documento di indirizzi generali in materia di cooperazione
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documento di indirizzi generali in materia di cooperazione
DOCUMENTO DI INDIRIZZI GENERALI IN MATERIA DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, DI ATTIVITA’ INTERNAZIONALE DELLA REGIONE E DI RAPPORTI CON L’UNIONE EUROPEA Approvato dal Consiglio Regionale ai sensi dell’art. 177 del Regolamento interno nella seduta n. 81 del 28 luglio 2009 DOCUMENTO DI INDIRIZZI GENERALI IN MATERIA DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, DI ATTIVITA’ INTERNAZIONALE DELLA REGIONE E DI RAPPORTI CON L’UNIONE EUROPEA Il Consiglio regionale considerato che l’art. 18 della legge statutaria 17/2007, sulla forma di governo, nel disciplinare i rapporti tra il Presidente della Regione e il Consiglio regionale per quanto riguarda l’attività internazionale della Regione, affida al Presidente della Regione la responsabilità di tale attività prevedendo che essa debba essere esercitata “nel rispetto degli indirizzi del Consiglio regionale”; considerato che, a tal fine, lo stesso articolo 18, al comma 2, prevede che il Consiglio approvi un “documento pluriennale di indirizzi in materia di cooperazione internazionale e di attività internazionale della Regione”; considerato che tale disposizione legislativa è stata attuata dal regolamento interno del Consiglio regionale, con l’art. 177, commi da 1 a 3, ove si prevede: - che il documento abbia validità per l’intera legislatura, fatta salva la possibilità di aggiornarlo nel corso della legislatura stessa, con le stesse modalità con cui è stato approvato; - che il documento debba essere predisposto dalla V Commissione permanente, la quale può acquisire elementi di informazione e documentazione dalla Giunta; - che il documento una volta licenziato dalla Commissione debba essere sottoposto all’esame dell’Assemblea che lo approva con apposita mozione a maggioranza assoluta dei componenti; considerato inoltre che l’art. 17, comma 1, della legge statutaria 17/2007, affida al Presidente della Regione il compito di promuovere la più ampia partecipazione della Regione alle decisioni della UE, “nel quadro degli indirizzi stabiliti dal Consiglio regionale”; considerato che, in attesa dell’adeguamento dello statuto speciale della Regione alla riforma costituzionale del 2001, i poteri della Regione in materia di politica internazionale sono quelli previsti dal titolo V della parte II della Cost. come riformato dalla legge cost. 3/2001 (applicabile anche alla Regione per la parte che ne amplia la sfera di autonomia); considerato che la norma fondamentale in materia è l’art. 117 della Costituzione, che definisce le competenze dello Stato e delle Regioni in materia di rapporti internazionali e con l’Unione europea, attribuendo allo Stato la competenza legislativa esclusiva in materia di politica estera, di rapporti internazionali dello Stato e di rapporti dello Stato con la UE, e alla Regione le materie dei “rapporti internazionali e con la UE delle Regioni” e del “commercio con l’estero”, nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalla legislazione statale; considerato che, per quanto riguarda i rapporti internazionali, l’art. 117, nono comma, prevede che le Regioni, nelle materie di loro competenza, possono concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e nei modi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato e che inoltre l’art. 117, quinto comma, prevede che le Regioni provvedono all’attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali nelle materie di loro competenza e nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato; considerato che, per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea, l’art. 117, quinto comma, prevede che le Regioni, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari (cd. fase ascendente del diritto comunitario) e provvedono alla loro attuazione ed esecuzione (cd. fase discendente), tutto ciò nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato; considerato che a tali norme costituzionali è stata data attuazione, in tema di rapporti internazionali delle Regioni, con l’art. 6 della legge 131/2003(Legge La Loggia) e in tema di rapporti comunitari, con l’art. 5 della legge 131/2003 e gli articoli 5, 16 e 16 bis della legge 11/2005 (Legge Buttiglione); considerato che le citate leggi 131/2003 e 11/2005 contengono una clausola di salvaguardia della specialità e inoltre l’art. 11 della legge La Loggia attribuisce espressamente alle norme di attuazione degli statuti speciali la facoltà di prevedere “disposizioni specifiche per la disciplina delle attività regionali di competenza in materia di rapporti internazionali e comunitari”; considerato che tuttavia non esiste ancora per la nostra Regione una specifica normativa di attuazione statutaria che deve essere ancora elaborata dalla Commissione paritetica; considerato che la Regione Friuli Venezia Giulia, per la sua collocazione geografica, caratterizzata dalla prossimità con gli stati del centro – est Europa da poco entrati nella UE o in procinto di entrarvi, è al centro di questa nuova Europa ed è destinata a rivestire un ruolo di cerniera con le realtà istituzionali, sociali ed economiche che ne fanno parte; considerato altresì che tale collocazione geografica pone questa Regione al centro di fondamentali direttrici di traffico sia nella direzione est-ovest (“Corridoio 5”), che in quella nord-sud (Corridoio adriatico-baltico); considerato che tale collocazione geografica, assieme alle caratteristiche economiche del tessuto produttivo di questa Regione, caratterizzato da piccole e medie imprese orientate ai mercati esteri, rende opportuno definire strategie che favoriscano la competitività del sistema produttivo regionale e supportino il processo di internazionalizzazione delle imprese regionali; ritenuto pertanto di definire, nell’ambito del documento di indirizzi previsto dall’art. 18, comma 2, della legge 17/2007, le linee strategiche dell’azione regionale per quanto riguarda i rapporti internazionali, nei suoi vari aspetti, i rapporti con l’Unione europea e le sue istituzioni, con particolare riguardo alla cd fase ascendente, il processo di internazionalizzazione delle imprese regionali, lo sviluppo delle infrastrutture connesse ai corridoi strategici, la presenza della Regione nei vari organismi che associano le autonomie regionali europee; visto il documento recante “Programma di governo in materia di politiche internazionali 2009-2013” fornito dal Presidente della Regione, che costituisce un indispensabile contributo al dibattito politico sui tali tematiche; vista la relazione della V Commissione permanente, delibera di formulare i seguenti indirizzi generali in materia di rapporti internazionali e con l’Unione europea: 1. I poteri della Regione in materia di rapporti internazionali e con l’Unione europea Un obiettivo da perseguire nel breve termine è la definizione di una normativa di attuazione statutaria, oggi mancante, che disciplini i rapporti tra Stato e Regione per quanto concerne i rapporti internazionali e con l’Unione europea, considerando le peculiarità istituzionali e la particolare collocazione geografica della Regione; ciò in prospettiva di una più ampia riforma, sotto questo profilo, anche dello Statuto speciale. In particolare si dovrà rafforzare l’autonomia negoziale della Regione nelle materie di competenza della stessa, con l’esclusione dei controlli statali, nella stipulazione di accordi e intese in materia di cooperazione territoriale inquadrati in regolamenti e programmi della UE ovvero nella convenzione europea sulla cooperazione transfrontaliera e nei relativi accordi quadro bilaterali, anche in relazione allo sviluppo di forme più avanzate di cooperazione. 2. Il ruolo dell’Assemblea legislativa nella iniziative relative ai rapporti internazionali L’Assemblea legislativa regionale dovrà rivestire un ruolo sostanziale nella definizione degli accordi e intese, nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 8 della legge regionale 17/2007, che il Governo regionale intende concludere con altre entità statuali o territoriali. Ciò sia per quanto riguarda gli obiettivi e le forme della collaborazione, in ordine alle quali l’Assemblea deve essere preventivamente informata e sulla quali può formulare indirizzi (secondo la disciplina prevista dalla legge statutaria e dal regolamento consiliare), sia nella previsione, nelle intese con enti territoriali aventi caratteristiche istituzionali simili alla nostra Regione, di forme di collaborazione tra le assemblee legislative su tematiche di interesse comune, con particolare riguardo alle esperienze di autogoverno regionale. Il coinvolgimento dell’Assemblea dovrà riguardare in genere le attività di rilievo internazionale svolte a livello politico dall’Esecutivo, quali incontri e missioni all’estero; coinvolgimento che dovrà essere attuato dandone informazione preventiva alla competente Commissione consiliare e assicurando l’eventuale partecipazione di membri della stessa alle iniziative. 3. Il potenziamento delle strutture e la crescita professionale del personale della Regione quale fattore di sviluppo dei rapporti internazionali e con la Unione Europea Far crescere la Regione, sia come ente che come sistema territoriale, su scala europea e internazionale implica il potenziamento delle strutture a ciò preposte, la formazione del personale della regione coinvolto in tali processi e, più in generale, del personale di enti e imprese regionali che operano sugli scenari europei e internazionali. Dovrà essere perseguito l’obiettivo di formare adeguatamente i funzionari regionali affinché acquisiscano un bagaglio di conoscenze ed esperienze adeguato per quanto riguarda i rapporti con l’Unione europea e le sue istituzioni, che consenta loro di interloquire efficacemente con gli uffici della Commissione per sostenere gli interessi regionali. La Regione adotterà una strategia complessiva di incremento quantitativo e qualitativo della propria presenza, e più in generale di quella italiana, nelle istituzioni comunitarie, attraverso tutti i regimi contrattuali possibili, quali funzionari a tempo indeterminato, agenti temporanei, esperti nazionali distaccati, stages tipi e strutturali, ecc. Inoltre sarà necessario potenziare la struttura direzionale preposta alla gestione dei rapporti internazionali e con l’Unione Europea, in modo da poter sfruttare appieno le opportunità offerte dalla legislazione europea e dalla programmazione varata in sede comunitaria. In questo senso bisognerà assegnare un ruolo propulsivo all’Ufficio di rappresentanza della Regione di Bruxelles. 4. I rapporti con le istituzioni europee: sviluppare un’azione mirata nella fase ascendente nella formazione del diritto comunitario Per quanto riguarda la fase ascendente nel processo decisionale comunitario occorre rafforzare il momento informativo sull’attività delle istituzioni comunitarie e sui lavori preparatori che si svolgono presso di esse: in tale senso appare necessario selezionare le proposte di atti comunitari e i documenti preparatori di maggior valenza politica e di maggior interesse per la Regione, anche con un costante utilizzo dell’Ufficio della Regione di Bruxelles per l’invio periodico di relazioni sullo stato delle procedure comunitarie. Per quanto riguarda la fase propositiva è necessario individuare canali qualificati di intervento, come i tavoli nazionali per definire la posizione dell’Italia, in cui va rafforzata la presenza della Regione. Inoltre non va tralasciato un dialogo costante con gli europarlamentari eletti nel collegio di cui fa parte questa Regione, per il ruolo sempre maggiore che il Parlamento europeo è destinato a svolgere nei processi decisionali. Pari attenzione dovrà essere data ai rapporti con il Comitato delle regioni, quale sede di consultazione e rappresentanza degli interessi delle autonomie locali e regionali, utilizzando a tal fine l’Ufficio di Bruxelles per avere informazioni tempestive sui pareri del Comitato. 5. La fase discendente e l’utilizzo delle risorse comunitarie: valorizzare gli enti locali Per quanto riguarda la fase discendente, in sede di recepimento e di attuazione degli atti comunitari, vanno colte tutte le potenzialità offerte dalla programmazione comunitaria, soprattutto sensibilizzando gli enti locali della Regione e valorizzando il loro ruolo nell’utilizzo delle risorse comunitarie, considerato l’effetto di leva che queste risorse possono avere per lo sviluppo economico regionale. Oltre alla programmazione dei fondi strutturali, su cui appare opportuno un costante monitoraggio dell’attuazione, anche con periodiche relazioni al Consiglio regionale, la Regione dovrà promuovere la partecipazione dei comuni della Regione ai futuri programmi comunitari dell’obiettivo 20/20/20 (pacchetto clima-energia), attraverso una intensa opera di sensibilizzazione. 6. Il processo di allargamento della UE: favorire l’adesione dei paesi dell’area balcanica E’ interesse della Regione favorire l’adesione alla Unione Europea dei paesi balcanici che ancora non ne fanno parte, in quanto un allargamento della UE verso l’area balcanica non potrà che favorire una intensificazione delle relazioni istituzionali, sociali ed economiche con tali paesi e contribuire alla sviluppo economico e sociale dell’intera area. In tal senso uno strumento da utilizzare, nell’ambito degli accordi di pre-adesione, dovranno essere i programmi di gemellaggio istituzionale, finalizzati a far conseguire l’acquis comunitario agli Stati in attesa di entrare nella UE. 7. Alcuni settori chiave: la libera circolazione dei servizi sanitari e la politica comune della pesca Alcune politiche di settore della UE rivestono un ruolo chiave per questa regione: in particolare la liberalizzazione dei servizi sanitari e la ridefinizione della politica comune della pesca. In previsione della definitiva approvazione della Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio europeo sui diritti dei pazienti all’assistenza sanitaria transfrontaliera, la Regione deve adeguare il servizio sanitario regionale per consentire una pronta ed efficace attuazione della direttiva, anche per sfruttarne le potenzialità in termini di sviluppo dell’assistenza sanitaria e di allargamento dei bacini di utenza delle strutture regionali. Quanto al processo di riesame della politica comune della pesca, la Regione dovrà seguire attivamente la fase di modifica.. 8. Lo sviluppo della cooperazione transfrontaliera transnazionale e interregionale in ambito europeo Occorre rafforzare la presenza della Regione nella programmazione dell’UE nel settore della cooperazione territoriale, sfruttando tutte le opportunità offerte dai nuovi strumenti. Particolare attenzione in questo ambito va posta al coordinamento della progettualità tra tutti i soggetti coinvolti evitando duplicazione e sovrapposizione delle proposte e valorizzando le sinergie. Nell’attuazione dei programmi di cooperazione territoriale in ambito europeo, la Regione dovrà favorire la partecipazione diffusa dei soggetti istituzionali, in modo da dare vita a sistemi “a rete”. Quanto all’Euroregione, va perseguito l’obiettivo di definire celermente la struttura del costituendo organismo di cooperazione territoriale, utilizzando lo strumento giuridico del Gruppo Europeo di Cooperazione territoriale, che è stato da poco recepito nel nostro ordinamento interno con la legge comunitaria 2008 e di cui va sollecitata una rapida attuazione. In tal senso appare opportuno che l’estensione di tale organismo comprenda fin da subito, accanto alla nostra Regione, la Regione Veneto e il Land della Carinzia, mentre, per quanto riguarda la Slovenia, appare opportuno attendere una regionalizzazione dell’assetto istituzionale di tale Stato. Nelle definizione delle intese con le altre entità territoriali, si punti ad una collocazione nella città di Trieste della sede del costituendo organismo di cooperazione. 9. Lo sviluppo delle relazioni internazionali in ambito extraeuropeo: attenzione verso paesi emergenti e con forte presenza di corregionali Al di fuori della cooperazione territoriale europea, la Regione deve individuare i nuovi paesi emergenti con i quali sviluppare o avviare i rapporti di collaborazione, nonché i settori d’intervento, nell’ambito della strategia di internazionalizzazione della Regione. In questo senso appare opportuna una attività di verifica dei risultati conseguiti finora, in relazione alle finalità perseguite, per valutare se confermare e sviluppare l’azione intrapresa. Inoltre va potenziato il coordinamento con le altre Regioni italiane, elaborando una strategia comune, in modo da mettere in comune le risorse ed evitare iniziative frammentate. Nell’ambito delle strategie di internazionalizzazione vanno considerate quali aree strategiche per la Regione: - i nuovi attori dell’area sud-mediterranea, quali il Marocco, l’Egitto, la Giordania, la Siria, la Tunisia. - i paesi emergenti dell’area asiatica, in particolare India e Vietnam, come pure dell’America Latina (Brasile); - i paesi con una forte presenza di corregionali (es. Canada). 10. Attività decentrata di cooperazione allo sviluppo La Regione, e gli enti locali possono svolgere l’ attività decentrata di cooperazione allo sviluppo, nel quadro dell’attività compiuta dallo Stato e in stretto coordinamento con esso. La Regione deve promuovere una modifica della legge statale 49/1987 per adeguarla all’evoluzione del concetto di cooperazione allo sviluppo: essa non va considerata come strumento di risoluzione delle emergenze, per i quali vi sono altri strumenti, ma come strumento di esportazione di modelli di sviluppo e di tecnologie con benefici reciproci per i partners della cooperazione. In tal senso, il programma regionale di cooperazione allo sviluppo, in corso di redazione, dovrà concentrare i progetti in certi territori e settori evitando interventi a pioggia. 11. I processi di internazionalizzazione del sistema produttivo regionale L’internazionalizzazione del sistema produttivo regionale implica una molteplicità di attività piuttosto eterogenee, svolte da una pluralità di soggetti istituzionali, tra le quali rientrano: l’azione di politica internazionale volta a promuovere la presenza delle imprese nazionali all’estero ovvero l’incremento delle esportazioni; la costituzione di sportelli unici per le imprese che operano all’estero; l’assistenza e la consulenza alle imprese svolta all’estero; il sostegno ad iniziative di penetrazione commerciale; la concessione di crediti agevolati per l’esportazione e l’assicurazione degli stessi crediti; i finanziamenti diretti e la partecipazione, da parte di organismi societari sottoposti al controllo pubblico, in società finanziarie; il finanziamento di società miste all’estero. Occorre tuttavia porre attenzione a ché i processi di internazionalizzazione non si traducano in una mera delocalizzazione delle attività produttive, senza quindi un reale beneficio per l’economia regionale. A livello dell’amministrazione statale svolgono questa attività il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero degli affari esteri, inoltre il CIPE svolge attività di coordinamento e decisione. Nel settore operano inoltre l’Istituto del commercio estero (ICE), sottoposto alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico; l’Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero (SACE, ora trasformato in S.p.A); la Società italiana per le imprese all’estero (SIMEST), le cui azioni sono per il 76% di proprietà pubblica; la Società finanziaria attiva nei confronti delle imprese che operano nelle zone di confine (FINEST). Vanno infine menzionati gli uffici commerciali delle rappresentanze diplomatiche e le camere di commercio italiane all’estero, nonché l’attività svolta, in tale settore, dagli istituti bancari. Accanto a questi processi di internazionalizzazione “in uscita” (outcoming), non minor importanza deve essere ascritta ai processi di internazionalizzazione “in entrata” (incoming), che implicano invece azioni di marketing territoriale, di promozione e di valorizzazione del sistema regionale e dei servizi e delle infrastrutture per le imprese che esso offre, in modo da attrarre investimenti innovativi dall’estero. Gli obiettivi e le azioni da intraprendere prioritariamente per supportare i processi di internazionalizzazione sono i seguenti: - l’accreditamento del sistema regionale nel panorama internazionale al fine di attrarre sul territorio regionale imprenditori stranieri, compratori e mass media, in chiave di promozione integrata e globale del sistema “Friuli Venezia Giulia” (internazionalizzazione in entrata): in questo ambito di interventi, particolare rilievo va dato ai cd. distretti tecnologici, valorizzando il fondamentale ruolo svolto dalle strutture di ricerca e di trasferimento tecnologico e dai parchi scientifici e tecnologici della nostra regione; - il coordinamento dei soggetti attivi sul territorio regionale: l’Amministrazione regionale deve svolgere un ruolo istituzionale di coordinamento dei soggetti che operano per favorire l’internazionalizzazione, tenendo conto che le azioni di supporto devono prevedere il giusto mix di servizi, sia bancari sia istituzionali; - il potenziamento e l’orientamento dell’attività di INFORMEST (anche in collaborazione con istituti bancari già strutturati) per il sostegno delle PMI (che spesso non hanno personale adeguato per relazionarsi con i mercati esteri e per affrontare i processi di internazionalizzazione), ampliandone la sfera geografica di competenza ai mercati dell’Asia e dell’America; - il rafforzamento del sistema infrastrutturale: per sfruttare al meglio la posizione strategica della Regione, è necessario un sistema logistico efficiente e intermodale (regione come piattaforma logistica). In questa prospettiva va sottolineato il ruolo dell’Adriatico come direttrice verso il centro e nord Europa, confermando l’impegno sul Corridoio 5 e la volontà di definire nuovi corridoi europei. Oltretutto occorre una adeguata promozione all’estero di quanto si è fatto e di quanto si farà. - la valorizzazione dei distretti industriali, in quanto hanno una maggiore capacità di reggere la crisi; - l’individuazione di nuovi strumenti di garanzia, anche attraverso FINEST, estesi alle PMI per quanto riguarda il commercio estero; - il supporto delle università e dei centri di ricerca per la messa in rete della conoscenza con altre omologhe istituzioni straniere. 12. La partecipazione della Regione negli organismi associativi europei e nel Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa Riguardo agli organismi associativi europei di cui fa parte la Regione (Alpe Adria, Euroregione Adriatica, ARE, AEBR, CALRE, REGLEG, AREV, CRPM) occorre rafforzare la presenza della nostra Regione in tali organismi per i vantaggi che ne possono derivare, in termini di scambio di conoscenze e di esperienze , di sviluppo di iniziative congiunte, di intensificazione del dialogo politico e culturale; inoltre andrà assicurato il coinvolgimento dell’Assemblea regionale, valutando la nomina di membri dell’Assemblea regionale nell’ambito degli organi direttivi (come avviene già per alcune regioni associate). La partecipazione agli organismi associativi deve essere lo strumento per la diffusione e la condivisione dei valori fondativi della nuova Europa; nel contempo va perseguito l’obiettivo di riformare tali realtà associative, in modo da renderle più adeguate alle loro missioni istituzionali. Un ruolo importante nella rappresentanza a livello europeo degli interessi delle regioni e degli enti locali d'Europa è svolto pure dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa, che si articola in una Camera delle autorità locali e una Camera delle Regioni e che è composto da membri di organi elettivi locali o regionali; attualmente nella delegazione italiana non è presente alcun rappresentante di questa Regione, né degli enti locali situati sul suo territorio. Va pertanto perseguito l’obiettivo di ottenere dal Governo nazionale una rappresentanza in seno a tale Congresso, quale utile strumento di conoscenza, dialogo e confronto con altre regioni europee e di rafforzamento del ruolo di questa Regione nell’ambito del Consiglio d’Europa. 13. La costruzione, anche nella comunità regionale, di una Europa dei cittadini La Regione si faccia carico di contribuire, in particolare con iniziative culturali e promuovendo gli scambi e la mobilità internazionale tra le giovani generazioni, alla costruzione di una Europa dei cittadini, che faccia sentire più vicine le istituzioni europee e rafforzi nella nostra comunità il senso di appartenenza ad una più ampia comunità che trascenda i confini nazionali e le barriere linguistiche e culturali.