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SOCIETÀ VENEZIANA DI CONCERTI S TAGIONE DI MUSICA SVCDA CAMERA 2007 2008 • PARATA DI STELLE 22 ottobre 2007 • 26 maggio 2008 Teatro La Fenice FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA Lunedì 28 gennaio 2008, ore 20.00 Matthias Goerne baritono Eric Schneider pianoforte Programma FRANZ SCHUBERT (1797-1828) Das Heimweh (Winkler) D456 Auf der Donau (Mayrhofer) D553 Wie Ulfru fischt (Mayrhofer) D525 Die Sternennächte (Mayrhofer) D670 Rückweg (Mayrhofer) D476 * Geheimnis (Mayrhofer) D491 Gondelfahrer (Mayrhofer) D808 Abendstern (Mayrhofer) D806 Der Sieg (Mayrhofer) D 805 Nachtstück (Mayrhofer) D672 Auflösung (Mayrhofer) D807 PAUSA ZWEI LIEDER DER MIGNON (Goethe): Heiss mich nicht reden D877/2 Nur wer die Sehnsucht kennt D877/4 An Mignon D161 (Goethe) GESÄNGE DES HARFNERS (Goethe) Harfenspieler I D478 - Wer sich der Einsamkeit... Harfenspieler III D480 - Wer nie sein Brot... Harfenspieler II D479 - An die Türen will ich... * Am Flusse (Goethe) D160 Nähe des Geliebten (Goethe) D162 Der Fischer (Goethe) D225 Auf dem See (Goethe) D543 Wonne der Wehmut (Goethe) D260 Willkommen und Abschied (Goethe) D767 Matthias Goerne è riconosciuto a livello mondiale per la sua tonalità calda e fluida e per le sue profonde interpretazioni. Rinomato esecutore di Lieder, è ospite frequente di festival e teatri prestigiosi, quali la Carnegie Hall di New York e la Wigmore Hall di Londra. Collabora abitualmente con pianisti famosi tra cui Pierre-Laurent Aimard, Leif Ove Andsnes, Alfred Brendel, Christoph Eschenbach ed Elisabeth Leonskaja. Matthias Goerne è inoltre particolarmente ricercato in campo concertistico, dove appare con le più importanti orchestre e direttori del mondo. Nella stagione 2005/06 si è esibito con le maggiori orchestre americane quali la San Francisco Symphony, la Los Angeles Philharmonic, la New York Philharmonic e The Philadelphia Orchestra ma anche europee come la Filarmonica di Berlino (Nikolaus Harnoncourt), la Sinfonica di Vienna (Fabio Luisi), l’Orchestre de l’Opéra National de Paris, l’Orchestra Sinfonica della Radio Svedese, la City of Birmingham Symphony Orchestra (Manfred Honeck), la Filarmonica di Helsinki (Esa-Pekka Salonen), la Filarmonica di Rotterdam (Valery Gergiev) e l’Orchestre de Paris (Christoph Eschenbach). Molto attivo anche in campo operistico, Matthias Goerne è apparso al Metropolitan di New York, alla Royal Opera House Covent Garden di Londra, al Teatro Real di Madrid, alla Dresden Semperoper, al Festival di Salisburgo ed al Festival Saito Kinen Festival in Giappone. I suoi ruoli, scelti con cura, spaziano da Papageno e Wolfram ai protagonisti del ‘Wozzeck’ di Berg e ‘Lear’ di Reimann. Durante il 2007 potrà essere ascoltato al Teatro dell’Opera di Zurigo (Sebastiano in ‘Tiefland’) ed alla Deutsche Oper di Berlino (Kurwenal in Tristano e Isotta). Matthias Goerne registra in esclusiva per Decca e molte delle sue registrazioni hanno ricevuto riconoscimenti prestigiosi. Le pubblicazioni più recenti sono ‘Winterreise’ e ‘Schwanengesang’ di Schubert, interpretati con Alfred Brendel e la “Lyrische Symphonie” di Zemlinsky con l’Orchestre de Paris. Nel 2001 Matthias Goerne è stato nominato Membro Onorario della Royal Academy of Music di Londra e Professore di Interpretazione di Lieder alla Schumann Hochschule di Düsseldorf. Nato a Weimar, ha studiato con Hans-Joachim Beyer a Lipsia, con Elisabeth Schwarzkopf e con Dietrich Fischer-Dieskau. Eric Schneider, di origini tedesche, si è diplomato in pianoforte a Colonia. Avendo sempre subito il fascino dei Lieder, ha in seguito studiato con Hartmut Höll. Negli anni si è esibito con eccellenti cantanti ed ha proseguito il suo perfezionamento artistico con Elisabeth Schwarzkopf e Dietrich Fischer-Dieskau. A fianco della sua carriera come pianista, si è diplomato come direttore d’orchestra studiando con Rolf Reuter alla Hochschule “Hanns Eisler” di Berlino. Come pianista di Lieder, Schneider appare di frequente nelle più rinomate sale da concerto in Europa, America e Giap- pone: Wigmore Hall di Londra, Concertgebouw di Amsterdam, Philharmonie di Berlino, Gewandhaus di Lipsia, Philharmonie di Colonia, Konzerthaus di Vienna, Festival di Lockenhaus e Schubertiade di Feldkirch. Negli Stati Uniti si è esibito a Los Angeles, New York, Washington e Philadelphia, sia con Matthias Goerne che con Christine Schäfer. Schneider ha effettuato diverse registrazioni: i Goethe Lieder (autori vari) e i Lieder completi di Anton Webern, entrambi con Christiane Oelze; Die schöne Magelone di Brahms con Hans-Peter Blochwitz e l’attrice Cornelia Froboess; la vocalità cameristica di Poulenc con il basso baritono Werner van Mechelen. Decca ha pubblicato una registrazione contenente l’Hollywood Songbook di Eisler, eseguito con Matthias Goerne, con il quale sono anche poi stati incisi Lieder di Schumann e Die schöne Müllerin di Schubert. Nelle stagioni recenti Eric Schneider ha intensificato la sua carriera come solista. DAS HEIMWEH D456 (1816) VERSI DI KARL GOTTFRIED THEODOR WINKLER (1775-1856; pseudonimo di Theodor Hell) Oft in einsam stillen Stunden Hab ich ein Gefühl empfunden, Unerklärbar, wunderbar! Das wie Sehnsucht nach der Ferne Hoch hinauf in bessre Sterne Wie ein leises Ahnen war. Wohl die alten Bäume wieder Neigen ihre Wipfel nieder Auf das Haus am Waldesrand. Stille, stille! Laß mich lauschen! Fernher tönt ein leises Rauschen: Komm zurück ins Heimatland! Wer soll meiner Liebe lohnen? Dort wo fremde Menschen wohnen Geh’ ich nicht mehr ein und aus. Droben in den Sternenräumen Unter goldnen Himmelsbäumen Wartet mein das Vaterhaus. NOSTALGIA Spesso nelle ore silenziose e solitarie Ho provato un sentimento Inspiegabile e meraviglioso: che, così come Nostalgia nella lontananza, dall’alto delle stelle benigne, giungesse un sottile presentimento. Gli alberi annosi chinano ancora le loro cime sulla casa al confine del bosco. Silenzio, silenzio! Lasciatemi ascoltare! Di lontano risuona un tenue richiamo: Ritorna in patria! Chi ripagherà il mio amore? Laggiù dove abitano uomini stranieri Non entrerò ed uscirò più. Lassù negli spazi stellari Sotto i dorati alberi del cielo Mi attende la paterna casa. AUF DER DONAU D553 (1817) VERSI DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) Auf der Wellen Spiegel schwimmt der Kahn, Alte Burgen ragen himmelan, Tannenwälder rauschen geistergleich, Und das Herz im Busen wird uns weich. Denn der Menschen Werk sinken all’, Wo ist Turm, wo Pforte, wo der Wall, Wo sie selbst, die Starken, erzgeschirmt, Die in Krieg und Jagden hingestürmt? Wo? Wo? Trauriges Gestrüppe wuchert fort, Während frommer Sage Kraft verdorrt: Und im kleinen Kahne wird uns bang, Wellen drohn wie Zeiten Untergang. La malinconica sterpaglia invade tutto, Mentre s’inaridisce la forza di esemplari leggende: E nella barchetta ci prende la paura, Le onde minacciano, come il passare dei tempi. WIE ULFRU FISCHT D525 (1817) TESTO DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) Die Angel zuckt, die Rute bebt, Doch leicht fährt sie heraus. Ihr eigensinn’gen Nixen gebt Dem Fischer keinen Schmaus. Was frommet ihm sein kluger Sinn, Die Fische baumeln spottend hin; Er steht am Ufer fest gebannt, Kann nicht ins Wasser, ihn hält das Land. Die glatte Fläche kräuselt sich, Vom Schuppenvolk bewegt, Das seine Glieder wonniglich In sichern Fluten regt. Forellen zappeln hin und her, Doch bleibet des Fischers Angel leer, Sie fühlen, was die Freiheit ist, Fruchtlos ist Fischers alte List. Die Erde ist gewaltig schön, Doch sicher ist sie nicht. Es senden Stürme Eiseshöh’n, Der Hagel und der Frost zerbricht Mit einem Schlage, einem Druck, Das gold’ne Korn, der Rosen Schmuck; Den Fischlein unter’m weichen Dach, Kein Sturm folgt ihnen vom Lande nach. ULFRU PESCA SUL DANUBIO Sullo specchio delle onde nuota la barchetta, antichi castelli si ergono verso il cielo, boschi d’abeti mormorano come fantasmi, e nel petto s’intenerisce il nostro cuore. Perché tutte le opere dell’uomo svaniscono? Dove sono le torri, dove sono i portoni, i terrapieni? Dove sono quei prodi che, nelle armature, Si prodigavano in guerra e nella caccia? La canna si piega e vibra, ma risale leggera, E l’ostinata Nixa non dà Al pescatore alcun compenso. A che gli giova la sua abilità? I pesci se la ridono di lui! Sta sulla sponda come legato, Non può andarsene nell’acqua, la terra lo tiene. La calma piatta si muta in increspatura, mossa dalla folla squamata, che le membra lietamente agita tra i flutti sicuri. Trote saltellano qua e là, Ma la lenza del pescatore resta leggera. Sentono che cosa sia libertà, ed infruttuosa rimane l’antica astuzia del pescatore. E più fresco si volge il muto, un dì turbato sguardo in alto, al corso eterno delle stelle. La terra è certo immensa, ma non già sicura. Tempeste di ghiaccio, la grandine e il gelo annientano d’un sol colpo, una stretta, Il grano dorato, la fragranza delle rose; Sotto l’esile volta d’acqua, nessuna tempesta perseguita i pesci da terra. Su cuori spezzati, su aspre sofferenze Hanno pur irradiato. E così rifletto infine felice: anche la nostra piccola terra, piena di discordia e pericoli, come una alta luce risplende in diadema; così appaiono le stelle nella lontananza! DIE STERNENNÄCHTE D670 (1819) TESTO DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) RÜCKWEG D476 (1816) TESTO DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) In monderhellten Nächten Mit dem Geschick zu rechten, Hat diese Brust verlernt. Der Himmel, reich besternt, Umwoget mich mit Frieden; Da denk’ ich, auch hienieden Gedeihet manche Blume; Und frischer schaut der stumme, Sonst trübe Blick hinauf Zu ew’ger Sterne Lauf. Zum Donaustrom, zur Kaiserstadt Geh’ ich in Bangigkeit; Denn was das Leben Schönes hat, Entweichet weit und weit. Auf ihnen bluten Herzen, Auf ihnen quälen Schmerzen, Sie aber strahlen heiter. So schließ’ ich selig weiter: Auch unsre kleine Erde, Voll Mißton und Gefährde, Sich als ein heiter Licht Ins Diadem verflicht; So werden Sterne Durch die Ferne! Die Berge schwinden allgemach, Mit ihnen Tal und Fluß; Der Kühe Glocken läuten nach, Und Hütten nicken Gruß. Was starrt dein Auge tränenfeucht Hinaus in blaue Fern’? Ach, dorten weilt ich, unerreicht, Frei unter Freien gern! Wo Liebe noch und Treue gilt, Da öffnet sich das Herz; Die Frucht an ihren Strahlen schwillt, Und strebet himmelwärts. LA VIA DEL RITORNO LE NOTTI STELLATE Nelle notti rischiarate dalla luna Questo mio petto ha disimparato A disputarsi col destino. Il cielo, riccamente stellato, mi inonda di pace; E penso, l’occhio chino Ai fiori quaggiù. Sulla corrente del Danubio, verso la città dell’Imperatore, io vado con con ansia inquieta, poiché quanto di bello ha la vita va via via svanendo. Le montagne scompaiono un po’ alla volta, e con loro valli e fiumi; Lo scampanio della mandria nell’aria, le capanne si inchinano in un saluto. Che cosa fissa il tuo occhio umido di lacrime, laggiù nell’azzurra lontananza? Ah, lo scommetto, lontani da tutto, uomini liberi tra uomini liberi e felici. Così accade anche al cantore, che canta, e dentro di sé stupisce; ciò che un dio fece in silenzio, lo sorprende quanto te. Dove amore e fedeltà hanno ancora valore, il cuore spera ancora; il frutto scintilla radioso, e anela al cielo. GONDELFAHRER (ES TANZEN MOND UND STERNE) D808 (1824) VERSI DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) GEHEIMNIS. AN FRANZ SCHUBERT D491 (1816) TESTO DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) Sag an, wer lehrt dich Lieder, So schmeichelnd und so zart? Sie rufen einen Himmel Aus trüber Gegenwart. Erst lag das Land verschleiert Im Nebel vor uns da Du singst, und Sonnen leuchten, Und Frühling ist uns nah. Den schilfbekränzten Alten, Der seine Urne gießt, Erblickst du nicht, nur Wasser, Wie’s durch die Wiesen fließt. So geht es auch dem Sänger, Er singt, er staunt in sich; Was still ein Gott bereitet, Befremdet ihn wie dich. SEGRETO. A FRANZ SCHUBERT. Dimmi, chi ti ha insegnato questi canti, così dolci, così teneri? Essi chiamano un cielo Da un turbato presente. Es tanzen Mond und Sterne Den flücht’gen Geisterreih’n: Wer wird von Erdensorgen Befangen immer sein! Du kannst in Mondesstrahlen Nun, meine Barke, wallen; Und aller Schranken los, Wiegt dich des Meeres Schoß. Vom Markusturme tönte Der Spruch der Mitternacht: Sie schlummern friedlich alle. Und nur der Schiffer wacht. GONDOLIERE Danzano Luna e Stelle rapide carole fantastiche: Chi sarà sempre alleviato Dalle cure terrene! Puoi ora ondeggiare, mia barca, Nei raggi lunari; Libera di ogni impedimento; Ti culla il seno del mare. Dalle torri di Marco risuona L’accento della Mezzanotte: Tutti s’addormentano serenamente E solo il marinaio veglia. Dapprima la terra è velata Da nebbie dinanzi a noi – Tu canti, e soli risplendono, e la primavera è già qui. ABENDSTERN D806 (1824) VERSI DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) Il vecchio coronato di rovi Che vuota la sua urna, non vedi, ma soltanto acqua che fluisce tra i campi. Was weilst du einsam an dem Himmel, O schöner Stern? und bist so mild; Warum entfernt das funkelnde Gewimmel Der Brüder sich von deinem Bild? “Ich bin der Liebe treuer Stern, Sie halten sich von Liebe fern.” So solltest du zu ihnen gehen, Bist du der Liebe, zaud’re nicht! Wer möchte denn dir widerstehen? Du süßes eigensinnig Licht. “Ich säe, schaue keinen Keim, Und bleibe trauernd still daheim.” STELLA VESPERTINA Che fai tu solitaria nel cielo, O bella stella? Sì dolce sei: Perché la scintillante schiera delle sorelle S’allontana al tuo apparire? “Io sono la stella dell’amore fedele, Ed esse si tengono a distanza dall’amore.” Poiché sei amore, verso di esse Dovresti andare. Non esitare! Chi potrebbe resisterti? Tu dolce insistente luce! “Io semino, ma germogli non vedo, E triste resto, ed appartata.” DER SIEG D 805 (1824) TEXT VON JOHANN B. MAYRHOFER (1787-1836) O unbewölktes Leben! So rein und tief und klar. Uralte Träume schweben Auf Blumen wunderbar. Der Geist zerbrach die Schranken, Des Körpers träges Blei; Er waltet groß und frei. Es laben die Gedanken An Edens Früchten sich; Der alte Fluch entwich. Was ich auch je gelitten, Die Palme ist erstritten, Gestillet mein Verlangen. Die Musen selber sangen Die Sphinx in Todesschlaf, Und meine Hand, sie traf. O unbewölktes Leben! So rein und tief und klar. Uralte Träume schweben Auf Blumen wunderbar. LA VITTORIA O vita senza nubi! Così pura e profonda e chiara, Sogni arcaici aleggiano Su fiori meravigliosi! Lo spirito spezza le sue barriere, l’inerte plumbeo corpo; Domina grande e libero. Trovano i pensieri conforto Nei frutti del paradiso; Scomparsa è l’antica maledizione. Per quanto io abbia sofferto, qui stretta è la palma della vittoria, tacciano ora i miei tormenti. Le stesse muse cantano La sfinge nel suo sonno di morte, e la mia mano. Essa ha colpito. O vita senza nubi! Così pura e profonda e chiara, Sogni arcaici aleggiano Su fiori meravigliosi! NACHTSTÜCK D672 (1819) TEXT VON JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) Wenn über Berge sich der Nebel breitet, Und Luna mit Gewölken kämpft, So nimmt der Alte seine Harfe, und schreitet, Und singt waldeinwärts und gedämpft: “Du heilge Nacht: Bald ist’s vollbracht, Bald schlaf ich ihn, den langen Schlummer, Der mich erlöst von allem Kummer.” Die grünen Bäume rauschen dann: “Schlaf süß, du guter, alter Mann;” Die Gräser lispeln wankend fort: “Wir decken seinen Ruheort;” Und mancher liebe Vogel ruft: “O laßt ihn ruhn in Rasengruft!” Der Alte horcht, der Alte schweigt, Der Tod hat sich zu ihm geneigt. NOTTURNO Quando la nebbia avvolge i colli, E Luna lotta con le nubi, Il Vecchio prende la sua arpa, e cammina, Rivolgendo il suo canto sommesso verso il bosco: “Tu, sacra notte, Presto sarà finita, Presto giacerò nel lungo sopore Che mi libererà da ogni cura.” I verdi alberi mormoreranno: “Dolce riposo a te, buon vecchio.” I prati sussurreranno oscillando: “Noi proteggeremo la tua quiete!” E qualche amoroso uccello canterà: “Oh, lasciatelo riposare nell’erboso sepolcro.” Il Vecchio ascolta, il Vecchio tace. La Morte si è chinata dinanzi a lui. AUFLÖSUNG D807 (1824) VERSI DI JOHANN BAPTIST MAYRHOFER (1787-1836) Verbirg dich, Sonne, Denn die Gluten der Wonne Versengen mein Gebein; Verstummet, Töne, Frühlings Schöne Flüchte dich und laß mich allein! Quillen doch aus allen Falten Meiner Seele liebliche Gewalten, Die mich umschlingen, Himmlisch singen. Geh unter, Welt, und störe Nimmer die süßen, ätherischen Chöre. REDENZIONE Celati, o sole, Poiché l’ardore del rapimento Mi brucia le ossa; Tacete, suoni! Bellezza di Primavera Fuggi e lasciami andare! Zampillano da ogni recesso Dell’anima mia potenti forze. Che mi avvolgono, E celestiali cantano. Tramonta, o mondo, e non turbare mai I dolce eterei cori. ZWEI LIEDER DER MIGNON (1820): Heiss mich nicht reden D877/2 Nur wer die Sehnsucht kennt D877/4 HEISS MICH NICHT REDEN (LIED DER MIGNON) D877/2 VERSI DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Heiß mich nicht reden, heiß mich schweigen, Denn mein Geheimnis ist mir Pflicht, Ich möchte dir mein ganzes Innre zeigen, Allein das Schicksal will es nicht. Zur rechten Zeit vertreibt der Sonne Lauf Die finstre Nacht, und sie muß sich erhellen, Der harte Fels schließt seinen Busen auf, Mißgönnt der Erde nicht die tiefverborgnen Quellen. Ein jeder sucht im Arm des Freundes Ruh, Dort kann die Brust in Klagen sich ergießen, Allein ein Schwur drückt mir die Lippen zu, Und nur ein Gott vermag sie aufzuschließen. NON CHIEDER CHE IO PARLI Non chieder che io parli, chiedimi di tacere, poiché è dover mio il segreto; io vorrei svelarti tutta l’anima mia, ma il destino lo nega! Il corso del sole, giunto il tempo, disperde La cupa notte, ed essa deve schiarire; la dura roccia schiude il suo seno, non invidia alla terra le sorgenti celate nelle profondità. Ognuno cerca pace tra le braccia dell’amico, dove il suo petto possa espandersi in lamenti; ma un giuramento mi serra le labbra, e solo un dio potrebbe dischiuderle. NUR WER DIE SEHNSUCHT KENNT (LIED DER MIGNON) D877/4 Nur wer die Sehnsucht kennt Weiß, was ich leide! Allein und abgetrennt Von aller Freude, Seh ich am Firmament Nach jener Seite. Ach! der mich liebt und kennt, Ist in der Weite. Es schwindelt mir, es brennt Mein Eingeweide. Nur wer die Sehnsucht kennt Weiß, was ich leide! SOLO CHI CONOSCE LO STRUGGIMENTO Solo chi conosce lo struggimento, sa quanto io soffra! Solo e allontanato da ogni gioia, guardo al firmamento verso quel punto! Jedes kommt an seinen Ort; Aber ach, die steten Schmerzen, Fest im Herzen, Schwimmen nicht im Strome fort. Heimlich muß ich immer weinen, Aber freundlich kann ich scheinen Und sogar gesund und rot; Wären tödlich diese Schmerzen Meinem Herzen, Ach, schon lange wär ich tot. A MIGNON Trainato sopra valle e fiume Passa il limpido carro del Sole. Nel suo percorso risveglia Il tuo col mio dolore, nel profondo del cuore, ogni mattina, di nuovo. AN MIGNON D161 B (1815) TESTO DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Neppure la notte mi giova, perché i sogni stessi compaiono adesso in lugubre figura. E io sento di questo dolore, nel silenzio del cuore, l’occulta forza che forma. Già da un bel po’ di anni Guardo sotto le navi che passano; ognuna arriva alla sua meta; ma ahimè il tenace dolore, radicato nel cuore, non passa con la corrente. Über Tal und Fluß getragen, Zieht rein der Sonne Wagen. Ach, sie regt in ihrem Lauf, So wie deine, meine Schmerzen, Tief im Herzen, Immer morgens wieder auf. Di nascosto devo sempre piangere, ma posso apparire serena, e persino sana e rosea; se si morisse di dolore per quello che si ha nel cuore, è da tempo che sarei morta. Ah, colui che mi ama e mi conosce Dimora nelle lontananze. Ho le vertigini, sento bruciarmi Le viscere! Solo chi conosce lo struggimento, sa quanto io soffra! Kaum will mir die Nacht noch frommen, Denn die Träume selber kommen Nun in trauriger Gestalt, Und ich fühle dieser Schmerzen, Still im Herzen Heimlich bildende Gewalt. Schon seit manchen schönen Jahren Seh ich unten Schiffe fahren, GESÄNGE DES HARFNERS I (WER SICH DER EINSAMKEIT ERGIBT) D478 B (1816) VERSI DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Wer sich der Einsamkeit ergibt, Ach! der ist bald allein; Ein jeder lebt, ein jeder liebt Und läßt ihn seiner Pein. Ja! Laßt mich meiner Qual! Und kann ich nur einmal Recht einsam sein, Dann bin ich nicht allein. Es schleicht ein Liebender lauschend sacht, Ob seine Freundin allein? So überschleicht bei Tag und Nacht Mich Einsamen die Pein, Mich Einsamen die Qual. Ach, werd ich erst einmal Einsam im Grabe sein, Da läßt sie mich allein! CANTI DELL’ARPISTA III (CHI MAI HA MANGIATO PANE E LACRIME) Chi mai ha mangiato pane e lacrime Chi non ha passato notti angosciose A piangere seduto sul suo letto, non vi conosce, Potenze Celesti! Voi nella vita ci fate penetrare Voi fate cadere in colpa il misero, e poi lo abbandonate al dolore! Poiché ogni colpa trova vendetta in terra. GESÄNGE DES HARFNERS II (AN DIE TÜREN WILL ICH SCHLEICHEN) D479 B (1816) CANTI DELL’ARPISTA I (CHI SI ABBANDONA ALLA SOLITUDINE) Chi si abbandona alla solitudine, Ah, quanto presto è solo! Ognuno vive, ognuno ama, e alla sua pena l’abbandona! Sì, lasciatemi al mio tormento! Oh, se una sola volta potessi Stare davvero solo, allora solo non sarei. An die Türen will ich schleichen, Still und sittsam will ich stehn, Fromme Hand wird Nahrung reichen, Und ich werde weitergehn. Jeder wird sich glücklich scheinen, Wenn mein Bild vor ihm erscheint, Eine Träne wird er weinen, Und ich weiß nicht, was er weint. CANTI DELL’ARPISTA II (ALLE PORTE M’ACCOSTO PIAN PIANO) S’avvicina e origlia furtivo l’amante, se la sua amica sia sola. Così si insinua notte e giorno in me solitario il dolore, in me solitario il tormento. Ah, quando una volta sarò solitario nella mia tomba, allora sarò veramente solo. Alle porte m’accosto pian piano E mi soffermo tacito e modesto; porgerà del cibo una mano devota, riprenderò la via. Ciascuno si mostrerà lieto, quando la mia figura gli apparirà dinanzi, Piangerà una lacrima, ed io non saprò che cosa piangeranno. GESÄNGE DES HARFNERS III (WER NIE SEIN BROT MIT TRÄNEN Aß) D480 (1816) AM FLUSSE D160 (1815) Wer nie sein Brot mit Tränen aß, Wer nie die kummervollen Nächte Auf seinem Bette weinend saß, Der kennt euch nicht, ihr himmlischen Mächte. Verfließet, vielgeliebte Lieder, Zum Meere der Vergessenheit! Kein Knabe sing‘ entzückt euch wieder, kein Mädchen in der Blutenzeit. Ihr führt ins Leben uns hinein, Ihr laßt den Armen schuldig werden, Dann überlaßt ihr ihn der Pein: Denn alle Schuld rächt sich auf Erden. Ihr sanget nur von meiner Lieben; Nun spricht sie meiner Treu Hohn. Ihr wartin’s Wasser eingeschrieben; So fließt denn auch mit ihnm davon. SULLA SPONDA DEL FIUME Passate nel mare dell’oblio, canzoni tanto amate. In avvenire mai più vi canti, estatico, un giovane, né una bella al primo fiorire! Voi cantavate solo la mia amata, che ora della mia fedeltà si burla. Siete state scritte sull’acqua; dunque Passate anche voi, con la corrente! NÄHE DES GELIEBTEN D162 (1815) VERSI DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Ich denke dein, wenn mir der Sonne Schimmer Vom Meere strahlt; Ich denke dein, wenn sich des Mondes Flimmer In Quellen malt. Ich sehe dich, wenn auf dem fernen Wege Der Staub sich hebt; In tiefer Nacht, wenn auf dem schmalen Stege Der Wandrer bebt. Ich höre dich, wenn dort mit dumpfem Rauschen Die Welle steigt. Im stillen Hain da geh ich oft zu lauschen, Wenn alles schweigt. Ich bin bei dir, du seist auch noch so ferne. Du bist mir nah! Die Sonne sinkt, bald leuchten mir die Sterne. O wärst du da! VICINANZA DELL’AMATA Ti penso quando il bagliore del sole Irradia dal mare verso di me! Ti penso quando la luna rilucente Si specchia nella fonte, Ti vedo, quando sui lontani sentieri Si leva la polvere; nella profonda notte, quando il viandante trema nel varcare aerei ponti. Ti odo, quando laggiù con cupo fragore Si leva l’onda, Nel bosco silenzioso spesso mi reco ad ascoltare attento, quando tutto tace. Ti sono accanto, ed anche se mi sei tanto lontana, Mi sei vicina! Il sole scende, presto splenderanno le stelle. Oh, fossi qui! DER FISCHER D225 (1815) TESTO DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Das Wasser rauscht’, das Wasser schwoll, Ein Fischer saß daran, Sah nach dem Angel ruhevoll, Kühl bis ans Herz hinan. Und wie er sitzt und wie er lauscht, Teilt sich die Flut empor: Aus dem bewegten Wasser rauscht Ein feuchtes Weib hervor. Sie sang zu ihm, sie sprach zu ihm: “Was lockst du meine Brut Mit Menschenwitz und Menschenlist Hinauf in Todesglut? Ach wüßtest du, wie’s Fischlein ist So wohlig auf dem Grund, Du stiegst herunter, wie du bist, Und würdest erst gesund. Labt sich die liebe Sonne nicht, Der Mond sich nicht im Meer? Kehrt wellenatmend ihr Gesicht Nicht doppelt schöner her? Lockt dich der tiefe Himmel nicht, Das feuchtverklärte Blau? Lockt dich dein eigen Angesicht Nicht her in ew’gen Tau?” Das Wasser rauscht’, das Wasser schwoll, Netzt’ ihm den nackten Fuß; Sein Herz wuchs ihm so sehnsuchtsvoll Wie bei der Liebsten Gruß. Sie sprach zu ihm, sie sang zu ihm; Da war’s um ihn geschehn; Halb zog sie ihn, halb sank er hin Und ward nicht mehr gesehn. IL PESCATORE L‘acqua scrosciava, l’acqua si gonfiava, e lì accanto c’era un pescatore, guardava l’amo in tutta calma, freddo sino al fondo del cuore. E mentre siede e mentre ascolta, si leva l’onda e si apre; dall’acqua che si agita scroscia una donna tutta stillante! A lui un canto rivolse, e le parole: perché attiri con l’arte dell’umana malizia la mia prole, su, nella vampa della morte? Se sapessi come il piccolo pesce sta sul fondo, beato, scenderesti quaggiù, così come sei, non saresti più malato. Il caro sole, e la luna, non trova Nel mare il suo ristoro? Sull’alito del flutto non torna A noi più bello il loro volto? Il cielo profondo non ti attrae, l’umida azzurrità trasfigurata? Il tuo volto stesso non ti attrae Qui nell’eterna rugiada? L‘acqua scrosciava, l’acqua si gonfiava, bagnandogli il piede nudo; e la nostalgia del suo cuore era tanta, come quando la bella gli dava il saluto. A lui le parole e il canto rivolse; allora fu un uomo finito: in parte lo trasse, in parte lui volle cadere, e non fu mai più visto. AUF DEM SEE D543 B (1817) TESTO DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Und frische Nahrung, neues Blut Saug ich aus freier Welt: Wie ist Natur so hold und gut, Die mich am Busen hält! Die Welle wieget unsern Kahn Im Rudertakt hinauf, Und Berge, wolkig himmelan, Begegnen unserm Lauf. Aug, mein Aug, was sinkst du nieder? Goldne Träume, kommt ihr wieder? Weg, du Traum! so gold du bist: Hier auch Lieb und Leben ist. Auf der Welle blinken Tausend schwebende Sterne, Weiche Nebel trinken Rings die türmende Ferne; Morgenwind umflügelt Die beschattete Bucht, Und im See bespiegelt Sich die reifende Frucht. SUL LAGO E fresco alimento, sangue nuovo Suggo da questo mondo aperto! Com’è dolce e benigna la natura Che mi tiene al suo seno. L’onda culla la nostra barca Che risale a colpi di remo, e i monti dalla cime annuvolate vengono incontro al nostro corso. Occhi miei, perché vi chinate ora? State tornando, aurei sogni svaniti? Dileguati, sogno, anche se d’oro! perché anche qui c’è amore, c’è vita. Sull’acqua scintillano Migliaia di tremule stelle, soffici nebbie assorbono l’orizzonte che attorno si erge; la brezza del mattino aleggia sulla baia, in ombra ancora, e nel lago si specchia il frutto che matura. WONNE DER WEHMUT (TROCKNET NICHT, TROCKNET NICHT) D260 (1815) VERSI DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Trocknet nicht, trocknet nicht, Tränen der ewigen Liebe! Ach, nur dem halbgetrockneten Auge Wie öde, wie tot die Welt ihm erscheint! Trocknet nicht, trocknet nicht, Tränen unglücklicher Liebe! VOLUTTÀ DELLA MALINCONIA BENVENUTO E ADDIO Non asciugatevi, non asciugatevi, lacrime dell’amore eterno! Ah, come ad occhi che vanno asciugandosi il mondo appare squallido, smorto! Non asciugatevi, non asciugatevi, lacrime dell’amore infelice! Il cuore mi batteva; presto a cavallo! Il gesto quasi precorse il pensiero. La sera cullava già la terra, sulle montagne incombeva la notte. La quercia ammantata di nebbia gigantesca torreggiava tra i cespugli, dove la tenebra con cento occhi la guardava. WILLKOMMEN UND ABSCHIED D767 (1822) VERSI DI JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832) Es schlug mein Herz, geschwind zu Pferde! Es war getan fast eh’ gedacht; Der Abend wiegte schon die Erde, Und an den Bergen hing die Nacht: Schon stand im Nebelkleid die Eiche, Ein aufgetürmter Riese, da, Wo Finsternis aus dem Gesträuche Mit hundert schwarzen Augen sah! Der Mond von einem Wolkenhügel Sah kläglich aus dem Duft hervor, Die Winde schwangen leise Flügel, Umsausten schauerlich mein Ohr; Die Nacht schuf tausend Ungeheuer; Doch frisch und fröhlich war mein Mut: In meinen Adern welches Feuer! In meinem Herzen welche Glut! Dich sah ich und die milde Freude Floß von dem süßen Blick auf mich, Ganz war mein Herz an deiner Seite, Und jeder Atemzug für dich. Ein rosenfarbnes Frühlingswetter Umgab das liebliche Gesicht, Und Zärtlichkeit für mich - Ihr Götter! Ich hofft’ es, ich verdient’ es nicht! Doch ach! schon mit der Morgensonne Verengt der Abschied mir das Herz: In deinen Küssen, welche Wonne! In deinem Auge, welcher Schmerz! Ich ging, du standst und sahst zur Erden, Und sahst mir nach mit nassem Blick: Und doch, welch Glück geliebt zu werden! Und lieben, Götter, welch ein Glück! La luna da un cumulo di nuvole spuntava mestamente tra le brume; ali furtive agitavano i venti sibilando sinistri alle mie orecchie. La notte generava mostri ovunque, ma gagliardo e lieto era il mio animo: che fuoco mi scorreva nelle vene, e quale vampa m’infiammava il cuore! Ti vidi, e il refrigerio della gioia Su di me piovve dal tuo dolce sguardo. Il mio cuore fu tuo completamente, ogni respiro a te volli donarlo. Un roseo alito di primavera Si effondeva da quel bel volto, o tenerezza per me – o numi! Lo speravo pur senza meritarlo. Ma ahimè già al primo sole del mattino l’addio doveva stringermi il cuore: quale delizia c’era nei tuoi baci! E nel tuo sguardo quale dolore! Io me ne andai, tu restasti, e guardavi a terra, e dietro a me, con gli occhi umidi! Eppure, quale gioia essere amati! E amare, o numi, che beatitudine! Traduzione a cura di Paolo Cossato prossimamente Lunedì 3 marzo 2008 ore 20.00 Andrea Lucchesini pianoforte Mario Brunello violoncello Marco Rizzi violino Alessio Allegrini corno Joerg Widmann clarinetto Musiche di: WIDMANN, LIGETI, BRAHMS Lunedì 31 marzo 2008 ore 20.00 Ramin Bahrami pianoforte Musiche di: JOHANN SEBASTIAN BACH Società Veneziana di Concerti Tel. e fax 041.786764 [email protected] www.societavenezianaconcerti.it