DESTINATARIO / SEND TO N°
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VE.BA News – Articolo N°004 - Tratto da “ Professional Parquet “ del 19/06/2013 PARQUET: ieri, oggi e domani L’APPROFONDIMENTO di Domenico Adelizzi ----------------------------------------------------------- Quando è nato il pavimento in legno e quali sono state le sue evoluzioni più salienti? Un interessante excursus storicotecnico. Tracciare la storia dei parquet e del cambiamento degli elementi di legno utilizzati per realizzarli è come tracciare la storia delle costruzioni, perché l’impiego del legno si fonde inevitabilmente con l’evoluzione delle tecnologie e tecniche costruttive edilizie. Il legno per le pavimentazioni appartiene alle più antiche abitudini del costruire, ma è praticamente impossibile rintracciare e isolare le testimonianze più antiche dei primi pavimenti di legno e dei vari formati di elementi utilizzati. Camminare su un pavimento di legno è da sempre per l’uomo un fatto tanto naturale che, probabilmente, nessuno è mai stato indotto a registrare i dati delle prime applicazioni più notevoli. La natura stessa del legno, le innate proprietà tecniche ed estetiche e l’essere un materiale vivo e organico hanno garantito e garantiscono resistenza, durata e durabilità anche di fronte alle situazioni ambientali più critiche, come palesano costruzioni e pavimenti realizzati secoli e secoli fa. ::: GLI ALBORI Le più antiche applicazioni sono certamente andate distrutte dal tempo: per l’incuria dell’uomo, per logoramento o decadimento, a causa di incendi, guerre, trasformazioni del territorio. Appare quasi certo che il primo qualificarsi di elemento costruttivo come pavimento, dopo la terra battuta, spetta alla pietra, al granito e all’arenaria. Al momento di passare alla terracotta o al marmo, l’uomo aveva però sicuramente già sperimentato il legno, ma purtroppo non si hanno tracce palesi, se si escludono le palafitte ove il legno era il materiale principe. Si può inquadrare il primo attestato significativo dell’utilizzo del legno per pavimenti attorno al secolo X a.c., la garanzia di ciò si lega ai molti quadri ritraenti re Salomone, dove il pavimento è formato da tavolame rustico. Le rappresentazioni grafiche e pittoriche costituiscono l’unica prova potenzialmente credibile dell’utilizzo del tavolame, solo lisciviato in superficie, per pavimenti di legno nell’antichità più lontana. VE.BA Centro Servizi Parquet è stata fondata nel 1994 da Vichi Enzo e Betti Antonino con le Figlie Monia e Barbara. L’amore comune per il legno e l’esperienze reciproche nel settore dovevano concretizzarsi nel creare un luogo, punto di riferimento per tutti gli operatori del settore, dove potersi confrontare, discutere e sviluppare nuove tecnologie, ed individuare orientamenti del mercato sempre più selettivi. I servizi offerti dalla nostra azienda riguardano prevalentemente i pavimenti in parquet prefinito e in legno massello, con tutte le finiture possibili, le pavimentazioni sportive ed i pavimenti da esterno “Deck”. Naturalmente sono disponibili tutti gli accessori necessari per una posa corretta: primer, colle, vernici, oli e battiscopa in legno o metallo. Una nota a parte meritano le finiture della linea “ CASTRUM “. I CONTI DI GNANO E GLI ETRUSCHI : due linee che prevedono spazzolature e trattamenti personalizzati ed emozionanti. I CASTELLI : splendidi piallati a mano . I PAVIMENTI STORICI : disponibili in legni nuovi ed antichi, con fregi o buiserie; uno sguardo al classico nella loro centenaria ed ineguagliabile storia. Le stesse finiture possono essere proposte in RIPRISTINI di parquet tanto appezzato dai nostri clienti. Ma l’attività di VE.BA si estende ad altri importanti settori nel mondo delle pavimentazioni: I LAMINATI, I RESILIENTI ED I TESSILI. Importanti marchi italiani ed europei caratterizzano le qualità tecniche, l’innovazione ed il design che oggi il mercato pretende insieme ad un servizio di posa in opera che è sempre disponibile in ogni nostra offerta. La zona “DETTAGLI” è il luogo giusto per riflettere sui particolari e proposte dell’azienda, come RESINE, GRANIGLIE, GRES PORCELLANATO, PORTE E SCALE; ma anche per ascoltare suggerimenti di clienti e professionisti che spesso ci stimolano nella ricerca di nuovi prodotti, migliori procedure e originali riflessioni. Insomma, il modo migliore per guardare con ottimismo il futuro ………………… ::: DALL’ANTICA ROMA AL MEDIOEVO In epoca romana si afferma il disegno nella posa in opera dei pavimenti, soprattutto nelle opere in laterizio, con l’impiego delle tecniche testacea spicata e opus, che corrispondono all’odierna spina di pesce. Sempre presso la Roma antica si sviluppano le varie tecniche della segagione degli alberi per l’ottenimento del tavolame, consentendo lo sviluppo degli assiti e, di conseguenza, dei primi pavimenti di legno. VE.BA Centro Servizi - Via dei Platani 18/20- 06083 Bastia Umbra (PG) Pagina 1 VE.BA News – Articolo N°004 del 19/06/2013 - Tratto da “ Professional Parquet “ Negli ultimi decenni che precedono la conclusione del primo millennio, i pavimenti in legno sono diffusi in tutti i territori del Nord Europa e nei Paesi atlantici a clima freddo; per la maggior parte sono realizzati con legno di Quercia, Pino, Abete e Larice proveniente dalle locali foreste. I tronchi sono lavorati e trasformati in formati che corrispondono alle attuali plance, listoni e maxi listoni. Verso la fine del Medioevo, si manifesta la consuetudine di accostare tra loro tavolati di specie legnose e colore diverso, per configurare un determinato schema geometrico. Esemplari ben conservati dalle più antiche pavimentazioni di legno per interni realizzate tra il periodo gotico e il quattrocento, sono tutt’oggi visibili sia nei Paesi nordici che nel Regno Unito. ::: DAL MEDIOEVO AL XVII SECOLO In questi secoli si sviluppa la tecnica dell’intarsio, impiegando sia legnami locali sia le prime specie legnose pregiate portate in Europa da navigatori e scopritori di terre lontane. Le pavimentazioni lignee diventano popolari dopo la seconda metà del XVII secolo, quando sconosciuti artigiani, dotati di una raffinata e profonda sensibilità per il legno, realizzano fantasiosi e complessi disegni, anche ispirandosi agli arabeschi visti durante i viaggi in terre lontane. Queste esperienze mettono in evidenza sia le qualità decorative ed estetiche del legno, sia l’arte di questi artigiani, che scelgono e lavorano i differenti tipi di tavolame trasformandoli in listelli, filetti, striscioline, intarsi, decori, lamine, liste e piallacci che, accuratamente accostati e incollati con adesivi naturali (a base di caglio, uovo, sangue di bue e colla di pesce) danno vita a pavimentazioni eleganti, armoniose e cromaticamente equilibrate. Queste tecniche diventeranno un modello e un metodo di lavoro che verrà seguito negli anni e nei secoli a venire, fino ai giorni nostri. ::: IL PERIODO D’ORO DEL PARQUET I pittori fiamminghi, nelle loro calde descrizioni di ambenti domestici ricchissimi nel dettaglio, presentano spesso testimonianze dell’utilizzo di pavimenti di legno. Nel settecento, la decorazione interna dei palazzi più illustri si fonda - per il conseguimento di un determinato effetto di bilanciata armonia - sulla composizione degli intarsi per i pavimenti. Molto spesso, l’attenzione al loro valore formale e grafico rappresenta l’elemento dominante nella cura di un arredamento, che ne viene fortemente condizionato. Siamo nel periodo d’oro, ossia nel massimo splendore della tecnica dell’intarsio e del decoro in legno. Architetti importanti come lo Juvara mostrano interesse e sensibilità per questo elemento dell’edilizia ed edifici come Palazzo Madama di Torino, la palazzina di Caccia di Stupinigi o la Villa Reale di Monza lo rammentano più che bene. All’estero, la pavimentazione in legno del castello di Versailles dà il via all’utilizzo di un nuovo tipo di elemento da posa detto “quadrotta”, con formato regolare e quadrato. L’insieme di tavolette che compongono diversi tipi di accostamenti è definito “Versailles”. Nascono qui anche gli elementi da posa denominati fascia, bindello, quadro, filetti e inserti, elementi destinati a riquadrare il perimetro ed evidenziare la parte centrale degli ambienti. VE.BA Centro Servizi - Via dei Platani 18/20- 06083 Bastia Umbra (PG) Pagina 2 VE.BA News – Articolo N°004 - Tratto da “ Professional Parquet “ del 19/06/2013 Sempre in questo periodo viene coniato il termine “parquet” che significa “piccolo parco”, perché l’uso del legno massiccio per pavimenti ricordava i boschi e le foreste che circondavano sia la residenza di Versailles che tutte le altre maestose regge, ville e residenze francesi ed europee. In Russia, sono famosi i parquet (provenienti da specie legnose autoctone ed esotiche) posati nei suntuosi palazzi di Leningrado e dei suoi dintorni; degna di nota l’opera dell’architetto Jacopo Quarenghi di Bergamo. In Italia, moltissimi architetti progettarono e fecero realizzare splendide pavimentazioni lignee; spiccano i nomi di Leopoldo Pollak, Simone Cantini, Alessandro Antonelli, Gaetano Kork e Giuseppe Piermarini. ::: IL PERIODO MODERNO E CONTEMPORANEO Gli architetti del movimento moderno e tutti i contemporanei hanno continuato a mostrare interesse per i pavimenti di legno. È il caso di ricordare Frank Lloyd Wright, con le sue ville negli Stati Uniti d’America, il finlandese Alvar Aalto, dall’incontestabile maestria nell’accordare il cromatismo dei legnami con i valori superficiali delle opere murarie, e ancora Marcel Breuer, Richard Neutra, Charles Mackintosh e la gran parte dei nostri geniali architetti. Le tipologie di elementi da posa più utilizzati sono sia elementi prismatici regolari come le tavolette e i listoni sia formati quadrati come le cosiddette quadrotte sia elementi trapezoidali ed “extralunghi” (che, oltre a complicare il lavoro di posa a volte mettono a repentaglio la stabilità della pavimentazione lignea). VE.BA Centro Servizi - Via dei Platani 18/20- 06083 Bastia Umbra (PG) Pagina 3 VE.BA News – Articolo N°004 del 19/06/2013 - Tratto da “ Professional Parquet “ ::: IL PARQUET IN ORIENTE In Giappone e nell’Estremo Oriente, il legno nelle pavimentazioni delle case, impiegato a partire dalle realizzazioni più antiche, ha sempre avuto un ruolo tutto particolare. All’inizio il pavimento in legno, nell’accezione che implicava il ricorso a materiali pregiati e l’applicazione di tecniche particolari, era riservato al mercato ristretto dell’edilizia di rappresentanza. Oggigiorno, l’utilizzo di molte specie legnose extra asiatiche e dell’autoctono bamboo e lo sviluppo delle nuove tecniche di lavorazione, consentono a questo manufatto una fruibilità più generale (teatri, scuole, palestre, chiese, edilizia industriale e residenziale), grazie ai costi più accessibili rispetto ad altri materiali. ::: GLI ELEMENTI LIGNEI DALL’ORIGINE AI GIORNI D’OGGI Il legno come elemento per il rivestimento dei pavimenti è da sempre un fatto di “cultura” un po’ in tutto il mondo, elemento che però, fino al secolo scorso, non era alla portata di tutti. Proprio nel secolo scorso entrano in scena i cosiddetti parquet tradizionali costituiti da lamelle, tavolette e listoni lavorati con incastri maschio/femmina; quanto al legno, nei decenni, alle specie legnose autoctone europee si sono via via aggiunte quelle di origine africana, sudamericana e del sud-est asiatico. In Italia, il pavimento di legno a livello “industriale” approda nel XIX secolo in Piemonte, in Lombardia e nei territori che oggi corrispondono a Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Durante il periodo fascista, si abbandona la dicitura francese “parquet”, che viene italianizzata con il termine “tassellato”, dimenticato dopo la caduta del fascismo. Prima degli anni '50, nel nostro Paese imperava il solo prodotto listello o listone con incastro maschio/femmina che veniva posato sulla sabbia, su magatelli affogati nel sottofondo oppure su listelli galleggianti; lo spessore degli elementi era compreso tra 17 e 22 mm, ma vi erano pure una minoranza di elementi prismatici massicci di spessore 10 - 11 mm, detti “sovrapponibili”, perché le lamelle o i listoncini venivano sistemati sui vecchi pavimenti di larice o abete. Le specie legnose all’epoca impiegate erano quelle autoctone: le conifere di larice, abete, pino e cipresso e le latifoglie rovere, faggio crudo o vaporizzato, frassino, acero, ciliegio, melo e pero. VE.BA Centro Servizi - Via dei Platani 18/20- 06083 Bastia Umbra (PG) Pagina 4 VE.BA News – Articolo N°004 - Tratto da “ Professional Parquet “ del 19/06/2013 Negli anni ’50, ma soprattutto con il boom economico degli anni ’60, in Italia si passa al formato lamellare di spessore 8-10 mm e lunghezza 100-200 mm, conosciuto come “pavimento a mosaico”. Nei decenni successivi si affermano il cosiddetto “lamparquet” (tavoletta di spessore 10-12 mm e lunghezza compresa tra 300 e 500 mm) e vede un grande impiego il listoncino di spessore 14 mm e lunghezze comprese tra 500 e 1500 mm, ma anche lamelle simili a quelle degli anni ’60 ma Infine, nasce una sterminata produzione di plance, listoni, maxi listoni e doghe, molto diversificati per formato, dimensioni, spessori e conformazione (a due, a tre, a più strati e controbilanciati), tutti appartenenti alla famiglia detta “elementi multistrato”, che trova la sua origine negli Stati Uniti d’America (wood enginered flooring); a questi si devono aggiungere tutti gli elementi da posa tipici degli anni d’oro del parquet: quadrotte, decori, fregi e filetti di ogni tipo, fabbricati con macchine a controllo numerico, con l’ausilio del laser e di utensili realizzati con materiali innovativi (il widia e policristallino di zirconio), piuttosto che manualmente, con l’aiuto di semplici utensili quali pialle, scalpelli, sgorbie, lame e mazzuole. Da almeno vent’anni il parquet è tornato in cima alle preferenze dei consumatori, perché la sua bellezza, il suo calore, la sua vocazione ecologica ed ecocompatibile, lo hanno esteso a tutta la casa e non solo, come in passato, alle camere da letto o ai salotti. Indipendentemente dal formato e dalla tipologia di elemento da posare, oggigiorno la tecnica più utilizzata è l’incollaggio; tra le geometrie di posa, quella che è intramontabile è la posa a correre (cassero sfalsato). Nei prossimi anni, non è detto che non vi sia un ritorno ai cassettoni da antico castello, magari realizzati con elementi più moderni. ::: I FATTORI CHE INFLUENZANO IL FORMATO (E LA SCELTA) 1. IL LEGNO DI RECUPERO Un’interpretazione, se possibile, ancora più “sostenibile”, per un materiale che lo è già per natura: per realizzare una tavoletta necessariamente occorre scartare una parte di legno e l’idea di usare tutta la tavola com’è in natura, appare oggigiorno un imperativo per il futuro. Il gioco, poi, sta nella posa, nel taglio e nella lavorazione, che in passato avveniva manualmente, con la sega a nastro, lasciando sul legno il segno della lama, mentre, oggi si possono ottenere le medesime sfumature con processi produttivi innovativi (le motoseghe modernissime lavorano come le antiche, lasciando sul legno l’aspetto del parquet consumato e del e rovinato). 2. IL “FATTORE ECOLOGIA” È un concetto che in un parquet fino a poco tempo fa significava solo una finitura naturale, ma oggigiorno è molto di più perché, il “vivere sano”, parte dall’uso in casa di materiali sostenibili: se qui produciamo sostanze inquinanti aumentiamo il naturale processo di degrado delle città… e il legno è contro a questo tipo di approccio. 3. NUOVE COMPOSIZIONI E MATERIALI Negli ultimi anni, c’è stato un abbandono degli elementi di legno massello a doga lunga perché considerati poco pratici. Con il grande momento degli elementi multistrato e di soluzioni alternative (facili da posare ma di qualità non sempre adeguata), per la richiesta sempre più imperante di arredare con il parquet tutta la casa, si sono messi a punto nuovi elementi di grande formato e trattati / modificati nella struttura per incrementarne le caratteristiche chimico-meccaniche, riducendo al minimo l’assorbimento di umidità e quindi la possibilità di rigonfiamenti. È il caso degli elementi termotrattati, di quelli a struttura modificata, quelli con trattamento all’acetilene e quelli a composizione mista fibre di legno + resina acrilica o propilene. Vi sono poi elementi a due strati di specie legnosa pregiata con uno strato centrale (sovente di conifera) disposto in direzione perpendicolare agli altri due, per dare stabilità, ottenendo lunghezze oltre i due metri. Spesso la posa è incollata e la superficie si leviga e si lama come un elemento di legno massiccio; inoltre vi è la possibilità di sostituire le doghe danneggiate senza compromettere tutta la pavimentazione. 4. UN OCCHIO ALLA PROVENIENZA DEL LEGNAME Chi oggi sceglie un pavimento di legno ha voglia di “contatto con l’ambiente”, per questo sempre meno consumatori chiedono elementi di piccolo formato e di specie legnosa esotica e sempre più scelgono il rovere (sia naturale sia tinto) o il teak, magari optando per un legname proveniente da riforestazione controllata e rigorosamente certificata. Anche per questo motivo, negli ultimi anni ha preso piede il bamboo, il quale, seppure non sia una specie legnosa ma una fibra vegetale a crescita rapida, è resistente più di qualsiasi legno, è economica e offre la possibilità di avere formati molto variabili, dalla lamella fino alla doga di 2 metri, con posa in opera e finiture del tutto identiche a quelle del parquet. VE.BA Centro Servizi - Via dei Platani 18/20- 06083 Bastia Umbra (PG) Pagina 5 VE.BA News – Articolo N°004 del 19/06/2013 - Tratto da “ Professional Parquet “ ::: PREGI O VIZI? È sempre utile ricordare che il pavimento di legno teme sempre l’umidità: la condensa, le perdite d'acqua, le infiltrazioni (anche leggere ma continuative) fanno rigonfiare gli elementi posati fino ad arrivare, nel peggiore dei casi, al distacco. Nel caso in cui si voglia posare il pavimento di legno su un massetto con incorporato il sistema di riscaldamento/raffrescamento, si deve porre attenzione alla temperatura d’esercizio dell’impianto, al tipo di adesivo da utilizzare, all’adeguatezza della specie legnosa e al mantenimento delle condizioni igrometriche ambientali (temperatura e umidità relativa dell’aria). Il legno teme le condizioni ambientali “critiche” per eccesso di temperatura (superiore a 21°C) e mancanza di umidità nell’aria (meno a 40%), perché si disidrata e si ritira, lasciando sul pavimento fessure, incrinature, cretti e distorsioni che se, agli albori e fino a qualche decennio fa erano considerati normali e facevano parte del risultato, oggi sono spesso ritenuti vizi, perché rendono “antiestetica” la pavimentazione. Tutto perché negli ultimi decenni si cerca sempre più la perfezione, ma il legno, per antonomasia, sia esso massiccio o stratificato, naturale o trattato, diversamente lavorato e rifinito, posato con geometria di posa semplice o molto complessa, perfetto non lo è e non lo potrà mai essere, se non altro perché madre natura non lo genera in serie, ma sempre pianta per pianta, ciascuna con una propria storia… Sempre unica. I Nostri Partners Linoleum - PVC VE.BA Centro Servizi - Via dei Platani 18/20- 06083 Bastia Umbra (PG) Pagina 6