domenica 11 dicembre 2016
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Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata € 2,00 L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Anno CLVI n. 284 (47.419) POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Città del Vaticano domenica 11 dicembre 2016 . Ai seminaristi pugliesi il Papa parla della vita sacerdotale Due ragazze si fanno esplodere tra la folla di un mercato I quattro pilastri del prete Boko Haram semina morte in Nigeria E incontrando un gruppo di agricoltori cattolici difende la biodiversità Vicino alla gente così come Gesù è stato vicino agli uomini: non c’è altra strada per un sacerdote, se non quella dell’incarnazione. Con un discorso pronunciato a braccio, il Papa ha indicato come dovrebbe essere la vita di ogni prete. Ricevendo sabato mattina, 10 dicembre, la comunità del Pontificio seminario regionale pugliese Pio XI di Molfetta, Francesco ha richiamato quattro pilastri: la vita spirituale, la vita comunitaria, la vita di studio e la vita apostolica. Con una serie di esempi tratti anche dall’esperienza personale, il Papa ha risposto alle parole del rettore, don Gianni Caliandro. Il quale — oltre ad avergli portato il saluto del patriarca Bartolomeo, nei giorni scorsi in visita in Puglia — ha espresso i sentimenti dei presenti citando una vignetta diffusa al termine del giubileo a commento dell’invito a non chiudere le porte della misericordia. Nel disegno si vedeva il Papa che non riusciva a chiudere la porta santa perché un piede, il piede trafitto di Cristo, si frapponeva sulla soglia. «Noi — ha detto il rettore — vogliamo essere sacramento dei piedi del Signore che impediscono alle porte di chiudersi». Da parte sua Francesco ha reso omaggio alla città di Molfetta, di cui era originaria suor Bernadetta, la religiosa che per tanti anni è stata suo prezioso aiuto in Argentina: quando aveva bisogno di supporto nella formazione di qualche giovane, Bergoglio si rivolgeva a lei che «con la saggezza delle mamme» sapeva sempre dare il consiglio giusto. Quindi, il Pontefice, con il suo stile semplice e colloquiale, ha tracciato l’identikit ideale di chi è chiamato a servire la Chiesa nel sacerdozio: un prete che arriva la sera stanco, che sa bruciare la vita per gli altri e non teme la povertà. Ma per essere vicini alla gente così come fece Gesù, ha affermato il Pontefice, è necessario conoscerlo. Per questo ha con insistenza invitato i futuri preti alla preghiera davanti al tabernacolo. E se la stanchezza prende il sopravvento, ha aggiunto, il sacerdote non si vergogni neanche di addormentarsi pregando, ma non tralasci mai il rapporto personale col Signore. Davanti al tabernacolo il prete imparerà anche un altro elemento fondamentale per portare avanti bene la pastorale: la docilità all’azione dello Spirito santo. Solo con questa, ha sottolineato il Papa, si potrà vivere appieno il proprio ze- lo apostolico e abbracciare la gioia del servizio al Signore. Prima della foto di gruppo con i seminaristi, il Pontefice ha lasciato un’ultima immagine utile per comprendere lo stile del loro servizio. Quella del telefono che sta sul comodino del parroco, acceso a qualsiasi ora, perché il prete deve essere sempre pronto ad alzarsi per andare dalla gente che ha bisogno di lui. In precedenza Papa Francesco aveva incontrato i partecipanti alla riunione europea dell’Associazione internazionale rurale cattolica (Icra). Nel discorso rivolto loro, ha evidenziato come nei progetti di formazione l’organismo sia giustamente critico «sul modello orientato all’agribusiness» preferendo porre l’accento «sui bisogni reali, secondo le condizioni delle persone e dei luoghi. Questo — ha osservato — permette di evitare non solo perdite e sprechi nella produzione, ma anche l’incauto ricorso a tecniche che, in nome di un abbondante raccolto, possono eliminare la ricchezza della biodiversità». Del resto — ha aggiunto al testo preparato — «non si conoscono le conseguenze sulla salute umana». E questo dovrebbe far riflettere soprattutto «quando vediamo tante cosiddette “malattie rare” che non si sa da dove vengono». PAGINA 8 Riunioni a Ginevra e a Parigi per arrivare a una tregua Riparte il dialogo sulla crisi siriana y(7HA3J1*QSSKKM( +.!#!?!=!#! DAMASCO, 10. Occhi puntati su Ginevra, dove oggi è previsto un nuovo incontro tra rappresentanti statunitensi e russi, per rilanciare il dialogo sulla Siria. «Continuo a lavorare — ha dichiarato ieri il segretario di stato americano, John Kerry — sulla maniera di salvare Aleppo da una distruzione assolutamente totale, completa. Una delegazione giunta apposta dagli Stati Uniti, sotto la supervisione del presidente Obama, sarà a Ginevra con i russi. In tale sede, dovremmo arrivare a una forma di accordo per vedere come proteggere i civili e ciò che può accadere con l’opposizione armata». In contemporanea all’incontro di Ginevra si terrà a Parigi un altro vertice a livello ministeriale, sempre sul- la Siria. Tra i presenti, oltre Kerry, il ministro degli Esteri tedesco, FrankWalter Steinmeier, il collega britannico Boris Johnson e il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu. Questo mentre alle Nazioni Unite si continua a discutere. L’assemblea generale ha votato ieri a stragrande maggioranza (122 sì contro 13 no e 36 astenuti) una risoluzione, presentata dal Canada, che chiede l’immediato cessate il fuoco e l’invio urgente di aiuti nelle zone più colpite, a partire da Aleppo. L’avvio di un cessate il fuoco generalizzato è considerato una condizione essenziale per far partire le procedure di assistenza umanitaria. Le Nazioni Unite stimano che siano ancora 100.000 i civili intrappolati nei combattimenti ad Aleppo est, tra i quali 500 bisognosi di cure immediate. In una recente analisi, il «Financial Times» sottolineava come, se anche gli Stati Uniti e la Russia dovessero raggiungere un accordo sulla Siria, sarebbe molto difficile metterlo in pratica a causa della complessità della situazione. Sul piano militare, continua l’offensiva dei miliziani del cosiddetto stato islamico (Is) lanciata ieri, nella regione di Palmira, la città sede del sito archeologico romano riconquistata dalle forze di Damasco nel marzo scorso dopo dieci mesi di occupazione jihadista. Secondo fonti siriane, sono saliti a 49 i soldati uccisi negli ultimi due giorni. E ieri, nella regione di Raqqa, un importante leader dell’Is, ritenuto la mente dell’attacco al giornale satirico francese «Charlie Hebdo» (a Parigi nel gennaio 2015), è stato ucciso in un raid aereo americano. Lo hanno reso noto ieri sera fonti militari statunitensi, precisando che Boubaker El Hakim è morto lo scorso 26 novem- bre. Franco-tunisino, 33 anni, El Hakim è considerato il mentore dei fratelli Said e Sherif Kouachi che fecero strage di giornalisti e disegnatori di «Charlie Hebdo». Nel frattempo, l’Unione europea ha ribadito ieri «forte condanna» nei confronti del regime siriano e dei suoi alleati, in particolare la Russia, ritenendo che «per i crimini contro l’umanità e internazionali in atto a Aleppo est l’impunità non possa essere tollerata». Lo ha dichiarato, in una nota diffusa ieri sera, l’alto rappresentante europeo per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. L’Unione minaccia «ulteriori misure restrittive per il re- gime siriano e le entità che lo sostengono». D all’inizio dell’offensiva del regime siriano e dei suoi alleati, si legge nella nota, «l’intensità e la scala dei bombardamenti aerei su Aleppo est hanno provocato ampie perdite civili e devastato grandi zone della città, provocando uno spaventoso peggioramento della situazione» e quindi «l’Unione ribadisce la sua forte condanna per gli eccessivi, sproporzionati, attacchi», mentre ritiene «il regime siriano primo responsabile della protezione dei suoi cittadini» e «condanna le sistematiche, diffuse e madornali violazioni e abusi dei diritti umani». Le credenziali del nuovo ambasciatore del Benin LUCETTA SCARAFFIA A PAGINA 5 ABUJA, 10. Sono state due ragazze a provocare le esplosioni che hanno causato almeno 30 morti e 67 feriti in un affollato mercato di Madagali, città della Nigeria nordorientale. Le due giovani si sono fatte saltare in aria simultaneamente, provocando le deflagrazioni ai lati opposti del mercato ortofrutticolo. E sembra evidente la firma di Boko Haram. Il rappresentante della municipalità di Magadali, Yusuf Muhammad, ha dichiarato che «le due attentatrici hanno fatto detonare le loro cinture esplosive, l’una in una parte del mercato dove si vendono cibi, l’altra in quella dove si vende abbigliamento». Il duplice attentato non è stato subito rivendicato, ma le modalità operative utilizzate sono tipiche dell’organizzazione Boko Haram, che semina il terrore in particolare nella regione del Lago Ciad dal 2009. E l’area sta soffrendo una recrudescenza di attacchi jihadisti da molte settimane. I terroristi di Boko Haram sono stati costretti dall’esercito regolare ad abbandonare Madagali, nello stato di Adamawa, l’anno scorso ma da allora non si è fermata la violenza. Si continuano a registrare attentati. Non è la prima volta da parte di donne. A dicembre 2015 altre due giovani si sono fatte esplodere nella stazione degli autobus situata proprio vicino al mercato colpito oggi. Anche allora i morti sono stati una trentina. Guardando alle ultime settimane, uomini di Boko Haram hanno Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza la Signora Agnès Avognon Adjaho, Ambasciatore del Benin, per la presentazione delle Lettere Credenziali. Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eminenza il Metropolita Hilarion, Arcivescovo di Volokolamsk, Presidente del Dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca. Nella mattina di sabato 10 dicembre, Papa Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eccellenza la signora Agnès Avognon Adjaho, nuovo ambasciatore del Benin, per la presentazione delle lettere con cui viene accreditata presso la Santa Sede. attaccato e bruciato villaggi, costringendo la popolazione civile a fuggire, in particolare nei dintorni di Chibok, la città del nord-est nigeriano dove nel 2014 Boko Haram ha rapito 276 studentesse. Molte di loro sono state ritrovate di recente e il governo sta trattando con i terroristi il rilascio delle ultime 21. Il presidente dell’area metropolitana di Chibok, Yaga Yarkawa, ha dichiarato che «il distretto è di fatto sotto assedio da parte di Boko Haram». «Nove villaggi sono stati già rasi al suolo» ha affermato, spiegando che «i terroristi, presentandosi come pastori, continuano a depredare il bestiame e i raccolti agricoli, dando poi fuoco alle case». Il ripetersi di episodi di violenza, oltre agli attentati, mettono purtroppo in dubbio la certezza espressa dal governo e dai militari di aver sconfitto la setta terroristica dopo 7 anni di feroce guerra civile. Proprio all’inizio di questa settimana si è aperta a Dakar, in Senegal, la terza edizione del Forum internazionale sulla pace e la sicurezza in Africa, un appuntamento di confronto e di riflessione tra alcuni dirigenti e alcuni specialisti della sicurezza sulle sfide vissute dall’Africa, in particolare il terrorismo, l’estremismo violento e la criminalità organizzata transnazionale. E proprio in questo contesto il capo di stato nigeriano, Muhammadu Buhari, ha dichiarato che «la situazione del terrorismo in Nigeria è sotto controllo». NOSTRE INFORMAZIONI Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza l’Onorevole Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia. Nell’ultimo libro di Tom Wolfe Distruggere (con ironia) l’evoluzionismo Soccorsi sul luogo di un attentato in Nigeria (Afp) In data 9 dicembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Khartoum (Sudan) pre- sentata dall’Eminentissimo Cardinale Gabriel Zubeir Wako. Gli succede Sua Eccellenza Monsignor Michael Didi Adgum Mangoria, Coadiutore della medesima Arcidiocesi. Provvista di Chiesa Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Doba (Ciad) il Reverendo Martin Waïngue Bani, Vicario Generale della Diocesi di Laï. Nomina di Vescovo Coadiutore Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore della Diocesi di Bambari (Repubblica Centrafricana) il Reverendo Padre Richard Appora, O.P., Superiore della Comunità dei Padri Domenicani a Bangui e Presidente della Conferenza dei Superiori Maggiori del Centrafrica. L’OSSERVATORE ROMANO pagina 2 domenica 11 dicembre 2016 Il nuovo presidente del Ghana Nana Akufo-Addo (Ansa) A 25 anni da Maastricht Ripensare l’Europa unita BRUXELLES, 10. «Quelli che hanno pensato di fare a pezzi l’Unione sbagliano, perché senza Unione non esisteremmo come nazioni singole». Sono parole del presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker, pronunciate ieri, a 25 anni dalla firma del trattato di Maastricht che ha trasformato la comunità europea (Ce) in Unione europea e che ha dato vita all’euro. Il 9 dicembre 1991 erano dodici i paesi che scommettevano in prima persona sull’integrazione che ha portato all’unione a 28, fino alla decisione della Brexit, presa con il referendum nel Regno Unito il 23 giugno scorso, che riporta a 27 gli stati membri. Quando Juncker ha iniziato il suo mandato di capo dell’esecutivo europeo, il primo novembre 2014, ha parlato di «commissione dell’ultima chance». E ieri ha ammesso che «si deve inventare un’orbita differente per tutti quelli che non si sentono a loro agio» in questa Ue. Ma ha poi ribadito che «sono la geografia e la demografia a costringere gli europei a stare insieme». L’Europa è «il continente più piccolo, con appena 5,5 milioni di chilometri quadrati, mentre la Russia ne ha 7,5». E secondo Juncker, il punto è che ora l’Ue conta per il 25 per cento del prodotto interno lordo globale ma tra 20 anni, per come va l’economia globale, potrebbe essere tutto molto diverso. Ci sono state, da parte di Juncker, anche parole che hanno lasciato trasparire disillusione: «Quello che mi ricordo più di tutto era la sensazione attorno al tavolo che stavamo aprendo un nuovo capitolo della Storia, non da vittime ma da attori». Juncker all’epoca era il giovane ministro delle finanze del Lussemburgo, poi è stato anche presidente dell’Eurogruppo. Il suo successore alla guida del gruppo di paesi dell’area euro, Jeroen Dijsselbloem, nella stessa cerimonia di ricordo della firma nella città olandese di Maastricht, ha ri- cordato come «i problemi e i dubbi di 25 anni fa sono ancora tutti qui». Molto concrete le sue considerazioni sulle prospettive: «Il tempo dei grandi salti nell’integrazione europea è finito, l’Europa non è la risposta a tutto, dobbiamo essere molto più critici sulla sua espansione, approfondimento o ampliamento, geografico o politico». Per Dijsselbloem, «il progetto europeo è stato molto ambizioso e di successo, ha riunito un continente diviso e ha creato la pace», ma ora l’era post-bellica è finita e «si deve rivedere il modo in cui è stata pensata l’Europa». Molto chiaro il suo messaggio a tutti i paesi partner dell’Ue: «Stabilità significa rafforzare quello che è stato costruito finora per renderlo meno vulnerabile». Ma Dijsselbloem ha sottolineato che tra i tanti mali europei non va messa la moneta, ma semmai il fatto che «sono stati avviati progetti ambiziosi, senza mai portarli davvero a termine» con adeguate politiche monetarie, lasciando così «vulnerabilità» che hanno permesso alla crisi di colpire con più forza. Jean-Claude Juncker presidente della commissione europea (Epa) Mosca respinge le accuse dell’agenzia internazionale di controllo La guerra del doping LONDRA, 10. Mosca reagisce alle accuse di doping per oltre mille suoi atleti affermando di non avere programmi di stato che sostengono pratiche scorrette e mettendosi a disposizione per ulteriori controlli, ma anche chiedendo che siano esaminati atleti di altri paesi. Le accuse sono contenute nella seconda parte del rapporto della commissione indipendente della World Anti-Doping Agency (Wada), guidata da Richard McLaren. La prima parte era stata pubblicata a luglio. Secondo il rapporto presentato ieri a Londra, sono oltre mille gli atleti russi che risultano coinvolti nello scandalo del doping, e sono una trentina gli sport in- quinati da quella che la Wada definisce «una cospirazione istituzionale». Mosca ha promesso attenti esami da parte del ministero dello sport della Federazione russa, ma ha anche ribadito che «la Russia non ha programmi statali di sostegno al doping nello sport» e «continuerà la lotta al doping da una posizione di tolleranza zero». Ci sono poi le parole del presidente della commissione sport della Duma, Mikhail Degtiariov, che ha lamentato «mancanza di obiettività in alcune parti del rapporto» e ha chiesto di «controllare le squadre di Usa, Gran Bretagna e Canada». Si fa più delicato il caso del Monte dei Paschi di Siena ROMA, 10. Con la crisi di governo ancora aperta, in Italia si stringe il nodo della situazione finanziaria del Monte dei Paschi di Siena (Mps). Sembra del tutto improbabile che l’istituto in difficoltà possa ottenere una proroga sui tempi per la presentazione del piano di risanamento. Dopo le perdite ieri in Borsa, ora prova a rilanciare con nuove soluzioni di cui discuteranno i vertici domenica pomeriggio. Monte dei Paschi ha chiesto alla Banca centrale europea (Bce) una proroga di venti giorni per la presentazione del piano di aumento di capitale, mossa necessaria per il risanamento. Non è ancora arrivata da Francoforte nessuna comunicazione ufficiale, ma secondo indiscrezioni l’istituto non otterrà altro tempo. E sono bastate le indiscrezioni a far crollare il titolo Mps in Borsa del 10,55 per cento. Monte dei Paschi ha confermato, in una nota, di impegnarsi al completamento dell’aumento di capitale con «una soluzione di mercato». Significa che conta di trovare capitali senza l’intervento dello stato, che peraltro — dicono gli analisti — sembra particolarmente difficile da ipotizzare in questa fase. In ogni caso, «il consiglio di amministrazione di Mps è stato aggiornato a domenica alle 16». L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Città del Vaticano [email protected] www.osservatoreromano.va Campione di sangue in una provetta per controlli antidoping (Reuters) Romania al voto per le politiche BUCAREST, 10. La lotta alla corruzione, il rafforzamento della democrazia e l’ulteriore integrazione europea, con l’auspicata adesione all’area Schengen di libera circolazione, hanno caratterizzato in Romania la campagna elettorale per le elezioni politiche di domenica. Il voto per il rinnovo del parlamento di Bucarest vede favoriti i socialdemocratici del Psd, guidato da Liviu Dragnea, rispetto a una alleanza fra liberali e centrodestra. Le politiche si tengono a un anno dall’uscita di scena dell’ex premier GIOVANNI MARIA VIAN direttore responsabile Giuseppe Fiorentino vicedirettore Piero Di Domenicantonio Servizio internazionale: [email protected] Servizio culturale: [email protected] Servizio religioso: [email protected] caporedattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio fotografico: telefono 06 698 84797, fax 06 698 84998 [email protected] www.photo.va Svolta per il Ghana ACCRA, 10. Il leader dell’opposizione del Ghana, Nana Akufo-Addo, è stato eletto presidente del paese africano. Il capo di stato uscente, John Mahama, ha riconosciuto la sconfitta elettorale, sia parlando in televisione che con una telefonata al suo rivale. Nelle elezioni presidenziali di domenica scorsa, Akufo-Addo ha ottenuto il 53,8 per cento dei voti, mentre Mahama si è fermato al 44,4 per cento. SKOPJE, 10. I macedoni si recano domani alle urne per le legislative anticipate, ritenute dagli analisti un punto di svolta per porre fine alla lunga crisi che paralizza la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, ferma da due anni sia sul fronte delle riforme che nel suo cammino verso l’integrazione europea. Crisi generata dallo scandalo delle intercettazioni del gennaio 2015, quando il leader dell’opposizione, Zoran Zaev, accusò il governo di avere tenuto sotto controllo le conversazioni telefoniche di oltre venti- Segreteria di redazione telefono 06 698 83461, 06 698 84442 fax 06 698 83675 [email protected] Tipografia Vaticana Editrice L’Osservatore Romano don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Secondo gli analisti politici, l’esito delle elezioni costituisce un segnale di protesta nei confronti dei politici in carica negli ultimi 12 anni che, nonostante una modesta crescita economica, non sono riusciti a impedire l’aumento della disoccupazione. Le elezioni in Ghana si sono sempre svolte in modo pacifico da quando, nel 1992, ci fu la transizione dal potere militare alla democrazia. Sei agenti uccisi al Cairo IL CAIRO, 10. Un gruppo islamico chiamato Hasm, sospettato dal governo egiziano di essere legato alla fratellanza musulmana (partito considerato fuorilegge), ha rivendicato la responsabilità per l’attentato dinamitardo di ieri al Cairo, in cui sei agenti di polizia sono morti. L’attentato è stata perpetrato contro un posto di blocco della polizia lungo la via Al Haram, nel quartiere Talibiya, la strada del quartiere di Giza che conduce alle piramidi. Altre cinque persone sono rimaste ferite. Lo scrive l’agenzia di stampa locale Mena, citando fonti delle forze dell’ordine e sanitarie. Il sito del quotidiano governativo «Al Ahram» ha indicato che la bomba era stata collocata in un bidone della spazzatura vicino al posto di blocco. Già in passato, ricordano gli analisti politici, Hasm — gruppo armato islamista anti-governativo, relativamente nuovo sulla scena egiziana — aveva rivendicato attacchi messi a segno nel paese. Nei mesi scorsi, il gruppo armato, considerato in antitesi con il cosiddetto stato islamico (Is), si è assunto la paternità dell’uccisione di un agente del servizio di sicurezza del ministero dell’interno nella provincia settentrionale Beheira, e dell’attentato con un’autobomba contro il vice capo procuratore, rimasto illeso. Elezioni legislative macedoni socialdemocratico Victor Ponta, costretto alle dimissioni nel novembre 2015 dopo una lunga serie di manifestazioni popolari. Il Paese balcanico soffre di una persistente instabilità a causa di un sistema politico semi-presidenziale che ha dovuto sopportare più di una volta una scomoda “coabitazione” con presidente e primo ministro appartenenti a due schieramenti politici diversi. Gli elettori dovranno scegliere fra 6000 candidati di 11 partiti. Servizio vaticano: [email protected] Nana Akufo-Addo eletto presidente mila persone. Ne è seguito un interminabile braccio di ferro, con pesanti accuse incrociate di corruzione e autoritarismo. Al voto partecipano cinque coalizioni e sei partiti, ma i protagonisti principali restano il conservatore Vmro-Dpmne, dell’ex premier, Nikola Gruevski, e il partito socialdemocratico Sdsm, di Zaev. Gli ultimi sondaggi danno in lieve vantaggio i conservatori, anche se con margini molto inferiori a quelli fatti registrare in passato. 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Ha ricoperto i seguenti incarichi: segretario generale (1974-1978) poi presidente (1978-1982) del Movimento Internazionale di Apostolato dei Bambini, Parigi (Midade); membro del Pontificio Consiglio per i Laici (1977-1984); direttrice della Libreria Notre Dame di Cotonou (1986-2009); membro della delegazione della Santa Sede presso la Conferenza delle Nazioni Unite per la Popolazione e lo Sviluppo al Cairo (1994); membro del Pontificio Consiglio per i Laici (1996-2001); membro del consiglio amministrativo del progetto Songhaï, Benin (2001-2010), consultore presso il Pontificio Consiglio della Cultura (2004-2008); presidente dell’Associazione internazionale dei librai francofoni Ailf - (2005-2008); direttrice di Afrilivres (2012-2013); amministratrice del centro regionale Songhaï a Porto-Novo (dal 2014). A Sua Eccellenza la signora Agnès Avognon Adjaho, nuovo ambasciatore del Benin presso la Santa Sede, nel momento in cui si accinge a ricoprire il suo alto incarico, giungano le felicitazioni del nostro giornale. Concessionaria di pubblicità Aziende promotrici della diffusione Il Sole 24 Ore S.p.A. System Comunicazione Pubblicitaria Ivan Ranza, direttore generale Sede legale Via Monte Rosa 91, 20149 Milano telefono 02 30221/3003, fax 02 30223214 [email protected] Intesa San Paolo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Società Cattolica di Assicurazione Credito Valtellinese L’OSSERVATORE ROMANO domenica 11 dicembre 2016 pagina 3 Il premier sudcoreano Hwang Kyo-ahn (Afp) Decine di militari iracheni uccisi nell’attacco a un ospedale Controffensiva dell’Is a Mosul Dopo l’impeachment Appello all’unità sudcoreana SEOUL, 10. Il premier sudcoreano Hwang Kyo-ahn, nominato ieri presidente ad interim dopo il voto del parlamento che ha approvato la mozione di impeachment del capo dello stato, Park Geun-hye, ha rivolto un appello all’unità del paese. Al termine di una riunione d’urgenza dell’esecutivo, Hwang ha tenuto un breve discorso alla nazione, in cui ha assicurato che «sotto tutte le circostanze, manterremo la stabilità del paese» chiamando all’unità e alla coesione nazionale. «Tutti i servitori dello stato — ha aggiunto — devono fare il massimo per evitare vuoti nelle aree della diplomazia, della sicurezza e dell’economia». In una nota ufficiale dal Palazzo di vetro di New York, il segretario generale dell’Onu, il sudcoreano Ban Ki-moon, ha fatto sapere di «seguire con preoccupazione» gli sviluppi politico-istituzionali nel suo paese. Ban ha dichiarato di «continuare a credere nella maturità e nella forza delle istituzioni di Seoul», dicendosi «fiducioso che il popolo sudcoreano saprà superare le attuali difficoltà attraverso l’unità e l’impegno per la democrazia». Il segretario generale è al termine del suo mandato alla guida delle Nazioni Unite, che scade il 31 dicembre. Secondo molti esperti. Ban Ki-moon si candiderà per la prossima presidenza sudcoreana. Dopo due mesi di aspro scontro istituzionale e di proteste di massa, il parlamento sudcoreano ha dunque approvato il via libera all’impeachment per corruzione di Park, la cui sorte è nelle mani della corte costituzionale, che dovrebbe pronunciarsi entro marzo. Park — rilevano gli osservatori internazionali — ha pagato il conto dello scandalo che ha travolto l’amica e confidente Choi Soon-sil, arrestata e incriminata il 20 novembre per avere approfittato della sua posizione per ottenere benefici economici da diverse società sudcoreane e accesso a documenti di stato riservati. Per la seconda volta nella giovane storia della democrazia sudcoreana il parlamento ha, dunque, messo in stato d’accusa un presidente. Nel 2004 — ricordano gli analisti politici — la stessa sorte toccò a Roh Moohyun, nel mirino per incompetenza e violazioni della legge elettorale. Fu reintegrato due mesi dopo nelle funzioni dalla decisione della corte costituzionale con le proteste di massa a suo favore. Roh, continuatore della cosiddetta politica della "sunshine policy" verso la Corea del Nord, completò il mandato a inizio 2008, suicidandosi l’anno successivo a causa di una indagine di corruzione che coinvolse la sua famiglia. BAGHDAD, 10. Non conoscono tregua le violenze a Mosul. Decine di soldati iracheni sono rimasti uccisi quando i miliziani del cosiddetto stato islamico (Is) hanno lanciato un contrattacco, respingendo le truppe lealiste da un ospedale che avevano precedentemente conquistato. L’agenzia Aamaq dell’Is ha postato ieri su internet un video dell’ospedale appena riconquistato, quello di Al Salam, nel quartiere di Wahda, e un altro con le dichiarazioni di un caporale iracheno fatto prigioniero. «Abbiamo perso metà delle nostre forze che avevano occupato l’ospedale, e diversi ufficiali» dice il militare nel video. Un colonnello delle forze antiterrorismo, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha detto che nel contrattacco i jihadisti dell’Is hanno usato dodici autobombe, mentre cinque attentatori suicidi si sono fatti esplodere. Secondo la stessa fonte, i morti sono 67. Anche il caporale mostrato nel video ha detto che i miliziani dell’Is hanno impiegato diverse autobombe e hanno bersagliato con razzi le truppe che si erano impadronite martedì dell’ospedale. Nel video postato, si vedono i locali vuoti e devastati. Dagli Stati Uniti arriva un nuovo allarme Bomba atomica alla portata di Pyongyang PYONGYANG, 10. Il regime comunista nordcoreano avrebbe raggiunto le capacità di miniaturizzare una bomba atomica, tanto da inserirla nella testata di un missile balistico, ma non avrebbe ancora sviluppato la tecnologia per centrare con accuratezza un obiettivo. Lo riferiscono fonti ufficiali statunitensi. «Al momento hanno la capacità di lanciare una testata nucleare, ma non sono in grado di gestire il rientro per un attacco strategico, per questo i nordcoreani stanno continuano a effettuare test per tentare di superare questo problema», ha riferito la fonte citata dall’agenzia di stampa Afp. La Corea del Nord è sotto sanzioni internazionali sia per gli ordigni nucleari che ha fatto esplodere sia per i numerosi missili balistici lanciati nel corso degli anni. L’essere riusciti a montare una testata su un missile rappresenta, dunque, un ulteriore e preoccupante sviluppo per Seoul. Il primo ordigno atomico venne fatto esplodere il 9 ottobre del 2006 e il secondo il 25 maggio 2009, quando al potere c’era Kim Jong-il, il padre dell’attuale leader Kim Jong-un. Da allora — ricordano gli analisti — ne sono stati fatti esplodere altri tre, sempre di maggior potenza, l’ultimo il 9 settembre scorso. Innumerevoli, invece, i test di missili balistici (la Corea del Nord esporta all’estero la sua tecnologia) tra cui l’ultimo ad agosto con un missile apparentemente lanciato da un sottomarino (la forma più evoluta di vettori), il Pukguksong, che per il regime di Pyongyang sarebbe in grado di colpire anche gli Stati Uniti. Sfollati iracheni in un campo a est di Mosul (Ap) L’ospedale Al Salam rappresenta il punto più avanzato fino al quale si erano spinti finora i soldati governativi iracheni nell’offensiva lanciata il 17 ottobre scorso per riconquistare Mosul. L’edificio si trova a meno di due chilometri dalla sponda orientale del fiume Tigri. Il centro della città è situato sulla sponda occidentale, ancora a diversi chilometri di distanza. Intanto, il vice presidente iracheno Ayad Allawi ha proposto la formazione di un «governo politico di transizione» per amministrare la città di Mosul. A margine di un incontro con l’ambasciatore americano in Iraq, Douglas A. Silliman, Allawi ha spiegato che il governo transitorio dovrà restare in carica fino a quando non si terranno elezioni provinciali per Mosul. Parlando dell’offensiva militare lanciata da Baghdad per liberare la città dall’Is, Allawi ha detto che le operazioni devono essere «condotte in modo che i civili siano protetti e in modo da poter fornire assistenza umanitaria di base e permettere agli sfollati di tornare nelle loro case». Il vice presidente ha anche sottolineato la necessità «di accelerare la riconcilia- spinte quest’anno, ha sottolineato il regolatore, aggiungendo che altre sei società sono in attesa della decisione sulla eventuale autorizzazione la prossima settimana. Secondo gli economisti e gli esperti intervenuti alla sesta conferenza sui mercati dei capitali cinesi che si è appena tenuta a New York, l’economia cinese vanta molte opportunità di miglioramento, nonostante le preoccupazioni di un rallentamento. «Vediamo l’enorme crescita della classe media. Siamo abbastanza ottimisti sul fatto che continueremo a investire in questo motore economico nei prossimi 10 o 20 anni», ha sottolineato Matthew Nimitz, advisory director di General Atlantic Llc. Secondo Nimitz le aziende cinesi stanno diventando sempre più competitive col passare del tempo: «Questo fenomeno dimostra la loro creatività». Trump nega ingerenze russe WASHINGTON, 10. Possibili ingerenze russe nelle elezioni statunitensi. È quanto avrebbe concluso, secondo il «Washington Post», una valutazione segreta della Cia. Un’ipotesi smentita dal team del presidente eletto, Donald Trump. Secondo quanto reso noto dal «Washington Post», i servizi se- Migliaia di sfollati in Indonesia JAKARTA, 10. Quasi 50.000 persone sono state sfollate in Indonesia dopo il tremendo terremoto di magnitudo 6,5 sulla scala Richter che mercoledì scorso ha colpito la provincia di Aceh, nell’isola di Sumatra. Lo hanno reso noto oggi le autorità del paese asiatico, mentre il governo e le agenzie di soccorso stanno moltiplicano i loro sforzi per fare fronte alle necessità di base delle comunità colpite. Le stime sul numero dei senzatetto continuano a salire a dismisura, anche perché, con enorme fatica, le squadre di soccorso stanno raggiungendo i punti più remoti dei tre distretti epicentro del sisma. Soccorritori in azione per cercare possibili dispersi tra le macerie del sisma (Ansa) tros Mouche, ha lanciato un nuovo allarme sulla condizione dei cristiani: «Temiamo di dover continuare a vivere in questa città. Attendevamo la liberazione, e molti volevano tornare immediatamente, ma ora la prima necessità è la garanzia della nostra incolumità». Sul voto presidenziale statunitense Conseguenza del terremoto sull’isola di Sumatra Quotate in borsa altre quattordici aziende cinesi PECHINO, 10. La Commissione cinese regolatoria per la sicurezza dei titoli di Borsa, ha dato il via libera a quattordici nuove domande di offerta pubblica iniziale (Ipo) per altrettante aziende. Tra le quattordici attività, sette saranno quotate alla borsa di Shanghai, tre piccole e medie imprese saranno invece quotate alla borsa di Shenzhen, mentre il resto sarà quotata al ChiNext, in stile Nasdaq. Le quattordici Ipo dovranno raccogliere fino a 5,4 miliardi di yuan (circa 782 milioni di dollari statunitensi). È un passo importante, che fa capire le trasformazioni in atto nell’economia cinese e la volontà di una sempre maggior integrazione con la finanza mondiale. Complessivamente sono 242 le aziende a cui è stato dato il via libera per reperire risorse sul mercato azionario quest’anno, per circa 169,5 miliardi di yuan. Sedici richieste di Ipo sono state invece re- zione nazionale tra gli iracheni», evitando l’emergere di nuovi «incubatori di terrorismo ed estremismo», garantendo una sicurezza adeguata ai cittadini che hanno subito la guerra. E nel frattempo, l’arcivescovo siro-cattolico di Mosul, Yohanna Pe- Lo ha confermato alla stampa il portavoce dell’agenzia indonesiana per i disastri naturali, Sutopo Nugroho. Il sisma — il cui epicentro è stato localizzato circa 18 chilometri a nord est del distretto di Pidie Jaya, a una profondità di 10 chilometri — ha fatto crollare decine di abitazioni, edifici commerciali, strutture sanitarie e moschee. Finora i morti accertati sono 106, ma molti delle migliaia di feriti sono ricoverati in gravi condizioni. E oltre un quarto delle vittime sono bambini e giovani sotto i 18 anni, compresi 17 bambini con meno di 5 anni. Lo riferisce in una nota l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia. Secondo i dati del Regional Developmnet Planning Agency Bappeda, circa 46.000 bambini sotto i 18 anni vivono nelle 5 aree più duramente colpite. L’Unicef sta attualmente supportando il segretariato nazionale per le scuole sicure del ministero dell’istruzione di Jakarta per una rapida valutazione dei danni alle strutture scolastiche. Sulla base della valutazione, il governo fornirà strutture alternative per consentire ai bambini di ritornare a studiare il più presto possibile, in ambienti sicuri. Nel 2016, l’isola di Sumatra è stata colpita da diversi altri terremoti. La scossa tellurica di mercoledì, in termini di sistema di placche, è stata associata dagli esperti a quella, terrificante, di magnitudo 9,1 del 26 dicembre del 2004, che provocò oltre 160.000 morti in tutto il paese, a causa del gigantesco maremoto che seguì, e agli altri due avvenuti nella stessa regione (nel 2005, di magnitudo 8,6, e nel 2007, di magnitudo 8,5 sulla scala Richter). greti avrebbero identificato persone con collegamenti con il governo russo che, per danneggiare il partito democratico, avrebbero fornito a wikileaks migliaia di email ottenute illegalmente. Questi individui, aggiungono le fonti citate dal quotidiano, sono noti alla comunità di intelligence e farebbero parte di una più ampia operazione russa per favorire Trump e minare le possibilità della sua rivale Hillary Clinton. Proprio ieri il presidente americano uscente, Barack Obama, ha disposto una «completa revisione» degli episodi assimilabili a pirateria informatica volti a perturbare lo svolgimento delle elezioni presidenziali dello scorso mese e si aspetta che le conclusioni di questo riesame gli vengano consegnate prima della fine del suo mandato il 20 gennaio prossimo. Nel frattempo il presidente eletto Donald Trump ha nominato Andrew Liveris, presidente e amministratore delegato dell’azienda chimica Dow, a capo del consiglio americano per l’industria manifatturiera, un organismo interno al dipartimento del commercio. Il gruppo, ha detto Trump in un comizio in Michigan avrà «il compito di trovare il modo di riportare l’industria in America». Obama a difesa dell’Artico WASHINGTON, 10. Il presidente uscente degli Stati Uniti Barack Obama ha usato un ordine esecutivo per proteggere i villaggi dei nativi nel mare di Bering, in Alaska, creando un’area climatica di resilienza di 112.300 miglia quadrate per proteggere localmente le risorse marine da cui dipendono. Il provvedimento, che stanzia 30 milioni di dollari, vieta permanentemente l’esplorazione petrolifera per 40.300 miglia quadrate in due aree già riconosciute come importanti aree di caccia. Le comunità locali avranno inoltre più voce in capitolo nelle consultazioni sulla gestione delle attività federali in loco, compresa la navigazione, accresciuta dallo scioglimento dei ghiacci. L’OSSERVATORE ROMANO pagina 4 domenica 11 dicembre 2016 «Silly Symphonies» (1929-1938) A cinquant’anni dalla morte di Walt Disney Visionario attento al mondo reale musica, facendo delle sue storie principali) metteranno a punto in un’unica ininterrotta coreografia, particolar modo il ritmo dell’anie anticipando fra l’altro in questo mazione, la sua straordinaria simi veri musical, che quasi sempre biosi con la musica, ma, a partire relegano ancora musiche e balli ai dal 1932, anche l’uso del colore, e, momenti in cui i protagonisti sal- poco più tardi, la tecnica multigono su un palcoscenico, e che plane, che consente di stratificare arriveranno con regolarità a quella più tavole disegnate per creare un magica miscela solo molti anni effetto di profondità realistico e più tardi. suggestivo. Andando così a comFondamentali, pletare già tutte quelle caratteristiper testare tutte che che renderanno unica l’immaqueste innovazioni, Per capirne il segreto nonché alcuni per- gine Disney, e che il pubblico ribisogna analizzarne le origini sonaggi che compa- troverà, al loro meglio, nel primo Disney ha iniziato da poco a creare riranno in seguito, lungometraggio, che sarà anche il Silly primo lungometraggio d’anima- tere allo spettatore un’emozione fuori i teatri di posa. Dare tangisaranno le quando si verificano due eventi cruciali symphonies, una se- zione della storia, Biancaneve e i quasi sensoriale. bile concretezza alle proprie creaIl crollo di Wall Street rie di settantacin- sette nani (1937). A differenza di tanti altri perso- ture, inoltre, era probabilmente Ciò che mancava alle Silly sym- naggi animati, quelli di Disney si que cortometraggi, e l’avvento del sonoro nel cinema un’esigenza, per chi come lui era più volte premiati phonies, impregnate di un’atmosfe- muovono in modo lento e prati- abituato a vederle relegate al focon l’Oscar, pro- ra gioiosa vagamente pagana, è il camente perenne, imitando in glio di carta. dotta dal 1929 al calore umanista, la poetica sensi- modo fedele gli esseri viventi. Ma un impero economico diffinon sembra venire scalfito dal 1938. Si tratta di un vero e pro- bilità che invece informerà i lun- Questo visionario, questo creatore cilmente può andare avanti per tempo. Sicuramente grazie alla prio laboratorio con cui Disney e gometraggi, e che si fonde alla di dimensioni immaginarie, dunsolidità della struttura industriale i suoi collaboratori (Ub Iwerks, perfezione con la morbidezza di que, era più attento di quanto si quasi un secolo se alla base non cui ha dato vita, la Walt Disney Burt Gillett, Wilfred Jackson, i un’animazione capace di trasmet- possa credere al mondo reale e ai c’è un’idea straordinaria. E quella di Disney è stata creare una realtà Company, che ha saputo sopravritmi della vita vera. Come nessun alternativa che avesse però la fivivergli superando anche il delicaaltro nel suo campo in quegli siologia di quella quotidiana. Non to passaggio all’animazione digianni. a caso vari episodi delle Silly symtale. Ma altrettanto certamente in Certo poi Disney è stato un viphonies sono dedicati all’avvicenvirtù del mito che avvolge ancora sionario anche sul piano indudarsi delle stagioni, o al passaggio oggi i capolavori realizzati in pristriale, in particolare nel concepire dal giorno alla notte. I capolavori ma persona, le sue versioni di un merchandising dalle proporziodel lungometraggio aggiungeranfavole della tradizione che da ni gigantesche e arrivando a imquel momento, però, tutti maginare i primi parchi a tema no un filo narrativo che — come associano istintivamente ai del mondo, vere e proprie cittadi- però quasi tutte le favole, ben prisuoi disegni. ne del sogno. Quest’ultimo è però ma di Disney — implica per i proCome ogni grande fenoun aspetto sopravvalutato della tagonisti un viaggio iniziatico, meno, per capire il segreto del sua personalità. Questo senso di una prova del fuoco attraverso suo successo bisogna analizzargrandezza, un po’ megalomane, paure ancestrali. Da superare grane le origini. Disney ha iniappartiene a tante, se non a tutte, zie a una maggior coscienza di sé ziato da poco a creare i le personalità americane di suc- e del mondo. suoi personaggi di carta, Se in Disney questo tipo di avcesso di quell’epoca, e in particoquando si verificano lare a quelle del cinema. Disney ventura è più potente che in tanti due eventi cruciali, il costruiva città da fiaba così come altri, è perché lo spettatore vi troprimo su larga scaPaperino e Topolino David O. Selznick, Darryl F. Za- va una maggior immedesimaziola, il secondo nel cinuck o Louis B. Mayer costruiva- ne, anche se camuffata da fuga nema: la borsa ameno mondi di fantasia dentro e dalla realtà. ricana crolla dando origine alla Grande Depressione e il mondo del grande schermo si riorganizza, non senza traumi, per creare spettacoli provvisti di sonoro. Iconografia dell’emorroissa nell’arte paleocristiana Pur con tutti i suoi meriti, Disney ha dunque anche la fortuna di inserirsi in questa epocale fase di transizione cinematografica e nazionale, dimostrando di avere le carte vincenti sia sul piano ideologico che su quello tecnico. ché dovrei scolpire un simulacro di Dio, lorquando si rappresenta il sacro, simildi FABRIZIO BISCONTI Sotto il primo profilo, è stato quando, se ben rifletti, l’uomo stesso è il mente sottolinea enfaticamente la rapprenotato più volte come i suoi perUna vena aniconica (che non ammette simulacro di Dio? Perché dovrei erigergli sentazione di scene cristiane commissiosonaggi, e Topolino in particolare, immagini) attraversa i primi secoli del un tempio, quando tutto il mondo creato nate direttamente dall’imperatore. concretizzino lo spirito roosevelcristianesimo, forse per aderire all’atteg- da lui non riesce a contenerlo?» (Octavius Nella Vita Constantini, infatti, Eusebio tiano, per il coraggio, l’ottimismo giamento antidolatrico, fissato in una leg- 32). In oriente si esprimono negli stessi descrive alcune fontane e piazze di Coe la generosità con cui superano ge celebre del Decalogo (Esodo 20, 4-5) termini Clemente Alessandrino (Protrepti- stantinopoli che — su commissione le difficoltà. Dal punto di vista che fa divieto di creare simulacri sacri, e co 4, 45-46) e Origene (Contra Celsum 8, dell’imperatore — erano state decorate tecnico, invece, il disegnatore inche conobbe uno sviluppo esegetico nel 17, 20). con le immagini di Daniele tra i leoni e tuisce che quella forma artistica L’atteggiamento antidolatrico, e non del Buon Pastore, né sembra biasimare Deuteronomio (4, 14-19). Tale atteggiamenche finora era stata confinata quato fluisce, in tutti i suoi termini, nel com- anticonico, come si è ritenuto in passato, l’intenzione di chi fece rappresentare il si esclusivamente a primordiali efportamento paleocristiano, come ben si affaccia nel IV secolo, quando Epifanio miracolo della guarigione dell’emorroissa, fetti speciali, o all’uso strumentale chiarisce un dossier patristico, dal quale di Salamina, in una lettera conosciuta an- pur puntualizzando che l’operazione riche ne avevano fatto le avanguaremerge per forza e lucidità un brano che attraverso la traduzione di Girolamo sentiva di una «usanza pagana» (Vita die degli anni Venti, può invece dell’Octavius di Minucio Felice: «E per- (Epistula 51), racconta, con dovizia di Constantini 7, 18). competere con il cinema dal vero particolari, di una sua Fermiamoci su quest’ultima testimosul suo stesso terreno, ovvero racescursione in un villagnianza che fa riferimento al gruppo sculcontando storie e creando persogio palestinese, dove toreo fatto costruire a Paneas, nota come naggi con una loro psicologia e aveva visto una tela Cesarea di Filippi, dalla donna affetta da una loro coerenza. con le immagini di emorragia e guarita per aver toccato un Mentre i set popolati da attori Cristo e degli altri sanlembo del manto di Gesù (Matteo 9, 18in carne e ossa si ritrovano con ti. nuove ingombranti cineprese, poEusebio di Cesarea 22; Marco 5, 21-23; Luca 8, 40-48). In un frammento del Commentario sul co adatte ai movimenti nonché alentra pienamente nei le riprese in esterni, dato che hantermini della questio- vangelo di Luca si ricorda che in un mono anche problemi di messa a ne: Costanza, sorella numento bronzeo, sistemato su una piefuoco sulle grandi distanze, dell’imperatore Co- tra innalzata davanti alle porte della sua Disney offre uno spettacolo in cui stantino e vedova di casa, si riconosceva la donna in ginoclo spazio non ha altri limiti se Licinio, aveva richiesto chio, con le mani levate. Dinanzi a lei un non quelli dell’immaginazione. proprio al padre della uomo stante in tunica e pallio tende una Mentre il technicolor dei film Chiesa di corte l’im- mano destra nel gesto della parola. Ai “normali” è ancora acerbo e in magine di Cristo, rice- suoi piedi cresce una strana pianta, consipratica inutilizzabile, quello nevendo un netto rifiuto, derata un medicamento per qualsiasi macessario a illuminare i disegni anipoiché, secondo quan- lattia. La gente dice che la statua rappremati ha già a disposizione tonalito specifica il biografo senta proprio il Cristo, e che il complesso tà sgargianti e ipnotiche. di Costantino, non è di bronzo fu distrutto dall’imperatore Infine, laddove Hollywood, in possibile rappresentare Massimino. Eusebio dichiara di aver visto personalquesta fase, tende inevitabilmente l’invisibile. a sfruttare sin troppo la nuova riMa la posizione di mente il monumento riferito proprio alla sorsa dei dialoghi, rendendo anEusebio sembra oscil- committenza dell’emorroissa durante una cora più teatrale la messa in scelante, al proposito, se, visita a Cesarea di Filippi e la sua accuraPannello musivo con scena di guarigione dell’emorroissa na, Disney opta spesso per una mentre dimostra una ta descrizione anche nell’Historia Eccle(Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna, VI secolo) felice commistione fra dialogo e posizione rigorista al- siastica sembra confermarlo (VII, 18). di EMILIO RANZATO passato mezzo secolo dalla scomparsa di Walt Disney (nato a Chicago il 5 dicembre 1901 e morto a Burbank, vicino Los Angeles, il 15 dicembre 1966), eppure il suo nome È Giacobbe ai Musei vaticani «La lotta di Giacobbe come paradigma della creazione artistica» è il tema del convegno che si terrà nella sala delle conferenze dei Musei vaticani giovedì 16 dicembre. I lavori saranno introdotti da Micol Forti, direttrice della Collezione d’Arte contemporanea dei Musei vaticani. Interverranno Yvonne Dohna Schlobitten della Pontificia Università Gregoriana, Guido Schlimbach della Kunst-Station Sankt Peter a Colonia, e Timothy Verdon del museo dell’Opera del Duomo a Firenze. Il mantello che guarisce Alexander Louis Letoir «Giacobbe e l’Angelo» (XIX secolo) D’altra parte l’iconografia dell’emorroissa guarita dal Cristo appare nell’arte paleocristiana, proprio secondo lo schema iconografico descritto dal vescovo di Cesarea, a cominciare dal III secolo, in un affresco del cubicolo della coronatio nel complesso catacombale di Pretestato e continuando con altre scene, già del secolo IV, nelle catacombe dei santissimi Marcellino e Pietro e di Domitilla. Anche gli artifices che scolpirono i sarcofagi scelgono lo schema canonico e lo ripetono, tra il IV e il V secolo, a Roma, a Milano, in Gallia e in Spagna, per sfociare, in un mosaico di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, oramai del tempo bizantino. All’episodio fanno riferimento i più noti padri della Chiesa: da Giustino ad Ireneo, da Ippolito ad Origene, da Gregorio Nazianzeno ad Epifanio, da San Pier Crisologo ad Ambrogio che in un rapido passaggio del De Poenitentia (1, 7) vede nella miracolata la Chiesa, che mette a nudo le sue piaghe, chiedendo che vengano curate e del tutto sanate. L’OSSERVATORE ROMANO domenica 11 dicembre 2016 Hendrik III pagina 5 van Cleve, «Torre di Babele» (1550) Nell’ultimo libro di Tom Wolfe Come distruggere (con ironia) l’evoluzionismo di LUCETTA SCARAFFIA el 2014 quelli che Tom Wolfe definisce «otto pesi massimi dell’evoluzionismo» — fra i quali si poteva annoverare perfino il più celebre studioso di linguistica strutturale al mondo, Noam Chomsky — hanno ammesso, in un articolo scientifico, che «l’evoluzione del linguaggio rimaneva un mistero». Un’affermazione di grande peso, anche se quasi del tutto ignorata, perché proprio l’esistenza del linguaggio di fatto annullava la pretesa darwiniana di dimostrare scientificamente che l’essere umano non era altro che un animale più evoluto. Quando legge la notizia, lo scrittore statunitense pensa: «Centocinquant’anni dall’avvento della teoria dell’evoluzione e non hanno ancora scoperto nulla». E, con acuta ironia, ripercorre il cammino che ha portato gli evoluzionisti ad ammettere un ostacolo insormontabile — e cioè la difficoltà di spiegare in termini evoluzionistici il linguaggio umano — nella loro teoria scientifica, da Wolfe giustamente definita come cosmogonia, cioè un tentativo di spiegare compiutamente l’origine del mondo. Lo sguardo acuto dello scrittore non solo esplora le teorie scientifiche, ma ci mette di fronte a uomini in carne e ossa, ritratti nel loro ruolo sociale, nel loro carattere e nelle loro meschinerie. Meschinerie che — Wolfe lo spiega con leggerezza nel libro Il regno della parola (Firenze, Giunti, 2016, pagine 192, euro 18) — sono parte inevitabile nel definire quello che poi viene chiamato il progresso della scienza. Così racconta la vicenda che ha reso credibile l’evoluzionismo, cioè la scoperta del meccanismo che farebbe scattare l’evoluzione — la sopravvivenza del più forte — sia in Darwin che in Wallace: in entrambi l’idea nasce dalla lettura di Malthus, che non era uno scienziato, e viene poi trasferita in ambito scientifico. Ma mentre Wallace, simpatico avventuriero di umili origini e autodidatta, scrive N Gli attacchi che fecero scricchiolare il darwinismo non arrivarono dal clero, intimidito dalla sua rispettabilità scientifica, ma da altri due scienziati: il solito vivace autodidatta Wallace che, dopo avere militato nelle fila del darwinismo, scrisse un’opera nella quale ne denunciava i punti deboli. Fra questi, in particolare, il fatto che l’evoluzione non spiega come mai l’uomo avesse fin dalle origini un organo specificamente sviluppato con capacità assai superiori a quelle che gli servivano per sopravvivere, un organo che sembra preparato in anticipo per uno sviluppo quasi illimitato, e che spiega il linguaggio: il cervello. In sostanza Wallace scrive che «il potere del cervello umano si estendeva talmente al di là dei confini della selezione naturale che il termine diventava insignificante nel dar conto delle origini dell’uomo». Nello stesso periodo, Max Muller, il più noto e stimato linguista britannico, affermò coraggiosamente che «il linguaggio è il nostro Rubicone, né alcun «Dire che gli animali bruto ardirebbe varcarlo». Lo studioso andava cioè si sono evoluti nell’uomo dicendo che l’uomo aveva è come dire che il marmo di Carrara un superpotere difficilmente spiegabile con l’evolusi è evoluto nel David di Michelangelo zione: il linguaggio. NonoIl linguaggio è ciò a cui l’uomo stante tutti i tentativi messi in atto da Darwin per surende omaggio in ogni istante» perare questo ostacolo, eschiosa lo scrittore so rimase tale, e per circa settant’anni nessuno affrontò più il problema fintando l’unica spiegazione accettabile per ché, con Noam Chomsky, si ripresentò la qualsiasi fenomeno. Fondamentale poi fu questione con modalità che somigliavano il fatto che Darwin, il quale si dichiarava molto al confronto fra Darwin e Wallace. Chomsky — sostenuto dal plauso geneagnostico, offrisse una versione delle origini del mondo che permetteva di fare a rale della scienza — sosteneva di avere rimeno di Dio e questo, in società che si solto finalmente il problema della comstavano rapidamente secolarizzando, co- patibilità fra linguaggio ed evoluzione: stituiva una caratteristica decisiva per de- secondo la sua teoria, infatti, in ogni essere umano esisteva una sorta di organo cretare il successo del libro. subito un articolo sulla scoperta, Darwin, agiato gentiluomo che aveva studiato a Cambridge, tergiversa da anni. Sarà solo la lettera di Wallace, che gli manda il manoscritto in cui narra la scoperta, a dargli la spinta necessaria a scrivere qualcosa delle sue elucubrazioni. Ma l’establishment della scienza inglese è tutto dalla parte di Darwin, gli assicura il primo posto nella scoperta e lo aiuta a raggiungere e a mantenere quella posizione preminente che i libri scritti successivamente — benché lunghi e farraginosi rispetto a quelli più brevi e più chiari di Wallace — gli assicureranno. L’agiatezza familiare grazie alla quale si può dedicare solo allo studio e alla scrittura permetteranno a Darwin di sviluppare la sua teoria facendone una nuova cosmogonia, da contrapporre a quella religiosa. Wolfe sottolinea come questa cosmogonia sia in realtà solo una creazione letteraria, proprio come tutte le altre cosmogonie che vengono chiamate miti. Ma la pretesa scientifica di Darwin, insieme alla sua importanza sociale, vengono accettate in un ambiente dove la scienza sta diven- predisposto al linguaggio, che garantiva così il veloce apprendimento della parola nei bambini. La prova era che al di sotto di tutte le lingue esisteva una struttura comune, che provava quindi il funzionamento dell’organo al di là delle infinite varianti linguistiche presenti nel mondo. Nessuno osò mettere in discussione la sua scoperta, basata su osservazioni teoriche, non certo su osservazioni linguistiche sul campo, fino a quando uno studioso autodidatta, Daniel Everett, dopo trent’anni di vita in una comunità sperduta del Brasile pubblicò articoli e libri in cui presentava una lingua che non aveva nulla a che fare con la struttura originaria scoperta da Chomsky: una lingua molto primitiva che corrispondeva esattamente al livello culturale della tribù. Esperienza che portava il ricercatore ad affermare che la lingua era un artefatto umano, e non frutto dello sviluppo di un organo preesistente. Everett sostenne che la lingua era uno strumento che spiegava la supremazia della specie umana sugli altri animali, come la sola evoluzione non potrebbe mai fare. Il duro e coraggioso attacco al patriarca della linguistica veniva non solo da un autodidatta, se pure eccezionalmente dotato per la ricerca, ma da un giovane che si era recato presso quella tribù con la famiglia, come missionario evangelico. Chomsky cercò di ignorarlo, lo trattò da povero ciarlatano, ma i libri del «Davide» Everett alla fine riuscirono a far fare marcia indietro al «Golia» Chomsky, che cominciò a cassare dai suoi scritti la teoria dell’organo predisposto, senza però fare mai autocritica. Fino a giungere all’ammissione del carattere misterioso del linguaggio, dalla quale prende inizio il libro di Wolfe. Lo scrittore statunitense denuncia proprio in questo mistero il fallimento di ogni teoria evoluzionista: «Il linguaggio, e solo il linguaggio, ci ha permesso di conquistare ogni palmo di terra di questo mondo, di soggiogare ogni essere abbastanza grande da rendersi visibile e di mangiarci la metà della popolazione dei mari». E può finalmente così concludere: «Dire che gli animali si sono evoluti nell’uomo è come dire che il marmo di Carrara si è evoluto nel David di Michelangelo. Il linguaggio è ciò a cui l’uomo rende omaggio in ogni istante che possa immaginare». In viaggio con Julia Kristeva alla scoperta dell’umanità e dei suoi fondamenti Cambiare il posto delle cose Julia Kristeva in un’immagine giovanile di CRISTIANA D OBNER La genesi di questo libro a due voci, Je me voyage. Mémoires. Entretiens avec Samuel Dock (Paris, Fayard, 2016, pagine 297, euro 20), di Julia Kristeva, linguista, psicanalista, filosofa e romanziera, è precisa, riflessa con un’eco che rimanda a Montaigne. Non è un’autobiografia, stesa nella solitudine del proprio studio o al tavolo del caffè preferito, ma una pubblicazione che raccoglie gli incontri, per molti aspetti estemporanei e diretti, fra i due autori in dialogo. Una presa diretta su Julia Kristeva che afferma: «Non intendo fare un bilancio. La clinica psichiatrica mi ha insegnato che le autobiografie mentono e le biografie riorganizzano. Vorrei piuttosto che fosse un “carnet di strada” che segnali il viaggio». Ciò avviene sotto lo sguardo attento e percettivo del giovane Samuel Dock, psicologo clinico e scrittore, che si propone di favorire lo svelamento di una intimità che, a lungo, Julia aveva protetto. Se non è il divano di Samuel Dock, è solo la sua poltrona? Nient’affatto. È piuttosto un sapiente e non inquisitorio stare al fianco della viaggiatrice con mosse maieutiche. La luce di queste pagine, corredate anche da fotografie inedite, illumina tante sfaccettature di una donna poliedrica, sensibile, che si gettò in un’avventura che, dalla natia Bulgaria, la sospinse a Parigi, dove giunse in una fredda e nevosa giornata di dicembre degli anni Sessanta, con cinque dollari in tasca e con documenti che, inizialmente, crearono problemi. L’atmosfera parigina, malgrado il gelo invernale, fece sbocciare e fiorire in lei l’intellettuale oggi conosciutissima, apprezzata e insignita di onorificenze, fra cui spicca il Premio Holberg. Sposa dello scrittore Philippe Sollers e madre insegnato a vivere in apertura. «Sono un’umanista che ha letto Freud e j’investis gli umani, la gente, i loro disastri e gioiosa di Davide, colpito da una malat- le loro riuscite mi toccano, le vedo per tia neurologica. Donna appassionata, procura. Si trovino in Cina, in Canada, presente alla storia, ricca di empatia, di negli Stati Uniti. Delle relazioni forti, di curiosità insaziabile, di idee sempre fre- un adesso che perdura». sche e inedite in un campo di ricerca vaUmanesimo centrato, pervaso da uno stissimo, nella tensione rivolta a rifonda- sguardo olistico, sul soggetto che anela re l’umanesimo, in una creatività in conalla speranza, non in una spiritualità, in tinuo movimento. In Kristeva il linguagqualche modo astratta e codificata, ma gio e l’ipermodernità, in tempi di iperconnessione, non viene minato discono- nel giocarsi tutta in sole tre parole: Je me scendone il problema e poi rimuovendo- voyage. Strumento di osservazione, di analisi, lo, ma affrontandolo con uno sguardo di scavo trepido in antropologia della che lo renda strumento utile. Quale la personalità che si palesa? So- psicologia e un’antropologia religiosa. Si lare, pronta allo humor e allo slancio poe- respira aria di libertà, creatività, immagitico, in cui l’emozione e la teoria dell’in- nazione nell’essere straniera «che obbliga conscio conducono all’intimità con se a rifarsi incessantemente, mettendosi in stessi che, ben conosciuta e calibrata, li- discussione dal di dentro, dal di fuori e se stessi». bera desideri e pensieri. Si viaggia con lei alla scoperta della propria umanità e dei suoi fondamenti, L’autrice non intende fare un bilancio accompagnati da tanti volti: da Colette a Jackson perché la clinica psichiatrica le ha insegnato Pollock ma anche Teresa che le autobiografie mentono d’Avila e Benedetto XVI. Con uno stile personale e le biografie riorganizzano perché «il mio modo di viIl libro deve essere un “carnet di strada” vere è il modo di scrivere». Pur in un contesto di angoscia, ma tenuta in mano e fatta fruttificare come molla di un’esiLa modernità è momento cruciale nelstenza sorridente che, senza timore, af- la storia del pensiero che i suoi romanzi, fronta il caos e lo plasma in incontri per- scritti di notte, sfidando l’oscurità della sonali empatici. memoria e abbattendo la vigilanza, porUna Julia tuttavia straniera e quindi tano alla luce. fuori posto? Collocata nel luogo sbagliaL’asse del libro? Una piena ruscellante to? Roland Barthes lo annotò chiaradel vissuto che gorgogliava in Julia e atmente: «Kristeva cambia il posto delle tendeva di poter essere espresso, proprio cose». Quindi non fuori posto ma... spiazzante. Aperta e non chiusa né in questo viaggio riflessivo e attento, monell’ideologia, né nell’acquisita cultura bile ma non distratto. Ben diverso dal tuma desta a cogliere il fermento e, in rista contemporaneo “mordi e fuggi” che molte circostanze e incontri, fermento el- scardina la persona e la depaupera. Krila stessa perché le prove, lette in termini steva è un’umanista che voleva «perdere di liberazione, di uscita da sé, le hanno le catene». L’OSSERVATORE ROMANO pagina 6 domenica 11 dicembre 2016 Sotto processo il governatore cristiano di Jakarta Tolleranza alla sbarra MANILA, 10. Nelle Filippine la povertà e la mancata guida dei genitori spingono ogni anno centinaia di ragazzi a unirsi all’esercito, o ai gruppi ribelli, intravedendo facili possibilità di guadagno. Denuncia il fenomeno del reclutamento dei bambini soldato l’arcivescovo di Ozamiz, Martin Jumoad, il quale — riferisce AsiaNews — si è rivolto al governo chiedendo di «raddoppiare gli sforzi» per migliorare le condizioni di vita e l’istruzione dei minori nel Mindanao settentrionale, regione nel sud del paese che comprende alcune zone a maggioranza islamica, dove operano diversi movimenti di ribelli (musulmani e comunisti). Il reclutamento di ragazzi nelle file dei miliziani non è una cosa nuova ed è una pratica di molti gruppi, come il Maute (movimento detto anche «Stato islamico di Lanao»). «Noi e i catechisti — sottolinea monsignor Jumoad — abbiamo il dovere di raggiungere queste periferie e condividere il loro bisogno, affinché i valori dell’O nnipotente siano conosciuti e vissuti da tutti». Il reclutamento di minori è una violazione dei diritti umani: «È incredibile che dei bambini siano usati come soldati. Mindanao non sarà mai un luogo di pace fino a quando i più piccoli saranno esposti alla violenza. I bambini devono andare a scuola. In questo modo tutta la regione avrà un futuro luminoso». Il più grande gruppo armato che opera nel Mindanao è composto dagli ex ribelli del Moro Islamic Liberation Front (Milf), che ha cercato per decenni l’indipendenza della regione, ricca di risorse minerarie. La guerra che ne è derivata è costata la vita a migliaia di persone e ha impedito di fatto di sfruttare le ricchezze del sottosuolo, valutate intorno ai trecentododici miliardi di dollari. Il 24 gennaio 2014 il Milf e Ma- Il fenomeno dei bambini soldato nelle Filippine A scuola di guerra nila hanno sottoscritto un accordo di pace a Kuala Lumpur. Durante gli anni della guerra, ma anche oggi, si calcola che centinaia di minori siano costretti ad abbandonare le proprie case per unirsi ai ribelli. Non tutti ricevono un addestramento militare, ma vengono impiegati (a volte anche pagati) per diverse attività. Già nel 2008 un rapporto del Children’s Rehabilitation Center denunciava l’arruolamento dei minori tra le file dell’esercito governativo e fra le milizie ribelli. Tra le vittime, bambini malnutriti per la mancanza di cibo o costretti a fuggire dai luoghi d’origine a causa del conflitto. Proprio per valutare le conseguenze della guerra sui minori, Radhika Coomaraswamy, all’epoca inviato speciale delle Nazioni Unite per i problemi legati all’infanzia, visitò le Filippine per vedere di persona gli effetti, prendendo in esame i legami fra i bambini soldato e i gruppi ribelli che li arruolano, le possibili iniziative per un loro ritorno alla vita civile e i programmi di protezione dell’infanzia. Il Children’s Rehabilitation Center denunciava un aumento dei casi di bambini soldato, non risparmiando critiche al governo. Secondo quel rapporto, vi erano novecentoquarantotto casi documentati di violazione di diritti umani su minori, mentre erano circa due milioni quelli vittime di “evizione forzata” a causa della guerra. Il problema dell’infanzia è seguito con attenzione dal Silsilah, movimento per il dialogo islamico-cristiano con base nella regione del Mindanao, che ha avviato una serie di programmi dedicati ai bambini che soffrono di malnutrizione. Secondo una ricerca, le Filippine sarebbero il quinto paese al mondo dove è più sentito il problema della fame. Per questo fra i progetti elaborati dal Silsilah vi è la preparazione di pasti altamente nutrienti (in aggiunta alle normali razioni di cibo) da somministrare due volte a settimana per i casi più gravi. A fine giugno la Caritas filippina, assieme a un gruppo di organizzazioni religiose e civili, si era rivolta a Rodrigo Duterte, appena eletto presidente della Repubblica, invitandolo a «puntare sullo sviluppo» e a mettere i poveri (fra essi tanti bambini) «al centro dell’agenda politica», compiendo «maggiori sforzi per migliorare la vita degli emarginati» nell’ottica di un reale cambiamento sulla base della giustizia e della dignità umana. Nella nota si esortava, fra l’altro, a «proteggere i diritti dei piccoli agricoltori, soprattutto i diritti di proprietà delle terre», rivedendo il meccanismo dei sussidi in modo da sostenere la produzione locale e il commercio equo, incentivare l’agricoltura sostenibile e biologica e la pesca, applicando una vera riforma agraria. E si concludeva ricordando anche «l’erosione dei diritti dei popoli indigeni». JAKARTA, 10. Sarà processato il 13 dicembre dal tribunale distrettuale il governatore cristiano di Jakarta, Basuki Tjahaja Purnama, detto Ahok, accusato di blasfemia perché — in un intervento pubblico del settembre scorso nel quale annunciava la ricandidatura alla carica — aveva citato il versetto di una sura del Corano affermando che ogni cittadino indonesiano ha legittimo diritto di votare per lui. Alcuni leader islamici hanno invece ribattuto che, secondo il Corano, solo un musulmano può guidare altri musulmani. Da qui, negli ultimi due mesi, in Indonesia, una serie di manifestazioni di massa di suoi antagonisti e sostenitori. A decidere sul caso — riferisce l’agenzia Fides — sarà un collegio presieduto dal giudice supremo Dwiarso Budi Santiarto, affiancato da altri quattro magistrati. Le udienze si ter- ranno presso il tribunale distrettuale centrale di Jakarta e, data la grande attenzione dell’opinione pubblica, la procura ha formato un team di tredici alti funzionari che agiranno da pubblici ministeri e saranno impegnati nelle indagini. Il processo dovrebbe porre fine a una vicenda che sta agitando la nazione. Una settimana fa si è tenuta una nuova grande assemblea nella capitale durante la quale fedeli musulmani hanno pregato e chiesto alla magistratura di arrestare il governatore. Dal canto loro i cristiani indonesiani, assieme a molti musulmani, si sono uniti invece in preghiera per la pace, concordando sull’urgenza di promuovere il bene del paese, il rispetto della democrazia e della Pancasila, la carta di cinque principi che sta alla base della Costituzione e della convivenza civile nell’arcipelago. Leggendo «Amoris laetitia» I vescovi irlandesi sul dibattito in corso nel paese Appello dall’episcopato dopo la distruzione di una chiesa Basta voler capire L’aborto non è un trattamento medico Per la pace in Myanmar Pubblichiamo una breve nota del cardinale arcivescovo emerito di Pamplona y Tudela uscita su «Vida Nueva» del 3-9 dicembre scorsi. di FERNAND O SEBASTIÁN AGUILAR Alcuni insigni signori soffrono perché non arrivano a capire che cosa Francesco ha voluto dire in Amoris laetitia e vogliono che sia lo stesso Papa a spiegarglielo. Questi “dubbi” sono immaginari, perché il Papa ha detto ciò che gli è parso conveniente con sufficiente chiarezza. Basta leggere lentamente e voler capire. Alcuni dicono che sono opinioni personali; altri che non cambia nulla; e altri ancora che cambia troppo. Occorre essere più sinceri e un po’ più aperti di mente. Il Papa espone in modo molto bello la natura del matrimonio cristiano come alleanza di amore irrevocabile. E lo fa come non era mai stato fatto nel magistero della Chiesa. E, in una prospettiva molto realistica, dice che nella società attuale ci possono essere persone intrappolate in situazioni di peccato, di cui si pentono e da cui, in un momento determinato, non possono districarsi; e insegna che queste persone, se sono veramente pentite, possono ricevere l’assoluzione dai loro peccati e possono pertanto ricevere la comunione evitando ogni scandalo. Se quanti dubitano mettono un po’ da parte le carte e vanno a confessare, lo capiranno meglio. Troveranno persone che soffrono e cercano sinceramente Dio. Dio le ama, Dio le chiama, Dio le attende con la sua pace. Come possiamo essere noi a cacciarle? DUBLINO, 10. «Two Lives, One Love» è il titolo del documento elaborato dalla Conferenza episcopale irlandese dove viene ribadita «la sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale», sottolineato il «bilanciamento dei diritti» contenuto nella Costituzione, mentre l’aborto viene definito «gravemente immorale in tutte le circostanze». Con questo documento, dunque, i vescovi irlandesi intervengono nel dibattito pubblico sull’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione della repubblica d’Irlanda che Più lavoro per i giovani spagnoli BARCELLONA, 10. «I giovani sono il futuro sia della nostra società che della Chiesa, quindi non si può semplicemente lasciarli in balia di se stessi». A richiamare l’attenzione sulle condizioni di grave difficoltà dei giovani spagnoli è l’arcivescovo di Barcellona, Juan José Omella Omella. Il presule, che è presidente della commissione della pastorale sociale dell’episcopato iberico, lancia infatti l’allarme per la persistente crisi occupazionale, in particolare quella giovanile pari a oltre il 40 per cento, che ha forti riflessi sulla stabilità sociale. «Nel corso dei prossimi anni — ha dichiarato al Sir — dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi per aiutarli e sostenerli in modo che possano migliorare la loro situazione. Dobbiamo dedicarci ai nostri ragazzi e giovani, perché fra pochi anni saranno gli adulti della nostra società». Un appello indirizzato alle istituzioni civili, ma anche alla Chiesa, che attraverso la Caritas è impegnata nell’opera di formazione. equipara i diritti del nascituro a quelli della madre. Il governo ha deciso di sottoporre la questione a un’assemblea cittadina; per questo l’episcopato ha elaborato il testo da sottoporre alla stessa assemblea. Sostenere una «cultura della vita — scrivono i presuli irlandesi — è nell’interesse di ogni generazione e ci definisce come società». L’abrogazione dell’ottavo emendamento «non servirebbe a nulla se non a ritirare il diritto alla vita da alcune categorie di nascituri e cambierebbe radicalmente il principio, per tutti i bambini non nati e in effetti per tutti noi, che il diritto alla vita è un diritto umano fondamentale». I vescovi, inoltre — riferisce il Sir — esprimono «preoccupazione per il linguaggio utilizzato con l’intenzione di spersonalizzare alcune categorie di nascituri in un modo che tenta di normalizzare l’aborto». Migliaia di irlandesi, si legge ancora nel documento “Two Lives, One Love” «sono vivi come diretta conseguenza della promulgazione dell’ottavo emendamento. Crediamo — prosegue la Conferenza episcopale — che ogni bambino non ancora nato, a prescindere dalla sua condizione medica o dalle circostanze della sua nascita, abbia il diritto di essere trattato allo stesso modo di fronte alla legge. L’aborto — concludono i presuli — non è un trattamento medico». NAYPIYDAW, 10. «È rimasto in piedi solo il campanile. I sacerdoti, le suore e i fedeli sono fuggiti in Cina». È quanto scrive monsignor Philip Lasap Za Hawng, vescovo di Lashio, in Myanmar, in seguito alla distruzione della chiesa di San Francesco Saverio a Mung Koe, nello stato di Shan, durante i bombardamenti dell’esercito governativo, che nel nord-est del Paese combatte milizie di etnia Kachin e Shan. «Tutta la chiesa — ha scritto il presule in un messaggio diffuso da AsiaNews — è stata distrutta, a eccezione del campanile. Il fumo che si è alzato era visibile da molto lontano fino a mezzogiorno. Quella chiesa era costruita in cemento armato ed era stata consacrata nel 2006». La chiesa di San Francesco Saverio si trova in uno dei territori teatro dello scontro fra l’esercito governativo (Tatmadaw) e le milizie etiche ribelli degli stati Kachin e Shan, confinanti con la Cina. Queste ultime sono due delle 135 etnie di cui il Myanmar è composto, che hanno sempre faticato a convivere in maniera pacifica con il governo centrale e la sua componente di maggioranza birmana. Divampata nel giugno 2011 dopo 17 anni di relativa calma, la guerra fra Tatmadaw e Kachin ha causato decine di vittime civili e almeno 120.000 sfollati, che vivono in 167 campi profughi. Da alcune settimane si è intensificata l’avanzata del Tatmadaw nei territori nord-orientali. Le truppe di Naypyidaw utilizzano attacchi aerei e terrestri per colpire le postazioni delle milizie etniche, causando un numero indefinito di morti e arrestando civili in modo indiscriminato. L’arcivescovo di Yangon, cardinale Charles Maung Bo, ha più volte fatto appello a tutto il paese affinché si cerchi la pace. La distruzione della parrocchia della diocesi di Lashio, scrive monsignor Za Hawng, ha costretto «i sacerdoti e le suore, insieme con i parrocchiani, a trovare rifugio oltre il confine cinese. Anche i residenti della città sono scappati». Da settimane il governo cinese ha predisposto alcune tendopoli per ospitare i profughi che provengono dal Myanmar (circa tremila). I sacerdoti e le suore, continua il vescovo, «tornano ogni tanto in città per nutrire il bestiame, nei momenti di tregua negli scontri. Le strutture della parrocchia sono molto vicine al confine cinese. Il luogo — spiega il presule — è interessato dai combattimenti perché poco dopo la costruzione della chiesa è stato edificato un centro di comando dell’esercito governativo al lato opposto della strada». Il messaggio di monsignor Za Hawng finisce con un appello: «Chiunque legga queste righe, per favore preghi per la pace in Myanmar». La diocesi di Lashio è nata dall’opera di missionari italiani del Pontificio istituto missioni estere. L’OSSERVATORE ROMANO domenica 11 dicembre 2016 pagina 7 La prima beatificazione in Laos Accanto agli ultimi I diciassette martiri di Vientiane di THOMAS KLOSTERKAMP* Tra i giovani immigrati negli Stati Uniti Il sogno americano di RO GER M. MAHONY* Di recente il senato statunitense ha ascoltato la storia commovente di un giovane nato in Messico, Rey Piñeda, venuto a due anni negli Stati Uniti con la sua famiglia. Visto il suo status di immigrante senza documenti, non ha potuto ricevere un’educazione e perseguire i suoi ideali, finché nel 2012 è stato introdotto il programma nazionale Deferred Action for Childhood Arrival (Daca), che ha fornito a lui e a quasi 770.000 altri giovani una protezione contro la deportazione e concesso loro l’autorizzazione al lavoro. Il programma Daca rischia ora di essere cancellato. Ordinato prete per l’arcidiocesi di Atlanta e assegnato come vicario parrocchiale alla cattedrale di Cristo Re, per padre Piñeda la fine del Daca significherebbe anche la fine della possibilità di servire, costringendo lui e migliaia di altre persone a ritornare nell’ombra, nella quale i nostri fratelli e le nostre sorelle senza documenti vivono con la paura di essere portati via, dalla loro casa, dalla loro famiglia e dalla loro vita attuale, la maggior parte di loro per sempre. Conosciuti come dreamers (“sognatori”), questi giovani, sono stati portati negli Stati Uniti dai genitori quando erano ancora piccoli, bambini inconsapevoli dell’esistenza di leggi o documenti. Non solo danno un brillante contributo a questa nazione, ma sono i nostri futuri leader, anche nella Chiesa: già oggi sono statunitensi in tutto tranne che nella cittadinanza. Secondo una ricerca del Centre for Migration Studies di New York, i dreamers sono ben inseriti nella società statunitense. L’85 per cento di loro vive nel paese da dieci o più anni. Il 93 per cento ha almeno un diploma di scuola superiore, e il 43 per cento ha frequentato il college o vi si è diplomato. L’89 per cento ha un impiego, e quindi paga le tasse, mentre il 91 per cento parla molto bene l’inglese o addirittura solo inglese. Togliere le tutele a questo gruppo non è solo meschino, ma anche contrario all’interesse nazionale e ai valori che da sempre fanno grande questo paese. Oggi, così come è sempre stato sin dalla fondazione degli Stati Uniti, la promessa e il bene comune della nazione vengono serviti al meglio sostenendo giovani intelligenti, che lavorano sodo, e dando loro i mezzi per prosperare. Seguendo tale tradizione, mantenere il Daca è l’unico modo intelligente, morale e davvero americano di andare avanti. Questi dreamers fanno ormai parte del nostro tessuto sociale: li vediamo ogni giorno nel nostro vicinato, sul posto di lavoro e nelle scuole. Hanno costruito legami con cittadini statunitensi che li conoscono come persone e non come uno status o un pezzo di carta. Dedicano le loro energie a questo paese e hanno combattuto per i loro diritti donati da Dio e il loro posto al nostro tavolo nazionale. Alcuni servono nelle forze armate statunitensi, altri nell’educazione o nell’assistenza sanitaria, ma a prescindere dalla professione scelta, i dreamers ci dimostrano che il sogno americano nelle loro mani è vivo e vegeto. Aggiungo la mia voce a un numero crescente di fratelli vescovi, a un centinaio di rettori di college e università cattoliche della nostra na- zione, che si sono pronunciati a sostegno di questi nostri fratelli e sorelle. Papa Francesco coglie lo spirito e la sostanza di ciò che cerchiamo di dire. «Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità» ha scritto nel 2014. «Si tratta di bambini, donne e uomini che abbandonano o sono costretti ad abbandonare le loro case per varie ragioni, che condividono lo stesso desiderio legittimo di conoscere, di avere, ma soprattutto di essere di più». A Philadelphia, il Santo Padre ha espresso «grande affetto» per l’ultima generazione di nuovi arrivati statunitensi, e li ha esortati: «Non scoraggiatevi per le difficoltà che dovete affrontare, quali che siano». Voi «apportate molti talenti a questa nazione», ha detto il Papa ai migranti che oggi sono tra noi, incoraggiandoli a non vergognarsi delle loro tradizioni, «che sono il contributo col quale potete arricchire la vita di questo Paese americano». Dopo una campagna elettorale che ha portato alla luce aspre divisioni e, purtroppo, fatto emergere malesseri che molti consideravano relegati al passato, sostenere politiche come il Daca e quanti ne traggono beneficio è solo una parte della sfida che come Chiesa dobbiamo affrontare. La paura e la preoccupazione che attanagliano le nostre comunità di immigrati non solo sono reali, ma anche profonde come mai viste prima. Per di più, come cittadini impegnati per il bene comune e pastori che cercano di imitare il Signore Gesù, una delle lezioni strazianti di questo periodo è fino a che punto molte persone che si professano cristiane, e perfino cattoliche, hanno ceduto alla «cultura dello scarto». Per quanto abbiamo cercato di essere testimoni profetici di Cristo e del suo insegnamento in ogni occasione opportuna e non opportuna, la nuova realtà politica impone un peso particolare al nostro ministero di pastori: esprimere in modo sempre più potente al nostro popolo, con le parole e l’esempio, che il mandato di servire «questi fratelli più piccoli» non è una proposta ideologica che si può scartare, ma, come spesso ha detto Papa Francesco, «il protocollo» sul quale come cristiani saremo giudicati. Come ha scritto Martin Luther King, «l’ingiustizia in qualunque luogo è una minaccia alla giustizia ovunque». La minaccia di deportare giovani in un paese che non conoscono e la prospettiva che gli sforzi della Chiesa per i migranti possano essere ostacolati evocano lo spettro di un’ingiustizia che minaccerebbe tutti. In questi giorni, dunque, preghiamo per il coraggio, la saggezza e la fedeltà per servire la «carne sofferente di Cristo» in mezzo a noi in questo momento, nella salda fede che ciò che facciamo per loro lo avremo fatto per lui. Ora le nostre famiglie di immigrati si riuniranno di nuovo ai piedi della loro amata madre, mentre celebreremo la festa di Nostra Signora di Guadalupe. Possa la Virgen morena, patrona di questa unica terra americana, intercedere per i suoi figli e per tutta la nostra società, affinché il nostro servizio e la nostra testimonianza per i «più piccoli» prediletti da suo Figlio portino a un nuovo spirito di riconciliazione, libertà e giustizia per tutti. *Cardinale arcivescovo emerito di Los Angeles La Chiesa nel Laos è nata dal sangue dei martiri. Nell’anno giubilare del 2000 Giovanni Paolo II invitò i cristiani a onorare e riconoscere i testimoni della fede del ventesimo secolo. E rispondendo a questo invito la Chiesa laotiana presentò il martirio di diciassette uomini: un sacerdote locale, cinque preti francesi delle missioni estere di Parigi (Mep), sei missionari oblati di Maria Immacolata (Omi) dall’Italia e dalla Francia e cinque laici indigeni. Domenica 11 dicembre vengono beatificati a Vientiane, in rappresentanza di Papa Francesco, dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Presiede la celebrazione eucaristica per la prima beatificazione in Laos il cardinale Orlando Quevedo, arcivescovo di Cotabato nelle Filippine e missionario Omi. Il martirio di queste persone rimanda alle turbolenze che ebbero luogo al termine della seconda guerra mondiale, quando diverse Nazioni dell’est e del sudest asiatico caddero nelle mani di regimi comunisti atei. Il conflitto che progressivamente dilaniò il Laos sconvolse non solo quella terra, ma anche la stessa nozione di armonia, così importante nella tradizione buddista del Paese. Il martirio dei nuovi beati avvenne in mezzo a un clima di violenza, di ideologia, e di insicurezza. Rimasero nei loro luoghi di missione a dispetto del pericolo che li minacciava. La loro scelta era triplice: rimanere fedeli sino alla fine a Gesù Cristo, seguire le direttive della Chiesa, restare a ogni costo accanto al popolo di Dio e ai poveri affidati alle loro cure. Furono uccisi a causa della loro fede tra il 1954 e il 1970. L’oblato Mario Borzaga (1932-1960), di soli 28 anni, era giunto in Laos dall’Italia da poco più di due anni. Il 1° maggio 1960 era in viaggio per andare a prendersi cura degli ammalati in un villaggio distante. Un giovane catechista di etnia hmong, Paul Tho Shiong (1941-1960), lo accompagnava. Scomparvero per sempre quel 1° maggio, in una foresta vicino al Nam Lik River, nella regione di Luang Prabang. Padre Jean-Baptiste Malo (1899-1954), fu imprigionato durante la prima guerra dell’Indocina dalle truppe vietnamite. Il 28 marzo 1954 morì di fame in un campo di prigionia a Vinh. Don Joseph Tiên, primo sacerdote martire nativo del Laos, fu imprigionato per quattro anni. Quando i nuovi leader gli ordinarono di sposarsi e di diventare così “un normale cittadino”, prese la sua decisione senza alcuna esitazione: «Obbedisco solo alla Parola di Dio alla quale ho giurato di rimanere fedele. Sono pronto a dare la mia vita per i miei fratelli laotiani». Fu giustiziato il 2 giugno 1954. A padre René Dubroux (1914-1959) i comunisti spararono il 19 dicembre 1959 nella chiesa di Paly, di fronte ai suoi parrocchiani. Thomas Khampheuane Inthirath (1952-1968) aveva solo sedici anni. Il suo maestro di scuola racconta: «Un missionario mi chiese se ci fosse un volontario per accompagnarlo a visitare i catecumeni, ma nessuno dei trenta alunni era disposto ad andare: il pericolo era ovvio. A quel punto Thomas si offrì volon- Il segretario di Stato ordina sacerdoti 36 legionari di Cristo Nel mondo ma non mondani «La vostra sarà una vita non di rifiuto o di evasione dal mondo, ma di serena incarnazione nella storia, per far vivere a quanti incontrerete la dimensione religiosa, cioè il rapporto con Dio, che è ineliminabile dall’esistenza umana». Ecco le coordinate del sacerdozio suggerite dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin nel conferire l’ordinazione a trentasei legionari di Cristo, sabato mattina 10 dicembre, nella basilica di San Giovanni in Laterano. «In questa azione apostolica — ha però subito avvertito — occorre, tuttavia, rifuggire la mentalità del mondo». Ed è «un pericolo da cui ci mette continuamente in guardia Papa Francesco, che parla della “mondanità spirituale” come del “rischio più grave che corre la Chiesa” anzi come di una “catastrofe per la Chiesa”». I nuovi preti provengono da Argentina, Brasile, Cile, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Messico, Polonia, Stati Uniti d’America e Venezuela. Ma il loro cammino, ha fatto notare il porporato, «ha una sola origine: il fatto di essere cercatori di Dio, di essersi lasciati sedurre da lui, di essersi lasciati afferrare da Gesù, di aver voluto porre il Cristo al primo posto nella loro vita». «Voi siete consacrati al Signore per essere missionari del Vangelo tra la gente» ha ricordato il segretario di Stato. Ed è «lo Spirito Santo che, per mezzo dell’imposizione delle mani e dell’unzio- ne, vi abilita al servizio come ministri del Signore in mezzo al popolo di Dio, perché ogni credente possa incontrare Cristo attraverso l’annuncio della parola che salva, la celebrazione dei sacramenti e quella carità pastorale che deve animare ogni istante della vostra vita». Il vero protagonista «dell’azione che stiamo compiendo — ha spiegato il cardinale Parolin — è lo Spirito del Signore che vi consacrerà con un’unzione intima e ineffabile, perché diventiate strumento vivo dell’unico Pastore, perché possiate essere resi partecipi, in modo singolare, del sacerdozio di Cristo, e agire in suo nome». È Dio «che vi manda, “a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a promulgare l’anno di grazia del Signore”, a essere segno trasparente del suo amore fedele e misericordioso, che mai si stanca di cercare ogni suo figlio, che mai si arrende di fronte all’indifferenza e alla chiusura dei cuori smarriti e confusi». Gesù, ha affermato il segretario di Stato, «non ha pregato per il mondo, ma per i suoi discepoli, perché il Padre li custodisse dal maligno ed essi fossero liberi e diversi dal mondo, pur vivendo nel mondo». Proprio «in quel momento, al termine dell’ultima Cena, Gesù ha elevato al Padre la preghiera di consacrazione per gli apostoli e per tutti i sacerdoti di ogni tempo, quando ha detto: “Consacrali nella verità. Per loro io con- sacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”». E così, ha proseguito il cardinale invitando all’umiltà e alla semplicità, «diventare sacerdoti nella Chiesa significa entrare in questa auto-donazione di Cristo, mediante il sacramento dell’ordine, ed entrarvi con tutto se stessi». Anche perché, ha concluso, «Gesù ha dato la vita per tutti, ma in modo particolare si è consacrato per quelli che il Padre gli aveva dato, perché fossero consacrati nella verità, cioè in Lui, e potessero parlare e agire in nome suo, rappresentarlo, prolungare i suoi gesti salvifici: spezzare il pane della vita e rimettere i peccati». Possesso cardinalizio Il cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, prende possesso del titolo di Sant’Andrea della Valle domenica pomeriggio, 18 dicembre. Ne dà notizia l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, specificando che la celebrazione ha luogo alle ore 18 nella chiesa romana in piazza Vidoni, 6. tario. Non voleva lasciare andare da solo il missionario». Entrambi, Thomas e il missionario, padre Lucien Galan (1921-1968), furono uccisi dai soldati sulla strada per Paksé il 12 maggio 1960. Nessuno di questi servi di Dio prese mai parte ad alcuna attività politica o a eventi di ribellione contro i militari rivoluzionari. La causa della loro morte fu dovuta esclusivamente al fatto che essi erano cristiani e testimoni dei valori evangelici. Erano tutti estremamente consapevoli del grande pericolo che incombeva sulle loro vite. Nei momenti più terribili continuarono ad avere un forte desiderio di vivere, fedeli sino alla fine a Cristo e alla Chiesa. Le loro azioni e le loro parole manifestano questo desiderio, sostenuto da fede limpida, sincera carità e ferma speranza. Nessuno di essi ebbe paura. Tutti rimasero nelle loro missioni, a ogni costo, per difendere i poveri e gli ammalati, e per difendere ciò in cui credevano. Da ora in poi il 16 dicembre sarà la memoria liturgica dei martiri del Laos. Questi diciassette ammirevoli uomini si indentificarono con Cristo nella vita e nella morte. Essi formano, con Cristo, le fondamenta sulle quali è edificata la Chiesa nel Laos. *Postulatore generale dei missionari oblati di Maria Immacolata Nomine episcopali Le nomine di oggi riguardano l’Africa. Martin Waïngue Bani vescovo di Doba (Ciad) Nato il 12 febbraio 1963 a Laï, ha studiato filosofia e la prima parte di teologia in Camerun, al seminario maggiore provinciale St. Augustin di Maroua-Mokolo. Tornato in Ciad, ha concluso la teologia nel seminario maggiore nazionale St. Luc di Bakara, a N’Djaména, poi ha proseguito la formazione a Roma, ottenendo la licenza e il dottorato in teologia dogmatica. Ordinato sacerdote l’8 luglio 1991 e incardinato nella diocesi di Doba, passando alla sede di Laï al momento della sua creazione, è stato: parroco di Ngamongo e responsabile del centro per la catechesi di Laï (1991-1995), rettore del seminario medio interdiocesano St. Augustin di Bébédja (1995-1998). Dopo gli studi romani per la licenza in teologia alla Pontificia università Urbaniana (1998-2000), è stato parroco della cattedrale di Laï, vicario foraneo della regione Doba-Est (2000-2004), vicario generale della diocesi di Laï (2001-2004), rettore del seminario maggiore nazionale di teologia St. Luc di Bakara a N’Djaména (2004-2010). Dopo il dottorato in teologia all’Urbaniana, dal 2013 era di nuovo vicario generale di Laï. Richard Appora coadiutore di Bambari (Repubblica Centrafricana) Nato il 3 aprile 1972 a Bangui, ha studiato in patria e in Costa d’Avorio, presso l’Università cattolica dell’Africa Occidentale (Ucao), nella Repubblica democratica del Congo, presso l’Università cattolica del Congo (Ucc), in Camerun, presso l’Università cattolica dell’Africa Centrale (Ucac), e nella Repubblica del Congo, presso la Libera università del Congo (Brazzaville). Ha un diploma di studi approfonditi in diritto civile e una licenza in teologia morale e in filosofia. Ha emesso la professione solenne nei padri domenicani nel 2001 ed è stato ordinato sacerdote il 1° novembre 2004. Fino al 2006 ha poi studiato per la licenza in teologia alla Ucac di Yaoundé; dal 2006 al 2008 è stato cappellano universitario e vicario presso la parrocchia universitaria di San Tommaso d’Aquino a Douala e nel contempo (20062010) responsabile degli studi nel vicariato dell’ordine dei predicatori dell’Africa Centrale (Camerun, Repubblica del Congo e Repubblica Centrafricana) e docente di teologia morale fondamentale presso l’Ecole Cathédrale de Théologie di Douala (2007-2008). Dopo gli studi di diritto civile alla Libera università del Congo (2008-2010) essendo al contempo cappellano universitario, docente nel seminario maggiore di Brazzaville e membro dell’équipe dei formatori dell’inter-noviziato (2008-2012), ha studiato diritto all’Ucao (2010-2011). Dal 2012 era superiore della comunità dei domenicani a Bangui e docente nel seminario maggiore St. Marc, dal 2013 direttore spirituale nel medesimo seminario maggiore di Bangui e nel seminario propedeutico della capitale, e dal 2014 presidente della Conferenza dei superiori maggiori del Centrafrica. L’OSSERVATORE ROMANO pagina 8 domenica 11 dicembre 2016 Il Papa difende la biodiversità Solidarietà e non affari «Voi siete giustamente critici sul modello orientato all’agribusiness. Questo permette di evitare non solo perdite e sprechi nella produzione, ma anche l’incauto ricorso a tecniche che, in nome di un abbondante raccolto, possono eliminare la ricchezza della biodiversità». Lo ha sottolineato Papa Francesco nel discorso ai partecipanti alla riunione europea dell’Associazione internazionale rurale cattolica (Icra), ricevuti in udienza sabato mattina, 10 dicembre, nella Sala del Concistoro. Cari fratelli e sorelle, sono contento per questo incontro, al termine del vostro convegno sui problemi del mondo rurale e soprattutto sulla realtà di quanti lavorano nell’agricoltura con impegno quotidiano. Un lavoro a volte molto faticoso, ma compiuto nella consapevolezza di fare qualcosa per gli altri, coltivando con passione la terra per garantirne i frutti, seguendo i cicli delle stagioni e affrontando i disagi dovuti ai cambiamenti climatici, purtroppo aggravati dalla negligenza umana. Con l’attenzione posta al mondo rurale radicata nella visione dell’insegnamento sociale della Chiesa, voi rappresentate bene quell’imperativo di «coltivare e custodire il giardino del mondo» (Enc. Laudato si’, 67) a cui siamo chiamati se vogliamo dare continuità all’azione creatrice di Dio e proteggere la casa comune. Viviamo il paradosso di un’agricoltura non più considerata settore primario dell’economia, ma che mantiene una evidente rilevanza nelle politiche di sviluppo, negli squilibri della sicurezza alimentare come pure nella vita delle comunità rurali. In alcune aree geografiche, infatti, lo sviluppo agricolo resta la principale risposta possibile alla povertà e alla scarsità di cibo. Questo però significa rimediare alla carenza degli apparati istituzionali, all’iniqua acquisizione di terre la cui produzione è sottratta ai legittimi beneficiari, ad ingiusti metodi speculativi o alla mancanza di politiche specifiche, nazionali e internazionali. Guardando il mondo rurale oggi, emerge il primato della dimensione del mercato, che orienta azioni e decisioni. Gli affari, anzitutto! Anche a costo di sacrificare i ritmi della vita agricola, con i suoi mo- menti di lavoro e di tempo libero, del riposo settimanale e della cura della famiglia. Per quanti vivono la realtà rurale questo significa constatare che lo sviluppo non è uguale per tutti, come se la vita delle comunità dei campi avesse un valore più basso. La stessa solidarietà, largamente invocata come rimedio, è insufficiente se non è accompagnata dalla giustizia nell’attribuzione delle terre, nei salari agricoli o nell’accesso al mercato. Per i piccoli contadini la partecipazione alle decisioni resta lontana, per l’assenza delle istituzioni locali e la mancanza di regole certe che riconoscano come valori l’onestà, la correttezza e soprattutto la lealtà. Per un’agricoltura sostenibile Un’«agricoltura sostenibile» che crei nuove possibilità di lavoro «soprattutto per i giovani» e contribuisca «alla lotta contro la povertà». È il programma concreto presentato a Papa Francesco da Vincenzo Conso, segretario generale dell’Icra, all’inizio dell’udienza. I punti di questa «strategia per il futuro» sono stati elaborati nel seminario europeo di studi svoltosi dall’8 al 10 dicembre a Santa Marinella, vicino a Roma. Si tratta — ha spiegato Conso — «di sviluppare una riflessione che valorizzi il dialogo sociale perché diventi protago- nista nella promozione di un’agricoltura sostenibile, per farci carico dei problemi legati alla disoccupazione, alla ricerca delle condizioni per la sicurezza alimentare che implica l’accesso economico e sociale al cibo». Al Pontefice è stato anche presentato «il documento sulla vocazione del leader agricolo, curato insieme al Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che serve anche da guida spirituale nell’affermare la dignità dell’agricoltore e di quanti, a vario titolo, lavorano la terra» come «i braccianti». Cosa fare? La storia dell’ICRA mostra che è possibile coniugare l’essere cristiani con l’agire da cristiani nella realtà del mondo agricolo, dove il significato della persona umana, la dimensione familiare e sociale, il senso della solidarietà sono valori essenziali, anche nelle situazioni di maggiore sottosviluppo e povertà. La vostra struttura mondiale, le relazioni con le grandi Organizzazioni internazionali sono il modo attraverso cui è possibile, per una ONG di ispirazione cristiana come la vostra, reagire alle sfide e rispondere ai bisogni. Ma per questo è richiesto un supplemento di umanità, fatto anzitutto di scelte coraggiose e di competenza costantemente aggiornata, per cooperare con le istituzioni statali e internazionali nel predisporre le tecniche e nel dare soluzione ai problemi, sempre in chiave umanizzante. Un ruolo propositivo, dunque, che aiuti il mondo rurale a non rimanere ai margini delle decisioni politiche, dei piani normativi o dell’azione nei diversi settori della vita sociale e dell’economia. Nei vostri progetti di formazione, voi siete giustamente critici sul modello orientato all’agribusiness, ma ponete l’accento piuttosto sui bisogni reali, secondo le condizioni delle persone e dei luoghi. Questo permette di evitare non solo perdite e sprechi nella produzione, ma anche l’incauto ricorso a tecniche che, in nome di un abbondante raccolto, possono eliminare la varietà delle specie e la ricchezza della biodiversità; e inoltre non si conoscono le conseguenze sulla salute umana. Quando vediamo tante cosiddette “malattie ra- Ai seminaristi pugliesi Triplice appartenenza Nella mattina di sabato 10 dicembre, Papa Francesco ha ricevuto in udienza nella Sala Clementina la comunità del Pontificio seminario regionale pugliese Pio XI, cui ha rivolto una lunga riflessione a braccio, rispondendo al saluto del rettore. Il discorso preparato per la circostanza — che pubblichiamo di seguito — è stato invece consegnato ai seminaristi. Cari fratelli Vescovi e Sacerdoti, Cari Seminaristi, vi incontro con gioia e saluto tutti voi che formate la comunità del Pontificio Seminario Regionale Pugliese Pio XI, accompagnati dai Vescovi della Regione. Ringrazio il Rettore per le sue cortesi parole, e saluto in modo speciale voi, cari seminaristi, che, grazie a Dio, siete numerosi. Vorrei riprendere brevemente con voi quanto ho detto durante l’Assemblea dei Vescovi italiani nella primavera scorsa sull’identità e il ministero dei presbiteri. In quella occasione ho descritto il ministero di un presbitero attraverso una triplice appartenenza: al Signore, alla Chiesa, al Regno. Una tale appartenenza, naturalmente, non si improvvisa, né nasce dopo l’ordinazione se prima — appunto negli anni del Seminario — essa non è stata coltivata, custodita, fatta crescere con attenzione e senso di responsabilità. Ecco perché oggi vorrei approfittare della vostra visita per riprendere quella riflessione, che reputo importante anche per dei giovani seminaristi che si stanno preparando a diventare preti. Innanzitutto, la parola “appartenenza” porta in sé l’idea di sentirsi parte di un tutto. Solo se ci sentiamo parte di Cristo, della Chiesa e del Regno, cammineremo bene negli anni del Seminario. Per cogliere il tutto bisogna alzare lo sguardo, smetterla di pensare che io sia il tutto della mia vita. Il primo ostacolo da superare è dunque il narcisismo. È la tentazione più pericolosa. Non tutto inizia e finisce con me, posso e devo guardare oltre me stesso, fino ad accorgermi della bellezza e della profondità del mistero che mi circonda, della vita che mi supera, della fede in Dio che sostiene ogni cosa e ogni persona, anche me. Come potrò accorgermi di Cristo, se guardo solo a me stesso? Come riuscirò a gustare la bellezza della Chiesa, se la mia unica preoccupazione è salvarmi, risparmiarmi, uscire indenne da ogni circostanza? Come potrò entusiasmarmi nell’avventura della costruzione del Regno di Dio, se ogni entusiasmo è frenato dalla paura di perdere qualcosa di me? In questo tempo liturgico di Avvento, che fa risuonare forte l’invito del Signore alla vigilanza, siamo invitati a vigilare sul rischio reale di essere narcisisti, perché senza questa vigilanza nessun cammino vocazionale è realmente possibile. Appartenere, poi, significa anche saper entrare in relazione. Occorre prepararsi ad essere anzitutto uomini di relazione. Con Cristo, con i fratelli con cui condividiamo il ministero e la fede, con tutte le persone che incontriamo nella vita. E a saper vivere bene le relazioni si inizia in seminario! Non si può pensare di camminare verso il sacerdozio senza avere preso questa decisione nel cuore: voglio essere un uomo di relazione. Sia questa la prima attenzione in questi anni, la prima meta formativa. Posso verificare realmente, man mano che passa- no gli anni e l’ordinazione si avvicina, se sto progredendo su questa dimensione: se la mia capacità relazionale sta crescendo, sta maturando. La costruzione della comunità, che un giorno dovrete guidare come sacerdoti, inizia nella vita di tutti i giorni in seminario, sia tra di voi, sia con le persone che incontrate nel vostro cammino. Non sentitevi diversi dai vostri coetanei, non ritenete di essere migliori degli altri giovani, imparate a stare con tutti, non abbiate paura di sporcarvi le mani. Se domani sarete preti che vivono in mezzo al popolo santo di Dio, oggi iniziate ad essere giovani che sanno stare con tutti, che sanno imparare qualcosa da ogni persona che incontrano, con umiltà e intelligenza. E alla base di tutte le relazioni ci sia la relazione con Cristo: man mano che lo conoscete, che lo ascoltate, che vi legate a Lui nella fiducia e nell’amore, fate vostro il suo amore, mettetelo nei rapporti con gli altri, diventate “canali” del suo amore attraverso la vostra maturità relazionale. Il luogo in cui cresce la relazione con Cristo è la preghiera, e il frutto più maturo della preghiera è sempre la carità. Infine, l’appartenenza va confrontata col suo opposto, che è l’esclusione, lo scarto. Chi cresce nell’appartenenza a Cristo e scopre in Lui uno sguardo che si rivolge a tutti, come può nel suo stile di vita essere un uomo che esclude? Iniziate dalla vita comune che fate in seminario: c’è qualcuno che è escluso? Che rimane ai margini? La vostra appartenenza a Cristo vi chiede di andargli incontro, di portarlo al centro, di aiutarlo a sentirsi anche lui parte della comunità. Man mano che crescete nel senso di appartenenza alla Chiesa e assaporate la bellezza della fraternità, sappiate chiedere a voi stessi di compiere la fatica del perdono, nelle piccole come nelle grandi cose. Se nulla nella vita ci esclude dallo sguardo misericordioso del Signore, perché mai dovrebbe allora essere il nostro sguardo ad escludere qualcuno? So che siete un seminario grande, visitato dalla grazia del Signore con tante vocazioni. Questa abbondanza è anche una responsabilità. Occorre stare attenti alla qualità del cammino formativo, i numeri non bastano. Per questo, perché possiate sempre camminare in una buona qualità formativa, vi assicuro la mia preghiera, ringraziandovi per la vostra visita. E anche voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Vincent van Gogh, «Il mietitore» (1889) re” che non si sa da dove vengono, dobbiamo pensare... Che non capiti di essere «testimoni muti di gravissime inequità», come quando «si pretende di ottenere importanti benefici facendo pagare al resto dell’umanità, presente e futura, gli altissimi costi del degrado ambientale» (Enc. Laudato si’, 36). Nel contribuire all’azione delle istituzioni internazionali, il ruolo di una ONG saldamente ancorata alla dottrina sociale della Chiesa è anzitutto quello di costruire ponti, partendo da una conoscenza approfondita delle proprie radici, non limitandosi a partecipare ai processi, ma operando per un cambiamento di strategie e di progetti. Per questo è necessaria una competenza che si sostituisca all’improvvisazione, anche quella che esprime una buona volontà o un senso spiccato di altruismo. Come membri dell’ICRA siete chiamati a proporre uno stile di vita sobrio e una cultura del lavoro agricolo che ha i suoi fondamenti, come pure i suoi obiettivi, nella centralità della persona, nella disponibilità all’altro e nella gratuità. Mi permetto un aneddoto personale: un po’ più di un mese fa ho avuto un colloquio con un contadino. Mi raccontava come potava gli ulivi. Un contadino semplice, che coltivava le olive. E quando mi raccontava il modo in cui lo faceva, vi assicuro che io ho visto lì tenerezza; aveva quel rapporto con la natura. E potava i suoi alberi come se fosse il papà, con tenerezza. Che non si perda questo rapporto con la natura, con il creato! Questo assicura dignità a tutti noi. Benedico di cuore il vostro impegno, e prego con voi il Signore di vegliare su ogni lavoratore della terra, sulle famiglie rurali e su quanti operano nel mondo agricolo. E vi chiedo per favore di ricordarvi anche di me nelle vostre preghiere, perché ne ho bisogno. Grazie. Accesi albero e presepe in piazza San Pietro Il pinnacolo della basilica di San Benedetto a Norcia rimarrà accanto al presepe e all’albero di Natale allestiti in piazza San Pietro come messaggio di solidarietà nei confronti delle vittime del terremoto del centro Italia. Infatti le offerte — che i pellegrini e i turisti lasciano visitando la rappresentazione della natività realizzata da un artista maltese e l’abete rosso di novant’anni proveniente dal Trentino — vengono devolute alla ricostruzione dell’oratorio parrocchiale della cittadina umbra gravemente danneggiata dal sisma. Con questa intenzione venerdì pomeriggio, 9 dicembre, sono stati inaugurati in piazza San Pietro il presepe e l’albero che rimarranno illuminati fino alla notte di domenica 8 gennaio 2017, festa del battesimo del Signore. Alla presenza del cardinale Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, la cerimonia dell’accensione si è aperta con l’esecuzione degli inni italiano e maltese da parte della banda del Corpo della Gendarmeria pontificia. Sono seguiti alcuni brevi discorsi, tra cui quelli del ministro maltese Owen Bonnici, degli arcivescovi Scicluna di Malta e Tisi di Trento, e del presidente della provincia autonoma trentina, Ugo Rossi. Dopo il canto della Lauda dell’Epifania da parte del coro Lagorai, ha concluso l’incontro il vescovo Vérgez Alzaga, accompagnato da don García de la Serrana Villalobos, rispettivamente segretario generale e direttore dei Servizi tecnici del Governatorato. Questi ultimi hanno curato l’allestimento dell’albero e del presepe.