OUTLINE_Gennaio_2010
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comunicare Monitorare condividere Newsletter a cura dell’Ufficio Ricerche e Sondaggi - Direzione Relazioni Esterne n. 1 - GENNAIO 2010 Le reazioni degli italiani di fronte alla crisi sono contrastanti. Le indicazioni contraddittorie che emergono dai media e dal mondo dell’economia e della finanza non aiutano a capire il futuro e generano nuova ansia. Si segnala l’andamento leggermente migliore dell’economia, misurato da un debole incremento del Pil, ma cresce al contempo la paura di una forte disoccupazione. In una economia globale bisogna però confrontarsi con gli altri, fuori d’Italia, anche per quanto riguarda le percezioni, allo scopo di valutare meglio i nostri stessi atteggiamenti e inquadrarli in un contesto più ampio. Nel quale misurare e confrontare l’immagine stessa delle banche. Così, sulla base di indagini a livello internazionale si scopre ad esempio che gli italiani, a torto o a ragione, sono i meno pessimisti in Europa; che in tempo di crisi, a tutte le latitudini la reputazione di una banca e la sua capacità di essere chiara e trasparente verso i clienti sono le sue ricchezze più preziose; che le banche e gli investitori istituzionali guardano al futuro con occhi diversi e non fanno le stesse previsioni. Quanto alle Banche Estere del nostro Gruppo, sembrano godere di buona forma, se è vero che la soddisfazione dei loro clienti è, in quasi tutti i Paesi in cui siamo presenti, superiore alla media del sistema bancario locale. Con questo numero di Outline lanciamo dunque uno sguardo oltre confine per cercare di saperne un po’ di più. Della crisi e di noi stessi. Vittorio Meloni In questo numero Clicca sul titolo per leggere l’articolo. I numeri della crisi nel mondo 2 Pil e disoccupazione: i termometri della febbre 2 Italiani, i meno pessimisti in Europa 4 La crisi vista dai Paesi industrializzati e dagli emergenti 4 All’Est qualcosa di nuovo 5 Banche: reputazione e trasparenza contano sempre di più 6 Chi è il cliente soddisfatto in tempi di crisi 6 Difficile comparare i servizi delle banche 7 All’estero, Intesa Sanpaolo in buona forma 8 Il futuro? Diverso agli occhi di banche e investitori istituzionali 9 Ripresa lenta: il rischio maggiore per le banche 9 Nuovi scenari per domanda e offerta 11 O u t l i n e n. 1 2010 I numeri della crisi nel mondo Il 2009 annus horribilis per il Pil in tutto il mondo e specialmente in Italia. In Brasile, India e Cina la crisi rallenta leggermente la crescita. Molto abbiamo parlato, nei precedenti numeri di Outline, di come la crisi sia percepita dalle famiglie e dalle imprese italiane, e di quali siano gli atteggiamenti di fronte ad essa: preoccupazioni, timori, voglia di riscossa, pessimismo, e così via. Stavolta vediamo che cosa dicono due dei parametri considerati – pur con mille riserve e precisazioni – tra gli indicatori più oggettivi dello stato di buona o cattiva salute di una economia: il Pil e il tasso di disoccupazione. E nel far questo vogliamo anche mettere il naso fuori dei confini per capire qual è il clima a livello internazionale e come se la passa il nostro Paese rispetto agli altri. Pil e disoccupazione: i termometri della febbre In termini di crescita del Pil (fig. 1), l’Italia ha vissuto piuttosto male il sopraggiungere della crisi rispetto ai Paesi europei comparabili, per non parlare degli Usa e soprattutto di Brasile, India e Cina, né le previsioni per il 2010, che pure danno il Pil in ripresa, ci riportano in carreggiata. Tutte le economie industrializzate hanno sofferto (in particolare, tra i nostri vicini, la Spagna); le economie emergenti come Brasile, India e Cina sembrano attraversare la crisi senza gravi danni. Il 2009 è stato comunque per tutti l’annus horribilis, tranne che per India e Cina Fig. 1 - Crescita reale del PIL Valori % (2006 = 100) Paesi industrializzati e BRIC Principali Paesi europei 150 145 140 135 130 125 120 115 110 105 100 95 90 110 105 Cina India Brasile Russia Francia Spagna Germania Area euro UK Italia 100 USA Area euro Giappone 95 90 2006 2007 2008 2009 2010 (prev.) 2006 2007 2008 2009 2010 (prev.) Paesi in cui operano le Banche Estere del Gruppo 130 Egitto 125 Albania 120 Slovacchia Serbia 115 Bosnia-Erzegovina Romania 110 Slovenia Croazia 105 Area euro 100 Ungheria Ucraina 95 90 2006 2007 Fonte: nostre elaborazioni su dati EIU, OEF e Servizio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo 2 il cui Pil ha continuato a salire, mentre gli esperti prevedono addirittura che la Cina scalzi il Giappone come seconda potenza economica mondiale dietro gli Usa. 2008 2009 2010 (prev.) Quanto alla disoccupazione (fig. 2), in Italia siamo purtroppo in salita continua dal 2007, soprattutto a scapito dei più giovani. Il tasso di disoccupazione resta comunque il più Fig. 2 - Tasso di disoccupazione Paesi industrializzati e BRIC 2008 2007 19,1 2009 stima 2010 17,9 11,3 7,6 6,8 6,2 8,7 9,2 9,7 9,0 8,2 7,8 8,0 7,4 9,4 9,1 9,2 8,3 10,0 8,4 7,9 7,8 7,57,5 4,8 10,4 10,7 9,8 9,3 5,8 5,3 5,2 4,6 10,2 9,2 9,2 6,1 6,4 5,8 3,9 4,0 2,72,8 Italia Francia Germania Spagna Uk Area Euro Usa Giappone Brasile Russia India Cina Paesi in cui operano le Banche Estere del Gruppo 2007 2008 2009 20,3 18,1 17,6 15,1 13,2 12,5 13,5 15,2 12,0 8,9 8,7 11,5 10,5 9,6 7,3 7,8 8,4 7,6 7,7 7,7 8,4 6,7 4,1 4,4 2,3 Albania Croazia Egitto Ungheria Romania Serbia Slovacchia Bosnia Erzegovina: dato non disponibile Fonte: nostre elaborazioni su dati EIU, OEF e Servizio Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo basso in Europa (a parte il Regno Unito), grazie al massiccio ricorso alla cassa integrazione. Elementi interessanti, per quanto riguarda più da vicino il nostro Gruppo sotto il profilo della sua presenza nel mercato retail all’estero, provengono da un’analisi dei dati sui Paesi dell’Europa Centro-Orientale e dell’Egitto. 3 Il 2009 è stato anche per loro l’anno peggiore sotto il profilo del Pil, con le uniche eccezioni rappresentate dall’Albania e dall’Egitto. Le previsioni sono per una ripresa quasi dappertutto, più sostenuta in Egitto. La disoccupazione si mantiene elevata, con punte in Serbia e Croazia, mentre in Albania gode da tre anni di un lieve calo. In Ucraina il tasso ufficiale di disoccupazione è molto basso in quanto tiene conto solo degli iscritti alle liste di collocamento, mentre applicando i criteri usati negli altri paesi si può stimare che abbia superato l’8% nel 2009. Slovenia 3,0 2,5 Ucraina O u t l i n e n. 1 2010 Italiani, i meno pessimisti in Europa In Europa diminuisce il pessimismo sulla situazione economica, ma non cambia l’atteggiamento di prudenza nelle spese. Nonostante tutto, gli Italiani si mostrano più fiduciosi. Fig. 1 - aspettative sulla situazione economica propria e del Paese “Nei prossimi mesi, crede che la propria situazione economica e quella del suo Paese saranno...? ” (Delta tra le risposte “migliore” e “peggiore”) nov./dic. 2008 La propria situazione economica* Area dell’ottimismo -1 giu./lug. 2009 set./ott. 2009 56 13 -7 -11 -8 feb./mar. 2009 75 2 n.d. -4 -1 -5 -4 -2 -13 -13 -9 -18 8 6 -3 24 25 23 16 15 17 -1 12 -12 -34 -39-41-39 19 35 17 12 6 18 16 10 -5 -29 Area del pessimismo Italia Francia Germania Spagna UK USA Giappone Brasile Russia India Cina La situazione economica del Paese* Area dell’ottimismo n.d. -31-32 -39 -38 -61 -58 Area del pessimismo Italia Francia -26 -35 -62 -47 -53 -29 -29 -56 Spagna 14 25 20 -15 -63 -68 UK USA 6 2 -2 -32 -32 -76 Germania 21 -8 -12 -14 -13 15 6 -8 15 13 2 1 -6 -26 -27 -25 -55 Giappone Brasile Russia India Cina * Situazione propria a 12 mesi; situazione del Paese a 3 mesi Fonte: WIN Consumer Confidence Index Anche fuori d’Italia la crisi tinge di nero le previsioni delle famiglie, soprattutto in gran parte dell’Europa Occidentale e in Giappone; ma il 2010 è atteso più roseo negli Usa e nelle economie emergenti come Brasile, Russia, India e Cina. La crisi vista dai Paesi industrializzati e dagli emergenti Lo attesta la rilevazione più recente (settembre-ottobre 2009) di una indagine svolta da WIN, un network internazionale di oltre 20 società di ricerche di 4 mercato, tra cui l’italiana Doxa, operanti in altrettanti Paesi, e che ha avviato alla fine del 2008 il “Worldwide Barometer of the Financial Crisis” per monitorare periodicamente la percezione dell’impatto della crisi. La ricerca sottolinea che, come in Italia, anche altrove si guarda con più fiducia, in prospettiva, alla propria situazione personale che non a quella del Paese (fig. 1) , con l’eccezione di Giappone, Cina e India, dove probabilmente l’orgoglio nazionale gioca la sua parte nella percezione delle cose. In ogni caso il pessimismo sulla situazione del Paese diminuisce in Europa, in misura più marcata in Usa e Russia, mentre Cina, India e Brasile rimangono ottimisti, sia pure con alcune distinzioni. Per quanto riguarda la situazione personale, dalle prime rilevazioni (novembredicembre 2008) ad oggi in Europa il picco del pessimismo si è raggiunto all’inizio del 2009, con un progressivo miglioramento nel periodo successivo; il Giappone ha mantenuto un forte pessimismo, mentre gli Usa sono sempre rimasti nell’area dell’ottimismo e la Russia si è convertita all’ottimismo a partire dal 2° semestre. Cina, India e Brasile continuano a mostrare ottimismo, ma in misura sempre minore. In generale si osserva che in Italia l’atteggiamento si mantiene più positivo rispetto agli altri Paesi europei e al Giappone, nonostante i dati sul Pil e sulla disoccupazione visti in precedenza. L'atteggiamento positivo è da ricondurre alle caratteristiche socioeconomiche tipiche italiane: basso indebitamento delle famiglie, rete di supporto della famiglia, presenza di ammortizzatori sociali. Nonostante questo relativo calo del pessimismo, la gente è sempre molto attenta a ridurre le proprie spese (fig. 2): particolarmente attivi in quest’arte sembrano essere gli americani e i francesi, mentre in Russia e in Giappone la percentuale di chi lesina sulle uscite è calata nell’ultima parte dell’anno. Nel quadro della crisi almeno il sistema bancario appare stabile e solido? In Italia, Francia e Germania il giudizio è rimasto modesto, ma sostanzialmente costante (fig. 3), mentre, dopo un marcato calo nella prima parte del 2009, appare in ripresa nel Regno Unito e in Fig. 2 - riduzione delle spese “Negli scorsi tre mesi, ha ridotto le sue spese? ” % risposte affermative feb./mar. 2009 43 40 45 45 39 giu./lug. 2009 set./ott. 2009 47 47 46 46 45 43 32 34 33 33 38 38 37 3636 3737 36 32 31 37 30 35 34 34 30 31 n.d. Italia Francia Germania Spagna UK USA Giappone Brasile Russia India Cina Fonte: WIN Consumer Confidence Index Russia, mentre diminuisce in India e Brasile, che rimangono tuttavia a livelli più alti di quelli europei. Da notare che Cina, India e Brasile registrano Usa; in Spagna il giudizio cala nella seconda parte del 2009. La percezione di solidità del sistema bancario cresce in Giappone, Cina e soprattutto Fig. 3 - giudizio sulla stabilità delle banche “Qual è il suo livello di fiducia nella stabilità e solidità delle banche?” nov./dic. 2008 feb./mar. 2009 6,1 5,14,9 5,1 4,9 5,1 5,05,0 4,7 5,4 5,4 4,7 4,0 4,3 4,0 3,8 4,0 4,2 4,1 5,1 5,3 4,5 Voto (scala 1-10) 4,6 4,5 4,7 giu./lug. 2009 set./ott. 2009 6,6 5,9 5,8 5,7 5,5 5,6 5,4 5,0 6,36,1 7,1 6,9 6,6 6,6 4,4 4,4 3,33,3 n.d. Italia Francia Germania Spagna UK USA Giappone Brasile Russia India Cina Fonte: WIN Consumer Confidence Index giudizi superiori agli altri Paesi del campione e per lo più superiori alla sufficienza. All’Est qualcosa di nuovo Dopo aver visto l’Italia all’interno dello scenario mondiale, ci chiediamo che cosa succede nell’Europa Orientale, dove Intesa Sanpaolo è presente direttamente con Banche locali. La stessa ricerca WIN presenta anche le sensazioni dominanti nelle macroaree geografiche (fig. 4) e ci fa scoprire che nell’Europa Orientale si registra, rispetto all’Europa Occidentale, più pessimismo sulla situazione del Paese, mentre sono migliori le previsioni sulla situazione personale e il giudizio sulla stabilità delle banche. La situazione economica generale porta però ad una riduzione delle spese superiore in Europa Orientale rispetto a quella Occidentale. I Paesi extra-europei, infine, hanno mediamente una percezione più positiva, in termini sia di aspettative sul futuro, sia di immagine di solidità del sistema bancario. Fig. 4 - Percezioni e aspettative nelle diverse aree mondiali “Negli scorsi tre mesi, ha ridotto le sue spese?” 4,8 5,0 6,6 6,2 6,0 5,4 Fonte: WIN Consumer Confidence Index – Settembre/ottobre 2009 Latina America Nord America Asia e Pacifico Medio Oriente Europa Orientale Europa Occidentale Latina America Nord America Asia e Pacifico Medio Oriente -24 Europa Orientale Europa Occidentale 27 -9 Situazione del Paese nei prossimi 3 mesi Situazione personale nei prossimi 12 mesi 5 31 47 Latina America 32 0 40 39 Nord America 8 -6 -20 12 13 Asia e Pacifico 21 18 18 5 (Voto, scala 1-10) (% risposte affermative) Medio Oriente (Delta tra la situazione sarà “migliore” e “peggiore”) “Qual è il suo livello di fiducia nella stabilità e solidità delle banche?” Europa Orientale situazione economica e la situazione economica del Paese saranno...?” Europa Occidentale “Nei prossimi mesi, crede che la sua O u t l i n e n. 1 2010 Banche: reputazione e trasparenza contano sempre di più In tempo di crisi i clienti cambiano i criteri di valutazione della propria banca. Prevalgono gli elementi rassicuranti: reputazione, chiarezza e trasparenza delle informazioni, capacità di gestire i problemi e risolvere le criticità. La Customer Satisfaction (CS) e la propensione al “passaparola”, cioè a consigliare la propria banca ad altri, sono state duramente colpite dalla crisi in tutta Europa (fig. 1). Fig. 1 - La crisi e gli indicatori di customer satisfaction e di "passaparola" in Europa Andamento indici di Customer Satisfaction Andamento indici di "passaparola" (Luglio 2008=100) (Luglio 2008=100) 105 105 Migliore Chi è il cliente soddisfatto in tempo di crisi Da una ricerca su 29 banche europee effettuata dalla società specializzata Finalta risulta che nel giro di un anno, da luglio 2008 a luglio 2009, l’indice di CS è calato in media del 2,2% e l’indice di “passaparola” (referral index) di un più vistoso 6,3%, con il grosso delle diminuzioni registrato nel 2° semestre 2008. Per inciso, il calo della CS è dovuto in buona parte ai giudizi da parte di clienti Personal, la categoria più critica e più colpita dalla crisi dei mercati azionari, seguita dagli Small Business. Va peraltro rilevato il notevole divario di performance tra le diverse banche, con la migliore che segna addirittura un +2,2% e la peggiore un -12,1%. Analoghi divari si registrano nella variazione del “passaparola”. Il fenomeno si spiega con i problemi di immagine che hanno colpito alcune banche durante la crisi (scandali, instabilità finanziaria, fallimenti, ecc.) e che hanno gravemente influenzato, con la reputazione delle banche stesse, anche la CS. +2,2% performance 100 -2,2% Media 95 95 -6,3% Media 90 90 Peggiore -12,1% performance 85 Peggiore -13,4% performance 85 Luglio 2008 Dicembre 2008 Luglio 2008 Luglio 2009 Dicembre 2008 Luglio 2009 Fonte: Finalta, Agosto/Settembre 2009 Fig. 2 - la crisi e i fattori della customer satisfaction Peso attribuito a ciascuna componente Esperienza concreta 70% 30% Customer satisfaction Adeguatezza dei prodotti 25% Qualità del servizio 35% Costi e commissioni 40% 40% 40% 20% Immagine del brand Aspettative Reputazione della banca Prima della crisi In tempo di crisi Fonte: Finalta, Agosto/Settembre 2009 6 Migliore +1,2% performance 100 Correttezza gestionale 20% Esperienze precedenti 30% Comunicazioni da parte del personale 10% 40% Stabilità finanziaria Coinvolgimento in scandali Dalla ricerca Finalta emerge anche che il quadro dei fattori influenti per la CS è stato profondamente cambiato dalla crisi (fig. 2). Tradizionalmente, la CS dipende dal confronto tra le aspettative del consumatore e la sua esperienza concreta a contatto con la banca. Con la crisi, le cose cambiano: • aumenta notevolmente, agli effetti della CS, il peso della reputazione: la solidità delle banche non è più un attributo scontato. Le banche che hanno avuto problemi ne hanno dunque risentito in termini di CS; ma, di converso, quelle con una buona reputazione hanno visto la CS salire; • cresce il peso delle aspettative: in tempi difficili, i clienti chiedono di più alla loro banca; • si dimezza il peso dell’esperienza concreta in banca. In particolare, si riduce drasticamente l’importanza del prezzo: in periodo di crisi c’è maggiore disponibilità a pagare un differenziale di prezzo per una banca ritenuta solida e affidabile. Resta stabile l’attenzione alla qualità dei servizi, mentre aumenta Fig. 3 - La crisi e l'esperienza del cliente in banca Il peso dei vari fattori della variabile "servizio" La trasparenza è un fattore determinante cui le banche devono prestare grande attenzione. 4% 4% 7% 2% 12% 8% 16% 18% 9% 19% Altro Disponibilità canale di contatto (accesso filiale, orari apertura...) Tempi di attesa/celerità del servizio Cura nella gestione delle operazioni Cordialità e disponibilità del personale Chiarezza e trasparenza delle informazioni Qualità della consulenza Gestione dei reclami e delle criticità 19% 12% 20% 17% 20% 13% Prima della crisi In tempo di crisi Fonte: Finalta, Agosto/Settembre 2009 l’importanza di ottenere, da parte della banca, le risposte adatte ai propri bisogni. Finalta prevede peraltro, superata la crisi, un ritorno del peso dei vari parametri, in particolare dell’esperienza, ai livelli precedenti. Un altro interessante risultato della ricerca è la differente rilevanza, sempre fra prima della crisi e adesso, dei fattori che influenzano la percezione della qualità del servizio (fig. 3). In tempo di crisi: • aumenta l’importanza della capacità di risolvere i problemi e di gestire i reclami, come conseguenza della maggiore incertezza e delle maggiori criticità riscontrate durante la crisi; • aumenta anche il valore attribuito alla qualità della consulenza finanziaria; • diventa sempre più pressante la domanda di chiarezza e trasparenza: la soddisfazione dei clienti Personal, in particolare, è peggiorata molto anche a causa della complessità di alcuni prodotti finanziari. Fig. 4 - livello di difficoltÀ nella comparazione dei servizi bancari 14% 13% 11% 8% 12% 36% 9% 18% 31% 10% EU 27 Francia Non sa/non risponde 28% 18% 9% 10% 8% Germania Spagna UK Molto facile 6% 48% 34% 23% 14% 19% 29% 34% 32% 27% Fonte: CONSUMERS' FORUM – Novembre 2009 17% 19% 37% 7 12% Abbastanza facile Difficile comparare i servizi delle banche Abbastanza difficile 19% Italia Molto difficile Da una ricerca effettuata dal Consumers' Forum* nel novembre 2009 risulta che per il 21% degli italiani i settori in cui è più difficile confrontare le offerte sono quello bancario e quello energetico, subito dopo alle telecomunicazioni indicate nel 41% dei casi. La ricerca si conclude con una precisa raccomandazione alle banche, nel loro stesso interesse, di mettere i clienti in condizione di comprendere agevolmente le caratteristiche dell’offerta. Lo stesso Consumers’ Forum* sottolinea la gravità del problema (accentuata, in Italia come all’estero, dalla crisi), che espone a rischi specialmente i piccoli risparmiatori e appare particolarmente rilevante nel nostro Paese (fig. 4): il confronto internazionale infatti conferma le maggiori difficoltà riscontrate dai consumatori italiani nella comparazione delle offerte del settore bancario e finanziario, rispetto agli altri Paesi europei. Questo tema è già all’attenzione delle banche europee: un’analisi condotta dall’ABI sui piani aziendali di 25 fra i maggiori gruppi bancari europei, e le presentazioni agli investitori tenute dagli stessi gruppi nel 2009, evidenzia tra le priorità strategiche l’attenzione al cliente proprio intesa come trasparenza e semplicità dell’offerta. * Associazione indipendente italiana di cui fanno parte Associazioni di Consumatori, Imprese industriali e di servizi, Associazioni di categoria e Centri di Ricerca. O u t l i n e n. 1 2010 All’estero, Intesa Sanpaolo in buona forma Superiore alla media nei rispettivi Paesi la soddisfazione dei clienti delle Banche Estere del Gruppo. Qual è la Customer Satisfaction del Gruppo all’estero? La reputazione di banche appartenenti a un solido gruppo internazionale, attente al cliente, ha sostenuto il posizionamento delle nostre banche all’estero in tempo di crisi. Nei Paesi in cui il Gruppo è presente, un’indagine di Customer Satisfaction affidata a GfK Eurisko mostra un elevato gradimento verso le nostre banche retail, sempre superiore al giudizio medio di sistema, con l’unica eccezione rappresentata da Bank of Alexandria, di recente entrata nel Gruppo (fig. 1). In Bosnia la nostra banca è leader di mercato per Customer Satisfaction, Fig. 1 - Customer satisfaction nelle banche estere del Gruppo “La banca del Gruppo vs il miglior concorrente locale” ECSI – European Customer Satisfaction Index (scala 0 - 100) Banca ISP 82,4 84,5 84,5 84,5 83,5 78,6 80,2 Miglior concorrente locale 85,4 82,8 78,6 77,8 HSBC CIB Raiffeisen BIB bank 72,5 ISP Banka ISP Raiffeisen PBZ BA Popullore BiH bank ALBANIA BOSNIA ERZEGOVINA Erste bank CROAZIA BA EGITTO UNGHERIA Sistema locale 84,5 Komer cijalna Banka SERBIA 82,5 79,5 78,7 VUB Slovenska Banka Abanka Sporitelna Koper SLOVACCHIA SLOVENIA Fonte: GFK Eurisko - Gennaio 2009 mentre negli altri paesi le banche del Gruppo ottegono valutazioni di poco inferiori rispetto al Gruppi sono presenti, il confronto con UniCredit, è a favore di Intesa Sanpaolo (fig. 2). loro miglior concorrente. Sempre in tema di Customer Satisfaction nei Paesi in cui entrambi i Fig. 2 - Customer satisfaction: confronto con il gruppo Unicredit “La banca del Gruppo vs la banca UniCredit locale” ECSI – European Customer Satisfaction Index (scala 0 – 100) Banca ISP 84,5 83,0 BOSNIA ERZEGOVINA Fonte: GFK Eurisko - Gennaio 2009 8 Banca UniCredit 78,6 75,5 CROAZIA Sistema locale 82,8 77,2 SLOVACCHIA Il futuro? Diverso agli occhi di banche e investitori istituzionali Le banche italiane sono più ottimiste degli investitori internazionali sul futuro dell’Italia, ma temono la lentezza della ripresa, la qualità degli asset e gli oneri della fiscalità e della regolamentazione. Quali saranno i trend evolutivi del sistema bancario italiano per il prossimo triennio, in termini di rischi, punti di forza e di debolezza? Alla fine dell’anno scorso l’ABI lo ha chiesto, attraverso il proprio Osservatorio European Banking Report (EBR) e in collaborazione con il Gruppo UBS, al top management dei maggiori gruppi bancari italiani e ai principali investitori istituzionali internazionali. Ripresa lenta: il rischio maggiore per le banche Il punto di vista di banche e investitori è diverso su quasi tutti i temi, a cominciare dalle previsioni sull’andamento del Pil, degli impieghi retail e degli impieghi corporate, che mostrano le banche complessivamente più ottimiste sulla crescita del sistema (fig. 1). Fig. 1 - le previsioni di crescita in Italia “Nei prossimi tre anni, quale tasso di crescita ci si può attendere in Italia per...?” Banche Investitori (Percentuale sul totale risposte) PIL 2% 1% 0% -2% -3% 0,0% 0,0% 6% 20,0% -3% 6% 4% 6% 2% 4% 0% 2% 37,5% 26,7% 66,7% 46,9% 40,0% 9,4% 6,3% 0,0% 4% 6% 2% 4% 0% 2% 21,9% 33,3% 46,9% 33,3% 13,3% 0,0% 6,3% 33,3% 21,9% 33,3% 0,0% 0,0% 0,0% Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009 9 6,3% 0,0% 62,5% 1% -2% IMPIEGHI CORPORATE 28,1% 2% 0% IMPIEGHI RETAIL 0% 3,1% 0,0% 0% 3,1% 0,0% O u t l i n e n. 1 investitori puntano sulla ancora scarsa penetrazione dei prodotti bancari presso la clientela retail e corporate. Fig. 2 - i rischi per le banche italiane “Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali rischi per le banche italiane?” (Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati) 81,3% Lenta ripresa economica 64,7% 71,9% Qualità degli asset 52,9% 56,3% Bassi tassi di interesse 64,7% 34,4% Rischio da regolamentazione 17,6% 9,4% Carenza liquidità 17,6% 9,4% Saturazione del mercato 11,8% 9,4% Aumento del costo della raccolta Pressione competitiva da parte di players esteri nazionalizzati 11,8% 9,4% 0,0% Rischio paese 6,3% Differenze di giudizio più rilevanti 29,4% Investitori Banche Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009 Per quanto riguarda i rischi cui le banche saranno prevedibilmente più esposte (fig. 2), gli investitori temono soprattutto i bassi tassi di interesse, la lenta ripresa economica e la qualità degli asset. Gli stessi temi destano preoccupazione anche nelle banche, ma con pesi alquanto diversi. Notevoli le differenze di giudizio sulla qualità degli asset e sui rischi di regolamentazione, molto temuti dalle banche, e sul “rischio Paese” che invece preoccupa soprattutto gli investitori. Anche sui punti di forza delle banche le valutazioni sono articolate (fig. 3): il principale, sia secondo le banche, sia secondo gli investitori, appare il basso grado di indebitamento finanziario delle famiglie; al secondo posto le banche collocano il radicamento territoriale, mentre gli 10 Complessivamente, per gli investitori contano soprattutto, come punti di forza, i fattori legati alla domanda, seguiti da quelli legati all’offerta e da quelli esterni; per le banche, al contrario, sono decisivi i fattori dell’offerta, più che quelli della domanda, ma anche ai fattori esterni viene assegnata una notevole importanza. E i punti di debolezza? Anche qui i pareri sono contrastanti (fig. 4). Per gli investitori, il principale problema è la qualità degli asset, che precede per importanza l’elevata fiscalità e alcuni Fig. 3 - punti di forza delle banche italiane “Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali punti di forza delle banche italiane?” (Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati) Banche Differenze di giudizio più rilevanti FATTORI LEGATI ALLA DOMANDA: Basso grado di indebitamento finanziario delle famiglie 88,2% FATTORI LEGATI ALL’OFFERTA: 96,9% 76,5% 9,4 23,5 12,5 Diffusione ancora scarsa dei prodotti bancari retail Elevato radicamento territoriale 29,4 59,4 5,9 31,3 Struttura tradizionale del business mix 29,4 Bassa leva finanziaria (attivo/equity) 29,4 31,3 18,8 Bassa esposizione ai prodotti strutturati Basso livello del loan to value nei mutui residenziali FATTORI ESTERNI: 23,5 6,3 23,5 46,9 Abbondanza di liquidità 17,6 65,6% 58,8% Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009 Presenza dello Stato nell’azionariato delle banche Investitori 71,9 58,8 Diffusione ancora scarsa dei prodotti bancari corporate 81,3% 2010 0,0 23,5 fattori legati all’offerta come la governance, i coefficienti patrimoniali e, in misura minore, la bassa diversificazione geografica e l’elevata esposizione verso le Pmi. Per le banche, invece, è la fiscalità il punto debole largamente più citato, seguito dall’alto grado di indebitamento delle imprese. Su alcuni fattori la valutazione delle banche dipende dalla loro dimensione: ad esempio, solo le piccole si preoccupano dei coefficienti patrimoniali, mentre le grandi danno un enorme peso all’esposizione verso settori colpiti dalla crisi. Complessivamente, per gli investitori i punti deboli sono da attribuire principalmente a fattori legati all’offerta e a fattori esterni. Le banche invece collocano i fattori esterni al primo posto, seguiti subito dai fattori legati alla domanda e, da ultimo, da quelli legati all’offerta. Nuovi scenari per domanda e offerta Passando ai trend che caratterizzeranno nei prossimi anni il sistema bancario italiano (fig. 5), investitori e banche sembrano trovarsi d’accordo sulla previsione di un aumento del livello di patrimonializzazione delle banche e di una maggiore avversione al rischio. Ben diverse invece le previsioni sul trend dell’indebitamento: gli investitori ritengono che diminuirà sia quello delle famiglie, sia quello delle imprese, mentre le banche si aspettano che sia in aumento, soprattutto nel mercato famiglie. 11 Fig. 4 - punti di debolezza delle banche italiane “Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali punti di debolezza delle banche italiane?” (Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati) Banche Differenze di giudizio più rilevanti FATTORI LEGATI ALLA DOMANDA: 53,1 Alto grado di indebitamento in imprese 78,1% 11,8 31,3 17,6 Esposizione verso settori colpiti dalla crisi 35,3% 34,4 29,4 Coefficienti patrimoniali 12,5 17,6 Bassa diversificazione geografica FATTORI LEGATI ALL’OFFERTA: 68,8% Governance 88,2% Elevata esposizione verso PMI 9,4 35,3 6,3 17,6 81,3 Alta fiscalità FATTORI ESTERNI: 35,3 18,8 Qualità degli asset 52,9 90,6% Alto costo del lavoro 82,4% Alto tasso di disoccupazione Investitori 18,8 5,9 3,1 17,6 Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009 Fig. 5 - Futuro del sistema bancario italiano “Nei prossimi tre anni, quali saranno i principali trend del settore bancario italiano?” (Risposta multipla - Percentuale sul totale intervistati) 68,8% Aumento del livello di patrimonializzazione delle banche 64,7% 40,6% Maggiore avversione al rischio 35,3% 40,6% Aumento indebitamento delle famiglie 17,6% Miglioramento delle condizioni di accesso al credito per le famiglie 28,1% Peggioramento delle condizioni di accesso al credito per le imprese 28,1% 35,3% 29,4% 21,9% Miglioramento delle condizioni di accesso al credito per le imprese 23,5% 21,9% Aumento indebitamento delle imprese 11,8% 12,5% Riduzione indebitamento delle imprese Riduzione indebitamento delle famiglie Fonte: ABI - Osservatorio EBR e UBS, Dicembre 2009 Differenze di giudizio più rilevanti 41,2% 0,0% 47,1% Banche Investitori O u t l i n e n. 1 2010 A cura di Laura Vescovo Responsabile Ufficio Ricerche e Sondaggi - Direzione Relazioni Esterne Tel. 02.87962169 - [email protected] con la collaborazione di Adelaide Stella, Daniela Fraire - attività editoriale Ufficio Ricerche e Sondaggi - Direzione Relazioni Esterne Tel. 02.87962751 - [email protected] Tel. 02.87962031 - [email protected] Ufficio Identity e Sponsorizzazioni - Direzione Relazioni Esterne - attività grafica Fonti INTESA SANPAOLO, Servizio Studi e Ricerche, Analisi interna su andamento Pil e tasso di disoccupazione, gennaio 2010 WIN, WIN Consumer Index - Worldwide Barometer of the Financial Crisis, 2009 FINALTA, Quantifying the impact of the crisis on customer satisfaction, agosto 2009 FINALTA, How has the crisis impacted the drivers of customer satisfaction, settembre 2009 CONSUMERS’ FORUM, Le nuove sfide per la tutela dei consumatori, novembre 2009 GFK EURISKO, ISP Banche Estere: Retail Benchmarking survey, gennaio 2009 ABI - OSSERVATORIO EBR e UBS, Survey on Italian Banks Risks and Trends, dicembre 2009 Il presente documento ha carattere strettamente riservato ed è destinato esclusivamente ad uso interno dei dipendenti di Intesa Sanpaolo. Tutti i contenuti del documento sono interamente di proprietà di Intesa Sanpaolo, salvo ove diversamente indicato. Pertanto, il documento non può essere riprodotto, rivelato, consegnato ad altri soggetti o diffuso in qualsiasi forma, neppure parzialmente. Nell’eventualità in cui il documento dovesse pervenire a conoscenza di terzi, Intesa Sanpaolo non assume alcuna responsabilità in ordine al contenuto del documento stesso. Questo numero è stato chiuso in redazione il 20 gennaio 2010 Intesa Sanpaolo per l’ambiente - carta ecologica certificata FSC 12
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