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Sicurezza delle macchine Novità normative 2015/2016 Relatore ing. Ernesto Cappelletti Norme Il regolamento (UE) n. 1025/2012 definisce: «norma»: una specifica tecnica, adottata da un organismo di normazione riconosciuto, per applicazione ripetuta o continua, alla quale non è obbligatorio conformarsi, e che appartenga a una delle seguenti categorie: a) «norma internazionale»: una norma adottata da un organismo di normazione internazionale; b) «norma europea»: una norma adottata da un’organizzazione europea di normazione; c) «norma armonizzata»: una norma europea adottata sulla base di una richiesta della Commissione ai fini dell’applicazione della legislazione dell’Unione sull’armonizzazione; d) «norma nazionale»: una norma adottata da un organismo di normazione nazionale. Novità normative 2015/2016 - 2 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Enti di normalizzazione nel mondo Elettrotecnica Elettronica Altre aree Internazionale IEC ISO Europeo CENELEC CEN Italia CEI UNI www.ceiweb.it www.uni.com UTE AFNOR www.ute-fr.com www.afnor.org DKE DIN www.dke.de www.din.de BEC-BSI BSI www.bsigroup.com www.bsigroup.com Francia Germania Inghilterra Novità normative 2015/2016 - 3 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Membri dell’ISO ISO è composta da 165 membri divisi in tre categorie: Membri componenti, Membri corrispondenti, Membri sottoscriventi. Afghanistan, Albania, Algeria, Angola, Antigua and Barbuda, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Belarus, Belgium, Benin, Bhutan, Bolivia, Plurinational State of, Bosnia and Herzegovina, Botswana, Brazil, Brunei Darussalam, Bulgaria, Burkina Faso, Burundi, Cambodia, Cameroon, Canada, Chile, China, Colombia, Congo, The Democratic Republic of the, Costa Rica, Croatia, Cuba, Cyprus, Czech Republic, Côte d'Ivoire, Denmark, Dominica, Dominican Republic, Ecuador, Egypt, El Salvador, Eritrea, Estonia, Ethiopia, Fiji, Finland, France, Gabon, Gambia, Georgia, Germany, Ghana, Greece, Guatemala, Guinea, Guyana, Haiti, Honduras, Hong Kong, Hungary, Iceland, India, Indonesia, Iran, Islamic Republic of, Iraq, Ireland, Israel, Italy, Jamaica, Japan, Jordan, Kazakhstan, Kenya, Korea, Democratic People's Republic of, Korea, Republic of, Kuwait, Kyrgyzstan, Lao People's Democratic Republic, Latvia, Lebanon, Lesotho, Liberia, Libya, Lithuania, Luxembourg, Macao, Madagascar, Malawi, Malaysia, Mali, Malta, Mauritania, Mauritius, Mexico, Moldova, Republic of, Mongolia, Montenegro, Morocco, Mozambique, Myanmar, Namibia, Nepal, Netherlands, New Zealand, Nicaragua, Niger, Nigeria, Norway, Oman, Pakistan, Palestine, State of, Panama, Papua New Guinea, Paraguay, Peru, Philippines, Poland, Portugal, Qatar, Romania, Russian Federation, Rwanda, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, Saudi Arabia, Senegal, Serbia, Seychelles, Sierra Leone, Singapore, Slovakia, Slovenia, South Africa, Spain, Sri Lanka, Sudan, Suriname, Swaziland, Sweden, Switzerland, Syrian Arab Republic, Tajikistan, Tanzania, United Republic of, Thailand, The Former Yugoslav Republic of Macedonia, Togo, Trinidad and Tobago, Tunisia, Turkey, Turkmenistan, Uganda, Ukraine, United Arab Emirates, United Kingdom, United States, Uruguay, Uzbekistan, Viet Nam, Yemen, Zambia, Zimbabwe Novità normative 2015/2016 - 4 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Membri dell’IEC Membri a pieno titolo 60, Membri associati 23 Albania, Algeria, Argentina, Australia, Austria, Bahrain, Belarus, Belgium, Bosnia & Herzegovina, Brazil, Bulgaria, Canada, Chile, China, Colombia, Croatia, Cuba, Cyprus, Czech Republic, Democratic People's Republic of Korea, Denmark, Egypt, Estonia, Finland, France, Georgia, Germany, Greece, Hungary, Iceland, India, Indonesia, Iran, Iraq, Ireland, Israel, Italy, Japan, Jordan, Kazakhstan, Kenya, Korea, Republic of, Latvia, Libya, Lithuania, Luxembourg, Malaysia, Malta, Mexico, Moldova, Montenegro, Morocco, Netherlands, New Zealand, Nigeria, Norway, Oman, Pakistan, Philippines, Rep. of the, Poland, Portugal, Qatar, Romania, Russian Federation, Saudi Arabia, Serbia, Singapore, Slovakia, Slovenia, South Africa, Spain, Sri Lanka, Sweden, Switzerland, Thailand, The Former Yugoslav Rep. of Macedonia, Tunisia, Turkey, Ukraine, United Arab Emirates, United Kingdom, United States of America, Vietnam Novità normative 2015/2016 - 5 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Le norme Per il progettista, la norma armonizzata o quella europea rappresentano un facile mezzo per soddisfare una direttiva di nuovo approccio. Pur non essendo l'unico, tale mezzo presenta il vantaggio di fissare un livello di sicurezza, per cui anche se non segue la norma, il progettista ha un'idea del grado di sicurezza da garantire. In assenza di norme armonizzate o di norme europee, egli deve ricercare questa nozione altrove. È in questo caso che si manifesta l'utilità delle norme nazionali o delle specifiche tecniche nazionali, soprattutto di quelle segnalate dagli Stati membri come particolarmente interessanti. Per rifiutare una macchina munita di marcatura CE, è necessario dimostrare il mancato rispetto di almeno un requisito essenziale. La semplice mancata conformità a una norma e, a maggior ragione, a una norma nazionale non è sufficiente a giustificare l’applicazione di un divieto. Novità normative 2015/2016 - 6 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Direttiva 2006/42/CE Presunzione di conformità & norme armonizzate (Considerando 18) La presente direttiva definisce unicamente i requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute di portata generale, completati da una serie di requisiti più specifici per talune categorie di macchine. Per rendere più agevole ai fabbricanti la prova della conformità a tali requisiti essenziali e per consentire le ispezioni per la conformità a tali requisiti, è opportuno disporre di norme armonizzate a livello comunitario per la prevenzione dei rischi derivanti dalla progettazione e dalla costruzione delle macchine. Dette norme armonizzate a livello comunitario sono elaborate da organismi di diritto privato e dovrebbero conservare la loro qualità di testi non obbligatori. Art. 7 § 2 Le macchine costruite in conformità di una norma armonizzata, il cui riferimento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, sono presunte conformi ai requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute coperti da tale norma armonizzata. Novità normative 2015/2016 - 7 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Pubblicazione dei riferimenti alle norme armonizzate Sito ufficiale Comunità Europea sulle norme armonizzate per la direttiva macchine http://ec.europa.eu/growth/ single-market/europeanstandards/harmonisedstandards/machinery/index _en.htm Novità normative 2015/2016 - 8 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Circuiti di comando aventi funzioni di sicurezza La norma UNI EN ISO 13849-1:2016 UNI EN ISO 13849-1:2016 Campo di applicazione La norma UNI EN ISO 13849-1:2016 si applica a tutti i circuiti di comando (elettrici, pneumatici, idraulici, meccanici, ecc. ) del tipo “high demand mode” (a modalità di richiesta di intervento frequente) oppure “continous mode” (a modalità di richiesta di intervento continua). §3.1.38 Modo di richiesta di intervento frequente o continuo (“high demand mode” o “continuous mode”): modo di funzionamento nel quale la frequenza di richiesta di una SRP/CS è maggiore di una volta all'anno oppure la funzione di comando legata alla sicurezza mantiene la macchina in uno stato sicuro come parte del normale funzionamento. Si prevede esplicitamente che la norma UNI EN ISO 13849-1:2016 non possa essere applicata a circuiti di comando del tipo “low demand mode” (a modalità di richiesta d’intervento con bassa frequenza) ovvero che intervengono al massimo una volta all’anno. Novità normative 2015/2016 - 10 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13849-1:2016 Definizioni (§3) §3.1.39 Convalidato dall’esperienza d’uso (proven in use): dimostrazione, basata su un'analisi dell'esperienza operativa per una specifica configurazione di un elemento, che la probabilità di guasti pericolosi sistematici è sufficientemente bassa che ogni funzione di sicurezza che utilizza tale elemento può raggiungere il proprio livello di prestazione richiesto (PLr) [IEC 615084:2010, 3.8.18, modificata] È introdotto il concetto di componente “proven in use” (convalidato dall’esperienza d’uso) ovvero la probabilità di guasti pericolosi sistematici del componente è talmente ridotta che tale componente consente di raggiungere i PLr delle funzioni di cui è parte. Novità normative 2015/2016 - 11 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Funzioni di sicurezza UNI EN ISO 13849-1:2016 – §5 Funzione di arresto legata alla sicurezza avviata da un mezzo di protezione (inclusi i ripari interbloccati e i dispositivi di limitazione, per esempio eccesso di velocità, eccesso di temperatura, eccesso di pressione) Funzione di ripristino manuale Funzione di avviamento/riavviamento Funzione di comando locale Funzione di muting Funzione di azione mantenuta Funzione dispositivo di consenso Prevenzione dell’avviamento inatteso Fuga e salvataggio di persone intrappolate Funzione di isolamento e dissipazione di energia Modalità di comando e selezione di modalità Interazione tra le diverse parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza Sorveglianza della parametrizzazione dei valori in ingresso legati alla sicurezza Funzione di arresto d’emergenza (misura di protezione complementare) Novità normative 2015/2016 - 12 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Funzioni di sicurezza UNI EN ISO 13849-1:2016 – §5 Durante l’identificazione e la specifica delle funzioni di sicurezza deve essere considerato il comportamento della macchina alla rimozione dell’alimentazione. In alcuni casi possono essere necessarie due funzioni di sicurezza separate: con alimentazione disponibile; senza alimentazione disponibile. Potrebbe essere questo il caso, ad esempio, di un asse verticale che deve essere mantenuto in posizione per impedire una caduta per gravità. Novità normative 2015/2016 - 13 © Quadra s.r.l. – 06/2016 PL richiesto (PLr) Per ogni funzione di sicurezza che deve essere svolta da una SRP/CS, si deve determinare e documentare un livello di prestazione richiesto (PLr). La determinazione del PLr è il risultato della valutazione dei rischi e si riferisce all’entità della riduzione del rischio a carico delle parti del sistema di comando legate alla sicurezza. Quanto maggiore è l’entità della riduzione del rischio richiesta da parte della SRP/CS, tanto più elevato deve essere il PLr. La valutazione del rischio prende in considerazione una situazione precedente alla messa in atto della funzione di sicurezza prevista; la riduzione del rischio mediante altre misure tecniche indipendenti dal sistema di comando (per esempio ripari fissi) o funzioni di sicurezza aggiuntive, può essere considerata nella determinazione del PLr. I parametri che portano alla determinazione dei PLr devono essere valutati per ogni rischio presente e per le differenti modalità di interazione con la macchina. Ogni rischio presente sulla macchina può portare a conseguenze più o meno gravi per gli operatori oppure la frequenza di utilizzo di una funzione di sicurezza può essere diversa (ad esempio nel caso di interblocchi di ripari utilizzati durante la normale lavorazione oppure solamente per operazioni di manutenzione). Novità normative 2015/2016 - 14 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Grafico per la determinazione del PLr UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato A 1 Punto iniziale per la valutazione del contributo della funzione di sicurezza alla riduzione del rischio L Basso contributo alla valutazione del rischio H Elevato contributo alla valutazione del rischio PLr Livello di prestazione richiesto Novità normative 2015/2016 - 15 S S1 S2 F F1 F2 P P1 P2 Gravità della lesione Leggera (lesione generalmente reversibile) Grave (lesione generalmente irreversibile o morte) Frequenza e/o esposizione al pericolo Da rara a infrequente e/o tempo di esposizione breve Da frequente a continua e/o tempo di esposizione lungo Possibilità di evitare il pericolo o limitare il danno Possibile in determinate condizioni Scarsamente possibile © Quadra s.r.l. – 06/2016 Guida alla scelta dei parametri S, F e P UNI EN ISO 13849-1:2008 – Allegato A Gravità della lesione S1 e S2 Nello stimare il rischio dovuto al guasto di una funzione di sicurezza, vengono considerati sia le lesioni minori (normalmente reversibili) che quelle più serie (normalmente irreversibili o fatali). Per prendere una decisione sulla scelta di S1 e S2 è necessario tenere conto delle normali conseguenze delle lesioni in esame. Per esempio bruciature o lacerazioni verranno classificate come S1, amputazioni o morte come S2. Frequenza e tempo di esposizione al pericolo F1 e F2 In generale non è possibile stabilire un periodo di tempo specifico per la determinazione di F1 e F2. In ogni caso, F2 dovrebbe essere selezionato se la persona è frequentemente o continuamente esposta al pericolo. Il periodo di esposizione dovrebbe essere valutato in base ad una media relativa al tempo totale con il quale il macchinario è utilizzato. Per esempio, se è necessario raggiungere spesso l’utensile in lavorazione per delle regolazioni, sarà necessario selezionare F2; se questo accesso è saltuario potrà essere selezionato F1. In assenza di altre giustificazioni, F2 dovrebbe essere selezionato se la frequenza è maggiore di una volta per ora. Novità normative 2015/2016 - 16 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Frequenza e/o tempo di esposizione al pericolo UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato A In assenza di giustificazioni differenti, F2 dovrebbe essere scelto se la frequenza è maggiore di una volta ogni 15 minuti. F1 può essere scelto se il tempo di esposizione cumulato non eccede 1/20 del tempo di funzionamento complessivo e la frequenza non è maggiore di una volta ogni 15 minuti. Novità normative 2015/2016 - 17 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Guida alla scelta dei parametri S, F e P UNI EN ISO 13849-1:2008 – Allegato A Possibilità di evitare un pericolo P1 e P2 È importante sapere se un pericolo può essere individuato ed evitato prima dell’incidente. Per esempio, un’importante considerazione è se il pericolo può essere fisicamente individuato o riconosciuto solamente tramite mezzi tecnici quali indicatori. Altri aspetti importanti per la selezione di P possono essere: operazioni con o senza supervisione; operazioni eseguite da esperti o da personale non specializzato; velocità alla quale si presenta il pericolo (ad esempio alta o bassa); possibilità di evitare il pericolo (ad esempio vie di fuga); esperienze pratiche di sicurezza sul processo. Al presentarsi di una situazione pericolosa, P1 dovrebbe essere scelto solo se c’è una reale possibilità di evitare il pericolo o di ridurre i suoi effetti; P2 dovrebbe essere scelto se invece non ci sono praticamente possibilità di evitare il pericolo. Novità normative 2015/2016 - 18 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Determinazione del PLr UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato A Il metodo proposto nell’allegato A non è obbligatorio. Possono essere utilizzati altri metodi di stima del rischio per specifici tipi di macchina. Pertanto, il PL richiesto da una norma di tipo C può discostarsi da quello determinato dal metodo generico riportato in allegato A. Il metodo proposto nell’allegato A considera il caso peggiore, ovvero la massima probabilità (100%) di occorrenza dell’evento pericoloso. Novità normative 2015/2016 - 19 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Determinazione del PLr UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato A La probabilità di evitare il pericolo e la probabilità di accadimento di un evento pericoloso sono entrambi combinati nel parametro P. Quando si verifica una situazione di pericolo, P1 deve essere selezionato solo se vi è una reale possibilità di evitare un pericolo o di ridurre in modo significativo il suo effetto; altrimenti deve essere selezionato P2. Quando la probabilità di occorrenza di un evento pericoloso può essere giustificata come bassa, il PLr può essere ridotto di un livello. Novità normative 2015/2016 - 20 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Determinazione del PLr UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato A La probabilità del verificarsi di un evento pericoloso dipende sia il comportamento umano che da guasti tecnici. Nella maggior parte dei casi, le probabilità appropriate sono sconosciute o difficili da stimare. La stima della probabilità del verificarsi di un evento pericoloso dovrebbe essere basata su fattori tra cui: dati di affidabilità; storia di incidenti su macchine comparabili. Nota: Un basso numero di incidenti non significa necessariamente che il verificarsi di situazioni pericolose è bassa, ma che le misure di sicurezza sulle macchine sono sufficienti. Novità normative 2015/2016 - 21 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Pericoli sovrapposti UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato A Tutti i pericoli sono considerati come un rischio specifico o situazione pericolosa particolare. Per la quantificazione del rischio, ogni pericolo può pertanto essere valutato separatamente. Quando è evidente che vi è una combinazione di rischi direttamente collegati che avvengono sempre contemporaneamente allora dovrebbero essere combinati durante la stima del rischio. Per stabilire se i rischi devono essere considerati separatamente o in combinazione si deve considerare la valutazione dei rischi della macchina. Novità normative 2015/2016 - 22 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Pericoli sovrapposti UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato A Sono riportati anche alcuni esempi esplicativi: Esempio 1: Un robot di saldatura continua può creare varie situazioni pericolose simultanee, ad esempio schiacciamento causato dal movimento e ustione provocata del processo di saldatura. Questa situazione può essere considerata come una combinazione di rischi direttamente collegati. Esempio 2: Per una cella robotizzata in cui i robot stanno lavorando separatamente, ogni robot è considerato singolarmente. Esempio 3: Come risultato di una valutazione dei rischi per una tavola rotante con numerosi dispositivi di bloccaggio può essere sufficiente considerare ciascun dispositivo di bloccaggio separatamente. Novità normative 2015/2016 - 23 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempio di pericoli sovrapposti Cesoia a ghigliottina Le zone pericolose generate dal premilamiera e dalla lama si sovrappongono Premilamiera Novità normative 2015/2016 - 24 Lama © Quadra s.r.l. – 06/2016 Stima del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 Il PL della SRP/CS deve essere determinato stimando i seguenti aspetti: MTTFD di ciascun componente [appendici C e D]; DC (copertura diagnostica) [appendice E]; architettura e comportamento della funzione di sicurezza in condizioni di avaria [punto 6]. Novità normative 2015/2016 - 25 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tempo medio ad un guasto pericoloso (MTTFD) UNI EN ISO 13849-1:2016 MTTFD (tempo medio al guasto pericoloso): previsione del tempo medio al guasto pericoloso. B10D: numero di cicli fino al guasto pericoloso del 10% dei componenti (per componenti pneumatici ed elettromeccanici) Il valore del MTTFD per ogni canale è espresso in tre livelli (vedi tabella); dovrebbero essere tenuti in considerazione i valori di ogni canale preso singolarmente (ad esempio singolo canale oppure ogni canale di un sistema ridondante). Per il MTTFD viene preso in considerazione un tempo massimo di 100 anni. Classe MTTFD Basso Medio Alto Novità normative 2015/2016 - 26 Intervallo 3 anni ≤ MTTFD < 10 anni 10 anni ≤ MTTFD < 30 anni 30 anni ≤ MTTFD < 100 anni © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tempo medio ad un guasto pericoloso (MTTFD) UNI EN ISO 13849-1:2016 Per ogni SRP/CS (sottosistema) in accordo alla tabella 5, il valore massimo di MTTFD per ogni canale è pari a100 anni. Per SRP/CS (sottosistemi) di categoria 4 il valore massimo di MTTFD per ciascun canale viene aumentato a 2500 anni. Novità normative 2015/2016 - 27 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tempo medio ad un guasto pericoloso (MTTFD) UNI EN ISO 13849-1:2016 Per la stima del MTTFD di un componente, si possono utilizzare, nell’ordine dato, i seguenti criteri: utilizzare i dati forniti dal costruttore; utilizzare i metodi esposti in allegato C ed in allegato D; scegliere un tempo di 10 anni («caso peggiore» in accordo al §4.5.2 della norma UNI EN ISO 13849-1:2016). Novità normative 2015/2016 - 28 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Calcolo e valutazione del MTTFD UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C L’allegato C riporta alcuni metodi per il calcolo o la stima dei valori di MTTFD per singoli componenti: il metodo riportato al paragrafo C.2 è basato sul rispetto delle pratiche di buona ingegneria industriale ed è valido per diverse tipologie di componenti; il metodo riportato al paragrafo C.3 si applica ai componenti idraulici; il paragrafo C.4 illustra la metodologia per calcolare il valore di MTTFD a partire dal valore di B10D di componenti pneumatici ed elettromeccanici; il paragrafo C.5 elenca una serie di valori tipici di MTTFD per alcuni componenti elettrici. Novità normative 2015/2016 - 29 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Calcolo e valutazione del MTTFD UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C – Paragrafo C.2 Se i seguenti criteri sono soddisfatti (“pratiche di buona ingegneria”), i valori di MTTFD o di B10D dei componenti possono essere desunti dalla tabella C.1 riportata nel seguito. I componenti sono costruiti in accordo con i principi base di sicurezza in accordo con la norma UNI EN ISO 138492:2013 oppure ad altre norme ad essi applicabili. Per conferma vedere le caratteristiche tecniche dei componenti dichiarate dai fabbricanti. Il costruttore dei componenti deve specificare l’applicazione appropriata e le condizioni operative ottimali. Il progetto della SRP/CS segue i principi basilari di sicurezza in accordo con la norma UNI EN ISO 13849-2:2013, per l’implementazione e l’utilizzo del componente. Se queste condizioni non vengono soddisfatte, il valore di MTTFD deve essere fornito dal costruttore. Novità normative 2015/2016 - 30 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Calcolo e valutazione del MTTFD UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C – Paragrafo C.4 Per i componenti pneumatici ed elettromeccanici, il parametro B10D è il numero di cicli in cui il 10% dei componenti si guasta pericolosamente MTTFD B10D 0,1 nop dove nop è il numero di operazioni all’anno Il tempo medio entro il quale il 10% dei componenti pneumatici ed elettromeccanici si guasta pericolosamente è dato da T10d B10D nop Il tempo di utilizzo dei componenti pneumatici o elettromeccanici per funzioni di sicurezza non deve essere superiore al valore di T 10d o a 20 anni (tempo di missione della macchina), scegliendo il valore minore Il manuale di istruzioni della macchina dovrebbe prescrivere la sostituzione di tali componenti utilizzati per funzioni di sicurezza alla scadenza del tempo di utilizzo considerato Novità normative 2015/2016 - 31 © Quadra s.r.l. – 06/2016 MTTFD di componenti elettrici UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C Disponibili dati tipici per: transistor (utilizzati come interruttori) diodi, semiconduttori di potenza e circuiti integrati condensatori resistori induttori fotoaccoppiatori Transistor (utilizzati come interruttori) [tabella C.2] Transistor Esempio MTTF per componenti anni MTTFD per componenti anni Tipico Nota Bipolare TO18, TO92, SOT23 38.052 76.104 50% di guasti pericolosi Bipolare, bassa potenza TO5, TO39 5.708 11.416 50% di guasti pericolosi Bipolare, di potenza TO3, TO220, D-Pack 1.903 3.806 50% di guasti pericolosi FET MOS a giunzione 22.831 45.662 50% di guasti pericolosi MOS, di potenza TO3, TO220, D-Pack 1.903 3.806 50% di guasti pericolosi Novità normative 2015/2016 - 32 © Quadra s.r.l. – 06/2016 MTTFD di componenti idraulici UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C Se sono soddisfatti i criteri indicati nel paragrafo C.4 [MTTFD per componenti pneumatici, meccanici e elettromeccanici], il valore di MTTFD per un singolo componente idraulico, per esempio una valvola, può essere stimato 150 anni. Se il numero medio di operazioni per anno (nop) è inferiore a 1.000.000, allora il valore stimato di MTTFD può essere superiore come mostrato nella tabella C.1. Invece di utilizzare un valore fisso per MTTFD è consentito l'uso del concetto del B10D per la stima del valore di MTTFD di componenti pneumatici, meccanici ed elettromeccanici anche per i componenti idraulici se il fabbricante è in grado di fornire i dati. Novità normative 2015/2016 - 33 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Valori tipici di MTTFD o B10D UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C – Tabella C.1 Principi di sicurezza di base e ben provati secondo la ISO 13849-2:2012 Altre norme pertinenti Valori tipici: MTTFD (anni) B10D (cicli) Componenti meccanici Tabelle A.1 e A.2 --- MTTFD = 150 Componenti idraulici con nop ≥ 1.000.000 cicli per anno Tabelle C.1 e C.2 ISO 4413 MTTFD = 150 Componenti idraulici con 1.000.000 > nop ≥ 500.000 cicli per anno Tabelle C.1 e C.2 ISO 4413 MTTFD = 300 Componenti idraulici con 500.000 > nop ≥ 250.000 cicli per anno Tabelle C.1 e C.2 ISO 4413 MTTFD = 600 Componenti idraulici con nop < 250.000 cicli per anno Tabelle C.1 e C.2 ISO 4413 MTTFD = 1200 Componenti pneumatici Tabelle B.1 e B.2 ISO 4414 B10D = 20.000.000 Novità normative 2015/2016 - 34 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Valori tipici di MTTFD o B10D UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C – Tabella C.1 Principi di sicurezza di base e ben provati secondo la ISO 13849-2:2012 Altre norme pertinenti Valori tipici: MTTFD (anni) B10D (cicli) Relè e relè contattori con carico ridotto Tabelle D.1 e D.2 IEC 50205 IEC 61810 IEC 60947 B10D = 20.000.000 Relè e relè contattori con carico nominale Tabelle D.1 e D.2 IEC 50205 IEC 61810 IEC 60947 B10D = 400.000 Interruttori di prossimità con carico ridotto Tabelle D.1 e D.2 IEC 60947 ISO 14119 B10D = 20.000.000 Interruttori di prossimità con carico nominale Tabelle D.1 e D.2 IEC 60947 ISO 14119 B10D = 400.000 Contattori con carico ridotto Tabelle D.1 e D.2 IEC 60947 B10D = 20.000.000 Contattori con carico nominale Tabelle D.1 e D.2 IEC 60947 B10D = 1.300.000 Interruttori di posizione Tabelle D.1 e D.2 IEC 60947 ISO 14119 B10D = 20.000.000 Interruttori di posizione (con attuatore separato, bloccaggio del riparo) Tabelle D.1 e D.2 IEC 60947 ISO 14119 B10D = 2.000.000 Dispositivi di arresto di emergenza tabelle D.1 e D.2 IEC 60947 ISO 13850 B10D = 100.000 Novità normative 2015/2016 - 35 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Valori tipici di MTTFD o B10D UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C – Tabella C.1 I valori di B10D per i componenti elettromeccanici (relè, relè contattori, interruttori di prossimità, contattori) sono stati riferiti alle seguenti condizioni: carico ridotto («small load»); carico nominale («nominal load»). Per gli interruttori di posizione e per i dispositivi di arresto di emergenza il valore di B10D è applicabile solamente nel caso in cui è possibile l’esclusione dei guasti per l’apertura diretta dei contatti (conformità all’allegato K della norma CEI EN 60947-5-1). Novità normative 2015/2016 - 36 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Valori tipici di MTTFD o B10D UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato C – Tabella C.1 Nota 1: B10D è stimato come due volte B10 (50% di guasti pericolosi), se non sono disponibili altre informazioni (ad esempio, da una norma di prodotto). Nota 2: ”Carico nominale“ o ”carico ridotto“ dovrebbero tener conto dei principi di sicurezza previsti dalla norma ISO 13849-2, come sovradimensionamento del valore di corrente nominale. ”Carico ridotto“ significa, per esempio, 20%. Nota 3: dispositivi di arresto di emergenza in accordo alle norme IEC 60947-5-5 e ISO 13850 e dispositivi di consenso in accordo alla norma IEC 60947-5-8 possono essere stimati come sottosistemi di categoria 1 o di categoria 3/4 a seconda del numero di contatti elettrici di uscita e del rilevamento dei guasti nella SRP/CS. Ciascun elemento di contatto (compreso l'azionamento meccanico) può essere considerato come un canale con un rispettivo valore di B10D. Per i dispositivi di consenso in accordo alla norma IEC 60947-5-8 ciò implica la funzione di apertura dei contatti premendo completamente o rilasciando l’attuatore di comando. In alcuni casi può essere possibile che il fabbricante della macchina applichi un'esclusione guasti secondo la norma ISO 13849-2, tabella D.8, tenendo conto delle specifiche condizioni di applicazione e ambientali del dispositivo. Novità normative 2015/2016 - 37 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivi di arresto di emergenza UNI EN ISO 13849-1:2016 Novità normative 2015/2016 - 38 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivi di consenso UNI EN ISO 13849-1:2016 Novità normative 2015/2016 - 39 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Metodo semplificato per la stima del MTTFD per ogni canale UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato D Il valore di MTTFD di tutti i singoli componenti che compongono un canale sono usati nel calcolo 1 = MTTFD N i=1 1 MTTFDi MTTFD è quello complessivo dell’intero canale MTTFDi è il MTTFD di ogni componente che ha un ruolo nell’esecuzione della funzione di sicurezza Novità normative 2015/2016 - 40 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Metodo semplificato per la stima del MTTFD per ogni canale UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato D MTTFD per diversi canali, simmetrizzazione del MTTFD per ogni canale In una SRP/CS ridondante, se il valore del MTTFD è lo stesso per ogni canale il valore complessivo è il medesimo di quello dei canali. Se il MTTFD dei canali differisce, ci sono due possibilità: deve essere utilizzato il valore più basso come assunzione del caso peggiore; la seguente equazione può essere usata per stimare il valore di MTTFD assumibile per ogni canale: MTTFD = 2 MTTFDC1 +MTTFDC2 3 1 1 1 + MTTFDC1 MTTFDC2 dove MTTFDC1 e MTTFDC2 sono i valori di due differenti canali ridondanti ciascuno limitato ad un valore massimo di 100 anni (categorie B, 1, 2 e 3) o 2500 anni (categoria 4) prima che la formula sopra riportata venga applicata. Novità normative 2015/2016 - 41 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Copertura diagnostica (DC) UNI EN ISO 13849-1:2016 La copertura diagnostica può essere calcolata mediante il seguente rapporto: n DC l i1 n DDi l i1 lDT lDD lDU DTi lDT = tasso totale di guasti pericolosi lDD = tasso di guasti pericolosi rilevati lDU = tasso di guasti pericolosi non rilevati Novità normative 2015/2016 - 42 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Copertura diagnostica (DC) UNI EN ISO 13849-1:2016 Copertura Diagnostica (DC): misura dell’efficacia della diagnostica, che può essere determinata come il rapporto tra la frequenza dei guasti pericolosi rilevati e la frequenza dei guasti pericolosi totali. La copertura diagnostica può riguardare l’intero sistema legato alla sicurezza o sue parti. Per esempio la copertura diagnostica potrebbe riguardare i sensori e/o il sistema logico e/o elementi finali. Il valore di DC viene espresso in quattro livelli (vedi tabella seguente) Per la stima di DC, nella maggior parte dei casi una FMEA (analisi delle modalità e degli effetti dei guasti) o metodi simili possono essere utili. In questo caso tutti i guasti rilevanti o i modi di guasto possono essere considerati. In alternativa, è possibile utilizzare il metodo semplificato, sotto forma di tabelle, riportato in Allegato E. Classe DC Nessuna Bassa Media Alta Novità normative 2015/2016 - 43 Intervallo DC < 60% 60% ≤ DC < 90% 90% ≤ DC < 99% DC ≥ 99% © Quadra s.r.l. – 06/2016 Criteri di stima della copertura diagnostica media UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E – Dispositivi di ingresso Misura Stimolo di prova ciclico mediante variazione dinamica dei segnali in ingresso Controllo di plausibilità, per esempio utilizzo di contatti collegati meccanicamente normalmente aperti e normalmente chiusi Sorveglianza incrociata degli ingressi senza prova dinamica Sorveglianza incrociata dei segnali in ingresso con prova dinamica se i cortocircuiti non sono rilevabili (per I/O multipli) Sorveglianza incrociata dei segnali in ingresso e dei risultati intermedi all’interno della logica (L), sorveglianza software temporale e logica del flusso di programma e rilevamento delle avarie statiche e dei cortocircuiti (per I/O multipli) Sorveglianza indiretta (per esempio sorveglianza mediante pressostato, sorveglianza della posizione elettrica degli attuatori) Sorveglianza diretta (per esempio sorveglianza della posizione elettrica delle valvole di comando, sorveglianza dei dispositivi elettromeccanici mediante elementi di contatto collegati meccanicamente) Rilevamento avarie mediante il processo Sorveglianza di alcune caratteristiche del sensore (tempo di risposta, intervallo dei segnali analogici, per esempio resistenza elettrica, capacità) Novità normative 2015/2016 - 44 DC 90% 99% Da 0% a 99%, in funzione della frequenza con cui l’applicazione varia il segnale 90% 99% Da 90% a 99%, in funzione dell’applicazione 99% Da 0% a 99%, in funzione dell’applicazione; questa misura da sola non è sufficiente per il livello di prestazione richiesto "e"! 60% © Quadra s.r.l. – 06/2016 Criteri di stima della copertura diagnostica media UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E – Dispositivi di ingresso DCB1,B2 = 99% (controllo di plausibilità della combinazione di apertura/chiusura dei contatti da parte di K1) Novità normative 2015/2016 - 45 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mascheramento dei guasti di interblocchi connessi in serie ISO/TR 24119:2015 È possibile che vi sia il mascheramento di taluni guasti quando più dispositivi di interblocco sono connessi in serie a una logica che svolge la funzione di diagnostica. Per tali tipologie di sistemi è necessario procedere al calcolo della copertura diagnostica (DC), in conformità a quanto indicato all’interno della norma UNI EN ISO 13849-1:2016. Novità normative 2015/2016 - 46 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Definizioni ISO/TR 24119:2015 Cablaggio protetto: cablaggio connesso permanentemente (fissato) e protetto contro danneggiamenti esterni, ad esempio per mezzo di canali per cavi, armature o racchiuso all'interno di involucri elettrici (in accordo alla norma CEI EN 60204-1:2006). Mascheramento dei guasti: ripristino non intenzionale o impedimento all'individuazione di guasti nella parte del circuito di comando avente funzioni di sicurezza da parte di parti del circuito di comando avente funzioni di sicurezza che non presentano guasti. Dispositivi connessi in serie: dispositivi con contatti senza potenziale connessi in serie ad un'unità logica che esegue la diagnostica. Novità normative 2015/2016 - 47 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Definizioni ISO/TR 24119:2015 Valutazione dei segnali di canali ridondanti con la stessa polarità: tecnica in cui l'unità logica della funzione di sicurezza valuta segnali ridondanti che hanno la stessa tensione di alimentazione. Valutazione dei segnali di canali ridondanti con polarità inversa: tecnica in cui l'unità logica della funzione di sicurezza valuta segnali ridondanti nei quali il secondo canale ha la polarità di terra. Valutazione dei segnali di canali ridondanti con segnali dinamici: tecnica in cui l'unità logica della funzione di sicurezza valuta segnali ridondanti dinamici (ad esempio generati mediante impulsi, modulazione di frequenza, ecc.). Novità normative 2015/2016 - 48 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tipologie di cablaggio ISO/TR 24119:2015 , §3 Cablaggio a stella: struttura di connessione dove ciascun dispositivo di interblocco è connesso al quadro elettrico mediante un cavo singolo. A Bx.y K S quadro elettrico dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale Novità normative 2015/2016 - 49 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tipologie di cablaggio ISO/TR 24119:2015 , §3 Cablaggio a ramo o a tronco: struttura di connessione dove un cavo singolo dal quadro elettrico è collegato al primo dispositivo di interblocco e da questo al prossimo, e così via, fino all’ultimo dispositivo di interblocco ed i segnali risultanti vengono connessi a ritroso nello stesso modo fino al quadro elettrico. A Bx.y K S quadro elettrico dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale Novità normative 2015/2016 - 50 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tipologie di cablaggio ISO/TR 24119:2015 , §3 Cablaggio ad anello: struttura di connessione dove un cavo singolo dal quadro elettrico è collegato al primo dispositivo di interblocco e da questo al prossimo, e così via, fino all’ultimo dispositivo di interblocco, mentre il segnale risultante torna al quadro elettrico attraverso un cavo separato. A Bx.y K S quadro elettrico dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale Novità normative 2015/2016 - 51 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tipologie di disposizione ISO/TR 24119:2015 , §3 Disposizione singola: collegamento di due contatti diversi di un singolo dispositivo di interblocco nei canali ridondanti di un circuito di interblocco per ogni riparo interbloccato. A Bx K S quadro elettrico dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale Novità normative 2015/2016 - 52 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Tipologie di disposizione ISO/TR 24119:2015 , §3 Disposizione ridondante: collegamento di un singolo contatto di due (ridondanti) dispositivi di interblocco nei canali ridondanti di un circuito di interblocco per ogni riparo interbloccato. A Bx.y K S quadro elettrico dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale Novità normative 2015/2016 - 53 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mascheramento dei guasti ISO/TR 24119:2015, §4 Mascheramento dei guasti diretto: accade quando due ripari mobili attivati in una specifica sequenza possono dare luogo ad un mascheramento dei guasti. Bx.y K S x1 x2 Novità normative 2015/2016 - 54 dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale guasto iniziale: contatto non si apre secondo guasto: leva del sensore rotta © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mascheramento dei guasti ISO/TR 24119:2015, §4 Ripristino del guasto non intenzionale: accade quando un guasto in uno dei dispositivi di interblocco è inizialmente individuato, ma poi è ripristinato in maniera non intenzionale dall’azione di uno degli altri dispositivi di interblocco. Bx.y K S x1 x2 Novità normative 2015/2016 - 55 dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale guasto iniziale: contatto non si apre secondo guasto: leva del sensore rotta © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mascheramento dei guasti ISO/TR 24119:2015, §4 Guasto del cavo con ripristino non intenzionale: accade quando un guasto nel cablaggio è inizialmente identificato ma poi è ripristinato in maniera non intenzionale dall’azione di uno degli altri dispositivi di interblocco. Bx.y K S x1 x2 UN Novità normative 2015/2016 - 56 dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale unità logica dispositivo di ripristino manuale guasto iniziale: corto circuito a UN secondo guasto: leva del sensore rotta tensione nominale del canale © Quadra s.r.l. – 06/2016 Massima DC raggiungibile ISO/TR 24119:2015, §6.1 Per i dispositivi di interblocco connessi tra di loro in serie, il massimo PL raggiungibile è “d” e la massima DC ha un valore pari a “medio” dal momento che la probabilità che avvenga un’avaria a causa di un guasto casuale e sistematico non può essere conosciuta completamente. Quindi qualsiasi peggioramento della funzione di diagnostica provocherà un aumento della probabilità di guasti pericolosi. Ciò non è accettabile per livelli di rischio elevati, quindi si limitano i valori di PL e DC. Si possono utilizzare due metodi per la determinazione della DC massima raggiungibile: semplificato; normale. Novità normative 2015/2016 - 57 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Procedura semplificata per la stima del PL UNI EN ISO 13849-1 MTTFD basso MTTFD medio MTTFD alto Novità normative 2015/2016 - 58 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Metodo semplificato ISO/TR 24119:2015, §6.2 Numero di ripari mobili usati frequentemente a) b) 0 1 >1 Numero di ripari mobili aggiuntivi c) Massima copertura diagnostica raggiungibile d) da 2 a 4 Media da 5 a 30 Bassa > 30 Nessuna 1 Media da 2 a 4 Bassa 5 Nessuna 0 Nessuna a) Se la frequenza è maggiore di una volta per ora. b) Se il numero di operatori in grado di aprire ripari differenti è maggiore di uno allora il numero di ripari mobili usati frequentemente deve essere aumentato di uno. c) Il numero di ripari mobili aggiuntivi può essere ridotto di uno se una delle condizioni seguenti è soddisfatta: – quando la minima distanza tra qualsiasi riparo è superiore a 5 m oppure – quando nessuno dei ripari mobili aggiuntivi è direttamente raggiungibile. d) In ogni caso, se è prevedibile che avvenga un mascheramento del guasto (ad esempio più ripari mobili verranno aperti nello stesso momento come parte di una normale operazione o manutenzione), allora la copertura diagnostica è limitata a nessuna. Novità normative 2015/2016 - 59 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Metodo normale ISO/TR 24119:2015, §6.3 Numero di ripari mobili usati frequentemente a) b) a) b) c) d) Numero di ripari mobili aggiuntivi c) Livello di probabilità di mascheramento del guasto (FM) d) 1 2 3 1 2 3 3 da 2 a 4 0 da 5 a 30 > 30 1 1 da 2 a 4 5 >1 0 Se la frequenza è maggiore di una volta per ora. Se il numero di operatori in grado di aprire ripari differenti è maggiore di uno allora il numero di ripari mobili usati frequentemente deve essere aumentato di uno. Il numero di ripari mobili aggiuntivi può essere ridotto di uno se una delle condizioni seguenti è soddisfatta: – quando la minima distanza tra qualsiasi riparo è superiore a 5 m oppure – quando nessuno dei ripari mobili aggiuntivi è direttamente raggiungibile. In ogni caso, se è prevedibile che avvenga un mascheramento del guasto (ad esempio più ripari mobili verranno aperti nello stesso momento come parte di una normale operazione o manutenzione), allora il livello di probabilità di mascheramento del guasto (FM) è 3. Novità normative 2015/2016 - 60 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Metodo normale ISO/TR 24119:2015, §6.3 Cavo multipolare non protetto senza filo a tensione positiva (+U) Disposizione dei sensori di posizione Cablaggio Valutazione del segnale di canali ridondanti con stessa polarità (+U / +U) Ramo / Stella Disposizione singola Anello Ramo / Stella Disposizione ridondante Anello Novità normative 2015/2016 - 61 Massima copertura diagnostica raggiungibile FM=3 FM=2 FM=1 nessuna bassa media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici nessuna bassa media stessa polarità (+U / +U) nessuna bassa media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media stessa polarità (+U / +U) nessuna bassa media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici nessuna bassa media stessa polarità (+U / +U) media media media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media © Quadra s.r.l. – 06/2016 Metodo normale ISO/TR 24119:2015, §6.3 Cavo multipolare non protetto con filo a tensione positiva (+U) Disposizione dei sensori di posizione Cablaggio Valutazione del segnale di canali ridondanti con stessa polarità (+U / +U) Ramo / Stella Disposizione singola Anello Ramo / Stella Disposizione ridondante Anello Novità normative 2015/2016 - 62 Massima copertura diagnostica raggiungibile FM=3 FM=2 FM=1 nessuna bassa media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici bassa media media stessa polarità (+U / +U) nessuna bassa media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media stessa polarità (+U / +U) nessuna bassa media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici bassa media media stessa polarità (+U / +U) nessuna bassa media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media © Quadra s.r.l. – 06/2016 Metodo normale ISO/TR 24119:2015, §6.3 Cavo multipolare protetto con o senza filo a tensione positiva (+U) Disposizione dei sensori di posizione Cablaggio Valutazione del segnale di canali ridondanti con stessa polarità (+U / +U) Ramo / Stella Disposizione singola Anello Ramo / Stella Disposizione ridondante Anello Novità normative 2015/2016 - 63 Massima copertura diagnostica raggiungibile FM=3 FM=2 FM=1 media media media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media stessa polarità (+U / +U) media media media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media stessa polarità (+U / +U) media media media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media stessa polarità (+U / +U) media media media polarità inversa (+U / terra) nessuna bassa media segnali dinamici media media media © Quadra s.r.l. – 06/2016 Connessione di dispositivi differenti ISO/TR 24119:2015, §6.4 Il mascheramento dei guasti può avvenire anche per effetto di dispositivi che non effettuano funzioni di sicurezza posti in serie a dispositivi di interblocco di ripari mobili. In questo caso la probabilità di mascheramento dei guasti non può essere stimata con i metodi dell’ISO/TR 24119:2015 e quindi il valore della DC potrebbe essere pari a “nessuna”. Novità normative 2015/2016 - 64 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Evitare il mascheramento dei guasti ISO/TR 24119:2015, §7 Per evitare il mascheramento dei guasti di dispositivi di interblocco con contatti senza potenziale, possono essere utilizzati i seguenti metodi: usare di contatti addizionali, connessi individualmente ad un dispositivo di monitoraggio in combinazione con appropriate procedure diagnostiche per evitare il mascheramento dei guasti; evitare la connessione in serie dei dispositivi di interblocco e usare ingressi di sicurezza individuali per ciascun dispositivo di interblocco; usare dispositivi di interblocco con diagnostica interna e uscite monitorate. Possono essere utilizzati anche altri metodi. Novità normative 2015/2016 - 65 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempio di applicazione dei metodi ISO/TR 24119:2015, allegato A A, B, C, D, F: ripari mobili ognuno interbloccato da un dispositivo dotato di due contatti senza potenziale normalmente chiusi E: barriera fotoelettrica Cablaggio ad anello non protetto contro i danneggiamenti esterni Cavo multipolare senza filo a tensione positiva Il riparo mobile A viene aperto frequentemente (10 volte al giorno) I ripari mobili B, C, D, F vengono aperti raramente (10 volte all’anno) È prevista la presenza di un solo operatore Novità normative 2015/2016 - 66 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Applicazione del metodo semplificato ISO/TR 24119:2015, allegato A Numero di ripari mobili usati frequentemente = 1 Nessun altro operatore in grado di aprire ripari differenti Numero di ripari mobili aggiuntivi = 4 Nessuna riduzione del numero di ripari mobili aggiuntivi perché il riparo B è considerato facilmente raggiungibile Numero di ripari mobili usati frequentemente a) b) 0 1 >1 a) b) c) d) Novità normative 2015/2016 - 67 Numero di ripari mobili aggiuntivi c) Massima copertura diagnostica raggiungibile d) da 2 a 4 Media da 5 a 30 Bassa > 30 Nessuna 1 Media da 2 a 4 Bassa 5 Nessuna 0 Nessuna Se la frequenza è maggiore di una volta per ora. Se il numero di operatori in grado di aprire ripari differenti è maggiore di uno allora il numero di ripari mobili usati frequentemente deve essere aumentato di uno. Il numero di ripari mobili aggiuntivi può essere ridotto di uno se una delle condizioni seguenti è soddisfatta: – quando la minima distanza tra qualsiasi riparo è superiore a 5 m oppure – quando nessuno dei ripari mobili aggiuntivi è direttamente raggiungibile. In ogni caso, se è prevedibile che avvenga un mascheramento del guasto (ad esempio più ripari mobili verranno aperti nello stesso momento come parte di una normale operazione o manutenzione), allora la copertura diagnostica è limitata a nessuna. © Quadra s.r.l. – 06/2016 Applicazione del metodo normale ISO/TR 24119:2015, allegato A Numero di ripari mobili usati frequentemente = 1 Nessun altro operatore in grado di aprire ripari differenti Numero di ripari mobili aggiuntivi = 4 Nessuna riduzione del numero di ripari mobili aggiuntivi perché il riparo B è considerato facilmente raggiungibile Novità normative 2015/2016 - 68 Numero di ripari mobili usati frequentemente a) b) 0 1 >1 a) b) c) d) Numero di ripari mobili aggiuntivi c) Livello di probabilità di mascheramento del guasto (FM) d) da 2 a 4 1 da 5 a 30 2 > 30 3 1 1 da 2 a 4 2 5 3 0 3 Se la frequenza è maggiore di una volta per ora. Se il numero di operatori in grado di aprire ripari differenti è maggiore di uno allora il numero di ripari mobili usati frequentemente deve essere aumentato di uno. Il numero di ripari mobili aggiuntivi può essere ridotto di uno se una delle condizioni seguenti è soddisfatta: – quando la minima distanza tra qualsiasi riparo è superiore a 5 m oppure – quando nessuno dei ripari mobili aggiuntivi è direttamente raggiungibile. In ogni caso, se è prevedibile che avvenga un mascheramento del guasto (ad esempio più ripari mobili verranno aperti nello stesso momento come parte di una normale operazione o manutenzione), allora la copertura diagnostica è limitata a nessuna. © Quadra s.r.l. – 06/2016 Applicazione del metodo normale ISO/TR 24119:2015, allegato A Cavo multipolare non protetto senza filo a tensione positiva (+U) Se vengono utilizzati segnali statici (stessa polarità o polarità inversa) la copertura diagnostica è “bassa” Se vengono utilizzati segnali dinamici la copertura diagnostica è “media”; ciò potrebbe consentire di raggiungere un PL pari ad “e”, ma il PL è limitato a “d” (ISO/TR 24119 §6.1) Novità normative 2015/2016 - 69 Massima copertura Disposizione Valutazione del Cablag diagnostica raggiungibile dei sensori segnale di canali gio di posizione ridondanti con FM=3 FM=2 FM=1 stessa polarità nessuna bassa media (+U / +U) Ramo / polarità inversa nessuna bassa media Stella (+U / terra) segnali dinamici nessuna bassa Disposizione singola Anello stessa polarità nessuna bassa (+U / +U) polarità inversa nessuna bassa (+U / terra) segnali dinamici media media stessa polarità nessuna bassa (+U / +U) Ramo / polarità inversa nessuna bassa Stella (+U / terra) segnali dinamici nessuna bassa Disposizione ridondante Anello stessa polarità media media (+U / +U) polarità inversa nessuna bassa (+U / terra) segnali dinamici media media media media media media media media media media media media © Quadra s.r.l. – 06/2016 Criteri di stima della copertura diagnostica media UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E – Dispositivi di uscita Misura Sorveglianza delle uscite mediante un canale senza prova dinamica Sorveglianza incrociata delle uscite senza prova dinamica Sorveglianza incrociata dei segnali in uscita con prova dinamica senza rilevamento dei cortocircuiti (per I/O multipli) Sorveglianza incrociata dei segnali in uscita e dei risultati intermedi all’interno della logica (L), sorveglianza software temporale e logica del flusso di programma e rilevamento delle avarie statiche e dei cortocircuiti (per I/O multipli) Percorso di spegnimento ridondante con sorveglianza degli attuatori mediante logica o attrezzatura di prova Sorveglianza indiretta (per esempio sorveglianza mediante pressostato, sorveglianza della posizione elettrica degli attuatori) Rilevamento avarie da parte del processo Sorveglianza diretta (per esempio sorveglianza della posizione elettrica delle valvole di comando, sorveglianza dei dispositivi elettromeccanici mediante elementi di contatto collegati meccanicamente) Novità normative 2015/2016 - 70 DC Da 0% a 99%, in funzione della frequenza con cui l’applicazione varia il segnale Da 0% a 99%, in funzione della frequenza con cui l’applicazione varia il segnale 90% 99% 99% Da 90% a 99%, in funzione dell’applicazione Da 0% a 99%, in funzione dell’applicazione; questa misura da sola non è sufficiente per il livello di prestazione richiesto "e"! 99% © Quadra s.r.l. – 06/2016 Criteri di stima della copertura diagnostica media UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E – Dispositivi di uscita DCQ1, Q2 = 99% (sorveglianza diretta mediante elementi di contatto collegati meccanicamente) Novità normative 2015/2016 - 71 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Criteri di stima della copertura diagnostica media UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E – Dispositivi di uscita DC1V3 = 99% (sorveglianza diretta ovvero sorveglianza della posizione elettrica della valvola di comando) Novità normative 2015/2016 - 72 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di copertura diagnostica (DC) UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E Sono state eliminate le seguenti misure di DC della tabella relativa ai dispositivi di uscita: percorso di spegnimento ridondante senza sorveglianza o dell’attuatore percorso di spegnimento ridondante con sorveglianza di uno degli attuatori mediante logica o attrezzatura di prova Sono configurazioni dei dispositivi di uscita non corrispondenti a nessuna delle architetture predefinite Novità normative 2015/2016 - 73 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di copertura diagnostica (DC) UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E Nota 3: Per misure dove viene indicato un intervallo di valori di DC (ad esempio rilevamento avarie da parte del processo) il corretto valore di DC può essere determinato considerando tutti i guasti pericolosi e poi decidendo quali di essi vengono rilevati dalla misura di DC. In caso di dubbio una FMEA dovrebbe essere la base per la stima della DC. Per l‘applicazione della tabella E.1 sono stati riportati alcuni esempi applicativi: Esempio 1: l’allegato E della norma ISO 13949-2 riporta esempio completo (molto dettagliato) per la validazione del comportamento in caso di guasto e dei mezzi diagnostici su una macchina di assemblaggio automatico. Esempio 2: il rapporto tecnico ISO / TR 24119 descrive una metodologia pratica passo-passo basata su tabelle per la valutazione della copertura diagnostica per dispositivi di interblocco connessi in serie. Novità normative 2015/2016 - 74 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di copertura diagnostica (DC) UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato E Per l’applicazione della tabella E.1 sono stati riportati alcuni esempi esplicativi Esempio 3: La misura DC “rilevamento avarie da parte del processo” può essere applicata solo se il componente di sicurezza viene coinvolto nel processo produttivo, ad esempio un PLC standard o sensori standard sono utilizzati per la lavorazione del pezzo e come parte di uno dei due canali ridondanti funzionali che eseguono la funzione di sicurezza. Il livello di DC appropriata dipende dalla sovrapposizione delle risorse comunemente utilizzate (logica, ingressi/uscite, ecc.). Ad esempio quando tutti i guasti di un encoder rotativo di una macchina da stampa porta ad un'interruzione evidente del processo di stampa, la DC per questo sensore utilizzato per monitorare una velocità sicura limitata può essere stimato tra 90% e 99%. Se i componenti vengono attivati solamente alla richiesta della funzione di sicurezza, non può essere effettuata una diagnosi dei guasti tramite processo per questi componenti. Novità normative 2015/2016 - 75 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Architetture predefinite UNI EN ISO 13849-1:2016 Categoria: classificazione delle parti di un sistema di comando legate alla sicurezza in relazione alla loro resistenza alle avarie e al loro successivo comportamento nella condizione di avaria, che è conseguita mediante la disposizione strutturale delle parti, il rilevamento delle avarie e/o la loro affidabilità. Le architetture predefinite non devono essere considerate solamente come schemi fisici, ma anche come schemi logici. Per le categorie 3 e 4 ciò significa che non tutte le parti devono essere necessariamente fisicamente ridondanti, ma che ci sono mezzi ridondanti per assicurare che un guasto non porti ad una perdita della funzione di sicurezza. Anche se la varietà delle strutture possibili è alta, i concetti di base sono spesso simili. Quindi la maggior parte delle strutture presenti nel campo delle macchine possono essere ricondotte ad una delle categorie. Progettazioni che soddisfano le caratteristiche di una categoria generalmente sono equivalenti all’architettura predefinita della categoria. Novità normative 2015/2016 - 76 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria B UNI EN ISO 13849-1:2016 La SRP/CS deve, come minimo, essere progettata, costruita, scelta, montata e combinata in conformità alle norme relative, utilizzando i princìpi di sicurezza di base per la specifica applicazione, in modo che possano sopportare: le sollecitazioni di funzionamento previste, per esempio l'affidabilità in relazione alla capacità e alla frequenza di rottura l'influenza del materiale elaborato, per esempio i detergenti in una lavatrice altre influenze esterne correlate, per esempio vibrazioni meccaniche, campi esterni, interruzioni dell'alimentazione di energia o disturbi Le strutture di categoria B sono normalmente sistemi a canale singolo DCavg Nessuna MTTFD Medio-basso CCF Non rilevante PL max b Novità normative 2015/2016 - 77 I im I L O im L im O Mezzi di interconnessione Dispositivo di ingresso (per esempio sensore) Logica Dispositivo di uscita (per esempio contattore principale) © Quadra s.r.l. – 06/2016 Principi di sicurezza di base UNI EN ISO 13849-2:2013 – Allegato A (sistemi meccanici) Principi di sicurezza di base Note Utilizzo di materiali idonei e fabbricazione adeguata Selezione di materiale, metodi di fabbricazione e trattamento in relazione, per esempio a sollecitazione, resistenza, elasticità, attrito, usura, corrosione, temperatura. Dimensionamento e forma corretti Considerare, per esempio, sollecitazione, trazione, fatica, rugosità della superficie, tolleranze, bloccaggio, fabbricazione. Adeguata selezione, combinazione, disposizioni, assemblaggio e installazione dei componenti/sistema Applicare le note del fabbricante sull'applicazione, per esempio schede del catalogo, istruzioni per l'installazione, specifiche e utilizzo della buona pratica ingegneristica in componenti/sistemi simili. Utilizzo del principio di disattivazione dell'energia Lo stato sicuro è raggiunto mediante il rilascio di energia. Vedere l'azione primaria per l'arresto nella EN 292-2:1991 (ISO/TR 12100-2:1992), punto 3.7.1. L'energia è fornita per avviare il movimento di un meccanismo. Vedere l'azione primaria per l'avviamento nella EN 292-2:1991 (ISO/TR 12100-2:1992), punto 3.7.1. Considerare le diverse modalità, per esempio modalità di funzionamento, modalità di manutenzione. Questo principio non deve essere utilizzato in applicazioni particolari, per esempio per mantenere l'energia per i dispositivi di chiusura. Novità normative 2015/2016 - 78 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 1 UNI EN ISO 13849-1:2016 Si devono applicare i requisiti della categoria B e in aggiunta quanto di seguito indicato Le SRP/CS di categoria 1 devono essere progettate e costruite utilizzando componenti e princìpi di sicurezza ben collaudati Un componente ben collaudato per un'applicazione legata alla sicurezza è un componente che: a) è stato largamente usato nel passato con risultati positivi in applicazioni simili, oppure b) è stato prodotto e collaudato utilizzando princìpi che dimostrano la sua idoneità e affidabilità per le applicazioni legate alla sicurezza Componenti e princìpi di sicurezza sviluppati di recente possono essere considerati equivalenti ai “ben collaudati” se soddisfano i requisiti di cui al punto b) La decisione di accettare un particolare componente come ben collaudato può dipendere dall'applicazione Componenti elettronici complessi (ad esempio PLC, microprocessori, circuiti integrati specifici per l’applicazione) non possono essere considerati equivalenti ai “ben collaudati” Le strutture di categoria 1 sono normalmente sistemi a canale singolo DCavg Nessuna MTTFD Alto CCF Non rilevante PL max C Novità normative 2015/2016 - 79 I im I L O im L im O Mezzi di interconnessione Dispositivo di ingresso (per esempio sensore) Logica Dispositivo di uscita (per esempio contattore principale) © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 1 UNI EN ISO 13849-1:2016 Quando si ha un guasto si può avere la perdita della funzione di sicurezza. Tuttavia, il MTTFD di ogni canale della categoria 1 è maggiore di quello di categoria B. Conseguentemente anche la perdita della funzione di sicurezza è meno probabile. È importante fare una distinzione tra “componenti ben collaudati” e “esclusione dei guasti”. La qualifica di un componente ben collaudato dipende dalla sua applicazione. L’esclusione di un guasto può portare ad avere un PL molto alto, ma le misure per poter escludere quel tipo di guasto devono essere mantenute durante tutto il ciclo di vita del componente. Per assicurare ciò, possono essere necessarie misure addizionali al di fuori del sistema di controllo, per esempio: misure per assicurare il fissaggio di un interruttore dopo la sua messa a punto, misure per assicurare il fissaggio della camme, misure per la protezione contro danneggiamenti esterni. Novità normative 2015/2016 - 80 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Utilizzo di componenti programmabili standard per funzioni di sicurezza In caso di SRP/CS in cui la logica è costituita unicamente dal PLC standard, la SRP/CS è da intendersi in categoria B (PL massimo raggiungibile pari a «b»). Componenti programmabili standard non possono essere utilizzati in circuiti che devono essere conformi alla categoria 1 Circuiti aventi PLr «a» o «b» possono essere realizzati con componenti programmabili standard adeguati Per circuiti aventi PLr «c» o «d» dovrebbero essere utilizzati componenti programmabili standard differenti in due canali ridondanti, in modo da evitare la perdita della funzione di sicurezza a causa di guasti sistematici Nel caso in cui il PLC standard dovesse essere parte delle SRP/CS, il relativo software deve soddisfare i requisiti previsti dalla norma UNI EN ISO 13849-1:2016 Novità normative 2015/2016 - 81 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Principi di sicurezza ben collaudati UNI EN ISO 13849-2:2013 – Allegato B (sistemi pneumatici) Principi di sicurezza ben collaudati Note Sovra-dimensionamento / fattore di sicurezza Il fattore di sicurezza è fornito nelle norme o all'esperienza maturata in applicazioni legate alla sicurezza. Posizione sicura La parte mobile del componente è mantenuta in una delle possibili posizioni mediante mezzi meccanici (il solo attrito non è sufficiente). Per modificare la posizione è necessaria l'applicazione di forza. Azione meccanica positiva L'azione meccanica positiva è utilizzata per muovere le parti all'interno dei componenti pneumatici, vedere anche tabella A.2. Novità normative 2015/2016 - 82 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Componenti ben collaudati UNI EN ISO 13849-2:2013, allegato D (sistemi elettrici) Componenti ben collaudati Condizioni supplementari per essere “ben collaudati” Norma o specifica Interruttore con attuazione con modo positivo (azione di apertura diretta), per esempio: – pulsante; – interruttore di posizione; – selettore azionato da camma, per esempio per modalità di funzionamento --- EN 60947-5-1:1997 (IEC 60947-5-1:1997), appendice K. Dispositivo di arresto di emergenza --- EN 418 (ISO 13850) Fusibile --- EN 60269-1 (IEC 60269-1) Novità normative 2015/2016 - 83 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 2 UNI EN ISO 13849-1:2008 la categoria 2, si applicano i requisiti della categoria B, l'uso dei princìpi di sicurezza ben collaudati e in aggiunta quanto di seguito indicato La SRP/CS di categoria 2 deve essere progettata in modo che le sue funzioni vengano verificate ad opportuni intervalli dal sistema di comando della macchina La verifica delle funzioni di sicurezza deve essere effettuata all'avviamento della macchina e prima del verificarsi di qualsiasi situazione pericolosa, ad esempio all’avvio di ogni nuovo ciclo di lavoro, e/o periodicamente durante il funzionamento se la valutazione dei rischi e il tipo di operazioni dimostrano che è necessario DCavg Medio-bassa MTTFD Da alto a basso CCF Rilevante PL max d im I L O m TE OTE Novità normative 2015/2016 - I Mezzi di interconnessione Dispositivo di ingresso (per esempio, sensore) Logica Dispositivo di uscita (per esempio, contattore principale) Monitoraggio Circuito di monitoraggio Uscita del circuito di monitoraggio 84 im im L O m TE im OTE © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 2 UNI EN ISO 13849-1:2008 L'attuazione di questa verifica può essere automatica Qualsiasi verifica delle funzioni di sicurezza deve: consentire il funzionamento se non sono stati rilevati guasti, oppure generare un segnale che attivi un'opportuna azione di comando se è stato rilevato un guasto Ogniqualvolta sia possibile, tale segnale deve portare ad una situazione sicura; questa situazione sicura deve essere mantenuta finché il guasto non viene eliminato Se non è possibile attivare una situazione sicura (per esempio a causa della saldatura del contatto nell'interruttore finale), il segnale deve fornire un avvertimento del pericolo La verifica in sé non deve portare ad una situazione pericolosa L'apparecchiatura di controllo può essere parte integrante o essere separata dalle parti legate alla sicurezza che forniscono la funzione di sicurezza In alcuni casi la categoria 2 non è applicabile, perché la verifica della funzione di sicurezza non può essere applicata a tutti i componenti, per esempio pressostati o sensori di temperatura Il comportamento dei sistemi di categoria 2 consente: che il verificarsi di un guasto porti alla perdita della funzione di sicurezza nell'intervallo tra le due verifiche che la perdita delle funzioni di sicurezza sia rilevata dalla verifica I princìpi tecnici che supportano la validità di una funzione di sicurezza di categoria 2 sono che le soluzione tecniche adottate e, per esempio, la scelta della frequenza di prova possono diminuire la probabilità del verificarsi di una situazione pericolosa Novità normative 2015/2016 - 85 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 2 UNI EN ISO 13849-1:2016 Il controllo della(e) funzione(i) di sicurezza deve essere eseguito: all'avvio della macchina, e prima dell'inizio di qualsiasi situazione di pericolo, ad esempio avvio di un nuovo ciclo, avvio di altri movimenti, subito dopo la richiesta della funzione di sicurezza e/o periodicamente durante il funzionamento, se la valutazione dei rischi ed il tipo di funzionamento mostra che è necessario. Novità normative 2015/2016 - 86 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 2 UNI EN ISO 13849-1:2016 Per PLr=d l’uscita dell’equipaggiamento di prova (OTE) deve portare ad uno stato sicuro che viene mantenuto finché il guasto è stato eliminato. Per PLr fino a PLr=c (compreso), ogni qualvolta possibile l’uscita dell’equipaggiamento di prova (OTE) deve portare ad uno stato sicuro che viene mantenuto finché il guasto è stato eliminato. Quando ciò non è possibile (ad esempio saldatura del contatto nel dispositivo di commutazione finale) può essere sufficiente per l’uscita dell’equipaggiamento di prova (OTE) fornire un avvertimento. Novità normative 2015/2016 - 87 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 3 UNI EN ISO 13849-1:2008 Per la categoria 3, si applicano i requisiti della categoria B, l'uso dei princìpi di sicurezza ben collaudati e in aggiunta quanto di seguito indicato La SRP/CS di categoria 3 deve essere progettata in modo che un singolo guasto in una qualsiasi parte non porti alla perdita della funzione di sicurezza; ogni qualvolta sia ragionevolmente possibile, il singolo guasto deve essere rilevato in corrispondenza o prima della successiva richiesta della funzione di sicurezza DCavg Medio bassa MTTFD Da basso ad alto a seconda del PLr CCF Rilevante PL max e im I1, I2 L1, L2 O1, O2 m c Mezzi di interconnessione Dispositivi di ingresso (per esempio, sensori) Logica Dispositivi di uscita (per esempio, contattori) Monitoraggio Monitoraggio incrociato Novità normative 2015/2016 - 88 I1 m im L1 im O1 c I2 im m L2 im O2 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 3 UNI EN ISO 13849-1:2016 Il requisito di rilevamento del singolo guasto non significa che vengano rilevati tutti i guasti; di conseguenza, l'accumulo di guasti non rilevati può portare ad un segnale di uscita non previsto e ad una situazione di pericolo sulla macchina Il comportamento di SRP/CS di categoria 3 consente: di assicurare sempre la funzione di sicurezza quando si verifica un guasto singolo di rilevare alcuni ma non tutti i guasti che l'accumulo di guasti non rilevati possa portare alla perdita della funzione di sicurezza La tecnologia utilizzata influenza le possibilità di applicazione del rilevamento dei guasti. Novità normative 2015/2016 - 89 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 4 UNI EN ISO 13849-1:2016 Per la categoria 4, si applicano i requisiti della categoria B, l'uso dei princìpi di sicurezza ben collaudati e in aggiunta quanto di seguito indicato La SRP/CS di categoria 4 deve essere progettata in modo che: un singolo guasto in una qualsiasi parte legata alla sicurezza non porti ad una perdita della funzione di sicurezza, e il singolo guasto venga rilevato in corrispondenza o prima della successiva richiesta delle funzioni di sicurezza, per esempio immediatamente, all'accensione, alla fine di un ciclo operativo della macchina; se tale rilevamento non è possibile, un accumulo di guasti non deve portare alla perdita della funzione di sicurezza DCavg Alta (compreso l’accumulo di guasti) I1 MTTFD Alto CCF Rilevante PL max e im I1, I2 L1, L2 O1, O2 m c Mezzi di interconnessione Dispositivi di ingresso (per esempio, sensori) Logica Dispositivi di uscita (per esempio, contattori) Monitoraggio Monitoraggio incrociato Novità normative 2015/2016 - 90 m im L1 im O1 c I2 im m L2 im O2 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categoria 4 UNI EN ISO 13849-1:2008 Il comportamento dei sistemi di categoria 4 consente: che venga sempre assicurata la funzione di sicurezza quando si verifica un guasto che i guasti vengano rilevati in tempo per evitare la perdita della funzione di sicurezza che venga tenuto in considerazione l’accumulo di guasti non rilevati La differenza tra la categoria 3 e la categoria 4 è una DCavg maggiore nella categoria 4 e un MTTFD “alto” per ogni canale Nella pratica può essere sufficiente considerare una combinazione di due guasti Novità normative 2015/2016 - 91 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Procedura semplificata per la stima del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 I livelli di prestazione (PL) sono definiti in termini di probabilità di guasto pericoloso per ora (PFHD). Sono fissati cinque livelli di prestazione (da “a” fino a “e”), con intervalli definiti di probabilità di un guasto pericoloso per ora. PL Probabilità media di guasto pericoloso per ora [1/h] a 10-5 fino a < 10-4 b 3 10-6 fino a < 10-5 c 10-6 fino a < 3 10-6 d 10-7 fino a < 10-6 e 10-8 fino a < 10-7 Nota: Oltre alla probabilità media di guasto pericoloso per ora, anche altre misure sono necessarie per raggiungere il PL. Novità normative 2015/2016 - 92 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Procedura semplificata per la stima del PL UNI EN ISO 13849-1:2008 Il §4.5.4 della norma UNI EN ISO 13849-1:2008 descrive un procedimento semplificato per stimare il PL di una SRP/CS sulla base di architetture designate. Altre architetture con una struttura simile possono essere trasformate in queste architetture designate per ottenere una stima del PL. Per le architetture designate si assume quanto segue: un tempo di utilizzo di 20 anni; un tasso di guasto costante per tutto il periodo di utilizzo; per una categoria 2, un rapporto rd ≤ 1/100 rt; frequenza di richiesta (rd): frequenza delle richieste per un’azione legata alla sicurezza della SRP/CS frequenza di prova (rt): frequenza delle prove automatiche per rilevare avarie in una SRP/CS, valore reciproco dell’intervallo di prova diagnostico per una categoria 2 un MTTFD,TE maggiore della metà del MTTFD,L. MTTFD,TE = MTTFD del componente che esegue il test per la rilevazione dei guasti MTTFD,L = MTTFD del componente che esegue le funzioni della SRP/CS Novità normative 2015/2016 - 93 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Procedura semplificata per la stima del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 Per la categoria 2, frequenza di richiesta ≤ 1/100 frequenza di prova o la prova avviene immediatamente a seguito della richiesta della funzione di sicurezza e il tempo complessivo per individuare il guasto e portare la macchina ad una condizione non pericolosa (normalmente fermare la macchina) è inferiore al tempo necessario per raggiungere il pericolo (vedi anche ISO 13855). Per la categoria 2, il valore di MTTFD del canale diagnostico è maggiore della metà del valore di MTTFD del canale che esegue la funzione di sicurezza. Novità normative 2015/2016 - 94 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Procedura semplificata per la stima del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 Il PL di ogni SRP/CS dipende dall’architettura, dal MTTFD per ogni canale e dal DCavg. Nel caso di architetture con PLr da «a» a «c», le misure per evitare i guasti possono essere sufficienti; per applicazioni con rischi maggiori, PLr da «d» a «e», la struttura della SRP/CS deve prevedere misure per evitare, individuare e/o tollerare i guasti. Misure pratiche includono la ridondanza, la diversità e il monitoraggio. Per le categorie 2, 3 e 4, devono essere previste sufficienti misure per la riduzione dei guasti da causa comune (CCF). La figura 5 seguente illustra il procedimento per la selezione delle categorie in combinazione con il MTTFD di ogni canale e la DCavg per conseguire il PL richiesto della funzione di sicurezza. Novità normative 2015/2016 - 95 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Procedura semplificata per la stima del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 MTTFD basso MTTFD medio MTTFD alto Novità normative 2015/2016 - 96 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Stima numerica del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato K 3 3,3 3,6 3,9 4,3 4,7 5,1 5,6 6,2 6,8 7,5 8,2 9,1 10 11 12 13 15 16 DCavg nessuna 3,80x10-5 3,46x10-5 3,17x10-5 2,93x10-5 2,65x10-5 2,43x10-5 2,24x10-5 2,04x10-5 1,84x10-5 1,68x10-5 1,52x10-5 1,39x10-5 1,25x10-5 1,14x10-5 1,04x10-5 9,51x10-6 8,78x10-6 7,61x10-6 7,13x10-6 Novità normative 2015/2016 - 97 a a a a a a a a a a a a a a a b b b b DCavg nessuna DCavg bassa 2,58x10-5 2,33x10-5 2,13x10-5 1,95x10-5 1,76x10-5 1,60x10-5 1,47x10-5 1,33x10-5 1,19x10-5 1,08x10-5 9,75x10-6 8,87x10-6 7,94x10-6 7,18x10-6 6,44x10-6 5,84x10-6 5,33x10-6 4,53x10-6 4,21x10-6 a a a a a a a a a a b b b b b b b b b DCavg media 1,99x10-5 1,79x10-5 1,62x10-5 1,48x10-5 1,33x10-5 1,20x10-5 1,10x10-5 9,87x10-6 8,80x10-6 7,93x10-6 7,10x10-6 6,43x10-6 5,71x10-6 5,14x10-6 4,53x10-6 4,04x10-6 3,64x10-6 3,01x10-6 2,77x10-6 a a a a a a a b b b b b b b b b b b c DCavg bassa 1,26x10-5 1,13x10-5 1,03x10-5 9,37x10-6 8,39x10-6 7,58x10-6 6,91x10-6 6,21x10-6 5,53x10-6 4,98x10-6 4,45x10-6 4,02x10-6 3,57x10-6 3,21x10-6 2,81x10-6 2,49x10-6 2,23x10-6 1,82x10-6 1,67x10-6 a a a b b b b b b b b b b b c c c c c DCavg media 6,09x10-6 5,41x10-6 4,86x10-6 4,40x10-6 3,89x10-6 3,48x10-6 3,15x10-6 2,80x10-6 2,47x10-6 2,20x10-6 1,95x10-6 1,74x10-6 1,53x10-6 1,36x10-6 1,18x10-6 1,04x10-6 9,21x10-7 7,44x10-7 6,76x10-7 b b b b b b b c c c c c c c c c d d d PL Cat. 4 PL Cat. 3 PL Cat. 3 PL Cat. 2 PL Cat. 2 PL Cat. 1 PL MTTFD di ogni canale anni Cat. B Probabilità media di un guasto pericoloso per ora (1/h) e corrispondente livello di prestazione (PL) (tabella K.1 della norma UNI EN ISO 13849-1:2016) DCavg alta © Quadra s.r.l. – 06/2016 Stima numerica del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato K 18 20 22 24 27 30 33 36 39 43 47 51 56 62 68 75 82 91 100 DCavg nessuna 6,34x10-6 5,71x10-6 5,19x10-6 4,76x10-6 4,23x10-6 Novità normative 2015/2016 - 98 b b b b b DCavg nessuna 3,80x10-6 3,46x10-6 3,17x10-6 2,93x10-6 2,65x10-6 2,43x10-6 2,24x10-6 2,04x10-6 1,84x10-6 1,68x10-6 1,52x10-6 1,39x10-6 1,25x10-6 1,14x10-6 b b b c c c c c c c c c c c DCavg bassa 3,68x10-6 3,26x10-6 2,93x10-6 2,65x10-6 2,32x10-6 2,06x10-6 1,85x10-6 1,67x10-6 1,53x10-6 1,37x10-6 1,24x10-6 1,13x10-6 1,02x10-6 9,06x10-7 8,17x10-7 7,31x10-7 6,61x10-7 5,88x10-7 5,28x10-7 b b c c c c c c c c c c c d d d d d d DCavg media 2,37x10-6 2,06x10-6 1,82x10-6 1,62x10-6 1,39x10-6 1,21x10-6 1,06x10-6 9,39x10-7 8,40x10-7 7,34x10-7 6,49x10-7 5,80x10-7 5,10x10-7 4,43x10-7 3,90x10-7 3,40x10-7 3,01x10-7 2,61x10-7 2,29x10-7 c c c c c c c d d d d d d d d d d d d DCavg bassa 1,41x10-6 1,22x10-6 1,07x10-6 9,47x10-7 8,04x10-7 6,94x10-7 5,94x10-7 5,16x10-7 4,53x10-7 3,87x10-7 3,35x10-7 2,93x10-7 2,52x10-7 2,13x10-7 1,84x10-7 1,57x10-7 1,35x10-7 1,14x10-7 1,01x10-7 c c c d d d d d d d d d d d d d d d d DCavg media 5,67x10-7 4,85x10-7 4,21x10-7 3,70x10-7 3,10x10-7 2,65x10-7 2,30x10-7 2,01x10-7 1,78x10-7 1,54x10-7 1,34x10-7 1,19x10-7 1,03x10-7 8,84x10-8 7,68x10-8 6,62x10-8 5,79x10-8 4,94x10-8 4,29x10-8 d d d d d d d d d d d d d e e e e e e PL Cat. 4 PL Cat. 3 PL Cat. 3 PL Cat. 2 PL Cat. 2 PL Cat. 1 PL MTTFD di ogni canale anni Cat. B Probabilità media di un guasto pericoloso per ora (1/h) e corrispondente livello di prestazione (PL) (tabella K.1 della norma UNI EN ISO 13849-1:2016) DCavg alta 9,54x10-8 8,57x10-8 7,77x10-8 7,11x10-8 6,37x10-8 5,76x10-8 5,26x10-8 4,73x10-8 4,22x10-8 3,80x10-8 3,41x10-8 3,08x10-8 2,74x10-8 2,47x10-8 e e e e e e e e e e e e e e © Quadra s.r.l. – 06/2016 Stima numerica del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato K 110 120 130 150 160 180 200 220 240 270 300 330 360 390 430 470 510 560 620 DCavg nessuna Novità normative 2015/2016 - 99 DCavg nessuna DCavg bassa DCavg media DCavg bassa DCavg media DCavg alta 2,23x10-8 2,03x10-8 1,87x10-8 1,61x10-8 1,50x10-8 1,33x10-8 1,19x10-8 1,08x10-8 9,81x10-9 8,67x10-9 7,76x10-9 7,04x10-9 6,44x10-9 5,94x10-9 5,38x10-9 4,91x10-9 4,52x10-9 4,11x10-9 3,70x10-9 PL Cat. 4 PL Cat. 3 PL Cat. 3 PL Cat. 2 PL Cat. 2 PL Cat. 1 PL MTTFD di ogni canale anni Cat. B Probabilità media di un guasto pericoloso per ora (1/h) e corrispondente livello di prestazione (PL) (tabella K.1 della norma UNI EN ISO 13849-1:2016) e e e e e e e e e e e e e e e e e e e © Quadra s.r.l. – 06/2016 Stima numerica del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato K 680 750 820 910 1.000 1.100 1.200 1.300 1.500 1.600 1.800 2.000 2.200 2.300 2.400 2.500 DCavg nessuna Novità normative 2015/2016 - 100 DCavg nessuna DCavg bassa DCavg media DCavg bassa DCavg media DCavg alta 3,37x10-9 3,05x10-9 2,79x10-9 2,51x10-9 2,28x10-9 2,07x10-9 1,90x10-9 1,75x10-9 1,51x10-9 1,42x10-9 1,26x10-9 1,13x10-9 1,03x10-9 9,85x10-10 9,44x10-10 9,06x10-10 PL Cat. 4 PL Cat. 3 PL Cat. 3 PL Cat. 2 PL Cat. 2 PL Cat. 1 PL MTTFD di ogni canale anni Cat. B Probabilità media di un guasto pericoloso per ora (1/h) e corrispondente livello di prestazione (PL) (tabella K.1 della norma UNI EN ISO 13849-1:2016) e e e e e e e e e e e e e e e e © Quadra s.r.l. – 06/2016 Stima numerica del PL UNI EN ISO 13849-1:2016 – Allegato K Nota 1: Se per la categoria 2 la frequenza di richiesta è minore o uguale a 1/25 della frequenza di prova, allora il valore di PFHD riportato nella tabella K.1 per la categoria 2 moltiplicato per un fattore di 1,1 può essere utilizzato come stima peggiorativa. Nota 2: Il calcolo dei valori di PFHD è basato sulle seguenti DCavg: DCavg = bassa, calcolata con 60%; DCavg = media, calcolata con 90%; DCavg = alta, calcolata con 99%. Novità normative 2015/2016 - 101 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Parti di uscita meccaniche, idrauliche o pneumatiche senza MTTF D UNI EN ISO 13849-1:2016 Se per i componenti meccanici, idraulici o pneumatici (o componenti comprendenti un misto di tecnologie) non sono disponibili dati di affidabilità per l’applicazione specifica, il fabbricante della macchina può valutare gli aspetti quantificabili del PL senza nessun calcolo di MTTFD. In tali casi, il livello di prestazione relativo alla sicurezza (PL) è ottenuto dall'architettura, dalla diagnostica e dalle misure contro i CCF. Novità normative 2015/2016 - 102 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Parti di uscita meccaniche, idrauliche o pneumatiche senza MTTF D UNI EN ISO 13849-1:2016 PFHD (1/h) Cat. B Cat. 1 Cat. 2 Cat. 3 Cat. 4 PL a 2x10-5 PL b 5x10-6 PL c 1,7x10-6 – 2* 1* PL d 2,9x10-7 – – – 1* PL e 4,7x10-8 – – – – 1* La categoria applicata è raccomandata La categoria applicata è opzionale – La categoria non è permessa Devono essere utilizzati componenti “proven in use” (vedi 3.1.39) o ben collaudati (confermato dal fabbricante del componente come adatto per la particolare applicazione) e principi di sicurezza ben collaudati. 2* Devono essere utilizzati componenti ben collaudati e principi di sicurezza ben collaudati. Per i componenti relativi alla sicurezza che non sono monitorati nel processo, il valore di T10d può essere determinato sulla base di dati di utilizzo dal fabbricante della macchina. 1* Novità normative 2015/2016 - 103 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Parti di uscita meccaniche, idrauliche o pneumatiche senza MTTF D UNI EN ISO 13849-1:2016 PL a e PL b possono essere realizzati da un circuito di categoria B. PL c può essere realizzato da un circuito di categoria 1 o categoria 2, se vengono utilizzati componenti ben collaudati e principi di sicurezza ben collaudati. Quando viene realizzata una funzione di sicurezza che raggiunge un PL c con un circuito di categoria 1, i valori di T10d dei componenti legati alla sicurezza che non sono monitorati nel processo devono essere determinati. Questi valori di T10d possono essere determinati sulla base di dati di utilizzo dal fabbricante della macchina. Il valore di MTTFD del canale diagnostico nella categoria 2 deve essere almeno 10 anni. Novità normative 2015/2016 - 104 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Parti di uscita meccaniche, idrauliche o pneumatiche senza MTTF D UNI EN ISO 13849-1:2016 PL d può essere realizzato da un circuito di categoria 3, se vengono utilizzati componenti ben collaudati e principi di sicurezza ben collaudati. PL e può essere realizzato da un circuito di categoria 4, se vengono utilizzati componenti ben collaudati e principi di sicurezza ben collaudati. Nella realizzazione della funzione di sicurezza con circuiti di categoria 2, categoria 3 o categoria 4 devono essere considerati i guasti da comune (CCF) ed una copertura diagnostica sufficiente (DC) (bassa, media per categorie 2 e 3, alta per categoria 4). In questo caso il calcolo della DCavg si riduce alla media aritmetica delle DC di tutti i singoli componenti nel canale che esegue la funzione di sicurezza. Novità normative 2015/2016 - 105 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Assegnazione del punteggio e quantificazione delle misure contro i CCF Guasto da causa comune (CCF): Guasti di diversi elementi, derivanti da un unico evento, che non dipendono gli uni dagli altri. Il processo quantitativo proposto deve essere usato per l’intero sistema. Tutte le parti del sistema di comando relativo alla sicurezza devono essere considerate. La tabella seguente elenca le misure e contiene dei valori associati, basati su ragionamenti ingegneristici, che rappresentano il contributo che ogni misura ha nella riduzione dei guasti da causa comune. Per ogni misura elencata non è possibile eseguire interpolazioni. Se una misura è rispettata solo parzialmente, il punteggio ad essa associabile è zero. Quando le misure tecnologiche non sono pertinenti, i punti connessi possono comunque essere considerati nel calcolo completo. Novità normative 2015/2016 - 106 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Quantificazione delle misure contro i CCF UNI EN ISO 13849-1:2016 N. Misura contro i CCF Punteggio Separazione fisica tra i percorsi dei segnali: separazione in cablaggi / tubazioni individuazione dei corto circuiti e circuiti aperti in cavi con prova dinamica; schermatura separata per il percorso del segnale di ogni canale spazi sufficienti e distanze di scorrimento adeguate sulle schede dei circuiti stampati 15 1 Separazione / segregazione 2 Diversità Utilizzo di tecnologie o di principi fisici diversi, per esempio: elettronica programmabile nel primo canale e secondo canale elettromeccanico cablato attivazione della funzione di sicurezza differente per ogni canale (ad esempio posizione, pressione, temperatura)misurazione di distanza e pressione in modo digitale ed analogico misurazione in modo digitale ed analogico delle variabili (ad esempio distanza, pressione, temperatura) componenti di fabbricanti diversi 20 3 Progettazione / applicazione / esperienza 3.1 Protezione contro eccesso di tensione, pressione, corrente, temperatura, ecc. 15 3.2 Utilizzo di componenti ben collaudati 5 Novità normative 2015/2016 - 107 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Quantificazione delle misure contro i CCF UNI EN ISO 13849-1:2016 N. Misura contro i CCF Punteggio 4 Valutazione ed analisi I risultati dell'analisi delle modalità e degli effetti dei guasti (FMEA) sono stati tenuti in considerazione al fine di evitare i CCF 5 Competenza / formazione Formazione dei progettisti alla comprensione di cause e conseguenze dei guasti da causa comune 6 Ambiente 6.1 Sistemi elettrici/elettronici: prevenzione della contaminazione e di disturbi elettromagnetici (EMC) al fine di evitare i CCF in accordo con le norme appropriate (ad esempio IEC 61326-3-1) Sistemi a fluido: filtrazione del mezzo in pressione, prevenzione della contaminazione, drenaggio dell'aria compressa, ad esempio in conformità ai requisiti dei fabbricanti dei componenti riguardanti la purezza del mezzo in pressione Nota: per sistemi combinati a fluido e elettrici dovrebbero essere considerati entrambe gli aspetti 6.2 Altri influssi Considerazione dei requisiti sull'immunità a tutti gli influssi ambientali pertinenti, quali temperatura, urti, vibrazioni, umidità (ad esempio come indicato nelle norme pertinenti) Totale massimo raggiungibile 5 5 25 10 100 Requisiti soddisfatti se punteggio raggiunto 65 Novità normative 2015/2016 - 108 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Rilevamento dei cortocircuiti Novità normative 2015/2016 - 109 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esclusione di guasti UNI EN ISO 13849-1:2016 e UNI EN ISO 13849-2:2013 Non è sempre possibile valutare le SRP/CS senza escludere determinati guasti. Per l’esclusione dei guasti occorre fare riferimento alla norma UNI EN ISO 13849-2:2013. La norma UNI EN ISO 13849-2:2013 riporta un elenco dei guasti che è possibile escludere suddivisi a seconda della tecnologia (meccanica, pneumatica, idraulica ed elettrica). L’esclusione dei guasti è un compromesso tra i requisiti di sicurezza e la teorica possibilità di accadimento di un guasto. L’esclusione di un guasto può essere basata su: improbabilità tecnica di avere un certo tipo di guasto, esperienza tecnica comunemente accettata, indipendente da un particolare tipo di applicazione, requisiti tecnici relativi all’applicazione e a specifici rischi. Novità normative 2015/2016 - 110 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esclusione di guasti UNI EN ISO 13849-1:2016 L’esclusione di un guasto può portare ad avere un PL molto alto, ma le misure per poter escludere quel tipo di guasto devono poter essere mantenute durante tutto il ciclo di vita del componente. Per assicurare ciò, possono essere necessarie misure addizionali al di fuori del sistema di controllo, per esempio: misure per assicurare il fissaggio di un interruttore dopo la sua messa a punto, misure per assicurare il fissaggio della camme, misure per la protezione contro danneggiamenti esterni. Per poter essere escluso il guasto di un componente questo deve essere conforme alle norme applicabili La frequenza di attivazione del componente influenza molto la possibilità di considerare l’esclusione del guasto Novità normative 2015/2016 - 111 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esclusione di guasti ISO/TR 23849:2010 Non è opportuno che il raggiungimento di un PL pari ad “e” sia basato unicamente sull’esclusione di guasti (ISO/TR 23849:2010); in generale, è necessario essere sempre più critici sulla possibilità di escludere un guasto al crescere del livello di prestazione richiesto. In generale, l’esclusione dei guasti non dovrebbe essere applicabile agli aspetti meccanici dei microinterruttori di interblocco e degli interruttori azionati manualmente (ad esempio comando di arresto di emergenza). Le esclusioni dei guasti permesse sono descritte dalla norma UNI EN ISO 13849-2:2013. Novità normative 2015/2016 - 112 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esclusione di guasti UNI EN ISO 13849-2:2013 – Tabella D.8 Per PL e, un esclusione dei guasti per gli aspetti meccanici (ad esempio la connessione meccanica tra un attuatore ed un elemento di contatto) ed elettrici non è permessa. In questo caso è necessaria la ridondanza. Per dispositivi di arresto di emergenza in accordo con IEC 60947-5-5, un’esclusione dei guasti per gli aspetti meccanici è permessa se si considera un numero massimo di operazioni. NOTA : Gli elenchi dei guasti per gli aspetti meccanici sono considerati nell'appendice A. Per raggiungere un PL pari ad «e» non è permessa l’esclusione dei guasti (meccanici ed elettrici). Con riferimento ai dispositivi di arresto di emergenza, è possibile l’esclusione del guasto meccanico nel caso in cui: il dispositivo sia conforme alla norma CEI EN 60947-5-5, e sia rispettato il numero massimo di operazioni indicato dal costruttore. Novità normative 2015/2016 - 113 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempio - Riparo mobile interbloccato Funzione di sicurezza: arresto del funzionamento del motore che aziona l’elemento pericoloso all’apertura di un riparo mobile Il riparo è interbloccato per mezzo di due microinterruttori (B1 e B2) I contattori (Q1 e Q2) tolgono l’alimentazione al motore. L’accumulo di due guasti non comporta la perdita della funzione di sicurezza ovvero la SRP/CS è in categoria 4. nop= 35.040 (365 giorni, 24 ore/giorno, top=900 s) Novità normative 2015/2016 - 114 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dati forniti dai costruttori Microinterruttori di interblocco (B1 e B2): B10D = 3.000.000 cicli Relè di sicurezza (K1): PL = e (PFHD = 2,5 x 10-8) Teleruttori (Q1 e Q2): Teleruttori a contatti legati B10D = 2.000.000 cicli Novità normative 2015/2016 - 115 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Risultato finale UNI EN ISO 13849-1:2016 Per ottenere il valore finale si sommano i valori di PFHD dei singoli sottosistemi PFHD,totale= PFHD,B1//B2+PFHD,K1+PFHD,Q1//Q2 = = (2,47 + 2,5 + 2,47)10-8 = 7,4410-8 PL = e 30 33 36 39 43 47 51 56 DCavg nessuna Novità normative 2015/2016 - 116 DCavg nessuna 3,80x10-6 3,46x10-6 3,17x10-6 2,93x10-6 2,65x10-6 2,43x10-6 2,24x10-6 2,04x10-6 b b b c c c c c DCavg bassa 2,06x10-6 1,85x10-6 1,67x10-6 1,53x10-6 1,37x10-6 1,24x10-6 1,13x10-6 1,02x10-6 c c c c c c c c DCavg media 1,21x10-6 1,06x10-6 9,39x10-7 8,40x10-7 7,34x10-7 6,49x10-7 5,80x10-7 5,10x10-7 c c d d d d d d DCavg bassa 6,94x10-7 5,94x10-7 5,16x10-7 4,53x10-7 3,87x10-7 3,35x10-7 2,93x10-7 2,52x10-7 d d d d d d d d DCavg media 2,65x10-7 2,30x10-7 2,01x10-7 1,78x10-7 1,54x10-7 1,34x10-7 1,19x10-7 1,03x10-7 d d d d d d d d DCavg alta 9,54x10-8 8,57x10-8 7,77x10-8 7,11x10-8 6,37x10-8 5,76x10-8 5,26x10-8 4,73x10-8 PL Cat. 4 PL Cat. 3 PL Cat. 3 PL Cat. 2 PL Cat. 2 PL Cat. 1 PL MTTFD di ogni canale anni Cat. B Probabilità media di un guasto pericoloso per ora (1/h) e corrispondente livello di prestazione (PL) (tabella K.1 della norma UNI EN ISO 13849-1:2016) e e e e e e e e © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempio – Riparo mobile interbloccato SRP/CS: unico microinterruttore di interblocco (B) con due contatti elettrici (B1 e B2) conformi alla norma CEI EN 60947-5-1 (contatti ad apertura forzata). Novità normative 2015/2016 - 117 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempio – Riparo mobile interbloccato Non escludendo il guasto di tipo meccanico (ad esempio allentamento della camma) del microinterruttore, la SRP/CS nel suo complesso è in categoria 1 ovvero il singolo guasto determina la perdita della funzione di sicurezza. Eseguendo gli opportuni calcoli, si ottiene: PFHD,totale= 1,1710-6 PL = c Novità normative 2015/2016 - 118 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempio – Riparo mobile interbloccato Escludendo il guasto di tipo meccanico del microinterruttore ovvero considerando la ridondanza dei contatti elettrici, la SRP/CS nel suo complesso è in categoria 4. Eseguendo gli opportuni calcoli, si ottiene: PFHD,totale= 5,17110-8 PL = e Novità normative 2015/2016 - 119 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mezzi di interconnessione I 1 2 ingresso L logica O uscita evento di attivazione (ad esempio attuazione manuale di un pulsante, apertura di un riparo, interruzione di un raggio di un AOPD) attuatore di macchina (ad esempio freni del motore) iab e ibc sono i mezzi di interconnessione tra le varie parti del circuito di comando avente funzioni di sicurezza (ingressi, logica, uscite) I mezzi di interconnessione (elettrici, ottici, ecc.) fanno parte dei circuiti di comando aventi funzioni di sicurezza Novità normative 2015/2016 - 120 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mezzi di interconnessione Esclusione dei guasti, UNI EN ISO 13849-2:2013 Tabella D.4 — Guasti ed esclusioni dei guasti — Conduttori/cavi Guasto considerato Esclusione del guasto Note Cortocircuito tra due conduttori qualsiasi. Cortocircuiti tra conduttori che sono: – connessi permanentemente (fissi) e protetti da danni esterni, per esempio mediante canaline, armatura, – cavi a nucleo multiplo separati, – all'interno di un involucro elettrico (vedere nota), o – schermati individualmente con connessione al circuito equipotenziale di protezione. Cortocircuito di qualsiasi conduttore a una parte conduttiva esposta o alla terra o al conduttore di collegamento al circuito equipotenziale di protezione. Cortocircuiti tra conduttore e qualsiasi parte conduttiva esposta all'interno di un involucro elettrico (vedere nota). A condizione che sia i conduttori che l'involucro soddisfino i requisiti appropriati (vedere IEC 60204-1). Circuito aperto di qualsiasi conduttore. Nessuna. Novità normative 2015/2016 - 121 --- © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mezzi di interconnessione Esclusione dei guasti, UNI EN ISO 13849-2:2013 Tabella D.6 — Guasti ed esclusioni dei guasti — Morsettiera Guasto considerato Esclusione del guasto Cortocircuito tra morsetti adiacenti. Cortocircuito tra morsetti adiacenti in conformità alle note 1) o 2). Circuito aperto di morsetti individuali. Nessuna. Novità normative 2015/2016 - 122 Note 1) I morsetti utilizzati sono in conformità a IEC 60947-7-1 o IEC 60947-7-2 e i requisiti della IEC 60204-1:2006, 13.1.1 sono soddisfatti. 2) La progettazione di per sé garantisce che il cortocircuito è prevenuto, per esempio montando a caldo una tubatura di materia plastica sul punto di connessione. --- © Quadra s.r.l. – 06/2016 Bus utilizzabili nel contesto della norma UNI EN ISO 13849-1:2016 I requisiti della norma UNI EN ISO 13849-1:2016 si applicano anche ai mezzi di interconnessione, inclusi pertanto i bus dati. Ad esempio, il corto circuito di due conduttori del bus è un guasto che deve essere preso in considerazione Nel contesto della norma UNI EN ISO 13849-1:2016 possono essere utilizzati bus aventi protocolli di trasmissione conformi alla norma: CEI EN 61784-3:2010: Reti di comunicazione industriali – Profili – Parte 3: Bus di campo per sicurezza funzionale – Regole generali e definizioni del profilo Novità normative 2015/2016 - 123 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Affidabilità dei bus di sicurezza Per i bus il valore di affidabilità è relativo alla probabilità di errori di trasmissione. Novità normative 2015/2016 - 124 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Il software per funzioni di sicurezza Non esiste un software privo di errori: è però necessario che in base all’utilizzo che ne viene fatto (quindi al PLr) il software rispetti determinati requisiti Gli errori del software rimangono dormienti finché in certe condizioni si verificano con conseguente impatto sul risultato dell'elaborazione. Mentre i malfunzionamenti dei componenti hardware sono normalmente causati da guasti casuali dei componenti, gli errori presenti nel software sono sistematici L'unico modo per scongiurare comportamenti potenzialmente pericolosi di software che svolgono funzioni di sicurezza è evitare, per quanto possibile, che si introducano errori durante la scrittura del software Errori possono essere introdotti in fase di redazione delle specifiche, di progettazione del software e di modifiche successive Novità normative 2015/2016 - 125 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Definizioni UNI EN ISO 13849-1:2016 Linguaggio a variabilità limitata – LVL (Limited Variability Language) Tipo di linguaggio che ha la capacità di combinare funzioni predefinite contenute in una libreria specifica dell’applicazione per implementare una specifica di sicurezza (esempio PLC) Linguaggio a variabilità completa – FVL (Full Variability Language) Tipo di linguaggio che consente di implementare una grande quantità di funzioni e applicazioni (esempi C, C++, assembler) Software applicativo – SRASW (Safety-related application software) Software specifico dell’applicazione implementato dal costruttore della macchina e generalmente contenente sequenze logiche, limiti ed espressioni che controllano gli appropriati ingressi, uscite, calcoli e decisioni necessari per soddisfare i requisiti della SRP/CS Software di sistema o software incorporato – SRESW (Safety-related embedded software) Software facente parte della fornitura del fabbricante del sistema di controllo e che non è accessibile per la modifica all’utilizzatore della macchina. Il software di sistema è normalmente scritto in linguaggio a variabilità completa Per SRESW che controlla funzioni che devono raggiungere un PLr “e” devono essere rispettati i requisiti del punto 7 della norma IEC 61508-3:1998 appropriati per il SIL 3 Novità normative 2015/2016 - 126 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Prescrizioni per la sicurezza del software Tutte le attività del Specifiche delle funzioni di ciclo di vita del sicurezza Specifiche del software avente Validazione Validazione software (sia funzioni di sicurezza applicativo che di sistema) avente funzioni di sicurezza Progettazione del Verifica sistema dell’integrazione devono innanzitutto Attività di progettazione considerare l’eliminazione delle Progettazione del Verifica del modulo avarie introdotte modulo durante il ciclo di Risultato vita del software Verifica (incluse revisioni e Codifica correzioni) Software validato Attività di verifica «Modello a V» Novità normative 2015/2016 - 127 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Software di sistema (SRESW) UNI EN ISO 13849-1:2016 Componenti per i quali i requisiti del SRESW non sono soddisfatti, ad esempio PLC non dichiarato di sicurezza dal fabbricante, possono essere utilizzati se una delle seguenti condizioni è soddisfatta: la SRP/CS è limitata a PL a o b e utilizza una categoria B, 2 o 3; la SRP/CS è limitata a PL c o d e può utilizzare più componenti per due canali in categoria 2 o 3; i componenti di questi due canali utilizzano tecnologie diverse. Novità normative 2015/2016 - 128 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Arresti di emergenza La norma UNI EN ISO 13850:2015 Direttiva 2006/42/CE Sistemi di comando (§1.2) 1.2.4.3 Arresto di emergenza La macchina deve essere munita di uno o più dispositivi di arresto di emergenza, che consentano di evitare situazioni di pericolo che rischino di prodursi nell'imminenza o che si stiano producendo. Sono escluse da quest'obbligo: le macchine per le quali il dispositivo di arresto di emergenza non può ridurre il rischio, perché non riduce il tempo per ottenere l'arresto normale oppure perché non permette di prendere le misure specifiche che il rischio richiede, le macchine portatili tenute e/o condotte a mano. Novità normative 2015/2016 - 130 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Direttiva 2006/42/CE Sistemi di comando (§1.2) 1.2.4.3 Arresto di emergenza (segue) Il dispositivo deve: comprendere dispositivi di comando chiaramente individuabili, ben visibili e rapidamente accessibili, provocare l'arresto del processo pericoloso nel tempo più breve possibile, senza creare rischi supplementari, quando necessario avviare, o permettere di avviare, alcuni movimenti di salvaguardia. Novità normative 2015/2016 - 131 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Direttiva 2006/42/CE Sistemi di comando (§1.2) 1.2.4.3 Arresto di emergenza (segue) Quando si smette di azionare il dispositivo di arresto di emergenza dopo un ordine di arresto, detto ordine deve essere mantenuto da un blocco del dispositivo di arresto di emergenza, sino al suo sblocco; non deve essere possibile ottenere il blocco del dispositivo senza che quest'ultimo generi un ordine di arresto; lo sblocco del dispositivo deve essere possibile soltanto con una apposita manovra e non deve riavviare la macchina, ma soltanto autorizzarne la rimessa in funzione. La funzione di arresto di emergenza deve essere sempre disponibile e operativa a prescindere dalla modalità di funzionamento. I dispositivi di arresto di emergenza devono offrire soluzioni di riserva ad altre misure di protezione e non sostituirsi ad esse. Novità normative 2015/2016 - 132 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Termini e definizioni UNI EN ISO 13850:2015 Funzione di arresto di emergenza: funzione destinata a: evitare la comparsa di pericoli o ridurre pericoli esistenti alle persone, danni alla macchina o alla produzione e essere attivata da una singola azione umana Situazione di emergenza: situazione pericolosa che necessità di essere risolta o scongiurata urgentemente; una situazione di emergenza può verificarsi durante il normale funzionamento della macchina o come conseguenza di un malfunzionamento o un guasto di una parte qualsiasi della macchina Attuatore: parte di un dispositivo che richiede un’azione manuale esterna Novità normative 2015/2016 - 133 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Funzione di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 Lo scopo della funzione di arresto di emergenza è scongiurare o impedire la nascita di una situazione di emergenza generata dal comportamento delle persone o da un evento pericoloso inatteso. La funzione di arresto di emergenza deve essere iniziata da una singola azione umana. Quando una funzione di arresto di emergenza è attiva: deve rimanere attiva fino a che non viene ripristinata manualmente; non deve essere possibile poter comandare i comandi di avvio delle operazioni arrestate dalla funzione di arresto di emergenza. Il ripristino della funzione di arresto di emergenza deve essere effettuata da un’azione umana intenzionale e non deve azionare l’avvio della macchina. Novità normative 2015/2016 - 134 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Funzione di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 La funzione di arresto di emergenza non può essere considerata una misura di prevenzione adeguata a impedire l’avvio inatteso della macchina. La funzione di arresto di emergenza è una misura di protezione complementare e non può essere utilizzata come sostituto di adeguate misure di sicurezza. La funzione di arresto di emergenza non deve compromettere l’efficacia di altre misure si sicurezza, ad esempio freni o sistemi di trattenuta di pezzi. La decisione di attivare l’arresto di emergenza non deve richiedere la considerazione degli effetti risultanti. Novità normative 2015/2016 - 135 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Funzione di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 L’arresto di emergenza deve avvenire in un maniera adeguata, senza creare pericoli aggiuntivi o richiedere ulteriori interventi, ad esempio mediante: scelta del tasso di decelerazione tenendo conto dei necessari vincoli di progettazione della macchina; selezione della categoria di arresto adeguata (0 o 1); sequenza di spegnimento predeterminata. In base alla tipologia di macchina e relativamente ai rischi specifici, la funzione di arresto di emergenza può avviare altre funzioni di sicurezza per ridurre il rischio di danno (ad esempio inversione del movimento, frenatura). Tali aspetti non sono però considerati all’interno della norma UNI EN ISO 13850:2015. Novità normative 2015/2016 - 136 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categorie di arresto UNI EN ISO 13850:2015 Arresto di categoria 0: arresto effettuato rimuovendo immediatamente la potenza agli attuatori della macchina (una frenatura addizionale può essere necessaria). Esempi: rimozione della potenza al motore elettrico per mezzo di interruttori elettromeccanici; disinnesto meccanico tra gli elementi pericolosi ed i relativi attuatori della macchina; bloccaggio dell’alimentazione del fluido agli attuatori idraulici o penumatici; rimozione della potenza necessaria per generare una coppia o una forza nel motore elettrico mediante l’utilizzo della funzione Safe Torque Off (STO) in accordo con la norma CEI EN 61800-52:2009. Novità normative 2015/2016 - 137 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Categorie di arresto UNI EN ISO 13850:2015 Arresto di categoria 1: arresto controllato della macchina con gli attuatori alimentati e rimozione dell’alimentazione solo dopo che gli elementi pericolosi si sono arrestati. Esempi: decelerazione del moto e successiva rimozione della potenza al motore elettrico mediante interruttori elettromeccanici quando il moto è terminato; utilizzo della funzione Safe Stop (SS1) in accordo con la norma CEI EN 61800-5-2:2009. Per la rimozione della potenza è sufficiente rimuovere la potenza necessaria a generare una coppia o una forza. Ciò può essere ottenuto disinserendo, disconnettendo, spegnendo o per mezzo di sistemi elettronici senza necessariamente effettuare l’isolamento. Novità normative 2015/2016 - 138 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Ripristino del dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 L’effetto dell’attivazione di un dispositivo di arresto di emergenza deve essere mantenuto finché non viene disinserito da un’azione umana intenzionale sul dispositivo stesso. Il disinserimento del dispositivo non deve avviare la macchina, ma solamente consentirne il riavviamento. Le istruzioni per l’uso devono indicare che, dopo l’attuazione e prima di disinserire un dispositivo, deve essere ispezionata la macchina per rilevare le cause dell’azionamento del dispositivo di arresto di emergenza. Novità normative 2015/2016 - 139 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Parti relative alla sicurezza del circuito di comando UNI EN ISO 13850:2015 Le parti relative alla sicurezza del circuito di comando che esegue la funzione di arresto di emergenza devono essere conformi ai requisiti pertinenti delle norme UNI EN ISO 13849-1:2016 e/o CEI EN 62061:2005. La determinazione del PL o del SIL richiesto dovrebbe tenere in considerazione lo scopo della funzione dell’arresto di emergenza, ma il valore minimo deve essere PLr=c o SIL 1. L’equipaggiamento che realizza la funzione di arresto di emergenza deve essere conforme alle norme: CEI EN 60204-1:2006 per la parte elettrica; UNI EN ISO 4413:2012 per la parte idraulica; UNI EN ISO 4414:2012 per la parte pneumatica. Novità normative 2015/2016 - 140 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 I dispositivi di arresto di emergenza devono essere: pulsanti facilmente azionabili con il palmo della mano; funi; barre; pedali senza coperture di protezione, se altre soluzioni non sono utilizzabili. I sezionatori che svolgono la funzione di arresto di emergenza devono essere conformi alla norma CEI EN 60204-1:2006. Novità normative 2015/2016 - 141 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivi di arresto di emergenza Novità normative 2015/2016 - 142 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 Devono essere posizionati dispositivi di arresto di emergenza: ad ogni postazione di controllo dell’operatore, ad eccezione di dove la valutazione dei rischi definisce che non è necessario; in altre postazioni, come determinate dalla valutazione dei rischi, per esempio: all’ingresso ed all’uscita; nelle postazioni dove l’intervento sulla macchina è necessario (per esempio operazioni con comandi ad azione mantenuta); in tutti i punti in cui un’interazione uomo/macchina è prevista dalla progettazione della macchina (per esempio area di carico / scarico). I dispositivi di arresto di emergenza devono essere posizionati in modo da essere direttamente accessibili e azionabili senza pericoli. L’attuatore del dispositivo di arresto di emergenza azionato a mano dovrebbe essere montato tra 0,6 e 1,7 m rispetto al piano di calpestio (ad esempio pavimento, piattaforma). Il dispositivo a pedale dovrebbe essere montato in una posizione fissa direttamente a livello del piano di calpestio. Novità normative 2015/2016 - 143 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 L'azionamento del dispositivo di arresto di emergenza deve generare un comando di arresto anche nel caso in cui l’attuatore del dispositivo (blocco di ritenzione meccanica) non si innesti. Il dispositivo deve essere progettato e installato in modo che l’attuazione dello stesso non possa essere bloccata facilmente, ad esempio quando un oggetto cade al di sotto della superficie di attuazione del dispositivo o quando c’è l’intenzione di eludere il dispositivo. Novità normative 2015/2016 - 144 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 L’attuatore deve essere di colore rosso e lo sfondo, se esiste e per quanto possibile, deve essere di colore giallo. Quando è necessario identificare la direzione di riarmo, tale indicazione deve essere del colore dell’attuatore. Frecce utilizzate per indicare il riarmo possono essere mal interpretate come senso di attuazione. Né l’attuatore né lo sfondo dovrebbero essere etichettati con scritte o simboli. Quando è richiesto il simbolo, deve essere usato il simbolo IEC 60417-5638. Novità normative 2015/2016 - 145 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 L’uso di un dispositivo di arresto di emergenza che richiede l’utilizzo di una chiave per disinserire l’attuatore dovrebbe essere evitato. Nel caso in cui un dispositivo di arresto di emergenza possa essere disinserito solamente usando una chiave, per evitare rischi alle mani, le istruzioni per l’uso della macchina devono descrivere il corretto uso della chiave e riportare un’avvertenza indicante che la chiave deve essere all’interno dell’attuatore del dispositivo solo per poterne eseguire il ripristino. Novità normative 2015/2016 - 146 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Postazioni rimovibili o senza fili UNI EN ISO 13850:2015 Quando sono presenti dispositivi di arresto di emergenza installati su postazioni di controllo rimovibili o senza fili, almeno un dispositivo di arresto di emergenza deve essere permanentemente disponibile sulla macchina (per esempio in posizione fissa). In aggiunta almeno una delle seguenti misure deve essere applicata per evitare confusione tra dispositivi di arresto di emergenza attivi e inattivi: cambiamento del colore del dispositivo attivo mediante illuminazione; copertura automatica del dispositivo di arresto di emergenza inattivo; dove ciò non è applicabile, può essere usata una copertura manuale che deve rimanere attaccata alla postazione di controllo dell’operatore; predisposizione di adeguate posizioni di deposito delle postazioni di controllo rimovibili o senza fili (in modo che i dispositivi di arresto di emergenza non attivi non siano visibili). Le istruzioni di uso della macchina devono riportare le informazioni in merito a quale misura è stata applicata al fine di evitare confusione tra dispositivi di arresto di emergenza attivi e inattivi e sulle modalità di utilizzo di tali misure. Quando i dispositivi di arresto di emergenza sono senza fili o integrati in postazioni di controllo senza fili devono essere applicati anche i requisiti pertinenti della norma CEI EN 60204-1:2006. Novità normative 2015/2016 - 147 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Postazioni di comando senza fili UNI EN ISO 13850:2015 Il ripristino dell’alimentazione a seguito dell’interruzione o di guasti di parti del sistema di controllo senza fili non deve portare al ripristino della condizione di arresto di emergenza attivata da un dispositivo di arresto di emergenza senza fili. Quando un arresto di emergenza è stato effettuato da un dispositivo senza fili, il ripristino deve essere possibile dopo che l’arresto di emergenza è stato disimpegnato dalla posizione di bloccaggio. A meno che non sia possibile osservare l’area di controllo relativa al dispositivo di arresto di emergenza, deve essere previsto in aggiunta al ripristino dell’attuatore del dispositivo di arresto di emergenza della postazione senza fili, uno o più dispositivi di ripristino supplementari fissati nell’intorno della macchina in modo da accertarsi che la ragione di attivazione dell’arresto di emergenza sia stata rimossa. Novità normative 2015/2016 - 148 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Prevenzione dell’azionamento non intenzionale UNI EN ISO 13850:2015 Il dispositivo di arresto di emergenza deve essere progettato in modo da evitare un azionamento non intenzionale, principalmente mediante il suo posizionamento. Misure contro l’azionamento non intenzionale non devono ridurre la visibilità del dispositivo di arresto di emergenza o del suo attuatore. Misure per prevenire l’azionamento non intenzionale possono essere, ad esempio: posizione del dispositivo di arresto di emergenza lontano da aree nelle quali è prevedibile un elevato passaggio di personale; scelta del tipo di dispositivo di arresto di emergenza; scelta delle dimensioni e forma appropriate del dispositivo; montaggio del dispositivo all’interno di una superfice ad incasso del pannello di controllo. Novità normative 2015/2016 - 149 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13850:2015 Prevenzione dell’azionamento non intenzionale L’uso di protezioni meccaniche attorno al dispositivo dovrebbe essere evitato ad eccezione di quando è necessario prevenire un’attuazione involontaria e altre misure non sono applicabili. Tale protezione non deve avere spigoli o superfici ruvide che possono causare lesioni. Per i dispositivi azionabili a mano le misure contro l’azionamento non intenzionale non devono impedire l’azionamento del dispositivo usando il palmo della mano. Novità normative 2015/2016 - 150 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivo di arresto di emergenza a fune UNI EN ISO 13850:2015 Le funi devono essere rosse. Se vengono utilizzate bandiere di identificazione per aumentare la visibilità delle funi devono essere rosse e gialle (per esempio strisce rosse e gialle o colorazione alternata rossa e gialla). L’uso del simbolo IEC 604175638 può aiutare ad identificare le bandiere. Un comando di arresto deve essere generato quando una fune è allentata o rotta. Il punto di ripristino della fune azionata deve essere posizionato in modo che sia visibile l’intera lunghezza della fune. Le istruzioni della macchina, oltre che a riportare l’obbligo di verifica della causa dell’arresto di emergenza prima del ripristino del dispositivo, devono descrivere le modalità di posizionamento e conseguente regolazione della fune. Novità normative 2015/2016 - 151 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Dispositivo di arresto di emergenza a fune UNI EN ISO 13850:2015 Nella realizzazione e posizionamento delle funi di arresto di emergenza è necessario tenere in considerazione: l’ampiezza della deflessione necessaria per generare il comando di arresto di emergenza; la massima deflessione possibile; il minimo spazio libero tra la fune e gli oggetti più vicini; la forza da applicare e la sua direzione per attivare il dispositivo di arresto di emergenza. Se è probabile che l’azionamento dell’arresto di emergenza possa essere effettuato tirando la fune lungo il suo asse, l’azionamento della fune in qualsiasi direzione deve generare il comando di arresto di emergenza. Novità normative 2015/2016 - 152 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Direttiva 2006/42/CE Sistemi di comando (§1.2) 1.2.4.4 Assemblaggi di macchine Nel caso di macchine o di elementi di macchine progettati per lavorare assemblati, le macchine devono essere progettate e costruite in modo tale che i comandi di arresto, compresi i dispositivi di arresto di emergenza, possano bloccare non soltanto le macchine stesse ma anche tutte le attrezzature collegate, qualora il loro mantenimento in funzione possa costituire un pericolo. Novità normative 2015/2016 - 153 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Area di controllo del dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 L’area di controllo di ogni dispositivo di arresto di emergenza deve coprire l’intera macchina. Come eccezione una singola area di controllo può non essere appropriata quando, per esempio, l’arresto di tutti i macchinari collegati può creare pericoli aggiuntivi o influenzare inutilmente la produzione. Ogni area di controllo può racchiudere una o più sezioni della macchina, la macchina intera o gruppi di macchine. Differenti aree di controllo possono sovrapporsi tra loro. Novità normative 2015/2016 - 154 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Area di controllo del dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 1 2 3 Novità normative 2015/2016 - Dispositivo di arresto di emergenza Area di controllo Sezione della macchina o macchina 155 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Area di controllo del dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 Le aree di controllo devono essere determinate tenendo in considerazione: l’area visibile della macchina; la possibilità di riconoscere la situazione di emergenza (per esempio visibilità, rumore, odore); ogni implicazione sulla sicurezza relativa al processo di produzione; la prevedibile esposizione ai pericoli; i possibili pericoli adiacenti. Per quanto possibile, dispositivi di arresto di emergenza con differenti aree di controllo non devono essere posizionati l’uno vicino all’altro. Novità normative 2015/2016 - 156 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Area di controllo del dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 È possibile definire più aree di controllo se: le aree di controllo sono chiaramente definite e identificabili; i dispositivi di arresto di emergenza possono essere rapidamente associati al pericolo che richiede l’arresto di emergenza (ovvero deve essere rapidamente identificabile il dispositivo di arresto di emergenza che arresta l’area in cui è presente il pericolo); l’area di controllo di un dispositivo di arresto di emergenza è identificabile dalla postazione di comando di ogni dispositivo di arresto di emergenza; l’azionamento di un dispositivo di arresto di emergenza non crea pericolo(i) aggiuntivo(i) o aumenta il(i) rischio(i) in nessuna area di controllo; l’azionamento di un dispositivo di arresto di emergenza di un’area di controllo non impedisce l’azionamento di una funzione di arresto di emergenza di un’altra area di controllo; le istruzioni per l’uso della macchina includono informazioni relative alle aree di controllo dei dispositivi di arresto di emergenza. Novità normative 2015/2016 - 157 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Area di controllo del dispositivo di arresto di emergenza UNI EN ISO 13850:2015 L’identificazione delle aree di controllo può essere realizzata da pittogrammi o dalla posizione dei dispositivi di comando. Scritte o istruzioni associate al dispositivo di arresto di emergenza devono essere evitate. Area di controllo estesa all’intera macchina Area di controllo limitata a specifiche sezioni della macchina Novità normative 2015/2016 - 158 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Arresto di emergenza di assemblaggi di macchine (linee o impianti) Nel caso di macchine o di elementi di macchine progettati per lavorare assemblati, le macchine devono essere progettate e costruite in modo tale che i comandi di arresto, compresi i dispositivi di arresto di emergenza, possano bloccare non soltanto le macchine stesse ma anche tutte le attrezzature collegate, qualora il loro mantenimento in funzione possa costituire un pericolo L'azionamento del comando di arresto di emergenza non deve comportare una scelta ponderata da parte dell'operatore, per esempio dovendo scegliere quale comando di arresto di emergenza azionare in funzione delle parti dell'insieme di macchine su cui agisce: non dovrebbe esserci la possibilità che l'operatore azioni un comando di arresto di emergenza che non agisce su parti dell'insieme di macchine nel suo campo visivo Novità normative 2015/2016 - 159 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Arresto di emergenza di assemblaggi di macchine (linee o impianti) L'arresto di emergenza non è un dispositivo di comando da utilizzare in caso di problemi di funzionamento della macchina: l'uso improprio del comando di arresto di emergenza deve essere scoraggiato, per esempio dotando la macchina di comandi di arresto rapido con attuatori di comando sufficientemente comodi da azionare per gli operatori (per esempio, realizzati mediante pulsanti sporgenti), ma nettamente distinti dai comandi di arresto di emergenza (per esempio, utilizzando pulsanti di colore nero). Il comando di arresto di emergenza non deve nemmeno essere usato per mantenere la macchina ferma in occasione di interventi sulla stessa, che invece devono essere effettuati avendo sufficiente garanzia che la macchina non possa essere avviata finché sono presenti persone all'interno delle zone pericolose, per esempio sezionando le alimentazioni esterne e bloccando i sezionatori in posizione di circuito isolato per mezzo di lucchetti, le cui chiavi vengono tenute con sé da tutti gli operatori che eseguono gli interventi. Novità normative 2015/2016 - 160 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Ripari La norma UNI EN ISO 14120:2015 Direttiva 2006/42/CE Caratteristiche richieste per i ripari e i dispositivi di protezione (§1.4) Riparo: elemento della macchina utilizzato specificamente per garantire la protezione tramite una barriera materiale (direttiva 2006/42/CE, allegato I, §1.1.1, f) 1.4.2.1 Ripari fissi Il fissaggio dei ripari fissi deve essere ottenuto con sistemi che richiedono l'uso di utensili per la loro apertura o smontaggio. I sistemi di fissaggio devono rimanere attaccati ai ripari o alla macchina quando i ripari sono rimossi. Se possibile, i ripari non devono poter rimanere al loro posto in mancanza dei loro mezzi di fissaggio. Novità normative 2015/2016 - 162 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Ripari fissi Novità normative 2015/2016 - 163 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Scopo della norma UNI EN ISO 14120:2015 La norma UNI EN ISO 14120:2015 è di tipo B2 (norme sui dispositivi di protezione). Il documento specifica requisiti generali per la progettazione, la costruzione e la scelta dei ripari per la protezione delle persone da pericoli meccanici e altri pericoli. Il documento tratta esclusivamente dei ripari fissi e mobili. I dispositivi di interblocco sono coperti dalla norma UNI EN ISO 14119:2013. La norma UNI EN ISO 14120:2015 non tratta dei requisiti di sistemi specifici per il sollevamento e la movimentazione dei carichi come ROPS (rollover protective structures), FOPS (falling-objects protective structures) e TOPS (tip over protective structures). Novità normative 2015/2016 - 164 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Riparo avvolgente UNI EN ISO 14120:2015 Riparo che impedisce l’accesso da tutti i lati Novità normative 2015/2016 - 165 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Riparo distanziatore UNI EN ISO 14120:2015 Riparo che non racchiude completamente la zona pericolosa, ma che impedisce o riduce la possibilità di accesso per mezzo delle sue dimensioni e della sua distanza dalla zona pericolosa Novità normative 2015/2016 - 166 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Aspetti relativi alla macchina UNI EN ISO 14120:2015 5.1.1: È necessario considerare gli aspetti prevedibili relativi all'ambiente e al funzionamento della macchina per tutta la sua durata prevista. Una considerazione inadeguata di questi aspetti può risultare in un macchinario non sicuro o inutilizzabile e indurre gli operatori a neutralizzare i ripari, esponendoli ad un rischio maggiore. 5.1.2: I ripari ed i macchinari devono essere progettati in modo da consentire regolazioni, operazioni di lubrificazione e di manutenzione ordinaria senza aprire o rimuovere i ripari. 5.1.3: Se si prevede il rischio di proiezione di parti dalla macchina o impatti con parti della macchina o con l'operatore, il riparo deve, per quanto possibile, essere progettato e costruito con materiali appropriati scelti per contenere tali parti e resistere agli impatti. 5.1.4: Se si prevede il rischio di emissione di sostanze pericolose il riparo deve, per quanto possibile, essere progettato per contenere tali sostanze; possono inoltre essere necessari impianti di estrazione adeguati. Novità normative 2015/2016 - 167 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del proiettile UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato B Il test si applica solamente se esiste il rischio di impatto contro il riparo di parti rotte della macchina, del pezzo in lavorazione o degli utensili. La velocità del proiettile deve essere perlomeno pari alla velocità della parte proiettata, che nel caso di macchine con parti rotanti è: Vc = B x x n dove: Vc è la velocità periferica [m/s] B è il massimo diametro dell'elemento rotante [m] n è la velocità di rotazione [s-1] Novità normative 2015/2016 - 168 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del proiettile UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato B Proiettile M Massa [kg] D Diametro [mm] axa Superficie di impatto [mm x mm] 0,100 20 10 x 10 0,625 30 19 x 19 1,25 40 25 x 25 2,5 50 30 x 30 Novità normative 2015/2016 - 169 Materiale: acciaio Resistenza alla trazione: da 560 N/mm2 a 690 N/mm2 Carico di snervamento: R0,2 330 N/mm2 Allungamento alla rottura: A=20 % Temprato a 56+4 HRC per una profondità di almeno 0,5 mm © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del proiettile UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato B B.2.2.4: Il supporto del riparo (o del campione) deve riprodurre la condizione di installazione sulla macchina. Per il test di campioni di materiale, può essere usato un telaio con apertura interna di 450x450mm. Il telaio deve essere sufficientemente rigido. B.2.2.5: Il cannone è composto da un serbatoio di aria in pressione su cui è flangiata una canna. L'aria compressa è rilasciata tramite una valvola, per accelerare il proiettile verso l'oggetto del test. La velocità del proiettile può essere controllata tramite la pressione dell'aria. B.2.2.3: La velocità del proiettile è misurata in un punto in cui non è più soggetto ad accelerazione (cioè dopo l'uscita dalla canna o nella canna dopo un adeguato scarico della pressione). 1) 2) 3) 4) 5) Sensore di velocità Canna del cannone Proiettile Pannello di comando Oggetto del test (riparo o campione) 6) Serbatoio di aria compressa Novità normative 2015/2016 - 170 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del proiettile UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato B B.2.4.1: Dopo il test, il danno sul campione può consistere in: deformazione / rigonfiamento (deformazione permanente, senza crepa); crepa imminente (visibile solo su una superficie); crepa (rottura visibile da una superficie all'altra); penetrazione (il proiettile penetra l'oggetto del test); cornice del riparo o materiale di riempimento allentati dal loro fissaggio; riparo allentato dal supporto. Il test viene considerato superato se il proiettile non ha oltrepassato il riparo. Criteri aggiuntivi possono essere utilizzati se le prestazioni di sicurezza del riparo sarebbero altrimenti compromesse. Novità normative 2015/2016 - 171 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del pendolo UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato C C.2.1: Il metodo del test del pendolo può essere usato per verificare la resistenza agli urti sia dall'interno che dall'esterno della zona pericolosa. Il metodo è basato sull'impatto di un “soft body” (per esempio un corpo umano) o di un “hard body” (per esempio una parte di macchina) che viene lasciato cadere contro il riparo per gravità. Il test è per ripari verticali. Tuttavia può essere utilizzato per ripari orizzontali (ad esempio coperchi) se l'applicazione del test è compatibile con i carichi prevedibili durante l'uso (ad esempio oggetti che cadono). C.2.2,2: L'attrezzatura per il test si compone di: un soft body o un hard body; un mezzo per portare il corpo alla velocità richiesta dal test; un supporto per il riparo oggetto del test. C.2.5.2: L'hard body è un oggetto cilindrico o sferico, realizzato con materiale rigido, come l'acciaio, ed avente una massa rappresentativa dell'impatto prevedibile. Lunghezza e diametro sono funzione della massa. Novità normative 2015/2016 - 172 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del pendolo UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato C C.2.3: L'energia d'urto del test con l’hard body dipende dalla macchina stessa e si calcola con una delle formule: E = ½ m × v² dove: E è l'energia [J o Nm] m è la massa del pendolo [kg] v è la velocità del pendolo [m/s] E=m×g×h dove: m è la massa del pendolo [kg] g è 9,81 m/s² (costante) h è l'altezza di caduta [m] Novità normative 2015/2016 - 173 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del pendolo UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato C C.2.2.1: L'oggetto in prova deve essere montato nel dispositivo di prova secondo l'applicazione prevista. Se non esistono valori specifici: l'oggetto in prova deve essere montato nel banco di prova tra due montanti; l'oggetto in prova deve essere di almeno 1000 mm di larghezza, montanti inclusi; i montanti devono essere fissati su una base solida; il pendolo è regolato in modo che l'urto avvenga a 2/3 dell'altezza totale del riparo da sopra il pavimento o piano di riferimento, ma comunque ad un'altezza non superiore a 1600 mm. Novità normative 2015/2016 - 174 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del pendolo UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato C Novità normative 2015/2016 - 175 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del pendolo UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato C C.2.5.1: Resistenza all'urto dei ripari dall'esterno della zona pericolosa: Il valore base è dato da un corpo umano (soft body), con peso minimo complessivo pari a 90 kg, che urta il riparo inconsciamente dall'esterno della zona protetta. La minima velocità considerabile della persona è pari a 1,6 m/s (vedi UNI EN ISO 13855:2010 per le velocità di avvicinamento). Ne risulta un'energia minima di impatto E = 115 J. Novità normative 2015/2016 - 176 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Test del pendolo UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato C C.2.6.1: Dopo il test, il danno sul riparo può consistere in: deformazione / rigonfiamento (deformazione permanente, senza crepa); crepa imminente (visibile solo su una superficie); crepa (rottura visibile da una superficie all'altra); penetrazione (l'hard body o il soft body penetrano il materiale); cornice del riparo o materiale di riempimento allentato dal suo fissaggio; riparo allentato dal supporto. Il test è passato se: deformazioni o crepe non eccedono i valori specificato per evitare pericoli, non c'è penetrazione, e non si verifica l'allentamento dai fissaggi o dal supporto. Novità normative 2015/2016 - 177 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Aspetti relativi alla macchina UNI EN ISO 14120:2015 5.1.5: Se la riduzione del rumore costituisce un requisito, i ripari devono essere progettati e costruiti in modo da garantire la riduzione del rumore richiesta, oltre a costituire una protezione dagli altri pericoli presenti sulla macchina. I ripari che agiscono da barriere acustiche devono avere giunti adeguatamente sigillati per ridurre l'emissione di rumore. Maggiori informazioni sono contenute nelle norme della serie UNI EN ISO 11688. 5.1.6: Se si prevede il rischio di esposizione a radiazioni pericolose, i ripari devono essere progettati e devono essere scelti materiali appropriati in modo da proteggere le persone da tale pericolo. Gli esempi includono l'utilizzo di vetrate scure per proteggere dall'abbagliamento da saldatura o l'eliminazione delle aperture in un riparo intorno ad un laser. 5.1.7: Se si prevede il rischio di esplosione, i ripari devono essere progettati per contenere o dissipare l'energia sprigionata in un modo e in una direzione sicuri, per esempio utilizzando pannelli di sicurezza che assorbono gli effetti delle esplosioni. Informazioni aggiuntive per ripari progettati per la protezione contro gli incendi sono contenute nella ISO 19353. Novità normative 2015/2016 - 178 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Aspetti relativi alle persone UNI EN ISO 14120:2015 5.2.2: I ripari destinati ad impedire l'accesso alle zone pericolose devono essere progettati, costruiti e posizionati in modo da impedire che parti del corpo raggiungano le zone pericolose, come indicato nella norma UN EN ISO 13857:2008. Per i ripari mobili interbloccati devono essere rispettate le distanze di sicurezza in accordo alla norma UNI EN ISO 13855:2010. 5.2.3: I ripari mobili devono essere progettati e posizionati in modo che durante il normale funzionamento non possano chiudersi se ci sono persone nella zona pericolosa. Quando ciò non è possibile, devono essere usati altri mezzi per impedire che persone possano rimanere all'interno della zona pericolosa senza essere individuate. 5.2.4: Se è richiesta la visuale del processo, i ripari devono essere progettati e costruiti in modo da offrire una buona visibilità. Ciò può ridurre la possibilità che vengano elusi. Novità normative 2015/2016 - 179 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Applicabilità UNI EN ISO 13857:2008 (Maggio 2008): Sicurezza del macchinario - Distanze di sicurezza per impedire il raggiungimento di zone pericolose con gli arti superiori e inferiori Novità normative 2015/2016 - 180 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Accessibilità verso l'alto Accessibilità verso l'alto: zona pericolosa a rischio ridotto h2500 mm zona pericolosa a rischio elevato h2700 mm Novità normative 2015/2016 - 181 1 zona pericolosa 2 piano di riferimento h altezza della zona pericolosa © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Il piano di riferimento è il piano di calpestio su cui si trova l'operatore, considerando gli elementi su cui l'operatore può stazionare — piattaforme, pedane, scale, ecc. — installati in modo permanente nel luogo in esame; non viene presa in considerazione la possibilità che l'operatore: salga su elementi quali sedie o scale non fissate stabilmente, parti della macchina non previste per tale scopo, ecc.; utilizzi mezzi, quali sbarre o utensili, per aumentare l'accessibilità naturale degli arti superiori. La norma UNI EN ISO 13857:2008 non indica alcun criterio in base al quale definire la pericolosità della zona, ovvero se il rischio è elevato o ridotto: sarà quindi necessario stabilire un criterio per effettuare tale distinzione nell'ambito della valutazione dei rischi. Novità normative 2015/2016 - 182 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Accessibilità al di sopra di strutture di protezione Novità normative 2015/2016 - 183 1 zona pericolosa (punto più vicino) 2 piano di riferimento 3 struttura di protezione a altezza della zona pericolosa b altezza della struttura di protezione c distanza di sicurezza orizzontale alla zona pericolosa © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Tabella 1 – Zona pericolosa a rischio ridotto Dimensioni in mm Altezza della zona 1000 pericolosa a Altezza della struttura di protezione b 1200 1400 1600 1800 2000 1) 2200 2400 2500 Distanza dalla zona pericolosa c 2) 2500 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2400 100 100 100 100 100 100 100 100 0 2200 600 600 500 500 400 350 250 0 0 2000 1100 900 700 600 500 350 0 0 0 1800 1100 1000 900 900 600 0 0 0 0 1600 1300 1000 900 900 500 0 0 0 0 1400 1300 1000 900 800 100 0 0 0 0 1200 1400 1000 900 500 0 0 0 0 0 1000 1400 1000 900 300 0 0 0 0 0 800 1300 900 600 0 0 0 0 0 0 600 1200 500 0 0 0 0 0 0 0 400 1200 300 0 0 0 0 0 0 0 200 1100 200 0 0 0 0 0 0 0 0 1100 200 0 0 0 0 0 0 0 1) Non sono considerate le strutture di protezione di altezza inferiore di 1000 mm perché non limitano sufficientemente il movimento del corpo. 2) Per le zone pericolose al di sopra di 2500 mm vedere 4.2.1 della norma UNI EN ISO 13857:2008. Novità normative 2015/2016 - 184 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Tabella 2 – Zona pericolosa a rischio elevato Dimensioni in mm Altezza della zona pericolosa a Altezza della struttura di protezione b 1000 1200 1400 1600 1800 2000 2200 1) 3) 2400 2500 2700 Distanza dalla zona pericolosa c 2) 2700 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2600 900 800 700 600 600 500 400 300 100 0 2400 1100 1000 900 800 700 600 400 300 100 0 2200 1300 1200 1000 900 800 600 400 300 0 0 2000 1400 1300 1100 900 800 600 400 0 0 0 1800 1500 1400 1100 900 800 600 0 0 0 0 1600 1500 1400 1100 900 800 500 0 0 0 0 1400 1500 1400 1100 900 800 0 0 0 0 0 1200 1500 1400 1100 900 700 0 0 0 0 0 1000 1500 1400 1000 800 0 0 0 0 0 0 800 1500 1300 900 600 0 0 0 0 0 0 600 1400 1300 800 0 0 0 0 0 0 0 400 1400 1200 400 0 0 0 0 0 0 0 200 1200 900 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1100 500 0 0 0 0 0 0 0 0 1) Non sono considerate le strutture di protezione di altezza inferiore di 1000 mm perché non limitano sufficientemente il movimento del corpo. 2) Per le zone pericolose al di sopra di 2700 mm vedere 4.2.1 della norma UNI EN ISO 13857:2008. 3) Non si dovrebbero usare strutture di protezione di altezza minore di 1400 mm senza misure di sicurezza aggiuntive. Novità normative 2015/2016 - 185 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Tabella 4 – Accessibilità attraverso aperture (età 14 anni) Parte del corpo Figura Distanza di sicurezza sr [mm] Apertura [mm] A feritoia Quadra Circolare e4 2 2 2 4<e6 10 5 5 6<e8 20 15 5 8 < e 10 80 25 20 10 < e 12 100 80 80 12 < e 20 120 120 120 20 < e 30 8501) 120 120 30 < e 40 850 200 120 40 < e 120 850 850 850 Punta del dito Dito fino alla articolazione tra il carpo e le falangi o mano Braccio fino alla articolazione della spalla 1) Se la larghezza dell’apertura a feritoia è minore o uguale a 65 mm, il pollice fungerà da arresto e la distanza di sicurezza potrà essere ridotta a 200 mm. Novità normative 2015/2016 - 186 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Aperture irregolari Nel caso di aperture di forma irregolare le distanze di sicurezza devono essere scelte utilizzando la tabella 4 della norma UNI EN ISO 13857:2008 prendendo come dimensione dell'apertura la minore delle seguenti dimensioni: il diametro dell'apertura circolare più piccola, il lato dell'apertura quadra più piccola, la larghezza dell'apertura a feritoia più ridotta in cui l'apertura irregolare può essere completamente inserita. 1: lato, 2: larghezza, 3: diametro Novità normative 2015/2016 - 187 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Tabella 7 – Accessibilità con gli arti inferiori Dimensioni in mm Parte dell’arto inferiore Punta del dito del piede Dito del piede Distanza di sicurezza sr Figura Apertura A feritoia Quadra o circolare e5 0 0 5 < e 15 10 0 15 < e 35 801) 25 35 < e 60 180 80 60 < e 80 650 2) 180 Piede Novità normative 2015/2016 - 188 © Quadra s.r.l. – 06/2016 UNI EN ISO 13857:2008 Tabella 7 – Accessibilità con gli arti inferiori (segue) Dimensioni in mm Parte dell’arto inferiore Distanza di sicurezza sr Figura Apertura A feritoia Quadra o circolare 80 < e 95 1100 3) 650 2) 95 < e 180 1100 3) 1100 3) 180 < e 240 Non ammissibile 1100 3) Gamba fino al ginocchio Gamba fino all’inguin e 1) Se la larghezza dell’apertura a feritoia è 75 mm la distanza di sicurezza potrà essere ridotta a 50 mm. 2) Il valore corrisponde a “Gamba fino al ginocchio”. 3) Il valore corrisponde a “Gamba fino all’inguine”. Nota: Aperture a feritoia con e > 180 mm e aperture quadre o circolari con e > 240 mm permettono l'accesso di tutto il corpo. Novità normative 2015/2016 - 189 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Accessibilità da sotto i ripari perimetrali Raggiungimento zone pericolose: con gli arti superiori tabella 4 UNI EN ISO 13857:2008 con gli arti inferiori tabella 7 UNI EN ISO 13857:2008 Anche in assenza di elementi pericolosi raggiungibili con gli arti inferiori e superiori, lo spazio rimanente al di sotto delle protezioni perimetrali deve essere tale da impedire l'ingresso con tutto il corpo all'interno delle protezioni, ovvero non deve essere superiore a 180 mm (tabella 7 UNI EN ISO 13857:2008) Alcune norme di tipo C forniscono indicazioni differenti; per esempio la norma UNI EN ISO 11161:2010 “Sicurezza del macchinario – Sistemi di fabbricazione integrati – Requisiti di base” prescrive al §8.5.2 che lo spazio rimanente al di sotto delle protezioni perimetrali non sia superiore a 200 mm. Si noti che, essendo specifica per il prodotto in oggetto, quando una norma di tipo C fornisce prescrizioni che deviano da quanto stabilito da una norma di tipo B, la norma di tipo C ha la precedenza. Novità normative 2015/2016 - 190 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Aspetti ergonomici UNI EN ISO 14120:2015 5.2.5.2: Le parti asportabili dei ripari devono consentire, per dimensioni, peso e progettazione, una facile movimentazione. Se non è possibile, devono essere dotati di adeguati dispositivi di attacco per il trasporto mediante un mezzo di sollevamento, o predisposti in tal senso. 5.2.5.3: I ripari mobili o le parti asportabili dei ripari devono richiedere un adeguato sforzo fisico da parte dell'operatore. Le forze di manovra possono essere ridotte mediante l'impiego di dispositivi quali molle, contrappesi o ammortizzatori a gas. 5.2.5.4: I ripari motorizzati non devono causare lesioni (mediante pressione di contatto, forza, velocità, spigoli vivi). Se un riparo è dotato di un dispositivo di protezione che avvia automaticamente la riapertura del riparo: la forza di chiusura del riparo non deve essere maggiore di 150 N; l'energia cinetica del riparo non deve essere maggiore di 10 J. In assenza di tale dispositivo di protezione, questi valori devono essere ridotti rispettivamente a 75 N e 4 J. Questi valori sono validi solamente se il bordo di chiusura è largo e non sono presenti rischi di cesoiamento o di taglio. Novità normative 2015/2016 - 191 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Progettazione e costruzione UNI EN ISO 14120:2015 5.3.2: I ripari non devono causare punti pericolosi di schiacciamento o intrappolamento con parti della macchina o altri ripari (vedi UNI EN 349:2008). 5.3.3: I ripari devono svolgere la loro funzione in modo soddisfacente per tutta la durata prevista della macchina o deve essere prevista la sostituzione delle parti soggette a deterioramento (ad esempio per fenomeni ambientali come variazioni di temperatura, luce, agenti chimici). 5.3.4: I ripari non devono creare pericoli per l'igiene, trattenendo oggetti o materiale, per esempio particelle di cibo o fluidi stagnanti (vedi UNI EN ISO 14159:2008). 5.3.5: I ripari utilizzati in determinate applicazioni (lavorazione di prodotti alimentari e farmaceutici, ecc.) devono poter anche essere facilmente puliti. 5.3.6: Ove il processo lo richieda, i ripari devono essere progettati in modo da tenere lontani gli agenti inquinanti dal processo, per esempio nelle industrie alimentare, farmaceutica, elettronica ed altri settori ad esse collegati. Novità normative 2015/2016 - 192 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Progettazione e costruzione UNI EN ISO 14120:2015 5.3.7: I ripari non devono avere bordi vivi esposti ed angoli o altre sporgenze pericolose. 5.3.8: I giunti saldati, incollati o le giunzioni meccaniche devono avere forza sufficiente per reggere il carico ragionevolmente prevedibile. Eventuali collanti applicati devono essere compatibili con il processo ed i materiali utilizzati. Forza, numero e spaziatura dei fissaggi meccanici devono essere sufficienti ad assicurare la stabilità e la rigidità del riparo. 5.3.10: I ripari fissi rimovibili, dove possibile, non devono rimanere in posizione senza i loro mezzi di fissaggio. Novità normative 2015/2016 - 193 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Ripari con bordi taglienti Novità normative 2015/2016 - 194 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Mezzi di fissaggio dei ripari fissi UNI EN ISO 14120:2015 5.3.9: Le parti smontabili dei ripari devono essere rimovibili solo con l'ausilio di utensili. I ripari fissi devono essere progettati per prevenire la facile rimozione (gli operatori potrebbero preferire togliere un riparo fisso facilmente rimovibile ad aprire un riparo mobile interbloccato). Mezzi di fissaggio a sgancio rapido non devono essere usati per la rimozione di un riparo fisso dall'esterno della zona pericolosa; mezzi di fissaggio a sgancio rapido non devono essere utilizzati come sistemi di sblocco dall’interno di ripari mobili dotati di dispositivi di blocco del riparo per consentire di uscire in caso di emergenza (vedi UNI EN ISO 14119:2013). Novità normative 2015/2016 - 195 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Progettazione e costruzione UNI EN ISO 14120:2015 5.3.11: I ripari regolabili devono essere progettati in modo da limitare l'apertura al minimo, compatibilmente con il passaggio del materiale. Ripari regolabili manualmente: la regolazione deve rimanere fissa durante una determinata operazione; devono essere facilmente regolabili senza l'uso di utensili. Ripari regolabili automaticamente: lo spazio tra riparo e materiale deve essere sempre limitato al minimo necessario per la lavorazione; devono prevenire il funzionamento non corretto della regolazione automatica; possono essere usati in combinazione con ripari fissi. 5.3.12: L'apertura di ripari mobili deve richiedere un'azione deliberata. Dove possibile, i ripari mobili devono essere fissati alla macchina o ad elementi fissi adiacenti in modo da essere sostenuti (da guide o cerniere) anche quando aperti. Questi fissaggi devono essere rimovibili solo con utensili. Novità normative 2015/2016 - 196 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Riparo regolabile a chiusura automatica UNI EN ISO 14120:2015 Novità normative 2015/2016 - 197 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Ripari regolabili Automatico Novità normative 2015/2016 - 198 Manuale © Quadra s.r.l. – 06/2016 Progettazione e costruzione UNI EN ISO 14120:2015 5.3.13: La posizione chiusa dei ripari mobili deve essere inequivocabile e distinguibile. Il riparo deve essere tenuto in posizione contro un fermo per effetto di gravità, molle, morsetti o altro. 5.3.14: I ripari interbloccati con funzione di avvio possono essere usati solo se: è rispettato il §6.3.3.2.5 della norma UNI EN ISO 12100:2010 (requisiti per interblocchi con funzioni di avvio); le dimensioni e la forma della macchina permette all’operatore o a qualsiasi persona che deve intervenire sulla macchina di avere la piena visibilità dell’intera macchina o dell’intero processo; la selezione della modalità di funzionamento è conforme al §6.2.11.10 della norma UNI EN ISO 12100:2010. La zona pericolosa considerata è quella dove gli elementi pericolosi sono attivati dalla chiusura del riparo. Novità normative 2015/2016 - 199 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Requisiti di materiali, rigidità e impatti UNI EN ISO 14120:2015 5.4.2: I ripari devono essere progettati e i materiali scelti per resistere a urti e proiezioni ragionevolmente prevedibili. I materiali dei pannelli trasparenti devono avere proprietà tali da permettere loro di resistere alla massa ed alla velocità dell'oggetto o del materiale proiettato. Se i ripari sono dotati di pannelli trasparenti, particolare attenzione deve essere prestata alla scelta dei materiali e dei metodi per il loro fissaggio. I ripari devono resistere a forze statiche e dinamiche (pressione, urti) in accordo a quanto emerso dall'analisi dei rischi. 5.4.3: I pali di supporto, i telai dei ripari e i materiali di riempimento devono essere scelti e disposti in modo da costituire una struttura rigida e stabile e da resistere alle deformazioni. Ciò è particolarmente importante nei casi in cui le deformazioni del materiale potrebbero compromettere il mantenimento delle distanze di sicurezza. 5.4.4: I ripari o le parti dei ripari devono essere assicurati mediante punti di fissaggio di adeguata resistenza, spaziatura e numero tali da rimanere solidamente fissati sotto qualsiasi carico o impatto prevedibile. Il fissaggio può avvenire mediante elementi meccanici, morsetti, giunti saldati o incollati o altri mezzi adatti all'applicazione. Novità normative 2015/2016 - 200 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.5: Eventuali sostanze dannose ragionevolmente prevedibili (fluidi, sfridi, polvere, fumi) devono essere contenute all'interno del riparo mediante l'impiego di materiale impermeabile adeguato in accordo alla norma UNI EN ISO 14123-1:2015. 5.6: Devono essere scelti materiali resistenti all'ossidazione ed alla corrosione prevedibili dovute a prodotto, processo o fattori ambientali (fluidi di taglio utilizzati nella lavorazione o nella pulitura, agenti sterilizzanti nei macchinari per la produzione di generi alimentari), mediante l'applicazione di adeguati rivestimenti protettivi. 5.7: Dove esiste un prevedibile rischio per la salute dovuto alla crescita di funghi o batteri (industrie alimentare, farmaceutica e altre ad esse collegate, catering in ospedali o alberghi), per la costruzione dei ripari devono essere scelti materiali che inibiscono questa crescita e che possono essere facilmente puliti e se necessario disinfettati (vedi ISO 14159). 5.8: I materiali e le finiture usati devono essere non tossici in tutte le condizioni prevedibili di utilizzo e compatibili con il processo in questione, in particolare nelle industrie alimentare, farmaceutica e nei settori ad esse collegati. Novità normative 2015/2016 - 201 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.9: Se è necessario vedere il funzionamento della macchina attraverso il riparo, devono essere scelti materiali con proprietà adeguate. Se viene usato materiale perforato o griglia metallica, l'area aperta ed il colore dovrebbero essere adatti a permettere la visione. La visibilità sarà migliore se il materiale perforato è più scuro dell'area osservata (vedi anche §5.22). 5.10: Per quanto possibile, i materiali usati per garantire la visibilità del funzionamento della macchina devono essere scelti tra quelli che mantengono la loro trasparenza con il tempo e l'utilizzo. I ripari devono essere progettati in modo da permettere la sostituzione dei materiali deteriorati. Determinate applicazioni possono richiedere la scelta di materiali o combinazioni di materiali resistenti all'abrasione, alle sostanze chimiche, al deterioramento dovuto alle radiazioni, alla polvere attirata dall'elettricità statica o a fluidi che bagnano la superficie che compromettono la trasparenza. 5.11: I ripari devono essere progettati e costruiti per minimizzare ombre e effetti stroboscopici che possono causare pericoli. Novità normative 2015/2016 - 202 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.12: I materiali di ripari in ambienti con polvere, fibre o particelle devono prevenirne l'accumulo. Se c'è un rischio di carica elettrostatica a livelli pericolosi, i materiali devono avere alta conducibilità elettrica, tale da evitare l'incremento di carica elettrostatica, o devono essere previste altre misure per prevenire tale pericolo (il rapporto tecnico IEC/TR 61340-1 dà indicazioni su problemi e pericoli legati alle cariche elettrostatiche). 5.13: Potrebbe essere necessario considerare ripari costruiti con materiali conduttori installati in macchine alimentate elettricamente “parti conduttrici estranee alla macchina” (vedi §8 della CEI EN 60204-1:2006). Massa estranea (parte conduttrice estranea): parte conduttrice non facente parte di un’installazione elettrica e in grado di introdurre un potenziale, generalmente il potenziale di terra (CEI EN 602041:2006, §3.24). Novità normative 2015/2016 - 203 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.14: Devono essere scelti materiali che non si deteriorano se esposti all'escursione termica prevedibile o ad improvvisi sbalzi di temperatura (materiali non inclini a rottura fragile, deformazione eccessiva o emissione di esalazioni tossiche o infiammabili). I materiali scelti devono mantenere le loro proprietà nelle condizioni climatiche e del luogo di lavoro prevedibili. 5.15: Se esiste il rischio prevedibile di incendio, i materiali scelti devono essere resistenti alle scintille ed ignifughi e non devono assorbire o emettere fluidi infiammabili, esalazioni infiammabili, ecc. 5.16: Se necessario, i materiali devono essere scelti in modo da garantire una riduzione del rumore e delle vibrazioni: mediante isolamento (applicazione di una barriera acustica lungo il percorso del rumore) e/o mediante assorbimento (ripari rivestiti con appropriati materiali fonoassorbenti) o una combinazione di entrambi. Può essere necessario rendere smorzanti i pannelli dei ripari per minimizzare gli effetti della risonanza che può amplificare il rumore. Novità normative 2015/2016 - 204 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.17: In determinate applicazioni, come la saldatura o l'uso di laser, i materiali devono proteggere le persone dalle radiazioni dannose. Per le applicazioni di saldatura può trattarsi, per esempio, di uno schermo trasparente adeguatamente colorato che permette la visione, ma elimina le radiazioni dannose. Novità normative 2015/2016 - 205 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.18: La progettazione (in termini di scelta di materiali e forme) deve impedire, per quanto possibile, di scavalcare i ripari (ad esempio eliminando elementi orizzontali strutturali o della maglia dalla superficie esterna del riparo). Novità normative 2015/2016 - 206 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.19: Quando è prevedibile (ad esempio per manutenzione) che il riparo fisso venga rimosso i mezzi di fissaggio devono rimanere attaccati al riparo o alla macchina. Questo requisito non si applica obbligatoriamente ai ripari che devono essere rimossi, per esempio, solamente in occasioni di revisioni complessive, riparazioni importanti o smontaggio per trasferimento in altro luogo. Per le stesse ragioni, può non esser necessario applicare questo requisito se: le istruzioni del fabbricante specificano che le riparazioni che richiedono la rimozione dei ripari deve essere eseguita solamente in officine specializzate, e i mezzi di fissaggio sono rimovibili solo con utensili. Questo requisito serve per impedire che, ad esempio in occasione di interventi manutentivi, i ripari non vengano rimessi in posizione, siano fissati solo parzialmente oppure vengano tenuti in posizione da mezzi di fissaggio non adeguati, ad esempio aventi resistenza insufficiente a trattenere parti proiettate. Novità normative 2015/2016 - 207 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di mezzi di fissaggio imperdibili UNI EN ISO 14120:2015 – Allegato A Novità normative 2015/2016 - 208 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di mezzi di fissaggio imperdibili Novità normative 2015/2016 - 209 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di mezzi di fissaggio imperdibili Novità normative 2015/2016 - 210 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di mezzi di fissaggio imperdibili Novità normative 2015/2016 - 211 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di mezzi di fissaggio imperdibili Novità normative 2015/2016 - 212 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Esempi di mezzi di fissaggio imperdibili Novità normative 2015/2016 - 213 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Altri requisiti UNI EN ISO 14120:2015 5.20: Se necessario, per prevenire l’allentamento dei ripari i fissaggi devono essere dotati di dadi di bloccaggio, rondelle elastiche, ecc. 5.21: Se l'accesso nella zona protetta dai ripari può esporre le persone a rischi residui (per esempio radiazioni), in corrispondenza dei punti di accesso devono essere previsti appositi segnali di avvertimento. 5.22: Quando il riparo è aperto o rimosso, il pericolo può essere evidenziato con l'uso di colori adatti. Ad esempio, se il riparo ha lo stesso colore della macchina, allora la parte pericolosa può essere dipinta con un colore brillante contrastante. Se è richiesta la visibilità del processo, i ripari in materiale perforato (rete) non devono essere in colori brillanti (per esempio giallo) che possono interferire con l'osservazione del processo. La scelta e combinazione dei colori deve evitare confusione, ad esempio, la combinazione di rosso e giallo è normalmente usata per l'arresto di emergenza. Novità normative 2015/2016 - 214 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Colorazione ripari perimetrali Novità normative 2015/2016 - 215 © Quadra s.r.l. – 06/2016 Colorazione ripari perimetrali Novità normative 2015/2016 - 216 © Quadra s.r.l. – 06/2016