
La persona modesta conosce i propri limiti , il saccente no
Scasuni no dummannatu , è peccatu confessatu
Scusa non richiesta
accusatio manifesta )
è
peccato manifesto . ( exusatio non
Sciacqua Rosa e viva Agnese
Godiamo a nostre spese
Scupa e zappa nun ci s’u ppe mazza
La scopa e la zappa servono per lavorare e non come bastoni
- 169 -
petita ,
Se liètica lu stuortu
Litiga per ciò che non è giusto
Secunnu lu Santu se fa la festa
Si da per quello che si riceve
Senta ‘a missa e doppu fujia
Ascolta la messa ma dopo allontanati dal prete
Senta ‘nu pisu supra ‘u stomacu
Sente il bisogno di liberarsi di una preoccupazione , rimorso
Senza mazzi si fannu i figli pazzi
Se non ci sono batoste i figli crescono pazzi , viziati
Senza sordi nun si cantanu missi
Se non hai denaro non puoi
servet de atare vivere debet )
pretendere
una messa - ( qui
Senza uogliu ‘a rota nun camina
Se non si fanno regali non si ottiene il favore
Servi e garzuni ‘n annu e nò cchiuni
Se vuoi essere ben servito non tenere il servo più di un anno
Setti misi , setti visi
Durante i primi mesi di vita i bambini cambiano aspetto
Sgarru ‘i mièdicu , vuluntà ‘i Diu
Errore di medico , volontà di Dio
Si ‘a furtuna vò , veni
Se la fortuna ti assiste un giorno verrà a trovarti
- 170 -
atari
Senta ‘a missa e doppu fujia
Ascolta la messa ma dopo allontanati dal prete
- 171 -
Si ‘u culu trona , chiova mmerda
Alcune azioni preannunciano quelle
successive
Si accussì brutta , ca quannu te viju ‘u core se fa cchiù scuru
da menzannotte
Sei cosi brutta che quando ti vedo il cuore mi si rabbuia più della
mezzanotte
Sentite che dice Filippo Eugenio Calvelli in merito alla donna brutta nella sua lirica “ Lu viernu “ :
“ …Lu viernu è bruttu assai nuce de cuollu ,
ma ‘paragune a tie lu viernu è bellu…
Chi nun te lassi mai lu tuorcicuollu ,
chi te caji lu cielu ppe cappiellu ,
chi t’agghiutti l’abissu sana sana
brutta befana…”
Si accussì passa , di palate mi spassu
Se continui così ti prendo a bastonate
Si addummani nun fa sgarru
Se chiedi non sbagli
Si all’acidu vù dari ‘na botta , t’è mangiari ‘na frisa cotta
Se vuoi dare sollievo all’acidità di stomaco devi mangiare una fresella
cotta
Si alla casa c’è lu gattu , lu sùrice sta mattu
L’autorità tiene a bada i riottosi
Si allu mutu ci cacci ‘u pani li vena ‘a parola
La necessità , il bisogno danno forza e coraggio
Si avi ogghiu ‘a lampa ‘u malatu campa , si ‘a lampa ‘ndi voli
‘u malatu mori
Se il lume ha l’olio l’ammalato ancora vive , ma
l’ammalato muore ( E’ finitu l’uogliu da lampa )
se
l’olio
finisce
Si avissi ‘a capu duvi tiegnu i piedi , mi facissi ‘na vivuta
Il massimo dell’indolenza
- 172 -
Si di cori di fimmina ti fidi , facce ‘e paravisu nun vidi
Se presti fede al cuore di una donna , non vedrai Paradiso
Si di fungi cci s’u tracce , arrivano ‘i beccacce
Se l’anno è buono per i funghi sarà buono per le beccacce
Si dìcia ‘u peccatu , ma nun ‘si dìcia ‘u peccaturi
Si racconta un fatto , ma non chi lo ha detto
Si è ‘ranni ‘u fuossu nun stènnari ‘u passu
Se il fosso è lungo non tentare di saltarlo
Si fa ‘a carizza ara gatta , te rasc-ca
Spesso l’azione affettuosa è ricambiata con ingratitudine
Si fazzu cuoppule nascianu figli senza capu
Sono sfortunato
Si jennaru tèna ‘a cammisa , Marzu piscia di li risa
Se a Gennaio fa caldo a Marzo farà freddo
Si l’acqua forra bona nun jerra jume penninu
Se l’acqua fosse buona non si perderebbe nei fiumi : un calcio in
bocca alla proverbiale saggezza !
Si la vita jetti abbasciu , l’anima sinn’escia
Se non curi la salute , perdi la vita
Si lu viernu nun vernizza e la state nun statizza , l’annata
nun garbizza
Se l’inverno non fa freddo e l’estate non fa caldo , l’annata non
sarà ubertosa
Si mi duni stuppa , stuppa te riennu
- 173 -
Se mi fai un torto te lo restituisco
Si mi fazzu ‘a cruci mi ‘nciecu l’uocchi
Ogni cosa che faccio non mi riesce
Si mini cavuci a tutti li petri nun ti rimananu scarpi
Non puoi reagire e contestare sempre
Si mini petra nun tirari vrazza
Se commetti un’azione non devi poi nasconderti
Si nanna campava nun murìa
Ascoltare un discorso inutile
Si nun ‘si chiamatu nun ti ‘mmisc-cari
Se non chiedono il tuo intervento , non immischiarti
Si nun c’è farina nun c’è pani
Se manca la farina non c’è pane ( Panis non conficitur sine farina )
Si nun canusci l’arti chiudi putiga
Se non si conosce il mestiere si finisce per fallire
Si nun la pu’ pigliari tutta , pigliala rutta
Se non puoi avere tutto , accontentati di un pezzetto
Si nun sai natàri nun ti jettari a mari
Se una cosa è rischiosa e non la sai fare , non provarci
Si nun tieni carni , viviti ‘u brodu
Se non puoi avere il meglio , accontentati
Si nun vu’ perdari l’amicu nun lu maritari o farlu zitu
- 174 -
Se non vuoi perdere l’amico non aiutarlo a sposarsi o a fidanzarsi
Si nun c’è capu nun serva cappiellu
Se una persona non ha testa inutile perdere tempo
Si rispetta ‘u cani ppi amuri d’u patrùni
Si è gentili con il figlio per rispetto al padre
Si sa cumu si nascia , ma nun si sa cumu si mora
Non si conoscono le vicende della vita
Si scuonti ‘nu jejjiu e ‘nu lupu ammazza prima ‘u jejjiu e dopu ‘u
lupu
Spara pure all’albanese , ma lascia stare il lupo
Si sparagni a muglierta aru liettu , l’avutri si la futtanu aru
ruviettu
Se non accontenti tua moglie a letto , troverà
altrove ( magari nel roseto della tua stessa casa )
Si sparti ricchizza , jungi povertà
Se dividi un patrimonio nessuno diventerà ricco
Si sta’ cittu nun fa mali a nessunu
Il silenzio è d’oro
Si stu mastru se quadìa alla fatiga fa ppe dua
Quando questo lavoratore si scalda fa per due
Si te cada ‘u dentinu cce dìcimu ‘a canzuncina
Quando ti cade il primo dente diciamo la canzoncina
E la canzoncina è questa :
Muru viecchiu e muru nuovu ,
te’ ‘u viecchiu e dammi ‘u nuovu ,
forte cumu ‘nu chiovu ,
e jancu cuomu ‘na cozza d’uovu
- 175 -
soddisfacimento
Si te muzzica ‘u sasamile curra priestu ara cannila
Se ti mozzica una salamandra , accendi le candele perché ti trovi in
procinto di morte
Si ti fa piecura ‘u lupu ti mangia
Non mostrarti docile altrimenti il forte prende il sopravvento
Si ti vù pigliari ‘na pirucca fatti prima ‘na base d’acqua
Se ti vuoi ubriacare devi prima bere tanta acqua
Si ti vu’ truvari buonu , piglia ‘u munnu cumu vene
Se ti vuoi trovare bene prendi le cose per come vengono
Si ti vu’ truvari curnutu , ‘nzurati a Gaiatu
Se ti sposi a Gagliato rischi di diventare cornuto ( ! )
Si truovi ‘nu nidu ti lu pù pigliari
I nidi sono di chi li trova ( Usi e consuetudini )
Si truovi ‘u prièviti alla casa , fatti ‘nu
risu
Fai buon viso a cattivo gioco
Si unn’è zuppa è pane bagnatu
E’ più o meno la stessa cosa
Si viermi à di cacciari , agliu e menta à di strìcari
I vermi del corpo si eliminano strofinando aglio e menta
Si vo’ vida ‘a fimmina ciota , guardala ‘si mangia ara sagliuta
Se vuoi vedere una donna sciocca , osserva se mangia quando la
strada è in salita
Si vò mintiri ‘u stomacu alla prova , mangia pisci ricotta e ova
Se ti vuoi accertare se lo stomaco funziona , mangia pesce , ricotta e uova
Si vù ‘u bene penza ‘u male
Se vuoi ottenere il bene , prevedi anche il male
- 176 -
Si vù inchjari ‘u cellaru zappa e puta de jennaru
Se vuoi riempire la cantina zappa e pota nel mese di gennaio
Si vu’ ‘mmitare u miegliu amicu , carne ‘e crapa e lignu ‘e
ficu
Se vuoi invitare il migliore amico , offri carne di capra e legna di
fico
Si vu’ ‘mpoveriri manna l’omini e nun ci jiri
Se vuoi diventare
sorvegliarli
povero
manda
gli
uomini a
lavorare
e
non
Si vu’ campàre buonu piglia ‘a vita cumu vene
Se vuoi vivere sereno piglia la vita per quella che è
Si vu’ campàri ‘npace , sienti , vidi e tace
Se vuoi vivere in pace guarda , ascolta ma taci
Si vu’ campàri assai mangia picca e camina assai
Per vivere in salute mangia poco e fai assai moto
Si vu’ minestra sapurita cocia ccu pignata ‘i crita
Se vuoi una minestra saporita devi cuocere con una pignatta di
terra cotta
Si vu’ restare giuviniellu mangia ‘spàraci e pipariellu
Se vuoi restar giovane mangia asparagi e peperoncino
Si vu’ pigliari dua rièpuli , unu fujia e l’avutru scappa
Chi troppo vuole non ottiene nulla
Si vue mo t’arricchisci fatiga quannu te ‘ncriscia
Se vuoi arricchirti lavora quando ti rincresce
Si vue ‘mparari
mulinu
li
figli
malandrini
- 177 -
mannali alla scola
e
allu
Se vuoi che i figli
bazzicare al mulino
diventino
smaliziati
mandali
a
scuola
e
falli
Si ‘a‘mmidia fussa guàllara‘a gente caminassi ccu‘a carriola
Se l’invidia fosse ernia , l’avrebbero tutti
Si ‘mprestari forra buonu , tutti ‘mprestasseru ‘a mugliera
Se il prestito fosse cosa buona presteremmo le mogli
Si aprile nun fuossi dintra l’annu,nun si paterra nullu dannu
Se non ci fosse il mese di aprile non si patirebbe nessun
danno(Contraddizione dei proverbi : alcune volte il mese di aprile porta
bene , altre volte danno , altre ancora il mese potrebbe anche non
esistere (!)
Si cangi ogni mumentu fatighi assai e nun cunchiudi nente
Se cambi continuamente , lavori molto e non concludi niente
Si l’agielli canuscìanu ‘u granu , eramu tutti dijuni
Se tutti conoscessero le cose buone non resterebbe nulla
Si la jestima arrivassi lu curtiellu nun servissi
Se le bestemmie fossero efficaci non servirebbe il coltello
Si la crapa avissi vrigogna nun caminassi ccu ‘a cuda azàta
Oggi:se le donne avessero vergogna non andrebbero in giro con abiti
estremamente succinti
Si li mali se spannissiru allu sule , ugnunu se pigliassi li sue
Se i guai fossero esposti al sole , ognuno si limiterebbe a prendere
i suoi vedendo i guai degli altri ( Dice Mestastasio : Se ciascun
l’interno affanno si leggesse in fonte scritto , quanti mal che invidia
fanno ci farebbero pietà )
Si marzu nun marzìa lu massaru nun palìa
Se a marzo la stagione non è incostante , il contadino non otterrà
un buon raccolto
- 178 -
Si nun tieni nente , nente pierdi
Chi non ha niente non perde niente
Si nun ci minti l’acu cci trasa ‘a capu
Se non provvedi il problema diventa sempre più grande
Si nun vu’ guastari ‘a mandria caccia ‘a piecura rugnusa
Elimina chi contamina la compagnia(Una mala pecus inficit omne pecus )
Si ti fa monucu ‘nfiernu attizzi,‘si ti ‘nzuri ‘nfiernu abbrazzi
Se diventi frate alimenterai
abbraccerai l’inferno
il
fuoco
dell’inferno , se
ti
sposi
Si voi l’aviri toi nun peri , accatta timpe , valluni e costeri
Se non vuoi disperdere il tuo patrimonio , compra rupi , colline e
coste
Si vù ‘mparari a spisi ‘i l’avutri , circa cunsigliu aru patutu
Se vuoi imparare dagli altri , prendi consiglio da coloro che hanno
sofferto , mal patito
Si vu’ gabbari ‘u vicinu azati priestu ‘a matina
Se ti alzi presto la mattina puoi fare prima degli altri
( Ut famam acquiras , festinus desere lectum )
Si vue campari sanizzu doppu mangiatu te cuorchi ‘nu muzzu
Se vuoi vivere sano dopo pranzo coricati un poco
‘Si vù campàri cent’anni pippa ‘e crita e cannella ‘i canna
Chi fuma con la pipa di creta e bocchino di canna campa cent’anni
Vincenzo Ammirà , (Monteleone 1821 -1898) ribelle e irriverente poeta vibonese , dedica alla pipa ( ‘A
pippa ) 17 ottavine , la prima delle quali dice :
… Cara , fidata cumpagna mia ,
affommicata pippa di crita
tu di chist’anima gioia , allegria ,
tu sai la storia di la vita mia ,
e nuju , nuju megghiu de tia
pe quant’è longa , quant’è pulita ;
tu m’aiutavi quando la musa
facia lu ‘ngnocculu , trovava scusa…
- 179 -
Sientu ‘u fietu d’u micciu
Sentirsi scoperti , svignarsela
Simu arrivati aru siettu
Abbiamo raggiunto il fondo , non abbiamo più risorse
Socra e nora , mala parentela
C’è odio tra i parenti acquisiti
Sordi ‘mprestàti , nimici accattati
Denaro prestato nemico comprato
Sordi portau sordi , piducchi portau piducchi
Soldi fanno soldi , pidocchi fanno pidocchi
Sparàgna ‘a vutti quannu è china , ca quannu vidi ‘u funnu
nun ti serva lu spàragnu
Risparmi quando possiedi perché quando hai speso tutto è inutile
fare risparmi
Sparagna e cumparisci
Risparmiare e fare lo stesso un
buon acquisto
Sputa ca andumini
Si dice ironicamente per descrivere un fatto facilmente prevedibile
Statti allergu ! Sulu ara morte nun c’è riparu
Non bisogna mai perdersi d’animo , avvilirsi
Statti ccu ‘na signora e sia ‘na vecchia , ma ccu la villana
‘nun fari disigni
Consuma tutti i tuoi giorni nell’amore
villana non fare disegni
un
Statti ccu dua pèdi ‘ntra ‘na scarpa
Comportati bene , non essere rumoroso
- 180 -
cuore
gentile , ma
con
la
Stipa ‘a pezza ppi ‘u grupu
Conserva la stoffa che ti servirà per tappare il buco
Stipa ‘u milu ppi quannu fa sidde
Conserva la mela che ti servirà per quando avrai sete
Stipa ca truovi
Conserva per il momento di bisogno
Stipati l’odiu ca ‘u mumentu arriva
Conserva l’odio perché non mancherà il momento di usarlo
Storta va , deritta vene : sempre storta nun pò jiri
Non si può essere sempre scalognati
Strata chiana non ruppi carru
La strada in pianura non rompe il carro
Strittu ara caniglia e largu ara farina
Stretto con la crusca e largo con la farina (generoso)
Strittu ara farina e largu ara caniglia
Stretto con la farina e largo con la crusca ( avaro )
Strusciu ‘i scupa nova
Scopa nuova spazza bene la polvere (Verrit humum bene scopa recens )
Stùortu o mùortu c’è arrivatu
In un modo o nell’altro ce l’ha fatta
Su parrucu nun tena puorcu , picchì chiangi ?
Non addolorarti per fatti che non ti riguardano
Su cuoppu è strittu picca rrobba trasa
Non perdere tempo con chi ha poca intelligenza
- 181 -
Sucu de petra nun jinchìu rugagnu
Impossibile cavare il sangue dalle rape , come
capelli a un calvo (Difficile est calvum evellere )
difficile
tagliare
i
Sugnu cumu la gatta ‘ntra lu puzzu : me vuotu , me girjiu e
nente fazzu
Detto popolare di chi non riesce a uscire da una difficoltà
Sulità , Santità
E’ meglio star soli che in cattiva compagnia
Suonnu circa suonnu
Chi dorme vorrebbe dormire di più
E sulle ore del sonno , una filastrocca popolare dice :
‘ N ‘ura dorme lu gallu ;
Due lu cavallu ;
Tri lu viannante ;
Quattru l’amante ;
Cinque lu studente ;
Sie la bona gente ;
Sette lu bifuorcu ;
Ed uottu ogni puorcu .
E , ancora sul sonno questa volta inteso come sogno e speranza , Michele Pane ( Adami , Decollatura
1876 – Chicago 1953 ) , poeta che rimpiange la sua terra lontana e alla quale si ispira in molti suoi
canti sofferti , malinconici ma anche speranzosi per una aspettativa che non si concretizza , il ritorno
nella sua Adami , dice alla figlia Libertà :
… Lu suonnu arriva sempre catu catu ,
all’intrasatta , e nun vodi nullu ‘mbitu ;
rinninelluzza mia , duormi , sta’ citu ,
duormi , furestella de papà ;
cumpuortu de ‘stu core ‘ndoleratu ,
ultima mia speranza , o Libertà…
Supra lu ‘ngannature lu ‘ngannu cade
Spesso l’inganno torna addosso all’ingannatore
( Sagitta in caelum escussa in ferientem recidet )
Supra ‘a guallara ‘u carvunchiu
Essere perseguitati dalla sfortuna
Surcu cummoglia surcu
Per far fronte a una situazione difficile se ne crea un’altra
Sutta ‘a nivi pani , sutta a l’acqua fami
- 182 -
Con la neve l’anno è fruttuoso , con l’acqua è dannoso
- 183 -
g
T’à cumpratu ‘a gatta dintra ‘u saccu
Hai comprato ad occhi chiusi e ti hanno fregato
T’àju ‘mparàri e t’àju ‘i pèrdari
Ti insegno le cosa giuste , ma tu andrai via
Taglia cchiù ‘a lingua ca ‘nu curtiellu
Le maldicenze fanno più male di una coltellata
Tamàrri e caprietti sciancali allu piettu
Sfrutta fino in fondo contadini e capretti
Tanti pàmpini e poca rennita
Molta apparenza , ma poca sostanza
Tantu à grattatu ca s’è vistu l’uossu
Hai dilapidato tutto
Tantu à trunatu finu a quannu à chiuvutu
Dopo tanta attesa è successo quello che si prevedeva
Tantu è luongu quantu è fissa
Le persone alte non sarebbero intelligenti (!)
Tantu va la vummula all’acqua ca se rumpa
Tanto va la brocca all’acqua fino a quando si rompe
Tèna ‘a cuda ‘i paglia
Si scalda per niente , si offende senza motivo(apparente)
- 184 -
Tèna ‘a facce cumu ‘a gaccia
Essere smunti , macilenti
Tèna ‘a freve ‘i criscimùgnu
Ha la febbre da
sviluppo ( si dice per i bambini )
Tèna ‘a licerta ‘ncuorpu
Ha la lucertola in corpo , è persona impaziente
Tèna ‘a lingua longa
Parlare soverchio e spesso in mal senso
Tèna ‘a nivi dintra ‘a sacchetta
Ha fretta
Tèna ‘a vucca duci e ‘u cori amaru
Sembra gentile , ma è cattivo
Tèna ‘i manu bucate
E’ uno spendaccione
Tèna ‘i pili aru core
E’ persona che non ha pietà , è crudele
Tèna ‘i ricchie aperte e ‘a vucca chiusa
Ascolta e non parlare (regola omertosa )
Tèna ‘na facce ‘i Pasqua
E’ persona buona , sorridente , affidabile
Tèna ‘nu diavulu ppi capillu
E’ arrabbiato
- 185 -
Tèna ‘nu pisu supra ‘u stomacu
Ha un peso sullo stomaco – Vuol dire tutta la verità che conosce
Tèna ‘u curtiellu d’a parte d’u manicu
Può imporsi , è in condizioni di vantaggio
Tèna i pedi ‘i chiummu
E’ persona lenta e prudente
Tèna quattro jirita ara frunti
Persona dalla fronte alta , quindi intelligente
Tèna Santi ‘mparavisu
Ha conoscenze e amicizie importanti
Tèna terra spasa aru suli
E’ proprietario terriero , ricco
Tènati ‘a lingua
Non parlare sconvenientemente , tieni la lingua a freno
Tènati ‘a posta
Stai calmo , per il momento non reagire
Tenìre ‘a morte ‘ncuollu
Essere prossimo alla morte
Ti s’i persu dintra ‘nu bicchieri d’acqua
Non hai saputo prendere una facile decisione . Ti sei perduto per un
niente ( In minimis periclitari )
Ti s’i tagliatu ccu ‘na pagliuzza
Ti sei perduto per niente : E’ lo stesso di : Ti sei perduto in un
bicchier d’acqua
- 186 -
Ti salutu pèdi ‘i ficu
Dire addio a una speranza
Tiempu siecuta tiempu
Il tempo insegue il tempo
Tieni ‘a minna ara vucca e chiangi
Hai quello che vuoi e ti lamenti
Tièni ‘a vucca ca te puzza de latte
Non hai pratica del mondo e vuoi intrometterti
Tieni ‘u lupu e va truvannu l’urma
Hai trovato e non te ne sei accorto( Intus habet quod poscit)
Tintu ‘u figliu ca nun senta cunsigliu
E’cattivo figlio quello che non ascolta i consigli dei genitori
Tintu chini si spoglia ‘n vivienza
Guai per chi fa donazione quando è ancora in vita
Tira cchiù ‘nu pilu ‘i fimmina ara sagliuta , ca cientu carri
scisa
ara
Ha più forza un pelo di donna in salita , che cento carri in discesa
Toscia e moscia
Subito i soldi e subito la merce
Tri s’u i ricchizzi di ‘na casa : chirica rasa , petra perciata e
spaia pilusa
Tre sono le ricchezze di una casa : avere un prete in famiglia , un
bue e un mulino
Tri s’u li frati : alari , starnutiri e piritiari
Lo sbadiglio , lo starnuto e il peto sono tre fratelli innocenti
- 187 -
Tri s’u i putenti:’U Papa,’U Rre e chini nun tèna nenti
Tre persone sono potenti:il Re, il Papa e chi non ha nulla
Tricchi e tracchi tantu a parti
Dividere la posta , il bottino , l’affare
Troppi galli ‘ntra lu gallinaru
Troppe persone vogliono comandare
Truncune ‘e ficu
Buono a nulla
Truvammillu ‘nu maritu , jancu , russu e sapuritu , truvammillu
tali e quali cumu ‘e ttìa Santu Pasquali
Breve filastrocca rivolta a San Pasquale di Baylon , Santo bello e
protettore delle donne , affinché interceda nella ricerca di un saggio
e bel marito
Truvari ‘a pezza a culuri
Trovare scuse
Tuccàri ‘u cuscinutu porta furtuna
Toccare il gobbo porta fortuna
Tutte ‘e petre s’u bone ppi ‘a fràvica
Ogni pietra può essere utile per la costruzione
Tutte le vuci nun s’u nuci
Non tutto ciò che si dice è vero
Tutti i gusti s’u gusti
Ad ognuno piace una cosa diversa
Tutti i pazzi nun s’u aru manicomiu
Si incontra gente che dovrebbe stare chiusa in manicomio
- 188 -
Tutti i pensieri lassa e lu tua teni
Lascia tutti i pareri degli altri e tieniti i tuoi
Tutti i pulici tenanu ‘a tussa
La pulce non ha tosse e nel senso figurato sta a indicare un persona non
idonea a parlare o agire e che invece parla o agisce a sproposito
h
U riali mora aru ‘spitali
La persona leale muore povera all’ospedale
U riccu puru aru ‘nfiernu trova ‘a seggia
La
persona ricca pure all’inferno trova la sedia comoda
Uffa !
Sono seccato , non ce la faccio più
Una ne fa e cientu ne pensa
E’ irrequieto , per ogni cosa che fa , già ne pensa altre cento
Una ne paga cientu
Una colpa viene spesso punita anche per le altre che erano rimaste
senza castigo
Unn’ammuttari lu ciucciu allu penninu
Non insistere più , fermati
Unn’è carne ppi i denti tua
Non perdere tempo per un desiderio impossibile
Unn’è lignu ‘i Crucifissu
- 189 -
Non è persona affidabile
Unn’è oro tuttu chiru ca luce
L’apparenza inganna
Unn’è tuttu oru chiru ca luci e unn’è tuttu veru chiru ca si
dìcia
Non è tutto oro ciò che luccica e non è tutto vero ciò che si dice
Uòcchi ara vièrtula
Attenti al portafoglio
Uocchi e minni toccali ccu li
pinni
Occhi e seno toccali con delicatezza
Uocchiu ca nun vida , cori ca nun dola
Lontano dagli occhi , lontano dal cuore
Uocchiu mancu core francu ; uocchiu dirittu core affrittu
La trepidazione dell’occhio
destro porta male
sinistro
porta
bene , quella
Uominu ‘ntramatu lascu
Persona inaffidabile , debole
Uomu ‘i vinu nun vala carrinu
L’ubriaco non vale niente
Uomu covatusu
Uomo deteriorato come l’uovo che non è
più buono
Uomu sbanu è malu cristianu
Stai lontano dall’uomo che non gli cresce la barba
- 190 -
dell’occhio
Uomu senza casa e senza uortu è uomu muortu
Chi non ha casa e orto è uomo morto
Uomu superbu smerdìa giammèrga
L’uomo superbo deturpa la propria stima e quella del suo ceto
Uovu cacatu vale ‘nu ducatu
L’uovo fresco , appena nato , vale molto , vale un ducato
‘U forgiaru allunga ‘u
lignu
fierru , ‘u mastru d’ascia accurcia ‘u
Il fabbro allunga il ferro , il falegname accorcia il legno
Questi che seguono sono i versi dell’allora giovane Antonio Chiappetta (pseudonimo Vi-gabbo ) intitolati
A ‘na capu tosta e , di seguito , alcuni versi della sua opera Jugale nella quale racconta gesta ,
fatterelli e aneddoti stravaganti e gustosi che hanno avuto successo nella fantasia popolare . A dire il
vero , antecedentemente al Jugale , simile personaggio idiota e geniale , era già presente nella memoria
del tempo mitico del “ c’era una volta “ con la fiaba calabrese Jofà , che certamente il giovane
Chiappetta conosceva e che ha arricchito . Peccato che , come diceva Michele De Marco ( Ciardullo )
nella sua prefazione alla III Edizione del Jugale del 1966 , il poeta “dopo il successo festoso ,
completo e incontrastato , egli , di proposito e con tenacia resistente ad ogni sollecitazione o persuasione di
amici , abbia voluto abbandonarla ed in maniera definitiva . “
…Cu nu martiellu vatta lu furgiaru
‘nsina chi ‘u malu fierru s’addirizza ;
e tuppi tuppi funna lu gucciaru
tantu chi ‘a petra tosta se scannizza…
e nella presentazione di
Jugale
conosciuto in libreria ( Jofà )
si
intuisce
dai
versi
che
seguono
che
il
personaggio
… Duv’era natu nullu canuscìa :
iu sulu truvai li ‘ncartamenti
dintra ‘n’antica e vecchia libraria ,
e li puozzu mustrare a tutte ‘e genti ,
nu fogliu parra chiaru , a la cadenza :
Jugale natu propriu intra Cusenza…
‘U ‘mmitari è usanza , ‘u pigliari è mala crianza
Invitare è usanza , pigliare o toccare è cattiva educazione
‘U ‘mmitatu nun po’ ‘mmitare
Chi è stato invitato non può invitare
‘U ‘mpaccieru mora ccu lu vestitu ‘ncuollu
L’impiccione muore col vestito addosso , cioè ammazzato
‘U ‘ngannu fravica ruvine
- 191 -
l’aveva
Chi inganna costruisce la propria rovina
‘U ‘ntinnu di sordi ‘u sèntanu puru i surdi
Anche chi è sordo sente il tintinnìo del denaro
‘U bene si fa cercari , ‘u male si fa truvari
Il bene devi cercarlo , il male arriva non richiesto
‘U bisuognu te ‘mpara la via
Il bisogno indica la strada da percorrere
‘U buonu massaru a Sant’Indria à siminatu
Il bravo agricoltore per il giorno di S.Andrea ha già seminato
‘U cane d’a chianca trova sempri l’uossu
Il cane della macelleria sa come cibarsi
‘U cane muzzica ‘u strazzatu
I guai arrivano a chi già ne ha
‘U capu d’u viernu è ‘u misi d’agustu
Il mese di agosto prepara già l’inverno
‘U carvanaru porta bona nova allu patruni
Il calabrone porta la fortuna in casa
‘U castagnu s’abbàuza alla luna de jennaru
Il castagno si incide alla luna del mese di gennaio
‘U catu scinna ririennu e saglia chiangiennu
Il secchio scende vuoto e risale con fatica pieno d’acqua
‘U cavaddru d’a comunità mora di sidde
Il cavallo della comunità muore di sete perché nessuno lo accudisce
- 192 -
‘U cchiù sanu tena ‘a guallara
Si dice quando ci si trova
lamentano o sono ammalati
presso
una
famiglia
dove
tutti
si
‘U cecatu penza malignu
Il pensiero del cieco è cattivo (!)
‘U ciciaru supra ‘u tammurru
Non darti importanza
‘U cirviellu è ‘nu velu di cipulla
L’intelletto dell’uomo è fragile come il velo della cipolla
‘U ciucciu all’iertu , l’uomu allu penninu
L’asino si giudica in salita , l’uomo nelle situazioni difficili
‘U ciucciu ca mangia ficu ‘i lassa quannu mora
L’asino che mangia fichi non li lascia se non quando muore . E’ una
variante di : viziu ‘e natura finu ‘a morte dura
‘U ciucciu quannu raglia vo’ paglia
Anche il somaro quando deve mangiare protesta
‘U ciucciu raglia , l’uomo rinninìa e ‘a fimmina canta
Quando ha fame l’asino raglia , quando l’uomo è innamorato
quando la donna canta vuole marito
gira
e
‘U ciucciu viecchiu mora ‘mmanu ari fissa
L’asino vecchio muore in casa dello stupido. Nel senso traslato :
sbrigati a vendere e concludere un affare difficile , altrimenti non avrai
nessuna altra possibilità .
‘U còri nun ‘si cummanna
In tutti i dialetti : al cuore non si comanda
- 193 -
‘U cravunaru si tingia
Chi traffica in faccende losche si sporca
‘U cuntanti è natu doppu ca è morta ‘a credenza
Il credito è morto : bisogna pagare in contanti
‘U diavulu cci minta ‘a cuda
Il diavolo mette la sua impronta in ogni cosa
‘U diavulu e l’acqua santa
Siete fatti per non andare d’accordo
‘U diavulu nun tèna piecura e va vinniennu lana
Far fronte a impreviste difficoltà
‘U dittu è Vangelu
Il proverbio è Vangelo
‘U ficu è cucca , chini l’acchiappa s’ammucca
Il fico è buono e ognuno vorrebbe mangiarlo
‘U fuocu nun vruscia dote
La dote non si può bruciare , né sperperare
‘U gabbu coglia e ‘a jestima nò
La derisione dà più dolore della bestemmia
‘U gallu à cantatu , ma ppi mmìa unn’è juornu
E’ arrivato per me un brutto giorno
‘U gelusu mora curnutu
Chi opprime per gelosia finisce per essere cornuto
La gelosia è passione predominante nel nostro popolo .
- 194 -
Un canto popolare anonimo dice :
Sugnu tantu gelusu , si sapissi !
Nun vorra chi ccu mammata parrassi ;
nun vorra chi lu suli te vidissi ;
nun vorra chi ccu l’acqua te lavassi ;
nun vorra chi allu specchiu te mirassi .
Lu specchiu tradituri te ‘ngannassi !
Nun vorra chi alla Ghiesia mancu jissi ,
‘ncunu Santu de tia si ‘nnammurassi .
‘U giudiziu è de l’uomu , ‘a fatiga è d’u ciucciu
L’uomo lavora con l’intelletto , l’asino con il corpo
‘U grassu escia di fora
Quando l’abbondanza è eccessiva , tracima
‘U guappu d’a galera si nne prejia
Il guappo che sta in galera si vanta della propria condizione di
detenuto
Una canzone di detenuto di provenienza Acrese così dice :
“ Staju ‘ngalera ‘mmita e un mi nne pientu
Staju ‘ngalera ‘mmita e mi nn’avantu .
‘Nu guappiciellu me cacciau ‘nu dente
e l’ha pagata e l’ha chianciutu tantu .
Haju distruttu ad illu e alli parenti
de ‘u sangu luoru mi fici ‘nu mantu . “
‘U guappu more ppe manu d’u putrune
Il gradasso spesso è ucciso da un poltrone
‘U guvernu ne paccarija
Il governo ci fa soffrire la fame
‘U juocu è ‘nu pocu , ‘a risa è ‘na prisa
Poco gioco e risate perché ogni gioco dura poco
( Ludus bonus non sit nimius )
‘U juocu è fuocu
Il vizio del gioco brucia come il fuoco
‘U lassatu è perdutu , ‘u pigliatu è guadagnatu
Ciò che si lascia è perduto , quel che si prende è guadagnato
- 195 -
‘U latru nun duna fidi aru fidatu
Il ladro sospetta delle persone oneste
‘U liettu è di rosa si nun si dorma si riposa
C’è sempre un buon motivo per stare a letto
Sentite questo canto che parla di letto e profumo di rosa :
… Susate bene mio , susate susa
di chistu bellu liettu chi riposi ,
apera sti finestre chi su chiuse
quannu sientu l’adduru di li rose .
Illa , la mariola , me respuse :
‘s’ adduru lu mannu ju , ma no le rose…
‘U lignu puru si è stuortu manna ‘u fuocu dirittu
La legna anche se storta manda il fuoco diritto
‘U lupu perdi ‘u pilu ma nò ‘u viziu
Il lupo perde il pelo
mentem )
ma
non
il
vizio ( Lupus
pilum
‘U malu jornu porta male nuttata
Spesso chi nasce sfortunato fa una triste fine
‘U mangiari senza vìvari è tronàri senza chìovari
Mangiare senza bere è come tuono senza pioggia
‘U maritu caccia ‘u quatru , ‘a mugliera ‘u chiovu
Coppia di spendaccioni
‘U matrimoniu sulu ‘a morti ‘u scucchia
Detto antico non più vero per via del divorzio !
‘U mele porta musche
Quando una cosa attrae arriva la folla
- 196 -
mutat , non
‘U miedicu cura ma ‘a natura guariscia
Il medico cura ma la natura sana ( Medicus curat , natura sanat)
‘U miegliu mièdicu è Diu
Il vero medico è Dio
‘U mièrcuri jetta fora ‘a simàna
Quando arriva mercoledì la settimana può dirsi finita ( ! )
‘U misali jancu nun fa signora
Non basta una tovaglia bianca per essere chiamata signora
‘U muortu tèna sempre tuortu
Il morto ha sempre torto perché non può più rispondere
‘U murtaru puzza sempri d’agliu
I vasi conservano l’odore del primo contenuto
( Sapiunt vasa , quicquid primum acceperunt )
‘U Patreternu chiuda ‘na porta e rapa ‘nu purtuni
Se Dio ti toglie una cosa poi ti dà altre possibilità
‘U Patreternu manna pane a chini nun tena dienti
Dio manda cose buone a chi non può godersele
‘U Patreternu t’à mannassi bona !
Che Iddio ti aiuti !
‘U pattu va onuratu
I patti vanno rispettati ( Pacta sunt servanda )
‘U patutu ‘ni sa cchiù d’u mièdicu
L’ammalato spesso ne sa più del medico
- 197 -
‘U piaciri d’u ciucciu è la gramigna
Si dice per evidenziare cattivi gusti
‘U picca aggiova
Non esagerare fa bene
‘U piecuru nascia curnutu e mora ammazzatu
Si dice per i destini peggiori
‘U pieju castigu è l’abbannunu ‘i Diu
Il peggior castigo è essere abbandonati da Dio
‘U pieju è ‘nu puzzu senza funnu
Al peggio non c’è mai fine
‘U pisci puzza d’a capu
(Piscio fetit a capète) La colpa è sempre di chi comanda
‘U povariellu mangia pane e curtiellu
Il povero mangia pane senza companatico
‘U poveru ‘mpigna
Chi è povero è costretto a impegnare anche la sua povertà
‘U poveru e ‘u malatu s’u jsciuti d’u parentatu
Il povero e l’ammalato non sono curati dal parentato
‘U poveru nun tèna parola
Al povero non si dà ascolto
‘U prièviti tèna ‘na
manu longa e una curta
Il prete non da nulla e prende tutto
‘U primu pensieru è benedittu
- 198 -
La prima idea di una cosa da farsi è benedetta
‘U prisuttu è ‘na rutta
Quando apri il prosciutto si consuma tutto
‘U puorcu sonna glianne
Si dice di persone che fanno sempre le stesse cose
‘U puzzu è funnu e ‘a corda è curta
Non avere i mezzi per fronteggiare il bisogno
‘U re t’u pigli cum’è
Non lasciare mai la presa con il re
‘U riccu mangia quannu vò , l’affrittu quannu po’
Il ricco mangia quando vuole , il povero quando può
‘U riccu more cuntientu
Il ricco muore contento perché lascia l’eredità
‘U riccu si sceglia ‘a seggia
Chi può , sceglie il meglio
‘U rièpulu adduvi nascia , mora
La lepre dove nasce , muore
‘U risparmiu è guadagnu
Saper risparmiare fa guadagnare
‘U ruttu porta ‘u sanu
Spesso chi sta male aiuta la persona sana
‘U sabatu
mugliera
si
chiama
allegracòri
ppi
chini
tèna
beddra
Il sabato è un giorno allegro per chi possiede una bella moglie
- 199 -
‘a
E’ un verso – proverbio la cui paternità è affidata a Michele De Marco ( Ciardullo ) , tratto dalla poesia
‘U pecuraru , ma questi versi sono molto simili a quelli precedentemente scritti dal poeta – scrittore
Vincenzo Padula , da Acri ( 1819-1893) , prete liberale , che dal 1848 insegnò al Liceo Vittorio Emanuele
di Napoli ed ebbe tra i suoi allievi Nicola Zingarelli (che diventerà grande filologo e critico letterario )
e Salvatore Di Giacomo ( che diventerà protagonista del verismo , grande poeta e scrittore . Il Padula
collaborò con Di Giacomo sia nel giornale letterario Il liceo , sia alla stesura della prima novella di
Salvatore Di Giacomo La bellissima – Fantasia Medioevale . )
I versi del Padula della poesia sul pecoraio sono questi :
‘U pecuraru è comu ‘nu sumieru ,
ed allu liettu non ssi sa curcari :
quandu mindi la capu allu spruvieri
ssi cridi ch’è a lu zierru d’u pagliaru ;
quandu mindi la capu a lu cuscinu ,
ssi cridi ch’è lu trastrinu du pani ;
quannu tocca li minni alla mugliera ,
ssi cridi ch’è la piecura allu vadu
‘U saccu d’u latru nun si jnchia mai
Il sacco del ladro non si riempie mai
‘U sapiri si perdi ccu ‘a mala sciorti
Contro la fortuna il sapere non vale
‘U saviu stà cittu , ‘u fissa parra
Il saggio pensa , medita , lo stolto parla a vanvera
‘U scartu è a dinari
Al palo di denari è lo scarto , cioè agli interessi
‘U Signori fici lu poveru e lu riccu
Dio creò il ricco e il povero .
E’ il proverbio che evidenzia la rassegnazione di fronte alla diversità della propria condizione sociale .
Dio crea il bianco e il nero , e alla nascita sono tutti uguali , non fa distinzione : è l’uomo che di
questo segno distintivo se ne appropria
.
‘U sparagnatu aru diavulu è datu
Ciò che si risparmia se lo spende il diavolo
‘U sparagnu unn’è guadagnu
A volte quando si risparmia si fa un cattivo acquisto
‘U spiertu prièdica cuviertu aru fissa ca sta sutta l’acqua
Chi non ha problemi predica a chi patisce
- 200 -
‘U spiluòrciu se lamenta de chiru ca nun tene
All’avaro manca sia ciò che possiede che quello che non possiede (
Tam deest avaro quod non habet quam quod habet )
‘U spinnu d’u poveru nun tena luce
La speranza del povero non vede mai la luce
‘U spinnu d’u poveru s’u mangia ‘u vientu
La speranza del povero se la porta via il vento
‘U spuriu è furtunatu e sumiglia aru patru
Il figlio illegittimo è sempre fortunato e somiglia al padre ( ! )
‘U stupidu si canuscia allu risu
La persona sciocca si riconosce dal riso(In risu agnoscitur fatuus ) (
Risus abundat in ore stultorum )
‘U sularignu unn’è buonu mancu ppi ‘u Paravisu
La persona sola non è ben vista nemmeno in Paradiso
‘U suli chini vida scarfa
Il sole riscalda chi sta sotto i suoi raggi . Se vuoi avere fortuna devi
metterti in condizione di essere notato
Non è scaldato dal sole e né vede la luna ; non vede il suo paese e nemmeno il suo amore , il
carcerato di un canto popolare , citato anche nel “ Canzoniere Italiano “ curato da P.P.Pasolini , che così
dice :
… “ Carceri funnu , cuncavata tana ,
ogn’omu chi cce ‘ncappa s’abbannuna !
Si fravicatu a ‘na parte stramanu ,
chi nun ce passu mancu li cursuni !
Vorra sapire quantu su luntanu
de lu paise mio , de lu mì amure !
M’àu strapunutu a ‘nu scuogliu de mare
duve nun vatte né sule né luna…”
‘U suli e ‘a morte nun ‘si guardanu ‘nfacce
Il sole e la morte non si possono guardare in faccia
‘U suvierchiu rumpa ‘u cuvierchiu
- 201 -
Il superfluo arreca solo danni
‘U tacchiune chiangia ppi l’arvulu malatu
Il ramo patisce le conseguenze per l’albero ammalato
Le colpe dei genitori talvolta le pagano i figli
‘U tamarru è curmu di limarra
Il villano , per l’attività che svolge , è sempre sudicio
‘U tirapede mora piducchiusu
Lo strozzino muore pieno di pidocchi
‘U tamarru è curchiulusu gordinatu di natura , di la naca a lu
tavutu sempre ‘a corchia dura
Il contadino è rozzo disordinato per natura , dalla culla alla morte resta
sempre persona rozza ( rustica progenie semper villana fuit )
‘U varviere ti fa bellu , ‘u vinu guappu e ‘a fimmina fissa
Il barbiere ti fa bello , il vino ti fa audace , la donna ti raggira
‘U veru jocatùri di trissetti piglia e torna
L’abile giocatore di tressette fa la presa e torna allo stesso seme
‘U viernu arriva ppi i mali vestuti
L’inverno è freddo per chi non ha come coprirsi
‘U vinu buonu minta sangu
Buon vino fa buon sangue (Vinum bonum laetificat cor hominis )
‘U vinu buonu nun se fa acitu
Il buon vino non diventa aceto . Un altro proverbio dice che il buon
vino diventa aceto (!)
‘U voj chiama curnutu ‘u ciucciu
Dare agli altri i propri difetti
- 202 -
‘U bene d’u patruni è cumu ‘u vinu d’u fiascuni
Il padrone ti vuole bene fino a quando rendi
Il ricco , il proprietario , il padrone hanno sempre sfruttato i poveri , i servi e i contadini . Spesso con
soverchieria , con prepotenza che non avevano ragion d’essere .
Su questo atteggiamento , un canto popolare in dialetto monteleonese , tra il serio e il faceto , dice :
“ Arzira ‘nta la chiazza
vitti ad unu ccu ‘na varvazza ;
jeu ‘nci dissi : Bon giornu , gnuri .
Mi jettàu ‘nu buffettuni .
Jeu ‘nci dissi : Pecchì ?
Mi ‘ndi jettàu ‘n atri tri .
Quandu vitti ‘a mala pigghiata ,
mutavi strata .
Ilu vinni e m’arrivau
‘n’atri quattro mi ‘ndi jettau “…
‘U cinqu jènnaru l’animali pàrranu e alle funtane curra ùogliu
Fantasia popolare vuole che a mezzanotte della vigilia dell’Epifania gli
animali parlino e dalle fontane scorra olio
‘U cirogginu si struda e ‘a prucissioni nun camina
Perdere tempo
‘U cusituri ‘nfila piducchi
Il sarto guadagna poco
‘U ferramentu fa l’uomu valentu
L’attrezzo rende l’uomo capace
‘U focu cchiù ranti è quannu perdi l’amanti
Il dolore e la rabbia più grande si ha quando si perde l’amante
‘U malufierru sinni va ccu la mola
Se la lama non è buona non taglia
‘U mastru d’ascia lignu alliscia , ma la vurza tèna liscia
Il falegname lavora il legno ma è sempre senza soldi
‘U Pedacisi ca unn’ arrobba è malatu
Il Pedacese che non ruba non lo fa perché impossibilito
- 203 -
‘U piaceri d’u
l’erva longa
ciucciu
è
‘a
gramigna
e
chiru
d’u
cavaddru
Il mangiare che piace all’asino è la gramigna (triticum repens ) ,
quello del cavallo è il fascione d’erba lunga
‘U prièviti ‘i Cervicati è jiutu ppi fùttari e è rimastu fricatu
Nel senso
furbizia
traslato : il
furbo
spesso
paga
le
spese
per
‘U quadararu sceglia ‘u postu duvi mìntari ‘u manicu
Chi comanda fa quello che gli piace
‘U riruògiu miu camina arrieti
Invece di andare avanti , vado indietro , sono sfortunato
‘U Sangiuvanni si rispetta ppi setti generazioni
Il compare va rispettato per sette generazioni
‘U scarpàru taccu ticchia , ma è sempri poveru e mai riccu
Il calzolaio ripara tacchi , ma è sempre povero e mai ricco
‘U Signuri castiga puru ‘i sua
Quando sbagliano , il Signore punisce pure i suoi fedeli
‘U spinnu è ‘u pani d’i poveri
La speranza è il pane dei poveri
‘U strippàru ‘na notti sta allu liettu e cientu allu pagliaru
Il pastore sta una notte a letto e cento notti nel pagliaio
- 204 -
la
sua
‘U veru amicu è chiru ca ti duna mezzu ficu
Il vero amico è quello che divide con te anche un fico
‘Unn’era previstu aru calennaru
Accaduto imprevedibile
- 205 -
i
Vaju arrieti cumu ‘u curdaru
Invece di andare avanti vado indietro
Vaju ppi truvari grazia e truovu giustizia
Cercavo comprensione e ho trovato punizione
Vala cchiù ‘n amicu ca cientu ducati
Proverbio ricordato in tutti i dialetti italiani : è più prezioso un amico
che cento ducati
Vali cchiù ‘na bona parola ca centu lignate
E’ piu efficace parlare che picchiare
Vannu ‘i pilu
Vanno d’accordo , c’è complicità
Varrili , varrilottu ‘u tria vincia l’ottu
Chi raggiunge otto punti a scopa spesso perde la partita
Vàsciami ‘u gradu e àzami ‘a misata
Abbassami il grado e alzami lo stipendio
Vàttere ‘a capu muri muri
Non riuscire a ottenere
qualcosa
Vattiatu ‘e vennari
Battezzato di venerdì , giorno sfortunato
Venimu allu nuostru
Veniamo a noi , alla parte
perdiamoci in parole inutili
essenziale
- 206 -
del
nostro
discorso
e
non
Viata chira porta duvi escia ‘na figlia fimmina morta
Felice quella famiglia donde esce una figlia femmina morta ( ! ) Nel
mondo contadino pur di non perdere la terra che si doveva dare in
dote alla figlia femmina , si augurava la morte !
Viatu a tìa !
Beato te che te la godi e le cose ti vanno a gonfie vele!
Vicinu mi , specchiali miu
Il vicino di casa è il mio specchio : sa tutto di me
Vidi ‘u pilu ‘ntra l’uocchi ‘i l’avutri e nun vidi ‘a travi ‘ntra
l’uocchi tua
Accorgersi dei piccoli difetti degli altri e non volersi rendere conto
dei propri grossi difetti
Vientu ‘i fessura porta l’uomo ‘nseportura
Gli spifferi di vento fanno male alla salute
Viju la via e nun pozzu caminari
Vedo la soluzione , ma sono impedito
Viju ‘a petra ‘i l’avutri galliare e ‘a pinna mia jiri a funnu
Le pietre degli altri galleggiano e la mia piuma annega
Vinu e sigarette fannu male ara salute e ara sacchetta
Il vizio del fumo fa male alla salute e alla tasca
Vinu viecchiu e uogliu nuovu
Il miglior vino è quello vecchio,l’olio migliore è quello dello stesso
anno
Vinu , tabaccu e cunnu caccianu l’uomu di lu munnu
Vino , fumo e donne consumano l’uomo
- 207 -
Visciddrà
Esci da lì , vai fuori , vai via
Visignanisi , setti visi
I Bisignanesi sono falsi e fanno sette facce
Visita rara tènila cara
Chi non ti infastidisce con continue visite
rispettosa e devi tenertela amica
a casa
Viva acqua e mangia carduni
Per essere in forma bevi acqua e mangia cardi
Viziu ‘i natura finu ‘a morte dura
L’abitudine congenita dura fino alla morte
Vo’ paglia ppi cientu cavaddri
E’ arrabbiato , molto arrabbiato
Volire d’ogni agiellu ‘na pinna
Essere donnaioli
Vucca china nun parra
Chi ha la bocca piena non può parlare
Vucca vasata nun perde ventumata
Bocca baciata non perde reputazione
Vuogliu aiutu e tu mi dùni cunzigli
Ho bisogno di aiuto concreto e invece mi dai consigli
- 208 -
è
persona
m
Zappa ‘a terra tua , chianta spine a chire ‘e l’avutri
Coltiva la tua terra , non lavorare nella terra degli altri
Zappari ‘i fimmina,arari ‘i vacca,amara ‘a terra ca ci ‘ncappa
La terra lavorata da donna e da mucca non dà buoni frutti
Zita vasata nun perda ventura
La fidanzata baciata non perde l’onore . E’ una variante di pizzichi e
vasi nun fannu pertugi
- 209 -
`tÄ| W|àà|
- 210 -
…Brutta , litrara , lisciotta , sgarbata ,
anchella , culimuscia , subberviuta ,
sientite nzuoccu scriva sta pinnata .
Jatifetente cchiù assai de la ruta ,
vucchistorta , bagascia , sularina ,
ccù dulure ricogliete st’esciuta .
Pattèra , ruffiana , panzachina ,
diffuffata , spilorcia , minzunara ,
pigliate ppe garofalu sta spina .
Uocchi sgallata , sghiangata , magara,
sgraziata , brutta tutta , tignusazza ,
è junta l’ura e jire tara para…
( da “ La depravata “ di Francesco Notti
da Grimaldi – Tipografia Municipale
di Cosenza - Anno 1872 )
“ …Uh , chi te via cecatu , surdu e mutu !
Uh , chi te via ppe sempre spurtunatu !
E chi alli turchi pue te via vinnutu
e pozze stare sie mise malatu !
Chi te via fattu minutu minutu ,
cuomu quannu s’adaccia lu salatu !
Chi te pozza trovare verminusu
facce de ‘nfranziatu chiattillusu…”
( da ‘u mumuriale di “ ‘mbriga de li studienti “
di Ignazio Donati )
- 211 -
- 212 -
T
A cacarella nun ci vò culu strittu
Occorre
favorire gli eventi quando sono necessari
A dispiettu de muglierma me tagliu li cugliuni
Altro proverbio diffusissimo : faccio male a me stesso pur di nuocere
agli altri
Amicu , amicu , amicu ‘u cazzu
Provare delusione per un’amicizia
A quannu a quannu
Ce l’ho fatta appena appena , a stento
A ‘nu parmu d’u culu miu , futti ccu chini vu’
Fai quello che vuoi , ma non coinvolgermi
Anca di cane
Si dice così per indicare persona cattiva, malvagia
Ara casa ‘i l’avutri vasa ‘u culu puru aru purtulanu
Nella casa degli altri porta rispetto anche al portinaio
Ara facce tua
Alla faccia tua , per dispetto
Ara sissantìna lassa ‘u cunnu e piglia ‘u vinu
A sessant’anni lascia le donne e prendi il vino (!)
Ara squagliata d’a nivi si vidanu ‘i strunzi
Quando la neve si scioglie compaiono gli stronzi
- 213 -
Ari gagli
Brindisi diretto alla parte posteriore del corpo
Aru malu chiavaturi ‘i pili ‘li dunanu ‘mpacciu
Chi non fa bene una cosa trova sempre una scusa
Avissi ‘i jettari ‘u sangu
Che tu possa buttare il sangue , morire per emottisi
Azati culu e servati patruni
Fai da solo , arrangiati
‘A fimmina ccu la fissa ci cumpra lu pani,’u masculu ccu lu cazzu
ci mora di fami
Con il proprio sesso la donna campa e l’uomo con il suo muore di fame
‘A fissa ‘i suorta
Ingiuria destinata al pettignone della sorella
‘A gallina fa l’uovu e aru
gallu li vruscia ‘u culu
Io produco , lavoro e tu ti lamenti
‘A mmerda cchiù ‘a riminij cchiù puzza
Più a lungo dura una sconcezza , peggio è
‘A patissa chiangìa ca ‘u vulìa cchiù gruossu
Essere sempre insoddisfatti
‘A quazata ‘li va stritta
La scarpa gli va stretta . Metaforicamente : la situazione nella quale
si trova non è buona
‘A scusa d’u piritaru è ‘a tussa
Chi scorreggia cerca di trovar riparo dicendo che il rumore era dovuto a un
colpo di tosse
- 214 -
‘A vrachetta nun tèna rispettu
L’eccitazione non rispetta
‘A fissa ‘i mammata
Ingiuria destinata al pettignone materno
‘A ricetta d’u cazzu unn’è ‘u brodu ma ‘a carne
L’uomo desidera la donna
‘A vecchiaia fa pèrdari l’arrittu e nò ‘u chiuritu
La vecchiaia fa perdere le forze ma non le passioni
E della sustaria , angustia per la perdita delle forze fisiche , mentre quelle sessuali ancora riposte nel
cervello permangono , ne parlo in una mia poesia ‘ A visita , (Cantu ‘ntuossicatu , Rubbettino Editore
,2006 ) , che così dice :
“ Duttu’ , mò spiccia ‘n annu
ca nun mi vivu birri ,
mi tremanu li cerri :
cchid’è , ‘u parchinsonnu ?
Signu cadutu ‘nterra
e nenti m’arricuordu ,
mangiu e mi riscuòrdu :
cchid’è l’alzaimerri ?
Lientu tiegnu ‘u puzu ,
‘a ‘ntisa s’è vasciata ,
‘a vista sinn’è juta :
cchid’è , forsi m’à quazu ? “
Sapiti cchi m’à dittu ?
“ Unn’èssari sustusu ,
ppi ttìa s’e cunchiusu
‘u tiempu di l’arrittu ! “
- 215 -
V
Caggìula aperta , acieddru muortu
Gabbia aperta , uccello morto . Si dice per indicare l’abbottonatura
dei pantaloni aperta
Calavrisi e muli nun piscianu mai suli
I muli e i calabresi sono testardi
Cani e figli ‘i puttana lassanu ‘a porta aperta
I cani e i maleducati lasciano la porta
aperta
Cazzu arrittatu nun canuscia parentatu
..Ventre
caret)
affamato
non
ascolta
nessuno (Venter
famelicus
auriculis
Cazzu e cucchiaru
Si dice di persone che stanno sempre insieme
Cchi minna c’à truvatu !
Che fortuna che ti è capitata !
Cci vo’ penzare ‘u cuoddru stuortu d’a Riforma
Che tu possa essere maledetto dal Cristo della Chiesa della Riforma
di Cosenza
Ccu l’erva molla tutti si stujanu ‘u culu
Tutti si approfittano dei deboli
Cerca de jire a fare ‘nculo
Non mi seccare , vai via , vai all’inferno
Che di tìa si nne pirdissi ‘u stampu
Che della tua figura non si possa avere più ricordo
- 216 -
Chi ti vo’ vinìri ‘nu cancaru malignu
Senza scampo la bestemmia : si sottolinea il maligno
Chi ‘si vo’ struda l’uogliu d’a lampa d’a razza tua
Che tu possa morire insieme a tutta la tua razza
Chi vu’ passari ‘na mala Pasqua
Che tu non possa risorgere nemmeno per la Santa Pasqua
Analoga bestemmia manda Santuzza a Turiddu nella “Cavalleria Rusticana” di Pietro Ma scagni (A tìa ‘na mala
Pasqua)
Chi avissi ‘i sèntari ccu ‘na trumma
Che tu possa diventare sordo
Chi avissi mangiari ‘i ‘nu fiancu
Che tu possa essere alimentato per via diretta allo stomaco
Chi avissi spennari i sordi sulu ppi medicine
Augurare cattiva salute
Chi cci vu’ rimana ‘mpintu
Che tu non possa più tornare , che tu possa morire
Chi nun putissi stutàri ‘na luce ccu ‘nu mantu
Che tu non possa avere la forza di risolvere qualsiasi problema
Chi nun t’avissi ‘i vìdari cchiù bene
Che ti possano andar male tutte le cose
Chi nun vulissi mai truvari abbientu
Che tu non possa mai trovare pace
Chi puozzi murìri ppe purga ‘e sancu
Che tu possa morire per emorragia mestruale
- 217 -
Chi s’avissi di fàri vinu sulu ppi ‘a missa
Imprecazione della moglie dell’ubriacone
Chi t’à vu’ quazari
Che tu possa sparire con la morte
Chi t’è mmuortu
Bestemmia ai morti
Chi t’è muortu e stramuortu
Bestemmia a morti recenti e quelli storici
Chi te pozza fare ciancu
Che tu possa strozzarti ( ciancu : nodo alla gola )
Chi te via fattu minutu – minutu
Che tu possa essere tagliuzzato a pezzi sottilissimi
Chi te vìa grastatu !
Possa vederti evirato (E ’imprecazione volgare , dice Luigi Accattatis )
Chi te via niura
Che possa vederti vestita a lutto
Chi te vìa pezziàtu ‘i cca a due uri
Che ti veda fatto a pezzi da qui a due ore
Chi te via zoppa e ciunca e guercia e surda e muta
Un insieme di maledizioni ! Zoppa , cionca , guercia e sordomuta
Chi te viegna ‘na peste
Che tu possa diventare un appestato
- 218 -
Chi te vo ‘njelare ‘u sancu
Che tu possa avere
circolare il sangue
tanto
dolore
e
spavento da non poter
fare
Chi te vo’ chiavàre ‘n anticore
Che ti possa cogliere un aneurisma
Chi te vo’ vìniri ‘u capugattu
Che tu possa avere lo stranguglione
Chi te vo’ vinìri ‘u giallure
Che ti possa colpire l’itterizia
Chi te vonnu dire ‘a missa pizzuta
Che ti possano dire messa funebre grazie allla colletta degli amici e
parenti
Chi te vonnu fari ‘a varva ccu l’acitu
Che ti possano radere per l’ultima volta , da defunto
Chi te vuonnu fare ‘u rièpitu
Che possano dire per te la prèfica (lamentela funebre )
Un canto funebre di Pianopoli , un tempo Ferulitu Chianu ( Circondario di Nicastro ) , dice :
Màmmama , non mi ciangìri
nemmenu rièpiti fari ,
ca sugnu jutu ‘ngloria
cu l’angili a cantari .
Nemmenu rièpiti diri ,
ca sugnu jutu ‘ngloria
cu l’angili a godìri .
Chi ti vonnu ricoglia ccu ‘nu cucchiarinu
Augurare incidente mortale e corpo irriconoscibile
Chi ti vonnu scappari ‘i pedi
Che tu non possa più camminare , morire
Chi ti vonnu vinìri guai a tummini
Che tu possa avere tomolate di guai
- 219 -
Chi ti vu’ abbissari
Che tu possa disperderti negli abissi della memoria e che nessuno più si
ricordi di te
Chi ti vu’ arridducia a ‘nu funnu ‘i liettu
Che possa coglierti malattia grave da tenerti per lungo tempo a
letto
Chi ti vu’ fumari ‘a paglia d’u ‘mmastu
Che tu possa fumare la paglia dell’imbasto
Chi ti vu’ maritari e mùriri ppi li fungi
Che tu possa morire avvelenata il giorno del matrimonio
Chi ti vu’ squagliari cumu ‘u cirogginu
Che tu possa deperire a vista d’occhio
Chi ti vu’ truvari dintra a ‘nu chiaru ‘e luna
Che tu possa trovarti in difficoltà , senza mezzi
Chi ti vuogliu scuntàri davanti ‘a Chiesa
Che debba vederti elemosinare
Chi ti si vo’ squagliari ‘u sancu dintr’a sacchetta
Che tu possa avere uno spavento mortale
Chi ve vija scuntienti e distinti
Possa vedervi prima tribolati e poi defunti
Chi vo’ essa ‘ntruscia a vita
Che tu possa essere senza soldi per tutta la vita
Chi vù campari quantu ‘a nivi marzulina
Che tu possa vivere poco
- 220 -
Chi vù èsciari ccu i pedi davanti
Che tu possa morire
Chi vu jire allu ‘mpiernu quazàtu e vestutu
Che tu possa essere dannato nell’anima e nel corpo
Chi vu jire erramu, ramingu e spaturnatu
Che tu possa essere sempre solo, misero e senza patria
Francesco Toscani, letterato e poeta cosentino dell’800, in una sua bella canzone pubblicata nel
1880 sul periodico IL BUSENTO, parlando della condizione d’aniomo raminga e sconfortata
dell’innamorato, dice:
…“Senteme ‘nu pitazzu, oi furracchiola,
sentalu ‘n curtisia,
lu suonnu d’oru de la vita mia,
vucca de rosa, vucca de viola.
Hai de sapire o jigliu senza macchia,
ch’erramu e scunsulatu
io stietti sempre de cchi signu natu,
e ‘ nu juornu trillitu o ca me spacchiu!...
Chi vu’ stennari ‘i cuoria
Che tu possa avere la pelle stesa nel riposo della morte
Chi vù truvàri ‘a furma d’a scarpa tua
Che tu possa trovare un delinquente più forte di te
Chi vù vìdari ‘a morte ccu l’uocchi
Che tu possa trovarti in grave pericolo
Chi vu’ avìri
scuru cchiù d’a menzannotti
Che tu possa avere giornate buie , cattive
Chi vu’ chiangiari ‘u peccatu
Che tu possa soffrire per le tue colpe
Chi vu’ èssari furtunatu cumu l’erva d’a via nova
Non avere fortuna ed essere calpestato da tutti come l’erba che si
calpesta sul bordo della strada .
Sulla fortuna vale ricordare un vecchio canto popolare che dice:
Vitti ‘a furtuna mia ‘mmienzu mare
supra ‘nu nivuru scuogliu , chi chiangìa .
Ed ju tannu le vuozi addimmannare :
- 221 -
Cchi d’àj furtuna , tu chiangi ppe mmìa ?
Chiangiu ca nun te puotti mai aiutare ,
ti viju sciurtunatu e nun vulìa .
Furtuna ‘ngrata , si me vulie bene ,
quannu nascive me facìe mùrire ,
ca ‘un àju avutu mai ‘n’ura de bene ,
cuntintizza ju nun sacciu cchi vo’ dire !
Chi vu’ essari l’urtimu buttuni d’a vrachetta
Che tu possa essere l’ultima persona del mondo
Chi vu’ fare i viermi
Che tu non possa stare fermo per la verminazione
Chi vu’ fàri ‘a puttana ppi bisuognu
Che tu possa diventare malafemmena perchè spinta dal bisogno
Chi vu’ fàri a fine ‘i Carmilina ‘a Paulitana
Che tu possa essere conosciuta come Carmelina di Paola , nota prostituta
della zona di S.Lucia di Cosenza
Carmilina , ormai anziana e senza più clienti viveva miseramente nel quartiere di S.Lucia . Un giorno
venne trovata morta : la vegliava il cagnolino , l’unica compagnia che le era rimasta . L’ho ricordata in
una mia lirica che così conclude :
..unn’eri signora , eri puttana
eri Carmilina ‘a paulitana :
dintr’ u vacanti à chiusu l’uocchi
senza chiantu e curma di piducchi !!
Chi vu’ fari ‘na botta
Che tu possa esplodere e morire
Chi vu’ jettari ‘u sancu dintra ‘nu vacile d’oru
Che tu non possa goderti la ricchezza per la cattiva salute
Chi vu’ jiri arrieti ‘i Poste
Che tu possa essere puttana che si aggira nella zona delle vecchie Poste
di Cosenza(luogo di raduno delle prostitute )
Chi vu’ jiri cumu i sordi
Che tu possa andare errando e non fermarti mai
- 222 -
Chi vu’ mangiari pani jancu
Che tu possa mangiare pane di grano perché costretto da grave
malattia ( i poveri mangiavano pane nero )
Chi vu’ mora ‘e subitu
Che tu possa morire improvvisamente
Chi vu’ mora de ‘na guccia
Che tu possa morire per un attacco di apoplessia
Chi vu’ perda ‘a via d’a casa
Che tu non possa più tornare a casa perché colto da morte
Chi vu’ aviri ‘u picciu ‘ncuollu
Che tu possa avere addosso il malocchio
Chi ‘si vò struda l’uogliu d’a lampa d’a razza tua
Che tu possa morire insieme a tutta la tua razza
Chi te vo’ pigliari ‘nu sciùollu
Che tu possa essere vittima di disgrazie , rovine
Chi te vo’ vinìri ‘na mala nova
Che tu possa essere avvisato di cattive notizie
Chi ti vò sucàri ‘nu lampu
Che tu possa morire fulminato
Chi ti vonnu dari l’uogliu santu
Che tu possa avere somministrata l’estrema unzione
Chi ti si vò squagliari ‘u sancu dintr’a sacchetta
Che tu possa avere uno spavento mortale
- 223 -
Chi ti vija ccu i pedi dintra ‘a fossa
Possa vederti in procinto di morte
Chi ti vija ‘mpuosimatu
Possa vederti rigido , inamidato , quindi morto
Chi ti vò fisc-cari ‘a ricchia manca
Che ti possano arrivare notizie spiacevoli
Chi ti vo’ cada ‘a lingua
Che tu non possa più parlare
Chi ti vo’ jiri stuortu
Che il boccone possa strozzarti , che la cosa ti vada male
Chi ti vo’ maritari senza jota
Che tu possa sposarti senza avere nulla ( jota : non lettera
dell’alfabeto greco rimasta nel dialetto per esprimere nulla , niente .
Simile a zorba . )
Chi ti vo’ sunàri ‘a campana a mùortu
Che possano suonare per te le campane a morte
Chi ti vo’ vinìri nu panticu
Che tu possa avere una convulsione , uno spavento
Chi ti vo’ viniri ‘u ballu ‘i San Vitu
Che tu possa essere colpito da epilessia
Chi ti vonnu ammazzari ppi scangiu e nissunu pagari
Che ti possano uccidere per errore e non trovare l’assassino
Chi ti vonnu fari ‘a capu vuozzi – vuozzi
Che tu possa essere bastonato ( dalla vita )
- 224 -
Chi ti vonnu fari stozzi – stozzi
Che tu possa essere dilaniato , fatto a pezzi
Chi vù mora ‘e subitu
Che tu possa morire improvvisamente
Chi vu’ èssari bersagliu di sventura
Che tu possa essere colpito da disgrazia , sventura
Chi vu’ cadìre ‘mbascia fortuna
Che tu possa cadere
favorevole di fortuna
in disgrazia
dopo
aver
goduto
del
periodo
Chi vu’ vùlari senza ali e senza pinni
Che tu possa rovinare senza scampo , precipitosamente
Chi vulissi perire ‘nculu ‘u munnu
Che tu possa morire nel più remoto angolo del mondo
Chi vulissi vasàri chilla manu ca vulissi vidìri tagliata
Che tu possa sottometterti alla persona che più odii
Chi vulissi pisciari la lana lana
Che tu possa orinare lentamente , goccia a goccia
Chine mangia maruzze caca corna
Chi mangia chiocciole evacua corne . Per la cosa che fai otterrai il
riscontro
Chini rira senza raggiune o è pazzu o è minchiùne
Chi rida senza ragione o è pazzo o è sciocco
Chiru nun mangia ppi nun cacàri
Essere avaro
- 225 -
Crìscia figli e crìscia puorci
Si dice quando si ricevono delusioni dai figli
Culu ca piritìa nun tena malatìa
Per stare bene bisogna scorreggiare
Cùsati ‘a vucca
Stai zitto
- 226 -
W
Durmìri cu llu culu scuviertu
Ho dormito male e mi sono svegliato di cattivo umore
Duvi campana nun c’è puttana unn’è
Nel paese dove non c’è Chiesa non ci sono puttane
- 227 -
X
Esseri malidittu ccu li minna di fora
Essere maledetto sin da bambino
Non solo le preghiere , ma anche le bestemmie , le maledizioni debbono essere ascoltate da Dio. E se
il buon Dio, per ovvie ragioni, non può esaudire le richiesta di maledizioni, ne deve , comunque ,
prendere atto. La richiesta di maledizione che più lo turba è quella della madre al figlio/a che ,
secondo la tradizione popolare , è questa : se la madre riceve cattiva azione o è picchiata dai figli ,
tira fuori i minni ( le poppe ), si inginocchia e appoggiando la fronte a terra dice : ppi sempre
malidittu e che ppe ttìa nun ci forra cchiù terra ( che tu possa essere maledetto in eterno e che per
te non ci possa essere più terra che ti sostenga)
E’ ‘na schiappa
Non vale niente , non serve a nulla
E’ ‘nu chiachiellu
E’ un bonaccione
E’ ‘nu civu ‘i cunnu
Si dice di persona sciocca . Equivale a testa di cazzo
E’ fissa chiru ca s’arrenna
E’ stupido chi si arrende
“ E và bùonu “, ha dittu donna Lèna , quannu à vistu ‘a figlia
prèna
Quando donna Elena ha visto che malgrado le precauzioni la figlia
era incinta , ha fatto buon viso a cattivo gioco
- 228 -
Y
Fatti ‘nu lavativu allu culu
Vai a farti un clistere
Fatti i cazzi tua
Guarda le tue cose , non impicciarti in quelle degli altri
Fimmina ‘i vraca
Donna disponibile al rapporto sessuale
Finìsciala ccu ssu rùocculu
Smettila con questo lamento
Fora d’u culu miu , duve piglia , piglia
Lontano da me , le disgrazie possono andare dove vogliono
Futti e chiangi
Non ti accontenti mai
- 229 -
Z
Gira ca quaglia
Fai presto a girare per ottenere la cagliata e nel senso anche di
insistere per la buona riuscita di una iniziativa
- 230 -
[
Ha datu ‘a fissa ‘manu ari guagliuni
Hai dato un godimento a chi ancora non riesce ad apprezzarlo . Sei
stato incauto . ( Nec puero gladium )
Haju cacatu l’anima
Ho evacuato in abbondanza
Haju fattu ‘n’ancata di culu
Ho camminato di fretta,mosso molto le anche e faticato assai per
raggiungere lo scopo
- 231 -
_
L’àjiu dittu peste e corna
Gli ho detto tutta la cattiva verità
L’àju cunzatu a ‘mbrellu
L’ho conciato per le feste , l’ho mal ridotto
L’àju misu a cavallu ‘i ‘nu puorcu
L’ho esposto al ridicolo , alla berlina
E , a cavallo del maiale , esposta alla vergogna , l’innamorato lasciato dalla donna , intende con questi
versi arrabbiati far sapere a tutti quello che c’è stato tra lui e la donna che ormai non è più sua .
Dice Pasolini nel “ Canzoniere italiano “ (Garzanti Editore , 1972 ) pag.97 : “ …questa accesa ma repressa
sensualità , e il complesso della miseria in cui i calabresi vivono da secoli , sono dunque dei dati tipici
per una poesia letteraria in quanto rivalsa…” Ma , veniamo ai versi :
…Nun t’annazzari cchiù , mula sturnedda ,
ca fua lu primu chi tti ‘ncavarcai ,
e poi ti misi la barda e la sedda ,
e centu spirunati ti minai .
Ora chi l’eppi la to’ pignatedda
dancilla a ccu la vo’ : mi la scialai .
L’àmu fatta ccu ‘i cazzi !
Sta a significare che le cose vanno male
L’avaru ‘u piglia ‘nculu cchiù d’u generale
L’avaro perde negli affari più della persona generosa
L’avutri ‘si piglianu ‘a purga e ju cacu
Gli altri si purgano e io ne subisco gli effetti . E’ lo stesso di : i
ciucci ‘si lièticanu e i varrili ci vannu ‘i sutta
Licca culu
Si dice di persona cerimoniosa e servile che ossequia il potente di
turno per trarne dei benefici personali
- 232 -
`
M’à fattu ‘u culu a cappieddru ‘i prièviti
Mi ha sconfitto , mi ha gonfiato il sedere a bastonate
E , a proposito di religiosi e di questa parte del corpo , Domenico Piro ( Duonnu Pantu 1664/65 – 1696 )
, nel suo poemetto “ La Culeide “ , tra l’altro , dice :
… “ Benedittu chi l’usu ne mmentau !
Suoduma se vrusciau nò ppè castiju ,
ppe gelusia , lu criju , e ppè dispiettu
ca ‘Ncielu stu diliettu è riservatu
sulu a quarchi viatu o Serafinu…!
M’à fattu fissa e cuntientu
Mi ha preso in giro senza che me ne accorgessi
M’à pigliatu ppi ‘u culu
Mi ha imbrogliato , truffato
M’è scisu ‘u latti
Mi sono annoiato , ho ascoltato un discorso uggioso
Mancu ccu lu culu miu puozzu fùttari
Non essere liberi di disporre di se stessi
Mangiari ‘ngrazia di Diu e cacari diavuli
Pranzare in abbondanza e altrettanto evacuare
Marchettara
Puttana, prostituta
Me trùovu muru a muru ccu lu ‘spitàle
Sono in estrema difficoltà
- 233 -
Meglio curnutu ca fissa
Il cornuto qualcosa ottiene , il fesso no
Mi mangiassi ‘u core ‘i Gesu frittu dintra l’uogliu santu
Ira profonda che sfocia in bestemmia molto blasfema
Ma anche Papa Bonifacio VIII pare abbia detto la seguente bestemmia anch’essa
parimenti blasfema : “ Madonna damigiana con tutti i Santi dentro e Dio per tappo ! “
Mi pari ‘nu tritrùlu simentinu
Somigli a un cetriolo pieno di semi ( inutile , sciocco )
Mina mo’ ca nun c’è cchiù tiempu
Profittane adesso perché un momento come questo non si ripeterà
‘Mmìsc-cati ‘i carte e jocati ‘u culu
Punta al gioco , ma prima immischia bene le carte
- 234 -
a
‘Na vota ‘si frica ‘a vecchia
Mi hai ingannato una volta , non riprovarci più
Nu chiavi mancu a ‘na turra
Stai facendo un discorso sconclusionato
Nun fari piriti a chini tena culu
Non metterti contro i potenti
Nun mi fari sumari ‘i cazzi
Non eccitarmi il sistema nervoso , non farmi arrabbiare
Nun mangia ppi nun cacari
Si dice a chi è avaro
Nun me po’ mancu allazzari ‘i scarpe
Sta a significare che è persona indegna
Nun mi passa mancu ppi ‘u cazzu
Non ci penso proprio
Nun tèna ‘na lira ppi ssa squagliàri a l’uocchi
Non possedere nulla, non aver nemmeno un centesimo
Nun ti pozza abità terra sutti i piedi
Non ti possa reggere la terra sotto i piedi
‘Nu mintìmu ‘u putighinu ?
- 235 -
Vogliamo aprir bottega ? ( Vogliamo iniziare una relazione amorosa ?
Ci stai ? )
- 236 -
c
Parra quannu piscia ‘a gallina
Stai zitto , non parlare mai
Pilu e contrapilu aza l’anca ca t’u ‘mpilu
Indossare le calze ( doppio senso )
Piriti e rutti s’àu ‘i cacciari tutti
Peti e rutti non debbono essere trattenuti
Piritìa ppi quantu è gruossu ‘u culu
Misura sempre le tue possibilità
Ppi mangiari fatica a stientu , ppi cacàri nun c’è vo’ nente
Il cibo si procura con tanta fatica , per eliminarlo si fa presto
Puozzi cadi ‘nta vigna ‘mpalata
Che tu possa cadere in un vigneto impalato
Puozzi jiri vulannu cumu frunna di fagu
Che tu possa svolazzare come fronda di faggio sbattuta dal vento
della Sila
Puozzi pierdi lu cerviellu
Che tu possa impazzire
Puru ‘u strunzu tena ‘u fumu suo
Ognuno ha il suo carattere
- 237 -
d
Quannu cci vo’ , ‘a jestimata saglia ‘ncielu cumu ‘na curuna
Pronuncia la bestemmia perché quando ci vuole sale in cielo come
corona
Quannu ‘a puttana va ara chianca o chiova o allampa
La puttana non fa la spesa , se lo fa è successo qualcosa
- 238 -
una
f
‘Si minti ‘u culu a due selle , finisci ccu ‘u culu ‘nterra
Il doppio gioco è pericoloso
‘Si nun cachi muori
Anche per evacuare ci vuole fortuna perché se non lo fai rischi di morire
S. Giuseppe cci à passatu ‘u chianuzzu
Si dice di donna senza seno
Scappa ‘u tritrulu e va ‘nculu a l’ortulanu
Quando le cose vanno male si ritorcono contro
Scarpàri e cusitùri : debiti e cazzi ‘nculu
Calzolai e sarti sono sempre pieni di debiti (!)
Sciuoddru miu
Rovina mia
Sciuoddru tua
Che possa coglierti rovina
Si ‘nu masc-carune ‘e purtùne
Sei brutta , somigli a quelle sculture goffe che si vedono in alcuni
portoni antichi
Un canto popolare in odio alla donna brutta , ma nel quale è evidente il risentimento per qualche
motivo amoroso naufragato , dice :
“ Brutta ca mi si ‘nu odiu allu parrare ,
ju mai lu nume tua vurria sentire ;
ca ti vulerra ‘mpinta allu spitale ,
ccu ‘nu male suttile ‘ntra li rini ;
lu mièdicu nun ti pozza atru ordinare
ca la sputazza mia ppe ppe ti guarire ;
sterra sette anni senza mai sputare ,
e de stu male ti farrìa murire “
- 239 -
Si va truvannu guai ccu ‘a lanterna
Si dice di persona che va alla ricerca di guai
Si vu’ stari ‘mparu ‘i cazzi tua t’à di fari
Se vuoi stare tranquillo non impicciarti dei fatti degli altri
Sì , mo’ mi mintu ‘u luttu aru pisciatùri !
Il fatto non mi addolora per niente
Si ‘u culu trona, chiova mmerda
Alcune azioni preannunciano quelle successive
Si vu’ pani ‘i ‘su Cummientu è fari ‘u culu quantu ‘nu mantu
In questo luogo puoi guadagnarti il pane, ma dovrai lavorare molto
Si vu’ senta jestimare piglia tri ligni e nun li ligare
Se vuoi sentire bestemmiare prendi tre legna e non legarli.Nel rituale della
superstizione tre legna non legate portavano sciagure e guai
Signu jiutu ‘nculu ‘u munnu
Sono andato in un posto molto lontano da qui
Stari ‘n cumpagnia ‘i duonnu Pantu
Essere amico di prete sudicio , logoro , corrotto . Oggi si
compagnia di prete pedofilo .
direbbe in
Stuppa mi
annigricai
ed
desti
e
stuppa
ti
filai , tu
Ti ho restituito tutto ciò che mi hai fatto
Stuta ‘u pisciatùri
Chiudi la bocca , non parlare
- 240 -
mi
tingisti
io
ti
g
T’àu pigliatu i spirdi
Sei impossessato dal demonio
Te fazzu fari ‘a fine d’u surice
Ti faccio fare la fine del topo , ti preparo la trappola
Te pozza fa li ragni lu furnu
Che tu non possa mai più fare il pane
Te pozza murì di friddu lu trìbidu
Che tu non possa mai più accendere il fuoco
Te vo’ viniri ‘a pisciarella
Che tu possa avere l’incontinenza di orina
Te vuonnu lapitiare
Che ti possano lapidare
Tèna ‘a vucca cumu ‘u culu
E’ pesona che parla sempre
Tèna ‘n appuntamentu ccu ‘a vrachetta
Ha un incontro con una donna compiacente
Ti ‘mpurtiellu l’uocchi
Ti picchio sugli occhi e te li chiudo (simile allo stato degli occhi del
pugile dopo l’incontro )
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Ti fa male ‘a mola e ti lavi ‘u culu ?
Ti curi un malanno con una cura inappropriata
Ti fazzu mìntere l’ali alli piedi
Ti faccio impaurire , ti faccio scappare velocemente
Ti fazzu vìdari i surici russi
Minacciare
Ti mungiu ‘u mussu
Ti percuoto il muso e la faccia
Ti pozza escì la carni dinta li magli di li cazietti
Possa schizzarti la carne dalle maglie delle calze
Ti ‘si jettatu ara vraca
Aver fatto una scelta gustosa , piacevole…per la brachetta dei pantaloni
Ti sputu dintr’a ‘n uocchiu
Offesa oculistica a dimostrazione di scarsa amicizia
Ti vonnu purtari ari tri chilometri
Possano portarti al cimitero ( quello di Cosenza dista tre chilometri
dalla città )
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h
‘U bisuògnu fa l’uomu latru e ‘a fimmina puttana
Per le necessità si riesce a far tutto
‘U cacatu ‘gnuria ‘u pisciatu
Lo sporco ingiuria un altro come lui
‘U culu fa la caccia
Se la fortuna ti aiuta troverai la selvaggina
‘U culu l’arrobba ‘a cammisa
Essere tirati , avari
‘U culu ruttu e senza cirasi
Aver lavorato senza ricavare profitto
‘U cuscinutu tèna culu
Il gobbo è fortunato
‘U guappu giustu ‘si fa li cazzi sua
Il vero guappo si fa i fatti propri
‘U mìntari fa bene ara salute
Fare l’amore fa bene alla salute
‘U suli ammuscia ‘i ficu , tu m’ammusci ‘u cazzu
Mi hai seccato
‘U tèna ‘ranni quantu ‘u vattitùri d’a Chiesa Matri
Modo originale per indicare un uomo molto dotato (dalle
uguali al battente della Cattedrale)
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dimensioni
‘U tiegnu sutta sc-caffu
Lo controllo , non può muoversi , lo ricatto
‘U vo’ chiangia chini cci curpa
Possa soffrire chi mi ha fatto del male
‘U chiuritu è cchiù forte d’u terremutu
La passione ha una forza più grande del terremoto
‘U juornu d’u cunnu
Il giorno che non arriverà mai
‘U masculu si canuscia ara vrachetta
Il maschio si riconosce per la sua virilità
Uominu
‘i mala capizza
Cattivo soggetto
Uomu covatusu
Uomu deteriorato come l’uovo che non è più buono
Uomu d’animu picinusu
Persona avara , crudele e anche di animo di pece
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i
Và joca aru stiriddru
Vai a giocare a lippa . Non saper giocare
Va caca e minaci a pugni
Non sei buono a nulla : vai a defecare e gioca con lo sterco !
Vascia ‘sa crista !
Perdi questa superbia , cerca di rabbonirti , sottomettiti
Ed un perentorio invito a perdere la superbia arriva da questo canto popolare . Di fronte alla donna
altera che non si rabbonisce , l’innamorato , ricordando le umili origini della fanciulla , dice :
Chi servu tanti mussi e tanti ‘ncagni
ca tanta gapparìa nun te bisogna
ca nun s’i figlia a ‘ncunu rre de Spagna
nemmenu a ‘ncunu duca de Burgogna ,
tutti de casa tua sunnu ‘n campagna
chi guarda puorci e chi sona la vrogna .
Tu s’i nata a ‘na cupa de castagna
supra ti ci à cantatu ‘a zagarogna !
Viatu chini tèna fortuna e cavuci ‘nculu
Beato chi ha fortuna e raccomandazioni
Votàri ‘u culu allu populu
Non ha pagato i debiti ( un tempo al debitore insolvente venivano
scoperte le natiche in piazza . Oggi starebbero tutti con il culo scoperto
!)
Vulissi jettare ‘u fele
Che tu possa buttare il fiele
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Tipografia
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Lucane,
Patitucci, Castrovillari,
Francesco De Rose , più semplicemente Ciccio , è , come dire , nato e “ pasciuto “
nella città di Cosenza , e per essere vissuto “ mmienzu ‘a via “ ha sempre avuto un
attenzione particolare nei confronti del “ parlar materno “.
Fra le tante virtù perdute di questa triste società , c’è soprattutto l’agonia di un
linguaggio nativo , quale il dialetto , che fu gloria dei primi due secoli della nostra
letteratura .
Allora quale migliore occasione , per ricordare il nostro dialetto con tutti i colori , i suoni ,
gli odori , le lacrime e il sorriso della nostra gente , attraverso la raccolta dei “ Ditti e mali
ditti “ ?
A questo ha pensato l’Autore ricordando i nostri proverbi , i modi di dire , i motti , i
wellerismi ecc. i “ ditti “ , insomma , aprendo anche una appendice ai “ mali ditti “ e cioè
a quei modi di dire , proverbi , maledizioni , bestemmie , ingiurie , invettive , usati dal “
volgo ” che si sono tramandati per lo più per via orale , quasi mai scritta , perché talvolta
osceni , blasfemi , a sfondo sessuale ; infatti , nei confronti di questo filone , cè sempre
stato un atteggiamento di repulsione quasi che questo patrimonio letterario delle classi
subalterne fosse irriguardoso nei confronti della stessa tradizione popolare .
L’originalità di “ Ditti e mali ditti “ si completa , altresì , per l’accoppiamento di alcuni
proverbi , ai nostri canti di tradizione popolare di autori calabresi del tempo antico e
anche di alcuni contemporanei .
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