Discorso Entrata Nuovi Soci

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Discorso Entrata Nuovi Soci
Nei primi anni del ‘900, negli Stati Uniti d’America erano
particolarmente attive varie Associazioni di liberi professionisti,
industriali e commercianti che, forti del proprio censo e della loro
condizione economica agiata, perseguivano lo scopo dichiarato di
elevare ulteriormente la propria prosperità economica. Si trattava in
gran parte di gruppi élitari, chiusi al mondo esterno, i cui componenti
erano saldamente uniti fra loro da vincoli di amicizia, fondata in gran
parte su criteri e scopi utilitaristici.
Su questa linea si mosse, fra i tanti, un Avvocato di Chicago, un
certo Paul Harris, che nel 1905 fondò un Club composto da uomini
rappresentativi di varie professioni e di diverse branche del
commercio, Club che denominò Rotary. Gli aderenti a tale
Associazione erano motivati, in particolare, dall’opportunità di
confrontarsi attraverso reciproci scambi di idee sugli affari o su altre
materie e sul concetto utilitaristico “tu dai una mano a me ed io do una
mano a te”.
Fra i Soci figurava un certo Melvin Jones, manager di
una Compagnia d’assicurazioni di Chicago, al quale venne affidato
l’incarico di presiedere il Club.
Nell’Aprile del 1917, dodici anni dopo, quando la prima guerra
mondiale era al culmine e non si intravedeva ancora un vincitore, gli
Stati Uniti decisero di intervenire con un forte contingente militare.
Melvin Jones sentì allora che bisognava trasferire l’impegno
associativo dal chiuso della conventicola al gran mondo degli uomini
che lavorano, che producono, che soffrono e che combattono anche,
quand’è necessario, come in quel momento.
Egli abbandonò il Rotary e un mese dopo, il 18 Maggio 1917,
in un circolo di Chicago, Melvin Jones affermò che erano maturi i
tempi per riunire sotto la stessa bandiera coloro che appartenevano
allo stesso ceto sociale e che intendevano riaffermare il proprio ruolo
nella società in cui vivevano; che intendevano, in pratica, dimostrare
che con la loro intelligenza e con le loro capacità, avrebbero potuto
contribuire a far crescere e prosperare il loro Paese. Parlò di una
nuova formula: un’azione non più rivolta agli interessi individuali dei
soci ma assai più valida sul piano etico e sociale, in quanto finalizzata
al servizio “degli altri”. Ecco, quindi, gettato il seme della vera
essenza del Lionismo, che si rivelò ben presto un “Club service”, teso
al fine di servire l’umanità.
Per attuare questo programma ambizioso era necessario riunire,
in un’unica associazione, ove tutti potessero confluire, i vari tipi di
circoli o di clubs fino ad allora esistenti, esclusi i Clubs Rotary.
Il 7 Giugno 1917 all’Hotel La Salle di Chicago nacque il nuovo
organismo con il nome di “Associazione dei Lions Clubs” ove
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confluirono i vari Clubs allora esistenti, con una base operativa di una
certa consistenza: 25 Clubs, di 9 Stati, con circa 800 soci, e con
finalità più pregnanti: cito testualmente “promozione del benessere
economico, sociale, morale e spirituale della Nazione e diffusione di
uno spirito di comprensione fra gli uomini della Terra”.
Di tale nuova Associazione Melvin Jones assunse la segreteria,
adoperandosi da allora, e fino alla sua morte nel 1961, con ogni mezzo
per l’affermazione ed il progresso dell’Associazione stessa nel mondo.
Venne scelto un emblema che consisteva in una “L” (che anche
nella lingua inglese è la prima lettera delle parole corrispondenti a
Legge, Libertà, Lealtà, Lavoro) racchiusa in un circolo, e con
all’esterno il profilo di due leoni contrapposti, rivolti l’uno a guardare
il passato e l’altro il futuro, per esprimere la costante ricerca dei Lions
di trovare l’occasione per offrire il loro servizio disinteressato.
Venne adottato uno slogan ricavato dalle lettere che
compongono la parola “LIONS” e cioè L I O N S per formare la frase:
“Liberty, Intelligence, Our Nation Safety” (Intelligence come capacità
intellettuale e non come spionaggio).
Successivamente vennero adottate le proposizioni degli “Scopi
del Lionismo” e quelle del “Codice dell’Etica Lionistica”. Quindi il
motto “We serve” (noi serviamo) compendierà la vera essenza del
Lionismo conferendogli la sua peculiare fisionomia.
Tutto ciò venne sancito nel congresso di Dallas, nel Texas,
svoltosi dall’8 al 10 Ottobre dello stesso anno 1917, che resterà la
pietra miliare del Lionismo e passerà alla storia come la prima
“Convention”. Da allora queste Conventions o
Congressi
Internazionali seguiranno puntualmente ogni anno, con la sola
eccezione del 1945, l’anno cruciale del secondo conflitto mondiale.
Nel 1920 sorse il primo Club in Canada, negli anni
1926/1927 i primi Clubs in Messico, Cuba e Cina (dove ora, dopo
molti anni di inattività forzata, vi sono ben 140 Clubs, 45 dei quali
sorti negli ultimi due anni).
Pensate che nella sola Turchia vi sono 354 Club con 8149 Soci.
Complessivamente nel mondo vi sono 46.281 Clubs in 206 Stati con
1.369.059 Soci, il che significa che la nostra Associazione è la più
grande e la più diffusa Associazione di servizio del mondo, tanto che è
la sola ad avere un seggio permanente all’ONU quale consulente per i
problemi di solidarietà umana e sociale. Ha inoltre un proprio
rappresentante permanente presso la FAO a Roma, presso il Consiglio
d’Europa a Strasburgo e presso l’Organizzazione Mondiale della
Sanità a Ginevra.
Vorrei ora passare ad un aspetto particolare dei Soci Lions: fino
al 1987 tutti i Lions erano uomini. Le donne erano associate in
appositi Clubs denominati “Lioness Clubs”, ovviamente riservati alle
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sole donne. Nella convention del 1987 l’Associazione ha aperto le sue
porte alle donne e ciò a seguito di una sentenza della Corte Suprema
degli Stati Uniti che, riferendosi ai Club Rotary, dichiarò illegittima la
discriminazione a seconda del sesso. Attualmente i Lions donne nel
mondo sono circa 230.000, pari al 17% del totale.
In Europa il primo Club sorse nel 1948 in Svezia, e
precisamente a Stoccolma.
Attualmente vi sono in Europa 9.559 Clubs con 261.000 Soci.
In Italia il primo Club fu costituito a Milano nel 1951 (sponsor
il Club di Lugano), con 22 Soci.
Attualmente vi sono in Italia 1.315 Clubs con circa 43.663 Soci
(in media 33 - 34 Soci per Club). Fra essi vi sono circa 500 Soci
Onorari. Preciso che il Socio Onorario è una persona non associata ad
un Lions Club ma alla quale un Club ha voluto conferirgli una
particolare distinzione per servigi resi alla comunità o al Club stesso.
Può partecipare alle riunioni, ma non ha diritto ai privilegi dei Soci
Effettivi.
Ma veniamo ora allo sviluppo del lionismo nella nostra Città: a
FORLI’ il primo Lions Club, il nostro, nacque il 26 ottobre 1957 (che
ora si chiama Forlì Host, essendo il primo Club costituitosi nella
stessa Città) con 31 Soci Fondatori (ormai tutti defunti). Nell’anno
successivo (1958) entrò nel Club l’Avv. Menotto Zauli, nel 1960 entrò
il Dott. Silvio Pascucci, poi nel 1965 entrai io, tuttora tutti viventi.
Attualmente il nostro Club conta 116 Soci e con voi tale numero
aumenterà a 119.
Per quanto riguarda i Soci donne, sono 16, pari al 15,50 % (in
Italia tale percentuale è del 21 % circa).
A titolo di curiosità, sulla base di quanto risulta nell’Annuario
di quest’anno, siamo il Club più numeroso d’Italia e, così mi è stato
detto, anche d’Europa.
Siamo gemellati con il Lions Club inglese di Grimsby, con il
Lions Club Padova Morgagni e con il Lions Club croato di Poreč
(Parenzo).
Nel 1978 si costituisce a Forlì il secondo Club con il nome
Forlì Valle del Bidente (per cui il nostro Club da allora si chiamerà
Forlì Host) con 30 Soci Fondatori (ora sono 56 Soci).
Nel 1995 si costituisce il terzo Club con il nome Forlì
Giovanni de’ Medici con 27 Soci Fondatori (ora sono 45 Soci).
A Forlì dunque siamo 220 Lions.
A questo punto mi sembra opportuno fare una precisazione: nel
mese di Giugno 1973 nacque il Club Valle del Savio con sede entro il
Comune di Mercato Saraceno. E’ composto da 37 Soci, 11 dei quali
residenti a Forlì.
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Nel mese di Maggio 2004 è nato il Club Cesena Romagna, con
sede nel Comune di Bertinoro e precisamente alla Fratta presso il
Grande Hotel Fratta Terme. E’ composto da 26 Soci, 19 dei quali
risiedono a Forlì, compreso il Presidente.
A Forlì dunque non siamo 220 Lions ma 249.
Prima di concludere vorrei informarvi sulla procedura per
acquisire dei nuovi Soci, quali sarete voi fra pochi giorni. I requisiti,
richiesti dallo Statuto Internazionale, per essere Lions sono soltanto
questi: “essere maggiorenni di ottima condotta morale e che godono di
buona reputazione nella località”. Non possono “chiedere” di entrare
in un Club Lions, ma debbono essere proposti da un Socio, in qualità
di sponsor o padrino. Naturalmente queste sono le condizioni minime,
ma nessun Club si accontenta di esse.
Ogni Club nel proprio Statuto ha inserito una particolare
procedura che penso vi possa interessare. Nel nostro Club il
Presidente, ricevute le proposte, ne investe il Comitato Soci (che
raccoglie informazioni sui nominativi proposti ed esprime un parere al
riguardo), poi il Consiglio Direttivo che decide a maggioranza.
Senonchè ogni singolo Socio, opportunamente informato, se ha
motivate ragioni può contestare la decisione del Consiglio,
costringendo il Consiglio stesso a riesaminare la candidatura ed a
deliberare nuovamente. Solo alla fine di questo iter, che dura diversi
mesi, il Presidente può informare il Socio proponente dell’esito
favorevole della sua proposta, affinché a sua volta ne informi il
candidato per chiedere la sua accettazione o meno. Come vedete, non
è tanto semplice entrare nel nostro Club.
Tutto questo per accertare, nei limiti del possibile, che il nuovo
Socio sia in grado di rispettare il Codice dell’Etica Lionistica, che
abbia quello spirito di servizio indicato nel suddetto Codice e che sia
disponibile a metterlo in pratica, che abbia la volontà di partecipare,
compatibilmente con i propri impegni di lavoro o di famiglia, alle
riunioni ed alle iniziative del Club e che porti con orgoglio il nostro
distintivo.
E’ chiaro che se porta il distintivo soltanto come “biglietto da
visita” per acquisire favori o benevolenza (come purtroppo è accaduto
e sta accadendo), se ritiene che in fondo le riunioni del Club siano
soltanto un’occasione per mangiare con degli amici, se il suo
comportamento nella società non è in linea con il nostro Codice
dell’etica, allora è altrettanto chiaro che ha sbagliato Club e che il
Club può anche fare a meno di lui.
Voglio chiudere sottolineando quel punto del nostro Codice che
riguarda l’amicizia “come fine e non come mezzo”, cioè disinteressata
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e che non può essere fine a se stessa. L’amicizia, infatti, è lo
strumento indispensabile per poter realizzare gli Scopi del lionismo,
perché oltre alle doti individuali di ogni Lions ed al loro spirito di
servizio, occorre che fra i Soci vi sia solidarietà, familiarità, tolleranza
e stima, occorre cioè quella particolare amicizia che viene giustamente
considerata l’essenza stessa del lionismo.
Se, come mi auguro, resterete a lungo fra noi, avrete modo di
toccare con mano, se così si può dire, la bellezza dell’amicizia così
intesa e di come sia universale il suo valore. Ne avrete la riprova
partecipando ai convegni ed ai congressi distrettuali e nazionali ed
ancor più agli incontri con i Club con noi gemellati. Ho avuto la
fortuna di incontrarmi anni fa con gli amici inglesi a Grimsby in
occasione del loro 30° anniversario. Dell’accoglienza, della loro
cortesia, dei loro festeggiamenti, ricordo con forza il pranzo che uno
di loro ci offrì a casa sua: loro erano una decina, più 5 di noi italiani,
più una decina di tedeschi di un Club dell’allora Germania Orientale e
6 soci di un club del Belgio, tutti Clubs con i quali gli inglesi sono
gemellati. Il padrone di casa aveva tolto tutti i mobili della sala da
pranzo e li aveva sostituiti con delle tavole di legno su cavalletti
poiché la stanza era piccola. Eravamo tutti stretti come sardine,
mescolati fra noi. Ognuno si arrangiava con quel po’ di inglese, di
francese o di tedesco che conosceva. Ma eravamo tutti Lions e quindi
tutti Amici e fu un momento meraviglioso: eravamo coscienti che alla
base di quell’incontro non esistevano motivazioni politiche, religiose,
nazionalistiche, di tradizioni, di cultura, di affari: eravamo soltanto
tutti Lions, con gli stessi scopi e rispettosi della stessa etica.
In questi anni alcuni di noi, e fra essi alcuni presenti, hanno
provato la stessa esperienza e al ritorno ne hanno dato testimonianza.
Le stesse sensazioni e gli stessi sentimenti li stiamo provando a
Poreč con gli Amici Croati e coloro qui presenti che hanno
partecipato a quegli incontri me ne possono dare atto. Loro addirittura
ci chiamano fratelli e come tali si sono comportati.
Ma non pensate che il loro comportamento affettuoso sia
dettato da chissà quali motivi. Non ce ne siamo accorti e sono certo
che il loro comportamento è sincero e spontaneo. In loro c’era e c’è
amicizia, nel senso più nobile della parola: era amicizia lionistica.
Detto questo, sono certo che comprenderete e rispetterete una
regola che, anche se non sta scritta da nessuna parte, è la regola più
rispettata da tutti e fra tutti i Lions del mondo come conseguenza della
nostra amicizia: è quella di darsi del Tu.
Giugno 2014
Lion Romeo Rosetti