del 28 Giugno
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del 28 Giugno
Del 23 Febbraio 2014 Estratto da pag. 6 Fuga dagli ipermercati flop dopo la grande illusione persi 5 mila posti di lavoro Boom di cassa integrazione, in affanno i megastore dell’Isola Inchiesta in Sicilia ISABELLA NAPOLI CRISTOFORO SPINELLA MENTRE la 3 Effe del gruppo Ferdico, in amministrazione giudiziaria, ha chiuso i punti vendita e il magazzino e ha avviato la cassa integrazione per 100 commessi. Un’emorragia di posti di lavoro frutto anche del calo dei consumi alimentari: secondo l’istituto di ricerca Iri Worldwide, quest’anno nell’Isola sono scesi del 2,4 per cento mentre nel resto d’Italia il calo è stato dell’1,8. Peggio ancora vanno gli ipermercati, dove la diminuzione delle entrate sfiora il 5 per cento. Eppure, la corsa agli investimenti immobiliari non si arresta. «Quando si trasforma un terreno agricolo in edificabile — avverte Agen — l’affare è già fatto anche se poi le vendite vanno male. Oggi ci sono almeno nove progetti di centri commerciali in sospeso». A crescere così sono i “discount”, che offrendo prodotti a basso prezzo e senza marchio hanno raggiunto una quota di mercato del 22 per cento a fronte di una media italiano del 14,6. Il business dell’alimentare sfiora nell’Isola i cinque miliardi di euro con oltre ventimila occupati. Ma quanta ricchezza ha portato davvero al territorio? Chi sono i re della grande distribuzione in Sicilia? E come si preparano a fronteggiare la brusca frenata dei consumi? CENTRI COMMERCIALI In tutta l’Isola si contano 37 grandi strutture di vendita, concentrate soprattutto nella Sicilia orientale, con il record nella provincia di Catania, dove le cittadelle del commercio sono 13. Con i consumi al palo, i big rilevano i piccoli punti vendita sull’orlo del fallimento mentre alcune nuove iniziative per maxi insediamenti commerciali ottengono l’autorizzazione dalla Regione ma poi stentano ad aprire. Come nell’hinterland catanese, dove a Calatabiano, un insediamento commerciale di circa 39.500 metri quadrati non ha più aperto i battenti mentre un altro megastore chiudeva a Melilli, in provincia di Siracusa. In Sicilia le vendite della grande distribuzione organizzata — gli ipermercati da oltre 2500 metri quadrati — rappresentano un terzo del totale. Un dato che resta inferiore alla media nazionale, che si attesta intorno ai due terzi. Il leader dell’alimentare in Sicilia è il gruppo Conad con due mega cooperative, Sicilconad Mercurio per la Sicilia Occidentale e Conad Sicilia per l’Orientale. Insieme dividono una quota di mercato del 15 per cento e un fatturato complessivo di 819 milioni di euro. Poco più sotto si colloca il gruppo Auchan, in Sicilia dal 1989, che conta oggi cinque ipermercati e 1140 dipendenti nelle province di Palermo, Catania e Siracusa. Il più grande — 12.700 metri quadrati — è il Porte di Catania, seguito da quello di Fondo Raffo a Palermo nel Conca d’Oro di Maurizio Zamparini. Ma la presenza del gruppo Auchan nell’Isola si estende anche alla catena Simply (93 supermercati, di cui 56 in franchising) e all’insegna Città Mercato a Catania. Subito dietro questi due giganti si piazzano le catene indipendenti, che tutte insieme controllano il 10 per cento del mercato, e altri gruppi come Eurospin e Sisa. Si aggira invece intorno al 3,5 per cento la quota delle vendite totali di Ipercoop, che in Sicilia conta sette ipermercati tra cui il Forum a Palermo e il Katanè a Gravina di Catania e ha recentemente rilevato dopo il crac Aligrup due ipermercati “Le Zagare” a San Giovanni La Punta e “Le Ginestre” a Tremestieri Etneo. L’OCCUPAZIONE BRUCIATA «Il boom della grande distribuzione non ha portato altrettanta ricchezza al territorio in termini di lavoro». Il pallottoliere di Salvo Leonardi, segretario regionale della Filcams Cgil, conta una flessibilità molto spinta. «Con la crisi, otto contratti a termine su dieci non sono stati rinnovati — aggiunge — perché dopo 36 mesi finiscono gli sgravi fiscali e vengono assunti altri dipendenti a tempo, creando sempre nuovo precariato». Il crac più pesante è stato quello di Aligrup, capace di bruciare 1500 posti, di cui oggi meno di un migliaio è stato riassorbito. Ancora in piedi è anche la vertenza dei supermercati 6 Store e Despar del gruppo 6 GDO, in amministrazione giudiziaria, quasi tutti chiusi dopo la condanna definitiva per mafia del proprietario Giuseppe Grigoli, considerato un prestanome di Matteo Messina Denaro. Per evitare i licenziamenti, i sindacati hanno chiesto la cassa integrazione dei 196 lavoratori ma in bilico ci sono almeno altri 220 lavoratori di aziende fornitrici. Ma adesso si aspetta l’ok del tribunale di Marsala. «I dipendenti hanno chiesto la possibilità di incontrare la Commissione nazionale antimafia a Palermo — dice Mario D’Aleo, segretario provinciale della Uiltucs di Trapani — Ci vuole un iter legislativo più celere, nel frattempo a farne le spese sono i lavoratori». segue Segue Con gli esuberi dichiarati dal gruppo Giuseppe Ferdico, il numero degli addetti in cassa integrazione nel settore alimentare viaggia verso quota diecimila. «In molti casi si ricorre anche ai contratti di solidarietà — dice Marianna Flauto, della Uiltucs Sicilia — come nel GS Carrefour che a Palermo e Trapani si sono appoggiati a questi ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori. La stessa sorte è toccata ai 45 lavoratori del centro di distribuzione alimentare Gi. Pi. a Carini». Sono in cassa integrazione anche i 93 lavoratori della K&K, travolta pure loro dal crac di Aligrup. Restano quindi chiusi i Despar all’interno del Centro Olimpo, del Centro Guadagna e in via Fermi a Palermo e uno anche a Caltanissetta. I RE DELL’ALIMENTARE Gli uomini che decidono il futuro della grande distribuzione in Sicilia sono manager del mondo della cooperazione alimentare ma anche famiglie emergenti capaci di reggere l’impatto dei colossi. Dal 2011 alla guida di Ipercoop Sicilia c’è Lucio Rossetto, laurea in ingegneria Aeronautica all’università di Pisa, nato a Verona ma bolognese d’adozione, che nell’azienda è en- trato nel 2006 come direttore del canale ipermercati e acquisti non food di Coop Italia. «Nell’Isola il valore del carrello della spesa è più basso che nel resto d’Italia — argomenta — ma noi continuiamo a fare occupazione: abbiamo riassunto 354 lavoratori ex Aligrup. Anche se il potenziale del mercato si è fermato per la congiuntura economica». Giorgio Ragusa, 55 anni, è il direttore generale di Conad Sicilia dal 2005, dove è approdato dopo un’esperienza nella storica cooperativa Rinascita di Vittoria come presidente della Lega Cooperative di Ragusa. «I siciliani vanno meno negli ipermercati, perché prendono meno l’auto per andare fuori città nei poli commerciali — spiega — Ecco perché le vendite vanno meglio nei negozi fino a 500 metri quadrati rispetto ai megastore dai 1500 metri quadrati in su. Nella nostra regione, è aumentata la superficie di vendita con l’avvento della grande distribuzione ma è diminuita la capacità di spesa. E se fino all’anno scorso, vendevamo più pasta di marchi leader, ora vince la scelta dei prodotti della nostra linea, quelli a marchio Conad». Alla guida di Sicilconad Mercurio Francesco Arena è arrivato dopo una carriera iniziata nel 1978, con un passaggio anche in Conad Italia e il rilancio del centro di distribuzione di Alcamo che poi ha spostato la sua sede a Partinico. «Stiamo assistendo ad un aumento delle vendite dei prodotti di alta qualità da un lato e di prima necessità dall’altro — dice — Ecco perché investiamo sulla diffusione di linee di prodotto di qualità elevata ma allo stesso tempo sviluppiamo il discount a insegna “Todis”. Abbiamo già 17 punti vendita operativi e in cantiere altre aperture nei capoluoghi di provincia». Alla direzione regionale di Sicilia e Puglia di Auchan è arrivato a fine 2013 lo spagnolo Luis Colmenar, 45 anni, un’esperienza ventennale nel colosso francese. E nella mappa di nuove e vecchie insegne si vanno affermando gruppi siciliani come la famiglia Arena, che controlla i supermercati Decò in varie province, da Trapani a Ragusa, e impiega mille addetti. Il direttore generale è Giovanni Arena, 35 anni, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Sicilia. Nel Nisseno la famiglia Romano, che ha cominciato con una piccola bottega alimentare, è ora alla guida della Centro Distribuzione Supermercati, presente sul mercato siciliano con quasi un centinaio di insegne. Tra gli emergenti, spicca a Palermo Prezzemolo & Vitale, che con cinque punti vendita e 70 dipendenti ha fatto registrare nel 2013 un fatturato di 13 milioni di euro, in crescita del 15 per cento.