ditti_e_mali_ditti
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V|vv|É Wx eÉáx W|àà| x ÅtÄ| w|àà| cÜxyté|ÉÇx w| `tÜ|É UÉééÉ cÜxá|wxÇàx YÉÇwté|ÉÇx VTe\VT_ -0- La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me , ma sono io che non posso fare a meno di essa . Essa che mi scorre nelle vene e che amo . Bernardino Telesio -1- -2- Ringraziamenti (dissobrigu) Ad ognedunu ‘u sua e, di ciertu, ‘u miu unn’è ‘su ciuòtu-sbrignu, ‘su marchingegnu ca chiamanu computer. Ad illu cci àju dittu: “ tu, ppe ‘mmia, s’i sulu ‘na machina ppe scriva e a tuttu chillu ca tu m’addummanni, ju nun te rispunnu. Vù sapìri troppe cose, s’i ‘mpaccieru e me le circhi ccu ‘na lingua, l’angrise, ca ju nun canusciu. Ju ca rapu ‘u frigoriferu e nun m’arricuòrdu chillu c’avja de pigliari e ca rapu ‘u diziunàriu e mi riscuòrdu chillu c’avja de cercàri, tu, computer, nun s’i fattu ppe mia. T’àju ‘i truvari ‘na persuna ca te po’ ammaccari ‘i coste e ca te fa filare.“ Ed ju s’atra persuna l’àju truvata : se chiama donna Giuseppina Ciniglia de Marvitu , ‘na Primaria d’u computer ca l’à fattu fare chillu c’à volutu; ”mìntati ‘n riga , rispetta l’arfabetu , scriva ‘ranni , pua corsivu , va avanti , mò arrieti , cuntami ‘i pagine , ignora, taglia, cusa: l’à fattu venìri ‘u riminizzu e ju me signu scialatu picchì ‘u computer ca ccu ‘mmia facìa ‘u liusu ,’u sbafantu , à truvatu ‘a furma d’a scarpa sua ! Giuseppina, amica sincera e sperta, l’à cummannatu, l’à ‘ncantatu, l’à ‘ncacanatu, l’à stregatu e ‘u computer l’à dovutu dire: “cumu vo’ vussurìa“.Perciò, ‘si “Ditti e mali ditti” vìdanu ‘u suli, trasanu ‘ntre librerìe e vi lu putiti lèjiari, ‘u meritu è di donna Giuseppina ca cu affettu, pacienza e mestiere, ppi ogni mumentu, ha truvatu ‘u superamientu: ed ju ad jlla le mannu ‘u cchiù ‘ranni ringraziamientu. Putìa caminari ccu ‘nu buonu vestimientu e senza quazàta Ditti e mali ditti? Noni! E allura, pronte le scarpe: alla cornice ch’era vacante, ‘nu Mastru à pittatu li quatri. L’à pittati Giulianu Di Cola, ccu li pinnielli ca tena ‘ntra capu e ca ppi misteru pua supa ‘a carta venanu stampati: guardatili, llà cci truvati ‘u veru tiempu anticu! Giulià, grazie ppi lu rigalu ca m’à fattu: ccà ti lu dicu e ccu tantu affettu! -3- -4- Calavrisi , stippa ‘a ricchia surda , basta ccu la licurda : azamuni , nun stavimu cchiù ‘ncacanati alla terra nostra dunamu libertati ! -5- Presentazione E’ con enorme soddisfazione , oltre che con sincero sentimento di amicizia , testimoniare a Ciccio De Rose i miei complimenti per aver avuto la grande intuizione di scrivere , raccogliere , valorizzare i proverbi , i ditti e i “mali ditti” , a riprova che l’originalità di questa iniziativa deve far capire a tutti noi l’importanza del significato dei proverbi antichi mai come oggi da poter trasferire alle nuove generazioni in chiave attuale . Si tratta infatti di detti che sono a mio parere non solo di attualità , ma universali e toccano , anzi collimano con le varie sfaccettature della nostra vita quotidiana , del nostro agire quotidiano , del dare e del ricevere , dell’essere e dell’avere , del comportarsi , delle rappresentazione dei sentimenti di gioia , di tristezza , dell’amicizia , della famiglia , del lavoro , delle bugie , delle verità , proverbi sulla salute che spesso noi tutti siamo pronti a sostituire anche rispetto a ricette mediche di luminari . Si tratta quindi non solo di una piacevole raccolta ma anche di un messaggio da veicolare ad una società che mai come oggi in piena globalizzazione ha bisogno di avere dei tradizionali punti di riferimento culturali , ricchi di sani principi da tramandare ai giovani . In qualità di Assessore alle Politiche Culturali ed alla Pubblica Istruzione della Provincia di Cosenza , ringrazio l’amico Ciccio De Rose per aver avuto questa brillante intuizione , continuando ad apprezzare il suo operato che riconosco da anni non solo per la lunga amicizia familiare ma anche perché già colleghi Consiglieri Comunali nella città di Cosenza , lo ringrazio ulteriormente in qualità di Assessore alle Politiche Culturali ed alla Pubblica Istruzione della Provincia di Cosenza , la cui Amministrazione ed i cui obiettivi sono sempre quelli di valorizzare e di premiare la qualità , la cultura , le nostre tradizioni , le nostre radici ed identità indelebili nel tempo . Avv. Stefania Covello -6- Prefazione I proverbi rappresentano la sintesi più efficace della cultura di un popolo: una sintesi nella quale confluiscono, spesso nello spazio stringatissimo di una veloce battuta, attese fiduciose e speranze deluse, patimenti rassegnati e inquietudini impotenti, rabbie represse o appena sussurrate, superstizioni diffuse ed esperienze illuminanti, errori da evitare e verità da condividere. Sono, per questo, una preziosa testimonianza di un comune modo di essere che si tramanda da padre in figlio e da una generazione all’altra, come un vademecum di saggezza che orienta e guida. Il loro tramite espressivo più congeniale è, ovviamente, il dialetto, per la sua connaturata capacità di dare voce, con immediatezza e senza filtri deformanti, al sentimento, alle convinzioni e alle credenze del popolo che adotta come suoi tutti i proverbi che ne rispecchiano l’anima, anche quando non hanno una genesi popolare. Si spiega, così, l’attenzione con cui gli studiosi di tradizioni popolari, di sociologia, di antropologia, di psicologia di massa, continuano a guardare, in ogni parte del mondo, ai detti popolari, spesso disseminati nelle opere dei poeti e degli scrittori riconducibili ai filoni della letteratura realista, presenti, con diversa intensità, in tutte le epoche. Merita, perciò, un sincero e motivato apprezzamento l’iniziativa di Ciccio De Rose che, a conclusione di una lunga ricerca, ha deciso di dare alle stampe i “ditti” del nostro popolo con un prezioso volume che immette nel circuito della pubblica fruizione un patrimonio di cultura che, diversamente, sarebbe destinato a perdersi sotto la coltre dell’oblio. L’autore, però, non si limita ad una opera, pur meritoria, di selezione e di raccolta dei proverbi calabresi. Egli, da appassionato cultore del nostro dialetto, che, per altro, utilizza con grande efficacia nella sua ricca produzione di poeta vernacolo, ne fornisce anche una puntuale traduzione. -7- Ne agevola, così, la lettura e la comprensione da parte di quanti – e sono assai numerosi tra le giovani generazioni – hanno scarsa dimestichezza con la lingua dei nonni e dei padri. E non si tratta di un semplice, meccanico, trasferimento da un codice linguistico ad un altro, da quello locale, spesso gergale, a quello ufficiale e nazionale. La Sua traduzione è, invece, un’acuta interpretazione che restituisce il senso vero dei “ditti”, difficilmente o non correttamente percepibile, anche per l’ambiguità del ricorrente uso delle metafore, da chi non conosce il contesto culturale nel quale sono nati e le situazioni, sociali, economiche e psicologiche, da cui traggono motivazione e alimento. Faccio solo qualche esempio. Il proverbio “C’è ‘na tinaglia per ogni fierru filatu”, nella traduzione di De Rose, diventa “per ogni ostacolo c’è sempre un rimedio”. Viene così recuperato il valore esistenziale della massima che il dettato letterale affida alla metafora della “tinaglia” che vince la resistenza del ferro, ostacolo a prima vista invincibile. Ed è una massima che racchiude una filosofia di vita, la sollecitazione a non arrendersi, a cercare le possibili soluzioni, a “stringere i denti”, ad usare la “tinaglia” che morde, spezza, vince. Una filosofia che contrasta con quest’altra, di segno opposto, che pure è diffusa nell’anima e nella mente dei nostri popoli: “’u puveru e’u riccu li fa ‘u signuri”. Vale a dire: è inutile cercare di cambiare la condizione economico-sociale che ci è stata assegnata dall’alto, da una volontà superiore. Non resta che l’accettazione passiva, la rinuncia, la rassegnazione. Si consideri, ancora, questo proverbio: “ Ca d’u male tuo non ne guderranu i prieviti”. È un augurio di pronta guarigione, che si esprime nella certezza che la malattia – così traduce De Rose – è leggera e guaribile ed il prete non trarrà – da essa – alcun guadagno per il funerale. -8- Ma dietro il linguaggio, coperto e allusivo, c’è molto di più di una semplice formula augurale! Ed infine, si consideri, magari con l’occhio rivolto al sistema giudiziario di oggi, l’amarezza racchiusa in questa sentenza che non ammette appelli: “Chini arrobba picca, và n‘galera”: ossia “la giustizia è severa solo con il ladruncolo”. Una verità che il tempo ha confermato e reso eternamente attuale. Purtroppo. Ma il libro di De Rose ha un altro pregio: fa spazio anche ai “mali ditti” o proverbi “cattivi”, fatti di imprecazioni e di bestemmie, di ingiurie e di battute licenziose, che la censura dei poteri forti e la diffusa e accomodante assuefazione al conformismo e al moralismo di facciata, imposti dal costume dominante, hanno escluso dalla comunicazione scritta, troppo compromettente, relegandoli nei recinti del proibito che solo la trasmissione orale, incontrollabile, poteva infrangere. Si determinano, in questo modo, le tradizioni “mutilate”, che, con rimozioni e cancellazioni interessate, selezionano le “memorie” ed escludono tutte quelle che sono considerate scomode o sconvenienti. Un destino di esclusione, che è toccato anche a tanta parte della poesia in vernacolo, quella a sfondo erotico-sessuale e di protesta contro i detentori del potere politico economico e sociale: per lunghi secoli questa poesia ha avuto spazio solo nella circolazione orale o è rimasta ristretta nei confini angusti degli ambienti in cui è maturata. E la riprova, per quanto riguarda la Calabria, viene da un libro, appena uscito, del compianto Sharo Gambino che ha raccolto – sotto il titolo “Cuviernu Puorcu Latru e Camburrista.” – la poesia dialettale di protesta in Calabria, attraverso i secoli. Una poesia, che solo nei primi anni dell’800, trova adeguata diffusione sulla stampa e nella editoria. Prima di quell’epoca, commenta l’Autore, c’era solo “il deserto del silenzio” come se la nostra terra “avesse vissuto fino a quel tempo una storia di elevato livello sociale, economico e culturale, come se non fossero mai -9- arrivati in Calabria occupazioni, dissanguamenti, soprusi, vessazioni oltre l’umana sopportazione”. I due libri, quello di Sharo Gambino e di Ciccio De Rose, perseguono, quindi, un obiettivo comune: colmare un vuoto per dare voce all’anima del nostro popolo, in tutte le sue molteplici espressioni. Concludendo questa breve nota, che Ciccio mi ha chiesto a conferma di un antico legame di amicizia e di affetto risalente agli anni della scuola media, desidero aggiungere un’altra veloce riflessione. L’Autore, nella interpretazione dei “ditti” e dei “mali ditti”, si avvale spesso della testimonianza dei poeti dialettali che utilizza per illuminare il contesto di un comune sentire che nei motti proverbiali si concentra e si esprime. E lo fa con grande sensibilità, di cui dà prova in un bellissimo elogio – rigorosamente in dialetto - al suo vecchio orologio che lo accompagna nelle sue giornate e che, proprio perché vecchio e carico di acciacchi, lo riporta in dietro nel tempo lontano: “’u tiempu anticu, ‘u tiempu ca a ‘nua n’era amicu”. E poco conta se, di tanto in tanto, fa le bizze: “nun fa nente ca ogne tantu me sgarri l’ura”. Un bel libro, dunque, quello di De Rose, al quale auguro il successo che merita soprattutto tra i giovani ai quali offre uno strumento di conoscenza di un mondo che – purtroppo – ignorano. prof. Mario Bozzo - 10 - - 11 - Introduzione “Se boy ke ll’omo crédate , dì sempre veritate , ka multu vero è ‘n dubetu per poca falsitate “ (Se vuoi che ti si creda, dì sempre la verità, chè puoi essere messo in dubbio per poca falsità) (da i “ proverbia “ pseudoiacoponici) Il proverbio – diceva Benedetto Croce – “ è il monumento parlato del buon senso “ e di questo buon senso l’uomo ha fatto uso da tempo immemorabile . Non è facile risalire all’origine del proverbio e sapere se il “ detto “ è iniziato dalla cultura materiale o dalle scritture meditate , o viceversa . Dalla ricerca fatta sui proverbi emerge che questi si dividono in molte categorie , che fanno riferimento alla osservazione dei fenomeni naturali dettati dalla esperienza in agricoltura , caccia , medicina , fortuna e jella , religione e superstizione , mestieri , pazienza , amicizia , buon comportamento , ubbidienza ecc . ecc . e si distinguono in due tipi fondamentali : normativi e constativi . I primi sottolineano le norme e i comportamenti e l’invito alla osservazione , gli altri enunciano la mala sorte , la rassegnazione sociale , l’ impossibilità di miglioramento della propria condizione . Ha , quindi , lunga tradizione la paremiologìa e questa è presente in ogni parte del mondo nelle varie lingue e costumi popolari o popolareggianti e la si può rintracciare nella Bibbia ( i proverbi di re Salomone ) , nei Vangeli , presso i greci e i latini . I modi di dire , le esclamazioni , le sentenze i “ ditti “ , le frasi e le leggende presenti nel territorio calabrese , che fanno parte della nostra cultura popolare , sono tantissimi. Ho riscontrato un limite , forse , nella raccolta e nella selezione delle vecchie tradizioni popolari : l’esclusione , lo spazio un po’ angusto nel quale vengono relegati i “ mali ditti “ , cioè i cattivi proverbi , i vari modi di dire , la bestemmia , l’ingiuria , l’invettiva che pure ebbero un importante e fiorente filone nel panorama della tradizione orale , ma anche scritta. Luigi Accattatis ( Hegeliano che disdegnava il materialismo , aveva parole roventi per la letteratura scollacciata e gallicizzante ) e Giuseppe Pitrè , due grandi studiosi del patrimonio letterario dialettale e scrupolosi nella raccolta degli usi e costumi delle classi subalterne , hanno avuto una certa repulsione a riportare la poesia sconcia , sguaiata , oscena , erotica e i “ mali ditti “ che erano in uso presso il volgo e non solo dal volgo , quasi come se questo patrimonio fosse stato irriguardoso , irrispettoso nei confronti della tradizione culturale popolare . Lo stesso Pitrè ne fa ammenda quando afferma : “ il corpo delle tradizioni da noi raccoglitori presentato fin qui , manca ancora di qualche cosa per potersi dire completo , manca dell’elemento cruptadico o escatologico , che è quanto dire libero . I popoli che noi abbiamo posto in - 12 - evidenza per le loro costumanze e pratiche , e più per la loro letteratura orale , non hanno solo l’aspetto che mostrano , ma me hanno uno ben diverso , in faccia al quale abbiamo dovuto per pudore abbassare gli occhi e fingere di non accorgercene . “ Questa rimozione è emblematica per riaffermare come il potere dominante abbia esercitato nei confronti delle classi subalterne il proprio predominio ; il verso , il canto popolare osceno , blasfemo o a sfondo sessuale rappresentava una certa forma di resistenza e di opposizione alla cultura dominante e perciò gli si consentiva una tramandazione orale e alcuni autori , per evitare guai di varia natura , proponevano le loro opere in forma anonima . La parola “ fissa “ , ad esempio , è usata al singolare maschile per indicare lo stupido , lo scemo , ma raramente e solo nella poesia erotica è usata al singolare femminile ( pudenda , pettignòne ) . Ma questo filone è ancora presente e , per fortuna , poeti , scrittori , narratori e interpreti non sono spariti e di questi si apprezzano l’ironia , l’arguzia , la fantasia e l’intelligenza popolana e popolare ( si pensi alla cazzeide , cunneide , culeide di duonnu Pantu o alla Ceceide , Rivigliade e La Ngagghia di Ammirà ) . Tornando al proverbio , “ aru dittu “ , una riflessione , forse , va fatta : quella di sfatare , almeno in parte , che esso sia l’espressione del “ monumento parlato del buon senso “ e che molte volte , invece , ha un carattere di conservazione e di rassegnazione , ( quasi mai di ribellione ) , che non va mai contro la “ volontà di Dio “ perché il proverbio dice che “ ‘u poveru e ‘u riccu li fici ‘u Signuri “ e non tende , perciò , ad aspirare al cambiamento della condizione economica e sociale . Un proverbio siciliano dice “ Unu avi a stari unni ‘u metti ‘a Pruvvidenza “ e Leonardo Sciascia , argutamente e ironicamente aggiunge : “ picchì ‘u poveru chi faci ‘u superbu nun faci boni ligna “ . E qui , mi sia consentito , vorrei fare un’altra considerazione , quella che per la poesia e la canzone popolare fa Antonio Gramsci in “Letteratura e vita Nazionale “ , quando dice che “ vi sono canti composti dal popolo e per il popolo ( l’autentica canzone popolare ) , quelli composti per il popolo e non dal popolo , quelli scritti né per il popolo né dal popolo , ma da questo adottato perché conformi alla sua maniera di pensare e sentire . Ciò che contraddistingue il canto popolare nel quadro di una Nazione e della sua cultura non è il fatto artistico , né l’origine storica , ma il suo modo di concepire il mondo e la vita in contrasto con la società ufficiale . In ciò e solo in ciò è da ricercare la collettività del canto popolare e quindi dello stesso popolo . “ Pier Paolo Pasolini ribadisce questo concetto ne il “Canzoniere Italiano “, quando afferma : “ La poesia dialettale calabrese è la poesia della classe borghese di origine risorgimentale e burocratica ; in essa , dalla metrica ai contenuti , non c’è necessariamente nulla di popolare , anche là dove atteggiamenti di ritardatario romanticismo o verismo da un lato , populistico o reazionario dall’altro , suggeriscano dei temi “ popolari : e che non sono che bozzetti o macchiette paesane , il cui tono umoristico o pietistico che sia , è sempre offensivo nei riguardi del suo soggetto . “ - 13 - Similmente per il detto popolare , poiché salvo poche eccezioni , è la classe dominante che mette in bocca alla classe subalterna il proverbio e questa lo adotta inchinandosi di fronte alla supremazia sociale con spirito di rassegnazione e constatazione della propria impossibilità a migliorare la propria condizione . Autenticamente popolari , invece , proprio per il miserevole stato di scarse risorse , sono i proverbi dettati dalla esperienza e dalla osservazione che fa il mondo contadino e che esprimono consigli , cautele e divieti nella speranza che si possa ottenere il maggior beneficio dal faticoso lavoro dei campi . E c’è da dire che questo assioma di saggezza e di meditazione non è esente da valutazioni non sempre perfette o addirittura da errori e contraddizioni : si pensi al falso convincimento della durata pari del giorno e della notte o di alcuni mesi dell’anno talora buoni o talora cattivi o da essere addirittura cancellati dal calendario ; o di altri detti e considerazioni talmente scontati , inutili e ovvii ( qualcuno di questi li ho evidenziati con un punto esclamativo ) o di altri ancora che dicono esattamente l’opposto e quindi incompatibili con quelli enunciati in precedenza . La stessa cosa succede per i proverbi sulle abitudini , sugli usi e consuetudini : insomma è evidente l’osservazione e l’esperienza della vita e della tradizione popolare , ma non è sempre presente quella saggezza di cui gode il detto . Per concludere , avverto il lettore , al quale chiedo sin d’ora scusa per le ripetizioni dei proverbi che troverà ( magari espressi in modo diverso ) e per quelli non presenti , non ricordati , ( ma non credo che siano tanti ) che ho preferito elencare questa raccolta anche con locuzioni , motti , wellerismi , modi di dire ed altro , classificandoli in ordine alfabetico . Anche se poco razionale , ho inteso elencare la raccolta per ordine alfabetico e ciò per un duplice motivo : per non annoiarlo a leggere una sequela di proverbi tutti sull’agricoltura , o tutti sulla caccia , o tutti sulla medicina e così via ( che poi avrebbero richiesto un nuovo ordine alfabetico ) e per il gusto di vedere comparire “ ‘ntrasattu “ quel tal proverbio che si conosceva e che lo si ricordava detto in casa o ascoltato nella vita quotidiana . Per alcuni proverbi , ho aggiunto la versione latina del motto perchè ho trovato molto felice la capacità sintetica e ad altri ho collegato canti e canzoni popolari di nostri scrittori , poeti del passato , del tempo antico e qualcuno anche recente e contemporaneo . A parte , ho elencato , sempre in ordine alfabetico , i “ mali ditti “ , lasciando loro la nativa e colorita volgarità o linguaggio osceno riportandoli senza ipocrisia alcuna , atteso che oggi gli appartenenti ad entrambi i sessi , violentati dal linguaggio del nuovo cinema , ( aiuto , ci sono i due comici (!) della serie delle “ vacanze a .. “ ) , dalla televisione (aiuto , c’e “ il Grande fratello “ ) e dalla stampa quotidiana , ( ri-aiuto , parlano di ruberie e intercettazioni ) , non più possano scandalizzarsi di fronte a queste “ pagliuzze “ . - 14 - I “ mali ditti “ resistono al tempo malgrado false pudicizie , ipocrisie e baciapile ( “ patannustrari , santuocchi “ traduce Luigi Accattatis) ed era giusto metterli in libertà , farli volare , scrollarsi di dosso , almeno in questa occasione , l’ingerenza della classe dominante : “Quannu cci vo’ , ‘a jestimata saglia ‘ncielu cumu ‘na curuna .“ Tutto qui , grazie . Domenica 22 luglio 2007 Ciccio De Rose - 15 - - 16 - ‘U riruògiu ‘U riruògiu miu camina a carrica - cumu dìcianu oje camina a movimento meccanico - ppi fa’ ‘ntennari ‘u divariu ca cc’è ccu chilli muderni ca se movanu a quarzo o ccu cierti marchingiegni , ditti digitali , ca s’u precisi e “ spaccanu ‘u minutu “ . ‘U riruògiu miu è anticu , è bellu e mi tena cumpagnia . Ogni tantu piglia ‘a scisa ( va avanti ) , pua ‘a sagliuta (va arrieti) e , si ‘a jurnata nun le gira , è capace ‘e se fermare . Ju cci passu ‘u tiempu a lu cunzari e ccu illu cci parru e cci addummannu : “ Chi tieni stamattina ? Tieni sidde ,vulissi ‘na picca d’uogliu ? Te fa càudu , vulissi , ‘na jujjata ccu la pompetta ? ‘U trattu buonu , cci dugnu ‘a carrica sempre alla stessa ura cumu se fuossi ‘nu pinnulu : mai ‘nu sgarru , ‘nu sàutu di pressioni ( quannu vaju alla Sila o allu mare ‘u lassu ‘ntra casa ccu ‘a badante) , nun ‘li dugnu mai nessunu scasuni ca ‘li putissi fari mali alli purmuni ! E parramu : ccu illu ‘a jurnata passa queta e si m’addugnu ca po’ aviri ‘na malatìa seria , ‘u puortu allu ‘spitale ‘i Mastru Pietru ca di riruògi antichi è ‘nu primariu . ‘U misi passatu mi signu accortu ca dava ‘na mala ‘ntunata e duvi Mastru Pietru signu fujutu . Illu l’à guardatu e m’à dittu : “ E’ malu addirruttu , tèna ‘u core malatu ed è puru ‘na picca arrozzatu , ma ju fazzu di tuttu ppi nun li fari jettari l’urtimu jatu . Lassammillu ca ‘u tiegnu ‘n corsìa e ppi quindici juorni sutta tiru . “ Mi signu ricuòtu alla casa cumu ‘nu tizzuni stutatu . Avìa l’arma strazzata penzannu ca ‘nu ricuòrdu caru mi putìa lassari . ‘A notte nun durmìa , ‘u juornu era sustusu e ‘u mutivu ju ‘u sapìa : chira casciottella di riruògiu m’ arricurdava ‘u tiempu anticu ‘i quannu era guagliuni e spenzieratu . M’arricurdava ‘i cavuzi ccu i funnielli , ‘u palluni ‘i pezza , ‘u strummulu , ‘u stirillu , ‘a mmucciarella , i bagni allu ruonzu , ‘i carrette ‘i lignu ccu i cuscinetti a sfera , ‘i stacce , ‘i carrozze ccu i cavalli , i tamarri ccu i ciucci ca vinnianu vruòcculi , turtigliuni e frutta , ‘u carru di muorti tiratu ‘i quattru cavalli , le verginelle ‘i l’orfanotrofiu ca dìcianu i preghiere all’anima d’u muortu e cca ppi tutta ‘a vita loro s’arricurdavanu lamienti e chianti , le fimmine ca gridavano e se rasc-cavanu , mamma ca cusìa alli fierri , pàtrima ca povaru Cristu arrancava ccu lle stampelle , ‘a vrascera ccu ‘a magara e ‘u stenna panni , ‘u pedi ‘i vrascera , l’alivi alla cavuce , ‘u fucùni e paparanni ca cuntava ‘e rumanze d’i briganti . - 17 - Le nucille de Natale , ‘ a tòmbula ‘mienz’a via ccu le cartelle spase ‘nterra , l’ammulafùorfici , ‘u ‘mbrellaru , ‘a ‘ntinna d’a cuccagna , le luminère de le feste , i mustazzuoli , i cuvièlli ‘ntra la chiazza e la banna ca sunava , lu puorcu e la quadara , li grastaturi e li bannituri . Nun ci l’àju fatta cchiù e signu scappatu duvi Mastru Pietru. L’àju addummannatu : “ Cumu và , tu cchi dici cci la fà ? Tu ‘u sai ca è ‘nu ricuòrdu di papà : cc’è puru ‘u stampu da Ferruvia , tèna diciassette rubini e di chissu se ricrija . “ Mastru Pietru s’è à dittu : “ Nissunu è medicine cci le staju dispieru d’u cunzari e strintu dintra le spalle , à guardatu ‘u cielu e eternu , simu ‘manu aru Patreternu . Ju le dannu , ma allu core tèna affannu . Ma nu priestu ti lu dari .” E ‘u buonu tiempu è arrivatu . Mastru Pietru ‘nu juornu m’à chiamatu e gridannu m’à dittu : “ L’àju sarvatu , avìa ‘nu prolassu allu bilancieri , cci l’àju tagliatu e oje va miegliu cchiù de jeri ! “ M’allappa cuntentizza e mi mintu ‘u riruògiu allu vrazzu . Sientu ca vatta e ‘u tic – tacchi mi para allergu . Pua ccu vuci abbregalata me dice : “ Ppi amuri tua mi signu misu a caminari e ‘n’atra vota a fatigari . Signu ancora ‘n cummalisciènza e cci vo’ ‘na picca di paciènza . Jscimu fora di ‘su strusciu , lassamu l’aria maligna , jamu ‘n campagna , jamu a ficu , a castagne : tènami ccu ttìa , nun mi jettàri . “ ‘Ntenneritu , l’àju rispuosu : “ Riruògiu , tu mi s’i caru , e s’i tu ca alla vita mia fai regalu : nun fa nente ca ogne tantu me sgarri l’ura , tu me signi ‘u tiempu anticu , ‘u tiempu ca a ‘nua n’era amicu ! “ 14 luglio 2007 Ciccio De Rose - 18 - “ C’era una volta il Natale “ L’orologio Il mio orologio cammina a movimento meccanico : non è moderno, è antico . Non conosce i movimenti al quarzo o quelli digitali ed è mostruosamente distante dai suoi fratelli di oggi che “spaccano il minuto“. Il mio orologio, anche se vetusto, è bello e mi tiene compagnia. Ogni tanto sente il logorio del tempo e prende la discesa ( va avanti ), o la salita ( va indietro ) e se incappa in qualche brutta giornata si ferma per la stanchezza. Io passo il tempo con lui e gli parlo. Gli dico: “Che cosa hai stamattina? Hai forse sete e vorresti un po’ di olio? Hai caldo e ti piacerebbe una soffiata di pompetta fresca? “ Lo tratto bene, gli dò la carica sempre alla stessa ora come se fosse una compressa: cerco di non commettere errori ed evito che possa avere sbalzi di pressione (quando vado in Sila o al mare lo lascio a casa con la badante), sto attento a non creare qualche cattiva occasione, lo riguardo dagli spifferi perché una polmonite sarebbe per lui gravissima malattia. (C’è anche un proverbio calabrese che dice: “ Ventu ‘i fessura porta l’uomu ‘nseportura “). E parliamo: con lui le giornate scorrono lentamente come quelle di una volta e se mi accorgo che possa avere un nuovo acciacco, lo porto all’ospedale del dottor Pietro, che di orologi antichi è riconosciuto Primario. Il mese scorso mi sono accorto che era particolarmente pallido e, senza perder tempo, sono scappato dal dottor Pietro che per lunga e affettuosa amicizia, io chiamo Mastro Pietro. Lui lo ha visitato a lungo e poi mi ha detto: “E’ ridotto male, ha il cuore ammalato e soffre anche per un po’ di ruggine, ma io farò di tutto perchè non cessi il suo battito. Lasciamelo qui, lo metto in terapia intensiva, poi in corsia e per quindici giorni lo terrò sotto osservazione”. Così ci siamo lasciati e sono tornato a casa di pessimo umore e dispiaciuto. Avevo l’animo straziato al pensiero che l’orologio mi potesse lasciare. La notte non dormivo, il giorno ero nervoso, ansioso ed io sapevo il perché: l’orologio conosceva il mio tempo antico, custodiva i miei segreti, quelli di quando ero ragazzo spensierato. Mi ricordava i pantaloni rattoppati, il giuoco del calcio con un pallone fatto di stracci, il palèo, la lippa, il nascondino, i bagni al fiume, le carrozze di legno con o senza freno e con i cuscinetti a - 19 - sfera, il giuoco della lastruccia, le carrozze con i cavalli, i contadini con gli asini che vendevano broccoli, frutta e le castagne indurite dal fumo, il carro dei morti tirato da quattro cavalli, le orfanelle che terrorizzate recitavano le preghiere dinanzi le salme e che non avrebbero dimenticato per tutta la vita le scene di strazio e le prefiche, mia madre che faceva le maglie di lana ai ferri, mio padre che camminava a stento con le stampelle , il braciere con il raccogli fumo e l’asciuga biancheria di canna messo sopra il braciere , l’appoggia braciere con sotto le olive che si affumicavano, le olive alla calce , il focolare e il nonno che raccontava le romanze (alcune delle quali ho poi ritrovato a scuola) , le favole dei briganti , di Jugale e di Jofà . E poi il Natale con tutti i suoi rituali e mi rivedo bambino ad osservare estasiato le luci . Le guardavo per ore e respiravo a pieni polmoni l’aria della festa,le bancarelle con i mostaccioli , torroncini , “cuddrurieddri” e i preparativi per la cena del 24 , della Vigilia , con le 13 pietanze , accuratamente senza carne , che si preparava e tutta la famiglia affaccendata , specialmente le donne di casa , che amorevolmente faticavano per onorare la notte di Natale e la nascita del Bambino che veniva salutata anche da botti e spari . Poi la tombolata e la famiglia riunita e anche il nonno che prendeva la sua cartella e , tra una botta di sonno e dormiveglia , ci accompagnava per parte della notte . La commozione per una sedia vuota , per un nostro familiare non più presente al quale comunque veniva apparecchiato il piatto come a farlo sentire ancora tra di noi . La tradizione del Natale rispettata nella sua semplicità e con il massimo sentire verso i valori cristiani e i messaggi augurali che arrivavano attraverso le “ strine “ e la raccolta di tutto quello che poteva essere donato ai più sfortunati con particolare attenzione verso i piccoli al fine di regalare un sorriso e un abbraccio d’amore . Ricordo l’arrotino , l’ombrellaio , l’impaglia sedie , lo stagnaro , l’albero della cuccagna con gli uomini unti di pece , le illuminazioni delle feste , i pagliacci e i mangia fuochi in piazza , la banda musicale , il maiale e la caldaia , i norcini che castravano , i banditori con le trombe e i tamburi , il carretto del gelataio. La mia mente navigava nelle acque del tempo antico e non resistevo più : dovevo sapere come stava il mio orologio . Sono scappato , perciò , da Mastro Pietro e , trafelato , gli ho chiesto : “ Come va ? Tu cosa mi dici , ce la fa ? Lo sai che è un ricordo di papà e sulla cassa c’è anche lo stampo delle Ferrovie , la marca e la vanitosa dicitura : diciassette rubini .” Mastro Pietro si è ristretto nelle spalle , ha guardato il Cielo e mi ha risposto : “ Nessuno è eterno , così vuole il Padreterno . Io lo sto curando , al cuore tiene affanno , ma non dispero di salvarlo .” - 20 - E il buon giorno è poi giunto ! Mastro Pietro mi ha chiamato e gridando di gioia mi ha detto : “ L’ho salvato , aveva un prolasso al bilanciere , l’ho operato e adesso segna il tempo meglio di ieri . “ Felice ho messo l’orologio al braccio e siamo usciti . Sentivo il suo tic – tac che mi sembrava sicuro ; poi con voce fioca mi ha detto . “ Per darti conforto mi sono rimesso a camminare a segnare quel tempo che a te tanto piace . Sono ancora in convalescenza e devi avere con me un po’ di pazienza . Usciamo fuori dal rumore della città , lasciamo questa aria inquinata, andiamo in campagna, andiamo a fichi, a castagne: ricordiamo il tempo ‘i ‘na vota sutta ‘na frasca, tienimi con te, non mi lasciare .” Era il tempo di Natale e ancor più suggestivo era il paesaggio della campagna . Si vedevano le luci , modeste luci , di un addobbo Natalizio che un paesino aveva allestito e il rintocco della campane di una Chiesetta e , nuovamente , con un nodo alla gola , ricordavo la mia fanciullezza e la bellezza della festività del Natale respirandone ancora l’irripetibile ricordo . Commosso , gli ho risposto : “ Orologio , tu mi sei caro e sei tu che alla mia vita fai regalo : non ha nessuna importanza se non segni più l’ora giusta , tu mi ricordi il tempo passato , che se anche come te non era preciso , era il nostro tempo amico “ . - 21 - Commosso, gli ho risposto: “ Orologio, tu mi sei caro, e sei tu che alla vita mia fai regalo: non ha nessuna importanza se non segni più l’ora giusta, tu mi ricordi il tempo passato, che se come te non era preciso, era il nostro tempo amico.“ Ciccio De Rose - 22 - - 23 - L’antichi ficiru i fatti e lassaru i ditti Gli antichi erano saggi e lasciarono i proverbi ( proverbio calabrese ) “…per ço ke queru l’omini le decta ‘n brevetate , favello per proverbia dicendo veritate…” ( Poiché gli uomini chiedono discorsi concisi , parlo per proverbi dicendo verità ) da i “ Proverbia “ pseudoiacoponici ( 1200 ) - 24 - - 25 - W|àà| - 26 - - 27 - T A Bagnara campanu tutti ppe la tonnara A Bagnara vivono tutti con la pesca del tonno A bona tovaglia ognunu vo’ mu se stuja Ognuno cerca di trovarsi una buona occasione A buonu cavaddru nun ‘li manca seddra La persona saggia sa provvedere ai propri bisogni A cani viecchiu nun ci diri passi Non mandare via il cane vecchio che non ti serve più A capu e nuci di cuoddru Buttarsi a capofitto , essere energici A casa de ‘mpisu nun ‘mpènnere ogliarulu Non si devono rinfacciare ad alcuno le proprie colpe , nemmeno con le allusioni A casa de ‘mpisu nun ‘mpicare panaru A casa dell’impiccato non appendere il paniere A casa di riccu , nun guardari fucùni Nella casa del ricco tutto è più bello , anche il focolare A Castigliùni nun ci ‘nn’ è unu buonu A Castiglione Cosentino sono tutti sciocchi A cavallu jestimatu ‘li lucia ‘u pilu A volte le bestemmie fanno star meglio le persone - 28 - A cavallu sgrencu musche assai Molti fastidi alle persone perseguitate dalla sfortuna A chiarìa di viernu , nuvuli d’estati , amuri ‘i fimmina e carità di frati , ‘ricchie nun ‘mprestati A caldo di inverno , nuvole d’estate , amore prete non prestate orecchie di donna e carità di A chine ammazza la licerta ,‘a Madonna jetta ‘na sc-caffetta Non bisogna ammazzare la lucertola perché la credenza popolare riteneva che la lucertola che entrava in casa portasse fortuna e che fosse l’ombra di qualche defunto di famiglia A chini dùna e a chini prumìnta E’ persona che litiga e minaccia di litigare o anche di gradasso che teoricamente promette e poi non mantiene A chini ti caccia lu pani cacciali ‘a vita Uccidi chi ti affama A Curiglianu nun ci passa mancu ‘nu cani A Corigliano non ci vogliono vivere nemmeno i cani A essiri patri nun ce vo’ nente , tuostu è fari ‘u patri E’ facile diventare padre , difficile è fare il padre A figliastri e niputi chiru ca fa è perdutu Dai figliastri e dai nipoti non aspettarti gratitudine A gattu viecchiu sùrice tennariellu Ai vecchi occorre moglie giovinetta ( ! ) Esattamente il contrario di altri proverbi qui ricordati ! A guccia a guccia l’acqua percia Lentamente e con il tempo ce la farò - 29 - A guccia a guccia se scava ‘na petra A goccia a goccia si incava la pietra . La perseveranza anche se lunga e lenta ottiene poi un risultato A gunnella nova nun ci meri pezza Chi è puro non teme le critiche . E’ lo stesso di “ aria chiara nun tena paura di truonu “ A Jennaru puta paru Nel mese di gennaio pota tutto A jumi cittu nun jiri a piscari Non ti fidare della persona silenziosa A lavari ‘a capu aru ciucciu è tiempu persu Non bisogna perdere tempo in lavori inutili A li burrasche ci voli pacenza Nelle disgrazie ci vuole pazienza A lu primu d’aprili duvi ti mannanu nun jiri Il primo di aprile c’è l’usanza del pesce d’aprile e perciò se ti dicono di andare da qualche parte non andare perché è uno scherzo A maju si nun mangiu quattro voti , cajiu Nel mese di maggio il lavoro dei campi è più duro perciò debbo mangiare almeno quattro volte al giorno A malu uncinu à appicatu ‘a vièrtula Ti sei fidato delle persone sbagliate A mare nun ci stannu cantine Se il mare è burrascoso non trovi rifugio - 30 - A muru vasciu ognedunu s’appoggia Quando c’è un sostegno a portata di mano utilizzarlo . Le persone umili subiscono sempre . A ognuno cerca di marzu ciciarazzi , ad aprili ciciari chini A marzo i primi ceci sono vuoti , ad aprile i ceci sono pieni A nullu puozzu , ‘a muglierma puozzu Non ce la faccio con nessuno tranne che con mia moglie A ogni pirdiènza Diu ci penza A tutto c’è rimedio ( meno che alla morte ) A pagare e a murìri cc’è sempri tiempu Prendersela comoda A panza china si raggiuna miegliu Con la pancia piena è più facile ragionare A porta larga trasa ‘i renza Sii sempre prudente anche quando sembrerebbe inutile la precauzione A S.Valentinu ‘a scugna è vicina Dal 14 febbraio inizia l’aria primaverile A San Martinu ogni mustu è vinu Per S. Martino(11 Novembre) il mosto diventa vino A San Linardu simina ca è tardu A San Leonardo (6 novembre) semina perché è già tardi A Santu Martinu se ràpa ‘a vutti , se stìpanu i ficu e se prova lu vinu A San Martino si apre la botte , si diventati secchi e si prova il vino nuovo - 31 - conservano i fichi ormai A Santu Michele ‘a quaglia parta e ‘u marvizzu arriva A S.Michele (29 settembre) la quaglia va via e arriva il tordo A settembre e a frèvaru juornu e notti sunnu a paru A Settembre e a Febbraio notte e giorno si pareggiano A setti misi panni stisi Al settimo mese di gravidanza si deve lavare il corredino A sittant’anni jettati a mare ccu tutti li panni A settant’anni non servi più : buttati a mare (!) A stozzi e a pitazzi A poco la volta A strusciu di jumi passa sicuru Passa tranquillamente il fiume che fa rumore . E’ l’opposto di : a jumi cittu nun jiri a piscari A tavula nun si ‘nvecchia Chi resta molto tempo a tavola , non invecchia A Trupea marchisi , cunti e baruni tènanu corna cumu muntuni A Tropea tutti i nobili portano le corna come montoni A tutte ‘e banne ‘u mare è salatu Le difficoltà sono dappertutto A uomu ‘nfami , ‘nfamùni All’infamità bisogna rispondere con una infamità maggiore A varvìeri e a scarpàri ‘e cose tue nun cuntàre A barbieri e calzolai non pettegoli e le riferiscono raccontare le - 32 - tue faccende perché sono A vinti uri ‘a jurnata è sicura Se lavori venti ore, la volta!) paga è certa (che tristi tempi quelli di una Abbasta ca nun sona ‘a campana , mi tiegnu ‘a sfurtuna Non mi importa nulla della fortuna purchè non muoia Abitu nun fa monacu e chièrica nun fa prièvite Il saio non fa il monaco e la chierca non fa prete Accatta sempre nun vinniri mai Compra e conserva , non vendere mai Accortu , ‘a sc-cuppetta a carrica ‘u diavulu ! Stai attento , il fucile lo carica il diavolo Acqua ‘i matìna è medicina L’acqua bevuta al mattino fa bene alla salute Acqua are papare e vinu ari ‘mbriacuni Acqua per le papere e vino per gli ubriaconi Acqua di maju arricchiscia massaru L’acqua di maggio fa bene alla campagna Acqua passata nun màcina mulinu Bisogna dimenticare il passato e perdonare Acqua , fuocu e pani nun si neganu mancu a ‘nu cani Ognuno di noi ha diritto ad avere le necessità primarie Acquazzùni d’estate fa mala annata L’acquazzone d’estate danneggia frumento e frutti e porta carestia - 33 - Acu ca nun cusa s’arrozza L’utensile che non si usa s’arrugginisce Ad amici e parenti nun vìnnari nenti Evita di avere rapporti economi con amici e parenti Ad arvulu cadutu accetta accetta Quando cadi in disgrazia tutti infieriscono Ad atàri viecchiu nun appicciari cannila Non corteggiare la donna anziana Adaccussì Così , in questo modo ( ad eccu sic ) Adduobbi cchiù tu ca ‘nu cecatu Riesci a guadagnare più tu che un mendicante cieco Affina affina , ha perzu tuttu Per aver perduto troppo tempo , hai perso tutto Agiellu senza nidu , agiellu senza amuri Chi non ha famiglia non ha amore Agustu manna littere , settembre li lejìa , pripara ‘a dispensa ca ‘u viernu è misu ‘n vìa Ad Agosto e Settembre si preparano le provviste per l’inverno che già si appresta All’avaru scippi ‘ncuna cosa , aru mangiuni nente Dall’avaro riesci ad avere qualcosa , dallo sciupone niente All’orfanellu ‘u guarda Diu Il piccolo orfano è protetto da Dio - 34 - All’ottu d’aprili metti ‘u cocciu e nun lu diri L’otto di nessuno aprile metti in caldo il seme bachi e non lo dire a All’uomu ‘a sc-cuppetta , ara fimmina ‘a quazetta L’uomo porta il fucile , la donna fa la calza , ad ognuno il proprio compito o ruolo Con il medesimo significato , un proverbio del 1200 dice : né la spad’a la femina , né a – mmasculu filare, né lo saltare all’asinu, né a bove ceterare non dare la spada alla donna , né da filare all’uomo , non far saltare l’asino , non far suonare la cetra al bue : ognuno deve fare ciò che gli compete e non pretendere di far fare cose diverse All’uoru nun ce po’ ruzza La ruggine non può attaccare l’oro . Vale anche : il vero valore non teme calunnia All’urtimu e ara fine chirù ca nun vu’ , ti nascia Il fatto che non volevi accadesse , si è poi verificato Alla bona de Diu Con il favore e l’aiuto di Dio Alla cira se vida lu core Al colore della faccia si vede il cuore Alla mala vicina ‘a meglia pitta Alla cattiva vicina la migliore focaccia Alla paravisu nun si cce va’ ‘n carrozza Nel paradiso non si entra facilmente , devi meritartelo Ma , pur se lo merita , l’innamorato non entra in Paradiso se non è certo che troverà la sua bella . Sono i versi scritti dai librettisti ( Targioni – Tozzetti e Menasci ) per la siciliana di Mascagni nell’opera “ Cavalleria Rusticana “ , ( Lola , chi àj di latti la cammisa ) ma sono versi che si perdono nella notte dei tempi e che si ritrovano in canti del 1200 e in vari dialetti . Ne ripropongo due in dialetto calabrese , ovviamente : …O giuvinella manica ‘n cammisa , e janca e russa cuomu ‘nu cerasu , quannu me scunti fai lu pizzu a risu , - 35 - qualu santu me tene e nun te vasu ?... Bella , si muoru e vaju ‘n paravisu , si nun ce truovu a tie , ju nun ce trasu ! Belli l’anciuli su de ‘u paravisu : ma cchiù bella si tu quannu te vasu !... …Si moru e minni vaju ‘mparavisu , si nun ci truovu a tia mancu cce trasu , ca supu ‘a terra adduvi Diu m’à misu sulu lu beni tuju mi c’è rimasu , e senza de ssu bene e di ss’amure puru lu suli mi parerra scuru… Alla terra de li cecati viatu chini tèna ‘n uocchiu Nella terra degli ignoranti è beato chi sa qualcosa ( Beati monocoli in terra coecorum ) Alla vecchiaja càuzi ccu li ricci Avere fortuna tardiva Alli causi cci vo’ gamma leggia , mussu chiusu e vurzùni ca s’alleggia Nelle cause si richiede gamba leggera , bocca chiusa e una borsa di denaro che si svuoterà Alli picciuli garattuli stau le meglie medicine Gli uomini di piccola statura sono i più accorti . “ Piccolo di mole e di livor gigante “, chiamò Vincenzo Monti il poeta Gianni Allonga ca accurci Farai più strada , ma arriverai prima Allu cane c’abbaija , jettacce ‘n uossu A chi ti disturba , dai qualcosa per togliertelo dai piedi Allu munnu nun se pùotu cuntentari tutti E’ molto difficile accontentare i vari caratteri degli uomini Allu scuru tutte ‘e fimmine s’u ‘e stesse Al buio non c’è differenza discriminis inter mulieres ) tra le - 36 - donne ( Lucerna sublata nihil Alò ! Andiamo , presto , muoviti (allons ) E Filippo Eugenio Calvelli la usa ne “La Festa Naziunali “ , quando dice : …Nicurè , nuce de cuollu , jamu , alò , jamu a Cusenze… Ama chini t’ama e respunna a chini te chiama Ricambia l’amore e rispondi a chi ti chiama Ama Diu supra ogni cosa , ma fatti dàri ‘a spisa Prega Dio sempre , ma sopratutto per avere il necessario Ama l’amicu tua ccu li vizi sua Rispetta i difetti dell’amico Amara chira casa ca cappiellu nun c’è trasa Sventurata quella casa dove non c’è un uomo che la governi Amara chira casa ca nun tena tristu maritu e tristu linu Infelice quella casa che non ha lino , sia pure di cattiva qualità e infelice quella casa dove non c’è marito anche se malvagio Amara chira rapa ca ad agustu unn’è nata Guai a chi rimane indietro , a chi non sta al passo Amarammìa Me infelice , povero me Amarattìa Povero te , peggio per te Amaru chi du aviri chi lu patruni no lu vidi Amaro quel potere che non vede il padrone Amaru chini fa lu pane mancante Misero chi non fa il pane di giusto peso . Guai ai disonesti - 37 - Amaru chini lu puorcu nun s’ammazza , ca vide e li desidera ‘i sazizze “ A chi porco non ha la sorte è ria , li vede la salsiccia e la desìa ( Vincenzo Padula ) Nel mondo rurale uccidere il maiale per trarne i benefici, che durano tutto l’anno , è fatto importantissimo , per cui quando una famiglia non aveva la possibilità di crescere il maiale si rappresentava un anno difficile . Alla uccisione del maiale , rito per fortuna ancora non sparito , dedica una parte della sua lirica “ Jennaru “ , Michele De Marco ( Ciardullu ) che dice : … Puorcu !...Gioia , ricchizza d’ogne casa , grannizza vera , pumpusìa frunuta !... Ccu lu filiettu mpacchi la prim’asa la fragagliella , mo cce vo’ , t’aiuta !... E all’urtimu , quatrà , cc’è la quadara !... Cchi cc’è allu munnu chi ssa cosa appara?!. Amaru chini nun si gratta sulu Misero chi non riesce a provvedere per se stesso Amaru chini nun tena menza canna Sventurato chi non ha il senso della misura Amicizia de cappiellu Superficiale conoscenza , semplice saluto Amicu curtìsi cumu è l’entrata fa’ ‘i spisi Stendi le gambe per quanto è lungo il lenzuolo - 38 - 'u puorcu appicatu allu jimbiellu - 39 - Amicu de buonu tiempu se muta ccu lu vientu Gli amici del bel tempo vanno via con il vento Ammucca liù Invito a mangiare Amuri e salute nun s’accattanu ara fera L’amore e la salute non si comprano al mercato A ‘na parte chiova e a ‘n’atra allampa Si dice quando non si riesce a trovare una via d’uscita perché ovunque si guarda si scorgono difficoltà Ancora Giuvanuzzu à ddi nascia E’ prematuro discutere , decidere Annìcati a mari ‘ranni Annegati in un mare pensa alla grande grande . Se vuoi tentare , se vuoi rischiare , Annu bisèstu , viatu chini cci resta ! L’anno bisesto si ritiene nefasto , perciò beato chi lo supera Antùra poco tempo fa , (ante horam) Ara Cannilora di lu viernu simu fora Si dice che il 2 febbraio (Candelora) finisca l’inverno Ara casa d’u pezzenti nun mancanu stozzi Anche in casa del povero si può trovare una briciola che avanza Ara casa di Gesu quannu trasi unn’esci cchiù Se credi in Gesù sei sempre protetto - 40 - Ara festa di li Santi mintati cappellu e guanti Il 1° Novembre inizia il freddo : copriti ! Ara fine d’a scala arriva ‘u vignanu Se cadi dalle scale aspetti che il pianerottolo fermi la corsa Ara nasca d’u calarvisi nun ci sta musca Il calabrese non subisce abusi e prepotenze Ari ficu ‘a neglia è vilenu La nebbia porta male al fico Ma il peggior veleno è quello dell’amore finito o non più corrisposto . In questo canto , la vipera è ovviamente , ( come poteva essere altrimenti ) la donna che ha dato veleno mortale al nostro cantòre , che dice : …‘Na vipera ccu l’uocchi m’à miratu senza me muzzicare m’à ferutu tantu de lu velenu m’à jettatu chi ‘nzinca ‘u propriu pettu m’è trasutu : lu miedicu ne àju addummannatu ma de sanare a mia s’è scunfidatu , ‘na sula medicina m’à ‘mparatu : va ca te sana chine t’à ferutu… Ari fissa nun fàri male ca è peccatu , ma nun fàri beni picchì è perdutu Agli stupidi non arrecare danni perché è peccato , ma non fare del bene perché è perduto Ari mali vistuti ci penza Diu Dio provvede per i poveri Ari Santi , nun prumìntari vuti e ari picciriddri nun prumìntari jùochi Ai Santi non promettere voti e ai bambini perchè dopo bisogna mantenere le promesse non Aria chiara nun tena paura di truonu Chi non è compromesso può agire senza timore Aria russa , tempesta di vientu - 41 - promettere giochi Il rosso dell’aria annuncia tempesta di vento(che poi è in contraddizione con : (rosso di sera bel tempo si spera ) Aru galantuomo nun si dùna riestu Alla persona ricca e per bene non si da resto Aru malignu cappottu ‘i lignu Alla persona malvagia devi augurare la morte Aru malu patutu ‘u guarda Diu A quelli sfortunati e abbandonati ci pensa Iddio Aru muortu requia eterna , aru vivu ‘a taverna Al morto una preghiera , al vivo la cantina Aru muortu si penza , ma ppi chiru ca à lassatu Non si pensa al defunto , ma a ciò che ha lasciato Aru spruvvistu l’aiuta Cristu Il povero che non ha mezzi viene aiutato da Cristo Aru càvulu jurutu e all’uomu ‘ngratu chiru ca fai è perdutu Al cavolo fiorito e alla persona ingrata ciò che fai è perduto Aspittàri e nun venìre è ‘na cosa da murìre Chi aspetta è impaziente e soffre gli spasmi dell’agonia Atizza , mezza biddrizza L’altezza è già mezza bellezza Atumunti è malu munti , tutti quanti s’u briganti Altomonte è situato su un cattivo monte : tutti sono briganti Avàntame , ca t’avantu Lodami , che lo farò anche io - 42 - Avèntati ccu lu piscatu , nun aspittari di piscari Accontentati di ciò che hai e non di quello che vorresti Avìmu fattu trenta ? Facimu trentunu ! Abbiamo rischiato inutilmente ? Rischiamo fino all’ultimo ! Avìre ‘a lingua taglia e cùsi Maldicente che dice e disdice a suo piacimento Avìri ‘a lingua longa Essere pettegoli , parlare a sproposito Avìri novantanove chiaghe e ‘u core fracidu Essere pieno di malanni Aviri unu ‘ntra l’ugne Avere una persona a proprio piacere , in suo potere Avutru è parràri ‘i morte , avutru è murìri Un cosa è parlare di morte , altra cosa è morire ‘A bella zita ‘nchiazza se marita La bella ragazza trova marito anche per strada ‘A bella ‘i Suveratu fa li corna ‘i quannu è zita La donna di Soverato mette le corna già da fidanzata ‘A bona lavannara trova ‘a petra giusta Chi ha buona volontà trova lavoro ‘A bona massara se vida quannu fila alla lumèra La donna di casa si nota quando lavora di notte - 43 - ‘A bona razza a cinquant’anni ‘u figliu ‘mbrazza La donna prolifica a cinquant’anni ha ancora figli piccoli ‘A bugia tena i gammi zoppi La bugia ha le gambe zoppe , corte ‘A capu aru cummientu ‘i Sant’Antoniu La testa del maiale si porta al convento di S.Antonio ‘A capu ca nun penza è di cucuzza Chi non pensa ha la testa di zucca ‘A carne ‘i l’uominu nun si vinna a pisu La vita dell’uomo non si vende - 44 - ‘A bona razza a cinquant’anni ‘u figliu ‘mbrazza La donna prolifica a cinquant’anni ha ancora figli piccoli - 45 - ‘A catìna fa lu cani Il cane incatenato diventa aggressivo ‘A cortara nun poti truzzari ccu la petra La brocca non può lottare con la pietra : Traslato : il debole non può lottare contro il forte , il potente ‘A cucina larga fa ‘a casa stritta Bisogna limitare gli inviti ‘A cuda è forte ara scurciari L’ultimo lavoro è sempre il più pesante (In cauda venenum ) ‘A cuntentizza tena sc-cuma de disgrazia Non c’è felicità senza qualche piccolo dolore ‘A curta è longa La Giustizia procede lentamente ‘A cusciènza distrubbata fa l’uomu paurusu L’animo turbato rende l’uomo incerto , pauroso ‘A disgrazia trova sempre ‘i s’accucchiari Le disgrazie non vengono mai sole (Mali mala succedunt) ‘A disponibile cacciari è la tua , ma de la leggittima nun me po’ L’asse ereditario disponibile è stato lasciato a te , ma dalla quota legittima non mi puoi togliere ‘A facce tosta campa , ‘a molla mora Chi ha faccia tosta va avanti , il timido soccombe - 46 - ‘A farina d’u diavulu se fa caniglia La roba mal guadagnata si perde( Male partum male disperit ) ‘A fatiga se chiama tata , ma a ttìa te fèta Il lavoro è prezioso , ma tu lo sfuggi ‘A figlia ‘i quindici anni o ‘a mariti o ‘a scanni Le figlie femmine debbono sposarsi presto ‘A fimmina bella è puru sciocculilla La donna bella è anche sciocca ‘A fimmina chi l’aza ‘na vota , l’aza sempre E’ difficile tornare sulla retta via ‘A fimmina vinna è china d’inganni , prima ca tu l’accatti illa te La donna è ingannatrice : ancora prima che tu la compri , le già ti ha venduto ‘A fimmina sanizza doppu mangiatu aggrizza La donna in salute dopo aver mangiato ha la pelle d’oca(!) ‘A fimmina vrinzulusa nun si spusa La donna sciatta non trova marito ‘A fimmina ca pùlici sa pigliari , maritu sa truvari La donna marito che sa acchiappare le pulci sa trovare anche ‘A fimmina è cumu ‘a nuci : si nun si rumpa nun si mangia La donna e come la noce : per gustarla devi …romperla - 47 - il buon ‘A forza vincia ‘a raggiuni Contro la forza la ragion non vale ( Violentia praecidit ius ) ‘A fràvica è longa Per costruire ci vuole tempo e pazienza ‘A funtana duvi vivinu dui unn’è mai chiara La donna che sta con due uomini non è onesta Il nostro innamorato si è accorto del doppio gioco della sua donna e così l’ammonisce : “ Vurria sapiri quanti cori aviti c’ad’ogni amanti lu cori vua dati , lu juocu di la vurpe vui faciti c’a tutti diti sini e li gabati , vui siti piccirilla e nun sapiti minati sutta vientu e navicati chi sa nu juornu e ventu nud’avìti restati ‘mmienzu mari abbannunata . “ ‘A furtuna è fatta a scala : chini scinna e chini saglia La fortuna è come la scala : c’è chi scende e c’è chi sale ‘A furtuna si tira ppi li capilli La fortuna bisogna cercarla con assiduità ‘A gallina d’a vicina para ‘na papara Non fidarsi mai delle false apparenze ‘A gallina si spinna doppu morta L’eredità si ha dopo la morte ‘A gatta ch’è ‘mparata allu lucignu pocu si cura ca s’abbritta l’ugna La gatta che è abituata al lucignolo poco si cura se si brucia le unghia ‘A gatta d’a dispensa cum’è si penza Una persona scorretta viene pensata per come è - 48 - ‘A gatta pressarola ha fattu ‘i figli cecàti Non bisogna aver fretta se si vogliono fare le cose per bene ‘A gelusia fa moriri l’omu penijatu La gelosia fa morire l’uomo tra le pene ‘A gente vò cuntu cchiù di Diu Devi dar conto più alla gente che a Dio ‘A glianna duvi è , l’alivu ‘i chini è Le ghiande sono del proprietario della terra dove cadono,le olive proprietario della terra ( Usi e consuetudini ) del ‘A grassija è menza malatìa L’obesità è già una mezza malattia ‘A jestima è di caniglia : chini ‘a manna ‘si la piglia Spesso le maledizioni si ritorcono contro chi le ha mandate ‘A lingua nun se po’ tenìre a nullu A ognuno si deve lasciar dire ciò che vuole ( e ppi cchissu nun jamu avanti ! ) ‘A lingua nun tèna ossa , ma rumpa l’ossa Le parole fanno male più del bastone ‘A mala cummara minta i campanelli alla gatta La cattiva comare fa sapere a tutti i tuoi segreti ‘A mala lavannara nun trova mai ‘a petra bona Chi non vuole lavorare trova sempre un pretesto ‘A mala nuttata e ‘a figlia fimmina Aggiungere al danno la beffa ( Damnum sequitur ludibrium ) - 49 - ‘A malanova ‘a porta ‘u vientu La cattiva notizia la porta il vento Una cattiva notizia ha saputo il nostro spasimante : che la sua bella la vogliono sposare con un altro . E allora il suo canto così dice : “Haju saputu ‘na mala novella la bella mia la vonnu maritare moni chi s’è cresciuta e fatta bella ‘nu gran critinu ‘si la vo pigliare : chi si vaja a ‘nzurare intra Ruvella o duve se ribattu li quadari ; si no li caccia fora li budella cumu a lu puorcu di carnalivari . “ ‘A malerva nun se sterra mai La cattiva erba non si estirpa ( Herba mala cito crescit ) ‘A malerva ti nascia avanti ‘a porta La cattiva erba ti nasce davanti persona cattiva ce l’hai in casa l’uscio di casa . Alle volte la ‘A mamma canuscia ‘a vuce d’u figliu mutu La mamma capisce i desideri del figlio anche se non parla ‘A mamma di ciuoti è sempre prena La madre degli stupidi è sempre gravida . Figurativo : la stupidità non ha mai fine ‘A meglia letame la fa l’urma d’u patrune L’orma del padrone è il miglior letame ( Vestigia stercus ) domini ‘A meglia morte è ‘a subitanea La migliore morte è quella improvvisa ‘A miseria trova sempre ‘nu buonu cumpagnu La miseria sa da chi andare ‘A mmidia si mangia sula Essere divorati dall’invidia Sull’invidia , Costantino Jaccini , scrittore poeta di Grimaldi diceva in alcuni suoi versi : …La ‘mbiria , frate , ccu l’uocchi t’ammazza , te pungia tuttu quannu t’accarizza : - 50 - optimum te mera stuortu , te rumpa li vrazza , e dintra l’ossa le spine te ‘mpizza… ‘A morte disidarata nun vena mai La morte desiderata non arriva mai ‘A mugliera ‘i l’avutri è sempre cchiù bella La moglie degli altri è sempre più bella ( Vicinum pecus grandius uber habet ) ‘A mugliera d’u latru nun sempre rira Anche in casa del ladro le cose non vanno sempre bene ‘A neglia vascia buonu tiempu lassa La nebbia bassa annuncia bel tempo ‘A nora càcciala fora La nuora cacciala via di casa se vuoi stare tranquillo ‘A nuci duvi cada , è Le noci sono del proprietario della terra dove cadono ‘A parola nun jnchia panza Le parole non riempiono pancia ( Verba non implent marsupium ) ‘A pecura si mungi e lu zimmaru si doli La pecora si munge e il caprone sente dolore ‘A persuna bona ‘nu juonu l’ha ammazzata ‘nu truonu Le persone buone non esistono più ‘A petra ca nun fa lippu si la porta ‘a jumara La pietra che non fa il muschio viene trascinata dal fiume ( Saxum volutum non obducitur musco ) ‘A petra chi non fa lippi , non piglia pisci - 51 - La pietra che non fa il muschio non trattiene i pesci ‘A pezzentìa è difettusa Si arriva alla miseria anche per i propri difetti ‘A pìgula duvi guarda cci lassa ‘u signu Il gufo(che era sacro alla dea Minerva ) porta jella alla casa dove guarda ‘A pìgula duvi se spùna porta furtuna Il gufo porta fortuna nella casa dove si posa ‘A porta d’a mammana è sempre aperta La porta della levatrice è sempre aperta ( una volta ! ) ‘A prima è di guagliuni La prima partita la vincono gli inesperti ‘A purviri caccia i pallini C’è sempre una conseguenza dopo una certa azione ‘A ragiuni è di fissa La ragione è degli stupidi ‘A ricchia d’u parrinu è lorda Il confessore conosce tutte le porcherie del mondo ‘A ricchizza ‘a cummanna ‘u diavulu La ricchezza è comandata dal diavolo ‘A ricchizza ca unn’è sudata sine va’ ccu ‘na jujjiata La ricchezza ottenuta senza sudore va via con un soffio ‘A robba è d’u sangu L’eredità appartiene ai figli - 52 - ‘A robba sta ccu chini ‘a sa tènari I beni , gli averi stanno dalla parte di chi li sa tenere ‘A rrobba vecchia sarva ‘a nova Indossa il vestiario vecchio per risparmiare quello nuovo ‘A ruta setti mali stuta La ruta spegne sette malanni ‘A salute è ricchizza La prima ricchezza è la salute e non tutti lo sanno ‘A salute porta alligrizza La salute fa stare allegri ‘A salute si stima quannu si perda La salute si apprezza quando non c’è più ‘A sc-cuppetta s’a di ammucciari , ma si se caccia à di sparari “ Saggezza “ antica : devi nascondere l’arma e agire con cautela , ma se sei costretto a prenderla deve sparare per prima ‘A serva l’à maliditta San Pietru La serva è stata maledetta da S.Pietro (!) ‘A serva ppi ‘n annu servi , ppi ‘n avutru annu nun servi e ppi l’avutri anni vo’ servùta La serva per un anno si dà da fare , il secondo anno lavora poco e per gli anni successivi vuole essere servita ‘A simenta accocciulata fa la chianta vigurusa La semenza scelta chicco a chicco fa la pianta rigogliosa ‘A sita è parvenza , ‘a jnostra è sustanza - 53 - La seta è bellezza , la ginestra è sostanza ‘A socra unn’è bona mancu s’è di zuccaru La suocera non è dolce nemmeno se è fatta di zucchero ‘A spina cchiù ‘nvecchia e cchiù punge La persona cattiva con la vecchiaia diventa più cattiva ‘A sveglia d’u cucchijèri s’u i piriti d’u cavallu Il cocchiere viene svegliato dai peti del cavallo ‘A terra a frèvaru tena ‘a freve Nel mese di febbraio la terra inizia a riscaldarsi ‘A terra cumu ‘a vidi ‘a lassi La terra come la prendi la lasci ‘A terra niura fa crunnu lu granu La terra concimata produce biondo il grano ‘A terra piglia , ma duna La terra è lavorata , ma dà i suoi frutti ‘A troppa carità , scianca la vièrtula La carità eccessiva lacera la bisaccia ‘A troppa cumpidenza fa ‘a mala crianza L’eccessiva confidenza a volte genera la scostumatezza ‘A truscia nun porta vrigogna La miseria non ha vergogna Atru è diri , atru è fari Dal dire al fare c’è di mezzo il mare(dicere et facere non semper ejusdem) - 54 - ‘A vera causa vinta è l’accuordu Una mediocre transazione è migliore di una causa vinta ‘A vera notricata è di Pasqua a Pasquarosata Il vero allevamento dei bachi è da Pasqua alla Pentecoste ‘A verità si sa d’i ‘mbriachi e d’i guagliuni La verità si apprende dagli ubriachi e dai ragazzi ‘A via longa nun rumpa carru La via lunga è sempre la più breve ‘A vièrtula si rumpa ppi lu troppu pisu Non esagerare perché ogni eccesso è dannoso ‘A vigna è tigna Chi possiede un vigneto ha anche fastidi e pensieri ‘A vucca è ‘na ricchizza Persona di tante parole e di pochi fatti ‘A vucca muta è mala servuta Chi non parla è servito male ‘A vummula ca nun vale nun si rumpa mai Le cose di frangitur) poco valore non si rompono mai (Vas ‘A vutta china e ‘a mugliera ‘mbriaca Non è possibile avere tutto ‘A vutta di l’acitu nun spiccia mai La botte del vino diventato aceto non finisce mai - 55 - malum non ‘A vutti vacanti fa sulu strusciu La botte vuota fa solo rumore(Vasa inania multum strepunt ) ‘A zinzula chiuda l’estati Quando arriva la giuggiola annuncia la fine dell’estate ‘A zita è bella , ma è cecata Dicesi scherzosamente di cosa buona , ma difettosa ‘A ‘mmidia ‘nceca L’invidia acceca i sensi ‘A ‘mmidia sta ‘mmienzu ‘a casa d’u diavulu L’invidia abita al centro della casa del diavolo ‘A ‘mmidia vruscia l’uocchi cumu ‘a cipuja L’invidia brucia gli occhi come la cipolla ‘A ‘mpaccera si grolia di fatti ‘i l’avutri La curiosa gode nell’ascoltare i fatti degli altri ‘A beddra senza dote trova mantinutu e nò maritu La donna bella senza dote è corteggiata ma nessuno se la sposa ‘A bella chi nun addimmanna nun tèna cuda La bella che non si propone non si sposa ‘A capu ‘li sparta ‘i ricchie E’ senza cervello ‘A fame nun piglia suonnu Il bisogno è incessante ‘A Fide Calavrisi è data senza se,senza ma,a morte e a vita - 56 - La fedeltà del Calabrese è data senza indugi e a vita ‘A fimmina è vacanti cumu ‘a canna La donna è vuota come la canna ‘A fimmina è cum’u cravune:stutatu tingia,appicciatu cocia La donna è come il carbone:spento macchia,acceso brucia In merito a questo detto , un canto popolare dice : … De fimmina se pinge la furtuna , de le fimmine nun diciti bene pe quantu ci ni su sutta la luna ogni viziu la fimmina lu tene . ‘Si tu le voi cuntare unu ppe d’unu li mali tutti d’a fimmina vene , ca ‘na parola disse Salamune : chi ama donna nun si vide bene ca ogni fimmina è ‘nu cravune chi vivu vruscia e mortu tingia bene… ‘A fimmina è cumu ‘a carta : ti fa tisicu o panzutu La donna è come la carta: godi se vinci, soffri se perdi ‘A fimmina picciriddra vo’ ‘ncuraggiata Bisogna far innamorare la giovane fidanzata ‘A gelusìa è ‘na brutta malata La gelosia è una brutta malattia ‘A limosina stuta i peccati L’elemosina placa il peccatore ‘A mala pignata nun cada de ‘ncinu e se cada nun se rumpa La persona cattiva non cade e se cade non si fa male ‘A mamma sempri certa è , ‘u patri nò La maternità è certa , la paternità è dubbia ( Mater sempre certa , pater autem incertus ) ‘A meglia parola è chira ca se gnuce e nun se rice - 57 - La parola più saggia è quella (Tacent, satis laudant ) che si inghiotte e non viene detta ‘A palummella s’à vrusciatu l’ali Non scherzare con il fuoco ‘A parola è strumentu Tra galantuomini basta la parola . Non serve il Notaio ‘A sarvia sarva La salvia fa bene alla salute ‘A verità vena a galla cumu l’uogliu La verità è come l’olio : sta a galla , viene in superficie ‘A verità zoppica ma jungia La verità è lenta ma arriva ‘A zita vo’ chiacchiariare Le fanciulle vogliono parole dolci Amaru chine mora Chi muore ha sorte amara - 58 - U Beneditta chira pasta ca di vennari si ‘mpasta Benedetta quella pasta che si impasta al venerdi ( ! ) Biellu ‘nfascia , bruttu ‘nchiazza Dicesi di bambino bello in fascia e brutto da grande Bielli o brutti a morte si li ‘nghiutti La morte non bada a differenze Buonu tiempu e malu tiempu nun duranu sempre La vita dell’uomo non è sempre la stessa - 59 - V C’è ‘a mala virnàta , ma puru ‘u malu pecuràru Ci sono le difficoltà , ma anche le incapacità ad affrontarle C’è ‘na festa ppi ogni santu Ci sono momenti di felicità per tutti C’è ‘na tinàglia ppi ogni fierru filatu Per ogni ostacolo c’è sempre un rimedio Ed è come una tanaglia che sempre di più stringe il cuore dell’innamorato , il canto popolare Amuri : Amuri , amuri , cchi m’à fattu fare m’à fattu fare ‘na granne pazzìa : a quinnic’anni m’à fattu scordare la meglia parte dell’Ave Maria . Ju viegnu appriessu a ttìe cumu la neglia , cumu lu cacciature cu lla quaglia : senta su core , s’assottiglia , para ferru filatu alla tinàglia . Amuri , amuri , tu ‘si ‘nu specchiu chi m’à fattu capire i megli difetti : nun s’u difetti ma ccu gran dulure ppe forza s’i trasuta ‘ntra ‘su core Ca d’u male tua nun ne guderranu i prièviti Dare conforto alla persona che si sa malata : possa essere malattia leggera e facilmente guaribile per la quale il prete non trarrà guadagni per il funerale Cacare ogne matina è bona medicina Evacuare ogni mattina fa bene alla salute (defecatio matutina plus quam medicina ) Caccia ‘u rilogiu e diciami l’ura E’ venuto il momento di dirmi la verità - 60 - Cacciari ‘a capu fora ‘u saccu Sta prendendo coraggio , ma non si comporta bene Cacciati ‘i musche cu lle manu tua Togliti dai fastidi personalmente , non sperare negli altri Cacciaturi c’ammazza arciòla ha finitu ‘a scola Il cacciatore che ammazza il beccaccino è diventato bravo Cacciaturi viecchiu spara allu vicinu , giuvini allu luntanu Il cacciatore esperto spara a tiro , l’inesperto da lontano Cacciaturi , sonaturi e pitta santi s’u sempri li cchiù pezzenti Cacciatori , suonatori e pittori sono sempre poveri Cadute , catarru e cacarella ‘su i mali d’i vecchiarielli Cadute , catarro e diarrea sono pericolosi per i vecchi Cagnuòlu lucertaru tenatillu caru Cucciolo che insegue lucertola sarà ottimo cane da caccia Cala ‘i vrachi e mai l’assu Càlati i pantaloni , ma non buttare mai l’asso Cala ca vinni Abbassa il prezzo se vuoi riuscire a vendere Camina a rasa rasa Muoviti con prudenza Caminare supra l’ova Camminare leggero , guardingo Campàri ‘a filu ‘i curtiellu - 61 - Vivere in ristrettezze Cane filiciaru , cane riepularu Il cane che si infila tra le felci è un cane da lepre Cane legatu è malu cunzatu Non bisogna tenere i cani legati alla catena Cangianu ‘i sonaturi ma ‘a musica è ‘a stessa Malgrado molti tentativi le negatività continuano Cangiàri l’uocchi ppi la cuda Prendere un abbaglio Cani ca addimura , caccia sicura Il cane che va piano sa trovare la selvaggina Canta lu cuccu e ‘ntra ‘n’ura è asciuttu tuttu Quando in primavera canta il cuculo, in un’ora di sole si asciuga tutto Cantàri ‘a pampina Dire tutto ciò che si pensa Capòca Come no ! anzi ! alreo che ! diamine ! Carta jettata , carta vrusciata Carta buttata sul tavolo non si può cambiare Carta para bona ppi lu cartaru Le carte pari favoriscono chi le ha distribuite Casa nova , scupa nova Alla nuova casa si applica una nuova legge - 62 - Casa senza suli , trasa mièdicu e cumpessùri Nella casa senza sole entrano medici e preti Casa stritta e fimmina destra Casa piccola e moglie laboriosa Casu e maccarruni Meglio di così non poteva capitare Catarru e capu malata , malatìa ammucciata Catarro e mal di testa annunciano malattia nascosta Cavaddru viecchiu nun s’adduma Non si può cambiare abitudine alla persona anziana Cavallu ‘i carrozza : bona gioventù e mala vicchizza Il cavallo di carrozza da giovane viene ben nutrito , quando è vecchio viene abbandonato o venduto Cc’è ‘a purpa , ma puru l’uossu Ogni medaglia ha due facce Cc’è minatu ‘nu tubettu Nel gergo del gioco della passatella ( Patrùne ‘e sutta ) Significa : non l’ho fatto bere , gli ho dato un colpo secco Cca mi lucia ‘a fera Questa è l’unica cosa che ho Cce pù càcciari ‘na ganga , ma nò i sordi Piuttosto che dare soldi si fa tirare un molare Cce s’u cchiù guai ca capilli janchi Ci sono più guai che capelli bianchi . Le controversie della vita ci accompagnano fino alla morte - 63 - Ed è pieno di guai lo sfortunato di questo canto popolare che dice : “ Sugnu a ‘nu statu , amici mei riduttu chi muverrìa ‘mpietà le petre dure . Me viu sempre a ‘nu continuu luttu mmienzu a ‘nu mari di guai e sventure , lu miu travagliu nun mi duna fruttu , utile nun mi dà lu miu sudure : si mi viditi ch’aju l’uocchiu asciuttu e ca me l’à seccatu lu dulure . “ Cchi t’à mangiatu : spilli ‘i grammofunu ? Stai parlando assai Cchiù si capisci e cchiù si patisci Più si comprende e più si soffre Cci àju misu ‘a pulice ara ricchia L’ho insospettito , l’ho messo in apprensione Cci pu’ mìntari ‘a firma ! Puoi esserne certo ! Cci pu’ minàri ccu ‘na mazza ! Puoi esserne certo Cci s’u cchiù juorni ca sazizze Le necessità , i bisogni sono maggiori delle possibilità Cci s’u cchiù vuci ca nuci Ci sono più chiacchiere che fatti Ccu ‘a gelata veni ‘a nivicata Con il freddo gelido arriva la neve Il poeta Michele Pane cosi ricorda la neve nella sua poesia Pullulijandu : O pullule de nive chi caditi , a migliara a migliara quete quete , ‘stu core miu chiagatu ve ripete : scinditi lestu , scinditi , scinditi ! Portati lu rifriscu a ‘nu malatu , ch’arsu d’amuri v’ha tantu aspettatu ! Ccu ‘a prima ‘nzugna , sona ‘a zampugna Gli zampognari arrivano quando si uccidono i maiali - 64 - Ccu ‘nu nò te spicci , ccu ‘nu sì te ‘mpicci A volte dicendo no ti sbrighi , ma se dici di si ti inguai Ccu ‘nu viaggiu due servizi Ho realizzato due fatti in una sola volta Ccu ‘sa cannila sta aru scuru Avere una cosa inutile Ccu chiantu arrùttu ogni anima passa Con il pianto a dirotto si impietosisce il cuore Ccu dua fimmini e ‘na gallina , ‘a jazza para china Due donne e una gallina fanno i rumori di una piazza ( Tres faeminae et tres anseres sunt nundinae ) Ccu i sordi s’i riccu , ma no signuri I soldi ti fanno ricco , ma non signore - 65 - Zampugnari 'i..'ntunata comunista Ccu ‘a prima ‘nzugna , sona ‘a zampugna Gli zampognari arrivano quando si uccidono i maiali Ccu i sordi t’accatti a tutti Con i soldi compri chi vuoi (Pecunia impetrat omnia ) Ccu l’arsùra se vruscianu li grani Con il calore eccessivo si brucia il grano e la biada - 66 - Ccu li trona di marzu si risbiglianu li serpi Con i tuoni di marzo si svegliano le serpi Ccu lu gallu e senza gallu Diu lu stessu fa jùornu Con il canto del gallo e anche senza , Dio illumina il nuovo giorno Ccu lu Levante li pisci s’u avanti , ccu llu Ponenti nun si pisca nenti Credenza popolare circa il buono o cattivo esito della pesca Ccu lu tiempu e ccu la paglia se maturanu li niespuli Con il tempo e con la pazienza si ottiene ciò che si desidera Ccu monaci , prèviti e cani statti ccu lu vastuni ‘mmanu Con i monaci , preti e cani stati sempre con il bastone in mano Ccu patri e patrùni sempri tuortu e mai raggiuni Con i padri e con i padroni hai sempre torto e mai ragione Ccu la vecchiaia ogne cosa è pisu Quando arriva la vecchiaia ogni lavoro è pesante ( Venit senectus cum querulis omnibus ) Ccu muli , marinari e ccu li sbirri , nun fari amicizia ca le sgarri Sbagli se frequenti muli , marinai e poliziotti Centu anni de galera nun caccianu ‘nu sordu de debitu Cento anni di malinconia non tolgono un quattrino di debito Centu voti ‘nu rivuòtu crisciutu avissi ca nò ‘nu figliu ciuotu Meglio crescere un maiale che un figlio balordo Ceràsi cchiù nni minti e cchiù nni trasi Le ciliegie sono digeribili e se ne possono mangiare tante - 67 - Cercare ‘u ciucciu e c’essere a cavallu Cercare l’asino e esserci di sopra . Vale a dire : stai cercando una cosa e non ti accorgi che già ce l’hai Cercari ‘u pilu dintra l’uovu Essere permaloso , puntiglioso Chi eppi facce eppi maritu e chi no restau zita Se vuoi ottenere devi chiedere altrimenti rimani al palo Chi Santu Ciùoppu te guardassi ‘a sita Che San Giobbe , protettore dei bachi da seta ,ti faccia produrre una buona seta Chi ti vìa Santu Che tu possa essere gratificato per la tua bontà Chi vo’ mangiare chianti ervinu pane e vivere vinu , simmini jermanu e Chi vuole abbondante raccolta di frumento e di vino semini segale e pianti viti della specie ervino Chi vu’ stari cumu ‘u milu granatu Beneaugurante!Che tu possa stare bene , vegeto e rubicondo Chiacchiere,tabacchere‘i lignu‘u Bancu‘i Napuli unn’i ‘mpigna Le parole e le cose di poco valore non hanno credito Chiamu tata chini se curca ccu mamma Chiamo papà chi va a letto con mia madre Chiangia ‘u giustu ppi ‘u piccaturi Non ha commesso nulla e soffre al posto del peccatore Chianta cavuli nuovi , ma i vecchi nun li scippari Pianta nuovi broccoli , la le vecchie piante non estirparle - 68 - Chianu mièrulu ca via è petrusa Sii prudente , vai adagio Chìcati juncu ca passa ‘a china Sapersi adattare : i mali del mondo sono passeggeri Chill’ùominu tènalu alli calcagni Quell’uomo deve essere disprezzato , tienilo lontano Chillu ca nun vue ppe ttìa all’avutri nun fare Ciò che non vorresti fosse fatto a te , non farlo ad altri Chillu è ‘nu diavulu ‘ncarnatu Quella è persona di natura assai malvagia Chillu è amicu de buonu tiempu Quello è bisogno amico di ventura , ma che non trovi nel momento Chillu è cavallu de vucca tosta Cavallo che non ubbidisce alle briglie Chin’è cchiù fissa , Carnalevàre o chini cce và d’appriessu ? Se una persona è sciocca perché gli corri dietro ? Chine alla casa nun te vene , alla casa nun te vo’ Chi non viene a farti visita , non vuole essere visitato Chine campa disperatu , disperatu more Chi vive in miseria , povero muore Una canto calabrese sulla disperazione , questa volta d’amore , così dice : … disperata catarra sona sona disperate le corde ad una a una , disperatu lu mastru ca le sona disperatu chi dice la canzuna : disperatu signu ju che su ca fora - 69 - di disperata si tu che duormi sula… Chine de speranza campa affrittu more Chi vive sperando muore disperato Chine dijuna adduna lu cuorpu consuma , va a diavulu e nun sinne Chi digiuna consuma le forze vitali , va al diavolo e nemmeno se ne accorge Chine fa ciste fa puru panari Chi fa cesti fa pure panieri ( ! ) Chine lassa pane e coppa a mali danni ‘ncappa Chi rifiuta pane e prosciutto va incontro a brutti guai Chine mangia luordu priestu ‘ngrassa Chi non è schifettoso nel mangiare , si nutre bene Chine mora senza se pèntere , carcarija aru ‘mpiernu Chi muore senza pentirsi , brucerà nelle fiamme dell’inferno Chine ne fa ‘nu panaru , ne fa ‘nu migliaru Chi di brutte azioni ne fa un paniero , ne fa anche un migliaio ( crimine ab uno disce omnes : tu da un sol tradimento ogni altro impara ) Chine se veste ccu le robbe de l’autri , priestu se spoglia Chi fa il furbo e cerca di approfittare presto viene smascherato e messo in difficoltà Chine te sape te rape Chi ti conosce ti ruba Chine troppu accunsente , prima mangia e pue se pente - 70 - Chi va dietro allo stomaco prima mangia e poi si pente Chine troppu pruminta te gapa Chi fa troppe promesse finisce per ingannarti Chine unn’à delitti unn’à vrigogna Chi non ha nulla da temere non arrossisce Chine va aru mulinu se ‘nfarina Se fai una azione puoi rischiare Chine vene de la fossa , sa cchi d’è ‘u muortu Chi ha rischiato molto nella vita , sa cosa è la morte Chine vive avanti ‘ sule , forza acquista e minta culure Chi beve vino prima che esca il sole , acquista forza di muscoli e colore in volto ( ! ) Chine vo’ pagliara si nne fazzi Ognuno deve lavorare per procurarsi il proprio fabbisogno Chini ‘a fa l’aspetta Proverbio universale : chi fa male aspetti male Chini ‘a fa‘a vinna , chini l’accatta nun l’usa, chini l’usa nun la vida Chi la costruisce la vende , chi la compra non la usa e chi la usa non la vede ( la bara ) Chini ‘a vò cotta e chini ‘a vò cruda Non si possono accontentare tutte le persone Chini è dintra naviga , chini è fora judiga Chi lavora suda , chi ozia giudica Chini ‘si ‘nzura è cuntientu ‘nu jornu , chini puorcu è cuntientu tuttu l’annu - 71 - s’ammazza ‘u Chi si sposa gode nel giorno del matrimonio , chi uccide il maiale è contento per tutto l’anno Chini à lettu libri tèna labbra Chi ha letto libri sa ragionare Ma chi ha letto libri deve avere anche l’umiltà di capire chi libri non ha letto . Voglio ricordare un monito , in tal senso , che si ricava da una saggia storiella cinese . Un uomo colto era in barca e disse al barcaiolo : “ Tu conosci la grammatica ? “ “ No “ , rispose il barcaiolo . “ Allora hai perduto metà della tua vita “ , aggiunse l’uomo colto . Venne una bufera di vento e il barcaiolo chiese all’uomo colto : “ Tu sai nuotare ? “ “ No “, rispose il grammatico e il barcaiolo aggiunse :“ Allora tu hai perduto tutta la tua vita “ . La barca si capovolse , il barcaiolo raggiunse la riva , l’uomo colto sparì tra le onde del fiume ! Chini à mamma à banca a Napuli e putiga a Roma Il massimo dell’espressione dell’amore , della ricchezza e della felicità di avere la mamma E di una mamma parla il grande poeta dialettale Vittorio Butera da Conflenti (1877-1955) nella sua lirica “ Mamma Carmela “ che trae spunto da un fatto realmente accaduto nel 1928 . E’ la storia di una mamma che colta da una bufera di neve insieme ai due figli , li copre per proteggerli dal freddo . L’indomani viene trovata morta , ma i bambini si salvarono grazie al sacrificio della loro mamma . Ne ripropongo l’inizio . ...Mamma Carmela , ccu ‘na figlia ‘mbrazza e ccu ‘nu figliciellu ppe ra manu , a ru paise sua , de ‘nu luntanu vuoscu de pini , si nne torna . Jazza porta ‘ncapu ‘na sàrcina de ligna ed a scurare , a puocu a puocu , ‘ncigna… Chini à puocu dinari sempre mugliera sempre canta Chi ha pochi denari è spensierato e allegro cunta , chini tèna beddra preoccupato , chi tiene la bella Chini ala pocu vala Chi sbadiglia è persona di scarso valore Chini arrobba picca , và ‘n galera La Giustizia è severa con il ladruncolo Chini bella vò parìri ‘ranni pene à de patìri Chi vuole apparire bella deve patire molto - 72 - moglie ‘a è Nostra matri Chini à mamma à banca a Napuli e putiga a Roma Il massimo dell’espressione dell’amore , della ricchezza e della felicità di avere la mamma - 73 - Chini camina a passu va luntanu E’ come : chi va piano va lontano ( Tarde sed tute ) Chini camina ppi ‘a via sua nun ‘ntruoppica Chi conosce bene la propria strada non incespica Chini campa derittu campa afflittu Chi vive onestamente vive in miseria Chini cangia paisi cangia ventura Chi cambia paese cambia fortuna Chini cchiù tèna , cchiù vo’ Più si ha , più si vorrebbe : essere insaziabili Chini cummanna nun suda Chi comanda non suda Chini cunta , menti a junta Chi racconta , esagera Chini di mulu fa cavaddru , s’abbusc-ca ‘u primu cavuci Chi pretende eccessivamente viene poi maltrattato Chini dìcia a verità mora ‘mpisu Chi dice la verità finisce per essere impiccato Chini dorma nun piglia pisci Chi dorme non fa affari Chini dormi ad agustu nun dormi ccu gustu Ad agosto l’inverno non bisogna dormire , ma - 74 - pensare alle provviste per Chini è bella ‘si vida , chini è bona ‘si sa La bellezza si vede , la bontà è conosciuta dalla gente Chini fa bene aspettassi male Se fai del bene te ne viene danno Chini fa corna , mora curnutu Chi la fa , l’aspetti Chini fa la festa nun si la gode Chi organizza un festino non se lo gode perché impegnato per la buona riuscita Chini fa ligna a mala via si li porta supra ‘i spaddri Se commetti un errore prima o poi ne subirai le conseguenze Chini figli masculi voli fari , di fimmina à ddi cuminciari Se vuoi avere una bella famiglia , comincia dalla figlia femmina Chini guverna ‘a rrobba ‘i l’avutri , nun si curca dijunu Chi amministra i beni altrui porta per sé sempre qualcosa Chini ha vientu nàvica , chini ha dinari fravica Chi ha vento naviga , chi ha soldi costruisce Chini jnchia ‘a sc-cuppetta , sbacanta ‘a sacchetta Andare a caccia è costoso Chini joca sulu nun perdi mai Chi fa da solo è responsabile di se stesso Chini liètica nun fa bona ‘mprisa : si perde resta cumu ‘nu finuocchiu , se vince resta ccu ‘a cammisa Chi litiga non guadagna nulla comunque vadano le cose - 75 - Chini mancia puocu mancia sempre , chine mancia assai sccatta priestu Chi mangia poco vive a lungo , chi mangia assai crepa presto Chini mangia a dua gangali s’affuca Non bisogna essere insaziabili Chini mangia fa muddriche Chi mangia traccia fa cadere le molliche:ogni azione lascia la propria Chini mangia sulu sc-catta Chi mangia da solo finisce per schiattare (!) Chini manìa nun pena Chi traffica negli affari ne trae sempre benefici Chini manna sciorti nìvura , tinta si la piglia Chi augura una mala sorte agli altri , ne avrà una peggiore Chini mina prima , mina dua voti Chi picchia per primo , picchia due volte Chini mina primu rira , chini mina doppu chiangia Il ritardo nell’azione diventa più pesante Chini minta a pignata supra ‘u fuocu sperannu a l’avutri , nun lava piatti Chi mette la pentola sul fuoco sperando ingredienti , certamente non laverà piatti Chini mora ppi li fungi nessunu ‘u chiangia Chi si procura guai non è compianto Chini nascia tunnu nun po’ muriri quatru Difficile che si possa cambiare carattere - 76 - che altri portino gli ‘A pacchiana – costume albanese - 77 - Chini nescìu , lu cantu perdìu Chi lascia un posto dà diritto ad un altro ad occuparlo Chini nun ‘ntenne , se ‘mpenne Chi non ascolta si impicca . Riprende l’altro proverbio “ chini ‘ntenne ‘u patri e ‘a matri , ‘ntenne ‘u diavulu scatenatu “ nun Chini nun risica nun rusica Chi non rischia non ottiene guadagni Chini nun sa fari nun po’ cummannàri Chi non sa lavorare non può comandare Chini nun senta lu patre ‘ngioventù, senta lu boja alla vecchiaja Chi non ascolta il padre in gioventù udrà il carnefice in vecchiaia Chini nun senta matri e patri è diavulu scatenatu Chi non ascolta il padre e la madre è figlio del diavolo Chini nun si misura sulu , ‘u misuranu l’avutri Chi non controlla i propri limiti è redarguito dagli altri Chini nun tèna curaggiu nun facissi guerra Chi non ha coraggio eviti di cimentarsi Chini nun va aru mulinu nun tena nenti ‘i macinari Chi non va al mulino non ha nulla da macinare Chini paga avanti è malu servutu Chi paga in anticipo non è servito bene Chini parra assai nun vinne tila Chi parla assai , i ciarlatani non si fanno apprezzare - 78 - Chini pata ppi amuri nun senta duluri Chi soffre per amore non sente altro dolore Chini pensa assai cada ‘ntra la timpa Se non affronti gli impegni finisci per soccombere Chini penza nun pruminta Chi riflette non promette Chini perda tèna tuortu Chi perde ha torto Chini piscia cuntra vientu ‘si ‘mbunna Non si può andare contro corrente senza subirne danni Chini pocu à , caru tène Chi ha poco sa conservarlo bene , se lo tiene caro Chini ppe robba ‘na brutta se piglia ‘a vita sinne va e ‘a robba se squaglia Chi sposa una donna brutta per denari fa un cattivo affare perché la vita va via e la ricchezza si disperde Chini pratica lu zuoppu , ‘ncapu l’annu zuppichìa Chi frequenta la persona difettosa finirà per Sempre eris similis cum quibus esse cupis ) prenderne Chini prima nun pensa doppu suspira Chi agisce sconsideratamente poi si pente Chini primu vince lu culu se tinge Chi prima vince si attira il malocchio e perde dopo Chini ripeta sgarru nun trova perdunu Chi ricade nella stessa colpa non va perdonato - 79 - i difetti ( Chini rira de vènnari , chiangia de sabatu Chi ride al venerdì piange poi il sabato (!) Chini sc-cama ca è lu primu liberale , lu fa ppi ammanorchiari tuttu e fari male Chi grida che è il primo liberale , lo fa per rubare a mano franca(ammanorchiare : rubare a manate ) e per fare male Chini se ‘nzura fore paise , la casa sua è ‘na taverna Chi si ammoglia fuori del suo paese , della sua casa ne fa una locanda A dispetto del matrimonio , alcuni versi popolari dicono : …A vue dicu spaturnati de ‘nzurare ‘un ne parrati , ca de tutte le manere sempre guai è la mugliere… Chini se fa lu cuntu senza lu tavernaru ‘si lu fa dua voti Chi fa i conti senza l’oste deve farlo due volte Chini se marita alla vicinanzu vive allu bicchieri , chini se marita allu paisi vive alla cannata , chini se marita fora paise vive alla vùmmula Chi si sposa nel vicinato , beve nel bicchiere , chi si sposa nel paese beve al boccale e chi si sposa fuori paese beve all’orciuolo ( moglie e buoi dei paesi tuoi ) Chini senta ‘npaci e dici s’accatta nimici , chini senta e taci sta Chi sente e parla si fa nemici,chi sente e sta zitto vive in pace ( Omertoso !) Chini servi ara Curti more ‘ntra ‘u pagliaru Chi è servo della Corte , muore in miseria Chini sfregia scriva aru vientu , ‘u sfregiatu scriva aru marmu Colui che offende scrive nel vento , ma l’offeso scrive sul marmo ( In vento scribit laedens , in marmore laesus) - 80 - Zampugnaru - 81 - Chini si ‘nnamura di capiddri e dienti , si ‘nnamura di nenti A volte innamorarsi della bellezza fisica non giova a nulla Chini si curca ccu i picirilli ‘a matina se trova cacatu Chi si corica con i ragazzini la mattina si trova sporco Chini simina spini si pungia i pedi Chi semina spine finisce per pungersi (chi la fa , l’aspetti ) ( Ventum qui seminat , turbinem metet ) Chini simina ‘ntra vigna , nè simina e né vinnimmia Chi semina nella vigna non raccoglie nulla Chini sinne piglia assai , priestu more Chi si preoccupa molto , muore presto Chini te sata dintra o te ‘ncorna o te scorna Chi bazzica casa tua o ti fa becco o ti carpisce Chini te vo’ bene ara casa vene Chi ti stima viene a trovarti a casa Chini te vo’ male , cientu cammise e lu culu te pare Chi ti vuol male anche se indossi cento camice afferma che vai in giro col culo di fuori Chini te vo’ bene te fa chiàngiri Bisogna riprendere,correggere , educare con il dovuto rigore Chini tèna ‘u beni e nun s’u piglia , nun trova cumpessuori ca l’assorvi Chi non gode dei buoni momenti, non assolverlo - 82 - trova parroco disposto ad Chini tèna ‘u saccu aru latru , arrobba Chi aiuta il ladro è anch’esso ladro ( Utrique sunt fures , et qui accipit et qui furatur ) Chini tèna crape tèna corna Non c’è utile senza incomodo Chini tèna debbiti tèna creditu Chi ha debiti possiede la credibilità per pagarli Chini tèna mangia , chini nun tèna s’arrunchia Chi possiede mangia , chi non ha s’arrangia Chini tèna nimici nun mora mai Chi ha molti nemici non muore ma ( molti nemici , molto onore , diceva il Cavaliere ) Chini tèna pena d’a carne ‘i l’avutri , a sua ‘sa mangianu i cani Se fai del bene ricevi ingratitudine Chini tena purviri , spara Chi ha polvere , spara . Chi è più forte , vince. Questo che segue è uno dei pochi canti di rivalsa contro il prepotente , il potente . E’ un canto che la tradizione popolare affida a un brigante : Tira nimicu miu , tira la pinna fuossica esci a morti la cunnanna . Tu tieni carta , calamaru e pinna , ed ju purvera e palle a miu cummannu . Tu si lu vicerè de chistu regnu , ed ju sugnu lu rre de la campagna . Tannu , nimicu miu , tannu mi riennu , quannu la capu mia gira alla ntinna . Chini tèna robba tèna parienti Chi è ricco ha parenti ( che sperano nell’eredità ) - 83 - Chini tèna tiempu nun pirdissi tiempu Bisogna fare le cose alla svelta e non indugiare Chini ti vo’ bene zampa ‘u granu , chini ti vo’ mali zampa ‘u linu Chi ti vuol bene calpesta il grano , chi ti vuol male calpesta il lino Chini troppu l’affina , la spezza Chi troppo tira la corda finisce per spezzarla . E lo stesso di chi troppo vuole nulla ottiene Chini un tene casa sua , nun mangia all’ura sua Se non hai casa tua , mangi quando lo decidono gli altri Chini va duvi l’avucàtu , perda l’urtimu ducatu Se vai dall’avvocato gli consegni gli ultimi denari Chini vò bene nun senta puzza d’agliu Quando si ama non si sente l’alito cattivo Chini vò ‘u mali ‘i l’avutri , ‘u sua è arrieti ‘a porta Porta sfortuna desiderare il male degli altri Chini vo’ va , chini nun vo’ manna Chi vuole ottenere una mandato fatto ad altri cosa la chiede personalmente e non per Chini zappa viva acqua , chini futta viva alla vutta Chi lavora meno a volte guadagna di più Chini duna retta a suonni perdi tempu piglia muschi e malanni Chi crede ai sogni perde tempi rimane con un pugno di mosche e malanimo Chini fràvica ara casa ‘i l’avutri perde cavuce , petra e rina Chi porta migliorie nelle case degli altri perde tutto - 84 - Chini nascia de juornu tèna furtuna diritta , chini nascia de notte tèna furtuna ara storta Chi nasce di giorno è fortunato , chi nasce di notte è perseguitato dalla sorte (!) Un canto popolare sulla cattiva sorte , dice : Nascivi ccu ‘na sorte tantu amara , cuntare nun se po’ la mia sventura ! ‘Nu guaiu finisce e ‘n atru se prepara , povera vita mia chi puocu dura ! L’urtima pompa mia sarà la vara , e lu ripuosu miu la sepurtura ! Chini nun joca di capu , paga di vurza Chi gioca a casaccio paga di propria tasca Chini parra d’arrieti,arrieti è tenutu Chi parla degli assenti non merita stima Chini preggia s’alleggia Chi garantisce per gli altri si mette nei guai Chini prùminta e nun mantèna resta ccu le figlie ‘e maritàre Chi ha figlie femmine da sposare ed è persona conosciuta che non mantiene le promesse , difficilmente trova chi sposa le figlie Chini resta arrieti cunta le pedate Chi resta indietro conta le orme degli altri Chini spera ad amici e parienti simina acqua e spara a vientu Chi spera all’aiuto di amici e parenti , semina nell’acqua e spara al vento Chini sta speranza all’avutri e nun cucina ‘a sira si ricoglia murmuriannu Non sperare negli altri se non vuoi ricevere delusioni ( Maledictus homo qui confidit in homine ) Sulle speranze deluse e le aspettative mancate , alcuni versi popolari dicono : Cchi aiutu te po dari ‘ na furmica quannu te vidi ‘a na fossa cadutu ? Chi granu po sperare de ‘na spica , - 85 - quannu de ‘na pagliera speri fuocu ? Cchi d’uva po’ sperare de ‘na vita quannu passu tant’anni e nun la puti ? Cussì è ra donna quannu se marita quannu se piglia ‘nu sciacqua lattuchi Chini tèna ricchizza e nun si ‘ne serva , nun trova cunfessuri ca l’assorva Chi ha ricchezza e non la utilizza non trova un confessore che l’assolve del peccato Chini vò gabbari ‘u chianchieri cumprassi capu , trippa e pedi E’ motto della povera gente che dice che per risparmiare dal macellaio bisogna comprare della bestia macellata la testa , le frattaglie e i piedi Chini ‘gnuria ‘u difittusu sterra dirittu Chi prende in giro la persona difettosa stia attenta a non prendere lo stesso difetto Chiovu caccia chiovu Chiodo nuovo caccia chiodo vecchio e arrugginito Chiri dua si spàrtanu ‘u suonnu Quei due vanno d’accordo , stanno sempre insieme Chiru ca nun avìa diebbiti è muortu Solo i morti non hanno debiti Chiru ca nun dai a Diu , lu dai allu diavulu Ciò che non dai a Dio se lo prende il diavolo Chiru ca nun sa è cumu chiru ca nun vidi Quello che non sa è come quello che brancola nel buio Chiru ca tena ‘u poveru nun lu tena ‘u taccagnu Al povero mancano tante cose , all’avaro tutte ( Inopiae desunt multa , avaritiae omnia ) - 86 - Chissa è ‘na prena ca figlia Si dice per un fatto che certamente avrà un riscontro Ma , a proposito di donne incinte che desideravano conoscere il sesso del nascituro , ancor prima delle moderne ecografie , ormai anche a colori , che oggi stabiliscono con certezza il sesso del feto , ( non sempre perché un ginecologo poco tempo fa dopo aver guardato e riguardato l’ecografia ha detto a una signora : “ al 50 % è maschio “ (sic!), il volgo credeva ( come il ginecologo del 50 % ) di aver trovato il metodo , che era il seguente : si faceva la conta delle lettere “ R “ che erano presenti nel nome e cognome della donna gravida e le lettere “ R “ presenti nei nomi dei mesi della gestazione . Se il risultato dava alle lettere “ R “ un numero pari , sarebbe nata una femmina ; se , invece , il numero risultante era dispari sarebbe nato un maschio . Altre credenze erano legate al plenilunio , alla luna scema , a quella crescente e quella calante e quando qualcuna faceva centro , si riteneva perfetta la falsa credenza . Chissu è ‘nu munnu ‘ngratu e chini affega le speranze sue fa mala lega Questo mondo è ingrato e chi affida le proprie speranze agli altri rimane deluso Chissu passa ‘u cummientu Questo c’e , devi accontentarti Ciccu toccami , Ciccu me tocca Compiere qualcosa con qualcuno e poi denunciarlo Cielu a pecureddra , acqua a catineddra Cielo con nuvole macchiate porta pioggia abbondante Cientu ducati di duluri nun caccianu tri calli de debbitu Cento ducati di dolori non tolgono un centesimo di debito Cientu musche jettanu ‘nu cavallu I deboli uniti vincono i più forti Cientu vestuti nun ponnu spugliare unu ‘nculinudu Cento persone vestite ( che possiedono ) non possono infierire contro chi è nudo (che è povero ) Cientu misure ma ‘nu tagliu sulu Rifletti a lungo ma decidi - 87 - Ciunchi e sciancati gente perrupata Stai alla larga da guerci e storpi Consàla cumu vua , sempre cucuzza è Per quanto ti prodighi a presentarla sempre una pietanza di poco valore o a cucinarla bene resta Cose ‘ncomune jettale aru jumi Quando si fa una cosa in tanti non si conclude Crisce – santu Augurio che si fa ai bambini quando starnutano Criscianu l’anni e puru li malanni Gli anni avanzano e aumentano acciacchi e malattie Cristu passa ‘na vota avanti ‘a porta Capita una sola volta la buona occasione : sfruttala ! Cu ‘ndavi zumpi caccia pizzuchi Chi ha terra , anche se cattiva , raccoglie legna Cu parra sulu o nun tène cuntintizza o è pazzu Chi parla da solo o è scontento o è pazzo Cu tradisci ‘u traditùri e arrobba ‘u latru nun faci peccatu Chi tradisce il traditore e ruba il ladro non fa peccato Cu a vinti nun sa , a trenta unn’à , a quaranta mala vita fa Chi a vent’anni non sa , a trenta non ha , a quarant’anni vita farà Cu nun senti ‘a prima vuci è signu cu cantari nun ‘li piaci Chi non ubbidisce alla prima voce , non ubbidirà mai - 88 - cattiva Cu’ dici ‘a verità si fa nimici Chi dice la verità si crea delle inimicizie . In circostanza è particolarmente pericolosa ! Calabria tale Cucina grassa testamentu siccu Se spendi molto per mangiare diventi povero Cui di sceccu fa cavaju ‘u primu caci è lu soi Chi aiuta un asino a diventare cavallo , si busca il primo calcio . Chi beneficia un ingrato ne riceverà danno Cumminare ‘nu buonu piattinu Preparare un danno a qualcuno Cumu ‘u vidi ‘u scrivi E’ persona che è per come appare ( non ha due facce ) Cumu è bieddru , benedica , fòra malùocchiu ! Si dice vedendo un bambino : “ come benedetto e stia lontano il malocchio “ è bello! ” e poi segue “ sia Cumu te puozzu mangiare cucuzza longa si ppe mangiare a ttìa cce vo’ la carne Come faccio ad amarti cara zucca se per gustarti debbo comprare anche la carne Cumu vo’ jiri , jssi Peggio di così non può andare ( rassegnazione ) Cunsigliu di vurpi , straggi di galline I furbi preparano tranelli per i più sciocchi Cunta cchiù ricchizza ‘i sangu ca di dinari Vale più un grande famiglia che il denaro - 89 - Cuntientu tu , cuntienti tutti ! Se sei allegro tu , siamo contenti tutti ! Cuntu allu spissu , amicizia longa Se si vuole tenere cara l’amicizia bisogna fare i conti spesso Cunzigliu ‘i nimicu è tradimentu Il consiglio del nemico è tradimento( E’ esattamente il dell’altro motto che dice : dal nemico, il consiglio) Cuorvi ccu cuorvi nun se càcciau ùocchi I malvagi non si nuocciono tra di loro Cuscenza lèusa fa l’uomu paurusu Coscienza offesa rende l’uomo pauroso : chi la fa l’aspetti Cusintini mali parienti e mali vicini I Cosentini sono cattivi parenti e cattivi vicini - 90 - contrario W D’a rusellara ara vrashi Eri già in pericolo e sei caduto in un altro peggiore D’u mali pagatùri scippa chiru ca pu’ Strappa quello che puoi al cattivo debitore(accontentati) D’u nemicu mi guardu ju , di l’amicu mi guardassi Diu Io mi difendo dal nemico , Dio mi deve guardare dall’amico D’u vientu canusci ‘u tiempu , d’u parrari canusci l’uominu Dal vento conosci il tempo , dal parlare l’uomo Dammi prima e dammi ‘n uossu Accontentami subito anche se mi dai poco Dammi fortuna e jettami a mare Ho avuto inutilmente fortuna Dare lu pruppu alla diavulu e l’ossa a Cristu Essere mondano in giovinezza e baciapile in vecchiaia De ‘nu pilu ne fai ‘na corda Stai ingigandendo un fatto di nessuna importanza De li tue fujia cchiù luntanu ca pue Dai tuoi parenti fuggi il più lontano che puoi De lu dittu allu fattu cc’è ‘n abbissu Dal dire al fare c’è molta distanza - 91 - De lu villanu pigliate la figlia , ma de lu figliu statte luntanu a cientu miglia Sposa la figlia del villano , ma stai lontano dal figlio . Questo perché quando un contadino sposava la figlia al figlio di un altro contadino doveva , per dote , dare degli appezzamenti di terreno De maju nun cangiàri saju Nel mese di maggio non indossare vestiario estivo De Santu Nicola ogni mandria fa la prova A San Nicola cominciano a farsi i latticini De tutte ‘e ‘mpusaglie ‘a supressata sa ‘ meglia Fra tutte le cose gustose , la soppressata e la migliore De varva janca te po’ fidari Dell’uomo di esperienza antico pelo “ (Dante ) ti puoi fidare . “ Un vecchio bianco per Di ‘nu pulicinu vu’ fari cientu soppressate Iperbole per una resa impossibile Di cattiva arraggiata , di panza arrappata e di doti ‘mbrugllata s’à di perdere a ‘nnuminata Dalla vedova ( captiva ) arrabbiata , dalla pancia rugosa e dalla dote imbrogliata bisogna stare lontani Di l’uogliu cadutu ne ricogli ‘u mienzu Se cade l’olio ne recuperi la metà (ed è anche male augurio) Di li rappi hai mu fuji e mu scappi Quando vedi rughe scappa , fuggi Di miegliu a miegliu Augurio che le cose vadano sempre meglio - 92 - Di Nuvembre a S.Lucia ‘u juornu pappicìa Da novembre a Santa Lucia ( 13 dicembre ) il giorno cresce molto lentamente Di quattru persuni nun ti fidari : monacu , mulinaru , mulattieru e macellaru Non fidarti di 4 emmi: monaci,mugnai, mulattieri e macellai Di vennari e di marte né si spusa e né si parte Di venerdi e di martedì non bisogna partire né ci si deve sposare perché non porta bene Dìcia ca s’i scisu e no ca s’i cadutu Nascondiamo la brutta verità Dicìa paparanni : nullu bene dura cent’anni Diceva il nonno : nessun bene ha lunga durata Dìcia sempre ‘u remus Ripete sempre le stesse cose ( oremus ) Dìcia‘u parrucu ara patissa : senza sordi nun si cantanu Missi Senza soldi nemmeno una Messa viene officiata Dimmi ccu chini stai e ti dicu l’arti ca fai Dimmi chi pratichi e ti dirò il mestiere che svolgi . E’ una piccola variante di “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei “ Dinari e santità metà di la metà Credi alla metà di ciò che si dice Dintra a casa ccu suli nun ci trasa dutturi Nella casa soleggiata non entra medico Dire panu allu panu e vinu allu vinu Dire le cose francamente e in modo chiaro - 93 - Dissi Santu Dunatu ca futtiri unn’è peccatu Disse Santo Donato che fare l’amore non è peccato Proverbi usati per fare rima : che c’entra San Donato ? Diu è ‘ncielu e ‘u Papa ‘nterra Dio sta in cielo e il suo vicario , il Papa , sta in terra Diu manna gelu ppi quantu cci s’u panni Dio manda il freddo giusto per poterti coprire ( Deus dat nivem sicut lanam ) Diu mi scanzi di l’uomu ca tèna ‘nu penzieru sulu Dio mi liberi dall’uomo che ha un solo pensiero in testa Diu miu liberami d’u malu vicinu e d’u sonaturi di viulinu Dio,liberami dal cattivo vicino e dal suono del violino del principiante Diu penzassi ari provveduti ca chiri ca nun tenanu nenti s’u ‘mparati Dio pensi a chi ha perché chi non ha sa soffrire Diu prima ‘i fa e doppu l’accucchia Si dice di persone simili nella cattiveria , nell’avarizia Diu te guardi de uomu sbanu e de fimmina mustazzuta Dio ti protegga da uomo senza barba e da donna baffuta Diu te ringraziu ppe chiru ca me dùni , Guvernu te ringraziu ppe chiru ca me lassi Ringrazio Dio per ciò che mi dà e il Governo per ciò che mi lascia ( ironia , sarcasmo , rassegnazione ) Diu te scanza e libera de currente ‘e jume , de fuocu ardente e d’a lingua d’a gente Dio ti protegga dalla corrente del fiume , dal fuoco ardente e dal pettegolezzo della gente - 94 - Diu ti manna lu guaiu , ma puru le medicine Dio ti manda la malattia , ma anche la possibilità di guarire Diu ti scanzi d’a zirra d’u carmu Dio ti protegga dall’ira della persona quieta Diu ti signa ma nun ti lassa Dio ti affligge ma non ti abbandona ( ! ) Diu ti guarda d’a vascia caduta Dio ti protegga dalle basse cadute , dai modesti incidenti Diu mi liberi di li spisi di l’avaru e di la pirchiarìa di lu sciupùni Dio mi liberi dalle spese dell’avaro e dalla spilorceria dello sciupone E tra i detti “ libera nos “ , una filastrocca dice : Gesù miu ‘ranni e putenti liberani d’a mala genti . Ppe la santa curuna di spini , liberani di mali vicini . Ppe li tanti tui duluri liberani di tradituri . Ppe li tanti curpi avuti liberani d’i vejazzi arriccuti . Ppe li tri spuntati chiova liberani d’ogni malanova . Ppe la tua Santa passioni , liberani d’ogni mala occasioni . Ppe la chiaga c’avisti a lu latu , liberani d’ogni peccatu . Ppe la chiaga c’avisti a lu pettu liberani d’ogni difettu . Diu ti guarda di pezzenti arricchisciuti e d’u riccu cadutu Dio ti guardi dal povero arricchito e dal ricco impoverito Donna baffuta sempre piaciuta Donna con peluria sarebbe più gradevole (oggi la moda le vuole tutte rapate e tale moda investe anche i giovani maschi ) Doppu arrubbatu hannu chiusu ‘u purtuni ‘i Santa Chiara Prendere consiglio precauzioni con ritardo . A fatto ( Post factum , nullum consilium ) - 95 - compiuto non serve Doppu lu fattu ognedunu è saviu Successo il fatto , ognuno diventa savio e interviene Doppu Natali ‘u juornu crisci ‘nu passu ‘i cani Dopo Natale il giorno cresce lentamente Doppu tri jelate o ‘na chiuvuta o ‘na nevicata Dopo tre brinate solitamente o piove o nevica Doppu tanta fatiga cucuzza longa Aver lavorato per niente Dopu cu voje è scappatu ‘a chiusu ‘a stalla Bisogna pensare prima alle cose e non dopo il guaio Dopu la timpesta vene la carma Dopo le traversìe della fortuna , succede quiete dell’anima ( post nùbila phoebus ) un periodo D’u suli ti pù guardari , d’u cretinu unn’aj riparu Dal sole ti puoi riparare , dal cretino no Dua cucchiari nun ponnu stari ‘ntra pignata Due mestoli in una pentola finiscono per litigare Dua tizzuni unn’ardanu vrashi Marito e moglie senza figli non fanno buona famiglia Dulure de mugliera morta dura finu ‘a porta Il dolore per la moglie morta dura poco Dulure di mole , dulure di core Il mal di denti somiglia al mal di cuore : forte e persistente - 96 - di pace , di Duluri aru fiancu , petra ‘ncampu Il dolore ai fianchi lascia presagire i calcoli renali Dumàni Diu ci penza Non perdere la fiducia , domani Dio ci aiuterà Durmìri a sette cuscini Essere tranquilli , spensierati , con la coscienza a posto Duve cantanu tanti galli nun fa mai juornu Dove governano molti gli affari vanno male Duve nun po’ natura l’arte procura Con ingegno e con mestiere si supplisce al difetto di natura Duve nun c’è malizia nun c’è peccatu Le cose , anche quelle sensuali , fatte senza giustificazioni e non portano peccato malizia Duvi arrivamu , chiantàmu ‘a cruci Appena arriviamo a un posto ci fermiamo Duvi c’è gustu nun c’è pirdènza Dove c’è piacere non c’è perdita Duvi cacci e nun minti cci resta vacanti Se prendi e non metti andrai a fondo Duvi cc’è fumu cc’è vampa Nella casa dove il comignolo fuma , c’è il fuoco acceso Duvi nun mangia Diu , mangia ‘u diavulu Profitta delle buone giornate , altrimenti ne profitterà il diavolo - 97 - trovano Duvi para ca lu grassu se spanna , a mala appena ‘nu cavulu se cunda Dove sembra che il grasso trabocchi , appena appena si condisce un cavolo Duvi piscianu ‘i vaccini , cci truovi li rigìni Le beccacce si trovano dove pascolano i bovini Duvi cci su campane cci su puttane In tutti i paesi dove ci sono Chiese - 98 - ci sono prostitute X E si vuogliu girare ‘ntra casa ‘nculinuda ? Dichiarazione di guerra che fanno le mogli,che si improvvisano nudiste in casa,quando non vogliono convivere con i suoceri E’ ammanigliatu Ha appigli per raccomandazioni , favori E’ bona maritata chini nun tena né socra né canata La moglie è felice se non ha né suocera né cognata E’ bona , ma sa d’u picca E’ cosa buona , ma la razione è scarsa E’ calatu ‘u dollaru Sono abbassati i prezzi E’ figliu ara gallina nivura E’ persona perseguitata dalla sfortuna E’ finitu ‘u tiempu ca Berta filava Aver nostalgia del tempo passato perché diverso E’ jutu ‘a piscari e ‘li s’u jsciuti ‘i pisci d’i stivali Essere fortunato E’ miegliu cunsumari ‘i scarpe e nò ‘i lenzuoli E’ meglio consumare le scarpe e non stare a letto E’ tamàrru ‘u villanu Non è rozzo il contadino , ma chi si comporta da villano Sentite come si inquieta l’innamorato chiamato villano dalla fanciulla e come si vendica in questo canto popolare : - 99 - Passu de ccà ca ciaju la passata ma nun cridere ca passu ppe tìa ca sugnu d’autra amante ‘nnammuratu ch’edi cchiù ricca e cchiù bella de tìa . Tu figliu de villanu m’àj chiamatu e tu dimmi : duvi àj la Signurìa ? Ju pover’uomu sugnu , e sugnu statu La libertade è la ricchezza mia . E’ trasutu ‘i renza e s’è cunzatu ‘i chiattu E’ entrato con difficoltà e adesso ha molte pretese E’ vasciu , ma atrettantu è sutta terra E’ piccolo di statura , ma è persona furba Essari pede jancu Non pagare i debiti ( un tempo agli insolventi veniva legato un panno bianco al piede e messo alla berlina ) ‘E mappine s’u diventate tuvaglie Miglioramento della propria condizione sociale ‘E tuvaglie s’u diventate mappine Stravolgimento sociale in caduta - 100 - Y Fa bene e scorda , fa male e penza Dimentica se hai fatto del bene , pensa se hai fatto del male Fa chiru ca dicu , nun fari chiru ca fazzu Ascolta le prediche e non imitare i comportamenti Fa mu veni prima ‘u truonu e doppu ‘u lampu Fa in modo che quando la gente viene a saperlo , l’affare è stato già concluso Fa’ i vuccuni ppi quantu è la vucca Fai i bocconi per quanto è grande la bocca Facce ca unn’è vedùta , havi centu ducati di cchiù valùta Le facce di maggior valore sono quelle che non si vedono spesso Faccia russa di focu dura pocu Chi ha faccia rossa di fuoco non ha lunga vita Fàcimu i cunti ara femminile Facciamo i conti in modo semplice Fagliari a ‘nu palu Non aver carte di un seme , ma si dice anche di persona che è manchevole di denaro Fai chillu ca vù e divaca ‘u vuozzu Fai quello che vuoi e svuota il gozzo , parla - 101 - Fai cientu e nun fai unu , pierdi ‘u cientu e puru l’unu Se per una volta non fai,tutto quel che hai fatto si dimentica Falla ssa lutta ca cce pigli la mamma Devi combattere se vuoi riuscire nel tuo intento problema alla radice ( catturare il nido e la mamma ) e risolvere il Fame e malatìa nun dormano mai La fame e le malattie sono sempre in agguato Famme trasire ‘mpizzu ‘mpizzu ca pue ‘u largu ju m’u fazzu Fammi entrare in silenzio chè poi ci penso io a farmi largo Fannu i tetelli Si sono messi d’accordo e imbrogliano Fare ‘u San Giuvanni Stringere comparaggio , una parentela nostra terra e molto rispettata spirituale molto usata Fari ‘u pedi ‘i gaddru Ingannare , imbrogliare Fari bene è delittu Fare del bene è delitto perché gli uomini sono ingrati Fari l’arti di Galassu : manciari , vivere e jiri a spassu Si indicano così i poltroni , vagabondi , fannulloni Fari mastravota cumu ‘a vurpi Invertire il cammino per salvarsi Fari tuttu musca – musca Agire in silenzio - 102 - nella Fari ‘u fissa ppi nun jiri ara guerra Far finta di non capire Figli picculi guai picculi , figli ‘ranni guai ‘ranni Da piccoli i figli danno piccole preoccupazioni , quando diventano grandi le preoccupazioni aumentano Figlia fimmina e vutte de vinu , dàcce caminu Sbarazzati subito della figlia femmina e del vino della botte Figliu ‘i gatta surice piglia I figli agiscono come i genitori li educano Filare sempre a ‘nu fusu Non progredire , dire sempre le stesse cose Fimmina ‘i Chiesa diavulu ‘ncasa Le donne religiose spesso hanno cattivo carattere Fimmina ‘i mala pratica Donna che ha amore illecito , tiene tresca Fimmina ‘i Santa Sufia ? Arrassusìa ! Stai alla larga dalle donne di S.Sofia d’Epiro ! Fimmina ara finestra , gatta ara minestra Non bisogna distrarsi per non correre rischi Fimmina chi chiangi , uomu chi jura , cavaddru chi suda , nun cridiri a nuddru Non dar credito a donna che piange , uomo che giura e cavallo che suda Fimmina curta e minestra cruda portanu l’uomu ‘nseportura Donna bassa e minestra cruda portano l’uomo alla morte - 103 - Fimmina di parrasìa , arrassusìa Stai lontano dalla donna loquace , ciarliera Sulla smoderata loquacità , sul cicaleccio della donna , il poeta Gaetano Massara -Tropea , 1746-1823 - , medico e noto con lo pseudonimo Il furibondo( scrisse La Camarra , la bardatura del cavallo da combattimento, la cantata dei Tignosi e le sue composizioni , vergate a mano , non videro mai la luce della stampa.Solo nell’agosto del 1891 fu pubblicata nella Calabria di Monteleone La Camarra ), dice : … Quannu mi maritai jeu , lu scuntentu , eppi na mugghiera ( arrassu sia ) chi notti e jornu no pigghiava avventu , avìa lu mali di la parrasia… e La Camarra , così inizia : La Camarra , Accademici , jeu cantu , picchì mi l’ordinau lu Presidenti : cari compagni , chi mi stati accantu , scusati si vi parru fora denti …lu Calavrisi si duna lu vantu , quandu parra , mu parra apertamente ; jeu , dunca , a lingu du me paisi l’incammarati mo fazzu palisi … Fimmina di vinu nun vale ‘nu carrinu La donna che beve non vale nulla Fimmina fuòrficiara Donna che sparla , pettegola Fimmina maritata ‘i tutti è rispettata La donna sposata è stimata e onorata da tutti Una canzone popolare che veniva cantata nel circondario di Trebisacce quando veniva portato il corredo nella nuova casa degli sposi , così diceva : “ ‘Mprima arrivatu salutu li mura , le porte , le finestre e l’abitanti ; lla intru cce s’i tu , cara signura , chi cummanni lu sule e lu levanti ; ‘nu lazzu d’oru porti a sta cintura , ‘n’aquila ‘mmienzu pare ca cce canti ! Viatu chi te serve e chi t’adura ! Ccu ss’uocchi fai murire mille amanti !“ Fimmina prena e pezzentìa nun si ponno ammucciari La gravidanza e la miseria non si possono nascondere Fimmina senza statu è cumu pane senza levatu Donna senza dote è come pane senza lievito - 104 - Fimmina ca rida e gallina ca canta , nun ci tenìre speranza Non dare fiducia a donna che ride e gallina che canta Finita ‘a purviri ‘su arrivate ‘e quaglie Farsi trovare impreparati alla buona occasione Finu ara vara ognedunu spera La speranza ci accompagna fino alla morte Finu ca cc’è jatu cc’è speranza Finchè cc’è respiro cc’è speranza di vita Fissìa ccu ‘a vucca e lassa stari ‘i mani Scherzi di mano , scherzi di villano Fora maluocchiu ! Vai via malocchio , jella Per mandar via il malocchio , la sfortuna , perché si pensa che una persona sia stata affascinata , cioè catturata da forze ostili che circolano nell’aria , “ entrano in scena le fattucchiere che ricorrono alla sfascinatura “. La sfascinatura si fonda nella esecuzione di un particolare cerimoniale da parte di operatrici specializzate “ ( Ernesto de Martino , Sud e Magia ) Il dolore di testa è l’evidenzizione dell’affascino . La fattucchiera per questo malessere recita “ ‘U carmu “ scongiuratore che così dice : Miseria maliditta , vatti a mare ad annegari ; chista è carne beneditta , e nun hai tu cchi cce fare . Carrica e scarica pitittu e miseria , rugna e tigna . Tu quannu vidi a mia morta mu caja . Fortunatu all’amuri , sfortunatu allu jocu Fortunato in amor non giuochi a carte . Notissimo Fràvica e liètiche nun finiscianu mai Costruzioni e litigi non finiscono mai , hanno tempi lunghi Frèvaru curtu e amaru Il mese di febbraio è corto , ma duro Frijennu e mangiannu La miglior cosa è friggere e mangiare subito e caldo - 105 - Fujiuta de ciucciu pocu dura Gli sforzi che fanno i deboli durano poco Fuocu de paglia prìestu se stuta Un fuoco di paglia ha breve durata Furtuna e mole escianu ‘na vota sula La fortuna è come i denti : spuntano una volta sola Z Gaddrina vecchia fa buonu brodu Notissimo : gallina vecchia fa buon brodo Gagumilla de lu suli liuni sana tutti li matruni La camomilla raccolta nel mese di luglio è la più miracolosa Galantuomo ccu l’ugna spaccata Mascalzone simile al maiale ( unghia spaccata ) Gallu di primu cantu e fimmina di primu pilu Prenditi un gallo giovane e una donna vergine Gente ‘i marina : futta e camìna Non dare fiducia alla gente che proviene dalla marina Gente ‘i muntagna : nun ti la scègliere ppi cumpagna Non dara fiducia alla gente che proviene dalla montagna - 106 - Gesu Cristu nun vene ccu ‘na mazza I castighi di Dio sono immateriali e invisibili Gira ca quaglia Fai presto a girare per ottenere la cagliata e nel senso anche di insistere per la buona riuscita di una iniziativa Giugnu fauce ‘mpugnu A Giugno si miete il frumento Granu spattu e ùoriu a lattu Grano che sganni e orzo che poppi Gravida pizzuta , figliu masculu ha parturitu La donna incinta con pancia grossa partorisce figlio maschio Guàrdati di acqua , vientu e monaci fora cummientu Sii prudente per la tempesta e per i monaci fuori convento - 107 - [ Ha dittu ‘u tignusu : nun jucamu ‘a cacciacuoppula Ognuno cerca di nascondere i propri difetti Ha dittu ‘u viecchiu : nun chiangiu ca moru , chiangiu ca cchiù campava e cchiù sapìa Disse il vecchio : non piango chè muoio , piango chè se ancora avrei ancor di più saputo ( da una poesia di Solone ) vivevo Ha dittu duonnu Janni ca lu ficatu unn’è carni Parte di una filastrocca che serve astinenza nei digiuni ecclesiastici per togliere gli scrupoli di Ha dittu San Gustinu : chi vu’ cada mentri camini Stupidità simile alla precedente Ha dittu San Pasquali : chi vu’ cada di scali Ha detto San Pasquale : che tu possa cadere dalle scale . Sono gli stupidi proverbi usati per fare rima Ha dittu ‘a vipara aru voje : puru ca m’ammazzi sempre curnutu riesti Rinfacciare l’altrui condizione anche di fronte alla morte Ha dittu ‘u surici ara nuci : dammi tiempu ca ti pierciu Con il tempo e con volontà prima o poi accadrà Ha misu ‘u carru avanti i voje Hai fatto prima quello che dovevi fare dopo . Hai avuto o pensato una cosa molto frettolosamente Ha pigliatu ‘a serra ‘i giru Sta perdendo tempo - 108 - Ha pigliatu assu ppi figura Ha preso un abbaglio , ha fatto confusione Ha sunatu la gran cascia ! Ha parlato , straparlato e riferito a tutti ! Ha truvatu ‘na bona vigna Ha trovato una situazione buona che gli rende Ha vintu ‘na zorba Non hai vinto niente Ha vulutu ‘a bricichetta ? E mo’ pedala ! Hai voluto il divertimento ? Adesso tieniti anche la fatica ! Ha dittu l’abate Corona , ccu sette ‘i dinari nun si cogliona Con il settebello non si scherza : prendilo sempre Haju fattu ‘i pili alla lingua Ti ho avvertito in continuazione senza ottenere risultati Haju fattu ‘nu grupu all’acqua Ho fatto un lavoro di nessuna utilità Haju fattu netta paletta Ho vinto , ho superato ogni difficoltà Pampina larga,pampina stritta,cunta la tua ca mia è ditta Foglia larga,foglia stretta,racconta la tua che la mia l’ho raccontata Era la chiusa della “ rumanza “ che ascoltavamo dalla voce del nonno o da altra persona anziana della famiglia . Solitamente l’ascolto avveniva davanti “ ‘ u fucuni “ ( il focolare ) e quando arrivava la chiusa arrivava il momento di andare a letto . Non c’era il “Carosello “ televisivo , si stava insieme e si parlava . Oggi non si parla più e ogni componente vive estraniato dal contesto familiare . Si “ naviga “ in Internet , si scrivono sms e mms : si costruiscono gli odi che poi sfociano negli orrendi crimini di famiglia . E il nonno ? Non racconta più le favole : la badante che l’accompagna parla un’altra lingua . La tradizione ormai si è spenta e con essa il calore del camino e degli affetti ! - 109 - Haju lettu ‘u calennariu e puru ‘i corna Gliele ho dette e cantate di tutti i colori Haju mu ti mangi ‘na sarma de sale , mu canusci ‘nu core s’è fidìle Devi prima mangiare un carico di sale per sapere se una persona ti è fedele , amica - 110 - \ I ciucci se trùzzanu e li varrili se scàscianu Spesso è punito o soffre chi non ha colpa . Un proverbio africano dice : ” Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata “ I criaturi s’u guardati d’a Madonna i bambini li protegge la Madonna I debiti s’u brutti cumu ‘a morte I debiti sono brutti e arrivano a scadenza come la morte I debiti se pàganu e li peccati se chiangianu I debiti si pagano e i peccati si rimpiangono per ammonire che bisogna rifuggire più che si può dal fare debiti I dinari ammuccianu ‘a vrigogna Il denaro copre le vergogne , le malefatte I dinari tènanu ‘i sciddri I denari tengono le ali e volano I fimmini hannu capielli longhi e cirviellu curtu Le donne hanno lunghi capelli , ma corto cervello I fimmini i Santu s’ammuccianu ‘a capu Dunatu si scummeglianu ‘u culu e Le donne di Santo Donato si scoprono il culo e nascondono la testa I guai d’a pignata ‘i canuscia ‘a cucchiara Il cucchiaio sa se ci sono gli ingredienti giusti nella pentola - 111 - I guai s’ànnu ‘i cuntàri Meglio contare guai che essere morti I guai si mangianu cavudi Non bisogna perdere tempo per affrontare le difficoltà I jirita d’a manu nun s’u tutti ‘guali Le persone sono diverse le une dalle altre I jùorni ‘e festa i lavuratùri abbàcanu I giorni di festa i lavoratori riposano I megli vuccuni s’u setti : pira , pircoca e miluni ; carni viteddra, minni di ziteddra , frittura ‘i calamara e culu lavannara Detto chiarissimo , pensato buongustaio da un osservatore acuto e ‘i ‘i anche.. I panni luordi se lavànu alla casa I fatti intimi non si fanno conoscere fuori famiglia I parienti d’u maritu sunnu serpi di cannitu , i parienti d’a muglieri sunnu duci cumu ‘u meli I parenti del marito sono serpi di canneto , quelli della moglie sono dolci come il miele ( infatti , in casa si vedono spesso i parenti della moglie) I rigali d’a muntagna s’u nuci e castagne I regali della montagna sono regali poveri I Savi della Griecia fuoru setti e tutti uottu de fame crepàru I Saggi della Grecia furono sette , ma malgrado la loro saggezza tutti e otto morirono di fame . Perché otto e non sette ? Forse perché le regioni greche erano otto ? ( Locrese , Caulonite , Scìlletica , Crotoniate , Sibaritica , Eraclese , Metapontina e Tarantina ) - 112 - I sòrdi nun tènanu gammi , ma fujianu ‘u stessu Il denaro non ha le gambe , ma sfugge lo stesso dalle mani ‘I ‘nu mantu ‘n’à fattu ‘na cùoppula Da un mantello hai ricavato un cappello ‘I gammi mi fannu Giacumu – Giacumu Sentirsi tremare le gambe per un grosso spavento ‘I Santu Stefanu a Natale Stefanu passa ‘nu juornu Da Santo Stefano a Natale Stefano passa un giorno (!) passa ‘n annu , ‘i Natale a Santu passa un anno , da Natale - 113 - a Santo ] Jancu e russu fa lu mussu Il colorito sano è il frutto di una buona alimentazione Jegghi cani mangia cristiani L’albanese è un cane che mangia i cristiani Jetta fami e curcati Se hai una buona fama vai a letto tranquillo ( Saepe habet malus famam boni viri ) Jettari ‘u sancu ppi ‘nu piattu ‘i lenticchie Aver lavorato per un minimo guadagno Jire faciennu gatti filippi Andare alla ricerca di pretesti facendo cabale La superstizione popolare attribuisce virtù magiche alla carne del gatto . Riporto qui alcuni versi delle quarantasei ottave de “ La gatta “ del poeta Ignazio Donati : Chi porta supra medulla de gatta , ccud’uogliu , vinu , grassu e mola fritta , ogni cosa chi vo’ la trova fatta ; Si joca nun po’ avìre nulla sditta , e ‘na donna chi sia cucuzza sfatta , ne diventa ‘na giuvane assillitta : e chilla che si nne unta li juruni s’è schetta , se marìtadi a vuluni . Piglia , tè , vieni e pista stu stentinu de gatta e pue ccu la tua mancu manu jèttala supra a sta cruda smargiassa . Te vene , e trova , e lu male te passa . Jire mustrannu vessiche ppe lanterne Notissimo , conosciuto come prendere lucciole per lanterne ovvero scambiare una cosa per un’altra e anche prendere il falso per vero Jiri truvannu scardelle Cercare pretesti per litigare - 114 - Jirita longa e manu fina ‘a vulissi puru ‘a regina Dita lunghe e mano fine le vorrebbero anche le regine Jirita longhe e manu gentile , chissa è fimmina ca fa murire Dita lunghe e mano gentile rendono bella la donna Jocare ‘e cuda Fare brutti scherzi Jucari a zìparu o cucchia Giocare a pari o caffo Junta cu poti , dissi lu granchiu Salti chi può disse il granchio Jùocu , liettu e galera fannu l’uomu pieju ‘i cum’era Gioco , donne e delinquenza rendono pessimo l’uomo A proposito di letto , un canto popolare diffusissimo anche negli altri dialetti , dice : “ haiu saputu ca tri suoru siti e tutte siti de ‘na qualitate ; a ‘nu bicchieri mangiati e bivìti , a ‘nu liettu d’amuri ve curcati ; ccu ‘na cuverta pue ve cuverìti , e de lu friddu ve ricuparati : vorra sapìre si mi cce vuliti ; mi mintu ‘mmienzu e vi cci quadiati . - 115 - “ _ L’abbuttu nun crira aru dijunu La persona sazia non crede a chi è digiuno L’acqua ‘e Maju li capilli ‘nzinca alla natica L’acqua di Maggio arreca abbondanti biade L’acqua ca attagna , fete L’acqua che ristagna , puzza . E’ lo stesso di : ‘ammerda cchiù ‘a riminij e cchiù puzza , nel senso che le cose vanno affrontate e debbono essere risolte L’acqua chiara è alla suriente Chi vuole acqua chiara deve andare alla sorgente L’acqua de giugnu te manna allu perfunnu L’acqua del mese di giugno ti fa perdere il raccolto L’acqua frisca aru dijunu assanizza li purmuni L’acqua fresca del mattino fa bene ai polmoni (!) L’acqua curra duvi c’e pinnenza , l’amuri duvi c’è spiranza L’acqua scorre in pendenza , l’amore dove c’è speranza E non confida più in alcuna speranza , l’innamorato di questo canto popolare : “ Orvi , viati chi nun viditi li belli donni e nun li disiati ! Surdi , viati a vui chi nun sintiti li paroli di amuri ‘ntuossicati ! Muti , viati a vua chi nun putiti parrari ccu li donni tantu amati ! Muorti , viati a vua chi ‘nterra siti nisciunu vi turmenta e ripusati ! “ - 116 - L’acqua morta fa i viermi e ‘a troppa amicizia fa i corna L’acqua che ristagna fa i vermi e la stretta amicizia degenera L’agiellu ‘si canuscia d’u cantu , l’uomu d’u chiantu L’uccello si riconosce dal canto , l’uomo dal pianto ( Avis a cantu dignoscitur ) L’agiellu dintr’a caggia nun canta ppi amuri ma ppi raggia L’uccello prigioniero non canta per amore , ma per rabbia L’agiellu viecchiu se guarda d’a caggiula Chi ha esperienza non si lascia ingannare L’àjiu dittu peste e corna Gli ho detto tutta la cattiva verità L’àju lassatu all’umbra Espressione usata nel gioco della passatella (Patrune e sutta ) Il padrone se vuole fare bene qualcuno della brigata deve ottenere il permesso dal sotto padrone e in caso di diniego deve bere tutta la quantità di bevanda in gioco ( solitamente il vino ) , lasciando all’olmo tutti gli altri . Il poeta Michele De Marco ( Ciardullu ) inizia così il suo “ Patrùne e sutta “ Haju lassatu all’umbra a Bottaccinu ! cce àju chiantatu pure a Passulune ; ‘nu tubettu pped’unu ! Stamatinu , Gatanè , si vo’ Diu , francu e patrùne !... e poi l’ovazione al vino , alla vite : …Guappu pitignu miu , guappu pitignu , ccu lu suchillu tue li mali attagni , sia benedittu chine te spitigna , chini te puta e de surfa te bagna !... L’amante vo’ ‘u cuntante L’amante apprezza solo il denaro E , a proposito , un nostro canto popolare dice: … Sentiti amici miei nun vi fidati ‘si v’amanu le donne nun criditi , fingiu d’amarvi e fau l’interessate sulu v’amanu quannu vue spinniti , ‘si ancuna sa chi ppe poco mancati nzubitu vue ‘ngrignare le vidite e si de donne amuri ricercati ricercatile puru cu muniti… - 117 - L’amicizia ca se rumpa unn’era sincera Quando un’amicizia finisce vuol dire che non era sincera L’amicu ‘ntiempu ‘i pace t’abbisogna ppi quannu c’è guerra Fai buone amicizie per poi sfruttarle al momento di bisogno L’amicu s’affriggia , ma amaru a mmia ch’àju persu ‘u cavaddru Gli amici possono essere dispiaciuti , ma il guaio lo patisco io L’amuri ‘ncigna ccu lu cantu e fruna ccu lu chiantu L’amore inizia con il sorriso e finisce con il pianto E del lamento dell’innammorato , due canti popolare dicono : Chi d’ài core chi ciangi e ti lamenti ? lassa chiangere a mia poveru amanti : chi perde amici e chi perde parenti , ma la cchiù pena è perdere l’amanti : chini la perde morta und’è nenti ca puocu a puocu cessanu li chianti , ma chi la perdi viva à cchiù turmientu massima ‘si li passa poi d’avanti ! Amure , amure e nun crediti amure e nun cridite alle finte parole , le genti sunnu tutti traditori mustranu bona fede e fauzu core : quannu ti cridi ca su rose e juri tannu su sc-catamienti e crepacori : amaru chi ci sta ‘mpintu all’amuri , ‘na vota nàscia , e centu voti mori . L’amuri allu luntanu è cumu l’acqua ‘ntru panaru Amare a distanza è come riempire d’acqua un paniere L’amuri e la raggiuni si pezzianu L’amore e la ragione n on vanno d’accordo L’amuri fa passari ‘u tiempu , ‘u tiempu fa passari l’amuri L’amore è un passatempo , il tempo spegne l’amore L’annu passatu è muortu nonnu e mo’ ti vena ‘a puzza ? Accorgersi di un fatto con molto ritardo L’antichi ficiru i fatti e lassaru i ditti - 118 - Gli antichi erano saggi e lasciarono i proverbi L’appetitu vena mangiannu Mangiando viene l’appetito va via (!) l’appetito. Un altro proverbio dice che mangiando L’arma a Diu , ‘a robba a chini tocca L’anima si promette a Dio , i beni a chi li merita L’arvaru ‘si canuscia d’a corchia L’albero si riconosce dalla corteccia L’avire ti fa sapire , la puvertà te fa ‘nciutire La ricchezza ti mette restare nell’ignoranza in condizione di sapere , la povertà ti fa L’avucatu , puru si è buonu , è ‘nu malu vicinu Meglio non avere a che fare con gli avvocati e se sono vicini di casa , sono cattivi vicini L’erba ‘e vientu si nun ti sana ti duna abbientu L’erba parietària ( pianta delle urticacee ) è salutare L’ugna è chissa : ‘sa vu’ firràri ‘a fierri ! Questa è la condizione : adesso decidi quello che vuoi fare L’ugna fa la rugna e la pratica ‘a vrigogna L’ugna sporca fa venire la scabbia e il cattivo comportamento fa venire la vergogna L’uocchi si toccanu ccu li gumiti Gli occhi sono delicati , non bisogna toccarli L’uocchiu d’u patrune ‘ngrassa ‘u cavallu La sorveglianza fa andare a buon fine gli affari - 119 - L’uocchiu miu è cumu ‘u pisci : chiru ca vida , crisci Il mio occhio vede ingrandito come quello del pesce L’uominu gelusu mora curnutu L’uomo geloso viene tradito L’uomu a cavallu tèna seportura aperta Chi va a cavallo deve reggersi con molta precauzione L’uomu litica ara stagliata L’uomo litiga quando deve dividere i beni L’uomu ppi ‘a parola , ‘u voje ppi li corna L’uomo si distingue per la parola , il bue per le corna L’uomu ppi illu , Diu ppi tutti Ognuno per sé , Dio per tutti L’uomu ca si spusa a 60 anni nun vida ca la morte s’avvicina Non bisogna sposarsi tardi L’uovu ‘i Pasqua cchiù sta aru furnu e cchiù si ‘ntosta L’uovo di Pasqua più sta infornato e più indurisce (!) L’urtimu è fissa Si dice nei giochi tra ragazzi : “ chi arriva ultimo è fesso ” L’usu viecchiu è Legge L’uso vecchio ha valore di Legge (Consuetudo altera lex) L’uziusi s’u sempri viziusi Gli oziosi hanno sempre dei vizi (L’ozio è il padre dei vizi) La fimmina vana si canusci a l’occhi e l’omu mortu di fami a li stendicchi - 120 - La donna stiramenti vanitosa si conosce agli occhi e l’uomo affamato agli La gallina chi camina si ricoglia ccu ‘u gozzu chinu La gallina ruspante trova il mangiare da sé La gatta postìa li surici Metaforico : I Carabinieri posteggiano i ladri La pignata comune nun vulla mai La pentola comune non riesce mai a bollire La piecura ‘ntra lu chianu pascia e lu lupu di la tana nesci Quando la pecora pascola nella pianura , il lupo esce dalla tana Lassa ca poi nun fici mai casa Chi rinvia le cose dall’oggi al domani , finisce per non concludere nulla Lassàri ‘a chiuvuta e pigliari ‘a granninata Hai evitato un guaio piccolo per poi averne uno più grande Lassi strata vecchia ppi ‘a nova : sa chi lassi e non chi trovi Non abbandonare le vecchie abitudini ( Via trita , via tuta ) Le cose longhe se fau serpe Le cose lunghe annoiano , stancano e diventano dannose Le fimmine vrasce cumu s’u fannu le cose , le ligna cumu s’u fannu Le donne per come sono fanno le cose , la legna per come è fa la brace Le mullurate venanu a dicembri Alcuni giorni del mese di dicembre hanno temperatura dolce e umida - 121 - Le jèstigne s’u cumu le foglie , chine ‘e manna se ricoglie Le bestemmie gira gira tornano addosso a chi le tira Li ‘ncrisciusi stau ‘ncamati Gli accidiosi soffrono le privazioni Li dinari fannu l’orvi cantari I denari fanno cantare anche i ciechi Li fatti s’u masculi e le parole s’u fimmine I fatti sono più efficaci delle parole Li niputi putali e si tornanu ‘a jettàri tornali a putare Allontana i nipoti e se tornano cacciali di nuovo via Li porti si ponnu chiudiri , la vucca no Si possono chiudere le porte , ma non la bocca Li pòvari nun ponnu pagari pisi I poveri non possono pagare imposte Liettu , fuocu e jazza fannu l’uomu ‘i mala razza Letto , focolare e piazza (ozio) rendono cattivo l’uomo Liga lu ciucciu duvi vo’ lu patrùni Assolvere al comando del padrone Ligna de cerza e pane de carusa , viata chilla casa duve se usa Legna di quercia e pane bianco , beata quella casa che ne possiede E’ un detto che sta a indicare quello che era l’augurio e il benessere di una volta : la legna di quercia che arde nel focolare e il pane di grano di prima qualità in casa . Di questo proverbio ne fa uso il poeta dialettale Michele De Marco nella sua lirica “Jennaru” che così comincia : …S’abbicina lu viernu , jennariellu ccu lu jancu mantiellu s’abbicina ! Foculariellu mio , foculariellu - 122 - cumu si biellu mmienzu alla cucina ! ligna de cerza e pane de carusa viata chilla casa duve s’usa ! Lignu ‘e nuci : né vampa e né luci Il legno di noce non fa fiamma e nemmeno luce Lignu seccatu unn’è peccatu Se prendi legna secca non rubi Loda ‘u mare , ma statti ‘nterra Loda la grande impresa che fa ottenere grandi accontentati del piccolo vantaggio senza molta fatica guadagni ma Lu Calavrise nun cumporta corna e mazze Il Calabrese non sopporta onte e bastonate Un canto popolare sull’orgoglio del Calabrese , così dice : Ju sugnu calavrise e mi nne vabtu ; tiegnu la capu tosta e mi nne siervu : s’u calavrise , calavrise sugnu , s’u nnuminatu ppi tuttu lu regnu : chi vo de mia canzune li nne dugnu , d’amure , gelusia , speranza e sdiegnu : ‘mpacciu all’atre città nun me cunfunnu ; tutte le cose fazzu ccu ‘mpignu : venisse cca tuttu lu munnu , l’unure de Calabria lu mantiegnu Lu cane c’abbaia nun muzzica Il cane che abbaia non morde . Chi sbraita assai solitamente non è cattivo . Lu cane ca canuscia la farina scanza la porta di lu mulinaru Fare sempre la stessa cosa annoia Lu granu si nun simini nun nasci , l’omu si nun patisci nun nasci Se non semini , il grano non nasce ; l’uomo se non soffre non nasce . Per ogni fioritura c’è una sofferenza ! - 123 - Lu jocature mora pezzente Il giocatore ostinato muore in miseria Lu latru boia e l’arrobbatu ‘mpisu Il ladro è il boia e il derubato è l’impiccato . Figurato : vince diritto della forza e non la forza del diritto il Lu latru siècuta lu sbirru Il mondo cammina alla rovescia Lu lavuru aspetta li dinari Chi lavora aspetta di essere pagato Lu lettu de la sc-chetta s’acconza quannu si jetta , lu lettu de la maritata s’acconza a la vesperata , lu lettu de la cattiva s’acconza ccu la sira Usanze : il letto della nubile si rifà quando questa va a coricarsi , il letto della donna maritata dopo mezzogiorno e quello della vedova verso sera ( !) Lu liuni ‘mparatu fa rituornu alla grigna Anche la persona addomesticata prima o poi mostrerà i denti ( grigna : ira, disdegno ) Lu lìutu de la lavina ‘ngrassa lu tirrenu La fanghiglia del rigagnolo allaga il terreno Lu lupu nun po’ fari ‘u pecuraru e ‘a vurpa nun po’ guardari gaddrina Il lupo non può fare il pecoraio , né la volpe la guardiana delle galline . Esortazione a trovare le persone giuste. Lu lussu e lu mussu te portanu alla pezzentìa Il lusso e il mangiar lauto ti riducono in povertà Lu male duve nasce cchiù fa dannu Il male piu che agli altri nuoce a chi lo fa - 124 - Lu massaru è seggia e notaru Il massaro giudica , consiglia , soccorre e concilia i contadini Lu mo’ e lu pue ‘su parienti di lu mai Se temporeggi finisce che una cosa non la farai mai Lu pane è alla vucca de lu cannune Il pane è difficile da procurarsi Lu Patrèternu crìau li tritruli ccu lu culu amaru La parte inferiore del torso del cetriolo ha il sapore amaro Lu pèntere de pue a nente aggiova Il ritardo nel pentirsi non giova a nulla Lu piru cunchiutu cade sulu Alcune cose della nostra vita avvengono senza fatiga Lu primu dinaru è benedittu I soldi che entrano per prima in un giorno sono benedetti . Ancora oggi non è raro vedere alcuni commercianti che baciano i soldi del loro primo incasso Lu puocu suverchia e l’assai manca Vivere in estrema indigenza Lu veru putazzu è quannu puti ‘u misi ‘i marzu Se vuoi avere un vino robusto devi potare nel mese di marzo Lu voje chiama curnutu lu ciucciu Il bove chiama cornuto l’asino (calunnia e maldicenza) - 125 - Lu voje tèna ‘a lingua grossa e nun po’ parràri Figurativo : contro i prepotenti e i padroni è meglio tacere Lu marinaru si canuscia alla burrasca L’uomo si fa valere nel momento difficile Lu tilaru è trivulu amaru , lu manganeru è trivuleru , lu fusu è trivulusu , la cazetta è lu spassu de la sc-chetta Il telaio è tribolazione amara , l’arcolaio è piccola tribolazione , il fuso è triboloso e la calzetta è lo svago della donna nubile ` M’à pigliatu ‘ncastagna Mi ha colto in fragrante , mi ha colto sul fatto M’à vrusciatu ‘u pagliuni Mi ha fregato M’àju cacciatu ‘na ganga Cavarsi un molare . Nel senso traslato : sono riuscito a farmi pagare un debito M’àju pigliatu ‘na purga Mi sono purgato . Nel senso figurato : ho preso una grossa paura e l’effetto è stato quello che da la purga M’è muortu ari mani Non ho potuto contarci, è venuto meno M’è passata ‘a morte e àju dittu amenne Ho avuto un brivido - 126 - M’è cresciuta l’erva avanti ‘a porta Non mi viene a trovare nessuno M’è scuratu ‘u core Ho perduto la speranza E il cuore dell’innamorato diventa scuro e senza speranza quando vede la fanciulla che gli ha provocato la forte delusione : ….O Diu quantu su aute se finestre chi notte e juornu ce esce lu sule ma pua ci affacci tu facce d’agresta e pare menzannotte quannu scura . De fave me mangeria ‘na minestra e nun vorra de tìa risguardatura : vurria dormire sulu a ‘na furesta e no ccu tìa a ‘nu liettu de juri…. Ma cchi te cridi ca è sempri Pasqua ? Non pensare che puoi sempre sorridere Mai ammarrare l’ùocchi ccu lu crivu Non perdere tempo nascondere la verità a fare Mai haju vistu dua cani nimici jiri a spassu cose inutili che poi non riescono a supra a ‘n uossu e mai haju vistu dua Il cane da solo mangia l’osso e due nemici non vanno a spasso insieme Maijsi fundu e siminata ‘mpannu Bisogna arare profondo e seminare in superfice Maju ortulanu assai paglia e picca granu Quando piove molto nel mese di maggio giova agli ortaggi , ma male ai frumenti Malanova mia ! Esclamazione di dolore Male nun fare , pagura nun avire Non fare del male e non avrai paura - 127 - porta Male vulutu nun aspetta pirdunu Non serve chiedere perdono per errori fatti volontariamente Maliditta chira trizza ca di vennari ‘si ‘ntrizza Maledetta quella rezza che di venerdi si intreccia Malidittu chini mi minta ‘a pinnata Maledetto Governo che mi perseguita con le tasse “ ‘A pinnata “ era intesa la firma che era in calce all’ordine di pagare le tasse , le imposte , le gabelle . A questo proposito , sul focatico , l’imposta diretta personale riscossa per famiglia , il poeta farmacista Ettore Feraco da Trenta ( compose , tra le altre , alcune strofe in memoria di Vincenzo Padula , morto il 7 gennaio 1893 , che furono lette all’Accademia Cosentina il giorno della commemorazione del Padula ) , nella sua lirica “ ‘ A cartella d’u focatu “ , facendo parlare il vessato , diceva : “ Truonu de l’aria e cinnara li fazzi Chi d’u male d’a chi ppe prima ci E a a a le putisse jire purverata ! formica vvo murire ha misu la pinnata ! chillu chi se pigliu de li gienti miedici l’appizzi ed a speziali tavuti , a cannili e sacramenti , campani a murtuori e a funerali ! Le vo jjire ‘nu male alli stintina e de notte malifica nuvella ch’u sangu loru jissidi a lavina le carni strozza strozza a ‘na tìnella ! Spezzuniati li portinu ncannizza , adugna adugna fatti ed a pitazza ; adacciati a pasta di sazizza , si sradicasse chissa mala razza ! Cuviernu puorcu , latru e camburrista , chi ne colle de tasse e de pisuni , ohi chi pote perdere la vista chillu chi dice male ‘e Re Burbune ! Chillu cuviernu armenu avìa ricchizza e nun scurciava a nue li povarielli ch’eramu sempre ngaviu e cuntentizza e nun aviamu tutti sti fardielli ! Mo è venutu Vittorio Mmanuele chi porta ppe spalluzzu a Carrubardu e ne suche lu sangu cu lu fele e ne tira alla ‘nzunza ccu lu lardu ! “ Mancanu ‘i cannili e nun si po’ orbicàri Non avere possibilità nemmeno per i funerali Mancanu i quibus Mancano i mezzi per i quali..con cui…, insomma manca il denaro - 128 - Mancia a gustu tua e vesta a gustu d’avutri Mangia a tuo gusto , ma nel vestire segui la moda Mancu ari cani , buonusìa Buon per te , ciò che è successo non si augura nemmeno ai cani Mangia ca d’u tua mangi Regalare una pietanza , un dolce e poi consumarlo Mangia cumu ‘u voje e viva cumu ‘u ciucciu Mastica molto(come il bue )e bevi lentamente (come l’asino) Mangia tutte e cose e lassa ‘a vucca aru casu Mangia tutto ma concludi il pranzo con il formaggio Mangiu ppi campari , ma nun campu ppi mangiari Si mangia per vivere , ma non bisogna vivere per mangiare Manu ara vièrtula Bisogna pagare , prendi il portafoglio - 129 - ‘a sapunara - 130 - Maritaggiu ‘i parienti : lòtanie e lamienti Il matrimonio fra parenti porta guai e lamenti Marzu ‘ngrassa li voj e conza li maijsi e ‘a cuoppula carca alli tignùsi Marzo ingrassa i buoi tignosi migliora i maggesi e calca il berretto ai Marzu sarìa ‘nu bellu misi ‘si nun avissi li vienti friddusi Marzo sarebbe un bel mese se non avesse i venti gelidi Matrimuoni posterari , figli prumentini Matrimoni tardivi , figli primaticci Mazzi e panelle fannu i figli belli I figli bisogna nutrirli , ma anche punirli Me pappicìanu l’ùocchi Mi sbattono le palpebre , mi sta prendendo sonno Me pari assu scogliattuttu Vuoi prenderti tutto , non vuoi lasciare niente Me solìa mangiare sette pani ‘n zuppa e mo’ cc’è rimastu ‘u pane ‘e sutta Avevo l’abitudine di mangiare sette pani consumare per intero un solo piatto e adesso Megghiu duluri di vurza ca duluri di cori Meglio soffrire per mancanza di denaro che per amore Megli amici , meglie curtiddrate I migliori amici ti danno le più grandi delusioni - 131 - non riesco a Meglio riccu di sangu ca di dinari La salute è più importante del denaro Megliu ‘nu cane ca ‘nu jejjiu Fidati del cane e non dell’albanese Megliu curnutu ca male trattatu Meglio un tradimento che un maltrattamento Megliu curtu e maluncavatu ca luongu e senza simenza Meglio essere corti e malcresciuti che alti e senza cervello Megliu fissa ca Sinnacu Il fesso ha il marchio a vita , il Sindaco per breve durata Megliu pani nivuru ca fami nivura Meglio mangiare pane nero che non disporre di nulla Megliu picca ca nenti Il poco è preferibile al nulla Megliu tardi ca mai Meglio tardi che mai ( Utilius tarde quam nunquam ) Mentri ‘u mièdicu studìa ‘u malatu sinn’è ju Il medico studia e l’ammalato muore Mercante fallutu , ‘mmienzu arricchisciutu Il mercante che fallisce provvede prima a tenere per sè la metà della propria ricchezza Mi s’è turciuta ‘a catreja Ho avuto il colpo della strega - 132 - Mi signu cuottu all’acqua vulluta Subire una delusione Mi vruscianu ‘i manu Sentire bisogno di dare un ceffone Miegliu ‘na curtiddrata allu piettu ca no lu vientu arrieti allu filiettu Fa più male il vento alle spalle che una coltellata al petto Miegliu ‘nu jiritu ca tutta la manu Se devi perdere cerca di limitare il danno Miegliu vinu malidittu ca acqua santa Meglio stare in cantina che in Chiesa Miegliu ‘na vota arrussiri ca cientu voti ‘ngiallìri Meglio arrossire una volta che cento volte ingiallire. Meglio farsi coraggio una volta che cento volte avere paura Miegliu ca la mamma ti chiangi e no lu suli ‘i marzu ti tingi Meglio che la mamma ti pianga e no che il sole di marzo ti tinga Miegliu lu pocu ca dura assai , ca l’assai ca spiccia priestu Meglio il poco che dura che non il molto che presto finisce Mièrcuri ‘mmienzu ‘a simana Persona stonata rispetto all’ambiente in cui si trova Mi fa ‘nu baffu ! Non ho paura , non ti temo Mina mò ca ‘u fierru è càvudu Agisci adesso che è il momento giusto - 133 - Minta ‘a vela ppi cum’è ‘a varca Monta la vela giusta per una buona navigazione , ma tieni conto anche dei tuoi mezzi e delle tue forze Mintere petra de punta Frapporre inciampi , fare il mettiscandali Molla ‘i vrachiera Persona dall’incedere lento , che si attarda . (L’immagine figurativa viene resa dalla bretella che regge i pantaloni : si stende ma non si muove ) Mò mangi ! Aspettare inutilmente Mò ti vuogliu cani cucci a satàri ‘stu ristucciu Adesso vediamo come farai a superare l’ostacolo ! Mugliera giuvine e vinu viecchiu Goditi la moglie giovane e bevi vino vecchio Mugliere de ruga e compari de Ruma Moglie che sia del vicinato e compari che stiano lontano Munti ccu munti nun ‘si jungianu mai Le montagne non si incontrano mai ; vale : un discorso tra sordi non troverà mai concilio Muortu ‘u cane è morta ‘a raggia La morte è la fine di tutto:“oltre il rogo non vive era nemica” Mùortu ‘u criatùri nun simu cchiù cumpàri ? Venuto meno il motivo della comparanza , questa finisce ? Murìri ccu li scarpi alli pèdi Morire fulminato , ammazzato , improvvisamente - 134 - ‘Mmisc-cati ccu ‘i megliu ‘i tìa e facci ‘i spisi Frequenta gente per bene anche se ci rimetti di tasca Un detto popolare su questo notissimo proverbio , dice : Ama cor gentili e perdi l’anni , ma cu bastasi nun fari disigni , ca li bastasi su’ cori tiranni ‘Mpara l’arte e mintàla ‘i parte Chi ha un mestiere trova lavoro ‘Mparati a parrare si nun vu’ fatigare Se saprai prendere in giro la gente non lavorerai ‘Mpica ca spichi Procurati la riserva perché poi la trovi - 135 - a Na manu lava l’avutra e tutte e due lavanu ‘a facce L’unione fa la forza Né arte , né parte Non possedere nulla Né mulu , né mulinu , ne garzuni cusentinu ; né jardinu ccu funtana e né mugliera trupeana Né mulo , né molino e nè servo cosentino ; né giardino con fontana e né moglie Tropeana ( ! ) Chissa perché le femmine Tropeane ! Forse perché Cecia de la “ Ceceide “ di Vincenzo Ammirà , notissima prostituta , è Tropeana ? Per l’anniversario della morte di Cecia , il poeta cosi dice : …” Cecia , ditta accussì la Tropiana , valenti cchjò d’ogni atra a lu mesteri , appena nata fici la puttana cu amici , paisani e forasteri . Lu culu cu’ la fissa era ‘na tana si futtìa pe’ Vajuni e pe senteri e venìa duv’e quandu la volivi , a sponda ‘i lettu , ‘mpedi o a cogghijalivi…” Né vistu e né pigliatu nun po’ jiri carceratu Non puoi essere condannato se mancano le prove del reato Nessunu nascia senza difetti Nessuno nasce senza difetti ( Vitiis nemo sine nascitur ) Netta paletta Avere le tasche vuote Ni s’u caduti l’anielli , ma ni s’u rimasti ‘i jiriti Accontentiamoci del danno , meno male che non è stato più grande. - 136 - Questa è il modo di pensare del calabrese che è sempre disponibile , anche se con rabbia , alla rassegnazione (fatto atavico del nostro popolo) . A tal proposito , una poesia del nostro poeta Michele De Marco, “ Sciabbarru “, così dice : Ppe votare ‘nna piecura ‘ncarnata Peppe Sciabbarru , ‘ntisu “ Molarutta “ ‘ntroppicannu a ‘nna rarica abbazata , cadìu , cumu ‘nu saccu , ‘mbocchisutta . Nu scuopu bruttu ! E fravicàu ccu ‘nn’uocchiu a ‘nna cannuzza mascka de finuocchiu . Sciabbarru , ccu la faccia fatta gialla , scippau la canna , chi s’era ‘mpizzata , precisa , ‘ntra lu centru de la palla che già sbracava tutta spappulata : “ Fore maluocchiu! ” disse “ a ‘su minutu fazzu sbagliu , o l’uocchiu sinn’è jutu “. Fice chiumazzu ccu lu maccature bagnatu primu all’acqua suriente pue disse carmu : “ ‘Ngrolia tua , Segnure , chi m’ha vulutu bene veramente e m’ha’ mannatu ‘ssa cannuzza bella fatta surtantu a palu e no a furcella . Nisciuna nova , bona nova “ Messagger che tarda , buone novelle apporta “ Nissunu nascia ‘mparatu Nessuno nasce con il sapere : si apprende con l’esperienza e lo studio (Vir sapiens fortis est) No tutti li tussi s’u catarru e no tutti li russi s’u cerasi L’apparenza inganna Nun tèna ‘na lira ppi ssa squagliàri a l’uocchi Non possedere nulla , non aver nemmeno un centesimo Non tutti chiri c’ànnu denti janchi , mangianu ricotta Non tutti quelli che hanno i denti bianchi mangiano ricotta : E’ una variante di : l’abito non fa il monaco Nun avìri pila supra ‘a lingua Dicesi di persona che non riesce a trattenere la verità Nun c’è atàru senza cruci e maritaggiu senza vuci Non c’è altare senza croce e matrimonio senza liti - 137 - Nun c’è guadagnu senza ‘ngannu Non c’e guadagno senza imbroglio o inganno Nun c’è luttu senza risa , né festa senza chiantu Non vi sono lutti senza risa , né matrimoni senza pianti Nun c’e santu ca tèna Non voler sentire ragione Nun c’è trippa mancu ppi ri gatti Non c’è rimasto nulla Nun camina ‘a siccia Gli affari , la salute non vanno bene Nun circari a ‘mare chiru ca truovi ‘nterra Non chiedere al mare pretendere l’impossibile ciò che trovi sulla terra . Vale : non Un proverbio del 1200 dice : non quedere nu pelagu (mare) quello ke trovi en terra Nun circàri vinu a ‘mbriacuni , né carni a mangiùni Non chiedere vino all’ubriacone , nè carne al mangione Nun crìdari a Santu si nun vidi miraculu Non credere se non vedi con i tuoi occh Nun cuntari i fatti tua a chini ti cunta i fatti ‘i l’avutri Non raccontare i tuoi segreti alla persona che ti racconta i segreti degli altri Nun dàri carne a còcere Non alimentare i litigi , i dissidi , le controversie Nun fari ‘a bammula , va’ ‘a ìnchiari ‘ a vùmmula Invece di imbellettarti , vai a riempire la brocca - 138 - Nun fari di tutta l’erva ‘nu fasciu Non tutte le persone sono buone o cattive ( Sacra miscere profanis ) Nun jiri duvi ‘u mièdicu si nun s’i patutu Non andare dal medico se non c’è necessità Nun jiri truvannu finucchielli ‘ timpa Non andare alle ricerca di guai e rogne Nun judicari parole ma fatti , nun judicari juri ma frutti Giudica l’uomo per i fatti e non per le parole , giudica l’albero per i frutti e non per i fiori Nun m’era pentutu ca nun avìa parratu , mi signu pentutu doppu c’haju parratu Non ero pentito di non aver detto la mia , mi sono pentito dopo averla detta Nun mi lassa di pède Non mi da tregua , non mi lascia un attimo di libertà Nun mìntere la manu tra l’anta e ‘a paranta , ca ti cci resta la chianta Se sei estraneo e non vuoi avere fastidi non immischiarti nelle liti tra parenti Nun misc-camu ‘a sita ccu ‘a capisciola Non mischiare la seta con il cascame di seta o cotone Nun muzzicàri ‘si nun tieni dienti Se non puoi mordere non mostrare i denti(che non hai) Nun parrari ccu lu sbirru Non farti ragione con il poliziotto : è inutile - 139 - Nun passari jumi si ‘nun sai natare , nun zumpari fuossu si nun vidi Non infilarti in situazioni pericolose Nun perdere la cùoppula alla fulla Non essere stupido , sii attivo , intelligente Nun rapa libru , ma studia lu livriciellu de quaranta Non apre libro , ma studia il libro delle quaranta carte Nun sapìri fàri ‘nu grupu a ‘na pitta Essere totalmente incapaci Nun se fa nente ppi nente Ogni lavoro che viene fatto deve avere un ritorno economico Nun se po’ cantari e purtàri ‘a cruci Non si possono fare bene due cose contemporaneamente Nun se po’ grattare la panza alla majilla Chi non ha non può dare ( Nemo dat quod non habet ) Nun sia mai ! Arrassusìa ! Che non avvenga mai , non ti succeda mai ! Nun sprùvari ‘u canusciutu Non tentare di conoscere meglio chi già conosci Nun stinnicchiari trippa Non mangiare molto altrimenti ingrassi Nun t’allargari Non farti largo , cerca di non dare fastidio - 140 - Nun te fari passare ‘a musca ‘i sutta ‘u nasu Non consentire a nessuno di mancarti di rispetto Nun ti ‘ntricari , nun ti ‘mpicciari , nun fari beni ca ricivi mali Non ti intrigare , non ti impicciare , non fare del bene perché ricevi male E ne La Camarra di Gaetano Massara , la donna infastidita , così esclama : … S’u ‘mpicciata , àju di fari , àju atru cchimmu pensu e s’u fratusa , va canta cumu voi , va canta sulu , no mi frusciari sti timpi di culu… Nun ti fari passari ‘a musca ‘i sutta ‘u nasu Non permettere a nessuno di mancarti di rispetto Nun ti fermari mai ara prima taverna Prima di fare una scelta guarda bene in giro Nun ti fidari di l’uomu ccu dui buchi ara nasca Non fidarti di nessuno Nun ti la passi liscia Non ne uscirai senza danno , avrai il meritato castigo Nun toccàri alla forgia e nun alliccàri alla farmacia Non toccare il ferro rovente percè farmacia perché puoi avvelenarti ti bruci e non leccare in Nun vale né ppi vatta e né ppi vulla Non serve a nulla Nun vinnignare ‘u misi d’agustu ca l’uva è agresta Non vendemmiare il mese di agosto perché l’uva non è ancora matura Nun vorra essari ‘na pulice d’a peddre tua Non vorrei trovarmi mai nella tua situazione - 141 - Nun vulìri né cantàri e né purtàri ‘a cruci Non voler fare nulla Nun chiangiu ca ‘mparatu ‘a via tata è muortu , chiangiu ca la morte s’à Non piango perché papà è morto , piango perché la morte adesso conosce casa mia Nun crìdari a suonnu Non credere ai sogni chè non sono quasi mai veri Nun dire all’amicu quantu sai ca vena juornu ca nimicu l’avrai Sii riservato nei fatti che ti riguardano , non riferirli perché un giorno la persona amica potrebbe esserti nemica Nun diri tuttu chiru chi sai , nun spènnari tuttu chiru chi hai Il sapere e il denaro sono un patrimonio:non disperderlo Nun po’ diri quanti figli tieni ‘si nun tènanu ganghi e mole I figli che ancora non sono nell’età lavorativa non si contano ( ! ) Nun scrìviri amuri supra bancu ‘i neglia, ’u suli ti lu squaglia L’amore effimero non ha futuro Nun t’aspittari ca ‘u muortu parra Non pretendere l’impossibile Nun ti truvari zita ‘u vennari santu Il venerdì santo le donne appaiono castigate, ma non è vero ‘N annu unn’è malannu Si può soffrire per un anno ma non di più ‘N’ura ‘i gulìa e cent’anni ‘i guai Per un’ora di piacere a volte si patiscono lunghi guai - 142 - ‘N’ura cuntientu te fa scurdari mille turmienti Un’ora di felicità a volte ti fa dimenticare tanti tormenti Ma non ha un’ora di felicità ed è alla ricerca di scontenti come lui , l’ormai rassegnato di questo canto : “ Chi vulite de mia ? Nun tiegnu spassu già su furnuti li spassi mia ! Ju sugnu chinu de velenu e tassu , ‘ntassu puru le petre de la via , e le lassu scuntente cumu a mia . Duve viju cuntienti ju minne arrassu e circu li scuntienti guali a mia . “ ‘Na china e ‘na vacanti Una cosa può andare bene e un’altra no ‘Na cosa ‘i juornu Fai presto , sbrigati ‘Na nuci dintru ‘u saccu nun fa strusciu Una sola civitatem) noce nel sacco non fa rumore (Unus homo non facit ‘Na parola è picca , ma dua s’u troppe Bisogna parlare nella giusta misura : né poco , né assai ‘Na vota ppe d’unu a cavallu de lu ciucciu La fortuna è una ruota , bisogna aspettare il proprio turno . Vale : ‘na vota ppe d’unu nun fa mali a nessunu ‘Na vòta vèna Natale In un anno l’occasione capita una sola volta : approfittane ‘Ncarna e scarna s’u malanni Se prendi un vizio , anche se lo elimini , è sempre pericoloso ‘Ncazzatura ‘i sira , stipala ppi ‘a matina Pensa prima di agire - 143 - ‘Né fimmina , né tila aru lustru di cannila Non scegliere donna o tela al lume di candela ‘Nfelice chillu agiellu ca nascia ‘a malu nidu Infelice chi nasce in una casa di poveri , di sventurati ‘Nnurare ‘a pinnula Rendere meno spiacevole una situazione , un fatto ‘Ntempu d’estati ogni filici è pagliaru In estate ogni ricovero è buono ‘Ntempu di guerra , bugie cumu terra In tempo di guerra , per salvare la pelle , si dicono moltissime bugie ‘Ntiempu ‘e china ogni strunzu nata In tempo di abbondanza anche lo stupido gode ‘Ntiempu ‘i tempesta ogni bucu è puortu Nei tempi difficili qualsiasi riparo è buono ‘Nu corpu aru circhiu e ‘n’avutru aru timpagnu Fare un discorso cercando di non scontentare nessuno ‘Nu mantu de uoru ogni vrigogna ammuccia Con il denaro nuocere riesci a nascondere - 144 - ogni fatto che ti potrebbe ‘Né fimmina , né tila aru lustru di cannila Non scegliere donna o tela al lume di candela - 145 - b O ti mangi ‘sa minestra o ti jetti d’a finestra Non avere alternative Ogne capu è ‘nu Tribunali Ognuno si arroga il diritto di giudicare Ogne lassata è persa Ogni momento non goduto è perduto Ogne tristu puntillu reje ‘nu travu Ogni aiuto , per modesto che sia , giova all’occorrenza Ogni acqua fruna a mari Tutto finisce , niente è eterno Ogni agresta cu lu tempu si fa racina Ogni uva immatura con il tempo matura : Traslato : ciò che oggi è cattivo domani diventerà buono Ogni jure è signu d’amure Ogni dono , ogni pensiero è un segno di affetto , di amore Ogni mandria tèna ‘a piècura zoppa Ogni gregge ha la pecora nera Ogni morte ‘e Papa Si dice per cosa che succede raramente Ogni quindicina è medicina Fare l’amore ogni quindici giorni fa bene alla salute - 146 - Ogni ficatu ‘i musca è sustanza Tutto serve quando si ha necessità Ogni scarpa diventa scarpuni Tutto invecchia Ogni vintinove picciuni e ova Ogni ventinove giorni il piccione dà l’uovo e carne tenera Ognuno vale ppi chiru ca tene Quanto hai tanto vali (Tanti , quantum habeas , sis ) Oje Oggi , dal latino hodie Oje ‘n figura , dumani ‘n sepurtura Oggi vivi , domani morti ( pulvis et umbra sumus ) Oje figura , dumani ‘nseportura : viatu chini ppi l’anima procura Oggi vivi , domani morti : beati coloro i quali pensano alla propria anima Omu de vinu , quattro a carrinu Di uomini ubriachi con 40 centesimi ne compri quattro Omu di ganga Mangione Omu nun si difendi si avi ricchia panda Se stai con le orecchie basse tutti ne profittano Un canto popolare , sempre della serie lamentosa , così recita : . ..Amaru chi allu mundu ha oricchi pandi non si po’ mèntari dintra a li fondi si trova sempre dintra ‘mmbrogghi randi… Otto e novi , fora affascinu ! Otto e nove ( detto augurale preso dalla cabala e molto in uso tra noi ) e in aggiunta : “che non sia affascinato “ - 147 - c Paga caru ca duormi ‘mparu Per avere la merce buona devi spendere Pagura guarda vigna e no sipàla Il vigneto lo custodisce la paura e non la siepe . ( La forza morale ha il sopravvento su quella materiale ) Paisi chi vai , usanza chi trovi Paese che vai , usanza che trovi (Quot regiones , tot mores) Pàmpina larga,pàmpina stritta , cunta la tua ca la mìa è ditta Racconta ora quello che sai tu perché quello che sapevo io in un modo o in un altro te l’ho raccontato Pane ‘i vilanza unn’jnchia panza Il pane per essere buono deve essere fatto in casa Pane ccu l’uocchi , casu senz’uocchi e vinu ca ti caccia l’uocchi Pane con gli occhi , formaggio senza occhi e vino generoso Pane evitatu gènera pitittu Ciò che è proibito ( evitatu : vietato ) genera maggiore attrazione Pane , amaru chine nun ne sc-cana , ca puru ccu li màllari ti nne fai ‘na pitta Sventurato chi non sa o non può manipolarsi il pane da sé , perché anche con le briciole di pasta te ne puoi fare una focaccia ( sccanu : spianare la pasta facendone pane ; màllari : la pasta che rimane appiccicata alle dita ) - 148 - Pane ‘i jurnata , farina ‘i misàta , vinu d’annata Pane di un giorno , farina di un mese , vino dell’anno Pannu buonu ‘nsica alla pezza , vinu buonu ‘nsica alla fezza Il panno buono e il vino generoso si mantengo tali briciole fino alle ultime Panza china canta e nò cammisa janca Prima bisogna pensare al nutrimento , poi al vestimento Panza china fa cantare Lo stomaco sazio fa cantare Panza china nun crida a dijunu Chi ha mangiato non crede a chi è digiuno Panza mia fatti capanna Pancia mia preparati a un lauto pranzo Para fissa , ma unn’è mancu spiertu Sembra scemo ma non è nemmeno intelligente Parienti ca nun t’onurunu e vicinu ca nun si presta , fujili cumu peste Tieni lontani come la peste i parenti che non ti onorano e i vicini cui non puoi fare nessun affidamento Parma ‘mbusa , gregna gravusa La pioggia della domenica delle Palme , giova ai frumenti (!) Parola ditta afferrari nun si po’ ritirari e petra minata nun si po’ La parola o l’offesa detta non si possono ritirare , come la pietra lanciata non si può fermare - 149 - Parra cumu t’à fattu mammata Parla con semplicità e con la lingua materna Parra quannu ti ricuògli d’a fera Parla dopo che hai fatto l’acquisto Parra quannu ti ricuògli d’a festa Prima di parlare vediamo che succede Parrannu d’u diavulu spuntanu ‘i corna Parlando di una persona cattiva , la si vede arrivare Parrannu d’u suli spuntanu i raggi Parlavamo bene di te , quando sei arrivato Parrari assai è sgarrari Chi parla assai rischia di sbagliare Parru de ciciari e me rispuonni favi Disrorso tra due persone che non riescono a capirsi Partita arrivata , mai vinta Si può raggiungere il punteggio dell’avversario, ma è difficile vincere la partita Passa ‘n angiulu e dicia ammenne Mentre si parla di qualcosa , si avvera Pàssaru ‘i campanaru Saper tutto della gente Passatu ‘u Santu , passata è ‘a Festa Trascorsa la ricorrenza non c’e più l’obbligo del regalo Pàtri è ppe mmia chiru ca me dùna pani - 150 - Se mi nutre io lo chiamo padre Pe fari buonu l’uortu cce vo’ l’uominu muortu La fatiga dell’orto distrugge l’uomo Peccatu viecchiu , penitenza nova Le colpe commesse in passato spesso vengono rinfacciate Peccaturi statti all’erta : ‘a morti vèna certu Peccatore pèntiti prima che venga la morte Pede cata pede buonu maritu vene Chi usa prudenza nel matrimonio , trova buon marito Pedi cavudi e capu frisca Bisogna tenere i piedi caldi e la testa fresca Penza ara salute Non affliggerti , non preoccuparti Penzare alla crapigna Non riflettere , pensare come persona stupida Piglia ‘a pulice e falla chiangere La pulce non piange e metaforicamente significa che non si può pretendere l’impossibile Pigliate chinu ‘nu purciellu ‘e ‘nu carrinu e falle ajjare ‘u scifutiellu Acquista un maialino con pochi soldi , ma fagli trovare il truògolo pieno Pigliati ‘u buonu cca ppi ‘u male cc’è sempre tiempu Godi fin che puoi perchè il tempo cattivo arriverà Pignata scuverchiata nun vulla mai - 151 - La pentola continuamente scoperchiata non bolle mai Pilu di cani sarva muzzicuni Il morso del cane si cura con il pelo del cane Pirsuna aggiustata ‘si fa stimari senza spata Il saggio si fa stimare senza ricorrere alla violenza Pisci..traffinu Inganno..ittico . Traslato : ingannare con astuzia Pittulèra Donna pettegola Pitturi e pittasanti vannu cchiù arrieti ca avanti I pittori e i tingi – santi sono sempre squattrinati Pizzichi e vasi nun fannu pertusi Baci e carezze non tolgono la verginità alle fanciulle Ppe l’Annunziata ‘a spica è nata Per il giorno dell’Annunziata , la spiga del grano è già nata Ppe Santu Andrìa la fava nata sìa e si unn’è nata à da essere siminata Per Sant’Andrea (10 Novembre ) la fava deve essere almeno seminata Ppi ‘a guallara e ‘a ciotìa nun ci sunnu medicine Per l’ernia e la stupidità non ci sono medicine Ppi ‘nu buoni siminàtu , abbicenna ‘a paricchiàta Se vuoi ottenere una buona semina , avvicenda i buoi Ppi ‘nu puntu Martinu à persu ‘a cappa Per un imprevisto hai perduto tutto - 152 - seminata o Ppi ‘nu stuortu cci vo’ currìa larga Per la persona stolta ci vuole una esemplare punizione ( Duro nodo durus quaerendus est cuneus ) Ppi ‘u catarru vinu vullutu ccu lu carru Per curare il catarro bisogna bere molto vino bollito - 153 - ‘a minestra - 154 - Ppi fari sc-cattari a chiru ca parra , unn’è rispunna Se vuoi vedere crepare di rabbia quello che parla , non rispondere devi Ppi l’articulu quintu , chini tèna juocu ha vintu Chi ha il gioco in mano ( il potere ) , ha vinto Ppi l’uocchi è buonu ‘u nente Gli occhi si curano non curandoli (!) Ppi nun dari saziu alla morti è muortu ccu l’uocchi aperti Per non dare soddisfazione alla morte è morto con gli occhi aperti Ppi ogni duolu viecchiu cci nn’è unu nuovu I dolori della vita non finiscono mai Ppi prièviti , monaci e cani tena ‘u bastuni alli mani Tieni pronto il bastone per preti , monaci e cani Ppi Santu Dunatu (22 Ottobre) ‘u viernu è natu A San Donato è già inverno Ppi ttìa fa ‘a vita ! Beato te che te la godi ! Ppi ‘na picca sale ha persu ‘a minestra Non hai fatto l’ultimo sacrificio e hai perso tutto Pranzu curtu , vita longa Per vivere a lungo bisogna mangiare poco Prega lu galantomu e se vascia; prega lu villanu e se àuza Prega il galantuomo e ti ascolta; prega il vallano e si insuperbisce - 155 - Prima à chiuvutu e doppu è allampatu Siamo stati colti alla sprovvista Prima i denti pua li parenti La cura dei denti viene prima della cura per i parenti . Risolvi prima i tuoi problemi poi pensa a quelli degli altri Prìstu fòra Presto fuori ( voce che serve per allontanare i cani ) Pruna mangiane pocu , di pira abbuttatinni Mangia poco prugne perché sono lassative , ma mangia tante pere perchè fanno bene alla salute Prunu mangiatinni unu , di pira jnchiati ‘a panza , di cerasi cchiù ‘ni minti e cchiù ‘ni trasi , ficu e fungi cumu jungi Mangia una sola prugna , riempiti la pancia di pere , ciliegie per quanto ne riesci a mangiare , fichi e funghi mangiali freschi , appena arrivano , appena li cogli Puocu parole e cauda de panni , nun fau mai dannu Le poche parole e il vestire caldo non arrecano mai danno Puorcu abbuttu arrùozzula scifu Non bisogna sputare nel piatto dove si mangia Puru ‘a pulice tèna ‘a tussa Non conti nulla e fai rumore , rivendichi Puru ‘a regina tèna bisuogno d’a vicina Nessuno può dire di non aver bisogno degli altri Puru ‘e vacche nìvure fannu latti jancu Anche le vacche nere producono latte bianco - 156 - Puru ‘Gnaziu tena viziu Anche il povero ha i suoi vizi Puru ‘i fissa vannu ‘mparavisu Anche gli stolti vanno in Paradiso Puru ppi cacari ci vò furtuna Anche defecare è importante perché se non si fa si occludono i budelli Puru ‘si buonu vestutu ‘u piecuraru fèta Il pecoraio anche se vestito bene puzza di formaggio Puru ‘u puorcu s’avanta lu scifu Ognuno è portato a vantare le proprie cose Puru Cristu avìa a Giuda C’è sempre qualcuno che ti tradisce Puru i pezzenti s’u abbutti ‘i patati Anche i poveri sono sazi di patate Puru l’uomu buonu à di stare fora ‘a casa Anche l’uomo ordinato non deve stare molto tempo a casa . La donna ha sempre qualche segreto da custodire Puru li chiacchiariati vannu ‘n paravisu Anche per i beffati c’è un posto in Paradiso Puru ‘ u mari vò acqua Nel senso traslato : chi ha vorrebbe di più Puru a vrashi diventa cinnara Niente è eterno - 157 - Pùta i nipùti Elimina i nipoti perchè vogliono solo sfruttarti Putissi pèrdari ‘a vista ‘i l’uocchi Che io possa accecare se non dico la verità “ Pua vidimu “ è rimastu senza casa Chi tentenna non costruisce - 158 - d Quadara arràssati sinnò me tingi Doppia interpretazione : o l’esortazione dell’indolente che vuole che si allontani la caldaia e non lui per non sporcarsi o l’invito alle cattive persone a non avvicinarsi Quannu ‘a cascia è aperta puru ‘u Santu pecca Quando la cassa è incustodita anche il Santo ruba Quannu ‘a fimmina s’à di maritari si minta ‘npuppa cumu ‘na bannera e va diciennu ca sa mètari e filari , ma nun sa minta ‘u miccia ara lumèra Quando la donna vuole maritarsi si mette in evidenza e dice che è una buona lavoratrice e donna di casa ed invece non sa nemmeno accendere il lume Quannu ‘a fortuna vo’ , trova la via Quando la fortuna vuole sa dove trovarti Quannu ‘a gallina canta ha fattu l’uovu La gallina che canta annuncia che ha fatto l’uovo Quannu ‘a gatta nun arriva aru purmuni , dìcia ca puzza Quando una cosa è irraggiungibile si è disposti a dire che non ne valeva la pena . E’ lo stesso di : ‘a vurpa ca nun arriva a l’uva , dìcia ca amarìa Quannu ‘a mamma nun tèna furtuna mancu ari figli cci la duna Quando la mamma non ha fortuna non la dà nemmeno ai figli Quannu ‘a persuna nun la canusci nun ne parrari Se una persona non la conosci astieniti da lodarla o da criticarla ( Antequam noveris , a laudando et vituperando abstine ) - 159 - Quannu ‘a trippa è china ogni cosa feta Alla persona sazia il mangiare gli fa puzza Quannu ‘a vilanza penna , ‘a justizia è morta Quando il piatto della bilancia pende , la giustizia è morta Quannu ‘si ‘ncudina statti , quannu ‘si martiellu vatti Soffri quando sei incudine , ma riscattati quando sei martello Quannu ‘u cielu è pecurinu , acqua e vientu la matìna Quando il cielo è a pecorella , arriva l’acqua e il vento Quannu ‘u diavulu t’accarizza , vò l’anima Quando una persona ti circuisce vuole qualcosa Quannu ‘u lignu è virdi si chica Da giovani si può essere modificati Quannu ‘u lupu caca , ‘a piecura è fuijuta Non bisogna distrarsi altrimenti la preda sfugge Quannu ‘u poveru dùna aru riccu , ‘u diavulu rira Quando il povero da al ricco , il diavolo se la gode Quannu ‘u re cada , l’assu trema Quando cade il re , l’asso è in pericolo Quannu ‘u spacchi vidi si ‘u miluni è russu Le sorprese molte volte si hanno a fatto accaduto Quannu ‘u tiempu è carestia , ogni bucu è galleria In tempi difficili qualsiasi cosa può essere necessaria - 160 - Quannu ‘u vicinu tene , l’adduru ti nne vene Se il vicino possiede , qualche briciola ti può arrivare Quannu allampa allu Cetraru , ricogliati allu pagliaru Quando i lampi arrivano da Cetraro , certamente pioverà Quannu ara furmica li spuntanu l’ali è signu ca vò muriri Quando spuntano le ali alla formica, la morte è prossima Quannu cadi e t’azi nun s’i cadutu Se cadi e ti alzi non può essere considerata caduta . Sei stato colto da sfortuna , ma ti sei saputo riprendere Quannu camini nun strudi scarpi Se hai buona volontà il cammino non è sprecato Quannu canta lu cucù , lu viernu nun c’è cchiù Quando canta il cuculo , l’inverno è già passato Quannu canta lu guleu , lu purcaru nega Diu Quando canta il gufo ( guleu ) , il porcaio è preoccupato perché si avvicina il freddo Quannu cc’è l’accrissi suli e luna se mingrianu Quando c’è l’ecclissi , il sole e la luna litigano Quannu cchiù sai , nun cridi Se sai le cose non credi all’ignorante Quannu chiova a S.Giuvanni (24 Giugno),cadanu ‘i castagne Quando piove il 24 giugno si dice che cadano le castagne Quannu chiova ad agustu te fai ùogliu , mele e mustu Se piove ad agosto farai molto olio , miele e mosto - 161 - Quannu chiova ad aprile ogni gutta è ‘nu varrile Se piove ad aprile ogni goccia di acqua fa produrre un barile di vino (!) Quannu chiova allu suli liuni lassa l’alivi allu patrùni Quando piove a luglio non affittare olive perché non saranno buone Quannu chiova e nun fa zanca Ti pagherò il giorno che piove senza che ci sia fango Quannu chiova e tira vientu , va abbussa aru Cunvientu Quando sei travolto dalle avversità della vita , trova rifugio in un luogo di pace : il Convento Quannu chiova tutti li cavuni curranu Quando piove tutti i burroni mandano acqua Quannu cummanna ‘a gallina , ‘a casa và ‘n ruvìna Quando comanda la moglie le cose non vanno bene Quannu Diu nun vo’ puru i Santi fannu i surdi Quando Dio non vuole pure i Santi diventano sordi Quannu Diu te vo’ castigare te leva lu cervièllu Quando Dio ti vuole castigare , ti fa diventare demente ( Quod Deus vult perdere , admentit ) Quannu escia lu liti chiovi a varrili Quando esce l’arcobaleno piove a barili Quannu fisc-ca ‘u sc-cutu , ‘u viernu sinn’è jutu Quando fischia l’assiolo (gufo) , l’inverno è andato via Quannu lampa scampa , quannu trona chiova Quando lampeggia spiove , quando tuona piove - 162 - Quannu mina lu vientu aza la pala Quando arriva il vento smetti di lavorare Quannu nun c’è salute i guai nun s’u nenti La cosa più importante della vita è la salute Quannu nun poi viviri a lu guttu , vivi allu cunnuttu Quando non puoi bere nel bicchiere , bevi alla fontana Quannu passanu li grò , lassa i fatti ‘e l’ate ‘e fatti i tò Quando passano le gru , preoccupati dei fatti tuoi (!) Il significato potrebbe essere che siccome le gru passano durante il mese di marzo e in questo mese è più faticoso il lavoro dei campi , non si deve perdere tempo a interessarsi dei fatti degli altri , ma a pensare ai fatti propri e quindi al lavoro . Quannu se mancia nun se sta a patrùne Quando si mangia non si sta a servizio di nessuno Quannu se mangia se cummatta ccu ‘a morti Quando si mangia si combatte contro la morte perché c’è rischio di rimanere affogati da qualche boccone Quannu se mangia nun se parra Quando si mangia è da maleducati parlare e c’è anche il rischio di restare affogati dal cibo ( come sopra ) Quannu settembre è asciuttu matura ogne fruttu Quando settembre è asciutto maturano tutti i frutti Quannu sona l’Ave Maria o alla casa o ppi ‘a vìa Non farti sorprendere dal buio fuori casa Quannu tieni siti nun dici : ‘st’acqua nun la vuogliu Quando si ha bisogno si accetta qualsiasi forma di aiuto - 163 - Quannu tieni ‘u cucchiaru minièstri cumu vu’ Quando hai il potere puoi fare quello che vuoi Quannu unu ‘se minta all’abballu à d’abballare buonu Se assumi un impegno lo devi assolvere bene Quannu vidi ‘u munnu pagliusu vavatinni ara casa Quando vedi che inizia una lite , vattene a casa Quannu vidi l’arcu arriva l’acqua Quando vedi l’arcobaleno arriva la pioggia Quannu vidi lu cursùni chiami San Paulu Quando hai bisogno invochi aiuto a Dio Quannu viditi persichi , chiangiti ca l’estate è finita Quando vedete le pesche piangete perché è l’ultimo frutto dell’estate Quannu ‘a tavula è misa , chini nun mangia perdi ‘a spisa Se la tavola è pronta e non mangi perdi la spesa Quannu ‘Gnaziu è abbuttu tutti ‘u ‘mmitanu Quando una persona è sazia viene invitata Quannu ‘u gattu nun c’è , i sùrici abballanu Quando manca il controllo tutti ne approfittano Quannu ‘u parente curra , ‘u buonu vicinu è già arrivatu Aiutano più i buoni vicini che i parenti Quannu ‘u piersicu matura ,‘u juornu ccu la notte si misura Quando le pesche maturano , notte e giorno sono a pari Quannu chiova e mina vientu , de jri ‘a caccia unn’è tiempu - 164 - Con la pioggia e con il vento non bisogna andare a caccia Quannu se sente d‘a rinninella ‘a cantata, ‘a scugna è arrivata Quando si sente il canto della rondine,è arrivata la primavera E sul canto della rondine un canto popolare dell’innammorato afflitto , dice : … O rinninella che passi lu mari ferma quantu ti dicu due paroli , quantu te scippu ‘n pinna de st’ali ‘na lettera ci fazzu a lu miu amuri ; tutta de sangu la vuogliu bagnari e ppe sigillu cce mintu stu cori : accorta , rinninella , unt’annigare tu perdi lu siggillu ed ju lu cori… Quannu te cridi di felici stari veni la morti e dici : mori Quando pensi di aver raggiunto la felicità arriva la morte Quannu vene lu mise ‘e maju lassa ‘u sicchiu e và allu vadu Quando viene il mese di maggio lascia il secchio e prenditi cura degli armenti percè il sole alto nuoce al bestiame Quannu vidi tanti cani a ‘n uossu ,‘a meglia cosa è chi t’arrassi Se vedi una donna con tanti corteggiatori , stattene lontano Quannu zappi e quannu puti né parenti e né niputi ; quannu pua rapi ‘u vinu..cchi vinu ziu Peppinu ! Quando c’è da lavorare nessuno ti aiuta , quando si festeggia tutti a brindare Quattro s’u li veri minchiuni : chini si mangia quantu tèni , chini dici chiru ca sa , chini dicia quantu tèni e chiru ca dìcia duvi va I veri stupidi sono quattro : chi mangia quello che ha , chi dice quanto sa , chi dice quanto ha e chi dice dove va - 165 - e Radicchia beneditta , ‘nterra ‘si nata ma ‘ncielu ‘si scritta ; mo te vuogliu arradicchiare dintra tricientusessantasìa mali Breve filastrocca dell’elleboro sulla credenza popolare della potenza magica Raggia senza forza nun vale L’ra senza forza è inutile ( Vana sine viribus ira est ) Ragnu di sira , furtuna tira Il ragno di sera è segno di fortuna che arriva Rènna chiru ca t’ànnu fattu ca unn’è peccatu Rendere il torto subito non è peccato Renne e Santu Fili fatti ‘a cruci quannu ‘i vidi Quando vedi uno di Rende o di S.Fili , fatti il segno di croce Requia sc-catta ‘mpace Latinismo storpiato dal volgo di “ requiescat in pace “ che rende , in modo colorito , il riposo , la pace : sc-catta ‘mpace Ricchie longe , vita longa Si pensa che chi ha orecchie lunghe viva a lungo Ricchie aperte e vucca chiusa Ascolta e non parlare Rispetta l’arvulu ppi l’umbra ca ti duna Rispetta l’albero per l’ombra che riesce a darti - 166 - però Risu ‘n’ura tisu Il riso dopo un’ora si digerisce Risu senza ragione o è pazzu o e minghiuni Chi ride senza motivo o è pazzo o è scemo Roba ‘i notte , vrigogna ‘i juornu Il lavoro fatto di notte molte volte non è perfetto Robba truvata unn’è arrubbata Chi prende una cosa trovata non ruba Rocamaterna Requiem aeternam Russanu e Curiglianu , terra russa e mali cristiani A Rossano e Corigliano terra rossa e cattiva gente Russu pilu , malu pilu La persona dal pelo rosso è cattiva persona - 167 - f S. Pietru s’à fattu prima ‘a varva sua Pensa prima a te , poi agli altri S.Franciscu ha dittu : prima Charitas e doppu Charitatis Come sopra S’à jucatu ‘a via Non può più uscire di casa perché troppo indebitato . Ormai non potrà più chiedere credito S’à pigliatu ‘a manu ccu tuttu ‘u vrazzu Si è presa eccessiva confidenza S’è ‘mbrugliata ‘a matassa Si sono complicate le cose S’è cùottu ccu l’acqua sua Si è fatto male da solo , ha imparato a proprie spese S’è fattu acitu Persona che comincia a guastarsi S’è jettatu avanti ppi nun cada Per non essere coinvolto , ha già trovato una scusa S’è ricùotu ccu ‘na manu avanti e ‘n’atra arrieti E’ ritornato senza concludere nulla - 168 - S’è vrusciatu ‘u furnu e nun fa cchiù pane ? Non bisogna arrendersi , in qualche modo si dovrà pur fare S’u ditti ‘i Missi a Palermiti Le Messe gratuite sono finite , sono rimaste solo quelle a pagamento Saccu vacanti nun sta all’impiedi Chi non mangia non può stare in piedi Salute e frasca , ha dittu ‘a crapa Ci vuole la salute , ma anche il mangiare Sancu e dinari s’u forti ari cacciari Donare il sangue e sborsare denaro sono dure a compiersi Sangu vo’ sangu Vendetta vuole vendetta e i calabresi per questo sono maestri . Vedi la voce faide Santa Lucìa perduta ccu l’ùocchi pizzuti , fammi truvari ‘na cosa Filastrocca rivolta a Santa Lucìa ( Santa protettrice dei non vedenti ) per chiedere aiuto a trovare una cosa smarrita Sapi cchiù ‘u pazzu ara casa sua ca ‘u saviu ‘ncasa d’avutri La persona modesta conosce i propri limiti , il saccente no Scasuni no dummannatu , è peccatu confessatu Scusa non richiesta accusatio manifesta ) è peccato manifesto . ( exusatio non Sciacqua Rosa e viva Agnese Godiamo a nostre spese Scupa e zappa nun ci s’u ppe mazza La scopa e la zappa servono per lavorare e non come bastoni - 169 - petita , Se liètica lu stuortu Litiga per ciò che non è giusto Secunnu lu Santu se fa la festa Si da per quello che si riceve Senta ‘a missa e doppu fujia Ascolta la messa ma dopo allontanati dal prete Senta ‘nu pisu supra ‘u stomacu Sente il bisogno di liberarsi di una preoccupazione , rimorso Senza mazzi si fannu i figli pazzi Se non ci sono batoste i figli crescono pazzi , viziati Senza sordi nun si cantanu missi Se non hai denaro non puoi servet de atare vivere debet ) pretendere una messa - ( qui Senza uogliu ‘a rota nun camina Se non si fanno regali non si ottiene il favore Servi e garzuni ‘n annu e nò cchiuni Se vuoi essere ben servito non tenere il servo più di un anno Setti misi , setti visi Durante i primi mesi di vita i bambini cambiano aspetto Sgarru ‘i mièdicu , vuluntà ‘i Diu Errore di medico , volontà di Dio Si ‘a furtuna vò , veni Se la fortuna ti assiste un giorno verrà a trovarti - 170 - atari Senta ‘a missa e doppu fujia Ascolta la messa ma dopo allontanati dal prete - 171 - Si ‘u culu trona , chiova mmerda Alcune azioni preannunciano quelle successive Si accussì brutta , ca quannu te viju ‘u core se fa cchiù scuru da menzannotte Sei cosi brutta che quando ti vedo il cuore mi si rabbuia più della mezzanotte Sentite che dice Filippo Eugenio Calvelli in merito alla donna brutta nella sua lirica “ Lu viernu “ : “ …Lu viernu è bruttu assai nuce de cuollu , ma ‘paragune a tie lu viernu è bellu… Chi nun te lassi mai lu tuorcicuollu , chi te caji lu cielu ppe cappiellu , chi t’agghiutti l’abissu sana sana brutta befana…” Si accussì passa , di palate mi spassu Se continui così ti prendo a bastonate Si addummani nun fa sgarru Se chiedi non sbagli Si all’acidu vù dari ‘na botta , t’è mangiari ‘na frisa cotta Se vuoi dare sollievo all’acidità di stomaco devi mangiare una fresella cotta Si alla casa c’è lu gattu , lu sùrice sta mattu L’autorità tiene a bada i riottosi Si allu mutu ci cacci ‘u pani li vena ‘a parola La necessità , il bisogno danno forza e coraggio Si avi ogghiu ‘a lampa ‘u malatu campa , si ‘a lampa ‘ndi voli ‘u malatu mori Se il lume ha l’olio l’ammalato ancora vive , ma l’ammalato muore ( E’ finitu l’uogliu da lampa ) se l’olio finisce Si avissi ‘a capu duvi tiegnu i piedi , mi facissi ‘na vivuta Il massimo dell’indolenza - 172 - Si di cori di fimmina ti fidi , facce ‘e paravisu nun vidi Se presti fede al cuore di una donna , non vedrai Paradiso Si di fungi cci s’u tracce , arrivano ‘i beccacce Se l’anno è buono per i funghi sarà buono per le beccacce Si dìcia ‘u peccatu , ma nun ‘si dìcia ‘u peccaturi Si racconta un fatto , ma non chi lo ha detto Si è ‘ranni ‘u fuossu nun stènnari ‘u passu Se il fosso è lungo non tentare di saltarlo Si fa ‘a carizza ara gatta , te rasc-ca Spesso l’azione affettuosa è ricambiata con ingratitudine Si fazzu cuoppule nascianu figli senza capu Sono sfortunato Si jennaru tèna ‘a cammisa , Marzu piscia di li risa Se a Gennaio fa caldo a Marzo farà freddo Si l’acqua forra bona nun jerra jume penninu Se l’acqua fosse buona non si perderebbe nei fiumi : un calcio in bocca alla proverbiale saggezza ! Si la vita jetti abbasciu , l’anima sinn’escia Se non curi la salute , perdi la vita Si lu viernu nun vernizza e la state nun statizza , l’annata nun garbizza Se l’inverno non fa freddo e l’estate non fa caldo , l’annata non sarà ubertosa Si mi duni stuppa , stuppa te riennu - 173 - Se mi fai un torto te lo restituisco Si mi fazzu ‘a cruci mi ‘nciecu l’uocchi Ogni cosa che faccio non mi riesce Si mini cavuci a tutti li petri nun ti rimananu scarpi Non puoi reagire e contestare sempre Si mini petra nun tirari vrazza Se commetti un’azione non devi poi nasconderti Si nanna campava nun murìa Ascoltare un discorso inutile Si nun ‘si chiamatu nun ti ‘mmisc-cari Se non chiedono il tuo intervento , non immischiarti Si nun c’è farina nun c’è pani Se manca la farina non c’è pane ( Panis non conficitur sine farina ) Si nun canusci l’arti chiudi putiga Se non si conosce il mestiere si finisce per fallire Si nun la pu’ pigliari tutta , pigliala rutta Se non puoi avere tutto , accontentati di un pezzetto Si nun sai natàri nun ti jettari a mari Se una cosa è rischiosa e non la sai fare , non provarci Si nun tieni carni , viviti ‘u brodu Se non puoi avere il meglio , accontentati Si nun vu’ perdari l’amicu nun lu maritari o farlu zitu - 174 - Se non vuoi perdere l’amico non aiutarlo a sposarsi o a fidanzarsi Si nun c’è capu nun serva cappiellu Se una persona non ha testa inutile perdere tempo Si rispetta ‘u cani ppi amuri d’u patrùni Si è gentili con il figlio per rispetto al padre Si sa cumu si nascia , ma nun si sa cumu si mora Non si conoscono le vicende della vita Si scuonti ‘nu jejjiu e ‘nu lupu ammazza prima ‘u jejjiu e dopu ‘u lupu Spara pure all’albanese , ma lascia stare il lupo Si sparagni a muglierta aru liettu , l’avutri si la futtanu aru ruviettu Se non accontenti tua moglie a letto , troverà altrove ( magari nel roseto della tua stessa casa ) Si sparti ricchizza , jungi povertà Se dividi un patrimonio nessuno diventerà ricco Si sta’ cittu nun fa mali a nessunu Il silenzio è d’oro Si stu mastru se quadìa alla fatiga fa ppe dua Quando questo lavoratore si scalda fa per due Si te cada ‘u dentinu cce dìcimu ‘a canzuncina Quando ti cade il primo dente diciamo la canzoncina E la canzoncina è questa : Muru viecchiu e muru nuovu , te’ ‘u viecchiu e dammi ‘u nuovu , forte cumu ‘nu chiovu , e jancu cuomu ‘na cozza d’uovu - 175 - soddisfacimento Si te muzzica ‘u sasamile curra priestu ara cannila Se ti mozzica una salamandra , accendi le candele perché ti trovi in procinto di morte Si ti fa piecura ‘u lupu ti mangia Non mostrarti docile altrimenti il forte prende il sopravvento Si ti vù pigliari ‘na pirucca fatti prima ‘na base d’acqua Se ti vuoi ubriacare devi prima bere tanta acqua Si ti vu’ truvari buonu , piglia ‘u munnu cumu vene Se ti vuoi trovare bene prendi le cose per come vengono Si ti vu’ truvari curnutu , ‘nzurati a Gaiatu Se ti sposi a Gagliato rischi di diventare cornuto ( ! ) Si truovi ‘nu nidu ti lu pù pigliari I nidi sono di chi li trova ( Usi e consuetudini ) Si truovi ‘u prièviti alla casa , fatti ‘nu risu Fai buon viso a cattivo gioco Si unn’è zuppa è pane bagnatu E’ più o meno la stessa cosa Si viermi à di cacciari , agliu e menta à di strìcari I vermi del corpo si eliminano strofinando aglio e menta Si vo’ vida ‘a fimmina ciota , guardala ‘si mangia ara sagliuta Se vuoi vedere una donna sciocca , osserva se mangia quando la strada è in salita Si vò mintiri ‘u stomacu alla prova , mangia pisci ricotta e ova Se ti vuoi accertare se lo stomaco funziona , mangia pesce , ricotta e uova Si vù ‘u bene penza ‘u male Se vuoi ottenere il bene , prevedi anche il male - 176 - Si vù inchjari ‘u cellaru zappa e puta de jennaru Se vuoi riempire la cantina zappa e pota nel mese di gennaio Si vu’ ‘mmitare u miegliu amicu , carne ‘e crapa e lignu ‘e ficu Se vuoi invitare il migliore amico , offri carne di capra e legna di fico Si vu’ ‘mpoveriri manna l’omini e nun ci jiri Se vuoi diventare sorvegliarli povero manda gli uomini a lavorare e non Si vu’ campàre buonu piglia ‘a vita cumu vene Se vuoi vivere sereno piglia la vita per quella che è Si vu’ campàri ‘npace , sienti , vidi e tace Se vuoi vivere in pace guarda , ascolta ma taci Si vu’ campàri assai mangia picca e camina assai Per vivere in salute mangia poco e fai assai moto Si vu’ minestra sapurita cocia ccu pignata ‘i crita Se vuoi una minestra saporita devi cuocere con una pignatta di terra cotta Si vu’ restare giuviniellu mangia ‘spàraci e pipariellu Se vuoi restar giovane mangia asparagi e peperoncino Si vu’ pigliari dua rièpuli , unu fujia e l’avutru scappa Chi troppo vuole non ottiene nulla Si vue mo t’arricchisci fatiga quannu te ‘ncriscia Se vuoi arricchirti lavora quando ti rincresce Si vue ‘mparari mulinu li figli malandrini - 177 - mannali alla scola e allu Se vuoi che i figli bazzicare al mulino diventino smaliziati mandali a scuola e falli Si ‘a‘mmidia fussa guàllara‘a gente caminassi ccu‘a carriola Se l’invidia fosse ernia , l’avrebbero tutti Si ‘mprestari forra buonu , tutti ‘mprestasseru ‘a mugliera Se il prestito fosse cosa buona presteremmo le mogli Si aprile nun fuossi dintra l’annu,nun si paterra nullu dannu Se non ci fosse il mese di aprile non si patirebbe nessun danno(Contraddizione dei proverbi : alcune volte il mese di aprile porta bene , altre volte danno , altre ancora il mese potrebbe anche non esistere (!) Si cangi ogni mumentu fatighi assai e nun cunchiudi nente Se cambi continuamente , lavori molto e non concludi niente Si l’agielli canuscìanu ‘u granu , eramu tutti dijuni Se tutti conoscessero le cose buone non resterebbe nulla Si la jestima arrivassi lu curtiellu nun servissi Se le bestemmie fossero efficaci non servirebbe il coltello Si la crapa avissi vrigogna nun caminassi ccu ‘a cuda azàta Oggi:se le donne avessero vergogna non andrebbero in giro con abiti estremamente succinti Si li mali se spannissiru allu sule , ugnunu se pigliassi li sue Se i guai fossero esposti al sole , ognuno si limiterebbe a prendere i suoi vedendo i guai degli altri ( Dice Mestastasio : Se ciascun l’interno affanno si leggesse in fonte scritto , quanti mal che invidia fanno ci farebbero pietà ) Si marzu nun marzìa lu massaru nun palìa Se a marzo la stagione non è incostante , il contadino non otterrà un buon raccolto - 178 - Si nun tieni nente , nente pierdi Chi non ha niente non perde niente Si nun ci minti l’acu cci trasa ‘a capu Se non provvedi il problema diventa sempre più grande Si nun vu’ guastari ‘a mandria caccia ‘a piecura rugnusa Elimina chi contamina la compagnia(Una mala pecus inficit omne pecus ) Si ti fa monucu ‘nfiernu attizzi,‘si ti ‘nzuri ‘nfiernu abbrazzi Se diventi frate alimenterai abbraccerai l’inferno il fuoco dell’inferno , se ti sposi Si voi l’aviri toi nun peri , accatta timpe , valluni e costeri Se non vuoi disperdere il tuo patrimonio , compra rupi , colline e coste Si vù ‘mparari a spisi ‘i l’avutri , circa cunsigliu aru patutu Se vuoi imparare dagli altri , prendi consiglio da coloro che hanno sofferto , mal patito Si vu’ gabbari ‘u vicinu azati priestu ‘a matina Se ti alzi presto la mattina puoi fare prima degli altri ( Ut famam acquiras , festinus desere lectum ) Si vue campari sanizzu doppu mangiatu te cuorchi ‘nu muzzu Se vuoi vivere sano dopo pranzo coricati un poco ‘Si vù campàri cent’anni pippa ‘e crita e cannella ‘i canna Chi fuma con la pipa di creta e bocchino di canna campa cent’anni Vincenzo Ammirà , (Monteleone 1821 -1898) ribelle e irriverente poeta vibonese , dedica alla pipa ( ‘A pippa ) 17 ottavine , la prima delle quali dice : … Cara , fidata cumpagna mia , affommicata pippa di crita tu di chist’anima gioia , allegria , tu sai la storia di la vita mia , e nuju , nuju megghiu de tia pe quant’è longa , quant’è pulita ; tu m’aiutavi quando la musa facia lu ‘ngnocculu , trovava scusa… - 179 - Sientu ‘u fietu d’u micciu Sentirsi scoperti , svignarsela Simu arrivati aru siettu Abbiamo raggiunto il fondo , non abbiamo più risorse Socra e nora , mala parentela C’è odio tra i parenti acquisiti Sordi ‘mprestàti , nimici accattati Denaro prestato nemico comprato Sordi portau sordi , piducchi portau piducchi Soldi fanno soldi , pidocchi fanno pidocchi Sparàgna ‘a vutti quannu è china , ca quannu vidi ‘u funnu nun ti serva lu spàragnu Risparmi quando possiedi perché quando hai speso tutto è inutile fare risparmi Sparagna e cumparisci Risparmiare e fare lo stesso un buon acquisto Sputa ca andumini Si dice ironicamente per descrivere un fatto facilmente prevedibile Statti allergu ! Sulu ara morte nun c’è riparu Non bisogna mai perdersi d’animo , avvilirsi Statti ccu ‘na signora e sia ‘na vecchia , ma ccu la villana ‘nun fari disigni Consuma tutti i tuoi giorni nell’amore villana non fare disegni un Statti ccu dua pèdi ‘ntra ‘na scarpa Comportati bene , non essere rumoroso - 180 - cuore gentile , ma con la Stipa ‘a pezza ppi ‘u grupu Conserva la stoffa che ti servirà per tappare il buco Stipa ‘u milu ppi quannu fa sidde Conserva la mela che ti servirà per quando avrai sete Stipa ca truovi Conserva per il momento di bisogno Stipati l’odiu ca ‘u mumentu arriva Conserva l’odio perché non mancherà il momento di usarlo Storta va , deritta vene : sempre storta nun pò jiri Non si può essere sempre scalognati Strata chiana non ruppi carru La strada in pianura non rompe il carro Strittu ara caniglia e largu ara farina Stretto con la crusca e largo con la farina (generoso) Strittu ara farina e largu ara caniglia Stretto con la farina e largo con la crusca ( avaro ) Strusciu ‘i scupa nova Scopa nuova spazza bene la polvere (Verrit humum bene scopa recens ) Stùortu o mùortu c’è arrivatu In un modo o nell’altro ce l’ha fatta Su parrucu nun tena puorcu , picchì chiangi ? Non addolorarti per fatti che non ti riguardano Su cuoppu è strittu picca rrobba trasa Non perdere tempo con chi ha poca intelligenza - 181 - Sucu de petra nun jinchìu rugagnu Impossibile cavare il sangue dalle rape , come capelli a un calvo (Difficile est calvum evellere ) difficile tagliare i Sugnu cumu la gatta ‘ntra lu puzzu : me vuotu , me girjiu e nente fazzu Detto popolare di chi non riesce a uscire da una difficoltà Sulità , Santità E’ meglio star soli che in cattiva compagnia Suonnu circa suonnu Chi dorme vorrebbe dormire di più E sulle ore del sonno , una filastrocca popolare dice : ‘ N ‘ura dorme lu gallu ; Due lu cavallu ; Tri lu viannante ; Quattru l’amante ; Cinque lu studente ; Sie la bona gente ; Sette lu bifuorcu ; Ed uottu ogni puorcu . E , ancora sul sonno questa volta inteso come sogno e speranza , Michele Pane ( Adami , Decollatura 1876 – Chicago 1953 ) , poeta che rimpiange la sua terra lontana e alla quale si ispira in molti suoi canti sofferti , malinconici ma anche speranzosi per una aspettativa che non si concretizza , il ritorno nella sua Adami , dice alla figlia Libertà : … Lu suonnu arriva sempre catu catu , all’intrasatta , e nun vodi nullu ‘mbitu ; rinninelluzza mia , duormi , sta’ citu , duormi , furestella de papà ; cumpuortu de ‘stu core ‘ndoleratu , ultima mia speranza , o Libertà… Supra lu ‘ngannature lu ‘ngannu cade Spesso l’inganno torna addosso all’ingannatore ( Sagitta in caelum escussa in ferientem recidet ) Supra ‘a guallara ‘u carvunchiu Essere perseguitati dalla sfortuna Surcu cummoglia surcu Per far fronte a una situazione difficile se ne crea un’altra Sutta ‘a nivi pani , sutta a l’acqua fami - 182 - Con la neve l’anno è fruttuoso , con l’acqua è dannoso - 183 - g T’à cumpratu ‘a gatta dintra ‘u saccu Hai comprato ad occhi chiusi e ti hanno fregato T’àju ‘mparàri e t’àju ‘i pèrdari Ti insegno le cosa giuste , ma tu andrai via Taglia cchiù ‘a lingua ca ‘nu curtiellu Le maldicenze fanno più male di una coltellata Tamàrri e caprietti sciancali allu piettu Sfrutta fino in fondo contadini e capretti Tanti pàmpini e poca rennita Molta apparenza , ma poca sostanza Tantu à grattatu ca s’è vistu l’uossu Hai dilapidato tutto Tantu à trunatu finu a quannu à chiuvutu Dopo tanta attesa è successo quello che si prevedeva Tantu è luongu quantu è fissa Le persone alte non sarebbero intelligenti (!) Tantu va la vummula all’acqua ca se rumpa Tanto va la brocca all’acqua fino a quando si rompe Tèna ‘a cuda ‘i paglia Si scalda per niente , si offende senza motivo(apparente) - 184 - Tèna ‘a facce cumu ‘a gaccia Essere smunti , macilenti Tèna ‘a freve ‘i criscimùgnu Ha la febbre da sviluppo ( si dice per i bambini ) Tèna ‘a licerta ‘ncuorpu Ha la lucertola in corpo , è persona impaziente Tèna ‘a lingua longa Parlare soverchio e spesso in mal senso Tèna ‘a nivi dintra ‘a sacchetta Ha fretta Tèna ‘a vucca duci e ‘u cori amaru Sembra gentile , ma è cattivo Tèna ‘i manu bucate E’ uno spendaccione Tèna ‘i pili aru core E’ persona che non ha pietà , è crudele Tèna ‘i ricchie aperte e ‘a vucca chiusa Ascolta e non parlare (regola omertosa ) Tèna ‘na facce ‘i Pasqua E’ persona buona , sorridente , affidabile Tèna ‘nu diavulu ppi capillu E’ arrabbiato - 185 - Tèna ‘nu pisu supra ‘u stomacu Ha un peso sullo stomaco – Vuol dire tutta la verità che conosce Tèna ‘u curtiellu d’a parte d’u manicu Può imporsi , è in condizioni di vantaggio Tèna i pedi ‘i chiummu E’ persona lenta e prudente Tèna quattro jirita ara frunti Persona dalla fronte alta , quindi intelligente Tèna Santi ‘mparavisu Ha conoscenze e amicizie importanti Tèna terra spasa aru suli E’ proprietario terriero , ricco Tènati ‘a lingua Non parlare sconvenientemente , tieni la lingua a freno Tènati ‘a posta Stai calmo , per il momento non reagire Tenìre ‘a morte ‘ncuollu Essere prossimo alla morte Ti s’i persu dintra ‘nu bicchieri d’acqua Non hai saputo prendere una facile decisione . Ti sei perduto per un niente ( In minimis periclitari ) Ti s’i tagliatu ccu ‘na pagliuzza Ti sei perduto per niente : E’ lo stesso di : Ti sei perduto in un bicchier d’acqua - 186 - Ti salutu pèdi ‘i ficu Dire addio a una speranza Tiempu siecuta tiempu Il tempo insegue il tempo Tieni ‘a minna ara vucca e chiangi Hai quello che vuoi e ti lamenti Tièni ‘a vucca ca te puzza de latte Non hai pratica del mondo e vuoi intrometterti Tieni ‘u lupu e va truvannu l’urma Hai trovato e non te ne sei accorto( Intus habet quod poscit) Tintu ‘u figliu ca nun senta cunsigliu E’cattivo figlio quello che non ascolta i consigli dei genitori Tintu chini si spoglia ‘n vivienza Guai per chi fa donazione quando è ancora in vita Tira cchiù ‘nu pilu ‘i fimmina ara sagliuta , ca cientu carri scisa ara Ha più forza un pelo di donna in salita , che cento carri in discesa Toscia e moscia Subito i soldi e subito la merce Tri s’u i ricchizzi di ‘na casa : chirica rasa , petra perciata e spaia pilusa Tre sono le ricchezze di una casa : avere un prete in famiglia , un bue e un mulino Tri s’u li frati : alari , starnutiri e piritiari Lo sbadiglio , lo starnuto e il peto sono tre fratelli innocenti - 187 - Tri s’u i putenti:’U Papa,’U Rre e chini nun tèna nenti Tre persone sono potenti:il Re, il Papa e chi non ha nulla Tricchi e tracchi tantu a parti Dividere la posta , il bottino , l’affare Troppi galli ‘ntra lu gallinaru Troppe persone vogliono comandare Truncune ‘e ficu Buono a nulla Truvammillu ‘nu maritu , jancu , russu e sapuritu , truvammillu tali e quali cumu ‘e ttìa Santu Pasquali Breve filastrocca rivolta a San Pasquale di Baylon , Santo bello e protettore delle donne , affinché interceda nella ricerca di un saggio e bel marito Truvari ‘a pezza a culuri Trovare scuse Tuccàri ‘u cuscinutu porta furtuna Toccare il gobbo porta fortuna Tutte ‘e petre s’u bone ppi ‘a fràvica Ogni pietra può essere utile per la costruzione Tutte le vuci nun s’u nuci Non tutto ciò che si dice è vero Tutti i gusti s’u gusti Ad ognuno piace una cosa diversa Tutti i pazzi nun s’u aru manicomiu Si incontra gente che dovrebbe stare chiusa in manicomio - 188 - Tutti i pensieri lassa e lu tua teni Lascia tutti i pareri degli altri e tieniti i tuoi Tutti i pulici tenanu ‘a tussa La pulce non ha tosse e nel senso figurato sta a indicare un persona non idonea a parlare o agire e che invece parla o agisce a sproposito h U riali mora aru ‘spitali La persona leale muore povera all’ospedale U riccu puru aru ‘nfiernu trova ‘a seggia La persona ricca pure all’inferno trova la sedia comoda Uffa ! Sono seccato , non ce la faccio più Una ne fa e cientu ne pensa E’ irrequieto , per ogni cosa che fa , già ne pensa altre cento Una ne paga cientu Una colpa viene spesso punita anche per le altre che erano rimaste senza castigo Unn’ammuttari lu ciucciu allu penninu Non insistere più , fermati Unn’è carne ppi i denti tua Non perdere tempo per un desiderio impossibile Unn’è lignu ‘i Crucifissu - 189 - Non è persona affidabile Unn’è oro tuttu chiru ca luce L’apparenza inganna Unn’è tuttu oru chiru ca luci e unn’è tuttu veru chiru ca si dìcia Non è tutto oro ciò che luccica e non è tutto vero ciò che si dice Uòcchi ara vièrtula Attenti al portafoglio Uocchi e minni toccali ccu li pinni Occhi e seno toccali con delicatezza Uocchiu ca nun vida , cori ca nun dola Lontano dagli occhi , lontano dal cuore Uocchiu mancu core francu ; uocchiu dirittu core affrittu La trepidazione dell’occhio destro porta male sinistro porta bene , quella Uominu ‘ntramatu lascu Persona inaffidabile , debole Uomu ‘i vinu nun vala carrinu L’ubriaco non vale niente Uomu covatusu Uomo deteriorato come l’uovo che non è più buono Uomu sbanu è malu cristianu Stai lontano dall’uomo che non gli cresce la barba - 190 - dell’occhio Uomu senza casa e senza uortu è uomu muortu Chi non ha casa e orto è uomo morto Uomu superbu smerdìa giammèrga L’uomo superbo deturpa la propria stima e quella del suo ceto Uovu cacatu vale ‘nu ducatu L’uovo fresco , appena nato , vale molto , vale un ducato ‘U forgiaru allunga ‘u lignu fierru , ‘u mastru d’ascia accurcia ‘u Il fabbro allunga il ferro , il falegname accorcia il legno Questi che seguono sono i versi dell’allora giovane Antonio Chiappetta (pseudonimo Vi-gabbo ) intitolati A ‘na capu tosta e , di seguito , alcuni versi della sua opera Jugale nella quale racconta gesta , fatterelli e aneddoti stravaganti e gustosi che hanno avuto successo nella fantasia popolare . A dire il vero , antecedentemente al Jugale , simile personaggio idiota e geniale , era già presente nella memoria del tempo mitico del “ c’era una volta “ con la fiaba calabrese Jofà , che certamente il giovane Chiappetta conosceva e che ha arricchito . Peccato che , come diceva Michele De Marco ( Ciardullo ) nella sua prefazione alla III Edizione del Jugale del 1966 , il poeta “dopo il successo festoso , completo e incontrastato , egli , di proposito e con tenacia resistente ad ogni sollecitazione o persuasione di amici , abbia voluto abbandonarla ed in maniera definitiva . “ …Cu nu martiellu vatta lu furgiaru ‘nsina chi ‘u malu fierru s’addirizza ; e tuppi tuppi funna lu gucciaru tantu chi ‘a petra tosta se scannizza… e nella presentazione di Jugale conosciuto in libreria ( Jofà ) si intuisce dai versi che seguono che il personaggio … Duv’era natu nullu canuscìa : iu sulu truvai li ‘ncartamenti dintra ‘n’antica e vecchia libraria , e li puozzu mustrare a tutte ‘e genti , nu fogliu parra chiaru , a la cadenza : Jugale natu propriu intra Cusenza… ‘U ‘mmitari è usanza , ‘u pigliari è mala crianza Invitare è usanza , pigliare o toccare è cattiva educazione ‘U ‘mmitatu nun po’ ‘mmitare Chi è stato invitato non può invitare ‘U ‘mpaccieru mora ccu lu vestitu ‘ncuollu L’impiccione muore col vestito addosso , cioè ammazzato ‘U ‘ngannu fravica ruvine - 191 - l’aveva Chi inganna costruisce la propria rovina ‘U ‘ntinnu di sordi ‘u sèntanu puru i surdi Anche chi è sordo sente il tintinnìo del denaro ‘U bene si fa cercari , ‘u male si fa truvari Il bene devi cercarlo , il male arriva non richiesto ‘U bisuognu te ‘mpara la via Il bisogno indica la strada da percorrere ‘U buonu massaru a Sant’Indria à siminatu Il bravo agricoltore per il giorno di S.Andrea ha già seminato ‘U cane d’a chianca trova sempri l’uossu Il cane della macelleria sa come cibarsi ‘U cane muzzica ‘u strazzatu I guai arrivano a chi già ne ha ‘U capu d’u viernu è ‘u misi d’agustu Il mese di agosto prepara già l’inverno ‘U carvanaru porta bona nova allu patruni Il calabrone porta la fortuna in casa ‘U castagnu s’abbàuza alla luna de jennaru Il castagno si incide alla luna del mese di gennaio ‘U catu scinna ririennu e saglia chiangiennu Il secchio scende vuoto e risale con fatica pieno d’acqua ‘U cavaddru d’a comunità mora di sidde Il cavallo della comunità muore di sete perché nessuno lo accudisce - 192 - ‘U cchiù sanu tena ‘a guallara Si dice quando ci si trova lamentano o sono ammalati presso una famiglia dove tutti si ‘U cecatu penza malignu Il pensiero del cieco è cattivo (!) ‘U ciciaru supra ‘u tammurru Non darti importanza ‘U cirviellu è ‘nu velu di cipulla L’intelletto dell’uomo è fragile come il velo della cipolla ‘U ciucciu all’iertu , l’uomu allu penninu L’asino si giudica in salita , l’uomo nelle situazioni difficili ‘U ciucciu ca mangia ficu ‘i lassa quannu mora L’asino che mangia fichi non li lascia se non quando muore . E’ una variante di : viziu ‘e natura finu ‘a morte dura ‘U ciucciu quannu raglia vo’ paglia Anche il somaro quando deve mangiare protesta ‘U ciucciu raglia , l’uomo rinninìa e ‘a fimmina canta Quando ha fame l’asino raglia , quando l’uomo è innamorato quando la donna canta vuole marito gira e ‘U ciucciu viecchiu mora ‘mmanu ari fissa L’asino vecchio muore in casa dello stupido. Nel senso traslato : sbrigati a vendere e concludere un affare difficile , altrimenti non avrai nessuna altra possibilità . ‘U còri nun ‘si cummanna In tutti i dialetti : al cuore non si comanda - 193 - ‘U cravunaru si tingia Chi traffica in faccende losche si sporca ‘U cuntanti è natu doppu ca è morta ‘a credenza Il credito è morto : bisogna pagare in contanti ‘U diavulu cci minta ‘a cuda Il diavolo mette la sua impronta in ogni cosa ‘U diavulu e l’acqua santa Siete fatti per non andare d’accordo ‘U diavulu nun tèna piecura e va vinniennu lana Far fronte a impreviste difficoltà ‘U dittu è Vangelu Il proverbio è Vangelo ‘U ficu è cucca , chini l’acchiappa s’ammucca Il fico è buono e ognuno vorrebbe mangiarlo ‘U fuocu nun vruscia dote La dote non si può bruciare , né sperperare ‘U gabbu coglia e ‘a jestima nò La derisione dà più dolore della bestemmia ‘U gallu à cantatu , ma ppi mmìa unn’è juornu E’ arrivato per me un brutto giorno ‘U gelusu mora curnutu Chi opprime per gelosia finisce per essere cornuto La gelosia è passione predominante nel nostro popolo . - 194 - Un canto popolare anonimo dice : Sugnu tantu gelusu , si sapissi ! Nun vorra chi ccu mammata parrassi ; nun vorra chi lu suli te vidissi ; nun vorra chi ccu l’acqua te lavassi ; nun vorra chi allu specchiu te mirassi . Lu specchiu tradituri te ‘ngannassi ! Nun vorra chi alla Ghiesia mancu jissi , ‘ncunu Santu de tia si ‘nnammurassi . ‘U giudiziu è de l’uomu , ‘a fatiga è d’u ciucciu L’uomo lavora con l’intelletto , l’asino con il corpo ‘U grassu escia di fora Quando l’abbondanza è eccessiva , tracima ‘U guappu d’a galera si nne prejia Il guappo che sta in galera si vanta della propria condizione di detenuto Una canzone di detenuto di provenienza Acrese così dice : “ Staju ‘ngalera ‘mmita e un mi nne pientu Staju ‘ngalera ‘mmita e mi nn’avantu . ‘Nu guappiciellu me cacciau ‘nu dente e l’ha pagata e l’ha chianciutu tantu . Haju distruttu ad illu e alli parenti de ‘u sangu luoru mi fici ‘nu mantu . “ ‘U guappu more ppe manu d’u putrune Il gradasso spesso è ucciso da un poltrone ‘U guvernu ne paccarija Il governo ci fa soffrire la fame ‘U juocu è ‘nu pocu , ‘a risa è ‘na prisa Poco gioco e risate perché ogni gioco dura poco ( Ludus bonus non sit nimius ) ‘U juocu è fuocu Il vizio del gioco brucia come il fuoco ‘U lassatu è perdutu , ‘u pigliatu è guadagnatu Ciò che si lascia è perduto , quel che si prende è guadagnato - 195 - ‘U latru nun duna fidi aru fidatu Il ladro sospetta delle persone oneste ‘U liettu è di rosa si nun si dorma si riposa C’è sempre un buon motivo per stare a letto Sentite questo canto che parla di letto e profumo di rosa : … Susate bene mio , susate susa di chistu bellu liettu chi riposi , apera sti finestre chi su chiuse quannu sientu l’adduru di li rose . Illa , la mariola , me respuse : ‘s’ adduru lu mannu ju , ma no le rose… ‘U lignu puru si è stuortu manna ‘u fuocu dirittu La legna anche se storta manda il fuoco diritto ‘U lupu perdi ‘u pilu ma nò ‘u viziu Il lupo perde il pelo mentem ) ma non il vizio ( Lupus pilum ‘U malu jornu porta male nuttata Spesso chi nasce sfortunato fa una triste fine ‘U mangiari senza vìvari è tronàri senza chìovari Mangiare senza bere è come tuono senza pioggia ‘U maritu caccia ‘u quatru , ‘a mugliera ‘u chiovu Coppia di spendaccioni ‘U matrimoniu sulu ‘a morti ‘u scucchia Detto antico non più vero per via del divorzio ! ‘U mele porta musche Quando una cosa attrae arriva la folla - 196 - mutat , non ‘U miedicu cura ma ‘a natura guariscia Il medico cura ma la natura sana ( Medicus curat , natura sanat) ‘U miegliu mièdicu è Diu Il vero medico è Dio ‘U mièrcuri jetta fora ‘a simàna Quando arriva mercoledì la settimana può dirsi finita ( ! ) ‘U misali jancu nun fa signora Non basta una tovaglia bianca per essere chiamata signora ‘U muortu tèna sempre tuortu Il morto ha sempre torto perché non può più rispondere ‘U murtaru puzza sempri d’agliu I vasi conservano l’odore del primo contenuto ( Sapiunt vasa , quicquid primum acceperunt ) ‘U Patreternu chiuda ‘na porta e rapa ‘nu purtuni Se Dio ti toglie una cosa poi ti dà altre possibilità ‘U Patreternu manna pane a chini nun tena dienti Dio manda cose buone a chi non può godersele ‘U Patreternu t’à mannassi bona ! Che Iddio ti aiuti ! ‘U pattu va onuratu I patti vanno rispettati ( Pacta sunt servanda ) ‘U patutu ‘ni sa cchiù d’u mièdicu L’ammalato spesso ne sa più del medico - 197 - ‘U piaciri d’u ciucciu è la gramigna Si dice per evidenziare cattivi gusti ‘U picca aggiova Non esagerare fa bene ‘U piecuru nascia curnutu e mora ammazzatu Si dice per i destini peggiori ‘U pieju castigu è l’abbannunu ‘i Diu Il peggior castigo è essere abbandonati da Dio ‘U pieju è ‘nu puzzu senza funnu Al peggio non c’è mai fine ‘U pisci puzza d’a capu (Piscio fetit a capète) La colpa è sempre di chi comanda ‘U povariellu mangia pane e curtiellu Il povero mangia pane senza companatico ‘U poveru ‘mpigna Chi è povero è costretto a impegnare anche la sua povertà ‘U poveru e ‘u malatu s’u jsciuti d’u parentatu Il povero e l’ammalato non sono curati dal parentato ‘U poveru nun tèna parola Al povero non si dà ascolto ‘U prièviti tèna ‘na manu longa e una curta Il prete non da nulla e prende tutto ‘U primu pensieru è benedittu - 198 - La prima idea di una cosa da farsi è benedetta ‘U prisuttu è ‘na rutta Quando apri il prosciutto si consuma tutto ‘U puorcu sonna glianne Si dice di persone che fanno sempre le stesse cose ‘U puzzu è funnu e ‘a corda è curta Non avere i mezzi per fronteggiare il bisogno ‘U re t’u pigli cum’è Non lasciare mai la presa con il re ‘U riccu mangia quannu vò , l’affrittu quannu po’ Il ricco mangia quando vuole , il povero quando può ‘U riccu more cuntientu Il ricco muore contento perché lascia l’eredità ‘U riccu si sceglia ‘a seggia Chi può , sceglie il meglio ‘U rièpulu adduvi nascia , mora La lepre dove nasce , muore ‘U risparmiu è guadagnu Saper risparmiare fa guadagnare ‘U ruttu porta ‘u sanu Spesso chi sta male aiuta la persona sana ‘U sabatu mugliera si chiama allegracòri ppi chini tèna beddra Il sabato è un giorno allegro per chi possiede una bella moglie - 199 - ‘a E’ un verso – proverbio la cui paternità è affidata a Michele De Marco ( Ciardullo ) , tratto dalla poesia ‘U pecuraru , ma questi versi sono molto simili a quelli precedentemente scritti dal poeta – scrittore Vincenzo Padula , da Acri ( 1819-1893) , prete liberale , che dal 1848 insegnò al Liceo Vittorio Emanuele di Napoli ed ebbe tra i suoi allievi Nicola Zingarelli (che diventerà grande filologo e critico letterario ) e Salvatore Di Giacomo ( che diventerà protagonista del verismo , grande poeta e scrittore . Il Padula collaborò con Di Giacomo sia nel giornale letterario Il liceo , sia alla stesura della prima novella di Salvatore Di Giacomo La bellissima – Fantasia Medioevale . ) I versi del Padula della poesia sul pecoraio sono questi : ‘U pecuraru è comu ‘nu sumieru , ed allu liettu non ssi sa curcari : quandu mindi la capu allu spruvieri ssi cridi ch’è a lu zierru d’u pagliaru ; quandu mindi la capu a lu cuscinu , ssi cridi ch’è lu trastrinu du pani ; quannu tocca li minni alla mugliera , ssi cridi ch’è la piecura allu vadu ‘U saccu d’u latru nun si jnchia mai Il sacco del ladro non si riempie mai ‘U sapiri si perdi ccu ‘a mala sciorti Contro la fortuna il sapere non vale ‘U saviu stà cittu , ‘u fissa parra Il saggio pensa , medita , lo stolto parla a vanvera ‘U scartu è a dinari Al palo di denari è lo scarto , cioè agli interessi ‘U Signori fici lu poveru e lu riccu Dio creò il ricco e il povero . E’ il proverbio che evidenzia la rassegnazione di fronte alla diversità della propria condizione sociale . Dio crea il bianco e il nero , e alla nascita sono tutti uguali , non fa distinzione : è l’uomo che di questo segno distintivo se ne appropria . ‘U sparagnatu aru diavulu è datu Ciò che si risparmia se lo spende il diavolo ‘U sparagnu unn’è guadagnu A volte quando si risparmia si fa un cattivo acquisto ‘U spiertu prièdica cuviertu aru fissa ca sta sutta l’acqua Chi non ha problemi predica a chi patisce - 200 - ‘U spiluòrciu se lamenta de chiru ca nun tene All’avaro manca sia ciò che possiede che quello che non possiede ( Tam deest avaro quod non habet quam quod habet ) ‘U spinnu d’u poveru nun tena luce La speranza del povero non vede mai la luce ‘U spinnu d’u poveru s’u mangia ‘u vientu La speranza del povero se la porta via il vento ‘U spuriu è furtunatu e sumiglia aru patru Il figlio illegittimo è sempre fortunato e somiglia al padre ( ! ) ‘U stupidu si canuscia allu risu La persona sciocca si riconosce dal riso(In risu agnoscitur fatuus ) ( Risus abundat in ore stultorum ) ‘U sularignu unn’è buonu mancu ppi ‘u Paravisu La persona sola non è ben vista nemmeno in Paradiso ‘U suli chini vida scarfa Il sole riscalda chi sta sotto i suoi raggi . Se vuoi avere fortuna devi metterti in condizione di essere notato Non è scaldato dal sole e né vede la luna ; non vede il suo paese e nemmeno il suo amore , il carcerato di un canto popolare , citato anche nel “ Canzoniere Italiano “ curato da P.P.Pasolini , che così dice : … “ Carceri funnu , cuncavata tana , ogn’omu chi cce ‘ncappa s’abbannuna ! Si fravicatu a ‘na parte stramanu , chi nun ce passu mancu li cursuni ! Vorra sapire quantu su luntanu de lu paise mio , de lu mì amure ! M’àu strapunutu a ‘nu scuogliu de mare duve nun vatte né sule né luna…” ‘U suli e ‘a morte nun ‘si guardanu ‘nfacce Il sole e la morte non si possono guardare in faccia ‘U suvierchiu rumpa ‘u cuvierchiu - 201 - Il superfluo arreca solo danni ‘U tacchiune chiangia ppi l’arvulu malatu Il ramo patisce le conseguenze per l’albero ammalato Le colpe dei genitori talvolta le pagano i figli ‘U tamarru è curmu di limarra Il villano , per l’attività che svolge , è sempre sudicio ‘U tirapede mora piducchiusu Lo strozzino muore pieno di pidocchi ‘U tamarru è curchiulusu gordinatu di natura , di la naca a lu tavutu sempre ‘a corchia dura Il contadino è rozzo disordinato per natura , dalla culla alla morte resta sempre persona rozza ( rustica progenie semper villana fuit ) ‘U varviere ti fa bellu , ‘u vinu guappu e ‘a fimmina fissa Il barbiere ti fa bello , il vino ti fa audace , la donna ti raggira ‘U veru jocatùri di trissetti piglia e torna L’abile giocatore di tressette fa la presa e torna allo stesso seme ‘U viernu arriva ppi i mali vestuti L’inverno è freddo per chi non ha come coprirsi ‘U vinu buonu minta sangu Buon vino fa buon sangue (Vinum bonum laetificat cor hominis ) ‘U vinu buonu nun se fa acitu Il buon vino non diventa aceto . Un altro proverbio dice che il buon vino diventa aceto (!) ‘U voj chiama curnutu ‘u ciucciu Dare agli altri i propri difetti - 202 - ‘U bene d’u patruni è cumu ‘u vinu d’u fiascuni Il padrone ti vuole bene fino a quando rendi Il ricco , il proprietario , il padrone hanno sempre sfruttato i poveri , i servi e i contadini . Spesso con soverchieria , con prepotenza che non avevano ragion d’essere . Su questo atteggiamento , un canto popolare in dialetto monteleonese , tra il serio e il faceto , dice : “ Arzira ‘nta la chiazza vitti ad unu ccu ‘na varvazza ; jeu ‘nci dissi : Bon giornu , gnuri . Mi jettàu ‘nu buffettuni . Jeu ‘nci dissi : Pecchì ? Mi ‘ndi jettàu ‘n atri tri . Quandu vitti ‘a mala pigghiata , mutavi strata . Ilu vinni e m’arrivau ‘n’atri quattro mi ‘ndi jettau “… ‘U cinqu jènnaru l’animali pàrranu e alle funtane curra ùogliu Fantasia popolare vuole che a mezzanotte della vigilia dell’Epifania gli animali parlino e dalle fontane scorra olio ‘U cirogginu si struda e ‘a prucissioni nun camina Perdere tempo ‘U cusituri ‘nfila piducchi Il sarto guadagna poco ‘U ferramentu fa l’uomu valentu L’attrezzo rende l’uomo capace ‘U focu cchiù ranti è quannu perdi l’amanti Il dolore e la rabbia più grande si ha quando si perde l’amante ‘U malufierru sinni va ccu la mola Se la lama non è buona non taglia ‘U mastru d’ascia lignu alliscia , ma la vurza tèna liscia Il falegname lavora il legno ma è sempre senza soldi ‘U Pedacisi ca unn’ arrobba è malatu Il Pedacese che non ruba non lo fa perché impossibilito - 203 - ‘U piaceri d’u l’erva longa ciucciu è ‘a gramigna e chiru d’u cavaddru Il mangiare che piace all’asino è la gramigna (triticum repens ) , quello del cavallo è il fascione d’erba lunga ‘U prièviti ‘i Cervicati è jiutu ppi fùttari e è rimastu fricatu Nel senso furbizia traslato : il furbo spesso paga le spese per ‘U quadararu sceglia ‘u postu duvi mìntari ‘u manicu Chi comanda fa quello che gli piace ‘U riruògiu miu camina arrieti Invece di andare avanti , vado indietro , sono sfortunato ‘U Sangiuvanni si rispetta ppi setti generazioni Il compare va rispettato per sette generazioni ‘U scarpàru taccu ticchia , ma è sempri poveru e mai riccu Il calzolaio ripara tacchi , ma è sempre povero e mai ricco ‘U Signuri castiga puru ‘i sua Quando sbagliano , il Signore punisce pure i suoi fedeli ‘U spinnu è ‘u pani d’i poveri La speranza è il pane dei poveri ‘U strippàru ‘na notti sta allu liettu e cientu allu pagliaru Il pastore sta una notte a letto e cento notti nel pagliaio - 204 - la sua ‘U veru amicu è chiru ca ti duna mezzu ficu Il vero amico è quello che divide con te anche un fico ‘Unn’era previstu aru calennaru Accaduto imprevedibile - 205 - i Vaju arrieti cumu ‘u curdaru Invece di andare avanti vado indietro Vaju ppi truvari grazia e truovu giustizia Cercavo comprensione e ho trovato punizione Vala cchiù ‘n amicu ca cientu ducati Proverbio ricordato in tutti i dialetti italiani : è più prezioso un amico che cento ducati Vali cchiù ‘na bona parola ca centu lignate E’ piu efficace parlare che picchiare Vannu ‘i pilu Vanno d’accordo , c’è complicità Varrili , varrilottu ‘u tria vincia l’ottu Chi raggiunge otto punti a scopa spesso perde la partita Vàsciami ‘u gradu e àzami ‘a misata Abbassami il grado e alzami lo stipendio Vàttere ‘a capu muri muri Non riuscire a ottenere qualcosa Vattiatu ‘e vennari Battezzato di venerdì , giorno sfortunato Venimu allu nuostru Veniamo a noi , alla parte perdiamoci in parole inutili essenziale - 206 - del nostro discorso e non Viata chira porta duvi escia ‘na figlia fimmina morta Felice quella famiglia donde esce una figlia femmina morta ( ! ) Nel mondo contadino pur di non perdere la terra che si doveva dare in dote alla figlia femmina , si augurava la morte ! Viatu a tìa ! Beato te che te la godi e le cose ti vanno a gonfie vele! Vicinu mi , specchiali miu Il vicino di casa è il mio specchio : sa tutto di me Vidi ‘u pilu ‘ntra l’uocchi ‘i l’avutri e nun vidi ‘a travi ‘ntra l’uocchi tua Accorgersi dei piccoli difetti degli altri e non volersi rendere conto dei propri grossi difetti Vientu ‘i fessura porta l’uomo ‘nseportura Gli spifferi di vento fanno male alla salute Viju la via e nun pozzu caminari Vedo la soluzione , ma sono impedito Viju ‘a petra ‘i l’avutri galliare e ‘a pinna mia jiri a funnu Le pietre degli altri galleggiano e la mia piuma annega Vinu e sigarette fannu male ara salute e ara sacchetta Il vizio del fumo fa male alla salute e alla tasca Vinu viecchiu e uogliu nuovu Il miglior vino è quello vecchio,l’olio migliore è quello dello stesso anno Vinu , tabaccu e cunnu caccianu l’uomu di lu munnu Vino , fumo e donne consumano l’uomo - 207 - Visciddrà Esci da lì , vai fuori , vai via Visignanisi , setti visi I Bisignanesi sono falsi e fanno sette facce Visita rara tènila cara Chi non ti infastidisce con continue visite rispettosa e devi tenertela amica a casa Viva acqua e mangia carduni Per essere in forma bevi acqua e mangia cardi Viziu ‘i natura finu ‘a morte dura L’abitudine congenita dura fino alla morte Vo’ paglia ppi cientu cavaddri E’ arrabbiato , molto arrabbiato Volire d’ogni agiellu ‘na pinna Essere donnaioli Vucca china nun parra Chi ha la bocca piena non può parlare Vucca vasata nun perde ventumata Bocca baciata non perde reputazione Vuogliu aiutu e tu mi dùni cunzigli Ho bisogno di aiuto concreto e invece mi dai consigli - 208 - è persona m Zappa ‘a terra tua , chianta spine a chire ‘e l’avutri Coltiva la tua terra , non lavorare nella terra degli altri Zappari ‘i fimmina,arari ‘i vacca,amara ‘a terra ca ci ‘ncappa La terra lavorata da donna e da mucca non dà buoni frutti Zita vasata nun perda ventura La fidanzata baciata non perde l’onore . E’ una variante di pizzichi e vasi nun fannu pertugi - 209 - `tÄ| W|àà| - 210 - …Brutta , litrara , lisciotta , sgarbata , anchella , culimuscia , subberviuta , sientite nzuoccu scriva sta pinnata . Jatifetente cchiù assai de la ruta , vucchistorta , bagascia , sularina , ccù dulure ricogliete st’esciuta . Pattèra , ruffiana , panzachina , diffuffata , spilorcia , minzunara , pigliate ppe garofalu sta spina . Uocchi sgallata , sghiangata , magara, sgraziata , brutta tutta , tignusazza , è junta l’ura e jire tara para… ( da “ La depravata “ di Francesco Notti da Grimaldi – Tipografia Municipale di Cosenza - Anno 1872 ) “ …Uh , chi te via cecatu , surdu e mutu ! Uh , chi te via ppe sempre spurtunatu ! E chi alli turchi pue te via vinnutu e pozze stare sie mise malatu ! Chi te via fattu minutu minutu , cuomu quannu s’adaccia lu salatu ! Chi te pozza trovare verminusu facce de ‘nfranziatu chiattillusu…” ( da ‘u mumuriale di “ ‘mbriga de li studienti “ di Ignazio Donati ) - 211 - - 212 - T A cacarella nun ci vò culu strittu Occorre favorire gli eventi quando sono necessari A dispiettu de muglierma me tagliu li cugliuni Altro proverbio diffusissimo : faccio male a me stesso pur di nuocere agli altri Amicu , amicu , amicu ‘u cazzu Provare delusione per un’amicizia A quannu a quannu Ce l’ho fatta appena appena , a stento A ‘nu parmu d’u culu miu , futti ccu chini vu’ Fai quello che vuoi , ma non coinvolgermi Anca di cane Si dice così per indicare persona cattiva, malvagia Ara casa ‘i l’avutri vasa ‘u culu puru aru purtulanu Nella casa degli altri porta rispetto anche al portinaio Ara facce tua Alla faccia tua , per dispetto Ara sissantìna lassa ‘u cunnu e piglia ‘u vinu A sessant’anni lascia le donne e prendi il vino (!) Ara squagliata d’a nivi si vidanu ‘i strunzi Quando la neve si scioglie compaiono gli stronzi - 213 - Ari gagli Brindisi diretto alla parte posteriore del corpo Aru malu chiavaturi ‘i pili ‘li dunanu ‘mpacciu Chi non fa bene una cosa trova sempre una scusa Avissi ‘i jettari ‘u sangu Che tu possa buttare il sangue , morire per emottisi Azati culu e servati patruni Fai da solo , arrangiati ‘A fimmina ccu la fissa ci cumpra lu pani,’u masculu ccu lu cazzu ci mora di fami Con il proprio sesso la donna campa e l’uomo con il suo muore di fame ‘A fissa ‘i suorta Ingiuria destinata al pettignone della sorella ‘A gallina fa l’uovu e aru gallu li vruscia ‘u culu Io produco , lavoro e tu ti lamenti ‘A mmerda cchiù ‘a riminij cchiù puzza Più a lungo dura una sconcezza , peggio è ‘A patissa chiangìa ca ‘u vulìa cchiù gruossu Essere sempre insoddisfatti ‘A quazata ‘li va stritta La scarpa gli va stretta . Metaforicamente : la situazione nella quale si trova non è buona ‘A scusa d’u piritaru è ‘a tussa Chi scorreggia cerca di trovar riparo dicendo che il rumore era dovuto a un colpo di tosse - 214 - ‘A vrachetta nun tèna rispettu L’eccitazione non rispetta ‘A fissa ‘i mammata Ingiuria destinata al pettignone materno ‘A ricetta d’u cazzu unn’è ‘u brodu ma ‘a carne L’uomo desidera la donna ‘A vecchiaia fa pèrdari l’arrittu e nò ‘u chiuritu La vecchiaia fa perdere le forze ma non le passioni E della sustaria , angustia per la perdita delle forze fisiche , mentre quelle sessuali ancora riposte nel cervello permangono , ne parlo in una mia poesia ‘ A visita , (Cantu ‘ntuossicatu , Rubbettino Editore ,2006 ) , che così dice : “ Duttu’ , mò spiccia ‘n annu ca nun mi vivu birri , mi tremanu li cerri : cchid’è , ‘u parchinsonnu ? Signu cadutu ‘nterra e nenti m’arricuordu , mangiu e mi riscuòrdu : cchid’è l’alzaimerri ? Lientu tiegnu ‘u puzu , ‘a ‘ntisa s’è vasciata , ‘a vista sinn’è juta : cchid’è , forsi m’à quazu ? “ Sapiti cchi m’à dittu ? “ Unn’èssari sustusu , ppi ttìa s’e cunchiusu ‘u tiempu di l’arrittu ! “ - 215 - V Caggìula aperta , acieddru muortu Gabbia aperta , uccello morto . Si dice per indicare l’abbottonatura dei pantaloni aperta Calavrisi e muli nun piscianu mai suli I muli e i calabresi sono testardi Cani e figli ‘i puttana lassanu ‘a porta aperta I cani e i maleducati lasciano la porta aperta Cazzu arrittatu nun canuscia parentatu ..Ventre caret) affamato non ascolta nessuno (Venter famelicus auriculis Cazzu e cucchiaru Si dice di persone che stanno sempre insieme Cchi minna c’à truvatu ! Che fortuna che ti è capitata ! Cci vo’ penzare ‘u cuoddru stuortu d’a Riforma Che tu possa essere maledetto dal Cristo della Chiesa della Riforma di Cosenza Ccu l’erva molla tutti si stujanu ‘u culu Tutti si approfittano dei deboli Cerca de jire a fare ‘nculo Non mi seccare , vai via , vai all’inferno Che di tìa si nne pirdissi ‘u stampu Che della tua figura non si possa avere più ricordo - 216 - Chi ti vo’ vinìri ‘nu cancaru malignu Senza scampo la bestemmia : si sottolinea il maligno Chi ‘si vo’ struda l’uogliu d’a lampa d’a razza tua Che tu possa morire insieme a tutta la tua razza Chi vu’ passari ‘na mala Pasqua Che tu non possa risorgere nemmeno per la Santa Pasqua Analoga bestemmia manda Santuzza a Turiddu nella “Cavalleria Rusticana” di Pietro Ma scagni (A tìa ‘na mala Pasqua) Chi avissi ‘i sèntari ccu ‘na trumma Che tu possa diventare sordo Chi avissi mangiari ‘i ‘nu fiancu Che tu possa essere alimentato per via diretta allo stomaco Chi avissi spennari i sordi sulu ppi medicine Augurare cattiva salute Chi cci vu’ rimana ‘mpintu Che tu non possa più tornare , che tu possa morire Chi nun putissi stutàri ‘na luce ccu ‘nu mantu Che tu non possa avere la forza di risolvere qualsiasi problema Chi nun t’avissi ‘i vìdari cchiù bene Che ti possano andar male tutte le cose Chi nun vulissi mai truvari abbientu Che tu non possa mai trovare pace Chi puozzi murìri ppe purga ‘e sancu Che tu possa morire per emorragia mestruale - 217 - Chi s’avissi di fàri vinu sulu ppi ‘a missa Imprecazione della moglie dell’ubriacone Chi t’à vu’ quazari Che tu possa sparire con la morte Chi t’è mmuortu Bestemmia ai morti Chi t’è muortu e stramuortu Bestemmia a morti recenti e quelli storici Chi te pozza fare ciancu Che tu possa strozzarti ( ciancu : nodo alla gola ) Chi te via fattu minutu – minutu Che tu possa essere tagliuzzato a pezzi sottilissimi Chi te vìa grastatu ! Possa vederti evirato (E ’imprecazione volgare , dice Luigi Accattatis ) Chi te via niura Che possa vederti vestita a lutto Chi te vìa pezziàtu ‘i cca a due uri Che ti veda fatto a pezzi da qui a due ore Chi te via zoppa e ciunca e guercia e surda e muta Un insieme di maledizioni ! Zoppa , cionca , guercia e sordomuta Chi te viegna ‘na peste Che tu possa diventare un appestato - 218 - Chi te vo ‘njelare ‘u sancu Che tu possa avere circolare il sangue tanto dolore e spavento da non poter fare Chi te vo’ chiavàre ‘n anticore Che ti possa cogliere un aneurisma Chi te vo’ vìniri ‘u capugattu Che tu possa avere lo stranguglione Chi te vo’ vinìri ‘u giallure Che ti possa colpire l’itterizia Chi te vonnu dire ‘a missa pizzuta Che ti possano dire messa funebre grazie allla colletta degli amici e parenti Chi te vonnu fari ‘a varva ccu l’acitu Che ti possano radere per l’ultima volta , da defunto Chi te vuonnu fare ‘u rièpitu Che possano dire per te la prèfica (lamentela funebre ) Un canto funebre di Pianopoli , un tempo Ferulitu Chianu ( Circondario di Nicastro ) , dice : Màmmama , non mi ciangìri nemmenu rièpiti fari , ca sugnu jutu ‘ngloria cu l’angili a cantari . Nemmenu rièpiti diri , ca sugnu jutu ‘ngloria cu l’angili a godìri . Chi ti vonnu ricoglia ccu ‘nu cucchiarinu Augurare incidente mortale e corpo irriconoscibile Chi ti vonnu scappari ‘i pedi Che tu non possa più camminare , morire Chi ti vonnu vinìri guai a tummini Che tu possa avere tomolate di guai - 219 - Chi ti vu’ abbissari Che tu possa disperderti negli abissi della memoria e che nessuno più si ricordi di te Chi ti vu’ arridducia a ‘nu funnu ‘i liettu Che possa coglierti malattia grave da tenerti per lungo tempo a letto Chi ti vu’ fumari ‘a paglia d’u ‘mmastu Che tu possa fumare la paglia dell’imbasto Chi ti vu’ maritari e mùriri ppi li fungi Che tu possa morire avvelenata il giorno del matrimonio Chi ti vu’ squagliari cumu ‘u cirogginu Che tu possa deperire a vista d’occhio Chi ti vu’ truvari dintra a ‘nu chiaru ‘e luna Che tu possa trovarti in difficoltà , senza mezzi Chi ti vuogliu scuntàri davanti ‘a Chiesa Che debba vederti elemosinare Chi ti si vo’ squagliari ‘u sancu dintr’a sacchetta Che tu possa avere uno spavento mortale Chi ve vija scuntienti e distinti Possa vedervi prima tribolati e poi defunti Chi vo’ essa ‘ntruscia a vita Che tu possa essere senza soldi per tutta la vita Chi vù campari quantu ‘a nivi marzulina Che tu possa vivere poco - 220 - Chi vù èsciari ccu i pedi davanti Che tu possa morire Chi vu jire allu ‘mpiernu quazàtu e vestutu Che tu possa essere dannato nell’anima e nel corpo Chi vu jire erramu, ramingu e spaturnatu Che tu possa essere sempre solo, misero e senza patria Francesco Toscani, letterato e poeta cosentino dell’800, in una sua bella canzone pubblicata nel 1880 sul periodico IL BUSENTO, parlando della condizione d’aniomo raminga e sconfortata dell’innamorato, dice: …“Senteme ‘nu pitazzu, oi furracchiola, sentalu ‘n curtisia, lu suonnu d’oru de la vita mia, vucca de rosa, vucca de viola. Hai de sapire o jigliu senza macchia, ch’erramu e scunsulatu io stietti sempre de cchi signu natu, e ‘ nu juornu trillitu o ca me spacchiu!... Chi vu’ stennari ‘i cuoria Che tu possa avere la pelle stesa nel riposo della morte Chi vù truvàri ‘a furma d’a scarpa tua Che tu possa trovare un delinquente più forte di te Chi vù vìdari ‘a morte ccu l’uocchi Che tu possa trovarti in grave pericolo Chi vu’ avìri scuru cchiù d’a menzannotti Che tu possa avere giornate buie , cattive Chi vu’ chiangiari ‘u peccatu Che tu possa soffrire per le tue colpe Chi vu’ èssari furtunatu cumu l’erva d’a via nova Non avere fortuna ed essere calpestato da tutti come l’erba che si calpesta sul bordo della strada . Sulla fortuna vale ricordare un vecchio canto popolare che dice: Vitti ‘a furtuna mia ‘mmienzu mare supra ‘nu nivuru scuogliu , chi chiangìa . Ed ju tannu le vuozi addimmannare : - 221 - Cchi d’àj furtuna , tu chiangi ppe mmìa ? Chiangiu ca nun te puotti mai aiutare , ti viju sciurtunatu e nun vulìa . Furtuna ‘ngrata , si me vulie bene , quannu nascive me facìe mùrire , ca ‘un àju avutu mai ‘n’ura de bene , cuntintizza ju nun sacciu cchi vo’ dire ! Chi vu’ essari l’urtimu buttuni d’a vrachetta Che tu possa essere l’ultima persona del mondo Chi vu’ fare i viermi Che tu non possa stare fermo per la verminazione Chi vu’ fàri ‘a puttana ppi bisuognu Che tu possa diventare malafemmena perchè spinta dal bisogno Chi vu’ fàri a fine ‘i Carmilina ‘a Paulitana Che tu possa essere conosciuta come Carmelina di Paola , nota prostituta della zona di S.Lucia di Cosenza Carmilina , ormai anziana e senza più clienti viveva miseramente nel quartiere di S.Lucia . Un giorno venne trovata morta : la vegliava il cagnolino , l’unica compagnia che le era rimasta . L’ho ricordata in una mia lirica che così conclude : ..unn’eri signora , eri puttana eri Carmilina ‘a paulitana : dintr’ u vacanti à chiusu l’uocchi senza chiantu e curma di piducchi !! Chi vu’ fari ‘na botta Che tu possa esplodere e morire Chi vu’ jettari ‘u sancu dintra ‘nu vacile d’oru Che tu non possa goderti la ricchezza per la cattiva salute Chi vu’ jiri arrieti ‘i Poste Che tu possa essere puttana che si aggira nella zona delle vecchie Poste di Cosenza(luogo di raduno delle prostitute ) Chi vu’ jiri cumu i sordi Che tu possa andare errando e non fermarti mai - 222 - Chi vu’ mangiari pani jancu Che tu possa mangiare pane di grano perché costretto da grave malattia ( i poveri mangiavano pane nero ) Chi vu’ mora ‘e subitu Che tu possa morire improvvisamente Chi vu’ mora de ‘na guccia Che tu possa morire per un attacco di apoplessia Chi vu’ perda ‘a via d’a casa Che tu non possa più tornare a casa perché colto da morte Chi vu’ aviri ‘u picciu ‘ncuollu Che tu possa avere addosso il malocchio Chi ‘si vò struda l’uogliu d’a lampa d’a razza tua Che tu possa morire insieme a tutta la tua razza Chi te vo’ pigliari ‘nu sciùollu Che tu possa essere vittima di disgrazie , rovine Chi te vo’ vinìri ‘na mala nova Che tu possa essere avvisato di cattive notizie Chi ti vò sucàri ‘nu lampu Che tu possa morire fulminato Chi ti vonnu dari l’uogliu santu Che tu possa avere somministrata l’estrema unzione Chi ti si vò squagliari ‘u sancu dintr’a sacchetta Che tu possa avere uno spavento mortale - 223 - Chi ti vija ccu i pedi dintra ‘a fossa Possa vederti in procinto di morte Chi ti vija ‘mpuosimatu Possa vederti rigido , inamidato , quindi morto Chi ti vò fisc-cari ‘a ricchia manca Che ti possano arrivare notizie spiacevoli Chi ti vo’ cada ‘a lingua Che tu non possa più parlare Chi ti vo’ jiri stuortu Che il boccone possa strozzarti , che la cosa ti vada male Chi ti vo’ maritari senza jota Che tu possa sposarti senza avere nulla ( jota : non lettera dell’alfabeto greco rimasta nel dialetto per esprimere nulla , niente . Simile a zorba . ) Chi ti vo’ sunàri ‘a campana a mùortu Che possano suonare per te le campane a morte Chi ti vo’ vinìri nu panticu Che tu possa avere una convulsione , uno spavento Chi ti vo’ viniri ‘u ballu ‘i San Vitu Che tu possa essere colpito da epilessia Chi ti vonnu ammazzari ppi scangiu e nissunu pagari Che ti possano uccidere per errore e non trovare l’assassino Chi ti vonnu fari ‘a capu vuozzi – vuozzi Che tu possa essere bastonato ( dalla vita ) - 224 - Chi ti vonnu fari stozzi – stozzi Che tu possa essere dilaniato , fatto a pezzi Chi vù mora ‘e subitu Che tu possa morire improvvisamente Chi vu’ èssari bersagliu di sventura Che tu possa essere colpito da disgrazia , sventura Chi vu’ cadìre ‘mbascia fortuna Che tu possa cadere favorevole di fortuna in disgrazia dopo aver goduto del periodo Chi vu’ vùlari senza ali e senza pinni Che tu possa rovinare senza scampo , precipitosamente Chi vulissi perire ‘nculu ‘u munnu Che tu possa morire nel più remoto angolo del mondo Chi vulissi vasàri chilla manu ca vulissi vidìri tagliata Che tu possa sottometterti alla persona che più odii Chi vulissi pisciari la lana lana Che tu possa orinare lentamente , goccia a goccia Chine mangia maruzze caca corna Chi mangia chiocciole evacua corne . Per la cosa che fai otterrai il riscontro Chini rira senza raggiune o è pazzu o è minchiùne Chi rida senza ragione o è pazzo o è sciocco Chiru nun mangia ppi nun cacàri Essere avaro - 225 - Crìscia figli e crìscia puorci Si dice quando si ricevono delusioni dai figli Culu ca piritìa nun tena malatìa Per stare bene bisogna scorreggiare Cùsati ‘a vucca Stai zitto - 226 - W Durmìri cu llu culu scuviertu Ho dormito male e mi sono svegliato di cattivo umore Duvi campana nun c’è puttana unn’è Nel paese dove non c’è Chiesa non ci sono puttane - 227 - X Esseri malidittu ccu li minna di fora Essere maledetto sin da bambino Non solo le preghiere , ma anche le bestemmie , le maledizioni debbono essere ascoltate da Dio. E se il buon Dio, per ovvie ragioni, non può esaudire le richiesta di maledizioni, ne deve , comunque , prendere atto. La richiesta di maledizione che più lo turba è quella della madre al figlio/a che , secondo la tradizione popolare , è questa : se la madre riceve cattiva azione o è picchiata dai figli , tira fuori i minni ( le poppe ), si inginocchia e appoggiando la fronte a terra dice : ppi sempre malidittu e che ppe ttìa nun ci forra cchiù terra ( che tu possa essere maledetto in eterno e che per te non ci possa essere più terra che ti sostenga) E’ ‘na schiappa Non vale niente , non serve a nulla E’ ‘nu chiachiellu E’ un bonaccione E’ ‘nu civu ‘i cunnu Si dice di persona sciocca . Equivale a testa di cazzo E’ fissa chiru ca s’arrenna E’ stupido chi si arrende “ E và bùonu “, ha dittu donna Lèna , quannu à vistu ‘a figlia prèna Quando donna Elena ha visto che malgrado le precauzioni la figlia era incinta , ha fatto buon viso a cattivo gioco - 228 - Y Fatti ‘nu lavativu allu culu Vai a farti un clistere Fatti i cazzi tua Guarda le tue cose , non impicciarti in quelle degli altri Fimmina ‘i vraca Donna disponibile al rapporto sessuale Finìsciala ccu ssu rùocculu Smettila con questo lamento Fora d’u culu miu , duve piglia , piglia Lontano da me , le disgrazie possono andare dove vogliono Futti e chiangi Non ti accontenti mai - 229 - Z Gira ca quaglia Fai presto a girare per ottenere la cagliata e nel senso anche di insistere per la buona riuscita di una iniziativa - 230 - [ Ha datu ‘a fissa ‘manu ari guagliuni Hai dato un godimento a chi ancora non riesce ad apprezzarlo . Sei stato incauto . ( Nec puero gladium ) Haju cacatu l’anima Ho evacuato in abbondanza Haju fattu ‘n’ancata di culu Ho camminato di fretta,mosso molto le anche e faticato assai per raggiungere lo scopo - 231 - _ L’àjiu dittu peste e corna Gli ho detto tutta la cattiva verità L’àju cunzatu a ‘mbrellu L’ho conciato per le feste , l’ho mal ridotto L’àju misu a cavallu ‘i ‘nu puorcu L’ho esposto al ridicolo , alla berlina E , a cavallo del maiale , esposta alla vergogna , l’innamorato lasciato dalla donna , intende con questi versi arrabbiati far sapere a tutti quello che c’è stato tra lui e la donna che ormai non è più sua . Dice Pasolini nel “ Canzoniere italiano “ (Garzanti Editore , 1972 ) pag.97 : “ …questa accesa ma repressa sensualità , e il complesso della miseria in cui i calabresi vivono da secoli , sono dunque dei dati tipici per una poesia letteraria in quanto rivalsa…” Ma , veniamo ai versi : …Nun t’annazzari cchiù , mula sturnedda , ca fua lu primu chi tti ‘ncavarcai , e poi ti misi la barda e la sedda , e centu spirunati ti minai . Ora chi l’eppi la to’ pignatedda dancilla a ccu la vo’ : mi la scialai . L’àmu fatta ccu ‘i cazzi ! Sta a significare che le cose vanno male L’avaru ‘u piglia ‘nculu cchiù d’u generale L’avaro perde negli affari più della persona generosa L’avutri ‘si piglianu ‘a purga e ju cacu Gli altri si purgano e io ne subisco gli effetti . E’ lo stesso di : i ciucci ‘si lièticanu e i varrili ci vannu ‘i sutta Licca culu Si dice di persona cerimoniosa e servile che ossequia il potente di turno per trarne dei benefici personali - 232 - ` M’à fattu ‘u culu a cappieddru ‘i prièviti Mi ha sconfitto , mi ha gonfiato il sedere a bastonate E , a proposito di religiosi e di questa parte del corpo , Domenico Piro ( Duonnu Pantu 1664/65 – 1696 ) , nel suo poemetto “ La Culeide “ , tra l’altro , dice : … “ Benedittu chi l’usu ne mmentau ! Suoduma se vrusciau nò ppè castiju , ppe gelusia , lu criju , e ppè dispiettu ca ‘Ncielu stu diliettu è riservatu sulu a quarchi viatu o Serafinu…! M’à fattu fissa e cuntientu Mi ha preso in giro senza che me ne accorgessi M’à pigliatu ppi ‘u culu Mi ha imbrogliato , truffato M’è scisu ‘u latti Mi sono annoiato , ho ascoltato un discorso uggioso Mancu ccu lu culu miu puozzu fùttari Non essere liberi di disporre di se stessi Mangiari ‘ngrazia di Diu e cacari diavuli Pranzare in abbondanza e altrettanto evacuare Marchettara Puttana, prostituta Me trùovu muru a muru ccu lu ‘spitàle Sono in estrema difficoltà - 233 - Meglio curnutu ca fissa Il cornuto qualcosa ottiene , il fesso no Mi mangiassi ‘u core ‘i Gesu frittu dintra l’uogliu santu Ira profonda che sfocia in bestemmia molto blasfema Ma anche Papa Bonifacio VIII pare abbia detto la seguente bestemmia anch’essa parimenti blasfema : “ Madonna damigiana con tutti i Santi dentro e Dio per tappo ! “ Mi pari ‘nu tritrùlu simentinu Somigli a un cetriolo pieno di semi ( inutile , sciocco ) Mina mo’ ca nun c’è cchiù tiempu Profittane adesso perché un momento come questo non si ripeterà ‘Mmìsc-cati ‘i carte e jocati ‘u culu Punta al gioco , ma prima immischia bene le carte - 234 - a ‘Na vota ‘si frica ‘a vecchia Mi hai ingannato una volta , non riprovarci più Nu chiavi mancu a ‘na turra Stai facendo un discorso sconclusionato Nun fari piriti a chini tena culu Non metterti contro i potenti Nun mi fari sumari ‘i cazzi Non eccitarmi il sistema nervoso , non farmi arrabbiare Nun mangia ppi nun cacari Si dice a chi è avaro Nun me po’ mancu allazzari ‘i scarpe Sta a significare che è persona indegna Nun mi passa mancu ppi ‘u cazzu Non ci penso proprio Nun tèna ‘na lira ppi ssa squagliàri a l’uocchi Non possedere nulla, non aver nemmeno un centesimo Nun ti pozza abità terra sutti i piedi Non ti possa reggere la terra sotto i piedi ‘Nu mintìmu ‘u putighinu ? - 235 - Vogliamo aprir bottega ? ( Vogliamo iniziare una relazione amorosa ? Ci stai ? ) - 236 - c Parra quannu piscia ‘a gallina Stai zitto , non parlare mai Pilu e contrapilu aza l’anca ca t’u ‘mpilu Indossare le calze ( doppio senso ) Piriti e rutti s’àu ‘i cacciari tutti Peti e rutti non debbono essere trattenuti Piritìa ppi quantu è gruossu ‘u culu Misura sempre le tue possibilità Ppi mangiari fatica a stientu , ppi cacàri nun c’è vo’ nente Il cibo si procura con tanta fatica , per eliminarlo si fa presto Puozzi cadi ‘nta vigna ‘mpalata Che tu possa cadere in un vigneto impalato Puozzi jiri vulannu cumu frunna di fagu Che tu possa svolazzare come fronda di faggio sbattuta dal vento della Sila Puozzi pierdi lu cerviellu Che tu possa impazzire Puru ‘u strunzu tena ‘u fumu suo Ognuno ha il suo carattere - 237 - d Quannu cci vo’ , ‘a jestimata saglia ‘ncielu cumu ‘na curuna Pronuncia la bestemmia perché quando ci vuole sale in cielo come corona Quannu ‘a puttana va ara chianca o chiova o allampa La puttana non fa la spesa , se lo fa è successo qualcosa - 238 - una f ‘Si minti ‘u culu a due selle , finisci ccu ‘u culu ‘nterra Il doppio gioco è pericoloso ‘Si nun cachi muori Anche per evacuare ci vuole fortuna perché se non lo fai rischi di morire S. Giuseppe cci à passatu ‘u chianuzzu Si dice di donna senza seno Scappa ‘u tritrulu e va ‘nculu a l’ortulanu Quando le cose vanno male si ritorcono contro Scarpàri e cusitùri : debiti e cazzi ‘nculu Calzolai e sarti sono sempre pieni di debiti (!) Sciuoddru miu Rovina mia Sciuoddru tua Che possa coglierti rovina Si ‘nu masc-carune ‘e purtùne Sei brutta , somigli a quelle sculture goffe che si vedono in alcuni portoni antichi Un canto popolare in odio alla donna brutta , ma nel quale è evidente il risentimento per qualche motivo amoroso naufragato , dice : “ Brutta ca mi si ‘nu odiu allu parrare , ju mai lu nume tua vurria sentire ; ca ti vulerra ‘mpinta allu spitale , ccu ‘nu male suttile ‘ntra li rini ; lu mièdicu nun ti pozza atru ordinare ca la sputazza mia ppe ppe ti guarire ; sterra sette anni senza mai sputare , e de stu male ti farrìa murire “ - 239 - Si va truvannu guai ccu ‘a lanterna Si dice di persona che va alla ricerca di guai Si vu’ stari ‘mparu ‘i cazzi tua t’à di fari Se vuoi stare tranquillo non impicciarti dei fatti degli altri Sì , mo’ mi mintu ‘u luttu aru pisciatùri ! Il fatto non mi addolora per niente Si ‘u culu trona, chiova mmerda Alcune azioni preannunciano quelle successive Si vu’ pani ‘i ‘su Cummientu è fari ‘u culu quantu ‘nu mantu In questo luogo puoi guadagnarti il pane, ma dovrai lavorare molto Si vu’ senta jestimare piglia tri ligni e nun li ligare Se vuoi sentire bestemmiare prendi tre legna e non legarli.Nel rituale della superstizione tre legna non legate portavano sciagure e guai Signu jiutu ‘nculu ‘u munnu Sono andato in un posto molto lontano da qui Stari ‘n cumpagnia ‘i duonnu Pantu Essere amico di prete sudicio , logoro , corrotto . Oggi si compagnia di prete pedofilo . direbbe in Stuppa mi annigricai ed desti e stuppa ti filai , tu Ti ho restituito tutto ciò che mi hai fatto Stuta ‘u pisciatùri Chiudi la bocca , non parlare - 240 - mi tingisti io ti g T’àu pigliatu i spirdi Sei impossessato dal demonio Te fazzu fari ‘a fine d’u surice Ti faccio fare la fine del topo , ti preparo la trappola Te pozza fa li ragni lu furnu Che tu non possa mai più fare il pane Te pozza murì di friddu lu trìbidu Che tu non possa mai più accendere il fuoco Te vo’ viniri ‘a pisciarella Che tu possa avere l’incontinenza di orina Te vuonnu lapitiare Che ti possano lapidare Tèna ‘a vucca cumu ‘u culu E’ pesona che parla sempre Tèna ‘n appuntamentu ccu ‘a vrachetta Ha un incontro con una donna compiacente Ti ‘mpurtiellu l’uocchi Ti picchio sugli occhi e te li chiudo (simile allo stato degli occhi del pugile dopo l’incontro ) - 241 - Ti fa male ‘a mola e ti lavi ‘u culu ? Ti curi un malanno con una cura inappropriata Ti fazzu mìntere l’ali alli piedi Ti faccio impaurire , ti faccio scappare velocemente Ti fazzu vìdari i surici russi Minacciare Ti mungiu ‘u mussu Ti percuoto il muso e la faccia Ti pozza escì la carni dinta li magli di li cazietti Possa schizzarti la carne dalle maglie delle calze Ti ‘si jettatu ara vraca Aver fatto una scelta gustosa , piacevole…per la brachetta dei pantaloni Ti sputu dintr’a ‘n uocchiu Offesa oculistica a dimostrazione di scarsa amicizia Ti vonnu purtari ari tri chilometri Possano portarti al cimitero ( quello di Cosenza dista tre chilometri dalla città ) - 242 - h ‘U bisuògnu fa l’uomu latru e ‘a fimmina puttana Per le necessità si riesce a far tutto ‘U cacatu ‘gnuria ‘u pisciatu Lo sporco ingiuria un altro come lui ‘U culu fa la caccia Se la fortuna ti aiuta troverai la selvaggina ‘U culu l’arrobba ‘a cammisa Essere tirati , avari ‘U culu ruttu e senza cirasi Aver lavorato senza ricavare profitto ‘U cuscinutu tèna culu Il gobbo è fortunato ‘U guappu giustu ‘si fa li cazzi sua Il vero guappo si fa i fatti propri ‘U mìntari fa bene ara salute Fare l’amore fa bene alla salute ‘U suli ammuscia ‘i ficu , tu m’ammusci ‘u cazzu Mi hai seccato ‘U tèna ‘ranni quantu ‘u vattitùri d’a Chiesa Matri Modo originale per indicare un uomo molto dotato (dalle uguali al battente della Cattedrale) - 243 - dimensioni ‘U tiegnu sutta sc-caffu Lo controllo , non può muoversi , lo ricatto ‘U vo’ chiangia chini cci curpa Possa soffrire chi mi ha fatto del male ‘U chiuritu è cchiù forte d’u terremutu La passione ha una forza più grande del terremoto ‘U juornu d’u cunnu Il giorno che non arriverà mai ‘U masculu si canuscia ara vrachetta Il maschio si riconosce per la sua virilità Uominu ‘i mala capizza Cattivo soggetto Uomu covatusu Uomu deteriorato come l’uovo che non è più buono Uomu d’animu picinusu Persona avara , crudele e anche di animo di pece - 244 - i Và joca aru stiriddru Vai a giocare a lippa . Non saper giocare Va caca e minaci a pugni Non sei buono a nulla : vai a defecare e gioca con lo sterco ! Vascia ‘sa crista ! Perdi questa superbia , cerca di rabbonirti , sottomettiti Ed un perentorio invito a perdere la superbia arriva da questo canto popolare . Di fronte alla donna altera che non si rabbonisce , l’innamorato , ricordando le umili origini della fanciulla , dice : Chi servu tanti mussi e tanti ‘ncagni ca tanta gapparìa nun te bisogna ca nun s’i figlia a ‘ncunu rre de Spagna nemmenu a ‘ncunu duca de Burgogna , tutti de casa tua sunnu ‘n campagna chi guarda puorci e chi sona la vrogna . Tu s’i nata a ‘na cupa de castagna supra ti ci à cantatu ‘a zagarogna ! Viatu chini tèna fortuna e cavuci ‘nculu Beato chi ha fortuna e raccomandazioni Votàri ‘u culu allu populu Non ha pagato i debiti ( un tempo al debitore insolvente venivano scoperte le natiche in piazza . Oggi starebbero tutti con il culo scoperto !) Vulissi jettare ‘u fele Che tu possa buttare il fiele - 245 - - 246 - - 247 - Bibliografia Luigi Accattatis Tipografia Patitucci, Castrovillari, 1895, Vocabolario del dialetto calabrese Gerhard Rohlfs Dizionario dialettale della Calabria, Longo Ed., 1990 G. B. Marzano Dizionario Etimologico del dialetto Calabrese, Tipografia “ Il Progresso “, Laureana di Borrello , 1928 Francesco Notti Poesie varie in dialetto Municipale, Cosenza, 1872 Ida Pia Tucci Le origini del canto popolare in Calabria, Tipografia de “ Il Giornale di Calabria “, 1910 Michele De Marco Le poesie , Gastaldi Editore , Milano P. P. Pasolini Canzoniere Italiano , Garzanti Editore, 1972 Antonio Gramsci Letteratura e vita nazionale, Editori Riuniti, 1971 Ernesto de Martino Sud e Magia, Feltrinelli Editore, 1959 Alessandro Adriano Carmi, Tradizioni, Pregiudizi, nella Popolare Calabrese, Cosenza, 1932 Francesco Spezzano Proverbi calabresi, Giunti Editore, 1992 Antonio Chiappetta Jugale, Tipografia Silvio Chiappetta, Cosenza, 1966 L. M. Lombardi Saverio Strati Satriani Fiabe Calabresi Mondadori, 1982 calabro, e G. B. Marzano Scritti, Tipografia Francesco 1930 Ciccio De Rose Cantu ‘ntuossicatu, Iride Rubbettino, 2006 - 248 - Tipografia medicina Lucane, Patitucci, Castrovillari, Francesco De Rose , più semplicemente Ciccio , è , come dire , nato e “ pasciuto “ nella città di Cosenza , e per essere vissuto “ mmienzu ‘a via “ ha sempre avuto un attenzione particolare nei confronti del “ parlar materno “. Fra le tante virtù perdute di questa triste società , c’è soprattutto l’agonia di un linguaggio nativo , quale il dialetto , che fu gloria dei primi due secoli della nostra letteratura . Allora quale migliore occasione , per ricordare il nostro dialetto con tutti i colori , i suoni , gli odori , le lacrime e il sorriso della nostra gente , attraverso la raccolta dei “ Ditti e mali ditti “ ? A questo ha pensato l’Autore ricordando i nostri proverbi , i modi di dire , i motti , i wellerismi ecc. i “ ditti “ , insomma , aprendo anche una appendice ai “ mali ditti “ e cioè a quei modi di dire , proverbi , maledizioni , bestemmie , ingiurie , invettive , usati dal “ volgo ” che si sono tramandati per lo più per via orale , quasi mai scritta , perché talvolta osceni , blasfemi , a sfondo sessuale ; infatti , nei confronti di questo filone , cè sempre stato un atteggiamento di repulsione quasi che questo patrimonio letterario delle classi subalterne fosse irriguardoso nei confronti della stessa tradizione popolare . L’originalità di “ Ditti e mali ditti “ si completa , altresì , per l’accoppiamento di alcuni proverbi , ai nostri canti di tradizione popolare di autori calabresi del tempo antico e anche di alcuni contemporanei . - 249 -