OUTLINE_Gennaio_2010

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OUTLINE_Gennaio_2010
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Newsletter a cura dell’Ufficio Ricerche e Sondaggi - Direzione Relazioni Esterne
n. 1 - GENNAIO 2010
Le reazioni degli italiani di fronte alla crisi sono contrastanti.
Le indicazioni contraddittorie che emergono dai media e dal
mondo dell’economia e della finanza non aiutano a capire
il futuro e generano nuova ansia. Si segnala l’andamento
leggermente migliore dell’economia, misurato da un
debole incremento del Pil, ma cresce al contempo la paura
di una forte disoccupazione.
In una economia globale bisogna però confrontarsi con gli
altri, fuori d’Italia, anche per quanto riguarda le percezioni,
allo scopo di valutare meglio i nostri stessi atteggiamenti e
inquadrarli in un contesto più ampio. Nel quale misurare e
confrontare l’immagine stessa delle banche.
Così, sulla base di indagini a livello internazionale si scopre
ad esempio che gli italiani, a torto o a ragione, sono i
meno pessimisti in Europa; che in tempo di crisi, a tutte
le latitudini la reputazione di una banca e la sua capacità
di essere chiara e trasparente verso i clienti sono le sue
ricchezze più preziose; che le banche e gli investitori
istituzionali guardano al futuro con occhi diversi e non
fanno le stesse previsioni.
Quanto alle Banche Estere del nostro Gruppo, sembrano
godere di buona forma, se è vero che la soddisfazione dei
loro clienti è, in quasi tutti i Paesi in cui siamo presenti,
superiore alla media del sistema bancario locale.
Con questo numero di Outline lanciamo dunque uno
sguardo oltre confine per cercare di saperne un po’ di più.
Della crisi e di noi stessi.
Vittorio Meloni
In questo numero
Clicca sul titolo per leggere l’articolo.
I numeri della crisi nel mondo
2
Pil e disoccupazione: i termometri della febbre
2
Italiani, i meno pessimisti in Europa 4
La crisi vista dai Paesi industrializzati
e dagli emergenti 4
All’Est qualcosa di nuovo
5
Banche: reputazione e trasparenza
contano sempre di più
6
Chi è il cliente soddisfatto in tempi di crisi
6
Difficile comparare i servizi delle banche
7
All’estero, Intesa Sanpaolo
in buona forma
8
Il futuro? Diverso agli occhi di
banche e investitori istituzionali
9
Ripresa lenta:
il rischio maggiore per le banche
9
Nuovi scenari per domanda e offerta
11
O u t l i n e n. 1
2010
I numeri della crisi nel mondo
Il 2009 annus horribilis per il Pil in tutto il mondo e specialmente in Italia. In Brasile, India e
Cina la crisi rallenta leggermente la crescita.
Molto abbiamo parlato,
nei precedenti numeri
di Outline, di come la
crisi sia percepita dalle
famiglie e dalle imprese
italiane, e di quali siano
gli atteggiamenti di fronte
ad essa: preoccupazioni,
timori, voglia di riscossa,
pessimismo, e così via.
Stavolta vediamo che cosa
dicono due dei parametri
considerati – pur con
mille riserve e precisazioni
– tra gli indicatori più
oggettivi dello stato di
buona o cattiva salute di
una economia: il Pil e il
tasso di disoccupazione.
E nel far questo vogliamo
anche mettere il naso
fuori dei confini per capire
qual è il clima a livello
internazionale e come se
la passa il nostro Paese
rispetto agli altri.
Pil e disoccupazione:
i termometri della
febbre
In termini di crescita del
Pil (fig. 1), l’Italia ha
vissuto piuttosto male il
sopraggiungere della crisi
rispetto ai Paesi europei
comparabili, per non parlare
degli Usa e soprattutto di
Brasile, India e Cina, né le
previsioni per il 2010, che
pure danno il Pil in ripresa,
ci riportano in carreggiata.
Tutte le economie
industrializzate hanno
sofferto (in particolare, tra
i nostri vicini, la Spagna);
le economie emergenti
come Brasile, India e Cina
sembrano attraversare la
crisi senza gravi danni. Il
2009 è stato comunque
per tutti l’annus horribilis,
tranne che per India e Cina
Fig. 1 - Crescita reale del PIL
Valori % (2006 = 100)
Paesi industrializzati e BRIC
Principali Paesi europei
150
145
140
135
130
125
120
115
110
105
100
95
90
110
105
Cina
India
Brasile
Russia
Francia
Spagna
Germania
Area euro
UK
Italia
100
USA
Area euro
Giappone
95
90
2006
2007
2008
2009
2010 (prev.)
2006
2007
2008
2009
2010 (prev.)
Paesi in cui operano le Banche Estere del Gruppo
130
Egitto
125
Albania
120
Slovacchia
Serbia
115
Bosnia-Erzegovina
Romania
110
Slovenia
Croazia
105
Area euro
100
Ungheria
Ucraina
95
90
2006
2007
Fonte: nostre elaborazioni su dati EIU, OEF e Servizio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo
2
il cui Pil ha continuato a
salire, mentre gli esperti
prevedono addirittura che la
Cina scalzi il Giappone come
seconda potenza economica
mondiale dietro gli Usa.
2008
2009
2010 (prev.)
Quanto alla disoccupazione
(fig. 2), in Italia siamo
purtroppo in salita continua
dal 2007, soprattutto a
scapito dei più giovani. Il
tasso di disoccupazione
resta comunque il più
Fig. 2 - Tasso di disoccupazione
Paesi industrializzati e BRIC
2008
2007
19,1
2009
stima 2010
17,9
11,3
7,6
6,8
6,2
8,7
9,2
9,7
9,0
8,2
7,8
8,0
7,4
9,4
9,1
9,2
8,3
10,0
8,4
7,9 7,8
7,57,5
4,8
10,4 10,7
9,8
9,3
5,8
5,3
5,2
4,6
10,2
9,2 9,2
6,1 6,4
5,8
3,9 4,0
2,72,8
Italia
Francia
Germania
Spagna
Uk
Area Euro
Usa
Giappone
Brasile
Russia
India
Cina
Paesi in cui operano le Banche Estere del Gruppo
2007
2008
2009
20,3
18,1 17,6
15,1
13,2
12,5
13,5
15,2
12,0
8,9 8,7
11,5
10,5
9,6
7,3
7,8
8,4
7,6
7,7
7,7
8,4
6,7
4,1 4,4
2,3
Albania
Croazia
Egitto
Ungheria
Romania
Serbia
Slovacchia
Bosnia Erzegovina: dato non disponibile
Fonte: nostre elaborazioni su dati EIU, OEF e Servizio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo
basso in Europa (a parte
il Regno Unito), grazie al
massiccio ricorso alla cassa
integrazione.
Elementi interessanti, per
quanto riguarda più da
vicino il nostro Gruppo sotto
il profilo della sua presenza
nel mercato retail all’estero,
provengono da un’analisi
dei dati sui Paesi dell’Europa
Centro-Orientale e dell’Egitto.
3
Il 2009 è stato anche per
loro l’anno peggiore sotto il
profilo del Pil, con le uniche
eccezioni rappresentate
dall’Albania e dall’Egitto.
Le previsioni sono per una
ripresa quasi dappertutto,
più sostenuta in Egitto.
La disoccupazione si
mantiene elevata, con
punte in Serbia e Croazia,
mentre in Albania gode da
tre anni di un lieve calo.
In Ucraina il tasso ufficiale
di disoccupazione è molto
basso in quanto tiene conto
solo degli iscritti alle liste
di collocamento, mentre
applicando i criteri usati
negli altri paesi si può
stimare che abbia superato
l’8% nel 2009.
Slovenia
3,0
2,5
Ucraina
O u t l i n e n. 1
2010
Italiani, i meno pessimisti in Europa
In Europa diminuisce il pessimismo sulla situazione economica, ma non cambia l’atteggiamento
di prudenza nelle spese. Nonostante tutto, gli Italiani si mostrano più fiduciosi.
Fig. 1 - aspettative sulla situazione economica propria e del Paese
“Nei prossimi mesi, crede che la propria situazione economica e quella del suo Paese saranno...? ”
(Delta tra le risposte “migliore” e “peggiore”)
nov./dic. 2008
La propria situazione economica*
Area dell’ottimismo
-1
giu./lug. 2009
set./ott. 2009
56
13
-7 -11 -8
feb./mar. 2009
75
2
n.d.
-4 -1 -5 -4
-2
-13 -13 -9
-18
8
6
-3
24 25
23
16 15 17
-1
12
-12
-34
-39-41-39
19
35
17 12
6
18
16 10
-5
-29
Area del pessimismo
Italia
Francia
Germania
Spagna
UK
USA
Giappone
Brasile
Russia
India
Cina
La situazione economica del Paese*
Area dell’ottimismo
n.d.
-31-32
-39 -38
-61 -58
Area del pessimismo
Italia
Francia
-26
-35
-62
-47
-53
-29
-29
-56
Spagna
14
25
20
-15
-63
-68
UK
USA
6
2
-2
-32 -32
-76
Germania
21
-8
-12
-14
-13
15
6
-8
15
13
2
1
-6
-26 -27
-25
-55
Giappone
Brasile
Russia
India
Cina
* Situazione propria a 12 mesi; situazione del Paese a 3 mesi
Fonte: WIN Consumer Confidence Index
Anche fuori d’Italia la crisi
tinge di nero le previsioni
delle famiglie, soprattutto
in gran parte dell’Europa
Occidentale e in Giappone;
ma il 2010 è atteso più roseo
negli Usa e nelle economie
emergenti come Brasile,
Russia, India e Cina.
La crisi vista dai
Paesi industrializzati
e dagli emergenti
Lo attesta la rilevazione più
recente (settembre-ottobre
2009) di una indagine
svolta da WIN, un network
internazionale di oltre
20 società di ricerche di
4
mercato, tra cui l’italiana
Doxa, operanti in altrettanti
Paesi, e che ha avviato alla
fine del 2008 il “Worldwide
Barometer of the Financial
Crisis” per monitorare
periodicamente la percezione
dell’impatto della crisi.
La ricerca sottolinea che,
come in Italia, anche altrove
si guarda con più fiducia,
in prospettiva, alla propria
situazione personale che non a
quella del Paese (fig. 1) , con
l’eccezione di Giappone, Cina
e India, dove probabilmente
l’orgoglio nazionale gioca la
sua parte nella percezione
delle cose. In ogni caso il
pessimismo sulla situazione del
Paese diminuisce in Europa,
in misura più marcata in Usa
e Russia, mentre Cina, India e
Brasile rimangono ottimisti, sia
pure con alcune distinzioni.
Per quanto riguarda la
situazione personale, dalle
prime rilevazioni (novembredicembre 2008) ad oggi in
Europa il picco del pessimismo
si è raggiunto all’inizio del
2009, con un progressivo
miglioramento nel periodo
successivo; il Giappone
ha mantenuto un forte
pessimismo, mentre gli Usa
sono sempre rimasti nell’area
dell’ottimismo e la Russia si
è convertita all’ottimismo a
partire dal 2° semestre. Cina,
India e Brasile continuano a
mostrare ottimismo, ma in
misura sempre minore.
In generale si osserva che
in Italia l’atteggiamento si
mantiene più positivo rispetto
agli altri Paesi europei e al
Giappone, nonostante i dati
sul Pil e sulla disoccupazione
visti in precedenza.
L'atteggiamento positivo è da
ricondurre alle caratteristiche
socioeconomiche tipiche
italiane: basso indebitamento
delle famiglie, rete di supporto
della famiglia, presenza di
ammortizzatori sociali.
Nonostante questo relativo
calo del pessimismo, la gente
è sempre molto attenta a
ridurre le proprie spese
(fig. 2): particolarmente
attivi in quest’arte sembrano
essere gli americani e i
francesi, mentre in Russia e
in Giappone la percentuale di
chi lesina sulle uscite è calata
nell’ultima parte dell’anno.
Nel quadro della crisi almeno
il sistema bancario appare
stabile e solido? In Italia,
Francia e Germania il giudizio
è rimasto modesto, ma
sostanzialmente costante
(fig. 3), mentre, dopo un
marcato calo nella prima
parte del 2009, appare in
ripresa nel Regno Unito e in
Fig. 2 - riduzione delle spese
“Negli scorsi tre mesi, ha ridotto le sue spese? ”
% risposte affermative
feb./mar. 2009
43 40
45 45
39
giu./lug. 2009
set./ott. 2009
47 47 46 46
45
43
32 34
33 33
38 38 37
3636 3737
36
32
31
37
30
35 34 34
30 31
n.d.
Italia Francia Germania Spagna
UK
USA Giappone Brasile Russia
India
Cina
Fonte: WIN Consumer Confidence Index
Russia, mentre diminuisce in
India e Brasile, che rimangono
tuttavia a livelli più alti di
quelli europei. Da notare che
Cina, India e Brasile registrano
Usa; in Spagna il giudizio cala
nella seconda parte del 2009.
La percezione di solidità del
sistema bancario cresce in
Giappone, Cina e soprattutto
Fig. 3 - giudizio sulla stabilità delle banche
“Qual è il suo livello di fiducia nella stabilità e solidità delle banche?”
nov./dic. 2008
feb./mar. 2009
6,1
5,14,9 5,1
4,9
5,1 5,05,0
4,7
5,4
5,4
4,7
4,0 4,3 4,0
3,8 4,0
4,2
4,1
5,1 5,3
4,5
Voto (scala 1-10)
4,6 4,5
4,7
giu./lug. 2009
set./ott. 2009
6,6
5,9 5,8 5,7
5,5 5,6 5,4
5,0
6,36,1
7,1 6,9
6,6 6,6
4,4 4,4
3,33,3
n.d.
Italia
Francia
Germania
Spagna
UK
USA
Giappone
Brasile
Russia
India
Cina
Fonte: WIN Consumer Confidence Index
giudizi superiori agli altri Paesi
del campione e per lo più
superiori alla sufficienza.
All’Est qualcosa
di nuovo
Dopo aver visto l’Italia
all’interno dello scenario
mondiale, ci chiediamo che
cosa succede nell’Europa
Orientale, dove Intesa
Sanpaolo è presente
direttamente con Banche
locali. La stessa ricerca WIN
presenta anche le sensazioni
dominanti nelle macroaree
geografiche (fig. 4) e ci fa
scoprire che nell’Europa
Orientale si registra, rispetto
all’Europa Occidentale, più
pessimismo sulla situazione del
Paese, mentre sono migliori
le previsioni sulla situazione
personale e il giudizio sulla
stabilità delle banche. La
situazione economica generale
porta però ad una riduzione
delle spese superiore in
Europa Orientale rispetto a
quella Occidentale. I Paesi
extra-europei, infine, hanno
mediamente una percezione
più positiva, in termini sia
di aspettative sul futuro, sia
di immagine di solidità del
sistema bancario.
Fig. 4 - Percezioni e aspettative nelle diverse aree mondiali
“Negli scorsi tre mesi, ha ridotto
le sue spese?”
4,8
5,0
6,6
6,2
6,0
5,4
Fonte: WIN Consumer Confidence Index – Settembre/ottobre 2009
Latina
America
Nord
America
Asia
e Pacifico
Medio
Oriente
Europa
Orientale
Europa
Occidentale
Latina
America
Nord
America
Asia
e Pacifico
Medio
Oriente
-24
Europa
Orientale
Europa
Occidentale
27
-9
Situazione del Paese nei prossimi 3 mesi
Situazione personale nei prossimi 12 mesi
5
31
47
Latina
America
32
0
40
39
Nord
America
8
-6
-20
12
13
Asia
e Pacifico
21
18 18
5
(Voto, scala 1-10)
(% risposte affermative)
Medio
Oriente
(Delta tra la situazione sarà “migliore” e “peggiore”)
“Qual è il suo livello di fiducia nella
stabilità e solidità delle banche?”
Europa
Orientale
situazione economica e la situazione
economica del Paese saranno...?”
Europa
Occidentale
“Nei prossimi mesi, crede che la sua
O u t l i n e n. 1
2010
Banche: reputazione e trasparenza
contano sempre di più
In tempo di crisi i clienti cambiano i criteri di valutazione della propria banca.
Prevalgono gli elementi rassicuranti: reputazione, chiarezza e trasparenza delle
informazioni, capacità di gestire i problemi e risolvere le criticità.
La Customer Satisfaction (CS) e
la propensione al “passaparola”,
cioè a consigliare la propria
banca ad altri, sono state
duramente colpite dalla crisi in
tutta Europa (fig. 1).
Fig. 1 - La crisi e gli indicatori di customer satisfaction e di "passaparola" in Europa
Andamento indici di Customer Satisfaction
Andamento indici di "passaparola"
(Luglio 2008=100)
(Luglio 2008=100)
105
105
Migliore
Chi è il cliente
soddisfatto in tempo
di crisi
Da una ricerca su 29 banche
europee effettuata dalla società
specializzata Finalta risulta che
nel giro di un anno, da luglio
2008 a luglio 2009, l’indice di
CS è calato in media del 2,2% e
l’indice di “passaparola” (referral
index) di un più vistoso 6,3%,
con il grosso delle diminuzioni
registrato nel 2° semestre 2008.
Per inciso, il calo della CS è
dovuto in buona parte ai giudizi
da parte di clienti Personal, la
categoria più critica e più colpita
dalla crisi dei mercati azionari,
seguita dagli Small Business.
Va peraltro rilevato il notevole
divario di performance tra le
diverse banche, con la migliore
che segna addirittura un +2,2%
e la peggiore un -12,1%.
Analoghi divari si registrano nella
variazione del “passaparola”.
Il fenomeno si spiega con i
problemi di immagine che
hanno colpito alcune banche
durante la crisi (scandali,
instabilità finanziaria, fallimenti,
ecc.) e che hanno gravemente
influenzato, con la reputazione
delle banche stesse, anche la CS.
+2,2% performance
100
-2,2% Media
95
95
-6,3% Media
90
90
Peggiore
-12,1% performance
85
Peggiore
-13,4% performance
85
Luglio 2008
Dicembre 2008
Luglio 2008
Luglio 2009
Dicembre 2008
Luglio 2009
Fonte: Finalta, Agosto/Settembre 2009
Fig. 2 - la crisi e i fattori della customer satisfaction
Peso attribuito a ciascuna componente
Esperienza
concreta
70%
30%
Customer
satisfaction
Adeguatezza
dei prodotti
25%
Qualità
del servizio
35%
Costi e
commissioni
40%
40%
40%
20%
Immagine
del brand
Aspettative
Reputazione
della banca
Prima della crisi
In tempo di crisi
Fonte: Finalta, Agosto/Settembre 2009
6
Migliore
+1,2% performance
100
Correttezza
gestionale
20%
Esperienze
precedenti
30%
Comunicazioni
da parte
del personale
10%
40%
Stabilità
finanziaria
Coinvolgimento
in scandali
Dalla ricerca Finalta emerge
anche che il quadro dei fattori
influenti per la CS è stato
profondamente cambiato
dalla crisi (fig. 2).
Tradizionalmente, la CS dipende
dal confronto tra le aspettative
del consumatore e la sua
esperienza concreta a contatto
con la banca.
Con la crisi, le cose cambiano:
• aumenta notevolmente,
agli effetti della CS, il peso
della reputazione: la solidità
delle banche non è più un
attributo scontato. Le banche
che hanno avuto problemi
ne hanno dunque risentito
in termini di CS; ma, di
converso, quelle con una
buona reputazione hanno
visto la CS salire;
• cresce il peso delle
aspettative: in tempi difficili,
i clienti chiedono di più alla
loro banca;
• si dimezza il peso
dell’esperienza concreta in
banca. In particolare, si riduce
drasticamente l’importanza
del prezzo: in periodo di crisi
c’è maggiore disponibilità
a pagare un differenziale di
prezzo per una banca ritenuta
solida e affidabile. Resta
stabile l’attenzione alla qualità
dei servizi, mentre aumenta
Fig. 3 - La crisi e l'esperienza del cliente in banca
Il peso dei vari fattori della variabile "servizio"
La trasparenza è un fattore
determinante cui le banche
devono prestare grande
attenzione.
4%
4%
7%
2%
12%
8%
16%
18%
9%
19%
Altro
Disponibilità canale di contatto
(accesso filiale, orari apertura...)
Tempi di attesa/celerità del servizio
Cura nella gestione delle operazioni
Cordialità e disponibilità del personale
Chiarezza e trasparenza delle informazioni
Qualità della consulenza
Gestione dei reclami e delle criticità
19%
12%
20%
17%
20%
13%
Prima
della crisi
In tempo
di crisi
Fonte: Finalta, Agosto/Settembre 2009
l’importanza di ottenere, da
parte della banca, le risposte
adatte ai propri bisogni.
Finalta prevede peraltro,
superata la crisi, un ritorno
del peso dei vari parametri, in
particolare dell’esperienza, ai
livelli precedenti.
Un altro interessante risultato
della ricerca è la differente
rilevanza, sempre fra prima
della crisi e adesso, dei fattori
che influenzano la percezione
della qualità del servizio (fig. 3).
In tempo di crisi:
• aumenta l’importanza della
capacità di risolvere i problemi
e di gestire i reclami, come
conseguenza della maggiore
incertezza e delle maggiori
criticità riscontrate durante
la crisi;
• aumenta anche il valore
attribuito alla qualità della
consulenza finanziaria;
• diventa sempre più pressante
la domanda di chiarezza e
trasparenza: la soddisfazione
dei clienti Personal, in
particolare, è peggiorata
molto anche a causa della
complessità di alcuni prodotti
finanziari.
Fig. 4 - livello di difficoltÀ nella comparazione dei servizi bancari
14%
13%
11%
8%
12%
36%
9%
18%
31%
10%
EU 27
Francia
Non sa/non risponde
28%
18%
9%
10%
8%
Germania
Spagna
UK
Molto facile
6%
48%
34%
23%
14%
19%
29%
34%
32%
27%
Fonte: CONSUMERS' FORUM – Novembre 2009
17%
19%
37%
7
12%
Abbastanza facile
Difficile comparare i
servizi delle banche
Abbastanza difficile
19%
Italia
Molto difficile
Da una ricerca effettuata
dal Consumers' Forum* nel
novembre 2009 risulta che per
il 21% degli italiani i settori in
cui è più difficile confrontare le
offerte sono quello bancario e
quello energetico, subito dopo
alle telecomunicazioni indicate
nel 41% dei casi. La ricerca
si conclude con una precisa
raccomandazione alle banche,
nel loro stesso interesse, di
mettere i clienti in condizione
di comprendere agevolmente le
caratteristiche dell’offerta.
Lo stesso Consumers’ Forum*
sottolinea la gravità del
problema (accentuata, in Italia
come all’estero, dalla crisi), che
espone a rischi specialmente i
piccoli risparmiatori e appare
particolarmente rilevante
nel nostro Paese (fig. 4): il
confronto internazionale infatti
conferma le maggiori difficoltà
riscontrate dai consumatori
italiani nella comparazione delle
offerte del settore bancario e
finanziario, rispetto agli altri
Paesi europei.
Questo tema è già all’attenzione
delle banche europee: un’analisi
condotta dall’ABI sui piani
aziendali di 25 fra i maggiori
gruppi bancari europei, e le
presentazioni agli investitori
tenute dagli stessi gruppi nel
2009, evidenzia tra le priorità
strategiche l’attenzione al
cliente proprio intesa come
trasparenza e semplicità
dell’offerta.
* Associazione indipendente italiana di cui
fanno parte Associazioni di Consumatori,
Imprese industriali e di servizi, Associazioni
di categoria e Centri di Ricerca.
O u t l i n e n. 1
2010
All’estero, Intesa Sanpaolo
in buona forma
Superiore alla media nei rispettivi Paesi la soddisfazione dei clienti delle Banche Estere del Gruppo.
Qual è la Customer
Satisfaction del Gruppo
all’estero?
La reputazione di
banche appartenenti
a un solido gruppo
internazionale, attente
al cliente, ha sostenuto
il posizionamento delle
nostre banche all’estero in
tempo di crisi.
Nei Paesi in cui il Gruppo
è presente, un’indagine
di Customer Satisfaction
affidata a GfK Eurisko
mostra un elevato
gradimento verso le nostre
banche retail, sempre
superiore al giudizio medio
di sistema, con l’unica
eccezione rappresentata
da Bank of Alexandria, di
recente entrata nel Gruppo
(fig. 1). In Bosnia la nostra
banca è leader di mercato
per Customer Satisfaction,
Fig. 1 - Customer satisfaction nelle banche estere del Gruppo
“La banca del Gruppo vs il miglior concorrente locale”
ECSI – European Customer Satisfaction Index (scala 0 - 100)
Banca ISP
82,4
84,5
84,5
84,5
83,5
78,6
80,2
Miglior concorrente locale
85,4
82,8
78,6
77,8
HSBC
CIB Raiffeisen BIB
bank
72,5
ISP Banka
ISP Raiffeisen PBZ
BA Popullore BiH bank
ALBANIA
BOSNIA
ERZEGOVINA
Erste
bank
CROAZIA
BA
EGITTO
UNGHERIA
Sistema locale
84,5
Komer
cijalna
Banka
SERBIA
82,5
79,5
78,7
VUB Slovenska Banka Abanka
Sporitelna Koper
SLOVACCHIA
SLOVENIA
Fonte: GFK Eurisko - Gennaio 2009
mentre negli altri paesi
le banche del Gruppo
ottegono valutazioni di
poco inferiori rispetto al
Gruppi sono presenti, il
confronto con UniCredit, è
a favore di Intesa Sanpaolo
(fig. 2).
loro miglior concorrente.
Sempre in tema di
Customer Satisfaction nei
Paesi in cui entrambi i
Fig. 2 - Customer satisfaction:
confronto con il gruppo Unicredit
“La banca del Gruppo vs la banca UniCredit locale”
ECSI – European Customer Satisfaction Index (scala 0 – 100)
Banca ISP
84,5
83,0
BOSNIA
ERZEGOVINA
Fonte: GFK Eurisko - Gennaio 2009
8
Banca UniCredit
78,6
75,5
CROAZIA
Sistema locale
82,8
77,2
SLOVACCHIA
Il futuro? Diverso agli occhi di banche e
investitori istituzionali
Le banche italiane sono più ottimiste degli investitori internazionali sul futuro dell’Italia,
ma temono la lentezza della ripresa, la qualità degli asset e gli oneri della fiscalità e della
regolamentazione.
Quali saranno i trend evolutivi
del sistema bancario italiano
per il prossimo triennio, in
termini di rischi, punti di forza
e di debolezza?
Alla fine dell’anno scorso l’ABI
lo ha chiesto, attraverso il
proprio Osservatorio European
Banking Report (EBR) e in
collaborazione con il Gruppo
UBS, al top management
dei maggiori gruppi bancari
italiani e ai principali investitori
istituzionali internazionali.
Ripresa lenta: il
rischio maggiore
per le banche
Il punto di vista di banche e
investitori è diverso su quasi
tutti i temi, a cominciare dalle
previsioni sull’andamento
del Pil, degli impieghi retail
e degli impieghi corporate,
che mostrano le banche
complessivamente più
ottimiste sulla crescita del
sistema (fig. 1).
Fig. 1 - le previsioni di crescita in Italia
“Nei prossimi tre anni, quale tasso di crescita ci si può attendere in Italia per...?”
Banche
Investitori
(Percentuale sul totale risposte)
PIL
2%
1%
0%
-2%
-3%
0,0%
0,0%
6%
20,0%
-3%
6%
4%
6%
2%
4%
0%
2%
37,5%
26,7%
66,7%
46,9%
40,0%
9,4%
6,3%
0,0%
4%
6%
2%
4%
0%
2%
21,9%
33,3%
46,9%
33,3%
13,3%
0,0%
6,3%
33,3%
21,9%
33,3%
0,0%
0,0%
0,0%
Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009
9
6,3%
0,0%
62,5%
1%
-2%
IMPIEGHI CORPORATE
28,1%
2%
0%
IMPIEGHI RETAIL
0%
3,1%
0,0%
0%
3,1%
0,0%
O u t l i n e n. 1
investitori puntano sulla
ancora scarsa penetrazione
dei prodotti bancari presso la
clientela retail e corporate.
Fig. 2 - i rischi per le banche italiane
“Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali rischi per le banche italiane?”
(Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati)
81,3%
Lenta ripresa economica
64,7%
71,9%
Qualità degli asset
52,9%
56,3%
Bassi tassi di interesse
64,7%
34,4%
Rischio da regolamentazione
17,6%
9,4%
Carenza liquidità
17,6%
9,4%
Saturazione del mercato
11,8%
9,4%
Aumento del costo della raccolta
Pressione competitiva da parte
di players esteri nazionalizzati
11,8%
9,4%
0,0%
Rischio paese
6,3%
Differenze di giudizio più rilevanti
29,4%
Investitori
Banche
Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009
Per quanto riguarda i rischi
cui le banche saranno
prevedibilmente più esposte
(fig. 2), gli investitori temono
soprattutto i bassi tassi di
interesse, la lenta ripresa
economica e la qualità degli
asset. Gli stessi temi destano
preoccupazione anche
nelle banche, ma con pesi
alquanto diversi. Notevoli le
differenze di giudizio sulla
qualità degli asset e sui rischi
di regolamentazione, molto
temuti dalle banche, e sul
“rischio Paese” che invece
preoccupa soprattutto gli
investitori.
Anche sui punti di forza delle
banche le valutazioni sono
articolate (fig. 3): il principale,
sia secondo le banche, sia
secondo gli investitori, appare il
basso grado di indebitamento
finanziario delle famiglie;
al secondo posto le banche
collocano il radicamento
territoriale, mentre gli
10
Complessivamente, per gli
investitori contano soprattutto,
come punti di forza, i fattori
legati alla domanda, seguiti
da quelli legati all’offerta e da
quelli esterni; per le banche, al
contrario, sono decisivi i fattori
dell’offerta, più che quelli della
domanda, ma anche ai fattori
esterni viene assegnata una
notevole importanza.
E i punti di debolezza? Anche
qui i pareri sono contrastanti
(fig. 4). Per gli investitori,
il principale problema è
la qualità degli asset, che
precede per importanza
l’elevata fiscalità e alcuni
Fig. 3 - punti di forza delle banche italiane
“Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali punti di forza delle banche italiane?”
(Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati)
Banche
Differenze di giudizio più rilevanti
FATTORI LEGATI ALLA DOMANDA:
Basso grado di indebitamento
finanziario delle famiglie
88,2%
FATTORI LEGATI ALL’OFFERTA:
96,9%
76,5%
9,4
23,5
12,5
Diffusione ancora scarsa
dei prodotti bancari retail
Elevato radicamento territoriale
29,4
59,4
5,9
31,3
Struttura tradizionale
del business mix
29,4
Bassa leva finanziaria
(attivo/equity)
29,4
31,3
18,8
Bassa esposizione
ai prodotti strutturati
Basso livello del loan to value
nei mutui residenziali
FATTORI ESTERNI:
23,5
6,3
23,5
46,9
Abbondanza di liquidità
17,6
65,6%
58,8%
Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009
Presenza dello Stato
nell’azionariato delle banche
Investitori
71,9
58,8
Diffusione ancora scarsa
dei prodotti bancari corporate
81,3%
2010
0,0
23,5
fattori legati all’offerta
come la governance, i
coefficienti patrimoniali e,
in misura minore, la bassa
diversificazione geografica e
l’elevata esposizione verso
le Pmi.
Per le banche, invece, è
la fiscalità il punto debole
largamente più citato,
seguito dall’alto grado di
indebitamento delle imprese.
Su alcuni fattori la valutazione
delle banche dipende dalla
loro dimensione: ad esempio,
solo le piccole si preoccupano
dei coefficienti patrimoniali,
mentre le grandi danno un
enorme peso all’esposizione
verso settori colpiti dalla crisi.
Complessivamente, per gli
investitori i punti deboli sono
da attribuire principalmente
a fattori legati all’offerta e
a fattori esterni. Le banche
invece collocano i fattori
esterni al primo posto, seguiti
subito dai fattori legati alla
domanda e, da ultimo, da
quelli legati all’offerta.
Nuovi scenari per
domanda e offerta
Passando ai trend che
caratterizzeranno nei prossimi
anni il sistema bancario
italiano (fig. 5), investitori
e banche sembrano trovarsi
d’accordo sulla previsione
di un aumento del livello di
patrimonializzazione delle
banche e di una maggiore
avversione al rischio. Ben
diverse invece le previsioni
sul trend dell’indebitamento:
gli investitori ritengono che
diminuirà sia quello delle
famiglie, sia quello delle
imprese, mentre le banche
si aspettano che sia in
aumento, soprattutto nel
mercato famiglie.
11
Fig. 4 - punti di debolezza delle banche italiane
“Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali punti di debolezza delle banche italiane?”
(Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati)
Banche
Differenze di giudizio più rilevanti
FATTORI LEGATI ALLA DOMANDA:
53,1
Alto grado di
indebitamento in imprese
78,1%
11,8
31,3
17,6
Esposizione verso settori
colpiti dalla crisi
35,3%
34,4
29,4
Coefficienti patrimoniali
12,5
17,6
Bassa diversificazione
geografica
FATTORI LEGATI ALL’OFFERTA:
68,8%
Governance
88,2%
Elevata esposizione
verso PMI
9,4
35,3
6,3
17,6
81,3
Alta fiscalità
FATTORI ESTERNI:
35,3
18,8
Qualità degli asset
52,9
90,6%
Alto costo del lavoro
82,4%
Alto tasso
di disoccupazione
Investitori
18,8
5,9
3,1
17,6
Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009
Fig. 5 - Futuro del sistema bancario italiano
“Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali trend del settore bancario italiano?”
(Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati)
68,8%
Aumento del livello di
patrimonializzazione delle banche
64,7%
40,6%
Maggiore avversione al rischio
35,3%
40,6%
Aumento indebitamento
delle famiglie
17,6%
Miglioramento delle condizioni
di accesso al credito per le famiglie
28,1%
Peggioramento delle condizioni
di accesso al credito per le imprese
28,1%
35,3%
29,4%
21,9%
Miglioramento delle condizioni
di accesso al credito per le imprese
23,5%
21,9%
Aumento indebitamento
delle imprese
11,8%
12,5%
Riduzione indebitamento
delle imprese
Riduzione indebitamento
delle famiglie
Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009
Differenze
di giudizio
più rilevanti
41,2%
0,0%
47,1%
Banche
Investitori
O u t l i n e n. 1
2010
A cura di
Laura Vescovo
Responsabile Ufficio Ricerche e Sondaggi - Direzione Relazioni Esterne
Tel. 02.87962169 - [email protected]
con la collaborazione di
Adelaide Stella, Daniela Fraire - attività editoriale
Ufficio Ricerche e Sondaggi - Direzione Relazioni Esterne
Tel. 02.87962751 - [email protected]
Tel. 02.87962031 - [email protected]
Ufficio Identity e Sponsorizzazioni - Direzione Relazioni Esterne - attività grafica
Fonti
INTESA SANPAOLO, Servizio Studi e Ricerche, Analisi interna su andamento Pil e tasso di disoccupazione, gennaio 2010
WIN, WIN Consumer Index - Worldwide Barometer of the Financial Crisis, 2009
FINALTA, Quantifying the impact of the crisis on customer satisfaction, agosto 2009
FINALTA, How has the crisis impacted the drivers of customer satisfaction, settembre 2009
CONSUMERS’ FORUM, Le nuove sfide per la tutela dei consumatori, novembre 2009
GFK EURISKO, ISP Banche Estere: Retail Benchmarking survey, gennaio 2009
ABI - OSSERVATORIO EBR e UBS, Survey on Italian Banks Risks and Trends, dicembre 2009
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Questo numero è stato chiuso in redazione il 20 gennaio 2010
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